Bollettino gratuito riservato ai soci e simpatizzanti “Azione Cattolica”

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Mensile - Novembre 2005

La Voce di Rionero
ATTUALITA’ Omaggio ai caduti La vera Chiesa pag 2 : 8 ARCHIVIO STORICO 31 Ottobre 2002 pag 9,10 SALUTE BENESSERE L‘acne pag 12

Anno Domini 1 - Numero 8

CULTURA SPORT SPETTACOLO CURIOSITA’ pag 10-11-12

Le vittime: non dimenticarle, ma onorarle

“ esempi che devono portarci a credere nella pace ”
Come ogni anno, la prima domenica di n o v e m b r e , Rionero ricorda i suoi gloriosi Caduti nei due grandi conflitti mondiali del 1915-18 e del 1943-44. La cerimonia molto sobria e semplice vede la Santa Messa a cui partecipano le autorità civili e militari e la deposizione delle corone presso i monumenti di due grandi figli del nostro paese: EUGENIO FRATE Medaglia d’Oro al Valor Militare che si distinse nel combattimento in Grecia nel 1940 e OLIMPIO DI FRANCO che salvò un suo superiore, al quale fu conferita la Medaglia d’ Argento conservata con onore dalla figlia Olivetta. Questi due esempi di amor patrio e sprezzo del pericolo nonché di profonda umanità vengono ricordati, con un semplice omaggio bandistico, anche nel corso delle Feste Patronali. Ogni anno, il presidente dell’ Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Rionero, Giovanni Silvestro ricorda i caduti con grande lucidità e commozione, perché lui, come altri, ha vissuto ore tragiche e dolorose. comunale lasciando profondi segni sia materiali che morali. Don Antonio Fioritto ha scritto delle pagine commoventi nel suo diario di guerra che sono riportate anche nei numeri precedenti di questo giornalino, pagine che ci fanno rivivere appieno i sentimenti di angoscia, dolore, rabbia , disperazione della nostra gente costretta dai tedeschi a lasciare tutti i beni e a sfollare dalle case. L’ordine di sfollamento, severo, secco, arrivò il 7 Novembre del 1943, ma già da settembre, i tedeschi si erano impadroniti del nostro paese costringendo numerose famiglie ad evacuare. L’8 Novembre,di mattina, il nostro amato paesello venne completamente distrutto da mine e fuoco, mentre alcune persone vennero fucilate. Rionero pianse la morte di 14 civili che non combattevano guerre ma inneggiavano alla pace.

Omaggio ai caduti

di AMICO DI VINCENZO

Ma se il 1° Conflitto mondiale non fu vissuto particolarmente in prima persona da tutti, ma solo dalle famiglie che avevano qualche congiunto al fronte, il 2° travolse tutto il territorio

IN EVIDENZA

ANZIANI... IL RISPETTO
di PASQUALINO BARTOLOMEO “ Pistoia Blues Festival, 9 luglio 2005: una festa all’insegna della musica del più alto livello, ma non solo... ” PAG. 5

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di AMICO DI VINCENZO “ all’ improvviso un boato tremendo taglia l’ aria e la terra si scuote tutta: è il terremoto, che tocca l’ottavo grado della scala Mercalli ” PAG. 8

L A VERA CHIESA
a cura della Comunità Resto D’Israele “ Nessuna delle migliaia e migliaia di confessioni protestanti oggi esistenti è in grado di dimostrare -documenti alla manole sue origini apostoliche ” PAG. 7

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attualità

La Voce di R ionero

Sentimenti, pensieri e programmi
di FABRIZIO TOLVE
Torniamo ancora su un fatto di cronaca, che i telegiornali ci hanno costretto a seguire, costretti perché rilanciato per giorni in tutte le edizioni. Sto parlando della disavventura cercata del giovane Agnelli. Senza menzionare la cronaca straconosciuta, vediamo se si può fare qualche commento utile sulla questione. La cosa che ha stupito di più, come del resto negli altri fatti di droga, che hanno coinvolto personaggi famosi, è stata sicuramente che a questa brava gente non manca nulla. Perché fanno così? Dobbiamo allargare il raggio di analisi e partire dalle tendenze degli ultimi tempi, per poter proficuamente capire il fenomeno. Fino a qualche tempo fa c’era l’eroina a farla da padrona; di fronte alla realtà, che non piaceva, si cercava lo stordimento e l’evasione per mezzo di questo deleterio palliativo. Ora, anche se perdura il rifugio nella realtà che non ci piace, si scelgono altre strade, con l’obbiettivo di annullare il proprio io. Dunque l’eroina ci portava lontano dalla realtà, assopendoci e dandoci una preoccupazione impellente: cercarne segue da pag. 1 Queste erano: ANDREANO VINCENZO ANTONELLI SERAFINO APOLLONIO MARIA CAPRETTA DOMENICO D’AMICO ANNA DI BENEDETTO MARIA DI FIORE ROSA DI FIORE GIOVANNI DI FRANCO MASSIMINO DI GERONIMO SABATINO DI VINCENZO ELVIRA FERRITTO PASQUA FRABOTTA CELESTINO IANIRO MICHELE MAROTTA LUCIO Per non parlare dei caduti sui vari fronti che per ragioni di spazio non elenco e che sono sulla lapide posta sulla facciata del Municipio. Tante morti dunque, tanto dolore per una cosa che fortunatamente l’ Italia con l’ art.11 della Costituzione, reprime: la guerra. Alla guerra io non do un motivo preciso, perché la distruzione, la morte, l’ odio non hanno motivi validi. La cattiveria e la barbarie tedesca erano legate al tacito tradimento che l’ Italia con l armistizio dell’ 8 Settembre , aveva causato. In queste zone furono, poi, particolarmente feroci. Ad Ateleta, paese in provincia di L’Aquila bruciarono tutto compresa la Chiesa e il Cimitero e uccisero ben 29 persone. A Gamberale, paese nativo di mio nonno materno, vi furono ben 107 persone uccise e un intero paese distrutto con molte altre persone che morirono anche dopo la liberazione, per scoppi di mine rimaste sepolte. Cruenta e dolorosa fu poi la vicenda di Pietransieri di cui mi sto occupando in questi giorni: il giorno 21 Novembre 1943 i Tedeschi uccissero 110 persone che non avevano voluto sfollare, e si erano radunati nei casali di Limmari dove ( donne, vecchi, e bambini) trovarono la morte. Noi giovani abbiamo un dovere, verso tutte queste vittime della crudeltà: NON DIMENTICARLE, MA ONORARLE perché sono morte anche per noi che non eravamo al mondo, perché e anche grazie a loro che abbiamo trovato un mondo diverso. Pensiamo a queste persone come tante dei tanti paesi e città italiani che sono morte per la loro terra,per la pace. Questi sono gli esempi che devono portarci a credere nella pace, nell’amore, perché queste inutili stragi non si ripetano. E siamo proprio noi giovani i maggiori interessati altra . Nella cocaina e nelle sostanze cosa cerchiamo? La società di oggi è alla ricerca del “super uomo”, quello che riesce a stare al passo in tutto, nella tecnologia, nel seguire l’ultima moda. Ma questo comporta dover ,lavorare di più, guadagnare di più, non farsi licenziare e perciò dare sempre il massimo , se è il caso anche rubare per non rimanere indietro ed essere emarginati. . E allora la cocaina ? In mondo di precarietà per il lavoro, di relativismo nei valori, di furiose corse incontro non si capisce bene a cosa( ma l’importante è correre) si deve essere sempre al massimo ed ecco che una sostanza, che in un attimo ci da energia, è ottima e nell’abitudine di non pensare mai alle conseguenze si finisce assuefatti o peggio in rianimazione. Anche nel divertimento si deve essere sempre al massimo delle potenzialità, fare sempre la battuta simpatica, emergere, farsi notare, ballare per notti intere in discoteca, spendere in sostanza più energie di quelle che si hanno e dover far ricorso ad aiuti artificiali Dicevo prima anche questo significa evadere, anche se ad un primo sguardo sembra ricercare più se stessi, accrescere

di AMICO DI VINCENZO
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La Voce di R ionero

attualità

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segue da pag. 1

reportage

Intervista ad un “barbone”
una Comunità a Vicenza e, dopo 3 anni, esce finalmente dal tunnel dell’eroina. Si sposta a Roma, dove trova lavoro come giornalaio per un paio di anni. Ricade nell’alcool, torna a Milano e comincia a vivere nella stazione di milano centrale. Chiama il padre a Torino dopo tanti anni di silenzio, il quale gli dice di non farsi più sentire e lo minaccia di morte; in compenso, però, gli dona 500 € per mettersi a posto la coscienza. Ora vive così, come viene, non si chiama mai barbone e dice di fare un lavoro socialmente utile: porta le valigie dei viaggiatori su e giù le scale della stazione sperando in una ricompensa. Non ruba, non da fastidio, riprende i suoi amici quando sono alticci e alzano il tono della voce. Proprio in questi amici ha ricevuto il conforto tanto atteso. Dice di essere in una famiglia, dove anche un piccolo pezzo di pane viene diviso in dieci parti e condiviso con gli altri… un po’ per paura di non restare isolato, un po’ perché queste sono le leggi della strada. A tal proposito un suo amico ricorda un giorno in particolare, quando Lucio gli salvò la vita: il suo corpo era inerme giacente sul pavimento, quando “il barbone” si accorse che dalla sua bocca usciva sangue. Chiamato il pronto intervento e i volontari, costoro si rifiutarono di toccarlo perché affetto da lebbra. Lucio lo prese in braccio, lo accompagnò in autoambulanza fino all’ospedale dove dormì con lui per tre notti senza batter ciglio; dopo tre mesi di ricovero, i due sono rimasti ottimi amici. Lucio è convinto di una cosa: che la vita sia una continua lotta, è dura sì, ma lui non smetterà mai di lottare. Un consiglio di Lucio per tutti i ragazzi: “non commettere il suo stesso errore ”

il proprio io. Il tentativo di mantenersi sempre impegnati non puntando solo sulle proprie capacità e /o possibilità, porta alla costruzione di un falso io, denudata delle debolezze che tutti abbiamo e quindi alla falsificazione della realtà. Il rifiutare sempre la riflessione e crearsi un mondo artificiale lo si nota anche nella difficoltà di fermarsi a pensare ; a volte si osserva che alcune persone, al momento dell’omelia durante la messa, fuggono in preda al panico mascherato da noia. La verità è che temono il confronto con quanto la loro coscienza potrà apprendere dalle parole del Sacerdote e, lamentando una misteriosa incapacità di portare attenzione al Sacro Rito, non riescono a dedicarsi un momento di introspezione. Come non notare l’incapacità di pregare dei tempi moderni?. La vita sarà proprio quella cosa che ci accade mentre siamo occupati a fare programmi? Utile è forse ricordare le parole di Gesù, non grande uomo ma vero Dio, al giovane che riteneva di aver osservato perfettamente la legge di Dio o ancora alle Vergini “ Io non ti conosco” Lui conosce solo quello che ha creato non quel falso io che noi ci creiamo e non appartiene a Lui .

Nome: Lucio Età: 36 anni Status vivendi: barbone
Lucio vive con i genitori e sua sorella fino all’età di 10 anni. Di padre siculo, madre torinese, subisce un forte trauma quando i suoi genitori decidono di separarsi. Il bambino è vittima di scelte di vita non sue; il padre, costretto a essere fuori casa anche per cinque giorni alla settimana (camionista) lasciava la moglie sola con i figli che pensò bene di intraprendere una relazione extraconiugale anche in presenza dei suoi pargoli. Quando il capofamiglia tornava a casa, sfogava la sua ira sui bimbi lasciandoli inermi sul pavimento. Bastava un piccolo pretesto affinché egli brandisse in mano bastoni, cinghie e qualsiasi cosa che gli si mostrasse dinanzi agli occhi. Successivamente alla separazione, Lucio è costretto a vivere con gli zii a Monza, i quali lo lasciano andare a scuola la mattinata, ma pretendono che lavori con loro all’età di dieci anni presso il bar di famiglia dalle prime ore del pomeriggio sino alle due di notte. Una volta raggiunti i 15 anni, decide di riallacciare i rapporti con la mamma, che oramai ha un’altra vita in provincia di Como, al confine con la Svizzera con un Austriaco. Lucio inizia a lavorare dopo un paio di mesi in svizzera come imbianchino e nelle nottate aiuta sua madre che fa la cuoca in un ristorante. Cattive compagnie, traumi psicologici e poca autostima lo spingono nel vortice della droga e dell’alcool. A 17 anni si sposta a Torino per vivere con la sorella, che ha una macelleria e un negozio di articoli vari. Qui trova anche l’amore della sua vita: fidanzato per 6 anni e prossimo alle nozze, il rapporto è troncato a causa della droga. All’età di 23 anni, pertanto, decide di andare in

di FABRIZIO TOLVE
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di ADELIO FIORITTO

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La Voce di R ionero

“ Non siamo quello che siamo, ma quello che vogliamo diventare... “
di FRANCESCA BRUNELLO

Prima di tutto un lontano ricordo di scuola…Platone che ringrazia gli dei per averlo fatto nascere greco. L’Italia oggi non è solo un patrimonio incredibile di memorie, ma anche e soprattutto un progetto da realizzare, un passato da valorizzare, e un futuro da costruire. L’amore per l’Italia non è un sentimento cieco, vedo bene che siamo un popolo che ha molti difetti, anche se questi difetti, sommati alle tantissime qualità, formano uno specifico carattere nazionale. Credo che gli uomini possano realizzarsi al meglio delle proprie possibilità a condizione di essere radicati in una tradizione: per tutto ciò che realizzo ogni giorno, e che dà un senso alla mia esistenza, sento di essere in debito verso la mia terra. Senza spirito di squadra non si affronta nessuna gara. Così come senza patriottismo non si va da nessuna parte. Oggi più di ieri. Nella competizione mondiale tra i paesi, il senso di appartenenza a una comunità serve allo sforzo collettivo richiesto per conservare e accrescere i livelli di benessere raggiunti. E qui bisogna intendersi. Noi italiani siamo un autentico rompicapo per gli amici stranieri. Da sempre, gli indicatori della nostra situazione autorizzano previsioni catastrofiche. Ma, alla prova dei fatti, le profezie di sciagura si ribaltano con il raggiungimento di brillanti risultati. Dopo la fine della guerra, nell'Inghilterra vincitrice, vigeva il razionamento e si tirava la cinghia; mentre, nella povera Italia della disfatta, l'economia ripartiva alla grande e la gente dava l'impressione di passarsela piuttosto bene. Gli stranieri osservano i fatti nostri e annotano una serie di difetti accanto alla lista delle buone qualità che sono disposti a riconoscerci. Come certe

virtù esteriori: la cordialità, la spontaneità, ma anche la laboriosità, il gusto artistico, lo spirito umanitario. Molti i lati negativi che ci attribuiscono: l'indisciplina, la superficialità, la disorganizzazione, il debole senso civico. Perfino il senso della famiglia, che è un'eccellente qualità italiana, è stato rovesciato in un "familismo amorale" e iscritto dai censori tra i nostri "peccati capitali". Considerata la gravità di questi nostri "peccati", ci si è sempre aspettati che ne fossimo trascinati in basso: rivoluzioni, sfracelli economici. Invece, siamo sempre usciti dalle nostre crisi, e, sempre, più forti di prima. Molti esperti dei fatti nostri, i più spassionati, hanno finito per prendere nota delle smentite che provengono dalla realtà e arrendersi al mistero italiano. Così i nostri successi economici sono stati rubricati tra le cose inesplicabili, insieme con il volo del calabrone e l'incrollabile pendenza della torre di Pisa. E la tenuta della nostra convivenza civile, rispetto a lacerazioni e spinte centrifughe, ha dato luogo a ingegnose congetture sociologiche sull'esistenza di un'armonia di fondo, dietro gli eterni conflitti di una società "senza stato". Gli stranieri nostri simpatizzanti ci considerano una "anarchia che funziona". Mentre i detrattori persistono nel loro catastrofismo, sempre smentito dai fatti eppure sempre ritornante. In quel guizzo imprevisto, che ci fa riguadagnare il centro del ring ogni volta che siamo messi all'angolo, molti vedono il riflesso fortunato del famoso stellone d'Italia. Io sono convinta, invece, di vederci il patriottismo degli italiani di buona volontà. Se non fosse per loro, pronti a rimboccarsi le maniche quando serve, saremmo andati al tappeto chissà quante volte. C’è l’Italia delle vacanze in India…ma c’è l’Italia di Sophia Loren che acclama

Roberto a Hollywood, e per quel capolavoro ancora tutti ci invidiano… C’è l’Italia delle pagliacciate calcistiche…ma è pur sempre quell’Italia che non ha coraggio di staccarsi dalla tv quando a luglio i mondiali ci tengono li a sperare che cosa? Che una palla vada in rete???..Non credo! ( concessione a Francesca: grande merito ce l’hanno sicuramente i muscoli scolpiti di Alessandro Nesta) C’è l’Italia di Renzo Rosso, che da quella piccola città di Bassano del Grappa ha conquistato l’America..vi racconto un piccolo aneddoto:il 6settembre 2003 la sua azienda, la DIESEL,ha compiuto 25 anni. Per questa ricorrenza la mia città è stata ribaltata da capo a piede per permettere la realizzazione di questo evento non certo adatto ad una cittadina così..Jovanotti, Moby, Naomi Campbell che giravano per questo parco cittadino dove i liceali bruciano la scuola...perchè proprio a Bassano? Perché non a New York, Parigi, Londra o le grandi capitali della moda? C’è l’Italia di chi gridava 10 100 1000 Nassirya, ma c’è anche l’Italia che dall’alba sfidando il freddo tagliente di questo inverno, si è messa in fila per Nicola Calipari proprio lì davanti, all’Altare della Patria: con l’ombrello, con un giornale sotto il braccio spesso di sinistra, con la pazienza saggia di chi vuole rendere omaggio a un eroe, e insieme trovare conforto a un dolore grande in una folla di altri riconosciuti come simili a sé, facenti parte di una stessa comunità. Insomma, l’Altare della Patria si è consacrato davvero come tale, grazie alla presenza di persone che mai avrebbero immaginato di compiere un gesto così, semplice e del tutto improbabile allo stesso tempo. L'Italia è un cantiere di lavori in corso.
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Il rispetto per gli anziani
di PASQUALINO BARTOLOMEO

Pistoia Blues Festival, 9 luglio 2005. Quello che sto per fare a voi lettori è il breve resoconto di un’esperienza indimenticabile, una giornata, anzi una festa all’insegna della musica del più alto livello. Accompagnato da due fedelissimi (la mia ragazza e il mio amico Vincenzo), ho avuto infatti il privilegio di ascoltare in quel di Pistoia alcuni fra i più interessanti artisti blues in circolazione (Eric Sardinas e Robert Cray solo per citare i più noti), ma soprattutto di assistere ad uno spettacolo di colui che, a ragione, è probabilmente il maggiore musicista vivente al mondo, uno che non ha più bisogno di nessuna presentazione: BB KING, il re del blues. Proprio così, siamo andati al concerto di un vecchio signore di 79 anni e 10 mesi, la cui veneranda età costringe ad esibirsi seduto su uno sgabello, ma la cui presenza scenica, la tecnica, la voce (ma dovrei dire il ruggito), e soprattutto il cuore ammaliano al solo apparire una folla straripante che pende dalle sue labbra e da Lucile, la sua chitarra. Non posso soffermarmi troppo sul suo concerto, nessuno può, è fuori dell’umana segue da pag. 4 A differenza degli altri popoli, non siamo quello che siamo ma quello che vogliamo diventare. Non ripiegati nel passato, o adagiati sul presente, ma proiettati nel futuro. E’ necessario continuare a studiare per imparare, imparare per migliorare, progredire e per vivere meglio. Fantascienza? Forse si, ma con un po’ di ottimismo e volontà da parte di ciascuno di noi
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portata: una performance di inaudita bellezza, una gestualità che ti fa venire voglia di abbracciarlo, il suo prodigarsi in ringraziamenti così sentiti da far commuovere (indimenticabile la frase: “ho 79 anni, sono seduto su questa sedia e mi sento bene, voi mi fate sentire così bene”), una compostezza unita alla capacità di infiammare gli animi dei presenti con una sola nota, l’incessante coinvolgimento del pubblico per un’ora e mezza circa mi hanno reso straordinariamente felice, e mi hanno portato a fare delle riflessioni che esulano dal contesto musicale, di cui voglio rendervi partecipi. Vedete, il vecchio leone ha conservato negli anni un modo di stare sul palco che fa venire i brividi: il suo modo di fare musica dal vivo, (non certo per il vile denaro, oramai i suoi indiscussi meriti musicali sono stati abbondantemente ricompensati) per me ha costituito un’occasione per crescere culturalmente, ma anche spiritualmente, poiché mi sento arricchito dall’aver visto un uomo che ama e crede così profondamente nel suo lavoro e nel

pubblico che lo segue da non smettere di entusiasmarsi e di farci entusiasmare anche alla soglia degli 80 anni. Non si è risparmiato niente! Quanti artisti del suo calibro (lo so, ce sono stati e ce ne sono di ben pochi) si sarebbero impegnati a suonare così, o soltanto a continuare a fare musica dal vivo, quando invece potrebbero tranquillamente vivere di rendita? Una cosa del genere è commovente a dir poco, e un esempio del genere dovrebbe servire di lezione per tanti giovinastri presuntuosi, arrivisti e soprattutto poco capaci di fare il proprio lavoro di pseudo-artisti: ammirate e rispettate gli anziani, c’è ancora troppo da imparare da loro, tutelateli, sono un patrimonio da ogni punto di vista, specie culturale. Io e il fido Vincenzo lo abbiamo sempre fatto, e dopo un privilegio del genere, in ogni occasione della nostra vita, continueremo caparbiamente a farlo, come spero tutti voi che ci leggerete. Quanto a BB King, per finire, spero che viva altri 200 anni e che si abbia tutti l’occasione (anche una sola) di essere così felici, insieme a lui, in un concerto di vera, grande Musica.

possiamo fare molto… Qui concludo… P.S.: Un bacio a Vincenzo…: ) e a tutti i Rioneresi: mi mancate!!! Un grazie a Silvio per l’ispirazione di questo scritto. Italia delenda est? …Resta peraltro vero che fosse anche solo per un uomo giusto, Sodoma e

Gomorra non verranno distrutte. Per dirla con i Monty Python, “ ALWAYS LOOK AT THE BRIGHT SIDE OF LIFE”! Antonella Brunello, un saluto affettuoso a tutti.

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Le regole e i loro frutti
di DOMENICO DESIDERIO

Nei nostri tempi ci sono delle regole che vanno rispettate per il buon funzionamento della società, nelle famiglie ci devono essere delle regole per crescere i figli e cercare di farli diventare grandi dandogli tutto ciò di cui hanno bisogno (amore, affetto, sicurezza, etc.). Anche Gesù ha dettato delle leggi per far camminare il popolo cristiano in modo coerente e giusto. Noi della piccola comunità di San Mariano abbiamo le regole perché per il tossicodipendente è cosa normalissima infrangerle, infatti vivendo fuori ne combiniamo di tutti i colori trasgredendo ogni tipo di legge. Le regole che ci sono nella nostra comunità sono il frutto da parte del responsabile di varie esperienze nel campo della tossicodipendenza e il confronto con altre comunità. Il Resto D’Israele essendo una comunità fondata sulla fede in Gesù Cristo propone dolo un cammino dopo giorno cristiano con la mettendo in pratica il Vangelo e vivengiorno speranza, per chi fa un buon cammino, di non ricadere più nel tranello della droga, dell’alcool, del sesso, del gioco, dei farmaci, etc. Una delle regole che è molto importante per noi è non essere superficiali in tutto ciò che si fa sin da quando ci si alza al mattino dal letto, rifacendolo in maniera perfetta fino a quando si va a dormire rispettando il silenzio delle 22:30. questo serve per farci riflettere su quello che stiamo

facendo e non dare nulla per scontato (si chiede il permesso anche per bere un bicchiere d’acqua). Anche le famiglie che hanno delle regole riescono a crescere i loro figli in maniera ordinata e giusta. Le regole ci portano a una piena conoscenza si noi stessi e ci fanno riscoprire tanta capacità che erano nascoste a causa di una vita disordinata schiava del vizio, piena di egoismo, amor proprio fini a se stesso che non reca alcun bene agl’altri. La mattina, come da regola, abbiamo dopo la colazione e le lodi mattutine, la condivisione dove il ragazzo deve riuscire pian piano ad aprirsi sempre di più e svuotarsi di tutte le cose che lo tengono legato alla vita passata. Onesto lavoro serve proprio per sbloccare il ragazzo da tante paure che si porta dentro e che proprio attraverso il dialogo e la condivisione con gli altri fratelli porta ad una liberazione interiore e ad una maggiore accettazione di se stessi con i propri difetti e i propri limiti, ma anche con i propri pregi. Nelle famiglie di oggi c’è bisogno di più dialogo tra genitori e figli, c’è bisogno di condivisione proprio per conoscere i propri figli, i loro desideri, le loro paure, le loro angosce e aiutarli a superare questi momenti che sono proprio quelli dell’adolescenza in cui il ragazzo si pone tante domande e se non ha delle risposte, o ha delle risposte sbagliate, tante volte si crea u mondo a se o va alla ricerca di emozioni che al

momento possono sembrare belle ma poi portano le loro conseguenze cioè ad una mentalità tossica fatta di vizi e appagamenti momentanei. Le regole possono essere viste come una limitazione della propria libertà, ma se diamo tempo e le rispettiamo vedremo che ci sono utili, e come dice anche Gesù troveremo la gioia nel praticarle e rispettarle perché sono proprio le regole che ci rendono liberi. Ogni ragazzo della comunità è libero di rispettare o non rispettare le regole, però non sappiamo per certo che chi le rispetta e le vive nel corso del cammino raccoglierà i suoi frutti che sicuramente saranno migliori di quelli che fanno un cammino fuori regola. I frutti nell’osservare le regole sono: la gioia, la serenità, la conoscenza di se stessi. L’accettazione di se stessi, riuscire ad aiutare gli altri uscendo dal proprio egoismo, riuscire a vivere la propria vita impegnando ogni attimo per costruire, dare esempio di buon cristiano e non lasciarsi prendere dalla noia per poi andare alla ricerca di emozioni tipo l’alcool, la droga, il sesso, il gioco, etc. Uno dei frutti più prelibati è iniziare ad amare le regole, accettare così come Dio ha disposto le cose. La comunità di San Mariano ritiene che con le regole e un cammino coerente e costante si possa raggiungere quel traguardo che nella nostra società ognuno cerca, e cioè la libertà dalla mentalità tossica.

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La vera Chiesa
a cura della Comunità Resto D’Israele Ogni cattolico che voglia dimostrarti la credibilità della sua chiesa rispetto alle altre confessione ha dalla sua un argomento tanto semplice quanto invincibile. Infatti, se è vero che Gesù ha promesso alla sua chiesa il dono di una esistenza perenne (Mt 16,13-18), ogni comunità religiosa che si ritenga la vera chiesa dovrà necessariamente avere duemila anni di età. Dovrà dimostrare, in altri termini, che le sue origini risalgono ai tempi di Cristo e degli apostoli, e che la sua vicenda storica si è svolta ininterrottamente nei secoli, da quel tempo fino ai nostri giorni. A meno che non si voglia ipotizzare che Gesù si sia sbagliato: in tal caso, lo si capisce bene, il problema più urgente non sarà quello di identificare la vera chiesa, ma di come potersi dire ancora cristiani. Soltanto a quello o quelle denominazioni ecclesiastiche in grado di provare le proprie origini apostoliche, si deve riconoscere di avere conservato intatto uno dei caratteri voluto da Gesù Cristo per la sua chiesa. Anche la chiesa cattolica dovrà offrire prove storiche inconfutabili della sua origine apostolica. Lo farà –come vedremo nelle prossime uscite- senza alcuna difficoltà, grazie ad una abbondantissima documentazione. Iniziamo a indagare sul mondo protestante. Se interroghiamo la storia chiedendole di mostrarci la carta d’identità delle numerose confessioni religiose che si riconoscono nel “protestantesimo”, a cominciare dalla prima in ordine cronologico, quella Luterana, essa ci indicherà una serie di date alle quali attribuire la loro nascita: una potrebbe essere l’anno 1519, quando Martin Lutero(1483-1546), fino ad allora monaco agostiniano e pertanto fedele della chiesa cattolica, rifiuta esplicitamente di riconoscere l’autorità
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del sommo pontefice, come aveva fatto fino a quel momento, sebbene in modo assai problematico. Un’altra data potrebbe essere il 15giugno1520, quando Papa Leone X(1513-1521), con la bolla “Exsurge Domine”, condanna 41 proposizioni di Lutero e lo minaccia di scomunica se entro 60 giorni non le aveese ritirate. O forse si deve risalire al 10 dicembre di quello stesso anno. Quando l u t e r o b r u c i a pubblicamente a Wittemberg la suddetta bolla papale, rompendo di fatto la sua comunione con la vera chiesa, mentre la definitiva separazione sarà ufficializzata con la scomunica lanciata contro di lui il 5gennaio1521. Il succedersi degli eventi, che non è nostro compito esaminare in questa sede, porta il monaco agostiniano ad inventarsi, di fatto, una nuova, inedita comunità religiosa, una “chiesa” che fino ad allora non si era mai vista, in aperta contestazione della chiesa cattolica. In uno dei suoi scritti, “Cattività babilonese della chiesa”(1520), Lutero accusa il Papa di avere corrotto la vera fede in Dio e in Gesù Cristo, di essersi inventato i sacramenti, di avere alterato il Vangelo e di essersi attribuito illecitamente una autorità che spetta soltanto alla chiesa. Da questa prima rivolta sbocceranno fino ad oggi altre migliaia di denominazioni religiose, che, sebbene diversificate tra loro, si ritroveranno tutte nella grande e variegata famiglia protestante. Dopo Lutero, ecco Zwigli(1484-1531) e Calvino (1509-1564) e gli anabattisti

che hanno in comune con l’ex monaco agostiniano alcuni punti fermi della cosiddetta idea della chiesa e la lotta al cattolicesimo. E dopo di essi, numerosi altri riformatori ciascuno libero di crearsi la sua chiesa e di crederla radicata nel vangelo. Non è nostro compito entrare nel merito delle argomentazioni teologiche e nel campo della esegesi di quei passi biblici accampati dai riformatori per sostenere le loro tesi. Allo stesso tempo, non ci compete di giudicare della buona fede sia quanti hanno dato origine a queste nuove comunità religiose, sia di quanti vi appartengono questo è un giudizio che spetta solo a Dio. Ciò che importa per la nostra indagine è l’acquisizione di un dato storico rilevante per il tema che stiamo affondando. E il dato è questo. Nessuna delle migliaia e migliaia di confessioni protestanti oggi esistenti è in grado di dimostrare -documenti alla mano- le sue origini apostoliche. Nessuna di esse può vantare, provandola, una età bimillenaria e lecitamente rivendicare in Gesù Cristo la Persona del suo fondatore. Ciò significa che Gesù Cristo non può essere considerato storicamente il fondatore delle comunità protestanti e che la promessa evangelica:”le porte degl’inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16, 18), non era rivolta ad alcuna di esse. Non è tra quelle che si trova la vera chiesa. Abbiamo ottenuto un primo risultato, importante ma non sufficiente. La nostra ricerca deve proseguire.

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31 Ottobre 2002... “ per non dimenticare ”
di AMICO DI VINCENZO
ERA una calda e soleggiata mattina d’ autunno a San Giuliano di Puglia, paesino in provincia di Campobasso al confine con la Puglia. Una mattina come tante, come tutte; gli uomini al lavoro, gli anziani seduti al sole nella piazza, i bambini, futuro di tutte le comunità, a scuola. ersi. Anche se incuriosito non diedi peso a questi strani fenomeni (ci pensai dopo) e intento a lavorare non mi accorsi che la terra tremò. Nel paese però molti lo avvertirono soprattutto gli abitanti delle case popolari, ai piani più alti, e nelle scuole dove alcune persone amiche di Colletorto, un paese vicinissimo a San Giuliano, anche lui colpito dal sisma , di cui non riuscivo ad avere notizie in quanto le linee telefoniche erano intasate; il mio strazio era per quelle povere creature travolte dal crollo. Il pomeriggio passò angosciante. In piazza non si parlava d’altro; di quei bambini , di quella gente che in un minuto aveva perso tutto. Nei bar le televisioni erano tutte sintonizzate su emittenti locali che informavano sulla situazione della scuola, sui bambini. Ogni tanto si sentiva l’ applauso per qualcuno che veniva estratto vivo dalle macerie, altre volta urla di dolore di madri che riconoscevano i propri figli ormai privi di vita. Anche i più “crudi” davanti a quelle immagini avevano gli occhi lacrimosi, sembrava che sull’ intero Molise fosse calato un velo di lutto. Il pomeriggio del 1° Novembre, festa di Tutti i Santi, giorno in cui fece ingresso nella nostra comunità il nuovo Parroco Don Rosario D’Ambrosio,si apprese il numero totale delle vittime di San Giuliano:30 MORTI ossia 27 bambini, una maestra, e due donne. Ventisette bimbi, innocenti, una intera generazione per un paese come San Giuliano che come Rionero conta poco più di mille abitanti, è molto, è troppo. Rabbia, incredulità, angoscia, si leggevano sui volti di tutti. Strazianti i funerali, che partirono dal palazzetto dello Sport del paese, che da luogo di sport e di divertimento, soprattutto per i giovani, era diventato una triste Camera Ardente. Intanto bisognava soccorrere alle altre popolazioni,che, anche se non avevano riportato lutti, erano in ginocchio: Bonefro, Colletorto, Rotello, S.Croce,Montelongo . In tutti nacque quel sentimento di solidarietà dettato dal coinvolgimento emotivo del momento.
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attualità

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Ma all’ improvviso un boato tremendo taglia l’ aria e la terra si scuote tutta: è il terremoto, che tocca l’ottavo grado della scala Mercalli ; la scuola del paese, intitolata a Francesco Iovine si ripiega su se stessa , seppellendo i bambini e le maestre,intenti a preparare la festa di Halloween e danneggiata sarà anche la Chiesa di San Giuliano Martire e alcune abitazioni. Moriranno anche due donne. Quel giorno, mi trovavo insieme a Mauro Di Franco(di Pasquale) che doveva arare un mio terreno; l’ aria (sebbene fossimo a quasi 100 km. A linea d’ aria dal “cratere”) era anche a Rionero molto strana: folate di vento calde, umidità, e una strana nebbia che si dissolveva e ricompariva in pochi minuti. Oltretutto, anche le galline nel vicino pollaio erano molto irrequiete, e i gatti “piangevano” e cercavano di nascond-

gli insegnanti fecero subito evacuare i bambini. Dopo qualche minuto arrivò l’ amico Nicola Di Geronimo, molto agitato Una disgrazia- mi disse -andiamo a casa a vedere alla televisione se ci sono notizie. C’è stato un terremoto in provincia di Campobasso,ci sono dei bambini sotto le macerie di una scuolaImmediatamente andammo a casa mia e proprio in quel momento in televisione, su un emittente regionale, scorrevano le prime tragiche immagini di quelle macerie, del dolore e rabbia di genitori e compaesani, che fino a qualche ora prima vivevano nella più totale normalità. Mi passò la voglia di fare tutto, anche di pensare. Conosco la zona, avendo avuto modo di frequentarla nei primi anni universitari ; la mia preoccupazione era per

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Furono raccolte alcune somme ed inviate a San Giuliano, poi venne aperta nella Sala Parrocchiale una raccolta di beni di prima necessità, da destinare alle popolazioni terremotate. Se ne occuparono Mirko Di Franco(di Bruno), Maria Cristina Frate, Simona Tonti, ed Emira D’Amico, con l’ aiuto di alcuni giovani volenterosi. Alla fine della raccolta,una domenica di fine novembre, grazie alla squisita disponibilità del nostro fornaio Gianfranco, che mise a disposizione il furgone, ci recammo in quei luoghi a dare il nostro piccolo contributo. Dopo aver scaricato a Bonefro, decidemmo di fare visita al Cimitero di San Giuliano. Alla vista di quella fila di loculi, dove riposavano quegli sfortunati bambini,piena di fiori e ceri, non si potevano trattenere le lacrime. Sono passati tre anni da quel maledetto giorno in cui venne cancellato il sorriso di ventisette bambini, e l’onesto ed energico lavoro di una maestra e di
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altre due donne, la vicenda giudiziaria va avanti fra mille polemiche per definire le responsabilità del crollo della struttura, ma una cosa è certa: nessuno potrà dimenticare le vittime di quell’ autunno tremendo a San Giuliano, quegli angioletti che nell’ edificio dove si preparavano alla vita, hanno trovato la morte.

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c u r io s i t à

La Voce di R ionero a cura di VINCENZO D’AMICO (Amico Di Vincenzo è il mio padrino)

RACCONTIAMOCI

Il personaggio del mese: il “Patino” atto II
tratto in chiave ironica
Amico Di Vincenzo (Di Vincenzo Amico per gli amici) nasce. Fatta questa significativa premessa, i n d i s pensabile per avere un’idea più chiara del personagg i o , proseguiamo questa b r e v e carrellata sulla sua vita: Uomo a sangue misto derivante da vari paesi tanto dell’Alto Molise nelle sue zone più basse, Rionero ar’ Collafava e Acquaviva, quanto del Basso Abruzzo nelle sue zone più alte, Ateleta e Gamberale, paesi dei quali in breve ricordiamo le caratteristiche fondamentali: Rionero si commenta da solo, Acquaviva ha il pregio e l’onore di essere vicino Rionero, Ateleta si legge pure al contrario e Gamberale compare sul sito delle Poste come uno dei 9 paesi italiani in cui non si riesce a consegnare un pacco prima di 3 giorni. Era una calda giornata di giugno quando il nostro “amico” Amico (lo so che è tristissima sta cosa.. e a me non mi pagano nemmeno pè di ste str**zat!) viene al mondo anche grazie all’ aiuto fondamentale del compianto Ivo Di Franco “Ivucc” che accompagna qualche tempestivamente tutto il la futura mamma in ospedale. Dopo giorno vicinato accorre a vedere il tenero frugoletto zona Vicenne con o c tanto che alcuni per far prima parcheggiano i loro mezzi nel suo giardino, poco inporta se si tratti di biciclette ruspe h e

zare la relazione: lui accetta e così il 7 maggio le campane della chiesa di Rionero suonano a festa e Amico Di Vincenzo spontanea diventa volontà il padrino dopo di Vincenzo D’Amico. Decide poi di sua aver ricevuto l’obbligatoria chiamata alle armi, di arruolarsi per servire la patria. Dopo un anno nel triestino torna nella terra natìa e dopo la patria decide di servire Ermindo (andate a La Falconara a Colli se non ci credete). Da anni ormai lo vediamo in prima linea sul faticoso fronte delle feste patronali alle quali si dedica con amore e impegno, ricalcando le orme che furono dei suoi (nostri) maestri: Pasquale Cincione e Emilio R’Bdell in arte Emilio Antonelli dal quale prende anche gran parte della suo bucolico amore verso la natura. Nel periodo finale della sua carriera universitaria si getta anche lui nell’avventura dell’ Azione Cattolica, ricoprendo il ruolo di Segretario tutto fare, addetto al Ministero Degli Esteri, ambasciatore, giudice di pace, viceparroco, corista e p triangolista o l i v della o c formazione a l e :

saltano d a l l a strada. Cresce felice nel quartiere basso del paese, compagni di burlonate che con lui condividono i momenti più dolci e teneri della giovinezza quali: Abele, Carlo Marotta, Carlo “Coccolo” Coletta detto Guglielmo Tell per la sua abilità con la balestra e Ciokorì detto Mirko per gli amici (Mì… non lo so se ci va la K, se ho sbagliato chiedo venia) Porta a termine brillantemente gli studi da Perito agrario e cerca di rimanere “nel campo” gettandosi nell’ avventura ortofrutticola. Tuttavia strane richieste di particolari clienti quali “barattoli di Aria Metallizzata”, “bottiglie di Corrente Liquida” nonché la sanguinosa faida con gli ambulanti lo convincono a desistere. Ecco che un bel giorno nel suo negozio passa una persona che conosceva da sempre ma che stavolta ai suoi occhi era diversa, sembrava più carina, più simpatica, dolce intelligente, più spigliata, più elegante.. e un dì, quando il legame si era ormai consolidato, gli chiede di ufficializ-

L . C . A D . S . M . E . P. D . S . G . S . S . O , “Libera Corale Amici Di San Mariano E Pure Di San Giacomo Sennò Si Offende”(quel tin tin che sentite durante la messa è colpa sua..) nonché vigilante del palco sott a San Mariano. CHE DIO CE LA MANDI BUONA o come dice lui UAIE CH LA PALA E MORT NN VENGA MAI!
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ricordo

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Don Antonio Fioritto
Sebbene in questi casi sia consono descrivere un personaggio che non è più tra noi elencando i suoi percorsi di vita in chiave biografica, per questo numero preferiamo ricordare Don Antonio Fioritto non per quando decise di entrare in seminario, ma per l'uomo che fu durante la sua vita terrena. Un articolo scritto dal nipote sarebbe inevitabilmente soggettivo, pertanto riportiamo il testamento spirituale scritto da egli medesmi affinchè, attraverso di esso, ciascuno di noi possa cogliere l'anima dello scrittore. IL TESTAMENTO SPIRITUALE All'avvicinarsi della mia dipartita da questa terra per andare alla dimora eterna del Padre, mi sento in dovere di innalzare alla Santissima Trinità l'inno di lode e di ringraziamento per gli innumerevoli benefici elargitimi dalla mia nascita al momento attuale, e in particolare di avermi chiamato al Sacerdozio. Ma, poiché non sono stato sempre del tutto fedele alla grazie donatemi dal Buon Dio, gli chiedo umilmente perdono confidando nella sua infinita misericordia. Domando perdono a quanti avessi offeso, o in qualche modo scandalizzati dal mio cattivo esempio. Domando scusa ai fedeli affidati alle mie cure pastorali: Pagliarone, (oggi Villa San Michele), Castel Del Giudice, Monetenero Valcocchiara, Rionero Sannitico, se non ho corrisposto alle loro aspettative. Domando perdono al mio Vescovo se non sono stato sempre prontamente disponibile ai suoi voleri, e lo rigrazio per la sua paterna benevolenza accordatami in varie circostanze. Mi è gradito ringraziare tutti i Sacerdoti condiocesani ed extra per l'onore che mi hanno reso di amicizia e di stima, e per il buon esempio che da essi ne ho tratto. Ringrazio i miei parenti e gli amici residenti negli USA e nel Canada per la calorosa accoglienza fattami tutte le volte che sono stati a visitare e per le offerte fatte alla Chiesa Parrocchiale e ai Santuari di San Mariano e della SS Trinità. Ringrazio vivamente le Rev.de suore "Figlie della Divina Provvidenza" e il loro istituto per il servizio religiosoeducativo prestato alla fanciullezza e gioventù della Parrocchia dal 1937. Ringrazio il vice Parroco don Eliodoro Fiore per l'assistenza generosa e costante ai fedeli della frazione Montalto e ai ragazzi in Parrocchia. Ringrazio i collaboratori a me più vicini nelle nelle cose della Parrocchia, le associazioni cattoliche, la Schola Cantorum, catechisti, e gli assistenti della Chiesa, ed infine ringrazio tutto il Popolo per il rispetto che hanno
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Gli Ambulanti a Rionero
Come promesso, l’appuntamente mensile dei tramontati mestieri rioneresi continua. In questo numero verrà fornito un elenco delle locande, cantine e generi alimentari. Buona lettura.

categoria: Locande e cantine Angelone Raffaele Fioritto Enrichetta Frabotta Beniamino D’Amico Alfonso Tonti Alessandro Antonelli Nicola Miele Emanuele Petrarca Lucio categoria: Generi alimentari Tonti Alessandro D’Amico Alfonso Angelone Raffaele Fioritto Enrichetta Calabrese Giovannino (articoli vari) Di Geronimo Alfonso (articoli vari) Di Carlo Secondino (Sali e Tabacchi)

Demandiamo la lettura dei bar, macellerie e forni a lenga al prossimo numero.

avuto verso la mia povera persona e per gli aiuti alla parrocchia. Su questi tutti, vicini e lontani, invoco le più elette Benedizioni di Dio, della Madonna e dei Santi Patroni: Mariano e Giacomo e del Titolare della Chiesa San Bartolomeo Apostolo. A tutti mi è gradito ripetere: SIATE FORTI NELLA FEDE, FERMI NELLA SPERANZA, GENEROSI NELLA CARITA'. di ADELIO FIORITTO

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spe ttacolo , b e n e s s e r e & n e ws

La Voce di R ionero

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Edison City

Titolo originale: Edison City Nazione: U.S.A. Anno: 2005 Genere: Thriller Durata: 97' Regia: David J. Burke Cast: Kevin Spacey, Morgan Freeman, Justin Timberlake, LL Cool J, Dylan McDermott, John Heard, Françoise Yip Produzione: Boaz Davidson, Randall Emmett, George Furla, Avi Lerner, John Thompson Distribuzione: Andrea Leone Films Data di uscita: 11 Novembre 2005 (cinema)

la recensione
La metropoli di Edison, in continua crescita, sembra per tutti una terra promessa, ma il giovane e ambizioso giornalista Josh Pollack deve iniziare dal basso, scrivendo sommarietti sulle azioni di polizia per l'Heights Herald, un quotidiano senza rilievo meglio noto per i suoi coupon. Quando Pollack intuisce la corruzione interna a un'unità di polizia, è preso dalla smania di rivelare tutto, ma incontra la resistenza del suo capo, Moses Ashford, fotoreporter pluripremiato che ora si accontenta di compiacere gli inserzionisti locali. Protagonista del suo servizio è l'unità di polizia più elitaria di Edison, la FRAT (First Response Assault & Tactical), una squadra speciale addetta alla prevenzione del crimine...

benessere
L’acne è una malattia che insorge per lo più in età puberale, colpisce circa l’80% dei giovani di entrambi i sessi. L’acne volgare, è il tipo più comune, e si manifesta tra i 12 e i 30 anni nelle zone più ricche di ghiandole sebacee ovvero il volto, la schiena e raramente il collo. In ogni caso, è il viso la sede selettiva dell’acne, che si localizza in questa zona per il 90% dei casi. Le lesioni colpiscono la fronte progredendo verso il basso sulle guance e sul mento. Nelle ragazze l’acne tende a manifestarsi in età più precoce persistendo anche fino a 35 anni, ma si presenta spesso in forma meno grave; nel sesso maschile si risolve più velocemente, ma si manifesta in forma più grave e nella maggior parte dei casi guarisce intorno ai 25/30 anni. L’età, non è l’unico fattore scatenante dell’acne esistono altre cause; possono influire gli squilibri dietetici,

a cura di VERONICA DI FIORE disturbi epatici ed un’errata alimentazione. Sicuramente intervengono fattori ormonali, stress psichici ed emotivi e alcuni stati allergici a delle sostanze come: iodio, cloro, cortisone. Per di più il clima ha la sua importanza: la luce del sole aiuta a risolvere l’acne in alcune persone, anche se ciò non impedisce a chi vive in regioni abbastanza soleggiate l’insorgenza. Con un clima umido e caldo, questa “malattia”, può peggiorare in seguito all'’eccessiva sudorazione. Per affrontare questo problema sono utili alcune regole quotidiane e basilari, oltre a trattamenti estetici e terapie mediche. Sicuramente, come prima cosa la pelle va pulita accuratamente, mattina e sera, con il latte detergente e un tonico rinfrescante, subito dopo è utile applicare una crema possibilmente specifica per l’acne. Bisogna evitare brillantine, lacche e oli per capelli, che possono aggravare soprattutto i brufoli presenti sulla fronte. Una regola fondamentale è quella di rinunciare alla spremitura “fai da te”, che aggrava le lesioni modeste è rende permanenti le cicatrici. Se l’acne colpisce la schiena e petto è preferibile indossare indumenti leggeri di cotone o lino. Oltre a ciò, può aiutare anche un’alimentazione sana. Bisogna convincersi che l’acne può essere curata, ma non sempre la guarigione avviene in tempi brevi, quindi non bisogna sospendere di testa propria le terapie prescritte, anche se il problema sembra risolto. Inoltre la pelle deve essere pulita con prodotti giusti; per i consigli sui cosmetici e trattamenti è preferibile rivolgersi ad un’esperta estetista oppure consultare un dermatologo che non si occuperà solo di prescrivere la terapia adatta ma, valuterà anche, all'’occorrenza, l’opportuno consulto di un altro specialista.

Si ringraziano tutti coloro che hanno reso possibile la stesura, nonchè la pubblicazione del presente. Nel numero di oggi hanno scritto (in ordine cronologico) : amico di vincenzo, fabrizio tolve, adelio fiorito, francesca brunello, pasqualino bartolomeo, domenico desiderio, comunità resto d’israele, veronica di fiore. Segnalaci le tue opinioni, riflessioni, all’indirizzo email: rionero.sannitico@gmail.com Per le questioni che interessano l’Azione Cattolica, rivolgiti ai nostri aderenti presenti sul luogo. Per qualsiasi altra informazione inerente questo opuscolo rivolgersi a : adelio.fioritto@gmail.com

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