Bollettino riservato ai soci e simpatizzanti “Azione Cattolica”

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Mensile - Giugno 2005

La Voce di Rionero La Voce di Rionero
ATTUALITA’ Lettera aperta pag 1-2 ARCHIVIO STORICO Diario di Guerra pag 9 SALUTE BENESSERE La Bulimia pag 8

Anno Domini 1 - Numero 3

CULTURA SPORT SPETTACOLO CURIOSITA’ pag 11-12 di JOSEPH DI FRANCO

questo Giornalino iniziato con buone fondamenta cristiane

RIONERO IN CRESCENDO
rinnovo “ l'augurio ai collaboratori del giornalino: che sia duraturo ”
e

A metà Giugno 2005, via Internet, mi giungono i primi due numeri del vostro Giornalino. Dalle sue pagine ho notato che finalmente Rionero va in "crescendo", si vuol mescolare con altri paesini che già da anni fanno questo lavoro professionale per le loro comunità locali e quelle estere. Che questo Giornalino iniziato con buone fondamenta, principalmente in fede cristiana, doni forza e coraggio a continuare con successo una lunga esistenza, in tal modo da acquisire credibilità dai cittadini di Rionero e noi emigrati in varie parti del globo, che diventi per noi un centro informativo e che raggiunga molti rioneresi nel mondo via Internet. Cercherò di farvi pervenire alcuni indirizzi E mail (posta elettronica) che a loro volta potranno fornirvi indirizzi dei loro conoscenti, e i cittadini di Rionero potranno comunicarlo ai loro parenti e amici ovunque risiedono includendo l’interno Italia. Sapete che vi sono più rioneresi a Cleveland che a Rionero stesso? Tre le altre città Canadesi che contengono un nutrito numero di nuclei, Hamilton, Ottawa

L‘OPINIONE

abbassiamo i toni
di FABRIZIO TOLVE

Quando si tratta di prendere posizioni vicine ai nuovi o riciclati movimenti anarcoinsurrezionalisti ci si riversa nelle piazze e ci si schiera in prima fila alla guida dei cortei soprattutto contro il governo, magari sulla “ guerra”, definendo tale quello che non lo è e scordandosi naturalmente dell’invio di caccia italiani a bombardare popolazioni civili sui Balcani senza autorizzazione parlamentare. Si rivendica in queste manifestazioni il poter dissentire, ( in un modo che certo non ricorda affatto la pace), il poter esprimere le proprie opinioni e [...]
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Toronto, insieme potrebbero contare oltre duecento nuclei. Chi si ricorda che nel 1987 per il trionfo festoso del 50.mo di don Antonio, Rionero venne invasato da oltre cento famiglie emigrate che tornarono in Patria? Perfino dalla lontana Argentina! Dalle esclamazioni di don Antonio: Rionero si e' ripopolato! Dalle tante belle espressioni di Vincenzo D'Amico che dice di aver ritrovato una videocassetta del 60.mo di don Antonio, riportando alla mente dei bellissimi momenti. Cogliete l'occasione di vedere due videocassette del 50.mo di don Antonio che saranno a Rionero nel mese di Agosto. Fatevi una copia in memoria [...]
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IN EVIDENZA

RIFLESSIONI
di FERDINANDO CARMOSINO “ Quando l’amore per Rionero vi spinge a fare qualcosa, FATELA. Se qualcuno vi critica, fatela con più forza! ” PAG. 4

L A BULIMIA
del DOTT. CARMINE TOLVE “ la prevenzione primaria passa attraverso l’educazione alla salute e la trasmissione di comportamenti, culture,miti e ideali ” PAG. 10

ORME
di FRANCECSA BRUNELLO “ Una notte un uomo fece un sogno: sognò che stava camminando lungo la spiaggia con il Signore. ” PAG.

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attualità

La Voce di R ionero

[...] di quel grande uomo del 20.mo secolo, il quale ha donato la sua vita alla comunità di Rionero e quella estera, ogni volta che veniva ci lasciava indelebili ricordi, non solo a noi rioneresi, ma anche ad altri che venivono a contatto con lui. Quando io lo accompagnavo in qualche parrocchia italiana mi sentivo importante! Non sembrava di accompagnare un amico,

Gli Ambulanti a Rionero
torniamo un pò indietro riscoprendo le attivita di una volta
a cura della redazione “Azione Cattolica” di Rionero S.

(foto di Cleveland, Ohio) ma un cardinale! Don Antonio nelle sue omelie, e dietro mio avvertimento, menzionava il suo paese; mi sentivo fiero, il nome di Rionero e' conosciuto abbastanza nella comunità italiana di Cleveland, anche grazie al fatto che il Club di Rionero sponsorizza un ballo annuale, e il disk jockey di un programma radio italiano negli anni 1970 giocava a pallone con la nostra squadra di calcio dal nome "Sannitics"! Quando fa degli annunci, li fa con tanto amore come se fosse anche lui di Rionero. Il Club, ogni anno fa una festa superba, imbottiglia perfino vino di casa con etichetta e foto di Rionero. Avendo una foto ve la invio (foto in prima pag). Ringrazio Adelio Fioritto per avermi pensato, concludo col rinnovare l'augurio ai collaboratori del giornalino: che sia duraturo. ps: Il Libro di Rionero da pubblicare NON e' stato abandonato, speriamo che durante la stagione invernale si realizzera'.
di JOE DI FRANCO (Cleveland, Ohio)

Durante l’ormai consueto appuntamento presso le case dei Rioneresi, la redazione dell’Azione Cattolica ha fatto visita a uno dei maggiori esponenti, nonchè fondatori delle scorse Azioni Cattoliche rioneresi. L’incontro, prima che ce ne rendessimo conto, ha dato vita ad una vera e propria intervista nella quale emerge, da entrambe le parti, l’inarrestabile desiderio di non far morire la memoria del nostro vissuto. A tal proposito, pubblichiamo la categoria degli ambulanti a partire dal dopoguerra Peppino Borgia da Alfedena - stoffe Galileo da Acquaviva – ripara piatti e ombrelli Zì-ntò da Cantalupo – castra porcello Scardalàn Filippo - stagnino Leonardo e moglie Restitudine - articoli casalinghi Spazzacamini Gli articoli vari casalinghi venivano portati con la cesta di vimini depositata sul capo (’r cuanièstr). Gli spazzacamini, invece, attendevano la fine del lavoro con trepidazione per mangiare in famiglia la polenta nostrana. Demandiamo la lettura dei mestieri rioneresi, suddivisi per categoria, ai prossimi numeri.

L‘OPINIONE

di FABRIZIO TOLVE

convincere anche gli altri a spostarsi sulla stessa linea di pensiero. Quando però poi sono gli ecclesiastici a fare il loro mestiere, cioè quello di pastori del “gregge” del Signore, li si vuole censurare accusandoli d’ingerenza nella politica interna italiana. Non sono forse anche gli italiani gregge del Signore? Ma già, del Papa si può parlare solo quando bacchetta il presidente degli Stati Uniti sulla politica estera, ma non quando il Vaticano appoggia il suo freno alla ricerca genetica negli USA ( ricordiamo l’incontro di Bush a Castel gandolfo con Giovanni Paolo II). Sottile è il fare riferimento a Benedetto

decimoquinto, che abolì il non expedit e rimproverare il nuovo successore di Pietro ( e non di Giovanni Paolo II), cioè il rappresentante visibile di Gesù Cristo in terra, di aver fatto marcia indietro. Congratulazioni e auguri di un proficuo pontificato subito dopo “ l’habemus Papam”, ma passato il primo momento di curiosità per l’elezione di un nuovo Papa, lo si accusa d’ingerenze e di oscurantismo quando inizia a fare il suo dovere, cioè illuminare la vita dei fedeli parlando poi solo dell’importanza della vita e del suo significato e che l’essere messo al mondo non divenga un gioco di scelte.

Il cardinal Ruini, Vicario del Papa per la diocesi di Roma, in un discorso alle famiglie romane è tornato a sottolinearne l’importanza, come struttura base della società, esprimendo delle considerazioni su come essa debba conservare al proprio interno l’armonia. Si è preoccupato degli effetti di una eventuale modifica, che la consultazione popolare in corso in questi giorni poteva apportare. Ed ecco i nuovi paladini della libertà, che per loro vuol dire anarchia; totale assenza di freni derivanti da scomode questioni morali, tuonare contro il centro di riferimento di tutta la cristianità non solo cattolica ed
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La Voce di R ionero

attualità Una notte un uomo fece un sogno: sognò che stava camminando lungo la spiaggia con il Signore.

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Orme

“ io ti ho preso in braccio ”
Una notte un uomo fece un sogno: sognò che stava camminando lungo la spiaggia con il Signore. Lungo il tragitto vedeva frammenti della sua vita che gli scorrevano di fronte agli occhi. Per ogni scena egli notò due paia di impronte sulla sabbia: le une appartenevano a lui, le altre al Signore. Quando gli apparve l'ultima scena della sua vita, egli si voltò a guardare le impronte sulla sabbia. Si accorse che molte volte durante il sentiero della sua vita c'era solamente un paio di impronte. E si accorse anche che questo succedeva proprio nei momenti più difficili e tristi che ha vissuto. Questo fatto lo scosse molto, e così chiese al Signore: " Mio Signore, tu mi hai detto che se avessi deciso di seguirti tu mi avresti accompagnato nel mio cammino per tutta la vita...ma io mi sono accorto che durante i momenti piu difficili nella mia vita c'era soltanto un paio di impronte. Non capisco perchè, proprio quando avevo più bisogno di te tu mi hai lasciato da solo." Il Signore rispose: " Mio piccolo e prezioso figlio, io ti amo, e non ti ho mai abbandonato. Durante i tuoi momenti di dolore e sofferenza, in cui tu vedevi soltanto un paio di impronte, era allora che io ti ho preso in braccio."

Da una nostra compaesana, che non credo debba ulteriormente dimostrare l’amore per il nostro paese visto che appena può scende dai piedi delle Alpi, c’è arrivata una famosa citazione conosciuta da molti, ma sempre capace di toccare i nostri cuori e le nostre coscienze. Nel ringraziarla, rinnoviamo l’invito alla collaborazione con la nostra testata giornalistica (soprattutto ai concittadini residenti a Rionero ).

di FRANCESCA BRUNELLO

L‘OPINIONE accusarla di plagiare le coscienze della gente. Il presunto plagio non è altro che un semplice consiglio e non richiamo all’obbedienza a persone che si professano cristiane, che ripetono ogni domenica di credere ad “una Chiesa Santa , Cattolica e Apostolica” , quindi a persone profondamente convinte della giustezza delle verità proclamate. La Chiesa quando prende posizioni su degli argomenti, non lo fa per adattarsi alle mode del pensiero contemporaneo o per andarvi contro; Benedetto XVI l’ha spiegato bene: le “tendenze, le mode” passano, la Chiesa è lì da venti secoli, proprio grazie alla coerenza di
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pensiero, verità rivelata e quindi sempre attuale. I Cattolici, che si siano recati o no alle urne, hanno dato risposte prima alle loro coscienze, poi al loro spirito di coerenza e poi naturalmente a Dio. Gesù non ci ha chiesto solo di credere, ma anche di predicare il suo Vangelo e di evitare che i fratelli, anche se già nell’errore, possano peggiorare la loro condizione. Risparmiatemi vi prego la solita minestra riscaldata del caso Galilei e che la Chiesa intralcerebbe il progresso, perché la stessa scienza ufficiale è divisa sull’utilizzo delle cellule staminali embrionali e comunque la ricerca può

trovare altre strade. Lasciamo ancora poi da parte i teatrini sulla costituzionalità del non voto e gli squallidi appelli ad andare comunque a votare e votare No! Questo sì, vero inganno per l’elettore, che credendo di fare il suo dovere si trova davanti ad un risultato diametralmente opposto a quello cercato. Questo dimostra solo la correttezza di chi si permette queste affermazioni. !

di FABRIZIO TOLVE

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attualità
L‘EDITORE

La Voce di R ionero

“ Quando l’amore per Rionero vi spinge a fare qualcosa, FATELA ”

Il giornalino dell’A.C. di Rionero Sannitico nacque nel dicembre del 2004 con l’augurio che potesse divenire un mezzo attraverso il quale si potesse fare Informazione, cogliendo problematiche più o meno globali, esaminandole per poterle meglio adattare alla realtà del nostra comunità. Sotto la medesima ottica si scelse di inserire rubriche quali “salute e benessere”, “cultura e musica”, “sport e spettacolo”, sempre donando loro un’impronta prettamente paesana (nel puro senso etimologico della parola) affinché si potesse attuare meglio quanto detto prima. Sono compiaciuto del fatto che, a poco a poco, il suddetto “opuscolo informativo” stia prendendo piede nelle case della gente, suscitando reazioni negli animi dei rioneresi, quanto positive che negative; a tal proposito riprendo ciò che è stato scritto da Ferdinando Carmosino: “se a Rionero si riuscisse a far venire il Papa, ti criticherebbero sul perché sia rimasto solo cinque minuti”, pertanto siamo giunti alla conclusione che l’importante sia fare, commettendo anche quegli errori insiti nella natura umana. Tutto ciò, tuttavia, non può e non deve farci perdere di vista l’obiettivo principale, ciò per cui eravamo partiti, il nostro scopo. Parlando esplicitamente per ciò che riguarda

riflessioni su “La Voce di Rionero”
di FERDINANDO CARMOSINO

Chi mi conosce bene sa quanto io sia favorevole ad ogni sorta di iniziativa destinata a FARE qualcosa. Quando poi si fa qualcosa per Rionero divento doppiamente favorevole. Ben venga dunque “La Voce di Rionero” con l’augurio di innumerevoli pubblicazioni. Adelio Fioritto, omonimo di quel maestro che da adolescente ho conosciuto ed ammirato, è un giovane rionerese che studia al nord e porta sempre nel cuore il suo paesello molisano.
“Tutti rispetto, capaci, quelli intelligenti meritano i più

deboli, i meno anche meno

Quando lo incontro in giro da queste parti, leggo nei suoi occhi l’amore per questa terra, lo stesso amore che per queste pietre aveva il nonno, lo stesso amore che tanti ragazzi che sono fuori sede alimentano ogni giorno. Pasquale Minichiello junior, quando il venerdì torna dalla capitale per respirare l’aria dei suoi monti, ha scritto in faccia lo slogan io sono fiero di essere rionerese. E quando la domenica sera vaga per via Roma sapendo di dover partire di nuovo mi fa pensare agli abitanti del villaggio che ispirò Leopardi quando scrisse La sera del dì di festa. Capisco la

nostalgia di Rionero perché la conosco personalmente, l’ho provata anch’io per due lustri. Quando vivevo a Pescara prima e a Roma poi, tornavo a casa un weekend si e l’altro pure! Capisco l’attaccamento di tanti rioneresi emigrati, sia in Italia che all’estero, che hanno una nostalgia infinita. Non dimentico lo sguardo incantato di Joe Di Franco quando tornò a Rionero nel 1997 in occasione dei festeggiamenti in onore di Don Antonio. Quando l’amore per Rionero vi spinge a fare qualcosa, FATELA. Se qualcuno vi critica, fatela con più forza! Dieci anni fa un saggio paesano mi disse: “Se con la Pro-loco riesci a far venire a Rionero il PAPA qualcuno ti dirà che sarà stato qui solo 5 minuti!” un eufemismo per dire che c’è sempre qualcuno pronto a criticare ma ciò non significa che bisogna fermarsi, soprattutto al cospetto di critiche sterili. Detto questo, spero che non si offenda nessuno se nella breve analisi che mi accingo ad esporre ci sarà qualche critica, mi auguro non sterile ma costruttiva. Il giornale è impaginato bene, le foto ed i colori sono eccellenti, segno tangibile dell’evoluzione tecnologica. Chi passava intere nottate a “ciclostilare” l’Altra Rionero 30 anni or sono starà sorridendo leggendo di e.mail e siti internet a disposizione del lettore del 2005. Dal ciclostile della fine degli anni ’70, passando per il monocromatico Rionero Oggi, si arriva alle testate del terzo millennio con “La Voce di Rionero”. Con immenso
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“La Voce di Rionero”, esso ha come target tutti i cittadini del nostro Comune, domicilio a parte. Nasce dalla convinzione che si debba guardare in avanti senza dimenticare che ciò che siamo lo dobbiamo anche e soprattutto a un

trascorso storico e culturale proprio delle nostre terre. Si propone come mezzo di comunicazione, sperando che possa crescere con l’aiuto di tutti voi, perché l’unica vera arma per risollevarci da una situazione stagnante che persiste nel

nostro Comune è proprio la via del Dialogo inteso in senso stretto, della comunicazione, dello scambio di idee, per quanto folli a volte possano sembrare, ma non dimentichiamoci che proprio gli uomini giudicati
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La Voce di R ionero

attualità
superano dei limiti è giusto (credo) che sia concessa la possibilità di ribattere. Ovviamente anche in questo caso non è una questione politica, pur essendo notoria la divergenza tra me e lui che, pur non essendo condivisa, è reciprocamente rispettata. Vincenzo è intelligente e di sicuro capirà, spero sia disponibile a questo civile confronto e sono sicuro che mi fornirà una risposta adeguata nel prossimo numero. Ma veniamo al perché della mia “lamentela”. Mi riferisco all’articolo “Pensieri e parole” in cui, anche se con un tono ironico, nella prima parte del testo si manca di rispetto nei confronti degli anziani. Il mio parere è che noi più giovani abbiamo tanto da imparare da chi ha maturato mille esperienze. Nel loro animo ci sono quelle perle di saggezza che possiamo fare nostre dialogando con loro e non criticandoli! Ma è soprattutto sulla parte finale dell’articolo che mi voglio soffermare. Nell’ aprire un dibattito su varie tematiche, Vincenzo invita gli interlocutori così: “…motivate le vostre affermazioni: mi capita sempre più spesso di parlare con gente che si professa intelligente e che poi affronta i temi con la preparazione più arida della mente di un tossicomane da centro sociale”. Sono rimasto basito! A Vincenzo piacciono le citazioni artistiche e letterarie e allora mi rifaccio a Francesco de Gregori che, in una delle sue canzoni più celebri dice “La storia siamo noi, quelli che hanno letto un milione di libri insieme a quelli che non sanno nemmeno parlare ed è per

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riflessione su “ La Voce di Rionero ”
segue dalla pag 4 piacere noto che quell’articolo sull’alcolismo scritto da mio padre tanti anni fa è stato pubblicato su tutte queste testate, è rimasto intatto ed è incredibilmente attuale! Lo stesso dicasi per il prezioso documento storico che Don Antonio ci ha lasciato con il suo Diario di Guerra. Il secondo numero del giornalino, letto tutto d’un fiato, mi ha fatto fare alcune immediate riflessioni. Bella la testimonianza di Sandro che si è trovato in fila dal Papa come spinto dallo Spirito Santo, forse lo stesso che lo ha ispirato, insieme alla consorte, nello scegliere i fantastici nomi biblici dei suoi numerosi pargoli. Simpatica la barzelletta sul Papa-autista citata dal nostro Parroco. Giusta la precisazione di Amico, anche se superflua perché è ovvio che non ci sia nesso tra la politica e le feste patronali ma è altresì palese che, agli occhi di chi crede che anche il vento a Rionero si muova dietro disegni politici, alcuni giovani volenterosi che vogliono movimentare l’agosto rionerese appaiano meri esecutori di altrui disegno… L’articolo che mi ha fatto un po’ storcere il naso e che mi ha spinto a buttare giù quattro righe è quello scritto da Vincenzo. Per lui vale lo stesso giudizio positivo sull’attaccamento alla patria, paragonabile a quello di Adelio, Pasquale e tanti altri giovani e sull’impegno nel FARE qualcosa esprimendo le proprie opinioni, ma se queste in alcuni punti lasciarono un segno nella storia mutando il corso degli eventi. Un confronto, pertanto, è positivo se e solo se (scusate il rigorismo matematico, ma mi sembrava doveroso) è a sua volta costruttivo. Questa proprietà scaturisce da un dialogo che avrà come tema centrale un determinato argomento, sul quale verranno posti dei quesiti,
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questo che la storia dà i brividi perché nessuno la può cambiare”. E ancora, Leonardo Da Vinci, il genio per antonomasia, diceva che “Anche nella mente dello stolto c’è lo spazio per una grande idea”. Potrei continuare con altre citazioni simili per esprimere il mio concetto: ognuno di noi è un individuo unico ed irripetibile, tanti sono tra loro molto differenti ma ciascuno merita rispetto, compreso un tossicomane. La frase fa ancora più male perché scritta su un giornale dichiaratamente cattolico che segue le orme del più grande uomo della storia, Gesù Cristo, il quale proclamava l’uguaglianza tra gli uomini. Tutti meritano il rispetto, i più deboli, i meno capaci, anche quelli meno intelligenti di Vincenzo con cui spesso si cimenta in argute discussioni. E meritano rispetto anche quelli che vivono o lavorano nei centri sociali come in qualsiasi centro di aggregazione o di recupero, meritano rispetto coloro che credono ancora che la terra sia piatta così come coloro che credono nella luna nel pozzo. Anche se le realtà sono differenti dalle certezze di alcuni, non giustifica che questi vadano discriminati. Mi aspetto delle scuse nei confronti degli anziani, dei “tossici” e dei centri sociali.

di FERDINANDO CARMOSINO

L‘EDITORE fornite delle risposte e l’eloquentia verterà su tutti questi componenti attraverso tesi formulate che tenderanno a motivare un’opinione prettamente personale. È chiaro, pertanto, che se dovesse venire meno anche solo uno di questi componenti, perderebbe della sua qualità, quindi costruttività. Se ad esempio dovesse mancare il tema principale, si sfocierebbe in una critica fine a se stessa, priva di significato, che può essere risolta tranquillamente a quattro occhi o in altri contesti, quali un forum o una chat, ma diversi da un ambito giornalistico (teniamo bene a mente il fine di un giornale). Sebbene l’articolo di Vincenzo D’Amico fosse stato pubblicato sotto “l’opinione”, è giusto che il “batti e ribatti” avvenga, ma esorto a non estrapolare spezzoni di frasi dal loro contesto concettuale, altrimenti si rischia, volontariamente o non, di perdere la radice della discussione sfociando in una mera demagogia.
di ADELIO FIORITTO

6 gli attori di queste crisi sono ormai autonomi

attualità

La Voce di R ionero

Guerre dimenticate
di LUBER

Le immagini sotto riportate segnalano:
Bollino Rosso: guerre in atto Bollino Arancione: zone di tensione

La fine della guerra fredda ha portato ad un disinteresse internazionale per tutte quelle aree geografiche definite “zone grigie”, il cui controllo non ha più grande importanza economica e strategica, e per tutte quelle guerre che non possono nuocere più di tanto all’equilibrio internazionale. Questi vari conflitti possono essere catalogati in due distinte categorie: la prima è costituita da conflitti iniziati ad emergere prima del crollo dell’URSS e riguarda stati che sono poco o, per niente, colonizzati ( Birmania, Yemen, Liberia, Sierra Leone, Afghanistan, Sudan, Somalia), nei quali la resistenza agli occidentali è stata tanto tenace da rendere a volte la colonizzazione precaria e tardiva e ha cementato un contratto sociale arcaico. La seconda categoria, più recente, è costituita dalle cosiddette crisi da fine impero: ieri quelli coloniali Francesi, Olandesi Portoghesi, Britannici ecc., oggi l’impero Russo e i suoi ex insediamenti Sovietici in Europa Orientale. Nelle varie risoluzioni dell’ONU e nei comunicati ufficiali delle grandi potenze viene espressa viva preoccupazione per la situazione di qualcuno dei paesi citati. Tuttavia ognuno torna poi ad occuparsi dei propri affari. Gli attori di queste crisi sono ormai autonomi e guidati non più da una strategia politica unificata, ma da microstrategie e stringono alleanze di circostanza con imprese legali e non, di importanza mondiale, che hanno interessi nella regione e i “mercenari” che possono intervenire nell’uno e nell’altro fronte. In termini geopolitici il mondo unipolare ha portato alla comparsa di una geografia del “mondo utile” opposta in negativo a quella del “mondo inutile”. Queste crisi perdureranno a causa del loro

Si ricorda che nel mondo sono in atto ben 24 conflitti e 10 zone di tensione che potrebbero

mutare la loro linea in guerra.

Il continente con più conflitti in corso è l’Arica, seguito dall’Asia e dell’ America Centrale.

In Europa la situazione di pace è turbata dai Paesi Baschi e dall’Irlanda de Nord.

debole potenziale di destabilizzazione o della scarsa importanza delle poste in gioco. Le grandi potenze, più interessate al mantenimento dello status quo che alla ricerca di una pace universale, si limitano a volgere altrove lo sguardo. Troppo grandi le prospettive di guadagno degli stati occidentali nelle zone di conflitto: prima vendono loro le armi, poi con le loro aziende vanno sul posto a ricostruire. E le multinazionali? Si prenda ad esempio l’Africa: approfittando della situazione di estrema instabilità e della corruzione diffusa dei governi, le società occidentali si insediano, ottengono contratti assolutamente vantaggiosi e sfruttano come

possono le enormi risorse di un continente sempre più povero. Nel silenzio sempre più assordante del mass media, disinteressati e molto spesso retorici e faziosi. Nella società dell’informazione niente esiste se non è raccontato. Ecco come più di 50 conflitti in atto scompaiano con un clic. Oggi si continuano a commemorare giustamente, per non dimenticare, i genocidi perpretati 60 anni fa e, pur essendone a conoscenza, si fa finta di niente su quelli che continuano ad essere perpretati sotto i nostri occhi, nell’indifferenza più assoluta e in nome solo del “dio” denaro.

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La Voce di R ionero

attualità Il Teatro, al di là delle sue molteplici forme, ci mette in gioco relazionandoci con il pubblico

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Fare Teatro

“ Il teatro è come uno specchio che ci riflette ”
Dire che è una esperienza irrinunciabile, credo sia esagerato, come lo sarebbe rimanere del tutto indifferenti a tutte quelle attività che ci permettono di conoscere e che di volta in volta ci pongono degli ostacoli e ci mostrano i nostri limiti. Il Teatro, al di là delle sue molteplici forme e modi di rappresentarsi, è un’attività che comunque ci mette in gioco e che, a vari livelli, ci pone in relazione con il nostro pubblico. I motivi che spingono a fare teatro sono diversi. Ci può essere la voglia di fare spettacolo e far divertire le persone; un esempio può essere il ruolo del comico che, davanti ad una platea, porta il suo vissuto e le sue esperienze. Restituisce un’immagine, una chiave comica, della vita che egli stesso conduce; sdrammatizza i problemi, li denuda mostrandoli per la loro natura buffa, lasciando allo spettatore un senso di leggerezza e di speranza che solo l’autoironia è in grado dare. E’ un modo di comunicare, di essere protagonisti, di voler dire qualcosa, o più semplicemente, il piacere di far divertire. C’è poi a chi piace la tragedia o opere moralmente più impegnate; allora l’attore in questo caso andrà a ricercare il senso, il significato della storia. Si immedesima totalmente nel suo personaggio da riuscire a vivere egli stesso le emozioni provate da “Amleto” o “Romeo”. Si innamorerà per la prima volta e farà bruciare nuovamente tutte quelle passioni che erano nel cuore di Shakespeare. Metterà in luce i valori, le usanze, la gestualità ed i riti di un altro tempo; una finestra in un mondo ormai passato dove spetta solo a colui che guarda lasciarsi andare in questo piccolo viaggio. Teatro è anche improvvisazione, sulla strada o su un palco, è la capacità di creare situazioni dal nulla. Interagire con l’altro creando
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situazioni, immaginando mondi fantastici dove immergersi e viverle; cambiare la realtà a proprio piacimento, scandagliare le proprie emozioni e farle vivere di immagini e movimento.

Ci sono molte forme di Teatro ed ognuna di esse ha degli scopi, degli obiettivi da raggiungere; dicono che è una forma di intrattenimento, un passatempo; che sia socialmente utile, una terapia per chi soffre… io non credo di essere in grado di giudicare e soppesare l’effettiva efficacia che può avere sulla mente delle persone. So solamente che quando interpreto un ruolo e mi trovo ad interagire con una platea o un singolo individuo, si instaura tra me e lui una sorta di comunicazione non scritta, chiamatela energia se volete, la quale, mettendoci in relazione, ci arricchisce vicendevolmente. Mi sono avvicinato al teatro un po’ per curiosità e un po’ perché volevo fare nuove esperienze, e dal primo corso fatto, non ho più smesso. Quando eravamo lì a sperimentarci sui metodi e sulle tecniche teatrali, tutta la mia vita rimaneva fuori. Non è strano

se dico che per recitare bisogna ancora avere dentro di sé il bambino che eravamo. L’ingenuità, la spontaneità, la fantasia di analogie improbabili e quant’altro, sono qualità che si hanno quando si è bambini. Sono i bambini che si lasciano andare, vivendo l’istante pienamente e quello che fanno, pur se stupido agli occhi dei grandi, per loro è la cosa più importante al mondo, come se nient’altro ci fosse. Questa sicuramente è una dote che dovrà avere qualsiasi provetto attore. Poi, pian piano che si prova, che si sperimentano esercizi, ci si rende conto che se non riesci a metterti in gioco, non vai avanti e non impari niente. Chi volesse intraprendere questa attività deve sapere che non si è certi su ciò che si è, perché bisogna tirar fuori tutti i nostri aspetti, anche quelli che fin ora tenevamo nascosti. Certi esercizi sono come una sorta di introspezione; mettono in luce i nostri ostacoli, pregiudizi, insicurezze, e paure, ma non solo, anche la bontà e la raffinatezza che possiamo avere. Il teatro è come uno specchio che ci riflette , e più ci mettiamo in gioco e ne facciamo, più questo specchio si pulisce restituendoci un’immagine di noi stessi sempre più nitida. La nostra vita continuerà regolare come è sempre stato, ma avremo un punto di vista in più per riflettere su quello che ci circonda. Considero il teatro come una forma d’arte, fatta con i suoi linguaggi e le sue regole e come la poesia, la pittura, la musica e quant’altro, è uno strumento che si usa per far circolare poesia tra le persone. Se così non fosse, saremo sempre troppo grandi da non capire più cosa vuol dire amare.

di SIMONE COLA

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salut e & b e n e s s e r e

La Voce di R ionero

I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE
Sono malattie croniche complesse, appartenenti alla categoria delle patologie psichiatriche

“ L’età media d’insorgenza è attorno ai 18 anni ”
L’angoscia del peso, anche solo a tratti presente, che porta comunque al vomito indotto, deve far pensare ad un disturbo atipico del comportamento alimentare. Mangiare senza controllo, con attacchi di voracità, con crisi che portano a mangiare il doppio,il triplo, oppure di continuo e senza abbuffate, ma anche senza fermarsi mai per tutto il giorno…….., sono segnali di allarme per chi è sensibile ad uno stato di salute adeguato. “Esagerare” con gli alimenti, in ogni caso, può essere l’anticamera dell’obesità ( e sarà il tema del prossimo numero ), patologia non propriamente appartenente all’ambito psichiatrico, ma quasi tutti gli obesi hanno questo disturbo. Altro è la bulimia, che va considerata come una variante dell’anoressia nervosa e che colpisce prevalentemente giovani donne ( ma per il sesso maschile si segnalano sempre più casi ) eccessivamente e costantemente preoccupate per il peso e per la figura del proprio corpo. Le pazienti bulimiche sono preoccupate di diventare obese, alcune lo sono realmente, ma la maggior parte tende ad oscillare intorno ad un peso corporeo normale. Senza una storia di anoressia, si può presentare il quadro clinico della bulimia, ma più spesso si alternano fasi di anoressia con fasi di bulimia fino alla possibile cronicizzazione del comportamento. Nella fase bulimica, dopo digiuni prolungati, si cede alla fame, mangiando più di quanto si ritiene giusto e ci si sente colpevoli per questo. Si avverte la sensazione di gonfiore e di bruttezza. Si intraprende o si accentua un’attività fisica esagerata ( palestra, piscina, corse ). Con questi segnali tipici la giovane donna, almeno una volta a settimana, mangia senza riuscire a fermarsi, fino a consumare tutto quello che trova a disposizione…..Fatto questo, si cerca di rimediare con il vomito, si prendono lassativi e diuretici e si riaccentua l’attività fisica fino allo sfinimento. I danni fisici derivano dalla disidratazione e dalla perdita di potassio . L’astenia si coniuga con la sindrome depressiva, collegata all’idea ossessiva del cibo, del peso e della forma fisica….. Le varianti cliniche sono tante, vorrei ricordare che siamo sempre costretti a sintetizzare quando cerchiamo di descrivere le malattie umane, ma dietro o meglio dentro le patologie più o meno comuni ci sono identità irripetibili con geni specifici ma anche storie,esperienze,sentimenti….. Come scrivevo un mese fa, è sempre un atto di coraggio che porta a chiedere aiuto ed è sempre un percorso terapeutico integrato , che non vado a ripetere, l’unica risposta responsabile. A termine di queste brevi considerazioni,vorrei ricordare che, come per altri disturbi del comportamento umano, la prevenzione primaria passa attraverso l’educazione alla salute e la trasmissione di comportamenti, culture,miti e ideali, che segnano le nuove generazioni per lo meno tanto quanto l’evoluzione genetica, alimentare ed igienica . La sofferenza psichica e fisica di chi si confronta con patologie complesse come l’anoressia e la bulimia merita risposte sempre più attente da parte di chi si occupa di salute pubblica. ( nel prossimo numero “l’obesità”) del DOTT CARMINE TOLVE
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LA BULIMIA

La Voce di R ionero

Diario di Guerra
“ cadono vittime dei tedeschi ”
9/11/43 “ Ad aumentare la scena di desolazione e di dolore, si uniscono: la detonazione dei colpi di fucile, provenienti dalle colline e dalle valli circostanti; i latrati dei cani disperati, un po’ simile all’ululato del lupo. ”

ARCH I V I O S TO R I CO

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di Don Antonio Fioritto

I viottoli e le mulattiere delle campagne rigurgitano di gente che ritornano dalle frazioni al centro per constatare i danni subiti e poi fanno ritorno alle stesse frazioni , lamentando la distruzione delle case con pianti ed imprecazioni contro gli artefici della tragedia: il quadro è desolante ! Case distrutte, mucchi di macerie, strade interrotte, si ode ancora il crepitio del fuoco , ormai ricoperto dalla cenere. Gatti vaganti scampati alla morte, lugubremente miagolando li si vedono, soli, saltellare sulle macerie, raddoppiando il lamento a contatto col fuoco ricoperto di cenere su cui affondano le zampe. Ad aumentare la scena di desolazione e di dolore, si uniscono: la detonazione dei colpi di fucile, provenienti dalle colline e dalle valli circostanti; i latrati dei cani disperati, un po’ simile all’ululato del lupo. Solo pochissime persone si aggirano per le vie del paese, scavalcando le macerie, curve sotto il peso del dolore e dell’angoscia. Il vento del sud soffia gagliardo e col vento la cenere si leva al cielo, formando nuvoli di polvere, rendendo l’aria pregna di cattivi odori. Io ed altre
L A R E C E N S I O N E

due persone ci avviamo per incontrarci con le truppe di occupazione. A circa 3 km da Rionero ci imbattiamo con una pattuglia in località “taverna della noce”, sono soldati

Questa volta Don Antonio ci fa rivevere la pena provata per la distruzione di Rionero, non è più il suo un semplice diario di guerra perché da quelle parole scritte traspira la condivisione del dolore e la disperazione : dopo tanta distruzione si perde ogni energia e si è portati a cadere sulle stesse macerie fumanti e da esse assaporare l’amaro sapore della polvere dei propri beni andati distrutti e perduti. Ma è solo un momento, bisogna correre per salvare il salvabile, per difendere i sopravissuti e le poche cose rimaste. La forza riprende il sopravvento e con essa la speranza e la voglia di ricominciare.

inglesi diretti a Rionero per perlustrare la zona e verificare se rimasta sgombra, ovvero occupata ancora dai tedeschi. Ci salutiamo freddamente e seguiamo la pattuglia, armata di fucili mitragliatori , sino al paese, ove viene offerto ai soldati del vino per brindare alla liberazione!

La pattuglia, comandata da un aitante ufficiale inglese, dopo essersi assicurata che nel paese non ci sono tedeschi, si avvia verso la frazione di Montalto, ove si teme la presenza di tedeschi; ma messasi al sicuro, dietro informazioni assunte da un concittadino di ritorno da Montalto a Rionero, fa ritorno in piazza Trinità. Il comandante la pattuglia mi dice in cattivo italiano: Padre informare abitato frazione Montalto questa notte essere bum, bum, bum sul villaggio perciò andare via. Mi precipito alla volta di Montalto, passo per la frazione di Vigne, avverto i villici del pericolo a cui sarebbero andati incontro nella notte; Raggiungo Montalto , stanco e trafelato, subito raccolgo alcuni uomini di Castel di Sangro e della frazione esortandoli a portarsi presto presso il comando inglese accampato sul Macerone onde pregare, chi di dovere, perché sia evitato possibilmente il cannoneggiamento della frazione di Montalto, ove si trovavano sfollati circa duemila persone, ed assicurare il comando stesso che in loco non c’è traccia di soldati tedeschi. La commissione di volontari parte subito e la richiesta ha il suo effetto benefico, poiché il cannoneggiamento sulla frazione non ha luogo, anche se viene effettuato nella notte ma oltre

di GIUSEPPE FIORITTO
Giugno ‘05

l’abitato. Si chiude così la funesta giornata del 9/novembre.

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r i f l es s io n i
“ perchè da popolo di santi, poeti e navigatori [...] ci siamo ridotti così? ”

La Voce di R ionero

Italia: maggior numero di lauree Honoris Causa
sono le ore 2 58 del mattino, il sonno (forse a causa dei 20 caffè e delle migliaia di cose da fare ancora, tra cui una chitarra e un centinaio di pagine sull' Hepsetin Barren Virus,,) tarda a venire e stasera le braccia di "Morfeo" non vogliono proprio accogliermi... quale occasione migliore per scrivere qualcosa? La riflessione di questa notte riguarda l'essere italiani. Premesso che mi sento un pò Marzullo stanotte, premesso che sono uno che, all' udire l' Inno Nazionale, si porta la mano al cuore e che molti non la pensano come me e premesso che non me ne importa un emerito fico secco dei molti che come me non la pensano, vi pongo una domanda: Perchè da popolo di santi, poeti e navigatori, scienziati, filosofi e scultori, musicisti, astronauti e scrittori ci siamo ridotti così? Forse i vari detti che girano nel mondo sugli italiani, sulla loro bonarietà nel fare le cose e sulla loro approssimazione nel valutarle non sono del tutto errati.. partiamo dalle arti e dai mestieri: Siamo la nazione con meno laureati ma quella che regala il maggior numero di lauree Honoris Causae (si scrive così?in latino avevo una sufficienza che stentata è dire poco..);certo, perchè perdere tempo a studiare quando si può risolvere tutto all' italiana.. basta che uno abbia un cognome come Rossi (Vasco o Valentino e a stò punto la esigo anche per il mio Saccottino!!) che la laurea sorge spontanea, il primo perchè, tra una pista di cocaina e l'altra, scirve qualche canzone decente, il secondo perchè tra una pista e l'altra... si scrive gli slogan da solo!! e già, come non laureare chi guida benissimo ma ha il genio di mettere sulla moto un pollo o una bambola gonfiabile.... colui che sulla tomba, per dirla alla Patrucco (vedi Colorado Cafè Live) avrà inciso:"Ho spiaciuto che non ho arrivato primo anche qui"... Dio Santo, ora manca solo quella in medicina per i calciatori.. ma almeno di medicinali ne sanno di sicuro più loro di un farmacista... Passiamo allo sport, fermo restando che ogni sport ha la sua dignità e il suo fascino;Il calcio, ecco lo sport italiano per eccellenza: E già, non si può essere italiani e non giocare a calcio, così, mentre tutti gli altri paesi al mondo hanno come sport nazionali Rugby, Basket, Football(che, pur essendo una semplificazione del rugby, classica americanata, è cmq più complicato del calcio..), sport in cui bisogna studiare anni solo per capire le regole, noi ci accontentiamo di gettare una palla nella rete avversaria (e non sempre) senza, ecco il regolone, prenderla con le mani! certo se la palla la gioca Van Basten è un' altro discorso e ogni sport ha la sua dignità ma sfido gli scettici a provare 15 o anche 20 secondi di rugby, non per i contrasti (certo non piacevoli ma 1°non te lo ordina il medico, 2° in alternativa c'è sempre il volano o il calciobalilla per i cuoricini più delicati) quanto per l'infinito numero di regole, schemi, movimenti, allineamenti e gesti tecnici che bisogna conoscere! E’ pur vero che è sempre nel fare le cose più difficili che il nostro spirito tende a migliorarsi e che le cose difficili non sono per gli italiani, pigri per eccellenza.. è un pò come scegliere di studiare improvvisazione jazz per 4 palati raffinati al inserire 2 dischi di rumore sui piatti e far ballare una massa informe di "cultori della musica". E esprimendo il mio modesto (e neanche tanto modesto) parere, uno sport che ti accompagna da piccolo, ti mette una divisa addosso e ti fa anche penare, come il calcio, con l'apertura ad altre attività non comuni ma più complesse e conseguentemente più affascinanti, diventa ai miei occhi sterile e ripetitivo, sopratutto vedendo gente dopata quanto strapagata che si esprime in suoni gutturali ma si sente superiore ad un nobel per la medicina, gonfiati da tifosi abituati a divinizzare le persone (termine grosso) e ragazzine che sognano una vita da velina e un troglodita con la zazzera e la ferrari al loro fianco...italiani, basta che qualcosa sia elementare da capire e sarà italiana. Mi direte: ecco, sei sempre il solito estremista, ci sono molte altre cose per cui si è orgogliosi di essere italiani...e non lo metto in dubbio. Vogliamo parlare di cinema? ecco che ogni anno fiumane di gente invadono le sale per il consueto appuntamento con Vacanze di Natale in India, QWait, Polinesia o come diavolo si chiama (cambiano nome più velocemente di quanto D'Ambrosio cambi partito..). La trama? Squallidi borghesi milanesi in giro per il mondo in cerca di prostitute per poi accorgersi che le suddette prostitute le avevano già sposate;film che si possono commentare con il suffisso che Fantozzi diede a La corazzata Poteomvkin(il famoso film russo ma con sottotitoli in polacco..): "Una cag**ta pazzesca". C'è chi, capendo o facendo finta di capire di che boiata si tratti, dice di andare al cinema per tradizione.. ergo se uno si prende a badilate i genitali una volta dovrebbe farlo a cadenza annuale per "tradizione". Italiani.....e pensare che due anni orsono nelle sale (un paio forse, le altre erano impegnate a trasmettere "cultura e comicità") c'era la riedizione de "Il grande Dittatore" di un certo Charlie Chaplin, che, con il suo humor sarcasticamente realistico, profetizzava i disastri della seconda guerra mondiale; troppo difficile o noioso? no, al contrario, paurosamente facile da capire e da uccidersi di risate ma semplicemente non di moda, [...]
CONTINUA A PAG. 11 Giugno ‘05

Italia Italia

La Voce di R ionero

cul t u r a & c u r io s i t à riflessioni
segue dalla pag 10

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giacomo giacomo WWW.DIFENDIAMOGIACOMOACERBO.IT

[...] film del quale di certo non si può discutere nel bar con gli amici; infondo come paragonare il discorso finale di un finto dittatore che parla di amore e pace tra i popoli (considerato dalla critica uno dei finali più belli e intensi del cinema mondiale) ad un "sublime quanto espressivo" cantante fumato che ha un rutto come suoneria del telefono? altro fenomeno simbolo dell' italia ma di molti stati in generale sono i centri sociali;non i centri di recupero (anche se è facile sviare il discorso), badate bene che chi ha la forza di uscire da un tunnel così buio come quello della droga è a mio modesto parere un eroe e a tal proposito voglio mandare un caldo abbraccio agli amici della comunità di San Mariano persone splendide e dalle quali possiamo solo imparare l'amore per Dio e per la vita. La mia critica si rivolge a quei luoghi raccolta di rifiuti umani, coloro che assaltano un supermercato gridando all'esproprio proletario..che con il diritto di avere quello che altri hanno ottenuto col sudore della fronte rapinano banche e paninerie solo perchè hanno un Mc di troppo nel nome, coloro che a Genova hanno distrutto tutto in nome della pace, coloro che si battono per difendere spacciatori e clandestini, che considerano la droga una virtù, coloro che alla morte dei nostri soldati gridavano 10 100 1000 Nassirya. il discorso è sempre quello: "Il sonno della ragione genera mostri" per citare anche Goya, l'ignoranza e la massa sono le 2 cose più pericolose che l'uomo possiede. I mediocri si aggrappano ai forti parassitando così come l'edera alla quercia finendo per soffocarla. Ragazzi, non accontentatevi di essere uno dei tanti. Fatelo per voi! Non voglio entrare nel discorso musica o canottiere e visiere rosa.. sarei ovvio e ripetitivo. Se qualche tutore degli oppressi si sente offeso, o perchè ha una laurea ad honorem o perchè era al cinema e non nelle 2 sale con Chaplin può inviare i propri pensieri a Torquemada00@virgilio.it. Sarò felice di non rispondervi :-) Infondo, come mi ha insegnato un mio caro amico allenatore di calcio, una delle personi più acute che conosca, anche l'odio, il disprezzo o le offese sono gesti di importanza che diamo all' interlocutore che in genere adotta la tattica che fu di Wilde:Parlate di me, bene o male, basta che ne parliate. Buio.
Giugno ‘05

Da tempi immemorabili ogni qualvolta qualcuno racconti qualcosa di buffo, non conoscendo la derivazione storico politco sociale della sua battuta la battezza così:Come disse Giacomo Acerbo.. questa creatura mitologica, metà uomo e metà rionerese, il cui nome e la cui popolarità ha attraversato gli oceani..( ci scusiamo con i parenti.. sappiamo chi era..) colui che ha regalato al mondo perle di comicità tali da far impallidire i migliori Totò e Peppino, le cui pungenti quanto sarcastiche affermazioni rimarranno nella storia affiancate a quelle dei fratelli Marx..( non Karl..questi erano pagati per fare comicità); Colui che, a coloro che gli facevano notare il treno che aveva appena perso allontanarsi all' orizzonte, rispondeva:" il treno se n'è andato ma il biglietto ce l'ho io!"........................ Il genio fatto persona quando, sulla nave che lo portava in America, faceva sfoggio di una "improvvisata" arte del saper leggere sfogliando il giornale al contrario e ammoniva gli incauti spettatori, che gentilmente gli facevano notare la cosa, dicendo:" Ignoranti, chi sa legge sa legge a ddritt e a capcul !!*"( Empi! chi sa leggere non si pone problemi nell' osservare in quale verso sia posizionato il quotidiano..). Il ritratto della tranquillità e della compostezza degna di un lord inglese quando sulla nave che affondava ( la stessa del giornale??) egli rimaneva impassibile dicendo ai compagni: "E che me ne frega a me, mica è la mea la nave.." (Cosa mi importa del naufragio se non sono neppure azionista della compagnia proprietaria del transatlantico?).................. Ora, da comuni mortali, possiamo mai credere che una sola mente sia stata in grado di partorire simili pensieri? E' troppo per un singolo essere umano, anche se si tratta di un rionerese.. Se anche tu, come me, credi che sia ora di finirla di abusare di sudetto nome allora firma la nostra petizione e dona 1000 euro affinchè siano riconosciuti agli eredi dell' ormai defunto e compianto Giacomo , i diritti d'autore del su un nome tanto famoso quanto usurpato. Giacomo Acerbo....quando si dice un uomo scomparso prematuramente.... ma quante ne so?

di VICENZO D’AMICO

di VICENZO D’AMICO

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spor t & s p e t ta c o l o

La Voce di R ionero

film del mese
Titolo originale: Sin City Nazione: U.S.A. Anno: 2005 Genere: Azione Durata: 126' Regia: Frank Miller, Robert Rodriguez Sito ufficiale: http://www.sincitythemovie.com Sito italiano: http://www.sincity-ilfilm.it

sin city

Produzione: Dimension Films Distribuzione: Buena Vista Data di uscita: 01 Giugno 2005 (cinema) la recensione
Film tratto da un fumetto, genere che negli ultimi anni si è consolidato e in molti casi ha riscosso grandi successi (Spiderman, uno dei tanti). Sin City è una città dove lo scontro tra bene e male è all’ordine del giorno (notte nel caso del film), dove la violenza assume un carattere preponderante e durante le due ore di proiezione si potrà essere spettatori di quella realtà “specchio rovesciato” della nostra vita quotidiana. Vengono trattate le storie di tre personaggi: il guerriero della strada Marv, l’investigatore privato Dwight e l’agente John Hartigan. Tutto stilisticamente perfetto grazie all’uso del bianco e nero che risalta quelle poche scene dove il colore assume toni che ci fanno sembrare all’interno, non della pellicola, ma bensì del fumetto; risultato un film affascinante, soprattutto per coloro amanti del genere. Il cast, Bruce Willis, Clive Owen e Mickey Rourke per citarne alcuni, sicuramente di primissimo piano è infine l’ultima lode che si può aggiungere a questo ottimo film che magari può risultare slegato per la trattazione delle storie, ma per chi, conoscendo il fumetto, riesce invece a cogliere pienamente la trasmigrazione ben riuscita su pellicola. di OSCAR CARUSO

diego a.m. Il re nuovamente a casa
Dopo 14 anni,lontano dalla città che lo ha amato tanto e soprattutto mai dimenticato,il re,Diego Armando Maradona ha marciato trionfalmente tra una folla che acclamava a gran voce il suo nome. Il San Paolo stracolmo di gente ha visto il proprio idolo di sempre ricalcare quello stadio che tempi or sono diede loro immense gioie sportive con la conquista dello scudetto in primis. E tutto ciò non poteva se non avvenire durante la festa di addio al calcio di un altro beniamino dei tifosi,il mitico Ciro Ferrara, che ha detto basta alla sua gloriosa carriera e che è stato in grado di riportare a casa il suo ex compagno e autentico fenomeno di tutti i tempi che a Napoli mai nessuno scorderà. Una serata dalle mille emozioni che ha riservato parole d’amore anche da parte del re Maradona ai suoi tifosi e alla città che mai ha mancato di dargli l’affetto che lui porterà sempre con se, festa del calcio e festa indimenticabile,così verrà ricordata la serata del 9 giugno 2005. di OSCAR CARUSO
Si ringraziano tutti coloro che hanno reso possibile la stesura, nonchè la pubblicazione del presente. Nel numero di oggi hanno scritto (in ordine cronologico) : joseph di franco, fabrizio tolve, ferdinando carmosino, carmine tolve, francesca brunello, adelio fioritto, luber, simone cola, giuseppe fioritto, vincenzo d’amico, oscar caruso. Segnalaci le tue opinioni, riflessioni, all’indirizzo email: rionero.sannitico@gmail.com Per le questioni che interessano l’Azione Cattolica, rivolgiti ai nostri aderenti presenti sul luogo Per qualsiasi altra informazione inerente questo opuscolo rivolgersi a : adelio.fioritto@como.polimi.it

Giugno ‘05