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DIDATTICA

Dalle rocce ai palazzi:


Genova racconta
Gabriella Grosso Robbiano

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Il colore dei paesi del mondo:


da sempre ne sono stata attratta.
Paesaggi verdi, tappezzati di alberi
e foglie, paesaggi marroni
che parlano di civilt del legno,
paesaggi grigi evanescenti per lonnipresenza
di nebbie e di acqua.
Ma quelli che hanno inciso
pi profondamente nel mio animo
sono i paesaggi appartenenti
alla cultura della pietra.

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Pangea

Alla pagina 24
Da sinistra a destra
e dall'alto in basso:
Portoro.
Diaspro della Val
Graveglia.
Marna ad helmintoidi.
Arenaria del Macigno
delle Cinque Terre.
Alla pagina 25
Da sinistra a destra
e dall'alto in basso:
Alabastro di Monte Gazzo.
Pietra di Promontorio
con vena di calcite.
Rosso Levanto.
Pietra di Finale.

colori e le forme delle rocce


parlano di storie molto antiche, creando interrogativi
su qualcosa che sembra presente da sempre e pertanto evoca lidea di eternit.
La nostra regione, unica per scorci panoramici e peculiare per il clima che permette la coesistenza
di piante polari e piante africane,
non manca di stupirci anche per il
suo passato geologico, in verit
piuttosto complesso.
Mi sempre piaciuto condividere entusiasmi e scoperte, e cos,
come insegnante di Scienze, ho
intrapreso con gli alunni un viaggio entro la regione alla ricerca
di risposte alle domande che da
sempre mi hanno accompagnato davanti ad un edificio la cui
struttura in pietra fosse esposta
e interrogabile.
nato cos il progetto Dalle
rocce ai palazzi: Genova racconta. Compagni di viaggio sono, oltre ai ragazzi, una collega
di Lettere, due esperti (un geo-

logo e un architetto) e gli operatori del Laboratorio Sanna del


Comune di Genova che ha finanziato il progetto. Eccoci ad
esaminare marmi delle chiese,
scalini, colonne, edicole, facciate per ascoltare la loro storia.
Siamo partiti dalle rocce utilizzate, iniziando dalla loro formazione (in Liguria prevalentemente
sottomarina), per giungere alla
loro emersione, alle cave che le
hanno fornite, al loro acquisto
per lutilizzo in citt.
Cerchiamo di percorrere insieme le tappe straordinarie della
storia geologica della Liguria:
sar facile capire come il progetto sia risultato contagioso
per tutti coloro che ne sono venuti a contatto.
Andando indietro di 200 milioni
di anni troviamo tutte le terre
emerse unite in un unico megacontinente chiamato Pangea,
conformato a ferro di cavallo in
cui si insinua un cuneo di mare.
La Liguria si trova, quasi com-

pletamente sommersa, proprio


sulla punta di questo cuneo, conosciuto come Mare della Tetide. La posizione della Liguria
quindi unica rispetto a qualunque altra regione della Terra.
Questo cuneo di mare poi si
apre dividendo la Pangea in due
parti, una settentrionale e una
meridionale: Laurasia e Gondwana. La prima dar origine ad
Asia (India esclusa), Europa e
Nord America; la seconda ad
Oceania, India, Africa, e Sud
America.
Circa 150 milioni di anni fa il
Mar della Tetide protagonista
di un altro evento straordinario:
sul suo asse mediano, sempre
in fase di apertura, si individua
una fenditura dalla quale esce
lava sottomarina, che dar poi
luogo ad una sorta di spina dorsale. Questo fatto non unico,
si verifica infatti in tutti gli oceani
e la spina dorsale non altro
che una dorsale medioceanica.
Lo straordinario consiste nel fat-

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to che il territorio ligure fosse,


nel suo passato, un fondo oceanico e non un semplice fondo
marino. La differenza tra oceano
e mare consiste infatti nella presenza o meno di una dorsale
allinterno di esso.
Le rocce formatesi in seguito alla solidificazione sottomarina
della lava saranno la struttura
portante di molti edifici genovesi
sotto forma di ofioliti come Serpentinite, Rosso Levanto, Verde
Polcevera.
Siamo a 120 milioni di anni fa, e
dopo un periodo di equilibrio si
assiste ad una inversione di tendenza: il cuneo tende a chiudersi, ma nel frattempo si formata
una diffusa crosta oceanica e la
chiusura non pu avvenire senza fare i conti con i milioni di
metri cubi di materiale lavico accumulato nei pressi della dorsale. Si formano piani inclinati in
vari punti della regione interessata. Nel frattempo altre forze
interne alla terra creano differenze di pressione che si manifestano attraverso sprofondamenti e innalzamenti della superficie.
Comincia cos lorogenesi alpino-appenninica. La Liguria inizia
ad emergere e si individuano le
prime spiagge sulle quali convergono ciottoli grossolani e
sabbie provenienti dallassestamento delledificio alpino neoformato. I ciottoli cementati insieme dalla potenza degli strati con
lazione chimica del Carbonato
di Calcio daranno origine ai
Conglomerati, mentre le sabbie
daranno origine a rocce quali le
Arenarie. Nei fondi oceanici intanto continua la deposizione e
laccumulo di sedimenti. Questi
sedimenti sottomarini saranno il
tessuto di base delle rocce liguri
pi note e diffuse: i Calcari del
Monte Antola, lArenaria del Macigno, lArdesia, ma anche il
Portoro e il Diaspro...
Durante lultima fase delloroge-

nesi alpino-appenninica troviamo a centinaia di chilometri di


distanza rocce che si erano formate luna a fianco allaltra. Ad
esempio alcune Arenarie e i
Conglomerati, pur formatisi in
continuit, si possono trovare
ora solo in tre locazioni separate: Monte di Portofino, Savignone e Celle Ligure, portati l dalla
gravit per linclinazione dei piani di scivolo su cui si venuto a
trovare il materiale roccioso.
emozionante essere consapevoli di questo quando, passeggiando per via Balbi, guardiamo il
Palazzo dellUniversit costruito
con lArenaria di Celle.
Totalmente diversa lorigine
dellAlabastro, usato nellepoca
barocca in tante chiese genovesi. Stupisce che provenga dalle
nostre montagne... Eppure il
monte Gazzo, da molti di noi
considerato solo un magazzino
dispensatore di pietrisco e materiale da costruzione, un tempo
celava grotte con stalattiti, stalagmiti e concrezioni meravigliose, che hanno costituito la base
per tante preziosit della Superba. Certo non era la cava sotto
casa, ma il ricavato valeva bene il viaggio.
Una storia a parte quella della
Pietra di Finale, impiegata ad
esempio nei portici di piazza
della Vittoria. Nellarea del Finalese, circa 20 milioni di anni fa,
si verificarono condizioni climatiche assai particolari: in un bacino di mare poco profondo, costituito da rocce dolomitiche, vi fu
una esplosione di vita. Proliferarono ogni sorta di animali, molluschi, echinodermi, madrepore,
coralli e pesci, tra cui una gran
quantit di squali; questi alla loro morte cadevano sul fondo e i
loro gusci e scheletri insieme
con la sabbia costituivano potenti strati. In seguito, per un
sollevamento della crosta, i sedimenti si esposero e completarono la loro trasformazione in

roccia dando origine alla formazione della particolarissima Pietra di Finale. Se oggi guardiamo
da vicino Porta Siberia o i portici
di piazza della Vittoria ecco rivediamo davanti a noi proprio le
conchiglie di quei molluschi, gli
aghi di quei ricci, i denti degli
squali, i tubicini dei Dentalium
che insieme alla sabbia sono
stati cementati dal Carbonato di
Calcio e ci appaiono nelle variet colorate dal bianco al rosso
a seconda del diverso grado di
ossidazione degli elementi in
Ferro presenti.
Lasciando gli eventi geologici
passiamo ora alla Storia e percorriamo le strade che luomo genovese nei secoli ha tracciato con la
pietra per costruire la sua citt.
nel Medioevo che comincia a
configurarsi la struttura urbana
di Genova. Dati gli ovvi problemi
di trasporto, inizialmente luso
della pietra limitato alla disponibilit di materiale nelle immediate vicinanze dei luoghi di costruzione. Si preferiscono terreni
rocciosi in pendio al fine di utilizzare parte del materiale di
sbancamento per le stesse costruzioni. Le prime cave sono
quindi urbane. Con lespandersi
della citt diventa necessario reperire materiale esterno, ma da
cave possibilmente vicine alla
costa per agevolare i trasporti. Il
nucleo sorto sulla collina di Castello e quelli limitrofi utilizzano
calcare cavato in sito, come dimostrano luniformit cromatica
e le modalit di taglio delle pietre, leggibili oggi dal grado di
consunzione. Ci che appare
allocchio del visitatore medievale una citt con molte sfumature, ma tutte sulla tonalit grigia del calcare.
Mentre nella vita pubblica alcune famiglie prevalgono in potere
su altre, cresce il desiderio di
sottolineare il lignaggio e il prestigio raggiunto: verr fatto at-

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Nella pagina a fronte


Da sinistra a destra
e dall'alto in basso:
Cava di ardesia
abbandonata
in Val Fontanabuona.
Cava di Rosso Levanto
a Bonassola.
Cava romana di Pietra
di Finale in Val Ponci.
Cava di Portoro: particolare
dei pilastri abbandonati.

traverso opere leggibili ed apprezzabili da tutta la cittadinanza. I Fieschi, i Doria, gli Spinola
e i Grimaldi saranno gli unici ad
utilizzare pietre bianche e nere
per le loro costruzioni. Chi oggi
visita il nucleo intorno alla Chiesa di S. Matteo, noto anche come Isola Doria, pu immaginare limpatto cromatico iniziale
quando le prime bande bianche
e nere apparvero innestandosi
su un tessuto urbano dal colore
pressoch uniforme. anche la
prima volta che si ricorre in modo massiccio a pietre di importazione, il bianco infatti Marmo
di Carrara. Il calcare da accostare al bianco viene ricercato
tra i pi scuri disponibili; cominciano ad essere sfruttate cave
(in localit S. Benigno) da cui si
estrae la variet scura che contraddistinguer la maggior parte
delle costruzioni successive: la
Pietra del Promontorio.
Le Crociate hanno agevolato i
contatti con lOriente e nel 1300
Genova una delle citt pi importanti con basi commerciali
ovunque. Un nuovo canone
estetico, improntato allaspetto
cromatico, si affaccia nel gusto

genovese. Il portale del Duomo


di S.Lorenzo ne il risultato.
Quale stupore e meraviglia avr
provato il cittadino della Superba
di fronte a tanta novit e splendore! I rossi dei diaspri gareggiano con i verdi e con gli altri rossi
delle oficalci, coi neri e oro del
portoro, col candore dei marmi
bianchi. Via via che il potere e la
ricchezza crescono diviene possibile allontanarsi dallambito cittadino ed affrontare costi prima
dallora impensabili. Le pietre
usate provengono da cave disseminate in tutta la regione, il
Diaspro dalla Val Graveglia, il
Verde dalla Val Polcevera o dalla zona di Pegli, il Portoro dall
Isola di Palmaria e da La Spezia, il Marmo Bianco da Carrara,
il Rosso da Levanto...
Ma lo splendore di Genova non
ha ancora raggiunto lapice: ci
avviene nel 1500. Ancora una
volta la citt suggella questa
ascesa attraverso luso di una
nuova pietra: la Pietra di Finale.
Il gusto sembra ormai rifiutare le
tonalit del grigio per le grandi
superficie e si dirige verso uno
spettro cromatico chiaro e luminoso, con sfumature dal bianco

al rosa intenso presenti nella


Pietra di Finale. Anche la consistenza variabile a seconda del
grado di aggregazione tra le
parti: vengono usate le variet
pi compatte per le porte della
citt (Porta Pila, Porta degli Archi, Porta Siberia), e le meno
compatte, ma esteticamente pi
pregevoli per la bella evidenza
dei fossili, per i palazzi della Via
Aurea (lattuale via Garibaldi).
Poi, in epoca barocca, la Chiesa
risponde alla provocazione della
Riforma protestante con tutta la
possibile magnificenza: ecco nascere a nuovo splendore chiese
come N.S. delle Vigne, S. Siro,
la Nunziata, la Chiesa del Ges... Vengono usati tutti i materiali possibili, anche le cave pi
piccole e di difficile coltivazione
vengono sfruttate se il materiale
ricavabile ha un motivo di originalit. Si utilizzano tutte le rocce
liguri nelle tonalit cromatiche
del rosso, del verde, del bianco,
del nero, dellarancio (ecco luso
dellAlabastro). Il Portoro viene
usato anche per le pavimentazioni delle chiese ed lo stesso
visto su com e comodini nella
stanza della nonna.

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Piazza San Matteo, chiesa


e palazzi, elegante
testimonianza dellutilizzo
di Pietra di Promontorio.
Cattedrale di San Lorenzo,
particolare del portale
del XIII secolo (esempio
di utilizzo di Diaspro).

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Lo spettro cromatico usato fino


ad ora negli edifici manca del
colore verde nella tonalit chiara. la stessa tonalit cara alle
decorazioni interne del barocchetto genovese. Nel 1700 vengono costruiti palazzi come il
Collegio dei Gesuiti (lattuale
Palazzo dellUniversit di via
Balbi) e alcune ville in Albaro
che utilizzano lArenaria di Celle
(variet verde chiaro di Arenaria).
Nell800 il gusto borghese neoclassicheggiante ripropone luso
della pietra grigia.
Con il 1900 leclettismo architettonico porta alluso dei materiali
pi svariati e il legame tra luomo ligure e le sue pietre si affievolisce, solo sporadicamente
riappaiono utilizzi massicci di
materiale regionale, come in
piazza della Vittoria con la Pietra di Finale.
Irrimediabilmente levoluzione
dei tempi ha affievolito questo
rapporto fino a renderlo quasi irriconoscibile. Ecco perch ci
sembra cos importante seguire
il legame uomo-roccia nei secoli
in cui stato forte ed esclusivo,
cercando di captare alcuni di
quei messaggi che il mondo intorno a noi incessantemente invia: quella che ci racconta la
nostra storia.
Durante la nostra esperienza si
pensato di scegliere dodici
rocce tipicamente liguri e di associarle ad altrettanti monumenti
cittadini in cui erano state impiegate. Seguire questo legame
sembrava dare pi senso sia al
patrimonio geologico che a quello artistico. Ne nato un calendario per lanno 2000: al geologo
dott. Sergio Sarigu, sono dovute
tutte le immagini delle rocce,
allarchitetto Renato Fenoglio gli
acquerelli. A loro va anche un
ringraziamento particolare: laiuto che ho ricevuto stato indispensabile per la stesura di questo articolo.

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A sinistra
SS. Annunziata
del Vastato: grandioso
altare barocco di San
Pasquale con colonne tortili
in alabastro di Monte
Gazzo.
Interno della Cattedrale
di San Lorenzo: colonne
in Rosso Levanto.

A destra
San Siro: pavimento
del XVIII secolo con motivi
decorativi in Portoro.
San Carlo di Cese (Genova):
ponte in Serpentinite.

Gli acquerelli di queste pagine


sono tratti dal calendario "2000".