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La politica fiscale nelle teorie macroeconomiche

I classici e la tradizione keynesiana


La nascita della moderna macroeconomia pu essere ricondotta agli anni 30
e in particolare alla pubblicazione della General Theory of Employment,
Interest and Money di J.M. Keynes nel 1936.
Prima di allora, la visione dominante era quella classica per la quale
nellambito delle economie di mercato non si potevano verificare situazioni
permanenti di disequilibrio, poich i meccanismi di mercato avrebbero
operato spontaneamente e in modo efficiente per riportare il sistema
economico al suo livello di equilibrio. In particolare, la flessibilit dei prezzi e
dei salari avrebbe garantito un rapido adattamento del sistema alle condizioni
della domanda e dellofferta e una tendenza naturale allaffermarsi
dellequilibrio di pieno impiego.
Lequilibrio di pieno impiego definito in corrispondenza del livello della produzione che
permette di occupare tutta la forza lavoro presente sul mercato.

Visione molto simile a quella sottesa al concetto di mano invisibile: in un


sistema capitalistico operano forze, mosse essenzialmente dallinteresse
individuale, capaci di assicurare da sole un equilibrio avente carattere di
ottimalit.
Fenomeni economici alla stregua di manifestazioni di leggi naturali e non
come il prodotto, almeno in parte del contesto istituzionale esistente.
Il mercato lunica istituzione considerata dai classici.
Negli anni 20 e 30, per, le maggiori economie di mercato capitaliste
sperimentavano situazioni di elevata e stabile disoccupazione che sembravano
mettere in discussione le conclusioni della teoria classica. In particolare, il
pieno impiego non sembrava pi rappresentare lo stato normale
delleconomia.
In questo periodo, e in tale contesto, la teoria keynesiana si propone di fornire
una spiegazione e anche un rimedio alla crisi delleconomia.

Il punto fondamentale dellanalisi keynesiana la convinzione che il sistema


economico di mercato sia inerentemente instabile e che si possa allontanare
dalla situazione di pieno impiego anche per periodi lunghi, senza che i
meccanismi spontanei del mercato siano in grado di riportare leconomia alla
piena occupazione. Secondo la visione keynesiana, quindi, il concetto di
equilibrio non necessariamente collegato allo stato di piena occupazione.
Centrale rispetto a questa impostazione, prima nella contrapposizione con i
classici e successivamente nei confronti delle teorie macroeconomiche pi
recenti, la diversa interpretazione dei meccanismi che regolano il mercato
del lavoro.
Lequilibrio in questo mercato assume rilevanza perch definisce landamento
della curva di offerta aggregata, dalla quale si originano, come si vedr,
posizioni diverse sulla necessit e sulla opportunit dellintervento pubblico a
fini di stabilizzazione del ciclo economico.
I classici non ignorano lesistenza della moneta ma pensano che lessenza del
funzionamento sia dal punto di vista reale che prescinde da essa.
Vale la legge di Say, seconda la quale lofferta crea la propria domanda: chi
risparmia compie un atto di investimento e assicura cos lequilibrio sul
mercato dei beni.
Se tutti i risparmi si trasformano automaticamente in investimenti
(indipendentemente dal livello del reddito) allora non vi sono problemi di
domanda: la produzione potr essere quella di piena occupazione
Anche con una economia monetaria si potrebbe continuare ad assumere
uguaglianza dei piani di risparmio e di investimento se si pensa che esiste un
meccanismo capace di riequilibrare - coordinare le relative decisioni: si
potrebbe ipotizzare lesistenza di un prezzo del risparmio (il tasso di
interesse), i cui movimenti potrebbero consentire di eguagliare risparmio e
investimento ex ante.
Per esaminare il modo di formazione di una curva di offerta aggregata, si pu
ricorrere alla figura 1.1,

Figura 1.1 Il mercato del lavoro e la curva dellofferta aggregata

nel quadrante (a) descrive lequilibrio sul mercato del lavoro. Sullasse delle
ascisse riportata la quantit di lavoro N, e su quello delle ordinate il saggio
reale di salario w, uguale al prodotto marginale del lavoro e pari al rapporto
tra il salario nominale e il livello generale dei prezzi W/P. La curva DN
rappresenta la domanda di lavoro, che dipende inversamente dal salario reale;
la curva di offerta di lavoro SN rappresenta invece il luogo dei punti che
corrisponde alle scelte ottimali tra lavoro e riposo effettuate da individui che
massimizzano la loro utilit a diversi livelli dei prezzi. In equilibrio, la
quantit di lavoro N0 viene offerta al saggio di salario reale w0=W0/P0.
Nel quadrante (b) viene invece tracciata la funzione di produzione, cio la
relazione tra la quantit di lavoro sul mercato (asse delle ascisse) e il livello
della produzione Y (asse delle ordinate). Da tale quadrante si legge che la
quantit di lavoro di equilibrio N0 genera un livello di produzione Y0 che
corrisponde al livello di piena occupazione.
Nel quadrante (c), la retta a 45 permette di proiettare
sul quadrante (d) il livello di produzione (e di reddito) Y0 compatibile con
lequilibrio di piena occupazione sul mercato del lavoro, dato il livello dei
prezzi P0. Si ottiene cos il punto 1 della curva AS.
La posizione degli altri punti della curva AS dipende dalle ipotesi sulla
reazione del mercato del lavoro alla variazione del livello dei prezzi. Se alla
variazione dei prezzi seguisse un adeguamento istantaneo dei salari nominali
in modo da mantenere invariato il livello del salario reale, anche lequilibrio
sul mercato del lavoro rimarrebbe invariato, con quantit di lavoro e
produzione costanti al livello di piena occupazione.
Secondo questa interpretazione classica del mercato del lavoro, le variazioni
del livello dei prezzi determinano congiuntamente variazioni del livello
monetario dei salari tali da riportare il livello del salario reale a w0 (il livello
di equilibrio iniziale nel quadrante (a) della figura 1.1).
Ci permette, per qualsiasi livello dei prezzi, di mantenere il mercato del
lavoro in equilibrio ed il reddito al livello di pieno impiego. Con un reddito
sempre al livello di piena occupazione Y0, sar allora possibile scorrere la
curva AS solo in direzione verticale e il punto di equilibrio prezzi-reddito nel
quadrante (d) dipender solo dal livello dei prezzi (ad esempio, il punto 2
prevarr con un livello dei prezzi P1<P0; mentre il punto 3 prevarr con un
livello dei prezzi P2>P0).

Secondo i classici la flessibilit del salario reale, ottenuta attraverso una


variazione del salario monetario e una variazione dei prezzi, consentirebbe il
raggiungimento di un reddito di piena occupazione.
Indebita estensione al sistema nel suo complesso di una proposizione valida a
livello microeconomico: per una singola industria, la riduzione del salario
monetario implica lo spostamento verso destra della curva di offerta di
lavoro e un nuovo equilibrio in corrispondenza di un pi basso livello del
prezzo e di un pi elevato livello di produzione e di domanda
Una importante conseguenza del modello classico di piena occupazione
quindi lassenza di disoccupazione involontaria anche se pu esistere
disoccupazione frizionale e/o volontaria. Lesistenza di disoccupazione si
spiega, allinterno di questa corrente di pensiero, solo ipotizzando lesistenza
di attriti o interferenze nei meccanismi spontanei di riequilibrio.
A queste condizioni lintervento pubblico per stabilizzare leconomia non
n necessario n desiderabile. Nella teoria della finanza pubblica era
infatti dominante lidea della finanza ortodossa per cui, nei periodi di
allontanamento temporaneo dal pieno impiego, sarebbe stato preferibile
mantenere il pareggio dei bilanci pubblici astenendosi dallinterferire sui
meccanismi spontanei di riequilibrio.
La curva AS keynesiana con salari monetari rigidi
Al contrario dellinterpretazione classica, in quella keynesiana non affatto
scontato che prezzi e salari monetari si muovano congiuntamente. Se alla
variazione dei prezzi non segue laggiustamento dei salari nominali, ad
esempio per la presenza di fattori di rigidit, il saggio reale del salario subir
corrispondenti variazioni, determinando una situazione di disequilibrio sul
mercato del lavoro (dato il livello della tecnologia).
Si osservi nuovamente il quadrante (a) della figura 1.1. Si consideri
inizialmente il caso di una riduzione del livello dei prezzi. Se i prezzi
dovessero scendere al livello P1, i lavoratori non saranno in generale disposti
ad accettare una riduzione del loro salario nominale (rigidit verso il basso);
quindi il salario reale crescer al livello w1 (W0/P1), generando uno squilibrio
tra domanda e offerta di lavoro.
Si per portati a ritenere che la rigidit del salario sia in un certo senso
asimmetrica; viene infatti in generale accettata lipotesi che un aumento dei
prezzi (il contrario del caso precedente, ad esempio a P2>P0) comporti un
adeguamento del salario nominale (da W0 a W2) che mantenga inalterato il

salario reale w0; i lavoratori, che non intendono accettare a lungo la riduzione
del salario reale indotta dall'aumento dei prezzi, richiederanno corrispondenti
incrementi del salario nominale.
Il risultato di queste ipotesi pu essere sintetizzato come segue: i salari
nominali sono ritenuti flessibili verso l'alto, ma rigidi verso il basso: un
aumento dei prezzi non riduce il tasso di salario reale, ma una loro riduzione
tende ad aumentarlo.
Pu cos accadere che nel mercato del lavoro, a certi livelli dei prezzi, possa
prevalere un saggio di salario reale pari a w1 (pi alto di quello di equilibrio
w0), che determina una offerta di lavoro pari a N2 e un livello di occupazione
N1, con conseguente produzione Y1 inferiore a quella di pieno impiego. E in
questo caso che si realizza uno stato di disoccupazione definito
involontario, pari, in termini grafici, al tratto N1-N2.1 Ciononostante, la
situazione di equilibrio determinata dal fatto che gli operatori non hanno
nessun motivo per modificare le loro aspettative, il livello di occupazione e
quindi il livello di produzione, per cui leconomia si stabilizza su un
equilibrio di disoccupazione, che d luogo al punto 4 nel quadrante d). 2
In generale, con lipotesi di rigidit salariale verso il basso, la curva
dellofferta aggregata sar crescente fino al reddito di equilibrio di piena
occupazione e poi verticale, come la ASK nella figura 1.1 (d). Ci implica
lesistenza di un tratto della curva di offerta aggregata sulla quale politiche
pubbliche possono produrre effetti reali sulleconomia, con aumento di
produzione e occupazione, fino al livello di pieno impiego. Per di pi,
nellimpostazione keynesiana, si assume implicitamente lesistenza di un
tratto della curva dellofferta aggregata infinitamente elastico, sul quale si pu
aumentare il reddito reale senza determinare un aumento dei prezzi.3 E solo
quando il pieno impiego fosse stato ristabilito che, per Keynes, si poteva
accettare la validit dei principi della teoria classica, cio un andamento
verticale della AS.
Nellapproccio keynesiano, al contrario di quello classico che si affida ai
processi spontanei di riequilibrio, diventa quindi importante esplicitare i
meccanismi attraverso i quali loperatore pubblico pu utilmente intervenire
per allontanarsi dagli equilibri con disoccupazione in direzione del pieno
impiego. A questo scopo, un utile punto di partenza rappresentato dalla
descrizione del modello di determinazione del reddito che introduce nel modo
1 Questo stato riflette una domanda effettiva non sufficiente al raggiungimento del pieno impiego, dove per domanda effettiva si
intende la domanda totale di consumo e di investimento che gli imprenditori si aspettano dato il livello di occupazione da loro utilizzato.
2 In altri termini, con salari monetari rigidi verso il basso, il processo classico di aggiustamento spontaneo risulterebbe impedito,
lasciando il sistema in equilibrio con disoccupazione.
3 Nel corso degli anni Trenta, dato lelevato livello della disoccupazione e la stabilit dei prezzi, era infatti ragionevole assumere
una curva di offerta aggregata orizzontale fino al livello di pieno impiego, e solo da questo punto verticale. Inoltre data la debolezza
delle forze di mercato nel produrre effetti reali, un ruolo fondamentale poteva essere attribuito allintervento pubblico; le componenti del
bilancio pubblico diventavano perci lo strumento pi idoneo a riportare il sistema economico al pieno utilizzo della propria capacit
produttiva.

pi semplice i principali canali di influenza del settore pubblico sul ciclo


economico.
Il modello Keynesiano di determinazione del reddito: lo schema semplice
Lanalisi di seguito proposta di breve periodo, con impianti, disponibilit di
risorse e tecnologie date. Il reddito nazionale dipende dalluso effettivo della
capacit produttiva, che a sua volta dipende dalla domanda effettiva e pu non
coincidere con la capacit produttiva potenziale nel sistema economico. Nella
formulazione pi semplice si assume una economia chiusa alle relazioni
internazionali, dove sono quindi assenti scambi commerciali e finanziari con
lestero, e un livello dei prezzi esogeno.
La possibilit per loperatore pubblico di influire sulla determinazione del
reddito nazionale , in questo semplice schema, garantita dallesistenza di un
bilancio del settore pubblico, definito da spesa pubblica e da entrate fiscali.
La spesa pubblica si suddivide in spesa per beni e servizi (G) e spesa per
trasferimenti (F); le entrate sono invece costituite dal solo gettito delle
imposte (T).
Figura 1.2 La determinazione del reddito nel modello keynesiano con il
settore pubblico
La sostanza del modello pu essere colta osservando la figura 1.2, in cui
sullasse delle ascisse riportato il reddito nazionale Y, e su quello delle
ordinate la spesa complessiva D e le sue componenti (consumo, investimenti
privati e spesa pubblica). Quando il sistema in equilibrio le due grandezze
sono uguali e vale la condizione seguente:
Y = D

(1.1)

che corrisponde alla retta a 45 riportata nel grafico. A sua volta, la spesa
complessiva D si ottiene come somma dei consumi C, degli investimenti
privati I e della spesa pubblica in beni e servizi G:
D=C + I +G
(1.2)
In termini grafici, la curva D generata dalla somma verticale delle curve
relative alle sue diverse componenti. Per le singole componenti di spesa,
inoltre, valgono le seguenti:
C = a + cYd

I=I

a > 0; 0 < c <1

(1.3)
(1.4)

G=G

(1.5)

Nelle equazioni (1.4) e (1.5) sia il livello degli investimenti privati sia quello
della spesa pubblica in beni e servizi sono assunti esogeni. Nella (1.3), il
consumo pari alla somma tra un ammontare minimo a (lintercetta della
curva C, cio la componente autonoma del consumo) e una quota c>0 del
livello corrente del reddito disponibile Yd, che rappresenta la propensione
marginale al consumo4 e determina landamento crescente rispetto al reddito
della curva C.
Il reddito disponibile Yd si ottiene dalla somma del reddito complessivo
percepito Y, al netto dei trasferimenti monetari F erogati dal settore pubblico e
delle imposte totali prelevate T:
Yd = Y + F T

(1.6)

In questo schema, oltre alla spesa pubblica G, anche le altre due variabili sotto
il controllo delloperatore pubblico sono assunte indipendenti dal reddito. In
particolare, i trasferimenti F sono esogeni e il gettito T ottenuto attraverso
imposte in somma fissa. In simboli:
F=F
T =T

(1.7)
(1.8)

Nel modello (1.1)-(1.8), immediato osservare che il settore pubblico pu


influenzare la spesa complessiva D sia direttamente, attraverso variazioni di G
(equazione (1.2)), sia indirettamente, attraverso F e T, che concorrono a
definire il livello di consumo nel sistema economico (equazioni (1.6) e (1.3))
e, per questa via, il livello della spesa complessiva D (equazione (1.2)).
Si pu ora identificare la posizione di equilibrio che il modello in grado di
generare. Si consideri inizialmente la rappresentazione grafica della figura
1.2: il reddito di equilibrio (cio il rispetto dellequazione (1.1)) definito nel
punto E0 dove la retta D interseca la retta a 45 e la spesa Y0E0 coincide con il
reddito OY0.
Da un punto di vista analitico, invece, la soluzione del modello si ottiene
risolvendo per Y il sistema di equazioni (1.1)-(1.8), da cui deriva la seguente
espressione per il reddito di equilibrio:
Y=

1
.(a + I + G + cF cT )
(1 c)

(1.9);

definendo:
4 La propensione marginale al consumo indica la parte di reddito destinata al consumo. Per esempio, con c = 0,7, L. 1000 di reddito
disponibile si traducono in L. 700 di consumo.

A = a + I + G + cF cT

(1.10)

la (1.9) pu essere riscritta:


Y=

1
A
(1 c)

(1.11)

Nella (1.10), A raccoglie le componenti autonome della spesa complessiva;


nella (1.11), invece, 1/(1-c) rappresenta il moltiplicatore keynesiano del
reddito, per il quale la variazione di una delle componenti della domanda
complessiva determina una variazione del reddito pari a:
Y = k A
(1.12)
con k=1/(1-c).5 Il valore del moltiplicatore dipende, come noto, dalla
propensione marginale al consumo: pi elevato c, maggiore il
moltiplicatore, maggiore la variazione del reddito conseguente a variazioni
delle componenti autonome della spesa.
I moltiplicatori quantificano leffetto che un dato livello o una data
variazione, della spesa pubblica o delle imposte ha sul livello del prodotto
nazionale Y.

Il vuoto deflazionistico e il vuoto inflazionistico


Si osservato in precedenza come, nella analisi keynesiana, il reddito di
equilibrio possa non corrispondere al livello di pieno impiego. Dato il livello
della spesa complessiva, quindi, Y potrebbe trovarsi a sinistra (quindi ad un
livello inferiore) o a destra (quindi ad un livello superiore) rispetto al reddito
di pieno impiego. Se, come sostenuto dallanalisi keynesiana, leconomia da
sola non in grado di raggiungere il pieno impiego, come si visto, il settore
pubblico potrebbe svolgere un ruolo attivo per il raggiungimento del pieno
impiego e il bilancio pubblico, nelle forme in precedenza esaminate, divenire
lo strumento per la stabilizzazione del reddito.
A questo riguardo, si possono considerare due casi: nel primo, dato il livello
della spesa complessiva, si pu ipotizzare che il reddito di piena occupazione
si trovi a destra del livello di reddito di equilibrio. Nelleconomia, quindi, si
determina una situazione di disoccupazione: la domanda non sufficiente ad
occupare tutta la forza lavoro disponibile, dato il livello del salario corrente, e
si produce una situazione di vuoto deflazionistico. Se nella figura 1.3 si
assume che il reddito di pieno impiego sia pari a Y1>Y0, il segmento AA, che
misura il divario esistente tra il livello del reddito di piena occupazione AY1 e
5 k va qui inteso come simbolo generico per rappresentare il moltiplicatore keynesiano. Diversi strumenti, come si vedr, hanno
diversi valori del moltiplicatore, per cui k verr successivamente qualificato sulla base dello specifico strumento analizzato.

la domanda complessiva AY1, rappresenta il vuoto deflazionistico.6 In questo


caso, una politica espansiva da parte del settore pubblico che, ad esempio con
un aumento della spesa pubblica o una riduzione delle imposte sposti la retta
D in D, potrebbe assicurare un nuovo equilibrio in A con il reddito al livello
di pieno impiego.
Al contrario, ed il secondo caso, pu accadere che il reddito di pieno
impiego si trovi a sinistra di quello di equilibrio; nella figura 1.3, si pu
assumere che il reddito di piena occupazione sia pari a Y2<Y0. In questo caso
si determina un eccesso di domanda; il segmento BB definisce il vuoto
inflazionistico, in quanto al livello di pieno impiego la spesa aggregata BY2
maggiore del reddito BY2. Poich leconomia gi al suo livello di pieno
impiego, leccesso di domanda (e quindi il passaggio da Y2 a Y0) non pu
essere soddisfatto con un incremento di reddito reale, ma pu solo
trasformarsi in un aumento dei prezzi e generare solo un incremento del
reddito monetario. In questo caso, leconomia si trova in una situazione di
inflazione. Il vuoto inflazionistico pu essere assorbito con una politica
fiscale restrittiva che riduca la spesa pubblica o aumenti le imposte, e nella
figura sposti la retta D a D.7
Investimenti endogeni e mercato finanziario: il modello IS-LM
Estensione del modello keynesiano semplice considera lipotesi di
investimenti endogeni e lintroduzione del mercato finanziario. Lanalisi pu
essere sviluppata attraverso il modello IS-LM, che, nella sua forma generale,
esprime le relazioni tra economia reale e mercato finanziario attraverso il
legame rappresentato dal tasso di interesse.
La trattazione si svolge ancora con riferimento ad una economia chiusa, dove
il livello dei prezzi dato. La fondamentale differenza con il precedente
schema di determinazione del reddito consiste nella dipendenza del livello
degli investimenti dal tasso di interesse, oltre che dalle aspettative e dal
prezzo dei fattori produttivi (beni capitali e lavoro). Gli investimenti I, quindi,
non sono pi esogeni, ma dipendono inversamente da un tasso di interesse i
che si determina attraverso linterazione tra il mercato dei capitali finanziari e
il mercato dei beni. Con questa nuova ipotesi, lequazione degli investimenti
(1.4) diviene:
I = I (i ) = I gi
dI/di < 0
(1.4a)

6 A tale concetto pu essere associato quello di vuoto di produzione, espresso dalla differenza tra il reddito di equilibrio e il reddito
di pieno impiego, pari nel grafico al segmento Y0Y1.
7 Con riferimento alla figura 1.1, la produzione al livello di pieno impiego e lequilibrio determinato in un punto sul tratto
verticale della curva ASK dove non pi possibile aumentare il reddito reale, ma si realizza solo un maggiore livello dei prezzi.

in cui, sul lato destro, I rappresenta la componente autonoma degli


investimenti e g indica la sensibilit degli investimenti al tasso di interesse. In
generale, pi elevato il tasso di interesse, minore lincentivo ad investire
per le imprese.8 Di conseguenza, risolvendo nuovamente il modello (1.1)(1.8) con la (1.4a) rispetto a Y, si ottiene, anzich la (1.9):
1
Y=
(a + I gi + G + cF cT ) = k ( A gi)
(1.9a)
1 c

in cui i simboli hanno il consueto significato. In questo caso, per determinare


Y necessario conoscere anche il valore di i. Esiste quindi una relazione tra il
valore di Y e quello del tasso di interesse i; esistono, di conseguenza, infiniti
punti definiti dalle diverse coppie (i,Y) compatibili con la condizione di
equilibrio. La curva D0 tracciata per un dato livello del tasso di interesse i0;
con un tasso di interesse i1 pi elevato, gli investimenti si ridurrebbero di un
ammontare gi e la curva della spesa complessiva si sposterebbe in D1. In
questo caso, il reddito di equilibrio diminuirebbe passando da Y0 a Y1, con la
dimensione della riduzione dipendente nuovamente dal moltiplicatore k.
La relazione tra livello del reddito e tasso di interesse pu essere riportata
direttamente nella parte (b) della figura 1.4. Nel punto A, al tasso di interesse
i0 corrisponde in equilibrio il reddito Y0; nel punto B, al tasso di interesse i1>
i0 corrisponde il reddito Y1<Y0. Lunione di tutti i punti Y=D in
corrispondenza di diversi livelli del tasso di interesse genera la curva IS, con
inclinazione negativa: quanto pi elevato il livello del tasso di interesse,
tanto minore il valore degli investimenti e della spesa aggregata e tanto
minore il livello di equilibrio del prodotto nazionale.9 Qualsiasi punto sulla
IS rappresenta dunque un punto di equilibrio potenziale per leconomia, dove
la domanda e lofferta di beni e servizi reali coincidono.
Lequazione della curva IS pu essere analiticamente derivata dalla (1.9a),
risolvendo per il tasso di interesse:
A
Y
i=
(1.19)
g

g /(1 c)

Lintercetta, cio la posizione della IS, dipender quindi dalle diverse


componenti autonome A della spesa complessiva; mentre linclinazione
dipender dal valore del moltiplicatore. Politiche fiscali espansive
sposteranno la IS verso destra, facendo aumentare il reddito di equilibrio;

8 Da una parte, infatti, se per investire si ricorre allindebitamento, aumenta il costo dellinvestimento. Dallaltra, aumenta la
convenienza a sostituire investimenti finanziari agli investimenti reali.
9 Lequilibrio delleconomia reale comporta, come si visto, luguaglianza tra la domanda aggregata e il prodotto nazionale Y.
Nella formulazione pi semplice e in assenza del settore pubblico (G=0, T=0 e F=0), il reddito nazionale, che identicamente uguale al
prodotto nazionale, corrisponde al reddito disponibile Yd. A sua volta il reddito disponibile pu essere destinato, per definizione, al
consumo C o al risparmio S. Abbiamo cos Y(C+S). La spesa aggregata, dal canto suo, consiste soltanto delle componenti private del
consumo C e degli investimenti I. Quindi in equilibrio deve essere (C+I)(C+S) e perci I=S, da cui luso della sigla IS per indicare la
curva che rappresenta i valori del prodotto nazionale di equilibrio Y corrispondenti a tutti i valori possibili del tasso di interesse i.

10

politiche fiscali restrittive la sposteranno verso sinistra, riducendo il reddito di


equilibrio.10
Figura 1.4 La curva IS
Si consideri ora lequilibrio nel settore finanziario, che riguarda le relazioni
tra variabili patrimoniali. Gli operatori economici devono infatti prendere
decisioni anche riguardo allimpiego delle loro attivit o passivit
patrimoniali. Si tratta in primo luogo di definire le possibili forme di impiego:
per esempio, scorte monetarie, depositi bancari, titoli obbligazionari, azioni.
Ciascuna forma di impiego in teoria caratterizzata da un diverso rendimento
monetario atteso, da un diverso grado di probabilit di perdite o guadagni in
conto capitale, da numerosi altri fattori che la rendono, comparativamente, pi
o meno conveniente.11 Il modello IS-LM, nella sua versione pi semplice,
rimuove alcune delle difficolt insite in un funzionamento cos esteso del
settore finanziario, introducendo alcune semplificazioni. In particolare:
1) le diverse forme di impiego patrimoniale sono raggruppate in due categorie
principali: la prima include la moneta, la seconda tutte le altre attivit
finanziarie (depositi, titoli obbligazionari privati e pubblici, azioni, ecc.);12
2) gli impieghi diversi dalla moneta sono rappresentati da titoli obbligazionari
a reddito fisso e a scadenza infinita. Per questi titoli, il valore di mercato V
legato al rendimento monetario annuo R e al tasso di interesse i, dalla
seguente relazione:
R
V=
(1.20)
i

Con queste due ipotesi la scelta di portafoglio si riduce a due alternative:


detenere moneta o titoli. Per determinare lequilibrio nel mercato finanziario
per sufficiente definire solamente lequilibrio nel mercato della moneta.
Esiste, infatti, un vincolo di bilancio patrimoniale per cui la quantit
complessiva domandata di moneta L e di titoli BD, che rappresentano la
ricchezza finanziaria domandata, deve coincidere con lofferta complessiva di
attivit finanziarie composta dallo stock reale di moneta in circolazione M, e
dallofferta di titoli B. In simboli:
( L + B D ) ( M + B)
(1.21)
10 Questo effetto pu essere facilmente verificato nella figura 1.4, ipotizzando, ad esempio, una politica fiscale espansiva che
aumenti la curva D1 a D0 e il reddito da Y1 a Y0, a parit di tasso di interesse i1.
11In linea generale, ogni attivit dovrebbe essere definita da una sua curva di domanda e di offerta; lequilibrio nel mercato
finanziario, quindi, finirebbe col dipendere dallequilibrio simultaneo di tutte le diverse possibilit di impiego. Per tenere conto di questo
grado di complessit, ovviamente necessario estendere il semplice modello IS-LM di riferimento, una strada che non costituisce
lobiettivo primario di questa trattazione.
12 Questa distinzione possibile in quanto la moneta si caratterizza per il massimo grado di liquidit, nel senso che pu essere
convertita in beni e servizi reali immediatamente e senza costi. Le altre attivit, invece, anche se in misura diversa, presentano dei
vincoli che ne riducono la liquidit, nel senso che la loro trasformazione in beni e servizi comporta dei costi di transazione e il rischio di
perdite in conto capitale. In questo senso, il tasso di interesse pu quindi essere interpretato come la remunerazione corrisposta agli
operatori per indurli a rinunciare alla liquidit.

11

La presenza di questo vincolo rende sufficiente specificare la relazione di


equilibrio di uno dei due impieghi, essendo laltra determinabile in via
residuale. In altri termini, se viene assicurata luguaglianza tra la domanda e
lofferta di moneta (L=M), sono corrispondentemente assicurati anche
lequilibrio sul mercato dei titoli e la determinazione del tasso di interesse che
garantisce lequilibrio negli scambi nel settore finanziario.13 14
La quantit nominale di moneta offerta M assunta esogena in quanto
determinata dalle autorit monetarie.15 Se P il livello generale dei prezzi,
lofferta reale di moneta M sar allora uguale a:
M=

M
P

(1.22).

Nella figura 1.5(a), dove sullasse delle ascisse riportata la quantit di


moneta reale e su quello delle ordinate il tasso di interesse, lofferta nominale
di moneta, assunta esogena, rappresentata da una retta verticale
corrispondente ad un dato livello dei prezzi P1.
Si assume invece che la domanda di moneta L var inversamente rispetto al
tasso di interesse e direttamente rispetto al livello del reddito, che determina il
volume delle transazioni e quindi la domanda di moneta per questo scopo.16
In simboli:
L = kY ji

(1.23)

dove k e j esprimono rispettivamente la sensibilit della domanda di moneta al


livello del reddito e al tasso di interesse.
Nella figura 1.5(a), la curva della domanda di moneta L(Y) costruita per i
due livelli del reddito Y1 e Y2, dove Y2 > Y1. I punti A e B, dove la curva di
offerta M incontra rispettivamente le due curve L(Y1) e L(Y2), determinano i
livelli del tasso di interesse i1 e i2 (con i1 < i2) che corrispondono allequilibrio
sul mercato della moneta. Le diverse combinazioni di equilibrio del reddito e
del tasso di interesse vengono esplicitate dai punti A e B nella sezione (b)
13 Se la domanda e lofferta di titoli sono in equilibrio, fissato il prezzo di equilibrio dei titoli e quindi, per la (20), il livello del
tasso di interesse.
14 E chiaro che se L>M, e cio vi sul mercato finanziario eccesso di domanda di moneta, vi contemporaneamente e per un pari
ammontare eccesso di offerta di titoli, e cio BD<B. In altri termini, in virt del vincolo di bilancio patrimoniale, ad ogni variazione della
domanda di uno dei due tipi di attivit finanziaria corrisponde una variazione identica e di segno opposto nella domanda dellaltra
attivit.
15 La decisione di modificare la quantit di moneta esistente risponde a criteri che attengono alla sfera della politica monetaria e
finanziaria. I canali istituzionali con cui si pu modificare lofferta di moneta sono costituiti o da operazioni sul mercato aperto effettuate
dalla banca centrale o dal finanziamento da parte di questultima del disavanzo del bilancio dello Stato. Nel modello pi semplice si
trascura il sistema bancario e inoltre, in una economia chiusa ai rapporti con lestero, non esiste il potenziale canale di creazione o
distruzione di moneta costituito dalla bilancia dei pagamenti. Labbandono di queste semplificazioni determinerebbe solo una maggiore
complicazione formale del modello.
16 Secondo la formulazione keynesiana, la domanda di moneta legata a tre motivazioni principali: a) il motivo di transazione, b) il
motivo precauzionale e c) il motivo speculativo. Il primo legato alla necessit di disporre in misura sufficiente di uno strumento
accettato come mezzo di pagamento. Il secondo motivo, quello precauzionale, riflette un aspetto prudenziale della detenzione di moneta.
Infine, il motivo speculativo, al quale Keynes diede particolare rilevanza, dipende dal fatto che non c ragione di detenere moneta se
possibile trarre un rendimento dallinvestimento in titoli. Sar tanto meno conveniente detenere moneta anzich titoli quanto maggiore
il tasso di interesse sui titoli stessi a cui si deve rinunciare.

12

della figura; esse definiscono la curva LM per una data offerta di moneta reale
M al livello dei prezzi P1.
Figura 1.5 La curva LM
Analiticamente, lequilibrio nel mercato della moneta determinato dalla
uguaglianza tra la (1.22) e la (1.23), da cui:
i=

1
M
(kY )
j
P

(1.24)

La (1.24) esprime in equilibrio la relazione tra il tasso di interesse e il livello


del reddito e definisce la curva LM, cio il luogo dei punti in cui il mercato
finanziario in equilibrio. La figura 1.6 riporta contemporaneamente la curva
IS e la curva LM; lequilibrio del sistema economico si ottiene nel punto E0,
con un livello di reddito Y0 e un tasso di interesse i0, che determinano
contemporaneamente lequilibrio sul mercato dei beni e su quello della
moneta.
Figura 1.6 Il modello IS-LM e la politica fiscale e monetaria

La politica fiscale e la politica monetaria nel modello IS-LM


Il modello IS-LM pu a questo punto essere utilmente impiegato per delineare
il ruolo della politica fiscale nella determinazione del livello del reddito e
delloccupazione nel sistema economico; la specificazione del mercato
finanziario, inoltre, permette di assegnare un ruolo attivo nella politica di
stabilizzazione anche alla politica monetaria.
Si gi pi volte affermato che, seguendo lapproccio keynesiano, non si pu
assumere a priori che il livello di equilibrio determinato nel sistema sia
coincidente con la situazione di piena occupazione. Si assuma, nella figura
1.6, che il reddito di pieno impiego sia Yp e che inizialmente lequilibrio sia
determinato dallincontro tra la curva IS e la curva LM nel punto E0 in
corrispondenza di un livello del reddito Y0 inferiore a quello di piena
occupazione.
In questo caso, un intervento di politica fiscale espansiva, ad esempio un
aumento della spesa pubblica per beni e servizi G, pu spostare la curva IS
verso destra. Nel grafico, si avr quindi una nuova curva IS e un nuovo
equilibrio E, dove sia il livello del reddito sia il tasso di interesse sono
aumentati passando rispettivamente da Y0 a Yp e da i0 a ip.17
17 Ma in realt lintreccio tra politica fiscale e mercato della moneta ancora pi complesso se si considera anche che laumento
della spesa pubblica deve essere in qualche modo finanziato e il risultato finale in termini di nuovo equilibrio dipende dalle conseguenze
derivanti dal diverso canale di finanziamento adottato. In particolare la maggiore spesa pu essere finanziata: 1) aumentando le imposte;

13

Una politica fiscale espansiva, quindi, non produce solo effetti sul reddito, ma
anche sul tasso di interesse. In altri termini, laumento del tasso di interesse
suggerisce che, nel modello IS-LM, la politica fiscale possa influenzare anche
le variabili monetarie: un aumento della spesa pubblica aumenta il reddito,
che produce un aumento della domanda di moneta per transazioni. A parit di
offerta di moneta reale, ci determina, a sua volta, un aumento del tasso di
interesse (al fine di riequilibrare il mercato della moneta) e una riduzione
degli investimenti privati (che dal tasso di interesse dipendono
negativamente). Questo effetto, definito di spiazzamento degli investimenti
privati, determina una riduzione dellincremento del reddito potenzialmente
indotto dalla spesa pubblica.
Nella figura 1.6, infatti, se il tasso di interesse rimanesse costante al livello
iniziale i0, lincremento del reddito sarebbe pari a Y0Ym > Y0Yp. Ne consegue
che pi (meno) rigida la LM, maggiore (minore) leffetto di spiazzamento,
minore (maggiore) lefficacia della politica fiscale.
Alternativamente, anzich agire sulla IS, i responsabili della politica
economica potrebbero prendere in considerazione lipotesi di raggiungere il
reddito Yp, nella figura 1.6, attraverso un aumento dellofferta nominale di
moneta. Ci sposterebbe la curva LM in LM e consentirebbe di trovarsi in
una posizione di equilibrio E, con un minore tasso di interesse e un pi
elevato livello del reddito.
opportuno ricordare, a questo punto, che la posizione della LM dipende
dallofferta di moneta. Ritornando alla figura 1.5, se lofferta di moneta
nominale aumenta da M a M ' , lofferta reale, a parit di livello dei prezzi,
passer da M /P1 a M /P1; per ogni livello di Y, quindi, lequilibrio richieder
un tasso di interesse pi basso (i punti C, D e C, D nei due quadranti della
figura 1.5), graficamente rappresentato da uno spostamento verso il basso
della curva LM (la curva LM(M,P1) nella figura 1.5).18
Guardando ora alla figura 1.6, si pu rilevare che nel caso di aumento
dellofferta di moneta, leffetto sul mercato monetario a trasmettersi sul
mercato dei beni: la riduzione del tasso di interesse stimola un aumento della
spesa per investimenti privati, aumentando il reddito di equilibrio da Y0 a Yp.
Maggiore lelasticit degli investimenti al tasso di interesse (e quindi
maggiore lelasticit della IS), maggiore sar lefficacia della politica
monetaria in termini di aumento del reddito nazionale.
In sintesi: lefficacia della politica fiscale e della politica monetaria dipendono
strettamente dalle inclinazioni della IS e della LM, che, come si vedr tra
2) con lemissione di titoli del debito; 3) attraverso la creazione di nuova base monetaria. Lanalisi dellefficacia della politica fiscale in
questi diversi casi rinviata al capitolo 2 dove sono analizzati con maggiore dettaglio gli strumenti della politica fiscale.
18 Se aumenta la quantit reale di moneta M, per esempio in seguito ad una operazione di mercato aperto da parte della Banca
Centrale, dato il livello di Y e quindi della domanda di moneta, si realizza un eccesso di offerta di moneta (L<M) e quindi un eccesso di
domanda di titoli (BD>B). Lassorbimento delleccesso di domanda di titoli comporter un aumento del loro prezzo e quindi una
riduzione del tasso di interesse di equilibrio.

14

breve, hanno dato luogo ad opinioni contrastanti in merito allopportunit


relativa delle due politiche, monetaria e fiscale.
Linterpretazione keynesiana del modello IS-LM
Si appena visto che nella interpretazione keynesiana del modello IS-LM, sia
la politica fiscale sia la politica monetaria sono in grado di produrre effetti
sulleconomia reale. Ma quale lidea dei keynesiani in ordine alle pendenze
delle curve IS e LM? Essi ritengono che la LM sia generalmente molto
elastica e la IS sostanzialmente rigida. Di conseguenza, politiche fiscali
espansive risulterebbero molto efficaci, poich leffetto di spiazzamento
sarebbe limitato a causa delleffetto non rilevante di crescita del tasso di
interesse. Sarebbe invece ridotta la capacit stabilizzatrice della politica
monetaria, poich una riduzione del tasso di interesse indotta dallaumento
dellofferta nominale di moneta (spostamento verso il basso della curva LM)
non produrrebbe rilevanti effetti di aumento degli investimenti.
Per i keynesiani, inoltre, esiste un certo livello minimo del tasso di interesse
nei confronti del quale la politica monetaria diviene chiaramente inefficace. Si
tratta della c.d. trappola della liquidit; quando il tasso di interesse si
posiziona ad un dato livello minimo, gli operatori si aspetteranno un suo
aumento, e non reagiranno per evitare di incorrere in perdite in conto capitale,
qualsiasi sia lofferta di moneta. In questo caso, nessuno intende acquistare
titoli che fruttano un tasso di interesse troppo basso e la preferenza per la
liquidit sar assoluta.19 Il prezzo dei titoli e il tasso di interesse non
varieranno al variare dellofferta di moneta e la politica monetaria diverr
inefficace.
La trappola della liquidit pu essere rappresentata, nella figura 1.7, come un
segmento orizzontale della LM ad un certo livello del tasso di interesse ie. Lo
spostamento della LM verso destra (a LM) non muter lequilibrio iniziale
con la IS nel punto E0, cosicch resteranno invariati sia il tasso di interesse sia
il livello del reddito di equilibrio. Si pu quindi affermare che il caso della
trappola della liquidit associato a una elasticit infinita della domanda di
moneta al tasso di interesse.
Figura 1.7 Il modello IS-LM e la trappola della liquidit

19 Nella analisi keynesiana, lacquisto delle varie forme di attivit finanziarie influenzato dalle aspettative degli operatori circa il
livello futuro dei tassi di interesse. Se il prezzo dei titoli molto elevato e quindi il tasso di interesse molto basso, in relazione
allopinione degli investitori circa il prezzo normale, si determiner la tendenza a vendere immediatamente i titoli e a procastinare gli
acquisti progettati al momento in cui si avr una diminuzione dei prezzi (e quindi un rialzo del tasso di interesse). In questo caso ci sar
la tendenza a mantenere un grado pi elevato di liquidit. Quindi quanto pi basso il tasso di interesse tanto maggiore lammontare di
contanti che si desidera detenere. In corrispondenza di un tasso di interesse molto basso, la domanda di moneta per fini speculativi
diventa illimitata e cessa la convenienza allacquisto di titoli a causa di probabili perdite in conto capitale, data laspettativa degli
operatori economici di un futuro rialzo dei tassi di interesse. Questa situazione di indefinito tesoreggiamento della moneta viene definita
trappola della liquidit. In questo caso, qualsiasi sia il livello dellofferta di moneta il tasso di interesse non scende al livello tale da
indurre un ammontare di investimenti che possa garantire il pieno impiego.

15

Se la politica monetaria inefficace, bisogna chiedersi cosa pu fare la


politica fiscale espansiva. Una tale politica, spostando la curva IS,
modificher il livello di equilibrio del tasso di interesse e del reddito,
portando leconomia, ad esempio, nel punto E, con reddito Yp e tasso di
interesse ip.

Linterpretazione neoclassica del modello IS-LM


Intorno alla met degli anni 50 emerge una nuova impostazione, denominata
sintesi neoclassica20, che si serve del modello IS-LM per mostrare in quali
condizioni sia possibile ritenere valida la tesi keynesiana, con equilibri non di
piena occupazione, e in quali circostanze debba invece ritenersi valida la tesi
classica di equilibrio di piena occupazione raggiungibile attraverso
aggiustamenti spontanei del mercato.
Lobiettivo principale della sintesi neoclassica quello di verificare se le
condizioni di validit della tesi keynesiana siano effettivamente di portata
generale oppure rappresentino circostanze speciali allinterno dello schema
classico. Una delle principali conclusioni a cui la sintesi neoclassica giunge
non molto incoraggiante per la visione keynesiana: essa, infatti, risulterebbe
valida soltanto in presenza di imperfezioni nel mercato che impedirebbero al
sistema di raggiungere autonomamente il livello di pieno impiego.
In particolare, la sintesi neoclassica individua tre casi principali a cui si pu
ricondurre la validit della tesi keynesiana: a) se gli investimenti sono poco
sensibili al tasso di interesse, cio nel caso di IS particolarmente rigida; b) se
esiste una trappola della liquidit, nel senso sopra osservato; c) se i salari
monetari sono rigidi verso il basso, cio se il processo classico di
aggiustamento, in presenza di disoccupazione, fosse bloccato nella sua fase
iniziale.
Si tratta, in effetti, di casi gi affrontati nelle precedenti pagine del testo; la
novit consiste nel fatto che per la sintesi neoclassica sono questi gli unici
elementi in grado di interrompere i nessi causali di aggiustamento sostenuti
dalla teoria classica e quindi in grado di spiegare lesistenza di un equilibrio
non di piena occupazione.
Sulla base di queste analisi, si sviluppa, in questo periodo e nellambito dello
schema IS-LM, la contrapposizione tra attivisti e non attivisti della politica
fiscale e della politica monetaria in ordine alla capacit del mercato di
dirigersi spontaneamente verso lequilibrio di piena occupazione. Poich per
la sintesi neoclassica la validit della tesi keynesiana (attivisti della politica
fiscale) da ricondursi ai tre casi speciali sopra evidenziati, c da attendersi
che i non attivisti abbiano, sulle inclinazioni delle curve IS e LM, opinioni
20 I principali esponenti statunitensi di questa corrente sono Hansen, Modigliani, Patinkin, Samuelson e Tobin. In Gran Bretagna,
Hicks, Harrod e Meade.

16

diverse. Essi, infatti, ritengono che la IS sia alquanto piatta e la LM piuttosto


rigida; il primo caso segnala un elevato valore della elasticit degli
investimenti al tasso di interesse; il secondo, invece, riflette la scarsa elasticit
della domanda di moneta al tasso di interesse.
In tale contesto la politica monetaria risulta pi efficace di quella fiscale, dal
momento che lelevata elasticit della IS rispetto a i, combinata con una LM
rigida, amplificherebbe leffetto di spiazzamento e ridurrebbe leffetto globale
di una manovra di bilancio espansiva; mentre la ridotta elasticit della LM
rispetto a i, combinata con la elasticit della IS, in grado di amplificare
leffetto su Y di una variazione dellofferta di moneta.
Il culmine della sintesi neoclassica, ma per certi versi anche il suo
superamento, si raggiunge dopo la pubblicazione, nel 1956, di un
fondamentale contributo di D. Patinkin e lelaborazione teorica del concetto
di effetto saldi reali(real balance effect).21 Leffetto saldi reali , nella
concezione di Patinkin, leffetto potenziale che sulla domanda aggregata
potrebbe essere esercitato dallaccrescimento delle disponibilit monetarie
reali detenute dagli individui a seguito di una caduta del livello dei prezzi, a
partire da una situazione di pieno impiego. Maggiori disponibilit monetarie
reali, afferma Patinkin, potrebbero generare un aumento della domanda
aggregata e un conseguente aumento della produzione e delloccupazione,
sino a che lequilibrio di pieno impiego non sia ristabilito. Leffetto saldi reali
, per Patinkin, un effetto automatico e diretto che implica che il settore
privato delleconomia sia inerentemente stabile, una tesi, come vedremo tra
breve, che costituir la base del pensiero monetarista.
Lesistenza di questo effetto diretto sul consumo in grado di far fronte a due
dei tre casi speciali individuati dalla sintesi neoclassica che rendono valide le
proposizioni keynesiane. Infatti, attraverso leffetto saldi reali, una posizione
di pieno impiego diviene raggiungibile, qualora il sistema se ne allontani,
anche nel caso in cui gli investimenti siano poco sensibili alle variazioni del
tasso di interesse e nel caso in cui ci si trovi in una situazione di trappola della
liquidit. In questi due casi, quindi, non sarebbe necessario procedere a
politiche economiche discrezionali che tendano ad avvicinare il sistema alla
situazione di pieno impiego, poich il sistema in grado di provvedere
autonomamente. Sotto questo profilo, lunico fattore di impedimento al
raggiungimento di equilibri di piena occupazione continuerebbe a rimanere la
rigidit del salario monetario, poich questo impedirebbe alleffetto saldi reali
di esplicare la sua efficacia.22
21 Questo effetto in realt stato anticipato da Pigou (1941), e per questo denominato anche effetto Pigou. Si veda D. Patinkin,
Money, Interest and Prices: An Integration of Monetary and Value Theory, Row Ptereson, Evanston, 1956, trad. it. Moneta, interessi e
prezzi, Padova, Cedam, 1977.
22 Va infatti ricordato che una assunzione fondamentale dello schema di Patinkin lipotesi di flessibilit dei salari e dei prezzi. Le
sue argomentazioni, quindi, restringerebbero la validit della teoria generale keynesiana ad un caso in realt speciale, quello di rigidit
del salario.

17

Ma quali sono le conseguenze sul terreno della politica economica? In primo


luogo, dal lato della politica monetaria, il contributo di Patinkin tende a
riaffermare la neutralit della moneta, cio lassenza di effetti reali a seguito
di modificazioni delle variabili monetarie.23
In secondo luogo, lutilit della politica fiscale sembrerebbe venire meno: con
le ipotesi di Patinkin e la capacit delleffetto saldi reali di far fronte a due dei
tre casi speciali identificati dalla sintesi neoclassica, la necessit di politiche
fiscali espansive sarebbe limitata ai casi di rigidit dei salari, cio alla
rimozione di una delle ipotesi sulle quali si regge lo schema di Patinkin.
Tuttavia, lo stesso Patinkin afferma che leffetto saldi reali potrebbe essere in
realt troppo debole per garantire il raggiungimento di una situazione di pieno
impiego; ne consegue che le politiche keynesiane potrebbero mantenere un
ruolo importante nella misura in cui possano accelerare il naturale
manifestarsi delleffetto saldi reali o supplire al loro mancato verificarsi.
Dalla teoria keynesiana alla teoria monetarista
Il modello AD-AS
Si notato in precedenza che la teoria keynesiana si affermata in un periodo
in cui gli elevati livelli di disoccupazione e la stabilit dei prezzi
permettevano di assumere che le variazioni della domanda aggregata si
contrapponessero ad un tratto della curva di offerta aggregata perfettamente
elastico. Ci implica, nel modello IS-LM, un livello dei prezzi fisso per livelli
inferiori alla piena occupazione, per cui variazioni della domanda aggregata
generano solo variazioni reali nei livelli di produzione e di occupazione.
La variazione del livello dei prezzi diviene invece centrale nel dibattito
macroeconomico che si sviluppa negli anni 60, 70 e 80. A partire dagli anni
sessanta, infatti, lipotesi di prezzi rigidi comincia a costituire una limitazione
rilevante allinterno del modello IS-LM; la necessit di introdurre la
variabilit dei prezzi allinterno degli schemi di determinazione del reddito
genera cos un nuovo schema di analisi, il modello AD-AS (Aggregate
Demand-Aggregate Supply).
La rimozione dellipotesi di prezzi fissi produce due principali conseguenze:
a) in primo luogo, la definizione dellequilibrio nel sistema economico si
arricchisce della relazione che lega il reddito e il prodotto al livello dei prezzi.
Lequilibrio cos determinato dallincontro tra la curva della domanda
aggregata e quella dellofferta aggregata;

23 Come affermato da Caff (1984; p.198), questa neutralit non affatto sorprendente in quanto deriva dalle ipotesi che Patinkin
pone alla base della sua analisi, sostanzialmente conformi al contenuto classico della teoria quantitativa.

18

b) landamento della curva dellofferta aggregata, che aveva gi contrapposto


la visione dei keynesiani a quella dei classici, viene nuovamente posto in
discussione, facendo derivare da esso nuove conseguenze in termini di
efficacia delle politiche espansive. In particolare, si richiama la possibilit che
politiche dal lato della domanda producano anche o solo inflazione.
Questo passaggio dalluno allaltro schema pu essere interpretato come la
chiave di lettura delle principali discussioni che hanno investito il pensiero
macroeconomico negli ultimi trenta anni e in particolare il conflitto tra
keynesiani e monetaristi, ma anche tra questi ultimi e i successivi esponenti
della Nuova Macroeconomia Classica.
Per analizzare compiutamente le caratteristiche del modello AD-AS, si pu
innanzitutto studiare la determinazione della curva di domanda aggregata.
Introducendo la variabilit del livello dei prezzi, la AD pu essere
direttamente costruita a partire dal modello IS-LM. A questo scopo, nella
parte (a) della figura 1.8 riportato nuovamente il modello IS-LM. La
riduzione del livello dei prezzi da P a P sposta la LM verso destra fino a
LM24 e lequilibrio passa dal punto E al punto E, dove il tasso di interesse
sceso da i a i e il reddito aumentato da Y a Y. Nella parte b) della figura, i
punti A e B identificano la relazione inversa tra il livello dei prezzi e il reddito
di equilibrio, da cui si genera landamento decrescente della curva della
domanda aggregata AD.25
Figura 1.8 La curva di domanda aggregata
La pendenza e la posizione della curva della domanda aggregata dipendono
dalla posizione sia della IS sia della LM e quindi anche dai fattori che ne
determinano i relativi spostamenti. Per esempio, un aumento della spesa
pubblica che sposta la IS verso destra, dato il prezzo, sposter anche la AD
verso destra. Allo stesso modo un aumento dellofferta nominale di moneta, a
parit di prezzi, che sposta la LM verso destra, sposter nella stessa direzione
anche la AD. Quindi, politiche fiscali e monetarie espansive della domanda
spostano la curva AD in alto verso destra; al contrario politiche restrittive la
spostano in basso verso sinistra.
Per determinare lefficacia della politica fiscale e di quella monetaria non
per sufficiente fare riferimento solo al loro effetto sulla domanda aggregata,
ma occorre specificare landamento della curva dellofferta aggregata da cui
dipende il livello del reddito e dei prezzi di equilibrio per il sistema
economico. In particolare, pu accadere che una variazione della domanda
24 Nella figura 1.6 se il prezzo scende da P1 a P2, lofferta reale di moneta aumenta e quindi la curva LM(M, P1) si sposta verso
destra in LM(M, P2).
25 Si assume ora che la variazione dei prezzi non abbia effetto su altre variabili. Come si visto in precedenza, essa potrebbe
influire sui livelli di consumo.

19

aggregata possa determinare, in equilibrio, una variazione dei prezzi piuttosto


che una variazione di produzione reale, e quindi generare solo inflazione e
non maggiore occupazione.
Nella figura 1.9 viene riportato lo stesso schema della figura 1.1 che
rappresenta il punto di partenza per introdurre gli sviluppi pi recenti sul
ruolo dellintervento pubblico. A partire dalla fine degli anni 50 si constata
che lerosione del potere di acquisto della moneta assume un carattere
moderato ma persistente; lanalisi dei processi inflazionistici ha perci dovuto
spingersi oltre le abituali spiegazioni valide per linflazione finanziaria.26 Le
evidenze di pressioni di tipo inflazionistico, quindi, riproponevano, nella
impostazione keynesiana con salari rigidi verso il basso, una curva
dellofferta aggregata come la ASK (riportata nuovamente nella figura 1.9)
dove il reddito legato da una relazione positiva con il livello dei prezzi
almeno fino al raggiungimento del pieno impiego. Il costo, in termini di
inflazione, che necessario pagare per ottenere un maggiore reddito diventa
molto elevato solo in corrispondenza del pieno impiego, cio nel tratto
verticale della ASk.
Figura 1.9 Interpretazioni alternative della curva di offerta aggregata
In questo modello, se la curva della domanda aggregata incontra la curva
dellofferta aggregata nel suo tratto crescente, cio prima del pieno impiego,
unespansione della spesa pubblica G, che produce uno spostamento verso
destra della curva della domanda aggregata AD in AD, produrr un
incremento sia del reddito sia dei prezzi.
La teoria monetarista
A partire dalla fine degli anni sessanta, la teoria monetarista si contrappone
alla visione keynesiana del funzionamento del sistema economico corrente; a
questo riguardo, si possono individuare due momenti fondamentali della
critica monetarista alla impostazione keynesiana.
In una prima fase, la critica si fonda su una revisione della teoria quantitativa
della moneta e modifica alcune convinzioni che avevano guidato le politiche
di tipo keynesiano. In particolare: a) si ristabilisce la fiducia nelloperare
delleconomia di mercato; b) si assegna una pi elevata priorit allobiettivo

26 Un processo inflazionistico pu trovare origine nelle esigenze di finanziamento di un conflitto bellico. In una circostanza del
genere, lesuberanza dei mezzi di pagamento rispetto ai beni disponibili che contraddistingue la situazione trae alimento
dallimpossibilit pratica di fronteggiare le crescenti e inderogabili spese pubbliche con corrispondenti entrate fiscali. Si fa ricorso, allora
allemissione dei biglietti da parte della Banca Centrale e per conto dellerario: a motivo di questa origine, cio lo squilibrio del bilancio
statale, il processo inflazionistico risultante denominato inflazione finanziaria.

20

della stabilit dei prezzi; e c) si attribuisce allintervento pubblico e alle


autorit monetarie la responsabilit del processo inflazionistico.
In una seconda fase, la critica si estende alla interpretazione della curva di
Phillips e se ne propone una nuova formulazione, in contrapposizione a quella
keynesiana, rivolta a spiegare il fenomeno inflazionistico postulando
linefficacia dellazione di politica fiscale.

La prima critica monetarista


Laspetto fondamentale della prima critica monetarista risiede nellidea che
gli elevati livelli di inflazione sperimentati nel sistema economico siano il
frutto di una espansione eccessiva dellofferta di moneta. Friedman si
richiama esplicitamente alla teoria quantitativa e ne propone una
riformulazione, sulla base delle seguenti osservazioni.27
In primo luogo, gli operatori prendono le loro decisioni sulla base delle
variabili reali del sistema, che riflettono il loro potere di acquisto.
Inoltre, la domanda di moneta si mantiene stabile nel tempo: esiste cio
evidenza empirica di una relazione funzionale stabile tra questa e i fattori che
la determinano.
In base a queste nuove ipotesi, Friedman dimostra che il tasso di variazione
dei prezzi (cio il tasso di inflazione) pari alla differenza tra il tasso di
crescita dellofferta di moneta e il tasso di crescita della domanda di moneta
per fini transattivi. Nel lungo periodo, se il tasso di crescita dellofferta di
moneta supera il tasso naturale di crescita delleconomia, il risultato
linflazione. Quindi linflazione non solo un fenomeno monetario, ma pu
prodursi in conseguenza del comportamento delle autorit monetarie.28
Alla base dello schema monetarista c lidea che leconomia si trovi in uno
stato naturale di lungo periodo in cui non esistono squilibri nei singoli
mercati e tutte le variabili reali si trovano al loro livello naturale. Da questa
concezione si sviluppa il concetto di tasso naturale di disoccupazione, che,
sotto un profilo empirico, il livello di disoccupazione che prevale quando
leconomia al suo livello di pieno impiego.29 Secondo Friedman, se
leconomia si dovesse allontanare da questa situazione di pieno impiego, il
sistema, nel lungo periodo, tenderebbe naturalmente al riequilibrio.
Tuttavia, per Friedman, possibile che nel breve periodo si verifichino
fluttuazioni cicliche intorno alla posizione di equilibrio di lungo periodo. E la
ragione di ci risiede, secondo i monetaristi, nella possibile differenza tra
grandezze economiche effettive e grandezze economiche attese. Si introduce
27 Friedman, (1956).
28 In A. Friedman e Schwartz, A monetary history of the United States, 1867-1960, 1963, le variazioni monetarie nel periodo
sono interpretate come la causa e non la conseguenza delle maggiori recessioni economiche.
29 Si tratta, quindi, di un livello di disoccupazione fisiologico o frizionale.

21

cos esplicitamente il problema della formazione delle aspettative degli


operatori economici sulle grandezze del sistema, rimuovendo una delle ipotesi
fondamentali della teoria classica, quella relativa allesistenza di perfetta
informazione.
La seconda critica monetarista
La direzione dellattacco monetarista contro la politica fiscale attiva dei
keynesiani cambia alla fine degli anni 60, rivolgendosi esplicitamente a
minare le basi della curva di Phillips attraverso lintroduzione, in quello
schema, del livello atteso di inflazione come variabile addizionale nella
determinazione del tasso di variazione del salario monetario. La spiegazione
keynesiana della possibilit di tassi di disoccupazione non decrescenti al
crescere delle pressioni inflazionistiche (ad esempio, inflazione da costi)
viene rifiutata dallapproccio monetarista che postula invece linefficacia e
lindesiderabilit di politiche di intervento pubblico.
Infatti, nel saggio The role of monetary policy del 1968, Friedman negava
lesistenza nel lungo periodo di un trade-off tra disoccupazione e inflazione
nella attuazione della politica economica.30 Come si osservato in
precedenza, il sistema economico converge verso un tasso naturale di
disoccupazione compatibile con le forze reali del sistema economico e con
laccuratezza delle previsioni dei soggetti economici. La politica monetaria e
lintervento pubblico in generale non sono quindi in grado di sostenere
loccupazione ad un livello prefissato diverso da quello naturale.
Tuttavia, lapproccio di Friedman, per lesistenza di una asimmetria
informativa tra imprenditori e lavoratori, ammette, almeno nel breve periodo,
deviazioni del tasso di crescita della produzione e delloccupazione dal loro
tasso naturale, e quindi la possibilit di una curva di Phillips inclinata
negativamente. Ma nel lungo periodo la curva di Phillips non pu che essere
verticale al livello di disoccupazione naturale (UN).
Da questa impostazione possibile derivare quattro conseguenze
fondamentali per la politica di stabilizzazione:
1) le autorit possono ridurre la disoccupazione al di sotto del tasso naturale
solo nel breve periodo e solo perch il livello di inflazione non ancora
anticipato in modo corretto. Lipotesi di aspettative adattive implica
aggiustamenti graduali e non immediati delle aspettative e la politica fiscale
pu ancora essere efficace nel breve periodo;
2) qualsiasi tentativo di tenere il livello della disoccupazione al di sotto del
suo tasso naturale produce solo una accelerazione della inflazione;

30 M. Friedman, The role of monetary policy, American Economic Review, 58, pp.1-17, 1968.

22

3) se si intende ridurre il tasso naturale di disoccupazione e quindi aumentare


il livello delloutput necessario perseguire politiche dal lato dellofferta per
migliorare la struttura e il funzionamento del mercato del lavoro piuttosto che
politiche dal lato della domanda;
4) il tasso naturale compatibile con qualsiasi tasso di inflazione che a sua
volta determinato dal tasso di espansione monetario come postulato dalla
teoria quantitativa. Data la convizione che linflazione essenzialmente un
fenomeno monetario dovuto ad un eccesso di crescita monetaria, i monetaristi
affermano che linflazione pu essere ridotta solo riducendo il tasso di
crescita della offerta di moneta.
La nuova macroeconomia classica
Durante gli anni settanta e ottanta la critica alle tesi keynesiane deriva
principalmente dalla Nuova Macroeconomia Classica (NMC), con lobiettivo
di dimostrare il naufragio della sintesi neoclassica sia sotto il profilo teorico,
sia dal punto di vista delle conseguenze in termini di politica economica. La
base di riferimento ancora quella del monetarismo di Friedman, ma i
contributi di R. Lucas e di altri autori31, rivolti a mettere in discussione anche
la curva di Phillips aumentata per le aspettative, tendono a negare qualsiasi
ruolo per le politiche fiscali e monetarie.
Per poter attaccare cos profondamente le tesi keynesiane, la NMC ha per
bisogno di ripristinare alcune assunzioni proprie della teoria classica e di
modificarne alcune gi presenti nel monetarismo di Friedman. In particolare:
a) tutti i prezzi, compresi i salari, sono perfettamente flessibili sia verso il
basso sia verso lalto e il modello di tipo walrasiano;
b) lipotesi di aspettative adattive considerata da Friedman viene rimpiazzata
da quella di aspettative razionali.32 Come in Friedman, lanalisi di Lucas
tende ad identificare la presenza di cicli economici con errori di formulazione
delle aspettative da parte degli individui, dovute alla limitata informazione
che essi possiedono sul livello dei prezzi. Al contrario di Friedman, per, gli
individui nel loro processo decisionale utilizzano non solo le informazioni
relative al passato (aspettative adattive), ma la teoria economica rilevante, in
modo tale che le loro aspettative sono identiche a quelle che potrebbero essere
formulate dalla teoria economica. Ne consegue che gli agenti economici non
sbagliano le loro previsioni e non soffrono di illusione monetaria; quindi solo
eventi inattesi o imprevedibili possono far divergere le aspettative dai risultati
effettivi del sistema.
31 Tra cui T. Sargent, R. Barro, E. Prescott e N. Wallace.
32 Lipotesi di aspettative razionali associata a J. Muth (1961) nellambito della teoria microeconomica. Si sostiene che la
distribuzione soggettiva di probabilit che gli agenti hanno riguardo agli eventi futuri tende a coincidere con la distribuzione oggettiva
matematica di probabilit che tali eventi hanno di verificarsi.

23

Infatti, linesistenza di errori sistematici da parte degli agenti economici


implica limpossibilit di una divergenza tra il livello dei prezzi corrente e
quello atteso. Nella figura 1.9 (a) non ci sono deviazioni dal valore di
equilibrio del tasso di salario reale che determinato dal punto E: qualsiasi
variazione dei prezzi viene perfettamente anticipata e compensata da
variazioni del salario nominale. La curva AS, quindi, verticale nel breve
periodo come nel lungo periodo; cio, leconomia si trova sempre al suo tasso
naturale di occupazione e di produzione anche in seguito a interventi di
politica economica, poich le conseguenze di tali interventi sono prevedibili e
attese.
Ne consegue che qualsiasi tentativo di produrre un tasso di disoccupazione
diverso da quello associato al tasso di crescita naturale delleconomia
destinato a fallire. Infatti, qualora venisse attuata una politica fiscale
espansiva che sposti la AD in AD (figura 1.9), il settore privato sarebbe in
grado di comprendere che, data la curva di offerta ASS dove le loro
aspettative di prezzo sono pari a P0 e la nuova curva della domanda aggregata,
i prezzi saliranno a P1 (punto 5). Le aspettative degli agenti economici
saranno quindi immediatamente riviste ad un livello dei prezzi P2 spostando la
curva di offerta in ASS in modo da realizzare nel punto 6 la coincidenza tra
prezzo effettivo e prezzo atteso.
La conseguenza fondamentale del ragionamento di Lucas quindi che
politiche pubbliche anticipate non possono influenzare la produzione reale e
loccupazione, ma solo le variabili nominali. Osservata da un altro punto di
vista, la conseguenza che solo politiche imprevedibili o shock inattesi
possono determinare variazioni delle variabili reali e portare
temporaneamente il sistema nel punto 5 con la produzione e loccupazione al
di sopra dei loro valori naturali. Dovrebbe per essere chiaro che ci esclude
qualsiasi ruolo per le politiche di intervento pubblico a fini di stabilizzazione.
Se infatti il governo agisce in modo casuale e imprevisto il risultato sarebbe
solo un aumento della instabilit e della variabilit del prodotto e
delloccupazione attorno al suo livello naturale. Non esiste nessun trade-off
tra produzione e inflazione e nessun ruolo per le politiche di intervento
pubblico.
Pur accettando la casualit delle deviazioni dalle variabili naturali, ai nuovi
classici resta da chiarire la natura ciclica delle fluttazioni economiche. A
questo riguardo Lucas (1973)33 introduce una nuova curva AS nota come
surprise supply function, molto simile alla curva AS aumentata per le
aspettative dei monetaristi, ma con una diversa razionalizzazione. Di fronte a
fenomeni inattesi di inflazione tutti gli operatori economici (non solo i

33 R.E. Lucas, Some international evidence on output-inflation trade offs, American Economic Review, 63, pp.326-334, 1973.

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lavoratori) si trovano di fronte a una informazione incompleta34; non sono


cio in grado di percepire la causa delle variazione dei prezzi. In particolare,
essi non possono distinguere se si tratta di una modificazione del livello
generale dei prezzi o dei loro prezzi relativi; gli aggiustamenti, quindi,
avverranno sulla base di questa percezione. Le imprese, in questo caso non
modificheranno il livello delloccupazione istantaneamente, ma lo faranno
gradualmente (per ridurre i costi di assunzione e di licenziamento) e questo
determiner un aggiustamento graduale dei livelli di produzione con la
conseguente formazione del ciclo.35
Limpianto teorico dei nuovi classici ha prodotto, quindi, conseguenze non
trascurabili sulla efficacia degli strumenti di politica economica. In primo
luogo, come osservato in precedenza, la NMC implica linefficacia di
politiche fiscali e monetarie sistematiche e anticipate.
In secondo luogo, e in conseguenza della proposizione di inefficacia,
loperatore pubblico, e soprattutto le autorit monetarie, devono preoccuparsi
di controllare il tasso di inflazione e applicare una politica stabile che segua il
tasso di crescita naturale delleconomia.
In terzo luogo, in contrasto sia con i keynesiani sia con i monetaristi, i nuovi
classici affermano che nel caso di una politica monetaria restrittiva credibile,
gli agenti economici rivedranno immediatamente le loro aspettative sui prezzi
verso il basso e una politica deflativa potr essere rapida e senza conseguenze
rilevanti in termini di disoccupazione e di reddito.
In quarto luogo, per rafforzare la credibilit della politica monetaria
necessario evitare la possibilit di discrezionalit nella sua attuazione36. A
questo scopo si auspica lassegnazione della competenza sulla politica
deflazionistica ad una autorit indipendente come la banca centrale.37
Infine, lunica politica perseguibile per aumentare il reddito e ridurre la
disoccupazione in modo permanente quella dal lato degli incentivi di tipo
microeconomico per le imprese e per i lavoratori, che producano
miglioramenti strutturali dal lato dellofferta e non dal lato della domanda.
Questa affermazione fornir la base per lo sviluppo, negli anni Ottanta, delle
tesi della supply side economics, rivolte a sostenere la necessit di intervenire

34 questa, insieme allipotesi di aspettative razionali, unassunzione fondamentale per il funzionamento degli schemi proposti dai
nuovi macroeconomisti classici.
35 Ad esempio, uno shock al livello generale dei prezzi dovuto ad un aumento non previsto dellofferta di moneta potrebbe essere
percepito non come un aumento del livello generale dei prezzi, ma come modificazione dei prezzi relativi attribuibile a modificate
preferenze. Solo se cos ingannati gli operatori potrebbero essere indotti ad aumentare la propria offerta rispetto al livello di pieno
impiego.
36 F. Kydland e E. Prescott, Rules rather than discretion: the inconsistency of optimal plans, Journal of Political Economy, 85,
pp. 473-491, 1977.
37 Nel caso di discrezionalit, lautorit monetaria potrebbe avere lincentivo ad annunciare una politica restrittiva e attuare invece
una politica espansiva nel tentativo di aumentare il reddito reale. Questo renderebbe poco credibili le politiche annunciate e renderle
inefficaci.

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non con politiche di sostegno della domanda aggregata, ma direttamente sulle


determinanti del tasso naturale di crescita delleconomia. 38
La critica ai nuovi classici e i nuovi keynesiani
La maggior parte della critica alla Nuova Macroeconomia Classica si
fondata sulla contestazione dellipotesi di aspettative razionali e di market
clearing; ma una parte della critica si anche soffermata sullidea che
loperatore pubblico possiede informazioni migliori del settore privato; questo
vantaggio informativo potrebbe essere sfruttato, dal settore pubblico, per
stabilizzare e accelerare lazione degli agenti economici privati.39
In questo caso, loperatore pubblico potrebbe sfruttare la sua informazione per
attuare una politica attiva e migliorare il risultato che conseguirebbe da una
politica inattiva. Inoltre, anche se valesse lipotesi di aspettative razionali e
linformazione fosse omogenea tra i privati e il settore pubblico, basterebbe
che questultimo fosse pi rapido nellattuazione delle sue politiche per
giustificare un ruolo attivo nella stabilizzazione del reddito. Per i nuovi
classici, per, in questo caso il governo dovrebbe solo preoccuparsi di
diffondere linformazione per lasciare operare il pi efficiente settore privato,
e non di precederlo.
Dalla met degli anni Ottanta, la scuola dei nuovi keynesiani si pone come
critica allapproccio dei nuovi classici. Le loro argomentazioni incorporano
lipotesi delle aspettative razionali, ma negano lassunzione di continui
market clearing. La letteratura relativa a questa nuovo filone di pensiero
molto ampia e non omogenea; tra gli autori principali si possono richiamare
G. Mankiw, O. Blanchard, G. Akerlof, J. Yellen, D. Romer, J. Stiglitz e B.
Greenwald. Ma il filone pi importante si soffermato sulle ragioni delle
rigidit dei salari e dei prezzi, che impediscono laggiustamento istantaneo dei
mercati. In particolare, alcune teorie hanno posto lattenzione sulla rigidit dei
salari nominali giustificate dalle contrattazioni a lungo termine (overlapping
long-term wage contract); sulla rigidit dei prezzi nominali che deriva dalla
teoria dei menu costs nellambito dei mercati di concorrenza monopolistica;
sulle rigidit reali sia sul mercato del lavoro (teorie del salario di efficienza,
teorie di insider-outsider, modelli di contratti impliciti) sia sul mercato dei
prodotti; e, infine, dal lato dei fallimenti del coordinamento (coordination
failure).

38 La teoria della supply side economics soprattutto rappresentata dalla formulazione della curva di Laffer. Buiter (1980) ha messo
in evidenza che le variazioni delle aliquote di imposta influenzano lofferta di lavoro e le decisioni di risparmio; allo stesso modo le
aliquote contributive possono condizionare la domanda di lavoro da parte delle imprese, mentre gli incentivi fiscali, come i crediti di
imposta e gli ammortamenti anticipati, possono accrescere il tasso di investimento.
39 Minford e Peel (1983).

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Non esiste quindi un singolo modello in grado di definire la critica neokeynesiana; ma piuttosto un programma di ricerca delle spiegazioni delle
rigidit dei prezzi e dei salari e, quindi, delle loro conseguenze nel campo
macroeconomico.
Ciononostante, dallanalisi neo-keynesiana possibile derivare alcune
implicazioni per la politica economica. In primo luogo, la riaffermazione di
rigidit nei salari e nei prezzi ristabilisce lefficacia delle politiche fiscali e
monetarie, che possono di nuovo produrre effetti reali anche in presenza di
aspettative razionali. In questi modelli, una politica monetaria anticipata
potrebbe in effetti stabilizzare leconomia.
In secondo luogo, gli aggiustamenti graduali dei prezzi e dei salari indicano
che anche una politica monetaria deflativa credibile genera una recessione, in
termini di produzione e disoccupazione. Nel caso in cui il tasso di
disoccupazione rimanga a lungo al di sopra del tasso naturale, questultimo
tende ad aumentare per il cosiddetto effetto di isteresi, in quanto tende a
crescere il numero dei disoccupati di lungo periodo. Questo effetto fornisce
una ragione importante, per i nuovi keynesiani, a sostegno di politiche di
domanda aggregata nel caso di prolungate recessioni.
Infine, si riafferma lesistenza di disoccupazione involontaria in una
situazione di equilibrio. Ad esempio, nel caso dei modelli di salario efficiente,
le imprese sono riluttanti a ridurre il salario anche di fronte ad un eccesso di
offerta di lavoro, dato che tale politica potrebbe ridurre lefficienza produttiva
dei suoi occupati.
La ricerca dei nuovi keynesiani, quindi, ha prevalentemente sviluppato
modelli per spiegare gli aggiustamenti graduali nei prezzi e nei salari e ha
ristabilito lefficacia della politica fiscale e il ruolo dellintervento pubblico
nella politica di stabilizzazione delleconomia.

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