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Psicoanalisi meticcia

A Mariela
mi compaera de viaje.

1. Non un continente per stranieri


Lo straniero diventato materia necessaria da trattare. Perch lo straniero qui, gi
arrivato, ed il suo arrivo delimita un campo. Obbliga laltra parte dello specchio a definirsi: il
nativo, lautoctono e appena oltre il compaesano, il compatriota.
Le parole non sono mai innocenti, sono sempre cariche di senso: il senso leco che la
parola evoca; le catene significanti, che si sviluppano, sono il risultato della lotta tra significazioni.
La parola leffetto dellazione storica della politica, intesa come disputa del potere di nomina nella
polis.
Barbaro, straniero, estraneo, extraterritoriale, extracomunitario: quello che viene da fuori,
visto, ovviamente, dallinterno. Linterno nomina lestraneo perch ha il potere della nomina. Ogni
cultura ha unaltra cultura, ogni persona ha un altro. Il senso dellaltro da me viene costruito
attraverso la storia e le sue lotte.
Quando sento la parola cultura, tolgo la sicura alla mia pistola Browning1, diceva un
personaggio del drammaturgo nazista tedesco Hanns Johst. questo il modo in cui era vista unaltra
cultura in Germania nel '33: cultura nemica, da sopprimere. Un possibile destino dello straniero
proprio la sua eliminazione: caccia allo straniero, sport praticato da sempre. E non solo in
Germania. Il detto Mamma li turchi!, ancora in uso, fa riferimento al massacro di 300 marinai
dellImpero Ottomano, uccisi a Palermo agli inizi dellOttocento.
Unulteriore sorte la sua assimilazione; lo straniero, assimilato come nel meccanismo che
trasforma il cibo quando viene ingerito, sparisce nel corpo sociale, eliminando la sua particolarit.
Lo straniero sparisce nel corpo sociale, eliminando la sua particolarit.
La tolleranza, invece, implica la concessione di uno spazio per lo straniero, a patto che la
sua particolarit non si faccia evidente. La tolleranza la passione degli inquisitori, diceva il
poeta Silvio Rodrguez2. Il risultato la multiculturalit, gruppi diversi chiusi nei propri territori,

Hanns Johst, Schlageter, 1933


Dal brano Y Mariana parole e musica di Silvio Rodrguez, cantautore cubano contemporaneo.

dietro gli invisibili divieti di condivisione3, come nelle banlieue parigine.


Lintegrazione il destino migliore. Il corpo sociale include il nuovo elemento, considera la
sua particolarit e da questa viene influenzato. Il risultato libridazione, il meticciato.
Risulta paradossale che un continente di viaggiatori, come lo sempre stata lEuropa, rifiuti
lentrata agli stranieri. Il continente che ha cominciato a produrre e raccontare i viaggi, che ha
esaltato le gesta di Ulisse e le sue avventure, oggi non un continente che accoglie lo straniero.
Nel nuovo disordine mondiale, come afferma Zygmunt Bauman 4, la produzione e
l'annullamento dello straniero, sono effetto del discorso del capitalista, che si muove fomentando
guerre e affari, delocalizzando imprese e sradicando senza scrupoli la produzione. Guerre e povert
prodotte dallo stesso sistema capitalistico mondiale, dal quale llite economica Europea parte
determinante, hanno come conseguenza la fame e la morte di interi popoli che si muovono alla
ricerca della sopravvivenza. Il resto maligno del neo capitalismo, non riconosciuto simbolicamente,
ritorna nel reale con il volto disperato e affamato dello straniero.

2. Straniero in casa propria


Nominarsi straniero vuol dire collocarsi, in un certo qual modo, fuori da un luogo, da uno
spazio, da una terra.
Per potersi estraniare bisogna abbandonare la propria cultura. Lasciare la Pachamama, la
dea che, nella mitologia incaica, la madre terra che ci ha partorito e che ci custodisce da morti.
Lasciare la propria lingua.
La lingua madre, che in italiano madrelingua, parola unica senza spazi di separazione.
A sua volta, la lingua materna costituita dalle stratificazioni di tante lingue, dialetti, gerghi
familiari, fino ad arrivare al discorso di ogni singola madre, che ci ha iscritto nel mondo e che per
primo ce lo ha descritto.
La lingua materna, particolarit di ogni famiglia, un dialetto dentro il dialetto, dove
insistono certi significanti, si ripetono alcuni racconti, si bisbigliano tanti segreti.
Lasciare questa lingua vuol dire mettere fine alla storia damore che ci lega al nostro paese.
Lo sradicamento inizia prima di partire; inizia quando decidiamo di andarcene. La decisione
della partenza ci porta ad essere gi stranieri nella nostra terra.
Z. Bauman, La produzione e lannullamento dello straniero p 56, in La societ dellincertezza,
Societ, Editrice Il Mulino, Bologna, 1999
3

Z. Bauman La societ dellincertezza, Societ, Editrice Il Mulino, Bologna, 1999

Paradosso dellessere l ma, allo stesso tempo, dellessere altrove: quando comunichiamo la
decisione di voler partire, familiari e amici ci guardano come se fossimo gi andati.
Lo straniero prima di tutto un morto nella propria cultura, il cui personaggio sparisce dalla
scena.
Lasciare il proprio paese significa togliersi, una ad una, le identificazioni che ci hanno
avvolto come gli strati di una cipolla, permettendoci lillusione dessere qualcosa.
Lo sradicamento, come quando si estirpa un albero, scopre il buco dove quel soggetto
stato piantato, innaffiato, potato.
Lo straniero porta in s questa ferita e la sua contemplazione provoca disgrazie: saudade in
portoghese, morrias in gallego5, extraar in spagnolo. Extrao si dice, paradossalmente, quando ci
manca qualcosa di molto familiare. Non bisogna voltarsi a guardare indietro, come fece la moglie di
Lot, trasformandosi in statua di sale. Sale della malinconia, che immobilizza il soggetto nel
rapimento del rimpianto.
Per non cristallizzarsi, per non farsi di sale, bisogna elaborare il lutto, disabitare il ricordo
dalla sua potenza.
Non tutti ce la fanno. Il successo dellintegrazione dipende, in gran parte, proprio dal lavoro
riuscito di questo lutto: disarmare i ricordi dalla loro potenza, relativizzare la forza immaginaria che
idealizza tutto ci che si lasciato. unoperazione di svuotamento, attraverso cui si disabitano
luoghi e persone.
Il trovarsi solo tra connazionali, il rifiutare la nuova lingua, il difendersi in modo estremo
dalla contaminazione sono reazioni che derivano, appunto, da un mancato lavoro del lutto. Si tratta
di una chiusura e, dunque, di un rafforzamento identitario che porta alla marginalizzazione e che
determina, spesso, un razzismo al contrario: il rifiuto, da parte dello straniero, del paese ospitante.
Al Tribunale per i Minorenni, dove ho svolto la funzione di giudice onorario, ho lavorato con alcuni
genitori stranieri che rivendicavano modalit violente di educazione dei figli, legittime nel loro
Paese ma considerate reato in Italia. Si trattava, quindi, di unimmigrazione parziale: questi genitori
avevano lasciato la propria terra, ma non volevano rinunciare alla propria cultura.
Alleggerito dei beni e mancante di identificazioni, lo straniero si aggira senza ricordi che
riescano a legarlo alla citt che lo ospita, senza memoria dei luoghi. Questo alleggerimento si deve
al non aver caricato troppi bagagli in partenza perch, come afferma il cantautore Alfredo Zitarrosa ,
5

La poetessa gallega Rosala de Castro, canta il dolore della perdita della terra natia nel poema

Airinhos, airinhos, aires: soia, nunha terra estraa donde estraa me alomean,donde todo
canto miro, todo me dice Estranxeira! ( Sola, in una terra straniera, dove straniera mi
nominano, dove tutto quanto vedo, tutto mi dice Straniera!) Rosalia de Castro, Cantares
gallegos, Espasa Libros, Madrid, 1998.

sono pi lunghi i cammini per chi viaggia con troppo carico6.


Lo straniero cerca un riconoscimento, cerca lAltro ospitante, maggioritario, in posizione
dominante, per ottenere un segno damore: cerca di essere visto al di l della categoria di straniero.
Si cerca lAltro che accolga con il suo sguardo e nomini con la sua parola la nostra particolarit.
Lincontro dello straniero con la persona che accoglie, che integra nella nuova cultura, lascia
un segno indelebile: il primo debito simbolico.
Lintegrazione, considerata come destino migliore, come azione mediante la quale il corpo
sociale fa spazio al nuovo elemento, determina linizio dellibridazione.

3. Psicopatologia dello straniero


C una clinica specifica dellinterculturalit?
Nessuno psicoanalista ascolta unanoressica, un depresso, uno psicotico; non colloca il
soggetto in una categoria che anticipi le mosse delle parole del paziente. Lanalista ascolta un
discorso, questo il suo mestiere.
Nel caso dello straniero, di solito, insistono i significanti della partenza, del viaggio,
dellingresso nella nuova cultura, dellattuale stato dintegrazione o meno in essa.
Nel campo clinico delladozione internazionale dove lavoro da molti anni questi
argomenti diventano cruciali. Gi dal momento in cui vengono a sapere delladozione, i bambini
devono iniziare il lavoro di lutto per tutto quello che dovranno perdere: amici di sventura, lingua,
odori, sapori, clima. In definitiva tutto quello che erano riusciti a costruirsi prima della separazione
con lAltro che li aveva portati a questo mondo. Si tratta quindi di un secondo grande strappo, che
evoca il trauma fondamentale della nascita e lo riapre. Il bambino si trova a fare i conti con una
rinuncia necessaria, con uno svuotamento necessario per far posto al nuovo che verr. Allo stesso
tempo, i bambini devono entrare in una scena sociale sconosciuta. I bambini adottivi arrivano,
quindi, doppiamente stranieri: alla cultura daccoglienza e ai genitori. La loro integrazione, come
lavoro psichico, parte dalla casa: devono adattarsi ad un nuovo ruolo, quello di figli; figli di genitori
stranieri che non parlano la loro lingua. In contemporanea, devono continuare il processo
dintegrazione con gli altri gruppi: la famiglia allargata, gli amici, la scuola.
I nuovi genitori sostituiscono quelli mancanti, i fantasmi dun tempo mitico. Non facile
farsi carico della loro assenza, occupare il posto di un fantasma e pagare i suoi debiti.
Genitori e figli, nel processo di adozione, devono attraversare molte insidie per arrivare
Del brano Pal que se va, parole e musica di Alfredo Zitarrosa, cantautore uruguaiano
contemporaneo.
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allintegrazione come destino migliore. Nel caso di un bambino rumeno, i genitori adottivi
parlavano a casa una neo lingua italo-rumena, mista, meticcia, ibrida, nata dal desiderio di non
perdere il contatto con la cultura dorigine. In un altro caso, invece, una madre adottiva,
psicotizzante, destituiva la figlia del proprio ruolo di figlia, nominandola brasiliana: Puttana, come
tutte le brasiliane!, diceva, riportandola alla significazione dellorigine. Riportandola ad una
categoria che negava la sua soggettivit e il legame costruito.
Nelladozione, si possono osservare tutti i meccanismi daccoglienza che riguardano lo
straniero: eliminazione, assimilazione, tolleranza, integrazione. L'estraneit del bambino adottivo,
pu essere rinnegata, annullata, tollerata, adottata come ricchezza.

4. LAltra lingua
UnAltra lingua ci parla, una altra scena si svolge nel nostro teatro.
La psicoanalisi stata la prima disciplina che ha ascoltato questa lingua, decifrando il suo
codice. la lingua segreta che parla quando inciampa, quando si perde in un non senso o si ritrova
in un lapsus. la lingua dei sogni, del territorio dove il soggetto inscena la sua verit. Strutturata
come un linguaggio molte volte parla nel corpo quando il corpo non parla. Il corpo - assoggettato
dal linguaggio - si ribella impetuoso come lanimale selvaggio in gabbia, mai del tutto
addomesticato, ribellandosi nel resto che la parola non riesce a dire. La lingua inconscia parla nei
sintomi, enigmi del corpo che aggirano la logica, contestano la razionalit, irridono il povero Io che
non sa cosa farsene di questo straniero in casa.
La regola fondamentale della libera associazione provoca lemergenza di questa lingua nella
lingua. In questo spazio vuoto della replica, della simmetria, di tutte le figure della retorica del
discorso quotidiano, il soggetto cammina a tentoni ed precisamente questa assenza che lo porta ad
incontrarsi.
In quale lingua parla l'analista, in quale lingua ascolta lanalista?
Nina, nata in un paese scandinavo, che abita in Italia da sempre ma ha vissuto in Per per un
breve periodo e parla molto bene lo spagnolo, inizia la sua analisi parlando in italiano. Negli
incontri la sua lingua parla un discorso grigio, burocratico, descrittivo di una vita altrettanto grigia,
in cui solo il Per, come ricordo, riaccende la fiamma della parola. Sorpresa dalla mia proposta di
fare lanalisi in spagnolo, accetta commossa. Da l in poi, in spagnolo, il suo discorso diventa lettera
viva. stato come analizzare due diagnosi diverse nella stessa persona: nevrosi ossessiva in
italiano, nevrosi isterica in spagnolo. La gioia discorsiva ritrovata si deve, secondo Nina, al fatto
che lo spagnolo una lingua che mia madre non parla. Divorata dalla lingua materna e dalle sue

significazioni, Nina si libera della rete che aveva tessuto la mantide e vola oltre la lingua materna.
In italiano era condannata a vivere nella nostalgia della vita in Per; lanalisi l'ha convocata a
parlare di questo fascino maligno del passato. In spagnolo ha scoperto quello che in italiano
ignorava: il soggetto dell'inconscio ha trovato favorevole questa superficie per la sua trasmissione,
cos come il suono si trasmette meglio e molto pi veloce nellacqua piuttosto che nellaria.
Ernesto invece viaggia all'inverso, sta ritornando quindicenne alla Colombia che ha lasciato
quando era un bambino. Affronta i fantasmi di ogni ritorno, evocati con precisione nel tango Volver 7
Ho paura dell'incontro con il passato che torna ad incontrarsi con la mia vita. Anche se capisce
perfettamente lo spagnolo, parla solo italiano perch lo spagnolo si perso; la madre, colombiana,
non glielo ha trasmesso e a casa si parla esclusivamente italiano con inflessioni dialettali: la lingua
paterna.
Della paura e dellincertezza del ritorno non si parla; Ernesto in italiano sottovaluta il
viaggio e a volte, in dialetto, minimizza ogni cosa e sembra avere tutto sotto controllo. Lanalisi si
svolge nella sua correttezza, il transfert sostiene gli incontri, ma tutti e due sappiamo che non siamo
entrati nellombra. Questa volta il paziente che sorprende lanalista quando mi propone un
gioco: lui mi parler in italiano e io in spagnolo. Lanalisi inizia l, dalla sua proposta, dal
cominciare ad accettare il viaggio di ritorno in Colombia anticipato nella lingua dell'analista. un
viaggio di ritorno alle sue questioni; all'analista che parla in spagnolo che dir il suo segreto
inconfessabile: consuma e spaccia droga da quando, un anno fa, stato lasciato dalla sua prima
ragazza, che si messa con il suo migliore amico. Da l in poi, aperto il canale del dolore, della
mancanza, lIo non ha pi dovuto fare la parte dello spaccone e si messo a parlare la lingua della
paura, della tristezza della perdita dei tanti amici e dell'incertezza assoluta che accompagna ogni
vero viaggio. Doppio viaggio in questo caso, poich si tratta di un adolescente che transita dalla
famiglia al gruppo e di un adolescente che transita da una cultura ad unaltra.
Tutte le domande sul destino di questo piccolo viaggiatore sono aperte, giacch mentre
scrivo mancando solo due mesi alla partenza.

Epilogo
Il sociologo Michel Maffesoli8 afferma che lUomo vive sotto linflusso di due potenti
pulsioni: il radicamento e lo sradicamento. Aspira alla serenit, alla ripetizione del conosciuto, alla
sedentariet e alla certezza del radicamento. Allo stesso tempo vuole negare radicalmente tutta
7

Del brano del tango Volver, parole di Alfredo Le Pera, Musica di Carlos Gardel.

M. Maffesoli, Del nomadismo. Per una sociologia dellerranza, Franco Angeli, Milano, 2000

questa sicurezza, scosso dall'impulso di andarsene, di lasciare tutto, di perdersi nell'incertezza


dello sradicamento e del nomadismo.
Come tener insieme queste pulsioni?
Come tener insieme lordine del discorso che corrisponde al nativo e lordine del discorso
costruito intorno allo straniero?
Nel libro Mestizajes. De Archinboldo a zombi9 gli autori, lantropologo Francois Laplantine
e il linguista Alexis Nouss, offrono una chiave di lettura al mondo che verr, dove si intensificher
lincontro con lo straniero. Si tratta dello sviluppo del pensiero meticcio: Non c meticciato senza
dono, senza amicizia, senza fiducia, ma questo non vuol dire assenza di conflitto. L'amicizia (pi
che lamore) non un rapporto di cattura (prendere laltro, impossessarsi di lui, ma prima di tutto
sedurlo), bens di comprensione fatta di prossimit e di distanza, di forte implicazione ma anche di
discrezione. Non neppure un rapporto di filiazione (che implica lassassinio del Padre), si tratta
piuttosto di un rapporto di fraternit inventata, fraternit di quelli che non necessariamente sono nati
nella stessa cultura, nella stessa lingua e non condividono le stesse abitudini.
La Psicoanalisi nata dal discorso dello straniero; nata dal discorso dell'isterica che,
dall'inizio della storia, ripeteva i sintomi di quel territorio straniero interno 10 come una litania, in
attesa di un medico capace di ascoltare.
La Psicoanalisi da sempre disciplina meticcia, nata nello spazio costituito da analizzante e
analista, che diventa territorio condiviso, che privilegia lincontro, laccoglienza della diversit e
letica dell'ascolto del discorso dell'altro.
La psicoanalisi ascolta l'inconscio e anche se lo coglie nel inciampo, nei sogni, nei sintomi,
resta per sempre straniero.

F. Laplantine, A Nouss, Mestizajes. De Archinboldo a zombi, Fondo de Cultura Economica,


Buenos Aires, 2007
9

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S. Freud, Introduzione alla psicoanalisi, OSF Vol. 8, p 159