“Il vedere fenomenologico è quindi strettamente imparentato al vedere estetico

dell’arte ‘pura’: è ovvio, però, che non si tratta di un vedere che abbia per scopo il
piacere estetico, ma che ha in vista, piuttosto, la ricerca, la conoscenza, la
costituzione dei fondamenti scientifici di una nuova sfera (quella filosofica). Ancora
una cosa: l’artista, che ‘osserva’ il mondo, per conquistarsi una ‘conoscenza’ della
natura e degli uomini utile ai suoi scopi, ha verso il mondo lo stesso atteggiamento
del fenomenologo. Pertanto non ricercatore naturalista e psicologo empirico, non
osservatore pratico degli uomini, quasi egli andasse in cerca della scienza della natura
e degli uomini. Per lui il mondo, nel momento stesso in cui lo osserva, diventa un
fenomeno, la sua esistenza gli è indifferente, proprio come per il filosofo (nella critica
della ragione). Solo che, a differenza di quest’ultimo, egli non mira a fondare e a
fissare concettualmente il ‘senso’ dei fenomeni, bensì ad appropriarsene
intuitivamente, per raccoglierne, dalla pienezza delle forme, i materiali per la
raffigurazione estetico-creativa”. E.Husserl, Lettera a Hofmannsthal su estetica e
fenomenologia, trad. di M.Marasso, in Micromega, Almanacco di filosofia 2/98,
Roma, Gruppo Editoriale L’Espresso, 1998, p.250.