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Il presente volume è frutto di ricerche iniziate nel 1999 durante i miei studi all’Università di Roma «La Sapienza» e condotte, con qualche interruzione, nel corso di questi anni. Questo lavoro non sarebbe stato compiuto senza l’affettuosa e saggia guida di Piergiorgio Parroni: a lui, che ha stimolato e indirizzato i miei studi su Marziale n dagli inizi, desidero qui esprimere tutta la mia riconoscenza. Un ringraziamento particolare va a Carlo Di Giovine, per aver seguito con attenzione e puntualità l’evoluzione di questo lavoro durante il mio Dottorato di Ricerca presso l’Università della Basilicata, e a Rosa Maria D’Angelo, per aver partecipato attivamente alla realizzazione di questo volume nell’ultimo biennio, durante il quale ho usufruito di un assegno di ricerca presso l’Università di Catania. Questo libro non avrebbe visto la luce senza i contributi del Dipar- timento di Filologia Greca e Latina dell’Università di Roma «La Sapienza» e della Facoltà di Lettere dell’Università di Catania, che qui ringrazio.

Roma, 31 marzo 2005

A. F.

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COMMENTARE MARZIALE

orecchio ama placato la Musa e mente arguta e cor gentile

Gli ultimi trent’anni hanno visto una singolare oritura di commenti agli Epigrammi di Marziale. Ad aprire la strada era stato nel 1975 Mario Citroni con un commento al I libro, che resta a distanza di tempo un punto di riferimento 1 . Nel recensire il volume 2 esprimevo semmai qualche dubbio sulla mole del lavoro, che denivo «scoraggiante» per chi avesse voluto proseguire nell’impresa, ma i miei timori erano evidentemente infondati. Chi è venuto dopo di lui ha infatti in qualche caso superato, e non di poco, quei limiti che a me allora erano parsi un po’ eccessivi. Basti pensare che il commento di Grewing al VI libro (oltretutto privo del testo degli epigrammi) uscito nel 1997 consta di 592 pagine 3 e quello di Schöffel all’VIII del 2002 4 ha raggiunto addirittura le 723 pagine, per giunta, in entrambi i casi, di maggior formato rispetto a quelle dell’edizione di Citroni. Bisogna dire che all’epoca il mio metro era rappresentato ancora da Friedlaender 5 , che era riuscito a far entrare edizione critica e commento a tutto Marziale in due tomi, riuniti poi in un solo volume, anche se corposo, nella ristampa anastatica. Ma evidentemente a distanza di quasi un secolo quel modello era ormai improponibile, e d’altra parte la complessità del testo di Marziale è tale e gli strumenti di indagine nel frattempo si sono così arricchiti e perfezionati che non ci si poteva più rifare a quella misura. Le accresciute dimensioni di certi commenti però non sono sempre andate di pari passo con la loro qualità. E a questo punto è anzitutto necessario denire che cosa ci si aspetta da un commento in generale e da

  • 1 M. Valerii Martialis Epigrammaton liber primus, introduzione, testo, apparato critico e commento a cura di M. C., Firenze 1975 (482 pagine complessive).

  • 2 «RFIC» 107, 1979, pp. 83-92.

  • 3 F. G., Martial, Buch VI (Ein Kommentar), Göttingen 1997.

  • 4 Chr. S., Martial, Buch 8, Einleitung, Text, Übersetzung, Kommentar, Stuttgart 2002.

  • 5 M. Valerii Martialis Epigrammaton libri mit erklärenden Anmerkungen von L. F., Leipzig 1886 (= Amsterdam 1961).

  • 8 Piergiorgio Parroni

un commento a Marziale in particolare. Un commento non è per lo più un

libro che si legge da capo a fondo, ma uno strumento di ricerca e, come tale, presuppone un lettore, in qualche caso purtroppo anche frettoloso, che vuol essere rapidamente e chiaramente informato sulle varie possibilità

  • di interpretazione di un passo controverso, avere indicazioni precise sulla

soluzione proposta dal commentatore (che perciò non deve barcamenarsi fra le varie ipotesi per paura di compromettersi), e vuole avere a disposizione tutto quello che occorre per interpretare correttamente quel passo e solo quel passo. Il commento non deve perciò essere ‘narrativo’, ma deve anzitutto essere ispirato a brevitas, il che non vuol dire ieiunitas. Troppo succinta, p. es., è la formula adottata da Howell per il I e il V libro 6 .

Una via di mezzo è stata di recente tentata da Damschen e Heil 7 , che hanno rinunciato al tradizionale commento «line-by-line» a favore di un’in- terpretazione generale accompagnata da traduzione e da un’appendice critica. Questa soluzione rende il commento più agile e fa indubbiamente risparmiare spazio, ma a mio vedere non soddisfa appieno. Al commento si deve concedere tutta l’ampiezza di volta in volta necessaria ed è quindi opportuno che esso non rinunci alla tradizionale forma del commentario perpetuo. L’importante però è non divagare, restare sempre aderenti al tema, non riproporre insomma sotto mutate spoglie la formula di certi commentari settecenteschi nei quali si trova talvolta tutto fuorché quello che si cerca. I commenti mastodontici come quelli sopra ricordati (il commento di Schöffel ricorre addirittura alle note a piè di pagina, in cui sono connati i rinvii a paralleli latini, a repertori, alla bibliograa in genere) sono poco utili, specie poi quando la farragine dell’insieme è condita da vacillanti conoscenze linguistiche e metriche 8 . L’utilità di un commento è data anche dalla traduzione. Citroni vi aveva rinunciato, ma in compenso le sue note di commento sono spesso arricchite

  • di ‘interpretazioni’ che aiutano a sciogliere le espressioni più complicate. La

    • 6 P. H., A Commentary on Book One of the Epigrams of Martial, London 1980; Martial Epigrams V, edited with an Introduction, Translation and Commentary by P. H., Warminster 1995.

    • 7 Marcus Valerius Martialis Epigrammaton liber decimus, Text, Übersetzung, Interpre- tationen … von G. D. und A. H., Frankfurt am Main - Berlin - Bern - Bruxelles - New York - Oxford - Wien 2004 (in realtà il lavoro è frutto di una équipe di oltre venti collaboratori).

    • 8 Mi riferisco al commento al VII libro di Galán Vioque, di cui si veda la recensione giustamente severa di Fusi in «RPL» 26, 2003, pp. 201-209.

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traduzione è bene che sia piana e priva di pretese letterarie 9 senza essere sciatta. Insomma deve essere quella che oggi si suole denire ‘traduzione di servizio’. Essa da un lato rappresenta per il commentatore la riprova di aver compreso realmente il testo e gli impone di fare delle scelte in qualche caso difcili, dall’altro aiuta il lettore a orientarsi subito su un testo come quello di Marziale in molti casi tutt’altro che piano. Sono dotati di traduzione i già ricordati commenti di Howell, di Schöffel e di Damschen e Heil, e inoltre quelli di Williams per il II libro 10 e di Leary per il XIII e il XIV 11 . Per un orientamento immediato è anche opportuno far precedere il commento da un’introduzione all’epigramma, preferibilmente breve: introduzioni troppo lunghe, come p. es. quella di Grewing, niscono per distogliere l’attenzione del lettore dirottandola su problemi e questioni di carattere generale che spesso hanno solo rapporti indiretti col testo che si sta esaminando. Le prefazioni dei commenti marzialiani seguono ormai un percorso canonico e toccano qual più qual meno i principali problemi posti dai singoli libri: datazione, cronologia, struttura, temi, ‘cicli’, metri, tradizione manoscritta. Per quanto riguarda quest’ultima si deve dire che nessuno nora ha seguito l’esempio di Citroni, che ha fondato il suo commento su una nuova edizione critica. I commentatori successivi si sono adagiati sul giudizio di Shackleton Bailey 12 , che ha valutato come inutile fatica la rinnovata ispezione della tradizione manoscritta operata da Citroni, e si sono quindi basati in genere 13 o sul suo testo teubneriano o, più prudentemente, su quelli di Lindsay 14 o di Heraeus-Borovskij 15 . Una lodevole eccezione è rappresentata da Alberto Canobbio che,

9 Inutile e fuorviante una traduzione come quella di G. Ceronetti (Torino 1964), anche per alcuni clamorosi fraintendimenti (basti dire che in X 61, 4 manibus exiguis [i Mani di Erotion] è tradotto «alle sue magre manine» con evidente confusione di mānibus con mănibus).

  • 10 Martial Epigrams Book Two, edited with Introduction, Translation and Commentary by C. A. W., Oxford-New York 2004.

  • 11 Martial Book XIII. The Xenia, Text with Introduction and Commentary by T. J. L., London 2001; Martial Book XIV. The Apophoreta, Text with Introduction and Commentary by T. J. L., London 1996.

  • 12 M. Valerii Martialis Epigrammata, post W. Heraeum ed. D. R. Sh. B., Stutgardiae 1990, p. XI.

  • 13 Fa eccezione Schöffel, che ha costituito un suo testo dotandolo di un apparato costruito su varie edizioni critiche partendo da quella di Schneidewin.

  • 14 Oxford 1903; 1929 2 . Si sono rifatti a Lindsay Kay, Leary e Williams.

  • 15 Leipzig 1976; 1982 (editio correctior). Ha seguito questo testo Henriksén (su cui vd. n. 18).

  • 10 Piergiorgio Parroni

nel pubblicare dal V libro gli epigrammi relativi al ‘ciclo’ della lex Roscia theatralis, ha dotato il suo testo di un apparato tutto di prima mano 16 . C’è da aspettarsi che nell’edizione completa del libro V, che spero non si farà molto attendere, egli continui, così come promesso, ad attenersi a questo sano principio. Avevo già a suo tempo osservato 17 e ho di recente ribadito recensendo il commento al IX libro di Henriksén 18 che riesaminare da capo una tradizione manoscritta non è mai una fatica inutile, un arare litus per usare la pittoresca espressione di Shackleton Bailey: fornire allo studioso un apparato di prima mano, far corrispondere le canoniche sigle cumulative delle tre famiglie a gruppi certi di manoscritti (evitando così di attribuire all’archetipo lezioni tramandate da un solo codice), distinguere meglio anche cronologicamente gli interventi delle varie mani, eliminare le imprecisioni che si accumulano quando gli apparati si costruiscono su preesistenti apparati (il che avviene in pratica dai tempi di Lindsay), scoprire che lezioni esatte ritenute frutto di congetture umanistiche sono già presenti nei codici poziori, ebbene tutto questo a me non pare cosa da poco, anche se, dai saggi nora effettuati, appare chiaro che da un simile inglorius labor difcilmente potrà essere rivoluzionata la tradizione

  • di Marziale 19 . Ciò che soprattutto irrita in tutto questo è l’indifferenza

e il disprezzo per i dati materiali, che porta a fenomeni di ‘persistenza dell’errore’. P. es. Citroni 20 aveva segnalato che il cod. A della terza famiglia

è il Leid. Voss. Lat. O 56 e non Q 56 e che il recenziore C è il Leid. Voss. Q

  • 89 e non F 89, eppure tali errori non sono scomparsi né nella teubneriana

    • di Shackleton Bailey né nei successivi commenti. Anche sulla storia della

trasmissione del testo, specie sulle sottoscrizioni di Torquato Gennadio, oggi ne sappiamo di più rispetto ai tempi di Lindsay e di Otto Jahn, ma la bibliograa, anche nei più recenti commenti, non va oltre questi due

  • 16 A. C., La lex Roscia theatralis e Marziale: il ciclo del libro V, Introduzione, edizione critica, traduzione e commento, Como 2002. Questo aspetto è stato sottolineato anche da Fusi nella recensione in «RFIC» 130, 2002, p. 477.

  • 17 Su alcuni epigrammi di Marziale (in margine a una recente edizione), «RPL» 16, 1993 (In Memory of Sesto Prete, Part II), p. 57.

  • 18 Martial, Book IX. A Commentary by Chr. Henriksén, «RFIC» 130, 2002, p. 375.

  • 19 Vd. già M. D. Reeve, Martial in L. D. Reynolds (ed.), Texts and Transmission. A Survey of the Latin Classics, Oxford 1983, p. 243.

  • 20 Citroni, ediz. cit., p. LVII n. 46. La cosa è stata da me ribadita in Su alcuni epigrammi cit. e nella recensione a Henriksén cit., ma inutilmente.

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nomi 21 . Insomma io credo che accingersi ad una nuova edizione critica

  • di tutto Marziale sarebbe un’opera meritoria, perché è inevitabile che

anche un’edizione ottima come quella di Lindsay debba mostrare dopo

un secolo le rughe. E, poiché Marziale ha più bisogno di spiegazioni che

  • di congetture, penso che il futuro editore dovrebbe indulgere il meno

possibile a queste ultime, rassegnandosi a dichiararsi scontto di fronte a un testo poco comprensibile o dubbio piuttosto che tentare di ricostruirlo in modo improbabile anche se brillante. L’utilità di un commento si giudica anche dagli indici. I più agevoli da consultare sono quelli complessivi (secondo la scelta di Leary), ma possono essere anche frazionati, senza esagerare (penso ai complicati

indici di Friedlaender). È invece riprovevole la loro assenza (il commento

  • di Grewing ne è privo). L’indice o gli indici devono soprattutto permettere

  • di risalire con facilità alle osservazioni riguardanti particolarità linguistiche,

stilistiche e metriche, topoi, reminiscenze ecc., presenti nel commento. In questa cospicua serie di commenti a Marziale ne è mancato nora uno al III libro (per completare la serie restano ora solo quelli al Liber de

spectaculis 22 , al IV e al XII). Il III libro è un libro tutto particolare per essere stato scritto non a Roma ma a Imola (Forum Corneli). Nell’epigramma proemiale il poeta scherza col lettore: questo libro gli piacerà sicuramente

  • di meno perché non nato domina in urbe, ma in provincia. È naturale che

tutto ciò che nasce in provincia sia affetto da mancanza di urbanitas. Il timore del provincialismo, che riguarda non solo la poesia ma lo stile di vita in generale, è ben vivo in Roma n dai tempi di Catullo (tutti i personaggi marchiati dalla poesia catulliana per goffaggine o sordidezza provengono dalla provincia, da Asinio il Marrucino a Egnazio il Celtibero, da Mamurra il Formiano a Rufa la Bolognese all’amante pesarese di Giovenzio), ed è qui presente anche in Marziale, pur se la consapevolezza di poter tornare a Roma quando vorrà gli consente di scherzarci sopra. Naturalmente egli vuol farci credere che non vi metterà mai più piede (è questa un’altra spia che la

  • 21 Nessuno p. es. che faccia cenno agli studi di O. Pecere, del quale si veda La tradizione dei testi latini tra IV e V secolo attraverso i libri sottoscritti in A. Giardina (ed.), Società romana e impero tardoantico, IV, Tradizione dei classici, trasformazioni della cultura, Roma-Bari 1986, in particolare pp. 34-40.

  • 22 Il commento di F. Della Corte (Genova 1986 3 ) non può infatti competere, per impianto, con quelli n qui ricordati. Su quello di F. Fortuny Previ (Murcia 1983) si veda il giudizio di U. Carratello, «GIF» 39, 1987, p. 151.

  • 12 Piergiorgio Parroni

poesia di Marziale non va mai presa nel suo ‘valore facciale’, e chi l’ha fatto

ha frainteso lo spirito che la anima 23 ), dato che nel quarto epigramma ci dice che farà ritorno a Roma solo quando «avrà imparato l’arte di far quattrini», un’arte che notoriamente gli fu sempre poco congeniale, prova ne sia che alla ne della carriera dovette accettare da Plinio il Giovane il viaticum per il ritorno in patria. E sarà proprio a Bilbilis che il timore del provincialismo lo coglierà di nuovo, e in maniera assai più drammatica, perché questa volta la sua scelta era denitiva e il suo ritorno nella capitale ormai impossibile. Nella prefazione del XII libro vuol conoscere il giudizio spassionato e preventivo dell’amico Prisco sulla sua ultima fatica per non correre il rischio

  • di inviare a Roma un libro Hispanus, cioè spagnolo (provinciale) invece che

Hispaniensis, cioè scritto materialmente in Spagna 24 . La composizione del libro lontano da Roma si riette sugli argomenti trattati, che non contengono allusioni a personaggi ed eventi storici, il che crea qualche imbarazzo per la cronologia (i temi, oltre a quelli sulla difcile condizione del cliente a Roma – in carattere con la ‘fuga’ del poeta dalla città – perseguono come sempre la varietas, che naturalmente si riette sull’estensione degli epigrammi e sulla loro struttura metrica). Lo spirito beffardo che anima il poeta in questo particolare momento può forse giusticare anche il largo spazio accordato alla pars obscena (circa un terzo dell’intero libro, il che rappresenta un unicum nel complesso della produzione marzialiana). E qui forse val la pena di osservare che l’oscenità in Marziale è sempre scoperta (greve, direi, per i nostri gusti di moderni, più disposti ad accogliere l’erotismo che l’oscenità) e che sono quindi fuori strada coloro che vogliono cogliere riposte allusioni oscene in epigrammi che non hanno nulla di malizioso 25 . Mi par giusto che in questi casi

anche la traduzione debba essere in carattere col testo e non si debba far ricorso ad eufemismi, sia pur divertenti come quelli escogitati alla metà dell’Ottocento dal Cav. Magenta 26 .

  • 23 Vd. p. es. quanto ho osservato in proposito in Gli stulti parentes di Marziale e il prezzo

    • di una vocazione (nota a Mart. 9, 73), in Studi di Poesia Latina in onore di Antonio

Traglia, Roma 1979, pp. 833-839.

  • 24 Si veda quanto ho osservato in Nostalgia di Roma nell’ultimo Marziale, «Vichiana» n. s. 13, 1984 (Miscellanea Arnaldi), pp. 126-134.

  • 25 È un atteggiamento oggi diffuso e riguarda anche Catullo (si veda il riaforare di interpre- tazioni del passer che credevamo avessero fatto il loro tempo). Ad esso non sfugge neppure il pur equilibrato Henriksén (vd. la mia recensione in «RFIC» cit., p. 375 sg.).

  • 26 Gli Epigrammi di M. Valerio Marziale con traduzione e note del Cav. P. M., Venezia 1842.

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Le due sezioni del libro sono divise da una sorta di proemio al mezzo (epigr. 68); il precedente, che conclude la prima sezione, può forse celare, come osserva Fusi, un’intenzione metaletteraria: nella stanchezza dei marinai durante una gita in barca nella calura estiva cispadana potrebbe essere rappresentata la stanchezza del lettore per una lunga serie di epigrammi privi di elementi piccanti. Dunque un libro inaequalis (in carattere del resto con le aspirazioni del poeta, come si ricava da VII 90), ma assai interessante, perché consente di penetrare nell’animo del poeta spagnolo, sempre in bilico fra amore e odio per quella città che è fonte della sua ispirazione ma non lo accoglie come egli sente di meritare. La malinconia per la lontananza da Roma, che, dopo l’abolizione della sportula voluta da Domiziano, non è più in grado di offrirgli neppure le condizioni minime di sopravvivenza, benché temperata dalla calorosa accoglienza riservatagli dall’ospite amico (forse Faustino), è percepita come una sorta di esilio: a tradire questo sentimento sono le numerose allusioni ai Tristia e alle Epistulae ex Ponto di Ovidio, un poeta caro a Marziale non meno di Orazio e Catullo 27 . La patetica esagerazione deve dare al lettore la misura di uno scherzo che non è tale no in fondo. Nel fare di sopra una rapida rassegna dei commenti nora usciti ho delineato una specie di prototipo di commento ideale. Ma a fare un buon commento non bastano i buoni precetti. Specie per un autore come Mar- ziale, così dotto, così sottile, così a volte impenetrabile per la presenza di allusioni che ci sfuggono, occorre una solida preparazione tecnica e una rafnata sensibilità letteraria. Se il presente commento di Alessandro Fusi risponda a tutte queste esigenze non sta a me giudicare. Quello che però salta subito agli occhi è l’ampia informazione bibliograca, l’estrema cura volta a mettere in evidenza la complessa trama delle allusioni su cui sono costruiti gli epigrammi, l’impegno a chiarire ogni volta il Witz non sempre evidente che in essi si cela, l’indipendenza del giudizio e spesso l’originalità delle soluzioni 28 . Ma questo libro, al di là del suo valore, che lascio ad altri valutare,

  • 27 Su un discusso epigramma dipendente da Ovidio Fusi ha scritto una nota che forse risolve denitivamente un’annosa questione: Marziale e la fama di Ovidio (Nota a Mart. 5, 10), «RFIC» 128, 2000, pp. 313-322.

  • 28 Si veda p. es. l’interpretazione di III 19 anticipata in Orsi di bronzo e orsi mansueti (Marziale, III 19), «RPL» 24, 2001, pp. 48-55, nuova e ben sostenuta con argomentazioni di carattere archeologico (contra M. Salanitro, Una statua assassina (Mart., 3, 19), «A&R» n.s. 48, 2003, pp. 78-80).

  • 14 Piergiorgio Parroni

ha un pregio non secondario, quello di colmare una delle ultime lacune nella serie dei commenti moderni a Marziale. C’è da sperare che presto qualcuno si sobbarchi alla restante fatica. Marziale merita questo impegno, anche se dovremo rassegnarci ad avere in biblioteca almeno quindici volumi dedicati soltanto a lui.

PIERGIORGIO PARRONI

Abbreviazioni bibliograche

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ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE

Si trovano qui abbreviati gli studi citati in apparato e quelli che nel lavoro ricorrono più d’una volta; per gli altri l’indicazione bibliograca è riportata per esteso ad locum; le abbreviazioni delle riviste sono quelle dell’Année Philologique.

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  • M. Valerii Martialis epigrammaton liber primus, introduzione, testo,

apparato critico e commento a c. di M. Citroni, Firenze 1975.

Citroni 1968

  • M. Citroni, Motivi di polemica letteraria negli epigrammi di Marziale,

«DArch» 2, 1968, pp. 259-301.

Citroni 1969

  • M. Citroni, La teoria lessinghiana dell’epigramma e le interpretazioni

moderne di Marziale, «Maia» 21, 1969, pp. 215-243.

Citroni 1985

  • M. Citroni, recensione a Burnikel 1980, «Orpheus» 6, 1985, pp. 186-

192.

Citroni 1986

  • M. Citroni, Le raccomandazioni del poeta: apostrofe al libro e contatto

col destinatario, «Maia» 38, 1986, pp. 111-146.

Citroni 1987

  • M. Citroni, Marziale e i luoghi della Cispadana, in Cispadana e

letteratura antica, Deputazione di Storia patria per le province di

Romagna, Documenti e studi, XXI, Bologna 1987, pp. 135-157. Citroni 1987 2

  • M. Citroni, Marziale, in EV III, Roma 1987, pp. 396-400.

Citroni 1988

  • M. Citroni, Pubblicazione e dediche dei libri in Marziale, «Maia» 40,

1988, pp. 3-39 (ristampato con qualche ritocco e aggiornamento in

Scàndola-Merli, pp. 5-64).

  • 20 Abbreviazioni bibliograche

Citroni 1989 M. Citroni, Marziale e la letteratura per i Saturnali (poetica dell’intrattenimento e cronologia della pubblicazione dei libri), «ICS» 14, 1989, pp. 201-226. Class. Pap. The Classical Papers of A.E. Housman, ed. by J. Diggle and F.R.D. Goodyear, London 1972. CLE Carmina Latina Epigraphica, conlegit F. Buecheler, Lipsiae 1895- 1897 (Supplementum, cur. E. Lommatzsch, Lipsiae 1926). Coarelli 1996 F. Coarelli, Hecatostylum, in LTUR III, pp. 9-10. Coleman Statius, Silvae IV, edited with an english translation and commentary by K.M. Coleman, Oxford 1988. Colin 1956 J. Colin, Le mariage de Vetustilla et le dieu Acorus (Martial, Epigr. III 93), «Mnemosyne» 9, 1956, pp. 325-331. Collesso M. Valerii Martialis Epigrammatum libri XIV, Interpretatione et notis illustravit V. Collesso, Londinii 1720 (Parisiis 1680 1 ). Colton 1982 R.E. Colton, Martial 3,82 and Petronius’ Cena Trimalchionis, «RPL» 5, 1, 1982, pp. 77-83. Colton 1991 R.E. Colton, Juvenal’s Use of Martial’s Epigrams. A Study of Literary Inuence, Amsterdam 1991. Cope The Rhetoric of Aristotle, with a Commentary by the late E.M. Cope, revised and edited for the syndics of the University Press by J.E. Sandys, I-III, Cambridge 1877. Courtney A Commentary on the Satires of Juvenal, by E. Courtney, London 1980. Courtney 1995 E. Courtney, Musa Lapidaria. A selection of Latin verse inscriptions, Atlanta 1995. Courtney, FLP

Abbreviazioni bibliograche

21

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  • O. Crusius, Untersuchungen zu den Mimiamben des Herondas,

Leipzig 1892. D’Arms 1970 J.H. D’Arms, Romans on the Bay of Naples. A Social and Cultural

Study of the Villas and Their Owners from 150 B.C. to A.D. 400, Cambridge Mass. 1970. Damschen-Heil

Marcus Valerius Martialis Epigrammaton liber decimus. Das zehnte Epigrammbuch, Text, Übersetzung, Interpretationen. Mit einer Ein- leitung, Martial-Bibliographie und einem rezeptiongeschichtlichen

Anhang hrsgg. von G. Damschen und A. Heil, Frankfurt am Main- Berlin-Bern-Bruxelles-New York-Oxford-Wien 2004. Daremberg-Saglio Ch. Daremberg-A.E. Saglio, Dictionnaire des antiquités grecques et romaines d’après les textes et les monuments, Paris 1877-1919. Daube 1976

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  • C. Di Giovine, Varianti e lingua di Marziale, «Paideia» 57, 2002, pp.

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Dousa Congetture di Janus Dousa desunte da Scriverius. Duff

  • M. Valerii Martialis epigrammata, recognita a J.D. Duff, in Corpus

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531, Londini 1905. Duret 1977

  • L. Duret, Martial et la deuxième Épode d’Horace. Quelques réexions

sur l’imitation, «REL» 55, 1977, pp. 173-192. Eden 1999 P.T. Eden, More Observations on Martial, «Mnemosyne» 52, 1999, pp. 578-584.

  • 22 Abbreviazioni bibliograche

Edwards 1993

  • C. Edwards, The Politics of Immorality in Ancient Rome, Cambridge

1993.

Eldick Congetture di Erich Hubert van Eldick desunte da Friedlaender.

EO

Enciclopedia Oraziana, I-III, Roma 1996-1998.

Ernout-Meillet Dictionnaire étimologique de la langue latine. Histoire des mots, par

  • A. Ernout et A. Meillet, Paris 1959 4 .

Ernout-Thomas

  • A. Ernout-F. Thomas, Syntaxe Latine, Paris 1972 2 (1951 1 ).

EV Enciclopedia Virgiliana, I-V, Roma 1984-1991. Fabbrini 2002

  • D. Fabbrini, Mart. VI 64, 25 toto orbe o tota urbe? Considerazioni

sull’ambito di destinazione della poesia diffamatoria, «Maia» 54, 2002, pp. 543-556. Farnabius

  • M. Valerii Martialis Epigrammata, cum notis Th. Farnabii, Amste-

lodami 1644 (Londinii 1615 1 ). Fedeli 1 Sesto Properzio. Il primo libro delle elegie, Introduzione, testo critico e commento a c. di P. Fedeli, Firenze 1980. Fedeli 2

Properzio. Il libro terzo delle Elegie, Introduzione, testo e commento di P. Fedeli, Bari 1985. Fenger 1906

  • R. Fenger, De metonymiae in epigrammatis Martialis usu, Diss. Jenae

1906.

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  • M. Flodr, Incunabula classicorum. Wiegendrucke der griechischen

und römischen Literatur, Amsterdam 1973. Forcellini Lexicon totius Latinitatis, ab Aegidio Forcellini lucubratum […],

Abbreviazioni bibliograche

23

deinde a I. Furlanetto […] emendatum et auctum, nunc vero curantibus

  • F. Corradini et I. Perin […], emendatius et auctius melioremque in

formam redactum, I-VI, Patavii 1864-1926 4 .

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1960.

Fraser-Matthews A Lexicon of Greek Personal Names, edited by P.M. Fraser and E.

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Anmerkungen von L. Friedlaender, I-II, Leipzig 1886 (= Amsterdam

 

1961).

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Zeit von August bis zum Ausgang der Antonine, Leipzig 1919-21 9 .

 

Friedrich 1907

G.

Friedrich, Zu Martial, «RhM» 62, 1907, pp. 366-379.

Friedrich 1908

G.

Friedrich, Zu Martial, «Hermes» 43, 1908, pp. 619-637.

Friedrich 1909

G.

Friedrich, Zu Martial, «Philologus» 68, 1909, pp. 88-117.

Friedrich 1910

G.

Friedrich, Zu Seneca und Martial, «Hermes» 45, 1910, pp. 583-

594.

Fröhner 1912

  • W. Fröhner, Kleinigkeiten, «Philologus» 71, 1912, pp. 161-172.

  • 24 Abbreviazioni bibliograche

Fuà 1973

O.

Fuà, L’idea dell’opera d’arte ‘vivente’ e la bucula di Mirone

nell’epigramma greco e latino, «RCCM» 15, 1973, pp. 49-55.

Fusi 2001

A.

Fusi, Orsi di bronzo e orsi mansueti (Marziale, III 19), «RPL» 24,

2001, pp. 48-55. Galán Vioque Martial, Book VII, A Commentary, by G. Galán Vioque, translated

by J.J. Zoltowski, Leiden-Boston-Köln 2002.

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L.

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1982, pp. 143-169.

 

Geffcken 1927

Geffcken, Lukillios, in RE XIII 2 (1927), 1777, 8-1785, 44. Gerlach 1911

J.

O.

Gerlach, De Martialis gurae quae vocatur usu,

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Valerii Martialis epigrammaton libri, recensuit C. Giarratano,

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Giarratano 1908

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Gilbert

M.

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Gilbert 1883

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Gilbert 1884

W.

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511-520.

Gilbert 1887

W.

Gilbert, Zur Erklärung von Martialis Epigrammen, «NJP» 135,

1887, pp. 143-151.

Abbreviazioni bibliograche

25

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Gowers, The Loaded Table. Representations of Food in Roman

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Green The Works of Ausonius, edited with Introduction and Commentary by R.P.H. Green, Oxford 1991. Greenwood 1998

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Grewing 1996

F.

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Grewing 1998

F.

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Grifn 1976

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Grimal 1990

P.

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1990.

Gronovius Congetture di Johann Friedrich Gronov ap. Schrevel.

  • 26 Abbreviazioni bibliograche

Gsell 1894

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Gsell, Essai sur le règne de l’empereur Domitien, Paris 1894.

Guietus Congetture di François Guyet desunte da Schneidewin 1 .

 

Guttmann 1866

O.

Guttmann, Observationum in Marcum Valerium Martialem

particulae quinque, Diss. Vratislaviae 1866.

 

Hagenow 1972

G.

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74), «RhM» 115, 1972, pp. 48-59.

Hain

L.

Hain, Repertorium bibliographicum, in quo libri omnes ab arte

typographica inventa usque ad annum MD. typis expressi ordine

alphabetico vel simpliciter enumerantur vel adcuratius recensentur, I-II, Stuttgartiae-Lutetiae Parisiorum 1831 (= Milano 1966). Hanssen 1951

J.S.Th. Hanssen, Latin Diminutives. A Semantic Study, Bergen

1951.

Hartman 1897 J.J. Hartman, Ad Martialem, «Mnemosyne» 25, 1897, pp. 333-348. Hausmann 1980 F.-R. Hausmann, Martialis, Marcus Valerius, in F.E. Cranz-P.O. Kristeller, (edd.), Catalogus Translationum et Commentariorum. Mediaeval and Renaissance Latin Translations and Commentaries. Annotated Lists and Guides, IV, Washington 1980, pp. 249-296. Heinsius Congetture di Niklaas Heinsius desunte da Schneidewin 1 .

Helm 1926

R.

Helm, recensione a Heraeus, «PhW» 46, 1926, coll. 80-91.

Helm 1956

R.

Helm, Martialis, «Lustrum» 1, 1956, pp. 299-318.

Henderson 1975

J.

Henderson, The Maculate Muse. Obscene Language in Attic

Comedy, New Heaven 1975. Henriksén Martial, Book IX. A Commentary, by C. Henriksén, I-II, Uppsala

1998-1999.

Abbreviazioni bibliograche

Henriksén 1998

27

  • C. Henriksén, Martial und Statius, in Grewing, Toto notus, pp. 77-

118.

Heraeus

  • M. Valerii Martialis epigrammaton libri, recognovit W. Heraeus,

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1976.

Heraeus 1915

W.

Heraeus, , «RhM» 70, 1915, pp. 1-41 (= Heraeus 1937,

pp. 190-226).

Heraeus 1925

W.

Heraeus, Zur neueren Martialkritik, «RhM» 74, 1925, pp. 314-336.

Heraeus 1937

Kleine Schriften von Wilhelm Heraeus zum 75. Geburtstag am 4. Dezember 1937, ausgewählt und herausgegeben von J.B. Hofmann, Heidelberg 1937. Heraldus Congetture di Didier Hérauld (Desiderius Heraldus) desunte da Schrevel. Herrmann 1950

L.

Herrmann, Phèdre et ses fables, Leiden 1950.

Herrmann 1958

L.

Herrmann, Notes de lecture, «Latomus» 17, 1958, pp. 110-112.

Herter, Effeminatus

H.

Herter, Effeminatus, in RAC IV 620-650.

Hey, Euphemismus

O.

Hey, Euphemismus und Verwandtes im Lateinischen, ALL 11,

1900 (= Hildesheim 1967), pp. 515-536.

Hilgers 1969

W.

Hilgers, Lateinische Gefäßnamen. Bezeichnungen, Funktion und

Form römischer Gefäße nach den antiken Schriftquellen, Düsseldorf

1969.

Hofmann, LU J.B. Hofmann, La lingua d’uso latina, introduzione, traduzione italiana e note a c. di L. Ricottilli, Bologna 2003 3 .

Hofmann-Szantyr J.B. Hofmann-A. Szantyr, Lateinische Syntax und Stilistik (mit dem

  • 28 Abbreviazioni bibliograche

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IGI

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Immisch 1911

  • O. Immisch, Zu Martial, «Hermes» 46, 1911, pp. 481-517.

Iunius Congetture di Adriaen de Jonghe (Hadrianus Iunius) desunte da Schneidewin 1 .

Izaac

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29

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Jennison, Animals for Show and Pleasure in Ancient Rome,

Manchester 1937. Jocelyn The Tragedies of Ennius. The Fragments, edited with an Introduction and Commentary by H.D. Jocelyn, Cambridge 1967. Jocelyn 1981 H.D. Jocelyn, Difculties in Martial, Book I, in PLLS 3, 1981, pp.

 

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H.

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bearbeitet von Ch. Hülsen), Berlin 1871-1907.

 

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I.

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Kaster

C.

Suetonius Tranquillus, De grammaticis et rhetoribus, edited with

a Translation, Introduction, and Commentary by R.A. Kaster, Oxford

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Kay N.M. Kay, Martial Book XI. A Commentary, London 1985. Kay, Ausonius Epigrams Ausonius. Epigrams, Text with Introduction and Commentary by N.M. Kay, London 2001. Kenney 1996 Ovid, Heroides XVI-XXI, edited by E.J. Kenney, Cambridge 1996.

Ker

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  • A. Ker, Some Explanations and Emendations of Martial, «CQ» 44,

1950, pp. 12-24.

  • 30 Abbreviazioni bibliograche

Kißel

A.

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von W. Kißel, Heidelberg 1990.

 

Knoche 1940

 

U.

Knoche,

Handschriftliche

Grundlagen

des Juvenaltextes,

«Philologus» Suppl. 33, 1, Leipzig 1940. Kroll

C.

Valerius Catullus, herausgegeben und erklärt von W. Kroll,

Stuttgart 1929.

 

Kühner-Stegmann

R.

Kühner-C. Stegmann, Ausführliche Grammatik der lateinischen

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Kurth

T.

Kurth, Senecas Trostschrift an Polybius. Dialog 11. Ein Kommentar,

Stuttgart und Leipzig 1994. La Penna 1992

 

A.

La Penna, L’oggetto come moltiplicatore delle immagini, «Maia»

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La Penna 1999

A.

La Penna, Immortale Falernum. Il vino di Marziale e dei poeti

latini del suo tempo, «Maia» 51, 1999, pp. 163-181.

 

Lana 1955

 

I.

Lana, Marziale poeta della contraddizione, «RFIC» 83, 1955, pp.

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Landgraf 1902

G.

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der Familie B, ALL 12, 1902 (= Hildesheim 1967), pp. 455-463. Laurens 1965

P.

Laurens, Martial et l’épigramme grecque du I er siècle après J. C.,

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P.

Laurens, L’abeille dans l’ambre. Célébration de l’épigramme de

l’époque alexandrine à la n de la Renaissance, Paris 1989.

Lausberg 1982

 

M.

Lausberg, Das Einzeldistichon. Studien zum antiken Epigramm,

München 1982.

 

Leary 1

Abbreviazioni bibliograche

31

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M.

Leumann, Lateinische Laut- und Formenlehre, München 1977.

Lilja 1972

S.

Lilja, The Treatment of Odours in the Poetry of Antiquity, Helsinki

1972.

Lindsay

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W.M. Lindsay, A Neglected Ms. of Martial, «CR» 16, 1902, pp. 315-

316.

Lindsay 1903 W.M. Lindsay, The Ancient Editions of Martial with Collations of the Berlin and Edinburgh Mss., Oxford 1903. Lindsay 1903 2

W.M. Lindsay, Notes on the Text of Martial, «CR» 17, 1903, pp. 48-

52.

Lindsay 1904

W.M. Lindsay, The Orthography of Martial’s Epigrams, «JPh» 29, 1904, pp. 24-60. Lipsius Congetture di Iustus Lipsius ap. Scriverius. Löfstedt 1936

  • E. Löfstedt, Vermischte Studien zur lateinischen Sprachkunde und

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  • 32 Abbreviazioni bibliograche

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E.

Löfstedt, Syntactica. Studien und Beiträge zur historischen Syntax

des Lateins, I, Lund 1928 (1942 2 ); II, Lund 1933 (I-II, rist. Lund

 

1956).

LSJ

A Greek-English Lexicon, compiled by H.G. Liddell and R. Scott, revised and augmented throughout by Sir H.S. Jones with the assistance of R. McKenzie, with a Supplement 1968, Oxford 1940 9 /1968 (=

 

1990).

LTUR

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P.

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Text und Übersetzung, Heidelberg 1967; II, Kommentar, Heidelberg

1977.

Lugli 1961

G.

Lugli, La Roma di Domiziano nei versi di Marziale e Stazio,

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Lunelli 1969

A.

Lunelli, Aerius. Storia di una parola poetica, Roma 1969.

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  • 36 Abbreviazioni bibliograche

 

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Parroni 1984

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126-134.

Parroni 1993

P.

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Parroni 1996

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Th. Klauser-H. Kruse-H. Lietzmann-J.H. Waszink, hrsgg. von Th. Klauser, Stuttgart 1950-. Rader

  • M. Valeri Martialis Epigrammaton libri omnes, novis commentariis

  • 38 Abbreviazioni bibliograche

multa cura studioque confectis explicati, illustrati, rerumque et verborum, lemmatum item et communium locorum variis et copiosis indicibus aucti a Matthaeo Radero, de Societate Iesu, Ingolstadii 1602. Ramirez de Prado

 

M.

Valerii Martialis Epigrammatum Libri XV, Laurentii Ramirez

de Prado Hispani novis commentariis illustrati. Cum indice omnium

verborum Iosephi Langii Caesaremont. et aliis indicibus locupletissimis, Parisiis apud Claudium Morellum 1607.

RE

Paulys Real-Encyclopädie der klassischen Altertumswissenschaft, hrsgg. von G. Wissowa-W. Kroll-K. Witte-K. Mittelhaus-K. Ziegler, Stuttgart-München 1893-1978. Reeve 1980

 

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Salanitro 1991

 

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SB

1

 

M.

SB 2

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Salanitro 1991-92

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Salanitro, recensione a Norcio, «A&R» 29, 1984, pp. 83-86.

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Salanitro, Testo critico ed esegesi in Marziale (con note di discussione

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Salanitro, Una statua assassina (Mart., 3, 19), «A&R» 48, 2003, pp.

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Schneidewin 1 e Schneidewin 2 . Schneidewin 1

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M.

Val. Martialis epigrammaton libri, Ex recensione sua denuo

recognita edidit F.G. Schneidewin, Lipsiae 1853 (editio minor). Schöffel Ch. Schöffel, Martial, Buch 8, Einleitung, Text, Übersetzung, Kommentar, Stuttgart 2002. Schrevel

M.

Valerii Martialis Epigrammata, cum notis Farnabii et variorum,

geminoque indice tum rerum tum auctorum, accurante Cornelio

Schreveli, Lugduni Batavorum apud Franciscum Hackium 1656.

Abbreviazioni bibliograche

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Val. Martialis nova editio ex museo Petri Scriveri, Lugduni

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P.

Scriverii Animadversiones in Martialem. Opus iuvenile et nunc

primum ex intervallo quindecim annorum repetitum, Lugduni Batavorum apud Ioannem Maire 1618. Shackleton Bailey 1978 D.R. Shackleton Bailey, Corrections and explanations of Martial, «CPh» 73, 1978, pp. 273-296 (= Shackleton Bailey 1997, pp. 65-94). Shackleton Bailey 1989 D.R. Shackleton Bailey, More corrections and explanations of Martial, «AJPh» 110, 1989, pp. 131-150. Shackleton Bailey 1994 D.R. Shackleton Bailey, Homoeoteleuton in Latin Dactylic Verse, Stuttgart 1994. Shackleton Bailey 1997 D.R. Shackleton Bailey, Selected Classical Papers, Ann Arbor 1997.

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Szelest 1980

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68-75.

Wille 1967

  • G. Wille, Musica Romana. Die Bedeutung der Musik im Leben der

Römer, Amsterdam 1967. Williams Martial Epigrams Book Two, edited with Introduction, Translation and Commentary by C.A. Williams, Oxford-New York 2004.

Wills 1996 J. Wills, Repetition in Latin Poetry. Figures of Allusion, Oxford

1996.

Wilson 1938 L.M. Wilson, The Clothing of the Ancient Romans, Baltimore 1938.

Wissowa 1912

  • G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, München 1912 2 (=

München 1971).

  • 46 Abbreviazioni bibliograche

Introduzione 47
Introduzione
47

INTRODUZIONE

1 .

I l

t e r z o

l i b r o

d e g l i

e p i g r a m m i :

l ’ ‘ e s i l i o ’

d i

M a r z i a l e

Il terzo libro degli epigrammi costituisce un caso quasi unico all’interno dell’ampia produzione del poeta di Bilbilis: esso viene infatti composto e pubblicato da Marziale mentre si trova lontano da Roma (nella Gallia Cispadana) 1 . L’eccezionalità della situazione è evidenziata tramite un cospicuo gruppo di componimenti proemiali 2 . Nell’epigramma di apertura del libro il poeta, rivolgendosi al generico lettore romano, presenta l’opera come proveniente dalla Gallia togata (2 Gallia Romanae nomine dicta togae) e immagina che sarà apprezzata meno del suo precedente libro 3 , proprio perché ‘provinciale’ 4 . L’anomalia della pubblicazione, che avviene in assenza del poeta da Roma, è ribadita negli altri epigrammi proemiali, in cui Marziale si rivolge al proprio libro personicato 5 fornendogli

indicazioni su come dovrà rispondere alle domande che gli verranno poste (epigr. 4) e su dove dovrà recarsi per avere ospitalità (epigr. 5): 4, 1 sg.

Romam vade liber: si, veneris unde, requiret, / Aemiliae dices de regione

viae; 5, 1 sg. sine me cursurus in urbem, / parve liber. Non solo: nei tre epigrammi con cui invia il libro a Roma (1; 4; 5; l’epigr. 2, dedica a Faustino, presenta una diversa tipologia, per cui vd. p. 57), il poeta indirizza i suoi lettori, attraverso una serie di allusioni testuali, verso un modello a

  • 1 Il solo altro caso di pubblicazione fuori da Roma, solo per certi versi paragonabile a questo, è quello del XII libro, l’ultimo, che Marziale scrive dopo il suo denitivo ritorno in Spagna.

  • 2 1; 2; 4; 5 (l’epigr. 3 è concordemente considerato spurio): su questi epigrammi vd. Merli 1993, p. 240; Scherf 2001, p. 28 sg.

  • 3 Il v. 3 hunc legis et laudas librum fortasse priorem è stato lungamente dibattuto tra gli interpreti, ma, come sostenuto da Citroni, p. XIV, Marziale si riferisce probabilmente al libro II. Per le altre ipotesi e per la discussione della questione vd. la n. ad loc.

  • 4 La pointe dell’epigramma è costruita sul motivo dell’inferiorità di ciò che è ‘provinciale’ nei confronti di ciò che è ‘urbano’ (vd. la n. al v. 6).

  • 5 Sul largo uso da parte di Marziale del modulo dell’apostrofe al libro, inaugurato da Orazio con l’epistola I 20 e sviluppato in modo originale da Ovidio nelle elegie dell’esilio, vd. Citroni 1986, p. 136 sgg.

  • 48 Alessandro Fusi

loro di certo ben noto: Ovidio, e, più precisamente, l’Ovidio dell’esilio 6 . La trama allusiva appare evidente nell’epigramma di presentazione del libro, che si apre con un verso (hoc tibi, quidquid id est, longinquis mittit ab oris) intessuto di elementi ovidiani: la formula incipitaria (hoc tibi) e il verbo di invio (mittit) richiamano Pont. I 1, 2 hoc tibi de Getico litore mittit opus, epistola di presentazione dell’opera; quidquid id est è l’espressione con la quale Ovidio, nella stessa epistola, mostra di deprezzare le sue elegie dell’esilio (I 1, 21 quidquid id est, adiunge meis). Marziale inoltre denisce la Gallia Cisalpina, regione da cui invia l’opera, una terra lontana (longinquis ab oris), utilizzando l’attributo usato da Ovidio a proposito del Ponto:

cfr. trist. III 1, 26 longinquo referam lassus ab orbe pedem 7 . Anche l’idea espressa in chiusura di epigramma della necessaria inferiorità di un libro ‘straniero’ (Gallus) rispetto a quello composto nella domina urbs riprende la convinzione, espressa più volte da Ovidio, che i libri scritti in esilio non siano all’altezza dei precedenti (cfr., ad es., trist. I 1, 35 sgg.; 11, 35 sgg.; IV 1, 1 sgg.). Ancora a Ovidio rimandano l’incipit dell’epigr. 4 (Romam vade, liber ~ trist. I 1, 15 vade liber), come anche l’idea del dialogo tra il libro personicato e la città (cfr. trist. III 1), e di iuncturae ovidiane è costellato l’epigr. 5 (cfr., ad es., v. 1 sine me cursurus in urbem ~ trist. I 1, 1 sine me liber ibis in urbem; 2 parve liber ~ trist. I 1, 1 parve liber; per altri contatti vd. le nn. all’epigr.). Marziale presenta dunque il proprio soggiorno nella Cisalpina come una sorta di esilio in terre remote.

  • 6 Ovidio è probabilmente, insieme a Catullo, il poeta più imitato da Marziale: un’idea, per lo più ‘quantitativa’, dell’inuenza del poeta di Sulmona si può ricavare dai numerosissimi loci similes raccolti nel corso dei decenni: vd. A. Zingerle, Martials Ovidstudien, Innsbruck 1877; E. Wagner, De M. Valerio Martiale poetarum Augusteae aetatis imitatore, Diss. Königsberg 1880 (studio conuito nell’apparato di loci similes di Friedlaender); E. Siedschlag, Ovidisches bei Martial, «RFIC» 100, 1972, pp. 156-161; Fletcher 1983; di un caso particolare di allusione ovidiana mi sono occupato nell’articolo Marziale e la fama di Ovidio (Nota a Mart. 5, 10), «RFIC» 128, 2000, pp. 313-322. L’inuenza delle opere ovidiane dell’esilio sul formulario di invio dei libri è stata evidenziata da Citroni nel suo studio sull’apostrofe al libro, modulo di cui Marziale fa ampio uso (Citroni 1986). Sui contatti con l’Ovidio dell’esilio vd. anche Pitcher 1998, pp. 59-72.

  • 7 Oltre che in questo passo l’attributo longinquus, di uso prevalentemente prosastico, ricorre in Ovidio soltanto un’altra volta ancora in un’opera dell’esilio e in riferimento, seppure in modo meno preciso, al Ponto: Ibis 145 sg. sive per immensas iactabor naufragus undas, / nostraque longinquus viscera piscis edet. Forse l’individuazione di un sottotesto ovidiano ha suggerito all’umanista che ha postillato di correzioni il codice f la variante quo orbe in luogo di qua urbe in 4, 3 si quibus in terris, qua simus in urbe rogabit.

Introduzione

49

Una spiegazione sulle cause di questo autoesilio è fornita dal poeta nell’epigr. 4, un’apostrofe al proprio libro personicato, che istruisce sulle informazioni che dovrà dare al suo arrivo a Roma: in questi versi, oltre a specicare con precisione dove si trovi al momento della pubblicazione del libro, Marziale chiarisce per quali ragioni si sia allontanato da Roma:

si quibus in terris, qua simus in urbe, rogabit, / Corneli referas me licet esse Foro. / cur absim, quaeret, breviter tu multa fatere: / ‘non poterat vanae taedia ferre togae’ (2-6). Egli invia dunque il libro da Forum Corneli (l’odierna Imola), dove si è recato poiché non riusciva a sopportare i vanae taedia togae. Per quanto riguarda il suo rientro a Roma, il poeta dà al libro queste indicazioni: ‘quando venit?’ dicet: tu respondeto: ‘Poeta / exierat: veniet, cum citharoedus erit’ (7 sg.). Egli ha dunque abbandonato temporaneamente Roma perché stanco delle fatiche di cliente, di cui la toga rappresenta la divisa e il simbolo, e vi farà ritorno, come afferma con amara ironia, soltanto quando sarà divenuto citaredo, ovvero quando potrà svolgere una professione in grado di arricchirlo 8 . Nell’allontanamento di Marziale da Roma non bisogna vedere nulla di traumatico e denitivo 9 , come dimostra il fatto che il libro viene inviato a Roma e al lettore romano senz’altro si rivolge il poeta: Roma rimane sempre la Musa ispiratrice di Marziale e il soggiorno in Cispadana non inuisce in misura signicativa sulla sua poesia (vd. p. 61 sg.). Un certo peso nella scelta di Marziale ebbe senz’altro il peggioramento della condizione dei clienti, in conseguenza di un editto di Domiziano che aboliva la sportula, il donativo di cento quadranti distribuito dai patroni ai loro clienti, per restaurare l’antica consuetudine della recta cena 10 . Il tema dell’abolizione della sportula occupa uno spazio signicativo nel libro (cfr. epigr. 7; 14; 30; 60) ed è plausibile che con l’espressione vanae taedia togae il poeta alluda specicamente all’assenza del donativo 11 .

  • 8 Il mestiere di citaredo era molto redditizio. L’affermazione non va naturalmente presa alla lettera, come hanno fatto alcuni studiosi, ma va inquadrata nel tema, ricorrente nell’opera di Marziale, della povertà del poeta, spesso in contrasto con la ricchezza di personaggi di umili origini (vd. la n. ad loc.).

  • 9 Certamente Marziale non intendeva chiudere ad Imola i propri giorni, come sostengono E. Paratore (La letteratura latina dell’età imperiale, nuova edizione aggiornata, Firenze- Milano 1969, p. 156) e Norcio 1960, p. 187 sg.; quest’ultimo ha successivamente attenuato la sua posizione: vd. Norcio, p. 14.

    • 10 Cfr. Suet. Dom. 7, 1; vd. Gsell 1894, p. 86.

    • 11 Vd. Salanitro 1991-92, p. 286 sgg. e la mia n. al verso.

  • 50 Alessandro Fusi

Marziale decise quindi di riposarsi per qualche tempo dalla vita caotica dell’Urbe, approttando probabilmente dell’invito di un patrono 12 . Shackleton Bailey 13 si domanda se il poeta, ospite di qualche patrono, avrebbe mancato di menzionarlo e ritiene possibile che gli fosse stata afdata la gestione di qualche proprietà o qualche affare. L’obiezione è a mio avviso valida e ritengo che un’analisi approfondita del libro possa dimostrare che Marziale ha effettivamente menzionato e ringraziato a suo modo colui che l’aveva ospitato (vd. § 3). La peculiare situazione in cui il libro viene composto 14 e pubblicato si riette nel contenuto dei suoi epigrammi, che non presentano allusioni ad avvenimenti storici contemporanei, con la conseguente difcoltà per gli studiosi di stabilire una datazione certa del libro. Non vi sono epigrammi celebrativi o adulatori nei confronti dell’imperatore, che viene menzionato indirettamente soltanto nell’epigr. 95, in cui all’effeminato Nevolo, che si comporta in modo altezzoso nei suoi confronti 15 , Marziale ricorda i privilegi ottenuti da Tito e da Domiziano grazie alla sua poesia: praemia laudato tribuit mihi Caesar uterque / natorumque dedit iura paterna trium (5 sg.); vidit me Roma tribunum / et sedeo qua te suscitat Oceanus. / quot mihi Caesareo facti sunt munere cives, / nec famulos totidem suspicor esse tibi (9-12). Tale assenza di versi che celebrino l’imperatore va ricondotta alla situazione contingente che lo vede pubblicare il libro fuori da Roma e alla posizione del poeta, non ancora stabilmente inserito nella cerchia dei poeti di corte; è stato infatti giustamente evidenziato 16 come la presenza dell’imperatore nei primi libri di Marziale sia piuttosto limitata: nel I libro Marziale si rivolge a Domiziano in modo estremamente cauto 17 , senza dedicargli il libro, ma chiedendo tolleranza per i suoi epi-

  • 12 Di questa opinione sono, ad es., Izaac, I, p. XIII; Citroni 1987, p. 143; Sullivan 1991, p.

30

sg.

  • 13 SB 2 , I, p. 3 n. 8.

  • 14 Naturalmente il libro potrà contenere epigrammi scritti precedentemente all’allonta- namento di Marziale da Roma e non ancora pubblicati in un libro. Questo non incide tuttavia sulla valutazione complessiva del libro ‘cispadano’.

  • 15 1 sg. numquam dicis ‘have’ sed reddis, Naevole, semper, / quod prior et corvus dicere saepe solet.

  • 16 Vd. Citroni 1988, p. 17 sgg.; Merli 1993, p. 237 sgg.

  • 17 I 4, 1 sg. contigeris nostros, Caesar, si forte libellos, / terrarum dominum pone super- cilium.

Introduzione

51

grammi lascivi 18 . Gli altri epigrammi del libro per Domiziano sono quelli del ciclo dei leoni e delle lepri, che probabilmente Marziale aveva già presentato all’imperatore 19 . Nel libro II Marziale celebra l’assunzione da parte di Domiziano del titolo di Germanicus (epigr. 2), che risaliva a circa tre anni prima della pubblicazione del libro 20 ; l’epigramma era stato dunque certamente presentato in precedenza all’imperatore; i soli due altri epigrammi che riguardano l’imperatore sono II 91 e 92, il primo una richiesta del ius trium liberorum, il secondo uno scherzoso ringraziamento per l’adempimento del suo voto (anche questi due epigrammi risalgono certamente a vari anni prima della pubblicazione del libro, poiché Domiziano aveva confermato al principio del suo regno i privilegi conferiti da Tito). Non deve perciò stupire la quasi completa assenza dell’imperatore dal libro, tenuto conto anche del fatto che una sezione cospicua di esso (epigr. 68-100) è riservata a epigrammi di carattere licenzioso, caratterizzati da linguaggio esplicito, come Marziale si preoccupa di dichiarare in una sorta di ‘proemio al mezzo’ (epigr. 68). L’allontanamento di Marziale, se pure ebbe tra le sue cause l’abolizione della sportula, non si congurò certo come una critica esplicita all’editto dell’imperatore, come testimonia il sempre maggiore avvicinamento a Domiziano che si nota a partire proprio dal libro IV che, pur non formalmente dedicato all’imperatore, ne celebra in apertura il genetliaco (IV 1) e contiene numerosi epigrammi adulatori 21 . Il V libro, formalmente dedicato all’imperatore, segnerà la denitiva affermazione di Marziale come poeta di prestigio nella Roma di Domiziano 22 .

  • 18 I 4, 5-8 qua Thymelen spectas derisoremque Latinum, / illa fronte precor carmina nostra legas. / innocuos censura potest permittere lusus: / lasciva est nobis pagina, vita proba.

    • 19 Vd. Citroni, p. XXIV sg.; Citroni 1988, p. 18.

    • 20 Viene collocata tra il 9 giugno e il 28 agosto dell’83: vd. T.V. Buttrey, Documentary Evidence for the Chronology of the Flavian Titulature, Meisenheim am Glan 1980, p. 52 sgg.; Marziale ne fa menzione già negli Xenia: serus ut aetheriae Germanicus imperet aulae / utque diu terris, da pia tura Iovi (XIII 4).

    • 21 Vd. Citroni 1988, p. 19 sgg.

    • 22 Vd. Citroni 1988, p. 21 sgg.

  • 52 Alessandro Fusi

2. La cronologia del libro

Il libro, come già ricordato, non contiene riferimenti a eventi storici contemporanei e perciò gli elementi per una datazione sono quanto

mai incerti 23 . Un sicuro terminus ante quem è il 24 ottobre 88, data del genetliaco di Domiziano, che Marziale celebra in IV 1 24 : senz’altro a quella data il libro III doveva essere già stato pubblicato, poiché altrimenti Marziale non avrebbe mancato di inserirvi un componimento celebrativo così attuale e rilevante. Il terminus post quem è costituito dalla data di pubblicazione del II libro, anch’essa però difcilmente individuabile con precisione: Friedlaender (I, p. 54), accogliendo l’ipotesi di Stobbe 1867, p.

  • 62 sg., riteneva che i primi due libri di epigrammi fossero stati pubblicati

congiuntamente verso la ne dell’85 o agli inizi dell’86 25 . Citroni (p. IX sgg.), riutando, credo con buone ragioni, l’ipotesi di edizione congiunta, pone la pubblicazione del I libro agli inizi dell’86 e quella del II tra l’86 e l’87. Egli ritiene comunque verosimile che Marziale possa aver pubblicato il II libro a breve distanza dal I, sull’onda del successo ottenuto, utilizzando epigrammi scritti in precedenza, che per ragioni di spazio non erano potuti entrare nel libro 26 . È pertanto ragionevole pensare che all’inizio dell’87 Marziale avesse pubblicato i suoi primi due libri di epigrammi. La pubblicazione del libro III si colloca dunque in un arco di tempo che va dall’inizio dell’87 al 24 ottobre dell’88 27 .

  • 23 Punto di partenza per le ricerche sulla cronologia dei libri di Marziale è la Einleitung dell’edizione di Friedlaender (I, pp. 50-67). Importanti contributi sono stati recati da Citroni:

vd. l’introduzione del commento al I libro (pp. IX-XXI); Citroni 1988, p. 11 sgg.; Citroni 1989, pp. 214-225; vd. anche Syme 1978, pp. 12-21; Syme 1980, p. 43 sg.; A. Canobbio, Sulla cronologia del V libro di Marziale, «Athenaeum» 82, 1994, pp. 540-550, rielaborato con aggiornamenti in Canobbio 2002, pp. 44-52.

  • 24 L’anno è garantito dalla menzione dei Ludi Saeculares (v. 7 sg.), che furono celebrati nell’88. Come data per la pubblicazione del libro IV si possono assumere i Saturnali dell’88

(vd. Friedlaender, I, p. 55 sg.; Citroni 1989, pp. 217-220); R. Syme sposta la data al gennaio

  • 89 in considerazione della rivolta di Antonio Saturnino, ricordata in IV 11 e scoppiata il

primo gennaio 89 (Syme 1978, pp. 12-21; Syme 1980, p. 43 sg.).

  • 25 L’ipotesi nasce da un’esegesi poco persuasiva di III 1, 3: vd. la n. ad loc.

  • 26 Citroni 1987, p. 138 n. 7. L’ipotesi riceve conforto da un dato statistico: il libro II è, quanto al numero dei versi, il più breve fra i dodici di Marziale (546 contro una media di circa 700; vd. le statistiche in Scherf 2001, p. 107 sgg.).

  • 27 A questa cronologia ampia si è limitato Friedlaender, I, p. 54 sg.

Introduzione

53

L’unico tentativo di stabilire una cronologia più precisa è stato compiuto da Citroni 1987 28 , le cui conclusioni, tenuto conto della scarsità dei dati oggettivi, sono perfettamente plausibili. Dalle osservazioni di Citroni è pertanto opportuno prendere le mosse. L’epigr. 6 è dedicato alla depositio barbae del giovane Marcellino e al compleanno del padre, amico di Marziale: la festa si celebra il 17 maggio 29 . La collocazione dell’epigramma in posizione di rilievo, subito dopo la serie proemiale, suggerisce che esso descriva una situazione piuttosto attuale, altrimenti l’omaggio perderebbe il suo valore. Tra le due possibilità (87 o 88) Citroni 1987, p. 140 propende per il 17 maggio dell’87 sulla base di questa considerazione:

il IV libro contiene espliciti riferimenti a un soggiorno estivo di Marziale in Campania 30 ; Marziale deve perciò aver lasciato la Cispadana nei primi mesi dell’88 per aver avuto il tempo di tornare a Roma e ricevervi gli inviti per l’estate sul golfo di Napoli. Gli inizi dell’88 costituiscono dunque per Citroni un terminus ante quem per la pubblicazione del III libro. In IV 25 Marziale parla con entusiasmo del litorale veneto tra Altino e Aquileia, paragonandolo a Baia e auspicando che possa un giorno essere il porto della sua vec- chiaia; l’escursione non sarà avvenuta nei mesi più freddi: il marzo 88 comporterebbe tempi troppo ristretti per il rientro a Roma per riallacciare i rapporti con gli amici e ricevere gli inviti per l’estate; perciò si può collocare nell’ottobre 87; la pubblicazione del III libro si può collocare poco prima: nel settembre-ottobre 87. Nell’epigr. 20 Marziale chiede alla Musa cosa stia facendo l’amico Canio Rufo, se sia a Roma o sia già partito per Baia 31 . Poiché è naturale che Marziale lo abbia scritto fuori da Roma, probabilmente tra ne febbraio e inizio marzo (poco prima dell’inizio della stagione balneare a Baia 32 ), Citroni ritiene che Marziale potesse trovarsi in Cispadana già nel febbraio 87. Tale ipotesi (settembre-ottobre 87) è senz’altro verosimile, tenuto conto della scarsezza dei dati oggettivi 33 ; tuttavia mi sembra che si possa discutere uno dei presupposti su cui essa si fonda e riesaminare la questione.

  • 28 La sua ipotesi è riassunta in Citroni 1989, p. 222 sg. n. 38.

  • 29 6, 1 lux tibi post Idus numeratur tertia Maias.

  • 30 Come già osservato da Friedlaender, I, p. 56.

  • 31 19 sg. an aestuantis iam profectus ad Baias / piger Lucrino nauculatur in stagno?

  • 32 Vd. Friedlaender, SR II 94, 6.

  • 33 La condivide Sullivan 1991, p. 30, secondo il quale il libro «was published late in 87».

  • 54 Alessandro Fusi

Citroni ritiene che Marziale debba aver lasciato la Cispadana nei primi mesi dell’88 per avere il tempo di tornare a Roma e ricevere gli inviti per l’estate sul golfo di Napoli. Questo terminus ante quem può forse essere messo in discussione: nell’epigr. 58 Marziale descrive la villa a Baia dell’amico Faustino, dedicatario del libro (cfr. epigr. 2); si tratta dell’epigramma più lungo dell’intero corpus marzialiano (51 vv.), collocato in posizione di rilievo quasi al centro del libro. Il componimento, che testimonia di un soggiorno invernale 34 a Baia, successivo al libro II 35 , costituisce un elaborato omaggio al patrono: la singolare collocazione di un lungo epigramma dedicato alla villa di Baia nel libro ‘cispadano’ non sarà completamente disinteressata 36 ; poiché, come cerco di dimostrare nel § 3, ritengo che Faustino sia stato ospite di Marziale durante il suo soggiorno cispadano, l’indubbio legame stabilito nel periodo con il patrono e l’esplicito omaggio alla sua villa baiana, all’interno di un libro a lui dedicato 37 , rendevano probabilmente superuo un ritorno a Roma nei primi mesi dell’88 per ottenere gli inviti per l’estate. Una conferma sembra venire da IV 57: nell’epigramma, scritto in estate a Baia 38 , Marziale si rivolge a Faustino, che è invece a Tivoli 39 ; egli lamenta l’oppressiva calura e si autoinvita con eleganza nella fresca località laziale 40 . È probabile che Marziale si trovasse nella villa di Faustino a Baia (come ritiene lo stesso Citroni, p. 85 sg.). Se questa ricostruzione della vicenda cogliesse nel segno, verrebbe a cadere il terminus ante quem dei primi mesi dell’88. Mi sembra anzi che l’88 possa essere considerato più probabile come anno di pubblicazione 41 . Innanzitutto, se è vero che

  • 34 Cfr. v. 8 sg. hic post Novembres imminente iam bruma / seras putator horridus refert uvas.

  • 35 Per la riconosciuta tendenza da parte di Marziale a collocare gli epigrammi nel primo libro utile, per evitare che perdano in attualità.

  • 36 È signicativo che Marziale apostroFaustino in un distico nel quale lamenta la mancata ricompensa da parte di un tale adulato in un suo epigramma: laudatus nostro quidam, Faustine, libello / dissimulat, q u a s i n i l d e b e a t : imposuit (V 36). Senz’altro ben diverso doveva essere il comportamento del patrono.

  • 37 Faustino è menzionato nel libro ancora negli epigr. 25; 39; 47.

  • 38 1 sg. dum nos blanda tenent lascivi stagna Lucrini / et quae pumiceis fontibus antra calent.

  • 39 3 sg. tu colis Argei regnum, Faustine, coloni, / quo te bis decimus ducit ab urbe lapis.

  • 40 7-10 ergo sacri fontes et litora grata valete, / Nympharum pariter Nereidumque domus. / Herculeos colles gelida vos vincite bruma, / nunc Tiburtinis cedite frigoribus.

  • 41 Pone la pubblicazione del libro nell’88 anche Norcio 1960, p. 185 n. 4, senza tuttavia sostenere l’ipotesi con alcuna argomentazione.

Introduzione

55

Marziale pubblicò durante la sua carriera circa un libro l’anno 42 , sembra più naturale pensare che un cambiamento di residenza signicativo abbia portato un rallentamento dei tempi di composizione e che sia trascorso più tempo fra la pubblicazione del II libro e quella del III di quanto ne sia passato tra il III e il IV (secondo l’ipotesi di Citroni un anno e qualche mese tra il III e il IV; meno di un anno tra il II e il III). Si potrebbe obiettare che la libertà dagli obblighi clientelari consentisse a Marziale un lavoro più intenso e tempi di pubblicazione più ristretti del solito. Signicativo in tal senso è però il libro XII, che Marziale pubblica ben tre anni dopo il precedente, giusticando il periodo di inattività proprio con l’assenza da Roma, che aveva lasciato, ormai stanco e disilluso, ma che costituiva la fonte unica della sua poesia 43 . Un altro elemento sembrerebbe confortare l’ipotesi di una pubblica- zione nell’88: si è già detto dello spazio riservato nel libro al tema dell’abolizione della sportula; Marziale descrive la vita dei clienti in seguito all’editto di Domiziano: l’epigr. 7 ricrea i momenti che seguirono alla deci- sione dell’imperatore; l’epigr. 14 narra di un indigente che viene a Roma dalla Spagna, ma ricevuta la notizia dell’abolizione della sportula se ne torna indietro; l’epigr. 30 analizza la difcoltà per un cliente di vivere a Roma senza sportula; l’epigr. 60 descrive la misera cena che viene offerta da un patrono in luogo del donativo. Marziale dunque sperimentò per qualche tempo la vita da cliente secondo le nuove disposizioni dell’imperatore. Poiché il libro II non contiene riferimenti alla sportula, la sua abolizione andrà collocata successivamente alla pubblicazione del libro 44 ; se dunque

  • 42 È lui stesso ad affermarlo in X 70, 1 sg. quod mihi vix unus toto liber exeat anno / desidiae tibi sum, docte Potite, reus. L’espressione non va naturalmente presa alla lettera.

  • 43 Sono rivelatrici le parole rivolte al dedicatario Prisco nell’epistola prefatoria del libro:

cfr. XII epist. 1 sgg. scio me patrocinium debere contumacissimae trienni desidiae; […] accipe ergo rationem. in qua hoc maximum et primum est, quod civitatis aures, quibus adsueveram, quaero et videor mihi in alieno foro litigare; si quid est enim quod in li- bellis meis placeat, dictavit auditor: illam iudiciorum subtilitatem, illud materiarum ingenium, bibliothecas, theatra, convictus, in quibus studere se voluptates non sentiunt, ad summam omnium illa quae delicati reliquimus desideramus quasi destituti.

  • 44 Si veda in particolare III 7, che descrive i momenti immediatamente successivi all’editto di Domiziano; se questo fosse precedente al II libro, Marziale non avrebbe ritardato no al libro successivo l’inserimento di un epigramma che considerava rilevante; cfr. anche III 14, in cui l’esuritor Tuccio riceve arrivando a Roma la notizia dell’abolizione della sportula, che quindi doveva essere recente.

  • 56 Alessandro Fusi

si accetta la ne dell’86 o inizio dell’87 come data di pubblicazione del libro II, i tempi sembrano essere troppo ristretti perché Marziale potesse trovarsi in Cispadana già nel febbraio-marzo 87, come presuppone la cronologia di Citroni. L’estate-inizio autunno dell’87 potrebbe essere una data plausibile per la partenza di Marziale 45 ; l’epigr. 20 tradisce la nostalgia del poeta per i luoghi dell’Urbe che era solito frequentare con l’amico Canio Rufo e sarà stato scritto quando il poeta mancava da Roma da qualche mese (forse nel febbraio-marzo 88); l’epigr. 6 celebrerà la festa del

  • 17 maggio 88 e la pubblicazione del libro si deve immaginare non lontana

da questa data. L’escursione in Veneto cui si fa riferimento in IV 25 può essere avvenuta nella tarda primavera dell’88 o in estate, in ogni caso dopo la pubblicazione del libro III 46 . L’epigr. 67, che descrive una gita in barca nei dintorni di Forum Corneli, può essere uno degli ultimi composti 47 oppure risalire all’estate dell’87. Un ultimo piccolo elemento: in III 95, 9 sg. (vidit me Roma tribunum / et sedeo qua te suscitat Oceanus) Marziale ricorda con orgoglio il titolo di tribunus semestris che gli garantiva il diritto di proedria a teatro, mentre il Nevolo bersaglio dell’epigramma viene cacciato dal dissignator theatralis dal posto al quale non ha diritto. La situazione descritta si differenzia da quella presupposta in II 29, in cui un parvenu di origine servile può sedere tranquillamente nelle prime le, e sembra attestare, già al momento della pubblicazione del libro terzo, una disciplina più rigida per i posti a teatro (cfr. anche IV 67, 3 sg.). Il diritto

  • 45 La data può essere posticipata se si colloca il soggiorno a Baia attestato dall’epigr. 58 nell’inverno dell’87. Sulla durata del soggiorno di Marziale in Cispadana ha ragione Citroni 1987, p. 138 a sottolineare che deve essere stato piuttosto lungo, se Marziale vi pubblicò anche un libro. Forse qualche indicazione più precisa può essere desunta da IV 26: quod te mane domi toto non vidimus anno, / vis dicam quantum, Postume, perdiderim? / tricenos, puto, bis, vicenos ter, puto, nummos. / ignosces: togulam, Postume, pluris emo. Anche se il destinatario è probabilmente ttizio, l’epigramma può contenere elementi reali e rivelare, senza pretese di rigore, la durata del soggiorno di Marziale in Cispadana. Non sarà casuale che l’epigramma segua nel libro quello, già ricordato, che loda le bellezze del litorale veneto: alla rievocazione del periodo trascorso fuori Roma fa da pendant un epigramma che sottolinea gli obblighi clientelari cui Marziale si è sottratto in quei mesi.

  • 46 Friedlaender (I, p. 55) riteneva che IV 25 potesse essere stato composto al momento della pubblicazione del libro III e che Marziale ne avesse per qualche ragione rinviato la pubblicazione al libro successivo, ma tale ipotesi è giustamente considerata scarsamente probabile da Citroni 1987, p. 140 n. 11.

  • 47 Sarebbe in tal caso signicativa la sua collocazione nel libro a chiusura della sezione ‘casta’, quasi fosse un commiato dai luoghi dove ha trascorso i mesi precedenti.

Introduzione

57

  • di proedria a teatro sarà successivamente raticato dall’editto domizianeo

che restaurava la lex Roscia theatralis (del 67 a.C.), in base alla quale alle

persone di nascita libera e censo equestre venivano riservate le prime quattordici le a teatro. Il tema riceverà ampio sviluppo nel libro quinto (pubblicato verosimilmente durante i Saturnali dell’89; sul ciclo dedicato da Marziale all’argomento vd. Canobbio 2002). La presenza del motivo in questo libro potrebbe pertanto confortare l’ipotesi di pubblicazione nell’88 piuttosto che nell’anno precedente.

3. L’ospite di Marziale

Shackleton Bailey ha correttamente osservato che, se Marziale avesse usufruito dell’invito di un amico o di un patrono in Cispadana, difcilmente avrebbe fatto a meno di menzionare il suo ospite. Ora, sebbene manchi un ringraziamento esplicito, ritengo che ci siano validi motivi per affermare che l’ospite del poeta fu il suo patrono e amico Faustino 48 . Egli è formalmente il dedicatario del libro e questo è già un elemento signicativo. Nell’epigramma

  • di dedica (2) Marziale si rivolge direttamente al libro e gli chiede a chi desideri

essere donato, raccomandandogli di scegliere un patrono autorevole, se non

vuole fare una brutta ne 49 . Quindi immagina che il libro abbia scelto e se ne congratula con lui: Faustini fugis in sinum? sapisti (6). L’espressione descrive un’azione immediata: il libro si rifugia nel sinus della veste di Faustino, che sembra dunque essere presente. In modo diverso negli altri epigrammi

  • di dedica del libro Marziale sottolinea la lontananza dal destinatario o il

percorso che il libro dovrà compiere per giungere a Roma: cfr. 1, 1 sg. hoc tibi, quidquid id est, longinquis mittit ab oris / Gallia Romanae nomine dicta togae; 4, 1 Romam vade, liber; 5, 1 sg. vis commendari sine me cursurus in urbem, / parve liber, multis, an satis unus erit?; 5, 5 protinus hunc primae quaeres in limine Tectae; 100, 1 sg. cursorem sexta tibi, Rufe, remisimus hora, / carmina quem madidum nostra tulisse reor. Marziale dedicherà a Faustino anche il libro IV: cfr. IV 10, 1-4 dum novus est nec adhuc rasa mihi fronte libellus, / pagina dum tangi non bene sicca timet,

  • 48 L’ipotesi è prospettata con estrema cautela da Citroni 1987, p. 155 sg.

  • 49 1-5 cuius vis eri, libelle, munus? / festina tibi vindicem parare, / ne nigram cito raptus in culinam / cordylas madida tegas papyro / vel turis piperisve sis cucullus.

  • 58 Alessandro Fusi

/ i puer et caro perfer leve munus amico, / qui meruit nugas primus

habere meas. I versi esprimono riconoscenza all’amico e, dal momento che, secondo la cronologia sopra proposta (§ 2), il libro IV fu pubblicato in tempi piuttosto vicini al III, è plausibile leggere nel componimento la gratitudine per l’ospitalità ricevuta (cfr. in particolare il v. 4 qui m e r u i t nugas primus habere meas). L’epigramma più lungo ed elaborato del libro terzo (e dell’intero corpus marzialiano) descrive, come ho già avuto occasione di dire, la villa di Faustino a Baia (epigr. 58). Si è già accennato all’epigr. 6, che celebra il taglio della barba di Marcellino e il compleanno del padre, amico di Marziale; da VI 25, scritto mentre Marcellino si trova in servizio nelle province del nord, impegnato in operazioni militari, emerge

il rapporto di amicizia che lega Marziale al padre del ragazzo 50 . In VII 80, ormai conclusasi la guerra sarmatica, Marziale si rivolge a Faustino perché mandi a Marcellino i suoi carmi, che ora avrà il tempo di leggere. Friedlaender (ad III 6, 2) ha supposto, a mio avviso con piena ragione, che il padre di Marcellino fosse proprio Faustino 51 : mi sembra del tutto naturale che per inviare una missiva a un ragazzo impegnato in guerra ci si rivolga alla famiglia piuttosto che a un amico. Un legame tra Faustino e la Cispadana emerge da X 51: Marziale si rivolge al patrono rammaricandosi del fatto che i suoi impegni romani gli impediscano di godere delle belle giornate primaverili: v. 5 sg. quos, Faustine 52 , dies, qualem tibi Roma Ravennam / abstulit! o soles, o tunicata quies! 53 . I versi seguenti però sembrano mostrare che il luogo dove Faustino potrebbe trascorrere queste giornate non è Ravenna, ma Terracina (v. 8 Anxur). Molti editori considerano Ravennam una corruttela: Friedlaender, Lindsay e SB pongono il nome fra cruces; Heraeus invece mantiene il testo tramandato dalla seconda famiglia,

  • 50 3 sg. ille vetus pro te patriusque quid optet amicus / accipe et haec memori pectore vota tene.

  • 51 La sua ipotesi è accettata da A. Stein, RE XIV 2, 1441 e da L. Petersen, PIR² M 183; ad essa si mostrano cautamente favorevoli Citroni 1987, p. 156; Sullivan 1991, p. 31; Grewing, p. 193; Galán Vioque, p. 442.

  • 52 C. Damon, The Mask of the Parasite. A Pathology of Roman Patronage, Ann Arbor 1997, p. 162 n. 37 ipotizza che Faustine in questo verso sia una corruttela di Frontine (cfr. X 58, in cui Marziale si rivolge a Frontino menzionandone la villa ad Anxur). La correzione appare tuttavia arbitraria.

  • 53 Il v. 5 è così tramandato dalla seconda famiglia, mentre la terza ha quos, Faustine, dies, quale sit tibi Roma Ravennae. L’epigramma non compare nei codici della prima famiglia.

Introduzione

59

intendendo Ravennam come il nome della villa di Faustino a Terracina 54 . Citroni 1987, p. 156, che pure considera più probabile un’interpolazione, ha però giustamente posto in rilievo il fatto che la tradizione manoscritta lega il nome di Ravenna proprio al personaggio cui Marziale dedica il libro ‘cispadano’ 55 . La questione testuale non ha trovato soluzioni soddisfacenti (come dimostra il ricorso alle cruces da parte degli editori), ma la presenza del nome Ravenna appare difcilmente spiegabile come un’interpolazione. Se cogliesse nel segno l’ipotesi di Heraeus, il nome Ravenna per la villa

  • di Faustino ad Anxur attesterebbe in modo inequivocabile un legame

affettivo del patrono con la città. Un ulteriore elemento per identicare in Faustino l’ospite di Marziale in Cispadana può essere fornito dall’ordinamento degli epigrammi nel libro, cui il poeta presta particolare cura (vd. § 5). L’epigr. 58, che descrive la villa baiana di Faustino, è incastonato fra tre monodistici di

ambientazione cispadana: i due precedenti (56-57) ironizzano sulla carenza idrica di Ravenna (il nome della città ricorre in chiusura del primo verso di entrambi); il successivo (59) riguarda il caso di un sutor che offre spettacoli gladiatorî a Bologna. La ‘cornice’ cispadana al componimento più esteso del libro non sarà casuale e concorre a suffragare l’ipotesi di vedere in Faustino l’ospite di Marziale nel suo soggiorno cispadano. Gli stretti rapporti con Faustino consentono anche di spiegare la maggiore vicinanza di Marziale alla corte di Domiziano che si nota proprio a partire dal libro IV. Egli fu infatti con molta probabilità un personaggio

  • di spicco della Roma domizianea: ne offre prova VII 12, in cui Marziale

si rivolge a Faustino augurandosi che l’imperatore accolga bene i suoi

epigrammi 56 e difendendosi da coloro che diffondono epigrammi malevoli

  • 54 Egli cita come esempi afni i nomi delle ville di Plinio il Giovane, Comoedia e Tragoedia, presenti in epist. IX 7, 3 altera imposita saxis more Baiano lacum prospicit, altera aeque more Baiano lacum tangit. itaque illam tragoediam, hanc appellare comoediam soleo; illam, quod quasi cothurnis, hanc, quod quasi socculis sustinetur.

  • 55 Un collegamento con la Cispadana è realizzato anche da Izaac, che interviene sul testo tràdito e legge quos, Faustine, dies, quales tibi Roma, Ravennas, / abstulit, intendendo Ravennas come cognomen di Faustino. L’interpretazione dello studioso francese è però scarsamente persuasiva: si tratterebbe dell’unico caso tra le 19 occorrenze in Marziale in cui al nome Faustino è afancato un cognomen; quos e quales inoltre, entrambi riferiti a dies, rivestirebbero la medesima funzione, in modo decisamente poco elegante.

  • 56 Cfr. v. 1 sg. sic me fronte legat dominus, Faustine, serena / excipiatque meos, qua solet aure, iocos.

  • 60 Alessandro Fusi

sotto il suo nome. L’allocuzione a Faustino avrebbe poco senso se quest’ultimo non intrattenesse qualche rapporto con l’imperatore, tale da poter patrocinare presso di lui la causa del poeta. Non sarà probabilmente casuale che Faustino faccia la sua ultima apparizione negli epigrammi di Marziale proprio in X 51, nell’ultimo libro scritto sotto il regno di Domiziano: il prestigio di cui Faustino godeva presso l’ultimo dei Flavi avrà determinato il declino del suo astro sotto il nuovo imperatore 57 .

4.

I

t e m i

d e l

l i b r o

Il III libro, come ricordato in precedenza (p. 50), non contiene epigrammi dedicati a eventi storici contemporanei, né componimenti adulatori nei confronti dell’imperatore. Il tema principale del libro può senz’altro essere considerato quello della difcile condizione a Roma dei clienti, che si divide a sua volta in due loni: il primo riguarda l’abolizione della sportula, che viene sviluppato in quattro epigrammi (7; 14; 30; 60); il secondo analizza in generale i disagi patiti dai clienti nei rapporti con i patroni e il misero trattamento che questi ultimi riservano loro (31; 36; 37; 38; 41; 46). Anche se le recriminazioni di cliente costituiscono un tema presente in tutta l’opera di Marziale, è evidente che in questo libro il poeta intende dare speciale rilevanza all’argomento 58 , a conferma del fatto che nella sua decisione di abbandonare Roma per qualche tempo abbia inuito il peggioramento della condizione del cliente. La nutrita e compatta serie proemiale (1; 2; 4; 5; l’epigr. 3 è concordemente considerato spurio) è legata alle condizioni di pubblicazione del libro e riette il bisogno di protezione dello stesso in assenza dell’autore 59 . Sono invece quasi assenti carmi di omaggio: gli unici patroni nominati sono Faustino, dedicatario del libro (2), cui è destinato anche il componimento più lungo (58: descrizione della sua villa a Baia: vd. § 3) e Rufo 60 , cui Marziale dedica

  • 57 Si potrebbe pensare che Faustino sia morto dopo la pubblicazione del X libro, ma gli stretti rapporti che Marziale intrattenne con lui durante tutto il suo soggiorno romano avrebbero senz’altro meritato un epigramma funebre. Il silenzio di Marziale fu probabilmente dettato da ragioni di opportunità.

  • 58 Su questi epigrammi vd. Merli 1998, p. 144 sgg.

  • 59 Vd. Merli 1993, p. 240.

  • 60 Rufo compare soltanto nella sezione ‘oscena’ del libro (forse anche in 82, 33) ed era

Introduzione

61

il libro in conclusione (epigr. 97; 100) 61 . L’epigr. 6, che celebra la depositio barbae di Marcellino, va considerato un indiretto omaggio a Faustino, padre del ragazzo. Giulio Marziale, cui il poeta invia il libro (5), e Canio Rufo (20; 64) sono amici intimi. Numerosi sono gli epigrammi scommatici; a quelli osceni è riservata una sezione specica, che occupa un terzo del libro, introdotta da un nuovo proemio (68-100: vd. p. 63). Un piccolo ciclo (44; 45; 50) è dedicato al poetastro Ligurino, che non fa altro che recitare i propri versi (alla satira contro un recitator è dedicato anche l’epigr. 18). La denuncia dell’ipocrisia, svolta in diverse forme, ricorre in 42; 43; 54; 55. Tra i tipi comico-satirici presentano alcune variazioni quello dell’antrione avaro (12; 13; 49; 94) e quello dell’impurus ore (17; 28; 73; 77; 80; 81; 82; 84). Questioni di polemica letteraria ricorrono in 9; 69; 83; 99. Tre epigrammi prendono spunto dalla storia: 21, sul caso di un proscritto salvato dal proprio servo; 22, sul suicidio del ghiottone Apicio; 66, dedicato a un paragone tra l’uccisione di Cicerone e quella di Pompeo. La narrazione di un aneddoto di tipo novellistico, non comune negli epigrammi di Marziale, è presente in due casi, entrambi conclusi con un’inopinata castrazione (24; 91). Il soggiorno in Cispadana non incide in misura notevole nell’economia del libro: oltre agli epigrammi proemiali, che illustrano al lettore la situazio- ne anomala che vede il poeta pubblicare un libro mentre è assente da Roma (1; 4), tre epigrammi sono dedicati al caso di un ciabattino che aveva offerto un munus gladiatorio a Bologna (16; 59; 99; nell’epigr. 59 si parla di un fullo che aveva fatto lo stesso a Modena); due (56; 57) sfruttano la carenza idrica di Ravenna per creare una variazione sul motivo della disonestà degli osti; uno descrive una gita in barca sui umi Vaterno e Rasina (67); la vicenda di un soldato congedato di Ravenna, che viene castrato per errore da un gruppo di adepti di Cibele, offre il tema per l’epigr. 91; il lungo componimento scommatico contro la vecchissima Vetustilla contiene un riferimento al fastidio provocato dal gracidio delle rane di Ravenna e dal ronzio delle zanzare di Adria (93, 8 sg.); inne nell’epigr. 58 è menzionato il formaggio proveniente da Sarsina (35 metamque lactis Sassinate de silva 62 ).

probabilmente un lettore interessato alla poesia più licenziosa. Per alcune proposte di identicazione vd. la n. intr. all’epigr. 100.

  • 61 Marziale non si preoccupa della contraddittorietà che può risultare dalla presenza di più dedicatari dello stesso libro: vd. § 6.

  • 62 Il verso crea tuttavia perplessità per il fatto che il contadino di Baia offra del formaggio

  • 62 Alessandro Fusi

Come si può notare la vita cispadana non colpì in modo profondo la fantasia di Marziale, il cui universo poetico continuò a essere quello dell’Urbe. L’assenza del poeta dalla città non era destinata a durare a lungo.

  • 5. L’ o r d i n a m e n t o

d e g l i

e p i g r a m m i

Il libro è per Marziale il veicolo principale per la diffusione dei suoi epigrammi 63 . Le analisi condotte sulla struttura di singoli libri 64 hanno dimostrato che i componimenti non si susseguono in modo casuale, senza alcuna logica. Al contrario, la disposizione degli epigrammi nel libro, pur non lasciandosi ricondurre a schematizzazioni troppo rigide 65 , risponde

  • di una campagna lontana, mentre Marziale sottolinea nel passo che la villa di Faustino può

disporre di freschi prodotti locali (vd. al riguardo la n. ad loc.).

  • 63 L’importanza del libro emerge anche dalla frequenza con la quale il tema libri/lettori è trattato negli epigrammi (vd. Fowler 1995, p. 31). Senz’altro eccessivo il rilievo attribuito alla diffusione orale da W. Burnikel, Zur Bedeutung der Mündlichkeit in Martials Epigrammbüchern I-XII, in G. Vogt-Spira (Hrsg.), Strukturen der Mündlichkeit in der römischen Literatur, Tübingen 1990, pp. 221-234. Molti apparenti riferimenti all’oralità sono in realtà spiegabili, come rilevato da Fowler 1995, p. 38, come casi di «ngierte Mündlichkeit» (l’espressione è mutuata da P. Goetsch, studioso tedesco della letteratura inglese del XIX secolo).

  • 64 Osservazioni sull’ordinamento degli epigrammi si trovano già in Pertsch 1911, pp. 58- 68. Sulla struttura di singoli libri vd. specialmente Citroni, pp. XXVI-XXXVIII (I libro); Kay, p. 5 sg. (XI); Grewing, pp. 29-51 (VI); si veda anche Merli 1993 (sulle serie proemiali dei libri); Merli 1998; J. Scherf, Zur Komposition von Martials Gedichtbüchern 1-12, in Grewing, Toto notus, pp. 119-138; Scherf 2001; S. Lorenz, Waterscape with Black and White: Epigrams, Cycles, and Webs in Martial’s Epigrammaton liber quartus, «AJPh» 125, 2004, pp. 255-278.

  • 65 Non hanno trovato molto consenso tra gli studiosi le architetture interne rintracciate da K. Barwick (Zur Kompositiontechnik und Erklärung Martials, «Philologus» 87, 1932, pp. 63-79; Barwick 1958) e dal suo allievo H. Berends (Die Anordnung in Martials’ Gedichtbüchern I-XII, Diss. Jena 1932). Barwick, cui pure si deve riconoscere il merito

    • di aver richiamato l’attenzione degli studiosi di Marziale sulla struttura dei libri, no ad

allora trascurata, ravvisava nella disposizione dei componimenti un complesso gioco

  • di corrispondenze basate sul numero dei versi, sul metro, sul tono degli epigrammi,

ipotizzando la costituzione dei libri attraverso l’aggregazione di cicli epigrammatici. Tali sottili legami si sono dimostrati spesso molto incerti e, soprattutto, difcilmente potrebbero essere percepiti dal lettore (si vedano sull’argomento le ragionevoli osservazioni

  • di Citroni, pp. XXVI-XXIX; Merli 1993, p. 229 sg.). Risultati più fruttuosi hanno portato

Introduzione

63

a una ricerca di varietà nei toni, nella lunghezza dei componimenti, nella scelta dei metri 66 . Lo scopo principale è evitare di annoiare il lettore, ma si possono individuare altri criteri ponderati nella disposizione degli epigrammi. Gli esordi sono particolarmente curati: la presentazione del libro è un momento molto delicato e Marziale cerca di garantire alle sue opere l’appoggio di inuenti patroni o dell’imperatore stesso. Un’analoga cura presiede alla disposizione degli epigrammi di chiusura del libro 67 . Il libro terzo presenta una struttura peculiare: gli epigr. 1-67 sono dedicati ad argomenti di vario genere, mentre l’ultima parte del libro (epigr. 68-100), introdotta da un nuovo proemio (68), contiene epigrammi dedicati quasi esclusivamente al sesso e caratterizzati da un linguaggio esplicito. Se si considera che l’epigr. 3 è ritenuto unanimemente spurio, il nuovo proemio si colloca esattamente dopo due terzi del libro e introduce la sezione licenziosa che occupa l’ultimo terzo del libro 68 . Le due sezioni del libro sono nettamente distinte anche dal punto di vista lessicale: la

le indagini sui cicli epigrammatici intesi come variazioni di un motivo, realizzate in testi posti a distanza ravvicinata: vd. V. Buchheit, Martials Beitrag zum Geburtstag Lucans als Zyklus, «Philologus» 105, 1961, pp. 90-96, sul ciclo indirizzato a Polla Argentaria, vedova di Lucano, e dedicato alla celebrazione del genetliaco del poeta (VII 21; 22; 23); J. Garthwaite, Martial, Book 6, on Domitian’s Moral Censorship, «Prudentia» 22, 1990, pp. 13-22, sugli epigrammi dedicati alla restaurazione della Lex Iulia de adulteriis coercendis (VI 2; 4; 7; 22; 45; 90; 91); W. Hofmann, Motivvariationen bei Martial. Die Mucius Scaevola- und die Earinus-Gedichte, «Philologus» 134, 1990, pp. 37-49 e C. Henriksén, Earinus: an Imperial Eunuch in the Light of the Poems of Martial and Statius, «Mnemosyne» 50, 1997, pp. 281- 294, sul ciclo di Earino, coppiere di Domiziano; J. Garthwaite, Revaluating Epigrammatic Cycles in Martial, Book Two, «Ramus» 30, 2001, pp. 46-55; M. Ciappi, Ille ego sum Scorpus. Il ciclo funerario dell’auriga Scorpo in Marziale (X 50 e 53), «Maia» 53, 2001, pp. 587-609; Canobbio 2002, sul ciclo del V libro dedicato alla restaurazione domizianea della Lex Roscia theatralis.

  • 66 Il principio dell’aequalitas è esplicitamente riutato da Marziale (VII 90): iactat inae- qualem Matho me fecisse libellum: / si verum est, laudat carmina nostra Matho. / aequales

scribit libros Calvinus et Umber: / aequalis liber est, Cretice, qui malus est; vd. al riguardo Citroni 1968, p. 272.