Antonio Montanari

Galeotto Tarlati, la fuga da Avignone.

Aggiorniamo la biografia di Galeotto Tarlati di Pietramala (1356-1398), qui
pubblicata nel 2014, "Tra la Croce e la spada. Galeotto di Pietramala,
cardinale, e la Chiesa di fine Trecento". Si tratta di un particolare
importante per quella biografia, e per comprendere la figura del nostro
Cardinale "malatesiano".
Rimini, 8 luglio 2016

Nel 1397 Galeotto fugge da Avignone, soggiorna per alcuni mesi a Valence
e poi si reca a Vienne, città "ad Rhodanum fluvium sita", nel Delfinato,
dove scompare l'8 febbraio 1398.
Nicolas de Clamanges, nella celebre epistola XII "Malle tibi laetiora"
(diretta "Ad Gontherum Colli, Galliae Regis secretarium", ovvero Gontier
Col, segretario di Carlo VI e di Giovanni, duca di Berry, e nella primavera
del 1395 ambasciatore ad Avignone), in cui leggiamo la notizia della
scomparsa "clarissimi viri et optimi Galeoti de Petra Mala", ci precisa che
Galeotto era stato Cardinale "nuper", ovvero "nei tempi andati"
("Sacrosanctae nuper Romanae Ecclesiae Diacon Cardinalis").
Il che significa che si era dimesso da ciò che Nicolas stesso definisce come
"il vertice pesante di una eminente carica" ("in praecipui honoris arduo
culmine positus").
Questo passo dell'epistola XII documenta il contrasto fra Galeotto ed il
Papato di Avignone, autorizzandoci a parlare di una fuga del nostro
Cardinale da quella Corte pontificia.
Nicolas de Clamanges come Rettore dell'Università di Parigi fu in rapporto
diretto con Regno e Papato: scrive infatti una lettera al Re Carlo VI, due a
Papa Clemente VII, due ai Cardinali d'Avignone ed una a papa Benedetto
XIII, come leggiamo in un testo di tesi di laurea del 1849, presentata da
Alexis Descazals.
Il quale annota: "ses avis et ses conseils furent appréciés à Paris comme à
Avignone. Benoît XIII fut même tellemet charmé de Clémangis, qu'il se
décida à l'appeller après bien des hésitations, accepta ce poste important
dans l'espoir d'être utile à l'Église; mais ses espérances furent déçues.
Eloigné des conseils secrets de la papauté par ceux auxquels trop de
franchise aurait pu nuire, il se vit forcé de résigner ses fonctions en 1397".
Il viaggio di Galeotto a Valence e Vienne (una città in grave crisi politicoreligiosa), avviene in un particolare momento della storia del regno di
Francia, quando Carlo VI (in carica dal 1380) cerca di chiudere il Grande
Scisma.
A Parigi nel 1324 Marsilio da Padova (Rettore dell'Università parigina tra
1312 e 1314), ha composto il "Defensor Pacis", opera in cui si nega ogni
potere giurisdizionale o politico alla gerarchia ecclesiastica. Per Marsilio, il
vero "Defensor Pacis" era il potere politico dell'imperatore, non quello
religioso del Papa.
Il 23 ottobre 1327 Giovanni XXII condanna l'opera di Marsilio, per cinque
tesi in essa sostenute, ed ordina (invano) il suo arresto.
Questo sfondo politico è molto anteriore, ma sembra condizionare anche
la scelta di Galeotto di andarsene da Avignone alla fine del secolo, se
stringe rapporti con l'ambiente umanistico di Parigi di cui fa parte Nicolas
de Clamanges. Il quale redige le nove epistole ufficiali dell'Università di
Parigi, che aveva affrontato la questione della fine dello Scisma.
Di quelle epistole c'è un significativo apprezzamento sullo stile, da parte di
Galeotto di Pietramala, "Cardinale letterato" come lo si definisce ancor
oggi (cfr. Jean-Claude Polet, "Patrimoine littéraire européen,VI, Prémices
de l'humanisme, 1400 - 1515", Bruxelles 1995, p. 154).
Circa la fuga a Valence e Vienne, cfr. H. Gilles, "La vie et les œuvres de
Gilles Bellemère", Bibliotheque de L'Ecole des Chartes, CXXIV, Paris 1966,
pp. 30-136, 116-117.
Gilles Bellemère (1342-1407) fu esponente di spicco della corte di
Avignone, non soltanto quale vescovo di questa città dal 1392, ma
soprattutto come figura "celebre tra i Giuriconsuti (...) per le dottissime
decisioni, consigli e letture da lui date alla luce", secondo quanto leggiamo
nella "Istoria della città d'Avignone, II", di S. Fantoni Castrucci, Hertz,
Venezia, 1678, p. 323, nota 55.
Nel lavoro di Gilles, si legge che egli fu "un homme fort près de ses
intérêts". Papa Clemente VII aveva autorizzato Galeotto di Pietramala a
percepire i redditi della località di Noves. Successivamente, proprio per

colpa di Gilles Bellemère, i settecento fiorini che gli spettavano gli furono
tolti: "Le droit du cardinal de Petramala sur Noves devenait donc caduc".
Circa Vienne, cfr. F. Orlendi, "Orbis sacer et profanus illustratus", Paperini,
Firenze 1728, p. 425.
Di Vienne si parla anche nell'elenco dei Cardinali, con succinte annotazioni
biografiche, che eleggono Benedetto XIII (28 settembre 1394) in B. von
Langen-Monheim, "Die Informatio seriosa Papst Benedikts XIII. von
1399", p. 205 (web 2005), con l'indicazione della data "circa 1396".
La morte avviene l'8 febbraio 1398 non ad Avignone, ma a Vienne città
"ad Rhodanum fluvium sita", nel Delfinato, secondo Stefano Baluzio
(Étienne Baluze, 1630-1718).
C'è chi parla della stessa Avignone; e chi riporta invece il nome di Assisi.
Per Avignone, cfr. S. Fantoni Castrucci, "Istoria d'Avignone e del Contado
Venesino", I, Hertz, Venezia 1678, p. 288. Qui si aggiunge la notizia
(vera) che il suo cadavere fu traportato nella Chiesa dei Padri Minori
"nell'Alvernia".
A p. 290 si precisa che l'abitazione da Pietramala ad Avignone, posta nella
parrocchia di S. Desiderio ("la Casa e Torre dietro il Monastero di S.
Chiara"), fu comprata da Lorenzo di Fortias, ed era allora posseduta dai
Fortias signori di Monreale. (Fortias ovvero Fortià.) La chiesa di Santa
Chiara è famosa perché sui suoi gradini Laura apparve a Petrarca per la
prima volta nell'aprile 1327.
Per Assisi, cfr. L. Cardella, "Memorie storiche de' Cardinali della Santa
Romana Chiesa", II, Pagliarini, Roma 1793, p. 286. Si veda pure Giorgio
V. Buonaccorsi, "Antichità ed eccellenza del Protonotariato Appostolico
Partecipante", Benedetti, Faenza 1751, p. 103, dove il luogo di Assisi è
messo come notizia principale, con l'aggiunta che Galeotto fosse ritornato
all'ubbidienza di Urbano VI, e da lui perdonato.
Circa la data della morte, ce la indica Carla Bozzolo, nel saggio
introduttivo (pp. 17-179) al volume "Un traducteur et un humaniste de
l'époque de Charles VI, Laurent de Premierfait", Sorbona, Parigi 2004.
Qui, a p. 20, tale data è appunto l'8 febbraio 1398. Essa è ricavata,
secondo quanto leggiamo nella nota 16, dal lavoro di R. Brun, "Annales
Avignonnaises de 1382 à 1410, extraites des Archives de Datini, Mémoires
de l'Institut Historique de Provence", 14 (1937), pp. 5-57, p. 40.
Gli archivi sono quelli di Francesco di Marco Datini, grande mercante di
Prato, che ad Avignone aveva come rappresentante Boninsegna di Matteo:
cfr. ib., p. 35. A p. 40 del testo di Brun si legge che Pietramala "est mort à
Vienne, près de Lyon. Il y a plus de trois mois, il était allé demeurer à
Valence, puis il se rendit à Vienne et c'est là qu'il est mort".
Torniamo a Baluzio, che è autore delle "Vitae Paparum Avenoniensium".
Nel cui vol. I, col. 1364, si legge che il Cardinale Galeotto "obiit Viennae
ad Rhodanum ex morbo calcoli; ut docet, qui tum erat apud Avenionem,
Nicolaus de Clemangiis epist. 12 in qua illum mirifico laudat".
L'epistola XII di Nicola de Clemagiis, intitolata "Mallem tibi laetiora", è
leggibile nella di lui biografia, "Vita Nicolai de Clemangiis", 1696,
Francoforte e Lipsia 1697, contenuta nel primo tomo di "Rerum Concilii
Oecumenici Constantiensis", Genschi, Francoforte e Lipsia 1697, p. 75.
Dove, in nota, è riprodotto il testo latino completo ("mihi tamen pia
dignatione amicissimus erat").
La si trova pure a p. 49, in N. De Clemangiis, "Opera omnia, apud
Iohannem Balduinum", Lugduni 1613. Si tratta della lettera cit. supra ("ut
docet, qui tum erat apud Avenionem, Nicolaus de Clemangiis epist. 12 in
qua illum mirifico laudat"). A p. 50, si legge: "Obijt autem Viennae [...]
qua ex urbe, ad me nuperrime egregiam pulcherrimamque Epistolam
transmiserat [...]".
L'Epistola XII è diretta "Ad Gontherum Colli, Galliae Regis secretarium".
L'epistola è integralmente riprodotta in N. de Clemangiis, Opusculum de
ruina Ecclesiae, Tipis Löwianis, Posinii 1785, in nota alle pp. 126-127,
richiamando nel testo Galeotto da Pietramala, morto "calculo Viennae" (p.
126).

Baluzio smentisce ogni altra notizia relativa ad Assisi od Avignone. E si
ricorda essere falsa la versione di Gerolamo Garimberti, "La prima parte
delle vite, overo fatti memorabili d'alcuni papi, et di tutti i Cardinali
passati", Giolito de' Ferrari, 1517, pp. 446-447. Dove prima si legge che
Galeotto era tra i più confidenti e cari del Papa, e "si trovò a machinar
contra della dignità sua, insieme con altri Cardinali", per cui se ne fuggì da
Roma in Avignone. E poi troviamo che Galeotto scappa, "facendo un'altra
ribellione" per la quale meritava di esser castigato, se la morte "nel Monte
dell'Avernia" non l'avesse impedito.
Baluzio demolisce questa seconda parte della versione dei fatti:
Garimberti erra "dum scribit illum redisse in gratiam com Urbano sexto.
Nam id falsum esse manifeste patet ex epistola ejus ad Romanos supra
commemorata".
A proposito di questa epistola, ricordiamo: scomparso Clemente VII il 16
settembre 1394, Galeotto da Pietramala si trova al conclave per l'elezione
del nuovo Antipapa (avvenuta il 28 dello stesso mese di settembre),
Benedetto XIII, l'aragonese Pedro Martínez de Luna (1328-1423). Poco
dopo, Galeotto "scripsit gravem epistolam ad cives Romanos; in qua eos
primo redarguit quod ipsi fuerint auctores schismatis, deinde hortatur ut
eidem Benedicto, quem multis laudibus ornat, obedientiam prestent",
come leggiamo in Stefano Baluzio (col. 1363).
Il titolo della lettera dice tutto: "Deflet horrendum schisma, hortaturque
eos, ut adhaerendo Benedicto XIII, ipsi finem imponant".
Giuseppe de Novaes (autore di "Elementi della storia de' sommi pontefici",
IV, Rossi, Siena 1803, p. 245) parla pure lui di Vienne, ma non cita la
fonte, appunto Baluzio.
Baluzio, per provare che Galeotto è morto a Vienne, cita l'epistola XII di
Nicola de Clemangis "de morte Galeoti de Petra Mala Cardinalis".
Sulla morte a Vienne, cfr. A. Coville, La vie intellectuelle dans les
domaines d'Anjou-Provence de 1380 à 1435, Parigi 1941, p. 406. Come
fonte si cita F. Novati, Due lettere del cardinale di Pietramala a Gian
Galeazzo Visconti (1390-91), Archivio storico lombardo, 1916, p. 188,
nota 2. Ma qui non si trova nulla al riguardo (si parla invece della morte
del conte d'Armagnac). La morte a Vienne per calcoli è ricordata in una
lettera di Nicolai de Clemangiis, Opera omnia, Lugduni Batavor, XDCXIII,
Ep. XII, p. 50 ("obiit autem Viennae, calculo, ut aiunt"), cit. a p. 58, nota
58 di R. Sabbadini, Le scoperte dei codici latini e greci ne' secoli 14 e 15,
Sansoni, Firenze 1905. Cfr. anche D. Cecchetti, Petrarca, Pietramala e
Clamanges, Parigi 1982, p. 178, dove è riportata la stessa lettera.
A Coville ("La vie intellectuelle", p. 406) si deve questa analisi: "Un
événement montre bien qu'il y avait sous la protection du Cardinal une
sorte de groupe littéraire", in cui figurano ad Avignone Giovanni Moccia,
napoletano, segretario del Cardinale Giacomo Orsini, Jean Muret, Laurent
de Premierfait, ed a Parigi Jean de Montreuil e Gontier Col.
Quell'avvenimento, scrive Coville, è la morte a Vienne dello stesso
Cardinal Galeotto di Petramala: "Nicolas de Clamanges exprime tout son
chagrin. Muret et Moccia ne sont pas moins dèsolés. Tous les trois se sont
mis à composer des épitaphes, qu'ils soumettent aux amis de Paris".
Galeotto Tarlati scompare non nel 1396, come si legge solitamente, ma l'8
febbraio 1398.
La precisazione si deve a Carla Bozzolo, nel saggio introduttivo (pp. 17179) al volume "Un traducteur et un humaniste de l'époque de Charles VI,
Laurent de Premierfait", Sorbona, Parigi 2004. Qui, a p. 20, tale data non
è appunto il 1396 ma l'8 febbraio 1398.
Essa è ricavata, secondo quanto leggiamo nella nota 16, dal lavoro di R.
Brun, "Annales Avignonnaises de 1382 à 1410, extraites des Archives de
Datini", Mémoires de l'Institut Historique de Provence, 14 (1937), pp. 557, p. 40.
Gli archivi sono quelli di Francesco di Marco Datini, grande mercante di
Prato, che ad Avignone aveva come rappresentante Boninsegna di Matteo:
cfr. ib., p. 35. A p. 40 del testo di Brun si legge che Pietramala "est mort à
Vienne, près de Lyon. Il y a plus de trois mois, il était allé demeurer à

Valence, puis il se rendit à Vienne et c'est là qu'il est mort. On l'a apporté
ici par eau. C'était un grand ami de maître Naddino".
Su maestro Naddino (Nandino, ? Nadino da Prato ma recte Nardino da
Firenze), citiamo da J. Hayez, "Veramente io spero farci bene...".
Expérience de migrant et pratique de l'amitié dans la correspondance de
Maestro Naddino d'Aldobrandino Bovattieri médecin toscan d'Avignon
(1385-1407), Bibliothèque de l'École des Chaters, 2001, 159, 2, pp. 413539, p. 447: "Au cours de l'année 1388, maestro Naddino s'attira les
faveurs de trois autres prélats italiens, Tommaso Ammannati, Pileo da
Prata, Cardinal "de Ravenne", et Galeotto Tarlati da Pietramala. Ces deux
derniers, transfuges récents du camp d'Urbain VI, lui accordèrent l'un et
l'autre une pension de 30 florins".
In nota 179 della stessa p. 447, si aggiunge che alla morte di Galeotto
"maestro Naddino, pour qui il était un "molto grande amicho", viendra de
Carpentras rendre les honneurs à son corps transporté sur le Rhône
jusqu'à Avignon". La figura di Naddino è al centro del saggio di R. Brun,
Naddino de Prato, médecin de la cour pontificale, Mélanges d'archéologie
et d'histoire, 40, 1923, pp. 219-236.
A p. 225 si cita Galeotto, da una lettera di Naddino: "Il Cardinale da
Pietramala, s'aspetta a questi di, e credo governare l'ostallo suo, come il
suo camarlingo m'a detto per sua parte. Credo far bene a tempo...". La
cit. è in Hayez cit., pp. 507-508, n. 17, da busta n. 1091, 133431.
Il termine "ostallo" rimanda a "stallo" ovvero "dimora", da cui "ostello",
attestato anche nel Vocabolario della Crusca (Turbini, Venezia 1680, p.
824).
Circa lo stile di Naddino, valga come exemplum l'incipit della lettera che
qui c'interessa: "Charissimo fratello magiore, io non v'ò scripto più tenpo
fa perché ben due mesi sono stato tra due pensieri, o del venire di costà o
mandare per la donna".
A p. 224 Naddino ricorda di aver tra i suoi clienti ("m'à preso per suo
medico e null'altro vuole") anche "Messer di Ravenna" ovvero Pileo
arcivescovo di Ravenna (come si precisa ib. in nota 4). Circa la ricordata
città di Valence ("il était allé demeurer à Valence"), va aggiunto che dal
1390 (al 1448) il suo vescovo è Jean II de Poitiers (cfr. J.-J. Latouille,
"Histoire de l'université de Valence (1452-2000)", Parigi 2012, cfr. p. 18).
Jean II de Poitiers succede a suo fratello Charles il 7 settembre 1390
all'età di ventidue anni (cfr. E. H. J. Wallet, "Description du pavé de
l'ancienne cathédrale de Saint-Omer", St. Omer, 1847, p. 104).
Perché Galeotto se ne va da Avignone prima a Valence e poi a Vienne? La
risposta è in un testo, apparso a Parigi nel 1966, su Gilles Bellemère
(1342-1407), esponente di spicco della corte di Avignone, non soltanto
quale vescovo di questa città dal 1392, ma soprattutto come figura
"celebre tra i Giuriconsuti (...) per le dottissime decisioni, consigli e letture
da lui date alla luce", come si legge nella "Istoria della città d'Avignone,
II", di S. Fantoni Castrucci, Hertz, Venezia, 1678, p. 323, nota 55.
Nel testo parigino del 1966 (H. Gilles, "La vie et les œuvres de Gilles
Bellemère", Bibliotheque de L'Ecole des Chartes, CXXIV, pp. 30-136, 116117) si legge che egli fu "un homme fort près de ses intérêts". Papa
Clemente VII aveva autorizzato Galeotto di Pietramala a percepire i redditi
della località di Noves. Successivamente, proprio per colpa di Gilles
Bellemère, i settecento fiorini che gli spettavano gli furono tolti: "Le droit
du cardinal de Petramala sur Noves devenait donc caduc", scrive Gilles.
Su Jean de Launoy, cfr.:
Alfred Coville, "Le Traité de la ruine de l'Eglise (De corruptu ecclesie statu)
de Nicolas de Clamanges, et la traduction française de 1564", Parigi 1936;
Robert Boussat, "A. Coville. Le Traité de la ruine de l'Eglise de Nicolas de
Clamanges et la traduction française de 1564", in "Bibliothèque de l'école
des chartes", 1938, tomo 99, pp. 371-372.
J. Lenfant, Histoire du concile de Constance, I, Humbert, Amsterdam
1727.
Circa il debutto avignonese e la cit. da "B. Galland, 1998", cfr. B. Galland,
"Les papes d'Avignon et la Maison de Savoie (1309-1409)", École
Française de Rome n. 247, Roma, 1998, p. 335, testo e nota 123.

Per Nicolas de Clamanges, cfr. Alexis Descazals, "La traité de Nic.
Clemangis intitulé: De Corrupto statu ecclesiae", 1849, pp. 8-9, nota 1 p.
8.
Su Gontier Col, cfr. C. Bozzolo, "L'humaniste Gantier Col et Boccace", in
"Tableaux Vivant", Lovanio 2002, pp. 15-22. (Qui si sottolinea il ruolo di
primo piano avuto da Col sia in ambito umanistico sia nell'ambiente
politico.)
Cfr. pure A. Coville, "Gontier et Pierre Col et l'humanisme en France au
temps de Charles VI", Parigi 1934, ove alle pp. 167-186 si tratta di
Galeotto: a pag. 171 si legge che Clamanges arriva ad Avignone alla fine
del 1397 come segretario di Benedetto XIII: "Galeotto fu son patron". A
Col è dedicato il cap. IX, pp. 187-190.
Archivio:
https://www.scribd.com/doc/221539886/Tra-la-Croce-e-la-spada