Periodico di informazione rivoluzionaria e autoprodotta a ruota libera... E fissa!

NUMERO ZERO!

Giugno 201 0 - Anno 1 n° 0
MILITANZA
•CIE = LAGER •Comunicato dei detenuti al CIE •Critical Mass

Come ogni nuovo nato anche CicloStile critico ha un suo numero zero e un suo nome col quale presentarsi nella città dove nasce, Roma, e a chiunque voglia prestargli attenzione. CicloStile critico è innanzitutto stampa libera! Libera di potersi ribellare e che sogna e lavora per un quartiere, una città, un paese diverso. Diverso perché non conforme alle logiche del potere e dell'asservilimento delle coscienze, della cementificazione selvaggia e di un urbanistica dedita alle automobili. Diverso perché rifiuta e ripudia forme di discriminazione razziale, sessuale e di genere. Diverso perché contrappone riflessioni e appuntamenti che fanno cultura libera e ribelle a un modello sociale televisivo, individualista e autoritario. Diverso perché apre le sue porte fin da subito alla pluralità delle voci partigiane di questa polis devastata da smog e indifferenza. CicloStile critico è ecosostenibile, perché non esiste un futuro pensato altrimenti. E’ autopensato, autofinanziato e autoprodotto. La bicicletta è l’emblema dei nostri sogni e il mezzo da inforcare per attraversare il territorio e condurre le battaglie necessarie alla modifica radicale delle nostre città e del nostro quotidiano. Noi non blocchiamo il traffico, noi siamo il traffico! CicloStile critico nasce tra le non mura delle strade per andare a lavoro, nelle piazze dove le persone vivono la socialità incontrandosi, confrontandosi e comunicando, diffondendo con intelligenza l'auto organizzazione e l'autodeterminazione, la riappropriazione collettiva di spazi e tempi attraverso l'affermazione dei propri diritti naturali e sociali!

PERCORSI

•La Velorution Universelle

OPINIONI...diverse
•La perfetta bici da città

RIFLESSIONI AGENDA

•CicloRadicalismo •Festa Ateneo •Festa CA7 •Ciclomeccanica •Giardinieri S.R. •Grazielliadi •Ciclopicnic

MASSA CRITICA
qualitativo­

­La massa critica è una soglia quantitativa minima oltre la quale si ottiene un mutamento

Da questa definizione deriva il nome dell'appuntamento mensile che origina nel 1 992 a San Francisco. Da allora migliaia e migliaia di ciclisti (cittadini in bici) si riuniscono spontaneamente ogni mese per contribuire attivamente al mutamento qualitativo del proprio territorio quotidiano attraverso la forza della massa critica.

LA CICLOFFICINA

La ciclofficina è un luogo autogestito aperto a tutt* e dedicato alla cura e alla manutenzione delle biciclette e alla sperimentazione creativa. Negli orari di apertura è sempre presente un meccanico esperto che sa accogliere e seguire chi ha bisogno di questo spazio. Dall’anziano che deve riparare i freni a bacchetta della sua vecchia e amata bici fino al giovane studente che ha sviluppato l’idea per una nuova bici e se la vuole costruire partendo dai pezzi che riesce a trovare. La ciclofficina non è solo officina meccanica ma anche culturale. Promuove la diffusione della bici come mezzo di trasporto e spostamento valorizzando e incentivando il rispetto per l’ambiente. Le ciclofficine non buttano biciclette ma le riciclano donando nuova vita a pezzi di ferro abbandonati. La ciclofficina è anche un luogo di aggregazione e socialità dove ritrovarsi e contribuire attivamente alla sua organizzazione.

SUPPORTI

•Rete delle Ciclofficine Popolari Romane •Linee guida proposte •All'interno volantino per gli autosauri

UN MEZZO MODERNO

L’esigenza di una ricerca costante di nuove forme di mobilità collettiva economicamente ed ambientalmente sostenibili, non può non considerare la bicicletta come un moderno ed efficace mezzo di trasporto, destinato a soddisfare i bisogni ordinari di mobilità per tutt*. La bicicletta non inquina; non occupa quasi spazio; non consuma ed è economica. Fa bene alla salute. Permette di spostarsi più velocemente e con meno fatica che a piedi.
CicloStile critico esce l'ultimo venerdì del mese. Su www.scribd.com/ciclostilecritico il pdf e altre risorse

In quarta di copertina trovi le linee guida della Critical Mass. Leggile con attenzione, riproducile, condividile!

Lo sai che c'è un LAGER nella tua città?: il CIE! (ciclo ostia)
Se gli episodi di stupro e violenze avvenuti fino ad oggi nei CIE non erano stati ancora abbastanza per aprirci gli occhi, dopo la rivolta del primo giugno dei detenuti di Ponte Galeria a Roma non dovrebbero esserci più dubbi per nessuno. Un recluso algerino è salito sopra le sbarre della sua cella e si è tagliato in diverse parti del corpo, tra cui la gola, e poi ha tentato d’impiccarsi. Poco dopo un folto gruppo di detenuti della sezione maschile è salito sui tetti per protesta ma una nutrita schiera di poliziotti e carabinieri li ha costretti a scendere. Nel frattempo trenta/quaranta solidali si sono dati appuntamento davanti al CIE e hanno iniziato a manifestare rumorosamente facendo sentire le loro voci e la loro vicinanza ai detenuti. Quanto sta avvenendo a Roma, ma anche a Bologna, Milano, Brindisi, Gradisca (sono solo le situazioni conosciute), dovrebbe dimostrare che i CIE producono un effetto diametralmente opposto alle aspettative di "sicurezza del territorio" con cui ipocritamente vengono giustificate scelte e gestioni medievali aberranti. Firma l’appello su www.nocie.org e vieni a documentarti la sera di venerdì 25 giugno alla festa presso il vecchio dipartimento di Fisica alla Sapienza... Dopo la CM .

COMUNICATO DI UN GRUPPO DI DETENUTI DEL CIE DI PONTE GALERIA (ROMA)
A tutte le persone che vivono in questo paese A tutti coloro che credono ai giornali e alla televisione Qui dentro ci danno da mangiare il cibo scaduto, le celle dove dormiamo hanno materassi vecchi e quindi scegliamo di dormire per terra, tanti tra di noi hanno la scabbia e la doccia e i bagni non funzionano. La carta igenica viene distribuita solo 2 giorni a settimana, chi fa le pulizie non fa nulla e lascia sporchi i posti dove ci costrigono a vivere. Il fiume vicino il parcheggio qui fuori è pieno di rane e zanzare che danno molto fastidio tutto il giorno, ci promettono di risolvere questo problema ma continua ogni giorno. Ci sono detenuti che vengono dai CIE e anche dal carcere che sono stati abituati a prendere la loro terapia ma qui ci danno sonniferi e tranquillanti per farci dormire tutto il giorno. Quando chiediamo di andare in infermeria perchè stiamo male, l'Auxilium ci costringe ad aspettare e se insistiamo una banda di 8­9 poliziotti ci chiude in una stanza con le manette, s'infilano i guanti per non lasciare traccia e ci picchiano forte. Per fare la barba devi fare una domandina e devi aspettare, 1 giorno a settimana la barba e 1 i capelli. Non possiamo avere la lametta. Ci chiamano ospiti ma siamo detenuti. Quello che ci domandiamo è perchè dopo il carcere dobbiamo andare in questi centri e dopo che abbiamo scontato una pena dobbiamo stare 6 mesi in questi posti senza capire il perchè. Non ci hanno identificato in carcere? Perchè un’altra condanna di 6 mesi? Tutti noi non siamo daccordo per questa legge, 6 mesi sono tanti e non siamo mica animali per questo hanno fatto lo sciopero della fame tutti quelli che stanno dentro il centro e allora, la sera del 3 giugno, è cominciata così: ci hanno detto: "se non mangi non prendi terapie" ma qui ci sono persone con malattie gravi come il diabete e se non mangiano e si curano muoiono. Uno di noi è andato a parlare con loro e l’hanno portato dentro una stanza davanti l'infermeria dove non ci sono telecamere e l'hanno picchiato. Così la gente ha iniziato ad urlare di lasciarlo stare. In quel momento sono entrati quasi 50 poliziotti con il loro materiale e con un oggetto elettrico che quando tocca la gente, la gente cade per terra. Le guardie si sono tutte spostate sopra il tetto vicino la caserma dei carabinieri qui dentro, dove sta il campo da calcio. Dalla parte sinistra sono entrati altri 50 poliziotti. Quando abbiamo visto poliziotti, militari, carabinieri, polizia, finanza e squadra mobile ufficio stranieri (che sono i più infami) sui tetti, uno di noi ha cercato di capire perchè stavano picchiando il ragazzo nella stanza. «Vattene via sporco » un poliziotto ha risposto così. In quel momento siamo saliti tutti sopra le sbarre e qualcuno ha bruciato un materasso e quindi i poliziotti si sono spavenati e sono andati fuori le mura per prendere qualcuno che scappava. Da quella notte non ci hanno fatto mangiare nè prendere medicine per due giorni. Abbiamo preso un rubinetto vecchio e abbiamo spaccato la porta per uscire e quando la polizia ha visto che la porta era aperta hanno preso caschi e manganelli e ha picchiato il più giovane del centro, uno egiziano. L'hanno fatto cadere per terra e ci hanno picchiati tutti anche con il gas, hanno rotto la gamba di un algerino e hanno portato via un vecchio che la sua famiglia e i sui figli sono cresciuti qui a Roma, hanno lanciato lacrimogeni e hanno detto che noi abbiamo fatto quel fumo per non far vedere niente alle telecamere. Così hanno scritto sui giornali. Eravamo 25 persone e alcune uscivano dalla moschea lontano dal casino, ma i giornali sabato hanno scritto che era stato organizzato tutto dentro lamoschea e ora vogliono chiuderla. La moschea non si può chiudere perchè altrimenti succederebbe un altrocasino. Veniamo da paesi poveri, paesi dove c'è la guerra e ad alcuni di noi hanno ammazzato le famiglie davanti gli occhi. Alcuni sono scappati per vedere il mondo e dimenticare tutto e hanno visto solo sbarre e cancelli. Vogliamo lavorare per aiutare le nostre famiglie solo che la legge è un po' dura e ci portano dentro questi centri. Quando arriviamo per la prima volta non abbiamo neanche idea di come è l'Europa. Alcuni di noi dal mare sono stati portati direttamente qui e non hanno mai visto l'Italia. La peggiore cosa è uscire dal carcere e finire nei centri per altri 6 mesi. Non siamo venuti per creare problemi, soltanto per lavorare e avere una vita diversa, perchè non possiamo avere una vita come tutti? Senza soldi non possiamo vivere e non abbiamo studiato perchè la povertà è il primo grande problema. Ci sono persone che hanno paura delle pene e dei problemi nel proprio paese. Per questi motivi veniamo in Europa. La legge che hanno fatto non è giusta perchè sono queste cose che ti fanno odiare veramente l'Italia. Se uno non ha mai fatto la galera nel paese suo, ha fatto la galera qua in Italia. Vogliamo mettere apposto la nostra vita e aiutare le famiglie che ci aspettano.Speriamo che potete capire queste cose che sono veramente una vergogna.

Un gruppo di detenuti del CIE di Ponte Galeria

Critical Mass. (Ciclofficina popolare Donchisciotte - Ciclofficina popolare ex Lavanderia)
In questi ultimi tempi tra i partecipanti di Critical Mass Roma è emersa una difficoltà di dialogo e confronto sul senso della Critical Mass: sono prevalse posizioni qualunquiste, “né di destra né di sinistra”, e la Critical Mass si è progressivamente svuotata di pensieri sovversivi e velorivoluzionari, trasmessi attraverso azioni casuali. Questo atteggiamento di equidistanza è proprio il serbatoio di riserva principale e il motivo dell'avanzata delle destre, si presta ad essere strumentalizzato e manipolato, porta a confondere un atto sovversivo con una pedalata tra amici, a perderci nel nulla della subalternità e della dipendenza dal sistema. Il “né di destra né di sinistra” è il migliore omaggio che si possa rendere al fascismo dilagante nei palazzi del potere. Se infatti destra e sinistra, in parlamento, rappresentano il medesimo agente della riproduzione del sistema di potere ed esprimono la barbarie e l'arroganza del capitalismo, non per questo hanno perso il loro senso e la loro storia, che è scritto sulla nostra pelle e nelle nostre strade. Destra è il dominio dell'uomo e della natura per sopraffazione e potere, è violenza organizzata, è lo Stato, il mercato, il denaro, le guerre, la rassegnazione, il divertimento imposto, l'ignoranza, l'insensibilità e l'odio per il diverso. Destra è la realtà di questo mondo. Sinistra è lottare contro le ingiustizie, è la voglia di cambiare, la voglia di libertà per tutti, la criticità attiva, il desiderio e la creatività spontanea, l'amore e l'apertura verso il diverso, la speranza, la difficoltà del capire, le domande radicali. Sinistra è l'Utopia mai realizzata di un mondo giusto. Ma se è così, che senso ha chiedersi se la Critical Mass è di destra o di sinistra? Che domanda è? A chi fa gioco questa domanda, cosa ci si nasconde sotto? Riempiendosi la bocca con un candido “né di destra né di sinistra” si dimentica la necessità dell'Utopia, delle lotte e delle rivoluzioni, e li si pone sullo stesso piano di stermini, guerre, oppressione e sfruttamento organizzati; con un colpo di spugna tanto innocente quanto imposto si dimentica la complessità della storia. E così ci si schiera a destra in un modo molto più pericoloso di chi gira con la celtica al collo. In maniera qualunquistica, appunto. Ribellarsi al sistema, sottraendo ad esso pensieri e azioni, significa lottare, tra le altre cose (tra le altre cose!) per un mondo senza automobili private. Ma se la Critical Mass non si collega ad una critica radicale della globalizzazione della sopraffazione, che senso ha, che massa è, cosa critica? Vogliamo portare avanti il messaggio rivoluzionario di un mondo diverso e migliore a partire da noi stessi, dalle nostre biciclette e dalla riappropriazione del senso dello spazio pubblico, oppure dobbiamo limitarci a fare una pedalata una volta all'anno, una volta al mese o qualche volta a settimana, seguendo l'ultima moda, l'ecologia? L'uso della bicicletta è critico e sovversivo solo se pedala in direzione di una rivendicazione del nostro tempo in senso realmente ecologico, cioè innanzitutto antifascista e anticapitalista, contro le relazioni sociali ed economiche che inquinano le nostre vite e il nostro mondo.
"L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti,

chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”. Antonio

E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente

Gramsci, 11 febbraio 1 91 7

La Velorution Universelle di Parigi.

(tradotto dal sito velorutionuniverselle.org)

In Francia le prime “manifestazioni in bici” furono organizzate dagli Amis de la Terre (fonte www.amisdelaterre.org). Erano gli inizi degli anni ‘70. Nel film l’AN 01 de Gébé e Doillon realizzato nel 1 972, si possono vedere migliaia di ciclisti presenti a queste manifestazioni lanciare slogan come “Di macchine ne abbiamo piene le tasche. Puzzano, inquinano e ci rendono nervosi!” o “ si alle bici, no alle auto!”. La prima crisi petrolifera mostrava la fine dei suoi barili. Oggi masse critiche si svolgono in tutte le più grandi città di Francia, mensilmente. Possiamo chiamarle “vélorutions” “feste di strada” “Masse critiche”. Poco importa. Qualunque sia il nome che viene dato a questi raduni, il loro scopo è sempre stato lo stesso e non varia, se non di poco, a seconda dei gruppi di persone o collettivi che le portano avanti: passare un momento conviviale sulla cultura della bici;diventare il traffico (e non impedirgli di essere fluido come a volte si sente dire) ; dimostrare che la bici è uno strumento ideale per intrecciare legami sociali, al contrario delle macchine; permettere ai ciclisti principianti di fare una prima esperienza gradevole e in sicurezza della bicicletta in città; mostrare responsabilità verso gli esseri viventi e le cose che ci circondano; contestare un approccio unidirezionale delle politiche pubbliche in favore del motore e della sua dipendenza energetica. La lista potrebbe sicuramente essere completata, questa non costituisce altro che una bozza dei sentimenti e delle sensazioni che si provano nel cuore all’interno di un tale movimento. Malgrado qualche sforzo fatto dalle municipalità per realizzare strutture ciclabili, malgrado qualche legge o decreto emesso dai nostri governi, malgrado le numerose campagne di sensibilizzazione (di qualità variabile) sulla bicicletta, una cosa rimane sempre uguale: il ciclista è la cenerentola delle nostre città, viene quotidianamente preso in giro dai suoi concittadini automobilisti. La bici è sempre considerata come uno svago o una disciplina sportiva; poche sono le persone che la considerano come un vero mezzo di trasporto; molto rare sono le aziende che propongono degli incentivi ai loro dipendenti per l’utilizzo della bicicletta; e i nostri governanti non hanno elaborato nessuna misura fiscale in favore della bicicletta. Certamente, questi punti non sono condivisi dall’insieme della comunità dei ciclisti, né da tutti i partecipanti alle manifestazioni in bici: tutto dipende dagli individui che costituiscono la massa. Voi ne farete forse… una festa! Una passeggiata! Una manifestazione! Un gioco! Un’iniziazione! Una denuncia! Un festival! Una liturgia! Buona massa critica a tutti e a tutte !

Dal 1 ° al 4 luglio 201 0, per il programma delle giornate vai su http://velorutionuniverselle.org

La perfetta bici da città? Una mtb biammortizzata! (Marcopie)
Se c'è una cosa che non ho capito dall'inizio del movimento ciclocritico è l'insana passione per le bici da corsa e/o da pista. Ok, più scorrevoli, più leggere, più essenziali... ma le avete presenti le strade romane? Sampietrini sconnessi, buche, rotaie del tram, e l'onnipresente traffico assassino che consiglia vivamente, col suo smog e la sua aggressività, di starsene il più possibile lontani dalle sedi stradali. La soluzione, dal mio punto di vista, sta nelle "ruote grasse". Per venirmi ad investire in mezzo ad un prato dovranno davvero mettercisi d'impegno! Io di mtb ne ho tre: una front, una full da XC ed un "mostro" da All Mountain. Non sapete di che sto parlando? Ok, ho una vecchia mtb degli anni '90 ammortizzata solo sulla forcella anteriore, una biammortizzata "leggera" (con corse degli ammo da 70/80mm) ed una terza più orientata alla discesa a scapicollo (con corse da 1 30/1 30mm). Quest'ultima è in grado di salire in corsa sui marciapiedi senza rallentare e senza nemmeno dover fare lo sforzo di tirar su il manubrio. Gente più capace di me ci sale in velocità anche brevi rampe di scale! Personalmente ritengo la mountain-bike il veicolo d'elezione per affrontare la città "fuori da ogni regola". Passo indifferentemente dalla strada al marciapiedi al prato, scendo le scalinate e se capita ci faccio anche di peggio... un mezzo anarchico al massimo livello. Il prezzo da pagare (oltre a quello della bici, ovviamente!) è un po' di fatica in più dovuta al maggior attrito dei copertoni, ma alla fin fine è tutto "allenamento". Un piccolo esempio tratto dalle mie esperienze personali. Quando inaugurarono la ciclabile Tevere Centro ero in ritardo. Senza pensarci due volte, invece di fare le scale a piedi per scendere sulla banchina piombai giù per la scalinata a gradini larghi dirimpetto all'isola Tiberina, saltando in diagonale i gradinoni finali alti passa 20cm ed imboccando al volo a forse 40km/h la pista ciclabile... di fronte allo sguardo esterrefatto di due alti graduati della polizia municipale che erano lì in alta uniforme ad aspettare l'arrivo del sindaco Veltroni! Insomma, perché lasciarci porre dei limiti dai nostri veicoli quando abbiamo margini enormi di libertà ancora da esplorare? ndr La redazione pensa che solo un masochista può usare una biammortizzata in città, ma le opinioni sono opinioni, con affetto... :)

CicloRadicalismo - Metafora e materialità di una (pro/op)posizione ecologica. (Sofista)
La Modernità è un bell'impiccio. Sembra che la prima cosa che un bambino (o un accademico, ma anche l'uomo della strada: un pedone, ad esempio) indichi per dire qualcosa "moderno" sia una macchina. Non lo Stato borghese o il Welfare, non la Scienza, la Tecnica o la guerra di trincea e neppure la carta da parati stile Liberty: ma proprio le macchine. Quelle macchine sparse un po' ovunque, come il frullatore, il cannone, le forbici, una videocamera di sorveglianza, un telaio per tessuti, un motore a scoppio. Ma "LA macchina", si sa, è una cosa anche parcheggiata (possibilmente) sotto casa, fonte di rate innumerevoli, appestante l'aria e che un carrozziere taoista sa pensare - ricolmo di gioia - come oggetto preda di un'eterna binaria decadenza: un pendolo che non oscilla ma si muove lineare fra semafori, multe, scontri, scontrini, assicurazioni: esattamente come la Modernità. Abbozzata, ma che va avanti. Dove? Verso un altro incidente. La Modernità come arredo urbano: e, prima ragione di intoppo nel traffico anti-biologico delle metropoli, c'è l'automobile, la macchina. Cartesio pensava che fossimo macchine. Sì, c'era anche lo spirito, ma provate a cercare la ghiandola pineale sul cruscotto accanto al navigatore. Ed eccoci ad oggi: l'AD di una casa automobilistica pensa che gli operai siano macchine, che fanno macchine. Le macchine non hanno diritti. Non è che scioperano, nè votano. La produzione tutta, perfino oggi con tutti i link internettiani che ci riempiono le giornate, è produzione di merci. Anche le idee sono merci, e per questo ci teniamo il copyright. Grosso modo, la produzione consuma risorse e materiali; e vite animali e umane. E noi, alla fine della giornata, cosa abbiamo? In città ci ritroviamo incastrati in un traffico idiota-fordista, nella più garbata delle descrizioni. Si sa, prendiamo (prendete?) l'automobile per andare a comprare un litro di latte a 500 metri da casa. Che teste d'uovo, ci vorrebbe una frittata. Quando il movimento (centrale) NoOil prefigura, con tardo-romantico stile vittoriano, il Tempo Proprio del Dopo Collasso, è probabilmente questo che si immagina: che dopo la - ma anche prima della - Fine del Petrolio a basso costo (economico; sempre alto per quello ambientale), in una fase di incredibile transizione, sarà anche credibile che la maggior parte dai fruitori urbani delle strade si muoveranno su biciclette. E però, stante la PPM (povertà post-moderna) in aumento, frutto matematico dell'ideologico movimento di sfruttamento che un'apparato economico-televisivo si è fatto carico di incentivare ed accrescere, inevitabili si pensa pure che saranno tensioni sociali, sommovimenti, lotte, sconti su articoli di lusso, social network di marsupiali, guerre, logge massoniche per sole veline, centrali nucleari sponsorizzate dai Simpson, cani e gatti che vivono insieme, spostamenti di truppe in ambito urbano CONTRO la popolazione stessa, elezioni posticipate agli insediamenti dei governi... fino ar rtiscoprire le buone vecchie barricate, quelle vere, materiali: mica quelle virtuali (e pettinate) di popoli viola e verdi o di fazioni da facebook. Erette, ancora una volta, le barricate con le macchine, sarà Festa. (Anche per tutti gli emo). Come dire: la Barricata è una cosa Moderna. E così, forse, leggeremo (da un futuro quotidiano-feed SteamPunk): "Ancora Scontri nel Centro della Città; gruppi di Manifestanti hanno eretto Barricate dando alle Fiamme Macchine...",che però, a quel punto, predominanti le biciclette, sarà meraviglioso immaginare diverse e più leggere: montate con scheletri di telai di bici sottratte ai lati delle strade, arginate da mucchi di pedivelle e pedali saltati nell'urto con l'asfalto, tenute insieme da metri di guaina, cavi da freno e/o cambio, come nervi di un moloch d'asfalto. Ah che tempi, i post-postmoderni! Frattanto la vera rivoluzione, come da trecento anni a questa parte, la fa il Capitale, a forza di consumi privati ed egoismi pubblici, e nella Capitale (Roma) la auto sono 706 ogni 1 000 abitanti. E' il 201 0 e la cosiddetta "economia" è ancora uno spreco di combustibili fossili, un'industria centrata su auto, cemento, droga, finanza e armi, con vite immolate alla ragion di stato, foreste cancellate da speculazioni edilizie e luccicanti apologie mediatiche dello sfacelo di cui ci nutriamo. L'inquinamento è stile di vita. In Italia, nani governano e pregiudicati comandano i servizi segreti. Sperando nel meglio, andiamo in bicicletta. Ma non solo. Le radici sono invisibili ed essenziali. Affondano nella melma, ma trovano l'acqua. Mai come oggi essere radicati è essere radicali. Le prime lotte sono quelle "reazionarie", di conservazione dell'ambiente ormai compromesso: contro il nucleare, contro la speculazione sull'acqua, contro il traffico aereo, contro la velocità inutile, contro lo sfruttamento, contro ogni autorità, fittizie, mortali. Per una vita oggi irriconoscibile ma in abbiamo origine. Milioni di anni di evoluzione negati da qualche decennio di progresso forzato.

Il radicalismo è invisibile, ma si fa sentire; sopravvive all'eterna distruzione causata dell'apparato TecnoPolitico post-moderno. L'unico cruccio? Che perfino la Lotta serva al Sistema stesso per giustificare la propria esistenza. Ecco, è lì che bisogna cercare. In ambito urbano, sarà strano opporsi al deterioramento della Civiltà delle Macchine scegliendo di usarne una in particolare, e restandone ossessionati fino alla felicità: perchè la bicicletta è il veicolo più efficiente, leggero, elegante, semplice mai pensato per lo spostamento umano urbano. Ma da qualche parte bisogna pure ricominciare. Andare in bici, per se stessi, è già fare qualcosa a favore di un ambiente vivibile; ed è un atto inesorabilmente contrario a logiche fasciste, di sfruttamento e devastazione (ovviamente non basta). Il movimento è tanto più rivoluzionario quanto nega se stesso: nulla è più incredibile di una massa di ciclisti, energeticamente efficienti, che non vanno da nessuna parte, come nel giro casuale di una Critical Mass. Ancor più sensazionale si prospetta la scelta (antigovernativa?) di una massa di persone che si fermano, scendono dalle biciclette e riempiono un incrocio di torte e volantini, all'interno di un tranquillo pic-nic ecourbano. Lo facciamo, lo facciamo; mica lo fanno i militari parcheggiati nelle strade. Come fanno a mangiare le paste, con mitragliatore e la mimetica? Ma che cosa è davvero strano? Facciamo un elenco, mettiamo tutto insieme, e vediamo che effetto fa: ciclisti festanti, politicamente svegli, bloccano il traffico delle autoimmobili (una volta al mese, mica sempre). Eserciti nelle strade. Un sesto di vita perso al semaforo. Coinquilini che si parlano via facebook. Uomini e donne immigrati/e non più liberi/e, causa razzismo di stato. Mafie clerical-statali (Onlus di preti, CroceRossa..) che gestiscono lager (Centri di Identificazione ed Espulsione) picchiando, addormentando, torturando, il tutto con soldi pubblici (orrore misurato in 72 euro al giorno per prigioniero, detenuto perchè non ha un pezzo di carta). Compagnie petrolifere che fanno soldi con le risorse naturali e nascondono mano e braccio se fanno un buco nella crosta terrestre, devastando un ecosistema grosso come l'Italia. Tempi bui, davvero. Allora, è strano bloccare il traffico? L'unica azione è quella diretta. Non delegare, pedala.
"Il ciclista è un filosofo opportunista che non è risucito a far ripartire la propria auto"

Appuntamenti dal futuro No Oil
25.06.1 0: Festa all'Ateneo H1 9: aperitivo, apertura musicale serata) H 20 - 22: cena "No border" e arrivo CM, videoproiezioni Ciemmona, asta/riffa di bici H 22: spettacolo teatrale "Madama CIE" H 23 circa: concerti Titubanda, Blazing Faya sound system raggae H 01 Giano live set D&B - Mostra sui CIE ed altro durante tutta la serata. 26.06.1 0: Cena alle CA7 Cena alle CA7 - Serata di cena e musica all'aperto nel magnifico oatio de "le Casette" - nodo sperimentale per un abitare sostenibile”. Dalle ore 1 9.00 – Via delle Sette Chiese 1 86 (sotto alla Regione Lazio) Sostieni l'autogestione contro repressione e fascismo 26.06.1 0: Grazielliadi 201 0 - UN RADUNO, UNA COMPETIZIONE, UNA CELEBRAZIONE, la seconda, tragica edizione!!! ore 1 4, festa del Parco di Loreto, Bergamo. http://grazielliadi201 0.blogspot.com/ 27.06.1 0: Giardinieri Sovversivi Romani in "MAMMA ROMA", una Critical Garden Garbata alle 1 9 presso le aiuole tra via Pullino e via Munari a Garbatella Ogni MERCOLEDI' sera al Pincio: CicloPicnic! Porta da bere e da mangiare e condividilo con gli altri, dopo le 20 alla terrazza del Pincio 02.07.1 0: Milano. Corso di ciclomeccanica: perni ruote, trasmissione, cambio Ciclofficina Ruota Libera – Città Studi . Spazio autogestito dagli studenti di Città Studi all’interno della facoltà di Agraria, via Celoria 2. http://ciclofficinaruotalibera.wordpress.com/ Di traffico si muore | Coordinamento spontaneo di ciclisti urbani e utenti leggeri della strada, di più su www.ditrafficosimuore.org

Contatta la redazione: ciclostilecritico@gmail.com

Rete delle Ciclofficine Popolari Romane
Ciclofficina Centrale
Via Baccina, 36-38 001 84 Roma (RM) tel fisso: 06/69920361 tel mobile: 320/961 6621 web: http://www.ciclonauti.org/ email: info@ciclonauti.org orario Gio e Sab: 1 6:00 in poi Mar, Mer e Ven: 20:00 in poi

Ciclofficina Ciclosoccorso

Via Caboto, 1 5 001 54 Roma (RM) tel: 3293789655 web: http://www.uanauick.it/ciclogaz/ciclogaz.html email: ciclogaz@ciclofficina.it orari - Aperta tutti i giorni, dalla mattina alla sera (domenica è il giorno dell'incertezza, ci si prova...)

Ciclofficina Colleferro

Largo Magellano (salita del colle S. Antonino) Colleferro (RM) web: http://www.ciclocolle.altervista.org/ email: emanuele_serafini@yahoo.it o fatgrav@katamail.com orari - ogni lunedì dalle 20,30

Ciclofficina Don Chisciotte

Via Prenestina, 1 73 001 76 Roma (RM) presso CSOA Ex-Snia (quartiere Pigneto) web: http://www.ciclofficinepopolari.it/ciclofficine/ciclofficine-roma/don-chisciotte-ex-snia.html email: ciclofficina.donchisciotte@gmail.com orario Lun e Gio dalle 1 7:00 alle 21 :00

Ciclofficina ex-Lavanderia

Piazza Santa Maria della Pietà - padiglione 31 001 35 Roma (RM) web: http://www.exlavanderia.it/ciclofficina/home.htm email: ciclofficina@exlavanderia.it orario Sab e Dom 1 5:00-1 8.30 - Gio alle 20:30 laboratorio di saldobrasatura

Ciclofficina Forte Prenestino

Via Federico Delpino 001 71 Roma (RM) presso CSOA Forte Prenestino web: http://www.forteprenestino.net/ orario Mer e Ven 1 6:00 in poi

Ciclofficina La Gabbia

Largo Ferruccio Mengaroni, 11 001 33 Roma (RM) http://www.m8.roma.it/blog/lagabbia/ email: lagabbia@m8.roma.it orari: tutti i Lunedì e i Mercoledì dalle 1 7:30 in poi.

Ciclofficina La Strada

Via F. Passino 24, 001 54 Roma (RM). presoo il Centro Sociale Occupato Autogestito "La Strada" tel 0651 436006 web: http://www.csoalastrada.org email: http://www.csoalastrada.org/index.php?option=com_contact&task=view&contact_id=1 &Itemid=3 orari - martedi e giovedi dalle h 1 2 alle 1 9

Ciclofficina Macchia Rossa

Via Pieve Fosciana, 56-82 presso CSOA Macchia Rossa web: http://www.inventati.org/macchiarossa/bicicletta/cicloffi.htm email: ciclofficinamacchiarossa@inventati.org orario Mer 1 6:30 - 1 9:00; Sab 11 :00 - 1 9:00.

Ciclofficina Sans Papiers

Viale Carlo Felice, 69 B 001 85 Roma (RM) presso CSOA Sans Papiers web: http://sanspapiers.oziosi.org/ email: ciclofficinasanspapiers@autistici.org orario Tutti i giorni dalle 1 8:00

Visita il sito della Rete delle Ciclofficine Popolari www.ciclofficinepopolari.it

I L F AVOLOSO G IUOCO D ELLA M ASSA C RITICA
DEFINIZIONE - La massa critica e' un gioco che puo' coinvolgere dalle 2 unita' alle 20 migliaia di partecipanti, per lo
piu' ciclomuniti. scopo del gioco: trasformare la citta' in un gigantesco tagada'. Il campo di gioco e' la tua citta'.

"SEGUI LA TESTA!" - Nella massa ognuno segue la persona che ha davanti. evitare cambi di rotta se la testa e' "GUIDA TU!" - Chi ha proposte da fare sulla direzione da prendere deve portarsi in testa alla massa e mettersi in

gia' andata avanti. il gruppo si spezzerebbe, si creerebbero buchi e ci si troverebbe coi piedi a terra, con gente che grida FERMI FERMI, INDIETRO INDIETRO, tutte cose che perturbano il sereno fluire delle relazioni e dei pensieri. relazione con quelli che ha intorno per tirarli in mezzo nel suo piano. Ogni massa e' un esperimento avanzato di democrazia diretta.

"DA CHE PARTE?" - La massa e' bella quando e' varia. servono idee, soprattutto in fatto di strade e mete. Meglio
privilegiare luoghi inesplorati, tunnel, cavalcavia, traiettorie curvileee, sottopassi. Se si gironzola sempre negli stessi luoghi, massa dopo massa, la cosa dopo un po' diventa noiosa quindi controrivoluzionaria.

"CHIUDERE IL BUCO!" - La bici e' un mezzo agile. il gioco della lumaca (ossia il volontario rallentamento
esasperante del traffico) e' noioso e non rende onore alla leggiadra agilita' della nostra macchina a pedali. Senza troppa fretta, ma e' meglio pedalare, pedalare, fluire, fluire. portano la massa a fermarsi, a mettere i piedi a terra, ad annoiarsi. gli scontri fisici invece fanno male e basta. della massa viene di seguito senza mai fermarsi. meglio NON pretendere che il gruppo vi aspetti. da frenare gli autosauri piu' impazienti. affidarsi al caso piuttosto che fermarsi.

"LASCIA PERDERE!" - Meglio evitare scontri verbali e fisici con gli autoinscatolati. gli scontri verbali spesso "E' ROSSO!" - Fermarsi al rosso puo' servire a ricompattare il gruppo. Questo per quanto riguarda la testa. il resto "HO BUCATO!" - Se la sfiga si accanisce sulla tua bici e' inutile rovinare la festa a tutti. in caso di forature o altro e' "TAPPO!" - Ai grossi incroci e' bene che chi ne ha voglia si metta a fare da tappo verso le vie di ingresso, in modo "ANDIAMO!" - Fluire, fluire, fluire. Le indecisioni sono noiose quindi controrivoluzionarie. Se non si sa dove andare "FAI PASSARE!" - Le macchine che si infiltrano dalle traverse e si trovano incastrate nella massa danno fastidio e "LA TUA BANDIERA CE L'HAI SOTTO IL CULO" - La massa critica non e' una manifestazione, bensi' una
coincidenza organizzata. Si fa una cosa normale come andare a prendere una birra la sera e lo si fa in gruppo. Chi proprio volesse portare bandiere cerchi di evitare la prevedibilita' (che e' noiosa quindi controrivoluzionaria).

rovinano l'atmosfera. Meglio lasciarle passare. I motorini sono fastidiosi, ronzano e sputacchiano fumo. Meglio liberarsene.

"FAI QUELLO CHE VUOI" - La massa non ha nessuna regola fissa, quindi quelli qui elencati sono solo suggerimenti... BUON DIVERTIMENTO!

CRITICAL MASS ROMA ogni ultimo venerdì del mese! Via dei Fori Imperiali ore 1 8,30

In alto le bici!

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