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L’ APPRENDIMENTO

Dal modello cognitivista
alla epistemologia
dinamico-sistemica

Keyword: sapere, conoscenza, apprendimento, sistema, stocastica
Riteniamo che l’utilizzazione di una terminologia corretta costituisca un elemento di particolare rilevanza
nel tentativo di introdurre chiarezza e trasparenza nella cultura e nei “saperi” degli operatori scolastici.
Conoscere significa prendere possesso intellettualmente o psicologicamente, specie con una attività
sistematica di qualunque aspetto di quella che è considerata realtà ( Zingarelli ). Tuttavia conoscere
significa anche sapere, in quanto risultato di una sistematica attività di apprendimento. L’apprendimento,
come “atto” dell’apprendere, corrisponde alla acquisizione di una o più cognizioni di ordine teorico o
pratico: è estremamente interessante rilevare come il verbo apprendere viene definito come equivalente al
verbo conoscere. Conoscenza e apprendimento vengono ritenuti sinonimi (Devoti-Oli). Di fatto ogni tipo di
conoscenza presuppone uno stile particolare di trasmissione: lo status delle conoscenze stesse dipende
dalle modalità della loro trasmissione (enciclopedia Einaudi , voce Conoscenza) Un discorso sui processi
della conoscenza e sulle metodologie dell’apprendimento si colloca immediatamente all’interno di una
prospettiva di tipo psicologico. Infatti è stata essenzialmente la ricerca psicologica ad occuparsi dei
processi cognitivi e delle dinamiche dell’apprendimento, certamente almeno da quando la riflessione
psicologica si è distaccata dalla sua ormai lontana matrice filosofica ed il problema “gnoseologico ,
ampiamente trattato da tutta la filosofia, ha lasciato spazio alla nascita e allo sviluppo delle ricerche sui
fondamenti psicologici dell’apprendimento. Tuttavia occorre precisare che ormai le diverse teorie
psicologiche, divenute sufficientemente “mature” ed adulte, si sono sempre più al suo interno differenziate
sino al punto in cui, esaminando i lavori di ricercatori psicologici che si riferiscono a modelli epistemologici
tra loro “lontani” , si rileva come le asserzioni e le interferenze relative alla descrizione del processo
conoscitivo e delle dinamiche dell’apprendimento risultino tra loro divergenti. D’altra parte è evidente che
i costruttori teorici e la tendenza a trovare delle possibili forme di validazione delle proprie ipotesi finisce
con il determinare e con il produrre l’individuazione di una possibile veridicità esclusiva di ciò che si ritiene
originariamente valido come “verità”. In definitiva è come se il modello teorico assunto come riferimento
determini la struttura e la sequenzialità dei pensieri, dei ragionamenti e di tutto il procedimento deduttivoinduttivo ad essi connesso. Di fatto qualunque studioso che si occupi dei processi della conoscenza e

dell’apprendimento umano effettua sempre, anche quando ritiene di non farlo, delle precise scelte tra le
diverse forme di “lettura” psicologica di un fenomeno, ovvero di un processo.
Tuttavia, malgrado le diverse matrici epistemologiche utilizzate ed i diversi assunti teorici di riferimento in
merito al funzionamento dei processi della conoscenza e dello apprendimento, riteniamo che sia possibile
confrontare tra loro alcune tra le più recenti forme di riflessione e di elaborazione in relazione allo sviluppo
delle dinamiche del conoscere e dello apprendere, elaborate dal modello cognitivista e dal modello
sistemico- cibernetico , nel tentativo di evidenziarne talune similarità ed alcuni specifici punti di
convergenza e di coincidenza che risultano poi dal punto di vista della operatività didattica, ampiamente
utilizzabili se considerati non in contrapposizione bensì in relazione alla loro fruibilità, nelle componenti
positive che presentano. Facciamo riferimento e prendiamo in considerazione questi due modelli
concettuali in quanto riteniamo che costituiscano le due più rilevanti scuole che possono utilmente venire
utilizzate dal pensiero e dalla prassi pedagogica contemporanea. E’ ovvio che talune differenze sostanziali
rimangono tra queste due ipotesi epistemologiche e pragmatiche, tuttavia ci sembra interessante provare
ad evidenziare talune similarità.
Per apprendimento si intende generalmente qualsiasi processo che sia connesso con un cambiamento
duraturo del comportamento attribuibile ad una particolare esperienza vissuta.
Ci si riferisce ad un processo di apprendimento non soltanto quando si parla dei fenomeni di istruzione
ovvero di auto-istruzione (auto-aggiornamento), ma anche quando vengono acquisite o utilizzate strategie
nuove che facilitano la risoluzione di un problema pratico/operativo ovvero quando un soggetto riesce ad
individuare la maniera di “venire fuori” da una situazione relazionale che vive in maniera particolarmente
delicata, che si presenta complessa e che quindi viene soggettivamente percepita come “critica” ovvero
come situazione a “rischio”. Sembra quindi, complessivamente, che ciascuno essere umano sia artefice di
un processo di apprendimento, del proprio processo di apprendimento, essendone egli consapevole o no.
E’ ovvio che si possono acquisire spesso delle informazioni di estremo rilievo senza essere consapevoli di
ciò che sta accadendo.
Anzi assai spesso le informazioni più rilevanti vengono acquisite e fatte proprie in maniera
assolutamente accidentale, non prevista, non programmata e certamente non consapevole: ci riferiamo
a tutta quella classe di fenomeni che vanno sotto il nome di processi stocastici.
E’ come se l’apprendimento costituisse un continuo adattamento dello individuo al contesto sociale
corrispondente, quindi, ad una forma di abilità sociale analoga alla capacità di risoluzione dei problemi, per
pervenire successivamente ad un livello di conoscenza più complesso. Lo “Stile” delle modalità della
conoscenza/apprendimento di un determinato individuo risulta, quindi, essere in una situazione di
continuo divenire in relazione alle modalità di “percezione/ costruzione” della realtà.

Infatti, secondo l’epistemologia costruttivista, non è possibile descrivere l’esistente in termini di
oggettività: qualunque realtà è sempre una costruzione soggettiva che si differenzia necessariamente da
altre forme di costruzione e di rappresentazione del cosiddetto reale.
Il modo di “osservare” la realtà è sempre un modo di “vederla” e di “raccontarla” che non può non
utilizzare delle particolari griglie soggettive di costruzione e di assemblaggio degli elementi che vengono
“presi” come dati osservativi e poi “montati” insieme all’interno di un particolare schema di riferimento che
ne costituisce pertanto la “cornice”. L’ipotesi “costruttivista” viene spesso richiamata e tenuta presente sia
da molti studi cognitivisti, sia da quasi tutti i pensatori che utilizzano il modello sistemico/cibernetico. Per
apprendimento si intende altresì quel processo “mentale” tramite il quale l’esperienza vissuta produce
delle modificazioni del comportamento animale e umano. Si parla di apprendimento cognitivo quando ci si

trova dinanzi a certe situazioni di tipo complesso che coinvolgono delle funzioni mentali superiori quali
l’intelligenza e il pensiero divergente (elemento fondamentale della creatività umana). Esiste tuttavia una
altra forma più semplice di apprendimento, studiato in particolare da quegli psicologi che si richiamano al
modello comportamentista, che è stato definito come apprendimento meccanico, assimilabile e connesso
con il condizionamento di tipo “rispondente” (Pavlov) o con il condizionamento operante (Skinner). La
caratteristica fondamentale dell’apprendimento meccanico o semplice è costituita dal fatto che le
acquisizioni ad esso connesse rimangono valide similmente nella stessa modalità e con la stessa intensità
per tutti quanti gli organismi viventi. Inoltre fra queste due forme estreme (apprendimento cognitivo e
apprendimento meccanico) esisterebbero alcuni livelli intermedi di complessità, evidenziati
prevalentemente dalle ricerche degli etologi ( Thorpe, Lorenz, Timbergen).
Il concetto di apprendimento ha assunto un ruolo preminente rispetto a tutti gli altri “oggetti” di indagine
della ricerca psicologica contemporanea proprio perché in esso la indagine ispirantesi al modello
comportamentista ha tentato di individuare la matrice di qualunque forma di comportamento animale e
umano. Tutt’oggi la nozione di apprendimento mantiene ancora un particolare rilievo nel “mondo” della
ricerca psicologica, prevalentemente in relazione alla sua applicabilità didattico-operativa.
Successivamente il contributo sistematico alla analisi dei processi dell’apprendimento concreto, all’interno
del contesto scolastico, ha dato luogo a nuove forme di connessione tra indagine psicologica e lavoro
pedagogico da parte di taluni studiosi vicini alla epistemologia cognitivista (Gagnè, Bloom, Bruner ,Piaget)
L’orientamento cognitivista in psicologia si è indirizzato prevalentemente verso l’individuazione di stili
cognitivi soggettivi connessi con lo sviluppo delle capacità intellettive, ma anche contemporaneamente con
i ritmi del processo di apprendimento. Gli studi ad orientamento cognitivista si sono occupati della
conoscenza e dell’apprendimento considerandoli come “processi di base”, la psicologia ad orientamento
sistemico ha privilegiato invece lo studio dei sistemi interazionali ed in particolare delle connessioni
esistente tra l’emittente ed il ricevitore delle informazioni che costituiscono poi l’insieme delle
conoscenze ed inoltre si sono occupati, per quanto riguarda il mondo della scuola, delle elevate
interconnessioni esistenti tra i modi dell’apprendere ed i modi dell’insegnare. Il processo d’insegnamento
apprendimento viene, dal punto di vista sistemico-cibernetico descritto come un processo circolare che non
è possibile osservare soltanto nei singoli dettagli, nel senso che ogni momento apprenditivo rimanda
sempre agli elementi di connessione con le istanze di insegnamento: l’insegnamento costituisce uno
stimolo per gli allievi , ma rappresenta contemporaneamente una risposta.

Mente i cognitivisti si sono occupati prevalentemente dei “processi cognitivi”, i sistemici hanno sempre
privilegiato lo studio delle modalità attraverso le quali diviene possibile intervenire per incentivare
apprendimenti di tipo complesso ed in particolare dell’apprendere ad apprendere. Gregory Bateson parla di
cinque tipi di apprendimento: apprendimento zero, apprendimento uno, apprendimento due,
apprendimento tre, apprendimento quattro.
“L’ apprendimento zero è caratterizzato dalla specificità della risposta che -giusta o errata che sia- non è
suscettibile di correzione.

L’ apprendimento uno è un cambiamento nella specificità della risposta, mediante correzione degli errori di
scelta di un insieme di alternative entro il quale si effettua la scelta, o un cambiamento nella
segmentazione della sequenza delle esperienze.
L’apprendimento tre è un cambiamento nel processo dell’apprendimento due, per esempio un
cambiamento correttivo nel sistema degli insiemi di alternative tra le quali si effettua la scelta.
L’apprendimento quattro sarebbe un cambiamento nello apprendimento tre, ma probabilmente non si
manifesta in nessuno organismo adulto vivente su questa terra. Il processo evolutivo ha tuttavia creato
organismi la cui ontogenesi li porta al livello tre; la combinazione di filogenesi e ontogenesi raggiunge, in
effetti, il livello quattro”. ( G. Bateson: Verso una ecologia della mente. pagina 319).
Tuttavia entrambi gli orientamenti, anche se con accenti e modalità diverse, evidenziano la rilevanza del
contesto sociale all’interno del quale si realizza il processo d’acquisizione delle conoscenze ed il processo
dell’apprendimento. Da una parte i cognitivisti spiegano cosa debba intendersi per processo cognitivo e
per apprendimento; dall’altra i sistemici illustrano le modalità di funzionamento dei processi
comunicazionali (pragmatica della comunicazione umana) e la natura delle interconnessioni esistenti tra
razionalità ed emozionalità (codice numerico e codice analogico). Ciò che caratterizza la trasmissione
scolastica, scientifica, delle conoscenze è la trasmissione di un sapere che si vuole presentare come
sistemico ed oggettivo e nell’ambito del quale i paradossi, le eventuali lacune, le contraddizioni, le
incertezze, gli sviluppi casuali, il disordine, gli scarti e le impasse vengono retroattivamente eliminati una
volta scoperti i procedimenti che consentono di evitarli. Occorre sottolineare come l’orientamento
cognitivista abbia focalizzato la sua attenzione sul processo di costruzione degli stili della conoscenza e sulla
struttura portante della medesima, mentre la psicologia sistemica ha focalizzato la sua attenzione sui
processi interazionali, sulle interconnessioni esistenti tra i fenomeni di trasmissioni e dei acquisizione delle
conoscenze/ informali, rilevando inoltre la consistente importanza delle dimensioni emozionali e dei climi
psicologici (connessi con il metacontesto) all’interno dei quali si realizza il processo di
trasmissione/acquisizione.
Inoltre occorre ricordare come, secondo il modello sistemico, la conoscenza è sempre una funzione del
sistema di interazioni e del sistema delle convinzioni primarie (Bateson). In ogni caso sia il cognitivismo,
soprattutto in alcuni tra i suoi più recenti contributi (cognitivismo sociale) sia il modello sistemici rilevano e
sottolineano la importanza dell’ambiente/contesto come matrice delle “mappe cognitive” ovvero della
visione della realtà corrispondente, quest’ultima, con quello che viene definito il sistema delle convinzioni
primarie.