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Fallimento ed altre procedure concorsuali

Societ in liquidazione e requisiti dimensionali di fallibilit1


TRIBUNALE DI NAPOLI, 1 ottobre 2008, n. 113 Presidente Dacomo - Equitalia Polis S.p.a.
c/ Europa 05 S.p.a.
La circostanza che unimpresa sia in liquidazione non esclude necessariamente la sua valenza come struttura organizzata e
quindi come struttura in qualche modo ricollocabile nel mercato, cos come non da escludere la utilit di un procedimento
concorsuale nel caso di una significativa debitoria. Quindi bisogna vedere di adeguare, ove necessario, i criteri indicati dalla
legge alla nuova finalit della struttura aziendale, non pi vista in prospettiva di continuazione, bens vista in termini liquidatori.
Dunque, lammontare dellattivo patrimoniale andr valutato in base ai valori di bilancio di liquidazione o, in mancanza di bilanci,
a valori di mercato. I ricavi lordi, potranno essere costituiti dai ricavi di liquidazione, eventualmente sommati ai ricavi lordi di esercizio, se proseguita lattivit di impresa. Per i debiti, infine, il tipo di valutazione resta del tutto identico, tanto se limpresa
sia tuttora in esercizio quanto se si trovi in stato di liquidazione.

(Omissis)
Il ricorso di fallimento risulta ritualmente notificato
alla societ e comunque questa si costituita contestando la sussistenza dei presupposti di fallibilit.
Lesame del ricorso di fallimento e della documentazione versata in atti, porta a ritenere la sussistenza: a)
della qualit di imprenditore commerciale del debitore resistente, assoggettabile a fallimento ai sensi dello
art. 1 l.f.. Parte convenuta non ha infatti fornito alcuna prova del possesso congiunto dei requisiti di cui
allo art. 1 l.f., contrastati anzi dalle risultanze dei bilanci prodotti. Inoltre lammontare della debitoria

complessiva deve ritenersi superiore ai 30.000,00 euro di cui allo art. 15 lf., come rilevasi dallammontare
del credito per cui si procede e degli estratti di ruolo
acquisiti dufficio. In particolare, si rileva come nessuna prova sia stata fornita in ordine alla avvenuta
impugnazione delle cartelle esattoriali notificate; b)
dello stato di insolvenza del medesimo debitore. Tale
stato emerge, tra laltro, dal protratto inadempimento
della obbligazione di cui al ricorso, nonch dalla cessazione della attivit. (Omissis)

Il commento

di Ferdinando Bruno
Nella sentenza della Sezione Fallimentare del Tribunale di Napoli, viene dichiarato il fallimento di una societ in liquidazione, accogliendo linnovativa tesi di unillustrissima dottrina, portata allattenzione della del Collegio da un
brillante esponente della giovane avvocatura napoletana.

Il fatto e la questione
La sentenza in commento si occupa del rilevante temadel fallimento di una societ posta messa in liquidazione in data 21
novembre 2005 (iscritta presso il Registro delle Imprese di
Napoli in data 30 novembre 2005) e cancellata dal Registro
delle Imprese in data 31 ottobre 2007. Singolare la natura
del creditore, che nel caso de quo era Equitalia Polis S.p.A.,
Agente della Riscossione per le province di Benevento, Bolo-

gna, Caserta, Genova, Gorizia, Napoli, Padova, Rovigo e Venezia con proprie sedi nei 9 capoluoghi, incaricata della riscossione dei tributi dello Stato, degli Enti Previdenziali e degli Enti Locali Equitalia Polis S.p.A. controllata da Equitalia
S.p.A. (Agenzia dellEntrate 51% e I.N.P.S 49%) che dal 1 ottobre 2006 svolge lattivit di riscossione in precedenza affidata ai concessionari del servizio nazionale. Il credito vantato
nei confronti della summenzionata societ in liquidazione de-

Pubblicato Il Corriere del merito, 2009, fasc. 1, pp. 29 32; published in Il Corriere del merito, 2009, fasc.
1, pp. 29 32.

rivava da numerose cartelle di pagamento, ritualmente notificate e soltanto parzialmente pagate.


Sulla fallibilit delle societ cancellate dal Registro delle
Imprese
Uno dei problemi spesso affrontati dalla giurisprudenza e dalla dottrina concerne il fallimento della societ in liquidazione La nuova disciplina fallimentare ha modificato i criteri
per lindividuazione dei soggetti esclusi dal fallimento2
Invero, lart. 10 l.f.3, come sostituito dallart. 9 del d.lgs. n. 5
del 9 gennaio 2006 (in vigore dal 16 luglio 2006), dispone
che: Gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro
delle imprese se linsolvenza si manifestata anteriormente
alla medesima o entro lanno successivo..
Come ha sostenuto autorevole dottrina, la ratio di tale norma
risiede nella (per vero corretta) scelta del Legislatore di non
far venire meno la responsabilit patrimoniale delle imprese, con la cancellazione delle stesse dal Registro delle
Imprese, essendo la Procedura Concorsuale un mezzo di attuazione della responsabilit patrimoniale4.
Come evidenziato da altra dottrina, lart 10 ll. fall. introduce

dunque un autentico presupposto temporale (accanto a


quello oggettivo e soggettivo) per la dichiarazione di fallimento e la sua ratio va ravvisata, da un lato, nellesigenza
di tutelare i creditori da iniziative unilaterali (e arbitrarie) del
debitore in ordine alla cessazione dellimpresa, e, dallaltro,
nellaltrettanto importante esigenza di non estendere
allinfinito le conseguenze giuridiche di unattivit di impresa
non pi attuale. Il termine dellanno non di prescrizione, n
di decadenza (con conseguente inapplicabilit delle norme
sullinterruzione e sulla sospensione), bens rappresenta una
mera barriera temporale ispirata al principio generale di certezza delle situazioni giuridiche: si prevede esattamente che
entro lanno gli imprenditori cessati non possano essere dichiarati falliti, sicch entro lo spirare del termine deve essere
pronunciata la sentenza dichiarativa di fallimento - rectius:
deve avvenirne la pubblicazione ex art. 16, secondo comma,
l. fall. (ultimo testo) combinato con lart. 133, primo comma,
c.p.c. - non bastando a tal fine il deposito del ricorso, che non
ha alcuna efficacia interruttiva5.
Infine, in merito al dibattito, sorto relativamente alle societ in liquidazione e a quelle inattive, parte della giurisprudenza e della dottrina si era domandata se il riferimento ai tre esercizi precedenti, previsti dalla norma, dovesse intendersi sempre come gli ultimi tre esercizi antecedenti la data dellistanza di fallimento oppure, nel caso
di societ in liquidazione e di societ inattive, ci si dovesse riferire, rispettivamente, allultimo triennio antecedente la messa in liquidazione o allultimo triennio nel
quale la societ abbia svolto attivit in modo effettivo.
Anticipando la posizione poi seguita dal legislatore nel provvedimento correttivo alla riforma fallimentare, la giurisprudenza maggioritaria aveva fornito uninterpretazione restrittiva
dellart. 1, secondo comma l.fall., ritenendo che la verifica del
superamento della soglia dei ricavi dovesse sempre essere
compiuta con riferimento agli ultimi tre esercizi antecedenti il
deposito dellistanza di fallimento. Pertanto, anche con riferimento alle societ che abbiano cessato lattivit o che siano
in fase di liquidazione, i tre anni devono essere computati a
ritroso dalla data dellistanza di fallimento e non dal precedente momento di cessazione (anche di fatto) dellattivit imprenditoriale.6
In giurisprudenza, il tema del fallimento della societ in liquidazione stato ampiamente trattato. Di seguito i punti salienti
del ragionamento dei giudici di merito nello scorso decennio.
Si rilevato come, il profilo di cui allart. 5 della legge fallimentare individui, in genere, una situazione d'impotenza funzionale dellimprenditore commerciale di natura non transitoria, tale da impedirgli di soddisfare, con regolarit, le proprie
obbligazioni7.
Ai fini dellaccertamento della relativa ricorrenza si conviene
che il giudice debba ricorrere alla valutazione in chiave prospettica dell'attitudine dell' impresa a disporre economicamente della liquidit necessaria per far fronte ai costi determinati dallo svolgimento della gestione aziendale8.

2
Sandulli, I soggetti esclusi dal fallimento, Torino, 2008; Colombo,
Lesenzione dalle procedure concorsuali per ragioni dimensionali, in Il
Fallimento, n. 6/2008 625; Zanelli, I requisiti di fallibilit tra giurisprudenza e riforma fallimentare, in Il Fallimento n. 8/2008 873 e ss.; Vergottini, Larticolo 1 della Legge fallimentare: il concetto di piccolo imprenditore e l'onere della prova dei presupposti soggettivi di fallibilit
il decreto correttivo, in Diritto.it; Bersani, I presupposti soggettivi di
fallibilit nella nuova procedura fallimentare, in Impresa commerciale
industriale, 2007, 542; Fico, Novit interpretative sulle soglie di fallibilit, in Dir. e prat. fallimento, 2007, 2, 48; Camodeca e Donato, Note
economico aziendali sulla dimensione del piccolo imprenditore nel fallimento e cenni alla fase prefallimentare, in Il Diritto fallimentare,
2007, 2, 328; Fortunato, Commento allart. 1, in Il nuovo diritto fallimentare, diretto da A. Jorio e coordinato da M. Fabiani, Torino, 2006,
61; Rossi, Il presupposto soggettivo del fallimento, in Giur. Comm.,
2006, I, 789; Fondazione Luca Pacioli, La Riforma del diritto fallimentare. Il fallimento: i presupposti ed il procedimento, Circolare del 19
luglio 2006; Fauceglia, Condizioni soggettive ed oggettive di fallibilit:
la nuova nozione di piccolo imprenditore, la piccola societ commerciale. La crisi e linsolvenza, in Il Diritto fallimentare e delle Societ
commerciali, 2006, 1044; Vitiello, I presupposti delle procedure come
rifiniti dal decreto legislativo correttivo, in Fallimento & Crisi
dImpresa, 2007, 23; Mancinelli, Applicazione normativa transitoria e
presupposti di fallibilit, in Dir. e prat. fallimento, 2007, 1, 62; Mastrogiacomo, Definizione di investimento ai fini della fallibilit, in Dir. e
prat. fallimento, 2007, 2, 35; Vitiello, I presupposti delle procedure
come rifiniti dal decreto legislativo correttivo, in Fallimento & Crisi
dImpresa, 2007, 23; Silvestrini, I presupposti soggettivi del fallimento
a seguito della legge di riforma, in Il Fallimento, 2007, 232;. Tizzano, I
caratteri dellimpresa non piccola nella nuova legge fallimentare, in
Il Fallimento, 2007, 380 ss.).
3
F. Lamanna, Commento allart. 10, in Il nuovo diritto fallimentare,
cit., 258-278; A. Nigro, Commento allart. 10, in La riforma della legge
fallimentare, cit., 55-62; G. Schiano di Pepe, I presupposti (soggettivi
e oggettivi) per la dichiarazione di fallimento, in Il diritto fallimentare ri5
formato, cit., 16-19. cfr. F. Santangeli, Commento allart. 10, in Il nuoDichiarazione dufficio del fallimento e cancellazione del debitore dal
vo fallimento, cit., 57; Trib. Monza 11 giugno 2001, in Giur. merito,
Registro delle Imprese: un interessante test giurisprudenziale tra vec2002, 10. in giurisprudenza: Corte Cost. 12 marzo 1999, n. 66, in
chia e nuova legge fallimentare di Fabrizio Aprile IL FALLIMENTO N.
Fall., 1999, 489; Corte Cost. 21 luglio 2000, n. 319, ivi, 2001, 13; Cor12/2007 1411
6
te Cost. 5 luglio 2002, n. 321, ord., in Giur. comm., 2003, II, 585;
Valentina Zanelli, I requisiti di fallibilit tra giurisprudenza e riforma
Cass. 28 maggio 2004, n. 10268, in Fall., 2005, 523; Cass. 24 aprile
fallimentare IL FALLIMENTO N. 8/2008 877 e ss.
7
2007, n. 9897, in Mass. giust. civ., 2007, f. 4; Cass. 9 agosto 2002, n.
cfr., al rig., ex multis, Cass. civile, sez. I, 20-06-2000, n. 8374; Trib.
12113, in Dir. prat. soc., 2003, 8, 84; Cass. 13 dicembre 2000, n.
di Messina 19 febbraio 1999 - Pres. Savoca - Est. Blatti, in Il Falli15716, ivi, 2001, 14-15, 86 Cass. 14 giugno 2000, n. 8099, in Fall.,
mento n. 9, anno 1999, pag. 1044; Cass. civile, sez. I, 09-05-1992, n.
2001, 639); Zorzi, Decorrenza e natura del termine annuale ex art.
5525; Trib. Torino, 22 aprile 1991; Cass. civille, 90/6769 e 94/2470;
10 l. fall. per limprenditore individuale, in Giur. comm., 2002, II, 567;
cfr. Cass. civ. 14 febbraio 1980 n. 1067, in il Fallimento,1980, pag.
De Crescienzo, Decorrenza del termine dellanno e registrazione nel
593, sub art. 5 n. 1; Cass. civ. 7 marzo 1978 n. 1118, in Giust. civ.
registro delle imprese, in questa Rivista, 2003, 18; Limitone, Sul nuomass. 1978, pag. 466; Cass. civ. 14 marzo 1978 n. 1274, in Dir. fall.
vo orientamento costituzionale in materia di fallimento della societ.
1978, II, pag. 376.
4
8
Cfr. A. Nigro, Commento allart. 10, in La riforma della Legge Fallimentare,
Cass.
a
civile, sez. I, 10-04-1996, n. 3321 - Pres. Grieco A - Rel. Marcura di A. Nigro e M.Sandulli, I, Torino, 2007, p.55 e ss.
ziale G - P.M. Gambardella V (Diff.) - Fallimento 90 Tour Italia c. 90

Quindi solo nella reversibilit del descritto fenomeno economico viene ritenuto possibile trarre lelemento distintivo tra la
temporanea difficolt dellimpresa, individuato quale presupposto oggettivo dellistituto di cui agli artt. 187 e ss l.f. e la
stessa decozione, causa oggettiva del fallimento9.
Necessita aggiungere, inoltre, che dalle risultanze del fascicolo fallimentare - vieppi da quelle incontestate dello stato
passivo della procedura ben possibile fondare la verifica
dellinsolvenza in base a fatti diversi da quelli sulla base dei
quali intervenuta la pronuncia, comunque anteriori alla relativa emanazione10 .
Inoltre, laddove la societ versi in stato di liquidazione la valutazione ai fini dell'applicazione dell'art. 5 legge fallimentare,
deve essere diretta ex adverso unicamente ad accertare se
gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l'eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali11.
Infine, si sottolineato come per la decorrenza dellanno
rilevante ai fini della dichiarazione di fallimento, il regime
della pubblicit (cancellazione dal registro delle imprese), prescritta dallart. 10, primo comma l.fall., ha portata
di regola generale, mentre il regime di effettivit (dimostrazione delleffettiva cessazione dellattivit), nel caso
dellimprenditore individuale, natura di eccezione.12
Sullo stato di insolvenza
Nel caso di specie, il requisito temporale suddetto sussiste atteso che la cancellazione della societ Europa 05 S.p.a dal
Registro delle Imprese avvenuta in data 31 ottobre 2007
La societ si trovava poi in un conclamato stato di insolvenza. Ci era testimoniato dal bilancio finale di liquidazione, laddove la societ debitrice ha esposto un utile della intera liquidazione di Euro 457.047,00. Tuttavia, nel piano di riparto allegato al bilancio di liquidazione, il Liquidatore testualmente
affermava: Signori soci, il bilancio finale di liquidazione chiude con un utile complessivo di 457.047,00 che va ad abbattere la perdita ante liquidazione di 1.233.274,00. Il residuo
del patrimonio netto pari ad 20.657 sar utilizzato dal liquidatore: per ultimare le procedure di cancellazione; per compensare il credito Iva di 18.492,00, Irap 1.718,00 e Ires
150,00 con eventuali imposte da versare sulla base della dichiarazione dei redditi relativa al periodo di inizio liquidazione
fine liquidazione; per cui nulla viene distribuito ai soci in sede di riparto.
Di fatto, quindi, la societ debitrice, allesito del procedimento
di liquidazione non aveva n contabilizzato lingente importo
Tour Italia
9
in tema, ad es. Cass. civ. 97/9581; Cass. civ. 96/7994
10
. 13 gennaio 1988, n. 184; Cass. 28 marzo 1990, n. 2539; Cass. civile, sez. I, 25-05-1993, n. 5869 - Pres. Favara F - Rel. Catalano A P.M. Simeone F (Conf) - Infantino c. Banca d' America e d' Italia e altri; Cass. civile, sez. I, 12-01-1999, n. 225 - Pres. Rocchi A - Rel.
Reale P - P.M. Nardi D (Conf.) - COOP. VITICOLTORI DEL TAPPINO SRL c. FIN AM SPA; :Cass. 28 luglio 1997, n. 7019, in il Fallimento 1998, 1215; Cass. 2 giugno 1997, n. 4886, ivi, 1997, 1207; Cass. 6
marzo 1996, n. 1771, ivi, 1996, 763; Cass. 20 settembre 1993, n.
9622, ivi, 1994, 54; Cass. 25 maggio 1993, n. 5869, ivi, 1993, 1140;
Cass. 19 ottobre 1992, n. 11439, ivi, 1993, 690, con osservazioni di
Marchetti e in Dir. fall. 1994, II, 61, con nota di Poli; Cass. 3 ottobre
1986, n. 5854, in Foro it. 1988, I, 1969; Trib. Genova 20 febbraio
1995, in il Fallimento 1995, 780; Trib. Genova 20 dicembre 1993, ivi,
1994, 645; Trib. Trieste 18 maggio 1993, ivi, 1993, 1287.
11
Cassazione civile sez. I - Sentenza 11 maggio 2001, n. 6550 Pres. Carnevale - Est. Adamo - P.M. Ceniccola (conf.) - Fall. De - Pi
Costruzioni s.p.a. (avv. Landolfi) c. Meridionale Prefabbricati s.r.l.
(avv. Sandulli) Conferma App. Napoli 14 luglio 1999.
12
CORTE DAPPELLO DI TORINO, Sez. I, 19 febbraio 2008 - Pres.
Troiano - Rel. Patti - B.E. c. Toro Assicurazioni
S.p.a. e a.IL FALLIMENTO N. 7/2008, 807.

iscritto nei Ruoi esattoriali, n tantomeno ha pagato tale importo, riconoscendo, anzi, espressamente una differenza tra
utile complessivo di liquidazione e perdite di Euro 776.277,00.
Ora, per quanto concerne lo stato di insolvenza delle imprese
in stato di liquidazione, ormai pacifico in giurisprudenza il
principio secondo cui: Quando la societ in liquidazione, la
valutazione del giudice, ai fini dell'applicazione dell'art. 5 l. fall.
- R.D. n. 267/1942, deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di
assicurare l'eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori
sociali, e ci in quanto - non proponendosi l'impresa in liquidazione di restare sul mercato, ma avendo come esclusivo
obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori
sociali, previa realizzazione delle attivit sociali, ed alla distribuzione dell'eventuale residuo tra i soci - non pi richiesto
che essa disponga, come invece la societ in piena attivit, di
credito e di risorse, e quindi di liquidit, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte.13 .
Nel caso di specie, quindi, era evidente che le passivit
(quantomeno parametrate al carico iscritto a ruolo per Euro
462.611,16 ai quali aggiungere Euro 776.277,00 espressamente riconosciute dal liquidatore nel bilancio finale di liquidazione) superano di gran lunga le attivit.,
Ai sensi dellart. 1, comma 2, l.f., come sostituito dallart. 1 del
d.lgs. n. 169 del 12 settembre 2007 (in vigore dal 1 gennaio
2008), non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul
concordato preventivo gli imprenditori di cui al primo comma, i
quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:
- aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito
della istanza di fallimento o dallinizio dellattivit se di durata
inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo
annuo non superiore ad euro trecentomila;
- aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dellistanza di fallimento o
dallinizio dellattivit se di durata inferiore, ricavi lordi per un
ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila;
- avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila.
La norma, quindi, impone al debitore di provare la insussistenza dei requisiti di fallibilit. Ci esonerava il creditore istante di provare la sussistenza, in capo al debitore,
lesistenza dei requisiti di cui allart. 1 l.f.
Tuttavia, rilevava lautorevole legale del creditore istante, nel
caso di specie, non era da escludere che in sede di istruttoria
prefallimentare possa comunque essere posta la questione in
ordine alla sussistenza dei requisiti di fallibilit nel caso di imprese in liquidazione. Ci anche in considerazione del fatto
che il Tribunale di Napoli, con Ordinanza n. 128/2008 ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di illegittimit
Costituzionale dellart. 1 l.f. per contrasto con lart. 3 della Costituzione per violazione del principio di ragionevolezza (oltre
che per eccesso di delega), nella parte in cui onera il debitore
resistente e non il creditore ricorrente di provare la sussistenza dei requisiti di fallibilit. Veniva dunque segnatao che dai
bilanci relativi ai tre esercizi antecedenti alla dichiarazione di
fallimento, unitariamente considerati, non sembrano sussistere i requisiti di fallibilit previsti dallart. 1 l.f.
In merito a tale questione, ci si trova dinanzi ad una totale
assenza di precedenti giurisprudenziali (si ricorda che la
normativa entrata in vigore l1 gennaio 2008).
Come risolvere quindi il delicato caso?
Il Tribunale di Napoli ha deciso, correttamente di accogliere
la tesi dellautorevole dottrina14 , posta a base del proprio atto
13

Cfr., da ultimo, Cass. 6 settembre 2006, n. 19141, in Fallimento,


2007, 1, 99; Cass. 21 settembre 2004, n. 18927; Cass. 17 aprile 2003,
n. 6170.
14
Cfr. M. Sandulli, in I soggetti esclusi dal fallimento, a cura di
M.Sandulli, Milano, 2007, pp. 58 e 59.

dallillustre Avvocato Naccarato, secondo cui: Bisogna


chiedersi se, ed eventualmente come, tale principi si applichino in caso di impresa in liquidazione.
Appare sufficientemente chiaro che limprenditore in liquidazione non fallisce se il valore dellattivo, computato stavolta
con criteri di liquidazione, superi il valore del passivo. Ma
qualora ci non accada, come potr trovare applicazione il
secondo comma dellart. 1 l.fall.?
Probabilmente, una soluzione ragionevole ipotizzabile, rispettando la previsione normativa e la ratio legis.
La circostanza che unimpresa sia in liquidazione non
esclude necessariamente la sua valenza come struttura
organizzata e quindi come struttura in qualche modo ricollocabile nel mercato, cos come non da escludere la
utilit di un procedimento concorsuale nel caso di una significativa debitoria. Quindi bisogna vedere di adeguare, ove necessario, i criteri indicati dalla legge alla nuova finalit della
struttura aziendale, non pi vista in prospettiva di continuazione, bens vista in termini liquidatori.
Dunque, lammontare dellattivo patrimoniale andr valutato
in base ai valori di bilancio di liquidazione o, in mancanza di
bilanci, a valori di mercato. I ricavi lordi, potranno essere costituiti dai ricavi di liquidazione, eventualmente sommati ai ricavi lordi di esercizio, se proseguita lattivit di impresa. Per
i debiti, infine, il tipo di valutazione resta del tutto identico,
tanto se limpresa sia tuttora in esercizio quanto se si trovi in
stato di liquidazione.
Utilizzando questi criteri forse si potr risolvere anche il
problema che si pone allorquando nel triennio anteriore
allistanza di fallimento limpresa non fosse gi in liquidazione e cio per un periodo sia stata in esercizio. Si
dovranno quindi applicare i criteri di legge adeguandoli
alla situazione in cui nel tempo limpresa si trovata. 15
Seguendo tale tesi, il Tribunale ha ritenuto sussistere la fallibilit, posto che nel bilancio finale di liquidazione al 12 settembre 2007, viene esposta, alla voce utile intero periodo di
liquidazione, la somma di Euro 457.047,00 nello stato patrimoniale, ed il totale dei ricavi e proventi della liquidazione
ammonta ad Euro 556.578,00.

gazioni contratte.16.

Conclusioni
La sentenza qui esaminata a caratteristiche storica; su istanza di un agente per la riscossione dei tributi, ha dichiarato fallita una societ in liquidazione, ammettendo che in caso di
imprese in liquidazione i criteri indicati nell'articolo 1 della legge fallimentare devono essere parametrati alla nuova finalit della struttura aziendale, non vista in prospettiva di continuazione bens in termini liquidatori.
Nel caso di specie, i giudici napoletani hanno dedotto lo stato
di insolvenza sulla base del riconoscimento, nel bilancio della
societ, di una differenza notevole tra utile complessivo di
liquidazione e perdite.
La sentenza qui esaminata rappresenta la coerente continuazione di quella tesi giurisprudenziale per cui: Quando la
societ in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini
dell'applicazione dell'art. 5 l. fall. - R.D. n. 267/1942, deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del
patrimonio sociale consentano di assicurare l'eguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, e ci in quanto non proponendosi l'impresa in liquidazione di restare sul
mercato, ma avendo come esclusivo obiettivo quello di provvedere al soddisfacimento dei creditori sociali, previa realizzazione delle attivit sociali, ed alla distribuzione dell'eventuale residuo tra i soci - non pi richiesto che essa disponga, come invece la societ in piena attivit, di credito e di risorse, e quindi di liquidit, necessari per soddisfare le obbli16
15

Cfr. M. Sandulli, in I soggetti esclusi dal fallimento, a cura di


M.Sandulli, Milano, 2007, pp. 58 e 59.

Cfr., da ultimo, Cass. 6 settembre 2006, n. 19141, in Fallimento,


2007, 1, 99; Cass. 21 settembre 2004, n. 18927; Cass. 17 aprile
2003, n. 6170