You are on page 1of 10

L’ordoliberalismo 2.

0
di Lelio Demichelis

L’ordoliberalismo – già egemone forse più del neoliberismo nella forma economica e tecnica
assunta dalla società globale – sta dilagando e diventando egemone anche in rete e questa volta è
ordoliberalismo 2.0. Quali sono le conseguenze sociali e politiche?
Era il 28 giugno del 1983 e Luigi Pintor - fondatore e direttore del manifesto –
inventava un titolo che fece epoca esprimendo la speranza e l’auspicio di molti:
Non moriremo democristiani. Sappiamo com’è andata a finire. Ma oggi, potremmo
essere altrettanto ottimisti (l’ottimismo della volontà e della capacità-consapevolezza di
poter cambiare il mondo) – ma questa volta senza sbagliare - e dire: non moriremo
ordoliberali, neppure ordoliberali 2.0? Visti gli effetti di nichilismo politico e di
sadismo sociale che l’ordoliberalismo ha prodotto e ostinatamente continua a
produrre sull’Europa e su ciascuno di noi, davvero dovremmo proporci – con
ostinazione e determinazione ben maggiori - di non morire ordoliberali (e neppure
neoliberisti). Se l’ordoliberalismo e le sue politiche di austerità hanno palesemente
fallito, perché ostinarsi nell’errore?
In verità, il pessimismo (o il realismo) della ragione sembra dirci che abbiamo
perso la capacità di fare innovazione politica, economica e sociale e quindi abbiamo
rinunciato alla libertà facendoci liberamente servi dell’ordine economico esistente.
Come dimostrato dalla Brexit: l’illusione di un ritorno al passato come via di
salvezza; e dalle elezioni in Spagna: il rifiuto del cambiamento e di una nuova
politica economica, replicando l’atteggiamento del popolo di Siviglia che si
inchina all’Inquisitore, nel racconto di Dostoevskij e dando purtroppo nuova
conferma a quanto scritto da Gustavo Zagrebelsky, ovvero ormai non esistono più
gli inquisitori come casta separata, perché tutti hanno interiorizzato il loro messaggio e l’unica
libertà è quella di ‘difendere’ (per chi è incluso) o di ‘subire’ (per chi è escluso o ai margini)
l’esistente. Fino a quando le nostre società interiorizzeranno l’assenza di alternative, saremo
inquisitori di noi stessi, ci proibiremo, ciascuno per sé e tutti per ciascuno, l’uso della libertà di
cui l’Inquisitore voleva liberarci. Inutile: ce ne siamo liberati da soli. E questo mentre
siamo sempre più (infantilmente) entusiasti di ogni innovazione tecnologica
offerta e promossa dagli oligopolisti e dagli oligarchi della Silicon Valley o dai
nuovi makers, gli unici che avrebbero oggi una visione del futuro e la voglia di
utopia, e che si offrono (e che noi ammiriamo) come i nuovi redentori - pur
vivendo la nostra eteronomia dalla tecnica e dal mercato come virtuosa autonomia,
perché avere un personal computer e un apparato mobile individuale o una
stampante 3D in casa o essere nella sharing economy ci offre l’illusione (ma
appunto, è solo un’illusione o un’allusione) di essere padroni dei mezzi di
produzione e del lavoro che facciamo e di avere così sconfitto l’alienazione e la
1

politici e sociali. come la globalizzazione.tra queste due biopolitiche. Tutti siamo poi convinti che la rete sia un grande mezzo di comunicazione e di conoscenza. Dunque. Draghi lo ha detto di se stesso e della Bce («La costituzione monetaria della Banca centrale europea è saldamente ancorata ai principi dell’ordoliberalismo»). quindi falsa).si usa il termine generico di neoliberismo per definire le politiche economiche di questi ultimi trent’anni. Ed è appunto una biopolitica. Mario Monti si autodefinisce ordoliberale. Renzi lo è con il JobsAct (e Hollande con la sua legge sul lavoro) e con la preferenza per il governo delle élite (anche se non lo è quando nega il decentramento del potere). Lo è ovviamente la Germania di ieri e soprattutto di oggi e quindi l’Europa dell’austerità. grazie ad un meccanismo teologico di unificazione e di integrazione di ciascuno (di ogni apparente molteplicità che esso stesso produce/induce) nel sistema stesso e che passa attraverso la crescente.che sono strutturali e strutturanti (funzionali) per l’espansione incessante del capitalismo. ma anch’essa apparente. ma de-strutturanti per la società. E di ordoliberalismo si parla spesso anche se più spesso ancora . a sua volta da intendere come un campo di relazioni e come una strategia (perché il potere non ha solamente la funzione negativa del reprimere ciò che viene ritenuto non-normale/non-conforme dal potere. produttrice di individualizzazione e di soggettivazione (ma apparente. una forma di quella che Michel Foucault chiamava governamentalità. Una biopolitica – la forma moderna di esercizio del potere e della costruzione dei saperi. Tutto.estraendone il massimo di profitto e di produttività . in realtà è ordoliberalismo prima o più che neoliberismo. se è vero (ed è vero) che la rete è diventata non solo la più grande società di massa (individualizzata) della storia umana. ciascuno sempre più integrato in un fare/essere capitalista nella nuova divisione internazionale del lavoro e nel passaggio dal novecentesco fordismo concentrato delle grandi fabbriche al fordismo individualizzato della rete. di essere addirittura in un post-capitalismo o in una new economy (lo si diceva. di desiderio e di godimento e di falsi bisogni (come scriveva Marcuse).queste false soggettività/soggettivazioni. oltre che di un lavoro anch’esso apparentemente autonomo e libero (free e/o smart).sub-ordinazione. intendendo i modi con cui si guidano i comportamenti degli uomini (ovviamente in senso etero-normato. dimenticando la stretta connessione e convergenza (al di là di alcune pur importanti differenze) tra queste due ideologie . dimenticando che oggi è soprattutto un mezzo di connessione e di integrazione. delle riforme strutturali . Dimenticando che il capitalismo (produttivo e/o finanziario) è una potentissima e incessante (a mobilitazione totale) macchina trasformista di se stesso e trasformatrice per essenza e per vocazione. l’ordoliberalismo. i mercati o la rete). quanto la più grande fabbrica (appunto globale) mai concepita. per poter integrare poi in sé e per sé . personalizzazione dei messaggi pubblicitari e dei beni in offerta. anche se il biopotere oggi non è più riferibile ad un soggetto esplicito di potere ma ad un sistema/apparato di potere. ma 2 . del pareggio di bilancio. la democrazia e per i diritti civili. uguale uguale anche negli anni ’90).

come sempre accade. per cui occorre realizzare una costituzione economica per migliorare ma soprattutto per costruire il sistema dell’economia di mercato. ma soprattutto sociale che si dice appunto liberale. sosteneva Ludwig Erhard). ed è appunto la biopolitica ordoliberale diventata tanatopolitica e quindi nichilismo che sta distruggendo quell’Europa che pure voleva costruire secondo il proprio ordine e la propria pianificazione. pedagogicamente. Ma cos’è esattamente l’ordoliberalismo. Poiché tuttavia tali condizioni non sono automatiche (e gli ordoliberali. essere insieme disciplina e biopolitica (lo diciamo richiamando ancora Foucault). promuovere il mercato. Un liberalismo che vuole essere diverso da quello ottocentesco e che si propone di garantire la libertà di mercato ma anche la giustizia sociale. Ma dovrebbe risultare oggi chiaro ed evidente come lo stato ordoliberale non sia un arbitro che fa rispettare le regole del gioco («Così come l’arbitro non partecipa al gioco. assumendo poi il nome di Scuola di Friburgo e la denominazione di ordoliberalismo dal titolo della rivista Ordo. nella convinzione che la realizzazione dell'individuo possa aversi solo se vengono garantite la libertà di impresa. identificato anche con economia sociale di mercato? È un modello economico. si rovescia nel suo contrario. Da qui l’importanza del diritto nella costruzione delle regole del gioco (ma di un gioco di mercato). o meglio di mercato. Perché se il diritto diventa regola del gioco che lo stato dà per lasciare poi ciascuno libero di giocare il suo personale gioco – come appunto volevano gli ordoliberali .soprattutto ha la funzione positiva e creativa del produrre certi comportamenti e certe azioni) – e che. promuovendo il mercato inteso come forma economica che deve diventare forma esistenziale individuale e sociale. che a sua volta era considerato come un bene pubblico. fondata sempre da Eucken e il cui primo numero uscì nel 1948. attivarne la funzione sociale (il benessere) e produrre quindi una società ordoliberale. allora la regola del gioco non è imparziale né liberale (si cancella infatti ogni separazione e bilanciamento tra il potere economico e quello politico e giuridico). così lo stato è fuori dall’arena». quanto un arbitro di parte. sviluppatosi in Germania negli anni ‘30 del ‘900 attorno alla figura di Walter Eucken. cioè in tanatopolitica. modi e forme sempre meno sociali e umanistiche e sempre 3 . Eucken. lo stato deve intervenire laddove esse siano compromesse. Lo stato non è il nemico. a profitto del gioco del capitalismo andando a modificare i modi e le forme di comportamento di ciascuno e dell’insieme. che fa le regole per il mercato. Lo stato però non deve governare il mercato e indirizzarlo verso fini umani e sociali ma deve piuttosto. in funzione del e funzionale al mercato. a differenza dei neoliberisti della Scuola austriaca non credevano alla mano invisibile). ma parzialissima e pedagogica. di mercato e la proprietà privata. assegnava allo stato la funzione di guardiano dell’ordine concorrenziale. governamentale appunto.ma se il gioco che si deve giocare è quello del capitalismo. come per i neoliberisti e deve intervenire sul mercato per ripristinarlo (promuovendo la concorrenza e combattendo i monopoli) nella sua essenza pura.

E libertà. vale a dire il senso della responsabilità individuale. Aggiungendo: «Ecco perché. intervento. Molto di biopolitico e di governamentale (e «le più forti ragioni per difendere la libertà economica e l’economia di mercato sono di carattere morale (…) che non stanno in piedi senza canoni morali»). la sua distinzione tra stato sano (che genera la pacifica e volontaria subordinazione dei molti ai pochi che sanno governare) e soprattutto decentrato (grazie al principio della sussidiarietà. per cui occorre bilanciare il principio della libertà individuale e di gruppo con il principio sociale umanitario. Röpke era conservatore in politica. perché se l’ordine del mercato deve integrarsi negli altri ordini – che a loro volta lo presuppongono . cioè alle regole dello svolgersi delle relazioni economiche.legge laica e civile. Allora è utile rileggere (ad esempio in Democrazia ed economia) Wilhelm Röpke (1899-1966). ma anche contro un liberalismo ritenuto vecchio e quindi da aggiornare mediante una sorta di terza via. fin da principio. materialismo e amoralismo. Scriveva Röpke. ancora. cui era molto vicino) e stato malato (quello dell’accentramento delle risorse e del potere nelle mani di gruppi organizzati). uno dei padri dell’ordoliberalismo tedesco. che l’economia di mercato non è tutto ma è un ordine parziale.più economiche e imprenditoriali. e. in nome dell’uomo nel suo complesso e dell’intera società» . decurtazione della libertà è limitato alla cornice. Aggiungeva Röpke: «ogni limitazione della libertà economica. e più alti ordini. Niente di più illiberale. come i fatti continuamente dimostrano) che economia di mercato (sempre virtuosa e da promuovere) e capitalismo (potenzialmente vizioso e da controllare) non sono la stessa cosa. a economicismo. utilitarismo. più ampi. era contrario alle tecnocrazie ma era favorevole alle élite. ripreso dalla dottrina sociale della Chiesa. ogni atto di pianificazione e di dirigismo contiene in sé una dose di coercizione». Ciò che propone Röpke è analogo a chiedere che un ordine religioso si sostituisca alla . ogni intervento statale. libere nel resto . nonché punto di contatto (anche se problematico) con la Scuola neoliberista austriaca di Mises e Hayek. da cui dipende il successo dell’economia di mercato e che a loro volta lo presuppongono». La forma mercato deve cioè diventare forma sociale. anche se indispensabile.senza tuttavia accorgersi che quella da lui enunciata è chiaramente una contraddizione in termini. si opponeva al razionalismo moderno e alla superbia della ragione ed era legato a un’idea di comunità come entità virtuosa e necessaria per governare gli uomini.è inevitabile che questo produca l’inquinamento del primo sugli altri ordini.[mentre] il collettivismo è caratterizzato dal dirigismo coattivo 4 . ci siamo opposti a semplificazioni e restrizioni. era convinto (evidentemente sbagliando.oppure orienti/indirizzi (integrandosi negli altri ordini) la . uguaglianza e fraternità cedono il passo a impresa. Da qui la sua idea di un umanesimo liberale e la sua lotta (ossessiva) contro il collettivismo (e contro Keynes). Ma nel mercato «tutto quello che è coercizione. mercato e competizione. specificando il rapporto tra mercato e stato/società: «Questo ordine economico deve integrarsi negli altri. mentre su welfare e politiche sociali sosteneva come non bisognasse oltrepassare una certa soglia di intervento per non spezzare la molla segreta di una sana società.

dovendo essere inteso come una parte dell’ordinamento globale della società che deve corrispondere all’ordine spirituale e politico. maggiore è l’assuefazione. così come diventa il vero sovrano assoluto del mondo proprio grazie all’ordine giuridico integrato in quello economico. a sua volta. è un modo di essere. ingannati dalla parola sociale aggiunta a economia di mercato). Cioè. di disciplina dentro a una biopolitica (il caso Grecia lo ha dimostrato. forma una unità. o meglio: il capitalismo. dire che il mercato non è tutto o che il mercato deve essere il servitore e non il padrone della società (come scriveva Röpke) è dire niente se poi l’azione dello stato è funzionale e pedagogica alla promozione e diffusione del mercato. per cui le politiche dello stato possono essere conformi (quindi corrette e pedagogiche) o non conformi (quindi errate e pericolose) rispetto all’economia di mercato. E qui comincia allora a definirsi meglio l’uso particolarissimo e fuorviante (ideologico e appunto teologico) del termine sociale da parte degli ordoliberali. per i quali il neoliberismo. mentre il welfare veniva esteso e la cogestione introdotta grazie alla socialdemocrazia contro l’ordoliberalismo). prodotto dallo stato. perché la società deve conformarsi alla forma del mercato e devono essere create tutte le corrispondenze possibili perché questo si realizzi. Da qui l’altra distinzione ordoliberale. del 2011) e maggiori sono le dosi di coercizione. escatologico e teologico (di teologia economica). della sinistra e del sindacato. da parte democristiana. esattamente come questo. di farlo penetrare appunto negli altri ordini dello stato e di sub-ordinare ad esso l’intera società. dove l’ordine si traduce infine in olismo capitalista e la società in organismo economico di mercato non deve esserci alcuna contrapposizione tra le dimensioni sociali e quelle individuali e una società. L’obiettivo degli ordoliberali non è dunque quello di democratizzare il capitalismo (come in troppi hanno creduto. ma per attivare una falsa soggettivazione) da parte di ciascuno. in tutte le sue manifestazioni e in tutti i suoi aspetti. E infatti. Ebbene. che è appunto l’obiettivo che l’ordoliberalismo persegue in modo insieme teleologico. nella quale tutte le parti sono legate da un rapporto di interdipendenza e – appunto «anche l’ordine economico non fa eccezione. Perché – secondo il pensiero ordoliberale. Perché se è vero che lo stato sociale tedesco è nato grazie anche a loro (ma anche contenendone. per cui ciò che non dovrebbe essere ‘tutto’ (il mercato) in realtà lo diventa inevitabilmente. ma di farlo appunto diventare un modo di vivere e di essere degli uomini .e non solo di fare. la vocazione pedagogica e l’agenda. ma lo ha dimostrato ancora di più la famosa lettera di Trichet e Draghi all’Italia. di vivere e di pensare). cioè l’adattamento di ciascuno al mercato e al suo dirigismo. oggi possiamo/dobbiamo rovesciare questa tesi e dire che proprio ogni atto pro-mercato contiene in sé una dose di coercizione e di dirigismo coattivo. similmente ai neoliberisti austro-americani. deve armonizzarsi con l’ordinamento economico». e conformi sono ovviamente quelle che ricercano le migliori corrispondenze funzionali tra i diversi ambiti delle azioni umane. una biopolitica (in questo. producendone l’introiezione (eteronoma.delle stesse singole decisioni economiche». per gli ordoliberali l’obiettivo vero era quello di socializzare il mercato. 5 .

di fatto nel capitalismo: lo stato . con gli ordoliberali un nuovo soggetto entra. produttore di integrazione di ciascuno nel meccanismo di mercato e di concorrenza (partendo appunto dal pre-giudizio per cui lo stato è intrinsecamente difettoso mentre il mercato non lo è o può essere corretto). E tuttavia. Ma non solo: si tratta anche di mettere ancor più a baricentro di questa arte ordoliberale di governo non lo scambio (che è sempre esistito. Marshall e la teoria della concorrenza. da quando esiste la società). dicono i liberali tedeschi nella rilettura di Foucault. per il pieno impiego). anziché un mercato sotto la sorveglianza dello stato». dunque.ma non lo stato come vero arbitro tra capitale e lavoro. che diventa arbitrogiocatore. perché la concorrenza. o quello delle politiche keynesiane -. se l’ordoliberalismo è da intendere come una biopolitica. perché la vita di ciascuno deve essere a immagine e somiglianza del mercato e dell’impresa – l’altro elemento forte e programmatico dell’ordoliberalismo – una biopolitica che diventa una politica della società. in realtà anche l’azione dello stato secondo la visione ordoliberale non è che un modo per dare uno scopo. non tanto da principio di limitazione dello stato. di redistribuzione dei redditi. ma la concorrenza (che è diversa dallo scambio. ma per una società da costruire appunto sul modello d’impresa. secondo Foucault. sociali. non lo stato del New Deal di Roosevelt. non lo stato secondo il liberale Beveridge. chiediamo all’economia di mercato di fungere. certo. Per cui si arriva all’altro paradosso (che paradosso anch’esso non è) per cui se il liberalismo si opponeva al socialismo ma anche al Piano del liberale Beveridge. Lo fa in nome dell’individuo e della sua libertà. di per sé. bensì da principio di regolazione interna dello stato. per la ricerca. «dal momento che ormai è accertato che lo stato è portatore di un’intrinseca difettosità. a differenza dello scambio. una finalità all’azione di governo e dello stato. quella concorrenza per altro già entrata nella riflessione liberale con Walras.E allora. ma uno stato ordoliberale. cioè come imprenditore pubblico che fa ciò che il capitalismo non sa o non vuole fare (e ci chiediamo con ansia quale sarà l’avvenire del mondo se il paese economicamente più potente cede alle lusinghe di una demagogia anticapitalista. Ordoliberalismo come biopolitica. Facendolo. il Corso tenuto al Collège de France nel 1978-1979. Solo che finalità dello stato ordoliberale è quella di modellizzare tutti e ciascuno su impresa. accusandoli di voler dare uno scopo al mercato e una finalità sociale allo stato attraverso il piano e la programmazione e l’adozione di specifiche politiche (di sviluppo. è anche il liberalismo a pianificare la società cercando di produrre la sua mutazione antropologica in nome del mercato e la trasformazione di ciascuno in imprenditore di se stesso. in tutta l’estensione della sua esistenza e della sua azione. Dopo l’esperienza del nazismo. (…) Detto altrimenti: uno stato sotto la sorveglianza del mercato. non è qualcosa di naturale). industriali. concorrenza e mercato. torniamo a Michel Foucault che lo aveva studiato e analizzato con grande cura e dettaglio in Nascita della biopolitica. ma producendo un individuo meno libero proprio perché sempre più subordinato al mercato (anche questa è una forma di eteronomia) e sempre più 6 . foriera di sicura rovina – scriveva Röpke stroncando il New Deal). mentre nulla prova che l’economia di mercato abbia simili difetti. piuttosto e ancora.

Perché l’idea degli ordoliberali (sempre Foucault) era di «prendere il tessuto sociale e fare in modo che possa scomporsi. essere impresa. e dall’altro lato – aggiungiamo . come una Vitalpolitik che avrà la funzione di compensare quanto c’è di freddo. alle scuole e alle 7 . Foucault: «In altre parole. della concorrenza. di calcolatore. Bisogna che la vita stessa dell’individuo – ad esempio. Da qui. Capitale umano. di impassibile. bensì secondo quella dell’impresa. alla sua famiglia. (…). e di convincere ciascuno ad attivarlo come mission unica e totalizzante della propria vita-impresa. ancora. suddividersi. l’importanza di attivare il capitale umano di ciascuno (istruzione. E questo è esattamente quanto accaduto negli ultimi trent’anni in tutta l’Europa germanizzata così come in Italia dove dall’economia dei distretti industriali al piccolo è bello fino al capitalismo molecolare e poi personale. Si tratta di fare del mercato.modellizzato sul principio della concorrenza.il potenziamento delle retoriche dell’innovazione tecnologica (il tecno-entusiasmo per la rete e per la Silicon Valley di oggi). dal lavoro autonomo di seconda generazione a quello free-lance – tutto è nella forma ordoliberale dell’impresa e della concorrenza di ciascuno nel mercato del lavoro. scrive Foucault. E si tratta di fare in modo che l’individuo (…) non sia più alienato rispetto al suo ambiente di lavoro e al tempo della sua vita. dove il lavoro cessa di essere un diritto e torna ad essere una merce (Gallino). formazione e non solo). di razionale. e dunque dell’impresa. non secondo la grana degli individui. ma anche quelle sociali e culturali. alla sua casa. al suo ambiente naturale. di nuove forme di produttività. diffondendole e moltiplicandole quanto possibile. da rileggere ne La teoria dello sviluppo economico). di meccanico nel gioco della concorrenza propriamente economica».che è un altro modo di costruzione della governamentalità tecno-capitalista e della sua egemonia. Si tratta di ricostituire attorno all’individuo dei punti di ancoraggio concreti (…). il suo rapporto con la proprietà privata. con il nuovo imprenditore in rete che non chiede più soldi alle banche per investire ma ricorre al crowdfunding . Modello impresa per l’individuo e per lo stato (che deve pro-muovere il mercato e farsi impresa e soprattutto far fare impresa a ciascuno. come anche le politiche educative di tutti i paesi sviluppati». si tratta di generalizzare. con la sua conduzione. per ciascuno. dunque. per cui occorre attivare e mobilitare ciascuno verso l’innovazione incessante (creando e promuovendo appunto le retoriche del tecno-entusiasmo e tacciando ogni critica come patologica tecno-fobia). (…). «che abbiamo visto orientarsi le politiche economiche. di nuove fonti. ma anche ai musei. ma anche di nuovi mercati o di nuove riserve di manodopera) è funzionale e necessaria al capitalismo per la sua esistenza (Schumpeter. come di quelli in via di sviluppo. le forme ‘impresa’ (…). Ed è appunto in questa direzione. quella che si potrebbe chiamare la potenza che dà forma alla società». perché funzionali all’innovazione sempre e comunque e perché l’innovazione (la scoperta di nuove tecniche. Non solo dunque fare impresa ma soprattutto. frazionarsi. con i sistemi assicurativi e con la pensione – faccia di lui e della sua vita una sorta di impresa permanente e multipla. con la famiglia.

la rete allora è ordoliberale (più che neoliberista) per essenza. 9. tutelare la concorrenza ma soprattutto promuovere la concorrenza (promozione aggiunta nel nuovo articolo 117.con il Big 8 . pedagogia capitalista. la democrazia è fuori luogo. 3. come si è scritto.rimuovendo di fatto. 2. come in una sala operatoria. socializzazione del capitalismo.0 è gran parte (non tutta. E oggi. anche nell’impresa. 365 giorni all’anno. anche se compensativa della freddezza della tecnica e degli effetti del mercato e che passa attraverso le retoriche della condivisione (in realtà noi condividiamo mentre loro. c. con il suo Persuasori occulti) – perché se la democrazia non è ovunque. darsi da fare come mantra quotidiano (producendo una versione aggiornata del lavoro come Beruf). per pedagogia e per governamentalità della vita individuale e collettiva e lo è più ancora del vecchio ordoliberalismo fisico.0 diventato il nuovo tutto. e ancora. 43. 32. ma sicuramente la sua gran parte) della sharing economy (più spesso una mera economia della sopravvivenza che nuova new economy). 41. i signori della Silicon Valley fanno profitti . la democrazia scompare. 36. e se la democrazia non è ovunque e non lo è in modo crescente. 24 ore al giorno. è il modello Airbnb e Uber e soprattutto l’uberizzazione crescente del lavoro. al welfare che deve essere azienda sanitaria ma anche diventare welfare aziendale e sempre meno universale). certo. con una sola parola. 38. lettera e della riforma costituzionale renziana .grazie al nostro condividere . Perché se l’ordoliberalismo è ciò che è stato sopra descritto. è un falso ideologico. l’ordoliberalismo – già egemone forse più del neoliberismo nella forma economica e tecnica assunta dalla società globale – dilaga e diventa egemone anche in rete e questa volta è ordoliberalismo 2. ma quale impresa? Nell’impresa. 4. anche nella rete (e dire che il crowdfunding sarebbe una democratizzazione della scienza e dell’innovazione. 31. Tutto ciò è evidentemente falso (e Vance Packard lo aveva dimostrato già da alcuni anni. 35. governamentalità capitalista). 2. è la forma impresa che pervade l’economia in rete trasformando ciascuno in microcapitalista in ogni atto che compie e in imprenditore e ad esserlo a 360 gradi. è nel principio della concorrenza-competizione che pervade l’economia in rete (anche quando si traveste da sharing). Modello impresa. Perché ordoliberalismo 2. scriveva ancora Röpke nel 1963. «La vera democrazia economica sta altrove e cioè sul mercato. il nuovo ordine normativo tecnico ed economico che deve integrarsi negli altri ordini.università. 46 e 47 della Costituzione). gli articoli 1. sfruttare al massimo il proprio capitale umano ma allo stesso tempo lasciare che il capitalismo estragga quanto più profitto dai dati personali di ciascuno. ove i consumatori sono elettori al cui costante plebiscito l’imprenditore deve adeguarsi se non vuole andare incontro al fallimento». Ma lo è anche nella creazione di una (falsa) socialità in rete. perché è invece. retoriche della responsabilità individuale per addestrare ad essere imprenditori di se stessi e a dover essere sempre connessi nell’apparato di produzione e di consumo. la chiusura della società in logiche di comunità o di comunità-rete. è l’illusione dell’auto-imprenditorialità via rete (che comunque presuppone e obbliga ad una subordinazione all’apparato e al capitalismo di piattaforma).

Rizzoli-Etas. destrutturante (la società e la democrazia) per strutturare meglio l’apparato. Milano. Esposito R. Einaudi. L’economia sociale di mercato. Formenti C. squadra che gioca contro nessuno perché l’avversario (come l’arbitro) ha abbandonato il campo da tempo. (2008). (2015). Ciccarelli R.Rullani E. Firenze. appunto. L’ordoliberalismo convola così a nozze con il neoliberismo austro-americano e con l’anarco-capitalismo della Silicon Valley. (1997). Milano. Einaudi. Il lavoro autonomo di seconda generazione.0? Bibliografia: Anders G. Due. e saremmo così in una vera economia solidale e sociale. Milano. Felici e sfruttati. quindi impossibilitato a costruire una propria coscienza di classe o di cittadinanza o di uscita dalla minorità) ma non per gli oligarchi del silicio e per gli imprenditori della quarta rivoluzione industriale. Anderson Ch. l’anti-monopolista ordoliberale si allea con gli oligopolisti neoliberisti e con il capitalismo delle piattaforme. – Banfi D. Vita da free-lance. – McAfee A. Per cui siamo tutti imprenditori. ma che sono soprattutto una risorsa inesauribile per il business come recitava una pubblicità della Ibm con lo slogan: Costruiamo insieme un pianeta più intelligente). – Allegri G. Roma-Bari. economico e normativo-normante. Feltrinelli. La nuova rivoluzione delle macchine. Torino. Torino. della peer production. in realtà potentemente biopolitico e religioso. Feltrinelli. (2013). Milano. integrante e omologante (ciascuno liberamente servile). Rubbettino. Milano. (2003) L’uomo è antiquato. Bonomi A. Brynjolfsson E. (2013). (2011). convergenti tra loro nel costruire un ordine tecnico e capitalista apparentemente libertario e liberamente condiviso. Makers. Ponte alle Grazie. Bologna S. Il ritorno dei produtori. del crowdsourcing. (2006). Bologna S. tutti capitalisti. Per un futuro fatto di tante piccole fabbriche personali e un movimento incessante di artigiani digitali che finalmente sostituirà la pessima produzione di massa (secondo il tecno-entusiasta Chris Anderson). Laterza. Bazzicalupo L.Data e gli analytics. tutti connessi. La religione tecno-capitalista. (2005). Soveria Mannelli. (1997). tutti tecnoentusiasti. Torino. 9 . 2 voll. Con l’aggravante. del coworking. Biopolitica ed economia. delle social street e delle piccole comunità in rete e delle smart cities. Bonomi A. Mimesis. però. che in rete arbitro è oggi lo stesso mercato & la rete e lo stato semmai è divenuto ancor più giocatore della squadra del mercato e dell’innovazione tecnica. (2015). Egea. Il Quinto Stato. Il capitalismo personale. la concorrenza vale solo per il nuovo proletariato digitale sempre più uberizzato (e sempre più individualizzato. – Fumagalli A.che agiscono su fronti diversi ma. Il capitalismo molecolare.. Dunque: moriremo ordoliberali – anche se entusiasticamente 2. Demichelis L. Einaudi. (2011). (2015). Tutti liberali – meglio: capitalisti . Felice F. utili sì a monitorare ad esempio gli anziani da casa loro. Feltrinelli.. e quelle del crowdfunding. Bollati Boringhieri. tutti al lavoro nella grande fabbrica digitale globalizzata del tecnocapitalismo (anche se in forma individualizzata). Il governo delle vite. Milano. Torino.

Sorvegliare e punire. Einaudi. Röpke W. Einaudi. Corso al Collège de France (1978-1979). Milano. Feltrinelli. Silicon Valley: i signori del silicio. Ippolita (2016). Il Grande Inquisitore e l’enigma del potere. Bologna. (2004). Che cos’è l’Illuminismo?. Zagrebelsky G. (2007). Torino. Anime elettriche. (2013). Milano. Persuasori occulti. (2016). Röpke W. (2001). Codice. Milano. Marcuse H. Schumpeter J. Roma-Bari.(2002). Editori Riuniti. Packard V. Laterza. La volontà di sapere. ((1993). 10 . L’uomo a una dimensione. Foucault M. Morozov E. Einaudi. Feltrinelli. Scritti liberali. Torino. Milano. Democrazia ed economia. Einaudi. (1974). Milano. Liberi servi. il Mulino. Foucault M. (2016). Sansoni. (2006).Foucault M. Il lavoro non è una merce. Gallino L. Al posto tuo. (1999). Kant I. (2005). Firenze. L’umanesimo liberale nella civitas humana. Torino. Torino. Etas. Roma. Feltrinelli. Torino. Nascita della biopolitica. Staglianò R. Teoria dello sviluppo economico. (1958). Jaca Book.