QTDN - 02_LECCE - 42 - 24/01/08

Ar bitri
giovedì 24 gennaio 2008

vita da

Fino a qualche anno

fa

li

chiamavano “giacchette nere”,
facevano parte di una categoria
ristrettissima e si lasciavano
avvicinare difficilmente. Oggi le
hanno divise sgargianti in campo,
vengono formati in corsi ogni
anno più affollati, professano il
dialogo a tutti i costi e si danno al
volontariato. Davvero un bel
cambiamento per gli arbitri,
passati da “nemici” da evitare a
modello cui ispirarsi.
Difficile da credere? A
testimoniarlo ci sono i numeri,
che raccontano di un esercito di
oltre 500 iscritti alle sezioni Aia
jonico-salentine di Taranto,
Brindisi, Lecce e Casarano, tra
arbitri effettivi, assistenti e
osservatori. Un movimento che
negli ultimi anni ha visto il
numero di donne crescere in
maniera esponenziale, che ha
nell’arbitro leccese Danilo
Giannoccaro il suo fiore
all’occhiello, che è vicino alla
gente grazie a manifestazioni
benefiche e che (come nel caso di
Taranto) ha aiutato ragazzi
difficili a rimettersi sulla giusta
carreggiata. Insomma, essere
arbitro oggi non è più un’attività
da tenere quasi nascosta ma una
vera e propria scelta di vita, da
assecondare solo se si è spinti da
passione vera. L’unica in grado di
far superare, o quantomeno
minimizzare, l’ostacolo-economico
rappresentato dai ridicoli
rimborsi spese offerti a tutti
coloro che non fanno parte dei
pochissimi eletti che fischiano in
serie A e B. Dalla C in giù,
infatti, i ritorni economici (per
benzina e pranzo) diventano
inversamente proporzionali ai
pericoli che i ragazzi, spesso alle
prime armi, corrono sui campetti
infuocati della provincia. Un
controsenso inspiegabile che
costringe gli aspiranti fischietti a
non poter ancora considerare
l’arbitraggio come un mestiere
ma soltanto, semplicemente, come
un hobby.
Servizi di
SERENA FASIELLO

Giovani arbitri in allenamento

Qui Lecce Nichi Pascariello, ex assistente in A e B, è il presidente della
sezione

Nichi Pascariello

«Errori al videotape per crescere

Rispetto: per i calciatori in campo,
i dirigenti in panchina ed il pubblico
sugli spalti. È questo l’insegnamento
che Antonio Pascariello, conosciuto da
tutti come Nichi, presidente della sezione AIA di Lecce al suo secondo
man- dato, ex assistente di serie A e
B con oltre 200 partite alle spalle,
cerca di trasmettere ai “suoi” ragazzi
durante i due incontri settimanali
nella sede di
via Marinosci: «La vita nella nostra sezione non è solo incentrata su fuorigioco, punizioni e regolamento. Una volta
al mese organizziamo una riunione plenaria con arbitri non più in attività per
favorire scambi di idee, opinioni e consigli: partecipano arbitri anche ultrasettantenni che si rapportano con
ragazzi di 15 anni che iniziano
adesso. E non
mancano
le
riunioni
tecnicocomporta- mentali
con
ospiti
“eccellenti”: abbia- mo più volte
ospitato i dirigenti ed i calciatori del
Lecce, ma anche medici

che danno consigli sull’alimentazione
e preparatori atletici. L’Aia leccese è
un’associazione vera e propria che raggruppa donne e uomini di tutte le età e
che va avanti grazie ad un
lavoro
d’equipe perché, oltre agli arbitri da
istruire, ci sono scadenze da rispettare,
che hanno necessariamente bisogno
di persone esperte in diversi settori. Il
no- stro, come tutti, è un Comitato
che si
autogestisce
e
si
autofinanzia:
ogni iscritto paga una quota annuale
che, unita ai contributi nazionali che
ricevia- mo, è appena sufficiente a
coprire le
spese di cancelleria, luce, telefono,
ecc. Chi si associa lo fa quindi
perché
è davvero spinto dalla passione: qui,
non si guadagna proprio nulla.».
Nonostante questo, sono sempre di
più i ragazzini che ogni anno richiedono e seguono i corsi di avviamento:
«Ci si può iscrivere a partire da 15 anni, un’età che noi consideriamo ideale

per iniziare. Chi ha 18 o 19 anni, oggi,
non si lascia indottrinare facilmente,
non ama i suggerimenti e ancor
meno
i “rimproveri”. Al 15enne, invece, è ancora relativamente semplice insegnare
la cultura arbitrale, e noi ci
proviamo usando una metodologia
piuttosto inno- vativa rispetto alle
altre sezioni italia- ne: da qualche
anno il sabato e la do- menica
pomeriggio vado personalmente in giro per i campetti della
provin- cia a riprendere con una
videocamera amatoriale gli arbitri alle
prime armi e poi, il martedì in
sezione, proietto gli
spezzoni per far notare loro gli
errori.
Ovviamente
non
tutti
dimostrano le at- titudini necessarie per
arbitrare, per cui premiamo chi ce
l’ha facendogli assa- porare fin da
subito il gusto di dirigere
gli Juniores Regionali e consigliamo
agli altri di non proseguire. Bisogna
sottolineare però che anche chi
mostra di avere le “attitudini” di cui
parlavo

prima può sbagliare, ed è per questo
che proiettiamo i filmati: vi assicuro
che chi viene richiamato davanti a tutti, una volta in campo lo ricorderà e
difficilmente ripeterà l’errore. Non è
una punizione, ma uno stimolo,
infatti chi non commette errori riceve
pubbli- camente i complimenti».
L’idea è formare arbitri bravi tecnicamente e forti caratterialmente: «I nostri obiettivi sono la trasparenza e la
correttezza e crediamo che l’unico mezzo
per
raggiungerli
sia
l’insegnamento di valori seri come il
rispetto e l’onestà. Anche per questo siamo molto
at- tenti al volontariato e cerchiamo di
far- ci conoscere all’esterno non solo
come arbitri, ma come promotori di
iniziati- ve benefiche. La vita in
sezione è fatta
anche di tornei di biliardino, burraco e
play
station
tra
amici
che
condividono la stessa passione e che
hanno trovato nell’Aia una seconda
famiglia».

Qui Brindisi Cosimo Ligorio, detto Mimino: «Per i miei tesserati cerco di essere un buon padre di famiglia: gli sbagli si accettano ma guai a non comportarsi
educatamente»

Quando il fischietto può diventare un’ancora di salvez

Se c’è una cosa che ci tiene subito
a precisare Cosimo Ligorio, presidente
del- l’AIA di Brindisi, è che nella sua
sezio- ne non si formano arbitri, ma
“persone”.
«Sono in quest’ambiente da una vita, faccio il Presidente di sezione da 8 anni, sono arbitro benemerito e sono stato anche
un dirigente nazionale: in 45 anni ho visto cambiare gli arbitri. Per fare
strada, un arbitro deve avere personalità
e auto- revolezza, ma senza mai
confondere il carattere con l’arroganza.
Solo se rispetti chi dirigi puoi ottenere
la loro stima e vedrai ricambiato il
rispetto.
Altrimenti
susciterai
nervosismo
o,
peggio
ancora,
menefreghismo nei tuoi confronti, ed
in quel caso non potrai mai uscire dal
campo soddisfatto di quello che hai fatto».

È puntando, dunque, sull’aspetto
“umano” che la sezione brindisina forma
gli arbitri di domani: «I ragazzi e le
ra- gazze che si iscrivono ai corsi
organizza- ti dalla mia sezione mi
chiamano presi- dente solo per qualche
giorno, poi per tutti io divento Mimino.
A casa sono un nonno in pensione, in
sezione mi piace- rebbe che questi
ragazzini mi consideras- sero un po’
come il loro papà. Perché, come un
padre di famiglia, io mi preoc- cupo
soprattutto che vadano bene a scuo- la e
che siano educati. Le regole del cal- cio
si possono imparare: è difficile inve- ce
diventare una persona stimata e rispettata. Quando ce la fai, il resto viene naturale».

E Mimino Ligorio porta esempi pratici: «Ricordo con piacere che ad un corso
per arbitri di qualche anno fa si erano
iscritti due fratelli che fuori da qui
fre- quentavano cattive compagnie.
Abbando- narono quasi subito, ma io
telefonavo lo- ro in continuazione per
convincerli a ri- pensarci. Per fortuna,
almeno ad uno di loro sono riuscito a
far cambiare idea: successivamente si è
iscritto all’Universi- tà, sta per laurearsi
e so che arbitra di- scretamente nella
sezione della città do- ve studia».
Questo “mestiere” (anche se un lavoro vero e proprio non è) ha quindi lo scopo di far imboccare ai ragazzi la
strada giusta nella vita di tutti i giorni:
«Sapeste quanti vengono a lamentarsi per gli

arbitraggi! I calciatori mi incontrano
per strada e sapendo chi sono si
lamentano sempre di rigori non dati,
cartellini ros- si… E ogni volta che
succede io vado dall’interessato e gli
dico: “Non importa se hai concesso un
rigore che non c’era o hai espulso un
tesserato che non lo me- ritava, ma se
so che hai risposto male a qualcuno ti
caccio dalla sezione”. L’edu- cazione
viene prima di tutto, e io sono
orgoglioso di affermare che, tra arbitri,
assistenti e osservatori, a Brindisi sono
iscritti 160 ragazzi sani, puliti e rispettosi. Da Brindisi è uscita Sabina De Nitto,
unica pugliese tra le 13 donne arrivate
ad arbitrare in campo internazionale. Ora
ha smesso e sta frequentando un corso
per diventare osservatore. I problemi? Ci

sono, e vanno da quello dei rimborsi spese minimi, che penso accomuni un po’
tutti, ai fondi insufficienti».
In compenso, però…«A Brindisi vantiamo un polo atletico che è la punta
di diamante degli impianti sportivi
pugliesi. Si trova in “Contrada
Masseriola”. Biso- gna anche dire che se
un arbitro riesce a tenere le redini delle
partite dei nostri campionati minori,
può
arbitrare
ovun- que. Ho le
testimonianze di tanti ragazzi che,
andando a studiare fuori, si iscrivo- no
alle sezioni del Nord e non gli sembra vero uscire dal campo senza contestazioni. Mi dispiace ma bisogna ammetterlo: dal punto di vista del fair play e
del rispetto, qui al Sud abbiamo ancora
tanta
strada da fare».

QTDN - 02_LECCE - 43 - 24/01/08

Ai
uti
a
m
ol
a
im
pa
ra

re

42-43

Qui Taranto
Biondolillo:
«Ragazzi animati
da una passione
immensa. Però quanti
sacrifici»

ono
giovani,
giovanissimi, e
fanno quasi
tenerezza: per
la passione che
li anima, per il
candore dei
loro sogni, per
l’inco- scienza
con la quale si
espongono a
rischi assurdi.
Sono gli arbitri
del domani, se
ci arriveranno,
se non
smetteranno
prima, se non
prende- ranno
le distanze da
un ambiente
spesso
contaminato da
una violenza
becera e
inaccettabile su
un campet- to di
Terza categoria
o, peggio ancora, in una
partita di calcio
giovanile.
Eppure
vanno
avanti.
Le iscrizio- ni
ai
corsi
aumentano
nonostante
il
teppismo,
gli
insulti,
le
aggressioni, la
follia di chi
pretenderebbe
un ar- bitraggio
perfetto da un
ragazzino

S

di 16 anni, alle
prime armi, che
ha invece tutto
il
diritto
di
sbagliare
e
imparare
dai
propri
errori.
Invece no: per
un
fuorigioco
non visto o un
rigore
non
rilevato si può
passa- re
un
bruttissimo
quarto
d’ora,
an- che se lo
“scandalo”
si
materializ- za in
una gara del
campionato Pulcini.
In molti casi
devono fare i
conti con una
violenza
figlia
dell’ignoran- za
che
mette
a
repentaglio
la
loro incolumità
fisica e - quel
che è peg- gio la solidità della
loro
passione,
già minata da
condizioni che,
francamente,
non
aiutano
certo a sentir- si
gratificati.
E’
chiaro che non
lo fanno
per
soldi, ma i 27
euro per andare
ad arbitrare a
15 chilometri

da casa - e
farsi
magari
offendere
dall’immancab
ile gruppetto
di de- menti non
sembrerebbero
credibili
nemmeno come
elemosina.
Evidenteme
nte - e per
fortuna - non
basta
per
indurli
a
desistere e di
ciò
bisogna
solo
ringraziarli
per- ché senza
di
loro
la
macchina non
potrebbe
muoversi.
E
dire che non
sarebbe
poi
così
arduo
capire,
accettare
gli
errori,
rendersi
conto
che
arbitrare
in
Prima
categoria,
senza
assistenti,
è
assai
più
compli- cato tecnicamente che
dirigere
una gara di
serie
A
al
Meazza.
Dovrebbe
capirlo anche
chi
ha un
vocabolario
ristretto
a
quattro parole.
Tutte
bestemmie,
ovviamen- te.

G.Cam
.

Ma i rimborsi sono

fermi a 20 anni fa
Sacrificarsi
con un sorriso e
riuscire
a
divertirsi
nonostante
la
consapevo- lezza
di
non
guadagnarci
nulla.
Così
descrive l’arte di
fare
l’arbitro
Paolo Biondolillo,
presidente
della
sezione AIA di
Taranto da quasi 4
anni, che in- dica
proprio nell’amore
incondizionato per
il
fischietto
l’unico
sprone
per in- traprendere
questo tortuoso e
faticosissimo
percorso.
«Quasi
mi
sorprendono
le
tante ri- chieste di
frequentare
i
nostri corsi che
Paoloogni
anno
Biondolillo
arrivano
da
ragazzi e ragaz- ze
che
vorrebbero
diventare
arbitri

sottolinea
sinceramente
Biondolillo
-.
Perché i problemi
sono
davvero
tanti, ma il più
grave
rimane
proprio
quello
legato ai rimborsi
di questi arbitri,
gio- vani o con
una
lunga
esperienza
alle
spalle
poco
importa, che si
sacrificano,
affrontano viaggi
che
spesso
li
portano
molto
lontano rispetto al
luogo
in
cui
risiedono,
non
hanno paura di
arbitrare su campi
notoriamente caldi
dei dintor- ni di
Taranto…e
vengono ripagati

con una miseria.
Le tariffe che si
riferisco-

no ai rimborsi per
la benzina o il
pran- zo sono le
stesse di 20 anni
fa! Il co- sto
della
vita
è
diventato
altissimo, cambia
tutto,
tutto
si
adegua, ma i rimborsi agli arbitri
sono gli stessi
degli anni ‘80».
Il
presidente
dell’Aia
di
Taranto è davvero
rammaricato per
una situazio- ne
che secondo lui
discrimina
e
rende incolmabile
il
divario
tra
arbitri regio- nali
ed interregionali
ed arbitri di serie
A e B: «Chi
arbitra i cadetti o
nella
massima
serie riceve una
diaria,
anche
piuttosto alta, che
si
va
ad
aggiungere ad un
compenso mensile
fisso. È vero che
ha
più
responsabilità,
che spesso deve
lasciare
la
propria
professione
principale
per
mettersi
a
disposizione
dell’Aia 5 giorni
su 7, ma il
rovescio
della
medaglia è che
corre sicuramente
meno rischi di un
ragazzo che va ad
ar- bitrare
in
Terza
categoria.
Da
sempre
combatto
questa
battaglia
per
rendere
meno
netta
la
differenza,
ma
sembra persa in
partenza,
visto
che non si rie- sce

neppure
adeguare
al

le

ad
cifre

2008. Ecco perché
parlo di passione:
chi accetta di fare
l’arbitro nelle serie
dilettantistiche
lo
faccia davvero per
passione, visto che
la maggior parte
delle volte ci rimette
anche qualcosa di
tasca
propria.
I
nostri
arbitri
vivono una vita
molto lontana dal
paradiso del- le serie
A e B».
E i problemi non
sono finiti: «L’allenamento è un’altra
nota dolente, poiché non abbiamo
un nostro impianto
dove far allenare i
direttori di gara,
che
attualmente
condividono
il
Centro Coni
di
Taranto con almeno
altre 100 discipline:
atletica
leggera,

LA
CU
RI
OS
ITÀ

E
s
u
l
s
it
o

scuole
e
quant’altro. I tre
allenamenti
a
settima- na che
dovrebbero
affrontare diventano una vera e
propria
via
crucis…
Nonostante
queste
difficoltà,
la
volontà
e la
bravura a volte
risceono a fare
mira- coli».
L’Aia
di
Taranto
vanta
infatti
arbi- tri
eccellenti:
«Mai
come quest’anno
la nostra sezione
può
essere
soddisfatta
del
suo operato, dal
momento che ha
registrato ben 5
promozioni
importanti

a livello
nazionale, tra cui
un passag- gio in
serie C, frutto di
anni di lavoro
e applicazione. I
nostri corsi sono
sempre
richiesti e super
affollati,
e
siamo orgogliosi
di avere tra i
tesserati
una
donna,
Serena
Aurora, che da
quattro
anni
arbitra in Prima
categoria ed è
molto
apprezzata.
In
più, la Aurora,
si
è anche presa
una
piccolagrande
soddisfazione
personale

stabilendo
il
record nei test
atletici
della
corsa, risultando
la migliore tra
tutti i colleghi
uomini».
Non è tutto:
l’Aia di Taranto
è im- pegnata
anche nel sociale
con
un’iniziativa
davvero
encomiabile: «In
collabo- razione
con il Tribunale
dei
minorenni,
nel
2006
abbiamo
organizzato
un
cor- so per arbitri
riservato a 15
ragazzi
sottoposti
agli
arresti
domiciliari
in
seguito
a

condanne per reati
minori. Loro si
sono
dimostrati
interessati, attenti,
pro- pensi
e
molto felici, ma
la
nostra
più
grande
soddisfazione
è
stata sapere che la
maggior parte di
loro, una volta
fini- to il regime
dei
domiciliari,
facendo l’arbitro è
riuscita
a
reintegrarsi a pieno titolo nella
società».

è
anche
la dieta
Delle
4
sezioni
jonicosalentine, quella
di Casarano è
sicuramente
all’avanguardia
dal
punto
di
vista informatico,
perché una delle
poche presenti sul
web. Solo Taranto
potrebbe tenerle
testa,
se
non
fosse che il sito
internet
http://aiataranto.i
nterfree.it non è
aggiornato come
quello salentino.
Decisamente più
intuitivo,
interessante, colorato e ricco di
curiosità
è
www.aiacasarano.it, ideato e
messo in rete da
Ippazio Fer- raro,

ar
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tr
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Marcello De Luca in una
premiazione

C

In
Pu
gli
a
so
no
16
33
i
tes
ser
ati
al

potete informarvi
sulla storia della
sezione
e sui personaggi
di spicco che
l’hanno visi- tata
negli anni,
conoscere
l’organigramma
e consultare il
calendario delle
riunioni,
sfogliare
la
rassegna stampa
e curiosare nella
photo
gallery,
dov’è possibile
guardare
fotografie,
recenti
e
passate, di tutti
gli
avvenimenti
organizzati dalla
sezione. Ma non
solo: oltre a
conoscere in
anticipo le
designazioni, si
possono scaricare
le circolari dell’Aia o
calcolare
i
rimborsi spese,

Qui Casarano Per venire incontro alle esigenze logistiche dei corsisti
le lezioni si tengono anche a Maglie e a Tricase

L’orgoglio di essere una
delle sezioni più giovani
studiare
i
dettagli dei test
e della preparazione atletica o
informarsi
sui
corsi
organizzati
dalla
sezione stessa. E
infine si può
soddisfare
anche
qualche
piccola-grande

curiosità…ad
esempio:
lo
sapevate
che,
esattamente come
i calciatori, anche
gli
arbitri
devono
seguire
un
regime
alimentare
ben
preciso? E anche
nel loro caso è
lega- to al pre-

partita, al recupero
o
al
periodo
dedicato
esclusivamente agli
allenamenti:
un
link apposito del
sito riporta ad un
documento dove si
può leggere nel
dettaglio
cosa mangiare a

colazione, pranzo
e cena.

L’Aia di Casarano
si è fatta in tre. La
scis- sione, seppure
virtuale, si è resa
necessaria per andare
incontro
alle
numerosissime richieste di ragazzi e
ragazze
che
volevano
partecipare ai corsi per
arbitri
ma
non
avevano
la
possibilità
di
raggiungere
la
sezione tre volte
a settimana. Così, al
presidente Marcello
De Luca è venuta
l’idea di tenere le
lezioni teori- copratiche non solo a
Casarano
ma,
contemporaneamente, anche
a Maglie e Tricase:
solo così è riuscito a
soddisfare
i
60
aspiranti diret- tori di
gara che, due volte
l’anno, chiedevo di
frequentare i corsi.
«Il numero è così
alto perché siamo
conti- nuamente
soggetti a perdite.
Nel senso che
apriamo i corsi a
ragazzi da un minimo
di 15

ad un massimo di 20
anni,
ma
succede
sempre più spesso che,
arrivati a 18, molti
ragazzi va- dano a
studiare fuori.
E
poiché le gare da coprire sono davvero
tante – la sezione di
Casa- rano
manda
infatti i suoi fischietti
nel settore giovanile e
poi
in
tutti
i
campionati provinciali e regionali, fino alla
Seconda categoria – il
numero di arbitri
nuovi e arbitri che
lasciano il Salento
finisce spesso per
compensarsi. Il
movimento è così vasto
che cerchiamo di prestare la massima
attenzione curando la
forma- zione nei
minimi dettagli. La
bontà del nostro lavoro
ci è spesso
testimoniata da
attestazioni di stima nei
confronti dei nostri
ragazzi da par- te delle
sezioni di altre città,
alle quali prestiamo direttori esperti,
sicuri e ben educati».

Una “fuga di
fischietti” in piena
regola:
«Che però riusciamo
ad arginare con tanta
buona
volontà
e
qualche sacrificio. Per
capire l’entità
dei
quali basti pensare
che
quella
di
Casarano è una delle
sezioni più giovani
d’Ita- lia e nonostante
questo è riuscita a
costruirsi una buona
credibilità,
sia
a
livello regionale che
nazionale.
Significa
che stiamo lavorando
bene, e di questo
bisogna
ovviamente
ringra- ziare anche i
ragazzi e le ragazze
che ogni an- no
tentano di entrare in
questo mondo e sono
disposti a percorrere
una
strada
sicuramente
complicata ma che,
se
percorsa
con
passione, può riservare
davvero
tante
soddisfazioni».