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IL DEUTEROAPPRENDIMENTO: LA SEDUTA DI ALLENAMENTO QUALE

LABORATORIO DI RICERCA DEL PENSIERO SISTEMICO
Le due parole ricerca e laboratorio sono alcuni tra gli strumenti didattici per innovare la relazione
educativa anche in ambito calcistico.
La parola ricerca entrò nel campo educativo in una duplice prospettiva: la prima era di far perdere,
almeno in parte, all’attività dei docenti il carattere routinario di pratica attuazione di procedure
studiate altrove, renderla essa stessa attività di ricerca; la seconda era di dare all’apprendimento
degli allievi il carattere di ricerca su problemi della realtà visti in partenza nella loro veste
predisciplinare, e studiati non solo nei loro singoli separati aspetti, ma anche nel loro complesso
manifestarsi.
Per docenti e per discenti venne intesa come un modo di apprendere volto alla assunzione di un
atteggiamento critico, creativo e produttivo rispetto al processo di costruzione della conoscenza.
Oggetto dell’apprendimento non erano direttamente le tecniche, le procedure le discipline, ma
problemi della realtà; finalità dell’apprendimento era lo sviluppo di abitudini di ricerca riflessive,
dunque di un differente approccio al lavoro didattico.
Il metodo della ricerca viene visto come metodo generale di approccio alla conoscenza che si
raggiunge attraverso un processo di trasformazione delle relazioni che costituiscono il contesto
educativo; contesto formato dalla rete di relazioni reciproche tra docenti, allievi, strutture, ambiente,
istituzioni scientifiche, mondo della produzione, tradizioni, cultura locale.
Nella pedagogia della ricerca è il contesto il soggetto che apprende, che apprende
trasformandosi.
Il contesto non è dunque l'esistente a cui adeguare le finalità della scuola, non è dato dagli standard
culturali vigenti a cui conformare gli obiettivi formativi, ma è uno stato di un processo di
trasformazione che la scuola può volgere verso forme più avanzate di emancipazione culturale.
In questo quadro culturale diventava centrale una nuova idea di laboratorio.
Il laboratorio perde il carattere di luogo fisico, separato in cui il docente svolge esercitazioni
illustrative a cui gli allievi assistono.
Il laboratorio diventa il luogo in cui si intrecciano attività finalizzate alla acquisizione di
abilità e di competenze, alla pratica di procedure di ricerca per acquisire idee nuove, per
cercare risposte a questioni teoriche, alla produzione di oggetti, e attività di libera ricerca
guidate dal "pensiero sistemico".
Da "luogo fisico attrezzato" a " luogo mentale".
Il laboratorio è il luogo dove “discutendo e facendo si impara”, luogo di interazione sociale
dove l’esperienza concreta diviene modalità di elaborazione collettiva da parte di soggetti
impegnati nella costruzione delle proprie conoscenze.
In questa ottica è la scuola tutta intera che acquista il carattere di laboratorio in cui l’insegnante
assume la funzione prevalente di mediatore\facilitatore.

Traduciamo questi concetti nel processo formativo calcistico
1. L’ Ambiente (spazio operativo) in cui s’impara. Ritengo sia la prima di queste condizioni,
perché crea il setting degli apprendimenti. Esso va proposto in funzione dei principi e dei
concetti che si vuole far acquisire, e del ruolo che la sua percezione giocherà nel
riconoscimento e nella gestione temporale delle situazioni di gioco.
2. La relazione entro la squadra e tra la squadra ed il contesto è la seconda, perché esse
sono in grado di condizionare la qualità delle autorganizzazioni dinamiche, ma anche di
produrre il benessere che può derivare dal piacere di vivere in un gruppo, di confrontarsi
con gli altri e di considerare la “squadra” come risorsa per capire, per cambiare, per agire.
3. L’allenatore è la terza condizione essenziale in quanto è colui che assicura la continuità
degli apprendimenti ma, soprattutto, significato a quello che si è fatto e che ancora si farà.
4. La ripetizione variata di un contenuto rappresenta quel metodo, semplice e a tutti
rivolgibile, che è in grado di produrre un apprendimento “aumentato”, in quanto qualsiasi
contenuto è coglibile in contesti e ambiti diversi e con esiti differenziati.
5. La produzione veicolata rappresenta il primo grado di sviluppo di un apprendimento ormai
maturo, perché attraverso la riproduzione iniziale di quanto si è conosciuto in forme
suggerite, guidate o già conosciute, aiuta il consolidamento e l’appropriazione definitiva di
una modalità di apprendimento che sta sul punto di diventare una habitus mentale e
comportamentale.
6. Lo sviluppo creativo e divergente, costituisce la tappa più significativa che dimostra il
possesso di un deuteroapprendimento ormai maturo. L’impegno in attività del genere
induce a ristrutturare e perfino a manipolare le conoscenze possedute e quelle appena
apprese attraverso una contaminazione progressiva che è in grado di produrre nuove ed
originali conoscenze e punti di vista. Lo sviluppo creativo può anche sembrare non sensato,
ma è quello che dà la maggiore soddisfazione logica ed estetica e la migliore risposta alla
domanda del “perché”. Il dialogo critico è il momento della messa in discussione, della
crisi, della negazione che preludono alla riacquisizione consapevole di quei
deuteroapprendimenti posseduti.
7. La dialettica maieutica, rappresenta la condizione di più difficile attuazione in quanto chi
la pratica è obbligato ad assumere una posizione di “aiuto”, a non esprimere le proprie
valutazioni od opinioni che possono condizionare l’interlocutore anche inconsapevolmente,
a sostenere lo sviluppo delle idee altrui anche se queste confliggono pesantemente con le
proprie. È ben noto che in tutta la storia dell’etica e del pensiero, ognuna delle due parole:
dialettica e maieutica, hanno avuto una lunga e tormentata storia, a partire da Socrate per
passare da Aristotele, Kant, Hegel e solo per fare un ultimo esempio recente a noi vicino,
Danilo Dolci. Ma questo non può costituire una complicanza o un pretesto per non
impegnarsi in essa: la cosa più importante, in fondo, è che il risultato della dialettica
maieutica sia qualcosa di nuovo, frutto di un vero e proprio parto: quello delle idee.
8. L’allocentramento è la penultima delle condizioni che propongo e consiste non nel
mettersi nei panni degli altri per guardare il mondo o provarne i sentimenti, ma

nell’assumere solo “la pelle” degli altri, cioè nel cambiare punto di vista, nel sostituire il
proprio approccio alle cose con quello di un altro, nel cercare di capire che la realtà
percepita dei bambini non è in alcun modo quella in cui vivono e operano gli adulti: ogni
età ha il suo mondo e chi insegna vive in tanti mondi paralleli con cui deve venire a patti
portando “tutto a tutti a qualsiasi età” e non trasferendo il proprio modo di valutare la
realtà in un modo di vedere e percepire che non la può capire.
9. Il principio di coerenza è l’ultimo punto, ma non è il meno importante, anzi, è la cornice
che li comprende tutti perché riguarda il modo d’essere di chi insegna o svolge una
professione d’aiuto. Questa condizione rappresenta il più elementare principio della logica:
la tautologia A=A in cui ogni cosa è uguale a se stessa e rimane se stessa anche quando
cambia il tempo o variano le cose. Se chi insegna dice una cosa quella è, quella fa, quella
mantiene, quella rimane imperitura. Il prezzo che si paga in caso di incoerenza è la
mancanza di credibilità che trascina con sé ogni apprendimento rendendo impossibile la
maturazione di qualsiasi tipo di deuteroapprendimento