Fondato nel 1948

Sped. in abb. postale
comma 20, lett. C
Art. 2 - Legge 662/96
Taxe perçue - Tariffa riscossa
To C. P. M.

Periodico della Famiglia Cottolenghina

Anno 69° n. 1 gennaio 2017

volontari,
artigiani
di misericordia

Fondato nel 1948
Sped. in abb. postale
comma 20, lett. C
Art. 2 - Legge 662/96
Taxe perçue - Tariffa riscossa
To C. P. M.

Periodico della Famiglia Cottolenghina

Anno 69° n. 1 gennaio 2017

sommario
3

Il punto

4

La “madre” l’angelo della carità

don Roberto Provera

volontari,
artigiani
di misericordia

Fondata nel 1948
Anno 69 - n. 1 - Gennaio 2017

Periodico della Famiglia Cottolenghina
Periodico quadrimestrale
Sped. in abb. postale
Comma 20 lett. C art. 2 Legge 662/96
Reg. Trib. Torino n. 2202 del 19/11/71
Indirizzo: Via Cottolengo 14
10152 Torino - Tel. 011 52. 25. 111
C. C. post. N. 19331107
Direzione Incontri Cottolengo Torino
redazione.incontri@cottolengo.org
l

Direttore responsabile:
Don Roberto Provera

l

Redazione:
Caporedattore: Salvatore Acquas
Redattori: Mario Carissoni

Gemma La Terra

l

Collaboratori:
Don Emanuele Lampugnani - Fr. Beppe
Gaido - Paola Bettella - Patrizia Pellegrino Nadia Monari

l

Progetto grafico:
Salvatore Acquas

l

Impaginazione:
Giovanni Grossi

l

Stampa: Tipografia Gravinese
Via Lombardore 276/F - Leinì
Tel. 011 99. 80. 654

La Redazione ringrazia gli autori di articoli e
foto, particolarmente quelli che non è riuscita a
contattare.
Incontri è consultabile su:
www. cottolengo. org
entrate a cuore aperto
http://chaariahospital. blogspot. com/
Questa rivista è ad uso interno della Piccola
Casa della Divina Provvidenza (Cottolengo)

8
14

Mario Carissoni

Volontari, artigiani
di misericordia

a cura della redazione

Avevo fame e
mi hai dato da mangiare
don Adriano Gennari

Torino e Biella... insieme!
sr. Rosella Busnelli

Le virtù e il Cottolengo
don Emanuele Lampugnani

L’amore che tutto trasforma
Stefano

Dietro le grate
Marina Lomunno

Noi e i poveri
fr. Beppe Gaido

100 anni dopo...
una storia che continua
Cinzia e Francesco Ferrari

Stranieri a casa nostra
don Carlo Carlevaris

7
11
17
18
20
25
26

Il bambino senza scarpe

28

Silenzio e ascolto

30

a cura della redazione
a cura della redazione

il punto
don Roberto Provera

Dono

I

l nostro comune nemico non sta fuori
di noi, ma dentro di noi. È un nemico
invisibile, ma ben presente. È subdolo,
pronto a suggerire mille e una scusa. È
potente; l’esperienza, se valutata con sincerità,
ce lo conferma. Anche invincibile? Forse
no, speriamo proprio di no. Questo nemico
è l’egoismo, l’egocentrismo o, con termine
paludato (forse per addomesticarlo? per
attenuarne la bruttezza?), l’autoreferenzialità.
Sia a livello individuale che sociale che
internazionale. Chi non pone i propri interessi
prima di tutto e al di sopra di tutto? E per
mille ragioni, tutte una più plausibile dell’altra.
Ma questo buio è squarciato da qualche luce,
che ci è dato di scorgere, o forse anche da
molte luci, che spesso rimangono a noi celate.
Come non pensare a Madre Teresa – santa -? o
ancora alla carità del Santo Cottolengo? o più
semplicemente alla generosità di quell’umile
calzolaio e della moglie, che donano a quel
Bimbo scalzo un paio di scarpe, da cui
avrebbero potuto ricavare qualche soldo, per
assicurarsi un sia pur misero pranzo di Natale?
Noi invece preferiamo la sicurezza, poggiare i
piedi sulla solida roccia di un cospicuo conto
in banca, perché ci fidiamo solo di noi stessi, di
quello che vediamo e tocchiamo. Poveri noi!
Papa Benedetto XVI nella giornata mondiale
della gioventù, tenutasi a Colonia nel 2005,

Incontri

smascherò questo inganno. “I beati e i santi
sono stati persone che non hanno cercato
ostinatamente la propria felicità”, disse.
Ma come? Non è precisamente questo
l’obiettivo di ogni essere umano: la felicità?
Non è forse per questo che Dio ci ha creati?
Certamente. Ma la via per conseguire questa
metà non è l’egoismo.
Prosegue Papa Benedetto: “I beati e i santi...
semplicemente hanno voluto donarsi”. Ecco
il segreto: il dono, la volontà e la capacità
di donarsi. Poco o tanto, ma donarsi. In
qualunque circostanza, ma donarsi. A
chiunque, ma donarsi. Un attimo di tempo,
un boccone di pane, un bicchiere d’acqua,
un euro, un sorriso, una parola buona, una
preghiera. E tutto ciò sarà veramente dono, se
non sarà solo donare, ma donarsi. n

Auguri della Redazione
a tutti i lettori

Carissimi ed affezionati lettori,
nell’impossibilità di poterlo fare con
una stretta di mano, affidiamo a
questo piccolo spazio il nostro grande
e sincero augurio per giorni nella
gioia, sereni e con molte grazie.
Da tutta la Redazione, Buon Natale e
felice Anno Nuovo!

n° 1/2017

3

la “madre”
l’angelo
della carità

“La vita è una sola
e io debbo spenderla tutta
per seminare amore
fino all’ultimo respiro.”

SPIRITUALITà

Mario Carissoni

C

he altro cercare di più bello per ricordare
questa donna straordinaria?
L’anelito fluito da un’anima piena di Dio
e trasformato in impegno, ha accompagnato
tutta la vita di Madre Teresa, vissuta donandosi
completamente ai poveri sino ad assumere
l’ampiezza della Santità.
Per l’amore con cui nelle periferie e negli slums
maleodoranti di Calcutta ha accompagnato i
miseri, i senza tetto, i lebbrosi, gli ammalati di
Aids, raccogliendoli tutti con le sue mani amorose
dai marciapiedi, dove giacevano abbandonati, era
già considerata santa da molti anni!
Per la Chiesa lo è stata a Roma il 4 settembre
2016, canonizzata da Papa Francesco, giorno
che coincide con lo stesso in cui, nel 2003, si era
compiuto il processo iniziato da San Giovanni
Paolo II con la sua proclamazione a Beata!
Piccola suora ma grande Santa, il suo respiro
continua a seminare in mezzo ai poveri del mondo
con i Missionari e le Missionarie della Carità, la
congregazione religiosa da lei fondata nel 1950,
presente in 620 case sparse in tutto il mondo.
Missionaria senza frontiere nel 1975, anno
internazionale della donna, inviata da Paolo
VI a rappresentare la Santa Sede all’ONU, vi
pronunciò un discorso in difesa della maternità.
Nel 1979 insignita del premio Nobel per la Pace,
sale sul palco con il Rosario tra le mani e fa un
discorso in difesa della maternità, denunciando
il dramma dell’aborto e dei milioni di bambini
non nati. Accetta il premio e ringrazia, a nome di
tutti coloro che si sentono indesiderati, non amati,
non curati, espulsi dalla società. Accettò a nome
loro sicura di aver portato nuova comprensione tra
ricchi e poveri.
Anjezë Gonxhe Bojaxhiu era nata a Skopje, in
Albania, nel 1910. Nel 1928 entra nell’Istituto
delle suore della Beata Vergine Maria di Loreto.
Divenuta religiosa, si sente da subito chiamata
alle missioni e ancora postulante, nel 1929 viene
inviata come insegnante in India, nella città di
Darjeeling, ai piedi dell’Himalaia, dove inizierà
il noviziato. Emetterà i voti nel maggio 1931
assumendo il nome di Suor Teresa del Bambin

Incontri

Gesù, la santa di Lisieux, patrona delle missioni.
Di lei erediterà la capacità di sorridere di quel
sorriso che sprizzava gioia e trasmetteva luce in
un segno di pace!
Nel 1946 arriva la chiamata per seguire l’invito
di Gesù: Sii la mia luce!
Un invito che con una vita radicata nel Vangelo,
accompagnerà tutta la sua esistenza. Lascia così
l’abito religioso e indossa il sari, per confondersi
con la massa degli ultimi, quelli a cui sente
ormai di appartenere.
All’età di 87 anni, il 5 settembre 1997, mentre
su Calcutta infuriava un temporale che lasciava
la città nel buio, nella Casa Madre delle
Missionarie della Carità si è spenta e ha chiuso
gli occhi, quegli occhi che erano sempre pieni
di gioia. Moriva nel buio per entrare nella luce
dell’amore di Dio.
Non ha lasciato molti scritti, di lei scriveranno altri,
ma abbiamo esempi e insegnamenti che ognuno
di noi può calare nel suo cuore: Se non amiamo
siamo, tutti poveri, i più poveri tra i poveri!

n° 1/1017

5

spiritualità

Raccomandava alla sue figlie di
mantenere sempre con fedeltà
la povertà, perché praticandola
non avrebbero mai avuto da
temere alcun declino! E a noi:
“Quello che facciamo è solo una
goccia nell’oceano, ma se non lo
facessimo, l’oceano avrebbe una
goccia in meno”.

6

Vogliamo ora chiudere queste
poche note con il ricordo che
di questa Santa hanno alcune
figure cottolenghine che l’hanno
incontrata.
A Torino dalla Cronaca della
Congregazione delle Suore
di San Giuseppe Benedetto
Cottolengo sappiamo che Madre

Incontri

n° 1/2017

Teresa è stata tra noi tre volte:
la prima il 14 marzo 1967
quando visita la Piccola Casa,
parlando in salone a tutti, si
autodefinisce una: “appassionata
ammiratrice e imitatrice del
Santo Cottolengo”.
Il 17 giugno 1976 compie una
seconda visita alla Piccola Casa.
Infine il 7 ottobre 1978, per
la terza volta Madre Teresa
viene e visita la Piccola Casa;
a sera prega con la Comunità.
Parlando alle Suore dice:
“Facciamo la stessa cosa:
amiamo Gesù nel fratello più
povero; voi qui, io nel mondo”.
È trascorso molto tempo
dalla sua venuta, ma alcune
Suore pur avanti negli anni,
avendo partecipato insieme alle
preghiere, si ricordano di lei. In
tutte ritorna l’affermazione che
da sempre ha guidato la nostra
Santa: Noi siamo la Luce di
Gesù, i suoi occhi! E invitava a
mai dimenticarlo.
In India non sono certo
mancate occasioni d’incontro,
ma quello che ci piace ricordare
è quanto donato dalla nostra
comunità di Cochin, nel
Kerala, che per diverso tempo
ha ospitato e dato assistenza a
creature “speciali”, portate in
bicicletta dai suoi volontari per
l’assistenza giornaliera.
Una volta un giornalista le ha
chiesto: “Madre, come fa Lei
che vede tante miserie, ad avere
occhi così gioiosi?” La sua risposta
fu sorprendente: “I miei occhi
riflettono gioia perché le mie mani
sono piene di lacrime asciugate sul
volto dei miei fratelli”. n

notizie cottolenghine

sr. Rosella Busnelli

torino e biella....
insieme!

Piccola Casa, 7 ottobre 2016

M

adre Elda Pezzuto lo
scorso 30 settembre
aveva annunciato
l’unificazione delle due Province
cottolenghine di Torino e di
Biella.
La nuova Provincia di Torino
“S. Giuseppe B. Cottolengo”
vede il suo inizio nel giorno
particolarmente caro a noi
cottolenghini e cioè la Festa
della Beata Vergine del Santo
Rosario, Patrona della Piccola
Casa. Un evento preparato
dalla preghiera personale
e comunitaria nei giorni
precedenti e che ha avuto il
suo culmine nella celebrazione
eucaristica, presieduta da Padre
Lino alla presenza di Madre
Elda e del suo Consiglio, le
due Superiore Provinciali con i
rispettivi Consigli e le Superiore
locali delle due Province
interessate, nonchè la Superiora
Provinciale di Roma con la sua

Vicaria e numerose Sorelle,
convenute per pregare insieme
e vivere questo momento
significativo che vede tutte
impegnate in un rinnovato
cammino di responsabilità nel
vivere ciò che il nostro Santo,
S.G.B.Cottolengo, desiderava
per le sue Suore: “Sia tra voi
eterna unione di cuori”.
L’unità non è solo frutto di logiche
e organizzazione umane, ma
è dono dello Spirito, dono da
invocare continuamente dall’alto.
Per questo “la vera Unificazione
ha inizio ora, nel nostro
quotidiano cercare il Signore,
nel nostro ostinato desiderio di
aprirci alla Grazia e continuare
nella storia l’esperienza della prima
Comunità cristiana”. (cfr. Reg.
Art.21)
L’Unificazione è un evento
che dobbiamo vivere in
modo carismatico; per questo
ci è richiesto uno sguardo
contemplativo, sguardo che
riconosce già presente il Signore

Incontri

n° 1/2017

che opera e che ci spinge alla
trasformazione personale, che
costruisce la comunione e ci
rende capaci di accoglierla
come un grande dono dello
Spirito Santo... così sapremo
custodire, testimoniare ed
esprimere, nell’oggi, la vitalità
e la peculiarità del Carisma
cottolenghino ovunque
operiamo. n

7

volontari,
Artigiani
di misericordia
Discorso di
Papa Francesco
agli operatori
di misericordia

volontariato

a cura della Redazione

V

oi siete artigiani di misericordia: con le
vostre mani, con i vostri occhi, con il
vostro ascolto, con la vostra vicinanza,
con le vostre carezze...
Non c’è misericordia senza concretezza.
La misericordia non è un fare il bene “di
passaggio”, è coinvolgersi lì dove c’è il male,
dove c’è la malattia, dove c’è la fame, dove
ci sono tanti sfruttamenti umani. E anche la
misericordia umana non diventa tale – cioè
umana e misericordia – fino a quando non
ha raggiunto la sua concretezza nell’agire
quotidiano. L’ammonimento dell’apostolo
Giovanni rimane sempre valido: «Figlioli, non
amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti
e nella verità» (1 Gv 3, 18). La verità della
misericordia, infatti, si riscontra nei nostri
gesti quotidiani che rendono visibile l’agire di
Dio in mezzo a noi.
Fratelli e sorelle, voi qui rappresentate il
grande e variegato mondo del volontariato.
Tra le realtà più preziose della Chiesa ci
siete proprio voi che ogni giorno, spesso nel
silenzio e nel nascondimento, date forma e
visibilità alla misericordia. Voi siete artigiani
di misericordia: con le vostre mani, con i
vostri occhi, con il vostro ascolto, con la vostra
vicinanza, con le vostre carezze... artigiani! Voi
esprimete il desiderio tra i più belli nel cuore
dell’uomo, quello di far sentire amata una
persona che soffre. Nelle diverse condizioni
del bisogno e delle necessità di tante persone,
la vostra presenza è la mano tesa di Cristo
che raggiunge tutti. Voi siete la mano tesa di

Cristo: avete pensato questo? La credibilità
della Chiesa passa in maniera convincente
anche attraverso il vostro servizio verso i
bambini abbandonati, gli ammalati, i poveri
senza cibo e lavoro, gli anziani, i senzatetto,
i prigionieri, i profughi e gli immigrati,
quanti sono colpiti dalle calamità naturali...
Insomma, dovunque c’è una richiesta di
aiuto, là giunge la vostra attiva e disinteressata
testimonianza. Voi rendete visibile la legge di
Cristo, quella di portare gli uni i pesi degli
altri (cfr Gal 6, 2; Gv 13, 34). Cari fratelli
e sorelle, voi toccate la carne di Cristo con
le vostre mani: non dimenticatevi di questo.
Voi toccate la carne di Cristo con le vostre
mani. Siate sempre pronti nella solidarietà,
forti nella vicinanza, solerti nel suscitare
la gioia e convincenti nella consolazione.
Il mondo ha bisogno di segni concreti di
solidarietà, soprattutto davanti alla tentazione
dell’indifferenza, e richiede persone capaci di
contrastare con la loro vita l’individualismo,

amiamo
“anon
parole né

con la lingua,
ma coi fatti e
nella verità”
Incontri

n° 1/2017

9

il pensare solo a se stessi e
disinteressarsi dei fratelli nel
bisogno. Siate sempre contenti
e pieni di gioia per il vostro
servizio, ma non fatene mai
un motivo di presunzione che
porta a sentirsi migliori degli
altri. Invece, la vostra opera
di misericordia sia umile ed
eloquente prolungamento di
Gesù Cristo che continua a
chinarsi e a prendersi cura di
chi soffre. L’amore, infatti,
«edifica» (1 Cor 8, 1) e giorno
dopo giorno permette alle
nostre comunità di essere
segno della comunione
fraterna.
Vi invito tutti a pregare
in silenzio per tante, tante
persone che soffrono; per
tanta sofferenza, per tanti
che vivono scartati dalla
società. Pregare pure per tanti
volontari come voi, che vanno
incontro alla carne di Cristo
per toccarla, curarla, sentirla
vicina. E pregare pure per
tanti, tanti che davanti a tanta
miseria guardano da un’altra
parte e nel cuore sentono una
voce che dice loro: “A me non
tocca, a me non importa”. n

Amici carissimi, Volontari tutti accomunati nel prezioso
servizio donato alla Piccola Casa, siamo felici e orgogliosi
di chiudere questo meraviglioso anno 2016 che ci ha visti
impegnati e partecipi di avvenimenti straordinari. Buon
Natale! Buon Natale e un grande Deo gratias a tutti dal
Comitato Esecutivo dell’A.V.C. Onlus e personale degli
uffici di segreteria.
Il vostro Presidente Antonino Pometto
e la segreteria... dell’A.V.C. Onlus, ecc...

10

Incontri

n° 1/2017

spiritualità cottolenghina

don Emanuele Lampugnani

Le virtù
e san giuseppe
cottolengo
Incontri

n° 1/2017

11

C’è più fede

nel Cottolengo
che in tutta
Torino”

12

Incontri

TEMPERANZA

FORTEZZA

U

no dei temi più importanti per la fede
e la spiritualità cristiana sono le virtù.
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica
leggiamo che: “La virtù è una disposizione abituale
e ferma a fare il bene. Essa consente alla persona,
non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il
meglio di sé. Con tutte le proprie energie sensibili e
spirituali la persona virtuosa tende verso il bene; lo
ricerca e lo sceglie in azioni concrete” (n.1803).
Con il termine “virtù” intendiamo dunque degli
atteggiamenti abituali, non occasionali, che nel
loro insieme descrivono un’immagine di uomo o
di donna redenti da Gesù e operanti con efficacia
nella storia.
Comunemente esse si distinguono in virtù
cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e
temperanza) e virtù teologali (fede, speranza
e carità). Le virtù cardinali - chiamate
anche “umane” - indicano gli atteggiamenti
fondamentali che definiscono un progetto
cristiano di uomo e di donna; le tre virtù teologali
- dette anche “soprannaturali” - indicano lo
specifico del cristianesimo: la fede, la speranza e
la carità. Tutte sette insieme ci danno la perfetta
figura dell’uomo santificato da Cristo Gesù,
dell’uomo pienamente realizzato e redento.
Tutte le virtù che esercitiamo sulla terra sono in
tensione verso l’eternità: per questo sulla terra le
virtù sono in cammino, in progresso, in crescita
verso la pienezza della visione beatifica e, quando
le verifichiamo presenti in noi, ci avvertono che ci
troviamo nella giusta via per la patria eterna. Non
a caso il Catechismo della Chiesa cattolica tratta
delle virtù nella parte dedicata a “La vocazione
dell’uomo”; esse devono appassionarci e farci
innamorare di questa vocazione.

Le virtù, inoltre, non solo ci possono fare
appassionare al disegno di Dio su di noi, ma
ci aiutano anche a mettere ordine nella nostra
vita, per chiarire ciò che è bene (virtù) e
ciò che è male (vizio). I grandi atteggiamenti
della vita secondo Cristo ci fanno distinguere
- nella quotidianità personale, familiare,
sociale, ecclesiale - i comportamenti positivi
dai negativi, ci fanno discernere il meglio dal
mediocre, l’autentico dal falso, il genuino dal
non genuino. Le virtù quindi devono essere
un punto di riferimento per la vita personale
e sociale dell’umanità; questo è importante
soprattutto al giorno d’oggi, dove è alto il
rischio di cadere in una mentalità relativistica
che indebolisce l’importanza dei valori etici.
Scrive Papa Francesco a tale riguardo, nella
esortazione apostolica Evangelii Gaudium:
“Il processo di secolarizzazione tende a ridurre
la fede e la Chiesa all’ambito privato e intimo.
Inoltre, con la negazione di ogni trascendenza,
ha prodotto una crescente deformazione etica,
n° 1/2017

nel suo saper trovare sempre
spazio per la preghiera anche
nel periodo di grande intensità
lavorativa e di carità degli
anni dopo la fondazione della
Piccola Casa.
- La virtù della giustizia:
pensando a questa virtù
viene spontaneamente in
mente il suo amore ed il suo
desiderio di aiutare i poveri, di
difendere i loro diritti, di dare
a loro il necessario per vivere
una vita dignitosa perché,
diceva, “Siamo tutti figli di un
buon Padre”.
- La virtù della fede: diceva
padre Fontana, il suo padre
spirituale, che “C’ è più fede nel
Cottolengo che in tutta Torino”.
- La virtù della speranza:
costante era nel Cottolengo
il suo sguardo rivolto al cielo;
egli ben sapeva che la meta di
ogni persona era il Paradiso,
e spesso con parole ed anche
con gesti indicava, soprattutto
alle persone sofferenti,
questa meta come luogo
di consolazione e di eterna
felicità.

CARITÀ

FEDE

SPERANZA
Incontri

n° 1/2017

GIUSTIZIA

un indebolimento del senso
del peccato personale e sociale
e un progressivo aumento del
relativismo, che danno luogo
ad un disorientamento
generalizzato, specialmente
nella fase dell’adolescenza e della
giovinezza, tanto vulnerabile
dai cambiamenti” (n. 64).
Il santo Cottolengo visse tutte le
virtù in modo eccelso, proprio
perché fu un grande uomo di Dio:
- La virtù della prudenza: basti
pensare alla sapienza con
cui fondò e guidò la Piccola
Casa e le persone che in essa
operarono: suore, fratelli, preti
e laici...
- La virtù della fortezza: emerse
soprattutto nella sua ferma
decisione a continuare la
sua opera anche in mezzo
alle difficoltà, per esempio,
quando dovette chiudere
l’ospedaletto della Volta Rossa
e trasferirsi nel quartiere di
Borgo Dora.
- La virtù della temperanza: san
Giuseppe Cottolengo fu un
uomo di grande equilibrio;
questo emerge per esempio

PRUDENZA

spiritualità cottolenghina

- La virtù della carità: Papa
Benedetto XVI, nel suo
discorso alla Piccola Casa,
chiamò il santo Cottolengo
“un campione della carità”;
e fu veramente così. Egli
infatti consumò la sua vita,
soprattutto dopo l’inizio
della sua opera, per vivere
la carità, per aiutare le
persone bisognose, per
alleviare materialmente e
spiritualmente le sofferenze
delle persone povere e/o
ammalate che incontrava. Fu
veramente un grande esempio
(un campione) di carità. n

13

spiritualità

don Adriano Gennari

AVEVO FAME
E MI HAI DATO
DA MANGIARE

Spezzare il pane
con i fratelli,
missione d’amore

A

Torino, durante i giorni festivi, la
maggior parte delle mense di carità è
chiusa. Nel 2008 è nata la necessità di
dare risposta alle esigenze dei poveri, istituendo
una mensa per garantire un pasto gratuito a tutti
i bisognosi durante l’arco della settimana. Con
l’aiuto dei volontari dell’Associazione si è adibito
un piccolo locale in Via Principe Tommaso
27bis di proprietà della Piccola Casa e domenica
9 Marzo 2008 è partito il servizio nominato
distribuzione dei piatti freddi per il pranzo.

I volontari dell’Associazione Cenacolo Eucaristico
della Trasfigurazione con la loro presenza
operano con amore al servizio degli indigenti, per
donare non solo il sostentamento, ma offrire loro
l’accoglienza necessaria anche nei giorni festivi
quando le altre mense della città sono chiuse.
In questi anni di esperienza si è appreso
quanta necessità di amicizia e di ascolto
abbiano tali persone. Il bisogno della ricchezza
dell’amore di Dio. L’insegnamento che si
è maggiormente acquisito è stato quello di

14

n° 1/2017

Incontri

Gesù, sempre presente, vede le
azioni e l’amore impiegati verso il
prossimo. Ecco quindi come sia
necessario che Dio colmi di amore
i volontari e i benefattori, affinché
siano divulgatori di gioia e di pace.
Questa è la via che percorre la
Comunità Cenacolo Eucaristico
della Trasfigurazione, un
cammino di carità e accoglienza.
Sin dalle prime domeniche di
attività, si è registrata una buona
affluenza. Molte persone hanno
trovato un pasto, hanno ricevuto
un sorriso e la carità che giunge
nel cuore di chi riceve.
Con il passare degli anni
il numero dei poveri che
richiedono di partecipare alla
mensa è aumentato e ciò fa
capire ancora di più quanto
questo servizio sia necessario.

Tra i bisognosi si notano anche
mamme desiderose di ogni
necessità.
La realizzazione di questo
progetto è stata possibile in
tempi brevi grazie anche all’aiuto
dei benefattori, tramite le loro
donazioni.
L’attività è stata accolta
positivamente e già nel Natale
del 2008 è stato necessario
trovare locali più spaziosi per
garantire la presenza di tutti
i richiedenti. La Piccola Casa
ha messo a disposizione una
struttura in via Belfiore 12.
L’inaugurazione si è svolta il 17
Gennaio 2009, data che trova
corrispondenza con il Deposito
della Volta Rossa, istituita da
San G. B. Cottolengo nel 1828,
nata per accogliere gli indigenti.

amare con il cuore e di servire
con mani preziose, perché
è Gesù stesso che mette
chi lo desidera in contatto
con i bisognosi, proprio
come insegnano i Santi,
dal Cottolengo a Teresa di
Calcutta. Chi ha bisogno
chiede silenziosamente aiuto,
molto spesso sono persone
prive di amore e abbandonate.

Incontri

n° 1/2017

15

spiritualità
Dal 18 Febbraio 2009 è stato attivato un nuovo
servizio, denominato pacchi di famiglia, che
viene svolto ogni mercoledì.
Durante la domenica e nei giorni festivi
vengono distribuiti 600 pasti freddi, il
mercoledì si donano alle persone bisognose 70
pacchi di famiglia.
Durante la presa di servizio, tra i volontari vi
è un clima di collaborazione e di gioia. Molte
persone hanno deciso di svolgere questa attività
proprio osservando il lavoro svolto in modo
entusiastico dai volontari.
Il 4 Ottobre 2009 un centinaio di volontari si
è radunato nell’antico Monastero abbaziale di
Casanova a Carmagnola (TO) per confrontarsi
sul progetto. È subito emerso come, a causa
della crisi economica, l’apporto di forniture
di prodotti di prima necessità per garantire
il progetto di volontariato sia notevolmente
diminuito. Al contrario, la richiesta di aiuto
da parte dei bisognosi continua a crescere.
Ciononostante, attraverso i consigli di S. G. B.
Cottolengo e sulla riposta fiducia nell’intervento
della Divina Provvidenza, il Cenacolo
Eucaristico della Trasfigurazione continua ad
avere fede.
La gratitudine va ai volontari che consentono di
continuare questo servizio e alla Piccola Casa
della Divina Provvidenza per gli spazi messi a
disposizione. n

16

Incontri

QUESTA È LA VIA

CHE PERCORRE LA

COMUNITÀ CENACOLO
EUCARISTICO DELLA
TRASFIGURAZIONE”

n° 1/2017

testimonianza

Stefano

L’Amore

che tutto trasforma

E

Un’esperienza indimenticabile di amore reciproco

ccomi qua, sì sono ancora
io... Da poco ci siamo
lasciati, ma ho tanta
voglia di scrivervi per urlarvi a
squarciagola: Grazie!
Ho trascorso tre giorni fantastici
alla Piccola Casa, nei quali ho
sperimentato una grande gioia,
di quella che sa smuovere le
montagne.
Più vado avanti e più sono
consapevole di quanto questi
incontri giovanili siano per me
una manna dal cielo.
Ho sempre amato il confronto
con chi ha scelto di dedicare
se stesso alla testimonianza di
quell’Amore che hanno saputo
riconoscere e del quale ora non
possono più fare a meno. Ma
parlando con tutti, trovo uomini
e donne che hanno indirizzato
la propria sete di verità verso
una realtà, una vita e una “casa”
che amo tanto. Avete scelto una
sfumatura molto speciale per
la vostra esistenza che diventa
provocazione per tutti noi.
Grazie: ogni volta siete per
me un pozzo d’oro a cui

attingere, maestri del carisma
di Giuseppe Cottolengo, guide
sagge e sapienti a cui chiedere
consiglio nei momenti bui.
Mi rende profondamente
felice la certezza di potere
confrontarmi, e quindi
maturare, con giovani che
come me condividono una
passione, ideali e obiettivi,
amano dedicarsi alla persona
nel bisogno, accomunati,
affascinati o incuriositi da
questa realtà.
Grazie per avere creduto nella
pastorale giovanile ed esservi
messi in gioco al massimo in
questa esperienza ignota ai più.
Grazie per la fiducia riposta,
il tempo e le energie spese per
noi e la nostra fede. Dopo
aver assistito allo spettacolo di
quella domenica sera non ho
più potuto trattenere la gioia.
Era per me la prima volta e
prometto di tornare ogni anno
a vedere uno spettacolo che
racchiude il vero spirito del
Cottolengo, spirito che è casa,
famiglia, dolcezza e Amore di

Incontri

n° 1/2017

Dio, il solo che rende persone
disabili attori in grado di
affrontare l’adrenalina del
palcoscenico e dona speranza
e riscatto, laddove è difficile
scorgerli. Persino le suore si
sono cimentate a intonare note
rock e religiosi sono diventati
comici capaci di tenere viva
l’attenzione di centinaia di
persone. Amore che trasforma
ancora una volta la Piccola
Casa in un palcoscenico capace
di sbalordire, al punto da far
dire a qualcuno: davvero queste
persone si amano! n

17

VITA COTTOLENGHINA

Marina Lomunno

DIETRO LE GRATE
Trasformare le sbarre in
esperienza di libertà

C

osa significa vivere
il Giubileo della
Misericordia al di là
della grata, a due passi da una
delle tre Porte Sante delle nostra
diocesi?
Siamo andati a chiederlo alla
Piccola Casa della Divina
Provvidenza, dove il 20
dicembre scorso l’Arcivescovo
ha aperto una Porta Santa che,
da allora, è meta continua
di pellegrinaggio. Non tutti
sanno che cuore pulsante della
cittadella della Carità è un
monastero di clausura intitolato
a San Giuseppe. Fu il Fondatore

18

a volere questa «famiglia» con lo
scopo di pregare per i giovani,
in modo particolare quelli
in difficoltà. La comunità è
composta da undici religiose dai
45 ai 97 anni, una famiglia di
vita contemplativa che esprime
il suo servizio agli ultimi e
ai poveri con la preghiera e
l’adorazione.
All’ingresso della clausura si
legge lo spirito con cui le sorelle
cottolenghine del Monastero
San Giuseppe vivono questo
Giubileo straordinario, accolti
da una frase di san Giuseppe
Benedetto Cottolengo: «Se voi

Incontri

n° 1/2017

pensaste e comprendeste Chi i
poveri rappresentano... I poveri
sono Gesù». «Crediamo che un
anno dedicato in particolare
alla misericordia – afferma una
delle sorelle - sia un richiamo
per tutti noi a tornare alle
fondamenta della nostra fede.
Papa Francesco, fin dal primo
Angelus dopo l’elezione, aveva
annunciato che il suo magistero
sarebbe stato incentrato sulla
misericordia. Del resto, i suoi
gesti ed il modo spontaneo con
cui si rapporta, l’attenzione agli
ultimi, ai poveri, ai disabili, ai
carcerati, sono il segno che il suo
pontificato si fonda sul Vangelo
della carità, in particolare
sul capitolo 25 di Matteo.
Abbiamo un anno per ripassare
le domande dell’esame - come

dice il Papa, riferendosi a quella pagina evangelica domande rivolte a ognuno di noi, anche a chi vive
in clausura. Facciamo nostro l’invito che il Papa
rivolge ai fratelli dietro le sbarre delle carceri,
sottolineando che ogni volta che attraversano
le porte delle celle, rivolgendo il pensiero e la
preghiera al Padre, possono, anzi possiamo
ottenere l’indulgenza. Francesco si augura che
il gesto del passaggio attraverso le Porte Sante
sparse nelle carceri del mondo – e ci mettiamo
anche noi perché viviamo dietro le grate, seppure
volontariamente - possa significare, per chi lo
compie, un gesto di conversione. “Perché la
misericordia di Dio – come dice Francesco -

voi pensaste
“eSe
comprendeste

Chi i poveri
rappresentano...
I poveri sono Gesù”

Incontri

capace di trasformare i cuori, è anche in grado di
trasformare le sbarre in esperienza di libertà».
L’Anno straordinario della Misericordia è
un’occasione unica per gli uomini e le donne
del nostro tempo, per aprire le porte del cuore.
«Si può sempre ricominciare, non ci sono
peccati ‘troppo grossi’ che ostacolano il nostro
riavvicinamento a Dio - conclude la sorella - ad
ogni situazione, anche la più dolorosa, possiamo
dare sempre una svolta: per essere grandi,
sentirci amati e riuscire a dare il meglio di noi,
quello che il Signore ci ha donato, nonostante
errori, limiti e peccati». n

n° 1/2017

19

NOI e i POVERI

solo i poveri
comprendono
i poveri

D

a sempre sono alla ricerca della
condivisione di vita con i poveri.
Mi affascinano le parole di Charles de
Foucauld che “vuole essere povero tra i poveri”.
Mi toccano gli insegnamenti di Padre Andrea
Gasparino che ci ricorda che “solo i poveri
comprendono i poveri”.
Ma è ovvio che povero io non sono, anche se
posso affermare onestamente di spendere la mia
vita 24 ore su 24 nel servizio incondizionato dei
poveri e degli ammalati.
Io ho un sacco di cose che essi non hanno: me
lo ricordo quando faccio una doccia calda alla
fina di una estenuante giornata di lavoro; me ne
rendo conto quando manca la corrente elettrica e
dobbiamo usare il generatore. Quanta gente nelle
baracche non saprà mai se la luce c’è o non c’è non
avendo né elettricità né pannello solare.
Lo sento ogni volta che sono seduto in auto e
guido verso la mia destinazione, mentre la strada
è piena di persone che devono camminare per ore
ed ore per raggiungere la loro meta.

È ovvio che non sono povero quando posso prendere
un aereo e tornare in Europa, e neppure quando
scrivo al computer, come in questo momento.
“Povero tra i poveri”, è sempre un difficile
equilibrio da realizzare, certamente un grande
ideale, ma per curare la gente ci vogliono anche
tanti soldi.
Se avessi scelto la povertà assoluta in mezzo
ai poveri, certamente darei una grande
testimonianza, ma non potrei aiutare alcuno
materialmente.

20

n° 1/2017

Incontri

scelto
“Selaavessi
povertà

assoluta, in mezzo
ai poveri non potrei
aiutare alcuno
materialmente”

testimonianza

fr. Beppe Gaido

Un ospedale ha spese enormi; la gestione di una
sala operatoria costa un occhio della testa, e lo
stesso dicasi per l’acquisto di un ecografo o di un
gastroscopio; che dire, poi, delle medicine e di
tutto il resto? Se consideriamo, inoltre, che molti
dei pazienti non possono pagare, un ospedale è
di per sé un enorme buco nero dal punto di vista
economico. Senza soldi chiude in una giornata.
Ecco quindi che povero è anche chi spende tutto
quello che ha per i poveri ed i bisognosi: non si
tiene nulla per sé, ma lo usa per chi è nel bisogno.
Noi abbiamo sì l’automobile o tanto strumentario
costoso in ospedale, ma nulla è per noi: quello che
abbiamo, lo usiamo esclusivamente per il servizio dei
bisognosi.
È sempre stato un elemento di confusione il fatto che
io faccio il voto di povertà, ma sono certamente più
ricco di tanti che invece il voto non lo hanno fatto.
Rimane il fatto che la mia povertà si esprime nel
lavoro intenso e nella donazione del tempo, dei
talenti, delle conoscenze, a beneficio dei bisognosi.
Indubbio è anche che tutto quanto riceviamo con
offerte e donazioni, va impiegato esclusivamente per
il servizio degli altri.
In tal senso, spero di essere anche io “povero tra i
poveri”, nonostante viva in una casa in muratura
e non in una baracca di legno e posso guidare
l’auto invece di camminare a piedi per chilometri e
chilometri.
Certamente un ospedale rurale, sempre pieno di
gente che viene da noi perché non ha soldi per farsi
curare altrove, è un luogo di totale condivisione
della vita e dei problemi dei poveri. n

Incontri

n° 1/2017

21

vita cottolenghina

don Andrea Bonsignori

Renzi alla scuola
del cottolengo

C

on meno di ventiquattrore di preavviso,
il 6 ottobre, il Presidente Renzi è venuto
a sorpresa a visitare la nostra Scuola. In
un clima allegro e colorato di una festa preparata
all’ultimo minuto, il Premier ha potuto apprezzare
la straordinaria ordinarietà della vita nelle no. Nel
teatro, gremito dai 400 alunni e dai rappresentanti
di tutte le famiglie della Piccola Casa ci ha
dedicato, di cuore, queste belle parole:
“Sono molto felice di essere qua e vi ringrazio
per avermi accolto; mi dispiace di essere il primo
Presidente del Consiglio che viene, ma sono certo che
non sarò l’ultimo.
E sono molto felice di ringraziarvi, di dire grazie
anzitutto i bambini e i ragazzi che qui studiano.
Siete oltre 400. Studiare in questa scuola è un
grande dono, un grande privilegio, una cosa bella,
perché questa è una scuola che ha il nome di una

persona che si è spesa per tutta la vita e dalla cui
esperienza sono nate tantissime cose buone per
il mondo, grazie all’ impegno personale. Vorrei
augurare a tutti voi di fare tutto quello che potete,
affinché questa scuola sia una delle più belle… mi
promettete che ce la mettete tutta?
Alle e agli insegnanti vorrei dire grazie per l’ impegno
quotidiano, so la vostra è una scelta controcorrente
per tanti aspetti e che va oltre tanti limiti burocratici
che anche noi, come Stato, mettiamo. Quindi verso
di voi è un grazie doppio, tirare fuori una libertà e
consentirle di esprimersi è uno dei doni più grandi,
uno dei compiti più importanti.
E poi vorrei dire grazie a chi ha scelto per vocazione,
ai padri alle madri, ai Don e alle Suore - chi da una
vita, chi da qualche anno appena che hanno scelto
la vocazione nella Piccola Casa e più in generale di
impegnarsi nella scuola e nelle strutture sanitarie.

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n° 1/2017

Incontri

abbasso la
burocrazia,
evviva
il cuore!

Perché questo accada - l’Italia
ha un patrimonio di valori
strepitosi - e quindi compito
di chi fa politica, è necessario
non solo rincorrere la crescita
economica con il PIL, le statistiche
e abbassando le tasse, ma anche
incoraggiare questa Italia sociale,
il cantiere sociale del nostro Paese,
questa dimensione che non nasce
da noi ma c’era già prima di
noi: il Cottolengo c’era già prima
dell’Unità di Italia, il Cottolengo
c’era già quando Torino non
era ancora capitale dell’Italia, il
Cottolengo ha costruito i valori,
insieme ad altre persone, grazie ai
quali l’Italia è diventata grande.
Perché questo accada, c’ è bisogno
di un Paese che faccia di più in
questo settore; abbiamo fatto
una legge sull’autismo, credo sia
un passo in avanti importante,
probabilmente per qualcuno non
basta, abbiamo fatto una legge
sul dopo di noi, i genitori sanno
quanto sia rilevante e significativa,

abbiamo fatto una legge sul terzo
settore, cosa su cui dobbiamo
discutere insieme, sui decreti
attuativi che è un argomento
importante, bisogna dare gambe a
questa riforma, anche cose meno
importanti come la legge contro
lo spreco alimentare, la legge sulla
cooperazione internazionale….
Voglio dire che c’ è già una parte
delle cose che abbiamo fatto in
questi tre anni di cui non parla
alcuno, ma che per me (fiero
delle radici da boy scout) è la
più importante, più persino delle
riforme, delle riorganizzazioni,
delle tasse. Questo lavoro deve
continuare e io mi prendo
l’ impegno con te, don Andrea,
già in questa legge di stabilità, di
intervenire sull‘aiutare le figure
che fanno servizio pubblico,
ma che non appartengono al
pubblico sul tema degli insegnanti
di sostegno almeno, per chi
lavora in questo settore. Ciò che
è fondamentale è continuare

Credo però di dover dire anche con
molta chiarezza che noi abbiamo
bisogno, come Paese, di tornare
alla crescita, perché se si cresce di
più c’ è più occupazione e si sta
meglio. Però c’ è una dimensione
dell’Italia che molto spesso non
consideriamo e che non è misurata
nel Prodotto Interno Lordo o nelle
statistiche dell’ISTAT e non va
in TV o nei telegiornali. E’ la
dimensione dei rapporti umani,
la dimensione umana. Noi oggi
siamo tutti bravi ad andare su
facebook, sui social network, ad
avere amici ovunque, ma quello
che conta è dare un’anima e delle
gambe ai rapporti personali.

Incontri

n° 1/2017

23

vita cottolenghina

a collaborare, perché ci sia
consapevolezza che su questi temi
ci giochiamo il futuro dell’Italia.
Ricapitolando, è fondamentale
che: ragazzi, voi facciate il bene
per voi stessi, e che gli inni che
avete cantato, dell’Italia e del
Cottolengo, li portiate nel cuore,
in quanto essere italiani è una cosa
bellissima; dire grazie a chi lavora
qui e dire che daremo un segnale
immediato, già dalla prossima
legge di stabilità; dire alla Piccola
Casa che il vostro sforzo,(prima
l’economa mi raccontava dei
numeri e del fatto che bisogna
sempre vendere qualcosa per far
pari), sforzo che noi dobbiamo fare
anche aggredendo la burocrazia,
va fatto e lo faremo partendo dal
presupposto che il bene dell’Italia
non è solo la crescita del PIL ma
anche delle relazioni umane e
allora, finendo, voi mi avete detto
grazie per essere venuto, ma sono
io che dico grazie a voi. Fin da
quando ero piccolo, il Cottolengo

24

è stato uno di quei posti in cui
sarei voluto andare. Arrivarci
da Presidente del Consiglio mi
dà una responsabilità, a nome
del Governo, ma vorrei dirvi
anche un grazie personale perché
stamattina mi avete dato la
possibilità di incontrare uno dei
luoghi più belli di Italia. Grazie
di cuore”.
È motivo di orgoglio appurare
che già nel pomeriggio di quel
giorno, davanti all’Unione
Industriale, il Presidente ha citato
il Cottolengo come esempio per
la società e anche nell’intervista al
tg3 nella stessa sera, visibilmente
toccato, ha affermato di portarsi
nel cuore, in particolare, le ore
passate con noi.
Nei giorni successivi, inoltre,
nel discorso di presentazione del
DEF 2016 a Palazzo Chigi, il
Premier ha ricordato con affetto
questa visita, citando più volte la
grande opera sociale che la nostra
realtà mette in atto per gli altri.

Incontri

n° 1/2017

È importante sottolineare che,
a seguito dell’incontro, per
le scuole paritarie si è aperto
un nuovo capitolo, con la
previsione, già nella prossima
legge di stabilità, di contributi
per gli insegnanti di sostegno
delle scuole secondarie non
statali, che aprono le porte ai
ragazzi con disabilità. n

notizie cottolenghine

Cinzia e Francesco Ferrari

100 anni dopo...

...una storia che continua

C

ampegine è un paese
di circa 5.000 abitanti,
situato nella media
pianura padana in provincia di
Reggio Emilia. Le due chiese
dedicate a San Pietro Apostolo
e a San Rocco, i diversi oratori
e le edicole votive sparse nella
campagna, testimoniano la fede
antica di queste terre.
Si era nel pieno di una guerra
che costringeva tanti padri a
partire e tante madri a sostituire
i loro uomini nel duro lavoro
dei campi. I figli erano, di fatto,
abbandonati a loro stessi; una
situazione inaccettabile che
indusse l’allora arciprete don
Antonio Ferrari a rivolgersi ai
Superiori della Piccola Casa di
Torino, invocando la venuta
in paese di alcune suore che
facessero nascere un asilo
infantile e una scuola di lavoro.
Il 20 novembre 1916 arrivarono
così le prime quattro. Da allora
la loro presenza al servizio della

comunità è stata generosa ed
incessante.
Domenica 8 maggio 2016.
Grande festa per il Centenario,
che ha visto stringersi l’intero
paese attorno alle suore, alla
presenza del Padre Generale
e della Madre Generale, per
ringraziare Dio del grande dono
che esse sono state per tutti.
Padre Lino Piano, durante
l’omelia, ha evidenziato la
genialità di don Ferrari, il
quale, con quella intuizione
d’amore, arricchì la sua
comunità della presenza
preziosa, che ininterrottamente
da cento anni è al servizio di
bambini, poveri ed anziani,
secondo il carisma del
Cottolengo.
Il ricordo è andato a tutte le
suore che negli anni si sono
succedute ed in particolare
a suor Giulia Benso la quale
per ben 55 anni è stata qui
testimone dell’amore di Cristo

Incontri

n° 1/2017

e che ora, per suo espresso
desiderio, riposa nel nostro
cimitero.
Di lei l’arciprete Alfredo Oleari
scrisse: “Ha cullato un po’tutti e
non ha badato a nessuna idea, a
nessun sacrificio, a nessun orario.
Per lei erano tutti suoi figlioli”.
Il sindaco Paolo Cervi, a nome
di tutti i campeginesi, ha
espresso grande riconoscenza
per i benefici che le suore hanno
apportato al nostro territorio.
Per l’occasione, la parrocchia ha
curato la pubblicazione di un
libro di Giovanni Cagnolati,
che ne ripercorre questa loro
presenza attraverso fatti di
storia locale.
A seguire non poteva mancare
un ottimo pranzo all’emiliana,
condito di tanta allegria!
Con nel cuore profonda
gratitudine per le nostre
carissime suore preghiamo Dio
che le conservi tra noi ancora
per lunghissimi anni. n

25

STRANIERI
A CASA NOSTRA
«Anche Gesù
era un migrante»
Però lui sull’acqua
sapeva camminare
nche se si è attenuato l’allarme, lanciato
dai giornali e ripreso con apprensione
dalla gente, di una “invasione” di stranieri
in Italia, resta la tensione vissuta là dove gli
extracomunitari si insediano, soprattutto quando
si crea una concentrazione locale che finisce per
caratterizzare una città, un quartiere, uno stabile.
La presenza di stranieri, soprattutto se poveri,
rende spesso precario un equilibrio tra persone
che convivono già a fatica, per interessi, culture,
abitudini diverse. Sensibilità e concezioni politiche
ed economiche fanno emergere sentimenti di
ostilità reciproca che possono portare allo scontro
sociale.
Queste tensioni vengono spesso alimentate da chi
ha interessi contrastanti o anche solo da coloro
che vedono turbato un clima di relativo benessere,
da chi tende a considerare il vicino un avversario,

magari un concorrente che viene a mettere in
pericolo le proprie condizioni economiche o la
sicurezza.
I lavoratori stranieri, in massima parte, operano
spesso in mestieri rifiutati dagli italiani e più
sovente sono in nero; tuttavia quelli che hanno
potuto mettersi in regola, versano nelle casse
dell’erario imposte e contributi che portano una
massa enorme di “valore aggiunto” alla ricchezza
nazionale prodotta (PIL).
Per valutare i motivi di chi è spinto a lasciare il
Paese d’origine, spezzando rapporti affettivi e
legami sociali, sradicando radici culturali e talvolta
persino situazioni di relativa sicurezza economica,
è necessario rendersi conto delle condizioni di vita
cui si è sottoposti in tali Paesi.
Spesso le vicende politiche incidono
profondamente e la sopravvivenza diventa
impossibile. Vedi il numero di immigrati da
stati ex-comunisti, albanesi, jugoslavi, moldavi,
ucraini, romeni, enormemente aumentato. A
questi si aggiungono attualmente ed in cifre

26

n° 1/2017

A

Incontri

specchio dei tempi

don Carlo Carlevaris

crescenti, africani e medioorientali, in fuga da regioni con
focolai di guerre fratricide. Il
motivo più frequente che spinge
all’emigrazione è la povertà, la
radicale miseria o la mancanza
di prospettive nel mercato del
lavoro. I più numerosi sono
marocchini, latino-americani e
filippini.
In Italia gli immigrati sono
particolarmente presenti in
zone di maggior benessere e
opportunità occupazionali:
Lombardia, Piemonte, Lazio,
Veneto, Toscana e Romagna,
mentre al sud molti trovano
lavoro stagionale nell’agricoltura.
I più scelgono l’Europa per
inviare rimesse di denaro alle
famiglie di origine, ma altri vi si
stabiliscono in modo definitivo
e parecchi chiedono permessi di
“ricongiungimento familiare”.
Tra questi troviamo bambini in
scuole materne ed elementari
e ragazzi dalle medie alle
superiori; presenze che hanno
consentito il mantenimento
di tanti insegnanti, messo in
crisi dalla crescita zero della
popolazione italiana.
Pensare oggi di fermare
l’esodo dalla miseria e dalla
fame, da dittature e situazioni
insopportabili è impossibile.
Spesso percorrendo qualcuno di
questi Paesi, per portare gocce
di aiuti, viene da chiederci se noi
non agiremmo forzatamente alla
stessa maniera.
Non saranno né gli aiuti
internazionali né l’emigrazione a
risolvere alla radice tanto male,
tante sofferenze ed ingiustizie,

ma non si può pretendere che
queste persone rinuncino a
cercare oggi un pezzo di pane,
libertà e sicurezza nei nostri
Paesi che, nonostante reali
difficoltà, sono ai loro occhi, e
di fatto, luoghi in condizioni
incomparabilmente più floride
e in grado di offrire le briciole
delle tavole degli epuloni ai
poveri lazzari.
Capita anche a noi di essere
infastiditi da tali presenze,
a volte ne subiamo anche
violenza; ma il fatto che
oggi milioni di persone,
sradicate dalle loro case e in
movimento per le strade del
mondo in cerca di libertà
e sopravvivenza, deve farci
riflettere sul nostro benessere
personale, sui profitti realizzati
dal nostro mercato coi
loro prodotti, sui vantaggi
economici che lo sfruttamento

Incontri

n° 1/2017

delle loro risorse ci porta
a casa, su una economia
mondiale guidata dai potenti
che si risolve in pochi vantaggi
per minoranze e in infinite
sofferenze per la maggioranza.
I milioni di immigrati in molti
Paesi dell’Unione Europea
forse sono l’avanguardia di un
fiume inarrestabile di fratelli
che vengono a chiedere di poter
raccogliere le nostre briciole.
Se non siamo capaci di dare
delle risposte concrete, con
comprensione e generosità, e
soluzioni economiche e politiche
lungimiranti, un giorno
potrebbero venire a rovesciare le
nostre tavole ben apparecchiate.
Dio non può restare assente dal
cuore e dalla saggezza dell’uomo
e non si può resistere alla Sua
voce che chiede di collaborare al
Suo progetto: la famiglia degli
uomini è la Sua famiglia. n

27

Il bambino
senza
scarpe
Ogni volta...
l’avete fatto a Me...

I

l calzolaio lavorava ancora nella sua unica
stanza, dove viveva insieme alla moglie. Era
la Notte Santa. All’indomani avrebbe dovuto
consegnare un paio di scarpe per il figlio di un
ricco signore.
- Hai già pensato a quello che potremo comprarci
con il guadagno di questo lavoro? - chiese alla
moglie.
- Sono piccole: ci daranno ben poco! - scherzò
lei.
- Accontentiamoci! Meglio questo che niente!
Il calzolaio appoggiò le scarpe sul banco e se le
guardò soddisfatto.
- Guarda che meraviglia! - esclamò. - E senti
come sono calde con questa pelliccetta dentro!
- Un paio di scarpette degne di Gesù Bambino!
- Hai ragione - rispose il calzolaio mentre le
spazzolava.

- Allora, che cosa pensi di compare per il pranzo
di domani? - riprese l’uomo dopo un attimo.
- Mah... pensavo a un cappone.
- Già, senza un cappone non sarebbe un vero
Natale!
- Forse anche mezzo...
- D’accordo, e poi?
- Due fette di prosciutto.
- Sicuro: il prosciutto come antipasto. E poi?
- E poi il dolce, della frutta secca.
- Giusto. E da bere?
- Una bottiglia di spumante.
- Sì, una bottiglia basterà, ma che sia buono!
A quel punto si sentì un colpetto alla porta.
- Hanno bussato? - chiese l’uomo.
- Ma chi sarà a quest’ora? Forse il cliente...
- No, gliele devo portare io domattina.
- Allora sarà il vento.

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n° 1/2017

Incontri

racconti

a cura della Redazione

Ma il rumore si sentì di nuovo. La donna aprì la
porta ed ebbe un moto di sorpresa.
Un bambino la guardava, con grandi occhi neri,
dalla soglia della porta. I capelli spettinati e i
vestiti laceri e sporchi.
- Entra, piccolo. - lo invitò la donna.
Il bambino entrò. Aveva le labbra
bluastre dal freddo. Il calzolaio
guardò subito i suoi piedini. - Ma
tu sei scalzo! - gridò.
Il piccolo non parlò: guardò le
scarpe, anzi le accarezzò con gli
occhi, ma senza cupidigia.
L’uomo e la moglie guardarono
prima i piedi nudi del bambino
e poi le scarpe sul tavolo;
quindi la donna fece un cenno
al marito. Il calzolaio prese
in mano le scarpe, le osservò
contento e disse: - Prendile, te
le regalo. Sono morbide e calde.
La moglie aiutò il bambino a
infilarsele.

Incontri

- Grazie! - rispose sorridendo. - Sono le prime
che porto. Ora però devo andare. Buona notte.
Il calzolaio e la moglie non ebbero neanche
il tempo di salutarlo che il bambino era già
sparito.
- È fatta - esclamò l’uomo. - Ora niente più
prosciutto, né cappone, né frutta, né dolce.
- E neanche lo spumante! In fondo a me lo
spumante non piace un gran che.
- E io non digerisco il cappone! Anche del
prosciutto posso fare a meno. Il dolce poi... C’è
rimasta qualche noce e un po’di pane raffermo disse la donna.
- Va benissimo. Passeremo un bel Natale!
Tutti e due pensavano al bambino. - Penso che
gli siano piaciute molto le mie scarpe - aggiunse
il calzolaio.
- Sì, mi sembrava proprio contento.
In quel momento suonò la Messa di mezzanotte
e la stanza si illuminò all’improvviso. Il
calzolaio e la moglie furono abbagliati da quella
luce; poi, quando riaprirono gli occhi, nel punto
in cui il bambino aveva calzato le scarpe, videro
spuntare miracolosamente un abete con una
stella in cima. Dai rami penzolavano capponi,
prosciutti, dolci, frutta secca e bottiglie di
spumante.
Soltanto allora capirono Chi fosse quel bambino.
E si inginocchiarono a ringraziare Dio. n

n° 1/2017

29

SILENZIO e
ASCOLTO

S

i avverte sempre più spesso la necessità
di trovare uno spazio in cui dare libero
sfogo alle proprie potenzialità, alle
gioie e alle sofferenze. Il mezzo utilizzato
dai più è sicuramente quello tecnologico.
Basta osservare la quotidianità per rendersene
conto.
Su qualsiasi mezzo pubblico ci si imbatte
costantemente in persone che volgono
l’attenzione al cellulare, al tablet o al pc. È
sempre più difficile incontrare lo sguardo del
proprio vicino di viaggio. La concentrazione
è focalizzata sui social media o su notizie
appena lette su internet. Non c’è distinzione
di epoca storica, la tecnologia è diffusa e
riguarda ogni fascia di età.
È facile constatare come sia impossibile
distrarre queste persone. Se si prova a fare
della semplice conversazione infatti, si nota
subito la diffidenza dell’interlocutore.
La sensazione prevalente è quella di essere
circondati da ombre.

Sono uomini apparentemente chiusi in
se stessi, rifiutano la comunicazione e
l’unico interesse che dimostrano riguarda
l’ultima offerta tecnologica disponibile in
commercio.
Coloro che non sono ancora stati coinvolti
da questa standardizzazione risultano essere
mosche bianche. Sul bus sono i pochi che si
guardano intorno, quasi spaesati nel vedere tutti
gli altri talmente rapiti dai cellulari al punto da
non sapere più dove si trovino.

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n° 1/2017

Incontri

Ogni giorno

percorriamo le

stesse strade,
seguendo ognuno
il proprio tragitto”

specchio dei tempi

a cura della Redazione

Ecco come, di colpo, ci
si accorga di essere su
un bus, pieno di gente,
ma di essere allo stesso
tempo completamente soli.
Una sensazione triste e
scoraggiante.
Ogni giorno percorriamo
le stesse strade, saliamo sul
bus colmo all’inverosimile,
camminiamo di corsa, seguendo
ognuno il proprio tragitto. Ma
se si provasse a rallentare e a
regalare un sorriso alla persona
che in quel momento ci sta
passando accanto si noterebbe
subito quanta voglia di ascoltare
ci sia in realtà.
Basta un semplice sorriso
per dar vita, per creare
l’empatia basilare all’essere
umano. Donando agli altri
parole di conforto si riceverà
quell’apertura amichevole che
tanto si ricerca nel prossimo.
Si scoprirà come tutti abbiano
il desiderio di colloquiare e
di interagire, magari anche
solo per pochi minuti, ma pur
sempre preziosi.
Dal saluto basta poco per
creare una conversazione o
una relazione attraverso cui
confidarsi. Le persone hanno

bisogno di essere ascoltate.
Sono momenti preziosi,
da vivere con generosità e
profondità.
Si ha l’esigenza di confidare
i timori che il cuore cela, per
sentirsi meno soli, per trovare
conforto e aiuto. Nelle comuni
e piccole situazioni della
quotidianità è fondamentale

Incontri

n° 1/2017

sapere ascoltare, accrescere
la capacità di comprendere e
accogliere le richieste degli
altri, rispettando i sentimenti e
le opinioni.
Sarà un piccolo contributo,
una goccia nel vasto oceano
del mondo, ma necessario
per condurre una vita in
comunione. n

31

ama l’anziano
Lascialo parlare, perché nel suo passato ci sono tante cose vere.
Lascialo andare tra i suoi vecchi amici,
perché è lì che si sente rivivere.
Lascialo vivere fra le cose che ha amate.
Lascialo vincere nelle discussioni,
perché ha bisogno di sentirsi sicuro di sé.
Lascialo salire nell’auto di famiglia, quando vai in
vacanza, perché l’anno prossimo avrai rimorso
se non ci sarà più.
Lascialo raccontare storie già ripetute, perché
egli vuole vedere se stai alla sua compagnia.
Lascialo pregare come vuole, perché l’anziano
è uno che avverte l’ombra di Dio
sulla strada che gli resta da compiere.
Lascialo gridare anche quando ha
torto, perché, come i bambini, ha
diritto alla comprensione.
Lascialo invecchiare con lo stesso
paziente amore, con cui lasci
crescere i tuoi bambini, perché
tutto fa parte della natura.
Lascialo morire tra braccia
amorevoli, perché
l’amore dei
fratelli sulla
terra fa meglio
presentire
quello del
Padre del
cielo.