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IL VANGELO DI GESU'

NELLA TEOLOGIA DI TERESA DI LISIEUX


DOTTORE DELLA CHIESA
fr Franois-Marie Lthel ocd
Introduzione: Teresa e il Vangelo secondo Benedetto XVI
Santa Teresa di Lisieux portava sempre con se il Vangelo. Aveva rilegato il testo dei quattro Vangeli
in un fascicolo che teneva sempre nella tasca del suo abito, simbolicamente sul suo cuore. Cos poteva
aprirlo ad ogni momento e rileggerlo con la pi grande libert. Adesso, come Dottore della Chiesa, la
piccola Teresa offre il Vangelo di Ges a tutto il Popolo di Dio e a tutti gli uomini, condividendo la sua
esperienza di viverlo nella pi grande profondit.
Cos Benedetto XVI, il Papa teologo, nella sua catechesi su Teresa (6 aprile 2011), ha soprattutto
evidenziato il suo stupendo rapporto con il Vangelo interpretato nell'Amore di Ges, sottolineando il suo
grande valore teologico:
Santa Teresa di Lisieux, Teresa di Ges Bambino e del Volto Santo, visse in questo mondo solo 24 anni, alla
fine del XIX secolo, conducendo una vita molto semplice e nascosta, ma, dopo la morte e la pubblicazione
dei suoi scritti, diventata una delle sante pi conosciute e amate. La "piccola Teresa" non ha mai smesso di
aiutare le anime pi semplici, i piccoli, i poveri e i sofferenti che la pregano, ma ha anche illuminato tutta la
Chiesa con la sua profonda dottrina spirituale, a tal punto che il Venerabile Papa Giovanni Paolo II, nel 1997,
ha voluto darle il titolo di Dottore della Chiesa, in aggiunta a quello di Patrona delle Missioni, gi
attribuitole da Pio XI nel 1927. Il mio amato Predecessore la defin "esperta della scientia amoris [scienza
dell'amore] (Novo Millennio ineunte, 27). Questa scienza, che vede risplendere nell'amore tutta la verit
della fede, Teresa la esprime principalmente nel racconto della sua vita, pubblicato un anno dopo la sua
morte sotto il titolo di Storia di un'anima. E un libro che ebbe subito un enorme successo, fu tradotto in
molte lingue e diffuso in tutto il mondo. Vorrei invitarvi a riscoprire questo piccolo-grande tesoro, questo
luminoso commento del Vangelo pienamente vissuto! La Storia di un'anima, infatti, una meravigliosa
storia d'Amore, raccontata con una tale autenticit, semplicit e freschezza che il lettore non pu non
rimanerne affascinato! Ma qual questo Amore che ha riempito tutta la vita di Teresa, dallinfanzia fino alla
morte? Cari amici, questo Amore ha un Volto, ha un Nome, Ges! La Santa parla continuamente di Ges.

La Storia di un'anima il libro che riunisce i principali scritti di Teresa: I tre Manoscritti
Autobiografici (A, B e C) e le due Preghiere essenziali: La preghiera nel giorno della Professione e l'Atto
d'Offerta all'Amore Misericordioso. E' come la sintesi della teologia di Teresa, in relazione con i suoi altri
scritti: Lettere, Poesie, Operette teatrali e Preghiere1.
Poi, nella stessa catechesi, il Papa mette in luce l'impostazione teologica di questa scientia amoris
di Teresa, fondata sul Vangelo vissuto e interpretato nella grande Tradizione della Chiesa eminentemente
rappresentata dai Santi:
Teresa uno dei piccoli del Vangelo che si lasciano condurre da Dio nelle profondit del suo Mistero. Una
guida per tutti, soprattutto per coloro che, nel Popolo di Dio, svolgono il ministero di teologi. Con l'umilt e
la carit, la fede e la speranza, Teresa entra continuamente nel cuore della Sacra Scrittura che racchiude il
Mistero di Cristo. E tale lettura della Bibbia, nutrita dalla scienza dellamore, non si oppone alla scienza
1

Tutti gli di Teresa sono stati pubblicati nel testo originale francese: THERESE DE LISIEUX: Oeuvres Compltes
(Paris, 1992, ed du Cerf). Lo stesso volume stato tradotto in italiano: Opere Complete (Roma, 1997, Libreria Editrice Vaticana
e Edizioni OCD). Questo volume contiene i tre Manoscritti Autobiografici, (Ms A, B e C), le Lettere (LT), le Poesie (P), Le Pie
Ricreazioni (PR, cio Opere Teatrali), e le Preghiere (Pr). Per le Poesie, la traduzione italiana si allontana troppo dall'originale
francese, e ho dovuto spesso modificarla. Riguardo alla Storia di un'anima, conviene indicare la nuova edizione del testo con la
Prefazione di Benedetto XVI (Il testo di questa sua catechesi del 6 aprile 2011 su Teresa Dottore della Chiesa). Poi, ho scritto la
presentazione, con una nuova chiave di lettura (Roma, edizioni OCD, 2015). Per i testi dei tre Manoscritti, vengono sempre
indicati i numeri dei fogli (con le lettere r o v, cio recto o verso).

2
accademica. La scienza dei santi, infatti, di cui lei stessa parla nell'ultima pagina della Storia di un'anima,
la scienza pi alta. "Tutti i santi l'hanno capito e in modo pi particolare forse quelli che riempirono
l'universo con l'irradiazione della dottrina evangelica. Non forse dall'orazione che i Santi Paolo, Agostino,
Giovanni della Croce, Tommaso d'Aquino, Francesco, Domenico e tanti altri illustri Amici di Dio hanno
attinto questa scienza divina che affascina i geni pi grandi?" (Ms C, 36r). Inseparabile dal Vangelo,
l'Eucaristia per Teresa il Sacramento dell'Amore Divino che si abbassa all'estremo per innalzarci fino a
Lui. Nella sua ultima Lettera, su un'immagine che rappresenta Ges Bambino nell'Ostia consacrata, la Santa
scrive queste semplici parole: "Non posso temere un Dio che per me si fatto cos piccolo! ... Io Lo amo!
Infatti, Egli non che Amore e Misericordia!" (LT 266). Nel Vangelo, Teresa scopre soprattutto la
Misericordia di Ges, al punto da affermare: "A me Egli ha dato la sua Misericordia infinita, attraverso essa
contemplo e adoro le altre perfezioni divine! Allora tutte mi paiono raggianti d'amore, la Giustizia stessa (e
forse ancor pi di qualsiasi altra) mi sembra rivestita d'amore" (Ms A, 84r).

La scienza accademica, della quale Benedetto XVI stato un maestro, emblematicamente


rappresentata da san Tommaso (nominato nel testo di Teresa), il grande Dottore dell'Universit. Lo stesso
Papa Benedetto la chiamava scientia fidei [scienza della fede] nel suo discorso spontaneo del 19 marzo
2011, alla fine degli Esercizi Spirituali di Quaresima. Le sue parole erano rivolte a me come predicatore di
questi Esercizi: " Lei ci ha mostrato che la scientia fidei e la scientia amoris vanno insieme e si
completano, che la ragione grande e il grande amore vanno insieme, anzi che il grande amore vede pi
della ragione sola"2. Infatti c' una meravigliosa armonia e complementarit tra "la ragione grande" di san
Tommaso nella sua Somma Teologica e il "grande amore" di Teresa nella sua Storia di un'anima.
Citando qui alcuni testi di Teresa, il Papa evidenzia gi dei grandi contenuti della sua dottrina: La
Misericordia, la piccolezza evangelica, la spiritualit eucaristica, e sempre in riferimento al Vangelo.
Secondo le sue parole, Teresa "una guida per tutti... e soprattutto per i teologi" nel suo modo di leggere e
di comprendere la Sacra Scrittura, e centralmente il Vangelo. E' importante la sua affermazione che questa
scienza dell'amore "non si oppone alla scienza accademica"3. Lo stesso Benedetto aveva gi indicato
Teresa come guida per i teologi nella sua Omelia del 1 dicembre 2009 ai membri della Commissione
Teologica Internazionale4.
In questa luce, potremo entrare nella teologia evangelica di Teresa, considerando in una prima parte
la sua Interpretazione del Vangelo nell'Amore di Ges, per leggere meglio, nella seconda parte la sua
Storia di un'anima, "questo luminoso commento del Vangelo pienamente vissuto".
I/ L'interpretazione del Vangelo nell'Amore di Ges
2

Questo discorso l'ultima pagina del libro che riunisce le meditazioni di questi Esercizi (F. M. LETHEL: La luce di
Cristo nel Cuore della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, 2011).
3
Su questo punto, possiamo ricordare che Teresa, poco tempo prima della sua morte, aveva anche espresso il suo
desiderio di leggere la Bibbia nel testo originale, greco ed ebraico (Ultimi Colloqui, Quaderno Giallo, 4 agosto 1897).
4
Parlando a questi teologi, Benedetto XVI spiegava con grande chiarezza il modo giusto di usare la ragione in teologia:
"C un duplice uso della ragione e un duplice modo di essere sapienti o piccoli. C un modo di usare la ragione che
autonomo, che si pone sopra Dio, in tutta la gamma delle scienze, cominciando da quelle naturali, dove un metodo adatto per la
ricerca della materia viene universalizzato: in questo metodo Dio non entra, quindi Dio non c. E cos, infine, anche in teologia:
si pesca nelle acque della Sacra Scrittura con una rete che permette di prendere solo pesci di una certa misura e quanto va oltre
questa misura non entra nella rete e quindi non pu esistere. Cos il grande mistero di Ges, del Figlio fattosi uomo, si riduce a
un Ges storico: una figura tragica, un fantasma senza carne e ossa, un uomo che rimasto nel sepolcro, si corrotto ed
realmente un morto. Il metodo sa captare certi pesci, ma esclude il grande mistero, perch luomo si fa egli stesso la misura:
ha questa superbia, che nello stesso tempo una grande stoltezza perch assolutizza certi metodi non adatti alle realt grandi;
entra in questo spirito accademico che abbiamo visto negli scribi, i quali rispondono ai Re magi: non mi tocca; rimango chiuso
nella mia esistenza, che non viene toccata. la specializzazione che vede tutti i dettagli, ma non vede pi la totalit. E c laltro
modo di usare la ragione, di essere sapienti, quello delluomo che riconosce chi ; riconosce la propria misura e la grandezza di
Dio, aprendosi nellumilt alla novit dellagire di Dio. Cos, proprio accettando la propria piccolezza, facendosi piccolo come
realmente , arriva alla verit. In questo modo, anche la ragione pu esprimere tutte le sue possibilit, non viene spenta, ma si
allarga, diviene pi grande. Si tratta di unaltra sofa e snesis, che non esclude dal mistero, ma proprio comunione con il
Signore nel quale riposano sapienza e saggezza, e la loro verit. In questo momento vogliamo pregare perch il Signore ci dia la
vera umilt. Ci dia la grazia di essere piccoli per poter essere realmente saggi; ci illumini, ci faccia vedere il suo mistero della
gioia dello Spirito Santo, ci aiuti a essere veri teologi, che possono annunciare il suo mistero perch toccati nella profondit del
proprio cuore, della propria esistenza".

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1.Tutta la Sacra Scrittura, "e soprattutto il Vangelo" interpretato nella Tradizione viva della Chiesa
Alla fine del Manoscritto A, Teresa ci presenta le sue principali fonti, in un crescendo che va dalle
Opere di san Giovanni della Croce al Vangelo:
Ah, quante luci ho attinto nelle opere del Nostro Padre San Giovanni della Croce!... Allet di diciassette e
diciotto anni non avevo altro nutrimento spirituale; ma pi avanti tutti i libri mi lasciarono
nellaridit e sono ancora in questo stato. Se apro un libro composto da un autore spirituale (anche il pi bello, il pi commovente), mi sento subito serrarsi il cuore e leggo per
cos dire senza capire, o se capisco, il mio spirito si ferma senza riuscire a meditare. In
questa impotenza, la Sacra Scrittura e lImitazione mi vengono in aiuto: in esse trovo un cibo solido e
tutto puro. Ma soprattutto il Vangelo che mi intrattiene durante le mie orazioni, in esso trovo tutto ci che
necessario alla mia povera piccola anima. Vi scopro sempre nuove luci, significati nascosti e misteriosi (Ms
A, 83rv).

Cuore e vertice di tutta la Sacra Scrittura, il Vangelo "quadriforme" (sant'Ireneo) va sempre


interpretato nella Chiesa, nella sua viva Tradizione, eminentemente rappresentata dai Santi e grandi
Maestri Spirituali. Cos, fin dall'infanzia, Teresa aveva imparato a memoria l'Imitazione di Cristo, che
presenta tutta la vita spirituale nella relazione personale tra Cristo e ogni suo discepolo. Dopo la sua entrata
al Carmelo all'et di 15 anni, ella aveva assimilato profondamente la dottrina spirituale di san Giovanni
della Croce riguardo alla fede, la speranza e la carit, i pi grandi doni dello Spirito Santo nella Chiesa
Pellegrinante, gli unici mezzi dell'unione con Dio in Cristo Ges, relativizzando tutte le grazie
straordinarie e i fenomeni mistici (visioni, rivelazioni, estasi, stimmate, ecc...). Tali fenomeni sono
felicemente assenti nella sua esperienza, ci che la rende allo stesso tempo pi teologica/teologale, e pi
imitabile per tutti i cristiani. La piccola Teresa una delle pi grandi mistiche di tutta la storia della santit,
con un'altissima esperienza mistica essenziale in pura fede, speranza e carit, vissute a dei livelli nuovi di
intensit.
In lei come in san Giovanni della Croce, la carit come Amore di Cristo viene espressa
principalmente con la simbolica biblica del Matrimonio Spirituale tra Cristo Sposo e la sua Sposa, che
la Chiesa ed ogni anima. Questo Amore Sponsale di Cristo l'agape biblica che contiene e trasfigura
l'eros, al pi alto livello5. E' l'Amore che inseparabilmente dono e desiderio: Dono di s all'Amato, e
desiderio ardente del Dono che l'Amato fa di stesso. E' l'amore innamorato che trova la sua pi alta
espressione biblica nel Cantico dei Cantici (nella sua interpretazione cristologica), il libro pi amato da san
Giovanni della Croce e da Teresa, insieme al Vangelo.
Figlia di santa Teresa d'Avila, la piccola Teresa vive la preghiera nella sua forma pi personale che
l'Orazione, vero "cuore a cuore" con Ges, puro "respiro" di fede, speranza e carit. La sua vita di
Orazione viene nutrita dal Vangelo e dall'Eucaristia inseparabilmente, in un'intimit profonda con la
Vergine Maria. La sua interpretazione del Vangelo fa riferimento alla Chiesa, all'Eucaristia e a Maria. Sono
l tre componenti essenziali della sua ermeneutica del Vangelo: ecclesiale, eucaristica e mariana.
2. "Ah, Tu lo sai, Divin Ges Ti amo!": L'Atto d'Amore come chiave interpretativa del Vangelo
5

Questo tema maggiore della cultura greca, approfondito in modo particolare da Platone, stato ripreso e purificato
dalla stessa Rivelazione biblica, come mostra lautore del Libro della Sapienza che dichiara, riguardo alla Sapienza divina: "Ho
desiderato prenderla come Sposa, sono diventato innamorato (rasts) della sua Bellezza (Sap 8, 2). I Padri Greci, Origene,
Gregorio di Nissa e sopratutto Dionigi Areopagita hanno approfondito questa sintesi tra agape e eros. Benedetto XVI, nella sua
prima Enciclica Deus Caritas est ha riproposto queste grandi prospettive patristiche, sorpassando felicemente la falsa
opposizione tra agape e eros, e mostrando il loro fondamento nel Cuore di Dio. Ha sviluppato questo tema in luce cristologica
nel suo Messaggio per la Quaresima del 2007 dove afferma: "Guardiamo a Cristo trafitto in Croce! E Lui la rivelazione pi
sconvolgente dellamore di Dio, un amore in cui eros e agape, lungi dal contrapporsi, si illuminano a vicenda. Sulla Croce Dio
stesso che mendica lamore della sua creatura: Egli ha sete dellamore di ognuno di noi. Lapostolo Tommaso riconobbe Ges
come Signore e Dio quando mise la mano nella ferita del suo costato. Non sorprende che, tra i santi, molti abbiano trovato nel
Cuore di Ges lespressione pi commovente di questo mistero di amore. Si potrebbe addirittura dire che la rivelazione delleros
di Dio verso luomo , in realt, lespressione suprema della sua agape. In verit, solo lamore in cui si uniscono il dono gratuito
di s e il desiderio appassionato di reciprocit infonde unebbrezza che rende leggeri i sacrifici pi pesanti".

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L'Atto d'Amore a Ges veramente l'anima di tutta la vita e dottrina di Teresa, ed la chiave della
sua interpretazione del Vangelo. Su questo punto, conviene citare ancora la Catechesi di Benedetto XVI:
Teresa muore la sera del 30 settembre 1897, pronunciando le semplici parole "Mio Dio, vi amo!", guardando
il Crocifisso che stringeva nelle sue mani. Queste ultime parole della Santa sono la chiave di tutta la sua
dottrina, della sua interpretazione del Vangelo. L'atto d'amore, espresso nel suo ultimo soffio, era come il
continuo respiro della sua anima, come il battito del suo cuore. Le semplici parole Ges Ti amo sono al
centro di tutti i suoi scritti. L'atto d'amore a Ges la immerge nella Santissima Trinit. Ella scrive: "Ah tu lo
sai, Divin Ges Ti amo, / Lo Spirito d'Amore m'infiamma col suo fuoco, / E' amando Te che io attiro il Padre
(P 17/2)".

Il Papa cita tre versi della Poesia Vivere d'Amore, che ci offrono l'espressione pi perfetta,
evangelica e teologica, dell'atto d'Amore. Si riconosce l'espressione evangelica dell'atto d'Amore, ripetuto
tre volte dall'Apostolo Pietro nel suo ultimo dialogo con Ges Risorto: "Signore tu sai che ti amo" (Gv 21,
15-19)6. E' anche l'espressione teologica del cristocentrismo trinitario di Teresa. Questo atto d'Amore a
Ges immerge Teresa nella vita della Trinit, perch non viene da un sentimento umano, ma dallo Spirito
Santo nel dono della Carit, e cos "attira il Padre".
Dottore della Chiesa "come esperta della scientia amoris", secondo l'espressione di Giovanni Paolo
II, Teresa condivide con tutto il Popolo di Dio, e pi ampiamente con tutta l'umanit del nostro tempo, la
sua meravigliosa esperienza dell'Amore di Dio in Cristo Ges, un Amore che Totalit e Infinito, che
abbraccia tutta la realt di Dio e dell'Uomo, del Cielo e della Terra, di tutti gli uomini in tutti i luoghi e
tutti i tempi. La carit veramente l'Amore Assoluto gi dato in questa vita, la stessa in cielo come in terra.
E' un amore totale e totalizzante che coinvolge tutte le dimensioni della persona, poich si tratta di amare
con "tutto il cuore, tutta l'anima e tutta la mente" (cf Mt 22, 37). Questo aspetto di totalit anche espresso
da san Paolo quando afferma che "la carit copre tutto, crede tutto, spera tutto e sopporta tutto" (1 Cor 13,
7). "Madre, radice e forma di tutte le virt", secondo la bella espressione di san Tommaso (I-II q 62 art 4),
la carit opera gi in questa vita l'immediata unione dell'uomo con Dio in una perfetta reciprocit di
Amore.
Teresa dice questa verit in modo semplice e profondo quando scrive alla sorella Celina poco
tempo dopo la sua professione religiosa: "Penso che il Cuore del mio Sposo tutto mio come il mio tutto
suo, e gli parlo nella solitudine di questo delizioso cuore a cuore prima di contemplarlo un giorno faccia a
faccia" (LT 122). Infatti, la carit d gi alla sposa in questa vita un perfetto "cuore a cuore" con lo Sposo,
nella perfetta reciprocit del dono e del possesso, mentre la fede non d ancora il "faccia a faccia" della
chiara visione.
La parola Tutto (e Tutti) una delle pi caratteristiche negli scritti di Teresa, dal profetico "scelgo
tutto" nella sua infanzia (Ms A, 10rv), fino all'affermazione culminante: "Nel Cuore della Chiesa mia
Madre, io sar l'Amore, cos sar tutto" (Ms B, 3v). Con Maria, Teresa definisce perfettamente il vero
Amore: "Amare dare tutto e dare s stesso" (Perch ti amo, o Maria, str 22), un amore che si esprimer
soprattutto nell'Offerta di se stessa all'Amore Misericordioso come Vittima d'Olocausto. Si tratta di darsi
tutto (holos) al fuoco dell'Amore.
L'amore di carit considerato come eros (secondo Dionigi Areopagita, seguito da san Tommaso e
san Giovanni della Croce), estatico, unitivo e geloso. Estatico (senza il fenomeno dell'estasi in Teresa), fa
uscire da se stesso per unirsi all'Amato e vivere in Lui, e non pi in se. Come amore sponsale, un amore
geloso, esclusivo. Cos vedremo che, quando Teresa legge il Vangelo "respirando" questo Ges ti amo, lo
Spirito Santo la fa in uscire da se stessa per unirla a Ges nei Misteri della sua vita terrena, rendendola in
qualche modo "contemporanea" di tutta la vita di Ges.
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Lo stesso testo del Vangelo viene ricopiato da Teresa sull'immagine di Ges Crocifisso con la Maddalena abbracciando
i suoi piedi (riprodotta nella nuova edizione della Storia di un'anima, p. 136). E' proprio l'immagine che l'aveva profondamente
toccata, provocando il suo nuovo impegno per la salvezza dei peccatori, e anzitutto del criminale Pranzini (cf Ms A, 46v). Teresa
ha ricopiato intorno a quest'immagine dei testi del Vangelo. Sopra, sono le parole di Ges: "Ho sete" (Gv 19, 28)..."Dammi da
bere" (Gv 4, 7). Sotto, sono le parole di Pietro: "Signore, tu sai che ti amo" (Gv 21, 15) e del Pubblicano: "Abbi piet di me, che
sono un peccatore" (Lc 18, 13). A destra e a sinistra sono le parole di Ges promettendo l'acqua viva alla Samaritana, e della
Samaritana chiedendo il dono di quest'acqua (Gv 4).

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Per Teresa, amare "con tutto il cuore" significa anche amare in tutte le dimensioni del suo cuore di
donna, come sposa e madre, figlia e sorella. Sono le "quattro corde" del suo cuore, simboleggiato dalla
lira: "Tu fai vibrare le corde della tua lira / E questa lira, o Ges, il mio cuore" (P 48, str 5). Si tratta
infatti di uno strumento di musica a quattro corde (come il violino). Teresa "sposa di Ges e madre delle
anime", perfettamente figlia del Padre e di Maria ( l'infanzia spirituale) ed anche "sorella universale"
per tutti gli uomini, specialmente i pi lontani (gli atei del mondo moderno)7.
Nella nostra santa, si vede come veramente "la carit crede tutto e spera tutto" (1 Cor 13, 7),
facendo risplendere tutto il Mistero della fede (cio tutti i Misteri di Dio e dell'Uomo in Cristo Ges), e
dilatando la speranza in modo nuovo, fino a sperare per tutti8. Cos, attraverso il Vangelo, lo Spirito Santo
comunica a Teresa un'affascinante conoscenza amorosa della Persona di Ges in tutti i Misteri della sua
Divinit e della sua Umanit, del suo Volto e del suo Cuore, e specialmente nei Misteri della sua vita
terrena, nell'umilt, la piccolezza e la povert.
3. La piccolezza evangelica, piena comunione alla vita terrena di Ges con Maria nella Chiesa,
dall'Incarnazione alla Croce
Il significato della piccolezza evangelica viene anzitutto illuminato in queste poche righe del
Manoscritto A, quando Teresa racconta la sua Professione religiosa fatta l'8 settembre 1890: "Che bella
festa la Nativit di Maria per diventare la sposa di Ges! Era la piccola Vergine Santa di un giorno che
presentava il suo piccolo fiore al piccolo Ges!" (Ms A, 77r). Tre volte, Teresa sottolinea l'aggettivo piccolo,
inserendo la sua propria piccolezza tra quella di Ges e di Maria, con i due simboli biblici essenziali che sono
il simbolo del matrimonio (simbolo dell'alleanza e dell'unione) de e il simbolo del fiore (principale simbolo
della piccolezza).
Troviamo esattamente lo stesso riferimento a Ges e a Maria nell'Ultima volont di san Francesco
d'Assisi a santa Chiara, quando scrive: "Io, frate Francesco piccolo (parvulus), voglio seguire la vita e la
povert dell'Altissimo Signore nostro Ges Cristo e della sua Santissima Madre e perseverare in essa sino alla
fine" (Fonti Francescane, n. 140). Per Francesco e Chiara, come per Teresa di Lisieux, piccolezza e povert
esprimono il principale "privilegio" della vita terrena di Ges, pienamente condiviso da Maria nella pi
intima comunione con Lui. Povert dell'Altissimo, Povert di Dio, espressione piena del suo Amore che si
abbassa all'estremo, come lo contempla Chiara nel suo Testamento: "l'Amore di questo Dio, che povero fu
deposto nel presepio, povero visse in questo mondo, e nudo rimase sul patibolo" 9. C' come un crescendo
nella povert che caratterizza tutta la vita terrena di Ges, dalla grande povert del Bambino di Betlemme
avvolto da Maria nelle fasce, fino alla povert assoluta del Salvatore nudo sullo Croce.
E' la stessa estrema umilt, povert e piccolezza di Dio che Francesco e Teresa contemplano
nell'Eucaristia. Cos, Francesco scrive: "Il Signore dell'universo, Dio e Figlio di Dio cos si umilia da
nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate, fratelli, l'umilt di Dio" (FF n.
221), contemplando la stessa "umilt di Dio" nell'Incarnazione e nell'Eucaristia: "Ogni giorno Egli si
umilia, come quando dalla sede regale discese nel seno della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in
apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull'altare nelle mani del sacerdote" (FF n. 144).
In Teresa, l'espressione pi bella e pi sintetica di questo Mistero della piccolezza si trova nella sua
ultima Lettera, cio nelle poche righe che scrive per il suo fratello spirituale Maurice Bellire, su
un'immagine che rappresenta Ges Bambino nell'Ostia consacrata nelle mani del Sacerdote: "Non posso
temere un Dio che per me si fatto cos piccolo! Io lo amo! Infatti Egli non che Amore e Misericordia" (LT
7

Si tratta di una verit antropologica universale: ogni donna ha un cuore di sposa e di madre, di figlia e di sorella,
siccome ogni uomo ha un cuore di sposo e di padre, di figlio e di fratello. La vocazione universale alla santit come pienezza
della carit la vocazione a "amare di tutto il cuore" Dio ed il prossimo in Cristo Ges, facendo vibrare tutte queste corde, sia
nel matrimonio o nella verginit.
8
Sperare per tutti il titolo di una delle ultime e pi significative opere del grande teologo Hans Urs Von Balthasar,
prima che fosse creato Cardinale da Giovanni Paolo II. Come Dottore della Chiesa, Teresa sicuramente la migliore autorit in
favore di questa posizione della speranza per tutti, per mettere in evidenza la sua perfetta ortodossia. Dal punto di vista
teologico, la sua formulazione superiore a quella di Balthasar, pi semplice, pi sicura e pi serena, senza nessuna polemica.
9
FF n. 2841. Ho rifatto la traduzione a partire dall'originale latino: "Amore illius Dei/ Qui pauper positus est in
praesepio, /Pauper vixit in saeculo/ Et nudus remansit in patibulo" (in Fontes Francescani, Assisi, 1995, p. 2316).

6
266). Si notano nel testo di Teresa i suoi accenti pi caratteristici sull'Amore e la Misericordia e anche sul "per
me".
La carmelitana si chiama Teresa di Ges Bambino del Santo Volto. Il lei come in Francesco, c' un
riferimento privilegiato ai Misteri del Natale e della Croce, che segnano l'inizio e la fine della vita terrena di
Ges e che devono avvolgere anche tutta la nostra vita, tutta la vita della Chiesa Pellegrinante. In questa vita,
la Sposa di Cristo chiamata a "sposarlo" nella sua povert e piccolezza, in una comunione intima che anche
configurazione. Deve diventare sempre di pi umile, piccola, serva e povera, come Maria.
Questo amore sponsale di Ges piccolo e povero in tutta la sua vita terrena, Teresa lo esprime molto
bene in una lettera scritta alla sorella Celina nel 1893 (LT 141). In un contesto eucaristico, cio nel
ringraziamento dopo la comunione, Teresa ascolta la risonanza di due testi biblici: Nel Cantico dei Cantici, lo
Sposo dichiara: "Io sono il Fiore dei campi, il giglio delle valli" (Ct 2, 1); nel Vangelo di Giovanni, Ges
chiede alla Samaritana: "Dammi da bere" (Gv 4, 7). Ed la risonanza di questi due testi che genera la parabola
di Teresa: Lo Sposo Ges, fiore dei campi, cio piccolo fiore, in tutta la sua vita terrena, che ha sete
dell'amore della sua sposa. Ma Egli talmente piccolo che pu contenere solo una gocciolina di rugiada.
Cos, la persona che vuole essere veramente sposa di Ges deve sposare la sua piccolezza, deve rinunciare ad
essere grande (come il fiume e il ruscello) e farsi piccola piccola come una goccia di rugiada per essere tutta di
Lui e solo di Lui10.
San Tommaso esprime la stessa verit con il concetto del merito di Cristo, che significa il valore unico
di tutta la vita terrena di Ges, dal primo istante dell'Incarnazione nel seno di Maria fino all'istante della sua
morte sulla Croce. Questo Merito di Cristo sovrabbondante. E' un bene infinitamente pi grande che tutto il
male contenuto in tutta la storia dell'umanit. La Croce come un bilancia dove tutto il peso immenso del
peccato del mondo stato controbilanciato una volta per tutte dall'Amore infinito di Cristo. Ed questo
merito, questo peso d'Amore, che Ges comunica e condivide con la Chiesa pellegrinante, nella stessa
condizione terrena.
Con il Sacramento dell'Eucaristia, mediante la carit, la fede e la speranza, lo Spirito Santo unisce nel
modo pi reale e pi intimo la Chiesa pellegrinante a tutti i Misteri della vita terrena di Ges rivelati nel
Vangelo, proprio dall'istante dell'Incarnazione all'istante della morte sulla Croce. Di questa interpretazione del
Vangelo nell'Amore di Ges, vissuto con Maria nella Chiesa, Teresa ha dato l'espressione pi dettagliata nelle
due lunghe poesie: Ges, mio Diletto, ricordati (P 24) e Perch ti amo, o Maria (P 54)11.
4. Le due grandi preghiere evangeliche a Ges e a Maria (P 24 e 54)
- "Ges mio Diletto, ricordati" (P 24)
La Poesia Ges mio Diletto, ricordati, scritta nell'ottobre 1895, composta da 33 strofe, cifra
simbolica di tutta la vita di Ges (33 anni). Teresa d grande spazio ai Misteri dell'Incarnazione e
dell'Infanzia di Ges (1-7) e ai Misteri della Passione, della Risurrezione e dell'Eucaristia (20-30). Tra
questi Misteri principali dell'inizio e della fine, la santa rilegge e interpreta alcuni testi del Vangelo, sempre
10

Ecco la parte centrale di questa Lettera: "Ges non ci ha detto: Io sono il fiore dei giardini, la rosa coltivata, ma ci ha
detto: Io sono il Fiore dei campi e il Giglio delle valli. Ebbene, questa mattina, accanto al tabernacolo, ho pensato che la mia
Celina, il piccolo fiore di Ges, deve essere e restare sempre una goccia di rugiada nascosta nella divina corolla dello splendido
Giglio delle valli. (...)Durante la notte della vita, la sua missione specifica di nascondersi nel cuore del fiore dei campi.
Nessuno sguardo umano deve scoprirvela; solo il calice che possiede la gocciolina conoscer la sua freschezza. Beata gocciolina
di rugiada conosciuta solo da Ges!... Non fermarti a considerare il corso dei fiumi fragorosi che suscitano lammirazione delle
creature! Non invidiare neppure il ruscello limpido che serpeggia nel prato! Senza dubbio il suo mormorio molto dolce, ma le
creature possono ascoltarlo; e poi il calice del fiore dei campi non potrebbe contenerlo. Esso non pu essere solo per Ges. Per
appartenere a Lui, occorre essere piccoli, piccoli come una goccia di rugiada!... Oh, quante poche sono le anime che aspirano a
rimanere cos piccole!... Ma, esse dicono, il fiume e il ruscello non sono pi utili della goccia di rugiada? Essa che fa? Non
buona a nulla, se non a rinfrescare per qualche istante un fiore dei campi che oggi esiste e che domani sar sparito!... Senza
dubbio queste persone hanno ragione: la goccia di rugiada non buona che a questo, ma non conoscono il fiore campestre che
ha voluto abitare sulla nostra terra desilio e restarvi durante la breve notte della vita. (...). In quale stupore sprofonderanno
allora coloro che in questo mondo avevano considerato come inutile la gocciolina di rugiada!... Senza dubbio avranno una scusa:
il dono di Dio non era stato loro rivelato, non avevano accostato il loro cuore a quello del fiore dei campi e non avevano udito
queste parole trascinatrici: Dammi da bere" (LT 141).
11
Quando ho predicato gli Esercizi Spirituali per Benedetto XVI e la Curia Romana, ho dato a tutti i partecipanti il testo
completo di queste due Poesie di Teresa.

7
parlando a Ges e chiedendogli: "Mostrami i segreti nascosti nel Vangelo; / Ah! Che questo Libro doro /
E' il mio pi caro tesoro, / Ricordati" (12). In questa Poesia viene espressa la pi intima e immediata
comunione di Teresa con Ges nei Misteri della sua vita terrena, caratterizzati dalla piccolezza e la povert,
la misericordia e la tenerezza.
Fondamentale per Teresa la certezza che sempre Ges la conosceva e l'amava personalmente,
certezza espressa qui come in molti altri testi. Cos la santa dice a Ges Bambino: "Con la tua piccola
mano che carezzava Maria, / Tu sostenevi il mondo e davi a lui la vita, / E tu pensavi a me" (6). Allo stesso
modo, contemplando l'Agonia di Ges, gli dice: "Tu mi vedesti" (21). Teresa pu amare Ges in tutti questi
Misteri della sua vita terrena proprio perch prima stata amata da Lui. Su questo punto, la scientia
amoris di Teresa la migliore verifica della scientia fidei di san Tommaso, cio della sua dottrina della
visione beatifica sempre presente nell'anima di Ges durante tutta la sua vita terrena, dal primo instante
della sua Concezione nel seno di Maria (III q 34 art 4) fino alla sua morte sulla Croce (III q 46 art 8). Solo
la visione beatifica poteva dare all'anima di Ges la conoscenza di ciascuno di tutti gli uomini amati e
salvati da lui. Cos anche, mediante questa visione che possiede oggi in cielo, l'anima di Teresa pu
conoscere e esaudire ciascuna delle numerosissime persone (milioni) che la pregano insieme in tutto il
mondo!
Viene fortemente espressa la perfetta reciprocit dell'Amore Sponsale di Ges, come dono e
possesso reciproco tra lo Sposo e la Sposa. La sposa offre il suo cuore allo Sposo:
O Ges! vieni in me, vieni a posare la tua testa.
Vieni, l'anima mia tutta pronta ad accoglierti;
Mio Benamato Salvatore
Riposa nel mio cuore
E' tuo (8).

Nell'altro senso, identificandosi con l'Apostolo Giovanni appoggiato sul petto di Ges durante
l'ultima cena (cf Gv 13, 23-25), Teresa dice allo Sposo:
Dell'amato tuo discepolo non sono affatto gelosa;
Conosco il tuoi segreti, poich io sono tua sposa.
O mio divino Salvatore
Io m'addormento sul tuo Cuore:
E' mio! (20).

La stessa reciprocit nell'Amore si verifica nella comunione eucaristica, quando Teresa dice a Ges:
Pane vivo della fede, celeste nutrimento,
Oh mistero d'amore!
Il mio Pane di ogni giorno,
Ges sei tu! (...)
O Pane dellesiliato, Santa e Divina Ostia.
Non sono pi io che vivo, ma vivo della tua vita.
II tuo ciborio dorato,
tra tutti il preferito,
Ges sono io! (28-29).

Ma questa intima unione di Teresa con Ges non per niente un intimismo chiuso ed egoista. Al
contrario, la sposa condivide l'Amore Misericordioso dello Sposo per la salvezza di tutti gli uomini
peccatori, pregando anche per i sacerdoti e missionari (14-18). Teresa si affida all'intercessione di Maria,
affinch Ges renda perfette le sue povere opere, come ha cambiato l'acqua in vino alle nozze di Cana (13).
Teresa ha sempre coscienza di essere sposa di Ges per diventare madre delle anime. Lo dice in modo
splendido nelle due strofe sull'Agonia di Ges sintetizzando i dati del Vangelo di Luca (Lc 22, 44: il sudore
di sangue) e della Lettera agli Ebrei (Eb 5, 7: le lacrime):

8
Ricordati che alla sera dell'Agonia
Col sangue tuo mescolasti il pianto.
Rugiada d'amore, il valore suo infinito
Ha fatto germinare dei verginali fiori.
Un angelo, mostrandoti questa eletta messe,
Fece rinascere la gioia sul tuo benedetto Volto.
Ges, che tu mi vedesti
Nel mezzo dei tuoi gigli,
Ricordati.
Ricordati che la tua feconda tua rugiada,
Verginizzando le corolle dei fiori,
Le ha rese capaci fin da questa terra
Di partorirti un gran numero di cuori.
Sono vergine, o Ges! tuttavia che mistero:
Unendomi a te, delle anime sono madre.
Dei fiori verginali
Che salvano i peccatori
Ricordati (21 e 22).

Troviamo qui una delle pi belle espressioni dell'amore verginale di Teresa come amore sponsale e
materno, nella fecondit redentrice del Sangue di Ges (cf il racconto della Salvezza di Pranzini, al centro
del Manoscritto A, che ritroveremo nella seconda parte).
Infine, importante notare che questa intima, immediata e totale unione con Ges nella carit
vissuta da Teresa nella pura fede, la fede oscura che non visione e che non vuole nessuna visione in
questa vita. Citando la parola di Ges Risorto a Tommaso: "Beati quelli che pur non avendo visto
crederanno" (Gv 20, 29), Teresa commenta:
Nellombra della fede, ti amo e ti adoro.
O Ges! per vederti, attendo in pace 1'aurora.
Che il mio desiderio non
di vederti quaggi,
Ricordati (27).

Questa "ombra della fede" che esclude volontariamente ogni visione diventer dopo Pasqua 1896
una drammatica "notte della fede" vissuta con Maria.
- "Perch ti amo, o Maria (P 54)
Scritta nel maggio 1897, questa ultima poesia di Teresa una bellissima sintesi della sua spiritualit
mariana, una spiritualit mariana totalmente evangelica e si potrebbe dire anche esclusivamente
evangelica. Negli Ultimi Colloqui, Teresa far pi volte riferimento a questo testo e ne dar come un
commento orale, con un giudizio molto critico sulle innumerevoli predicazioni mariane che ha sentito.
Spesso i sacerdoti insistevano unilateralmente sulla grandezza di Maria, sui suoi privilegi, dimenticando
che durante la sua vita sulla terra, il suo principale privilegio era il privilegio della piccolezza e della
povert. Cos, Maria appariva irraggiungibile e inimitabile, con una vita piena di miracoli, di visioni e di
fenomeni straordinari. Il fondamento di tutto questo non era il vangelo, ma piuttosto gli apocrifi o le
rivelazioni private. Teresa si oppone decisamente a questa spiritualit sbagliata, come si era opposta alla
spiritualit giansenista della Giustizia di Dio separata dalla sua Misericordia.
In questa lunga poesia (25 strofe), la santa legge tutti i testi del Vangelo che parlano di Maria,
sempre con la stessa chiave interpretativa dell'Atto d'Amore, ma adesso rivolto a Maria stessa. Questo Ti
amo, o Maria 12, gi espresso nel titolo, continuamente ripetuto e come "respirato" nelle strofe della
12

Riguardo all'atto d'amore rivolto a Maria, conviene citare le parole di Teresa alla cugina scrupolosa Marie Gurin:
"Non temere di amare troppo la Santa Vergine, non l'amerai mai abbastanza, e Ges sar ben contento perch la Santa Vergine
sua Madre" (LT 92). Secondo san Luigi Maria di Montfort, i devoti scrupolosi sono proprio quelli che temono di amare troppo

9
poesia fino alle ultime parole: "Con te ho sofferto e voglio adesso / Cantare sulle tue ginocchia, Maria,
perch ti amo / E ripetere per sempre che sono tua figlia ! (25). Indirizzato centralmente a Ges, l'atto
d'Amore faceva vibrare la "corda sponsale" del cuore di Teresa. Verso Maria, la "corda filiale" che si
esprime, nell'esperienza dell'amore materno di Maria, un'esperienza profonda, veramente mistica, ma
sempre nella pura fede, senza visioni n niente di straordinario13.
In tutta la sua poesia, Teresa insiste sulla totale vicinanza e intimit tra la figlia (o bambina:
"enfant") e la madre. Nel vangelo Maria appare umile, piccola e vicina a tutti i piccoli, pienamente
imitabile14 nella semplicit della sua vita quotidiana, vicina a tutti nella sofferenza, e nel modo pi
profondo nella purezza della sua fede, una fede oscura e provata al massimo.
Attraverso questo "ti amo" continuamente respirato, lo Spirito Santo unisce immediatamente
Teresa a Maria e a Ges per mezzo di Lei in tutti i Misteri rivelati nel Vangelo. Cos Teresa contempla
"oggettivamente" il Mistero dell'Annunciazione, cio dell'Incarnazione del Figlio nel seno verginale di
Maria per opera dello Spirito Santo (3 e 4), e poi si appropria "soggettivamente" questo Mistero,
indentificandosi con Maria nella comunione eucaristica:
O Madre benamata! Malgrado la mia piccolezza
Come te possiedo anch'io in me lOnnipotente.
Ma io non tremo vedendo la mia debolezza:
Il tesoro della madre appartiene al figlio
Ed io sono tua figlia, o Madre mia cara!
Le tue virt, il tuo amore, non sono forse miei?
Cos, quando nel mio cuore discende lOstia bianca,
Ges, il dolce tuo Agnello, crede di riposare in te! (5).

Questo il realismo eucaristico della Chiesa e dei Santi. L'Ostia consacrata verum Corpus natum
de Maria Virgine, e cos la spiritualit mariana di san Luigi Maria di Montfort, fondata nel battesimo,
trova il suo pieno compimento nella comunione al Corpo di Cristo vissuta con Maria (E' il finale
eucaristico del Trattato della Vera Devozione alla Santa Vergine, n. 266-273). Infatti, la pi alta e totale
unione mistica con Cristo la comunione eucaristica vissuta nella pienezza della fede, della speranza e
della carit con Maria nella Chiesa15.
Nella luce del Vangelo, Teresa sa che Maria la pi grande nel Regno dei Cieli, proprio perch
stata la pi piccola, pi vicina a Ges nel suo abbassamento. Cos contempla la vera grandezza della
Madre di Dio nella povert estrema di Betlemme (10). Teresa di Ges Bambino esprime allora tutto il suo
amore verso il Verbo Incarnato e verso la sua santa Madre inseparabilmente:
Quando vedo l'Eterno avvolto in fasce,
Quando del Verbo divino sento il debole grido,
Non invidio pi gli angeli, o cara Madre mia,
Poich il loro potente Signore, il mio amato Fratello!...
Quanto ti amo, Maria, perch sulle nostre sponde
Hai fatto germogliare questo divino Fiore!...
Quanto ti amo ascoltando i pastori e i magi,
E custodendo con cura tutte le cose nel tuo cuore! (10).
Maria, come se fosse in concorrenza con l'Amore di Ges (cf Trattato della Vera Devozione alla Santa Vergine, n. 94).
Spontaneamente, Teresa ritrova il vero senso del nunquam satis de Maria: Non si ama mai abbastanza Maria, perch con Lei e
in Lei si ama Ges sempre di pi.
13
Questo importante per l'interpretazione giusta del Sorriso della Madonna raccontato da Teresa nel Manoscritto A
(29v-31r). Si tratta della semplice e profonda esperienza di fede, speranza e amore, di una bambina sofferente che si rivolge alla
Madonna attraverso una sua immagine (qui la statua di Maria), e in nessun modo di una visione o apparizione. Invece le
carmelitane di Lisieux l'avevano profondamente turbata con le loro domande indiscrete, pensando proprio ad una visione
(avevano forse assolutizzato le visioni di santa Teresa d'Avila).
14
Negli Ultimi Colloqui, Teresa afferma che Maria "ama pi l'imitazione che l'ammirazione" (Quaderno Giallo, 23
agosto).
15
Questa proprio la "Mistica del Sacramento" di cui parla Benedetto XVI nella sua prima Enciclica Deus Caritas est
(n. 13). Qui Teresa vive l'unione eucaristica come l'unione della Madre con il Figlio. In altri testi, l'union della Sposa con lo
Sposo (P 32, str3).

10
Poi, l'episodio evangelico di Ges ritrovato da Maria e Giuseppe a Gerusalemme dopo tre giorni
(Lc 2, 41-50) illumina l'aspetto pi profondo e pi personale della spiritualit mariana di Teresa. E' tipica la
sua espressione: "Il Vangelo m'insegna.../ E il mio cuore mi rivela" (15). La scientia amoris proprio
questa conoscenza pi profonda della verit che unisce nell'amore l'oggettivit del Vangelo e la
soggettivit del cuore. Cos Teresa dice allora a Maria: "Madre, il dolce tuo Figlio vuole che tu sia
l'esempio / Dell'anima che lo cerca nella notte della fede" (15). Ed proprio l'esperienza di Teresa in
questo ultimo periodo della sua vita, con la terribile "prova contro la fede" che sta vivendo in relazione con
tutti gli atei del mondo moderno. Nel mese successivo, Teresa scriver nel Manoscritto C il drammatico
racconto di questa prova. La presente poesia ne rivela l'essenziale componente mariana nelle due strofe pi
caratteristiche:
Poich il Re dei cieli volle che sua Madre
Fosse immersa nella notte, nell'angoscia del cuore,
Maria, dunque un bene soffrire sulla terra?
S, soffrire amando, la pi pura felicit!...
Tutto quel che Ges mi ha dato, lo pu riprendere.
Digli che mai con me deve farsi scrupolo...
Pu ben nascondersi, acconsento ad attenderlo
Fino al d senza tramonto ove la mia fede si spegner...
Io so che a Nazareth, Madre piena di grazia,
Vivi molto poveramente, senza voler niente di pi,
N rapimenti, miracoli o estasi
Abbelliscono la tua vita, Regina degli eletti!...
II numero dei piccoli cos grande sulla terra
Che possono gli occhi levare verso di te senza tremare
E' per la via comune, incomparabile Madre,
che ti piace camminare per guidarli ai cieli (16-17).

Mentre gli apocrifi e le rivelazioni private inventano queste grazie straordinarie, il Vangelo non dice
assolutamente niente di tutto questo. Attraverso l'insegnamento di san Giovanni della Croce, Teresa sa che
la pi alta vita mistica non consiste in questi fenomeni, ma nella purezza della fede, della speranza e della
carit. Ma pi profondamente ancora, attraverso la sua propria esperienza mistica, Teresa ha coscienza di
condividere la vita interiore di Maria, nella fede pi provata e pi eroica. Questa via comune seguita da
Maria il suo "pellegrinaggio di fede", secondo l'espressione della Lumen Gentium (n. 58) tanto
sviluppata da san Giovanni Paolo II nella Redemptoris Mater. E' la piccola via di Teresa, via sicura di
santit per tutti, per i pi poveri e piccoli, camminando con Maria nella Chiesa Pellegrinante. E' la via del
pi grande Amore nel dono totale, e per Maria sar il dono del Figlio Unico nel Sacrificio della Croce:
Tu ci ami Maria come Ges ci ama
Ed acconsenti per noi lallontanarti da lui.
Amare dare tutto e dare se stesso.
Mostrarcelo hai voluto restando nostro appoggio.
Il Salvatore conosceva l'immensa tua tenerezza.
Sapeva i segreti del tuo cuore materno.
Rifugio del peccatori, lui ci lascia a te
quando lascia la Croce per aspettarci in cielo (22).

Troviamo qui la pi bella definizione del vero amore: "Amare dare tutto e dare se stesso". E'
proprio questo Amore che Maria ci insegna nel Vangelo.
Infine, queste due lunghe preghiere evangeliche di Teresa a Ges e a Maria ci mostrano come la
lettura orante e vivente del Vangelo, con questo continuo atto d'amore (che include sempre la fede e la
speranza), unisce intimamente e immediatamente la Chiesa Pellegrinante (e ogni fedele nella Chiesa), alla
Persona di Ges Verbo Incarnato e alla sua Santa Madre, facendo penetrare nella profondit dei loro Cuori,

11
attraverso tutti i Misteri, gli avvenimenti e le parole rivelati nel Vangelo. Secondo le parole di Benedetto
XVI citate all'inizio, questa scienza dell'amore non si oppone alla scienza accademica16. Cos, "Teresa
una guida per tutti, soprattutto per coloro che nel Popolo di Dio, svolgono il ministero di teologi". Tutti
sono chiamati alla santit e dunque a condividere questa scienza dell'amore che la scienza di tutti i santi.
Chiamati alla santit, i teologi accademici hanno un particolare bisogno di prendere Teresa come guida per
imparare la scienza dell'amore, seguendo la via dell'umilt e della piccolezza evangelica.
II/ La Storia di un'anima: "Questo luminoso commento del Vangelo pienamente vissuto"
(Il filo evangelico delle quattro grandi linee d'interpretazione)
Come la Somma Teologica di san Tommaso, la Storia di un'anima di Teresa una delle pi belle
sintesi teologiche, con lo stesso contenuto: Dio e l'Uomo in Cristo Ges Via, Verit e Vita, sia nelle Tre
Parti della Somma, sia nei tre Manoscritti Autobiografici (Ms A, B e C) che costituiscono la Storia di
un'anima, insieme alla Preghiera nel giorno della Professione e all'Atto d'Offerta all'Amore
Misericordioso. Ancora pi sintetica e pi semplice della scientia fidei (intellettuale) di san Tommaso, la
scientia amoris (mistica) di Teresa tiene sempre presente tutta la verit del Mistero di Dio e dell'Uomo in
Cristo Ges, rendendola accessibile e amabile per ogni cuore umano.
Come i quattro Vangeli, la Storia di un'anima si presenta nella forma di una teologia narrativa e
simbolica. Il quadro del racconto di Teresa la vita di Ges, nella quale viene iscritta e interpretata la sua
propria vita. Per capire questo, possiamo ricordare una delle affermazioni pi importanti di sant'Ireneo di
Lione riguardo alla Ricapitolazione di tutte le cose in Cristo, nella sua dimensione storica. "Il Figlio di Dio
esisteva sempre presso il Padre; ma quando si incarn e divenne uomo, ricapitol in se stesso la lunga
storia degli uomini, procurandoci in compendio la salvezza" (Adversus Haereses, III, 18, 1). Ges, come
Figlio di Dio fatto Uomo, nuovo Adamo, un Uomo unico per tutti gli uomini, e la sua breve storia
dall'Incarnazione alla Morte e Risurrezione la ricapitolazione della lunga storia di tutti gli uomini, dalle
origini fino alla fine dei tempi, e anche della storia di ogni uomo.
La caratteristica di un santo o di una santa proprio unire nella carit tutta la sua propria vita alla
vita di Ges, ed ci che la piccola Teresa ha fatto in modo assoluto, dall'infanzia fino alla morte. E cos,
nella comunione con la vita di Ges, la Storia di un'anima diventa come un riassunto della Storia della
salvezza. Si potrebbe dire che tutta la Storia della salvezza si concentra nella Storia di un'anima o che la
Storia di un'anima si dilata a tutte le dimensioni della Storia della salvezza (come nel Cantico Spirituale e
le Romanze di san Giovanni della Croce).
Colpisce molto nel racconto di Teresa il rapporto continuo e tanto paradossale tra la piccolezza
estrema della sua vita concreta cos breve e limitata, fatta solo di piccole cose e la grandezza infinita
dell'Amore che riempie questa piccola e povera vita, questo Amore di Ges che Totalit e Infinito,
abbracciando tutta la Realt di Dio e dell'Uomo, del Cielo e della Terra, tutti gli uomini in tutti i luoghi e
tutti i tempi, in tutte le vocazioni. Figlia di san Giovanni della Croce, Teresa andata fino al fondo del
Niente che conduce al Tutto!
Dopo pi di un secolo, lo straordinario e continuo successo della Storia di un'anima in tutto il
mondo riflette questo grande paradosso teresiano: Come una vita breve, tanto limitata e apparentemente
poco interessante, in un contesto particolare e ristretto, talmente lontano da noi (la cultura cattolica
16

Sarebbe molto importante mostrare che questo approccio di Teresa a Ges nel Vangelo non si oppone allo studio
accademico odierno riguardo a Ges e ai Vangeli (storico-critico, filologico, psicologico, ecc...). Ma nell'altro senso, bisogna
affermare che questo approccio razionale non si oppone all'approccio di Teresa, che non superato e non sar mai superato fino
alla fine del mondo! Non c' mai vera opposizione tra fede e ragione, tra fede e scienza. La vera mistica (quella dei santi)
soprarazionale ma non mai irrazionale. Sarebbe importante ricordare la distinzione che fa san Tommaso, all'interno della
Rivelazione, tra ci che la ragione pu conoscere (per esempio l'esistenza e l'unit di Dio) e ci che la ragione non pu
conoscere (la Trinit delle Persone). Lo stesso si pu dire riguardo alla vita terrena di Ges: La scienza storica pu conoscere
l'esistenza dell'uomo Ges, alcuni avvenimenti, la sua morte sulla Croce, alcune sue parole (ipsissima verba), ma molti fatti reali
della vita terrena di Ges, cominciando dalla sua Incarnazione nel seno verginale di Maria per opera dello Spirito Santo, molte
sue parole riferite nei Vangeli, la Redenzione operata dalla sua Passione, superano ogni conoscenza puramente razionale (storica
o filosofica). Sarebbe importante distinguere pi chiaramente le espressioni: Ges storico (conosciuto per mezzo della scienza
storica) e Ges terreno (conosciuto per mezzo della fede, che abbraccia tutto il suo Mistero rivelato nei Vangeli). Era proprio il
significato delle parole di Benedetto XVI ai teologi (citate nella n. 4).

12
piccolo-borghese della fine del XIX secolo in Francia), diventa invece una meravigliosa luce per la vita di
milioni di uomini e donne in contesti socio-culturali completamente diversi. E questo avviene proprio
perch la Storia di un'anima non altro che "questo luminoso commento del Vangelo pienamente
vissuto", un testo che riflette "la piena luce dell'Amore di Ges" (Lumen Fidei, n. 32).
Il Vangelo continuamente presente nel racconto di Teresa, non solo nelle numerose citazioni, ma
anche con delle continue allusioni, con dei simboli ed immagini che hanno sempre una radice biblica. E'
sempre il Vangelo nella sua risonanza con tutta la Scrittura, Antico e Nuovo Testamento. Il tessuto
letterario fondamentalmente biblico-evangelico, e cercheremo adesso di seguire in modo breve e sintetico
questo filo d'oro del Vangelo nella Storia di un'anima, considerando successivamente quattro linee di
lettura che s'incrociano tutte nell'unico centro: Cristo Ges17.
1. Prima linea: Dall'inizio alla fine della Storia di un'anima (tutta la vita di Teresa, 1873-1897)
Questa linea, la pi lunga, corrisponde a tutta la vita di Teresa (24 anni) dall'infanzia fino all'ultima
malattia. Ed tracciata dalle prime e ultime pagine della Storia di un'anima, cio dal Prologo del
Manoscritto A e dall'Epilogo del Manoscritto C.
- Prologo del Manoscritto A (2r-3r)
Tutto comincia con il Nome di Ges, poi, dopo aver pregato Maria, Teresa apre il Vangelo e san
Paolo:
Prima di prendere la penna, mi sono inginocchiata davanti alla statua di Maria (quella che ci ha dato tante
prove di predilezioni materne da parte della Regina del Cielo per la nostra famiglia), l'ho supplicata di
guidarmi la mano affinch non tracci una sola riga che non le sia gradita. Poi aprendo il Santo Vangelo, i
miei occhi sono caduti su queste parole: - Ges sal sul monte, chiam a s quelli che volle ed essi
andarono da lui (S. Marco, cap. III, v. 13). Ecco il mistero della mia vocazione, di tutta intera la mia vita e
soprattutto il mistero dei privilegi di Ges per la mia anima... Egli non chiama quelli che ne sono degni, ma
quelli che vuole o come dice San Paolo -: Dio usa misericordia con chi vuole, e ha piet di chi vuole averla.
Quindi non dipende dalla volont n dagli sforzi dell'uomo, ma da Dio che usa misericordia (Lettera ai
Romani, cap. IX, vv. 15-16) (Ms A, 2r).

Questo libro della Scrittura suscita in Teresa delle domande alle quali lo stesso Ges, Creatore e
Salvatore, risponde poi attraverso il libro della natura. La storia dell'anima del "piccolo fiore" si apre
immediatamente a tutte le anime, al " mondo delle anime che il giardino di Ges". Nella sua geniale
semplicit, questo testo in realt ricchissimo di contenuti. E' come il prologo del "vangelo" di Teresa,
dove sono riuniti fin dall'inizio i pi grandi temi intorno all'unico centro che sempre Ges. Con questo
splendido prologo, prima di iniziare il racconto dell'infanzia, la santa introduce immediatamente il lettore
nella sua contemplazione di Ges Creatore e Salvatore, con l'uso magistrale del suo principale simbolo
antropologico che il fiore, applicato a se stessa e allargato a tutti gli uomini, anche non cristiani.
L'articolazione dei due libri, della Scrittura e della Natura, fondamentale, riflettendo le due grandi
categorie bibliche della Creazione e della Storia della Salvezza. Questo prologo corrisponde esattamente ai
due primi capitoli della Genesi, quando tutta la creazione contemplata come "molto buona", prima della
caduta (raccontata nel terzo capitolo). E' il clima luminoso della primavera. Pi tardi, con la Grazia di
Pasqua 1896, Teresa far l'esperienza delle tenebre del peccato, nelle nebbie dell'inverno. Ma tutto ci che
la santa scrive qui rimane sempre vero, mettendo in luce fin dall'inizio l'Amore Misericordioso di Ges,
Creatore e Salvatore, per se stessa e per tutti gli uomini, per ciascuno come se fosse unico nel mondo (Ms
A, 2r-3r).
- Epilogo del Manoscritto C (33v-37r)

17

Nella presentazione della nuova edizione della Storia di un'anima, ho evidenziato queste quattro linee interpretative (p.
20-26). Le riprendo adesso in riferimento al Vangelo.

13
Le ultime pagine della Storia di un'anima sono un ampio commento di uno dei primi versetti del
Cantico dei Cantici, quando la Sposa dice allo Sposo: "Attirami, noi correremo all'odore dei tuoi profumi"
(Ct 1, 3). Come nel testo precedente vediamo la relazione tra l'anima di Teresa e tutte le altre anime, la sua
anima attirando a Ges le altre anime, anche le pi lontane (gli atei). E' sorella universale, essendo anche
pienamente figlia nel Figlio Unico, fino ad appropriarsi la Preghiera Sacerdotale di Ges al Padre nel
Vangelo di Giovanni (Gv 17). Si unisce a tutti i santi che sempre sollevano il mondo lungo tutta la storia
della Chiesa, fino alla fine dei tempi. E' veramente il vertice della Storia di un'anima, con l'espressione
della Totalit del Mistero di Cristo, Tutto in tutti.
Il testo del Cantico interpretato da Teresa in un contesto eucaristico, nel suo ringraziamento dopo
la Comunione. Teresa chiede a Ges di essere personalmente attirata da Lui per attirare a Lui gli altri. Lo
dice prima con il simbolo dell'acqua, simbolo evangelico dello Spirito Santo:
Come un torrente che si getta impetuoso nell'oceano trascina dietro di s tutto ci che ha incontrato al suo
passaggio, cos, o mio Ges, l'anima che si immerge nell'oceano senza sponde del tuo amore attira con s
tutti i tesori che possiede... Signore, tu lo sai, io non ho affatto altri tesori se non le anime che ti piaciuto
unire alla mia" (Ms C, 34r).

Cos nel cuore di Teresa alla fine della sua vita, la grazia del battesimo si sviluppata fino a
diventare questo torrente impetuoso. Cos Ezechiele descriveva la sorgente del Nuovo Tempio (cf Ez 47).
Poi, nell'ultima pagina, la santa riprende il commento dello stesso versetto del Cantico con l'altra
simbolica dello Spirito Santo che la simbolica del fuoco, ritrovando spontaneamente il simbolo classico
della divinizzazione nei Padri, cio del ferro reso incandescente dal fuoco:
Ecco la mia preghiera, chiedo a Ges di attirarmi nelle fiamme del suo amore, di unirmi cos strettamente a
Lui, in modo che Egli viva ed agisca in me. Sento che quanto pi il fuoco dell'amore infiammer il mio
cuore, quanto pi dir: Attirami, tanto pi le anime che si avvicineranno a me (povero piccolo rottame di
ferro inutile, se mi allontanassi dal braciere divino), correranno rapidamente all'effluvio dei profumi del loro
Amato, perch un'anima infiammata di amore non pu restare inattiva (...). Tutti i santi l'hanno capito e in
modo pi particolare forse quelli che illuminarono l'universo con la loro dottrina evangelica. Non forse
dall'orazione che i Santi Paolo, Agostino, Giovanni della Croce, Tommaso d'Aquino, Francesco, Domenico
e tanti altri illustri Amici di Dio hanno attinto questa scienza Divina che affascina i geni pi grandi? Uno
Scienziato ha detto: Datemi una leva, un punto d'appoggio, e sollever il mondo. Quello che Archimede
non ha potuto ottenere perch la sua richiesta non era rivolta a Dio ed era espressa solo dal punto di vista
materiale, i Santi l'anno ottenuto in tutta la sua pienezza. L'Onnipotente ha dato loro come punto d'appoggio:
Se stesso, e S Solo. Come leva: L'orazione, che infiamma di un fuoco d'amore, ed cos che essi hanno
sollevato il mondo, cos che i Santi ancora militanti lo sollevano e i Santi futuri lo solleveranno fino alla
fine del mondo (Ms C, 36rv).

E' sicuramente uno dei testi pi illuminanti sulla Teologia dei Santi, considerata nel suo fondamento
biblico (san Paolo) e nel suo sviluppo storico attraverso il prisma dei Padri (Agostino), dei Dottori
(Tommaso d'Aquino) e dei Mistici (Francesco d'Assisi e Giovanni della Croce). E' la stessa geniale
"scienza divina" che tutti hanno attinto alla stessa sorgente dell'orazione "che infiamma di un fuoco
d'amore". E' tutta la Storia della Chiesa come storia di santit, di spiritualit, di teologia, una storia
continua "fino alla fine del mondo".
Le ultime righe riguardano "i profumi" dello Sposo (nel testo citato del Cantico), ed l'ultima
immersione di Teresa nel Vangelo, facendo riferimento a san Luca, l'Evangelista della Misericordia: la
preghiera del pubblicano, la peccatrice (identificata con la Maddalena) e il Figlio Prodigo. Leggere il
Vangelo nello Spirito Santo e veramente per lei "respirare i profumi della vita di Ges":
Madre diletta, ora vorrei dirle cosa intendo per effluvio dei profumi dell'Amato. - Poich Ges risalito al
Cielo, io posso seguirlo solo seguendo le tracce che ha lasciato, ma come sono luminose queste tracce, come
sono profumate! Appena do un'occhiata al Santo Vangelo, subito respiro i profumi della vita di Ges e so da
che parte correre... Non al primo posto, ma all'ultimo che mi slancio, invece di farmi avanti con il fariseo,
ripeto, piena di fiducia, l'umile preghiera del pubblicano, ma soprattutto imito il comportamento della

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Maddalena, la sua stupefacente o piuttosto amorosa audacia che affascina il Cuore di Ges, seduce il mio.
S lo sento, anche se avessi sulla coscienza tutti i peccati che si possono commettere, andrei, con il cuore
spezzato dal pentimento, a gettarmi tra le braccia di Ges, perch so quanto ami il figliol prodigo che ritorna
a Lui. Non perch Il buon Dio, nella sua misericordia preveniente ha preservato la mia anima dal peccato
mortale, io mi innalzo a Lui con la fiducia e l'amore (Ms C, 36r-37r).

Tali sono le due ultime parole del Manoscritto C: "La fiducia e l'amore", cio la fiducia che solo
conduce all'amore. Sono come i due "fari" che illuminano tutta la vita di Teresa, la sua via di santit
insegnata da lei a tutto il Popolo di Dio. La sua certezza di essere stata preservata dal peccato grave non
l'allontana dai pi grandi peccatori, ma al contrario la rende pi vicina a loro, come Ges e Maria nella loro
perfetta innocenza. Teresa sa che il pi grande peccatore pu ancora diventare all'ultimo minuto un grande
santo, come il Buon Ladrone del vangelo, come questa "peccatrice morta di amore" di cui voleva
aggiungere la storia in seguito al suo Manoscritto (e pi tardi il criminale Jacques Fesch). L'offerta
all'amore Misericordioso per loro, per tutti i poveri peccatori, questa offerta che consiste a "gettarsi nelle
braccia di Ges ed ad accogliere il suo Amore Infinito"(cf Ms A, 84r).
2. Seconda linea: Dalla "Grazia di Natale 1886" alla "Grazia di Pasqua 1896
La seconda linea corrisponde al periodo di 10 anni che va dalla "Grazia di Natale 1886" alla
"Grazia di Pasqua 1896"19. E' la piena realizzazione del suo nome: Teresa di Ges Bambino del Santo
Volto. E' la dinamica del Mistero di Ges nel Vangelo, dall'Incarnazione alla Pasqua. Nella Storia di
un'anima, tracciata da due testi essenziali: Prima, il racconto della Grazia di Natale e della Salvezza di
Pranzi, che si trova al centro del Manoscritto A, e poi il racconto della Grazia di Pasqua, che si trova verso
l'inizio del Manoscritto C.
- Racconto della Grazia di Natale 1886 e della salvezza del criminale Pranzini "primo figlio" di
Teresa (Manoscritto A, 44r-46v).
Il racconto del Manoscritto A uno dei testi pi belli di Teresa. Ci mostra come la giovane di 14
anni, prima della sua entrata al Carmelo, vive gi una profondissima conoscenza ed esperienza
dell'Incarnazione e della Redenzione, in una speranza nuova nella Misericordia Infinita di Ges con un
cuore di Madre.
Nel Mistero del Natale, la Teresa sperimenta nella propria vita "l'ammirabile scambio"
dell'Incarnazione, tra la grandezza di Dio e la piccolezza dell'uomo. Ges la fa uscire dalle fasce
dell'infanzia (nel senso negativo dell'infantilismo) quando Lui diventa il bambino povero e piccolo che
Maria avvolge nelle fasce (Lc 2, 7). Tutto il racconto di Teresa ispirato dal racconto evangelico di Luca:
Non so come mi cullassi al dolce pensiero di entrare al Carmelo, visto che ero ancora nelle fasce
dellinfanzia!... Bisogn che il Buon Dio facesse un piccolo miracolo per farmi crescere in un momento e
questo miracolo lo fece nel giorno indimenticabile di Natale, in quella notte luminosa che rischiara le delizie
della Santissima Trinit, Ges il dolce piccolo Bambino di unora, cambi la notte della mia anima in
torrenti di luce... in quella notte nella quale Egli si fa debole e sofferente per mio amore, Egli mi rese forte e
18

La stessa espressione si trova nella lettera di Teresa a suo fratello spirituale Maurice Bellire, scritta il 21 giugno 1897,
esattamente contemporanea del Manoscritto C: "Lei ama santAgostino, santa Maddalena, quelle anime alle quali molti peccati
sono stati rimessi perch hanno molto amato. Anch'io le amo, amo il loro pentimento e soprattutto... la loro amorosa audacia.
Quando vedo Maddalena avanzarsi in mezzo ai convitati, bagnare con le sue lacrime i piedi del suo Maestro, che lei tocca per la
prima volta, sento che il suo cuore ha penetrato gli abissi damore e di misericordia del cuore di Ges e che, per quanto
peccatrice sia, questo Cuore damore non solo disposto a perdonarla, ma anche a prodigarle i benefici della sua intimit divina,
ad elevarla fino alle pi alte cime della contemplazione. Ah! caro fratello mio, da quando mi stato dato di capire cos lamore
del Cuore di Ges, le confesso che questamore ha scacciato dal mio cuore ogni timore. Il ricordo dei miei errori mi umilia, mi
induce a non appoggiarmi mai sulla mia forza che non che debolezza, ma ancor pi questo ricordo mi parla di misericordia e
damore. Quando con confidenza tutta filiale si gettano i propri errori nel braciere divorante dellAmore, come potrebbero non
essere consumati definitivamente?" (LT 247).
19
Benedetto XVI, nella sua catechesi su Teresa parla di questi due grandi momenti della vita della santa: "Dieci anni
dopo la 'Grazia di Natale', nel 1896, viene la 'Grazia di Pasqua', che apre l'ultimo periodo della vita di Teresa, con l'inizio della
sua passione in unione profonda con la Passione di Ges"

15
coraggiosa, mi rivest delle sue armi e da quella notte benedetta, non fui vinta in nessun combattimento, anzi
camminai di vittoria in vittoria e cominciai per cos dire, una corsa da gigante!... (...) Fu il 25 dicembre
1886 che ricevetti la grazia di uscire dallinfanzia, in una parola la grazia della mia completa conversione. Tornavamo dalla messa di mezzanotte nella quale avevo avuto la felicit di ricevere il Dio forte e potente
(Ms A, 44v-45r).

Concretamente, questa grande grazia di trasformazione personale si realizza in un fatto


piccolissimo, raccontato in seguito da Teresa. Poi, la santa passa immediatamente dal Presepio alla Croce,
dalla notte di Natale alle tenebre del Calvario, con lo stesso continuo riferimento al Vangelo:
In quella notte di luce cominci il terzo periodo della mia vita, il pi bello di tutti, il pi colmo di grazie del
Cielo... In un istante lopera che non ero riuscita a fare in 10 anni, Ges la fece accontentandosi della mia
buona volont che mai mi manc. Come i suoi apostoli potevo dirgli: Signore, ho pescato tutta la notte
senza prendere nulla. Ancora pi misericordioso verso di me di quanto lo fu verso i suoi discepoli, Ges
prese Egli stesso la rete, la gett e la tir su piena di pesci... Fece di me un pescatore danime, sentii un
grande desiderio di lavorare alla conversione dei peccatori, desiderio che non avevo mai sentito cos
vivamente... In una parola sentii la carit entrarmi nel cuore, il bisogno di dimenticarmi per far piacere e da
allora io fui felice!... Una Domenica guardando una fotografia di Nostro Signore in Croce, fui colpita dal
sangue che cadeva da una delle sue mani Divine, provai un grande dolore pensando che quel sangue cadeva
a terra senza che nessuno si desse premura di raccoglierlo, e decisi di tenermi in spirito ai piedi della Croce
per ricevere la rugiada Divina che ne sgorgava, comprendendo che avrei dovuto in seguito spargerla sulle
anime... Anche il grido di Ges sulla Croce mi riecheggiava continuamente nel cuore: Ho sete! Queste
parole accendevano in me un ardore sconosciuto e vivissimo... Volevo dar da bere al mio Amato e io stessa
mi sentivo divorata dalla sete delle anime (Ms A, 45v).

La "decisione" di Teresa di tenersi ai piedi della Croce per raccogliere il sangue di Ges e
comunicarlo ai pi bisognosi, cio ai grandi peccatori, trova subito la sua realizzazione nel caso
apparentemente pi disperato di Pranzini, criminale condannato a morte e impenitente. L ancora, niente di
straordinario, ma una semplice immagine di Ges Crocifisso, e poi un triste fatto di cronaca. Eppure,
Ges stesso che dice alla donna che ha deciso di stare accanto alla sua croce, per dare il suo sangue alle
anime, la stessa parola rivolta a Maria: "Donna ecco il tuo figlio" (Gv 19, 26). Teresa cosciente
dell'estremo pericolo per quest'uomo quando scrive: "Volli ad ogni costo impedirgli di cadere nell'inferno",
ma allo stesso tempo afferma con la pi grande forza la sua sicura speranza che sar salvato, "anche se non
si fosse confessato e non avesse dato alcun segno di pentimento, tanto avevo fiducia nella misericordia
infinita di Ges" (Ms A, 46r).
Pranzini non si confessato, ma ha baciato il Crocifisso prima della sua esecuzione, e questo
piccolo segno di pentimento riporta Teresa all'immagine di Ges Crocifisso. La sua parola "Ho sete", citata
all'inizio del racconto, entra in risonanza con la sua richiesta alla Samaritana "Dammi da bere":
Quel segno era limmagine fedele delle grazie che Ges mi aveva fatto per attirarmi a pregare per i
peccatori. Non era forse davanti alle piaghe di Ges, vedendo colare il suo sangue Divino che la sete delle
anime era entrata nel mio cuore? Volevo dar loro da bere quel sangue immacolato che avrebbe purificato le
loro macchie, e le labbra del mio primo figlio andarono a incollarsi sulle piaghe sacre!!!... Che risposta
ineffabilmente dolce!... Ah! dopo quella grazia unica, il mio desiderio di salvare le anime crebbe ogni
giorno; mi sembrava di udire Ges che mi diceva come alla samaritana: Dammi da bere! Era un vero e
proprio scambio damore; alle anime davo il sangue di Ges, a Ges offrivo quelle stesse anime rinfrescate
dalla sua rugiada Divina: cos mi sembrava di dissetarlo e pi gli davo da bere pi la sete della mia povera
piccola anima aumentava ed era questa sete ardente che mi dava come la pi deliziosa bevanda del suo
amore (Ms A, 45v-46v).

E' sicuramente una delle pagine pi belle di Teresa, pi originale e pi densa di contenuti teologici
riguardo al Mistero della Redenzione, alla Misericordia e alla Speranza senza limiti, alla maternit
spirituale vissuta con Maria nella Chiesa20. Dall'anima di Pranzini, Teresa passa a tutte le anime, usando la
20

La salvezza di Pranzini per Teresa la prima e fondamentale esperienza di maternit spirituale. La santa ne esplicita la
dimensione mariana nell'operetta teatrale La fuga in Egitto (RP 6, quasi contemporanea del Manoscritto A). E' Maria stessa che
dice a Susanna, la madre del piccolo Dimas, futuro buon ladrone del Vangelo, appena guarito dalla lebbra per la potenza divina

16
sua caratteristica espressione: "salvare le anime" (cio: tutte), e non solo "delle anime" (cio: alcune,
secondo l'espressione comune della sua epoca).
- Racconto della Grazia di Pasqua 1896 come kenosi della fede (Manoscritto C, 4v-7v)
Dieci anni dopo, Teresa entra in una nuova comunione con la Passione Redentrice di Ges come
sofferenza del corpo, e pi profondamente dell'anima, sotto l'aspetto della "appropriazione" del peccato,
del peccato contro la fede degli atei del suo tempo, i grandi nemici della Chiesa, che lei chiama "fratelli".
Anche qui, una nuova pagina nella storia della santit, riguardo all'esercizio pi eroico della fede vissuta
nelle tenebre pi fitte del Calvario. L'esperienza di Teresa come un riflesso di ci che san Giovanni Paolo
II ha chiamato la kenosi della fede di Maria accanto a Ges Crocifisso (Redemptoris Mater, n. 18). E' un
racconto che si trasforma in una preghiera a Ges, intercedendo per la salvezza di questi "fratelli". Qui
Teresa allude al Prologo del Vangelo di Giovanni: Ges la Luce venuta nelle tenebre del peccato per
salvare tutti gli uomini peccatori. E' lo stesso Ges che i Vangeli Sinottici ci mostrano a tavola con i
peccatori:
Godevo allora di una fede cos viva, cos chiara, che il pensiero del Cielo era tutta la mia felicit, non
riuscivo a credere che ci fossero degli empi che non avevano la fede. Credevo che dicessero cose che non
pensavano veramente quando negavano l'esistenza del Cielo, del bel Cielo dove Dio Stesso vorrebbe essere
la loro eterna ricompensa. Nei giorni cos gioiosi del tempo pasquale, Ges mi ha fatto sentire che ci sono
veramente delle anime che non hanno fede, che per l'abuso delle grazie perdono questo tesoro prezioso,
sorgente delle sole gioie pure e vere. Permise che la mia anima fosse invasa dalle tenebre pi fitte e che il
pensiero del Cielo cos dolce per me non fosse altro che un motivo di lotta e di tormento... Questa prova non
sarebbe durata solo alcuni giorni, alcune settimane: sarebbe svanita solo nell'ora stabilita dal Buon Dio e...
quell'ora non ancora arrivata... Vorrei poter esprimere ci che sento, ma ahim, credo che sia impossibile.
Bisogna aver viaggiato sotto questo cupo tunnel per capirne l'oscurit. Comunque cercher di spiegarlo con
un paragone. Immaginiamo che sia nata in un paese circondato da una fitta nebbia, mai ho contemplato
l'aspetto ridente della natura, inondata, trasfigurata dal sole brillante; fin dalla mia infanzia vero, sento
parlare di queste meraviglie, so che il paese in cui mi trovo non la mia patria, che ce n' un altro verso il
quale devo aspirare incessantemente. Non una storia inventata da un abitante del triste paese in cui mi
trovo, una realt certa perch il Re della patria del sole brillante venuto a vivere 33 anni nel paese delle
tenebre: ahim! le tenebre non hanno affatto capito che questo Re Divino era la luce del mondo... Ma
Signore, tua figlia l'ha capita la tua luce divina, ti chiede perdono per i suoi fratelli, accetta di mangiare per
quanto tempo vorrai il pane del dolore e non vuole affatto alzarsi da questa tavola piena di amarezza alla
quale mangiano i poveri peccatori prima del giorno che hai stabilito... Cos ella pu dire a nome suo, a nome
dei suoi fratelli: Abbi piet di noi Signore, perch siamo poveri peccatori!... Oh! Signore, rimandaci
giustificati... Che tutti coloro che non sono affatto illuminati dalla luminosa fiaccola della Fede la vedano
finalmente brillare... O Ges se necessario che la tavola insudiciata da essi sia purificata da un'anima che ti
ama, accetto di mangiarvi da sola il pane della prova fino a quando ti piaccia introdurmi nel tuo regno
luminoso. La sola grazia che ti domando di non offenderti mai! (Ms C, 5r-6r).

Come Ges e con Lui, Teresa seduta alla tavola dei peccatori (cf Mt 9, 10-11), non per
contaminarsi, ma per cooperare alla loro salvezza. Come Maria, Teresa non manca mai di fede, non dubita,
ma la sua fede provata all'estremo. E' Ges stesso che "ha permesso che la sua anima fosse invasa dalle
pi fitte tenebre"21, descritte poi da Teresa nel momento piu drammatico del suo racconto (Ms C, 6v-7r). La
fine del testo l'espressione pi perfetta e pi precisa dell'atto di fede vissuto in modo eroico, nella sua
purezza e radicalit, animato dalla carit e dalla speranza per se stessa e per tutti questi fratelli pi lontani.
di Ges Bambino: "Certo, coloro che voi amate offenderanno il Dio che li ha colmati di ogni bene. Tuttavia, abbiate fiducia nella
Misericordia Infinita del Buon Dio; cos grande da cancellare i pi grandi crimini quando trova un cuore di madre che pone in essa
tutta la sua fiducia. Ges non desidera la morte del peccatore, ma che si converta e viva in eterno. Questo Bambino, che senza sforzo
ha guarito vostro figlio dalla lebbra, lo guarir un giorno da una lebbra ben pi pericolosa. Allora un semplice bagno non baster pi;
occorrer che Dimas sia lavato nel Sangue del Redentore. Ges morir per dare la vita a Dimas ed egli entrer nel Regno Celeste
nello stesso giorno del Figlio di Dio" (RP 6, 10r). Si riconoscono i temi del racconto di Pranzini: Il Sangue di Ges, la fiducia totale
nella sua Misericordia Infinita da parte di un "cuore di madre"!
21
Concretamente, questa "invasione delle tenebre" nell'anima di Teresa in relazione col gioco perverso di Leo Taxil a
proposito della pseudo Diana Vaughan (cf n. 43, p. 288, nella nuova edizione della Storia di un'anima).

17
E' molto significativo che dopo questo drammatico racconto, Teresa scrive le sue pagine pi belle
sull'amore fraterno, commentando lungamente il "comandamento nuovo" di Ges: "Amatevi gli uni gli
altri come io ho amato voi" (Gv 13, 34).
3. Terza linea: Dal Nulla al Tutto (la via della piccolezza evangelica)
La terza linea tracciata da due testi strettamente collegati: Prima la breve preghiera a Ges scritta
da Teresa l'8 settembre 1890, giorno della sua Professione Religiosa (Pr 2), e poi la lunga preghiera a
Ges scritta esattamente 6 anni dopo, l'8 settembre 1896, che la parte essenziale del Manoscritto B.
Questi due testi tracciano la fondamentale linea della piccolezza evangelica, che va dal Nulla al Tutto. Ne
abbiamo gi parlato nella Prima Parte, considerando le due lunghe preghiere a Ges e a Maria. La
ritroviamo adesso nella sintesi della Storia di un'anima.
- Preghiera a Ges nel giorno della Professione (8 Settembre 1890)
Nel Manoscritto A, Teresa ha raccontato questo avvenimento della sua professione religiosa (Ms A,
75r-77v), vissuta da lei come un vero Matrimonio Spirituale con Ges, con la consacrazione definitiva e
esclusiva a Lui del suo cuore di Sposa, di questa prima "corda" del suo cuore di donna. La festa della
Nativit di Maria mette in luce la piccolezza evangelica (di Ges, di Maria e di Teresa) come "luogo" di
questo matrimonio (nel testo che abbiamo gi citato sopra). La preghiera scritta il giorno stesso della
Professione come il "Manifesto" dell'Amore Sponsale di Ges 22. Viene espresso come Amore esclusivo,
con le domande dell'Amore Infinito, dell'estrema piccolezza e della salvezza di tutte le anime. Questa
preghiera il migliore commento del titolo evangelico di Sposo, quando nel giorno delle sue nozze, Teresa
chiama Ges per la prima volta mio Sposo:
O Ges, mio sposo divino, che io non perda mai la seconda veste del mio Battesimo! Prendimi prima che
compia la pi leggera colpa volontaria. Che io non cerchi e non trovi mai che te solo e le creature non siano
niente per me e io non sia niente per loro, ma tu, Ges, sii tutto!.. (...) Ges, non ti domando che la pace, e
poi l'amore: l'amore infinito senza altro limite che te, l'amore che non ci sia pi io, ma tu, o mio Ges. Ges,
per te io muoia martire, del martirio del cuore o del corpo, o piuttosto di tutti e due... Concedimi di
adempiere i miei voti in tutta la loro perfezione e fammi comprendere ci che dev'essere una sposa per te.
Fa che io non sia mai di peso alla comunit, ma che nessuno anche si occupi di me: che io sia considerata
come calpestata, dimenticata come un tuo granellino di sabbia, Ges. La tua volont sia fatta in me
perfettamente e io arrivi in quel posto che tu sei andato prima a prepararmi. Ges, fa che io salvi molte
anime: oggi non ce ne sia una sola di dannata e tutte le anime del purgatorio siano salvate!... Ges,
perdonami se dico cose che non bisogna dire: io voglio solo rallegrarti e consolarti 23.

Per Teresa, il Tutto Ges. Questo matrimonio spirituale nella piccolezza estrema poi
continuamente vissuto e approfondito da lei negli anni successivi. Sar espresso con i simboli del fiore,
della goccia di rugiada, del bambino piccolo, ecc.
- La grande preghiera a Ges del Manoscritto B (8 settembre 1896)
Nel sesto anniversario della sua professione, Teresa scrive la lunga preghiera a Ges che la parte
essenziale del Manoscritto B, giustamente considerato come il suo capolavoro. Nell'introduzione
indirizzata alla sorella Maria del Sacro Cuore, la santa dichiara: "Scrivendo, a Ges che parlo, cos mi
22

E' dunque un testo essenziale di Teresa, giustamente inserito alla fine della Storia di un'anima, prima dell'Atto d'offerta
all'Amore Misericordioso. E' tipicamente l'espressione dell'amore sponsale di Ges nel celibato consacrato, per la donna e anche
per l'uomo (cf LT 220 al seminarista Bellire). Ma oggi, la stessa preghiera si pu anche adattare alle persone sposate, tutte
ugualmente chiamate al Matrimonio spirituale della santit, e gi inserite con il Sacramento del Matrimonio nell'Amore di Cristo
Sposo verso la Chiesa sua Sposa.
23
L'ultima domanda molto significativa, poich riguarda la salvezza di tutte le anime, contrariamente alla mentalit
dell'epoca, che pensava che la dannazione di molti, ogni giorno, era inevitabile.

18
pi facile esprimere i miei pensieri" . L'anima di questa preghiera l'atto d'Amore a Ges, esteso alla sua
Chiesa: "O mio Ges, ti amo, amo la Chiesa mia Madre" (4v). Scendendo sempre di pi nella piccolezza
estrema e nel nulla, Teresa sperimenta adesso la Grandezza Infinita e il Tutto dell'Amore di Ges, cio
della presenza dello Spirito Santo, Amore Infinito, nel Cuore della Chiesa, Sposa di Ges. E' il cuore di
Teresa che si allarga a tutte le dimensione del Cuore della Chiesa, attraverso tutti i luoghi, tutti i tempi,
tutte le vocazioni.
Non si tratta di pie esagerazioni di una giovane suora romantica 25, ma di un'altissima esperienza
mistica dell'Amore come Assoluto, Totalit e dell'Infinito, che fa sperimentare dolorosamente tutti i limiti di
una piccola creatura, tanto limitata nello spazio e nel tempo. Il rifiuto di questi limiti condurrebbe al
panteismo, cio all'identificazione con Dio. Cosciente del pericolo di questa "crisi di vocazione" 26, Teresa
cerca la risposta nella fede, pienamente vissuta nell'orazione, alla luce della Sacra Scrittura. E avviene
allora la sua grande scoperta del Cuore della Chiesa, a partire dai capitoli 12 e 13 della Prima Lettera di
Paolo ai Corinzi, ma anche in riferimento al capitolo 20 del Vangelo di Giovanni: la ricerca della
Maddalena al sepolcro la mattina di Pasqua fino al suo incontro con Ges Risorto. Il capitolo 12
corrisponde alla tomba vuota, mentre il capitolo 13 rappresenta la pienezza della scoperta e dell'incontro
con l'Amore:
24

All'orazione i miei desideri mi facevano soffrire un vero e proprio martirio; aprii le epistole di San Paolo per
cercare qualche risposta. Mi caddero sotto gli occhi i capitoli XII e XIII della prima lettera ai Corinzi... Nel
primo lessi che non tutti possono essere apostoli, profeti, dottori, etc..., che la Chiesa composta da diverse
membra e che l'occhio non potrebbe essere al tempo stesso la mano. ...La risposta era chiara ma non
appagava i miei desideri, non mi dava la pace... Come la Maddalena chinandosi continuamente sul sepolcro
vuoto fin per trovare quello che cercava, cos, abbassandosi fino alle profondit del mio nulla mi innalzai
tanto in alto che riuscii a raggiungere il mio scopo... Senza scoraggiarmi continuai la lettura e questa frase
mi rincuor: "Cercate con ardore i doni pi perfetti, ma io vi mostrer anche una via pi eccellente." E
l'Apostolo spiega come tutti i doni pi perfetti non sono niente senza l'Amore... Che la Carit la via
eccellente che conduce sicuramente a Dio. Finalmente avevo trovato il riposo... Considerando il corpo
mistico della Chiesa, non mi ero riconosciuta in nessuno delle membra descritte da San Paolo, o meglio
volevo riconoscermi in tutte... La Carit mi diede la chiave della mia vocazione. Capii che se la Chiesa aveva
un corpo, composto da diverse membra, il pi necessario, il pi nobile di tutti non le mancava, capii che la
Chiesa aveva un Cuore, e che questo Cuore era bruciante d'Amore. Capii che solo l'Amore faceva agire le
membra della Chiesa, che se l'Amore si spegnesse, gli Apostoli non annuncerebbero pi il Vangelo, i Martiri
rifiuterebbero di versare il loro sangue... Capii che l'Amore racchiudeva tutte le Vocazioni, che l'Amore era
tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi... Insomma che Eterno!... Allora nell'eccesso della mia
gioia delirante ho esclamato: O Ges mio Amore... la mia vocazione l'ho trovata finalmente, la mia
vocazione, l'Amore!...S ho trovato il mio posto, nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, sei tu che me l'hai
dato ... nel Cuore della Chiesa, mia Madre, sar l'Amore... cos sar tutto... cos il mio sogno sar
realizzato!!!. (Ms B, 3rv).

E' uno dei testi pi belli di Teresa, uno dei pi ricchi dal punto di vista teologico, quando lo
rileggiamo oggi alla luce del Concilio Vaticano II. Questa "vocazione dell'Amore" proprio la comune
vocazione alla santit (Lumen Gentium,c V), che d senso e valore a tutte le diverse vocazioni nella Chiesa
(Gerarchia, cap III; Laici, cap IV; Religiosi, cap VI). Questo testo anche essenziale per capire il senso
della piccolezza teresiana, come l'unica via alla Grandezza Infinita dell'Amore. Secondo le parole di Ges,
24

Ms B, 1v. Questa affermazione di Teresa ha un profondo significato teologico. La teologia dei santi dimostra il
carattere sommamente teologico della forma letteraria della preghiera, non solo nella scientia amoris dei Mistici, ma anche nella
scientia fidei dei Dottori. Cos sant'Anselmo d'Aosta scrive la sua opera pi speculativa, il Proslogion, in forma di preghiera. Il
primo titolo dato alla stessa opera: Fides quaerens intellectum, era molto significativo: E' l'atto stesso della fede orante che porta
l'intelligenza speculativa al massimo della sua potenza. Purtroppo, dopo sant'Anselmo, l'Universit non ha pi riconosciuto
questo carattere scientifico di questa forma letteraria della preghiera. Cos, nella Somma Teologica di san Tommaso, che il
capolavoro della teologia universitaria, non ci sono preghiere, anche se tutta l'opera era animata e sostenuta della preghiera del
santo.
25
Presentando questo stupendo testo alla sua sorella, la stessa Teresa afferma: "Forse voi troverete le mie espressioni
esagerate (...) Vi assicuro che non c' alcuna esagerazione nella mia piccola anima" (Ms B, 1v). La santit verit, ed esclude
sempre le "pie esagerazioni"!
26
Infatti la santa scrive: "Ho capito che i miei desideri di essere tutto, di abbracciare tutte le vocazioni, erano delle
ricchezze che potrebbero bene rendermi ingiusta" (Ms B, 4r).

19
"chi si abbassa sar innalzato" (Mt 23, 12), e "colui che si fa piccolo come un bambino il pi grande nel
regno dei Cieli" (Mt 18, 4).
4. Quarta linea: Dal dono della Misericordia Infinita all'Offerta all'Amore Misericordioso
Infine, l'ultima linea d'interpretazione della Storia di un'anima ci porta al centro della teologia di
Teresa, che la Misericordia Infinita di Dio in Cristo Ges, pienamente rivelata nel Vangelo. Infatti,
secondo le parole di Benedetto XVI, "nel Vangelo, Teresa scopre soprattutto la Misericordia di Ges".
Questa fondamentale linea della Misericordia tracciata da due testi essenziali cronologicamente molto
vicini: La Conclusione del Manoscritto A, scritta alla fine dell'anno 1895 e l'Atto d'offerta all'Amore
Misericordioso, scritto il 9 giugno dello stesso anno.
- Conclusione del Manoscritto A (83v-84v): Il racconto dell'Offerta all'Amore Misericordioso
L'ultimo avvenimento raccontato da Teresa alla fine del Manoscritto A la sua Offerta all'Amore
Misericordioso. La santa ne rivela il significato teologico, dal punto di vista dell'Unit della Natura Divina
e dal punto di vista della Trinit delle Persone. E' la sua pi alta esperienza di Ges nella sua Divinit,
nella Comunione della Trinit: "A me, Egli ha dato la sua Misericordia Infinita ed attraverso di essa che
contemplo e adoro le altre perfezioni divine! Allora tutte mi appaiono raggianti d'Amore; la stessa
Giustizia (pi di tutte le altre), mi sembra rivestita d'Amore" (83v). Sono le "lampade di fuoco" degli
Attributi Divini, contemplati da san Giovanni della Croce (Viva Fiamma d'Amore str III) e da san
Tommaso (I q 2-26). Teresa per eccellenza Dottore della Misericordia Divina. L'Amore Misericordioso,
descritto con i simboli del Fuoco e dell'Acqua lo Spirito Santo che il Padre ci d per Cristo, con Cristo e
in Cristo. Parlando a Ges, Teresa rivela il senso e la dinamica profonda della sua Offerta: "Gettarsi nelle
tue braccia e accogliere il tuo Amore Infinito" (Ms A, 84r).
- Atto d'Offerta all'Amore Misericordioso (9 giugno 1895, nella festa della Santa Trinit)
L'Atto di offerta all'amore Misericordioso come vittima di olocausto pubblicato alla fine della
Storia di un'anima come punto finale. Questa preghiera la grande proposta di santit che Teresa offre a
tutti i battezzati, in tutti i differenti stati di vita ed a tutte le et della vita, laici e sacerdoti, uomini e donne,
sposati e consacrati. E' una vera Consacrazione alla Misericordia Infinita che Teresa propone a tutto il
Popolo di Dio, a ogni lettore attento della Storia di un'anima27.
Questo Atto d'Offerta la pi bella espressione del suo cristocentrismo trinitario. Dopo
un''invocazione iniziale a tutta la Trinit, Teresa si rivolge successivamente al Padre che ha dato suo Figlio
Unico, a Ges nei Misteri dell'Eucarestia, della sua Passione, del suo Volto e del suo Cuore, allo Spirito
Santo come "Fuoco d'Amore" e "Fiumi di infinita tenerezza" . Si offre tutta intera per le mani di Maria a
cui "abbandona la sua offerta". Si d totalmente come "olocausto" al Fuoco dello Spirito Santo, ed in
questo Fuoco, si d a Ges nella Chiesa sua Sposa. Per mezzo di Ges Teresa si d al Padre come Figlia
nel Figlio Unico. Ella si d al Padre per Ges nello Spirito Santo: offerta battesimale, offerta trinitaria di
cui il centro sempre Ges. In questa preghiera, Teresa condivide con tutti i suoi pi grandi desideri:
Salvare le anime che sono sulla terra (cio tutte le anime), ed essere Santa.
Roma, 10 aprile 2016

27

Allo stesso modo il lettore del Trattato della Vera Devozione a Maria di san Luigi Maria Grignion de Montfort invitato a
fare la sua Consacrazione a Ges per le mani di Maria (il Totus Tuus di Giovanni Paolo II). Le due offerte hanno la stessa radice
storica nella scuola francese (Brulle) e lo stesso significato teologico. Si tratta di vivere pienamente la grazia del proprio battesimo
con il dono totale di s a Ges nello Spirito d'Amore attraverso le mani e il Cuore di Maria

20
IL VANGELO DI GESU'
NELLA TEOLOGIA DI TERESA DI LISIEUX
DOTTORE DELLA CHIESA
Introduzione: Teresa e il Vangelo secondo Benedetto XVI
I/ L'interpretazione del Vangelo nell'Amore di Ges
1.Tutta la Sacra Scrittura, "e soprattutto il Vangelo" interpretato nella Tradizione viva della Chiesa
2. "Ah, Tu lo sai, Divin Ges Ti amo!": L'Atto d'Amore come chiave interpretativa del Vangelo
3. La piccolezza evangelica, piena comunione alla vita terrena di Ges con Maria nella Chiesa,
dall'Incarnazione alla Croce
4. Le due grandi preghiere evangeliche a Ges e a Maria (P 24 e 54)
- "Ges mio Diletto, ricordati" (P 24)
- "Perch ti amo, o Maria (P 54)
II/ La Storia di un'anima, "Questo luminoso commento del Vangelo pienamente vissuto"
(Il filo evangelico delle quattro grandi linee d'interpretazione)
1. Prima linea: Dall'inizio alla fine della Storia di un'anima (tutta la vita di Teresa, 1873-1897)
- Prologo del Manoscritto A (2r-3r)
- Epilogo del Manoscritto C (33v-37r)
2. Seconda linea: Dalla "Grazia di Natale 1886" alla "Grazia di Pasqua 1896"
- Racconto della Grazia di Natale 1886 e della salvezza del criminale Pranzini "primo
figlio" di Teresa (Manoscritto A, 44r-46v).
- Racconto della Grazia di Pasqua 1896 come kenosi della fede (Manoscritto C, 4v-7v)
3. Terza linea: Dal Nulla al Tutto (la via della piccolezza evangelica)
- Preghiera a Ges nel giorno della Professione (8 Settembre 1890)
- La grande preghiera a Ges del Manoscritto B (8 settembre 1896)
4. Quarta linea: Dal dono della Misericordia Infinita all'Offerta all'Amore Misericordioso
- Conclusione del Manoscritto A (83v-84v): Il racconto dell'Offerta all'Amore
Misericordioso
- Atto d'Offerta all'Amore Misericordioso (9 giugno 1895, nella festa della Santa Trinit)