Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi

03/01/2008
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Cerchiamo l'uomo per trovare Dio
Epifania del Signore Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, alcuni Magi
giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei che è nato?
Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». (...) Ed ecco la stella, che
avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si
trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella
casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro
scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da
Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese. A Natale è Dio che cerca l'uomo.
All'Epifania, è l'uomo che cerca Dio. Ed è tutto un germinare di segni: come segno Maria
ha un angelo, Giuseppe un sogno, i pastori un Bambino nella mangiatoia, ai Magi basta
una stella, a noi bastano i Magi. Perfino Erode ha il segno: dei viaggiatori che giungono
dall'Oriente, culla della luce, a cercare un altro re. Perché un segno c'è sempre, per tutti,
anche oggi. Spesso si tratta di piccoli segni, sommessi; più spesso ancora si tratta di
persone che sono epifanie di bontà, incarnazioni viventi di Vangelo, che hanno occhi e
parole come stelle. L'uomo è la stella: «percorri l'uomo e troverai Dio» (sant'Agostino).
Perché Dio non è il Dio dei libri, ma della carne in cui è disceso. Come possiamo diventare
anche noi lettori di segni, e non scribi sotto un cielo vuoto? I. Il primo passo lo indica Isaia:
«Alza il capo e guarda!». La vita è estasi, uscire da sé, guardare in alto; uscire dal piccolo
perimetro del sangue verso il grande giro delle stelle, dalle mille sbarre dietro cui si
rinchiude e si illude il Narciso che è in me, verso l'Altro. Aprire le finestre di casa ai grandi
venti. II. Mettersi in strada dietro una stella che cammina. Per trovare Cristo occorre
andare, indagare, sciogliere le vele, viaggiare con l'intelligenza e con il cuore. Cercare è già
un po' trovare, ma trovare Cristo vuol dire cercarlo ancora. «Andando di inizio in inizio,
per inizi sempre nuovi» (Gregorio di Nissa). Andando però insieme, come i magi: piccola
comunità, solitudine già vinta; come loro fissando al tempo stesso gli abissi del cielo e gli
occhi delle creature. III. Non temere gli errori. Occorre l'infinita pazienza di ricominciare,
e di interrogare di nuovo la Parola e la stella, non come fa uno scriba, ma come fa un
bambino. Come guarda un bambino? Con uno sguardo semplice e affettuoso. IV. Adorare e
donare. Il dono più prezioso che i Magi possono offrire è il loro stesso viaggio, lungo quasi
due anni; il dono più grande è il loro lungo desiderio. Dio desidera che abbiamo desiderio
di lui. «Per un'altra strada ritornarono al loro paese». Anche il ritorno a casa è strada nuova,
perché l'incontro ormai ti ha fatto nuovo: «Cercatore verace di Dio è solo chi inciampa su
una stella, scambia incenso ed oro con un ridente cuore di bimbo e, tentando strade nuove,
si smarrisce nel pulviscolo magico del deserto"» (D.M.Montagna). (Letture: Isaia 60,1-6;
Salmo 71; Efesini 3,2-3a.5-6; Matteo 2,1-12)
© riproduzione riservataIl Vangelo A cura di Ermes Ronchi
10/01/2008
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È Dio la terra promessa dell'uomo
Battesimo del Signore Anno A In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da
Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho
bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per
ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena

battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio
scendere come una colomba e venire su di lui. Ed una voce dal cielo disse: «Questi è il
Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto». Gesù ricomincia dal Giordano,
quasi portasse a compimento un esodo: l'esodo di Dio, il lungo viaggio di Dio in cerca
della sua terra promessa che è l'uomo: terra arida e dura, terra di spine eppure promessa. Il
Battesimo è fatto di acqua, di voce, di Spirito. L'acqua del fiume è come un solco di vita
arato dentro il deserto arido, perenne frontiera alla terra promessa. Gesù si immerge nel
fiume per me, non per sé; entra nell'acqua, dove l'uomo nasce ma non può vivere, dove
Giovanni fa rinascere con la conversione, come una promessa di vita nuova: «con me
vivrai solo inizi, uscirai dal deserto, entrerai nella buona terra». La terra promessa
dell'uomo, la sua patria è Dio. Gesù uscì dall'acqua, lo Spirito scese come colomba, e
venne una voce. In un solo versetto, come in una miniatura, il Vangelo delinea la Trinità:
un Padre che è voce, un Figlio che è volto, uno Spirito che è legame. La voce del Padre
parla due sole volte nel Vangelo, al Battesimo e alla Trasfigurazione, unisce il fiume
d'acqua e il monte di luce, rivelando la sua identità e la missione di Cristo e dell'uomo.
«Figlio» è la prima parola. E subito Dio si offre come Padre, come disarmato amore: Egli
non è mai tanto se stesso come quando, amoroso, dà vita: «non cercatemi là dove sono, ma
dove amo e sono amato» (Jacques Maritain). Figlio: termine carico di pathos, vertice del
desiderio: di tutte le piste che puoi percorrere sulla terra, la più importante è quella che
conduce all'essere umano. «Amato» è la seconda parola, sigillo della nostra identità. Il mio
nome è «amato per sempre». «Sappiano, Padre, che li hai amati come hai amato me». Dio
ama me come ha amato Gesù, con quella intensità, con la medesima emozione, con
l'identica speranza. E con in più tutte le delusioni di cui io sono causa; io, amore e dolore di
Dio. «Mio compiacimento» è la terza parola. Termine bellissimo che dice gioia, esultanza,
offre l'immagine di un Dio che trova felicità. Ma quale gioia può venire al Padre, quale
emozione gli può regalare questa canna sempre sul punto di rompersi, questo stoppino
dalla fiamma smorta che io sono? Solo un amore immotivato spiega queste parole. Il cielo
si è aperto su Cristo, si apre su noi, così come si aprono le braccia all'amico, all'amato, al
povero, sotto l'urgenza dell'amore di Dio, sotto l'impazienza di Adamo, sotto l'assedio dei
poveri, e nessuno lo richiuderà più. (Letture: Isaia 42,1-4.6-7; Salmo 28; Atti 10,34-38;
Matteo 3,13-17).
Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi
17/01/2008
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Il peccato è scegliere la morte
II Domenica Tempo Ordinario Anno A In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire
verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è
colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima
di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse
manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito
discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma
proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai
discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho
testimoniato che questi è il Figlio di Dio». «Viene uno che era prima di me». Vedo, con gli
occhi di Giovanni, il venire infaticato di Dio. Viene verso di me, eternamente incamminato
lungo il fiume dei giorni, caricandosi di tutta la lontananza; viene negli occhi dei fratelli,
negli uccisi come agnelli, viene lungo quella linea di confine tra bene e male, tra morte e
vita, dove ancora si gioca il tuo destino e, in te, il destino del mondo. «Ecco l'agnello di
Dio, colui che toglie il peccato del mondo». Non i peccati, ma il peccato; non toglie i

singoli comportamenti malati, ma guarisce " se lo accogli " la radice del cuore dove tutto
ha origine. Il peccato del mondo è una parola enorme, in cui risuonano i passi della morte.
Il peccato è scegliere la morte: «io ti ho posto davanti la vita e la morte: scegli. Ma scegli
la vita!» (Deut 30,19). È questo il comando originario, fontale, sorgente di tutti i comandi.
Legge di Dio è che l'uomo scelga. Dio è un imperativo di libertà. Legge di Dio è che
l'uomo viva. Dio è un imperativo di vita. Scegliere la vita è il comandamento che riassume
in sé tutti gli altri, l'asse primordiale attorno a cui ruotano gli imperativi divini. Gesù è
venuto come datore di vita, come incremento d'umano: buono è ciò che costituisce l'uomo
in umanità, male ciò che lo distrugge in umanità. «Ecco l'agnello di Dio» equivale a dire:
«Ecco colui che prende su di sé la morte di tutti con la propria morte. Ecco la morte di Dio
perché non ci sia più morte». Un abisso dal quale emerge la differenza cristiana: in tutte le
religioni gli dèi chiedono sacrifici, Gesù sacrifica se stesso; in tutte le fedi gli dèi
pretendono offerte, nel Vangelo Gesù porta in offerta la propria vita. Nel Vangelo il peccato
è presente, e tuttavia è assente; Gesù ne parla solo per dirci: è perdonato, è tolto, o almeno
è perdonabile, sempre. Come Lui, il cristiano non annuncia condanne, ma testimonia il
volto di Dio capace di dimenticarsi dietro una pecora smarrita, un bambino, un'adultera,
capace d'amare fino a morire, fino a risorgere. Il peccato è non conoscere questo Dio, è
l'ombra sul suo volto. Gesù è venuto a togliere il velo che celava e oscurava il volto di Dio.
Un Dio agnello! Non l'onnipotente, ma l'ultimo nato del gregge; non il giudice supremo,
ma il piccolo animale dei sacrifici. Peccare significa non accettare questa tenerezza e
umiltà di Dio. (Letture: Isaia 49,3.5-6; Salmo 39; 1 Corinzi 1,1-3; Giovanni 1,29-34)
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l Vangelo A cura di Ermes Ronchi
24/01/2008
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Chiamati dallo «sguardo creatore»
III Domenica del Tempo Ordinario " Anno A Quando Gesù seppe che Giovanni era stato
arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao (...) Da allora
Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e
Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro:
«Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo
seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni
suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li
chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva
tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il Vangelo del Regno e
guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. Matteo incide oggi le due parole
generatrici del messaggio di Gesù: «regno» e «conversione». Il regno: qualcosa che è di
Dio, ma che è per gli uomini. Che viene con il fiorire della vita in tutte le sue forme
(Giovanni Vannucci). Il regno di Dio è il mondo come Dio lo vuole, finalmente libero da
inganno e da violenza, più bello di tutti i sogni, più intenso di tutte le lacrime di chi visse e
morì nella notte per costruirlo. Conversione: pensare in altra luce. Ma c'è di più: l'animale
nasce una volta per tutte, l'uomo invece non è mai nato del tutto, e deve affrontare la fatica
di generarsi di nuovo: gli uomini non finiscono mai di essere pronti (Rainer Maria Rilke).
Solo chi ha speranza si converte: la speranza è fame di portare a compimento ciò che
abbiamo dentro in forma germinale, è fame di nascere. Di vivere nascendo, venendo a più
luce. Gesù cammina lungo il mare di Galilea e guarda. E in Simone vede la Roccia su cui

fonderà la sua comunità. Guarda, e in Giovanni indovina il discepolo delle più belle parole
d'amore. Un giorno guarderà l'adultera e risveglierà in lei la sposa, amante e fedele. In
Nicodemo ridesterà il coraggioso che oserà presentarsi a Pilato a reclamare il corpo del
giustiziato. Lo sguardo di Gesù è uno sguardo creatore, è profezia. Mi guarda, e nel mio
inverno vede grano che matura, una generosità che non sapevo, una melodia che non
udivo, fame di nascere. Poi dice: vieni dietro a me! Gesù chiama i pescatori ed essi
scoprono che dentro di loro non ci sono solo le rotte del lago, o la strada di casa, ma è
tracciata la mappa del cielo, del mondo, del cuore dell'uomo: ecco la conversione. Ti
seguirò, Signore perché ti lasci dietro nient'altro che luce, perché mi interessa solo un Dio
che faccia fiorire l'umano. Gesù annunciava il Vangelo del Regno e guariva ogni sorta di
malattie: lascia dietro di sé guarigione e speranza. Riprende in mano le parti fragili e deboli
dell'uomo, le lavora, le fa rifiorire, le converte alla vita. Il regno raggiunge la totalità
dell'uomo. Annunciava e guariva: la parola e la cura. Gesù si prende cura dei limiti
dell'uomo. E io andrò dietro a lui, ascoltando la parola e prendendomi cura di chi soffre,
prendendomi cura anche della mia vita, delle mie parti deboli e malate. Dietro a lui, per
restituire vitalità alle parti di me che soffrono: prima strada verso l'identità dell'uomo.
(Letture: Isaia 8, 23b-9,3; Salmo 26; 1 Corinzi 1, 10-13.17; Matteo 4, 12-23)
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Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi
31/01/2008
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L'attenzione ai più deboli
IV Domenica del Tempo Ordinario - Anno A In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul
monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e
insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati
quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità
la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i
misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la
giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi
perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». È un Vangelo che
ogni volta ci fa pensosi e ci lascia disarmati. Non c'è prova o garanzia per queste
affermazioni, sono come una nuvola di canto che seduce e riaccende la nostalgia
prepotente di un mondo fatto di bontà, di sincerità, di giustizia. Un tutt'altro modo di essere
uomini. Hanno, in qualche modo, conquistato la nostra fiducia: le sentiamo vere e
affidabili, difficili eppure amiche. Non sanciscono nuovi precetti, ma sono l'annuncio
gioioso che Dio regala vita a chi produce amore. Che se uno si fa carico della felicità di
qualcuno, il Padre si fa carico della sua felicità. Ci assicurano che il senso della vita è, e
non può che essere, una ricerca di felicità. Che i misteriosi legislatori del mondo sono i
giusti, che i tessitori segreti del meglio sono i poveri. Se accogli le beatitudini, la loro
logica ti cambia il cuore, sulla misura di quello di Dio. Che non è imparziale, ha un debole
per i deboli, incomincia dalle periferie della storia, ha scelto ciò che nel mondo è povero e
malato per cambiare radicalmente il mondo, per fare una storia che avanzi non per le
vittorie della forza, ma per seminagioni di giustizia e raccolti di pace. Sono detti beati i
poveri, non la povertà. Sono beati gli uomini, non le situazioni. Dio è con i poveri contro la
povertà. Beati quelli che sono nel pianto: Dio è dalla parte di chi piange, ma non dalla

Allora il diavolo lo lasciò. 3. È la beatitudine più paradossale: felice chi non è felice. Il pane fa vivere. Allora Gesù gli rispose: «Vàttene. Da allora. alla fine ebbe fame. negli occhi della vedetta che scruta la riva e cerca l'aurora. Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo. ma mendicante di cielo. voi che piangete. avanti: Dio cammina con voi. (Letture: Sofonia 2. Credere che tutto il nostro futuro è già presente in un po' di pane. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio. Dalla sua bocca è venuto il Verbo e . Dalla bocca di Dio è venuta la luce. satana! Sta scritto infatti: "Il Signore. adorerai: a lui solo renderai culto"». Le tentazioni di Gesù riassumono i grandi inganni della nostra vita. Essa è qualcosa che si porta con sé per sempre. Beati i misericordiosi: sono gli unici che nel futuro troveranno ciò che hanno già.parte del dolore.12-13. colti di notte dalla burrasca sul lago: lui è lì. per moltiplicare il coraggio. 1 Corinzi 1. Una offerta di più vita è la fede: il pane è un bene inequivocabile. ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"». ma perché accade una cosa nuova: «In piedi.26-31. Matteo 5. e il primo è quello di sostituire Dio con delle cose: «dì che queste pietre diventino pane. gèttati giù. Bellissima parola: l'uomo vive di Dio " per questo ne prova una segreta fame inappagata " e di ciò che viene dalla sua bocca. Io non sono solo mendicante di pane. nelle braccia salde del timoniere. lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio. la misericordia. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti. non c'è altro!». Anzi di solo pane l'uomo lentamente muore. Un angelo misterioso annuncia a chiunque piange: «Il Signore è con te». nel riflesso più profondo delle tue lacrime. dilatando la fame del corpo verso la fame del cuore: «Non di solo pane vive l'uomo». forza della tua forza. bagaglio per il viaggio eterno. respirare è respirarLo. di' che queste pietre diventino pane». Salmo 145. Allora il diavolo lo portò nella città santa. è buono. per essere tentato dal diavolo. mi adorerai». L'uomo vive di ciò che viene dalla bocca di Dio. di giustizia e di bellezza. Ma non perché la felicità si trovi nel piangere. Dio è con te. è venuto il bacio con cui il creatore ha alitato il suo alito di vita sull'informe polvere del suolo che era Adamo. ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. ma più buona è la parola. gettandoti ai miei piedi. asciuga lacrime. Pietre o pane? Gesù esce da questa alternativa.3. di felicità e di amore per me e per gli altri. per ogni figlio d'Adamo. dove l'uomo sopravvive soltanto ma non vive. equipaggiamento e sigillo d'eternità posto su tutta la lunghezza del tempo. Ogni tentazione è sempre una scelta tra due amori: «Sempre sul ciglio dei due abissi / tu devi camminare e non sapere / quale seduzione se del Nulla / o del Tutto ti abbatterà» (David Maria Turoldo). apre futuro». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"». poi sono venuti il cosmo e tutte le creature.) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 07/02/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Vivere è scegliere la Parola I domenica di Quaresima Anno A In quel tempo. Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se. Proclamare assolute le cose. Nella tempesta è al tuo fianco. questa è tutta la vita. Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto. sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"». fascia il cuore. Dio tuo. nella forza dei rematori che non si arrendono. ma più vita viene dalla Parola di Dio.1-12a. Come per i discepoli. con la prima parola della genesi.

viene dalla forza con cui il Forte mi ha preso il cuore. come una linea ascendente. e li conduce su un alto monte. Stare qui. la sua scrittura. che respira il suo respiro.12. non stare. il sole. Egli stava ancora parlando. Gesù ci mostra il metodo biblico per affrontare le tentazioni. su un alto monte. ridicendomi amori e valori. L'uomo vive di tutto ciò. che conversavano con lui. In cammino però. Così mi oppongo a ciò che dà morte: con la Parola che fa vivere. prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti». La forza per scegliere viene dalla forza dei miei ideali. Vivere altro non è che la fatica gioiosa di liberare la luce e la bellezza seminate. fonte di uomini liberi. per grazia. Ma come tutte le cose belle la visione non fu che la freccia di un attimo: una nube li . nascita delle acque che fecondano ogni vita.17-19). Anch'io sono chiamato a scegliere: vivere è scegliere. la fine del viaggio. dove il celeste si condensa nel candore della neve. una per te. Alzando gli occhi non videro nessuno. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.3. ma un seme di luce. su un fondo d'oro che è la nostra somiglianza con Dio. se non Gesù solo. che avanza senza ritorni. Riceve vita dal pane ma anche dall'abbraccio.1-11. È bello che noi siamo qui. una per Mosè e una per Elia». dalla parola di Gesù e dai sogni di una creatura che gli cammina a fianco. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia. Ogni cristologia è una antropologia che trascende se stessa in pienezza. Mentre scendevano dal monte. li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Gesù prese con sé Pietro. Salmo 50. dove tutto converge: la legge. © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 14/02/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Vivere è la fatica di «liberare» la bellezza II Domenica di Quaresima Anno A In quel tempo. ognuno sa a chi può rivolgersi: di Dio e di te io vivo. i primi chiamati. Adamo è una luce custodita in un guscio di fango: alternanza di tenebra e di luce. scritta come le icone autentiche. Prendendo la parola. Romani 5. Qui siamo di casa. «Un fiore di luce nel nostro deserto» (Turoldo). là dove la terra s'innalza nella luce. Quel volto di sole ci assicura che a ogni figlio di Adamo è stato dato non un cuore d'ombra. l'uomo vive di profezia e di parole appena sussurrate. altrove siamo sempre fuori posto. Alla parola dell'inganno oppone la parola di Dio. davanti a questo volto. Ma Gesù si avvicinò. Tu.il Vangelo. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio. Il volto «alto» dell'uomo è comprensibile solo a partire da Gesù. di tentazione e di trasfigurazione. Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte. di un esule il ritorno a casa. i profeti. Pietro disse a Gesù: «Signore. Barth) affinché anche il volto dell'uomo diventi tutt'altro da quello che è. così appare il volto di Cristo sul Tabor. Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione. è bello per noi essere qui! Se vuoi. Là appare un volto «Totalmente Altro» (K. in noi. come nostro volto segreto. Trovare Cristo è trovare senso e bellezza del vivere. Matteo 4. Ogni uomo abita la terra come un'icona ancora incompiuta. l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ogni antropologia è una cristologia incompiuta. Il volto è come la grafia del cuore. vive di Dio e di creature. i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. di ombra e di sole. Ascoltatelo». Gesù prende con sé Pietro. Letture: Genesi 2. quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. e possiamo solo camminare. Anche tu sei bocca di Dio. altrove non è bello. Qui è la nostra identità.12-19 (forma breve: Romani 5. sillaba della Parola.1-7. La luce per le mie scelte la trovo nel Vangelo.7-9. farò qui tre capanne. l'unico luogo dove possiamo vivere e sostare. Giovanni e Giacomo. nasce quando evangelizzo di nuovo me stesso. E posso dire. All'udire ciò.

Il mistero di Dio e il mistero dell'uomo sono ormai tutti dentro Gesù. Era circa mezzogiorno. La fede biblica è una religione non della visione.. e sei rimandato all'ascolto.8b-10. Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar. La visione del volto cede all'ascolto del volto. sete.. Come. che non mi chiude nei miei fallimenti. e nell'ascolto di Gesù. il Signore è con te. ma dell'ascolto. (. I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. . un po' di religione. che riceverà gioia donando gioia. Gesù dunque. presto finita. La donna che prendeva quanta acqua serviva alla sua sete. Matteo 17. Passando proprio per il suo mistero di donna (hai avuto cinque mariti. Salmo 32. Pregare non è questione di luoghi e città santi. e ti rimane nella memoria l'eco dell'ultima parola: Ascoltatelo. figli e volto del Padre. testimonia: «C'è uno che dice tutto. di monti o di templi: dovunque tu sei vero. donandomi mi otterrai di nuovo: la donna abbandona la brocca e il pozzo. perché quando avrai soddisfatto questi tuoi bisogni fondamentali non avrai che un po' d'acqua in una brocca.) Gesù fa nascere nella samaritana il mistero di Dio. che dilaga. Quel volto parla. Ricevimi. in cuore. numerosi quanto gli uomini della samaritana. Una immagine bellissima.. «Dammi da bere». La sorgente non è possesso. una sorgente. Ha desiderio del nostro desiderio. che interroga il cuore!» Nulla rivela il mistero dell'uomo quanto il mistero dei suoi amori. Il dono di Dio è «un'acqua viva che diventa sorgente di vita eterna».. Gesù è colui che dice tutto di me. Le dice Gesù: «Dammi da bere».) Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!. Gesù dona alla samaritana di ricongiungersi alla sua sorgente. fame. ma soprattutto ha sete della nostra sete. ma per scomparire dietro la parola di suo Figlio: «ascoltate Lui». Tre immagini d'acqua che si intrecciano come un crescendo musicale. ogni volta che sei vero. progetto di vita III Domenica di Quaresima " Anno A In quel tempo. non vivere solo per i tuoi bisogni. La sorgente è acqua per la sete degli altri. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu. vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Sali sul monte per vedere. che si illuminerà illuminando altri. Lì si adora «in Spirito e verità». corre. 2 Timoteo 1. amori. non un pozzo più profondo. affaticato per il viaggio. Diventare sorgente: bellissimo progetto per ogni cuore assetato di più vita. Il Signore ha sete d'acqua in quel mezzogiorno accaldato. sedeva presso il pozzo. «Se tu conoscessi il dono di Dio!».coprì e venne una voce: Ascoltate lui. Al segreto di una persona si accede attraverso la rivelazione dell'amore. ma placando la sete d'altri. Senza dono. tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». donami. come lui. chiama.1-4a. con l'eternità che già freme dentro quest'acqua. diventa colei che dona. chiedi da bere a me. Ha sete che noi abbiamo sete di Lui. un pozzo..1-9) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 21/02/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Diventare sorgente. ascoltatore perfetto del Padre. annuncia. il canto di una sorgente. sempre insufficiente. è fecondità.. che tracima. Scendi dal monte. Il Padre prende la parola. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. che sei giudeo. Non una brocca più grande. (Letture: Genesi 12. che va. Non vivere senza mistero. di questa povera brocca che è il nostro cuore assetato. Al cui spazio si accede per la porta del cuore. Donna. che è più di ciò che serve alla sete. Capisce che non placherà la sete bevendo a sazietà. una spirale di vita che sale. anche noi diventiamo.) Una brocca. che sono una donna samaritana?» (.

perché non osserva il sabato». approccio ardente. lasciando la scena alla dialettica degli altri.1-2. scompare. Quegli andò. a parlare senza sosta e senza gioia. che non sa più ascoltare la vita. ma gli assomiglia». E perfino l'agire di Dio. gioiosa. di fede che sia pane. rende ciechi. Invece i farisei hanno edificato un mondo di parole e di sofismi. non la spiegazione. dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». non ha nulla da spartire con un mondo fatto di parole e di teorie.) Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio. inarrestabile. e per assicurare che Dio non spreca la sua eternità in castighi. (Letture: Esodo 17. ma il bene possibile. si lavò e tornò che ci vedeva. mano viva che tocca il cuore e lo apre. davanti all'uomo e davanti a Dio. tutti a difendersi. di cura. come fiume e come sole. che Gesù celebra. Infatti nelle parole dei farisei il termine più ricorrente è peccato: «noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». Come loro anch'io talvolta chiudo l'uomo vivente e dolente dentro la griglia della teoria religiosa o della norma etica. Egli rispose: «È un profeta!». di fango. abbiamo bisogno di fede visibile e vigorosa. mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: "Va' a Siloe e lavati!". Come lui. come quella piccola liturgia di mani. Cerca partecipazione. E nessuno che provi pena per gli occhi vuoti del cieco. nessuno che si entusiasmi per i nuovi occhi illuminati. È un mondo cieco. futuro. Prima ancora i discepoli avevano chiesto: «chi ha peccato? Lui o i suoi genitori?». Alcuni dicevano: «È lui».. 42-15) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 28/02/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Occhi nuovi per superare il peccato IV Domenica di Quaresima Anno A In quel tempo. Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita sputò per terra. Egli è compassione.)?». che non può essere appiattito sul nostro moralismo. Egli vive per me e dalle sue mani la vita fluisce per me. Burocrati delle regole e analfabeti del cuore. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui (. «sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». Ed egli diceva: «Sono io!». Io sono andato e. E Gesù capovolge immediatamente questa mentalità: l'uomo non coincide con il suo peccato. Dentro la luce del giorno cerchiamo tutti un'altra luce. E il peccato è innalzato a teoria che spiega il mondo e interpreta la realtà. Romani 5. ho acquistato la vista». (.. dove coloro che si dicono sapienti non sanno più parlare alla speranza.. che sia visione nuova delle cose. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima. porta luce e fa nascere. è il figlio dell'Uomo. E c'era dissenso tra di loro.3-7. Egli è la «compassione». poiché era un mendicante. me ne ritorni come mendicante di cielo. spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Siloe (che significa "Inviato")». di saliva. non spiegazione. è il Signore. Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?». E non parlerà di peccato se non per dire che è perdonato. . Esattamente ciò che cerca la muta speranza del cieco: mani che lo tocchino. La loro è una religione immiserita a questioni di peccato. Gesù. 5-8. dopo un gesto iniziale carico di simboli e di tenerezza. come il cieco dalla nascita che scopre progressivamente la verità di Gesù: è un profeta. fece del fango con la saliva. dopo essermi lavato. Salmo 94. ad attaccare.ma indica futuro. altri dicevano: «No. Giovanni 4.. Ma il peccato non è rivelatore. Altri dicevano: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». affinché anch'io giunto al pozzo come mendicante d'acqua. Gesù non ci sta. Egli rispose: «Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango. e qualcuno che sugli occhi spenti metta qualcosa di proprio.

12-14. Risurrezione è un'esperienza che interessa il nostro presente e non solo il futuro. il mio nome è amato per sempre. E come lui lasciarsi catturare dalla pietà.10-13a. Efesini 5. tornato alla vita mortale.21). Il vero risorto non è Lazzaro.. ridere. chi crede in me. Non nell'ultimo giorno.. colui che viene nel mondo». Giovanni 11. Allora anche se non parli mai di risurrezione. si chiude nell'egoismo per trattenerla. Amore arrogante fino al grido: Vieni fuori! Ciascuno di noi è Lazzaro. come c'è vita e vita. Ma un filo rosso attraversa tutta la Bibbia: Dio è il Dio dei vivi e non dei morti.5-6). amato e malato. È solo un dio di morti. anche se muore. dice risurrezione. vincere. afferma: «Io sono la risurrezione e la vita». Gesù piange per il suo amico Lazzaro. le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore. (.8-11. senza amori. Salmo 129.145) . (Letture: 1 Samuele 16. Chi dice Dio.4a. Credi questo?». e l'infinita pazienza di ricominciare. Vita è respirare.8-14. (Letture: Ezechiele 37. chiunque vive e crede in me. o Signore. mostrerai con tutto te stesso una vita risorta. riempirla di Dio. perdere. C'è una vita morta. Salmo 22. Marta. allora Dio non è più Dio. Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno».eterna. vivrà.6-7. Le lacrime sono la ribellione di Gesù. la stupenda «arroganza» dell'amico che si rifiuta di accettare la morte dell'amico. Prima la risurrezione. che è la vita stessa di Cristo: «per me vivere è Cristo» (Fil 1. Ma poi c'è la vita risorta. ma le sorelle di Betania e quanti credono in Gesù. Vita è fatta di pane e di miracolo. Allora Gesù dice di più. Gli rispose: «Sì. bensì ora. riduce Dio in miseria. gioire. con lui risuscitati» (Ef 2. E c'è una vita risorta: «da morti che eravamo ci ha fatti rivivere con Cristo. lottare con la morte.) Quando Gesù arrivò. amare. ecco. Come Lazzaro «si è addormentato». gli andò incontro. cui risponde con una punta di delusione: «So bene che risorgerà nell'ultimo giorno. Dio te la concederà». lì Dio dice se stesso: se amico è un nome di Dio. mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio. colui che tu ami è malato». non morirà in eterno. trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Romani 8. Giovanni 9. Maria invece stava seduta in casa. Gesù ci rivela che c'è morte e morte. propria di chi. Marta disse a Gesù: «Signore. poi la vita. Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita. Ma l'ultimo giorno è così lontano dal mio desiderio e dal mio dolore». passati alla vita di Cristo. amare pace e giustizia. io credo che tu sei il Cristo. Infatti Gesù dice a Marta: «Tuo fratello risorgerà». Se questo è per sempre. come udì che veniva Gesù.141) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 06/03/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Chi crede vive già la risurrezione V Domenica di Quaresima Anno A In quel tempo.1b. A risorgere sono chiamati i vivi prima che i morti. il Figlio di Dio. nella paura di perderla. saper piangere il pianto dell'uomo. Perché la morte mette in gioco la credibilità stessa di Dio: deruba Dio dei suoi figli. Il pianto di Dio è la nostra salvezza. Ma è una frase consolatoria che Marta ha sentito tante volte in quei giorni. anch'io molte volte vivo una vita addormentata. lo spoglia dei suoi tesori. è fatta di argilla e di amore. Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». riempire la vita di quelle cose che durano oltre la morte. se tu fossi stato qui. ne facciamo esperienza. Noi sappiamo cosa è la vita.

emesso un alto grido. è un Amore onnipotente. (Letture: Isaia 50. Dio mio. chi ragiona in termini di potenza. a noi che lo crocifiggiamo. che significa: «Dio mio. Filippesi 2. «Voi chi dite che io sia?». ha il potere. Sulla croce il male raggiunge la sua massima intensità: riesce ad uccidere l'autore della vita. i sepolcri. Il sommo male tocca il fondo senza fondo dell'abisso di Dio. vince ancora la logica del vecchio mondo. Gesù gridò a gran voce: «Elì. di far tremare la pietra di ogni nostro sepolcro. Rappresentandoci tutti nei nostri abbandoni. i morti e i vivi. Il grido alto di Cristo che muore è la voce potente del Verbo creatore. i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. La croce è l'abisso dove Dio si rivela l'amante. La «bella notizia» in realtà narra una morte.. perché mi hai abbandonato?». Perfino il sole di mezzogiorno sembra ribellarsi. Invece egli è altro. All'ora nona finiva un mondo e ne nasceva un altro. il patire di un Dio appassionato. è la creazione che ritorna al caos primordiale. Salmo 21.. Se scende.66) © riproduzione riservata . è il vagito possente e vittorioso dell'uomo che nasce.4-7. Vertice della storia. spirò. ogni abbandono. Gli altri dicevano: «Lascia. ma dà la sua vita (S.) Il cuore del Vangelo è il racconto di questo lungo dolore.Fausti). la fissò su una canna e così gli dava da bere. E subito uno di loro corse a prendere una spugna e. Ma se è gridato al Padre. Quando Gesù muore. nelle nostre notti. gridavano. «Scendi dalla croce». Udendo questo. tutto è scosso e messo in discussione. Tu sei un crocifisso amore. la terra. E Dio dà se stesso al male che lo crocifigge. può sembrare una sconfitta. Il Vangelo racconta che il sole. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo. Elì. che rivela la sua gloria: non salva se stesso. Ogni nostro grido. (. Verso le tre. nelle desolazioni. Si consegna alla Notte. il tempio. le rocce si spezzarono. quel male che si vince solo portandolo. che richiama il sole dal grembo della notte. Che può soltanto ciò che l'amore può. imbevutala di aceto. è solo un Signore onnipotente. la tenebra inghiotte la luce. un'altra creazione si dischiude.© riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 13/03/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Da quel grido la nuova creazione Domenica delle Palme e della Passione del Signore " Anno A Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Ma se scende. è il Dio che entra nella tragedia cui è inchiodata ogni sua creatura. la terra si scosse. lemà sabactàni?». Matteo 26. che vince morendo. le rocce. alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». a un «in principio» da cui Dio trae un mondo nuovo. Proprio in quell'evento Dio si esprime totalmente: in lui si precipita tutto il male del mondo. si abbandona all'Altro per gli altri.6-11. E Gesù. senza che sappiamo come. Solo il nostro Dio non scende dal legno. Su questo paradosso Paolo centra tutto il suo annuncio: «Io non voglio sapere niente altro che Cristo e questi crocifisso». Il nostro Dio è differente.14-27. Solo inginocchiato davanti alla croce posso dire chi è Dio. Matteo sa che l'ora che sommuove le profondità della storia e del cosmo è questa. è amore che si immerge nell'oscurità e nel grido della nostra morte. vediamo se viene Elia a salvarlo!».

Colossesi 3. e le sue parole bruciano i tempi. delle storie tristi. così Maria si ribella all'assenza di Gesù: «amare è dire: tu non morirai!» (Gabriel Marcel). Quale statura ha intuito in lei? Che non ha niente tra le mani. quando è ancora buio nel cuore. Ma ora sento che la mia povertà non è un ostacolo ma una risorsa per l'incontro. l'amore dato e ricevuto. e non è per fede. ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. peccati senza grandezza e senza dolore.34a. non ha il vaso di nardo come l'altra Maria. forse confusamente germina un bisogno. (. Chinatosi.Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 20/03/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Quel pellegrinaggio verso la vita Pasqua di Risurrezione del Signore .. forse il cuore già ode un rotolìo profondo di pietre smosse. Non dice: hanno portato via il corpo di Gesù. sigillo della morte definitiva. (Letture: Atti degli Apostoli 10. Come la sposa del Cantico che «lungo la notte cerca l'amato del suo cuore».1-4.Anno A Nel giorno dopo il sabato.) Inizia l'immensa migrazione degli uomini verso la vita. «Correvano insieme tutti e due. non sopporta indugi. e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. «i giusti camminano. Ma: hanno portato via il Signore! Senza volerlo già parla di Gesù come del Signore e come di un vivente. La pietra. ma non entrò. Non ho nulla fra le mani da offrire al mio Signore. arriva per primo alla fede. che gli era stato posto sul capo. Corrono. non porta aromi come le altre donne. anticipano la fede. quand'era ancora buio. che esce di casa quando è ancora notte. Corse allora" Può correre ora perché sta nascendo il giorno. ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro». Corre perché l'amore ha fretta. un'antica speranza. e si recarono al sepolcro. il sepolcro spalancato. vide le bende per terra. un'urgenza che cambiano di colpo il ritmo del racconto. pellegrinaggio infinito che il Vangelo abbrevia nei gesti e nelle parole di Maria di Magdala. quello che Gesù amava. un'illogica ansia rimasta accesa. L'amore la prepara a intuire. Qualcosa si muove in Maria: timore. Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo. che la mia debolezza non è un impedimento ma una opportunità per incontrare il Signore della vita. Correvano insieme tutti e due. Lasciarsi amare è il luogo della rivelazione di Dio! Infatti il discepolo dell'amore passivo. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo. corre più in fretta. e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». e un'attesa ardente? Mi conforta il fatto che così sono anch'io. Corre da Pietro e dall'altro discepolo. e il sudario.. che ha soltanto una storia triste alle spalle. E vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Unica condizione: patire la sua assenza. «Gesù apparve per primo a Maria dalla quale aveva cacciato sette demoni». non per terra con le bende.37-43. è smossa. deve correre perché è il parto di un universo nuovo. ansia. un fremito. vuoto e risplendente nel fresco dell'alba. quello che Gesù amava. Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino. forse solo qualche lacrima. ma gli innamorati volano». Salmo 117. Giovanni 20. perché. E fuori è primavera. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra. secondo un detto medievale. i sapienti corrono.1-9) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 27/03/2008 . ma piegato in un luogo a parte.

non era con loro quando venne Gesù. 1 Pietro 1. Tommaso si arrende a un crocifisso amore che accondiscende alla sua fatica di credere e consegna ancora il suo corpo. perché esiste per me. La Pasqua senza la croce è vuota. ma di un avvenimento. Non mi accontento di parole. Finché non partecipi. non di possesso. beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!» (. tendi la tua mano!». mia luce e mio dolore.. che non evoca il Dio dei libri o degli altri.stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar La Pasqua senza la croce è vuota II Domenica di Pasqua Anno A La sera di quel giorno.. Ho bisogno che la sua vita scuota la mia vita. visibile. Otto giorni dopo (. Mio. Non crede Tommaso neppure a dieci apostoli: «non viene da voi la prova di cui ho bisogno. Piccola parola che cambia tutto. e non essere incredulo. che è mio». io non credo». non sarei. Mio. Gesù si fa vicino. Mio come lo è il respiro e.. si arrende a quel foro nel fianco e neppure si dice che lo abbia toccato. ma il Dio intrecciato con la mia vita.3-9. e sentire che è per me. senza. mostrò loro le mani e il fianco. mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei. il sangue versato: lì è condensata l'essenza della fede. se non tocco. di un Dio sensibile. (Letture:Atti 2. E Tommaso passa dall'incredulità all'estasi: «Mio Signore e mio Dio». udibile. Salmo 117. voce che non giudica ma incoraggia. tocca le piaghe. Io voglio sentire Cristo che tocca Lui la mia vita. tu hai creduto. porta i tuoi dubbi al legno della croce. A ciascuno di noi Gesù ripete: «guarda. in cui mi riconosco perché da lui sono riconosciuto. uno dei Dodici. ma di appartenenza. Mio come lo è il cuore e. ritorna ai giorni della croce. non vivrei.) «Se non vedo.) Tommaso. come l'amore. come una riserva di coraggio per la mia fede: «Mio». guarda a fondo. a porte chiuse.. Mio.) c'era anche Tommaso. Venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». La croce senza la Pasqua è cieca. fino alla vertigine. tendi la tua mano e mettila nel mio fianco. non stancarti di ascoltare la passione di Dio». apre. ma credente!». Tommaso come l'amata del Cantico dei Cantici dice: «Il mio amato è per me e io sono per lui». finché non sei coinvolto nell'immenso gioco dell'amore e del dolore di Dio. Ed ecco che Tommaso non ricerca segni gloriosi o trionfalistici. E i discepoli gioirono al vedere il Signore (. Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani. il primo della settimana. stendi la mano. e i segni dei chiodi sono a distanza di mano e di cuore: il risorto è il crocifisso. ma vuole toccare le ferite vive e aperte della passione. troveranno risposta. assenza e poi più ardente presenza. Si arrende all'amore che ha scritto il suo racconto sul corpo di Gesù con l'alfabeto delle ferite. Giovanni 20. io non credo». chiamato Dìdimo. non puoi dire: io credo. Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco.) e disse loro: «Pace a voi!».. mia luce e mia ombra. non di un racconto.19-31) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 03/04/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Cristo cammina con ogni uomo Enviar . senza. Voglio custodire in me questo aggettivo. Cristo che entra. Indelebile alfabeto.42-47.. Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!» Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto. in quei fori. solleva. e traccia strade.. Detto questo. rivedere il corpo dato. Signore! «Metti qui il tuo dito. ho bisogno di "sentire" Dio.. venne Gesù (. stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».

gli occhi vedono. rallenta i suoi passi al ritmo dei nostri.14. Egli rimase con loro. né stanchezza. La parola e il pane insieme cambiano il cammino di ogni discepolo: partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme. Partire verso i fratelli.. che fu profeta potente in opere e in parole. La parola ha cambiato il cuore. lo fa in ogni esperienza d'amicizia.) Uno di loro. Salmo 15. lo cambia.) Due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus. o un vaso di profumo. La croce è la gloria.) Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Due ore a parlare di lui. Non patiscono più la strada. di nome Clèopa. speranza e smarrimenti. o il tempo.) Ciò che riguarda Gesù.III Domenica di Pasqua Anno A (. il pane cambia gli occhi dei discepoli: lo riconobbero allo spezzare del pane. finito il sogno in cui tanto avevo sperato. respirando Cristo.1 Pietro 1. Ogni strada del mondo porta a Èmmaus..) Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti. ferito. Non è più qui" hanno detto gli angeli..22-33. egli fece come se dovesse andare più lontano. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero (. Egli è per le strade del mondo.. Il primo miracolo è così dolce da non accorgersene subito. lo spezzò e lo diede loro. ed è il secondo segno della sua «ardente presenza» (Rilke).. né distanza. Il cuore del Vangelo è spezzare anch'io per mio fratello il mio pane. il Nazareno. Che cosa fa ardere il cuore? La scoperta è racchiusa in una sola parola: la croce. Il segno di riconoscimento di Gesù. che è in cammino con ogni uomo in cammino. chiuso.17-21. recitò la benedizione... il suo stile unico. ma la pienezza dell'amore. via dalla comunione con gli altri. ma vi sale da un'altra parte. Gesù disse: «In verità. Il suo nome non è solo «io sono colui che è». Egli entrò per rimanere con loro. davanti a Dio e a tutto il popolo. il cuore è acceso. gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni? (. pastore di libertà e di futuro IV Domenica di Pasqua Anno A In quel tempo. Gesù si avvicinò e camminava con loro. ma diventa «io sono colui che è con te». distante circa undici chilometri da Gerusalemme (. è il suo corpo spezzato e dato. il «cuore lento» inizia a riempirsi di un calore nuovo.. La fuga triste diventa corsa gioiosa: non c'è più notte.. gli occhi e il cammino di ciascuno. come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso» (. perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta. Quando fu a tavola con loro. Da allora Cristo entra sempre. Non un incidente. Resta con noi.13-35) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 10/04/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Dio. prese il pane. quando sulla mia fede scende la sera. Ma essi insistettero: «Resta con noi. partire come se la notte non dovesse venire più.. E cambia il cuore. quando sono tentato di tornare nel mio piccolo angolo. (Letture: Atti 2. se appena lo desidero. perché si fa sera.(. Due ore di cammino fatto insieme: e Cristo già si fa vicino... dentro la polvere delle nostre strade. Luca 24. vita data per nutrire la vita. la respirano. E cambia la comprensione dell'intera vita. Èmmaus è casa mia. così necessario da entrare senza imporsi: mentre lo sconosciuto spiega le Scritture. partire con il sole dentro.) Undici chilometri da Gerusalemme: Èmmaus è il simbolo della mia distanza dalla fede e dalla croce. Il Signore ci raggiunge nella nostra vicenda quotidiana di viandanti. e condividere con lui cammino. è un ladro e . Parola che seminata nel cuore.

ma uno che precede: cammina attratto dal futuro e non dai rimpianti. 1 Pietro 2. rimprovera per farsi seguire. venuto dal Padre come intenzione di bene. egli «entra e conosce». Fiducia è la prima condizione perché vita ci sia. venuto perché ciascuno sia nella vita datore di vita. in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. che dice con la sua sola vibrazione una relazione amorosa tra lui e me.14a. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore. vi avrei mai detto: "Vado a prepararvi un posto"? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto. 36-41. Se no. Non è un pastore di retroguardie. senza evocare nessun ruolo. o funzione. Entra nell'assurdo chi è sordo. Non un pastore che pungola. Esce dalla sordità e dall'assurdo chi ascolta la voce. libertà. rischia invece di restare nei vecchi recinti. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Giovanni 10.20b-25. Tanto più sarai vicino a Dio quanto più sprofonderai nel tuo essere uomo. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità. essere pastore di vita del mio piccolo gregge. chi non sa ascoltare. sono ladri e briganti. in strade che sono non-strade. o attributo. Sulla sua bocca il mio nome dice intimità. e mi avvolge come un abbraccio. La parola «assurdo» ha la stessa radice di «sordo». Salmo 22. è indicato da Giovanni con le seguenti caratteristiche: conosce le sue pecore e chiama ciascuna per nome. Tutti coloro che sono venuti prima di me. coraggio. è pastore delle pecore. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me. pronuncia la mia verità. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. in greggi anonimi. è davanti e non alle spalle. pasqua. non uno steccato che divide. con tutto il cuore. (Letture: Atti 2. breccia di luce. Un estraneo invece non lo seguiranno. cammina davanti a esse. Chi non ascolta. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore. il mio tutto. È pastore di libertà. indirizzare la prora del cuore verso le cose che lui amava: futuro. un combaciare più ampio della comprensione. chi è sordo. Chi invece entra dalla porta. è capace cioè di capire e accogliere le emozioni e i sentimenti. Lo riconoscono perché sono da lui riconosciute. apertura. E le pecore ascoltano la sua voce. Gesù disse loro questa similitudine. dimenticarsi. Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Cristo è passaggio. Mi chiama con il nudo nome. nel mondo. ma fuggiranno via da lui. o autorità. . che non rinchiude per paura. Io sono la porta. Non un muro chiuso. che è prima ancora di ogni parola. Cammina davanti a esse. verrò di nuovo e vi prenderò con me. sarà salvato». Senza aggettivi. ma essi non capirono di che cosa parlava loro. ma le pecore non li hanno ascoltati. varcare Cristo? È cambiare rotta. apre cammini e inventa strade. E le conduce fuori: non è il Dio dei recinti.un brigante. ciascuna per nome. ma ha fiducia in ciò che è fuori. attraversata da molte vite. Cosa significa varcare quella soglia. essere soglia aperta. perché non conoscono la voce degli estranei». ma degli spazi aperti. affascina con il suo esempio. pastore di vita abbondante. seduce con il suo andare. nei suoi. fiducia negli uomini. Cristo. e le conduce fuori. e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. incalza. della mia più pura umanità.1-10) © riproduzione riservata l Vangelo A cura di Ermes Ronchi 17/04/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar In Gesù il cuore dell'uomo trova casa V Domenica di Pasqua Anno A In quel tempo. nel riconoscimento della mia umanità profonda. luogo attraverso cui vita entra e vita esce. dare tutto. Il Signore pronuncia il mio nome. nelle vecchie paure.

Nella mia esistenza c'è una equazione: più Dio equivale a più io. la persona prima della verità. amore. Nella casa del Padre ci sono molte dimore. Gesù specifica: la strada sono io. come ci si arriva?» «Io sono la via». pasqua. «Io sono la verità». mostraci il Padre e ci basta». Filippo? Chi ha visto me. Salmo 32. Vita è tutto ciò che possiamo mettere sotto questa nome: futuro. (Letture: Atti 6. Non c'è allora un sentiero ma una persona da percorrere: seguire le sue orme. «Signore. rinnovare le sue scelte. e il suo muoversi libero. pane. osserverete i miei comandamenti. una casa " non un tempio " il cui segreto basta a confortare il cuore: «Non sia turbato il vostro cuore».1-12) Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 24/04/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar «Se» apriamo il nostro cuore a Gesù VI Domenica di Pasqua Anno A In quel tempo. il viaggio e l'approdo della vita. In verità. una malattia della vita che ci fa tutti malati di intolleranza. La sua strada conduce a un modo nuovo di custodire al terra e il cuore. Se avete conosciuto me. C'è un luogo in principio a tutto. L'amore conosce molti doveri. piena di futuro e di speranza: davanti all'uomo non c'è una non-strada. ma un ventaglio di strade. casa. perché io vado al Padre».4-9. familiare. Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto. Gli disse Gesù: «Io sono la via. ha visto il Padre. Io sono la sorgente. lo Spirito della verità. un luogo caldo. Come puoi tu dire: "Mostraci il Padre"? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico. «L'amore è passione di unirsi con l'amato» (Tommaso d'Aquino). sacro e realtà hanno l'identica sorgente.1-7. che mi appartiene. Una passione in grado di attraversare l'eternità. che il mondo non può ricevere . opporsi a ciò cui lui si opponeva. preferire le persone che lui preferiva. Per questo spirituale e reale coincidono. e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. fede e vita. ma una persona. di vie. come possiamo conoscere la via?». Parole enormi.perché dove sono io siate anche voi. «Io sono la vita». amorevole fra le cose. conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». La mia vita si capisce solo con la vita di Cristo. Le mani e i gesti di Gesù che ardono in una vita inseparabile dall'amore. la verità e la vita. compie le sue opere. Lì abita qualcuno che non sa immaginarsi senza di noi e ci vuole con sé. Gli disse Filippo: «Signore. di sentieri. Più Vangelo entra nella mia vita. credetelo per le opere stesse. Se non altro. Fino ad affermare come Paolo: per me vivere è Cristo. La Bibbia è piena di strade. Parole davanti alle quali provo una vertigine: il mistero dell'uomo si spiega solo con il mistero di Dio. festa. in verità io vi dico: chi crede in me. È Dio stesso che dice ad ogni suo figlio: il mio cuore è a casa solo accanto al tuo. La verità è ciò che arde. Il cristianesimo non è una dottrina o un sistema di pensiero. riposo. che fa la verità con amore: la verità senza amore è una malattia della storia. compiere i suoi gesti. non le dico da me stesso. che nessuna spiegazione può esaurire o recintare. anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. io non sono. ma il primo è quello di essere insieme con l'amato. Gv 14. desiderio. che rimane in me. La prima immagine che il Vangelo disegna oggi è quella di una casa. che mette l'uomo prima del sabato. regale. 1 Pietro 2. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. conoscete la via». non sappiamo dove vai. Gli disse Tommaso: «Signore. E del luogo dove io vado. ma il Padre. se Dio non è. più io vivo. Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi. si prostrarono.15-21) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 01/05/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Cristo. amare è non morire. poesia. Un punto di partenza così umile. Salmo 65. Giovanni 14. Dio vive in me. così paziente: se. Ed ecco. sul monte che Gesù aveva loro indicato.. voi invece mi vedrete. pienezza e futuro di ogni cosa Ascensione del Signore Anno A In quel tempo. io riparto da Cristo e dal suo modo di liberare. in me ha termine l'esodo di Dio. La vera molla che spinge a compiere in pienezza un'opera è l'amore. di una fiamma che faranno della tua fede visione nuova. «Se mi amate osserverete». (Letture: Atti degli Apostoli 8. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più. perché state a guardare il cielo?» È inutile inseguire quel volto. Orfano è parola legata all'esperienza della morte e della separazione. di generare.15-18. Lo ripete anche oggi: «Perché io vivo e voi vivrete». perché tutto si tiene alla prima parola: «se». così fragile. raggio nel sole. parola liberante. E queste parole mi fanno dolce e fortissima compagnia: appartengo a un Dio vivo. Entra nel mio luogo più importante e intimo.. «Maria!». «Se mi amate. questi è colui che mi ama. Allora ti carichi di una linfa. Ma lo fa con estrema delicatezza. insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Sosto nella percezione di essere «in» Dio. io sono con voi tutti i giorni. in cui tutto si decide e che tutte le religioni chiamano «cuore».5-8. di un calore nuovo. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. testimonianza viva. gli undici discepoli andarono in Galilea.14-17. incantamento. Puoi accogliere o rifiutare. conosce una incisività insospettata. fosse pure il Vangelo. perché io vivo e voi vivrete. In un crescendo mirabile Gesù usa tutte le preposizioni che dicono comunione. 1 Pietro 3. Nessuna minaccia. È finito il tempo degli incontri e dei nomi.perché non lo vede e non lo conosce. di un'acqua. «Non vi lascerò orfani». Essi però dubitarono. tralcio nella madre vite. Io appartengo a un Dio vivo e Lui a me. da cui tutto parte. . quando egli diceva: «Pietro!». immerso in Lui. L'esperienza quotidiana lo conferma: se c'è la scintilla dell'amore ogni atto si carica di una vibrazione profonda. battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. «Il Padre vi darà un altro Soccorritore e sarà con voi" presso di voi" in voi».». Se io penso al Signore non penso a qualcosa che ho incontrato in un libro. goccia nella sorgente. in piena libertà. così libero. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. nel vero santuario della vita. così fiducioso. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva. Gesù chiede di dimorare in quel luogo da cui tutto ha origine. impossibile toccare quel corpo. di porre luce e cuore su ciò che nasce e mai su ciò che muore: amare è non morire. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli. Le parole decisive del brano di Giovanni sono: Voi in me e io in voi. fino alla fine del mondo». ma ad una storia che continua fino al presente e «non è ancora finita»: la storia della comunione con una persona viva. Quando lo videro. nessuna costrizione. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui». In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. la storia del suo essere "in" me. Piccola frase che rende conto della mia speranza. «Se mi amate». Altri partiranno da altri presupposti. fervore. Se ti fai lettore attento del Vangelo non potrai però sfuggire all'incantamento per Gesù uomo libero. respiro nell'aria vitale. «Uomini di Galilea. ma Gesù è enfasi della nascita e della comunione.

© riproduzione riservata l Vangelo A cura di Ermes Ronchi 08/05/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Lo Spirito. 11). Mauriac). «Voi sarete miei testimoni». E i discepoli gioirono al vedere il Signore. respiro di Dio dentro ogni cosa e ogni figlio. la croce a follìa. mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei. anch'io mando voi». ma Cristo è presente in tutte le cose: nel rigore della pietra. il tempo e le cose. Cristo è la pienezza e il futuro di ogni cosa che esiste. per un nuovo cielo. Si apre la dimensione del Cristo cosmico. testimoni che dicono: noi dipendiamo da una fonte che non viene meno. tutti i giorni e tutte le cose sono angeli e Vangeli. Efesini 1. Senza lo Spirito il cristianesimo non è che arida dottrina.17-23. si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». tutto . non assenza ma più ardente presenza. sparpagliato per tutta l'umanità. accumula immagini per dirci l'unica cosa indicibile: lo Spirito Santo. Tutti i giorni e tutte le cose sono ora messaggeri di Dio. L'ascensione è la festa della sua presenza altrimenti: della sua presenza in tutte le cose. Dopo aver detto questo. fino a che alla fine dei giorni sarà «tutto in tutti» (Col 3. Oggi la Parola esplora strade diverse. nella forza di coesione degli atomi. «E il divino traspare dal fondo di ogni essere» (Theilard de Chardin). Lo Spirito: misterioso cuore del mondo. C'è un sapore di totalità. Il nostro compito è accogliere questo flusso di vita che ci è consegnato. Un aggettivo prorompe da Matteo e da Paolo: «tutto»: Andate in tutto il mondo. effusione ardente. energia che alimenta la nostra esistenza e la storia umana. a tutte le genti annunciate tutto ciò che vi ho detto. alle relazioni. una pretesa di assoluto. forza di ascensione dell'intero creato.16-20). ogni potere è mio. (Letture: Atti degli Apostoli 1. fuoco del roveto. Per dire l'umiltà dello Spirito Santo. Amore in ogni amore.«Tommaso!» e sulle sue labbra i nomi parevano bruciare. la Chiesa si riduce a organizzazione e codice. Il mio cristianesimo è la certezza forte e inebriante che in tutte le cose Cristo è presente. per una nuova terra. finito il tempo del pane e del pesce condivisi attorno allo stesso fuoco sulla riva del lago. il primo dopo il sabato. Cristo rimane un evento del passato. Detto questo. che non ha neppure un nome proprio. in te o perfino nel cuore distratto e in quello che si crede spento. vero cuore del mondo Domenica di Pentecoste Anno A La sera di quello stesso giorno. io sarò con voi tutti i giorni. «Dal giorno dell'ascensione abbiamo Dio in agguato all'angolo di ogni strada» (F. della sua vita d'amore. resteranno non rimessi». un sapore di infinito. Non solo in me. mostrò loro le mani e il costato. Accogliere e restituire " alle vene del mondo. tutto è sotto i suoi piedi. a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete. perché tutto Dio è Spirito. in tutti i giorni. un superamento dei limiti di luogo.1-11. di materia. Salmo 46. Dice Paolo: «Cristo è il perfetto compimento di tutte le cose». Matteo 28. venne Gesù. alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. Lo Spirito: estasi di Dio. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me. nella nostra vita è in gioco una forza più grande di noi e che non si esaurisce mai. di tempo. vento sugli abissi. la morale a fatica sovente incomprensibile. prova altri colori. E chiama a pienezza gli uomini. seminato in tutte le cose. in tutti gli uomini. Gesù non è andato lontano: è andato avanti e nel profondo. nel canto segreto delle costellazioni. in noi. al cuore limpido " tutto ciò che alimenta la vita e che ha la sua sorgente oltre noi.

1-11. ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Una sapienza sulla nascita. alla gioia. L'oceano della sua vita vibra di un infinito movimento d'amore. Ma quanta fatica per uscire dal Cenacolo! Eppure lo Spirito si ripropone. in tutti i solchi dell'esistenza. superamento di sé. Dio evade. alla vita» (Giovanni Vannucci). Giovanni 20. direttamente al cuore di ogni uomo. la libertà del vento. Viene lo Spirito. «Un solo Dio in tre Persone». la sera di Pasqua. che fascia le formule e forma le parole. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo. come la pace: «alitò su di loro e disse: ricevete lo Spirito Santo». così noi cerchiamo di definire la Trinità. sull'amore. sulla morte. ma chi non crede è già stato condannato. creati sì a immagine di Dio. festa. perché chiunque crede in lui non muoia. ma abbia la vita eterna. 1 Corinzi 12. e in ciascuno «consolida la certezza più umana che abbiamo. (Letture: Atti degli Apostoli 2. Dice che Dio non è in se stesso solitudine. A somiglianza di queste tre cose insieme è fatto Adamo. Viene. carisma diverso per ogni credente.12-13. che non sappiamo immaginare se non per simboli. sulla vita. Non sta in ardite formule teologiche. non solo a immagine di Dio. Ma appena lo circoscrivi. nel salmo responsoriale.Dio è Santo. riempie le vele. eternamente: dall'origine e per sempre. Lo Spirito conferma ciò che a tutti è caro. perché lo Spirito si rivolge a ciascuno. mani impigliate nel folto della vita. disperde le ceneri della morte e diffonde ovunque i pollini della primavera. Il dogma della Trinità porta con sé ben più che dei concetti. ma poi passa oltre. Infatti «neanche Dio può stare solo» (Turoldo). vento che è sempre oltre.Anno A In quel tempo. Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito. Dire Trinità è dire amore: . esprime una dimensione esistenziale: è rivelazione del segreto del vivere. all'amore.19-23) © riproduzione riservata l Vangelo A cura di Ermes Ronchi 15/05/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar È la Trinità il «segreto» dell'esistere Domenica dopo Pentecoste . dentro e fuori le chiese. come energia. dice il Vangelo. Com'è possibile che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Questo accade ancora. nell'esperienza di Paolo. ma comunione.Santissima Trinità . scambio. Chi crede in lui non è condannato. abbraccio. pienezza dell'umano. quando ti sentivi finito e il tronco dell'esistenza non metteva più gemme. e cara a ciascuno diviene la sua parola. perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio». cinquanta giorni dopo. come bellezza. Sempre oltre è la sua dimora. coraggio. lo Spirito genera vita. egli è una manifestazione vitale da accogliere come il segreto del vivere. vento che indica la strada. Consolida Cristo. Infatti viene lo Spirito. quando la storia attorno sembrava un ventre invecchiato e sterile. ma cosa più stupefacente ancora. a immagine del Figlio. a immagine dello Spirito. missione. fuoco sempre ardente. C'è in lui reciprocità. leggero e quieto come un respiro. sorgente della sapienza di esistere. nel racconto degli Atti. e che tutti ci compone in unità: l'aspirazione alla pace. a somiglianza dell'intera Trinità.3b-7. là dove pareva impossibile. talento. Così noi. ma più precisamente ancora plasmati a somiglianza del Creatore. capace di amare come nessuno. vento che spalanca le porte e parola di fuoco. umile e risoluto. Viene lo Spirito. Una Parola di Dio afferma in principio la nostra identità: non è bene che l'uomo sia solo! In noi. che gli conservino libertà. a immagine del Padre e del Figlio e dello Spirito. cui nessuno comanda. più forte della nostra fatica. Salmo 103. il bene è un cuore plurale.

Chi trattiene per sé la vita. io amato. Quasi un Dio minore. ha pianto. che ha la vita. la casa che si riempie di profumo e di amicizia. Mondo amato. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».52. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». i piedi intrisi di nardo. la divinità. Senza amore nessuna cattedra può annunciare Dio. è stato rifiutato dalla terra.Anno A In quel tempo. dire relazione. Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 2 Corinzi 13. orientandola non più alla morte ma all'eternità. non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue. il sublime che è in me. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Dice invece: «Prendete la fragilità. il germe divino in noi. corpo in cui è detto il cuore. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. I verbi ripetuti quasi in una incantatoria monotonia " mangiare. non avrete in voi la vita. E lo Spirito porta a maturazione il grano del mondo. e che va oltre noi. «Nella Bibbia non è Dio che è antropomorfo. ha gridato i suoi perché al cielo. Gesù disse alle folle dei Giudei: «Io sono il pane vivo. disceso dal cielo.4b-6. lo porta ad altezza del cuore. 8-9. ma è solo così che diventa il «mio» Dio. se si isola.16-18) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 22/05/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Nella «fragilità» di Dio il segreto della vita Domenica dopo la Trinità Santissimo Corpo e Sangue di Cristo . Una parola scorre sotto tutte le parole di Gesù. (Letture: Esodo 34. Dio eternamente altro non fa che considerare l'uomo. ma è l'uomo che è teomorfo. in sé la sopprime. Questo è il pane disceso dal cielo. La nostra identità è quindi trinitaria: vivere attraversati da una vita che viene da prima di noi. la sapienza del vivere: amare equivale a dare. Che hai a che fare con me. mangiate la santità. Non si può giungere alla divinità di Cristo se non passando per la sua umanità. sa la paura e il desiderio. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio. carne e sangue. ogni uomo più importante di se stesso. Giovanni 3. Non dice: «Bevete la mia innocenza. con il suo dolore è il Dio per la vita mia fatta di germogli amari. come una corrente sotterranea. Allora si fa donatore. di una Eucaristia esistenziale. così anche colui che mangia di me vivrà per me. la precarietà. seme. Per questa sua fragilità è il Dio per l'uomo. luce. conosce i sentimenti. la giustizia assoluta.11-13. Sono le parole sorgive che spiegano la storia. ha mandato me e io vivo per il Padre. semina in noi Cristo come lievito. una nervatura delle pagine: «vita». Il mio Dio è così. e la croce di sangue. della comunione totale . Dire uomo è profetizzare amore. La sorpresa è che Gesù non dice: «Prendete di me la mia sapienza». Un cuore che vive solo di comunione. Daniele 3. ha la forma di Dio» (Von Rad). Solitario. gemma. muore. passioni e abbracci.56.sogno dolcissimo di cui non ci è concesso stancarci. bere " sono innanzitutto il linguaggio della liturgia del vivere. sale. terra amata. l'intensità di questa mia vita». l'uomo si ammala. il dolore. la debolezza. mani che impastano polvere e saliva sugli occhi del cieco. lacrime per l'amico. la potenza illimitata». perfino sconcertante: io faccio vivere! Incalzante certezza da parte di Gesù di possedere qualcosa che inverte il corso della vita. Gesù disse: «In verità. Come il Padre. o carne e sangue di Cristo? La risposta è una pretesa perfino eccessiva. qui è il segreto.

Aleggiava tristezza quando i farisei evocavano la volontà di Dio. che fiorisca a immagine di Dio. non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi? Ma allora io dichiarerò loro: "Non vi ho mai conosciuti. grandi taumaturghi! Ma è questo ciò che il Vangelo chiede? È dalle cose eccezionali che riconosceranno i suoi discepoli? No. entrerà nel regno dei cieli. né i riti e le formule esatte dei dottori della Legge («Signore. Capiva che per entrare nel suo sogno (il regno dei cieli è il mondo come lui lo sogna) non servivano lunghe preghiere. quando assimilo il nocciolo vivo e appassionato della esistenza di Gesù e mi innesto sul suo tronco che è il suo modo di vivere. strariparono i fiumi. voi che operate l'iniquità!". gente che cacciava demoni. sarà simile a un uomo stolto. «Nella comunione il cuore assorbe il Signore e il Signore assorbe il cuore. Signore. Nella parabola delle due case. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica. ma quanto amore metti in ciò che fai (Madre Teresa di Calcutta).2-3. di malattie e dolori. Quanta gente straordinaria è lasciata fuori: profeti con parole di luce. il dono più divino dell'accumulo. La gente ascoltava il giovane Rabbi e capiva che la volontà del Padre non era come gliel'avevano sempre descritta. che sia creativo e ostinato nell'amore.. trovo il segreto della vita. Chi fa proprio il segreto di Cristo. soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica. perché era fondata sulla roccia. Cadde la pioggia. Salmo 147. Se solo lo accolgo. (Letture: Deuteronomio 8. Cadde la pioggia. E se sei fatto vangelo senti la certezza che l'amore è più vero dell'egoismo. soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa.con Cristo. Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: "Signore.14b-16a. strariparono i fiumi. la pietà più umana del potere. 1 Corinzi 10. ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.51-58) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 29/05/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar La «volontà del Padre»? L'amore che libera IX Domenica Tempo ordinario " Anno A In quel tempo. Giovanni 6.»). Non una spada minacciosa.. ed essa cadde e la sua rovina fu grande». «In quel giorno» ci sarà folla davanti alle porte chiuse. che ha costruito la sua casa sulla roccia. che abbia compagni d'amicizia e di festa. là Dio è vicino a me che temo la solitudine e il dolore. Dio li vuole pieni di dolce speranza. In quel giorno molti mi diranno: Signore. che ha costruito la sua casa sulla sabbia. costui trova il segreto della vita. ma l'annuncio che gli occhi dei suoi figli. E tu sei fatto vangelo. A questo mi conduce l'Eucaristia domenicale. l'amore cerca in te qualcosa in cui specchiarsi. Allontanatevi da me. di torri rovinate addosso ai costruttori. Sulla soglia dell'eterno. di sangue versato dai romani nelle mille rivolte di Giudea. Io mangio e bevo il mio Signore. Nel nostro servizio non contano i risultati. l'infinito con il perimetro fragile del pane e del vino. Nasceva pace e fiducia quando la presentava Gesù: volontà del Padre è che nessun uomo sia solo. Che bastava percorrere una strada più libera e più viva: «la volontà del Padre». così i due diventano una cosa sola» (Giovanni Crisostomo). Ma «se avrete amore gli uni per gli altri». ma essa non cadde.16-17. la differenza . dove il sublime confina con il quotidiano. Signore". Era la giustificazione di tutte le tragedie. sarà simile a un uomo saggio. l'unica cosa che valga a dire Dio. Signore. La gente ascoltava Gesù e capiva.

solo. dimoro nella misericordia. appassionata. lascia che entri nella tua memoria come seme nel terreno: darà come frutto il combaciare con Dio. i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». si veste di festa. la differenza sta nel «fare» le sue parole. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti. vibrante. seduto al banco delle imposte e gli disse «Seguimi». Convertiti perché chiamati. che mi conduce verso un Regno pieno non di . Gesù mangia con Matteo. Romani 3. È la persona di Cristo la causa. il contabile abbandona. 21-27) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 05/06/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar L'amore di Dio non si merita. Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori. fornisce consistenza e profondità. Il centro della scena è tutto di Cristo: Segui Me. Uno sguardo che incrocia il suo. Gesù cerca il peccatore che è in me. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. festa. Ed egli si alzò e lo seguì. Gesù. nel ricrearle in me. mangia con me. sono la vera ragione del discepolo. sogni.26-28. di amici. forte. Sono coloro che non ce la fanno. Non per assolvere un lungo elenco di peccati. e peccatori. non la mortificazione dà lode a Dio. per una parola. che non sono all'altezza.tra quella che rimane salda e quella che va in rovina è tutta in un verbo solo: mettere in pratica o non mettere in pratica le parole ascoltate. molti si premura di dirmi. sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. il senso. E lì incarnarsi. per uno sguardo. è poca cosa. Ci guarisce fermandosi con noi: la sua vicinanza è la medicina. (Letture: Deuteronomio 11. Non voglio sacrifici! La religione non è sacrificio: guarisce la vita. 2125a. seduto al banco delle imposte. questa mancanza di ragioni. più delle confessioni di fede.32. e mi assicura che il principio della salvezza non sta nei miei digiuni per lui. vide un uomo. più profondo delle parole. senza neppure domandarsi dove sia diretto. Matteo si è «convertito» a Cristo. La vocazione non inizia con sacrifici o rinunce. Qual è il merito dei peccatori? Nessuno. Matteo 7. Ascolta e tieni salda la sua parola. bensì nel suo mangiare con me. Mentre Gesù sedeva a mensa in casa. ma la vita piena. felice d'essere debole. essa porta innanzitutto un incremento d'umano. perché ha visto Cristo «convertirsi» a lui. si riempie di volti. Un uomo. chiamati ben prima di essere convertiti. un flusso di vita che mi consegna. si accoglie X Domenica del Tempo Ordinario Anno A In quel tempo. e non conta se dentro e fuori le sinagoghe e le chiese. anche se non la capisci. Beata debolezza! E io. comunione. non in profezie o prodigi. si accoglie. Queste parole senza perché. Vedendo ciò. l'orizzonte ultimo. 18. Non nelle appartenenze o in belle liturgie. Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico. Infatti la casa di Matteo. una parola sola: Seguimi. La gente ascoltava Gesù e capiva che c'è un combaciare profondo tra l'uomo e la volontà di Dio. se ne va dietro a quell'uomo. È Lui il nome della forza che fa partire. ed è in chiunque «ha creduto all'amore» (1 Gv). ma i peccatori». ma per impadronirsi della mia debolezza profonda. la sua vita prima solitaria. una esistenza nella consistenza. senza calcolare più nulla.28. chiamato Matteo. Salmo 30. fermarsi e girarsi dalla sua parte. la logica rassicurante del dare e dell'avere. E Matteo è naufragato in quegli occhi. È la crisi del «dire». Dio non si merita. ma i malati. passando. insieme a strade. ma scoprono un Dio che si è fermato a guardarli.

di uno a cinque. Giacomo di Alfeo e Taddeo. come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta. Mandi me. Ed è questo suo stesso apostolato che Gesù affida ai discepoli. vedendo le folle. una messe di paure come di pecore che non hanno pastore. di spighe gonfie di lacrime. e dire così Dio. Quando sono debole è allora che sono forte. guarite. Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota.. Lo sguardo positivo del Signore sorprende ancora il nostro pessimismo: «la messe è scarsa. Ma oggi mi godo la festa del peccatore che ha scoperto un Dio più grande del suo cuore. Dio guarda e vede che ogni cuore è una zolla di terra ancora atta a dare vita ai suoi semi divini che in noi crescono. ne sentì compassione». e in un rapporto sbilanciato. Ma l'invito di Gesù dice molto di più: è offrirmi a Dio perché mandi me come operaio della compassione. ma non per la quantità di persone. di un mondo barbaro e magnifico. di dolori e di ali. Nei campi è ormai tempo di mietiture: il grano ha raggiunto il colore del pane. le chiese semivuote».) «Gesù. ma di peccatori perdonati. Ed ecco la risposta: un sentimento di compassione. mandi me come lavoratore della pietà. bellissima. liberate e donate. risuscitate. il ministero della pietà. Solo questo mi converte ancora. Simone. Noi interpretiamo subito queste parole come un invito a pregare per le vocazioni sacerdotali. Salmo 49. in cinque opere che mostrano come «il Regno dei cieli si fa vicino» a chi ha il cuore ferito. Li fa operai di un lavoro che descrive con sei verbi: predicate. ne sentì compassione.9-13) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 12/06/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Il credente. Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello. La messe è abbondante. (Letture: Osea 6. al primo posto. Infatti: «La messe è abbondante». a lottare contro il male. mandi me con un cuore di carne a mangiare pane di pianto con chi piange. Termine di una carica infinita. (. vedendo le folle. che poi lo tradì.1). perché erano stanche e sfinite.3-6. e Andrea. di gente come me. Gesù. il terreno e la stagione e l'uomo sono buoni. Tommaso e Matteo il pubblicano. ma subito unito al ministero della pietà divina..santi. Così il patire dell'uomo ha raggiunto l'altezza del cuore di Cristo. con mani che sanno sorreggere e accarezzare. Nessun lassismo però. diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità. ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!». I nomi dei dodici apostoli sono: primo. Romani 4. chiamato Pietro. vede che il seme è buono. Filippo e Bartolomeo. ad aver cura di greggi e di messi. Lui vede altro: molto grano che cresce e matura. Matteo 9. operaio della compassione XI Domenica del Tempo Ordinario . dolcemente e . Gesù prova dolore per il dolore del mondo. «Pregate il signore della messe perché mandi operai nella sua messe». Chiamati a sé i dodici discepoli. e in una sesta opera che proclama la vicinanza di Dio. Il lavoro nel campo del Signore si esprime in gesti concreti. ma perché germina nel mondo un grande raccolto di stanchezze. asciugare lacrime e trasmettere forza. suo fratello. Il discepolo è chiamato a prendersi cura della causa di Dio insieme alla causa dell'uomo. C'è il ministero della predicazione apostolica. la storia sale " positiva " verso un'estate profumata di frutti. sanate. Vuoi restare nel peccato perché abbondi la grazia? Assurdo (Rom 6. a bere il calice di sofferenza con chi soffre.Anno A In quel tempo.1825.

in te è il suo respiro. ma nel mondo troppi cadono a terra senza che Dio lo voglia. Proprio a loro Gesù dice: «Non temere: tu vali di più. (Letture: Geremia 20. Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce. E lui risponde: Tu vali di più. (Letture: Esodo 19. Quanto a voi. Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo: il corpo non è la vita. chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini. comincia Dio. vivi. non perché produci. di queste creature effimere e fragili. Assicura invece che neppure un passero cadrà a terra «aneu». anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma l'immagine dei passeri e dei capelli contati. Per l'amante nulla è insignificante di ciò che appartiene all'amato. ogni guerra. agli handicappati. Romani 5.36-10. nelle mani di Dio. sei amato. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo. perché esisti. letteralmente «al di fuori. tu non sei il tuo corpo. ti affermi o hai successo. Eppure i passeri continuano a cadere. disse Gesù ai suoi discepoli: «Non temete gli uomini poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato. e di segreto che non debba essere manifestato. lavori. ma non hanno potere di uccidere l'anima. agli anziani. il suo respiro con il respiro dell'uomo. Matteo 10. e Dio si intreccia con la tua vita». Nulla accadrà nell'assenza di Dio. gratuitamente come i passeri. i bambini a essere venduti. troppe cose accadono contro il volere di Dio: ogni odio. perché nulla c'è in me di autenticamente umano che non trovi eco nel cuore di Dio. Il Vangelo non dice questo. Signore. Non abbiate paura: voi valete più di molti passeri! Un Dio che si prende cura dei passeri e poi si perde amoroso a contarmi i capelli in capo. mi riporta ai più fragili tra i fratelli.2-6a.8) © riproduzione riservata l Vangelo A cura di Ermes Ronchi 19/06/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Dio e l'uomo: speranza intrecciata XII Domenica del Tempo Ordinario . anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli». Salmo 68. di un Signore coinvolto nel volo e nel dolore delle sue creature. Intreccia la sua speranza con la mia.12-15. temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna.6-11. a quanti non possono più lavorare e produrre. voglio esserlo con il mio cuore e le mie emozioni.tenacemente. con tutte le persone che costituiscono il mio mondo di affetti e di forza. Anche se la tua vita fosse leggera come quella di un passero o fragile come un capello. non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri! Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini. Matteo 9. Su te è la sua cura. gli innocenti a morire. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.10-13. Ma nulla accade «al di fuori di Dio». e si sentono inutili e impotenti. Dove tu finisci. Romani 5. ho combinato poco nella mia esistenza e adesso non riesco più a combinare niente. Ma allora è Dio che fa cadere? È lui che spezza le ali. Io che desidero essere salvato.26-33) .Anno A In quel tempo. ogni ingiustizia. ma perché esisti. all'insaputa di Dio». neppure un passero cadrà a terra senza il volere del Padre vostro». tu vali di più. Egli si china su di me. E lo sarò. sta nel riflesso più profondo delle nostre lacrime per moltiplicare il coraggio. debolmente come i capelli. agli ammalati. Eppure lo ritroverai: neanche un capello andrà perduto. perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti. è suo volere la morte? No. come il grano che matura nel sole. Salmo 99. E Dio a rassicurare i suoi: «Non temete.

il primato di Pietro che costruisce la Chiesa. piangere. prigioniero di Cristo (Ef 4. anch'io sono chiamato a diventare roccia e chiave: roccia che dà appoggio. figlio di Giona.13-19) © riproduzione riservata . 2 Timoteo 4. La vita non sta in ciò che dico della vita. domandò ai suoi discepoli: «La gente. «Capire» Gesù. sicurezza. e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». ma «comprenderlo» nel senso originario di prendere per me.1-11. stabilità al fratello che mi è affidato. Pietro risponde: Tu sei il Cristo. Ma voi" La domanda è preceduta da una contrapposizione: Ma voi. possedere il suo segreto. una creatura di fuoco e di luce. Disse loro: «Ma voi. e per l'uomo. sedotto da Cristo. come il Battista. stringere.6-8. ma per attrazione. La nostra vita non avanza per decreti. chi dite che io sia?». definirlo. che fa vivere. Cristina Campo testimonia: Ci sono due mondi: io sono dell'altro. Matteo 16. modello del credente. di prossimità. perché né carne né sangue te lo hanno rivelato. Simone. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.. E Gesù gli disse: «Beato sei tu. Questa è la fede-roccia. La gente. a creare cioè nella mia storia strutture di riconciliazione. come se non dovessero mai omologarsi al sistema. crocifisso. è domanda che risveglia. A nome di ogni credente. che cosa dite? Voi che mi seguite da anni. E Gesù: Su questa pietra edificherò la mia Chiesa. afferrato da Lui. Corro perché preso.1). ma per aggrapparci ad essa. vinto. Come se i Dodici fossero di un altro mondo. ma uno che mi afferra. che tutti siamo figli nel Figlio. Come Pietro. voi invece. Cristo non è uno che devo capire. chi dici che io sia? Io capisco di Cristo solo ciò che vivo di Cristo. voce di Dio e suo respiro. di un Regno dove la vita fiorisca. corro per afferrarlo. chi dice che sia il Figlio dell'uomo? La risposta è bella e insieme sbagliata: Dicono che sei un profeta. respirare. moltiplicare il pane. come Elia. voi che mi avete visto sorridere. ma per una passione. non uno che interpreto.© riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 26/06/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Una domanda che fa vivere Solennità dei Santi Pietro e Paolo Apostoli In quel tempo. il Figlio del Dio vivente. altri Elìa. chiave che apre le porte belle di Dio. è possibile solo se la sua vita mi ha «afferrato». giunto nella regione di Cesarèa di Filippo. altri Geremìa o qualcuno dei profeti». è vivente. Ma voi. chi dite che io sia? Gesù è la domanda dentro le nostre risposte facili. il Figlio del Dio vivente». Come Pietro anch'io chiamato a legare e a sciogliere. che Cristo. Ma tu. afferrare. Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo. una creatura di forza e di vento. Dio crea la fede attraverso domande. Corro perché conquistato. profeta. Pietro è roccia per la Chiesa. ma il Padre mio che è nei cieli. (Letture: Atti degli Apostoli 12. chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». nella misura in cui ripete che Dio si è donato in Cristo. ma in ciò che vivo della vita. La croce non ci fu data per capirla. Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista. Gesù. Salmo 33. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli. può essere anche facile.17-18.. Non per colpi di volontà. dice Paolo. prigioniero. ma uno che mi attrae. Io sono cristiano per divina seduzione: io.

voi tutti. Matteo 11. Anch'io figlio nel Figlio.. Ti benedico. Salmo 144. Imparate dal mio cuore. È legittimato a proporsi ancora agli uomini perché conforta la vita. allora. Tutto mi è stato dato dal Padre mio. Ne 9. Ristoro dell'esistenza è un cuore mite. per l'uomo che nell'ultimo secolo ha lottato proprio per scrollarsi di dosso tutti i gioghi? Nel linguaggio della Bibbia «giogo» indica la legge di Mosè (cf. Non amerò il prossimo come me stesso. Non porta precetti nuovi. non è una regola o una disciplina. pieno il vangelo. Cristo si impara imparandone il cuore.11-13. 29) che Gesù ha riassunto nel comandamento nuovo dell'amore. perché così è piaciuto a te. Padre. lo amerò come figlio. non è neutrale: i poveri. l'Abbà. I piccoli: di essi è pieno il Regno dei cieli. 17). Venite a me. Il mio giogo è dolce e il mio peso leggero. o ne resteremmo schiacciati) col cuore mite e umile dell'unico che è Figlio e fratello. fratello nel Fratello. ma una promessa: il Regno di Dio è pace e gioia nello Spirito (Rm 14. Signore del cielo e della terra. voi tutti. 25-30) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 10/07/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar . Io non amerò Dio. e io vi ristorerò. hanno il nido nella sua mano. senza violenza e senza inganno. Romani 8. Il cuore non è un maestro fra gli altri. discepoli sapienti e dotti. l'antica novità.. vale anche per scribi e dottori della legge. L'unico merito dell'annunciatore è di essere infinitamente piccolo. Amare il prossimo come se stessi non è ancora cristiano.9. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero». Venite a me. che corriamo il rischio di restare degli analfabeti del cuore. lo amerò come Gesù lo ama (non quanto. che diffonde un senso di ristoro nell'arsura del vivere. viene recando una coppa colma di pace. (Letture: Zaccaria 9. perché queste cose le hai rivelate ai piccoli. il discepolato del cuore. che siete stanchi e oppressi. anche ebrei e musulmani hanno da amare Dio con tutto il cuore. Burocrati delle regole e analfabeti del cuore. perché parla il linguaggio della gioia. e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. solo così l'annuncio sarà infinitamente grande (Giovanni Vannucci).Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 03/07/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Col cuore si «impara» Dio XIV Domenica del Tempo Ordinario . come passeri. è il cuore dolce e forte della vita. Sì. Come può il giogo essere un ideale per l'uomo moderno. per noi. o Padre.Anno A In quel tempo Gesù disse: « Ti benedico. polline nel vento di primavera (Simone Weil). una creatura in pace e senza presunzione. è «il» maestro della vita. amerò il Padre di Gesù Cristo. Gesù non viene portando una nuova etica. Perché Dio non è un concetto. nessuno conosce il Figlio se non il Padre. cioè il modo di amare. geloso di ogni più piccola porzione di libertà.9-10. E troverete ristoro. o Padre. Dio ha delle preferenze. perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. ma come. Davanti a Dio non c'è nulla di meglio che essere nulla. e troverete ristoro per le vostre anime. come l'aria davanti al sole. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me. Ma amare Dio con tutto il cuore non è cristiano. che sono mite e umile di cuore. Inizia. imparate da me e troverete ristoro. che siete affaticati e oppressi.

oggi. ma nel seme. Noi siamo chiamati ad essere contadini della Parola. superficie di pietra. (Letture: Isaia 55. ed è grande questo Dio seminatore. perché la forza non è nel seminatore. Mi chiama ad amare la sua promessa più ancora della realizzazione della promessa. non avendo radici. voce che risveglia. ma è il seminatore: mano che dona. mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. racconteremmo di Dio con parabole e poesia. una parte cadde lungo la strada. forma breve Matteo 13. Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento.. Chi ha orecchi. e diffonde i suoi germi di vita a piene mani. Un'altra parte cadde sui rovi. seccò. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere. a credere che Dio trasforma la terra e le persone anche quando non ne vedo i frutti. e le strade del mondo e dell'anima esultano davanti a Dio.. è colma di promesse e di mietiture. ma nella Parola. il seminatore uscì a seminare. Egli parlò loro di molte cose con parabole. il Vangelo propone. Crede nella Parola più ancora che nei risultati della Parola: è la Parola che è vera. giorno che inizia. il trenta per uno. Il seminatore uscì a seminare: oggi. e i rovi crebbero e la soffocarono. anche noi in questa vita comporremmo parabole. ho solo bisogno di grandi campi da seminare e di un cuore non derubato. se avessimo la profondità degli occhi di Gesù. La vita non è vuota. Questo atto di fede gioiosa e forte. esce ancora a seminare. io che sono campo di pietre e sassi. ad amare Dio più ancora delle promesse di Dio. adesso. come faceva Gesù.Anno A In quel tempo. con fiducia. Ancora adesso Dio esce a seminare. questo Dio contadino: è grande perché crede nella bontà e nella forza della Parola più ancora che nei frutti visibili. Io non ho bisogno di raccolti. La parabola fa parlare la vita. a credere nella bontà del Vangelo più ancora che nei risultati visibili di quella parola. dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme . che le mie aridità non stancano mai. presagio di pane e di fame saziata. a diffonderla.1-9) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 17/07/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar La mano di Dio semina bontà. E disse: «Ecco. germogliò subito. che coltivo spine e radici di veleno. Il seminatore uscì a seminare. vennero gli uccelli e la mangiarono. con l'ostinazione fiduciosa della parabola. Dio non è il mietitore che valuta e pesa il raccolto. perché il terreno non era profondo. forza che sostiene. Se noi avessimo occhi per guardare la vita. la forza non è in me. Già solo questa frase vibra di gioia e di profezia. ma quando spuntò il sole fu bruciata e. Mentre seminava. dove non c'era molta terra. Ma quante volte io ho rallentato il corso del miracolo! Io che sono strada. il sessanta. ho bisogno di un Dio seminatore.Quel Dio «seminatore» che dona la Parola di vita XV Domenica Tempo Ordinario " Anno A Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso. cuore calpestato. io che sono groviglio di spine. E ancora le strade del mondo potranno esultare di vita. non è assenza: c'è qualcosa di Dio nella vita.10-11. Salmo 64. il fecondatore infaticabile delle nostre vite. Matteo 13. Romani 8. Gesù espose alla folla un'altra parabola. Mi piace tanto questo Gesù che racconta in parabole: il seminatore uscì a seminare e il mondo è gravido di vita.18-23.1-23. Che non tornerà a Dio senza aver portato frutto. Egli mi chiama a un atto di fede purissima. non i suoi esiti. generosità e coraggio XVI Domenica Tempo ordinario . ascolti». questa mattina.

Tu non sei le tue debolezze. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla. di promettente Dio ha seminato in noi (non è orgoglio. ma la fecondità come etica della vita. spesso inestricabili. ma con le potenzialità di bene. nessuno puro grano. raccogliendo la zizzania. una volta cresciuto. Impariamo a vedere ciò che di vitale. spighe. finché non fu tutta lievitata». desideri positivi. Vero esame di coscienza è leggere la vita con quello sguardo divino che cerca non l'assenza di difetti.26-27: Matteo 13. in tutta la loro potenza. illusione inutile e spesso mortifera. pane e mietiture fiduciose. Il signore del campo suggerisce: preoccupati del buon seme. ciò che è puerile. che ogni pizzico di lievito abbia il tempo per sollevare e rialzare i giorni inerti. venne il suo nemico. e che ha messo la sua forza nella mitezza? «Non strappate la zizzania». Facciamo nostra l'attività positiva. tesoro della vita Enviar . con essa sradichiate anche il grano. una venerazione profonda per le forze di bontà. La parabola racconta due modi di leggere e lavorare il cuore. ma di avere un amore grande. generosità e coraggio che la mano viva di Dio semina in noi. Preoccupiamoci non della zizzania. custodisci ogni germoglio. vitale del Creatore che per vincere le tenebre accende ogni giorno il suo mattino. e vedremo le tenebre ritirarsi e la zizzania senza più terreno. seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò.24-43) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 24/07/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed La bellezza di Dio. Disse loro un'altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito. spuntò anche la zizzania. che giudica con durezza manichea? Quello positivo e solare del signore che intuisce. che una donna prese e mescolò in tre misure di farina. è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero. Noi abbiamo sempre una violenta fretta di moralizzare e mettere a posto. l'uomo non coincide con i suoi peccati. che ogni granellino di senapa cresca con il dono di attrarre e accogliere vite. Quale dei due sguardi è il nostro? Quello opaco e triste dei servi che vede il mondo e le persone invasi dal male. Salmo 85. ma responsabilità). E i servi gli dissero: "Vuoi che andiamo a raccoglierla?". (Letture: Sapienza 12.13. E tutto il nostro essere maturare nel sole. rispose. perché non succeda che. fragile. dovunque. dei difetti. tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». C'è un campo nel cuore in cui intrecciano le loro radici. ama i tuoi germi di vita. che un uomo prese e seminò nel suo campo. Il primo è quello dei servi che fissano l'attenzione sulla zizzania: «Da dove viene? Vuoi che andiamo a raccoglierla?» Il secondo è quello del padrone del campo che ha invece gli occhi fissi al buon grano: «Non raccogliete la zizzania. Romani 8.nel suo campo. Ed egli rispose loro: "Un nemico ha fatto questo!". ma le tue maturazioni. "No. delle debolezze. difettoso. di bello. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma. non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?". Facciamo che esse erompano in tutta la loro bellezza. solare. e soprattutto intorno a te. L'uomo infantile che è in noi grida: strappa via da te. Espose loro un'altra parabola.16-19. il bene e il male: nessuno è solo zizzania. mentre tutti dormivano. per muovere la massa immobile vi nasconde il lievito. facciamo sì che porti frutto. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto. il grano invece riponètelo nel mio granaio"». Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: "Signore. Ma. dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape. ideali forti. per non sradicare anche il grano: una sola spiga conta più di tutta la zizzania».

per il quale è gioia la ricerca stessa: andare e ancora andare. Tesoro e perla sono nomi di Dio. pace e forza. comunque felice. Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente. ma per guadagnare tutto. va. vende tutti i suoi averi e la compra. Parola di favole. che raccoglie ogni genere di pesci. Ben più del pane quotidiano. Matteo 13. trovata una perla di grande valore. Se la gioia di un innamoramento. E il Vangelo porta una spirale di vita crescente. ma anche parola di un Vangelo che riaccende tutte le speranze. ma solo qualcosa che viene da oltre. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose. lontananza. voi stessi date loro da mangiare». pienezza d'umano. Contadini. cercatori o discepoli. Romani 8. Ancora. sorpresa. gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi. Quando è piena. ma per avere tutto. si imbatte nella sorpresa e nell'inaudito. orizzonte. ma estatica: estasi. più amore. di innamorati. allo stesso modo Dio non si merita. di un «che bello!» a pieno cuore. La vita non è etica. per caso. un uomo lo trova e lo nasconde. perché «là dov'è il tuo tesoro. ma per scoperta di tesori. Come un tesoro non si merita. Allora lascio tutto. dall'aver trovato la bellezza di Cristo e del mondo come lui lo sogna: Dio in me. ma si accoglie. il Vangelo osa annunciare tesori: l'esito della storia sarà felice. là corre felice il tuo cuore». 44-52) l Vangelo A cura di Ermes Ronchi 31/07/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Un dono trasformato in miracolo XVIII Domenica del Tempo Ordinario Anno A Sul far della sera. tutti avanziamo nella vita non per decreto. raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. occhi che guardano oltre. più coscienza. incanto. ma estetica: avanza non per costrizione. pieno di gioia. Lo trova uno che. Vendo tutto. non precede le rinunce. perché il nostro segreto è oltre noi. in giorni sempre uguali. nonostante tutto felice. consumazione del cuore. il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare.XVII domenica Tempo Ordinario " Anno A In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo. perché nella nostra vita sono in gioco forze più grandi di noi. dove sarà pianto e stridore di denti». ma per forza di attrazione. viene come dono immeritato. si mettono a sedere. estasi della storia. Così sarà alla fine del mondo. capace di convocare mercanti dagli angoli della terra. Il protagonista vero della parabola non è il contadino. movimento. perché nell'uomo è posto un eccesso di desiderio e di attese. Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due . La vita umana non è statica. si accoglie. rilancia tutti i desideri. un supplemento d'ali verso più libertà. vende tutti i suoi averi e compra quel campo. esodo da sé. che niente fra le cose potrà esaurire. per seduzione di tesori. queste non generano che tristezza. Un contadino e un mercante trovano tesori. ma il tesoro: parola così rara per dire Dio. caduta e risurrezione. Protagonista vera della vita spirituale è la perla preziosa. forza che da sempre ha fatto partire discepoli del Nazareno verso i luoghi più sperduti del mondo. Ma quel dono deve diventare mia conquista. per una passione che sgorga da una bellezza. Anche in giorni disillusi come i nostri. i pescatori la tirano a riva. (Letture: 1 Re 3.7-12. 28-30. vita bella. altre vite dentro la mia vita. Salmo 118. congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». freddo. 5. occhi fissi solo al suo lavoro. Lo trova uno che è cercatore e navigante. desiderio di unirsi all'oggetto d'amore. poi va. di romanzi.

e per sempre. noi invochiamo. Ma Gesù non li manda via. come l'aria davanti al sole.37-39. recitò la benedizione. ascoltano e brucia il cuore. il bicchiere d'acqua dato. uomini pratici. Terzo miracolo: è poco. (Letture: Isaia 55. Venuta la sera. come il polline nel vento (Simone Weil). La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde:. Nulla è troppo piccolo di ciò che è donato con tutto il cuore. Gesù parla di dare. A noi. i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ed egli disse: «Portatemeli qui». Se non li congeda lui. Il secondo sono i cinque pani e i due pesci che qualcuno mette nelle sue mani. Vedendolo camminare sul mare. le briciole. Ci sono molti miracoli in questo racconto: il primo è quello della folla che. perché vadano a comprarsi da mangiare». non se ne va e rimane con Gesù. subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva. Salmo 144. il Signore risponde: «Voi date il vostro pane». il poco che sei. Matteo 14.. ma per la seduzione che hanno provato. L'unico merito che i cinquemila possono vantare. il dono è seme di miracolo. Davanti a Dio non c'è nulla di meglio che essere nulla. E. non ha mai mandato via nessuno.1-3. tipica di Dio: «raccolsero gli avanzi in dodici ceste». senza calcolare.. la notte e il deserto profumano di pane. Infine il quarto: la sovrabbondanza. secondo una misteriosa regola divina: quando il «mio» pane diventa il «nostro» pane. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio. ascoltano e risplende la vita. di cielo e di mani che conoscano il dono. È bello questo preoccuparsi dei discepoli. Pietro allora gli rispose: «Signore. fidandosi. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini. Stare con lui: e quando scende la sera. Vorrei tanto essere uno dei cinquemila. e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. sul lago. letteralmente.33. il poco che sai fare. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. ma è tutta la sua cena. È poco. Apre un altro modo di essere: dare senza calcolare. nutrendo così la nostra fame di sole e di pane. 5). Romani 8.. Tutti mangiarono a sazietà. ascoltano e vivono. che quotidianamente preghiamo: «Dacci oggi il nostro pane». senza contare le donne e i bambini. non se ne andranno spontaneamente. «preso alle viscere per loro» dice: «date loro voi stessi da mangiare». sono io. Davanti a Dio mio vanto esclusivo è il bisogno. non abbiate paura!». eppure quel poco basta. più forte di ogni paura: sono andati da Gesù. ribatte lui..Anno A (Dopo che la folla ebbe mangiato). I discepoli. generosamente. E hanno valore anche gli avanzi. dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba. l'unico loro diritto al pane è la fame. non per il miracolo dei pani. ma più bello è Gesù che «prova compassione». Tutti mangiano e ne rimane per tutti. Li invidio. dicono a Gesù: «Congeda la folla. Una per ogni tribù.pesci!». scesa ormai la notte nel deserto. una per ogni mese. se sei . egli se ne stava lassù. finché non avesse congedato la folla. quella sera. «Dacci». alzò gli occhi al cielo.13-21) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 07/08/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Una mano tesa sull'abisso del dubbio XIX Domenica del Tempo Ordinario . senza trattenere qualcosa per sé. gratuitamente. I discepoli parlano di comprare. prese i cinque pani e i due pesci. «Di nulla mi vanterò se non della mia debolezza» (2 Cor 12. e i discepoli alla folla. «Donate». da solo. Anzi. per primi. dare senza chiedere. Stare con lui: e sentire che più vivo di così non sarò mai. spezzò i pani e li diede ai discepoli.

perché ci viene dietro gridando!». s'impaurì e. come il ladrone.1-5. E sulla parola del Signore Pietro scende dentro la tempesta. si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. gridata di notte. Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. avanziamo anche nella tempesta. che veniva da quella regione. «È vero. perché hai dubitato?». Allora Gesù le replicò: «Donna.22-23) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 14/08/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Nella Cananea la fede degli esclusi XX domenica del Tempo Ordinario . Pietro domanda due cose: una giusta e una sbagliata. Vive un miracolo eppure la sua fede va in crisi: Signore. iniziamo la discesa nel buio. ma non più attratto dal suo camminare sulle acque. E subito Gesù tese la mano. Chiede di andare verso il Signore. aiutami!». figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». per questo suo grido: Signore.9a. partito di là. ed è la domanda assoluta. non ha occhi che per quel volto. salvami. Poi. E il grido di paura diventa abbraccio tra l'uomo e il suo Dio. Così noi. Romani 9. perfetta. comanda che io venga da te sulle acque. nella tempesta o nella paura. gridò: «Signore. Pietro seguirà il Signore. Matteo 14. E da quell'istante sua figlia fu guarita. dice il Vangelo. Egli cammina sul lago come nessuno ha mai fatto e già dubita. Ed ecco una donna Cananèa. per questo suo umanissimo oscillare tra fede grande. andrà dietro a colui che sa far tacere non tanto il vento e il mare. tra miracoli ed abissi. al centro della nostra mancanza di fede. se guardiamo a noi stessi. Signore " disse la donna ". senza più riparo. cominciando ad affondare. alle difficoltà. affonda e crede: Signore. E capisco che qualsiasi mio dubbio può essere redento. fissa le onde. se sei tu. comandami di venire verso di te sulle acque». perché guarda a Lui. 11-13a. Io ringrazio Pietro per questo suo umanissimo oscillare tra fede e dubbi. se guardiamo al Signore e alla sua parola. Ci raggiunge e non punta il dito contro i nostri dubbi. si mise a gridare: «Pietà di me. Signore. ma stende la mano per afferrarci. ai nostri limiti. Pietro mostra che il miracolo non serve alla fede. Ed è proprio là che Gesù ci raggiunge. Nei giorni della fede piccola arriva la mano forte che Dio non ha mai cessato di tendere. sulla polvere di ogni sentiero e non sul luccichio di acque miracolose. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila. salvami! Dubbio. Ed egli disse: «Vieni!». salvami!». grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». Signore. eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». gridata nel vento. Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». come Pietro. Pietro cammina sulle acque. Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele». E andò verso Gesù. Pietro scese dalla barca. uomo d'acqua e poi di roccia. Poi chiede di andarci camminando sulle acque. che sfida la tempesta. perché guarda il vento. vedendo il grande vento ebbe paura: inizia ad affondare. anche da una sola invocazione. Andrà dietro a colui che sa farsi prossimo sulla strada che va da Gerusalemme a Gerico. ma tutto ciò che non è amore. fede.Anno A In quel tempo. (Letture: Primo Libro dei Re 19. grido. Ma. Tu andrai verso il Signore ma in tutt'altro modo. dicendo: «Signore.tu. Pochi personaggi del Vangelo sono . Ma egli non le rivolse neppure una parola. bensì dal suo camminare verso il calvario. Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui. ed è la parte sbagliata. Salmo 84. affondo! Pietro dubita e affonda. Tu lo incontrerai ma non nei miracoli. non la rafforza. quella di ogni credente: che io venga da te. e fede piccola. Mi piace questo pescatore che ringrazio. vedendo che il vento era forte. lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede. gridata sulla croce.

giunto nella regione di Cesarèa di Filippo. la terra come Dio la sogna: una tavola ricca di pane. perché ci sia più luce sulla mensa e sul futuro del mondo. una madre abbracciata alla carne della sua carne. che non sanno il Credo ma sanno il cuore di Dio. di vacanze e di miseria. Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. Disse loro: «Ma voi. anzi sopra il candeliere. diretta a me: tu chi dici che io sia? Gesù non chiede: Cosa avete imparato? Che parola vi ha colpito? Qual è il centro del mio . Crede che la gloria di Dio è l'uomo vivente. figlio di Giona. E non per la perseveranza nel gridare il suo dolore. per noi. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. una madre straniera che non si arrende ai silenzi di Gesù. per questa semplice. Dice quella donna: non puoi fare delle briciole di miracolo. dentro e fuori la Chiesa. Sanno che se un figlio soffre. e i cuccioli siano trasformati in figli. perché anch'essi hanno occhi di luce.1. dei piccolissimi segni. domandò ai suoi discepoli: «La gente. Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo. una ragazza felice. il Figlio del Dio vivente». Allora grande è ancora la fede sulla terra. briciole. quanto perché. Simone. ma ne conoscono il cuore. le implorano da noi. una corona di figli. Salmo 66. Una madre pagana. Allora si delinea il Regno. e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». «Grande è la tua fede!». a prendere tutti gli esclusi da sotto la tavola. la creatura guarita.13-15. chi dite che io sia?». Romani 11. (Letture: Isaia 56.21-28) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 21/08/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Un amore che sfugge alle parole XXI Domenica del Tempo Ordinario Anno A In quel tempo. sente Dio più attento alla felicità che alla fedeltà dei suoi figli.29-32. finalmente risanata. Gesù. a metterli tra i figli. che non conosce Jahvé. Questa donna non ha la fede dei teologi. La pietà di Dio ci chiama a chinarci sugli ultimi. E lo sanno dal di dentro. ma intuisce sotto il suo rifiuto l'impazienza di dire sì. Gesù pone la seconda domanda. perché grande è il numero delle madri di Tiro e Sidone. briciole di segni. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli. è dichiarata «donna di grande fede». Affinché nessuno sia senza pane. Matteo 15. chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». una fiumana di madri cananee implorano ancora briciole per i loro cuccioli. La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo? La risposta è bella e al tempo stesso sbagliata: dicono che sei un profeta. E Gesù gli disse: «Beato sei tu. sa che Dio dimentica i propri diritti per i diritti dell'uomo che soffre. preceduta da un «ma»: Ma voi " come se i Dodici fossero di un altro mondo. altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Questa immagine si è fatta strada verso il cuore di Gesù e può farsi strada verso il nostro.6-7. Una frase dà la svolta al dialogo: i cuccioli sotto la tavola mangiano le briciole dei bambini. mai omologati al pensiero dominante " voi chi dite che io sia? La terza domanda è implicita. altri Elìa. Crede in un Dio che considera la salute di una ragazza pagana più importante che non il culto dei leviti e le formule della fede. nuda ragione Dio si fa vicino e appartiene al loro dolore. Non conoscono il nome di Jahvé. almeno delle briciole di miracolo.simpatici come questa donna. con il suo cuore di madre. Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista. i cagnolini della terra. discepoli del nazareno: fate dei segni. e dei cuccioli in attesa. perché né carne né sangue te lo hanno rivelato. ma il Padre mio che è nei cieli. che adora Baal e Astarte. voce di Dio e suo respiro. per questi cani di pagani? In questo presente di fame e di festa. Conosce Dio dal di dentro e sa che la sua legge suprema è che l'uomo viva. ma quella delle madri che soffrono.

tu cosa dici di Gesù Cristo? Le parole più vere sono sempre al singolare. che mai sei entrato nei palazzi dei re. caduto e risorto. ma chi perderà la propria vita per causa mia. I due simboli di oggi sono la chiave e la roccia. E la croce che il discepolo deve prendere? Per capire che cosa intenda Gesù forse basta sostituire la parola «croce» con la parola «amore»: «Se qualcuno vuol venire con me. ma ciò che vivo di lui. . Voi chi dite che io sia? Non mi basta dire Dio. a creare nel mondo strutture di riconciliazione. la tua gioia e il tuo peccato. Pietro è roccia nella misura in cui ancora trasmette Cristo. Chiave che apre le porte belle di Dio. Il male si risolve solo portandolo. ma perderà la propria vita?» (. non una morale. il punto ultimo in cui tutto si incrocia: le vie del cielo. Perché chi vuole salvare la propria vita. inseparato amore. Sulla croce. perché nulla mai. la troverà. L'amore ha scritto il suo racconto sul tuo corpo con l'alfabeto delle ferite. mai. ma nel mio patirla: Mi guardano negli occhi / e rimangono estatici / perché capiscono che io ti ho visto / ti ho sentito / e che qualche volta almeno / ti ho anche tradito (Alda Merini). della terra e del cuore. o risposte imparate. mai hai radunato eserciti. Matteo 16. ma di cui non ci è concesso stancarci. come la vita non sta nelle mie parole sulla vita. Gesù sa che non saranno mai i potenti a risolvere le lacrime del mondo o gli errori del singolo. È il segnale massimo lanciato da Dio all'uomo.. Tu sei per me un «disarmato amore». e in questo mondo di arroganti hai detto: «Beati i miti. Satana! Tu mi sei di scandalo. il cristianesimo è una Persona. Tu sei per me un «crocifisso amore». 39). Ma egli. con la tua fatica. letture. Che cos'è la Croce. Ma ogni discepolo è roccia e chiave. Tu sei per me un «inseparato amore». crocifisso amore.insegnamento? Ma: chi sono io per te? Tu con il tuo cuore. ma ciascuno dissetato alle fonti di Dio. Romani 11. Cristo non è ciò che dico di lui. perfette. disse a Pietro: «Va' dietro a me. indelebili come l'amore. Nulla. e me fra questi. roccia su cui far conto per costruire la casa comune.13-20) © riproduzione riservata l Vangelo A cura di Ermes Ronchi 28/08/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Il Crocifisso. Salmo 137. rinneghi se stesso. né cielo né abisso. e mai parole d'altri.33-36. totali: inseparabile sono dall'amore. Signore. questo non ti accadrà mai». i tessitori di pace». Chiamato a legare e sciogliere. tesoro per l'intera umanità. nulla mai ci separerà dal tuo amore di Dio (cf. né angeli né demoni. Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani. voltandosi. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia. un dolcissimo sogno sempre tradito. gli inermi. seduttore innamorato XXII domenica Tempo ordinario-Anno A In quel tempo. (Letture: Isaia 22. perché non pensi secondo Dio. È roccia nella misura in cui mostra che Dio è vivo fra noi. la perderà. dei capi dei sacerdoti e degli scribi. come colui che deve molto soffrire. e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. non studi. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero. oggi Gesù sconfessa Pietro ? e tutta la nostra logica ? presentandosi in modo «inaccettabile». se non l'affermazione alta che Dio ama altri. ciascuno.19-23. Non servono libri o catechismi. Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me. prenda la sua croce e mi segua.. Due parole assolute.) Domenica scorsa Pietro confessava Gesù. Rm 8. ma secondo gli uomini!». Non una dottrina. più della propria vita? La Croce è l'abisso dove Dio diviene l'amante. disarmato amore. inciso un giorno dalla spada a due tagli della sua Parola. può dare la sua risposta.

Allora ci soccorre Geremia: Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente. il grande seduttore. Il Vangelo pone una condizione: che il «noi» sia composto non per caso o per necessità. In Dio c'è desiderio. del sacrificio fino al dono di sé. passione. Un ritornello risuona in ogni versetto di questo Vangelo: mai senza l'altro. dalle relazioni quotidiane fondamentali. due oranti. Non guardare il dolore. Se tuo . guarda l'amore. E se all'orizzonte si staglia una croce. Tutti. due che si amano. pace.prenda su di sé tutto l'amore di cui è capace». Pietro non ci sta. Non amare è solo un lento morire. Guadagnerei il mondo ma perderei me stesso. mitezza. Il nome di Gesù è: passione d'amare. non da sopportare. Né isolamento. La croce del discepolo non sono i disappunti quotidiani. come forza di coesione del cosmo. il legame che si crea apre sul venire di Dio. a seguire i suoi passi. ad avere i suoi sentimenti. Anche in principio alla stessa Trinità. la passione di Dio per me. dalla più piccola comunità: io-tu. Senza questo fuoco. Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te. e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. non avere nessuno per cui valga la pena dare la vita». Se tuo fratello commetterà una colpa contro di te. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome. Ricordati che il vero dramma dell'uomo non è perdere la vita. bellezza. Tra i nomi di Dio Geremia introduce quello di seduttore: mi hai sedotto Signore e io mi sono lasciato sedurre (I lettura). In principio. ti allontana dal vecchio cuore. la complicità festosa di due amici. il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. è da «prendere». In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa. e Dio è lì. lì sono io in mezzo a loro». va' e ammoniscilo fra te e lui solo. e protesta la sua amarezza. come riassunto di un destino e di un amore: «Scegli per te il giogo dell'amore. mi sforzavo ma non potevo contenerlo. limpido cuore. e se non ascolterà neanche la comunità. cuore di carne.. resistere alla passione di Dio per me.21-27) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 04/09/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Se il mondo nuovo inizia nelle relazioni quotidiane XXIII Domenica del Tempo Ordinario Anno A In quel tempo. Salmo 62. sia per te come il pagano e il pubblicano. La croce vera. io per primo. tutto inizia dall'incontro. Pietro è deluso nel suo entusiasmo. ma nel nome di Gesù. se ti ascolterà. Quando un io e un tu si accolgono e diventano un «noi».7-9. abbiamo paura del dolore. Dio che seduce e delude? Che conquista e poi lascia smarriti? Sì. è via di Dio. dice Gesù. Se poi non ascolterà costoro. Il nome di Gesù è «fratello». Matteo 16. il legame. ci sia concesso però di non aver paura di amare. Romani 12. e mi sento un po' tradito. Il Vangelo ci chiama a pensare sempre in termini di «noi».1-2. né questione di numeri. e io con lui. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo. una madre abbracciata al suo bimbo. dillo alla comunità. se non ascolterà. non nel nome di interessi o di paure. perché chiama a pensare i suoi pensieri. come il terzo fra i due. Era impossibile resistergli. prendi ancora con te una o due persone. perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Un Dio innamorato. avrai guadagnato il tuo fratello. per violenza o per inganno. incompreso nel suo realismo. le fatiche o le malattie: cose solo da sopportare.. La costruzione del mondo nuovo inizia dai mattoni elementari io-tu. ma non incontrare nessuno che valga più della propria vita. (Letture: Geremia 20. giustizia. io sarei niente. Come fa Dio. va' e ammoniscilo: Dio è un vento di comunione che ci sospinge gli uni verso gli altri. Eppure Geremia si sente solo e incompreso. Da scegliere.

Dio e uomo. Per questo Dio lo ha risuscitato. Romani 13. iniziali ripartire: «Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. di vita. Tra Dio e il mondo il punto di congiunzione è la croce. allora sei autorizzato a intervenire. Tutto quello che legherete sulla terra. si rivela il principio della bellezza di Dio: il dono supremo della sua vita per noi. Ha tanto amato il mondo da dare il Figlio. la roccia solida su cui poggia la casa del mondo. Solo se porti la speranza e la gioia dell'altro. se hai assaporato le sue lacrime. Il potere di sciogliere e legare non ha nulla di giuridico. Accetterò la tua verità purché si sposi con la tenerezza (E. Tra i due termini. le speranze. ma la fraternità. Ciò che scioglierete avrà libertà per sempre. attirando tutto a sé. dopo duemila anni. Dio è entrato nella tragedia dell'uomo. tu per primo inizia il cammino. fino alla morte di croce. Cristo si è abbassato. perché chiunque crede in lui non vada perduto. non sarà più dimenticato. Xardel). Lo splendore del fondamento della fede. Dio. Colui che era disceso risale per l'unica via. Matteo 18. con il mezzo scandalosamente povero e debole della croce. L'essenza del cristianesimo sta nella contemplazione del volto del crocifisso (Carlo Maria Martini). che solleva la terra.7-9. ma abbia la vita eterna.8-10. Quale attrazione esercita la croce. estranei. L'unica parola che il cristiano ha da consegnare al mondo è la parola della Croce. ciò che legherete avrà comunione per sempre. di audacia e sorrisi. al tempo stesso Figlio dell'uomo e Figlio del cielo. abbassa il cielo. Per sapere chi sia Dio devo inginocchiarmi ai piedi della croce (Karl Rahner). che ci . quale bellezza emana per sedurci? Sulla croce si condensa la serietà e la dismisura. che tutto dice lontanissimi. tu va'. scrive Paolo. le parole del Vangelo indicano il punto di incontro: il disceso innalzato. la gratuità e l'eccesso del dono d'amore.. punto di congiunzione tra Dio e il mondo Esaltazione della Santa Croce «Nessuno è mai salito al cielo. Ma che cosa mi autorizza a intervenire nella vita dell'altro? La ragione è tutta in una parola: «fratello». se lo ami. E noi qui a stupirci che.Pound). Salmo 94. infatti. Non è la verità che mi legittima. gli affetti. le persone. consiste nel mandato fondamentale di tessere nel mondo strutture di riconciliazione: ciò che avrete riunito attorno a voi. terra amata. Mondo amato. porta che apre sull'essenza di Dio e dell'uomo: essere legame e fare dono. lo ritroverete unito nel cielo. non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo. così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo. quella forza di amare che «ti convoglia nello stellato fiume» (M. (Letture: Ezechiele 33. ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». e ciò che avrete liberato attorno a voi. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito.. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama» (P. che cosa genera? Cristo è la sorgente del rapporto buono con l'altro. è storia santa.15-20) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 11/09/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar La croce. di energie.fratello sbaglia. Cristo è stato innalzato sulla croce. incomunicabili. se non colui che è disceso dal cielo. la misura alta dell'io e del tu che diventano noi. Dio e mondo. quella della dismisura dell'amore. è crocevia dei cuori dispersi. perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. ci innamoriamo ancora di Cristo proprio come gli apostoli. perché l'uomo non vada perduto. dice Giovanni. Da queste parole sorgive. per questo amore senza misura. Luzi). raccoglie i quattro orizzonti. il Figlio dell'uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto. Ma a che cosa serve la presenza di Cristo in mezzo a noi? Che cosa porta.

. l'incremento di vita inatteso che si espande sui lavoratori. è questa mia vita che gli sta a cuore. quello che è giusto ve lo darò". e fece altrettanto (.4b-9. (. nella bellezza dell'atto di amore. esce a cercare lavoratori. Filippesi 2. ma il mio bisogno. Bella è la persona che ama. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Giovanni 3. con pazienza e intelligenza..6-11. Uscito ancora verso le cinque. estasi del divino. © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 18/09/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Una bontà che va oltre la giustizia XXV domenica Tempo ordinario . La giustizia non basta per essere uomini. che sa ancora saziarci di sorprese. Arte di amare. È il lavoro che più gli sta a cuore: per cinque volte infatti. incominciando dagli ultimi fino ai primi"». con sudore e poesia. ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?".13-17).Anno A In quel tempo. metto al centro non il denaro. non la produttività. allora non posso contestare chi intende assicurare la vita d'altri oltre alla mia.). ne vide altri che stavano in piazza. Ma la bontà va oltre la giustizia. riflesso di un amore folle e scandaloso fino a morirne. Ed egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna". È vero: non è giusto. Uscito poi verso le nove del mattino. che ci seduce. e coinvolge me nella sua custodia. Nel cuore di Dio cerco un perché. Quando fu sera. dove il Figlio di Dio si lascia annullare in quel poco di legno e di terra che basta per morire.) Finalmente un Dio che non è un "padrone". Non fermarti a cercare il perché dell'uguaglianza della paga. disoccupati. se metto al centro quell'uomo concreto. Tanto meno basta per essere Dio. Dio non si merita. ma l'uomo. Allora non calcolo più i miei meriti. ma un Dio che aggiunge continuamente un di più. Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. nemmeno il migliore dei padroni. bellissimo l'amore fino all'estremo. quello delle cinque del pomeriggio. è qui. è un'altra cosa. È altra cosa: è il Dio della bontà senza perché. ma è diversa pienezza. come Lui. Suprema bellezza è quella accaduta fuori Gerusalemme. (Letture: Numeri 21.. davanti a Lui non è il mio diritto o la mia giustizia che pesano. con i figli che hanno fame e la mensa vuota. . Intanto è il signore di una vigna: fra tutti i campi la vigna è quello dove il contadino investe più passione e più attese. vigna da cui attende il frutto più gioioso. Che intensifica la tua giornata e moltiplica il frutto del tuo lavoro. In quel corpo straziato. Veramente divino è questo abbreviarsi del Verbo in un singulto di amore e di dolore: qui ha fine l'esodo di Dio. ma la persona. e disse loro: "Andate anche voi nella vigna. (.. È questa terra la passione di Dio. che trasgredisce le regole del mercato.. osserva piuttosto l'accrescimento. in quel corpo che è il riflesso del cuore. sulla collina. Gli risposero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata". Eppure mi sento solidale con gli operai della prima ora che contestano: non è giusto dare la medesima paga a chi fatica molto e a chi lavora soltanto un'ora. Se.. ma conto sulla sua bontà. un bracciante senza terra e senza lavoro. Neanche l'amore è giusto. da uno scuro all'altro.) Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre. reso brutto dallo spasimo. è di più. lì è la bellezza che salva il mondo. E capisco che le sue bilance non sono quantitative.commuove. Dio è diverso. lo splendore del fondamento. Non è un Dio che conta o che sottrae. Salmo 77. il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e dai loro la paga. che crea una vertigine nei normali pensieri. è un dettaglio.

un Dio buono che sovrasta le pareti meschine del mio cuore fariseo. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. La differenza decisiva tra i due ragazzi: uno diventa figlio e coinvolto. l'altro rimane un servo esecutore di ordini. non mi dispiace. Filippesi 2. i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto.20-24. che prima di aderire a suo padre prova il bisogno imperioso. L'altro figlio. suo e mio. impulsivo. fai viva la tua vita! E il vangelo si diffonderà a partire da tutte le piccole vigne nascoste. li cerca. Non mi dispiace che tu sia buono. Chi dei due ha fatto la volontà del padre? È il passaggio centrale: volontà di Dio non è mettere alla prova l'obbedienza o la coerenza dei figli. C'è poi un figlio vivo e reattivo. non a parole XXVI domenica Tempo ordinario .28-32) .6-9. No. Salmo 23. chiede loro di lavorare in una vigna che non dice «mia». Qualcosa poi accade e viene a disarmare il rifiuto del figlio che ha detto no. dove ciascuno si impegna a rendere meno arida la terra. che va' verso i suoi figli. affinché il mio sguardo opaco diventi capace di gustare il bene. meno soli gli uomini. Ti dispiace che io sia buono? " No. Ed egli rispose: "Non ne ho voglia". E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. ma sottintende «nostra». ma far maturare la vigna della storia. Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. avete visto queste cose. in cui senza contraddizioni avvenga l'incontro perfetto del dire e del fare. non mi dispiace perché so che verrai a cercarmi anche se si sarà fatto tardi. diventa il luogo dove. Signore.27. contradditori e incerti. Tutto in una parola: "si pentì". cioè "cambiò il modo di vedere" il padre e il lavoro. Abbiamo tutti due anime: quella dell'apparire e del fingere per gli altri. oggi va' a lavorare nella vigna". signore". Siamo tutti così. Matteo 21. ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli». dice il profeta Ezechiele nella I lettura. meno contraddittorio il cuore. si fa vicino. è racchiusa una profezia di gioia e di festa per tutta la casa. (Letture: Isaia 55. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». si realizza nei frutti buoni che ognuno può portare per la vita del mondo. di fronteggiarlo. Conosce bene come siamo fatti: non esiste un terzo figlio ideale. Si rivolse al primo e disse: "Figlio. «Un uomo aveva due figli».Anno A In quel tempo. che si accontenta di apparire. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia. e non gli avete creduto. perché sono l'ultimo bracciante e tutto è dono. Ed egli rispose: "Sì. che non ha nulla di servile.si accoglie. che dice e non fa. Non si illude Gesù. Salmo 144. Risposero: «Il primo». vitale. Matteo 20. Ma non vi andò. Il suo progetto. (Letture: Ezechiele 18. Il padre non è più il padre-padrone cui obbedire o cui ribellarsi. libero da sudditanze e da paure. e si potrebbe tradurre così: un uomo aveva due cuori. ma colui che progetta il bene della casa. Ciò che Dio sogna non è l'obbedienza o la fatica. e quella dell'essere veri anche se nessuno vede e sa. Ma poi si pentì e vi andò. Se agisci così fai vivere te stesso. di contraddirlo. Sono felice che tu sia così. cui importa non la verità e la coerenza ma il giudizio degli altri. al contrario. è invece un adolescente immaturo. di misurarsi con lui.1-11. che al rifiuto non si scandalizza e non si deprime.1-16) Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 25/09/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Discepoli nei fatti. La vigna è più che fatica e sudore. che non ha bisogno di lavoratori ma di figli. è invece una vigna dai grappoli colmi di sole e di miele. con due cuori: uno che dice sì e uno che lo contraddice. nel vino. Così noi: cristiani solo a parole o con i fatti? Primo attore della breve parabola è il padre. Voi. Filippesi 1.25-28. Anzi.

lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. non più grida di oppressi. ma grappoli gonfi di sole e di luce. di un tralcio innestato su Cristo. vigna e delusione di Dio. Salmo 79. per la fame e la gioia d'altri. nuovi vignaioli. Anzi. e poi l'ha affidata alle cure d'altri: e inizia la storia perenne di un amore e di un tradimento. Matteo Mt 21. Cosa trovano in noi? Vino buono o uva acerba? Tutti cadiamo nell'errore dei vignaioli: l'atteggiamento sterile di calcolare e prendere ciò che la vigna (che è lo Stato. Da un lato la nobiltà d'animo del padrone. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: "Avranno rispetto per mio figlio!".. un po' di coraggio e una breccia di luce. che cosa farà a quei contadini?» (. dissero tra loro: "Costui è l'erede. Cresco di lui. mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. ingiustizia e volti umiliati. nuovi tributi. dopo l'uccisione del Figlio?». mantenendo intatto il ciclo immutabile del dare e dell'avere. di vino buono le giare di Cana. anziché quello di servitori della vita. attendevo rettitudine. il mio ruolo più vero è quello di una piccola vite. viene con le persone che cercano pane. di lui godo. Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo. in lui mi innesto. ma li trattarono allo stesso modo.) Vigna d'uva selvatica in Isaia. Isaia e Matteo raccontano la cura appassionata di chi ha piantato la vigna. vite e vino di festa. sangue. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti. La loro idea di giustizia è riportare le cose un passo indietro. ritornare a prima del delitto. visto il figlio. Il frutto che Dio attende è una storia che non generi più oppressi. che riempie di vita le strade del mondo.© riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 02/10/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Nella nostra vigna la vendemmia avviene ogni giorno XXVII Domenica Tempo ordinario -Anno A In quel tempo. Per questo è venuto Cristo. Vangelo. che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. senza contare. più numerosi dei primi. chiamato a dare frutto. vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. Ci arroghiamo il ruolo di vendemmiatori. In noi invece la vendemmia avviene ogni giorno. Su di lui mi fondo. gli altri ci possono dare. non più sangue». Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono. Io sono così. Il sogno di Dio non è il tributo pagato. uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!". Lo presero.6-9. far nascere e maturare. di lui mi disseto. Il sapore profondo di questo frutto è espresso da Isaia: «aspettavo giustizia. dall'altro la brutalità violenta e stupida dei vignaioli. un altro lo uccisero. La soluzione proposta dai Giudei è logica: una vendetta esemplare. vi ha scavato un tino. Nelle vigne è stagione di frutti. La circondò con una siepe. Quando verrà dunque il padrone della vigna. la Chiesa. Su. l'ha cinta come un abbraccio. la famiglia. un altro lo lapidarono. ma una vigna che non maturi più grappoli rossi di sangue e amari di lacrime. Anziché preoccuparci di ciò che noi possiamo donare. vendemmia di sangue nel Vangelo di Matteo: è la domenica delle delusioni di Dio. giustizia. (Letture: Isaia 5. Filippesi 4. Mandò di nuovo altri servi. Ma Gesù non è d'accordo e introduce la novità propria del Vangelo. eretto una torre. la comunità)..33-43). La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. il gruppo.1-7. Ma i contadini. Eppure il tradimento dell'uomo non è in grado di fermare il piano di Dio: la vigna darà frutto e Dio non sprecherà la sua eternità in vendette. © riproduzione riservata . «Cosa farà il padrone della vigna.

non può godere la festa perché non porta il suo contributo di bellezza. In queste poche parole è nascosto il motivo del rifiuto: gli invitati sono troppo impegnati per avere il tempo di vivere. e la sala delle nozze si riempì di commensali.) ma quelli non se ne curarono (. La terza immagine è quella dell'abito nuziale. Gesù (. Forse quell'uomo non ha creduto al re: non è possibile che un re inviti a palazzo straccioni e vagabondi... ma di peccatori perdonati. si accoglie! «E la sala si riempì di commensali».19-20.12-14.) Tre immagini riassumono la parabola di oggi: la prima è quella di una sala vuota. passare la vita a vestirci e rivestirci di Cristo. Il suo è come un esodo perenne in cerca dell'uomo. godimento.. primo di tutti gli esodi da ogni solitudine. buoni e cattivi si confondono nella sala stracolma. separato. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze. Non ad amare riamati. Poi disse ai suoi servi: «(. altri verso i campi e gli affari. seguono una logica mercantile e contabile.1-14) © riproduzione riservata . Ma lui non si confonde con gli altri: isolato.) andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete. i meritevoli. che dall'eternità celebra il rito dell'amicizia: «Andate per le strade e quelli che troverete. come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?» (. il Signore apre strade lungo le siepi. (.). Neanche Dio può restare solo. La seconda immagine è quella delle strade. solo. preparata per una festa cui nessuno partecipa. in principio un Dio inascoltato e ignorato che sogna una reggia piena di volti felici e di canti. li insultarono e li uccisero. altri poi presero i suoi servi. Sono le strade percorse dai servi. Mandò di nuovo altri servi (.Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 09/10/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Alla festa del re senza l'abito nuziale XXVIII Domenica Tempo ordinario . Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. che fece una festa di nozze per suo figlio. chiamateli». (Letture: Isaia 25. buoni e cattivi.. Salmo 22.) fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. dei suoi gesti e dei suoi doni. Allora il re (. In principio un Dio che ha bisogno di dare per essere Dio.) disse: «Il regno dei cieli è simile a un re.Anno A In quel tempo... Se il dono non è accolto e le case si chiudono.) Quei servi radunarono tutti quelli che trovarono. Ha la mentalità di quelli che hanno rifiutato..6-10a. ma questi non volevano venire. Ma Dio non si merita. di gente come noi. L'uomo che non l'ha indossato non è peggiore degli altri.. estranea alla gratuità del tempo e del dono. In principio il dono. Cos'è l'abito nuziale? È Cristo: «rivestitevi di Cristo». E noi ci aspettavamo che accanto a Dio potessero sedere solo i buoni. La strada è il simbolo della libertà delle scelte: alcuni le percorrono verso la festa. ma prima ancora dagli invitati che se ne vanno al proprio campo e ai propri affari. È il dramma dell'uomo che si è sbagliato su Dio. i puri. inadatta.. Così siamo noi: pronti a dare a Dio qualcosa in cambio di qualcosa (preghiere in cambio di aiuto) ma non a dare e ricevere gratuitamente amicizia. che non immagina un Regno fatto di festa.. Gli disse: «Amico.. Il paradiso non è pieno di santi. Disposto perfino a stare in compagnia di gente non all'altezza. sbagliata o cattiva.. Matteo 22. è lì come se fosse altrove. convivialità.. i senza peccato.. Filippesi 4. chiamateli alle nozze». cattivi e buoni.

Salmo 96. «ridate indietro». ma quella di prendere le radici stesse del potere e di capovolgerle al sole e all'aria. sul rapporto tra uomo e uomo. 1. (Letture: Isaia 45. Tessalonicesi 1. se non del cuore. all'invasore. la mente. Tu non hai soggezione di alcuno. costruita per amplificare tensioni e divisioni: «È lecito o no pagare le tasse a Roma?». conoscendo la loro malizia. ripeti a Cesare: Io non ti appartengo. è amore. Libero e ribelle a ogni tentazione di possesso. Dunque. A Cesare vadano le cose. 1-5. l'anima. non può impadronirsi della loro libertà. di nulla sei proprietario. Tutt'altro modo di essere Dio. Posta a Gesù. Non è il padrone delle vite. a dirgli: «Maestro. pagare il tributo a Cesare?». non dovete far altro che restituirla». Sei figlio di un dono. talento d'oro. l'universo e tutti i viventi» (salmo 24. «io appartengo al Signore» (Isaia 44. di' a noi il tuo parere: è lecito. «Questa moneta appartiene Cesare. a Dio le persone. devi restituire niente di meno di te stesso. Proprio questa sintesi pericolosa Gesù vuole disinnescare: Cesare non è Dio. Perché nulla di ciò che hai è tuo. perché non guardi in faccia a nessuno.4-6. L'iscrizione sulla moneta diceva «al divino Cesare» o «al dio Cesare». i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. ma un servo sofferente per amore. capiremmo molto di più: il profilo dell'imperatore non era un semplice omaggio al cesare di turno. Mandarono dunque da lui i propri discepoli.5). ma indicava la proprietà: egli era il proprietario di quell'oro e chi l'aveva in mano ne era solo un proprietario temporaneo. con gli erodiani. o no. che intendeva eliminare il concetto stesso di nemico. Spettano a Dio solo. L'uomo è cosa di un Altro. Gli risposero: «Di Cesare». una domanda malvagia.Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 16/10/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Dio non è un Cesare più grande d'ogni Cesare ma servo di tutti per amore XXIX domenica Tempo ordinario . perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». è il servitore dei viventi. Ma Gesù. Per Gesù Dio non è il potere oltre ogni potere. Cesare non ha diritto di vita e di morte sulle persone. ma soltanto a Lui. A Cesare non spetta il cuore.Anno A In quel tempo.1). risponde conducendoci in profondità. ma più precisamente «restituite». Ma che cosa gli appartiene? «La terra. Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». «Rendete a Dio quello che è di Dio». che viene da prima di te e va oltre te. Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione. La risposta di Gesù ha come intenzione quella di allargare il problema: non di teorizzare l'autonomia delle realtà mondane. Una domanda trappola. di chi sono?». al rapporto tra uomo e Dio. Se avessimo fra le mani quella moneta romana. quando alla questione politica e storica. o la separazione dei poteri. Non un Cesare più grande degli altri cesari. Gesù impiega un verbo che non vuol dire solo «date». non ha il diritto di violare la loro coscienza. dono che porta coniata l'immagine di Dio. Ma la profezia di Gesù sorge nella seconda parte della risposta. 15-21) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 23/10/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar . rispose: «Ipocriti. Matteo 22. Tu. A me dice: Non iscrivere appartenenze nel cuore che non siano a Dio. Cosa di Dio. sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Ed essi gli presentarono un denaro. Al nemico. Ad ogni potere umano è detto: Non appropriarti dell'uomo.

Va' e anche tu fa' lo stesso. La novità del cristianesimo non è il comando di amare Dio: amano il loro Dio molti uomini. io non lo caccerò fuori. e intende cancellare il concetto stesso di nemico. Ripete due comandi antichi e noti. lo moltiplica. ma come.20-26. Questo è il grande e primo comandamento. quando esulta per il nardo profumato di Maria.34-40) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 30/10/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Le porte della morte aprono alla vita Commemorazione di tutti i fedeli defunti In quel tempo. la rivoluzione portata dal Vangelo. perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà. Amare vuol dire non morire. perché durerà quanto durerà il tempo. La novità del cristianesimo non è l'amore. anzi l'unico. lo fanno i mistici di tutte le religioni. Amare. voce. il sale e immetterlo nei giorni: come ho fatto io. L'amore è Lui: quando lava i piedi ai discepoli. e prega per chi lo uccide. con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". così anche voi. ma coniugato al futuro. ma aggiunge: il secondo è simile al primo. Perché è un progetto. nella Legge. Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà. Salmo 17. non la quantità ma lo stile. Non è sottrazione ma addizione d'amore. lui che è l'amore stesso. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha . e neppure il suo sangue tiene per sé. voce del verbo vivere. Gli uomini amano. Perché l'uomo ama. ma una necessità per vivere. quando si rivolge al traditore chiamandolo amico. all'impossibile. verrà a me: colui che viene a me. Eppure. lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro. Dio non ruba il cuore. 1 Tessalonicesi 1.5-10. ma possibile seguirne le orme. E l'umanità. Un futuro che traccia strade e indica una speranza possibile. Ama Dio con tutto il cuore. E troverai la vita. Tutto il nostro futuro è in un verbo. Signore. bensì l'amore come quello di Cristo. Gli rispose: «"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore. Il prossimo è simile a Dio. ma solo Dio ama con tutto il cuore. ha corpo. un secco imperativo. (Esodo 22. Cosa farò l'anno che verrà. Cosa devo fare domani. per il mio futuro? Tu amerai. O rischiamo di esserne schiacciati. il lievito. Neppure quello di amare il prossimo come te stesso è proprio del cristianesimo. Amerai. il figlio. quando piange per l'amico morto. la sua Storia? Solo questo: l'uomo amerà. qual è il grande comandamento?». presente com'è nel primo Testamento. cuore «simili» a Dio. per essere vivo? Tu amerai. il prossimo e perfino il nemico. coglierne il sapore. Matteo 22. Amerai il prossimo è simile ad amerai Dio. la moglie. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». Amerai con tutto" con tutto" con tutto" Per tre volte Gesù ripete l'appello alla totalità. Amatevi come io vi ho amato. voce del verbo morire. Questo è lo scandalo. e ricomincia dai più perduti. il suo destino. ma la volontà di colui che mi ha mandato. perché amare è azione mai conclusa.Il cristiano ama al modo di Gesù XXX domenica Tempo ordinario " Anno A In quel tempo. resta ancora del cuore per amare il marito. i farisei. il cristiano ama al modo di Gesù. si riunirono insieme e uno di loro. Non un obbligo. presentato però non come una ingiunzione. un dottore della Legge. Impossibile amare quanto lui. E dentro c'è la pazienza di Dio. Non quanto. come respirare. e poi dopo. l'amico. avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi.

le porte della morte conducono verso l'esterno. Per lui il bene più grande non è una vita lunga. e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Né angeli né demoni. Salmo 26. ma non come esenzione dalla morte. un infinito sopravvivere. neanche il più piccolo filo d'erba. La liturgia non ha lacrime. non un affetto. e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». l'essenziale non sta nel non morire. perché ciò di cui fa memoria non è la morte. forse la più bella.. i miei cari non moriranno" Invece Dio è qui.. inerme ed umanissimo: godere.1. © riproduzione riservata l Vangelo A cura di Ermes Ronchi 06/11/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Sono i figli di Dio il suo «tempio» Festa della dedicazione della Basilica Lateranense Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. invoca: ammettili a godere la luce del tuo volto. lo è per i miei sensi. ma al nostro bisogno di felicità. La ragione cede alla gioia. Così noi ripetiamo le sue parole e il suo errore: in questa malattia del mio familiare. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna.] Egli parlava del tempio del suo corpo. Marta ha fede in Gesù. [. là seduti. non un bicchiere d'acqua fresca. la fede al godimento. Dal santuario di Dio che è la terra e dove nessun uomo può restare a vivere. Perché Dio non è risposta al nostro bisogno di spiegazioni. i cambiamonete. né vita né morte. nulla ci potrà mai separare dall'amore (Rm 8. [. Già un'ora dopo i mercanti avevano rioccupato il loro . perché questa morte innocente? Se Tu sei qui. Ma su che cosa si aprono i battenti di questa porta? Non lo sai? Sulla vita! (Letture: Giobbe 19. Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». sempre. Per sua precisa volontà nulla andrà perduto. essa infatti non pronuncia parole sulla fine ma sulla vita. Una preghiera per i defunti. ma nel vivere già una vita risorta. mi vendicherà della mia morte. pecore e colombe e. La liturgia non ha pianti. per la totalità della mia persona. La fede cristiana dichiara invece che l'esistenza dell'uomo va da morte a vita. Dio salva. gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio. L'eternità è già entrata in noi molto prima che accada. A temere di più una vita vuota e inutile che non l'ultima frontiera che passeremo aggrappandoci forte al cuore che non ci lascerà cadere. e io lo risusciterò nell'ultimo giorno». entra con la vita di fede (chiunque crede in Lui ha la vita eterna). La sua vendetta è la risurrezione. Questo mi basta.] Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». se non asciugate dalla mano di Dio. gli affetti e il cuore. ma la risurrezione. Gesù non ha mai promesso che i suoi amici non sarebbero morti.23-27a. Salvare significa conservare. Quando poi fu risuscitato dai morti. Il Signore ci insegna ad avere più paura di una vita sbagliata che della morte. Giovanni 6.35-37). L'eternità fiorisce nei verbi della gioia. dov'è Dio? Se Dio esiste. entra con i gesti del quotidiano amore.37-40). con le pecore e i buoi. questo è il suo nome.. «Se tu fossi stato qui mio fratello Lazzaro non sarebbe morto». lo spirito. Romani 5.dato. ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. eppure si sbaglia. un amore mai più separato. La nostra esperienza sostiene che tutto va dalla vita verso la morte. i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo. I verbi della fede cedono ad un verbo umile e forte. Se Dio è amore..5-11.

La sua opera più vera è ricostruire. il talento e il lavoro. Eppure il gesto di Gesù non è rimasto senza effetto. Un Dio così non crea problemi. là dove eri caduto. il falso dio del denaro. a un altro due.. terra aperta al cielo. o all'istituzione.9c-11. E se appartengo a Cristo. il Misericordioso senza tempio cerca un tempio. Dio è ancora in viaggio. andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. e ne guadagnò altri cinque. Casa ingombra di pecore e buoi. la teologia dei figli di Dio come tempio di Dio.. La cerca proprio in me. quelli che lavorano il loro capitale.16-17. il loro splendido dono: e vedono il mondo. ma non cambia nulla della vita. il Dio che non ha casa è in cammino e cerca casa. Gesù ha molto amato il tempio di Gerusalemme. secondo le capacità di ciascuno. Il vero tempio non è indicato dal giro delle pietre ma dal perimetro vivo di un corpo di carne.1-2. quello che non fa progredire niente. ora. il suo. E lo è il mendicante. tenda della Parola. È facile adeguarsi a un Dio che abita le cattedrali. che ci ha insegnato a sostituire alla teologia del tempio. (Letture: Ezechiele 47. proclama ancora: non farai mercato della fede. si è indignato coi mercanti. la legge gretta del baratto.12. A uno diede cinque talenti. Non fate della casa del Padre mio un mercato! Gesù non si rivolge ai custodi dei templi. non farai valere la legge scadente dello scambio. Parlava del tempio del suo corpo. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro (. di denari e di colombe. Gesto e parole di Gesù sono profezia per oggi: se allora il tempio era diventato mercato. il luogo dove si adorano i nuovi idoli. dove tu dai qualcosa a Dio. che non lascia più trasparire Dio. perché Lui in cambio dia molto a te. invitata a diventare di nuovo trasparente. Giovanni 2. un giardino incompiuto che deve crescere e fiorire? Oppure mi riconosco nel terzo servo. lo ha ammirato. prigioniero delle pietre e delle mura degli uomini.13-22) © riproduzione riservata l Vangelo A cura di Ermes Ronchi 13/11/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Chiamati alla pienezza e alla creatività XXXIII Domenica Tempo Ordinario " Anno A «Avverrà come a un uomo che. egli ti fa rialzare e risveglia la vita. egli ti fa ripartire. poi partì. Lo ha chiamato «casa del Padre» eppure lo ha anche radicalmente contestato: Distruggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli. ma a ciascuno: la casa ultima del Padre sei tu. In quale servo mi riconosco? Nei primi due. io riedifico. ha pianto per la sua distruzione imminente. l'azione propria di Dio è far risorgere.8-9. anch'io sono tenda di Dio. Gesù ci insegna a sostituire la teologia del tempio di carne: i figli di Dio sono il santuario di Dio. il belato degli agnelli e il tubare delle colombe si fondeva di nuovo con il mormorio delle preghiere. partendo per un viaggio. Salmo 45. è il mercato globale ad essere diventato il tempio. Alla teologia del tempio di pietra. Così anche quello che ne aveva ricevuti due. Là dove gli altri ti fermano. a un altro uno. una spirale d'amore crescente è . «Il vero problema per noi è rappresentato da un Dio che ha scelto come tempio l'uomo» (Pozzoli). 1 Corinzi 3. l'immigrato.posto. lo straniero la cui sola presenza mi infastidisce. il tutto come un dono iniziale che progredisce. uomo inutile al futuro? Il cuore segreto delle cose è un appello a crescere. senza pudore alcuno. Questa parabola è la sintesi delle due forze opposte di cui si nutre ogni vita: l'emozione e la disciplina. gli uomini. chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.)». Colui invece che aveva ricevuto un solo talento. ne guadagnò altri due. Voi distruggete.

ma le tue paure e i tuoi dolori: Dio naviga in un fiume di lacrime (Turoldo). senza voli retorici: nessuno dei servi crede di poter salvare il mondo. Così è per i primi due servi: nella loro mente non c'è un rendiconto che incombe e turba i sonni. del lievito. La cosa che mi commuove. Distogli il tuo sguardo dal mio peccato. ma dei creatori di opere nuove. È un esule della creazione. Come per il campo arato che non può restituire in estate solo il seme che ha ricevuto. che sparge a piene mani i suoi germi di luce e di vita. ma il cielo di Dio sono i poveri. Il mondo è un giardino incompiuto e incamminato.. (Letture: Proverbi 31. Dio è la primavera del cosmo: a noi il compito di creare l'estate dei frutti. gli itinerari di emozione e disciplina. l'avete fatto a me». di olivi. il nostro vanto.. Il padrone tuttavia non vuole per sé i talenti. ma quello dei miei gesti di bontà. tra semina e mietitura. Tutto invece odora di casa. ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo. con magnifica esuberanza.. per sempre lo fisserà sul bene. ad un . Dove entreremo solo se saremo prima entrati nella vita di chi soffre. ma devono ascendere gloriosamente verso la pienezza.. di inizi come doni pieni di grazia. ho avuto sete e mi avete dato da bere. in coloro che incarnano non i tuoi sogni. l'ha legata a un po' di pane.1-6. così per noi. nudo e mi avete vestito. il nostro incarico. supplicava Davide nel salmo del pianto. il nostro ruolo è la moltiplicazione. di lavoro e di attesa. Vocazione nostra è di essere emozionati e disciplinati artefici di creazione. Il terzo servo ha un cuore malato. [. Padre che sei nei cieli. delle cose ultime.1013. malato e mi avete visitato. Solo così la nostra vita non sarà inutile al divenire comune. come fragili miracoli che possono rompersi fra le mani. Il terzo servo non crea più: solo conserva. Anzi li moltiplica: questa spirale d'amore crescente è il nome segreto di tutto ciò che vive. non a immagine del Dio creatore. esiliato e inutile. del germoglio. di viti. perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare. ero in carcere e siete venuti a trovarmi». ad un bicchiere d'acqua. l'estate odorosa di frutti. Pena il non senso della vita. le tue dita stanno sfiorando il cielo di Dio. essi restano ai servi fedeli. C'è nel Vangelo tutta una teologia del seme. 1 Tessalonicesi 5. servitori della forza lievitante nascosta dentro tutto ciò che vive. senza desiderio. E quando la tua mano tocca un povero dalla vita dolente. A noi tocca il cammino. nell'ultimo posto. Salmo 127. ma una vita che chiede di crescere.14-30) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 20/11/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Chi tocca i poveri sfiora il cielo di Dio XXXIV Domenica Tempo Ordinario-Anno A Cristo Re dell'Universo Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Venite. della gemma. ero straniero e mi avete accolto. Ed ecco che Dio esaudisce quel grido. La parabola è il poema della creatività.19-20. Sul bene concreto: e l'umiltà della materia è così importante che Dio vi ha legato la salvezza.l'energia. Matteo 25. è di lasciare il mondo un po' più bello di come l'abbiamo trovato. Ma il mondo e il cuore non ci sono dati come cose da conservare. di lana. benedetti del Padre mio. non indagherà le mie ombre ma annoterà i semi di luce o il polline di bene che ho seminato. Perché Gesù sta nel posto dove noi non vorremmo mai essere. è che Dio non mi giudicherà scorrendo l'elenco delle mie debolezze.30-31. Non siamo dei conservatori di cose preziose e minacciate. nell'ultimo giorno distoglierà il suo sguardo dal male.] «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli.

Il nostro futuro. che non vi trovi addormentati). questa cosa è solo l'amore.vestito donato. Ma a vivere d'altri. «attendere è amare» (Simone Weil). è metafora di fallimento e di morte. giungendo all'improvviso. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà. è generato dal bene che io. e ha ordinato al portiere di vegliare. Misura dell'uomo. secondo Isaia (perché lasci che si indurisca il nostro cuore?). dell'attenzione. Che non misura le tue debolezze. quando la segreta esultanza del corpo e del cuore deriva da qualcosa che urge e gonfia come un vento misterioso la vela della vita. Matteo 25. Il mio avvento è come di donna «in attesa». Qualcuno ha definito la durezza del cuore e la vita addormentata come «il furto dell'anima» nel nostro contesto culturale.. e per trovarla non guarderà me. al Lazzaro innumerevole della terra. state attenti. Questa è la grandezza della fede evangelica: il tema del supremo confronto tra uomo e Dio non è il peccato ma il bene. Se c'è qualcosa di eterno in noi. misura della storia è il bene.28. fate in modo che. il vivere senza mistero. porta in sé l'uomo che verrà. cielo e paradiso. a ciascuno il suo compito. l'umanità intera porta il Verbo. Attendere. l'attesa di mille realizzazioni possibili. per la sua fragilità. quando l'attesa non è assenza. Ma è anche maestro di fede perché incarna l'evidenza che tutti noi viviamo solo perché custoditi da altri. Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione. con la vita a rischio. 1 Corinzi 15. È come un uomo. lo dico a tutti: vegliate!». perché non sapete quando è il momento. ma per una pienezza. E se lo guardi. Quello che dico a voi. ogni persona attende un uomo e un Dio che già sono dentro di lei. ma evento di completezza e di totalità. ma al cuore detto dalle cose. benedetto! (Letture: Ezechiele 34. custodisce il sogno di tutta la potenzialità dell'umano. Attendere con tutto me stesso significa desiderare. ti senti naufragare. ma è colui che instancabilmente ti sospinge al bene. la porzione di poveri e di lacrime e di amori che mi è affidata e che devo custodire con la mia vita. ti obbliga a confrontarti con le cose estreme. Avvento è il tempo dell'attesa. non vi trovi addormentati. Un doppio rischio incombe su di noi: il «cuore indurito».20-26a. Il povero di cui parla il Vangelo è colui che viaggia ai limiti dell'esistenza. impaziente di ripetere: Vieni. Il povero.11-12. è gravida di un progetto. se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino. Come fa ogni donna incinta. Dio non ti sorprende in un momento di debolezza. equivale a vivere. il furto del cuore tenero: è un tempo . ma incalza la tua bontà. Così io attendo un Signore che già vive e ama in me. vigilate.15-17. una sovrabbondanza. esperienza amorosa dell'essere uno e dell'essere due al tempo stesso. l'attesa che apre all'amore I Domenica di Avvento Anno B In quel tempo. che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi. ma che hanno sempre da nascere. Il giudizio di Dio è l'atto che dice la verità ultima dell'uomo. Il profeta Isaia apre le pagine di questi giorni come un maestro dell'attesa e del desiderio. Non alle cose però. ai passi di una visita. se qualcosa di noi rimane quando non rimane più nulla. Il furto della profondità. Salmo 22.31-46) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 27/11/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Avvento. noi abbiamo donato al Lazzaro infinito. che esistiamo solo perché accolti da Qualcuno. misura di Dio. tu.. vegliate. allora. e quella che Gesù chiama «una vita addormentata» (vegliate. quando non ce la fai a vivere in un modo più nobile e puro. Si attende non per una mancanza. ma intorno a me: le mie relazioni.

2-7. Inizio del vangelo di Gesù Cristo. Vivere attenti: agli altri. In terzo luogo. uscire da sé. Tutta l'esperienza dell'uomo spirituale è riassunta in questi pochi versetti.. Vivere attenti è il nome dell'avvento. Attento alla Vita che urge. ci siamo negati al suo abbraccio e siamo avvizziti come foglie. Marco 13.. che non si mimetizza nè si lascia omologare dal pensiero dominante. Figlio di Dio. 1 Corinzi 1. ma ogni volta rinata.] Giovanni era vestito di peli di cammello. Inizio della buona notizia. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. Cristo. Io no. Il peccato è l'esperienza di chi non riesce a raggiungere la propria meta ed ha perso la strada. profeta è colui che ri-orienta la vita: predicava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. alle loro lacrime e alla profezia. Non ricominciare mai da pessimismo. Vivere attese e attenzioni. fin dalle prime parole. [. la sua casa è oltre: allora è pronto per nascite ed inizi. raddrizzate i suoi sentieri».senza pietà. Come un profeta. neppure dall'illusorio primato della realtà che sembra dominare nel mondo. un orizzonte. ai loro silenzi. ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». e mangiava cavallette e miele selvatico. sui primi passi della luce. Come Isaia. profeta è uno che «apre strade» anche nel deserto. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore. Annunciano che la vita non è statica ma estatica. con una cintura di pelle attorno ai fianchi. due parole che derivano dalla medesima radice: tendere verso qualcosa. vegliando su tutti gli avventi del mondo: sulle cose che nascono. insoddisfatto di ciò che ha. ogni uomo spirituale è costantemente in viaggio. Ricominciare da una cattiva notizia è solo intelligenza apparente. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco. priva di sapienza di vangelo. sulla notte che finisce. Salmo 79. Scrive un poeta: Io vivere vorrei / addormentato / entro il dolce / rumore della vita (Sandro Penna). dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Il perdono è Dio che indica di nuovo il punto di arrivo e fa ripartire. Marco mostra come fare per accorgersene e per accoglierle. tracce di speranza anche là dove sembrava impossibile. a progettare? Da una buona notizia. non dai problemi. una persona. in ascolto dei minimi movimenti che avvengono nella porzione di realtà in cui vivo. Isaia e Giovanni annunciano un Altro (viene uno più grande) hanno il loro centro altrove: in un desiderio. cuore affaticato dal richiamo di cose lontane. 64. custodendo germogli. voglio vivere vigile a tutto ciò che sale dalla terra o scende. Il primo passo porta a Isaia e Giovanni e potrebbe definirsi così: cercare profeti. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. e dei grandi sommovimenti della storia. alla ricerca di ciò che ancora non ha. Io vi ho battezzato con acqua. La seconda caratteristica di ogni profeta è di essere in attesa. e la loro musica interiore. il muoversi del corpo e del cuore verso Qualcuno che già muove verso di te. A partire da che cosa ricominciare a vivere. 33-37) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 04/12/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Ripartire dalla «buona notizia» di Dio II Domenica di Avvento Anno B Inizio del vangelo di Gesù. vivere incamminati. (Letture: Isaia 63. Ricominciare dalle buone notizie di Dio: e subito. tante volte tradita. I profeti creatori di strade e liberi come nessuno: ascoltarli è diventare come loro.3-9.19b. che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. vi fu Giovanni. 16b-17. carovana che si rimette in viaggio .

Allora gli chiesero: «Chi sei. nei giorni più veri. con la mia fragilità e i miei errori. chi sei?». un nuovo giorno. cancellato. testimone che ogni Adamo ha conservato in sé.9-11.. io voglio testimoniare un Dio di luce.all'alba. riporterà alla vista e alla gioia di tutti. Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore. (Letture: Isaia 40. sotto la tunica di pelle. «No». Che cosa dici di te stesso?». Il bene vale di più: buona notizia di Gesù Cristo. un nuovo mare. Io sono voce. per dare testimonianza alla luce. io non sono il mio ruolo e nemmeno il mio peccato. «Sei tu il profeta?». eco di significati che sono da prima di me. più originale del male. un Altro è la parola. ma in un Altro.. dunque? Sei tu Elia?». più profondo. più antico.8-14.). ditele che è finita la notte (Isaia). sentinella del positivo non dei difetti o dei peccati che assediano ogni epoca e ogni vita. Il Vangelo è Dio che viene portando amore. disse. azzerato. Io testimonio non obblighi o divieti. un principio di bene e di bellezza. ma il fascino della luce. proprio perché è l'unico che parla al cuore. Ed è il bene che revoca il male. un Dio solare e felice.5). Venne un uomo mandato da Dio. e tutto ciò che è non-amore è non-Dio. quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu. io sono voce. con tutte le cose che sbaglio e non capisco. Confessò: «Io non sono il Cristo». Ecco cos'è un profeta: testimone della luce e non dell'ombra. non della verità ma della bontà immensa che penetra l'universo. Perdono è un nuovo inizio. nella Bibbia e nell'uomo: «in principio Dio disse: sia la luce». Giovanni ha trovato la sua identità.10). che va in cerca dei prigionieri per rimetterli nel sole. Il mondo non poggia sul male o sul peccato. vento per la nave che salpa. chi sei? Chiedono a Giovanni ed egli per tre volte risponde: io non sono.1-8) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 11/12/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Giovanni. Come Giovanni. rispose. Marco 1. e lo insegna ai suoi profeti: parlate al cuore di Gerusalemme. Con i miei peccati e le mie ombre. Tu. Non era lui la luce.1-5. di un Dio liberatore. perché tutti credessero per mezzo di lui. che il mondo si regge su di un principio di luce. una tunica di bellezza che il Messia. Dio viene e sa parlare al cuore. Egli confessò e non negò. ha immesso e continua a seminare frammenti di sole dentro le vene oscure della storia. che è da sempre. come disse il profeta Isaìa». Salmo 84. testimone della luce III Domenica di Avvento Anno B Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. dice Giovanni... profeta non della legge ma della grazia. annunciatore del bene non dello sfascio o del degrado del mondo. Il peccato perdonato non esiste più. C'è una primogenitura della luce.. non si regge neppure su di un moralismo rigoroso e sterile. Maschere che cadono: io non sono ciò che gli altri credono di me. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce. annullato. 2 Pietro 3. ha dato splendore e bellezza all'esistenza. io posso essere testimone che «Dio è luce e in lui non vi sono tenebre» (I Gv 1. trasparenza di qualcosa che viene da oltre. ma sulla primogenitura del bene che discende dal cuore di luce di Dio. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. nonostante tutto. È «il più forte». teneramente e possentemente toccando il centro dell'umano. che saranno dopo di me. che ha fatto risplendere la vita (2 Tm 1. ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni. «Non lo sono». Solo Dio svela quello che io sono in . (.

) Tra pochi giorni è Natale. chiamata Nàzaret. ognuno voce e sillaba della Parola. piena di grazia: il Signore è con te». per sempre. dovunque sei andato. Con lei come modello. alzati. Il primo Vangelo è lieta notizia e precede qualunque tua risposta. Parole di un Dio innamorato. testimone che Dio c'è.16-24. così nella casa l'immenso si insinua nelle piccole cose finite di ogni giorno.profondità: il mio segreto è oltre me. di nome Giuseppe. ma l'accoglienza di un fatto che avviene ora: l'incarnazione di un Dio che già germina in me. La liturgia allora ci prende per mano e ci accompagna. promessa sposa di un uomo della casa di Davide. Il Vangelo dell'annunciazione comincia con sette nomi propri (sette è il numero della completezza) di luoghi e persone che affollano la pagina di Luca e mostrano che il venire di Dio coinvolge la totalità della vita. L'angelo le disse: «Non temere. l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea. 1 Tessalonicesi 5. concepirai un figlio. È così bello pensare che Dio ti sfiora non solo nelle liturgie solenni delle Cattedrali. il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (. o in giorni speciali. che nessuna creatura potrà mai dirti. sempre. Lo fa in un giorno di festa. che ho perduto. Maria.10-11. nessuno può affermare: sono stato con te. prega». in un luogo qualunque. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo. A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. ma soprattutto nella vita comune! Come nella Messa il sublime confina con una tovaglia. un annuncio consegnato nell'intimità. riempita della vita di Dio. Venne un uomo mandato da Dio: ognuno è quest'uomo mandato. Dio solo.19-28) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 18/12/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar La radice della fede è nella gioia IV Domenica di Avvento Anno B In quel tempo. di colpo capiamo che cosa è il Natale: non il ricordo di un fatto storico accaduto in quel tempo. Il perché della gioia è detto con la parola successiva: «piena di grazia». nella normalità di una casa. La sua venuta non mortifica ma incrementa la mia persona. quando dici alle persone che ami parole che si sognano eterne. gioisci. L'angelo aggiunge: Il Signore è con te. che ho ritrovato. In questa mia vita inadeguata il Signore è con me. Entrando da lei.. inginocchiati. dovunque. disse: «Rallègrati. La fede ha radice nella gioia. Luca 1. E quando Gesù lascerà i suoi. nella sua casa: un giorno qualunque. Ed ecco. un calice e un pane. Nessuno sarà con me dovunque io andrò. gratuitamente. lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. L'angelo fa eco all'antica parola: sono stato con te. A Natale Dio entra e l'uomo diventa un «nido di sole» (Turoldo). che Dio è luce. La vergine si chiamava Maria. Maria è così importante perché è il punto di incontro tra Dio e la materialità della nostra vita. additando colei che meglio ha vissuto l'attesa di Dio: santa Maria. fino al . Nessuno è stato con me in tutti i passi che ho compiuto.. nel tempo delle lacrime. solo: «gioisci». E il tuo cuore ti dirà che tu sei fatto per la luce. Giovanni 1. sii felice. E ci sentiamo ancora una volta impreparati. Ecco il nome di Maria: «amata per sempre». non dice: «fai.1-2. (Letture: Isaia 61. La prima parola dell'angelo è châire. ti tocca. il Signore è ancora con me. «L'angelo entrò da lei». a una vergine. l'ultima parola sarà eco della prima: Io sarò con voi tutti i giorni. È nella casa che Dio ti sfiora. Il mio nome. sei amata teneramente. perché hai trovato grazia presso Dio.6-8. In questa mia vita distratta e invasa. per quanto ti ami.

Luca 1.16. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone. l'umiliazione bruciante risorgi con le cose che amavo e credevo finite. la terza parola di Simeone: egli è risurrezione. Potrò dire ad ognuno dei miei: tu sei salvezza che mi cammina a fianco. Allora la vita fiorisce in tutta la sua misteriosa densità e bellezza. Tre parole che danno respiro alla vita. che il tuo servo vada in pace. Rovina. che abita.812. 21. per offrirlo al Signore. Simeone dice tre parole immense: egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti. Per dire che i figli non sono nostri.. Questa è la prima santità della famiglia: santità è quando nella mia casa mi sento amato e sono capace di amare.consumarsi del tempo. al compiersi dell'incarnazione. stanno ad una profondità abissale che non raggiungeremo mai. (Letture: 2 Samuele 7. che rovini la vita illusa.. intrecciato da subito alla sorte di Dio e della città dell'uomo. o Signore. la misteriosa presenza di Dio.8. Salmo 104. potrò pregare con la gioia di Simeone: «i miei occhi hanno visto la tua salvezza». come il santo Simeone. Vale per me oggi la sua profezia: Sii per me rovina e risurrezione.14. io stringo. anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio dicendo: «Ora puoi lasciare. Portarono il bambino a Gerusalemme.) Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. segno di contraddizione. risurrezione. Romani 16. Sfiorando con lo sguardo o la carezza. Simbolo grande. dimorando dentro un amore più grande della mia casa. la Divina Presenza.11-12. Contraddicimi. secondo la tua parola. perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza. con fiducia. quando sento che non ce la faccio.. secondo la legge di Mosè. in un gesto carico di fiducia. appartengono alla loro vocazione. Non lasciarmi mai nell'indifferenza. (Letture: Genesi 15.17-19. contraddizione Santa Famiglia di Gesù.. Nel tempio il bimbo passa dalle braccia di Maria a quelle di Simeone. Cristo mia dolce rovina (Turoldo) che rovini il mio mondo di maschere e bugie. Sii mia risurrezione. stringendo te. o ascoltando ogni mio familiare. E se la spada sarà contraddizione e sembrerà rovina. Devono realizzare non i nostri desideri. Io abbraccio. preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo.1-3. Il figlio è dato ai genitori e subito è da loro offerto ad un sogno più grande. contraddizione. Israele» (.1-6. nel terzo giorno. le impronte delle dita di Dio su di te. Anche a te una spada. Mosso dallo Spirito. Fra le mie braccia. Lc 2. si recò al tempio e.. ma il desiderio di Dio. risurrezione. nello sguardo di ognuno dei miei cari. Signore: contraddici i miei pensieri con i tuoi pensieri. l'immagine falsa che ho di te.25-27.1-5. abbracciando te. questa mia amata mediocrità. nei gesti. La fede non produce l'anestesia del vivere.26-38. [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore " come è scritto nella legge del Signore (. invito forte a prendere fra le proprie braccia. Signore.). uomo giusto e pio (. Maria: non sei esente dal dolore. quando ho il vuoto dentro e il buio davanti. Maria e Giuseppe (Anno B) Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale. quello di Dio..) © riproduzione riservata Il Vangelo A cura di Ermes Ronchi 27/12/2008 stampa quest'articolo segnala ad un amico feed Enviar Rovina.). la fedeltà mancata. Ma non lascia mai affondare nella banalità. dopo il fallimento facile. che si incarna. che si offre nel volto. le sicurezze del Narciso che è in me. verrà comunque.22-40) . mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo. Ebrei 11. Salmo 88.

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