DIVERSITà LINGUISTICA

Difronte all’enorme vastità di lingue,
- vive
- dormant
- nearly extinct
- in trouble
- dying
pare ragionevole la volontà di voler mettere ordine
in tanta varietà e chiedersi se la variazione delle
lingue sia “anarchica” e non riconducibile ad alcuna
connessione tra i diversi sistemi o ad alcun principio
soggiacente.

Due principali sistemi di classificazione:
- genetico-genealogica (Famiglie, rami, gruppi,
sottogruppi)
vicina ai sistemi tassonomici degli esseri viventi
Il metodo di comparazione tra livelli omogenei della
lingua riesce a stabilire se due o più lingue derivino
da un progenitore comune.
Le somiglianze dovute alla parentela non sono
sempre evidenti.
- lo hindi, il persiano → italiano _ famiglia indeuropea

- tipologica (combinazione di proprietà strutturali
logicamente indipendenti ma reciprocamente
correlate)
i raggruppamenti in tipi variano a seconda del livello
linguistico preso in considerazione
prevedono il raggruppamento in base a
somiglianze/divergenze strutturali
è trasversale rispetto a quella genetico-genealogica
in quanto
- lingue appartenenti alla stessa famiglia possono
mostrare caratteristiche differenti ed essere
raggruppate in tipi diversi
(IT. Lingua a sogg. Nullo. FR, ING no)

In base al livello di analisi linguistica considerato, la
stessa lingua può essere ascritta a tipi diversi.

→ ORDINE COSTITUENTI PRINCIPALI (S, O, V)
- 97% → SVO, SOV, VSO
Ogni combinazione (tra le 6 permutazioni possibili),
dal momento che le proprietà sono logicamente
indipendenti, dovrebbe essere possibile.
- non tenendo conto di S
→ pos. Testa → suo modificatore (complemento)
le lingue del mondo sembrano uniformarsi a due
macrotipi
(a) VO, Pr, NG, NA
(b) OV, Po, GN, AG
Alle volte lingue ascrivibili ad un tipo esibiscono
tratti insoliti rispetto al tipo cui afferiscono.

es. IT – SVE → SVO ma SVE → GN, AN

Due lingue ascrivibili ad un tipo in relazione a un
determinato livello di analisi, possono trovarsi in tipi
diversi quando il livello di analisi su cui si indaga
cambia.
- IT, VIET → SVO
- IT morfologia flessivo-fusiva
-VIET morfologia isolante
CAP 2
Nello scenario delle lingue del mondo, già è difficile
dare una definizione di parola, poiché varia
diatopicamente.
I parlanti nativi hanno comunque una nozione
intuitiva di parola
- per un p.n. cinese corrisponde ai caratteri di
scrittura

La situazione è più complessa per la definizione delle
parti del discorso

Fino a tempi recenti si pensava che le categorie
individuate da Dioniso Trace nel GR. E nel LAT.
Fossero universali
es.
Nome: pte del discorso flessa per CASO, indicante
entità astratta/concreta con referente
generico/specifico
Verbo: pte del discorso flessa non per caso ma per
TEMPO/PERSONA/NUMERO indicante un processo

queste definizioni non hanno senso se applicate a
sistemi linguistici distanti da quelli che ci sono più
familiari

VIET: non marca morfologicamente C/T/P/N

Stessi significati che normalmente sono veicolati da
espressioni nominali hanno caratteristiche
espressamente verbali in alcune lingue
è il caso del
CIN: parole semanticamente equivalenti ai nostri
aggettivi con funzione attributiva appartengono a
categoria verbale piuttosto che a quella aggettivale
sono esprimibili senza l’aggiunta di forme verbali
come invece richiesto in italiano
Es. Sergio è alto ma *Sergio alto
CIN: Yi gao → Yi (è = shi) alto normalmente omessa
copula

Criteri tradizionali della linguistica occidentale sono
inadeguati per l’identificazione delle classi lessicali
in sistemi tipologicamente distanti dalle lingue
indeuropee d’Europa.
Le parti del discorso maggiori (N, V, A) sono distinte
in tutte le lingue, ma i criteri per definirle variano da
sistema a sistema.

Genere
Pur essendo spesso caratterizzato in base alla
distinzione biologica tra maschile e femminile,
risulta una categoria lessicale autonoma.
Es. “la recluta nuova” è grammaticalmente
femminile indipendentemente dal sesso del
referente.

L’assegnazione di un certo nome a un genere in una
data lingua da parte dei parlanti non è arbitraria.

Ci sono sistemi di assegnazione di genere a base
semantica.
TAMIL: MASCHILE esseri senzienti di sesso maschile
FEMMINILE di sesso femminile
NEUTRO tutto il resto (entità non senzienti)
Il termine indicante specie animali differenziati per il
maschio e la femmina sono comune neutri (diff. IT
montone, pecora).
Questo genere di sistemi (di genere naturale) sono
quelli che ci appaiono come più coerenti e normali,
meglio motivati.
Tuttavia questo modello di assegnazione non è molto
comune, come ulteriore dimostrazione del fatto che i
sistemi linguistici non sempre adottano principi
organizzativi che a noi paiono meglio motivati.

Altri sistemi a base semantica
ZANDE (CONGO): oltre al maschile, femminile e
neutro
→ anche animale
ma anche delle eccezioni che vengono trattate
grammaticalmente come animali (corpi celesti, ogg.
Metallo)

Non tutte le lingue utilizzano sistemi di genere a
base esclusivamente semantica.
In molti sistemi il genere grammaticale viene
assegnato sulla base di caratteristiche formali
- morfologica
it. reclut – a è trattato come un femminile per la
terminazione in -a

- fonologica
afar (afro-asiatica dell’Etiopia)
base semantica → esseri animati di sesso maschile
→m
esseri animati di sesso femminile → f
non esiste il neutro
per tutte le altre parole il genere viene assegnato
in base alla forma fonologica
- terminazione in vocale accentata → femminili
- tutti gli altri → maschili
In caso di conflitto tra criteri semantici e fonologici
prevalgono i primi, come in russo.

Non è il caso dell’italiano (Recluta sempre femminile
pur indicando sovente referenti maschili)

Lingue bantu (niger – congo)
→ il/lo swahili conosce sette classi nominali, e i criteri
di assegnazione sono di natura semantica e
morfologica.

CLASSIFICATORI
Elementi linguistici che ripartiscono i nomi in classi
semantiche definite in base a vari parametri sono
detti cfr.
Es. lingua indonesiana
urang – nomi umani
ikue – nomi animali
batang – elementi di forma oblunga

sono diversi dalle measure words, (2 mucche / un
*capo di bestiame)

è possibile che a uno stesso oggetto siano associati
più classificatori
in birmano la parola fiume può essere associata a
otto classificatori diversi a seconda che il referente
sia visto come
- un luogo
- una linea su una mappa
- un oggetto sacro
..

NUMERO
Una lingua può marcare la categoria del numero ma
non quella del genere, ma non viceversa.
Non sono attestate lingue che marchino il genere ma
non il numero (universale).
Si può induttivamente pensare che la categoria del
numero sia quella più comune.
In parte motivato dalla salienza cognitiva del n / g
La differenza tra sedia/sedie riflette una distinzione
sensibile

mentre l’attribuzione al genere femminile della
parola sedia non pare in alcun modo connessa alle
caratteristiche del referente designato.

Prevede tuttavia un alto grado di arbitrarietà
- IT: un referente/ più referenti
- GR antico: singolare / duale /plurale
- BASYO (etiopia) : anche il paucale
→ il contrasto tra una o più unità non deve essere
necessariamente espresso
è possibile produrre un enunciato all’interno del
quale si trova un soggetto/oggetto numerabile senza
obbligo di specificare il numero degli esemplari

→ altre lingue dove il numero non viene proprio
espresso

→ in cinese mandarino l’opposizione viene marcata
solo sui pronomi personali ma non su NOM/AGG ..

→ in molte lingue il numero interessa anche eventi,
categorie verbali

AINU, GIAP:
kor – avere korpa – avere molte cose
RUOLI SEMANTIFI, F(X) SINTATTICHE

Concetto di valenza verbale associata ai suoi
argomenti
- avalenti
- monovalenti (intransitivi)
- bi,trivalenti
→ relazioni grammaticali (S, C.O.D., C.O.I)

esprimono funzioni
- semantiche (paziente, agente, esperiente,
beneficiario..)
- pragmatiche (tema / rema, dato / nuovo)

Le lingue del mondo convenzionalizzano le relazioni
tra
- elementi strutturali
- nozioni funzionali
in maniere che possono risultare esotiche in una
prospettiva eurocentrica.

Le relazioni grammaticali sono sensibili alla
prospettiva con la quale viene costruito l’evento,
poiché questa può portare a una riorganizzazione dei
rapporti tra
- verbo
- argomenti

Diatesi: disposizione del verbo rispetto ai suoi
argomenti
- attiva: non marcata
verbo transitivo, riceve come
- soggetto: agente
- oggetto: paziente

- passiva: riduzione della valenza di transitività del
verbo (come antipassivo) da bi → monovalente
comprende anche altre possibilità
v. riflessivi: centralità dell’AGENTE = PAZIENTE

IT: soggetto individuabile perché è il SN con cui si
accorda il verbo
→ nella narrazione, se il soggetto è coreferente, è
omesso obbligatoriamente (lingua a soggetto nullo)
*Maria si nascose e Maria mangiò una caramella
i gruppi di lingue che adottano questo sistema
devono avere un sistema casuale
e sono
- nominativo-accusative
S. di verbi intransitivi e transitivi trattati nella stessa
maniera
(hanno le stesse caratteristiche morfosintattiche, si
accordano con il verbo e vengono omessi se
occorrono all’interno di due frasi coordinate con
sogg. Coreferenti)
L’oggetto diretto (P) non presenta invece accordo
verbale e nel caso di pronomi personali di prima e
seconda persona, richiede forme atone.

Esistono tuttavia lingue che trattano alla stessa
maniera
S e P, riservando proprietà morfosintattiche
specifiche per A
→ ergativo – assolutive

[WIKI: LINGUA ERGATIVA → EQUIVALENZA TRA
OGGETTO DI VERBO TRANSITIVO E
SOGGETTO VERBO INTRANSITIVO
→ AGENTE (S. VERBO TRANSITIVO) IN MANIERA
DIVERSA

LINGUA NOMINATIVO – ACCUSATIVA
TRATTA AGENTE E SOGGETTO VERBI INTRANSITIVI
ALLA STESSA MANIERA
OGGETTO DIRETTO (P) IN MANIERA DIVERSA

Ergatività scissa:
quando i due sistemi coesistono nello stesso sistema
linguistico.
Misto di proprietà marcate con strumenti morfologici
e proprietà sintattiche e distribuzionali

Sistemi che non evidenziano né con morfemi
specifici né con la sintassi le 3 categorie
grammaticali
→ sistemi neutrali

Sistemi in cui a ogni categoria corrispondono marche
spec.
→ sistemi tripartiti

Sistemi in cui i verbi intransitivi sono suddivisi in
- attivi → stessa marca dei S dei verbi transitivi
- inattivi → stesse proprietà strutturali degli O.D dei
V. T.

RIPRENDI, POCO CHIARO

Nelle lingue esistono strategie per variare la valenza
verbale
diatesi attiva → costruzione base
diatesi passiva → riduzione della valenza di un V.T.
bivalente a monovalente che ha come unico
argomento obbligatorio il paziente, che assume la
funzione sint. Di soggetto
l’Agente appartiene di solito, quando espresso, a un
SP con funzione locativa, genitiva, strumentale.

“Maria è stata assunta (da Lucia)”

In italiano, la costruzione passiva avviene per via
perifrastica, mediante AUSILIARE + P.P.
In tedesco, l’ausiliare utilizzato è “werden”
In gallese viene utilizzato un verbo di ricezione
In cinese un verbo esperenziale

TURCO: passivo costruito morfologicamente, con
infisso
EBRAICO: mutazione del fatto vocalico interno, per
via fonologica
LATINO: f. passiva non derivata ma ottenuta con
desinenze specifiche (amo ; amor)

Oltre alle forme A/P esistono altri modi per veicolare
la costruzione di un evento

→ ANTIPASSIVO (EVIDENTE NELLE LINGUE erg-ass)
riduzione di TRANSITIVITà
→ AGENTE resta SOGGETTO
→ PAZIENTE può essere omesso o ricevere marche di
casi indiretti

* AORISTO: azione già compiuta, tempo che
considera l’evento indipendentemente dalla
partecipazione del parlante (GR, Persiano, Ebraico..)
→ contrapposto alle nozioni di aspetto verbale
proprie del nostro sistema linguistico, che considera
l’evento dal pto. Di vista del parlante
* oggetto diretto introdotto da preposizione “a”
→ in italiano substandard, o quando voglio dare
prominenza topica con dislocazione a Sx

“A me, questa argomentazione non (mi) convince”
* “ Me non convince..”

in spagnolo l’O.D. è obbligatoriamente espresso con
la preposizione

LA CONNESSIONE TRA EVENTI NELLA
NARRAZIONE

Meccanismo base della comunicazione umana è la
narrazione, mediante la quale il parlante organizza
l’esperienza e collega in una rete di rapporti specifici
gli eventi, esprimendo contrasti, relazioni finali..
tendenzialmente arbitrarie, tanto che in una frase

1) Aveva molto sonno, ma è rimasta alla festa per
non deludere gli amici.
→ i connettivi sono libera interpretazione del
parlante
2) Aveva sonno, è rimasta alla festa, non voleva
deludere gli amici.

Le CAUSALI possono essere in qualche misura più
oggettive

3) “Ha piovuto, quindi il prato è bagnato”
relazione PIOGGIA – PRATO BAGNATO indipendente
dal rapporto con l’emittente
Anche se il narratore, nell’enunciare questa
situazione sceglie di evidenziare ilr apporto causale
col connettivo “quindi”, esplicitandolo.

Diversa sarebbe la situazione se il narratore avesse
scelto di trasmettere l’enunciato come una semplice
combinazione di eventi, per cui con l’uso di una
coordinazione

4) “Ha piovuto e ora il prato è bagnato”

→ c’è correlazione tra l’uso di connettivi e la
tradizione scritta del sistema linguistico preso in
esame
se è attestata una lunga tradizione scritta, se ne
osservano molti (numero di connettivi concessivi e
contrastivi nell’italiano: anzi, bensì, ciononostante,
invece, ma, però, per quanto…)
se invece è poca o assente, motivo per cui la lingua
si fonda prevalentemente sull’oralità, presentano un
numero ristretto di connettivi e fanno largo uso della
semplice giustapposizione.
Rispetto a ciò che si incontra più frequentemente
nelle lingue del mondo, i sistemi di connettivi cui
siamo abituati possono essere considerati anomali.

LINGUE SENZA E E SENZA O
Esistono lingue che non possiedono connettivi
paragonabili a e e o, o perché possiedono più di una
e o più di una o, o perché possiedono un unico
connettivo che può significare sia e sia o, la cui
disambiguazione dipende dal contesto.

1) la combinazione di frasi avviene per mezzo della
semplice giustapposizione, la maggiore o minore
coesione temporale è veicolata tramite l’intonazione
e l’uso delle pause.
In maricopa: il verbo della prima frase presenta un
suffisso che specifica se il soggetto della frase
successiva è identico (same-subj.) o diverso (diff.-
subj)

2) lingue in cui la strategia normale per connettere
gli eventi è la giustapposizione, ma anche il ricorso a
connettivi espliciti quando le situazioni avvengono
una dopo l’altra.
Ciò che viene codificato dal connettivo non è solo la
combinazione di eventi ma anche la successione
temporale.

3) esistono lingue in cui l’unico connettivo
congiuntivo attestato può essere utilizzato solo se gli
eventi non avvengono l’uno dopo l’altro, mentre se
c’è successione temporale occorre necessariamente
usare la giustapposizione semplice.
4) lingue con due connettivi distinti per la
combinazione sequenziale e non sequenziale degli
oggetti.

5) lingue in cui c’è un unico connettivo che può
essere utilizzato in certi contesti col valore di “e” e in
altri col valore di “o”
→ non differenziazione tra congiunzione e
disgiunzione
mette in crisi il rapporto tra
- operatori logici
- connettivi delle lingue naturali

6) lingue sprovviste di un connettivo equivalente a
“o”

7) lingue in cui la relazione di alternativa è veicolata
mediante la giustapposizione.
Come è possibile che tramite la giustapposizione sia
possibile inferire l’alternativa?
È necessario che venga indicata in modo esplicito la
natura potenziale, non fattuale delle due situazioni.

8) lingue che hanno due connettivi disgiuntivi a
seconda che l’alternativa proposta sia
- alternativa semplice
- alternativa finalizzata alla scelta

Analizzando i connettivi che veicolano contrasto:
- ma, mais, but possono essere usati sia per
contrasto
- correttivo: cioè si genera una negazione di un
elemento e la sua successiva sostituzione che per
- controaspettativo: generato dalla negazione di una
aspettativa, inferita dalla prima frase o dal contesto

1) “Dovevamo andare al cinema, ma poi abbiamo
mangiato una pizza”

2) “Mio figlio non è molto socievole, ma quando si
tratta di recitare perde tutta la timidezza.”

In diverse lingue, i due tipi di contrasto devono
essere espressi da connettivi distinti.

DE: aber (controaspettativo) sondern (correttivo)
SP: pero (controasp.) sino ( correttivo)
IT: abbiamo un generico ma, e possediamo anche
però (controaspettativo) bensì (correttivo)

Principali proprietà distintive delle lingue And-but-or

1. avere connettivi espliciti per le tre relazioni di
combinazione, alternativa, contrasto
2. non ricorrere di default alla giustapposizione o
strategie converbali
3. avere connettivi che si presentano come morfemi
liberi e invariabili, non clitici o affissi
4. avere connettivo generale usato sia per la
combinazione tra eventi sequenziali e non
sequenziali (and), avere un connettivo generale che
può essere usato sia per l’alternativa semplice sia
per l’alternativa con scelta (or), avere un connettivo
generale che può essere utilizzato sia nel caso del
contrasto correttivo che per quello controaspettativo
(but).

Connettere senza connettivi
→ con particolari flessioni verbali
1) I converbi sono forme verbali non finite, che
hanno una capacità flessiva ridotta (non possono
essere flessi per persona, tempo e modo).
- converbi specializzati, codificano particolari
relazioni (condizionale, temporale…)
- converbi contestuali, valore estremamente
generico, richiede un’integrazione del contesto per
essere interpretato correttamente
- converbi narrativi, far avanzare la narrazione

- TURCO
suffisso converbale usato per esprimere
sequenzialità di due azioni
molto diffuso nelle lingue altaiche, caucasiche,
diverse lingue asiatiche.

Anche in italiano è possibile unire eventi per mezzo
di semplici forme verbali non finite, gerundi.

Gerundio occorre tipicamente nell’espressione di
relazioni di concomitanza 1)temporale e di causa,
ma anche 2)in sequenze temporali narrative.
1) “Essendo in ritardo, decise di prendere la
macchina”
poiché era
2) “Uscì di fretta correndo a prendere l’autobus”
e corse

2) connessione interfrasale per mezzo di forme
verbali
→ strategia di concatenazione

Non vengono utilizzati connettivi espliciti, ma è la
flessione verbale a codificare la presenza e il tipo di
relazione tra gli eventi.
→ non solo due frasi, ma anche lunghe catene di
frasi, caratterizzate da verbi non finiti, tutti
dipendenti dal verbo della frase finale.
Ogni verbo non finito riceve un suffisso che indica
non solo la presenza di una connessione interfrasale,
ma anche l’identità o diversità del soggetto della
frase successiva. (same / different subj.)
Lingue che adottano questo sistema, da un pto di
vista semantico distinguono tra suffissi utilizzati per
- sovrapposizione temporale (mentre)
- successione temporale (e poi)
→ vengono anche usati per causa-effetto, relazioni
ipotetiche..
LINGUE SENZA TEMPO – 5 MAURI

Ogni evento che viene descritto si inserisce
all’interno di coordinate spazio-temporali.
Si distingue anche la realtà delle situazioni narrate,
che sono accadute o stanno accadendo, o l’irrealtà
di eventi potenziali o non ancora accaduti.
Le lingue adottano strategie diverse per veicolare
certe informazioni.

- Lingue tenseless

Per l’interpretazione corretta delle espressioni
temporali del cinese mandarino, concorrono
molteplici fattori
- contesto
- marche aspettuali del verbo esplicite
- marche modali esplicite
- elementi lessicali
→ avverbi
→ particelle
IT: usa morfemi cumulativi di vario genere
PARLARE DI IRREALTà
Un evento è reale
- realizzato
- si sta realizzando → al momento dell’enunciazione

è irreale se non si è ancora realizzato
un evento irreale può esprimere
- desiderio
- timore
- negazione
- previsione
- ipotesi

Italiano codifica la realtà con
- avverbi
- modi / tempi verbali specifici
→ indicativo passato, evento accaduto

Altre lingue, espressione della realizzazione/non
realizz.

1) ogni forma verbale deve obbligatoriamente recare
un suffisso che veicoli la realtà dell’evento
2) alternanza di allomorfi nella radice verbale
..
TEMPO E REALTà DI NOMI E AGGETTIVI
Esistono strategie che permettono di codificare
temporalità e fattualità a livello nominale.

Nomi in genere ricevono marche flessive di
- Numero, genere, definitezza
→ possono anche ricevere marche temporali
(crisi della classificazione univoca delle parti del
discorso)

T, A, M nominale
→ non frequente ma merita di essere menzionato in
quanto attestato
- INDIPENDENTE funzione della marca è di
individuare
- momento temporale
- fattualità
della proprietà che è valida per il referente designato
dal SN

IT: ex soldato, futuro presidente
ENG: ex soldier, wife-to-be, next level
→ valgono per insieme limitato, non intera classe di
nomi

1) IALTE (Brasile) ogni elemento nominale deve
essere marcato come
- fattuale → tre marche temporali distinte
- non fattuale → presente, passato

→ in assenza di suffissi → considerato fattuale,
presente
(suffisso port-manteau, reca possesso+temporalità)

T,A,M PREPOSIZIONALE
collocazione temporale, modale marcata sull’intera
proposizione, su SN e non su SV

1) sirionò
esi-ke oso na ii-ra
donna-pst andò verso l’acqua