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Capitolo quarto.

Dellontogenesi rovesciata. Su Gilbert Simondon

1. Dalla relazione allindividuazione


Il tentativo di Gilbert Simondon1 si presenta come un drastico mutamento di paradigma rispetto a
quanto trattato fin qui; venendo, infatti, meno, come si vedr, un paradigma centrato
sullirriducibilit dellindividuo, muta anche lambito problematico che ci consente di indagare
sullAltro e sulla relazione con lAltro. Troviamo, in effetti, una interrogazione rivolta alla dinamica
dellindividuazione a partire da quanto Simondon chiama metastabilit, intesa, in un certo senso,
come stabilizzazione e localizzazione provvisoria dellinstabile di quanto Bergson chiamava
mouvant , ci per cui lindividuazione sempre pi che individuale e, anzich compiersi
nellindividuo, costituisce e coinvolge individuo e gruppo.
Loperazione di Simondon consiste nel legare la teoria delle emozioni a una teoria dei processi di
individuazione non formale e mai definitiva, il che lo porta a concepire la costituzione dei gruppi e
della societ in termini di comunit affettiva. Laffettivit, daltra parte, non viene concepita come
insieme degli stati di un S, che verrebbero condivisi tra altri S portatori dei medesimi stati,
quanto come un composto di rappresentazioni ed azioni che sono gi sempre collettive:
Se in qualche modo si pu parlare dellindividualit di un gruppo, o di quella di un popolo, non
in virt di una comunit di azione, troppo discontinua per costituire un solido fondamento, n in
virt di una identit di rappresentazioni coscienti, troppo vaste e continue per permettere di
circoscrivere dei gruppi; i raggruppamenti collettivi si costituiscono piuttosto su temi affettivoemotivi, composti di rappresentazione e azione []. Sono le istanze affettivo-emotive a far da
base alla comunicazione intersoggettiva2.

a partire da istanze affettive ed emotive, mai concepite come fatti individuali, che si verificano
eventi gruppali e non viceversa. Il collettivo , in quanto intreccio e trasmissione di rappresentazioni
ed azioni, evento di individuazione che include in s la relazionalit, anzich porla come un
problema successivo allindagine circa la costituzione dellindividuo. La relazione dentro un
1

G. Simondon, Lindividuation la lumire des notions de forme et dinformation, Millon, Grenoble 2005; questo
lavoro, che riproduce la tesi di dottorato di Simondon, inizialmente apparso in due volumi, rispettivamente intitolati
Lindividu et sa gense physico-biologique, PUF, Paris 1964 e Lindividuation psychique et collective la lumire des
notions de Forme, Information, Potentiel et Mtastabilit, Aubier, 1989; di questultimo disponibile la traduzione
italiana: Lindividuazione psichica e collettiva, a cura di P. Virno, DeriveApprodi, Roma 2001.
2
G. Simondon, Lindividuazione psichica e collettiva, cit., p. 89.

processo di individuazione collettiva, anzich essere levento di un incontro tra individui gi


costituiti.
Ma subito loperazione di Simondon sembra cambiare di accento e toccare nuovi aspetti.
Simondon, in altri termini, ci mostra la congruenza e, al tempo stesso, lo scivolamento da una teoria
della relazione a una teoria dei processi di individuazione che si potrebbe definire unontologia
come ontogenesi3. in questo contesto problematico che va ripensata adesso una teoria
dellindividuazione singolare e collettiva presa alla lettera ossia, non singolare e, in pi, in
aggiunta, anche collettiva, ma singolare in quanto collettiva, e collettiva in quanto individuazione e
singolarizzazione. Una individuazione che relazionante e relazionata proprio perch, nel suo
procedere dallamorfo al singolare, comporta un residuo, lascia un resto, uno sfondo preindividuale, che esercita un effetto riconfigurante e ristrutturante. Simondon stesso definisce
transindividuale questa forza che, depositata nellindividuo, lo attraversa ma non gli appartiene e
non fa parte del suo sistema di essere individuale: si tratta di una forza pre-vitale, di cui la vita
solo una prima soluzione, passibile di ulteriori articolazioni; tuttavia, ogni specificazione lascia
sempre un residuo fuori di s, e
Lessere che precede lindividuo non stato individuato senza resto; non stato totalmente risolto in
individuo e ambiente; lindividuo ha serbato in s qualcosa di preindividuale, sicch linsieme di tutti
gli individui ha una sorta di fondo non strutturato a partire dal quale pu prodursi una nuova
individuazione4.

Il termine transindividuale, come stato notato, ancorch criticamente, da M. Combes, si


trova, cos, a dover rendere ragione sia di quanto precede lindividuazione, sia di quanto la eccede:
Per nominare questo preindividuale Simondon dispone soltanto del termine transindividuale, che si
presta a confusioni nella misura in cui designa tanto il preindividuale depositato nei soggetti
dallindividuazione vitale, che persiste in essi ed disponibile per una individuazione ulteriore,
quanto il suo modo di esistenza nella realt strutturata nel collettivo. Si tratta per di una difficolt
insolubile, perch ci che deve essere nominato ci grazie al quale ogni soggetto, in quanto cela in
s una parte di natura ineffettuata, gi un essere collettivo 5.
3

Riprendo lefficace definizione che F. Del Lucchese formula in Individuazioni mostruose: ontologia e relazione in
Deleuze e Simondon in N. Marcucci-L. Pinzolo (a cura di), Strategie della relazione. Riconoscimento,
transindividuale, alterit, Meltemi, Roma 2010, p. 105: necessario lasciare da parte l ontologia per usare invece il
concetto di ontogenesi []. Si tratta di un vero e proprio sforzo rivoluzionario per liberare la relazione dallipoteca e
dalla gabbia metaforica in cui stata racchiusa, tradizionalmente, dal concetto di sostanza. Siamo cos spinti non a
cogliere la relazione come qualcosa che accade tra due sostanze, ma al contrario a riconoscere che la relazionalit la
realt stessa: lEssere stesso appare non come ci che (e che successivamente accade, in forma di relazioni), ma
come ci che diviene, entro e attraverso la relazionalit [], Simondon propone di coniare un nuovo termine, quello
di transindividualit, per spiegare questa ontologia relazionale e per illustrare il modo in cui gli individui attraversano
lEssere, piuttosto che venirne costituiti.
4
G. Simondon, Lindividuazione psichica e collettiva, cit., p. 155.
5
M. Combes, La relazione transindividuale in E. Balibar-V. Morfino (a cura di), Il transindividuale. Soggetti,
relazioni, mutamenti, cit., p. 76.

Concepire la relazione come essere significa, quindi, pensarne la simultaneit rispetto ai


termini di cui costituisce lesistenza. Lessere si d come relazione costituente, ossia determinante
lesistenza stessa dei termini della relazione; al tempo stesso la relazione, nel produrre termini gi
sempre relazionati, resta simultanea ad essi: la relazione sarebbe una sorta di terzo, rispetto ai
termini, che non preesiste loro come, del resto, questi non preesistono ad essa e non sono altro
rispetto ad essa , ma, al tempo stesso, non altro rispetto ai termini. Simondon stesso a tentare di
pensare la relazione a partire dallessere e come essere6. Si legga, ad esempio, questo passo:
Il metodo consiste nel non tentare di delineare lessenza di una realt per mezzo di una relazione
concettuale tra due termini estremi preesistenti, ma nellattribuire a ogni autentica relazione il rango
di essere. La relazione una modalit dellessere; essa simultanea rispetto ai termini di cui
garantisce lesistenza. Una relazione va intesa come relazione nellessere, relazione dellessere,
modo di essere, non gi come mero rapporto tra due termini che, disponendo di una preliminare
esistenza separata, sono adeguatamente conoscibili per mezzo di concetti 7.

Riletta in questottica, la relazione operazione individuante e, come tale, inseparabile


dallindividuazione. Proprio perch operazione individuante, la relazione ha valore di essere,
aderisce allessere, fa realmente parte dellessere 8: contemporaine de ltre [] existe en
mme temps que ltre sous form de champ 9. Come interpretare questa contemporaneit? Si
potrebbe dire che lessere un processo dindividuazione che si compie come relazione; daltra
parte, per, parlare di valore, aderenza, contemporaneit come dire che essere e relazione,
pur nella loro aderenza e contemporaneit, non sono la stessa cosa, o, almeno, non del tutto.
Simondon afferma a pi riprese che la relazione fait partie de ltre, ma aggiunge anche che la
relation ne doit tre conue ni comme immanente ltre, ni comme extrieure lui et
accidentelle10: non , quindi, una propriet che si aggiunga allessere, non neppure uno stato o
una propriet che gli inerisca. Come spiegare, allora, questa contemporaneit, questa valenza
dessere della relazione?
Possiamo, per, tentare una spiegazione alternativa; lessere , ed pieno, non contempla
lacune o interstizi di vuoto: la relazione, quindi, essere a tutti gli effetti e non solo in un senso
formale; lessere pienezza ma solo in quanto un campo di forze, un campo pre6

anche questa sua insistenza ad aver consentito a un suo lettore tra i pi eretici, Etienne Balibar, la coniazione del
sintagma ontologia della relazione in una lettura di Marx e, poi, anche di Spinoza; cfr. E. Balibar, La filosofia di
Marx, tr. it. di A. Catone, Manifestolibri, Roma 1994, pp. 41-48 e Id., Dallantropologia filosofica allantropologia
sociale e ritorno: che fare con la Sesta tesi di Marx su Feuerbach? in E. Balibar-V. Morfino (a cura di), Il
transindividuale. Soggetti, relazioni, mutamenti, Mimesis, Milano-Udine 2014, pp. 147-177; su Spinoza, invece, E.
Balibar, Spinoza. Il transindividuale, tr. it. a cura di L. Di Martino e L. Pinzolo, Ghibli, Milano 2002.
7
G. Simondon, Lindividuazione psichica e collettiva, cit., p. 35.
8
G. Simondon, Lindividuation la lumire des notions de forme et dinformation, cit., p. 143: la relation a valeur
dtre, est attache ltre, fait rellement partie de ltre []; elle est opration individuante.
9
Ibidem.
10
Ibidem.

individuale, precedente ogni individuazione e connotato come potentiel vritable 11, cio
potenziale autentico, ma anche effettivo potenziale vero e proprio che anche un potenziale
effettivamente reale, potenziale in realt, che possiede la stessa sostanzialit delle cose. Ci
troviamo, cos, di fronte ad una mossa regressiva rispetto allontologia e alla logica di matrice
aristotelica che in certa misura ancora la nostra : la relazione non qualcosa che in un certo
senso , ma non nello stesso modo in cui sono le sostanze individuali; la relazione non una
categoria che esprime un evento, un fatto, uno stato predicabile di un ente sostanziale, ma qualcosa
di sostanziale quanto le cose singolari. Le relazioni, insomma, sono cose e, se esprimono un
potenziale12, non esprimono, per, un essere-in-potenza. Concepire un potenziale effettivo,
una potenza reale, ci porta a pensare che le relazioni sono sostanziali e che lessere in potenza
coincide con lessere in atto: che, insomma, i possibili sono attuali pur essendo possibili (non
avrebbe senso, altrimenti, chiamarli con questo nome). Natura il nome che Simondon attribuisce
a questo pre-individuale esistente come effettualit dei possibili, e la cui scoperta attribuisce ai fisici
ionici dellantichit: lessere, inteso come sfondo impersonale amorfo di ogni divenire, coincide con
lapeiron identificato da Anassimandro come elemento del reale agli albori della storia del
pensiero occidentale:
On pourrait nommer nature cette ralit pr-individuelle que lindividu porte avec lui, en cherchant
retrouver dans le mot de nature la signification que les philosophes prsocratiques y mettaient: les
Physiologues ioniens y trouvaient lorigine de toutes les espces dtre, antrieur lindividuation; la
nature est ralit du possible, sous les espces de cet dont Anaximandre fait sortir toute
forme individue13.

Simondon afferma che lessere e che, nello stesso tempo, contemporaneo a se stesso, che
come dire che sfasato in se stesso, perch solo cos pu avere un qualunque rapporto con s; ci
si spiega se lessere viene concepito come attivit e come trasduzione: operazione continua di
ristrutturazione di un campo metastabile, si esercita traverse et par un champ de forces qui
modifie tout le systme en fonction de lindividu et de lindividu en fonction de tout le systme.

11

Ibidem.
Ibidem: la relation existe toujours sous forme de potentiel.
13
Ivi, p. 297; su Anassimadro si vedano anche i Complments in ivi, pp. 357-358. Cfr. anche P. Chabot, La
philosophie de Simondon, Vrin, Paris 2003, p. 86: Anaximandre a nomm apeiron cette origine radicale. Simondon
sen rclame. Le prindividuel est la nature su sens prsocratique. Il est le rservoir du devenir. Les prsocratiques sont
pour Simondon les vritables penseurs de lindividuation. Ils nont pas connu cette fascination de ltre individu, celle
prsence de lindividu qui pousse comprendre le rel comme la sommation de tout ce qui y est individu. Ils nont pas
choisi un principe dindividuation, un terme premier duquel les individus dcoulent comme une monade droule son
essence. Il sont eu lintuition dun verbe (crotre) ci dun milieu sans forme encore, sans phase, mais anim. Le
prindividuel que Simondon postule pour dire le milieu dune individuation antrieur lindividu est lapeiron
dAnaximandre. J. H. Barthlmy, in Penser lindividuation. Simondon et la philosophie de la nature, LHarmattan,
Paris 2005, p. 112, vede in questo realismo, o naturalismo, della relazione e del pre-individuale una critica del concetto
di virtuale.
12

Simondon pu, cos, affermare che la relation fait partie de ltre nergiquement et
spatialement14: contemporaneit significa adesso lessere tanto come energia quanto come luogo in
cui lenergia si dispiega.
Proprio per questo, continua Simondon, la relation devient aussi relle que lindividu 15: la
relazione reale quanto lo lindividuo, che pu essere concepito per astrazione come isolato.
Affermazione un po strana: Simondon sta forse dicendo che, come lindividuo pu, astrattamente,
essere considerato come solo e senza alcuna relazione, cos anche la relazione potrebbe essere
considerata astrattamente rispetto agli individui che, di fatto, sono in relazione? In un certo senso s:
se le relazioni non fossero reali, questa operazione astraente non potrebbe essere effettuata. Tutto
questo, per, implica che il realismo delle relazioni comporti la possibilit di un vero e proprio
errore epistemologico concepire lindividuo come se stesse al di fuori dei processi relazionali di
individuazione ma non solo di quello; comporta, cio, la possibilit che la via ontogenetica possa
essere percorsa a ritroso secondo due varianti: la prima quella, appunto, dellerrore: si tratta della
posizione sostanzialistica che concepisce gli individui come termini posti in una relazione; la
seconda lesperienza vissuta di un campo energetico svuotato di ogni individualit ci che,
secondo Simondon, accade nellesperienza emotiva e in particolare nellangoscia: ontogenesi
rovesciata nel primo caso, percorso inverso dellontogenesi nel secondo.

2. Lontogenesi rovesciata come errore: critica al sostanzialismo


questo continuo riferimento allessere che consente a Simondon una terza via rispetto ad
approcci di natura individualistica o monistica che presuppongono lunit originaria di un essere
gi sempre dato a se stesso e centrato su di s 16 o ilomorfico-aristotelica: approcci che si
traducono entrambi in teorie accomunate da un presupposto sostanzialistico che coinvolge tanto
lessere quanto gli enti singolari. Cos,
I termini sono concepiti come sostanze perch la relazione rapporto tra termini; e lessere
suddiviso in termini perch lo si concepisce gi subito come sostanza, prima di ogni disamina
dellindividuazione. L dove invece la sostanza cessi di costituire il modello dellessere, possibile
concepire la relazione come non-identit dellessere rispetto a se stesso, inclusione nellessere di una
realt in certa misura non identica a esso, sicch lessere in quanto essere, anteriormente a ogni
individuazione, pu essere colto come pi che unit e pi che identit 17.

14

Ivi, p. 143.
Ibidem.
16
G. Simondon, Lindividuazione psichica e collettiva, cit., p. 25.
17
Ivi, pp. 35-36.
15

Lindagine sui processi di individuazione costituisce, pertanto, la via maestra per la


definizione di una ontologia altra capace di fluidificare, quasi di de-sostanzializzare essere ed ente e
mostrarne il divenire concomitante contro ogni deriva di tipo sostanzialistico. Perch questa
opzione? Semplicemente perch la teoria della sostanza, e la sua logica soggiacente, si possono
applicare al risultato di un divenire, ma non al divenire in quanto tale:
Questo metodo poggia su un postulato ontologico: allessere colto prima di ogni individuazione non
si applicano il principio del terzo escluso e il principio didentit; questi due principi si applicano
solo allessere gi individuato []. Non possibile servirsi della logica classica per pensare
lindividuazione, giacch tale logica impone di pensare loperazione di individuazione con concetti,
e rapporti tra concetti, che si addicono solo ai risultati, considerati in modo parziale, delloperazione
di individuazione18.

Non si pu nascondere, fin da ora, che proprio questo prima di ogni individuazione crea
parecchi problemi, ma che, del resto, la sfida teorica di Simondon consiste proprio nellapprontare
degli strumenti concettuali adeguati: in particolare saranno quelli di metastabilit e di
trasduzione. A questultima categoria Simondon sembra attribuire una rilevanza particolare
categoria logica e metafisica a un tempo, modalit del pensiero inventivo e creativo, dice il divenire
dellessere solo in quanto, al tempo stesso, lo stesso cammino mediante cui il pensiero pu
seguire il processo mediante il quale lessere si individua:
La trasduzione pu essere unoperazione vitale; esprime soprattutto il senso dellindividuazione
organica; pu essere unoperazione psichica, un effettivo procedimento logico, bench non sia in
alcun modo limitata al pensiero logico []. La nozione di trasduzione serve a pensare i differenti
ambiti dellindividuazione []; dunque una nozione tanto metafisica che logica; si applica
allontogenesi, la stessa ontogenesi []; essa un procedimento mentale e, pi ancora che un
procedimento, un modo di incedere dello spirito dedito alla scoperta. Questo modo di incedere
consiste nel seguire lessere nella sua genesi, nel realizzare la genesi del pensiero nel momento
stesso in cui si realizza la genesi delloggetto 19.

Dire lEssere come genesi equivale, in effetti, a tentare di dire la genesi stessa del pensiero
che ne ricostruisce il percorso essendo il pensiero a sua volta un momento di questo percorso
stesso.
Per ora possiamo dire che i due approcci sopra citati atomismo e ilomorfismo
presuppongono entrambi lindividuo gi dato e ne fanno la via maestra per cercarne la genesi: si
parte dallindividuo belle fatto, sforzandosi poi di risalire alle condizioni della sua esistenza20.
Nel caso del monismo atomista tutto ci manifesto: lindividuo, latomo, esiste, per cos
dire da sempre, se vi genesi, si tratta di aggregazione di atomi singolari in organismi pi
18

Ivi, p. 36.
Ivi, p. 37.
20
Ivi, p. 25.
19

complessi. Nel caso della teoria ilomorfistica, invece, lindividuo non sembra essere dato in
partenza, e la sua genesi va spiegata: tuttavia, ci che viene presupposto in questa genesi una
teleologia che percorre tutto il processo dindividuazione. Detto pi precisamente: allindividuo
viene presupposto il principio di individuazione, nel senso che lindividuo (non ancora costituito)
viene preceduto dal principio di individuazione stesso inteso come produttore di ecceit il che
significa che il processo di individuazione si risolve interamente nellontogenesi e come ontogenesi:
ci nel senso che la legge del processo il risultato del processo stesso, lindividuo singolare
individuato.
Il processo di individuazione da cui Simondon intende prendere le distanze , quindi, una
genesi allincontrario, o una ontogenesi rovesciata; essa presuppone ci che dovrebbe spiegare
in quanto pone lindividuo allorigine e al termine del processo dindividuazione:
la nozione di principio dindividuazione scaturisce in certa misura da una genesi allincontrario, da
una ontogenesi rovesciata: per rendere ragione della genesi dellindividuo con i suoi caratteri
definitivi, bisogna presupporre lesistenza di un primo termine, il principio che ha gi in s ci che
spiegher lindividualit dellindividuo e dar conto della sua ecceit 21.

Questo molto chiaro nel caso della prima posizione, ossia del monismo sostanzialista, in
cui, appunto, lindividuo compare sia come origine del processo, sia come sua conseguenza e
risultato, in unevidente petizione di principio:
Nellatomismo, il principio di individuazione coincide con la stessa esistenza di infiniti atomi:
sempre gi l quando il pensiero vuole appurarne la natura. lindividuazione un fatto: per il singolo
atomo la sua esistenza fattuale; per il composto, lessere ci che in virt di una combinazione
casuale22.

Forse meno evidente nella seconda posizione, lilomorfismo: in tale caso, lindividuo non
preesiste allindividuazione; e tuttavia, il processo di individuazione, e il principio che lo dirige,
ci per cui si danno una materia ed una forma, le quali sembrano essere l apposta per combinarsi in
unentelechia e non hanno alcuna esistenza, se considerate in s componenti dellindividuo,
esse vengono considerate come presupposti della sua costituzione, rispettivamente come causa
materiale e causa formale necessariamente e teleologicamente articolate tra loro. Solo a questo
punto il divenire pu presentarsi come scandito in tappe, ognuna delle quali non che il progressivo
passare allatto di un essere in potenza, ma comunque predefinito:

21
22

Ivi, p. 26.
Ibidem.

Si ipotizza dunque lesistenza di una successione temporale: innanzitutto esiste il principio di


individuazione; poi questo principio si fa valere in unoperazione di individuazione; infine fa la sua
comparsa lindividuo costituito23.

Si assiste a quello che Bergson chiamava il movimento retrogrado del vero, per cui ci che
si verificato viene spiegato in base al suo essere possibile, una possibilit che non altro che un
doppione di quanto, di fatto, accaduto e che viene trattato come presupposto di se stesso; come
scrive Bergson, Pour le seul fait de saccomplir, la ralit projette derrire elle son ombre dans le
pass []; elle parat ainsi avoir prexist, sous forme de possible, sa propre ralisation24.
Allorigine, ancorch in forma embrionale, appunto potenziale, vengono attribuite le forme,
le fattezze, la struttura delloriginato: lorigine fin dallinizio risultato, lorigine il risultato non
ancora effettuatosi, ma pur sempre prefigurato in un non ben definito luogo dei possibili; il
divenire non se non la scansione temporale ordinata in cui i possibili passano allatto;
lindividuazione quel processo per cui lindividuo in potenza diventa individuo in atto. Siamo di
fronte ad un modello circolare di causalit: la risposta la mera ripetizione della domanda, e la
causa il rispecchiamento delleffetto, che viene concepito come se fosse collocato in un retromondo, o in un archi-mondo.
Simondon sottolinea le angustie di un approccio che, sovrapponendo lindividuazione ad un
solo processo ontogenetico, finisce col pensare lindividuo come telos del processo di
individuazione, unificando nellindividuo stesso causa, effetto e legge del processo; contro ci, egli
invita a conoscere lindividuo attraverso lindividuazione anzich lindividuazione a partire
dallindividuo25. Se accettiamo di procedere in questo modo, lontogenesi appare solo come una
possibilit relativa, un caso locale, di una condizione di divenire dellessere pre-individuale e, come
tale, senza fasi26, cos come, del resto, lindividuazione non produce solo individui, ma assai di
pi, ossia, per esempio, il plesso individuo/individui/ambiente come relazionalit dinamica e
possibilit di ulteriori individuazioni:
Lindividuo figurerebbe, allora, come una realt relativa, come una fase dellessere che presuppone
una realt preindividuale. Anche dopo lindividuazione, lindividuo non esiste in totale isolamento,
perch lindividuazione non esaurisce di colpo i potenziali della realt preindividuale e, per altro
verso, perch lindividuazione non produce soltanto lindividuo, ma la coppia individuo-ambiente 27.

Non per questo Simondon ci propone una prospettiva olistica, nel senso di un primato del
tutto sociale sugli individui, soprattutto perch una delle conseguenze della sua teoria sta proprio
23

Ivi, p. 27.
H. Bergson, Le possible et le rel, in Id., La pense et le mouvant, Puf, Paris 1996, p. 15.
25
G. Simondon, Lindividuazione psichica e collettiva, cit., p. 27.
26
Ivi, p. 28.
27
Ivi, p. 27.
24

nella messa in questione delle idee stesse di primato e di anteriorit; proprio linadeguatezza
di tali categorie a portare Simondon a respingere ogni forma di sostanzialismo, sia esso di tipo
psicologico oppure sociologico:
il sostanzialismo scrive Simondon induce a considerare il gruppo anteriore allindividuo o
lindividuo anteriore al gruppo: da qui derivano lo psicologismo e il sociologismo, due
sostanzialismi di diverso livello, luno molecolare, laltro molare 28.

Psicologismo e sociologismo sono due forme di sostanzialismo che ipostatizzano luna il


soggetto psicologicamente atteggiato (rendendo, per, enigmatica la relazione sociale), laltra il
gruppo rispetto agli individui che lo compongono, sottraendo ogni realt al singolo a vantaggio
della comunit29. Queste due forme di sostanzialismo, apparentemente opposte, ma in realt
analoghe, poggiano a loro volta su un ulteriore presupposto, quello del primato della forma
nellindividuazione, come se questo processo avesse come meta finale e definitiva una messa in
forma ma Simondon avverte immediatamente che lo scopo e il senso del suo lavoro consiste
esattamente nellinvito ad abbandonarlo: per pensare lindividuazione, occorre abbandonare lo
schema ilomorfico; lautentica individuazione non si riduce a una presa di forma 30. La categoria
della transindividualit non incaricata di pensare n il sociale grezzo n linterindividuale:
essa, piuttosto, intende dar conto dellunit sistematica dellindividuazione interna (psichica) e
dellindividuazione esterna (collettiva)31. Nessun primato, quindi, bens processo continuo che si
duplica e si articola in una pluralit di processi, e che consente, quindi, di concepire la relazione
allinterno di questo stesso processo di individuazione. Possiamo cominciare, quindi, a formulare un
quadro pi preciso del discorso di Simondon: transindividuale , al tempo stesso, tanto il processo
che costituisce lindividuo quanto ci che, della realt di questo stesso processo attraversa
lindividuo senza confluire in esso se non , di per s, esterno allindividuo, nella sua dinamica
finisce, per, col distaccarsene e costituire la materia di ulteriori individuazioni:
il rapporto tra lindividuo e il transindividuale si definisce come ci che SUPERA LINDIVIDUO
PUR PROLUNGANDOLO: il transindividuale non esterno allindividuo e tuttavia si distacca in
28

Ivi, p. 150.
Ivi, p. 146: Lo psicologismo non riesce a rappresentare la vita sociale, perch ritiene che le relazioni tra gruppi siano
unestensione della relazione tra lindividuo e il gruppo di interiorit; esteriorizzando parzialmente le relazioni tra
lindividuo e il gruppo di interiorit, poi interiorizzando parzialmente le relazioni tra i gruppi di esteriorit e il gruppo di
interiorit, si pu arrivare a identificare illusoriamente i due tipi di relazione; ma questa identificazione misconosce la
peculiare natura della relazione sociale, poich misconosce la frontiera di attivit relazionale tra gruppo di interiorit e
gruppo di esteriorit. Anche il sociologismo misconosce la caratteristica relazione della vita sociale, sostanzializzando il
sociale a partire dallesteriorit, invece di riconoscere il carattere relazionale dellattivit sociale. Ora, non vi qualcosa
di psicologico e qualcosa di sociologico, ma lumano che, in rare situazioni-limite, pu sdoppiarsi in psicologico e
sociologico.
30
Ivi, p. 166.
31
Ivi, p. 32.
29

una certa misura dallindividuo []: il transindividuale non esteriore n superiore; esso
caratterizza la vera relazione tra ogni esteriorit e ogni interiorit rispetto allindividuo 32.

3. Lindividuazione una e molteplice: il resto


Lindividuazione, pertanto non si compie n si conclude nellindividuo, ossia nella sola e
semplice differenziazione: lindividuo a sua volta teatro di ulteriori individuazioni e ogni processo
anche produzione di un ambiente. cos che Simondon, quindi, pu affermare: Lindividuo
vivente un sistema dindividuazione, un sistema che individua, un sistema che si individua33.
, allora, labbandono di un paradigma centrato sullindividuo come origine e fine di un
processo a permettere a Simondon di pensare lindividuazione come un processo che lascia dei
residui e di concepire la relazione sociale come una dinamica inserita allinterno di un processo di
individuazione: se lindividuo non coestensivo allessere, questo, semplicemente, non , di per
s, un individuo n un composto di individui; lessere sar, piuttosto, da concepirsi come un campo
di attivit molteplici articolate secondo dei domini; da questi domini pu emergere
unindividuazione, cos come pu anche non emergere niente. A tale proposito, Simondon rintraccia
almeno due domini di realt non individuate: quelli che, di fatto, non hanno comportato alcuna
individuazione ma che sono pur sempre reali e quanto resta di un dominio di realt a seguito
della sparizione dellindividuo:
La nature dans son ensemble nest pas faite dindividus et nest pas non plus elle-mme un individu:
elle est faite de domaines dtres qui peuvent comporter ou ne pas comporter individuation. Il y a
dans la nature deux modes de ralit qui ne sont pas de lindividu: les domaines qui nont pas t le
thtre dune individuation, et ce qui reste dun domaine concret aprs individuation, lorsquon retire
lindividu34.

Poich, insomma, lindividuo sia essere che relazione 35, ma solo in quanto occasionale
teatro della sua continua articolazione, lessere quanto sussiste e resta accanto allindividuo
costituitosi e, nello stesso tempo, il luogo di ulteriori individuazioni, tra cui quella collettiva e
gruppale. Se non vi fosse individuo, si darebbe pur sempre dellessere; quando lindividuo cessa di
esistere, resta, al suo posto, un campo di realt non individuata; ma questo campo preindividuale
32

Ivi, p. 128. Il termine superamento comporta, naturalmente, pi di unambiguit e di un sospetto di hegelismo;


prover a risolvere, almeno in parte, il problema concependo questo di pi dellessere come un di meno: ci che
supera lindividuo quanto non si individuato, e lindividuo trova il suo prolungamento non in un macro-individuo,
ma in un difetto di individuazione.
33
Ivi, p. 31.
34
G. Simondon, Lindividuation la lumire des notions de forme et dinformation, cit., p. 65.
35
Ivi, p. 143.

10

persiste anche in presenza di un ente sortito da una dinamica di individuazione: Lo stato


preindividuale dellessere pu continuare a sussistere insieme al risultato di una prima
individuazione36; ogni momento dellindividuazione, rispetto al successivo, appare come preindividuale, appare, cio, come il passato rispetto al presente, ma anche come il possibile
rispetto allattuale.
Ci che passa per lindividuo quel preindividuale, che insieme ambiente e individuo: a
partire da ci, da questo irrisolto, da questa carica di realt non ancora individuata, luomo cerca il
suo simile per creare un gruppo in cui trover la presenza grazie a una seconda individuazione37.
Lindividuo, insomma, non la regola del suo stesso divenire n lelemento atomico del
sociale; al contrario, ogni individuo porta con s una riserva di essere e trova nellaltro questa
stessa riserva. Questo non significa, per, che lincontro si fondi in una specie di percezione o di
sentimento di similarit o di uguaglianza tra ego e alter ego: lincontro, la relazione, non si produce
tra individui gi belli e costituiti; rispetto ad essi, dislocata sul livello dellessere preindividuale, e la riserva di essere il luogo sovra-individuale solo perch pre-individuale in
cui si produce la relazione in quanto, a sua volta, individuazione del gruppo:
Portatore di realt preindividuale, luomo trova nel prossimo suo unaltra carica di questa realt;
linsorgenza di strutture e funzioni, che pu prodursi in quel momento, non interindividuale,
giacch produce una nuova individuazione che si sovrappone alla vecchia e loltrepassa, collegando
molti individui in un gruppo allo stato nascente38.

La relazione, allora, non effetto di un incontro o di un faccia-a-faccia tra individui, bens


modulazione e articolazione dellessere transindividuale: la questione, a questo punto, capire di
quale tipo di modulazione si tratti e in che modo possa evitare il pericolo di un assorbimento del
singolare nel sociale. Simondon, per, decisamente chiaro nel sostenere che la relazione va
pensata in termini di individuazione collettiva e che il paradigma intersoggettivo inadeguato
parlando propriamente, non vi sono mai, da nessuna parte, esseri o individui posti in relazione tra
di loro o che entrano in relazione tra di loro, ma solo individuazione del preindividuale in forma
collettiva:
solo in apparenza questa relazione una relazione tra gli esseri; essa lindividuazione collettiva di
una carica di realt preindividuale insita negli esseri che hanno avuto una prima individuazione. Il
cosiddetto rapporto interindividuale consiste, in realt, nella coerenza di una sistematica di
36

G. Simondon, Lindividuazione psichica e collettiva, cit., p. 181.


Ivi, p. 155.
38
Ivi, p. 156; correttamente M. Combes ha parlato di una concezione naturalistica del collettivo: M. Combes, La
relazione transindividuale, cit., p. 76; cfr. anche ivi, p. 66: a precedere e rendere possibile il collettivo [] non la
relazione a s, ma la relazione con ci che, in s, eccede lindividuo e comunica immediatamente con la parte non
individuale dellaltro.
37

11

individuazione che incorpora gli individui gi costituiti in ununit pi vasta. lindividuazione che
fonda la relazione, grazie a un rapporto tra stati successivi dindividuazione che restano collegati
dallunit energetica e sistematica dellessere 39.

Lindividuazione non , per, un atto dellEssere (genitivo soggettivo), ossia non qualcosa
che lEssere fa o che gli accade: lessere non ha unit di identit, quella dello stato stabile in cui
nessuna trasformazione possibile []. Ci che si prende per relazione [] , in effetti, il
dispiegamento di quellessere che pi dellunit e pi dellidentit; il divenire una dimensione
dellessere, non ci che gli accade secondo una successione subita da un essere originariamente
dato, sostanziale40. lEssere stesso divenire, e la relazione, in quanto esplicitazione del divenire
dellEssere, essa stessa Essere e evento dellEssere, ha il rango dellessere41; , pertanto,
corretto parlare di processi di individuazione che, nellEssere, coinvolgono tutto quanto lEssere:
La genesi dellindividuo non [] un avvento assoluto dellessere, ma una individuazione in seno
allessere []. Non si pu [] dire che lessere si individuato: vi stata individuazione
nellessere e individuazione dellessere42; ne segue che lessere che ha dato adito allindividuo si
sdoppiato, diventando individuo e complemento dellindividuo. La realt originaria, anteriore
allindividuazione, non pu essere reperita nella sua completezza al di fuori dellindividuo
esistente43.
Lindividuazione, pertanto, non pu essere pensata nemmeno secondo il paradigma della
creatio ex nihilo, perch evento in seno allessere, che coinvolge tutto quanto lessere;
nellindividuo e fuori e intorno allindividuo lessere rimane infatti completo sta nellindividuo e,
contemporaneamente ne costituisce lambiente circostante lessere completo, di cui lindividuo
ha tratto origine, dopo lindividuazione tanto nellindividuo che in s44. Questo processo
complesso pu essere schematizzato in questo modo: lindividuazione anzitutto, ossia un evento
nellessere preindividuale e senza fasi; lindividualizzazione intesa come individuazione di un
essere individuato (risultato di unindividuazione)45 un esempio la duplicazione psiche-soma in
seno ad un individuo; la personalizzazione infine, intesa come processi di continua ristrutturazione e
per linee divergenti in un individuo individualizzato.

39

G. Simondon, Lindividuazione psichica e collettiva, cit., p. 181.


Ivi, p. 35.
41
Ivi, pp. 31-32: La natura preindividuale correlata allindividuo sta allorigine di futuri stati metastabili, da cui
potranno sorgere nuove individuazioni. Secondo questa ipotesi, si pu ritenere che ogni autentica relazione ha il rango
dellessere e si sviluppa allinterno di una nuova individuazione; la relazione non insorge tra due termini gi
individuati, ma un aspetto della risonanza interna di un sistema di individuazione, fa parte di uno stato di sistema.
42
Ivi, p. 114.
43
Ivi, pp. 113-114.
44
Ivi, p. 114.
45
Ivi, p. 111.
40

12

Cos, Lindividuazione unica, lindividualizzazione continua, la personalizzazione


discontinua46. Se pensiamo a un essere vivente come luomo, lindividualizzazione la
specificazione delle funzioni della mente e del corpo, nella loro irriducibile articolazione:il
pensiero come lindividuo dellindividuo, mentre il corpo (se si considera quel synolon gi
individuato che lessere vivente) lambiente del pensiero, a esso connesso e complementare 47.
C, quindi, una rigorosa univocit: lEssere uno, anche se non un dato bens un processo; mente
e corpo sono come specificazioni o modi: essi, per, sono una cosa sola nella sostanza che
costituisce la materia del processo e della loro evenemenzialit concomitante; lindividuazione non
solo psichica o solo corporea, cos come non vi sono due individuazioni differenti o parallele;
c qualcosa tra mente e corpo che costituisce loperatore della loro distinzione e, a un tempo, della
loro comune articolazione: certe funzioni afferma Simondon non diventano mai solo psichiche
o solo somatiche48.
Sessualit e relazioni sociali sono esempi di questo tipo di funzioni: n strettamente
corporee, n strettamente psichiche, esse preservano nel vivente, il carattere di essere
individuato ma non individualizzato49; sono, insomma, una via di mezzo, delle riserve di
individuazione, dipendenti da uno stato di interna e continua risonanza dellEssere stesso50
lEssere infatti risonanza, ossia immediatamente articolazione in un doppio processo di
amplificazione e di condensazione51, e solo per questo pu modularsi secondo un dentro e un fuori
che ne costituiscono la temporanea metastabilizzazione.
Levento dellindividuazione uno e unico la vibrazione stessa o la sua risonanza in se
stesso o presso se stesso dellEssere senza fasi; lindividualizzazione e la personalizzazione ne
sono invece fasi o momenti complessificazioni ulteriori o ristrutturazioni secondo direzioni
divergenti e alternative.
La relazione, infatti, uno stato dellEssere e, al tempo stesso, uno stato di sistema
dellindividuo definisce la struttura dellindividuo ed ci in cui e per cui si d individuo: ,
pertanto, una dimensione dellindividuazione, cui lindividuo partecipa a partire dalla realt
preindividuale che si individua passo dopo passo52.

4. Ambiguit del concetto di trasduzione


46

Ivi, p. 113.
Ivi, p. 112.
48
Ivi, p. 112.
49
Ibidem.
50
Ibidem.
51
Ivi, p. 66, nota 11.
52
Ivi, p. 33.
47

13

Cos intesa, lindividuazione non una realizzazione o una concretizzazione dellessere:


non , insomma, il passaggio dalla sostanza al soggetto di hegeliana memoria n, in unottica
come ad esempio quella del positivismo evoluzionistico, dallindeterminato al determinato. Non
corretto dire che vi sia un essere in generale che, per la sua mancanza di determinazione,
dovrebbe passare per la prova della sua identit e differenza rispetto al nulla, per potersi
realizzare nel divenire e come divenire. N, direi, davvero possibile parlare qui di possibili da
realizzare o di virtuali che si attualizzano. Analogamente, non si pu pensare lEssere come
Lichtung dellente, suo sfondo di visibilit, evento del suo non-nascondimento. N, infine, come
detto, possibile concepire il divenire, cos importante nella riflessione di Simondon, come
successione di stati solo a partire dal risultato, e in particolare a partire dal vivente gi costituito,
ancorch provvisoriamente e localmente accanto ad uno sfondo di essere indefinito, possibile
concepire una storia e dei possibili sviluppi; lindividuo cominciamento e origine di se stesso,
proprio perch cominciamento e origine sono fatti locali che si producono come continua
risoluzione di problemi, cui corrisponde linvenzione di strutture:
Nel vivente vi unindividuazione mediante lindividuo, non soltanto un funzionamento derivante da
una individuazione gi realizzata, paragonabile a una fabbricazione. Il vivente risolve problemi non
soltanto adattandosi, cio modificando la propria relazione con lambiente (come anche una
macchina pu fare []), ma modificando se stesso, inventando nuove strutture interne 53.

Tuttavia, Simondon sembra fare riferimento, a volte, a fasi dellessere: la sua esposizione,
non sempre lineare, pu presentare, almeno ad una prima lettura, qualche spunto di perplessit: in
particolare, appare problematico il concetto di trasduzione 54, che indica unoperazione mediante
la quale unattivit si propaga a poco a poco allinterno di un ambito determinato: in questo
propagarsi, ogni regione gi costituita e strutturata fa da principio e modello alla regione successiva
e ne innesca la costituzione. Simondon ci presenta lesempio di un cristallo che, a partire da un
piccolissimo germe, si ingrossa fino a portare ad una struttura reticolare amplificante 55.
Lessere appare come unesplosione, o come una sorta di frittata informe, ma pur sempre germinale,
provvista di uninteriore energia, che si propaga in tutte le direzioni, al punto che osserva
Simondon pu sfasarsi rispetto a s medesimo e pu oltrepassarsi da una parte e dallaltra del
suo centro56. In questo senso, un essere privo di unit di identit, mai perfettamente in quiete,
pu conoscere una condizione di unit trasduttiva.
53

Ivi, p. 31.
Ivi, p. 36.
55
Ibidem.
56
Ivi, p. 35.
54

14

Ora, come e perch si realizza il passaggio dallessere senza determinazioni agli individui?
Lessere appare come un complesso di potenzialit e di incompatibilit ontogenetica57. E qui ci
imbattiamo in un ulteriore aspetto, almeno apparente, di problematicit: lindividuazione appare,
infatti, quasi come leffetto di una dinamica di problem solving, come una sorta di risoluzione,
ancorch parziale e non definitiva, di un problema di incompatibilit o di non compossibilit. Ci
troveremmo, insomma, di fronte a una movenza leibniziana, che ci presenta lessere come
attualizzazione simultanea e per serie divergenti di compossibilit incompatibili tra di loro; lessere
amorfo, quindi, si realizzerebbe attraverso serie fortemente strutturate al loro interno oltre che
teleologicamente orientate: in questa cornice diventerebbe possibile dire che la prima
determinazione costituisce il gradino della seconda e il modello del suo sviluppo. Ancora,
Simondon ci presenta una ricostruzione di un processo di individuazione strutturato gi in fasi,
come se proprio quellessere, quello di Simondon, potesse gi essere articolato (almeno
virtualmente), e gi articolato proprio perch pieno di energia, di potenzialit... persino di
incompatibilit, in altri termini: sovrasaturo. Se leggiamo le affermazioni iniziali della
prefazione del testo Lindividuazione psichica e collettiva, troviamo, infatti, un essere
preindividuale e senza fasi58, il divenire come la comparsa di fasi successive dellessere e
nellessere, unindividuazione processuale, naturalmente plurale, che accade a un tempo come
risoluzione di una iniziale incompatibilit ricca di potenziale e come sovrasaturazione iniziale
dellessere privo di divenire, omogeneo, che poi si struttura e diviene, dando luogo allindividuo e
allambiente59. Il divenire appare, cos, come il modo in cui si risolve una iniziale incompatibilit
ricca di potenziali [] risoluzione delle tensioni originarie e loro conservazione come struttura60.

5. Il residuo dellindividuazione: la sessualit


proprio nel tentativo di cogliere pi da vicino il transindividuale, che Simondon fa
riferimento a situazioni o realt intermedie tra il pre-individuale e lindividuale: ne sono esempi
lanalisi simondoniana della sessualit e del sentimento dellangoscia. Cominciamo dal primo tema.
Afferma Simondon: La sessualit pu essere considerata come una immanenza
psicosomatica della natura preindividuale nellessere individuato61. Il tema della sessualit appare
come esempio nel primo capitolo della Parte seconda de Lindividuazione psichica e collettiva,
57

Ivi, p. 38.
Ibidem.
59
Ivi, p. 28, corsivi miei.
60
Ibidem, corsivi miei. In nota (p. 65) il curatore della tradizione italiana, non impropriamente, ne parla come di una
mediazione.
61
Ivi, p. 162.
58

15

dedicata a I fondamenti del transindividuale e lindividuazione collettiva, in particolare nel


paragrafo 1. Il titolo del capitolo Il collettivo come condizione di significato, quello del
paragrafo Soggettivit e significato; carattere transindividuale del significato.
La sessualit appare come un caso particolare, un esempio appunto, nel contesto di una
trattazione dedicata al transindividuale e in particolare al significato e alla sua antecedenza logicoontologica rispetto al segno linguistico: che senso pu avere, in questo contesto, affrontare la
natura preindividuale il lato naturale tout-court della sessualit? Cominciamo con
levidenziare la tesi che qui viene esposta: il significato non il contenuto del discorso o
dellenunciato non pu nascere dalla traduzione linguistica di uno o pi stati del soggetto, non
espressione o esteriorizzazione di tali stati. Piuttosto, gli atti di parola e di linguaggio sono possibili
solo se vi sono gi dei significati, la cui materia la transindividualit stessa: il significato non
una mera espressione, ma rapporto tra esseri; il significato relazionale, collettivo, transindividuale:
non pu derivare dallincontro tra lespressione e il soggetto 62. Qui appare lesempio della
sessualit affrontata in quella che Simondon definisce come una forma bimodale, che la rende, ad
un tempo, un modo dellindividuazione e una battuta darresto, che permette di conservare in
questa bimodalit una carica di apeiron63.
Va chiarito che la sessualit va intesa tanto come dotazione di organi sessuali, propria di
determinate specie, sia come il cosiddetto genere: non si tratta, qui, solo di una funzione specifica
appiccicata ad una classe di organismi certamente un dato naturale, che non pu prescindere da
una data conformazione di un organismo fisico e in tal senso certamente un lato pre-individuale in
un individuo; tuttavia inerisce strettamente allindividuo, alla sua identit psico-somatica. quindi
un fatto indiscernibile posto tra soma e psiche: dato somatico che affetta lo psichico e, ad un tempo,
articolazione psichica del somatico.
Di pi, la sessualit si caratterizza per essere una carica che trova il suo senso e il suo
sbocco solo in una coppia (quale che essa sia nella sua composizione) e non nel solo individuo.
Manca, insomma, una aseit della sessualit: in quanto natura, il sesso un attributo in dotazione
ad un organismo; in quanto psico-somatica, la sessualit tensione verso la relazione, mette in
movimento il soggetto, gli fa capire di non essere un individuo chiuso64. La sessualit non ,
quindi, una funzione dellindividuo, pur essendo nellindividuo, ma funzione della relazione;
come dice Simondon, un misto di natura e individuazione; una individuazione in sospeso,
bloccata nella determinazione asimmetrica di quel collettivo elementare che la dualit unificata
della coppia65.
62

Ivi, p. 161.
Ivi, p. 161.
64
Ivi, p. 162.
65
Ibidem.
63

16

Non viene fatto alcun riferimento a una qualche identit sessuale rigida, anche perch, come
a questo punto dovrebbe essere chiaro, lindividuazione non immediatamente sovrapponibile
allidentit di questa, al limite, si potrebbe parlare come di una formazione metastabile a seguito
di una dinamica di individualizzazione.
Abbiamo, allora, a che fare con un processo bimodale: individui che si costituiscono non
tanto nella relazione, quanto piuttosto assieme alla relazione e come relazionalit, a partire da un
residuo non individuale, un semplice indice, un attributo biologico, dallo statuto indefinito n solo
psiche, n solo soma, ma nel mezzo, nel trattino che distingue e allo stesso tempo lega psichico e
somatico. La sessualit si produce ed esiste solo l nel mezzo, e in s non niente.

6. Lemozione e langoscia
Il tema dellangoscia collocato nel quadro pi generale di una teoria degli affetti e della
vita psichica; tale livello di analisi , tuttavia, inseparabile da una considerazione relativa alla
relazione dellindividuo vivente con il suo mondo circostante. A tale scopo, Simondon chiarisce
immediatamente linadeguatezza di approcci centrati sul motivo delladattamento dellorganismo, o
del soggetto, allambiente o su quello di una sua riconduzione al piano dellob-iectum, cui starebbe
di contro un soggetto teoreticamente atteggiato.
Come si gi accennato, la psiche non pu essere concepita come collocata nella sola
dimensione dellinteriorit, n, viceversa, della sola esteriorit come sarebbe nel caso di
unimpostazione comportamentista66. Questo perch lindividuazione comporta sempre una
soluzione metastabile data assieme ad uno sfondo di possibili individuazioni ulteriori.
La vita psichica sarebbe pensabile al livello della cosiddetta individualizzazione, ma anche
in questo caso la dinamica richiede questa articolazione bimodale vale a dire: la psiche in quanto
sente e pensa (assi corrispondenti al livello subconscio e conscio) e il corpo in quanto percepisce e
agisce: in entrambi i casi, necessario un rapporto con un ambiente capace di giocare, insieme, la
duplice funzione di potenziale di individuazione e possibilit di sintesi di identificazioni e
relazioni ulteriori.
Lindividuo si individua nella misura in cui percepisce altri esseri, agisce o fabbrica, parte del
sistema che comprende la sua realt individuale e gli oggetti che percepisce o costruisce [].
Laffettivit e lemotivit sono la principale forma trasduttiva della vita psichica, il tramite tra la
coscienza trasparente e il subconscio, il nesso permanente dellindividuo con se stesso e con il

66

Ivi, p. 87.

17

mondo, o meglio, il nesso permanente dellindividuo con se stesso e la relazione dellindividuo con il
mondo67.

Allora, la relazione dellindividuo con il mondo-ambiente si produce come aver da fare e


come affezione, ossia come formulazione di problemi percettivi da un lato, affettivi dallaltro, di
cui azione ed emozione saranno rispettivamente le soluzioni. Laffettivit appare come una forma di
mediazione tra il preindividuale e lindividuale, nonch come supporto, nellindividuo e per
lindividuo, di unindividuazione collettiva68. Gli affetti non sono stati affettivi, ma dinamiche e
scambi affettivi: scambi tra il preindividuale e lindividuale in seno al soggetto 69: essi esprimono
una tensione problematica o una variazione nella relazione tra questi due lati o modi del soggetto;
laffettivit, quindi, in quanto possibilit di modificazioni allinsegna del piacere o del dolore,
precede lemozione che, per cos dire, lindividuazione di un affetto o la soluzione di un problema
affettivo in uno stato affettivo positivo, in quanto contrassegno della continuit senza ostacoli o
conflitti di un processo di sviluppo; negativo nel caso contrario:
gli stati affettivi positivi indicano la sinergia tra individualit costituita e attuale movimento di
individuazione del pre-individuale; gli stati affettivi negativi sono stati di conflitto tra questi due
ambiti del soggetto70.

Ma laffettivit sopravanza, a sua volta, lemozione, in quanto ci che esprime e perpetua


la possibilit di individuazioni collettive 71 essa sar pertanto questa individuazione che si sta
compiendo nella presenza individuale72 al di qua e prima di ogni azione possibile: in altri termini:
se lemozione uno stato del soggetto, laffetto dinamico e si propaga nellambiente. Affettivit
ed emozione costituiscono uno strato relazionale ancorch affettante il centro dellindividualit al
punto che le loro modificazioni sono le modificazioni dellindividuo 73 strato subconscio, posto
al limite tra la coscienza e linconscio e apertamente avvicinato allimmaginazione collettiva di
Jung74.
Fin qui la posizione di Simondon sembra piuttosto chiara e non problematica:
lindividuazione psichica e collettiva, sempre dentro e fuori dallindividuo; c un substrato nel
cuore dellindividuo che non esclusivamente individuale; tale strato, affettivo, eccede lindividuo,
si colloca nella relazione tra individui (o tra lindividuo e il mondo circostante), circola tra gli
67

Ivi, pp.87-88.
Ivi, p. 94.
69
Ivi, p. 93.
70
Ibidem.
71
Ibidem.
72
Ibidem.
73
Ivi, p. 88.
74
Ivi, p. 89: Sono temi affettivo-emotivi quelli messi in luce da Jung nella sua analisi dellinconscio (o del subconscio)
su cui si basano i miti.
68

18

individui in una sorta di comunicazione delle subcoscienze che si instaura mediante la


partecipazione75.
Ma qui iniziano i problemi. Simondon, peraltro seguendo una movenza bergsoniana,
individua due modalit della relazione tra il singolo individuo e il collettivo articolate sullasse
percezione-azione visto, questo, come immediata relazione col e nel collettivo, o meglio come
individuazione collettiva colta dal lato del collettivo, nei suoi tratti relazionali 76 e sullasse
affetto-emozione, che rappresenta, viceversa, il versante individualizzato dellagire 77: sotto
questo punto di vista, lemozione la stessa individuazione del collettivo colta nellessere
individuale, in quanto esso partecipa a tale individuazione 78. Azione in un caso, affezione
dallaltro: laffezione quindi correlativa allazione, ma essa non azione, piuttosto il riverbero
della partecipazione al collettivo nel soggetto individuale; in entrambi i casi, il soggetto
individuo e altro dallindividuo; incompatibile con se stesso79: la percezione sempre pi e altro
di unazione, che ne rappresenta solo unattuazione e una riduzione di complessit, e lo stesso vale
per laffetto rispetto ad unemozione. Vi , quindi, uneccedenza percettivo-affettiva nellindividuo
che lo travalica e che pu trovare completamento solo nella dimensione superiore del collettivo.
Questo, per, appare adesso come dimensione del rilevamento e del superamento come
Aufhebung di una contraddizione individuale, allinterno di un percorso che assomiglia sempre di
pi ad una dialettica della soggettivit, con il rischio di consegnarci alla fine quella totalit e
quellunit quel monismo sostanzialista da cui Simondon si era proposto di prendere le distanze:
la comunanza e la reciprocit dei percetti e degli affetti sembra, infatti, consentire al soggetto di
ritrovare, ad un livello pi alto e hegelianamente concreto, quellunit e quella compiutezza che
in se stesso non potrebbe mai trovare:
Il soggetto pu coincidere con se stesso solo nellindividuazione del collettivo, perch lessere
individuato e lessere preindividuale che in esso convivono non possono coincidere direttamente
[]. la reciprocit tra percezioni e affezioni allinterno del collettivo nascente a creare la
condizione di unit dellautentica azione e dellautentica emozione 80.

C, per, un secondo problema, relativo alla circolazione degli affetti concepita come una
comunicazione di subcoscienze. Simondon sostiene che tale comunicazione intersoggettiva non
pu dipendere da unazione congiunta di pi attori, n da uneffettiva identit di contenuti di
coscienza non si tratta della somma di azioni uguali di soggetti singolari, n del fatto che questi
75

Ivi, p. 90.
Ivi, p. 94.
77
Ibidem.
78
Ibidem.
79
Ibidem.
80
Ivi, p. 95.
76

19

stessi soggetti singolari pensino le stesse cose: il transindividuale non la somma di individui, ma il
presupposto delle loro relazioni. Simondon, per, connota tale comunicazione come
partecipazione, che potrebbe farci pensare semplicemente ad un prendere parte, se non fosse
che il tono delle sue analisi sembra far pensare alla partecipazione cos come concepita da LvyBruhl nei suoi studi sulla mentalit primitiva: situazione che esclude singolarit, relazione,
transindividualit81, la partecipazione comporta, infatti, una ricaduta pressoch completa
nellapeiron indifferenziato.
Simondon fa, in effetti, alcune considerazioni sconcertanti, anche se consequenziali. La
comunicazione delle subcoscienze, come detto, una circolazione di affetti e di emozioni; laffettoemozione una sorta di rimbalzo del transindividuale sul soggetto in quanto non agente: , quindi,
correlativo allazione solo in quanto, affezione appunto, ne rappresenta un movimento uguale e
contrario. Detto ci, una tale comunicazione, in senso stretto, non potrebbe attuarsi se non come
relazione tra inattivi, o, anche, tra soggetti non (ancora o attualmente) agenti e soggetti non (pi)
agenti ossia tra i viventi e i defunti. Questi ultimi sono individui pur sempre essenti, ma nel
modo della assenza nel mondo-ambiente: non pi agenti, essi sono ridotti a grumi di affetti che
circondano i vivi e, nel fare loro quasi ombra, si impongono come simboli transindividuali
dellaffettivit stessa. I defunti, grazie alla loro ingombrante presenza dellassenza, sono,
pertanto, simboli di affetti allo stato pre-individuale, senza soggetto o portatore, senza possibile
correlazione con unazione o, anche, alludono ad unagire pietrificato, senza agente, ricondotto
alla dimensione del puro e impersonale evento dellEssere:
Quando scompare, lindividuo annientato solo per quel che riguarda la sua interiorit; ma perch
sia annientato oggettivamente, bisognerebbe supporre che anche lambiente si annienti. Lindividuo
continua a esistere, e persino a esistere attivo, come assenza rispetto allambiente []; il mondo
costituito dagli individui attualmente viventi, che sono reali, e anche dai buchi di individualit, veri
e propri individui negativi composti da un nocciolo di affettivit ed emotivit, che esistono come
simboli []. Gli individui viventi hanno lonere di mantenere nellessere gli individui morti, in una
perpetua nekuia []. Il subconscio dei viventi tutto intessuto del compito di mantenere nellessere
gli individui morti che esistono come assenza, come simboli speculari dei viventi 82.

Lemozione correttamente intesa ricaduta nellaffettivit, ossia nel puro affetto preindividuale: laffetto, in senso stretto, segna la transindividualit nella sua indiscernibilit dalla pre81

Come ha osservato Levinas, Nella partecipazione mistica, fondamentalmente diversa dalla partecipazione platonica
a un genere, lidentit dei termini viene meno. Essendosi spogliati di ci che costituisce la loro stessa sostantivit, la
partecipazione di un termine allaltro non risiede nel fatto che essi hanno un attributo in comune, ma nel fatto che un
termine laltro. Lesistenza privata di ciascun individuo, dominata dal soggetto che , perde il suo carattere privato, e
ritorna a un fondo indistinto; lesistenza delluno sommerge laltro, e, con ci, non pi lesistenza delluno [].
Secondo Lvy-Bruhl, i primitivi di fronte alla morte come fatto naturale non manifestano altro che indifferenza; E.
Levinas, Dallesistenza allesistente, tr. it. di F. Sossi, Marietti, Casale Monferrato 1986, p. 53. Di L. Lvy-Bruhl si
veda, tra laltro, La mentalit primitiva, tr. it. di C. Cagnetti, Einaudi, Torino 1966.
82
G. Simondon, Lindividuazione psichica e collettiva, cit., pp. 90-91.

20

individualit. in questo contesto che diviene possibile parlare dellangoscia, tonalit dallo statuto
a sua volta illocalizzabile. Non si tratta di un affetto, di unaffezione intesa come una vibrazione
dellEssere nel suo individuare delle unit metastabili; langoscia non solo unemozione (exmotu), un rinculo del collettivo sul singolo, ma, piuttosto, un sentimento che assomiglia ad
unemozione83, ma solo in quanto un sentire che ha come contenuto lassenza di ogni contenuto,
puro fremito dellEssere stesso nella sua risonanza che non conosce polarizzazioni: Langoscia
unemozione senza azione, un sentimento senza percezione; pura ripercussione dellessere in se
stesso84. Essa si produce come una dissociazione e, al tempo stesso, come una co-presenza tra un
ente individuato e quanto di pre-individuale si accompagna ad esso 85 si tratta dellEssere allo stato
di apeiron, senza fasi, che si mostra allente singolare come un residuo non smaltibile n
assimilabile o riciclabile, come refrattario ad ogni ulteriore individuazione possibile.
Assistiamo, adesso, a un immenso rigonfiamento dellessere, a una dilatazione illimitata
che abolisce ogni rifugio e ogni interiorit 86, ma, nello stesso tempo, a una corrispondente
dilatazione del soggetto, che si trova invaso da questo stesso essere solo in quanto coestensivo ad
esso: il soggetto prende coscienza di s come natura, come indeterminato (apeiron) che non potr
mai attualizzare in un hic et nunc, che mai potr vivere87; i confini dellindividuo si sono dilatati
fino ad abbracciare tutto quanto lessere che, quindi, ha smesso di essere orizzonte dei possibili
futuri ed diventato il passato dellindividuo il pre-individuale come mero impersonale.
In breve: langoscia lo stato emotivo di un soggetto solitario che esclude da s ogni
dimensione collettiva,
un tentativo di sostituire, mediante uno scambio con lessere non soggettivo, quella individuazione
transindividuale che lassenza di altri soggetti rende impossibile. Langoscia realizza ci che di pi
alto pu compiere lessere solitario in quanto soggetto; ma tale reazione resta un mero stato, non
perviene a una nuova individuazione perch le fa difetto il collettivo 88.

7. Il doppio senso dellontogenesi rovesciata


83

Ivi, p. 97.
Ibidem.
85
Ibidem: Nellangoscia il soggetto [] sente la sua divisione in natura preindividuale ed essere individuato.
86
Ivi, p. 98. Questa connotazione dellEssere forse debitrice della nozione di il y a sviluppata da E. Levinas nella
prima fase della sua riflessione; cfr. E. Levinas, Dallesistenza allesistente, cit., pp. 50-51: Lil y a trascende []
tanto linteriorit quanto lesteriorit, di cui non permette neanche la distinzione []. Di fronte a questoscura invasione
non possibile raccogliersi in s, n rientrare nel proprio guscio. Siamo esposti. Cos, in Levinas, un analogo
dellangoscia il sentimento di orrore: Nellorrore, il soggetto spogliato della propria soggettivit, del suo potere di
esistenza privata. spersonalizzato [], lorrore sconvolge la soggettivit del soggetto, la sua particolarit di essente.
Esso la partecipazione allil y a, ivi, p. 53.
87
G. Simondon, Lindividuazione psichica e collettiva, cit., p. 97.
88
Ivi, pp. 98-99.
84

21

Quella sorta di movimento rovesciato o di percorso invertito che Simondon individua nella
tonalit affettiva dellangoscia una separazione dellessere dallindividuo , permette di cogliere
la delineazione di unontologia. Lessere pre-individuale, inteso come riserva di individuazione,
che si produce come relazione sospesa o individuazione interrotta, diventa il dispositivo teorico
anzitutto per operare lo scardinamento di quella macchina gerarchica che, muovendo dallindividuo
gi costituito, costruisce, poi, le relazioni e per concepire, infine, la relazione come fattore di
individuazione. Ma vediamo pi da vicino come si esprime Simondon, leggendo nella lingua
originale un passo in cui langoscia viene caratterizzata come scarto dallindividuazione e come
separazione dallessere:
Le sujet scarte de lindividuation encore ressentie comme possible; il parcourt les voies inverses de
ltre; langoisse est comme le parcours inverse de lontognse; elle dtisse ce qui a tiss, elle va
rebours dans tous les sens. Langoisse est renoncement ltre individu submerg par ltre
prindividuel, et qui accepte de traverser la destruction de lindividualit allant vers une autre
individuation inconnue. Elle est dpart de ltre89.

Negli stati angosciosi, lessere si impone allindividuo come, ad un tempo, realt preindividuale e come possibilit di individuazione, come ci che ci porta da unindividuazione ad
unaltra: nel sentimento dellangoscia, per, lindividuo sembra escludersi da questa possibilit e
incapace di coglierla come tale, scorgendo, piuttosto, in essa, il rischio del naufragio della propria
identit. Lesposizione di Simondon ci presenta uno stato emotivo piuttosto ambiguo:
lindividuazione ancora sentita come possibile, ma il soggetto angosciato sembra rinunciare a
questa possibilit, forse perch travolto da questo eccesso di possibile, che assume laspetto
inquietante dellimpersonale. come se lindividuo si trovasse di fronte ad un dilemma: accettare di
correre il rischio della propria distruzione per accedere ad unulteriore individuazione, o rinunciare
completamente ad essa. Lessere appare sia come perdita di individuazione, sia come possibilit di
nuove individuazioni in fondo, qui Simondon non ci sta dicendo nulla di nuovo rispetto a quanto
esposto in precedenza: transindividuale e preindividuale sono termini sovrapponibili; lo specifico
dellangoscia, per, che questi due aspetti non sembrano potersi sovrapporre, la crisi sembra
assoluta e senza soluzione. Il soggetto in preda allangoscia si come distaccato dallessere, che
non sembra pi la propria riserva, la propria benzina per poter procedere in avanti e la
possibilit di unindividuazione ulteriore appare solo come perdita della propria condizione attuale
89

G. Simondon, Lindividuation psychique et collective la lumire des notions de Forme, Information, Potentiel et
Mtastabilit, cit., p. 114; tr. it. cit., p. 99: Il soggetto si allontana da una individuazione sentita ancora come possibile;
percorre allinverso le vie dellessere; langoscia come unontogenesi rovesciata: disfa ci che stato tessuto, procede
allincontrario in tutti i sensi. Langoscia rinuncia allessere individuato sommerso dallessere preindividuale; essa
accetta di attraversare la distruzione dellindividualit andando verso unaltra, ignota individuazione. separazione
dellessere.

22

non si pu, daltra parte, nascondere che proprio tale condizione, proprio tale distacco
dallessere che produce una sorta di chiusura e di interruzione di un movimento ad essere motivo di
angoscia.
Ecco allora che, quando si in preda allangoscia come se si seguisse un percorso inverso
a quello dellontogenesi, come se si facesse un passo indietro; dobbiamo chiederci, per, se questo
stato definisca una de-individuazione, un altro tipo di individuazione o, addirittura, lindividuazione
in quanto tale: potremmo parlare di unindividuazione mancata, ma se ogni individuazione
provvisoria, in un certo senso sempre mancata e quelleccesso di essere che nel sentimento
dellangoscia sembra sommergere lindividuo , in fondo, il contrassegno della sua incompiutezza.
Colpisce, per, che Simondon impieghi pressoch gli stessi termini per indicare un altro tipo
di percorso inverso, quello seguito dallerrore, sopra denunciato, che concepisce un processo in
termini sostanzialistici. Rileggiamo, questa volta in francese, il passo citato nel 2:
La notion de principe dindividuation sort dans une certaine mesure dune gense rebours, dune
ontognse renverse90.

Da un lato, avremmo una gense rebours, un cammino a ritroso da parte di un atto


mentale che colloca lindividuo, ossia il risultato peraltro provvisorio, alla base dei processi che
lo costituiscono; dallaltro lato, avremmo un parcours inverse de lontognse, che a sua volta
va rebours: un movimento che sembra andare, come se andasse, dallindividuo allo stato
amorfo che lo precede, disfando o de-tessendo la trama del tessuto di cui fatto come una
regressione, come una spersonalizzazione, ma non pu esserlo fino in fondo perch il processo
irreversibile e non si torna mai davvero indietro.
La somiglianza tra questi due percorsi entrambi rebours luso pressoch degli stessi
termini per connotarli, suggeriscono unoscillazione concettuale. Un approccio sostanzialistico e
individualistico ci fa percorrere a ritroso, anche se solo mentalmente, la via dellontogenesi;
lassolutizzazione dellindividuo comporta linversione del processo, il risultato viene posto
allinizio. Dallaltra parte, per, allorch lindividuo si ritira dalla dimensione collettiva del
transindividuale, lessere appare come apeiron informe, come elemento insignificante e come causa
di una possibile spersonalizzazione. Si tratta, anche qui, di un errore? Lindividuo potrebbe
prodursi in altro modo che come monade? Un individuo che non avesse la possibilit di isolarsi
almeno un po dal suo ambiente sarebbe ancora un individuo? Non finirebbe con il confluire
nellambiente e perdersi in quella partecipazione mistica descritta da Lvy-Bruhl?
90

Ivi, p. 23; tr. it. cit. p. 26: si noter che Virno, in questo cogliendo lanalogia che cerco di mettere in luce, impiega
lespressione ontogenesi rovesciata anche a proposito dellangoscia, per tradurre comme le parcours inverse de
lontognse.

23

Il carattere insulare dellindividuo, a volte richiamato da Simondon, non pu che essere


correlato necessario di un divenire concepito come trasduzione e come continuo problem solving,
proprio perch lindividuazione nellapeiron e dellapeiron non pu che implicare differenziazione,
e quindi definizione di limiti e confini in altri termini, se la processualit dellessere comporta la
sua articolazione in individuo e sfondo non ancora individuato, bisogna necessariamente pensare
che lillimitato coesista con il limitato: , per, proprio questa coesistenza a fare, adesso, da blocco.
Anche qui, insomma, troviamo un percorso allinverso, non pi dal processo allindividuo,
ma dallindividuo allessere che ha perso ogni caratteristica processuale, e che, se appare come
riserva, resta comunque inutilizzabile. La possibilit di ulteriori e pi articolate individuazioni
appare, heideggerianamente, come possibilit dellimpossibilit dellindividuazione.
, tuttavia, innegabile che nellangoscia cos come in quegli stati-limite che sconfinano
nella psicopatologia91 lessere si rivela in tutta la sua potenza effettiva; con la differenza, per, che
adesso il transindividuale appare solo come una sorta di magma impersonale. Ci non toglie, per,
che, in fondo, proprio la metastabilit dellontogenesi a mostrarsi con chiarezza nel momento in
cui ci disponiamo come se seguissimo un percorso inverso a quello dellindividuazione; se c, qui,
qualcosa che prefigura la scoperta del collettivo, tale annuncio viene sperimentato come il rischio
della perdita di s.
Nel momento in cui afferma il carattere relazionale dellessere, Simondon non pu n, del
resto, vuole prescindere dal fenomeno dellontogenesi come evento di una riduzione di
complessit e di una delimitazione il cui caso-limite lisolamento dellindividuo. Si legga questo
passo:
Lessere relazione, giacch la relazione la risonanza interna dellessere rispetto a se stesso, il
modo in cui esso si autocondiziona al proprio interno, sdoppiandosi e poi tornando allunit. Si pu
comprendere lunit dellessere solo a partire dallindividuazione, che unontogenesi assoluta 92.

Ecco un movimento descritto con un apparato terminologico apparentemente in odore di


dialettica: lessere si dispiega mediante progressivi sdoppiamenti e successive ricomposizioni o
sintesi, lontogenesi la figura in cui questa articolazione si raccoglie in unit; ma forse possibile
unaltra lettura. Lindividuo, ossia il punto (provvisorio) di arrivo di un processo, la chiave per
91

G. Simondon, Lindividuazione psichica e collettiva, cit., p. 163: La patologia mentale si colloca al livello del
transindividuale; fa la sua comparsa quando manca la scoperta del transindividutale, ossia quando la carica di natura,
presente nel soggetto insieme allindividuo, non si interseca con altre cariche di natura presenti in altri soggetti, con i
quali potrebbe formare un mondo transindividuale di significati. La relazione patologica con laltro quella priva di
significati, che si dissolve nella neutralit delle cose e lascia la vita senza polarit; lindividuo sente di diventare, cos,
una realt insulare; ingannevolmente oppresso o falsamente trionfante e dominatore, il soggetto cerca di ricollegare
lessere individuale a un mondo che perde il proprio significato; la relazione transindividuale di significato sostituita
dallimpotente relazione del soggetto con oggetti neutri, tra i quali vi sono i suoi simili.
92
Ivi, p. 168.

24

comprendere lunit dellessere: , insomma, a partire dallessere depositato in un individuo, da


unontogenesi che si sia prodotta come assoluta, che possibile concepire lessere come unit. Ma
che cosa significa unit in un contesto del genere? In che senso Simondon pu parlare dellunit
di una risonanza interna dellessere rispetto a se stesso che, cos presentata, comporta per forza
una relazione e, quindi, una sfasatura? Come legare questo passaggio alle pagine in cui Simondon
definisce lessere come pi che unit? solo nello sdoppiamento dellessere nellindividuo e
nellambiente che si coglie lessere in unit; ma si tratta di cogliere e seguire, se possibile, in un
solo colpo docchio un movimento continuo di sdoppiamento individuo e preindividualetransindividuale.
Se il processo di individuazione si attua e si unifica come ontogenesi assoluta, non pu
che condurre a quella che Simondon definisce realt insulare dellindividuo, e questo
semplicemente perch lindividuo, in quanto soluzione di un campo problematico prodottosi
nellessere, non pu che rappresentarne, anche se magari in via provvisoria, la chiusura. Di qui
lillusione di autosufficienza, ma anche il corrispettivo timore di una depersonalizzazione sempre
possibile.
Nellangoscia individuo e transindividuale si danno insieme in tutta la loro concretezza, la
matrice transindividuale dei processi molteplici di individuazione si offre, infatti, solo a un
individuo delimitato e circoscritto, e lapeiron, rispetto allindividuo, appare come il rovescio
dellindividuazione: lessere non si risolve nellindividuo, lindividuo non si dissolve nellessere;
essi, semplicemente, stanno luno presso laltro, in una polarizzazione o in una dialettica bloccata e
senza Aufhebung, senza uno sbocco possibile, senza progresso n regresso. Ma proprio in
questo punto immobilizzato che si offre e si mostra lunit dellessere in tutti i suoi aspetti;
langoscia ci mette davanti allunit dellessere senza fasi, ci permette, insomma, di vedere in una
volta sola quella condizione che Simondon definisce di metastabilit, ossia di equilibrio o di
ordine parziale e instabile. Lontogenesi a rovescio , quindi, lo stesso evento dellontogenesi
assoluta in quanto individuazione metastabile: divaricazione e prossimit dellessere senza fasi e
limiti, da una parte, e individuo senza essere dallaltra; di qui il fatto che lindividuo abbia
unesistenza che pu essere assoluta solo in quanto liminare, che si costituisca ed esista la
limite de lui-mme93, come singolarit il sort dune singularit 94 ma anche come ltre de la
relation et non pas tre en relation95.

93

G. Simondon, Lindividuation la lumire des notions de forme et dinformation, cit., p. 62.


Ibidem.
95
Ivi, p. 63.
94

25

8. Il campo come condizione retroattiva del transindividuale


Senzaltro interessanti sono le pagine in cui Simondon impiega il concetto di
metastabilit, per indicare una via di mezzo tra un ordine provvisorio e precario e un disordine,
anche solo locale, ma capace di propagarsi come per contagio.
La questione per, a questo punto, diviene dove collocare la metastabilit: se Simondon,
infatti, sembra metterla allinizio del processo di individuazione, per poi giustificarne la persistenza
nel seguito del processo stesso, sono invece alcune altre considerazioni che permettono di vedere
la metastabilit nellindividuazione o tra le unit individuate o individuantisi a diventare
particolarmente significative.
Simondon ci offre, a questo proposito, un esempio illuminante, che gli serve anche per
introdurre un nuovo concetto, quello di campo: lindividuazione si attua come effettuazione di
elementi in un campo lesempio che propone quello di un campo elettromagnetico; un campo,
cos come viene concepito da Simondon, si caratterizza per una duplice reciprocit: la reciprocit di
statuto ontologico tra elementi e campo, e la reciprocit di modalit operative tra il tutto e il
singolo elemento questultimo, del resto, si configura sia come effetto del campo che come
agente dellaffettuazione del campo stesso. Cos si esprime Simondon:
La nozione di campo stabilisce una reciprocit di statuti ontologici e di modalit operative tra il
tutto e il singolo elemento. Infatti, in un campo qualsivoglia elettrico, elettromagnetico, di gravit o
di qualsiasi altra specie lelemento ha un duplice statuto e assolve una duplice funzione 1) in
quanto subisce linfluenza del campo, esso sottoposto alle forze del campo; in un certo punto del
gradiente mediante cui si pu rappresentare la ripartizione del campo; 2) interviene nel campo con
indole attiva e creatrice, modificando le linee di forza del campo stesso e la ripartizione del
gradiente; non si pu definire il gradiente di un campo senza definire ci che vi in quel punto.
Consideriamo per esempio un campo magnetico. Collochiamo una calamita qui, unaltra in fondo
alla sala, unaltra in quellangolo; esse sono orientate in modo definito e hanno masse magnetiche
misurabili. Come risultato dellinterazione dei campi di queste tre calamite, si ha subito un
determinato campo magnetico. Introduciamo ora dallesterno un pezzetto di ferro dolce
preventivamente riscaldato a una temperatura superiore al punto di Curie, dunque non calamitato. Il
pezzetto di ferro non possiede quel modo selettivo di esistenza, caratterizzato dallesistenza di poli.
Ebbene, non appena lo collochiamo nel campo, esso comincia a esistere in rapporto a questultimo,
si calamitizza. Si calamitizza in funzione del campo creato dalle tre calamite preesistenti; ma, non
appena si calamitizza, esso reagisce sulla struttura di quel campo e diviene cittadino della repubblica
costituita dallinsieme, come se fosse esso stesso una calamita creatrice di quel campo96.

Lesempio del campo elettromagnetico particolarmente efficace: se collochiamo tre


calamite alle estremit di una stanza, abbiamo gi un campo che dipende dalla presenza stessa delle
calamite da quello che esse sono e da quello che esse fanno. Se aggiungiamo un pezzetto di ferro
dolce, riscaldato a una temperatura che lo rende non calamitato, ecco che abbiamo un altro effetto:
96

G. Simondon, Lindividuazione psichica e collettiva, cit., p. 50.

26

il pezzetto di ferro non possiede quel modo selettivo di esistenza, caratterizzato dallesistenza di
poli97, tuttavia, appena messo nel mezzo, si calamitizza e agisce come se fosse esso stesso una
calamita creatrice di quel campo98.
A questo punto, come concepire un campo? Una possibilit sarebbe concepirlo come
leffetto dellinterazione delle tre calamite e della barretta di ferro; se cos fosse, la reciprocit
ontologica cui Simondon fa riferimento sarebbe interamente sovrapponibile ad unazione reciproca
fra le tre calamite e la barretta di ferro.
Bisogna, piuttosto, dire che il campo ci per cui le tre calamite e il ferro fanno campo: il
campo stesso, in altri termini, non esiste n prima n indipendentemente dai singoli elementi; ma,
daltra parte, occorre mantenere la distinzione tra campo ed elementi: questi, infatti, possono essere
elementi-di proprio in virt e in funzione del campo stesso. Ci sono cose, quindi, che producono
effetti, ma, tra questi effetti, c almeno una non-cosa che funziona come condizione del loro
stesso operare: solo a questo livello possibile parlare di una reciprocit ontologica tra cose di
diversa natura e funzione come gli elementi e il campo.
Il campo magnetico appare come a un tempo effetto del gioco delle tre calamite e condizione
della specificit, delloperativit e della elementalit dei quattro oggetti; il campo, insomma, sia
effetto che condizione, ma queste due determinazioni non sono sovrapponibili n reciprocabili,
proprio perch le calamite sono tali solo nel campo che esse stesse attivano. Non si d campo fuori,
oltre e prima degli elementi, ma questi sono tali solo retroattivamente e in virt del campo stesso.
Solo a partire dal campo, infatti, un complesso di azioni concomitanti pu diventare un complesso
di interazioni, o, meglio, ne pu prendere le sembianze (il ferro agisce come se fosse una calamita).
Il campo quindi una relazione tra gli elementi che si trova ad essere simultanea e
concomitante agli elementi stessi, solo in quanto , allo stesso modo e nello stesso tempo,
condizione a sua volta retroattiva, costituitasi ex post, della loro elementalit, della loro operativit
e della loro inter-relazionalit.
Tutto questo induce a pensare allindividuazione singolare e collettiva come questione che
avvolge le specifiche temporalit degli elementi e del campo stesso una sorta di simultaneit
diacronica o di contemporaneo prodursi di un duplice ritardo: quello degli elementi sul campo e del
campo sugli elementi: sarebbe questo duplice ritardo a costituire loperativit di un modo di
presenza complesso. Questo approccio consentirebbe di riprendere in mano il tema simondoniano di
quel residuo di non ancora individuato che accompagna ogni individuazione: Lessere

97
98

Ibidem.
Ibidem.

27

individuato non completamente individuato, ma contiene ancora una certa carica di realt nonindividuata, pre-individuale99.
Letto in questottica, il pre-individuale non definisce affatto una pienezza, uneccedenza
originaria di essere, una fecondit bergsoniana; pre-individuale farebbe riferimento, piuttosto,
a un non-ancora individuato, ma solo in quanto si riferisce a una riserva di individuazione da
intendersi come una sorta di residualit, un resto, appunto, un di pi che agisce tuttavia come
difetto di individuazione.
Lessere un residuo dellindividuazione prima ancora che la sua condizione e matrice
un residuo dedifferenziato e disadattante:
Occorre un campo che si dedifferenzia esteriormente perch si potenzializzi internamente ed
essenzialmente; questo campo forse il corrispettivo della materia aristotelica, disponibile a ricevere
una forma. Il campo che pu ricevere una forma il sistema in cui energie potenziali accumulate
determinano una metastabilit propizia alle trasformazioni. Un comportamento che si disadatta, e
poi si dedifferenzia, un ambito in cui vi incompatibilit e tensione: un ambito il cui stato
diviene metastabile100.

Tale campo si produce nellindividuazione e, se pu passare tra gli individui individuati e


individuatisi, solo come momento di interruzione del processo o come minaccia dissolutiva;
tuttavia proprio per questo pu funzionare come condizione operativa con cui si determina un
modo di presenza pi complesso di quanto sia la presenza dellessere individuale isolato 101.
Lessere si effettua nel processo di individuazione, in virt della complessit di questo stesso
processo, che si produce a un tempo come deficit di individuazione e come eccesso di essere nei
termini di Simondon, come ontogenesi che a questo punto non pu che accompagnarsi ad un
processo inverso, come progressiva differenziazione che si accompagna ad un duplice movimento
di adattamento e di disadattamento; se vi sono, allora, fasi dellessere, solo perch
lindividuazione si attua come individuazione in senso stretto ma anche come ontogenesi
rovesciata. Il movimento in avanti che va verso lindividuo si accompagna ad un movimento
allindietro verso un residuo ad un tempo in eccesso e in difetto: in difetto perch, rispetto
allindividuo, ne rappresenta il passato e la minaccia di dissoluzione; in eccesso perch
rappresenta il luogo stesso in cui gli individui confluiscono e si incontrano. A ci si aggiunga che
proprio nel momento in cui in cui lindividuazione si produce come solitudine e come illusione di
autosufficienza, che lessere si manifesta come potenza impersonale e inassimilabile. Questo
duplice movimento quella stessa risonanza in cui, a partire dalla crisi del soggetto, lEssere stesso
si effettua come suo risvolto o rovescio: questa invasiva sottrazione di individuazione un residuo,
99

Ivi, p. 93.
Ivi, pp. 60-61.
101
Ivi, p. 144.
100

28

uno scarto dellindividuazione stessa appunto un resto ma allo stesso tempo la matrice del
transindividuale.

29