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HEGEL: LA RAGIONE COME PRINCIPIO INFINITO

- Il contesto storico e culturale della filosofia hegeliana. L'atmosfera culturale in cui si muove la
riflessione filosofica di Hegel quella del Romanticismo tedesco. Hegel ebbe rapporti di amicizia
piuttosto stretti con alcune delle pi importanti figure della cultura romantica, dal filosofo Schelling
al poeta Hlderlin. In realt, la questione del rapporto tra la filosofia hegeliana e l'ambiente
culturale romantico (la deutsche Romantik) molto complessa e non pu essere risolta in modo
schematico, anche perch Hegel stesso rifiuterebbe l'etichetta di romantico: egli infatti, a
differenza di altri autori che sottolineano il valore conoscitivo e vitale del sentimento come chiave
di lettura della realt, un filosofo razionalista e ritiene che la verit sul mondo e sull'uomo debba
essere espressa nella forma del sistema scientifico (da qui la sua polemica con Schelling). Per
Hegel, l'organo fondamentale della conoscenza del reale non l' intuizione o il sentimento, ma
il concetto (Begriff) e la ragione (Vernunft). D'altra parte, Hegel condivide pienamente con il
Romanticismo l'idea che la realt, in tutti i suoi aspetti e nelle manifestazioni pi diverse, sia
riconducibile ad un principio unico e infinito (su questo punto centrale Hegel si trova d'accordo
sia con Fichte che con Schelling, anche se li critica per il modo in cui hanno inteso il principio
infinito). Il confronto con Kant pu essere molto istruttivo per cogliere l'orientamento di fondo del
pensiero hegeliano: mentre in Kant troviamo una forte sottolineatura dei limiti della conoscenza
umana e la sua filosofia si configura come un'appassionata e intransigente affermazione della
finitezza, in Hegel il finito viene apertamente risolto nell'infinito e reso comprensibile solo
nella prospettiva dell'infinito. Questa differente impostazione spiega bene perch, al di l di alcuni
tentativi di sintesi e di conciliazione, Kant e Hegel corrispondono a due possibilit
profondamente diverse di intendere il discorso filosofico (anche se, ovviamente, non mancano
importanti punti contatto tra loro).
- Cenni biografici. Georg Wilhelm Friedrich Hegel nasce a Stuttgart nel 1770 e muore a Berlino
nel 1831. Dopo il liceo, studia filosofia e teologia all'Universit di Tubinga, dove conosce Schelling
e Holderlin. Gli avvenimenti della Rivoluzione francese (1789) suscitarono in lui un grande
entusiasmo (con gli amici studenti, piant un albero della liberte tra loro fu il pi acceso
sostenitore dei principi rivoluzionari di libert e uguaglianza di questi ardori politici giovanili
rimase ben poca traccia nello Hegel maturo, anche se la Rivoluzione francese e Napoleone
continuarono ad esercitare un influsso significativo sul suo pensiero). Terminati gli studi
universitari, Hegel lavora per un breve periodo come educatore presso famiglie private, poi diventa
direttore del Ginnasio di Norimberga. Nel 1816 gli si aprono le porte della carriera universitaria:
viene nominato professore di filosofia a Heidelberg. Nel 1818 viene chiamato dall'Universit di
Berlino (sulla cattedra che fu di Fichte) e da questo momento la stella di Hegel comincia a brillare
incontrastata nel cielo della filosofia tedesca. Gli anni berlinesi sono gli anni del massimo successo:
egli diventa una sorta di filosofo ufficiale dello Stato prussiano, anche da un punto di vista
politico o, almeno, questa immagine di Hegel ha avuto molta fortuna, soprattutto in passato.
Hegel muore durante un'epidemia di colera nel 1831, in pieno clima di Restaurazione; alla sua
morte, lasci una folta schiera di discepoli che ben presto si divisero in due correnti diverse e rivali
(gli hegeliani di sinistra e gli hegeliani di destra).
- Le tesi fondamentali del pensiero di Hegel. La filosofia di Hegel un organismo complesso,
articolato e compatto al tempo stesso. Ridurla a poche tesi essenziali significa senz'altro
impoverirla; d'altra parte, alcune costanti ricorrono lungo tutto l'arco della riflessione hegeliana e
possono essere espresse nel modo seguente: a) l'infinito come realt unica; b) l'identit tra
razionale e reale; c) la filosofia come giustificazione razionale della realt.
A) La realt non un insieme di elementi sconnessi o uniti in modo casuale, ma un
organismo unitario (es.: nel corpo umano le parti sono ordinati l'uno in funzione dell'altro, in una

stretta unit). Le parti della realt sono parti di un tutto organico e questo tutto non altro
che l'unit viva e dinamica che connette le parti e le fa essere ci che sono; per restare al nostro
esempio del corpo umano, la mano una parte del corpo, ma essa ci che sono nella relazione
con tutti gli altri organi corporei se viene tagliata, essa certamente esiste ancora come entit fisica,
ma non pi propriamente una mano. La totalit organica delle parti che costituiscono la realt,
in tutta la sua ricchezza e complessit, ci che Hegel chiama l'Infinito o l'Assoluto (i due termini
per Hegel sono sostanzialmente sinonimi: entrambi, anche etimologicamente, rimandano all'assenza
di limitazione - infinito ci che non finito, non limitato da altro). L'Infinito la
Totalit: ci significa che l'Infinito non un realt trascendente, separata dal finito, non un al
di l che sfugge alla conoscenza dell'uomo (in questo modo non sarebbe un vero infinito, sarebbe
un altro finito). L'infinito concepito da Hegel non solo come unit organica, ma anche come
processo dinamico, come movimento che giunge al proprio fine, attraverso una serie di forme e
di passaggi intermedi (es.: la vita della pianta si realizza compiutamente passando per gli stadi del
seme, del fiore, del frutto, ecc. - oppure, in riferimento alla vita dell'uomo: il bambino,
l'adolescente, l'uomo adulto ecc.). L'infinito una totalit organica e dinamica al tempo steso:
nel caso dell'uomo, che ne costituisce la manifestazione pi alta e pi consapevole, essa prende
il nome di spirito (Geist).
B) L'identit tra razionale e reale. C' una celebre proposizione che riassume efficacemente e
con estrema concentrazione il punto di vista filosofico di Hegel: Tutto ci che reale razionale,
tutto ci che razionale reale (sembra quasi una formula magica e per comprenderne l'esatto
significato sono stati versati fiumi di inchiostro). Vediamo come interpretarla, nel modo pi
semplice possibile. Innanzitutto, si pu notare che essa non una semplice frase, ma costituita da
due lati, da due proposizioni: P1 = Tutto ci che reale razionale, P2 = Tutto ci che
razionale reale. Da un punto di vista logico, si pu parlare di una struttura autoriflessiva o a
specchio: P1 e P2 dicono la stessa cosa, ma solo se vengono pensate assieme (solo se l'una , per
cos dire, il rispecchiamento dell'altra). Esaminiamo P1. Tutto ci che reale razionale
significa che la realt, a tutti i livelli, non un materiale caotico, privo di forma e di
organizzazione interna: ogni porzione dell'universo, anche la pi insignificante ha un senso, un
posto ben preciso nell'economia del Tutto. Invece P2 = Tutto ci che razionale reale
significa che la ragione non un semplice ideale lontano dalla realt (com'era, secondo Hegel, il
caso dei postulati kantiani della ragion pratica), ma l'ossatura e la trama concreta della realt
stessa. Unendo P1 e P2, rispecchiando l'una nell'altra, compenetrandole, otteniamo un qualche
modo ci che Hegel pensava fosse l'identit di reale e razionale: la realt razionale non
semplicemente perch penetrata e compresa dalla ragione umana, ma pi radicalmente perch
la realt ragione ( chiaro, allora, che per Hegel la ragione cessa di essere una facolt
dell'uomo, com'era per Kant, e diventa la vita e il movimento interno della realt stessa. Un
corollario molto importante che deriva dall'identificazione hegeliana di reale razionale l'identit
tra essere e dover-essere (le cose non possono essere diverse da come sono, la realt una rete
di connessioni necessarie).
C) La filosofia come giustificazione razionale della realt: fondata nelle categorie di totalit e
necessit, la filosofia secondo Hegel ha il compito di comprendere le strutture razionali che
pervadono la realt e ne scandiscono il processo. In tale ottica, la filosofia si occupa del mondo
come , non come deve essere (o dovrebbe essere, secondo i nostri propositi e fini soggettivi):
Hegel paragona la filosofia alla nottola di Minerva (l'uccello sacro a Minerva), che inizia il suo
volo al crepuscolo, quando la luce del giorno declina: metaforicamente, ci significa che la filosofa
non pu fare previsioni sul futuro, non pu dire come sar il mondo domani, ma deve
interpretare il proprio tempo. Questi chiarimenti delineano il tratto essenziale della filosofia e
della personalit di Hegel: il compito della ricerca filosofica quello di giustificare razionalmente
tutto ci che esiste (si tratta di comprendere che la Ragione la forza suprema che domina il
mondo, la natura, la storia).