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Vita di Giacomo Leopardi

Parte I : 1798 - 1812


Linfanzia
Il conte Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi nacque a Recanati, in
provincia di Macerata alle ore 19 circa di venerd 29 giugno 1798. Fu il primo di dieci figli, di cui la
maggior parte non raggiunse let adulta, nati dallunione del Conte Monaldo Leopardi e dalla
marchesa Adelaide Antici,
Allepoca le Marche appartenevano allo Stato Pontificio, uno degli stati pi arretrati dItalia, e
Recanati rappresentava una piccola citt di provincia che contava circa 15.000 abitanti. La famiglia
Leopardi era una delle pi nobili famiglie di Recanati; le sue origini risalivano al XII secolo e
contava tra i suoi componenti magistrati, vescovi e guerrieri.
Orgoglioso dei suoi natali Il padre di Giacomo fu un uomo amante degli studi e d'idee reazionarie,
mentre la madre fu donna austera e religiosissima, fortemente legata alle convenzioni sociali e al
concetto di dignit aristocratica della famiglia
Giacomo venne battezzato il 30 giugno nella chiesa di S.Maria di Montemorello da Don luigi
Leopardi alla presenza della nonna materna Virginia Mosca, e del nonno paterno Filippo Antici.
Presso la chiesa di S. Maria di Montemorello ancora oggi si conserva latto di nascita.
Quando nacque Giacomo i Leopardi attraversavano un periodo non facile: Monaldo, che aveva
poco pi 24 anni, in seguito a un colpo di mano dei conservatori che abolirono la improvvisata
repubblica e allontanarono i Francesi che la sostenevano fu nominato governatore della citt. Ma
per il rientro dei Francesi con poderosi rinforzi, Monaldo esercit il suo potere non pi di
ventiquattrore. In contumacia fu condannato a morte e si vide costretto a fuggire da Recanati
rifugiandosi in campagna, portando con s la moglie incinta di Carlo e Giacomo di un anno. In
seguito la condanna gli fu revocata, i Leopardi poterono cos tornare in citt e nella propria casa.
Il 12 luglio 1799 nacque il secondogenito Carlo e il 6 ottobre 1800, lunica figlia Paolina.
I problemi per la famiglia Leopardi non erano tuttavia finiti: Monaldo, a causa delle proprie
ambizioni intellettuali e politiche, si ritrov impegolato di debiti e la situazione finanziaria familiare
appariva gravemente dissestata. Nel 1803 il Conte fu interdetto dallamministrazione dei suoi beni
che pass nelle mani della moglie Adelaide che s'impegn a pagare i creditori nel giro di
quarant'anni imponendo alla famiglia un rigoroso regime di economie e rinunce, sempre con un
occhio di riguardo per il blasone della casata, la cui nobilt non consentiva agli occhi della
contessa di rinunciare alle prerogative nobiliari e alla pompa esteriore. Cos le rinunce e i sacrifici
allinterno delle mura domestiche non impedirono ai Leopardi di avere servitori e carrozze quali si
addicevano al decoro della famiglia.
Estromesso dallamministrazione del patrimonio, Monaldo si dedic interamente ai suoi studi
seguendo le sue velleit di letterato. La biblioteca, da sempre orgoglio di Monaldo, divenne il suo
rifugio e il centro dei suoi interessi. Proprio la sua vocazione di intellettuale fece sentire a Monaldo
come naturalmente proprio il compito di provvedere e sovrintendere allistruzione dei figli. A tale
compito rimase invece estranea Adelaide, che si assunse invece il compito di provvedere alla
salute, alleducazione e alla buona condotta dei figli, compito cui la contessa si dedic con estrema

severit. Il carattere freddo di Adelaide, il suo convincimento che ai figli andasse impartita una
educazione rigida, soprattutto sotto il profilo religioso, si mostrarono in un atteggiamento rigido e
distaccato che priv i giovani Leopardi del rapporto affettuoso che pure essi desideravano dalla
madre.
In questo ambiente familiare, dunque, Giacomo trascorse la sua infanzia, che rappresenta
sicuramente il periodo pi felice della vita del poeta. Ma come era Giacomo Leopardi da bambino?
In proposito si pu ricordare quanto scritto dallo stesso Monaldo Leopardi, nel memoriale scritto
nel 1837 su richiesta di Antonio Ranieri. Scrive Monaldo a proposito del figlio:
Da bambino fu docilissimo, amabilissimo, ma sempre di una fantasia tanto calda apprensiva e
vivace, che molte volte ebbi gravi timori di vederlo trascendere fuori di mente.
Fu dunque un bambino estremamente sensibile e di immaginazione tanto fervida quanto delicata.
Racconta in proposito Monaldo che mentre aveva 3 o quattro anni si diedero qui le missioni; e i
missionarii nei fervorini notturni erano accompagnati da alcuni confrati vestiti col sacco nero e col
cappuccio sopra la testa. Li vidde e ne rest cos spaventato che per pi settimane non poteva
dormire, e diceva sempre di temere i bruttacci. Noi tememmo allora molto per la sua salute, e per
la sua mente.
Se fu docilissimo e amabilissimo come riferisce Monaldo, fu anche, come tutti i bambini, capace
di slanci di entusiasmo euforico o scoppi di ira.
Come accennato, il piccolo Giacomo mostr subito una fervida immaginazione: amava ascoltare
racconti e favole ed inventarne egli stesso che raccontava ai fratelli. Amava giocare con i fratelli
con i fratelli, soprattutto con Carlo e Paolina che erano pi vicini a lui d'et e che amava
intrattenere con racconti ricchi di fervida fantasia.

la formazione giovanile e gli scritti puerili (1808-1812)


Giacomo ricevette la prima educazione, come da tradizione familiare, da due precettori
ecclesiastici: fino al 1807 dal gesuita don Giuseppe Torres, che era stato gi precettore di
Monaldo, e dal 1807 e sino al 1812 dall'abate don Sebastiano Sanchini e Vincenzo Diotallevi,
cappellano di casa Leopardi.
I metodi della scuola gesuitica erano improntati sullo studio del latino, della teologia e della
filosofia, ma anche su una formazione scientifica di buon livello.
Giacomo si dimostr subito un bambino prodigio: aveva una straordinaria facilit di apprendimento,
una sconfinata avidit di sapere ed era dotato di grande spirito di osservazione.
Anche in merito alleducazione dei figli, Monaldo dimostr le sue fissazioni di letterato e
aristocratico: aveva stabilito che leducazione scolastica dei figli dovesse concludersi ogni anno
con una solenne adunanza desame, simile a un rito accademico, che si celebrava tra gennaio e
febbraio.
I ragazzi studiavano nel corso di due semestri, alla fine dei quali presentavano un saggio delle loro
cognizioni nelle materie in cui si erano applicati. Davanti ai membri della famiglia e a invitati di
riguardo, rispondevano in latino alle domande degli insegnanti. Il conte curava la stampa del
programma del pubblico certame", con lindicazione dei diversi quesiti cui i bambini si
impegnavano a dare risposta, e lo distribuiva come un invito alla seduta.
Il 9 aprile 1809 Giacomo fece la prima comunione sotto locchio freddo ed indagatore della madre.
Nello stesso anno scrisse i primi componimenti letterari. il sonetto "La morte di Ettore" del 1809

rappresenta la prima composizione poetica, come si evince dall "Indice delle produzioni di me
Giacomo Leopardi dall'anno 1809 in poi" redatto dallo stesso Giacomo. Ha cos inizio la
produzione di tutti quegli scritti che verranno chiamati "puerili".
Si tratta per lo pi di esperimenti letterari del giovane Leopardi, frutto della sua attivit di studio e
che diedero luogo a saggi di vario argomento, componimenti letterari da donare al padre in
occasione delle feste natalizie, la stesura di quaderni molto ordinati e accurati e qualche
composizione di carattere religioso da recitare in occasione della riunione della Congregazione dei
nobili, sino alle burle in versi dirette al precettore ed ai fratelli.
Nel 1810 Giacomo inizia lo studio della filosofia. Nel 1811 Giacomo, da autodidatta, studia sui libri
della biblioteca paterna l'ebraico, il francese, l'inglese, lo spagnolo. Traduce l'Ars poetica di Orazio.
Sempre nel 1811 scrive la tragedia La virt indiana che offre in dono a Monaldo per Natale che
richiama la tragedia Montezuma che era stata scritta dal padre nel 1799.
Nel 1812 scrive la tragedia Pompeo in Egitto, che doner al padre per la vigilia di Natale, in cui
si manifestano ideali antitirannici sulla scorta di Monaldo che aveva rifiutato la carica di podest in
quando avrebbe comportato linvio di soldati a Napoleone.
Nel 1812 entra a far parte, con il nome di Tirso Licedio Arcade, dellAccademia dei Diseguali che
era stata ricostituita dal padre nel 1801.
Sempre in questo periodo, tra il 1811 e il 1812, come sintesi della sua formazione giovanile,
scrisse le Dissertazioni filosofiche, che riguardano argomenti di logica, filosofia, morale, fisica
teorica e sperimentale (astronomia, gravitazione, idrodinamica, teoria dell'elettricit, eccetera).
Il 20 luglio 1812, insieme al fratello Carlo, sostiene quello che Monaldo defin pubblico sperimento
di filosofia che discusse davanti a esaminatori di vari ordini religiosi e al vescovo.
Con il superamento di tale esame si conclude la formazione scolastica del giovane Leopardi,
tanto che lo stesso il precettore ritenne di non avere pi nulla da insegnare al giovane allievo che
ormai ne sapeva pi di lui.

Parte II : 1812 1823


Lo studio matto e disperatissimo e gli scritti eruditi (1812 1815)
Come detto, nel 1812 l'abate Sanchini ritenne inutile continuare la formazione del giovane allievo,
dal momento che questi ormai ne sapeva pi di lui. Non per questo si conclusero gli studi del
giovane Leopardi, il quale, da solo, si immerse totalmente in quello che egli stesso definir uno
studio "matto e disperatissimo", della durata di sette anni, che assorb tutte le sue energie.
La dedizione allo studio da parte di Giacomo fu assoluta. Il fratello Carlo riferisce che svegliandosi
a tarda notte gli capitava di trovare Giacomo intento a scrivere sfruttando lultima luce della
candela.
Perch Giacomo si dedic con tanta passione agli studi? Certamente la voglia, intensa ed
insaziabile, di sapere era una sua qualit caratteriale innata, ma allo stesso tempo il desiderio di
gloria e di elevarsi oltre lodiata mediocrit spinsero il giovane a ricercare nello studio lo strumento
della propria affermazione. Con il tempo lo studio divent anche lunico antidoto alla noia di

Recanati, ad una vita claustrale che non lasciava spazio a divertimenti o altri svaghi. Su tale
aspetto si avr modo di tornare in seguito.
Nel 1813 riceve il permesso di leggere i libri proibiti, e inizia da solo lo studio del greco e
dell'ebraico e delle lingue europee (francese, spagnolo, inglese). Per i suoi studi Giacomo
sfruttava principalmente la biblioteca paterna, ma ricorreva anche a prestiti da altre biblioteche,
cos dalla biblioteca Antici, e dalla biblioteca del seminario presso cui insegnava storia
ecclesiastica il prof Giuseppe Antonio Vogel che diede consigli al giovane Leopardi per i suoi studi
e che forse gli aveva suggerito la traduzione delle Odi di Orazio realizzata nel 1809.
Allet di quindici anni Giacomo redige un indice delle sue opere dal 1809 in poi, cui seguiranno un
secondo indice il 16 novembre 1816 e un terzo il 25 febbraio 1826.
Insieme agli amati studi, Giacomo si dedica anche alla composizione di opere di grande
erudizione: la "Storia dell'astronomia" del 1813, i commentarii de vita et scriptis rhetorum
quorundum qui secundo post christum saeculo vel primo declinante vixerunt. il 31 agosto 1814
scrive il De Vita Plotini. Sono questi anche gli anni dedicati alle traduzioni dal latino e dal greco
corredate di discorsi introduttivi e di note, tra i quali "Gli scherzi epigrammatici" tradotti dal greco
nel 1814 e pubblicati in occasione delle nozze Santacroce-Torre dalla Tipografia Frattini di
Recanati nel 1816.
Intorno al 1814, quando Giacomo aveva sedici anni e si dedicava anima e corpo agli studi, la sua
salute comincia a dimostrarsi estremamente debole E linizio di un decadimento fisico che iniziato
precocissimamente che accompagner il poeta per tutta la sua breve esistenza aggravandosi col
tempo. Iniziano in questo periodo a manifestarsi i segni della deformit fisica: la bassa statura, di
poco superiore al metro e quaranta, la corporatura minuta e esile, la curvatura della schiena
finirono per far identificare il giovane come il gobbo dei Leopardi. lui stesso a percepirsi come un
essere deforme che suscita repulsione. Dire se questo potesse far soffrire il sensibilissimo
Giacomo superfluo. Certo la sensibilit del giovane si confrontava con un certo orgoglio e con la
consapevolezza della superiorit intellettuale che lo portarono con il tempo a farsi disprezzatore
del disprezzo altrui. Tuttavia guardando agli anni successivi e soprattutto al maturare nel tempo
del pensiero del poeta, pare si possa ritenere che la ferita derivante dal sentirsi schernito, umiliato,
maltrattato dai suoi simili, verso cui era invece spontaneamente benevolente e inclinato per propria
natura, non abbandoner mai Giacomo.
Le cause della precaria salute di Leopardi sono probabilmente da ricercarsi in fattori generici e
predisponenti, ma il poeta stesso le attribuir invece allo studio eccessivo. Leccessiva
applicazione nello studio, il restare rintanato nella biblioteca paterna chino sui libri ogni giorno sino
a tarda ora senza concedersi alcuno svago, lavere trascurato qualsiasi attivit che temprasse ed
irrobustisse il fisico aggravarono probabilmente la gi precaria condizione fisica.
Di tutto ci sembra che i genitori non si siano in alcun modo avveduti: la madre Adelaide,
esclusivamente ancorata alle sue preoccupazioni religiose, probabilmente non vedeva niente di
strano nel fatto che il figlio trascorresse tanto tempo sui libri lontano dai pericoli e dalle tentazioni
del mondo, e il padre Monaldo dal canto suo forse guardava addirittura con orgoglio a quel figlio
prodigio che dava prova di possedere un ingegno non comune. Leccellenza negli studi
probabilmente appariva a Monaldo non solo come qualcosa da coltivare, come egli stesso faceva,
ma altres come un mezzo per ottenere accesso alla carriera ecclesiastica che in famiglia si
vagheggiava per il futuro di Giacomo. Solo lo zio Carlo Antici, cognato e amico di Monaldo,
manifest preoccupazione per gli studi eccessivi di Giacomo e per la sua salute.

Perch, anche negli anni a venire, Monaldo si dimostrer assolutamente riluttante e far trasferire
Giacomo a Roma o altrove, non riuscendo ad accettare lidea di separarsi dal figlio, e questo
costituir motivo di acredine nei confronti del padre che culminer con il tentativo di fuga del 1819.
Per il resto, quando non era impegnato con lo studio, Giacomo amava intrattenersi con la nonna
Virginia, che abitava nel palazzo Leopardi, e con la zia Ferdinanda, sorella del padre, con cui
aveva instaurato un rapporto affettuoso. Divideva la stanza con il fratello Carlo cui raccontava
improvvisando le storie di Filsero, i cui personaggi erano il tiranno Amostante (monaldo ?) e il
bistrattato Lelio, sotto le cui spoglie Giacomo scherzosamente richiamava lo stesso fratello Carlo.
Ragazzini lo prendevano in giro gobbus esto fammi un canestro: fammelo cupo gobbo fottuto,
diedero vita ad una serie di umiliazione che ferivano profondamente il sensibile Giacomo. Si
racconta che durante una passeggiata sul monte Tabor perse il cappello e si trov ad avvolgersi
nel ferraiolo i ragazzi in strada lo perseguitavano sino al portone di casa mentre lui si voltava
gridando zotici vili
Il Conte Galamini gli diede un colpo di scudiscio per strada perch gli aveva sibilato imbecille per
la sua aria tronfia.
Nel 1815 redige il "Saggio sopra gli errori popolari degli antichi" (giugno-luglio) traduce gli
idilli di Mosco e la Batracomiomachia pubblicata su "Lo Spettatore italiano" il 30 novembre 1816
Questa impressionante attivit di erudito fa s che il giovane Giacomo nel 1815 venga ricordato
dallabate Francesco Cancellieri nella Dissertazione intorno agli uomini dotati di grandi memoria.
Sposa le idee politiche, ultralegittimiste, del padre come testimonia lOrazione agli Italiani, in
occasione della liberazione del Piceno del 1815 dove si celebra la vittoria degli austriaci a
Tolentino contro Giacchino Murat che si presentava campione dellindipendenza italiana.

La conversione poetica - dall'erudizione al bello (1816)


Nel 1816 vengono pubblicate: Notizie istoriche e geografiche sulla citt e chiesa
arcivescovile di Damiata (Loreto 1816); scherzi epigrammatici tradotti dal greco discorso
sopra la batracomiomachia spettatore italiano 1816 discorso sopra Mosco saggio di
traduzione dellOdissea la torta poemetto di A. Settimio Severo parere sopra il saltero
ebraico della fama di Orazio presso gli antichi
Tra il 1815 e il 1816 va maturando in Leopardi una diversa inclinazione negli studi che lo porter
ad abbandonare la pura erudizione per dedicarsi alla poesia. Tale cambiamento viene inspirato in
particolar modo dalla lettura dei classici come Omero e Virgilio ma anche di Mosco. Se prima i
classici erano visti dal giovane Leopardi per lo pi come materiale di studio per considerazioni
filologiche e erudite, ora Giacomo si apre alla poesia come strumento di coinvolgimento
sentimentale. La sensibilit poetica di Leopardi trae ispirazione dai classici ma si rafforza e prende
corpo anche nella lettura dei contemporanei, cos Alfieri, il Parini, il Foscolo e il Monti che servirono
a maturare la sua sensibilit romantica.
La conversione poetica rappresenta anche il momento della rottura con l'educazione
accademica e sterile tanto apprezzata da Monaldo, e forse anche con le idee del padre e con le
aspettative che questi aveva riposto in Giacomo. E in questo periodo che Giacomo comincia a
percepire la ristrettezza della cultura recanatese e a porre le basi per liberarsi dai condizionamenti
familiari.

Nella primavera del 1816 traduce il primo libro dellOdissea, e nellestate dello stesso anno il
secondo libro dellEneide. la traduzione del primo libro dell'Odissea e altri saggi di
traduzione sulla rivista di un editore milanese, Fortunato Stella, Lo spettatore italiano e
straniero .
l'Inno a Nettuno" (maggio 1816) che sar pubblicato nel 1817 sullo Spettatore , fingendo
trattarsi della traduzione da un originale greco, e due odi apocrife in greco, presentate come
autentiche.
Risale al luglio 1816 la tragedia "Maria Antonietta" (rimasta incompiuta).

A confermare linteresse per la poesia in questo stesso anno Leopardi prende parte al
dibattito sulla poesia romantica. Il 18-7-1816 scrive una lettera alla Biblioteca italiana,
con la quale difende le posizioni dei classicisti in risposta a Madame de Stel.
A fine agosto del 1816 leditore milanese Fortunato Stella, di cui Monaldo era cliente, passando per
Recanati conosce Giacomo. Di ritorno a Milano parler del giovane scrittore a Pietro Giordani.
Tra novembre e dicembre 1816 compone la cantica Appressamento della Morte a causa delle
precarie condizioni di salute Giacomo prevedeva per lui una morte prematura. un frammento della
cantica sar inserito nelledizione del 1835 dei Canti ( il XXXIX).

"Titanomachia" di Esiodo , pubblicata su "Lo spettatore italiano" il 1 giugno 1817 .


Appartengono a questo periodo alcune poesie significative come
le "Rimembranze"

lamicizia con Pietro Giordani e il primo amore (1817)


Nel 1817 Giacomo, giunto alle soglie dei diciannove anni, aveva avvertito in tutta la sua intensit il
peso dei suoi mali e della condizione infelice che ne derivava. Allo stesso tempo aveva acquistato
piena consapevolezza del suo desiderio di gloria (scriver il 21 marzo al Giordani: io ho
grandissimo, forse smoderato e insolente desiderio di gloria). Insofferente all'angusto confine di
Recanati in cui si vedeva costretto a vivere, sent sempre pi forte e urgente il bisogno di uscire, di
vedere il mondo, di intrecciare rapporti e amicizie, e soprattutto di prendere contatto con gli
ambienti culturali dove poter far valere il suo talento.
Agli inizi dellanno fu pubblicato a Milano presso leditore Pirrotta la traduzione del secondo libro
dellEneide. Nel tentativo di prendere finalmente contatto con altri letterati, il 21 febbraio 1817
Giacomo invi la traduzione a Pietro Giordani, Vincenzo Monti e Angelo Mai. Il Mai e il Monti gli
risposero l8 marzo, il primo congratulandosi e esortando Giacomo a lasciare Recanati per
trasferirsi in un teatro pi degno della sua persona, il secondo tributando lodi ma evidenziando
anche difetti. Giordani rispose il 5 e il 12 marzo mostrando grande apprezzamento per il giovane
recanatese e incoraggiandolo a continuare a percorrere la strada iniziata. Proprio con Giordani
ebbe inizio una fitta corrispondenza e un rapporto di amicizia di grande importanza per Giacomo.
Nel marzo 1817 Leopardi scriver a Giordani: oh quante volte,carissimo e desideratissimo signor
Giordani mio, ho supplicato il cielo che mi facesse trovare un uomo di cuore di ingegno e di
dottrina straordinario, il quale trovato potessi pregare che si degnasse di concedermi lamicizia
sua. E in effetti in Giordani trov in Giordani un autorevole letterato al cui giudizio sottoporre le
proprie idee e i propri scritti, con cui parlare di lettere e opere letterarie, ma anche persona che,

essendo a contatto con gli ambienti culturali e letterari pi importanti dellepoca, potesse fargli da
guida in quel mondo che Giacomo aveva immaginato e vagheggiato nei suoi sogni di gloria ma
con il quale non era mai venuto a contatto. Giacomo si propose al Giordani come lallievo alla
ricerca di un maestro ma vi trov anche un amico cui confidare i propri stati dellanimo, con cui
sfogare la frustrazione per la reclusione in Recanati e a cui rivelare, cosa che forse non aveva mai
fatto apertamente in famiglia, il proprio sentimento di infelicit, a ci anche invogliato dallaffetto e
benevolenza dimostrategli sin da subito dal Giordani.
Linsofferenza per il retrivo ambiente di Recanati fu uno dei primi motivi dello sfogo che Leopardi si
concesse con Giordani: di Recanati non mi parli. M tanto cara che mi somministrerebbe le belle
idee per un trattato dellodio della patria qui tutto morte, tutto insensataggine e stupidit (304-1817) Che cosa in Recanati di bello? Che luomo si curi di vedere o dimparare? Niente. In
particolare lamarezza di Leopardi derivava dallimpossibilit di trovare in Recanati altri amanti
delle lettere con cui confrontarsi: qui dove son io, non anima viva che parli di Letterati (21-31817) qui letteratura un vocabolo inaudito. I nomi del Parini dellAlfieri del Monti, e del Tasso e
dellAriosto e di tutti gli altri han bisogno di commento. Non c uno che si curi dessere qualche
cosa , non c uno a cui il nome di ignorante paia strano crede ella che un grande ingegno qui
sarebbe apprezzato? Come la gemma nel letamaio., Mentre Giacomo sentiva tuttaltre esigenze:
quel non avere un letterato con cui trattenersi, quel serbarsi tutti i pensieri per s, quel non potere
sventolare e dibattere le proprie opinioni, far pompa innocente de proprio studi, chiedere aiuto e
consiglio, pigliar coraggio in tante ore e giorni di sfinimento e svolgliatezza le par che sia un bel
sollazzo?
come andare libero non facendo altro che pensare e vivendo di pensieri senza una distrazione al
mondo? unico divertimento in Recanati lo studio: unico divertimento quello che mi ammazza:
tutto il resto noia
Come si diceva lamicizia con il Giordani fu anche loccasione per Giacomo per manifestare il suo
stato danimo e il sentimento di infelicit che era sempre pi presente: aggiunga lostinata nera
orrenda barbara malinconia che mi lima e divora, e collo studio salimenta e senza studio si
accresce,. Il 14-7-1817 m gran conforto il pensar a voi in questa mia per pi cagioni da qualche
tempo in felicissima orrenda vita
Ma come si poneva Giordani di fronte al giovane? potremmo rispondere con un interessamento
affettuoso, con lodi e incoraggiamenti, con lesortazione a moderare lo studio per preservare la
salute, che Giordani sapeva essere alquanto precaria, e a bandire la malinconia. Giordani
sostenne il giovane a continuare a dedicarsi alla scrittura convinto che Giacomo potesse incarnare
lidea di scrittore perfetto da lui vagheggiato, inoltre lo presenta all'ambiente del periodico La
Biblioteca italiana e lo fa partecipare al dibattito culturale tra classici e romantici.
Come suggeritogli da Giuseppe Vogel, nel luglio del 1817 il Leopardi inizi a compilare Zibaldone,
nel quale registrer fino al 1832 le sue riflessioni, le note filologiche e gli spunti di opere.
Alla fine del 1817 un altro avvenimento lo colp profondamente: l'incontro, il 17 dicembre dello
stesso anno, con Geltrude Cassi Lazzari, cugina ventiseienne di Monaldo, che fu ospite presso la
famiglia per alcuni giorni e per la quale prov un amore inespresso. Scrisse in questa occasione il
"Diario del primo amore" e l' "Elegia I" che verr in seguito inclusa nei "Canti" con il titolo "Il primo
amore".

1818: la posizione nei confronti del romanticismo


Nella primavera del 1818 la posizione di Leopardi verso il Romanticismo, che stava
suscitando in quegli anni forti polemiche e aveva ispirato la pubblicazione del
"Conciliatore ", va maturando e se ne possono avvertire le tracce in numerosi passi dello
Zibaldone e nel e il "Discorso di un italiano attorno alla poesia romantica", scritto in
risposta alle "Osservazioni" di Di Breme sul Giaurro di Byron .
In tali opere gi presente il cosiddetto pessimismo storico, ossia quellatteggiamento
agonistico verso la societ contemporanea, considerata come corruttrice dei valori
autentici della natura.
Il 16-9-1818 Giordani si reca a Recanati ospite dei Leopardi e vi si ferma cinque giorni per
la prima volta come ricorda Carlo. Giacomo esce di casa da solo per andare incontro
allamico ricevendo, una volta rientrato, i rimproveri del padre.
Gita a Macerata
Monaldo lamenta che dopo le visite di Giordanii i figli cambiarono pensieri e condotta
aborrendo la casa paterna dove si sentono estranei e prigionieri.
Monaldo si sente scavalcato da Giordani
Tra settembre e ottobre scrive due canzoni ispirate a motivi patriottici: "All'Italia" e "Sopra
il monumento di Dante" che stanno ad attestare il suo spirito liberale e la sua adesione a
quel tipo di letteratura di impegno civile che aveva appreso dal Giordani. Le due canzoni
verranno stampate in opuscolo nel dicembre dello stesso anno a Roma presso leditore
Bourli.
30-9-1818 muore di tisi Teresa Fattorini figlia del cocchiere di casa Leopardi
Rivede Gertrude Cassi ma non gli fa alcun effetto

1819 : il tentativo di fuga e la conversione filosofica


Nei primi mesi del 1819 compone due canzoni per una donna inferma di malattia lunga e
mortale e nella morte di una donna fatta trucidare con il suo portato dal corruttore per
mano ed arte di un chirurgo
Nello stesso periodo scrive gli appunti e i ricordi per un romanzo autobiografico
si annuncia quel passaggio dalla poesia di immaginazione degli antichi alla
poesia sentimentale che il poeta defin l'unica ricca di riflessioni e convincimenti filosofici.
Nel 1819 una malattia agli occhi, che lo priv anche del conforto dello studio, lo gett in una
profonda prostrazione che acu la sua insofferenza per la vita recanatese e la clausura impostagli
nella casa paterna.
Perde la fede religiosa. Persa la fede, Leopardi rivolse le sue attenzioni alla filosofia sensistica e
materialistica (Pascal, Voltaire, Rousseau). Si comp cos la sua conversione filosofica.

Tra il luglio e l'agosto progett la fuga: il 29-7-1819 chiede al conte Saverio Broglio di Ajano di
procurare un passaporto per il Lombardo -Veneto o Milano; scrive come se la famiglia ne fosse al
corrente. Invia una lettera a Carlo contenente una lettera al padre. Carlo la terr sempre nascosta.
Si proc ura gli attrezzi per forzare lo stipetto dove i genitori tenevano i soldi. Il passaporto firmato
dal marchese Solari fu rilasciato il 2 agosto ed inviato a Carlo Antici insieme ad un biglietto di
auguri per il viaggio di Giacomo. LAntici ne rifer a Monaldo il quale indag con il Solari e quindi,
scoperte le intenzioni di Giacomo, chiese a Saverio Broglio di inviargli un biglietto cui fosse
allegato il passaporto e che egli pose in un cantarano in modo che Giacomo potesse trovarlo e
capire che i genitori erano a conoscenza del progetto del figlio. In tal modo il tentativo di fuga
rientr.
Intanto lo stato di salute di Giacomo continuava ad essere molto precario. Aveva una vista debole,
soffriva d'asma ed era effetto da una forma di scoliosi. Si autodefiniva un sepolcro ambulante ed
era consapevole dell'effetto che il suo aspetto provocava sulle persone che incontrava. Ci
nonostante, non cess di invaghirsi di fanciulle che non ricambiavano il suo affetto o lo ignoravano
totalmente.
Fu appunto nei mesi che seguirono che Leopardi elabor le prime basi della sua filosofia e
riflettendo sulla vanit delle speranze e l'ineluttabilit del dolore, scopr la nullit delle cose e del
dolore stesso. ( tutto nulla )
A questo periodo (1819-1823) appartengono anche la composizione degli idilli
L'infinito settembre 1819
Alla luna
il sogno (frammento XXXVII)
Ad Angelo Mai ( gennaio 1820 ) che sar pubblicata nel luglio dello stesso anno
Odi Melisso
Nel 1821 spera invano di ottenere la cattedra di letteratura latina presso la biblioteca
vaticana
Bruto Minore dicembre 1821
Alla sorella Paolina A un vincitore nel pallone (ottobre novembre 1821)
Sogno
Vita solitaria
Alla Primavera gennaio 1822
Ultimo Canto di Saffo maggio 1822
Inno ai Patriarchi luglio 1822
Nel 29-10-1822 inizia la composizione del Martirio dei Santi Padri, che verr abbandonato e
ripreso il 25-1-1825 e pubblicato dallo Stella nel 1826. Spacciato per un originale trecentesco
inganner anche padre Cesari esperto in materia.

1822: Il viaggio a Roma


Nell'autunno del 1822 ottenne dai genitori il tanto sospirato permesso di recarsi a Roma, dove
rimase dal novembre all'aprile dell'anno successivo, ospite dello zio materno, Carlo Antici.
Giacomo part il 17-11-1822 dividendo la carrozza con lo zio prete Girolamo. Port con s Luciano,
don Chisciotte della Mancia e il torto e il diritto di Bartoli oltre al manoscritto dello Zibaldone.e
del martirio dei Santi Padri. Il viaggio dur sei giorni.
Il giovane poeta sperava di trovare nella grande citt un ambiente diverso dal ristretto e arretrato
provincialismo recanatese, si aspettava di poter entrare in contatto con persone competenti di
lettere cui non sarebbe sfuggito il talento del giovane Leopardi e che finalmente lo avrebbero
accolto per le sue qualit al contrario degli zotici di Recanati, dove avrebbe potuto essere
finalmente libero di esprimersi e di costruire la propria dimensione di uomo e di letterato. Oltre le
speranze di gloria e onori, probabilmente Giacomo si aspettava anche di ottenere una
sistemazione che lo affrancasse economicamente dalla famiglia, e non ultimo anche lamore di una
donna fino allora, in una parola si aspettava di ottenere quella vita da cui fino allora si era sentito
ingiustamente escluso.
Al contrario di ogni buona speranza, lesperienza romana si rivel assai deludente. A Leopardi
Roma apparve squallida e modesta in confronto con l'immagine idealizzata che se ne era figurata;
gli spazi eccessivi gli apparivano come distanze che allontanavo senza lasciare possibilit di alcun
autentico rapporto, gli stessi ambienti culturali, dove venne introdotto dal cugino Giuseppe
Melchiorre, lo delusero profondamente e gli parvero fatti solo di chiacchiere da salotto, intessuti di
un parlar senza dir niente, specchio di una societ vuota e ipocrita in cui avevano importanza
solo riti verbali privi di qualunque significato. Non trov in quegli ambienti il riconoscimento della
sua superiorit che invece si era aspettato di trovare. Non che i suoi scritti non trovassero
numerosi estimatori nei migliori circoli letterari di Roma, tuttavia anche nei confronti di questi
Leopardi nutriva avversione, li trovava insopportabili, n si curava di dissimulare il suo fastidio.
Evidentemente poco esperto delle frequentazioni degli ambienti letterari, incorse anche in una
imbarazzante gaffe: nel febbraio del 1823 fu a pranzo dal Mai, pranzo cui partecipava anche il
Missirini. Durante la discussione Giacomo ebbe a criticare proprio unorazione del Missirini non
avvvedendosi della presenza dellautore, con evidente imbarazzo dei partecipanti e dellospite.
Migliore fu il rapporto con gli stranieri: a Roma il giovane Leopardi ebbe modo di conoscere tra cui i
filologi Christian Bunsen e Barthold Niebuhr, questultimo svolgeva lincarico di ambasciatore
prussiano presso la santa sede, che ne apprezzavano in particolare il valore di filologo ed erudito
Durante il soggiorno romano scrisse la recensione della traduzione in latino di tre serrmoni di
Filone Alessandrino curati da Aucher e delle note al De Repubblicadi Cicerone entrambe
pubblicate nel 1823 nella rivista effemeridi letterarie. Successivamente scrisse delle annotazioni
sulla Cronaca di Eusebio i cui spunti verranno utilizzati nel 1833 dal Mai senza citarne la fonte.
Niebhur lesse queste opere filologiche e volle incontrare il giovane Leopardi, Invit il poeta a
palazzo Savelli e decise di prenderlo sotto la sua ala protettiva. Nonostante fosse in procinto di
lasciare Roma, Niebhur si interess per farlo entrare nella carriera dell'amministrazione pontificia,
parlandone con il cardinale Consalvi, segretario di stato vaticano, il quale propose a Leopardi di
prendere la prelatura, condizione a met tra stato civile ed ecclesiastico, ma dopo lunga riflessione
il poeta rifiut.
Dal De Romaniis gli fu proposto di occuparsi di una traduzione di tutte le opere di Platone, cosa
che avrebbe comportato la necessit di rimandare il rientro a Recanati; al riguardo Giacomo si

consigli con il padre il quale lo sconsigli di accettare sia per il basso compenso sia per lo stress
fisico che avrebbe comportato. Qualche studioso ha letto tra le righe di Monaldo la preoccupazione
che Giacomo potesse affrancarsi dalla famiglia e non far ritorno a Recanati.
Per intessa mento del Cancellieri fu incaricato di redigere un catalogo di codici greci nella
biblioteca barberiniana. Il 5 marzo 1823 scrive a casa raccontando di aver trovato una orazione di
Libanio sino ad allora conosciuta solo in parte. Sfortuna volle che anche Mai trov la stessa
orazione e si affrett a farla pubblicare. Alcuni ritengono sospetto il fatto che Mai trovasse la
medesima orazione di Giacomo, certamente questi si convinse di essere stato defraudato e
interruppe da quel momento qualsiasi rapporto con litalo ardito.
Linsoddisfazione del soggiorno romano non era dovuta solo alla deludente frequentazione degli
ambienti letterari, ma si estendeva anche alla dimensione familiare e personale del poeta.
Giacomo era insofferenze anche nei confronti degli zii, e alle abitudini di casa Antici. Gli risultava
difficile intessere rapporti personali, in particolare con le donne di cui lamentava lindifferenza.
Anche i tentativi di procurare il matrimonio della sorella Paolina falliscono miseramente. Le
trattatiive svolte con il cavalier Marini si arenarono sia per la richiesta da parte del Marini di una
dote elevata, sia per liniziativ della stessa Marianna Antici che voleva accasare la propria figlia
Mariuccia proprio con il Marini. Il 4 febbraio 1823
Unico momento di autentica commozione durante tutto il soggiorno romano fu per il poeta la visita,
il 15-2-1823, alla tomba di Torquato Tasso, al quale si sentiva accomunato dall'innata infelicit.

1823: rientro a Recanati


Il 3 maggio 1823 Leopardi ritorn a Recanati dopo aver constatato che il mondo al di fuori di esso
non era quello sperato e soprattutto dimostrandogli la sua incapacit ad inserirsi in societ e a
brillare come avrebbe voluto. Perch aldil della mediocrit riscontrata anche negli ambienti
intellettuali che il poeta ebbe modo di frequentare, Giacomo si trov a dover fare i conti con i limiti
del suo carattere e del suo temperamento. Si scopriva assolutamente incapace della
frequentazione degli uomini, incapace di quella simulazione e di quella ruffianeria tanto necessari
per essere accettati in societ. Si scopriva, come ebbe successivamente a dire, inabile a vivere.
Arriver a casa il 3 maggio 1823.
Settembre 1823 Alla sua donna e traduce la satira di Simonide sopra le donne
Nel novembre 1823 riceve linvito di vieusseux, cui Giordani aveva parlato del giovane poeta, a
partecipare allAntologia

1824 : Le Operette Morali il pessimismo cosmico


Tornato a Recanati Leopardi sente inaridire la vena poetica (si protrarr sino al 1828); incapace di
scrivere di poesia, Giacomo si dedica alla composizione di prose di contenuto filosofico e tra il
gennaio e il novembre del 1824 compose buona parte delle Operette morali. Proprio le Operette
segnarono, con il rifiuto dellimpegno e della partecipazione politica, la piena formulazione del
pessimismo cosmico: la Natura veniva accusata di essere la fonte delle sventure umane, in
quanto instilla nelle persone un continuo desiderio di felicit destinato ad essere sistematicamente
frustrato.
19 gennaio 7 febbraio scrive la storia del genere umano
Dieci febbraio il dialogo di ercole e atlante

Tras il quindici e il diciotto febbraio il dialogo della moda e della morte


Il ventidue febbraio al venticinque febbraio accademia dei silografi
Tra il ventisei e il ventisette febbraio lettore di umanit e di Sallustio
Tra il due e il sei marzo il dialogo di un folletto e di uno gnomo
Sempre a marzo compone il discorso sopra lo stato preseente dei costumi degli italiani che forse
doveva essere destinato alla pubblicazione sullantologia ma che rimarr inedito sino al 1906
Il diciassette marzo brighenti gli comunica che le canzoni non avevano ottenuto il permesso per la
pubblicazione, giacomo risponde polemicamente di non avere il vizio di subordinare allopinione
del clero quello che pensa e scrive
Il tre aprile il dialogo di malambruno e farfarello
Inove aprile dialogo della natura e di un anima
A maggio brighenti comunica di aver ottenuto il nulla osta per le canzoni che vengono pubblicate a
Bologna nel 1824.
Il ventuno maggio scrive il dialogo della natura e di un islandese
In giugno il dialogo di torquato tasso e del suo genio familiare
Il quattordici gugno il dialogo di timandro e eleandro
Tra il sedici di luglio e il tredici di agosto il parini
Tra il sedici e il ventitre di agosto federico ruysch
Mentre componeva il ruysch riceve la visita di francesco puccinotti medico di recanati il quale
ricorda lincontro in una lettera raccontando di aver trovato leopardi intento alla stesura del ruysch
e durante lincontro il poeta gli rivolgeva domande di carattere scientifico completava una pagina
ed in attesa che linchiostro asciugasse consultava una grammatica inglese, memorizzava il
paradigma di un verbo e tornava alla stesura dellopera. Cos imparava linglese come aveva
imparato il tedesco, anche se la conoscenza di queste lingue rimase piuttosto limitata.
Tral il ventiquattro e il ventotto agosto il dialogo della terra e della luna
Il trenta agosto il prometeo
Tra il ventinove agosto e il ventisei settembre scrive i detti memorabili di filippo ottonieri
Tra il diciannove e il venticinque ottobre il dialogo di cristoforo colombo
Il ventinove ottobre lelogio degli uccelli
Cantico del gallo silvestre
A Bologna viene stampato un opuscolo contenente le dieci Canzoni

1825 : a Milano
Nel marzo 1825 Antonio Fortunato Stella scrisse a Leopardi chiedendogli un parere circa
un progetto di pubblicazione delledizione completa delle opere di Cicerone. Leopardi si
offre di curare lopera e di essere disposto a trasferirsi a Milano. Ad aprile dello stesso
anno Stella conferma la sua disponibilit e gli invia una relazione sui criteri dellopera che,
anche se Leopardi lo ignorava, era stata scritta da Niccol Tommaseo. Giacomo risponde
evidenziando il limiti dello scritto ma confermando la sua disponibilit a recarsi a Milano il

poeta, invitato dall'editore si rec a Milano con l'incarico di dirigere l'edizione completa
delle opere di Cicerone e altre edizioni di classici latini e italiani.
Fece tappa a bologna il diciassette luglio 1825 e qui incontra Giordani e conosce Pietro
Brighenti. A Bologna fa richiesta per ottenere il posto di Segretario dellAccademia delle
Belle Arti, ma inutilmente. Forse influ lamicizia con Giordani che aveva fama di
anticlericale. Il governo pontificio gli rimprovera infatti di essere amico e intrinseco di
persone gi note per il loro non savio pensare, ci gli precluder la possibilit di ottenere
un impiego sia a Roma che a Bologna. Riparte da Bologna il ventisette e arriva a milano il
30 luglio 1825. A Milano incontra Vincenzo Monti, ma non rimase a lungo perch il clima
gli era dannoso alla salute e l'ambiente culturale, troppo polarizzato intorno al Monti, gli
recava noia.
Accordatosi con lo Stella di supervisionare da lontano ledizione di Cicerone e di curare
una edizione delle Rime di Petrarcaa per uno stipendio mensile di dieci scudi, decide di
trasferirsi a Bologna dove visse (al numero 33 di via Santo Stefano ) in subaffito presso il
tenore Vincenzo Aliprandi. Intreccia nuove amicizie con Carlo Pepoli con la faglia del
medico giacomo tommasini e in particolare con la moglie Antonietta e la figlia adelaide
A bologna frequenta casa Brighenti. Frequenta anche la casa del medico Ferdinando
Maestri, dove stringe amicizia con la moglie Antonietta Tommasini e la figlia Adelaide
Maestri. In particolare Adelaide si sent attratta dallimmagine di cantore della sofferenza di
L.
A Bologna viene eseguito il ritratto di Luigi Lolli
Alla fine del 1825 traduce il Manuale di Epitteto. Ne informa lo Stella il nove dicembre
1825, ma leditore non si dimostra interessato, la traduzione verr pubblicato postumo nel
1845.
Agli inizi del 1826 il nuovo ricognitore pubblica gli idilli composti tra il 1819 e il 1821. Nel
marzo dello stesso anno Vieusseux gli propone una collaborazione retribuita con
lAntologia lantologia pubblica tre operette il timandro, il colombo e il tasso con uno scritto
introduttivo di Giordani
Il ventisei febbraio 1826 riceve da Monaldo una falsa leggenda trecentesca vita di sancto
gerio franzese; il figlio simul di scambiare per originale il testo.
Nell'ambiente bolognese il Leopardi conobbe il conte Carlo Pepoli , patriota e letterato al
quale dedic un'epistola in versi intitolata "Al conte Carlo Pepoli" che lesse il 28
marzo 1826, giorno di pasqua, nell'Accademia dei Felsinei. Recita con voce dimessa e
fioca che sempre aveva quando si trovava davanti la gente. Lauditorio lo ascolt
distrattamente.
Nell aprile 1826 Conosce Teresa Carniani Malvezzi, che a sedici anni aveva sposato il
Conte Francesco Malvezzi de Medici che abitava lo stesso palazzo in cui abitava Giacomo
Mosca parente di L. La Carniani aveva aspirazioni da letterata. Era amica di Vincenzo
Monti e scriveva versi che le piaceva leggere agli amici. Conosceva il linguaggio della
lusinga, e aveva una notevole abilit a conformarsi psicologicamente a chi le stava davanti
e a conquistarlo.

Leopardi si sent capito da quella donna che gli dimostrava interesse ed


accondiscendenza. Forse la contessa era pi interessata alle qualit di letterato di
Giacomo e alla fama di cui godeva che non alluomo, forse cercava un apprezzatore e
sostenitore delle sue composizione, in realt a Giacomo importava poco dei suoi
componimenti; lascoltava solo per avere il piacere della vicinanza.
Delusa dal disinteresse mostrato da Giacomo, la Carniani ebbe un giorno a dichiarare di
trovarlo noioso. Giacomo tronc le visite. Forse la Contessa per evitare maglinit aveva
diffuso ad arte qualche diceria circa la corte che il poeta le faceva.
Poco prima di lasciare Bologna, la Carniani chiese a Giacomo di rivederlo. Si incontrarono
e Teresa promise di scrivergli a Recanati, cosa che per non fece. Gli invi invece dei
frammenti del de repubblica di Cicerone da lei tradotti senza alcuna lettera di
accompagnamento. Giacomo le rispose affettuosamente promettendole di parlarne
appena tornato a Bologna e concludendo con un intanto amatemi
A Bologna ebbe modo di frequentare la societ pi in vistta, ma anche qui finisce per
chiudersi nella solitudine
A maggio lo Stella voleva pubblicare a pezzi
temendo di incorrere nella censura. Leopardi
rimanessero inedite. Nello stesso periodo Luigi
anomima sul nuovo ricognitore il dialogo di un
alle opere di Giacomo

nel nuovo ricognitore le operette morali


si oppose decisamente preferendo che
Stella, figlio di Antonio pubblic in forma
giapponese e un musulmano ispirandosi

A fine giugno 1826 completa il commento a Petrarca,


permesso di pubblicare le operette.

nello stesso periodo ottiene il

Visse a Bologna mantenendosi con l'assegno mensile dello Stella e dando lezioni private
di greco. Tra i suoi allievi anche papadopoli e polidoros. Bologna gli appare pi accogliente
e calorosa di Milano e Roma e qui cerca vanamente un impiego, che il governo pontificio
non gli concede per le sue opinioni politiche. In questo periodo medita la pubblicazione di
una raccolta delle suo opere e di una raccolta di moralisti greci.
Compone il frammento apocrifo di stratone
Frammenti di storia di unanima
Il agosto 1826 viene invitato a Ravenna dal marchese antonio cavallli per fargli leggere
una sua traduzione di Tibullo. Visita la tomba di Dante ma non prova quello che aveva
provato per Tasso.
Lo stella sempre nel 1826 pubblica il martirio dei santi padri e in estate appare ledizione
bolognese dei Versi
Muore lo zio ettore e restano vacanti due benefici ecclesiastici che rendono sessanta e
centoventi scudi lanno. Chiesa di Santa Maria dellApparizione e S. giovanni Battista.
Monaldo destina il primo a Pierfrancesco, mentre per il secondo pensa a Giacomo, per
acquisire il beneficio era necessario labito talare e la recita quotidiana del rosario.
Giacomo chiede che possa indossare abito nero e ottiene la dispensa dalla lettura perch
gli stancava la vista e sottraeva tempo agli studi, si diceva disponibile a recitare altre

preghiere in orari diversi. Il sedice gennaio 1826 Monaldo cerca di convincerlo a farsi
sacerdote e accettare luso dellabito e quantaltro. Di fronte allinsistenza del padre
Giacomo risponde che gli ripugna mascherare il suo pensiero e che gli mancava ogni
vocazione.
Parte da Bologna il tre novembre e arriva a Recanati il dieci novembre. Qui si rinchiede
nella biblioteca di casa e evita la gente, la chiesa e i preti. Si dedica alla stesura della
Crestomazia concordata con lo Stella.
Tornato a Bologna il 26 aprile del 1827 si incontra con lo Stella.
lamico Papadopoli lo scongiura di non rimettere piede nel salotto della Malvezzi; informato
del cicaleccio posto in essere dalla contessa nei suoi confronti L. si offese e non la
frequent pi,
Sempre per lo Stella compila una "Crestomazia", antologia di prosatori italiani dal Trecento al
Settecento che venne pubblicata nel 1827 a Milano.

A Milano vengono pubblicate le Operette Morali ( giugno 1827 )


Il 20 giugno 1827 su trasferisce a Firenze, e alloggia presso lalbergo della fontana.
Incontra Giordani che lo accompagna a conoscere Vieusseux che organizza una
serata in suo onore. Durante la permanenza a Firenze costretto a stare molto in
albergo a causa di fastidi agli occhi
dove conobbe il gruppo di letterati appartenenti al circolo Viesseux tra i quali Gino
Capponi , Giovanni Battista Niccolini , Pietro Colletta , Niccol Tommaseo, Poerio,
Troya Alessandro Poerio gli presenta Antonio Ranieri
Nel luglio 1827 scrive il dialogo di plotino e di porfirio e il Copernico
Inizia a comporre lindice del mio zibaldone (11 luglio sino al 14 ottobre)
Il 3 settembre partecipa a una riunione presso il gabinetto Viesseux dove conosce
Manzoni, cui la serata era dedicata. che si trovava a Firenze per rivedere dal punto di
vista linguistico i suoi Promessi Sposi Si scambiarono solo alcune distratte frasi.
Il nove novembre 1827 si trasferisce a Pisa e alloggia in via delle fagginola presso
Giuseppe Soderini. A Pisa, grazie all'inverno mite, la sua salute miglior e il Leopardi torn
alla poesia
in febbraio 1828 compone lo scherzo
tra il sette e il tredici aprile 1828 il risorgimento e il 19 aprile 1828 a silvia.inaugurando il
periodo creativo detto dei Canti "pisano-recanatesi", chiamati anche "grandi idilli",
all'interno del quale il poeta sperimenta la cosiddetta canzone libera o canzone
leopardiana .
Il 4 maggio 1828 riceve la notizia della morte per tisi del fratello Luigi
Muore Maria Belardinelli che forse ispir a Giacomo la Nerina delle Ricordanze.

8 giugno 1828 torna a Firenze dove completa la Crestomazia italiana poetica, con cui
conclude la sua collaborazione con lo Stella. Lassegno mensile sar sospeso a
novembre; nel frattempo riceve varie proposte di impiego, nessuna soddisfacente (una
cattedra di mineralogia a Bonn, una di storia naturale a Bologna).
Il tre ottobre 1828 partecipa al concorso indetto dallAccademia della Crusca
Il ritorno a Recanati
alla fine di novembre 1828, non avendo pi mezzi di sostentamento personali, torna a
Recanati, accompagnato da Vincenzo Gioberti che aveva conosciuto a Firenze e con cui
era entrato subito in sintonia. I due amano impegnarsi in discussioni filosofiche. Arrivano a
Recanati il 28 novembre e Gioberti fu ospite per un giorno della famiglia leopardi.
Dopo la morte di Giacomo, pare che Gioberti dichiarasse di aver ricevuto la confessione di
Giacomo secondo cui il suo ateismo gli era stato ispirato dal Giordani, il quale si incavol
pretendendo una rettifica che in parte avvenne.
Qui Giacomo smania per poter partire al pi presto, spedisce lettere ai conoscenti di
Firenze chiedendo se conoscessero posti dove vivere e occasioni di lavoro
Rimase a Recanati fino al 1830, dedicandosi alla poesia e scrisse alcune delle sue liriche
pi importanti,
tra cui "Le ricordanze " tra il ventisei agosto e il dodici settembre 1829
"Il sabato del villaggio " il ventinove settembre 1829
"La quiete dopo la tempesta "
il diciassette settembre 1829 "Il passero solitario "
"Canto notturno di un pastore errante dell'Asia " il ventidue ottobre 1829 (completato il
nove aprile 1830).
Queste poesie, a lungo denominate dai critici "Grandi idilli", sono ora conosciute, insieme
ad "A Silvia " come "Canti pisano-recanatesi ".
Il due febbraio 1830 Al concorso bandito dallAccademia della Crusca le Operette
morali ricevono un solo voto, da uno degli amici del circolo Vieusseux, Gino Capponi;
vince con tredici voti la Storia dItalia di Carlo Botta.
A Firenze dal 1830 al 1833
Nell'aprile del 1830 , il Colletta, al quale il poeta scriveva della sua vita infelice, gli offr,
grazie ad una sottoscrizione degli "amici di Toscana", l'opportunit di tornare a
Firenze.fornendogli un assegno mensile per un anno che egli rimborser con i proventi di
una edizione delle sue poesie. Non far pi ritorno a Recanati.

Di passaggio da Bologna dal tre al nove maggio per rivedere gli amici, la Malvezzi cerca di
incontrarlo ma lui rifiuta. Brighenti gli dona il ritratto eseguito da Lolli che lui spedisce alla
sorella Paolina.
Arriva a Firenze il dieci maggio 1830
Gli viene presentata Fanny Targioni Tozzetti e il 10 settembre rivede, Antonio Ranieri con
cui stringe una intima amicizia. Ranieri gli fa spesso visita trovandolo in uno stato di
profonda prostrazione per il timore di dover ritornare a Recanati, Ranieri gli promette che
non lo abbandoner pi: tra i due nasce il famoso sodalizio.
In quegli anni sono in corso i moti dellItalia centrale; nei rapporti degli informatori della
polizia granducale, segnalato il nome del Leopardi tra i frequentatori dei circoli liberali.
Il 23 ottobre 1830 conosce il filologo Luigi De Sinner Il ventitre ottobre Vieusseux gli
presenta il filologo svizzero Luigi De Sinner, cui Giacomo affida i suoi manoscritti filologici
affinch completati li facesse pubblicare in Germania.
Forse in questanno comincia a lavorare ai paralipomeni della batracomiomachia
Il quattro marzo 1831 a Bologna viene proclamato il Governo delle Province Unite italiane.
Il 18 marzo 1831 il Pubblico Consiglio di Recanati lo nomina allunanimit rappresentante
aII'Assemblea Nazionale di Bologna. Giacomo risponde con una lettera il 29 marzo 1831
ringraziando gli elettori, ma evidenziando che la nomina era inseguibile a seguito del
ritorno degli austriaci a Bologna.
Aprile 1831 edizione fiorentina dei Canti Nellaprile escono i Canti per leditore Piatti: con il
compenso probabilmente Leopardi restituisce al Colletta la somma dellanno precedente.
Ma i rapporti tra i due sono ora assai freddi, e il prestito non sar rinnovato.
27 dicembre 1831 fu eletto socio dell'Accademia della Crusca.
A ottobre 1830 (1831?) Ranieri parte per Roma inseguendo la sua passione amorosa per
Maria Maddalena Signorini Pelzet (Lenina)
Risale a questo periodo la forte passione amorosa per Fanny Targioni Tozzetti ,
conclusasi in una delusione, che gli ispir il cosiddetto "ciclo di Aspasia ", una raccolta di
poesie scritte tra il 1830 e il 1835 che contiene: "Il pensiero dominante ", "Amore e
morte ", "A se stesso ", "Consalvo " e "Aspasia ".che gli sar vicino negli ultimi anni.
Nel 5 OTTOBRE 1831 si rec a Roma con Ranieri, dove alloggia prima in via delle
Carrozze e poi in novembre in via dei condotti. In novembre fa visita allo zio in piazza della
tartaruga che lo fa aspettare un ora e mezza. Tornato a casa si mette a letto febbricitante
con una reuma al petto. Anche Ranieri si ammala, e i pochi soldi di cui dispongono i due si
volatilizzano in cure e medicine.
Nel 1832 Il padre Monaldo pubblica un libello reazionario, Dialoghetti sulle materie
correnti nellanno 1831, che viene attribuito, non senza malignit al figlio. L Antologia
pubblicher lenergica smentita di Giacomo.

Una infiammazione agli occhi lo costringe a stare a casa al buio sino a sera ricevendo la
visita di qualche amico
Il nove marzo 1832 scrive al padre chiedendo il suo aiuto economico.
Il 17 marzo 1832 rinnova la richiesta al padre. Monaldo gli aveva gi inviato sessanta
scudi per il tramite del cugino Matteo Antici, il quale bussa alla porta di Giacomo lo stesso
diciassette marzo, ma Giacomo, insieme a Ranieri, era gi partito da Roma per tornare a
Firenze dove rientra il 22 marzo.
A Firenze prende alloggio in via dei Banchi dove riceve i sessanta scudi inviati da
Monaldo.
Nellaprile del 1832 Francesco Ranieri, padre di Antonio, comunica di non poter pagare le
spese fuori casa del figlio, e al massimo di poter versare la somma dii dodici scudi al
mese. I due sodali meditano lapertura di un giornale cui mancasse qualsiasi idea positiva
da sbandierare, no scienza, no politica, non economia, fondata sul principio che il
dilettevole fosse pi utile dellutile. Il Consiglio dei Ministri nega il permesso per la
pubblicazione.
Il tre luglio 1832 stretto dal bisogno si umilia a chiedere al padre un sussidio mensile di
dodici scudi come quello concesso a Carlo. Dopo un indugio di circa un mese Monaldo
acconsente.
Frequenta Fanny Targioni Tozzetti ella curiosa di sapere delle vicende sentimentali di
Ranieri. E un pretesto per leopardi per parlare di amore con la donna.
Fanny considera Leopardi allo stesso tempo un aiuto e un ostacolo per la sua relazione
con ranieri
Per bisogno di denaro si offre come recensore per lantologia degli Inni di Terenzio
Mamiani suo cugino.
A dicembre 1832 comincia a raccogliere e a elaborare i Pensieri, che appariranno postumi
nell'edizione Le Monnier curata da Ranieri nel 1845.
Nel corso di questo anno scrisse i due ultimi dialoghi delle "Operette", Il "Dialogo di un
venditore d'almanacchi e di un passeggere " e il "Dialogo di Tristano e di un amico ".
Chiude lo Zibaldone 4 dicembre: ultima nota dello Zibaldone. Fra quest'anno e il
successivo probabilmente scrive il Consalvo (autunno 1832), Il pensiero dominante,
Amore e Morte, A se stesso.
Inverno 1832 primavera 1833 Ranieri lontano: intensa corrispondenza epistolare
20-4-1833 Ranieri torna. Leopardi che fino ad allora aveva partecipato ad un triangolo
amoroso con Fanny capisce di essere un ostacolo alla relazione tra i due. Ennesima
delusione.
In una lettera dek 12-11-1833 Fanny consiglia a Ranieri di partire senza linciampo di
Leopardi.

A Napoli: la morte
1833
Scrive l'abbozzo di un inno Ad Arimane.
Il due settembre del 1833 parte con Ranieri per Roma, dove si ferma un mese, quindi i
due si trasferiscono a Napoli, dove giungono il 2 ottobre, Ranieri sperando che il clima mite
di quella citt potesse giovare alla sua salute. Alloggiano in via San Mattia vicino Piazza
San Ferdinando, vicino alla residenza dei Ranieri che abitavano in via San Giacomo.
Il 4-12-1833 dal momento che la salute di Giacomo esigeva una vita pi confortevole si
trasferirono al Vomero accompagnati da un affezionato domestico di Ranieri, Pasquale
Ignarra.
Durante gli anni trascorsi a Napoli si dedic alla stesura dei "Pensieri" che raccolse
probabilmente tra il 1831 e il 1835 e riprese i "Paralipomeni della Batracomiomachia " che,
iniziati nel 1831, aveva interrotto. A quest'ultima opera lavor, assistito dal Ranieri, fino agli
ultimi giorni di vita.
1834 Esce la seconda edizione delle Operette morali presso leditore Piatti. Riceve la
visita di August von Platen (aprile 1834) il quale ebbe a scrivere leopardi piccolo e
gobbo, il viso ha pallido e sofferente, ed egli peggiora le sue cattive condizioni con il suo
modo di vivere, perch fa del giorno notte e viceversa. Senza potersi muovere e senza
potersi applicare per lo stato dei suoi nervi eli conduce una delle pi miserevoli vite che si
possano immaginare.
Compone, probabilmente, Aspasia e, fra quest'anno ed il '35, Il passero solitario, la cui
datazione ancora oggetto di discussione.
Sopra un basso rilievo sepolcrale
Sopra il ritratto di una bella donna
9-5-1835 si trasferisce in vico pero 2
9-7-1835 Concorda con leditore Starita di Napoli la pubblicazione in sei volumi dei suoi
scritti. Escono intanto ledizione napoletana dei Canti. Qui sono pubblicati per la prima
volta Il passero solitario (di data incerta, fra il 28 e il 31), limitazione il cosiddetto ciclo di
Aspasia (il pensiero dominante, Amore e morte, Consalvo, A se stesso, Aspasia, Sopra un
bassorilievo antico sepolcrale, Sopra il ritratto di una bella donne (da collocarsi nello
stesso arco di tempo delle precedenti) e la Palinodia (composta con ogni probabilit a
Napoli).
1836 gennaio Lo Starita stampa la terza edizione delle Operette morali; la censura
borbonica ordina il sequestro sia di queste che dei Canti. Si interrompe cos la progettata
stampa di tutte le opere di Leopardi
Rende visita, a Palazzo Bagnara, agli allievi della scuola di Basilio Puoti; l'episodio ricordato
da Francesco De Sanctis: il maestro Puoti ordin al primo della classe di analizzare il tema di
un compagno Leopardi ascolta con attenzione poi fa i complimenti al ragazzo De Santis ricorda
lamabilit del poeta tutta la sua vita si era concentrata nella dolcezza del suo sorriso.

Nel 1836, quando a Napoli scoppi l'epidemia di colera, il Leopardi si rec con l'amico
Ranieri e sua sorella Paolina nella Villa Ferrigni a Torre del Greco , dove rimase
dall'estate di quell'anno all'inverno del 1837. In questo luogo egli compose gli ultimi
Canti La ginestra o il fiore del deserto (nel quale si coglie l'invocazione ad una fraterna
solidariet contro l'oppressione della natura) e Il tramonto della luna (compiuto solo poche
ore prima di morire).
Nel febbraio del '37 ritorn a Napoli con il Ranieri
Il 15-5-1837 le condizioni fisiche del poeta si aggravarono. Il Dottor Mannella dice a
Ranieri che non cera rimedio; Ranieri tiene nascosta la verit a Giacomo.
Il 12-6-1837 doveva tornare a Torre del Greco ma Leopardi insiste con Ranieri per restare
a Napoli per festeggiare lonomastico dellamico, trascorrono la serata parlando di
religione.
il 14 giugno 1837 si alza tardi, si mette a tavola alle cinque si fa preparare un sorbetto,
riprende il cucchiaio ma non riesce a mangiare, chiede che sia chiamato il medico. Ranieri
va a prendere il medico su suggerimento di questi esce a cercare un prete ma non vi
riesce. Muore.
Lo scultore Tito Angelini prese la maschera del volto e lo disegn con il lapis. Nel 1845
Domenico Morelli si serve del calco e delle descrizioni di Ranieri per eseguire un ritratto
conservato presso palazzo Leopardi e poi posto sulle edizione Le Monnier delle opere.
Grazie ad Antonio Ranieri, che fece interessare della questione addirittura il Ministro di
Polizia, le sue spoglie non furono gettate in una fossa comune - come le severe norme
igieniche richiedevano a causa del colera che colpiva ancora la citt - ma inumate nel
sotterraneo della chiesa di San Vitale , sulla via di Pozzuoli presso Fuorigrotta.
Sette anni dopo Ranieri fece trasferire le spoglie nel vestibolo della chiesa sotto una lapide
scolpita.
Alla morte di Giacomo Leopardi nel 1837 i suoi autografi rimasero in possesso di Antonio
Ranieri che le custod e ne preserv l'integrit per oltre cinquanta anni.
Fu Ranieri che ne dispose il passaggio per lascito testamentario alla Biblioteca Nazionale
di Napoli, alla quale le carte sarebbero pervenute al termine di una controversa giudiziaria.
Espropriato dallo Stato nel 1897 e affidato dapprima all'esame di una commissione
ministeriale insediata nella Biblioteca Casanatense di Roma presieduta dal Carducci, il
prezioso archivio leopardiano fu consegnato alla biblioteca napoletana il 19 maggio del
1907. Oltre alla documentazione autografa della quasi totalit dei Canti e delle Operette
Morali, il fondo conserva le 4526 pagine dello Zibaldone, raccolte in sei volumi, i Pensieri,
il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi, il Discorso di un Italiano intorno alla poesia
romantica, il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani, appunti giovanili e
la quasi totalit delle corrispondenze.
Nel 1939 la sua tomba, spostata al Parco Vergiliano a Piedigrotta (altrimenti detto Parco
della tomba di Virgilio) nel quartiere Mergellina, fu dichiarata monumento nazionale.
Uno dei crateri del pianeta Mercurio stato titolato Leopardi in suo onore.