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ILIADOS A

Mnin eide qe Phlhdew 'Aciloj


olomnhn, mur' 'Acaioj lge' qhke,
pollj d' fqmouj yucj Adi proayen
rwn, atoj d lria tece knessin
ownos te psi, Dij d' teleeto boul,
x o d t prta diastthn rsante
'Atredhj te nax ndrn ka doj 'Acillej.

Ugo Foscolo (1807)


Lira, o Dea, canta del Pelide Achille
Che orrende in mille guai trasse gli Achei,
e molto forti a Pluto alme deroi
spinse anzi tempo, abbandonando i corpi
preda a sbranarsi a cani ed agli augelli:
cos il consiglio sademp di Giove,
da che la rissa ardea che fe discordi
il Re duomini Atride e il divo Achille.

Vincenzo Monti (1810)


Cantami, o Diva, del Pelide Achille
lira funesta, che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo allOrco
generose travolse alme deroi
e di cani e daugelli orrido pasto
lor salme abbandon (cos di Giove
lalto consiglio sadempa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de prodi Atride e il divo Achille.
Giovanni Pascoli (1895)
Ettore Romagnoli (1932)
Lira, o dea, tu canta del Pelide Achille
Canta lira, o Diva, dAchille figliuol di Pelo
funebre, causa agli Achei gi di infiniti dolori:
funesta, che agli Achei fu causa di doglie infinite
chalme molte deroi si gitt innanzi nellHade
e molte alme deroi gagliardi travolse nellOrco,
mentre gli eroi lasciava che fossero preda de cani:
e i corpi abbandon prede ai cani, banchetto agli augelli.
mensa per gli uccellacci di Giove era anche la voglia
Ebbe cos compimento di Giove Cronde il volere,
sino dallor che prima si separarono in lotta
dal d che furon prima divisi da unaspra contesa
dAtreo il figlio, signor delle genti, ed il nobile Achille.
lAtride re, signore di genti, ed Achille divino.
Salvatore Quasimodo (1942)
Guido Vitali (1953)
Canta lira fatale di Achille, o Dea,
Cantami lira del Pelide Achille,
del figlio di Peleo, che dolore senza fine
lira fatale, o Dea, che lunghi lutti
port agli Achei e molti grandi eroi
agli Achei rec, molte fiorenti
pasto ai cani e agli uccelli di rapina
vite deroi precipit nellAde
trascin nellAde. Cos volle Zeus da quando
lasciando le lor membra ai cani in preda
un odio ostinato divise il figlio dAtreo,
e in pastura agli uccelli: adempimento
re di forti guerrieri, e il valoroso Achille.
ebbe cos la volont di Giove,
poi che discordi vennero a contesa
lAtride re di genti e il divo Achille.
Raffaele Cantarella (1960)
Rosa Calzecchi Onesti (1960)
Canta, o dea, lira del Pelide Achille
Canta, o dea, lira di Achille Pelide,
funesta, che cagion dolori infiniti agli Achei
rovinosa, che infiniti dolori inflisse agli Achei,
e molte scagli gi nellAde anime forti
gett in preda allAde molte vite gagliarde
di eroi, e i corpi diede in preda ai cani
deroi, ne fece bottino dei cani,
ed agli uccelli tutti. E si compiva il volere di Zeus
di tutti gli uccelli consiglio di Zeus di compiva
da quando primamente si separarono, venuti a contesa
da quando prima si divisero contendendo
lAtride signore di guerra e Achille divino.
lAtride signore di eroi e Achille glorioso.
Giuseppe Tonna (1974)
Enzio Cetrangolo (1990)
Cantami, o dea, lira ostinata del Pelide Achille, che fu
Lira immortale tu canta, o dea, di Achille Pelide;
tanto funesta e rec agli Achei dolori senza fine; sped gi danni infiniti essa fece agli Achei, e molte
allAde in gran numero forti anime di prodi guerrieri, e i
spinse avanti nellAde anime forti
loro corpi lasciava in bala di cani e uccellacci dogni
di prodi e in preda li dava dei cani
sorta. Veniva cos compiendosi la volont di Zeus, fin da e dogni specie duccelli ma il compiersi
quando si scontrarono a parole e si divisero da nemici
del piano di Zeus era questo da quanto
lAtride signore di uomini e il divino Achille.
cominci la discordia fra il capo
di uomini Atride e Achille divino.
Maria Grazia Ciani (1990)
Guido Paduano (1991)
Lira cantami, dea, lira di Achille figlio di Peleo, lira
Canta, Musa divina, lira di Achille figlio di Peleo,
funesta, che ha inflitto agli Achei infiniti dolori, che tante lira rovinosa che port ai Greci infiniti dolori,
anime forti di eroi ha gettato nellAde, tanti corpi ha dato e mand sottoterra allAde molte anime forti
in pasto a cani e ad uccelli. Si compiva cos il piano di
deroi, e li lasci preda ai cani e a tutti
Zeus al momento in cui la contesa divise tra loro
gli uccelli: cos si compiva il volere di Zeus,
Agamennone, signore di popoli, e il divino Achille
da quando si divisero, in lite luno con laltro,
il re Agamennone, figlio di Atreo, e il nobile Achille.

OMERO ODISSEA- CANTO I


Andra moi nnepe, Mosa, poltropon, j mla poll
plgcqh, pe Trohj ern ptoleqron perse
polln d' nqrpwn den stea ka non gnw,
poll d' g' n pntJ pqen lgea n kat qumn,
rnmenoj n te yucn ka nston tarwn.
ll' od' j trouj rrsato, menj per
atn gr sfetrVsin tasqalVsin lonto,
npioi, o kat boj `Uperonoj 'Heloio
sqion atr tosin feleto nstimon mar.
tn mqen ge, qe, qgater Dij, ep ka mn.
Ippolito Pindemonte (1822)

Giovanni Pascoli (1896)

Musa, quelluom dal multiforme ingegno


dimmi, che molto err, poichebbe a terra
gittate dIlin le sacre torri;
che citt vide molte, e delle genti
lindol conobbe; che sovresso il mare
molti dentro del cor sofferse affanni,
mentre guardar la cara vita intende,
e i suoi compagni a ricondur, ma indarno
ricondur desiava i suoi compagni
ch delle colpe lor tutti periro.
Stolti! che osaro violare i sacri
al Sole Iperion candidi buoi
con empio dente, ed irritaro il Nume,
che del ritorno il d lor non addusse.
Deh, parte almen di s ammirande cose
narra anco a noi, di Giove figlia e Diva.
Marino de Szombately (1936)

Luomo, o Musa mi di moltagile, il quale per molto


corse, da chebbe la sacra citt distrutta di Troia;
duomini molti e vide le stanze e la mente conobbe;
molti dolori in suo cuore soffr ben egli per mare,
s la sua vita volendo e pe compagni ritorno.
Ma n cos salv, pur disioso, i compagni,
parvoli! challe giovenche del Sol ch figlio dellAlto
mossero, e ad essi ritolse il giorno del reduce il Sole.
Dinne e a noi, Dea, figlia di Giove, di dove tu voglia.

Dimmi o Musa del molto versatile eroe, che sbattuto


molto fu, poi che di Troia la sacra citt distrusse;
duomini molti egli vide citt, ne conobbe la mente,
molti dolori sofferse sul mare nellanimo suo,
per procacciare a se stesso la vita, ai compagni il ritorno.
Ma tuttavia non salv i compagni, bench lo bramasse,
ch per la tracotanza perirono di loro stessi,
stolti, che i buoi divoraro del Sole ch figlio dellAlto.
Egli per loro tolse il d del ritorno. Di questo
onde ti piace, o dea, figliola di Giove, ci narra.

Narrami luomo dingegno molteplice, o Musa, che tanto


err poi che distrusse la rocca di Troia divina,
vide molte citt, di molti uomini lindole seppe.
e assai pat pel mare, cercando comegli e i compagni
salva potesser la vita serbare, e tornare alla patria.
Ma non per i compagni salv, per quanto bramoso,
anzi perirono essi per loro propria nequizia,
folli! vorarono i bovi del Sol chalto valica, e il Nume
tolse ad essi il d del ritorno. O Dea, figlia di Giove,
donde che sia movendo, tu narra anche a me questi
eventi.

Ettore Romagnoli (1939)

Salvatore Quasimodo (1942)

Guido Vitali (1958)

Narrami, o Musa, luomo dallagile mente,


che a lungo and vagando, poi che cadde Troia,
la forte citt, e di molte genti vide le terre
e conobbe la natura dellanima, e molti dolori
pat nel suo cuore lungo le vie del mare,
lottando per tornare in patria coi compagni,
che per loro folli (come simili ai fanciulli!)
non pot sottrarre alla morte,
poi che mangiarono i buoi del Sole, figlio del cielo,
che tolse loro il tempo del ritorno.
Questo narrami, o dea, figlia di Zeus,
e comincia da dove tu vuoi.

Narrami, o Musa, lingegnoso eroe


che, distrutta la sacra urbe di Troia,
lungamente viaggi, vide e conobbe
terre e costumi dinfinite genti
e travagli infiniti in mar sofferse
per salvar la sua vita ed il ritorno
dei suoi compagni. Ma non trasse in salvo,
come pur bramava, i suoi compagni;
perirono essi del loro folle ardire
allorch divorarono, insensati,
le giovenche del Sole Iperione,
onde il d del ritorno egli lor tolse.
Anche a noi quegli eventi or tu racconta,
e comincia onde vuoi, figlia di Giove.

Raffaele Cantarella (1960)

Rosa Calzecchi Onesti (1960)

Cantami, o Musa, leroe scaltro, che molto invero


err, poi che distrusse la sacra rocca di Troia,
e di molti uomini vide le citt e conobbe lanimo;
e molte pene nel suo cuore soffr sul mare,
per salvare la propria vita e il ritorno dei compagni.
Ma nemmeno cos salv i compagni, pur bramandolo,
perch essi perirono per la loro follia,
gli stolti, che dei bovi di Elios Iperion
avevano mangiato, e quegli tolse loro il d del ritorno.
Di costoro dunque, o dea figlia di Giove, racconta anche a
noi.

Luomo ricco dastuzie raccontami, o Musa, che a lungo


err dopo chebbe distrutto la rocca sacra di Troia;
di molti uomini le citt vide e conobbe la mente,
molti dolori pat in cuore sul mare,
lottando per la sua vita e pel ritorno dei suoi.
Ma non li salv, bench tanto volesse,
per loro propria follia si perdettero, pazzi!,
che mangiarono i bovi del Sole Iperione,
e il Sole distrusse il giorno del loro ritorno.
Anche a noi di qualcosa di queste avventure, o dea, figlia
di Zeus.

Giuseppe Tonna (1974)

Gianaurelio Privitera (1976)

Parlami o Musa delluomo versatile e scaltro che and vagando tanto a lungo, dopo che ebbe distrutto la sacra roccaforte di Troia. Egli vide le citt di molti uomini e ne conobbe i costumi: soffr molte traversie in mare cercando
di
salvare la sua vita il ritorno dei compagni. Ma neppure
cos i compagni li salv, sebbene lo desiderasse e volesse.
Mo-rirono per le loro colpe e follie, quegli insensati: ch
man-giavano i buoi del Sole Iperione. E il dio gli tolse il
ritorno. Tali vicende dille anche a noi, o dea figlia di
Zeus, parten- do da un punto qualunque della narrazione

Narrami, o Musa, delleroe multiforme, che tanto


vag, dopo che distrusse la ricca sacra di Troia:
di molti uomini vide le citt e conobbe i pensieri,
molti dolori pat sul mare nellanimo suo,
per acquistare a s la vita e il ritorno ai compagni.
Mai compagni neanche cos li salv, pur volendo:
con la loro empiet si perdettero,
stolti, che mangiarono i buoi del sole
Iperione: ad essi egli tolse il d del ritorno.
Racconta qualcosa anche a noi, o dea figlia di Zeus

Enzio Cetrangolo (1990)

Maria Grazia Ciani (1994)

Parla, o Musa, tu delleroe scaltro a me: di lui


che and tanto vagando poi che di Troia la rocca
sacra abbatt; di molti uomini vide le terre e conobbe
la mente, e molto lanimo suo pat sul mare
per tenere se stesso e i compagni vivi al ritorno.
Ma vano fu di salvare i compagni il desiderio
pur grande: ne fece rovina la propria follia;
insensati, che i buoi del Sole Iperione mangiarono,
e quello il giorno a loro neg del ritorno.
Tu di queste avventure da un punto qualsiasi movendo,
racconta, o figlia di Zeus, anche a me qualcosa.

Luomo, cantami, dea, leroe del lungo viaggio, colui che


err per tanto tempo dopo che distrusse la citt sacra di
Ilio. Vide molti paesi, conobbe molti uomini, soffr molti
dolori, nellanimo, sul mare, lottando per salvare la vita a
s, il ritorno ai suoi compagni. Desiderava salvarli, e non
riusc; per la loro follia morirono, gli stolti, che divorarono
i buoi sacri del Sole: e Iperione li priv del ritorno. Di
questi eventi narraci qualcosa, dea, figlia di Zeus.