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LE “RICETTE” DEGLI STUCCHI IN ITALIA SETTENTRIONALE

DAL XV AL XX SECOLO
IL RAPPORTO TRA LE INDICAZIONI CONTENUTE NELLA LETTERATURA ARCHITETTONICA
CON LE INDAGINI DI LABORATORIO.

Carmen Natali*, Giuseppe Lorenzini**
*Specializzanda in Restauro dei Monumenti presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano
**Architetto e Restauratore, Brescia
Abstract
This study makes a comparison between the empirical data taken out of treatises and manuals and the scientific data
obtained by laboratory researches. The appendix report cards collect the data concerning the sources (treatises,
manuals, studies) treating about the “ingredients” which compose stucco.

Introduzione.
Le caratteristiche peculiari dello stucco lo rendono un materiale di difficile classificazione per cui le modalità
di esecuzione e i suoi componenti sfuggono ad una sistematizzazione rigida e schematica.
Lo scopo del presente intervento è quello di confrontare due universi culturali e concettuali tra loro lontani:
da un lato si è tentato di estrapolare dati di matrice empirica, o pseudo-empirica per poterli poi paragonare al
dato scientifico ricavato dalle indagini di laboratorio (si veda il testo di Bugini e Folli in questo stesso
volume).
Anche se può apparire piuttosto arbitrario, per l’intrinseca natura empirica anche della scienza moderna, si è
voluto definire come dato empirico quello contenuto nelle fonti scritte per porre l’accento sull’aspetto
pratico, su un’esperienza non ancora sistematizzata, costruita provando e riprovando.
Trattatistica e manualistica sono ricche di spie, di tracce e segni che rimandano ad un fare che, per la sua
peculiare modalità di trasmissione, non rivela in maniera esplicita i suoi segreti, ma li tramanda
esclusivamente in forma orale.
Quanto veniva riportato era una trascrizione di quello che l’erudito riusciva a cogliere della prassi di
cantiere: ciò nonostante, gli scritti contengono informazioni di certa utilità alla comprensione di un’arte oggi
quasi scomparsa anche se risultano spesso di difficile interpretazione per la nostra incapacità a comprendere
appieno problematiche e procedure legate all’arte del modellare.
Nelle schede in appendice all’intervento, sono raccolte alcune delle fonti che presumibilmente circolavano in
Italia settentrionale: si è cercato di estrapolare da questi testi alcuni dati relativi soprattutto agli ingredienti
che gli autori ci dicono essere alla base della composizione dello stucco.
1. Manuali e trattati: una diversa finalità del sapere.
Le procedure relative all’esecuzione di manufatti in stucco e la prassi operativa empirica sono ben descritte
da Giorgio Vasari nella vita di Giovanni da Udine.
L’emblematica riscoperta della “ricetta” dello stucco alla romana è descritta come il frutto di uno
sperimentalismo quasi alchemico ed è basata su un’esperienza sensibile.
La composizione dello stucco era stata ricercata da altri artisti prima di lui che avevano provato mettendo “al
fuoco lo stucco con gesso, calcina, pece greca, cera e matton pesto, e a metterlo di oro” 1 senza però ottenere
il risultato sperato.
Giovanni da Udine, secondo il resoconto vasariano, cominciò a pensare di formare l’impasto mediante
calcina e pozzolana: questa mistura non sortì l’effetto desiderato poiché la pelle ultima non veniva con quella
gentilezza e finezza che mostravano le antiche, né anco così bianca2. Pensò allora Giovanni di mescolare
G. VASARI, “Vita di Giovanni da Udine”, Vite de‟ più eccellenti pittori scultori e architetti, Venezia: dai Tipi di
Giuseppe Antonelli ed., 1829, Tomo XIII.
2
Ibidem.
1

Stucco: quali e quante definizioni? La trasformazione di un semplice intonaco. coincide con il declino dell’ars plastificatoria che aveva visto al suo apice le elaborate macchine barocche. si per le ragioni dette come perché Vitruvio ne scrive a sufficienzia. Nella vasta produzione rinascimentale tutte le indicazioni relative alla prassi di cantiere e alla scelta dei materiali. in una superficie marmorea. Sono numerose e ricorrenti le osservazioni che sottolineano tale peculiarità: scrive Leon Battista Alberti che L‟ultimo strato dovrà esser nei rivestimenti di puro intonaco accuratamente strofinato e 3 Ibidem. E’ vero anche che le materie elencate sono generalmente quelle riscontrate nei campioni analizzati (gesso. tende a puntualizzare determinati argomenti solo se conveniente all’economia del discorso e allo scopo del trattato stesso. e qual per far opere di scalpello. Nonostante i numerosi manuali tentino di descrivere in maniera molto puntigliosa materiali e fasi di lavorazione permane anche in questo periodo una certa vaghezza nella terminologia e nella descrizione della pratica. operative e scientifiche: raccolte di voci e di modalità specificatamente tecniche frutto anche di appunti forniti dai lavoranti e corredati di accorgimenti pratici in merito alla prassi di cantiere. per le medesime cagioni. né quale pietra di monte è buona per far massi. né qual legno sia buono per far travature e tavole per porte e finestre. e non bianco e ruvido e granelloso. ad una visione del lavoro umano ordinato ed idealizzato attraverso l’analisi delle materie prime nonché di tutte le operazioni disaggregate nelle lavorazioni che portano alla realizzazione del manufatto. Scrive infatti il veneziano…E non dirò quale sorte di sabion sia migliore per impiastrar la calcina. a partire dalla seconda metà del XVIII secolo. E’ inoltre nota la traduzione del testo vitruviano redatta da Fabio Calvo ravennate e richiesta proprio da Raffaello: è difficile pensare che Giovanni da Udine.alla calcina del travertino bianco: fece pestare del marmo e preparò l’impasto. non fossero considerate essenziali allo stuccatore che generalmente conosceva i segreti della propria arte meglio del trattatista. ignaro degli studi che venivano svolti nella cerchia raffaellesca cui apparteneva. le scelte di questi e le lavorazioni specifiche. gli indirizzi pratici compresi nel modello per eccellenza della trattattistica. perché bisogna che si adopri e sabia e calcina che si truova nel paese dove si fabrica.e artigiani capaci di manipolarle – sia per il fatto che già Vitruvio tratta l’argomento in maniera esauriente. Se si considera plausibile la conoscenza da parte degli stuccatori della trattatistica soprattutto quando questa è prodiga di esemplificazioni riguardanti modelli formali e stilistici. E’ palese che il resoconto vasariano è più mitizzato che reale: sappiamo infatti che all’epoca della scoperta erano già ben note le indicazioni contenute nel trattato di Vitruvio che dal punto di vista delle procedure appare piuttosto chiaro. . ma ancora era il lavoro livido. Da quanto emerge dal confronto con i dati scientifici è stato confermata l’esistenza di un sostanziale gap. il “trattato” in generale. costituito da un impasto a base di materie prime piuttosto “povere”. Così come lo scritto del Vasari.) con la sola differenza che nella trattatistica si trascurano tutta una serie di accorgimenti e raffinatezze capaci di rendere peculiare ogni manufatto. e se ve ne dirò qual terra sia buona per far le pietre cotte. polvere di marmo ad es. Come sottolinea anche Alvise Cornaro nel suo Trattato di architettura non vi è alcuna utilità nella disquisizione attorno ad argomenti di ordine pratico sia perché ogni luogo ha le sue peculiari materie . calce. che fa così bel vedere come si fosse di pietra viva può essere considerata una sorta di alchimia: l’artefice della quale non solo era in grado di riprodurre in maniera mimetica le più belle pietre presenti in natura ma poteva originarne delle nuove. Era infatti necessario non pestare il marmo bensì macinarlo finemente e trovò che così veniva fatto. vengono man mano espunti per far spazio a questioni di tipo prevalentemente formale e stilistico. Il periodo di sistematizzazione del sapere. e lascirò discorrere d‟altre cose simili. create ad arte dall’abilità del plastificatore. Le finalità di questi manuali sono didattiche. sia giunto a elaborare autonomamente quanto già scritto nel testo latino. il vero stucco antico con tutte quelle parti che in quello avea desiderato3. ne‟ quale sorte di calcina sia migliore. Differentemente con i manuali si comincia a pensare ad una razionalizzazione del sapere empirico. una differenza tra le componenti evidenziate dalle “ricette” trascritte e la prassi dello stuccatore. disponendo variamente gli ingredienti e apprendendo dai propri fallimenti. D’altra parte l’attenta descrizione che Vasari fornisce della lavorazione dello stucco è funzionale allo scopo della sua opera biografica e l’aura mitica creata attorno alla riscoperta della formulazione contribuisce all’intenzionalità di esaltare talune personalità artistiche. senza dubbio niuno. si è propensi ad escludere che le nozioni riguardanti i materiali. il De Architectura. 2.

Libro VI. Capitolo VI 9 F. mastice e poco olio. 1° ed. riscaldando poi il muro così unto mediante braci.lli Negretti. Libro II. ediz. GRISELLINI. Venezia: Modesto Fenzo. acciò vi si possi mettere sopra il più sottile. 1966. Ma per stucco si intende anche l’intero manufatto comprensivo dello strato di corpo in gesso e calce e della finitura in polvere di marmo oppure scagliola e calce: ampie indicazioni in merito sono fornite dalla trattazione di Rondelet. B. Capitolo IX. ed indurisce tanto nello star fatto. Mantova: F. Dell‟Architettura.285287 7 N. Capo IX. QUATREMÈRE DE QUINCY. pagg.585-586 10 A.per la vocazione mimetica a dar vita ad un materiale nuovo capace di sostituirsi al marmo o ad altre pietre non soltanto dal punto di vista estetico ma anche da quello strutturale. 1845. e d‟ogni sorta di ornati possono considerarsi come 4 L. Dell’Architettura. se ne spalmerà la superficie con un miscuglio liquido di cera.. La scagliola è accomunabile col sottile strato di finitura dello stucco alla romana . porte. Mantova: F.Tomo XVI. 1485. La prima definizione di Quatremere de Quincy è un’altra tra le possibili ed è quella che comunemente viene associata alla parola stucco. quando quel di sotto ha fatto la presa8. VASARI.lli Negretti. 1° ed. Il Vasari pone l’accento sull’esito estetico ma anche la consistenza marmorea che i manufatti in stucco assumono: Né si debbe dubitare di lavoro così fatto come di cosa poco durabile. [. 1832. 1768. CATANEO. Dizionario delle Arti e de‟ Mestieri compilato da Francesco Grisellini e continuato dall‟abate Marco Frassadoni. E si dimostrano le sue opere così vaghe . Trattati. d‟un miscuglio di calce e polvere di marmo. 6 Anche i trattatisti ottocenteschi sottolineano le caratteristiche mimetiche dello stucco: Si possono anche imitare i veri marmi della natura con istudiati intonaci …essa prenderà così bene l‟apparenza del marmo. il solo occhio de‟ più esperti potrà non restarne ingannato. cornici fogliami.4 E questa caratteristica è sottolineata ancora dal Cornaro per il quale lo stucco in meno di doi mesi ritorna di marmoro. che se i colori saranno combinati artificiosamente. Talvolta però per stucco si intende anche un altro tipo di manufatto che è quello realizzato con gesso e colla forte ed è ben descritto nella voce “stuccatore” del Dizionario delle Arti e de‟ Mestieri compilato da Francesco Grisellini9: tale manufatto ha caratteristiche molto differenti sia per gli “ingredienti” in esso composti che per le fasi operative e la tecnica adottata.. L‟Architettura Milano: Il Polifilo . . statica e idraulica. VASARI.]”7 La definizione di stucco è estremamente diversificata e tutt’oggi vaga. Dizionario storico di architettura. Capitolo XI. Come ne fanno fede più opere antiche in diversi luoghi di Roma: che. Milano: ed. CAVALIERI SAN BERTOLO. ediz. Taluni non considerano lo stucco differente dall’intonaco come il Cavalieri San Bertolo che considera Gli stucchi per la formazione delle cornici. frequentemente manualisti e trattatisti hanno tentato di stabilire che cosa si potesse intendere per stucco e di fissare quali fossero le sue costituenti materiali.. che (…) dicemmo come impastato di marmo pesto e di calce di travertino. dopodiché si sarà seccato completamente. Vite de‟ più eccellenti pittori scultori e architetti. voce: “Stuccatore”. 1842. Il Quatremere de Quincy alla voce stucco del suo Dictionnaire definisce una Materia per uso propriamente di riturar fessure ed appiccicare insieme 10 facendo però una distinzione con lo stucco alla romana il quale componesi. Istituzioni di architettura. Volume II. come abbiamo detto. Venezia: dai Tipi di Giuseppe Antonelli ed.500-501 . maschere. de‟ capitelli.riuscirà lustro come uno specchio. cioè grosso e granelloso. De Re Aedificatoria.. se poi. col quale dagli antichi furono fatte et oggi ancora si fanno ogni maniera di statue di animali. ancora che fussero fatte di stucco.oltre alla costituzione in strati. Volume II . come se fussero di marmo o di travertino con lo scalpello lavorate. questo va steso sopra l‟ossa predette la prima bozza di stucco ruvido. si sono sino a questo giorno mantenute benissimo. perché e‟ si conserva infinitamente. la sottile pelle del manufatto.C. e ne diventano talmente durabili.. Il Vasari definisce lo stucco. 1° ed.ALBERTI. Dello stesso parere il Cataneo: Bella et utilissima invenzione fu veramente quella dello stucco. pag. in variata proporzione secondo l‟impiego che se ne vuol fare. secondo la volontà di chi fa fare. 1829. Ciò che emerge è una varietà eterogenea non soltanto di materiali ma anche di manufatti: alcuni chiamano stucco esclusivamente lo strato di finitura che costituisce l’ultimo strato. pag. et ogni altro disegno di più o meno rilievo. che e‟ diventa col tempo come marmo5. in modo da imitare le consuete screziature delle pietre naturali. 1829 6 P. di modo che esso assorba tale mistura. la sua lucentezza supererà quella del marmo. finestre. 402 5 G.127 8 G. Il Polifilo. Vite de‟ più eccellenti pittori scultori e architetti. o dello artefice. 1985. 1788/1832. pagg. pagg. Venezia: dai Tipi di Giuseppe Antonelli ed. 1567.

Carpacci. e la cosa da stuccarsi. BOIDI. i riquadri. detta stucco. pag. pag. GASPARI Ricettario pratico per l‟edilizia. Mentre nel Ricettario pratico per l‟edilizia 15 di Lino Gaspari per la realizzazione di Decorazioni a stucco prescrive un preponderante uso di cemento Portland con l’aggiunta di piccole quantità di calce e aggregati come polvere di marmo. Torino: Vincenzo Bona. si sono chiarite anche alcune indicazioni e accorgimenti che.Boidi13 col termine stucco si definisce un Composto di materie differenti secondo l‟uso. Difficoltà di codifica e negligenze della letteratura artistica e architettonica. artistiche e tecniche. la quale acquista molta durezza e aspetto di marmo per la lucentezza che può prendere. parziali e approssimativi. Nel manuale di Damaso Frazzoni. De Re Aedificatoria. quando si adopra solfato di calce puro. gli strati intermedi hanno l‟incombenza d‟impedire o di porre riparo ai difetti dell‟uno e dell‟altro. i fregi. Mantova: F. 1° ed. G. Giuseppe A. in calce cioè ed in gesso (v. l’Alberti osserva che “Per qualsiasi tipo di rivestimento occorre l‟applicazione di almeno tre strati d‟intonaco. storiche. 1966 . statica e idraulica.11 La realizzazione per strati sovrapposti di differente composizione nonché la finitura con polvere di marmo e calce equipara anche gli ornati in rilievo ai più semplici manufatti complanari. ediz. Nell’Enciclopedia delle arti e industrie 12 alla voce stucco si può leggere: Si fa spesso uso di una speciale malta. principalmente degli edifizi. FRAZZONI. scultura ed industrie affini e dei vocaboli usati in senso artistico con nozioni etimologiche. gesso). Enciclopedia delle arti e industrie. pittura. Voce: Gesso curata dall‟Ing. prende nome di scagliola. L‟Architettura Milano: Il Polifilo . 1878-1898 Volume III . 1845. Mentre nel Dizionario ragionato delle voci dell‟arte del disegno architettura. L‟imbianchino decoratore . 1832.” 16 11 N. CAVALIERI SAN BERTOLO. Le “ricette” dello stucco: ingredienti indicati dalla letteratura e rintracciati dalle indagini di laboratorio. in maniera certa e inequivocabile. scultura ed industrie affini e dei vocaboli usati in senso artistico… del Prof.B. 1485. 4. le modanature. Questi ultimi possono essere genericamente intesi come manufatti complanari e aggettanti realizzati con impasto di composizione variabile. Volume II . L‟imbianchino decoratore – stuccatore. funzione dell‟ultimo è dispiegare le attrattive delle decorazioni. plastico per eccellenza. Istituzioni di architettura.appartenenti alla classe degl‟intonaci.lli Negretti. che presentano strati sovrapposti. la cui vocazione è quella di costituirsi ad mimesis di altri materiali. pastoso ed adesivo. Così come gli intonaci. che è lo stucco propriamente detto. ornati e figure a bassorilievo. Torino: Unione Tipografica. 1911 15 L. quali fossero le componenti dei numerosi nonché eterogenei manufatti che l’arte del plastificare ha saputo produrre. 1118 13 G. pagg. Il primo ha il compito di fare la massima presa sulla superficie del muro e di sostenere i rimanenti strati ad esso applicati. per rivestire d‟intonaco le colonne. 3. Capitolo IX. Da questo momento tutte le potenzialità plastiche insite nell’arte dello stucco sono sfruttabili con il nuovo ingrediente. E’ indubbio che per quanto pervasi di empirismo. Capo IX. pittura. il quale si forma di calce e polvere di marmo setacciata in parti uguali. Di fronte a manufatti polimorfi e di differente composizione come quelli descritti è difficoltoso pensare ad una sistematizzazione capace di spiegare. 479-480 14 D. di tufo e di mattone. A. di cui si fa uso nell‟arte di edificare per fare intonaci. in quest‟ultimo caso. PARETO. Una delle caratteristiche comuni alle ricette trascritte dalla letteratura architettonica e artistica è quella di descrivere l’esecuzione dei manufatti in stucco come basata sulla sovrapposizione di strati successivi di differente composizione. le parti ornamentali in genere nell‟interno. Libro VI.di quali componenti potremmo aspettarci di ritrovare negli stucchi.127 12 R. 1888. ALBERTI. Attraverso le indagini di laboratorio. i testi della letteratura architettonica ed artistica ci forniscono indizi -per quanto spesso nebulosi e confusi. erano perfettamente noti ed utilizzati dalle maestranze che si dedicavano all’arte dello stucco.stuccatore 14 è descritta la possibilità di eseguire superfici lisce e lucide coi cementi colorati e bianchi. Ma lo stucco per definizione è quello costituente l‟ultimo strato. Bologna. che se ne vuol fare. Dalla fine dell’ottocento in poi compare anche un altro materiale che contribuisce a sostituire il gesso nella composizione degli stucchi: il cemento Portland. Dizionario ragionato delle voci dell‟arte del disegno architettura. dei colori e delle linee. seppur poco chiari ai trattatisti. Generalmente però è un composto formante una specie di cemento fatto con polvere di marmo bianco e calce estinta. Milano: Hoepli. 1942 16 L. E‟ di due sorta. rivestimenti.

si predisponeva l’armatura che poteva essere di legno. non può per la sua forza disseccarsi senza fare delle crepature. Stucco and decorative plasterwork in Europe. 1885 . dei grandi impalcati barocchi: a seconda del luogo dove queste opere venivano collocate. adunque. secondo che hanno a stare le figure. Ciò è emerso anche dalle fonti che descrivono il ricorso ad un unico impasto spesso associato alla tecnica dello stampo o alla realizzazione di cornici e modanature tirate a raffetto. oppure di verghe metalliche e laterizio. isolati dallo strato di stucco. Già negli intonaci era d’uso aumentare la resistenza mediante l’introduzione nell’impasto di paglia. o altro ornamento… 17: le armature. cap. L. Trattati. l‟artefice condurre in muro piano un‟istoria di bassorilievo. o ancora rametti di salice che erano collegati all’armatura mediante filo metallico o spago: il tutto era accuratamente rivestito con tela in modo da evitare il contatto diretto del metallo con lo strato di corpo della statua che in alcuni casi conteneva gesso. alle ossa animali. a seconda della situazione ricorreva all’uso degli elementi più impensati ma nel contempo efficaci: dalla cartapesta. piegati a T oppure ad anello. con note di A. cui viene sovrapposto uno strato di corpo che viene in seguito ricoperto da un sottile strato di finitura. ed. Da quanto è emerso dalle analisi di laboratorio questa composizione per strati sovrapposti è sempre verificata per i modellati e le modanature di grosso spessore: le modanature che hanno un rilievo poco considerevole (sino a 4 o 5 cm) sono talvolta realizzate soltanto con l’impasto di finitura. Milano: Vallardi. 1983 21 G. Per gli arti e i particolari si utilizzavano fili di ferro o bacchette metalliche di diametro ridotto. La presenza di tele e bende che ricoprono le armature metalliche è stata osservata in manufatti degradati: in letteratura non sono presenti indicazioni relative al trattamento dell’interfaccia ferro-strato di corpo. Soltanto il Breyman21 fornisce una indicazione 17 P. conficca prima in quel muro i chiodi spessi. MILIZIA. dell’Ing. dal legno alle barre metalliche sempre opportunamente collegate tra loro. per quelle da collocarsi in basso20. ma aderenti ad esso grazie alla introduzione di fasci di cannucce legati con spago oppure da garze opportunamente trattate. 5. CATANEO. Come ci informa il Vasari: Quando vuole. Dell‟Architettura. Parte III. it. IV. Un utile glossario cui si rimanda in merito alla terminologia e alle definizioni che sono state date delle differenti tecniche è il Glossario dei materiali. BEARD. stoppie o crine animali a seconda della disponibilità e della reperibilità del materiale. Scrive infatti il Milizia che Per gli intonaci de‟ muri e delle volte è assai buona una malta bianca. le armature che costituivano l’ossatura dell’elemento decorativo in stucco ci sono note. Cantalupi. Masieri. Capitolo XI 18 F. per essere portate alla luce dal degrado e dai danneggiamenti che i manufatti in stucco hanno subito nel tempo. a cura di L. Il Polifilo. trad. A. a cagione che le punte o capi di quegli tengano il primo stucco grosso e bozzato … La realizzazione di cornici e mensole in genere prevedeva invece una predisposizione dell’architettura stessa mediante la posa in opera di spaccatoni in tufo o aggetti in laterizio che costituivano la base all’esecuzione degli elementi aggettanti. R. P. Trattato generale di costruzioni civili. Milano: 1847.18 Spesso le indagini di laboratorio hanno rilevato la presenza di paglia: tale costituente era fortemente sconsigliato dalla letteratura poiché la calcina mescolata colla paglia. Carlo Valentini. Mazzocchi. Finale 1781. composta di pelo di bue mescolato con calce e con acqua senz‟altra arena. si predisponevano chiodi di ferro con capocchia. delle tecniche e degli strumenti per l‟edilizia storica nella trattatistica tra XV e XIX secolo NORMAL – 36/92 20 G. Great Britain: Thames and Hudson. Principj di architettura civile. Libro II. Libro II. AMATI. 1567.19 Nel caso di stucchi in rilievo di piccola entità. e tra quegli serra pezzami piccoli di mattoni o tufi. Milano:1830. laddove era necessario. ancor di più. più che per essere trascritte nella trattatistica e nella manualistica in genere. …Dipoi nel lavorarlo si fanno l’ossa dentro di quel disegno o scultura cornice.Gli elementi decorativi aggettanti sono caratterizzati dalla esecuzione in fase preliminare di un’armatura spesso polimaterica. BREYMAN. Libro II. Milano: ed. Capitolo V 19 C. Negli scritti sono quasi assenti le descrizioni degli accorgimenti che permettevano di isolare le armature metalliche dallo strato di corpo che spesso conteneva gesso. 1985. Purtroppo. dove meno dove più in fuori. Indubbiamente più complicate e polimateriche erano le armature che costituivano l’anima delle opere figurative e. 1° ed. Dell‟architettura. Capitolo XI. Anche nel caso delle armature lo stuccatore si adattava alla loro realizzazione in base ai materiali che aveva a disposizione e che riteneva più idonei allo scopo: tutto stava alla sapienza e all’esperienza dell’operatore che. nel caso di statue da collocarsi in alto. Ferrini. Boubée.

L.calce viva . gli ossidi ottenuti dallo spegnimento della calce danno luogo alla formazione di carbonato di calcio -reazione questa maggiormente favorita. L‟arte di costruire. pece ed olio di lino colorato i chiodi per preservarli dalla ruggine altrimenti lo stucco con facilità di macchia22. L. L. la calce idraulica e il cemento sono tipici leganti idraulici.idrato di calcio. sul quale poter stendere il sottilissimo strato di finitura che era realizzato sempre a base di calce aerea. Calci e Cementi. ed. derivanti dalla cottura di calcare dolomitico e le indagini hanno infatti evidenziato come. fettucce di juta e canapa attorcigliata. Milano: Hoepli. juta. in cristalli limpidi e trasparenti.e carbonato di magnesio. Alla voce “Decorazioni a stucco” del Ricettario pratico per l‟edilizia di Lino Gasparri viene descritta la realizzazione di armature con fettucce di tela da sacchi. (…) Per sporgenze un po‟ forti. canapa. fra chiodo e chiodo.1911 24 L.66-67 23 25 Definizione NorMaL – 36/92 Glossario per l‟edilizia storica nei trattati dal XV al XIX secolo D. riconoscibili attraverso l’esame diffrattometrico ai raggi X. La calce. occorre piantare ad intervalli elementi di sostegno.24 6. Per legante attualmente si intende un materiale che impastato con acqua forma una massa plastica che serve a collegare vari materiali usati in un manufatto e che. farà buona nelle intonicature… 26: la calce. La calce risulta essere in tutte le ricette trascritte l’ingrediente base sia dello strato di corpo che della finitura: su questo dato tutte le fonti concordano. Milano: Hoepli. aderendo ad essi ed indurendo. pag. In opera. Ricettario pratico per l‟edilizia. si ottiene un‟armatura ancor più robusta avvolgendo. Un legante può essere aereo o idraulico a seconda che il processo di presa ed il processo di indurimento avvengano solamente in ambiente subaereo oppure anche in ambiente subacqueo. minerale che cristallizza nel sistema trigonale. 6. Bologna. In tempi più recenti. BERTELLI. vi sia la presenza di magnesio. Damaso Frazzoni23 ci informa che Essendo necessari maggiori sbalzi ci si può arrivare aggiungendo della pasta sopra ad altra già applicata ed asciutta. 1976. Le analisi di laboratorio hanno però evidenziato una peculiarità che nessun trattato o manuale rileva: la presenza di magnesio negli impasti fa supporre l’utilizzo di calci magnesiache. Lo scopo di questa fase della lavorazione era quello di creare un abbozzo. I leganti nell’impasto dello stucco. Venezia 1556. quali chiodi di ottone e di ferro stagnato. L’utilizzo di tali miscele è descritto tanto più frequentemente nei manuali ottocenteschi essendo questi impasti particolarmente adatti ad una razionalizzazione delle operazioni e alla realizzazione a stampo. 1942. …ma quella che si farà di spugnosa.Mg (CO3)2. 1922 26 27 . 22 ibidem D. Nel caso di stucchi realizzati con un unico impasto generalmente si riscontra l’utilizzo nella miscela oltre che di calce anche di gesso. L’uso di calci magnesiache è in netto contrasto con quanto ci è tramandato dalla manualistica ottocentesca. BERENS. Milano: Edizioni Tecniche ET. Il gesso viene presto sostituito dai cementi che meglio si prestano alla modellazione a stampo dando luogo a miscele più malleabili ma soprattutto alla esecuzione di manufatti più resistenti. Con l'aiuto poi di qualche proporzionata e opportuna armatura di legno verniciato o canna valliva o filo di zinco infissa nella pasta già applicata in tempo di presa. durante la fase di carbonatazione. La Dolomite27 è un carbonato di calcio e magnesio della composizione Ca. che fosse in grado di asciugare velocemente. FRAZZONI. Cementi e calci idrauliche. Milano: Ulrico Hoepli Editore. Le dolomie e i calcari dolomitici. GASPARI. Calcare .1. forma un insieme monolitico atto a resistere a sollecitazioni meccaniche. pagg. Milano: Ulrico Hoepli Editore. legno o ferro stagnato o ottone. stoppa. spesso prevalente. sconsigliata per il basso rendimento del grassello. Milano:1987 E. La calce è il tipico legante aereo. I dieci libri dell‟architettura. Durante la cottura di questo calcare. ossido di calcio e ossido di magnesio si dissociano dando luogo ad una calce viva con ossido di magnesio. 1913.in merito: consiglia infatti di spalmare di catrame. L‟imbianchino decoratore – stuccatore. sono rocce diffuse in tutta la fascia prealpina. 1912. Fonti autorevoli dissuadono dall’uso di questo tipo di calce considerandolo più impuro: la calce magnesiaca è generalmente definita calce magra28. VIVARELLI.25 In base a quanto riportato dalle fonti storiche lo strato di corpo risulta composto prevalentemente da calce variamente miscelata con gesso e/o materiali a comportamento pozzolanico. oltre alla calcite. BARBARO.11 28 si leggano le definizioni di G. si possono far forme e sbalzi completamente staccati dalla superficie. SCIELE. MAZZOCCHI.

cementi e gesso. E questo dicono che molto meglio resiste all‟aria scoperta. RONDELET Trattato teorico pratico dell‟arte di edificare. non presentano l’uso di gesso così come lo strato di finitura sia di elementi realizzati per interno che per esterno. Capitolo XI. Trattati. Capitolo IV. abbiamo accennato è la causa delle loro deficienze di rendimento. pag. 1567.Secondo le indicazioni del Bertelli infatti è da definirsi magra una calce con un contenuto di magnesio del 10%. Capitolo XI 30 . 30 Anche il Piepoli31 pare dello stesso avviso poiché le calci grasse.98 36 P.37 35 J. CURIONI. Inoltre l‟idrossido di magnesio si idrata più lentamente e. Mantova: F. oppure anche da dolomie con quantità pressoché equimolecolari di calce e magnesia. omogeneo. pag. si spengono rapidamente e con forte sviluppo di calore. et ai ghiacciati36. della calce viva adoperata. L’uso del gesso negli impasti. 1980 32 M. Milano: Hoepli. Milano. Cementi e calci idrauliche. dà minor rendimento ed è leggermente colorata di giallo. possedendo alcune proprietà di esse”34. è stato dimostrato32 che le calci magnesiache presentano buone caratteristiche generali. tranne l’acqua. MAMOLI. Milano: ed. magnesia ed allumina). in Manuale del costruttore Civile e del Geometra. Dell‟Architettura. ciò nonostante. Il Polifilo. Nozioni fondamentali ad uso degli Ingegneri. tranne che per deboli tracce. Un calce magra reagisce meno energicamente della grassa con acqua. in luoghi umidi. 1994 33 G. … può essere considerato come una specie di calce che non ha bisogno della mistura di un’altra materia. 1° ed. esse sono particolarmente indicate per la realizzazione di stucchi ed affreschi. dando un grassello bianco. 6. modi d‟utilizzo. in quanto scrive che le calci con più del 20% di magnesia (MgO) prendono il nome di “calci aeree magnesiache. 1985. Campioni provenienti da manufatti sagomati collocati in facciata o.1961 31 P.I. 1877 34 Ibidem. Tesi di Laurea Rel. Milano: Ulrico Hoepli Editore. per formare un corpo solido…35: il gesso. sez. Inoltre.1802-1817. BRUSA.lli Negretti.] era molto ricercata quando mancavano in Lombardia le calci idrauliche. sia in peso che in volume. Il Curioni33 scrive che “La calce magnesiaca [. Calci e cementi. molti trattatisti concordano sulla possibilità di introdurre nell’impasto un certo quantitativo di gesso. Vitruvio esclude di utilizzare gesso nell’esecuzione degli intonaci: Non vi si deve affatto mescolare gesso. 1912 B.. flussi commerciali. per la sua debole funzione basica. Libro II. Geologia applicata delle province lombarde. variamente miscelato con calce nello strato di corpo. 29 L. CATANEO. Cave. BOLIS. PIEPOLI. 1834. alle piogge. Non possiamo con esattezza risalire all’area di provenienza del gesso contenuto nei diversi manufatti: esistono limitati orizzonti gessosi anche nei sedimenti triassici delle Prealpi lombarde ma è assai arduo stabilire se fossero utilizzati i materiali di tali giacimenti oppure se il gesso fosse importato dalla Francia o ancora dalla più estesa formazione gessosa affiorante nell’Appennino emiliano. compie più difficilmente le operazioni che producono l‟indurimento delle calci grasse. Milano: Hoepli. Libro II. Le calci delle prealpi varesine.. oltre ad essere prescritto dalle ricette. Libro I. soprattutto per la realizzazione dello strato di corpo. ma vanno tirate con marmo ben setacciato in modo uniforme affinché il tutto si asciughi gradualmente e in modo omogeneo. La maggior parte dei campioni prelevati da elementi sagomati realizzati in interni presentavano gesso. Architetti.2. mentre quando questo contenuto raggiunge il 25/30 % la calce non può essere impiegata. ottenibili da calcari con non oltre il 10% di impurità (fra silice. Le calci magre contengono magnesia e queste. caratteristiche tecnologiche. è stato riscontrato nelle indagini di laboratorio. M. il loro alto contenuto di magnesio non influisce negativamente sull’utilizzo pratico e data la sua elevata plasticità ed aderenza. una piccola percentuale di magnesia smagrisce la calce. Di Battista Valerio. una del 40-50% fornisce invece un‟ottima calce paragonabile alla grassa. Calci. ai venti. Studi recenti ed analisi su manufatti storici hanno dimostrato che la calce magnesiaca era ampiamente utilizzata negli edifici costruiti in Italia Settentrionale. il Cataneo sottolinea che pigliano giesso stato nel forno caldo bene spolverizzato di mano in mano quella quantità che sia di bisogno a fare conveniente pasta. 1° ed. nella esecuzione dello stucco. perché facendo altrimenti si guasterebbe. Firenze: ed. dolcissimo al tatto e all‟incirca il triplo. Geometri. Capomastri ed Assistenti di cantiere. Cremonese. BERTELLI. Questo non soltanto per manufatti che dovevano essere eseguiti all’interno ma anche per quelli che dovevano essere realizzati su facciate: riprendendo la formulazione descritta dall’Alberti. Queste calci vengono generalmente rifiutate dai costruttori29 Più recentemente il Bolis sembra essere di parere diverso.

pag. Con il termine pietra artificiale si indicava un conglomerato realizzato con cemento. sed quibusdam loci glebae ut salis micas perlucidas habentes nascuntur. Libro II. si assiste all’introduzione di un nuovo legante che viene utilizzato nella realizzazione di elementi decorativi a stampo e che lentamente soppianta l’uso dell’impasto più tradizionale. Può provenire da materiale sedimentario incoerente derivante dalla disgregazione di rocce in seguito a processi naturali oppure da frantumazione meccanica di rocce. Tale accorgimento getta nuova luce sul passo che Vitruvio dedica al Marmor. 6. vengono pestate e triturate le schegge di marmo. sez. l’arrivo di tutta una serie di elaborazioni a stampo che da tempi lontani venivano eseguiti dagli stuccatori per velocizzare il loro lavoro. Mantova: F. Per lo strato di corpo ed i primi strati d’intonaco (arenato) è generalmente riscontrato l’uso di sabbia quarzosa. De Architettura Libri X. Come si è già avuto modo di sottolineare. diversi a seconda dello strato.3. nella pelle ultima degli intonaci che così recita: Marmor non eodem genere omnibus regionibus procreatur. a causa del contenuto di ferro. Pordenone: Studio Tesi. non soltanto piccoli elementi ma interi manufatti modellati. 7.Gli aggregati Anche per gli aggregati. Questo tipo di manufatto. Venezia. Non si tratta di calcite proveniente dalla frantumazione dei marmi a grana grossa ma le sue caratteristiche fanno pensare invece ad una calcite da vena. mentre tutta la manualistica ottocentesca consiglia l’uso del gesso non soltanto nella realizzazione dello strato di corpo ma anche per lo strato di finitura: il Rondelet annota che si diminuisce la dose di gesso così che per l‟ultima forma dello sbozzo basta uno di gesso su tre di malta38. ampiamente raccomandata dai trattatisti e manualisti. quae contusae et molitae praestant ope|ribus utilitatem. caratterizzata da singoli cristalli di grandi dimensioni. Cap. SCAMOZZI. presentava una colorazione giallognola. si preferisce il cemento Portland bianco. Capitolo VI 42 Ibidem 37 38 . quella raccomandata da Vitruvio che gettata su un lenzuolo bianco non lascerà tracce di terra né di sporco dopo essere stata scossa via. … sed quibusdam loci glebae ut salis micas perlucidas habentes nascuntur…41 : la Calcite spatica La presenza di calcite spatica. L‟idea dell‟architettura universale. di facile lavorazione non può che essere considerato l’ultimo traguardo. a cura di L. ediz.Lo Scamozzi sottolinea che è molto necessario l‟uso de gessi per far ornamenti di stucco37. 1° ed. nella seconda metà dell’ottocento.VII J. RONDELET Trattato teorico pratico dell‟arte di edificare. Libro I. le indagini di laboratorio hanno evidenziato l’uso di calcite in grossi cristalli singoli con bordi netti di sfaldatura (calcite spatica). pag. 1992. Era il caso di elementi piccoli e ripetitivi (ad es. 1834. Libro VII. 1615. le rosette) che venivano realizzati attraverso la colatura in stampi di miscele composte in prevalenza da gesso. Al cemento Portland naturale. si coglie l’opportunità di poter eseguire attraverso una serie di operazioni piuttosto semplificate. Libro secondo. che sono usate dopo esser state opportunamente setacciate.I.C. Il cemento Portland. cementa marmorea.98 39 Definizione NorMaL – 36/92 Glossario per l‟edilizia storica nei trattati dal XV al XIX secolo 40 VITRUVIO. Mingotto. Con l’introduzione di un legante plastico per eccellenza come il cemento Portland.40 Per lo strato di finitura invece oltre alla polvere di marmo. come per i leganti. 7. Quibus autem locis eae copiae non sunt.1802-1817.. resti della lavorazione. aggiunta all’impasto per rendere più candido il manufatto. Capitolo IV. Ma laddove manca questo tipo di materiale. è d’obbligo una precisazione terminologica: il termine indica un materiale che viene aggiunto ad un legante al fine di ridurre i fenomeni di ritiro dell‟impasto e modificare le proprietà meccaniche. Capitolo IV. quae marmorarii ex operibus utuntur…42 ovvero…In alcune zone si hanno dei blocchi che presentano le stesse caratteristiche di trasparenza dei grani di sale. I secolo d. ovvero alla scelta dell’aggregato da utilizzarsi nella finitura.lli Negretti.39 Una delle variabili più significative e rilevanti nella esecuzione dei manufatti in stucco è l’introduzione di aggregati differenziati. sive assulae dicuntu. sabbia. con netti bordi di sfaldatura è stata riscontata in numerosi campioni dello strato di finitura.1. che una volta pestati e triturati si rivelano di grande utilità nella posa in opera. ghiaia e graniglia che veniva colato in appositi stampi per dare luogo ad elementi decorativi. che. V. 77 41 Ibidem.

pagg. 43 Secondo Cesariano il brano che Vitruvio dedica al marmor è frutto di un errore: cum siano in queste lectione molti texti stati depravati: non di meno al melio che ho potuto ho considerato li errori quali credo siano viciati piu per invidia & per qualche avaro alchimista che per li scriptori: (…) questo tractato dil marmore con quello de la descriptione del minio e sta commixto & adulterato per la descriptione del argento vivo.. ALBERTI. dove sono stati analizzati numerosi campioni di intonaci di finitura e policromi di varia provenienza che presentano tutti la medesima caratterizzazione petrografica: in tutti i campioni sono stati riscontrati in quantità più o meno abbondante cristalli costituiti da facce di romboedro isorientate. . Questo “ingrediente” era assai diffuso nonostante fosse praticamente sconosciuto alla trattatistica e alla manualistica: in tutte le epoche. non molto diffuso in natura. De Architectura. Superfici dell‟architettura: le finiture. riconoscibile per il fatto che contiene dei cristalli particolarmente lucenti sulle facce dovute alla sfaldatura e che costitusce le venature di alcuni tipi di rocce (come ad es. Brusch. Padova: Libreria progetto editore. L’uso di calcite spatica è evidenziabile anche nei manufatti in pietra artificiale. Ma non so se abbiano di questa proprietate naturale: di emitere lo argento vivo. Il che mi saria extesoa molte cose apertinente a li aurefici & alchimisti & ad altri arcani artefici pervenienti da epsi… Non si spiega il Cesariano come possa essere il marmor in ogni regione di differente generazione (effettivamente la calcite spatica si forma nelle interstizi di pietre di diversa natura) inoltre sottolinea che se ne trova anchora di marmore michante como sale dal quale alcuni dicono si po cavare l‟argento vivo: ma penso sia cocolto al modo de la cenerede li tinctori & per il modo si cococe la tucia argentea vel pr parata dal marmo le quale glebe ut diximus molte ne sono di tale genaratione in li monti di Como.C. La disinvoltura con cui vengono citati. almeno da un punto di vista analitico.]44 Dalle indagini petrografiche45 è stata riscontrata la presenza di calcite spatica da venatura: si tratta di un materiale raro. di natura molto friabile. simili a quelli del marmo[. a cura di A. CESARIANO. nelle Dolomie). “La calcite spatica dell’intonaco romano” in Atti del Convegno di Studi di Bressanone.. Fiore. Questi ultimi hanno identica composizione chimica (CaCO3) ma differente genesi. Libro VII. BUGINI – L. CAMPISI . assai simili a diafano alabastro.B. A. L’uso di calcite da venatura era alquanto diffuso soprattutto in epoca romana nella preparazione anche degli intonaci per pitture murali. e nei diversi manufatti. Ben più comprensibile ed esplicativa è invece la descrizione riportata da Leon Battista Alberti per il quale Nelle rocce montane si possono trovare certe venature. BIANCHETTI . 26-29 Giugno 1990. De Re Aedificatoria. quindi sono di fatto materiali diversi. Capitolo IX. Ciò detto è ben documentato da un contributo riportato negli Atti del Convegno di studi di Bressanone46 del 1990.L. ed. F. ridotto in polvere e mescolate alla calcina al posto della sabbia. Il marmore in ogni regione no de una medema generatione fu procreato: ma in alcuni loci le glebe (como di sale ) havedo le mice perlucide: nasceno: quale contuse & masinate praestano utilitate a la tectorie & coronarie opere. in minor misura la calcite. è la chiara riprova di una evidente confusione che ha come conseguenza l’impossibilità di utilizzare. 44 L. in questo stesso volume. 1990.Il passo risulta alquanto ambiguo anche ai traduttori rinascimentali del testo latino che non riescono a comprendere la natura del marmor: in particolare così lo traduce e commenta il Cesariano. 1485. la letteratura sull’argomento. Milano: Il polifilo. Como:1521. Libro VI. 1981. L’intervento sottolineava la complessità di trarre conclusioni sull’utilizzo della calcite spatica negli intonaci romani anche a causa di una confusione etimologica: esaminando la letteratura relativa alla pittura parietale romana si trovano indicati come inerte del “tectorium” più frequentemente il marmo. L‟Architettura Milano: Il Polifilo .260 . Tale materiale. GRATZIU. bensì di una qualità che partecipa ad ambedue. polvere di marmo e calcite spatica. le quali non sono marmoree né gessose. la pelle ultima era realizzata con calce. 1966 45 R. Ma in quilli loci dove no sono queste copiè li cementi marmorei: o vero assule sono dicte: lequale da le opere li marmorari le diiceno: in le ferrae pile se cotundeno:& con li cribi sono excernute.M. 46 P.P. FOLLI Le ricette degli stucchi in Italia settentrionale dal XV al XX secolo. Capitolo VI.MELUCCO VACCARO. ediz. Carugo. la calcite spatica e l’alabastro. a volte scambiando l’uno per l’altro. 43 C. Indagini scientifiche sui caratteri composizionali.. Le descrizioni riportate evidenziano la presenza di calcite spatica con preferenziale abito romboedrico che appare riferibile per le caratteristiche tessiturali a calcite di venatura. aggregata al cemento. 251. risulterà di un candore e di una lucentezza sorprendenti.

Si tratta di materiale. si farà sopra quella la coverta di fuore di stucco impastando di calcina bianca. l’idraulicizzazione delle malte avveniva mediante l’utilizzo di cocciopesto: ciò è stato riscontrato anche attraverso le indagini che hanno evidenziato come questo aggregato venisse utilizzato prevalentemente nella realizzazione di manufatti in esterni. cap. . in modo da ottenere un corpo facile ad indurirsi e solidificarsi come i cementi. naturale o artificiale. Anche il Viola Zannini sottolinea che “Si fanno ancora le smaltature di calcina bianca di lucido splendore. Masieri. e lustro. De Architectura. pomice e materiale da comminuzione (graniglia). a cura di L. Libro I.127 51 A. Achille Lenti riporta una interessante annotazione relativamente all’uso della creta nei composti: Formando un impasto con otto misure di sabbia in polvere. VII 53 G. cenere. Istituzioni di architettura. arenaria e vari tipi di calcare. 1985.P. 1877-188. Dell‟Architettura. L‟idea dell‟architettura universale. Corso pratico di costruzioni. come abbiamo detto. D‟ordinario cioè. Differentemente si è rilevata in alcuni campioni provenienti dall’area comasca la presenza di carbone: secondo quanto riportato dal Milizia “La polvere di carbon fossile mescolata con ugual quantità di calce viva fa anche un intonaco impenetrabile all‟acqua”. pagg. Libro II. 48 Definizione NorMaL – 36/92 Glossario per l‟edilizia storica nei trattati dal XV al XIX secolo 49 P. statica e idraulica. Milano: 1847 . ed allora conviene sostituire ad esso una malta pozzolana o laterizi polverizzati(…)50 In Italia settentrionale. pag. ma ancora la prima coverta più grossa sopra tali ossa farla di stucco impastato con tale albazzana: quando questa. Alessandria. qual si compra a Murano”53. a temperatura ambiente e in presenza d‟acqua. Milano: ed. XVI 54 F. Capitolo II 52 V. Carugo. 1629. a cura di A. gneiss. Volume II . dentro alla quale in cambio di arena si pone granzolo di vetro. sienite. o altri accidenti sentisse umido. Fiore. fa l‟umido meravigliosa presa. terreno. la qual compositione fa una presa grandissima. … Si alcuno de fragmenti figulini pisti e setazati per una tertia parte adiungerà in la calce fara la temperatura de la materia meliore al uso …47 : materiali a comportamento pozzolanico. Le indagini effettuate non hanno confermato la presenza di scaglie di vetro negli impasti realizzati in area lombarda. diorite. F. Finale 1781. è però probabile che questo aggregato fosse utilizzato in area veneta. lo stucco si fa con la malta di calce e polvere calcare o creta che si mescolano con altre sostanze. Venezia. 1832.3 Altri componenti: granuli di vetro. capace di combinarsi. Le ricette scritte consigliano anche l’uso di altri aggregati come lo Scamozzi che raccomanda l’uso di polvere di vetro pesto Laonde si vede. LENTI. VIOLA ZANNINI. a cui si aggiungono senza addizione d‟acqua. e polvere di vetro pesto.285287 50 N. 7.2. Como:1521. 1981. due parti di calce viva ed una misura di creta ridotta in polvere. 49 Anche il Cavalieri di San Bertolo raccomanda che Il gesso però deesi scrupolosamente escludere nei lavori esposti all‟aria ed alle intemperie. i quali sovente vantaggiosamente vi si sostituiscono51. per essere molto livida. e fior di calcina. 1845. Volume I. CESARIANO. Brusch. 1° ed. Frammenti vari di rocce sedimentarie di diversa natura sono state riscontrate nei campioni analizzati: granito. il cocciopesto. Mantova: F. CAVALIERI SAN BERTOLO. 1615 Libro II. ad uso delle fabbriche52. Libro II. Capitolo XI.lli Negretti. 1567. oltre a materie coloranti. Capo IX. per causa delle grotte. ma. CATANEO. La necessità di garantire la presa anche in strati piuttosto profondi oltre che in luoghi umidi ha spesso portato ad aggiungere alle malte dello strato di corpo materiali a comportamento pozzolanico. overo per i lavori delle fontane. Capitolo V. Il Polifilo. ed. 1° ed. con la calce dando luogo a composti stabili del tutto simili a quelli che si ottengono con l‟idratazione del clinker Portland. saria in tal caso molto a proposito non solo murare l‟ossa sotto di calcina albazzana.”54 Per quanto riguarda le pietre artificiali il desiderio di riprodurre le pietre naturali ha portato ad introdurre nell’impasto.48 Il Cataneo sottolinea che Quando qualche parte della fabbrica. MILIZIA. SCAMOZZI.7. ed. Per costruire circa 20 mq di questo intonaco si 47 C. Dell‟Architettura. nel quale si lavorasse di stucco. e riceve molto pulimento. Principj di architettura civile. Cap. anche la graniglia finemente frantumata delle rocce che si volevano imitare. Padova. Milano: Il polifilo. basalto. A. L’uso di graniglia è consigliata anche nel Ricettario di Lino Gaspari in cui si forniscono le “ricette” per l’esecuzione di un “Intonaco imitazione del marmo venato. che è molto nessario l‟uso de gessi per far ornamenti di stucco misto con polvere di marmo. Trattati.

sostanza organica a peso molecolare elevato agisce come colloide protettore ottenendo.200 acqua di calce …litri 150 L‟aspetto un po‟ arido dell‟intonaco prende grande vivezza se si ha la cura di sprizzare acqua alla lancia. indi si lucida a ferro ben caldo. De Re Aedificatoria. 1966 59 C. pag. Il rallentamento della presa favoriva lo svolgimento delle operazioni di applicazione della malta permettendo all’operatore di manipolarla e modellarla con facilità e comodità prima dell’indurimento. . 3. Lavorazione. 1485. parte I. pag. NIMMO. pag. carbonato di magnesio e di calcio.mescolano: Polvere di marmo…kg.mosaici . proteine idrolizzate. voce “Intonaci decorativi”. Libro VI. costituiscono uno dei maggiori interrogativi per quanto riguarda l’antica arte del fare lo stucco: questi elementi aggiunti sono di difficile individuazione ma venivano certamente utilizzati per le loro proprietà riconosciute dall’uso empirico. polvere e radici di altea. Sostanze organiche di peso molecolare elevato che agiscono come colloidi protettori: colle. GASPARI Ricettario pratico per l‟edilizia. 199. alcole. Gli additivi. impieghi. Milano: Hoepli. La radice di malva infatti contiene amido. …E‟ costituito dalla seguente malta: Cemento Portland …kg. E di tutte far decozione. insieme al ritardo della presa un miglioramento sensibile delle resistenze meccaniche dei manufatti senza alterarne le caratteristiche o danneggiare ed ostacolare i trattamenti di finitura.58 Secondo quanto osservato già da Carla Arcolao59 l’infusione di corteccia d’olmo. 1942. Le ricette dello restauro. lo si applica con forza sulla parete. CORDARO. E di tutte queste cose metterai con detta dicozione. acetone. gelatina.50 Cemento Portland …kg. caseine. pag. TURCO.500 Mattone tritato mc. Alla luce di tali indicazioni risulta spiegata la curiosa mistura descritta Francesco di Giorgio Martini così formulata “… Anco piglierai bucce d‟olmo. Gli additivi. gomma arabica. che subito si guasterebbe. stucchi dal XV al XIX secolo. in DIMOS. e loro sali.stucchi. il tannino. 0. tannino. gesso crudo messo al calore nel forno ben polvarizzato.70 61 T.0. seconda edizione ampliata. “Stucchi”.113 Ibidem. lattico.51 56 . L‟Architettura Milano: Il Polifilo . mentre le pietre acquistano maggior rilievo”56. per il suo contenuto di amido. Milano: Hoepli. 1978. tannino. dal gesso infuore. 55 L. intonaci. prima che sia avvenuto il definitivo indurimento. si lucida a cera a somiglianza di un mobile”55. Pigliasi calcina di marmo staia due. Oltre che per la realizzazione di un “Intonaco imitazione del tufo rosso. modulo I. Malte. Il gesso. tannino e zucchero ha potere astringente e irrigidente pertanto se addizionata all’impasto gli conferisce una maggiore lavorabilità e migliora le sue caratteristiche di resistenza. la povere d‟esso o d‟altra calcina adoperar si può. zucchero e il 25-30% di mucillagine. ARCOLAO. Corso sulla manutenzione dei dipinti murali . solfo vivo quarti uno. in modo da far affiorare la cera. 450 Marmo giallo …mc. Capitolo IX. Inoltre. zucchero. Il gesso. 8. 1998 60 M. Roma. etere. Sostanze che diminuiscono la solubilità del gesso: glicerina.114 57 T.L. 50 Cera fusa …kg.III. albumina d’uovo. in tal modo scompare il velo superficiale di cemento. 1990 58 L. Dipoi quando oprar vorrai. fieno greco e radici di malva. ediz. Tali sostanze permettono di ottenere assieme al ritardo della presa il miglioramento delle resistenze meccaniche del manufatto senza alterarne le caratteristiche del gesso ed ostacolare i trattamenti di finitura. Sostanze modificanti la struttura cristallina del gesso: acetato di calcio. TURCO. E questo per ornamenti al ghiaccio e „l vento en ogni luogo esercitar si può. fien greco. prodotti di decomposizione degli albuminoidi. borico. trasformazione. Nella esecuzione dei manufatti per i quali è necessario un ritardo della presa venivano usate sostanze capaci di rendere l’impasto più adesivo e di conferire una maggiore solidità e resistenza. I ritardanti della presa possono essere suddivisi in tre nuclei57: 1. RISSOTTO. carbonato di sodio. ALBERTI. Ad essiccamento avvenuto.200 Tufo macinato …mc 0. M. 50 Colore …(quanto basta) Appena si è fatto l‟impasto. prodotti d’idrolisi da residui di natura animale. polvar di pomice staia mezzo.150 Calce spenta da tempo …kg. acido citrico. 2. Venezia: Marsilio. cap. E quando la calcina del marmo mancasse. mesticherai el gesso per quella quantità che ti bisogna e non più.B. melassa. acetico fosforico. quest’ultima è una sostanza organica la cui caratteristica è quella di rigonfiarsi a contatto con l’acqua 60: quando la polvere di radice di malva essiccata è mischiata col gesso essa agisce da ritardante della presa61. malva simita. Bologna. E così per otto o dieci dì di detta acqua imbeverando si rimeni.

con pennello morbido si passa sull'intonaco due o tre volte l'acqua di sapone bianco oleoso. Questi dosaggi erano spesso eseguiti in base all’esperienza del plastificatore: il criterio è spesso quello del q. R. con note di A. sono di difficile 62 F. questi non risultano essere particolarmente attendibili. 65 Il ricorso all’uso di scaglie di sapone nella fase di lucidatura mediante ferro caldo è riportato anche dal Frazzoni nel seguente passo: L'intonaco o la superficie così coperta sarà pulita e levigata con ferro freddo. e 30 gr di cremor di tartaro. 1885. Finale 1781. Più si ripeteranno. Carlo Valentini. 60 gr di sapone leggero. Trattato generale di costruzioni civili. che il sale ammoniaco sciolto nell‟acqua di fiume e misto colla malta le fa fare una presa pronta al pari del gesso. laddove vengono indicati. la tritavano poi con il grasso di porco e con il latte di fico. Milano: Vallardi. da 90 a 120 gr. un aspetto liscio come il marmo. Un’esperienza basata sulla percezione sensoriale. Parte III. MILIZIA. oltre ad una funzione protettiva.b. BREYMAN. Capo X. il quale riferisce che Gli antichi smorzavano una gleba di calce fresca nel vino. 422 63 Ibidem. finché non vi sono più punti oscuri. erano capaci di conferire. it. Milano: Hoepli. poi vi si versa la cera ridotta in pezzi ed il sale tartaro spolverizzazto. specialmente se si mescolasse della pece liquida. A. FRAZZONI.Infine. questi strati d‟acqua. Cantalupi. ed. trad. con manico fisso all‟estremità e condotto da un'impugnatura di legno da incastrarsi in due denti fissi sulla parte opposta alla base). e vi si aggiunga di tempo in tempo dell‟acqua affinchè s‟impasti meglio” e. attraverso una sapiente trattamento. occorrendo. se ne continuerà la levigatura per ottenere il lucido. dopo eseguita questa prima operazione. sulla tattilità: termini questi che. di cera gialla (o bianca se si tratta di lavori bianchi). la pietra pomice.. quanto bizzarri accorgimenti suggeriti dal Milizia nella lavorazione di calce e gesso tra i quali “Se al gesso o alla calce viva si unisce un coagolo di latte sbutirrato. pag. di riflesso. che dire dei tanto numerosi. avvertendo però che. a cura di L. agitandoli finche sono stemperati ambedue. Prima si fa bollire bene l‟acqua sola. L’aggiunta di sostanze grasse all’impasto sortisce l’aumento di lavorabilità evitando l’eccessiva aggiunta d’acqua. due litri di acqua. L‟imbianchino decoratore – stuccatore. o tipo Marsiglia. permettono alla malta di asciugarsi più lentamente. Ferrini. In merito il Breyman riporta una di queste ricette per la lucidatura: Si cuociono insieme nel modo. e dopo due ore circa. La pulitura si ripete per qualche volta. quanto basta. mentre la polpa di fichi oltre a contenere zuccheri di cui è nota l’azione fluidificante.175 . globulare a cavità chiuse che trattengono l’umidità. L. Anche la ricetta di Plinio che prevede la preparazione della calce aggiungendovi grasso suino e fichi potrebbe avere una logica spiegazione. pag. grazie alla sua struttura spugnosa. che ora si accenna. P. elemento principale per una buona lucidatura. Dosaggio dei componenti. e dopo applicata si lavorasse con olio di lino? 62 Ma. e più si insiste col ferro caldo. sia efficace a fare più sollecita presa. Volume I. Un altro argomento piuttosto complesso è quello del dosaggio dei vari elementi nell’impasto: anche se. poi vi si aggiunge pure il sapone tagliato a pezzettini e ve lo si fa sciogliere. è per sua natura in grado di fermentare. dell’Ing. Quello ch‟ è certo si è. Mazzocchi. pag. non senza riserve riporta che “ Pretendono alcuni. Tali sostanze. Che gagliarda malta non sarebbe questa per gli acquedotti e per le cisterne. La raccomandazione di Plinio è ripresa dal Milizia. Capitolo V. “Superficie liscia e lucida”. 1911. magari col dorso della cazzuola. Masieri. 421 65 G. che la fuliggine stemperata nell‟orina e frammista con quell‟acqua che serve a stemperar la calce. Capo VII 66 D. e ne risultava una massa più dura di qualunque marmo. la trattatistica riporta alcuni quantitativi e rapporti tra leganti ed aggregato. fenomeno questo in grado di incidere nel processo d’indurimento.423 64 Ibidem. sull’osservazione. Boubée. numerose sono le indicazioni di sostanze da applicarsi sulla finitura dei manufatti per ottenere un particolare trattamento superficiale. si ha un glutine tenacissimo” 63o anche “l‟olio o il catrame si metta a poco a poco. Milano: 1847. con un ferro caldo (il quale può essere di forma parallelepipeda con base concoide a testate smussate. si otterrà miglior grado di lucidezza e durezza66. ”64 Oltre agli additivi utilizzati nella lavorazione degli impasti. Principj di architettura civile. pag. 11. o bianco d‟uova.

RONDELET Trattato teorico pratico dell‟arte di edificare. se domande devono essere poste all’indagine scientifica.interpretazione ed è certamente molto problematico attribuire al dato empirico un dato scientifico. 1° ed. Conclusioni. 68 J. se leganti ed aggregato sono oggi facilmente determinabili. ma l‟occhio di un abile pratico è molto più sicuro. In questo caso. Ognuno vede ciò che sa… La ricerca scientifica va stimolata attraverso il sapere che emerge anche attraverso la lettura delle fonti: sarebbe pertanto auspicabile tentare dar voce. Anche l’ascolto delle ultime maestranze capaci di raccontare le loro personali ricette può essere un’ulteriore possibilità di approfondimento della conoscenza di una manualità oggi quasi perduta.I.1802-1817. sez. pag. Mantova: F. Si formerà esso di una quantità eguale di polvere di marmo se ne adopera qualch‟altra. perché lo stucco non si attacca al ferro che quando è grasso. si conosce ben poco della varietà di additivi e soprattutto dei dosaggi: pertanto. R. oltre alla tradizionale letteratura architettonica e artistica. cioè se non contenesse la sufficiente quantità di calce. quando la cazzuola o qualch‟altro strumento di ferro ne esce netto. pensano che il miscuglio sia abbastanza agitato e le dosi proporzionate. queste devono riguardare soprattutto l’individuazione di sostanze organiche oltre che la definizione del rapporto tra legante e aggregato. 1834. In particolare. la quantità di calce può variare secondo che la polvere è più o meno grassa ed assorbente. Capitolo IV. e ne uscirebbe sempre netto se fosse troppo magro. BUGINI –L. e lo stesso Vitruvio. in questo stesso volume.98 67 .lli Negretti. agli innumerevoli documenti di cantiere che attendono di fornire attraverso la loro peculiare scrittura dati nuovi. e si mescolerà finché la mistura è perfettamente eseguita.67 L’approccio è ben descritto dal Rondelet: Bisogna avere abbastanza pratica per prevedere la quantità necessaria per coprire l‟opera abbozzata. Indagini scientifiche sui caratteri composizionali. Molti stuccatori. che attraverso confronti e paragoni possono essere trasformati in interessanti “input” alla conoscenza. FOLLI Le ricette degli stucchi in Italia settentrionale dal XV al XX secolo.68 10. Libro I. anche lo studio scientifico incontra alcune difficoltà.

strato o fase di lavorazione. aggregato e additivi nell’impasto. nella colonna è riportato. Nelle colonne sono indicate le seguenti informazioni:         FONTE : DATA : TIPO: STRATO: LEGANTE: autore e titolo del trattato o manuale. la calce idraulica e il cemento sono tipici leganti idraulici.69 AGGREGATO : materiale che viene aggiunto ad un legante al fine di ridurre i fenomeni di ritiro dell’impasto e modificare le proprietà meccaniche. forma un insieme monolitico atto a resistere a sollecitazioni meccaniche. tipologia del manufatto: intonaco. Un legante può essere aereo o idraulico a seconda che il processo di presa ed il processo di indurimento avvengano solamente in ambiente subaereo oppure anche in ambiente subacqueo. anche il luogo di pubblicazione. sagomato. modellato. materiale che impastato con acqua forma una massa plastica che serve a collegare vari materiali usati in un manufatto e che.Appendice Schede riassuntive dei dati estrapolati dalla letteratura architettonica. La calce è il tipico legante aereo. Per completezza sono stati trascritti i passi da cui sono state estrapolate le informazioni. 69 70 Definizione NorMaL – 36/92 Glossario per l‟edilizia storica nei trattati dal XV al XIX secolo ibidem .70 DOSAGGI: sono riportate indicazioni relative al proporzionamento di legante. ADDITIVI: sostanze aggiunte all’impasto per garantirne una maggiore lavorabilità o per rallentare la presa. ma anche quelle utilizzate per operazioni di lucidatura e per il trattamento superficiale finale. oltre alla data. Può provenire da materiale sedimentario incoerente derivante dalla disgregazione di rocce in seguito a processi naturali oppure da frantumazione meccanica di rocce. aderendo ad essi ed indurendo.