IL SUDAFRICA IN NERO E BIANCO

IL ‘GRANDE GIOCO’ MONDIALE

di

Giovanni ARMILLOTTA

L’assegnazione della World Cup 2010 al Sudafrica segue una precisa logica di potere interna alla Fifa. Il Continente nero è e sarà fabbrica di calciatori. La storia geopolitica dei Campionati dagli albori ai giorni nostri, dei vinti e dei vincitori, quasi mai meritevoli del titolo.
Così scossi come siamo, così pallidi per preoccupazione, troveremo il tempo alla pace spaventata di prender fiato, mentre il suo respiro corto rivela nuovi tumulti da iniziare in lontane spiagge remote. William Shakespeare, Enrico IV

del continente africano fu del bianco Reginald Edgar Walker che a Londra, il 22 luglio 1908 correndo per i colori di Pretoria, vinse i 100 m. Fu, invece, dell’Egitto il primo vero oro olimpico africano (e islamico): il 29 luglio 1928, El Sayed Mohamad Nosseir, conquistò la categoria dei mediomassimi (sino a 82,5 kg) nel sollevamento pesi ad Amsterdam. Però si dovettero attendere quarant’anni per ammirare sul podio più alto un atleta dell’Africa nera decolonizzata: il keniano Nabiba Naftali Temu il 13 ottobre 1968 tagliò il traguardo nei 10 mila metri a Città del Messico. Prima ancora che la Libia s’affrancasse formalmente dalla tutela britannica (1951), inaugurando il processo di decolonizzazione che prese piede nelle tre Afriche – l’islamica (anni Cinquanta), la centrale (Sessanta) e l’australe (Settanta-Novanta) – il movimento nazionale sportivo del continente si basava su soli cinque membri del Cio: Egitto, Etiopia, Liberia, Rhodesia Meridionale e Sudafrica. Di questi, le segregazioniste Unione Sudafricana e Rhodesia disponevano di un movimento sportivo prettamente di scuola britannica e i cittadini di colore erano emarginati in compartimenti stagni. La prima olimpiade del Sudafrica fu quella di Saint Louis nel 1904, mentre la Rhodesia esordì nel 1928 ad Amsterdam. L’Egitto a sua volta inaugurò le gare nel 1912 a Stoccolma, e l’Etiopia e la Liberia a Melbourne (1956), ove presero parte pure Kenya e Uganda. Costa d’Oro (Ghana) e Nigeria avevano debuttato nella fredda Helsinki nel 1952. Per cui alla vigilia del fatidico 1960 lo sport e il calcio africani erano a livelli molto bassi. Come mai un Sudafrica deapartheidizzato ha atteso solo sedici anni per organizzare un Mondiale? E non tragga in inganno la questione del prodotto interno lordo per parità di poteri d’acquisto. A parere dell’esaustivo e aggiornatissimo Cia

L

A PRIMA MEDAGLIA D’ORO OLIMPICA

1

IL ‘GRANDE GIOCO’ MONDIALE

World Factbook, pubblicato il 28 gennaio 2010, Pretoria è al 25° posto, primo dei paesi africani precedendo Egitto (26) e Nigeria (31) 1. Però se si calcola il pil-ppa pro capite essa sprofonda all’83° posto (10 mila US$), alle spalle di Guinea Equatoriale (23°, 36.100), Seychelles (47°, 19.400), Libia (60°, 14.600), Gabon (63°, 13.700), Mauritius (70°, 12.400) e Botswana (71°, 12.100) 2. Non solo. Nella crescita reale del pil, il Sudafrica risulta al 143° posto (su 213) col -1,9%, precedendo i soli africani: Gabon (161°, -2,8%), Seychelles (207°, -8,7) e Botswana (208°, -12,0%). Laddove l’Etiopia è al 1° posto con +16,5%, il Congo (Brazzaville) è al 6° con il 7,5% eccetera 3. Quindi la parte meridionale del continente nero non è quel paradiso occidentalizzato che la Fifa tenta di spacciare al mondo bianco. E mettiamoci pure il diffuso terrorismo razzista fra poveri, che imperversa nel paese. Fra le fondatrici Fifa (1904) – ben più ricche di quanto sia stato e sia oggi il Sudafrica – Francia, Svizzera, Svezia e Spagna, hanno atteso rispettivamente 34, 50, 54 e 78 anni per allestire un Mondiale; mentre Belgio, Danimarca e Paesi Bassi non ci sono ancora riusciti. Gli inventori del football del resto, per vincere un Mondiale hanno dovuto far anticamera per 62 anni e, ovviamente, dopo averlo organizzato fra le mura amiche con un presidente Fifa nato a 160 chilometri da Wembley. La storia dei Campionati mondiali non è un volume multicolorato con fotografie di calciatori entusiasti o disperati che corrono su prati verdi, su cui è scritto che abbia vinto il migliore. Il pallone è la massima proiezione di potenza ed equilibrio non trasferita al mestiere delle armi. La Fifa con il solo 4,05% dei praticanti rispetto alla popolazione mondiale è potentissima, mentre l’Onu col 99,9% conta zero. Ciò che è, lo si legge nella fase finale della World Cup, e quello che là capita può accadere solo se è permesso. E vi assicuro che sono successe cose che, a rigor di logica, sarebbero impossibili solo a pensarle, ma siccome sono avvenute, e quindi irreversibili, le si dà per scontate facendo buon viso a cattivo… gioco. Sui vergognosi Mondiali del 2002, che trasformarono Blatter in un tenn§ contemporaneo, dopo il fallimento del golpe fujimoriano atto a condurre in semifinale i quattro continenti ci siamo soffermati altrove 4. Il flop del costrutto blatteriano di globalizzazione perfetta comportò un vuoto di potere transizionalcoercitivo – concretizzatosi nel successivo quadriennio – che favorì la vittoria italiana. Blatter non volle nemmeno partecipare alla cerimonia d’investitura degli azzurri, perché quei Campionati non si conclusero come egli avrebbe voluto.

Il fantomatico terzo posto degli Usa nel 1930
La questione si pone in tali termini poiché, contrariamente ai successivi Campionati mondiali, in Uruguay non fu disputata la finale assegnante il terzo posto.
1. en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_GDP_%28PPP%29, 6/4/2010. 2. Ibidem. 3. Ibidem. 4. G. ARMILLOTTA, «Prolegomeni a una geopolitica dei Mondiali», Limes 4/2002, L’Arabia americana, pp. 265-270, temi.repubblica.it/limes/calcio-olimpiadi-e-sponsor/701, 6 aprile 2010.

2

IL SUDAFRICA IN NERO E BIANCO

L’aspetto assume pure contorni assurdi in quanto per la prima volta un piazzamento è stato conferito ex post. Nelle semifinali, Uruguay e Argentina batterono Jugoslavia e Usa con lo stesso punteggio 6-1. Com’è noto la finalissima se l’aggiudicò la squadra di casa ai danni di Buenos Aires (4-2), quindi il terzo posto doveva spettare alla Jugoslavia, essendo stata sconfitta da coloro che poi conquistarono il titolo mondiale, almeno stando al regolamento olimpico – allora in vigore – in caso di mancata disputa della finale per il terzo e quarto posto. La Fifa, intanto, s’è arrampicata sugli specchi per regalare il terzo posto agli Usa. Se provate a visitare la pagina web della Federazione mondiale, dove è presentata l’edizione 1930 o sfogliate la sua pubblicazione ufficiale 5, noterete che è sì riportato il terzo posto degli Usa, ma manca una sia pur minima motivazione di tale ambìto piazzamento. Nel frattempo, lo studioso belgradese Aleksandar Damir Jovanovi©, ha rinvenuto presso la Biblioteca nazionale di Belgrado, alcuni numeri dell’autorevole quotidiano Politika, che gettano una nuova luce su quegli oscuri fatti. Li ha tradotti e me li ha spediti. I numeri del 1° agosto, 5 e 7 settembre 1930, dimostrano che il terzo posto era stato assegnato alla Jugoslavia. Inoltre il numero del 7, commentò l’esteso rapporto della Federazione di calcio della Jugoslavia sui fatti in questione che rappresenta, ad oggi (con i predetti), l’unica documentazione coeva sulla vera classifica finale dei Mondiali 1930. Sul numero del 5 è scritto: «Così la classifica finale per la Coppa del Mondo 1930 è: 1a Uruguay, 2a Argentina, 3a Jugoslavia e 4ª Usa».

L’insabbiato Congresso secessionista
Uno dei momenti peggiori che la Fifa attraversò fu quando durante il Congresso panamericano del calcio, tenutosi a Montevideo nel luglio-agosto 1930 si ritenne opportuno, da parte delle federazioni latino-americane 6, di secedere dalla casa madre. Infatti Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Ecuador, Messico, Paraguay, Perú e Uruguay 7 lo richiesero espressamente a causa della ritrosia europea a inviare Nazionali per i Campionati mondiali. L’Europa risentiva della depressione del 1929, e la partecipazione alla World Cup non solo prevedeva un lungo viaggio via mare per raggiungere la capitale della República Oriental, ma c’era anche il problema che i club rifiutavano di concedere i loro migliori calciatori per un bimestre. Quindi la maggior parte delle federazioni vetero-continentali si tirò indietro mettendo seriamente in pericolo la stessa organizzazione del torneo. I lavori del Cpc sono di arduo rinvenimento nella pubblicistica sportiva mondiale pure navigando in rete. In ciò è ancora d’ausilio Politika che dedica all’im5. www.fifa.com/worldcup/archive/edition=1/index.html, cit.; FIFA Directory 2010-Champions at a glance, Zurich, p. 5. 6. K. RADNEDGE (a cura di), L’Encyclopédie du Football, s.l. [stampato in Spagna] 1996, Éditions de L’Olympe, p. 14. 7. La Colombia entrò nella Fifa nel 1936, e il Venezuela nel 1952.

3

IL ‘GRANDE GIOCO’ MONDIALE

portantissima assise l’intera pagina 7 del 9 agosto. Riportiamo i passi più salienti del lungo articolo di Bora Jovanovi©: «A Montevideo i delegati dei paesi di Sud e Nordamerica stanno svolgendo il proprio congresso, in cui si discute innanzitutto il tema di creare una singola Federazione panamericana del calcio, per rendersi indipendenti dalla Fifa. Il congresso non ha ancora chiuso i lavori, ma dalle tendenze in atto è chiaro come tutti i delegati convergano sul fatto che la Confederazione sudamericana del calcio si espanda e includa anche il Nord, fondando la Federazione panamericana, dall’unione di tutte le federazioni americane. La rottura dei vincoli con la Fifa è un’idea sostenuta da tutti gli Stati sudamericani, in specie dall’Argentina, ma il congresso non è unanime. L’iniziativa trova l’opposizione dei rappresentanti degli Usa, i quali non vedono di buon occhio la separazione delle Americhe dall’Europa. Almeno per il momento». Solo Washington non prese partito contro l’Europa. Una dottrina Monroe del calcio sarebbe stata controproducente, in quanto le leve del pallone (contrariamente agli aspetti economico-militari) non risiedevano a nord bensì a sud del Nuovo Continente, e in quel periodo il calcio – all’indomani dei clamorosi successi riscossi alle Olimpiadi negli anni Venti – si stava imponendo quale sport egemone a livello planetario. Quindi si evince che la Fifa per premiare l’interessata fronda nordamericana ottriasse ai biancostellati il terzo posto, ai danni del neo-Stato jugoslavo. Fu Jules Rimet che volle ancora una volta porre una pietra miliare sull’immarcescibile ed eterna alleanza franco-statunitense 8. Però gli «alleati» piantarono un coltello nella schiena del loro mentore, ignorandolo alle successive X Olimpiadi di Los Angeles a causa dello «scarso interesse per il calcio [che] sconsigliò di disputare il torneo olimpico in questa specialità» 9. Fu l’unica volta, sin dal 1920, che il gioco del pallone si vide umiliato in tal fatta. Nel paese di baseball, pallacanestro e football americano, il soccer non era gradito.

Assenza nella consuetudine giuridica
I pretesti speculativo-tecnici sui quali si abbarbicano i «donatori» del bronzo agli Usa sono anche smentiti dalla consuetudine. In tutta la storia dei tornei internazionale ufficiali, ossia di Mondiali, Olimpiadi e Continentali, non è mai stato assegnato un bronzo a una delle due semifinaliste perdenti in caso di mancanza della relativa finale 3°- 4° posto. O si proclama(va)no le prime due (come nel caso degli Europei che hanno abolito la finale 3°- 4° posto a partire dal 1984), oppure si procede(va) al piazzamento ex officio delle due sconfitte al terzo posto a pari merito. Anzi, a convalidare le tesi di chi scrive e di A.D. Jovanovi©, proprio quattro anni fa, durante la Coppa della Confederazione dell’Africa meridionale, il terzo posto è stato assegnato al Botswana, sconfitto in semifinale dallo Zambia che avrebbe
8. Cfr. l’istruttivo articolo di S. CONTRARI, «Asterix e Bush, una faza una raza», Limes, «L’Europa è un bluff», n. 1/2006, pp. 175-182. 9. S. JACOMUZZI, Storia delle Olimpiadi, Torino 1976, Einaudi, p. 138.

4

IL SUDAFRICA IN NERO E BIANCO

vinto il torneo 10, quest’ultimo iniziato prima della disputa di Germania 2006 e conclusosi dopo – e non ispirato, nelle conclusioni giuridiche di piazzamento al regolamento dei Mondiali coevi. Per cui l’onere della prova spetta ai funzionari del calcio statunitense, i quali – per avvalorare concretamente il presunto terzo posto – dovranno esibire documenti validi che controbattano le tesi in argomento.

La geopolitica calcistica dopo il 1930
L’Uruguay doveva vincere nel 1930. L’Estadio Centenario era stato apposta costruito per il Mondiale, al cospetto di una Fifa impaurita dalla ventilata secessione sudamericana. Citerò un unico episodio. Argentina-Francia 1-0. I biancoazzurri passarono in vantaggio a nove minuti dalla fine: «La rencontre se termine dans le chaos après que l’arbitre brasilien Almeida Rego eut sifflé la fin du match sex minutes trop tôt alors que Langiller file vers les buts avec la possibilité d’une égalisation 11. Si fa presente che la partita fu giocata il 15 luglio; ebbene il giorno prima la Jugoslavia aveva battuto il Brasile per 2-1, eliminandolo di fatto. Per cui il comportamento del direttore di gara, il brasiliano Rego, è facilmente spiegabile. Dimenticavo un particolare: i tornei ufficiali disputati allo stadio Centenario l’Uruguay li ha vinti tutti. Nel 1934 e 1938, il fascismo italiano all’apogeo contava su una forte diplomazia e rappresentava una delle potenze più in vista del periodo, e fece buon gioco ai rispettivi appuntamenti. L’edizione del 1950, a ventiquattr’ore dall’inizio della guerra di Corea, fu organizzata in un Sudamerica per nulla scosso dai tragici eventi bellici. Si doveva premiare la regione geopolitica che in zona Cesarini aveva dichiarato guerra all’Asse. Il Brasile fece autogol a favore degli uruguaiani, e al terzo e quarto posto «stranamente» si piazzarono due paesi europei che avevano dribblato la seconda guerra mondiale: Svezia e Spagna. Il 1954 pose di fronte due ex alleati dell’Asse: Germania e Ungheria. Uno, però, nella Nato e l’altro nel venturo Patto di Varsavia (1955). Nelle qualificazioni l’Aranycsapat surclassò i tedeschi per 8 a 3. Per favore, smettiamola una volta per tutte con la baggianata di una Germania che schierò contro i magiari le riserve. È un clamoroso falso. Nella partita eliminatoria vi erano 6 sugli 11 tedeschi che poi disputarono la finale, compreso il capitano Fritz Walter. La sconfitta comportò lo spareggio con la Turchia. Una partita in più fuori programma che, in condizioni normali, avrebbe debilitato la Germania. Non per nulla, nella storia dei Mondiali tutte le Nazionali che hanno disputato lo spareggio sono state eliminate al turno successivo salvo, appunto, la Germania; gli spareggi furono aboliti dopo il 1958. I teutonici, comunque, giunsero in una finale che dovevano vincere contro Puskás & Co. Ricordate la triste vicenda dell’armadio ribaltato? Non dico altro.
10. Almanacco illustrato del calcio, Modena, LXVI, 2007, Panini, p. 698. 11. K. RADNEDGE, op. cit., p. 16.

5

IL ‘GRANDE GIOCO’ MONDIALE

Nel 1958 per la prima e unica volta venne meno il patto non scritto che la squadra europea debba vincere nel suo stesso continente. Il Brasile incassò il Mondiale non conquistato nel 1950, a spese degli svedesi, outsider e padroni di casa. L’edizione del 1962 innanzitutto indusse numerosi quotidiani europei a domandarsi come poteva un paese allora non all’altezza allestire un evento di sì tal importanza. In realtà era stata la diplomazia brasiliana a pilotare le scelte sul Cile onde evitare che l’Argentina si prendesse il compito. Il Brasile se lo aggiudicò com’era nei piani, mentre l’Italia era già stata massacrata il 2 giugno dai padroni di casa 12. L’arbitro era l’inglese Kenneth George Aston. Il Cile giunse terzo (!?), ancora ai danni della Jugoslavia, arbitro… uno spagnolo. Sui Mondiali 1966 e 1974 bastino le parole del brasiliano João Havelange, presidente della Fifa dal 1974 al 1998: «Inghilterra e Germania arrivarono in finale, come voleva Sir Stanley Rous, l’inglese che a quell’epoca guidava la Fifa. In Germania fu la stessa cosa. Nell’incontro Brasile-Olanda, l’arbitro era tedesco, noi perdemmo 2-0 e la Germania ottenne il titolo. Dovevano vincere i paesi ospiti» 13. Nell’edizione di Messico 1970, da tutti ricordata per gli storici tempi supplementari a esaurimento, il Brasile si ritrovò in finale, fra le mura amiche latinoamericane, un’Italia sfatta. Fu una passeggiata contro avversari stanchissimi, non tecnicamente una partita. Nel 1978 finalmente l’Argentina colse il momento giusto. La necessità di stabilizzazione e consenso interni da parte della giunta sanguinaria del generale Jorge Rafael Videla, unita al perfezionamento dell’Operazione Condor, con relativa benedizione di Washington, segnarono l’evento. Si fece di tutto. Tra l’altro la sesta e ultima partita del gruppo A (quello dei padroni di casa) e del gruppo 2 del secondo turno (sempre quello dei padroni di casa) erano disputate lo stesso giorno della penultima, però alle 19:15 dopo che la quinta era iniziata alle 14:15 (gruppo A) e 16:45 (gruppo 2). Del pari nel corso dei Mondiali spagnoli 1982, le ultime due partite di ogni girone eliminatorio (la terza giornata) non solo non si giocavano alla medesima ora, ma nemmeno lo stesso giorno, così si dava modo alla coppia di compagini rimaste – di cui una casualmente del Gotha-Fifa – la possibilità di fare e disfare. La Coppa del Mondo iberica fu preceduta da eventi epocali: la vittoria della rivoluzione iraniana (16 gennaio 1979), l’invasione sovietica dell’Afghanistan (24 dicembre 1979) e l’elezione di Ronald Reagan a presidente degli Stati Uniti (4 novembre 1980). Com’è noto, l’Italia – braccio levantino di una Nato molto preoccupata – si confermò un partner affidabile. L’affaire degli euromissili fu da noi esaminato agli inizi del dicembre 1979, prevedendo le mosse sovietiche in Asia. Alla Camera dei deputati, il presidente del Consiglio, Francesco Cossiga, pose in evidenza come l’ammodernamento, già avviato dall’Urss, dei sistemi nucleari a lungo raggio, con la produzione e lo spiegamento progressivo dei missili SS-20 e dei bombardieri

6

12. Cfr. A. GHIRELLI, Storia del calcio in Italia, Torino 1972, Einaudi, p. 265. 13. Corriere dello Sport, 27/6/2008.

IL SUDAFRICA IN NERO E BIANCO

Backfire, avesse modificato l’equilibrio delle forze tra i due blocchi con particolare riguardo al teatro europeo. Con tale preciso obiettivo – e prima ancora della presa di potere di Reagan – fu adottata dal nostro governo la decisione di offrire il proprio consenso al piano di ammodernamento nucleare, ossia alla produzione e al successivo schieramento dei missili Pershing2 e Cruise. L’8 agosto 1981 il governo Spadolini I approvò la decisione di destinare l’aeroporto Magliocco di Comiso (Ragusa), quale base per i 112 missili Cruise, con i 28 lanciatori assegnati all’Italia dal programma missilistico della Nato 14. L’esito del Mondiale 1982 è frutto della diplomazia politica, combinata con quella sportiva che, allora, fra gli uomini della cosiddetta Prima Repubblica e i funzionari federali, aveva personaggi di primissimo livello che oggi ce li sogniamo la notte. Il «biennio dei quattro imperatori» (10 novembre 1982-11 marzo 1985) condusse al potere Mikhail Gorba0ëv. Gli attriti si stavano stemperando, mentre qualcuno presagiva una specie di pace kantiana in cui i cattivi diventassero buoni, e i buoni restassero soli. Solo per il calcio fu davvero così. Il Mondiale (ri)messicano 1986 premiò l’Argentina che dalla sua aveva il più grande calciatore di tutti i tempi: Diego Armando Maradona. A modesto parere di chi scrive la suddetta edizione e quella 2006 sono le uniche che hanno visto vincere realmente i migliori. Continuiamo… Siccome non volevamo esser meno dei brasiliani, con Italia 90 marcammo una bella autorete: non riusciamo a vincerli in casa, nonostante toccasse a un’europea. Maradona aveva già iniziato a indispettire terzi e a Roma la Germania si aggiudicò la coppa con un rigore dubbio a sei minuti dalla fine, dopo che gli argentini si erano visti espellere Monzón al 65’. Il patto non scritto vincitore-continente si confermava: ovviamente l’arbitro era messicano per dissipare dicerie, e la finale era la bis di Messico 86: corsi e ricorsi… E furono ancora i rigori a stabilire che il Brasile negli Usa (1994) godesse del favore ambientale. Si torna in Europa, nella Parigi di Walter Benjamin e del meno letterario e più pratico mazariniano-sabaudo Michel Platini. La Francia, oltre a esaltare il fattore campo che a noi non riuscì, dette una lezione di politica estera e alleanze, e umiliò il Brasile con un pesantissimo 3-0, di gran lunga superiore a quel 5-2 che la Seleção inferse agli svedesi quarant’anni prima (almeno con Liedholm, i Blågult per cinque minuti restarono in vantaggio). Sui tornei 2002 e 2006 ci siamo già intrattenuti.

Conclusioni
Vi ho detto tutto, ed è noto pure che l’edizione del 2014 si disputerà in Brasile. Dal 1978 il Sudamerica ha ceduto l’organizzazione a realtà emergenti sia calcisticamente che in via di sviluppo. Oggi si percepisce una diminuzione del potere contrattuale al di sotto del Tropico del Cancro per una serie di fattori. Con il solo 9,8% dei calciatori tesserati al mondo, e con un più miserabile 4,8% delle federazioni
14. www.comitatoatlantico.it/articolo/61/gli_euromissili_e_la_posizione_dell_italia, 6/4/2010.

7

IL ‘GRANDE GIOCO’ MONDIALE

Tabella 1. PROPORZIONI CONTINENTALI IN SENO ALLA FIFA
Legenda: Ct: calciatori tesserati; Cnt: calciatori non tesserati (club militari, scolastici, universitari, di quartiere); i calciatori totali (264.552.000) sono il 4,05% rispetto alla popolazione mondiale del 2006
Continente Fed. % Ct % Cnt % Totale % Professionisti %

Africa America centrosettentrionale America Meridionale Asia Europa Oceania

53 35 10 46 53 11

25,5 16,8 4,8 22,1 25,5 5,3

3.101.000 8,1 6.121.000 16,0 3.759.000 9,8 4.040.000 10,6 21.025.000 54,9 241.000 0,6

43.199.000 36.988.000 24.018.000 81.136.000 40.622.000 301.000

19,1 16,3 10,6 35,9 18,0 0,1

46.300.000 43.109.000 27.778.000 85.176.000 61.647.000 542.000

17,5 16,3 10,5 32,2 23,3 0,2

7.000 6,3 9.000 8,0 25.000 22,3 11.000 9,8 60.000 53,6 0 0,0

Membri associati: Africa 2, Asia 1, America centrosettentrionale 5, Oceania 3. Fonte: Fifa Directory 2010 (dati del 2006).

aventi diritto di voto in sede Fifa, non basta avere poco meno di un quarto dei professionisti del pianeta per fare il bello e cattivo tempo come ieri. A ciò aggiungiamo pure l’abbandono di posizioni filo-statunitensi di alcune federazioni della zona geopolitica, e comprenderemo che per le questioni decisionali occorrano i numeri occidental-atlantici sommati ad altre cifre: i Mondiali tenuti negli Stati Uniti, in Giappone-Corea e i prossimi in Sudafrica sono un chiaro sintomo. Il Sudamerica non organizza un Mondiale da ben 32 anni, e dal 2006 ha meno squadre dell’Africa in una fase finale! Da quando lo Zaire si beccò uno 0-9 nel 1974 ne son andate palle nella rete. Il calcio brasiliano tutto piroette, svolazzi, tacchetti e gennarate, nonché il suo patetico epigono atlantico, hanno stuccato non solo il mondo degli sportivi, ma innanzitutto la Fifa. Un ballerino bravo lo trovi su un milione, non è conveniente cercarlo e né produttivo mantenerlo. Al calcio di domani clown e fenomeni da baraccone non servono, bensì gladiatori da arena romana. Fondere le quattro tradizionali scuole danubiana, italiana, argentina e inglese con le doti delle grandi Nigeria e Camerun 1990-2000. Questa è l’intenzione dei vertici mondiali, interessati all’Africa non tanto per il bacino d’utenza – quasi triplo (sia pure più modesto economicamente a livello massivo) rispetto a quello sudamericano – ma quale potenziale fabbrica di soldati del pallone. Non chiedetemi chi lo vincerà il prossimo Mondiale: calcolatelo interpolando i dati non facendovi sfuggire gli sponsor. Mi sia concesso tacere: non desidero turbare il sonno e i sogni ai tifosi che fingono di non sapere che non trionferà il migliore. La geopolitica non è un gioco. È il gioco.

8

IL SUDAFRICA IN NERO E BIANCO

TABELLA 2. GRUPPI E SPONSOR ALLA FASE FINALE SUDAFRICANA
Continenti: Europa 13, Africa 6, Sudamerica 5, Asia 3, Nordamerica 2, Oceania 2, Centramerica 1. Sponsor: Adidas 12, Nike 9, Puma 7, Brooks 1, Joma 1, Pirma 1, Umbro 1. Sponsor campioni del mondo: Adidas (1954, 1974, 1978, 1990, 1998), Le Coq Sportif (1982, 1986), Nike (2002), Puma (2006), Umbro (1994); l’Adidas sempre finalista, a parte nel 1994.
Gr. Nazionale Continente Sponsor

A A A A B B B B C C C C D D D D E E E E F F F F G G G G H H H H
a Nike b Iscritta

Francia Messico Sudafrica Uruguay Argentina Rep. Corea (sud) Grecia Nigeria Algeria Inghilterra Slovenia Stati Uniti d’America Australia) b Germania Ghana Serbia Camerun Danimarca Giappone Olanda Italia Nuova Zelanda Paraguay Slovacchia Brasile Rdp di Corea (Nord) Costa d’Avorio Portogallo Cile Honduras Spagna Svizzera
dal 1° gennaio 2011. nella Confederazione asiatica.

Europa Nordamerica Africa Sudamerica Sudamerica Asia Europa Africa Africa Europa Europa Nordamerica Oceania Europa Africa Europa Africa Europa Asia Europa Europa Oceania Sudamerica Europa Sudamerica Asia Africa Europa Sudamerica Centramerica Europa Europa

Adidas (Germania) a Adidas (Germania) Adidas (Germania) Puma (Germania) Adidas (Germania) Nike (Usa) Adidas (Germania) Adidas (Germania) Puma (Germania) Umbro (Regno Unito) Nike (Usa) Nike (Usa) Nike (Usa) Adidas (Germania) Puma (Germania) Nike (Usa) Puma (Germania) Adidas (Germania) Adidas (Germania) Nike (Usa) Puma (Germania) Nike (Usa) Adidas (Germania) Adidas (Germania) Nike (Usa) Pirma (Messico) Puma (Germania) Nike (Usa) Brooks (Usa) Joma (Spagna) Adidas (Germania) Puma (Germania)

9

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful