PROGRAMMA DI MATEMATICA, FISICA, ELETTRONICA

EDOARDO SERNESI

Collezione diretta da
Sergio Carrà, Emilio Gatti, Francesco Gherardelli, Luigi Radicati, Giorgio Talenti

Mario Ageno, Elementi di fisica
T. M. Apostol, Calcolo
VoI. 1 Analisi l
VoI. 2 Geometria
VoI. 3 Analisi 2
Scipione Bobbio e Emilio Gatti, Elementi di elettromagnetismo
Max Born, Fisica atomica
Vito Cappellini, Elaborazione numerica delle immagini
Francesèo Carassa, Comunicazioni elettriche
P. A. M. Dirac, I princìpi della meccanica quantistica
Albert Einstein, Il significato della relatività
Enrico Fermi, Termodinamica
Bruno Ferretti, Le radici classiche della meccanica quantica
Giorgio Franceschetti, Campi- elettromagnetici
Giovanni Gallavotti, Meccanica elementare
Enrico Giusti, Analisi matematica l
Enrico Giusti, Analisi matematica 2
Werner Heisenberg, I princìpi fisici della teoria dei quanti
Gerhard Herzberg, Spettri atomici e struttura atomica
Charles Kittel, Introduzione alla fisica dello stato solido
Charles Kittel e Herbert Kroemer, Termodinamica statistica
Serge Lang, Algebra lineare
Giorgio Letta, Teoria elementare dell'integrazione
P. F. Manfredi, Piero Maranesi e Tiziana Tacchi, L'amplificatore operazionale
J acob Millman, Circuiti e sistemi microelettronici
Jacob Millman e C. C. Halkias, Microelettronica
R: S. Muller e T. L Kamins, Dispositivi elettronici nei circuiti integrati
Athanasios Papoulis, Probabilità, variabili aleatorie e processi stocastici
WolfgangPauli, Teoria della relatività
Giovanni Prodi, Analisi matematica
Antonio Ruberti e Alberto Isidori, Teoria dei sistemi
Walter Rudin, Analisi reale e complessa
H. H. Schaefer, Introduzione alla teoria spettrale
Edoardo Sernesi, Geometria l
L M. Singer e J. A. Thorpe, Lezioni di topologia elementare e di geometria
W. V. Smith e P. P. Sorokin, Il laser
Giovanni Soncini, Tecnologie microelettroniche
Guido Tartara, Teoria dei sistemi di comunicazione
Bruno Touschek e Giancarlo Rossi, Meccanica statistica

GEOMETRIA 1

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BOLLATI BORINGHIERI

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Indice

Prima edizione ottobre 1989

© 1989 Bollati Boringhieri editore s.p.a., Torino, corso Vittorio Emanuele 86
I diritti di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento totale o parziale con
qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche) sono riservati
Stampato in Italia dalla Stampatre di Torino
CL 74-9284-7
ISBN 88-339-5447-1

Prefazione, 9
'(( Geometria affine, 13
l
2
3
4
5
6
7
8
9
lO
Il
12
13
14

Vettori geometrici. Spazi vettoriali
Matrici
Sistemi di equazioni lineari
Alcune nozioni di algebra lineare
Rango
Determinanti
Spazi affini (I)
Spazi affini (II)
Geometria in un piano affine
Geometria in uno spazio affine di dimensione 3
Applicazioni lineari
Applicazioni lineari e matrici. Cambiamenti di coordinate affini
Operatori lineari
Gruppi di trasformazioni. Affinità

2 Geometria euclidea, 190

Geometria l/Edoardo Sernesi. - Torino: Bollati Boringhieri, 1989
480 p. ; 24 cm. ~ (Programma di matematica, fisica, elettronica)
l. SERNESI. Edoardo
l. GEOMETRIA - Manuali
2. CURVE ALGEBRICHE PIANE· Manuali

CDD 516
(a cura di

S. & T.

~ Torino)

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23

Forme bilineari e forme quadratiche
Diagonalizzazione delle forme quadratiche
Prodotti scalari
L'operazione di prodotto vettoriale
Spazi euclidei
Operatori unitari e isometrie
1sometrie di piani e di spazi tridimensionali
Diag<malizzazione di operatori simmetrici
Il caso complesso

~. Geometria proiettiva, 283
24
25
26
27

Spazi proiettivi
Geometria affine e geometria proiettiva
Dualità
Cambiamenti di coordinate omogenee e proiettività

r;

6

Curve algebriche piane, 337

Indice

Prefazione

O' 28 Generalità

{29
{30
{31
.32

Curve algebriche reali
Classificazione delle coniche proiettive
Classificazione di coniche affini e coniche euclidee
Geometria delle coniche euclidee
~ione di due curve: proprietà elementari
34 Proprietà locali delle curve'algebriche piane
35 Sistemi lineari di curve piane
36 Cubiche

Appendici, 421
A Domini, campi, polinomi
B Permutazioni

Risoluzione degli esercizi, 445
Bibliografia, 471
Elenco dei simboli, 473
Indice analitico, 4'75

La presente opera, rivolta anzitutto agli studenti della Facoltà di Matematica,
tratta gli argomenti usualmente svolti in un primo corso di geometria nelle università italiane. Supponendo note le principali proprietà dei numeri reali e complessi e utilizzando la teoria degli spazi vettoriali e l'algebra lineare, vi si espongono i fatti fondamentali delle geometrie affini, euclidea e proiettiva e la teoria
elementare delle curve algebriche piane.
Per conciliare ilpiù possibile l'esigenza del rigore con quella, pure importante,
di non appesantire la trattazione con- una teoria algebrica troppo astratta e formale, l'algebra lineare è esposta con gradualità e in alternanza con la geometria.
Questo anche al fine di porre nel dovuto rilievo gli aspetti geometrici della teoria
degli spazi vettoriali.
Il volume si compone di quattro capitoli, più due appendici i cui contenuti,
di carattere algebrico, esulano dall'algebra lineare.
L'esposizione, di tipo elementare, si avvale di numerosi esempi per facilitare
l'apprendimento dei concetti più delicati. Lo stesso scopo hanno gli esercizi che
compaiono al termine di ogni paragrafo (di molti di essi si dà la soluzione a fine
volume). In molti casi i paragrafi sono corredati di "Complementi" che contengono spunti per approfondimenti ulteriori. (Vi si trovano, fra l'altro, ijatti essenziali sulle ipersuperfici in spazi di dimensione qualunque, e la classificazione delle
quadriche.)
-Nell'organizzazione della materia, infine, si è cercato di assicurare una flessibilità sufficiente da consentire una lettura diversificata, e dunque una maggior
libertà nell'organizzazione dei corsi. Ad esempio, la trattazione del capitolo 3 può
essere svolta prima di quella del capitolo 2; allo stesso modo, è possibile passare
direttamente dallo studio della geometria euclidea (cap. 2) a quello delle sole curve
piane affini ed euclidee (cap. 4) giungendo rapidamente alla classificazione delle
coniche. È pure possibile una lettura che separi più nettamente l'aigebra lineare
dalla geometria, e che può ben conciliarsi con le esigenze di un corso diviso in
due semestri.
E.S.

si denoteranno con (a. ok. Il modulo di z è .. Per gli altri simboli utilizzati rinviamo il lettore alla lista che si trova alla fine del volume.Ja2 + b 2 e si denota con I z I . aperto a sinistra. Il coniugato a . Dati a. Per definizione si pone O! = 1. (a. chiuso. A C B oppure B:J A significano: l'insieme A è un sottoinsieme dell'insieme B. aperto a destra. il simbolo k! denota il prodotto lo 2 o. .ib di un numero complesso z = a + ib si denota con z. b) gli intervalli rispettivamente aperto. Le notazioni e i simboli adottati sono quelli di uso più comune nella letteratura. A x B sono rispettivamente l'unione. complessi. razionali. b].. bER. che consiste di tutti gli elementi di B che non appartengono ad A. b]. Le nozioni introdotte nelle Appendici vengono liberamente utilizzate nel testo. reali.. per i quali si usano le seguenti notazioni: N: l'insieme dei Z: l'insieme dei Q: l'insieme dei R: l'insieme dei C: l'insieme dei numeri numeri numeri numeri numeri interi naturali (O incluso). la loro composizione si denota con g of. Se A CB. A n B. aEA significa: a è un elemento dell'insieme A. Se n ~ 1 è un intero e A è un insieme. l'intersezione e il prodotto cartesiano dei due insiemi A e B. A n denota il prodotto cartesiano di A per sé stesso n volte. chiamato "k fattoriale". . B\A denota l'insieme differenza di B meno A. [a. A U B. interi relativi. [a. b significa che l'applicazione f dell 'insieme A nell 'insieme B manda l'elemento a EA in bE B. In prima lettura la conoscenza dei numeri complessi non è strettamente necessaria. a < b. b).. di estremi a e b... La scrittura f:A->B a .p AVVERTENZE Il testo presuppone la conoscenza delle nozioni di base della teoria degli insiemi e delle principali proprietà degli insiemi numerici fondamentali. Per comodità del lettore ne diamo un elenco. Per ogni numero intero positivo k.. Se f: A -> B e g: B -> C sono applicazioni.

Geometria 1 A Stefania e Marta .

riveste una grande importanza in tutta la matematica. movendo una delle due rette parallelamente a . senza curarci di dare dimostrazioni complete. Noi adotteremo un altro punto di vista. cominceremo con l'introdurre il concetto di vettore nel piano e nello spazio della geometria di Euclide (che d'ora in poi chiameremo piano e spazio ordinan). Un vettore applicato viene rappresentato con una freccia che congiunge i punti A e B come nella figura 1. la stessa lunghezza e lo stesso verso. Due vettori applicati (A. nella formulazione moderna che gli fu data da David Hilbert (1862-1943) alla fine del secolo XIX. Per motivare le definizioni che dovremo dare. Spazi vettoriali Lo studio della geometria nella scuola secondaria si basa sul sistema assiomatico di Euclide. l'uguaglianza di segmenti. e metteremo in evidenza le proprietà che verranno successivamente utilizzate per l'impostazione assiomatica.1. l'uguaglianza di angoli (le nozioni di segmento e di angolo sono definite a partire dagli assiomi). Inoltre vengono considerate come primitive alcune nozioni quali: l'appartenenza di un punto a una retta. D) si dicono equipollenti se hanno la stessa direzione. B) e (C. il giacere di un punto tra altri due punti. cioè se giacciono su rette parallele (eventualmente coincidenti) e se. che consiste nel fondare la geometria sul concetto di "vettore". Il punto A si dice anche punto di applicazione del vettore applicato dato. Un vettore applicato (o segmento orientato) dello spazio ordinario è individuato da un punto iniziale A e da un punto finale B. L'assiomatica basata su tale concetto./----- Geometria affine 1 Vettori geometrici.Capitolo 1 /. e viene denotato con il simbolo (A. Analogo sistema di assiomi esiste per la geometria dello spazio. B). oltre ad essere molto semplice. Per ora ci limiteremo a considerazioni di carattere intuitivo. Per la geometria piana tale sistema considera come enti primitivi il punto e la retta.

L'operazione di somma di due vettori è associativa.2 sé stessa. il vettore ka che ha la stessa direzione di a. Il vettore individuato da uno qualunque dei segmenti orientati (A. osservazione 1. Esso è. direzione e verso indeterminati e si denota con O. 1. Un vettore geometrico (o semplicemente vettore) è. Una proprietà simile vale per la somma di un numero finito qualunque di vettori (cfr. Da come è stata definita è evidente che l'operazione di somma è commutativa. Nella definizione non abbiamo escluso che A = B. allora a + b = A C.3 a+O=O+a per ogni vettore a.4.a il vettore BA. Se a = AB denoteremo con . Nell'insieme di tutti i vettori applicati l'equipollenza è una relazione di equivalenza. ogni vettore a ha un rappresentante. B) verrà anche denotato con AB.4 per ogni coppia di vettori a. A) si chiama vettore nullo: esso ha lunghezza nulla.3(2». e verso discorde o concorde con a a seconda che k abbia segno positivo o negativo. Ogni vettore applicato che individua il vettore a si dirà rappresentante di a. 1. v. ~ Non equipollenti Equipollenti ll ~ ----- Non equipollenti Figura 1. b. allora a + b = A C. simmetria e transitività. b. per definizione. w ecc. Dato un punto A. vengono anche chiamati scalart). è possibile portare i due segmenti a sovrapporsi in modo che i loro punti iniziali e i loro punti finali coincidano. una classe di equipollenza di vettori applicati.1 .14 1/Vettori geometrici. cioè Figura 1. c. nel contesto dei vettori. ~ l ! I ì I Figura 1. allora ka = O.1] a + (b + c) = (a+ b) + c l ~ ~ 15 ~ a+(-a)=O.::. D. perché soddisfa in modo evidente le tre· proprietà di riflessività. Esso verifica evidentemente l'identità: ~ l D Figura 1. lunghezza uguale a quella di a moltiplicata per I k I. Siano a = AB e b = BC. Questo modo di costruire a + b è chiamato regola del parallelogramma. Dalla [1. applicato in A. B. cioè a = AB e b = AD rispettivamente. cioè è l'insieme di tutti i segmenti orientati equipollenti a un segmento orientato assegnato (fig. dove il punto C è il quarto vertice del parallelogramma i cui altri vertici sono A. Il vettore avente rappresentante (A.1] segue che sommando tre vettori si possono omettere le parentesi perché la scrittura a + b + c ha un solo significato.2). per definizione. Spazi vettoriali Geometria affine A Se invece i vettori a e b sono dati mediante loro rappresentanti applicati nello ---+ ---+ ---+ stesso punto. Definiamo ora il prodotto di un vettore a per un numero reale k (i numeri reali. b. se k = O oppure a = O. I vettori verranno di solito denotati con lettere in neretto a. Si noti anche che il vettore O soddisfa alla ~ c (a + bl + c = a + (b + cl a+b=b+a I A per ogni tema di vettori a. L'operazione di moltiplicazione di un vettore per uno scalare è compatibile con quella di somma di vettori e con le operazioni di somma e di prodotto tra scalari. cioè che ~ B [1. . Si può definire la somma di due vettori mediante loro rappresentanti nel modo seguente (fig.3). e uno solo. Ciò si verifica immediatamente utilizzando la figura 1.

. ma prenderemo per campo di scalari un sottocampo di C. l' . di associare a un segmento e a uno scalare k un secondo segmento che abbia misura k rispetto al primo). che denoterem~ con v + w. Ora che abbiamo verificato in modo geometrico intuitivo le proprietà dei vettori. e un mSleme non vuoto V tale che: l) per ogni coppia di elementi v. In particolare non è necessario disporre di un'unità di misura assoluta delle distanze. u aVIa e mo to Importante tenere presente che ciò che direinoha una validità più generale. o il O+v=v+O=v per ogni vEV. wEV sia definito un terzo elemento di V. WEV si ha (u + v) + w = u + (v + w). tale che per ogni scalare k e per ogni coppia di vettori a. capovolgeremo il punto di vista prendendo queste proprietà come assiomi per la definizione di "spazio vettoriale". È importante notare che. l. v E V k(u + v) = ku + kv. chiamato lo zero. e che chiameremo prodotto di v per k. Def. kE K si ha (hk) v = h(kv). A). In modo simile al precedente si introducono i vettori della retta e i vettori del piano ordinario. h e per ogni vettore a.0n kv. e viceversa. ~ ~EFINIZIONE Uno spaiio vettoriale su K. per le nostre definizioni. m modo che le seguenti proprietà siano soddisfatte: Inoltre (-1) a =- 17 a.16 Edited by Foxit Reader Copyright(C) by Foxit Corporation. né del concetto di perpendicolarità. U no spazio vettoriale è sempre definito in relazione a un campo di scalari (cfr. Esiste un elemento OE V. . che sia possibile confrontare due segmenti qualsiasi o misurare l'angolo di due semirette. 2) per ogm v EV ~ per ogni k EK sia definito un elemento di V. Queste possibilità sono garantite dagli assiomi della geometria euclidea. Geometria affine 1/Vettori geometrici.1) v soddisFa 'J' v+(-l)v=O. In particolare la = a. A) denoteremo con K un sottocampo dl C che Sl supporrà fissato una volta per tutte. kE K si ha (h + k)v = hv + kv. SV7 Per ogni vEV e per ogni h. Non abbiamo richiesto. I Ij il SV4 (Proprietà commutativa) Per ogni u. b. ma che può scegliersi in modo del tutto generale. Noi non ci metteremo nella massima generalità possibile. v. che denoteremo c. Spazi vettoriali Ad esempio la seguente identità è di immediata verifica: na = a + '" + a Perta~to d'ora ~n poi (ad eccezione che in app. per definire i vettori e le operazioni di somma di due vettori e di moltiplicazione di un vettore per uno scalare. È anche facile verificare geometricamente che la seguente identità è valida: Per ogni u. SV5 (Proprietà distributiva rispetto alla somma di "vettort) e per ogni kE K si ha Per ogniu.(kh) a = . SPAZIO VETTORIALE . Per ogni v EV e .2005-2009 For Evaluation Only. SV3 (Esistenza dell'opposto) l'identità Per ogni v EV l'elemento (. che nell'esempio precedente era R. e che chiameremo la somma di v più w. Si può verificare facilmente che (k + h) a = ka + ha e che . per ogni vettore a e per ogni intero positivo n. v EV si ha u + v = v + u. k(a + b) = ka + kb SV2 (Esistenza dello zero) vettore nullo. abbiamo solo usato il concetto di parallelismo tra rette e la possibilità di confrontare le lunghezze di due segmenti situati su rette parallele (cioè la possibilità di trovare il numero reale k che rappresenta la misura di uno di essi rispetto all'altro. SV6 (Proprietà distributiva rispetto alla somma di scalari) per ogni h. app. ovvero un K-spazio vettoriale. (n volte) In prima lettura sarà sufficiente limitarsi a considerare il caso K = R T tt .k(ha) SVI (Proprietà associativa) per ogni coppia di scalari k.

. con le operazioni che abbiamo introdotto.::: 1 un intero e V = Kn. + YI' . Xn)E Kn. 1. Xn + Yn) x n ) E Kn. chiamato l'opposto di v. Le proprietà che abbiamo verificato all'inizio del paragrafo implicano che l'insieme V dei vettori geometrici del piano. Xn si dicono componenti. allora 0 1 = O2 . 2. Kn soddisfa gli assiomi SVl. il campo C dei numeri complessi può essere considerato. È facile verificare che V.. e che d'ora in poi supporremo note al lettore. (XI' k(x l . .1) v. . Geometria affine 18 SV8 Per ogni v EV si ha Iv = v. . Ad esempio. con le sue proprie operazioni di somma e di prodotto. Per ogni f.1) v. se 0 1 e O2 sono vettori tali che 0 1 + v = v. kxn ). si dicono proporzionali a (o multipli di) v. Quando K = R (K = C). Xn) + (YI' e. SV8 e quindi è un K-spazio vettoriale.. kE K. e la moltiplicazione di un vettore per uno scalare a E F si definisce considerando a come un elemento di K e quindi utilizzando la definizione di moltiplicazione per elementi di K. Siano n.. cioè.. (YI' . definiamo kf: I ~ K ponendo (kf) (x) = kf (x) per ogni xEI.. si indica con . . Vediamo ora alcuni esempi non banali di spazio vettoriale. . Diremo anche che le due operazioni definiscono sull'insieme V una struttura di K-spazio vettoriale. Yn)E Kn come (Xl' . . mentre ponendo v = O2 nella 0 1 + v = v si ottiene 0 1 + O2 = O2 ... Definiamo la somma di due n-uple (Xi' . il quale. Denotiamo con V un K-spazio vettoriale".3). Un insieme costituito da un solo elemento è in modo banale un K-spazio vettoriale il cui unico elemento è il vettore nullo. oltre che uno spazio vettoriale complesso (1' l-spazio numerico su C). perché R è un sottocampo di C. VI + VI = O = v + v2 . SV8 di spazio vettoriale sono evidenti nel caso dei vettori geometrici.2 Esempi 1. . Dagli assiomi SV1.. .... dotati delle operazioni di somma di due vettori e di prodotto di un vettore per uno scalare. . gli scalari XI' . . 1. .2005-2009 Spazi Forvettoriali Evaluation Only. Sia F un sottocampo di K. In V esiste un solo vettore nullo. 4.3 Osservazioni 1. È implicito che su un insieme possono a priori esistere diverse strutture di spazio vettoriale. . per ogni k E K. anche come uno spazio vettoriale reale. Per ogni v EV il vettore (.. O2 + v = v per ogni vEV.2(4)).v invece di u + (. l vettori della forma kv.. se v xn)· È immediato verificare che. cioè. e gli elementi di K si dicono scalari. definiamo ••• . V si dice anche spazio vettoriale reale (spazio vettoriale complesso). x n) = (kx l . ••• .. Otteniamo in questo modo un elemento f + gEV. l/Vettori geometrici. e Xi è l'i-esima componente..(Xi' . allora v2 • Infatti si ha = VI = O + VI = (v + v2) + VI = V + (v 2 + VI) = V + (VI + v2) = (v + VI) + V 2 = = O + V 2 = v2 • . Gli elementi dello spazio vettoriale V si dicono vettori. Quindi 0 1 = O2 + 0 1 = 0 1 + O2 = O2 . e si scriverà u . In altre parole. x n). quello dei vettori geometrici dello spazio e quello dei vettori geometrici della retta. eventualmente su campi diversi (cfr. esempio 1. ..XI' . xn). Esso viene solitamente chiamato l'n-spazio numerico su K. Alcune delle proprietà che discendono dagli assiomi SV1. Se f EV e k E K. di (Xl' . 3. la somma di due vettori rimane la stessa. ma richiedono una dimostrazione nel caso di uno spazio vettoriale qualsiasi. costituiscono altrettanti spazi vettoriali su R. con queste operazioni.. ponendo v = 01 nella O2 + v = v si ottiene O2 + 0 1 = 01 . è un K-spazio vettoriale. 1. SV8 seguono diverse proprietà elementari che verranno discusse alla fine di questo paragrafo (cfr.v. è uno spazio vettoriale su sé stesso. l'insieme delle n-uple ordinate di elementi di K. cioè diversi modi di definire su V delle operazioni che ne facciano uno spazio vettoriale. in particolare Per ogni vEV esiste un solo opposto. .. Yn) = (Xl . 19 L' l-spazio numerico è Kstesso.... Vediamole. .. .. allora su V resta indotta una struttura di F-spazio vettoriale dalle stesse operazioni che definiscono la struttura di K-spazio vettoriale. Infatti. Sia I un insieme non vuoto qualunque e sia V l'insieme i cui elementi sono le applicazioni f: I -'-> K. g EV definiamo f + g: I ~ K ponendo (f + g) (x) = f(x) + g(x) per ogni xEI. - Edited by Foxit Reader Copyright(C) by Foxit Corporation. Se (XI' . Se V è uno spazio vettoriale su K. Si ottiene quindi kfEV. . x n) = (.

l'equazione x + a = b ha l'unica soluzione x = b . Un'applicazione s: N ---+ K dell'insieme dei numeri naturali in K si dice successione di elementi di K. v. Infatti Ov = (O + O) v = Ov + Ov. Dati tre vettori u. i quali. gE C(a. b) è uno spazio vettoriale reale. Supponiamo ora dati n. si ha a = 'Y e l3 = o. bER. b EV. Analogamente si ha kO = O per ogni k EK. si ha Ov = O. 4.. K [X] è un K-spazio vettoriale. Siano a. sianof + gE K[X] il polinomio somma dife g. e afE K[X] il polinomio prodotto di a.a. con le stesse operazioni definite nell'esercizio (1). 1..b)' Dimostrare che con queste operazioni C(a. e sia C(a. l3 sono somme in cui compaiono VI' . Dimostrare che..a) + a = b. L R è uno spazio vettoriale reale. b . b) ---+ R ponendo (cf) (x) = cf(x) per ogni xE (a. k minori di n.. + v) + o = 'Y + O. Dimostrare che. e quindi a + l3 = 'Y + O. e quindi Ov = Ov . b) si definisca f + g: (a. con queste operazioni.2] dà un risultato che dipende solo da v l' ••• . Sia L R il sottoinsieme di SR costituito dalle successioni limitate. Per ogni f. per l'ipotesi induttiva. di mn elementi di K. allora x = (x + a) . . b) a valori in R. Scriveremo anche A = (aij)l:Si:sm o semplicemente A = (aij)' l :5.j'5n L'i-esima riga della matrice A è la matrice 1 x n Esercizi ain ) . . · +v)='Y (Vk + 1 + .b) l'insieme di tutte le applicazioni continue definite nell'intervallo (a. per f.. vnEV. .. Una matrice m x n a elementi in K è una tabella rettangolare A= a+(vk + I + . Sia SK l'insieme di tutte le successioni di elementi di K. Per ognif. Se k = j. + vno omettendo le parentesi. mentre in 'Y. b). Dimostrare che f + g e cf sono continue e quindi nel modo anzidetto restano definite due operazioni su C(a.. a < b. Possiamo scrivere due diverse somme [1. Una successione (anl ESR si dice limitata se esiste RE R tale che an :5. R per ogni n E N. .Ov = O. k E K... Vn rispettivamente. la successione s si denota anche con {anln'N' o semplicemente con {anI.. 3. n interi positivi. SK è un Kspazio vettoriaIe (questo è un caso particolare dello spazio vettoriale V considerato nell'esempio L2(3». allora. se x + a = b. e cE R. con queste operazioni. w EV. Vj e Vj+I' . Vno e che quindi può essere denotato con v I + .n. {b n l ESK. Sia n.a. Supponiamo ora k <j. danno lo stesso risultato.. 2.::: 4 e supponiamo dimostrato l'asserto per ogni intero k compreso tra 3 ed n-l.. Dimostrare che.2] come a + l3 e'Y + o rispettivamente. Infatti (b . considerato come un polinomio costante. b) ---+ R ponendo (f + g) (x) = f(x) Se fE C(a. . Sia X un'indeterminata e sia K[X] l'insieme dei polinomi in X a coefficienti in K...m e la j-esima colonna è la matrice m x 1 j=l.::: 3 vettori vi' . . Per l'ipotesi induttiva si ha 2 Matrici Siano m. Si definiscano in SK le operazioni seguenti: i=l. Infatti kO = k(O + O) = kO + kO. . Vogliamo dimostrare che la loro somma eseguita disponendo in un modo qualunque le parentesi: [1. e quindi kO = kO . Per ogni v EV. per l'assioma SVI. per opportuni interi positivi j. b). si definisca cf: (a. Se s(n) = anE K. 2. Vk . dove a.. b) + g(x) per ogni xE (a.a = 2/Matrici 21 per ogni {a n l... . dove OEK è lo scalare zero e OEV è il vettore zero. e.kO = O. O compaiono VI' . e Vk + l ' . Sia V un K-spazio vettoriale.r 20 Geometria affine Per ogni a. gE K[X] e aE K. V n rispettivamente. Procediamo per induzione su n: se n = 3 l'affermazione è vera per l'assioma SV1. scriveremo u + v + w per denotarne la somma effettuata in uno dei due modi possibili. +vj )+o=l3 e quindi a + l3 = a + (Vk + 1 + .

viene anche chiamata vettore riga oppure n-vettore riga. Una convenzione molto utile che adotteremo d'ora in poi consiste nell'identificare Kn con Mn. Pertanto un n-vettore colonna X2 è una matrice 2 x 3 a elementi in R. Se m = n la matrice A si dice quadrata di ordine n. aij viene chiamato l'elemento di posto i.3 è -!. 2.J2 7r 183). n(K). Dati un n-vettore riga (aji ) = a ln 3 . Ovviamente Mn. cioè la matrice m x n avente tutti i suoi elementi uguali a O.1] 2/Matrici L'insieme di tutte le matrici m x n a elementi in K si denota con M m. si dice vettore colonna. Lo zero è la matrice nulla m x n.I(K). si definisce su Mm. 5 Una matrice 1 X n. L'elemento di posto 2.J2. A = (al a2 ••• e un n-vettore colonna . oppure n-vettore colonna. Ad esempio (~ -2 [2.22 Geometria affine A possiede m righe ed n colonne. mentre una matrice n x 1. l'insieme degli n-vettori colonna. verrà identificato con l'elemento Scriveremo anche x = l(XI x 2 ••• x n ). Ponendo + (bij) = (aij + bij) k(aij) = (kaij) per ogni (ai)' (bi) EM m. e le sue colonne denotato brevemente con x.4 = alI a 21 a 12 a22 a2n ottenuta scambiando tra loro le righe e le colonne di A. (. X n ) È possibile definire un'operazione di prodotto tra(matrici. ed MI(K) = K. la trasposta della matrice [2.1] è ( : 183 E Kn. Ognuno degli elementi aij della matrice è contrassegnato da due indici.2 : ). Ad esempio. j. ••• . di cui il primo denota la riga (indice di riga) e il secondo la colonna (indice di colonna) cui l'elemento appartiene.n (K) e l'insieme di tutte le matrici quadrate di ordine n con Mn<K).n(K) = Mn<K). le sue righe sono (3 .2 23 B= an ) . an righe e una colonna. cioè a una sola riga ed n colonne. perché una matrice 1 x 1 non è altro che un elemento di K. kE K.1 è quello di posto 1. Se A = (ai) e B = (bi)' kE K. La trasposta della matrice m x n A = (aij) è la matrice n x m t. le matrici (aij + bi) e (kai) si denoteranno con A + B e kA rispettivamente.1 PROPOSIZIONE (aij) .J2) 7r (XI' X 2 . La dimostrazione è lasciata al lettore.n(K) una struttura di K-spazio vettoriale.

la seconda è triangolare superiore.4 = .. 2 :). le matrici e 3 (: l 3 -I) ~.7 O O O l 7r O O 1 2 O 2 O - la prima è diagonale. In formule si ha :) = (: 1 23 0 ) non possono essere molti- 6 plicate. A si dice matrice diagonale.. Una matrice quadrata A EMn<K) tale che t. G ~) O 2 Ad esempio.n<K) e una matrice B = = AB = (A (i) B(k» = ai l b lk + ai2 b 2k + (bjk ) E . date una matrice A [2. la terza è strettamente triangolare inferiore. Si noti che il prodotto AB è stato definito nell'ipotesi che il numero delle colonne di A sia uguale al numero delle righe di B: esprimeremo questo fatto dicendo che le matrici A e B possono essere moltiplicate. Più in generale.4 = A si dice simmetrica. ann costituiscono la diagonale principale di A.~ C~). Ad esempio la matrice -1 5 3 5 3 O-l -l 7r 2 .~(l).24 Geometria affine il loro prodotto è l'elemento di K definito dalla seguente identità: 2/Matrici 25 mentre bi (: (~ :) b2 .. . + anbn.2].. possono essere mol- se i =j [2.I. è un caso particolare di prodotto righe per colonne di due matrici. k è il prodotto della i-esima riga di A per la k-esima colonna di B. . .~ ( 2. + ain b nk . se invece t. delle tre matrici quadrate a elementi reali: tiplicate. i ~ j. sono nulli. (al a2 . 2 O -3 ' O O O O .. Se A = (ai) EM. allora A si dice antisimmetrica.p(K) il cui elemento di posto i. I. 3 :: ~)(: -:)~(: 6 Invece le matrici ( 2~ 31 01 0 -2 ) (-1 6//8 5 O 3 O 1 e (2 ~) (: : Una matrice quadrata A EMn(K) si dice triangolare superiore (triangolare inferiore) se aij = O per ogni i> j (per ogni i <j). definito dalla [2. il loro prodotto righe per colonne è la matrice ABEMm. Una particolare matrice diagonale n x n è la matrice unità In = (Oi)' dove EMnjK) . e il loro prodotto è: ' l..A.2] (aij) EMm. Ad esempio I.(K) .. Il prodotto di un vettore riga per un vettore colonna. Ad esempio: ~ O _7) l. Si noti però che in generale AB ~ BA.j). A si dice strettamente triangolare superiore (strettamente triangolare inferiore) se aij = O per ogni i ~j (per ogni i5. Il oij definito dalla [2. In particolare due qualsiasi matrici quadrate A. Se tutti gli elementi aij . BEMn<K) possono essere moltiplicate...3] è detto simbolo di Kronecker. an) = al bi + a2b2 + ~ . gli elementi alI' a22 . Ad esempio.3] se i ~j.

. Si noti che ogni matrice antisimmetrica ha necessariamente nulli gli elementi della diagonale principale.. i = l. ... s..... . e pertanto sia AB e C che A e BC possono essere moltiplicate. BEMm.iK) e kE K. B(i) = (bi l di A e di B rispettivamente.4] . .(A(i)B(I) PROPOSIZIONE l) Se A. è (AB) (i) -. perché entrambi sono la somma di tutti i prodotti della forma aijbjkckh al variare di j = l. j di AIn è A (i)(In)(j) = ai! 0+ '" + aij_l O + ai) + aij + 1 O+ '" + ainO = aij .....5] vediamo che essi coincidono. . + bincnk) 2 è antisimmetrica.. .5] Confrontando [2. e C lk = ai! (B(I) C(h) + a. L'i-esima riga di AB. m. + a in b n2 ) C2h + . DEMn. allora Pertanto l'elemento di posto i. allora tB e lA possono essere moltiplicate e si ha t(AB) = tB lA.iK). + aiibnl C1h + b n2 C2h + + bnpcph )' = ai!(b l1 C1h b i2 . n e di k = l... 3) Se A e B possono essere moltiplicate.. ma non lo è la matrice 27 2/Matrici la k-esima colonna di C.z(b2l Clh + b 22 c2h + + b 2p cph ) + . k (A = l. . BEMn.. 2) Si osservi che ABEMmjK) e BCEMnjK).. CEMpjK). . m.... Similmente si dimostra che InC = C..z(B(2) C(h) + . + blpcph ) + + a.. h = l. .. + ainbnl ) Clh + + (ai! b l2 + a i2 b 22 + . è (A +B)C=AC+BC B(l)C(h) A(C+D) =AC+AD B(2)C(h) A(kC) = k(AC) = (kA) C AIn =A.. = (ai I Clk .. k di (A + B) C è + B)(i) C(k) = (ail + bi!) Clk + (a i2 + b i2 ) C2k + ... . L'elemento di posto i. e quindi AIn = A. L'elemento di posto i.iK).4] e [2... A (i)(BC )(h) Dimostrazione 1) Siano A (i) = (ail a i2 '" a in ).. 2. + ainCnk) + (bil Clk + bi2 C2k + . k di AC -+ BC è La matrice A (i)C(k) o -5 5 O 3 l -- -3 O 2 + ai2 c2k + .26 Geometria affine è simmetrica. .. h di A(BC) è invece + B).. allora A(i)B(2) ••• A(i)B(p) ) mentre la h-esima colonna di (BC).. BEMmjK). [2. . p.. b in ) le i-esime righe [2.. .. allora lA + tB = t(A L'elemento di posto i.. La seconda e la terza identità si dimostrano in modo analogo. i = l. + ain(B(n) C(h) = + b 12 C2h + . C. e quindi essi sono uguali. h di (AB) C è (AB) C = A(BC). + (ai I bIP + ai2 b 2P + '" + ainbnp) Cph ' 4) Se A. + (a in + b in ) Cnk mentre l'elemento di posto i. . p. Quindi le due matrici (AB) C e A(BC) coincidono elemento per elemento e l'assérto è provato.. . + (A (i) B(p) cph = = (ai l b l1 + ai2 b 21 + .2 + B(i)C(k) l (BC)(h) = InC= C 2) Se A EMm.. (AB) (i) C(h) = (A (i) B(l) C1h + (A (i) B(2) C2h + .n(K).

. aZI) = (.4 possono essere moltiplicate. A k è invertibile.l . Quindi a 12 = ± aZI' azz = T all' e A è di una delle due forme dette. M è unica: infatti. =A -I(AM)A =A -llnA =A -lA = (ai}) a l1 alz M è l'inversa di A.l .. Una matrice quadrata A di ordine n si dice invertibile se esiste una matrice MEMn<K) tale che AM = MA = In' Se esiste. Dalla (2) della proposizione 2..iK). . .. Più in generale.n(K) e t. BE M n(K) sono invertibili.4)(i) = CBt. e quindi tB e t.k = (A -I)k.2 segue che possiamo scrivere ABC per denotare indifferentemente (AB) C oppure A(BC).Geometria affine 28 3) Supponiamo A EMm. Tale notazione consiste nello scrivere una matrice A EMm.z= O tale che (a l1 . La dimostrazione è simile a quella data in 1. e si ha (AB) -I = = B-IA -I. Per descrivere le matrici è spesso utile la cosiddetta notazione a blocchi. e si ha afz + aZI azz ) + aiz e quindi A EO (2) se e solo se afl+ ail a l1 alz = 1 = afz + aiz + aZI azz = O. porremo A o = I~.. Pertanto denoteremo d'ora in poi tale prodotto con il simbolo AIA z A m.6] dà un risultato che dipende solo da Al' Az.4)ji' 4) La dimostrazione è lasciata al lettore. Se A. Infatti. La verifica è simile alla precedente..n(K) nella forma seguente: AlI (AI Az· . Segue immediatamente dalla definizione che (A -I) -l = A per ogni matrice invertibile A EMn(K). Le uniche matrici ortogonali 1 x 1 sono (l) e (.. AZ-IA l. Si ha t(AB)ji = (AB)ij = A (i) B(j) = CB)(j)(t.. allora il loro prodotto AIA z . Se A EMn(K) è invertibile. se N è tale che AN = NA = In' allora M=Ml n =M(AN) = (A -lA) MA [2. ... se Al' Az. AkEMn<K) sono invertibili. se A = (MA)N= InN= N. si dimostra facilmente che il loro prodotto eseguito disponendo in un modo qualunque le parentesi: Una matrice quadrata reale A EMn(R) si dice ortogonale se tAA = In> cioè se tA = A -I.1). m -1. A di una matrice A EMn(K) per sé stessa k volte. Ak)-l = A k. cioè p = ± 1. perché queste due matrici coincidono.pazz . denoteremo con A k il prodotto AA . Allora tBEMp. L'insieme delle matrici ortogonali n x n si indica con O(n). 29 2/Matrici Il sottoinsieme di Mn(K) costituito dalle matrici invertibili viene denotato con GLn<K). . ed è lasciata al lettore. allora anche AB lo è. Torneremo più diffusamente a parlare delle matrici ortogonali nei paragrafi 20 e 21. Nel paragrafo 3 descriveremo un procedimento che permette di calcolare l'inversa di una matrice invertibile assegnata.4 EMn.7] con a Z + b Z = 1.m(K). Se A EGLn(K) definiamo A. allora affinché una matrice M EMn(K) sia l'inversa di A è sufficiente che sia verificata una sola delle due condizioni AM = In' MA = In' Infatti. . si ha A= A IZ A lk . A m. Dall'ultima condizione si deduce che esiste p . Infatti Più in generale. e si denota con A -I. ..n(K) e BE Mn. se AI' .3(2). Per definizione O (n) C GLn(R).. A m sono matrici ad elementi in K tali che A k ed A k + 1 possono essere moltiplicate per k = 1. Se k ~ 1 è un intero. Una matrice A EMz(R) è ortogonale se e solo se è della forma [2. se per esempio AM = In' si ha anche MA oppure = 111' Similmente si dimostra che MA = In implica AM = In' La matrice unità In è invertibile e coincide con la sua inversa.. pad· Dalle condizioni precedenti discende che pZ = 1.

dove Xl' . Calcolare 2 - -l 'A + 13 • ~ ~ l +i ( 3 -2i 5. la matrice [2.nj(K)...2 si estende senza cambiamenti se nel suo enunciato il campo K viene sostituito da un dominio D. . . cE K le matrici . b.. Ad esempio. 2 -2 2 7. Esprimere le seguenti matrici a elementi numeri razionali come somma di una matrice simmetrica e di una antisimmetrica: Esercizi 1. Il prodotto di due matrici a elementi in uno stesso dominio D si definisce come nel caso D = K. dove m l +m 2+ . X N ]. +nk=n. -~) - O -2 Calcolare A 4. a) A dove 2 c) W+A'A+'AA-31 2 • . Calcolare: a) (_: 6 b) 3 ~) (~ ~ ) o O 42911" O c) O 2 (5 O O).. Dimostrare che se A E MAK) . anziché nel campo K. Dimostrare che per ogni a.n(D) (rispettivamente Mn(D)) l'insieme di tutte le matrici m x n (quadrate di ordine n) a elementi in D. X N sono indeterminate.'A è antisimmetrica. 3. Sia AijEMmi.Geometria affine 30 dove le A. sono a loro volta matrici di ordini opportuni: precisamente Il 2/Matrici 31 2. allora 'AA è simmetrica. Dimostrare che A + 'A è simmetrica e che A .. ..3 Osservazione È possibile considerare matrici a elementi in un dominio qualsiasi D. I casi che considereremo più frequentemente nel seguito sono D = Z e D = K[XI . dove OEMn(K) è la matrice nulla.1] può essere anche denotata a blocchi nella forma seguente: A = (B Calcolare: C). Sia A EMn(K). Sia l O A= 2 2 ( 2. Denoteremo con Mm.. Una matrice NEMn(K) si dice nilpotente se esiste un intero k~ l tale che A k = O. 6. 6 8.. Dedurre che A può essere espressa come somma di una matrice simmetrica e di una antisimmetrica.. La proposizione 2. n l +n2 + . +mh=m.

1] è un elemento (XI' . Siano 9. X n).. . Se si considerano simultaneamente m.2] O O si ottiene un sistema di m equazioni lineari nelle n incognite XI' .1] al posto della n-upla (XI' .. X n: allXI + a 12 X Z+ O 4 -9 - O 2 O k) O O O O O -J2 -J2 9 9 2 2 4 4 -.... Stabilire quali delle seguenti matrici sono ortogonali: a) (~ ~) due matrici diagonali di ordine n.' . La [3.J6 - 3 ·3· o 2 O -J2 O g) ( -J2 : -1 3 Sistemi di equazioni lineari ..6) ( - ~ ~ l) O [3. lO.. = bm = O (se bi". Dimostrare che una matrice A EMAK) nilpotente non è invertibile. Una soluzione dell'equazione [3. . X n a coefficienti in K è un'equazione della forma - 3 2 O f) _. Dimostrare che. Dimostrare che· - -J2 -J2 - - 2 2 _2~) -J3 3 d) ( L) 2~ -J3 e). ano bEK. . ..:.1] deve intendersi come una relazione tra quantità variabili o incognite.1] oppure della forma equivalente a!X! O -J3 O 2 h) (: :) O - j) l 8 9 9 8 l j I l 4 XI> . x n) di Kn che. O aZI XI + azzXz + + alnXn = bI + aznXn = bz [3.é O per qualche i). sostituito nella [3.. . Il sistema [3.9 9 7 -J2 -J2 2 2 9 ! - l i) - 9 O - +anXn-b=O in cui al> ••.::: l equazioni lineari nelle incognite 2 2 + ..1] si dice omogenea (non omogenea) se b = O (se b ".é O).n Le matrici intervengono in modo naturale nello studio dei "sistemi di equazioni lineari".Geometria affine 32 sono nilpotenti. . .2] si dice omogeneo (non omogeneo) se bI = bz = .. La [3.... Siano XI' . Un'equazione lineare (o di primo grado) nelle incognite XI> .. X n indeterminate. rappresentate dalle indeterminate XI> . X. più in generale. dà luogo a una identità.. X n. 33 3/Sistemi di equazioni lineari 11. ogni matrice A EM n (1<) strettamente triangolare (superiore o inferiore) è nilpotente.

. . .o i due sottoinsiemi di Kn i cui elementi sono rispettivamente le soluzioni del sistema [3.. zn)EI.. viceversa. .. Sommando membro a membro le due equazioni. X n ) E I. .bj = O per ogni j Poiché = 1. è compatibile ed ammette le infinite soluzioni (. XI abbiamo l'asserto. Al sistema [3... .. che si dice la matrice dei coefficienti del sistema [3. m si ha è incompatibile.2] ammette la soluzione (O.n(K) formata dai coefficienti delle incognite delle m equazioni del sistema.. allora è omogeneo.. . Il sistema + 3X2 = . + ajiYn + x n) = = (ajlYI + aj2 Y2 + . ...I 2XI + 6X2 =-2 perché: ajl(zl-YI)+ .. Se (YI' ..2]. . + a2n X n = O [3.. . Yn)EI. si ottiene la nuova equazione 2XI = 4.. ogni sua altra soluzione si dice non banale.. .. .2] è un elemento (XI' .. le sue soluzioni sono tutte e sole le n-uple ottenute sommando a una qualsiasi di esse una soluzione del sistema omogeneo associato [3. Yn + x n) E I. x n ) E Kn che è soluzione simultanea delle m equazioni [3.. Inoltre la coppia (2. fissata (YI' h.3]..1. allora (YI' . perché i primi membri delle due equazioni sono uguali. . + ajnxn) = + O = bj • Viceversa.. . O).1 PROPOSIZIONE Se il sistema [3.. + ajnYn) + (ajlx 1 + aj2 x 2 + = bj . ..3]. Yn)EI. che si ottiene nel modo seguente. Dimostrazione Denotiamo con I. Il sistema ali XI + a I2 X 2 + .3] si dice il sistema omogeneo associato al sistema [3. che viene detta soluzione banale..2] e del sistema [3... Infatti le due equazioni sono proporzionali e quindi hanno le stesse soluzioni: risolvendo per esempio la prima si trovano le soluzioni dette. e (XI' . -1).r I Geometria affine 34 Una soluzione del sistema [3. . + alnXn = O a 2I X I + a22 X 2 + . per ogni altra (ZI' Z2' .. Aggiungendo ad A come (n + I)-esima colonna la b= formata dai termini costanti delle équazioni [3. .2] possiamo associare la matrice A = (a.2]. se il sistema [3. sostituendo questo valore nella prima equazione si ottiene l'unico valore X 2 = -1 che la soddisfa.. .... Ad esempio il sistema di equazioni a coefficienti reali XI + 2X2 =I 3. -1) è soluzione anche della seconda equazione.2]. si ottiene la matrice ad m righe . +ajiZn-Yn) = ajlZ I + . si ha XI +X2 =I X 1 -X2 =3 è compatibile e ammette l'unica soluzione (2. Yn) XI +2X2 =0 35 3/Sistemi di equazioni lineari + (XI' .o..... +ajnzn . m.. Il sistema si dice compatibile (incompatibile) se possiede almeno una soluzione (se non possiede soluzioni). che è soddisfatta dall'unico valore XI = 2..2]. O). Si noti che.2] è compatibile.. Xn) = (YI + XI' .) EMm.. e quindi è l'unica soluzione del sistema. Infatti per ogni j = 1.. Ogni sistema omogeneo ammette almeno la soluzione (O. Il sistema ajl(YI + XI) + ajiY2 + x 2) + . e I.3 t.(ajlYI + aj2 h + '" + ajnYn) = bj . t) al variare del parametro t ER. e quindi è compatibile. ma non lo sono i secondi membri e quindi non esiste alcun (XI' X2) ER 2 che soddisfi entrambe le equazioni.

Quindi un sistema a gradini di n equazioni in n incognite possiede un'unica soluzione. fornisce un unico valore X n_1 che la soddisfa. Dal modo in cui si calcolano le soluzioni si deduce che ogni soluzione di [3.2 che la soddisfa.(a lm +! t m+ 1+ + a2m X m= b2 .7] si esprime . Supponiamo m = n. Possiamo interpretare gli m primi membri di [3./.7] al variare dei parametri tm + l .6] può essere riscritto nella forma equivalente seguente: al1 X I + a12 X 2 + a22 X 2 + X= e considerando X come un vettore colonna. .6] è che diremo la matrice orlata del sistema [3. La matrice dei coefficienti di [3. x n così ottenuti.. .(a lm +! X m+ 1+ + a2m X m = b2 .2] come le componenti di un vettore colonna e riscrivere la [3.. Se m < n il sistema [3. . I valori X n_l.(a2m + 1 t m+ 1+ + alntn) + a2n tn) [3.. + aInXn = bi a2n X n = b2 [3.2] si scrive quindi anche nella seguente forma più concisa: AX=b.6]. O.. X n si ottiene un sistema a gradini di m equazioni nelle m incognite Xl' .2] come un'uguaglianza di vettori colonna: a l1 XI + a l2 X 2 + a21 XI + a22 X 2+ o o + alnXn + a2n X n [3.. X n di cui essa è la matrice orlata. n. X n si dice a gradini se + almXm = bi ...7] il quale ha un'unica soluzione. a22 X 2 + . . Il sistema [3..6] ammette le infinite soluzioni ottenute dalle [3. sostituiti nella terz'ultima equazione.. .. . sostituito nella penultima equazione.. tn in K.(a2m + 1X m+ 1+ + alnXn) + a2n X n) Dando valori arbitrari t m+!.. Ne deduciamo che il sistema [3. danno luogo a un unico valore x n .Geometria affine 36 e n + 1 colonne: 3/Sistemi di equazioni tiMori 37 ha la forma seguente: a l1 a12 a In bI a2I a22 a2n b2 al1 X I + a12 X 2 + .4] è il prodotto righe per colonne A X.4] Ponendo In particolare m:S.. X m: a l1 X I + a l2 X 2 + a22 X 2 + + almXm = bi . Un sistema di equazioni lineari nelle incognite XI' . il quale. . L'ultima equazione di [3. . Procedendo in questo modo si arriva a ottenere un'unica soluzione di [3. tnE K alle incognite X m+!.5] Viceversa è evidente che per ogni matrice a m righe ed n + 1 colonne esiste un sistema di m equazioni lineari nelle incognite X p . [3.6] (Ab) = amI am2 amn b m con al1 a22 ••• amm 7f!.2]. riducendoci a considerare matrici anziché sistemi. Nel seguito utilizzeremo spesso questa corrispondenza biunivoca esistente tra matrici e sistemi di equazioni lineari per semplificare la trattazione. . il primo membro della [3.6] è soddisfatta dal solo valore X n = bnan-.

Quindi..8] è la soluzione generale del sistema [3. (operazione elementare (III» si ottiene un nuovo sistema della forma seguente: X.. . Sn(tm+'. Tale procedimento consiste nel sostituire il sistema assegnato con un sistema a gradini. + aiZXZ+ (aj. an) =. ..8] iIi cui gli Si(tm+'.... ..9] allora per un qualsiasi c E K essa è soluzione delle due equazioni ailX.a3 " ••• ... + ainXn Sitm+" .m parametri liberi di variare arbitrariamente. III) sostituire un'equazione con quella ottenuta sommando ad essa un multiplo di un'altra equazione. La [3.10] soddisfa le [3.. III) sostituire una riga della matrice con quella ottenuta sommando ad essa un multiplo di un'altra riga.6] possiede oon-m soluzioni. perché le soluzioni di un sistema non dipendono dall'ordine in cui si considerano le sue equazioni.2] sia identicamente nullo. + a[zXz + a{zXz + + a[nXn = b[ + a{nXn = b{ [3. + aiZXZ+ + ainXn = bi + ainXn) = bj+ cbi . Esprimeremo il fatto che le soluzioni di [3... il nuovo sistema che si ottiene è equivalente al precedente. + aiZXZ+ . detto metodo di eliminazione di GaussJordan. In particolare vediamo che un sistema a gradini è sempre compatibile. m: ciò può essere ottenuto scambiando eventualmente tra loro due delle incognite.. . + ajnXn = bj . ad esso equivalente.az.am.... ..1] in cui (a" az. pertanto essa possiede oon-' soluzioni. . . allora essa è identicamente soddisfatta se bi = O. cioè è della forma O=bi .X. + ajnXn) + c(ailX. t n.11] .. Sommando alle successive equazioni la prima moltiplicata rispettivamente per . O per qualche i = l. Possiamo inoltre supporre che sia ai' =. (O. Un'equazione lineare [3. e moltiplicando per aii l la prima equazione (operazione elementare (II» possiamo ridurci al caso a" = 1... Osserviamo preliminarmente che se una delle sue equazioni. xn) E Kn soddisfa due equazioni del sistema...Geometria affine 38 come una n-upla [3. . .9]. Similmente un'operazione del tipo (II) non cambia l'insieme delle soluzioni del sistema perché due equazioni proporzionali hanno le stesse soluzioni.2] è incompatibile.. tn) . .. Due sistemi di equazioni lineari nelle stesse incognite X" . cn) degli Si è una delle soluzioni. dicendo che il sistema [3.X. che permette di stabilire se un sistema è compatibile oppure no..... Esse corrispondono ad altrettante operazioni sulle righe della matrice orlata. ail X. X n si dicono equivalenti se possiedono le stesse soluzioni..é. 39 3/Sistemi di equazioni lineari [3. Le corrispondenti operazioni elementari sulle equazioni di un sistema sono le seguenti: I) scambiare tra loro due equazioni del sistema. . precisamente quella corrispondente ai valori tm = . ha identicamente nullo il primo membro. Per essere equivalenti due sistemi non devono necessariamente avere lo stesso numero di equazioni. II) moltiplicare (primo e secondo membro di) un'equazione per uno stesso scalare non nullo. . .. se si effettua una qualsiasi operazione elementare sulle equazioni di un sistema si ottiene un sistema ad esso equivalente. . = tn = O. Nel caso n = m intenderemo con ciò dire che il sistema possiede una sola soluzione. Nel primo caso potremo cancellare l'equazione e ottenere un sistema equivalente al precedente. nel secondo caso il sistema [3...cn) è la soluzione generale del sistema omogeneo associato a [3. II) moltiplicare una riga della matrice per uno scalare non nullo. Da ciò e dalla proposizione 3.10] Si verifica in modo simile che viceversa ogni soluzione delle [3. . Anche un' operazione del tipo (III) non modifica .6]. = O. Supponiamo dunque di avere assegnato un sistema [3. O) si può considerare come un particolare sistema a gradini. . tn) . O. Vogliamo ora studiare un procedimento.. tn +.l'insieme delle soluzioni del sistema: infatti se una n-upla (x" . . + aj2XZ+ .é. tn) sono polinomi di primo grado nei parametri t m+" . + ajzXZ+ . diciamo la i-esima. mediante passaggi successivi detti "operazioni elementari sulle equazioni del sistema" . ... . (S.6] si ottengono come funzioni di n .é. [3.1 segue che la n-upla di polinomi omogenei in tm +" . Possiamo pertanto supporre che nessuno dei primi membri di [3. Con un'operazione elementare (I) possiamo ottenere a" =. e nel caso affermativo di trovarne sistematicamente tutte le soluzioni. . mentre è incompatibile se bi =.cz. O. salvo scambiare tra loro due delle variabili se a.6].2].é. = bi aj. Esistono tre tipi di operazioni elementari sulle righe di una matrice: I) scambiare tra loro due righe della matrice. .(tm+'. La n-upla dei termini costanti (c" . tn) - Cl' Se si effettua su di un sistema un'operazione elementare del tipo (I).

".2' .2] lo è.2] da cui eravamo partiti. corrispondenti allo scambio di colonne della matrice.O. Possiamo pertanto supporre che nessuno dei primimembri del sistema [3.12] Dopo aver eliminato dal sistema [3. Se invece compare un'equazione della forma O = b/. La soluzione generale del sistema a gradini che si è ottenuto è detta soluzione generale del sistema [3. K=R X 3 + 2X4 2Xj + 4X2 .2].. e pertanto anche [3. . Eseguiamo operazioni elementari sulle righe della matrice orlata: 2 O (: 3.12] tutte le equazioni della forma O = O. ."2 (operazione elementare (III)). ed il procedimento ha termine. Questo procedimento potrà essere iterato fintanto che non si arrivi a un sistema incompatibile oppure a un sistema a gradini equivalente al sistema [3.2] è incompatibile. allora il sistema è incompatibile.13] = 4 2Xl +4X2 -X3 +2X4 =7. possiamo ometterla senza modificare l'insieme delle soluzioni. Sommando alle successive equazioni la prima moltiplicata rispettivamente per . K= R ~) ~ 3 -+ 4 -2 O 4 -1 2 (~ 2 -1 :)~(~ O O 2 O 2 2 -1 O 4 -1 2 O 1 2 :) ~ C 2 -1 O O 1 2 . Nel secondo caso possiamo calcolare le soluzioni del sistema a gradini.2X3 = 3 [3.12] escludendo le prime due equazioni.11] senza più occuparci della prima equazione e ragionando. che possiede l'unica soluzione 2. Daremo ora alcuni esempi per illustrare il procedimento di eliminazione di Gauss-Jordan.11] è della forma O = O." >é.a. Inoltre è più opportuno effettuare i cambiamenti nell'ordine delle variabili che dovessero rendersi necessari. Nella pratica è preferibile operare sulla matrice orlata del sistema piuttosto che sulle equazioni. come caso precedente. sulle rimanenti equazioni.2] è incompatibile ed il procedimento si arresta. Xl + 2X2 + 3 X 3 = 1 X 3 =1. che sono anche le soluzioni di [3. con b(>é.a.O: in caso affermativo il sistema è incompatibile e pertanto anche [3.11] sia identicamente nullo. Effettuando eventualmente un cambiamento dell'ordine delle variabili ed operazioni elementari (I) (II) possiamo supporre al2 = 1. In caso contrario applichiamo di nuovo lo stesso procedimento al sistema [3. Nel primo caso possiamo concludere che il sistema [3.~Xn = b.2' . b.40 Geometria affine Se qualcuna delle equazioni del sistema [3.2].' 2 3 :) O Il sistema ridotto a gradini è [3. solo dopo aver effettuato tutte le necessarie operazioni elementari sulle righe.2 Osservazioni ed esempi 1. Ora procediamo sul sistema [3. si ottiene un nuovo sistema della forma seguente: 41 3/Sistemi di equazioni lineari Eseguiamo operazioni elementari sulle righe della matrice orlata: -2 -8 -2 2 3 1 - nel Xl + a{2 X 2 + a{3X3 + X 2 + al~X3 + a.a. verifichiamo se vi compare un'equazione della forma 0= b.~X3 + + a{nXn = b{ + al~Xn = bl' + a.. ed il procedimento di Gauss-Jordan ha termine.

pertanto il sistema è incompatibile. X 2 . l 3. EsegUIamo operaZiOnI elementan sulle 2 +2X4 =3.2u. X4) Xs=O X l +X2 righe della matrice: Abbiamo pertanto un sistema a gradini.14] è (Xi' x 2 . è (Xl' X2 . e il procedimento di Gauss-Jordan lo trasforma in un sistema a gradini di p equazioni con p:5 m.42 Geometria affine Il sistema corrispondente è K=R =2 Xl + 2X2 . bE Kn. X 3' = (5 - 2t .2u. [3.3 U + 2v. sia un sistema di n equazioni in n incognite tale che A sia inver: tibile. J-(~ :-:-:)- -(~ : =: -~)-(~ : <-:) La terza riga corrisponde all'equazione incompatibile O = l. possiede soluzioni per qualche N~ n-m. 5. anziché la matrice orlata. x s) = (. Allora esso è compatibile e possiede un'unica soluzione x = t(xl ••• X n ) E K . Vediamo un esempio. =O Xl + X 2 + 2X3 + X 4 Prendendo le variabili nell'ordine Xi' X 3 .t . t. K= R l O 3 l 3 O X 2 -X3 =-1 Xl +X3 = 2X1 +X2 +X3 = O . Otteniamo il sistema a gradini Xl + 2X3 + X 2 + X 4 X3 che possiede 00 3 = O -X4 +Xs = O soluzioni. Infatti il sistema è compatibile perché omogeneo. X4 . Pertanto la soluzione generale del sistema [3. 3 . OON l 2 l Eseguiamo operazioni elementari sulle righe della matrice orlata: (~ -2 2 -2 -1 l O -1 l O O O O O O O O O O O --7 --7 C l 2 l O l -1 ~) O e scambiamo tra loro la seconda e la terza colonna: G 2 l l -1 O ~) --7 C l 2 O -1 ~). in questo caso è ~ufficiente c~nsi~erare la m~trice dei coefficienti. u).15] A EMn<K). X 4 le stesse equazioni si riscrivono nella forma seguente: Xl . Supponiamo che AX=b. X3. U.X 3 + 2X2 43 3/Sistemi di equazioni lineari t. v) t.13]. con n ~ m. -1 2 l O 2 l O 2 -1 O O -1 O O -2 O O --7 --7 Il sistema possiede 00 2 soluzioni. [3. t. Questo sistema è omogeneo. u. 4.p ~ n-m. la cui soluzione generale. UE R. v ER. Ogni sistema omogeneo di m equazioni in n incognite.1 - 2. Quindi il sistema originario possiede oon-p soluzioni ed n . che è anche la soluzione generale del sistema [3.X 3 X 3 + 2X4 = X3 = Xl +X2 + X 3 + 2X4 - 3. U - v.14] + 3X4 -2Xs =O Xl + X 2 + 3X3 + X s = O.

Se A è un prodotto di matrici elementari. si ottiene l'identità AA -Ib = b e quindi x è una soluzione. e dalla definizione di prodotto righe per colonne segue che M(A B) = (MA MB). Viceversa ogni soluzione yE Kn soddisfa Ay = b: moltiplicando primo e secondo membro a sinistra per A -I troviamo y = A -Ib = x. R(2)-1 R(I)-l è un prodotto di matrici elementari. Ri(c) ed Rij(c) per denotare le matrici elementari.c). R(s) = A .m(K). La dimostrazione di quest'affermazione è lasciata al lettore. (b) ~ (a). se A EMn.I + a{nXn + alnXn = O = O + a~_lnXn = O Xn=O. Ad esempio.2n possono essere moltiplicate.(c. R. BEMn(K). ognuna delle seguenti matrici è elementare di ordine 4 a elementi reali: o O O O O O O O O l O O O l O O O O l O 5 O O O l O O O O O O 2 O O O O O O 45 3/Sistemi di equazioni lineari + a{2X2 + X 2+ X n. L'utilità di queste matrici sta nel fatto che. Per quanto visto nelf'eseinpio 5 iI sistema omogeneo di n equazioni in n incognite A X = Oha l'unica soluzione x = O.. .44 Geometria affine data dall' espressione x =A -Ib.16] Infatti. Tale trasformazione corrisponde alla moltiplicazione a sinistra del primo membro del sistema A X = Oper il prodotto di un numero finito di matrici elementari. sostituito nella [3.I ) Rij(c) -I = Rij( . R(s)AX = X = InX per opportune matrici elementari R(l). cioè =0 =0 O O O Introduciamo le seguenti notazioni per le matrici elementari di ordine n: Rij: matrice ottenuta scambiando tra loro l'i-esima e la j-esima riga di In. utilizzando il procedimento di Gauss-Jordan.. R(s). Se ME Mn(K) . In particolare vediamo che le matrici elementari sono invertibili e hanno per inverse matrici elementari dello stesso tipo. La [3.I si ha R(l) .. allora è invertibile perché ognuno dei fattori lo è.15] al posto di X il valore di x dato dalla [3. Vedremo tra poco un procedimento per calcolare A ~ 1 per mezzo di operazioni elementari sulle righe di A. R(s)A per l'unicità di A . con operazioni elementari esso può essere trasformato in un sistema a gradini di n equazioni omogenee in n incognite.15] di n equazioni in n incognite tale che A sia invertibile.(c): matrice ottenuta moltiplicando per cE K* la i-esima riga di In. 8. R(s)-I = R(s)-l o. purché si sappia calcolare A . Quindi. cioè si ha R(I) .. Rij(c): matrice ottenuta sommando alla i-esima riga di In laj-esima moltiplicata per c EK. 7. R.I e quindi A = (R(I) .16]. Con ulteriori operazioni elementari del tipo (III) è possibile ridurre questo sistema nella forma X = O. b) A si può esprimere come prodotto di matrici elementari. .. (a) ~ (b).. R(2). Siano A. [3. allora ogni operazione elementare sulle righe di A si ottiene moltiplicando a sinistra A per la corrispondente matrice elementare.' = In. Tale metodo si dice metodo dell'inversa. Sia A EMn(K).I.(C)-I = R. cioè della forma XI 6. Le seguenti condizioni sono equivalenti: a) A è invertibile.. allora M e la matrice (A B)EMn.. .16] fornisce un metodo per trovare la soluzione di un sistema [3. Una matrice elementare di ordine n è una matrice RE Mn(K) che può essete ottenuta dalla matrice identità per mezzo di un'operazione elementare sulle righe. Pertanto R(l) . Talvolta adotteremo la scrittura più semplice R ij ... Le seguenti identità sono di verifica immediata: Rijl = R j .

46 Geometria affine Supponiamo che la matrice A EMn(K) sia invertibile e consideriamo la matrice (A In) EM n . allora A è invertibile e la matrice B così ottenuta necessariamente coincide con A -I. Si considera la matrice (A In): se. ~) non è invertibile Infatti la (~ -1 : O ~). se lo è.3 Y + 5Z = O 2X. per trovare A -I. Consideriamo ad esempio la matrice O O ~ o 3 l O O O l o O 2 O 2 O O O 3 l O l l 3 3 2 3 O O l O 3 l -1 l l -+ O O l O O Si ha -1 o -3 l 2 3 l - -2 ~)-+ l Invece la matrice (: 3 l 3 i). La verifica di questo fatto è lasciata al lettore. Si ottiene così il seguente metodo pratico per stabilire se una matrice data A EMn<K) è invertibile e. effettuando operazioni elementari sulle sue righe. Risolvere i seguenti sistemi con il metodo di eliminazione di Gauss-Jordan: a) (K = Q) b) (K=Q) X . Se invece ciò non è possibile. allora A non è invertibile. 2n.4Y+2Z=O 5X-llY+9Z=O X I -2X2 +3X3 + 4X4 +5Xs =O XI + 4X2 + 7 X 4 + 2Xs = O XI + 4X2 + 7 X 4 + 2Xs = O 2XI + 2X2 + 3X 3 + Il X 4 + 7 X s = O 3XI + 6X2 + 3X3 + l8X4 + 9Xs = O . è possibile ottenere una matrice della forma (In B). l l 3 3 2 3 O l O l 3 l 3 l 3 2 3 O l 3 l 3 Nel paragrafo 6 descriveremo un altro metodo per calcolare l'inversa di una matrice. Poiché dall'esempio 3 segue che A -I è esprimibile come prodotto di matrici elementari. Consideriamo ora A = l 3 O ~l( O l Quindi A è invertibile e :) ~ (: ~ ~ -il Quindi A è inwtibilee A -. (: ~ O }on può essere trasformata in una della forma (12 B) con operazioni elementari.Moltiplicandola a sinistra per A -I otteniamo 47 3/Sistemi di equazioni lineari Si ha l 2 l O 2 l O l O O l O O l O O 3 l O A -I(A In) = (In A -I). vediamo che la matrice (In A -I) può essere ottenuta a partire da (A In) mediante operazioni elementari sulle righe. O Esercizi 1.

3Xs = i XI + X 2 + X 3 +X4 + Xs=O 2X.J2Y+ ~) A) (: ~{~ :) n X+ 2 12 Y .') -1: 5.Y=2i 3X. Esprimere ciascuna delle seguenti matrici quadrate ad elementi reali come prodotto di matrici elementari: a{ 2 .lZ=2. + 2X3 + X 4 .J2 2Y+-Z=3 . .• an.i) ( 2:i g) (K = Q) X +Z = -X+ . dove A = ( 1l ~ (~ Q) C d) (K = C) (1 2i f) (K = C) (~ O O O O O O :) O 2 O O k) (K = Q) O O O O O O O O O b) : ) -1 O i) -11)' B=(_Ol (K~ Y-~= 1 . A= al- I A-I = al a2 •... Risolvere i seguenti sistemi coniI metodo dell'inversa: a2- O 13 O.---2iY=1 X+..é.J2 . j) (K = C) 2.J3 e) (K = C) -1 iX.J2x3 3/Sistemi di equazioni (ineari =O (. Dimostrare che una matrice diagonale .48 Geometria affine c) (K XI + 2X2 3X.J2 2 . ed in tal caso la sua inversa è O O -5 O an è invertibile se e solo se (-' O l) (K = C) ( O O 2 49 2 -2 d{ -3 -2) (: -2 -2 -3 -1 4 :) b) C -~) c) C :) 3 O :) e) (: -1 J . se esiste.XI + X 2 + = R) d) (K = C) e) (K = R) .. di ognuna delle seguenti matrici: c) (K = R) AB. Calcolare 3A -I 2 .J2 . O) . 2 2 6.2 . O a) (K 4.J2 + 6)X3 = O 3X3 = - h) (K = Q) 1 2X2 + X 4 + 5Xs = i 2X. Calcolare l'inversa.a2 . 3. + 4X2 2XI + 4X2 - X 3 + 2X4 = 3 2X3 = 4 X 3 + 2X4 = 7.J ( - -5 i) (K = Q) 1 ..Z = 12 X+3 Y = 3 b) (K=C) c)(K = R) ~l O = Q) 2 ). ~ EMn(K) O al O . 1 a)(K (~ (-: :) O O :.

. . . . per ogni x z. è un sottospazio vettoriale di Kn. i sottospazi della forma (v) sono quelli che si ottengono fissando una retta e considerando tutti i vettori ad essa paralleli. . - 3. Yz. Quindi W è esso stesso uno spazio vettoriale. + YI) + .. x n).R E1t si ha -- PQ+PREW. .. verrà denotato conU + W. la verifica è immediata ed è lasciata al lettore. Xn. allora (D) U (W) contiene i vettori D e w. Nel piano e nello spazio ordinari. Dati al' . Infatti per ogni Q.... È evidente che se W è un sottospazio di V e U è un sottospazio di W.. Yn)EH e c(xl .. la somma Wl + W z appartiene a W... Sia V = Kn. + an(xn + Yn) = alxl + . i. Se Di' ozEU. l'insieme ~ C Kn costituito dalle soluzioni di un assegnato sistema di equazioni lineari omogenee in n incognite è un sottospazio vettoriale di Kn. inoltre. L'insieme (v) = {cv:cEK} costituito da tutti i multipli di v costituisce un altro esempio di sottospazio di V.. Esempi di sottospazi di un qualsiasi spazio vettoriale V sono V stesso e il sottoinsieme costituito dal solo O. La verifica è immediata ed è lasciata al lettore. CXn) E Hl' In modo analogo si verifica che per ogni indice i compreso tra l ed n il sottoinsieme Hidi Kn costituito dalle n-uple il cui i-esimo elemento è uguale a è un sottospazio vettoriale. il prodotto cw appartiene a W.. Segue subito dalla definizione 4. . allora U è un sottospazio di W. .. n ~ 2..1 implicano che le operazioni di somma e di prodotto per uno scalare definite in V inducono altrettante operazioni in W. ° cioè (Xi' . XZ + Yz. . XnE K. SV8 sono soddisfatti da V. SV4. x n) = (O. L'unione U U W di due sottospazi non è in generale un sottospazio di V. + anxn + alYI + ... che si denota con (O). Quindi W soddisfa gli assiomi SV2 ed SV3. . 2..wEW..50 Geometria affine Edited by Foxit Reader Copyright(C) by Foxit Corporation. + anYn = =-0+0 4. x n + Yn) EHl c(O.. Questi due sottospazi sono detti sottospazi impropri o banali di V. In modo simile il lettore può verificare che. se j. Wl' wzEW. si ha rispettivamente 0= OwEW e . - cPQEW perché la retta contenente P e Q è contenuta in 1t. Ad esempio. . essi sono a maggior ragione soddisfatti da W. pii! in generale. . l. . 4/Alcune nozioni di algebra 51 4 Alcone nozioni di algebra lineare al (XI Sia V uno spazio vettoriale su K. Ym cE K. anEK non tutti uguali a 0. Analogamente.1 che se U e W sono due sottospazi vettoriali di V. se U e W sono sottospazi di V ed U C W. . I sottospazi H i sono casi particolari di H che si ottengono prendendo ai = l e aj = 0. perché questo non è multiplo né di D né di w: (D) U (W) non soddisfa la condizione (1) della definizione 4...2 Esempi (O. Il sottoinsieme di V costituito da tutti i vettori della forma D + w.. 4. . x Z' .. ma non contiene D + w. al variare di x z. sia 1t un piano e P un punto di 1t. Sia V lo spazio vettoriale reale dei vettori geometrici dello spazio ordinario. 2) per ogni WEW e per ogni c EK. .1 DEFINIZIONE Un sottoinsieme non vuoto W di V si dice sottospazio vettoriale di V se: l) per ogni Wl' wzEW. x z. Infatti Hl non è vuoto. Poiché gli altri assiomi SVI. l'intersezione U n W è ancora un sottospazio vettoriaie di V. . se D e Wsono due vettori non proporzionali di V. cXz. L'insieme W dei vettori di V della forma PQ per qualche Q E 1t è un sottospazio vettoriale di V. al variare di D in U e di W in W. R appartiene a mentre per ogni c ER e QE1t si ha 71". Q. Sia v EV un elemento qualsiasi. . .. Più in generale.. si ha ••• .é. Yz.2005-2009 For lineare Evaluation Only. .l. Yn) = (O.... x Z. e cEK allora + Wl) + (oz + wz) = (DI + oz) + (Wl + wz)EU + W C(OI + Wl) = CDI + cW I EU + W (DI . Xn)EH. inoltre. .. x n) + (YI' . Si noti che W dipende solo da 1t e non dalla scelta del punto PE 1t utilizzato per definirlo. . Le condizioni (l) e (2) della definizione 4. per la proprietà (2) applicata agli scalari 0.. . l'intersezione n iElW i di una famiglia qualsiasi {Wi } iE! di sottospazi vettoriali di V è un sottospazio vettoriale di V. = x n) + (O. allora U è un sottospazio di V. pertanto H è un sottospazio vettorialedi Kn. .. Il sottoinsieme Hl di V costituito dalle n-uple della forma (O.. sia ° perché il quarto vertice del parallelogramma di vertici P..1.

= {(O. v n e al' .. (u. an si dicono coefficienti della combinazione lineare. O): XI' .. . V n in cui i coefficienti non siano tutti nulli si dice non banale. allora ogni combinazione lineare di VI' .. O) + (O. Ym): YI' •. . . Siano V p ••• . aw) per ogni (u.. w) x Km. w + w') a(u. aE K*. (Attenzione: una combinazione lineare può essere non banale e tuttavia essere uguale al vettore nullo. ..wEV n W. . v n E V e a p ••• . V n • Ogni combinazione lineare di V p ••• . La figurg. W)EV x W. si ha <u) n <w) = <O). i = 1. Xm O. (u'. . w. Si osservi che V + W contiene V U W perché contiene tutti i vettori u = u + O e w = O + w al variare di uEV e di wEW. allora la [4. an E K. VxW=V'E8W'.. YmE K}. <u) E8 <w) consiste di tutti i vettori della forma au + bw. .1 che se W è un sottospazio vetto. Infatti. aE K. e quindi u . w')EV x W. n. Questo è il caso ad esempio di Ov + aO..2005-2009 41Alcune nozioni di algebra For lineare Evaluation Only. bE K... .1] è uguale al vettore O e si dice combinazione lineare banale di VI' . . Si ha evidentemente V' nw' = (O. V n .. I sottoinsiemi V' W' = {(u. Nel caso in cui V = <u).. e si denota con VE8W. w) + (u'. allora u .. con u.w = O. allora V + W è detto somma diretta di V e W. w') = (u + u'. Esso si chiama il sottospazio somma dei sottospazi V e W.52 Somma diretta Geometria affine e quindi V + W è un sottospazio vettoriale di V. Se V = V E8 W i sottospazi Ve W si dicono supplementari in V. xnE K} Km' = {(O. w) per ogni (u. w' EW. Il vettore nullo di V x W è (O. O.. . Vn sono elementi di W. wEV non proporzionali.. O): UEV} w): WEW} sono due sottospazi di V x W. = ed è somma Un procedimento per costruire sottospazi vettoriali è fornito dalla nozione di "combinazione lineare". w). si dice combinazione lineare dei vettori VI' . Si noti che Vi=OV I + . se 53 Le verifiche di questi fatti sono lasciate al lettore. (au.1 si riferisce al caso dello spazio ordinario. w) = (u. . O).) Le combinazioni lineari di un vettore V EV sono i suoi multipli. Segue immediatamente dalla definizione 4. Il vettore [4. inoltre u+w=u' +w' per qualche u. 4.1 +Ovn è combinazione lineare di VI' . . Se i coefficienti sono tutti uguali a O.u' Edited by Foxit Reader Copyright(C) by Foxit Corporation.u' = w' . . al variare di a. Ogni vettore di V E8 W si esprime in modo unico nella forma u + w... per ogni V E V. YI' Y2. Se V e W sono due K-spazi vettoriali. Se V n W = <O). u' EV.. riale di V e V l' ••• ..1] (u. O). +OVi_I+1vi+OVi+I+ Figura 4. . Pertanto si ha = w' .. cioè u =u' e w=w'. il loro prodotto cartesiano V x W è un K-spazio vettoriale se si definiscono in esso le operazioni di somma di due vettori e di prodotto di un vettore per uno scalare nel modo seguente: Ad esempio lo spazio vettoriaIe Km+n si identifica con Kn diretta dei due sottospazi Kn' = {(XI' X2. . V n appartiene a W. W = <w).

• . se il vettore Osi può esprimere come loro combinazione lineare non banale. e O è una combinazione lineare non banale di VI' . . se VI> 00" v n sono linearmente dipendenti.. il sottospazio (VI' .. . cioè a2 V2 = . .. vn} è un sistema di generatori di V.. anE K tali che 4/Alcune nozioni di algebra lineare 4. v n> e c E K.ai-IanV n· Viceversa. . vn>' e quindi (VI' . L'insieme (VI' . Osserviamo che. Allora si ha 408 PROPOSIZIONE 4. . si ha W C (VI' '0'. vn}' Dimostrazione Se al VI + .. v n> è un sottospazio vettoriale di V.•.• . Infatti.. Vn.. Si può anche osservare che Vi = O può essere espresso come combinazione lineare di VI' "0' Vi-I' Vi+l' "0' Vn' la loro combinazione lineare banale. n ~ 2. v n> costituito da tutte le combinazioni lineari di VI' . quindi cioè Vi = -ai-l(aIV I + . . + anvn e bI VI + o•. e quindi non entrambi nulli.. Vn>' Chiameremo (VI' . Vn> il sottospazio generato da VI' .4 DEFINIZIONE esistono scalari aI> 00" I vettori VI' '00' VnEV si dicono linearmente dipendenti se anE K non tutti nulli tali che o. Vn. . Infatti al VI + a2 V2 = O.ai-Iai-IVi-I ... Vediamo alcune semplici conseguenze della definizione 4.. allora uno di essi è multiplo detraltro. vn>' D'altra parte W. Esso è uguale atrintersezione di tutti i sottospazi di V che contengono {vI> '0'.ai-IaiV I .. allora VI e V2 sono linearmente dipendenti..• .. Vm è anche una combinazione lineare di VI' "0. oppure-che {VI' "0. Denotiamo con W l'intersezione di tutti i sottospazi di V che contengono {vI> "0' vn}' Poiché (vI> o. v n generano V se e solo se per ogni V EV esistono al' •.ai-Iai+IVi+1 - anvn) = •. Viceversa. allora (al VI + '0..' Vn generano V. . che v 2 = aVI' dove a = . . Supponiamo infatti che si abbia Vi = O per qualche i compreso tra 1 ed n. e quindi contiene quelle di VI' •. vn . allora con ai ~ ° per qualche i.• . Infatti aVI . .•.7.. anv n) + (bI VI + '" + b nv n) = (a l + bl)v I + (a2 + b 2)v2 + 000 + (an + bn)vn + '0' e c (al VI + ... v n è un sottospazio vettoriale di V.•• . Se !'insieme {VI' 000' Vn} contiene il vettore O.. .5 PROPOSIZIONE 55 Un vettore V è linearmente dipendente se e solo se V = O.. se VI e v2 sono due vettori linearmente dipendenti. cioè W:::) (VI' '00' vn>o In conclusione W = (VI' . vn}. + bnv n sono due elementi qualsiasi di (VI' . supponendo ad esempio a2 ~ 0. sono linearmente dipendenti se e solo se uno almeno di essi si può esprimere come combinazione lineare dei rimanenti. v n> = Vo Quindi VI' . essendo un sottospazio. se 1::5 m < n. vn>' perché ogni combinazione lineare di VI' o•. v n> è un sottospazio vettoriale contenente {VI' .. . 4. . se per qualche i allora e quindi VI' 000' Vn sono linearmente dipendenti.7 PROPOSIZIONE VI' '0" vnEV.. se (VI' . equivalentemente.al VI' con al' a2 non entrambi uguali a 0.. Vn si dicono linearmente indipendenti. vm > è contenuto in (VI' o. contiene tutte le combinazioni lineari di suoi elementi./ 54 Geometria affine 4.V2 = O è una loro combinazione lineare con coefficienti a e-l.. 4. e quindi VI' 00" vn sono linearmente dipendenti per la proposizione 4.a l a2 -I.•. implica. vn : Diremo che VI' '0. Altrimenti VI> .3 PROPOSIZIONE Sia {VI>"" Vn} un sottoinsieme finito di vettori di V.40 vI> 0'0' Vn sono OV I + '0' +OVi_I+1vi+OVi+l+ '" +Ovn=vi=O. + anvn) = calvI + ca2 v 2 + '0' + canvn sono elementi di (VI' "0. o. allora linearmente dipendenti. + ai_1vi _ 1 +ai+IVi + 1 + "0 + = .6 PROPOSIZIONE Se VI e V2 sono due vettori tali che V2 sia proporzionale a VI' cioè tali che V2 = aVI per qualche aE K. .... .

+ (an . . VnE (Wl' VZ' ..• ... an alvI + ..b z = . . W n siano linearmente indipendenti. Segue da ciò che esistono scalari bI' ... Vn).... Lo spazio vettoriaIe {O} costituito dal solo vettore O non possiede una base finita..•• = bnvn) = (al - an . Se {VI' esistono al' è una base. Vs + z ..... poiché VI' . Vn}un sistema di generatori di V e siano Wl' ... 4.• ...4. Ws ' Ws + l . Se m> n. bs ' Cs + I ' ... . an verrà spesso denotato con v(al> . Wl è diverso da O e quindi i coefficienti al' . Un vettore V di coordinate al' . [4.2] di cui essa è la n-upla delle coordinate.bn)vn cioè VI E (Wl' v z. e (al' . di V se VI' . Poiché ovviamente anche v z. v n ) (rispettivamente. . allora Wl' . +Ovn per qualche scelta di al' . una volta assegnata una base {VI' . ..... . allora anche {VI"'" Vn} sono linearmente dipendenti. . cn tali che Poiché Wl> .. uno almeno dei coefficienti cs + l . perché il suo unico elemento è linearmente dipendente.. az = b z' ••• .. . per la proposizione 4. W m sono linearmente dipendenti.9. . Vn sono linearmente dipendenti.. W n siano linearmente indipendenti. m Dimostrazione Per la proposizione 4.. Non tutti gli spazi vettoriali diversi da {O} possiedono una base finita (cfr. allora al = Poiché abbiamo supposto che Wl' . .. e al' .. Vn. o semplicemente base. viceversa ogni n-upla (al' ... .. Vm sono linearmente dipen- +amvm=alv l + ... ... an della combinazione lineare [4. .. . .•• . . . Vn che è uguale a O.. . .. se Wl> . .. e quindi dalla proposizione 4. ... allora. Vm} sono linearmente dipendenti.. an sono univocamente determinati da v. . Pertanto si ha cioè Wl' ...bn = bl)V l + . . Vn generano V si deduce che esistono scalari al' . Sarà sufficiente dimostrare che Wl' .é O. amE K non tutti nulli. .. I coefficienti al' .... . Vn VS + Z.. se {V l> ••• .. an. Salvo rinumerare VI' ... +amvm+Ovm+ l + . tuita da n elementi. ... . 57 4/Alcune nozioni di algebra lineare Geometria affine 56 Wl> .. . Deduciamo che e quindi v s + I E (Wl' .. ..7 seguirà la dipendenza lineare di 4.... Quindi. . +bnvn.bI anvn = (biVI + ••• + az .. ..10 PROPOSIZIONE Se bI..3] v s + l ' .•• + si deve avere al .11 DEFINIZIONE Un sottoinsieme finito {VI' .. v n ) = V. .. allora O=alv l + ••• ••• . Questo risultato fondamentale è conseguenza del teorema seguente. .. Se v l' denti. . an) si dice la n-upla delle coordinate di v. al' . an = bn" Infatti.. possiamo supporre cs + l ":... . W Dimostriamo la seconda affermazione. .10. "nl. perché da ciò seguirà che W m può esprimersi come loro n combinazione lineare. vn} sono linearmente indipendenti e 1:5 m < n. vn} . W generano V. . vn} di V si dice base finita. (rispettivamente Wl' . w s ' w S + l ' se s = n -l). .. . essendo O = alVI + . . an) E Kn individua univocamente il vettore [4. . esempio 4. elementi di V... e quindi il terzo membro è una combinazione lineare non banale di VI' ••. W n ) generano V. . .. +anvn=blv l + . Vn sono linearmente indipendenti..2] si dicono le coordinate di V rispetto alla base {VI' . . W m • Dall'ipotesi che VI' tali che .. .12 TEOREMA Sia {VI' . ws ' ws + I sono linearmente indipendenti.. Dimostreremo tra poco che se uno spazio vettoriale V possiede una base costi- ws ' [4.15(5)). an non sono tutti nulli.2] inoltre. ad ogni vettore VEV viene univocamente associata una n-upla di coordinate. Equivalentemente.. v n).. anE K tali che . possiamo supporre al ":.. . .•. Supponiamo ora che per qualche 1:5 S:5 n-l si abbia (Wl> . cioè VI' •. . . Pertanto: bI.é O. vn se necessario. Vn sono linearmente indipendenti e generano V. . an)... bnE K sono tali che VI' •. W m • Pertanto non sarà restrittivo dimostrare l'asserto supponendo che Wl> .. . W n sono linearmente dipendenti lo sono anche Wl' . si ha O.. Vm} sono linearmente indipendenti.. Vn generano V. .. vn} di V.. ogni altra base ha lo stesso numero n di elementi. . per ogni vEV cioè Wl' VZ' . cn deve essere diverso da o: salvo rinumerare vs + I .. 4... W n ) vnE (Wl' .9 PROPOSIZIONE Se {VI' •. Vn generano V. allora {vl> .

.. diremo che V ha dimensione finita. e i vettori geometrici dello spazio ordinario costituiscono uno spazio vettoriale reale di dimensione 3. v3 } è una base. Dalla [4.. + xnEn. Poiché ogni altro vettore geometrico è multiplo di v.. X AX=O = (XI Xz "0 X n ) indeterminate..4] che El' . Consideriamo lo spazio vettoriale numerico K . .. [4. Pi' P z. . rappresentati nella forma per opportuni punti P I e P z (fig. . e si denota con dimK(V).. sia ~ -+ OQI -+ -+ -+ = al OPI e OQz = a zOPz per opportuni ai' a z ER. E n sono linearmente indipendenti. e siano El = (1. Se V = {O} consiste del solo vettore nullo. si pone dim(V) = 00 Se V = {O}.5] il sistema omogeneo. . Sia V = OP un vettore geometrico non nullo della retta ordinaria. poiché Wl' ..12 segue che m:5 n.. .. . si verifica che ogni vettore geometrico si può esprimere come loro combinazione lineare. E n } si chiama la base canonica di Kn. Pertanto V ha dimensione 2.n(K).. v3 sono linearmente indipendenti. Sia n 2: 1... Poiché -+ V= OQI -+ + OQz = -+ al OPI -+ + azOPz = alvI + azvz vediamo che V è combinazione lineare di VI e di Vz e che quindi VI' Vz generano V. . dallo stesso teorema segue che anche n :5 m. xn)E Kn si ha (XI' .. Siano A EMm. che penseremo applicati in uno stesso punto O... P 3 non giacciono in uno stesso piano: ciò segne subito dal fatto che la dipendenza lineare di VI' vz.. D'altra parte. . vn} e {Wl' . 4015 Esempi 1. Dalla proposizione 4. . Allora m = n. . -+ -+ -+ Nello spazio ordinario tre vettori geometrici VI = OPI' Vz = OPz.13 COROLLARIO Siano {VI' . V3 equivale all'essere uno di essi combinazione lineare dei rimanenti. Denotiamo con ~l (con ~z) la retta contenente i punti O e P I (i punti O e Pz).:' E n generano Kn. dal teorema 4. . la conclusione segue 4. 1. . Dimostrazione Poiché Vi' .. la cui matrice dei coeffi- . Quindi {El' "0' E n } è una base di Kn e Kn ha dimensione n. . Infatti per ogni (XI' . O). {v} è una base dello spazio dei vettori geometrici della retta ordinaria. Dunque {VI' Vz"} è una base di V. . Dal corollario 4.3] è vera se s allora per induzione su s. I vettori Ei' ... . . 0. x n ) rispetto alla base canonica coincidono con le sue componenti XI' .. .. oppure V possiede una base finita. Detto QI (rispettivamente Qz) il punto di intersezione con ~I (con ~z) della retta parallela a ~z (a ~I) e passante per P. con una costruzione simile a quella illustrata dalla figura 4. 1). essendo (XI' . v3 = OP3 sono linearmente indipendenti se e solo se i punti O...14 DEFINIZIONE Se il K-spazio vettoriale V possiedè una base finita (Vi' . e siano VI e Vz due vettori non proporzionali di V.. vn generano V e Wl' ... Sia V lo spazio vettoriale reale dei vettori geometrici del piano ordinario. w m generano V e VI' .. vnL il numero n si dice la dimensione di V. n 2. En = (O. w m sono linearmente indipendenti.. Per n = 1 otteniamo che il campo K. Sia V = OPEV un vettore qualsiasi.4] Inoltre. . allora.13 segue che la definizione di dimensione è ben posta perché il numero di elementi di una base dipende solo da V.2 nel caso del piano ordinario. 0. di m equazioni nelle incognite X. 0. o semplicemente dim(V).. {Ei' .2).2 4.6 segue che VI e Vz sono linearmente indipendenti. considerato come uno spazio vettoriale su sé stesso. x n) = xlE I + xzEz + . il quale quindi ha dimensione 1. Xn· 3... Quindi m = n. 4. .. x n) = O se e solo se XI = Xz = ..Geometria affine 58 Abbiamo già dimostrato che l'ipotesi [4.. O). ha dimensione 1. .. la sua base canonica essendo costituita dal solo 1EK. Quindi {VI' vz.4] segue che le coordinate di un vettore (XI' . = 59 4/Alcune nozioni di algebra lineare 1. segue dalla [4. vn sono linearmente indipendenti. e [4. w m } due basi dello spazio vettoriale V.. E z = (O.. Se Vi' vz.. = x n = 0. Figura 4.

O) 0. [4.m)-uple (tm+l' tm+2. se A = (aij) EMm.n(K)· Infatti. '00' fn(X) rispettivamente. e sia f(X) un polinomio di grado d > D. o sm+2 = (Sm+21' sm+22' Sm+2' '00' sn generano lo spazio 1: 0 delle soluzioni del sistema [4. ottenute in corrispondenza alle (n . 00" O) se e solo se t m+ l = t m+2 = 00' = t n = 00 Quindi sm+l' sm+2' 00" Sn sono linearmente indipendenti. Denotiamo con 1:0 l'insieme delle soluzioni del sistema.. 0. ••• . Quindi. . fn(X)} di K[X]... O).. .6]. definita nel paragrafo 3. j e ogni altro elemento uguale a 00 Otteniamo così un insieme di nm matrici {1l1' 112 . . per definizione. + tnsn = (tm+ISm+11 + 00' + tnsnl . il sistema [4. 00" O).5] è equivalente a un sistema a gradini. lo spazio vettoriaie K [XI' . . allora in modo unico si ha A =a ll 1ll +a I2 112 + . 6.... Poiché (fl(X)}. . . Xn]d ha dimensione finita uguale a (d 1) o •• . fn(X) l non esiste.. esistono al' anEK tali che o •• .. = n-m. esistono Vk+ l ' . .m soluzioni sm+1 = (Sm+ll' sm+12' . considerate come vettori di Km Infatti x = t (XI X2 000 xn)EKn è soluzione di [405] se e solo se Ax = O. .. 0. . Le m equazioni [405] si dicono equazioni cartesiane del sottospazio 1:0 di Kn. . tm+ISm+lm + + tnsnm .. (O. se e solo se o o 40 Consideriamo un sistema di m equazioni lineari omogenee a gradini: allXI + a l2 X 2 + a22 X 2 + .. Se n = m.7] Il secondo membro è uguale a (O. X m • Consideriamo in particolare le n . Sn } è una base di 1: 0..6] ammette solo la soluzione banale Se n> m le oon-m soluzioni di questo sistema sono ottenute dando valori arbitrari alle incognite X m + l .. . 61 41Alcune nozioni di algebra lineare 70 Lo spazio vettoriale Mm. o. . sm+lm' 1. equivalentemente. '0.lI. tn) = (1.. X n . . vn} sia una base di V. e risolvendo il corrispondente sistema di m equazioni nelle XI' "0. + 000 + anin(X).6]. poiché ogni sistema di equazioni lineari omogenee [4. la [4. Il secondo membro della [407] è la soluzione del sistema [4.. .. 000' X n] del pohnomi nelle indeterminate XI' . o •• . Quindi K[Xp ••• . . t n per le incognite X m+ l . Segue che {sm+l' S-m+2' •.0.. o •• . Come abbiamo già osservato nell'esempio 402(2). Questa contraddizione implica che la base finita (fl (X). vnEV sono linearmente indipendenti. Xn]1 dei polinomi omogenei di primo grado in XI' . 1.. 0. + t nsn2 ... .. vkEV sono linearmente indipendenti. Supponiamo infatti per assurdo che esista una base finita {fl (X).. abbiamo che !'infinità delle soluzioni di un sistema di equazioni lineari omogenee è uguale alla dimensione dello spazio delle sue soluzionio 50 Sia X un'indeterminata.n(K).. o. vn} è una base di V. Xn]d costituito dai polinomi omogenei di grado d in XI' '0" X n a coefficienti in K e dal polinomio possiede una base finita: ad esempio quella costituita da tutti i monomi monici di grado d. X n ha dimensione n.. Per un qualsiasi intero positivo d." d n i gradi di fl(X).6] che corrisponde allascelta dei valori t m+l . .. coincide con la dimensione dello spazio delle sue soluzioni.. . t m+ p t m+2. così come è stata [4. . tm+lsm+12 . t m+2. ° O) sm+2m' 0.16 PROPOSIZIONE 1) Se VI' 2) Se VI' Supponiamo che dim(V) = n. . Più in generale..é O. Il K-spazio vettoriale K [X] dei polinomi in X a coefficienti in K non ha dimensione finita. {VI' .. per ogni 1:5 i:5 m. "0' X n..\ 60 Geometria affine cienti è A. rispettivamente Per ogni t m+ p t m+2... l:5j:5 n. 1:0 è un sottospazio vettoriale di Kn.dim(1: o). "0. Consideriamo infatti. ... che costituisce una base di Mm. 0.. . per il lemma A.6] all a22 . poniamo D = max {dI' . .. VnEV tali che {VI' .. Detti dI' o.. +.. In modo simile si dimostra che il K-spazio vettoriale K[XI. +amn 1mn· 4. amm -:.7] mostra che tale soluzione è combinazione lineare di Sm+l' Sm+2' '0" sn. .n(K) delle matrici m x n a elementi in K ha dimensione mn. o. . . -1). 000' fn(X)} è una base. (O. + alnXn = O + a2n X n = O "0 '00.Quindi sm+l' o •• . In particolare. 1) o 00" tnE K si ha tm+ISm+1 + t m+2sm+2 + . .. 1mn }. 0. d n}.. in particolare lo spazio vettoriale K[XI.. f(X) = adI (X) Ma il polinomio a secondo membro ha grado non superiore a D e quindi non può essere uguale a f(X). tn)' o •• + . Pertanto l'infinità delle soluzioni del sistema omogeneo a gradini [4.. . 1.• . la matrice 1ij che ha 1 nel posto i. X n a coefficienti in K non ha dimensione finita. due diversi sistemi di equazioni lineari omogenee nelle incognite X sono equivalenti se e solo se sono equazioni cartesiane dello stesso sottospazio di Kn Gli elementi di 1:0 possono interpretarsi come relazioni di dipendenza lineare tra le colonne A(l)' A(2)' '0" A(n) di A.

W m + 1 siano 4/Alcune nozioni di algebra lineare 63 linearmente indipendenti (cfr. ... wsEW tali che {ZI' o. che per ogni vEV i vettori VI' '0" Vn' V sono linearmente dipendenti. il numero dim (V) .. ..9] .. si ha l'asserto. Per ogni sottospazio vettoriaie W di V. . b n} di V. vnEV tali che {VI' '0" vn} siano linearmente indipendenti... ° Se in particolare dim(W) = oppure n.. o "o + CsWs ' Dunque ZI' . V k+1 = ° si avrebbe . Iterando questo procedimento n . bi' 0'0' bI' CI' . Dimostreremo ora un'importante formula che mette in relazione le dimensioni di due sottospazi. aq. .... e quindi anche U n W ha dimensione finita..' Wl' 00" w s } è una base di U + W. . = ak = 0.. Pertanto possiamo trovare un vettore Vk+IEV"(v l. aq. se W ha dimensione finita. e ciò implica. ak . . vn} è una base. .. per dimostrare la prima parte del teorema sarà sufficiente dimostrare che {zp ... Pertanto esistono al' "0' ano aE K non tutti nulli tali che Poiché VI' 00" Vn sono linearmente indipendenti. Dunque i vettori VI' o..... 4.. ogni sottospazio vettoriale W di V ha dimensione finita non superiore a n. w. Vn) = V.. Per la (I). . ak + 1 E K siano tali che Deve essere ak + I = 0. per ogni sottoinsieme finito {Wl' .u. . 2) Per il teorema 4.62 . .16(2».é.. bI' CI' .. Esistono scalari al' . O.k volte è possibile trovare Vk+p V k + 2 ' ••• . . Geometria affine . e l'asserto è provato. V k non possono generare V. Ws generano U + W. ogni sua base deve essere costituita da non più di n elementi. 000' a~. u.. . wm } di vettori linearmente indipendenti di W si avrebbe (Wl' . . 0.EU e Wl' . .... v k sono linearmente indipendenti. perché se fosse ak + I -:.é..0' U. Cs talI che u=alzl+ .u. . .. V k. w m ) -:. w m } di W costituito da vettori linearmente indipendenti deve essere m:::.} sia una base di W. n elementi. {VI' o. pertanto si deve anche avere al = . . bi' . [4. perché VI' . csE K siano tali che alzl+ . Per ipotesi esiste una base {bI' . e l'asserto è provato. ai. per la parte (I).. che ha dimensione finita. .. il che è impossibile per il teorema 4012. Essendo vEV arbitrario. cioè dim(W):::... v k )..12 deve essere k:::. +b. Poiché dim(U) + dim(W) . Zq' U I.. V k+l' V k+2 } siano linearmente indipendenti.. . il che è contro l'ipotesi. v k ' V k + l } è una base.' Wl' . Zq' U I. vI' . vk' V k + 1 sono linearmente indipendenti. + b. allora W = (O) oppure W == V rispettivamente. . che {vI' . [4. dimostrazione di 4. della loro intersezione e della loro somma. oSia U + wEU + W. Dimostrazione Per il teorema 4012. o +aqzq+blu l + ..ak-+\alv i . Zq} una base di U n Wo Per la proposizione 4016(2) esistono U I' ..13. + (aq + a~) Zq + bi U I +"0 + brut + CI Wl + . Dimostrazione 1) È sufficiente mostrare che (vI' . altrimenti si avrebbe una base costituita da k -:.. per ogni sottoinsieme finito {Wl' .} sia una base di U e {zp . n. W m . W.. e quindi esisterebbe W m + 1 EW tale che Wl' '0'. Zq' Wl' o. w=aizi + . ... . se W non avesse dimensione finita.dim (W) si dice codimensione di W in V.. o +aqzq+blu l + . U.é. . . Allora U n W e U + W hanno dimensione finita e dim(U) + dim(W) = dim(U + W) + dim(U n W).... Ciò implica l'esistenza di insiemi finiti di vettori linearmente indipendenti di V con un numero arbitrariamente alto di elementi.. n. D'altra parte.18 TEOREMA Siano U e W due sottospazi di dimensione finita dello spazio vettoriale V. Zq' U I.é. 4. o.. + CIW I + . Dimostrazione U n W è un sottospazio di U. . cioè V k + 1 E(VI' "0' v k ). +csws=O. per il teorema 4.. Sia dunque {ZI' . supponiamo dunque k < n.000 . se invece k + l < n possiamo ripetere il ragionamento precedente e trovare Vk+2 EV tale che {VI' "0.....12... Quindi si ha cioè vE (VI' 000' vn). Se k = n la conclusione segue dalla parte (I). no Quindi. Supponiamo ora che al' .8] In particolare. "0' u.. il che contraddirebbe il corollario 4.ak-+\akvk. . +csws' Si ha quindi u + W= (al + ai) ZI + ... +a~Zq+cIWI + 00. deve essere a -:. Se k + l = n si conclude. Supponiamo che al' o.17 COROLLARIO Se dim(V) = n. U + W è somma diretta di U e W se e solo se dim (U + W) = dim (U) + dim (W).dim(U n W) = q + t + s.

j. Wl"'" Ws sono linearmente indipendenti. i. O). 2). lO. (O. l. i)} i) {(O. '0" l). 6. quali sono un sistema di generatori dello spazio. 3. O). 0'0' (O. l..2.)EMn(K). X3): x.0. (-l. y. W = «O. -. = {(x" X2. +aqzq+blu l + per opportuni e l . (i. (O. 2. dove U = «1. V2 = (3. l). l.2(x+y)=~1 j) {(t. Si supponga che VI' 00" vkEV siano linearmente indipendenti.3). Sia V uno spazio vettoriale reale di dimensione 3. Utilizzando esclusivamente operazioni elementari sui vettori.O. (O. t. 65 4/Alcune nozioni di algebra lineare +btut=elz l + . Dimostrare che gli n vettori Esercizi (l. Sia A = (a. -7-J2). Dimostrare che R 3 = U E8 W. Per l'indipendenza lineare di ZI' .z):x+y-5z=0. . l. l). l) 1..9] segue che [4. l. (1. z): x . Sia V un K-spazio vettoriale. Dimostrare che le matrici -2 ° ° sono linearmente indipendenti. '0" l).. = (l. 1. 0. O): xER. Zq' Wl' . 5/4). 2.9] si ha dunque alzI + . -?r)} c) {(4/5. V3 = (-l. O)} 2. z): x-y=OJ. . Zq' Ul . = Cs = O.. 1. X. Dimostrare che GLn(K) non è un sottospazio vettoriale di Mn(K).l. -l. Per la [4. 12.0. 0..1).5)} b) {(2. l.[5). La traccia di A è tr(A) = all + a22 + o •• + anno Dimostrare che il sottoinsieme X di Mn(K) costituito dalle matrici aventi traccia uguale a è un sottospazio vettoriale. '00. trovare una base del sottospazio di Q4 generato dai seguenti vettori: v. = b t = O. 8. i. e calcolarne la dimensione. 0. .éO} + Z = l} c) {(x.. (4. 00.. -l. O». = O} i) {(x. (l. La [4. si ha o •• . 123). dove h) {(x. 3.10] appartiene a W. O).. alzI + .8] e dalla definizione di somma diretta. W = «l.2y d) {(t. t): O:s t :sI} 3 e) {(l.. . l. di Kn. (-?r. 1. L'ultima asserzione del teorema segue immediatamente dalla [4.8] è detta formula di Grassmann vettoriale. l. -.j).O. O). Dimostrare che R 4 = U E8 W. 0.[5)} g) {(l. . l. e sia {i.2i. Essendo {ZI' zql una base di U n W.. . ••• .[5). O). l». . (-l. dove al = . y. 0. i. 0. +eqzq o •• eqE K. U= {(x. O). 2). l. 0. l)} g) Hl U H 2 U H 3. l.Geometria affine 64 3. V4 = (2. i.. (O.k)o Dimostrare che V = U + W.O.0. o. (O. .i. (2. 2. ° 13.3)} f) {(l.0.[5. equivalentemente.2. (O. +aqzq+clw l + Dall'indipendenza lineare di ZI' +csws=O. t. Sia l :s i:s no Determinare una base del sottospazio H. o...10] Poiché il primo membro della [4. ° costituiscono una base di Kno 9. 3). (-l. .2)... l». il secondo membro sta in un w. e quali costituiscono una base: In R2 : a) {(l.0. (1. 0. Stabilire quali dei seguenti sottoinsiemi di R 3 sono sottospazi vettoriali: Dalla [4. 7. dimostrare che AI V" o. -3)}.3). 1. O)} b) {(x.O. (11. -(àl-el)ZI+ . l). t): O<t<l} f) R \{(0. l)}o In R3 : e) {(l. k} una base di Vo Siano U = (i + j. "0' l).. O). Stabilire quali dei seguenti insiemi di vettori sono linearmente indipendenti.. 11.[5. . (O. y. 0. U t tutti i coefficienti sono 0. In C": h) {(l. Quindi ZI' 00" Zq' UI.2. +(aq-eq)zq+blu l + +btut=O. Le matrici di M 2 (C) .. l/6)} d) {(l. e che la somma non è direttao 5. 0.. 6).. Ak Vk sono linearmente indipendenti per ogni A" '0" AkE K*.0.y. (.. l. j . (O.t):tER}o 4. (3. (O. . z): x 2 + y2 + Z2 = l} H. i . O). = aq = CI = . 2. U t . (O. -l/3). e in particolare bI = . -2. Ws segue che anche a) {(O. W = (j + k.

:). il rango di {VI' . e che dim (FK) = 2. Pertanto possiamo supporre r > O. XI. 18. X 2h: F = XoL o + X. X n ). X 2h e calcolarne la dimensione. Dimostrazione Siano r il rango per righe e c il rango per colonne di A. L].n(1<). e {v l' .:: 1 un intero. Se le righe di A si dispongono in ordine diverso. . Se V è un K-spazio vettoriale.66 Geometria affine 5/Rango 67 'Si dicono matrici di Pauli.L. perché il rango di un insieme di vettori non dipende dal loro ordine.•. [5. in cui è preferibile avere criteri generali di risolubilità espressi attraverso le matrici associate al sistema.. Dimostrare che Wo. il rango per righe di A è il rango dell'insieme delle sue righe.b) di tutte le applicazioni continue dell'intervallo (a. 17. W012 = {FE K[Xo. I:. molto utile in pratica per risolvere sistemi di equazioni lineari. XI. ln=(: ~ ).. vml. cioè il massimo numero di righe linearmente indipendenti di A. Se r = O. Se A EM m. I: 2 .iI:. cioè una successione di operazioni elementari (I). X" X 2 ]II. . LI EK[Xo. Calcolare le coordinate in tale base delle matrici 111 = ( ~ 12. non influisce sull'insieme delle sue soluzioni. Neanche r cambia se si riordinano le righe di A. I:I. Dimostrare che il sottoinsieme K [X ]"d di K [X] costituito dai polinomi di grado non superiore a d e dal polinomio O è un sottospazio vettoriale di dimensione d + 1. = . Dimostrare che: a) I:f = I:~ = I:~ I:. allora tutti gli elementi di A sono nulli e quindi anche c = O. . a < b. 19.n(K) coincidono. b2= ( : ~ ).. 5. Dimostrare che le successioni di Fibonacci costituiscono un sottospazio vettoriale F K di SK. I: 2 = iI: 3 I: 2 I: 3 = iI:. Siano a. b) in R non ha dimensione finita. WO'2 i seguenti sottoinsiemi di K[Xo. Dimostrare che P K è un sottospazio vettoriaie di SK. Equivalentemente.• .:: O si ha an +2 = an + an +. Wo. c non cambia perché un cambiamento nell'ordine delle equazioni del sistema. vml è la dimensione del sottospazio vettoriale (VI' •. il rango di {VI' . 16. Sia X un'indeterminate ed. WOI. Pertanto il rango per colonne di A è individuato dall'insieme delle soluzioni del sistema [5. e sia P K il sottoinsieme di SK costituito dalle successioni {a n } tali che an = O per tutti gli n sufficientemente grandi.. Sia SK lo spazio vettoriale delle successioni di elementi di K. Siano Wo. I: 3 I:. 15. . X 2h: Wo = {FEK[Xo. 21. I: 3 } è una base di M 2 (C). v m ).. = ( ~ :).1]. XI. Vm l è un sottoinsieme finito di V. Dimostrare che lo spazio vettoriale SK delle successioni di elementi di K non ha dimensione finita.. X 2h: Fè divisibile per X o}.1] AX=O all a 12 a in a 21 a22 a2n ari ar2 arn A*= ha rango per righe uguale a r. X]. per qualche Lo. 20.1 TEOREMA Il rango per righe e il rango per colonne di una matrice A EMm. X 2h. L'utilità di queste nozioni deriva dal seguente risultato. 14. Dimostrare che lo spazio vettoriale C(a. considerate come vettori di Kn. . X" X 2h: F= XoL o + X. Criteri di questo tipo possono essere ottenuti in modo naturale per mezzo della nozione di "rango". e WO'2 sono sottospazi vetoriali di K[Xo. bE R.iI: 2 • b) {I2 . vml è il massimo numero di vettori linearmente indipendenti appartenenti a {VI' . Pertanto non è restrittivo supporre che le prime r righe di A siano linearmente indipendenti.. Il metodo di eliminazione di Gauss-Jordan. Analogamente si definisce il rango per colonne di A.L 2 EK[Xo. Una successione {an l di elementi di K è una successione di Fibonacci se per ogni n . Dimostrare che i polinomi omogenei di secondo grado costituiscono una base di K [Xo.iI: 3 I: 3 I: 2 = . Una relazione di dipendenza lineare tra le colonne di Aè una soluzione non banale del sistema omogeneo dove X = t (XI . WOI = {FE K[Xo.}. Dimostrare che l'insieme L R delle successioni limitate di numeri reali costituisce un sottospazio vettoriale dello spazio SR' Dimostrare che L R non ha dimensione finita. + X 2 L 2 per qualche Lo.. = iI: 2 = 12 5 Rango I: 2 I:. XI. La matrice X"X2]..L. non si presta troppo bene ad essere utilizzato in que" stioni teoriche. I: 3 = .

J

/

Geometria affine

68

D'altra parte

Consideriamo il sistema
[5.2]

A*X=O

e sia (Xi' ... , x n) una sua soluzione. Se r < m, allora per ogni i = r + 1, .. o, m
l'i-esima riga di A è combinazione lineare delle righe di A *, e quindi si ha
ailxl

+ ... + ainxn =

al (a ll x l

69

5/Rango

+ '" + alnxn) +

'0'

+ aAarlXl + ... + amxn) =

A (s)

= (A (s) + cA (I»

- cA (l)

e quindi è vera anche l'inclusione opposfa:
(A(I), ... , A(s-1), A(s)

+ cA(I),

A(s+!), ... , A(m»::J (A(I), ... , A(m»,

e di nuovO r(A) = r(B).

=0+ '" +0=0
per opportuni ai' "0' arEK. Pertanto (Xl' ... , x n) è anche soluzione di [5.1]. Viceversa è ovvio che ogni soluzione di [5.1] è soluzione di [5.2], che è un suo sottosistema. In conclusione [5.1] e [5.2] sono equivalenti, e quindi il rango per colonne
di A * è uguale a c. Poiché le colonne di A * sono vettori di Kr, si ha C:5 r.
Ragionando allo stesso modo su tA si deduce che anche r:5 c, e l'asserto è
provato.

5.3 PROPOSIZIONE
1) Se A e B sono due matrici che possono essere moltiplicate, allora
r(AB) :5 min(r(A), r(B».
2) Se AEGLm(K),BEMm,n(K), CEGLn(K), allora
r(AB)

[5.3]

= r(B) = r(BC).

Il valore comune del rango per righe e del rango per colonne di A si dice
rango di A e si denota con r(A). È evidente che r(A):5 min(m, n) per ogni
AEMm,n(K).

La proposizione seguente afferma che le operazioni elementari sulle righe di
una matrice non ne modificano il rango.
Sia A EMm,n(K). Se BEMm,n(K) è ottenuta da A mediante
una successione di operazioni elementari sulle righe, allora r(A) = r(B).

5.2

PROPOSIZIONE

Dimostrazione

Dimostrazione
1) Siano A = (ai) EMm,n(K) e B = (b jh ) EMn,s(K). Per ogni i = 1, ... , m, la

i-esima riga di AB è
A(i)B = (ailb ll + ... +ainbn1 , ail b 12 + ... +ainbnz ,"" ailbls+'" +ainbns) =
= (ailbli' ail b 12' ... , ailb lS) + (aizb zl , aizbzz, ... , aizbzJ + ..
0'0 + (a;nbnl' a;nbnz,
, a;nbns) =
(l)
B(Z)
+
+
B(n)
=a;l B +a;z
...
ain
.
o

Quindi, essendo ogni A (i) B combinazione lineare delle righe di B, si ha

È sufficiente dimostrare l'asserto nel caso in cui B è ottenuta da A mediante
una sola operazione elementare sulle righe. Se B è ottenuta da A per mezzo di
un'operazione elementare (I), le sue righe sono A (I), ••• , A (l), •• o, A (s), .. o, A (m) per
qualche 1:5 s < t:5 m, e quindi si ha

(A(I)B, A(2)B, .. o, A(m)B) C (B(I>, B(Z), ... , B(n»

e pertanto r(AB) :5 r(B).
D'altra parte si ha anche
r(AB) = r('(AB» = r('BtA) :5 r('A) = r(A)

cioè r(A) = r(B), perché il rango di un insieme di vettori non dipende dall'ordine
in cui si considerano.
Se si è effettuata un'operazione elementare (II), le righe di B sono A(!), o"
... , cA (I), ... , A (m) per qualche c EK* e 1 :5 t:5 m, e si ha evidentemente
(A(l), ... , cA(I), ... , A(m» = (A(ll,

o .. ,

A(m»,

cioè ancora r(A) = r(B).
Se l'operazione elementare è del tipo (III), le righe di B sono A (I), .. o, A (s-1),
A (s) + cA (I), A(s+l), ... , A (m), per qualche cE K e 1 :5 s, t:5 m, s,r. t; poiché tali
righe sono combinazioni lineari di A (I), • o., A (m), si ha
(A(1), ... , A(s-!), A(s)

+ cA (I),

A(s+l), ... , A(m» C (A(I), ... , A(m».

e la (l) è dimostrata.
2) Per la (1) si ha
r(AB):5 r(B) = r(A

-l

(AB» :5 r(AB)

e quindi r(AB) = r(B). La seconda uguaglianza in [5.3] si dimostra in modo simile.
Per le matrici quadrate si ha il seguente teorema
5.4

TEOREMA

rango no

o

Una matrice quadrata di ordine n è invertibile se e solo se ha

70

Geometria affine

5/Rango

71

costituita dalla icesima, i2-esima, ... , .ip-esima riga. La disuguaglianza

Dimostrazione
Per la proposizione 5.3(2) una matrice invertibile A ha lo stesso rango di
In = A - I A. Il rango di In è n, perché le sue righe costituiscono la base canonica
{El' ... , E n} di Kn. Viceversa, se A ha rango n, le sue righe A(l), , A(n) costituiscono una base di Kn. Quindi, per ogni i = 1, ... , n, esistono bi!, , binE K tali
che

è ovvia se interpretata come una relazione tra i ranghi per righe delle due matrici.
D'altra parte B è una sottomatrice di C, e precisamente

[5.4]

la sottomatrice costituita dalla jcesima, j2-esima, ... , jq-esima colonna di C.
Anche in questo caso la disuguaglianza

Consideriamo la matrice B

=

(bi)EMn(K). La [5.4] equivale all'identità

In=BA

Una sottomatrice p X q di una matrice A EMm,n (K) è una matrice costituita
dagli elementi di A comuni a p righe e a q colonne fissate in A. Scelti indici
1:5 il < i2 < '" < ip:5 m e 1 :5jl <j2 < '" <jq:5 n, la sottomatrice di A corrispondente alle righe il-esima, i2-esima, ... , ip-esima, e alle colonne jl-esima,
kesima, ... , hesima, si denota con A (il i2 '" ipljl j2 ... jq). È una matrice
pxq.
Ad esempio se
-2

8

O -1

O

Y3

3

-

A=

2

-5

1r

1
2

-

1
lO

.J2

6

O

-5

EM4 ,5(R),

allora
A (2 413 4 5) =

(-11

3
O

5.5

PROPOSIZIONE

r(B) :5 r(C)

[5.5]

[5.6]

è ovvia se interpretata come relazione tra i ranghi per çolonne delle due matrici.
La [5.5] e la [5.6] insieme implicano r(B) :5 r(A).

e quindi A è invertibile.

5

r(C):5 r(A)

1~ )

E M"

,(R)

-5

Se B è una sottomatrice della matrice A, allora r(B):5 r(A).

Come conseguenza dei risultati che precedono abbiamo il seguente teorema.
5.6 TEOREMA Il rango di una matrice A è uguale al massimo degli ordini delle
sue sottomatrici quadrate invertibili.
Dimostrazione
Sia p il massimo degli ordini delle sottomatrici quadrate invertibili di A. Dalle
proposizioni 5.4 e 5.5 segue che p:5 r(A). D'altra parte, posto r = r(A), se le
righe A (i,), A (i,), ••• , A (i,) di A sono linearmente indipendenti, la sottomatrice
B = A (il'" irll ... n) ha rango r, e quindi possiede r colonne linearmente indipendenti B U,)' BUi!' ... , B(j,)' La sottomatrice quadrata B(l ... rUI ... j,) di B
ha rango r, cioè è invertibile. Poiché

è una sottomatrice di A, si ha anche p;::: r(A).
La nozione di "determinante", che introdurremo nel prossimo paragrafo, ed
il teorema 5.6 insieme forniscono unmetodo pratico per calcolare il rango di una
matrice (cfr. corollario 6.6).
Dalla dimostrazione del teorema 5.6 segue che se B = A (il ... ir Ijl '" j,) è
una sottomatrice quadrata invertibile di A, allora le righe A (i,), A (i2), ••• , A (i,) di
A sono linearmente indipendenti. Similmente, le colonne A U,)' A (2 )"'" A U,)
sono linearmente indipendenti.
Passiamo ora a considerare i sistemi di equazioni lineari. La nozione di rango
permette di dare il seguente semplice criterio di compatibilità di un sistema.

Dimostrazione

Sia A EM m, n(K) e B
di A

=

A (il i2 ... ipUI j2 ... jq). Consideriamo la sottomatrice

5.7 TEOREMA (KRONECKER-RoucHÉ-CAPELLI)
n incognite
AX=b,

Un sistema di m equazioni, in
[5.7]

72

Geometria .affine

dove A EMm,n(K), bEMm,I(K), X = l(XI
r(A)

'"

6/Determinanti

73

X n), è compatibile se e solo se
Esercizi

= r(A b).

In tal caso il sistema [5.7] possiede oon-r soluzioni, dove r

= r(A).

1. Calcolare il rango delle seguenti matrici a elementi razionali:

Dimostrazione

-

Sia

l

l

-1

3

O

2
a l1

a l2

a21

a22

-

O

l

-2 -1

O

b)

-1 -1
O

O

O

O

2

A=
amI

2

4

a)

-2

3

4

5

4

O

7

2

2

2

3

11

7

3

6

3

18

9

am2

1-1

O

c)

Una n-upla (Xl' ... , Xn)E Kn è soluzione di [5.7] se e solo se si ha
a l1

a21
XI

a l2

a ln

bI

a22

a2n

b2

+ ...

+X2

+Xn

am2

amI

2. Dimostrare che tutte le matrici n x m a elementi in K di rango minore o uguale a l
sono della forma

amn

(b, •.. bm ),

a" a., b" . , b.E K.

bm

La [5.8] esprime la condizione che il vettore b sia combinazione lineare delle
colonne di A. Questa condizione è verificata se e solo se la matrice (A b) ha lo
stesso rango per colonne di A, cioè se e solo se r(A) = r(A b). La prima parte del
teorema è dimostrata.
Se il sistema [5.7] è compatibile, e r = r(A), possiamo supporre che le sue prime
r equazioni siano linearmente indipendenti e sostituire [5.7] con il sistema equivalente:
a l1 X r + a l2 X 2 +
a 21 XI + a22 X 2 +

C)

[5.8]

+ alnXn = bI
+ a2n X n = b 2

6 Determinanti

In questo paragrafo descriveremo un modo di associare un elemento di K, chiamato "il determinante di A" , ad ogni matrice quadrata A a elementi in K. Il determinante, come vedremo, è uno strumento di fondamentale importanza pratica
in algebra lineare.
Faremo uso del simbolo di sommatoria 1: per denotare la somma di un numero
finito di termini contrassegnati da uno o più indici; gli insiemi di variabilità degli
indici saranno indicati sotto e/o sopra al simbolo 1:.
Similmente il simbolo il sarà utilizzato per denotare un prodotto.

[5.9]
6.1

Applicando il procedimento di Gauss-Jordan al sistema [5.9], nessuna delle
equazioni si riduce a = 0, perché ciò implicherebbe che essa è linearmente dipendente da quelle che la precedono. Quindi il sistema [5.9] si può trasformare in
un sistema a gradini di r equazioni; ciò significa che [5.9], e quindi [5.7], possiede
00 n-r soluzioni.

DEFINIZIONE

°

Sia n 2: l e

a l1

a l2

a ln

a 21

a22

a2n

A=

EMn(K).
anI

an2

ann

Geometria-'.tfine

74

Il determinante di A è l'elemento di K
det(A)

= pEu
E E (p) alp(l)aZp(Z) ... anp(n)'

75

6/Determinanti

Scriveremo quindi

A(l)

[6.1]

A(Z)

n

~ove (Tn denota !'insieme di tutte le permutazioni di {I, 2, ... , n} e dove E(p) è
Il segno della permutazione pE (Tn (cfr. app. B); det(A) verrà anche indicato con
det(ai) oppure con I A I.

..La [6.1] è una somma di n! termini, che, a meno del segno, sono tutti i possibIlI prodotti di n elementi di A appartenenti a righe ed a colonne diverse.
Se n = l, allora A = (a) e si ha det(A) = a.
Sen=2e

A (n)
Con queste notazioni il determinante verrà considerato come una funzione di n
vettori colonna oppure di n vettori riga.
6.2

Sia n ;::: l un intero e sia

TEOREMA

A(I)
A(Z)

allora

A

(n)

Allora:
1) det(lA) = det(A).
2) Se A (i) = c V + c' V' , per qualche l :5 i :5 n, c, c' E K, cioè se la i-esima riga

Se n

di A è combinazione lineare di due n-vettori riga, allora

3 si ha

=

A(I)

A(I)
aZI

a22

aZ3

= allaZZa33 -

allaZ3a3Z + a 12 a23 a31 - a12aZla33
- a13aZZa31'

+ a13aZla3Z-

Al crescere di n il determinante di una matrice n x n qualsiasi non è facile da
calcolare direttamente a partire dalla sua definizione [6.1]. Vedremo tra poco dei
modi più semplici di farlo senza dover ricorrere alla [6.1].
Se A EM n(K), denoteremo come al solito con A (I), ... , A (n) le sue righe e con
A(I)' ... , A(n) le sue colonne; scriveremo, con notazione a blocchi,

det(A) = c det

+ c' det

V

A (n)
Analogamente, se A

V'

A (n)

u> = cW + c' W' per qualche

1:5 i:5 n, c, c' E K, dove W

e W' sono due n-vettori colonna, si ha
det(A) = cdet(A(I) .,. W ... A(n»)

+ c' det(A(l) ...

W' ... A(n»)'

3) Se la matrice BEMn(K) è ottenuta da A scambiando tra loro due righe

oppure
A (I)
A(Z)

oppure due colonne, si ha det(B) = - det(A).
4) Se A ha due righe oppure due colonne uguali, allora det(A) = O.

5) det (In) = 1.
Dimostrazione
1) Si ha

A=
A (n)

det(lA) = E
pE

Un

E (p)

ap(l)lap(Z)Z ... ap(n)n·

[6.2]

. Siano = . se A è invertibile. siano esse la i-esima e laj-esima.76 Geometria 'affine A meno del segno. bnp(n) = E alp(I)'" anp(n) det pEun B(p(n» = pEa E E (P) alp(l) . anp(n) det pEan dove abbiamo denotato con t la trasposizione che scambia i con j.4] dove q = P -I E un' Osservando poi che E (p -I) = E (p).det(A).3J 77 6/Determinanti E(P) =- E(top) e poiché al variare di pEUn> top descrive tutto Un> si deduce: det(B) = E - E( q ) alq(l) '" aiq(i) ... allora det(A -I) = det(A) .. 5) L'unico addendo di det(In) diverso da O è = det(A) det(B).. an(lp)(n) = E E(p)aIP(l) . ai(tp) (i) •• . cioè det(A) = det(S4). bip(i) . In particolare.. anq(n) supponi:r::~ può anche essere scritto nella forma seguente: [6.det(A). Poiché L ~igh~ 4) che A abbia due righe tra loro tali si ottiene ancora la matrice A.. + ann B(n) det 0 A (n) 3) Per la (1) è sufficiente dimostrare la (3) nel caso in cui B sia ottenuta da A scambiando due righe.2: A(I) + c' det V' det (AB) = all B(l) a21 B(l) + + + alnB(n) + a2n B(n) ani B (l) + .(i) ..... si conclude che gli addendi di det(A) e di detCA) sono gli stessi.. . anp(n) + c' pE~ E E (p) alp(l) '" A (l) = cdet V V. bjp(j) ... ajq(j) . e quindi è sufficiente dimostrare la prima. anp(n) = n = E PEun E (p) al(IP)(l) .. 6. Posto B = (b hk ).. utilizzando la (2) e la (3) del teorema 6. BEMn(K). ~c~mbiando Dal teorema 6.. allora det(AB) = det(A!1 det(B).3 COROLLARIO Se A.. ajp(i) .. dove l ::5 i <j::5 n. aip(j) .. si ha det(B) = E pEUn E (p) = aIP(l)B(p(l» B(p(l» a B(p(2)) 2p(2) B(p(2» E det = p€ °n a B(p(n» np(n) bIP(l) . ~guali...2J sono gli stessi di [6.. Vp(i) . infatti il termine ape!) I ap(2) 2 ap(n)n '" [6.. gli addendi di [6.. anp(n) = Si ha. 2) Le due affermazioni sono equivalenti per la (1).. aj(IP)(j) . sicche det(A) = O.1J... Per la (3) SI ha qumdI det(A) = . (i» pEall '" anp(n) = = cPE~ E E (p) alp(l) . Si ha Dimostrazione Siano A = (ai}) e e B(l) det(A) = E pEUn = E (p) alp(l) a2p (2) ••• B(2) anp(n) = B= E E (p) alp(l) '" (CVp(i) + C' V..2 segue facilmente il risultato seguente.

Daremo ora una definizione che ha una notevole importanza pratica nel calcolo dei determinanti. il che. n Il . per il teorema 6. In modo simile si procede nel caso in cui B(i) = A (i) + cA (j). 2) Supponiamo che si abbia B = (B(I) . B(n») con B(i) = A(i) + cA(j)' per qualche i -:... [6.. Salvo scambiare tra loro due righe di A.. 2) Se BEMn(K) è ottenuta da A sommando a una sua riga (colonna) un multiplo scalare di un'altra riga (colonna).. i. o una colonna..6 COROLLARIO Sia MEMm.é.6] sono rispettivamente lo sviluppo di det(A) secondo la i-esima riga e secondo la j-esima colonna.5] e la [6. Per il teorema 6.5] e Abbiamo il seguente utile corollario. + cn det 6. Dimostrazione Se reA) = n. det(A) = O. Il complemento algebrico (o cofattore) dell'elemento aij di A è Ai} = (-l)i+ j det(A (1 . l. allora det(B) = det(A). La matrice cofattore di A è Poiché ognuna delle matrici che compaiono a secondo membro ha due righe uguali. A(j) .8 DEFINIZIONE Data A = (aij)EMn(K). A(n») = det(A) + cO = det(A) perché (A(I) . 6. j:s n si ha [6. 6. Per ogni 1 :s i.3 segue che dev'essere det(A -I) = det(A)-I. ] .9 PROPOSIZIONE Sia A EMn(K).é.2(5).78 79 6/Determinanti Geometria dffine I L'ultima affermazione segue immediatamente dalla prima applicata al prodotto I" = AA -I. n) la sottomatrice quadrata di ordine n -1 di A ottenuta cancellando la i-esima riga e la j-esima colonna. j:s n sia A(l . Allora det(B) = det(A) + cdet(A(l) . O se e solo se reA) = n. A(j) . possiamo supporre che cioè che la prima riga sia combinazione lineare delle rimanenti righe di A. 6.. O..n(K)... l..é. e quindi det(A) = O per il teorema 6.2(2) si ha det(A) = Cz det A(Z) A (3) A (n) A (Z) A (Z) A (Z) + c3 det + . per ogni 1:s i. Dal corollario 6. L'ordine del minore è l'ordine della sottomatrice quadrata corrispondente.. e quindi ha determinante uguale a O. Dimostrazione 1) Se A ha una riga.. + cnO = O. non influisce sulla conclusione.2(4) il suo determinante è O. Dimostrazione Sostituendo A con la sua trasposta ci si riduce a dimostrare solo la [6.. che è espressa dal seguente teorema.. Pertanto det(A) = czO + c3 0 + .. Un minore di M è il determinante di una sua sottomatrice quadrata. ] .5 DEFINIZIONE Sia MEMm. nulla. n)).é. allora A è invertibile per il teorema 5.. tenuto conto del teorema 6. Il risultato seguente fornisce un procedimento induttivo per calcolare il determinante di una matrice. per il teorema 6.4. Le seguenti ulteriori proprietà del determinante seguono facilmente dai teoremi precedenti. . Una proprietà fondamentale del determinante è la sua relazione con il rango...6 e 6..n(K). n Il ..2(3). Supponiamo reA) < n. 6......4..7 PROPOSIZIONE SiaA = (au)EMn(K): 1) Se A ha una riga oppure una colonna nulla.4. reA) < n.5]... . .. 6. Allora det(A) -:. e B(k) = A(k) per ogni k -:.. Il corollario è immediata conseguenza dei teoremi 5. e pertanto det(A) -:. Il rango di M è uguale al massimo ordine dei minori non nulli di M. A(n») ha uguali la i-esima e la j-esima colonna.4 TEOREMA Sia A EMn(K)..6] La [6. cioè che le righe di A siano linearmente dipendenti. j.

• .11] è n ~ k~l aikA jk = O.(1) r(k) = q(k .1 trasposizioni di elementi contigui. Poniamo B = (b hk) = A (2 .1] in cui compare alj . A questo scopo consideriamo i termini della sommatoria [6.9. bn-Iq(n-l) Nell'applicare la proposizione 6.9] [6. .12] Per la proposizione 6.2(8). e quindi soddisfa E(r) = (-1)j-1E(p).. cioè = E(r). per definizione. n: n/l .80 Geometria affine 6/Determinanti 81 \ Mediante i . Ad ogni tale p possiamo far corrispondere la permutazione qE an .10 Inoltre.l scambi fra righe contigue di A si ottiene una matri2e A Infatti la permutazione rE an definita da r(l)=l.10] Dimostrazione La [6..(3) AU-I) A (n) Si ha pertanto = (-l)i-I det(A).j:5.8] descrive tutto an-I' la somma dei termini [6. che è già stata dimostrata. ] . . n).. A [6. n -1. A.J definita. alternativo a quello descritto nell'esempio 3. D'altra parte.. ] L. Il seguente corollario fornisce in particolare un metodo pratico per calcolare l'inversa di una matrice A EGLn(K). si ha Quindi. e pertanto la [6.8] -I = 1 det(A) l [cof(A)]. Nel caso i=j la [6.5] è vera per A'. nll n)] = ] . . che sono della forma = p(k = a1i-l)j-1 det(B) = aljA lj .9 è conveniente..n =l aikAjk = det(A) oij [6.5] di A secondo la prima riga.12] è lo sviluppo secondo la i-esima riga del determinante della matrice B ottenuta da A sostituendo la sua riga i-esima alla j-esima.5]. n) = (-l)i+IAij..7] è uguale a ali-l)j-I ~ A(I) qE A.(n) E(q) la cui prima riga è A ' (I) = A (I). allo scopo di abbreviare i calcoli. Quest'osservazione ci consente di limitarci a considerare il caso i = 1. se la [6.(n) q(k) E (q) blq(l) Un_I In conclusione. A(i+l) det(A') k=2. [6. si ha evidentemente A. che J se p(k + 1) <j se p(k + 1) > j.. . Per ogni A = (ai) EM n(K) sussiste l'identità COROLLARIO A l[cof(A)] A{j=(-1)j+ldet[A'(2 = (-l)j+1 det[A(l = p(k + 1) ..... lo è anche per A.1).12] è vera... Poiché B ha due righe uguali il suo determinante è 0. [6..9] è equivalente alle n 2 identità seguenti: n ~ k + 1)-1 ~aljAlj' In particolare. j della matrice Al [cof(A)].(2) A. quando possibile. per k = 1.. scegliere una riga o una colonna nella quale compaiano degli zeri.1] è uguale a è la [6.11] coincide con la [6.11] dove oij è il simbolo di Kronecker. 6. da • Si ha (-l)j-I E (q) = E(p). e le rimanenti righe sono nella stessa posizione relativa delle righe di A. .(2) A'= è ottenuta componendo p con j . se A è invertibile. Se i ~jla [6. = det(A)In • [6. il primo membro della [6. la somma di tutti i termini della [6.5] per i = 1. A. cioè a dimostrare lo sviluppo [6. per ogni 1 :5. Infatti il primo membro è l'elemento di posto i. n Il . Poiché al variare di p E an tale che p(l) =j la permutazione q"definita dalla [6.7] dove pE an è una permutazione tale che p(l) = j.

11 COROLLARIO (REGOLA DI CRAMER) = '(bI'" Siano A = (aij)EGLn(K)... nl (l..8. mentre il cofattore è un determinante di ordine n .. .. ikJ = (l. x = '(Xl'" Xn).k)! termini. E (s) E (t)[aIS(I) . 6. e sia = M=A(i1 .il <il < .. la il-esima colonna ecc. +j. . scambiamo tra loro opportunamente le colonne di A in modo da ottenere una matrice B in cui la icesima colonna. Allo scopo avremo bisogno della seguente generalizzazione della definizione 6. .. ik) una sottomatrice quadrata di ordine k di A....n. [6. i k) per uno di det(A(k+l .. preso con il segno + o ~ a secondtt che il + . id). ..· +j" per scelta arbitraria di 1 $. e sostituire la [6. . Per dimostrare che il prodotto di un termine di det (A (1 .8 di complemento algebrico di un elemento di A.. A (2). b= b n) un n-vettore colonna e AX = b [6.82 Geometria affine . ... che abbiamo introdotto nel paragrafo 3 per risolvere un sistema di n equazioni lineari in n incognite. an k+t(n-k)] = Sia A EMn(K). sarà sufficiente dimostrare che ogni termine di D(A) appare almeno una volta in det(A). + k+ l +.. che vogliamo dimostrare essere uguale a det (A).10] segue dalla [6.12 DEFINIZIONE 83 6. Consideriamo il caso particolare in cui {jl' .. lk.. ikUl ..+ . .. Poiché anche det(A) è somma di n! termini. ik' moltiplicati per (. n J\ Ul' cioè è il determinante della sottomatrice quadrata di ordine n ... e quindi il numero di trasposizioni di cui u è prodotto è la somma del numero di trasposizioni di s e di quelle di t.. n J\{'11' 6/Determinanti ..l)i.14] Dimostrazione Basta ricordare la regola dell'inversa [3.. membri a sinistra per Il metodo dell'inversa. .15] dove sEak. id) moltiplicati per (_1)1+ ... Denotiamo con D(A) la somma indicata nell'enunciato. Pertanto D(A) è somma di (~) k! (n - k)! = n! termini. Il complemento algebrico (o cofattore) di M è t(A({l ( .. n righe (colonne) di A. Dimostrazione La daremo nel caso delle righe.. Supponiamo dapprima che le righe assegnate siano A (I).. noto come regola di Cramer: 6. ak s(k)ak+l k+t(l) '" an k+t(n-k)] [6.. . . . id).. .. nl (l. ... . e siano assegnate k $.. Inoltre il numero dei minori di ordine k distinti che si possono estrarre dalle k righe assegnate è n) n! ( k ... nJ\{jl' .. . . +ik+j.13 TEOREMA (LAPLACE) Sia A EMn(K). aks(k)] [E(t) ak+1k . ..16] che dà x =A -lb. <ik $.13]..9. e più preciso. +k [E(S) a 1s (I) . + ik sia pari o dispari. A (k). tEan_k. Si noti che il secondo membro della [6. Da ciò segue che [6.. Il prodotto di un minore di ordine k estratto dalle k righe assegnate per il corrispondente complemento algebrico è una somma di k! (n . Un termine di D(A) corrispondente è della forma (.9] moltiplicando ambo det(A)-IA -l. nJ\{jl' . perché ogni indice s(h) è minore di ogni indice t(i). per qualche scelta di il' .k)! termini.1)1 +. k Iil .. . n. 1(1) ..10] al posto di A -l.k!(n-k)! . klil . L'unica soluzione di [6... + ik + il + .. Dimostreremo ora un teorema che generalizza lo sviluppo del determinante secondo una riga o una colonna. ..15] è un termine di det(A) osserviamo che la permutazione k s(k) k+l k + t(1) ha segno uguale a E(s)E(t).. kJ.. è un termine di det(A).13] il corrispondente sistema di n equazioni in n incognite...+···+j'de .... Per riconoscere che [6. lasciando al lettore l'immediata estensione al caso delle colonne.. Descriveremo ora un metodo di calcolo dei determinanti che generalizza la proposizione 6. ..15] è un termine di det(A). +k+M .. quindi somma di (n . .. ik) per uno di det(A(k+l .1) l + + k +j.. I termini di D(A) sono prodotti di un termine di det(A(1 .k di A ottenuta cancellando le righe e le colonne di M. La [6.k. Nel caso particolare k = 1 si riottiene la definizione 6.. Allora det(A) è uguale alla somma dei prodotti dei minori di ordine k di A estratti dalle righe (colonne) assegnate per i corrispondenti cofattori. può ora essere formulato in un modo diverso.14] ha per numeratore il determinante della matrice ottenuta da A sostituendo la colonna b al posto della colonna i-esima. + . JI{l .... . e quindi ottenuto sommando k! termini.. è data dalla formula i=l. perché il minore è un determinante di ordine k.

e quindi che il suo rango sia almeno l..6. .. che det(A) è uguale al prodotto degli elementi della diagonale principale. per un termine di D(B) del tipo che abbiamo considerato nella prima parte della dimostrazione... si dovranno calcolare i minori di ordine via via crescente. + i. Supponiamo che ogni sottomatrice quadrata di ordine r + l di M ottenuta aggiungendo a B una riga e una colonna di M (fig.. + .(l + . kesima. + k + j. +j.. facendo si operano UI -l) + U2 -l) + Uk -l) =jl + scambi di colonne... si concluderà che r(M) = r. mentre tutti i minori di ordine r + l si annullano (oppure non ce ne sono se r = min(m.1 . ..13 è chiamato metodo di Laplace o sviluppo di Laplace. - + . + . Allora M ha rango r.. si trova subito. Sia data una matrice MEMm. Sia B = M (il ... - (l + .. . Il numero di. + (i2 -l) + '" + (ik -l) = il + . a partire dall'ordine 2. ik .... Infatti dall'annullarsi di tutti i minori di ordine r + l discende l'annullarsi dei minori di ordine superiore: ciò segue subito per induzione su s sviluppando ogni minore di ordine s> r secondo una sua riga o una sua colonna. Ad esempio.. + k) (l det (A) = (- l) 1 + '" + jk + k + j. + k) + . + j. la matrice 4 2 -l O O 2 Sviluppando det(A) con il metodo di Laplace rispetto alle prime due righe si trova: det(A) = (-1)6/ 85 " . tale che det(B) ~ O. D(C) è uguale a (-l)i. Il procedimento per calcolare il determinante di una matrice quadrata descritto dal teorema 6. ** . per un termine di det(B).r·: il f 84 Geometria affine di A si trovino rispettivamente come prima. 6.. + . + k) (l Confrontando otteniamo D(A) D'altra parte ogni termine di per un termine di D(A). j. . k-esima colonna....14 Osservazioni ed esempi 1.+ . kesima di M sono linearmente indipendenti. cioè della seguente osservazione. ... +k+j. . + k).. e quindi è uguale a (-1)1+ . e quindi det (B) = (- l) j. Supposto che M non sia la matrice nulla. + . e pertanto la condizione sui minori orlati implica che ogni altra colonna di M è combinazione lineare delle colonne jl-esima. Così Il termine di D (A) che stiamo considerando è uguale a (_ l) l + . Quando per un certo r si sarà trovato un minore di ordine r non nullo. (l + .) una sottomatrice quadrata di un certo ordine r della matrice M. la i2-esima riga ecc. n)). . + i. Infatti dall'ipotesi det(B) ~ O discende che le colonnekesima.). Sviluppandone il determinante secondo la prima colonna (la prima riga). e quindi D(A). di A siano rispettivamente prima.. come si voleva. procedendo per induzione su n. cioè è uguale a un fermine di det (A). .n(K) e supponiamo di volerne calcolare il rango utilizzando il corollario 6.1) abbia determinante nullo.. k-esima riga di C. = det(A).. + k) det (A).. inversioni effettuate è (il -l) 6)Determinanti ~ -3 -l =5x(-9)-(-4) x7=-17... A (i.. + k) det(A)...(l + .. consideriamo la matrice C ottenuta da A con opportune trasposizioni delle righe in modo che la il-esima riga. ir Ijl . seconda. + '" + j.. . + j. e quindi det(C) = (_l)i.. + i. - = (-l)i.. Quindi M ha rango r..).. + D(C) '. Il calcolo del rango può essere semplificato notevolmente se si tiene conto del cosiddetto principio dei minori orlati. Se le righe assegnate sono A (i. cioè che i cosiddetti minori orlati di B siano tutti nuIli.. seconda. Il calcolo di det(A) mediante lo sviluppo secondo una riga o una colonna sarebbe stato più laborioso. Consideriamo ad esempio la matrice -2 A= 2 l O -3 O -l O -2 2 O 6.. A (i2). Sia A una matrice triangolare superiore (inferiore)... "** * Figura 6. 2. Esso è particolarmente utile quando la matrice A di cui si vuole calcolare il determinante ha molti elementi uguali a O.

Il modo più efficace e naturale di procedere in questo caso è quello di utilizzare il teorema 5. Il d~termina~te. + 4X2 + 2X3 = 2 3X. 6/Determinanti Cramer: C :) e quindi r(M) ~ 2. Infatti la sottomatrice B=M(l2/13)= ha det(B) = -2. Supponiamo assegnato un sistema di m equazioni in n incognite.serv~zlO.n. Z: X. e in ogni caso l'infinità delle soluzioni.0. in cui i coefficienti delle incognite e i termini noti siano funzioni di uno o più parametri variabili in K. Una volta stabiliti i valori dei parametri per cui il sistema è compatibile. si procederà a risolverlo in ciascun caso. .l la matrice dei coefficienti ha rango 3 e quindi il sistema è compatibile.X 3 = 3.s. Consideriamo ad esempio il sistema a coefficienti reali nelle incognite X. . Per ogni valore assunto dai parametri si ottiene un diverso sistema a coefficienti in K di cui si vuole accertare la compatibilità e ricercare le eventuali soluzioni: lo studio dei casi che si presentano e la ricerca delle rispettive soluzioni si dice la discussione del sistema assegnato. è ben definito anche ~ua. ?:vIamente Il determInante di una matrice siffatta è ancora un elemento del dO~InlO . esempio il determinante di una matrice in Mn(K[X]).115 =0. inoltre i due minori orlati sono: l 3 -1 2 4 2 3 -1 -1 = 36/30 = 6/5 x.86 Geometria affine "\ ha rango 2.=' 1 l 2 l l O O O 2 l 2 3 l O O O 2 3 det(M(l23/123) = e =0 det(A) 2 3 det(M(l23/134) = x2 = 4. Consideriamo il seguente sistema di tre equazioni in tre incognite: 2X1 + 3X2 . x 3 ). Il determinante della matrice dei coefficienti è m 2 + m. A~. data dalla regola di x3 = = 24/30 = 4/5. a~lora det(A) è un numero intero ecc.é O e quindi il sistema ammette un'unica soluzione (x" x 2 .é O. Per ogni m . è un polinomio di K!X]. . Y.Z=O -X+ Y+ Z=m. cioè ad elementI pohnomI In una indeterminata X a coefficienti in K. I loro determinanti quando esse sono quadrate.-) . 3-1 l det(A) 2 3 l l 4 2 3 -1 3 e quindi r(M) = 2. Noi utilizzeremo quest o.X 2 .Y+mZ=O mY. per la sua stessa definizione [6. 3. .ndo gh ~lementI ~ella ma~rice quadrata A appartengono a un dominio qualSIaSI o.7.. per il teorema 5.e : consIdereremo per esempio matrici a elementi polinomi di una o pm VarIabIh. 2 87 30.1].7 analizzando i valori possibili del rango della matrice dei coefficienti e della matrice orlata in funzione dei parametri. i minori ecc. m+l ' m+l . che si annulla per m = O. e possiede l'unica soluzione ( l-m -1 -m .l . Il determinante della matrice dei coefficienti è l 4 2 3 -1 -1 = -1 2 2 3 -1 = 6/30 = . det(A) 5. se ~ EMn(Z).X 3 = l X.

Y.10. A(n» se A(jl = cV + c' V'.XI) Xn(Xn . . .2)-esima moltiplicata per X ecc Si ~~ 1 O Xz -XI xn-x i O XZ(XZ . in cui m è un parametro reale: a) 2X .. si dimostra che. x n • V(x l .88 Geometria affine Quando m = O si ottiene il sistema omogeneo 6/Determinanti 89 \ 1 x... Y.16] il se~on~o membro essendo il prodotto di tutti i termini della forma (x _ x) I:SJ<I:sn. . . xnE K.. • 3. A(n» + V' . .16] sia stata dimostrata per n .l D(A) = det(A) Xnn.XI) O X~-Z(XZ .Y-Z= l -Y-Z=-1 -x+ Y+Z= -2 7. .l. è detto determinante di Vandermonde relativo a X X Si ha l' z. Z. se D: Mn(K) --> K è un'applicazione tale che. il caso n = 2 essendo ovvio. X~-Z(Xn ... Operiamo sulle righe ~ell.X) n Z 4 3'" '" (Xn .a matrIce dI Vandermonde. A(n» = .... .D(A(l) .Y..Y= m + l mX+ Y= 1 b) 2X+ mY=l 2X + (l + m) Y = 1 (3 . (Xn . Xz. A(i)'" A(n» allora x 1n.. X) della matrice di Vandermonde n XI XZ I Xz XZ Z Xn Z Xn cV + c' V' + c' D(A(l) a) D(A(I) b) D(A(i)'" A(i) . La [6. sottraendo dall'n-esima riga la (n -I)-esima moltlp~Icata per XI' dalla (n . per ogni A = (A(l) A(n»)EMn(K) si abbia che è incompatibile.. 6. in cui m è un parametro reale: 1 V(x1.I per ogni A EMn(K). Discutere i seguenti sistemi nelle incognite reali X.3Y= S 3X + Y= . (3) e (5) del teorema 6. A(j) per ogni I :s i <j:s n. che possiede le infinite soluzioni: {(t " t O) : tE R l .l x Zn.Y+ mZ=O X. Xz..Y=O -Z=O -x+ Y+Z=O. Xn) = (XZ. Calfolare l'inversa di ognuna delle matrici dell'esercizio 4 (§ 3) utilizzando il corolla- [6..2Z=0 2X. Non è difficile dimostrare che le proprietà (2). Xn) = rio 6. t. n?: 2.2 sono sufficienti a caratterizzare univocamente il determinante.Sm..XI) 2. (X .XI) (X3 - Esercizi XZ) . . Suppomamo n ~ 3 e . Discutere i seguenti sistemi nelle incognite reali X. A(n» = cD(A(I) . .m) X + 3Y=1+m c) 2X + mY= . Il determinante V(xl . A(j) .Z=O a) ..I)-esima la (n .XI) X+mY+Z=2m mX+ Y+Z=2 b) Y+ mZ=m+l X+ Y+Z =2 mX+ Y =m+1 c) 2X+mY+mZ= 1 mX + 2Y+ mZ= 1 mX+mY+ 2Z= 1 d) X+ Y. .16] si dimostra per induzione su n.che la [6.4 mX. l' l ..X n - 1). Xz. Siano XI' xz.. V .X) (X .XJ . Quando m sistema X~-z = -1 si ottiene il x. . . ... Precisamente.... .

7. e 5. an an-2n~h an . su un insieme non vuoto A possono esistere diverse strutture di spazio affine.). tale che sia data un'applicazione 2X + iY + Z = 1. . Risolvere i seguenti sistemi con la regola di eramer: a) (K 7/Spazi affini (I) Edited by Foxit Reader Copyright(C) by Foxit Corporation.J2Z= 1 . an-lnE O. ----+ mij = l Dimostrare che det (M) = al a2 ..'0' a In.).J2 = C) 91 7 Spazi affini (I) 4. L'applicazione [7. ----+ Per ogni (P.. Uno spazio affine di dimensione 1 (dimensione 2) viene comunemente chiamato retta affine (piano affine). i= l. X Y+ Z= O -X-mY+2mZ=-1I3 mX+mY =-113. presi a segni alterni. . j. in modo che i seguenti due assiomi siano soddisfatti: 2X3 4 . an EK*. n.1] ----+ c) (K = Q) XI + -XI +X2 X 2+ XI + che associa ad ogni (P.1] definisce una struttura di spazio affine sull'insieme A. . an (l + Per ogni terna P.. i cui elementi si dicono punti di A.. . Siano A. Siano al. + _1_) .J2x + Y = 2.l X3 2 X4 = 1. Uno spazio affine su V (ovvero uno spazio affine con spazio vettoriale associato V) è un insieme non vuoto A. . Q. . Nel seguito considereremo esclusivamente spazi affini tali che lo spazio vetto- riale associato V abbia dimensione finita. Si consideri la matrice M = (mi) EM n (K) così definita: mii= l + ai. N= ( .2) Z = O mX+ Y+ mX+ h) 2Z=O 3Z=O b) (K = R) In questo paragrafo introdurremo gli "spazi affini". a2m ••• . x x x x an-In x La dimensione di V è detta dimensione dello spazio affine A. B. e siano M.1 DEFINIZIONE Sia V uno spazio vettoriale su K.. ----+ ----+ Prendendo invece R = P troviamo QP = . Negli spazi affini si studiano esclusivamente le proprietà geometriche deducibili per mezzo dell'uso dei vettori.AK? e r(A) = n-L Dimostrare che le 00 I soluzione del sistema omogeneo m n mcogmte A X = O sono proporzionali alla n-upla dei minori di ordine massimo di A. Siano D. Q) EA X A un vettore di V. Q EA.J2 -X +. M= ( : .. Prendendo P= Q = R nell'assioma SA2 abbiamo che PP = O per ogni PEA. 8. • Dimostrare la seguente identità: ----+----+ PQ+ QR=PR. ed è denotata con dim(A). . Se K = R (K = C) A si dice spazio affine reale (spazio affine complesso). 6.. 7. NEM2n (K) le matrici seguenti: Spazio Affine SAI Per ogni punto P EA e per ogni vettore v EV esiste un unico punto Q EA tale che ----+ PQ=v. cioè diversi modi di assegnare uno spazio vettoriale V e una applicazione A x A -+ V che soddisfa SAI e SA2. ----+ Sia A = (ai!) E ~n~ . Le figure che accompagnano il testo si riferiscono per lo più al piano e allo spazio ordinari e costituiscono esclusivamente un supporto intuitivo alla lettura. Q)EA x A diremo P punto di applicazione del vettore PQ. che generalizzano il piano· e lo spazio ordinari. se i"t. denotato con PQ e chiamato vettore di punto iniziale P e di punto finale Q.2i 2Y-iZ= -2+2i iX + iY + iZ = l + i AxA-+V [7.PQ per ogni P.90 Geometria affine e) X+ Y+2Z= 1 X+ 2Y+4Z= 1 2X+ 3Y+6Z=m mY g) f)X-Y =2 mY+ Z=m Y+mZ =m + (m . SA2 Dimostrare che det(M) = det(A) det(C) = det(N).dominio e x . . a23.2005-2009 For Evaluation Only. a2.2n .un . Similmente a quanto accade per gli spazi vettoriali. 2X . a 12. R di punti di A è soddisfatta la seguente identità: _1_ + _1_ + al a2 ••• . e nei quali lo spazio dei vettori è assegnato nella definizione. CEMn(K)..Y = 2 ..

di P rispetto al riferimento Oel . si ottiene una corrispondenza biunivoca di A su V.p = (q . -. Il sottospazio affine passante per Q e parallelo a W è il sottoinsieme S di A costituito da 7.1 si riferisce al piano 7..• . . Figura 7. nello spazio ordinario in cui si sia fissato un punto O. rEV. . S si dice piano di A. e l'operazione che associa un vettore a una coppia ordinata di punti è quella con cui nel paragrafo 1 abbiamo definito i vettori geometrici. .. Se dim(S) = O.-----+ Se A(a i . + anen per opportuni al' . Segue dalla definizione che la retta S consiste di tutti i punti P E A tali che QP = t a per qualche t E K. ••• . B(b I . viceversa.4 DEFINIZIONE - tutti i punti PEA tali che QPEW. aJ si dice n-upla delle coordinate. . Quindi gli spazi affini sono generalizzazioni della retta..) P(2.2 rappresenta un piano dello - spazio ordinario.. anE K. 93 + (r . scriveremo P(xl . su sé stesso.. La retta. associa ad ogni punto P il vettore geometrico rappresentato dal segmento orientato di punto iniziale O e punto finale P. (2). il riferimento affine OEl ... en } di V.. O) per nupla delle coordinate. Quindi ogni spazio vettoriale V può considerarsi come uno spazio affine.p) Edited by Foxit Reader Copyright(C) by Foxit Corporation.. esso viene denotato con Oel . Esso ha (O. La proprietà SA2 è verificata perché sussiste l'identità r . bn.. in particolare S:. 7.é. che ora introdurremo. Un caso particolare dell'esempio precedente si ha prendendo V = Kn.. I più importanti sottoinsiemi di uno spazio affine sono i "sottospazi affini". x n ) EA" ha sé stesso come n-upla di coordinate. q. Se A =A".. un piano affine reale e uno spazio affine reale di dimensione 3. Un sistema di coordinate affini (ovvero un riferimento affine) nello spazio A è assegnato una volta fissati un punto O EA e una base {el' . = Sia V un K-spazio vettoriale e sia A uno spazio affine su V. o semplicemente A n quando dal contesto il campo K risulti individuato senza possibilità di equivoco. Sia V uno spazio vettoriale di dimensione finita su K. si dice riferimento affine standard. ••• ... L'assioma SAI implica che se in uno spazio affine A si fissa un punto OEA e si associa ad ogni punto P EA il vettore OfiE V. un qualunque vettore non nullo a E W è un vettore di direzione della retta..p = v. . V si denoterà con Va' 3... Tale corrispondenza è la generalizzazione di quella che.. E n in cui O = (O. Se dim(S) = 1.7/Spazi affini (I) Geometria affine 92 Dato un riferimento affine Oel . Se dim(S) = 2. Gli scalari al' . allora S = {Q} è un punto. Il sottospazio W C V è chiamato giacitura di S.a si definisce su V una struttura di spazio affine su sé stesso.3 DEFINIZIONE Siano V un K-spazio vettoriale e A uno spazio affine su V..al' . en }· Ciò segue dall'identità AB = -- OB.. del piano e dello spazio ordinari. X n (la fig. Con questa struttura di spazio affine. ogni sottoinsieme di A costituito da un solo punto è un sottospazio affine di dimensione O. - Si noti che QE S.OA. Siano assegnati un punto Q E A e un sottospazio vettoriale W di V. Lo spazio affine (Kn)a si chiama n-spazio affine numerico su K. E n } è la base canonica di K". an). x n) per denotare un punto PEA di coordinate Xl' ••• . . Gli spazi vettoriali associati sono quelli dei vettori geometrici dei rispettivi spazi... O) ed {El' .1) 7. perché il sottospazio vettoriale W contiene il vettore nullo O = QQ.. (La fig.an) ~me n-upla di coordinate rispetto alla base {e l .. . en in A. . bn)EA.. .. 7. Esso si denota con A n(K). In questo riferimento ogni punto (x!. ••• . . en • n punto O si dice origine dèl sistema di coordinate. il piano e lo spazio ordinari sono rispettivamente una retta affine reale. . . il vettore AB ha (bi . .q) per ogni p.. en • ---+ Per ogni punto PE A si ha OP = al e l + .. ordinario). L'assioma SAI è soddisfatto perché per ogni punto p EV e per ogni vettore v E V il punto q = p + v è l'unico che soddisfi l'identità q .2 Esempi 1. Ponendo ----* ab = b . an si dicono coordinate affini (o semplicemente coordinate) e (al' .2005-2009 For Evaluation Only.1 . S si dice retta di A e W direzione di S. 2.. .. il numero dim (W) è detto dimensione di S e si indica con dim (S). .

. .. . 2. È facile vedere che POPI ..2 1. Consideriamo un sottospazio vettoriale W C V e un punto q EVa. . per qualche q EVa e per qualche sottospazio vettoriale W C V. P N si dicono non allineati (o non colline~ri)...3). PiPN).. altrimenti Po' .::: 2 punti Po. . P N sono " pendenti. equivalentemente. o.. per ogni i = 1. N. . se PEA soddisfa PoPE (POPI . POPN) ::> (PiPO' . i piani e A stesso. --+ Cac(P) Si osservi che si ha adadP» ----->l CadadP» = P per ogni PEA perché ~--+ = . Ad esempio una retta in un piano affine è un iperpiano. P N. N. Due punti Po. P OP 2 .3] • 4. PN di uno spazio affine A.. .. .. . Per definizione i punti Po' . e così anche un piano in uno spazio affine di dimensione 3. cn e xi' . P N segue che dim(PoPI ••• P N) :5 N.Geometria affine 94 95 7/Spazi affini (I) ---+ s p Q • ------+ • Figura 7... e i punti C e P hanno rispettIvamente coor dOmate CI' ••• . . Vediamo quindi che i sottospazi vettoriali di V sono particolari sottospazi affini di Va e che ogni sottospazio affine è della forma q + W. . Se in particolare q EW. Infatti q + W consiste di tutti i v EVa tali che v ..= . • • • [7. P op N sono linearmente indipendenti. se o - --+ (POPI . . Viceversa. . ..1.. in questo caso P OP I P 2 è un piano (fig. POPN) per la [7.... m questo caso POPI è una retta. allora Figura 7. D'altra parte. ogni vettore POPJ" si può ~ ~ esprimere come POPj = PiPj . le rette.2]. x no il punto aC (P) ha coordinate [7. Se dim (8) = dim (A) . P N. Tre punti Po. P N si dicono indipendenti. P OP 2 .. Se in A è fissato un riferimento affine Oe l ••• en .3 .. I sottospazi affini di A sono i punti. PN si di~ono dipendenti.Cac(P) = CP.. cioè è un traslato di un sottospazio vettoriale di V.PiPO' e quindi anche -----+ ---+ ~ (POPI . il punto simmetrico di P rispetto a C è il punto adP) che soddisfa l'identità vettoriale o per ogni i = 1. . POPN) C (PiPO. POPN) viene indicato con POPI . ••• . 7..PoPiE (PiPO' .. P I EA sono indipendenti se e solo se sono dIstmtI. P N sono indipendenti se e solo se I vetl l inditorI· P op l' P-P o 2' ••• . perché in tal caso W = V e quindi QP EW per ogni PEA. . :. . . allora 8 = A. Se vale l'uguaglianza i punti Po. Sia A lo spazio ordinario. . Sia A uno spazio affine su V. ..PiPoE (POPi. allora La dimensione di un sottospazio affine non può superare dim(A). .3]. Se Po.. . POPN).. PiPN).q EW. I punti Po' . +W -----+- PiP = PoP . P 2 sono indipendenti se e solo se non appartengono a una retta.. PNE A si dicono allineati (o collineari) se esiste una retta che li contiene.. Dati s + 1 . PNEA si dicono complanari se esiste un piano che II contIene.. .. allora N:5 dim(A).. . . . Dalla definizione di POPI .. o. Infatti il sottospazio vettoriale (POPI . . allora q + W = W.5 Esempi = {q > per la [7. . altrimenti Po. 8 è detto iperpiano..CP. I punti Po.. . . . P I .. ••• .. se PiPE (PiPO' . se dim(PoPI P N ) :51.. Sia V uno spazio vettoriale non nullo di dimensione finita su K. . P N e si chiama sottospazio affine generato da Po.. . il sottospazio affine --+ ---+ --+ passante per P o e avente giacitura (POPI . 3. . P N non dipende dall'ordine in cui vengono presi --> --> ----> i punti Po' .. PiPN) --+ ---+ ~ 7... Per ogni PEA.2] P. Se --+ dim (8) = dim (A). e sia CEA.. . equivalentemente.. POPN) con- -- ~j = POPj tiene tutti i vettori PiP --+ ~ ----+ - POPi' e quindi ---+ ----+ ~ ~ - ---+ --io -__ o ------+ ----+ ---+ ----+ PoP = PiP . PiPN) o q ----+ Pertanto.. Il sottospazio affine di Va passante per q e parallelo a W è l'insieme + w: w EW} .. . .

XI' .. . 2cn - x n) - = (CI (C!' .aC<Q) P' EW 7..ac(Q) C . cn ) --+ --+ - XI' . (La fig. allora. Se viceversa PE T. Otteniamo quindi un'applicazione (x) . si ha ) QP = QC + CP = . I pùnti Pi''''' P t . Allora ac(S) = (ac(P): PE S l è il sottospazio affine S'avente la stessa giacitura W e passante per adQ). allora PQE W perché. . Xn) = - an ) + Ob) = + (bi .4 si riferisce al piano 1.. e quindi PESo In conclusione.. per la (1). Dunque P' ordinario..... Infatti. . x n) la quale soddisfa le proprietà SAI ed SA2. sia S C A il sottospazio affine avente giacitura W C V e passante per il punto QEA. e si denota con AB.. ~~ QP= QM+MP= -MQ+MPEW. 2) Sia S un sottospazio affine di A avente giacitura W. Sia M ES e sia T il sottospazio affine passante per M ed avente giacitura W. ..CP = . Sia A uno spazio affine reale con spazio vettoriale associato V. MP=MQ+ QP= -QM+QP che è un vettore di W perché entrambi gli addendi vi appartengono...QPEW. Se A e B sono due punti distinti di A. Associando ad ogni --+ coppia di punti P.l EAB che dividono il segmento in t parti uguali. l'insieme dei punti PEA tali che --+ PROPOSIZIONE QP=ta 1) Un sottospazio affine è individuato dalla sua giacitura e da uno qualsiasi dei suoi punti. 7.. b n + (t - i) a). cn - 97 7/Spazi affini (I) Geometria affine x n) è la n-upla delle coordinate di PC = .. . se P' ES'. per ogni PE S. ..al' . . il punto medio del segmento AB ha n-upla di coordinate SxS---+W --+ (P. Dimostrazione 1) Sia S il sottospazio affine di A passante per Q ed avente giacitura W. x n ).. . . t-l. Q di S il vettore PQ si definisce su S una struttura di spazio affine su W. --+ 2) Se P. b n ).CP' = . Xn e pertanto (Xl' . Nel caso particolare C = O. Se in A è fissato un riferimento affine Oe l ... =~.. .= fAB. • en e A = A(al. Se PE S. sono definiti dalle condizioni --+ --+--+ i--+ AP... allora si ha --+ --+ --+ per qualche t ~ O è la semiretta di origine Q e direzione a.96 (2c I - XI' .. . . S coincide con il sottospazio affine passante per P e parallelo a W. a n : b n ) • . si ha .. Più precisamente. . P.) 7. allora --+ AP= tAB B i=l...+ AP. . 1 = ( al : bi .i) an)· In particolare. ibn an ) - + (I . posto P --+ --+ --+ ---+ ----+ = Figura 7. . ) ~ --+ --+ --+ s adQ) ac<P) = aC<Q) C + Cac(P) = CQ . la condizione è equivalente alla seguente: = B(b). . S = T.4 aC<P'). (XI . .. . . e quindi ac(P) ES'. quindi PE T.. Viceversa. QE S. Q) >-+ PQ (Xi' .. le coordinate di ac(P) sono .x n • L'applicazione ac: A ---+ A manda sottospazi affini in sottospazi affini. = P. . . cioè tali che ~~-. il segmento di estremi A e B è l'insieme dei punti PEA tali che --+ per qualche tE R tale che 0:5 t :51..al' . a2 : b2 .. = P---:Pz = . an). perché esse sono verificate in A.. Fissati un punto QEA e un vettore non nullo aEV.7 Esempi e osservazioni e quindi PE S.CP.6 = ac<P) EaC<S).

u.. Il k-simplesso di vertici Po. C. u E R. e siano A. e siano Po.8). Un sottoinsieme S di A si dice convesso se per ogni A. e siano A. CEA tre punti non allineati.5) è l'insieme dei punti PEA talI che ---+ ---+ ---+ AP=tAB+uAC per qualche t.LD --_~-- __ B Parallelepipedo Figura 7. BES il segmento AB è contenuto in S (fig.1Iparalielogramma individuato daA. .8 ..7). ti s 1.rl' ! 98 I Geometria affine c l I 7/Spazi affini (I) 99 4. Sia A un. Sia A uno spazio affine reale. i triangoli e i tetraedri sono casi particolari di sottoinsiemi degli spazi affini reali chiamati "simplessi". C. P I . S~a A uno spazio affine reale. C (fig. con Os t. D è l'insieme dei punti PEA tali che ~ -+ ~ -+ AP= tAB+ uAC+vAD per qualche t. 3 un k-simplesso è un segmento. Se Y è un sottoinsieme di A. P I .:. B. c c I I I I I I A B Tetraedro A -- _- ___. Il tnangolo di vertici A. u. ••• . u. I segmenti.. v ~ O e t + u + v s 1. 3. B. vE R. . un triangolo. u ~ O e t + usI. 7. i=1 Parallelogramma Figura 7. . Sia A uno spazio affine reale. È facile verificare che ogni sottospazio affine e ogni simplesso A sono sottoinsiemi convessi. . . 5. 7. tkE R.6 c. 7. 7. + tkPOPk A A B Triangolo k B per qualche ti' t z. usI. PkEA punti indipendenti.S 2. B. B.. C è l'insieme dei punti PE A tali che ---+ ---+ ---+ AP= tAB+ uAC per qualche t. t k ~ O e r. Il tetraedro di verticI A. con ti' tz. B.7 per qualche t. con t. u.. v ER. D (fig. v s 1. un tetraedro rispettivamente. 2. C. ••• . uE R. P k è l'insieme dei punti PEA tali che c I ----+ ~ ~ ~ PoP = tlPOP l + tzPoPz + . l'inviluppo convesso di Y è il più piccolo sottoinsieme convesso di A contenente ~cioè è l'intersezione di tutti i sottoinsiemi convessi di A che contengono Y(fig. B. = inviluppo convesso di II1II Figura 7.o spa~i? affine reale. Il parallelepipedo individuato da A. con Os t.. Per k = 1. D EA punti non complanari.6) è l'insieme dei punti PEA tali che ---+ ---+ ---+ ---+ AP= tAB+ uAC+vAD Convesso Non convesso Figura 7. Dalla definizione segue che l'intersezione di una famiglia qualsiasi di insiemi convessi è un insieme convesso.. con t.

[8. a). ~ Sia S il sottospazio affine passante per il punto Q(ql' .. a + b) per ogni A EA e a. b) = t(A.. Uguagliando le coordinate di primo e secondo membro della [8. S = dim(S).3] sono equazioni parametriche della retta t-.. b)..per opportuni t1' . (b)..9). ••• . qn)EA e parallelo al sottospazio vettoriale W di V. t individua un'applicazione A x A ~ V che soddisfa SAI. ma dipendono dalla scelta di Q e di Wi' •.2] sono equazioni parametriche di S. si ha AB = a.1] +tsws . per la (b). an) (fig.2] prendono la forma + alt q2 + a2t XI = ql X2 = ~ cioè AC=BD.. che è vero per l'assioma SA2.2] Al variare dei parametri ti' •. qJ e avente vettore di direzione a(a l . tsE K le [8.3] 8 D Le [8... le [8. le [8. Infatti. e la (a) ~~~ afferma che AC= AB+ Bc'. C = t(t(A.1] si ottiene + ti W ll + q2 + ti W21 + + tsw Is + tsW2s XI = ql x2= [8. L'assioma SAI definisce un'applicazione t:AxV~A ~ che associa a una coppia (A. i = 1. dove Wi(W li . C. e quindi ~ ~ AC-BD=AB. resta definita su A una struttura di spazio affine con spazio vettoriale associato V.1 . Nel caso in cui il sottospazio affine è una retta t-. L'applicazione t gode delle seguenti· proprietà: a) t(t(A. 101 8/Spazi affini (II) [8..2] non sono univocamente determinate da S. Infatti si ha ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ AC = jjjj AC=AB+BC BD=BC+CD. Se AB = CD. a) tale che AB = a. passante per il punto Q(ql' . soddisfa anche SA2. 7. . e che. . Sia A uno spazio affine e A.1). Xn)ES si ha ~ QP= tlw l + . wn ) . La (b) è una riformulazione di SAI. BEA esiste un unico aEV tale che B = t(A. ws } di W. dati uno spazio vettoriale V.. . 8. un insieme A e un'applicazione t: A X V ~ A che soddisfa le condizioni (a). a).. w•. p A c Figura 7.. B.. a) il punto B = t(A. Viceversa. .CD=O. Sia A uno spazio affine con spazio vettoriale associato V. . BC = b. a). . per la (a). . Per ogni punto P(x1. Si noti che le equazioni parametriche [8.100 Geometria affine 6.• .9 8 Spazi affini (II) Sia A uno spazio affine su V in cui supponiamo fissato un riferimento affine Oe l ••• en • o Figura 8. allora (fig. Scegliamo una base {Wl' .. . ••• . a). b) per ogni A. Ponendo infatti B = t(A.• . 7. bEV. tsE K.2] danno le coordinate di tutti i punti di S. D EA.

cioè (Xl . Xn . . + ajnXn . ..qJ = ajIxI + .=c+nt. 103 8/Spazi affini (Il) + ajnXn = ajIqI + . . ovvero QPEW. Per ogni punto P(xI.. xJ di S sono caratterizzati dalla condizione QPEW... con l. ..8] per ogni) = l.. . + ajnxn . y. Un altro modo di rappresentare un sottospazio affine mediante equazioni è dato dal seguente teorema. qn)ES. + aInXn = O [8. . .. 2) Supponiamo che S C A sia il sottospazio affine passante per Il punto Q(qI' . ... + ajnqn' Dunque i punti P(x. + ajn(Xn .è assegnata mediante due suoi punti distinti Q(qI' . + ajn<xn .. b.r.(ajIqI + .7] 2) Per ogni sottospazio affine S di A di dimensione s esiste un sistema di n .1 Dimostrazione . 8. . b. x n) E E.. 1) Per ipotesi esiste un punto Q(qI' .. + aInXn = O TEOREMA l) Sia an_sIXI + . . n-s. un sistema di equazioni lineari nelle incognite Xl' ..(aj1qI + .. X n.n-s dove abbiamo posto b· = ajI qI + . quindi le equazioni parametriche di una retta in un piano affine si scriveranno: x=a+lt y= b+ mt.qn) è una soluzione del sistema [8.. + an-snJ\n = O equazioni cartesiane di W. m. . cioè (al' .'. y e quelle del punto Q con a. ovvero j=l. Torniamo a considerare il caso generale.. j=l.. qn1. n quelle del vettore di direzione e con a.3] si riducono a due equazioni...6] si dicono equazioni cartesiane del sottospazio S rispetto alriferimento . .4] Nel caso in cui dim(A) = 3 le equazioni parametriche di una retta si scrivono invece x=a+lt y= b+ mt [8.qI) + . c le coordinate del punto QEt-. allora QPE W e quindi le coordinate di QP sono soluzione delle [8. ... + aInXn = bI Le [8.6].. .. dove r è il rango della matrice dei coefficienti del sistema. +ajixn-qn)=O.. . .qJ = aj1XI + .qI> . qn) e avente giacitura W.qn)· Se n = 2. . ..... ... qn) e Q'(q{... ovvero ajIxI + denotandosi con x.. + ajnqn) J . se non è vuoto. [8. Xn)ES si ha ajI(x i - qI) + . xn)ES sono precisamente quei punti di A le cui coordinate sono soluzioni del sistema allXI + .. cioè PESo Quindi S= E ed S è un sottospazio a~fine... cioè ~ [8. Siano allXI + . . Si ha dunque (x 1 . q: . t.q) n 0= a·I(xi .... m. an) = (q{ ..5] z. le coordinate del punto variabile con x..e nelle [8... X n ..b·J = O .3] si può 00' ~ prendere a = QQ'. La giacitura di S è il sottospazio vettoriale W di V avente per equazioni cartesiane il sistema omogeneo associato allXI + ... Z le coordinate del punto variabile P. è un vettore di direzione di t.. .7]. . + ajnqn) = = b·J . I punti P(XI> . cioè se A è un piano affine.6] ajI(xI-qI)+ .s equazioni lineari in n incognite le cui soluzioni sono le coordinate di tutti e soli i punti di S. t. è un sottospazio affine di dimensione n ..q l' •. ~ Viceversa. se P(x I.102 Geometria affine Quando la retta t. .7].qI' .. L'insieme S dei punti di A le cui coordinate sono soluzioni di [8.. [8.. . quindi S è contenuto nel sottospazio affine E passante per Q e parallelo a W... le [8. Le coordinate di a si denotano in questo caso di solito con l.. . + ajnqn = bj per ognij= l...

allora W = U: dalla (1) si deduce che S e T e Te S. 2) Se dim(S) = dim(T).2 Se il sottospazio affine S è contenuto nel sottospazio affine T.4(2) segue che. Dalla proposizione 8. cioè che hanno vettori di direzione proporzionali. Q E T. Da ciò segue che la famiglia dei sottospazi affini di Va aventi giacitura W costituisce una partizione di V. allora S= T. l) Se S e T hanno almeno un punto in comune. L'iperpiano H dello spazio affine A contiene l'origine se e solo se b particolare. .5 è equivalente al quinto postulato della geometria euclidea piana (il cosiddetto "postulato delle parallele").. Quindi ogni sistema di equazioni lineari omogenee [8.3 DEFINIZIONE Se dim(S) = dim(T). ma è anche contenuto in quella U di T perché P. 8. n. In Figura 8. ••• . Dal teorema 8.4 PROPOSIZIONE Siano S. 8. definisce anche un sottospazio affine S di A passante per l'origine e avente per giacitura W.7]. se v. x n) avente le stesse coordinate di P appartiene alla giacitura W di S. il corollario 8.cioè se e solo se il sistema è omogeneo. tali che ?im(S) ~ dim(T). anE K non sono tutti uguali a O. Per ogni punto P(xI . Gli assiomi di piano affine implicano quindi la validità di tale postulato in un piano affine qualunque. l'iperpiano di equazione = O. parallelo a S e tale che dim(T) = dim(S). v' EV... T e A due sottospazi affini paralleli. 8. 2.6] non sono univocamente determinate da S: due sistemi di equazioni lineari definiscono lo stesso sottospazio affine di A se e solo se sono equivalenti. di dimensione maggiore di zero. cioè S= T. Xn)ESii vettore w(x I . Nella figura 8. quindiPE T. oltre a definire un sottospazio vettoriale W di V. esso si dice j-esimo iperpiano coordinato. 2) Se dim(S) = dim(T).È evidente che le [8. ••• . Segue immediatamente dalla (2) del teorema 8. = bi = O. L'insieme . Siano S e T due sottospazi affini di A. Nel caso in cui S e T sono due rette il loro parallelismo significa che hanno la stessa direzione.. in particolare due sottospazi affini uguali sono paralleli. il vettore QP descrive la giacitura W di S. aventi giaciture W ed U rispettivamente. ed S e T hanno almeno un punto in comune. S e T si dicono paralleli se W e U oppure U e W. Il sottospazio S di equazioni cartesiane [8. per ogni j = l. Scriveremo talvolta S Il T come sinonimo di "s e T sono paralleli".6 Esempio Siano V uno spazio vettoriale su K e W un sottospazio vettoriale di V.6] contiene l'origine se e solo se bi = . Per ogniPES si ha QPEW e U. Dimostrazione ~ l) Sia QES n T. i due sottospazi affini v + W e v' + W di Va O coincidono oppure sono disgiunti. se dim(A) retta di A ha un'equazione cartesiana della forma = 2 ogni al XI + azXz = b. Quindi W e U. Nel caso in cui A è il piano affine ordinario ed S una retta.4. 8.• en. allora Se Tsono paralleli se e solo se W = U.. In particolare. Q ES.5 COROLLARIO Se S è un sottospazio affine di A e PEA.104 Geometria affine 8/Spazi affini (Il) 105 Oe l •. Dimostrazione passa per l'origine.. Analogamente. allora Se T. allora S è parallelo a T: infatti al variare di P. se dim (A) = 3 ogni piano di A ha un'equazione cartesiana della forma alXI + azXz + a3 X 3 = b. ~ 8. esiste un unico sottospazio affine T contenente P.2 sono rappresentati due piani paralleli dello spazio ordinario.1(2) segue che ogni iperpiano H di A si rappresenta con un'equazione cartesiana in cui al' . . dunque Se T. . si ottiene così una corrispondenza biunivoca tra S e la sua giacitura W.2 Osservazioni l.

se ha soluzioni. [8.1 il sistema [8. perché v + W v' = v + w.r. + W.E mij~= bi' ]~I sn dim(S n T) T~ = 0. T: . WEW. ]=1 k L'intersezione S n T è il luogo dei punti di A le cui coordinate sono simultaneamente soluzioni delle equazioni cartesiane di S e di T. cioè alla condizione v' = '-- v + (w . = s. perché ciò equivale alla condizione (v s + W) n (v' + W) ~ 0 Sghembi cioè all'esistenza di w.[2n . Poiché r::5 n . dove r è il rango della matrice dei coefficienti del sistema [8.9] ]=1 n + W. con le operazioni che abbiamo introdotto. 8. Per il teorema 8..8] = 1. .. Se invece W = (O). se non è vuoto. dim(T)]. si denoterà con V/W. si ha che.E mijXj = bi' i=l.dim(A)::5 dim(S n T)::5 min[dim(S). k=l.. . quindi i punti di S n T si ottengono in corrispondenza delle soluzioni del sistema Definiamo in V/W un'operazione di moltiplicazione per elementi di K ponendo c(v + W) n = cv + W. Lo zero rispetto alla somma in V/W è il sottospazio W = O + W. .w')EV + W. V stesso. . 8.i sottospazi affini di giacitura W sono i punti di Va' cioè lo spazio V/W coincide con V.. ..11] D'altra parte.t = 2n . --"T Incidenti Figura 8. n . . La dimensione di S n T è uguale a n .s + n . Si noti che v + W = v' + W se e solo se v' Ev + W. che si chiama spazio vettoriale quoziente di V modulo W (oppure rispetto a W). rappresenta un sottospazio affine.(s + t). S n T è un sottospazio affine di A. se Si noti che se V = W. Suppo- [8. Riassumendo quanto detto.7 DEFINIZIONE Due sottospazi affini S e T di A non paralleli si dicono sghembi (incidenti) se sono privi di punti in comune (se hanno almeno un punto in comune) (fig. [8. con dim(S) i=l.n-s... Consideriamo due sottospazi affini S e T. Quindi.r ~ n . se VI + W = v. [8.3). . V z+ W = v~ VI e Vz che sono n S: .. È immediato verificare che V/W. essendo S n T contenuto sia in S che in T. perché non dipende dai vettori stati scelti per rappresentare i due sottospazi. è un sottospazio affine tale che dim(S) + dim(T) . dim(T) = t. la sua dimensione non può superare il minimo tra s et.n-s.10]. .10].8 PROPOSIZIONE L'intersezione S n T di due sottospazi affini S e T di A. lo spazio V/W possiede un unico elemento. [8.12] . w' EW tali che v + w = v' + w'.n-t. . cioè l'insieme i cui elementi sono i sottospazi affini di Va aventi giacitura W.3 Definiamo un'operazione di somma in V/W ponendo niamo che essi abbiano equazioni cartesiane: Quest'operazione è ben definita. è un K-spazio vettoriale.E nkjXj = ck. se non è vuota. 8.106 Geometria affine 107 8/Spazi affini (II) quoziente di V rispetto a tale partizione. e quindi si identifica con lo spazio costituito dal solo vettore nullo. n-t.(s + t)] = s + t-n. Infatti.10] Anche quest'operazione è ben definita. e quindi = v' + W significa cv' + W = c(v + w) + W = (cv + cw) + W = cv + W. come si vede subito. possiamo enunciare la seguente proposizione.

8] e [8. allora S è un iperpiano e Ps. i.u(P) = Q. Ma la matrice dei coefficienti del sistema [8. Dimostrare che il triangolo di vertici A. . Sia A uno spazio affine reale con spazio vettoriale associato V.x. Se dim(A) = 1. O.8 e 8. . D punti indipendenti di A. Si supponga fissato un riferimento affine Oe. dove Pu: A3 --ft è la proiezione. coincide con una semiretta . t = dim(U) e dim(W n V) = dim(S n T). Il caso in cui vale la prima uguaglianza nella [8.9 permettono di ritrovare i risultati sulla posizione reciproca di rette e piani che sappiamo essere veri nel piano e nello spazio ordinari. è chiamata proiezione di A su S parallela a V.) : a.) : a. O.11].3. C.4 3. x. per ogni punto p EA esiste un unico sottospazio affine Tp .(s + t). + + + a"x" + c 2:: OJ + a"x" + c::o. (Suggerimento. B. . 2). i semispazi sono chiamati semirette (semipiani).dim(A) [8. allora S n T = 0. B. In ciascuno dei seguenti casi calcolare le coordinate di Pu (x. y. Dalla definizione segue che p Verificare che la definizione di semispazio non dipende dall'equazione né dal sistema di riferimento. la formula di Grassmann afferma che la [8.9] rispettivamente. cioè tali che V = W 0j V: poiché in questo caso dim(S) + dim(T) = dim(A). C. le proposizioni 8. cioè se solo se V = W + V. (x.1 = O. L'applicazione Ps. x. Se dim (A) = 1.11] è un'uguaglianza se e solo se n = dim(W + V). e". D è l'inviluppo convesso di lA.13] se e solo se V = W + V. u = (u) Figura 8. C è l'inviluppo convesso di {A. di A come definita in 7. z). La figura 8.12] sussiste la seconda uguaglianza se e solo se S C T oppure T C S. ed è una conseguenza diretta della formula di Grassmann. CJ e che il tetraedro di vertici A.. Applicate ai casi dim(A) = 2. Sia A uno spazio affine reale e siano A. il punto PE E+ (il punto PE E_) se solo se il segmento PoP è interamente contenuto in E+ (in E_». OJ sono i semispa:i <ii A definiti da H. 8. Ciò è quanto avviene ad esempio per due rette non parallele in un piano affine.13] afferma che S e T hanno un solo punto in comune. definita ponendo Ps.. La [8. Se dim (V) = 1. . In N (C) sia ft il piano di equazione 2X + Y .s) + (n . Sia S un sottospazio affine di dimensione s di A. u è la proiezione di A su Snella direzione V. Dalla [8. E_ = (P(x" . Se invece S e T sono paralleli e disgiunti.9 PROPOSIZIONE Siano S e T sottospazi affini di A di giaciture W e V rispettivamente. B.7. C.4 si riferisce allo spazio ordinario. così definita. B. Z) EA 3 è un punto variabile e u E C 3 è il vettore a) (1. Verificare che E+ e E_ sono caratterizzati dalla seguente proprietà geometrica: fissato PoE E+ (rispettivamente p o€ E_).13] sussiste precisamente quando S n T~ 0 e si ha l'uguaglianza nella [8. Sia H C A un iperpiano di equazione r sottoinsiemi E+ di A = (P(x. • . y. DJ.11] si può leggere come una relazione tra s = dim (W). Per il corollario 8. u = {Q J. la [8. Allora S n T ~ 0 e dim(S n T) = dim(S) + dim(T) .7(1). O) b) (i. Dimostrare che i semispazi sono sottoinsiemi convessi di A. oppure per un piano e una retta non paralleli in uno spazio di dimensione 3. e la matrice orlata ha lo stesso numero di righe e quindi lo stesso rango: il sistema è compatibile per il teorema 5. i. Un caso particolare importante della proposizione 8. u contenente P e avente giacitura V..13] segue che S n T p .108 Geometria affine Dalla dimostrazione segue che nella [8. La [8.x. 1) d) (O.. (dim(A) = 2).10] è compatibile. u: A -> S.5.9 è quello in cui le giaci- 8/Spazi affini (II) 109 ture W e· V dei sottospazi affini S e T sono supplementari in V. Dimostrazione Supponiamo che S e T abbiano equazioni cartesiane [8. O) c) (2i. Più precisamente.. Esercizi 1. che è il numero delle sue righe...t) = 2n . Fissiamo un sottospazio vettoriaie V di V tale che W 0j V = V. Da quest'osservazione si deduce la seguente costruzione geometrica.10] ha rango r = (n .12] è considerato nella proposizione seguente. e sia W la sua giacitura.. dimostrare che una semiretta. 2. Per concludere è quindi sufficiente mostrare che in questo caso il sistema [8. Nei paragrafi 9 e lO tratteremo questi casi direttamente· senza ricorrere a questi risultati. B.

cioè degli spazi affini di dimensione 2 su K.3]. mX . Per ottenere un'equazione cartesiana della retta ~ a partire da sue equazioni parametriche [9. b) e Q'(a'. Quindi ~ ed~' sono parallele se e solo se A' = pA. equivalentemente. cioè una volta noti un suo punto Q(a. [9.4] e o. m).8] ~ e di Y ~' AC'-A'C o = AB'-A'B' [9. y) E~.1] A'X+B'Y+C' =0 y= b+mt in cui Q(a. si può osservare che le [9. . La retta ~ di equazione [9. 9 Geometria in un piano affine In questo paragrafo considereremo il caso dei piani affini.b) = O.ma = O. C sono individuate da ~ solo a meno di un comune fattore di proporzionalità non nullo.1].7] ha rango 1. B. e x=a+lt [9. Consideriamo dunque uno spazio vettoriale V su K. b) è un punto qualsiasi di ~ e v(l. b' . [9. Fissiamo un riferimento affine Del e2 in A e denotiamo con x.7] ha rango 2.1] esprimono la condizione che il vet----+ tore QP sia parallelo a v. y le coordinate di un punto variabile PE A e con X.a) -1(Y .A'B = O. O).a I a' - ----+ = QQ' e la [9.4] o la [9.) CB' . 2) Se ~ ed ~' sono parallele.3] [9. cioè se e solo se la [9. rispettivamente asse delle Y e asse delle X. [9. Tra questi rientra come caso particolare il piano ordinario.2] per opportuni A. B) ~ (O. Y indeterminate. Ogni retta ~ di A ha equazioni parametriche allora come vettore di direzione si può prendere v(a' . ~. rispettivamente. oltre ad A stesso e ai punti di A.-A'B' =----- o Dimostrazione Le direzioni di [9. CE K tali che (A.1 I = O.2] contiene l'origine D se e solo se C = O. Allora: 1) ~ ed~' sono parallele se e solo se la matrice (~. y) sia soluzione dell'equazione in X. cioè se AB' .3] B' ~. In questo caso il punto ~ n~' ha coordinate cioè m(X . la retta ~ si può anche rappresentare per mezzo di un'equazione cartesiana AX+BY+C=O.b a b' . [9. Y: I =0 (~. b'). che è un piano affine reale.) [9. e quindi una retta ~ possiede infinite equazioni [9. Quindi la [9. B. A'X+B'Y=O rispettivamente. B abbia rango 2 oppure 1. Poiché ha codimensione 1 in A. m) è un vettore di direzione di ~. b) e un suo vettore di direzione v(l. è un'equazione cartesiana di ~.3] è soddisfatta da tutti e soli i punti P(x.b 9. Le costanti A. allora sono disgiunte oppure coincidono a seconda che la matrice x Y-b m X . B' = pB per qualche p ~ O in K.5] L'equazione [9. Le rette di equazioni X = O e Y= O si dicono assi coordinati.a. 3) ~ ed~' hanno uno e un solo punto in comune se e solo se la matrice [9.lY + lb .C'B AB'.110 Geometria affine 9/Geometria in un piano affine 111 Se la retta ~ è assegnata mediante due suoi punti distinti Q(a. I sottospazi affini di A sono le rette. tutte tra loro proporzionali.6] Siano PROPOSIZIONE ~ ed~' due rette di A di equazioni cartesiane AX+BY+ C=O. e un piano affine A su V. e che lastessa condizione può esprimersi imponendo che (x.2].9] sono determinate dalle equazioni omogenee AX+BY=O.7] ha rango 1. oppure la [9. Ciò prova la (1).5].b) prende la forma Y. tale che dim(V) = 2.

una retta di 4> determina À. Quindi due rette di un piano affine non possono essere sghembe. perché corrispondono a tutte le possibilità per un sistema di due equazioni lineari in due incognite.10]. cioè se e solo se ~ =~'. Considerazioni simili alle precedenti si possono fare nel caso dei "fasci impropri".13] si rappresentano tutte le rette del fascio 4> ad eccezione della retta passa per Q e quindi appartiene al fascio 4>.10] Ax + By [9. fl EK due scalari non entrambi nulli. l'insieme i cui elementi sono le rette di A aventi direzione <v> è unfascio improprio di rette. In altre parole. Con questa avvertenza.11] diventa un'equazione lineare in t: A'X+B'Y+C'=O À(AX + BY + C) À (X A'X+B'Y+C'=O. fl solo a meno di un fattore di proporzionalità. Pertanto tutte le rette di 4> si rappresentano nella forma [9. Siano À.14] Ciò corrisponde aLfatto che l'equazione [9. Ciò prova la (3).13] la cui soluzione. In particolare vediamo che l'unica possibilità perché due rette ~ ed~' non abbiano punti in comune è che la [9. purché siinterpreti nel modo detto l'equazione [9. Yo) data dalla [9. Yo) EA. determina la retta cercata.1 AX+BY+C=O.10] si ha prendendo ~ ed~' parallele agli assi: si ottiene che ogni retta del fascio 4> si può scrivere nella forma I casi che vengono considerati nell'enunciato della proposizione 9.7] ha rango 2 se e solo se ~ ed~' non sono parallele. quindi coincide con ~. aventi in comune il centro Q di 4>. L'insieme 4> i cui elementi sono le rette di A passanti per Q si dice fascio proprio di rette e Q si dice il suo centro (fig.x o) + fl (Y .10] in cui À e fl soddisfano la [9. e pertanto non hanno punti in comune.8] abbia rango 2.Yo) = O e la condizione di passaggio [9. la retta di equazione cartesiana AX +BY+ C+ t(A'X +B'Y + C') = O. Un caso particolare della [9. per il teorema di Cramer. Siano per opportuni À. Sia Q(xo.12] + C) + fl (A' x + B'y + C') = O + C + t (A' x + B'y + C') = O. 9. di equazione Figura 9.i può scrivere la retta variabile nel fascio nella forma AX+BY+C=O equazioni cartesiane di due rette distinte. invece della coppia di parametri omogenei À.8] ha rango 2 e la [9.11] appartiene a 4> e passa per P. la condizione À (Ax + By . fl.9].Geometria affine 112 9/Geometria in un piano affine 113 La matrice [9. 9. determinata e Ax+By+ C~O. il sistema costituito dalle equazioni di ~ e di ~' ha un'unica soluzione (xo. e si vuole individuare una retta contenente Q soddisfacente a condizioni assegnate. Si faccia però attenzione: nella forma [9.7] ha rango 1.11] A'x+B'y+C'=O è un'equazione lineare omogenea in À e fl che ha un'unica soluzione. se ~E 4> e P(x. ad esempio la condizione di passare per un punto P diverso da Q. e questo caso corrisponde al parallelismo di ~ ed ~'. a meno di un fattore di proporzionalità: la retta [9. se esiste. ~ ed~' sono distinte e.8] ha rango 1 se e solo se le equazioni di ~ e di~' sono proporzionali. per la (1). . In questo caso. . si può sempre utilizzare un parametro non omogeneo per determinare una retta del fascio 4>. e <v> è la sua direzione (fig. parallele. I fasci di rette sono utili in pratica soprattutto quando il punto Q è individuato da due rette che lo contengono ma le sue coordinate non sono note.13] quando essa risulti incompatibile.1). + fl(A' X + B' Y + C') = O [9. Dato un vettore non nullo v EV. oppure di essere parallela ad una retta assegnata. Data una r~tta del fascio improprio 4>. Viceversa.14]. La (2) è dimostrata.1 sono tutti quelli che si possono presentare per la posizione reciproca di due rette di A.13] è incompatibile se (e solo se) [9. È talvolta più conveniente utilizzare un solo parametro non omogeneo t. Infine. [9. se la [9.7] abbia rango 1 e la [9. fl. [9. la [9.10]. anziché nella forma [9. cioè se P ~ Q e P appartiene alla retta [9. Quindi.2). y) E~ è un punto diverso da Q.

H'. ed è parallela a ~.2 Esempio (x' .. ed ~" ~2 due rette non parallele ad H. Sia C(xo' Yo) E A e sia P(x. i = 1. {3 EK. esempio 7.y). 2yo . y) EA esiste un'unica retta di <P contenente P. - ogni altra retta di <P è della forma m». H" rette parallele e distinte del piano affine A.y) ~ i = 1.Geometria affine 114 che denotiamo con ad~). Se a = O. ~l ed ~2 sono parallele. 9. interpreteremo i fasci dal punto di vista dalla geometria proiettiva. p. AX+BY+ t=O al variare del parametro tE K. Dimostrazione Supponiamo ~l . b) E~.b . Il punto simmetrico di ---+ P rispetto a C è il punto adP) tale che Cae(P) = PC (cfr. Le coordinate x'.x.x o' y' .é ~2 (fig. allora anche {3 = O. y' di ae(P) sono individuate dalla condizione (x'.P 1 P 2 = {3v per opportuni a. Si noti che ad~) passa per adQ).lt. Per ogni punto P(x. 2. Salvo scambiare tra loro due delle rette H.PrP{' = P{' P{' .é P 2 • Poniamo v = P 1P 2 • Si ha ~ e quindi sono Sia p. H" . Si noti che. b + mt)E~. y') 115 9/Geometria in un piano affine = (2xo .mt.5(4». dove Q(a.a-lt v y .3).'=~inH'."=~inH".Yo) = (xo . H". = PE~ il punto adP) descrive la retta di equa- 2yo . Il motivo di ciò sarà chiaro quando. 2.mt). mentre per individuare un fascio proprio sono necessarie due sue rette. y) un altro punto qualsiasi. 9. Siano inoltre t= -(Ax+By).b . avendo un vettore di direzione di coordinate (.a . Yo . un fascio improprio è individuato una volta assegnata una sola sua retta. il punto ae(P) è (2xo . Figura 9.é O il . 2yo . H'.3 TEOREMA (TALETE) Siano H.l.P1P{ ~ ~ = P{ P{ .1. possiamo supporre P 1 . Ciò segue immediatamente dalla proposizione 9. Da ciò discende che al variare di zioni parametriche x= 2xo .2 ~ ~ ------+ ------+ P 2 P{ . H' .P 1P 2 = av ------+ ~ P 2 P{' . che è quella corrispondente al valore Il risultato seguente è una generalizzazione del classico teorema di Talete a piani affini qualunque. perché se fosse {3 . 9. Se P(a + lt. la retta di equazioni parametriche • x= a + lt y= b+ mt. nel capitolo 3. Pi=~inH. perché se ~l = ~2 il teorema è banalmente vero.x.

del piano affine A.4). In questo caso si ha ---+ ---+ ---+ -----+ P. e possiamo quindi supporre che AA' n BB' = {Ol (fig. OP.OR = kOQ' . CC' sono parallele oppure hanno un punto in comune. ACIIA'C'. = 0= P z e il teorema afferma che OP{' = kOP{. D'altra parte. il teorema di Talete ---.' = kOP.15] e [9. Confrontando [9. Allora le tre rette AA'. CC' non siano parallele.--+ -+ ---. Per il teorema di Talete applicato ad A C. Utilizzando il teorema di Talete dimostreremo ora due importanti risultati di geometria affine piana. Q'. e quindi sono linearmente indipendenti. R' EH' punti distint~nessuno dei quali comune ad H e ad H'. kE K. Q.' otteniamo k] Se a ~ O allora 117 ~ Poiché a -:.hOQ.15] ----+- -+ RP' = OP' . -+ ---. per opportuni h. tali che ABIIA'B'. cioè RP' IIPR' .--+ = hOR'. A'B' si ha ---+ OA' ~ = Sia {C" l ---. A'.--+ ---. perché QR'IIQ'R. B.--+ kOA. perché OA' = kOA. Se PQ'IIP'Q e QR'IIQ'R. R EH. Allora due di esse si incontrano. Dimostrazione Supponiamo che H e H' non siano parallele. h OQ perché QR'IIQ'R.--+ ---. OQ' -----> -----> = -+ -+ ~ OR = perché PQ'IIP'Q. ---. In questo caso: ---. P'. 9. e quindi Il teorema di Talete afferma essenzialmente che lo scalare k = k. Dimostrazione Supponiamo che AA'. -+ --+ ---+ -----+ Pertanto PR' IIP' R. e sia {O J = H n H' (fig.--+ Figura 9. A' C' si ha -+ OC"=kOC [9. per le quali rinviamo il lettore a [7] e [2]. BB'. ---+ ~ Ma allora: k 2• ----+ [9. allora si ha [9. BB'.17] -+ = OC n B' C'. Siano P.. C. kE K*: contro l'ipotesi. Il secondo teorema che vogliamo dimostrare è dovuto a Desargues.116 Geometria affine vettore v sarebbe parallelo a Ì/] ea Ì/2 . 9.5). H'. Esistono altre versioni del teorema di Pappo. 9.é 0. Per il teorema di Talete applicato ad AB. C' EA punti a tre a tre non allineati. BCIIB'C'.--+ ---.5 TEOREMA (DESARGUES) Siano A. Se HIIH'. OC n A' C' . p]P{ e P 2 P.--+ • D'altra parte si ha anche ---. . = ----* ---+ OB' = kOB. B'. 9. posto {C'" l - -- .4 ------+ -+ PR=PQ+QR=Q'P' +R'Q' =R'P'.--+ PQ = Q' P' QR = R'Q' perché PQ'IIP'Q.4 TEOREMA (PAPPo) Siano H e H' due rette distinte. Ì/z. allora PR'IIP'R. H" e non dall€ rette trasversali Ì/ j .16] ~ -+ OQ = kOP OP' =kOQ'. = kz dipende solo da H. e poiché p]P(' = P~P. non sono paralleli.16] deduciamo che k 2 = a-'(3 = k. 9/Geometria in un piano affine Per il teorema di Talete si ha. Un caso particolare si ottiene prendendo Ì/] ed Ì/2 incidenti in un punto O EH.--+ -- -- e quindi RP' = hkPR'.

denotiamo con x. In A 2 (R) siano P = (1. 3). -1). Y. In uno spazio affine A su K siano H.1). O) z [10. H'. H". b(b]. t. Siano P j = ~j n H.Y=O.nJ-'. Un piano Iv di A passante per un punto Q(ql' q2' q3) ha equazioni parametriche della forma X=ql +a]u+b]v y = q2 + a2u + b 2v 2. (Per dettagli su quest'argomento cfr. J-: 2X + 3 Y = J-: X+ Y=l. 10.1]8 Geometria affine IO/Geometria in uno spazio affine di dimensione 3 1]9 c) P =J. 4. :). ~: X.) '11'5) EN (R). 2. Esercizi 1. 6. Determinare un'equazione cartesiana della retta Q in ognuno dei casi seguenti: a) P= (1. b) v=(-5. Il piano Iv ' avendo codimensione 1. Stabilire quali delle seguenti sono teme di punti allineati di A2 (R): b) ((1. 3. (1.17] e [9. t:5x_L=1. 2 t':X-Y=5. e siano k" k 2 E K gli scalari tali che ----> -----+ PjP/' = kjPjP/ . I sottospazi affini di A sono i piani e le rette. . 1). OCIII ~ e quindi O. i = 1. 4).fi. dove J-. Determinare i punti che suddividono il segmento PQ in 4 parti uguali. C.5 applicato alle rette BC.1] = q3 + a3u + b 3v. a3). Determinare equazioni parametriche della retta di A2 (C) parallela al vettore v e passante per il punto~nJ. ~: 3X . Q= G' 1) b) P ~ = (O. Siano P = (2. 7). z le coordinate di un punto variabile P EA e con X. H'." = ~j n H". Supponiamo assegnato un K-spazio vettoriale V di dimensione 3 e uno spazio affine A su V. B'C' implica che ~ ---+ = kOC [9. Questi due teoremi hanno anche versioni proiettive che vedremo nel capitolo 3.1). si rappresenta anche con un' equazione . Figura 9. di A2 (R) contenente i punti P e 172). i = 1. 1)} ° Determinare il punto medio del segmento 5. 1512). P. Q = (-J1.18] ---+ perché OB' = kOB. oltre ad A stesso e ai suoi punti. 2. La loro importanza è dovuta soprattutto alla relazione che hanno con la caratterizzazione degli spazi affini per mezzo di proprietà di natura grafica. Confrontando le [9. Dimostrare la seguente generalizzazione del teorema di Talete. sono le rette o J-:X+5Y-8=0. Tra questi rientra come caso particolare lo spazio ordinario. e siano ~lo ~2 rette non parallele ad H. P/ = ~j n H'. Z indeterminate. t. b 3») è una base della giacitura W del piano (fig.2 Y -7 = 0. Y.18] vediamo che C" = C'" = C'. Q = t nt'. Fissiamo un riferimento affine Oe l e2 e3 in A. Y:3X+6=0.in ciascuno dei casi seguenti: • a) v = (2. b 2 . dove (a(ap a2 . lO Geometria in uno spazio affine di dimensione 3 Considereremo ora il caso degli spazi affini di dimensione 3. [7] e [12]. C' sono allineati. y. (-1. Q = (11. PQ. Q = (2. H" iperpiani paralleli e distinti.

5] Si noti che A. C).6] Aq! . O).Xo YI . perché ha codimensione 2: AX + BY + CZ + D =0.11]. P I. Zt).3] secondo la prima riga. C. Possiamo ottenere un'equazione cartesiana [10. DE K tali che (A. [10.2] di Iv a p~re dalle (10. Z = O si dicono piani coordinati. e la (10. Yo. b2.Yo Z! . m. b(b l .7] è soddisfatta da tutti e soli i punti P(x. Se Iv è assegnato mediante tre suoi punti non allineati Po(xo.9] c+ nt.Bq2 . B. e rispettivamente piano YZ. Y2. C. Z2)' la sua giacitura è generata dai vettori POPI e POP 2. perché (I. non sono tutti nulli: ciò segue dalla loro definizione e dal è un vettore di direzione di ~. Una retta ~ C A ha equazioni parametriche della forma x=a+/t Y= b Z= + mt [10. Quindi il punto P(x.8] è un'equazione cartesiana del piano passante per i punti Po. b.Xo AX+BY+ CZ+D=O (10. Z Y .Yo Z . La retta ~ può anche essere definita da due equazioni cartesiane.1] osservando che esse esprimono la dipendenza lineare dei vettori QP. [10. n) di coordinate si ottiene (10. a3).é (O. Il piano Iv contiene l'origine O se e solo se D = O. Y.Zo XI .7] O. (1004] [10. B. zo). O. y. a2. m.10] La direzione di ~ è il sottospazio vettoriaie di dimensione 1 di V definito dal sistema omogeneo associato Espandendo il primo membro della [10.3] = o. b. B.Zo (10. cioè come intersezione di due piani. piano XY.Cq3' possiamo scrivere la [10. C. I piani di equazione X = O. Le costanti A. D sono individuate da Iv solo a meno di un comune fattore di proporzionalità non nullo.Geometria affine 120 IO/Geometria in uno spazio affine di dimensione 3 121 fatto che a e b sono linearmente indipendenti. z) e quindi è un'equazione cartesiana del piano Iv . b3» se e solo se le sue coordinate soddisfano l'equazione in X. = EIv La [10. e ponendo AX+BY+ CZ=O A'X + B'Y + C'Z=O. Se poniamo D = - [10. z) appartiene al piano passante per Q(ql' q2' q3) e parallelo a (a(al . --+ y!.1 cartesiana X . y.11] Da ciò segue che il vettore v(l.1] sono pertanto equivalenti all'annullarsi del determinante della matrice le cui righe sono le coordinate di questi vettori. n) è un suo vettore di direzione. Y = O.5] nella forma AX + BY + CZ + D (10. dove Q(a. piano XZ. a. le [10. P 2. .8] La [10. c)E~ e v(l. m.2] per opportuni A. P 2(X2. n) è una soluzione non nulla del sistema [10.3] prende la forma seguente: = O A'X+B'Y + C'Z +D' = O. B. P I(XI' --+ Figura 10.

la matrice dei coefficienti delle incognite delle due equazioni [10. O.Geometria affine 122 Quest'osservazione fornisce un metodo pratico per calcolare un vettore di direzione di una retta Z.19] 1) Z.lZ .17] ha rango 1 o 2 rispettivamente.n[m(X -a). = O [10.13] O.15].c) = PROPOSIZIONE = o. e Se viceversa la retta Z. In questo caso la matrice [10. Z è soddisfatta dalle coordinate dei punti P(x. Siano jv e jv' due piani di A.16] ha rango 2 se e solo se jv e jv' non sono paralleli. = nX . una retta di equazioni parametriche [10. (2) oppure jv n jv' = (2).m(Z . se ne possono ottenere equazioni cartesiane imponendo la condizione che si annullino i minori di ordine 2 della matrice Y-b m Z-C). Nel primo caso dev'essere jv = jv' perché i due piani sono paralleli. ovvero per mezzo delle [10.lb) IO/Geometria in uno spazio affine di dimensione 3 [10. Passiamo ora a considerare il caso di una retta e di un piano.2 PROPOSIZIONE Sia z..17] ha rango 2. è assegnata mediante un suo punto Q(a.12] n Infatti questa condizione nelle indeterminate X. assegnata mediante equazioni cartesiane [10.13] implicano l'annullamento del rimanente minore della [10. essendo l -.16] ha rango 2. Per la (1) la [10. allora jv e jv' sono paralleli e disgiunti oppure coincidono a seconda che la matrice A'X+B'Y + C'Z= O.12]: n(Y . di equazioni cartesiane AX + BY + CZ + D = O.lY .b)]} 10.15] possiede 00 1 soluzioni e jvnjv' è una retta.é.15] A"X+B"Y+ C"Z+D" =0.16] e la [10. la condizione detta è equivalente alle due equazioni seguenti: ~ m(X . (che i due piani sono distinti segue dal fatto che. Si noti che le [10. Y. Anche la (3) è dimostrata. A'X+B'Y+C'Z+D' =0 B' ha rango 1. m. ciò avviene se e solo se la matrice [10.15] è compatibile. [10.10]. di cui la [10.10]. Ciò dimostra (1) e (2). cioè alle mX .c) = [10. cioè che jv n jv' -.14] che sono equazioni cartesiane di due piani distinti contenenti Z.17] sono rispettivamente la matrice dei coefficienti e la matrice orlata.1 123 2) Se la matrice [10.é. Poiché le giaciture di jv e di jv' sono determinate dalle equazioni omogenee associate AX+BY+CZ=O [10.a) -1(Z . n).(na . 3) Se jv e jv' non sono paralleli.b) .16] abbia rango 1.a) -1(Z .18] siano proporzionali.. y.9] e cartesiane [10. e sia jv" un piano di equazione [10. Dimostrazione I casi considerati nell'enunciato corrispondono alle possibilità che si hanno per il sistema [10. e jv" sono paralleli se e solo se [10.c)] .14] ha rango due). Z)EA tali che il vettore QP sia proporzionale a v. Supponendo ad esempio l-. a seconda che il sistema [10. B C B' C' D) D' [10. 10.é.16] A B C A' B' C' Ali B" C" =0 [10. Allora: 1) jv e jv' sono paralleli se e solo se la matrice B (~.15] sia compatibile oppure no. Il sistema [10. cioè che la [10.20] .17] abbia rango 2 oppure 1.lc) O.a) -1(Y . c) e un suo vettore di direzione v (l. cioè dai punti di z.I(Y .(ma .9]. rispettivamente.b) = O n(X .16] ha rango 1. La proposizione seguente descrive tutti i casi che si possono presentare nella loro posizione relativa. perché anche la [10.18] il parallelismo dijv e jv' è equivalente alla condizione che le [10. allora sono incidentie jv n jv' è una retta. In tal caso il sistema [10. b. i quali quindi definiscono z. 1-I{m[n(X . O.

3) Se t.26] A"X +B"Y+ C"Z +D" =0 sia compatibile oppure no.edt-] sono complanari.e di t-] e Q] Et-]. Supponiamo soddisfàtta la [10. allora sono incidenti ed t.26] è compatibile e ammette un'unica soluzione. n]) vettori di direzione di t. che definiscono la direzione di t-.4 PROPOSIZIONE Siano t. Iv" ed t. se t.n t-] e di giacitura (v. Pertanto ogni vettore di direzione di t. L'equivalenza delle condizioni [10. se e solo se A"I+B"m+C"n>éO.21] danno la condizione di parallelismo di una retta e di abbia rango 3 oppure 2.e Iv" non sono paralleli. tenuto conto del teorema 5. 10. necessariamente la terza equazione [10. m].7.24] Dimostrazione A" X 125 La [10. allora t. che come già osservato sono equivalenti.e di t-1 rispettivamente. b.sono paralleli. La (1) è dimostrata.27] Siano Q(a.24].23] o. .ed t-] sono complanari.20] è soddisfatta.e di t-] rispettivamente. Due rette t. La proposizione che segue dà dei criteri per riconoscere la complanarità di due rette assegnate.e t-] di A si dicono complanari se esiste un piano che le contiene entrambe.ed t-] sono parallele. allora o sono parallele o sono incidenti. Se t. C)Et-.20] secondo la terza riga. ciò avviene se e solo se A IO/Geometria in uno spazio affine di dimensione 3 [10. allora ovviamente t.soddisfa la terza equazione [10.e di giacitura (v.25] O è equivalente al sistema costituito dalle sue due prime equazioni.23] o la [10. QQ]). sono soddisfatte.sono paralleli. Dimostrazione [10. supponiamo che t. equivalentemente. siano inoltre v(/. c]) Et-]. Se viceversa Iv" ed t. [10. per il teorema 5.ed t-] due rette di A.20] e la [10. Q](a1. v]).nIv" consiste di un solo punto.21] si vede sviluppando il determinante [10.20] è soddisfatta. cioè Iv" ed t.X +B{Y + C{Z +D{ AX + BY + CZ + D = O A'X+B'Y + C'Z+D' =0 un piano.3 PROPOSIZIONE Due rette t.22] >é0 [10. che è un'equazione della giacitura di Iv". un punto qual--> siasi QEt. bi. n) e v](/]. dove v è un vettore di direzione di t.ed t-] sono incidenti.20].e Iv" sono paralleli e disgiunti oppure coincidono a seconda che la matrice A ( B c D) A' B' c' D' A" B" C" D" B C A' B' C' A" B" C" [10. Poiché due rette di un piano affine che non sono incidenti sono necessariamente parallele.25] è dipendente dalle prime due.ed t-] sono parallele e distinte sono contenute nel piano che passa per.Geometria affine 124 o.non sono paralleli se e solo se la (10. equivalentemente.ed t-1 sono incidenti e distinte sono contenute nel piano passante per il punto t. 2) t.10] e che t-l abbia equazioni cartesiane A]X+B]Y+C1Z+D]=0 A. = O. 10.21] 2) Se la [10.7. e la [10. Allora il sistema omogeneo AX+BY+CZ=O A'X +B'Y+ C'Z=O + B" Y + C" Z = Per la (1).sono paralleli. m.ed t-] sono complanari. Viceversa. Quindi t. Le seguenti condizioni sono equivalenti: 1) t.e Iv" hanno un unico punto in comune. se t. In questo caso il sistema [10. Se t.20] e [10.25]. " [10.= t-]. In particolare t. [10.ed t-] sono complanari se e solo se non sono sghembe. dove v e v] sono vettori di direzione di t. Se Iv" ed t.ed t-] di A sono complanari se e solo se una delle condizioni seguenti è verificata: 1) t.abbia equazioni cartesiane [10. se e solo se A"I+B"m + C"n = O. allora coincidono oppure sono disgiunti a seconda che il sistema Passiamo ora a considerare due rette e le loro posizioni relative. Ciò prova la (2).

di equazione [10. e il piano ~ di giacitura (v. oppure la prima riga della [10. si dice fascio proprio di piani. L'insieme 'Ir dei piani di A che hanno giacitura W si dice fascio improprio di piani e W si dice giacitura del fascio.27] è compatibile.29] ha rango minore di 4.10] e dalle [10. ed Z. VI) passante per Q. L'insieme <I> dei piani di A che contengono Z.I. (1) =? (3) Se z. In ogni caso le due rette sono complanari. Anche in questo caso si può utilizzare un parametro non omogeneo t per rappresentare i piani del fascio nella forma ca.I sono parallele.27] è compatibile. Sia W un sottospazio di dimensione 2 di V.30] O 1I Z. ed Z. b:. allora sono contenute in uno stesso -+ piano ~. ed Z. 10. À(AX + BY + CZ +D) + Il(AIX +B I Y + CIZ +D[) = tenendo presente che il piano /vI è l'unico elemento di <I> che non si può ottenere in questo modo.2 . Il EK non entrambi nulli.. Consideriamo due piani distinti /v e /vI di <I>. Se z. La condizione r = 2 implica che le due ultime righe della [10. ed Z.30] ha rango 2 e conseguentemente la [10.10] e dalle [10. allora v e VI sono proporzionali. " " " ""~----------- Figura 10. il vettore QQI appartiene alla giacitura di~. e in particolare complanari.3). si verifica che ogni piano appartenente a <I> ha equazione [10. Se ~ è un piano del fascio 'Ir. e quindi la [10. che è generata da v e da VI' e di nuovo la (2) è soddisfatta. Se z. e le due rette sono parallele.28] è combinazione lineare delle ultime due. Sia z. e quello r della matrice A B C A' B' C' AI BI CI A'I B'I C'I l"" 1 1 1 [10. In entrambi i casi la (3) è verificata. Allora.I sono parallele. mtersecano ~ nelle rette appartenenti al fascio di rette di ~ di centro il punto Z. n ~ (fig. è detta asse del fascio (fig. la [10. z. (2) =? (1) Se la (2) è soddisfatta.2). 2) a-al . 10. allora o le ultime due righe della matrice Come nel caso dei fasci di rette. (3) =? (1) Se il sistema costituito dalle [10.30] sono combinazione lineare delle prime due. che contiene z" contiene anche QI' e quindi contiene Z.Se ~ è un piano non parallelo a z" i piani appartenenti al fascio <I> di asse Z. AX +BY+ CZ+D= O Dimostrazione (1) =? (2) .Geometria affine 126 b-b l C-CI l m n II mi nl =0. e quindi la (2) è soddisfatta.C') sono proporzionali.I hanno pertanto la stessa direzione.I sono complanari perché hanno punti in comune. cioè sono parallele. di equazioni rispettive =0.I sono incidenti il sistema costituito dalle [10. si deve avere R = 3 ed r = 2. ed Z. una retta di A. Supponiamo che il sistema non sia compatibile. poiché il rango R della matrice A B C D A' B' C' AI BI Cl DI Ai B'I C{ D'I AIX +B I Y+ CIZ +D 1 =0. ed z.28] per opportuni À.b' C:. ed Z. allora z.29] è al più 3.29] ha rango al più 3. Se invece z. .I sono incidenti. 3) A B C D A' B' C' D' AI BI CI DI A'I B'I C'I D'I IO/Geometria in uno spazio affine di dimensione 3 127 è almeno 2.

e un unico piano Iv' contenente sia ~ che P. d) {(l. ~)] c) {(l.J2..l. I "i'-----------Esercizi 1. (1. O). -1. O).2).0.ed ~ due rette sghembe di A. 1) J b) [(5. Iv nIv' è una retta t che contiene P e. (3.55. m)J c) {(l. per costruzione. .1. (1. 0. 6i. l)J. L'unicità di t segue da quella di Iv e di Iv' . (-2. O). O).1000.2).(2.1).4 Esempio Siano t. determinare equazioni parametriche e cartesiane dei piani da esse rispettivamente individuati: p a) {(2. -1.m. perché in tal caso t. (2. 1.J2). di equazione c) {(i. O)J.Geometria affine 128 I I I I I iI . (-3.l.i. Quindi t interseca almeno una delle due rette. (-1. (3.U~ (fig. (2. 1). se esiste.l). 2)J Figura 10.(2.2.4). O). 1). 10. - ~)] b) {(l. 1)J e) {(l. 2). 0.l). O). ~2.che a ~.che P. 1) J. e sia PE A un punto non appartenente a t. a) {(2. i. -1. .che con ~. (1. (O.3) J d) {(l. 1.3 a) [(2. 2. In ciascuno dei seguenti casi determinare. b) {(3. (1. -m+1.J2. AX + BY + CZ + t = O 2.4 d) {(l.1. 1. m. -1). 0.4)J 10. O). Poiché Iv e Iv' hanno in comune il punto P e sono distinti (altrimentit-e ~ sarebbero complanari). .3). (2 . (2. O). . -1). (2.110. (m. V5). -3). 1). (1.1. -1. 3)J allora ogni altro elemento di 'Ir ha equazione f) {(l. è complanare sia con t. -1. -5)J Se ?' è un piano del fascio 'Ir. Stabilire quali delle seguenti sono teme di punti allineati di A3 (C): Figura 10.i) J AX + BY + CZ + D = O. 1.. 2. 1.2).10 5 . (. (O. (2. Si noti che certamente t non è parallela sia a t.che con ~.1. -1. (1 + i. r+--------------/ IO/Geometria in uno spazio affine di dimensione 3 z.(1. 3. (~ . Dopo aver verificato che ciascuna delle seguenti teme consiste di punti non allineati di A 3 (R). . 1.3). Per vederlo si osservi che esiste un unico piano Iv contenente sia t. 1). 211". -1. (1. (m. 2i. O).O. .i. 1). il valore del parametro reale m in corrispondenza del quale si ottiene una tema di punti allineati di A 3 (R): al variare di t E K.O.(2. m. " 129 Esiste una e una sola retta contenente P e complanare sia con t.ed ~ sarebbero parallele tra loro. 3i.

2. c) Q=(l. t-:2X+Y+1=0. Y .2 Y + l = O.i--.3 . 2X + Y .2 Y + l = O. v = (1.t. Z = 2 . . 3X + 5Z . 3).l Y +Z .l = O. -l).J-: x = 2 .3 = O d) t-: 2X + Z .i-. 1. ft: i Y = 3. Z = .3 = O. . .Z .Z + l = O.Y c) Q= (1.2). a) Q = (1.2 Y + 2Z + 77 = O.5 Y + l = O. t-:X+2Y-1=0. 3. v = (1. O. .2 = O.2). d) Q = (3. c) X .Z = 2.z=t ft:X+Y+Z+3=0. t-: x = 2 + 3t. O. = O.l = O. X.2). -l. 2.e a .J-: 2X . O). l. 2. ft: 2X . v = (1. Z= 1. X .X + 3 Y . l. Y = -l + 3 t.di A3 (R) e incidente la retta .i.2). l.Y . appartengono o no a uno stesso fascio: t-:3X-5Y+Z+1=0. ft: 2X - Y = O. nel caso lo siano. i. 14. l. v = (1. -l. b) t-: x = 2 .Y+6=0.2. . -l).5). -l).Z = O. b) Q = (i. Z = -l + 3 t. c) Q = (1. Y = l + 2t. t-: . Z = 3 + 3 t. In ciascuno dei seguenti casi verificare se le rette t.3 t. 2X + 2 Y . 3).i--: X = l. l). 2). d) X . X . V2) X . l. 1I"i).5 Y = O.i--: 2X + Y . d) t-: X + Z + l = O.3 = O.X + Y .i--:x=2-t.7 = O 13.i Y = O. X = iZ + 7 9. determinare il loro punto di intersezione: 2X + Z = O 6. 2. In ciascuno dei seguenti casi determinare equazioni parametriche della retta di A3 (C) passante per il punto Q e parallela alla retta t-: a) Q=(l. IO/Geometria in uno spazio affine di dimensione 3 131 lO.2 = O. Y = 3 + 2t. l.2Z + l = O X-3Z=-1 2X . e) t-: X + l = O. t-: X . . a) Q = (3. Y + Z . t-: X-iY=O.t.2X-3Z+9=0.ed .Y =O ft:iY-2Z+3i+1O=0 d) Q = (1.l Z . t-: X + Y + 5 = O.i--: X + Z + l = O.5 Y + V2Z -7000 = O.2 = O. O). t-: X . X . Z = l c) t-: 2X + 3 Y .Y + 3 Z = O. O).2t. . X .Z = O.y=2+t. 2).i--: x = 2 . X. contenuta nel piano b) Q=(-l.t c) Q = (3. t-: x = 5 + t. 2X + 2 Y -7 Z +7 = O b) Q = (O.t.1.l =O d) 2iX .i--:X-2Z+4=0. . v=(2. .i--: 2X + 2Z . O. Y = 3 + 5 t. t-: X . In ciascuno dei seguenti casi determinare equazioni cartesiane della retta ~ di A3 (R) passante per il punto Q e complanare con le rette t.0).t. -l. . X + Z + l = O. In ciascuno dei seguenti casi determinare un'equazione cartesiana del piano di A3 (R) contenente il punto Q e la retta t-: e) Q = (1. 11.2i.di A 3 (R) sono o no complanari e. 3). 3) d) Q = (O.Y + 2Z = O. + l = O.2Z + 6 = O. X .ed . z = 2 + 2t. .Y + Z + 5 = O. determinare un'equazione cartesiana del piano che le contiene: a) t-: x = l + t. Z = l + 7t b)Q=(2. i). 5X+2Z+1=0 5. -2X+3Y+Z=0. 3). Determinare equazioni pararnetriche di ciascuna delle seguenti rette di A3 (C) assegnate mediante equazioni cartesiane: 2Y +Z +l =O c) X .i--: 2X + 2 Y . O. 2X . Z + i Y = 2i.l.Y + Z -l = O ft: 2X + 2 Y .(i + 2) Y + Z . ft: c) t-: X+Z-2=0.X + 3 Y .i--: a) Q=(l. 3.t. .5Z + 2 = O. 2. In ciascuno dei seguenti casi determinare equazioni parametriche e cartesiane della retta di A 3 (R) passante per il punto Q e parallela al vettore v: a) . . 8. Y = .i--: X + 5 Y .e del piano di A 3 (R) e. ~ 5 = O. In ciascuno dei seguenti casi determinare un'equazione cartesiana del piano di A3 (R) passante per il punto Q e parallelo alle rette t. O). ft a) Q=(l. Z .O). . dopo aver verificato che sono distinte.Y+2Z-5=0 ft: X + Z . In ciascuno dei seguenti casi determinare la posizione reciproca della retta t. l.3 Y + 3Z -l = O. t-: 3X . . In ciascuno dei seguenti casi verificare se i tre piani di A 3 (R) di equazioni assegnate a) X . In ciascuno dei seguenti casi determinare un'equazione cartesiana del piano di A3 (C) passante per il punto Q e parallelo al piano ft: a) Q=(-1.Z + l = O a) t-: x = l + t. ft:X+2Y+3Z+1=0 ft: c) Q=(1. b) Q = (. . t-: Y + 2Z . O) 7.i--: 3X .Y . Y . y = 2 . verificare se sono parallele o incidenti e.Z + l = O. O) c) Q = (1.5=O = O. z = t b) t-: 2X + Y + l = O. b) 3X + Z . 5X + 2Z -l = O. O. l. Y == 5 + t. In ciascuno dei seguenti casi determinare equazioni cartesiane della retta t. O. Stabilire se ~ è incidente o parallela a .Y + 2Z -1 = O b) Q =(2. 12. se sono incidenti. Z = l .X=2 c) Q = (2.3 + i = O. 2. b) 2X-3Y+3=0. Z+l =0 b) Q=(1.Z = O.l = O. .i--: passante per il punto Q. X + Y + Z + l = O. O). Y = .i--: X +Z ft:2X-Y+Z-1=0.5 = O. t-: Y = 2. . Z = l d) Q = (2. Y=l. l. X .4t.t.i+1).i--: x = 2 .ed . Y . 2Y-Z=0 .130 Geometria affine 4.i--: Y= 2.2).Y + Z = O. ft a) Q=(1. O).l = O. .l =0.

e quindi per ogni v = xeEV: F(v) = F(xe) = xF(e) =x(ce) = c(xe) = cv.. 2Y+3Z=4 Analogamente. Applicando ripetutamente la [11.1-: x = I + l. In ogni spazio vettoriale V l'identità Iv. Y = l. Sia e = [e j .3] per ogni v. . allora c1 v è un automorfismo il cui inverso è c -Il v. cnEK si ha [11.I.Z= -I+kl.l. GE GL(V).2] Le due condizioni [11.. v' =F-I(w'). allora anche p-I e po G appartengono a GL(V). Se dim(V) = 1 gli unici operatori lineari su V sono quelli della forma c1 v' Sia infatti FEEnd(V) ed eEV. Se F. Z = k + l.I-:x=2-21. Se c ~ O. e parallelo al vettore v = (3.. Denoteremo poi con GL(V) il sottoinsieme di End(V) costituito dagli automorfismi. . Un'applicazione lineare F: V ~ V è detta operatore lineare su V.W) : applicazioni lineari Siano V e W due K-spazi vettoriali. viceversa. ez. .3] si deduce che. poiché [e} è una base di V. e VV l'insieme di tutti i funzionali lineari su V.2]. 2).1 Esempi 1.1] prendendo c = c' = 1 e nella [11. e .1-: X . allora OI v = O. Determinare un'equazione cartesiana del piano che le contiene e trovarne il punto comune nel caso siano incidenti: a) t-:x=k+l. In A3 (R) determinare un'equazione cartesiana del piano comune ai due piani di equazioni X+Y=3. c'EK. se cE K. v' EV e c EK si ha F(v + v') F(cv) = F(v) + F(v') = cF(v). e ~ O.z=l-l b) t-: x = 3 . Si ha F-1(w + w') = F-I(F(v) + F(v'» = F-1(F(v + v'» = =v+v' =F-1(w)+F-I(w'). Un'applicazione F:V~W si dice lineare se per ogni v.1] [11. per ogni VI' vz.I : W ~ V è anch'essa lineare e quindi è un isomorfismo. è un' applicazione lineare. Nel seguito Hom(V. Y = I + 21.Z + k = 0. . F(O) = O. si ha F(e) = ce per qualche cE K.3] si traduce nella [11.. dove laprima uguaglianza segue dalla [11.1] e la seconda dalla [11. se F soddisfa le [11. Se c = O.132 Geometria affine 15. Per ogni V e W l'applicazione nulla o: End(V) : operatori lineari V^ : funzionali lineari . è un automorfismo. en} una base del K-spazio vettoriale V.Spazio duale V ~ W.2]. Z = I + 3 l c) t-: X . cioè l'applicazione che manda ogni vettore in sé stesso. La verifica è immediata ed è lasciata al lettore. Iv contenente la retta Il/Applicazioni lineari 133 Un'applicazione lineare F: V ~ K prende il nome di funzionale lineare su V. v'EVe c. 2. w'EW.1] e [11. se F è lineare. End (V) l'insieme di tutti gli operatori lineari su V.y=3+31. definita da O(v) = OEW per ogni v EV.. Se cE K. [11.1] e [11.k Y + Z + I = 0. Y = I + 21. oppure endomorfismo di V.4] Si osservi che la [11. . Hom(V. Siano infatti w. . .k = 0.2] prendendo c' = O.di A3 (R) sono complanari. . allora F(cv + c' v') = F(cv) + F(c' v') = cF(v) + c' F(v'). W) denoterà l'insieme di tutte le applicazioni lineari di V in W. Se G: U ~ V ed F: V ~ W sono applicazioni lineari. In ciascuno dei seguenti casi determinare il valore del parametro reale k per cui le rette t. . vnEV e CI' cz. e v=F-I(w). 11 Applicazioni lineari Un isomorfismo di uno spazio V in sé stesso è un automorfismo di V. Diremo che un'applicazione lineareP: V~ W è un isomorfismo se è un'applicazione biunivoca. -I..2].ed . Y .y=I+21. Infatti la [11. l'applicazione cIv definita da (cIv) (v) = cv è lineare. 16.2] sono equivalenti all'unica condizione F(cv + c' v') = cF(v) + c' F(v') [11. la composizione Fo G: U ~ W è un'applicazione lineare. applicata a c = O e v EV qualsiasi. L'applicazione inversa F. implica che se F è lineare Il.

e fissato u EV\W. Inoltre. . 11i: V -+ K ponendo 11i(C l e l + '" + cneJ = Ci' cioè associando ad ogni vettore la sua i-esima coordinata rispetto a e.(v).1.(V) + CP. x n + Yn) = . presi comunque [11... Siano V uno spazio vettoriale su K ed e = (e l .«xl + Yl) e! + = (Xl' ••• . possiamo definire l'applicazione p: V-+W v ponendo p(u + w) = w. Se (e l . è biunivoca. se v = u + w. ed e è la base canonica. . e u EV\W è un vettore non paral- enl una sua base. si descrive la proiezione p di V su W nella direzione (u) (fig.5]. x n ) delle sue coordinate rispetto alla base e.2).. Infatti. . .. 11. cioè l'applicazione che associa ad ogni vettore v = Xl e l + . enl è una base di V e 1 :5 k < n. ••• . X n ) = CCP. rispettivamente. Infatti. CXn ) = + (xn + Yn) en) = (Xl + Yl' . X n) + (Yl' CP. u EU. .. . +xnem v' =Ylel + . per ogni cEK. si ha CP. allora U = (n) per qualche u EV " W. CP. per le proprietà delle coordinate di un vettore rispetto a una base. Figura 11. una sua retta.5] Poiché ogni v EV si esprime in modo unico come v = u + w. 4. v=xle l + .(CV) = (CX!..(v + v') = CP. è lineare. è l'isomorfismo definito dalla base e. allora CP.. In modo simile. allora: p(cv + c'v') = p(cn + cw + c'n' + c'w') = p(cu + c'n' + cw + c'w') = = cw + c'w' = cp(v) + c'p(v'). C. c'E K.. Sia V un K-spazio vettoriale e siano U.. p è la proiezione di V su W definita dalla decomposizione [11. è l'identità di Kn in sé stesso. n definiamo ••. la proiezione di V su (e k + l . è un isomoiflSmo.2 . .. x n).. ogni i = 1.134 Geometria affine l'applicazione definita da cp... + xnen) = (Xl' ••• .. Per 1t Figura 11. + YnenEV. v' = n' + w' EV. .. + xnen EV la n-upla (XI' ••. ••• . w EW. 3.. e quindi CP. . CP. CP. W due sottospazi supplementari in V.(V') C(X I . .... ek ) (El (ehi' . z. .1 Se in particolare W è un iperpiano. e in questo caso p è detta proiezione di V su W nella direzione (n). V e W sono gli R-spazi vettoriali dei vettori geometrici di 1t e di z. Infatti. Se ad esempio V = Kn. Le proiezioni qui descritte per i vettori del piano e dello spazio ordinari sono basate sullo stesso principio geometrico con il quale abbiamo definito le proiezioni di uno spazio affine su un suo sottospazio alla fine del paragrafo 8.. p è un'applicazione lineare.. cioè sia V = U(ElW. .. detti V e W gli spazi dei vettori geometrici di ~ e di 1t rispettivamente. Yn) = CP. en ) è: Se 1t è il piano ordinario. en) definita dalla decomposizione V = (e u .(xle l + . Il/Applicazioni lineari 135 lelo a z" la proiezione di V su W nella direzione (u) è l'applicazione illustrata dalla figura Il. fissato un piano 1t nello spazio ordinario ~. È facile verificare che 11i è un funzionale lineare su V.

pop =l v ' La seconda proprietà implica che p è invertibile.1].. + CX2W2 + + x 2w2 + = C (x.(kv + k'v') 'Y/. . w. 6. wn sono linearmente indipendenti... .(v) + k''Y/. . K scalari non tutti + .... enl una base di V. La verifica è Ìmmediata. + cnF(vn) =F(clv. + .2 PROPOSIZIONE Siano F: V --+ W un 'applicazione lineare di K-spazi vettoriali. F(e) 2.«kc. 0 è lineare. Siano Cl' . wn vettori arbitrari di W. e consideriamo lo spazio vettoriale quoziente VIV. Quindi F è lineare. Sia V uno spazio vettoriale su K.. CnE Allora si ha F(v) allora 137 Dimostrazione Dimostriamo la prima affermazione. +YnWn) = = F(v) + F(v'). k' E K.Wl Wn sono linearmente dipendenti.. + cxnwn = + x nw n) = cF(v).. (vEV: F(v) = O}. VnEV e W.. + CnWn = c.. . Se e = (e" . Definiamo un'applicazione p: V --+ V + w) = D . DEV. = 5... Sarà pertanto sufficiente dimostrare che l'applicazione F definita dalla [11.. = F(v). uguali a O tali che e quindi w. + xnwn [11. n.. ••• . .) + . .. = = k'Y/. Wn sono linearmente dipendenti.. i =1. .. .. en l è una base di V e 1 :5 k < n. . i = 1...Geometria affine 136 in V e k.. Verifichiamo la condizione [11..) e.. L'inclusione i di V in Vè un'applicazione lineare.W per ogni v = D + WEV.. . perché per ogni si deve avere. . Il. L'applicazione p: V--+ VIV definita da C.. anche v. Siano V uno spazio vettoriale su K e V.. + k' d. si ha 'Y/. Sia V un sottospazio del K-spazio vettoriale V. ... + Y2e2 + sono elementi di V. + (kcn+ k' d n) en) = kc..4]: = xIF(e. + X2W2 + .. + k' d. Si verifica subito che p è un operatore lineare che ha le seguenti proprietà: p(D) = D per ogni DEV.e..te un'unica applicazione lineare F: V --+ W tale che = W. Esis. . ... + YI)W 1 + (x2 + Y2)W 2 + . +xnwn)+(Y1W'+Y2W2+ .. e l + x 2e2 + + xnen + ynen v' =Y.6] e i coefficienti Xl' X2. e quindi p E GL (V). .. 11.) + . Essa è chiamata proiezione naturale di V su VIV. + (xn + Yn)w n = =(X. anche Wl' . . Il.. vn sono linearmente dipendenti.W I +X2W2 + . + . se w. n.. . . W 2 . e = (e" e2 .. Se v = X.. wEW. VI' . p(v) =v+ V 7.6] è lineare.. Equivalentemente.(v'). Se v" . . per la [11.. Xn sono univocamente determinati perché e è una base. .3 TEOREMA Siano V e W due K-spazi vettoriali.F(v.4 DEFINIZIONE Il nucleo di F è N(F) = Sia F: V --+ W un 'applicazione lineare di K-spazi vettoriali. + cnv n) =F(O) =0. Lasciamo al lettore il compito di verificare che p è lineare. e w. si ha F(v + v') = (x.vn sono linearmente indipendenti. V un suo sottospazio. .... Dimostrazione Se F esiste è unica. + xnF(en) = xlw. ponendo p(D Il/Applicazioni lineari F(cv) = CX1W. W sottospazi supplementari in V.

F(v n) generano 1m (F). e dim[N(F)] + r(F) cs+IF(vs+ l ) + . Quindi F è iniettiva. VnEV tali che (DI' ••• . + bnF(vn) = = bs+IF(vs+ I) + . cioè v = v' .v' EN (F). ••• . = = F(v) . ••• .. F(v . Fissiamo una base (DI' ••• . . ..138 cioè N (F) è il sottoinsieme di V costituito da tutti i vettori che vengono mandati in OEW da F. F(v) e quindi cs+IVs+I + . ••• .dim (V)... Il. sia s = dim(N(F». D s' vs + l .4] segue che se (el' e2 . Vs + l .Geometria affine . dsE K tali che (DI' ••• . ha dimensione finita. + cnF(vn) = O. Il. con dim(V) = n. la dimensione di 1m (F) si dice rango di F. Ds . Allora N(F) e Im(F) hanno dimensione finita. cioè tali che = F(v / )..v'· = O.. Si noti che nell'enunciato del teorema precedente non si è supposto che W abbia dimensione finita. Im(F) = (w=F(v): vEVI. Abbiamo il seguente importante teorema. e quindi N(F) Viceversa. + bnF(vn). + cnvnEN(F). ed F(vs+ l ). che è un sottospazio di V.F(v / ) = O e quindi v . osI di N(F). b n. allora Dimostrazione Se F è iniettiva. ••• . F(v n) l è una base di Im(F). dim[N(F)] + dim[Im(F)] = n Dimostrazione Poiché V ha dimensione finita. v' EV sono tali che 139 = n. .v') per opportuni scalari al' a2 . allora O è l'unico elemento di N(F).6. in particolare allora cs + l = .5 PROPOSIZIONE Un'applicazione lineare F: V -+ W di K-spazi vettoriali è iniettiva se e solo se N(F) = (O). Per completare la dimostrazione del teorema sarà sufficiente dimostrare che (F(vs+ I)...6 TEOREMA Sia F: V -+ W un'applicazione lineare di K-spazi vettoriali. ••• . [11. . . vnl sia una base di V.7 COROLLARIO sione finita. Si ha il seguente Il. L'immagine di F è il sottoinsieme di W Il/Applicazioni lineari Ogni vettore w E1m (F) è della forma w=F(aID I + '" +asDs + bs+lvS +1 + . Il corollario seguente fornisce una semplice caratterizzazione degli isomorfismi. Poiché stono dI' . si ha v ... Se v. Se hanno dimensione finita. supponiamo che N (F) = (O). la dimensione di N(F) si dice nullità di F. Supponiamo che cs+l . e siano vs + l . e segue immediatamente dal teorema Il.. + asF(Ds) + b~+IF(vs+I) + .... osI è una base di N(F)... Ma 01' ••• . Quindi F(vs+ I). cnE K siano tali che Allora enl è una base di V. vn sono linearmente indipendenti.. Poiché Oè l'unico elemento di N (F). Cn = O F(v n) sono linearmente indipendenti.. ••• . Dalla [11.. .. + bnvn) = = aIF(D I) + . esi- = (O). anche N (F). ..7] Dimostrazione La proiezione naturale p: V -+ VIV è suriettiva e ha nucleo uguale a V. e si denota con r(F). allora Se V è un sottospazio del K-spazio vettoriale V di dimen- dim (VIV) = dim (V) . ••• as' bs+l ' ••• . N (F) e 1m (F) sono sottospazi vettoriali di Vedi W rispettivamente (la verifica di questo fatto è lasciata al lettore). La sua dimostrazione viene lasciata al lettore. . e quindi tutti i coefficienti sono nulli.

. Si ha F(v l ) = F(v z) se e solo se F(v z .9] = F(v). VV si chiama spazio vettoriale duale di V.11 TEOREMA Due K-spazi vettoriali di dimensione finita sono isomorfi se e solo se hanno la stessa dimensione. perché Iv è un isomorfismo. i = 1. n. Per il teorema 11. Il. allora V è isomorfo a D. è un K-spazio vettoriale. anche W è isomorfo a V. Per ogni v. Quindi l'isomorfismo è una relazione di equivalenza tra spazi vettoriali. dim(N(F» e quindi F è anche iniettiva. Se Lp L z EVV. Poiché L + O= L per ogni L EVV .. w n } basi di Vedi W rispettivamente. . Infine.8 COROLLARIO Se V e W sono K-spazi vettoriali di dimensione finita tali che dim(V) = dim(W). È possibile introdurre in VV.. F= ioF' 0p.9 TEOREMA (DI OMOMORFISMO PER GLI SPAZI VETTORIALI) Sia F: V -> W un'applicazione lineare di K-spazi vettoriali.8] è lasciata al lettore. definiamo LI + L z EVV ponendo Possiamo quindi definire F ' : VIN (F) -> 1m (F) ponendo F ' (v per il teorema Il. Vn} e {Wl' •. definiamo cL EVV ponendo (cL) (v) = cL(v). e quindi LI + L z è lineare. e siano {VI' . allora le seguenti condizioni sono equivalenti: F I: V IN (F) -> 1m (F) tale che [11. Lasciamo al lettore la facile verifica del fatto che VV. F ' è biunivoca perché. poiché la composizione di isomorfismi è un isomorfismo. se V è isomorfo a W e W è isomorfo a D. F(v l ) N(F) 141 Viceversa supponiamo dim(V) = n ~dirn(W). Sia V un K-spazio vettoriale.9]. oppure si dice che V è isomorfo a W.. 3) F è un isomorfismo. l'insieme dei funzionali lineari su V.• . = Terminiamo questo paragrafo con la descrizione di alcune proprietà dell'insieme dei funzionali lineari su uno spazio vettoriale. L'applicazione lineare F: V -> W definita da 1) N(F) = (O). e sia F: V -> W un isomorfismo. V e W si dicono isomorfi. 2) Im(F) = W. ed F: V -> W è un'applicazione lineare. Spazio Duale (LI + L z) (V) = LI (v) + L z(v) Definizione per ogni VEV.6. con le operazioni che abbiamo definito. . = Wi. se esiste un isomorfismo V -> W. . O. La verifica della linearità di F' e della [11. perché l'inverso di un isomorfismo è un isomorfismo.VI) = O.6 si ha è suriettiva perché Wl' ••• . Dimostrazione Supponiamo V e W isomorfi. F definisce un isomorfismo = F(v z) # = (O). soddisfa evidentemente Il. La verifica della linearità di cL è lasciata al lettore. Ogni spazio vettoriale è isomorfo a se stesso. cioè se e solo se Vz .VI EN (F).10 DEFINIZIONE Siano V e W due K-spazi vettoriali..8] dove p: V -> VIN (F) è la proiezione naturale e i: 1m (F) -> W è l'inclusione. Il/Applicazioni lineari (LI + L z) (v + v') = LI(v + v') + Lz(v + v') = / = LI (v) + LI (v') + Lz(v) + LZ(v ) = / = LI (v) + Lz(v) + LI (v') + LZ(v ) = = (LI + Lz) (v) + (LI + L z) (v'). Dunque F è un isomorfismo.140 Geometria affine Il. Se L EVV e cE K. + Lz)(cv) = LI (cv) + Lz(cv) = cL I (v) + cLz(v) = = c(L I (v) + Lz(v» = = c(L I + L z) (v). è anche iniettiva per la [11. v' EV. Verifichiamo che LI + L z è lineare. ovvero vzE [VI + N(F)] dim(W) + N(F» = r(F) = dim(V). Il. W n generano W. definito da O(v) = O per ogni VEV. Se V è isomorfo a W. F(v) Abbiamo il seguente teorema. Il funzionale nullo OEVV. oltre ad essere ovviamente suriettiva. una struttura di K-spazio vettoriale definendo le operazioni nel modo seguente. Dimostrazione Siano VI' vzEV. c EK si ha (LI [11.

+ anl1n)(xle l + +xnen) = +xneJ + + (anl1n)(xl e l + '" + xne n) = = (al 111)(XI e l + = alx l + a2x 2 + + anxn.. . + anl1n(e) = = ail1i(e) = ai' i = 1. Dal teorema 11. +xnen) = (al 111 + .. l1n} dei funzionali lineari definiti dalla [11.. W) una struttura di K-spazio vettoriale definendo F + G e cF. che queste due operazioni definiscono su Hom(V. . in cui lo zero è l'applicazione nulla O• ... . l1n generano VV. .. + . per ogni i = 1.Geometria affine 142 Il (Applicazioni lineari 143 Supponiamo che V abbia dimensione finita. e quindi 1m (L) = K..10] dove se i ':jé. 11m che sono gli stessi considerati nell'esempio 11. cioèf= O = g. la sua immagine è un sottospazio vettoriale diK diverso da (O). c EK. en } una sua base.3 discende che al 111 + a2112 + . In tal caso N (g) è un iperpiano.. .. en }.. ogni funzionale lineare L su Kn si esprime in modo unico come un polinomio omogeneo di primo grado: [11.. enl una sua base. + anl1n ha gli stessi valori di L sulla base {el' . allora N (g) = V e quindi N(f) = V. Dimostrazione v Sia LEV e al = L (e l). in modo simile al caso di VV = Hom(V.. n: 0= O(e) = (al 111 + .12 TEOREMA Sia V un K-spazio vettoriale di dimensione finita.1(4). .. = an = O.. . G EHorn (V. g EVV tali che si abbia f(v) = O per ogni vE N (g). L'insieme di funzionali lineari {111' . . ... .11] Si osservi che se il funzionale L: V ~ K non è nullo.13 PROPOSIZIONE Siano V un K-spazio vettoriale ed f. L'insieme {111' . nel modo seguente: (F + G) (v) = F(v) + G(v) (cF) (v) = cF(v) per ogni vEV. è possibile introdurre in Hom(V. .10] è una base di r.. l1n sono anche linearmente indipendenti.. + anl1n)(e) = (al 111)(e) + + (ail1i)(e) + . . se V = Kn. l1n}' In particolare. e pertanto 111' ..3 esiste un unico 11iEVv tale che [11. . ... Supponiamo viceversa g ':jé.. ... W). K).... I coefficienti del polinomio sono le coordinate del funzionale rispetto alla base duale {111' . . + anl1n)(e) = al 111 (ei ) + . l1n} è la base duale della base {el.. .... Allora...135 Il.. .. n e quindi a l l1l + a2112 + . + xnen) = Xi' i = 1. Per il teorema Il. . e sia cE K tale chef(e) = cg(e). anEK siano tali che L(xe l + . . Il... .. a2 = L (ez). e sia {el' . Dati due K-spazi vettoriali V e W. Si ha V = (e) ED N(g) e quindi ogni vEV è della forma v = xe + w. e sia e = {e l . in particolare Base duale dim(VV) = dim(V) e quindi V e VV sono isomorfi. W) una struttura di K-spazio vettoriale. Il funzionale a l l1l + anl1n soddisfa l'identità (al 111 + a2112 + .j se i =j è il simbolo di Kronecker. Supponiamo ora che al' . + anl1n = L. + (anl1n)(e) = = a l 111 (e) + + ail1i(e) + . Quindi ogni funzionale lineare su V si esprime in modo unico come un polinomio omogeneo di primo grado nelle coordinate dei vettori rispetto alla base {e l .. Lasciamo al lettore il compito di verificare.. cioèf= cg... . Sia 1:5 i:s n. cioè N(f):::> N(g). O. + a nl1n(e) = = ai l1i(e) = ai' Quindi al = .. en }. Pertanto f(v) = f(xe + w) = f(xe) + f(w) = xf(e) = xcg(e) = cg(xe) = = cg(xe) + cO = cg(xe) + cg(w) = cg(xe + w) = cg(v). Fissiamo e EV\N (g). perché l1i(XI e l + ... en } di V.. Otteniamo così n funzionali lineari 111' . Quindi 111' ..6 segue che dim [N (L)] = n -1. e {El' .. ••• ... da ciò e dal teorema 11.... vedi pag.. an = L (eJ.. Al/ora esiste cE K tale che f=cg.. n... . per ogni F. E n } è la base canonica. per qualche wE N (g) e xE K. Dimostrazione Se g = O.. ..

. Ltl una base di cI>. La matrice t x n: per ogni LEY e quindi (3(cv + c'v') =:. Scegliamo una base {e l . W) è definito associando a w EW l'applicazione lineare A(W): K ~ W tale che A(W) (1) = w.ti possibile definire un vv isomorfismo {3: Y ~ y in modo del tutto intrinseco. si ha (3(cv + c'v') (L) n . em l sia una base di cI>. . y . i = 2. allora per ogni L cioè v EN (L).. L'E y . L(v) = O. Supponiamo per assurdo che esista VEY. Chiameremo cI>. .. Se si sceglie una base {e l . . {3 è l'applicazione che ad ogni v EY associa il funzionale {3 (v) : y ~ K definito nel modo seguente: è un sottospazio vettoriale perché èl'intersezione di una famiglia di sottospazi vettoriali di Y. Se dim(Y) = n. II duale di y si chiama spazio biduale di Y.L il sottospazio di Y ortogonale a cI>. dà una contraddizione. allora segue v . Sia Y un K-spazio vettoriale. + atLt O definita da cp(v) = (LI(v). Supponiamo in particolare che cI> sia un sottospazio vettoriale di y Sia dim(cI» = t e (LI' .t. perché è individuato univocamente da W.n. . lo spazio Hom(K. Supponiamo per assurdo che sia m > n .12] segue.. 1.12] vv e dim(cI>. II funzionale L Ey definito da • v L(v) = 1. c. Sia m = dim(cI>. vv = L(cv + c'v') = cL (v) + c' L(v') c{3(v) (L) + c' (3(v') (L) [c{3(v) + c' (3(v')] (L) =:. Dal teorema 11. OE y (3(v) (L) + azLiv) + = cp:Y~Kt v per ogni L. Sia Y un K-spazio vettoriale.L) = n-t. + atLt(v) = alLI + azL z + . n N (Lt) .. cI>. c'E K. v (3(v)(L) Infatti. O O LI(e m + l ) O O VV ).6 segue che m ~ n-t.. resta definita la base duale {1I1' .12 che v v . cioè i v EY tali che L (v) = O. Osserviamo che cI>. Lt(v)). vnl sia una base di Y. L'isomorfismo cp dipende dalla base assegnata. il quale per questo motivo si dice l'isomorfismo canonico di Y su yvv. . K).14 Complementi 2. = =:. e quindi (3(v) è un funzionale lineare su y • Verifichiamo ora che {3: Y ~ y è lineare. . Pertanto N (LI) n n N (L t) c cI>. 145 Il/Applicazioni lineari Geometria affine 144 v per ogni LEY Siano VZ' ••• . lInl v v di y . c.. cioè se L (v) = O per ogni L EcI>. Liv). i = 1. (O). enl di Y.. tale perché dim(Y) =:. .. cioè indipendente da qualunque scelta ulteriore. v . . W). v ~ O. cioè se si sceglie un'altra base di Y. esercizio 6). L'insieme .. y vv sono tra loro isomorfi. dim(Y) = n. si ottiene un isomorfismo diverso da cp (cfr. . e si denota con y dal teorema 11. Se cI> è un sottoinsieme di y un vettore v EY si dirà ortogonale a cI> se v è ortogonale ad ogni L EcI> . e un isomorfismo cp:Y ~ y è definito ponendo cp(e. vv • cioè lo spazio Horn (y . .. n. Per dimostrare che {3 è un isomorfismo è sufficiente far vedere che N ((3) =:. vz..L)..13] O L (v) = O lO Lz(em + l) . c'E K. c{3(v) + c'{3(v'). . lasciamo al lettore la verifica del fatto che A è un isomorfisrno. ••• .L. Se L Ey i vettori del nucleo di L. si dicono talvolta ortogonali a L. L'inclusione opposta è ovviamente vera.L coincide con il nucleo dell'applicazione lineare • v [11. v 11. enl di Y tale che (e p ••• . se vEN(L 1) si ha = L (v) L (v) = aIL1(v) v per ogni LEY Verifichiamo che (3(v) è lineare: (3(v) (cL + c' L') = (cL + c' L') (v) = (cL) (v) + (c' L') (v) = = cL (v) + c' L'(v) = c{3(v) (L) + c'{3(v) (L').} = 11. A si chiama isomorfismo canonico di W su Hom(K. Allora si ha v • [11. dim(Y Allora si ha che (3(v) =:. Per ogni v. Per lo spazio y si ha una situazione diversa: è infat. cioè {3 è lineare.Nel caso particolare Y = K. vnEY tali che (v.. W) è isomorfo a W: un isomorfismo A: W ~ Horn (K. v' EY.L = (VEY:v è ortogonale a cI> l = n LE'l' N (L) cV v e i tre spazi Y.L. vv • =:. e la [11.

Sia V un K-spazio vettoriale tale che dim (V) = 1.15] è la seguente: F(cv + c'v') 147 I2/Applicazioni lineari e matrici.. F(v n) sono linearmente indipendenti. Siano g: U --+ V. se F: V --+ W è un'applicazione lineare tale che N (F) = (O).2 cp.146 Geometria affine ha rango non superiore a t -1. + mmjwm· Ovviamente M w • JF) dipende. vnEV sono vettori linearmente indipendenti. 1. Dimostrare che N(g) C N(fog) 1m (f) ::) Im(fog). oltre che da F.1. wml basi di Vedi W rispettivamente.. Abbiamo una contraddizione. F(v) = mljw 1 + mZjwZ+ . D'altra parte le sue t righe sono linearmente indipendenti. F: V-+W b) se cp. da essa si può risalire all'applicazione lineare F. v'EV.15] per ogni v. trovare l'espressione analitica della proiezione p : R 3 --+W definita dalla precedente decomposizione di R 4 in somma diretta. . e sia u = (O. 1. : V --+ V' sono gli isomorfismi definiti rispettivamente da cp(e) = 17.. 1.. c.. 4. e F:V -+ W un'applicazione lineare. X 3 a coefficienti reali. . 1). e VI> ••• . Esplicitamente: Esercizi 1. f: V --+ W applicazioni lineari. O). Dopo aver verificato che R 3 = H(f.0. Vn l e w = {Wl' . . e sia e EV\ {O J.. determinare le basi di (R 3)" duali di ognuna delle seguenti basi di R 3 : a) {(l... if. Cambiamenti di coordinate affini = cF(v) + c' F(v') per ogni v. duale di {e l . (1. -X2 - 3X4 = 0.14]. if. (O. Dimostrare che per ogni aE K*: 3... 4 5. O.(ae) = t.. 0. e quindi dev'essere m = n-t. . [11. l)J. Sia 17 EV~ il funzionale duale di e. v = [vi' . . (1. 2) J d) {(l. e sia U = «(1.•• . (O. Siano V e W due K-spazi vettoriali di dimensione finita. O). e v = {v l' ••• . Siano dati due spazi vettoriali complessi V. Sia W il sottospazio di R 4 di equazioni cartesiane 2Xj + X 3 = 0. . W. 0.. Cambiamenti di coordinate affini [11. (u). O).1.y(F). L'utilità della matrice Mw. O).. +XnvnEV si ha dove .t colonne nulle.. O). La matrice m x n la cuij-esima colonna.y(F) sta nel fatto che. W. 12 Applicazioni lineari e matrici.1.1 PROPOSIZIONE Siano V e W due K-spazi vettoriali. dove 2. Esprimendo i funzionali lineari su R 3 come polinomi omogenei in XI> X 2 . vnl e w = {Wl' . una volta assegnatele due basi ve w. Sia HC R3 il piano di equazione XI + X 2 . perché ha m > n . [11. (1.. wml basi di Vedi W rispettivamente. anche dalle basi ve W. (0. 6. v'EV.. 'l] n}. come chiarito dalla seguente proposizione.14] cF(v). cioè il funzionale definito dalla condizione 17(e) = 1.. enl. -1. cECo Una condizione equivalente alle [11. Un'applicazione I a) il funzionale lineare duale di ae è t = a.. 0. Dimostrare che. perché sono i vettori delle coordinate di Li' . l)J c) {(l. Dopo aver verificato che R = U (f. (O.17. . Perogniv=xlv l + . 1). n. j = 1. 3. ••• . = a. allora F(VI)' . O. è costituita dalle coordinate del vettore F(vj ) EW rispetto alla base w è la matrice associata a F rispetto alle basi v e w.O. . e si denota con M w.X 3 = 0. si dice antilineare se soddisfa le seguenti condizioni: F(v + v') F(cv) = = F(v) + F(v'). O). 12. trovare l'espressione analitica della proiezione p : R 3 --+ H nella direzione (u). c'ECo La verifica dell'equivalenza è lasciata al lettore. Sia F: V -+ W un'applicazione lineare. L( rispetto alla base {'l] l ' . O). allora if.

1: mljx) Wl + ( . W) A .. Se c EK si ha inoltre Abbiamo il seguente teorema. D'altra parte. dove abbiamo denotato con x = t (XI'" x n) e A (I).. ... "0 m J~I J~l J~l Quindi il vettore colonna delle coordinate di F(v) è ponendo FA(x l VI + x 2V2 + .. +xnvn)=YjW I + ..(F). F A è l'inversa di M w . Consideriamo due vettori qualsiasi v = XI V l + .. 12. Essa è definita. Mw. x n).n(K) ~ Hom(V. .' L'ultima affermazione del teorema segue dall'esempio 4.n(K). W)~Mm. Mm. Dalla definizione segue inoltre che per ogni v EV il vettore FA(v) ha per coordinate polinomi omogenei di primo grado nelle coordinate di v. + x nV m denotiamo con x = t(xi ••• x n) l'n-vettore colonna delle coordinate di V rispetto alla base Vo Gli m-vettori colonna delle coordinate di F(v) e di G(v) rispetto a w sono rispettivamente Mx ed Nx....... + XnV n) = xIF(v l ) + x 2F(vJ + . L'applicazione FA introdotta nel corso della dimostrazione del teorema 12.... Inoltre l'm-vettore colonna delle coordinate di (cF) (v) = cF(v) è c(Mx) = (cM) x. M=Mw..(F) si ha evidentemente FA = F. Si ha FA (v + v') = A (I)(x + x')w 1 + ...... quindi Mw... + x n Vm V' = X.(G).n(K) e definiamo FA:V~W F(v) = F(x i VI + X2V 2 + . · +Ymwm' dove y = Ax.1: m 2j x) W 2 + '00 + ( . e cEK. mentre il vettore colonna delle coordinate di (F + G) (v) = F(v) + G(v) è Mx + Nx = (M + N) x.2 TEOREMA Siano V e W due K-spazi vettoriali... ••• . N=Mw. + mmnWm) = n n n = ( ... il vettore colonna delle coordinate di FA (v) è A x.. Dimostrazione Siano F....... Verifichiamo che FA è un'applicazione lineare.. GEHom(V.148 Geometria affine Dimostrazione Si ha: I2/Applicazioni lineari e matricio Cambiamenti di coordinate affini 149 Sia A EMm. Pertanto M w . + (A (m)x + A(m)x') Wm = = (A (I)x) Wl + . = c(A (l) x) Wl + = c [(A (I)x) Wl + + (A (m)cx) Wm = + c(A (m) x) W m = + (A (m) x) Wm] = cFA(v)... + xnF(vn) = =xI(mljw l +m 2I w2 + "0 + mmlWm) + + X2(m 12 W I + m 22 w 2 + .... L'applicazione o •• . W)] = mn.. e quindi Mw. + xn(mlnW I + 2n W2 + .(cF) = cMw. A (m) le righe di A. FA(cv) = (A (l)CX) Wl + .(F+ G) = Mw.. W). fa corrispondere all'applicazione lineare O la matrice nulla m x n.. e siano v = {VI' e w = {Wj' wnl basi di Vedi W rispettivamente.. In conclusione. + x~ vn di V. + x nvn) = (A (I) x) Wl + (A (2) X) W 2 + . A (2). Se V = Xl VI + . V I + . + (A (m) x) Wm + (A (l)x') Wl + . Per definizione si ha M w. vnl o •• . +A(m)(x + x')wm = = (A(I)x + A(I)x') Wl + .(F) è un isomorjismo di K-spazi vettoriali. y = t(yl . per ogni A EMm..... + (A (m) X) Wm...(F) + Mw.0. essendo x = t(xi . Yn)' Si noti che M w ...(G). ponendo FA (xlv j + .. In particolare dim[Hom(V.(F).n(K) F . è un'applicazione lineare..: Hom(V. se A l'applicazione = Mw.2 si dice applicazione lineare associata alla matrice A rispetto alle basi v e w.15(7)..1: mmjx) Wm. In altre parole. + (A (m) x') Wm = n X2 = FA(v) + FA(v'). + mm2Wm) + . Quindi FA è lineare..

12. FA(Ez). e così pure f e g = (gl' .. en l è una base di V. . . Altrimenti le due basi si dicono orientate discordemente. .. -c è una relazione di equivalenza nell'insieme !J& di tutte le Deduciamo che basi di V. Se V = W. w(ly) Mw. per ogni j = 1.. . Due basi e = {e l . allora anche e e g sono orientate concordemente. . vnl e w = (Wl' . Dimostrazione Se I2/Applicazioni lineari e matrici. se eed f sono orientate concordemente. l'applicazione identità.. V. ez.. l'applicazione FA associata a una matrice A EMm. = Me f(ly) -I. u(G)]z.. sé stessa perché Me. +xnvn det(Me. W = Km e v e w sono le basi canoniche di Kn e di Km rispettivamente. ad ogni operatore lineare F su V è associata una matrice quadrata Mw.g(ly)) = det(Me.. .3 PROPOSIZIONE Siano U. en l ed f= (f l . . ad esempio la base f = ( . u(G) z] = [Mw.4 Esempi y = M w• • (Iy) x. Ogni classe di equivalenza si chiama orientazione di V. fnl di V si dicono orientate concordemente se det(Me. e siano U = {UI. ..• (ly) = In 1. poiché M f .•(F) = In se e solo se F = Iy.•(F)EGLn(K). FA(En)' si ha Im(FA) = (FA(E I ). Poiché le colonne di A sono i vettori FA(E I ). il fatto che due basi siano orientate concordemente o discordemente non dipende dall'ordine in cui esse sono state prese. f e g orientate discordemente a due a due. In questo caso M w• • (Iy) è detta matrice del cambiamento di coordinate dalla base v alla base w..•(F) M •../I y)) = det(Me. . cioè !J& è ripartito in due classi di equivalenza rispetto a -c' L'orientazione cui una data base eE!J& appartiene è l'orien- tazione di V definita da e. e si scrive e -J. Si noti che le coordinate del vettore A x sono m polinomi omogenei di primo . esiste qualche base orientata discordemente da e. . perché se e = {e l .f(ly)) > O.3: M •. . Siano G: U -+ V ed F: V -+ W applicazioni lineari. .. Cambiamenti di coordinate affini siano G(U)=XIVI +xzvz+ . FA(Ez). . FA(En)· e quindi [12. wml loro rispettive basi. Un caso particolare importante si ha prendendo due basi distinte v e w di V e F = Iy.. per la proposizione 12.g(ly)) > O. en l. Si ha U = Zl U I + ZzU z + '" + ZsusEU..f(ly)) det(Mf. gn l.•(ly) = M •./Iy)) = det(Me. n ed m.. Per ogni vettore V EV si ha -1 O O O O O O 1 D'altra parte. . le orientazioni non sono più di due: infatti se esistessero tre basi e. ••• .• (F) x = Mw.e l ... wnl sono due basi di V. vnl e w = (Wl' .f(ly) (Mf. e(ly). Infine. si avrebbe l'assurdo O> det(Me. Infatti si ha .•(F)[M•. usL v = {VI' . Quante sono le orientazioni di V? Certamente almeno due./Iy)) > O. Se V = Kn.150 Geometria affine 12.•(F)EMn(K). W spazi vettoriali su K di dimensioni s. Quindi V possiede due orientazioni.3 segue che FEGL(V) se e solo M•..f(ly)) det(Mf. 151 Supponiamo ora che lo spazio vettoriale V sia reale. Se V = W e se v = {VI' . ••• . Per definizione la colonnaj-esima di Mw. .. Si noti che.•(ly) è costituita dalle coordinate di Vj rispetto alla base w.1] In particolare r(FA ) = r(A).. Ogni base è orientata concordemente a. Quindi la matrice M w•• (Iy) permette di ottenere le coordinate y di un vettore V rispetto alla base w una volta note le sue coordinate x rispetto alla base v.iIy) = In' Inoltre. Infatti x = M •.n(K) è data da FA(x)=Ax perognixEKn. n.. u(G) z y = Mw.. e in questo caso si ha Inoltre M •.. se gli elementi di Kn e diKm sono visti come vettori colonna. . ... dalla proposizione 12.

"0' m-esima riga i coefficienti di F I (XI' Xz....... 3.lt. è associata l'applicazione lineare FA: R 3 -+ R Z così definita: FA (XI' XZ' X3) = (XI + 2xz + -J"2x3. affinché bE 1m (FA)' cioè affinché il sistema [12.6 abbiamo dim[N(FA)] Ad esempio. 1. . Xz . Xw Viceversa... C3 J una base di V. b = t(b l .2] pos. vz(2.. se è compatibile. XZ' .. Cambiamenti di coordinate affini 153 D'altra parte.. 1. -2. M..x/2)..w(lv) = 5 C O -2 1 2. e consideriamo il sistema di m equazioni lineari in n incognite AX=b. poiché Im(FA) è generata dalle colonne di A. -2. X4) = (2x I . Xn). Siano A EMm. 2 Viceversa all'applicazione lineare F: R 4 -+ R 3 seguente: F(x l . I)J.. 1. v3 (0. Un vettore x = t(X I . il sistema [12.1).) { è associata la matrice 2 O --/3 O 1 -1 -1 Similmente 3 2 1 Me. Ciò può essere dimostrato anche osservando che il sistema [12. . Consideriamo le seguenti basi. Sappiamo che. e che tale spazio coincide con N(FA ).Xz + X 3 + 5 X 4 ) -:) 1 M.. Ricordando la [11. FZ(x I. X n). . Xz. 0.. . dove FA: Kn -+ Km è l'applicazione lineare associata ad A.152 Geometria affine grado in Xl' XZ' . Sia V uno spazio vettoriale reale di dimensione 3. . e sia e = [CI' Cz. X3 . 1). Xn). x n)· In questo modo abbiamo ottenuto una nuova dimostrazione del teorema di Kronecker-Rouché-Capelli. Xz.. una qualunque applicazione lineare F: Kn -+ Km è della forma I2/Applicazioni lineari e matrici.• .. w 3 (1.. Quindi ogni applicazione lineare F: Kn -+ Km è definita da m polinomi omogenei di primo grado in XI' .. alla matrice =n - r(F) =n - r.XZ. (-: -1 -1 . Xn. Xl . x n' e la corrispondente matrice ha per prima. Per il teorema 11.. . w z(1. è necessario e sufficiente che r(A) = r(A b). i cui vettori assegniamo in coordinate rispetto a e: V=[v l (1..-/3x3 + 3x4 /2. siede un'infinità di soluzioni uguale alla dimensione dello spazio delle soluzioni del sistema omogeneo associato AX=O. b m) EKm. ..X3 + X4 .. x n) è un funzionale lineare su Kn: infatti Fj è uguale alla composizione che è lineare. .11]. XZ' . .. seconda. x n) è un polinomio omogeneo di primo grado in XI..w(lv)~1 = - 1 2 -2 1 2 -1 1 -1 3 2 - 1 2 1 ~ M.(t. dove r = r(A).2] possiede oon-r soluzioni. . Affinché un x E Kn siffatto esista è necessario e sufficiente che b E1m (FA)' M w e(lv) = Me. .) -3 i) [12.. Si ha 3xI + Xz .n(K). -3). . .. O).2] se e solo se FA(x) = b. (t.2] dove X = t(XI . in cui ognuno degli Fj(xI. Fm(x l . XZ' ••.2] sia compatibile. x n) EKn è una soluzione del sistema [12.)-' ~ -2 -4) 2 .. I)J w= [w l (-I. vediamo che ognuno degli Fj(x l .

El =C ~). O . Si ha Mw.e(1v)' Poiché M wf (1w) .v(F) M v. =( 2 -3 ~) O 'Y'2+1 7 'Y'2-1 5.w(lv) possiamo utilizzare l'identità e calcolare l'inversa" di Mw. siano v = = [VI' V2. 122 =G:)} =[12.. dim(W) = 2.3. Nello spazio vettoriale M 2 (C) delle matrici 2 consideriamo le basi e=[IIl=G p :).w(lw) Mw.3 si ha Mf.v(lv) = Mw. v3' v4 } e w= [Wl' w2 } basi di V e W rispettivamente.154 Geometria affine Per calcolare Mw. -1 ~ ~) 4 -1 3 3 O 2 O O 5 1 -- 1 -1 1 1 3 O 1 2 O O 5 6 1 2 1 2'Y'2 1 1 1 1 2 Siano nuove basi di Vedi W rispettivamente.121=(~ :). Per la proposizione 12.(F) 155 /2/Applicazioni lineari e matrici.e(F) =Mf. per calcolare Mv. e sia F:V-+W l'applicazione lineare tale che M. assegnate mediante le loro coordinate nelle basi ve w.v(lv)' oppure scrivere si ottiene 2 'Y'2 1 3-2 _4) (-~ = -1 ( 2 1 -1 -1 1) = (-7 19 -3) O -2 1 3 1 1 -2 -3 -9 = (I 2 3 -2 O 1 -1 3 2. E2=(~ -i) O . O 6-1 4.l l2 =G X 2 a coefficienti complessi ~).j1v) = Infine. Cambiamenti di coordinate affini =(: :).E 3 -- C ~JJ. Siano V e W spazi vettoriali reali..e(lv) M e• v (1v) = - 1 2 1 2 -2 -1 -1 1 3 2 1 2 2 (. dim(V) = 4.v(lv) conviene utilizzare la proposizione 12. 1 1 -} r ! 3 2 1 -2 1 2 1 2 -Il 2 5 2 1 2 'Y'2 O 2 3 1 -1 1 -- 1 3 O 1 2 O O 5 - 1 1 2 M.

. Nel caso in cui lo spazio A è uno spazio affine reale... si ha: 12. .... . --+ Supponiamo di conoscere x e di voler trovare y.3] nella [12.. en è un riferimento affine dello spazio affine A e se un secondo riferimento affine assegnato è Fe l •. ma non l'origine..6] con B = (bi)' ed = t(dl . [12. +xnen FP = yjf 1 + :. y = t(YI ..A -I e. + Ynfn. Sia x = t(xi ••• x n) il vettore colonna delle coordinate di P nel riferimento Ee l '" en e sia y = t(yl ••• Yn) quello delle coordinate di PE A rispetto a Ff j ••• fn' Si ha ---+ EP=xje j + . Poiché I2/Applicazioni lineari e matrici. esercizio 13. § 4). Siano Ee l .. en e Ff l ••• fn' e un punto qualsiasi PE A. e in ~ diciamo equivalenti due riferimenti se sono orientati concordemente. en J ed 1= (f l .. L'orientazione cui un dato riferimento Ee l .. Yn) e z = t(z[ zn) i vettori delle coordinate di un punto PE A rispetto ad ognuno dei riferimenti dati.. y=Ax. Cambiamenti di coordinate affini 157 Come era prevedibile..definita daEe l . en al riferimento Ff l '" fn' 3.. f n si diranno orientati concordemente (orientati discordemente) se le basi e ed l sono orientate concordemente (orientate discordemente). cn ) il vettore delle coordinate di E rispetto a Ff l ••• fn' L'identità vettoriale ---+ ---+ ---+ FP=FE+EP. e quindi è z = BA x + (d + Be).4] seguito da uno del tipo [12. x n). cioè è ottenuto solo cambiando la posizione dell'origine e lasciando invariata la base dei vettori.3] diventa In uno spazio affine A con spazio vettoriale associato V consideriamo due riferimenti affini.... la [12. Consideriamo l'insieme ~ di tutti i riferimenti affini di A. 2.(1v) e con e = t(c i ...3] e che quello dalle y alle z sia dato dalla formula z = By + d [12. Procedendo in modo simile al caso vettoriale..5 Esempi 1. . en... [12.. la formula [12.. la formula [12. [12.. f n e Gg I gn tre riferimenti affini in A. e che le classi di equivalenza sono due. Con le notazioni della [12. due riferimenti affini Ee l . Ff l . [12... con A = (ai) = M i .3] la formula che esprime il passaggio dalle coordinate y alle x. en... dn).6]. e siano x = t(xi . espressa rispetto alla base l. o viceversa. Supponiamo che il passaggio dalle coordinate x alle y sia dato dalla [12.7] .3]. ci dà y=Ax+e.4] Se invece il secondo riferimento è Ef l ••• fn' cioè è ottenuto cambiando la base dei vettori..3] è la formula del cambiamento di coordinate affini dal riferimento Ee l . en e Ff l .3] dipende solo dalle basi e ed l e dai punti E ed F.. enE ~ appartiene è l'odentazione di A .3] La [12. Allora la formula che esprime il passaggio dalla x alle z si ottiene sostituendo la [12.156 Geometria affine dove E" E z eE 3 sono le matrici di Pauli (cfr. La verifica è lasciata al lettore.3] si riduce alla seguente: y = x + e. . en .5] Ogni cambiamento di riferimento affine si può ottenere come la composizione di uno del tipo [12.. Esse si dicono le orientazioni di A. f n J le due basi di V. le origini nei due riferimenti affini assegnati. cioè il passaggio inverso di quello dato dalla [12.5]. Se Ee l . possiamo verificare che quella che abbiamo definito è effettivamente una relazione di equivalenza. è x = A -I Y. Ee l .. Denotiamo con e = {e" .

17 2 4.2X2' Xl)' Determinare Mb'. -l)}. . O). O).. b(F).l). nonché le coordinate Cl' C2. (2. e sia V lo spazio vettoriale associato. 1.(lv).3/2..l. Sia F: R 2 -+ R l l'applicazione lineare O . -l)}. 1).2XI • . Determinare Mb'. . i). Si ha -7 ovvero: -1 O e quindi Esercizi -1) 2 1. l)}.1. 0. la formula del cambiamento di coordinate dal riferimento A=(2l -1) i i 1+ i rispetto alle basi b = {(l. c 3 di E rispetto a Ff l f 2f 3. Sia F : Cl -+ C 2 l'applicazione lineare definita dalla matrice -5 2 (:}M"(1Vl 3 2 1 -2 C = -1 1 1 -1 -~) -5 3 2 1 -2 - 17 2 13 - 2 -7 In conclusione. i. Si ha (Cl' C 2 . 0. Dimostrare che non esiste un'applicazione lineare F: Rl -+ Rl tale che F(VI) = (1. 1. X2) = (Xl 1 + X2. Sia A uno spazio affine reale di dimensione 3. -2. c3) utilizziamo la matrice Mf. O). -l)}. F(V2) = (O. (O. l)ER l . O)} di Cl e b' = {(l.O. 1 -1 F(XI..1).l).(lv) che abbiamo appena 3 1) 2. 1. -2. 1). 2. Cambiamenti di coordinate affini 159 Infatti. sostituendo la [12. -1. Pertanto b' = {(l. (i. 1). Xl . O). i.. Per determinare calcolato.- 2X2 ) . Vl = (O. v2=(1. ---'"+ "----+ ( clfl+C2f2+C3f3=FE=-EF=5el-"2e2+"2e3.l). (O.l). b(F).i)} di C Determinare la matrice che rappresenta F rispetto alle basi canoniche. (O. (1. Siano Ee l e2 e3 ed Ff l f 2 f 3 due riferimenti affini in A.7] si ottiene l'identità x = x. dove b' = {(l. F(Vl) = (O. (1. (i. dove b= {(l. 2 • 4. 1). b= {(l. i.Geometria affine 158 12/Applicazioni lineari e matrici. 0. . Supponiamo che 13 2 e che F abbia coordinate (5. Siano vI=(~l. Sia F: R 2 -+ l R l'applicazione lineare F(XI' X2) = ( - 2Xl 3 X2 3 Xl + --.3] nel secondo membro della [12. (0. 3. 1/2) nel riferimento Ee l e2 e3 • Per conoscere la formula di cambiamento di coordinate dal riferimento Ee l e2 e3 al riferimento Ff l f 2 f 3 occorre conoscere la matrice Mf.

. Se B = M-l AM.1. O).(l). Siano e= [e" . Chiameremo pertanto det(Me(F» il determinante detroperatore F e lo denoteremo con det(F). determinare Mb.(F) = A ed Mf(F) = B. a) b = [(1. In un piano affine reale A si supponga fissato un riferimento affine Oij. (V3. U = ~ n ~".' . 1») a) b = (l. e J una n ba~e di V. La similitudine è una relazione di equivalenza in Mn(K). 1»). senza dover specificare la matrice Me(F) attraverso la quale è stato calcolato. -1.1.. i). Se B = M-l AM e C = N-l BN..1).0. e sia e = {e l . determinare Mb.e(lv) ~": 2X+ Y+2=0. 161 13/0peratori lineari = det(Me(F». e siano A.l Aln. Sia f= {f l ..f(ly) -l. i' = i + 3j. (-17. X+ Y=O. cioè un'operatore F è un automorfismo se e solo se Me(F) è invertibile. BEMn(K). f3 = [11" . ma solo da F. Me(F) [(vIs. = [(1.1). (1. A e B sono simili se e solo se esistono un operatore lineare FEEnd(V) e basi e ed f di V tali che M. O).b.1. e siano ~. 9. (1. .2 discende che l'applicazione b' = [(1. = [(1. (O. l)}. (O. -7»). (8. O). (2. (1. 8. V3).1»). Sia A uno spazio affine reale di dimensione 3. 1»). BE M n(K) si dicono simili se esiste MEGLn(K) tale che B = M-lAM. (i. j' = i + j. 1). . Per ogni operatore FEEnd(V) scriveremo Me(F) invece di Me. è un isornorfismo di K-spazi vettoriali. 1») Me: GL(V) --+ GLn(K).f(1y) [13.1). b= [bio"" bn ) due basi del K-spazio vettoriale V. 17n). (0. f n } un'altra base di V.2 PROPOSIZIONE Sia V un K-spazio vettoriale. = In' e Me(F)EGLn(K) se e solo se FEGLn(V). Quindi l'applicazione Me induce una biezione che denotiamo con lo stesso simbolo: b) b= [(1.•• . Me: End (V) --+ MnCK) b' = [(1.2).. 1») b' = F . Per ognuna delle seguenti coppie di basi b e b' di Q3. Dalla proposizione 12. -lO. b' (1.b.3 deduciamo che M f • e(1v) Me (F) Me. i).. l)}. 2)}. Poiché Mf.. e la relazione è transitiva. determinare Mb. (-1. in cui sia fissato un riferimento affine Oijk. determinare le formule del cambiamento di coordinate dal riferimento Oij al riferimento O' i' j' . ~' ed ~" le rette di equazioni ~': X. i)). U' = ~' n ~". Infatti ogni matrice è simile a sé stessa: A = I n.1. = ••• . Dimostrare che e la relazione è simmetrica.. O).(l): b) b = [(1. dove k' = i + j + k. ~. allora 11. c) b = [(2.1] da cui segue immediatamente che det(Mf(F» Posto O. Per ognuna delle seguenti coppie di basi b e b' di Rl . -vls). In un p. 5..160 Geometria affine 5. 7. Si ha Me(ly) b' = [(2.. cioè det(Me(F» non dipende dalla base e. f(lv)' = Me. j' = j .b. en ).0. Determinare le formule del cambiamento di coordinate dal riferimento Oijk al riferimento O' i' j 'k'.1. allora C=N-1(M-lAM)N= (MN)-IA(MN) 13 Operatori lineari Sia V un K-spazio vettoriale di dimensione finita.Y-1=0. e siano TI = [17" . j' = Dopo aver VerIfIcato che i vettori i' e j' sono linearmente indipendenti. (vIs. lO. -1).(l): a)' b Dal teorema 12. siano i' = 0----:[. (-1. Per ognuna delle seguenti coppie di basi b e b' di Cl. b' = [(13.e(F).. dim(V) = n. 6.iano affine reale A si supponga fissato un riferimento affine Oij.1). 13. e chiameremo Me(F) la matrice di F rispetto alla base e. vIs»). 13. 11 .f(ly)-1 Me (F) M e. -4). b) b = {(i. 2») b' = {(i. .= ~ n ~'. (0. I1n) le basi di VV duali di e e di b rispettivamente.k. i' = i + k.1 DEFINIZIONE Due matrici A..0.. DetermInare le formule di cambiamento di coordinate dal riferimento Oij al riferimento O'i'j' dove O' = 0'(1. (0.1).1). Mf(F) iY7J. otteniamo Mf(F) = Me. 1»). -6). (1.1.

p. cioè della forma In relazione al problema di stabilire l'esistenza di basi diagonalizzanti si presentano in modo naturale le nozioni di "autovettore" e di "autovalore". 13.rCIv). 13. V k EV sono autovettori relativi agli autovalori Àk . Dalla [13. + mnjen.4 DEFINIZIONE Sia V un K-spazio vettoriale. o 163 13/0peratori lineari L'autovalore relativo a un autovettore v è univocamente O Dimostrazione Se À v = F(v) = p. ..3 DEFINIZIONE Sia V un K-spazio vettoriale. [13. Una matrice A EMn(K) si dice diagonalizzabile se è simile auna matrice diagonale. Supponiamo viceversa che B=M-'AM.V è un operatore lineare diagonalizzabile ed e è una base diagonalizzante per F.. n sia f j il vettore le cui coordinate rispetto a e sono gli elementi della j-esima colonna di M.. ••• . . Se dim (V) 2::: 2 non tutti gli operatori F EEnd (V) sono diagonalizzabili. ogni v ~ Oè un autovettore di F con autovalore À = 1. si ha F(e) À. [13. Similmente non tutte le matrici A EMn(K) sono diagonalizzabili se n 2::: 2 (cfr.. v per qualche dev'essere À . f n } è una base di V. Diamo qui di seguito alcune semplici proprietà degli autovettori e degli autovalori di un operatore F EEnd (V). e quindi F è diagonalizzabile ed e è una base diagonalizzante. se F = Iv. e. ogni v EN (F)\ {O} è un autovettore di F con autovalore À = O. F(c i VI + c2V0 = cIF(v l ) + c2F(v 2) = CIÀV I + C2 ÀV 2 = À(c i Vi + C2V2)· Dalla 13. . 13. = Àie i.Kn definito da A è diagonalizzabile.. F è diagonalizzabile se e solo se Me (F) è una matrice diagonalizzabile. i vettori fl' .2] discende che B = Mf(F).. se una base e soddisfacente la [13. À . . allora ogni F EEnd (V) è diagonalizzabile ed ogni base di V è diagonalizzante per F. i = 1. Se F: V . = O. E K. allora v l' ••• . e sia FE End (V). .Geometria affine 162 Dimostrazione Se F. Un operatore FEEnd(V) si dice diagonalizzabile se esiste una base e di V tale che Me(F) sia una matrice diagonale.6 PROPOSIZIONE Se vI' v2 EV sono autovettori relativi allo stesso autovalore À. n. (F) = {v EV: v è un autovettore di F con autovalore À} U (O l è un sottospazio vettoriaie di V.. p. e un autovalore di A è un autovalore di FA' Ad esempio.6 segue che l'insieme V). se dim (V) = 1. Dimostrazione Si ha Ovviamente.. . è ancora un autovettore con autovalore À. .3] esiste. dim(V) = n..2] Sia e una base arbitraria di V e sia F = FA l'operatore associato alla matrice A rispetto alla base e. ÀnE K. allora per ogni c" c2E K il vettore CI VI + c2v 2. poiché v ~ O. (A) = V). (FA) di Kn.. detto l'autospazio relativo atrautovalore À. Si noti che. Se AEMn(K). 13. 13.. .1] segue che A e B sono simili.7 PROPOSIZIONE Se v" . . f esistono. allora dalla [13. . In particolare A EM n(K) è diagonalizzabile se e solo se l'operatore FA: Kn . Il sottoinsieme di K costituito dagli autovalori di F è lo spettro di F. f n sono linearmente indipendenti e quindi {fl' . Per ognij = 1. Poiché M ha rango n.. Se F è un operatore tale che N (F) ~ (O).. Un vettore v E V si dice autovettore di F se v ~ Oed esiste uno scalare À E K tale che F(v) = À v. Per una matrice A EMn(K) si definisce l'autospazio V).5 PROPOSIZIONE determinato.. allora la matrice Me (F) è diagonale.Kn definito da A. Se ciò avviene e è una base diagonalizzante per F. se FEEnd(V) ed e è una base di V. À2 . V k sono linearI mente indipendenti. Supporremo dim (V) = n 2::: 1.(A) relativo atrautovalore À come il sottospazio V). un autovettore di A è un autovettore xE Kn dell'operatore FA: Kn . cioè À = p. e se questi Ài sono a due a due distinti. Si ha inoltre M = Me. allora (À - p. O O per opportuni ÀI . se non è il vettore nullo.15(3».3] Viceversa. esempio 13..) v = O e. cioè f j = mlje l + m 2j e2 + '" . À è l'autovalorè di F relativo all'autovettore v.

.8 F. .Àl y ) (v) = O. Quindi la [13.6] e sottraendo la [13. o. Vk sono linearmente indipendenti.r. La matrice associata all'operatore Àl y è [13. Àn EK tali che F(e. Siano 1 ~ i.(F).7] Per l'ipotesi induttiva VZ .9 PROPOSIZIONE Sia V uno spazio vettoriale di dimensione finita e sia FEEnd(V). O per ognij. perché VI -:. . . Àz.4] allora. e quindi i coefficienti del primo membro della [13. (O).ÀI -:.Àl y) = O. cioè Dimostrazione [13.r. n. . .6] dalla [13. Poiché Àj . . equivalentemente.5]: cz(À z . Dall'ipotesi segue che esistono ÀI.4] per Àl' si ottiene [13. tale che (F . e sia vij = ei + ej . si deduce che Cz = . Possiamo quindi supporre dim(V):.) = Àiei.:: 2. ovvero tale che À O O O À O O O À Se ogni V E V\ (O l è un autovettore di F.ÀI)V k = O.. moltiplicando ambo i membri della [13. Il determinante F(v i) = F(e i + e) = F(e i) + F(e) = Àiei + Àjej .10 DEFINIZIONE Sia A EMn(K) e sia T un'indeterminata.:: 2. D'altra parte si ha 13..À a 12 a ZI azz - À F(vij) = Àijvij= Àije. + Àijej . e l'asserto è provato. è un polinomio di grado n in T. e. La [13.r.r. i = l.. 13. per l'indipendenza lineare di ei ed ej .. . si ha anche 165 n/Operatori lineari 13. en l una base di V.5] D'altra parte. allora esiste À E K tale che F= Àl y • e.8] Àv. La sua definizione si avvale del seguente semplice risultato. applicando F a entrambi i membri.. e supponiamo k:.. se A = (aij) = M. enl una base di V..4] si riduce a CI VI = O. deduciamo che Ài = Àj = Àij" In conclusione ÀI = Àz = . Sia (e l. cioè se esiste [13.. perché VI -:. Uno scalare ÀE K è un autovalore di F se e solo se l'operatore F-Àl y : V~V definito da (F - À1 y)(v) = F(v) - ÀV per ogni V EV. ••• . e quest'identità implica che anche CI = O.. Sia e = (el' .Geometria affine 164 Dimostrazione L'asserzione è banalmente vera se k = 1. se e solo se det (F .r.Àl y VEV. O.ÀI)V Z + '" + Ck(À k . PROPOSIZIONE F(v) = »-:. Procediamo per induzione su k. Per ipotesi esiste Àij EK tale che ali . O. allora Dimostrazione Se dim(V) = 1 l'asserzione è ovvia.Àl y non è un isomorfismo se e solo se N(F.. = À n . O. non è un isomorfismo. = Ck = O.8] afferma che F possiede l'autovettore v con autovalore À. In pratica nella ricerca degli autovalori di un operatore o di una matrice si utilizza il cosiddetto "polinomio caratteristico".. . j ~ n due indici distinti. v -:.7] sono tutti uguali a O. detto polinomio caratteristico di A. Se [13.

14 COROLLARIO Se dim CV) allora F è diagonalizzabile. e 2d (2)' ••• . 2.10] per opportuni scalari Cv Ponendo Vi = Cii eil + .. Il problema di stabilire se un operatore è diagonalizzabile è un problema di ricerca di autovalori e dei relativi autovettori. Allora = M. À. Dimostrazione Per ogni i = l. 13. (F) eIa [13. . ..i' ..14 non è necessaria. Quindi il secondo membro della [13. EK è un autovalore di F se e solo se À. Supponiamo che si abbia o = CII eII + . + cld(I)eld(I)+ C 21 e21 + . cioè si abbia B qualche MEGLn(K). e kl . = Vk = O.. e si denota con PAT).Tl n I IMI = lA .(F» + . k poniamo d(i) = dim(VA. Scegliendo una base di V ci si riduce a considerare il solo caso delle matrici. allora si ha: dim(V A..15 Esempi e osservazioni 1.11] può essere uguale a Ose e solo se tutti gli addendi sono O. come sono quelle che rappresentano F in due basi diverse. eld(I)' e21 .7] segue che (vi' V2 . Si ha infatti: Un caso particolare importante del teorema 13.Tl n = M-I(A . è radice di PF(T).9 deduciamo il seguente corollario. Per vederlo.12 sarà sufficiente dimostrare che i vettori eli' .. + cid(i)eid(i)' si ha viE VA. ••• . . .. e sia FE End (V). . 13.. Dimostrazione La prima asserzione è una riformulazione della proposizione 13. e sia (e il .(F). . Rinviamo agli esempi alla fine del paragrafo per illustrazioni pratiche di questo metodo. siano A e B due matrici simili. e quindi (-IY PA (T) è un polinomio monico. TEOREMA Sia V un K-spazio vettoriale.. Si noti che la condizione sufficiente di diagonalizzabilità espressa dal corollario 13. + ckIe kl + . dim(V) n ed F EEnd (V) possiede n autovalori distinti. perché due matrici simili. La definizione di PF(T) è indipendente dalla base e. Dimostrazione Segue immediatamente dalla [13. Se vi.Tln)M.(F).11 fornisce un metodo pratico per calcolare autovalori ed autovettori di un operatore.3]..13 è il seguente immediato corollario. . . Dalla proposizione 13.. Il corollario 13.enJ è una base di V e A = M.Tl n I. .é O. ••• ... eid(i)J una base di VA..d C K è lo spettro di F.9. Infatti l'operatore Iv è diagonalizzabile qualunque sia n = dim(V).11 fornisce un metodo pratico per calcolare autovettori e autovalori di un operatore o di una matrice.i e dalla [13.. e sia FE End (V). Il risultato seguente dà una condizione necessaria e sufficiente affinché un operatore sia diagonalizzabile.Tl n = M-IAM .I I lA . In virtù della proposizione 13. = 1. ...9] e l'uguaglianza sussiste se e solo seF è diagonalizzabile.10] può essere riscritta nella forma seguente: Poiché Vi = Ose e solo se Cii = C i2 = .. 13... hanno lo stesso polinomio caratteristico.(F». + dim(V Ak (F»::5 n [13. Poiché P A (T) ha grado uguale a dim(V). + c 2d (2)e 2d (2) + . ma possiede l'unico autovalore À.. In particolare F possiede al più n autovalori distinti. e = (e l.13 = = n... l'ultima asserzione segue dal fatto che un polinomio di grado n a coefficienti in K possiede al più n radici in K. Un operatore FEEnd(V) è diagonalizzabile se e solo se V possiede una base costituita da autovettori di F. ••• .IAM.. Il corollario 13.12 PROPOSIZIONE Sia V uno spazio vettoriale di dimensione finita. Pertanto IB. allora Vi è un autovettore relativo a À.166 Geometria affine Se FE End (V). ekd(k) sono linearmente indipendenti.11 COROLLARIO Sia V uno spazio vettoriale di dimensionejinita n.. 13. . 13. I3/0peratori lineari 167 Se (À. per B . + ckd(k)ekd(k) [13.Tln 1= IM.. vkJ\{OJ è un insieme di vettori linearmente indipendenti. = Cid(i) = 0. Allora À. allora P A (T) è il polinomio caratteristico di F. Si noti che il coefficiente di Tn in P A (T) è (-IY. sarà sufficiente dimostrare che VI = v2 = .

Se però dim(V) è. e pertanto: ogni operatore di uno spazio vettoriale complesso di dimensione finita possiede almeno un autovalore.dispari. La matrice In entrambi i casi l'unico autospazio della matrice è Kn. A non possiede autovalori né autovettori in R 2 • Se però A viene considerata come una matrice ad elementi complessi. Se A n si ha A = ( O l) EM -1 Se all' a 22 .14. perché se lo fosse sarebbe simile a In' la quale invece è simile solo a sé stessa: infatti M-IInM= In per ogni MEGLn(K).13. perché il polinomio P A (T) può non avere radici in K. e quindi neanche autovettori. In conclusione. per il corollario 13. Ma O è simile soltanto a sé stessa. Ciò non significa necessariamente che l'operatore sia diagonalizzabile (cfr. Si osservi che un operatore può non avere autovalori. esempio 3). InfattI per ogni MEGLn(K) si ha M-IOM=O. ogni operatore di uno spazio vettoriale reale di dimensione dispari possiede almeno un autovalore e quindi possiede autovettori. allora. per il teorema 13. Ciò fornisce in linea di principio un metodo di calcolo di tutti i vettori di una base diagonalizzante e della matrice del corrispondente cambiamento di base.Geometria affine 168 Sia dunque assegnata A EM n (K). Quindi A non è diagonalizzabile. .. Se K = R può accadere che un operatore di uno spazio V non possieda autovalori (cfr. e quindi possiede almeno una radice reale. altrimenti può non esserlo. a nn sono distinti. o O O O O O l EMn(K) A= ha rango r < n e possiede quindi soluzioni non banali. = (aij) EMn(K) è una matrice triangolare (superiore o inferiore). = O. A è diagonalizzabile perché possiede n autovalori distinti. uguale aquello della matrice In" B non è diagonalizzabile. esempio 4). allora dal teorema fondamentale dell'algebra segue che PA (T) possiede radici in C. Per ogni autovalore À. ••• . (A). Se la somma delle dimensioni degli autospazi così trovati al variare di À. tra tutte le radici di PA(T) è uguale a n. O 2 (R) ha polinomio caratteristico l + T 2 • Poiché questo polinomio non ha radici reali. Se però K = C. il sistema omogeneo di n equazioni nelle n incognite X = t (XI'" X n ): 169 13/0peratori lineari Ad esempio la matrice n x n. Una base diagonalizzante si ottiene scegliendo una base di ciascun autospazio e prendendone l'unione. che si trovano calcolando il polinomio caratteristico P A (T) e le sue radici in K.TY. e quindi possiede autovettori. l O l 2. La matrice l B =A + In O O O l O O EMn(K) = l O O O l O O O O l ha polinomio caratteristico PB(T) = (1. Lo spazio delle soluzioni è l'autospazio V. O O O l O O O O ha polinomio caratteristico PA(T) = (-lYT e quindi possiede l'unico autovalore À. n. allora il polinomio caratteristico ha grado dispari. Si cominci con il calcolarne gli eventuali autovalori. Il polinomio caratteristico della matrice nulla n x n è 4. Da ciò segue che se A fosse diagona~ lizzabile sarebbe simile alla matrice O. = ± i. E K.:::: 2. Il polinomio caratteristico della matrice identità n x n è 3. allora A è diagonalizzabile. allora possiede i due autovalori distinti À.

cioè la molteplicità geometrica non supera la molteplicità algebrica.(F). ed è quindi equivalente alla prima equazione. [13. = go + gl T+ . P A (T) = T 1) (1 i (i O i 1) = O O) dove tr(A) 2 - allora si ha tr(A) T + det(A).(F)) ~ 1. La molteplicità algebrica di Àper F è la molteplicità h (À) di Àcome radice del polinomio caratteristico di F. ed è simile alla matrice diagonale B Per dimostrarlo si supponga che d = dim(V). Per A si ha infatti. In generale la molteplicità geometrica e quella algebrica sono diverse. Prendendo ad esempio t = 1 si ottiene l'"autovettore (l.12] e dal teorema 13.iY= O. (i. Se il campo K è algebricamente chiuso e ÀI . A è diagonalizzabile in M 2 (C).b(l) = (. pando I A . it).T)dp(T). mentre per B si ha h(l) = n.it). Ciò accade ad esempio per le matrici A e B dell'esempio 3. Se A = (ai) EM 2 (K). otteniamo i vettori della forma (t. ••• . e sia {e j. e sia Mp = O O O . Sia V un K-spazio vettoriale di dimensione finita.. Pertanto h(À) ~ d. e 171 13/0peratori lineari + . ed} sia una base di V). La base b = {(l. La verifica è lasciata al lettore. Detta e la base canonica. Analogamente. Per la proposizione 13. al variare di tE C. i). il che equivale a trovare un autovettore per ciascuno dei due autovalori.9 gli autovettori relativi a À = i sono gli elementi del nucleo di A .Tl n I con la regola di Laplace rispetto alle prime d righe si trova si ha -X. considerando il sistema omogeneo corrispondente a A + iI2 . + h (À k ) = n. Pertanto. i quali. OEMn_djK) è la matrice nulla.(F)) = h (À). dalla [13. h(À 1) che ha rango 1.n-AK). :) i- M'AM~( ~) (-~ 6..12] un polinomio monico di grado n a coefficienti in K.go .. en } una base di V tale che {el' . = a ll + a22 è la traccia di A. Si ha =(~ Per trovare la matrice M tale che B = M-I AM. Procediamo per induzione su n.h(À). Sia FEEnd(V) e sia ÀE K un autovalore di F... dove BEMd. dove p(T) = Pc(T) è un polinomio di grado n-d.l)n peT)o Se n = 1. cioè sono le soluzioni del sistema omogeneo -iX+ Y=O Pp(T) = (À . À k sono gli autovalori di F. h (O) = n. Similmente per B.n_d(K). Per ogni F EEnd (V) e ÀEK autovalore di F sussiste la disuguaglianza dim (V). + gn-I m-I + Tn -i· 7. dobbiamo trovare una base di C 2 costituita da autovettori di A. descrivono l'autospazio Cf(A). Soluzioni sono i vettori della forma (t.g2 O O . (F)) :5...13 segue immediatamente che se il campo K è algebricamente chiuso l'operatore F è diagonalizzabile se e solo se per ogni autovalore À di F si ha dim(V). e CEMn~d. e quindi (i.14.i12.. si ha M= Me. l)} è diagonalizzante.T = .go 1 O O -gj O 1 O .gn-l Il polinomio caratteristico di M p è uguale a (..Geometria affine 170 Per il corollario 13.i. Svilup-. . D'altra parte A non è diagonalizzabile e quindi dim(Vo(A)) < n. i) relativo a À = i.. 1) è un autovettore relativo a À = . La dim(V)JF)) si dice molteplicità geometrica di Àper F. e suppo- . . Possiamo procedere nel seguente modo.T.. . cioè se e solo se la molteplicità geometrica e la molteplicità algebrica di ogni autovalore À coincidono. l'affermazione è evidente: M p .. Sia P(T) 5. evidentemente.

. i).1.1). . o il suo opposto. y + z. C _:) b) (~ :) Determinare la matrice Mb(F).1).z. x .z). O)l. 1. l. (1. 1. y. 9. O).g2 =-T + (_l)n go O =- T(-ly-l(gl 1 -gn-l . dove b . Quest'esempio dimostra che per ogni polinomio monico di grado n. y . dove b = (1. -l)l .. 3 C l'operatore lineare definito dalla matrice -:) -3 in cui a. i) l. -1). 1)l. (: - ~ :) .y. O. O). (1.T 5.2. (2. 3. 1. a) 2x). + 2y - z. + gn-l Tn-2 + P-l) + (-l)n go = (_l)n P(T). (. Determinare autovalori e autovettori della matrice Determinare la matrice M b (F 2). 1) l. y. a seconda che n sia pari o dispari.. -l)l. (1.gn-I . (-1. z) = (x + y . dove il valore del primo determinante è dedotto dall'ipotesi induttiva. 1. y. Determinare la matrice che rappresenta F in tale base. Sia F: R 3 -> R 3 l'operatore lineare F(x. 8. z) = (y . Esercizi 7.x rispetto alla base canonica.T O O 1 + g2 T + . -1). O). Sia F: R 3 -> R 3 l'operatore lineare definito dalla matrice -T 1 O -gl 1 -T O O O 1 O . Determinare la matrice Mb(F) che rappresenta F rispetto alla base b= ((~2i. b sono parametri reali. F(x. è il polinomio caratteristico. 1). (O. (1. (1. (-1. O.go 1 -T O -gl O 1 O -g2 O O (: O :) rispetto alla base canonica. i. Determinare la matrice Mb(F) che rappresenta F nspetto alla base b= ((-1. i. rispetto alla base canonica.z.1. z) = (2x. (2i. . Dimostrare che F è diagonalizzabile. -1. Sia F: R 3 -> R 3 l'operatore lineare definito dalla matrice -T IMp 13/0peratori lineari O O . -1. Determinare la matrice Mb(F) che rappresenta F rispetto alla base b= ((1. O). trovando una base b di R 3 formata da autovettori di F. Sia F: R 3 -> R 3 l'operatore lineare F(x. 1.. x. Sia F: R 3 -> R 3 l'operatore lineare c) G :) d) (: :) . 0. -1.:::: 1 in K[T] esistono matrici quadrate di ordine n di cui esso.1). Sia F: C : ( 2 3 -> -1 = ((1. Determinare autovalori e autovettori di ciascuna delle seguenti matrici di M 2 (R): l. 6. 1). 172 Geometria affine niamo n .:::: 2. (-1. O. 1.y + 2z). Si ha - TIn 1= 173 4. 2. Sia F: C 3 -> C 3 l'operatore lineare definito dalla matrice: (:+i -~ :) rispetto alla base canonica. Determinare la matrice Mb(F) che rappresenta F rispetto alla base b = (i.

14. o) è quindi un gruppo. allora. SV2. in modo che siano soddisfatti i seguenti assiomi: (g. . n.3(S) si ottiene un'operazione tale che gli assiomi Gl. chiamato prodotto di g per g'. 12. Dalle proprietà delle matrici che abbiamo studiato in questo capitolo segue che l'insieme GLn (K) di tutte le matrici invertibili n x n a elementi in K è un gruppo . e prende il nome di gruppo delle trasformazioni di S. fE R sapendo ch (1 1 l) autovettori della matrice e . G2 (Esistenza dell'elemento neutro) ogni gE Y'. Dimostr~e che. In un gruppo abeliano l'operazione viene di solito denotata con il simbolo + e chiamata somma. BE Mn(l<). (V. allora V è un gruppo abeliano rispetto all'operazione di somma tra vettori: gli assiomi sono soddisfatti perché (V. immediata. G3 siano soddisfatti. G2. ~x ~~ ~ che associa ad ogni (g. c. Dimostrare che se ME GL (I<)' l -I ogni intero k 2= O si ha B k = M. 16 44 O O O O O O O O O O EM4 (C).174 Geometria affine lO. seguenti matrici di M (R) e d d . Affinità: g. ed in particolare quello di "gruppo di trasformazioni". SV3. g' E Y'.g") per ogni g.g" ~ia A EMnb(l<). 11. O. Un esempio importante di gruppo è l'insieme . . =:) lO -3 8 b) (=: ~: j 14 17 21) . se A possiede l'autovalore A.) si dice commutativo o abeliano se soddisfa il seguente assioma: G4 (Commutatività) O 175 14 Gruppi di trasformazioni. O) ER 3 sono 13.g' = g'.g Esiste eE ~ tale che e·g Per ogni gE ~ esiste r 1 = g·e = g per E ~ tale che g·r l = = e. gliE Y'.1 AkM I n. è lasciata al lettore). Associando ad ogni (f.1 DEFINIZIONE Un gruppo è una coppia ( ~ .. d. Siano A. + b. -46 O -4. e nca per ognuna delle 3 . dette anche trasformazioni di S.) costituita da un insieme non vuoto ~ e da un'operazione binaria in Y: cioè un'applicazione . n particolare. Uno studio sistematico della teoria dei gruppi non rientra però negli scopi di un primo corso di Geometria. Affinità G1 (Associatività) -12. g) E37(S) X 37(S) la trasformazione compostafo gE. Calcolare gli autovalori della matrice O 14/Gruppi di trasformazioni. G3 (Esistenza dell'inverso) = g-l. +) si dice gruppo additivo dello spazio vettoriale V. Utili~zare l'esercizio precedente per calcolare F 5 · dove p R 3 ~ R3 ' 1 ' . per sono sl'ml'l' '. 14.). SV4. e urre se sono o no dlagonalizzabili: a) (=: . +) soddisfa gli assiomi SV1. Un gruppo (~ . e operatore lmeare = g.g'). La coppia (37(S). pOSSiede l'autovalore al. -1.3(S) di tutte le applicazioni biunivoche di un insieme non vuoto S in sé stesso. la matrice C = aA + bI ove a e sono scalan. Il concetto di "gruppo". \ considerato nell'esercizio 9. g')E ~x ~ un elemento g·g'E~. . g'. -1). Rinviamo il lettore al corso di Algebra per maggiori dettagli. ' 15. Quando è chiaro dal contesto quale sia l'operazione definita in Y: il gruppo (~ . Determinare a..) si denota semplicemente con la lettera Y'. ha fondamentale importanza in geometria.(g'. Se V è uno spazio vettoriale. .{ -: -I:) d{: _: _:) e) (_ :: 18 ::) -79 f) (-. e. e ta e che B = M AM. con e = 15 (la verifica. Calcolare gli autovalori e la loro molteplicità algebrica e geom t . se A e B sono simili A k e B k I per ogm mtero k 2= o.g per ogni g.(1. ci limiteremo pertanto a dare le definizioni essenziali. . b. che sono sufficienti a rendere naturale la trattazione degli esempi geometrici più importanti. (1.

la loro intersezione ffn ffl è ancora un sottogruppo di ::# il quale. Il sottoinsieme di O (n) costituito dalle matrici ortogonali aventi determinante uguale a 1 è un sottogruppo. .. Se A.4 = tI = In n e quindi anche A -IEO(n).176 Geometria affine 14/Gruppi di trasformazioni.<9. e quindi ogni A EU (n) soddisfa I det(A) I = 1.4) = det(A). Una classe importante di esempi è costituita dai gruppi di trasformazione lineari .<9. Ad esempio. Affinità 177 rispetto all'operazione di prodotto righe per colonne. dalla defillizIOne segue che det (A) det (A) = 1. chiamato gruppo lineare speciale di ordine n. L'insieme GL(V) di tutti gli automorfismi di uno SpazIO vettonale V ~ un gruppo di trasformazioni di V (la verifica è immediata) denominato gruppo lmeare ge.(S) . per una matrice ortogonale si ha det(A)2 = det(In) = 1. Sef. Un sottogruppo ::# del gruppo 3{S) delle trasformazioni di un insieme S si dice gruppo di trasformazioni di S.. Se SI associa ad ogm auto- J2 . esso VIene chIamato sta l lZ- zatore di s. . l mterseZIOne. e denotato con SU (n).. . BEO(n). I sottogruppi di GLn(K) sono detti gruppi lineari di ordine n. allora f. e indicato con SO(n).::#' è un omomorfismo se w(f.4.. .fF. SG3 si effettua in modo sImIle a quanto gia visto nel caso ortogonale..3 DEFINIZIONE Se C§' e C§' sono due gruppi. Ogni gruppo di trasformazioni dello spazio vettoriale V che conSIste . esso è chiamato gruppo lineare generale di ordine n su K.) la trasposta della matrice complessa coniugata di A. Se f f è un gruppo di trasformazioni S ed sE S. Si ha evidentemente SO(n) = SU (n) n GLn (R). SG2.= (-aJI' • • "' SGI Per ogni f. Poiché det(t. Per verificare la SG3 consideriamo A EO (n). Un esempio importante di gruppo lineare complesso è U (n). e la condizione SGI è soddisfatta.. un'applicazione w:C§'~.nerale di V.Se un isomorfismo w: C§'~ C§" esiste. si ha (A -I) A-I = tCA) t. per quanto abbiamo appena osservato. . chiamato gruppo unitario speciale di ordine n.J n J s e un sottogruppo di ff che si chiama stabilizzatore di s in ~ e si denota con ~ 14. Evidentemente 3{S) stesso è un gruppo di trasformazIOlli dI~. *A = t.p L~ SG2 L'identità eEY SG3 Se fE.T (77. O(n) si dice gruppo ortogonale di ordine n. lIn altro esempio di gruppo di trasformazioni è il sottoinsieme {18 } COStitUIto dalla sola . è anche un sottogruppo sia di ffche di ffl. Altri esempi di gruppi lineari verranno introdotti più avanti. Le matrici A EU (n) tali che det(A) = 1 costituiscono a loro volta un sottogruppo di U (n). il gruppo unitario di ordine = (aij) EGLn(C) unitarie. (77. si ha (AB) (AB) = (B(t. en } una sua base.S) r h identità. oltre che in meccanica classica. S· ES e sia 3{S) l'insieme di tutte le trasformazlolli fE-.I ~~ (77. .. e quindi det(A) = ± 1. Si ha SO (n) = O (n) n SLn(R). La SG2 è ovvia.. che è il sottogruppo di GLn(R) costituito dalle matrici ortogonali. ricordiamo éhe una matrice A EM" (R) si dice ortogonale se t.4 = A t.4. di uno spazio vettoriale.. s' e qumdI f E. f' Eff il prodotto f.I EY È immediato verificare che se . L'elemento neutro di GLn(K) è In' n: esso consiste di tutte le matrici A 14. i due gruppi C§' e C§" si dicono Isomorfl. di trasformazioni lineari è un sottogruppo di GL(V). in questo caso anche w -Iè un isomo. g) = w(f)·w(g) per ogni f. bT Dunque 3{S)s è un gruppo di trasformazioni di S. allora../ ( ta l c e • d'f E37(S) la s ' s f(s) = s.. Sia dim (V) = n ~ 1 e sia {e l . gE3{S)s' allora (fog) (s) =f(g(s» = f(s) =s e q~m. Verifichiamo che O(n) è un gruppo. . Lo studio dei gruppi lineari complessi è rilevante in meccanica relativistica. . ed ff è un sottogruppo di . se ffed ffl sono due sottogruppi di . . denominato gruppo ortogonale speciale di ordine n.<9. e su di essi ritorneremo più diffusa.. mente nel capitolo 2. I gruppi ortogonali e ortogonali speciali hanno grande importanza in geometria euclidea. . cioè tali che *AA verifica delle condizioni SGI.4A = In" Per la sua stessa definizione.. C!. gE ~ Un omomorflsmo I biettivo si dice isomorfismo.5f! è un sottogruppo di ffse e solo se è un sottogruppo di ~ Inoltre. Un altro esempio di gruppo lineare è O(n).!7(S)s' · te 18 EJ (77. . e A -I = t.4A) B = (BInB = (BB = In cioè ABE O(n). l'insieme SLn(K) costituito dalle matrici A EGLn(K) tali che det(A) = 1 è un gruppo lineare.(S)s" e se fE37(S) s' allora f-I(s) = s • O vVIamen . .2 DEFINIZIONE Un sottoinsieme f f di un gruppo ::# si dice sottogruppo di ::# se soddisfa alle seguenti condizioni: = In' . La d ove .5f! C ff C . una matrice ortogonale è invertibile.:fismo. Poiché si ha det(*A) = det(A) per ogni A EMn(C).

d" . ..x n) = CPe(PQ). f è un isomorfismo con associato l'isomorfismo CPe' Da questo esempio si deduce che ogni spazio affine di dimensione n su K è isomorfo ad A n(K). e indicato con Affn(K).. dividuata dall'automorfismo di In particolare un 'affinzta f e unzvocamen ~ m l" punto O EA V ad essa associato e dall'immagine f(O) dI un qua sraSI . per ognI a. . Ciò segue subito dalla proposizione 12. . 2 'l po GL (K) non è abe1. affine e pertanto lascia inalterate le rel azIOnI geo la struttura I spazIO . se e g sono . Infme. . Un 'affinità di A è un isomorfismo di A su sé stesso. rispet.~ ." ciato cp-'. ..Nel caso partlVe lamo u~q~e mazio~i.. en in uno spazio affine A sullo spazio vettoriale V. v f-" 'affinità con automorfismo asso.(K» viene chiamato gruppo affine di colare m CUI A . . Q EA. Un isomorfismo di A su A' è un'applicazione biunivocaf: A -+ A' tale che esista un isomorfismo degli spazi vettorialiassociati cp: V -+ V' soddisfacente alla condizione ---~) f(P) f(Q) ---lo- = cp(PQ) 14/Gruppi di trasformazioni. con automorCome abbiamo gIa osserva o. Dalla transitività della relazione di isomorfismo si deduce in particolare che due spazi affini su Kdella stessa dimensione sono isomorfi. x n)) = (x" .3. . .' ' "!'+'ini di A d' Aff(A) si chiamano gruppI dI trasformazIOnz aJJ' . . f(P) EA. Poiché è biunivoca.o SI ~hAla:n(Ka)g~ulP~~papif:~ff~A.az~one . ' 'f er n > 2 qualsiasi dimo.punto Per ognI PE I en. Q(y" . se n ~ .. . ess. Sia V un K-spazio vettoriale e sia A uno spazio affine su V. Yn . x n). t I trasformazIOne mversa e un assocIa o cp. che ora introdurremo.. Dimostr~zio':. dove CPe: V -+ Kn è l'isomorfismo che associa ad ogni vettore la n-upla delle sue coordinate rispetto alla base e = {e" .. L'identità lA: A -+ A. Pertanto risomorfismo è una relazione di equivalenza tra spazi affini. allora cpEGL(V): diremo cp l'automorfismo associato a f. . " . Ad esempio nel caso n = 2 si ha e (: :) (~ ~) (~ :).Ut~f~u~ -+ A tal. . e quindi f(P) = g(P). È facile verificare con esempI che. en }.l'·d iY1<. l' .179 Geometria affine 178 morfismo di V la matrice che lo rappresenta rispetto alla base {e" . d'A denotato con Aff(A). t l'identità l'A -+ A è un'affinità. pe~ ognI P E o per ogni P. si ottiene un isomorfismò di gruppi GL(V) -+ GLn(K). A'. smo associato a f siacp: " " t . to OEA per ogni D' EA e per ogni cpEGL(V) 14. ' o. chef(O) = O' e tale che rautomorfiesiste una e una sola aJJ mI a .. Un'affinità di A può essere intuitivamente pensata come una trasformazione che è compatibile con 14. esso viene chiamato risomorfismo associato af. . A si ha Se g: A -+ A è un'altra affinità co~ le s~ropneta. fismo aSSOCIato l I entlta . Se un isomorfismo f: A -+ A' esiste.5 LEMMA Frs~~. .. Segue subito dalla definizione che l'isomorfismo cp: V -+ V' è univocamente individuato daf. Un esempio importante di isomorfismo si ottiene considerando un riferimento affine Oe.x" .. . Sefè un'affinità. è un'affinità di A avente le propneta volute.I g ordine n su K. I sottogruppl I o o • o f(P(x" . sono ancora isomorfismi (le relative verifiche seguono facilmente dalla definizione 14. ' . . b c dE K Una verifica smule SI puo are P .. Le trasformazioni di uno spazio affine geometricamente interessanti sono le "affinità". ~ f affinità con automorfismi associati cp e 1f.. Otteniamo COSI un app IC. A uno spazio affine su V e A' uno spazio affine su V'.' metriche . . . f' A -+ A che è immediato venflcarlo. en }. cioè l'applicazione che associa ad ogni punto la n-upla delle sue coordinate. e l'applicazione f: A -+ A n(K) definita da f(O) f(P) = cp(OP) = g(O) g(P) = O' g(P) = f(O) g(P).P> tità = cp(OP) individua univocamente u~ . d .. un' affinità con automorfIsmo assocIato cp 'Y' tivamente.. ff' 't' dI'A con automorfismo " d ' .I grup n lìano. Yn)EA.4 e sono lasciate al lettore). si ha o •• . l EGL(V) Per ognI a mI a . ----+) f(P) f(Q) ---lo- = (y. dipendenti dalle proprietà dei vetton.6 Esempi .4 DEFINIZIONE Siano V e V' due K-spazi vettoriali. L'ultima affermazione è un' ovvia conseguenza della pnma. 14... Per ogni coppia di punti P(x" x n). allora fo g e d: l fflOnità di A è un gruppo di trasfor. i due spazi affini A e A' si dicono isomorfi. d che l'insieme I tutte e a . Affinità . l'applicazione inversaf-': A' -+ A di un isomorfismofela composizionegof: A -+ Ali di dueisomorfismif: A -+ A' eg: A' -+ A". . .

. Sia vEV. . --+ = PQ [14. . Il sottoinsieme Dn(K) di GLn(K) costituito dalle matrici diagonali invertibili è un sottogruppo abeliano di GLn(K)..1] esprime la proprietà delle traslazioni di mandare ogni coppia ordiata di punti in un'altra che definisce lo stesso vettore. n.l OWo. Se cEK è uno scalare non nullo.. la cui inversa è t_v" Si ha inoltre ----+. si ha diag(al. ..l) -l -1 O = (O l ove entrambi i fattori appartengono a 0(2).3(6» si ha in generale Rf}A ~ARf}.c.c(Q) "---+ ---+ = cOQ = OP = wO. che ogni cp EGL (V) è immagine di qualche f EA!f(A)o' Qu~ndi cI> è biettiva. Pertanto t è una v biezione. il gruppo delle tras!azioni di A. .l) O 181 La [14. ) -------+ ~ ~ + Qtv(Q) = w + v.. [14.5 segue che ogni fEAff(A)o è completamente individuata da cI> (f). La tras!azione definita da v è l'affinità che associa ad ogni PEA il --+ punto tAP) tale che Ptv(P) = v. Verifichiamo che tv è effettivamente un'affinità. Otteniamo un'applicazione cI>: Aff(A)o ---+ GL(V). posto Q = tw(P)' si ha . La trasformazione inversa di tv è Lv' come è già stato verificato. Intuitivamente le traslaquindi essere pensate come "movimenti rigidi" dello L'identità è una traslazione. Poiché la composizione di affinità ha per automorfIsmo aSSocIato la composizione dei corrispondenti automorfismi. Affinità --+ = Qf(Q) = v è indipendente da P.. i quali non sono abeliani. . per ogni al' .c)-1 ---+ OQ=c-IOP "e quindi ----->.v e quindi PQ = v. . Il prodotto dI due traslazioni t v e tw è tvotw = tv+ w' ancora una traslazione.l' Inoltre Q = wo. Pertanto le traslazioni di A costituiscono un gruppo di trasformazioni affini. e. utilizzando il fatto che ogni A ESO (2) si esprime nella forma [2. quella to definita dal vettore O. 3. b~) = diag(a l bi. viceversa. allora per ogni P. . dove abbiamo denotato con diag(c l. QEA si ha -~--+.2] TA---+V che al prodotto di due traslazioni fa corrispondere la somma dei vettori corris~~n­ denti.c-1(P) soddisfa la ---+ (WO.6]. Supponiamo assegnato un punto O EA e consideriamo il gruppo di trasformazioni affini Aff(A)o = (fEAff(A): f(O) = Ol. Si ha lA = WO.. Viceversa.. Ciò segue immediatamente dal fatto evidente che.2] è pertanto un isomorfismo del gruppo TA sul gruppo addItlvo di V. f(P) f(Q) -----+ spazi~. an>o bi. Per ogni QE a..1] e quindi Pf(P) ~ioniPossono P(tvo tw(P» = Ptv(Q) = PQ . n. b n EK.:: 2. SI ottlene una corrispondenza biunivoca [14. Similmente accade per i gruppi O(n). l'affinità cI>-I(c1 v)E Aff(A)o SI dIce ornotetia di centro O e fattore c. si ha Q = qP) perché QP = . ..c(P) -+ = cOP. Sia A uno spazio affine su V.180 Geometria affine strando che per le matrici elementari R/j. Invece è facile verificare che SO(2) è abeliano. . Un'importante classe di trasformazioni affini di uno spazio affine A su V è quella costituita dalle "traslazioni".c' Si ha quindi ------. . an) diag(b l.... . Per verificare ad esempio che 0(2) non è abeliano. indicato con T A • • • Associando a una traslazione tv E TA il corrispondente vettore v EV. ---+ tv(P) tv{Q) = tv(P) P --+ -- + PQ + Qtv(Q) = - v --+ --+ + PQ + v = PQ e quindi tv è un'affinità con isomorfismo associato l'identità Iv EGL(V). La [14.:: 3.1 perché per ogni PEA il punto . è sufficiente osservare che (O l) (-lO-1)(10) O O -l = -l O l O O) ( O . posto --+ --+ p = t -v (Q). e si denota con wO. cn • 2. anbn). l'applicazione cI> è un isomorfismo di gruppi. se f: A ---+ A è un'affinità con isomorfismo associato Iv EGL (V). cn ) la matrice diagonale avente per elementi diagonali CI' . .3] Dal lemma 14. Si ha pertanto f = tv' Quindi le traslazioni sono precisamente le affinità che hanno come isomorfismo associato IvEGL(V). i ~ j (cfr. ed SO(n). . ma non a SO(2). OWo. Per ogni fEAff(A)o denotiamo con cI>(f)EGL(V) l'automorfismo associato. Infatti per ogni PEA. . 3. mentre ( 14/Gruppi di trasformazioni..

con isomorfismo associato quello definito dalla matrice A rispetto alla base canonica di Kn • In conclusione Affn(K) è uguale all'insieme di tutte le trasformazioni fA. Sia f: A n ~ A n un'affinità e sia cp: Kn ~ Kn l'isomorfismo associato. Supponiamo che A EGLn (K) sia la matrice che rappresenta cp nella base canonica.. si ha ) --+ --+ --+ OWo. Dunque S è simmetrico rispetto a C. Infatti si ha XI' . allora CPEW e adP) soddisfa c. 0. per ogni P.c(P). Si ottiene così un'identificazione tra Affn(K)o e GLn(K).. g e g' sono univocamente determinate dall'appartenere ad Aff(A)o e dall'avere lo stesso automorfismo associato di f. v'EV e gEAff(A) univocamente individuati da.e sono le traslazioni di An e vengono denotate con te. si ha = (2c cioè g. v'=Of(O). Affinità f(x) = Ax + c. --+ ae(P) adQ) = adP) C + CadQ) = CP .5(4» è il punto a (P) che soddisf~ l'identità vettoriale e -CadP) = .(P) = e pertanto ~EW e adP) ES.6] mentre l'inversa di fA.f(O) =A(x .e)-1 =fA.7 LEMMA Siano OEA efEAff(A).t tali che (fl (fA. Da quest'uguaglianza segue che. .e è un'affinità.--+ CP. per ogniAEGLn(K).--~) -- -- --+ --+ l - Vediamo ora come si descrivono esplicitamente gli elementi di Affn(l<). Le affinità appartenenti allo stabilizzatore dell'origine Affn(K)o sono precisamente quelle della forma fA.eg..PQ ae(P) 183 che ge tv = f = tv ' e g'. Si calcola immediatamente che a e e ae = lA' Nel caso in cui A = An e C= (CI' .e = fBA. si deduce che le affinità di A I sono le trasformazioni del tipo f(x) = ax + c per qualche a.r:. d = WO. Infine le identità tv = g -I ef. e quindifA. tv ' = f eg -I individuano univocamente anche v e v' .. Inoltre si ha ovvero wo. e g'=Lv. Un sottoinsieme S di A si dice 'simmetrico rispetto a un punto CEA se ae(p) ES per ogni PE S. Per ogni PE A Il punto sImmetrico di P rispetto a C (cfr: 7.c(Q}=P.cewo.182 Geometria affine WO. . -. 4. x n ). Ad esempIO. QEA. per ogni xEA n l'identità seguente è soddisfatta: f(x) .. . Esistono v. . Pertanto Wo.x n) [14.g=feL v . È evidente te(x) = x + c. e che f(O) = c. [14.dEAffn(K). pertanto g = g' . si ha dunque f= getv f= tv. l'applicazionefA.. ..d+Be' [14. perché se PE A. Sup~oniamo fissato nello spazio affine A su V un punto C. cd g(O) = (fe Lv) (O) = f(f-I(O» = O g'(O) = (t-v' ef) (O) = (t-v') (f(0» = O. In questo caso C si dice centro di simmetria di S Un insiem~ S può non avere alcun centro di simmetria oppure averne più d'~no. c è 14.5] è un'affinità.c-I = lA' Si ha poi w O• c e 14/Gruppi di trasformazioni. Se PES. c in K.CQ = .5] An~An definita dalla per ogni P = (XI' . per il lemma 14.O' e corrispondono biunivocamente alle matrici A EGLiK).4] Dimostrazione --~) ~ Poniamo v=-Orl(O). g' EAff(A)o' Si osservi anche che.e: [14. Supponiamo~fattiche il sottospazio S abbia giacitura W e sia C un suo punto. Viceversa. posto Q = wo.I. Date due affinitàfA. Per definizione di affinità..d e fA.c =f(x) .e' fB.5.AQ) = dOQ = d(cOP) = (cd) OP. 2cn . ogni sottospazio affine di A è simmetrico rispetto ad ogni suo punto...e' Nel caso n = l.. L'affinità f è data dunque dalla formula e quindi ae : A ~ A è un'affinità con isomorfismo associato -lv. -A-le' Le affinità}. cEKn. il loTO prodotto è fB.O) = Ax. In conclusione le omotetie di centro O costituiscono un sottogruppo di Aff(A)o' .ef. cn). cF.

[14.pocp. i = 0.7] è un isomorfismo di gruppi.p Abbiamo anche la proposizione seguente. Allora cp(W) è un sottospazio vettoriale tale che dim(cp(W» = dim(W). en è il riferimento affine standard. perché ogni affinità è una biezione.c EAffn(K) può sempre ottenersi in uno dei due modi seguenti: 14/Gruppi di trasformazioni. mentre nella [14. come si voleva. e pertanto sarà sufficiente dimostrare che èun omomorfismo.. dove c = t(cl EGLn(K). Quindi l'affinità di An che corrispo~de a gofnella [14. Abbiamo infatti il seguente teorema. Se F è un sottospazio affine. •.7 afferma che ogni affinità fA. 14.12 PROPOSIZIONE Sia A uno spazio affine su V di dimensione n. e ciò prova l'asserto.8 TEOREMA Nello spazio affine A su V sia fissato un riferimento affine Oel .".. Affinità 185 rispettivamente.Bc+d' POlché af e a g corrispondono rispettivamente fA. si riottiene la descrizione delle affinità di A n data in precedenza. e siano {p. Dimostrazione Dal teorema 14. Una proprietà affine di una figura F è una proprietà che è comune a tutte le figure affinemente equivalenti a F.c edfB.o' P l' .-=~-~---=----=-=======-----~-~--- 184 Geometria affine Nel caso di An il lemma 14. L'immagine f(F) di F tramite f è ancora un sottospazio affine e dim(f(F» = dim(F). . en • Ogni affinitàfEAff(A).7] cn) E Kn è il vettore delle coordinate di f(O).7] con la formula [12. Se ad esempio F è un insieme finito di punti.. si esprime nella forma I sottoinsierni di uno spazio affine A vengono anche chiamati figure geometriche (affini) di A.. en. 14. cE Kn. con automorfismo associato cp..8] che associa a un'affinitàf di A l'affinità fA... rispettivamente.11 PROPOSIZIONE Sia F un sottospazio affine di A efEAff(A). Dimostrazione Supponiamo che F sia il sottospazio passante per QEA ed avente giacitura W e chef EAff(A) sia un'affinità con isomorfismo associato cpE GL(V). come affermato dalla seguente proposizione.rappresentato dalla matrice BA nella base e. Le due formule descrivono però due operazioni di natura completamente diversa: la [12. con y=Ax+ c.7] e da y=Bx+d Le affinità di uno spazio affine qualunque A si descrivono esplicitamente in un modo del tutto simile al caso di An. Allora esiste un 'unica affinità f: A -> A tale che f(P) = Q.8] è biettiva. con automorfismi associati cp e . una volta fissato un riferimento affine Oel . ha coordma~e Be + d.. cioè se esistefEAff(A) tale che f(F) = F'.. . e quindi REf(F).8] è un omomorfismo.3] dà le coordinate di uno stesso punto in riferimenti diversi. Qn } due (n + I)-pIe di punti indipendenti.--------. Perciò f(F) = S. 14. 14. n.... Si noti l'analogia della [14.10 DEFINIZIONE Due figure geometriche F. Inoltre il punto (g 01) (O). SeI... è un'affinità.. ..9 COROLLARIO Nello spazio affine A su V siafissato un riferimento affine Oel .7] compaiono le coordinate di due punti diversi in uno stesso riferimento.. ogni trasformazione f: A A EGLn(K). [14.6] si deduce che la [14. La dimostrazione del teorema è essenzialmente identica a quella precedente. Inoltre per ogni PEF si ha f(Q) fe?) = cp(QP) Ecp(W): quindi f(P) appartiene al 14.c di An data dalla [14.3] che esprime il cambiamento di coordinate da un riferimento affine ad un altro. P n } e {Q0' Q h . ..L'applicazione Aff(A) -> Affn(K) sottospaz~as­ sante per f(Q) e avente giacitura cp(W).. Viceversa. -> A = Me(cp) E della forma [14.8 segue che la [14. gEAff(A). ed è lasciata al lettore. l.7] per qualche Nel caso particolare in cui A = A n e Oel . allora la sua dimensione è una proprietà affine..8] efBA.. il numero di punti di cui consiste è una sua proprietà affine. che è.. en.. F' C A si dicono affinemente equivalenti se esiste un'affinità che trasforma F in F'. . Abbiamo il seguente corollario.. e A Viceversa. il loro prodotto gofha automorfismo associato .. per ogni RE S si ha Qj-I(R) = = CP-I(fW)EW... cioè f-I(R)EF.d> confrontando con la [14. sono date dalla [14.

Dire quali delle matrici dell'esercizio precedente sono unitarie o per la definizione di cp. Qs indipendenti tali che S' = Qo QI . Infatti.altra tema di piani ~i> ~. . O) f( -1. 2) Se i sottospazi affini S ed S' di A sono affinemente equivalenti. date comunque tre rette ~ . è un isomorfismoo Definiamo f: A -> A mediante la condizione: Esercizi 1.bi> . due qualsiasi k-uple di punti indipendenti di A sono affinemente equivalentio 2) Due sottospazi affini di A sono affinemente equivalenti se e solo se hanno la stessa dimensione. . In uno spazio affine A di dimensione 3 sia data una tema di piani . pertanto f(P. ~': X + Y = 0. Qs ed è un sottospazio affine. o. Dimostrare che i gruppi SO(2) e U(1) sono isomorfi. eSiste fE Aff(A) ft-< nft-< tale che f(. ~ . 14013 COROLLARIO Sia A uno spazio affine su V di dimensione n.Geometria affine 186 Qo' .. Pso Similmente esistono 4. Dimostrare che se ~. e soddisfa all'identità ----->. -+ -+ 000' PoPnl -+ (QOQI' QoQz. o. ..PoP) = cp(PP')... .11. supponiamo che dim(S) = dim(S') = s. t': 2X + Y = 1.. '0'. f(~)=P. Viceversa.. esiste un'unica affinità f: A --+ A tale che f( ~ ) = ~ . • ~ -----> -+ f(P)f(P') = Qof(P') . . È possibile trovare punti indipendenti Po. dalla condizione f(Po) = Qo e dal lemma 14.bi n~ consista di un solo puntoo Dimostrare che per ogni..{ *A: :) c) (: b) A.. t sono rette di un piano aff~ne ~ ch~ non appartengono a uno stesso fascio. l-i 3. -1) = (1. SiaAEU(n)o Dimostrare che ciascuna delle matrici 'A. '00.. . Qnl siano due (n + 1)-uple indipendenti. c)f(n=~'. A* è unitariao 5. quindi f è un'affinitào Inoltre d) C -:) C :) ~i) (~ . . -1). t che non apparte~­ gono a uno stesso fascio.. 2 e quindi f(Po) .Qof(P) = cp(PoP') . = (2. esistono P k.. 2. n si ha 4i 5 2 . 1) 2) f(O.I l in (Qo. Qk-d. Allora: l) Per ogni 1:5 k:5 n + l. Dimostrazione 1) Se {Po.. O) b) f(2. P n e Qk'oo" Qn tali che {Po. gli insiemi di vettori -+ -+ {POPI' PoPz. 00" so Alloraf(S) = S'. allora. 00" P k. P s E S tali che S = POPI . i = l. f(~) =P.) = Q.2). QoQnl costituiscono due basi di Vo Pertanto l'unico operatore lineare cp: V -> V tale che -+ -+ cp(PoP. t: y = . allora. 6.I l e {Qo"'" Qk-I l sono due k-uple di punti indipendenti. Pnl e {Qo. 1) = (1. 2. dove ~: X = 1.2.cp(PoP) -+ = cp(PoP' -+ a) = --+ . a) f(O. quindi f(S) -+ 000' 187 14/Gruppi di trasformazioni.. i = 0. -1). per • la proposizione 14.bh tal~ che .12 manda {Po. .0i) = ~i' i = 1. f(O. 1). 3o 2 2 7. Qs' Sia f un'affinità tale che f(P. 'A. f(1. . Affinità = S'. si haf(S)::> S'. = (3.. ma dlm[f(S)] = dlm(S) = dlm(S ). Per ognuna delle seguenti matrici A determinare per ogni P EAo Evidentemente f è una biezione. ~': 2X . -1 f) (1. In ciascuno dei casi seguenti determinare l'affinità f: A (Q) --+ A (Q) che soddisfa le condizioni assegnate: = (1. L'affinità f la cui esistenza è affermata dalla proposizione 14. ~3 tali che ~i n ~2 n ~3 consista di un solo punto. 000' n.Y = 0. 1) 1 + 1). o. 1) = (2. ..~i ~ = Qoo Infine per ogni i = l. ~: Y = X.5. L'unicità di f segue da quella di cp. P p oo. e Dimostrazione Per l'ipotesi di indipendenza. A. ~. hanno la stessa dimensione. Y0iché f(S) ~ontiene ~o.. f(t) =15'.) = Q. P k. -1) f(t) =15'..) = QoQ.

Geometria affine

188

8. Dimostrare che, se A è un piano affine reale:

14/Gruppi di trasformazioni. Affinità

189

Dimostrare che:

a) due semirette qualsiasi di A sono affinemente equivalenti (suggerimento: dimostrare che un punto e un vettore non nullo assegnati possono essere trasformati
in un altro punto e in un altro vettore non nullo arbitrari);

Z
Z,
'1 cui elemento neutro è
a) con questa operazione n Z X 2Z e un gruppo I

b) due segmenti qualsiasi di A sono affinemente equivalenti;

b) posto x= (1, O) e y = (O, 1), si ha
D 2n = (xo = e, x, ... , x" -,' y, xy, ... , Xn-'y).,

c) due semipiani qualsiasi di A sono affinemente equivalenti;
d) due triangoli qualsiasi di A sono affinemente equivalenti.

c) x genera un sottogruppo di D 2n isomorfo a Z/nZ;

9. Sia A uno spazio affine reale. Dimostrare che:

d) y genera un sottogruppo di D 2n isomorfo a Z/2Z;

a) due semispazi qualsiasi di A sono affinemente equivalenti;

e) D 2n non è abeliano.

b) se U C A è un sottoinsieme convesso, ogni sottoinsieme affinemente equivalente
a U è convesso. Quindi la convessità è una proprietà affine;
c) ogni affinità di A trasforma il punto medio di un segmento nel punto medio del
segmento immagine.
lO. Sia b EAn e c EK*. Dimostrare che

Wb,

c = TeI , b(l-c)'

11. Sia n ~ 1 un intero. Due numeri interi a, bE Z si dicono congrui modulo n se b - a
è divisibile per n. Dimostrare che la congruenza modulo n è una relazione di equivalenza in Z.
L'insieme delle classi di congruenza (dette anche classi resto) modulo n si denota con
Z/nZ, e consiste degli n elementi O, 1, ..., n -1, le classi di O, 1, ... , n-L
Dimostrare che la somma in Z induce in Z/nZ un'operazione rispetto alla quale Z/nZ
è un gruppo abeliano.
12. Sia !§' un gruppo. Un sottoinsieme ~ di !§' si dice sistema di generatori di !§'
se ogni elemento di !§' si può esprimere come prodotto di un numero finito di elementi di ~ e di loro inversi. Se ~ consiste di un numero finito di elementi, !§'
si dice finitamente generato. Se ~ = (g) consiste di un solo elemento !§' è detto
gruppo ciclico di cui g è un generatore.
Dimostrare che:
a) ogni gruppo ciclico è abeliano;
b) Z (con l'operazione +) e Z/nZ, n

~

1, sono gruppi ciclici;

c) ogni gruppo ciclico è isomorfo a Z oppure a Z/nZ per qualche n

~

1;

d) l'insieme delle radici n-esime di 1 è un sottogruppo ciclico di C (ogni suo generatore è chiamato radice primitiva n-esima di 1).
13. Siano n

~

2 un intero. Nel prodotto cartesiano

Z

Z

nZ

2Z

--X--

definiamo un'operazione nel modo seguente:
(alo

O) (a2, O) = (a, + a2' O)
-

-

(alo O) (a2' 1)

(a" l~ (a2'

= (a, + a2'

1) =

(al - a2'

-

1)

O).

= (a"

-

-

1) (- a2' O)

e = (O, O); questo gruppo, indicatocon D2no è detto gruppo diedrale di ordine 2n;

14. Sia n ~ 2 un intero. L'insieme an di tutte le per.mutaz~oni. di un insieme .finito ~onte­
nente n elementi è un gruppo di trasformazionI che SI chIama gruppo simmetrico su
n elementi. Dimostrare che an non è abeliano se n ~ 3.

191

15/Forme bilineari e forme quadratiche

Se b è antisimmetrica, allora b(v, v)

Capitolo 2

= - b(v, v) = O per ogni vEV. D'altra parte,

una forma bilineare b tale che

Geometria euclidea

b(v, v) = O

per ogni vEV

è antisimmetrica. Infatti, dalle FBI, FB2 segue che per ogni v, wEV si ha

0= b(v + w, v + w) = b(v, v) + b(v, w) + b(w, v) + b(w, w)
= b(v, w) + b(w, v).

=

15.2 Esempi
1. Un esempio banale di forma bilineare su uno spazio ve.tt~riale V è l'a??licazione identicamente nulla: O(v, w) = O per ogni v, wE V. OSI dice forma bllmeare
nulla. Essa è simmetrica e antisimmetrica.
2. Sia A

In geometria affine hanno senso solo proprietà geometriche che non utilizzano
nozioni di natura metrica quali quelle di angolo, distanza, perpendicolarità: In
questo capitolo vedremo come in uno spazio affine reale sia possibile introdurre
una struttura più fine, quella di spazio euclideo, in cui gli ordinari concetti metrici
sono definiti. Per far ciò sono necessari nuovi argomenti di algebra lineare, e precisamente la teoria delle forme bilineari e delle forme quadratiche, che inizteremo
a studiare in questo paragrafo. Tratteremo anche aspetti della teoria non strettamente necessari nel seguito, e però di importanza fondamentale in matematica.

15.1
b:

VxV~K

si dice forma bilineare su V se è lineare in ognuno dei due argomenti, cioè se soddisfa le seguenti condizioni:

+ b(v / , w)
b(v, w) + b(v, w')

FBI

b(v + v', w)

= b(v,

FB2

b(v, w + w')

=

FB3

b(kv, w)

w)

= b(v, kw) = kb(v,

w)

per ogni v, v', w, W/EV, kEK.
La forma bilineare b si dice simmetrica se
b(v, w)

=

b(w, v)

per ogni v, wEV;

b si dice antisimmetrica, o alterna, se
b(v, w)

= -

b(x, y)

b(w, v)

per ogni v, WEV.

= txAy = l,l
Eaijx;y;

y - t (y
y) Dalle proprietà del prodotto di matrici
per ogm• x = t (x l •.. x)
n'
l ••• n'
. .
• .
segue che in questo modo si è definita unà forma bIlmeare (cfr. propos1Zl0ne
2.2(1)). Se {El' ... , Enl è la base canonica di Kn, si ha

b (E;, E)

= aij

per ogni l 50 i, j 50 n.
Se ad esempio si prende n

I

Sia V un K-spazio vettoriale. Un'applicazione

DEFINIZIONE

= (aij) EMn(K);

considerando i vettori di Kn come degli n-vettori
colonna, otteniamo una forma bilineare su Kn ponendo

15 Forme bilineari e forme quadratiche

A~\

1
O

-1

O

-2

O

-l

7f

= 3

e

2
O
3

allora la corrispondente forma bilineare su K è
b(x, y) = XIYl - 2X1Y3

+ x 2y/2 -

X3Yl

+ 7fX2Y3'

Questa forma bilineare non è simmetrica perché
b(E 1, E 3)

Se A

= In'

= - 2 ~ - l = b(E3 ,

El)'

matrice identità, si ottiene

b(x, y) = txy = XIYl

+ X2Y2 + ... + xnYn'

[15.1]

La b definita dalla [15.1] è una forma bilineare simmetrica che è chiamata forma

simmetrica standard su Kn.

192

Se n

=

193

15/Forme bilineari e forme quadratiche

Geometria euclidea

2k, cioè se n è pari, e se si prende A = J k , dove
aij = b(ei , ej ),

l

:5

i, j:5 no

La matrice A individua la forma bilineare b. Infatti per ogni v, wEV
si ottiene
b(x, y) = XIYk+[ + '" + xkYn - Xk+IYI - ... - XnYk,

si ha

+ xnen> Ylel +
+ Ynen) =
b(v, w) = b(xle l +
= b(xle l , yle l + o" + Ynen) + o" + b(xnen, ylel + o" + Ynen) =
= x[b(e l , y[e l +
+ Ynen) +
+ xnb(e n, yle l +
+ Ynen) =
= xdb(e l , YI e l) +
+ b(e p Ynen)] + o" + x n[b(en> YI el) +

che è una forma bilineare alterna, chiamata formà alterna standard su Kn.

0'0

Sia b: V x V -+ K una forma bilineare. La bilinearità di b permette di definire
due applicazioni lineari di V in VV nel modo seguente.
Per ogni v EV l'applicazione bv: V -+ K definita da
bv(w) = b(v, w),

'00

"0

00'

"0

=XI[ylb(e l , e l)+ .. +Ynb(el, en )] +
0

.00

+ b(en, Ynen)] =

+xn[ylb(en> el)+
o"
+ Ynb(en> en )] =

"0

= 'E.ijxiyjb(e i, e) = IxAy,

è un funzionale lineare. Infatti dalla definizione segue che
bv(ci Wl + c2 w:J = b(v, CI Wl + c2 w:J = CI b(v, Wl) + c2 b(v, w2)
= clbv(w l) + c2 b v(w2)

.0.

00'

per ogni WEV,

per ogni Wl' W2 EV, CI' c2 EK. Quindi, ponendo 0b(V)
un' applicazione

"0

=

= bv per ogni vEV,

si ottiene

dove abbiamo denotato con x e y i vettori colonna delle coordinate di vedi w
rispettivamente.
Viceversa, se A = (aij) EMn(K) è una qualunque matrice quadrata di ordine n
ed [e p .. o, en J è una base di V, ponendo
b(v, w) = 'E.aijxiYj = IxAy
l.l

per ogni v(x l, ... , x n), W(YI' ... , Yn)EV, si definisce una forma bilineare su V.
Infatti, per ogni v, w, v'(x;, ... , x~), w'(Y;, ... , y~)EV, kEK si ha

La 0b è lineare. Infatti per ogni vI' v2 EV, CI' c2 EK si ha
[Ob(C I VI

+ c2 v:J] (w) = b

C ,V'+C2 V'(W) = b(c i VI + c2 v2 , w) =
= c1b(v l, w) + c2 b(v2 , w) = clbv,(w) + c2 bv,(w)
= [CIOb(V I) + C2 0b (V 2)] (w)

per ogni wEV, cioè 0b(CIV I + C2 V2 ) = CIOb(V I) + COoh(v,).
In modo simile si verifica che ponendo O;(w) -= b~~ dove b~: V -+ K è il funzionale definito da
b~(v)

= b(v, w)

b(v + v', w) = I(X + x')Ay = IxAy + Ix'Ay = b(v, w) + b(v', w),
b(v, w + w') = IxA(y + y') = IxAy + IxAy' = b(v, w) + b(v, w'),
b(kv, w) = l(kx)Ay = k1xAy = kb(v, w)
b(v, kw) = IxA(ky) = k1xAy = kb(v, w)o

=

per ogni vEV,

È evidente che la forma bilineare b così definita ha proprio A come matrice
rispetto alla base [el' ... , en J•
Si osservi inoltre che si ha

b(w, v) =tyAx = IX tAy

si definisce un'applicazione lineare

o;:

e quindi

V-+Vv.

Il lettore non avrà difficoltà a dimostrare che 0b =
metrica.

o;

b(v, w)

se e solo se b è sim-

15.3 DEFINIZIONE Sia V un K-spazio vettoriale di dimensione n, [e[, ... , en J
una sua base, e sia b: V x V -+ K una forma bilineare su V.
La matrice di b (o che rappresenta b) rispetto alla base [e l, .. o, en J è la matrice

= b(w,

v)

per ogni v(x l , ... , x n), W(YI' ... , Yn)EV se e solo se tA =Ao In altre parole, la
forma bilineare b è simmetrica se e solo se la matrice A è simmetricaoAnalogamente, b è antisimmetrica se e solo se tA = - A, cioè se e solo se A è antisimmetrica.
Riassumendo, possiamo enunciare la seguente proposizione.

13

194

Geometria euclidea

15.4 PROPOSIZIONE Sia V un K-spazio vettoriale di dimensione jinita, e sia
e = [e l , ... , en} una sua base. Associando ad ogni jorma bilineare la suà matrice
rispetto a e si ottiene una corrispondenza biunivoca tra l'insieme Bil (V) dellejorme
bilineari su V ed Mn(K). Tale corrispondenza induce un'applicazione biunivoca
dell'insieme delle jorme bilineari simmetriche (forme bilineari antisimmetriche)
sull'insieme delle matrici simmetriche (matrici antisimmetriche).
Ovviamente la corrispondenza biunivoca descritta dalla proposizione 15.4
dipende dalla base che si è scelta, cioè le matrici che rappresentano una data forma
bilineare rispetto a due diverse basi sono in generale diverse. Vediamo in che modo.
Supponiamo che b: V X V ~ K sia una forma bilineare e che e = [e , ... , e }
l
n
ed f = [fi' ... , f n } siano due basi di V. Siano

A

= (ai) =

(b(ei , e)

15/Forme bilineari e forme quadratiche

195

In conclusione abbiamo dimostrato la seguente proposizione:
15.5 PROPOSIZIONE Sia V un K-spazio vettoriale di dimensione n. Due matrici
A, BEMn(K) rappresentano la stessajorfl1(l bilineare b su V rispetto a due diverse
basi se e solo se sono congruenti.
Dalla proposizione 4.3(2) segue che due matrici congruenti hanno lo stesso
rango. Pertanto, per la proposizione 15.5, il rango r della matrice A che rappresenta una data forma bilineare b rispetto a una base qualsiasi non dipende dalla
base, ma solo da b: chiameremo r rango della jorma bilineare b.
Se b ha rango r = dim(V) (r < dim(V» la forma bilineare si dice non degenere
(degenere). La seguente proposizione dà diverse caratterizzazioni delle forme bilineari non degeneri.

B = (bi) = (b(fi , f j »

le matrici che rappresentano b rispetto a e ed f rispettivamente. Se v, w EV sono
due vettori qualunque, con coordinate rispetto alle due basi

+ ... + xnen = X{ f l + '" + X; fn>
w=yle l +· .. +ynen=y{f1 + ... +y;fn>
v=

Xl

el

si ha
b(v, w)

=

txAy = tx ' By'.

[15.2]

Posto M = Me,t(ly), si ha x = Mx', y = My' e, sostituendo nella [15.2], si ottiene
tx

' By'

= t(Mx')A(My') = tx'(lMAM) y'.

Dimostrazione
Scelta una base e = [e l , ... , en l di V, sia A EM n (K) la matrice di b rispetto a e.
(1) (2) Se A ha rango n e x -;é. O è il vettore delle coordinate di v, allora
txA -;é. (O ... O), e quindi esiste y E Kn tale che txAy -;é. O; il vettore w di coordinate
y è tale che b(v, w) -;é. O.
(2) (1) Per ipotesi per ogni x -;é. O esiste y tale che txAy -;é. O; ciò implica
txA -;é. (O ... O) per ogni x -;é. O, e questo significa che A ha rango n.
(1) {} (3) Si dimostra in modo simile.
(2) (4) Poiché dim(V) = dim(VV), è sufficiente far vedere che N(Ob) = (O).
Sia dunque v EV tale che b v sia il funzionale nullo. Allora
=}

[15.3]

Poiché la [15.3] è vera per ogni x', y' E Kn, deduciamo che

B=MAM.

15.6 PROPOSIZIONE Sia V un K-spazio vettoriale di dimensione jinita e sia
b: V x V ~ K una jorma bilineare. Le seguenti condizioni sono equivalenti:
1) b è non degenere.
2) Per ogni v -;é. O in V esiste wE V tale che b(v, w) -;é. O.
3) Per ogni w -;é. O in V esiste v -;é. O tale che b(v, w) -;é. o.
4) L'applicazione 0b: V ~ VV è un isomorjismo.
5) L'applicazione o;: V ~Vv è un isomorjismo.

=}

[15.4]

La [15.4] esprime la relazione esistente tra le matrici A e B che rappresentano
la forma bilineare b rispetto alle due basi e ed f rispettivamente.
Viceversa, se A è la matrice che rappresenta la forma bilineare b rispetto alla
base e, e se ME GLnCK) è una qualunque matrice invertibile di ordine n, allora
esiste una base f tale che M = M e,t(1y). Pertanto B = tMAM è la mat;ice che rappresenta b rispetto a f.
Diremo che due matrici A, BE M n(K) sono congruenti se esiste M EGL (K) tale
n
che

B=MAM.
Lasciamo al lettore il compito di verificare che la congruenza di matrici è una
relazione di equivalenza in Mn(K).

=}

0= bv(w)

=

b(v, w)

per ogni WEV. Ciò contraddice la (2) a meno che v = O.
(4) (2) Per ogni vEV, v -;é. O, Ob(V) = bv -;é. 0, e quindi esiste wE V tale che
O -;é. bv(w) = b(v, w).
L'equivalenza di (3) e (5) si dimostra nello stesso modo.
=}

D'ora in poi ci limiteremo a considerare le forme bilineari simmetriche, le quali
hanno una particolare importanza per gli argomenti geometrici che svilupperemo.

w) + b(v.L.L. en}è una base di V tale che i vettori che ne fanno parte siano a due a due ortogonali.L è un sottospazio vettoriale di V.7] Lo scalare av(w) definito dalla [15. w) cioè w .. . allora la matrice A = (ai) che rappresenta b rispetto ad e è una matrice diagonale. allora si ha b(kv.L = (O). cioè soddisfino la condizione b(ei .nEK*. w) = allxIYI + azzxzYz + . + annxnyn. detta forma quadratica determinata da (o associata a) b.L anziché [v l ~ ..I' . essa non è unica: ad esempio ogni base della forma p'Ie I. v) per ogni VEV si definisce un'applicazione q: V~K.L il sottospazio ortogonale ad S. v) = 2b(v. av(w) = b(v. segue da ciò che è equivalente assegnare su V una . Due sottospazi U e W di V si dicono ortogonali se U C W ..7 DEFINIZIONE Sia b una forma bilineare simmetrica su uno spazio vettoriale V. Ponendo q(v) = b(v.L. per b. v). Se v non è un vettore isotropo posto. w ES . [15. v.av(w) v) deduciamo che V = (v) + v. Sia S un sottoinsieme di V.8 PROPOSIZIONE Sia V uno spazio vettoriale su cui sia assegnata unaforma bilineare simmetrica b: V x V ~ K. allora I b(v.av(w) vEv. k EK. Chiameremo S. w') = O+ O = O b(v. w) = kO = O. w . À. perché aij = b(ei . w + w') = b(v.L = {wEV: b(v.. . In tale base la forma bilineare si esprime pertanto nel modo seguente: b(v. Se S = [v}. w) + b(w.. II sottospazio V. In tal caso i due vettori v e w si dicono ortogonali (o perpendicolari). Se ad esempio b è la forma bilineare (simmetrica) standard su Kn. e sia v EV. Dalla proposizione 15. + x. La forma quadratica q associata a b soddisfa le seguenti condizioni: = q(v + w) . . Quindi per ogni vettore non isotropo v EV si ha Dimostrazione La prima proprietà è immediata conseguenza della FB3. + (w . w)/b(v. se w.6] è detto coefficiente di Fourier di w rispetto a v. perché b si esprime per mezzo di q. w). in simboli: S.L . se b(v.q(v) . 15/Forme bilineari e forme quadratiche Se V ha dimensione finita ed e = (el> . v) = kZO = O 197 per ogni i 7é. Si noti che av(w) è definito solo se v non è un vettore isotropo. . v + w) .zez. Si ha poi q(v + w) .8] Si osservi che se una base ortogonale e esiste. allora e è una base ortogonale.q(v) .b(v. È immediato verificare che S.. cioè se b (v.6] si ha q(kv) b(v. Se e è una base ortogonale.L è detto radicale di V. e) = O Supponiamo assegnata in V una forma bilineare simmetrica b.nen}.av(w) v) = O = kZq(v) 2b(v. Poiché w = av(w) v 15. chiamata forma quadratica standard su Kn. per ogni v ES. la forma quadratica ad essa associata è q(x) = xt + xi + .q(w) per ogni kEK. e quindi il sottospazio (v) consiste di vettori isotropi. À. v) .8 discende in particolare che una forma quadratica q individua univocamente la forma bilineare simmetrica b cui è associata. è abituale scrivere v. D'altra parte (v) n v. Ovviamente O è isotropo. o diagonalizzante. dalla simmètria di b segue immediatamente che 'questa condizione è equivalente a W C U. kv) = kZb(v.L. e) = O per ogni i 7é.j.196 Geometria euclidea 15. per ogni WEV. kw) = kb(v. Dalla proposizione 15. l'insieme dei vettori ortogonali ad ogni v ES si denota con S. wEV.. À.L. Un vettore v EV è isotropo rispetto alla forma bilineare simmetrica b se v Ev. w) == O.i.L.L è un sottospazio proprio di (v).. Un vettore w EV si dice ortogonale (o perpendicolare) a v. w)=O per ogni VES}..b(w.. [15. Se v EV è isotropo e k EK. Infatti.q(w) = b(v + w.L = (O) perché v non è isotropo e pertanto (v) n v. [15. v) = O. À. è ancora ortogonale. w) = = b(v.6 segue che b è non degenere se e solo se V..

aijxixj . si ha. e pertanto la restrizione di q a W è ancora una forma quadratica.10 Complementi può rappresentarsi nella forma [15. due polinomi omogenei di secondo grado Q(X) = 'XA X e R (X) = !XBX nelle indeterminate X == !(Xl ••• X n ) rappresentano la stessa forma quadratica su V in due basi diverse se e solo se le matrici simmetriche A e B sono congruenti. e quindi è della forma x n) EV: q(v) == 'xA x 2 15/Forme bilineari e forme quadratiche 3 5 1 3 Pertanto una base e di V è diagonalizzante per la forma bilineare b se e solo se il polinomio che rappresenta la forma quadratica q è della forma [15. e sia W un sottospazio di V. Infatti. l'essere congruenti è condizione necessaria e sufficiente affinché le matrici A e B rappresentino la stessa forma bilineare in due basi diverse. e se A = (ai) è la matrice (simmetrica) che rappresenta la forma bilineare simmetrica b.10]. e quindi. Un polinomio 1. u')+k(w. La matrice A = (ai) è data dalla seguente formula: i = 1. X che sono m state rappresentate complessivamente come un vettore colonna X = '(Xl'" X ). j.5. i =. ed è pertanto una forma bilineare su W.198 Geometria euclidea forma bilinear"e simmetrica oppure la forma quadraticaad essa associata. dove 'XA X = "E. Allora b induce un'applicazione -3 b': WxW~K si ha Si noti che ogni polinomio omogeneo di secondo grado in n indeterminate la quale evidentemente soddisfa ancora le condizioni della definizione. w'). 15. Se A è una matrice diagonale il polinomio [15.. Diremo in tal caso che 6 è una base diagonalizzante per q. Se {el"'" en J è una base dello spazio V. Inoltre b' è simmetrica perché b lo è. e J è 2 ~1 O 5 -1 3 199 siffatto viene anche chiamato forma quadratica n-aria (binaria se n = 2. Q rappresenta una forma quadratica q la cui forma bilineare polare è quella rappresentata da A. [15.10] = "E. w'»==h(u. per la proposizione 15. Supponiamo assegnate forme bilineari h: U x U ~ K. . La forma bilineare simmetrica b si dice forma bilineare polare della forma quadratica q. i =.). ••• . Se h e k sono entrambe simmetriche (entrambe alterne) h (±) k è simmetrica (alterna).t.9] è privo dei "termini misti" qijXiXj .. L'applicazione h(±)k è una forma bilineare.} Quindi q(v) Q(X) = = Q(x). Definiamo h (±) k: V x V ~ K ponendo (h (±)k)«u.. n Diremo che Q(X) rappresenta la forma quadratica q nella base e. Siano U e W sottospazi vettoriali di uno spazio V tali che V = U (±) W. Evidentemente.aijXi J0 [15. Ovviamente Q è una forma quadratica il cui polinomio associato rispetto alla base canonica è Q(X) stesso. k: W x W ~ K. Pertanto spesso identificheremo il polinomio Q(X) con la forma quadratica Q.• . Sia e = {'I]I' . e = {e l . ••• . Le verifiche sono lasciate al lettore. l. Nel caso in cui V ha dimensione finita diremo che q ha rango r se r è il rango di b. en J una base di V e V A = (aij)la matrice di b rispetto a e. Nello stesso modo vediamo che la forma quadratica q': W ~ K associata ab' coincide con la restrizione di q a W. ternaria se n == 3 ecc. Nel paragrafo 16 dimostreremo che ogni forma quadratica su uno spazio vettoriale di dimensione finita possiede una base diagonalizzante. Un polinomio omogeneo di secondo grado Q(X) può sempre essere considerato come un'applicazione Q: Kn~ K.9] l. (u'. .. n a ij == qijl2. Sia b: V x V ~ K una forma bilineare.. w). in una data base e di V. per ogni v(x 1.t. Supponiamo che sul K-spazio vettoriale V sia definita una forma bilineare simmetrica b: V x V ~ K.9] per un'opportuna matrice simmetrica A. Se ad esempio dim (V) == 3 e la matrice di b rispetto alla base {el' e . j. 'l]n J la base di VV duale di . con forma quadratica associata q.} è un polinomio omogeneo di grado 2 nelle indeterminate Xl' . detta somma diretta di h e k. . 2.

la forma quadratica standard. + x~. fissata una base [el' . n Ob(e. si ha q({3e l ) = (3Zq(e l ) = a. q(x) = x? + . . .11] t=1 Ma per ogni i = 1. mentre n [E t=1 w=v- n ait'YJt] (e) = E t=1 b(v. nessun numero a :5 è rappresentabile mediante q. Infatti.non degenere. V = Rn.' . la forma bilineare 0b: V --+ VV h (x. uz) = 1. Infatti. w). v I non sono proporzIOnali. . evidentemente. h) si dice piano iperbolico. Siano V uno spazio vettoriale e q: V --+ K una forma quadratica. u z } formata da due vettOrI IS~tro?I t~h che h(u l . bu) sia un piano iperbolico. = bv .11] sono uguali. [UI> uz } con tali proprietà è detta iperbolica. per definizione esiste u ~ O isoi tropo. esiste v EV tale che b (u. poiché b è non degenere.p. Quindi il sottospazio V volute. v) U 2 ait0tj = ai. Dall'osservazione precedente e dalla 15. Infatti. Il vettore . dove bv E yv è il funzionale su KZ è iperbolica. si ha ° q(U] + ~ u z) =a.. e · bolICO. Per dimost~arel'affermazione precedente è necessario dimostrare che. w) ha le proprietà 5. il primo e il secondo membro dI [15. Sia V un K-s. Allora h si dice forma iperbolica su Vela coppia (V. viceversa. Si verific~ in modo simile che A è la matrice che rappresenta l'applicazione o. I vettori U . ha una notevole importanza aritmetica. n ~ 1. allora. 3. -l)}. uzI è una base iperbolica di V e a E K.l2J allora (V h) e' ~'z. (l. se [u l .10(5) segue subito che se q è una forma quadratica non degenera su uno spazio vettoriale V. e la base canonicaèiperbolica. u I ) = per ogni kE K' ~erta~to u l e N. h) è un piano iperbolico e q: V --+ K è la forma quadratica associata ad h. tale che q (v) = a. so~o linearmente indipendenti.) = E ait'YJt" [15. v) = 1.. Allora ~ è la matrice che rappresenta l'applicazione lineare f5/Forme bilineari e forme quadratiche Ad esempio. Se V è uno spazio vettoriale complesso e q è non degenere.h(v. v ~ O.azio ve~toriale tale che dim(V) = 2. perché si ha h(u l . . La matrice che rappresenta h rIspetto a una base iperbolica è [15. ku l ) = kh(u l .. tale che esista in V un vet- . Se ~I!' h) è ~n p!ano iperbolico. V possiede una base [UI.200 Geometria euclidea e. Poiché assumono gli stessi valori sulla base e.: V --+ VV rIspetto alle basi e ed eV. n. che se lo spazio vettoriale V ha una base [u u} tal che la matrice della forma bilineare sia la [15.. ° Una base.. allora ogni a EC è rappresentabile mediante q. 1).. 4. SI ha 1= 1 k(x. n abbiamo [Ob(e i )] (ej ) = b(ei .-xzYz . = (u. Anche la forma bilineare 1 wEV. Se K = R. per ogni 1. y) = -XIYI.forma bIlmeare sImmetrica h non degenere tale che esista un vettore Isotropo rIspetto ad h e non nullo.. . e detta (3EC una radice quadrata di aq(el)-I. e una base iperbolica è [(1.. Allora esiste un sottospazio V di V contenente U e tale che la coppia (V. Se (V. Uno scalare a E K si dice rappresentabile mediante q se esiste vEV. La nozione di rappresentabilità di uno scalare mediante q è importante se K = Q. . en } tale che b(e]) ~ 0. Supponiamo assegnata ~u V una . ad esempio su Qn. allora q(V\ [O}) = K. esiste v EV tale che h (u l .. Siano V uno spazio vettoriale e b: V x V --+ K una forma bilineare simmetrica non degenere tale che V contenga un vettore isotropo U ~ O. tenendo presente che a possiede una radice quadrata reale. Invece ogni numero reale a > Olo è: lo si può dimostrare esattamente come nel caso degli spazi complessi. e questo prova quel che si voleva. . w) = 1.. e quindi ogni elemento di K è rappresentabile mediante q. POlche h e .22 è iperbolica. L'insieme degli scalari rappresentabili mediante una data forma quadratica q su un Q-spazio vettoriale. un plano Iper- è isotropo e tale che b(u. Infatti. v) = 1. Prendendo U z = v . y) rispetto alle basi e ed e 201 = X]Yz + XZYI V • Ricordiamo che 0b è definita da 0b (v) bv(w) = b(v. v)U/2 SI ottIene la base rIchiesta. e) = a ij .12t È evidente. Per la forma k la base canonica è diagonalizzante.

La forma b si dice anisotropa se V non possiede vettori isotropi non nulli.L = (O)..14]. y. K una forma bilineare simmetrica sullo spazio V. se D C D. y) = 4x2 . abbiamo dim(D)::s dim(D. Se D è un sottospazio isotropo e 01' u 2 ED. x] . z) = 5x + 3y 2 + xz a) q(x. allora il suo radicale V. Da ciò discende che D C D. y. Prendendo ad esempio K = Q e V = Q2. y.4xy + Y • . e quindi. e denotiamo con Ib(V) C V l'insieme dei vettori isotropi rispetto a b. e sia D un sottospazio di V.L) = n . In ciascuno dei casi seguenti determinare la forma bilineare polare della forma quadratica q: R 3 -> R: = xz + xy + yz 2 2 2 2 c) q(x.z b) q(x.2xz 2 d) q(x.. Determinare la matrice e il rango di ciascuna delle forme quadratiche dell'esercizio precedente. z) = . y) = 6xy. 5. y) = 3x. Il sottospazio ortogonale D.L .. Sia b: V x V .9xy + 5y 2 d) q(x. Un sottospazio D di V si dice isotropo se D C Ib(V).7] dimostrata in precedenza. e dalla [15. che si dice banale. si ha 203 16/Diagonalizzazione delle forme quadratiche b) (x. Ob è un isomorfismo. xjl yj I a) (x.13] segue allora che V = D EB D. 7. = dim(V) .13] / Se D non contiene vettori isotropi non nulli. Ib(V) è detto cono isotropo di V (rispetto a b). Sia b: V x V . Dalla [11. y) = J-I i. e quindi dim(U) = dim[ob(D)]. [15. così come è stato definito in 11. [15. i. (Xj + yy .. 4.2 O 3' 2 e) q(x.. cioè 01 e O 2 sono ortogonali.i. . 3. Stabilire quali delle seguenti sono forme bilineari sll Rn.Y . si ha D n D.l dim (V).L.- 2 b) q(x.L coincide con l'ortogonale di (\(D) C VV.13] segue pertanto che dim(D. Prendendo in particolare D = (v). y. In ciascuno dei casi seguenti determinare la forma bilineare polare della forma qua~ drica q: R2 -> R: a) q(x. allora. z) e) q(x. y) = 4x . c) 6. K una forma bilineare simmetrica non degenere su un K-spazio vettoriale V. 7 2 c) q(x. Viceversa.y) = con x.2xy + y2 8xy . poiché Dj + O 2 ED. otteniamo che ogni numero razionale a può essere espresso nella forma a =1-(2 x . z) = 2xy + y2 . y) = 3x + l xy + Y f) q(x. In altre parole. allora ogni ex EK è rappresentabile mediante q. y]..3y 2 . cioè se I b(V) = [O}. Xi) ( Yj) (x:y) = 1=1 e) (x.dim(D).L è un sottospazio isotropo non banale. Determinare la matrice e il rango di ciascuna delle forme quadratiche dell'esercizio precedente.14(3). y. XjYj\ d) (x. j=l j=l )=1 2. y) = =IE. y) ~ j(=li.dim(D). Supponiamo b non degenere. z) == x . 2 Esercizi 1.. se O è rappresentabile mediante q.4xy + 3y 2 + 2z 2 . per la [15.. dove v è un vettore non isotropo. yEQ.y2).L) cioè la [15.13]. allora è evidente che D è isotropo. .. y).L. Allora si ha dim (D) ::S .XZ . e sia D un sottospazio isotropo. Ovviamente (O) è un sottospazio isotropo di V. lo è ogni ex EK.i...x 2 .Geometria euclidea 202 tore isotropo non nullo. = x 2 .14] 2 Infatti D isotropo significa che D C D. Poiché b è non degenere. Se b è degenere..L. si ottiene l'identità [15. Ad esempio la forma bilineare standard su R n è anisotropa. Supponiamo che V abbia dimensione finita..

Infatti. . . Zn = Yn' che corrisponde al passaggio dalla basè c alla nuova base n + 2 I. . K = R.. scambiando ancora possiamo supporre b(b l . . w) + 2b(v.n-r (K) ' (K) 03 EMn_r. 2:$. ogni matrice slmmetnca A EM n g alla matrice [16.. b) = O per ogni i. . Possiamo dunque supporre che b non sia la forma bilineare nulla. . ... WEV tali che b(v. .. hIiYIY. l' P L'equivalenza delle due affermazioni è evidente. Nella base c la forma quadratica q associata a b ha l'espressione n I = YI + n I.8]. i.{f f l tale che la matnce dI b nspetto a il teorema 16. sarà sufficiente scambiare bi con bi' Se viceversa b(b. con all' a zz ' ••• . Dalla (15. . diagonalizzante per b'.2] 1 ) 3 dove r è il rango di b e 01 EMr.• ..qual~ EK Dimostreremo che nel caSI b ha la forma (15.. er . . v) + b(w. . Infine b(e...a pr~ma. ... bz} ~ O. n 162 . c).n_r(K) sono le O M zE n-r. ..1] nel + i=2 I.j=Z I. zn)' ) I. Supponiamo n ~ 2. - h ll hlnC I l + Cn . n f sia diagonale della forma O O O. hi!l hIiy.. Supponiamo dunque n ~ 2.. . + q'(ZZ' . Yn» = hlly? 205 16/Diagonalizzazione delle forme quadratiche o O . possiamo riscrivere la [16. allora b è diagonalizzante. . e) = O per ogni i ~j.. . Se b è la forma bilineare nulla non c'è niente da dimostrare. Poiché h ll modo seguente: . b) ~ O per qualche i... en sono linearmente indipendenti e d'altra parte e l ~ (èz. en }. hijY.. . C si possono ottenere risultati più precisi. .. b f .. Se n = l non c'è niente da dimostrare. allora dev'essere b(b. e quindi che esistano v. di è una forma quadratlca sullo spazIo (dz' ..1 eSIste una ase l' . . che è diagonale. se v e w sono entrambi isotropi.2]. hl!1 hIiyY + (termini in cui non compare YI)' hl! l h 13 CI è un polinomio omogeneo di secondo grado in ZZ. perché [ez' . Da ciò segue che uno almeno dei tre vettori v.. ez.un K(V) . . + . Zn . perché in una qualsiasi base la matrice di b è la matrice nulla. en sono linearmente indipendenti. perché ejEe/. . e che ogni forma bilineare simmetrica su uno spazio di dimensione minore di n possieda una base diagonalizzante. CI) ~ O.. Zz . allora possiamo ottenere da b una nuova base c = [cl' .l.. se b(b. dereremo pIU m [16.aso K = C (COllSI".) = n . w) = 2b(v. . sicché e l . e z.. . e che ogni forma bilineare simmetrica su uno spazio di dimensione minore di n possieda una base diagonalizzante.. Z Dimostrazione b z. n. .Yj' dove hij = b(c. ' d > Per l'ipotesi induttiva .7] segue che V = (e l >(B ejL. Supponiamo che K sia algebricamente chius~: Sia V..204 Geometria euclidea Eseguiamo il cambiamento di coordinate Prima dimostrazione Procediamo per induzione su n = dim(V). en l è una base di v: infatti ez' •... b n } q(v(YI' . d' b . w) ~ O.. Se b è la forma bilineare nulla. j:$.r . . Quindi e è una base diagonalizzante per b.. v + w è non isotropo.n > l e sia b: V x V --+ K una forma bllmeare slmmespazIo vettona e. Se b non è la forma bilineare nulla. d n > p"Ossiede una base {ez"'" en } di~gonalizzante per q Pertanto la . . possiede/una base diagonalizzante: sia essa [e z. . ann ... Scegliamo una base b = [bI' . b {-e e l diagonalizzante per b tale che la matnce I tnca.. Allora e = [e l . Seconda dimostrazione (Lagrange) Per induzione su n = dim(V). e la nuova base c = [bi + bz' ha la proprietà voluta. n ' ~~:~ . ... w) ~ O. . v + w) = b(v. matrici nulle.. cn } tale che b(c l .. d n l = . e non c'è niente da dimostrare. Inoltre b(e p e) = O per ogni j = 2.1] n q(v(yp . I~iziamo dal c.. . Per l'ipotesi induttiva la forma bilineare b' indotta da b su ell. n. Pertanto esiste un vettore e l EV tale che b(el' e l ) ~ O.' generale il caso in cui K è algebncamente chIUso) ... allora b(v + w.... [d e e l di V è una base diagonahzzante per q. = Yz.. n b ase Il teorema precedente afferma l'esistenza di una base e rispetto alla . TEOREMA 'l d' sia della forma D = (IOz 00 r [16. •• . Yn» = h ll (YI - In queste coordinate q ha la forma i~Z = b(c l . . enl è una base di ell. ej ) = = b' (ei . ESIste una ase l' ••• .. .. Zn' e dove q ZZ. l' z' . zn» = hllz? I ( + C3' I ••• .. Se n = l non c'è niente da dimostrare. .. . en > = ell. (K) di ran o r è congruente Equivalentemente.. bnl di V. Infatti. in particolare dim (ell.1m -.h l h c I + CZ' 12 ll = (Cl' CI) ~ q(V(ZI' . b) ~ O per qualche i ~j. e quindi ogni base di V è diagonalizzante. Dlmostrer~mo ..=z d = [dI' . w. ..

G~i interi p ed r _ p si dicono rispettivamente indic~ dI PO~ltlvlta e mdlce dI negatlvità e la coppia (p.r' . r. . . o. mentre dalla [16. eJ = b(fi . definita negativa . per ogni v = Yl f l + Y2 f 2 + . dim(V) = n ~ 1. Il numero di coefficienti aii che sono diversi da è uguale al rango r della forma q. Dimostrazione L'equivalenza delle due affermazioni è evidente. e non dalla base [e l : . x p+l r per ogni V=xle l +"0 +xnenEV. r e opportuni numeri reali positivi al' o = t.. n o come 2 [1605] Z2 + Zt . l . ~na forma quadratica q sullo spazio vettoriale reale V SI dIce: ~efmlta pos~tiva se q (v) ~ per ogni v EV. b(ei .. r . [1603] . r. _ b + . "0' arr diversi da 0. • oo. Equivalentemente.. .o" .p) è detta segnatura. dalla [16.3] in cui r = r(A) e p dipende solo da A. '0'.Zt+l . aro +znbn' Poiché v ~ O..5] si deduce che q(v) = - Z2t + 1 - ..4] segue che q(v)=xi+ ..4] si dice la forma canonica ~ella !~r~~ q~ad:atic~ q. en } di V. e ar + lr + l = "0 = ann = O. Se p ~ t possiamo supporre che sia t < po Consldenamo 1 so - 1603 TEOREMA (SYLVESTER) Sia V uno spazio vettoriale reale. Si avrà dunque ° a2' .Zl l ••• ' o t vedere che t = p. = aii . tali che rispetto a e la forma b abbia la seguente matrice: tospazi (: -~' :} q(v) = zi + 2 Nella dimostrazione del teorema precedente si è utilizzato il fatto che K è algebricamente chiuso per ottenere l'esistenza degli scalari ai' Nel caso K = R si ottiene un risultato un po' più debole.t> n. i = 1. Esistono un numero intero non negativo p::::. r '00. .. + Xpe p = Zt+lbt+l + . d'1 b e' la [16 3] e quindi la forma quadratica q associata a b è la matnce 2 2 _ 2 _ . t ESnT v~O dalla formula di Grassmann segue che S n T ~ <O). semldefimta negatIva se q(v) .. e quindi dipende solo da qo Salvo riordinare la base possiamo supporre che i primi r coefficienti siano diversi da zero e che tra essi tutti quelli positivi figurino per primi. e sia b: V x V ~ K una forma bilineare simmetrica. fJ = i =1 + 1.per o ° ° ° • • • ° ogni vEVo .. en } è una base ortogonale o Inoltre 2 2 f/~r' er + l = f r + l . ~n . "0' en = f n . Dimostreremo quindi la prima. . Poiché dim(S) + dim(T) = p + n . Quindi p per un opportuno intero p::::. dipendente solo da b.. fJ = a i. eJ = b(ai-lfi. se q è definita positiva (negativa) allora e anc e semI e m .4] o Ovviamente e = [e l . di b e dI q. dove r è il rango di b.. Dobbiamo far per Oglll v ... r (gli ai esistono perché K è algebricamente chiuso) e consideriamo i vettori Esattamente come nella dimostrazione del teorema precedente si verifica che rispetto alla base e = f/al' e2 = f 2/a 2. e qum 1 eSls e v . e cioè una contraddizione.>O.. <0. ogni matrice simmetrica A EM n (R) è congruente a una matrice diagonale della forma [16.. Per il teorema 1601 esiste una base f = [fl . + Yn f n E V. +xp b(ei .. b b . - z. L'espressione [16. } Resta da dimostrare che p dipende solo da b. no Quindi e ha le proprietà volute.. (Xi-lfJ = a i.. e una base e = [e l .[b b } la forma b SI espnma Supponiamo dunque che m un'altra ase l' .se q(~) > pe~ Oglll v ~ O~ semldefinita positiva se q(v) < per ogni v ~ O. q(v)=xl+ ... dO . '0" arE K tali che a..+ Zn bn EV per un opportuno intero t::::.Geometria euclidea 206 Salvo scambiare tra loro fl' 000' fn' possiamo supporre all' a22 . . h 'd f ita Evidentemente. o" o S = <el' o'" ep ) T = <b t +l' b n )· o .b«(. Siano al' a 2 . _ x 2 [16.. f n } di V tale che V=xle l + . i = 1.. .aii = 1. +x. Si ha quindi dove il simbolo O denota matrici nulle di ordini opportuni. . ° er = o'" .. 207 16/Diagonalizzazione delle forme quadratiche o •• .

Se non è semidefinita positiva né semidefinita negativa. come vedremo nei prossimi paragrafi.) è detta spazio di Minkowski e ha importanza fondamentale in relatività ristretta. 14 . n. sono le seguenti: Forma quadratica definita positiva x~ + .+l-'" -x. À. + xnYn = t xy. Si noti che ladefinizione non richiede che V abbia dimensIOne fIruta.3]. ~sprimere la matrice .. determinandone la segnatura e le trasformazioni effettuate. di segnatura (3. definita negativa indefinita Segnatura (n. Anche altri tipi di forme bilineari su spazi vettoriali reali hanno importanza in geometria e in fisica. è un prodotto scalare che chiameremo d'ora in poi prodotto scalare standard su Rn.4 COROLLARIO Una matrice simmetrica A EMn(R) è definita positiva se e solo se esiste una matrice MEGLn(R) tale che. . . Abbiamo quindi il seguente corollario. r) O<p<r:5n (p. . 6 Per ciascuna delle forme quadratiche dell'esercizio precedente. se x. e le relative segnature. dove A è la matnce della forma quadratica assegnata. Dal teorema di Sylvester discende anche che ogni classe di congruenza di matrici simmetriche reali di ordine n contiene precisamente ltIla matrice diagonale della forma [16. yE Rn denoteremo il loro prodotto scalare standard con il simbolo X· y. q si dice indefinita. (O. B della forma diagonalizzata come B = 'MAM.1] su Rn.y = XjYl + X 2Y2 + .IMAM. semidefinita negativa. si ha quindi x. 1). è non degenere indefinita. tlca . n) r:5 n x~+xl+ . Le forme canoniche corrispondenti ai diversi casi. assegnat a su R3 assuma la forma canonica ' e calcolarne la relatlva segnatura. + x.-X'..A = tMM. ~sPJimere la matrice • B della forma d'Iagonal'Izza·ta come B -.X. tlca . Diagonalizzare ciascuna delle forme quadratiche dell'esercizio 4 (§ 15). . corrispondente forma quadratica è definita positiva.' . Esercizi 1 In ciascuno dei seguenti casi determinar~un base rispetto alla quale . - x~ - .3] costituiscono un insieme completo di rappresentanti delle classi di congruenza di matrici simmetriche reali di ordine n. O) r:5 n (r. IX' In ciascuno dei seguenti casi determinare un base rispetto alla quale la !orma quadr~2... 2 2 a) 4x 2 -5 y 2+12z 2 b) _x +9z r .208 Geometria euclidea positiva (negativa). perché. Le forme bilineari simmetriche definite positive sugli spazi vettoriali reali sono molto importanti in geometria euclidea. Dotato del prodotto scalare standard. e mfatti esistono esempi di spazi vettoriali euclidei che non hanno dimension~ ~init~ (cfr. Un esempio particolare è lo spazio vettoriale reale R 4 dotato dalla forma quadratica che si chiamafornia di Minkowski. 4 Per ciascuna delle forme quadratiche dell'esercizio precedente.::: 1. Diagonalizzare ciascuna delle forme quadratiche del1'es~rcizio 2 (§ 15). La forma bilineare standard [15.. definita negativa. 5. dove A è la matnce della forma quadratica assegnata. sionale. Una forma bilineare simmetrica definita posi~ tiva su V si dice prodotto scalare. Analoga terminologia si usa per la forma bilineare polare di q. + x. 17 Prodotti scalari Sia V uno spazio vettoriale reale.. esse permettono di introdurre tutte le nozioni di natura metrica. 209 I7/Prodotti scalari c) _ x 2 _ y2 + Z2 d) y2 + l6z 2 • 3. determinando il relativo cambiamento di coordinate e la segnatura dI q.la forlI}a quadrad~ .x. In particolare una matrice simmetrica reale di ordine n è definita positiva se e solo se è congruente alla matrice unità 1m cioè se e solo se esiste M EGL n(R) tale che A = UInM = UM. rispettivamente semidefinita positiva. . assegnat a su C 2 assuma la forma [162].3]. Se su V è assegnato un prodotto scalare. esempio 17. La nostra trattazione sarà però finalizzata al caso firuto dImen. À.p) Una matrice simmetrica A EMn(R) si dirà definita positiva o. semidefinita positiva x~ + . Rn è uno spazio vettoriale euclideo. +X'. semidefinita negativa - x~ - . denominato n-spazio vettoriale euclideo. Si ha dunque una corrispondenza biunivoca tra tali classi di cgngruenza e le matrici [16.8(2)).. e la relativa formula dI cambIamento I coordinate: 2 2 b) 2 _ 2 y 2 a) -x + Y c) 4x 2+9 y 2 • d) _x2 _25 y 2.. cioè le matrici [16.. semidefinita positiva eéc. La coppia (R4. 16. indefinita se 1"1. O) (O. VSI dice spazio vettoriale euclideo. .

di v si definisce come lIv Il = ..2] ottenuta estraendo. cioè se e solo se v e w sono paralleli. v t } è un insieme ortogonale. 211 nito positivo. vI IIv Il è un versore parallelo a v. Per la NI un vettore v ha lunghezza O se e solo se v = O. W)2 :5 (v. W)2 (w. . w EV. Vt) = = ai(v i . W)2.. v). che si dice ottenuto normalizzando v. si ha (w. allora 17. j:5 t. w) + b 2 (w. Quindi Vi' v 2. P~iché w ~ O. . per ogni i = l. o lunghezza. si ha Il rv Il = I r I lIv Il. w)..1].. allora. Per la [17..1] Dimostrazione Se w = O la (17. v). Vt} è un insieme ortogonale di vettori. o perpendicolari.2(w. Possiamo dunque supporre w ~ O. .. Per ogni v. Un vettore v lunghezza 1 si dice versore. w) + IIwll 2 :5 :5 IIv 11 2 + 2 Il v Il IIw Il + Il w 11 2 = (II v Il + Il w Il)2 che è equivalente alla N3. w) e l'uguaglianza vale se e solo se av + bw = O. Per ogni rE R. Vt} si dice insieme ortonormale di vettori se è un insieme ortogonale e se i suoi elementi sono versori.1] è chiamata disuguaglianza di Schwarz.210 Geometria euclidea . WEV con il simbolo (v. denoteremo il prodotto scalare dI due vettOri v. . .2] si ha IIv + wll 2 = (v + w. La N2 segue estraendo le radici quadrate del primo e secondo membro dell'uguaglianza seguente: (rv. w) (17. {VI' v2. Se v.. la norma. si ha lIv + w Il :5 Il v Il + Il w Il e vale l'uguaglianza se e solo se v e w sono paralleli. W)2 (v. v t sono linearmente indipendenti. una base ortogonale (una base ortonormale) di V è una base {el' e2. v) .1] è ovvia. w) > O. . av + bw) 171Prodotti scalari [17. se V ha dimensione finita. un insieme ortogonale di n = dim(V) vettori è una base ortogonale di V. . che si legge "v scalare w". Vt} di vettori non nulli di V è un insieme ortogonale di vettori se i suoi elementi sono a due a due ortogonali. 0:5 (av + bw. v) . . la radice quadrata da primo e secondo membro della (17. normalizzando i suoi elementi si ottiene un insieme ortonormale: {v/"v l ".J (v.. w EV.1 TEOREMA (v. vtl"vt"}· Se V ha dimensione finita. + at(v i . 1:5 i. Dalla definizione segue che iI vettore O è perpendicolare ad ogni altro vettore di V. Un insieme finito {VI' v2.1]. se (v. se v ~ O.. e vale l'uguaglianza se e solo se v = O. e dividendo il secondo membro per (w. v) (w.. Prendendo in particolare a = (w.. In particolare.. rv)= r 2(v.(v. Poiché il prodotto scalare è definito positivo.. bER si ha = a2 (v. W)2 + (v.. w) = O. Per ogni a. t. v) + 2ab(v.(v. Dimostrazione Se alvI + a2 v 2 + '" + atvt = O. Sia V uno . allora VI' v2 . cioè la [17. w). . la disuguaglianza di Schwarz si può esprimere nella forma equivalente I (v.. e l'uguaglianza vale se e solo se v e w sono paralleli.spazio vettoriale euclideo qualsiasi. v) . si ottiene 0:5 (w. Se {vi' v 2. w) ottemamo 0:5 (w. . . dev'essere ai = O. w) (v. O è l'unico vettore perpendicolare a sé stesso. La lunghezza dI un vettore gode delle seguenti proprietà: Per ogni v EV si ha Il v Il ~ O. cioè se (Vi' v) = O per ogni i~j. 17. La [17. v + w) = IIvII 2 + 2(v. v EV. . . en } che è un insieme ortogonale (un insieme ortonormale) di vettori. Poiché (Vi' Vi) > O. v t sono linearmente indipendenti. . b = .. O = (Vi' alvI + a2 v 2 + '" + atvt) = = al (Vi' VI) + a2 (v i ..2 PROPOSIZIONE Se {VI' v2. w). Utilizzando la norma. Se VEV. Per la N2. w) (v... . . .. w) I :5l1vll IIwll. .. v2/11v2 ". NI N2 N3 La NI è una formulazione della proprietà del prodotto scalare di essere defi- La N3 è detta disuguaglianza triangolare e si dimostra nel modo seguente. v2) + . wEV sono detti ortogonali. w). Ricordiamo che due vettori v.. essendo uguali a O entrambi i membri.

.aV<w) v. una successione (finita o infinita) di vettori dello spazio euclideo V.. Se e = {el' e 2 .. Questo fatto segue anche direttamente dal teorema di Sylvester. di vettori di V tale che per ogni intero k ~ 1 si abbia: a) b) [17.. .. normalizzando (gli elementi di) una base ortogonale si ottiene una base ortonormale. e n } è una base ortonormale di V. 17. . v3. enJ. rispetto ad e. La base f è ortonormale se e solo se la matrice Me. 2. Wt· Quindi (VI' V2' .• . I Definiamo la proiezione ortogonale di w nella direzione di v come il vettore av(w) v. w-av(w)v w>/(v. per ogni w EV il coefficiente di Fourier di w rispetto a v è lo scalare = (v.3] av(w) 213 17/Prodotti scalari (vI' v2 .... Dimostrazione Le colonne della matrice M = M e . per induzione su k. . w k sono a due a due ortogonali. . W t soddisfacenti alle condizioni (a) e (b) per k = t. 17.av(w) (v. visto che il prodotto scalare ha segnatura (n. . Nella pratica è conveniente utilizzare basi ortonormali anziChé basi qualunque perché i calcoli con le coordinate dei vettori sono notevolmente più semplici. 15.4 TEOREMA (DI ORTOGONALIZZAZIONE DI GRAM-SCHMIDT) Sia VI' v2. . Wk>. w>v è ortogonale a w. W t + l ' e per l'ipotesi induttiva i vettori VI' . . Il risultato seguente descrive la matrice di un cambiamento di base ortonormale.1 v av(w)v Nel caso particolare in cui v è un versore. Definiamo t 'W t+1 = Vt+l - E.3] esprimono precisamente la condizione tMM = 1m cioè M EO (n). v> . la proiezione ortogonale di w nella direzione di v è (v..(Vt+l)W i (dove ~ denota la somma estesa ai soli indici i tali che wi. il cosiddetto "procedimento di ortogonalizzazione di Gram-Schmidt".. Sia t ~ 1 e supponiamo di aver costruito Wl' . allora esistono scalari non nulli Cl' c2' . tali che"k = CkWk' k = 1.. aw. ••• . se v è un vettore non nullo di V..r(lv ) sono le coordinate dei vettori f l . O). sempre per la definizione di Wt+1' abbiamo che Wt+l è combinazione lineare di Wl' W2. La terminologia è giustificata dal fatto che (w . .. w>. f= {fl ..3 PROPOSIZIONE Siano e = {el' •. i vettori Wl' w 2 .. ••• . v>.. w>v e w ... ....t: O).1). allora la matrice che rappresenta (. è un'altra successione che soddisfa le condizioni (a) e (b) per ogni k ~ 1. Tale procedimento è basato sulla nozione di "coefficiente di Fourier". + yne n si ha In altre parole in una base ortonormale il prodotto scalare di due vettori si esprime come il prodotto scalare standard dei vettori colonna delle loro coordinate. . cioè w .. .. > rispetto alla base e è In' Pertanto per ogni v = Xl e l + . Figura 17.. che abbiamo introdotto nel n. Dalla definizione segue che V t + l è combinazione lineare di Wl' W 2' .(v.1 discende che V possiede basi ortogonali se ha dimensione finita positiva. v t + l >C (Wl' W 2.. Wt.. . v> = (w. . fn Le [17. e quindi V possiede anche basi ortonormali.. . .. Vt sono combinazioni lineari di Wl' W2' . 2) Se "l' "2' "3' .. . 17..av(w) v è perpendicolare a v (fig... . Prendiamo Wl = VI' che evidentemente soddisfa (a) e (b) per k = 1. Descriveremo ora un metodo molto semplice per costruire insiemi ortogonali e trovare esplicitamente basi ortogonali (e quindi basi ortonormali). e supponiamo che e sia ortonormale. vk >= (Wl' w2 ' . v> = O. Wt+l>' D'altra parte. Dimostrazione 1) Costruiremo gli elementi Wl' W2 . Pertanto f è ortonormale se e solo se ..212 Geometria euclidea Dal teorema 16... Ricordiamo che.i1v) del cambiamento di coordinate da f a e è una matrice ortogonale. Vt+l' . + X n em w =yle l + . per ogni w EV il coefficiente di Fourier di w rispetto a v è: av(w) = (v.. .. f n } due basi dello spazio vettoriale euclideo V. Allora: 1) Esiste una successione (corrispondentemente finita dello stesso numero di elementi o infinita) wl' W2' W 3' . .

W3 V2 = (1.2 segue che {Wl' ••• .' aw. t. -1.) = (v t + 1 = (v t + l> I. Sia V uno spazio vettoriale euclideo.e3 o 2. w t sono combinazioni lineari di vI> V2 . V3 . -1. -1. Poiché. v3) W1 - (w2. Consideriamo R 4 con il prodotto scalare: (X .W I . (Wl' Wl) 17. v 3 =(-1.0. per la (b).. anche ut+ I .) w3 = 1_ 2 .4 non afferma che {w l> W 2' ••• .4/3 8/3 .W l =--e2 I W2 - W 2) 1 +- (W3.. 1). e 4 VI(O.. 4/3 8/3 1/2 3 W z) w2 - (w 3..0.W 4 v4) 6 l _1.W 2 _1. v 4 =(1. W 3) = e 4. tale che w. ••• . Consideriamo i vettori = 4. e sia (el> C2' e 3. ) = = (w2 . v 4 ) (w 2. ••• .... j=l w. w t + l ) C (VI' V2 . . 2 2 2 1 2 . cioè z è ortogonale a .. dunque si ha anche (Wl' W 2 . O). ••• . 1). W k sono tutti non nulli.) - J (Vt+ l' W..214 Per l'ipotesi induttiva i vettori Wl' W 2 . 0.. V4 dà W W2) -1 =v . 0. to Per la (a) si ha Ut+ 1 = Z V3 ) (Wl' Wl) Essendo per l'ipotesi induttiva anche (wj> w. -1). wd è un insieme ortogonale di vettori Se V ha dimensione finita e {v l> •• o. per ogni i = 1. . allora {Wl' W 2. Ciò dimostra la parte (1) del teorema.1). W k sia uguale a 00 Se Wl' W 2. 00. quindi z = O.. .) = (v t + 1. V4 ) (w 3.0. =V 4 ° per ogni i >é j.W I . sia Ut+1 che W t + 1 sono ortogonali a z. 1. -1.W2 = 1 1 =v +-w l +-w2 =(0. ••• . . w. Si ha poi. Per k = 1 la conclusione è ovvia. 0.W2 2 1 W4 -2 4 1 =V 3 . W n lo =V4 • I vettori Wl' W 2 .) (Wl' = V3 - W3 t (Wt+1> 215 17/Prodotti scalari Geometria euclidea ° ° 2 4 1/2 e2 [ e4 -J2 + -J2 ... 1.Ct+ IWt+ I = z è ortogonale a z.e l . dim (V) base ortonormale di V. perché può accadere che qualcuno dei vettori W l> W 2.) w. Per ottenere una base ortonormale non resta che normalizzare {w l> •• o. Pertanto la (a) è soddisfatta per k = t + 1.1) otteniamo o w3 = V3 - v 3) (Wl' (w2. >é O: w. 1). Si noti che la (b) del teorema 17. v3 ) WI - W2 (w2. v4 ) (w" w. W k l è un insieme ortogonale di vettori. 2 W3 = = O.' t. ••• . Vt + I ). ••• .w 2 3 3 l .. 1.W 3 = (1-. 1. la (b) è soddisfatta per k = t + 1. wnl è una base ortogonale di V. 2) Procediamo per induzione su k.W3 - = V + 1. 1 2 y) = -X1YI 1 + -x2Yz + 2 X 3Y3 + X 4Y4· Applicando il procedimento di Gram-Schmidt ai vettori VI = (1. che generano V..W 2 . il procedimento di Gram-Schmidt applicato ai vettori VI> ... e4 e2 -J2 - ] -J2 1'- . ° .5 Esempi 1. v t + l . V n} è una base di V. 1). O). .) - aw(v t + l ) (W"W.W2 .(vt+l)wj . w 2 ) 2 (Wl' = V4 - V4 ) WI (w2 . ••• .. v t ' e quindi W t + l è combinazione lineare di VI' V2 . 000' c t tali che U k = CkWk per ogni k::... V4 ) - (w 2. 1.sé stesso. Il procedimento di Gram-Schmidt applicato a vI> V2 .. v 2 (2. Vn fornisce vettori Wl' •• 0' w n ' a due a due ortogonali. e quindi tutti diversi da o: dalla proposizione 17. 1). 1. 0. v 4 (0. v 3 (-1. 3 3 2 l una w4 = v4 =v 4 (Wl' WI - (Wl> Wl) (w2 .::: 1 e che esistano CI' C2. i. 1::. 0. Supponiamo t. (Wl' Wl) .. j::. Ct + 1 ER. 0. W 3 ' W 4 costituiscono una base ortogonale di Vo Normalizzando questi vettori si ottiene la base ortonormale + Ct+IWt+l' per qualche zE (Wl' •• 0' Wt).00 .

O.3 2. Rinviamo il lettore ai corsi di analisi matematica per i dettagli. ••• . w> se v e w sono versori. 1. . Dalla sua espressione vediamo che l'angolo convesso formato dai vettori v e w non dipende dall'ordine in cui essi sono presi.!.u = O= u' . et l una base ortonormale di W. Questo rende inconsistente la nostra pretesa di sviluppare la geometria in modo indipendente dalla geometria elementare. Per i nostri scopi sarà sufficiente sapere che le funzioni trigonometriche e le loro inverse si possono definire in modo puramente analitico. e1 >e1 + .3 -.. Se v=u+u' per qualche UEW. ••• . .1(1-. La relazione esistente tra questa definizione ed il concetto di angolo che si dà nella geometria euclidea elementare è spiegata nell'esempio 17. w> ) IIvllllwll [17. poniamo w = (v.é (O> un suo sottospazio vettoriale di dimensione finita. Al lettore più attento non sarà sfuggito che la definizione [17. Ma allora w . u'EW. Quindi si ha dalla quale.> .216 Quindi Geometria euclidea [(1. Supponiamo che v. e tale che si abbia (v.l. 1). essendo perpendicolare ad ogni elemento di W. wEV siano due vettori diversi da O. Avvertiamo il lettore che d'ora in poi faremo liberamente uso delle principali proprietà delle funzioni trigonometriche. mediante serie di potenze.ende che esiste un unico numero reale ().7] di angolo convesso di due vettori. t: (w'.. Inoltre. . L'elemento w che compare a secondo membro della [17. facendo ricorso alla funzione inversa della funzione cos(). w> = IIvllllwll cos(). w>:51. Quindi v = w + w' si esprime nella forma voluta.5] e dalle proprietà della funzione coseno disc. è perpendicolare ad ogni loro combinazione lineare. è una base di R4 ortogonale rispetto a (. Si noti che dalla definizione segue che due vettori non nulli v.. e) (e. La [17.l e quindi w . cioè w' EW . per ogni i = 1.2] si può anche () = arccos ( (v. [17.4] si dice proiezione ortogonale di v sul sottospazio W. + (v. w + w' > si ottiene immediatamente la seguente: IIvIl 2 =lIwIl 2 +lIw'1I 2 che è detta identità pitagorica. è anche ortogonale a sé stesso. -1). et. L'angolo convesso così definito è un numero reale compreso tra Oe 1r. cosicché la definizione di angolo convesso di due vettori di uno spazio vettoriale euclideo qualunque data dalla [17. -1. l7/Prodotti scalari [17.1] permette di introdurre in uno spazio 'vettoriale euclideo V la nozione di "angolo convesso di due vettori non nulli" nel modo seguente. . cioè w = u e w' = u'. e. w sono perpendicolari se e solo se il loro angolo convesso è 1r /2.u.(v. tale che 0:5 () :5 1r.5] Dalla [17. Allora ogni elemento v EV si può esprimere in modo unico come v=w+w'.3 2). e) = (v. IIvllllwll [17. nell'ambito della quale le funzioni circolari vengono di solito definite. e non ha il significato geometrico che tale nozione possiede nella geometria del piano ordinario. (-.7] è indipendente dalla geometria euclidea elementare.. dividendo per Il v Il Il w Il .si ottiene -1:5 (v. 3 -1. (O. Evidentemente w EW.7.w'. 2 2" OO)] 217 scrivere nella forma equivalente: -lIvllllwll:5 (v. et>et Potremo quindi scrivere (v. e quindi w'. La disuguaglianza di Schwarz [17. Se v EV. Esplicitando l'identità Il v 11 2 = (w + w'. Inoltre cos() = (v. >.6 PROPOSIZIONE Sia V uno spazio vettoriale euclideo e W '. e.l.4] dove wEW e w' EW.(w.> = O. e) = (v. w> cos()=---IIvllllwll Dimostrazione Sia {e 1. La contraddizione è pero solo apparente: infatti tutte le funzioni circolari e le loro inverse possono essere definite in modo completamente autonomo dalla geometria elementare.!.. essendo perpendicolare a e 1.7] l'angolo convesso (o non orientato) tra i (o formato dai) vettori v e w. apparentemente utilizza la geometria euclidea elementare. allora w-u=u' -w'EWnW.6] Chiameremo w' =v-w. e) .l. w> :5l1vllllwll 17.

1r]. Notiamo anche che la disuguaglianza di Schwarz Ivxwl::s. Con abuso di linguaggio identificheremo spesso un angolo con una sua determinazione.a seconda che OP e OA siano orientati concordemente o discordemente. } = [0+2k1r: kEZ} [17. Queste definizioni sono state date senza utilizzare alcun prodotto scalare su V. Dalla definizione segue subito che un angolo è un sottoinsieme di R della forma { . w EV poniamo vxw= { Iv I I w I cos O se v . j} di V. e si dice l'angolo convesso associato. l'identità ° Iv 12 = xi +xi è nient'altro che il teorema di Pitagora. Ad ogni angolo rO + 2k1r: kEZ} si può associare il numero reale min[10+2k1rl: kEZ}. Se v. Si verifica facilmente che la congruenza modulo 21r è una relazione di equivalenza. .7 Esempio Sia V lo spazio dei vettori geometrici del piano ordinario.. quindi il concetto di perpendicolarità di vettori così come viene definito dal prodotto scalare [17. e w .t O . e scriveremo 0== cp (mod. appartiene a [O. coincidano con quelle che abbiam~ appena introdotto geometricamente. Poiché ogni angolo possiede un'unica determinazione principale. La proiezione ortogonale di w nella direzione di v è il vettore OP = ay(w) v. Sia P il piede della perpendicolare condotta da B sulla retta contenente i punti O e A.. denotata con Iv I. ogni numero reale Oindividua un angolo [17.. Le classi di congruenza verranno chiamate angoli orientati. dato dalla [17. [17. in V. che.t O.8] è un prodotto scalare in V. lasciamo al lettore la facile verifica di questo fatto. Se v = Xli + x2j. sarà data ricorrendo alle proprietà dei numeri reali nel modo seguente. La definizione di angolo orientato. .coefficiente di Fourier ay(w) è il rapporto i ~la ~ghezza di OP e quella di OA.8] Allora x definito dalla [17. si definisce come la lunghezza di uno qualsiasi dei rappresentanti di v. 17/Prodotti scalari 219 Se si considera lo spazio vettoriale V dei vettori geometrici dello spazio ordinario in cui sia stata introdotta un'unità di misura dei segmenti. la loro somma è l'angolo [O + '11 + 2k1r: kEZ}. O. 00 < 21r. come nel caso precedente. Per ogni v.9] cui appartiene e uno solo. per definizione. due determinazioni di uno stesso angolo differiscono per un multiplo intero di 21r. 0-21r. Se due vettori v. Per le esigenze dell'algebra lineare e della geometria euclidea non è sufficiente disporre del concetto di angolo non orientato di due vettori. È immediat~erificare cheJ1. Si osservi che se v e w sono versori allora il loro prodotto scalare coincide con il coseno dell'angolo da essi formato... w = OBEV. 21r). Gli elementi di un angolo sono le sue determinazioni. O::s. che è perpendicolare a v. ---+ ---+ · Slano v = OA. e si rende necessaria l'introduzione di una nozione di "angolo orientato" . è immediato verificarlo.218 Geometria euclidea 17. . w soddisfano v x w = e nessuno dei due è O. cioè con un numero reale. 1r se espresso in radianti) formato da rappresentanti di v e w applicati in uno stesso punto (qui stiamo utilizzando la definizione di angolo della geometria euclidea elementare). cp ER sono congrui modulo 21r. 0-41r. 1r]. wEV sono entrambi non nulli. Definiamo in R la seguente relazione. Gli angoli si possono sommare tra loro sommandone le determinazioni: se {O + 2k1r: kEZ} e ['11 + 2k1r: kEZ} sono due angoli. Consideriamo una base ortonormale {i. 0+21r. allora cosO = 0. in cui supponiamo introdotta un'unità di misura per le lunghezze dei segmenti. per il quale valgono considerazioni del tutto simili à quelle fatte nel caso precedente. 21r) se 0..cp = 2k1r per qualche kEZ. preso con il segno + o . sottintendendo che due numeri reali rappresentano lo stesso angolo se e solo se la loro differenza è un multiplo intero di 21r. oppure che O è congruo a cp modulo 21r.9] per qualche OER.. cioè il loro angolo è 1r12. 1.t w. Ogni angolo possiede un'unica determinazione 00 tale che O::s. l'angolo convesso (o non orientato) tra v e w si definisce come l'angolo convesso O (O::s. Ivllwl segue immediatamente dal fatto che I cosO I ::s. o semplicemente angoli. Diremo che O. si ha una corrispondenza biunivoca tra l'insieme !JJ di tutti gli angoli e l'intervallo chiuso a sinistra [O. v. Per ogni v EV la lunghezza di v.8] definisce anche in questo caso un prodotto scalare.8] coincide con quello usuale. È possibile però introdurre in V un prodotto scalare in modo che le nozioni di lunghezza di un vettore e di angolo convesso tra due vettori non nulli che si ottengono utilizzando il prodotto scalare. In precedenza abbiamo definito un angolo convesso come un numero reale nell'intervallo [0.. la [17.7]. Inoltre la norma Il v Il di un vettore v coincide con la sua lunghezza I v I.ay(w) v = PB. O altrimenti. la cosiddetta determinazione principale. 0+41r. Poiché le classi di congruenza costituiscono una partizione di R.

sinl/. e sia cosa A= ( sina . .cp (mod.' .. """ = . j}. essendo le funzioni coseno e seno periodiche di periodo 21r. allora si ha . La base [1.sina) (c~sCP) = (c~S(CP + cosa smcp sm(cp + a) a») (c~sCP') smcp' e similmente [17. v(v!. Dalle proprietà elementari delle funzioni trigonometriche si deduce che per ogni (a.. dove Oè una qualunque determi~azione dell'angolo.11] segue immediatamente calcolando il prodotto a primo membro e dalle ben note formule che esprimono cos(cp + O) e sin(cp + O) in funzione di coscp.ba Ila Il IIb Il . Definiamo l'angolo orientato formato dai versori u e v come l'angolo una cui determinazione è l/... L'insieme C dei numeri complessi è uno spazio vettoriale reale di dimensione 2... Se u = cos cp i + sin cp j = cos cp' i' + sin cp' j . Allo scopo è sufficiente osservare che..J aZ + b Z . Se a.j= cosl/. v=cosl/. Si osservi che per la definizione di angolo orientato è stata fissata una base ortonormale di V. 17. . l/. i} identifica C con R Z associando ad un numero complesso a + ib la coppia (a. Le relative verifiche sono lasciate al lettore. In realtà la definiziohedipende solo dall'orientazione di V definita dalla base fissata. 21r).i+sinl/. Da ciò segue che associando ad ogni angolo la matrice Re..8 Complementi 1. b). Iz I L'angolo individuato da O si dice l'argomento di z e si denota con arg(z)... che è definito come I z I = ili = . .sinO) = (COS(CP + O) cosO sin(cp + O) .. ab ---- ~ .sincp\ (C~SO coscp) smO . cosO. ResinO cosO Dall'identità (cosO)Z + (sinO)z= 1 segue che ReE SO (2).220 Geometria euclidea Rispetto all'operazione di somma gli angoli costituiscono un gruppo 9' il cui elemento neutro è l'angolo {2k1r: kEZ}. vz> due versori. b EV sono due vettori non nulli.sin(cp + O») . UZ> = (coscp.. b) Il.. si ottiene una corrispondenza biunivoca di 9' su SO(2).(cp + a) == l/. e siano cp. b) ER 2 tale che az + b Z= 1 esiste OE R tale che a = cosO. è uguale a Il (a.. ft > O. sincp) (VI' vz) = (cosl/.+a»). j' }.).sinO) . concordemente orientata con {i.. b. Se z = a + ib EC. sincp. + a) .. . j' } un' altra base ortonormale... OER.. il loro angolo orientato è definito come " b =a . b = sinO. e quindi è della forma Iz I Iz I Iz I _z_ = cosO + i sinO.) cosa sml/. la determinazione principale di arg(z) è talvolta chiamata argomento principale di z. cos(cp + O) (u I . uv.A.ba.6]. j}. e quindi. poiché ogni matrice in SO(2) è della forma [2. Consideriamo ora unO' spazio vettoriale euclideo V di dimensione 2. ... (Aa)(ftb) = ab '" per ogili tema di vettori non nulli a. se cp. in cui sia fissata una base ortonormale [i.cp. 221 17/Prodotti scolari l/. sinO. e pertanto le due basi definiscono lo stesso angolo orientato tra u e v.'j'. L'angolo orientato gode delle seguenti proprietà: a) b) c) d) ià = O. ab T be = ae. Siano u(u p uz). E facile verificare che questa corrispondenza è un isomorfismo di gruppi. ER tali che -----. e in cui l'opposto dell'angolo {O+2k1r: kEZ} è {-O+2k1r: kEZ}. Infatti..11] La [17. Ad ogni ZEC* possiamo associare il numero complesso _z_ = _a_ + i _b_ che ha modulo 1. al variare di OE R la matrice Re descrive tutto SO(2).sina \ cosa) la matrice del cambiamento di coordinate da [i. j} a [i'.. sm(l/. .'i' +sinl/. allora cioè: . Per ogni OER consideriamo la matrice _ (COSO . sia [i'.. + a) Quindi si ha l/. = (c~s(l/. Infine. c e per ogni A.') = (c~s a (C~S sml/.' sma -Sina)(C~sl/. si ha Re = R<p se e solo se O e cp sono due determinazioni dello stesso angolo. il modulo di z.cp' == (l/.

a.Geometria euclidea 222 Poiché z = Iz I _z_ deduciamo da quanto detto che ogni numero complesso z :. 9. Utilizzando il procedimento di Gram-Schmidt. . O. Determinare una base ortonormale di R4 applicando il procedimento di Grarn- 1 <f. Risolvere l'esercizio 2. Dimostrare che l'applicazione iv: V -> ( V ). -1). (O. O. R [X] è uno spazio vettoriale euclideo che non ha dimensione finita. k} di V. definita da p. O. 1. 1. 3). 1. Dimostrare che se due basi {i. y) = x. (1. O). O). 1). tlta.2. -1. . è lineare. (. 7.(l. j. (2. 8. O. (5. Verificare che ponendo (x.6) 2. 12. I?i~ostrare c~e in uno spazio vettoriale euclideo (V.2X2Y' + X3Y3 .X3Y2 + X4Y4 scrive nella forma seguente: I z I (cosO 223 18/L'operazione di prodotto vettoriale j f(x)g(x)dx. 1. trovarne una base ortonormale ed estendere tale base a una base ortonormale di V. definiscono angoli orientati opposti. (-1. 1). 13. 2. Dimostrare che i numeri complessi di modulo 1 costituiscono un sottogruppo del gruppo moltiplicativo C*. (3.12] dove Oè una determinazione di arg(z). 5).X2Y' + X3Y3 18 L'operazione di prodotto vettoriale si definisce un prodotto scalare su R 3 • 4. 2). con prodotto scalare <. 1. In ciascuno dei casi seguenti determinare una base ortonormale del sottospazio vettoriale di R 4 generato dai vettori assegnati: a) (2. 5) b) (-1.2). Sia V uno spazio vettoriale euclideo di dimensione 4. 1.6. 1. 2. 1. (1. 1. (1.X'Y2 .12] è una rappresentazione trigonometrica di z. 3) b) (1.). 1). O. wE C* allora si ha I zw I = I z I I w I e arg(zw) = arg(z) + arg(w).4). -1). Sia V uno spazio vettoriale euclideo e sia v un suo vettore non nullo.(w) = w . 1. 3. (lO. 1. O. 1). per ogm v. si ortogonalizzi la base canonica di R rispetto al prodotto scalare (x. Verificare che ponendo (x. Denotiamo con V uno spazio vettoriale euclideo di dimensione 3. Sia V uno spazio vettoriaIe euclideo e sia v EV. che ad ogni w EV associa la sua proiezione ortogonale nella direzione di v. (2. O.l. y) = 2x. g(X) ER [X] poniamo c) (1. L'applicazione b) lIv+wIl 2 -lIv-wIl 2 =4(v.1). w3(3. -1 4 Dalle proprietà dell'integrale definito segue subito che (. Esercizi 1. v -:.3. 1). V3. 1). 3). 1. 1. y) = x. Per ogni f(X). -1). e sia W il sottospazio generato dai vettori w. Ciò può essere verificato per mezzo delle rappresentazioni trigonometriche nel modo seguente. Dotato di questo prodotto scalare. j l e (i'. in cui sia fissata una base ortonormale e. . (O. -1. O. (4. w). 1). 1. è lineare. (. V3. 1). isomorfo a SO (2). 1. 4.Y. In ciascuno dei seguenti casi applicare il procedimento di Gram-Schmidt per determinare una base ortonormale del sottospazio vettoriale di R 3 (con prodotto scalare standard) generato dai vettori assegnati: a) (1. O. 1. Allora: zw = I z I (cosO + i sinO) I w I (coscp + i sincp) = = I z I I w I (cosO coscp .Y2 + X2Y' + 2X2Y2 + 2X3Y3 + X3Y4 + X4Y3 + 2 X4Y4' lO.2.) è un prodotto scalare. 0. w E V: a) Il v + w 11 2 + Il v - W <. . 4 • 6. + 2X2Y2 .(w)v.y. 1.2. Consideriamo lo spazio vettoriale R [X] dei polinomi a coefficienti reali in una indeterminata X. Schmidt al sistema di vettori seguente: (O. si dice proiezione di V su v. Se z.é O si z = Izi si definisce un prodotto scalare su R + i sinO) [17. + X. Verificare che p. (-1.2). 2. Determinare dim(W). 1. -1. 1). Siano OEarg(z). O. sostituendo al posto del prodotto scalare standard il prodotto scalare definito nell'esercizio 3. 2.2. 1). O.2X'Y2 . » sussistono le seguenti iden- 11 2 = 211v 11 2 + 211 w 11 2 11. Fissiamo una base ortonormale {i.-.g)= 5. 1). (2. O.t. --. j' l di un piano vettoriale euclideo V sono discordemente orientate. La [17. (. 1) d) (1. 3.X2Y3 .2.2. + 6X2Y2 . O. 1.sinO sincp + i(cosOsincp + sinO coscp» = I z I I w I [cos(O = + cp) + i sin (O + cp)]. O. W2(1. (3. cpEarg(w).y. O.

k} basta osservare che la matrice del cambiamento di coordinate da {VI' VZ. vz) L'operazione di prodotto vettoriale che abbiamo introdotto associa a una coppia ordinata di vettori un terzo vettore. I. cioè è un'applicazione VxV--V. vI/\VZ>éO.opposto.(vI' Vz)Z = (xi cioè i minori di ordine 2. (2).1 DEFINIZIONE Siano VI (XI' YI' ZI) e Vz(xz. j. +. Se viceversa VI e Vz sono linearmente indipendenti. della matrice + yi+ zi)(x~ + Y~ + zD . Dimostrazione 8) Poiché VI e Vz sono linearmente indipendenti e dim(V) Il teorema seguente descrive le principali proprietà del prodotto vettoriak dim({v p vz}. v3 EV e per ogni cE R si ha 1) vj/\vz = . v i /\ vz} è una base di V concordemente orientata con {i. v i /\ vz) = O z 6) IIv I /\vz ll = IIv l ll z llvz ll Z.L) = 3. Nello stesso modo si dimostra la (5). {VI' Vz. Vediamo dunque che una diversa scelta della base può cambiare V1/\ Vz nel suo . j. k} ha determinante uguale a IIv l /\v z ll z. In conclusione v i /\ Vz dipende solo dall'orientazione dello spazio V definita dalla base {i.YIXZ)Z dinate sono e IIv l ll z llvz " z . Studiandone le proprietà vedremo che in effetti il prodotto vettoriale dipende solo dall'orientazione di V definita dalla base. Dimostrazione Le dimostrazioni relative alle (1). k}. v i /\ Vz segue dal fatto che VI' Vz lo sono e che VI/\vzE (vI' vz}. j.ZIYZ)Z + (ZlXZ. k l. e per la (7). Poiché dim(V) = 3 si conclude che {VI' VZ. j. vI/\V Z} è concordemente orientata con {i. 9) Se VI e Vz sono linearmente indipendenti.XIZZ)Z + (XIYz . VI/\VZ} è una base. Per dimostrare che {VI' Vz. Si osservi che la (6) può anche esprimersi nella forma seguente: (VI' vz) (vz. dobbiamo aspettarci che quest'operazione dipenda dalla scelta della base ortonormale {i. data dalla seguente proposizione. zz) due vettori di V. ogni vettore ortogonale sia a VI che a Vz è un multiplo scalare di V1/\ Vz. Yz. (3) e (7) sono facili e vengono lasciate al lettore. vz).2 TEOREMA Per ogni scelta di VI' vz.224 Geometria euclidea lSIL'operazione di prodotto vettoriale 18. Se VI e Vz sono linearmente dipendenti. Per la -(4) e la (5). presi a segni alterni +. v i /\ vz} a {i.(VI' Vz)z 7) v i /\ Vz = O se e solo se VI e Vz sono paralleli. Svolgendo i calcoli si verifica che i secondi membri sono uguali.3 COROLLARIO 8) Se VI e Vz sono linearmente indipendenti.L. Ora non è difficile accertare in che modo v i /\ Vz dipende dalla scelta della base {i. e V1/\ Vz appartiene a {vl' VZ}. = dim(v l . 18. e.VZ/\VI 2) vI/\(VZ+ v 3) = vI/\VZ+ VI /\V 3 3) c(v l /\ vz} = (CVI) /\ Vz = VI/\(CVZ) 4) (VI' VI /\ Vz) = O 5) (vz.L . Xz Yz Zz ZI) che ha due righe uguali e quindi ha determinante nullo. j. j.L. k}. Il v i /\ vzlI è univocamente individuato dalla proprietà (6).L) 18. 15 . che ha dimensione 1. k}. il loro prodotto vettoriale è V1/\ VZ= O e quindi è univocamente determinato da VI e da Vz.L . Il prodotto vettoriale di VI per Vz è il vettore VI/\ Vz (si legga "VI vettore vz") le cui coor- 225 Per dimostrare la (6) scriviamo esplicitamente Il VI /\ vzll z = (YIZZ . 9) L'indipendenza lineare di VI' Vz. vl/\vzE {VI' vz}. La (4) si dimostra osservando che (VI' v i /\ vz) uguaglia il determinante della matrice ( Xl YI Xl YI ZI . Quindi vI/\VZ genera {vl' VZ}. questo avviene se e solo se le due basi non sono concordemente orientate. per la proprietà (9).(XIXZ+ YIYz + zIzz}z. Poiché è stata definita utilizzando le coordinate dei vettori. si ha = 1. La proprietà (6) ha una interessante interpretazione.

Si n?~i che nel caso in cui V è lo spazio dei vettori dello spazio ordinario..4 afferma che Il v /\ w Il è uguale all'area del parallelogramma costruito sui vettori v e w (fig.1 . a/\b) = (v. a. en e O' e{ .. + cne:. la matrice A è di una delle .. bEV si ha (V..1] è W 2 . la proposlZIone 18. Y3' Z3 ) . È opportuno notare sin d'ora che la formula del cambiamento di coordinate da un riferimento cartesiano a un altro ha una forma particolare. e: due riferimenti cartesiani in E.1). a3 ).1] si verifica svolgendo i calcoli e confrontando le due espressioni. denotato con E n . come . Dimostrazione Si ha. viene chiamato l'n-spazio euclideo numerico. cn) è individuato. 18. b) /.SI.226 Geometria euclidea 18:~ PROPOSIZIONE Supponiamo che v e w siano linearmente indipendenti. il primo membro della [18. v b dove A = Me 'e (Iv) è una matrice ortogonale e c = t(c i sappiamo.. a) Per ogni v. 19/5pazi euclidei 227 Dimostrazione Se le coordinate dei vettori dati sono (VI' V2 . a) I (w. 18. [18. (VI al + v2 a2 + v3 a3) (wlb l + w2 b2 + w3 b3) - (vlb l + v2 b 2 + v3 b 3 ) (Wl al + + W 2 a2 + w3 a3)· L'identità [18.. Nel caso n = 2. en nello spazio euclideo E tale che {e l . Lo spazio affine numerico An(R) diventa uno spazio euclideo se in Rn si assegna il prodotto scalare standard. (Wl' (bI' b2 . a2 . Siano infatti Oe l . (al. dove a è parallelo a w e b è ortogonale a w. ha (VI' v 2 /\ v 3 ) = XI YI Zl X2 Y2 Z2 ) Da quest'espressione di (VI' v2 /\ v3 ) segue immediatamente che scambiando fra loro due dei fattori il pro~otto misto cambia di segno e che (VI' v /\ v ) = O 2 3 se e solo se VI' v2 e v3 sono lInearmente dipendenti. w. b) 19 Spazi euclidei Z2 . Dati v l' VI' V2' V3 EV. dall'identità -----t 0'0 = cle{ + a w Figura 18. . Diremo che E è uno spazio euclideo se in V è assegnato un prodotto scalare definito positivo.. w) per il prodotto scalare di due vettori v e w in V.1] Sia E uno spazio affine reale con associato spazio vettoriale V. b3 ). V3 ). . e scnvwmo v = a + b. cioè in cui E è un piano euclideo.. (7) e (6): il secondo membro è 1Iv/\ w Il = Il (a + b)/\wll = Il (a/\w) + (b/\w) Il = IIb/\wll = IIb IIl1wll. e sia PE E un punto di coordinate x = t (XI'" x n ) rispetto al primo riferimento e x' = t (x{ '" x:) rispetto al secondo. dovuta al fatto che le corrispondenti basi dei vettori sono ortonormali. Concludiamo il paragrafo con un'identità dovuta a Lagrange.. Allora lIv/\wll = IIbllllwll. il prodotto scalare (v l' v2/\ v3) è detto prodotto misto di v 2 e v 3• Se le coordinate dei vettori dati sono rispettivamente (x y z) (xy l' I> l' 2' 2' (X 3 .. W 3 ).. cioè se V è uno spazio vettoriale euclideo. utilizzando le proprietà (2).. en } sia una base ortonormale di V si chiama sistema di coordinate cartesiane oppure riferimento cartesiano. Il suo spazio vettoriale associato è l'nspazio vettoriale euclideo. Questo spazio euclideo. Allora si ha x' =Ax+c. (w. Useremo la notazione (v. Nello studio degli spazi euclidei è naturale utilizzare sistemi di coordinate cartesiane: ciò facilita notevolmente i calcoli.5 PROPOSIZIONE (IDENTITÀ DI LAGRANGE) (v/\w. Un sistema di coordinate Oe l .

QEE e d(P. che sono normali a t-.'P se uno dei due vettori viene moltiplicato per uno scalare negativo. T Ila Il Il al Il Questa definizione dipende dalla scelta di a e di al: l'angolo 'P così definito viene sostituito da 1r . SM2. Se in E è fissato un sistema di coordinate cartesiane Oel . SM2 d(P. definito in V grazie al prodotto scalare. QEE. REE. . Inoltre esistono esattamente due versori. 7r cos dI = --'---'-T . R) per ogni P. l'uno opposto dell'altro. Q) = O se e solo se P = Q. Precisamente. ••• . Yn) rispettivamente. si ha d(v. La distanza tra P e Q. esi dicono versori normali a t-.ed t-1 come l'angolo convesso tra a e al' cioè mediante le condizioni seguenti: (a. angoli.vII.1] Ricordando che a( . l'uno opposto dell'altro. Data una retta t. 19. Ci sono esattamente due versori di t-. Q). cioè se un (e quindi ogni) vettore di direzione di una delle due rette è ortogonale a un (e quindi ad ogni) vettore di direzione dell'altra. È evidente che. uno spazio metrico è un insieme X su cui sia definita una distanza. che è quanto fissarne vettori di direzione.2 possono essere prese come assiomi per definire una classe più generale di spazi. SM3 d(P. Q) + d(Q.di lunghezza l si dirà versore di t-. Sia E un piano euclideo in cui sia fissato un riferimento cartesiano Oij. Q) 2: O per ogni P. Le tre proprietà della proposizione 19.2 afferma che. Non è vero il viceversa: in generale uno spazio metrico non è uno spazio euclideo. R) 2: d(P. Un vettore non nullo m si dice ortogonale (o perpendicolare. [19. in particolare tutti i sottoinsiemi di uno spazio euclideo E sono spazi metrici..1. lfl :::. 19.. SM3. Poiché a( . La proposizione segue immediatamente dalle proprietà del prodotto scaiare. e quindi i versori normali a t.e di t-I rispettivamente. o normale) a tse m è ortogonale a un (e quindi ad ogni) vettore di direzione di t-. essendo dim(V) = 2. Per rendersi conto della loro maggior generalità si pensi che ogni sottoinsieme di uno spazio metrico è ancora uno spazio metrico.- IInll . x n) e Q(YI' . è d(P. A) è un vettore di direzione di t-. Utilizzando il prodotto scalare definito nello spazio vettoriale associato V. cioè un'applicazione d: X X X --+ R che soddisfi alle tre condizioni SM1. Q. È possibile definire angoli e distanze tra sottospazi di uno spazio euclideo E in casi più generali.in E.ed t-I dobbiamo fissare 19/5pazi euclidei 229 vettori di direzione a e al di t. ogni spazio euclideo è uno spazio metrico. non è però nei nostri scopi sviluppare una teoria generale: intendiamo piuttosto limitarci a considerare spazi euclidei di dimensione 2 o 3. Consideriamo una retta t-. i quali. è possibile introdurre nello spazio euclideo E nozioni di natura metrica come distanze. gli "spazi metrici".B.6] o [2.228 Geometria euclidea due forme [2. possiedono essenzialmente tutte le proprietà geometriche del piano e dello spazio ordinari.indicata con d(P. A) è un vettore di direzione di t-. il vettore n(A.1 DEFINIZIONE Siano P e Q punti dello spazio euclideo E. avente equazione cartesiana AX+BY+C=O.- di coordinate sono i versori di t-. Definiamo quindi l'angolo convesso 'P tra t. Q) = d(Q. con la distanza definita dalla 19. allora si ha Nel caso in cui E = Va' dove V è uno spazio vettoriale euclideo. un vettore di direzione di t. Si noti che anche per definire l'angolo convesso di due rette nella geometria euclidea elementare è necessario fissare un verso di percorrenza su ognuna di esse. Per definire l'angolo convesso fra due rette date t. e infatti gli spazi metrici sono oggetti molto più generali la cui geometria non studieremo in questo corso.B. È anche possibile definire la nozione di angolo convesso di due rette utilizzando quella di angolo convesso di due vettori. w) = l/w .2 PROPOSIZIONE La distanza gode delle seguenti proprietà: SMI d(P. La 19. Due rette in E si dicono ortogonali (o perpendicolari) se il loro angolo convesso è 7r12. Q) = IIPQII. dovrebbe ormai essere chiaro al lettore. !I ! I ~ I I . al> O:::. en> e se i punti dati sono P(xl .. due vettori qualunque ortogonali a t. si deduce che i vettori a lIali ±U= ± . P) per ogni P.sono fra loro paralleli.. B) è ortogonale a t-.7] a seconda che i due riferimenti siano concordemente o discordemente orientati. aree.sono n ±v= ± .

evidentemente questa retta esiste ed è unica..a) + B(Y - [19.B. t...z<J = O. o normale) a jv se è ortogonale ad ogni vettore della giacitura di jv.. il loro angolo convesso <p..b) I I (Axo + Byo + C) I . Wo) (fig. Ogni vettore appartenente alla giacitura di jv è della forma PoP. allora y<J + C(Z ./A2 + B2 .4] AX + BY + CZ + D = O. quindi jv possiede esattamente due versori no~ma~i. Supponiamo fissato in E un sistema di coordinate cartesiane Oijk. A.3 PROPOSIZIONE La distanza d(Po.Geometria euclidea 230 231 19/5pazi euclidei e hanno coordinate Dato un punto Q(a..5] vediamo che il vettore n(A.1 . PEjv.: N è il piede della perpendicolare condotta da P o a t".. quindi dalla [19. N) si chiama distanza di P o da t". Poiché la [19. E possibile calcolare d(Po. otteniamo IA (xo .b).' sono due rette parallele di E.2] è individuata da a.tenendo presente che C = .../A2 + B 2 .(Aa + Bb)... N). b) è un punto qualsiasi di t".a) + B(yo .'). la loro distanza d(t". Consideriamo la retta t"l che passa per P o ed è ortogonale a t.. ~a distanza d(po. Poiché t"l non è parallela a t". e un punto Po(xo... Un vettore m si dice ortogonale (o perpendicolare../A2 + B 2 A (X . cioè d(Po' t..2] b) = O.1).') è per definizione uguale a d(P. t.. 19. 19.. b. B ) come versore normale.5] ----+ sono i versori normali a jv.) ---+ = I (v. dove P è un punto qualunque di t"..a). " .) trovando un'equazione di t"l' e poi le coordinate di N.. Fissiamo un punto Po(xo. C) è normale a jv. yo)EE dalla retta t" di equazione [19. Poiché dim(E) = 3./A 2 + B 2 + BB I . e si denota con d(po. (Yo . poiché QPo ha Scegliamo v (. al) Ila Il lla l Il v . t./A Q N Figura 19. Se inoltre m è un versore. e infine calcolando d(Po..x o) + B(Y - Dimostrazione Si osservi che se v è un versore normale a t" e se Q(a. Consideriamo un piano jv in E.. A .') è sufficiente trovare un punto PE ~ e applicare la formula della proposi- f+m In particolare t" ed t"l sono perpendicolari se e solo se zione 19. t..BI' Al)' è definito dalle condizioni 0:5 <p:5 7[ e cos<p = AA j (a. b) E t". t. un'equazione cartesiana di t" si scrive nella forma A (X ..) eguaglia il valore assoluto del prodotto scalare (v.1] è data dalla seguente formula: Sia E uno spazio euclideo di dimensione 3 con spazio vettoriale associato V.3] rispettivamente..t.) di un punto Po(xo.. essa ha uno e un solo punto N in comune con t. vediamo che t" è individuata da un suo punto Q(a. B. A) e al (. [19./A 2 + B 2 d(Po. t. esso viene detto versore normale a jv ..)..3..1]..) = Se t" ed t. B. . riferito ai vettori di direzione a( .)= I(Axo+BYo+C)1 o .. di equazione cartesiana [19.. Se t" ed t"l sono due rette di equazioni cartesiane [19. Un metodo più efficiente è il seguente. t... due qualsiasi vettori normali a jv sono tra loro paralleli. AA I +BBI =0. Per calcolare d(t". Supponiamo data una retta t" di equazione cartesiana [19. Ne deduciamo che i due vettori ± v = ± nl Il n Il di coordinate B d(Po' t. Yo) E E. Yo' zo)Ejv e consIdenamo l equazIOne cartesIana dijv d(P. QPo) I./A 2 + B 2 coordinate (xo . b) e da un vettore normale n(A.1] e [19.. B): una retta in E può quindi essere individuata assegnando un suo punto e un vettore ad essa perpendicolare.

lv il piano.lvl è l'angolo n 1 (A p BI' Ct).lv e..4] e [19. i:lllora si ha la seguente formula: ip=t/. ..4t. ip si cambia in 7r . e Po(xo. Consideriamo la retta ~ passante per P o e perpendicolare a. c) e ha vettore di direzione a(l. Se ~ passa per il punto Q(a. allora.Iv). B. Quindi condizioni 7r 7r 2 2 ip è definito dalle I Yo~ b 2 zo: c 1 +IX o ~a 2 zo: c 1 +IX -Jp + m 2 + n 2 --:S.lv e denotiamo con N =.Iv) è sufficiente trovare le coordinate di un punto formula che dà d(P. C) ed e da [19.7] La dimostrazione è simile a quella della proposizione 19. L'angolo tra. di equazione [19. Ciò avviene se e solo se Distanza tra una retta e un piano paralleli Se ~ e.lv e.6]. zo) EE il punto.4].lv ed ~ è l'angolo una cui determinazione è lare d(~. Esplicitando l'uguaglianza si ottiene l'asserto. . n).lv ed ~ Al+Bm + Cn = O già data nella proposizione 10.4] e [19.5] mostra inoltre che un qualsiasi piano è individuato da un suo punto .lv. di equazioni cartesiane [19.Iv) = d(Po.lvl due piani.Iv n ~ il piede della perpendicolare condotta da Po a .ip:S. mentre NPo è perpendicolare ad a. ip:S.lv un piano di equazione [19. m. Sia.un punto da una retta Sia ~ una retta e sia P oEE. e QN è parallelo ad a.-~ 2 ' dove t/. --+ --+ Se PE~ ip = ± 7r/2. e sia Po(x(j.4] e [19.4 si deduce che --+ d(Po'~) --+ = "NPo" = Il a/\ QPo Il Ila Il . Dalla proposizione 18. è l'angolo convesso tra i vettori n(A. e applicare la Distanza (Ji . 7r 19/5pazi euclidei 233 Distanza di un punto da un piano La distanza di un punto da un piano si definisce in modo simile al caso della distanza punto-retta in un piano euclideo.lv passante per P o e perpendicolare a ~ e sia N = ~ n. N).6] per un fattore di proporzionalità negativo. Siano. Definiamo la distanza di Po da. Passeremo ora in rassegna le principali formule che permettono di calcolare distanze e angoli in E. e da un vettore ad esso perpendicolare.Iv).ip. n). ~) = d(Po. cioè è l'angolo ip conve~so tra i vettori definito da O:s.lv come d(Po'. La distanza di P o da ~ è definita come d(Po. Si osservi che la definizione di ip dipende dai vettori n ed n" e quindi dalla scelta delle equazioni [19.3 ed è lasciata al lettore. la loro distanza d(~. C) e a.6] L'angolo convesso di.Iv) è per definizione d(P. Se ip = 7r/2 i due piani si dicono perpendicolari od ortogonali.Iv.232 Geometria euclidea La [19. B. Yo.- Infatti e --+ --+ --+ QPo = QN + NPo. Si dimostra che n(A. e sia ~ una retta con vettore di direzione a (l. Angolo convesso tra due piani L'angolo convesso fra due piani di E può essere definito utilizzando i loro vettori normali.2. m. Si noti che ponendo sin ip = Osi ritrova la condizione di parallelismo tra. N). b. zo) E E. Consideriamo il piano.lv sono rispettivamente una retta e un piano paralleli.lv ed ~ si dicono perpendicolari (od ortogonali). o ~ a Yo~ b 2 1 . Moltiplicando una o l'altra delle [19. Per calco- -JA 2 + B2 + C 2 -JA 2I + B 2. dove P è un qualsiasi punto di ~. + C 2I Angolo tra una retta e un piano Sia. Yo.

al b .2(6) si ha Quindi il sistema [19. al) = O. Si ha la seguente formula che permette di calcolare agevolmente la distanza di due rette assegnate: si ottiene a . tali che la retta che li contiene sia perpendicolare sia a t.che a t-j • Infatti le due condizioni di perpendicolarità sono a --+ (NNI . t-j ) . e che t-j passi per QI (al' bI' CI) e abbia vettore di direzione al (II' mI' 235 a. Sia b un versore della perpendicolare comune a t. per il teorema 18. b. Supponiamo che t. a) =0 [19. La retta .da t-I come La [19. a t.J. n) come vettore di direzione.e. poiché b è ortogonale sia ad a che ad al' si ha b= ± Quindi .passi per il punto Q(a.passante per N e per N I si chiama perpendicolare comune a te a t-I (fig.t(a. definiamo la distanza di t. che denoteremo con d(t-.8] e scrivenclo --+ Figura 19. N I ) che soddisfa alla condizione voluta.9] Poiché a ed al sono linearmente indipendenti. [19. n l )· Osserviamo che esiste una e una sola coppia di punti.I • Si ha e quindi D'altra parte. NE t. tI)' e ciò significa appunto che esiste un'unica coppia (N.t(a.ed t-I in E.9] ammette una e una sola soluzione (t.2 --+ ON= OQ+ ta. 8.234 Geometria euclidea 19/5pazi euclidei Distanza tra due rette Date due rette non parallele t. a) = O al) .ed N I E t-I .2).10] si dimostra nel modo seguente. 19. Ciò posto. definiamo la loro distanza. m.10] cioè: --+ (QQll a) --+ (QQI' al) + tI (al' + tI (al' a) . c) e abbia a(l.8] diventano [19.bI C . nel modo seguente.CI l m n e quindi le [19. N.

=0.. r) è l'insieme dei punti di E le cui coordinate sono soluzioni dell'equazione [19. Sia r> O. La sfera di centro C e raggio r è il sottoinsieme S (C. l'angolo aà' si . f32' (33).C])2 + . x n ) tali che dCC. cioè tali che [19. r = l Poiché queste equazioni rappresentano due piani distinti e sono soddisfatte. X-al 19/5pazi euclidei [19. . di centro C e raggio r. un'equazione della forma [19.2c.. 4 4 2 tre il raggio è d -2 2 ) . In un piano euclideo orientato E fissiamo una semiretta ~ di origine O. + (x . 1) rispettivamente. Per ogni punto P ~ O consideriamo la semiretta ~p di origine O e vettore di ---+ ---+ '" direzione OP. . . Y. e P è il punto di intersezione di ~8 con la circonferenza di centro O e raggio p (fig. Z) un punto di coordinate indeterminate. Per trovare equazioni cartesiane della retta ~ perpendicolare comune a t. 4 Nel caso particolare n = 2.. d·Icono coordinate polari di P.e di t.di . P) = r. r) sono la circonferenza e il cerchio rispettivamente. esse sono equazioni cartesiane di ~. = . + c~ . P) :5 r.. .+ d 2Y + d= O 2 2 con -d ] + _d2 . Le coordinate polari (p. Se dim(E) = 1. r)..14] Viceversa...13] è l'equazione di una circonferenza e ha la forma.+ .15] + y2 + dIX. .C )2:5 r 2.. ..13] i cui coefficienti soddisfano la condizione [19. Infatti O individua una semiretta ~8 di origine O. L Supponiamo fissato in uno spazio euclideo E un riferimento cartesiano Oe l ..----- Id 2 d2 r=.12] è equivalente all'equazione [19. O) di un punto P ~ O lo individuano univocamente.l con la retta passante per p e avente vettore di direzione a 1\ a] otteniamo le due seguenti equazioni: X-a Y-b Z-c f3] f3 2 f3 3 l m n Y-b i Z-c] f3] f32 f33 Il m] n] sfera S(C. la [19. ~ 19.e a t.13] soddisfano la condizione df d~ d~ 4 4 4 [19.12] è detta equazione cartesiana della 2 J df + 4 d~ + . A causa della loro definizione e del fatto che r 2 > O. ed S(C..d> O. cn ) e raggio p sono =0. d = cf + .4 Complementi n 237 . Lo scalare positivo p = Il OP Il. D(C..... 1) e D(O. cn). Quando E = En. Portando r 2 a primo membro e svolgendo i calcoli troviamo che la [19.j-f-+-j--d. x n ) tali che dCC..r 2. Le circonferenze verranno considerate nuovamente nel capitolo quarto da un punto di vista diverso. Denotando con P(X.d .. '" dice l'angolo orientato tra ~ ed ~' e si denota con ~~'. Il centro della circonferenza è C ( .l si procede nel modo seguente..•• em ed un punto CCCI' . Y. dai punti di ~. d della [19..13] dove di = . 3.. X n • La [19. i coefficienti dI' . le cui coordinate denotiamo con (f3]. . il cui centro CCCI' . S(C. cioè tali che (x] . i = 1.3).. r) di E costituito dai punti P(x]. r) è l'insieme costituito dai suoi estremi. . +--d>O. Dalla [19.. n. 19. d n . .. Sia E un piano euclideo in cui sia assegnata un'orientazione (un piano euclideo orientato) e siano ~ ed ~' due semirette aventi origine nello stesso punto O Detti a e a' vettori di direzione di ~ ed ~' rispettivamente. nelle indeterminate X... + d~ 4 . e imponendo le condizioni di complanarità di t. .236 Geometria euclidea Esplicitando quest'uguaglianza si ottiene la formula cercata. Diremo che ~ definisce in E un sistema di coordinate polari.12] nelle indeterminate X]' X 2. .. e rispettivamente il modulo e l'anomalia di P rispetto alla semiretta ~. Conosciamo al\a].+ .11] Il disco di centro C e raggio r è il sottoinsieme D (C.men- . n Nel caso in cui E sia un piano. C. r) e D(C. . si usano i simboli sn-] e D n per denotare SCO.11] deduciamo che S(C.14] è equazione cartesiana di una sfera S. r) di E costituito dai punti P(x I.-d] . r) è il segmento di lunghezza 2r e di centro C. 2. come casi particolari di curve piane di secondo grado (' 'coniche' '). vettore di direzione di ~. e l'angolo O = ~~p SI.

Quindi la matrice N analoga di M nel riferimento Ofl . Sia P -.ag a~ . Il volume del parallelepipedo individuato da A (al' al' a3). An (a7.a3 d l . Se dim(E) = 1 si ottiene un segmento.. f n} si ottengono dalle precedenti moltiplicandole per una matrice ortogonale. cioè se esistono C E E ed r > O tali che S C D (C.t è un piano di E tale che n sia contenuto in uno dei due semispazi definiti da .al c3 . Le [19. .t. per n = 1.a~ a? a~ . Un sottoinsieme S C E si dice limitato se è contenuto in un disco. a~)..a~ a7 ...238 Geometria euclidea 19/5pazi euclidei Quindi per ogni coppia di numeri reali (p.. . Allora si ha 239 o x= pcosO y = Figura 19.3 [19. B(b l . f n si ottiene da M moltiplicandola a destra per una matrice ortogonale.71" e 71"). 3 parleremo di lunghezza. L'area del parallelogramma individuato da A (al' a~.. . come quelle di vertice. Un poliedro convesso è un sottoinsieme limitato di E che non è contenuto in un sottospazio affine proprio di E e che è l'intersezione di un numero finito di semispazi. --+ --+ se Of l ••• f n è un'altro riferimento cartesiano. aZ)EE punti indipendenti. d l . di un parallelogramma. Oel '" en un riferimento cartesiano. en • Infatti le righe della matrice M --+ --+ --+ sono le coordinate dei vettori AoA l' AoAl' ... A-:4n rispetto alla base {fl' .a3 Osserviamo che la definizione di volume di un n-parallelepipedo non dipende dalla scelta del riferimento cartesiano Oel . a~). Al(al. area.a z d 3 . le coordinate di AoA l .. r).17] al dI . volume di un segmento. Se . . b 3).. di lati adiacenti o consecutivi ecc. .. dove al ai - Cl - Cl . . en}. 4.16] e [19. . a? a~ . [19.. .ag a~ . Al' . Consideriamo il riferimento cartesiano Oij appartenente all'orientazione assegnata in E.. Si conviene di estendere le coordinate polari anche al punto O assegnandogli modulo p = Oed anomalia indeterminata. Lasciamo al lettore il compito di introdurre in modo appropriato tutte le nozioni elementari relative ai poligoni convessi..a O nI In particolare. . di n-agono regolare.. in analogia con quanto vien fatto in geometria euclidea elementare. La dimensione di E è detta dimensione del poliedro. di un parallelepipedo rispettivamente... bl . 3 un poliedro convesso si dice poligono convesso e solido convesso rispettivamente. esiste un unico punto p le cui coordinate polari sono p e l'angolo definito da O. .. B(b 1. D(dl .. Sia E uno spazio euclideo di dimensione n.17] sono le formule di passaggio da coordinate polari a coordinate cartesiane e viceversa. dunque I det(M) I = I det(N) I. bl)' C(cl . AoA l . . d 3) in uno spazio euclideo di dimensione 3 è Viceversa: p = vxl + yl 0= E(Y) arccos ( x vxl + yl ). C(c 1.(Oij è univocamente individuato da queste condizioni). Supponiamo dim(E) = 3 e sia n C E un solido convesso. La verifica della validità di tali formule è lasciata al lettore. Sia E uno spazio euclideo.a I. O) e coordinate cartesiane (x. Se dim(E) = 2.al in cui si è denotato con E(y) = ± 1 a seconda che y ~ Ooppure y < O(con questa formula si individua una determinazione dell'angolo O compresa tra . lato e angolo. O). Un poliedro convesso è un insieme convesso perché lo è ogni semispazio. 2. allora abbiamo .J. avente origine in O e tale che i sia il versore di direzione di . con p> O.. c~ in un piano euclideo è 5. La lunghezza di un segmento A (a)B(b) di una retta euclidea è I b ... An è definito come I det (M) I. .a? a~ - M= a~ a nn .16] psinO. che ha determinante uguale a ± 1. .é O un punto avente coordinate polari (p. Cl' c3). . e siano Ao(a?. Il volume dell'n-parallelepipedo determinato da A o.. quindi coincide con d(A. B).. AOAn rispetto alla base {e l . y). . .

4 Cubo Dodecaedro Questi solidi erano noti fin dall'antichità. e sia H C E un iperpiano di equazione Un vettore m si dice ortogonale ad H se è ortogonale ad ogni vettore della giacitura di H.. Un solido regolare è un solido convesso avente per facce poligoni regolari tuttI uguali tra loro. esistono solo un numero finito. la quantità corrispondente di <I> relativa alla nuova configurazione. dimostrando che finché il poliedro non è stato completato. È facile vedere che ogni spigolo è lato di due facce e ogni vertice è vertice di almeno tre facce e di altrettanti spigoli.. si ha <I> = o. Aggiungiamo una nuova faccia F avente p lati. ed f di facce. di cui q consecutivi siano in comune con le precedenti.C. en . . in particolare Platone ne parla nel Timeo. Abbiamo quindi aggiunto 1 nuova faccia. ma la sua prima dimostrazione fu data da Eulero nel 1752. . l'icosaedro (fig.1 nuovi vertici. È un fatto notevole che.240 19/5pazi euclidei Geometria euclidea 241 le seguenti possibilità: .18] Questa notevole identità era già nota a Cartesio nel 1640.(p .10(2»: il tetraedro.. e di essi tratta il XIII libro degli Elementi di Euclide. 4). Dal fatto che n è intersezione di un numero finito di semispazi segue che esso possiede un numero finito v di vertici.t'n n è un punto. Si osservi che necessariamente f ~ 3. 2. n.q-l) . Per ogni solido convesso n sussiste la seguente relazione tra v. che si dice faccia di n. Denotando con <I> . [19. Quindi per n si ha <I> = 1. Supponiamo che ciò sia vero a un dato stadio della costruzione in cui restano da inserire almeno due facce ancora. come asserito. 20. Osserviamo che quando si aggiunge l'ultima faccia non si modifica né il numero dei vertici né quello degli spigoli.q nuovi spigoli e p . il cubo. .t'n n è un segmento. . pertanto q + 1 vertici di F appartengono alle precedenti facce.. 19. Dimostrare che: a) due vettori ortogonali ad H sono proporzionali b) il vettore m(al> .'q . p . Per una sola faccia si ha <I> = O.t'n n = 0.4). essi vengono anche chiamati solidi platonici. Ottaedro Tetraedro = <I> + (p . il dodecaedro.L--// Figura 19. Teeteto li studiò sistematicamente attorno al 380 a. 4X - 3Y+7 = o. diversamente da quello che avviene per i poligoni regolari. Procediamo per induzione sul numero di facce inserite.s + f ~ 1. I Icosaedro I I I I I I //. ~: 2X - Y +1=O b) P = (1. Esercizi 1. an ) è ortogonale ad H. cioè la [19..3). 2 : . Ad ogni stadio del procedimento denotiamo con <I> il numero v . s ed f: v -s+f=2. Poiché la scuola platonica se ne interessò. (Per maggiori dettagli rinviamo il lettore a [7]). di classi di similitudine di solidi regolari (per la definizione di similitudine cfr.t'n n è un poligono. s di spigoli. Gli analoghi in dimensione 3 dei poligoni regolari sono i "solidi regolari".18] che è simile a quella originale di Eulero. mentre il numero delle facce aumenta di 1. In ciascuno dei casi seguenti calcolare la distanza del punto P dalla retta ~ in E a) P 16 = (l. l'ottaedro. Sia E uno spazio euclideo in cui sia fissato un riferimento cartesiano Gel . Per semplificare l'argomentazione supporremo che sia possi~ile costruire il solido n partendo da una sua faccia e aggiungendone poi una alla volta in modo che ogni nuova faccia che si aggiunge abbia solo lati adiacenti in comune con quelle precedentemente inserite.18].. che si dice spigolo (o lato) di . Daremo una dimostrazione della [19. che si dice vertice di n. precisamente 5. si ha <I> .q) + 1 = <I> = O.

T(e n)} è una base ortonormale.Z + 1 . v . il quale. [20. T(v» = (v.wll per ogni v. . d· . Calcolare la distanza tra ~ ed . Dimostrare che un disco di E è un insieme convesso.w». Dimostrazione L'implicazione (1) ~ (2) è ovvia.J-. In questo paragrafo supporremo che V abbia dimensione finita.w).w) + T(w). 4.3] è uguale a a) C= (3.2l. . 8. T(v + w) .Z = O e ad essa perpendicolare. -1). T(v) + T(w) .-l) r=-.J-. parallele al piano. 1) 6.T(w).J-.Z = X + 7 Y + Z .: . T è un operatore.4) r=l b) C= (1. T(v ..J-.l..3 Y+ Z - 20 Operatori unitari e isometrie di E 3 passante per il punto P = (1.Z -1 ~ ed .lv dì equazione: Y + V2Z . Determinare un'equazione del piano. = X + Z. Sia E uno spazio euclideo. o di una sfera. v + w) - 4 (T(v).). w) = (v + w.1] w) per ogni v. Determinare equazioni cartesiane delle rette di E 3 contenenti il punto P = (1.1 = O. ).J-. poiché T soddisfa la (2).. Un operatore T: V --+ V si dice unitario se (T(v). 5) T è un operatore. Sia T: V --+ V un'applicazione. T(v) . Determinare equazioni cartesiane delle circonferenze di E 2 di centro e raggio assegnati: [20.T(w) Il Z = Il v - W II z T(O) Il = Il v - OIl = IIv Il.Z ~ 3 : 2 = O=X.1] si esprime dicendo che T preserva il prodotto scalare.w. wEV.di E 3 sono = O = X + Y .3 Y ..= Y .3] Dalla linearità di T segue che il secondo membro della [20.e incidente la 3 2 retta t: X . perpendIcolare alla retta .6 = O. [20. (2) ~ (3) La dimostrazione è lasciata al lettore. perché IIT(v)II Z = (T(v). Dimostrare inoltre che il centro di un disco. e che una sfera non è convessa. T(e n)} sia una base ortonormale.J--:x = 1 . 1). e formanti con l'asse X un angolo convesso uguale a 1l"/3..(T(v) .2.4] .3 = O =\X . A parole la condizione [20. 2 =Z . cioè T soddisfa la (1). T è un operatore tale che IIT(v)1I = IIvll per ogni vEV.Y+Z+l=0=X-2Y+2Z-3. 1. ed esiste una base ortonormale {e" .. . 2 3 4 () 5.• . 2 1 11. en } di V tale che (T(e. 2 -=tV l equazIOne X + 2 Y + Z = O. trovarne distanza e perpendicolare comune: a) ~ :2X . è uguale al secondo membro della [20.J--:2X+ Y-Z+2=0= Y+3Z-2 b) Sia V uno spazio vettoriale euclideo con prodotto scalare (. . Determinare equazioni cartesiane della retta ~ di E 3 passante per il punto . per ogni v.di E 3 passante per il punto p == (1. 7.2Z . O. T(w) = (T(v) lO.lv di E 3 contenente la retta ~ di equazioni X-l Y. incidente la retta ~ di equazioni X + Y ~ 2 = 2 Y . T(O) = O e IIT(v) . wEV: 4(v. . (3) ~ (1) Per ogni vEV si ha Il T(v) Il = Il T(v) - OIl = Il T(v) - Esplicitando l'uguaglianza Il T(v) . Determinare equazioni cartesiane della retta . w).5Y+2Z +2 .2] (v . w E V. v) = IIvll z.• ~ 243 20/0peratori unitari e isometrie Geometria euclidea ~: Y + X .(T(v . dopo aver verificato che le rette sghembe.Y .2 = . Determinare centro e raggio delle circonferenze di E 2 di equazioni: a) X 2 + y 2 - 6X + 8 Y = O 12.1 TEOREMA equivalenti: 1) 2) 3) 4) T è un operatore unitario.. T(w» = (v.T(w)II = IIv .2]: quindi 4 (T(v). Determinare equazioni cartesiane della retta e incidente perpendicolarmente la retta . . è il suo unico centro di simmetria. Per dimostrare (2) ~ (1) osserviamo che si ha.. e per ogni base ortonormale {e p ••• .T(w». 2. Le seguenti condizioni sono 20. Y = 3 + 3~ = 1 .242 3.J--:2X. en } di V. 1).2) r=V2 c)C=(l. X+l Z P = (3.). (T(v + w).:X + 1 = Y . In ciascuno dei seguenti casi. [20. (T(e. 9. T(w» = 4(v.. Determinare il coseno dell'angolo convesso formato dalle due seguenti rette di E :x. e ortogonale al plano .

3 PROPOSIZIONE Sia TE O(V). la verifica è lasciata al lettore. Gli elementi di SO (V) si dicono rotazioni di V... + xnem w = Yl e l + . enl sia una base ortonormale di V. cioè N(T) = (O). tenuto conto del corollario 20.. ••• . Dalla [20. Supponiamo che ÀER sia un autovalore di T. Dal corollario 20. .. e si denota con O(V).. Poiché T è unitario si ha Il v Il = Il T(v) Il = II"A.4] deduciamo che (T(v). . n. wEV.. e) = oij Per ogni v = XI per ogni 1 :o.6] ±1 perché ogni matrice ortogonale ha determinante uguale a ± 1. .(T) rispetto ad c. i=1 245 20/0peratori unitari e isometrie 1=1 per ogni 1 :o. i. l'applicazione Me induce un isomorfismo di SO(V) su SO(n). Se ÀE R è un autovalore di T.E xiT(eJ..2 segue immediatamente che. Quindi un operatore unitario è invertibile.5] segue che (T(e l ). . (5) => (1) Sia (e l . e l + . w) + IIw1l 2 lare standard delle loro coordinate. e poiché rispetto a una base ortonormale il prodotto scalare di due vettori è uguale al prodotto sca- det(T) = [20. L'inverso T-I di un operatore unitario T è ancora unitario e la composizione dei due operatori unitari è ancora unitaria. Dimostrazione La seconda affermazione segue dalla prima. w). Siano v = XI e l + .. Supponiamo che c = (e l . Pertanto. cioè se e solo se tAA corollario: = In' Quindi abbiamo il seguente 20. l'applicazione Me: GL(V)--+GLn(R) che associa ad ogni operatore T la sua matrice M. Se A EO (n) e ÀE R è un autovalore di A. ••• . T(e) = (ei . 20. (1) => (4) La dimostrazione è lasciata al lettore. per la (5) del teorema 20. allora À = ± 1... e) T(eJ =. fissata una base ortonormale c di V.• + XnT(e n). T(w» = (v. i. A(n) di A sono le coordinate di T(e l ). Sia (e l . v Il = I À I Il v Il e quindi dev' essere I À I = 1. che denoteremo con SO (V). T(eJ) T(eJ =E (v. YI T(e l ) + .2. e pertanto T è lineare. . Per concludere è sufficiente dimostrare che T è lineare.1 T è unitario se e solo se • A(i)' A(j) = oij Utilizzando la [20. Dalla (2) segue subito che se T è unitario allora T(v) = O implica v = O. La condizione (2) del teorema afferma che T preserva la norma dei vettori.5] w) per ogni v..1 può essere considerata come una condizione sullo spazio euclideo Va' Essa infatti afferma che T lascia fisso il vettore Oe conserva la distanza tra vettori di V. T(w» + IIT(w) 11 2 = IIvll 2 - 2(v. e sia v EV un autovettore di À. . + Yn T(e n» = = EijxiYj(T(eJ. Una caratterizzazione degli operatori unitari. Pertanto gli operatori unitari formano un sottogruppo di GL (V). [20.. T(w» = (XI T(e l ) + . Gli operatori unitari T tali che det(T) = 1 costituiscono un sottogruppo di O(V). fissata una base ortonormale c di V. j:o.4 PROPOSIZIONE Per ogni operatore F EEnd (V) esiste Un unico operatore .244 Geometria euclidea per ogni V. w EV otteniamo IIT(v)11 2 - 2 (T(v). enl una base ortonormale di V... Poiché le colonne A(l)' . (4) => (5) Ovvio. allora À = ± 1. enl la base ortonormale la cui esistenza è affermata dalla (5). j:o. + xnen si ha quindi n n n T(v) = E (T(v). 1=1 Si noti che un operatore unitario T: V --+ V soddisfa la condizione cioè n T( E xieJ i=1 n = i=1 E Xi T(eJ. T(e) = EixiYi= (v. T(e n) rispetto a c. e sia A = Me(T) la' matrice dell'operatore T rispetto a c... si ottiene introducendo il concetto di "operatore aggiunto" o "trasposto" .Si ha (T(v). che si chiama gruppo ortogonale di V. Gli operatori unitari godono della seguente proprietà relativa agli autovalori. senza supporre che T sia un' applicazione lineare. il cosiddetto gruppo ortogonale speciale di V. 20. + ynen.. T(e n) lè una base ortonormale. ••• . equivalente a quella del corollario 20. perché soddisfa (T(eJ.2 ma più intrinseca.2 COROLLARIO Un operatore T: V --+ V è unitario se e solo se la matrice di T rispetto ad una qualsiasi base ortonormale di V è ortogonale. induce un isomorfismo del gruppo O(V) sul gruppo O(n). La condizione (3) del teorema 20. n.

Dimostrazione T è unitario se e solo se per ogni v. G(w» = x·(By).CF). + ynen si ha (F(v). 20. Cl G(w l) + c2 G(W2». per concludere ci resta da dimostrare che G è lineare.8] tAy = By. Allora. G(w2» = = (v. Diremo invece F antisimmetrico se F = . Fw(v) 20/0peratori unitari e isometrie per ogni UEV. w) = (v. la [20.6 DEFINIZIONE Sia E uno spazio euclideo su V. 247 e quindi per ogni v.8] ìmplica chetA = B. w EV si ha cioè tale che si abbia Fw(v) = (v. w EV.y = t(Ax) y = tx~y e (F(v). La discussione precedente mostra che gli operatori unitari sono essenziamente gli isomorfismi che rispettano la struttura di spazio vettoriale euclideo.7] ed è evidentemente unica. La composizione di due isometrie è un'isometria perché l'automorfismo associato è unitario. Supponiamo che e = {e l . L'identità lE' e più in generale ogni traslazione. Ora possiamo dare una nuova caratterizzazione degli operatori unitari: 20. Analogamente l'inversa di un'isometria è ancora un'isometria. che è un operatore unitario..6 esiste un unico G (w) EV tale che si abbia l'uguaglianza di funzionali lineari [20. w) = (T(v). w) = (Ax). G(w l» + C2 (v. en } sia una base ortonormale di V. G(w» [20. T(w» = (v. per ogni vEV. tT(T(w») = (v. È naturale quindi utilizzare la nozione di operatore unitario per definire. si dice diretta se det(cp) = 1. Un'affinitàf: E~E si dice isometria di E se l'automorfismo associato cp: V ~ V è un operatore unitario. cioè un gruppo di trasformazioni affini di E.. con automorfismo associato cp.(F). Siano wl' w2 EV e Cl' c2 ER. CTo T) (w». essendo la composizione di due operatori unitari. anche F w lo è. Da quanto abbiamo visto si deduce che F è un operatore simmetrico (antisimmetrico) se e solo se rispetto a una base ortonormale si rappresenta con una matrice simmetrica (antisimmetrica).(V) = = cl(v. . Pertanto le isometrie di E costituiscono un sottogruppo di Aff(E). Un operatore T: V ~ V è unitario se e solo se F w = ( . Pertanto G è lineare.(tAy). in uno spazio euclideo. L'aggiunto di un operatore lineare F si denota solitamente con il simbolo tF. L'applicazione G: V ~ V così definita soddisfa la condizione [20. è un'isometria perché l'isomorfismo associato è l'identità di V.tF. w) per ogni vEV è un funzionale lineare. poiché b~ ed F sono entrambe lineari. Poiché quest'uguaglianza è valida per ogni v. Cl Wl + c2 w2 ) = = cl(F(v). G(w». per ogni v = Xl e l + '" + xnen> w = Yl e l + . (v. I sottogruppi di Isom (E) si dicono gruppi di isometrie di E. L'operatore G si dice trasposto o aggiunto di F. B = M. delle particolari affinità che sono compatibili con la struttura metrica. w) = (v.7] Dimostrazione Per ogni wEV l'applicazione F w : V ~ R definita ponendo = (F(v). (v. Un'isometria f. = x. .5 PROPOSIZIONE tTo T= Iv.. G(CIWl + C2 w2» = FCIWl+C'W'(v) = (F(v). G(w» per ogni vEV. e siano A = M. Il motivo della terminologia che abbiamo introdotto si spiega subito nel seguente modo. FEEnd(V) si dice operatore simmetrico (o autoaggiunto) se F= tF. Dalla proprietà di simmetria del prodotto scalare segue subito che t CF) = F. cioè tTo T= Iv. Infatti si ha Fw= b~ oF. Dato che il prodotto scalare (. per la proposizione 15. ) è una forma bilineare non degenere. e quindi G(ClW l + C2 W 2) = CIG(W 1) + c2 G(W 2). w 2 ) = = Cl FW1(v) + c2F w. A parole: rispetto a una base ortonormale il trasposto di un operatore è quello rappresentato dalla matrice trasposta della matrice che rappresenta l'operatore. Diremo anche che F e tF sono aggiunti (o trasposti) uno dell'altro. Wl) + c2 (F(v).246 Geometria euclidea G EEnd (V) tale che (F(v). Poiché è vera per ogni y. si ha. indicato con Isom(E) e denominato gruppo delle isometrie di E... si deve avere w = CTo T) (w) per ogni wEV. wEV. ••• .

allora ---~l Aff(A)o~GL(V) ~ ~ d(f(P). cn) E Rn è il vettore delle coordinate di f(O). f è un'affinità con isomorfismo associato cp. e quindi TE è un gruppo di isometrie dirette di E. Sia F C E una figura geometrica. con y=Ax +c. se O EE. Isom +(E).9] Isom(E)o n Isom +(E) ~ SO(V).11] dove c = t(c. w = OQ. Fissiamo arbitrariamente un punto OE E e definiamo un'applicazione cp: V ~ V ponendo . . Un'isometria fE Isom(E) tale che f(F) = F si dice isometria di F. ogni trasformazione f: E~ E della forma [20. Il seguente teorema fornisce una caratterizzazione geometrica delle isometrie analoga della condizione (3) del teorema 20. r» = Isom(E)o' [20. Le isometrie dirette appartenenti a Isom(E)o si dicono rotazioni di centro O.Geometria euclidea 248 e inversa se det(cp) = -1. QEE si ha ~ cp(PQ) _ ~-+ = cp(OQ . r) è la sfera di centro O e raggio r> O. con isomorfismo associato cp: V ~ V.. poiché per ogni P. Se S(O. L'isomorfismo <1>: 249 20/0peratori unitari e isometrie sometria se e solo se d(f(P). Dimostrazione Se f è un'isometria.7 TEOREMA Sia E uno spazio euclideo in cui sia assegnato un riferimento cartesiano Oe. È evidente che le isometrie di una figura F costituiscono un gruppo di trasformazioni di F che è un sottogruppo Isom(F) di Isom(E)..cp(w) Il = Il cp(OP) .. Dal teorema 20. en • OgnifElsom(E)..10] Isom(E)o n Isom +(E) ~ SO(n). Le isometrie dirette costituiscono un sottogruppo. ) ~ Se si fissa anche una base e = (e" . Ad esempio. Q) (cfr.12] sia soddisfatta.8 e dal corollario 20.cp(OQ) Il = IIf(O) f(P) . QE E.8 rende possibile lo studio delle isometrie in modo puramente geometrico.1(2)..f(Q» = IIf(P)f(Q) Il = Il cp(PQ) Il = IIPQII =d(P. ~ Poiché ogni vettore vEV è della forma v = OP. Le traslazioni sono particolari isometrie dirette.. e per il teorema 20. e A = Me(cp) EO (n) è la matrice di cp nella base e. Viceversa. e consideriamo lo stabilizzatore Isom (E)o di O in Isom (E). e pertanto è un'isometria.11] per qualche A EO(n). en J di V. Inoltre.OP) = ~ ) l cp(OQ) . cE Rn. In particolare le isometrie (rispettivamente le isometrie dirette) di E n sono precisamente le affinità fA. Il modo più efficiente per trovare gruppi di isometrie di uno spazio euclideo è quello di studiare le isometrie di una figura geometrica. è un'isometria. si ha ~) Isom(E)o ~ O(n) [20. Dal teorema 14. dal corollario 20. Sia O EE. si esprime nella forma l ~ = IIf(Q)f(P) Il = Il QPII = IIv ~ wll. se v = OP.8 TEOREMA Sia E uno spazio euclideo. Un'applicazionef: E~ E è un 'i- Il teorema 20. .13] .cp(OP) =f(O)f(Q) . allora Isom(S(O.12] d(P. con automorfismo associatocp. 20.2 segue direttamente il seguente teorema: 20.1(3) segue che cp è un operatore unitario. Inoltre. di Isom(E). . e costituiscono il sottogruppo Isom(E)o n Isom +(E).2 deduciamo che la composizione Me o <I> induce isomorfismi: cp(OP) =f(O)f(P). l'applicazione cp è ben definita e tale che cp(O) = cp(OO) = f(O) f(O) = O. allora Isom (O) = Isom (E)o. Q) per ogni P.c tali che A E O(n) (rispettivamente A E SO (n». [20.1.f(O) f(Q) Il = In particolare il secondo isomorfismo identifica il gruppo delle rotazioni di centro O con quello delle matrici ortogonali speciali di ordine n. f(Q» = [20. .6(2» induce isomorfismi: Isom (E)o ~ O (V) [20. esempio 14. ~ ~ ~ l ~ ) Il cp(v) .f(O)f(P) = l =f(P)f(Q). esso viene chiamato gruppo delle isometrie di F. perchè cp è un operatore unitario. Supponiamo viceversa che la condizione [20.

oltre che dalle isometrie. cioè con le similitudini dirette. Lo studio dei gruppi di isometrie delle figure euclidee costituisce un capitolo classico e molto vasto della teoria d€i gruppi. dunque fE Isom(S(O.15] rappresenta un'omotetia di E 2. Se I a I = 1. Poiché a = I a I u. le similitudini inverse di E 2 corrispondono alle trasformazioni (J di C . r) in sé stessa. Intuitivamente il concetto di isometria di una figura geometrica corrisponde a quello estetico e artistico di "simmetria".y sinO + i(x sinO + ycosO). di Aff(E). osserviamo preliminarmente che per due punti qualsiasi P. ° <1k ° Wk e TI ° rl ° .13]. Alcuni esempi di gruppi di isometrie verranno dati nel paragrafo 21. ° Tj ° r j è . Pertanto il punto medio del segmento PQ viene trasformato nel punto medio del segmento f(P)f(Q). e quindi una similitudine. che associa ad ogni z = x + iYE C il suo coniugato z = x . <1 I O Wl 0 ••• 0<1kOWkOTlorlo '" 0TjOrj . anche dalle omotetie (cfr. ed in particolare di gruppo di isometrie. r». È evidente che Simil(E) contiene Isom(E) e tutte le omotetie. cioè fE Isom(E)o' Ciò conclude la dimostrazione della [20. anche la dimostrazione della loro equivalenza non utilizza alcuna ipotesi su dim(V). 0.14] diventa f(z) = az [20. r) diametralmente opposti. Simil(E).250 Geometria euclidea Infatti ognifEIsom(E)o trasforma S(O. Q).. che è una similitudine. cioè se e solo se Red S sono diametralmente opposti. e quindi ogni figura congruente a F è anche affinemente equivalente a F. QES(O. r»: allora. 2.. Quindi. Queste proprietà vengono mantenute.j(Q» = 2r. rotazioni e omotetie. Le proprietà di u. considerato come spazio affine complesso di dimensione l: f(z)=az+b a.1 hanno senso anche se V è uno spazio vettoriaIe euclideo che non ha dimensione finita. Siaf(z) un'affinità di C. però. Identifichiamo E 2 con C associando ad ogni (x. scelti P. che è ancora O. Quindi le (I). Ad esempio. r). sicchéf(P).10 Complementi 1. la [20. Le condizioni (l). [20.bEC. Con b = O la [20. la [20. r) si ha d(P. come affinità di E 2.iy. ma solo dalla loro forma e dalle loro proporzioni: le proprietà di similitudine.14] di C coincidono con le affinità dirette del piano euclideo E 2 che sono composizione di traslazioni. Per dimostrare il viceversa..14] si può interpretare come un'affinità del piano euclideo E 2.. Tali affinità si chiamano similitudini. Q):5 d(P. Ogni proprietà affine di una figura F C E è anche una proprietà euclidea perché Isom(E) C Aff(E). O) + d(O. ha la forma f(x. Nella geometria elementare si studiano anche proprietà che non dipendono dalle distanze o dalle grandezze delle figure.éO. b = b' + ib': la [20.14] con una particolare isometria inversa: ad esempio con il coniugio.2 + a"2> O. che rappresenta una rotazione. a. si deve avere d(f(P). Per ottenere anche le similitudini inverse di E 2 sarà sufficiente comporre tutte le affinità [20. perché r = d(O. Con questa identificazione è possibile dare una semplice descrizione di Simil(E2) e di Simil+(E2) nel modo seguente. y) EE 2 il numero complesso z = x + iy EC. L'inversa di una similitudine <1 I O WlO ••• ° <1k OWk è Wk. (2) (3) del teorema 20. e costituiscono un sottogruppo. (2) (3) sono condizioni equivalenti per un operatore definito in uno spazio vettoriale euclideo qualunque. perché è della forma f(x + iy) = ax + iay. che è una similitudine. si ha a = cosO + i sinO.. per ogni aE C. Dunque Affl(C) si identifica con il gruppo Simil +(E 2). Denoteremo con Simil +(E) il sottogruppo di Simil (E) costituito dalle similitudini dirette. e quindi dalle affinità f(x + iy) = xcosO . Q) = 2r e vale l'uguaglianza se e solo se R. f(P» e quindif(P)ES(O. Inoltre la composizione di due similitudini <11 ° Wl ° . e quindi è un'affinità diretta perché ha determinante a. r) per ogni PES(O. Più grande è Isom(F). Scrivendo a = a' + ia". ma non è una sua proprietà affine.14] La [20. Sia dunquefE Isom(S(O. QES(O.15] Se aE R. e la [20. S sono allineati. più la figura è "simmetrica". P) = d(f(O). 14.15] è in ogni caso la composizione di una omotetia e di una rotazione. Storicamente la nozione di gruppo astratto è stata preceduta da quella di gruppo di trasformazioni. Quindi f(O) = 0.j(Q)ES(O. perché un'affinità di E non trasforma necessariamente P e Q in punti che hanno la stessa distanza. QEE è una proprietà euclidea di (P. Infatti l'identità èun'omotetia.. cioè possiede "simmetria".y)=(a'x-a"y+b'.15] diventa 20. ° 251 20/0peratori unitari e isometrie ottenute componendo un numero finito di isometrie e di omotetie in tutti i modi possibili.na figura F che sono possedute da tutte le figure ad essa congruenti si dicono proprietà euclidee di F. f(P» = d(O. Da ciò segue che le affinità [20. oWI-lo(JI-I. in generale.I 0(Ji: 1 ° . dove I u I = 1. r) sono ancora diametralmente opposti.9 DEFINIZIONE Due figure geometriche F'ed F' di E si dicono congruenti se esiste f EIsom (E) tale chef (F) = F' . una proprietà euclidea non è una proprietà affine.14]. la distanza di due punti P.6(3». a"x+a'y+b") 20.

20. xJEE.1) è l'applicazione py: V ~V seguente: py(u) =u - =p per ogni PE E e che PH(P) Si verifica facilmente che Py è lineare. bEC.2ay(u) v 11 2 = Il U 11 2 . qn)EH qualsiasi. per ogni u E V: IIpy(u) 11 2 = Il u . v> + 4ay(u)211 v 11 2 = Il U 11 2. Il punto simmetrico di P rispetto ad H è il punto PH(P) definito dall'identità ).16J della forma a(z)=az+b.. dove Pa : V ~ V èla riflessione definita da a (cfr. (3». v> Ricordando la definizione di coefficiente di Fourier ay(u). .. possiamo scrivere in forma equivalente al Xl È immediato verificare che PH(PH(P» e solo se PEH. N dove N denota il punto di intersezione di H con la retta Z. infine... Se si fissa un punto Q(ql' . + anXn + c = O. cioè py = py-l. cioè la retta per P avente vettore di direzione a(al' .2ay(u) v. Nel caso n = 2 si ottiene la nozione di riflessione di asse una retta. Sia V sia uno spazio vettoriale euclideo... Inoltre. P' E E: 2(QP. che· verrà ripresa nel paragrafo 21. che p. e sia v E V. 4. si ha ---------+ PPH(P) ---'-+ = - se e quindi l'applicazione PH: Py(u) = u . PH è la riflessione definita da H (o che fissa H).. 3. che si dice asse di simmetria di F. 20. inoltre. Figura 20. Dalla definizione segue subito. Tenuto conto che al ql + . PPH(P) =P 2 (v.2 .Geometria euclidea 252 20/0peratori unitari e isometrie 253 e quindi ~ QPH(P) ---'-+ ---------+ ---'-+ = QP + PPH(P) = Pa(QP).. e pertanto Py è un operatore unitario. a. le coordinate di PH(P) sono Figura 20. (v. an ) (fig. a~O. H è una retta.4ay(u) (u. = lv.c. per ogni P. La riflessione definita da v (fig. E~E è un'isometria. In questo caso Hsi dice iperpiano di simmetria di F. p Sia P(xl . . In uno spazio euclideo E su V supponiamo fissati un riferimento cartesiano Del'" en e un iperpiano H di equazione + . cioè ---------+ ---'-+ = - 2NP. a> a/(a.. passante per P e perpendicolare ad H. Un sottoinsieme F di E si dice simmetrico rispetto all'iperpiano H se PH(P) EF per ogni PEF. . u> v. . a>.2). Da quanto visto segue che pJi= lE e che PH fissa ogni punto di H. v ~ O.1 [20. + anqn = . Nel caso n = 2..

. che si chiama gruppo ortogonale di V relativo a b.. Siano V un K-spazio vettoriale e b: V x V -+ K una formabilineare. Tra i gruppi di isometrie più interessanti vi sono cosiddetti "gruppi discontinui" . g(f(w)) = b(f(v). e si denota con Sp(2k. 255 20/0peratori unitari e isometrie Infatti ME Ob(Kn) se e solo se per ogni x. Un sottogruppo ~ di Isom(E) si dice discontinuo se per ogni PEE esiste r> O tale che nessuno dei punti g(P). e b sia la forma bilineare associata a una matrice A EMn(K). è un sottogruppo discontinuo TE(v) di Isom(E).. Da quanto detto sopra segue che una matrice MEGL 2k (K) appartiene a Sp(2k. In ciascuno dei casi seguenti determinare la riflessione di E 2 definita dalla retta di equazione assegnata: a) X=O b)X+Y=O d) 2X . K) se e solo se soddisfa l'identità b(v / . Diremo che un automorfismo jEGL(V) preserva b se [20. gE:#. (goj)(w)) = b(g(f(v)). j(w)) = b(v. [20. w') = b(f-l(V / ). + . TE(v) è un gruppo infinito perché thv = tkv se e solo sé h = k. Infatti" per ogni PEE. ed è detto gruppo di Lorentz. Un altro caso particolare importante si ottiene prendendo la forma alterna standard su K2\ k 2: 1: 6. Poiché quest'identità dev' essere vera per ogni x. Queste nozioni generalizzano quelle di operatore unitario e di gruppo ortogonale. y EKn.!!. ed I è un'isometria diretta. - X. In ciascuno dei casi seguenti determinare l'isometria l: E l ~ E l individuata dalle condizioni assegnate: a) 1(1) =. Ogni sottogruppo finito ~ di Isom(E) è un gruppo discontinuo.17] può anche scriversi I . che si ottengono prendendo come V e b uno spazio vettoriale euclideo e il suo prodotto scalare rispettivamente. detti v. Per verificare che 0b(V) è effettivamente un gruppo si osservi che per ognijE 0b(V) e v W EV. e quindi gojEOb(V).3 Y= O e) X + Y -1 c) X -2Y=O = O.. dove n J = 2k e k= (~ I :k). 2 b) 1(1f) = . 2. g(P)): gE ~} soddisfa la condizione della definizione. K). M deve soddisfare la [20. r). WEV. Sia E uno spazio euclideo sullo spazio vettoriale euclideo V. Se V = Rn e b è la forma bilineare simmetrica polare della forma quadratica ° q(x) = x. si ha b((goj)(v). sia contenuto nel disco D(P. che è infinito. Allora Ob(Kn) consiste delle matrici M EGLn(K) tali che lMAM=A. y EKn si ha IxAy = I(Mx) A (My) = Ix(lMAM)y. I .r 254 Geometria euclidea 5.p). I I .17] b(f(v). In particolare 0(3. - xn il gruppo ortogonale di V relativo a b si denota con O(p..18] esprime la condizione che A EO(n).é vE V. Fissato un vettore non nullo vEV. Un gruppo finito di isometrie di E non può contenere traslazioni diverse dall'identità..18] Esercizi 1. gE 0b(V). L'insieme di tutti gli automorfismi di V che preservano b è un gruppo lineare. Evidentemente lvE 0iV). j-l(W / )) e quindi j-l E0b(V).+l - . + x. se j.. k Il corrispondente gruppo ortogonale si dice gruppo simplettico di ordine 2 k su K. w EV i vettori tali che j (v) = V j (w) = W la [20. n . Supponiamo V = Kn. 1) coincide con il gruppo degli automorfismi di R 4 che preservano la forma di Minkowski. Prendendo K = R e A = 1m la [20. e si denota con 0b(V). j(w)) = b(v.2 ed I è un'isometria inversa. cioè Ob(Rn) = (n) se b è la forma simmetrica standard.18]. y) = IxAy. perché se contenesse la traslazione tv ' O '. conterrebbe anche TE(v). cioè definita da b(x. infine. w) per ogni v. l'insieme di tutte le traslazioni della forma thv ' h EZ. un qualsiasi 0< r < min (d(P. w) per ogni v.. wEV. Un gruppo discontinuo di isometrie di E che può essere generato da riflessioni si dice gruppo di Coxeter.

Consideriamo un piano euclideo E con piano vettoriale euclideo associato V e fissiamo un riferimento cartesiano Oe l e2 • Sia C EE. 1 [21.1) e non è l'identità.Y 4 -1 +Z =O = = O./(1. con autospazi di dimensione 1 tra loro ortogonali. O) = (I. sicché gli autovalori sono À = ± 1. In particolare: I fissa l'asse X e l'asse Yed è un'isometria diretta b) I fissa l'asse Ye l'asse Z ed è un'isometria inversa. particolarmente importanti a causa della loro relazione con la geometria euclidea elementare. Gli autospazi sono pertanto di dimensione 1. O) 4. 1). O) = (I. In ciascuno dei casi seguenti dimostrare che esiste un'unica isometria I di E 2 che soddisfa le condizioni .2 Y = O e non è l'identità a) si vede che tutti gli elementi di O(2)\SO(2) sono della forma d) I lascia fissi i punti (1.1 EO (2)\SO (2)."R_ e = R. In ciascuno dei casi seguenti dimostrare che esiste un'unica isometrial di E 3 che soddisfa le condizioni assegnate. a) 6..1 rispetto al piano 2 Iv di equazione X + Y + Z = 21. [16]. Gli elementi di SO (2) sono le matrici della forma Re = ( cosO -SinO)... 21 Isometrie di piani e di spazi tridimensionali In questo paragrafo tratteremo in maggiore dettaglio le isometrie di piani e di spazi tridimensionali. 1). 3) Ogni matrice A e possiede gli autovalori À = ± 1. (-1." oA e = R. Y Per descrivere i rimanenti elementi di O (2). Da ciò segue che ogni elemento A EO (2)\SO (2) può attenersi come prodotto A = (AB) B- 1 di una matrice di SO (2) per una fissata B. Per distinguerla dalla 17 . O) = (2. Determinare equazioni cartesiane della retta ~' di E 3 simmetrica della retta ~ di equazioni: . In ciascuno dei casi seguenti determinare la riflessione di E 3 definita dal piano di equazione assegnata: y=o a) X- b) X + Y + Z d) 2X-Z+l = O e) 2X .. sinO cosO OER.1 LEMMA 1) A e = ReA o = AoR_ e per ogni OE R. e definiti rispettivamente dalle equazioni in coordinate X. 2) A.K = Y = Z . allora ABESO(2) perché det(AB) = det(A) det(B) = 1.(AoAo)R_ e = R. O è detto rangolo della rotazione a.assegnate.7). Dimostrazione 1) Segue subito da un calcolo diretto. O) = (2. BE O (2)\SO(2). i due autospazi sono ortogonali tra loro. cioè quelli di determinante . 2) Per la (1) si ha I j: A. Mediante l'isOmorfismo [20. [1]./(1. OE R. Per ulteriori notizie il lettore può consultare [12]. e determinarla: 257 pio tale matrice come 1(0. 5.1] Poiché (cosO -1) (cosO + 1) + sin 2 0 = O.2 Y =O +Z - c) X ._e per ogni rp.10] possiamo associare a a un elemento Re ESO (2)."A e = (R.SinO) (1 cosO O 'sinO (COSO sinO) sinO . si può utilizzare il fatto che. Prendendo ad esem- (cosO -1) X + (sinO) Y = O.cosO' OER.256 21/Isometrie di piani e di spazi tridimensionali Geometria euclidea 3. se A.1. À=-1. 1) ed I è un'isòmetria diretta b) 1(0. e determinarla: {cosO = .. O. . À = (cosO + 1)X + (sinO) Y = O."A o) (AoR_ e) = R.1. 1) ed I è un'isometria inversa c) I lascia fissa la retta ~: X . e sia a: E ---+ E una rotazione di centro C.._e· 3) Si verifica subito che il polinomio caratteristico di A e è T 2 .

o P. 21. C E Z. kEZ.2 LEMMA 1) Siano Z.<p ed Re. similmente dove t è l'asse della riflessione A O .8' 259 R.t. D'altra parte.8 e pertanto R O. c:J sono le coordinate di C.t.la retta che li contiene.<p sono non banali e () + cp oé 2k7r.<p è una traslazione.t.è una traslazione in direzione perpendicolare a t ed ~. cioè la retta di equazione la prima delle [21. Esistono rette ~ e t contenenti C tali che R e.8+<p' Supponiamo CoéD (e quindi anche ().8oRD. In particolare le riflessioni con asse passante per l'origine si identificano con gli elementi di O (2)\SO (2).Geometria euclidea 258 matrice R 8.<p di due rotazioni di centro i punti C e D e di angoli () e cp rispettivamente.8+a' Supponendo C = O il viceversa è una riformulazione del lemma 21. Un versore di direzione di Z-8 è (cos«()I2).8 ed RD. A.ed ~ passanti per un punto C. P~ di E.=~.1 dà un esempio di sottoinsieme del piano ordinario che è trasformato in sé stesso dalla riflessione p~. se non sono parallele.8 = P.8oRD.1].Ci-8. 2) Se C=D.un suo punto ed R e. perché fissano l'origine ma non sono rotazioni._<p hanno centri distinti e simmetrici rispetto a Z-.la retta passante per C e per D. o P.Ci per qualche aE R.(e2 ) del trasformato R e. allora._8oRD.8 una rotazione di centro C. Ognuna di esse è quindi rappresentata da una matrice A 8 . Per distinguerla dalla matrice.è una rotazione di centro C e P.8oRe. e se le rotazioni R e . 3) Se C e D sono due punti distinti ed z. Un'isometria z. La retta 21.= lE se e solo se Z.1(2) si ha R 8 = ACi o A Ci . che è diversa dall'identità se e solo se C oé D. Pt o P. Per il lemma 21.è detta riflessione (cfr. è una rotazione di angolo () + cp.t.1(2). denoteremo la riflessione corrispondente ad A 8 con il simbolo A O . che fissa tutti i punti di una retta Z. allora le rotazioni Re.8(P) di un punto P di + c.10(3».1 t ed ~ sono parallele. a meno che non si abbia () + cp = 2k7r. siano c = l(C I c2) e d = l(dI d2) le coordinate di C e di D rispetSe . Per la (1) esistono una retta t contenente C e una retta ~ contenente D tali che [21.= Pt o P•• Viceversa.(e2 ) Figura 21. La figura 21.8oRD. Una riflessione fissa ogni punto del suo asse. si ha ovviamente Re. anche 20.t-' dove ~ è l'asse della riflessione A O .2] Quindi [21. Pt o P. per la (1). sin«()I2» (fig.t.2 2) La composizione Re.è una rotazione.3] Figura 21. diversa dall'identità. Dimostrazione 1) Possiamo supporre C = O e quindi P. = AO.2). Una riflessione è un'isometria inversa il cui quadrato è l'identità. in questo caso Re. la composizione P.una retta di E.8 = P.8' L'asse Z-8 di A O .<p=Re. o P. la rotazione di centro C corrispondente a Essa può rappresentarsi come la composizione e pertanto le coordinate y = l(YI coordinate x = l (X2 x 2) sono y = R 8 (x . o P.c) dove c = l(C I y:J R8 si denoterà con 21/Isometrie di piani e di spazi tridimensionali R e . per ogni coppia di rette Z.8 è la retta per l'origine che ha per direzione l'autospazio relativo all'autovalore À = 1. cp oé 2k7r) e denotiamo con Z. per qualche () E R.è l'asse della riflessione.

[21.o P.J(P). f deve agire come la stessa traslazione su tutto il piano. .._ooRv . ne segue che il triangolo di vertici Q. f2(P)). te quindi Q =. la conclusione segue dalla discussione precedente il lemma 21.e perciò. e..nt. oo R v .c)].(x .. la [21. 1831) Una isometria del piano euclideo E che fissa un punto è una rotazione oppure una riflessione a seconda che sia diretta o inversa.260 Geometria euclidea 21/Isometrie di piani e di spazi tridimensionali 261 tivamente. sono non banali..1-. essa è una riflessione.1E tale che il vettore v -. = f(P)f3(p) sono parallele (ma non necessariamente distinte) e vengono scambiate daf.d) + Ro(d . Allora f2 è una isometria diretta e.é. 3) Siano. jl(P). oo R v. o Pt R v . il punto P. = Pi-. = (Re .2. di una riflessione P. e quindi è una traslazione.e t. perché se si avesse P = jl(P) per qualche P..è l'asse di!.3]. Ne segue che i punti P. jl(P). per la [21. La retta t. in caso contrario. = P. Da questa espressione si verifica subito che. poiché jl agisce su t. 21. f2(p)). e quindi il suo punto medio sarebbe fissato da f. Si ha Re.come la traslazione tv' f agisce su t. Consideriamo un punto PE E qualsiasi: le rette t-o = Pjl(P) e t-._". e tali da soddisfare le [21.le rette definite nella dimostrazione di (1). Pertanto i punti Q e P. x 2) il punto (Re. P) Una glissoriflessione è un'isometria f di E ottenuta come la composizione f = tv o P. il che non è possibile.. V . o tv' Una glissoriflessione è un'isometria inversa che non fissa alcun punto di E. Se così non fosse (fig. o P•. P.é. ed equidistante da esse (fig.3] troviamo che per ogni PE E di coordinate x = '(x. Dimostrazione SefE Isom(E) fissa un punto. non essendo l'identità perché è una isometria inversa. Supponiamo infine che f sia una isometria inversa priva di punti fissi. = (R v .1-.1-. cioè nello stesso con gli estremi scambiati.-. Utilizzando la [21. Da ciò segue che f = t /2 o (t -v/2 o f) è una glissoriflessione. di asse una retta t.ooRv . e quindi Q = f(Q). È immediato verificare che si ha anche f = P.é...e di una traslazione tv -. si ha . si avrebbe anche d(Q.(Q) sono distinti. Supponiamo ora chefsia una isometria diretta priva di punti fissi. Un teorema classico afferma che ogni isometria di E è di uno dei tipi che abbiamo descritto.3 TEOREMA (CHASLES.. = P. . Re_ooRv . ragionando come nel caso precedente. = d(Q.2]. Per ogni PEE.4] è una rotazione di un angolo che per la sua espressione è uguale a () + cp.) (P) ha coordinate y = Ro[R". Poichéfpreserva 1'0rientazione. il segmento Pf(P) verrebbe trasformato da f nel segmento f(P)P=f(P)jl(P).-. f(P). si dimostra che f2 = tv per qualche v.4] Questa è una traslazione se e solo se () + cp = 2k7r.ji(P).c) .4) gli assi dei due segmenti Pf(P) e f(P)jl(P) si incontrerebbero in un punto Q: poiché d(P. parallela ad t-o e a t-. e facciamo vedere che sono allineati. 12 .. f(P)) = d(f(P)._"" e quindi è il suo centro. . O..come la traslazione tv /2' La composizione L v/2 o f fissa quindi tutti i punti di t. consideriamo i tre punti P.. per quanto osservato in precedenza. una contraddizione. Osia parallelo a t-.. f(P)) = d(Q.3 dà un esempio di sottoinsieme del piano ordinario che è trasformato in sé stesso da una glissoriflessione di asse la retta t-. La figura 21.3 + [Ro(d ..c) + c.. Una isometria di E che non fissa alcun punto è una traslazione oppure una glissoriflessione a seconda che sia diretta o inversa. jl(P). ..é.J(P) viene trasformato dafnel triangolo di vertici Q.. che sono distinti per quanto appena visto. detto Q il centro della rotazione Re. t.é. oRe.non sta su t-.(x - d) + d-c] + c = Ro+". f(P).) -. o Pt oPi-. 21.. o) -. Allora anche jl è priva di punti fissi.(d . _'" = P.5). sono allineati.. -o Figura 21. Se () + cp = 2k7r si ha y = x che non è l'identità perché d-c -.. Quindi f trasforma in sé stessa la retta t-. Poiché è una isometria diretta.é.o P. sicchéfagisce sulla retta che li contiene come una traslazione.(Q) è trasformato in sé stesso dalla rotazione Re. Poiché Re. 21.o ed R v . Ma allora. ed R o -.

e quindi ex o p = (l per qualche i.. Se ex E Isom(TIn) è un'isometria inversa. a n. Il loro studio si effettua attraverso quello delle figure di cui essi sono gruppi di isometrie. a20p. . Però è anche possibile generare Isom(IIn) mediante p e a o p. in essa P 6 e P s sono i poligoni corrispondenti alle regioni punteggiate. perché. Pertanto Isom(TIn) consiste dei seguenti elementi: P(P) • / • aO = 1.' . Si noti che (l.4 Q t(P) """ / " Figura 21. Sia p una delle riflessioni che abbiamo descritto.. contiene solo una riflessione (fig.4. ed i gruppi cristallografici piani. di n ~ 3 lati. e dalla rotazione R o. perché a = (a o p) o p. è facile verificarlo. deduciamo che non ci sono altre rotazioni in Isom (IIn)' Inoltre. ne segue che ex = ai o p -I = ai o p. an-1op. Notando che a o pè una riflessione. la riflessione p. Esiste una loro classificazione completa. i cosiddetti gruppi dei fregi. allora. Isom(F) è il sottogruppo di 0(2) costituito dall'identità. otteniamo come Isom (F) un sottogruppo finito di Isom (E) diverso da quelli considerati in precedenza: se F è centrato nell'origine.5 I gruppi discontinui di isometrie del piano euclideo E si suddividono in tre classi: i gruppi finiti. noi ci limiteremo a considerare i sottogruppi finiti di Isom(E).I . • . p. ne deduciamo che Isom(IIn) può essere generato da due riflessioni.. isomorfo al gruppo ciclico Z/nZ. Uno di questi è il gruppo Isom(IIn) delle isometrie di un poligon6 regolare TIn. a. si ha Pv = p" dove l è il lato opposto a v. perché p -) = p. a 2. La figura 21. Si osservi che Isom (IIn) è generato da p e da a: cio è evidente dal modo in cui abbiamo descritto i suoi elementi.6).I J è un sottogruppo di Isom(TIn). Possiamo concludere che Isom (TIn) è isomorfo al gruppo diedrale di ordine 2n. Per ogni vertice v di TIn. se per ogni lato l di TIn consideriamo il diametro ~l di S che lo biseca. È facile verificare che esso si identifica con il gruppo delle isometrie di un poligono non regolare P 2n a 2n lati contenuto in TIn. anche la riflessione Pv di asse il diametro ~v di S che contiene v appartiene a Isom(nn)' ° che. 21. non equilatero: Isom(T) è isomorfo a ZI2Z. e quindi è un gruppo di Coxeter. di asse ~.8).6 Se n è dispari.262 Geometria euclidea 263 211Isometrie di piani e di spazi tridimensionali t(P) I \ \ \ I / / 1 \ 1 1 \ "" " \ " " " \ 1 \ I \ " I 1 \ \ "" " \ \ 1 1 1 1 '\1 / / / / // / /I I "" \ l! // / / / / "~// / Figura 21. denotato con D 2n . a 2. per ogni vertice v. allora ex o p è un'isometria diretta. 21. dalle due riflessioni Pl' P2 di assi gli assi coordinati.sta in Isom(TIn). . a.7 si riferisce ai casi n = 3. e quindi deve essere una rotazione di centro oppure una riflessione di asse una retta per 0. Isom(TIn) contiene la rotazione a = Rh/n' e quindi anche le rotazioni Poiché evidentemente ogni fE Isom(TIn) deve fissare 0. perché è una isometria inversa che fissa 0. a n. oltre all'identità.. z'o p Figura 21. Un altro sottogruppo finito di Isom(E) è il gruppo delle isometrie di un triangolo isoscele T. aop. che supponiamo inscritto nella circonferenza S di centro l'origine e raggio 1 di E (fig. sono tra loro tutti distinti. Se consideriamo un rettangolo F che non sia un quadrato.

O-k"{E ':# con 0< () . ':# può contenere unicamente rotazioni e riflessioni. deve essere Re o = R k per qualche intero k> O.5 LEMMA Ogni RESO(3). ••• . À = 1 con auto- . e conseguente- Passiamo ora al caso tridimensionale. Se Re. Quindi. p o R n.8 Questo gruppo è il cosiddetto gruppo quadrinomio. Supponiamo ora che ':# contenga almeno una riflessione. p o R 2 .<{')-I oRe.10(5). anziché nell'origine. <{' sono rotazioni di angoli . o di Klein. Come abbiamo già osservato in 20. D'altra parte. poR 2 . Il seguente teorema afferma che non ci sono altri sottogruppi finiti di Isom(E). rispettivamente. se si moltiplica p a destra per le m riflessioni distinte di ':# si ottengono altrettante rotazioni distinte: se ne deduce che m::. ••• .2 segue che gl = = (Re. e sia p una di esse. Il sottogruppo':# consiste dunque di rotazioni aventi tutte lo stesso centro C. f = gl o g2 è una traslazione non banale. ••• ._<{'. sempre per il lemma 21. Il punto di partenza nello studio di SO(3) è il seguente lemma. e di centri diversi. In conclusione n = m.<p è una traslazione non banale.ooR D. Quindi ':# è isomorfo a D 2n • 21.ooRD. È chiaro che se si considerano poligoni regolari centrati in un punto qualsiasi CE E. e ciò contraddice la minimalità di 1'" Quindi gli elementi di ':# sono le potenze di R.<pE ':# due rotazioni.o o R D. si ottengono sottogruppi finiti di Isom(E) isomorfi a quelli che abbiamo descritto. ma contenuti in Isom(E)e anziché in Isom(E)o' I gruppi finiti di simmetrie che abbiamo considerato furono studiati sistematicamente da Leonardo da Vinci nel corso delle sue indagini architettoniche sulle simmetrie di un edificio. Supponiamo dapprima che ':# consista unicamente di rotazioni.2. Siano Re.--I =RD.I{J e () + I{J Poiché (Re. per la prima parte della dimostrazione.() . e ':# è un gruppo ciclico. e sul modo in cui esse vengono modificate dall'aggiunta di absidi e nicchie.o~ R -k = Re. perché il quadrato di una glissoriflessione è una traslazione non banale. perché altrimenti per qualche k si avrebbe Re.é 13. n ~ 1.264 Geometria euclidea 2l1Isometrie di piani e di spazi tridimensionali 265 mente non contiene neanche glissoriflessioni. allora Re. poR n. Dimostrazione Sia ':# un sottogruppo finito non banale di Isom(E). per il teorema 21.o)-I I I _______ IL _ I I I I Figura 21. ':# contiene la composizione Figura 21.7 f= (Re. n. si deve avere C = D. è un gruppo ciclico costituito da tutte le potenze di una rotazione R di un certo angolo 27r/n: (se n = 1 ':# non contiene rotazioni diverse dall'identità). il gruppo diedrale di ordine 4. Il sottoinsieme di tutte le isometrie dirette appartenenti a ':# costituisce un sottogruppo di ~ il quale. R.4 TEOREMA Ogni sottogruppo finito non banale di Isom(E) è isomorfo a Z/nZ."{E ':# tale che 1" abbia il più piccolo valore positivo. dal lemma 21. p sono isometrie inverse distinte tra loro e quindi sono altrettante riflessioni.I . Gli n prodotti p o R.I e g2 = Re. ed è isomorfo a D 4 .éD. 21.k'Y < 1".o.l .«') .é 2k7r. Ne segue che n::. Rn = 1. Poiché ciò è impossibile.-o ed (RD. tali che C. m.oE ':# con () > O. possiede l'autovalore spazio di dimensione 1.<{'. p. Supponiamo che ':# contenga m riflessioni. poR. RD.<{'). = Rc. e ciò è impossibile. R 2 . oppure a uno dei gruppi diedrali D 2n . Se () + ip = 2k7r. Sia R = Re.3. e gli elementi di ':# sono R. o) -I o (RD. diverse dall'identità. o) -I o (R D. ':# non può contenere traslazioni non banali. Supponiamo invece () + ip . Quindi. per qualche n ~ 3.

individua un elemento R E SO (3) così definito: R(o) = o. Dal lemma 21. Per la proposizione 20.6. Quindi dim(W) = 1.x) = Ry.5] e quindi RYExl-. per opportuni O e ip tali che O::. 'll") = p(. si vede che 1= det(R) = (-l) det(R '). sia x E R3 un autovettore relativo a A. e tale che 21. cioè in [O. O.si ha .3 sappiamo che A = ± 1. 13. 'll". Per ogni y E x l.6 PROPOSIZIONE 2 p(o. o Xe)(c l ). O::. ne consegue che R trasforma xl. Cl' C2 } con {. O) E8 2 X [O. R(c 2) = . 21. Chiameremo ° ° O angolo convesso della rotazione R. Si deduce da cià che R' è una riflessione del piano x l-. l'angolo di rotazione O si muta in 27r . con R (Cl)' Facendo precedere la trasformazione Z". o X e da Z". O. O< 2'll". O::. R induce sul piano (Cl' C2 ) una rotazione di un certo angolo O. come si è fatto nella dimostrazione della proposizione 21. ip < 2'll". a meno di tale sostituzione.15(1)). forma un angolo if. dove 8 2 denota la sfera unit~ria in E3. dove O::. ogni coppia (n. E 3 } e tale che appartenga all'asse. R possiede almeno un autovalore A (cfr. sono detti angoli di Eulero della rotazione R. l) (fig. Quindi. 'll"}. il che rende la struttura di SO (3) più complicata di quella di SO(2). 'll".Ry·x = Ry. anche R ha l come autovalore.oXeoZ". e sono da essa univocamente determinati.(. Se A = .Oe quindi e-o defini- ° scono lo stesso angolo.) (Cl) = R (Cl)' . Cl}. o X e o Z". Scegliendo una base ortonormale di R3 il cui primo vettore è x/II x Il.o. ottenuta per mezzo di particolari rotazioni. Viceversa. Applicando prima X e e poi Z". Esiste una descrizione molto esplicita di SO (3). O::. p~rtanto.in sé stesso e definisce un operatore unitario R' su X l-. applicato in R (c 3). O e ip sono univocamente determinati e corrispondono rispettivamente alla "latitudine" ed alla "longitudine" di R (c 3).è un autospazio di R. if. Dimostrazione Una rotazione R. si ottiene (Z". O::.~(: O -:0) cosO sinO cosO e Ze = (COSO .5] si verifica che R (W l-) = W l-.5 discende che una rotazione R lascia fissi tutti i punti di una retta passante per Oche si dice asse della rotazione. dovendo preservare l'orientazione. Poiché det (R) = l. come in [21.C W. = 1776) Ogni R E SO (3) è della forma Z". le rotazioni attorno ad assi diversi hanno una legge geometrica di 211Isometrie di piani e di spazi tridimensionali 267 composizione più riposta. Ciò significa che W l. contro l'ipotesi. O::. C2 . 1). è completamente determinata dalle immagini dei vettori Cl = (1.Rx = Y·X = O [21.O. O. Gli angoli ip. Cl' C2 } di R3 orientata concordemente alla tema canonica {El' E 2. siano x.l. Per visualizzare il ragionamento pensiamo il vettore Cl applicato nel punto c3 = (O.6] dove Cl' ez sono univocamente determinati dalla condizione che {o. Sostituendo la base {o.266 Geometria euclidea Dimostrazione Poiché è una matrice quadrata reale di ordine dispari. Cl' c2 } sia una base ortonormale. Poiché R' possiede l'autovalore l. Poiché consideriamo orientazioni fissate degli assi X e Z. Il vettore (Z". 7r}. sicché W l. Si noti che ogni rotazione R E SO (3) individua univocamente la coppia (o. Se si sceglie una base ortonormale {o.(sinO) Cl + (cosO) c2 [21. Per ogni OE R.9a) ed R(c l ) applicato in R(c 3). possiamo ottenere una rotazione che trasforma c3 in R(c 3). si può sempre supporre O::. 'll") è biunivoca. Possiamo riassumere quanto dimostrato sopra nella seguente proposizione: La [21. < 2'll". 'll"] ~ SO (3) la cui restrizione a 8 x (O.6] definisce un'applicazione p: 8 2 x [O. ovvero R = 13 . O) ed c3 = (O. if. per poter ottenere tutte le rotazioni attorno a tali assi occorre considerare OE R qualunque. cioè a meno di scambiare con . cioè W = R 3 . O) = 13 p(o. dovuta a Eulero. 21. 'll") per ogni OE8 2 • Mentre le rotazioni attorno allo stesso asse si compongono sommando gli angoli di rotazione. se dim (W) = 2 R induce l'identità anche su W l-. Sia W C R 3 il corrispondente autospazio. 'll". O) a meno che non si abbia O = 'll": in questo caso O= 2'll" . O::. ip.sinO Si:O cosO O ~) Queste matrici rappresentano rotazioni di un angolo O attorno agli assi X e Z rispettivamente. O. R(c l ) = (cosO) Cl + (sinO) C2 .7 R TEOREMA (EULERO.o. non abbiamo la possibilità di ridurre l'angolo Oad un angolo convesso.o.

BEMn(K). n ~ 1. si ha M-'AM= IMAM [22. Una glissoriflessione è definita come la composizione di una riflessione con una traslazione in una direzione parallela al piano di simmetria della riflessione. La similitudine è stata introdotta allo scopo di studiare le matrici che rappresentano un operatore su di uno spazio vettoriale rispetto a due diverse basi. è risolubile se ci si limita a considerare forme bilineari simmetriche. le riflessioni.oXeoZif. Sia E uno spazio euclideo tridimensionale. la congruenza è stata invece definita per descrivere le matrici di una forma bilineare rispetto a basi diverse.1. esempio 13. Le figure 21. e cioè le rotazioni. cioè cinquantacinque anni più tardi.9 mentre e quindi Z". quello dell' esistenza di matrici diagonali in una data classe di congruenza. più particolare ma molto importante in geometria euclidea. le glissorotazioni e le riflessioni rotatorie. si hanno i seguenti altri tre tipi di isometrie. riflessioni e traslazioni. In corrispondenza alle due nozioni si hanno due diversi problemi di diagonalizzazione. z (b) (a) 22 Diagonalizzazione di operatori simmetrici y (c) (d) Figura 21. In questo paragrafo considereremo un'altra questione. Nelle pagine precedenti abbiamo introdotto due diverse relazioni di equivalenza tra matrici quadrate: la similitudine e la congruenza. equivalente al problema della diagonalizzazione delle forme bilineari. che possono così enunciarsi: data A EMn(K).1] è simultaneamente simile e congruente ad A. le traslazioni. Oltre alle rotazioni. Se AEMn(R) ed MEO(n). Parlando di diagonalizzazione di una matrice per mezzo di matrici ortogonali. non è dunque necessario specificare se ci si riferisce alla similitudine o alla congruenza perché le due nozioni sono equivalenti. cioè non tutte le classi di similitudine contengono una matrice diagonale (cfr. Nel 1776 Eulero dimostrò che ogni simmetria di E è di uno dei sei tipi che abbiamo descritto. La classificazione delle isometrie di E è simile a quella data dal teorema 21.15(3)). c. Come sappiamo. trovare una matrice diagonale BEMn(K) simile (oppure congruente) ad A. Una riflessione rotatoria è la composizione di una rotazione con la riflessione rispetto a un piano perpendicolare alt'asse della rotazione. e più semplice. È abbastanza curioso il fatto che l'analogo. vale a dire il problema di diagonalizzare matrici simmetriche reali per mezzo di matrici ortogonali. Il limitarsi a considerare le matrici MEO(n) .9b. Il secondo problema. teorema 21. Ricordiamo che due matrici A.1] e quindi la matrice [22.Geometria euclidea 268 22/Diagonalizzazione di operatori simmetrici 269 Una glissorotazione è la composiziOIie di una rotazione con una traslazione in una direzione parallela all'asse della rotazione. facili esempi mostrano che il primo dei due problemi non ammette soluzione in generale.=R.3 che classifica le isometrie piane sia stato dimostrato solo nel 1831. Non daremo la dimostrazione di questo risultato.3 per le isometrie del piano. sono dette simili (rispettivamente congruenti) se esiste MEGLn(K) tale che B = M-1AM (B = IMAM). le glissoriflessioni. d illustrano la successione delle trasformazioni effettuate. e cioè matrici A simmetriche: è quanto afferma il teorema 16.

[22. w> e. si deve avere (v. che dimostreremo nel capitolo 4. Poiché A . Il seguente risultato è implicito nel teorema 22.5 PROPOSIZIONE Sia T: V ~ V un operatore simmetrico sullo spazio vettoriale euclideo V.4 TEOREMA Per ogni forma quadratica q: V ~ R su uno spazio vettoriale euclideo di dimensione finita. cioè che A è reale. che possiamo supporre di norma l. Per ogni u EU si ha (T(u). quindi la diagonalizzabilità di una matrice simmetrica A per mezzo di matrici ortogonali significa che sia la forma quadratica definita daA che l'operatore di matrice A rispetto a una base ortonormale di V sono diagonalizzabili in una base ortonormale. Si ha Ax = AX. La principale applicazione geometrica del teorema spettrale è un elegante teorema di classificazione delle coniche euclidee. w> . enl è una base ortonormale di V che diagonalizza T. e sia x Ecn un corrispondente autovettore. proprietà delle matrici simmetriche reali è descritta dal seguente lemma.2] e la [22. solo basi ortonormali. e]> = (u. Allora (el' ez. Dimostrazione Procediamo per induzione su n = dim(V).3]: 22. /Lw> = /L(v. Poiché l'operatore Tè simmetrico. il polinomio caratteristico di Tpossiede radici reali. in uno spazio vettoriale euclideo di dimensione finita V.4] e [22. e quindi T(u)EU. l'operatore Tu è simmetrico. Se n = l non c'è niente da dimostrare.t: O. cioè T induce un operatore Tu: U~U. w> =A(V.2 TEOREMA (SPETTRALE) Siano V uno spazio vettoriale euclideo di dimensione finita e T: V ~ V un operatore simmetrico. (v. T(e]» = (u.4 è simile alla precedente ed è lasciata allettore. per il lemma 22. esiste una base ortonormale diagonalizzante. Dal teorema spettrale segue che TA è diagonalizzabile in una base ortonormale. Ae l > = A(U. Sia AEC una radice del polinomio caratteristico di A. ogni autovettore relativo a A è ortogonale ad ogni autovettore relativo a /L. poiché T è simmetrico. ••• . Esiste una base ortonormale' di V rispetto alla quale la matrice che rappresenta T è diagonale. supponiamo quindi n ~ 2 e che il teorema sia vero per spazi di dimensione n -1.5] deduciamo che A= A. U possiede una base ortonormale{ez. w> = O.3 TEOREMA Per ogni matrice simmetrica reale A EMn(R) esiste una matrice ortogonale MEO(n) tale che M-IAM sia diagonale. e quindi l'asserto. Per l'ipotesi induttiva. perché x .t: /L.. si ha anche Ax = AX. w EV autovettori relativi a A e a /L rispettivamente. w> = (AV. w> = /L(v.4] La dimostrazione del teorema 22. enl che diagonalizza Tu. T(w» = (v. Dimostrazione A è la matrice di un operatore simmetrico TA di R n rispetto alla base canonica. 22.L il com- 22. Quindi T possiede un autovalore A. 22. Il teorema spettrale può enunciarsi nella forma equivalente seguente.270 Geometria euclidea è equivalente a considerare. Dimostrazione Siano v.5] Osservando che è un numero reale positivo. w>.1. 22.2] Prendendo i complessi coniugati di primo e secondo membro. e più in generale un teorema di classificazione delle quadriche in uno spazio euclideo di dimensione qualunque. Si ha: (T(v). /L sono due autovalori distinti di T. ma fondamentale. [22. Se A.. [22. Una semplice. e sia U = e]. dalle [22.1 LEMMA Il polinomio caratteristico di una matrice simmetrica A EM n (R) possiede solo radici reali. sia e] un corrispondente autovettore. e scriviamolo in due modi diversi utilizzando la [22. si deduce che A(V. Dimostrazione Possiamo considerare A come una matrice di numeri complessi e quindi come un operatore TA : cn ~ C n. Poiché Tu(u) = T(u) per ogni u EU. e]> = AO = 0.3] 22/Diagonalizzazione di operatori simmetrici 271 plemento ortogonale di e].2 nel caso finito-dimensionale: [22. ••• . Un enunciato equivalente del teorema spettrale si può dare in termini di forme quadratiche: Consideriamo lo scalare IxA x.

n. se esistessero.xi + xi e trovarne la corrispondente forma diagonale... Dimostrare che se A EM n (R) è una matrice antisimmetrica.. h(v. Si ha il seguente risultato: Supponiamo K algebricamente chiuso. Come abbiamo ricordato all'inizio di questo paragrafo.2X2X3 . il più possibile semplici. a cui accenneremo brevemente. w)+h(v / . .'I.. . .. e tali che ogni classe di similitudine ne contenga una.. In ciascuno dei seguenti casi deteÌminare una trasformazione ortogonale di R 3 che diagonalizzi la forma quadratica assegnata: A O A -13 ) c) + 2XjX2 + 2XjX3 + 2xi + 2X2X3 + 2xi q(xl> X2' X3) = .. w) 18 = = h(v. Tali matrici. w) + h(v.'l. per qualche AE K. e sia T: V -> V un operatore.3] [23. TEOREMA DI JORDAN n caso complesso Abbiamo visto che in uno spazio vettoriale euclideo è possibile definire tutti i concetti di natura metrica della geometria euclidea utilizzando il prodotto scalare. allora A = diag (Al' . e Al' .. Un'applicazione h: V x V -> C è una forma hermitiana su V se soddisfa le seguenti condizioni: h(v+v / . rinviando il lettore a testi specializzati di algebra lineare per le dimostrazioni (cfr. Ak sono gli autovalori di A.4] . In ciascuno dei casi seguenti determinare una mati-ice M ESO (2) che diagonalizzi la matrice simmetrica assegnata: 5 b) ( -13 d) O 1 O a) q(xl> X2. Un blocco di Jordan di ordine n è una matrice n X n a elementi in K della forma 1.. Sia V un K-spazio vettoriale di dimensione finita.2xi . ad esempio [6]). In un campo K diverso da R in generale non ha senso parlare di positività e quindi non è possibile introdurre la nozione di prodotto scalare in uno spazio vettoriale su un campo qualsiasi. w) [23. 23 A= k per opportuni interi positivi n p . da chiamarsi forme canoniche.'I.. ogni radice non nulla del suo polinomio caratteristico è un numero complesso puramente immaginario. Tra tutte le soluzioni note di questo problema la più importante è la cosiddetta forma canonica di Jordan. .. modificando la definizione di forma bilineare simmetrica in quella di "forma hermitiana" . w) Una conseguenza immediata del teorema di Jordan è che ogni MEMn(K) è simile a una matrice in forma canonica di Jordan. w) = h(w.. v). in particolare.2xi q(xl> X2' X3) = x~ + 4XjX3 . potrebbero essere prese come rappresentanti delle classi di similitudine. Denoteremo un blocco di Jordan siffatto con il simbolo Jn. Nel caso K = C è però possibile aggirare questa difficoltà in un modo molto semplice. e quindi fornirne una classificazione esplicita. w) = h(v. An) è una matrice diagonale. Si dimostra facilmente che gli scalari Al' . + nk = n. . .1] h(v. O O 3.. O O O J n2 .2] [23.1 DEFINIZIONE Sia V uno spazio vettoriale su C.. Tale circostanza fa sorgere il problema di trovare una classe di matrici. w + w') h(cv.Geometria euclidea 272 23//1 caso complesso 22.7 Complementi 273 Esercizi 1.. Se. . w') c h(v..· Una matrice A EMn(K) si dice in forma canonica di Jordan se è della forma seguente: Jn. X3) = 2x~ O b) O 5 (~ ~) 2. non tutte le matrici A EMn(K) sono simili a una matrice diagonale.2 O O O Jnk. [23.2XjX2 + 2XjX3 . k = n ed nj = 1 per ognij = 1. Esiste una base e di V tale che la matrice Me(T) sia in forma canonica di Jordan.'l. 23. tra le quali rientrino le matrici diagonali come casi particolari. nk tali che n l + . AkE K.

+ Ynen) = = L. yle l + . + Ynen è cn w> (v. en ) una sua base. .L sottospazio ortogonale a S. affermano che h(v. Conseguentemente la nozione di base ortonormale si dà come nel caso euclideo.6].. wEV si dicono ortogonali o perpendicolari se h (v. ponendo h(v. ma la dimostrazione è un po' diversa dal caso euclideo. definiamo S. si ottiene corrispondentemente la forma hermitiana nulla: h (v. cw) = h(cw. la matrice di una forma hermitiana rispetto a una base e determina la forma.2 discende immediatamente l'esistenza di una base ortonormale. . si definisce una forma hermitiana su V. Il caso più importante che verrà esaminato è quello in cui h è definita positiva. dotato del prodotto hermitiano standard è detto n-spazio vettofiale hermitiano.1. La matrice H= (hij) EMn(C) è detta la matrice che rappresenta h rispetto alla base e. la matrice che rappresenta il prodotto hermitiano rispetto ad e è In' Pertanto il prodotto hermitiano di due vettori v = Xl e l + .. en ) di V si dice diagonalizzanteo ortogonale per h se i vettori el' .. Dalla [23. + xne n. n. complemento 11.2 adattando opportunamente le dimostrazioni dell'analogo teorema 16. Si noti che se la matrice H è hermitiana. j::5 n.3].. w) = O.. Come nel caso delle forme bilineari.7] è un prodotto hermitiano è lasci~ta al lettore. . Ponendo [23. Gli spazi vettoriali hermitiani sono l'analogo complesso degli spazi vettoriali euclidei e la teoria sviluppata in quel caso si generalizza ad essi con pochi cambiamenti. Per ogni 1::5 i..4] insieme ci dicono quindi che h(v. v) = ch(w. La verifica è lasciata al lettore.. Dalla [23... w) è additiva in w. Se S C V.. Una forma hermitiana h definita positiva sarà anche chiamata prodotto hermitiano su V... Due vettori v. Fissiamo uno spazio vettoriale hermitiano V di dimensione finita. Molte definizioni e risultati dimostrati in precedenza per le forme bilineari simmetriche si estendono al caso delle forme hermitiane. Una base e = lei' .L = I w EV: w è ortogonale ad ogni v ES) 23//1 caso complesso 275 e chiamiamo S. v) 2: O (h (v. insieme. Ad esempio. . w EV. w) = txHy per ogni v. v) < O) per ogni v -:. La verifica del fatto che la [23.2 TEOREMA Sia V uno spazio vettoriale complesso di dimensione finita maggiore di zero.6] si ha h(v. e denotiamo con (v.4] deduciamo che si ha h(v.4] segue anche che h(v. Se H è simmetrica a elementi reali. cioè dividendo ogni vettore della base per la sua norma. w) è C-lineare in v. in uno spazio vettoriale hermitiano le nozioni di norma. si verifica immediatamente che S.5] La [23.. data una matrice hermitiana HEMn(C) e una base e di V. en ) è una base ortonormale di V. w> = t xy. w).. wEV come in [23. ijXJii h (e ej ) = txHy. si definisce un prodotto hermitiano su il prodotto hermitiano standard. en sono a due a dueottogonali. che si ottiene a partire da una base ortogonale normalizzandone gli elementi. [23. Se e = lei. w) è antilineare in w (cfr.. + xnen. La forma hermitiana h si dice semidefinita positiva (semidefinita negativa) se h (v..4] si ha - hji = hij per ogni 1 ::5 i.é. v) = ch(v. Una matrice HEMn(C) tale che H = tH si dice hermitiana. il prodotto hermitiano di due vettori. e). cioè uguaglia il prodotto hermitiano standard delle loro coordinate.7] cn. Anche la disuguaglianza di Schwarz si estende agli spazi vettoriali hermitiani. Viceversa.. h si dice definita positiva (definita negativa) se h(v.2] e la [23. per ogni [23. Uno spazio vettoriale complesso su cui è assegnato un prodotto hermitiano si dice spazio vettoriale hermitiano. Esiste in V una base diagonalizzante per h. .L è un sottospazio vettoriale di V. Dal teorema 23. w) = h(xle l + . di un vettore. v)ER per ogni vEV. Il procedimento di GramSchmidt si estende senza cambiamenti agli spazi vettoriali hermitiani. Lasciamo allettare il compito di dimostrare il teorema 23. Supponiamo che V abbia dimensione finita e sia e = lei' . . . Quindi la matrice che rappresenta una forma hermitiana rispetto a una qualunque base è una matrice hermitiana. j::5 n poniamo hij = h (ej . e sia h unaforma hermitiana su V. di coefficiente di Fourier e di proiezione di un vettore lungo la direzione di un vettore non nullo si definiscono esattamente come in uno spazio euclideo. allora è hermitiana. Per la [23.. o lunghezza. O.Geometria euclidea 274 La [23. 23.2] afferma che h(v... ovvero H = tH. mentre la [23.. v) ::5 O) per ogni v EV. Nel caso particolare in cui H è la matrice nulla. allora in particolare hiiE R per ogni i = 1. w = YI e l + . v) > O (h(v. Infatti. . w) = O per ogni v.1] e la [23. j.14(3».

v> + ab(v. wEV si ha l(v. w> si ottiene Poiché (v. DEFINIZIONE Dimostrazione 1) Sia v EV un autovettore relativo a À..8].(v. cioè TE GL(V).4 dizione 23. w> per ogni v. T(w» = (Àv. p. w> + (v. La NI è ovvia e la N2 segue dall'identità (rv. Poiché (v..3 TEOREMA (DISUGUAGLIANZA DI SCHWARZ) Per ogni v. w> :::. cioè À = p" che è contro l'ipotesi. w> + ab(w.wll per ogni v. che è soddisfatta se e solo se v e w sono proporzionali. w> I. . Le seguenti condizioni sono equivalenti: 1) T è un operatore unitario. av> + 0w.: O. cioè I À I = 1. v>.9] segue À/i = 1. IIwIl 2 1(v. T(v» = (Àv. § 17). N3 (cfr. 3) T(O) = O e IIT(v) .. v>. che caratterizza gli operatori unitari: 23. w> e b = . bw> = = dii (v.w>I:::.lIvllllwll [23. Dimostrazione Se w = O la [23. Esplicitiamo Uv + wll 2 = (v + w. w> e osserviamo che Utilizzando la [23. w> + (w. ÀV> = ÀÀ(v. La norma dei vettori gode delle proprietà NI. L'uguaglianza è vera se e solo se av + bw = O. Per ogni a.: O. enl una base ortonormale di V.7 COROLLARIO Un operatore T: V --+ V è unitario se e solo se la matrice che rappresenta T in una qualunque base ortonormale di V è unitaria. Gli operatori unitari sono strettamente in relazione con le matrici unitarie. .: O.. bw> + (bw. . w>. enl di V.9] - - Se (v. w> . w> (v. e sia A = (ai) EMn(C) la .. wEV.1. 2) Se v e w sono due autovettori relativi ad autovalori distinti À. 2 I(v.6 COROLLARIO Sia T: V --+ V un operatore unitario. Un operatore T: V --+ V si dice unitario se soddisfa la con- (T(v). . w> 12 :::. 23.lIw1l 4 11v1l 2 e dividendo per IIwll 2 si ottiene la [23..T(w)1I = IIv . Si noti che dal teorema precedente segue che un operatore unitario T è invertibile. Si ha (v.5 ricalca esattamente quella del teorema 20. Sostituendo i valori a = (w. wEV.8] è ovvia.. w> + (w.Geometria euclidea 276 23. v> + (w. T(en)l è una base ortonormale. v> . ma si ha anche ÀÀ = 1. Dimostrazione Sia e = {ei' . 1) Ogni autovalore À di T è tale· che I À I = 1.. v> = (T(v). T(e n) l sia una base ortonormale.lIvIl 2 +21(v. . del tutto simile al teorema 20. 23. w> = (T(v). si ha La dimostrazione del teorema 23. ••• . e quindi À = /i. cui rinviamo il lettore. 5) T è un operatore ed esiste una base ortonormale (e 1.. v> + bb(w. N2. 2) T è un operatore tale che Il T(v) Il = Il v Il per ogni v EV. (av + bw. 4) T è un operatore e per ogni base ortonormale {e 1.lIvIl 2 +2I1vllllwll + IIwIl 2 =(lIvll + IIwll)2. (T(e 1). .5 TEOREMA Sia T: V ---+ V un'applicazione. allora v e w sono perpendicolari. 23/Il caso complesso 277 Abbiamo il seguente risultato.8] otteniamo quindi IIv+wIl 2 :::. (v. cioè la N3. b EC si ha O:::.. T(w» = (v. w>. w> 12. av + bw> = (av. :::. rv> = I r 1 2 (v. .1. w> = I(v. 2) Si ha (v. dev'essere ÀÀ = 1.. . dalla [23. av> + (!!V. [23. v> = (v. Possiamo quindi supporre w . La N3 è la disuguaglianza triangolare e si dimostra nel seguente modo... v> + (v. w>1 + IIw1l 2 :::. p.8] e vale l'uguaglianza se e solo se ve w sono paralleli. en l di V tale che (T(e 1).w> = À/i(v. v + w> = (v. rispettivamente.

degli operatori simmetrici nel caso euclideo. À(v. e supponiamo dim (V) = n 2: l. en } è una base ortonormale di V che diagonalizza T. T(v)} = (v. allora dalle [23. Gli operatori hermitiani sono gli analoghi. per ogni v. O< e < 11". Precisamente si ha: Poiché (v. T(w» = tx(Ay) = txAy e quindi tx t. w} = t(Ax)y= txt. O. Se n = 1 non c'è niente da dimostrare. non hanno autovalori reali.AA = In' ovvero 'AA = In' La principale differenza tra operatori unitari nel caso reale ed in quello complesso riguarda la loro diagonalizzabilità. Pertanto abbiamo t. +Yncn: (T(v).8. Allora {CI' cz.10] segue che T è hermitiano. Sia U = CI.. Àv) = I(v. Dimostrazione Sia À E C un autovalore di T. tale che *MAM sia diagonale.A = A. 23lll caso complesso 279 Supponiamo che e = {CI> ••• . Esiste una base ortonormale di V che diagonalizza T. v} = (Àv. per ogni v=xle l + .13 TEOREMA (SPETTRALE) Sia T: V ~ V un operatore hermitiano. Allora T è unitario se e solo se si ha Oij = (Ci' C) = (T(c i ). Dal corollario segue in particolare la diagonalizzabilità di ogni matrice A EO(n). T(c)} = t.1: 23. v}. j:5 n. che abbiamo dimostrato per gli operatori simmetrici.A -y = txAy-. d--9ve A(l)' .. si estende a quelli hermitiani: 23. w) + ia(v. perché non possiede. La dimostrazione è identica a quella del teorema 22.. Poiché quest'uguaglI·anza e' vera per ognI· x . e sia A la matrice che rappresenta un operatore hermitiano T rispetto a e. equivalentemente. 23. Separando la parte reale da quella immaginaria. w} = Un operatore T: V ~ V si dice hermitiano se soddisfa la (v. tenuto conto del corollario 23.t:. autovalori reali. 23.. Si faccia però attenzione: una matrice ortogonale non è in generale diagonalizzabile per mezzo di matrici reali.7.278 Geometria euclidea matrice che rappresenta l'operatore T rispetto a e. Esiste una base ortonormale di V che diagonalizza T.2 e pertanto la omettiamo. v) = À. +xncn> w=yle l + . ma non per quelli reali. y E cn .. Supponiamo n 2: 2 e che il teorema sia vero per spazi di dimensione minore di n. w) = s(v. Si ha (T(v). v} = (v. Si ha. e induce un operatore unitario Tu: U~U.A(i)A u » 1 :5 i. w) .L.. cioè A è una matrice hermitiana.. Tutti gli autovalori di un operatore hermitiano T: V ~ V sono Per l'ipotesi induttiva U possiede una base ortonormale {c z. Dimostrazione Per induzione su n. Ad esempio le matrici ReE 0(2). cn } sia una base ortonormale di V. in generale. afferma in particolare la diagonalizzabilità di ogni matrice unitaria mediante una matrice unitaria. o.. v) :. Sia CI EV un autovettore di T e si~ À il relativo autovalore. Abbiamo la seguente estensione del lemma 22. en } rispetto alla quale Tu è diagonale. . Se viceversa A EMn(C) è una qualsiasi matrice hermitiana e T è l'operatore rappresentato da A nella base ortonormale e.Ay [23. si deduce che 23. per ogni u E U si ha Quindi T trasforma U in sé stesso. Il risultato seguente vale infatti per gli operatori unitari complessi.8 TEOREMA Sia T: V ~ V un operatore unitario.11 PROPOSIZIONE Un operatore T: V ~ V è hermitiano se e solo se la matrice A che rappresenta T rispetto a una qualunque base ortonormale è una matrice hermitiana. e sia v E V un autovettore relativo a Il teorema 23. per gli spazi vettoriali hermitiani.10 DEFINIZIONE condizione (T(v). .12 LEMMA reali. Possiamo supporre Il CI Il = 1. Poiché ÀÀ = 1. . . À = L Il teorema spettrale.. dev'essere t. wEV.10] (v. Abbiamo pertanto la seguente proposizione: 23.9 COROLLARIO Per ogni A EU(n) esiste MEU(n) tale che M-1AM sia diagonale. A(n) sono le colonne di A..14 Complementi Sia h: V x V ~ C una forma hermitiana sullo spazio vettoriale complesso V. w E V possiamo scrivere h(v. T(w» per ogni v. . 23.

14]. data una forma R-bilineare antisimmetrica a: V x V ~ R soddisfacente la [23. iv) = s(v. w) + is(i v.13]. v) = s(w. v) = . w) = a(iv. w) [23.4] si ha anche s(w. Inoltre s(w. iw) si definisce una forma hermitiana h: V x V ~ C. iw) + is(v. w) a) (l l-i c) C ~) l:. cw) + ia(v. w) h(v. Infine. w) = = s(v.3] è soddisfatta. Y> = XIYl + ix Y2 + ix2Yl <x. ponendo VxV~R è una forma R-bilineare simmetrica. mentrela [23. a(v.280 Geometria euclidea con s(v. esplicitando l'identità c) e) h(iv.3] e la [23. data una forma R-bilineare simmetrica s: V x V ~ R soddisfacente la [23. d'altra parte. v) + ia(w. v) = s(v. w) si ottiene Esercizi a(v. Stabilire quali delle seguenti matrici sono hermitiane: si ottiene s(iv.4] è verificata. Pertanto s: e anche la [23. w) + ica(v. w) = ch(v. Verifichiamo la [23.s(iv. w) e a(v. w) per la [23.a(v. Y> = 2. è un forma R-bilineare antisimmetrica. W) ER. w)] = w) + ibh(v. Y> = <x.) b) G ~) d) G -. w) + is(iv. w) = . ah(v. w) = h(cv. w) + is(av. w) = cs(v. per ogni c=a+ibEC. wEV: h(cv. w) <x.11] segue che s individua a. Riassumendo possiamo dire che assegnare una forma hermitiana sullo spazio· vettoriale complesso V è equivalente ad assegnare su V una forma R-bilineare simmetrica soddisfacente la condizione [23. w) sono additive sia rispetto a v che a w. Inoltre.v.1] e [23. Quindi s(v. e 23/l1 caso complesso Dalla [23. Inoltre. w) + is(ibv.2ix2Yl <x. Viceversa. w) = cs(v. w) [23.12] mostra che. w) = a(iv. w).11] s(v. In modo simile si dimostra che. w) + is(w.4]. w) = ch(v. Stabilire quali delle seguenti sono forme hermitiane su C 2 : a) per ogni v. wEV. cw) = h(v. v. w) = s(v. iw) = h(v. Per la [23. Y> = XIYl + 2X2Y2o 1 1 b) d) <x. w) + ia(cv.12] 1. w EV. si ha s(cv.2] che s(v. w) = = = = s(av. w) sono due forme bilineari su V considerato come uno spazio vettoriale reale. w) s(v. w) = . iw) [23. w EV. h(w.v. mentre a: h(v. ah(v. ponendo h(v. iw) = . w). w) + ica(v. esplicitando le identità h(iv. v) = s(v. w) e a(v. iw)] = w) + b[s(.) iI l x" I y11 + XIYl + XIY2 .13] a(iv.14] per ogni v.3]. oppure una forma R-bilineare antisimmetrica soddisfacente la [23. per ogni cER. ah(v. v.ia(v. Si ha. w) = s(v. w) 281 + is(v. v) a(w. iw) [23. w) . W). iw)=a(v. w) + is(.13]. cw) = ch(v. w) per ogni v.ih(v. w) e quindi e la [23. + ia(v. iw) + s(ibv. w) = ih(v. Segue subito dalle [23. iw) = s(v.a(v. Y> = XIYl + 2ix Y2 .14]. iw) = w) + b[s(iv. a individua s. WEV. w) VxV~R si definisce una forma hermitiana su V. iw) = h(v.

i. Gli spazi ambiente in cui essa viene studiata costituiscono un modello matematico astratto di spazio in cui valgono proprietà di natura grafica simili alle regole del disegno prospettico. La geometria proiettiva consente inoltre di interpretare geometricamente e rendere più trasparenti certe parti dell'algebra lineare. ortonormalizzare la seguente base di C 3 rispetto al prodotto hermitiano standard: b = {(i. i. come ad esempio la teoria dei sistemi di equazioni lineari omogenee.Geometria euclidea 282 . i. il quale per primo considerò rette e piani paralleli come casi particolari di rette e piani incidenti. Questa geometria ha le sue origini nelle regole della prospettiva. Alberti. che gli artisti del Rinascimento (Brunelleschi.V. . Alcune di queste proprietà vengono studiate dalla "geometria proiettiva". Per diversi secoli la geometria è stata studiata esclusivamente da un punto di vista metrico. . O). Per ciascuna delle seguenti matrici hermitiane A determinare una matrice unitaria M tale che *MAM sia diagonale: J Y3 li a) ( -i hl ( ~ i ) _ ~ 24 Spazi proieitivi La geometria euclidea studia proprietà che. i) l. e solo in tempi relativamente recenti ci si è accorti che esistono proprietà geometriche che possono essere formulate senza ricorrere a misurazioni o al confronto di grandezze. Poncelet (1788-1867). verso cui concorrono i ccmtorni degli oggetti così come essi appaiono da un punto di osservazione. Tali regole sono basate sull'idea di "punti di fuga". L. Anche nella geometria affine reale si ricorre a misurazioni. (O. Piero della Francesca e altri) studiarono scientificamente e utilizzarono in modo sistematico. Precursore della geometria proiettiva fu Girard Desargues (1593-1650). (O. O).B. che in geometria affine comporta il dover tenere conto di casi d'eccezione quando si considera l'intersezione di sottospazi. La nascita della geometria proiettiva come una parte organica della matematica risale alla prima metà del secolo XIX con l'opera di Gaspard Monge (1746-1818) e di J. nella loro formulazione e dimostrazione. Gli spazi proiettivi nascono dall'esigenza di una geometria da cui venga eliminata la nozione di parallelismo. fanno ricorso a misurazioni e a confronto di lunghezze e di angoli. sebbene le distanze si confrontino solo lungo rette parallele. 4. Utilizzando il procedimento di Gram-Schmidt.) c Capitolo 3 2 2 Geometria proiettiva -2i l-i 3.

x I... sono i sottospazi vettoriali di dimensione 1 di V. quando lo considereremo come un punto di P (V) denoteremo questo sottospazio con il simbolo [v]. . se e solo se esiste ÀE K. Fn[O.2 rispettivamente. Se dim(P) = n. x n si dicono coordinate omogenee del punto P = [v] EP rispetto al riferimento eo ••• en. an ) ... che è detto sottospazio proiettivo (o sottospazio lineare) di P. x n] il punto corrispondente di pn.. . x n] = [YO'YI' .é 0. en l definisce in P un sistema di coordinate omogenee (o un riferimento proiettivo). 1].é in K. . le coordinate omogenee di un punto P = [v] EP rispetto a un dato riferimento proiettivo sono determinate da P solo a meno di un fattore di proporzionalità non nullo. wEV\ (01 definiscono lo stesso punto di P(V). . chiamati punti di P (V). si ha ° ° [À. perché V non possiede sottospazi di dimensione 1. À.dim [P (W)] = dim (V) . Due vettori v. Se dim(V) = 0. + Xiflen) per ogni vEV\ (O l.... Tale sistema verrà denotato con eo . Si ha Fo[l. o semplicemente con pn se non c'èpossibilità di equivoco. . . le rette ed i piani di P sono i sottospazi di codimensione n-l ed n .. . 1. Xm e si dicono coordinate omogenee standard di P.. 0. Lo spazio p(Kn+l) si denota con pn(K). lo sono anche ÀXo. in simboli In p n il riferimento determinato dalla base canonica di Kn+ 1 si dice riferimento proiettivo standard. Quindi. Rispetto ad esso le coordinate omogenee di P = [xo... P (V) possiede un solo punto.. À. . È uno spazio proiettivo di dimensione n. .. ....2 DEFINIZIONE Sia P = P (V) e sia (eo. Se invece della base {eo. e sia [24. O] ..1 DEFINIZIONE Sia V un K-spazio vettoriale di dimensione finita. Si ha dim[P(W)] = dim(W) -1. . 0.. .dim[P(W)] è detto codimensione di P(W) in P. tale che w = Àv. e dim(P(V» = O: uno spazio proiettivo di dimensione consiste dunque di un solo punto.1] = [eo + . .. .X I.é °in K tale che Yj= ÀX. O]. 0 è uno spazio proiettivo di dimensione -1.0.. I punti U[l.... . . ajE K.1] un'equazione lineare omogenea nelle indeterminate X o. In altre parole. Per ogni (Xo'x l..24/Spazi proiettivi Geometria proiettiva 284 24.. ..... . .. . en.é (O.é (O. e quindi dim (P) .dim (W). ••• . i = 0. il numero dim(P) . Diremo che {eo. Se dim(V) = 1. n. . cioè [v] = [w].. .. Ogni v EV \ {Ol genera il sottospazio di V di dimensione uno <v >= ° [XO. 0. en . Nello spazio proiettivo P = P (V) supponiamo assegnato un sistema di coordinate omogenee eo . cioè V = (O l.. ÀXn per ogni À . x n] per denotare il punto PEP di coordinate omogenee x O' .•• .. x n.. e per ogni v EV \ {O}... x n] sono x o. 0. Gli esempi più importanti di spazi proiettivi si ottengono considerando V = Kn+ l.. .. . Sia v=xoeo+xle l + . I sottospazi di codimensione uno si dicono iperpiani.. . X n . . = [eo]. ... tale che (ao. . v: À E Kl. Xn). La dimensione di P (V) è definita come dim(V)-l e si denota con dim(P(V».é 0. .. Gli scalari x O' . I punti fondamentali di questo riferimento sono [1. Per questo motivo si considerano identici due sistemi di coordinate omogenee se sono definiti da basi di V proporzionali. .. Un sottospazio vettoriale W di V definisce a sua volta uno spazio proiettivo P(W) contenuto in P = P (V) . .Yn] se e solo se esiste À. e il punto unità è [1. Se K = R (K = C). V stesso. x n sono coordinate omogenee di P..é in K. . . . Dunque le coordinate omogenee di [v] = [flv] rispetto ai due riferimenti sono le stesse. +xnenEV\{OI. per. se xO' ••• . [O..definizione.. en l una base di V. Poiché [v] 285 e flv = Xo(fleo) + X1(flel) + .. si ha P (V) = 0. P (V) si dice spazio proiettivo reale (spazio proiettivo complesso). Lo spazio proiettivo associato a V è l'insieme P (V) i cui elementi. . flenl per un qualsiasi fl. Scriveremo P[xo. 1] = [e n]. . . O). P (V) è una retta proiettiva (un piano proiettivo).. O) denoteremo con [XO. . . +en ] si diranno rispettivamente punti fondamentali e punto unità del riferimento eo ••• en • = [Àv]. Se ha dimensione 1 (dimensione 2). . che si chiama l'nspazio proiettivo numerico. In particolare P stesso è un sottospazio proiettivo (improprio) di sé stesso. ."" en l di V si considera la base proporzionale (fleo.. .1]. 24.

in particolare Ho = {[O.2] è P(W). ....xn) per ogni À. Se 0:5 i:5 n.' Hno Si ha quindi H i = {[xo. en l.1] è un'equazione omogenea. . Ad esempio. Si osservi che. .. .. una (n + l)-upla (xo.é. Detta A = (aij) la matrice dei coefficienti di [24. rispetto alla base (eo' •.r -1 = dim(P) . PtgeneranoL(PI .xo. À. ogni sottospazio proiettivo possiede equazioni cartesiane..é. .. l'intersezione di tutti i sottospazi proiettivi che lo contengono.. .. . en ]. e Hl = {[I. . O] l. .. Pt) invece di L({Pll . .. scriveremo L(P1. . Più in generale. X n ). O in K. Ptl consiste di un numero finito di punti.6]. . L'intersezione n in/P (W) è ancora un sottospazio proiettivo di p e si ha atOXO+ . ..3].. e precisamente [24. e le equazioni dei sistemi [24. X n sono infatti equazioni cartesiane dello stesso sottospazio se e solo se sono equivalenti. ed r = r(A).r = n . Gli iperpiani coordinati di p n . Se J = (P I . l'iperpiano di P di equazione cartesiana Xi = O è detto i-esimo iperpiano coordinato e consiste di tutti i punti la cui i-esima coordinata omogenea è uguale a O (questa condizione è indipendente dalla scelta della (n + 1)-upla di coordinate omogenee del punto). . x n) EKn+ l \ {O l è una sua soluzione se e solo se lo è (À. ogni iperpiano di p l ha dimensione zero e pertanto consiste di un solo punto. 0 (se P (Wl) n P(Wz} = 0). 1] l. a elementi in K e X = t(Xo .1] è un'equazione cartesiana dell'iperpiano P(H).. Si ha dim(L(PI' .. O.• .5] Infatti P(W I) n P(Wz} è il luogo dei punti le cui coordinate omogenee sono soluzioni di entrambi i sistemi [24. denotata con L(J). .2] 24/Spazi proiettivi 287 cartesiane.1] è soddisfatta dalle coordinate di tutti e soli i punti dell'iperpiano P(H) di P. L'intersezione P(W I) n P(W2) è ancora un sottospazio proiettivo. I due sottospazi P(WI) e P(W2) di P si dicono incidenti (sghembi) se P (Wl) n P(Wz}.4].r.4] costituiscono un suo sistema di equazioni cartesiane. Più in generale consideriamo un ·sistema di t equazioni lineari omogenee [24. un iperpiano vettoriale. v. Pt ). questo luogo coincide con P(W I n W2).4] non possiede soluzioni non banali. P t»:5 t-L [24..é.. Ovviamente L (8) = 8 se e solo se 8 è un sottospazio proiettivo. .3]. Ptl).3] [24.. + atnXn = O. poiché la [24.. quindi ha senso dire se le coordinate omogenee di un punto PE P soddisfano la [24. si ha Infatti niE1P(W) ha per elementi i sottospazi vettoriali di dimensione 1 di V che sono contenuti in ognuno dei W i. Se J è un sottoinsieme non vuoto di P. v t ) non supera t. Si ha in particolare P(W I) n P(Wz} = 0 se e solo se Wl n W 2 = <O).. L'insieme dei punti PE P le cui coordinate omogenee sono soluzioni di tutte le equazioni del sistema [24. Siano P(WI) e P(Wz} due sottospazi proiettivi di P.2] sono equazioni cartesiane nella base (eo' ••• . si indicano con Ho.. Diremo chePI . il sottospazio vettoriale nullo di V. [24. ... . aventi come equazioni e la dimensione del sottospazio vettoriale <vI' . dal che segue la [24. Hl' ...Geometria proiettiva 286 In V la [24. ovvero P(W) ha codimensione r in P. nel riferimento eo ••• em rispettivamente i sistemi [24. [24. "0' x n] Epn: Xi = Ol. cioè un sottospazio vettoriale H C V di codimensione 1.2].1] rappresenta. cioè se e solo se il sistema delle [24. rispetto al riferimento proiettivo standard. consideriamo una famiglia qualunque (P(W) LEI di sottospazi proiettivi di P. e quindi la [24. [24. . In particolare un punto P e un sottospazio P(W) sono incidenti se PEP(W). Le [24. È evidente che un sottospazio proiettivo P (W) non possiede un unico sistema di equazioni cartesiane: due sistemi di equazioni lineari omogenee in n + 1 indeterminate X o. Sia W il sottospazio vettoriale di V di cui le [24.6] dim(P(W» = dim(W) -1 = dim(V) . .1] oppure no.4] dove Aled A 2 sono matrici.. essendo ciò vero per ogni W.1] sono quelli tali che VEH. rispettivamente t X (n + 1) ed s X (n + 1).2] si dicono pertanto equazioni cartesiane del sottospazio proiettivo P(W) nel riferimento eo '" en • Poiché tutti i sottospazi proiettivi sono della forma P (W) per qualche sottospazio vettoriale W C V. La [24. I punti P = [v] EP le cui coordinate omogenee soddisfano la [24. si dice sottospazio generato da J: L(J) è un sottospazio proiettivo di P e per definizione è il più piccolo sottospazio che contiene J..3].

comunque scelti. . .. .. . [VI]: Xo = 1.kE K non tutti uguali a 0..0' 1. ~ possiede l'equazione cartesiana X o Xl X 2 Po PI P2 = O... In quest'ultimo caso L(PI . [VI]..288 24/Spazi proiettivi Geometria proiettiva Se nella [24. Poiché ogni sottospazio vettoriale di V possiede una base. [24. . . p/ l è costituito da punti linearmente indipendenti. . p/ si dicono linearmente dipendenti. .kPkO 1..oPoo + 1. il primo membro è il determinante di una matrice avente due righe uguali..7] sono equazioni parametriche del sottospazio S. In questo caso lo spazio che essi generano è un piano.POI' ... ••• .. Questa definizione è motivata dal fatto evidente che P I .7] Le [24. ql. [v k]· Nel caso particolare k = 1 si ottengono equazioni parametriche della retta che X2 X 3 Po PI P2 P3 qo ql q2 q3 ro rl r2 r3 =0.oPoo XI = [24. .OPOI + 1. en l di V le coordinate dei precedenti vettori sono rispettivamente (POO... ••• . [vJl. Pln). Dunque la [24.. . In questo caso lo spazio che essi generano è una retta. VI' Due punti sono linearmente indipendenti se e solo se sono distinti. ed è l'unico piano che li contiene.. Poiché [voL [VI]. e definiti univocamente da va' VI' .. r l .. allora si ha + 1.... S2 = P (W2). Xn]. e quindi la [24. POn). r 2.q2]' Similmente si dimostra che se P è uno spazio proiettivo di dimensione 3 e per opportuni 1. Pkn)' e P = P[XO'xI .. . Tre punti sono linearmente indipendenti se e solo se non sono allineati..8] è un' equazione cartesiana della retta passante per i punti P[Po' PI' P2] e Q[qo. anche da quella dei vettori va' VI' . . al posto di X o' XI' X 2 . e siano [va]. cioè non giacciono su una retta. cioè L (P. allora t:::.6] vale il segno di uguaglianza i punti P I .9 . I punti P I .. si ha L(SI' S2) = P(W I + W 2). . p/ si diranno in posizione generale se sono linearmente indipendenti (e in questo caso t:::.OPOI = + 1. . . Supponiamo ad esempio che dim(S) = k.ql..... di suoi punti linearmente indipendenti. . . [vJl. pari a dim (S) + 1. . Segue dalla definizione che se i punti P I .. [v k] ES linearmente indipendenti.. ogni sottospazio proiettivo S di P può essere generato da un numero finito.. Se SI ed S2 sono due sottospazi proiettivi di P. . ••• . e quindi dalla scelta di coordinate omogenee di [vo]. . [24. . Questa retta contiene sia P che Q: infatti se si sostituiscono le coordinate di P.....IPIO + '" + 1. o quelle di Q.9] Infatti ogni sottospazio proiettivo P (W) contenente SI U S2 contiene P(W I + Wz) perché W deve contenere sia Wl che W 2: quindi 1. n + 1.P2]' Q[qo. ... e ogni sottoinsieme di {P I . Q). Esse dipendono. (PkO' Pw . Se rispetto alla base [eo' el .1' . oltre che dalla scelta dei punti [vo]. ql' q2' q3]' R [ro.qz]. un'equazione cartesiana del piano L(P.8] non è identicamente nullo perché P ~ Q.. p/ sono linearmente indipendenti. [Vk] generano S. p/) = P. . ••• .8] qo ql q2 Infatti il primo membro della [24.. p/ si dicono linearmente indipendenti: altrimenti P I . [v k] che generano S. .IPll Se P è un piano proiettivo ed ~ una sua retta assegnata mediante due punti distinti P[PO. ...IPll + '" + 1. . ...kPkl P[Po' PI' P2' P3]' Q[qo. quindi per due punti distinti P e Q passa una e una sola retta. vk e da P a meno di un comune fattore di proporzionalità.. r 3] sono tre suoi punti non allineati....PI..IPIO XI 1.. Vk.8] è l'equazione di una retta.. p/ sono linearmente indipendenti se e solo se lo sono i vettori VI' . (PIO' Pll' . 1. .sono linearmente indipendenti. quindi si annulla. il sottospazio L (SI U S2) generato dalla loro unione è il sottospazio somma di SI ed S2 e viene denotato con con il simbolo L(SI' S2)' Se SI = P(W I). R) è la seguente: X o XI Xo = 1. Q. per ogni PES si ha 289 contiene i punti [vo]. n + 1) oppure se t> n + 1 e n + 1 tra essi.

SI ed S2 sono in pOSlZlone generale se e solo se dim (SI n S2) = h + k .1.10] Figura 24.H è l'applicazione che associa a un punto Q .5] e della [24. perché dim(SI n S:J ~ o se e solo se SI n S2. Q). L'insieme 7r P .10] è dettaformula di Grassmann proiettiva. 0. k ed n.9].I ed Z. In modo simile si ragiona nel caso (2). dalla [24. oppure SI n S2 = 0 se h + k < n. ' Torniamo al caso generale. cioè Cp(J) = UQEJL(P. Per ogni sottoinsieme J di P tale che P~J si ha quindi 7rP. 24..10].. La proiezione di P su H di centro P è l'applicazione 7rp . La formula di Grassmann è uno strumento molto utile per studiare le proprietà di incidenza di sottospazi proiettivi. L (Z" P) è un piano se P~ z" ed è la retta Z. se S è un punto e P. La proposizione 24.I' Z. Se Z. 24. Cp(S) è la retta che contiene S e P.n nel caso h + k ~ n. se PE z. n ~ 3. Si noti che. Per ogni coppia di sottospazi SI ed S2 di P sussiste la seguente identità: [24. L(Z.. se SI' S2 e P hanno rispettivamente dimensione h. Ad esempio.Geometria proiettiva 290 D'altra parte. poiché dim [L (SI' S2)] ~ dim(P). 7rP.1). . Il cono proiettante J da P è l'unione Cp(J) di tutte le rette che contengono P ed almeno un punto di J (fig. due rette di p 2 sono in posizione generale se sono distinte. poiché Wl 24/Spazi proiettivi 291 + W 2 contiene sia Wl che W 2. Pertanto. incidenti e distinte. P(W I +W:J:J L(SI' S2)' e la [24. compatibilmente con la [24. e due piani distinti qualsiasi hanno in comune una retta. e quindi hanno in comune un punto.t. Sia H C P un iperpiano e PEP\H. Q) n H. 1 a seconda che Z. né in uno spazio proiettivo tridimensionale ha senso il parallelismo tra piani o tra rette e piani. P il punto di intersezione di H con la retta congiungente P e Q. Se ad esempio si considerano una retta Z. cioè 7rP.11] In particolare. e un punto P E P. S. e quindi le due rette hanno punti in comune.I ed Z. SI ed S2 si dicono in posizione generale. coincidenti.2 siano rispettivamente sghembe.2 sono due rette. H: P \ (PJ -> H definita da 7rp . 2) In uno spazio proiettivo di dimensione 3 una retta e un piano qualsiasi si incontrano. due rette di pn. Quando l'intersezione di due sottospazi proiettivi SI ed S2 di P ha la dimensione più piccola possibile.9] è vera.1 La [24. In particolare.3 PROPOSIZIONE 1) In un piano proiettivo due rette qualsiasi si incontrano. A parole. sono in posizione generale se sono sghembe.t. sedim(SI) + dim(S2) ~ dim(P). allora L(SI' S2) = UP.t.4 PROPOSIZIONE 1) Se S è un sottospazio proiettivo di P. 2) Se SI ed S2 sono sottospazi proiettivi di P.H(J) = Hn Cp(J). Come conseguenza abbiamo la seguente proposizione: 24. i sottospazi SI ed S2 sono incidenti. Essa è un'immediata conseguenza della formula di Grassmann vettoriale.10] segue la disuguaglianza [24. Quindi due sottospazi proiettivi sghembi in P hanno dimensioni la cui somma non supera dim (P) . allora Cp(S) = L (S. Sia J un sottoinsieme dello spazio proiettivo P e PE P un punto qualsiasi.3 può anche essere dimostrata utilizzando equazioni cartesiane: nel caso (1) il sistema costituito dalle equazioni cartesiane delle due rette possiede soluzioni non banali perché è un sistema di due equazioni omogenee iIi tre incognite. P) per ogni PEP. In un piano proiettivo non ha dunque significato parlare di parallelismo tra rette.2) ha dimensione 3.H(J) viene chiamato proiezione di J da P in H. H(Q) = L (P.H(J) è l'intersezione con H del cono proiettante J da P.ES"P2ES2L(Pp P 2) = U"S2 Cp (SI)· La dimostrazione è lasciata al lettore. tenuto conto della [24. 2..

. vn} è una base di V.. fl] = [. n ~ 1. Fn = [en ]. .. 2. ogni altra equazione della stessa ipersuperficie è della forma aF(X) =O per qualche a EK*..nVn per opportuni A. Xn] >é P si ha = [l.. P n . prese ognuna a meno di un fattore di proporzionalità. Un sottospazio proiettivo di pn può vedersi come l'insieme delle soluzioni non banali. . oltre ai punti e a P stesso.12]. infatti per una proprietà dei polinomi omogenei (cfr.o. La seguente tabella mostra quali sono le intersezioni di due sottospazi di P che si trovano in posizione generale: retta piano retta piano o punto retta punto Se dim(P) = 4 i sottospazi non vuoti di P sono. 3.è in corrispondenza biunivoca naturale con P(V). Il sistema di coordinate (A. nvn) ha le proprietà volute. 2. Fn> U sono in posizione generale... {vo. Lo spazio P (K [X]d) è il sistema lineare delle ipersuperfici di grado d di p n • Se F(X)EK[X]d' l'equazione F(X) = O [24. A. . .. La seguente tabella mostra 24/Spazi proiettivi 293 le intersezioni di due sottospazi di P in posizione generale: retta piano iperpiano retta piano iperpiano 0 0 punto 0 punto retta punto retta piano 4. F I = [ea. è essenzialmente una (n + l)-upla ordinata di scalari non tutti nulli.oVo + + A.. .. Se una (n + l)-upla di scalari non tutti nulli xo..12] si dice equazione dell'ipersuperficie [F(X)] EP(K[X]d)' Per definizione.. e quindi individua un elemento di [V\ {O}lI -. ••• . Allora l'insieme quoziente [V\ (O}lI . O.n• 5. Xl' . Questa è la costruzione su cui si basa il disegno prospettico..o.la relazione di equivalenza in V \ {O} così definita: v .. + flXo. e gli iperpiani.12]. Q) consiste dei punti [A. Questa definizione è ben posta cioè non dipende dalla scelta della (n + l)-upla di coordinate omogenee del punto. È immediato verificare che i punti Fo.. cubiche ecc.E K... . .. Infatti consideriamo vettori va' ..Geometria proiettiva 292 N Ad esempio. e verranno studiate nel capitolo 4. flXn]' al variare di [A.W per qualche A. . Sia n la dimensione di p = P (V). . La sua unicità segue da quella di A. tutti diversi da zero per la condizione che P 0' P l' . x n è soluzione della [24... 12).. +en]EP... Sia n ~ 1 e siano X o. Se dim(P) = 3. flX I .. Denotiamo con K[X o' Xl' .w se e solo se v = A.. . . ••• . Un punto di pn. si dicono rispettivamente iperpiani.. ogni elemento [v] EP(V) è una classe di equivalenza cui è stato aggiunto O. P I .. Poiché Po. Viceversa. e il punto unità U=[eo + . VnEV tali che [Vi] = P i . xI> .nEK. A.ovo) . assegnando una (n + 2)-upla ordinata di punti in posizione generale Po. ... .5 Esempi e osservazioni 1. X n indeterminate. Per questo motivo si usa talvolta definire P (V) come [V \ {O}li . Xn]d' o piu brevemente con K[X]d' il K-spazio vettoriale i cui elementi sono il polinomio O ed i polinomi omogenei di grado d ~ 1 nelle indeterminate X o. .. i piani e le rette. . i = O. ••• . abbiamo 0= A. NEP. . quadriche. . proposizione A. XI' . assegnati a meno di un comune fattore di proporzionalità non nullo.. i sottospazi proiettivi non vuoti di P sono. se scegliamo un vettore DEV tale che [D] = N.. XI' . . che hanno dimensione 3. e il punto 1rP .Ho(Q) = Ho n L (P. oltre ai punti e a P stesso. Un riferimento proiettivo eo '" en di P determina gli n + 1 punti fondamentali Fo = [eo]. F I . Pn> N siano in posizione generale. Infatti le classi di equivalenza in V\ {O} sono i sottospazi vettoriali di dimensione uno di V privati di O. (A. e quindi ogni classe di equivalenza individua un elemento di P (V). di un sistema di equazioni lineari omogenee in n + 1 incognite.. viceversa. se in p si considerano l'iperpianoHo e P Q = [xo. ogni .x o' 1]. 3. n. Sia V un K-spazio vettoriale e . P n sono linearmente indipendenti. Quindi. X n· Gli elementi dello spazio proiettivo P(K[X]d) si chiamano ipersuperfici di grado d di pn. L'operazione di proiettare un sottoinsieme di P in un iperpiano è la versione geometrica astratta dell'operazione grafica di rappresentare un oggetto tridimensionale J su di un piano H così come esso appare da un punto di osservazione P. O]. . fl] Ep l . . P I . Se n = 2 le ipersuperfici si chiamano curve algebriche piane. i piani. Q) si ottiene in corrispondenza a [A. Le ipersuperfici di grado d = 1. le rette. La geometria proiettiva dei sottospazi di pn può quindi interpretarsi come lo studio delle proprietà degli insiemi di soluzioni non banali di sistemi di equazioni lineari omogenee in n + 1 incognite. diremo che [xo.. Xn]Epn è un punto dell'ipersuperficie di equazione [24. per ogni Infatti la retta L (P. XI' . . esiste un unico sistema di coordinate omogenee di cui essi sono i punti fondamentali.. 24.

Le coordinate pliickeriane di L (P. essa non è contenuta nei piani coordinati di equazioni X o = ed XI = 0. La grassmanniana dei k-spazi di V è l'insieme i cui elementi sono i sottospazi vettoriali di dimensione k di V.t: 0. 0.l di P (V). Pliicker (1801-1868) che per primo le utilizzò.:. quarta e quinta . Consideriamo i punti di p3 ° Poiché la [24.13] 24/Spazi proiettivi 295 Sostituendo nella [24. x 3]. Le grassmanniane furono introdotte per la prima volta nel 1844 da H. À. P03' P12' P13' P23 si dicono coordinate pliickeriane della retta L (P. xz'. i = 0.P23] Ep5 sembra dipendere non solo dalla retta L (P. Q e da quella di loro coordinate omogenee. le coordinate pliickeriane di L (P. Pertanto possiamo affermare che il punto [POI . Osserviamo che le coordiI).è un'altra retta le cui coordinate pliickeriane sono proporzionali a quelle di C.Yi.13] ha rango 2. si deduce che [O..bo.t: (se POI = si può ragionare in modo simile rispetto a un'altra coordinata). Q) diverso da Q. Q). A tale scopo non è restrittivo supporre POI :. Q) sono. perché altrimenti sarebbe POI = O. Q). P03' P12' P13' P23 della retta L (P. Si ha ° [POI' Poz. a3b o' a l b 2. + J1. al' az. aÌlora esistono due scalari À. POIP13' POIP23. . P03' P12' P13' P23] Ep5 le cui coordinate omogenee POI' Poz.t: 0. XI' XZ. [24. per ogni coppia di indici i. 0. a 1 b 3. È facile però convincersi del contrario.14].ate pliickeriane POI' Poz. Innanzitutto notiamo che se le coordinate omogenee di P o di Q vengono moltiplicate per un fattore di proporzionalità ex E K*. P03' P12' P13' PZ3] = [albo' a2b o.t: 0.13] le coordinatexo' . nel modo seguente. 6.P(3' P{3' si trova Pii = ÀPij' Similmente si procede se Q è sostituito da un altro punto Q' EL(P. Q).G. A priori la definizione del punto [POI' P02' P03' PIZ' P13. POI' P P02' P03]. 4). Siano [O.. con il metodo di Laplace. e si denota con Gk(V). poiché POI :. è soluzione della [24. a3] =P (confrontando le prime tre coordinate) e che [. x/l EL(P. n) anziché con Gk(Kn). i Pij non sono tutti uguali azero. 2 POI' POIP03' POIP12. Q). x 2' ' 3 X' al posto dixo'· Xh X2' X3' e calcolando le nuove coordinate pliickeriane P~l> P~z. Gli spazi proiettivi sono casi particolari di grassmanniane.294 Geometria proiettiva altra (n + l)-upla ad essa proporzionale À. J1. P 02' P 03' P 12' P 13' p] E pS 23 dipende solo dalla retta L (P. Siano P[xo. Sia V uno spazio vettoriale di dimensione finita e sia l ::5 k::5 dim(V). al' a2. :.t: 0. À. ed è nullo perché ha due righe uguali. tali che X. Se poi il punto P viene sostituito da un altro punto P' [x~. XI' . YI' Y2' Y3] Ep3 due punti distinti e consideriamo la matrice [24. Q) soddisfano l'identità PO I P23 .POI' 0. tenuto conto della [24. In virtù della corrispondenza biunivoca esistente tra sottospazi vettoriali di dimensione k di uno spazio vettoriale V e sottospazi proiettivi di dimensione k . Pertanto il punto [POI . a3] e [. Poiché al bo:. .15] Poniamo.P02P13 + P03P12 = O. essendo P (V) = G I (V). ••• . e quindi definiscono un punto [POI' Poz. e quindi il punto di p5 che esse definiscono non cambia. b 2. P02 ' 0P3 ' P 12' P 13' p] 23 appartiene alla quadrica di p5 di equazione [24. 4) come un'ipersuperficie quadrica di p 5 associando ad ogni retta di p 3 le sue "coordinate pliickeriane".bo. À. Se t.a3b z]. Non è difficile verificare che ogni punto C[POI' P02' P03' P12' P13' P23] appartenente alla quadrica di Klein proviene da una e una sola retta di p3. ° Q = [. b 3] = Q (confrontando la prima. Q) vengono anch'esse moltiplicate per lo stesso fattore. = [0.con i due piani. C è il punto associato alla retta L (P.xn . L'esempio più semplice di grassmanniana che non è uno spazio proiettivo è G(2. Q). esse prendono il nome da J.12]. b 3] i punti di intersezione di t.xI .14] Infatti il primo membro è il determinante Xo XI Xz X3 Yo YI Y2 Y3 Xo XI x 2 X3 Yo YI Y2 Y3 sviluppato secondo i minori delle prime due righe. P12' P13]. la grassmanniana Gk(V) può anche interpretarsi come l'insieme i cui elementi sono i sottospazi proiettivi di dimensione k -1 di P(V). Q [Yo.' = ÀX. P~3' P(2. Se V = Kn la grassmanniana si denota di solito con G(k. b2. la grassmanniana delle rette di p 3 • È possibile rappresentare G(2. aZb 3 . e quindi. x(.xo. ma anche dalla scelta dei punti P. j tali che 0::5 i <j ::5 3: nota come quadrica di Klein. Grassmann. 3.

Geometria proiettiva

296

coordinata), e quindi t- = L (P, Q). In conclusione: le coordinate pliickeriane di
retta stabiliscono una corrispondenza biunivoca tra !'insieme delle rette di p3 e
i punti della quadrica di Klein in pS.
In modo simile è possibile introdurre coordinate pliickeriane per i sottospazi
proiettivi di dimensione k -1;;:: 1 di uno spazio pn. Per ulteriori dettagli rinviamo
il lettore al classico trattato [2], oppure a [8].
7. Sia J un sottoinsieme dello spazio proiettivo P (V). Il sottoinsieme di V

25/Geometria affine e geometria proiettiva

6. Dimostrare che, dati comunque due rette Z-, Z-' sghembe in p3(K) e un punto
Prt. Z- u Z-', esiste un'unica retta .J-- contenente P ed incidente sia Z- che Z-'.
7. In p3 (R) determinare equazioni cartesiane della retta .J-- contenente P e incidente sia
Z- che Z-' in ciascuno dei seguenti casi:
a) Z- : X o - X 2

+ 2X3 = O,

b) Z-:XO -Xi+X3 =0,

C(J)= [vEV\[O}:[v]EJ} U {O}

n C(J) = C(In J)
C(l) U C(J) = C(IU J)

2Xo + X, =

Z-':2X,-3X2 +X3 =0,
Z-':2XO -X,+X3 =0,

è il cono su J in V. Questa terminologia è motivata dal fatto che C(J) è un'unione di sottospazi vettoriali di dimensione 1 di V. Lasciamo al lettore il compito
di verificare che se J = p (W) è un sottospazio proiettivo di P, allora C(J) = W.
Si ha inoltre

297

°

X O +X3 =0,

P=[O, 1,0, 1]

X o +X2 -2X3 =0
X O +X2 -X3 =0,

P=[I, 1,2, -3].

8. Dimostrare che, date comunque tre rette Z-, Z-', Z-" di P4(K), non contenute in uno
stesso iperpiano e a due a due sghembe, esiste un'unica retta .J-- incidente Z-, Z-' ed Z-".

9. Sia P uno spazio proiettivo in cui sia assegnato un riferimento proiettivo eoe, ... en e
siano

C(I)

punti linearmente indipendenti. Dimostrare che
Xo

per ogni coppia di sottoinsiemi I, J di P.
Esercizi

PIO

Pll

p'n

P20

P2'

P2n =

PnO

Pn'

Pnn

°

2

1. In ciascuno dei seguenti casi determinare un'equazione cartesiana della retta di P (C)
contenente i punti assegnati:
b) [1, -1, i], [i, 1, 1]

a) [-1, 1, 1], [1, 3, 2i]

c) [1, 1, 2i], [1, -2, 2i].
2. Verificare che le seguenti rette di P2(C):
iX, - X 2 + 3iXo = 0,

X o + X, - iX2 = 0,

5Xo + X, + 3iX2 = 0,

è un'equazione dell'iperpiano L(P" P 2 ,

... ,

P n ).

lO. Siano F OI , F 02 • F 03 , F 12 , F 13 , F 23 i sei punti fondamentali del riferimento standard di p5.
Verificare che Fu è il punto della quadrica di Klein che corrisponde alla retta
L(F Fj) di P3, dove F o, F" F 2 , F 3 sono i punti fondamentali del riferimento proiettivo standard di p3.
j ,

hanno intersezione non vuota.
3. Verificare che i punti A = [1, 2, 2], B = [3, 1,4], C = [2, -1, 2] di p2(R) sono allineati, e determinare un'equazione cartesiana della retta che li contiene.

25 Geometria affine e geometria proiettiva

4. In P3(R) siano P= [1,1,0, O], e Hil piano di equazione
2Xo - X, + X 3 = O.
Determinare la proiezione

1rP,H

da P in H di ognuno dei seguenti punti:

Q, = [1, O, 0, O], Q2 = [1,1,1,1], Q3 = [1, -1, -1,1], Q4 =[1,1, -1, -1].

5. Verificare ,se le rette di P3(R)

°

+ X 2 = 0, X, - 2X2 + X 3 =
.J-- :Xo + X 2 - 3X3 = 0,
X o - 2X, - 2X2 =
Z- :Xo - X,

sono sghembe oppure incidenti.

°

Gli spazi proiettivi furono inizialmente definiti come "ampliamenti" di spazi
affini, ottenuti aggiungendo ad essi certi "punti impropri" . Per illustrare la costruzione geometrica su cui si basa tale definizione, consideriamo P I (R), visto come
l'insieme delle rette di A 2 (R) passanti per l'origine (fig. 25.1).
Per ogni [xo, XI] Epl (R), il punto (Àxo, ÀX1) descrive, al variare di À ER, la corrispondente retta per l'origine in A 2 (R). In particolare il punto Ho = [O, 1] EPI(R)
corrisponde alla retta di equazione X o = O. Si consideri in A2 (R) la retta Z- di
equazione X o = 1. Per ogni' [xo, Xl] EP I (R) \ {Ho}, la corrispondente retta di
A 2 (R) non è parallela a t- e interseca Z- nell'unico punto (1, XO-1X I ). Viceversa

298

Geometria proiettiva

25/Geometria affine e geometria proiettiva

299

Si consideri l'iperpiano affine A di equazione X o = 1, cioè l'insieme dei punti
di A n+1 della forma (1, YI' ... , Yn), YI> ... , YnE K. Le rette per l'origine non appartenenti ad Ho non sono parallele ad A, e quindi ognuna di esse ha in comune con
A uno e un solo punto. Si ottiene cosÌ una corrispondenza biunivoca

(1,x)

j:

A~pn\Ho

tale che
j(1, YI' ... , Yn) = [1, YI' ... , Yn]

e
[1,x]

J'-1 ([xo, XI' ... , xnD =
[0,1]

Figura 25.1

ogni (1, x)E Z, appartiene a un'unica retta per l'origine, quella corrispondente
al punto [1, X]E pl (R) \ {Ho}. Si ha quindi una corrispondenza biunivoca tra Z,
e pl(R)\ {Ho} ovvero tra z, U {Ho} e PI(R).
Possiamo pensare Ho come un "punto all'infinito" o "punto improprio" che
viene aggiunto a z, per ottenere PI(R). Infatti la retta [0, 1] può essere consideratacome la posizione limite della retta [1, x] quando Ix I tende all'infinito.
Si osservi che si può far tendere Ix I all'infinito in due modi, facendo avvicinare
x verso + 00 oppure verso - 00, ottenendo in entrambi i casi la stessa retta [O, 1]
come posizione limite.
Questa costruzione geometrica, risalente a Desargues, si può ripetere utilizzando,
invece del punto Ho e della retta z" un qualsiasi punto H EP I(R) e una retta di
A2 (R) non passante per l'origine e avente direzione H.
È facile generalizzare l'esempio precedente. Consideriamo lo spazio
pn = pn(K), identificato con l'insieme delle rette di An+1 passanti per l'origine
(fig. 25.2): ogni punto [xo, XI' ... , x n ] Epn corrisponde alla retta diAn+1 costituita
dai punti (Àxo, Àxl , ••• , Àxn) al variare di ÀE K (questi punti sono, con l'eccezione
di (O, ... , O), le (n + l)-uple di coordinate omogenee di [xo, Xl' ... , xnD. I punti
PEHo corrispondono alle rette contenute nell'iperpiano affine di equazione
Xo=O.

xo=o

A
Figura 25.2

(

XI , x 2 , ... , Xxno)'
1, Xo

Xo

L'applicazione j induce pertanto una corrispondenza biunivoca tra A U Ho e
pn. Si noti che gli elementi di Ho sono le direzioni delle rette di A, essendo essi
i sottospazi vettoriali di dimensione 1 di Kn+1 contenuti nella giacitura di A, che
è appunto l'iperpiano vettoriale di equazione X o = O. Anche in questo esempio
Ho e A possono essere sostituiti da un qualsiasi iperpiano P (H) di pn e da un
iperpiano affine di An +I avente giacitura H e non passante per l'origine.
Se nella costruzione precedente identifichiamo A con An, utilizzando l'applicazione biunivoca che associa ad ogni (YI' ... , Yn)EAn il punto (1, YI' ... , Yn)EA,
l'applicazione j viene a corrispondere all'applicazione biunivoca
jo: An ~ pn\Ho

definita da
jO(YI, ... , Yn) = [l'YI' ... , Yn],

la cui inversa è

definita da
jo-l([XO' XI' ... , xnD =

(~
, ... ,
Xo

n
X ).
Xo

La jo è l'applicazione di passaggio a coordinate omogenee (la jo-l, di passaggio a coordinate non omogenee) rispetto a x O' I punti di Ho sono chiamati punti
impropri (i punti di pn\Ho, punti propri), e Ho è detto iperpiano improprio,
rispetto a x o'
La definizione di queste applicazioni utilizza il fatto che le n + 1 coordinate
omogenee di un punto [xo' XI' ... , Xn] E pn\Ho, pur non essendo univocamente
determinate, individuano univocamente gli n rapporti x/xo, X2/XO, ... , xn/XO.
Nel caso di pl (K) si denota talvolta il punto Ho = [O, 1] con il simbolo 00 e
si identifica pl (K) con K U {oo} per mezzo dell'applicazione jo: K ~ pl (K) \ {00 };
ciò ha il significato di assegnare la "coordinata non omogenea 00" al punto [O, 1].

300

Geometria proiettiva

251Geometria affine e geometria proiettiva

301

Considerando, invece di Ho, uno qualsiasi degli iperpiani H i, i = 1, ... , n, e
procedendo come nel caso precedente, si ottiene l'applicazione biunivoca

w E V, si ha w = v + k, k E H, e

definita da

pertanto cppp'(w + H) = (h' - k) - (h-- k)= h' -- h.Quindi cppp'(v + H) dipende
solo da P, P' e v + H.
L'applicazione cppp'è lineare. Siano infatti VI + H, v2 + HEV fH, k l, k2 EK. Se

per ogni (Yo, ... , Yi-I' Yi+l' ... , Yn)EAn. Laji è l'applicazione di passaggio a coordinate omogenee (la i-l, di passaggio a coordinate non omogenee) rispetto a Xi'
I punti di lI; sono detti punti impropri (i punti di pn\Hi' punti propri), e H i è
denominato iperpiano improprio, rispetto a Xi'
Le costruzioni precedenti possono essere generalizzate in uno spazio proiettivo qualunque. Consideriamo un K-spazio vettoriale V, dim(V) = n + 12: 2, e sia
H C V un iperpiano. Siano P = P (V) e H = P(H). Dati P = [n], P' = [n'] EP\H,
definiamo un'applicazione lineare CPPP': V fH -+ H nel modo seguente (fig. 25.3).
Sia v + H EV fH. I sottospazi (n) e (n' ) di V non sono paralleli a v + H, non
essendo contenuti in H, e pertanto ognuno di essi ha in comune con v + H un
unico punto. Esistono dunque h, h' EH tali che

v + h = w + h - k,

vl+hIE(n),
v2

+ h 2 E (n),

v + h' = w + h' - k;

vl+h;E(n'),
v2

+ h~ E (n'),

allora
k l VI + k 2 v2 + (klh l + k 2 hz)
k l VI + k 2 v2 + (klh; +

= k l (VI +

k2h~) =

hl) + k2 (V2 + hz} E(n),

k l (VI + h;) + k2 (V2 +

h~)E

(n'),

e quindi
CPPP' (k l VI + k 2V2 + H) = k l h; +

k2h~

- (k l hl + k 2h 2) =

= kl(h; - hJ + k2(h~ - h 2)=
= k l CPPP' (VI + H) + k 2 CPPP' (v2 + H).

v+hE(n)

Abbiamo il seguente teorema.

v+h'E(n').
Poniamo
CPPP' (v + H) = h' - h.

Si osservi che h e h' a priori dipendono non solo da (n), (n') e dalla classe
laterale v + H, ma anche dal suo rappresentante v. È però facile verificare che
h' - h è indipendente dal rappresentante: infatti, se v + H = w + H per qualche

25.1 TEOREMA Siano V, H, P e H come sopra.
1) Associando ad ogni (P, P')E(P\H) x (P\H) l'applicazione lineare
CPPP' EHom (V fH, H), si definisce su P \H una struttura di spazio affine con spazio vettoriale associato Hom(V fH, H). Per ogni sottospazio proiettivo S = P(W)
di P non contenuto in H, S n (P\H) è un sottospazio affine di P\H avente per
giacitura i! sottospazio vettoriale Hom(V fH, W n H) di Hom(V fH, H).
2) Assegnato in Va un iperpiano affine A di giacitura H e non contenente O,
si definisce su P\H una struttura di spazio affine con spazio vettoriale associato
Hfacendo corrispondere ad ogni (P, P')E (P\H) x (P\H), con P = [n], P' = [n'],
i! vettore a' - aEH, dove a = A n (n), a' = A n (n').

Dimostrazione
1) Siano P = [n] EP\H, e cpE Hom(V fH, H). Consideriamo un vettore
VEV\H, e sia hEH tale che v + hE (n); poniamo P' = [v + h + cp(v + H)].
È immediato verificare che CPPP' = cp.
Poiché dim (V fH) = 1, ogni vettore di V fH è della forma av + H, a EK, e
av + ahE (n). Di conseguenza
[av + ah + cp(av + H)]

Figura 25.3

=

[av + ah + acp(v + H)]

=

[a(v + h + cp(v + H»] = P' ,

=

cioè P' dipende solo da P e da cP, e pertanto l'assioma SAI è soddisfatto.

Geometria proiettiva

302

Per verificare l'assioma SA2 consideriamo tre punti P = [n], P' = [n'],
P" = [n"] EP\H. Sia v+HEV/H, e siano
v+hE(n),

v+h'E(n'),

v+h"E(n").

25/Geometria affine e geometria proiettiva

25.2 TEOREMA (DI PAPPO-PASCAL)
Siano P = P(V) un piano proiettivo, ~
ed ~' due rette distinte di P, e P, Q, R, P', Q', R' sei punti distinti tali che
P, Q, R E ~ \( ~ n~'), P', Q', R' E ~'\( ~ n ~'). Allora i tre punti
L(P, Q')nL(p', Q),

Allora
CPPP'(v + H) = h' - h,

CPP'P"(v + H) = h" - h',

CPPP"(v + H) =h" - h

303

L(Q, R')nL(Q', R),

L(P, R')nL(p', R)

sono allineati. La retta che li contiene è detta retta di Pascal della configurazione
(fig. 25.4).

e quindi
[cpP?' + cpP'p"](v + H) = CPPP' (v + H) + CPP'P" (v + H) = h' - h + h" - h' =

= h" - h = CPPP" (v + H).
Dunque CPPP' + CPP'P" = CPPP" e l'assioma SA2 è soddisfatto.
Se P= [n], P' = [n']ESn(p\H), allora cppp,(v+H)EWnH per ogni
v + H EV/H. Infatti, essendo (n) ed (n') contenuti in W, se v + h E(n) e
v+h'E(n') allora cppp,(v+H)=h'-h=(v+h')-(v+h)EW. Quindi
CPP?'EHom(V/H, WnH). Viceversa, se PESn(p\H) e P'EP\H soddisfa
CPP?' EHorn (V/H, W n H), allora, per ogni v + H, CPPP' (v + H) EW n H e quindi
v+hE(n), v+h'E(n') con h'-hEWnH. Poiché (n) CW, si ha v+hEW
e pertanto
v + h' = (v + h) + (h' - h)EW.
Dunque anche P' ES n (P\H), e la (1) è dimostrata.
2) Poiché P e P' non appartengono ad H, (n) e (n') non sono paralleli ad
A, e quindi a = A n (n) e a' = A n (n') sono ben definiti. Inoltre a' - aEH,
perché la giacitura di A è H. La verifica degli assiomi SAI ed SA2 è lasciata al
lettore.
Si osservi che dim(H) = n e che, essendo dim(V/H) = 1, si ha
dim[Hom(V/H, H)] = dim(V/H)dim(H) = dim(H) = n.
P\H è dunque uno spazio affine di dimensione n sia nel caso (1) che nel caso
(2). La struttura di spazio affine definita in 25.1 (2) dipende da A, oltre che da
H, mentre la struttura definita in 25.1(1) dipende solo da H.
Nel caso (2), associando ad ogni aEA il punto [a] EP\H, si ottiene una corrispondenza biunivocaj: A --+ P\H, che abbiamo già considerato in precedenza nel
caso di p n e di H = Ho, in cui A era l'iperpiano di equazione X o = 1. L'applicazionej è un isomorfismo di spazi affini su
H, con isomorfismo
associato l'iden---+
)
tità l H , perché per ogni P, P' EA si ha PP' = j(P)j(P').
Come applicazione del teorema 25.1 daremo una dimostrazione dell'analogo
proiettivo del teorema di Pappo in cui si utilizza la sua versione affine (cfr. teorema 9.4).

Dimostrazione
Sia.J-- la retta che contiene L (P, Q') n L(P', Q) e L(Q, R') n L(Q', R). Per
il teorema 25.1, P\.J-- è un piano affine, e ,t = ~ n (P\.J--), ,t, = ~' n (P\.J-- )
sono due rette di P\.J--. Si ha P, Q, REi:, P', Q', P' E,t', PQ' IIP'Q, PR' IIP' R.
Per il teorema 9.4 si ha anche PR' IIP' R, e pertanto L (P, R') nL(p', R)E.J--.
Si consideri uno spazio affine A sul K-spazio vettoriale V. Siano Po, P jEA,
e Ào, Àj EK tali che Ào + Àj = 1. Resta definito un punto di A, che denoteremo
con ÀoPo + ÀIP p mediante una delle due condizioni equivalenti:
[25.1]
-~~~----l)

----->

P j(ÀoPo + Àj P j) = ÀoPj P o·

-- ----

L'equivalenza delle due condizioni [25.1] segue subito dall'identità vettoriale
Àj POPI - ÀOP IP o = POPI'
Si noti che, se Po=P j, allora ÀoPo + ÀIP j = P o = P I. Se invece Po:;;t. P j, allora
ÀoPo + ÀIPj appartiene alla retta POPj; viceversa, sePEPOP I' allora~ = ÀM
per qualche ÀE K, e quindi P = (1 - À)Po + ÀP I. Dunque ogni punto della retta
POPI è della forma ÀoPo + Àj P 1 al variare di Ào, Àj EK tali che Ào + Àj = 1, i quali
sono univocamente determinati dal punto.
L'osservazione precedente può essere utilizzata per definire un K-spazio vettoriale V ponendo

V=

V U (K* x A)

Figura 25.4

P) = (hk.2] ---+ PQ = h-IV. il piano ft di equazione Z = O e la sfera S2 di centro l'origine e raggio 1. P) = OEV (h. Nel caso in cui A è la retta ordinaria e V è lo spazio dei suoi vettori geometrici. e denotiamo con N il punto (O. e p = a: S2\ (N} --+ft ' ••• . P) + (k. + anen)EV e pertanto a = o... Q) = h+k _h_p+_k_Q) h+k {( ---+' h + k hQP h (k. V è chiamato spazio vettoriale universale di A.. A U P (V) è un piano proiettivo reale (uno spazio proiettivo reale di dimensione 3) che si chiama piano ordinario ampliato (spazio ordinario ampliato).è uno spazio proiettivo. Figura 25.5). P) O(k... si ha V. in particolare dim(V) = dim(V) + 1.. 25. ••• . en generano V si consideri un elemento qualsiasi (k. y=y't. O). O) + v: VEV}. Consideriamo in E 3 . Poiché la retta NP ha equazioni parametriche (k. (h. en ) = N ••• . P) EK* x A.1(2) segue che P (V)\P (V) è uno spazio affine su V e che si ha un isomorfismo Identificando VI con A otteniamo una corrispondenza biunivoca O A U P (V) --+ P (V). Per ogni P(x' . Per dimostrare che (h. (h.. en • Quindi en sono linearmente indipendenti. z... Dimostrazione Supponendo che Dalla costruzione fatta segue che la biezione [25. di cui P (V) è un iperpiano. se A è il piano ordinario (lo spazio ordinario) e V è lo spazio dei suoi vettori geometrici. O) = - 1. e p «h... enl è una base di V. +anen)· Poiché anche V = (e l.4 Esempi e osservazioni si ha a(h. Per ogni hEK*.e p ••• . Quindi A U P (V). . y. Un modello geometrico di PI(C) può essere ottenuto per mezzo di un'applicazione chiamata "proiezione stereografica". . le operazioni in V sono quelle che vi sono già definite. = an = O per l'indipendenza lineare di e l . O). . 25. con coordinate x.3 LEMMA Sia (e l .Geometria proiettiva 304 e definendo le operazioni in V nel modo seguente: (h. x=x't. . Ciò giustifica il considerare P (V) uguale ad A U P (V) per mezzo della [25. z') ES2\ (N} denotiamo con a(P) il punto di ft allineato con N e con P. p (V) è un punto e A U P (V) è una retta proiettiva reale che si chiama retta ordinaria ampliata.. Si ottiene così una corrispondenza biunivoca (ale l + .2] è univocamente determinata da A. Dal teorema 25. e l.5 20 . enl Ulla base di Ve sia OEA. z=(z'-l)t+l.. Consideriamo lo spazio proiettivo P(V) e il suo iperpiano P (V). O). Si ha e anche al (h.. +anen. Lasciamo al lettore il compito di verificare che V è un K-spazio vettoriale. . P) + v = se h ~ se h+k~O se h+k=O 25/Geometria affine e geometria proiettiva 305 e si identifica in modo ovvio con A. 25. y'.. dove al' a2 . P)=kh-I(h.. . Similmente. V è un sottospazio vettoriale di V. O. L'iperpiano affine VI giacitura V. Q) con [25. anE K sono definiti dalla condizione ---+ OP=k-l(ale l + . chiamata proiezione stereografica di S2 suft (fig. en ). O)+ale l + . . e p ••• . O). l)E S2. .2]. O). en ) C «h. perché è della forma = (l} x A di V ha VI = ((1. Di qui a2 = .

cioè tali che ~~Ho' incontrano E' in un solo punto.. x 3) = h(O.(XI a(x ' .1. il quale può interpretarsi come "punto all'infinito" di jv. . ( u2 + v2 + 1 2 2 u +v +1 u2 + v2 + l L'applicazione a consente di rappresentare la sfera S2 come il piano jv cui è stato aggiunto il punto N. 3. possiamo rappresentarci pn (R) come l'insieme quoziente sn/ ==. perché 1Ix11 < 1 se (t. XI' . Un'ulteriore descrizione geometrica degli spazi pn = pn(R) può essere data nel modo seguente. O) (fig. 4. Identifichiamo pn(R) con l'insieme i cui elementi sono le rette per l'origine di En+l. O se z'-. e tale che k -I (~) consiste di due punti per ogni ~ Epn. 25. . Sia M = E' n H. xn le coordinate omogenee di un punto variabile in pn. O) e l'altro è variabile. dove H è l'iperpiano di equazione X o = O. dove x == y se e solo se y = . Per dimostrarlo utilizzeremo l'applicazione p:S2 x [O.x}. Se identifichiamo jv con C. O). Le rette ~ di En+1 passanti per l'origine che non sono contenute nell'iperpiano H. La restrizione di h a E' \M è biunivoca.X 2. vediamo che h induce una biezione P3(R) --+ SO(3). E' è una sernicirconferenza. . In questo modo si ottiene una circonferenza come modello geometrico di PI(R). pn (R) può essere dunque rappresentato come l'insieme che si ottiene da E facendo coincidere tra loro punti diametralmente opposti di M. Si noti che h è ben definita perché 0:5 IIxll :51.Z' a è un'applicazione biunivoca perché possiede l'inversa: 2 2 2u 2v u + v -1 ) a-I(u. 2. di centro l'origine e raggio 1. La figura 25. -y'.é. Yn le coordinate di un punto variabile in A n = A n(K). e la restrizione di k alla "semisfera" E' = sn n E.Geometria proiettiva 306 si ha .x} di sn.z' 1. facendo corrispondere al punto (u.x. e consideriamo la sfera sn C En+I.--+ p3 la restrizione di k. I I C U {oo} La sfera fornisce in questo modo un modello geometrico di pl(C). O) = . . diversa da (O.. Un altro modo di descrivere pl (R) si ottiene considerando la circonferenza C C E 2 di raggio 1 e centro nel punto (1. 'lr] --+ SO (3) descritta nella proposizione 21. O) • 1.7 si riferisce al caso n = 2. Si consideri un iperpiano H di A n. XI' X 2. Z/)=jvnNP= .XI' . . Facendo corrispondere alla retta ~ variabile la sua intersezione ')'(~) con C. Denotiamo con k/: I: . Un altro modello di pn(R) si ottiene considerando il semispazio E di En+1 definito dalla condizione X o 2: O.. cioè al tendere di lIoQ"lI all'infinito. Nel caso n = 3 l'applicazione k induce una biezione di P3(R) su SO(3). = 307 L'applicazione k induce pertanto una biezione di E' \M su pn\Ho. v.é.o sfera di Riemann.6). in altri termini.6] . YI' Y2' Y3) se e solo se (yl' Y2' Y3) = (. .x 3).. Z/) k(x) 25/Geometria affine e geometria proiettiva se x = O dove x = t(x i x 2 x 3 ). . Dalle proprietà di p segue che su M si ha h(O. l'applicazione k è suriettiva. invece la retta X o = O incontra C solo in (O... se invece ~EHo' allora ~ n E è una coppia di punti antipodali appartenenti a M. e con x o. Poiché ogni retta ~ passante per l'origine incontra sn in due punti simmetrici rispetto ad essa (cioè antipodali o diametralmente opposti) {x. chiamat. inoltre k' induce una applicazione di M su Ho in cui due punti hanno la stessa immagine se e solo se sono diametralmente opposti. Ponendo ')'(Ho) = (O. e definiamo un'applicazione e a(x' . otteniamo un'applicazione biunivoca a: S2--+ PI(C) in cui a(N) = 00 = h: I: '--+ SO (3) ponendo x' .y' =---+ 1---= 1-z ' 1-z ' x' +iy' 1-z ' se x -. Definiamo un'applicazione k:sn--+pn ponendo retta per l'origine che contiene x. v. . y'.XI' X 2 . O)}. O). di cui uno è (O. si definisce una corrispondenza biunivoca ')': pl(R)\{Ho} --+C\{{O. O). ')' si estende a una corrispondenza biunivoca ')':pl (R) --+ C. 25. a-I(Q) si avviciila a N. y'.6. e pl si ottiene da essa "incollandone" gli estremi (fig. perché all'allontanarsi di QEjv dall'origine O. Confrontando con l'applicazione k' . k fa dunque corrispondere biunivocamente pn(R) all'insieme i cui elementi sono le coppie di punti antipodali {x. di equazione [25. Nel caso n = 1. x 3) EE ' \M.8).. Le rette per l'origine diverse dall'asse X o = O (cioè quelle che rappresentano i punti di PI(R)\ (Ho}) incontrano C in due punti. O) il numero complesso z = u + iv. Denotiamo con Yl' .

0..8] L'applicazione jo: A ~ pn\Ho trasforma i punti di H nei punti propri dell'iperpiano H di pn di equazione jo trasforma i punti di ~ nei punti propri di p2 appartenenti alla retta Z. Il sottospazio S si dice chiusura proiettiva (o proiettificazione) di S.(O..9] Infatti.7].9] con (A. il suo punto improprio. se (YI' . I. che è la sua intersezione con la retta impropria Ho. m] sono tutte..9] è la chiusura proiettiva di ~.. Viceversa.. m).6]. [xo. .. xn/XO) soddisfa la [25.8]. +alnYn+cl=O . e (x/xo. + alnXn + clXO = S di ° atl XI + . le chiusure proiettive delle rette di A 2 del fascio improprio di direzione «(l. perché un sottospazio affine S>é. essa consiste dei punti di jo(~) e del punto [0. Sia ~ una retta di A 2 . allYI + . Si osservi che (.Geometria proiettiva 308 25/Geometria affine e geometria proiettiva 309 E' Figura 25. La verifica è simile al caso dell'iperpiano. Yn] soddisfa la [25. ..AI è ridotto a un punto.7] [25. Consideriamo llicuni casi particolari.6]. XI' . yJ soddisfa la [25. O). .. allora Xo >é. precisamente della retta ~ di equazione [25. [25.7 AX+BY+C=O.. . Invece le rette passanti per un punto improprio [0. Il caso n = 1 non è molto significativo. . x n] EH è un punto proprio. Passiamo al caso n = 2. e quindi definita da un'equazione della forma [25. A]. definito dal sistema di equazioni lineari La retta [25. di equazione Figura 25.. . .8 Figura 25. . se [xo. Più in generale. A) è un vettore di direzione di ~..B. e S = j~(S). + atnXn + ctXO = O. xn/XO).. XI' . è la chiusura proiettiva di una retta di A 2 . YI' . . H è la chiusura proiettiva (o proiettificazione) di H. Quindi l'unico punto improprio di P I non è punto improprio di alcun sottospazio affine S>é-A I. allora [1.B. si consideri un sottospazio affine S di A n.... di equazione [25.6 L'applicazione jo trasforma i punti di S nei punti propri del sottospazio pn di equazioni cartesiane allXI + . meno una. Ogni retta di p2 diversa dalla retta impropria.. Mediante la corrispondenza jo le rette di p2 passanti per un punto proprio jo(Q) sono le chiusure proiettive delle rette di A 2 del fascio proprio di centro Q. x n] = = jo(x/xo.. B) >é..

+ ÀkPk per opportuni Ào...::: 0. k. 5. P I . è detto baricentro di Po. Dati punti Po. Si considerino ad esempio una retta ~ di E 3 e due punti distinti (x.. Per definizione il punto ÀoPo + ÀIP I + .. sono i punti del k-simplesso individuato da Po. P k è della forma P = ÀoPo + ÀIPI + . ad ed eccezione di Ho. . . Àn si dicono coordinate baricentriche di P rispetto a . l.11]. P k. . 11]. POPk sono linearmente indipendenti e pertanto Ào.. dove W è la giacitura di ft. P n· Si noti che ÀI. ' + À k = 1. ogni punto PEPoPI .. P I .12] AIX +BI Y+ CIZ +D I = 0. Ogni piano dip3 diverso da Ho è la chiusura proiettiva di un piano ft di A 3. Se K = R il baricentro di due punti distinti P..appartenenti al fascio improprio di giacitura corrispondente alla retta impropria data. . P03=Z'-Z PZ3=YZ' -y'z. n siano soluzioni non banali dell'equazione AXI + BXz + punti CX3 = 0. n] tali che I.... . Àn tali che Ào + ÀI + .310 Geometria proiettiva Fa eccezione la retta impropria. . Q è il punto medio del segmento PQ. m... z') di ~.. k = n = dim(A). Se una retta ~ di A 3 ha equazioni cartesiane AX+BY+CZ+D=O. .. . Se. . n. .... j = 1. z) (x' . .13] Essa consiste dei punti dijo(~) e del suo punto improprio. ÀI.. ... In particolare l'insieme dei punti impropri di ft coincide con la retta P (W). . Pj(ÀoPo + ÀIPI + . Se ft è un piano di A 3 di equazione AX + BY + CZ + D = 0.. ÀkE K tali che Ào + ÀI + [25.. . ogni punto PEA individua univocamente n + 1 scalari Ào. Moebius. e Po..10] l'equazione AXI + BXz + CX3 + DXo = ° [25. F. + Àn = 1 e tali che P = ÀoPo + ÀIPI + '" + ÀnPn. Nello stesso modo si vede che ogni retta di p3 non contenuta in Ho è la chiusura proiettiva di una retta ~ di A 3.. n) è un vettore di direzione di ~: infatti [0. .. . resta univocamente determinato un punto.. Sia A uno spazio affine sul K-spazio vettoriale V.... . Se K = R i punti della forma ÀoPo + À I P I + . + ÀkPk appartiene al sottospazio affine POPI · . m. y'. [25... + ~ ~ + Àj+IPjPj+1 + . P k sono punti indipendenti. ÀI... perché spesso permettono di esprimere in modo più semplice relazioni e grandezze metriche. Poz=y' -y.. . . cioè tali che (I. proiettificati dei piani ft di A 3. P i .. ..13]. Consideriamo ora il caso n = 3.. ÀI. che denotiamo con ÀoPo + ÀIPI + . P k· Le coordinate baricentriche furono introdotte per la prima volta nel 1827 da A. PkEA e scalari Ào... .. m. che è [0. + ÀkPk. P I . PnEA sono indipendenti.. Àj_IPjPj_1 ~ . P I . dalla seguente condizione: ... con Ào + .. P I . ÀkE K tali che Ào + ÀI + .. + ÀkPk) = -----'> ÀoPjPO + . .. . Se Po. ft è il piano di equazione [25. il punto Po. n) sia un vetto!e non nullo della giacitura di ft. Se una sua equazione è la [25. -----+ ----+ -----+ Se Po... [25. . P I . doveej = POPj ... Le coordinate omogenee risultano utili anche in geometria euclidea. n] è il punto improprio comune ai piani [25. AIXI + BIXz + C I X 3 + DIXo = O. m. Invece i piani che contengono una retta di p3 contenuta in Ho sono tutti.... I. + ÀkPk.. N. _ definisce la chiusura proi~tiva I punti impropri di ft sono i punti della retta Ho n ft. Àk sono univocamente determinati dal punto ÀoPo + ÀIPI + .. en. i vettori POPI' PoPz. . M.. y. . ..11] ft di ft in p3. in particolare. . m. m. . P k. Denotiamole rispettivamente con I. L. P k sono punti indipendenti.. .ÀI . Gli scalari Ào' ÀI..10]. m..14] 25/Geometria affine e geometria proiettiva 311 È immediato verificare che la [25. I..14] è equivalente adognuna delle seguenti condizioni: ------------>.. + ÀkPjPk. viceversa. + Àk = 1. AXI [25. P12=xy' -x'y. P13=XZ'-X'z. la chiusura proiettiva di ~ è la retta ~ di p3 di equazioni cartesiane + BXz + CX3 + DXo =0.. ovvero [0. Àk . .Àn. I piani contenenti la retta data sono tutti e soli i proiettificati dei piani di A 3 del fascio di asse ~.. Àn sono le coordinate di P nel riferimento affine -----'> Poe l . e Ào = 1. dove (/. + Àk = 1 e Ào' À1> . .. 6. + ÀkPk... La chiusura proiettiva di ~ (rispetto ajo) ha coordinate pliickeriane: POI =x' -x. ÀI.. l'unica retta di pZ 'che non è la chiusura proiettiva di alcuna retta di AZ. ..

J ml Il m' + l' l' In particolare le rette IL' 2 ~ ed ~' nl n' + 2 m 1 m' 313 26/Dualità 26 Dualità Sia V un K-spazio vettoriale di· dimensione finita.é O.A-~~F [iperpiani di P l ponendo o([F]) = P(N(F)). y'.:2X . O. Dalla definizione segue che (l. Determinare equazioni in coordinate non omogenee di ciascuna delle seguenti rette di p2: a) 7 X o . P h + Z -1 = O. entrambi non nulli. Essendo univocamente definita da P.(~ettadi dualità..1 = O. 1. À" 0'0' Àn rispetto a Po. 1] e per i punti impropri delle rette ~ ed J. -. definita.. z')..2 Y = O.. Sia ~' un'altra retta di E 3 avente coordinate pliickeriane l'. . b) . allora Ào.iX + (i X-Y=O + 1) Y . Diremo che un numero finito di iperpiani Hl' H 2 . TJn di p e vengono anche chiamati coordinate omogenee dell'iperpiano H. À n so~o le coordinate di (1. e sia ['lJo. o. Sia A uno spazio affine su V avente dimensione n. Dimostrare che a) {(1. . perché due funzionali non nulli che hanno lo stesso nucleo sono v proporzionali e quindi definiscono lo stesso punto di p • Poiché ogni iperpiano di V è il nucleo di un funzionale lineare.. 'lJn l la base di VV duale di [eo. an ]. n) è un vettore di direzione di ~. Lo spazio proiettivo pv = p (VV). . Poiché in tal caso si ha N (F) = N (F'). lo ricordiamo.. definiscono lo stesso elemento di p in simboli [F] = [F']. e supponiamo che ~' non sia parallela a ~. cioè dipendente solo da P.i)Xo + 2X2 =O = O. L'. Po). 'lJn di p si dice riferimento proiettivo duale del riferimento eo ••• en di P. y. z) 1\ (x' .di A 3 (R) di equazioni: Z-:X + Y + Z -1 = 2X . ••• . Po).• en sono le immagini tramite o o •• . Denoteremo H anche con H[ao. dove FEV è il funzionale PnEA punti indipendenti.4XI + X 2 = O b) 2XI .mentre (L. P n )} di V. N'. l'iperpiano ~ di V dipende solo dal punto [F] Ep Quindi si definisce un' applicazione. F': V -+ K. K) è lo spazio vettoriale duale di V. e quindi H = o([F]). o. 2. ••• . Determinare equazioni in coordinate omogenee di ciascuna delle rette considerate nell'esercizio precedente. 4. Si ha IL' h') = d(~.. . J. + LI' -(mM' +Mm')+nN' +Nn' =0. oidentifica in modo intrinseco. "0' (1.X 2 + iXo = O c) iXo + 2iX2 - XI d) (1 .. 000' (1. Determinare coordinate omogenee del punto comune alle chiusure proiettive di ciascuna delle seguenti coppie di rette di A 2(C): a) 3X+iY+l=0. ••• . Hl di P sono linearmente indipendenti o viceversa linearmente dipendenti a seconda che i punti o.l (H2 ) . À" . en l in V. n'.3 Y = i. j:::. Allora H = P (N (F)). P h " 0 ' P n. l'insieme [iperpiani di P l con lo spazio proiettivo p v • In particolare opermette di considerare [iperpiani di P l come uno spazio proiettivo.v + LI' . v • La verifica di questi fatti è lasciata al lettore. m. P I )..3 Y + 4 = O. (1. . n. (1. i. P) rispetto alla base {(1. Determinare il punto improprio (rispetto a xo) di ciascuna delle seguenti rette di A 2 (C): a) 3X + Y +1 = O 2iX + 3 Y + 9 = O Y+6=O b) X . due funzionali F. Il riferimento proiettivo 'lJo . v -+ ""'V.2 Y -1 = O c) d) X +1= O e) f) X .Y - Z = O. dove VV = Horn (V. M'.(mM' + Mm') + nN' + Nn' 2 'Il .F per qualche À. se e solo se F' = À. si dice spazio proiettivo duale di P= P(V)o P e p hanno la stessa dimensione perché dim(V) = dim(V Per definizione. 2 . m'.312 Geometria proiettiva e chiamiamole coordinate pluckeriane di ~.2X = O c) X . . en l. . oè iniettiva. N) = (x. X .. 3..2Z + 1 = Y 6. ••. Sia H C P un iperpiano di equazione v v 5. I due sistemi di coordinate omogenee sono duali l'uno dell'altro. v nl n' V ) • v sono incidenti se e solo se . e quindi è un'applicazione biunivoca. v b) se PE A ha coordinate baricentriche À-o. Supponiamo fissata una base [eo. e siano Po. Gli iperpiani coordinati del riferimento eo •.(e) = 0ij'O :::. Gli scalari ao' al' an sono coordinate omogenee di [F] rispetto al riferimento proiettivo 'lJo . P 1).l (Hl) di p siano linearmente indipendenti o linearmente dipendenti. . Determinare un'equazione cartesiana del piano di p3(R) passante per il punto [1. oè anche suriettiva. P n)} è una base dello spazio universale V. ••• .Y .M. o: p Esercizi 1.l (Hl)' o. dalle condizioni 'lJ.

in particolare. se S C S'.k)) di pVo Pertanto la propòsizione 26. Si ha dim [AI (S)] = n se e solo se AI (S) = p e ciò avviene se e solo se S = 0.k gli n . cioè è della forma [2602].(n . 00" o-I (Hn.. . Osserviamo che ogni iperpiano H definito dalla [26.2. o-I(Hn_k) sono linearmente indipendenti. o •• • [26..k . 2602 che scriveremo in breve v TEOREMA v F I (Xo. AI (S) è un fascio di iperpianio Ad esempio se P è un piano e PE P è un suo punto....1 PROPOSIZIONE Supponiamo che il sottospaziò S di P abbia dimensione k.3] è combinazione lineare delle equazioni [26. .Geometria proiettiva 314 dei punti fondamentali del riferimento duale Tlo 315 26/Dualità ~nnullano il primo membro della [26. F z. Quindi la [26. se dim(p) = 3 ed t è una retta. L'applicazione o: p --> {iperpiani diP} definita più sopra è una biezione che fa corrispondere ad ogni sottospazio proiettivo di dimensione n . perché le coordinate di ogni punto di S annullano i polinomi F I . cioè corrisponde a un iperpiano di p Otteniamo così una corrispondenza biunivoca: v • Allora il sistema lineare AI (S) consiste degli iperpiani di equazione v ÀIFI(Xo.1] e quello costituito dalle equazioni [26.. AI (P) è anche chiamato stella di piani. O. come si voleva. " 0 ' X n) + ÀzFz(Xo. si deduce. . Si ottiene così una corrispondenza tra sottospazi di dimensione k di P e sottospazi di dimensione n ..3] sono equivalenti. cfr.k . L'insieme AI (S) i cui elementi sono gli iperpiani di P che contengono S si dice il sistema lineare di iperpiani di centro S.4] } (per ulteriori informazioni sull'applicazione oV. . che o-I [Al (S)] è un sottospazio proiettivo di p di dimensione n . cioè corrispondono alle rette di p Se PE P.3] Sia S un sottospazio di P di dimensione k:5 n-l. l'insieme delle rette che passano per P è un fascio di rette. allora AI (P) ha dimensione n -1. ed equazioni cartesiane + ali Xl azoXo + azlXI + + aIOXO + alnXn + aznXn = O Il sistema [26. tra i sistemi lineari corrispondenti si ha l'inclusione opposta AI (S') C AI (S). 00" Fn.2] appartiene a AI (S).2] Viceversa.1]. 00.1 di p un sistema lineare di iperpiani di P di centro un sottospazio proiettivo di dimensione k.. Abbiamo pertanto il seguente teorema: v v • = O [26. O] = 0([1]0])' [26.00' H n. 2605). sia H un iperpiano contenente S. .1 afferma che Poiché O-I (Hl)' O-I (Hz).1] Sia dim(p) = n. Denotiamo con Hl' Hz. o 26. di equazione: Tln. Ciò significa che o-I (H) appartiene al sottospazio L(o -I (Hl)' o-I(Hz). Diremo p = AI (0) il sistema lineare improprio. . v Se k = dim(S). Si ha cioè o Ho = Ho[l.' X n) = O o •• .. i fasci di iperpiani di P hanno centro di dimensione n . AI (t) è un fascio di piani Queste nozioni sono simili a quelle di fascio di rette e fascio di piani studiate nel capitolo lo Se dim(p) = 3 e PE P è un suo punto. Si ottiene in questo modo una corrispondenza biunivoca tra sottospazi di p e sottospazi di P che rovescia le inclusioni.2] dove Àp Àz. X n) + . Inoltre. v ... H n.. . + Àn-kFn-k(XO' 000' X n) = O. '00' Àn_kE K sono scalari non tutti uguali a O. AI (P) V [26.k -1 è la dimensione del sistema lineare AI (S)o Ad esempio.k e quindi ov: P --> {iperpiani di P P .k iperpiani definiti dalle equazioni del sistema [26. Se k = n .1. e pertanto hanno dimensione n . .2] ha coordinate omogenee che sono combinazioni lineari di quelle di Hl' Hz.2. allora n . X n) = O Fz(Xo.k.1 = 1.. v .1] e dalla [26.2) . cioè contiene S..1]. .. Dimostrazione Ogni iperpiano della forma [26.k -} di p Questa corrispondenza è biunivoca perché un sistema lineare è individuato dal suo centro.

AI (jv) ha dimensione 0. soddisfatta da tutti e soli i punti P[xo. 26. Possiamo utilizzare questa osservazione per ottenere da ogni n iperpiani indipendenti hanno in comune un punto. . il sistema lineare AI (z. Se z. . L(P3 . L (Pz. e consiste del solo piano /V. .. Ogni retta del fascio AI (P) si può esprimere come combinazione lineare di due rette distinte z" ~ passanti per P.. P 6). per~. Dimostreremo un teorema classico riguardante le configurazioni di rette e di punti in un piano proiettivo. XI' . Sia P un piano e sia P EP.. mentre la seconda afferma che esiste un unico punto incidente n iperpiani indipendenti. Due iperpiani distinti hanno per intersezione un sottospazio di codimensione 2. L(PI . come espresso dal seguente principio di dualità: Ad ogni proposizione vera riguardante punti e iperpiani di P e loro incidenze corrisponde una proposizione ancora vera riguardante iperpiani e punti di P e loro incidenze. Ovviamente in questo caso noi già sappiamo che entrambe le proposizioni sono vere senza dover ricorrere al principio di dualità.) è un fascio di piani e quindi ha dimensione 1. Xn]EP eH[ao. . ma ciò non sempre avviene.2 iperpiani indipendenti incidenti due punti distinti (e la cui intersezione è la retta da essi generata). Una coppia di proposizioni duali è la seguente: ° con (À.. P6).1). il sistema lineare AI (P). D'altra parte. P 3) n L(Ps. . Se invece z. . . Supponiamo che dim (P) = 3.. mentre la seconda afferma che esistono n . ancora vera.. O). L(Pz. punti e loro incidenze.. . la stella di centro P. Se P EP.5] è simmetrica nelle coordinate di punto e di iperpiano. rette e piani di P corrispondono rispettivamente piani. Tali relazioni si esprimono come identità della forma [26. 2. Infine. an] un iperpiano di P..3 Esempi 1. P 6 EP punti distinti tali che le tre rette L (P I. riguardante le configurazioni duali di iperpiani. Se le coordinate di ogni punto della configurazione si interpretano come coordinate di iperpiano. In particolare. ano la [26.. P 4 ). dal fatto che la prima proposizione è vera discende che lo è anche la seconda. le possiamo così riformulare: la prima afferma che esiste un unico iperpiano incidente n punti indipendenti.) ha dimensione 0.. . p. è una retta di P. AI (z. a punti.. Una proposizione si dice autoduale se coincide con la sua duale. in modo che certe relazioni di incidenza tra di essi siano soddisfatte. ed z. 26.5] Fissati ao' al' . [26. se /V C P è un piano. ..(O. La condizione che PEH. e il principio fornisce in generale un modo di dedurre nuove proposizioni geometriche. . . diverso da P I. iperpiani e loro incidenze una nuova proposizione. che è soddisfatta da tutti e soli gli iperpiani H EAI (P).316 Geometria proiettiva 26. (boXo + blXI + bzXz) = 26/Dualità 317 proposizione vera che riguarda configurazioni di punti.2 punti indipendenti che sono incidenti due iperpiani distinti. I suoi punti e i suoi iperpiani si diranno duali dei corrispondenti iperpiani e punti della configurazione di partenza. C P è una retta. La prima proposizione afferma che esistono n . Le due proposizioni si dicono duali l'una dell'altra.. si ottiene una nuova configurazione di punti e di iperpiani che viene chiamata configurazione duale della precedente. che si ottiene dalla precedente scambiando tra loro le parole "punto" e "iperpiano". ha dimensione 2. P 6 • In tali ipotesi i punti L(Pl' P 3) n L (P 4. ed ~ sono assegnate mediante equazioni cartesiane: aoXo + alXI + azXz = 0. Se z. Xno la [26. è equivalente alla seguente identità: n punti indipendenti generano un iperpiano Per riconoscere che le due proposizioni sono duali. è il suo unico elemento.5] è una condizione sulle coordinate di punto. Poiché la [26. se teniamo fissi x o. tutte le incidenze che sono soddisfatte dai punti e dagli iperpiani della configurazione data sono anche verificate dai corrispondenti elementi della configurazione duale. Supponiamo assegnata una configurazione di punti e di iperpiani di P. e quelle di ogni iperpiano della stessa come coordinate di punto. cioè che P e H siano incidenti. il teorema di Desargues. ogni altra retta di AI (P) ha equazione À(aoXo + alXI + azXz) + p. Similmente possiamo riconoscere che le due seguenti proposizioni sono duali: Due punti distinti generano una retta. rette e punti di p v • Siano P[xo.. sono allineati (fig. Ps).5] nelle coordinate dei punti e degli iperpiani della configurazione stessa.5] si può considerare come una condizione sulle coordinate di iperpiano. P 6 ) abbiano in comune un punto Po.) 7":. per z" boXo + bi XI + bzXz = 0. Secondo il principio di dualità. P s) .4 TEOREMA (DI DESARGUES-VERSIONE PROIETTNA) Sia P = P (V) un piano proiettivo e siano P I. x n]EH. la cui versione affine è stata dimostrata nel paragrafo 9. P z) n L (P4 .

27 Cambiamenti di coordinate omogenee e proiettività Siano V un K-spazio vettoriale di dimensione finita e P = P (V) lo spazio proiettivo associato. esiste un unico piano contenente entrambi. Se infatti P= [v] EP. allora. esistono tre rette distinte ognuna delle quali ne contiene due. se S ed S' sono due sottospazi proiettivi di P. v : o' :(PT -+ {iperpiani di P V } e la composizione o' o b: P -+ {iperpiani di P V }. P 6 . Consideriamo l'applicazione di dualità di p v . en } ed f= {fo' f l . si ha (o'ob)(P) = o' ([(3 (v)]) = = ([F]Ep v : ([F]Ep FEN((3(v»} = F(v) = O} = AI (P) = OV(P). e l .e(lv)EGLn+I(K) la matrice che esprime il cambiamento di coordinate dei vettori di V dalla base e alla base f.1] . d) Assegnati comunque tre punti linearmente indipendenti. . Lo spazio proiettivo (P7. I tre punti L (P I . P s) sono rispettivamente associati ai vettori c) Date comunque due rette sghembe ed un punto fuori di entrambe. P 3 e P 4 . P 6).4 si può anche enunciare così: sotto le ipotesi dette. e sia A = M[. sono allineati i tre punti di intersezione delle coppie di lati ordinatamente corrispondenti dei due triangoli di vertici P I .. Dimostrazione Siano vo. Per ipotesi esistono scalari al' . P z. allora A1(S) n A1(S') = A1(L(S. f n } di V.. Supponiamo assegnati due riferimenti proiettivi in P.asv s' Questi tre vettori sono linearmente dipendenti perché la loro somma è O. .a 6 v 6 . ..a 4 v4 + a 6v6 -azvz + a 3 v 3 = asv s . . ••• .. 6. v : Figura 26. .. .318 Geometria proiettiva 319 27/Cambiamenti di coordinate omogenee e proiettività 26. poiché (3 (v)(F) = F(v) per ogni FE VV. i = 1. L (Pz. esi dice spazio proiettivo biduale di P. Sia dim(P) = 3. VI' . Formulare la duale di ognuna delle seguenti proposizioni: a) Dato un punto e una retta che non lo contiene. Si ha y=Ax [27.4]. duale di p coincide con spazio proiettivo P (VVV) associato al biduale di V. a 6 EK tali che 2. . esiste un'unica retta contenente il punto e incidente le due rette date.. Il teorema 26. P 3) n (Ps. P s.. e sia dim(P) = n.5 Complementi Sia P = P(V)..a 3 v3 = . che associa ad ogni P = [v] EP il punto [(3 (v)] E(P7. .. È facile vedere che o' ob coincide con l'applicazione oV definita dalla [26. P 3) n L (P4 . rispettivamente dalle basi e = reo. a 6 sono tutti diversi da zero..1 Esercizi 1. P 6 ). Dimostrare che. L'isomorfismo canonico (3: V -+ VVv di V sul suo biduale induce una corrispondenza biunivoca b: P-+ (pvr. e quindi i tre punti corrispondenti sono allineati. V6 EV tali che P i = [vJ. Poiché P o è diverso da P I .. gli al' .. L (PI' P z) n L (P4 . P 6 • Lasciamo al lettore il compito di verificare che il teorema di Desargues è autoduale. b) Due rette incidenti sono complanari. S'». .al VI + azvz = a 4 v4 . alvI .

1 PROPOSIZIONE Siano eo ••• en ed f o ••• f n due riferimenti proiettivi in P. esempio 24.8EK tali che PdÀ. I XI alLI ) + o( . individuata solo a meno di un fattore di proporzionalità non nullo. en . . nel riferimento f o ••• fn' è y = l(yo YI . en al nuovo B= [27.. .o' ••• . La matrice A non è univocamente determinata dai due riferimenti proiettivi assegnati. fn. Una diversa scelta delle due basi avrà l'effetto di sostituire A con una matrice ad essa proporzionale aA. gn. 3. Osserviamo che se x viene sostituita da una (n + 1)-upla proporzionale À.1].. cioè da un'altra (n + l)-upla di coorcjinate omogenee dello stesso punto P nel riferimento eo ••• em si ottiene al posto di y la (n + 1)-upla À. em f o .... dove À.8ILz Allora P ha coordinate omogenee "/. corrispondenti a coordinate omogenee di punto x. Se x = I(XO XI. a ~ 0. siano y. . Quindi B è la matrice che esprime il cambiamento di coordinate inverso. e Z = By le formule che esprimono i rispettivi cambiamenti di coordinate omogenee di punto. XI]EP. 27. 21 .nE K tali che si abbia À.x. perché questi individuano le due basi e ed f di V solo a meno di un fattore di proporzionalità.nPn I eo . tale che.8 À.2] e la [27. Sostituendo nella seconda il valore di y dato dalla prima si ottiene la formula eo ••• en = (BA)x che esprime il cambiamento di coordinate omogenee da eo .1] è laformula del cambiamento di coordinate omogenee dal riferimento al riferimento f o ••• fn. Pnn) = (mo... Calcolando a. .320 Geometria proiettiva per ogni vettore di V.OPOI À. ...... gn riferimenti proiettivi in P.. POn) + .oPoo À..1] in cui A = B-1. Siano a. Siano À. oEK tali che ( Xo ) = "/ ( a À. y. I . onel riferimento individuato da P p P z.nPnn Infatti i vettori di V le cui coordinate rispetto a {eo. se PE P ha coordinate omogenee x nel riferimento eo ••• em allora coordinate omogenee y di P nel riferimento f o ••• f n sono date dalla formula [27. y. + À. z. La formula 321 Supponiamo fissato in P un riferimento proiettivo eo ••• en • In pratica un nuoVO riferimento proiettivo viene spesso assegnato mediante una (n + 2)-upla ordinata di punti in posizione generale (cfr. en . e siano punti distinti..o(Poo.. À. entrambe forniscono coordinate omogenee y di P nel riferimento f o ••• fn.8 e "/. . P m M al riferimento eo ••• en.. e siano y = A x. en • Passiamo ora a considerare le trasformazioni di uno spazio proiettivo. Sia P = [v] EP. . Esiste una matrice A EGL n + I (K). La [27.z ) .•• en a go . x n) si interpreta come una (n + I)-pIa di coordinate omogenee di P nel riferimento proiettivo eo ••.. .3] x =A -I y esprime il cambiamento di coordinate da f o ••• f n a eo •... Z. M[À.. ..nPnO À.1] sono equivalenti perché.. 27.. f m go ..2 Esempio Sia P una retta proiettiva in cui sia assegnato un riferimento proiettivo. Siano eo . dalla quale si otterrà una formula analoga alla [27.5(4».1]: y=aAx. cioè quello che fa passare dal riferimento individuato da Po. ILz].. .. en J sono le colonne di B costituiscono una base di V che individua il nuovo riferimento.2] È evidente che la [27. IL3] e. per ogni punto P[xo. Yn) data dalla [27. Quanto fin qui detto è riassunto nella seguente proposizione: Z 27/Cambiamenti di coordinate omogenee e proiettività À. m n)· Allora la formula del cambiamento di coordinate dal riferimento riferimento è la [27. date coordinate omogenee x di un punto PE P nel riferimento eo . M..n(PnO' . o con la regola di Cramer ed eliminando i denominatori otteniamo [27. . una (n + l)-upla di coordinate omogenee di P.1].. . ILI]' Pz[À. che rappresenta ancora P nel riferimento f o ••.

Lasciamo al lettore il compito di verificare. EGL (V) rispettivamente. L 'isomorfismo f si dice indotto da ep. ed f EPGL (P(V».5] Poiché (vo. In particolare. Per le [27. e in particolare una proiettività. se 1/. diremo che himatrice A EGLn+ 1(K) associata a ep rispetto alla base (eo.. . L'identità l p è una proiettività.."" en J definisce f rispetto al riferimento proiettivo eo '" en • La matrice A non è univocamente determinata. 1/. per qualche ÀEK*. ogni spazio proiettivo di dimensione n è isomorfo a pn. Un'applicazione biunivoca f: P ~ P' è un isomorfismo di P su P' se esiste un isomorfismo ep: V ~ V' tale che f([v]) = [ep(v)] per ogni [v] EP.. .. n + 1. c ep.. Q. i = 0. allora.(v). Se f. . Se nello spazio proiettivo P (V) è assegnato un riferimento proiettivo. p e P' si dicono isomorfi.. al posto di w. Consideriamo la composizione g = f' -I cf: P ~ P. = [vJ. . poiché ogni K-spazio vettoriaIe di dimensione n + 1 è isomorfo a Kn+l. [27. i=O..W. Due spazi proiettivi isomorfi hanno evidentemente la stessa dimensione. -I cep) (v) = Àv.. (vo. e una (n + 2)-upla ordinata Qo' . Viceversa. per ogni automorfismo epEGL(V) che inducef. ovvero tale che (1/. perché è indotta da l y. wnJ sono basi di Vedi V' rispettivamente... La seguente proposizione fornisce un procedimento geometrico per individuare un isomorfismo di spazi proiettivi. n + 1. Un'altra matrice BE GLn+ 1(K) definisce la stessa proiettività rispetto allo stesso riferimento proiettivo se e solo se B = ÀA.4] 27/Cambiamenti di coordinate omogenee e proiettività 323 Il primo membro della [27.: V ~ V induce f. e quindi 1/. L'inversa f. La verifica è lasciata al lettore. ftn EK che sono tutti non nulli per l'ipotesi che le due (n + 2)-uple siano in posizione generale. . associato alla base (eo. che l'isomor~ fismo è una relazione di equivalenza tra spazi proiettivi. . i = 0. = Àep."" en J di V. Associando ad ogni 'P EGL (V) la proiettivifà indotta di P = P (V).. = Àep per qualche ÀEK*. Poiché dim(V) = n + 1 = = dim(V')... Il gruppo proiettivo di pn si denota con PGLn+ 1 (K). . ne consegue che ogni vE V\ (O J è un autovettore di 1/. la loro composizione g cf è una proiettività. . D'altra parte. Pn> Pn + 1 di punti di P in posizione generale. Infatti per ogni v EV esiste ÀEK* tale che ep(v) = À1/. cioè che si abbia [27. . Una proiettività di P è un isomorfismo di P in sé stesso.. 27. . -I cep.3 esiste un'applicazione lineare ep: V ~ V' tale che ep(v) = wi' i = 0.-1 c ep = Àly per qualche ÀE K*..5] e per la linearità di ep si ha ep(v n + l ) = Wn+ l ' L'isomorfismo f indotto da ep ha le proprietà volute. È evidente che ogni isomorfismo di spazi vettoriali ep: V ~ V' induce un iso- morfismo di P su P' . n. Àn . Quindi l'automorfismo che induce una data proiettività è individuato solo a meno di un fattore di proporzionalità non nullo. e denotato con PGL(P).. = ftowo +ftI Wl+ + ftnwn W n+ l per opportuni Ào. . che supporremo associata a 1/. . vnJ è una base di V.322 Geometria proiettiva 27. Sostituendo ÀiVi al posto di Vi e ft. per un qualunque ÀE K*: infatti si ha [(Àep) (v)] = [À(ep(v»] = [ep(v)] =f([v]) per ogni· v EV\ ( OJ. g: p ~ P sono proiettività indotte da ep.. Quindi (epEGL(V): 7I"(ep) = l p J = (À1 y: ÀEK*J. = [wJ. e quindi si ha vn+ 1 =Àovo +ÀIV I + + Ànvn.I della proiettività f è ancora una proiettività. una proiettività che lascia fissi n + 2 punti di P in posizione generale è l'identità. . essa è anche indotta da Àep. Si ha g(P) = P. indotta da ep ~ I. vnJ e (wo. i = 0. per il teorema 11.3 DEFINIZIONE Siano P = P (V) e P' = p (V ') due spazi proiettivi. Le proiettività di P costituiscono dunque un gruppo di trasformazioni chiamato gruppo proiettivo di P.. allora 1/. n. .E GL(V). . . .. fto' . esiste uno ed un solo isomorfismo f: P ~ P' tale che f(P) = Q... possiamo supporre che tutti i coefficienti siano uguali al. Qn> Qn+ l di punti di P' in posizione generale. n+1. . nel modo consueto.4 PROPOSIZIONE Supponiamo che P = P (V) e P' = P(V') abbiano dimensione n. .. Date comunque una (n + 2)-upla ordinata Po. Se una proiettività f: P ~ P è indotta da ep. Osserviamo che epEGL(V) è tale che 7I"(ep) = l p se e solo se ep = Àly per qualche ÀEK*. si ottiene un omomorfismo suriettivo di gruppi 71": GL(V) ~ PGL(P(V». e si chiama gruppo lineare proiettivo di ordine n + 1. . cioè 1/. Se un isomorfismo f esiste. Da ciò segue che due spazi proiettivi della stessa dimensione sono isomorfi. indotta da 1/. Supponiamo ora chef': P ~ P' sia un'altro isomorfismo avente le stesse proprietà.4] è un sottogruppo di GL(V) (il nucleo di 71").. Dimostrazione Supponiamo P. e pertanto .

P3 distinti e QI' Q2' Q3 distinti.4 possiamo supporre che f sia indotto da un' applicazione lineare cp: V --+ V' tale che cp (v.4 due sottoinsiemi di P costituiti ognuno da k punti in posizione generale sono proiettivamente equivalenti se k:5 dim (P) + 2.Zl) (Z3 .. Si noti che i valori (3(P I . tenuto conto della [27. YI nel riferimento definito in P dai punti P I . cioèf = f.. 2. P4 EP.. trasforma ogni sottospazio S = P(W) di P (V) nel sottospaziof(S) = P (cp(W)). e siano P I . = e l'unicità di f è dimostrata. e allora f(S) = S'. Siano P i = [v.Z2) (Z4 . allora f(P4 ) ha le stesse coordinate omogenee Yo. a tre a tre non allineati. se e solo se Dimostrazione Per la proposizione 27.Z2) (Z3 .é O per cigni i = 1..3 Considerando invece coordinate non omogenee z. P 3 rispettivamente. .) .3]. essendo indotta da un automorfismo cp: V --+ V.. 4. f induce un isomorfismo di S su f(S). E K*. . Poiché cp induce un isomorfismo di W su cp(W)..7] Confrontando [27.(vn + l ) = 1{. 27. .. è 00.) = Qi' i = 1.8] À411 ÀI À31 p. 3.5 DEFINIZIONE Due sottoinsiemi (o figure) F ed F' dello spazio proiettivo P si dicono proiettivamente equivalenti se esistefE PGL(p) tale chef(F) = F'. .9] ha senso solo se nessuno degli Z. Le proprietà che sono comuni a tutte le figure proiettivamente equivalenti ad una figura F si dicono proprietà proiettive di F. = [w. i = 1. con P I. S' = P(W').•. P 3 .1 p. Dalla [27.ZI) • = p./Ài dei punti P.]. P 2 . Il significato proiettivo del birapporto è dato dal seguente teorema.6] e [27.4] segue che g = Ip. 27. quando k > dim (P) + 2. In particolare una proiettività di una retta proiettiva è individuata una volta assegnate le immagini di tre suoi punti distinti. 1 sono assunti in corrispondenza a P4 = P I .. P 4) = O. 2. se S = P(W)...I . Una proiettivitàf: P (V) --+ p (V). che ha la sua stessa dimensione.4 p.].8]. cioè di classificare tali classi di· equivalenza.) = w i .. esiste cp EGL (V) tale che cp (W) = W' .4 esiste un'unico isomorfismo f: P --+ P' tale che f(P. 4. P2 . 4. Per la proposizione 27. P 3 siano distinti.. O'olv. Ad esempio. Altrimenti si utilizzerà la [27. YI sono coordinate omogenee di P4 nel riferimento proiettivo in cui P I e P2 sono i punti fondamentali e P 3 è il punto unità.7] deduciamo che Quindi 1{.3 ! [27. Esiste un isomorfismo f: P --+ P' tale che f (P. 27/Cambiamenti di coordinate omogenee e proiettività 325 Quindi n O'n+IVn+1 = 1{. la soluzione completa di questo problema può essere data nel caso di quaterne di punti distinti di una retta proiettiva per mezzo della nozione di "birapporto". Sorge allora il problema di descrivere le classi di equivalenza proiettiva di k-uple di punti di uno spazio proiettivo P. Come nella dimostrazione della proposizione 27.9] Il secondo membro della [27. + Vn) = 1: 1{. P 2 .. 3. 4.1 À2 I p. P2 . 00.(v.) = Q. Se P 4 ha coordinate omogenee Yo. 27. che definisce in ogni caso un elemento di K U ( 00 l. QI' Q2' Q3' Q4 EP '.(v. p-. P3 . due sottospazi proiettivi S ed S' di P(V) aventi la stessa dimensione sono proiettivamente equivalenti.. P3.=0 = [27. ma non si è fatta alcuna ipotesi su P 4 • Se in P è fissato un riferimento proiettivo rispetto al quale i 4 punti assegnati sono P. Se k > dim (P) + 2. si [27. [À i . P 3 ..324 Geometria proiettiva per opportuni 0'. P2 . .. allora.7 TEOREMA Siano P = P (V) e P' = P (V ') rette proiettive. cioè se Ài -:. dove f è la proiettività associata a cp.8] la seguente espressione: (3 (p l' P2' P 3' P 4) = (Z4 . una proiettività di un piano proiettivo è individuata dalle immagini di quattro punti. i = 1. Come vedremo tra poco. ciò non è vero già nel caso di 4 punti di una retta proiettiva. abbiamo la seguente espressione del loro birapporto: ÀI I p. i = 1.. P4EP.) = 0'0 V. ..2 À411 À2 À3 p. i = 1. con dove Yo. YI nel riferimento definito in P' dai punti . Q. P 2. .. Infatti. P 2 . . e siano P I . Il risultato che otterremo sarà applicato nel capitolo 4 alla classificazione delle cubiche piane proiettive. Osserviamo che nella definizione si è supposto che P I .6] =O'oVo+ ••• +O'nVn- D'altra parte si ha [27.6 DEFINIZIONE Sia P una retta proiettiva.l.. deduce dalla [27.(vo + VI + . cioè 1{.4 p.2 p.

Di conseguenza. P 4. P 4) = = (3(P4. P 4) = (3(P3' P 2. P 2. P 4} e (QI' Q2' Q3' Q4} sono proiettivamente equivalenti allora esiste fEPGL(P) tale che {f(P I). P 2. P 4) = = (3(P4. P I. Nei casi (3 = -1. In entrambi i casi le radici di q(X) sono solo quelle appartenenti all'insieme dei valori [27. P 3. P 3. P 3) = (3(P4. P I) ({3 -1)/{3 = (3(P I. P 2. {3. Poiché le sei = Y/Yo· Il birapporto di quattro punti di una retta proiettiva P dipende dall'ordine in cui essi vengono considerati. P 4.{3.{3. P 2. P 2) = = (3(P2. P 3.11] non sono distinte nei casi seguenti: = (3(P I.(3» =j«{3 -1)/{3) =j({3/({3 -1). . P 2. P I .(3) =j(1/(1. (3/({3 -1) 1/{3 (3(P I. P 3. P I. (QI' Q2' Q3' Q4} di una retta proiettiva P sono proiettivamente equivalenti se e solo se [27.10(3». Si haj({3) =j({3'). dall'espressione dij({3) e dal fatto che K è un campo segue che anchej(PI. P 3. f(P3)' f(P 4)} = (QI' Q2' Q3' Q4}· Per . P 3) = (3(P2. Dal lemma segue che se (3 è il birapporto di 4 punti distinti di una retta proiettiva P presi in un certo ordine. P 3. P 4.8 Il primo membro è un polinomio. P I) = (3(P I. D'altra parte. 27. P I) (3/({3 -1) 2 = [27.11] sono radici di q(X). P 3. 112 si haj({3) = 27/4 e Quindi i 24 birapporti che si possono ottenere a partire da 4 punti distinti si riducono a 6. P 3. P 3) = (3(P2. P 2 . ({3 -1)/{3.10] = = (3(Pl' P 4. P 3. P I .9 TEOREMA Due quaterne non ordinate di punti distinti {P I. P 4. P 2) = = (3(P2. P I.{3. P 4. P 3.{3 E. 1. alloraj({3) non dipende dall'ordine in cui i punti sono stati scelti. P 3) = (3(P4. 1/1. P 2. P 3. P 4. E=--+--l = (3(P3. P 2. P 2. P4}. P 4.E 2 si ha j({3) = Oe q(X) = (~. P I. P 2 . P 2.12] Dimostrazione Se (P I. j({3) -1. P I. P 2. P 3. mentre per (3 = . P4. P I) 27. monico di sesto grado in X. 1/1. P 3. ({3 -1)/{3.E. Con un calcolo diretto si verifica subito che le [27. P 3. si ha {3 327 dove QI' Q2' Q3· Quindi si ha (3(P I. 1/{3. e sono in generale distinti (cfr. P 4. P 3. P 4) = (3(P2. - 1 -J3. P I.326 Geometria proiettiva = »· (3(QI' Q2' Q3' f(P4 Maf(P4) = Q4 se e solo se Q4 ha coordinate omogenee Yo. P 2. P 2. P 4} è ben definito j({3(P I. P 2) = (3(P3.2. 2 è una radice cubica primitiva di 1. P 4. P I )· LEMMA = dove = 1. Pl' P 2) = (3(P4.(3) (3(P 1. P 4) = Y/Yo 27/Cambiamenti di coordinate omogenee e proiettività + 1)3 q(X) = (X + 1)2 (X . P 3) = Si consideri la funzione razionale {{32 . se sono distinte esse sono tutte le radici di q(X) e il lemma segue in questo caso. Se P I. P 2 . 1/{3. Dimostrazione Si calcola facilmente che j({3) =j({3-I) =j(1.X + 1)3 = (X + E)3 (X + E2)3. 1. P 2. 1/2. P 4). P 4) = (3(P2. P 4). per una quaterna non ordinata di punti distinti {P I. P 4)EK. P 3. se e solo se {3' E{{3. P 3) = = (3(P3' P 4. 2. P I. P 2. P 3 . P 4EP sono distinti il birapporto di una loro qualsiasi permutazione è definito. P 2. P 4». Si può però ricorrere al seguente lemma. P 2. P 2. Si noti che. YI' e questa condizione è equivalente a (3(QI' Q2' Q3' Q4) costanti {3. P 3. l} si haj({3) =j({3') se e solo se q({3')=O 27.11]: il lemma è dimostrato. P 4) = (3(P3. P4} ed è denotato conj(PI . l}. f(P 2). l}. Dunque a una quaterna di punti distinti di P non è associato un solo valore del birapporto. P 2. P 2) = (3(P4. per ogni fissato {3EC\(O. che è detto modulo della quaterna (P I. {32({3 _1)2 che è definita per ogni {3EC\(O. - é. {3' EC\(O. P 2) = (3(P3. (3/({3 -l)}. P 2. P 3. e posto {3 = (3(P I. P I. P I. P 4)EK. poiché (3(P I.{3. P 3.{3 [27. P I) {3 1/(1. P 3. P 3.2)2 (X -112)2. P 3.

mentre Isom(E) è il gruppo della geometria euclidea di E. Abbiamo visto come ad ognuna delle tre geometrie. Q3' Q4} sono proiettivamente equivalenti. c. In corrispondenza a questi gruppi abbiamo introdotto delle relazioni di equivalenza tra figure geometriche. perché si ha (aa + (3 c) Z + (ab + (3d) (g o f) (z) = . 2. Q3' Q4)· Viceversa. 1/2. P z. P 3. P z. b. in una conferenza tenuta presso l'Università di Erlangen e rimasta famosa con il nome di "Programma di Erlangen".. Dalla dimostrazione del lemma 27.10]. data da f -J _ (z) - -dz-b cz + a che è ancora una TLF.é. Se ~ è un sottogruppo di ~ ogni proprietà (o quantità) invariante rispetto a :§ lo è anche rispetto a ~. cioè in cui le figure hanno più proprietà.8 segue che in una retta proiettiva ci sono al più due classi di equivalenza proiettiva di quaterne di punti tali che tutti i loro possibili birapporti siano meno di 6. d. La composizione della [27. Il gruppo PGLz<C) delle proiettività di PJ(C) può essere descritto come il gruppo delle "trasformazioni lineari fratte" di C U {oo }..(l'a + oc) z + ')'b + od . P 3. esse possono esistere in corrispondenza ai valori j(P J. P 4) = j(f(P 1). P 4 } e {QJ' Qz. Klein nel 1872. P 4) = O. P 3. Un'altra geometria è quella definita dal gruppo Simil(E) delle similitudini.. g(z) = az+ (3 ')'z +o .. b. Nel caso in cui E è il piano o lo spazio ordinario. il secondo per (3 = . P z. P 3. Il primo di tali valori viene assunto per (3 = -l. Due figure equivalenti possono essere considerate come due diversi rappresentanti di una stessa entità (la classe di equivalenza) nella geometria che si sta studiando e si può quindi affermare che la geometria (affine. la geometria del gruppo Simil(E) coincide con la geometria euclidea elementare. l'euclidea e la proiettiva. La stretta relazione esistente tra gruppi di trasformazioni e geometria fu messa in evidenza per la prima volta da F. e si dice equianarmonica se j(P J. P 3. allora. dopo.14] si definisce un'applicazione biunivocaf: C U {oo } --+ C U {oo}. In questo modo il gruppo di trasformazioni dello spazio determina le proprietà geometriche che si vogliono studiare. P 3.d/c) = 00 f (00) = a/c.10 Complementi l.' . cioè sono classificate da tale insieme. siano associati dei gruppi di trasformazioni: il gruppo Aff(A) per la geometria di uno spazio affine A.. chiamata trasformazione lineare fratta (TLF) o trasformazione di Moebius di parametri a. Q3' Q4)· Dal teorema 27. P 4) = (3 (f(P 1) .d/c} : f(z) = az + b cz+d [27. il gruppo Isom(E) per quella di uno spazio euclideo E. Ponendo f(.13] con un'altra TLF. 27.' . e per z E C\ {.bc>é O. Quindi quella di ~ è una geometria più "ricca". Per una discussione approfondita di quest'argomento si rimanda a [lO].7 si ha in tal caso: (3(P J. di quella di :§. P 4) = (3(QJ' Qz. nel secondo caso una quaterna siffatta non può esistere se E r. aver eventualmente permutato i punti Qi' che si abbia: (3(P J. Il teorema precedente risolve il problema di classificazione che ci eravamo posti: esso infatti afferma che le classi di equivalenza proiettiva di quaterne di punti distinti di una retta proiettiva sono in corrispondenza biunivoca con l'insieme dei valori assunti dal modulo. Ovviamente. Per informazioni sulle quaterne armoniche rinviamo il lettore a 27. è ancora una TLF. f(Pz). K. Più in generale possiamo considerare un qualunque gruppo :§ di trasformazioni dello spazio e associare ad esso una "geometria".Geometria proiettiva 328 il teorema 27..7 segue che {Pl' P z. Una quaterna [P J.E. l'affine. per il lemma 27. f(P4 = j(QJ' Qz. Siano a. P z . 2. f(PZ}. in particolare se K = R.. il gruppo Aff(E) ne definisce la geometria affine.12] è verificata. f(P 3). P z. che definiremo come l'insieme delle proprietà e delle grandezze calcolate nello spazio che sono invarianti rispetto a tutte le trasformazioni del gruppo. La biunivocità di f discende dal fatto che essa possiede l'inversa. . P 4) = 27/4. f(P 4» » e quindi j(P J. P z.10(5).. P 3. 27/Cambiamenti di coordinate omogenee e proiettività 329 .. se la [27.P4} di punti di P si dice armonica se j (P J. cioè di quelle proprietà che una figura ha in comune con tutte quelle ad essa equivalenti.8 e per le [27. P 4) = 27/4. d E C tali che ad . e ciò corrisponde al fatto che ogni proprietà affine di una figura geometrica di E è anche una proprietà euclidea. O. Ad esempio. possiamo supporre. f(P 3). euclidea o proiettiva) consiste dello studio delle proprietà delle figure che sono invarianti per equivalenza. c. se si considera uno spazio euclideo E. P z. Si pensi ad esempio a uno spazio euclideo E: il gruppo Isom(E) è un sottog~uppo di Aff(E). e il gruppo PGL(P) per la geometria di uno spazio proiettivo P. P 3.

13] si esprime nel modo seguente: f([xo. È anche facile vedere che una similitudine trasforma circonferenza in circonferenze. Viceversa non è difficile dimostrare che un'affinità di E 2 che trasforma rette in rette e circonferenze in circonferenze è una similitudine (per maggiori dettagli cfr.10(2)). Si noti che questo gruppo non è abeliano. c.17] con A. Si osservi che ogni similitudine di E 2 trasforma rette in rette. B. h(z) = z + 1. Infatti ciò è vero per le isometrie e per le omotetie.13] possono essere moltiplicati per ~n comu~e fattore di proporzionalità senza modificare la trasformazione f. Ponendo z = x + iy e utilizzando le identità x=-2-' [27. = O. O. c.13] si riduce alla forma [27.Le TLF si classificano per mezzo dei loro punti fissi.13] segue che 00 è un polo se e solo se c = O. cioè quando uno dei poli è (in questo caso si può supporre d = 1) fez) = az + b.13J con .16] ha il polo b/(l. considerando ad esempio fez) = lIz. [27. nel qual caso è una retta: ciò avviene precisamente se la [27. C.15] discende che la [27. Dalla [27. b.18] e razionalizzando otteniamo Czz + A (z + z)12 . si ha 1 f(h(z)) = z + 1 . e quindi anche per le similitudini che. Gli altri eventuali poli si ottengono esplicitando la condizione f (z) = z e quindi sono gli zE C che soddisfano l'identità ' cz 2 + (d . Infatti.z)12 + E = O. cioè dei punti Z talI che fez) = z.18] La TLF fez) = lIz è chiamata inversione. una TLF può considerarsi come una trasformazione di p I in sé stesso. L'identità di C U {oo} è una TLF. cioè è parabolica.14] Diremo f normalizzata se a. Osserviamo che la [27. Poiché numeratore e denominatore della [27. o poli. In caso contrario la [27.(ab + (3d) (/.16] . la [27. [5]). d a meno di moltiplicazione per -1. Un cerchio di Moebius ha equazione della forma E(x 2 + y2) Pertanto il gruppo delle TLF coincide con il gruppo PGLz{C) delle proiettività di Pl.é. Otteniamo quindi che ogni similitudine diretta di E 2 diversa da una traslazione ha un punto fisso.bc = 1. . La [27. f (O) = 00 e f = f-l.17] può essere riscritta nella forma equivalente: Ezz + A (z + z)12 + B(z .a) Z . ' Segue che le TLF costituiscono un gruppo di trasformazioni di C U {oo}. f si dice parabolica.B(z . ottenuta in corrispondenza a a = d = 1 b= c=O. cioè se è una tiaslazione. . [27. Questa è l'equazione dell'immagine del cerchio di Moebius [27. perché è una particolare affinità. d soddisfano la condizione [27.é.14]. 20.) (ad .z)12 + C = O. 331 = Ooppure E . 00. O z-z y=-2-' la [27. Si ha f ( 00 ) = O. In coordinate omogenee la TLF [27. Le affinità costituiscono un sottogruppo Affi (C) di PGL2(C) che si identifica al gruppo Simil + (E 2) (cfr. aXI + bxo] e quindi è la proiettività definita dalla matrice 27/Cambiamenti di coordinate omogenee e proiettività cioè è un' affinità di C. ogm TLF puo essere scritta nella forma [27.15] Dunque una TLF diversa dall'identità ha almeno uno e al più due poli.a + oc) = (ao - (3/. e rappresenta una circonferenza eccetto quando C = O. Z1 + 1 = h (f(z)). EE R tali che A2 +B 2 - 4EC>0. Quando c = O.14] individua a. xd) = [cx I + dxo.é. se e solo se a = l.18] tramitef.b + Ax + By + C = O z+z ad .16] non ha altri poli oltre 00.330 Geometria proiettiva e (aa + (3c) (yb + od) . [27 .a). Identificando C U {oo} con pl = Pl(C). Vediamo quindi che l'inversione trasforma cerchi di Moebius in cerchi di Moebius. Sostituendo 11z al posto di z nella [27. sono composte di isometrie e omotetie. per definizione. b. Dall'espressione della [27. Per descrivere la geometria definita in C U {oo} dal gruppo di tutte le TLF sarà opportuno considerare circonferenze e rette di E 2 simultaneamente: un sottoinsieme di E 2 sarà detto cerchio di Moebius se è una retta oppure una circonferenza.18] è un cerchio di Moebius passante per l'origine.bc).17] rappresenta una retta oppure una circonferenza se E rispettivamente. Se ha un solo polo.

La geometria definita in h da PGLz(R) è un modello di "geometria non euclidea" nota come geometria iperbolica. Similmente. essi sono individuati da R solo a meno di moltiplicazione per .. Quest'ultima affermazione segue dal fatto che un opera- .19] dove c = t(c l . dE R. Consideriamo l'applicazione di passaggio a coordinate omogenee: jo: An~. [12]. cioè conjo-Iofojo. sono tutti e soli quelli della forma P = [v]. B = (bjk ) EGLn(K). La geometria della sfera 8 2 definita dal gruppo SO (3) coincide quindi con la geometria di C U {oo} definita dal gruppo delle [27.19]. costituito dalle fE PGLiR) tali che ad . L'esistenza di autovettori di ip è quindi equivalente all'esistenza di punti fissi dif. e che ogni elemento di SO (3) proviene da una TLF di questa forma. Consideriamo il sottogruppo PGLz+(R). 4. i punti fissi di f.. y' = t(l YI '" Yn)' e sia 1 O O CI bu b ln A= EGLn+I(K).+ bc . I due numeri complessi u. PGLz(C) possiede diversi sottogruppi notevoli dal punto di vista geometrico. [13]. [7]. Essa può anche essere espressa nella forma f(z) = . [14]. che in alcuni casi sono rotazioni. trasforma R U {oo} in sé stesso. indotta da ipEGL(V). La proiettivitàf: pn ~ pn definita dalla matrice A trasforma in sé stessi Ho e pn\Ho' Ciò segue subito dalla forma di A.1. SefEPGL(P(V» è una proiettività.pn\Ho· Poniamo x' = t(l XI'" xn).bc) -112. Ad esempio il sottogruppo PGLz(R) di PGLz(C). Essa costituisce un modello di geometria non euclidea chiamata geometria ellittica. 3. cn bnl bnn Si ha y' =Ax'. Pertanto SO(3) è isomorfo al sottogruppo di PGLz(C) costituito dalle TLF [27.. Moltiplicando numeratore e denominatore per (ad . deduciamo che ogni TLF trasforma cerchi di Moebius in cerchi di Moebius.13] qualsiasi. precisamente quello rappresentato dalle matrici A della forma detta sopra. ogni proiettività di P possiede almeno un punto fisso. cioèf(z) è la composizione di un'affinità con l'inversione seguita da un'altra affinità.ad c(cz+ d) c Ponendo = cz+d Zz = llzl Zl a Z3=C+ bc-ad c Zz 27/Cambiamenti di coordinate omogenee e proiettività 333 con uu + vv = 1. se e solo se è della forma normalizzata uz+ v f(z)=--- -vz+ u [27. cioè i punti PE P tali chef(P) = P. [6]. ogni proiettività di P possiede almeno un punto fisso.19].c(x) = c + Bx. [5]. c. si può normalizzare f(z) in modo che si abbia ad . se P è uno spazio proiettivo reale di dimensione pari. Poiché l'inversione e le affinità trasformano cerchi di Moebius in cerchi di Moebius. che consiste delle TLF [27. Per ulteriori dettagli sulla geometria del gruppo PGLz(C) e dei suoi sottogruppi rinviamo il lettore a [4]. v che appaiono nella [27. Sia assegnata un'affinità di An(K): abbiamo TB. le TLF si identificano con trasformazioni di 8 z.13] in cui a. Cn)E Kn. b. Si calcola facilmente che si ha (denotando con Im(u) la parte immaginaria di un numero complesso u): Im(f(z» = Im(z) e quindi il gruppo PGLz(R) trasforma in sé il semipiano h = (ZE C: Im(z) > O}.bc> O.bc = 1. Vediamo quindi che il gruppo Affn(K) può considerarsi come un sottogruppo di PGL n+I(K).19] si dicono parametri di Cayley-Klein della rotazione R. Deduciamo che se P è uno spazio proiettivo complesso.!!. È anche immediato verificare che l'affinità TB c coincide con la restrizione di fad An. Si dimostra che una TLF corrisponde a un elemento R ESO (3) .. che hanno la proprietà di trasformare in sé regioni particolari del piano. e ne costituisce un gruppo di trasformazioni. dove v EV è un autovettore di ip.332 Geometria proiettiva Passiamo ora a considerare una TLF [27. perché è il gruppo delle proiettività di p 1 (R). Identificando C U {oo} con la sfera di Riemann per mezzo della proiezione stereografica.

P" U. O]. O]) = [1. Se i punti di una quaterna armonica vengono permutati in tutti i modi possibili.1]. O] " e quindi P I. Sia P un piano proiettivo. 1. P z.XI = 0. 1]. P 3 = P 3[1. -1) otteniamo = (1.10] di tali birapporti. Dalle [27. ~ . Una proiettività di uno spazio proiettivo reale di dimensione dispari può non avere punti fissi. ~': XI + X 2 = O. U.1. e quindi (3(P I. 2.5 X2]) [xo . P 4) = 27/4. O.1. 0. P 3 .0].XI' Xo + 3XI. P z. . 3. ~: X o + Xl + X 2 = O. = [O. P z =Pz [2. P z) = 112. Determinare la proiettività f di p2(R) che soddisfa le condizioni seguenti: Allora P I. 2] c) P o =[I. P z. Ciò segue subito dalle espressioni [27. P z. f(~)=~'. -1]) = [2. P 3. P z = Pz[O. P 3. 1].PI=[1'0'I].4xo -18xI .Geometria proiettiva 334 27/Cambiamenti di coordinate omogenee e proiettività 335 tore di uno spazio vettoriale reale di dimensione dispari possiede almeno un autovettore (cfr. 1) 1. 1. f([I. La quaterna ordinata (P I. P 4. Si ha inoltre in tal caso j(P I. V) = l dove Pt> P 2 . Un esempio è dato dalla seguente proiettività f: P I (R) --+ p I (R): f([x o.2]. 1]. P 2 = [2. Siano P I = L(OI' Oz} n L(03' 04)' P z = L(OI' 04) n L (Oz. 2. 03) e sia t. f(t-)=t-'. Si calcola subito chePI = P I [1. P 4 = P 4[1. XI]) = [. 1]. 1]. P 3. e siano 01' 0z. P 4. 1. O]. P 2 = [0. P 3 .1.2. Dimostrare la seguente identità: (3(P" P 2. t-: X o .1.Xo b) f([xo. Determinare i punti fissi delle seguenti proiettività di P"(R): + 15x.2.1. M = [1. 112. Determinare la proiettività f di p' (R) che soddisfa le condizioni seguenti: f([I. a) f([xo. Consideriamo i punti di t- b) P o = [1. Poiché si ha (1. U. 2. P 4 si dicono coniugati armonici rispetto aPI' P z. 1. P z sono coniugati armonici rispetto a P 3. V) (3(P2. -1]. 1]. 1.15(1)).XI' x o]· 5.P2=[I. P" P 2.P I = [2. 13. P 4 è una quaterna armonica. V sono punti distinti di una retta proiettiva P. 1) = (1. -1]. .2xo + 8XI + 2X2.(fig. 4. Esercizi 1. O]. 0. f([1. Siano P I. 1]. P 4 =P4[0. P 3. 1.1 La configurazione di rette che abbiamo appena descritto è detta quadri/atero completo. Pz}.0. da cui si deduce che Figura 27. è possibile scegliere il riferimento in modo che P I =Pdl.1]=[1. Se P z è il baricentro dei punti P I e P 3 nella retta affine P\ {P4J (il punto medio del segmento P I P 3 se K = R). X" X2]) = [. X" X2]) = 5. 2X2].10] segue che anche P I. 03' 04 punti a tre a tre non allineati. U. -1. Determinare la formula y = Ax del cambiamento di coordinate dal riferimento standard di p 2 (R) al riferimento individuato dai punti Po.OlM=[4.(O. 1). Per dimostrarlo fissiamo in P coordinate omogenee in modo che 01' 0z. 1]. P 4) è detta armonica se In tal caso i punti P 3. -1]. e precisamente . M= [1. 1]. 0 3 siano i punti fondamentali e 04 il punto unità. I]. 1]) = [1. P 4 punti distinti di una retta proiettiva P. P 3 =P3[1. V) (3(P3 . O) . P. 27. O) (1. i valori assunti dal birapporto sono solo tre. Un altro modo di costruire quaterne armoniche è il seguente. P 3.1). O].= L (PI. P z. M in ciascuno dei casi seguenti: a) P o = [1. P 4 è una quaterna armonica su t.dove: t-': X o + Xl = O. P 3. 2. + (O. f([2. 2.1. + 6X2.

di cui le precedenti sono esempi. ad esempio a quella di luogo descritto da un punto che si muove in un piano.).4(1)). Tuttavia. l-z Capitolo 4 z-l z z z-l costituiscono un sottogruppo di PGL2 (C). 22 y = (3(t). come luogo dei punti P(x. ai quali d'altra parte è sempre possibile ricondursi mediante la scelta di un sistema di coordinate. Ancora nel secolo XVIII veniva chiamata "curva piana" qualsiasi linea che si potesse tracciare con un tratto di penna. VI a. Successivamente. ottenute come "luoghi geometrici". Dimostrare che le seguenti TLF: z. 1- z z. 28 Generalità Uno dei concetti primitivi della nostra intuizione spaziale è quello di linea. l'estensione al caso generale è trattata nei complementi (cfr. ad esempio nella scuola pitagorica (sec. in modo spesso ingegnoso. . E 2. una curva era definita in modo empirico come aggregato di piccoli corpuscoli. ad esempio la circonferenza come luogo dei punti equidistanti dal centro.C. per semplicità. considereremo solo i piani numerici A2(K). con Platone e Aristotele. La definizione intuitiva di "luogo generato da un punto mobile" corrisponde a quella di curva definita in A2 (K) da equazioni parametriche. o in un piano affine O proiettivo sul campo K. d'altra parte. .Geometria proiettiva 336 6. tale definizione lasciò il posto ad altre. isomorfo a Curve algebriche piane (J3. Tali definizioni sono prive di significato per la matematica di oggi. o curva. Già i geometri dell'antica Grecia consideravano curve piane particolari. alla definizione rigorosa si è giunti solo attraverso approssimazioni successive. La nozione stessa di curva ha subito un'evoluzione. Per questa via furono studiate diverse curve. Inizialmente. Per uno studio il più generale possibile occorrerebbe considerare curve definite in un piano euclideo. Questa evoluzione è avvenuta di pari passo all'accrescersi delle nostre conoscenze sulle curve. y) di coordinate x = a(t). piana. P2(K). 28.

non ha senso dire che le coordinate omogenee di un punto soddisfano l'equazione perché in generale. O. ÀXI . Y]. coniche. 28. se F(Xo. Xl' Xz}E K[Xo. Xl' xz} = O e f(Àx o. Un altro punto di vista è quello di definire una curva mediante un'equazione cartesiana. G(Xo. Se K = R e si considera E Z al posto di AZ(R) si ottiene la definizione di curva algebrica di E Z • Per semplicità spesso si denoterà la curva algebrica di equazione [28. di gradi 1 e n rispettivamente.5ff. Sef(X. Ciò non si verifica se il polinomio che si considera è omogeneo. o dall'equazione [28. Se ad esempio f(Xo. proiettiva).3] e la [28. Per questo motivo nel definire curve piane proiettive utilizzeremo solo polinomi omogenei. in PZ(K» è detta affine (euclidea. e À ~ O in K. permettono di mantenere un legame tra l'algebra e la geometria. identificandola con il suo supporto. Le curve algebriche di AZ(K) di grado 1. Il sottoinsieme :if C pZ(K) costituito dai punti le cui coordinate soddisfano la [28. l'equazione [28. À E K*. Il caso più importante è costituito dalle curve algebriche. si ha f( -1. o in un suo sottoinsieme.1] si dice equazione della curva. Y). Xl' Xz}. Consideriamo il piano proiettivo pZ(K).3] e la [28. associando strettamente una curva alla sua equazione. E Z o PZ(K). È soprattutto su questo secondo punto di vista che ci concentreremo in questo capitolo. Due polinomi non costantif(X. perché la [28. La ~ [28.O. Y) si dice grado della curva. Xl' Xz] si dicono proporzionali se esiste <X E K* tale che G = <xF. 2. Denoteremo con gr ( :if) il grado di . 4.4] hanno le stesse soluzioni. Si pensi ad esempio alle equazioni parametriche di una retta.2] è il supporto della curva. A. e quindi definisce in AZ(R) una curva che ha per supporto l'insieme vuoto. g(X. Una curva algebrica definita in AZ(K) (rispettivamente. Y] si diranno proporzionali se esiste <X E K* tale che g = <xf. che si perderebbe se si definisse una curva semplicemente come un sottoinsieme di AZ(K). Xl' Xz].3] ha lo stesso supporto della curva piana definita dall'equazione (AX +BY + Ct= O [28. Xl' Xz) è un rappresentante della curva. Le definizioni 28. Infatti.1 e 28. F(Àxo. ÀXz) = À n F(xo. Xl' Xz) è un polinomio a coefficienti in K. Ma la [28. 3. sottintendendo che un'equazione della curva sia stata assegnata. Xl> Xz) = X o + 1.1] è il supporto della curva. può accadere che si abbia f(x o.. Y)=O [28. l'equazione [28. Xl' Xz). spesso denoteremo semplicemente con :if la curva individuata dalla [28. È evidente che la proporzionalità è una relazione di equivalenza in K[X. Parleremo quindi di :if come della curva di AZ(K) (o di E Z) definita dal polinomio f(X. quartiche ecc. Due diversi valori di c> Odefiniscono due curve aventi lo stesso .4] per un qualsiasi n ~ 2.2. Se f (Xo.2] si dice equazione della curva. 28. Ha dunque senso dire che le coordinate omogenee di un punto PE pZ(K) annullano il polinomio omogeneo F(Xo. allora. . Il grado di F si dice grado della curva..338 Curve algebriche piane dove <x (t) e (3(t) sono opportune funzioni non entrambe costanti di un parametro t variabile in K.2 DEFINIZIONE Una curva algebrica di pZ(K) è una classe di proporzionalità di polinomi omogenei di K[Xo. assegnati x o' Xl'· Xz E K non tutti e tre nulli. Il loro studio corrisponde a quello delle soluzioni di un'equazione polinomiale in due o tre variabili. O) = 2. Il grado di f(X. Y]. Y). in E Z. Y) è un rappresentante della curva. 339 si ha Àxl .5] non ha soluzioni reali. Consideriamo ad esempio una retta affine ~ di equazione AX+BY+C=O. Per ogni numero reale c> O. oppure equazione che definisce la curva. per ogni x o' Xl' 28/Generalità Xz E K. O) = O e f(l. sottintendendo che una sua equazione sia stata assegnata. cubiche.4] definiscono due diverse curve.12(l» da cui si vede che il primo membro si annulla se e solo se si annulla il secondo. ÀXz) ~ O. Se F(Xo. Xl' XZ) (cfr. Xl' Xz] è omogeneo di grado n.1] ed avente supporto :if semplicemente con la lettera .5ff.51La definizione di curva algebrica di pZ(K) si dà in modo simile. che sono ottenute uguagliando a zero un polinomio e comprendono come casi particolari le rette.2] e avente supporto uguale a . Due polinomi omogenei non costanti F(Xo. si chiamano rette. Xl' Xz)E K[Xo. Consideriamo un altro esempio. Come nel caso affine.1 DEFINIZIONE Una curva algebrica di AZ(K) è una classe di proporzionalità di polinomi non costanti di K[X.1]. ma richiede un commento preliminare. ovvero equazione che definisce la curva. Y)E K[X. una curva algebrica di pZ(K) è individuata da una sua equazione. Il sottoinsieme :ife AZ(K) costituito dai punti le cui coordinate soddisfano l'equazione [28. l'equazione f(X. il grado di :if si denoterà con gr(:if).

y) = (b ll x + b 12 y + di' bzlx + bzzy + dz) e sia = [aooxo + aolxl + aozxz.9] e quindi [28.5] e [28. proiettive) è naturale considerare le proprietà che una curva ha in comune con tutte quelle ad essa affinemente equivalenti (congruenti.7]. come il precedente.2]. se P(x. proiettivamente equivalente) a 'ff se esiste un 'affinità (un 'isometria. La curva f3J di equazione si dice trasformata di 'ff tramite T -I. Faremo pertanto questa ipotesi nell'affrontare lo studio di proprietà generali delle curve algebriche piane. Esse vengono denominate proprietà affini (euclidee. una proiettività) T tale che 'ff = T( f3J).7] e si denota con [28.7] si deduce immediatamente che. y) = (a ll x + a 12 y + cl' azlx + az2 y = O dove g(X. In questo esempio la curva ha un contenuto esclusivamente algebrico. si verifica che 'ff = T( f3J) e le stesse relazioni sono soddisfatte dai supporti di 'ff e di f3J. cioè non è un sottoinsieme del piano. T(x. Viceversa. Y) T([xo. O) l. e tuttavia diverse perché i corrispondenti polinomi non sono proporzionali. 'ff la curva di PZ(K) di equazione [28. proprio perché C è algebricamente chiuso. proiettivamente equivalenti). proiettivamente equivalenti) sono essi stessi affinemente equivalenti (congruenti. dalla [28. proiettive) si introduce la nozione di equivalenza affine (di congruenza.6] possiedono infinite soluzioni in A2 (C). di equivalenza proiettiva). Più in generale. lo studio delle curve algebriche in un piano affine A2 (I<) è più naturale e facile nel caso in cui K è algebricamente chiuso perché situazioni particolari come quelle illustrate dagli esempi [28. e precisamente dal fatto che R non è algebricamente chiuso. Dall'identità [28. y) E f3J.340 Curve algebriche piane supporto 0. e sia 'ff la curva di A2 (K) di equazione [28. allora T(P) E 5f!. Studieremo inoltre la teoria classica delle coniche reali sia dal punto di vista affine che da quello euclideo. . proiettive) quella che abbiamo introdotto è effettivamente una relazione di equivalenza. Y) = f(a ll X è detta trasformata di + a 12 Y + CI' azlX + aZ2 Y + cz) 'ff tramite T -I. alOxO + a ll x I + a 12 x Z' azoxo + azlxl + + azzxz]. XI' x 2]) Nell'insieme di tutte le curve affini (euclidee.5] e [28. è molto lontano dal concetto intuitivo di curva da cui eravamo partiti. Una curva § si dice affinemente equivalente (congruente. di PZ(K)). Y) [28. 28. cioè se (x. Dalle osservazioni che precedono la definizione si deduce che i supporti di due curve affinementeequivalenti (congruenti. § 29).8] e [28.6] dipende dalle proprietà algebriche di R. proiettive). Nello studio delle curve algebriche piane affini (euclidee. Nell'insieme delle curve algebriche affini (euclidee. cominciando dal caso affine. proiettivamente equivalenti).5] e [28. Il fenomeno che si presenta con gli esempi [28. e in particolare i supporti di 'ff e di f3J sono affinemente equivalenti.6] [28. [28. Consideriamo un'affinità T: A2 (K) ---+ A2 (K) definita da ClOe 'ff è la trasformata di f3J tramite T. Questo esempio. La verifica si fa nel modo usuale. Il problema non si presenterebbe se invece di A 2 (R) si stesse considerando A2 (C): le equazioni [28. l'equivalenza va definita in relazione alle equazioni delle curve. y) è soluzione della [28.6] non si presentano. La curva f3J di equazione g(X. ed è lasciata al lettore. + Cz). Consideriamo una proiettività T: pZ(K) ---+ PZ(K) definita da X 2 + y 2 =0. Faremo poi vedere come sia possibile analizzare le proprietà delle curve di A2 (R) e E 2 considerandone i "punti complessi" (cfr. Scriveremo Come nel caso affine. Quindi le relazioni [28.9] segue che per ogni QE 'ff si ha T-I(Q)E f3J. Poiché una curva non si riduce al suo supporto.10] sono verificate dai supporti di 'ff e di f3J. ma è definita da un'equazione.8] Se l'affinità inversa di T è T-I(x.1]. Vediamo in che modo.10] definisce invece una curva di A2 (R) il cui supporto è ridotto al solo punto {(O. L'equazione 341 28/Generalità allora si ha g(b ll X + b l2 Y + di' b 21 X + bzzY + dz} =f(X.3 DEFINIZIONE Sia 'ff una curva di AZ(K) (di E 2. in quanto il suo supporto è vuoto.

y) E Jt il punto jo(P) = = [1. Ciò conduce alla ricerca di una lista di cosiddette forme canoniche delle curve di dato grado. Sarà sufficiente considerare il solo caso affine perchè quello euclideo rientra in questo come caso particolare. I punti di Jt * n Ho si dicono punti impropri di Jt rispetto a x o: sono i punti [O. della cui classificazione ci occuperemo nel § 36). e quindi le coordinate [O. Ponendo A = (aij). che abbiano equazione abbastanza semplice. A tal fine è utile la nozione di equivalenza di due curve rispetto alle trasformazioni del piano in cui sono definite. proiettiva) cioè due curve affini (euclidee. ad esempio. dove Fk(X.g affinemente equi~a­ lente a Jt è spesso conveniente considerare il cambiamento di variabili: x = ali Y' + a l2 Y' + Cl [28. Supponiamo assegnata una curva Jt di A 2(K) avente equazione [28. Nei casi affine e proiettivo la situazione non è molto migliore (fanno eccezione le cubiche proiettive. c = t(cl c2 ).l ( Jt) nelle nuove indeterminate X'. X 2)· + . Y'. cioè una lista di curve particolari. Xl' Xz) è il polinomio omogeneizzato di f(X. Xl' X 2)EK[Xo. Uno dei problemi più importanti che si pongono nello studio delle curve algebriche è quello della classificazione. esiste una sola classe di equivalenza affine di rette. supponiamo data una curva Jt dip2(K) di equazione [28.1] è la curva algebrica Jt* C P2(K) definita dall'equazione [28. anche perché il punto di vista della riduzione in forma canonica mediante trasformazioni non conduce a una classificazione soddisfacente. In questo caso il problema della classificazione è banale: ogni retta è equivalente. x.. Y). xl> x 2] le cui coordinate omogenee soddisfano l'equazione Scrivendo f(X. Y') = f(aIlX' + 'a l2 Y' + Cl' a21 X' + a22 Y' + C2) e l'equazione g(X'. X 2). + Fn-I(XI. ed effettuare la sostituzione [28.. o euclideo.g = T. Y). dove F(Xo. proiettive) equivalenti hanno lo stesso grado..342 Curve algebriche piane Ad esempio il grado di una curva è una proprietà affine (euclidea. introdotta nella definizione 28. che viene trattato in corsi più avanzati.11] nel polinomio f. o proiettivo. o isometrie o proiettività. Le curve Jt e Jt* hanno lo stesso grado. + Fn_I(X. Y') =O è un'equazione di .~1 + Fn(XI. in cui X' e Y' sono nuove indeterminate. Y) EK [X.2]. X' = t(X' Y') scriveremo anche g(X') =f(AX' + c). Già per curve euclidee di grado tre tale riduzione è piuttosto complicata. Xz)XO+ Allora F(O. dove F(Xo. Considerazioni simili possono essere fatte nel caso proiettivo. Infatti è naturale cercare di classificare le curve a meno di equivalenza.11] Y= a21 X' + a22 X' + C2 corrispondente all'affinità T considerata. e ciò verrà fatto nei paragrafi 30 e 31. X2)X. alla retta di equazione X = O. Xl' X 2) = FOX. 28/Generalità 343 Per le curve di grado superiore a due il problema è ben più difficile. Naturalmente la lista delle forme canoniche sarà diversa a seconda che si stia consideràndo il problema nel caso affine. Xl' X 2] è un polinomio omogeneo non costante. anche se meno banalmente.. e le· difficoltà aumentano notevolmente con l'aumentare del grado. + FI(XI. Y) + . Per denotare l'operazione di passaggio da Jt a una curva . nelle quali ogni altra curva possa essere trasformata per mezzo di affinità. In modo simile a come si è fatto per le rette nel paragrafo 25. Y) è il polinomio omogeneo costituito dai monomi di grado massimo dif(X. in breve il problema di catalogare la totalità delle curve in un modo conveniente che tenga conto delle loro proprietà geometriche. Le coniche si possono classificare in modo completo. Si otterrà il polinomio g(X'. Y) = Fo + FI(X. Xl' X2] dei punti impropri di banali dell'equazione Jt sono le soluzioni non dove Fn(X.3. Viceversa.1]. Xl' X 2) = Fn(XI. individuando le classi di equivalenza mediante loro particolari rappresentanti...2]. Y) + Fn(X. La chiusura proiettiva della curva Jt di A2(K) di equazione [28. è possibile definire la "chiusura proiettiva" di una curva affine o euclidea. Segue dalla definizione che per ogni punto P (x.. y] Ep2 appartiene a Jt* e che ogni punto di Jt* n p2\Ho è immagine tramite jo di un punto di Jt. Lo stesso è ovviamente vero nel caso euclideo e in quello prùiettivo. Questa circostanza impone un approccio totalmente diverso alla classificazione delle curve piane. otteniamo F(Xo. La curva . Ad esempio. perché ogni retta di A 2(K) può essere trasformata in ogni altra. Y] è omogeneo di grado k. Y).

ma non lo divide X~+I. f (X. essendo + alzY' + CI Y = aZI x' + azzy' + Cz x = ali x' Oe1e Z' È una conseguenza delle proprietà dei cambiamenti di coordinate affini (di coordinate cartesiane) il fatto che in questo modo si è definita una relazione di equiva- lenza tra gli elementi di 51:. ciò equivale alla condizione che in tutti i monomi di f la variabile X appaia con grado pari. se Sff = T(Sff). dove V è uno spazio vettoriale di dimensione 3 sul campo K. Diremo che la curva algebrica rappresentata dalla coppia (Oelez. se C = (xo.. Y) = 0. Consideriamo l'insieme Y i cui elementi sono le coppie (eoe l ez.12] è il suo supporto. Sia A un piano affine su K (rispettivamente.Y)=O f«(1. costituite da un sistema di coordinate omogenee eoe l e z e da un polinomio omogeneo non costante F(Xo. Sff è simmetrica rispetto all'asse Y = se e solo se in tutti monomi di f la Y ha grado pari. Y] è un polinomio non costante. Più in generale.2abY'. Similmente. Y)). un piano euclideo). la simmetria di Sff rispetto a ~ si esprime con la condizione che = ° sia ancora un'equazione di 5d: In particolare la condizione che Sff sia simmetrica rispetto all'asse X = b = O) è che ° (a = 1.2b Z) Y') 345 f(X. XI' Xz)). Una curva affine Sff c A2(K) è simmetrica rispetto a un punto C (detto centro di simmetria. (e~ e{ e~. Se X~ divide F.. e l'insieme Sff dei punti le cui coordinate nel riferimento Oe l ez soddisfano la [28.denominata asse di simmetria di -tf. G(Xo. 0. esempio 20. Dalla definizione segue che una curva algebrica in A è individuata da una sua equazione in un dato riferimento. Una classe di equivalenza in . ° Olf(allX + a lz Y + CI' azlX + aZZ Y + Cz). .r.5f! è una curva algebrica di A.5f! sono equivalenti se g(X. la simmetria T è data dal cambiamento di variabili X=(1-2a Z)X' -2abY' Y = .2abX' + (1.2a Z) X' . XI' Xz)).4 Complementi 1. allora gr(Sff*) = gr(Sff*) . XI' Xz)) di Y si dicono equivalenti se G(Xo. . (O' e{ e~. dove T: E Z --+ E Z è la simmetria di asse ~ (cfr. della curva) se Sff = T(Sff).2b z) Y'. ed f(X. Y)) di . allora Sff è simmetrica rispetto a (O.X. Il grado di una sua qualunque equazione è il grado della curva. 14.1]. 28. 2yo.Y) = è un'equazione di 5d: È immediato verificare che ciò equivale alla condizione che tutti i monomi di f abbiano grado pari.10(4)). O) se e solo sef(. e abbia equazione Normalizzando quest'equazione in modo che si abbia a Z + b Z = 1. o semplicemente centro.Y'.6(4)). f(-X. dovef(X. Y)). Y) E E K[X. Y) è il polinomio deomogeneizzato di F. Se Sff ha equazione f (X.12] nel riferimento Oel ez.5f! i cui elementi sono le coppie (Oe l ez. Y) Ne consegue che se Sffha equazionef(X. g(X. Il concetto di curva algebrica piana può introdursi in un qualunque piano affine. Yo) la condizione di simmetria è che ° sia un'equazione di 5d: Una curva euclidea Sff C E Z è simmetrica rispetto a una retta ~. Consideriamo l'insieme . Y) = ° [28. Sia P = P (V) un piano proiettivo. dove T: AZ --+ AZ è la simmetria di centro C (cfr. Due elementi (Oe l ez.j(X. ° sia ancora un'equazione di 5&. ha per supporto Sff n (pz\Ho)' Le due curve Sff e Sff* hanno lo stesso grado se e solo se X o non divide F. Y) = 0. dove Oel ez è un riferimento affine (un riferimento cartesiano). la simmetria T corrisponde al cambiamento di variabili X=-X' Y=. alOXO + allXI + a 12 X Z' azoXo + aZI XI + azzXz) dove Ol EK* e A = (ai}) definisce il cambiamento di coordinate dal sistema e~ e{ e~ . Xl> Xz) di K[Xo.2abX' + (1 . XI' Xz]· Due elementi (eo e l ez' F(Xo. euclideo o proiettivo.344 Curve algebriche piane 28/Generalità Sff* di AZ(K) di equazione [28.. XI' Xz) = OlF(aooXo + aolXI + aozXz. O). Supponiamo che ~ contenga l'origine. Y) = = le formule di cambiamento di coordinate dal riferimento O' e{ e~ al riferimento f(2x o -X. Se C = (O. Y)) ha equazione aX+ bY=O. Consideriamo ora il caso proiettivo. F(Xo. f(X. per qualche Ol "t.

. Nel caso in cuif(X. allora la curva :. Y) A = (ai) EGLiK). .Y=o. D'altra parte possiamo interpretare la sostituzione X=AX'+c come un cambiamento di coordinate affini. X n ] è un polinomio non costante.13] è il suo supporto. Y) = fo(x) + fl (x) Y + .. . Y) sia costante rispetto a Y scambieremo la X con la Y nelle considerazioni che seguono. Sia :t! C A 2 (K) la curva piana di equazione f(X. per quanto visto in (1). . . rispettivamente affine. Un'ipersuperficie algebrica di pn(K) è una classe di proporzionalità di polinomi omogenei non costanti di K[Xo. la [28. Si osservi che questa definizione di ipersuperficie algebrica di pn è equivalente a quella che abbiamo dato nell'esempio 24.. l'equazione [28. essi non si presentano per curve piane complesse. . congruenza e equivalenza proiettiva.et.. grado. .1] e supponiamo che il polinomio f (X. Y) abbia grado m ..fo(X). c = l(C I c2). o addirittura è 0. 347 291Curve algebriche reali Un'ipersuperficie di supporto q viene di solito denotata con la lettera ~ restando con ciò' sottinteso che una sua equazione è stata assegnata.. Stabilire quali delle seguenti curve di E sono simmetriche rispetto all'origine o rispetto agli assi coordinati: b) X+ Y+XY=O a) XY + y 2 . X). X' = l(X' Y'). e siano [28.2] f(x.. . Determinare chiusura proiettiva e punti impropri delle curve di A 2 (C) di equazioni seguenti: a) X + 2y2 .15]. Dimostrare che se f (X.. cubica ecc. In modo simile si definisce un'ipersuperficie algebrica di En. F(Xo.c( gJ). Sia L1 il sottoinsieme finito di C costituito dalle radici di fm (X). l~ [28. cioè si scriva nella forma f(X. e precisamente :t! = TA..fm(X)EC[X]..13] è una equazione della curva algebrica rappresentata dalla coppia (eoe l e2. Esercizi 1. Yj soddisfa f (X.. XI> . . consideriamo in A 2(C) una curva algebrica :t! di equazione f(X. . E 3 o p3 è detta superficie. Segue dalle proprietà dei cambiamenti di coordinate omogenee che la relazione così definita è una relazione di equivalenza in Y Una classe di equivalenza in Y è una curva algebrica di P. Un'ipersuperficie algebrica di N(K) è una classe di proporzionalità di polinomi non costanti di K[XIl . euclidea o proiettiva.1= O c) 3Y+XY+Xy2=O b)X 2 y 2 -1=O d) X 2Y .. Sef(XI . Un'ipersuperficie di grado l è un iperpiano.3.15] è un'equazione del!'ipersuperficie rappresentata daf. Questi esempi dipendono dal fatto che R non è algebricamente chiuso. Per la definizione 28.14] può essere considerata come l'equazione di una curva piana gJ affinemente equivalente a . 2. Le nozioni di equazione. Un'ipersuperficie di A 3.Y = O.15] è l'insieme q costituito dai punti PEAn le cui coordinate sono soluzioni della [28.. . Per ogni xE C\L1 il polinomio in Y [29. e se ha grado 2. e quindi. Xl' X 2» e l'insieme :t! dei punti le cui coordinate omogenee nel riferimento eOel e2 soddisfano la [28. si dice quadrica. L'equazione f(AX' + c) = ° = 0.346 Curve algebriche piane al sistema eoel e2. Un'osservazione del tutto simile può farsi per curve euclidee o proiettive.t: C E 2 di equazione f(X. + fm(X) ym con. 29 Curve algebriche reali Nel paragrafo 28 abbiamo considerato semplici esempi di curve di A 2 (R) il cui supporto è ridotto a un solo punto. + fm(x) y m . Xn)E K[XI . Y) = O è simmetrica rispetto alla retta di equazione X.. L'equazione [28. Il supporto del!'ipersuperficie di equazione [28. Y) ER[X. X n]. e il suo grado è detto grado del!'ipersuperficie. Il grado di una sua qualunque equazione è detto grado della curva.::: l nella variabile Y. E n o pn(K)..3.5(5). X n]. Il lettore non avrà difficoltà a estendere al caso delle ipersuperfici algebriche le definizioni di equivalenza affine. Una generalizzazione naturale della nozione di curva algebrica piana è quella di "ipersuperficie algebrica" di An(K)..fI(X).Y = O c) 1 + X 2 + y2 = O. 2 2.14] può interpretarsi in due modi. [29. supporto si danno in modo del tutto analogo al caso delle curve piane.14] può anche vedersi come un' equazione della stessa curva :t! in un nuovo riferimento. 3. Y) =fo(X) + fl(X) Y + .Xy 2 + X 2 . Y) = O. 3. Precisamente. Y) = f (Y.

3] dovef(X. (x. Y) E C [X. Ym(x)) di A 2 (C) appartengono alla curva 5ff. al più. e che quindi una curva reale può anche essere definita da un polinomio [29. [29.348 Curve algebriche piane ha grado m e quindi. y'. Y) è il polinomio complesso coniugato di f (X. perché la curva sia reale deve esistere un polino_ mio a coefficienti reali che la definisce. Y)ER[X. O). è. di un numero finito di punti. il quale.4] non ha punti reali. Y2(X)). un ente a due dimensioni. . x". Per ogni punto P(x' + ix". Se Y. X. contiene infiniti punti. di A 2 (C) si dice reale se può essere definita da un'equazione 29. (O. -1). . per il teorema fondamentale dell'algebra. contiene quello della curva affine di equazione F(l. y' + iY")EA 2 (C). non necessariamente distinte. y") è la quatema delle coordinate reali di P nel riferimento affine reale di A 2 (C) avente come origine O e come base dei vettori {(I. X]' X 2) = 29/Curve algebriche reali 349 a coefficienti non reali. una curva Y. Y) per XE. (O. In particolare deduciamo che il supporto di una curva affine complessa contiene infiniti punti. è una curva di A 2 (C). = Y. di equazione [29. Definizioni analoghe si danno di curva proiettiva reale e di curva proiettiva complessa coniugata di una curva di P2(C). dal punto di vista reale. corrispondenti alle radici dei polinomij(x. nel qual caso essa ha infiniti punti. di p2(C) abbia equazione F(Xo. è reale se e solo se Y. Y) = ° ex EC*. iX + iY + 1=0 Una curva algebrica Y. (x.. passando a coordinate non omogenee si trova che il sup~ porto di Y. .. che non abbiamo considerato.. (x'. dove j(X.1 DEFINIZIONE f(X. variando in C\. Y) =0. non si riduca alla retta X o = 0. Y) (cioè il polinomio avente per coefficienti i coniugati dei coefficienti di f). tuttavia. Y]. (i. I punti (x.5] possiede l'unico punto reale (O. Nessuna delle due è una retta reale. '" .possiede m radici Y] (x).1 si ottengono così tutti i punti di ~ con l'eccezione.3] è equivalente ad una qualsiasi delle equazioni exf(X. Al variare di xEC\. è detta curva complessa coniugata di 5ff.1. di equazione f(X. il -piano affine complesso A 2 (C) può essere considerato come uno spazio affine reale di dimensione 4. . Invece iX + iY + i=O f(X. i) l· A 2 (R) è un sottospazio affine reale di A 2 (C) avente equazioni O. anche la curva y. per quanto appena visto. Poiché C 2 è anche uno spaziovettoriale reale dì dimensione 4. Un ragionamento simile porta a dimostrare che anche il supporto di una curva proiettiva complessa contiene infiniti punti.. Poiché x. Y) = 0.7] . Y] (x)). ym(x). Per definizione. Si noti che la [29. mentre la retta iX + Y + l = ° [29. Supponiamo infatti che la curva y. descrive un ente a due dimensioni reali.1. Y) =0 con f (X. l). O). Se si suppone che il supporto di y. Y]. la curva Y. Y) = 0.

[29.9] si decompone nell'unione dei supporti delle due rette X + iY= O e X-iY=O. Abbiamo però il seguente risultato: 29. allora i punti reali di :tf' sono quelli della circonferenza di centro l'origine e raggio .4].. il cui luogo dei punti reali ha una forma che dipende dalle .7]. Ciò che le differenzia è la loro posizione rispetto a A 2(R).Osono tutte tra loro affinemente equivalenti in A 2(C). di equazione [29. Se c> O e consideriamo E 2 in A 2 (C).10] con C >t':. il supporto della [29. Consideriamo ora il caso proiettivo.8] Similmente al caso affine.6] esemplificano questo fatto. [29. Per dimostrare che (2) <= (3) si osservi che le rette reali X = O e Y = O sono trasformate rispettivamente nelle rette: allX + a l2 Y + Cl = O 29/Curve algebriche reali 351 La dimostrazione del teorema 29. Dimostrazione L'equivalenza di (1) e (2) e l'implicazione (2) ~ (3) sono evidenti.3 TEOREMA Sia f: P2(C) -+ p2(C) una proiettività. cioè un'affinità complessa non trasforma punti reali in punti reali. essendo curve affinemente equivalenti ma con insiemi di punti reali di natura completamente diversa tra loro. 3) La trasformata f(:tf') di ogni curva reale :tf' C p2(C) è una curva reale. Questo mostra chele coniche [29. c. [29. che si identifica con il sottoinsieme costituito dai punti [xc. il cui unico punto reale è l'origine. Consideriamo la conica reale di equazione X 2 + y 2 =0. che verranno discusse in maggiore dettaglio nei paragrafi successivi. b. Se invece C < O. [29. i punti di :tf' n p2(R) si dicono punti reali di 'ff Se F(Xo. 3) La trasformata T(:tf') di ogni curva reale :tf' C A 2 (C) è una curva reale. Xl' X 2 E R. Il piano proiettivo complesso p2(C) contiene come sottoinsieme p2(R). dove cE R. Cl' c2 ER. Considereremo ora alcuni esempi di curve affini reali di grado tre. Xl' X 2] E p2(C) tali che xc. Consideriamo una curva proiettiva :tf' C p2(C).9] Poiché X 2 + y 2 = (X + i Y) (X . 29. 2) f può essere definita da una matrice A E GL 3 (R). Xl' X 2) E R [Xc. 3.10] nella conica di equazione X*2+ y*2= - C. le cosiddette parabole cubiche di Newton. che sono due rette non reali.4 Esempi 1. Infatti la sostituzione X = iX* . Le condizioni seguenti sono equivalenti: l) T(A 2(R» = A 2(R). 2. perché il piano proiettivo complesso non può essere in alcun modo considerato come uno spazio proiettivo reale. la [29. Queste sono cubiche reali :tf' di equazione y 2 = aX 3 + bX 2 + cX + d. complesse coniugate.O. Le seguenti condizioni sono equivalenti: 1) f(P2(R» = p2(R). Cl' C2EC.2 TEOREMA Sia T: A 2 (C)-+ A 2 (C) l'affinità definita dalla [29. L'analogia con il caso affine non si estende oltre.5] e [29. Consideriamo la conica reale :tf' di equazione a2l X + a22 Y + C2 = O.350 Curve algebriche piane dove A = (aij) EGL2(C). Se S = O otteniamo l'esempio (1).8] può essere interpretata sia come l'equazione di una curva reale :tf' di P2(C) sia come l'equazione di una curva :tf' di p2(R) il cui supporto coincide con l'insieme dei punti reali di 'ff Il seguente risultato è l'analogo proiettivo del teorema 29.i Y).2. 2) AEGL2 (R). Xl' X 2].3 è simile a quella di 29. Si noti che i due casi c> O e C < O sono affinemente equivalenti in A 2(C). allora :tf' non ha punti reali (è una "circonferenza di raggio immaginario").c.10] Perché queste siano reali dev'essere verificata la (2).2. a >t':.. Le curve [29. Una situazione simile a questa si ha per tutte le coniche reali. Y = i y* trasforma la conica [29. I 29. Gli stessi esempi mostrano anche che un'affinità in generale non trasforma curve reali in curve reali. È evidente che in generale T(A 2(R» non è contenuto in A 2 (R). ed è lasciata al lettore. dE R.11] a.

Curve algebriche piane

352

353

29/Curve algebriche reali

radici 1-" fL, v del polinomio aX 3 + bX 2 + eX + d. Tali radici corrispondono ai
punti (I-" O), (fL, O), (v, O) di intersezione di 5:f' con l'asse Y = O.
Si possono presentare i seguenti casi:
1-" fL, v sono reali e distinte. Si ha la cosiddetta parabola campaniforme con
ovale (fig. 29.1 a).
1-" fL, v sono distinte, e due delle tre radici sono non reali e complesse coniugate. Si ha la parabola campaniforme senza ovale (fig. 29.1 b).
1-" fL, v sono reali e due di esse sono uguali tra loro (I-, = fL)· Si ha la parabola
campaniforme puntata (fig. 29.1 c), oppure la parabola nodata (fig. 29.1 d) a
seconda che I-, = fL < v oppure I-, = fL > v.
I-, = fL = vreale. Si ha la parabola cuspidata (fig. 29.1 e).
Un'importante generalizzazione delle nozioni introdotte in precedenza è la
seguente.
Una curva 5:f' di A 2 (C) è definita su K se può essere definita da un' equazione
[29.3] tale che f(X, Y) E K [X, n. I punti di 5:f' n A 2 (K) si dicono punti Krazionali di 5:f'. Nel caso particolare K = R si riottengono le nozioni di curva reale
e di punti reali.
Un caso importante è K = Q. Esso corrisponde allo studio geometrico delle equazioni polinomiali su Q, e delle loro soluzioni in Q e in Z. Vediamo alcuni esempi.
Consideriamo la curva 5:f' di equazione

(a)

(b)

v

À=p,

[29.12]
il cui supporto nel piano euclideo è la circonferenza di centro l'origine e raggio
1. Un punto Q-razionale della [29.12], che possiamo scrivere nella forma

(±p/r, ± q/r),

[29.13]

p, q, rE N,

(dI

(c)

dà luogo a una tema di numeri naturali (p, q, r) tali che

cioè a una tema pitagorica. La ricerca delle teme pitagoriche si può quindi ricondurre a quella dei punti Q-razionali della curva [29.12].
Si dimostra che esistono infinite teme pitagoriche, e questo può essere fatto
facilmente con il seguente ragionamento geometrico.
Consideriamo una retta ~ del fascio di centro il punto (l, O). ~ ha equazione
X+ I-,Y -1= O.

Calcoliamo le intersezioni di ~ con
otteniamo l'equazione in Y

5:f'. Sostituendo X

=

1 - I-, Y nella [29.12]
(e)

23

Figura 29.1

Curve algebriche piane

354

La radice Y = O corrisponde al punto (l, O), mentre l'altra radice corrisponde
a un altro punto di intersezione di ~ con 5f, le cui coordinate sono

30/Classificazione delle coniche proiettive

355

in numero finito. Questo problema, nonostante la sua semplice formulazione, si
è rivelato molto difficile, avendo resistito a tutti i tentativi di soluzione da più
di tre secoli.

Notiamo che anche il punto di coordinate
30 Classificazione delle coniche proiettive

appartiene a ~ Al variare di À, in N si ottengono in questo modo infiniti punti
della forma [29.13], e quindi le infinite teme pitagoriche
(À,z -1, 2À" 1 + À,Z),

À,E N.

Z_

2Y z = 1,

a l1 Xi + 2a 1zX 1X z + azzXi + 2aOl X OX 1+ 2a02 X OX Z + aooX~ = O,

cosicché, al crescere di y, I x/y I costituisce un'approssimazione via via migliore
di -J2. È noto che la [29.14] possiede infinite soluzioni in QZ (e addirittura in ZZ),
ognuna delle quali fornisce nel modo detto un'approssimazione razionale di -J2.
Le approssimazioni che così si ottengono sono molto accurate. Ad esempio, la
soluzione (1393, 985) fornisce il valore

Z

-

2Y z = O

ha (O, O) come unico punto Q-razionale, perché
Consideriamo ora la curva ~ di equazione
xn + yn - 1 = O,

n

~

= (:::

:::

::: \.

aZO

aZI

azz )

Indicato con X il vettore colonna I(XO Xl
può anche scriversi, concisamente,

X z) delle indeterminate, la [30.1]
[30.2]

IXAX = O.

Consideriamo ora una matrice MEGL3 (K). Se nella [30.1], oppure nella
[30.2], sostituiamo MX al posto di X, otteniamo l'equazione

1,4142131.

La [29.14] è l'equazione di un'iperbole, che è una conica affine di un tipo particolare (cfr. §§ 31 e 32).
Si osservi anche che, al contrario della [29.14], la curva
X

[30.1]

e consideriamo la matrice simmetrica

A

=

pZ = PZ(K) può scriversi nella forma

[29.14]

interessante per il fatto che ogni sua soluzione (x, y) soddisfa la condizione

1393/985

5:f di

con ajkE K, non tutti nulli.
Poniamo

Un altro esempio è costituito dall'equazione
X

L'equazione di una conica

-J2 è irrazionale.

3.

Per nessun valore di n ~ 3 sono noti punti Q-razionali (x, y) E.1f" tali che
x -:;é. O -:;é. y. Un celebre problema posto da Fermat è di stabilire se ~ possiede
punti Q-razionali per qualche n ~ 3, ovvero, equivalentemente, di stabilire se per
qualche n ~ 3 l'equazione
X n + yn = zn

possiede o meno soluzioni in numeri interi (x, y, z) tali che xyz -:;é. O. Un recente
risultato (G. Faltings, 1983) implica che tali soluzioni, se esistono, sono al più

IXBX=O,

[30.3]

dove B = IMAM. Per la definizione 28.3, la conica 9J di equazione [30.3] è
proiettivamente equivalente alla conica 5f, e viceversa ogni conica proiettivamente
equivalente a 5:f si ottiene in questo modo per qualche M EGL 3 (K).
Osserviamo che det(B) = O se e solo se det(A) = O; più precisamente, A e B
hanno lo stesso rango. Pertanto il rango di A è una proprietà proiettiva della conica
Sf; esso si dice rango di 5f, e si denota con r(5:f). In particolare l'annullarsi o
meno di det(A) è una proprietà proiettiva di ~ Si noti che sussistono le disuguaglianze
1 :5 r(5:f) :5 3
perché uno almeno dei coefficienti

a jk

è diverso da zero.

30.1 DEFINIZIONE La conica 5:f è non degenere se det(A)-:;é. O, degenere se
det(A) = O; è semplicemente degenere se r(5:f) = 2, doppiamente degenere se
r(5:f) = 1.

Curve algebriche piane

356

Consideriamo il problema di classificare le coniche di p2, cioè di trovare dei
particolari tipi di equazioni [30.1] (dette forme canoniche) tali che ogni conica
di p2 sia proiettivamente equivalente ad una di esse. Tratteremo i casi K algebricamente chiuso e K = R.
30.2 TEOREMA Supponiamo K algebricamente chiuso. Ogni conica
P2(K) è proiettivamente equivalente a una delle seguenti:

X5 + xi + X~ = O
X5 + Xi = O
X5 = O

5ff di

conica generale;
conica semplicemente degenere;

Dimostrazione
Come abbiamo visto, una proiettività di matrice M trasforma la conica di equazione [30.2] nella conica [30.3]. Poiché B = IMAM è congruente ad A, per il teorema 16.2 esiste M EGL3 (K) tale che B sia una delle matrici:

(~ !~).(~ !~). (~ ~ ~)

I tre casi corrispondono a r(5ff) = 3, 2, 1 rispettivamente, e sono le matrici
delle tre coniche dell'enunciato. Pertanto 5ff è proiettivamente equivalente ad Una
di esse. Poiché tali coniche hanno ranghi diversi, esse sono a due a due non proiettivamente equivalenti.
Il teorema precedente può anche enunciarsi così: se K è algebricamente chiuso,
in P2(K) esistono precisamente tre classi di equivalenza proiettiva di coniche,
ognuna delle quali è individuata dal rango delle coniche che vi appartengono.
Se K non è algebricamente chiuso la situazione è in generale diversa. Il teorema seguente afferma che nel caso K = R le classi di equivalenza proiettiva di
coniche sono cinque.

Ogni conica 5ff di p2(R) è proiettivamente equivalente a una

X5 + Xi - X~ =
X5 + Xi + X~ =
x5-Xi= O}
x5+Xi= O
X5=0

357

Dimostrazione
Utilizzando il teorema di Sylvester e ragionando come nella dimostrazione del
teorema 30.2, si deduce che ogni conica 5ff di P2(R) è proiettivamente equivalente ad una delle cinque coniche dell'enunciato.
Per dimostrare che due qualsiasi di esse non sono proiettivamente equivalenti
si osserva che due delle equazioni della lista rappresentano coniche di diverso rango,
oppure di stesso rango ma aventi supporti diversi: la conica generale a punti non
reali ha supporto 0, il che non avviene per la conica generale; le due coniche semplicèmente degeneri hanno supporto costituito rispettivamente da due rette distinte,
e da un solo punto.

conica doppiamente degenere.

e queste tre coniche sono a due a due non proiettivamente equivalenti.

30.3 TEOREMA
delle seguenti:

30/Classijicazione delle coniche proiettive

O

conica generale;

O

conica generale a punti non reali;
coniche semplicemente degeneri;
conica doppiamente degenere.

Queste cinque coniche sono a due a due non proiettivamente equivalenti.

30A Osservazioni
1. Dai teoremi precedenti si deduce, in particolare, che una conica proiettiva
doppiamente degenere ha per supporto una retta: infatti il polinomio che la definisce è il quadrato di un polinomio di primo grado, sia nel caso reale che in quello
di K algebricamente chiuso.
Una conica semplicemente degenere è invece definita da un polinomio che, nel
caso di K algebricamente chiuso, si spezza nel prodotto di due polinomi distinti
di primo grado, e quindi la conica ha per supporto l'unione di due rette distinte.
Nel caso reale, come già osservato nel corso della dimostrazione del teorema 30.3,
lo stesso avviene per la prima delle due coniche semplicemente degeneri (di eq.
X5 - Xi = O), mentre l'altra (di eq. X5 + Xi = O) ha per supporto un solo
punto.
2. Per ogni MEGL 3 (K), la [30.3] si può pensare come l'equazione di 5ff
stessa rispetto a un diverso sistema di coordinate (cfr. 28A(2».
Con ovvie modifiche, la dimostrazione del teorema 30.2 può essere adattata
per dimostrare che, nel piano proiettivo p2(K), per ogni conica esiste un opportuno riferimento nel quale essa ha una delle tre equazioni elencate.
Un'osservazione simile può farsi nel caso di p2(R).
3. Dal teorema 30.3 segue che se una conica non degenere di p2(R) possiede
un punto, allora ne possiede infiniti.
Infatti, poiché due coniche proiettivamente equivalenti possiedono supporti
proiettivamente equivalenti, è sufficiente verificare l'asserzione per un rappresentante di ogni classe di equivalenza proiettiva di coniche non degeneri, cioè per
le coniche non degeneri elencate nel teorema 30.3, il che è immediato.

30.5 Complementi
Quasi tutte le considerazioni fatte per le coniche proiettive si estendono alle
quadriche di pn(K), n ~ 3. Una quadrica 9 di pn(K) ha un'equazione della
forma
Q(X) = O,

[30A]

Curve algebriche jJiane

358

dove X = t(Xo XI
X n ), e Q(X) è un polinomio omogeneo di secondo
grado, che, come sappiamo (cfr. § 15), si può esprimere nella forma
Q(X) = tXAX,
con A EMn + 1 (K) simmetrica. Se ME GL n + 1 (K), e se sostituiamo MX al posto di
X nella [30.4], otteniamo una nuova quadrica 9' di equazione
tXBX=O,

dove B = tMAM. 9' è proiettivamente equivalente a 9, e ogni quadrica proiettivamente equivalente a 9 è ottenuta in questo modo per qualche matrice M. Poiché il rango di A e quello di B sono uguali, deduciamo che reA) è una proprietà
proiettiva di 9; esso si chiama dunque rango di 9, e si denota con r(9). Diremo
9 non degenere (o viceversa degenere) se r(9) = n + 1 (se r(9):5 n).
I teoremi 30.2 e 30.3 possiedono le seguenti generalizzazioni al caso delle ipersuperfici quadriche di pn(K).

31/Classificazione di coniche affini e coniche euclidee

31 Classificazione di coniche affini e coniche euclidee
In questo paragrafo studieremo le coniche affini e vedremo come esse possono
essere classificate nei casi K algebricamente chiuso e K = R. Ci occuperemo dello
stesso problema anche nel caso delle coniche euclidee.
Una conica :t? di A2 = A2 (K) ha un'equazione della forma
[31.1]
dove ajkE K e all' a22 , a l2 non sono simultaneamente nulli.
Come nel caso proiettivo, porremo a21 = a12 , 10 = aol ' a20 = a02 e considereremo la matrice simmetrica A = (ajk). Possiamo anche rappresentare l'equazione
[31.1] in forma più concisa scrivendo:

°

(l

Se K è algebricamente chiuso, ogni quadrica
equivalente alla quadrica di equazione
X~

+ Xi + ... + X~ -

X~+ l

-

'"

-

X; = 0,

per qualche 0:5 P :5 r:5 n, tali che 2p ~ r - 1.
Le dimostrazioni sono del tutto simili a quelle dei teoremi 30.2 e 30.3.

oo
a
aOI

Y)

alO

(

011

a20 a21

02

a )
a l2

(1)

022

Consideriamo M = (mij) E GL2 (K),
tuzione

dove r + 1 = r(9).
Ogni quadrica 9 di pn (R) è proiettivamente equivalente a una e una sola quadrica della forma
X~

X

9 di pn (K) è proiettivamente

+ Xi + ... + X; = 0,

359

X= m 11 X' + m 12 Y' + Cl

Y= m 21 X' + m 22 Y' + c2

X = O.

[31.2]

Y
Cl'

c2 E K. Effettuando nella [31.1] la sosti-

[31.3]

otteniamo l'equazione di una' conica !?J affinemente equivalente a ii; e ogni
conica affinemente equivalente a :t? si ottiene in questo modo per qualche M,
Cl' c2•
Per rappresentare in modo conveniente l'equazione di !?J esprimiamo le [31.3]
nella forma matriciale

Esercizi

1. Classificare le seguenti coniche di p2 (R), determinandone rango ed equazione
canonica:
a)
c)

o nella forma equivalente

xl - X~ + X X 2 '" O
b) XoX + X X 2 + X OX 2 '" O
xl + Xf + xi - 2XoX + 2XOX 2 - 2Xt X 2 '" O.
j

j

[31.4]

j

j

2. Classificare ciascuna delle coniche dell'esercizio precedente in p2(C).

dove

M=(:'

c2

°

[31.5]

tf) = 2. che è una traslazione. Dimostrazione Parte della dimostrazione sarà data nei due casi simultaneamente. Supponiamo che .3].tf) = 3.tf).4] nella [31. Passo 1: eliminazione del termine 2a 12 XY Per il teorema 16. r(. non modifica i termini di secondo grado dell'equazione di .tf è non degenere. r(.tf.tf) < 3. Dimostreremo ora il teorema di classificazione delle coniche affini nei casi K algebricamente chiuso e K = R. 7] Dalla [31. Osservando poi che A o è la matrice simmetrica della forma quadratica su KZ definita dai termini di secondo grado della [31. Se det(A o) :. equivalentemente. La conica. Le coniche di ognuno dei gruppi precedenti sono a due a due non affinemente equivalenti. semplicemente degenere.8] deduciamo che A o e Bo hanno lo stesso rango e quindi il rango di A o è una proprietà affine di . e quindi il rango di A è una proprietà affine della conica ~ che chiameremo rango di ~ e denoteremo con r(. o. degenere.é O. r(. 361 parabola parabole degeneri conica doppiamente degenere.yZ .8]. a seconda che si abbia rispettivamente r(.1 TEOREMA seguenti: dove [31.tf abbia equazione [31.tf. Denotiamo con A o la seguente sottomatrice di A: 1) K algebricamente chiuso: X Z+ yZ .8] implica che il segno di det(A o) è lo stesso di quello di det(Bo). y': (l X' Y') B ( i:) = 0. . Allora [31. doppiamente degenere. Se la conica.2] otteniamo l'equazione di nuove variabili X'.yz iperbole degenere yZ_1 yZ = O =O} +1=O yz=O La primasostituzione.1] è a centro. Nel caso particolare K = R la formula [31. Dalla [31. Procederemo in diversi passi.3] si può ottenere come composizione delle due sostituzioni successive parabola degenere yZ = O conica doppiamente degenere 2) K = R: O ellisse ellisse a punti non reali X Z+ yZ ellisse degenere = O X Z .1 = O iperbole X Z .tf è un'ellisse o un'iperbole a seconda che det(A o) > O o det(A o) < O.tf) = 1.tf è una conica a centro.1]. si deduce che la seconda sostituzione cambia A o in Bo secondo la formula [31.1].8] Per vederlo si osservi che la sostituzione [31.tf.1 = O conica a centro X Z+ yZ conica a centro degenere O = =O yZ _ X e con Bo la corrispondente sottomatrice di B.tf di AZ(R) di equazione [31.6] Ogni conica di AZ (K) è affinemente equivalente a una delle 31.tf in una delle coniche dell'enunciato abbiamo a disposizione una sostituzione [31.7] si vede che B e A hanno lo stesso rango. [31.Curve algebriche piane 360 Eseguendo la sostituzione [31. Per trasformare .1 è possibile trovare una matrice M E GL z (K) tale che la . e se det(A o) = O è una parabola. una successione finita di tali trasformazioni. e quindi anche det(A o) > O e det(A o) < O son() pro- = X Z+ yZ + 1 = O yz-X=O e parabola yZ _ 1 = O X Z+ yZ -1 B o = tMAoM. 9 nelle 31/Classificazione di coniche affini e coniche euclidee prietà affini di . allora .

Se 5f: non è a centro ed è stata trasformata nella conica di equazione [31.12]. ed è stata trasformata nella conica di equazione [31. la sosti- tuzione X" =~-=-X=--_ .9] nella seguente: a22 y.1] nella [31.2 + 2aOl X' + d oo = O. se aOl :. K algebricamente chiuso. Allora. K = R.11].10]. salvo scambiare fra loro le variabili. Eseguendo la sostituzione [31. Se la conica 5f: non è a centro..11] per ani).10] Cl SI dove cooE K si esprime per mezzo dei coefficienti della [31.2aol Y"=~ ~ trasforma la [31. [31. 3I/Classificazione di coniche affini e coniche euclidee Passo 3: normalizzazione dei coefficienti Dobbiamo distinguere il caso K = R da quello in cui K è àlgebricamente chiuso. che ali = O e a 22 :.11] O.12] nella terza equazione dell'enunciato (parabola). Y'=~ ~ Passo 2: eliminazione di termini di primo grado e del termine costante Supponiamo che 5f: sia a centro.co.2 363 + a 22 y'2 + COO = O. ottenendo la nuova equazione 1:31.9] si trasforma nella seguente: a ll X. per un opportuno doo . cioè che 5f: abbia equazione a ll X 2 + a22 y2 + 2aol X + 2a02 Y + aoo = O. mediante la traslazione otteniamo rispettivamente la prima e la seconda equazione della lista (1). mentre. Se 5f: è una conica a centro e quindi è stata trasformata nella conica di equazione [31. Se 5f: è una conica a centro e quindi è stata trasformata nella conica di equazione [31.9].11] possiamo supporre che doo sia .Curve algebriche piane 362 sostituzione trasformi l'equazione [31.é.é.10] per .l oppure O.é. ~ [31.10]. possiamo eseguire l'ulteriore traslazione trasforma la [31.9] X'=~ ~ Notiamo che 5f: è una conica a cèntro se e solo se ali a22 :.é. Obasta moltiplicare primo e secondo membro della [31. Possiamo quindi supporre a l2 = O.12] = X ~ Y ~ con la quale ci si riconduce a una delle prime cinque equazioni della lista (2). possiamo supporre che doo sia -1 oppure O ed eseguire la sosti- . Se 5f: non è una conica a centro possiamo supporre. possiamo supporre che Coo sia -1 oppure Oed eseguire la sostituzione X'= d X'=X"-~ 2aOl Y' Y' = Y". Se aOl = O otteniamo l'equazione a22 Y' 2 + doo = O.6] in cui Bo sia una matrice diagonale. Mediante la sostituzione a X=X'-~ ali a a22 X'=X y= Y'-~ Y'=~ l'equazione [31. O. possiamo supporre che Coo sia -1 oppure O(se coo:. Se infine 5f: è stata trasformata nella conica di equazione [31. La traslazione X=X' riconduce alla quarta e alla quinta equazione rispettivamente (nel caso doo = O è sufficiente moltiplicare primo e secondo membro della [31. O.J).

Confrontando gli enunciati dei teoremi 30. di conica non degenere. iperboli e parabole si può spiegare facilmente se si considerano i punti impropri di '§.2. degenere. uno. due matrici A e B riducibili una all'altra nel senso affine lo saranno anche in quello proiettivo.Curye algebriche piane 364 tuzione X'=X Y' = 365 Per dimostrarlo si effettua la sostituzione X=2xo -X' Y [31.. reali e coincidenti.2 Osservazioni 1.4(3)). Nella dimostrazione del teorema 31. 31. [31. La matrice M E GL 3 (K) può essere scelta in modo arbitrario nel caso proiettivo.10]. Yo) è soluzione del sistema [31. Una conica a centro è così chiamata perché possiede un centro di simmetria. Il significato geometrico della distinzione delle coniche di A2 (R) in ellissi. possiamo supporre a22 > O. due coniche diverse della lista possono distinguersi una dall'altra attraverso r(A). il centro C ha per coordinate la soluzione (xo' Yo) del sistema sul primo membro della [31. 31. nel caso dell'ellisse. Yo) EA2 rispetto a cui '§ è simmetrica.13] ha un'unica soluzione per l'ipotesi det(A o) -.-X__ .12]. hanno ovviamente senso anche in questo caso. semplicemente o doppiamente degenere. Passiamo ora a considerare il caso delle coniche euclidee. In altre parole. Le definizioni di rango. ovvero abbia due.2a01 Y" 3I/Classificazione di coniche affini e coniche euclidee =--L ~ trasforma la [31.1].15] il cui discriminante è .6]. [31. di ellisse e di iperbole.1]. La sostituzione X"=_-. Pertanto (xo. oppure attraverso il fatto che hanno diverso supporto. sia nel caso affine che in quello proiettivo. Se '§ ha equazione [31.1 vediamo che le possibili forme canoniche delle coniche affini sono più numerose di quelle delle coniche proiettive.det(A o)' Quindi le soluzioni dell'equazione [31.14] Y= 2yo .1 è dimostrato. Ciò non sorprende se si osserva che la riduzione in forma canonica si è ottenuta. e invece della forma particolare [31. ogni conica di A 2 (K) è affinemente equivalente a una delle coniche [31.30. una parabola o un'ellisse. nessun punto improprio reale (ossia.3 e 31. in ognuno dei casi (1) e (2). se '§ è stata trasformata nella conica di equazione [31. Infine.1 segue pertanto che. ed è effettivamente uguale ad esso (ma come polinomio nelle nuove variabili) se e solo se (xo. abbia due punti impropri complessi non reali). ellisse a punti non reali .13] (il sistema [31. Il teorema 31. Yo) è l'unico centro di simmetria di '§ (cfr. Il centro di simmetria è unico. essenzialmente operando sulla matrice simmetrica A associata a una equazione di '§ mediante una opportuna trasformazione della forma [31.1]. Ha pure senso la definizione di conica a centro. Le rette che passano per il centro di '§ si dicono diametri della conica. di parabola.15] sono rispettivamente reali e distinte. 2.13]. ma il viceversa non sarà necessariamente vero. Pertanto.11].12] nella sesta equazione della lista (2) (parabola). Dalla dimostrazione di 31. Si noti che le classi di equivalenza affine di coniche di A2 (K) sono in numero finito in ognuno dei casi considerati. Per ottenerne le coordinate bisogna risolvere l'equazione omogenea di secondo grado [31. cioè esiste un punto C(xo.é.5] nel caso affine. avendosi nel caso proiettivo più matrici a disposizione che in quello affine per eseguire la riduzione. qualunque sia il sottocampo K di C. 3.Y' ~ con la quale ci si riconduce a una delle ultime tre equazioni della lista (2). O). L'ultima asserzione del teorema segue dall'osservare che. la distinzione in tre tipi di coniche corrisponde ad altrettanti possibili comportamenti all'infinito. Si vede subito che il polinomio che così si ottiene è proporzionale al primo membro della [31.1 l'ipotesi K algebricamente chiuso oppure K = R è stata utilizzata solo nel passo 3 (normalizzazione dei coefficienti). oppure complesse coniugate (non reali) a seconda che '§ sia un'iperbole.3 TEOREMA X2 y Ogni conica '§ di E 2 è congruente a una delle seguenti: 2 -+ -=1 a2 b2 (a 2: b > O) ellisse [31. 28. o r(AJ.12].

1 si può ripetere parola per parola anche nel nostro caso.6] in cui Bo è una matrice diagonale. n aijXiJ0 + 2~ aOj J0 + aoo = O. perché le trasformazioni utilizzate non sono ortogonali e quindi le equazioni [31.12] non sono ulteriormente riducibili. A questo punto non è difficile riconoscere che queste equazioni. . Possiamo quindi supporre che 5f. Il secondo passo della dimostrazione del teorema 31.17] Ponendo X= l(XI '" X n).16] nella forma seguente: XI (l XI X 2 . Il terzo passo della dimostrazione del teorema 31. che sono in numero finito: esse sono rappresentate dalle coniche dell'enunciato al variare dei parametri a. Se coo ~ O possiamo dividere per ± l e ottenere l'equazione di un'ellisse. Le equazioni [31. Y. gli elementi diagonali di Bo sono gli autovalori di A o. b e p che vi compaiono. [31. dove ME GLn(K). [31. .1]. Un'isometria modifica l'equazione di 5f.10].. Scrivendo la sostituzione nella forma equivalente l dove _ (1c 0) M = M E GLn +l (K).. c = l(C I . cioè i coefficienti aij . X n) A X2 = O..11] o [31.10]. avendo però a disposizione solo cambiamenti di coordinate in cui la matrice M è ortogonale.3] trasformi l'equazione [31.11] e [31. contrariamente a quanto avviene per le classi di equivalenza affine.3 segue che in E 2 ci sono infinite classi di congruenza di coniche. Per il primo passo della dimostrazione (eliminazione del termine 2a12 XY) possiamo utilizzare il teorema spettrale (teorema 22.' abbia equazione [31. 367 [31.16] in cui non sono tutti nulli i coefficienti dei termini di secondo grado.16] è associata la matrice simmetrica A = (ai)' Con notazione matriciale possiamo riscrivere l'equa~ione [31. Consideriamo infatti la [31.::: b > O) ellisse degenere (a> O. e introducendo nuove variabili Y = l(y! . Potremo quindi procedere come nella dimostrazione del teorema 31.~ ajjXJ + 2E- (a>O) conica doppiamente degenere..11] e [31. e a meno di uno scambio di assi (che è un'isometria).1] nella [31. o di un'iperbole a seconda del segno dei coefficienti di X 2 e di y 2 .10]. Y' ed X". Questo conclude la dimostrazione.::: y2 + a 2 = O y2= O O)] 31/Classificazione di coniche affini e coniche euclidee Dal teorema 31. 31. yt' con X.3) per diagonalizzare la matrice A o: questo teorema afferma che esiste ME 0(2) tale che la sostituzione [31.1. ove si sostituiscano le variabili X'. b > O) iperbole (a.3] in cui M è una matrice ortogonale. Ponendo aji = aij .9] con ali ed a22 non entrambi nulli.12]. una affinità di An(K) corrisponde alla sostituzione X = MY + c.12] si trattano allo stesso modo. all'equazione [31. e trasforma l'equazione [31. per 0:5 i <j:5 n.::: b > O) iperbole degenere y 2 _ 2pX= O (p>O) parabola y2 _ a 2 = O (a.4 Complementi Una quadrica g di An (K) ha equazione n parabole degeneri ]=1 Le coniche precedenti sono a due a due non congruenti.1 (normalizzazione dei coefficienti) non ha senso nel caso euclideo.Curve algebriche piane 366 (a.. [31.16] in quella di una quadrica affinemente equivalente a g. Nel prossimo paragrafo studieremo le principali proprietà geometriche delle coniche euclidee. Se invece Coo = O otteniamo un'ellisse degenere oppure un'iperbole degenere. Y n). Dimostrazione Supponiamo che 5f. con 1:5 i:5j:5 n.' mediante la sostituzione [31. Possiamo quindi ricondurci ad un'equazione della forma [31. cn ) E Kn. sono quelle dell'enunciato.' abbia equazione [31. o di un'ellisse a punti non reali. 1:51<J~n j=l .

= 1.. . oppure nell'altra. n j=p+1 °si intende che la prima sommatoria non compare). . n n-I . )) Y n = Zn (nel caso r= n-l). + 2bon Z n + d oo = 0. ° sola delle seguenti: n ~ Diamo un cenno della dimostrazione dell'esistenza. ° L'equazione [31. Poiché det(B) 7é perché per ipotesi lJ! è non degenere..19] se r = n. che include anche i casi degeneri. n. .18] si trasforma nella n EX.... . j=p+1 [31. ° Se tra i coefficienti b ll .-Xn=O. Poiché lJ! è non degenere si ha Coo 7é O.. n bOI bIO bll K algebricamente chiuso: = a n > 0. possiamo supporre che siano i primi r. Limitandosi a consIderare I solI caSI non degeneri.17].. Dividendo per .-l •. ha un enunciato un po' più lungo a causa delle numerose possibilità che si presentano... an-l> 0..z + coo = j= I )) ) 2 i=1 2) K = R: ° [31.-Xn=O. Diremo lJ! non degenere o viceversa degenere a seconda che sia r(lJ!) = n + 1 oppure r(lJ!) ~ n. ciò si verifica sviluppando det(B) secondo l'ultima colonna.31/Classijicazione di coniche affini e coniche euclidee Curve algebriche piane 368 Ogni quadrica non degenere di E n è congruente a una e una sola delle seguenti: e sostituendo nella [31. r. Iniziamo dal caso affine.. .Coo possiamo supporre Coo = . comunque che le classi di equivalenza affine di quadriche di An(K). b nn ve ne sono r non nulli.20] )=1 n-I p EX. ~ap>O Y1 ap + I Y2 = [31. Il teorema di classificazione.18] 0. si hanno i seguenti risultati: Ogni quadrica non degenere di An(K) è affinemente equivalente a una e una boa i=1 bno p=O.1. . ~ap>O a p+ 1 ~ 1) 369 p=O. ~ algeb~lca"!ent~ chiuso. dev' essere r ~ n-l.1 è possibile trovare una matrice ME GLn(K) tale che la sostituzione X = MY trasformi la quadrica lJ! in una di equazione [31. Segue da ciò che il rango di A è una proprietà affine di lJ!. sono in numero finito. Si trova. senza discutere l'unicità delle equazioni. . . Le quadriche affini ed euclidee rispettivamente di N (K) e di E n • si possono classificare con metodi sostanzialmente simili a quelli visti per le coruche.E bjjZ. Supponiamo di essere nel caso [31. . e si denota con r(lJ!). ser=n-1. e di An(R).19].E X. cioè tale che dove EX.. b22. n EX. Per il teorema 16.• al~ . la nuova quadrica ha equazione (l YI Y 2 Y n) B ••• 1 al~ .. a meno di permutare le variabili.. i 7é j. j ~ n. Quindi r(B) = r(A). i=1 (se p = p=O.. i=1 ~ ° B= n-I p ••• p=O... . che si chiama rango di lJ!. E b .18] tale che bij = per 1 ~ i. Se K è algebricamente 24 . Eseguiamo la traslazione ° bOj ~=Zj-T' j=l. ~ B = (b) = iMAM.E X. ••• .

Y) = o. . bjjTJ.Yo trasforma ~ in una conica la cui equazione è priva dei termini di primo grado. Dimostrare che: a) le coordinate xo. la sostituzione j=l.. da una permutazione delle variabili. . iperboli e parabole euclidee furono studiate fin dall'antichità come luoghi geometrici e come sezioni di un cono circolare con un piano.20] si trasforma nell'equazione 2 12 = O 2 h) 3X +2XY+3y +2Y2X-2Y2Y=0. Yo del centro C sono individuate dalla condizione di annullare entrambe le derivate parzialifx edfy dif.21] nella seconda quadrica dell'enunciato (l). Questo conclude la dimostrazione del teorema di classificazione nel caso affine. . c) Dedurre che la traslazione X = X' .n-l.2 Y = O d) 3X 2 - 8XY .3 y 2 + lO = O e) 2y 2 +2Y3XY-2Y3X+2Y-5=0 f) 9X 2 + 16 y 2 + 24XY . se necessario. è facile riconoscere in queste equazioni quelle dell'enunciato.2XY . Nel caso euclideo si procede in modo simile. trasforma la [31.. Le studieremo nelle forme canoniche date dal teorema 31.Curve algebriche piane 370 32/Geometria delle coniche euclidee 371 chiuso la sostituzione Esercizi j= 1. determinare le coordinate del suo centro C. trasforma la [31.3.. + y 2 + XY + X + Y = l b) 5X 2 .1..40X + 30 Y = O + 4XY + 5 y 2 - g) 2X 2 la [31.21] r. n. Se invece K = R.n-l. determinare se ~ è a centro oppure no.2 Y = O -:- b) X 2 + Y 2 +2Xy+l..19] e [31. se necessario. Poiché !J2 è non degenere dev'essere ban ":' O. dopo aver eventualmente permutato le variabili. . 32 Geometria delle coniche euclidee Le ellissi.19] nella prima quadrica dell'enunciato (2) per qualche p. A questo punto. jj seguita... Dopo aver verificato che ciascuna delle seguenti coniche di A 2 (R) è degenere. 2 y 2 + 2X . Se invece K = R allora la sostituzione x Zj=~' Ib I 1.2ban possiamo supporre ban = -1/2. la sostituzione T= J X J ~ j=l. utilizzando il teorema spettrale invece del teorema 16. seguita.21].26XY + 5 y 2 + 72 = O a) X 2 c) X 2 + y 2 . e la forma canonica ottenuta.-X+l. O) se e solo se f non contiene termini di primo grado. determinare inoltre le coordinate dei punti impropri (eventualmente non reali) di :t:. trasforma la [31.. j= 1.n-l. Per ognuna di esse determinare un'isometria diretta che la trasforma in forma canonica. n.21] nella seconda quadricadell'enunciato (2) per qualche p. da una permutazione delle variabili. e nel caso lo sia. Si considerino le coniche di E 2 le cui equazioni sono quelle assegnate nell'esercizio precedente. Dividendo per . b) C= (O. 4. Per ciascuna delle seguenti coniche ~ di A 2 (R).Tn = O. limitandoci a considerare le coniche non degeneri a punti reali. Sia ~ una conica a centro di A 2(1<). 2.Xo. .20]. . Mediante la traslazione j=l. n-l [31. determinare equazioni cartesiane delle rette in cui si decompone: a) X trasforma la [31. . .19] nella prima delle due quadriche dell'enunciato (1). fino a ridursi a una delle equazioni [31. diequazionef(X. . J~l Se K è algebricamente chiuso. . .. e da ciò deriva il loro nome. Supponiamo ora di essere nel caso [31. 3. Y = Y' .-Y-l =0 2 2 Y2 y 2 + (3Y2 -l)XY = O c) 3X 2 - d) 2X 2 + 2 y 2 + 4XY = O..

b 2 . Si chiamano semiassi i quattro segmenti di estremi l'origine e uno dei vertici. . Se ~ è una circonferenza. Dall'equazione [32. allora x 2 /a 2 > l e quindi.1 y= ±b. e == O e i fuochi coincidono tra loro e con il centro. ~ è detta iperbole equilatera se a = b.2] Se P(x.1] è contenuto nel rettangolo delimitato dalle rette di equazioni (O. . I punti di coordinate (± a. ogni retta per l'origine è un suo asse di simmetria: la verifica è un facile esercizio.2] variano tra O e ± b.372 Curve algef!riche piane 32/Geometria delle coniche euclidee y Ellisse Sia ~ l'ellisse di E 2 di equazione X2 (O. Per avere un'idea della forma di ~ si può risolvere l'equazione [32.4] segue subito che nessun punto P(x.Ja2 . I numeri a e b sono le lunghezze dei semiassi.4] rispetto alla Y troviamo E' [32. y) E ~ al variare di x tra .1] con a"? b > O. Dalla forma dell' equazione [32. b> O. si vede che l'iperbole di equazione [32. ± b) appartengono a :.O) e ~ è una circonferenza di centro l'origine e di raggio a. essendo y2/b 2 "? O. y) per cui si abbia I·x I < a appartiene a :. Si ha sempre O~ e < 1.1. se P(x.b) y2 --+--=1. le due rette di equazioni x= ± a/e sono dette direttrici dell'ellisse (quella con segno ± nell'equazione si dice relativa al fuoco (± c.4] è simmetrica rispetto all'origine e rispetto ai due assi coordinati.y) è tale che I x I > a. quindi ~ è contenuta nei due semipiani E e E definiti rispettivamente dalle condizioni x ~ .1] segue immediatamente che ~ è simmetrica rispetto all'origine e rispetto agli assi coordinati. La forma dell'ellisse è quella che si vede nella figura 32. + Risolvendo la [32.3] Poiché per ogni x tale che I x I "? I a I si ha . O). -b) X= -aie X=ale Figura 32. i punti di coordinate (± c.1] rispetto a Y: [32. la [32. Come nel caso dell'ellisse.a e x"? a. e il numero e= e/a è la sua eccentricità.1f. Invece l'asse di equazione X = O non incontra jf. mentre quando x varia tra O e a essi variano tra ± beO. 373 Iyl ~b. Il supporto dell'ellisse [32.1f. che si chiamano vertici di jf. a2 b2 [32. O. Se e. x (a. Infatti. O) e (O. I sottoinsierni ~ n e ~ n E_ sono i rami dell'iperbole. O) sono i fuochi dell'ellisse. O».1] diventa XZ + yz = a \ 2 X= ±a.a e Oi due valori della y dati dalla [32.t. y) tali che Ixl ~a. cioè nel sottoinsieme di E 2 costituito dai punti P(x. Se a = b l'equazione [32. L'asse di simmetria Y = Oincontra ~ nei punti (± a.4] con a> O. essi sono i vertici di jf. Se ~ è una circonferenza.1] non può essere soddisfatta dalle coordinate di P. Iperbole Sia ~ l'iperbole di E 2 di equazione [32. Posto c = . e solo in quel caso.

O) si dicono fuochi di ~. 2pX. y) la condizione . Questa retta incontra ~ nell'origine.9]. il quale certamente contiene quello rappresentato dalla [32. y) tali che x< O.1 PROPOSIZIONE L'ellisse [32. uguale a 2a.C)2 x2 ---. Per un punto P(x. [32.5] i punti di coordinate (± c. Parabola Consideriamo la parabola ~di E 2 di equazione con p > O.Ja2 + b 2 . ~ è simmetrica rispetto all'asse Y = o. rispettivamente. O).J(x .3] oppure dalla [32.2.7] in cui si prenda il segno + (il segno -).2 è la sua direttrice.4]) ha per supporto il luogo dei punti di E 2 le cui distanze dai due fuochi hanno somma (differenza) costante (costante in valore assoluto). Posto c = . Deduciamo che se x varia da O a + 00 e P(x. a seconda che c sia dato dalla [32. Si noti che e> 1. Risolvendo la [32. Il numero Dimostrazione Denotiamo con F ed F' .6] y2 (a 2 _ c 2 ) = 1.5]. Il punto di coordinate (p/2.6] rispetto a Y otteniamo Y=bXla x Y= ± .. Le due rette di equazioni y=± bX a sono gli asintoti di ~. L'eccentricità di ~ è per definizione e = 1. Pertanto basta osservare che la condizione c < a (c> a) è compatibile solo con la [32. La prima caratterizzazione riguarda ellissi e iperboli.6] segue immediatamente che ~ non ha punti P(x. Descriveremo ora alcune proprietà geometriche di ellisse. F') 1= 2a si traduce nella condizione e= c/a y2 00 [32. [32.J2pX. . y) E ~ allora y varia da O a ± (fig. si arriva all'identità è l'eccentricità di ~ e le rette di equazioni = [32.8] Portando il secondo radicale a secondo membro ed elevando due volte al quadrato per eliminare i radicali.. [32. O». F) ± d(P. coincide con esso.1] (/'iperbole [32. + X=±. 32. La forma dell'iperbole è illustrata nella figura 32.8] alla [32. O) è il fuoco di ~ e la retta di equazione X= -p/2 Y= -bXliJ X= -aie ~ X=ale Figura 32.E.3).9] la quale rappresenta la [32. iperbole e parabola.374 Curve algeb(jche piane Y' 32/Geomeiria delle coniche euclidee 375 Poiché nella [32.7] I d(P. e sono le sue direttrici (quella con segno ± nell'equazione sidice relativa alfuoco (± c. + y2 ± . le cosiddette proprietà focali.. A questo proposito notiamo che il procedimento di passaggio dalla [32. che è detta vertice di ~ .1] oppure la [32.4].9] è reversibile. e quindi è contenuta nel semipiano definito dalla condizione x 2: O. Dall'equazione [32.7].6] l'unico termine in cui compare la Y è y2. è contenuta nel sottoinsieme di E 2 definito dalla disequazione 32.J(x + C)2 + y2 = 2a. i due fuochi (± c. che permettono di ottenerle come luoghi geometrici. Per concludere resta da verificare che il luogo rappresentato dalla [32. a meno di ambiguità dei segni dei radicali.

y) la condizione dell'enunciato è ---+ n =FFo/IIFFolI.j (x =F C)2 + y2 I X=F a/e I =e.pcosO). e Fo = t.FP·n. risolvendo rispetto a p.12] . t-). ---+ Per ogni Pe E 2 abbiamo ---+ ---+ (FP + PFo)·n .1] oppure [32. Si ha = d(F.2 si presta a fornire una nuova rappresentazione analitica delle coniche. otteniamo ---+ d(P. Se P ed F sono nello stesso semipiano rispetto a t-. dobbiamo distinguere due casi. può essere riscritta nella forma p= ed --==---ecosO +1 [32. 32. ---+ poiché I PFo·n I = d(P. che. allora pcosO < d. e la [32. e.e2) + y2 = 2(c .11] è equivalente a p = e(d .2 deduciamo che i punti Pe precisamente quelli che soddisfano la seguente equazione: ---+ ---+ IIFPII = e I d .. (x =F C)2 + y2 = (ex =F a)2.FP·n I . dette (p. che è appunto l'equazione [32. t. Sia ~ la retta per F perpendicolare a t-.Curve algebriche piane 376 32/Geometria delle coniche euclidee 377 y x= -p/2 x Figura 32. Nel caso della parabola si procede nello stesso modo.) ---+ ---+ PFo·n = d . l'iperbole [32. [32.11] Per eliminare dall'equazione il segno di modulo. la [32.c 2.FP·n I. 5f sono [32.10] si traduce nell'equazione in p. O).4 Figura 32. uguale all'eccentricità della rispettiva conica.3 Poniamo Un'altra caratterizzazione delle coniche come luoghi geometrici è data dalla proposizione seguente. Da quest'identità e dalla proposizione 32.4]. e siano F ed t. 32.ea)x + a 2 .6] hanno per supporto il luogo dei punti le cui distanze da un fuoco e dalla relativa direttrice hanno rapporto costante. che è equivalente a quella che si ottiene elevando al quadrato: d ---+ = FFo·n = IIFFolI = d.3 Complementi 1.rispettivamente un suo fuoco e la relativa direttrice (fig. Per un punto P(x. t-) = Id . Allora n = El = (l. nel modo seguente. ovvero a x 2(l . O: p = e Id - pcosO I.4). O) le coordinate polari di P. = d(F.4]. La proposizione 32. cioè ---+ Dimostrazione Consideriamo il caso di ellisse e iperbole.10] Supponiamo F = O e che la retta t. 32.2 PROPOSIZIONE L'ellisse [32.1].n~.· Supponiamo che la conica 5f abbia eccentricità e> O. la parabola [32.abbia equazione X = d. F o).

12].15] si può scrivere nella forma [32.aOl .x o.11] è equivalente a p = e(pcos() -d).15] e tale che sia verificata la [32. o= .r. di equazioni rispettivamente [32. 2. e quindi ~ è una circonferenza di centro (xo. Yo = . dette equazioni polari della conica. Riassumendo abbiamo il seguente risultato. n partlco are SI a a~1+a~2-aOO>0. situato nello stesso semipiano di F rispetto a~. Yo) e raggio (e) [32. allora 51 è un' ellisse oppure una parabola: in questo caso 51 possiede un solo ramo.a02' r 2 = a~l + a~2 . a12 = O. giacenti nei'due semipiani definiti da ~. e avente equazione [32.16] è soddi- a 1l . che sono chiamati punti ciclici del piano euclideo E 2 • Si verifica subito che una conica 51 di equazione 2 a1l X + a22 y 2 + 2a12 XY + 2a01 X + 2a02 Y + aoo = [32. (a) (bI Sia 51 una conica di eccentricità e.15] 221 • l ·h dove aOl = . 1. Se invece O < e 5 1. allora p cos () > d.16] è una circonferenza. che. Quindi.aoo.16] Viceversa una conica di equazione [32. prende la forma p= ed ecos() -1 . a02 = . Infatti la [32. risolta rispetto a p.5 ° passa per i punti ciclici se e solo se a 1l = a22 . ± i].12].15] sono i due punti non reali [O.Curve algebriche piane 378 32/Geometria delle coniche euclidee 379 Se invece P ed F sono in semipiani distinti.14] con Figura 32. Yo) e raggio r.13] Questo secondo caso è possibile solo se e> 1.14] X cioè X 2 + y 2 + 2aOl X + 2a02 Y + aOO = 0. i cui due rami. avente un fuoco f nel!'origine e per relativa direttrice la retta ~ di equazione X = d. Consideriamo una circonferenza r > O. 51 è un'ellisse o una parabola.Yo. supponendo = a22 = 1 dopo aver eventualmente diviso per all' se anche la [32. sono costituiti dai punti le cui coordinate polari soddisfano le equazioni (c) (d) ed p = ---"-"--ecos() + 1 p= ed ecos() -1 .13] e [32. Si noti che i punti impropri della circonferenza [32. [32. y [32. cioè se 51 è un'iperbole: in tal caso 51 possiede due rami. essa ha equazione 51 C E 2 di centro il punto (xo. 51 è un 'iperbole. aOO = X 2 o + Yo . y y x Se e > 1. Se O < e 51. e i suoi punti hanno coordinate polari che soddisfano l'equazione p= z ed ecos() +1 . e la [32.

(X. se il polinomio f si fattorizza come f (X. Consideriamo una curva algebrica affine Si' di grado n in A 2 = A 2 (K). Nel caso particolare di E 3 il teorema di classificazione delle quadriche euclidee (cfr. le curve irriducibili ~. . [33. n. 31. 3. Calcolare coordinate dei fuochi..Curve algebriche piane 380 33/Intersezione di due curve: proprietà elementari 381 sfatta Si' è una circonferenza.2]. la relazione Si'= ~u . . Quindi riducibilità e irriducibilità sono proprietà affini. .. [33. essendo costituita da una retta con molteplicità 2. altrimenti si dice riducibile.. e viceversa. è un fattore multiplo di f(X. dette ~. Dimostrare che una circonferenza ha ogni retta contenente il suo centro come asse di simmetria. Si'=~+ . Y) in fattori irriducibili.4] .1] f(X..4) afferma che ogni quadrica non degenere di E 3 a punti reali è congruente a una delle seguenti 5 forme canoniche (fig. Se invece si ha 33 Intersezione di due curve: proprietà elementari Si' è una circonferenza degenere (caso particolare dell'ellisse degenere). eccentricità ed equazioni delle direttrici delle coniche di equazioni X2 y2 a) . di equazione [33. Utilizzando i risultati dell'appendice A (pp... 435-37) è immediato verificare che una curva Si' è irriducibile se e solo se lo è ogni curva ad essa affinemente equivalente. n·· . (a b) y2 Z2 .-----=1 2 2 a b c2 X2 c) > b > 0.2].. 2. salvo avviso contrario. Se la [33. . iperboloide iperbolico (a una falda) iperboloide ellittico (a due falde) [33. Infatti.2] allora.. Sia data una curva Si' riducibile.fk(X. Y) di molteplicità fl-j' la corrispondente componente irriducibile di Si' è detta componente multipla di molteplicità fl-j' La curva Si' si dice ridotta se non possiede componenti multiple. +~ per esprimere il fatto che si ha la decomposizione [33.aoo < 0. Ad esempio.+ . b> O) paraboloide iperbolico.3] sussiste. n = fl (X. Scriveremo d) e) (a> b> O) paraboloide ellittico (a. n Esercizi 1. Y) è un polinomio irriducibile di K[X. y) dell'equazione [33. Y) =0. (a> 0. c> O) b > c> O) n = 0.5): In questo paragrafo supporremoK algebricamente chiuso.2] è la decomposizione dif(X. Una conica semplicemente degenere possiede due componenti irriducibili distinte che sono due rette. 32. ogni soluzione (x. Y]. Si' è una circonferenza di raggio immaginario (caso particolare dell'ellisse a punti non reali). ~ si dicono componenti irriducibili di ~ Se fj (X.= 1 9 4 c) y2 = 4X. Si' si dice irriducibile se f (X.3]. U~. mentre una conica doppiamente degenere è non ridotta. stante la [33. ~ le curve di equazioni (a> b > c> O) a) ellissoide f.1] è necessariamente soluzione di almeno ùna delle equazioni [33. una conica è irriducibile se e solo se è non degenere. In particolare una conica non degenere con almeno un punto reale e passante per i punti ciclici è una circonferenza.. e se si ha a~1 + a~2 . tra i supporti.

per ogni XO.é. rispettivamente.l E 2t n §. XI) tale che R (xo.18 segue che R(Xo. Xl E K. 0. XI] omogenei di grado h. Xl' XJ che definisce un punto [xo. XI' x2]E 2tn §. Dimostrazione Se 2t e § sono curve affini aventi un numero finito di punti in comune. Nel caso particolare in cui § è una retta. + BoX!!" con Ah' BkE K[Xo. XJ + An_I (Xo. ad ogni (xo. esse hanno almeno un punto in comune. XI) è omogeneo di grado nm. per concludere la dimostrazione sarà sufficiente far vedere che. Evidentemente il grado di una curva è uguale alla somma dei gradi delle sue componenti irriducibili. Se 2t e § hanno infiniti punti in comune.1]. equazioni di 2t e di § G(Xo. In quanto segue ci limiteremo a trattare aspetti elementari dal problema. Pertanto. con § irriducibile. il teorema di Bezout.I E 2t n §. affini o proiettive. e ciò contraddice l'ipotesi. 33. XI E K. purché ognuno di essi venga contato con la sua molteplicità di intersezione.Curve algebriche piane 382 Analogamente. sia 'bjk la retta per Pj e P k • Poiché esiste almeno un punto di p2 non appartenente alla curva riducibile 2t + § + Ejk 'bik . Poiché 2tn § è finito. Xl' XJ hanno la radice comune X2 • Viceversa. 1]. XI) possiede al più nm radici distinte.I E !». È possibile introdurre in modo opportuno una nozione di "molteplicità di intersezione" di due curve in un loro punto comune. 1] rt. ••• .1 TEOREMA Siano 2t e § curve algebriche piane.2 TEOREMA Siano 2t e § curve algebriche piane. 2tu §. R(xo. I punti di 'b [33. Siano F(Xo. XI) = perché F(xo. Ad esempio la conica Xg. 2t n § -. XI' XJ e G(xo. Xl' XJ = 0. Dimostrazione Daremo la dimostrazione nel caso affine. sono proprietà affini di una curva numero.é. 0. le nozioni che abbiamo introdotto per le curve affini (irriducibilità. Con ovvie modifiche. X I)X2 + = G(Xo. dove F(Xo. PN } = 2tn §. XI) è il risultante di F(xo. che [0. Ovviamente nel caso affine due curve possono non avere alcun punto in comune (si pensi a due rette parallele).5] n 2t corrispondono alle solu- . Dal teorema A. XI' x. Se2t e § sono curve proiettive. grado e molteplicità delle sue componenti irriducibili. purché ogni componente venga contata un numero di volte pari alla sua molteplicità: infatti la stessa proprietà vale per i polinomi.Quiridi. XI' XJ e G(xo. Supponiamo dapprima che § sia una retta 'b. XI' XJ e G(xo. Se 2t e § non hanno infiniti punti in comune. Y2' la retta che contiene questi due punti passa per [0. esse hanno al più nm punti in comune. ° 33. e diversi esempi ci si presenteranno. XI) ha almeno una radice. componenti irriducibili ecc. affini o proiettive.é. x 2 -. lasciando al lettore la facile estensione a quello proiettivo. 2t + § + E ik 'bik . La teoria delle curve algebriche piane dipende in buona parte dallo studio delle intersezioni di due curve. XI) il risultante di F e G rispetto a X 2 • Poiché [0. il teorema afferma che 2t e § hanno al più n punti in comune. k rispettivamente. XI' X 2) = ° An (Xo. k.+ X I2 + Xi = non ha punti reali e quindi ha intersezione vuota con ogni curva. La dimostrazione del teorema di Bezout è alquanto più delicata e verrà data solo nell'ipotesi che una delle due curve sia una retta. ciò apparirà chiaro man mano che procederemo nella discussione. È evidente inoltre che non è restrittivo sostituire 2t e § con due curve loro trasformate mediante una (e la stessa) proiettività. Xi' XJ hanno grado effettivo n ed m rispettivamente. 1] rt. Ciò corrisponde algebricamente a risolvere un sistema di due equazioni polinomiali.1. 0. ° È possibile che due curve 2t e § abbiano meno di nm punti in comune anche nel caso proiettivo. Siano dunque ~ § C p2. si ha R(xo.) si possono dare per le curve algebricht( proiettive. XI)' esiste al più un punto [xo. numero. XI) + Bm_1(XO' X I)X2 + srn 383 ° Se [xo. Xl' y. XI' X 2) e G(xo. anche le loro chiusure proiettive hanno un numero finito di punti in comune. Consideriamo ora il caso in cui 2t e § hanno infiniti punti in comune. Si noti anche che se K non è algebricamente chiuso due curve proiettive possono di P2(R) non avere punti in comune. XI) = corrisponde almeno una radice comune X2 di F(xo. Per ognij -. per ogni radice (xo. Ma se [xo. si ha AoBo -. eventualmente utilizzando una proiettività per trasformare 2t e §. XI' X 2) = Bm(Xo. Una versione più precisa del teorema 33. e {P I . di gradi n ed m rispettivamente. [xo. XI) di R (Xo. Si dimostra allora che riducibilità e irriducibilità. afferma che due curve proiettive che non hanno infiniti punti in comune ne hanno precisamente nm. Xl' X2].é. e di conseguenza.. di equazione aX+bY+c=O e che 2t abbia equazione [33. 0. i polinomi in X 2 F(xo. Possiamo dunque limitarci a dimostrare l'asserto nel caso proiettivo. § è una componentè irriducibile di 2t. Sia R(Xo. poiché R (Xo. XI' x. possiamo supporre. 0. grado e molteplicità delle componenti irriducibili di una curva 2t di p2 sono proprietà proiettive. R(Xo' XI) non si annulla identicamente. per ogni XO. XI' X 2 ) 33/Intersezione di due curve: proprietà elementari + AoX. Xl' X 2). Poiché R(Xo.

La condizione che z. Assegnando due ulteriori punti P' [p~. n :t: sono ottenuti in questo modo. Y) = 0. Ciò dimostra il teorema nel caso . Z.3 COROLLARIO Se due curve (affini o proiettive) di gradi m ed n rispettivamente hanno mn + 1 punti in comune. n 5f. . Q. A'p{ + p. Per la prima parte della dimostrazione g è una componente irriducibile di 5f. Y) non è costante rispetto a Y. Y) = 0. Y) e g(X. f(X. [33. .5]. g) = 1 in F[Y). 385 Denoteremo tale punto con AP + p. e questa è una contraddizione. dove D = K[X]. + p. Supponiamo b-:/. Q' [q~ . Pi' pz]. Sostituendo a primo e secondo membro di questa identità .b-laX . formsce le coordinate di uno dei punti di z. Per il teorema 33. Q) = O. ql' qz)· Il punto variabile su z. perché infiniti ne hanno :t: ed g. La [33. Y] non costanti. 0. il cui annullarsi equivale alla condizione che z.1] otteniamo un'equazione in X: ° 33/Intersezione di due curve: proprietà elementari Poiché F è il campo dei quozienti di K[X].].. Per le proprietà del MCD esistono A.8] per h si ottiene l'identità h [33. scambiando X e Y). Sef(X. Dimostrazione Siano :t: e g le due curve. :t: consiste di un numero finito di rette parallele all'asse Y. n Sf. cioè MCD(f. g'. qz '] E z" ed esprimendo il punto variabile su z. Supponiamo che :t: e g abbiano rispettivamente equazione f(X. Y) e g(X. p{. g(X. e denotiamo con F il campo dei quozienti di D. tale che Ah e Bh appartengano entrambi a K[X]. Consideriamo una curva :t: C pZ di grado n di equazione [33.O (il caso b = si tratta nello stesso modo.12] si annulla identicamente se e solo se z. Y) e g(X.16. Y) è costante rispetto a Y. più sinteticamente. consideriamo f (X.1 discende che esse hanno in comune infiniti punti. q~. e g(X. cioè se si ha f(X. coincide con una di tali rette. q{.11] conf(X. Sostituendo Y = .. Y)E K[X. in cui g è una retta.2 g' è una componente irriducibile di Sf. Consideriamo ora il caso generale.9] deduciamo che ogni punto comune a :t: e g appartiene alla curva 5::f di equazione h = O. allora hanno una componente irriducibile in comune. BEF[Y] tali che 1 =Af+Bg.b-lc nella [33.(b-laX + b-lc) al posto di Y. Y) per un opportuno h(X. Esso appartiene a :t: se e solo se [33.2 che il primo membro della [33. q{. Segue dal teorema 33. ragionando come sopra si deduce che g è una retta. Q' [33. le cui soluzioni. Se f (X. A'P. Y) come elementi di D[Y). assegnata mediante due suoi punti distinti P Q = [qo. e :t: abbiano infiniti punti in comune. Y) non dividaf(X.. Y) = (Y + b-laX + b-lc)h(X..7] sia identicamente nullo. Y). ha infiniti punti in comune con Sf... 33.6] dove [33. .. Quindi g e 5::f hanno infiniti punti in comune. Supponiamo per assurdo che g(X. è una componente irriducibile di :t: se e solo se il polinomio Y + b-laX + b-lc dividef(X. se F(AP + p.. esiste h E K[X]. e quindi è una componente irriducibile di Sf. Y)E K[X.11]. D'altra parte. sostituite nella [33. poiché 5::f è un'unione di rette parallele all'asse Y.10] e sia z. e [33. Y) non hanno fattori comuni non costanti in F[Y].. come A' P' + p. .. e :t: abbiano infiniti punti in comune è pertanto equivalente a quella che il polinomio [33.9] Dalla [33.1] e dalla [33. Y]. In questo caso g interseca una almeno di queste rette in infiniti punti. cioè in D [Y] non hanno fattori comuni non costanti. Poiché g ha un numero finito di componenti irriducibili. una almeno di esse. p. si deduce che la condizione detta è equivalente alla condizione Ma il primo membro è il polinomio [33. [33. p{]. q. essendo irriducibile. Alloraf(X. Dal teorema 33. h -:/. Y) irriducibile. = (Ah)f + (Bh)g. determinano i punti di z. Ma g. è una componente irriducibile di Sf. Y) sono privi di fattori comuni non costanti rispetto a Y. Y). e quindi la ha come componente irriducibile. una retta. Moltiplicando primo e secondo membro della [33. sostituita nella [33.8] 25 = [A'p~ + p. g(X. Y).13] . e tutti i punti di z. è = [Po.12] ovvero.7]. Per la proposizione A.6].7] Ogni soluzione della [33.12] è un'equazione omogenea di grado n in A.384 Curve algebriche piane zioni del sistema costituito dalla [33.5].

~*. Pa> = O nel caso in cui Po~ :ti' n ~.17] Y=b+Mt. b + Mt). ~. in mod. ~*. La sommatoria a primo membro della [33. La curva :ti'* abbia equazione [33. ~. P o) = O nel caso in cui Po~ :ti' n ~. P o) del polinomio f(a + Lt. La retta ~* ha equazioni parametriche Xo =À XI =aÀ+Ljl [33. l'asserto segue dalla proposizione A. P o) dipende solo da 5ff. L. aÀ + Ljl. Pa> del polinomio F(ÀP + jlQ). determinano le coordinate dei punti di intersezione di :ti' ed ~. a meno di un fattore ex n .13.18] x 2 =bÀ+Mjl perché contiene [1. e quindi la definizione è ben posta. e I(5ff. 33.17]. 33/Intersèzione di due curve: proprietà elementari [33. e I(5ff. Allora I: I(5ff. diremo che ~ e :ti' hanno molteplicità di intersezione I(5ff. ~. In particolare la molteplicità della radice della [33.10] e che ~ sia individuata dai punti P e Q. diremo che ~ e :ti' hanno molteplicità di intersezione I(5ff. a + Lt.14] = (ai) E GLiK) [33. bÀ + Mjl) tale che F(1. a. essa fa corrispondere biunivocamente i fattori irriducibili dei due polinomi F(ÀP + jlQ) e F(À' P' + jl' Q').15] 387 La nozione di molteplicità di intersezione di una retta e di una curva in un punto si può dare anche nel caso affine. le cui soluzioni. f(a + Lt. e la retta ~ ha equazioni parametriche X=a+Lt [33. la sostituzione [33. P o) è ben posta perché I(:ti'*. Sostituendo le [33.o simile al precedente.20] e quindi la definizione di I(5ff. di cui solo un numero finito sono diversi da zero.6 DEFINIZIONE Siano ~ e :ti' rispettivamente una retta e una curva di A 2 • Con le notazioni introdotte sopra. P o) = n. Le osservazioni precedenti consentono di dare la seguente definizione.18] in F(Xo. ~.17] nella [33. cui abbiamo accennato precedentemente. aÀ + Ljl.16] consiste di infiniti addendi.15] trasforma l'equazione [33. ~.é O. 33. Con le notazioni testé introdotte. b + Mto) E ~ se to è una radice di molteplicità I(5ff. b+ Mt) = O. [33. Come abbiamo appena verificato.16] PoEi- Dimostrazione Supponiamo che :ti' abbia equazione [33. convenendo di porre I(5ff. ~. ~ e P o' . se (Ào.14].19] Poiché I(:ti'*. convenendo di porre 1(5ff. Poiché la [33. P o) nel punto P o = (a + Lto. P o) nel punto P o = ÀoP + jloQE ~. e quindi le soluzioni delle due equazioni si corrispondono biunivocamente in modo che quelle tra loro corrispondenti (che definiscono lo stesso punto di ~ n :ti') abbiano la stessa molteplicità. ~.6 è ben posta. Ma ÀP + jlQ = À' P' + jl' Q' se e solo se esiste una matrice A tale che exÀ = auÀ' + a12 jl' [33. 33. Consideriamo infatti le chiusure proiettive :ti' * ed ~* di :ti' e di ~ rispettivamente.15] è invertibile. b + Mt) =f(a + Lt.10].1] si ottiene l'equazione in t exjl = a21 À' + a22 jl' per qualche ex. Riducendosi al caso proiettivo si può verificare che la definizione 33. b + Mt).Curve algebriche pianè 386 si ottengono i punti di ~ n :ti' anche sostituendo nella [33. XI' X~ si ottiene un polinomio omogeneo in À e jl F(À. sostituendo le [33. ~. b] e il punto improprio [O. sostituite nelle [33. Se la curva :ti' C A 2 ha equazione [33.12] nella [33. bÀ + Mjl). P o) è per definizione la molteplicità della radice (1. P o) = 00 se ~ C !Ii'. ~.1]. ~. M). vediamo che [33. jlo) è una radice di molteplicità I(5ff. P o) = 00 se ~ C !Ii'.5 TEOREMA Siano:ti' C p2 una curva di grado n ed ~ una retta che non è sua componente.13] le soluzioni dell'equazione F(À' P' + jl' Q') = o. la molteplicità di intersezione così definita non dipende dalla scelta dei due punti P e Q su ~. Quindi. Poiché questo polinomio è omogeneo di grado n.12] corrispondente a un determinato punto di ~ n :ti' dipende solo dal punto e non da P e Q. Il seguente teorema è un caso particolare del teorema di Bezout.4 DEFINIZIONE Siano ~ e :ti' una retta e una curva di p2. to) per F(À. ed è uguale alla somma delle molteplicità delle radici del polinomio F(ÀP + jlQ).

33.6 sono equivalenti.. z. b + Mt) è n . z. b+Mt) . 33/Intersezione di due curve: proprietà elementari 389 Terminiamo il paragrafo con un utile risultato che mette in relazione le molteplicità di intersezione di curve e rette proiettivamente equivalenti.22] Consideriamo il caso affine (nel caso proiettivo la dimostrazione è simile): supponiamo che !C e g abbiano equazioni Poiché T(z. . T(Z. si ha l(:t'. P<») = n .. perche m generale si può avere 1(!C*. P o) + l(g. z.20] segue che le definizioni 33. 33. Y) =0. Dalla [33. non è punto improprio di :c. abbia equazioni parametriche [33. una retta non con- E l(:t'. g(X. Il teorema seguente è una conseguenza immediata di quanto abbiamo osservato e del teorema 33. con le notazioni introdotte poc'anzi. una retta che non è componente né di !C né di g. # (O. si può utilizzare indifferentemente una delle due definizioni. ~n PartIco~a~e l'analogo del teorema 33..) [33. z. z.5. ~) Si ha quindi G(ÀT(P) + ftT(Q)) = G(N(ÀP + ftQ)) = F(N-I(N(ÀP + ftQ))) = = F(ÀP + ftQ)). T(P) lt T(z. si ha 1(!C*. aÀ + Lft. !C C AZ una curva di grado n ed z. z. À T(P)+ ~ ~ (~:)} T(Q) {N +(. P<») è uguale alla massima potenza di Àche divideF(À. M].*. L. P o) = 1(!C + g. Y) = O rispettivamente. o.gr[f(a + Lt.22] esprime semplicemente il fatto che la molteplicità di una radice to del polinomio f(a+Lt.10]. z. a seconda che si vogliano utilizzare coordinate omogenee o coordinate non omogenee. T(!C) è la curva di equazione G(Xo' Xl' X z) = O...17]. Il teorema 33.4 e 33. e P oE z" si ha l(:t'. P) ~ n pe. b+Mt) g(a+Lt. e Ytrispettivamente una retta e una curva di z pZ.5 non è necessariamente vero nel caso affme. z. z. z.23] Dimostrazione Se Pt.9 PROPOSIZIONE Siano z. nel senso che. p <»).1(!C *. ql.*. e sia T:p -+ pZ una proiettività. b + Mt). n:t'.) è la retta che contiene T(P) e T(Q).*. b + Mt).]~ N(ÀP + ~Q).*. Se !C e g sono curve affini o proiettive. P) = I(T(!C). [33.23] sono uguali a O. b + Mt) e g(a + Lt. Inoltre si ha [33. z.é P un altro punto di z. n!C e sia Q [qo. T(P)). n T(!C) e quindi primo e secondo membro della Supponiamo che P[Po.l9] segue che il grado in t di f(a + Lt.uguaglia la somma delle molteplicità di to per ognuno dei fattori f(a + Lt. O). P o)' [33. Dalla ~33.7 e le osservazioni che lo precedono mostrano inoltre che. PI' pz] E Z. e l'uguaglianza vale se e solo se il punto improprio di z.). i suoi punti sono della forma f(X. e che z... posto P<» = [O.21] dove a secondo membro si intende il grado in t di f(a + Lt.7 TEOREMA Siano tenuta in Allora :c. P<») > O. Se !C ha equazione [33. 33. 2. Sia N = (n ik) E GL 3 (K) una matrice che rappresenta T. bÀ + Mft). il punto improprio di Z"I(!C*. per calcolare la molteplicità di intersezione di una curva (affine o proiettiva) e di una retta in un punto proprio P. b + Mt)] G(Xo' XI' Xz} = G(X) =F(N-IX). La [33. qz] .8 Osservazioni dove 1.Curve algebriche piane 388 Si osservi che. Per ogni PE Z.

9. P) . ~e P = (a.4] PROPOSIZIONE Sia 5f} C AZ la curva di equazione [34. 34 Proprietà locali delle curve algebriche piane In questo paragrafo. Sostituendo nella [34. O) per il polinomio G(À. Il punto PE 5f} n ~ corrisponde alla radice t polinomio = f(a + Lt. Ma queste due molteplicità sono rispettivamente I(T(!f!). b)M = O.al variare di i tra tutte le rette del fascio di centro P..Curve algebriche piane 390 Da quest'identità segue che la molteplicità della radice (À.2 Viceversa. b) non sono entrambe uguali a O. Se 5f} è una curva affine e 5f} * C p Z è la sua chiusura proiettiva. di ~ diremo anche che P è un punto m-uplo di 5f} se m p (5f} ) = m (in particolare doppio. Sia 5f} una curva affine.2]. in caso contrario è un punto multiplo. .4]. À. La molteplicità m p (5f} ) di 5f} in P (o di P per 5f}) è il minimo delle molteplicità di intersezione in P di 5f} con ~. Un punto z PEA è semplice per 5f}se e solo se PE 5f} e almeno una delle derivate parziali di f (X. e I(it. O). o non singolare. = = O è una radice multipla se e solo se Ol' (O) = O. Y) si annullano in P.ql' À.. [34. dalla [33.Pz + p-qz. P si dice punto multiplo. b). e quindi la [33.6] e sia P = Xo = [Po... P). Poiché esistono rette contenenti P e non contenute in e precisamente 3d: si ha m p (5f} )~ 00. p-) = (1. b)L Y= b+Mt dove (L.1] ed m p (5f} ) = O se e solo se P~ 5f}.Pz + p-qz)' Il punto PE 5f} n ~ corrisponde alla radice (À. ovvero. o singolare. O del dove A (À. ~. p-) = O.P + p-Q)) sono uguali perché i due polinomi coincidono. triplo ecc. di equazione f(X.po + p-qo. b) ed fy(a. O). p-: A (À. T(P) + P. 7. se fx(a. P è singolare per 5f} se e solo se f(X. M) = 7.4] si deduce che 7 ha il vettore di direzione (L. b) è semplice per 5f} C AZ.2] X=a+Lt Ol(t) 34/Proprietà locali delle curve algebriche piane dove Q = [qo. T(~). Xl b) E 5f}. t e solo se fx(a. Si vede dunque che..Pl + P. deomoge- . supporremo K algebricamente chiuso. 34.::: 2 (fy(a. P) = 1.Po + p-qo = À.b) = O. b + Mt). [34. Risolvendo la [34. Una retta ~ passante per P ha equazioni parametriche [34. O =o. b)) e quindi la retta tangente a 5f} in P ha equazione cartesiana fx(a. p-) = F(À. Per il lemma A. Y) ed entrambe le derivate parziali prime di f(X.::: 2 è quella per cui L ed M soddisfano la 1)4. di equazione [34. La curva 5f} si dice non singolare se tutti i suoi punti sono semplici. . ogni altra retta ~ per P soddisfa I(it..T(Q)) e quella della stessa radice (1. Se m p (5f}) > 1..20] discende che per ogni PE 5f} si ha m/5f}) = mp (5f} *). Y) rispetto a X e a Y rispettivamente. 3. se m = 2. b) (X . P) .a) + fy(a.).fx(a. l'unica retta 7 tale che I(it. Y) =0. p-) = (1. 34.1 DEFINIZIONE Sia 5f} una curva algebrica (affine o proiettiva) e sia P un punto del piano. ~. P è un punto semplice.3] 391 doveIx ed fy denotano le derivate parziali di f (X. P) uguaglia la molteplicità di tale radice. Una retta ~ passante per P ha equazioni parametriche À. di 5f}.5] Consideriamo ora il caso di una curva proiettiva 5f} C pz. ~. e sia P = (a. In questo caso P è un punto semplice. in simboli: m p(5f} ) = minpEJ(it. b) (Y . O) per F(À. Riassumendo: [34. ~.Pl + P-ql Xz = À. Se m p (5f} ) = 1. cioè se + fy(a.6] otteniamo un'equazione omogenea ìn À.23] è vera. T(P)) e I(it. m p (5f}) =o. come nel precedente. gr(5f}). Y) è diversa da zero in P. . l'unica retta 7 passante per P per la quale si abbia I(it. SI dIce retta tangente a 5f} in P. P). M) ~ (O. PI' pzl E 5f}. [34. ql' qz] ~ P è un altro punto di ~. e singolare se possiede almeno un punto singolare.

Si noti che. [34.2. ogni retta t. che sono in numero finito. ed è diversa dalla retta t-o di equazione X o = O. Poiché per la prima parte della dimostrazione 0 possiede al più un numero finito di punti singolari. p. la quale è la sua tangente in quel punto.3 PROPOSIZIONE Sia:t: C p 2 la curva di equazione [34. una parabola non degenere non ha asintoti. P) è pari alla molteplicità di tale radice.7] implica poi che è l'unica retta tale che 7 l(~ 7. e l(~ t-. 34. Xl' XJXI + F2(Xo. t)/dt = O. P) > 1 per ogni retta t. Questa condizione equivale alla seguente: Fo(P)qo + F l (P)ql + F2(P)q2 = O. Una retta t. 12(3» e quindi le condizioni [34.passante per P. Xl' XJX2 = nF(Xo. X. Per la proposizione 34. Y) = O. Un punto PEp2 è semplice per :t: se e solo se PE :t: e almeno una delle derivate parziali prime di F(Xo. 7 Supponiamo che P sia un punto semplice per :t: C p2.2].contenente P è tale che Per questo motivo si conviene di considerare tangente a :t: ogni retta pas- sante per P. Xl' XJ [34. [34. Infatti. 34.9J (cfr. Xl' XJXo + F l (Xo. I sùpporti di :t: e di 0 differiscono solo per i punti di :t:n t-o. :t:x non può essere una componente di 5ff.7] è soddisfatta da ogni QEP2 e quindi l( ~ t-. i punti singolari di :t: sono i punti comuni a :t: e alle curve :t:x e :t:y.). Una conica a cen- . e consideriamo la retta di equazione [34.9] si deduce immediatamente che PE 7.C A2 la cui chiusura proiettiva sia una tangente principale a :t:* in uno dei punti impropri di :t: si dice asintoto di 5ff. Poiché :t: è irriducibile e gr(:t:x ) < gr(:t:).9 si deduce che t = O è una radice multipla del polinomio A (l. essendo non singolare ed avendo un unico punto improprio.4 PROPOSIZIONE 393 Dimostrazione Sia :t: affine di equazione [34. • Possiamo riassumere quanto detto più sopra nel seguente enunciato: 34.10] Dalla [34. si ha Fo(Xo. Se PE:t: è un punto singolare. Xl' XJ non si annulla in P. Sia :t: una curva affine e sia :t:* C p 2 1a chiusura proiettiva di 5ff.5 DEFINIZIONE Sia :t: una curva algebrica (affine o proiettiva) e sia PE:t: un suo punto. posto n == gr(F).6]. P) > mp(:t:) è detta tangente principale a :t: in P.Curve algebriche piane 392 neizzando A (A.8] Infatti in questo caso. Pl + tql' P2 + tqJ. t) = F(po + tqo. t) se e solo se dA(l.6]. 7 si dice retta tangente a :t: nel suo punto semplice P. fy(X. F(l.2 discende che:t:x e :t: hanno solo un numero finito di punti in comune. Y) = O. e solo in questo. proposizione A. Dal teorema 33. che è ancora una curva irriducibile. P»1. il punto PE p2 è singolare per :t: se e solo se tutte e tre le deri- vate parziali prime di F(Xo' Xl' X 2) sono nulle in P.7] dove Fi(P) denota la derivata parziale aFlaXi calcolata nel punto P. Y)=O. la nozione di tangente e quella di tangente principale coincidono.8] implicano anche F(P) = O. Ad esempio. Dal lemma A.tale che l(~ t-. La curva :t: non possiede asintoti precisamente quando i suoi punti impropri hanno come unica tangente principale la retta impropria. allora :t: è la chiusura proiettiva della curva affine 0 di equazione . Una curva irriducibile (affine o proiettiva) possiede al più un numero finito di punti singolari. La [34. Una retta t. Si vede dunque che P è punto singolare per :t: se e solo se Fo(P) = F l (P) = F2(P) = O. cioè PE 5ff. Se :t: è proiettiva di equazione [34.. Viceversa. lo stesso è vero per 5ff. alla radice t = O del 34/Proprietà locali delle curve algebriche piane polinomio A(l. è intersecata con molteplicità 2 dalla retta impropria. Si noti che se P è un punto semplice. la [34. Sarà quindi sufficiente dimostrare che :t:n :t:x è finito. inoltre un punto di ·0 è singolare per 0 se e solo se lo è per 5ff. di equazioni rispettive fx(X.

Sostituiamo inf(X. che sono derivate parziali di ordine dove fx(a. ciò è vero anche per il primo membro. .. [34.13] Quindi mp(Sff ) = m se e solo se la [34.6]. Y) rispetto alle variabili indicate...11] si deduce che la condizione necessaria e sufficiente affinché t = O sia una radice di molteplicità m per f(a + Lt.. e al non annullarsi in P di una almeno delle derivate parziali di ordine m. b).(a.7 PROPOSIZIONE-DEFINIZIONE la curva piana (affine o proiettiva) Sia P un punto di molteplicità mp(Sff) per 5f. b) abbia molteplicità mp(Sff) = m. calcolate nel punto P = (a. le sue derivate parziali sono polinomi omogenei. b)L + fy(a. Queste condizioni sono evidentemente equivalenti all'annullarsi in P di tutte le derivate parziali di f (X. b)M Z + ---=. O.14]. b)LM + fyy(a... M. Otteniamo la seguente 34. In questo caso la sola condizione di annullamento in P delle derivate parziali di ordine uguale a m-l implica l'annullamento di tutte le derivate parziali di ordine inferiore. calcolate nel punto P. b) E 5f. Un punto PESff ha molteplicità m per Sff se e solo se in P si annullano tutte le derivate parziali di f(X.2]. denotano le derivate parziali di F(Xo.6] viene trattato in modo simile utilizzando il polinomio F(po +tqo. Le tangenti principali sono le rette ~ il cui vettore di direzione (L. + r! b)L'-kM k t' + .. b). im_20(XO' XI' XZ)XO+ F ili2 + Fili2 Ux(a.12] per r = 1. e che il punto P = (a. deduciamo che esiste almeno una tangente principale. . ed esattamente mp(Sff) se il primo membro della [34. PI + tql' Pz + tqz). 395 34/Proprietà locali delle curve algebriche piane m -1 di F.Curve algebriche piane· 394 a centro possiede due asintoti perché interseca la retta impropria in due punti distinti e quindi non può averla come tangente. Per la proposizione A. denotano le derivate parziali di f(X. b + Mt) è k~O (. b).13]: poiché questo è un polinomio omogeneo di grado m in L. [34.. e b)Lm-kMk -. b + Mt) = variabili corrispondenti agli indici. m-l.2 si annulla in P .. F}k(P). fxx(a. Y) le espressioni a secondo membro nelle equazioni parametriche [34. Possiamo dunque enunciare il risultato seguente: 34. i 2 1 (XO ' XI' XZ)XI + im _ 2Z(XO' XI' XZ)XZ' m- Se ognuno degli addendi a secondo membro. Precisamente. 2! kt (~)fx-.13] è soddisfatta per almeno una scelta di L. e dunque F: i im .. poiché F è omogeneo. b)M] t + fxx(a. Nel caso in cui Sff è proiettiva di equazione [34.6 PROPOSIZIONE 1) Sia Sffc AZ la curva di equazione [34.. Un punto PESff ha molteplicità m per Sff se e solo se in P si annullano tutte le derivate parziali di F(Xo.)fxm-.6]..(P) = O. e il punto P è di molteplicità m. Pertanto ogni derivata parziale di ordine m. 2) Sia Sffc pZ la curva di equazione [34. il teorema di Taylor dà [34. Utilizzando il teorema di Taylor otteniamo l'identità: f(a + Lt.::=-=-------~=----'----'--'--'-=-'--'--. Consideriamo ancora una curva qffine Sff di equazione [34..2)F:l i2 ••• im_.Y*(a.3] di una retta ~ passante per P.. . M) annulla il primo membro della [34.. b). Y) fino all' ordine m-l incluso.11] [34.13] ha radici tutte distinte. M. Passiamo ora a studiare la struttura di un punto singolare di una curva 5d: calcolandone la molteplicità e le tangenti principali. Il numero ~ di tangenti principali distinte . valgono analoghe osservazioni relativamente al coefficiente di t m nella [34. Dalla [34..12(3) si ha (m . b)L Z+ 2fxy(a. M e la [34. Anche in questo caso la condizione mp(Sff) = m è equivalente all'annullarsi in P di tutte le derivate parziali di F di ordine minore o uguale ad m-l ed al non annullarsi in P di almeno una delle derivate di ordine m.. .é. l 2 . e non si annulla almeno una delle derivate di ordine m.2].. Il caso di una curva proiettiva di equazione [34. Infatti. e che ve ne sono al più m = mp(Sff) distinte.2] e un punto p = (a.t Z + . XI' X 2) rispetto alle Supponiamo che Sff sia affine di equazione [34. . XI' Xz) di ordine m -1. ..14] dove F:(P).12] è soddisfatta per ogni scelta di L.(XO' XI' Xz) == = Fili2 . si annulla in P. .y. 2 In modo simile si dimostra che sono nulle le derivate parziali di ordine inferiore a m-2. Y) fino all'ordine m -1 e almeno una delle derivate di ordine m non si annulla. fX-kyk(a.

Y = Mt. Y) = O. = Gm_1(X-a. Se ~ = mp(~) . con tangenti principali X . O)(~).a.15] Ciò equivale a dire che le equazioni delle tangenti principali si ottengono eguagliando a zero i fattori lineari del polinomio Fm(X. molto semplicemente. Nelle figure 34.. Y) = f«X . Y) + . d) (X 2 + y 2)2 + 3X 2 Y . Y . e F.. Y-b)=O e Gm(X . Si calcola facilmente che I(~ 7. Y). Una retta ~ è una curva non singolare che coincide con la sua tangente in ogni suo punto. Se Fm(X. . con tangente principale Y = O. Quindi la curva di equazione [34.. e quindi Onon è una cuspide ordinaria.4X 2 y 2 = O: l'origine è un punto quadruplo non ordinario. Y). si deduce f G.. (Y .-kM k k =---'--!.a.X 2 + y 2 = O: la curva possiede un nodo nell'origine. Consideriamo alcuni esempi di curve affini con diversi tipi di singolarità nell'origine. O) hanno equaZIOnI MX . Y):. Y + -J3x = O. O) = O.::: 2.2] in un suo punto P = (a.b) = Fo + F 1(X.1(X. k.. V+b)=g(U. Y = b + Mt a primo membro si ottiene la [34. Y-b)=G 2 (X-a. e solo allora.(L. r. Y) 397 = O si decompone nell'unione delle tangenti principali a ~ in P.-J3x = O.(X. Un punto doppio non ordinario P tale che dove Go = g(O. O) = f(a. Un flesso di specie k = l (risp. l'origine è un punto m-uplo ordinario per 5if. Sostituendo X = a + Lt.. con due tangenti principali: X = O e Y = O. e) (X 2 + y 2)3 . V)+ . b) poniamo f(U+a. Y) si decompone in m fattori lineari distinti. O) (~) evuavlia il minimo grado dei monomi non nulli di f(X.. Pertanto si ha G1(X-a. P) . Nel caso generale P = (a. Y . Y . Y -::b) +G2 (X-a. Il calcolo delle tangenti principali a una curva affine di equazione [34. a) X 3 . ed essa è tale che I(~ 7.11]. P si dice punto multiplo ordinario..11] si ottiene sostituendo X = Lt. Un flesso si dice di specie k(.é O.a.a) + a.. quindi ogni suo punto P è un punto di flesso perché I(~.::: l. La curva di equazione Gm(X . Y) come somma di polinomi omogenei f(X. cioè m (O.y 3 = O: l'origine è un punto triplo.3XZ Y + y 2 . b) X 3 . Y-b)= . P) = 00.b) + b) = g(X . Un punto semplice P di una curva affine o proiettiva ~ è un flesso se I(~ 7. Supponiamo dapprima P = (O. come segue.Curve algebriche piane 396 a ~ in P è tale che 34/Proprietà locali delle curve algebriche piane ed esprimiamo f(X. Y . = Fm. ordinario. Y) + F2 (X.y 2 = O: la curva possiede una cuspide ordinaria nell'origine. con tangenti principali Y = O.b) = = Go + G1(X ..b) + . O). al variare di (L..------r! I(5ff. Y). Y).'0) = 4. con unica tangente principale 7 : Y = O.LY = O. V)+G 2 (U. Y) dove Fo = f(O. M) k~O (r)fX_kYk(a.15] si decompone nell'unione delle tangenti principali di 5if.::: 3. è somma di tutti i monomi di grado r dif(X. P). V)=GO+G1(U. posto m = m(O. Confrontando con l'ultimo membro e uguagliando i coefficienti di t'. P) = k + 2. In un punto doppio non ordinario P la curva ~ possiede un'unica tangente principale 7. La [34.::: 2) si dice ordinario (non ordinario). b) si effettua. Y) nel modo seguente: f(X.Y = O e X + Y = O.::: l) se I(~ 7. F 1(X. Y . Fm(X. 7.::: 3.. . M) tra le radici dell'equazione omogenea [34. si ha = . Questa singolarità è chiamata tacnodo. l :5 ~ :5 mp(~).b) non è identicamente nullo. la-e ne è rappresentato il supporto reale.. b)L. e scriviamo ilpolinomio f(X. b) = O.2 y 3 + y 4 = O: anche questa curva possiede un punto doppio nell'origine. P) = 3 è detto cuspide ordinaria. c) 2X 4 . uguagliando i coefficienti di t' si deduce Pertanto. Un punto doppio ordinario si dice nodo.• • o o Segue inoltre che le tangenti principali a ~ in (O. ~.a.

j Il punto P è un flesso di ~ se e solo se per ogni Q tale che "EF. 34.2). e una cubica irriducibile può possedere solo flessi ordinari.. Sia ~ C p Z una curva proiettiva di equazione [34.. che ha equazione . ql' qz]EP z.6].t'. una conica irriducibile non possiede punti di flesso. dove H(X) è il determinante della matrice 3 X 3 ( FOO(X) FOI (X) FOZ(X») FIO (X) Fil (X) FdX) .t'.j(P)qiqjì-n-zfl z + .t'.(P)q i ì. 7.X k + Z = 0. P):5 gr(~) a meno che 7 non sia contenuta in !. PI' pz] E !. avente grado n ~ 3.(P)qi = 0. Fzo(X) F Z1 (X) Fzz(X) [34.1 "EFJP)Xi = O. La curva affine ~ di equazione- y. F(ì-P + flQ) = F(P)ì.1fl e un punto qualunque + _1 "EF. L'hessiana di una curva serve a individuarne i punti di flesso. Si ha gr(H(X» = 3(n .n. I flessi di una curva proiettiva ~ sono i punti non singolari che la curva ha in comune con la sua hessiana.8 (d) (c) PROPOSIZIONE Dimostrazione Consideriamo un punto semplice P Q= [qo.16] e H(X) si dicono rispettivamente matrice hessiana e determinante hessiano di F(X). k ~ l ha nell'origine un flesso di specie k.16] La [34.Curve algebriche piane 398 34/Proprietà locali delle curve algebriche piane 399 Poiché in ogni punto P di una curva ~ si ha I(!. i 2! i. l 7 in P.n + "EF. Si ha = [Po.. l cioè per ogni Q appartenente alla retta tangente (e) Figura 34. L' hessiana di ~ è la curva di equazione (b) (a) H(X) = 0.

I Dimostrazione 1) Poiché le rette del fascio di centro P e quelle del fascio di centro T(P) si corrispondono biunivocamente. si trova EF.. ~. 34. Il fatto che r è riducibile implica che T'è una componente di r.(P)pp = [EFoiP)p)po + [EF1j(P)P)Pl + [EFziP)pj]Pz = i.} Poiché si ha 34. 1) Per ogni PEp z si ha = mT(p)(T(:f!». EFij(P)XiXj = O. in particolare P è punto semplice (punto multiplo) per :f!se e solo se T(P) è punto semplice (punto multiplo) per T(:f!). Deduciamo quindi che ogni curva ridotta possiede al più un numero finito di punti singolari.9 COROLLARIO Una curva proiettiva di grado n 2: 3. Per ogni punto P del piano si ha [34. cioè r degenere.12(3). per il corollario 33. La (4) segue dalla (2) e dal fatto che le rette del fascio di centro P e quelle del fascio di centro T(P) si corrispondono biunivocamente.17] segue anche che se una curva (affine o proiettiva) :f! di grado n si decompone in n rette. d'altra parte i punti di intersezione di tutte le possibili coppie di componenti irriducibili distinte di Yt sono in numero finito. ne ha almeno uno. passanti tutte per un punto P.0 C P una curva e T : P ~ P una prolettlVl a.j l} l} j } } = (n -l)EFi(P)Pi = n(n -l)F(P) = O.10 PROPOSIZIONE Siano. Applicando due volte la proposizione A. e ciò è equivalente alla condizione che f(X. O) sia un punto n-uplo per Yt equivale..Curve algebriche piane 400 4) PE:f! è un punto multiplo ordinario (non ordinario) per :f!se e solo se T(P) Quindi P è un flesso se e solo se 7 è una componente della conica r di equazione è un punto multiplo ordinario (non ordinario) per T(:f!). è una componente irriducibile di ~ Ne segue che ogni componente irriducibile di Yt è una retta contenente P. l. se non ha injinitiflessi. i suoi punti singolari sono singolari per qualche sua componente irriducibile.9. Dalla [34.. 26 . se una curva (affine o proiettiva) :f! di grado n possiede un punto P di molteplicità n. P) = minT(P)ET(~l(T(:f!).1 segue immediatamente il seguente corollario. non necessariamente distinte. data una curva qualsiasi :t. 3) PE :f! è un flesso di specie k per :f! se e solo se T(P) è un flesso di specie k per T(:f!). Viceversa. per quanto appena visto. :f!si decompone in n rette. Y) si decomponga nel prodotto di n fattori lineari omogenei. Il risultato seguente esprime la relazione esistente tra leyroprietà locali di due curve proiettivamente equivalenti. allora mp(Yt) = n. passanti per P. La condizione che O = (O. EFij(P)PiXj = O. se è non singolare.11 Complementi 1. (L? Z Z Z • • 't' 34.) la tangente ar in P è T. per la proposizione 33.} Se P è un flesso. r è degenere. Supponiamo in particolare che Yt sia ridotta.17] discende che. Inoltre la tangente a r in P ha equazione mp(:f!) 401 34/Proprietà locali delle curve algebriche piane La dimostrazione è un facile esercizio (si applichi la [33. Y) sia un polinomio omogeneo. l. e quindi PE r.2]. l. Viceversa.22]).4 segue che le componenti irriducibili di :f!hanno al più un numero finito di punti singolari. oppure appartengono ad almeno due componenti. T(~). Dalla [34. supponiamo H(P) = O. Dalla proposizione 34.9 si ha mp(:f!) = minpEJ(:t. cioè H(P) = o. Siano :f! e !?J due curve (affini o proiettive). Infatti ogni retta che contiene P e un altro punto di Ytha almeno n + 1 intersezioni con :f! e quindi.3. Dalla proposizione precedente e dal teorema 33. non necessariamente distinte. T(P» = m T(P) (T(:f!».17] EFij(P)PiXj = (n -1)fFlP)Xi.2) e. = Le (2) e (3) sono una conseguenza immediata della (1) e della proposizione 33. Quindi P è un flesso. alla condizione chef(X. ne ha al più 3n(n . o a una componente multipla. Supponiamo:f! affine di equazione [34. 2) Una retta ~ è tangente (tangente principale) a :f! in P se e solo se T(~) è tangente (tangente principale) a T(:f!) in T(P). e quindi l'asserto.

2 Y) . La totalità delle curve di grado n di pZ = PZ(K) si dice il sistema lineare di tutte le curve di grado n.:::: 1 un intero. Sia n .(Q)Xi = O. P[l. !f! è = F I(Q) = Fz(Q) = O. Determinare equazioni cartesiane delle rette polari dei seguenti punti di P 2 (C): Fo = = [1.4X 2 .xf + xi = e passanti per il punto [1. se ~ è una conica irriducibile r ~(~) è una retta. Sia ~C pZ una curva proiettiva di equazione [34.y2-4X=0 c) X 2(X 2 . l Il. Uguagliando a zero il coefficiente di t'in F(X + tP) si ottiene una curva rr = r~(~). 0. Sostituendo a) y 2(X .Xy = f) y2 4 +X +X g) y . 1]. cioè se Q è singolare per 51. in coordinate non omogenee: a) X 2 + 2 y2 .X 5 = ° 5 = O. e le rette L (P. rr ha grado n . i Quindi le tangenti condotte da P a ~ in suoi punti non singolari sono le rette congiungenti P con i punti non singolari di ~ che stanno su r~(~). rr è definita per O:5 r:5 n-l. Infatti QE~n r~(~) se e solo se F(Q) = O = I:Fi(Q)Pi' Ciò avviene prel cisamente se Fo(Q) ° b) (X. Si ha rO di P è la curva di equazione = 51.r e ha equazione .. Dimostrare che la polare del centro di la retta impropria. Sia !f! una conica a centro di A 2(K). Verificare che gli asintoti di un'iperbole come sono stati definiti nel § 32 sono asintoti anche nel senso della definizione data in questo paragrafo.Y)3+X 2 .(X 2 + y ) = = [Po. 34.2 . 1. Anche in questo paragrafo supporremo che il campo K sia algebricamente chiuso.lr rI In particolare. e si denota con An' Denotiamo con K [X]n C K [X] = K [Xo. 1]. F 2 = [O.(X)Pi ". O]. Nel piano affine A 2(C) si considerino le curve di equazioni: 2 2.2). rispetto a ciascuna delle coniche di equazioni seguenti. Ql) ed L (P. Determinare equazioni cartesiane delle rette tangenti alla conica xg . t.Curve algebriche piane 402 35/Sistemi lineari di curve piane 403 Ad esempio. 2.4 = c) XY= 4 ° b)X 2 -3XY+Y=O d) X 2 + y2 .Pi. XI' Xz) in F(X) . 3]. Segue anche che. I: Fi1 . se PE51. Da ciò segue che il numero di tali tangenti è al più n(n -1). 4. 1. i. O]. e la prima polare [34. 3. allora PEr~(~). allora r~(~) n~= (QI' Qz). i La più importante proprietà di r I è la seguente: ~n r ~(~) consiste dei punti QE~ che sono singolari oppure tali che la tangente a ~ in Q contenga P. = [O. XI' X z] lo spazio vettoriale costituito dal polinomio Oe da tutti i polinomi omogenei di grado n. detta l'r-esima polare di P rispetto a ~ Se ~ ha grado n. PI' pz] X + tP = (Xo + tpo' XI + tpi' X z + tpz) al posto delle variabili X = (Xo. Se invece Pf/. Esercizi 1. r~(~) è la tangente a ~in P. Figura 34. che ha 35 Sistemi lineari di curve piane equazione I:F.2XY = O. otteniamo il polinomio F(X + tP) in X o' Xi' X z.6] e sia P un punto di pZ. U = [l. = O. 0.···. ° !f! di equazione 5..y2) _ 4X 2Y + y3 = d) X 2(X 2 + y2) _ X 2Y _ 4 y3 = e) X 2 y2 _ X 3 _ y3 . Qz) sono tangenti a ~ (fig. 1].0.~. Se PE~.17] I: Fi(X)Pi = O.2 2. Dalla definizione 28. oppure se P appartiene alla tangente in Q. ° ° ° Di ognuna di esse studiare le proprietà locali nell'origine e all'infinito. F.

n 405 terminate Uijk· Chiameremo F(X) il polinomio omogeneo generico di grado n. Più in generale. . cioè [35. La condizione di passaggio per P è F(P) = 0. rispetto al riferimento proiettivo individuato dai monomi monici. se ha dimensione 2 è una rete. Tali condizioni individuano quindi un sistema lineare A di dimensione pari almeno a n(n + 3) -M.. ••• . Àr ) -. Un sistema lineare A può essere assegnato anche come intersezione di iperpiani di An.. La base di K [X]n costituita da tutti i monomi monici di grado n individua come coordinate di un polinomio i suoi coefficienti. . . e viene chiamata condizione lineare sulle curve del sistema lineare An. e la loro totalità costituisce un sistema lineare di dimensione almeno uguale a per opportuni (Ào' ••• ... se ha dimensione 1. imponendo il passaggio per un punto assegnato P con ~olte­ plicità almeno r.2' .1 discende in particolare che esistono curve di grado n . In particolare. individuato da due sue rette distinte qualsiasi. + 1) J • 2 1'=1 Dalla proposizione 35.Et 2 (r.F(X) j J J 35/Sistemi lineari di curve piane 2 condizioni lineari. per 2 punti passa u~a retta. Se ha dimensione 0.o curve di grado n passanti per P I . il sistema lineare delle rette ha dimensione 2. Sia il polinomio omogeneo di grado n in X o. In particolare. per 9 punti passa almeno una cubIca ecc. .+1) J 2 j~1 . .Curve algebriche piane 404 segue che una curva di p 2 = p2 (K) di grado n può identificarsi con un elemento dello spazio proiettivo P(K[X]n).. per 5 punti passa almeno una conica. P t aventi rispettivamente molteplicità r l . A consiste di una sola curva. quello delle coniche ha dimensione 5.l ' pr. sono i coefficienti di uno qualsiasi dei polinomi che la definiscono. r impont gono condizioni indipendenti alle curve di grado n. Quindi An = P (K[Xln) è uno spazio proiettivo. e~iston.. passantl per M:::. Fr(X) = O. P t con molteplicità almeno r .. comunque SI assegnmo M:::.1] Ogni altra curva del sistema ha equazione EÀ. e interi 35.)] _ n (n . ° 2 Comunque si assegnino punti distinti Pl> . ••• .. n (n + 3) Poiché A ha dImenSIOne . assegnato un sistema lineare A di curve di grado n.2] Se dim [An (pr.. quello delle cubiche ha dimensione 9 ecc. La dimensione di An è uguale a n+ dim(K[X]n) . pr. rl .1 = ( 2 1) -1 = n (n + 3) 2 . rispetto alle variabili X o' XI' X 2 • Si ha quindi la seguente proposizione. n(n+3) 2 ~ Et (r. Nel caso n = 1 otteniamo il sistema lineare delle rette. .. O). il sistema lineare è un fascio. 2 puntI comunque assegnati. dove r~ 1.. r l t riSpettIvamente. n(n + 3) . L'equazione di un iperpiano di An è lineare omogenea nei coefficienti della curva variabile. Un sistema lineare di curve di grado n è un sottospazio proiettivo A di An. esistono curve di grado n che le soddisfano. XI' X 2 i cui coefficienti sono delle inde- n (n + 3) . Il sistema lineare descritto dalla proposizione 35. si ottengono r(r + 1)/2 condizioni lineari corrispondenti all'annullarsi in P di tutte le derivate parziali di F(X) di ordine r -1. Più in generale. ••• . i punti . = che è a~punto una condizione lineare omogenea nei coefficienti U ijk • Quindi le curve dI ~n che contengono P sono quelle le cui coordinate Uijk sono soluzioni dell'equazIOne precedente: esse costituiscono pertanto un iperpiano di A .é. (O. . P t .1 si denoterà con [35. Un caso particolare che abbiamo già incontrato in precedenza è quello di un fascio di rette. - + 3) 2 - kJ ~ (r + 1) 1'=1 2 j ' diremo che i punti P I . tali che ••• . . Quindi le coordinate omogenee di una curva !1tEAn . . 2 Il più naturale tipo di condizione lineare si ottiene imponendo il passaggio per un punto assegnato P[Po' PI' P2].1 PROPOSIZIONE rt ~ 1. ••• . n (n + 3) . Un sistema lineare di dimensione r può essere individuato da (r + 1) sue curve indipendenti di equazioni Fo(X) = 0.

P z. = rl = 1 diremo semplicemente che i punti P I.::: 1. .3 TEOREMA Se due curve proiettive di grado n hanno in comune N (::5 n Z) punti distinti.... Più in generale. r.3] e quindi contiene ogni P E~ n ~.. È evidente che. . P 3 su una retta t-.come componente. che ammette un'unica soluzione. essa ha una componente irriducibile in' comune con g.'.. . sia A un sistema lineare di curve di grado n di dimensione r . Un punto P appartenente a tutte le curve di un sistema lineare A si dice punto base di A.. e se P I . . P?) n A] Se r I = I dim(A) . P I impongono condizioni indipendenti a A. Quindi esiste un'unica curva di A che contiene Q. Se tutte le curve di A hanno una componente irriducibile <1>0 in comune. allora i rimanenti N .. dati 3 punti base P!.. PI' di rispettive molteplicità rl. . Per ogni n . Xl' xz) = (aooxo + aOl Xl + aozxz. Se alle curve del fascio A si impone il passaggio per un punto qualsiasi Q diverso dai punti base.t. . i punti P I . Fissato arbitrariamente un punto PE g diverso da questi mn punti. . . e quindi definisce una curva P!.. Le proprietà dei fasci di curve consentono di dimostrare il seguente teorema: :c :c 35. .. Dimostrazione Siano ~ e ~ le due curve di grado n. ••• . la curva <1>0 si dice componente fissa di A. P I sono punti base del sistema [35. Inoltre contiene di Fo(X). se P!. Se si scelgono punti distinti P I .. P r ha equazione F(X) 407 = O.è un punto base non assegnato del sistema lineare AZ(P I. rl' impongono condizioni indipendenti 35/Sistemi lineari di curve piane P!. . Viceversa. ogni altra curva Infatti dalla sua espressione si vede che il polinomio F(X) è combinazione lineare E A. Poiché ha mn + 1 punti in comune con g.. Dimostrazione Supponiamo che si abbia T-l (xo.. tutte le coniche che li contengono hanno t. essi impongono condizioni indipendenti a A. P I impongono condizioni indipendenti a A.. J = . il che contraddirebbe il fatto che ~ e ~ hanno solo un numero finito di punti in comune). questi sono contenuti in ii: :c :c :c :c EA ha equazione [35. F(PJ è il determinante di una matrice avente due righe uguali.mn punti appartengono a una curva di grado n-m. FAX). allora la curva appartenente a A e contenente Terminiamo il paragrafo con un teorema che descrive la trasformazione di An indotta da una proiettività di p Z • 35.1]. .. ••• . P r in modo sufficientemente generale.. e quindi t. Infatti.3] un'equazione lineare omogenea in À.è una componente fissa di Az(PI.2]. dove!rR è una curva di grado n-m. se P è un punto base di A allora in particolare appartiene a ~ e a ~.Curve algebriche piane 406 P I. .4 TEOREMA Sia T: pZ --+ pZ una proiettività. . Non sempre i punti base di un sistema lineare coincidono con quelli assegnati.. rl le loro molteplicità.mn (perché altrimenti g sarebbe componente irriducibile di ~ e di ~.::: 1 l'applicazione di An in sé stesso che associa ad ogni curva 2t EAn la trasformata T(2t) è una proiettività.. P. e sia g la curva irriducibile di grado m che contiene gli mn punti dell'enunciato. esiste una curva del fascio individuato da ~ e ~ che contiene P. e se mn di essi appartengono a una curva irriducibile di grado m < n. se ~: Fo(X) =O e ~: FI(X) =O sono due curve del fascio. ... alOxO + all Xl + a 12 x Z' azoxo + + aZI Xl + azzxz)· . . Ma g è irriducibile. P 3). Ad esempio. e ogni altro punto di t. In altre parole. Se il sistema A è individuato dalle r + 1 curve [35...j~I (r. . Q impone una condizione a A. dove F(X) è il determinante della matrice a Ase dim[An(P['. ed r!. Essi si dicono punti base assegnati del sistema lineare [35. 2+ 1) . e quindi 2t = g + 5tf. P r impongono condizioni indipendenti a A. Basta infatti scegliere P I che non sia punto base di A.. P z. P" perché per ogni i = 1. . . P 3)· I punti base di un fascio A sono esattamente i punti di intersezione di due sue curve qualsiasi. . Ad esempio. si ottiene dalla [35. . ••• . f. Poiché contiene gli N punti ~ n ~ e g contiene mn di questi e nessuno dei rimanenti N . P z che non sia un punto base di A n An (PI)' P 3 che non sia un punto base di A n An(Pl' Pz) ecc.2]. P z. ciò avviene per ogni loro sottoinsieme.

Un caso particolare di cui faremo uso nel paragrafo 36 si ottiene per n = 1: ogniproiettività T: p2 -+ p2 induce una proiettività di AI' e.aOF 2(po. e al caso euclideo. 2. è evidente che ogni curva di grado n avente ~ come tangente in P oppure singolare in P appartiene a E>p. lasciando al lettore il caso generale. g(X. La [35. Al variare di tE K l'equazione f(X.6] definisce un fascio di curve di grado n di cui la [35. Y) E K [X. come ogni altra. 9 * possiede punti reali e passa per i punti ciclici.4] individuano un sistema lineare E>py di curve di grado n. e ~*. per ogni PE p2.. PI' pJ = O a2F o(po. QE E 2. PI' pJ .7] rappresenta ovviamente ancora una parabola per ogni tE R. PI' P2)' F2(po. quindi è la chiusura proiettiva di una circonferenza di E 2 passante per P e Q. La teoria dei sistemi lineari. un isomorfismo di ogni sottospazio di An sulla sua immagine. utilizzando il passaggio da coordinate omogenee a non omogenee e viceversa.4]. 2 Se :tf: F(X) = O è una curva appartenente a E>P. Y) = O è l'equazione di una parabola ~ di E 2 .6] dove F e G sono i polinomi omogeneizzati dI f e g. il fascio [35. n 2': m 2': O. Y) + t(aX + bX + c) = O [35. e aX + bY + c è un polinomio non nullo di grado minore o uguale al.Curve algebriche piane 408 E U/kXòX{X~ J =O la trasformata T(~) ha equazione E /+j+k~n 409 È facile verificare che queste due condizioni sono linearmente indipendenti. Ad esempio. La proiettività di An indotta da una proiettività di p2 induce. Y). Inoltre. si ha Per ogni curva ~E An di equazione /+j+k=n 35/Sistemi lineari di curve piane VikXbX{X~ = O. Analogamente. Se ad esempio g è costante.5 Complementi 1. pur appartenendo alla geometria delle curve proiettive.2. ~ è tangente a ~ in P oppure P è singolare per j:f.aoFI(po.~' allora.4] è la condizione che la matrice ( Fo(Po'PI'PJ FI(Po. [35. Y) + tg(X. questa induce un isomorfismo del fascio di rette AI (T(P)) sul fascio di rette AI (P). e quindi ~ contiene P. Condizione di tangenza a una retta in un suo punto. Y] di gradi n ed m rispettivamente. Y) = [35.PI. l'equazione f(X. perché i termini di . Dunque le [35. se f(X. Imponiamo ai coefficienti del polinomio generico F (X) la seguente condizione di proporzionalità: [ao' al' a2] = [Fo(Po. Quindi sistemi lineari vengono trasformati in sistemi lineari della stessa dimensione. J nF(P) dove I coefficienti v/ jk sono espressioni omogenee di primo grado degli u/ jk a coefficienti polinomi omogenei di grado n negli a/h' Ciò equivale a dire che la trasformazione che muta gli Uijk negli v/ jk è una proiettività. può utilmente applicarsi allo studio delle curve affini ed euclidee.4] La [35. . PI' P2)' FI(po. Sistemi lineari di curve affini. ed equivale all'annullarsi dei suoi minori di ordine 2. = Fo(P)po + FI(P)PI + F 2(P) P2 = aaopo + aalPI + aa2P2 = O.~. Viceversa. Queste osservazioni si applicano anche al caso di un campo K qualsiasi. PI' pJ = O. ogni conica reale non degenere del fascio di coniche A individuato da ~ *. per un opportuno a>é O. 9 * C p2(C) le loro chiusure proiettive. PI' P2) . Poiché Yf'* n 9 * consiste dei punti ciclici e di P e Q.5] è l'equazione in coordinate non omogenee. Per questo motivo A si dice fascio di circonferenze. avente n(n + 3) dimensione . PI' P2)]' [35. Sianof(X. Sia ~ una retta di equazione aoXo + alXI + a2X 2 = O e P = [Po.pJ F 2(Po'PI'PJ) ao al a2 abbia rango 1. Se ad esempio ao >é O questa condizione equivale alle due seguenti condizioni lineari omogenee sui coefficienti di F(X): aIFo(po.5] O definisce una curva di grado n di A 2(K) la cui chiusura proiettiva è la curva di grado n 35. siano ~ 9 C E 2 due circonferenze aventi in comune i due punti P. PI' P2] un suo punto. Accenniamo bre~emente al caso dei fasci. per la [35.6] è quello individuato dalla curva F(Xo' XI' XJ = O e dalla retta impropria contata n volte.

Y)..fz fi =0. dodz d~ ag blbz bi d. rispettivamente un fascio di iperboli.h) sei punti di pZ(K). Siano (ao. r. Sia r ~ un intero. e quindi si ha un fascio di ellissi.0(P) Quindi PE equazioni + .. aoaz a~ a. Un punto P appartiene a !J: se e solo se la matrice [35.r(P) !J: 10F. .... Dimostrare che esiste una conica che li contiene se e solo se è soddisfatta la condizione aoa. di equazione Sia G(X) il determinante della matrice 411 nei di grado m.. Dimostrare che essi impongono condizioni indipendenti al sistema lineare delle coniche se e solo se la matrice che è un polinomio omogeneo di grado no + n l + . r siano FiO(X). .dz di eg eoe.. F. FIO(X).r(X) = 0.. ab az). se e solo se P appartiene simultaneamente alle r + l curve di + . . Ciò è equivalente all'esistenza di una soluzione non banale del sistema di equazioni lineari omogenee di cui essa è la matrice dei coefficienti. Siano (ao. ab az). . Nel caso n = m = l la [35. ..r(X) polinomi omogenei di grado n.~ (cfr.. cioè all'esistenza di lo. + IrF. . complemento l). Cb Cz). eoez e~ e.nel punto improprio di ~ ciò avviene anche per la [35. d b d z).Xz xi alaz ai bob l bobz b~ blbz bi cg Co CI CoCz c~ CICZ ci dg do di dodz d~ dldz di eg eoel eoez e~ elez ei =0. + IrF. Abbiamo quindi unfascio di parabole.. . e" ez). e sia A(. . Cb Cz). . Esercizi 1.ez ei ha rango massimo. (bo. bb b z). la curva di grado n + m di equazione [35. (eo. dati Foo(X). linearmente indipendenti. A(r)" Ad esempio.10] è il luogo dei punti di intersezione variabile delle curve dei due fasci + Àl F OI (X) = ÀOFIO (X) + Àl Fu (X) = ÀoFoo (X) ° ° per stessi valori dei parametri À o' Àl . di.az ai bg bobl bobz cg Co CI CoCz bf cf CICZ ci dg do d.7] è l'equazione di un'ellisse. (bo. d z). dodz d~ d. perché entrambe appartengono al sistema lineare 0p.0(X) = 0. allora per tE R la [35.. Dal punto di vista proiettivo la [35. f. allora la conica che contiene i cinque punti assegnati ha equazione xg XOXI XoXz X~ ag aoal bg aoaz a~ X. IrE K non tutti nulli tali che si abbia simultaneamente 10F. F OI (X) omogenei di grado n. r.9].Curve algebriche piane 410 35/Sistemi lineari di curve piane secondo grado del primo membro sono gli stessi di quelli dif(X. (io.. Per ogni i = 0. calcolata in P..dz di eg eoe. cinque punti di pZ(K). 2. .. i = 0. In modo simile si dimostra che se!J: è un'ellisse.. r.10] è una conica.az bg bobl bobz blbz bi d Co CI CoCz bf cf CICZ ai ci dg do d. . .. Questa descrizione di !J: è una sua generazione proiettiva per mezzo dei sistemi lineari A(o)' .. Dimostrare che se questa condizione è soddisfatta. i = 0. (co. Fu (X) omoge- ag aoal aoaz a~ a. bb b z). (do. o un'iperbole. ° 3. Generazione proiettiva delle curve piane. ha rango ::. eb ez).. (eo. (co.. + nr • Sia !J:C p2 la curva piana di equazione G(X) = O.8] ° ° Poiché le coniche di equazioni F(Xo' Xl' X:J = e XO(aXI + bX2 + cXo) = hanno per tangente la retta impropria t. linearmente indipendenti.8].) il sistema lineare di curve di grado n. (do. eoez e~ ele2 ei fg fof fofz f~ f.7] si interpreta osservando che la sua chiusura proiettiva è la curva di equazione [35. rispettivamente di un'iperbole.

a 3 E C distinti. Se g(X) avesse una radice multipla a. in coordinate non omogenee.9 segue che una cubica possiede al più 9 flessi distinti. 1] in modo che la tangente di flesso sia la retta di equazione X o = O. P 4 ). dove f(X. In questo paragrafo ne illustreremo alcuni aspetti. Figura 35. equivalentemente.X 3 + (c + 1) X Z.a l)3 Y' trasforma la [36.2) punti che appartengono a una curva di grado n .1. ne contiene un terzo.(c + 1». Per le cubiche non singolari abbiamo il seguente risultato più preciso: 36. Siano Pio P 20 P 30 P 4 Ep2 (K) punti distinti e non allineati.1 yZ =X(X -1) (X .412 Curve algebriche piane 3.2 TEOREMA 1) Una cubica non singolare Yt possiede esattamente nove flessi. iniziando da quello della classificazione. Y) è [36. 413 yZ = g(X) [36. Con una proiettività . Dimostrare che se Pio P 2 .1]. e al' az. 2) Dati comunque due flessi A e B di Yt. 35.c)Z] per qualche cE C\ (O.2. n (n .6. -Ja(az . le n tangenti a !li'in questi punti incontrano !li'in altri M::. Nello studio delle cubiche proiettive complesse si presentano fenomeni geometrici nuovi rispetto al caso delle coniche.é 0.2] nella [36. (Suggerimento. Dimostrazione Poiché è non singolare. y) =0. Considerare il fascio 'determinato da !Ii' e dalla curva costituita dalle n tangenti. P~ P 3 . allora le sue coniche degeneri sono esattamente 3 (cfr. O). Dimostrare il seguente teorema di Poncelet: Se una curva proiettiva irriducibile !Ii' di grado n ~ 3 è intersecata in n punti distinti da una retta ~. e che se il fascio ha 4 punti base (distinti). se non ne possiede infiniti.1] h (X. P 2 . P 30 P 4 sono gli unici punti base del fascio di coniche A 2 (P 1.al)/(az . la curva [36. P 3 . con c = (a 3 .2] sarebbe singolare in (a. Il primo passo per classificare le cubiche proiettive non singolari è costituito dal seguente teorema. è sufficiente dimostrare il teorema per le cubiche della forma [36.1 TEOREMA Ogni cubica non singolare Yt C pZ = pZ(C) è proiettivamente equivalente a una cubica di equazione affine: Dal corollario 34. P 4 E p2 (K) sono punti distinti e a tre a tre non allineati. = e il risultante di f e h/8 rispetto a Y è Yt possiede almeno un flesso P.(1)X' + al y 6.2] dove g(X) è un polinomio di grado 3.c). Y) = yz . allora Pio P 2 . e imporre alle curve del fascio il passaggio per un punto di ~.1]. P 3 . P 4 impongono condizioni indipendenti alle coniche. Dimostrare che un fascio di coniche di p2(K) privo di componenti fisse càntiene al più 3 coniche degeneri. Dimostrare che Pio P 2 . o. P 4) è un fascio di coniche. 0. che hanno la proprietà che una retta che ne contiene due.5(1).«c + l) X . 5.al). l'hessiana dif(X. fig. Quindi utilizzare il complemento 35. e che pertanto A2 (P 1 . In coordinate affini la curva trasformata di Yt ha equazione: 4. L'affinità corrispondente alla sostituzione: X= (a z .1). possiamo trasformare P nel punto [O. 1). 361Cubiche . esiste una proiettività cp: pZ --+ pZ che trasforma Yt in sé stessa e scambia tra loro A e B lasciando fisso il flesso allineato con A e B.) 36 Cubiche In questo paragrafo supporremo K = C. Dimostrazione Grazie al teorema 36. Y) = 8 [(Yz + cX) (3X . della forma f(X.cx. P 3 . Quindi g(X) è della forma con a. Si calcola facilmente che. 3.

/). l] (Y= 0. y). l]. negli altri .r. c' . supponiamo che la cubica Y. Y) trasforma la [36.) = '(e) = (e .y).r. e Y. e Y. 0. Il corollario 36. 0.) =j(e) =j(Y. inclusa la tangente in P. anche (x. Y = c). nessuna delle quali è O. Se c' = 1. prese nello stesso ordine. Allora (x. y). y. O.1]. possiede esattamente quattro tangenti distinte che contengono P. allora c' è una delle seguenti cinque espressioni in c: 1.) passanti per [0. in particolare anche 1 è infinito. 36. ha la proprietà voluta. l] rispettivamente.' abbia equazione y Z =X(X -l) (X . e quindi j(Y. l . l.1] nella [36. 0. 0.c'). y).c. O. Y = l. l. una cubica non singolare di pZ e sia p un suo flesso.) = j(Y.1] e Y. e sia C il terzo flesso allineato con A e B. Y) e h (X.10). l] associa il loro punto di inter- 415 361Cubiche ° sezione con la retta X z = è un isomorfismo di rette proiettive. Il seguente è un risultato classico sulle cubiche non singolari: 36. Quindi ognuna delle radici di R(X) corrisponde a due punti propri distinti in comune a y. Y. e 312 Y) al posto di (X. cioè Y.1] nella [36. la proiettività corrispondente alla sostituzione di (eX. Poichéf(X. e si indica con j(Y. 0. perché cp induce un isomorfismo dei due fasci di rette di centro P e [0. 0. l].414 Curve algebriche piane Calcolando il discriminante di R(X) si trova e quindi R (X) ha quattro radici distinte. Se c' = C-I. per qualche e. possiede altri 8 flessi. si considera invece la proiettività corrispondente alla sostituzione di (-X + l.c.' sono proiettivamente equivalenti. J J cZ(e-I)Z Dimostreremo che il modulo j(Y.0. e l'altro sia (x. Il modulo comune delle quaterne di tangenti passanti per i flessi di una cubica non singolare Y.). perché ogni punto siffatto (x. Dimostrazione Supponiamo dapprima che Y. ha equazione [36.1].r. in una cubica [36. Se ne deduce che. 0. Il loro modulo è indipendente dalla scelta di P. Y = l. l] e (x.casi le proiettività si ottengono componendo opportunamente queste due. l]. passanti per P e quelle a cp(Y. Dimostrazione Se Y. . B = (x. 00. l 1.1]. i Y) al posto di (X. la retta impropria. Y = 0. Siano ora assegnati due flessi di 5ff. con j(c) = j(e' ).r. Ognij(e) proviene da al più 6 valori distinti di c: poiché C è infinito. Sia ora Y.c ' c c-l' c-l c Sarà sufficiente determinare una proiettività che trasforma la [36. Se la cubica Y. di pZ si chiama modulo della cubica. [36. 1851) Sia Y.3].y) ha la stessa proprietà. Y) contengono la Y solo in grado 2.3] Se e. per ogni (x. l}.' di pZ sono proiettivamente equivalenti se e solo se j(Y. y) soddisfa la condizione y . allora entr~mbe sono equivalenti a una stessa cubica della forma [36. abbia equazione [36. 0. Si osservi la differenza tra questo caso e quello delle coniche: abbiamo infatti dimostrato nel paragrafo 30 che esiste un'unica classe di equivalenza proiettiva di coniche non singolari. una cubica non singolare qualsiasi e sia cp: pZ -> pZ una proiettività che trasforma Y.tf. possiede quattro tangenti distinte passanti per P: le rette Y = c. y) che li annulla entrambi. . Xl' Xz) = (Xo.Xz).1]. Sia 1 = (classi di equivalenza proiettiva di cubiche non singolari l.) individua la classe di equivalenza proiettiva della curva. Possiamo supporre C = [0. Possiamo supporre che uno di essi sia [O. segue che c è anche il birapporto delle quattro corrispondenti rette tangenti a Y. e alla sua hessiana. Xl> . cE C\ {O. Poiché le tangenti a Y.y) è un flesso ed è allineato con [O. La prima parte del teorema è così dimostrata. . l]. Quindi Z '(Y.4 stabilisce una corrispondenza biunivoca tra 1 e il sottoinsieme di C costituito da tutti i valorij(e). Inoltre il birapporto delle 4 tangenti in P è lo stesso delle loro trasformate. 0. ha in totale 9 flessi.c. Y. l].4 COROLLARIO Due cubiche non singolari Y. allora c = (3(0. oltre al punto improprio [0./). Y). proposizione 34. 0. la prima parte del teorema è dimostrata. .3 TEOREMA (SALMON. e che P = [O. e passanti per [0. e la retta impropria. e quindi A = (x. c).3] nei due casi c' = C-I. l] si corrispondono biunivocamente (cfr. in modo che cp(P) = [0. Siano A e B due flessi qualsiasi di . Y. sia la cubica [36. Viceversa.c + 1)3 . La proiettività cp(Xo. Poiché la corrispondenza che alle rette del fascio di centro [0.

r. considerando le cubiche singolari. Allora !ff ha equazione affine ° XY + aX 3 + bX 2 + cX + d = ° [36. b. La proiettività corrispondente alla sostituzione X=X'-~ 3a 2 Y= Y' . d.8] che è irriducibile. dall'esempio 29. Deduciamo quindi che tutte le cubiche irriducibili con una cuspide ordinaria sono proiettivamente equivalenti tra loro. O. Deduciamo quindi che tutte le cubiche irriducibili con una cuspide ordinaria possiedono almeno un flesso. b. 0.7] [36. [36. 0. Il teorema precedente completa la classificazione proiettiva delle cubiche irriducibili. che è irriducibile. che sono rappresentate dalle curve di equazioni: [36.416 . Ci limiteremo al caso irriducibile. nel caso euclideo. la tangente principale incontra !ff in P con molteplicità 3. Se ne deduce che tutte le cubiche irriducibili con un nodo sono proiettivamente equivalenti tra loro.6] che non dipende da a. 0..4] con a . Per il teorema 33. c.4] nella X' Y' +X'3+1=0. il quale deve essere un punto doppio. 27 . che non dipende da a. Con una proiettività possiamq trasformare P nel punto [O. ha un nodo nell'origine e un flesso in [0. ha una cuspide ordinaria nell'origine. 1] in modo che la tangente principale sia la retta di equazione X o = O.5 una cubica irriducibile possiede al più un punto singolare. d. O. 1].he le tangenti principali siano le rette di equazioni X o = e XI = O. con a .-b+ c 3a trasforma la [36.. Quindi P è una cuspide ordinaria. Con l'ulteriore sostituzione X' =~a-I X Y' = Y-o si ottiene l'equazione Y +X 3 =0. In particolare ogni cubica irriducibile con un nodo è proiettivamenteequivalente alla cubica di equazione 36. Allora !ff ha equazione affine Y + aX 3 + bX 2 + cX + d = 0. Riassumendo. Su una cubica non singolare è possibile definire in modo puramente geometrico una struttura di gruppo abeliano. per un opportuno oE C.8] una cuspide ordinaria. una volta fissato un suo punto di flesso.r. abbiamo il seguente teorema.7] hanno un nodo. quelle della classe [36. 1].Curve algebriche piane Terminiamo lo studio dell'equivalenza proiettiva di cubiche. La classificazione proiettiva delle cubiche riducibili si fa facilmente utilizzando quella delle coniche e viene lasciata al lettore. Quindi tutte le cubiche irriducibili con un nodo possiedono almeno un flesso. 0. La proiettività corrispondente alla sostituzione X=~a-Id X'. Se !ff ha un punto doppio ordinario P. suddividendo le cubiche secondo il loro comportamento all'infinito. 1] in modo c. In particolare ogni cubica irriducibile con un punto doppio non ordinario è proiettivamente equivalente alla curva di equazione y 2 =X 3 . Se !ff ha un punto doppio non ordinario P. Le possibilità che si presentano quando si ha un solo punto all'infinito sono esemplificate. trasforma la [36. c. altrimenti la cubica si spezzerebbe nell'unione di tre rette passanti per quel punto. con una proiettività possiamo trasformarlo nel punto [0.5 TEOREMA 1) Esistono due classi di equivalenza proiettiva di cubiche irriducibili e singolari.. 2) Ogni cubica irriducibile ha almeno un flesso.4(3) (parabole cubiche di Newton). La classificazione delle cubiche affini e di quelle euclidee è più complicata.5] nella Y' + aX'3 + o= ° [36. in modo analogo al caso delle coniche.5] Le curve della classe [36. e un flesso in [0. Essa si ottiene. e la sua trattazione esula dagli scopi del presente volume. 417 36/Cubiche .

E). 4. j(l + E) = O. dalla proposizione 35. [O. Ma di questi. Daremo la dimostrazione nel caso in cui questi 9 punti sono distinti. C. B. 1 . si ha + (B + C) = (A + B) + C. B) sono su una retta. [. I- -E]. A. R(A. . C). O].é. C). 1]. il cui elemento neutro è O. si dice armonica. O).t) hanno modulo variabile j(t). [36. . sono allineati. [O.3 segue che i rimanenti 6 sono su una conica.1 Consideriamo infatti una cubica non singolare Definiamo un'applicazione y2 =X(X -l)(X + 1) 5f! di p2 e sia O un suo flesso. B+ C) = R(A + B. -A = R(A. O]. ancora dalla proposizione 35. convenendo di considerare ogni punto di intersezione con la sua molteplicità (fig. y2 = tX(X -1) (X . Dimostrare che le cubiche passanti per i 9 punti dell'esercizio precedente sono precisamente quelle appartenenti al fascio I(X'.9] C). -1].418 Curve algebt:iche piane 36/Cubiche 419 Dalla definizione di + sulla cubica non singolare 5f! segue subito che 3 punti A. B.E.1. si ha [. . [1. CE5f! sono allineati se e solo se A + B + C = o. Le cubiche armoniche ed equianarmoniche hanno modulo rispettivamente uguale aj(-I) = 27/4.1f. cioè la [36.B E5f! sia R (A. dove 5f!n!?J= (O. Il fatto che l'operazione sia commutativa è ovvio. C) sono allineati. +xi +xi = e dimostrare che !tf ha i seguenti flessi: [0.E . _E 2 ] l. Un fascio di cubiche tale che ogni cubica del fascio abbia per flessi i punti base è un fascio sizigietico. 0. Dimostrare che il fascio dell'esercizio 2) è sizigietico. Dimostrazione È immediato verificare che O è un elemento neutro rispetto a +. 1. 3. 5f! si dice equianarmonica.:<: 1 è una radice cubica di 1. dove E >é-l è una radice cubica di 1.9]. Le cubiche non singolari del fascio = R(R(A. Determinare le cubiche singolari che appartengono al fascio dell'esercizio precedente. B + C).3 segue che gli altri 3 punti.. 0. B). E . Se invece 5f! è proiettivamente equivalente alla cubica di equazione = X(X -I) (X - y2 nel seguente modo. Una cubica non singolare equazione Figura 36. A. A + B ed R(A. 36. + Xi + Xi) + mXOX. A + B. Poiché i 3 punti B.O. B.X2 = o.7 Esempi 1. 36. C) + L(O. O]. Considerata la cubica 2 !?J= L(A. A 5f! proiettivamente equivalente alla cubica di B) + L(A + B. C. 1.6 TEOREMA Con l'operazione + introdotta sopra. Resta quindi solo da verificare l'associatività di +. Per ogni A. R(A + B. O).R(B. 1].1f. 'B). Invece le cubiche non singolari del fascio y2 = X(X -1) (X . B) il terzo punto di intersezione con 5f! della retta L(A. Determinare l'hessiana della cubica !tfdi equazione ° cioè che R(A.E. B + C ed R(A + B. 2. la cubica non singolare 5f! è un gruppo abeliano. -1. R(B. [1. Dobbiamo verificare che. 2. 1] [1. dati comunque tre punti A. B + C.1). CE. C) l. O. X'. e che per ogni A E. Esercizi 1. Definiamo A +B 36.c) hanno tutte lo stesso modulo j(c). B) (o della tangente in A se A = B).

6. Dimostrare che una cubica irriducibile con un nodo possiede tre flessi che sono allineati (Suggerimento. A Domini. È sufficiente dimostrare l'asserto per la cubica di equazion~ XY + X 3 + 1 = O.M(X) = O (cfr. (Esistenza dell'inverso) Per ogni aE K. (Esistenza dello zero) Esiste un elemento OE K tale che a + O = O + a = a. (Associatività della somma) a + (b + c) = (a + b) + c. L'esposizione non sarà completa di tutte le dimostrazioni. per ogni a E K. . cE K.6 (3)). bE K. Definizioni Fra le strutture algebriche maggiormente usate in geometria troviamo quelle di "campo" e di "dominio". bEK. in modo che siano soddisfatti i seguenti assiomi: Kl K2 K3 K4 K5 K6 K7 K8 (Commutatività della somma) a + b = b + a. (Esistenza dell'unità) Esiste un elemento 1 E K tale che al = la = a. b. cioè due applicazioni + : K x K-+ K. campi. ÀF(X) + p. M(X) = O le equazioni di due rette distinte. che associano ad ogni coppia (a. . (Associatività del prodotto) a(bc) = (ab)c. per alcune delle quali rinvieremo a un testo di algebra. Utilizzare il teorema di Salmon. 9. (Esistenza dell'opposto) Per ogni aE K esiste a' E K tale che a + a' = O. G(X) = Ole equazioni di due coniche prive di componenti in comune L (X) = O. 420 Curve algebrich~ piane .I 5. Dimostrare che !ff passa per i punti base del fascio di coniche e per il centro del fascio di rette. a ~ 0. (Commutatività del prodotto) ab = ba. Dimostrare che una cubica irriducibile con una cuspide possiede un unico flesso (Suggerimento. cE K. +. (Suggerimento. Dimostrare che la cubica armonica di equazione affine y2 = X(X 2 -1) 'i Appendici ha la proprietà di essere l'hessiana della propria hessiana.Ir'i ]' . complemento 35. per ogni a. Dimostrare che su una cubica non singolare !ff su cui sia fissato un flesso O.) In quest'appendice sono trattati alcuni argomenti di algebra che vengono utilizzati in questo testo. Siano F(X) = O. esistono 4 punti distinti A tali che 2A = O. Si supponga che il fascio di coniche abbia 4 punti base distinti dal centro O del fascio di rette.) 7. per ogni a. polinomi !ff è proiettivamente generata dal fascio di coniche .) costituita da un insieme non vuoto K e da due operazioni binarie su K. Un campo è una tema (K.) 8. chiamato "prodotto di a per b". chiamato "somma di a più b" e un elemento ab. Dimostrare che ogni conica del fascio interseca !ff in altri 2 punti allineati con O. b) E K x K un elemento a + bE K. esiste un elemento a* E K tale che aa* = 1. e !ff la cubica di equazion~ F(X) G(X) I L (X) M(X) I = O. per ogni a.G(X) = O e dal fascio di rette ÀL(X) + p.. b. per ogni a. : K x K-+ K chiamate somma e prodotto. È sufficiente dimostrare che la cubica di equazione affine y2 = Xi possiede un unico flesso. per ogni aE K.

bEF e b.a invece di b + (. SK3. Sono campi O. Con le usuali operazioni l'insieme Z dei numeri interi relativi è un dominio. b. e si denota con gr(f(X)). Denoteremo il sottoinsieme K\ {O} con K*.. per ogni a. SK2 Se a. bmE D. . K7 e K8 siano soddisfatti. o termini..t: O. l'insieme delle classi resto modulo un numero primo p ~ 2. reali e complessi rispettivamente. dalla SKl segue che F . Le due operazioni inducono dunque operazioni su F in modo che K3. Quando non vi sia possibilità di equivoco sulle operazioni che vi sono definite. Viceversa.. iv) Un elemento a EK è detto invertibile se esiste a* EK tale che aa* = a*a = 1.bE F.. + a (n addendi) intendendo Oa = O.t: O.a). Sia K un dominio. .) si denoterà semplicemente con la lettera K. . Dalle SKl. lE F. Un sottoinsieme F di un campo Kè un sottocampo se e solo se verifica le seguenti condizioni: SKl O. C. polinomi Appendici 422 (Distributività della somma rispetto al prodotto) a(b + c) = ab + ac. a EK..t: Oil dominio K ha caratteristica O. R. Quindi si ha pure a + bE F e ab EF per ogni a.bE F. +.. è un campo.. dalla SK2 con a = Osegue che per ogni bEF anche .. . iii) Per ogni aE K l'elemento a' EK di cui è asserita l'esistenza nell'assioma K4 è unico. KlO (Non-esistenza di divisori dello zero) Se ab = O e b . a" .. e ao' alX. Il polinomio a coefficienti tutti nulli si dice polìnomio nullo. SK2. Se F è un sottocampo di K.. SK2. ogni sottocampo di C ha caratteristica O.n)(.t: O. essa si dice dominio (o dominio d'integrità).CE K. definisce lo stesso polinomio se e solo se f(X) e g(X) hanno gli stessi termini con coefficienti diversi da O.) soddisfa gli assiomi Kl. bo. K è un'estensione di F. + . Per ogni successione finita ao. an di elementi di D. allora ab-IEF. L'elemento a* è univocamente determinato da a. .. K9. Siano D un dominio e X un'indeterminata.. il grado dif(X) è il più grande intero d tale che ad. Altri esempi di sottocampi e. scriveremo na per indicare la somma a 423 = = (.. di cui ao' al' . ma non necessariamente K8. si chiama l'inverso di a.. poniamo per definizione na = an = {a+-vil b: a. Un importante esempio di dominio è costituito dai polinomi in una indeterminata a coefficienti in un dominio. Un esempio di campo di caratteristica positiva è il campo Zp delle classi resto modulo p. K7. allora K ha caratteristica positiva. Un sottodominio di un dominio D ha la stessa caratteristica di D. Se n EZ. l'espressione definisce un polìnomio in X a coefficienti in D.. n < O.. Quindi F è un sottocampo di K.t:O. a (n fattori) Se n EN e aE K. Z. Le seguenti proprietà seguono facilmente dagli assiomi e la loro dimostrazione verrà omessa.t: 0. e dalla SK3 con a = 1 segue che b -I EF se b . Ogni dominio contenente O ha caratteristica O. (K. Gli altri assiomi sono soddisfatti perché lo sono in K. gli insiemi dei numeri razionali. se a.t: O è invertibile. dotato delle operazioni indotte dalla somma e dal prodotto in Z. se F verifica queste condizioni.a. campi. e viene di solito denotato con . il più piccolo intero p con tale proprietà è la caratteristica di K. + bmXm. Se f(X) . Un'altra espressione g(X) = bo + + blX + . .A/Domini. SK3 Se a. . cioè se O' EKsoddisfa a + O' = O' + a = a per ogni a EK allora O' = O. . bE F... a-n denota con (a-Iy. cioè se u EK soddisfa au = ua = a per ogni aE K allora u = 1. bEO} O[-vil] Se la tema (K. + . allora a = O. Se invece esiste p > Otale che p 1 = O. dove p ~ 2 è un numero primo. Zp = ZlpZ. O. an sono i coefficienti. K9 di C sono: O [i] = {a+ib: a. bEO}. È evidente che ogni sottocampo soddisfa le SKl. . Se per ogni intero n > Osi ha n 1 . In un dominio si mantengono le usuali notazioni e convenzioni sugli esponenti: si scrive a n per denotare aa . ii) Esiste un unico elemento unità. con le operazioni usuali. bE F allora a . Un sottocampo di un campo K è un sottodominio F di K che è un campo. SK3 discende immediatamente che ogni sottocampo di C contiene O. Un sottodominio di un dominio D è un sottoinsieme F di D sul quale le operazioni definite in D inducono altrettante operazioni in modo che esso sia ancora un dominio. e si denota con a -I. il campo. KlO. o il dominio.t: O. si scriverà b . In particolare. R e C hanno caratteristica O.a). e si denota con O. anX n i monomi. i) Esiste un unico zero. talvolta si scrive alb invece di ab -I . esso si dice l'opposto di a. K4. n intero positivo non divisibile per un quadrato Z è un sottodominio di ognuno dei campi O. Ad esempio O ed R sono sottocampi di C e O è anche un sottocampo di R. R e C.

si definisce come il polinomio f(X) + g(X) = ao + bo + (al + bl)X + . XN_I][XNl. + iN il grado (o grado totale) del monomio. .in S ponendo (a. Infatti. cdì = cld e quindi (ad + .. È facile verificare che L. ••• . in un modo che generalizza la costruzione del campo dei numeri razionali a partire da Z. L'insieme di tali polinomi si denota con D [XI' . Pertanto l'isomorfismo è una relazione di equivalenza tra domini.. f(ab) = f(a) f(b) = per ogni a. con queste operazioni. Definiamo operazioni in L nel modo seguente: iN il + . Il Il Il campo dei quozienti di un dominio Sia D un dominio. . X N) rispetto a J0 è il massimo dei gradi rispetto a J0 dei suoi monomi. Denotiamo con L l'insieme delle classi di equivalenza. bd) S(a. b) tali che b ~ O.. ••• . b). il grado (o grado totale) di f(X I . cioè di termini della forma ED* è il coefficiente del monomio. e si denota con gr(f(Xp ••• . . La verifica è immediata ed è lasciata al lettore. D [XI' .bc = O. un polinomio in XI' . Infatti. '" f(a + b) = f(a) + f(b).. È possibile costruire un campo contenente D... X N) è il massimo dei gradi dei suoi monomi. X N_ I' X N] = D [XI' . ••• . Dimostrazione Sia S il sottoinsieme di D x D costituito da tutte le coppie (a. X N _ I a coefficienti in D. se f. 1) ed S(l. Un'applicazione f: D ~ D' si dice omomorfismo se soddisfa le condizioni dove ai.. È facile verificare che . l'inverso di un isomorfismo e la composizione di isomorfismi sono isomorfismi. . e chiamano "omomorfismi unitari" quelli che noi abbiamo chiamato omomorfismi. Ognif(XI. g(X) = bo + blX + ... e ••• iN = 1 il monomio si dice monico. Il grado di un polinomio non nullo f(X I. gr(fg) = gr(f) + gr(g). e il loro prodotto come f(X) g(X) = aobo + (aob l + al bo) X + (aOb2 + al bi + a2 bo)X 2 + . L'insieme di tutti i polinomi in X a coefficienti in D si denota con D [X l... . 2) ogni elemento di L è della forma alb. campi. Si osservi che un omomorfismo f: D ~ D'in cui D è un campo. b) . X N a coefficienti in D è definito induttivamente come un polinomio in X N i cui coefficienti sono polinomi in X p ••• .) 425 L'identità lo: D ~ D e la composizione go f: D ~ D di due omomorfismi j: D ~ D' e g: D' ~ D sono omomorfismi.. soddisfa gli assiomi di campo.. d) = S(ad + bc. b) S(c. .). bd). Se D è un dominio ed XI' X 2 ... Per definizione il polinomio nullo ha grado indeterminato. che è in un certo senso il più piccolo campo con questa proprietà. tale che 1) D è isomorfo a un sottodominio D' di L. L'identità.. = Queste operazioni sono ben definite perché non dipendono dai rappresentanti delle classi che intervengono nella definizione. 1). + bmxm.) = Of(x.f(X) si dice costante se è O oppure se ha grado O. Un isomorfismo è un omomorfismo f: D ~ D' che possiede un omomorfismo inverso. e chiamato campo dei quozienti di D.) = f(x) f(x. X N sono indeterminate.. D [Xl è un dominio. Il sottodomi- . e con S(a b)E L la classe dell'elemento (a. polinomi S(a. Due domini D e D' si diconoisomorfi se esiste un isomorfismo f: D ~ D' ..è una relazione di equivalenza. b) + S(c. X N_ I' X N]. se esistesse XE D* tale che f(x) = O. Siano D e D' due domini. X N_I' XNl è in modo unico somma finita di monomi.. + anX n. se allora ab l = alb.. ij il grado rispetto a J0. ..(c. d) se e solo se ad . gr(g) J.424 Appendici Un polinomiof(X) di grado d si dice monico se ad = l. lo" (A vvertenza: taluni autori non richiedono quest'ultima condizione nella defi- nizione.?c)b l di acb l di = = ab l dd l + bb l cdi = al bddl + bb l CI d == (al di + bi cl)bd al CI bd. La somma di due polinomi f(X) = ao + alX + a2 X 2 + . se ail f(lo) A/Domini. Definiamo una relazione .. se si prendono come zero e unità rispettivamente S(O. dove a. con unità 10ED e 10. bE D. Con le operazioni di somma e di prodotto che abbiamo definito. unico a meno di isomorfismi.ED' rispettivamente. g. In simboli. A. si avrebbe l'assurdo lo' = f(lo) = I I I := f(xx.l TEOREMA Per ogni dominio D esiste un campo L. b E D' . Segue subito dalla definizione che. X N». XN)ED[XI . d) S(ac. f + g ~ O: gr(f + g):5 max [gr(f). . è iniettivo.

allora klh.fn(X) EK[X] fossero tuttll pohnomi monici irriducibili. X N a coefficienti in K. campi. 3) esistono A. DFU2 Se al oo. gj è un fattore multiplo di f. L'esponente ej si dice molteplicità di gj in fo Se ej > 1.fn(X). 1). f2(X). che sono pertanto infiniti. A. di cui gli aj si dicono fattori. X N sono indeterminate. Si ha che a Ib e b Ia se e solo se b = ea. Proprietà di divisibilità e di fattorizzazione Sia D un dominio. In pratica è più comodo denotare un elemento S(a. X N ). ar è una fattorizzazione di a. 00" X N ]. X N ]. b)) = i(a)/i(b). Ad esempio. polinomi irriducibilio Ogni polinomio di grado 1 a coefficienti invertibili in B è irriducibile. In particolare. definita ponendo f(S(a. g(X) E K [X]. Un elemento aE D è irriducibile se è divisibile solo per i suoi associati e per gli elementi invertibili. Il campo dei quozienti di D si chiama campo delle funzioni razionali in X a coefficienti in K.2 TEOREMA (DI FATTORIZZAZIONE UNICA) Se D è un dominio a fattorizzazione unica e X è un'indeterminata. allora r = s ed è possibile riordinare gli aj in modo che aj sia associato a bj . D [X] è anch'esso a fattorizzazione unicao In particolare. si chiama campo delle funzioni razionali nelle indeterminate XI' . I suoi elementi sono frazioni della formaf(X)/g(X). 01. allora l'applicazione f:L~H. perché non divisibile per alcuno di essi.. 00" X N ] danno luogo alle nozioni di divisibilità tra polinomi. '00. dove f (X). Le definizioni precedenti applicate a D = B[XI . D si dice dominio afattorizzazione unica se in esso sono soddisfatte le seguenti condizioni: DFU1 Ogni elemento non invertibile aE D si può fattorizzare come il prodotto al'" ar di un numero finito di elementi irriducibili di D. il campo dei numeri razionali Q è il campo dei quozienti di Z. K [XI' " 0 ' X N ] è un dominio a fattorizzazione unicao Per la dimostrazione del teorema Ao2 rinviamo il lettore a [15]0 Raccogliendo i fattori che ricorrono più volte nella fattorizzazione di un polinomio fE K[XI . Si ha il seguente importante teorema. Più in generale. . Si ha l'identità: grU) = elgr(gl) + "0 + esgr(gs)' Ao3 PROPOSIZIONE Siano K un campo e X un 'indeterminata.01. è un omomorfismo suriettivo di campi. g(X) ~ O. "0' fn(X) non esauriscono tutti i polinomi monici irriducibili. ••• . Per ogni l. sefl (X).. Come abbiamo detto prima. aE D. bE D diremo che a divide b.. klg. po/inomi È ovvio che ogni campo K è un dominio a fattorizzazione unica. j= 1.. altrimenti è riducibile. K[X] contiene qualche polinomio monico irriducibile (i p~l~no~i X . se K è un campo e XI' " 0 ' X N sono indeterminate. il campo dei quozienti di K[Xp ••• . a è invertibile se e solo se alI. D'altra parte. dove K è un campo ed X è un'indeterminata. .. dove K è un campo e XI' . Infatti.i). . il polihomio monico fl (X) f2(X) 000 fn(X) + 1 sarebbe irriducibile. dove e ED è un elemento invertibile. o. K [X] contiene infiniti polinomi monici irriducibili. Sia B un dominio. 2) se klf.. Quindifl (X).. Una espressione a = al . BE K[X] tali che h = Af + Bgo . in simboli al b.426 Appendici nio D' costituito dagli elementi della forma S(a. polinomi associati. e divèrso dafl (X). e quindi è un isomorfismo. bs' in cui gli aj e i bk sono irriducibili e non invertibili. oppure che b è divisibile per a. ma in C [X] si fattorizza come X 2 + 1 = (X + i)(X . se esiste cE D tale che b = ac... si può scrivere f= gf' o" g:' dove gl' '00' gs sono irriducibili e distinti. Se H è un campo contenente un sottodominio D" tale che esista un isomorfismo i: D ~ D" e soddisfacente la condizione (2) rispetto a D" . Si osservi che se K è un campo. soddisfa le condizioni (1) e (2) per la definizione stessa di L. e si denota con K(XI . EK). Un altro esempio importante di campo dei quozienti si ottiene considerando D =' K[X].. In questo caso a e b si dicono associati. . 2 L'irriducibilità di un polinomio in generale dipende da B. hlg. e si denota con K(X).f2(X). Dati a. gEK[X]. esiste hEK[X] tale che: 1) hlf. o. f2(X). ar = bI .. X + 1 è irriducibile come polinomio di R [X]. b) del campo dei quozienti L di un dominio D con il simbolo a/b. Facendo uso della teoria elementare della divisibilità si dimostra che Z è un dominio a fattorizzazione unica. ro 427 A/Domini. .

.. Il numero di radici che un polinomio ha in D dipende da D.6 TEOREMA Supponiamo che K sia un campo algebricamente chiuso.t. Se a = O.el che soddisfa gl (al) =. il valore di f(X) in a è l'elemento di D A/Domini. Per l'ipotesi induttiva. Per ogni e per ogni aE D. + et =:.4 PROPOSIZIONE divide f(X).a) è un fattore multiplo dif(X).a).a) = (X . Se ha molteplicità e = 1. adE K sono le sue radici.a)g(X). Quest'osservazione si applica ad esempio al caso D' = D [X]· e permette di considerare il polinomio f (g(X» ottenuto per sostituzione di un polinomio g(X) E D [X] al posto di X in f(X). Ogni polinomio f(X) E K[X] di grado d ha esattamente d radici. e del valore f (a' ). Per la dimostrazione della proposizione rimandiamo il lettore a [15]. allora f(X) = (X . è gl (a) e2 + .t. che in C ha le radici ± i. se ognuna di esse viene contata con la sua molteplicità. ma non ne ha in R. e quindi = O. e quindi a è una radice dif(X).t. . gr(f). campi.. g). Pertanto f(X) si fattorizza come g(X .j(X) ha termine costante uguale a O. a t. A un a che non è radice di f. Supponiamo d possieda le radici distinte al' . Poiché a j =. el + e2 + . Si definisce in questo modo una applicazione f: D ~ D. Se D' è un dominio contenente D come sottodominio. et. Pertanto ha senso parlare della sostituzione di un elemento a' ED'in f (X) al posto di X. esso è individuato a meno di un fattore costante. al e D è un dominio... introduciamo una nuova indeterminata Y e sia 1(Y) =f(Y + a)ED[Y]. detta funzione polinomiale definita da f. a ED è una radice multipla dif(X) se (X . dove al' . + et =:. e quindi è divisibile per X. Scriviamo = A. 1] soddisfa g(a) =. se ognuna di esse viene contata con la sua molteplicità. Supponiamo che K sia un campo.I] si dice molteplicità della radice a per il polinomio f(X). si conviene di attribuire molteplicità e = O. ..e. Per ogni j = 2.a)'g(X) [A. dove abbiamo posto g(X) Dimostrazione Per induzione su d.. Supponiamo viceversa che a sia un radice dif(X). Si pensi al polinomio X 2 + 1.a)g(X .4 si ottiene facilmente per induzione il seguente risultato (la dimostrazione è lasciata al lettore). = Yg(Y) per un opportuno g(Y)E D[Y]. Se invece a =.e l. Dalla proposizione A.5 COROLLARIO Un polinomio f(X) ED [X] di grado positivo d possiede al più d radici in D. Se ognif(X) E K[X] non costante possiede almeno una radice in K. il campo si dice algebricamente chiuso. Un elemento aE D tale chef(a) = O è una radice di f (X). A. O. a è una radice semplice. dLmolteplicità e l .. allora D [X] C D' [X]. Siaf(X) un polinomio di grado positivo. poiché g(X) ha grado uguale a gr(f) . non necessariamente distinte. Il massimo intero e per cui esisfeuna fattorizzazione [A. Si noti che e è la molteplicità di a per f(X) se e solo se il polinomio g(X) che figura nella [A. che è un elemento di D'. ottenuto per sostituzione di a al posto di X.I] per qualche e ~ 2.. esi denota con MCD(f.. Sostituendo f(X) =l(X ... d . si ha e=:. . Se d = 1 l'asserto è evidente.428 Appendici h è detto massimo comun divisore (MCD) difeg. O.t. d. O.. A. a E D è una radice di f (X) se e solo se il polinomio X . cioè ognif(X) ED [X] è anche un elemento di D' [X]. Si hal(O) = Oe quindiJ(Y) y= X .a divide f (X).a)g(X). Radici Siano D un dominio e X un'indeterminata.a otteniamo f(X) = ~ 2 e chef(X) (X . . .a[)e'gl(X) per un opportuno gl (X) ED [X] di grado d . . polinomi 429 cioè se si ha f(X) = (X .a Dimostrazione Se X .a) = (X . t si ha O =f(a) = (aj - aIY'gl(a).

. .a. A..1 + . purché il dominio D contenga Q. . ••• .. R non è algebricamente chiuso.a)hg(X). ... a)h-l g(X) + (X - a)h g ' (X). e quindi f = o. Xi-l' X 1 + I' .i reali.ìE K[XI . Supponiamo N?:.é.. + al" Per indicare la derivata di f (. O. o (Suggerimento: è sufficiente dimostrarlo per i monoml. ma ha per radici tutti gli a EK. perché esistono polinomi non costanti a coefficienti reali che non hanno radic. campi. Si ha il seguente classico risultato..+ . Scriviamo f(X I ..é.5.7 TEOREMA (FONDAMENTALE plessi è algebricamente chiuso.IO TEOREMA (DI TAYLOR) Supponiamo che il dominio D contenga Q. A. come già osservato.. .) A.. X N) =fo + fIXN + .. Per l'ipotesi induttiva esiste (al' . La derivata di f(X) è il polinomio i' (X) = dadX d.8 TEOREMA Siano K un campo. O. . .é. p numero primo.é. Ciò è contrario all'ipotesi. . Se esiste un sottoinsieme infinito Jc K tale che f(a p ••• . e sia f(X) = adX d + ad_lX d. aN)EJ N. . O possiamo supporre che siafd -.X)· Si ha o f(X) = (X . + fdX'/v. Supponiamo che a sia una radice di molteplicità h?:. Il polinomio XP . Il caso N = l è conseguenza del corollario A. . È un facile esercizio dimostrare che le derivate parziah succeSSiVe di un polmoSe f(X p ••• .. Ciò consente di estendere tale nozione a polinomi a coefficienti in un dominio qualunque.X Se h?:. k' dO f(X) è il polinomio dkf/dX k (indicato anche con La derivata -esima l f(k)(X» definito induttivamente nel modo seguente: d(f(k-l) (X» dkf --= Per la dimostrazione di questo teorema il lettore può consultare. 'n X.. X] N' • r o af/aX e' definita come la derivata di f considerato come un po m o dO m ica con ~' o ' . 2 e che il teorema sia vero per polinomi in N .I]. X N. i' (a) = O. DELL' ALGEBRA) Il campo C dei numeri com- 431 A/Domini. O doveJ. Ricor~iamo che questa cond1Zl0ne e m particolare soddisfatta da ogni sottocampo di C. . Se~~re m mo~~ oformale oe possibile dimostrare il teorema di Taylor per ipolmomi m una o plU ~~deter~i­ nate.9 LEMMA a ED è una radice multipla del polinomio f(X) se e solo se a è radice di f(X) e di i' (X). allora f(ZI' .1 di f(.6 che gli unici polinomi monici irriducibili in K [X] sono della forma X .. alloraf = O. ZN) = o.. polinomi Consideriamo un dominio D. N mlO i l o IO . edf(Z. . di f Analoga definizione si dà delle derivate parzza l s~c~esslve o ..l indeterminate a coefficienti in K. . In particolare. per esempio.X) si usa anche il simbolo df/ dX. Le derivate di un polinomio sono state definite in modo p. A. Questo non è vero se non si suppone K infinito. in cui b 2 .. [La]. mio f sono indipendenti dall'ordine in cui si ese~uono. d?:. .uramente formale: senza far uso di concetti del calcolo infinitesimal~. ZN].. ZN indeterminate. o . si consideri K = Z/(p). Ad esempio. come i polinomi aX 2 + bX + c. aN-l) -... o . se K è infinito ef(X) E K[X] soddisfaf(a) = O per ogni a EK.. Infatti segue dal teorema A. a N) = O per ogni (al' . X]. esistono al più d valori di aN per i quali f(a p ••• . Sef-.1 + (d -I)ad_ I X d 2 . a E K. per il corollario A.4ac<O. + alX + aoE D[X]. e. dimostrato per la prima volta da Gauss nel 1799. .... Zl' ••• ... Il risultato seguente viene solitamente chiamato principio d'identità dei polinomi. aN-l) E JN-I tale chefAa l . . 2.430 Appendici Si noti che un campo algebricamente chiuso Kpossiede infiniti elementi. Se invece h = l. Derivando primo e secondo membro si ottiene l'identità i' (X) = h (. a coefficienti nel dommlO D [Xl' . i' (a) = g(a) -. O. Dimostrazione Per induzione su N.5. Per . Derivate e teorema di Taylor La nozione di derivata di un polinomio può essere introdotta in modo formale senza far uso di alcun concetto del calcolo infinitesimale.XE K[X] non è nullo. Dimostrazione· . i polinomi monici irriducibili sono infiniti. dX k dX la derivata parziale di f rispetto a Xi' che si X N) ED [Xl" . ZN) E EK[ZI' . a N) = O. Pertanto.

Se d = Ola [A. = dimdK[Xo. . N m etermmate. XNJd_l) ~ 1) .. Denotiamo con # I la cardinalità di un insieme finito I. . (N + 1) d! [A3] fra polinomi di K[Xo' . xg-IxI. [A. .. ..=0 [A. d) N + d) T" = (N +: d se e solo se sussiste l'identità Per ogni d ~ O dove ( 1). . = (N + d)(N +d - d convenendo di porre - 1).2J e ponendo Y = X .. polinomi 433 ogni I(X)ED[X] di grado d e per ogni aED si ha I(X) =/(a) + l' (a)(X . anno o ~i de~oterà con.432 Appendici A/Domini.a)2 + '" + I(dl(a) (X _ a)d 2! d!' Dimostrazione Consideriamo il polinomio I(Y + a).. . .12 PROPOSIZIONE 1) Un polinomio non nullo F(Xo. . XN)EK[Xo. ad=pdl(a)/d! (poiché D contiene Q si può dividere per 2!. anche g lo è. Un pohnomio non nullo F(Xo.. ' AlI LEMMA (N. dove T' è l'insieme di quelli in cui compare X N e T" è costituito dagli altri monomi.. . .. . . 2) Supponiamo che f. ~. EX. g E K [Xo.. Supponiamo d~l e che la [A. T' corrisponde biunivocamente all'insieme dei monomi di grado d-l in X o.. è Ponendo Y = O in ognuna di queste identità otteniamo ao=/(a). 3) (Identità di Eulero) Se F(Xo' . 3!. pdl(y + a) = d! ad' Se N = 1 la [A3J è evidente. A.• .2J Derivando successivamente otteniamo f'(Y+a)=a l +2a2Y+ '" +dadyd-I. XN. allora (~) = 1. •. •. L'insieme T dei monomi monici di grado d in X o' ••• . In conclusione: Nella proposizione seguente si enunciano alcune importanti proprietà dei polinomi omogenei. dove t è un'indeterminata. .t]. ·X· d' .4] dimK(K[Xo. . X N) è omogeneo di grado d.ll che. N d e uno spano vettoriale su K in cui I monomi momCI dI grado d costituiscono una base. . N aF ax. XNJ d) = (N. "" ..3J per N -1. dI): Sostituendo nella [A.. K. che supponiamo abbia la forma I(Y+a)=ao+aIY+ '" +adyd. Xr Supponiamo siaN~ 2 e di aver dimostrato la [A.. 3] sia stata dimostrata per d-l.. 28 . X N • Per l'ipotesi induttiva su d.5] Dimostrazione Dimostrazione Procediamo per doppia induzione su N e su d. XNJ è omogeneo di grado [A. a2 =1"(a)/2!. Dividendo ogni monomio di T' per X N . Per dimostrarne la sufficienza.. per l'ipotesi induttiva su N..... . . abbiamo quindi # T' al =f'(a). D'altra parte. ••. ••• . ••• . .--=dF. # Polinomi omogenei Siano K un campo e X o' .a) + l'' (a) (X . perché per ogni d ~ Oesistono d + 1 monomi monici di grado d in X o' XI' e precisamente xg..a ottenI"amo la' conclUSlOne. XNJ si dice omogeneo se tutti i suoi monomi h I stesso grado. . 1) La condizione è evidentemente necessaria. XNJ d l'insieme costituito dal polinomio nullo e dai pohnomi omogeneI dI grado d K [X X J • . Se f è un polinomio omogeneo. campi. X N . XN)E K[Xo. .. .. . X N] e che g I f. o' .. XOXld-I. T" ha cardinalità uguale a quella dell'insieme dei monomi di grado d in X o..3J è ovvia.[Xo.. X N si suddivide nell'unione disgiunta T = T' U T". l''(Y + a) = 2a2 + 6a3 Y + '" + d(d -l)ad yd-2. .• .. .

Si deduce immediatamente che.. poiché K è algebricamente chiuso. tali che °ed è omogeneo di grado td. + Gj +r. otteniamo e in corrispondenza abbiamo la fattorizzazione La conclusione si ottiene ponendo t = 1. X N)· È ugualmente semplice verificare che.. se .. XI). . si fattorizza come + Gj+IH. Si ha allora con Gj-... . td. i = 1. XN)E K[XI . X N] è un polinomio omogeneo. gr(G)=j. . . . Con queste notazioni. X ). X N] così definito: N F(Xo' XI' . XI] è un polinomio omogeneo di grado positivo d. . campi.... che è quanto si voleva dimostrare.. Xo Xo È facile verificare che F è omogeneo di grado d..t.) + . .. l'omogeneizzato del 'Suodeomogeneizzato coincide ancora con F se e solo se X o non divide F.13 PROPOSIZIONE Se K è un campo algebricamente chiuso ed F(Xo. dove Fj -. . L'unicità delle radici segue dal teorema di fattorizzazione unica per K [Xo' XI]' La fattorizzazione [A. . + Gj+rHi+k ° con GjHi -. X N]..6] può esprimersi nella forma equivalente Sostituzioni lineari Spesso è utile considerare una N-upla di indeterminate XI' . + td. . XI) ha grado d . XN)E K[Xo.. . La [A. . . ... il suo deomogeneizzato è il polinomio F(1. = gr(Gj+rHi +k). XI' .. e h Le coppie (ai' b. H i + k -. . = Hi+Hi +1+ .. . O). esse si dicono radici del polinomio F(Xo.0. e supponiamo che g non sia omogeneo... Sia f(XI ... . se si considera il suo omogeneizzato. Dimostrazione Supponiamo che r sia la molteplicità di X o come fattore di F(Xo. si ha il seguente risultato... XI) (eventualmente r = O). con H i -. XN)E K[Xo. Il polinomio G(1.r. dj' con di < . esistono d coppie (ai' b. . XI' . Gj+r-. .t. X N) è il polinomio F(Xo.t-O. Si ha quindi dove G è un polinomio omogeneo di grado d . XI' ... k ~ f= GjHi + (GjHi+1 0... si riottiene f(X I ... ... omogeneizzando. .t.. polinomi 435 scriviamo Per i polinomi omogenei in due indeterminate. denotiamolo con X. XI' . XI' .0. = t d..... XI' .. Esprimiamo g e h come somma di polinomi omogenei: g = Gj + Gj +I + .) = i + j < i + j + r + k Dunque f non è omogeneo. .tl'identità A. . d. ad tali che al .e gr(GjH. F 1 + . r>O.t. < dr. [A... .. dato f(XI . X N]. tutte diverse da (O.4] si traduce nel- + t dF r.434 Appendici A/Domini. X N come un "vettore colonna". XI' .. Viceversa. . XN)EK[XI .. e ciò contraddice l'ipotesi.... X N si indicherà con f(X).6] = td. X N] è un polinomio omogeneo. ad = 1.r e.F r = t dF I + Quindi si deve avere td.4] rispetto a t si ottiene l'identità Quindi..) sono univocamente determinate a meno del loro ordine e di fattori di proporzionalità non nulli al' . 3) Derivando primo e secondo membro della [A.. e di questo il deomogeneizzato. gr(H. X N] di grado d. Conseguentemente l'anello dei polinomi in XI' •...t-O. se F(Xo. . Gj+rHi+k -. .. se F(Xo.0. .. + H i +k. X N) = Xgf( XI . Ciò implica r = 1 e di = d. 2) Siaf = gh... X N a coefficienti nel campo K verrà denotato con K[X] e un polinomio in XI' .) E K2 . Il polinomio omogeneizzato di f(XI . XN)EK[Xo.) = i. . XI) E K{Xo. . X N) E K[XI . .

A -le). possiedono un fattore non costante in comune se e solo se esistono A. Per questo motivo. se Dimostrazione Se j e g hanno un fattore non costante in comune h. Otteniamo così un'applicazione K[X] K[X] -+ [A. Ognuno dei fattori irriducibili di g divide Bj. òg(X) N òF . Poiché i polinomi [A. Si verifica immediatamente che le derivate parziali prime di g(X) sono date dalle seguenti espressioni: òg(X) j(X) . Inoltre. g=Bh. ••• . j(A -IX . polinomi 437 è la decomposizione in fattori irriducibili del polinomio j(X). gr(B) < gr(g). allora ali Xl + a2l X I + o o • j(AX + e) =jl(AX + e) . In particolare.. allora j=Ah. poiché la [A. e Bj= Ag. .436 Appendici A/Domini.8] è un omomorfismo. ragionando nello stesso modo con la trasformazione inversa. che è un omomorfismo: infatti segue subito dalla definizione che j(AX + e) + g(AX + e) = (J + j(AX + e)g(AX+ e) (Jg)(AX + e). Iniziamo dalla seguente proposizione. con gr(A) < gr(J). g ED [X]. che è la trasformazione K[X] -+ K[X] j(X) .7] Se j (X) EK[X].14 PROPOSIZIONE Due polinomi 1. campi.8] è un isomorfismo perché possiede un'invèrsa. gE D [X] siano della forma seguente: j=ao+aIX+ g=bo+bIX+ +anXn.. A. Poiché gr(B) < gr(g).7] sono omogenei. = g)(AX + e). si ha gr [f(A X + e)] =5 gr [f(X)].. Viceversa..7] sono di primo grado. Descriveremo un procedimento elementare per stabilire se due polinomi di D [X] hanno fattori comuni non costanti. Ciò segue dal fatto che si ha A -I(AX + e) -A -le = X.+ alNXN + Cl 000 + a2N X N + o • C2 AX+e= [A. Il risultante di due polinomi Sia D un dominio a fattorizzazione unica. i=! ò 1'..8]- è la decomposizione in fattori irriducibili di j(A X + e). Y N' ed un polinomio j (Y ) EK[Y]. j(AX +e) --= òXI N òF E ail-·-(AX + e). uno almeno dei fattori non costanti di g divide j. Se e = O. dove abbiamo denotato con Y il vettore colonna delle indeterminate Y I .. e quindi j e g hanno un fattore non costante in comune. +bmX m. UN' + e). Consideriamo nuove indeterminate Yl . di gradi n ed m rispettivamente. e quindi j(X) e j(AX + e) hanno lo stesso grado.. e Bj= Ag. Supponiamo che j. BE K[X] tali che gr(A) < gr(J). gr(B) < gr(g). anche j(AX) è omogeneo e dello stesso grado di j(X). supponiamo verificata la condizione dell'enunciato. YN • Sostituendo Y = AX + e nel polinomio j(Y) otteniamo il'polinomio in X g(X) =j(AX + e). la [A. i polinomi [A. si trova anche gr[f(X)] =5 gr[f(AX + e)]. perché queste proprietà sono vere per i monomi. essa rispetta la decomposizione in fattori. ••• .fk(AX + e) .= E aN--(AX ~X i=l' Ò Y. D'altra parte. Si noti che. seJ(X) è un polinomio omogeneo. denotiamo con j (A X + e) EK [X] il polinomio ottenuto da j sostituendo A X + e al posto di X.

b. Il risultante R(f.. g) appartiene a D [X" .]. BE D [X]. della forma A = - a. . g) = O. poiché gli'.e perciò anche detto il polinomio ottenuto eliminando X N da f e g. e tali che Bf = Ag. X N _. il campo dei quozienti di D. gE K[X" . (3m. .. Dimostrazione Entrambe le condizioni sono equivalenti all'annullarsi di R (f.15 TEOREMA R(f. Quest'identità implica che ao(3. a n di un sistema di equazioni lineari omogenee la cui matrice dei coefficienti è la trasposta della [A. un campo algebricamente chiuso. . Allora il sistema [A. k. Si ha f = gh e i' = g' h + gh'.. A.'" . g) = O è una condizione necessaria e sufficiente affinché f e g abbiano una radice in comune. b m.a. [A. Dalla forma delle equazioni [A. Allora esistono A.. Sef e g hanno unfattore non costante in comune in D' [X]. .a).é O>é (3k per qualchej.11] esprimono l'esistenza della soluzione non banale (3" (32' . f e g hanno un fattore non costante in comune se e solo se Dimostrazione Supponiamo che f e g abbiamo un fattore non costante in comune. dal teorema A.a 2X . se esiste g non costante tale che f = g2k.17 PROPOSIZIONE se L1(f) = O. a. lO] soddisfano Bf = Ag: dalla proposizione A. Infatti i soli fattori irriducibili non costanti di un polinomio di K[X] sono della forma (X . Siano f.. i') di un polinomio f e della sua derivata si dice discriminante di f. e i loro associati. il quale dipende unicamente dai coefficienti di f e di g. . f ED [X] ha un fattore multiplo non costante se e solo Dimostrazione Supponiamo L1 (f) = O.15 segue che L1(f) = O.•. +ao(32= -b.16 PROPOSIZIONE Sianoj. Si ha la seguente proposizione. . segue che g Ih..17 implica invece che l'annullarsi di L1 (f) è condizione necessaria e sufficiente affinché f abbia una radice multipla. X N ].. O O A/Domini. polinomi Un'utile conseguenza del teorema A. . bm O bm O b.. bo O an ao a.15 è il risultato seguente: [A. g) della matrice (m + n) X (m + n) seguente: ao a. Nel caso in cui 0= K. Dal fatto che gr(g') < gr(g) e g è irriducibile.14 segue che f e g hanno un fattore non costante in comune. che possiamo supporre irriducibile. (3m' a" .. Ciò implica che i polinomi [A.11] nelle incognite (3" (32' . N~ 2. Se si considerano come polinomi in X N a coefficienti in D [X" . Da dò segue che R(f. = - boa. O ao O bo O an a. . allora ne hanno uno anche in D[X]. campi. Quindi g2lf· Viceversa. Dal teorema A. a E K. lO] con a j >é O e (3k >é O per almeno un j e un k. g) = O.438 Appendici Chiameremo risultante di f e g il determinante R (f. allora l' = 2gg' k + g2k' . perché il sistema è omogeneo. e si indica con L1 (f). La costruzione di R (f. a n ha una soluzione non banale in F.. e quindi anche in D. g) = O. . a" . + (32X + '" + (3mxm-'. Dal teorema A. A. gEO [X] e sia D'un dominio afattorizzazione unica (ad esempio un campo) contenente D.. O an O O 439 Viceversa supponiamo R(f.].-boa 2 [A. X N _.9] A. g) è una generalizzazione del metodo di eliminazione di Gauss-Jordan per risolvere i sistemi di equazioni lineari. cosicché glf e gli'. e viep. Tale costruzione può essere estesa a più polinomi simultaneamente.9]. g) viene chiamato risultante dif e g rispetto a X N • R(f.. 11] Le [A.. il loro risultante R(f. O le cui prime m righe sono formate dai coefficienti ao.(3.15 segue che f ed i' hanno un fattore non costante g in comune. La proposizione A.15 discende che R (f.11] discende che la soluzione è tale che cxj. si ha anche glg' h. .. ano mentre le successive n righe sono formate dai coefficienti bo. g).anxn-' B = (3.

._. consistente di n! = 1 . tXN_1) o = t q ..=".=. . si può identificare / con l'insieme {I. si ha R(F. . .18 Siano TEOREMA e F=A n+An-lXN + '" +AoX~.. si ha = (n + m)+ (n + m -1) + .nsut ant e l o e.~~".Bo)nF(. oppur: R(F. .=.é.... n l. G=B l + BOXN..-.~ . . cioè se G = Bz + BI X N+ BoX~. .. Nel caso n (nA n l) F=A z +AlXN+AoX~ o o 00... . . o . 2. ._ ."~_.~ . Ci limiteremo quindi a considerare le permutazioni di {l. si ha o (mB m o (m-1B m _ 1 (m-lB m _ 1 (mB m AD o Bo Bo o o o 000 20 Nel caso m = I.. X N. X N_l omogeneo di grado :nn.19 Esempi o AD .p R(Xl. 2. G) = (. che vengono utilizzate nella definizione e nello studio dei determinanti.__ "'.~ __ =Co'~'= ~-'=. 2· '" n elementi (la verifica è lasciata al lettore). cioè se F=A n +An-lXN + . +AoX~. Allora il risultante R(F G) di F G rrspetto a X N è un polinomio in X!' .l) = t mn R(Xl .. Una permutazione di / è una corrispondenza biunivoca p: /~/ Supponiamo che / consista di n elementi. e AoBo =. o = (QR(X" "0' X N - o 1). . ._.Al BoBf-1 + AzB~B f-z + tn+mA n o r+m-1A n _ 1 (n+m-lA o B Permutazioni n (n+m-lBm _ 1 (n+m-1B m + (_1)n A nB3. Esse costituiscono un gruppo rispetto alla composizione. .. o A.. A j e B k sono omogenei di grado j e k = rrsp~ttlvamente In Xl' . k O. o Bo Molti~lichiamo la i-esima riga degli A per t m .~_"'. denoteremo tale gruppo con il simbolo o o.l2 (1). ••• o (n+mBm O" 0. l!er ogni j. Deduciamo 1. + 1 = ( m + 2n + o (n-IA n _ 1 AD (n-1A n _ 1 (nA n 000 R(tXl...l . Dopo averli numerati. n l dei primi n numeri naturali.440 B/Permu(azioni 441 Nel caso in cui i due polinomi considerati sono omogenei anche il loro l ' po.~_~~. Dimostrazione Ponendo R(F. Sia / un insieme finito. O. X N_1).o". (m+l Bm 000 (Bo o _ _ _. 1U precIsamente si ha il seguente teorema.~~~~ < .B/Bo) = = AoB~ .~~_~~. A. G) = R(Xl . q G=Bm+Bm_lXN + '" + BoX':t ~ove..~='~~..l) e la conclusione segue dalla proposizione A. . o •• . m. .= O. X N.. G) = O. X N . = m = 2. ". . n.0 (nB o (AD o (n-lB o o o o o •• In quest'appendice esponiamo alcune proprietà delle permutazioni degli insiemi finiti.i + l e laj-esima riga dei B per Ottemamo ("-j+l.

.. A questo scopo è sufficiente osservare che = bE {al' a2. SI' .. Allora h hanno la stessa parità. n) = Ad esempio (1 ( 3 2 1 2 . Altrimenti esiste bi E {l... ar} B. per ogni ••• k(ar _l ) = a n 2 . Sia p Ean. ••• . . . sono a due a due permutabili. 2 . k(al) = a2. ar" Consideriamo il ciclo (al a2 '" ar)' Se r = n. è un ciclo di lunghezza r. La permutazione k definita da . Sk sono trasposizioni. K. . 1 2 '" n Questa notazione non richiede che nella riga superiore della tabella i numeri 1.. Una trasposizione scambia tra loro due elementi e lascia fissi tutti gli altri. n }\{a l . b. e si denota con (al (1 k(ar) = al' il primo elemento che viene ripetuto è al' perché se la prima ripetizione fosse < r.. questi possono essere omessi perché corrispondono alla permutazione identica. . allora p = (al a2 .. . Dimostrazione Poiché 1 = p o P . e la ripetizione non sarebbe la prima... I cicli K I . ar elementi distinti di {l.!i an • Un elemento pE an viene spesso indicato con una tabella: 443 Dimostrazione 1) Sia al E{l. e siano a2 = P (al) 2 a3 = P (a2). essendo disgiunti. ... '" • Nella successione p (2) [B. .. .1] in cui sotto al numero i compare la sua immagine p (i). n} qualsiasi. Ad esempio. PROPOSIZIONE 1) Ogni permutazione pEan è prodotto di cicli a due a due disgiunti. cioè la scrittura [B. .. Due cicli (al a2 '" ar) e (bI b2 .1 n e quindi p permuta ciclicamente gli elementi a" a2. la permutazione identica 1 è rappresentata da ( 1 2 . ••• . 2).. 3 n-l n) n a2 ••• a) In partOlCO lare: r' 1 6) Ea6 è la permutazione 123456).. Siano al' a2. ... ••• . Ad esempio si ha (1 B.. ar}. Supponiamo che dove TI. .2 2 3) = (1 TEOREMA 3) o (1 2) = (2 3) o (l 3). n}.2] compaiono dei cicli di lunghezza 1..I = SI o S2 o = k (m od. .1] è dunque della forma ar = ak.. n siano disposti in ordine crescente: ad esempio. a4 = p (a 3). ... si avrebbe ar _1 = ak_l ... an) e l'asserto è vero. K. tali che [B.2] è indipendente dall'ordine in cui vengono presi. n rappresenta la permutazione p -I. 2) Ogni permutazione p E an è prodotto di trasposizioni... n). La [B. Pertanto ogni permutazione si scrive in modo irridondante come prodotto di cicli disgiunti di lunghezza almeno 2. ar }.} = 0. Th ..2] = 2) In virtù della (1). ... Se nella [B. 2:5 k {bi' b2. In particolare una trasposizione è inversa di sé stessa. . . .. Procedendo in questo modo otterremo un numero finito di cicli disgiunti K I . . Si noti che l'espressione di una permutazione come prodotto di trasposizioni non è unica. per ogni pE an la tabella p (1) p (2) ( 1 2 '" p(n)) ... cioè h e k ••• o Sk o Th o '" o T 2o TI' è sufficiente dimostrare che la permutazione identica non può essere ottenuta come prodotto di un numero dispari di trasposizioni.. è sufficiente dimostrare l'asserto nel caso in cui p (al a2 ar) è un ciclo. ( 3 6 2 4 5 1 Ogni ciclo di lunghezza 1 è la permutazione identica. 2.. K 2 . bs ) si dicono disgiunti se {a" a2. K 2 . Ragionando come prima si ottiene un ciclo (bi b 2 '" bs) disgiunto dal precedente. .442 Appendici BIPermutazio. 2. . .. k(b) =b k(a~ = a3 . .. . Un ciclo di lunghezza 2 si dice trasposizione.

perché la parità di h dipende solo dap. e quindi il numero m di fattori è pari. Si ha A = 3) E(poq) = E (p) E (q)... che discendono immediatamente dalla . I(A + lA) O O O 5 O 24' + 9Y2 ). mentre il secondo è una matrice antisimmetrica. .lA) = lA -A J. ••• . (A + lA) + J. possiamo sostituire R j con il prodotto a secondo membro senza cambiare la parità del numero di fattori della [B. Supponiamo che si abbia R j = (l a).. ••• o Th . Allora. (A - =- O 2 O (A .lA).444 Appendici Sia Risoluzione degli esercizi [B. . BA o = 1.8 + 5v2 PROPOSIZIONE 1) E(l) 2) § 2 6. la trasposizione (l aj ) = (aj 1) compare un numero pari di volte in [B.3] con R I . I(A . ••• .3]. allora. il segno di p è E(p) = (_1)h.. con TI' T2 . 1.definizione. a) = (l b) o (l a) o (l bj ). a) (. E(p-I) = E (p) per ogni pEan • 4) O O O O E (T) = - 1 per ogni trasposizione TE an • +A =A + lA. T h traspo- Dal teorema [B.2] segue che la definizione di segno di una permutazione p è ben posta... poiché 1 (aj ) = aj . Ci si può quindi ridurre al caso precedente. m. R m trasposizioni. in cui l'asserto è già stato dimostrato. B. Il segno E (P) gode delle seguenti proprietà. a). Se per qualche j si ha Rj = (bj .3 DEFINIZIONE SiapEan • Sep = Tlo T 2 0 sizioni.3].. a) ( _'" . R 2 . poiché j (bj . con bj ~ 1 ~ aj . = lA O c) lO 5. ~) : + (' :) -~ C ~) + G:) b) 1 O 2 c) 1 -1 O 2 O O + 1 1 -2 -1 O -1 2 O . lA) e il primo addendo è una matrice simme2 2 trica. per ogni = 1..

0. inoltre U + W contiene k = (j + k) . o.0. t lo tl . an. O).(Z)R. GLn (K) non contiene la matrice nulla.2t 1 .1 ( 2 9 2+i 2 possiede soluzioni non banali se e solo se i vettori dati sono linearmente dipendenti. . .0. per ogni (bo. d) e h) non sono ortogonali. poiché U Et) W contiene propriamente U.(3)R. 4t.tl + t 3).R"R.. 0.j)].. a) (O. 0. bn. ann ) .0 • ..00' bn) = Xl (alO.. Risolvendo si trova ·che il sistema possiede 00 l soluzioni.0. [(i + j) + (i - j]) e j = 2 ~[(i + j) 2 (i . a) base c) base e) Il sistema omogeneo 1. 1. . . 1. Da ciò segue che (bo. t). 1.. allo all. l)} è una base di U. cioè UEt)W=Vo 11.(I). il sottospazio che essi generano ha dimensione 2 e quindi non è l'intero spazio R 3 -i).. bi. c) (- -. § 4 § 3 1. . si ha dim(X) = n l -1. Si ha W n U = (O) perché ogni multiplo non nullo di (l. U contiene i = l..jo Quindi U + W = V perché contiene i.0' dove b= {bo. {(l. 1) è della forma (t. an = {anO. O). t:F. I~J -~) --4 ° 5.(-7)R. e questo vettore non appartiene a U perché la sua prima coordinata è diversa dalla seconda. . . 0 .2t l - 5 tl - 4t3 . . e) (5 . 3. e quindi. (0. n b) G -~) = R l (2)Rn(1)R l (-1)R 1l = = G:) G~) (. bio . anlo anl.446 Risoluzione degli esercizi Risoluzione degli esercizi 447 lO. t) b) (. anI..O.. Quindi X è un sot2 tospazio vettoriale. si ha dim (U Et) W) = 3..O..' al n) + Xl (alO. all' all. Supponiamo per assurdo che esistano n successioni al = {alO.-i) c) (v2. -2 0 b)(l. a).2tl . 4. I vettori (1. . j. f) indipendenti g) dipendenti e generano h) base i) dipendenti e non generano. a) Soluzione generale: (7t. t3) c) incompatibile. t l ). al n) + . O.- b) dipendenti e non generano d) dipendenti e generano e) .. 12. } che generano SKo Allora.l. bio . 1) appartengono a U e sono linearmente indipendenti: poiché dim(U) 5 2. an. Poiché l'equazione precedente possiede oon -1 soluzioni.0 14..(Z)R. _: ] . +xn(ano.. }. 3 . tutte le altre lo sono.~ ~) G~) o 6. o}.. O) (ti . i).2tl . dim(U W) = 1. ti. }. an 2' ••• .. O) e (O.. all.. La somma non è diretta perché dim(U) = dim(W) = 2. . . k. bn)EKn+1 esistono XIo Xl. Quindi U + W = U Et) W. xnEK tali che 0. all. al = {alO. .. Identificando Mn(K) con Kn" X si identifica con l'insieme delle soluzioni dell'equazione di primo grado omogenea an +all + + ann = O... d) incompatibile 4. c). sicché i vettori sono linearmente dipendenti. per la formula di Grassmann.

.2 il sistema è compatibile. se m = 2. -1). I minori di ordine massimo di A presi a segni alterni sono: generano Kn+': ciò è assurdo.t). è incompatibile.2i) c) (2.. e quindi (a" .. t ER. 1. b) ha dimensione finita.y ) b) ( . O).2 il sistema diventa §8 1. i.. . Se m = 2 possiede le (Xl' soluzioni (l. 18. R[X] è un sottospazio vettoriale di C(a. § 6 2.5 + 5 + 5 ' -5-+5+ z (5-5+5' i) -5 ed è ancora compatibile... i=l.8) = 0. c) Se m = -1 il sistema è incompatibile. t).fi ) 4. .t!: 2. t E R. t). 1.. La condizione che la retta di equazione 2. e si annulla per m = . neanche qa. Se m.7.IiI sistema possiede l'unica soluzione -. . I polinomi 1. z 2X . 2.. Gli a.+ . . 4ix + 2iy + z . Ogni polinomio f(X)EH[X] può identificarsi con un elemento di qa.3 t. non sono tutti uguali a n-III . X.t!: . a) 3 c) 2.2 t. ~ ed ~'. .b). tE R. X Y b) . 1. 3m + 2 . ° d) (x.' y. e possiede l'unica soluzione (1. possiede l'unica soluzione C(m\ l l 1) . 3. che può essere calcolata con la regola di Cramer o con il metodo di eliminazione.. a) ( . se m = 1.= 1 .448 Risoluzione degli esercizi Risoluzione degli esercizi .t!: 0.. 2t + l). per il teorema 5. ~ . appartenga al secondo è 1+3t 5 6t-8 lO -1 -2 1 -1 -5 cioè t = 7. perché Kn+' ha dimensione n + 1.t. variabile nel primo fascio. t ER. a. tE R. Poiché R [X] non ha dimensione finita. a n ) è soluzione della j-esima equazione del sistema.2x. b) Se m . se m = 0. . a).2.O.t!: -1. . s. f) Incompatibile se m = . 2 il sistema possiede l'unica soluzione c=: ' 2~m ' ~=:).m).Y=-l X -2X+ Y=l. n -1 si ha dove aj X d costituiscono una base di K[X]"d' . l. ( m+l m+l m+l g) Se m = il sistema possiede le (Xl' soluzioni (t. se m.. a) Il determinante della matrice dei coefficienti delle incognite è 2 + m.fi.y ) 1.1. Pertanto ~ = ° è la retta di equazione 22X + 5 Y + 34 = O. 0. c).b). 2(m + lJ· e) Incompatibile se m . Quando m .!!!-). 2(m + 1) .. 1. 1. 2 .t!: 0.b)' Poiché le operazioni in R [X] sono quelle indotte dalle operazioni in C{a.=(-l)'det[A(l 17. Per ognij = 1. . O). X 2 . O). possiede le (Xl' soluzioni (2 + t. possiede le (Xl 2 soluzioni (~ .t).z 1. a) (1. se m = 1..J7 172 c) La retta cercata appartiene simultaneamente ai due fasci individuali da e da t e t'. a) 2X + 3 Y = 6 (l + 3 t) X + 5 Y + (6t . 1 il sistema possiede l'unica soluzione (O. . se m = 2. ed in questo caso la soluzione è (~ . [ . B= ( § 5 an -'2 an-Il 1.. t). c) 2 2y 2x 4y 1 2ix iy .' Y. ~ b) Compatibile solo se m = . cioè gli n vettori 449 b) (l.. 6. all .n. t.s . § 9 1.b) e quindi R [X] può considerarsi come un sottoinsieme di C{a. esso possiede le infinite soluzioni (t..t!: . tE R. possiede le (Xl' soluzioni (. possiede le (Xl' soluzioni (l + t. .2i).2 . n)]. b) 3 Poiché B ha due righe uguali. . s.l. t. se m . . °perché r(A) = n -1.2 . Quando m = . det(B) = 0. tE R. .

+X2 .Y+4= O b) x = . Y = -J21 + u. 4)} (:~ ~~). Z = -J21.2. c) no. 3 b) m = c) nessuno 4 3.l - 5 -J2 l.X 2.3 l + u. 3-~. 3X4' Xh ' . dove XI. Z = 1. b) x=5-41-8u. § lO 1. X + Z -1 = O.Z .2Z + 3 + 2i = O §11 4.3 Z = O. z=l c)x=2+il. Y =2 + l.(~){:) . 2 451 12. Y = 1 .5) + (27l" . 6.1+ u.3Z + 8 = O. y=l. X 3}. La matrice cercata ha per colonne le coordinate rispetto ab' dei vettori F(1.8 ~) (Y + 1) + 8Z = O c) x = 1 . 1) e F(O. d) x = l. (~ . b).-J2z -1 = O Z = . a) X+2Y+3Z-9=0 c) i Y . X .13 + 21.21.X3 2 ~ .8 = O c) Y+3Z-6=0 b) 7 X . 2 (7l" . -1) = (-1. Y = 2 + l. a) x = 21 + u. a).2 + l.X 3. a) c) incidenti. 13. a) x=il. (}X+:)+x'(:H-] y. y=2+21. 2XI + 2X2 -X3.Risoluzione degli esercizi 450 21 3. 4.!!-U.X2 2 + X3 ) .L i + (1 2 i) l. 2 1 y= .2.b (F) = 2 9.-J2)X+2(1. Y = u.l. 2X.nft = {(.6. C' ~}.· X+lOY-7Z+4=0 c) 2X . z=O b) x=l.Y-i=O d) Y . y=-1+21+2u. b) 2X. a) X + Z + 1 = O § 12 d) parallele. Y = 1 + u. 2 5. z. 2 :). c) x=l+l.3 = O. d) x = 3 + (-J2 + 5) l. y=O. a) m = 2 d) nessuno. 3X-Z=0 d) x = l. l) = (2.2. 2 Y . .l. 2X .cft 1. z=l J. z=-1-21 Y = 4 + 3 l.5 = O z.l= O b) X+ Y+Z+3=0.. 2X + 2 Y . X + 2 Y . Z = O e) x = 1 + l. 23)} x.Y=O.2 Y + 3 = O.Z. y" X2' Y2' X3' Y3 sono i coefficienti delle combinazioni lineari seguenti: b) X . Z = . (}+}y. d) x = y=l. b) x = l.2 ~) (X .2 = O. 8.il. -l. 7. X + 2 Y . 2X .Y + lOZ -13 = O d) 3X+2Y+Z-12=0. 14. Z = 1 + (-J2 -1) u.17.XI 3. c) x=l. c) (2X. Z = O. z=3+31.Y + Z -1 = O. 3X . Y = O. Xh X4) = (- + X2 . c) X . X .3 Y + 3Z -l = O e) incidenti. X . . a) x = 1 + 21. nft = {(. Y = O.5) b) x = + 41 . Z = .Y + 2Z . b) incidenti. lO. a) sghembe d) sghembe 11. 16.3 = O.-J2)(Z-l)=0 2. p(xt> X2' X3) = ( x" Z=~l+.X 2 + Xd d) {XI . Z = O. x4)' Z = O. a) x=l+il. d) sì. X 2 . O). Y = (3 -J2 + l) l. a) x = 13 4(l. l. Z = 1 .3 Z .X 3. 13X+2Y-3Z-32=0 c) 4X + 6 Y + Z + 3 = O.+71.Y = O. Z = . 14 Y=. p(xt> X2. Z. -X.-J2) Y+(2.. . b) sghembe c) parallele. a) 3X+7Y-7Z+4=0 b) 3X+7Y+4Z+2=0.1 = O. X .Y =Jl. Y = 1 + l. Risoluzione degli esercizi G' ~). y=l+l. a) 2X + Y .Z . 5. Quindi Mb'. z=-5+1 .3 l y=l.-. a).!. X3 Y3 Z = 141. (2. .XI .1 = O.3 Z . a) 2X . -13X+25Y~8Z+4=0.

il che è falso perché (E" E z. "0' n.. x' 41r = 2x - y . a) M.{3b i=l .. E 3 sarebbero linearmente dipendenti.. -1 y' n 4. j.Risoluzione degli esercizi 452 x Risolvendo i due sistemi così ottenuti si trova: 453 Risoluzione degli esercizi 8. Se F esistesse.- 3x 3y y'=----o 5 5 X Y l 9.2 Y l 2 2 3x y l y' = . 'rJ. no k=l Calcolando in bj primo e secondo membro della seconda identità troviamo 111(bJ = = mjlo D'altra parte .2i -1 . i=l e quindi mjt = nlj per ogni j..-. la matrice cercata è Si ha: -1 l. -:). 1=1. E 3 l e una base di R 3 • 111(b) = 11t( l: nije.. I vettori VI> Vz.. Detta e la base canonica.+ 555 lO. 3 2.. n o 3. si ha 1.. = l: mk... .3i 2i z. a) Mb. V3 sono linearmente dipendenti. 1 = l..2i J. 2 2 2 +..4- =x - n bj = l: nije.2i 4 . anche le loro imma~ gini El> E z.. M •• (l) e quindi 6 O (: O 2 O O -:) b) Mb(F) = C -: 3 -5 l O .z .2i) l ( b) Mb.b' = 7.2 . C-i 2 1. 2)-' ( -/5 2 --/5 M •• (l) 6. .) = n/j. :) .b' = - 2 2. x' = .+ ..4i i) z' =- X + Y + z + 1r.i l -i ~ '~ (=: _~ -:). § 13 b) Detta e la base canonica. ~~ 1. ~ 2 (- 3 . x' = ..

) = dim(Rf) = l.4. A non è diagonalizzabile. h(-l) = 2. I)J.. h (2) = l. A non è diagonalizzabile. ±i. h(l) = l. con molteplicità algebrica h (2) = 3.. l. La matrice che rappresenta F rispetto alla base canonica è 1 -2 5 -2 quindi 455 11.. h(3) = 2. O _1) -1 . = . l..Risoluzione degli esercizi 454 2. = 1. IC . h (O) = 2.8i 6i ) -9 lO -20 24 .Àln) I = a nI(A . O. h (7) = l. 1 Mb(F) = Risoluzione degli esercizi -4 = Mb(F).31z.(al. h(l) = h (2) = h(3) = l. 31x .213 ha rango 2 e quindi dim(Rn = 3 . 13. 3. O).2 = 1. Gli elementi di U(l) si possono identificare con i numeri complessi di modulo 1. l.8 = = (T . dim(Ri) = dim(Rl) = l. a) Il polinomio caratteristico della matrice assegnata A è T 3 .4. 3. A è diagonalizzabile. si ha A = MBM-\ dove 4 2 . A non è diagonaliz~ zabile. La matrice A .. = 2. = -l.Àln) I = O.2. b= {(l. z) = (.. b) l. . e) l. (1. dim(Ri) = dim(RJ) = l. dim(R: 4) = dim(Rl) = l. Procedendo come nell'esercizio precedente si deduce che 1 3 2 1 2 7 2 - 2 (al. A non è diagonalizzabile perché la somma delle dimensioni degli autospazi è minore di 3. c) l. O.6 T 2 + 12 T . (-l. h(. h(4) = l. b È immediato verificare che f è un isomorfismo di gruppi. dim(R:. = 7. § 14 1.31y + 32z). . e quindi 5 F (x. e quindi l'unico autovalore è l.4) = 2. Definiamof: U(l)---> SO (2) ponendo f(a + ib) = (a -ab). + b) In I = la(A . -2 6 Posto B 3 2 5 + b)In I = I (aA + bIn) - 15. y. d) l.30x + 31y .2)3. ±l. M'lfl{ : ~) lO. = 2. f) l.31z. dim(Rf) = dim(Ri) = dim(Rl) = l. -l). -2 O si ha 9... A non è diagonalizzabile.31x + 32y .

r= 3 : 2 2 cioè "'b.Risoluzione degli esercizi 456 2.r= 3 .-1x + ( 2 4 4 2 4 4 X c) f(x. y) = (2x + y + 1. f) ( : 3. a) A = A = '. "'b. c) X.r~2 - (-: -1)1 1 .r= 3 O O TcI.X. a) f(x.b = e(x .e) + ex. . e).3 . lO.b('-e)' 5 O 1 2 c) ( e) ( O d) O -1 1 -1 2 -~ 3 O O O . r= 2. .Y2 .4 = *A b) A = '.Y2 + X2Y.X.4.4. (-: -4) -3 .b).e(X).r=2 :). f) '. c) A = '. a).x . 3.e è individuata dalla condizione y . + y.4.Z2 . a) e) A = '. A = *A = ( .X2Z. 1 5.y)= .4.Y2 . c).4=A= ( l+i 1- i) .i O Risoluzione degli esercizi 457 § 15 1.Z2 . e). d) A = '. 7. O dove y = "'b.Z.r= 2 bl (_ 4 -2)7 .r = *A =A.y.e = 1 1 2 . b).X2Z. d). 3y -1) 3 3) 3 y+5 .r= 2 c) ( d) -2 ~ ~).-7y + b)f(x.6 . e quindi y = b (1 .Z2 4 -12 + 3 ' "2 . -1 e) ( : :). 1 . y) = (- Y 1 x y 1) b) X. a) 1 2 2 O 1 2 1 -1) .X2 .

~. y' = y".2 + x' y' + y' z'.2. (0. (0. x' = x=ix'. a) (( ~ . i = Z. z' = z" la forma si riduce alla seguente: '8 y=y'. Scambiando tra loro y e x otteniamo x = jì. y = x' + y'. O). segnatura (1. +)]. P- z2. l). si effettua il cambiamento di coordinate x nella forma diagonale: q(x'. y = X.z ' . 2~)' i .0).6 y l2. 0. l). y=-y .2+ y . O)}. l. y' = y. l)}.2_ Z . O) J. (0.2_ Z .x'. ~)]. 4 = i dà luogo alla seguente espressione per q(x.X. d) {(i. l. l) = l l -l °l l (l. a) La matrice M è ottenuta come prodotto delle matrici corrispondenti alle successive . (2. O). Segnatura: (l.2. 3. l).fi ~ x'. O). (O. l) (1. y=y'.5i)}. O). y". y" = y .y'. 0. (O.458 Risoluzione degli esercizi Risoluzione degli esercizi 459 § 16 1. 2) y=y'. segnatura (2. O). d) x 2. x = ix'. y. 0.. O). z') = = .1. d) (0. l. il quale trasforma q 3 5.2i.2.y=Y'. (1. c) X.2. O). O). l) z=z'. z) = 1. y = y' b) ((~ + ~ i.i 2 • 4 l x=x' +-y'. 0. Con la sostituzione x'· = x" 3X. l). z = z' riduce q alla forma q(x'. c) ((~ . (1. q(x. 'b) ((0.1. 3 2 q(x". Segnatura (1. 2 y=y'. 0.2 _ ~ y. O). y=y'. 2). l). ~). la sostituzione x" = X.i. O).2_ y . (0.y"2 + y" z".. b) X. x=x'-~Y'. y') = = x' +.Y . (0.x2 4 y=x' +y' -z'. 3 f) In questo caso è evidente che il cambiamento di coordinate'x = x' .(0.2_2z. (l. jì. = . O». 2. x=x' +z'.2) ~). i) = - q: x2 + 1. l)... x=x' + 1.y". y = y' . lO 4.O. segnatura (2..x" 2 + 1.2 . segnatura (2. (O. 0. 0. a) e) 2X'2+ 7y. x=z' -y'. x=z'. x") La segnatura è (1. 6. y=y'. x=x'+y'. y'. O». l) z=x' -2y'. (l. Infme. dove si è posto z = y'. trasforma la forma quadratica nella forma diagonale 6X. a) Seguendo il procedimento utilizzato nella seconda dimostrazione del teorema 16.. y'. l x=x' . a) Una prima sostituzione x = x'. c) {(O. (l. z = z'. z" +~Y'. l y=-y 3 y=5iy'. a) {(i. (2. (1. . Procediamo come nella dimostrazione del teorema 16. d) (l 0) (1 0) ( l-l) (1 l) °° (2.

-) = _4_. O..-. t-: X . J.Y . (1.- 1 vettori che la completano a una base ortonormale di V: -1 2 1.(. -2 :) lO. O.461 Risoluzione degli esercizi Risoluzione degli esercizi 460 sostituzioni effettuate. V. ~.= 6 Y + 3 = . ~.~. . ~). 5 d(t-.- -1 -1 2 O O 7. ~).2 = O.1.. O. ~. Z 6.. O 1 9.) (~ O 3 O O 7 0) ( O = 2~ ~)~ O -1 O O . pertanto § 17 ~ (~ ~) (~ ~ M = (_: O :) (: :) 6. ~)] V. O. "[(1. 1.~. =Y_ 2= Z -1. 8. O. ~). O.0)]. 3X 1 6Z 9. _:) ~ _ ~ -~) (~ ~) O O ~. a) [( Si ha dunque: (~ 0) (~ O 2 O - -1 O -1 O 1 c) (0 _ 0 -1 -1 ~ -1 = (~ O -2 O 1 - 1 1 1 - - 2 2 O - 1 1 2 2 1 O O -1 -1 -1 ~ . § 19 2. ~ . X + Y . [(O. ~. -!42 . O.--m)] O O -1 O 1 2 O -~)(~ : 1 2 1 2 2 -1 O :) ( 1 - ~)( ~ 1 1 -1 O :) o ~) 2 1 -1 :)=(_~ O - 1 Js ' Js). O. ~.0) (O. J. (~. ~.3'73. . O. 225 O 3 O ~~) 4.2Z . 5X .lo.J5 1. 1. dim(W) = 2. 1)]. ~). - V.o. O.JIO .(~. X .. a) 6 b) . O. O. 0. base ortonormale di W: O _ :) = 001001001001 1. a) X 2 +y c) X 2 + y 2 . a) Perpendicolare comune: + .~. O).Z . (O.110 O 1 O 2 3 O 5 :) O 1 O 2 r O 1 O O (~ ')e :)(~ -2 -~ -~ O O s.3 = X + 3 Y .-) = . (~ .~)]. .).3 3 = l.3 = O. (~. (O. 5 d(t-. dt .+ 1.o. O).. V. (O. .).2X + 2 Y + - 2 - 6X + 8 Y + 24 = O 7 4 = O. O). O. O O -1 b) [(- c) [( -1 O. 5 3.6 Y + 2Z + 7 = O. (.

y. _2x_2y+~) 333333333 XI (~+2y_2z. r=3. . 1-. a) f è l'identità.J3 4. a) Poiché è un'isometria diretta.! x _1.-).J6 c) Forma diagonale: q(y" Y2.J6 - - 1 Y3 ..! x + -.J3 1 -- .-3 y) ( 555 5 12. y) = = b) f(x.J2 (:) 1 Y2 O - 1 Y2 O - O O - 1 Y2 (f:) 2yi . z) = e) f(x. = (. 2 X2 b) f(x. -x+l). y) --3 ) ~ ~.J6.1. cartesiane: • .x) .J3 . -x+ -3z + 2) ( 5 5 5 5 5 5 d) f(x.. P ertanto t. 5). _2 x +L_2 z . . y) ( 13 13 13 13 e)f(x. .-1. versore e. 1).!!.Risoluzione degli esercizi 462 b) C=(-4. y..J3 9 1. a) La trasformazione.4). f è della formaf(x) la condizione fO) b) f(x) = -x+ 2.J3 1 YI 1 Y2 .!z _12-. ort ogonale 'e o .J3 = - 2 O -1 - 1 . 99999999 9 O = - Yi - y~ + 3y~.y . Trasformazione ortogonale: Y2 Y3 . 4.1 . ed una sua base ortonormale è = (x + 1. L'autospazio A~ ha dimensione l° e un suo o 1 ) Q um .y _-. Si trovano per la retta t-' le equa. . -. y.y. -1) . 11.J5 (1. y) ~5 ~ --=l).-5x +5 -.° zioni 5X-4Y+2Z=0. _2x+2y+~) 333333333 3 4 4 4 --x+-z--. Per = . a) f(x.z + 5. ~ ~ 2.-5 -5x + -12. _1_). r= 5 l Risoluzione degli esercizi 463 L'esercizio può essere risolto calcolando direttamente la trasformata di t. z) = c) f(x. . a) f(x. y. y. Y3) - X-Z+l =00 1 - X2 3 5X-2Y+2=0. t. . z). O. Y2' Y3) x. y. y) = 3.J6 O. -2 -- La corrispondente forma diagonale è q(YI. b) f(x.y) 5 5 12x . c) = (x + 1..J2.y + 1) 3 4 -x+-y.J6 b) Forma diagonale: q(YI.1-. y + 1) c) f(x. (-.J2 2 4 metrico di un qualsiasi punto di t-. X-Z+l=O. . y) x + c per qualche cE R.! y. dOi la tras f ormaZlOne . L'autospazio Ai ha dimensione 2.3yi + y~. e.J3 - .!!. Gli autovalori sono À = 1. § 20 § 22 1. esercizio 4(b». y.-. il cui simmetrico è Q= 1 - . 7f - 2 2 1. z) 6. x.J5 -1 d) f(x.J3 - .J2 2 . z) = X3 (~+!.1_ .J3 . Trasformazione ortogonale: . -4 x .J6. Y2. _1_.5 5 5 5 5 5 ) . a) C = (3. _. z) (~_2y_2z. .J2 . y.!z+ 12-. [( . ad esempio di (O.-2..rispetto alla riflessione definita da jv (cfr. z) = (y.-2 .incontra jv nel punto P = (- = (- 9 ( 9 !-) 1 -- .-4x +3.ortogonale è quella che fa passare dalla base canonica ad una base ortonormale costituita da autovettori della matrice di q. y) = (.J6 1 . y) c) f(x. a) f(x.x. a) (_. y) = ( b) f(x.. !-x+ L + . Y3) = -.dev'essere c = !!. Pertanto f(x) = x +.y)= ( . y.x 3 + -4y +4) d)f(x. o(-1 .y)=(-y+l. z) = x +L+2 z . La retta t-' contiene P ed il sim4 . la retta dOi equazlOlll 3 3 X3 .! y + 1.J6 1 1 -- . -1 .J6 1 Y2 yi + y~ + 4y~0 YI .J2 o 1 XI . 2 2.

a) [O. = L (P. per esempio [O. .) l ( --ti'. l.( : § 27 b)A=(-: _: -~) 1 1. pertanto la matrice cercata è: - d) [O. 3. . (O. 0. 3. 2. [O. I corrispondenti autovettori . O] [O.X 3 = O. 2. a) A possiede gli autovalori Iv = 0. Xl]) = [Xo . Zr) è il piano contenente P e due punti di Zr. l. O]. .2] E Zr'. a) (2i . .0. O]. ._1_) e --ti b) Xl . l § 28 sono sghembe. Quindi~= L (P. c) [O. c) è simmetrica rispetto all'origine e rispetto ad entrambi gli assi coordinati. [4. 2. f([xo. Impo- ~: nendo il passaggio per il punto assegnato. l. l. l. l.4X2 = 2X. O].. a) e b) non sono simmetriche rispetto all'origine né rispetto ad alcuno degli assi coordinati. o). a). 3.2 _ :) 1 -2 -l 'lA_C -. b) xtXi . 1.3] 2. Zr) n L (P. b) [l.X 2 = O. c). 5. (~. 2.L. .H(Q2) = [l. il) M. e). [0. d) XI +Xo = O. . e). § 24 1. l]. O]. Zr') è individuato daPe da [O. a) 3X.H(Q4) = Q4. l]. 7X o . l. ~.2X. -l] standard. .H(QI) = [1. a) fpossiede i 3 punti fissi [3.2X2 ° --ti X o =: ° + i =0 b) 2X .2]. 0. ° l]. a) L(P.0. c) 3XJX2 l. -l 2.3X. 2. O].4]. + + 3X2 + 2X3 = O. a) A = (_ 2 .Jz (-. e il punto [O. 2. Zr'). + (l + i)X2 = ° ° b) 6. + 3X2 + 9Xo = 4. c). a) XOX I + 2xi . [0. -l].H(Q3) = [3. 0.. O]. [2. Zr)n L (P. 2. l]. Zr ed J 4. 'lrP. . La giacitura del piano di A 3 (R) cercato è generata dalle direzioni di Zr ed ~. [O. + X 2 . 'lrP. Zr') ha equazioni 3Xo + 2X. o).2X3 = 0. Xi + xfXO. 30 .X 2 . [l.3.2. b) ~ ha equazioni cartesiane: 4Xo . l]. .5X2 = O. [O. .i = O.5.x2 xJ = 0. -l]. [0. l] +l .3x" Xo + XI]' c) 2iXo .0. i)].2. a) -4X+ Y+7=0 costituiscono una base ortonormale di C 2 rispetto al prodotto hermitiano c) [O.464 Risoluzione degli esercizi Risoluzione degli esercizi 465 § 23 § 25 1. 3Xo . 6Xo + 2X.~.3)Xo + (2i b) '-. 4.X5 = 0. d) X/X2 -X. 0. a) [3 + i.l. ~ ~ f fissa tutti i punti della retta di equazione X o + XI = 0.5].O. 2i] b) [O. si ottiene il piano di equazione in coordinate omogenee: X o . l] + X OX IX 2 + XIX~ = 0. +X2 +Xo = c) 2iX. 3. 7. Similmente L (P. 'lrP. ° [(~.Y c) 2iY-X+i=0 d) 2 Y 4. l]. l. + X 2 + X 3 = 0. l] e [l. l. l] 5.3XI + X 2 + 2X3 = O. [O. l. l.xt = 0. 3. 'lrP.(l + i)Xo - + I)X.2. 1. -l.

Y = . -1 + V3 i..i = O.= 1. Y' = Y" _ _ 1_.. § 31 2 RTI2 = «-1. è un'ellisse a punti reali. ...:-l-. Y' = . -1) appartiene a .3]. 2 2 «1.z Y'z Forma canonica: . 4. [O.z+ y. 3]. 1 1 2 2 1 4 1 2 2 2 1 1 2 2 1 =-. (-1. di matrice (_ V3]. X ' 5 5 5 Forma canonica: Y'z . Y= y. 2Y2 8 Y2 X"._1_). che ha centro nell'origine.2X' = O.O. C + ~) Y2 X. Y'. 3 . O). In corrispondenza otteniamo la rotazione :r.+ . Y " z = 1. h) Ellisse a punti reali. Y2 Y2 Y2 c) Parabola non degenere. C = (O. Y2 f) Parabola non degenere. e sono pertanto [O.i=0._ltrasforma Sostituendo troviamo la conica di equazione l. con autospazi 1~1) (~ f) Isometria: X = ...+ .. e quindi 2 R~12 concordemente orientata con la base canonica....X" z + 1. 3. La base ortonorma. 1]. 2]. [0. Y =2.. in particolare è una conica a centro.X' = .2]. 1]. Y = .. X' Y' X' Y' Y2 Y2 Y2 Y2 c) RotazIOne: X = . Y5 X=~ .. ~).z Y'z Forma canonica: . 1 + V3 i.. Punti impropri: [O.. 12 2 Y5 Y5 .. 2 Y2 è un'ellisse non degenere..+ .X' +-. O].[6.z Y'z Forma canonica: . Y" z _..X' 2 Y' . Inoltre il punto :r.2. X" Y" 1 X" Y" 1 cioè: X = .1 + 2 V2.le [(_1_. Y' Y = . X d) Isometna: è C = (. . 3].. [O.= 1.Z + Y'z + X' Y' sono A.z+X'Y' _.i Y' . _l-) la traslazione ·33 3 Y5 Y5 Y' +-. 5.i X' + 1. C = (O..2]..[6..Risoluzione degli esercizi 466 Risoluzione degli esercizi 467 dratica X.-- x.2 + i. 2 + i. g) Ellisse a punti reali. (_1_.. 2 2 e quindi C = (_l-. 5 . 2 2 3 8 8 L'isometria cercata è la composizione della traslazione e della rotazione effettuate. 1].. 3.= 1.. a) Poiché 1 1. X =2. Y2 Y2 Y2 3 Y2 Y2 Y2 .. b) Iperbole non degenere. 2 :r. 2].+ . Punti impropri: [O. xz] hanno per coordinate le soluzioni dell'equ~ziOne3X~ + xi + XIXz =0. Y =_1... 5]. 1. X" z + .. l)... -X+ Y+-=O. XI. della forma qua- + .. . Punto improprio: [0. V3. _1_)] .. 1. Y2 Y2 Y2Y2 2. consiste· di autovettori ed è X' Y' X' Y' b) Isometria: X = .. _l-). =l-.Y3 Y' - Y3. 2 2 e) Isometria: :r. 1). . Punto improprio: [0. 1). e) Iperbole non degenere. C = (O... X.. l punti impropri [O. O). Y= 2 Y3 X' + ~+ 1. 2 2 Forma canonica: 3X'z . Punti impropri: [0.+ Traslazione: X' = X" + Y2. Le coordinate del centro sono la soluzione del sistema 1 1 1 1 X+-Y+-=O.+ - X" Y" X'=--+-. - = (- ~.. [O. C = (- = X" X" Y' = .. . 2 = 1 3 ->0. [O..!:. 1 + 2V2. Punti impropri: [O.. -1. . -1. [O.1:f. La forma canonica è pertanto 1.. 3].. 1. O). a) Poiché il centro di ~.Y'z = 1. Y2 3 Forma canonica: Y" z = X=X' _l-. Gli autovalori della matrice Y5 2 nella conica di equazione 3 X' 2 Y' . 4 9 d) Iperbole non degenere. -+g) Isometna: Y5 Y5 X. Punti impropri: [O.

· Y'i Y'i 2 Y'i Y'i 2 Forma canonica: 2X' 2 + y d = l. O) J.. 1].) tali che det(AA + p. G(Xo. r F. 1. Supponiamo che le coniche del fascio abbiano equazione AF(Xo. X + 2 Y = _1-.Y = O. .5X2 = O.B) = O. che è pertanto un asintoto di . + 2a02XOX 2 + allXI2 + 2a 12 X. 2ao" 2a02. [0. 1.+ . b2 bi O ci O d l d2 di O ele2 el O fJ2 R O C. a) La curva contiene l'origine perché la sua equazione non ha termine costante. P]. r p :3Xo . O.XoX. X" X 2) = 'X(AA + p.2 = O.. il punto [0. 2. P 4 . Il determinante si annulla se e solo se esiste una relazione di dipendenza lineare tra le colonne della matrice. che è semplice con tan- rF. d od 2 dl eg eoe. cioè di X 2 (X. X" X 2) + p. Se il fascio ha 4 punti base distinti P" P 2 . X . aoo ag (A. p" che ha al più tre soluzioni distinte: quindi le coniche degeneri del fascio sono al più 3. r F. X" X 2) = 'XA X.: .) EK2 \ {(O.. ru:xo . X" X 2) = O.a2 ai O b . che è un punto doppio ordinario con tangenti principali la retta impropria e la retta di equazione X . Y'i Y' 469 h) Isometria: X = . dove A = (aij) e B = (bi) sono le matrici delle due coniche.G(XJ.G(Xo. O]. ed esso ha equazione X .5X.Risoluzione degli esercizi Risoluzione degli esercizi 468 X' Y' Y'i X' 4. i termini Poiché di grado più basso sono quadratici.iY). . Le coordinate [O. f) L'origine è un punto doppio non ordinario (che non è una cuspide ordinaria). c) Y-3X=0.2 Y = 5 ha due delle sue tre intersezioni con ~ raccolte nel punto improprio. con tangenti principali: Y = O. Procedendo in modo simile con l'altro punto improprio si trova che esso è semplice per 5f.+ . allora questi punti sono a tre a tre . L'unico punto improprio è [O. a) rFo:XO=O.3XI + X o = O. x" X2] dei punti impropri sono radici dell'e2 quazione ottenuta annullando i termini di grado massimo.:X2=0. L'unico punto improprio è [O.Y b) 2X+2Y-1 =0. Y = . e interseca ~ nei punti [1.2 Y = c per qualche c EC. allora AF(Xo. X+Y'i Y=O 1.:2X. La polare r p ha equazione X o + X 2 = O. l].:XI=O. . 1].4cY .. X o) = 'XBX. 2X . . p. l].2Xo + XI + 3X2 = O. . 1] è semplice per ~ e la retta impropria non è la tangente. COC2 cl + 2 a Ol + 2 a 02 r u:-4XO+XI +2X2 =0. le tangenti principali nell'origine hanno equazioni: X + iY = O. X . 2a12' a22 E K non tutti nulli tali che si abbia: § 34 2. =O X Y -+-+1=0 2 2 § 35 d) X+ Y=O. cioè se e solo se esistono aoo. 5. bob2 bl cl Co c. eOe2 el ii Io}. e quindi è l'asintoto cercato. r p : . 1] con molteplicità 1. e si ottiene l'equazione in Y (c . aoal bg + 2 a 12 2X + Y = O. le corrispondenti tangenti hanno equazioni X o =F Y'i XI + X 2 = O. la retta impropria e le rette X .3X2 = O.C2 + a22 + Questa condizione equivale all'appartenenza dei 6 punti assegnati alla conica di equazione aooXo2 + 2ao.2X2 = O. 4. r F. con tangente principale Y = O. 1] [O. XI.5) y 2 . X" X 2) + p.X2 + a 22 Xl = o. Questa è un'equazione omogenea di grado 3 in A.2. con tangenti rispettivamente 3. la retta di equazione X .. a) X + Y + 2 = O. O. 1. b) L'origine è un punto semplice.2X2) = O. b) r Fo :X2 = O. 1. 2 gente la retta impropria: è un flesso di specie 3.c 2 = O. Per determinare c si considerano le intersezioni di ~ con la retta variabile di equazione precedente. Quindi ~ ha un asintoto in corrispondenza a questo punto. al +all dg do d. loh 1/ a.iY = O. all.Y = 1-. p. ± Y'i. e quindi l'origine è un punto doppio per X 2 + y 2 = (X + iY) (X . B) X e le coniche degeneri corrispondono alle coppie (A. con tangente di equazione X = O. -1] semplici.ce: c) L'origine è un punto triplo ordinario. aOa2 bob. con tangente la retta impropria. l] e [O. e quindi i punti impropri sono: [O.X. Poiché la retta impropria interseca ~ in [O.ce: Poiché il grado di quest'equazione si abbassa per c = 5. Se F(Xo.2.Y . Le rette cercate sono le tangenti a ~ nei due punti ~ n r p. Punti impropri: [O.

Lang S. New York 1956. Geometry I. Wiley. it. Torino 1972].. Symmetry. London 1976 [trad. New York 1964. Bollati Boringhieri. Bertini E. Groups and Geometry. PIane Geometry and Its Groups. T. L'hessiana ha equazione X OX. e Grove L. it. Dover. [12] [13] [14] [15] [16] Benson C. X 2 = 0. Kleiman S. Carathéodory C. 1061-82. Quindi i flessi sono i 9 punti di intersezione di !tfJ con le rette X o = 0. m dei parametri ha equazione [2] [3] [4] [5] [6] [7] 6lXo mX2 mX. Berlin-Heidelberg-NewYork 1987. La simmetria. Schwerdtfeger H. Guggenheimer H. II. Principato. Milano 1962]. New York 1948. Geometria intuitiva. Springer. Berger M. Dover. C. Leetures on the Icosahedron. San Francisco 1967. Berlin-Heidelberg-NewYork 1987. Introduzione alla geometria proiettiva degli iperspazi. § 36 1. Roma 1982]. Klein F. e si verifica immediatamente che essi coincidono con i pùnti assegnati. Berlin-Heidelberg-New York 1985. Reading. 2 ognuna delle quali è riducibile in 3 rette distinte. GeometriesandGroups.. (EXo + Xl + X 2)(Xo + EX. 4. Algebraie Curves. New York 1962. Ansehauliehe Geometrie. XI = 0. Math.Risoluzione degli esercizi 470 non allineati. mXI mXo 6lX2 È immediato verificare che le coordinate di ognuno dei punti base annullano il deter- [8] [9] [lO] [Il] minante a primo membro. Lyndon R. New York 1979. Schubert Caleulus. W. 2 2 (Xo + E XI + E2 X 2)(E 2 X o + X. e Cohn-Vossen S. Princeton 1952 [trad. Sono le 4 cubiche di equazioni seguenti: . e Laksov D. + X 2)(XO + XI + EX2) = 0. Monthly".. Feltrinelli. 3. 73 (1972). + é X 2) = 0.. (Xo + XI + X 2)(é X o + EXI + X 2)(XO + EX. mX2 6lXI tnXo [1] = O. Walker R.. Queste 12 rette si ottengono congiungendo in tutti i modi possibili 2 dei 9 punti base del fascio. L'hessiana della cubica corrispondente ai valori l. it. V. Algebra. e le tre coniche riducibili Bibliografia sono distinte e appartengono al fascio. Nikulin V. J. Springer. Mass.. Princeton University Press.X2 = O. Cambridge University Press. Theory oj Funetions oj aComplex Variable. Editori Riuniti. . Dover.. Springer. J... Herstein I. Berlin 1932 [trad. Messina 1923. Finite Refleetion Groups. Safarevicl. R. Dover. in "Am.. Holden Day. Hilbert D.. . Algebra lineare... Cambridge 1985. Chelsea Publishing Company. Addison-Wesley Publishing Company. 1966 [trad. Linear Algebra. Weyl H. Springer.X2 = 0. Bollati Boringhieri.Elementary Mathematiesjrom an Advaneed Standpoint: Geometry.. Geometry oj Complex Numbers. Torino 1970]. + E X 2)(E 2 X o + E Xl + X 2) = 0. it. È sufficiente dimostrare che l'hessiana di ogni cubica del fascio contiene i punti base. c. pp. X OX.. Topies in Algebra..

.' O (V) SO (V) 150m (E) 150m + (E) Simi1(E) P"PH Ob(V) Sp(2k. P N ac(P) SIIT V/W Ps.. Q) d(Po• t» d(Po• ft) d(t>. jq) E. '1l'P. r).. Oel . ).. Dn . R7j(c) Et> <) v(a" . .II det(A).. [xo• . xn) Va.(A) PAT) PF(T) J(S) SLn(K). n) C(J) jo 179 181 183 189 192 196 210 219 220 224 227 228 230.c D 2n ) an J b Ob...n(K). xnl eo ... r).. (F). ol. P(V).. W). pn(K).. 9 X9• ~ J n.• an) dim(V) El . lA I. En tr(A) r(A) A (il . GL(V) N(F) 1m(F). SO(n) U(n). D(C... P t ) L(S" S2) Cp(J).c Ulo.....v(F) FA Me (F) det(F) V).. en PO .233 233 234 236 237 244 245 247 248 252 252 254 255 257 258 267 272 284 287 289 291 294 296 299 .. r(F) V" Mw. en• P[x" . L(P" .... .O(n) R7jo RF.... a.H Gk(V). xnl L(J).(W) IIvll cP '" Il (mod. G(k. t>1) S(C..J2. Mn(K) In GLn(K). sn-I. V). An(K). SU(n) Aff(A) 23 25 29 44 52 54 56 58 59 65 68 70 73 74 79 88 92 94 95 105 106 109 133 137 138 144 147 149 160 161 163 165 166 175 176 177 179 Affn(K) TA• fA. 2'1l') R 9• ab VI/\ V2 En d(P. [vl. ipljl . det(au) cof(A) V(x" .. K) A9 Re. End(V). V'....Elenco dei simboli Mm.u Hom(V...

142 ortogonale (o diagonalizzante). 308 di un sottospazio affine. 238 Argomento (principale) di un numero complesso. 146 di dualità. 258 di un fascio di piani. 220 tra una retta e un piano. P o) . 372 Classe resto. 275 Birapporto. 112 Cerchio. P 3. g) t. 331 Chiusura proiettiva: di una curva affine. 442 Circonferenza. 197. 196 di una combinazione lineare.. 344 di una riflessione. 217 tra due piani. 79. 132 associata ad una matrice. o. 232 di Eulero. 300 303 304 311 313 314 315 322 325 326 327 339 341 355 358 381 386 mp(51) rJ.. 406 irriducibile. 257 orientato. g) dj òj -- dX' òXi h XN ] 390 402 403 406 409 414 423 424 426 428 Indice analitico 431 (:) 432 R(J. 325 Campo.1:f) O[X] O[Xh . 236 di Moebius. 311 Base (finita). 163 Autovalore. 232 tra due rette. 425 delle funzioni razionali. 79. 299 lineare. 374 Asse(i): coordinati. 343 di un iperpiano. 000' Pi') Elp. 178 Angolo(i): convesso. 423 Cofattore. 236. 82 Componente: di un vettore di K n. P4) gr(51) T(g?) r(51) r(9) . 253. i (. to-. X N ) MCD(f. <> AI(S) ò PGL(p). P 4) i «(3) i (P h P 2 . 211. 422 Centro: di simmetria di una curva.oPo + A. 237 tra due vettori. 309 Ciclo. 133 Autospazio. 53 Complemento algebrico. 267 Applicazione: antilineare.(51) An An(PP. 219 tra due semirette..'d. (f) 438 439 Affinità. 188 Codimensione di un sottospazio: proiettivo. 421 algebricamente chiuso. 381 .. 381 multipla. 53 di un polinomio. 163 Baricentro.+ 000 +% 1(51.275 ortonormale. 344 di simmetria di un insieme. 56 canonica di K n. X N K(Xh "O.59 duale.l P l V ì. 82 Combinazione lineare. 229 di una rotazione. 285 vettoriale. 182 di una conica. 163 Autovettore. 63 Coefficiente: di Fourier.474 Elenco dei simboli ii ì. 149 Area di un parallelogramma. 364 di un fascio di rette. 429 dei quozienti di un dominio. 221 Asintoto. 19 fissa.oPo + 000 + A. P 2 . 110 di simmetria di una curva. 313 di passaggio a coordinate omogenee (non omogenee).nPn P~. P 3. PGLn+I(K) (3(P I . 127 Automorfismo di uno spazio vettoriale. 426 Caratteristica di un dominio. 393 di un'iperbole.

58 di un sistema lineare di iperpiani. 176. 211 Inviluppo convesso. 234 punto-piano. 112 sizigizietico di cubiche. 262 dei fregi. 317 Conica. 104 di un sottospazio proiettivo. 338 affinemente equivalenti. 239 ortogonale (ortonormale) di vettori. 236 Discriminante. 339 proiettivamente equivalenti. 375 Generazione proiettiva delle curve piane. 138 Indice di positività (negatività). 422 a fattorizzazione unica. 254 quadrinomio (o di Klein). 268 Glissorotazione. 94 coordinato. 25 associata a un'applicazione lineare. di iperboli.476 Condizione(i): di complanarità di due rette. 202 proiettante. 431 Determinante. 198 simmetrica standard. 176 proiettivo. 179 ciclico. 244 sg. 346 Isometria. 348 ridotta. 88 hessiano. 200 n-aria. 125 di parallelismo di due piani. 188 lineare. 358 di J ordan. 179 finitamente generato. 355. 396 Derivata di un polinomio. 177 affini. 195 polare di una forma quadratica. 299 proiettivo. 341 hessiana. 341 proiettificata di una curva affine. 406 lineare. 255 unitario (speciale). 91 di uno spazio proiettivo. 233 punto-retta. 373 di un'iperbole. 338 a centro. 365 Dimensione: di uno spazio affine. 269 Grado: di una curva. 323 . 365 delle coniche proiettive. 253 improprio. 428 Matrice(i). 341 complesse coniugate.. 219 Diametri di una conica. 35 diagonalizzabile. 33 Equipollenza. 294 polari. 408 indipendenti. 207 di Minkowski. 175 abeliano. 197 definita. 208 iperbolica. 216 Immagine di un'applicazione lineare. di una retta affine. 21 antisimmetrica. improprio). 425 di gruppi. 233 Disuguaglianza: di Schwarz. 192 di una proiettività. 355 di una forma bilineare. 419 equianarmonica. antisimmetrica. 397 Indice analitico Forma: bilineare (simmetrica. 93 Glissoriflessione. 338 sg. 92 baricentriche. 104. 399 Determinazione (principale) di un angolo. 178 di spazi proiettivi. 426 Figura(e): affinemente equivalenti. 291 su un insieme. 202 degenere (non degenere). 150 affini. 272 hermitiana. 399 irriducibile (riducibile). 404 di iperpiani. 190 alterna standard. 419 Curva(e) algebrica(e): affine. 230. 313 standard. di curve. 410 Giacitura: di un fascio improprio di piani. 285 pluckeriane. 314 di piani (proprio. 284 di iperpiano. 375 Ellisse. 127 di un sottospazio affine. 284 di uno spazio vettoriale. 338 sg. 199 Formula: del cambiamento di coordinate. 439 Distanza: tra due punti. 191 canonica: delle coniche affini. semidefinita. 372 di un'iperbole. 207 Insieme: convesso. di parabole. 343 reale. 133 Fuoco(i): di un'ellisse. 255 discontinuo. 360 Cono: isotropo. 344 Cuspide ordinaria. 288 lineare (di primo grado). 381 non singolare (singolare). 375 Direzione: di una retta. 228 tra due rette. 211 Dominio. 66 di una conica. 189 477 di isometrie. 433 di Lagrange. 185 congruenti. 122 di parallelismo retta-piano. 315 Direttrice(i): Indice analitico di un'ellisse. 419 Fattorizzazione. 273 definita. 177 Identità: di Eulero. 176 generale. 125 di tangenza. 314 improprio.264 simplettico. 322 di spazi vettoriali. 311 omogenee (o proiettive). di un polinomio. 286 di simmetria. di ellissi. 260. semidefinita. 374 di una parabola. 254 diedrale. 175 affine. 409 sg. 249 di Lorentz. 322 speciale. 390 proiettiva. alterna). 176 ortogonale (speciale). 162 di Pauli. 361 Endomorfismo. 121 di un sottospazio affine. 426 Eccentricità: di un'ellisse. 14 Estensione di un campo. 147 congruenti. 293. 113 proprio. 423 Grassmanniana.. 210 triangollire. 262 delle similitudini. 324 Flesso. 238 Massimo Comun Divisore. 253 di trasformazioni. 63 Funzionale lineare. 101 di una retta proiettiva. 133 Lunghezza di un segmento. 360 degenere (semplicemente o doppiamente). 195 anisotropa. 289 di un iperpiano. 290 vettoriale. 274 quadratica. 105. 346 di un piano. 231. 177 di spazi affini. 247 di una figura. 286 di un'ipersuperficie. 99 Iperbole. 208 indefinita. 381 simmetrica rispetto ad una retta. 251 di Coxeter. 374 di una parabola. 127 di rette. 247 Isomorfismo: di domini. 422 Fascio: di circonferenze. 33 omogenea (non omogenea). 286. 380 delle quadriche proiettive. 348 congruenti. 361 Iperpiano(i): affine. 404 Configurazione duale. 237 Cubica: armonica. 320 di Grassmann: proiettiva. 356 delle quadriche affini. 285 Ipersuperficie. 132 Equazione(i): di una curva. 250 geometrica affine" 185 proiettivamente equivalenti. 296 Coordinate: affini. 372 di un'iperbole. 194 dei coefficienti di un sistema. 113 Disco. 99 limitato. 344 simmetrica rispetto ad un punto. 361 delle coniche euclidee. 226 pitagorica. 73 di Vandermonde. 368 delle quadriche euclidee. 188 cristallografici piani. 93 di un fascio improprio di rette. 101. 156 omogenee. 294 Gruppo(i). 374 di una parabola.

229 proiettiva. 305 perpendicolari (o ortogonali). 250 euclidea. 379 complanari. 434 omogeneo. 97 orientato. 92 standard. 185. semplice. 157 di uno spazio vettoriale. 250. 318 Proprietà: affine. 82 Rete di curve. 247 diagonalizzabile. 177 Omotetia. 36 ortogonale. 422 Sottodominio. 137 Omomorfismo: di domini. 406 n-spazio numerico: affine. 29 Nucleo di un'applicazione lineare. 22 simili. 228 ordinario. 95 in posizione generale. 144 . 196 Radice di un polinomio. 355. sernidefinita. 109 Sfera. 40 Somma diretta. 252 rispetto a un punto. 136 ortogonale. 313 standard. 373 Rango: di una conica. 202 ortogonale a un s. 285 generato da un s. 162 unitario. 305 Proposizione autoduale. 428 Rami di un'iperbole. 240 Soluzione generale di un sistema. 422 Sottomatrice. 93 generato da un insieme finito di punti. 13 479 Segnatura di una forma quadratica. 349 sg. 303 ortogonali(o perpendicolari). 287 incidenti (sghembi). 105 proiettivo (o lineare).zione generale. indefinita. 177 Metodo: dell'inversa. 404 di iperpiani. 13 ampliato. 97 Semispazio.423 omogeneizzato (deomogeneizzato). 245. 216 parallela. 33 a gradini. 150 di un operatore lineare. 25 di sommatoria. 85 Modulo: di una quaterna di punti. 341 focale. 84 Minore(i). 287 in posi.. 17 biduale. 222 Regola del parallelogramma. 327 di una cubica. 15 di Cramer. 299 reale di una curva. 247 autoaggiunto (simmetrico). 232 proiettivo. 107 paralleli. 181 Operatore(i) lineare(i). 441 Perpendicolare comune. 196 somma (diretta) di. 390 ordinario. 227 numerico. 399 invertibile. 92 proiettivo. 99 Sistema: di equazioni lineari. 50 generato da un insieme finito di vettori. 120 ordinario. 78 orlati. 91 numerico. 372 Semipiano. 392 principale. 424 di gruppi. 276 Operazioni elementari. 239 Polinomio. 351 Parallelepipedo. 70 Sottospazio(i) : affine. 239 regolare. 352 linearmente indipendenti. 151 Parabola. 226 scalare. 251 Simplesso. 92 coordinati. 360 cubica di Newton. 212. 95 fondamentale. 328 equianarmonica. 414 Molteplicità: algebrica (geometrica) di un autovalore. 246 antisimmetrico. 132 aggiunti (trasposti). 306 Simbolo: di Kronecker. 427 monico. 93 cartesiano. 54 isotropo. 195 di una matrice. 243. 207 Semiassi di un'ellisse. 18 Nodo. 288 medio di un segmento. 224 Proiettività. 25 unitaria. 396 Norma (lunghezza) di un vettore. 98 Permutazione. 239 Poligono convesso.i. di una componente irriducibile. 405 irriducibile. 227 metrico. 44 di eliminazione di Gauss-Jordan. 328 Radicale. 91 di Pascal. 13 ampliato. di V. 67 Rappresentazione trigonometrica di un numero complesso. 322 Proiezione.52 supplementari. 165 costante. 386 sg. 393 Riferimento: affine. 402 Poliedro convesso. 109 stereografica. 427 di un punto base. 423 caratteristico. 248 Scalare. 208 trasposta. 44 hermitiana. 161 simmetrica. 284 Indice analitico indipendenti. 390 simmetrico: rispetto a un iperpiano. 95 base. 209 vettoriale. 22 triangolare. 404 Retta(e): affine. 429 di un fattore. 234 Piano(i): affine. 95 unità. 73 Similitudine. 290 somma di due sottospazi. 341 Punto(i): allineati (o collineari). 52 Spazio(i): affine. 274 hessiana. 284 vettoriale. 160 di Vandermonde. 341 di similitudine. 291 naturale. 289 vettoriale. 38 Orientazione: Indice analitico di uno spazio affine. 25 definita. 31 orlata. 145 ortogonali.i. 284 duale. 170 d'intersezione retta-curva. 28 nilpotente. 29 quadrata. 284 biduale. 275 misto. 252 rotatoria. 335 Quaterna: armonica. 209 standard. 134. 97 multiplo (singolare). 284 Polare. 438 Rotazione. 319 duale. 390 di una radice. 396 proprio (improprio). 24 hermitiano. 285 Riflessione. 227 proiettivo. 317 Prodotto: di matrici. 314 Solido convesso. 284 vettoriale. 236 di Riemann. 381 di una curva in un punto. 375 proiettiva. 432 Principio: d'identità dei polinomi. 313 numerico. 360 di una forma bilineare. 16 Segmento. 406 ciclici. 98 Parallelogramma. 92 euclideo. 430 di dualità. 288 K-razionale. 295 Quadrilatero completo. 293 di Klein. 269 Risultante di due polinomi. 38 di Laplace. 324. 94 incidenti (sghembi). 52 Sottocampo. 88 elementare. 284 tangente. 36 lineare: di curve. 109 Semiretta. 423 generico.478 di un cambiamento di coordinate. 210 Notazione a blocchi. 284 Quadrica. 305 proiettivo.

352 Tetraedro. 93 'geometrico.480 duale. 318 di Eulero. 140 di Pappo. 20 di Fibonacci. 304 Spettro. 228 normale a una retta. 211 di una retta. 231 Vertici: di un'ellisse. 196. 18 Successione. 427 di Gram-Schmidt. 98 Traccia di una matrice quadrata. 22 Volume di un parallelepipedo. 393 Teorema: di Bezout. 373 Vettore(i): applicato. 115 di Taylor. 338 sg. 106 universale. 238 l l i lI \ J . 66 limitata. 372 di un'iperbole. 206 di Talete. 177 Stella di piani. Tacnodo. 83 di omomorfismo per gli spazi vettoriali. 267 di fattorizzazione unica. 383 di Chasles. 279 Teme pitagoriche. 196 linearmente indipendenti (dipendenti). 13 colonna. 270. 91 di spazio vettoriale. 180 Trasposizione. 418 di spazio affine. 175 lineare fratta (o di Moebius). 163 Stabilizzatore. 117. 274 riga. 414 di Sylvester. 303 di Poncelet. 229 normale a un piano. 54 ortogonali. 397 Tangente. 18 quoziente. 22 di direzione di una retta. 209 hermitiano. 442 Triangolo. 314 Struttura: di gruppo su una cubica. 21 Supporto di una curva. 272 di Kronecker-Rouché-Capelli. 412 di Salmon. 392 principale. 431 fondamentale dell'algebra. 98 Versore. 140 numerico. 430 spettrale. 260 di Desargues. 65 Trasformazione. 116 Indice analitico di Pappo-Pascal. 329 Traslazione. 141 euclideo. 71 di Laplace. 14 isotropo. 275 isomorfi. 213 di J ordan.