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Ricerca di un piano proiettivo finito di ordine 10

Giulia Gallo
18 gennaio 2012

Indice
1 Preliminari

2 Il teorema di Bose

3 La matrice di incidenza di un piano proiettivo e il teorema di


Bruck-Ryser
6
4 Non esistenza di un piano proiettivo finito di ordine 10

Sommario

Preliminari

Ricordiamo la definizione di piano proiettivo finito:


Definizione 1.1. Un piano proiettivo finito di ordine n, con n > 0, `e un insieme
di n2 + n + 1 linee e n2 + n + 1 punti tali che:
1. ogni linea contiene n + 1 punti
2. ogni punto sta su n + 1 linee
3. due linee distinte si intersecano esattamente in un punto
4. due punti distinti giacciono esattamente su una stessa linea.
Esistono diverse definizioni di piano proiettivo finito e questo insieme di
assiomi `e stato scelto per sottolineare la dualit`a tra punti e linee. Se si scambiassero le parole linea e punto nella definizione si otterrebbero essenzialmente
gli stessi assiomi.
Il pi`
u piccolo esempio di piano proiettivo finito `e un triangolo, il piano di
ordine uno. Il pi`
u piccolo esempio non banale `e di ordine due. Ci sono sette
punti etichettati da 1 a 7 e sette rette etichettate da L1 a L7. Sei di esse sono
linee rette ma L6 `e rappresentata dal cerchio passante per i punti 2,6 e 7. Come
si pu`
o facilmente verificare, gli assiomi del piano proiettivo finito sono rispettati.
Nella dimostrazione della non esistenza di alcuni piani proiettivi finiti, giocano un ruolo fondamentale i cosiddetti quadrati Greco-Latini. Il termine quadrato Greco-Latino fu coniato da Eulero nel 1782. Nella nostra terminologia
moderna, si parla di quadrati Latini ortogonali. Definiamoli.
Definizione 1.2. Un quadrato Latino di ordine n `e una matrice n n che
soddisfa le seguenti propriet`
a:
1. tutti gli elementi della matrice sono interi tra 1 ed n
2. in ogni riga nessun elemento `e ripetuto
3. in ogni colonna nessun elemento `e ripetuto.

(1)

(2)

Definizione 1.3. Siano S1 = [sij ] e S2 = [sij ] due quadrati Latini di ordine


n.
(1) (2)
Essi si dicono ortogonali se le n2 coppie (sij , sij ) per ogni i, j = 1, 2, . . . , n
sono distinte.
Un modo semplice per visualizzare la definizione `e di mettere il secondo quadrato sovrapposto al primo, spostandolo lateralmente. La risultante matrice
n n avr`
a per elementi delle coppie composte da un elemento di S1 e da un
elemento di S2 e non avr`
a entrate ripetute. Essa viene denominata quadrato
Greco-Latino o quadrato di Eulero.
Esempio. Consideriamo due quadrati Latini di ordine 4. Sovrapponendo i
due quadrati, ne otteniamo un terzo i cui elementi sono tutti distinti.


1, 1 2, 2 3, 3 4, 4
1 2 3 4
1 2 3 4
2 1 4 3 3 4 1 2 2, 3 1, 4 4, 1 3, 2


3 4 1 2 4 3 2 1 3, 4 4, 3 1, 2 2, 1
4, 2 3, 1 2, 4 1, 3
2 1 4 3
4 3 2 1

Il teorema di Bose

Il teorema che presenteremo in questa sezione risulta di particolare interesse


poiche stabilisce la connessione tra i piani proiettivi finiti e gli insiemi completi
` stato inoltre di fondamentale importanza per la dimodi quadrati Latini. E
strazione della non esistenza di un piano proiettivo di ordine 6, mostrata dallo
stesso Bose nel 1938.
Prima di occuparcene mostriamo, per`o, alcuni risultati preliminari.
Teorema 2.1. Siano S1 , S2 , . . . , St un insieme di t quadrati Latini di ordine
n 3, a due a due ortogonali. Allora
tn1

(1)

Dimostrazione. Etichettiamo gli elementi di ogni quadrato Latino in modo tale


che la prima riga di ogni quadrato Latino contenga gli elementi 1, 2, . . . , n in
questo ordine. Questoperazione non fa cadere lortogonalit`a dellinsieme considerato. Consideriamo adesso i t elementi che compaiono nelle posizioni (2, 1)
dei quadrati Latini. Queste t entrate devono essere distinte, perche altrimenti
verrebbe contraddetta lortogonalit`a dellinsieme. Inoltre nessuna di esse pu`o
essere uguale a 1. Infatti, per come abbiamo scelto di etichettare gli elementi dei
quadrati, nella prima colonna di ogni quadrato Latino al posto (1, 1) compare
lelemento 1 che non pu`
o comparire nuovamente nella stessa colonna al posto
(2, 1) per la definizione di quadrato Latino. Dunque t n 1.
Definizione 2.2. Se vale luguaglianza nella (1), allora linsieme ortogonale si
dice completo.
Teorema 2.3. Per n 3 e t 2 un insieme di t quadrati Latini ortogonali di
ordine n `e equivalente ad una matrice n2 (t + 2).
A = [aij ]

(i = 1, 2, . . . , n2 ; j = 1, 2, . . . , t + 2)

(2)

Le entrate aij di A sono elementi etichettati 1, 2, . . . , n e le righe di ogni sottomatrice di A di dimensione n2 2 sono le n2 coppie formate da elementi
appartenenti allinsieme 1, 2, . . . , n.
3

Dimostrazione. Sia data la matrice A. Permutiamo le righe di A, cosicche gli


elementi nelle righe delle prime due colonne rispettino lordine dei naturali.

1, 1, . . .

1, 2, . . .

. . .

1, n, . . .

. . .

n, 1, . . .

n, 2, . . .

. . .

n, n, . . .
Allora per ogni e = 3, 4, . . . , t + 2 definiamo una n n matrice Ae come segue.
La prima riga di Ae contiene le prime n entrate della colonna e di A, la seconda
riga di Ae contiene le successive n entrate della colonna e di Ae e cos` via, fino
allultima riga di Ae che contiene le ultime n entrate della colonna e di Ae .
Allora A3 , A4 , . . . , At+2 `e un insieme di t quadrati Latini ortogonali. Infatti per
le ipotesi fatte su A, ogni matrice `e un quadrato Latino. La colonna 1 di A
implica che Ae non pu`
o avere 2 entrate uguali in una riga e la colonna 2 di A
implica che Ae non pu`
o avere 2 entrate uguali in una colonna. Inoltre, se e 6= f
allora Ae e Af sono ortogonali a causa della struttura delle colonne e ed f di A.
Linverso si dimostra similmente.
Esempio. Chiarifichiamo quanto affermato dal teorema che abbiamo appena
dimostrato. Siano dati i seguenti quadrati Latini 3 3:

1 2 3
1 2 3
A1 = 2 3 1 A2 = 3 1 2
3 1 2
2 3 1
La matrice seguente `e lunica associata

1 1
1 2

1 3

2 1

2 2

2 3

3 1

3 2
3 3

ad A1 e A2 .

1 1
2 2

3 3

2 3

3 1

1 2

3 2

1 3
2 1

Siamo finalmente pronti per dimostrare il teorema di Bose che fornisce una
condizione necessaria e sufficiente per lesistenza di un piano proiettivo finito.
Teorema 2.4 (di Bose). Sia n 3. Possiamo costruire un piano di ordine n
se e solo se possiamo costruire un insieme completo di n 1 quadrati Latini di
ordine n, a due a due ortogonali.

Dimostrazione. Sia dato il piano proiettivo di ordine n. Sia L una linea di e


siano P1 , P2 , . . . , Pn+1 gli n+1 punti su L. Siano Q1 , Q2 , . . . , Qn2 gli n2 punti di
non su L. Etichettiamo in modo arbitrario le n linee passanti per Pj , esclusa
L, come 1, 2, . . . , n, per ogni j = 1, 2, . . . , n + 1. In particolare chiamiamo aij la
linea passante per Qi e Pj . Allora
A = [aij ]

(i = 1, 2, . . . , n2 ; j = 1, 2, . . . , n + 1)

(3)

`e una matrice n2 (n + 1) con elementi appartenenti allinsieme 1, 2, . . . , n.


Le righe di ogni n2 2 sottomatrice di A sono le n2 coppie di 1, 2, . . . , n. Se
aij = ai0 j e aik = ai0 k con i 6= i0 e j 6= k allora Qi Pj = Qi0 Pj e Qi Pk = Qi0 Pk .
Ma allora Qi Qi0 passa per Pj e Pk e Qi Qi0 = L. Ma questo contraddice il fatto
che Qi e Qi0 non sono su L. Quindi la (3) `e una matrice del tipo descritto nel
Teorema 2.3 e produce un insieme completo di n 1 quadrati Latini ortogonali
di ordine n
Per limplicazione inversa, sia (3) una matrice del tipo descritto nel Teorema 2.3. Siano le n2 righe di (3) i punti ordinari Q1 , Q2 , . . . , Qn2 e siano
P1 , P2 , . . . , Pn+1 gli n + 1 puntiideali . Una linea ordinaria Lij passa per Pj
e i punti ordinari con i nella colonna j di A. La linea ideale L passa attraverso
i punti ideali P1 , P2 , . . . , Pn+1 . Finora abbiamo definito una configurazione
con n2 + n + 1 punti. Ogni punto `e esattamente su n + 1 linee e ogni linea passa
esattamente per n + 1 punti. Siano Lij e Li0 k due linee ordinarie con j 6= k.
Queste linee passano per lunico punto con i nella colonna j e i0 nella colonna
k di A. Siano Lij e Li0 j due linee ordinarie con i 6= j. Queste linee passano per
lunico punto APj . La linea ordinaria Lij e la linea ideale L passano anchesse per lunico punto Pj . Da queste osservazione si conclude che `e un piano
proiettivo di ordine n
Il risultato di Bose `e fondamentale per dimostrare la non esistenza di un
piano proiettivo di ordine 6. Infatti, se un piano del genere esistesse, dovrebbe
esistere un insieme completo di 5 quadrati Latini ortogonali di ordine 6. La
possibile esistenza anche solo di un paio di quadrati Latini ortogonali di ordine
6 era un problema molto pi`
u antico, addirittura risalente ad Eulero.

La congettura di Eulero
In uno scritto del 1782, Eulero cominci`o indicando il problema dei 36 ufficiali.
Tale problema richiedeva che si trovasse una disposizione di 36 ufficiali, di 6 gradi
e provenienti da 6 reggimenti diversi, in una formazione quadrata di dimensione
6 per 6. Ogni linea orizzontale e verticale di questa formazione deve contenere
uno e un solo ufficiale di ogni grado e uno e un solo ufficiale da ogni reggimento.
Eulero denot`
o i 6 reggimenti con le lettere Latine a, b, c, d, e, f e i 6 gradi con
le lettere Greche , , , , , . Not`o inoltre che le caratteristiche di un ufficiale
erano determinate dalle 2 lettere, una Latina e laltra Greca, e che il problema
consisteva nel disporre le 36 combinazioni di 2 lettere in un quadrato, in modo
tale che ogni riga e ogni colonna contenessero tutte le 6 lettere Latine e tutte le 6
lettere Greche. Questa `e lorigine del termine Quadrato Greco-Latino. Eulero
osserv`
o che il primo passo consisteva nel disporre le lettere Latine in un quadrato
in modo tale che nessuna lettera venisse dimenticata sia da ogni riga che da
ogni colonna. Chiam`
o questo quadrato particolare quadrato Latino. Se invece
avesse scelto di disporre prima le lettere Greche, probabilmente avremmo avuto
5

i quadrati Grechi al posto dei quadrati Latini. In ogni caso, se etichettiamo sia i
gradi che i reggimenti con numeri da 1 a 6, allora il problema di Eulero si riduce
alla costruzione di un paio di quadrati Latini ortogonali di ordine 6.
Eulero non trov`
o soluzione a questo particolare problema. Allora congettur`o
che non ne esistessero se lordine dei quadrati `e nella forma n 2(mod4). Questa
`e la famosa congettura di Eulero. Il primo caso n = 2 `e banalmente impossibile.
Allincirca nel 1900, Tarry verific`o, attraverso una sistematica enumerazione,
che la congettura di Eulero vale per n = 6. Allora, secondo il risultato di Tarry,
siccome non esiste un paio di quadrati Latini ortogonali di ordine 6, il risultato
di Bose implica la non esistenza di un piano proiettivo finito di ordine 6.
Siccome ci sono innumerevoli sconvenienti nella dimostrazione per sistematica enumerazione, vedremo nei prossimi capitoli una condizione necessaria
affinche esista un piano proiettivo di ordine n.

La matrice di incidenza di un piano proiettivo


e il teorema di Bruck-Ryser

Definizione 3.1. La matrice di incidenza A = [aij ] di un piano proiettivo di


ordine n `e una matrice (n2 + n + 1) (n2 + n + 1) in cui le colonne rappresentano
i punti e le righe rappresentano le linee. Lentrata aij `e 1 se il punto j sta sulla
linea i; altrimenti `e 0.
Esempio. Diamo la matrice di incidenza del piano proiettivo di ordine 2.

1 1 0 1 0 0 0
0 1 1 0 1 0 0

0 0 1 1 0 1 0

0 0 0 1 1 0 1

1 0 0 0 1 1 0

0 1 0 0 0 1 1
1 0 1 0 0 0 1
In termini di matrice di incidenza, le propriet`a per essere un piano proiettivo
sono trasformate in:
1. A ha somma sulle righe costante e uguale a n + 1 ( ogni linea contiene
n + 1 punti)
2. A ha somma sulle colonne costante e uguale a n + 1 ( ogni punto sta
su n + 1 linee)
3. il prodotto interno di ogni 2 righe distinte di A `e 1 ( due linee distinte
si intersecano esattamente in un punto)
4. il prodotto interno di ogni 2 colonne distinte di A `e 1 ( due punti
distinti giacciono esattamente su una stessa linea)
Le condizioni sulla somma sulle righe e sul prodotto interno di due righe di
A possono essere racchiuse nella seguente equazione matriciale:
AAT = nI + J

(4)

dove AT denota la trasposta della matrice A, I denota la matrice identit`a e J


la matrice di tutti 1.
Mostriamo che la (4) implica le condizioni prima enumerate. Ogni entrata
sulla diagonale del secondo termine dellequazione (4) `e n aii + 1 = n + 1
perche aii I e dunque aii = 1. Quindi il prodotto interno di una qualsiasi
riga di A per se stessa `e n + 1 e quindi lo `e la somma su una qualsiasi riga di A.
Ogni entrata sulla diagonale inferiore del secondo termine dellequazione (4) `e
n aij + 1 = 1 perche aij I e quindi aij = 0. Quindi il prodotto interno di
qualsiasi coppia di righe distinte di A devessere 1. Inoltre Ryser dimostr`o che
A `e una matrice normale; in altre parole:
AAT = AT A
Dunque la (4) implica anche le condizioni sulla somma sulle colonne e sul
prodotto interno di due colonne di A.
Il teorema di Bruck-Ryser parte proprio da questa equazione e prova che
essa implica che n `e la somma di due quadrati interi quando n 1, 2(mod4).
Teorema 3.2 (di Bruck-Ryser). Se n 1, 2(mod4), allora una condizione
necessaria per lesistenza di un piano proiettivo finito di ordine n `e che esistano
due interi x, y tali che n = x2 + y 2
Ritorniamo alla storia dei piani proiettivi. Siccome 6 2(mod4) e 6 non
`e somma dei quadrati di due interi, il teorema di Bruck-Ryser implica la non
esistenza di un piano proiettivo di ordine 6. Il prossimo caso da affrontare `e
quindi quello del piano proiettivo finito di ordine 10. Siccome 10 = 12 + 32
un piano di ordine 10 esisterebbe se la condizione di Bruck-Ryser fosse anche
sufficiente. Daltra parte, per`o, 10 2(mod4) quindi, se uno credesse alla
congettura di Eulero, non esisterebbe.
Innanzitutto la congettura di Eulero `e stata mostrata essere falsa. Nel 1959
Bose e Shrikhande costruirono un paio di quadrati Latini ortogonali di ordine
22. Poi Parker costru` un paio di quadrati Latini ortogonali di ordine 10. Questo
fece rinascere le speranze per lesistenza di un piano proiettivo di ordine 10 che,
per`
o, venne smentita qualche anno pi`
u tardi.

Non esistenza di un piano proiettivo finito di


ordine 10

In questo paragrafo riportiamo la storia della dimostrazione della non esistenza di un piano proiettivo di ordine 10. Tale dimostrazione `e stata ottenuta
sfruttando essenzialmente la potenza raggiunta negli anni 80 dagli elaboratori elettronici e, pertanto, `e tuttora aperta la questione della ricerca di metodi
adeguati per la soluzione del problema senza luso di strumenti di calcolo.
Ai fini della dimostrazione `e stato di fondamentale importanza lo studio del
codice binario associato allipotetico piano proiettivo di ordine 10. Prima di
procede diamo le seguenti definizione.
Definizione 4.1. Sia A la matrice di incidenza di un piano proiettivo finito.
Sia C lo spazio vettoriale generato dalle righe di A su F2 , il campo finito con
due elementi 0, 1. Un vettore in C `e detto parola del codice.
7

Definizione 4.2. Il peso di una parola del codice `e il numero di 1 contenuti


nella parola del codice.
Definizione 4.3. Sia wi il numero di parole del codice di peso i. Definiamo
lenumeratore del peso di C come:
n2X
+n+1

w i xi

i=0

Ogni parola del codice di peso i corrisponde ad una configurazione con i


punti.
Denotiamo con C il codice su F2 di un ipotetico piano proiettivo P
di ordine
111
10 e con wi i coefficienti del relativo polinomio enumeratore dei pesi i=0 wi xi .
Mediante luso di elaboratori elettronici sono stati provati i seguenti risultati:
w12 = 0 (C.W.H. Lam, L. Thiel, S. Swierrcz, ...)
w15 = 0 (...)
w16 = 0 (...)
Sono dunque noti i valori di wi , per ogni i = 0, 1, 2, . . . , 18, che riportiamo
nella seguente tabella.
w0
1

wi

i = 1, 2, . . . , 10 w1 1
0

wj

11

j = 12, 13, . . . , 18
0

Nel 1970, Assmus e Mattson hanno osservato che, usando i valori riportati nella tabella precedente `e possibile trovare tutti i coefficienti del polinomio
enumeratore dei pesi di C. In particolare si ha
w19 = 24675
e quindi, se esiste un piano proiettivo finito di ordine 10, esso deve contenere
24675 parole del codice di peso 19. Il problema dellesistenza del piano proiettivo si sposta quindi sulla ricerca delle configurazioni con 19 punti. Queste
configurazioni sono state studiate da M. Hall Jr., il quale nel 1980 ha provato che, se a `e una parola del codice di peso 19, allora, delle 111 linee di , 6
intersecano a in 5 punti, 37 in 3 punti e 68 in un solo punto. In sostanza, le
configurazioni in questione possono pensarsi come strutture geometriche aventi
19 punti e 43 blocchi tali che 6 blocchi hanno 5 punti, 37 blocchi hanno 2 punti
e 2 punti distinti appartengono ad un unico blocco. Il numero di tali strutture, a
meno di isomorfismi, `e 66 e almeno una di queste, se esiste , deve avere matrice
di incidenza estendibile ad una matrice di incidenza di .
In un lavoro del 1985 Lam, Crossfield, Thiel hanno provato che 21 configurazioni delle 66 possibili hanno matrice di incidenza non estendibile a quella di un
piano proiettivo di ordine 10. Finalmente, nel 1988, Lam, Thiel, Swiercz, usando dei programmi da loro elaborati, parte dei quali hanno girato per 83 giorni
su un CRAY supercomputer e per 160 giorni su cinque VAX collegati in rete,
hanno esteso il precedente risultato alle rimanenti 45 configurazioni, giungendo
cos` a provare che non esiste un piano proiettivo di ordine 10.