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Debian GNU/Linux

Niccolò Scatena

GLOSSARIO
1. Introduzione ............................................................................ 5
1.1 Parliamo di Linux ..........................................................................................5
1.2 Debian GNU/Linux ........................................................................................8
1.3 Prima di cominciare ................................................................................... 11

2. Preparazione ..........................................................................12
2.1 Scrittura su CD/DVD ................................................................................... 12
2.2 Scrittura su pendrive USB ......................................................................... 14
2.3 BIOS e UEFI ................................................................................................. 15
2.4 Avvio di Debian ..........................................................................................19

3. Installazione ..........................................................................22
3.1 Impostazione della lingua ......................................................................... 22
3.2 Configurazione di rete ............................................................................... 24
3.3 Impostazione degli utenti ......................................................................... 25
3.4 Partizionamento del disco ........................................................................27
3.5 Configurazione del software ..................................................................... 31
3.6 Selezione del software ............................................................................... 33
3.7 Bootloader e primo avvio ..........................................................................36

1. INTRODUZIONE
In questo testo viene illustrata una procedura semplice per l’installazione di
Debian 8 "jessie", una delle distribuzioni più utilizzate al mondo.
Questo documento, che fa parte del progetto Hacklog (www.hacklog.it)
promosso dalla comunità di inforge.net, è rilasciato sotto licenza Creative
Commons 4.0 Italia, no commerciale, no opere derivate, di Niccolò Scatena. Il
codice sorgente LATEX è liberamente fruibile all’indirizzo: 

https://github.com/InforgeNet/hacklog-debian

Inizieremo prima con una breve introduzione a Linux e a Debian.

1.1 Parliamo di Linux
Linux è un sistema operativo libero e opensource: il codice è liberamente
disponibile e chiunque può vederlo e modificarlo1 . La prima versione del kernel
Linux - ovvero il programma del sistema operativo che gestisce l’hardware e le
sue risorse e viene avviato per primo con all’accensione del computer, subito
dopo il software di bootstrap - è la 0.01 e risale al 1991. È stato sviluppato da Linus
Torvalds ed è grazie a lui se oggi esistono numerose distribuzioni Linux, ossia
sistemi Linux con software preinstallato e configurato.
Gran parte del software di base dispooibile in tutte le distribuzioni Linux fa
parte del progetto GNU, fondato da Richard Stallman2, ed è questo il motivo per
cui spesso si sente parlare di distribuzioni GNU/Linux. Linux è uno dei sistemi
operativi più utilizzati al mondo: domina nel mercato mobile con Android (che
gira su kernel Linux), nel mondo dei server, dei supercomputer e nei sistemi
embedded. Per quanto non abbia il dominio dei sistemi Desktop (dove spopola

1

il codice è disponibile su kernel.org

2

si veda www.gnu.org

5

ancora oggi Microsoft Windows) è comunque molto diffuso.
Si dice talvolta che Linux sia solo per le persone esperte, o che sia utile a
svolgere soltanto alcuni compiti specifici. In realtà ciò è falso: Linux è per tutti.
Sotto diversi aspetti Linux risulta essere molto più facile da utilizzare rispetto a
Windows o ad altri sistemi. Ciò che fa sembrare Linux complicato è l’abitudine ad
un altro sistema operativo, come appunto Windows. Ma Linux è diverso da
Windows, funziona in modo diverso e va usato in modo diverso. Se si cerca di
utilizzare Linux come si utilizza Windows, inevitabilmente si finirà per fallire e
ritenerlo erroneamente un sistema operativo complicato.
Consideriamo un esempio; in Linux esistono dei grandi database di software
chiamati repository, server dai quali l’utente può scaricare tutti i programmi di cui
ha bisogno. I repository esistono anche nel mobile e i pochi lettori di questo
documento probabilmente li usano tutti i giorni senza saperlo: il Play Store è il
repository di Android; l’App Store è il repository di iOS per iPhone e iPad. Quindi
in Linux, si può dire, il software si installa come si installerebbe su uno
smartphone: da un’app dedicata che funziona da shop.
In Windows funziona in un altro modo: il software va scaricato dal web e
installato. Per installare un software su Windows bisogna seguire questi passaggi:
1. Cercare su Google (o un altro motore di ricerca) il nome del programma
2. Scegliere il sito giusto (altrimenti malware e virus a volontà!)
3. Navigare in mezzo al sito pieno di pubblicità per trovare il download
4. Scaricare l’installer
5. Avviare l’installer
6. Disattivare tutta la pubblicità e il software che non si desidera dall’installer
7. Configurare l’installazione (Avanti, Avanti, Avanti, . . . )
8. Installare

6

In Linux1 invece per installare un programma è sufficiente:
1. Scrivere nel terminale:

$ sudo apt-get install nome-prog

Fine. Tutto qui. Le persone, quando provano Linux, finiscono spesso per tentare
di installare programmi scaricandoli dal web. Siccome non ci riescono (perché
questo non è il modo in cui in Linux si scaricano e si installano i programmi) allora
finiscono per tornare su Windows pensando che Linux sia complicato. Ma Linux
non è complicato, anzi è pure più semplice (un solo passaggio contro otto
passaggi) — però è diverso.
È normale incontrare difficoltà all’inizio con Linux: questione di abitudine, il
lettore non si scoraggi alla prima difficoltà.

1

Nell’esempio si userà Debian e il comando è valido per tutte le distribuzioni Debian-

based (come Ubuntu, Linux Mint etc...). In altre distribuzioni il comando può essere
leggermente diverso.

7

1.2 Debian GNU/Linux
Debian è il principale argomento di questo testo. In questo paragrafo vediamo le
caratteristiche distintive di questa distribuzione GNU/Linux. Intanto, come
abbiamo già detto, il fatto che sia una distribuzione GNU/Linux ci dice che Debian
ha come kernel Linux e contiene i software GNU. Di seguito sono elencate alcune
delle caratteristiche che distinguono questa distribuzione:
- Debian è composta unicamente da software libero: significa che l’utente ha
la libertà di eseguire, copiare, distribuire, studiare, modificare e migliorare il
software
- I repository di Debian contengono oltre 43 000 pacchetti software
- Nel tempo sono state rilasciate varie versioni di Debian: attualmente Debian
è alla versione 8.6 “Jessie"
- Debian usa il software apt per gli aggiornamenti. Segue una politica di
aggiornamento standard sul modello "release cycle"1 . Ciò significa che tutto il
software di Debian è stato preventivamente testato a lungo al fine di risolvere
bug e problemi; inoltre Debian aggiorna il software per includere nuove feature
soltanto quando rilascia una nuova versione dell’intera distribuzione Debian
(fix di sicurezza e bug sono sempre rilasciati il prima possibile). Vuol dire che,
ad esempio, il software non viene aggiornato in Debian 8 finché non verrà
rilasciata Debian 9. Questa politica serve a garantire maggior stabilità.

1

La politica complementare a questa si chiama "rolling release" dove il software viene

sempre aggiornato il prima possibile all’ultima versione (ArchLinux e Gentoo sono
esempi di distribuzioni rolling)

8

- Debian usa systemd1 come init system. L’init system è il primo programma
che viene avviato su una qualsiasi distribuzione Linux: si occupa di inizializzare
tutti i demoni (programmi in background) e resta in esecuzione fino allo
spegnimento del sistema. Conoscere il proprio init system è fondamentale per
chiunque voglia imparare davvero a lavorare bene con un sistema Linux.
- Da Debian derivano quasi tutte le altre distribuzioni Linux: Debian è, in un
certo senso, la distribuzione madre di tutte le altre.

1.2.1 Ottenere Debian 8 "Jessie"
Ogni versione Debian ha un nome in codice: quello di Debian 8 è "Jessie".
Attualmente Debian 8 è l’ultima versione disponibile. Quando sarà rilasciata,
Debian 9 si chiamerà "Stretch" — al momento in testing. In quanto segue
tratteremo solo Debian 8 "Jessie": nel caso che Debian 9 (o una versione ancora
più recente) sia stata rilasciata come stable, il lettore è invitato a scaricare la
nuova versione, tenendo però presente che quanto scritto in questo testo
potrebbe non essere più interamente valido.
Debian 8 "jessie" è scaricabile dal sito: https://www.debian.org/distrib/
Nella pagina dovrebbe trovarsi quanto mostrato in Figura 1.1.
Possiamo scegliere tra due tipi di file immagine: small (netinst) e complete.
Non c’è alcuna differenza tra i due, se non per il fatto che il primo richiede una
connessione a internet per l’installazione mentre il secondo no. Il consiglio è di
utilizzare la netinst (small) in quanto richiede meno tempo per il download.
Dobbiamo però anche scegliere tra due diverse versioni: 64-bit PC amd64 (valida
1

systemd in realtà è anche molto più che un semplice init system e gestisce vari aspetti

del sistema operativo — viene criticato da una parte della comunità di Linux e del
software libero (tra cui anche Linus Torvalds, Patrick Volkerding, Eric Raymond e
l’autore di questo documento :P) per alcune scelte di design: log binari; violazione della
filosofia Unix; feature creeping etc...

9

anche per architetture Intel, non inganni il nome) e 32-bit PC i386.

Figura 1.1: Pagina di download di Debian


I moderni computer hanno tutti architettura a 64 bit: l’architettura a 32 bit è
obsoleta ma in circolazione sono ancora presenti computer con questa
architettura. Per determinare l’architettura del computer da Windows Vista/7
basta seguire alcuni semplici passi: Menu Start > Sistema > click destro su
Computer > Proprietà e l’architettura comparirà in mezzo ad altre informazioni. Se
il computer è stato acquistato con Windows 8 o successivi, allora sicuramente ha
un’architettura a 64 bit; se invece è stato acquistato con Windows XP, allora
sicuramente ha un’architettura a 32 bit.
ATTENZIONE: quanto appena vale solo per computer con architetture Intel o
AMD (le più diffuse). Debian però supporta anche altre architetture (ARM,
PowerPC, MIPS, e altre ancora). Le immagini per queste architetture speciali,
sono disponibili all’indirizzo: https://www.debian.org/distrib/netinst

10

1.2.2 Requisiti minimi di sistema
Per poter installare e poi utilizzare Debian, sono necessari:
- Almeno 256 MB di RAM (preferibilmente più di 1 GB)
- Almeno 10 GB di spazio su disco rigido (preferibilmente più di 30 GB)
In mancanza di questi requisiti, Debian non può essere installato.

1.3 Prima di cominciare
Prima di entrare nel vivo dell’installazione di Debian, sono necessarie alcune
raccomandazioni. Anzitutto si deve decidere se si vuole installare Debian sul
proprio computer fisico oppure se si preferisce utilizzare una macchina virtuale
(ad esempio con qemu o virtualbox). Nel primo caso, se si possiede già un sistema
operativo (come Windows) si deve decidere se rimpiazzarlo completamente o se
affiancare l’installazione di Debian a quella dell’altro sistema (creando così il
sistema dual-boot).
Nel seguito, descriveremo un esempio di installazione in dual-boot con
Windows 10. Saranno comunque spiegate le (poche) differenze nella procedura
per installare Debian come unico sistema operativo. Per quanto riguarda la
macchina virtuale, non c’è alcuna difformità rispetto all’installazione fisica e la
procedura è identica.
Nel caso di installazione fisica è fortemente consigliato effettuare un backup
di tutti i propri dati personali su un supporto di archiviazione rimovibile: anche
nel caso di installazione in dual-boot. Per l’installazione in macchina virtuale, non
c’è alcun rischio di perdita di dati. 


11

2. PREPARAZIONE
In questo capitolo vediamo come scrivere il file immagine ISO di Debian appena
scaricato su un CD/DVD o su un pendrive USB. Se si ha intenzione di installare
Debian in macchina virtuale, questo capitolo può essere saltato (il file immagine
ISO deve essere impostato come disco di avvio dalle impostazioni della macchina
virtuale, poi basta avviare la macchina).

2.1 Scrittura su CD/DVD
Per scrivere un file immagine ISO su un CD o un DVD (un CD è sufficiente per la
netinst di Debian) da Microsoft Windows, si può usare un tool come ImgBurn1 .
Inseriamo un CD/DVD vuoto. All’apertura ImgBurn si presenterà come in Figura
2.1.

1

http://www.imgburn.com/index.php?act=download

12

Figura 2.1: Prima schermata di ImgBurn

Scegliamo Write image file to disc (Scrivi un file immagine su disco) e
comparirà una schermata come in Figura 2.2. In alto, cliccando sul piccolo
simbolo cerchiato in rosso, selezioniamo il file immagine ISO di Debian. In basso,
assicuriamoci che il campo cerchiato in verde sia corretto (deve indicare il CD/
DVD vuoto che abbia appena inserito). Infine, clicchiamo sul grosso tasto in basso
(cerchiato in blu).
A questo punto ImgBurn inizierà la scrittura. Una volta terminata la scrittura è
possibile saltare al paragrafo 2.3.

13

Figura 2.2: Scrittura di un’immagine su disco con ImgBurn

2.2 Scrittura su pendrive USB
Per scrivere un file immagine ISO su un pendrive USB da Microsoft Windows,
macOS/OSX o Linux (per Linux è anche disponibile l’utility dd che è molto più
flessibile) è possibile utilizzare UNetbootin1.
Inseriamo un pendrive vuoto (tutti i dati presenti sopra saranno cancellati!) e
apriamo UNetbootin. Notiamo che è anche possibile chiedere a UNetbootin di
scaricare per noi la distribuzione che vogliamo scrivere sul pendrive. Dato che
abbiamo già scaricato Debian, scegliamo Immagine disco e specifichiamo
l’immagine di Debian — come mostrato in Figura 2.3.

1

https://unetbootin.github.io

14

Figura 2.3: Scrittura di un pendrive USB con UNetbootin

Clicchiamo quindi su OK. Al termine, avremo un pendrive USB con Debian
pronto per essere avviato!

2.3 BIOS e UEFI
Prima di poter procedere, è necessario discutere un argomento che è importante
comprendere per evitare problemi e disastri.
Probabilmente il lettore avrà già sentito parlare del BIOS (Basic Input/Output
System). Il BIOS è un firmware, ossia un programma salvato all’interno di una
ROM (Read-Only Memory, memoria di sola lettura) saldata sulla scheda madre del
computer. Quando il computer si accende, il contenuto della ROM con dentro il
BIOS viene caricato in memoria RAM e quindi il processore (CPU) inizia ad
eseguirne il codice. Il BIOS infatti, è il primo programma che viene eseguito sul
computer: si occupa di inizializzare l’hardware, di controllare che tutti i dispositivi
15

funzionino e poi di avviare un particolare programma chiamato bootloader. Il
bootloader si trova sempre nel primo settore del disco (MBR, Master Boot Record),
ossia nei primi 512 byte del disco. Il BIOS perciò carica il codice del bootloader
prelevandolo dall’MBR e quindi cede la CPU al bootloader (il processore inizia
così ad eseguire il codice del bootloader). A sua volta, il bootloader si occupa di
caricare in memoria il sistema operativo (il kernel Linux) per poi cedere la CPU al
sistema che può così avviarsi.
Questo era vero fino a non troppi anni fa: adesso le cose sono cambiate. Il
BIOS era un programma eccessivamente limitato. Perciò è stato diffuso un nuovo
firmware molto più avanzato e flessibile: EFI (Extensible Firmware Interface). Nei
moderni computer, è solitamente installato il firmware UEFI (Unified Extensible
Firmware Interface), che sostanzialmente è una versione ulteriormente rinnovata
dell’EFI. L’UEFI, invece che avviare il bootloader dall’MBR, è in grado di prendere il
bootloader da una partizione del disco (chiamata EFI System Partition, ESP).
UEFI introduce tante novità: una di queste è il Secure Boot. Il Secure Boot è
una feature del firmware che consente l’avvio soltanto a bootloader o sistemi
operativi digitalmente firmati. Quando il firmware deve cedere la palla al
bootloader (o al sistema operativo, dato che UEFI è, volendo, anche in grado di
avviare direttamente il kernel Linux), si assicura di possedere all’interno del suo
database la firma digitale del programma che sta per avviare. Se la firma non è
presente, UEFI (con Secure Boot attivo) si rifiuta di proseguire con l’avvio del
sistema.
Il Secure Boot cerca, come dice il nome, di migliorare la sicurezza del sistema.
Infatti, così facendo, un malware (software malevolo) non può più sostituirsi al
bootloader e sperare di essere avviato, in quanto il firmware non troverebbe nel
suo database la firma digitale del malware e quindi interromperebbe
immediatamente la fase di bootstrap (avvio) del sistema evitando un’infezione.
Quando si migliora la sicurezza di un sistema, ovviamente si peggiora
16

qualcos’altro: in questo caso, si introducono alcune difficoltà che possono
mettere i bastoni tra le ruote ai meno esperti. Infatti, noi adesso vorremmo
avviare Debian, che abbiamo scritto sul nostro CD o sul pendrive USB. Però se il
nostro firmware è un firmware UEFI e non BIOS e inoltre ha il Secure Boot
abilitato ma non possiede all’interno del suo database la firma digitale per
avviare il bootloader GRUB (il bootloader che usa Debian), allora noi non
possiamo avviare Debian. Per evitare questo genere di problemi conviene, se
abbiamo un firmware UEFI, disabilitare il Secure Boot.
Quindi dobbiamo determinare se abbiamo un vecchio BIOS o un moderno
UEFI. Il modo più facile, è quello di entrare nel pannello di configurazione del
firmware e vedere cosa troviamo. Per entrare nel pannello di configurazione del
firmware, dobbiamo riavviare il nostro PC e, alla riaccensione, trovare il tasto che
permette di accedere al pannello. Potremmo cercare nel manuale di istruzioni del
nostro PC, oppure cercare sul web il nome del modello del PC. Altrimenti
possiamo provare uno dei seguenti tasti, sapendo che nel 99% dei casi è sempre
uno di questi: F2, F10, ESC, canc, F12. Una volta che si è riusciti ad entrare nel
pannello di configurazione, dovremo cercare all’interno per voci che parlano di
EFI o di Secure Boot. Ci si può muovere all’interno del pannello solitamente con le
frecce direzionali della tastiera. Se si trova qualcuna di queste voci, allora
abbiamo a che fare con un firmware UEFI, altrimenti è probabilmente un vecchio
BIOS (e in questo caso non c’è bisogno di fare niente per poter avviare Debian).
L’interfaccia del pannello di configurazione, è generalmente qualcosa di simile
a quanto mostrato in Figura 2.4 a fronte (ma può essere talvolta anche molto
diversa).
Se si tratta di un firmware UEFI dobbiamo adesso vedere se è possibile
disattivare il Secure Boot. Non esiste un modo standard per disattivare il Secure
Boot, quindi non si può dare una procedura precisa per farlo. Inoltre, non è
nemmeno certo che sia possibile (su alcuni computer, è impossibile disabilitare il
17

Secure Boot). Su altri ancora è possibile che, nonostante sia presente un firmware
UEFI, il Secure Boot non sia stato implementato e quindi non c’è alcun bisogno di
disattivarlo. In altri sistemi ancora, è possibile che non esista alcuna voce per
disattivare il Secure Boot ma che ne esista una per passare dalla modalità UEFI
alla modalità BIOS legacy.

Figura 2.4: Pannello di configurazione di un firmware UEFI (OVMF)

Passando alla modalità BIOS ovviamente si disattiva anche il Secure Boot.
Ancora: per accordi che ci sono stati tra Microsoft, Linux Foundation e i produttori
di hardware, in alcuni sistemi è possibile che non ci sia la necessità di disattivare
il Secure Boot in quanto le firme digitali per avviare un sistema Linux sono già
state inserite all’interno del database del firmware.
Infine, in alcuni (pochi) sistemi, per vecchi accordi tra Microsoft e i produttori
di hardware, potrebbe essere totalmente impossibile avviare un qualsiasi sistema
operativo che non sia Windows. In quest’ultimo caso, seppur raro, c’è poco da
fare: Debian non può essere installato — potete però usare una macchina virtuale
18

dentro Windows!
Se si è modificata qualche impostazione dal pannello del firmware, bisogna
ricordarsi di salvare prima di uscire!

2.4 Avvio di Debian
Prima di partire, raccomandiamo di collegare il computer al proprio router/
modem di casa tramite un cavo Ethernet per tutto il tempo dell’installazione.
Questo consentirà a Debian di configurare automaticamente le impostazioni di
rete. Se invece usassimo il WiFi, dovremmo poi configurare manualmente la rete.
In questo testo, non verrà trattata la configurazione manuale della rete.
Per avviare Debian dobbiamo inserire il CD/DVD o il pendrive USB che
abbiamo scritto ed entrare nel pannello di configurazione del firmware (come
abbiamo fatto nel paragrafo precedente) e modificare l’ordine di priorità del boot.
Infatti il firmware andrà a cercare il bootloader all’interno del nostro disco fisso —
adesso però vogliamo che lo vada a cercare all’interno del CD/pendrive.
Anche per questo non esiste una procedura standard: è necessario cercare
all’interno del pannello qualcosa di simile a quanto mostrato in Figura 2.5.

19

Figura 2.5: Ordine di boot all’interno di un pannello di configurazione di un firmware UEFI
(OVMF)

Come è possibile vedere dall’immagine, il CD/DVD è stato messo in cima alla
lista dell’ordine di avvio.
Una volta impostato correttamente l’ordine di avvio ci si ricordi di salvare la
nuova configurazione. A questo punto, se tutto va bene, si avvierà Debian. Se ciò
non succede, si consiglia di rivedere questo paragrafo e il precedente e di
accertarsi di aver fatto tutto correttamente. La prima interfaccia che ci verrà
mostrata è quella di Figura 2.6.

20

Figura 2.6: Bootloader dell’installer di Debian

Qui possiamo scegliere varie voci: la prima (Install) è per iniziare
un’installazione da linea di comando (per utenti esperti). La terza (Advanced
options) permette di accedere a un nuovo menu con opzioni avanzate. Le ultime
due (Help e Install with speech synthesis) servono ad accedere al manuale di
supporto o per avviare un’installazione vocale per ipovedenti. La seconda infine
(Graphical install) permette di avviare un’installazione grafica.
Scegliamo con le frecce proprio la seconda voce (Graphical install) e premiamo
invio. Partirà l’installer di Debian.

21

3. INSTALLAZIONE
In questo capitolo seguiremo passo passo la procedura di installazione di Debian,
accompagnando la trattazione con qualche screenshot.
Durante tutta l’installazione, per una buona riuscita, è fondamentale leggere e
comprendere tutto ciò che l’installer di Debian mostra sullo schermo. Quindi, ad
ogni passaggio, si raccomanda di fermarsi e leggere quanto compare sullo
schermo prima di intraprendere qualsiasi azione.

3.1 Impostazione della lingua
La prima schermata che ci darà l’installer di Debian è mostrata in Figura 3.1. Tra le
lingue è disponibile anche l’italiano. Consigliamo però, se possibile, di
selezionare l’inglese: in tal modo in caso di problemi con il software, i log dei
programmi saranno mostrati in questa lingua, permettendo quindi di chiedere
assistenza nelle community internazionali di Linux mostrando i log in inglese. Ad
ogni modo, il lettore può scegliere Italiano se preferisce. Una volta scelta la
lingua, cliccare su Continue.

22

Figura 3.1: Selezione della lingua

Nella schermata successiva viene chiesto di scegliere la propria zona per
impostare correttamente l’ora secondo il fuso orario locale. Se al passaggio
precedente si è scelto la lingua italiana, dovrebbe essere adesso comparsa la
voce Italia. Se invece si è scelto, come consigliato, la lingua inglese, allora è
necessario selezionare in ordine: Other (in fondo alla lista) > Europe > Italy.
Successivamente, se si è scelto come lingua l’inglese e come zona l’I- talia,
l’installer ci chiederà quale locale utilizzare. Scegliamo United States en_US.UTF-8 come mostrato in Figura 3.2 a fronte.
Se invece si è scelto come lingua l’italiano e come zona l’Italia, verrà
selezionato automaticamente Italia - it_IT.UTF-8.
Infine, ci verrà chiesto di selezionare il layout di tastiera. Scegliamo Italian
(Italiana).
23

Figura 3.2: Selezione del locale

3.2 Configurazione di rete
Se il lettore ha seguito il consiglio che avevamo dato nel paragrafo 2.4 di
attaccare il cavo Ethernet al proprio computer, Debian dovrebbe aver effettuato
la configurazione automatica della rete. Se ciò non è successo, è necessario
configurarla manualmente seguendo la procedura guidata che non verrà trattata
in questo testo.
A questo punto Debian ci chiederà di impostare l’hostname della macchina
(Figura 3.3). L’hostname è ciò che in Windows viene chiamato "nome del PC". È
possibile scegliere qualsiasi cosa come hostname: solitamente, per evitare
problemi con alcune applicazioni, si imposta localhost — ma anche debian va
bene, o qualsiasi altra cosa.
24


Figura 3.3: Selezione di un hostname

Dopodiché, Debian ci chiederà di impostare il dominio da appendere
all’hostname. Solitamente questo campo si lascia vuoto, ma anche qui si può
scegliere qualsiasi cosa.

3.3 Impostazione degli utenti
Linux è un sistema multi-utente. Esiste, in ogni sistema Linux, un utente
amministratore con privilegi massimi sul sistema chiamato root. Il prossimo
passo è impostare la password dell’account amministratore root (Figura 3.4).
La password non dovrebbe essere troppo semplice da indovinare e dovrebbe
essere sufficientemente lunga e sicura. Bisogna tenere presente che una persona
che ha accesso come root a un sistema Linux può anche, ad esempio, cancellare
tutti i file (sistema operativo compreso) presenti nel disco!
25

26

Figura 3.4: Impostazione della password dell’account root

Successivamente, ci verrà chiesto di creare un nuovo utente standard.
Essendo pericoloso usare root per le attività quotidiane, viene solitamente creato
un account personale con privilegi limitati: nel momento in cui sono necessari
privilegi amministrativi, sarà sempre possibile accedere temporaneamente come
root. Il primo passo è scegliere un Nome Completo. Questo, dovrebbe essere il
nome reale dell’utente (ad esempio Niccolò Scatena). Successivamente, sarà
chiesto di inserire un username che verrà usato per il login: l’username deve
essere tutto minuscolo (ad esempio speedjack). Infine, bisogna scegliere la
password del nuovo account (in genere, diversa da quella di root). 


26

3.4 Partizionamento del disco
Questa è la parte più difficile (e pericolosa). Partizionare il disco vuol dire far
spazio per poter installare Debian. Prima di tutto, bisogna scegliere che partizioni
creare per Debian: possiamo farne una sola, che conterrà tutto il sistema
operativo, i programmi, e i nostri dati; oppure più partizioni dove, ad esempio,
una partizione contiene il sistema operativo e i programmi (partizione root,
simbolo /) e un’altra i nostri dati personali (partizione /home); possiamo anche
dividere ulteriormente il sistema in altre partizioni ancora (/var, /tmp, /usr, ecc.),
ma non lo consigliamo ai neofiti. Nell’esempio di questo testo, divideremo Debian
su due partizioni: la root (/) e la /home. Se però si preferisce, è possibile inserire
anche tutto in un’unica partizione.
Dobbiamo anche decidere se utilizzare LVM, che permette in qualsiasi
momento di ridimensionare le partizioni facilmente1; e se cifrare il disco con
LUKS2 per evitare che qualcuno possa vedere i nostri dati semplicemente
avviando una live sul sistema. Anche se è fortemente consigliato cifrare il disco
per la sicurezza, la procedura (comunque semplice) non sarà vista in questo testo.
Di seguito, ci limiteremo a partizionare il disco senza usare LVM e senza cifrare il
disco.
Inoltre, a questo punto, dobbiamo decidere se impostare un dual-boot con il
sistema operativo già presente sul sistema (nell’esempio, Windows 10), oppure se
sostituire il vecchio sistema operativo. Se vogliamo sostituire il vecchio sistema
operativo, nella schermata di Figura 3.5 sceglieremo uno dei tre metodi guidati
(Guided), in base al fatto se vogliamo anche impostare LVM e cifrare il disco.
Dobbiamo scegliere la procedura guidata anche nel caso di installazione sotto
macchina virtuale. Se scegliamo la procedura guidata, successivamente ci

1

https://it.wikipedia.org/wiki/Gestore_logico_dei_volumi

2

https://it.wikipedia.org/wiki/Linux_Unified_Key_Setup

27

ritroveremo direttamente alla schermata di Figura 3.8. Se invece vogliamo
mantenere anche il vecchio sistema operativo e configurare un dual-boot,
dobbiamo scegliere il metodo di partizionamento Manuale (Manual, in Figura 3.5),
e ridurre la dimensione della partizione dell’altro sistema operativo per far spazio
a Debian.

Figura 3.5: Scelta del metodo di partizionamento: guidato o manuale

3.4.1 Ridimensionare una partizione
Per ridimensionare una partizione dobbiamo scegliere il partizionamento
manuale e, nella schermata successiva, scegliere la partizione da ridimensionare.
Nell’esempio, abbiamo selezionato la partizione di Windows 10 (Figura 3.6). Si
noti che Windows ha creato 2 partizioni: una da poco più di 524 MB, e un’altra da
53.2 GB (ovviamente le dimensioni possono essere diverse). La prima partizione
(la più piccola) non deve essere toccata!. Se viene modificata, Windows smetterà
28

di funzionare. La seconda partizione (la più grande) è quella che possiamo
ridimensionare.

Figura 3.6: Selezione della partizione di Windows da ridimensionare

Dopodiché Debian ci chiederà cosa fare con la partizione selezionata:
scegliamo Resize the partition (Ridimensionare la partizione). Quindi ci verrà
chiesto di salvare le modifiche fatte finora (anche se non abbiamo ancora fatto
nessuna modifica, Debian ce lo chiede comunque): rispondiamo
affermativamente con Yes (Sì). Infine, ci verrà chiesta la nuova dimensione per la
partizione: consigliamo di riservare almeno 30 GB per Debian, e quindi di ridurre la
partizione di almeno 30 GB rispetto alla dimensione originale.

Al termine ci

ritroveremo nella lista delle partizioni: a questo punto dovrebbe essersi generata
una quantità di spazio libero sufficiente a contenere Debian (Figura 3.7). 


29

3.4.2 Partizioni per Debian
Dobbiamo a questo punto selezionare lo spazio libero sul disco, come in Figura
3.7.

Figura 3.7: Selezione dello spazio libero da utilizzare per le partizioni di Debian

Nella schermata successiva, selezioniamo Automatically partition the free
space (Partizionare automaticamente lo spazio libero). A questo punto saremo
ricondotti al partizionamento guidato di Figura 3.8 nella pagina seguente. Si
scelga il partizionamento preferito (consigliamo di evitare di separare /var e /
tmp).

30

Figura 3.8: Selezione dello schema delle partizioni con partizionamento guidato

A questo punto Debian ci farà vedere lo schema finale. Selezioniamo quindi
Finish partitioning and write changes to disk (Terminare il partizionamento e
scrivere le modifiche sul disco). Rispondiamo affermativamente alla domanda di
conferma di scrittura delle modifiche su disco. Debian a questo punto salverà le
nuove partizioni e inizierà ad installare il sistema di base. 32

3.5 Configurazione del software
Quando Debian avrà finito di installare il sistema di base, nella schermata
successiva (Figura 3.9) ci verrà chiesto di configurare il package manager. Come
abbiamo già detto, il package manager è quel programma che serve ad installare
le applicazioni. Debian, come package manager, usa apt. 

31

Figura 3.9: Configurazione di APT: selezione del paese

Selezioniamo Italy (Italia). Successivamente, ci verrà chiesto di scegliere il
mirror che si desidera utilizzare per scaricare il software. Tutti i mirror sono
uguali, e dovrebbero funzionare ugualmente tutti quanti. Scegliamo
ftp.it.debian.org. Infine, viene chiesto se si desidera utilizzare un proxy HTTP.
Lasciamo il campo vuoto, ad indicare che non intendiamo utilizzare alcun proxy.
L’installer continuerà adesso ad installare altro software.
Dopo un po’, ci chiederà se vogliamo partecipare al popularity contest, ossia
alla raccolta dati anonima per determinare quali sono le applicazioni più
utilizzate dagli utenti Debian nel mondo (Figura 3.10). Il lettore scelga ciò che
preferisce.

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Figura 3.10: Scelta di partecipazione al popularity contest

3.6 Selezione del software
L’ultimo passaggio riguarda l’installazione di software aggiuntivo su Debian.
Possiamo scegliere se installare un desktop environment (ambiente desktop) e
quale installare; se vogliamo installare un web server, un server di stampa (cups),
un server ssh e le utility di base per l’amministrazione del sistema.
Il desktop environment è l’ambiente grafico. Se non scegliamo nessun
desktop environment ci ritroveremo con un sistema operativo con la sola linea di
comando (terminale) dove poter digitare comandi uno per volta. Per installare un
desktop environment, dobbiamo selezionare la voce Debian desktop environment
(Ambiente desktop Debian) e una (e una soltanto) delle voci sottostanti (GNOME,
Xfce, KDE, Cinnamon, MATE, LXDE). La scelta, va fatta in base alle proprie
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preferenze. Di seguito, elenchiamo alcune caratteristiche di ognuno di questi
desktop environment:
- GNOME è il desktop environment più utilizzato al mondo. Ha come scopo
l’usabilità e l’immediatezza d’uso, senza rinunciare all’estetica. Contiene molti
programmi preinstallati;
- Xfce è un desktop environment minimale e leggero, adatto a chi preferisce
un desktop environment essenziale e funzionale;
- KDE è un desktop environment molto potente e personaliz- zabile, ma
anche molto pesante. Contiene molti programmi preinstallati;
- Cinnamon è il desktop environment prodotto dagli sviluppa- tori di Linux
Mint. Derivato di GNOME, è pensato per essere comodo e facile da usare;
- MATE è un desktop environment derivato dal codice di GNOME 2 non più
mantenuto dopo il rilascio della versione 3. È nato nel 2011 per iniziativa di
alcuni membri della comunità di Arch Linux ;
- LXDE Ambiente desktop minimale e veloce, ma con una grafica più
accattivante di Xfce. Non è però più mantenuto, in quanto è stato rimpiazzato
da LXQT.
Si consiglia al lettore di cercare con il proprio motore di ricerca preferito immagini
riguardo ad ognuno di questi ambienti: può, in questo modo, farsi un’idea
dell’aspetto grafico di questi desktop environment.
Se il lettore sta seguendo questo breve manuale per l’introduzione
all’Hacklog: Volume 1, consigliamo fortemente l’installazione di GNOME
come Desktop Environment.

Il web server non ci serve: è utile solo se vogliamo installare Debian su un server
che dovrà ospitare un sito web. Non ci serve neanche il server SSH che viene
utilizzato per l’accesso remoto al sistema. Il print server (server di stampa) è utile
se vogliamo poter stampare documenti con una stampante da Debian. Infine, è
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consigliato installare le utility di sistema che servono a configurare e gestire al
meglio il proprio ambiente.
Una possibile configurazione, dove viene installato GNOME come desktop
environment, è quella mostrata in Figura 3.11. Dopo aver fatto avanti, l’installer
inizierà a scaricare il software che abbiamo selezionato.

Figura 3.11: Scelta del software e di GNOME come desktop environment

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3.7 Bootloader e primo avvio
L’ultimo passo è l’installazione del bootloader (GRUB). Senza un bootloader,
Debian non potrebbe avviarsi. Quindi consigliamo di installare GRUB (bisogna
rispondere Yes (Sì) alla domanda mostrata in Figura 3.12).

Figura 3.12: Installazione di GRUB

Nella schermata successiva, dobbiamo scegliere il disco sul quale si desidera
installare GRUB. Si scelga il disco più adatto (di solito, lo stesso su cui si è
installato Debian).
Infine, Debian ci chiede di rimuovere il disco di installazione del sistema.
Rimuoviamo il disco (o il pendrive USB) e riavviamo cliccando su Continue
(Continua).
Al riavvio, se tutto è andato per il meglio, dovrebbe comparire la schermata di
GRUB mostrata in Figura 3.13.
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Figura 3.13: Selezione del sistema operativo da avviare con GRUB

Per avviare Debian, sceglieremo la prima voce. La terza voce altro non è che
Windows 10 con un nome un po’ fuorviante.
Se tutto funziona, Debian dovrebbe avviarsi e, dopo un po’, mostrare la
schermata di login. Qui, dobbiamo accedere il nostro account standard
personale.

Sei ora pronto ad utilizzare Debian GNU/Linux.


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RINGRAZIAMENTI
AUTORI E COLLABORATORI
Testo e Progettazione
Niccolò Scatena

Elaborazione Grafica
Stefano Novelli

Stampa del libro cartaceo
Cromaline di Leonardo Di Silvestre

Distribuito e promosso da
inforge.net - your hacks community

Source Sans Pro, Oxygen e Ubuntu Mono sono i font utilizzati per questo libro

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