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Elémire Zolla: Lo sciamanesimo

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Profe ssor Zolla, il te m a de llo sciam ane sim o attrave rsa la sua ope ra com e un e le m e nto costante di inte re sse e di polarizzazione di
significati. Q uali sono state le tappe di tale rice rca? (1)
In cosa consiste lo sciam ane sim o core ano? (2)
Ne lle sue ope re Le i se m bra guardare in m odo particolare all'arche tipo de l m atrim onio de llo sciam ano con gli e sse ri soprannaturali e
se guirne le spe cificazioni, le form e assunte ne lla storia de lla cultura. Potre bbe tratte ggiare i passaggi più salie nti de ll'incarnazione di
que sto arche tipo ne lla storia de lla cultura? (3)
C osa accadde con l'avve nto de l C ristiane sim o? Q uanto la visione te ologica totalizzante trasform ò l'im m aginario um ano? (4)

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Ne lle sue ope re dichiara di rinve nire de i forti tratti sciam anici ne lla le tte ratura corte se e urope a. C iò appare assai significativo proprio
pe rché le se m plici inte rpre tazioni in te rm ini di le tte rature com parate non arrivano a re nde re conto di un fe nom e no così com ple sso, che
cre a un gioco di richiam i tra culture dichiaratam e nte dive rse , com e que lla e urope a e que lla islam ica. Ma quale fu l'origine di tale
le tte ratura? (5)
La Dam a com e «e te rno fe m m inino» se m bra e m e rge re ne l R om anticism o te de sco con una sua rile vanza. In particolare Le i, ne L'amante
invisibile, parla de ll'incarnazione de ll'«e te rno fe m m inino» in Goe the . In quale ope ra Goe the fe ce un e splicito rife rim e nto a tale te m a? (6)
Ne lla m ode rnità se m brano rare farsi le tracce più vitali de llo sciam ane sim o. C osa ha de te rm inato que sta sorta di de pote nziam e nto
de ll'arche tipo? (7)
Pe rché ne ll'e spe rie nza sciam anica le dim e nsioni de lla guarigione e de lla cura assum ono un'im portanza fondativa? (8)
O ggi si te nta in qualche m odo di riattinge re alla cura sciam anica, anche da parte de ll'e tnopsichiatria. Le i ritie ne possibile un attingim e nto
de l ge ne re o lo conside ra solo uno sforzo inutile ? (9)
Ne L'amante invisibile Le i de line a una sorta di pe dagogia de lla visionarie tà, auspicando un possibile ritorno di atte nzione al piano de i
sogni, de lle visioni. Le i parla di una traduzione de lle conosce nze scie ntifiche in una griglia m itica: cosa inte nde con ciò? (10)

1 Professor Zolla, il tema dello sciamanesimo attraversa la sua opera come un elemento
costante di interesse e di polarizzazione di significati. Quali sono state le tappe di tale
ricerca?
Ho conosciuto queste indagini grazie al grande trattato di Mircea Eliade sullo sciamanesimo: in
tale opera non si parla degli sciamanesimi più importanti dell'Asia, come quelli birmani, coreani o
giapponesi, ma in essa venne presentato il mondo sciamanico come un tutto. Tale idea di unità
non risale a Eliade, ma a Herder che, all'inizio dell'Ottocento, scoprì l'importanza dello
sciamanesimo come stato primordiale dell'umanità e quindi cominciò a parlare dell'unità del
mondo sciamanico. Ma la dimostrazione particolareggiata di questa grande unità la fornì soltanto
Eliade che fonda tale idea di unità sull'esperienza avuta in India, dove assimilò perfettamente la
metafisica tradizionale, trovando l'ancoraggio dal quale partire per intendere a fondo lo
sciamanesimo.
Una delle principali fonti sullo sciamanesimo è costituita dai testi russi; vanno anche menzionati,
nella letteratura americana, il notevole materiale rappresentato dai volumi della Smithsonian
Institution che raccolgono le indagini fatte nelle varie tribù, a partire dalla fine dell'Ottocento fino
ai giorni nostri. Oltre che indagini scientifiche, antropologiche, ogni ricerca racchiude anche una
storia umana: ci furono infatti grandi esploratori che dedicarono la loro vita allo studio dei
Pellerossa e, grazie a loro, possediamo valide testimonianze di grandi sciamani, i quali esposero
tutte le loro esperienze a questi esploratori. La letteratura a disposizione oramai è sconfinata.
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Lo studio critico dello sciamanesimo cominciò alla fine del Settecento, quando importanti
ricercatori tedeschi andarono in Russia a studiare gli sciamani; al tempo stesso, l'idea dello
sciamanesimo si diffuse anche tra i grandi autori inglesi. Coleridge fu uno dei primi a parlare di
una «seduta sciamanica» in ambito eschimese, in The destiny of nations, dove descrive
accuratamente l'esperienza di uno sciamano che penetra, immaginativamente, nelle profondità
del mare e lì scopre la dea che si ravvia i capelli, tormentati dai peccati degli uomini, riesce a
sfuggire ai mostri che l'inseguono.
Lo studio dello sciamanesimo si è diffuso molto lentamente: per più di un secolo si è diffuso
adeguatamente, fino a culminare nell'opera di Eliade.
Successivamente se ne appropriò l'etnologia, che si concentrò sulla distinzione tra possessione e
viaggio sciamanico. La psiche occidentale si costruì una difesa dallo sciamanesimo per non
doverne riconoscere l'ampiezza, il significato; si difese dall'attrazione dello sciamanesimo, dalla
facoltà di utilizzare in pieno la fantasia. La fantasia europea era una parte della psiche corrotta,
diminuita, disprezzata, mentre nello sciamanesimo la fantasia è la guida alla quale ci si affida per
conoscere i grandi misteri dell'esistenza.
Ci fu il tentativo di considerare gli sciamani dei depravati, dei pervertiti, chiudendoli così in un
manicomio: basti pensare che l'uomo che si dedicava allo sciamanesimo spesso era un
omosessuale, tanto che in Siberia si diceva: «La sciamana mangia lo sciamano». Quindi si provò a
collocare nella bolgia dedicata agli omosessuali dal sistema morale europeo tutta l'esperienza
sciamanica; ci fu la categoria della schizofrenia, entro cui confinare lo sciamanesimo; si tentò
anche di associarlo a malattie particolarissime, come il latah dei Malesi, caratterizzata dalla
perdita della personalità.
Per lo più l'antropologia attuale è guarita da questa «malattia infantile» ed accetta che lo
sciamano non è un menomato mentale, ma è il più capace della tribù: non è necessariamente il
capo, ma è chi guida la mente della tribù.
2 In cosa consiste lo sciamanesimo coreano?
Quello coreano non è uno sciamanesimo perfettamente libero perché ha subito una persecuzione
che risale più o meno all'anno Mille, con l'introduzione del Buddhismo in Corea. Il Buddhismo era
ovviamente avverso allo sciamanesimo, perché l'ideale sciamanico consiste in un richiamo alla
bella vita, mentre il Buddhismo invita a riconoscere la vita come dolorosa e a basarsi su questa
constatazione per trascenderla. Ci fu poi la lunga parentesi confuciana della Corea, dalla metà del
secolo XIV fino agli inizi del Novecento sotto un'unica dinastia, la quale impose l'ideologia
confuciana, ponendo in primo piano la società e i suoi bisogni e sottomettendo l'uomo con una
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serie di rituali che lo conformavano alle esigenze sociali. Per tale società lo sciamanesimo
rappresentava uno scandalo, ma, sopravvisse, anche se maledetto ed escluso dal centro della vita
sociale. Il popolo non volle mai disfarsene, tanto più che ci furono anche imperatrici sedotte da
sciamane. Nella Corea del Nord il regime comunista lo ha represso, almeno alla vista; lo
sciamanesimo, infatti, ha continuato a vivere adottando una mitologia nuova; non è un caso che
fra le attuali figure della visione sciamanica coreana figuri anche il generale cinese dalle molte
vittorie, personaggio abbastanza recente rispetto alle origini, probabilmente tunguse, dello
sciamanesimo locale.
L'attuale modello di cerimonia sciamanica è articolato in dodici parti, nel corso delle quali la
sciamana sale lungo una scalinata, che dal mondo umano va verso i cieli, in una serie di fasi
durante le quali si cambia di abiti: prima indossa il costume comune, poi si veste da generale
cinese, poi indossa altri abiti ancora e infine perviene all'alto dei cieli, dove incontra il dio della
vita e della vitalità, accompagnato dalla sua tigre: lì ottiene ciò che desidera. Quindi scende in
altre dodici fasi. Ho provato a sovrapporre tali fasi a quelle dello zodiaco locale e mi sembra che
coincidano abbastanza, dimostrando come questa cerimonia sia il riassunto di tutte le possibilità
che la vita offre. Tale cerimonia rappresenta un'esperienza totale, nella quale la sciamana vive
tutte le parti possibili e improvvisa una serie di poesie deliziose, basate su un testo
fondamentale, sul quale divaga, a seconda di come la cerimonia procede.
Queste sciamane sono dunque poetesse, cantanti e grandi acrobate, in quanto danzano in vario
modo per rappresentare la loro ascesa e per entrare in trance: in un certo senso, sono anche delle
grandi guaritrici, perché qualunque malattia si offra alla loro attenzione, riescono a sanarla
modificando l'immaginazione, i sentimenti, l'interiorità del malato, rendendolo partecipe del rito.
Così come il malato partecipa del rito, allo stesso modo si partecipa di quel grande spettacolo che
ritorna alle origini del cosmo e ripropone l'origine dell'anno. La sciamana, fra l'altro, per guarire,
insegue l'anima, allontanatasi dal malato, in tutti gli anfratti dell'al di là, fino a riprenderla.
Oppure rievoca gli spiriti del padre e della madre del malato, quindi li impersona, trasformandosi
in loro. La guarigione sciamanica, dunque, guarisce fino alle fibre che per prime hanno vibrato alla
vita, alle fibre del fanciullino che in ognuno si nasconde.
3 Nelle sue opere Lei sembra guardare in modo particolare all'archetipo del matrimonio dello
sciamano con gli esseri soprannaturali e seguirne le specificazioni, le forme assunte nella
storia della cultura. Potrebbe tratteggiare i passaggi più salienti dell'incarnazione di questo
archetipo nella storia della cultura?
È fondamentale comprendere che lo sciamanesimo non è limitato al mondo rappresentato da
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Eliade nel suo grande trattato. Lo sciamanesimo è presente anche nei Vangeli: allorché il Cristo
guarisce gli indemoniati, partecipa a un'azione di tipo sciamanico. Mi sembra, dunque, molto
strano che dei popoli che credono di basarsi sui Vangeli, non abbiano dimestichezza con la vita
sciamanica, la quale non dimostra altro che questa facoltà di risanamento, di esorcismo. Anche la
Grecia, che è il punto dal quale si fa partire la cultura occidentale, era un paese sciamanico: i
grandi eroi orfici della Grecia, infatti, non erano altro che sciamani; anche l'intellezione della
tragedia greca è impossibile se non ci si immedesima con esperienze di tipo sciamanico. Si
prenda, per esempio, il caso di Cassandra: responsabile di non aver voluto un figlio da Apollo,
aveva avuto l'esperienza tipica della sciamana, ossia sposare un dio, tuttavia non aveva ceduto
interamente a lui. Pertanto ritengo che senza tener presente le esperienze sciamaniche, non sia
possibile comprendere chi fosse effettivamente Cassandra.
Come per il caso di Cassandra, nell'interpretare altri fenomeni si è trascurato spesso uno dei
princìpi fondamentali dello sciamanesimo: quale lo sciamano, per acquistare la sua potenza, l'uso
pieno della sua fantasia, deve avere un'esperienza particolare, un'esperienza erotica con la
divinità. Quindi lo sciamano deve diventare l'amante della Grande Dea. Ma come fa a ottenere
tale risultato? Tutti sognano di avere rapporti erotici: lo sciamano non è altro che una persona in
grado di organizzare questo istinto fondamentale dell'uomo per costruire, plasmare, una grande
avventura. Lo sciamano cheyenne, per esempio, si proietta in una caverna del monte cosmico e lì
viene a contatto con la Grande Dea, la quale è capace di produrre abbondanza, di dare tutti i
benefici all'umanità. Soltanto seducendola, egli raggiunge il suo fine.
Quella dello sciamano è un'esperienza fondamentale, che può essere rappresentata da un amore
passeggero o addirittura, come succede in molti popoli, da un matrimonio. Per esempio, tale
genere di matrimoni è una parte essenziale della vita vudù; allo stesso modo, in molti popoli
della Nigeria e del Togo è comune l'idea che il sacerdote sia colui che è sposato alla dea, o
addirittura colui che, a un certo punto, si immedesima con la dea, cominciando a vestirsi da
donna.
4 Cosa accadde con l'avvento del Cristianesimo? Quanto la visione teologica totalizzante
trasformò l'immaginario umano?
Il grande avvio della fantasia cristiana ebbe luogo in Egitto grazie ai primi eremiti rifugiatisi nel
deserto. Tra di loro, infatti, ci fu un eremita, il quale ebbe una visione di tipo sciamanico, nella
quale superò tutte le difficoltà sciamaniche, proiettate in veste di peccato, pervenire infine alla
suprema potenza, conferitagli dal dio cristiano o dalle divinità inferiori del Cristianesimo, ovvero i
vari santi, spiriti e angeli. Questa fu l'origine della fantasia cristiana, che poi alimentò tutta la
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grande mistica.
Pertanto ritengo che nel Cristianesimo ci fu una trasformazione della denominazione degli eventi,
non una trasformazione degli eventi sciamanici stessi, anche perché tutte le grandi esperienze
mistiche si rifecero a questo paradigma.
5 Nelle sue opere dichiara di rinvenire dei forti tratti sciamanici nella letteratura cortese
europea. Ciò appare assai significativo proprio perché le semplici interpretazioni in termini di
letterature comparate non arrivano a rendere conto di un fenomeno così complesso, che
crea un gioco di richiami tra culture dichiaratamente diverse, come quella europea e quella
islamica. Ma quale fu l'origine di tale letteratura?
Per rispondere a questa domanda, è possibile partire dal Corano, o meglio dal rapporto che ebbe
il Profeta con gli abitanti de La Mecca, i quali avevano un culto per alcune dee con le quali
amoreggiavano secondo gli schemi di un rapporto puramente sciamanico. Maometto si oppose a
questo culto, detto dei jinn, sostituendolo con il suo. Egli dunque disse ai Meccani, per distoglierli
da questo culto, che se avessero rinunciato subito ad avere rapporti erotici con i jinn, nell'al di là
avrebbero ottenuto molto di più, ovvero le huri, le compagne deliziose, sempre vergini, di chi si è
comportato piamente nella vita.
Questo discorso diede origine a una serie di conseguenze: nell'Islam i primi Sufi, o esoteristi,
cominciarono a pensare che le huri potessero anche essere percepite, in qualche maniera, in vita;
ne cominciarono una sorta di culto, anche se in veste islamica, finché ci fu la grande esperienza di
Ibn Arabi il quale, durante il suo pellegrinaggio a La Mecca, incontrò prima una deliziosa fanciulla
di Isfahan che lo fece innamorare e assurgere al massimo dell'esperienza mistica.
Successivamente incontrò un giovinetto che lo portò a un'esperienza ancora più profonda. Questa
è la base da cui partì tutta l'esperienza trovadorica europea.
A tal proposito vale la pena ricordare che i poeti dello Stil Novo si chiamavano fra loro «donne»
come, d'altra parte, chi aveva un rapporto con una Grande Dea, a un certo punto si trasformava in
lei. Il fatto che si chiamassero «donne» era dunque l'indicazione di un'esperienza precisa: Dante,
Cavalcanti e Guinizelli avevano fra loro un rapporto di comunicazione atto a informare del grado
che ciascuno aveva raggiunto. In altre parole, si trattava di scambi fra «donne» su esperienze
rarissime, difficili da esprimere con le metafore comuni e che, pertanto, solo raramente furono
espresse chiaramente. Per esempio ne La vita nova ci sono pagine straordinarie, nelle quali Dante
spiega, in termini che potrebbero essere proprio quelli di uno sciamano, la sua elevazione alla
conoscenza di Beatrice. Ma chi era mai Beatrice? Le ricerche su quale donna di carne e ossa della
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Firenze dei tempi di Dante si potesse far coincidere con Beatrice sono abbastanza inutili, poiché
essa rappresentava la Somma Dea, cioè la figlia del fondatore dell'universo. Quindi Beatrice ebbe
esattamente la funzione della Grande Dea delle religioni primitive e non fu una figura che Dante
trasse dalla teologia cattolica.
6 La Dama come «eterno femminino» sembra emergere nel Romanticismo tedesco con una
sua rilevanza. In particolare Lei, ne L'amante invisibile, parla dell'incarnazione dell'«eterno
femminino» in Goethe. In quale opera Goethe fece un esplicito riferimento a tale tema?
Goethe nascose i propri convincimenti esoterici nelle sue opere, salvo che nel Wilhelm Meister
dove ne fece una spiegazione totale, completa. È straordinario come in questo romanzo, che
sembra realistico, all'improvviso Wilhelm, il protagonista, si innamori di una donna che è al di là
dei pianeti. Goethe, dunque, mentre sembra presentare la descrizione di un essere femminile vero
e proprio, estremamente elevato, come un angelo sollevato al di là della sfera planetaria, in
realtà sta enunciando, in modo molto semplice e preciso, una esperienza sciamanica, ovvero la
scoperta della donna che è al di là delle influenze planetarie e che si trova verso stelle come Sirio
e Aldebaran.
Quindi all'interno di tale opera compare quella visione dell'«eterno femminino», altrove incarnato
da Beatrice o da Laura, all'origine della grande poesia europea.
7 Nella modernità sembrano rarefarsi le tracce più vitali dello sciamanesimo. Cosa ha
determinato questa sorta di depotenziamento dell'archetipo?
Potrei rispondere che sono state le fiamme che hanno avvolto Giordano Bruno, che fu il massimo
teorico della fantasia e dell'uso della fantasia come metodo per allenare la memoria. Non è un
caso che oggi i suoi libri sulla memoria non si comprendano a pieno, risultano molto difficili.
Dunque è possibile considerare Giordano Bruno come l'ultimo a essersi occupato di questa
utilizzazione della fantasia, di questo irrobustimento della fantasia finalizzato all'accrescimento
della memoria per ottenere una conoscenza più profonda. Pertanto è all'inizio del Seicento che
comincia a cedere la fantasia europea. È possibile considerare il Tasso come l'ultimo grande poeta
epico dell'Europa, poiché con esso si vede morire tutto l'insieme dei prodotti della fantasia che un
tempo rallegravano la vita. La nostra attuale fantasia non ha nulla in comune con quella di un
qualunque seguace del vudù di Haiti: la nostra fantasia non riesce nemmeno più ad affrescare una
chiesa.
Di contro, la fantasia sciamanica riesce a ordinare il cosmo evocando un archetipo fondamentale,
quale l'ascesa di una montagna, l'entrata in una caverna e la scoperta, in fondo alla caverna,
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della Grande Dama che concede la vita. Questo è uno degli schemi più antichi, più diffusi, che è
possibile trovare in tutti i popoli. Laddove si trasforma la scena, non cambia nulla del sostrato.
Un'altra storia prototipica è rappresentata dallo sciamano che si immerge nel mare fino alle
massime profondità e, in un anfratto della costa, entra in una caverna dove incontra la divinità,
principio della vita e fondamento dell'esistenza. In altre storie, invece della salita o della discesa,
vi è la grande traversata del deserto e l'arrivo nell'oasi dove domina la Grande Dea dell'Atlantide.
Quindi tutte le possibilità sono aperte, ma in realtà è unica la storia: l'attraversamento di un
percorso accidentato, la perdita di tutte le vesti e, infine, l'arrivo nudi alla meta e la lotta per
avere l'accesso alla fonte della verità e della vita.
8 Perché nell'esperienza sciamanica le dimensioni della guarigione e della cura assumono
un'importanza fondativa?
L'esperienza sciamanica è sempre terapeutica nel senso che, riconducendo l'uomo alle scene
fondamentali, permette a questo di acquistare una visione complessiva della realtà e quindi di
superare quell'angustia che ha determinato la malattia. Oggi, in certi paesi dell'America Latina,
dove la tradizione sciamanica ancora sopravvive, lo sciamano viene chiamato a risolvere quei casi
disperati che nessun medico riesce a guarire: è interessante notare il fatto che, ancora oggi,
qualche volta tali sciamani riescano a trasformare il malato.
Inoltre, un tempo, la funzione terapeutica dello sciamano era concepita come un tutt'uno con la
funzione poetica, con la funzione musicale e con la funzione, in genere, teatrale: un tempo non si
facevano distinzioni, dunque l'arte doveva guarire. Un'arte che non era in grado di guarire era
considerata inutile, era considerata come uno scialo di immagini che non rispondeva a nessun
fine. Quindi la domanda non è tanto come mai lo sciamano si protende alla cura, ma come si fa a
produrre arte senza intendere come suo fine la guarigione.
9 Oggi si tenta in qualche modo di riattingere alla cura sciamanica, anche da parte
dell'etnopsichiatria. Lei ritiene possibile un attingimento del genere o lo considera solo uno
sforzo inutile?
Personalmente non credo a questo attingimento. Io vidi nascere tale movimento in America, negli
anni Ottanta. Ogni volta che facevo una conferenza di argomento sciamanico, tutti mi parlavano
dell'ultimo libro di Harner, ma rimanevo esterrefatto perché essi parlavano di esperienze di
studio, non di possibilità reali. Scoprii che già allora c'erano vari centri i quali spedivano, in
contrassegno, le maracas e tutti gli strumenti utili per immedesimarsi con un'esperienza
sciamanica, quale che fosse. Inoltre Harner diffondeva lo sciamanesimo delle tribù venezuelane o
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brasiliane. Quindi c'era la pratica di scavare dentro la terra per arrivare al mondo soprannaturale,
oppure la pratica di volare nei cieli, per librarsi fino al mondo sovraceleste. Di fatto oggi lo
sciamanesimo è una delle tante religioni americane perché alcuni hanno portato in America gli
sciamani degli Huicholes del Messico, mentre altri hanno inventato altre forme.
Personalmente non credo che qualcuno oggi possa immettersi in un mondo sciamanico, tuttavia
non posso nemmeno escluderne la possibilità in senso assoluto. Ciò che vidi in America mi parve
puerile, ma questa che sembra una debolezza degli Americani, in realtà rappresenta l'inizio di una
grande forza. Per ora credo che sia soprattutto una fonte di guadagni per chi riesce a simulare di
essere uno sciamano: quindi tanti Indiani d'America e tanti Messicani probabilmente stanno
ingannando il popolo più labile e più facile da incantare.
Esiste tuttavia una rivista molto importante, lo Shaman's drum di San Francisco che rappresenta
uno strumento, secondo me, indispensabile: si tratta di un mensile straordinario che porta
qualche testimonianza di esperienze sciamaniche dimenticate, tratte dalla letteratura passata o
attuale.
10 Ne L'amante invisibile Lei delinea una sorta di pedagogia della visionarietà, auspicando un
possibile ritorno di attenzione al piano dei sogni, delle visioni. Lei parla di una traduzione delle
conoscenze scientifiche in una griglia mitica: cosa intende con ciò?
Prospettavo la possibilità che qualcuno potesse avere una forza della fantasia così agguerrita da
riuscire a costruire un sistema di metafore attorno alle verità scientifiche ultime, quali, per
esempio, la fisica quantistica. Di fatto, coloro i quali non conoscono la matematica in modo
abbastanza profondo, non sanno nulla della fisica quantistica. Dunque un matematico potrebbe
ideare qualche metafora con la quale fornire un piccolo aiuto a trasportare la mente su quel
piano.
In genere nelle scuole si insegna soltanto il sistema metaforico congegnato attorno alle verità
tradizionali. Perché non inventare, con superba forza, tutte le metafore necessarie, evitando di
limitarsi a quelle puramente pedagogiche attualmente in uso, allestendo un grande dramma,
come usavano fare gli sciamani?

Elémire Zolla racconta come è nato il suo interesse per lo sciamanesimo ed espone lo sviluppo di
queste ricerche con una conseguente analisi critica delle reazioni occidentali di fronte alla
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singolarità della figura dello sciamano. Zolla parla dello sciamanesimo soreano, sopravvisuto a
diverse forme di proibizione nel corso dei secoli -dal divieto buddhista ai tentativi di repressione
del regime comunista della Corea del Nord- quindi descrive una delle cerimonie sciamaniche
coreane più importanti, affontando anche la funzione guaritrice dello sciamano Zolla dimostra che
lo sciamanesimo è, in realtà, ben radicato nella tradizione culturale occidentale, sia rileggendo da
tale punto di vista gli episodi di guarigioni miracolose riferite dai Vangeli, sia riferendosi al mondo
greco. Analizzando la vicenda di Cassandra, viene inoltre evidenziato che il punto fondamentale
dell'esperienza sciamanica è indissolubilmente legata al cosiddetto «matrimonio» con la Grande
Dea, ossia al rapporto sessuale con la divinità depositaria dell'abbondanza, della fertilità, in
grado di arrecare benefici alla comunità; sono anche documentati casi in cui lo sciamano non solo
si sposa con la Dea, ma si abbiglia egli stesso da donna. Nel Cristianesimo si è verificata non una
trasformazione dell'esperienza sciamanica, ma una trasformazione della dominazione degli eventi.
Nella letteratura cortese, tradizionalmente considerata debitrice delle produzioni islamiche, vi
sono degli effettivi richiami all'esperienza sciamana legata alla predicazione di Maometto. Egli,
infatti, introdusse la figura delle huri per distogliere i Meccani dall'antico culto delle jinn: come
conseguenza, nell'Islam si verificò una sorta di costante ricerca delle huri anche nel mondo
terreno, ricerca che culminò con la vicenda sciamanica di Ibn Arabi, che raggiunse i più profondi
livelli di esperienza mistica prima incontrando una fanciulla, quindi un ragazzo. Queste tradizioni
giungono nella letteratura europea medievale e, in particolare, i segni più evidenti sono nello Stil
Novo: su tutti, vale l'esempio di Beatrice; altro caso esemplificativo, molto più recente, è
costituito dal Wilhelm Meister di Goethe, in cui il protagonista si innamora della donna che è al di
là dei pianeti. Va tuttavia ricordato che in Europa lo sciamanesimo perde forza e consistenza nel
Seicento, il secolo che si apre con il rogo di Giordano Bruno e nel quale la poesia cortese ha il suo
ultimo grande rappresentante in Torquato Tasso. Questoha determinato la perdita, da parte del
mondo occidentale, della fantasia propria dello sciamanesimo, ordinatrice del cosmo grazie
all'attuazione di uno schema, di un archetipo per il quale lo sciamano deve compiere un viaggio
faticoso -grotta, deserto, caverna marina- che lo porterà al congiungimento con la Grande Dea.
L'esperienza sciamanica ha sempre una funzione terapeutica, in quanto arreca guarigione
attraverso l'acquisizione di una visione complessiva della realtà che supera il dolore. Inoltre la
funzione terapeutica si associa a quella poetica, musicale, teatrale proprie dello sciamano; hanno
invece un valore del tutto commerciale i fenomeni di massa legati ad una nuova e presunta
attività sciamanica guaritrice, di moda negli Stati Uniti. In conclusione, Zolla si auspica un ritorno
alla fantasia sciamanica per costruire un sistema di metafore intorno alle cognizioni scientifiche.
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