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MODULO 2 - PSICOLOGIA DELLA FORMAZIONE E DELL’ORIENTAMENTO

PROFESSIONALE
TECNICHE DI GRUPPO IN UNA CLASSE DI LS/L2
Nel presente saggio intendiamo illustrare alcune tecniche di gruppo per una classe di lingua
straniera o lingua seconda, partendo dalla lezione intesa come tecnica di gruppo in quanto rivolta al
gruppo classe e terminando con il ben noto role play. In effetti, ogni metodologia insegnativa
utilizzata in classe si configura come tecnica di gruppo, in quanto la lezione, senza gruppo, non
sussisterebbe. Il presupposto che sottende tali metodologie è che esse portino all’apprendimento
effettivo, ovvero apprendimento dall’esperienza. Analizzeremo come alcune metodologie siano più
efficaci per la classe intesa come gruppo, senza imporre alcun modello/metodo predefinito.
Dovendo le tecniche di gruppo riferirsi all’esperienza, esse pongono giocoforza il discente al centro
del processo di apprendimento. Il susseguirsi dei diversi approcci glottodidattici, fenomeno noto
come “sindrome del pendolo”, ha portato all’affinarsi delle metodologie didattiche, trasformandole
da passive (metodo gramamticale-traduttivo, metodo audio-orale) ad attive (metodo comunicativo,
“post-metodo” (Hall, 2012)).
La didattica tradizionale vede la lezione come la più diffusa e principale metodologia
d’insegnamento. Il termine deriva dal verbo latino lego, legi, lectum, legere (“leggere”) e rimanda
alla lettura (lectio) ex cathedra: il docente onnisciente legge, interpreta e trasmette il suo sapere;
l’allievo recepisce ciò che il docente trasmette. Il ruolo degli interlocutori è per cui fortemente
asimmetrico. Tale rapporto è ben rappresentato dalla metafora dei “vasi pieni” (la mente del docente
che sa) e dei “vasi vuoti” (la mente degli allievi, ancora da riempire). Il ruolo del discente è quindi
quello di semplice ascoltatore, recettore di informazioni. Tale metodologia, valida sino agli anni
‘60, poco si addice oggi ad una classe di lingua straniera, dove il fine principale dell’insegnamento
è quello di riuscire a creare delle condizioni atte a far interagire i discenti con i parlanti di un’altra
lingua. L’utilizzo di tecniche più coinvolgenti in una classe di lingua straniera si rivela quindi
fondamentale anche per quanto riguarda il numero degli studenti in una classe: se la lezione è
prettamente frontale-passiva, le tecniche di gruppo permettono di far agire il discente con i suoi pari
e con il docente al fine di ottimizzare al massimo i tempi della lezione/incontro 1 e produrre quanta
più lingua possibile. Prima di analizzare tali metodologie per lo sviluppo delle abilità linguisticocomunicative in L2/LS (Balboni, 2008), riteniamo inevitabile far riferimento all’ormai consolidata
affermazione del metodo induttivo a scapito del metodo deduttivo. Mentre il metodo deduttivo
considerava il docente come unico depositario e trasmettitore del sapere linguistico, il metodo
1 Teniamo a specificare che la parola lezione come utilizzata sinora si riferisce ad una metodologia didattica.
Riteniamo pertanto opportuno sottolineare che per lezione si intende anche l’unità di tempo della lezione
scolastica, generalmente corrispondente ad un’ora.

con linee che produrranno un diagramma a ragno. scoprendo le regole. Tale tecnica si rivela altamente motivante e divertente. Tale attività si rivela altamente proficua per lavorare sul lessico. alla fine di un determinato percorso didattico (incontro/lezione. favorendo implicitamente la comprensione.induttivo invita gli studenti a riflettere sui testi per inferire le strutture che sottendono una lingua. e uno studente B traccia il percorso sulla cartina con tali indicazioni. in questo caso. unità didattica. permette di verificare la comprensione di un testo orale o scritto non ponendo domande dirette che innalzino il filtro affettivo. il docente invece. Griglia: tale metodologia non inserisce il filtro affettivo in quanto il discente deve apportare una crocetta in uno schema o piano cartesiano. altre parole correlate ad essa per associazione di idee o conseguenza logica. Transcodificazione: la forma più diffusa di transcodificazione (ovvero passaggio da un codice ad un altro. ma pone alcune problematiche in classe di L2/LS: in quale lingua deve essere fatta la domanda? In lingua italiana. Si può tuttavia sopperire a tale problema tecnico attraverso un lavoro di gruppo con la classe intera o con piccoli gruppi. aumentando così il livello di difficoltà? Tale metodologia ci pare “passiva”. Il monologo è una produzione orale su un argomento precedentemente trattato. verificando che alla fine si arrivi al luogo indicato. Verifica dell’abilità di comprensione Domanda aperta: è la tecnica più nota di verifica della comprensione. le memorizza più facilmente in quanto fonda la memorizzazione su un processo logico di comprensione. Una tecnica molto diffusa è . Esso presenta un problema operativo nelle classi molto numerose: è di fatti difficile tenere alta la concentrazione e motivazione di tutti i gli studenti mentre uno studente parla. Pare opportuno relegare la domanda aperta come metodologia attiva solo per stimolare. E’ perciò opportuno differenziare l’insegnamento della lingua dalla riflessione sulla lingua: quest’ultima permette infatti di portare alla scoperta delle regole e porre il discente al centro della sua formazione linguistica. o in lingua straniera. chiede cose che già sa). in quanto si accentua il ruolo gerarchico studente/docente e rappresenta un falso pragmatico (nella vita si chiedono cose che non si sanno. Un’altra tecnica diffusa di transcodificazione consiste nella descrizione di un quadro da parte di uno studente e nella trasposizione in disegno da parte di un altro studente che non può visionare l’immagine. ad esempio da orale a scritto o viceversa) consiste nel ascolto o lettura di un testo e nella sua trascrizione. e ben si presta ai livelli base di apprendimento. L’allievo. Sviluppo delle abilità produttive orali Brainstorming: il brainstorming consiste nell’elicitazione di idee e concetti attraverso una parola chiave scritta su un foglio o sulla lavagna. Scelta multipla: anche questa tecnica. riflessioni abbastanza complesse. come la precedente. Ad esempio uno studente A legge delle indicazioni stradali. modulo). permettendo di verificare la comprensione e mettere in uso elementi linguistici quali preposizioni di luogo o l’uso dell’imperativo in un clima apprenditivo sereno. a questa parola i discenti ancoreranno.

il tipo di saluto. Il role taking è una simulazione guidata di un copione.la detective story collettiva: un alunno è il poliziotto. quest’ultimo reindirizza la domanda ad un altro compagno e così via. le attività sin qui illustrate presentano il vantaggio di porre il discente nella posizione di protagonista del suo processo di apprendimento. e tutti i compagni sono testimoni di un crimine e. Una variante alla tradizionale attività preimpostata dal docente sta nel far creare dagli studenti il dialogo stesso. veste i panni di un personaggio ma elabora da sé le battute di un dialogo aggiungendo degli elementi del proprio vissuto. Il vantaggio della drammatizzazione sta nella grande quantità di lessico che si può memorizzare grazie alla ripetizione (e quindi fissazione) di espressioni abituali dei principali atti comunicativi. man mano che si avanza con l’età non è accettata di buon grado. L’insegnante deve perciò sottolineare la valenza didattica di tali attività affinché gli studenti partecipino attivamente. Riassumendo. interrogati. Sviluppo delle abilità di interazione L’abilità di interazione orale è al giorno d’oggi la più rilevante ed enfatizzata dagli approcci comunicativi. Il role play consiste infine nell’avere delle indicazioni sugli atti comunicativi di due personaggi che gli studenti dovranno trasformare in dialogo. Tale abilità implica l’integrazione delle abilità ricettive e produttive. Una variante è costituita dalla storia a catena. dove un alunno inizia la storia e i compagni devono continuarla. soprattutto nei primi stadi di apprendimento della lingua straniera. Nel dialogo a catena uno studente inizia un dialogo e un suo compagno risponde. Il discente. come nella drammatizzazione. narrano la loro versione dei fatti. differendo dall’usuale lezione frontale-passiva in cui il suo ruolo è relegato a semplice ascoltatore. Esse hanno il vantaggio di preparare ai principali atti comunicativi. . Nel role making la creatività del discente è più incisiva: i ruoli sociali del dialogo di partenza rimangono. Tuttavia. il registro da utilizzare. Nel dialogo aperto si presentano le battute di un dialogo di un personaggio e lo studente deve completarlo con le battute di un altro personaggio. Tale forma di attività comunicativa funziona bene con i bambini. Ogni allievo è perciò costretto ad ascoltare gli altri per evitare di contraddirsi e suscitare sospetti. ma lo studente è libero di decidere il numero di battute. Essa permette infatti di non “gettare” direttamente il discente nella comunicazione senza aver acquisito le strutture linguistiche elementari. di un testo creato dalla classe stessa o di un testo letterario. La drammatizzazione consiste nella recitazione (a memoria o leggendo) di un testo del manuale. ed è quindi una delle più difficili abilità da padroneggiare. Tali situazioni di simulazione del parlato si configurano come trampolino di lancio nella conversazione in situazione reale. ma possono a volte essere de-motivanti nei teenagers in quanto avvertono il distacco dal reale.

Bibliografia Hall G. Balboni P. E (2008) Le sfide di Babele. (2012) Exploring English Language Teaching: Language in Action. . London: Routledge. Novara: UTET.