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Cari oncologi, date i numeri

Dal libro: Un po di verit sulla terapia Di Bella di V. Brancatisano


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Se si disponesse di un metodo sufficientemente sicuro per debellare qualunque traccia delle
vestigia di un tumore commenta in generale il professor Luigi Di Bella allora, e solo allora, si
potrebbe parlare di arresto o di blocco, che allude ad una sempre potenziale ripresa, in un prossimo
futuro, per cause ipotetiche. Lo stesso intervento chirurgico chiara espressione della coscienza
della mancanza di un mezzo di guarigione. La che mio o radio terapia preoperatoria non migliorano
apprezzabilmente la prognosi.
()
Tuttavia, anche prendendo per buoni i dati secondo i quali uno su due dei pazienti che si
ammalano di cancro guarisce, non si pu non scorgere lo zampino della sintesi statistica, zampino
che quasi sempre la stampa fa finta di non vedere. Quando oggi si afferma che in linea di massima
i tumori guariscono al 50 per cento dei casi si ammetteva in un articolo pur teso a esaltare i
successi della medicina convenzionale ci si riferisce alla media delle guarigioni dei diversi tipi di
tumore, che possono andare da un 97 per cento dei casi a un 3 per cento dei casi 1[1] Un piccolo
passo verso la verit, ma pur sempre piccolo. Anche perch una tabella che correda larticolo in
questione e che indica la sopravvivenza a 5 anni in una dozzina di tumori, presenta percentuali
molto discutibili sul piano della credibilit: basti pensare che il tumore alla mammella viene
presentato come guaribile nel 70,8 per cento. Cosa vuol dire questo dato? A quale stadio del tumore
(quanto grande? metastatizzato oppure no? quante metastasi, con quali siti metastatici?) esso si
riferisce? Evidentemente, si riferisce a quella parte di disgraziate che si accorgono (grazie alla
diagnosi precoce) di avere un tumore quando esso assume una dimensione millimetrica.
()
Ma quale 50% delle guarigioni
Lo stesso discorso si pu fare per quasi tutti i tumori: per ogni malattia esiste una statistica medica
pronta a dare i suoi numeri
Ma il punto vero un altro. La verit, ancora pi sconcertante, emerge dalle parole di un esperto
come Francesco Bottaccioli2[2] che il 50 per cento di cui parlano gli oncologi commenta, nella
sua Inchiesta sul cancro non effettivamente la met del numero dei malati di tumore, come si
indotti a credere, ma la media delle varie percentuali di guarigione dei diversi tipi di cancro. Per
capirci, si somma, per esempio, l87 per cento di guarigione del cancro al testicolo con il 10-12 per
cento di quella del polmone e si fa la media delle percentuali di guarigione, non calcolando che i
malati di carcinoma al testicolo in Italia, per fortuna, sono solo 200 lanno, mentre le persone che
si ammalano di tumore al polmone ogni anno sono attorno a 40.000! I nostri grandi oncologi
quindi, quando parlano di progressi nella sopravvivenza, dovrebbero essere pi precisi3[3]
Sar cos?
C poi la questione dellaumentata capacit della nostra medicina di diagnosticare precocemente
molti tumori. Questa capacit, che una importante conquista, produce, al contempo, una falsa
interpretazione del rapporto tra il numero di certi tumori (che aumentato non nella realt ma grazie
alla capacit di individuarlo nei primi stadi) e la mortalit (che rimasta invariata). Ad esempio, 50
pazienti morti su 100 che hanno il cancro indicano un 50 per cento di sopravvivenza. Se nel corso
degli anni i 100 pazienti che hanno il cancro diventano 150 (perch le nuove tecnologie consentono
di individuare tumori che prima non erano individuabili), ma rimane invariato il numero dei morti
(50) allora il rapporto non pi di 50 morti su 100 ma di 50 morti su 150: lindice di sopravvivenza,
come si vede, in questo esempio aumentato considerevolmenteQuesto effetto ottico distoglie
dalla vera questione che la mortalit, rimasta pressoch invariata. Bottaccioli, nellopera citata,
riprende un importante studio del 1986, condotto dal ricercatore statunitense John C. Bailar III,
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insigne professore di Epidemiologia e Biostatistica alla McGill University. Bailar scrisse che a
fronte degli eccezionali impegni finanziari profusi nella ricerca contro il cancro, si doveva registrare
una secca sconfitta. Bailar addusse un semplice ma sconcertante confronto numerico: nel 1962 negli
USA morivano 277.000 persone, nel 1982 ne morivano 434.000. Bailar, in effetti, tornato pi
volte sulla questione. Dopo lo scompiglio causato dal suo cupo resoconto del 1986 circa il
fallimento della guerra contro il cancro dichiarata da Nixon nel 71, Bailar intervenne nel settembre
1993 a una riunione del Presidents Cancer Panel, gelando lentusiasmo indotto nella platea dalle
solite cifre rassicuranti sulla curabilit dei tumori. Lepidemiologo tir fuori le sue cifre: Tutto
sommato disse i resoconti sui grandi successi contro il cancro devono essere messi a confronto
con questi dati. () Io non penso che questo sia possibile e torno a concludere, come feci sette anni
fa, che i nostri ventanni di guerra al cancro sono stati un fallimento su tutta la linea. Grazie4[4]
I numeri di Bailar (nel 1993 si ritiene siano morte 526.000 persone per cancro negli USA) erano
tutti basati su dati forniti dal National Cancer Institute e stavano a indicare che la mortalit per
cancro negli USA era aumentata del sette per cento dal 1975 al 1990. E questa cifra stata corretta
per compensare il cambiamento nelle dimensioni e nella composizione della popolazione rispetto
allet.
In sostanza questo sette per cento in pi non pu essere attribuito al fatto che si muore meno
frequentemente per altre malattie e che si vive generalmente di pi. Se ci fate caso, ogni volta che in
televisione o sulla carta stampata vengono forniti i dati della mortalit per tumore, lesperto di turno
precisa che laumento della mortalit una illusione dovuta allaumentata soglia di vita e alla
diminuzione di mortalit per malattie progressivamente debellate. Trascorsero quattro anni dal
Presidents Cancer Panel. Nel 1997, in uno special article pubblicato dal prestigioso New
England Journal of Medicine, Boiler conferma: La guerra contro il cancro lontana dallessere
vinta. Lefficacia dei nuovi trattamenti contro il cancro sulla mortalit molto deludente

Rubano il merito a Di Bella!!!!


Il Messaggero di Rossella Cravero (gioved 29 Giugno 2000 ) Intervista a Franco Mandelli, direttore
di Ematologia della Sapienza di Roma.
Franco Mandelli: "Il tumore? Non pi imbattibile"
Allora professore si pu veramente essere cos ottimisti per il futuro? "Come sempre accade
nella ricerca scientifica ci sono momenti di stasi e altri in cui le novit si susseguono una dietro
l'altra. Era da quarant'anni, dal momento in cui fu introdotta la chemioterapia, che non si assisteva
ad un momento cos ricco di nuove cure. Pensi che allora si parlava di lunga sopravvivenza, ora
credo che entro dieci anni queste malattie saranno nella stragrande maggioranza dei casi guaribili". I
dati di oggi che percentuale di guarigione danno? "Le leucemie acute del bambino guariscono in
oltre il 60% dei casi, negli adulti si arriva solo al 30%. E con i linfomi siamo al 70% con l'hodgkin e
al 50% per il non-hodgkin". Quali sono le nuove strategie di cura? "Sono tre le strade che stanno
dando i maggiori risultati. La prima rivolta alle forme promielocitiche, un tempo tra le pi gravi,
mentre oggi arrivano a una guarigione nel 70% dei casi, grazie a una cura (acido retinoico) che fa
differenziare le cellule leucemiche, cio fa tornare normali quelle malate. Un'altra via quella delle
proteine che agiscono come anticorpi. Create con l'ingegneria genetica, in vitro, queste proteine
vanno a colpire in modo specifico solo le cellule che hanno quel determinato marcatore che si
chiama antigene. Stiamo gi sperimentando dei farmaci di questo tipo nei linfomi non-hodgkin e
nelle leucemie mieloidi acute che hanno effetti collaterali molto ridotti rispetto alla chemioterapia.
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Per la leucemia mieloide cronica, invece, si sta testando in tutto il mondo, Italia compresa, un
medicinale capace di bloccare proprio quella sostanza che fa nascere la leucemia".
La genetica ha dato una grossa mano? "Bisogna pensare che oggi abbiamo la possibilit di
valutare la risposta dei nostri trattamenti non solo clinicamente o a livello morfologico, constatando
se ci sono ancora cellule tumorali, ma possiamo valutare all'inizio qual' l'anomalia dei cromosomi e
avendo il dato d'esordio della malattia possiamo poi rivalutarla dopo la terapia. In questo modo
sappiamo con esattezza quando necessario continuare la stessa cura o sostituirla". E per il
trapianto di midollo? "Anche in questo campo ci sono delle novit, prima si procedeva con un
trattamento chemioterapico prima di somministrare le cellule che rigenerano il midollo o con
l'autotrapianto (cellule dello stesso malato) o del donatore (allotrapianto). Abbiamo visto che
funziona meglio il trapianto da donatore in quanto le cellule hanno pi forza contro la malattia
tumorale. Da qui abbiamo potuto ridurre l'intensit della chemio che meno tossica e si sfrutta di
pi la forza delle cellule trapiantate". Oggi il medico ha di fronte nuove cure, ma anche un
malato con maggiori aspettative? "E' certamente cambiato il rapporto medico-paziente. Non solo
per la legge che prevede il consenso-medico, ma proprio perch il malato ha diritto di conoscere e di
sapere tutto sulla sua condizione. Ma il medico non deve dimenticare che non pu essere il malato a
decidere la cura. Il medico deve spiegare le possibilit terapeutiche ma poi il paziente chieder
sempre:"dottore cosa mi consiglia".

Di Bella e il mistero dei farmaci scaduti

Emergono molti interrogativi sulla fine prematura della sperimentazione Di Bella. Al centro dei
dubbi lo sciroppo si retinoidi (componente fondamentale della Mdb); una serie di esposti-denuncia
aveva sostenuto che molti flaconi del farmaco emettevano uno strano odore di acetone e che le
confezioni dello sciroppo erano state consegnate ai pazienti oltre la data di scadenza.
Il Pretore fiorentino Ubaldo Nannucci aveva ordinato al Nucleo Antisofisticazioni sanitaria dei
carabinieri di verificare le accuse. E in un rapporto, datato 2 Dicembre 1998 ma rimasto segreto per
oltre un anno, due marescialli dei Nas avevano scritto testualmente: "E' emerso un dato
preoccupante, se non addirittura sconcertante: 1048 flaconi di soluzione ai retinoidi sono stati
distribuiti a 28 dei 60 centri della sperimentazione sulla Mdb oltre il termine massimo di tre mesi di
scadenza. Questo verosimilmente comporta che 1048 pazienti abbiano assunto, per un periodo
oscillante fra i 20 e i 30 giorni, un farmaco potenzialmente imperfetto e non pi possedente le
caratteristiche terapeutiche iniziali, senza escludere che la degradazione e la scomposizione dei
principi attivi possa produrre effetti collaterali gravi, specialmente in soggetti sofferenti di patologie
neoplastiche. Il rapporto, spedito per conoscenza a 25 procure, cos concludeva: "Ne consegue che i
risultati ottenuti dalla sperimentazione siano sicuramente inattendibili e che la stessa
sperimentazione debba essere quanto meno rivista". I due marescialli dei carabinieri (colpevoli di
aver detto solamente la verit!) furono accusati dal magistrato di "avere sviluppato di propria
iniziativa una serie di indagini alle quali non erano stati delegati, esprimendo tra l'altro
apprezzamenti che non competono all'organo di polizia giudiziaria". Non solo ma furono minacciati
di trasferimento ricorda a Panorama Giulio Maceratini (presidente dei senatori di Alleanza
Nazionale). "Abbiamo dovuto intervenire in Parlamento per impedire ulteriori ritorsioni."
L'inchiesta sulla correttezza della sperimentazione Mdb stata archiviata a Firenza e a Roma.
Sopravvive solamente a Torino, sulla scrivania del pm Raffaele Guariniello. E ora si aperta anche
a Modena, dove ha presentato un esposto Giovanni Giovannini, un malato di cancro arruolato nello
studio osservazionale. Giovannini che, oggi afferma di stare molto meglio grazie alla Mdb ha

scoperto che lo sciroppo ai retinoidi che gli veniva somministrato dall'ospedale era scaduto. " E'
accaduto nel luglio 1999, quando ho subito improvvisi effetti collaterali, nausea, vomito,
dissenteria. Poi il 3 agosto del 1999 l'ospedale di Modena - racconta il Giovannini - mi ha
consegnato un flacone di sciroppo datato febbraio e mi venuto un dubbio. Allora mi sono rivolto
all'Istituto Superiore di Sanit per sapere quale era la scadenza del farmaco. Hanno risposto: tre
mesi, oppure quattro se conservato in frigo. E' cos che ho saputo di aver preso un farmaco
sicuramente scaduto". Giovannini stato contattato dal Direttore dell'Istituto di Sanit Giuseppe
Benagiano, che in una lettera datata 31 agosto 1999 si scusato con lui in questi termini: "Per le
peculiari condizioni in cui si svolta la sperimentazione, una sistematica valutazione della
soluzione ai retinoidi non stata fatta (come si fa di regola) prima di iniziare la sperimentazione" .
Come mai viene sempre fatta e questa volta no? La giornalista di Reporter, Sabrina Giannini, ha
appreso dalla voce del Direttore del Dipartimento di Farmacoepidemiologia dell'Istituto Superiore,
Roberto Raschetti che "le prove di stabilit della soluzione ai retinoidi non sono state fatte perch
implicano un procedimento molto lungo". Un oncologo dell'ospedale di Genoa, Maurizio Pianezza
ha una spiegazione pi grave: "Per volere dei coordinatori della sperimentazione sono stati eliminati
dalla cura pazienti che potevano continuarla: malati guariti, o che accusavano effetti collaterali
come la diarrea. In realt coloro che hanno eseguito la sperimentazione non aspettavano altro che
finisse.
La
loro
curiosit
scientifica
era
pari
a
zero".
Umberto Veronesi (attuale ministro della sanit e fondatore dell'Istituto Europeo di Oncologia) ha
dichiarato pi volte che tutto venne fatto "in maniera assolutamente corretta". Interrogato da
Panorama, il ministro risponde, gentile, che non vuole pi parlare del caso Di Bella.

Cos hanno truffato Di Bella...


"Cos hanno truffato Di Bella"
Guariniello accusa: farmaci scaduti e dosi sballate. Il magistrato di Torino chiude l'indagine sulla
sperimentazione della terapia
di Marco Travaglio
TORINO - La sperimentazione della cura Di Bella sarebbe viziata da gravi irregolarit. Peggio:
alcuni dei 386 malati di cancro che provarono la "multiterapia" (Mdb) del medico modenese
sarebbero stati usati come cavie, trattati con farmaci "guasti e imperfetti", non si sa con quali effetti
sulla salute. E l'Istituto superiore di Sanit, pur sapendolo, non avrebbe avvertito 50 dei 51 ospedali
d'Italia che sperimentavano i protocolli. Sono queste le conclusioni della lunga e minuzionsa
indagine aperta due anni fa dal procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, in seguito ad
alcune denunce, sulla sperimentazione nei 4 "centri di riferimento" di Torino (Molinette, San
Giovanni antica sede, Mauriziano e Sant'Anna) e nei 4 della provincia (gli ospedali di Chivasso,
Orbassano, Chieri e Cir). Un'indagine che non entra nel merito dell'efficacia o meno della cura, ma
si limita ad analizzare la regolarit della sperimentazione. Quattro gli accusati, tutti dirigenti
dell'Istituto superiore di sanit (Iss): Roberto Raschetti e Donato Greco, coordinatori della
sperimentazione del 1998, Stefania Spila Alegiani, responsabile dei preparati galenici, ed Elena
Ciranni, che curava i rapporti con i vari centri clinici. Grave l'ipotesi di reato: "somministrazione di

medicinali guasti o imperfetti" (punibile, secondo l'articolo 443 del codice penale, con la reclusione
fino a 3 anni). Il direttore Giuseppe Benagiano, a suo tempo indagato, stato poi archiviato.
Nessuna responsabilit per l'ex ministro della Sanit Rosi Bindi, sentita come testimone in gran
segreto, a Roma, all'inizio dell'anno. I 4 indagati hanno ricevuto l"avviso di chiusura indagini". Una
sorta di preannuncio di rinvio a giudizio, che poi per non arrivato: grazie alla legge Carotti, i
difensori hanno chiesto e ottenuto dal Pg della Cassazione Nino Abbate il trasferimento dell'inchiesta
a Firenze. Con la curiosa motivazione che i farmaci "incriminati" li produce l'Istituto farmacologico
militare fiorentino. Inutile l'opposizione di Guariniello il quale, sentenze della Cassazione alla mano,
ha ribattuto che il 443 non punisce la produzione o la detenzione, ma la somministrazione di farmaci
guasti (avvenuta, appunto, a Torino). Spetter dunque alla Procura di Firenze - che l'anno scorso
aveva gi archiviato un'altra inchiesta sui protocolli Di Bella - trarre le conclusioni: rinviare a
giudizio o chiedere l'archiviazione. Tutto dipender dall'interpretazione delle irregolarit emerse a
Torino: errori in buona fede o condotte dolose? Per Guariniello, la prova del dolo sarebbe in una
lettera inviata nel '98 a un ospedale romano, che chiedeva lumi sulla conservazione e la
composizione delle "soluzioni ai retinoidi" previste per i protocolli 1 e 9. Nella lettera i dirigenti
dell'Iss precisavano che quelle sostanze hanno una "validit" di soli 3 mesi, dopo di che "scadono" e
vanno buttate. Peccato che la stessa direttiva non sia stata diramata agli altri 50 ospedali che
sperimentavano la cura. E che infatti continuarono, ignari di tutto, a somministrare quelle soluzioni
ampiamente scadute (addirittura vecchie di 4, 5, 9 mesi) e "deteriorate".
Non solo: un gravissimo errore tecnico avrebbe dimezzato il quantitativo di un componente, un
principio attivo, fondamentale per l'efficacia di quelle soluzioni: l'"axeroftolo palmitato". In pratica,
per i due protocolli, quella sperimentata non era la multiterapia Di Bella, ma una "variazione sul
tema" non dichiarata. Cos com'era emerso nel '98 per altri due protocolli, frettolosamente ritirati
dopo che Guariniello vi aveva scoperto alcune sostanze mancanti e alcune altre (come il tamoxifen
del professor Umberto Veronesi) aggiunte da una mano misteriosa. Ma quel capitolo ancora aperto.
A Torino.
Tratto da "La Repubblica" 7 settembre 2000

Caso Di Bella
A cura di A.N.F.C.C.
A sostegno della effettiva validit terapeutica del MDB non vi sono solo le testimonianze di pazienti
documentate da cartelle cliniche e referti diagnostici, comprovanti numerosi casi di remissione della
malattia, fino a guarigione completa, ma prove scientifiche accertate e pubblicate. Basti pensare alla
letteratura internazionale ove vi sono riportati centinaia di studi clinici di fase II, (sulluomo), gi
avvenuti con esito favorevole riguardanti farmaci e sostanze utilizzate nella terapia Di Bella.
Sostenere che tale cura non efficace perch non ha validit scientifica, un falso dichiarato, in
quanto la documentazione in oggetto comprende una vastit enorme di studi comprovanti. Da una
ricerca effettuata nella principale banca dati bio-medica mondiale (MED LINE EXPRESS), sono
stati evidenziati fino al 1998, 1163 studi clinici sulluomo riguardanti lutilizzo di farmaci inerenti al
MDB (somatostatina, melatonina, vitamina E, acido retinico, vitamine C, D, bromocriptina ecc.).
Autorevoli riviste scientifiche come il British Journal Cancer riportano studi sulla melatonina e acido
retinoico che induce lapoptosi (morte) nelle cellule tumorali 1998; lazione oncostatica della
melatonina comprovata da studi pubblicati sulla rivista: Journal Pineal Res del 1997. Il National
Library of Medicine Il trattamento con melatonina ed acido retinoico determina la morte delle
cellule del cancro al seno, USA 1998. Sono solo alcuni esempi tra le centinaia di pubblicazioni che
sono facilmente reperibili. Va ribadito con estrema importanza, che tutte le sostanze citate sono
elencate negli informatori farmaceutici nazionali e sono state approvate dal Ministero della Sanit e

quindi possono essere prescritte. La letteratura a tale riguardo (Articoli scientifici sulluomo su
farmaci di origine biologica usati nel cancro a cura di VacciNetwork) conduce a quanto da sempre
sostiene il prof. Di Bella, ma non solo. Il Prof. Umberto Veronesi ex ministro della sanit, nel corso
della riunione della Commissione Oncologica Nazionale del 14 gennaio 1998, convocata per
lorganizzazione dei protocolli della sperimentazione del MDB disse testualmente:sia la
somatostatina sia i retinoidi sono farmaci sicuramente interessanti, in quanto hanno gi dimostrato
nei studi unazione biologica antiproliferativa e unattivit differenziatrice (azioni che contrastano il
tumore). Veronesi non si limitato a semplici affermazioni, ma sulla stampa nazionale (vedi Il
Giornale del 22-9-01) ribadisce lutilizzo della somatostatina nella terapia oncologica, unitamente
alle altre sostanze, come cura in alternativa alla chemioterapia. Dichiarazioni supportate da cifre: il
25% dei pazienti trattati hanno ottenuto una riduzione drastica del tumore, mentre gli altri hanno
beneficiato di un arresto della malattia. Il Prof. Paolo Preziosi farmacologo e membro della Cuf
sulla rivista della Societ Italiana di Farmacologia scrive: Per quanto concerne uno dei componenti
della cura Di Bella, la somatostatina o il suo analogo (octreotide), una serie molto numerosa di
osservazioni sperimentali eseguite su cellule tumorali umane, poste in vitro, ne hanno documentato
lattivit antineoplastica in tumori della prostata, mammella, pancreas, colon, polmone ed in altre
forme di tumori solidi per i quali le terapie tradizionali si rivelavano a volte inefficaci. Ancora
Veronesi annuncia la scoperta della fenretinide che salva dal tumore su Repubblica del 4.11.99 e
Tempo Medico del 15.12.99, Repubblica del 24.05.1999:Una pillola contro il cancro, nuova terapia
per prevenire i tumori al polmone. Una scoperta che non ha nulla di sensazionale in quanto si tratta
di una analogo sintetico della vitamina A, parente stretto dellacido retinoico tutto trans, che il Prof.
Di Bella utilizza da decenni nel suo protocollo, prima ancora del 1987, quando un gruppo di
oncologi si sono messi a studiarne leffetto, e sicuramente anteriore al 1993, data in cui compaiono le
prime affermazioni di Veronesi a sostegno della validit terapeutica dellacido retinoico. Da una
ricerca bibliografica negli ultimi 20 anni, gli studi condotti su questa sostanza sono ben 179,
comprovanti leffetto combinato con altre sostanze e per la cura di diversi tumori. Una netta smentita
a chi sostiene che non esista letteratura scientifica a riguardo n la combinazione di farmaci tra di
loro come terapia anticancerogena. La somministrazione, trova rispondenza ed efficacia , riducendo
la tossicit di altre sostanze tossiche quali i chemioterapici, i quali somministrati a basse dosi,
possono essere definiti biocompatibili, (come prevede il MDB che associa lacido retinoico
allEndoxan, un citostatico, unitamente alle altre sostanze). Veronesi appare come coordinatore di
uno studio di fase II (sulluomo) nel 1993, e iniziato nel 1997, i cui risultati sono stati pubblicati
sulla rivista European journal of cancer, lo stesso si ripete dichiarando sul Journal Cell. Biochem,
Suppl. del 2000, la validit dei meccanismi dazione del retinoide sintetico fenretinide. Appare
lampante quindi che Veronesi da sempre abbia sostenuto le tesi che a Di Bella vengono contestate, a
maggior ragione quando ci si accorge che in tale bibliografia citata, il suo nome appare in ben 16
studi, ma solo nel 1993, mentre Di Bella ne parla gi negli anni 70 e 80. Come ultimo sfogliando
lInformatore Farmaceutico troviamo una specialit medicinale registrata con il nome di
VESANOID a base di acido retinoico approvata dalla Cuf indicata per le leucemie promielocitiche
acute. Il prezzo di lire 841mila a confezione. Lanalogo galenico prescritto dal prof. Di Bella non
supera le 70mila lire e fa parte della sua prescrizione. Un farmaco che smentisce le dichiarazioni
rilasciate dagli oncologi che sostengono non vi siano prove dellutilizzo delle sostanze
anticancerogene nella farmacopea ufficiale. Infine lultima conferma recentissima di questi giorni,
lo studio pubblicato sulla rivista Cancer Biotherapy and Radiopharmaceuticals, rivista americana di
grande autorevolezza, condotto su 20 pazienti affetti da Linfoma Non Hodgkin a basso grado di
malignit in stadio avanzato, e curati con la terapia Di Bella. Lo studio condotto dal dottor Mauro
Todisco si basato sulla somministrazione di somatostatina, acido retinoico, bromocriptina,
melatoniana e Acth. Lesito favorevole ha dimostrato lefficacia della terapia.
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