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CONTRIBUTI DI ARCHEOLOGIA - 8

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dipartimento di storia, archeologia e storia dellarte


sezione di archeologia
scuola di specializzazione in beni archeologici

archeologia classica
e post-classica
tra italia e mediterraneo
scritti in ricordo di maria pia rossignani
a cura di

silvia lusuardi siena, claudia perassi, furio sacchi, marco sannazaro

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Questa pubblicazione finanziata dallUniversit Cattolica del Sacro Cuore


grazie a un contributo per studi in onore di eminenti docenti dellAteneo
(linea D.3.1/2015) e con fondi di ricerca messi a disposizione dal Dipartimento di Storia, Archeologia e Storia dellArte (esercizi 2015-2016).
Fotografie e disegni sono stati forniti dagli autori dei contributi presenti nel
volume, cui si rimanda per le referenze.
Redazione : Filippo Airoldi, Elena Spalla, Simona Plessi
Progetto grafico e impaginazione: Studio Grafico Andrea Musso | Daria Pasolini

www.vitaepensiero.it
Le fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti
del 15% di ciascun volume dietro pagamento alla SIAE del compenso previsto dallart. 68, commi 4 e 5, della legge 22 aprile 1941 n. 633.
Le fotocopie effettuate per finalit di carattere professionale, economico o
commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere
effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da CLEARedi, Centro
Licenze e Autorizzazioni per le Riproduzioni Editoriali, Corso di Porta
Romana 108, 20122 Milano, e-mail: autorizzazioni@clearedi.org e sito
webwww.clearedi.org
2016 Vita e Pensiero - Largo A. Gemelli, 1 - 20123 Milano
ISBN 978-88-343-3115-6

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INDICE

Premessa

XI

Profilo biografico e bibliografia di Maria Pia Rossignani

XIII

Tabula gratulatoria

XXI

Per Maria Pia Rossignani


Angelo Bianchi
Silvia Lusuardi Siena

XXV
XXVII

Introduzione alla Giornata, Marco Sannazaro

XXIX

Programma della Giornata di studi

XXXI

Omaggio a Maria Pia Rossignani.


Da Luni a Hierapolis: il suo contributo alla storia dellarchitettura romana, Pierre Gros

Italia
LUNI E LIGURIA

Riflessioni sulla circolazione e il consumo delle ceramiche comuni a Luni


e nella Liguria costiera tra III e I secolo a.C. Luigi Gambaro
Glittica lunense, Gemma Sena Chiesa
Ritorno a Luni: un nuovo frammento di clipeo del Tempio di Luna, Giuseppina Legrottaglie
La statua loricata di un imperatore flavio dal teatro di Luni, Matteo Cadario
Un tremisse di Anastasio riconiato per Giustino II da Luni, Ermanno Arslan
Un ignoto cavaliere medievale sepolto presso la cattedrale di Luni, Silvia Lusuardi Siena, Marco Vignola
Ricordi lunensi, Maria Paola Lavizzari Pedrazzini
Albintimilium (Ventimiglia, IM). Indagini archeologiche nellarea delle mura settentrionali
e del sepolcreto tardo-antico della Porta Nord, Daniela Gandolfi

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MILANO E LOMBARDIA

I segni della trasformazione nel paesaggio urbano di Milano tra II e I secolo a.C.
alla luce dellevidenza archeologica, Anna Maria Fedeli, Carla Pagani
Su un singolare monumento funerario mediolanense, Giuliana Cavalieri Manasse
Specchietti simbolici in vetro e piombo dalle necropoli milanesi dellUniversit Cattolica
e di via Madre Cabrini (con appendice di A. Agostino, L. Operti), Marina Uboldi
Breve nota su alcuni aspetti della decorazione architettonica nelle Terme Erculee a Milano, Furio Sacchi
Il soggiorno di Bernard de Montfaucon a Milano: note su un rinvenimento alto-medievale, Elena Spalla
Alda Levi: una pioniera dellarcheologia italiana, Anna Ceresa Mori
Attivit ispettiva nelle aree archeologiche milanesi. Un esempio: il foro, Chiara Baratto

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Anfore per ledilizia: la bonifica e oltre la bonifica, Mariavittoria Antico Gallina


Melchiorre Brioschi, ricamatore milanese (1701 ca.-1761), Maria Teresa Binaghi Olivari
La datazione della fase F del Forcello di Bagnolo San Vito (MN), Raffaele C. de Marinis
Lalfabetario latino e le incisioni di et romana sulle rocce di Carona (BG), Stefania Casini, Angelo E. Fossati
Calvatone 2005-2014: le novit dellultimo decennio di scavi nel vicus padano di Bedriacum, Maria Teresa Grassi
Il monumento onorario di C. Erennio Ceciliano a Sirmione (BS), Elisabetta Roffia
La Domus delle Fontane: un soffitto dipinto nella X Regio, Barbara Bianchi
Il sarcofago di Busto Arsizio: note per un laboratorio di geostoria, Giuliana Ratti
La torre tardo-antica e il monastero alto-medievale di Torba (VA), Gian Pietro Brogiolo
Limitazione di crustae antiche nella pittura alto-medievale: laula biabsidata dellIsola Comacina, Marco Rossi
Archeologia dalta quota: le fortificazioni basso-medievali di Tor dei Pag (Vione, BS), Marco Sannazaro

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TRIVENETO

Ambiente e ritualit nellarea padovana fra et del Ferro ed et romana: i resti macroscopici vegetali
di Padova SantEufemia, Elisa Martinelli, Sila Motella, Lanfredo Castelletti
Il rilievo con scena di aratura di Aquileia riconsiderato, Monika Verzr Bass
Archeologia nellArena di Verona: dati preliminari sugli interventi di scavo 2013-2014, Brunella Bruno
Osservazioni sulla cronologia e la provenienza dei capitelli pi antichi reimpiegati
nella basilica di San Marco a Venezia, Luigi Sperti
Nuove invetriate alto-medievali dalla laguna di Venezia e di Comacchio, Sauro Gelichi
San Giovanni, pieve di Fassa. Indagini archeologiche nel luogo e nelledificio, Marilena Casirani, Enrico Cavada

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ITALIA CENTRO-MERIDIONALE

Modelli tarantini nellornato lapideo siciliano in et ellenistica: un capitello corinzio


con protomi femminili nel Museo Archeologico di Agrigento, Lorenzo Campagna
I santuari italici nel quadro della romanizzazione, Maria Jos Strazzulla
Il sepolcro dei Vistinii sulla Via Appia a Roma, Daniele Manacorda
Non solo spettatrici. Le donne nei teatri della Regio VII Etruria, Raffaella Viccei
Viabilit e popolamento dallet romana al tardo-antico al confine tra VI, VII e VIII Regio:
il caso della via Ariminensis, Daniele Sacco, Anna Lia Ermeti

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Mediterraneo
MALTA

Conservazione, riutilizzo, obliterazione: sopravvivenze delle strutture megalitiche tardo-neolitiche di Tas-Sil


nellambito degli interventi di et storica, Alberto Cazzella, Giulia Recchia
Arredi cultuali iscritti a Tas-Sil. I frequentatori del santuario, Maria Giulia Amadasi Guzzo
Me tene ne fugiam. I ceppi da schiavo dal santuario di Tas-Sil, Elisa Grassi
Un inedito documento di architettura funeraria da Ta Qali, Francesca Bonzano
Un vaso di forma inusitata, Filippo Airoldi
Un gruzzoletto di antoniniani e imitazioni radiate della National Numismatic Collection maltese, Claudia Perassi
Archeologia, restauro, conservazione: lattivit di Maria Pia Rossignani a Malta, Grazia Semeraro
Ricognizioni e ricordi maltesi, Enrico Giannichedda
Fertile Malta, sterile la vicina isola di Pantelleria. Fonti letterarie e archeologia
di un paesaggio mediterraneo, Serena Massa

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HIERAPOLIS, VICINO ORIENTE, MAR ROSSO

Hierapolis di Frigia tra ricerca e restauro, Francesco DAndria


Modelli, architetti e maestranze a Hierapolis di Frigia: il caso del Tempio A nel Santuario di Apollo, Tommaso Ismaelli
Uninsula residenziale a Hierapolis di Frigia, Annapaola Zaccaria Ruggiu
Mosaici bizantini da Hierapolis di Frigia: una prima segnalazione, Elisabetta Neri
Sulle rovine di Troia, Roberto Gazich
Due lucerne a volute dal teatro di Caesarea Maritima (Israele), Francesca Paola Porten Palange
Fino agli estremi confini della terra. La cristianizzazione ad Adulis (Mar Rosso-Eritrea)
e lo scavo della chiesa orientale, Caterina Giostra

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Cultura, patrimonio e metodi


Riflessione sulle forme di collaborazione fra Istituzioni e Comunit locali: il caso di Venzone (UD),
Maria Pia Rossignani, Remo Cacitti
Archeologia e restauro in monumenti segnati dal terremoto: due diverse esperienze
insieme a Maria Pia Rossignani, Francesco Doglioni
Ricordando una delle battaglie istituzionali di Maria Pia Rossignani: la specializzazione
dei professionisti del Patrimonio, Marisa Dalai Emiliani
Ladesione dellItalia alla Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico
(La Valletta, 1992), Alberto Roccella
Musei, cultura, sociale: qualche esempio tra musei civici e musei provinciali, Maria Bonghi Jovino
Informatica applicata allarcheologia: disciplina ausiliaria o fondamentale strumento
di educazione alla modellazione e formalizzazione del ragionamento archeologico?, Claudio Cortese

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Storia, arte e collezionismo


Tra sospetto e dissenso. Parole chiave in Thuc. 5.25-26, Cinzia Bearzot
Gli amici del re: collaboratori o servi del loro sovrano?, Franca Landucci
Cassiodoro e Boezio, Giuseppe Zecchini
Gli asklepieia: antichi luoghi di cura fra medicina scientifica e medicina sacra, Nicola M. Papparella
Ivimus per undas. Impressioni di viaggio di un cristianista nel bacino del Mediterraneo, Remo Cacitti
Limmagine nelle origini cristiane: una contestazione metodologica, Gabriele Pelizzari
Archeologia del libro: frammenti di Cicerone nella biblioteca
del Capitolo Metropolitano di Milano, Mirella Ferrari
Motivi decorativi alto-medievali derivati da ornamenti classici, Paola Piva
La memoria dellantico Giotto nella volta della basilica superiore
di San Francesco di Assisi, Francesca Flores dArcais
Ma tu, candido lectore, age il meglio, si questo sai. Fori e basiliche
secondo Cesare Cesariano, Jessica Gritti, Alessandro Rovetta
Limmaginario archeologico nellarte contemporanea: Anne e Patrick Poirier
al cospetto delle vestigia del passato, Francesco Tedeschi
Ricerche su una testa di cavallo dalla collezione Pollak, Elena Cagiano de Azevedo
Mantova, Museo Diocesano Francesco Gonzaga: ritratto virile, Anna Maria Tamassia
Il collezionismo di antichit a Milano tra XV e XVI secolo nella silloge epigrafica
di Andrea Alciato: prime considerazioni, Maria Grazia Albertini Ottolenghi

INSERTO A COLORI
Maria Pia Rossignani a Malta nel settembre 2011
Medusa, Remo Rachini
Isole dacqua, Antonello Ruggieri
Tavole I-XIII

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Premessa

Una raccolta di scritti di amici e colleghi, che avrebbe


dovuto degnamente onorare i 70 anni di Maria Pia
Rossignani e il suo lungo magistero, fu a suo tempo sospesa: la destinataria dellomaggio, percependo liniziativa prima della sua organica pianificazione, ci dissuase
con argomentazioni di varia natura. Non fu certo estranea, a questo suo pressante suggerimento, la volont di
concentrare le energie di alcuni colleghi sui due fronti
che lavevano particolarmente coinvolta negli ultimi anni: il santuario di Tas-Sil a Malta e lagor settentrionale di Hierapolis di Frigia, indagini di scavo di cui intendeva portare a compimento le edizioni scientifiche.
Purtroppo entrambi i progetti non hanno potuto vedere la luce. Siamo stati cos privati di contributi in cui,
ancora una volta, si sarebbero potuti apprezzare il suo
valore scientifico, la capacit critica e le felici intuizioni.
Al vuoto in campo scientifico, che gli allievi e i collaboratori cercheranno con impegno di colmare, si affianca
lassenza umana della Maestra, collega e amica.
Per questo il volume di scritti inizialmente previsto
per una festa condivisa prende ora la forma di un
volume in memoria. La pubblicazione raccoglie i
contributi presentati nella Giornata di studi in ricordo organizzata nel gennaio 2014 a pochi mesi dalla scomparsa di Maria Pia e molti altri interventi
che testimoniano lampiezza degli interessi della
studiosa e delle sue relazioni personali sul fronte
storico-archeologico e storico-artistico, oltre che lappassionata responsabilit nella conoscenza e nella politica di tutela dei beni culturali. Era nel carattere di
Maria Pia rendere partecipi colleghi e amici degli sviluppi del suo lavoro e appassionarsi allavanzamento
delle ricerche degli altri, con una costante apertura alla discussione, alla critica di proprie e altrui posizioni,
sensibile e attenta a ogni novit e proposta: queste
qualit hanno fatto s che i legami da lei intessuti si
riflettano ora negli scritti offerti per questopera.

ricerca di Maria Pia si era principalmente concentrata: lItalia e in particolar modo lItalia settentrionale
con Luni e Milano e il Mediterraneo, che la vide
partecipe delle Missioni Archeologiche Italiane a
Malta e a Hierapolis di Frigia. Seguono altre sezioni
che richiamano linteresse della studiosa per le problematiche della conservazione dei beni culturali e il suo
appassionato impegno civile: proprio in questi giorni
si commemora il quarantennale del devastante terremoto in Friuli, a seguito del quale si batt con tenacia
e fermezza, accanto ad altri generosi colleghi e allievi,
nel progetto della ricostruzione filologica del Duomo
di Venzone dovera e comera.

I contributi sono dapprima distribuiti allinterno del


volume per ambiti geografici, nei quali lattivit di

Silvia Lusuardi Siena, Claudia Perassi,


Furio Sacchi, Marco Sannazaro

In conclusione, desideriamo ringraziare tutti coloro


che hanno reso possibile la buona riuscita di questa
operazione editoriale: gli Autori per i loro contributi;
Filippo Airoldi ed Elena Spalla per averci costantemente affiancato in tutte le fasi di elaborazione del testo e delle immagini con la abituale generosit; Giuliana Cavalieri Manasse che si assunta il compito di
rielaborare per la stampa lultimo scritto di Maria Jos
Strazzulla, che in questo modo riesce a essere presente
nellomaggio allamica. I nostri ringraziamenti vanno
anche per il costante sostegno ad Angelo Bianchi,
Preside della Facolt di Lettere e Filosofia e a tutta la
Facolt; a Giuseppe Zecchini, Direttore del Dipartimento di Storia, Archeologia e Storia dellArte; allEditrice Vita e Pensiero che con la consueta competenza professionale ha portato a compimento un onere redazionale di non poco conto.
Nel giorno in cui ricorre il terzo anniversario della sua
scomparsa, un grazie ancora a Maria Pia, per la sua
generosit intellettuale e umana che ha generato una
pianta ricca di molteplici frutti.
Milano, 4 maggio 2016

XI

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Profilo biografico di Maria Pia Rossignani

Maria Pia Rossignani, nata l8 settembre 1940 a Craveggia (VB), si spenta a Milano il 4 maggio 2013.
Riposa nel cimitero della Pieve di Vigo di Fassa.
Assistente ordinario dal 1974, dal 1980 professore associato di Archeologia e Storia dellArte greca e romana
e professore incaricato per la supplenza dellinsegnamento di Archeologia e Topografia Medievale dal 1985
al 1989 presso lUniversit Cattolica del Sacro Cuore
di Milano, Maria Pia Rossignani fu nel triennio 19901993 professore straordinario di Archeologia presso
lUniversit degli Studi de LAquila, citt cui rimase
sempre molto legata. Nel 1993 rientr in largo Gemelli
in qualit di professore ordinario sulla cattedra di Archeologia e Storia dellArte greca e romana e qui continu la sua attivit sino al pensionamento nel
novembre del 2012. Fu direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia dal momento dellistituzione, nel 1997, fino al 2010, tenendo i corsi di
Archeologia e Storia dellArte greca e romana, di Storia
dellurbanistica greca e romana e infine di Archeologia
Classica. Diresse a pi riprese lIstituto di Archeologia
(dal 1981 al 1990, dal 1995 al 1998, dal 2010 al
2012). Ebbe lincarico di coordinatore del Dottorato
di ricerca in Archeologia dei processi di trasformazione. Le societ antiche e medievali dal 1997 al 2008
e della Commissione Didattica del corso di Laurea in
Scienze dei Beni culturali dal 2009 al 2012.
Maria Pia Rossignani si era iscritta allUniversit
Cattolica di Milano per coltivare gli studi storicoartistici, ma lincontro con Michelangelo Cagiano
de Azevedo la indirizz allarcheologia del mondo
classico, che rimase al centro dei suoi interessi di
studiosa e di docente.
Dopo il conseguimento della laurea nel 1962 con una
tesi su I restauri settecenteschi ai dipinti di Ercolano e

Pompei e nel 1964 del diploma di perfezionamento in


Archeologia sempre nello stesso Ateneo con uno studio sulle Decorazioni architettoniche in bronzo, dal
1965 al 1973 fu assistente volontario e borsista ministeriale di addestramento didattico e scientifico presso
la cattedra di Archeologia.
Il trasferimento della famiglia a Parma costitu unulteriore decisiva tappa nel suo percorso formativo, segnato questa volta dallincontro con Antonio Frova,
che la coinvolse nello studio della collezione dei vasi
attici figurati conservati presso il Museo Nazionale e
dei materiali architettonici romani rinvenuti in citt, i
cui risultati confluirono nel fascicolo XLV 1,2 del Corpus Vasorum Antiquorum e nella monografia La decorazione architettonica romana di Parma. Ancora per
iniziativa di Antonio Frova fu coinvolta nelle importanti indagini archeologiche nella colonia romana di
Luni (La Spezia), cui dedicher buona parte della sua
produzione scientifica compresa tra gli anni 1970 e
1990. Una lunga fase della sua vita in cui, dopo le esperienze di scavo nella chiesa di SantAndrea a Orvieto
con Cagiano de Azevedo, ebbe modo di svolgere un
ruolo-guida per diverse generazioni di pi giovani studiosi. Allo stesso periodo risale anche la fondazione del
Centro Studi Lunensi, del quale fu a lungo segretaria
e animatrice, e della rivista Quaderni del Centro Studi
Lunensi. La collaborazione con Antonio Frova prosegu anche in ambito lombardo con la ripresa delle indagini sul santuario di et tardo-repubblicana scoperto
a Brescia al di sotto dei resti del Capitolium flavio.
La partecipazione, ancora giovanissima, agli scavi di
Malta sotto la direzione scientifica di Cagiano de Azevedo la port a contatto con le culture antiche al centro del Mediterraneo e a intessere con Antonia
Ciasca rapporti di stima e di profondo affetto riconfermati, a molti anni di distanza, dal coinvolgimento

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nel progetto di studio del santuario di Tas-Sil, quando


questultima divenne direttore della Missione Archeologica Italiana nellisola.
Occupandosi di Milano, mise a fuoco i problemi storico-archeologici riguardanti i pi antichi documenti
della plastica architettonica romana, lanfiteatro di via
Conca del Naviglio e il colonnato lungo corso di Porta
Ticinese. Da questi ultimi casi di studio scaturirono i
preziosi lavori di rilettura del monumentale complesso
paleocristiano di San Lorenzo Maggiore, ricerche che
confermano lampiezza dei suoi interessi culturali
anche per il tardo-antico e lapertura allet post-classica, che si espresse nella partecipazione alle indagini
archeologiche a Castelseprio del 1977-1981.
A partire dal 1986, lampliamento della sede milanese
dellUniversit Cattolica la vide impegnata, insieme ai
colleghi Silvia Lusuardi Siena e Marco Sannazaro, in
qualit di responsabile scientifico nelle indagini preventive nei cortili dellAteneo, da lei fortemente caldeggiate e che hanno dato esiti di grande interesse,
valorizzando anche sotto il profilo archeologico la sede
storica dellUniversit. La pubblicazione dei risultati
degli scavi qui condotti fu loccasione per rifondare,
nel 2003, la collana Contributi di Archeologia, promossa da Michelangelo Cagiano de Azevedo ed edita
tra il 1967 e il 1975, mentre la ricca messe di reperti
depositati per studio nei sotterranei dellAteneo offr
lopportunit per la creazione del Laboratorio di Archeologia Michelangelo Cagiano de Azevedo, spazio
didattico e di ricerca, inaugurato nel 2001 e per la cui
realizzazione si spese a lungo.
Gli ultimi anni del suo intenso lavoro sono stati assorbiti dallo scavo del complesso sacro di Tas-Sil a
Malta, quando, scomparsa nel 2001 lamica Ciasca, le
subentr in qualit di direttore della Missione archeologica italiana. Contestualmente operava anche con
alcuni allievi a Hierapolis di Frigia, in Turchia, nella
Missione, sempre italiana, diretta prima da Daria De
Bernardi Ferrero del Politecnico di Torino e poi da
Francesco DAndria dellUniversit del Salento e alla
quale partecipava anche Annapaola Zaccaria Ruggiu
dellUniversit di Venezia: dopo Luni, si ricre cos,
anche in Turchia, con gli ultimi due lantico legame tra
i componenti del nucleo milanese degli allievi di Cagiano de Azevedo. A Hierapolis, Maria Pia Rossignani
si prodig con enorme energia e passione allo studio
dei resti strutturali e architettonici della monumentale

XIV

sto-basilica nella cosiddetta agor settentrionale. La


paziente analisi ricostruttiva, durata anni, di un edificio pubblico a due piani, lungo circa 280 metri, conservato solo a livello di fondazione e lo studio di
centinaia di elementi architettonici raccolti nel corso
del tempo senza adeguata documentazione rappresentano una convincente metafora della sua determinazione e delle sue capacit scientifiche non disgiunte da
una notevole qualit intuitiva, senza le quali i dati oggettivi rimangono inanimati.
Fu persona riservata e concreta, ottimista, sempre
pronta a raccogliere le sfide anche nelle situazioni pi
complicate, qualit che si apprezzano nella sua scrittura, densa, concisa, che riflette un pensiero limpido,
scarno, essenziale. Fu determinata nel porre la sua attivit didattica davanti a ogni altro impegno professionale e personale, per rispetto degli studenti, ma
anche delle proprie conoscenze, che non dovevano
rimanere confinate in se stesse, ma diventare patrimonio di una condivisione culturale, al servizio della
difesa dei beni archeologici. La sua curiosit e seriet
scientifica non si posero mai in alternativa alla profonda umanit nei rapporti con colleghi, collaboratori, studenti e con quanti venivano in contatto con
lei, a prescindere dalla loro condizione sociale, culturale e soprattutto accademica. La sua solidariet
verso i meno privilegiati fu sempre trasparente e
senza ambiguit e si manifest pi volte nelle situazioni di concreto bisogno. sufficiente ricordare la
sua attiva partecipazione nel complesso progetto di
riconoscimento degli elementi lapidei e di ricostruzione filologica del trecentesco Duomo di Venzone
(Udine) distrutto dal terremoto che nel 1976 aveva
colpito il Friuli-Venezia Giulia, regione alla quale
rest fino allultimo legatissima. Il libro bianco Le
pietre dello scandalo eloquente testimonianza della
sua passione civile e dellimpegno profuso sul fronte
della salvaguardia dei beni culturali, tema ripreso
nella Giornata di Studio Per una definizione di nuove
figure professionali nellambito dei Beni culturali organizzata presso lAteneo milanese nel 1999, nei cui
Atti ebbe modo di dimostrare la propria attenzione
anche al futuro e allo sbocco lavorativo dei giovani
laureati.
Ha affrontato con il sorriso la malattia che, in singolare e drammatica coincidenza con luscita dal ruolo,
laveva colpita, offrendo un ultimo insegnamento a
tutti i compagni di strada.

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Bibliografia

A. Monografie, articoli, schede

Corpus Vasorum Antiquorum, Italia, Fasc. XLV: Parma,


Museo Nazionale di Antichit, 1, Roma 1970, 4, 14,10, S.

Schede nn. 235-241; 386-391; 680-682, in Arte e civilt romana nellItalia settentrionale dalla Repubblica alla Tetrarchia (Catalogo della mostra), Bologna 1964-1965.

Corpus Vasorum Antiquorum, Italia, Fasc. XLV: Parma, Museo


Nazionale di Antichit, 2, Roma 1970, 8, 7, 6, 5, 5, 4, 5, 4, S.

S. Paolo Milqui. Lo scavo nella zona degli impianti agricoli,


in Missione Archeologica Italiana a Malta. Rapporto preliminare della campagna 1964, Roma 1965, pp. 141-154.

Tas Sil, area sud. Ceramica e trovamenti vari, in Missione


Archeologica Italiana a Malta. Rapporto preliminare della
campagna 1969, Roma 1972, pp. 47-70.

S. Paolo Milqui. Note sui pressoi Trovamenti vari, in Missione Archeologica Italiana a Malta. Rapporto preliminare
della campagna 1965, Roma 1966, pp. 101-115.

Tas Sil, area sud. Ceramica e trovamenti vari, in Missione


Archeologica Italiana a Malta. Rapporto preliminare della
campagna 1970, Roma 1973, pp. 59-72.

Saggio sui restauri settecenteschi ai dipinti di Ercolano e Pompei, in Contributi dellIstituto di Archeologia. Milano, Universit Cattolica, I, Milano 1967, pp. 7-134.

Luni, zona sud del Foro. Lo scavo della zona dellarea pubblica
Le classi del materiale (unguentari, ceramica grigia di et
imperiale; ceramica comune; tipi ceramici diversi; vasi in
marmo; vasi in pietra ollare; decorazione architettonica in
marmo; decorazione architettonica fittile; bolli laterizi), in
Scavi di Luni. Relazione preliminare delle campagne 19701971, a cura di A. FROVA, Roma 1973, coll. 81-195; 355356; 410-424; 502-536.

S. Paolo Milqui. Ceramica e trovamenti vari, in Missione Archeologica Italiana a Malta. Rapporto preliminare della campagna 1966, Roma 1967, pp. 63-76.
S. Paolo Milqui. Ceramica e trovamenti vari, in Missione Archeologica Italiana a Malta. Rapporto preliminare della campagna 1967, Roma 1968, pp. 57-73.
Frammento di orlo di vaso a rilievo da Agrigento, in Notizie dal Chiostro del Monastero Maggiore, I-II, 1968, pp.
63-66.
S. Paolo Milqui. Ceramica e trovamenti vari, in Missione Archeologica Italiana a Malta. Rapporto preliminare della campagna 1968, Roma 1969, pp. 97-105.
La decorazione architettonica in bronzo nel mondo romano. Saggio di ricerca, in Contributi dellIstituto di Archeologia. Milano, Universit Cattolica, II, Milano 1969,
pp. 45-98.
Rivestimenti architettonici in bronzo dagli scavi di Velleia, in
Atti del III Convegno di Studi Veleiati (Piacenza-VelleiaParma, 1967), Milano 1969, pp. 319-346.

Aspetti e problemi di una ricerca pianificata sul territorio, in


Benacus, Atti del Convegno di Studi: Musei e gruppi locali
in una ricerca archeologica pianificata nel territorio lombardo
(Sal, 1975), Cremona 1975, pp. 19-28.
La decorazione architettonica romana in Parma, Parma 1975.
Il Capitolium e la decorazione architettonica romana di Brescia, in Atti del Convegno Internazionale per il XIX centenario
della dedicazione del Capitolium e per il 150 anniversario
della sua scoperta (Brescia, 1973), Brescia 1975, pp. 53-66
(con A. FROVA - G. CAVALIERI MANASSE).
Indagine territoriale sulla Lunigiana, Quaderni del Centro
Studi Lunensi, I, 1976, pp. 49-54.
Luni. La cultura materiale, in Archeologia in Liguria, I. Scavi
e scoperte 1967-1975, a cura della Soprintendenza Archeologica della Liguria, Genova 1976, pp. 44-47.

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Saggio nella piazza E2; saggio nella piazza E1; considerazioni


conclusive sui saggi 2 e 3; vasi in marmo; decorazione architettonica in marmo; decorazione architettonica in stucco; terrecotte architettoniche; bolli laterizi; scultura in terracotta;
miscellanea, in Scavi di Luni, II. Relazione delle campagne
1972-1974, a cura di A. FROVA, Roma 1977, pp. 9-23; 2330; 30-31, 304-314; 316-326.
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Le pietre dello scandalo. La politica dei beni culturali nel
Friuli del terremoto, Torino 1980 (Struzzi. Societ, 18) (con
M.T. BINAGHI OLIVARI - R. CACITTI - M. DALAI EMILIANI
- G.B. DELLA BIANCA - F. DOGLIONI - G. ERICANI - L.
MARCHETTI - A. ROCCELLA - S. SICORI).
Relazione sul progetto culturale per la ricostruzione del Duomo
di Venzone, Udine 1980.
Spunti di indagine sugli insediamenti rurali nel territorio comasco, in I Romani nel Comasco. Testimonianze archeologiche
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Problemi aperti relativi allet romana, in Atti 1 Convegno
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Precisazioni archeologiche nellarea del Castello di Brescia,
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I materiali architettonici di reimpiego, in La Basilica di S.
Lorenzo in Milano, a cura di G.A. DELLACQUA, Milano
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XVI

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1985, pp. 23-29 (con S. LUSUARDI SIENA).
Topografia della citt. La citt romana: mura, insulae, strade,
in Luni - Guida archeologica, Sarzana 1985, pp. 41-48 (con
A. FROVA).
Il Museo, in Luni - Guida archeologica, Sarzana 1985, pp.
130-137 (con A. FROVA).
Larea a nord del Foro; Il Foro; Larea a sud del Foro; Larea
con fontane; Il Grande Tempio, in Luni - Guida archeologica, Sarzana 1985, pp. 55-62; 63-67; 68-73; 74-78;
104-108.
Appunti per una revisione del problema archeologico di San
Lorenzo in Milano, in Scritti in ricordo di Graziella Massari Gabello e Umberto Tocchetti Pollini, Milano 1986, pp.
277-294.
Michelangelo Cagiano de Azevedo, in Cultura e tecnica artistica nella tarda antichit e nellalto medioevo, Milano 1986,
pp. IX-XI (con S. LUSUARDI SIENA).
Il recupero del materiale archeologico, in Piazza della Loggia
di Brescia. Una secolare vicenda al centro della storia urbana
e civile di Brescia, a cura di I. GIANFRANCESCHI, Brescia
1986, pp. 93-101.
Monumenti pubblici e privati di et repubblicana nei centri
urbani della Lombardia, in Atti del 2 Convegno Archeologico
Regionale (Como, 1984), Como 1986, pp. 215-239.
Ricordo di Umberto Tocchetti Pollini, in Scritti in ricordo di
Graziella Massari Gaballo e di Umberto Tocchetti Pollini, Milano 1986, pp. 15-17.
Gli edifici pubblici nellarea del Foro di Luni, in Studi Lunensi e prospettive sullOccidente romano, Atti del Convegno
Internazionale (Lerici, 1985), Quaderni del Centro Studi
Lunensi, 10-12, 1985-1987, pp. 123-148.
Luni, in Archeologia in Liguria III.2. scavi e scoperte 198286. Dallepoca romana al post-medioevo, Genova 1987, pp.
197-200 (con S. LUSUARDI SIENA).
Foro. Area del portico occidentale, in Archeologia in Liguria
III.2. scavi e scoperte 1982-86. Dallepoca romana al postmedioevo, Genova 1987, pp. 217-221.
Milano, Universit Cattolica del Sacro Cuore. Scavo nei cortili, Notiziario della Soprintendenza Archeologica della
Lombardia 1986, 1987, pp. 139-145 (con S. LUSUARDI
SIENA).
Il colonnato nel prospetto del complesso basilicale, in Le colonne di S. Lorenzo. Storia e restauro di un monumento romano, a cura di A. CERESA MORI, Modena 1989, pp.
23-68.57.

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Gli edifici pubblici nellItalia settentrionale fra l89 a.C. e let


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La fine di Luni imperiale e la nascita della citt tardoantica,
in I terremoti prima del Mille. Storia, archeologia, geologia,
Monografie dellIstituto Nazionale di Geofisica, a cura di
E. GUIDOBONI, Bologna 1990, pp. 489-496.
La storia del sito alla luce delle indagini archeologiche, in Dal
Monastero di S. Ambrogio allUniversit Cattolica, a cura di
M.L. GATTI PERER, Milano 1990, pp. 23-42 (con S. LUSUARDI SIENA).

Foro e Basilica a Luni, in Forum et Basilica in Aquileia e


nella Cisalpina romana, Antichit Altoadriatiche, XLII,
Udine 1995, pp. 443-459.
Gli Aemilii e lItalia del Nord, in Splendida civitas nostra.
Studi archeologici in onore di Antonio Frova, a cura di G.
CAVALIERI MANASSE - E. ROFFIA, Roma 1995, pp. 61-75.
Il nome di Luna, in Studia classica Iohanni Tarditi oblata, a
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Milano, Basilica di S. Lorenzo, Notiziario della Soprintendenza Archeologica della Lombardia 1988-1989, 1990,
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Ricerche archeologiche nel suburbio di Milano, in Milano in


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Milano. Lorganizzazione urbanistica; Il complesso laurenziano; Il deposito archeologico, in Milano capitale dellimpero
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Milano, Universit Cattolica. Terza campagna di scavi, Notiziario della Soprintendenza Archeologica della Lombardia
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Archeologia a Milano. Nuovi scavi allUniversit Cattolica,


Terra Ambrosiana, XXXII, 1, 1992, pp. 26-28.
Le forze in campo: riflessione sulle forme di collaborazione fra
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La citt tardoantica, in La citt e la sua memoria. Milano e


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Quale formazione per intervenire nelle situazioni di emergenza per i beni culturali?, in Le Scuole di Specializzazione
nel settore di Beni Culturali tra storia e progetto, Atti del
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Un monumento onorario della Milano tardoantica, in Studi
di storia dellarte in onore di Maria Luisa Gatti Perer, a cura
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Archeologia e storia a Milano. Gli scavi nellarea dellUniversit


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the Ancient Mediterranean, Treasures of Malta, VII, 1,
2000, pp. 63-65 (con A. CIASCA).

XVII

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Presentazione della Giornata, in Per una definizione di nuove


figure professionali nellambito dei Beni culturali, Atti della
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SIENA - M.P. ROSSIGNANI, Milano 2000, pp. 13-15.
Scavi e ricerche della Missione Archeologica Italiana a Malta,
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A. CIASCA et al.).
Dodici anni di ricerche archeologiche in Universit Cattolica (1986-1998). Bilancio dellesperienza, primi risultati
e prospettive di ricerca, in Ricerche archeologiche nei cortili
dellUniversit Cattolica. La necropoli tardoantica, Atti
delle Giornate di Studio (Milano, 1999), a cura di M.
SANNAZARO, Milano 2001 (Contributi di Archeologia,
1), pp. 3-7 (con S. LUSUARDI SIENA).
Formazione, qualificazione e prospettive occupazionali in
campo archeologico, in La protostoria in Lombardia, Atti del
3 Convegno archeologico regionale (Como, 1999), Como
2001, pp. 301-305.
Insediamenti ed economia nellarea del Portus Lunae nella
prima met del II secolo a.C., in LAfrica romana. Lo spazio
marittimo del Mediterraneo occidentale: geografia storica ed
economia, Atti del XIV Convegno di Studio (Sassari, 7-10
dicembre 2000), Roma 2002, pp. 753-766 (con B. BRUNO
- D. LOCATELLI).
Le iscrizioni bilingui e gli agyiei di Malta, in Da Pyrgi a
Mozia. Studi sullarcheologia del Mediterraneo in memoria di
Antonia Ciasca, a cura di M.G. AMADASI GUZZO - P. LIVERANI - P. MATTHIAE, Roma 2002, pp. 5-28.
Presentazione, in Ricerche archeologiche nei cortili dellUniversit Cattolica. Dallantichit al Medioevo. Aspetti insediativi e manufatti, Atti delle Giornate di Studio (Milano,
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VII-VIII.
Presentazione, in Architetture di ieri nei musei di oggi. Riflessioni, proposte, allestimenti in attesa del nuovo Museo Archeologico di Milano romana, a cura di F. SACCHI - C. BARATTO,
Milano 2003, pp. 7-9.
Presentazione, in SACCHI F., Ianua leti. Larchitettura funeraria di Milano romana, Rassegna di studi del Civico
Museo Archeologico e del Civico Gabinetto Numismatico di Milano, Suppl. XXIII, 2003, pp. 9-11.
Presentazione, in BRUNO B., Larcipelago maltese in et romana e bizantina. Attivit economiche e scambi al centro del
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Il santuario di Hera-Astarte a Malta in et ellenistica, in
Thorie et pratique de larchitecture romaine. tudes offertes
Pierre Gros, a cura di X. LAFON - G. SAURON, Aix-en-Provence 2005, pp. 259-268.

XVIII

Le citt dellItalia settentrionale in et imperiale: alcune riflessioni, in Aquileia dalle origini alla costituzione del Ducato
longobardo. Topografia - urbanistica - edilizia pubblica, Atti
della XXXIV Settimana di Studi Aquileiesi (Aquileia,
2003), Udine 2005, pp. 65-100.
La Signora del sarcofago. Una sepoltura di rango nella necropoli dellUniversit Cattolica, a cura di M.P. ROSSIGNANI M. SANNAZARO - G. LEGROTTAGLIE, Milano 2005 (Contributi di Archeologia, 4).
Presentazione; Il rinvenimento, lo scavo, la ricerca; Le ricerche
sulla resina; Il sarcofago della Signora: segno di una citt in
trasformazione? La citt entro le mura, in La Signora del sarcofago. Una sepoltura di rango nella necropoli dellUniversit
Cattolica, a cura di M.P. ROSSIGNANI - M. SANNAZARO - G.
LEGROTTAGLIE (Contributi di Archeologia, 4), Milano
2005, pp. VII-VIII; 3-7; 129-130; 259-263.
La ripresa delle indagini della Missione Archeologica Italiana
a Malta. Nuovi dati dal santuario di Tas-Sil e dalla villa di
San Pawl Milqi, Rendiconti. Pontificia Accademia Romana di Archeologia, LXXVIII, 2005-2006, pp. 129-146.
La Sto-Basilica dellagor settentrionale. Analisi e ricomposizione virtuale della facciata: primi risultati della ricerca, in
Hierapolis di Frigia I. Le attivit delle campagne di scavo e
restauro 2000-2003, Atti del Convegno (Cavallino, 2004),
a cura di F. DANDRIA - P. CAGGIA, Istanbul 2007, pp. 359382.
Il santuario in et tardo-ellenistica, in Un luogo di culto al
centro del Mediterraneo: il santuario di Tas-Sil dalla preistoria allet bizantina, Atti della Giornata di Studio (Universit di Roma La Sapienza, Roma 2005), Scienze
dellAntichit, 12, 2004-2005 (2007), pp. 355-364.
Processi di trasformazione negli insediamenti indigeni della
Cisalpina tra II e I secolo a.C., in Forme e tempi dellurbanizzazione nella Cisalpina (II secolo a.C. - I secolo d.C.), Atti
del Convegno (Torino, 2006), a cura di L. BRECCIAROLI,
Torino 2007, pp. 29-34.
Luna, in Ancora sui Liguri. Un antico popolo europeo tra Alpi
e Mediterraneo, a cura di R. DE MARINIS - G. SPADEA, Genova 2007, pp. 216-217.
Les cippes de Malte, in La Mditerrane des Phniciens de Tyr
Carthage (Catalogue de lExposition, Paris), Paris 2007,
pp. 82-83 (con M.G. AMADASI GUZZO).
Dadi brunelleschiani nellarchitettura romana dellAsia Minore, in Il presente si fa storia. Scritti di storia dellarte in onore
di Luciano Caramel, a cura di C. DE CARLI - F. TEDESCHI,
Milano 2008, pp. 635-641.
Agor Nord - Sto-basilica, in Atlante di Hierapolis di Frigia,
a cura di F. DANDRIA - G. SCARDOZZI - A. SPAN, Istanbul
2008, p. 89.

00-Prime pagine_andrea.qxp 25/05/16 12:55 Pagina XIX

Come conclusione una proposta di rilettura tematica, in La


scultura romana dellItalia settentrionale. Quarantanni dopo
la Mostra di Bologna, Atti del Convegno (Universit degli
Studi di Pavia, 2005), a cura di F. SLAVAZZI - S. MAGGI, Firenze 2008, pp. 297-300.

La Sto-basilique, in F. DANDRIA - M.P. ROSSIGNANI, La


Sto-basilique de Hirapolis de Phrygie. Architecture et
contexte urbain, in Basiliques et Agoras de Grce et dAsie
Mineure, d. L. CAVALIER - R. DESCAT - J. DES COURTILS,
Bordeaux 2012 (Ausonius Mmoires, 27), pp. 143-152.

Introduzione a G. LEGROTTAGLIE, Il sistema delle immagini


negli anfiteatri romani, Bari 2008 (BACT. Beni Archeologici conoscenza tecn., Quad. n. 7), pp. 9-11.

Ricerche sulla Sto-basilica dellAgor Nord, in Hierapolis di


Frigia V. Le attivit delle campagne di scavo e restauro 20042006, a cura di F. DANDRIA - P. CAGGIA - T. ISMAELLI,
Istanbul 2012, pp. 515-532 (con C. BARATTO).

Il santuario di Astarte a Malta e le successive trasformazioni


del suo volto monumentale, in Phnizisches und punisches
Stdtewesen, Atti del Convegno Internazionale (Roma, 2123 febbraio 2007) a cura di S. HELAS - D. MARZOLI, Iberia
archeologica, 13, 2009, pp. 115-130.
La fase cristiana del santuario di Tas-Sil a Malta: conferme alle ipotesi degli anni Sessanta, in Inventario di
uneredit. Lattualit del pensiero archeologico di Michelangelo Cagiano de Azevedo, Atti delle Giornate di Studio
(Bagnoregio, 29-30 settembre 2007), Bagnoregio 2009,
pp. 55-68.

Le indagini archeologiche nei cortili dellUniversit Cattolica,


in Storia dellUniversit Cattolica del Sacro Cuore, Le istituzioni (Volume V), I patrimoni dellUniversit Cattolica, a
cura di M. BOCCI - L. ORNAGHI, Milano 2013, pp. 491525 (con S. LUSUARDI SIENA - F. AIROLDI).
Larea sacra di Tas-Sil a Malta da luogo di culto neolitico a
complesso cristiano, in Michelangelo Cagiano de Azevedo. Il
contributo di un archeologo alla conoscenza della transizione
dal mondo classico al medioevo, Convegno a centanni dalla
nascita (Roma, 29-30 novembre 2012), Roma c.s. (con M.
SANNAZARO).

Larea del Monastero santambrosiano alla luce delle indagini archeologiche (con M. SANNAZARO - S. LUSUARDI
SIENA), in La fabbrica perfetta e grandiosissima. Il complesso monumentale dellUniversit Cattolica del Sacro
Cuore, a cura di M. ROSSI - A. ROVETTA, Milano 2009,
pp. 3-33 (partic. pp. 5-9).

Le ricerche della Missione Archeologica Italiana nel santuario


di Tas-Sil, in Tas-Sil. Its Past, Present and Future, Atti del
Simposio internazionale (Valletta, 23-24 novembre 2006),
Valletta c.s.

Storiografia per immagini: riflessione su un caso di studio,


in Studi in onore di Francesca Flores dArcais, a cura di
M.G. ALBERTINI OTTOLENGHI - M. ROSSI, Milano 2010,
pp. 3-7.

The problems of pottery productions in Malta from the Iron


age until the Byzantine period. The research projects of the
Italian Archaeological Mission, in Ceramics of the Phoenician-punic World: a Workshop, Atti del Workshop internazionale (Valletta, 8-13 gennaio 2007), Valletta c.s. (con
G. SEMERARO).

Progetto architettonico e cicli figurativi nella sto-basilica di


Hierapolis di Frigia (con F. SACCHI), in Roman Sculpture
in Asia Minor, Proceedings of the International Conference to celebrate the 50th anniversary of the Italian excavations at Hierapolis in Phrygia (Cavallino, Lecce,
24-26 May 2007), Journal of Roman Archaeology,
suppl., 2011, pp. 234-247.
Larea dello scavo e la citt romana, in Labitato, la necropoli,
il monastero. Evoluzione di un comparto del suburbio milanese
alla luce degli scavi nei cortili dellUniversit Cattolica, a cura
di S. LUSUARDI SIENA - M.P. ROSSIGNANI - M. SANNAZARO,
Milano 2011, pp. 3-4.
Lara e il suo contesto, in R. CACITTI - G. LEGROTTAGLIE G. PELIZZARI - M.P. ROSSIGNANI, Lara dipinta di Thaenae.
Indagini sul culto martiriale nellAfrica paleocristiana, Roma
2011, pp. 31-45.
Il suburbio di Milano nelle ricerche degli ultimi decenni,
Archeologia, Uomo, Territorio, 30, 30 anni di trasformazioni nelle conoscenze e metodologie archeologiche a Milano, Atti del Convegno (Milano, 7 maggio 2010), rivista
on-line, 2011.

B. Attivit museale
Brescia romana. Materiali per un museo, 2. Schede didattiche e suggerimenti per la ricerca, Brescia 1980, 83 S.,
Abb. (Quaderni di didattica dei beni culturali, 5) (con G.
MANZONI).
2,9. Laterizi e terrecotte architettoniche. 2,10. Abbigliamento,
ornamento e toilette, in Museo di Luni. Schede didattiche,
Sarzana 1981.
Progetto museografico di Santa Giulia, Brescia, Brescia 19811987.
Luni, Grande Tempio. Testi per il settore museale, 1988.

C. Recensioni
FROVA A. - SCARANI R. 1965, Parma - Museo Nazionale di
Antichit, Parma.

XIX

00-Prime pagine_andrea.qxp 25/05/16 12:55 Pagina XX

Alessandria e il mondo ellenistico-romano. Studi in onore di


Achille Mandriani, Roma 1983-1984; Aevum, LX, 1,
1986, pp. 172-173.

Angera romana. Scavi nella necropoli 1970-1979, a cura di


G. SENA CHIESA, Roma 1985; Aevum, LX, 2, 1986, pp.
264-267.

Ricerche a Pompei. Linsula 5 della regio VI dalle origini al


79 d.C., a cura di M. BONGHI JOVINO, Roma 1984;
Aevum, LX, 1, 1986, pp. 120-121.

CALVANI MARINI M., Archeologia, in Storia di Piacenza, I.


Dalle origini allanno Mille, Piacenza 1992, Aevum,
LXVII, 1993.

XX

MALTA

Un gruzzoletto di antoniniani e imitazioni radiate


della National Numismatic Collection maltese*
Claudia Perassi

Il senso della sibillina sequenza di date 1930/1950


non affatto chiaro. Potrebbe forse trattarsi di unindicazione relativa allingresso nella collezione delle 26
monete in una data compresa fra gli anni Trenta e
Cinquanta del secolo scorso, o in alternativa di esemplari rinvenuti fra i due estremi cronologici.
Tenuto conto delle analogie fra il piccolo lotto decontestualizzato e le superstiti monete gozitane, sarebbe
suggestivo poter riaggregare i due nuclei, anche in
considerazione di un probabile transito a Valletta degli esemplari scoperti a Victoria. Dopo linvolontaria
distruzione del vaso che conteneva il ripostiglio da
parte degli operai che lo avevano intercettato scavando le fondamenta di unabside della chiesa di San
Giorgio e la conseguente dispersione delle circa 4000

monete, le autorit cercarono infatti di rintracciare il


materiale, con una serie di interventi posti in atto nelle settimane seguenti. Di essi, molto succintamente,
rifer Charles G. Zammit, curatore della sezione archeologica del National Museum of Archaeology della capitale maltese, nel rapporto annuale dellistituzione. Pochi giorni dopo la scoperta furono dunque
individuati e acquistati una quarantina di pezzi, fino
a che some weeks later about 2,500 were transferred
to the Museum3. Questultima dicitura potrebbe
non aver richiesto una maggior precisione in quanto
riferita alla stessa struttura museale oggetto del report.
Le oltre duemila monete, trasferite o meno nella capitale, risultano oggi nuovamente irrecuperabili: di
esse non c traccia nella collezione nazionale, n
presso il Gozo Museum of Archaeology di Victoria,
se si esclude la trentina di esemplari ai quali ho fatto
sopra riferimento. La presenza del gruzzoletto
1930/1950 nel Museo di Valletta gi nel novembre
del 1977 comunque certificata dalla nota counted
26 small coins, vergata in quella data sullo stesso involucro cartaceo da Tancred Gouder, allora direttore
della struttura museale.
In conclusione, nulla permette di affermare che il piccolo gruppo di monete fosse in origine parte del ripostiglio gozitano: leventualit anzi negata dallaspetto dei pezzi, che presentano tutti tracce pi o
meno evidenti di carbonati rameici verde-azzurrini,
assenti invece sugli esemplari da Victoria. Tale diffusa
colorazione indizierebbe di contro una giacitura congiunta delle monete oggi a Valletta. La loro scoperta

* A Maria Pia devo linvito a occuparmi delle monete rinvenute nel


sito di Tas-Sil dalla Missione Archeologica Italiana a Malta. Dedico
pertanto al suo ricordo affettuoso e nostalgico questo studio su
materiali della collezione numismatica nazionale maltese.
1 Si veda PERASSI 2016.
2 Ho schedato le monete nel maggio del 2005 (vedi Heritage Malta.

Annual Report, 2004/2005, pp. 29-30), ottenendone il diritto alla


pubblicazione. Le fotografie sono state eseguite da Grazia Facchinetti
e rielaborate da Alessandro Bona.
3 Z AMMIT 1936-37, p. XIV: a causa del very corroded state, solo
venti furono identificate, ma erroneamente, quali sestertii of the
Gallic Empire (A.D. 259-273).

La recente pubblicazione della minima porzione sopravvissuta di un cospicuo ripostiglio scoperto nel
1937 a Victoria, sullsola di Gozo1, fa acquistare rilevante interesse a un altrettanto esiguo lotto di monete
della National Numismatic Collection maltese, contenuto almeno fino a dieci anni fa in una busta
sulla quale era apposta lindicazione manoscritta: The
Gallic Empire / Tetricus II / 1930/19502. La composizione del gruzzoletto in realt molto pi variegata,
cos da essere paragonabile alla parte superstite del ripostiglio gozitano, quantificabile in 27 antoniniani e
imitazioni radiate a nome di Claudio II divinizzato e
degli imperatori gallici.

1. The Gallic Empire / Tetricus II / 1930/1950

429

sul territorio maltese, che contribuirebbe a elaborare


ulteriormente il quadro della circolazione monetale
sullarcipelago nella seconda met del III secolo4, anche se molto probabile, non per verificabile in alcun modo.

2. Composizione del gruzzolo


Diversamente da quanto indicato sul contenitore, il
gruppetto di monete non formato solo da numerario battuto nellImperium Galliarum. Gli esemplari
pi antichi sono rappresentati infatti da antoniniani
commemorativi della consacrazione di Claudio II.
2.1. Emissioni per Claudio II divo (ufficiali e di imitazione)

dellantoniniano confermata dalla resa del ritratto


del divo, privo di qualsiasi alterazione stilistica, dalla
forma regolare del tondello e dal peso piuttosto alto.
Le stesse osservazioni sono parzialmente valide per gli
altri due esemplari, meno ben conservati e con pesi
pi leggeri, ma comunque superiori al grammo. Potrebbe forse rimandare alla quarta officina dellatelier
mediolanense anche il segno semilunato leggibile nellesergo della moneta n. 2, se fosse da interpretare come una mal riuscita lettera Q.
Lultima moneta per il Divo Claudio II (n. 4) un
ibrido, che accoppia al soggetto dellaquila ad ali
aperte e con la testa a sinistra, tipico delle emissioni
di consacrazione, una legenda del Diritto che rimanda alla produzione monetale coniata in vita dallo
stesso Claudio II: seppur poco leggibile nella sua parte iniziale, preserva con chiarezza le lettere CLAVDIVSPFAVG8. Lesemplare appartiene pertanto al II
gruppo individuato da Sylviane Estiot per le emissioni ibride di Claudio II, pur diversificandosene per
lanomala titolatura imperiale, diversa dalla consueta
IMP(C)CLAVDIVSAVG 9. Anche fra gli ibridi
possibile individuare esemplari di buona fattura, da
assegnare alla coniazione ufficiale della zecca di Roma e altri di qualit via via declinante, che nei casi di
una esecuzione del tutto grossolana sarebbero da
considerare prodotti imitativi di origine gallica.
Lesemplare maltese, dal peso e dal diametro abbastanza ridotti, non rientra certamente in questultima
categoria stilistica. Il ritratto del divus mostra per
poca affinit con quelli prodotti dagli incisori attivi
nellUrbe, mentre sembra pi vicino, per esempio
nella forma della barba piuttosto lunga e a ciocche
mosse, alla ritrattistica degli imperatori gallici e soprattutto a quella di Vittorino. Si tratterebbe in questo caso di unimitazione radiata di buona qualit.

La cronologia di tale monetazione celebrativa permane incerta fra i pochi giorni del 270 che videro al potere Quintillo, fratello di Claudio II e liniziale produzione monetale di Aureliano, oltre a una attribuzione
comune a entrambi i successori del divo5. A partire da
essa si avvia inoltre una nuova fase di quelle eigentliche Epidhemien von inofiziellen Geldproduktion6
che si succedono in et imperiale, incentrata su monete caratterizzate dal ritratto dellimperatore con corona di raggi e per questo dette imitazioni radiate. Il
riconoscimento delle copie rispetto agli esemplari prototipi non tuttavia esente da problematicit, tenuto
conto dellesistenza di unulteriore categoria di numerario borderline, ossia di pezzi di fabbricazione scadente prodotti per in ateliers ufficiali.
Fra gli esemplari 1930/1950, tre recano il soggetto
dellara fiammeggiante, raffigurazione che, pur nella
sua essenzialit, venne elaborata secondo numerose
varianti relativamente alla presenza o meno di una
ghirlanda e alla decorazione del pannello anteriore7.
Sui pezzi maltesi, laltare costantemente privo dellornamento vegetale e dotato di due corni negli angoli del piano superiore: sulla moneta n. 2 la fronte
suddivisa in quattro riquadri racchiusi in una cornice,
mentre sulla n. 3 un grosso globo posto al centro di
ogni quadripartitura. Il pannello liscio della moneta
n. 1 ha infine sulla sinistra un inconsueto elemento a
forma di L: la lettera T in esergo rimanda alla terza
officina della zecca di Mediolanum. La natura ufficiale

Anche per questo settore della produzione monetale


della seconda met del III secolo, la schedatura degli
esemplari deve tenere conto della coniazione di antoniniani, in quantit realmente smisurata, da parte
delle zecche attive nellImperium Galliarum fra il
260 e il 27410 e di unaltrettanto sterminata emissione di imitazioni radiate, iniziata subito dopo la

Si veda PERASSI 2016; la documentazione ha permesso di delineare


un circuito molto simile a quello tipico dellItalia meridionale, della
Sicilia e della Sardegna.
5 Per un aggiornato status quaestionis, GUZZETTA 2014, pp. 71-74.
6 PETER 2004, p. 22.
7 Per i quadri tipologici elaborati, GUZZETTA 2014, pp. 74-75.
8 Non si pu per questo stabilire la presenza o meno della lettera C

dopo liniziale IMP.


Si veda ESTIOT - DELESTRE 1992, p. 197. Per due ibridi dal tesoro
dei sei imperatori (si veda infra), con al Rovescio il tipo dellara, si
veda GUZZETTA 2014, pp. 77, 200, nn. 697-698.
10 BLAND 2015, p. 10, quantifica, per il solo Vittorino, lemissione
di 476.000.000 di antoniniani, con una produzione giornaliera di
circa un milione di pezzi.

430

2.2. Emissioni degli imperatori gallici

sconfitta dei due Tetrici e che raggiunse un picco


produttivo fra il 274 e il 28211. In questa enorme
massa di monete nuovamente ci si deve confrontare
con esemplari di poor style, che possono essere considerati tanto carelessly executed regular coins,
quanto well-executed copies12 e con la presenza di
pezzi ibridi.
In mancanza di analisi metallografiche, dalle quali
soltanto potrebbe derivare un dato affidabile per separare il numerario ufficiale da quello imitativo13, ci
si deve necessariamente affidare a criteri stilistici, iconografici, epigrafici, pondometrici e dimensionali,
pur nella consapevolezza che alcuni di essi sono condizionati da una certa dose di soggettivit e che anche
quelli dotati di una maggiore obiettivit, come il dato
ponderale, funzionano in realt come discrimine solo
parzialmente14. Fra le monete maltesi, il peso molto
elevato, superiore seppur di pochissimo addirittura ai
tre grammi, potrebbe portare a considerare la moneta
n. 5 un antoniniano battuto a nome di Tetrico II nella zecca secondaria dellimpero gallico15, fra il 272 e
il 273 d.C. con al Rovescio cinque strumenti sacrificali e la legenda PIETAS AVGG. Di contro, per, altre caratteristiche dellesemplare depongono per una
sua classificazione quale moneta imitativa: la forma
del tondello, accentuatamente ovale, la coniazione
maldestra, per cui pressoch tutta la scritta e parte del
tipo del Rovescio appaiono fuori conio, la resa essenziale degli oggetti cultuali, fra i quali si segnala la disposizione verso sinistra e il corpo liscio della brocca
collocata al centro. Le due ultime particolarit si ritrovano su otto delle analoghe dieci imitazioni dal tesoro dei sei imperatori16, recuperato a pi riprese nella baia di Camarina negli anni Novanta del secolo
scorso e formato da almeno 4472 monete. Tutti i tondelli hanno un profilo ovale, ma i pesi sono costantemente inferiori a gr 1,9, con ben sei pezzi che pesano
meno di un grammo. Nessuna indicazione sulla natura ufficiale o meno della moneta maltese si pu
trarre dal Diritto: pesantemente corroso, mantiene
infatti solo una vaga silhouette della testa di Tetrico II,
con corona di raggi.

Tutti i restanti ventuno esemplari del gruzzoletto, alcuni dei quali illeggibili in uno dei due lati, sono da
assegnare con certezza alla produzione imitativa. Jrmie Chameroy ha recentemente definito come una
radiale Verbreitung il modello di diffusione del numerario degli imperatori gallici, cos che la sua rilevanza nella circolazione diminuisce con lallontanarsi
dal luogo di emissione17. Tale tipo di distribuzione
non si applica per le imitazioni radiate, come documentano i ripostigli di area mediterranea: il tesoro
dei sei imperatori, per esempio, composto da 139
antoniniani di Tetrico I e II, a confronto di 1501 pezzi che utilizzarono prototipi di entrambi18. Per il territorio maltese un altrettanto asimmetrico rapporto
attestato dal materiale superstite del ripostiglio da
Victoria: a fronte di un antoniniano ufficiale di Tetrico I e di un pezzo di incerta classificazione, vi sono
infatti 14 imitazioni19. La disparit ancora pi forte
in ambito nord-africano, da dove provengono ripostigli composti quasi unicamente da monete imitative20.

ESTIOT 2012, p. 545.


KROPPF 2010, p. 79.
13 KROPPF 2010, p. 77: una percentuale di argento dello 0,05% o inferiore sarebbe prova sicura di numerario imitativo.
14 La media ponderale degli antoniniani dei Tetrici (gr 2,4) infatti
di poco inferiore al peso massimo delle prime imitazioni radiate (cfr.
DOYEN 1980, p. 78: gr 1,2-2,8).
15 Ancor oggi non vi uniformit sulla localizzazione delle zecche attive nellImperium Galliarum, che sono pertanto indicate in modo
anonimo come prima e seconda (cfr. B LAND 2012, pp. 530-531;
GUZZETTA 2014, pp. 80-83).

16 L O M ONACO 2014, pp. 294-295, nn. 2219-2224; 2229-2230;


2232-2233.
17 CHAMEROY 2009, p. 354.
18 GUZZETTA 2014, pp. 84-85 (le imitazioni a nome dei due Tetrici
rappresentano il 34,86% dellintero accumulo).
19 Cfr. PERASSI 2016.
20 il caso del ripostiglio algerino, conservato dal 1989 presso il Cabinet
des mdailles della Bibliothque Nationale di Francia, con tre antoniniani ufficiali su un totale di 514 monete (CHAMEROY 2010, p. 331).
21 DOYEN 1980.
22 G RICOURT - N AUMANN - S CHAUB 2009.

11

12

2.3. Imitazioni radiate di antoniniani gallici


Tutte le imitazioni rientrano nella prima classe della
ripartizione elaborata da Jean-Marc Doyen nel 1980
(modulo: 15-20 mm; peso: 1,2-2,8 gr), con una fase
produttiva calcolata fra il 274 e il 280 circa21. La pi
recente classificazione, ancora in quattro gruppi via
via sempre pi leggeri e di minori dimensioni, proposta da Daniel Gricourt, Johannes Naumann e Jean
Schaub, indica per il primo di essi un modulo compreso fra 14 e 20 mm, un peso medio di gr 1,94 e una
datazione intorno al 27522. La media ponderale dei
ventuno esemplari del gruzzoletto maltese di gr
1,52: tre pesano pi di due grammi (nn. 6-8), mentre
il peso di altrettanti , se pur di poco o di pochissimo,
inferiore al grammo (nn. 24-26). Oltre la met dei
diametri sono compresi fra 15 e 16 mm, con cinque
eccezioni rappresentate da monete di 14 (nn. 11, 23,
25, 26) e di 12 mm (n. 20). Quattro hanno, infine,
una ben evidente forma ovale (nn. 6, 10, 13, 14).
La massima parte delle imitazioni dipende da antoniniani di Tetrico I. Una, o forse due, rimandano al

431

numerario di Tetrico II (nn. 18, 26?), mentre per una


terza solo ipotizzabile la derivazione da quello di
Vittorino (n. 16). Come consueto per questo materiale, alcuni esemplari mantengono un buon rapporto
con i prototipi emulati, che possono pertanto essere
individuati pi o meno agevolmente, mentre in altri
il legame iconografico e/o epigrafico con i modelli
talmente rarefatto da impedirne il riconoscimento.
Per i primi sono dunque identificabili quali prototipi
antoniniani di Tetrico I con i tipi di Pax (nn. 15, 17,
21, 24), Salus (nn. 10, 11, 20), Virtus (nn. 19, 22: riconoscimento incerto), Spes (nn. 6: riconoscimento
incerto, 12) e Laetitia (nn. 14, 23). La documentazione offerta dai grandi accumuli di area mediterranea
mostra come sia proprio Pax il soggetto di Tetrico I
pi spesso riprodotto, forse per la sua essenzialit e rilevante presenza23. Anche gli altri tipi rientrano fra
quelli emulati con maggior frequenza24.
Le scritte e le figure mantengono nel complesso una
buona vicinanza con quelle originali, ma in alcune
imitazioni le prime perdono di chiarezza e di coerenza, con linserimento di lettere capovolte o dalla forma angolare o del tutto senza significato, come avviene nella legenda PAX AVG (n. 24) con la trasformazione della prima A e della V rispettivamente in due
e tre segni verticali, simili alla lettera I, privi di senso.
Su di esse i soggetti tendono a smarrire la coerenza logica, cos che la loro lettura non priva di dubbi.
Cinque imitazioni (nn. 7, 8, 13, 23, 25) trasformano
le scritte di riferimento in una vera e propria pseudoepigrafia, con literazione di alcune lettere (V, I, C,
S capovolte, angolate, ribaltate), mentre i tipi emulati
risultano irriconoscibili. Per monete cosiffatte possibile ipotizzare una dipendenza dal modello non diretta, ma gi mediata da un esemplare imitativo25. Il
nesso con il prototipo pu affievolirsi fino a dar vita
a soggetti del tutto originali, che non riusciamo spesso a qualificare se non come generiche figure femminili o maschili, dotate di attributi consueti nellimmaginario monetale, ma accoppiati fra loro con un
linguaggio che a noi ma forse non per chi incise i
conii pare sprovvisto di significato. il caso di un
lungo ramo frondoso e una probabile ancora (n. 8);
di nuovo di unancora e forse un serpentello (n. 13);
di uno scettro trasverso, una corona e uno scudo sul-

lo sfondo (n. 25). La figura sullimitazione n. 7


probabilmente una derivazione da quella di Victoria,
se una corona lelemento semicircolare con il quale
termina il braccio destro proteso (o si tratta della mano?): non so per spiegare il significato delle due
grandi X posate sulla linea dellesergo.
Sembrano infine la parodia di una preistorica dea
madre maltese i tratti che si intravedono sulla imitazione n. 26: corte gambe sostengono un massiccio
corpo ad anfora con il fianchi ben prosperosi o
non si tratta proprio di unanfora, rielaborata da un
antoniniano del tipo PIETAS AVGG? La testa effigiata sul Diritto, infatti, potrebbe essere letta come quella di Tetrico II. Certamente assegnabile a tale imperatore gallico lantoniniano che serv da modello per
limitazione n. 18: limpossibile lettura del Rovescio
non consente per di risalire allemissione. La figura
maschile nuda, con lancia nella destra e scudo puntato al suolo nella sinistra, effigiata sulla moneta n. 16
potrebbe infine derivare da un antoniniano di Vittorino della serie COMES AVG.
Nel gruzzolo sono presenti anche due ibridi (nn. 17,
20), che accoppiano un Diritto di Tetrico II con un
Rovescio del padre: nel primo caso con Pax, nel secondo con Salus. La quantit di ibridi di Tetrico II dovette
essere molto consistente. Nel tesoro dei sei imperatori
essi rappresentano ben il 67,6% del numerario regolare e imitativo a suo nome26; i soggetti maggiormente
attestati sono proprio quelli di Pax (19,64%) e di Salus (3,09%)27. Pi incerta invece la definizione di
ibrido per la moneta n. 10 a nome di Tetrico I: la legenda del Rovescio, infatti, riferita a SALVSAVG, indicherebbe secondo alcuni studiosi luso di un conio
approntato in precedenza per Vittorino nella prima
zecca gallica28, mentre altri, a fronte della grande
quantit di esemplari noti, inseriscono lemissione fra
il normale numerario di Tetrico, in analogia con altre
scritte che non raddoppiano la lettera G29.

Cfr. GUZZETTA 2014, p. 84; VICARI SOTTOSANTI 2014, p. 140.


Nel tesoro dei sei imperatori le imitazioni con PAX AVG rappresentano il 22,45% di tutte le imitazioni di Tetrico I; in quello algerino, ora a Parigi, il 35% (CHAMEROY 2010, p. 332). Un terzo delle
imitazioni a nome dei due Tetrici dal ripostiglio tunisino di Fadhiline
raffigura Pax (SALAMA 2007, p. 135).
24 Cfr. GUZZETTA 2014, p. 84; VICARI SOTTOSANTI 2014, p. 142,
tab. 17. Per la documentazione maltese offerta dal ripostiglio di Vic-

toria, PERASSI 2016.


25 BELLONI 1980, p. 469, nota 7.
26 LO MONACO 2014, p. 145.
27 LO MONACO 2014, p. 147, tab. 20.
28 Si veda AGK 19.
29 Cos ELMER 1941, n. 697 (zecca di Colonia).
30 BELLONI 1991, p. 115.

23

432

3. Qualche osservazione sullo stile: lanatomia impossibile


Straordinariamente attraenti vennero definite da
Gian Guido Belloni le monete battute dalle popolazioni celtiche a imitazione del numerario greco30.

Ugualmente accattivanti, pur se meno dotate di


fantasia e di originalit, sono quelle prodotte in Gallia nella seconda met del III secolo d.C. Nella considerevole variet della resa stilistica dei soggetti adottati, affatto stupefacente tenuto conto dei milioni di
pezzi prodotti, per i quali dovettero essere allopera
numeri non irrilevanti di addetti alla preparazione dei
conii (reclutati dove?)31, si possono per ora individuare solo alcuni stilemi distintivi, documentati anche da
qualche esemplare del gruzzolo maltese.
Cos per i corpi femminili esageratamente filiformi e
sinuosi (nn. 15, 20), spesso dotati di braccia dalla lunghezza esorbitante e disposti in un movimento a onda
che li priva di ogni consistenza ossea (nn. 10, 13). Una
simile perdita di rigidit intacca talora anche le mani
smisurate, che pi che reggere i diversi attributi (timone, scettro), vi si avvolgono intorno, con le lunghe dita
a tenaglia (nn. 7, 10, 15-17, 24) o vi si appoggiano
senza alcuna intenzionalit, come tentacoli. Il possibile
coesistere di due contrastanti tendenze in ununica immagine ravvisabile in una rappresentazione di Salus
(n. 10). Se il braccio sinistro della dea reso da una
sorta di ampia e sinuosa U con terminazioni a volute,
quello sinistro invece costituito da un lungo cono, dal
quale fuoriesce lo svolazzo della mano.
Riconoscibile su alcune monete anche la tendenza
allo svuotamento della figura, con la prevalenza della
linea32, come , per esempio, nella resa della secca figura femminile con lungo ramo nella destra sulla moneta n. 8. Il corpo tutto riassunto nelle sottilissime
righe parallele delle gambe e in una struttura geometrica formata da tre tratti orizzontali connessi a due
verticali che rendono gli avambracci distesi nello spazio, le braccia accostate al busto e le spalle. Due righe
incrociate sul petto e altrettanti rigidi lembi che si dipartono dalle cosce sono quanto resta delloriginario
drappeggio. Appare ascrivibile alla mano dello stesso
artigiano, per il quale la linea rappresenta il mezzo
espressivo pressoch esclusivo, il busto con corazza
impresso sul Diritto, nel quale i contorni in rilievo
dei diversi particolari, come il supporto circolare e le
punte triangolari della corona di raggi, si alternano
senza soluzione di continuit con le zone piane.
Allopposto si presenta invece la raffigurazione di Salus sulla moneta n. 11: in essa il tema formale dominante quello della percezione plastica del corpo e
della durezza del tratto33. La figura della dea appare

come un unico blocco, tutto percorso da spesse linee


rigide e dure, che tramutano anche la circolarit della
patera in un vassoietto quadrangolare.
Quanto ancora sia lungo il percorso che porter a meglio comprendere e a pi adeguatamente contestualizzare il complesso fermento stilistico alla base dei processi di imitazione/rielaborazione/separazione attuato
nelle officine galliche, testimoniato da un ufficialissimo antoniniano di Gallieno con il tipo di Spes,
emesso secondo la classificazione di Robert Gbl nella
zecca di Viminacium fra il 254 e il 255 (fig. 27)34. Alcuni tratti della figura hanno evidenti affinit con le
immagini impresse sulle imitazioni radiate prodotte in
Gallia. Nel braccio destro della dea che sembra sbucare dal fianco corrispondente ritroviamo la lunghezza
innaturale degli arti superiori; entrambe le mani, gigantesche rispetto al resto del corpo, sono dotate di
pollice e indice simili a due chele, che sollevano a sinistra un lembo del drappeggio e circondano a destra
un fiore dalla struttura identica al ramo tripartito che
Pax regge sulla imitazione maltese n. 24; la falda trapezoidale rialzata priva di ogni consistenza plastica,
cos da essere definita solo dalla linea di contorno e da
quattro righe appena arcuate che si staccano senza alcuna sfumatura dal campo monetale.

In riferimento alla mass production of coins da parte delle almeno tre officine individuate nella citt gallo-romana di Chteaubleau (Seine-et-Marne), PILON 2005, p. 795, ricostruisce la presence
of several die engravers.
32 BELLONI 1980, p. 475.

Sulle due opposte inclinazioni formali, BELLONI 1980, p. 475.


MIR 36, 43-44, n. 827q (RIC V/1, p. 99, n. 403 assegna invece
lemissione alla zecca di Mediolanum). La moneta appartiene alla collezione numismatica dellUniversit Cattolica di Milano (PERASSI
2013, pp. 591-592).

31

CATALOGO
Le imitazioni radiate, suddivise fra quelle derivate da antoniniani di consacrazione di Claudio II e degli imperatori
gallici, sono ordinate su base ponderale, dopo le corrispondenti monete ufficiali. Le scritte riportano le sole lettere effettivamente leggibili, senza integrazioni, per la grande variet epigrafica riferibile a uno stesso soggetto. La lettura
dei busti, con corazza o anche drappeggiati, spesso impedita dalla cattiva conservazione degli esemplari, nei quali
risulta fuori conio proprio la zona delle spalle e del petto.
Tutte le monete sono riprodotte in scala 1:1, tranne
quelle nn. 7, 8, 10, 13, 15, 20, 24, 28 (scala 2:1) e n. 27
(non in scala).
1. Antoniniano per Claudio II divo, zecca di Mediolanum, post 270 d.C. (fig. 1)
D/ DIVO-CLAVDIO. Busto a d. di Claudio II divo,
con corazza e corona di raggi.
R/ []ON[]. Ara fiammeggiante; in es., T.
; gr 2,10; mm 16; 180; UN/NUM/5502; RIC V/1,
p. 234, n. 261

33

34

433

2. Antoniniano per Claudio II divo, zecca di Mediolanum(?), post 270 d.C. (fig. 2)
D/ DIV[]DIO. Testa a d. di Claudio II divo, con
corona di raggi.
R/ CON[]O. Ara fiammeggiante; in es., C(?)Q(?).
; gr 1,39; mm 17; 0; UN/NUM/5481
3. Imitazione radiata; prototipo: antoniniano per Claudio
II divo, post 270 d.C. (fig. 3)
D/ []. Labili tracce del busto di Claudio II divo, con
corona di raggi.
R/ CONSE[]O. Ara fiammeggiante.
; gr 1,88; mm 15; ?; UN/NUM/5489
4. Imitazione radiata?; prototipo: ibrido per Claudio II
divo, zecca di Roma, post 270 d.C. (fig. 4)
D/ []CLAVDIVSPFAVG. Busto a d. di Claudio II,
con corazza e corona di raggi.
R/ []. Aquila stante in veduta frontale, con ali aperte
e testa a s.
; gr 1,13; mm 15; 150; UN/NUM/5485
5. Antoniniano di Tetrico II, II zecca, 273-274 d.C.;
AGK 4b o imitazione radiata? (fig. 5)
D/ C[]VTET[]. Soggetto illeggibile.
R/ P[]GG. Da s. a d.: aspergillum, simpulum, brocca
con impugnatura a destra, coltello sacrificale e lituus.
; gr 3,01; mm 17 x 15; 30; UN/NUM/5500
6. Imitazione radiata; prototipo: antoniniano di Tetrico I,
I zecca, 271-273 d.C.? (fig. 6)
D/ Pseudolegenda: IM[]VE(capovolta)O(quadrangolare)VAC. Busto a d. di Tetrico I, con corazza e corona di raggi.
R/ []. Spes, la destra protesa, avanza verso s., sollevando con la sinistra un lembo del panneggio?
; gr 2,32; mm 19 x 15; ?; UN/NUM/5498
7. Imitazione radiata; prototipo: antoniniano non identificabile (fig. 7)
D/ Pseudolegenda: []ISV-IO-TOC(capovolta). Testa
barbata a d., con corona di raggi.
R/ []. Figura in piedi (Victoria?), il braccio sinistro
abbassato, il destro disteso, con una corona nella mano?; nel campo, a s. e a d. sulla linea dellesergo, X.
; gr 2,21; mm 16; ?; UN/NUM/5501
8. Imitazione radiata; prototipo: antoniniano non identificabile (fig. 8; tav. VIII.1)
D/ Pseudolegenda: []IIIVI[]-TT(rovesciata). Busto
a d. di imperatore barbato, con corazza e corona di raggi.
R/ Pseudolegenda: TV[]-T[]. Figura femminile
drappeggiata, in piedi, di fronte, testa a s., lungo ramo
nella sinistra, ancora (?) nella destra.
; gr 2,07; mm 15; 270; UN/NUM/5482
9. Imitazione radiata; prototipo: antoniniano di Tetrico I,
non identificabile (fig. 9)
D/ IMPTETR[]. Testa a d. di Tetrico I, con corona
di raggi.
R/ Illeggibile.
; gr 1,97; mm 16; ?; UN/NUM/5480

434

10.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano o ibrido di


Tetrico I, I zecca, 272-273 d.C.; AGK 19? (fig. 10)
D/ []ETRICVS[]. Testa a d. di Tetrico I, con corona di raggi.
R/ []S-AVG. Salus, drappeggiata, in piedi, di fronte,
testa a s., timone nella sinistra, nutre da una patera un
serpente che si erge da unara collocata di fronte.
; gr 1,91; mm 17 x 15; 270; UN/NUM/5499
11.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano di Tetrico I,
I zecca, 273-274 d.C.; AGK 10a-b (fig. 11)
D/ []. Tracce della testa a d. di Tetrico I.
R/ []VS[]VGG. Salus, drappeggiata, in piedi, di
fronte, testa a s., il timone nella sinistra, nutre da una
patera un serpente che si erge da dietro unara collocata
di fronte.
; gr 1,87; mm 14; ?; UN/NUM/5479
12.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano di Tetrico I,
I zecca, 272-273 d.C.; AGK 12d-e (fig. 12)
D/ []ETRICVSPFAVG. Busto a d. di Tetrico I, con
corazza e corona di raggi.
R/ []ES-P-VBL[]. Spes, drappeggiata, il fiore nella
destra protesa, avanza verso s., sollevando con la sinistra un lembo del panneggio.
; gr 1,72; mm 15; 180; UN/NUM/5484
13.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano di Tetrico I,
non identificabile (fig. 13)
D/ TE[]VS[]. Busto a d. di Tetrico I, con corazza
e corona di raggi.
R/ Pseudolegenda: V(capovolta)-VS-P[]. Figura
femminile drappeggiata, in piedi, di fronte, testa a s.,
ancora nella sinistra, serpente(?) nella destra.
; gr 1,70; mm 16 x 14 (fr); 330; UN/NUM/5487
14.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano di Tetrico I;
II zecca, 273-274 d.C.; AGK 6a-b (fig. 14)
D/ []-[]VG. Busto a d. di Tetrico I, con corazza e
corona di raggi.
R/ []C. Laetitia, drappeggiata, in piedi, di fronte, testa a s., corona nella destra, timone nella sinistra(?).
; gr 1,51; mm 18 x 14; ?; UN/NUM/5490
15.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano di Tetrico I,
I zecca, 272-273 d.C.; AGK 8a-c (fig. 15)
D/ []TETR[]. Busto a d. di Tetrico I, con corazza
e corona di raggi.
R/ PA-X-AV[]. Pax, drappeggiata, in piedi, di fronte, testa a s., scettro verticale nella sinistra, ramo di ulivo nella destra.
; gr 1,51; mm 15; 180; UN/NUM/5491
16.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano di Vittorino; I zecca; 270-271 d.C.; AGK 2? (fig. 16)
D/ []V[]. Tracce di busto a d. di Vittorino, con
corona di raggi.
R/ []. Marte, nudo, in piedi, di fronte, lunga lancia
tenuta con la punta in su nella destra, scudo puntato al
suolo nella sinistra.
; gr 1,47; mm 16; 60; UN/NUM/5496

17.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano ibrido di


Tetrico II, R/ di Tetrico I, I zecca, 272-273 d.C.; AGK
8a-c (fig. 17)
D/ []VTR[]S. Busto visto di schiena, testa a d. di
Tetrico II, con paludamentum, corazza e corona di raggi.
R/ []AX-AV[]. Pax, drappeggiata, in piedi, di fronte,
testa a s., scettro verticale nella sinistra, ramo nella destra.
; gr 1,37; mm 15; 180; UN/NUM/5497

D/ []MPT-ETRICV[]. Testa a d. di Tetrico I, con


corona di raggi.
R/ Pseudolegenda: PII-X-S(angolata e destrorsa)III.
Pax, drappeggiata, in piedi, di fronte, testa a s., scettro
nella sinistra, lungo ramo nella destra.
; gr 0,99; mm 16; 90; UN/NUM/5495

18.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano di Tetrico


II, non identificabile (fig. 18)
D/ []PIVESVTETR[]. Busto a d. di Tetrico II,
con corazza e corona di raggi.
R/ Illeggibile.
; gr 1,37; mm 15; ?; UN/NUM/5494

25.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano non identificabile (fig. 25)


D/ []C. Busto a d. di imperatore barbato, con corazza e corona di raggi.
R/ SVLL[]. Figura femminile drappeggiata, in piedi,
di fronte, testa a s., scettro(?) tenuto trasversalmente nella sinistra, corona(?) nella destra; dietro, uno scudo(?).
; gr 0,99; mm 14; 0; UN/NUM/5488

19.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano di Tetrico I,


I zecca, 273-274 d.C.; AGK 14a-c (fig. 19)
D/ []ICVS[]. Busto a d. di Tetrico I, con corazza
e corona di raggi.
R/ []VS-[]. Virtus, in abiti militari, in piedi, di
fronte, testa a s., lo scudo puntato a terra nella destra.
; gr 1,36; mm 15; 180; UN/NUM/5503

26.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano non identificabile (fig. 26)


D/ []. Tracce a d. di testa di imperatore (Tetrico II?),
con corona di raggi.
R/ []. Tracce del tipo, non identificabili; nel campo,
a s., X(?).
; gr 0,87; mm 14; ?; UN/NUM/5492

20.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano ibrido di Tetrico II; R/ di Tetrico I; zecca, I, 273-274 d.C. (fig. 20)
D/ CPIVESVTETRICVSCAE[S]. Busto a d. di Tetrico II, con corazza e corona di raggi.
R/ SAL[]. Salus, drappeggiata, in piedi, di fronte, testa a s., timone nella sinistra, nutre da una patera un
serpente che si erge dietro unara collocata di fronte.
; gr 1,32; mm 12; 150; UN/NUM/5483
21.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano di Tetrico I,
I zecca?, 272-273 d.C.; AGK 15 (fig. 21)
D/ []RI[]. Testa a d. Tetrico I, con corona di raggi.
R/ P[]C. Pax, drappeggiata, in piedi, di fronte, testa
a s., scettro nella sinistra, ramo nella destra.
; gr 1,30; mm 16; 180; UN/NUM/5504
22.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano di Tetrico I,
I zecca; 273-274; AGK 14a-c (fig. 22)
D/ []SPFAIIG. Busto drappeggiato a d. di Tetrico I,
con corona di raggi.
R/ []C[]. Virtus, in abiti militari ed elmata, in piedi, di fronte, testa a s., lancia nella sinistra, scudo puntato a terra nella destra.
; gr 1,10; mm 15; 180; UN/NUM/5493
23.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano di Tetrico I,
II zecca, 273-274 d.C.; AGK 6a-b (fig. 23)
D/ Pseudolegenda: []VIC[]. Busto a d.?
R/ Pseudolegenda: []CC(capovolte). Laetitia, drappeggiata, in piedi, di fronte, testa a s., ancora con foglie (o ramo?) nella sinistra.
; gr 1,05; mm 14; 150; UN/NUM/5486
24.Imitazione radiata; prototipo: antoniniano di Tetrico I,
I zecca, 272-273 d.C.; AGK 8a-c (fig. 24)

35

APPENDICE: UNA ISOLATA IMITAZIONE RADIATA


La collezione nazionale maltese conserva unimitazione radiata (UN/NUM/4000; fig. 28), per la quale viene indicata una provenienza dalla tomba n. 2 localizzata a Victoria, in Monsignor Pietro Pace Street. La succinta relazione
pubblicata sul Museum Annual Report circa la scoperta
l avvenuta il 10 ottobre del 1957 di due rock tombs35, riferisce effettivamente di una moneta recuperata from the
filling of the burial chamber della seconda di esse. Il pezzo
per descritto come a brass coin minted in Syracuse by
Hiero. Non potendosi trattare di uninesatta lettura, stante lenorme differenza fra i due nominali, chiaro che si
verificato uno scambio di materiali. Il pezzo imitativo rimane pertanto privo di qualsiasi dato contestualizzante.
Tale perdita di informazioni tanto pi rimarchevole perch, fra le imitazioni che ho esaminato, esso testimonia la
pi accentuata indipendenza dal prototipo ufficiale, tanto
da rendere impropria la definizione stessa di imitazione.
Unalta figura, forse acefala e di genere indefinibile, si staglia nel piccolo tondello metallico delimitata da due linee
parallele che riproducono il busto e le gambe, caratterizzate da un certo grado di valgismo. Nella sinistra tiene probabilmente un ramo, che si diparte senza soluzione di continuit dalla linea che costituisce il braccio corrispondente,
mentre il destro si distende ampiamente nello spazio, per
poi essere ricondotto verso il corpo, cos da congiungersi
con una spessa linea che attraversa il busto (reminiscenza
di una qualche piega trasversale nella veste del prototipo?):
la forma ovoidale che si genera appare del tutto priva di significato. Da essa se leggo bene prende avvio una sorta

Museum Annual Report, 1957-58, p. 2.

435

di tridente angolato, che vuole forse rendere laspetto di


una mano. Su nessuno dei due lati della moneta si ravvisa
una qualche traccia di legenda. Sul Diritto un susseguirsi
di linee diritte e appena arcuate rendono a fatica i tratti di
una testa rivolta a destra, con corona di raggi.
La prossimit geografica dellarcipelago maltese con le coste settentrionali dellAfrica apre alla possibilit che il pezzo possa rientrare fra la produzione imitativa l prodotta
nellultimo quarto del III secolo o anche pi tardi36, caratterizzata, secondo Chameroy, da una simplification extrme des types montaires reproduits, dallassenza di scritte,
da Diritti occupati pressoch solo da une couronne radie
schmatise37. Anche i dati relativi al peso (gr 1,03) e al
diametro (mm 11) possono indiziare verso una emissione
di area nord-africana38. Quale imitazione gallica, rientrerebbe invece nel gruppo 3 della classificazione elaborata da
Gricourt, Naumann, Schaub con una cronologia fra il 283
e il 306, fra la seconda e terza classe di quella proposta invece da Doyen, con unanaloga datazione fra lultimo ventennio del III e il primo decennio del IV secolo.

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di M. BOCCI - L. ORNAGHI, Milano, pp. 581-602.

Per la prima datazione propende CHAMEROY 2010, pp. 334-335;


una produzione in epoca tardo-romana e bizantina (V-inizi VI secolo)
era stata avanzata da TURCAN 1984.
37 CHAMEROY 2010, pp. 333-334. Secondo KROPF 2010, p. 94, invece, le monete most degenerated sarebbero copie contraffatte priva-

tamente (counterfeit copies) a imitazione di quelle approntate in ambito militare come monete di emergenza (regular copies).
38 Sugli aspetti ponderali delle emissioni nord-africane, CHAMEROY
2008, pp. 353-354.

36

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