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Aggiornamenti sulla fase IB di Capua.

Elementi di continuit e trasformazione


culturale desumibili da contesti funerari inediti in localit Cappuccini1

Gianluca Melandri*

I corredi collocabili nellorizzonte di passaggio dalla prima alla seconda fase del Primo Ferro a Capua sembrano illustrare con una certa precisione i caratteri distintivi della trasformazione culturale in atto: solo a partire da questepoca si pu parlare infatti di incongruenza di Capua rispetto a una canonicit villanoviana che comunque,
gi di per s, concetto da trattare con accortezza2.
Per meglio comprendere tuttavia il processo formativo della facies
locale durante la seconda met del IX secolo a.C., utile fornire anche un breve quadro della fase precedente.
La discontinuit delle testimonianze relative alla fase IA infatti
aveva per lungo tempo indotto a pensare che lespansione etrusca in
questarea fosse un fenomeno ridotto e mediato rispetto ad altre
realt campane: il carattere apparentemente spurio della facies villanoviana locale aveva fatto supporre una derivazione dallEtruria tiberina3 o dallarea falisco-capenate4.
* Universit La Sapienza, Roma, Dipartimento di Scienze Storiche, Archeologiche e Antropologiche dellAntichit.
1 Nel contributo il numero delle tombe
preceduto da una sigla che ne indica la
collocazione nelle diverse necropoli e, ove
possibile, nelle diverse localit, secondo il
seguente schema: Cc=Cappuccini, prop.
Cosenza; Cd=Cappuccini, prop. Di Lillo;
Cm=Cappuccini, prop. Macaluso;
Cp=Cappuccini, loc. Ex-Polveriera;
Cs=Cappuccini, loc. Caseificio La Stella;
F=Fornaci; NM=Nuovo Mattatoio.
2 Se risultano senza dubbio condivisibili le valutazioni tipologiche di Renato
Peroni che coglie per la Campania una
dissociazione tra elementi culturali che
nellarea villanoviana avevano una precisa valenza (Peroni 1994, pp. 37-40),
indubbia per lo stesso Autore unassunzione di un modello rituale e stilisticoornamentale, che seppur disarticolato,
evidente e unificante. Presenza etrusca
non significa esclusiva presenza etrusca
e, come detto dallo studioso (ivi, pp. 4648), si pu ipotizzare unaggregazione
di comunit pertinenti alle pi svariate
componenti etniche e portatrici delle facies archeologiche pi diverse. Per B.
dAgostino (dAgostino 1994, pp. 1813) Pontecagnano e in maniera analoga
Capua, si potrebbe aggiungere deve
essere considerata unenclave villanoviana, seppur calata nel contesto cultu-

rale locale, se partiamo dal presupposto


di concedere a cultura villanoviana
laccezione di un sistema culturale definito, al di l delle specifiche materiali, al
quale corrisponde sul piano etnico una
presenza di genti proto-etrusche che apportano aspetti socio-economici nuovi.
dAgostino abbraccia in tal senso limpostazione di Kilian che parla di sviluppo autonomo della facies villanoviana in
Campania da una matrice protovillanoviana comune.
3 La correlazione con il mondo laziale
era supportata principalmente dalla
presenza dellolla-ossuario e lassenza
dellelmo-coperchio e del rasoio semilunato a Capua che denotavano alla met
del IX secolo, un tipo di cultura mista,
riconducibile per Johannowsky a dei
contatti specifici con lEtruria interna
tiberina, Bisenzio in primis, dove luso
dellolla-ossuario presente fin dal IX
secolo: cfr. Bartoloni 1989, p. 96; 1994,
p. 200.
4 G. Colonna ha dimostrato la derivazione da una comune forma etrusca Cape dei due esiti distinti Capeva (=Capua) e del gentilizio-poleonimo Capena.
Tale analisi linguistica, supportata dalla
menzione di Servio a Kapys filius Capeti, corroborava lipotesi di un insediamento in questarea da parte di Etruschi, partiti da Capena cfr. Colonna
1986, pp. 94-96; 1994, pp. 343-377.
523

Gianluca Melandri

A seguito delle esplorazioni effettuate fra il 1987 e 1988 in localit


Nuovo Mattatoio (fig. 1) di sessantaquattro sepolture della prima et
del ferro che colmavano lo hiatus cronologico tra le attestazioni di
SantAngelo in Formis e quelle di Fornaci, Johannowsky e dAgostino hanno sostenuto la presenza anche a Capua della stessa influenza
protoetrusca presente negli altri centri villanoviani campani, precoce
ma precocemente affievolitasi a favore della componente culturale
delle tombe a fossa e laziale, gi individuabile nei corredi di prima fase della necropoli Fornaci, scavata negli anni sessanta.
Sembra insomma che, mentre a Pontecagnano questi caratteri permangano per tutto il IX secolo e gran parte di quello successivo, Capua rinunci invece alle forme tipiche del rituale funerario villanovia524

1. Pianta generale delle necropoli


di Capua.

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no, per dar luogo a una cultura locale, condivisa dagli insediamenti
indigeni della piana, come ad esempio Suessula.
Tale quadro della prima fase del sito oggi sembra possa essere ancor meglio chiarito grazie al proseguimento dei lavori in localit Nuovo Mattatoio, che ha portato alla luce ben 459 tombe collocabili soprattutto fra la fine del BF5 e la fase IB locale.
A una prima analisi, il materiale non sembra discostarsi molto dal
campione di tombe esplorato negli anni ottanta, con un repertorio
che nella fase IA1 deve molto al mondo ceretano (uso del biconico ad
ansa orizzontale con impiego dello scodellone ad ansa rettangolare
come copertura e, a volte, dellolla come cinerario6; certi motivi decorativi a triangoli campiti su biconici7 e su scodelloni ad ansa rettangolare delle tombe NM18, 57/06; gli attacchi inferiori a piastra di certe anse8), tarquiniese (per fibule e rasoi), veiente e laziale (forte presenza di askoi e vasi tipo calefattoi). La fase IA2, corrispondente grosso modo alla fase IA di Pontecagnano, non se ne discosta molto, anche a livello decorativo (meandri a scaletta, triangoli campiti a tratteggio), se non per alcune forme peculiari a Capua e desunte dal mondo laziale come la scodella con presa sullorlo (ad esempio T.
NM13/87, tav. 1.5; Bietti Sestieri 1992, pp. 300-302, tipi 26b-c, fase
IIA), i vasi tipo calefattoio (ad esempio T. NM1/87, tav. 1.4; Bietti Sestieri 1992, p. 258, tipo 9a), le pissidi (ad esempio T. NM19/88, tav.
1.69), assenti invece nel salernitano. Ne un esempio la sepoltura pi
antica rinvenuta fino a oggi nella necropoli Cappuccini, prop. Cosenza10, area solo parzialmente esplorata che potrebbe nei prossimi anni
fornire ulteriori dati relativi al nucleo originario della necropoli da
5

Elementi protovillanoviani sono riconoscibili non solo nei vecchi rinvenimenti conservati al Museo Campano di Capua e nella T. 1 di SantAngelo in Formis
ma anche in diverse tombe del Nuovo
Mattatoio con fibule ad arco serpeggiante a coste, trapezoidale, con raccordo a
doppio ponticello e disco in filo avvolto
a spirale (NM25/87; NM142/06) o con
pissidi globulari con prese sotto lorlo e
askoi di piccole dimensioni, con motivi a
pettine e cuppelle, presenti anche in contesti protovillanoviani dei Monti della
Tolfa o di Sasso di Furbara (tt.
NM23/87, 8/88; pisside T. NM142/06
cfr. Monti della Tolfa 1987, figg. 12b, 73;
Brusadin Laplace 1984-87, pp. 367-371,
376, figg. 19,1; 20,1) o la scodella della T.
1/06 con triangoli campiti ad apici, motivo documentato gi dalla fine del Protovillanoviano e meno frequente nella prima et del ferro (cfr. per diffusione Tam-

burini 1995, pp. 304-305, note 314-316).


6 La necropoli del Sorbo pregna di apporti laziali, in analogia con quanto si
verifica al Nuovo Mattatoio cfr. Pohl
1972: 3, 293-294, passim, p. es. figg. 3,
5-11, 15-16, 18-20, 37-8, 50-56.
7 Sulla spalla del biconico T. NM13/87
(tav. 1.2).
8 T. NM23/87 (tav. 1.3) e Tt. NM22, 26,
72, 131/06: cfr. Pohl 1972, pp. 34-5, fig.
31,1 T. 163, pp. 95-96, fig. 80,1, T. 417.
9 Simile a olletta tipo 5d di Osteria dellOsa: forma tipicamente laziale con cfr.
anche in ambito villanoviano (Bietti Sestieri 1992, pp. 237-238).
10 Di recente, con una verifica della documentazione e dei materiali nei depositi, sono state riconosciute altre 5 tombe
a pozzetto di fase IA2 in prop. EnersudGas non lontane dalla prop. Cosenza,
che confermano uno sviluppo della necropoli da S a N.
525

Gianluca Melandri

1:8

5
1:5

confrontare con quelli desumibili dal Nuovo Mattatoio (fig. 2.6-9).


Tuttavia, il momento centrale nellevoluzione culturale della facies
il passaggio tra la fase IA2 e lIB111 in cui appaiono e prendono piede elementi propri della Fossakultur, oltre al persistere dei legami con
il mondo laziale e veiente12. Non a caso la documentazione relativa a
questa fase si assottiglia nella necropoli di Nuovo Mattatoio e vengono sfruttate maggiormente altre zone (Fornaci13 e Cappuccini). Permangono alcuni elementi relativi alla fase IA (alcuni tipi di askoi con
tre bugne, i biconici ad ansa orizzontale e corpo ovoide, le brocche a
11

Finora si parlava genericamente di


una fase IB, corrispondente a Tarquinia IB, con una leggera distinzione per
una fase IB iniziale, del resto gi individuata anche a Pontecagnano, dove
ugualmente viene riconosciuta una certa continuit tra la fase IA e IB iniziale
e un netta distinzione invece tra la fase
IB finale e la fase II (dAgostino-Gastaldi 1988, pp. 103, 107). In realt sarebbe pi corretto introdurre unulteriore distinzione tra IB1 e 2, momenti
archeologicamente riconoscibili per
lassociazione nel primo caso di elementi ancora riconducibili al modello
villanoviano della fase precedente insieme a elementi propri della Fossakultur tipo Cuma; nel secondo caso la facies risulta ormai disgiunta dal modello

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villanoviano, affievolitosi se mai a favore di una componente laziale sempre


pi marcata; senza contare luso ormai
esclusivo dellinumazione. Ne sono indizio sia le tombe Cappuccini (Ex Polveriera; Macaluso) che quelle Fornaci
relative a tale orizzonte e che, ad una
prima analisi, sarebbe da collocarsi nellultimo quarto del IX-inizi VIII secolo
a.C. Il lavoro tipologico e di seriazione
globale in corso potrebbe confermare
quanto smentire tale asserzione, che
quindi da prendere con il beneficio
del dubbio.
12 Johannowsky 1996, pp. 64-65.
13 Nella necropoli Fornaci, lunico caso
di sepoltura finora nota relativa alla fase
IA1, tra laltro dubbia, resta la T. F1182
(Johannowsky 1996, pp. 60, fig. 7).

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2. N. 1, biconico NM13/87;
n. 2, biconico NM23/87;
n. 3, olla NM1/87; n. 4,
scodellone NM13/87; n. 5,
pisside NM19/88; nn. 6-9,
corredo Cc9.

ventre rastremato, le pissidi globulari: fig. 3.1-4), ma si evidenziano


tre importanti novit, che riportano a diversi piani e che non abbandoneranno Capua per tutto lVIII secolo a.C.:
- la comparsa della decorazione a cordicella e plastica a discapito
della decorazione incisa, quasi esclusiva nella fase precedente;
- il ruolo centrale che viene a prendere nel corredo la tazza e
lanforisco/etta, accanto allo scodellone;
- la preponderanza di tipi metallici, soprattutto fibule e rasoi, non
pi riconnessi al mondo tirrenico, ma semmai a una produzione
di tipo meridionale14.
Il parallelo con Cuma, cui riportano anche gli askoi a bugne coniche
sul ventre sopracitati e le baccellature sulle tazze con ansa sormontante
a pilastrino (Mller-Karpe 1959, Taf. 20A, T. 32.3,4 e 6; 21B, T. 28.5)
per questa fase decisamente stringente, parallelo che ritrae la trasfigurazione culturale in atto ma non la esaurisce, dal momento che si possono
riconoscere convergenze anche con la valle del Sarno, culturalmente
correlata alle Fossakultur di Cuma, ma dove appaiono a questi orizzonti cronologici tipi gi presenti a Capua nella fase precedente15.
Con lIB2, cui pu essere riconosciuta la natura di sottofase16, si riconoscono pienamente quegli aspetti di innovazione e cambiamento
che erano in nuce nel periodo precedente e lapporto indigeno della
Fossakultur diviene pressoch esclusivo. Alle poche tombe a incinerazione, scalzate dal predominio del rito inumatorio17, si affiancano le
tombe a ziro18 con il corredo e le ossa combuste del defunto deposte
14 Si consideri, ad esempio, le successive
fibule a quattro spirali (cfr. Lo Schiavo
1980: 104-5, fig. 38; 1983: 131, fig. 45,
Tt. 1-3 tp. Amendolara e Torre Mordillo), le fibule siciliane (cfr. Lo Schiavo
1980: 106; Guzzo 1975 p. 114 tp. 7a).
15 Un esempio sono gli askoi con ansa
sulla spalla, gli scodelloni con ansa rettangolare, le brocche con ansa al labbro,
che si ritrovano anche a Torre Galli, cfr.
Gastaldi 1979, pp. 39-40, 42-43, 52, tp.
2b3, 4, 14, 16a; Orsi 1926:, p. tav. III.11.
16 In analogia con la fase VeioIC della
Toms o della fase IB2 di Sopra Selciatello riconosciuta da Pacciarelli, sebbene si collochi in termini assoluti in una
fase forse leggermente anteriore. cfr
Toms 1986: 55; Pacciarelli 2000: 64; Babbi-Piergrossi 2007, pp. 293-294. Filippo
Delpino e Bruno dAgostino hanno valorizzato gli scarti fra sequenze locali e paradigma generale come elementi indicatori delle dinamiche interne di una particolare comunit. A Pontecagnano si co-

glie ad esempio uno sviluppo ampio


della fase IB, tale da coprire il momento
iniziale della II fase di Veio: Capua, in
questo senso, appare pi vicina allo sviluppo di Veio cfr. interventi di Filippo
Delpino e Bruno dAgostino in Bartoloni-Delpino (a cura di), Oriente e Occidente: metodi e discipline a confronto. Riflessioni sulla cronologia dellet del ferro
italiana, Pisa-Roma 2007, pp. 395-396.
17 In realt, per ci che concerne i vecchi scavi del Nuovo Mattatoio (dati Occhilupo c.s.), basati tuttavia su un campione decisamente ridotto, risulta un
certo recupero del rito incineratorio,
mantenendo per tipico quello inumatorio poi esclusivo gi a partire dalla sottofase successiva.
18 Lo ziro un altro prodotto tipico della Fossakultur di Cuma e il suo utilizzo
generalizzato soprattutto a partire dalla
fase IIA: cfr. Bietti Sestieri 1992: 229230; Gabrici 1913: 96, fig. 40, T. 5 Osta;
Albore Livadie 1985, p. 70.
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3. N. 1, biconico NM15/87;
n. 2, brocca/orciolo NM12/87;
n. 3, askos NM19/88; n. 4,
pisside Cp173; n. 5, olla Cm69;
nn. 7-9, scodelle Cm73, Cm35,
Cp26; nn. 10-12, materiali
villanoviani Cp95, Cp174, F217;
n. 13, tazza Cp 78; n. 14, olla
Cp9; n. 15, brocca Cp26.

in un dolio19. Il repertorio ceramico si arricchisce20 con limpiego di


grosse olle o con ansa a piattello (fig. 3.5)21, attestate soprattutto nella
necropoli Cappuccini, o con prese a lingua (fig. 3.6); lo scodellone attestato in questa fase, con corpo tendenzialmente troncoconico a profilo convesso e orlo rientrante, nella maggior parte dei casi privo di
anse (fig. 3.7), caratteristica pressoch esclusiva negli esemplari della
fase successiva; quando esso munito di ansa orizzontale (fig. 3.8-9),
chiara lascendenza da forme proprie dellarea laziale (Bietti Sestieri
1992, pp. 560-561, fig. 3a, 11/2,) ma comuni anche a Pontecagnano
sebbene meno rappresentate22.
Tuttavia linflusso del modello villanoviano anche nella seconda
met del IX secolo, pur affievolendosi non sparisce, soprattutto per
quegli elementi considerati di prestigio (fibula ad arco foliato T.
Cp95, tav. 2.10; cfr. Dore 2007: p. 261, tav. 3, Vill. IB; placche a svastica Tt. Cp174, tav. 2.11; F200; scodelle con ansa verticale e bugne
ai lati di tipo veiente T. F247, tav. 2.12 cfr. Bietti Sestieri 1992, p. 519,
fig. 2k.2.9; 305, tipo 26un.II con bibliografia).
Lassociazione che si potrebbe definire di base in questo periodo si
compone di un contenitore di grandi dimensioni (olla/dolio) al quale
si accompagna una forma aperta quale la tazza23 e/o la scodella. Ollette, brocche e anforette appaiono in percentuali piuttosto ridotte e iniziano a prendere piede solo a partire dallo scorcio del IX secolo (IB2).
Del resto, la tendenza a deporre corredi pi articolati si riscontra anche a Pontecagnano solo alla fine del secolo, una sorta di apprestamento alla seconda fase, in cui la logica sottesa alle deposizioni si riassume nellequivalenza tra prestigio e abbondanza: in tal senso si documenta anche per la comunit capuana una tendenza a fare risaltare
19

Pratica funeraria che appare pi tardi, in una fase relativamente avanzata


del Villanoviano, anche a Veio (comparsa nella fase IIA), Bisenzio, in territorio
falisco e in pochi casi a Tarquinia in una
fase relativamente recente del Villanoviano: Babbi-Piergrossi 2007, pp. 301302; Bartoloni et alii 1997, p. 92.
20 Gli elementi essenziali del repertorio
formale ceramico della fine del IX vengono pi volte ribaditi, da ultimo, in
Johannowsky 1994, pp. 87-93. Il campione considerato dallAutore rappresentato dalla T. F1200.
21 Lolla con anse o prese a piattello tipica della Fossakultur (cfr. Orsi 1926, p.
48, tavv. IV.12; V.11, T. 56) ma presente
in contesti anche pi tardi a Capua (almeno fino fase IIB: T. F732) e in tutta la
Campania (Sala Consilina, Cuma, Cai-

rano; il pi settentrionale a Castel di


Decima T. XXXIII: Sommella 1976:
298, n. 3, tav. LXXVI.B3).
22 DAgostino-Gastaldi 1988: 31, tp.
14A1a, tav. 12; 33, 103. Tuttavia, sia a
Capua che a Osteria dellOsa si ritrova anche in un momento pi avanzato, corrispondente alla prima met
dellVIII. A Pontecagnano la collocazione, in molti casi isolata allinterno
della fossa, elemento che si verifica
anche nei contesti capuani, stata interpretata come gesto volto a distinguerli da quelli ritenuti propriet del
morto, considerandoli parte del vasellame da cerimonia cfr. Gastaldi 1998,
p. 158.
23 Anche a Pontecagnano una delle associazioni di materiali pi ricorrente ripropone la combinazione olla+tazza.
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4. 1. Evoluzione delle tazze


campane; 2. Evoluzione dei rasoi
a Capua.

il ruolo della donna, riservandole un costume funerario pi ricercato.


La componente di maggior spicco a livello locale la tazza con la tipica ansa sormontante costituita da un saliente a nastro e un posapollice con raccordo allorlo a sezione ellittica (fig. 4.1). Secondo la classificazione di Johannowsky (Johannowsky 1994, pp. 88-90, tavv. VIVII), sostanzialmente valida nella sua progressione evolutiva anche se
da riconsiderare nei nessi individuati con la cronologia relativa24, tipica della fase IB la forma con vasca di tipo lenticolare e carena poco
pronunciata, spesso sostenuta da due pieducci posteriori. Lansa a linguetta e a setto superiore trapezoidale la pi antica e sembra esclusiva della fase IB-IIA, anche se forse si possono ricondurre alla fine della fase IB2 anche gli archetipi a protolira (T. F386); con la fase IIA poi
lelemento a lira spesso attraversato da fenestrazioni semplici, multiple solo verso la fine della fase con apofisi, e il raccordo si fa costantemente bifido. Tra le tombe datate tra le fasi IB2 e IIA si osservino le
tazze della tomba 78 (fig. 3.13) che uniscono ai tratti comuni dellorizzonte cronologico cui appartengono alcuni dettagli che trovano confronti nella produzione di Pontecagnano25, bench gli esemplari capuani si caratterizzino per una maggiore verticalizzazione dellansa.
Difficile riconoscere gli antecedenti di una forma cos caratteristica a livello locale, per cui Johannowsky trova affinit piuttosto generiche con esemplari pi tardi26: forse si possono considerare prototipi alcune tazze carenate affini del Bronzo Finale in Etruria settentrionale, interna e dellarea transappenninica adriatica27. In ogni caso,
24

Tra gli elementi da verificare, la segnalazione che il tipo di capeduncola


con innesto dellansa a profilo rettilineo
sia relativo alla fase IA (!), quando sembra trattarsi semplicemente di una variet contemporanea al tipo pi comune
con innesto sinuoso di fase IB avanzata
25 Le anse a nastro sormontanti con
espansione a linguetta e margini piuttosto rilevati ricordano vagamente i tipi
12C1c e 12C2a2 di Pontecagnano (dAgostino-Gastldi 1988, pp. 29-30, tav. 12).
26 Johannowsky 1994, p. 88, nota 20. Non
sembrano trovare riscontro i confronti addotti con gli esemplari cumani (Bartoloni
1989, p. 96; Gabrici 1913, tavv. XIV-XVI).
27 I migliori confronti possono istituirsi
con reperti da Bisenzio-Buccacce (I fase)
con tazze decorate internamente da motivi a raggiera, frequenti nella tazze capuane soprattutto dalla fase IIA (Raddatz
1982: Taf. 11, n. 6 con abbozzo ansa a lira e apofisi a bottone) e in genere su tazze con piede e ansa bifora (Delpino 1977,
tav. VIIa; VIIIc; IXb; IXc nelle Tt. Polle-

drara 9, 2, 5; Porto Madonna 6). Altro


confronto pu essere istituito con tazze
da Tarquinia-Selciatello Sopra e Impiccato con ansa semplice a volte con raccordo
decorato da scanalature orizzontali e forme basse e schiacciate (fase IB1-IIA1, con
massima incidenza soprattutto IB2: Iaia
1999, p. 18, fig. 4A3,4), tipiche dellarea
tarquiniese-vulcente (cfr. Mandolesi
2005, p. 178, n. 55 con bibliografia). Interessante la presenza di anse a lira simili
nella T. V di Capodifiume, con morfologia molto semplificata con solo laccenno
dellelemento a lira e forma schiacciata
con carena, a volte con bugne (Sestieri
1960, p. 87, figg. 28-30.6-10). Pi recentemente (contributo Lo Schiavo et alii allultimo Convegno di Studi Etruschi, c.s.)
stato ravvisato anche un legame tra tazze scoperte in Etruria settentrionale interna e quelle capuane, ma a un primo
sguardo dei confronti portati a favore del
parallelismo privo per di un approfondito accertamento sul contributo agli atti, il
confronto non sembra convincente.
531

Gianluca Melandri

per le eventuali esportazioni si nota come gli esemplari coinvolti finiscano con il rimanere isolati allinterno delle realt con cui vengono
a contatto: ne sono indizio evidente i due esemplari attestati a Pontecagnano (dAgostino-Gastaldi 1988, p. 31, tipo 12 IMP, tav. 15), considerati infatti unimportazione da Capua.
I tratti generali abbozzati rappresentano le linee-guida di un repertorio ceramico che appare comunque variegato nelle sue suggestioni ma gi fortemente autonomo a partire dallo scorcio del secolo.
Nello specifico, interessante lolla su piede della T. Cp9 (fig. 3.14)
che ricorda le successive olle di imitazione greca, forse materiale importato o prodotto su modelli esterni, probabilmente tarquiniesi28.
Tra le brocche un tipo caratteristico quello della T. Cp26 (fig. 3.15),
i cui confronti riconducono ancora una volta alla Fossakultur29.
Per ci che concerne i metalli curioso notare lassoluta mancanza di rasoi lunati, anche nelle tombe pi antiche in localit Nuovo
Mattatoio30, mentre comune risulta il rasoio rettangolare con presa
di riporto o solidale alla lama (fig. 4.2), posto nelle tombe a inumazione in corrispondenza della testa del defunto, come attestato anche a Pontecagnano (Gastaldi 1998, p. 158, nota 34). Se per la fase
IA diffuso il tipo a lama larga, nella fase IB diviene preponderante quello a lama stretta e manichetto ritorto (NM39/87; Cc8) o con
manichetto fuso e applicato mediante chiodini (Tt. Cp78, 68, 171;
Cm79)31. Per gli esemplari delle tombe 78, 171 si pu riconoscere
una certa affinit morfologica con il tipo Suessula, pur non tralasciando nella valutazione anche il tipo Castelmezzano, non attestato
in Campania ma in Calabria32. Probabilmente, date le affinit tra i
due tipi, si pu pensare che la Calabria abbia svolto un ruolo importante nella formazione del tipo Suessula, ponendosi come trait
dunion fra lestremo sud e il centro Italia, indizio del potenziamento dei traffici interni e del legame gi evidenziato con la Campania
settentrionale. Gli esemplari delle tombe Cp68, Cm79 invece si possono mettere in relazione con il tipo San Marzano sul Sarno (Bianco Peroni 1979, p. 15, tav. 6.69).
28

Per Filippo Delpino questo tipo di olla deriva dal cratere come rielaborazione secondo la tradizione e il gusto stilistico villanoviano cfr. Delpino 1986:
175-6. Alcune convergenze possono essere riconosciute anche con le precedenti olle-calefattoio, sempre globulari.
29 Pasqui 1888, p. 246, n. 22, tav. XV,
fig. 4 T. 1 Torre Mordillo; Chiartano
1981, p. 507, B, fig. 7B; p. 524, fig. 23c
Tt. 12 e 26 Roccella Jonica; dAgostino
1970, p. 595, tp. 3b4, fig. 16 T. 57 San
Marzano.
532

30

Non sono reperibili, a oggi, i frammenti relativi a un rasoio semilunato cui


si fa riferimento in Johannowsky 1983, p.
33. Unico rasoio semilunato noto a Capua, pi tardo, nella T. 1614 (fase IIB).
31 DAgostino-De Natale 1996. Un tipo
che forse risulta gi presente a Capua
dalla fase IA2 v. supra T. Cc8.
32 Bianco Peroni 1979, pp. 52-55. Puntuali risultano i confronti da Spezzano
Calabro e Villalaco (seconda met del
IX secolo a.C.) cfr. ibidem: tavv. 20.247;
21.249.

Aggiornamenti sulla fase IB di Capua. Elementi di continuit e trasformazione


culturale desumibili da contesti funerari inediti in localit Cappuccini

Il repertorio delle fibule di fase IB in generale caratterizzato per


lo pi da tipi ad arco ingrossato con staffa simmetrica nei corredi
femminili e ad arco serpeggiante a doppio occhiello con staffa media
di tipo meridionale33 in quelli maschili: nel primo caso si tratta di
un tipo ben noto a Cuma che ha avuto discreto successo in Campania entro un ampio arco cronologico che oscilla tra la seconda met
del IX e linizio dellVIII secolo (Albore Livadie 1985, p. 70); nel secondo di un tipo forse originario dellarea calabrese34.
Infine doveroso accennare a un problema spinoso, ossia quello
relativo alle prime importazioni greche a Capua, cui difficile al momento fornire una soluzione univoca, soprattutto in mancanza di una
classificazione tipologica e di una seriazione globale che porti a una
completa revisione della cronologia relativa. Per Johannowsky le prime attestazioni di ceramica greca a Capua sarebbero da far risalire alla fine del IX secolo (Johannowsky 1994, pp. 87, 103), quindi in piena fase IB, secondo la cronologia stilata dallo studioso; lipotesi basata in particolare su tre attestazioni di tazze a chevrons di tipo classico, cui si aggiunge un rinvenimento degli scavi pi recenti in localit Cappuccini: le tombe F120035 e F800 con contesti genericamente
riferibili a una fase IB2-IIA, la tomba F204 con un corredo che pare
mescolare elementi relativi a orizzonti differenti con uno scodellone
a labbro rientrante e decorazione a meandro, forse relativo alla fase
IB2, insieme per a una fibula a drago, unolla con decorazione a
doppia spirale, una tazza con ansa a lira complessa e una coppa troncoconica di imitazione greca, relativi almeno alla fase IIB finale-IIC;
e infine la tomba Cp24, la pi problematica, la quale presenta uno
skyphos con vasca poco profonda che pare di imitazione greca36 con
decorazione a tratti verticali, imitanti i pannelli a chevrons di fase
MGII, in associazione con una fibula serpeggiante di tipo meridionale, un dolio, una tazza con ansa a poggiadito del tipo pi antico,
unolletta con bugne sotto il labbro, elementi riconducibili alla fase
IB2-IIA iniziale. Nel caso invece delle black cups presenti a Capua,
uno skyphos Cp104 e un kantharos Cd1688, si pu dire che, nel pri33 Nel Lazio tipo presente nella fase
IIB2 (primo quarto VIII sec. a.C.): Bettelli 1996, p. 106, tp. 3, tav. 49/13.
34 Lo Schiavo 1980, pp. 94-102, fig. 37.
2,5,8; fig. 39.16; fig. 40.20,23; 1983, p.
137, T. 36, n. 16, fig. 48; p. 139, T. 41, n.
20, fig. 48. il tipo di fibula serpeggiante pi caratteristico dellItalia meridionale in genere (Campania, Calabria,
Sicilia, Puglia-Lucania), ha numerose
varianti che si collocano tra IX e prima
met dellVIII secolo a.C. (Lo Schiavo
1980, p. 106, nota 9).

35

Presenta materiali che possono ricondursi alla fase IB2 (scodellone, olla
con collo troncoconico e labbro svasato, tazze locali con ansa a linguetta),
tranne forse una brocchetta con bugne
e solchi verticali che richiama pi tipi
di fase II (Johannowsky 1994, p. 106,
figg. 1-2).
36 Del resto, nota N. Kourou che le importazioni e le imitazioni greche sussistono allincirca nello stesso periodo
anche a Pontecagnano (Kourou 2007,
p. 505).
533

Gianluca Melandri

mo caso, pur essendo lo skyphos attribuibile nei caratteri generali al


MGIIb, il labbro fortemente svasato dovrebbe caratterizzarlo come
prodotto del LGIa (corrispondente alla fase IIB locale, cfr. Kourou
2007, p. 503), sebbene il contesto associativo sembri orientarsi pi alla fase precedente; nel caso invece del kantharos, il prodotto dovrebbe essere certamente relativo al MGIIb, ma il corredo sembra essere
nel complesso pi tardo. Posto che i dati non sono comunque del tutto incontrovertibili37, le attestazioni sarebbero da riferirsi forse con
pi cautela alla fase IIA, in analogia con quanto ormai dato per assodato a Pontecagnano e a Veio38.
In conclusione, proprio alla luce della realt prospettata, la produzione artigianale di Capua manifesta nellestrema variet materiale
e nella sua evoluzione durante le fasi IB-IIA una capacit di assimilazione assolutamente autonoma di modelli e suggerimenti stilistici acquisiti dallesterno fin dalla prima et del ferro. Si tratta verosimilmente di nuove abitudini di vita e tradizioni culturali con le quali reagisce il sostrato, indigeno e non. Emerge il quadro di una realt che
si prepara ad attuare quel processo di autocoscienza proprio della seconda fase, in risposta agli influssi esterni di cui offre completa e precoce dimostrazione gi nella prima et del ferro.

37

Lattribuzione della tazza MG allambito attico risulta dubbia e non si coglie


quali altre tazze MG vi siano a Capua,
tra quelle citate in Johannowsky 1967:
171; 1994, pp. 103-106.
38 Cfr. dAgostino 1992, p. 52; Boitani
2007, p. 319. La mancanza a Capua di
skyphoi PSC (a semicerchi penduli),
presenti invece a Pontecagnano e relativi al MGIIb-LGI controbilanciata dalla presenza appunto di skyphoi a chevrons, creati ad Atene a partire dal
MGIIa e immediatamente adottati nelle
Cicladi e a Rodi e poco dopo a Corinto
e in Eubea, perdurando in queste ultime
aree geografiche fino alla fine dellLG.
La sequenza euboica assomiglia da vici534

no a quella attica: la forma ha uno sviluppo con la vasca che da meno si fa pi


profonda e il pannello con gli chevrons,
durante lMG II, si allunga raggiungendo la forma di un fregio fra le anse nellLGI. Nel caso delle prime attestazioni
capuane (F800; F204), probabilmente
la prima da riferirsi a fabbriche cicladiche o rodie piuttosto che attiche, la seconda a fabbriche euboiche, si pu pensare a prodotti relativi allMGIIb, confrontabili con diversi esemplari rinvenuti nel Salernitano e a Veio (cfr. Boitani
2007: 321, tavv. 1.6-7; 2 per lesemplare
F204; per lesemplare della T. 800, tav.
4; Kourou 2007, p. 502 con riferimenti
relativi a Pontecagnano).

Aggiornamenti sulla fase IB di Capua. Elementi di continuit e trasformazione


culturale desumibili da contesti funerari inediti in localit Cappuccini

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537

Gianluca Melandri

Riassunto / Abstract

La comunicazione mira a fornire un quadro della fase IB di Capua (seconda met


del IX secolo a.C. ca) attraverso lanalisi di alcuni contesti funerari messi in luce negli anni ottanta in localit Cappuccini. Il periodo in esame, conosciuto fino a oggi
solo attraverso pochi corredi provenienti dalla necropoli Fornaci, appare emblematico per cogliere la progressiva adozione di certi aspetti locali, che molto devono alle realt culturali limitrofe (mondo laziale, Fossakultur Cuma-Torre Galli), a discapito di quelli riconducibili al modello villanoviano presenti nella fase IA e che oggi risultano meglio noti grazie a recenti scavi in localit Nuovo Mattatoio. A tali
aspetti fa riferimento Bruno dAgostino quando parla di riconversione culturale
verso lambiente circostante, sebbene con questo contributo si voglia sottolineare
anche la considerevole originalit con cui lambiente capuano elabora i modelli acquisiti facendoli propri. La pi evidente dimostrazione di questo processo formativo si riscontra nello sviluppo delle tazze con ansa sormontante, tipiche dellet del
ferro capuana e che rivelano un gusto stilistico che non trova confronti puntuali con
altre culture materiali. Tuttavia non mancano elementi di continuit con il periodo
precedente e soprattutto con quello successivo, facendo risultare la fase IB come
una sorta di approntamento alle logiche sottese alla facies culturale di II fase, soprattutto nei sepolcreti dove tali logiche si riassumono nellequivalenza tra prestigio
e abbondanza. Una forma, ad esempio, che diverr elemento imprescindibile dei
contesti associativi di fase II e che gi appare significativa alla fine del IX secolo la
scodella/scodellone, collocata in posizione isolata allinterno della fossa e certamente meno rappresentata nellaltro grande centro etrusco-campano, Pontecagnano. I
corredi presentati rappresentano dunque unulteriore conferma dei dati relativi alla
trasformazione culturale in atto a Capua e al consolidarsi della facies locale, che gi
con la seconda met del IX secolo definisce i propri tratti essenziali attraverso la recezione e la rielaborazione di una pluralit di elementi costitutivi. Il processo si manifesta quindi con il nascere, per cos dire, di una sempre pi forte e decisa personalit attraverso lacquisizione e limitazione creativa di modelli esterni.
The purpose of this report is to introduce a picture of the Capuan IB phase (second half
of 9th century B.C.) through the analysis of some burial contexts, which were disclosed
in the 1980s of the last century. This period, known up to today only through a few funerary sets of the Fornaci necropolis, seems typical in order to comprehend the progressive adoption of certain local sides. These aspects were influenced by the neighbouring
cultural worlds (Latium, Fossakultur) to the detriment of previously dominant Villanovan aspects, which are present in the IA phase (first half of 9th century B.C.) and
today are better known due to recent excavations of Nuovo Mattatoio. Bruno dAgostino refers to them when he writes about the cultural reconversion to the surrounding,
although I also wish to stress the large originality with which the Capuan world
processed the acquired models, having taken possession on them. The most clear proof
of this formative process is found in the development of a surmounted handed cup: a
characteristic type of Capuan Iron Age displaying a stylistic taste absent in other material cultures. Nevertheless, there are also elements of continuity to previous and, above
all, consecutive period; so, the IB phase is a kind of preparation to reasoning of II phases
cultural facies. For example, a typical form in the II phase, important ever since the end
of the 9th century B.C., is a (cover-)bowl, situated separately at the interior of the grave;
thats certainly less found in the other big Etruscan district of Campania, Pontecagnano.
Otherwise, these burial sets are in confirmation of data about the cultural transformation in progress and about the estabilishing of the local facies: it emphasizes essential
features through the reception and the revision of variety of constitutive elements.

538