di Raffaella Fanelli

ESCLUSIVO

Parla Alessio Casimirri

A 32 ANNI DALL.:ECCIDIO DELLA SCORTA DI ALDO MORO. DOPO UNA CONDANNA A SEI ERGASTOLI E NEPPURE UN
GIORNO DI GALERA. INTERVISTA AL TERRORISTA DELLE BRIGATE ROSSE FUGGITO IN NICARAGUA: «IO CON QUELLA
STRAGE NON HO NULLA A CHE FARE E LE MIE PRESUNTE CONFIDENZE SUL CASO-CALABRESI NON SONO VERE»

eduto in poltrona, in jeans e camicia
azzurra, parla velocissimo, senza esitazioni, ironico e brillante. Ha ancora un
forte accento italiano e risponde a tutte le
domande con un sorriso. L'uomo che ci sta di
fronte è Alessio Casimirri, nome di battaglia
"Camillo", ultimo dei sicari Br di via Fani
ancora in libertà, nonostante una condanna
a sei ergastoli. È stato il primo dei suoi tre
figli ad accompagnarci da lui: «Vivo a Managua dal 1983, ormai sono un cittadino nicaraguense e questo è diventato il mio Paese».
Una casa grande con pareti gialle e infissi in
legno, situata al dodicesimo chilometro della
Carretera sur, quella che dalla capitale, Managua, porta a El Crucero, cento metri a sud del
Monte Tabor. Qui vive anche l'anziana madre
di Alessio Casimirri: «È una donna in gamba,
nonostante i suoi 82 anni». Madre e figlio si
assomigliano, anche negli atteggiamenti:
«Alessio è stato costretto a lasciare l'Italia, è
stato accusato ingiustamente». Mai avremmo
immaginato di poter arrivare così in fretta
alle domande scritte in fondo al nostro block

S

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QUEL 16 MARZO 1978 CHE CAMBIÒ L'ITALIA
È il giorn o del rap imento di Ald o Moro: la sua scorta è stata appena tru cidata in via Fani. Tra gli
uomini del commando stragista. rammentano le sentenze. c'era anche Alessio Casimirri

notes, quelle più imbarazzanti che per giorni
ci hanno tormentato sul come porle senza
creare diffidenza. Ma la frase di questa donna
bionda e minuta ci ha suggerito una chiave
per avviare il dialogo con lui.

Perché? Non c'era anche lei in via Fani?
«No. Con il sequestro di Aldo Moro non ho
mai avuto niente a che fare».
Eppure è stata confermata da più parti la sua

presenza.
«Quel giorno ero a scuola a insegnare educazione fisica».
Valerio Morucci ha descritto anche la disposizione
del commando e lei, insieme ad Alvaro Lojacono,
avrebbe chiuso, a bordo di una 128 bianca, il convoglio di Moro...
«Nel 1989, davanti ai giudici, Morucci ha dichiarato di non poter dire se avessi fatto o
meno parte del commando. Confermò che
all'azione di via Fani c'erano anche due esponenti del gruppo Fronte della controinformazione. E indicò me e Lojacono come membri
del Fronte contro».
Ma ci sarebbero anche altre dichiarazioni, non solo
quelle di Morucci.
«Si riferisce a Raimondo Etro? Alla frase sui
due in moto? È falsa. Non ho mai detto niente
del genere. Non so niente dei due motociclisti».
Lei sa guidare una moto?
«So ballare, so cucinare, so fare tante cose,
so anche guidare un'auto. E questo è l'unico
mezzo che uso».
Etro avrebbe mentito anche sulle sue confidenze
riguardo all'omicidio di Luigi Calabresi?
«Certo».
Allora perché si è rifiutato di rispondere ai magistrati di Milano?
«È stato il governo del Nicaragua a respingere
la richiesta di rogatoria».
Lei ha mai lavorato per i servizi segreti?
«Non ho mai conosciuto il capitano dei carabinieri Francesco Delfino, non ho mai fatto
parte del Sismi e mai ho collaborato con i
servizi. Anzi estaban tratando de enganarme.
Volevano sequestrarmi, narcotizzarmi e portarmi con un pulmino alla frontiera».
Per questo ci sono guardie armate fuori dalla sua
casa?
«Managua non è una città sicura ... avrà notato che ogni casa, palazzo, negozio, ufficio,
insomma ogni abitazione è "chiusa" da cancellate, fili spinati, gabbie metalliche .. .l>.
Ma lei può contare su potenti amicizie, anche su
quella con Danie1 Ortega. ..
«Ho lavorato per il governo, e con Humberto
Ortega, imprenditore in Costa Rica».
Qµalcuno dice che lei ha addestrato le teste di cuoio
del Nicaragua.
«Habla mal... quando sono arrivato in Nicaragua, ho addestrato un gruppo di sommoz-

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«SE HO LAVORATO
COME SPIA? MAI
FATTO PARTE
DEL SISMI, NÉ HO
COLLABORATO
CON I SERVIZI))

zatori della Croce Rossa».
Adesso mi dirà che ha fatto anche il volontario
fra i poveri di Managua e che non ha mai fatto
parte delle Br?
«Sono entrato in questo Paese e ho chiesto asilo politico. Ho usato il nome di Guido Giambattista e ho comunicato all'Immigrazione
la mia appartenenza alle Brigate Rosse. Sono
stato perseguitato per dieci anni, inseguito
da un Paese e da una condanna che non mi
appartengono. Ogni tanto arriva qualcuno a
offrirmi soldi, tanti soldi, pur di costituirmi

PAROLE INSINCERE
SENZA RISPETTO
PER LE VITTIME
di Giovanni Bianconi

P

con la promessa di lasciarmi libero e riportarmi a Managua dopo aver accusato qualcun altro di aver protetto la mia latitanza,
di averla garantita anche economicamente.
L'ultima volta un vostro importante politico
mi ha offerto 300mila dollari. Ma grazie a Dio
non ho bisogno di mentire».
Ma soprattutto non ha bisogno di soldi Alessio Casimirri. L'appoggio economico della
famiglia non gli è mai mancato e, sempre in
Nicaragua, a pochi chilometri dalla sua casa
bunker, a sud di San Juan, ha un'altra resi-

VITA SUPER-BLINDATA
In alto. a destra. Casimirri con
la madre Maria Ermanza. 82 anni .
Di fianco in tuta da sub: «In Nicaragua
ho addestrato un gruppo di
sommozzatori della Croce Rossa».
Qui sopra. l'insegna del suo ristoi-ante.
La Cueva del Buzo (La grotta del sub).
e l'ingresso del locale, guardato
a vista come la casa. da gruppi
di uomini armati: «Perché
Managua non è sicura». dice lui

osso no suscitare legittima rabbia, le parole di Alessio
Casimirri , per esempio in qualche parente delle tante
vittime mietute dalle Brigate Rosse al tempo in cui ne fece
parte anche lui. Oppure un'altrettanta legittima indignazione, per il modo sbrigativo col quale liquicja quell"esperienza
e rivendica l'improbabile status di perseguitato politico. Ma
possono anche suscitare tristezza, per la fine che ha fatto
uno che a vent"anni sparava in nome della rivoluzione e
trent"anni dopo si ritrova impresario di se stesso, con un
paio di ristoranti e una casa difesa da vigilantes armati;
per paura di criminali comuni, par di capire, ché da arresti
e estradizioni ormai s·è salvato grazie al Paese che l"ha
ospitato e gli ha concesso una nuova nazionalità.
Lultim o tentativo conosciuto della polizia italiana per trasferirlo in una patria galera è fallito 5 anni fa; l'aspettavano
in Costa Rica, al confine sud del Nicaragua, dove si reca va
spesso per ragioni di pesca e commercio, ma deve aver
sentito puzza di bruciato, oppure qualcuno l"ha avvertito
della trappola, fatto sta che di punto in bianco Casimirri
smise di andarci. I servizi segreti hanno provato a barattare
uno scambio col Paese che l'accolse all'inizi o degli anni
Ottanta, ma senza successo. Qualche tempo prima, due
fu nzionari del Sisde si recarono in un o dei suoi ristoranti per carpire informazioni su i ca rce rieri di Moro rimasti
ignoti, e to rnarono coi nomi sbagliati .
Fa tristezza il destino piccolo borghese nel quale s"è rifugiato l'ex brigatista cresciuto in Vaticano , fotografato al fianco
di papa Paolo VI nel giorno della prima comunione, che
abbracciò senza indugi la causa rivoluzionaria fino a non
fars i scrupolo di fare fuoco su lle persone. È l'unico com ponente del co mmand o di via Fani [tra quelli conosc iuti,
perché c'è ch i sostie ne che anco ra mancan o dei nomi) a
non aver mai messo piede in un carcere; forse per questo
- per un senso di colpa verso i com pagni dell'epoca che
invece ci so no finiti - co ntinua a dire che lui col sequestro
Moro non c'entra.
Persino la sua ex moglie, Ri ta Algranati, che insieme a lui
fuggì in Centro America ma poi prese le strade dell'Africa
e venne riportata in Italia nel 2004, grazie a un inganno del
governo algerino accordatosi coi i servizi segreti italiani
le che per il rapimento del leader democristiano è stata
assolta) non nega le proprie responsabilità. «Me le assumo
per tutto ciò che hanno fatto le Bra Roma fra il 1977 e il
1979, durante la mia militanza», ha detto in un'intervista
rilasciata dalla prigione.
Casimirri che è riuscito a scamparla, e che verosimilmente
non rischia più di entrarci, potrebbe fare almeno altrettan to. Potrebbe raccontare come e perché aden' al·· partito armata··. accettò di mandare a morte persone come i giudici
Palma e Tartaglione, il colonnello Varisco e altre ancora. in
qualche caso partecipando alla loro esecuzione. Potrebbe
spiegare perché all'inizio del 1980, quando le Br gli proposero di trasferirsi a Napoli per guidare la colonna campana.
lui prefen' prendere il volo per il Nicaragua sandinista.
Certo, l'ipoteca giudiziaria che ancora pesa sulla stagione
del te rrorismo italiano non aiuta a sciogliere i ricordi di chi
ha bruciato la sua gioventù in quella tragedia. Però da uno
come Casimirri. che è riuscito a non sedersi mai davanti
a un magistrato e oggi mostra di vivere senza troppe preoccupazioni. ci si aspettava qualcosa di più. Magari non
la verità, che visti i precedenti andrebbe comunque presa
con le molle. ma un briciolo di sincerità sì. Quella poteva
concederla . Per mostrare un po· di rispetto verso le vittime.
se non di dignità verso se stesso.

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DALrATTACCO DI VIA FANI ALLA CONDANNA NEL PROCESSO MORO-TER
lessio Casimirri è l'ultimo brigatista, del commando che sequestrò Aldo Moro (nel tondo). rimasto sempre in libertà. Mai arrestato vive in Nicaragua dall'83. dopo un periodo trascorso in Libia
e a Cuba. Nel 1989 ha ottenuto dal governo sandinista la cittadinanza
nicaraguense. Quella mattina del 16marzo1978, Casimirri. a bordo di
una Fiat 128 bianca guidata da Alvaro Lojacono, chiuse l'ingresso a via
Fani, a Roma . L'agguato scattò non appena il convoglio del leader
Dc imboccò l'incrocio con via Stresa, nel quartiere Trionfale.
Rita Algranati. ex moglie di Alessio Casimirri, segnalò con un
mazzo di fiori l'arrivo dell'auto dell'onorevole Moro al gruppo
di fuoco composto anche da Valerio Morucci, Mario Moretti,
Raffaele Fiore. Prospero Gallinari e Franco Bonisoli. In pochi
minuti vennero uccisi i tre agenti dell'auto di scorta. Raffaele
Jozzino. Giulio Rivera e Francesco Zizzi, e i due carabinieri
Oreste Leonardi e Domenico Ricci, entrambi sull 'auto di Moro
che venne caricato a forza su una Fiat 132 blu.
Il 9 maggio 1978, 55 giorni dopo il sequestro. il corpo del presidente
della Democrazia Cristiana venne ritrovato in via Caetani, una strada
a poca distanza da piazza del Gesù. sede nazionale della Dc. e da via
delle Botteghe Oscure, sede nazionale del Partito Comunista Italiano.
E lo statista pugliese era stato infatti il politico delle grandi mediazioni.
delle "convergenze parallele ", del compromesso storico, e l'artefice
dell'apertura ai socialisti negli anni Sessanta.

A

Quelle del sequestro Moro furono settimane frenetiche, scand ite da
un serrato dibattito politico sulla possibilità di trattare con i terroristi.
che chiedevano la liberazione di alcuni compagni detenuti. e segnate
dalle lettere scritte dallo stesso statista, ma anche da nove comunicati
delle Brigate Rosse che spiegavano i motivi del sequestro. Lo stesso
papa Paolo VI, amico personale di Moro, il 22 aprile 1978, rivolse un
drammatico appello pubblico col quale supplicava «in ginocch io» gli
«uomini delle Brigate Rosse» di rendere Moro alla sua famiglia e
ai suoi affetti. Un appello caduto nel vuoto. inascoltato anche
dallo stesso Casimirri che pure conosceva bene Paolo VI.
vicino alla sua famiglia. alla madre Maria Ermanza Label la.
cittadina vaticana, e al padre. Luciano Casimirri. capo ufficio stampa dell ' Osservatore Romano e responsabile della
sala stampa vaticana. Da vescovo. papa Paolo VI . aveva anche celebrato le loro nozze.
Il 12 ottobre 1988, a termine del processo Moro-ter. Alessio
Casim irri viene condannato a sei ergastoli per la partecipazione al
rapimento di Aldo Moro e ad altre azioni terroristiche. Ma non fu mai
arrestato. L'Italia ha chiesto più volte la sua estradizione. ma il governo
di Managua si è sempre opposto. Di tutti gli altri brigatisti , almeno
undici. presenti in via Fani quel 16marzo1978. nessuno è oggi ancora
R.F.
in carcere.
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SCENE DA UN MATRIMONIO DAL CARCERE
GLI EX BRIGATISTI MARIO MORETTI E RAFFAELE FIORE (PRIMO E SECONDO, DA DESTRA) ALLE NOZZE NEL PENITENZIARIO
DI OPERA NEL 1995 DI MARCO REDAELLI, IL GIOVANE DI LESMO CHE NE 1986 UCCISE I GENITORI CON IL TOPICIDA

«UN VOSTRO
POLITICO MI HA
OFFERTO 300 MILA
DOLLARI PERCHÉ
ACCUSASSI
QUALCUNO DI
AVERMI AIUTATO))

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denza costruita direttamente sulla spiaggia,
fra cactus e palme. L'ex brigatista italiano è
conosciutissimo a Managua dove da anni ha
aperto un ristorante, La Cueva del Buzo (La
grotta del sub), un caseggiato in mattoni rossi che è possibile fotografare solo alle 7 del
mattino, quando in giro non c'è nessuno e
il gruppetto di uomini armati non è ancora
schierato all'ingresso, «per garantire la sicurezza dei clienti»: alti dirigenti del Fronte
Sandinista di Liberazione Nazionale e membri delle ricche famiglie che da sempre gestiscono il potere del Paese come i Chamorro e i

Lacayo, clienti fissi della Cueva del Buzo, dove
Alessio Casimirri si muove, tra cucina e sala,
fra due cuochi e una decina di camerieri, per
controllare che tutto sia in ordine. Tutti sanno dove trovare Alessio Casimirri. A casa, al
ristorante o al PajaritoAzul, il centro medico
specializzato dove vive il più piccolo dei suoi
tre figli. Davanti a quel centro, la domenica
mattina, c'è sempre un manipolo di uomini
armati. Alessio Casimirri non si nasconde.
Non lo ha mai fatto.
Raffaella Fanelli
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