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#275 Domenica 5 marzo 2017 EURO 0,50 Irma Blank per il Corriere della Sera Anno 7
#275 Domenica 5 marzo 2017 EURO 0,50 Irma Blank per il Corriere della Sera Anno 7
#275 Domenica 5 marzo 2017 EURO 0,50 Irma Blank per il Corriere della Sera Anno 7
#275
Domenica
5 marzo 2017
EURO 0,50
Irma Blank
per il Corriere della Sera
Anno 7 - N. 9 (#275) Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano - Supplemento culturale settimanale da vendersi esclusivamente in abbinamento a Corriere della Sera ¤ / 1,00 ¤ 0,50 + il prezzo del quotidiano. In CH Tic. Fr 1,00

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LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 5 MARZO 2017

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corriere.it/lalettura

SSS

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Orizzonti.

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Un elefante misura la crisi dei ceti medi

9 D C
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D
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  • di DARIO DI VICO

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Altri business.

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La libreria che vende un titolo alla settimana

16
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  • di ANGELO FERRACUTI

   

Sguardi.

Totò cinquant’anni dopo Un po’ artista, un po’ critico

26 Cos’è questo?
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Cos’è questo?
  • di VINCENZO TRIONE

   

Maschere.

Un Sud diverso è possibile nel cinema italiano

Un Sud diverso è possibile nel cinema italiano
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  • di DAVIDE FERRARIO

   

Percorsi.

La mia vita è un romanzo dopo l’incidente d’auto

La mia vita è un romanzo dopo l’incidente d’auto
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  • di TERESA CIABATTI

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Il dibattito delle idee

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La generazione del 1899 fu chiamata a dare un contributo fondamentale sui campi di battaglia della Prima guerra

mondiale. Il ricordo di quei giovanissimi coscritti ha alimentato la memoria popolare italiana. «La Lettura»

è andata a cercare i diciottenni di oggi — sogni, speranze e ambizioni di (futuri) letterati, artisti, musicisti, scienziati.

È la «generazione Donnarumma», dal nome del portierone

del Milan che è appena diventato maggiorenne

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DOMENICA 5 MARZO 2017

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA

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Cambusa

di Nicola Saldutti

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Il mare strano

«Il mare stesso, con brevi schizzi di schiuma che esplodevano nelle tenebre, il mare sicuro, immutabile, che mette l’uomo al riparo da tutte le passioni a eccezione della rabbia del mare medesimo, sembrava strano quando

egli lanciò una rapida occhiata verso

sopravvento

...

».

Così Joseph Conrad ne Il caso

(traduzione di Richard Ambrosini, Adelphi, 2013). Scoprì il mare al lido di Venezia, mentre veniva dalla Polonia e andava verso la Francia.

La scrittrice Bianca Chiabrando

Facebook? Preferisco Freud e Beethoven

  • di CRISTINA TAGLIETTI

«N on sono molto estroversa, a scuola più che interagire mi piace osserva- re: i compagni, i professori, le dina- miche. Per questo mi sono messa a scrivere». Bianca Chiabrando, capel-

  • li lunghi, niente trucco, gonna corta e Dr. Martens ai pie-

di, compie 18 anni il 24 novembre. Milanese («al 100%, anche spiritualmente. Adoro la città, dopo due settima- ne lontano sento il bisogno di tornarci»), figlia unica, pa- dre pubblicitario, madre counselor, ha scritto il primo li- bro a 13 anni osservando i compagni (maschi) di scuola. Il caso 3ª D, uscito da Mondadori nel 2015, ha proposto, con parole e disegni, una divertente psicopatologia della vita di classe (terza media), mentre A noi due, prof (2016) ha raccontato il primo anno di liceo classico di Olivia, al- le prese con il professor Pattume. «Non sono i miei pro- fessori, ma dei tipi inventati, in cui ho concentrato le ca- ratteristiche più bizzarre di vari insegnanti, anche per far ridere». Insomma, la scuola raccontata dall’interno, con leggerezza e ironia («i miei compagni si sono divertiti, anche perché il mio modo di raccontarli è affettuoso»). «Adesso sono molto impegnata con la scuola — rac- conta Bianca che frequenta il quarto anno al classico “Ti-

to Livio” di Milano — quindi credo che al prossimo libro

  • mi dedicherò dopo la maturità. Anche perché queste

erano storie pensate per i miei coetanei, relativamente

semplici. Vorrei scrivere un romanzo più impegnativo, ma sempre che contempli un registro comico-ironico.

Lo sento congeniale». All’università Bianca vuole studia- re Psicologia e poi fare un master in Antropologia, maga- ri andando qualche anno a Vienna, («sui luoghi di Freud e di Beethoven, due mie grandi passioni»). «È quello il mestiere che vorrei fare, forse perché vedo quello che fa

mia madre. Ma so anche che la scrittura mi accompagne- rà sempre. Mi piace troppo. Papà è il mio primo lettore, è con lui che mi confronto. La vita di classe continua a ispi- rarmi: faccio racconti brevi o in versi, sul modello delle

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terzine di Dante. Ma per me stessa, per divertirmi, non per pubblicarli». Il caso di Bianca Chiabrando è diverso da quello di al- tre sue coetanee di successo, come Sofia Viscardi che vie- ne da YouTube o Cristina Chiperi, nata sulla piattaforma di scrittura Wattpad (entrambe del 1998). «YouTube mi piace per i video musicali o per le conferenze Ted su ar- gomenti che mi interessano, come la scuola o temi socia- li. Uso WhatsApp per parlare con i miei amici, ma non sono su Instagram né su Facebook — spiega —. Sono si- cura che i social siano belli e utili, ma sono molto riserva- ta e pubblicare una mia foto o uno status per raccontare i fatti miei mi mette a disagio. Questo non significa che non abbia amici, ma preferisco parlarci o uscirci». Da quando ha cinque anni suona il pianoforte e fa par- te di un’orchestra scolastica («componiamo e suoniamo i nostri brani»), le piacciono Beatles, Queen, Lou Reed, insomma gli stessi che potrebbero piacere ai suoi genito- ri più che ai suoi coetanei. Lo sport non fa per lei, mentre nello zaino ha I racconti del crimine di Guy de Maupas- sant. «Adoro Jane Austen, ma anche Sherlock Holmes e Jonathan Coe. Ho letto Harry Potter ma non sono appas- sionata di fantasy. Di solito scelgo dalla libreria di casa, seguendo i suggerimenti degli insegnanti o dei genito- ri». Da sola sballa la media degli adolescenti, secondo le statistiche lettori deboli: «Leggo un libro alla settimana, ma se si tratta di Umberto Eco ci metto anche un mese».

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’99

I nuovi ragazzi

del

Il matematico Federico Viola

Giro il mondo (e cresco) grazie ai numeri

  • di ALESSIA RASTELLI

«T utta la mia vita finora è stata un avvi-

cinamento alla matematica». Federi-

co Viola, vincitore delle ultime Olim-

piadi dedicate alla disciplina, nella

squadra italiana che ha partecipato

alla fase internazionale a Hong Kong, ha 17 anni (ne compirà 18 il 21 novembre) ma parla già con saggezza, mostrando la capacità di guardarsi da fuori dei ragazzi straordinariamente intelligenti. Di chi, dotato di un ta- lento speciale, il suo dono ha dovuto imparare, fin da giovanissimo, a gestirlo e metterlo a frutto. Studente al quarto anno del liceo scientifico «Augu- sto Righi» di Roma — la città dove è nato e vive con i ge- nitori, entrambi laureati in Fisica, e due fratelli più pic- coli —, Federico racconta di aver sempre avuto la «fissa per i numeri». «Si capiva che ero portato per la matema- tica, ma questa potenzialità non riuscivo a esprimerla». A incanalarla, come l’energia di un fiume che deve anco- ra scavare il suo letto. Accade alle medie, quando parte- cipa ai Giochi matematici organizzati dalla Bocconi, ar- rivando alla fase internazionale a Parigi, e poi alle supe- riori con le Olimpiadi, in cui nel 2016 è primo a pari me- rito con Andrea Ulliana del liceo scientifico «Ippolito Nievo» di Padova, di un anno più grande. «A scuola — spiega Federico — si tende ad applicare quello che si studia, mentre in queste gare extra serve soprattutto sa- per trovare ogni volta la strategia giusta. Partecipare mi ha dato stimoli e mi ha fatto sentire più apprezzato».

Dieci in matematica e in fisica, voti «dal 7 al 9» nelle materie umanistiche, a Federico bastano una o due ore di studio al giorno per mantenere la media. «Non esage- ro — dice — mentre per le Olimpiadi mi sono allenato:

sia da solo, con gli esercizi in rete, sia frequentando gli stage di preparazione, cui sono stato ammesso alla fine della seconda liceo. Si tengono a Pisa alla Scuola Nor- male, che mi sembra una bella realtà. Sto valutando se provare a fare il test per frequentare lì l’università». Non

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ha ancora deciso la facoltà, «di sicuro scientifica, proba- bilmente Matematica». Lo affascinano il pensiero puro e la prospettiva di «scoprire cose che prima non si sapevano». Come è ac- caduto con la geometria non euclidea, «che ha messo in dubbio l’autorità precedente rivoluzionando la cono- scenza». Gara dopo gara — l’ultima due settimane fa, a Bucarest — Federico è diventato più consapevole delle sue capacità. Ma sa che si può anche fallire: «C’è sempre la paura di andare male, di deludere se stessi o qualcun altro. Tuttavia, pure quando si compiono errori, si può recuperare». Si dice «tranquillo» da questo punto di vi- sta e nel rapporto con i coetanei, nonostante essere ge- niali non sia sempre facile alla sua età. «Qualcuno a vol- te mi guarda con distacco — confessa — ma cerco di non dargli peso, gli altri invece si comportano bene». In passato Federico ha suonato il piano, pratica il nuo- to e l’arrampicata e fin da piccolo fa parte di un gruppo scout. «Svolgiamo attività avventurose e all’aperto, ma parliamo anche molto», racconta. È sereno nel suo mondo, ma l’idea di cambiare città per l’università o per il lavoro non lo spaventa: «Adattarsi è possibile e aiuta a crescere, già adesso i viaggi all’estero grazie alle compe- tizioni di matematica mi hanno arricchito». Con l’inglese è pronto: «Ho frequentato diversi corsi e fatto esami di certificazione», spiega. E, anche in questo caso, il voto in pagella è comunque già dieci.

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D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 3 Cambusa di Nicola

Gioco di sguardi

Il lavoro nella pagina accanto è un’installazione realizzata da studenti nati nel 1999. Sono opere che rappresentano nel dettaglio citazioni di sguardi che provengono dal passato e che si intrecciano nei sentieri del contemporaneo. Canta la poetessa Alda Merini in Lo sguardo del poeta:

«Se qualcuno cercasse di capire il tuo sguardo/ Poeta difenditi con ferocia/ Il tuo sguardo son cento sguardi che ahimè/ Ti hanno, guardato tremando». Raccontano gli allievi del liceo artistico «Arcangeli» di Bologna:

«Abbiamo fatto nostro un gioco di sguardi che già erano stati catturati. È affascinante notare come, nonostante il passare del tempo, la luce che vive dentro gli occhi sia ancora così intensa e profonda». Si tratta di una installazione composta da 37 tele dipinte ad olio (qui ne proponiamo, in alto, quattordici e, sotto, un dettaglio). Le dimensioni sono: 15x20, 20x20, 13x13, 15x20 centimetri. Gli studenti del 1999, che hanno realizzato questa opera e frequentano la classe 4B Figurativo Pittura, sono: Alice Barbanti, Alice Barbati, Emma Basaglia, Federica Bonetti, Caterina Cavallini, Noemi De Francesco, Mirea Fantini, Arianna Ferrara, Eleonora Franceschi, Filippo Jaboli, Chiara Vannini; a questo lavoro hanno anche partecipato gli studenti della classe 3B Figurativo Pittura, anche loro del 1999: Giorgia Baccolini, Olmo Ferrari, Alessia Russo. Hanno condiviso questa iniziativa con «la Lettura» la professoressa Maria Cristina Casali, dirigente scolastico dell’«Arcangeli» di Bologna, e le professoresse Claudia Bergonzoni, Mariangela Zaffani, Patrizia Atti,

Flaminia Cipriani. Nelle pagine seguenti:

illustrazioni di studenti del 1999 delle classi 3B Figurativo Pittura e 3H, 4H, 4I Grafico

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LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 5 MARZO 2017

Il dibattito delle idee

Passione, grinta e talento; legami solidi con la famiglia; presenza limitata sui social network. C’è chi pratica lo sport con molto impegno e chi non mostra alcun interesse. A scuola di solito vanno bene, qualcuno ne ha tratto spunto per la propria attività creativa, ma c’è chi non sopporta le lezioni. E le rifiuta

Il musicista Riccardo Cellacchi

Amo il flauto. Mi piace la Germania

  • di GIAN MARIO BENZING

U n po’ stupisce che in un’Italia come la nostra, dove, per un giovane, la musica classica è ignota e in nessun luogo — perché ovunque, persino in metropolitana e nei bancomat, è imposto il pop/ rock — stupisce che, nonostante tutto, i

giovani talenti classici fioriscano, fioriscano eccome. Pren- diamo uno dei più eclatanti, Riccardo Cellacchi, flautista di Latina che compirà 18 anni il prossimo 26 dicembre. Lo ri- cordiamo nel 2013 tra i vincitori delle Audizioni nazionali della «Gioventù Musicale d’Italia», benemerita istituzione che dal 1952, pur tra mille spine, scova e promuove genera- zioni di musicisti. Cellacchi venne a Milano con il fratello Alessandro, fagottista; si esibirono al Teatro Dal Verme e stupirono tutti. Così piccolo, quel ragazzino con i capelli a spazzola suonava il flauto come un virtuoso «grande»; ave- va già tutto, senso della frase, intonazione, fiati, e una fre- schezza piena di gioia contagiosa. Da quell’exploit, Riccardo ha fatto molta strada. Premi vinti, masterclass, esperienze da solista con la Junior Or- chestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, concerti al Parco della Musica di Roma, per il Festival di Spoleto, al Ravello Festival, al Quirinale. Con una particolarità: eserci- zio, sacrificio, ore di studio, virtuosismo funambolico, per lui è tutto naturale. Riccardo è nato in una famiglia «musi- cale». La madre è pianista, oltre che scrittrice, il padre flau- tista di vaglia. «Ho sentito musica fin dalla pancia di mia mamma — racconta con candore — i primi suoni di cui ho memoria sono i miei genitori che suonano insieme. Suo-

navano anche per addormentarmi, ninne nanne per flauto

e pianoforte, ricordo ancora un Andante di Mozart

». Mu-

... sica domestica. «Sì, da piccoli facevamo musica tutti insie- me, in quartetto; adesso, con tanti impegni, è più diffici- le». Riccardo voleva fare come il papà. «Il flauto mi ha sem- pre incuriosito, e mio padre mi ha sempre incoraggiato: a cinque anni mi ha regalato un flauto traverso, ma di plasti- ca e senza chiavi. Ero affascinato dal suono, dalla brillan-

4 LA LETTURA C ORRIERE DELLA S ERA D OMENICA 5 MARZO 2017 Il dibattito delle
Martina Santagata Agnese Zanni
Martina
Santagata
Agnese
Zanni
Matteo Frangiamone
Matteo Frangiamone
Giorgia Baccolini
Giorgia Baccolini

tezza, dall’agilità. Mi piaceva anche il corno, ma era più dif-

ficile

».

A sei anni comincia a studiare con il padre, a nove

... è in Conservatorio. Grazie alla «Gioventù Musicale», per due anni tiene concerti in tutt’Italia, in trio: «Bellissima esperienza». Adesso si perfeziona con Andrea Oliva e con Andrea Lieberknecht a Monaco. Come vive un giovane talento classico in Italia? Si sente diverso? «No, al liceo, con i miei compagni racconto anche della “mia” musica; loro sono interessati, si incuriosisco- no, c’è poca informazione sulla classica; sì, in questo per- cepisco una certa differenza tra me e loro, soprattutto per- ché in poche famiglie si fa musica, in molte neanche se ne parla». Studia tanto? «La scuola mi impegna molto, cerco di tenere un minimo di tre-quattro ore al giorno, la dome- nica o in vacanza anche quattro-cinque». Riccardo fre- quenta la quarta liceo scientifico, ama filosofia e matema- tica. «Ma anche le lingue, specie il tedesco: mi piacerebbe

vivere in Germania, lì c’è più spazio e più rispetto per la musica classica». Niente sport, solo un po’ di palestra; poco internet («Uso Facebook, ma per ragioni “professionali”»), ma musica a 360 gradi: «Ascolto di tutto, ecco, magari non proprio la

dance o l’heavy metal

».

Qualche rimpianto? «Sacrifici ne

... ho fatti, da bambino forse non ho avuto sempre una vita spensierata, ma sono felice di poter fare musica con gli al- tri, di esprimere me stesso con il flauto, compagno fedele. E quando suono cerco di divertirmi il più possibile».

Chiara Vannini
Chiara Vannini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Andrea Bini

La cantante Margherita Principi

Sono a X Factor, finisco in The Young Pope

  • di MARCO BRUNA

F orse la sua determinazione è il frutto di quegli otto anni e mezzo passati sui campi di basket, cinque e mezzo con i ragazzi, tre con le ragazze. «Buttavo a terra i maschi per arrivare a canestro. Ho sempre voluto mettermi alla prova». Tanto

che a 18 anni — è diventata maggiorenne il 21 gennaio

—, Margherita Principi ha già alle spalle un percorso im- portante. Originaria di Fano, oggi residente a Pesaro, nel

2013 ha vinto il concorso Vocine Nuove di Castrocaro Ter- me, manifestazione canora dedicata a bambini e ragazzi

  • di talento. Portava Caruso di Lucio Dalla. Due anni dopo,

la grande occasione: la partecipazione alla nona edizione

  • di X Factor, il talent show in onda su Sky Uno dal 2011.

Nel mezzo tanto lavoro e un unico sogno in testa, la mu- sica. «Quando ho scelto di partecipare a X Factor — rac- conta a “la Lettura” Margherita —, mi sono detta: “Pro- viamo”. Volevo conoscere un mondo di cui non sapevo nulla. La mia fortuna è stata incontrare Skin. Il babbo mi ha detto: Skin ci tiene, non si scorderà di te». Margherita, occhi verdi, capelli castano chiaro, ha tira- to fuori il suo x factor cantando l’Hallelujah di Leonard Cohen, nella versione del 1994 di Jeff Buckley. E ha lascia- to i quattro giudici del programma — Skin, Fedez, Elio e Mika — senza parole. «Sul palco ero tranquilla. Ma quando mi hanno fatto sedere per suonare il dulcimer, lo strumento medievale con cui mi esibivo, le mani han- no cominciato a tremare. È lì che ho tirato fuori la grinta che usavo quando giocavo a basket». Dopo l’audizione

Skin l’ha voluta in squadra, e tra loro è nato un rapporto forte, rimasto nel tempo. «Quando sono entrata in stu- dio a febbraio per registrare il mio primo album mi ha mandato un mazzo di fiori da Barcellona. Sul biglietto c’era scritto “Good luck”. E finiva così: “All my love. Skin”». Dopo X Factor Margherita ha preso una pausa da scuola per concentrarsi sulla musica. Ma lo studio rima- ne fondamentale nelle sue giornate: «Mi alzo alle sette.

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Studio musica e inglese, perché è la lingua nella quale vorrei cantare. Faccio la spola tra Pesaro e Roma, lavoro con grande costanza al disco. Amo il jazz, il blues, anche se alla fine ascolto tutto. Ammiro Amy Winehouse. Dopo aver visto il film-documentario su di lei, ho avuto ancora più determinazione a perseguire il mio sogno». Il 2016 rimarrà un anno speciale nella vita di Margheri- ta. Paolo Sorrentino ha inserito la sua esibizione a X Factor, quando canta l’Hallelujah, in una scena della se- rie televisiva The Young Pope. Con una coincidenza:

quell’episodio, il settimo, nel quale Jude Law guarda l’au- dizione di Margherita in tv, andava in onda l’11 novembre 2016, il giorno dell’annuncio in Italia della morte di Leo- nard Cohen, scomparso pochi giorni prima, il 7 novem- bre. Nello stesso anno ha lavorato alla colonna sonora della miniserie tv Lampedusa, trasmessa da Rai Uno il 20 e 21 settembre. L’episodio più simpatico le è capitato lo scorso dicembre, quando le è stato chiesto di esibirsi su Rai Uno per il concerto di capodanno. Era tutto pronto. Salvo poi la marcia indietro degli organizzatori: «Non sa- pevano che ero ancora minorenne. E se non hai compiu- to diciotto anni non puoi esibirti dopo mezzanotte». Tra i progetti del futuro prossimo c’è la partecipazione alla colonna sonora del nuovo film di Federico Moccia, Non c’è campo, che verrà girato nel Salento tra marzo e aprile. «Quello che la vita mi dà lo prendo e lo porto a casa».

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DOMENICA 5 MARZO 2017

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA

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Due parole in croce

di Luigi Accattoli

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In principio era l’esempio

Primo viene l’esempio, seconda la parola, poi

a seguire

... risonanza digitale, quella dei like (mi piace) e

l’immagine in movimento e la

quella dei retweet (rilancio di un messaggio). È la scala comunicativa che ha dettato a

Francesco il tweet apparso nella sua pagina ufficiale (@pontifex_it) il 23 febbraio: «Non sottovalutiamo il valore dell’esempio perché ha più forza di mille parole, di migliaia di like o retweet, di mille video su youtube».

L’attrice Greta Zuccheri Montanari

È facile piangere per finta, difficile è ridere

  • di MAURIZIO PORRO

N el suo piccolo, Greta Zuccheri Montanari, che 18 candeline le spegnerà il 7 agosto, è già passata dal muto al sonoro, dal cinema d’epoca a quello d’ambientazione contem- poranea. Debuttò per caso, dopo una foto

mandata dai genitori e un provino, in L’uomo che verrà

  • di Giorgio Diritti, 2008: era la bambina che non parla più

dopo la morte del fratellino negli anni bui della guerra e della strage di Marzabotto. Ora con Pupi Avati parla mol- tissimo: la nevrosi ha traslocato nella mente del suo partner innamorato, Marco, anch’egli un promettente ragazzo del ’99, Saul Nanni, già attore per Luca Lucini, idolo delle teenager con massima intesa generazionale. Alla ragazza nella storia spetta di salvarlo, pagando patologie sonanti di persona, ma risvegliando un certo fulgore interiore che aspettava soltanto di essere sco- perto. Il fulgore di Dony è il film tv che Avati sta montan- do (andrà in onda a maggio, sulla Rai) che la vede al cen- tro dell’azione anche psicologica. Dice di sé: «La prima volta sul set, in montagna, ero proprio una bimba e mi sembrava tutto un gioco; oggi ho dovuto calarmi in un altro carattere, diventare Dony, liceale bolognese che per certi versi mi somiglia: il gusto è proprio quello di fingere di essere un’altra anche se io nei miei panni sto benissimo». Non finge nella vita, Greta, per carità, frequenta la ter- za liceo linguistico e conduce, pur con qualche giustifi- cata assenza, vita da adolescente normalissima. «Que-

Giacomo Elia Porqueddu
Giacomo Elia Porqueddu
Denisa Baba
Denisa Baba

sto è il segreto di cui devo ringraziare i miei: dopo il set ho ripreso in mano la mia vita normale e tranquilla, ho continuato a essere me stessa, anche quand’ero in quar- ta elementare e tutta la classe era curiosa di sapere do- v’ero stata, che cosa avevo fatto, cos’era il cinema. Oggi i mezzi di comunicazione e condivisione si sono molti-

plicati e molti chiedono, scrivono, s’informano, ma cer- co di restare serena e di non montarmi la testa». Rias- sunto: sono state due belle esperienze con diverso grado

D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 5 Due parole in
Erica Galuzzi
Erica Galuzzi
  • di consapevolezza. «Credo che mi piacerebbe farlo, il ci-

nema, ma non è ancora il mio vero mestiere. L’esperien- za con Avati, attento e protettivo, complice e paterno, mi ha fatto capire che c’è qualcosa in me adatto a recitare, captavo le intenzioni immediatamente, ci si intendeva al volo. Mi piace l’idea di costruire un personaggio, insom- ma vorrei continuare: mi spaventa solo pensare di cam- biare vita». È tutto futuro, il divismo può attendere, non è obbligatorio sdoppiarsi. «Vero, io sto benissimo nella mia famiglia sulle colline bolognesi. Sì, sono appassio- nata di cinema, mi piacciono i film che fanno riflettere e ti cambiano qualcosa dentro, anche quelli romantici,

detesto l’horror. Quello che mi ha conquistato nell’espe- rienza con Pupi è stato calarmi in una ragazza che mi so- miglia, ha la mia età e affronta come me l’adolescenza, l’amore, la scuola e soprattutto il prendersi cura di un al- tro diverso da me». Certo, quello che prima era stato uno strano gioco ora rischia di diventare serio. «Vuole sapere delle difficoltà? Per esempio mi riesce difficile ridere per finta, è più fa- cile fingere di piangere, è più naturale». Sul set, insie- me, innamorati, problematici, due giovani attori del ’99:

  • ci si capisce meglio con la stessa età? «Dipende. Io sto

spesso coi più grandi, faccio cose che le mie amiche non fanno: per esempio ballo il tango argentino come mi ha insegnato mia nonna, da tre anni seguo i corsi e sono magnifici quel ritmo, quella musica, quei movimenti».

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Mam Dece Seck Antini

Martina Giorgi
Martina Giorgi

L’artista Laura Trentin

Cucio lampadine e scolpisco quaderni

  • di STEFANO BUCCI

I l mondo di Laura, Laura Trentin di Mariano Comen-

se (un’altra ragazza del 1999), è tutto nei suoi qua-

derni. Veri e propri taccuini d’artista che guardano ai

suoi maestri: Duchamp, Giacometti, Louise Bourge-

ois (in questo momento la preferita), Carol Rama.

Capelli biondi corti, occhi grandi scuri e vivaci, tanti pier- cing e le dita abituate a lavorare, praticamente da sempre, ogni tipo di oggetto (a cominciare dalle lampadine, un’al- tra delle sue passioni), di materiale (la plastica, aghi e filo, il Vinavil), di colore («Il rosso è quello che mi piace di più»). Aspettando la vera prima mostra — a Milano in oc- casione della terza edizione di Studi festival #3, dal 14 al 18 marzo, dove Laura porterà i suoi taccuini, il suo «uo- mo-lampadina» — racconta di «essere sempre stata una bambina molto vivace e di avere sempre avuto un rappor- to conflittuale con la scuola». Ama l’italiano, ma non la matematica, anche se i nu- meri — ancora una volta colorati, incisi, ricamati — ri- corrono in continuazione nelle sue opere. La sua estetica (ma Laura preferisce piuttosto parlare di «quello che mi piace e quello che invece non mi piace») è fatta «di di- struggere e ricostruire, di smontare e rimontare». Da questo nasce il rapporto strettissimo con i materiali, tan- to che il suo zaino sembra a prima vista una sorta di nego- zio di ferramenta: dove convivono tutta una serie di qua- derni (che sembrano vere e proprie sculture) e utensili va- ri, come una enorme bottiglietta di Vinavil. Cosa scrive, in modo così ossessivo su quelle pagine? «Numeri, formule,

ricette di farmaci, definizioni rubate dalle pagine ritaglia- te di un vocabolario: mi piace, ancora una volta, scompor- re e ricomporre frasi assolutamente fuori contesto». Perché niente sembra immobile nel mondo di Laura Trentin, che si veste tutta in nero, con tanto di zip e fibbie, alla maniera dark-punk-rock o forse sarebbe meglio dire «alla sua maniera»: con le dita sottilissime («Mi hanno detto che sembrano quelle di un pipistrello») lavora pla- stica, carta, nastro adesivo, filo, spago, persino forchette.

D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 5 Due parole in

Neo-duchampiana? «Forse». Iperrealista? «Forse». Nien- te, insomma, è mai preciso, sicuro, definito. Anche se non sembrano mancarle punti fermi, a cominciare dal so- lito Duchamp per arrivare a fotografi come Vivien Meier («Una delle prime artiste che ho conosciuto») e Robert Mapplethorpe («Ho sempre in testa il suo incredibile ri- tratto della Bourgeois»). Gli amici? «Fino a qualche tempo fa, ne avevo abba- stanza, poi ho cambiato scuola e adesso mi è rimasta la mia amica del cuore, la stessa di sempre». L’ultimo libro letto? «Marcel Duchamp. Un genio perdigiorno delle Edi- zioni Clichy, l’ho finito mentre la stavo aspettando». Cosa dicono i suoi genitori, papà giardiniere e mamma casa- linga? Vorrebbero che prima di tutto finisse la scuola? «Sono contenti, mi lasciano fare. Certo che con mio pa-

dre di arte non parlo mai perché anche lui dipinge e, a dif- ferenza di me, dipinge specialmente paesaggi e vedute molto tradizionali, in stile surrealista-iperrealista». Per- ché allora non vi confrontate mai tra di voi sull’arte? Laura abbassa un attimo gli occhi e poi dice a mezza voce: «Le sue cose non mi piacciono proprio». Come premio per essere stata promossa, lo scorso an- no Laura Trentin aveva chiesto di potersi iscrivere ai corsi

  • di Roberto Casiraghi all’Accademia di Brera: «Un’espe-

rienza bellissima, mi sono sentita libera». Mai stata alla Biennale di Venezia? «No. Finora non ho viaggiato mol- to». Questa potrebbe essere la volta buona.

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A volte in bilico tra normalità e celebrità, rifuggono dal divismo e sanno che per affermarsi

bisogna faticare senza sosta. Diversi

di loro sono

già adesso proiettati verso altri Paesi che, rispetto all’Italia ingessata, offrono opportunità migliori alle nuove leve. Diventa allora decisivo imparare bene le lingue, soprattutto (è ovvio) l’inglese

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LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 5 MARZO 2017

Il dibattito delle idee

  • I ragazzi del 1999

La generazione a colori

che sorride alle nuove

opportunità

  • di ANDREA FANTI

    • C i guardano e sorridono, curio- si, scanzonati o garbatamente in posa. Sono i diciottenni che Isabella Balena (Rimini, 1965) ritrae per una ricerca persona-

le dalla quale emergono gli sguardi lim- pidi e i volti puliti di ragazze e ragazzi

che rivelano, senza mediazione, intensi- tà ed energia carica di aspettative. La generazione del selfie abbassa le difese

  • di fronte alla fotografa professionista e si

mostra con sincera vulnerabilità alla nostra curiosità, gli occhi hanno una luce pura, attenta, determinata, a tratti consapevole. Sono tutti ragazzi nati nel 1999, studenti del liceo scientifico «Ein- stein» e del liceo artistico «Brera» di Milano e della Polisportiva «Nippon» di Pero. Nella memoria collettiva rimane radicato il ricordo di un’altra genera- zione del ’99, di diciottenni dai volti e dalle espres- sioni maturati precocemente, sguardi che sem- brano presagire l’amaro destino che li attende. Im- molati sui campi di

ISABELLA BALENA (FOTO MAKI GALIMBERTI)
ISABELLA BALENA (FOTO MAKI GALIMBERTI)

battaglia in nome

  • di una ragion di Stato e in difesa dei va-

lori dai quali non potevano e non voleva- no sottrarsi. «L’idea di un parallelismo tra la storia e il contemporaneo mi è venuta dai figli e dai loro amici», raccon- ta l’autrice a «la Lettura». «I ragazzi del 1999, quelli che quest’anno compiono 18 anni, sono gli ultimi del Millennio. I nostri ragazzi non partiranno per la guerra e potranno progettare il presente e il futuro, strappato invece a moltissimi loro coetanei nel secolo scorso». Ma se i ragazzi che vivono in Europa oggi posso- no sognare, affermare i loro diritti, esse- re protagonisti delle loro scelte, anche grazie alle conquiste di chi li ha precedu- ti, si trovano comunque a vivere una realtà complessa dove nulla è scontato e nello sguardo che ci lanciano da queste immagini traspare già l’energia necessa- ria per conquistarsi un futuro. Isabella Balena vive a Milano ed è stata assistente di Gabriele Basilico. Lavora principalmente su tematiche sociali, ha realizzato reportage in aree di crisi come Iraq, Somalia, Kenya, Balcani, Messico e Sud America, India, e per molti anni ha seguito il conflitto israelo-palestinese e l’area mediorientale. Nel 1994 ha parteci- pato al primo Masterclass della World Press Photo Foundation a Rotterdam. Da allora spazia in tutti gli ambiti del repor- tage.

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DOMENICA 5 MARZO 2017

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA

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Sopra le righe

di Giuseppe Remuzzi

{

I sopravvissuti dell’arsenico

Deserto di Atacama 7.000 anni fa: c’è poca acqua e quella poca è contaminata — l’arsenico supera 1 microgrammo per litro, 100 volte più dei limiti ma c’è chi è sopravvissuto. Come? Oggi scopriamo che l’evoluzione ha favorito chi

per via di una mutazione genetica riusciva a metabolizzare l’arsenico trasformandolo in una sostanza meno tossica. Provvidenziale. Chi non aveva la mutazione moriva e se non moriva non poteva avere figli. Sono rimasti solo gli altri.

  • I ragazzi del 1899

La generazione in bianco e nero

che sul Piave salvò l’Italia

  • di MARCO SCARDIGLI

    • I l ricordo della Grande guerra è vivo. Le canzoni degli alpini, Redi- puglia, i monumenti ai caduti, il 4 novembre sono un filo di memoria che ci unisce ancora a quegli anni

drammatici. Vi appartengono anche i «ragazzi del ’99», termine che nel lin- guaggio comune è diventato sinonimo

  • di entusiasmo, impegno e freschezza.

Per comprendere chi fossero dobbiamo tornare indietro di cent’anni. Era l’autun-

no 1917 quando reparti austro-tedeschi attaccarono le posizioni italiane presso Caporetto, creando una crepa nella diga

  • di trincee che andava da Monfalcone al

Trentino. La crepa poi divenne una falla

e infine un disastro. Dopo oltre due anni

  • di lotta massacrante che aveva stritolato

fiducia e speranze, il fronte italiano si sfasciò e cominciò una disperata ritirata attraverso il Friuli e il Veneto; quando si arrestò finalmente sul fiume Piave, co- minciò un’altra guerra. Sostituito il duro e anziano coman- dante in capo Luigi Cadorna con il più giovane Armando Diaz, le ostilità prese- ro un altro corso: più attenzione alle esigenze fisiche e psicologiche del sol- dato, miglior armamento e dottrine mi-

litari più consone alla guerra moderna. Ma soprattutto sul Piave cambiò la per- cezione del conflitto: una propaganda finalmente efficace fece capire ai soldati

che era in gioco la salvezza della patria e

  • li convinse che l’intera nazione era al

loro fianco, partecipe degli sforzi e dei sacrifici. Di questo nuovo sentimento furono simbolo i giovani della leva del 1899, che arrivarono in linea proprio sul Piave appena compiuti i 18 anni, o perfi- no prima. Non erano studentelli imber- bi, poco più che bambini: erano in mag- gioranza contadini e nelle campagne di allora, a quell’età, si era uomini fatti. Il carattere che li rese speciali e degni di memoria è che giunsero nelle trincee in massa, per ripianare gli enormi vuoti lasciati dal disastro di Caporetto. Tanta gioventù buttata nella fornace delle trin- cee ebbe un effetto straordinariamente benefico sui veterani precocemente in- vecchiati nella guerra del Carso e usurati dalla ritirata: giovani inesperti a cui of- frire sostegno e aiuto e che in cambio portavano freschezza ed entusiasmo. Così assieme al cambio di comando, alla sensazione di combattere per difen- dere la propria casa e all’arrivo di aiuti in uomini e materiali dai Paesi alleati, i ragazzi del ’99 rappresentarono uno dei capisaldi attorno ai quali si stabilì una rinnovata volontà di combattere che portò prima a fermare l’offensiva nemica e poi a contrattaccare vittoriosamente

giungendo alla fine della guerra.

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LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 5 MARZO 2017

NICOLAI LILIN

FAVOLE FUORILEGGE

EINAUDI

Le favole sono sempre fuorilegge: basta dire «c’era una volta» per capovolgere la realtà con tutte le sue regole. Queste però lo sono davvero.

NICOLAI LILIN FAVOLE FUORILEGGE EINAUDI Le favole sono sempre fuorilegge: basta dire « c’era una volta

DOMENICA 5 MARZO 2017

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA

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SCOPER TE di GIOVANNI CAPRARA
SCOPER
TE
di GIOVANNI CAPRARA

Chiarito il mistero dell’anello emesso dalla stella che muore

T rent’anni fa, nella notte del 23 febbraio 1987, una stella venti volte superiore al Sole brillava così forte in

cielo da essere vista a occhio nudo. Era l’attimo finale della vita dell’astro ed era il primo evento del genere che accadesse così vicino da centinaia d’anni, in pratica da quando era stato inventato il telescopio. Prima si conosceva solo la «stella di Keplero», osservata dall’astronomo nel 1604. Quando un

Chiarito il mistero dell’anello emesso dalla stella che muore T rent’anni fa, nella notte del 23

L’anello della «Supernova 1987A»

grande astro muore nasce una supernova e quella di Keplero era all’interno della Via Lattea. La «Supernova 1987A» si trovava poco oltre, all’interno della Grande Nube di Magellano, galassia satellite della Via Lattea. L’imponente scoppio avveniva 168 mila anni fa e tanto aveva impiegato la sua luce per mostrarsi ai nostri occhi. Ma da quel momento i più potenti telescopi la scrutavano per cogliere l’evoluzione di uno dei fenomeni più violenti e spettacolari. La sua luce raggiungeva il massimo tre mesi dopo, poi si affievoliva, ma non del tutto. Anzi nel 2001 riprendeva vigore. Ventimila anni prima dell’esplosione l’astro ormai prossimo alla morte, aveva eiettato

intorno del materiale che invece di viaggiare in ogni direzione in forma sferica si condensava inspiegabilmente in un anello. Come mai? Quando poi la stella esplose, atomi e molecole di cui era costituita si scontravano con l’anello facendolo brillare emettendo raggi X. Con le osservazioni del telescopio spaziale Hubble della Nasa e del radiotelescopio Alma dell’Eso in Cile l’enigma si è sciolto. L’anello si era formato sotto l’effetto di correnti più veloci del vento solare emesso durante l’evento, ricostruito da una simulazione numerica in 3D, visibile sul sito di Hubble, dal gruppo di Salvatore Orlando dell’Istituto nazionale di Astrofisica di Palermo.

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Orizzonti.

D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 9 SCOPER TE di

Nuovi linguaggi, scienze, filosofie, religioni

D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 9 SCOPER TE di

Emanuela Scarpellini #twitterguest

Emanuela Scarpellini (Bologna, 1958) è docente di Storia contemporanea all’Università Statale di Milano. Ha insegnato a Stanford e Georgetown, si occupa di Storia dei consumi e della cultura materiale. Tra i suoi libri: L’Italia dei consumi. Dalla Belle époque al nuovo millennio (Laterza 2008); A tavola! Gli italiani in sette pranzi (Laterza 2012). Da oggi consiglia un libro al giorno ai follower dell’account @La_Lettura.

Economia La curva di Milanovic dimostra che la globalizzazione ha favorito gli abitanti dei Paesi in via di sviluppo. Invece le classi medie occidentali ci hanno rimesso, al contrario dei ceti più ricchi

L’elefante

  • di DARIO DI VICO

S e i cinesi potessero votare per te- nere in equilibrio e in continuità i sistemi politici occidentali, il gio- co sarebbe fatto. E avremmo una classica situazione da cui tutti

guadagnano. Sono infatti loro i veri vinci- tori della globalizzazione, sono stati i citta- dini della Repubblica popolare che hanno incassato il dividendo più generoso dall’al- largamento del mondo, dall’intensificarsi degli scambi e dalla riduzione delle barrie- re. Il guaio è che in parallelo le classi me- die occidentali hanno subito una retroces- sione ed è questo movimento all’indietro che, sommato ad altre componenti — l’immigrazione in primis —, sta condizio- nando pesantemente i risultati elettorali

ad Ovest, in quasi tutti i Paesi. La verità è che i flussi dell’economia sono diventati via via più integrati/ globali e scoppia la contraddizione con i mercati politico-elet- torali, che invece sono rimasti rigidamen- te nazionali. Ed è un rebus che per ora non trova soluzione. In questa chiave può risultare di grande utilità l’immagine che ormai tutti hanno preso a chiamare «l’elefante di Milanovic» e che pubblichiamo corredata da una ricca legenda. Si tratta di un grafico elaborato qualche tempo fa, ma sempre attuale per- ché mette in relazione la crescita globale del reddito e la sua distribuzione a Est e a Ovest. Branko Milanovic è un serbo-ameri- cano, ex capo economista della Banca mondiale. Ora insegna alla City University

  • di New York ed è considerato tra i massimi

studiosi di disuguaglianza. Si dichiara amante del calcio — che tra le sue passioni

viene subito dopo la disuguaglianza, la po- litica e la storia — e nei giorni scorsi ha tri- butato su Twitter il suo omaggio a Claudio Ranieri («Was always a gentleman») appe- na licenziato dal Leicester. Milanovic con- sidera le politiche blairiane della «terza via» una variante della destra, se non addi- rittura una versione annacquata del tha- tcherismo, stigmatizza le sinistre incapaci

  • di offrire sbocchi alle crescenti contraddi-

zioni sociali (in passato loro materia pri- ma), ricorda come non molti anni fa fosse ben difficile ottenere qualsiasi finanzia- mento per ricerche sulla disuguaglianza e sostiene, infine, che il dibattito in materia adesso è rifiorito per il mutamento del cli- ma politico, ma anche perché si hanno a disposizione molti più dati. Il suo elefante ci mostra come a usufrui- re del massimo incremento di ricchezza siano stati gli abitanti dei Paesi emergenti, in primissimo luogo i cinesi, e ci illustra altre due evidenze: il declino delle classi medie dei Paesi sviluppati e il boom dei guadagni per la ristrettissima élite globale. Per Pietro Ichino, che ha pubblicato e

della diseguaglianza

Variazione dei redditi nel mondo dal 1988 al 2008 90 B 80 70 D 60 50
Variazione dei redditi nel mondo dal 1988 al 2008
90
B
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A
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PIÙ POVERI
POPOLAZIONE MONDIALE IN ORDINE
CRESCENTE DI REDDITO
PIÙ RICCHI
AUMENTO REALE DEL REDDITO IN PERCENTUALE

L’immagine

Il grafico, proposto dall’economista Branko Milanovic, mostra chi è stato avvantaggiato e chi penalizzato dalla globalizzazione. Sull’asse verticale troviamo la percentuale

  • di aumento reale del reddito che si è

registrata dal 1988 al 2008. L’asse orizzontale rappresenta la popolazione mondiale in ordine crescente di reddito, divisa in gruppi ciascuno dei quali rappresenta un 5% (cinque percentili) del

totale. Il 5% dal reddito più alto è però diviso a sua volta in due parti: l’1% più ricco

e il 4% che sta immediatamente sotto nella classifica degli introiti. Dalla curva a forma

  • di elefante si deduce che: A) il 5% più

povero non ha visto aumentare il suo reddito; B) il 65% che rappresenta la massa della popolazione dei Paesi in via di sviluppo ha ottenuto grossi vantaggi, con incrementi tra il 40 e l’80%; C) il 20% successivo, cioè la classe media dei Paesi ricchi, ha guadagnato poco o nulla, anzi una parte (il tratto più basso della proboscide) ha visto il suo reddito ridursi; D) invece il 10% in cima alla classifica degli introiti ha

ottenuto notevoli benefici, che diventano enormi per l’1% più ricco.

commentato il grafico nel suo sito, l’ele- fante «mostra come Barack Obama abbia ragione: chi si batte per l’uguaglianza e l’equità del genere umano non può com- battere la globalizzazione». Ma — e c’è lo spazio di un ma piuttosto ingombrante —

la parte bassa della proboscide sottintende il ristagnare o la flessione del reddito di al- meno un terzo della classe media occiden- tale, «donde quell’ansia e senso di insicu- rezza che ha contagiato anche qualcuno che quella riduzione drastica non l’ha sof- ferta, ma teme di finire tra i perdenti». In realtà c’è una forte asimmetria tra i due fenomeni. Chi tiene veramente al su- peramento delle disuguaglianze e ne fa

quasi un principio etico, non negoziabile, dovrebbe essere più che soddisfatto: il dorso dell’elefante lo dovrebbe rassicurare sul fatto che sono centinaia di milioni i po- veri che, non solo in Cina, hanno visto mi- gliorare le proprie condizioni di vita, a co- minciare dai contadini che si sono lasciati alle spalle le campagne e si sono inurbati. Lo storico balzo in avanti di cui sono stati protagonisti nemmeno dal punto di vista meramente quantitativo è paragonabile al declino dei ceti medi dell’Ovest, la cui esi- stenza «era comunque relativamente pro-

Corriere della Sera

i

Bibliografia

Branko Milanovic, nato nel 1953, insegna alla City University of New York. In Italia sono usciti i suoi saggi Mondi divisi (traduzione e cura di Michele Alacevich, Bruno Mondadori, 2007) e

Chi ha e chi non ha

(traduzione di Michele Alacevich, il Mulino, 2012). Il libro dell’economista Andrea Goldstein (Milano, 1966) Capitalismo rosso è pubblicato da Università Bocconi Editore (pagine XI-185, e 17). Un altro testo recente su questi temi è La globalizzazione di Manfred B. Steger (a cura di Emanuele Felice, traduzione di Roberto Merlini, il Mulino, pagine 142, e 13)

spera» (chiosa di Milanovic). È l’incrocio fatale, già accennato, con i mercati politici nazionali e i loro equilibri terremotati dal-

la globalizzazione che rovescia proporzio- ni e valori e mette in copertina il forgotten

man che ha votato Donald Trump.

Facciamo adesso un salto a Davos allo storico discorso di fine gennaio di Xi

Jinping, che ha colto l’occasione per eredi-

tare la bandiera della globalizzazione dagli

americani e presentarsi come l’alfiere del

mondo largo che rifiuta protezionismi e barriere. Il numero uno di Pechino ha pre-

sentato la mondializzazione come una grande operazione di redistribuzione del-

la ricchezza e circa gli effetti collaterali ge-

nerati in Occidente ha implicitamente so- stenuto che sono figli dei nostri errori.

«Voi», ci ha detto, «non siete stati capaci di

conciliare "efficienza ed equità" e avete su-

bìto l’egemonia del capitale finanziario,

sacrificando il benessere delle vostre classi medie sull’altare non del benessere dei

contadini del mio Paese, bensì dell’1% de-

gli straricchi». Qualcosa del genere l’aveva già scritta Milanovic, sostenendo che

«quando Reagan e Thatcher costruivano il

consenso per la svolta neoliberale non lo

facevano certo spiegando che quelle poli- tiche avrebbero arricchito i poveri cinesi, e che i lavoratori inglesi o americani nel frat- tempo avrebbero perso il proprio lavoro». Ha ragione Xi Jinping con il suo schiaffo di Davos, ovvero se-avete-perso-è-colpa- vostra-e-non-mia? Secondo Andrea Gold- stein, economista e autore del libro Capi- talismo rosso (Università Bocconi Edito- re), senza voler assolvere le leadership oc- cidentali (e mondare i loro errori) il

numero uno di Pechino non ha raccontato

tutta la storia. «Finora la Cina si è compor- tata come un free rider che aveva campo li- bero grazie alle liberalizzazioni dell’Occi- dente, ma da loro è ancora difficile opera- re per gli industriali stranieri, interi settori sono rimasti chiusi e protetti e purtroppo gli indicatori degli osservatori internazio- nali segnalano una tendenza al peggiora- mento». Da vincitore della globalizzazio- ne, Xi Jinping a Davos avrebbe dovuto of- frire all’Ovest una sorta di indennizzo:

«Più libertà economica in Cina come con- tributo alla crescita dell’Occidente e alla sua stabilità». Questa scelta non c’è stata e la classe dirigente di Pechino continua con la politica del doppio binario: voi dovete li- beralizzare, noi facciamo quello che ci ag- grada. E, chiude Goldstein, «vediamo che si stanno orientando verso una decisa cen- tralizzazione delle scelte economiche e un rafforzamento delle società a capitale pub- blico come braccio armato delle scelte go- vernative».

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LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 5 MARZO 2017

10 LA LETTURA C ORRIERE DELLA S ERA D OMENICA 5 MARZO 2017

DOMENICA 5 MARZO 2017

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA

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Orizzonti Religioni

Voci dal mondo

di Sara Banfi

{

La scienziata che cura il Kenya

Charity Wayua è una chimica specializzata nella ricerca sul cancro. Dopo gli studi negli Usa, è tornata a casa per dedicarsi a un solo malato: il governo del Kenya. Insieme ad altri scienziati, usa la scienza per «guarire» le

inefficienze e creare un ambiente favorevole al business. Il suo team si colloca in un clima riformista, che in due anni ha fatto guadagnare al Kenya 44 posizioni nella classifica della Banca Mondiale sulla facilità di fare impresa.

Conversioni Il percorso spirituale del premio Nobel, ebreo trasfigurato dal Vangelo e dominato dalla volontà di essere fedele al suo destino. Il misterioso incidente in motocicletta, la piccola croce d’argento raccolta sul palco di un concerto

Rinato in Cristo. E Dylan vide la Luce

  • di MARCO VENTURA

ILLUSTRAZIONE DI SR GARCÍA

I l 17 novembre 1978 Bob Dylan è in concerto a San Diego. Qualcuno dal pubblico
I l 17 novembre 1978 Bob Dylan è in
concerto a San Diego. Qualcuno dal
pubblico lancia sul palco una picco-
la croce d’argento. Il cantautore si
china, la raccoglie, la conserva. La
i
notte seguente, nella sua stanza in un ho-
tel di Tucson in Arizona, Dylan si fruga in
tasca. Trova quella croce; la mette al collo.
E incontra Gesù. Seguono la trilogia go-
spel, le predicazioni del Vangelo durante i
concerti, l’annuncio dell’Apocalisse in un
mondo sempre più analfabeta di Dio:
«Sappiamo che il mondo sarà distrutto.
Lo sappiamo bene. Gesù instaurerà il suo
Regno a Gerusalemme per mille anni, nel
quale il leone e l’agnello giaceranno in-
sieme. L’avevate mai sentita questa cosa?
Mi piacerebbe sapere quanta gente ci cre-
de davvero».
La conversione del futuro premio No-
bel, poco meno di quarant’anni fa, è al
centro della psicobiografia di Dylan pub-
blicata da Oxford University Press negli
Stati Uniti all’inizio dell’anno e in uscita a
fine mese per il mercato britannico e eu-
ropeo: Light Come Shining. The Tran-
sformations of Bob Dylan («Luce che ar-
riva splendente. Le trasformazioni di Bob
Dylan»). Per l’autore, lo psicologo scritto-
re americano Andrew McCarron, la con-
versione al cristianesimo segue un copio-
ne fondamentale nella vita dell’artista, già
vissuto in occasione della crisi del 1966,
quella che coincise con il misterioso inci-
dente di motocicletta, e che un decennio
dopo la rinascita da cristiano si sarebbe
riproposto in quel bar di San Rafael, in
California, dove nel 1987 Dylan sperimen-
tò una nuova trasfigurazione in seguito
alla quale ritornò a produrre musica.
Di quel copione, Andrew McCarron de-
scrive le fasi. Una crisi esistenziale, fisica
e creativa che sprofonda il cantante nel
ANDREW McCARRON
Light Come Shining.
The Transformations
of Bob Dylan
OXFORD UNIVERSITY PRESS
Pagine 232, $ 19,95
Gli appuntamenti
Fino al 19 marzo, presso
il Centro culturale San
Bartolomeo di Bergamo
(Largo Belotti 1), la
Fondazione Credito
Bergamasco organizza
l’esposizione I mondi di Bob
Dylan, a cura del giornalista
e critico musicale Riccardo
Bertoncelli e del segretario
generale della Fondazione
Angelo Piazzoli
(www.fondazionecreberg.it,
ingresso libero). La mostra,
aperta tutti i giorni — da
lunedì a venerdì, dalle ore 16
alle 19; sabato e domenica,
SSS
Il senso di una missione
«Quanta gente non riesce a diventare ciò
che avrebbe dovuto essere. Sono tagliati fuori.
Se ne vanno per un’altra strada. Succede
molto spesso. Tutti conosciamo gente
a cui è accaduto. Li riconosciamo per strada»
senso di un imminente pericolo, nella
perdita di identità e nella paura della
morte; l’aggrapparsi alla musica dell’ado-
lescenza, ai suoni e alle parole che hanno
formato il giovanissimo Robert Zimmer-
man (vero nome di Bob Dylan), al destino
che lo ha sempre spinto verso la più au-
tentica realizzazione di sé; e infine la rina-
scita e la trasformazione di un uomo che
ritrova la direzione.
La struttura del copione si reitera nelle
tre grandi crisi ed è espressa dalle canzo-
ni che McCarron individua come rappre-
sentative di ciascuno dei grandi momenti
dalle 10 alle 12 e dalle 16
alle 19 — ripercorre
il cammino artistico del
cantautore, vincitore
il 13 ottobre del Nobel per la
letteratura. L’esposizione si
articola in un percorso
composto da ventidue
pannelli, dove sono illustrate
undici tra le sue canzoni più
famose. Ogni pannello
ripercorre la storia di Dylan
dai primissimi anni Sessanta
ai nostri giorni: dall’esordio
al successo internazionale. A
disposizione gratuita dei
visitatori ci sarà un catalogo
di passaggio, e il cui particolare significa-
to è documentato dalla speciale attenzio-
ne ad esse riservata dallo stesso Bob Dy-
lan. I Shall Be Released del 1967, In the
Garden del 1979 e Where Teardrops Fall
del 1989 testimoniano lo smarrimento, la
caduta, la paura, e poi la risalita, il ritorno
alla coscienza del proprio destino, la ri-
nascita conseguente.
Se il tema religioso è decisivo nella
conversione al Vangelo dell’ebreo Bob Dy-
lan, esso è tuttavia fortemente presente
anche negli altri due momenti chiave. La
rinascita dopo l’incidente di moto del
1966 è, con le parole dello stesso Dylan,
un’esperienza di «trasfigurazione» come
quella di Gesù nel Vangelo di Matteo, il
preferito dall’artista. Le tre canzoni, scrive
McCarron, si richiamano l’una all’altra e
narrano una storia pervasa di «ispirazio-
a colori di sessanta pagine,
scritto da Pier Giuseppe
Montresor, critico musicale
de «L’Arena» di Verona.
Inoltre, giovedì 16 marzo
alle 18, la Fondazione
Creberg organizza, presso il
Salone principale di Palazzo
Creberg a Bergamo
(largo Porta Nuova 2), lo
spettacolo Tangled Up in The
Bible: la poetica di Bob Dylan,
con Michele Dal Lago (voce e
chitarra), Giusi Pesenti (voce
e percussioni) e Bruno Pizzi
(letture) che — attraverso
un’alternanza di musica e
parole — ripercorreranno
la genesi della poetica
di Bob Dylan

ne biblica» che rispecchia la stessa «fra- stagliata esperienza di lotta, destino e tra- sformazione» vissuta da Dylan. Il tema re- ligioso è anche fondamentale nel ritorno costante alle canzoni che l’adolescente Robert ascoltava alla radio o nei giradi- schi portatili degli anni Cinquanta, che un Dylan più maturo descrisse come il suo «vocabolario» e il suo «libro di pre- ghiere». In un’intervista sulla sua religiosità concessa al «New York Times» nel 1997, Bob Dylan spiegò come tutto risalisse proprio a «quelle vecchie canzoni»: «Cre- do nel Dio del tempo e dello spazio. Ma se davvero me lo chiedono, d’istinto mi vol- to indietro e penso a quelle canzoni. Cre- do in Hank Williams che canta I Saw the Light. Anche io ho visto la Luce». Dun- que, commenta McCarron, Hank Wil- liams e gli altri «vecchi cantanti» trasmi- sero certo a Bob Dylan un modo di suona- re la chitarra o una tecnica vocale, ma lo immersero anche in un mondo rurale in cui gli unici libri in casa erano la Bibbia di re Giacomo e l’Almanacco del contadino, in una cultura americana profondamente influenzata dal risveglio evangelico otto- centesco, e gli insegnarono soprattutto come «orientarsi nel mondo».

D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 11 Orizzonti Religioni Voci

McCarron dichiara di non volersi im- pegnare in una delle tante ricostruzioni enciclopediche della vita dell’icona. Non vuole essere uno dei mille dylanologi con l’ossessione del dettaglio. Usa la tecnica narrativa della psicobiografia, avvolge il lettore in una trama fittamente docu- mentata e argomentata, per avvicinarsi all’essenza. Le trasformazioni di un Dylan proteiforme e mai statico, conclude Mc- Carron, rispondono alla preoccupazione incessante di essere fedele al proprio de- stino; alla paura, espressa da Dylan stes- so, di non realizzare ciò cui si è chiamati:

«Quanta gente non riesce a diventare ciò che avrebbe dovuto essere. Sono tagliati fuori. Se ne vanno per un’altra strada. Succede molto spesso. Tutti conosciamo gente a cui è accaduto. Li riconosciamo per strada». A lui no, a Bob Dylan non è accaduto. «Dylan lascia intendere di non sentirsi come loro», scrive McCarron:

«Egli è uno dei pochi trasfigurati». In questa luce, la conversione del 1978 non è un episodio isolato, né tanto meno l’irruzione improvvisa di una ispirazione religiosa in una vita fin lì insensibile a Dio. Non soltanto di riferimenti religiosi è disseminato il percorso artistico di Dy- lan, che del resto etichettò come opera pionieristica di «rock biblico» il suo pri- mo album dopo l’incidente di moto, John Wesley Harding del 1968. Molto più signi- ficativamente, sostiene McCarron, l’ele- mento religioso è parte integrante del co- pione che accompagna le grandi cesure della vita del cantante: la perdita di scopo e di identità che lo rende vulnerabile al pericolo e alla morte, la risoluzione della crisi attraverso il recupero delle canzoni della giovinezza, la rinascita con un rin- novato senso di scopo e di sé. Il copione si rinnova nel momento del- la conversione, quando pesano esperien- ze religiose di Dylan come la frequenta- zione del gruppo Jews for Jesus, l’esposi- zione alla New Age californiana, e la stes- sa esperienza di discendente di ebrei fuggiti dalla persecuzione nell’originaria Lituania. Il fulcro della trasfigurazione, stavolta, è Gesù; nel cui nome Bob Dylan nasce ancora una volta. Born again Chri- stian: «Ti svegli un giorno e sei rinato, sei divenuto un’altra persona. Se ci pensi fa paura. Accade sul piano spirituale, non su quello mentale». Non è la prima rina- scita, e non sarà l’ultima, di un uomo che si è tante volte trasfigurato per essere fe- dele al suo destino.

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LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 5 MARZO 2017

23 a edizione DedicaFestival a Björn Larsson Pordenone 11 → 18 marzo'17 libri / incontri /
23 a edizione
DedicaFestival
a Björn Larsson
Pordenone
11 → 18 marzo'17
libri / incontri / musica /
teatro / cinema
www.dedicafestival.it
Info Thesis tel. 0434 26236
Dedica Festival Pordenone
@dedicafestival
promossoda
con la collaborazionedi
con il patrociniodi
special partner
con il sostegnodi
DI ORENTI GIANCARLO & C. SNC
Photo © Massimo Gardone

DOMENICA 5 MARZO 2017

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA

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Orizzonti Società

Note blu

di Claudio Sessa

{

Il jazz multiculturale

Nel cd Cherry-Sakura dell’etichetta elvetica Intakt Records dialogano una pianista giapponese trapiantata a Berlino e un sax tenore afroamericano che vive in Portogallo. Nel jazz del XXI secolo l’incrocio di continenti

e di esperienze non è più casuale; Aki Takase e David Murray lo dimostrano con generosità. Ogni singola cellula sonora dei due è satura di tradizione, ma le strade percorse e le forme dei brani esplorano emozioni nuove.

SSS

Tesi

CARTESIO ASSENTE DA TUTTE LE FESTE

di MAURO BONAZZI

«M i si nota di più se vengo e

me ne sto in disparte o se non vengo per nien- te?», si chiedeva Nanni Moretti in Ecce bombo. René Descartes (detto in Italia Cartesio) non avrebbe avuto dubbi. Si era inoltrato nei posti più sperduti dei Paesi Bassi, lontano dalla Francia. Per spedirgli qualcosa, lettere o libri (che non leggeva), biso- gnava passare per fida- ti intermediari, a loro volta ignari di dove si trovasse. Pubblicò la prima opera, tre saggi scientifici introdotti dal Discorso sul metodo, in forma anonima. Eppure a Parigi anche i sassi sapevano chi era l’auto- re e nei salotti non si parlava d’altro. È me- glio che non vada, in- somma, chi vuole farsi notare. Del resto non era un carattere facile, Descartes: ripeteva che gli interessava solo la verità e avrebbe ringra- ziato chi gli avesse mo- strato suoi eventuali errori. Ma se qualcuno ci provava, e furono tanti, si offendeva e si perdeva in polemiche capziose. Mai fidarsi delle apparenze. Come la vita così il pensiero: la grande no- vità che si deve a lui, nota Desmond Clarke nella biografia Descar- tes (Hoepli, pp. 608, e 44,90), è proprio aver spiegato che niente è come appare. C’è uno scarto radicale tra le nostre esperienze sog- gettive e la realtà che le causa. Questo in fondo insegnavano le scoperte scientifiche, di cui De- scartes fu tra i primi a comprendere l’impor- tanza. Una rivoluzione sconvolgente visto che fino a quel momento aveva dominato un modello scolastico e aristotelico che perse- guiva l’obiettivo oppo- sto — «salvare i feno- meni», vale a dire ren- dere conto e spiegare ciò che appare, partendo dall’assunto che i nostri sensi non possono sba- gliarsi quando si appli- cano agli oggetti appro- priati. Una svolta radi- cale, insomma, e si ca- pisce perché si

prestasse tanta atten- zione alle sue idee, ac- cusandolo di scettici- smo — lui che si era prodigato per provvede- re la conoscenza di una fondazione certa. Quando filosofia e scienza s’incontrano, i risultati non sono mai banali. E pazienza se era permaloso. Tanto alle feste non andava.

 

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D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 13 Orizzonti Società Note

Sentimenti

Non è vero che tutte le famiglie felici si somigliano mentre quelle infelici lo sono ciascuna a modo suo. Sono invece più omologate le passioni tristi

Johannes Kahrs (Brema, Germania, 1965), Eifersucht/ Gelosia (1995, olio su tela), courtesy dell’artista/ Luhring Augustine Gallery:

Kahrs racconta l’universo quotidiano rielaborando fotografie, giornali, filmati

Amore e gelosia, Tolstoj sbaglia

  • di ILARIA GASPARI

N on sempre una frase, solo perché è bella, è anche vera. Per esempio:

perché mai le famiglie felici do- vrebbero assomigliarsi tutte? Se Lev Tolstoj, all’inizio del suo ca-

polavoro Anna Karenina, avesse scritto: le fa- miglie che si spacciano per felici, e non lo so- no, si assomigliano tutte, la letteratura avreb-

be perso uno dei suoi incipit più belli, ma ne avrebbe guadagnato una profonda verità. La felicità può anche essere convenzionale — ma se capita qualche volta che lo sia, è solo per accidente. Tristemente meccanica è, in- vece, l’infelicità, che ci trasforma in burattini mossi dalla nostra stessa angoscia. Le passio- ni tristi, quelle sì, si assomigliano tutte: osti- nate come piante infestanti, si nutrono di inezie, si avvitano in ragionamenti egocentri- ci, lasciano esistere gli altri solo come bersa- gli sfocati o come fonti di rassicurazioni a cui abbeverarsi finché si prosciugano. Costrin- gono all’esilio in se stessi, in quei recessi dove

  • ci assomigliamo tutti, perché siamo terribil-

mente noiosi nelle chiusure imposte dalla paura.

D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 13 Orizzonti Società Note

L’amore di Anna Karenina e Vronskij si spegne in una spirale di banalissime scenate

  • di gelosia. E quanto è triste, e quanto sembra

vero, che fra i due amanti dopo tutto il trava- glio del desiderio si spalanchi la distanza; le piazzate di lei e lui che ne ha orrore, la fred- dezza che cresce, le domande, la ricerca fa- melica di prove. L’amore che scompare e la- scia una traccia incongrua, come quando si stacca un quadro dalla parete e subito non si sa più com’era la stanza, prima. Fra i rituali dell’amore nessuno è più autolesionista di una scenata di gelosia: ci si tormenta con una curiosità morbosa per i dettagli, ci si improv- visa giudici istruttori; si cerca una confessio- ne, e si è delusi in ogni caso, perché la meti- colosità con cui si è frugata la vita dell’inda- gato tinge di sfumature sinistre qualunque sua parola o gesto. Come la piccola chiave che la moglie bambina di Barbablù infila nell’uni- ca porta che non dovrebbe aprire: il sangue che la macchia è indelebile, per quanto la sposina la strofini; tornare indietro è impos- sibile. Come molte passioni tristi, la gelosia obbe- disce a una dinamica elementare: il suo unico fine è aggirare un pericolo. Ma ottiene l’effet- to contrario: spinge il geloso a comporta- menti ciechi e irriflessi, che finiscono per tra- scinare a compimento la sua paura più gran- de — la paura di perdere la propria unicità, di

non essere riconosciuto, di allontanare chi

i

Testi

Il romanzo Anna Karenina del grande scrittore russo Lev Tolstoj (1828-1910) venne pubblicato per la prima volta in volume nel 1877, dopo essere apparso a puntate, a partire dal 1875, sul periodico «Il Messaggero Russo». Racconta la vicenda di una donna che tradisce il marito con un uomo più giovane, dal quale ha una figlia: la protagonista va a vivere con l’amante, ma viene tormentata dalla

gelosia e finisce per suicidarsi gettandosi sotto un treno. Il libro comincia con la famosa frase: «Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo». Di Tolstoj è

anche il breve romanzo La sonata a Kreutzer, pubblicato nel 1889. In questo caso l’azione si svolge durante un viaggio in treno: un passeggero, che è poi la voce narrante, riferisce varie conversazioni sull’amore e soprattutto raccoglie la confessione di un uomo, Vasja Pozdnyšev, che ha ucciso la moglie a pugnalate per gelosia. La raccolta di racconti Dubliners (1914) dello scrittore irlandese

James Joyce (1882-1941) è

stata tradotta con il titolo Gente di Dublino SSS
stata tradotta con il titolo
Gente di Dublino
SSS

ama. La gelosia è una profezia che si autoav- vera, e probabilmente per questo è il movente

  • di tante tragedie. La lingua sa essere saggia nelle sue bizzar-

rie: gelosia è un sinonimo, ormai desueto, di

persiana. Serramenti piuttosto ordinari si cir- condano così di un’aura fantasiosa: controre assolate, uomini possessivi che nascondono

le donne alla vista degli estranei, anche quan- do i vetri restano aperti per il caldo. Ma pro- prio come il sentimento da cui prendono il nome, imprigionano un paradosso: le gelosie non poterono mai impedire alle recluse di guardare, attraverso le stecche di legno, chi passava sulle strade affettate fra strisce di so- le e di ombra. Si è sempre gelosi di qualcuno, ma questo

  • di è ambiguo: può indicare sia la persona

amata che si teme di perdere, sia il presunto

rivale. Nell’equivoco linguistico si nasconde il dramma del geloso. Potrà, se è fortunato, te- ner lontani i suoi avversari; ma non potrà mai

schermare gli sguardi e i desideri di chi ama; e se pretende di imprigionarli in un recinto, finirà solo per chiudersene fuori. Rimaniamo sempre un po’ più soli, dopo le contorsioni per trattenere qualcuno che, se davvero stesse per sfuggirci e si fermasse solo per pietà, ci sembrerebbe improvvisamente disprezzabile — e ci scorderemmo che fino a un attimo prima temevamo sopra ogni cosa l’abbandono. Perché c’è una commiserazione

  • di sé, alla radice della gelosia, così prepotente

da svilire tutto ciò che tocca; un senso della propria miseria, che invano cerca consolazio- ne. Potrebbe trovare sollievo, lo sguardo del geloso, solo se si spostasse davvero sull’altro, se finalmente iniziasse a ignorare i pretesi di- ritti dell’orgoglio offeso, se dimenticasse il luogo comune menzognero secondo cui es- sere gelosi è un segno d’amore. È la scoperta che sconvolge il protagonista del romanzo La sonata a Kreutzer di Tolstoj. In un impeto di gelosia ha pugnalato la mo- glie e ora, di notte, su un treno che corre nella campagna russa, sente l’urgenza di confes- sarsi a viaggiatori sconosciuti. Il moralismo paranoide del suo racconto si squarcia all’im-

D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 13 Orizzonti Società Note

Autolesionismo morboso

L’amore di Anna Karenina e Vronskij si spegne in una spirale di banalissime scenate. Le piazzate di lei e lui che ne ha orrore: quanto è deprimente, e quanto sembra vero, che fra i due amanti dopo il travaglio del desiderio si spalanchi la distanza

provviso in una rivelazione tremenda. In pie- di accanto al letto di morte della moglie, l’ha

guardata, tutta livida e tumefatta, e per la pri- ma volta l’ha vista come un essere umano. Non avrà nemmeno il sollievo di una condan- na: è stato un delitto d’onore. Ma l’intuizione accecante dell’umanità di lei, dell’inconsi- stenza di quel diritto sulla sua vita che la so- cietà degli uomini implicitamente gli aveva concesso, è più tremenda di qualsiasi penti- mento. E arriva quando è troppo tardi.

D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 13 Orizzonti Società Note

Ma qualche volta la triste meccanica della gelosia s’inceppa quando si è ancora in tem- po. Come capitò a un brav’uomo di nome Ga-

briel Conroy in una stanza di locanda, una notte dell’Epifania di oltre cent’anni fa, nel- l’ultimo racconto dei Dubliners di James Joyce. La moglie, dopo i brindisi della festa da cui sono appena tornati, gli sembra più bella che mai, ma gli sfugge. Ha pianto lacrime si- lenziose ascoltando una romanza e adesso lo ignora. E quando lui, piccato, tenta di indaga- re, gli rivela poco a poco un dolore segreto, che ha custodito per anni. La canzone le ha ri- cordato un ragazzo conosciuto nella sua gio- vinezza a Galway; distratta e sognante, pro- prio quella sera gli ha detto di volerci tornare, e quella frase casuale ora gli sembra sospetta. Lui continua la sua indagine: è suo marito,

perbacco! Non le dà tregua. Ma le domande beffarde inciampano in una risposta inaspet- tata: il ragazzo è morto da anni. Lui si vergo- gna di fronte a quel dolore, scricchiola la sua sicumera. Aveva davvero il diritto di infligger- le quell’interrogatorio? Non osa tenere la ma- no di sua moglie; poco prima sarebbe stato un gesto ovvio, quasi un riflesso, ma ora gli pare che lei sia un’estranea. Tutti i diritti de- cadono nella rivelazione della distanza. Lo coglie un pensiero irrimediabile: il viso che lui ama non è lo stesso per cui quel ragazzino è morto di freddo; non potrà vederla mai co- me l’ha vista Michael Furey. E mentre fuori scende la neve sui vivi e sui morti, sale in lui una strana pace; la pace di chi riesce, final- mente, a rassegnarsi alla natura inafferrabile dei segreti, dei silenzi, delle cose non dette.

Le relazioni felici non si assomigliano af-

fatto: arrivano alla felicità ognuna per una sua via, a volte tortuosa. L’estenuante guerra di confine fra ciò che si può e non si può sa- pere dell’altro, la si vince solo con una so- spensione volontaria della brutalità del pos- sesso. Smetteremo di frugare fra i suoi pen- sieri come in una scatola di bottoni, e final- mente ci apparirà tutto intero.

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Indice iHappy

14

LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 5 MARZO 2017

Orizzonti Visual data

80

60

40

20

IL SISMOGRAFO DELLA FELICITÀ

Il grafico mostra l’andamento nazionale giornaliero dell’indice di «iHappy» di felicità dal 31 gennaio 2012 (giorno in cui è iniziata l’analisi) al 31 dicembre 2016. L’indice mostra il livello di felicità del nostro Paese in percentuale – da 0 (tutti tristi) a 100 (tutti felici) – attraverso l’analisi del contenuto emotivo dei tweet. Sono riportati i picchi di «felicità» o «tristezza», con l’indicazione degli eventi avvenuti in quei giorni

Terremoto

in

Emila

Lo spread

516

punti

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presidente

degli Usa

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Nascita

del Royal Baby

brittannico

Set

19/06 L’Italia si qualifica ai quarti degli Europei di calcio

18/07

Il 17 viene liberata Rossella Urru.

27/03 La Cassazione

12/07 Discorso

Marissa Mayer è la nuova Ceo di Yahoo

le assoluzioni di

alle Nazioni Unite. Guarigione di sei

Amanda Knox e Raffaele Sollecito

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grazie ai finanziamenti Telethon

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17/05 Scandalo della

ai

Bossi

28/07 Merkel e Hollande

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paghetta al figlio di

Indice iHappy 14 LA LETTURA C ORRIERE DELLA S ERA D OMENICA 5 MARZO 2017 Orizzonti

schierano con Draghi. Primo

20/12 Notte che precede la fine del mondo secondo i Maya

9/04 Giorno

esodo estivo e inizio dell’Olimpiade

successivo alla morte

10/05 Il sì di Obama

di Margaret Thatcher

matrimoni gay

6/11 Barack Obama

è rieletto

11/02 Dimissioni di Papa Benedetto XVI

5/12

6/10 Protesta

degli studenti:

Torino

4/02 Nella notte

Alitalia cancella

scontri a Roma e a

il logo dell'aereo finito fuori

pista a Fiumicino

No alla riforma della legge

elettorale

Giorno successivo alla strage

Rimborsopoli in

Set

nella

Lug

scuola elementare di Newtown (Usa).

Lombardia

Nov

Maltempo in tutta la penisola

Mar

Mag

Calendario

Mar

Lug

25/12

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Natale

Dic

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York

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Giu

1/01 Fiat completa

Presentazione

l’acquisizione di Chrysler.

De Blasio giura sindaco di New

dei convocati della Nazionale di calcio per la Coppa del Mondo

23/08 Le truppe russe passano il confine con l'Ucraina

Gen

Feb

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INDICE NELLA GIORNATA TIPO

I grafici qui sotto rappresentano l’andamento dell’indice di felicità iHappy nell’arco delle 24 ore per ogni capoluogo di Regione. Per ogni minuto della giornata tipo, la lunghezza del raggio indica il valore medio dell’indice per quel capoluogo. Un’indicazione circa la felicità è fornita anche dai colori: più alto è il valore dell’indice più la gradazione tende verso il rosso, mentre valori più bassi sono rappresentati con il colore viola. I dati sono relativi al 2016

19

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BARI

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ANCONA

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FIRENZE

GENOVA

L’AQUILA

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LA CLASSIFICA DELLE PROVINCE 2016

Posizione

Indice:

< 45 45-49,9 50-54,9 > 55
< 45
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50,7

  • 4 Brindisi

Agrigento

  • 37 50,6

35

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Alessandria

  • 59 49,8

6

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Firenze

  • 41 50,4

  • 28 51,3

Foggia

Forlì-Cesena

  • 55 50,0

1

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Frosinone

60,3

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Genova

  • 23 51,8

  • 18 52,8

Gorizia

Grosseto

  • 31 51,1

Imperia

  • 14 53,7

Isernia

  • 39 50,5

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  • 83 47,9

L'Aquila

La Spezia

  • 74 48,5

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Latina

  • 53 50,1

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Lecce

44,8

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  • 80 48,0

Lecco

Indice iHappy 14 LA LETTURA C ORRIERE DELLA S ERA D OMENICA 5 MARZO 2017 Orizzonti

Livorno

  • 21 51,9

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  • 81 48,0

Lodi

  • 66 49,1

Lucca

Cagliari

54,6

  • 5 Caltanissetta

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Ancona

  • 40 50,4

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Aosta

  • 6 44,4

110

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Arezzo

  • 54 50,0

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  • 34 50,8

  • 38 50,6

Campobasso

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Carbonia Iglesias

  • 90 47,4

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54,2

Indice iHappy 14 LA LETTURA C ORRIERE DELLA S ERA D OMENICA 5 MARZO 2017 Orizzonti

Catania

49,4

Catanzaro

45,5

Chieti

47,6

Como

45,7

  • 86 47,7

Cosenza

  • 78 48,0

Cremona

101

Crotone

46,2

  • 89 47,6

Cuneo

Enna

  • 77 48,1

  • 85 47,8

Fermo

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Ferrara

  • 44 50,3

  • 7 Caserta

    • 67 49,1

Ascoli Piceno

9

Asti

  • 8 54,7

5

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  • 46 50,3

Avellino

Bari

  • 33 50,8

Indice iHappy 14 LA LETTURA C ORRIERE DELLA S ERA D OMENICA 5 MARZO 2017 Orizzonti
  • 98 46,6

Barletta-Andria-Trani

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Belluno

  • 30 51,2

100

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Benevento

46,5

  • 96 46,9

Bergamo

Biella

  • 92 47,3

3

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Indice iHappy 14 LA LETTURA C ORRIERE DELLA S ERA D OMENICA 5 MARZO 2017 Orizzonti

Bologna

57,8

Indice iHappy 14 LA LETTURA C ORRIERE DELLA S ERA D OMENICA 5 MARZO 2017 Orizzonti

Bolzano

53,2

Brescia

54,4

64

106

88

105

La mappa L’indice iHappy misura gli stati d’animo attraverso l’analisi dei tweet

La provincia più felice? Frosinone

Il giorno più triste? Lo spread a 516

di CECILIA BRESSANELLI

  • L a felicità si può misurare. Ba- sta un indicatore numerico calcolato attraverso un algo- ritmo. Quello che si ottiene è l’indice iHappy che analizza

il contenuto emotivo dei messaggi

postati ogni giorno su Twitter nelle

110 province italiane. A svilupparlo è

stato Voices from the Blogs, gruppo di ricerca composto da Luigi Curini, Ste-

fano Maria Iacus e Andrea Ceron, na-

to nel 2010 come primo osservatorio accademico sulle opinioni espresse

in rete e nel 2012 diventato spinoff

dell’Università degli Studi di Milano. A partire dal 31 gennaio 2012, Voi-

ces ha analizzato quasi 300 milioni di

tweet; 90 milioni nel 2016 (in media 250 mila al giorno e 1,7 milioni a setti-

mana). Il grafico di queste pagine an-

ticipa alcuni dei dati che verranno presentati nel report iHappy 2016, di-

sponibile gratis in ebook su corrie- re.it/lalettura da giovedì 9 marzo. Ma come funziona questo termo- metro della felicità degli italiani vista da Twitter? A descrivere a «la Lettura» il processo è Luigi Curini, professore associato di Scienza politica. «Twitter ogni giorno rende disponibile un campione di post identificati come “felici” o “infelici” sulla base delle

emoji utilizzate». L’analisi di Voices integra questo campione con una co- difica manuale periodica che analizza invece i tweet sulla base del contenu- to testuale. A questo punto entra in campo l’algoritmo iSA© (integrated Sentiment Analysis), tecnologia svi- luppata da Voices per l’analisi qualita- tiva dei Big Data. «L’algoritmo impara dalla codifica manuale e analizza l’in- tero universo dei tweet postati ogni giorno». I messaggi sono classificati in «felici», «infelici» e «altro» (i tanti post non emotivi). Il numero dei twe- et felici viene diviso per il totale dei post felici e infelici e moltiplicato per

DOMENICA 5 MARZO 2017 CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 15 Il tramonto del baciamano. E delle
DOMENICA 5 MARZO 2017
CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA
15
Il tramonto del baciamano. E delle lettere d’amore
RiLettura
{
di Claudio Colombo
«Il baciamano non usa più. Da vent’anni in
qua ha subito un tracollo. È andato a far
compagnia ai mustacchi, ai bastoni col pomo
intarsiato, alla penna d’oca della scrivania,
alla polvere per seccare l’inchiostro, al
pretenzioso e stemmato sigillo da lettere.
Dicono che non usino più nemmeno le lettere
d’amore, ora che c’è il telefono in tutte le
case. Ma chi non ne ha scritte e non ne scrive
tuttavia?» («La Lettura», marzo 1935).
L’andamento della linea colorata riporta la serie temporale dell’indice
Indice iHappy
iHappy mostrando il valore medio di ogni giorno. Il colore della linea
varia dal viola (0, massima tristezza) al rosso (100, massima felicità)
La linea nera indica il trend nell’arco
dei 5 anni analizzati
28/09 Abbraccio tra i due Papi.
Rivoluzione degli ombrelli
a Hong Kong
31/01 Sergio Mattarella
è eletto Presidente della Repubblica
1/08 Doppietta storica ai mondiali
di nuoto nel fondo con oro e bronzo
19/07 Presentazione del nuovo
ct della Nazionale, Giampiero Ventura
4/12 Vittoria del No al referendum
e dimissioni del Governo Renzi
16/10 Manovra degli
27/02 Lo spread scende
21/11 Intervento
80
euro e Tfr in busta paga
sotto quota 100, l’Istat
dichiara l'Italia in ripresa
26/08 Matteo Renzi annuncia
l’abolizione di Tasi e Imu
sulla prima casa
7/07 Giuramento di Virginia Raggi
come sindaca di Roma
di Papa Francesco
80
sull’aborto
23/11 Samantha
25/12 Natale
Cristoforetti
2/07 Italia-Germania
per i quarti di Euro 2016
nello spazio
60
40
31/10 Assoluzione
degli indagati per la morte
di Stefano Cucchi poi annullata
in Cassazione
22/10 Attacco al Parlamento
canadese in diretta tv
12/10 Psicosi per il virus Ebola
11/03 Processo Ruby:
3/09 Foto del corpo
senza vita del piccolo Aylan
4/05 Donald Trump vince
le primarie repubblicane
assolto Silvio Berlusconi
25/08 Nella
notte tra il 24
e il 25 terremoto
in Centro Italia
20
12/07 Ultimatum
Ue alla Grecia in merito
alle misure di austerity
14/11 Giorno successivo
all'attentato al teatro
Bataclan di Parigi
20/06 Risultati dei ballottaggi
delle amministrative
22/07 Sparatoria in un centro
commerciale a Monaco di Baviera
21/08 Conclusione
dell’Olimpiade di Rio
15/11 Ritrovamento
del corpo di Valeria Solesin,
uccisa nell'attentato al Bataclan
26/07 Attentato dell’Isis
alla chiesa di Rouen in Francia
27/07 Passaggio
di Higuain alla Juventus
g
Ago
Set
Ott
Nov
Dic
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
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Lug
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Dic
Gen
Feb
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Mag
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Lug
Ago
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Ott
Nov
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2015
2016
Fonte: Voices from the Blogs, iHappy 2016
MILANO
NAPOLI
PALERMO
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24
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1
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2
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5
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5
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6
PERUGIA
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18
6
POTENZA
ROMA
71
Macerata
48,7
11
Pesaro e Urbino
53,8 73
Siracusa
48,6
24
17
24
23
1
7
23
1
17
Mantova
53,0 50
Pescara
50,1
4
Sondrio
54,8
22
2
22
2
82
Massa-Carrara
47,9
52
Piacenza
50,1 25
Taranto
51,7
21
3
8
16
21
3
8
Matera
54,2 57
Pisa
49,9 43
Teramo
50,3
4
15
9
4
20
20
63
Medio Campidano
49,5 58
Pistoia
49,9 26
Terni
51,4
14
10
19
5
19
5
13
11
61
Messina
49,6 95
Pordenone
47,2 27
Torino
51,4
12
68
Milano
49,0 36
Potenza
50,7 12
Trapani
53,8
18
6
18
6
49
Modena
50,1
42
Prato
50,4 22
Trento
51,9
TORINO
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7
17
7
104
24
Monza e Brianza
45,8 107
Ragusa
45,4 76
Treviso
48,1
23
1
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2
109
Napoli
44,7
60
Ravenna
49,7 79
Trieste
48,0
8
16
8
16
21
3
29
Novara
51,2 24
Reggio Calabria
51,8 65
Udine
49,2
15
9
15
9
4
13
Nuoro
53,8
19
Reggio Emilia
52,3 75
Varese
48,4
20
14
10
14
10
47
Ogliastra
50,2 94
Rieti
47,2 103
Venezia
45,9
13
11
19
5
13
11
12
12
48
Olbia-Tempio
50,2 62
Rimini
49,5 93
Verbano-Cusio-Ossola
47,3
70
15
Vercelli
18
6
Oristano
48,7
Roma
53,4 84
47,8
TRENTO
97
Padova
46,8 99
Rovigo
46,6
2
Verona
58,3
24
17
7
23
1
20
Palermo
52,3 72
Salerno
48,6 91
Vibo Valencia
47,4
22
2
8
56
10
16
21
3
Parma
49,9
Sassari
54,1 32
Vicenza
50,9
69
Pavia
49,0 102
Savona
46,0 51
Viterbo
50,1
15
9
4
20
45
Perugia
50,3 87
Siena
47,7
ITALIA
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10
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5
13
11
12
100. Si ottiene così la percentuale di
iHappy: dove zero vuol dire assenza
di post felici e 100 quando tutti i post
esprimono stati d’animo positivi.
La parte alta del grafico rappresen-
ta i dati dal 2012 a tutto il 2016. L’anda-
mento soggiacente del trend (linea
nera) evidenzia una tendenza negati-
va emersa tra il 2014 e il 2015 e conti-
nuata nel 2016 (dove la media nazio-
nale è di 51,5; 1,9 punti percentuali in
meno rispetto al 2015). La serie stori-
ca dei dati (la linea colorata) permette
di individuare, giorno per giorno, i
picchi positivi o negativi: il Paese si è
mostrato euforico il 21 novembre 2016
(83,4 per cento di tweet felici), quan-
do Papa Francesco, nella lettera apo-
stolica a chiusura del Giubileo, ha
concesso ai sacerdoti «la facoltà di as-
solvere quanti hanno procurato abor-
to». Mentre i giorni più tristi sono sta-
ti il 23 luglio 2012 (spread a 516 punti
e iHappy al 21,9 per cento), l’11 genna-
io 2013 (22,6 durante un’ondata di
maltempo) e il 21 agosto 2016 (con-
clusione dell’Olimpiade di Rio, 26,5).
iHappy calcola la felicità sulla base
delle reazioni istantanee agli avveni-
menti più diversi, spesso collegati a
fatti personali, come la nascita di un
figlio, un anniversario, oppure una
giornata di sole, la vittoria della squa-
dra del cuore, un litigio o un furto su-
bito. Può quindi avvenire che alcuni
picchi negativi significativi come
quelli registrati in due occasioni nel
2016 non siano legati ad eventi parti-
colari e che nel 2012, in relazione al
terremoto in Emilia, non sia stato re-
gistrato un calo evidente.
La felicità rilevata da iHappy è
un’emozione estemporanea, che ten-
de però ad avere effetti nel tempo: un
evento che oggi genera felicità (o tri-
stezza) farà registrare la sua influenza
anche nei giorni successivi.
iHappy permette anche analisi ter-
ritoriali come l’andamento della feli-
cità nelle 24 ore nei capoluoghi di re-
gione durante il 2016 (siamo nella
parte centrale della visual data), con
un generale picco negativo al risve-
glio (tra le 6.30 e le 7.45) e curiosi
confronti tra i diversi ritmi delle città.
E ancora la classifica delle province: la
più felice è Frosinone, che a quota
60,3 stacca Verona (58,3) e Bologna
(57,8). La maglia nera della felicità
spetta invece ad Aosta (44,4).
L’indice della Twitter-felicità può
essere monitorato ogni giorno su
ihappy.voices-int.com, su Facebook e
Twitter (@iHappyITA), o con l’app
per iOS e Android. Con la localizza-
zione attiva sullo smartphone si può
partire da una Bolzano «triste» (il 2
marzo il valore è 36,3), arrivare in una
Milano felice al 63,6 per cento e pro-
seguire verso Roma, dove gli stati
d’animo sono ancora più positivi
(69,1). Sulla scia dell’emotività in 140
caratteri.
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6
TRIESTE
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21
3
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VENEZIA
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2
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8
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9
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19
5
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6
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7
La visualizzazione di questa
settimana è stata realizzata
da Nicolas Vargas dell’Ufficio
infografico del «Corriere della Sera»
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© RIPRODUZIONE RISERVATA
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12
16 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA DOMENICA 5 MARZO 2017 IL CLAN DESTINO E Roncalli con
16
LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA
DOMENICA 5 MARZO 2017
IL CLAN
DESTINO
E Roncalli con le chiavi di Pietro
aprì le porte al mondo moderno
di MARCO RIZZI
L a storia della Chiesa cattolica dai primi
del Novecento a oggi viene letta da
Daniele Menozzi nel rapporto con la
modernità, intesa come affermazione
dell’autonomia dell’individuo e costruzione
di una società sottratta all’ipoteca
ecclesiastica. Diritti dell’uomo e democrazia
liberale sono i due elementi decisivi con cui
la Chiesa è chiamata a misurarsi.
Il punto di vista scelto da Menozzi, nel libro I
Papi e il moderno (Morcelliana, pagine 160,
e 16), è quello dell’atteggiamento dei
Pontefici, espresso nei documenti e nelle
dichiarazioni ufficiali, ma anche nei gesti e
nelle prassi pastorali. Ciò ha un preciso
significato, perché l’enfasi sulla figura del
Papa è stata una delle strategie adottate per
contrapporsi all’avanzata del moderno, basti
pensare alla figura di Pio XII. Il rapporto,
originariamente conflittuale, fattosi
successivamente più articolato, conosce un
indubbio punto di svolta con Giovanni XXIII, e
La copertina del libro
di Daniele Menozzi
in particolare con l’enciclica Pacem in Terris.
Qui Roncalli, per la prima volta, esprime una
dichiarata preferenza per la forma di
governo democratica, mentre i precedenti
Pontefici esprimevano indifferenza,
limitandosi a ribadire la necessità che, quale
che fosse il sistema politico, esso si
conformasse ai principi del cattolicesimo.
Tale mutamento si estende anche ai diritti
dell’uomo, la cui proclamazione da parte
dell’Onu nel 1948 viene considerata da Papa
Giovanni uno dei «segni dei tempi», gli eventi
più rilevanti che manifestavano l’indirizzo
preso dalla storia. Anche se il successivo
cammino sarà tutt’altro che lineare, stanno
qui le radici del presente pontificato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Libri.

16 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA DOMENICA 5 MARZO 2017 IL CLAN DESTINO E Roncalli con

Narrativa, poesia, saggistica, ragazzi, classifiche

I(n)stantanee

di Nathascia Severgnini

{
{

Romanticismo di pancia

«Dammi un pugno/ un bacio/ facciamo colazione/ che ti porto al parco/ a vedere gli scoiattoli/ rimbambiti dalla primavera». La colazione su Instagram di Evelyn Allora, @evss_pookie, è all’insegna della poesia performativa, genere lirico che in Italia trova un esponente in Guido Catalano, in libreria con Ogni volta che mi baci muore un nazista (Rizzoli, pp. 321,e 18): romanticismo di pancia e autoironia, una schietta ode all’amore.

A Tokyo c’è questo negoziante che s’è inventato un nuovo modello di business: un solo titolo da proporre ai clienti-lettori, abbinato con esposizioni d’arte, fotografie, vini. È un successo. Nei giorni scorsi toccava a esili volumi di haiku accompagnati da «lacrime di vetro». Lo abbiamo incontrato

Vendo un libro alla settimana

da Tokyo

ANGELO FERRACUTI

16 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA DOMENICA 5 MARZO 2017 IL CLAN DESTINO E Roncalli con

Yoshiyuki Morioka ritratto nella sua libreria di Tokyo. In alto: l’ingresso del negozio con Yuko Matsumoto, l’artista che ha esposto le sue «lacrime» a metà febbraio. Nella pagina accanto:

l’interno con le «lacrime» esposte e i volumetti di haiku

16 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA DOMENICA 5 MARZO 2017 IL CLAN DESTINO E Roncalli con

P erché molti abitanti di Tokyo si aggirino indos- sando una mascherina bianca sul viso non è chiaro. C’è chi dice per proteggersi dall’inqui- namento; chi addirittura per non trasmettere malattie virali oppure per non prenderle; o an-

cora che sia diventata una moda e quindi un comporta- mento sociale per coazione a ripetere; chi invece giure- rebbe che si tratta di un modo per nascondersi, una spe- cie di timidezza. Le mascherine sul viso evocano epide- mie, disastri nucleari, contagi planetari, ma forse hanno anche un valore estetico, mostrano la fragilità delle per- sone immerse in una metropoli vitale ma convulsa, do- ve sciami di individui corrono piuttosto che camminare e l’unico momento di pace sembra quello di un pasto comunque di corsa — un raamen, del sushi, la tempura o gli ottimi yakitori, spiedini di pollo alla griglia. La gente appare composta di drappelli di soldati in parata, nelle due direzioni di marcia segnate ovunque, uomini d’affari con valigette rigide o zainetti, donne sempre eleganti, studenti in divisa, pallide Lolite, sopra e sotto il suolo della città, comunque tutti presi e avvolti con gli occhi e le mani negli smartphone e gli iPad che luccicano e fremono di vita. Nel quartiere lussuoso di Ginza, proprio dietro al Ka- bukiza, il teatro dove da più di un secolo vanno in scena gli spettacoli dell’antica tradizione giapponese, pren- dendo una strada anonima e sparendo dall’agone di ar- terie trafficatissime e luccicanti, si arriva davanti a un edificio storico, il Suzuki Building, dove ha sede la libre- ria Morioka Shoten. Risale al 1929, sopravvissuta al bombardamento della città durante la Seconda guerra mondiale, sede in passato di Nippon Kobo, un editore che produceva riviste con l’obiettivo di condividere la cultura alta giapponese con il resto del mondo. Poco più di una piccola stanza dalle pareti imbiancate, illuminata da una luce calda, al centro un tavolino rettangolare in legno molto zen dove sono appoggiati alcuni volumi, sul fondo un mobile da tipografo di legno chiaro con picco- li cassetti, a destra uno specchio ovale con la cornice do- rata, parquet grezzo sul pavimento. È un posto talmente dimesso che dalla strada quasi non si scorge. Secondo l’idea del fondatore, la missione sarebbe racchiusa in questa frase: «Issatsu, Isshitsu». Che significa: «Una

stanza, un libro»; o meglio ancora: «Rigenerazione del- l’atomo del libraio: una libreria con un solo libro». Morioka progettò la sua idea nel settembre 2014, par- tecipando a un workshop sui nuovi modelli di business organizzato dallo studio di design Takram. La piacevole stranezza di questo piccolo negozio è che da due anni vende un solo titolo alla settimana, solo dal martedì alla domenica, solo il pomeriggio. Alla pubblicazione è sem- pre legato un contesto — una mostra fotografica, un’esposizione di pittura, una rassegna di artigianato, in una visione di intreccio e contaminazione di diversi lin- guaggi.

16 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA DOMENICA 5 MARZO 2017 IL CLAN DESTINO E Roncalli con

Alla Morioka Shoten ci sono arrivato già una prima volta appena sbarcato a Tokyo, con la mia amica Daniela De Palma, insegnante d’italiano all’università, docente di greco al nostro Istituto di cultura, appassionata cono- scitrice di lingua e cultura giapponese, che è da poco tornata qui dopo un periodo trascorso al Cairo. Il pro- prietario però non c’era. La commessa ha detto che forse sarebbe ritornato, ma quel primo pomeriggio non s’è fatto vedere. Lì abbiamo conosciuto il fotografo Kenjiro Akama, rigidamente vestito di nero, una barba rada e in- colta, i modi gentili, che pubblicizzava la sua piccola esposizione d’immagini di moltiplicazione della realtà (come il sovraffollamento dei salaryman, i lavoratori sa- lariati, sulle strisce pedonali di Shibuya, il quartiere più trafficato del mondo), promuoveva il libro-catalogo Écriture (dove ha pubblicato anche alcune poesie) e vendeva vino frizzante cinese di un’azienda per la quale aveva realizzato le etichette (qui devo dire che faceva una certa impressione vedere un artista metropolitano ven- dere bottiglie di vino a 2.500 yen, circa 21 euro, che qui sembra un discreto affare, ma a Tokyo funziona così e se uno non compra, non fa proprio quella che si dice una bella figura). Prima di andarmene ho chiesto a Kenjiro di avvertire il proprietario che mi sarei fatto vivo il martedì successi- vo, quando avrebbe inaugurato la nuova vendita, e tutti cerimoniosamente e molto sorridenti mi hanno saluta- to con un ciao ciao ciao cantilenante e melodioso.

Durante il fine settimana ho cercato senza fortuna il numero di telefono di Yoshiyuki Morioka, un’impresa incredibilmente difficile, e il lunedì successivo mi sono deciso a scrivergli un messaggio su Facebook in inglese paventando con garbo l’idea di incontrarlo il giorno suc- cessivo per ricavarne una storia da scrivere. Mentre gira-

vo come un matto per Tokyo con mia moglie, cammi- nando e saltando da un metrò all’altro, da un quartiere all’altro, dall’antico di Ueno e i suoi templi al mondo manga dei giovanissimi di Harajuku, compresa un’in- cursione al complesso termale di Oedo Onsen Monoga- tari, in tasca il fedele pocket wifi a noleggio, controllavo

  • di continuo, ma nessuna notifica arrivava dal geniale li-

braio, di cui avevo visto alcune foto su internet: magro e

piccolo di statura, testa rasata e viso delicato, occhiali neri dal design accattivante, giacche piuttosto alla moda ma sportive, scarpe nere lucide — un tipo che sembrava piuttosto ironico e giocoso. Il martedì successivo avevo appuntamento con Danie- la davanti al Kabukiza per un ultimo tentativo: due gior- ni dopo avevo il volo di ritorno. Faceva molto freddo. Camminando a passo svelto prendemmo a percorrere le vie che portavano alla libreria. Quando sbucammo in Suzuky Building e arrivammo davanti al civico 1F, guar-

dando attraverso la vetrina riconobbi subito la fisiono- mia del libraio dietro al bancone, gli occhiali neri roton-

  • di e la giacca blu attillata di velluto, un Rolex al polso,

indaffarato nel vendere ai molti clienti alcune «lacri- me», gioielli artistici di Yuko Matsumoto — avrei appre- so poco dopo — che pendevano da fili neri appesi sopra il tavolo zen. Mi sentii improvvisamente fortunato.

16 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA DOMENICA 5 MARZO 2017 IL CLAN DESTINO E Roncalli con

In realtà non so perché — sono cose che a volte succe- dono — ma ci riconoscemmo a colpo d’occhio anche senza esserci mai incontrati. Poi Daniela si avvicinò, e lui disse che sì, aveva ricevuto il mio messaggio ma non aveva avuto il tempo di rispondermi. Si scusava molto.

  • Mi sembrò tutto meno che il libraio indipendente che

m’ero immaginato, magari un po’ dimesso, il venditore disperato di libri che s’inventa la cosa geniale per sbar- care il lunario, l’intellettuale raffinato che aveva pronun-

DOMENICA 5 MARZO 2017

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA

17

D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 17 ciato la frase

ciato la frase abbastanza impegnativa che a un libro bi- sogna dedicare uno spazio adeguato e tempo, molto tempo, colui che chiedeva agli autori di fermarsi il più possibile nella libreria, stabilire un rapporto umano con i lettori. Era difficile spostarsi nel locale, già i quindici clienti presenti davano l’idea del pienone e stavano tutti in fila per pagare il loro acquisto, la preziosa goccia di vetro con le lacrime dentro — il viavai era abbastanza impressionante. «Ogni libro merita di essere letto, se ci prendiamo il tempo per leggerlo», esordì. «Prima lavoravo in un’altra libreria, per dieci anni commesso in un negozio di volu- mi usati a Kayabacho, e quando c’era un evento o usciva una novità alla presentazione arrivava tanta gente. An- che se ne erano stati stampati molti altri, anche se erano circondati da volumi da ogni parte, quella gente veniva solo per quello, ne desiderava uno solo. Questa cosa mi ha fatto molto riflettere». Spiegò che fu una vera e pro- pria illuminazione, la prima idea gli venne proprio in quella libreria. «Dopo l’apertura è stato subito un suc- cesso, la cosa è piaciuta molto alla gente di Tokyo. Ades- so vengono a trovarci da tutto il mondo. Come lei».

D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 17 ciato la frase

Mentre parliamo arriva una nuova acquirente — è una ragazza giovane, gli occhi neri incavati, molto asiati- ci, e la consueta mascherina bianca a coprire il resto del viso già pallido. Dobbiamo sospendere la conversazio- ne. Allora con l’aiuto di Daniela chiedo a Yuko se può parlarmi delle sue perle. «Nel vetro di quegli oggetti ci sono lacrime vere — dice — sono lacrime d’amore, di dolore, o di risa magari, chi le acquista o le dona dà a quelle lacrime il proprio sentimento». Racconta che ha accompagnato alle sue creazioni degli haiku, stampati in esili libriccini esposti insieme agli oggetti artistici. I pezzi unici sono piuttosto abbordabili, 3.500 yen per una spilla, 5.000 o 7.500 per una collana (fra i 30 e i 65 euro). Oltre ai volumi d’artista — riprende Yoshiyuki Morio- ka — ha venduto in passato anche quelli di narratori, «compresi gli italiani. L’anno scorso a dicembre abbia- mo proposto Le città invisibili di Italo Calvino (Maruko

poro no mienai toshi, traduzione giapponese di Yo- nekawa Ryofu, 2001) perché un’artista, Narusaka Takashi, ci aveva presentato dei disegni sulle città». Mi parla anche di un romanziere finlandese, Tòbe Yanson, autore di Seijitsuna sagishi, e di un giovane autore giap- ponese, Miyazawa Kenji. Un libro sul quale ha puntato molto proponendolo al suo pubblico è quello dedicato al celebre pubblicitario Yamana Fumio, ma anche le fa- vole di un autore ormai considerato classico, Mimei Ogawa, e c’è pure Murakami Haruki, una star, che forse può dirsi persino l’ispiratore di questo progetto, se si pensa a una frase di Norwegian Wood: «Se leggete solo i libri che stanno leggendo tutti gli altri, state pensando solo ciò che chiunque altro sta pensando». «Il mercato del libro — aggiunge il giovane libraio — oggi conosce la diffusione degli ebook, i servizi di social networking, le catene globali come Amazon. Ma un li- bro è un oggetto fisico con una particolare attrazione, è stato e sarà sempre così». È tardi. Ci sono altri acquirenti di lacrime in fila, il li- braio riprende a servirli con elegante deferenza, facen- domi capire che non è la situazione migliore per conver- sare. Con 3.500 yen, prima di andarmene, mi accaparro anch’io una «lacrima di vetro» e così si ripete la scena dei saluti, Yoshiyuki e Yuka mi dicono buonasera e arri- vederci e buonasera e arrivederci sorridenti e ossequio- si, agitando le mani, mentre la vendita continua. Uscendo, prendiamo la strada per Tsukiji, dove an- dremo a mangiare all’ottimo Sushi Zanmai, proprio dentro il più grande mercato del pesce del mondo. Da- niela mi spiega che è stato quasi un miracolo riuscire a parlare con Morioka. «I giapponesi sono molto cerimo- niosi, si fanno desiderare, bisogna sempre fissare un ap- puntamento, rifarsi vivi, ricordare l’incontro, la fanno difficile». Fa uno sguardo buffamente interrogativo mentre lo dice, che in genere le viene quando c’è qual- cosa che sfugge alla logica, muovendo subito dopo la te- sta. «Fanno così», continua a dirmi mentre siamo da- vanti al tempio buddhista Hongan-ji, e stiamo per attra- versare la strada perdendoci tra i localini illuminati mentre inizia a piovere. Perché i giapponesi si compor- tino così, anche questo non è chiaro.

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Gli scrittori italiani e il Giappone

È l’ultimo Oriente:

Paese impossibile futuro impensabile

  • di CHIARA FENOGLIO

    • I n un brillante e ironico saggio del 2010 (Il Paese più stupido del mon- do, Il Mulino) Claudio Giunta vede- va nel Giappone l’unico Paese capa- ce di provocare in chi lo visita

un’immediata velleità di scrittura, moti- vata dall’esigenza di mettere in scena non un viaggio di conoscenza ma l’in- comprensibilità del Mistero Assoluto. Quel mistero negli anni Sessanta e Set- tanta aveva trovato dimora ideale nell’In- dia dove Pasolini, Moravia, Manganelli e, più recentemente, Franchini e Montefo- schi, si erano recati compiendo una sor- ta di discesa alle origini, in un passato divenuto oscuro per gli occidentali ma comunque riattingibile con gli strumen- ti adeguati (un capitolo dei Veda, un trattato sulla mitologia indu o un’imma- gine della campagna friulana). Oggi quel

mistero si è spostato più a Oriente diven- tando incomprensibile, sordo e chiuso. Calvino in effetti alludeva all’enigma del Giappone dichiarando in Collezione

  • di sabbia di essere «nella fase in cui

tutto quel che vedo ha un valore proprio perché non so quale valore dargli». La visività era per lui l’unico criterio utile a mettere ordine nel mondo, e collocare l’altrove per eccellenza in un quadro ordinatore, ma lo sguardo sul Giappone era uno sguardo cieco. Analogamente Parise nei suoi reportage per il «Corrie- re» poi raccolti in L’eleganza è frigida, era colpito da una civiltà assiderata dove «forma ed eleganza, dunque artificio» riassumevano l’immagine di una realtà disciplinata da precise formule ed eti- chette, e relegavano la passione dei sensi «dentro le pieghe dei chimoni». Trent’anni dopo quelle incursioni, i narratori italiani che oggi raccontano il Giappone sembrano farlo con la consa- pevolezza che nessun autentico viaggio è possibile, sia perché i tempi lenti neces- sari al viaggiatore tradizionale non sono più oggi a nostra disposizione, sia per- ché il Giappone non può essere il luogo ideale previsto dal viaggiatore per incon- trare l’ignoto. Da questo punto di vista, la mediazione costituita dall’universo cul- turale dei manga, dei videogiochi e, più recentemente, delle graphic novel di Igort (Quaderni giapponesi, Coconino, 2015) e Vincenzo Filosa (Viaggio a Tokyo, Canicola, 2015), ha accentuato la perce- zione che di quel mondo culturale sia possibile una ostensione, ma non una comprensione: il Mistero nipponico è alterità assoluta, opposizione di estremi, recinto che racchiude ed esclude allo stesso tempo con steccati lievi ma invali- cabili, come spiega Alessandro Mavilio nel suo Il recinto. Sguardi e riflessioni sul Giappone (Orientexpress, 2016) e come aveva originariamente intuito il Roland Barthes dell’Impero dei segni.

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Questa alterità pare invalicabile (ricor- date Lost in translation di Sofia Coppo- la?) e ogni sforzo di transcodifica cultu-

rale risulta inutile: è ciò che avviene nel recente Tokyo transit di Fabrizio Patriar- ca (66thand2nd, 2016) il cui protagonista giunge in Giappone ignorando tutto di quel Paese e considerandolo un «luogo

  • di piaceri contingenti»: a metà strada tra

Yorick e Matteo Ricci, ma in realtà lonta- nissimo da entrambi, Patriarca mette in scena un luogo ostile, di cui è possibile vedere solo un frammento, e solo tra- sversalmente, come la Via Lattea osser- vata dalla periferia estrema del nostro pianeta. Il Giappone nichilista e dispera- to dove si incontrano e scontrano parti- celle in moto confuso è il luogo in cui si condensano «pensieri di annientamen- to», in cui tutto transita e si consuma, liquefacendosi in un caos entropico che trasforma ogni personaggio in atomo o alieno. Se in India ci si recava (forse con un eccesso di estetismo) per ritrovare se stessi, il Giappone è la meta ideale per scomparire, per disfarsi dei ricordi e

precipitare: è ciò che avviene anche in un romanzo nato dal blog di Laura Imai Messina, che in Tokyo orizzontale (Piemme, 2014, cui seguirà un nuovo libro) lascia trapelare tra le pieghe di una storia d’amore l’idea che la capitale giap- ponese non sia un universo compatto ma un melograno, dove la vicinanza dei chicchi non attenua né consola l’isola- mento di ciascuno.

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Perfino nell’ultimo romanzo di Anto- nietta Pastore (Mia amata Yuriko, Ei- naudi, 2016), la presentazione di un Giappone tradizionale fatto di tè, donne in kimono, riti e formalismi millenari è più apparente che reale: la tragedia di Hiroshima sembra la vera chiave di volta per comprendere un mondo culturale dominato da tonalità cupe, dove la sotto- missione alle regole imposte risulta inaggirabile. Il Giappone è il luogo del-

l’ineluttabilità, dove gli individui sono trascinati da una forza irrefrenabile ver- so il basso: è lo spazio dell’umiliazione politica e militare del ’45, dell’umiliazio- ne morale dei sopravvissuti al disastro nucleare, dell’umiliazione individuale di uomini ridotti a salaryman o donne impiegate nei soapland, nuovi paria. Ma la vergogna e l’oltraggio non preludono mai all’espressione di un senso di colpa, né alla necessità di procedere nel cam- mino del perdono: essa è pura fatalità della caduta. Così Doromizu di Mario Vattani (Mon- dadori, 2016) racconta con uno stile fil- mico e serrato la Tokyo della perversio- ne: l’«acqua torbida» del titolo è il mer- cato del sesso. Il Giappone funebre, se- zionato da Patriarca con uno strumento linguistico affilatissimo, è qui trasferito sul piano narrativo di un noir dove il tema della pornografia già alluso a suo tempo da Parise viene portato alle sue estreme conseguenze (e proprio da Pari- se, Vattani riprende la scena di un centro massaggi che riproduce perfettamente la cabina di volo di un Boeing, con tanto di donne in divisa da hostess). È un Giap- pone vorticoso ma di fatto impermeabile allo sguardo eurocentrico, come il mon- te Fuji osservato da un aereo, «un sogno tra le nuvole, così lontano. Impossibile». Del tutto dissimile è l’ultimo romanzo di Viola di Grado, Bambini di ferro (La nave di Teseo, 2016): in un Giappone futuribile, la definizione dell’individuo che sta alla base di gran parte della inter- rogazione filosofica occidentale è ridotta a progetto, algoritmo controllabile attra- verso un sistema robotico che si prende cura di bambini emotivamente freddi. Eppure anche in questo romanzo appa- rentemente così sui generis domina l’impressione di una massa fluttuante di individui anonimi, trascinati da una forza lugubre e tenebrosa (una delle scene più potenti è quella ambientata in una discarica) e protetti da una corazza anaffettiva.

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La sessualità cupa dei romanzi di Pa- triarca e Vattani, la totale abolizione di

relazioni umane messa in scena da Di Grado (dove la stessa maternità è sosti- tuita da un programma di accudimento artificiale) sono in fondo due facce della stessa medaglia, della medesima ridu- zione nichilistica. A emergere non è semplicemente uno scenario narrativo, è un topos. Se l’India ha a che fare con il passato, il Giappone è certamente il luo- go del futuro più estremo, dove l’auto- matismo sostituirà la vitalità e la copia sarà più vera dell’autentico: è l’avanguar- dia, e come ogni avanguardia in esso convivono contraddittoriamente tradi- zione e innovazione, regole ferree e in- frazione della norma, sottomissione e desiderio di ribellione.

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LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 5 MARZO 2017

Libri Narrativa italiana

Opera seconda Due anni dopo l’assegnazione del premio Rapallo Carige all’esordiente, Giuliana Altamura pubblica «L’orizzonte della scomparsa»: un balzo in avanti per qualità del tema narrativo e capacità di analisi e di scrittura

18 LA LETTURA C ORRIERE DELLA S ERA D OMENICA 5 MARZO 2017 Libri Narrativa italiana

Lana e Christian persi

negli abissi del web

  • di ERMANNO PACCAGNINI

    • C ompie un bel balzo in avanti Giuliana Altamura con L’oriz- zonte della scomparsa, a due anni di distanza dall’assegna- zione del premio Rapallo Cari-

ge Opera Prima per Corpi di Gloria (en- trambi Marsilio). Un balzo come qualità

  • di tema narrativo, oltre che per livelli di

analisi e di scrittura; e però, per molti

aspetti, nella continuità, trasferendosi la Gloria liceale tutta «corpo, silenzio e lu- ce», nella nuova protagonista, Lana, a sua volta «corpo, silenzio e luce», anche se quest’ultima si trova ad agire in un mon- do completamente differente, e non solo per via di una diversa realtà geografica. Perché il passaggio dal villaggio vacan- ze di Riva Marina del primo libro, dove l’elemento straniero era semmai la pre-

senza dell’amico americano di Andrea, fratello di Gloria, a Montréal e a Parigi, ove sono «collocati» i due nuovi protago- nisti — pur d’analoga matrice provincia- le, venendo rispettivamente Lana da Or- lando, Florida, e Christian da «un paesino

  • di merda» in provincia di Pescara — è so-

prattutto il salto dalla realtà ferma e calda

del Sud Italia all’universo liquido, impal- pabile e indecifrabile del virtuale. Un promettente pianista, per quanto non più giovanissimo, Christian, giunto a Montréal dopo alcuni successi salisbur- ghesi per un dottorato di Interpretazione musicale, ma con un «dolore nell’ani-

ma». Modella di una piccola agenzia di provincia, Lana, d’una bellezza magnetica ancor più esplosiva in video, dove compa- re nella trasmissione Catfish di Mtv alla ricerca di un certo Blaxon H. di cui s’è in- namorata sul web. Un Blaxon nel quale per altre vie s’è imbattuto a sua volta Chri- stian, navigatore del web con username

SSS Protagonisti La modella di una piccola agenzia di provincia, un promettente pianista
SSS
Protagonisti
La modella di una piccola
agenzia di provincia,
un promettente pianista

non più giovanissimo e un misterioso Blaxon

Christine, restandone affascinato, e che funge pertanto da anello di congiunzione tra i due che si mettono sulle sue tracce, di fatto scoprendo via via trattarsi d’una entità forse fisicamente inesistente, spuntata dalle «profondità del web, quel- l’intelligenza oscura capace di eroderla intimamente, una successione di simboli mai del tutto decifrabile», e che di fatto a un certo punto scompare. Anello di congiunzione inafferrabile che funge però da punto di convergenza dei due protagonisti nell’interrogarsi su Blaxon, in una Parigi alla quale Christian approda per un prestigioso concerto in- ternazionale, e Lena per il docu-reality The Real Models, senza però realmente

incrociarsi, specie dopo che un Christian

sempre più in crisi si manifesta. Una ri- cerca che li vede affiancati da due altri personaggi dai ruoli diversamente ma- ieutici, e che si muovono per vie rispetti- vamente antitetiche nei confronti dell’ar- te: per Christian Victor, geniale pianista che odia esibirsi in pubblico, che guida l’amico alla sicurezza nel saper vivere una sorta di implosione di sé nel momento

esecutivo; e, di contro a questa espressivi- tà artistica tradizionale — peraltro gestita con finezza magistrale e momenti di drammatica intensità da una Altamura diplomata in violino —, per Lana l’ambi- guo Stéphane coi suoi esperimenti di arte digitale tesi alla creazione d’una «realtà autonoma, una realtà virtuale» che chia- ma «Regno sommerso»: un’«Arte Nuova per una Nuova Realtà, la realtà virtuale» che è «riscrittura del mondo, insieme di codici, simbologia, e come ogni simbolo è oscurità, è caos», necessitante «di tor- nare alla sua funzione originaria, la fun- zione rituale» per liberarci da quel male che oggi, «in questo mondo è la violenza stessa del rito — casuale, insensata, illo- calizzata». Ed è appunto in questo non-luogo rap- presentato dal web sommerso, dal deep web invisibile e facile a tradursi nel dark web, passando quindi al Darknet/ Tor per penetrare nel mondo di «.onion», nel quale le identità sono assolutamente ini- dentificabili, che si svolge L’orizzonte della scommessa — dal titolo d’un capi- tolo di Il delitto perfetto di Jean Baudril- lard (autore qui di riferimento con René Girard e Zygmunt Bauman), nel quale te- orizzava un sempre maggiore assottiglia- mento della linea di confine tra reale e virtuale. Ciò che significa un senso di vuoto; l’impalpabilità del confine tra il duplice desiderio: di controllo, e di perdi- ta di controllo, che sono poi le profonde dinamiche che caratterizzano Christian e Lana. Quella sensazione da buco nero sottoli- neata dalla ricchissima presenza di lem- mi quali nessuno, nulla, niente, vuoto, mai, silenzio, e che porta con sé da un la- to per i protagonisti la voluta o indotta as- senza di difese nei confronti di questo odierno «male oscuro», comportante un senso di solitudine così come di degrada- zione, tra sessualità di sfogo e senza eros e momenti dettati in entrambi da una sorta di cupio dissolvi; e dall’altro una condizione di potenziale asservimento al- le ambiguità da mistica tradizionale we- bizzata (qui col sito New Jerusalem) sfo- cianti nei fantasmi. Il tutto raccontato con compattezza nella struttura che alterna le situazioni dei due protagonisti, con particolare cura nella delineazione dei quattro personaggi principali (più di maniera l’agente e i vari colleghi e colleghe dei due protagonisti) e certi squarci sulle due città; e con uno sti- le non più asciutto e secco come in Corpi di Gloria, ma elaborato, necessariamente

a tratti concettuale, quasi sempre tenuto

in una narratività fluida, a tratti da teatro da camera col web quale palcoscenico.

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Stile UUUUU
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Storia UUUUU Copertina UUUUU
Storia
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Matthew Biederman, (Chicago, 1972), Event Horizon (2012, mixed media): l’artista statunitense, naturalizzato canadese, ha realizzato questa installazione in occasione della Montréal Biennale Internationale d’Art Numérique/Bian

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GIULIANA ALTAMURA L’orizzonte della scomparsa MARSILIO Pagine 224, e 17

L’autrice

Giuliana Altamura è nata a Bari nel 1984 e vive tra Milano e Parigi. Ha esordito per Marsilio nel 2014 con il romanzo Corpi di Gloria (Premio Rapallo Carige Opera Prima). Nel 2015 un suo racconto è stato inserito nell’antologia Quello che hai amato, a cura di Violetta Bellocchio (Utet)

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DOMENICA 5 MARZO 2017

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA

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Libri Narrativa straniera

Segnali di fumo

di Alessandro Trevisani

{

Scienza, non soltanto fumetti

«L’evoluzione è solo una teoria», «Io i miei figli non li vaccino», «Di che segno sei?»: non dite mai nulla di simile a Luca Piersantelli, in arte Pierz, fumettista ateo e sbattezzato, che in Science, Bitch! (ProGlo, pp. 112, € 7), tra

robot, Scientology e discussioni coi testimoni di Geova, lancia la sua invettiva alla «zavorra anti-scientifica» citando Leonardo, Heisenberg e Fibonacci. Obiettivo centrato, in un volume ad alta qualità di stampa.

Decolonizzazione José Eduardo Agualusa racconta i giorni dell’indipendenza angolana e gli anni

  • di guerra civile attraverso una portoghese autoreclusa e una schiera di personaggi intorno

La donna che cattura galli e galline

di CINZIA FIORI

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D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 19 Libri Narrativa straniera

JOSÉ EDUARDO AGUALUSA Teoria generale dell’oblio Traduzione di Romana Petri NERI POZZA Pagine 221, e 16,50

L’autore

Nato in Angola, Agualusa vive tra Lisbona, Rio de Janeiro e Luanda. È tradotto in 25 lingue. Ha vinto premi come il Gran Premio Portoghese per la Letteratura e l’Independent Foreign Fiction. Scrive su «O Globo». I primi editori a tradurlo in italiano sono stati La Nuova Frontiera e le Edizioni dell’Urogallo

L’immagine

Vik Muniz (San Paolo, 1961),

Atlas (Carlão), Pictures of Garbage series, 2008, courtesy dell’artista

«N on ho più quaderni su cui scrivere. Non ho neanche più pen- ne. Scrivo sulle pare- ti con pezzi di carbo-

ne, versi succinti. Risparmio sul cibo, sul- l’acqua, sul fuoco e sugli aggettivi». E, an- cora, mentre Ludovica Fernandes Mano brucia la biblioteca, oltre al resto, per scaldarsi e cucinare: «Mi rendo conto di aver trasformato l’intero appartamento in

un immenso libro

In questa casa tutte le

... pareti hanno la mia bocca». Ludo scrive da una sorta di nicchia del tempo storico,

dove i giorni scivolano l’uno nell’altro. Non sa neppure lei da quanti anni. Sa, in- vece, quando ha incominciato: dalla sera in cui, scoppiata la rivolta che porterà alla travagliata indipendenza dell’Angola, sua sorella e il cognato non sono più rientrati nel Palazzo degli Invidiati, la dimora di lusso per i portoghesi espatriati, ormai tutti volati a Lisbona. Apparentemente agorafobica, spaven- tata dal mondo, dagli spari, dai cortei sot- to le finestre e dai disperati che cercano

  • di forzarle la porta, Ludo ha alzato un so-

lido muro tra lei e l’esterno con i mattoni

  • di un lavoro non finito nel terrazzo-giar-

dino dello svettante appartamento. Senza

più accesso, è rimasta in compagnia di Fantasma, un pastore tedesco albino. «Ora siamo solo io e te» in una nicchia del tempo o, meglio, nell’occhio di un ci- clone che infuria di conflitti civili per un quarantennio, dall’indipendenza angola- na del 1975 in poi. Sarà lei il cuore cui tutto intorno ruota anche nella struttura narrativa pensata da José Eduardo Agualusa per Teoria gene- rale dell’oblio, il suo tredicesimo libro, entrato in short list del Booker Prize 2016. Come una spirale che torna su se stessa ripassando per i medesimi personaggi e salendo verso il chiarimento dei vari mi- steri, così, in un circolo vorticoso, attorno a Ludo si muovono legionari, rivoluzio- nari, poliziotti spietati di malsano ideali- smo, ex carcerati d’ogni sorta, volontarie coraggiose, ragazzini di strada e animali:

un colorito universo ansimante, espresso in brevissimi capitoli che, in prosa e in versi, rimescolano anche miti, tradizioni ed etnografia, oltre all’azione. C’è molta, crescente, azione intorno all’occhio del ciclone. Dentro casa, invece, l’atmosfera è rare- fatta, intima. La battaglia quotidiana per mangiare vede Ludo salire in terrazzo con la testa coperta da uno scatolone di prote- zione dal mondo, ma forato in corrispon- denza degli occhi per aver le mani libere

  • di trasformare il giardino in orto. Eppure,

come in uno specchio convesso, non c’è

 

Prime letture dall’Australia

Storia del ragazzo che portava il suo Paese in una tazza da tè

Il volume

Il volume

U n ragazzo costretto a lasciare la

propria casa si affida alle onde del

mare, salpando alla ricerca di un

Un nuovo orizzonte di Rebecca Young e Matt Ottley (traduzione di Sara Ragusa) è uscito da Terre di mezzo (pp. 40, e 15)

posto in cui ricominciare. Nel suo zainetto l’essenziale, tra le mani una tazza da tè in cui conserva la terra del suo giardino. Un mare gentile guida il ragazzo tra giornate liete e notti senza stelle, mentre il canto delle balene si fa voce materna e gli albatri aquiloni che planano nel cielo del ricordo. Rebecca Young, autrice di Un nuovo orizzonte, racconta parole che, come sussurri, si spargono negli scenari dipinti dall’illustratore Matt Ottley. Nuvole specchiate su veli d’acqua accompagnano i lettori verso la terraferma. (Eleonora Volta)

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quasi nulla che in qualche modo non en- tri nella sfera di Ludovica. Se acchiappa un gallo e una gallina al lazzo, è perché il caseggiato si è da poco riempito di freschi inurbati per nulla usi alla vita d’appartamento: le tappe della ri- voluzione avanzano anche nel palazzo; e se risparmia un piccione viaggiatore cat- turato con gli ultimi piccoli diamanti, non è detto non che torni sotto le vesti di vicino, quando le antenne della televisio- ne si volgeranno sempre più numerose

verso sud, ossia verso il capitalismo che spazza gli ideali rivoluzionari, ma non le prevaricazioni, gli spari, le morti. Lo stes- so, ma si potrebbe continuare anche per vie più sottili, vale per il ragazzo intravi- sto dalla finestra correre inseguito dalla folla e cadere colpito: è probabile che se lo ritrovi un giorno bussare alla porta, sì, proprio alla porta. Ma soltanto quando, dopo ventotto anni, i tempi saranno ma- turi. Ben oltre la metà libro, il lettore saprà,

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infatti, quale sia il vero trauma di Ludo, mentre la narrazione, anche nell’occhio del ciclone muove verso lo scioglimento dei problemi, in questo caso del suo nodo interiore. Lo fa lentamente, però, la pres- sione è bassa e l’aria sembra stagnare. Teoria generale dell’oblio (Neri Pozza) è il titolo del romanzo, che lo scrittore, tra un tocco di minimalismo magico e un colpo di scena, manifesta non a caso in una frase di Ludo: «Se ancora ci fosse spazio, carbone, pareti disponibili potrei scrivere una teoria generale dell’oblio». Ricordare o dimenticare l’inferno at- traversato? È il tema che unisce tutti i pro- tagonisti e i protagonisti all’Angola, dal poliziotto col passato orrendo che vive nell’incubo di non essere dimenticato, al- l’ex falangista per nulla convinto che l’oblio dei suoi misfatti sia corretto, fino al giovane che, rischiando la pelle, colle- ziona misteri da risolvere prima del loro ingresso nel silenzio. E poi, c’è ovviamente lei, la titolare del- l’oblio, un corpo in un bozzolo che scava

SSS
SSS

Sopravvivenza

La battaglia quotidiana per mangiare vede la protagonista adescare piccioni e bruciare gli amati libri

dentro di sé versi e li espelle a costruire l’ordito del bozzolo stesso in cui vive, in- consapevole di quanto la sua esistenza sia legata alle altrui. Consapevole invece del potere salvifico della parola scritta e letta, altro tema del romanzo. Ogni volta che deve bruciare un libro, verga: «Perdo un po’ di libertà», libertà di attraversare esi- stenze e mondi con l’immaginazione, di ampliare la consapevolezza di sé e, nella palpabile tensione tra scrittura e identità, di sondare la propria interiorità, espelle-

re pian piano demoni

Perciò non vi è da

... stupirsi dei diffusi riferimenti alla lettera- tura disseminati da Agualusa nel testo: il salto da scrittura e identità a individualità e storia (angolana) non è affatto vertigi- noso. Tutto è legato. E Teoria generale dell’oblio lo dimostra.

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Gli eventi

Non solo diritti

alla fiera di Londra

T utto pronto per la London Book Fair

che, quest’anno, si apre circa un

mese prima del solito (dal 14 al 16

marzo) per non sovrapporsi con la Fiera

del libro per ragazzi di Bologna (dal 3 al 6

aprile). La fiera dei diritti è

accompagnata (dal 13 al 19 marzo) dalla London Book & Screen Week, una sorta di festival in città che riunisce lettori, scrittori, appassionati di videogiochi e di cinema. Centinaia di incontri celebrano le storie e la scrittura. Tra gli appuntamenti: un evento per ricordare i vent’anni di Harry Potter, i duecento anni dalla morte di Jane Austen, incontri con gli scrittori Roddy Doyle, Michael

Morpurgo e David Nicholls, che è anche

ambasciatore dell’evento.

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LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 5 MARZO 2017

Libri Poesia

Ieri e oggi Molti professori lo ritengono un esercizio inutile, gli studenti un tormento Viviani: così
Ieri e oggi Molti professori lo ritengono un esercizio inutile, gli studenti un tormento
Viviani: così si coglie la fisicità delle parole. Pusterla: purché sia l’esito di una vera comprensione
I primi versi
N
«Ricordami o diva»
L’estasi della memoria
el mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita
Dante Alighieri
Divina Commedia
(Inferno, Canto I)
N
é più mai toccherò le sacre sponde
Ove il mio corpo fanciulletto giacque
Ugo Foscolo
A Zacinto
S
i
Mandare a mente i versi
empre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude
testi
Si intitola Cloffete cloppete
I
è una pratica sempre più rara
Ma apre porte inaspettate
Giacomo Leopardi
L”infinito
di
PAOLO DI STEFANO
L
V i ricordate la famosa lettera na-
talizia di Umberto Eco al suo ni-
potino? «Ogni mattina impara
qualche verso, una breve poe-
sia, o come hanno fatto fare a
Giosue Carducci
San Martino
noi, La cavallina storna o Il sabato del vil-
laggio. E magari fai a gara con gli amici
per sapere chi ricorda meglio». È un eser-
cizio sempre più raro nelle scuole, eppure
mandare a mente una poesia apre innu-
merevoli porte che gli insegnanti dovreb-
be riconsiderare. Può essere gioco, piace-
re, emozione a portata di mente, conforto,
bagaglio di conoscenza e di risonanze per
la vita, una vita intima parallela, una com-
pagnia affidabile, una colonna sonora in-
teriore, piena di immagini, parole, acco-
stamenti sorprendenti. Una risorsa da far
fruttare nelle relazioni personali e, perché
no, da esibire in società al momento giu-
sto. Eppure, come per una resa aprioristi-
ca, molti docenti allargano le braccia e di-
cono: «Già è difficile, oggi, avvicinarli alla
poesia, figurarsi pretendere che mandino
a mente i versi di Foscolo».
Non tutti, però. C’è chi ci crede e insiste
sull’utilità di un esercizio che sembra rele-
gato negli archivi della scuola che fu. Fa-
bio Pusterla insegna in un liceo di Luga-
no, in Svizzera, oltre che in università, è
stato allievo di Maria Corti, è poeta consa-
crato nelle antologie migliori degli ultimi
anni, si è occupato della scuola con inter-
venti «militanti»: «Da ragazzo — ricorda
— ho imparato a memoria un sacco di co-
se; quasi sempre senza capire perché e
non di rado senza capirne il significato. So
che questa attività insensata in me ha tut-
tavia prodotto qualcosa di importante: il
senso del ritmo, il fascino dei suoni, il
possesso di un misterioso talismano lin-
guistico. Ma non credo che lo stesso sia
accaduto per la maggior parte dei miei
compagni. Quindi: non sono contrario al-
la memorizzazione di un testo; ma solo se
è l’esito di un progressivo avvicinamento,
clocchete, dai versi
di La fontana malata di Aldo
Palazzeschi, l’antologia in
libreria a maggio per
l’editore Manni che raccoglie
alcune delle poesie più note
degli anni Sessanta imparate
a memoria da generazioni di
studenti. Accanto ai classici
(Leopardi, Manzoni,
d’Annunzio) si trovano i
contemporanei (Cardarelli,
Quasimodo, Volponi, Saba)
e anche i cantautori (Gaber,
De Andrè, Guccini).
Il volume è una
continuazione di Che dice la
pioggerellina di marzo,
pubblicato lo scorso anno,
dove erano raccolte le poesie
a partire dagli anni
Cinquanta. In questo caso
l’elemento caratterizzante
era la continuità rispetto
alle antologie
del periodo fascista.
Risorgimento a memoria.
Le poesie degli italiani è
invece il titolo del libro di
Amedeo Quondam
(Donzelli) che ripercorre il
contributo della lingua
letteraria all’Unità e offre
una selezione di testi che
sono stati a lungo presenti
nei programmi scolastici,
dalle elementari al liceo,
come strumento
di formazione identitaria
del giovane italiano.
Sulla bellezza
di imparare brani letterari
a memoria insiste anche
Daniel Pennac nel suo Diario
di scuola (Feltrinelli)
specie di deficit naturale. Mi consolo pen-
sando che quel che ho perso in memoria
l’ho guadagnato nell’intensità del presen-
te». Detto ciò, aggiunge: «Se vuoi capire la
poesia, devi cogliere la fisicità della paro-
la, liberarti dei significati e ripetere il suo-
no, come fanno certi monaci ortodossi
con la preghiera. Per questo conservare a
memoria un testo ti fa apprezzare l’essen-
za della poesia, e cioè la sua materia sono-
ra e ritmica, ciò che la distingue dalla co-
municazione quotidiana». Poi, però, sal-
tano fuori almeno due poesie famose ri-
maste nel fondo della memoria di Viviani:
permette invece di assaporare il ritmo e il
valore della parola in sé. Per la mia gene-
razione di quasi cinquantenni, è stato un
esercizio quasi automatico: i sonetti di Fo-
scolo, gli idilli di Leopardi, L’aquilone di
Pascoli, San Martino di Carducci… Erano
quasi obbligati». È proprio l’obbligo
l’ostacolo insormontabile. «Tutto sta nella
convinzione che ci mette l’insegnante,
quanto riesce a trasmettere il proprio en-
tusiasmo, magari facendo un po’ di teatro,
senza voler imitare Gassman». Certo La
pioggia nel pineto è meno facilmente me-
morizzabile di una canzone di Jovanotti:
a nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar
C’ è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d'antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole
Giovanni Pascoli
L”aquilone
L’infinito di Leopardi e Pianto antico di
Carducci. «La voce — osserva — è ciò che
avvicina l’animo della poesia ai cicli della
natura con tutti i suoi limiti e che tiene a
distanza l’abbaglio dell’immortalità. Per
questo trovo che la parafrasi, l’esercizio
più ricorrente nella scuola, rischi di an-
nullare la potenza della poesia, riportan-
dola al ragionamento e alla logica. L’ap-
prendimento a memoria, viceversa, po-
trebbe valorizzare la sua energia natura-
le».
«A volte sono renitenti», come alla leva,
cioè resistenti all’imposizione. È l’idea del
critico Roberto Carnero, che conosce be-
ne la scuola essendo dal ’94 insegnante di
liceo a Cantù (Como) ed essendo coauto-
re, con Giuseppe Iannaccone, di una sto-
ria e antologia scolastica (Al cuore della
letteratura, in 6 volumi, pubblicata da
Giunti e Treccani): «Nel biennio imparare
a memoria è un gioco, nel triennio tendo-
no a fare resistenza, perché lo ritengono
un esercizio da bambini, ma si può riusci-
re: la parafrasi è ancora indispensabile per
la comprensione, ma a volte lo studente si
limita a quella, sostituendola alla lettura
del testo. Imparare a memoria una poesia
«Ci sono libri di testo che per avvicinare i
ragazzi alla poesia insistono sui cantauto-
ri e le canzoni, ma per un quattordicenne
De André è scoraggiante quasi quanto
Montale». Il guaio è che la memorizzazio-
ne della poesia si scontra subito con una
domanda: a cosa serve? «Primo Levi rac-
contò l’importanza di farsi risuonare nella
mente i versi della Commedia quando era
ad Auschwitz». Pusterla: «Quando rac-
conto ai miei studenti che conosco pagine
C
di
Manzoni e lunghe lasse di Foscolo, pri-
ma mi guardano come un fenomeno da
baraccone, poi mi chiedono a cosa servi-
va. Spiego loro che quando vado dal den-
tista, per esempio, mi ripeto come un
mantra certi testi anticamente memoriz-
zati; mi servono a fronteggiare la pesan-
tezza della realtà. Come formule magiche,
lof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchette,
chchch ......
È giù,
nel cortile,
la povera
fontana
malata
Aldo Palazzeschi
La fontana malata
di
una magia privata, inoffensiva, che aiu-
ta».
Alla scuole medie Ricci di Belluno, ne-
gli anni 60, alla futura poetessa Patrizia
Valduga chiedevano di recitare a memoria
interi capitoli dei Promessi sposi. Che, ov-
viamente, ricorda ancora. Per esempio il
IV: «Il cielo era tutto sereno: di mano in
mano che il sole s’alzava dietro il monte, si
H
o parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata
Umberto Saba
La capra
U
Novecento Saggi su autori che si sono confrontati con il sacro
di
una reale comprensione». Utilità didat-
i
n’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
tica è una formula che non piace a Puster-
la: «Più passa il tempo — dice — più la
parola “didattica” mi irrita, perché è stata
colonizzata da un pedagogismo mediocre
e burocratico. Però so che portarsi in giro
delle poesie chiuse nei ripostigli della
mente, potersele ridire ogni tanto, o sen-
tirle riaffiorare in maniera quasi involon-
taria, è una cosa molto bella. Sicché direi:
Corpo a corpo con lo spirito
Giuseppe Ungaretti
Veglia
di DANIELE PICCINI
M
N on è un canone o una galleria
esaustiva quella che propongono i
sapere a memoria delle poesie è un tassel-
lo della bellezza che uno si porta appres-
so. Più che di didattica, parlerei allora di
estetica. Più che di utilità, di intimità».
curatori Maria Luisa Doglio e Carlo
Ci sono poeti che tengono in mente a
fatica persino i propri versi, eppure riven-
dicano tutti i pregi dell’imparare a memo-
ria. Cesare Viviani, essendo psicoanalista
oltre che poeta, potrebbe soffermarsi sul-
le dinamiche inconsce dello strano feno-
meno di dimenticanza che lo interessa da
sempre e da cui si salva l’incipit di una sua
poesia del 1981: «Anche qui c’è una selva e
Delcorno nel volume a più mani Poesia
religiosa nel Novecento. Già il titolo lo
dice: non la poesia religiosa del
Novecento, ma alcuni esempi di ricerca
poetica religiosa nel Novecento. Da Pascoli
fino a Cristina Campo — passando per
Rebora, Turoldo, Antonia Pozzi, Caproni,
il Pomilio poeta, Margherita Guidacci — il
volume propone raffinati saggi su singoli
autori. Qui conta il corpo a corpo con i
testi, spesso colti nel loro farsi attraverso
le carte, le varianti, i progetti ripresi e
incompiuti: è il caso del Piccolo Vangelo a
lungo vagheggiato da Pascoli, dal 1896 agli
ultimi giorni. Il tema costante è quello di
invisibile (per dirla con Luzi) che fa da
matrice a diverse ricerche, concretandosi
in forme scritturali, letterarie (Dante) o
liturgiche, come nella Campo: il punto è la
tensione quasi dolorante e a volte
paradossale (Caproni) alla simbiosi tra
poesia e preghiera suggerita da Henri
Brémond (1926). La teofania, la profezia,
la rivelazione sono perseguite dentro e
attraverso la negazione, lo scandalo,
l’opacità. Sono dunque poeti dello scavo e
dell’indagine, del confronto con la
grandiosa tradizione religiosa che ribolle
nel fondo di un secolo sempre più
lontano dal sacro, eppure assetato, come
se contemplasse, in una sua parte, l’idea
del ritorno: «L’infinita speranza di un
ritorno» di cui parla Pozzi a proposito
delle amate montagne, fisse
insondabilmente in un’attesa.
eriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi
Eugenio Montale
Meriggiare
MARIA LUISA DOGLIO
CARLO DELCORNO
(a cura di)
Poesia religiosa
nel Novecento
IL MULINO
Pagine 284, e 24
P
er lei voglio rime chiare,
usuali: in -are.
Rime magari vietate,
ma aperte: ventilate
Giorgio Caproni
Per lei
ci
si perde la vista». Il resto è nebbia: «Una
un ipotesto biblico, di un fondamento
Corriere della Sera
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DOMENICA 5 MARZO 2017

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA

21

Soglie

di Franco Manzoni

{

Un angelo nel Getsemani

Quando la passione amorosa si trasforma in dolore indicibile, vale forse la pena togliersi la vita? Andrea Bassani invoca il dono divino della consolazione nella silloge Lechitiel (Terra degli ulivi, pp. 124, e 13). Nato a Bergamo nel

1980, sulle tracce di Alda Merini l’autore placa la propria disperazione, confortato dall’angelo che distoglie dal desiderio del suicidio. È Lechitiel, che sostenne anche il Cristo vacillante del Getsemani nell’ora più buia.

L’immagine «Un turista nella cattedrale del tuo silenzio. Io sono rispettoso per tutte le ragioni sbagliate»:
L’immagine
«Un turista nella
cattedrale del tuo silenzio.
Io sono rispettoso per
tutte le ragioni sbagliate»:
così recita questa
sidewalk poetry (2008) su
un marciapiede di Saint
Paul, Minnesota, Usa.
È una delle installazioni
realizzate da Mass Poetry,
associazione no-profit
impegnata a promuovere
la poesia attraverso
l’incisione di versi (spesso
anonimi) sui marciapiedi
vedeva la sua
«È
bellissima —
dice — e per
me ripeterla
era un piacere
assoluto, ma
per gli altri era
un tormento:
mi chiedo per-
ché costringe-
re a fare que-
sto sforzo chi
non ha nessun
interesse per
la lingua, per
la poesia, per il
suono… Se hai voglia di ricordare una po-
esia, la memorizzi da solo, senza imposi-
zione scolastica. Oggi la maggior parte
delle persone è visiva, il piacere per la let-
teratura è una cosa che nessuno può im-
porti. E poi bisognerebbe avere insegnan-
ti contagiosi: se vedi una persona conten-
ta, vuoi essere contento anche tu… Sin da
bambini bisognerebbe essere contagiati
da questa gioia, perché i bambini devono
divertirsi». Lo sa bene Roberto Piumini,
che con i più piccoli lavora da qualche de-
cennio, inventando e giocando e scriven-
do racconti, filastrocche, sonetti, haiku,
ottave ariostesche, canzoni, ballate per
l’infanzia: «Giocattoli al servizio del lin-
guaggio», li chiama. Piumini ha compo-
sto interi poemi per i bambini, utilizzando
i loro materiali, giocando con le assonan-
ze e le rime. E anche per i ragazzini di
scuola media in piccoli istituti locali: in-
...
ze di straordinaria vivacità. «È inevitabile
— dice — che imparino a memoria le po-
esie se diventano un’attività giocosa, golo-
sa, spontanea. Quando il linguaggio non
viene proposto come un oggetto da sacra-
lizzare, i bambini ti seguono, altrimenti è
sofferenza».
contri, laboratori, patchwork
Esperien-
«È una pratica indispensabile anche dal
punto di vista mentale», sostiene il poeta,
critico e storico della lingua Enrico Testa.
«Certo, se punti sulle canzoni di Vasco
Rossi, come fanno certe antologie scola-
stiche, non ne vale la pena. I testi dei rap-
per li imparano da soli, ma le poesie a me-
moria sono un pronto soccorso, un picco-
lo asse a cui aggrapparsi nel maremoto
della vita. Sono occasioni per acquisire da
giovanissimi cose che in età matura non si
incontreranno mai più». Testa ricorda di
aver imparato alle medie I Sepolcri da ca-
po a fondo (forse soffrendo) ma anche il
Meriggiare pallido e assorto di Montale:
«Mi ha permesso di vedere il mondo sotto
una luce meno banale, perché certi versi
diventano una lente aggiuntiva nei mo-
menti cupi. Senza dimenticare che la poe-
sia a mente è un arricchimento della lin-
gua personale, una conquista di parole:
Foscolo, Leopardi, Ungaretti con la forza
...
l’Odissea o pezzi di Sofocle sul destino
della sua brevità
Ricordare l’inizio del-
dell’uomo è un’esperienza esistenziale
che vale più di un serial televisivo».
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Eventi Il 20 e 21 marzo a Milano la seconda edizione della rassegna de «la Lettura» dedicata alla poesia, con la collaborazione di Tim

Percorsi diVersi raddoppia: reading in strada, serata a teatro

O gni settimana, nel cuore della sezione dedicata ai Libri, «la

Lettura» parla di poesia. E lo fa

con interviste agli autori, recensioni, approfondimenti, e con i testi stessi, messi in evidenza e pubblicati in lin- gua originale con traduzione a fronte. Sul supplemento culturale del «Cor- riere» abbiamo conversato con premi Nobel come Derek Walcott, abbiamo ricordato grandi poeti scomparsi come Seamus Heaney, c’è stato spazio per raccontare le nuove tendenze editoriali e il rinascimento della poe- sia italiana, mentre sul numero del 19 febbraio lo scrittore Rick Moody ha creato per l’inserto una recensione in versi, anzi in haiku. La passione e l’impegno per la poe- sia che da sempre animano «la Lettu- ra» hanno anche dato vita, l’anno

scorso, all’iniziativa Percorsi diVersi che quest’anno ritorna per la seconda edizione, dopo il grande successo del debutto che portò nelle strade e nelle stazioni della metropolitana milanese le parole di Jorge Luis Borges, Walt Whitman, Alda Merini, Pablo Neruda, Anna Achmatova e molti altri (nella foto: un momento della manifestazio- ne nell’edizione 2016). La nuova edizione sarà più grande e più estesa, non più in una sola gior- nata ma in due, si svolgerà a Milano il 20 e 21 marzo, organizzata con la Fon- dazione Corriere della Sera e grazie alla collaborazione di Tim, e proporrà numerosi incontri in spazi diversi per celebrare la Giornata mondiale della poesia, che cade nel primo giorno di primavera (che è anche il giorno della nascita di Alda Merini).

Già a partire da lunedì 13 marzo Percorsi diVersi prenderà il via con un’iniziativa social: sugli account Twitter e Instagram e sulla pagina Facebook de «la Lettura», con l’hashtag #ilversocheamo si potrà segnalare il verso poetico più amato, il più bello, quello che ha un signifi- cato speciale; una selezione delle segnalazioni più ricorrenti e più ori- ginali apparirà su corriere.it/lalettura. E poi, la poesia scenderà in piazza a Milano: lunedì 20 marzo i reading con gli attori cominceranno nelle università, al mattino (nella fascia dalle ore 12 alle 14) mentre nel pome- riggio le letture poetiche invaderanno la città, moltiplicandosi in spazi e luoghi diversi (dalle 17 alle 19). Agli studenti verranno distribuite 20 mila cartoline che, oltre al programma con

D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 21 Soglie di Franco

gli eventi della manifestazione, ripro- durranno una delle 10 poesie scelte dall’editore Nicola Crocetti, storico traduttore di Kavafis e Ritsos e diret- tore della rivista «Poesia». Martedì 21 marzo Percorsi diVersi si sposterà al Teatro Parenti: per cele- brare la poesia, sul palco del teatro diretto da Andrée Ruth Shammah si alterneranno numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura e dell’arte (ore 20.30, via Pier Lombardo 14, ingresso libero offerto da «la Lettura»). Ciascuno degli ospiti — tra loro l’arpista e compositrice Cecilia Chailly, lo scrittore Paolo Co- gnetti, il poeta Milo De Angelis, e altri — reciterà la propria poesia preferita, cui dedicherà poi una rifles- sione. (i. bo.)

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22 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA DOMENICA 5 MARZO 2017
22
LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA
DOMENICA 5 MARZO 2017

DOMENICA 5 MARZO 2017

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 23

Libri Saggistica

Viva Liala!

di Roberta Scorranese

{

L’amore tra Romeo, pompiere, e Juliette, donna infelice

Che cosa può succedere ancora a un pompiere che, nel tentativo di salvare un bambino, cade dall’ottavo piano e finisce in ospedale? Be’, gli può succedere di incontrare una donna infelice. Ma dalle disgrazie — come sa chi legge Liala —

nascono certi amori. Come quello tra Romeo e Juliette (si chiamano così) in Come se non ci fosse un domani, romanzo di Agnès Ledig (traduzione di Stefania Ricciardi, Mondadori, pp. 274, e 19). Quasi ironico nella sua tenerezza.

Homo sapiens Yuval Noah Harari ipotizza l’avvento di un’aristocrazia dotata di capacità eccezionali grazie al digitale e all’ingegneria genetica. Uno scenario dai risvolti inquietanti

L’uomo nuovo? Un dio cibernetico

  • di CLAUDIO TUNIZ e PATRIZIA TIBERI VIPRAIO

N on è facile accettare l’idea che, all’aumentare delle no- stre capacità cognitive, con- tiamo sempre meno come in- dividui. In realtà, anche se

amiamo attribuire a qualcuno una sco- perta — che sia il bosone di Higgs o il metodo Crispr per l’editing genetico — è sempre stato un organismo sociale a rive- lare i segreti della materia, a esplorare i confini dell’universo, o a combattere le nostre malattie. Non solo ci avvaliamo del sapere di chi ci ha preceduto. Colla- boriamo anche fra noi, scambiandoci idee, metodi, osservazioni. Ci specializ- ziamo in mansioni distinte. E uniamo le nostre conoscenze, sempre più dettaglia- te, per formare un sapere collettivo, tra- smettendolo alle generazioni future. Ma, a differenza degli organismi sociali di al- tre specie, come le api o le termiti, lo fac- ciamo cambiando continuamente sche- mi, alleanze, prospettive, finalità. C’è chi dice che è proprio questo il segreto del nostro successo evolutivo: la varietà e la variabilità delle nostre formazioni socia- li, a molte delle quali apparteniamo con- temporaneamente. Facciamo parte di un organismo reticolare, complesso e spes- so contraddittorio. Ma quando abbiamo cominciato a comportarci così? E con quali prospettive future? Osservando quanto rinvenuto nelle ca- verne di Blombos, in Sudafrica, pare che i barlumi di questa capacità di reticolazio- ne siano apparsi 80 mila anni fa, quando sembrano essere nate organizzazioni so- ciali capaci di effettuare i primi scambi di beni, produrre armi litiche con l’uso del fuoco e incidere simboli astratti su tavo- lette di ocra. Sono tutti comportamenti compatibili con l’esistenza di una prima divisione del lavoro, confermata da alcu- ne ricche sepolture euro-asiatiche suc- cessive, in cui si nota l’esistenza delle pri- me società gerarchiche e l’emergere di abilità specifiche. A Sungir, in Russia, un uomo adulto e due fanciulli furono se- polti, 32 mila anni fa, in compagnia di ol- tre 10 mila perle d’avorio di mammut fi- nemente lavorate — insieme ad altri or- namenti. Solo per produrre le perle si ri- chiedevano tre anni e mezzo di lavoro artigianale.

D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 23 Libri Saggistica Viva

Per arrivare alle complesse configura- zioni sociali attuali è stata necessaria l’emersione di un nuovo sistema organiz- zativo nelle reti che connettono i 100 mila miliardi di neuroni del nostro cervello. Confrontata con i tempi dell’evoluzione umana, questa trasformazione di Homo sapiens fu abbastanza improvvisa. Da quando, alcuni milioni di anni fa, abbia-

mo cominciato a immaginare, nelle pie- tre, i primi strumenti litici che se ne pote- vano trarre, il nostro cervello era sempre cresciuto. Ma in corrispondenza dei nuo-

  • vi comportamenti sociali cominciò a ri-

dursi. Negli ultimi 40 mila anni il nostro cervello è passato da 1.500 a 1.350 centi- metri cubici, e questo vale per tutti gli umani contemporanei. Con un nuovo software neuronale possiamo scambiare meglio le informazioni, trasmettendole nello spazio e nel tempo tramite un’am- pia varietà di linguaggi. Una correlazione positiva tra diminuzione del volume ce- rebrale e aumento di complessità delle società è confermata considerando para- metri quali la densità demografica, l’in- tensità degli scambi, la divisione del lavo- ro e la formazione di strutture gerarchi- che. Poiché il cervello è un organo plasti- co, nel delegare molte funzioni mentali a dispositivi esterni, prima con la scrittura e la stampa, e poi con il world wide web e lo smartphone, si genera una sorta di «mente estesa», che risparmia sull’hard- ware cerebrale dei singoli.

i

D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 23 Libri Saggistica Viva

YUVAL NOAH HARARI Homo Deus. A Brief History of Tomorrow HARPER Pagine 464, e 35

L’autore

Nato nel 1976, lo storico

israeliano Yuval Noah Harari insegna all’Università Ebraica di Gerusalemme. Dopo aver pubblicato saggi

di storia medievale, tra cui

Operazioni speciali al tempo

della cavalleria (traduzione di Rossana Macuz, Leg, 2008) ha raggiunto la notorietà con il libro Da animali a dèi sulle vicende di Homo sapiens (traduzione di Giuseppe Bernardi, Bompiani, 2014)

L’immagine

Dustin Yellin (1975),

Psychogeography no. 43

(2014, installazione mixed media), courtesy dell’artista

D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 23 Libri Saggistica Viva

È in questa prospettiva che si muove l’avvincente lavoro di Yuval Noah Harari, lo storico israeliano che ci aveva già par- lato del nostro passato profondo nel suo primo libro Da animali a dèi (Bompiani). In quel testo ripercorreva le tappe di co- me, da insignificanti primati bipedi, ci siamo trasformati in un organismo so- ciale dalle (apparenti) potenzialità infini- te, simili a quelle degli dèi. E concludeva chiedendosi: «Può esserci qualcosa di più pericoloso di una massa di dèi insod- disfatti e irresponsabili che non sanno ciò che vogliono?». Nel suo secondo libro Homo Deus (Harper), Harari cerca di ri-

spondere a questa domanda asserendo — con un certo ottimismo — che, dopo avere debellato pestilenze, fame e guerra, possiamo ora rivolgere le nostre capacità cognitive a un programma ambizioso che ci trasformi veramente in esseri immor- tali, dotati di immenso potere, grazie alla possibilità di integrare la nostra cono- scenza con quella delle macchine. Que- sto upgrade in Homo Deus riguarderebbe solo una piccola élite e avverrebbe attra- verso i progressi dell’ingegneria geneti- ca, della biotecnologia e della ciberneti- ca. La narrazione è ricca di aneddoti pro- venienti da questi settori, ma si analizza-

no solo in parte le loro implicazioni. Portando al limite il ragionamento sul funzionamento degli organismi sociali complessi, l’autore assimila noi umani ad algoritmi biochimici il cui scopo princi- pale è scambiare le informazioni dispo- nibili in reti complesse, per agevolare la divisione del lavoro e i relativi meccani- smi sociali di connessione. Ma emerge un lato oscuro. Con le tecnologie digitali nascono nuovi algoritmi che possono svolgere meglio le nostre funzioni men- tali. Facebook, per esempio, valuta il ca- rattere e la personalità di un individuo in modo più preciso dei suoi stessi amici e parenti, anticipandone opinioni e desi- deri. Sappiamo già che i Big Data raccolti attraverso i principali motori di ricerca possono essere usati per profilare gli utenti e vendere loro beni e servizi. Ora ci accorgiamo che possono servire anche a influenzare in modo decisivo le scelte elettorali. Sembra che la Cambridge Analytica di Londra abbia avuto un ruolo determinante, ad esempio, nelle vittorie della Brexit e di Trump. Ma se la maggior parte degli umani non sarà promossa allo stato di Homo Deus, si prospetta la for- mazione di una casta inferiore, dominata dai nuovi superumani e dagli algoritmi delle reti digitali. Sempre più funzioni e poteri decisionali saranno delegati alle macchine. A risentirne non saranno solo tassisti, albergatori, notai, segretari e uscieri. Saranno anche molti attuali lea- der politici: una prospettiva che alcuni giudicano interessante. Harari ci avverte che il suo libro non

vuole essere una profezia sul futuro del-

l’umanità. Alla fine ammette che la sua è

solo una visione. Però ci induce a riflette- re. Siamo davvero dei meri algoritmi? E come vivremo con macchine che ci cono- scono meglio di noi stessi? Per risponde- re dobbiamo avventurarci tra teorie del- l’evoluzione, antropologia, scienza e rivo- luzioni tecnologiche, sulle orme dello stesso maestro di Harari, Jared Diamond. Ma sarà un terreno accidentato. Già ci so- no feroci battaglie per una ricostruzione consensuale del nostro passato. Figuria- moci quante ce ne saranno per squarcia- re la nebbia sul nostro futuro.

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D OMENICA 5 MARZO 2017 C ORRIERE DELLA S ERA LA LETTURA 23 Libri Saggistica Viva
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24

LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

DOMENICA 5 MARZO 2017

Libri Le classifiche

Legenda

{

(2)

posizione precedente

S

stabile

  • 1 R rientro

in salita

  • 5 N novità

in discesa

  • 100 titolo più venduto (gli altri in proporzione)

A parità di percen- tuale di vendita, la

posizione è deter-

minata dal valore decimale non in- dicato in classifica

Vince l’America di Trump spiegata agli italiani (da Alan Friedman) Spazio alle donne: Gamberale e Di Pietrantonio, Rowling e Kinsella

La pagella

di Antonio D’Orrico

Franco Berrino

voto

Luigi Fontana

La grande via

di castità

Mondadori

Gli avventisti della cucina sana

S iamo quello che mangiamo, dicono

gli autori (due scienziati) di questo libro. Frase non originalissima ma vera. E consigliano consumo in quantità di verdure, legumi e cereali

integrali, mentre sconsigliano cibi raffinati,

grassi, zucchero, ecc

Nulla di nuovo sotto il

... sole? Sì, però è anche vero che la lezione resta spesso inascoltata. Si sa, per esempio, che bisognerebbe fare una prima colazione da re, un pranzo da principe e una cena da povero. Eppure quanti continuano a fare una prima colazione da poveri (un caffè e via) e una cena da re? Un’altra parte del libro è dedicata all’importanza dell’attività fisica. Una terza sezione illustra i benefici della meditazione.

Gli autori non disdegnano di entrare nei particolari (meglio le verdure crude o quelle cotte? è preferibile, facendo aerobica, tenere un ritmo cardiaco costante o lavorare per picchi con intervalli?). Tra i modelli da seguire si indicano i
centenari giapponesi

  • di Okinawa e gli

avventisti del settimo

giorno californiani. Modelli che, a dir la verità, personalmente non mi fanno impazzire. Di mestiere leggo libri quasi sempre inutili. Tra i pochi utili che ho letto,

  • ci sono quelli del

dottor Filippo Ongaro (gli devo un insegnamento fondamentale: l’educazione alimentare è importante almeno quanto l’educazione sentimentale). Molto utile è stata anche la lettura di L’intestino felice di Giulia Enders, un testo coraggioso e, a suo modo, rivoluzionario. Anche La grande via è un libro di estrema utilità e serietà (l’apparato bibliografico ha una sua imponenza), però resto un po’ così per un certo eccesso spiritualistico (con lo spiritualismo ci andrei piano come con l’olio, non più di un cucchiaio al giorno). A scanso di fanatismi, condirei il tutto con la massima del grande Woody Allen (un tipo magrissimo, tra l’altro):

«Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana di più e in quella settimana pioverà a dirotto». Domandona finale: vale la pena di vivere come un avventista del settimo giorno?

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Top 10

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Alessandro D’Avenia
(2)
L’arte di essere
fragili
5
83
Mondadori, € 19
4
Alessandro Robecchi
(8)
Torto marcio
1
68
Sellerio, € 15
5
Franco Berrino
(10)
Luigi Fontana
La grande via
1
64
Mondadori, € 20
6
Valter Longo
(7)
La dieta
della longevità
1
57
Vallardi, € 15,90
7
Andrea Camilleri
(6)
La mossa
del cavallo
5
53
Sellerio, € 14
8
J. K. Rowling
(4)
Animali fantastici
e dove trovarli
5
51
Salani, € 16,90
9
Georges Simenon
(5)
La casa dei Krull
5
49
Adelphi, € 19
10
Kent Haruf
(3)
Le nostre anime
di notte
5
48
NN Editore, € 17
24 LA LETTURA C ORRIERE DELLA S ERA D OMENICA 5 MARZO 2017 Libri Le classifiche
ebook Narrativa italiana di Alessia Rastelli (1) S 85 2 1 (2) S 83 Chiara Gamberale
ebook
Narrativa italiana
di Alessia Rastelli
(1) S 85
2
1
(2) S 83
Chiara Gamberale
Alessandro D’Avenia
Qualcosa
L’arte
di
essere fragili
Longanesi, € 16,90
Mondadori, € 19
Le emozioni
Chiara Gamberale perde la vetta della top ten ma
3
(4) 1 68
resta il romanzo italiano più venduto: alle sue spalle
viaggiano
D’Avenia, stabile, e Robecchi, in salita. Nella classifica
Alessandro Robecchi
di categoria scala sette posti ed è sesto Paolo
Torto marcio
in digitale
Cognetti. Due novità subito in evidenza: Donatella Di
Pietrantonio con L’Arminuta (termine abruzzese che
vuol dire «quella che è tornata») e Andrea Vitali.
Sellerio, € 15
I titoli classici e i romanzi
più recenti di casa Amazon
— complici gli sconti —
dominano tra gli ebook più
Narrativa straniera
venduti per il Kindle, il
dispositivo per la lettura
digitale del gruppo di Jeff
Bezos (che non rende note
(2) 1 49
2
(1) 5 48
le proporzioni tra i titoli).
Georges Simeon
Kent Haruf
Tutti in offerta per un
1
La casa dei Krull
Le nostre anime
giorno, a un prezzo da 0,99
di
notte
a 1,99 euro, i libri nella Top
Five. Al primo posto In
Adelphi, €19
NN Editore, € 17
viaggio con August, storia
on the road di Catherine
La sceneggiatura di Animali fantastici di J. K.
Ryan Hyde, uscito in Italia
3
(4) 1 44
Rowling è il miglior titolo straniero in top ten. Si
per Amazon Crossing (il
piazza davanti ai romanzi di Georges Simenon e di
Sophie Kinsella
marchio dedicato ai libri
Kent Haruf. Largo alle donne nella classifica di
La mia vita non
tradotti da altre lingue).
categoria con Sophie Kinsella che arriva sul podio;
proprio perfetta
Pubblicato invece da
Danielle Steel, new entry al quinto posto; Ann
Amazon Publishing
Morgan e Dinah Jefferies, entrambe in salita.
Mondadori, € 20
(riservato ai titoli già in
italiano) Sipario veneziano
di Maria Luisa Minarelli,
indagine nella Venezia del
Saggistica
’700, in terza posizione. Al
secondo e quarto posto, Il
Secolo breve (Bur) di Eric J.
Hobsbawm e Furore
(-) N 100
2
(Bompiani) del Nobel John
Steinbeck. Si distingue,
1
(1) 5 33
Alan Friedman
Andrea Marcolongo
Questa non è l’America
La lingua geniale
quinto, Dove nasce
l’arcobaleno di Andrea
Caschetto (Giunti). Il volu-
Newton Compton, € 12,90
Laterza, € 15
me è un resoconto del
viaggio dell’autore tra l’Asia,
L’America di oggi, con Donald Trump, spiegata da
il Sudamerica e l’Africa,
3
(4) 1 24
Alan Friedman: il libro del giornalista statunitense,
durante il quale, armato di
che ha realizzato un’indagine sul campo, entra al
Emiliano Fittipaldi
un naso da clown e matite
primo posto assoluto. Tra le novità nei saggi: il
Lussuria
colorate, ha cercato di
magistrato Piercamillo Davigo sulla corruzione si
incontrare e far sorridere i
piazza quinto. Nella Varia vince la vita sana di
bambini orfani. Nato nel
Berrino e Fontana, titolo presente anche in top ten.
Feltrinelli, € 16
1990, a 15 anni Andrea è
stato operato di un tumore
al cervello e da allora la sua
memoria è diventata più
Varia
fragile. Nel tempo però ha
capito che i ricordi resisto-
no di più se associati alle
(2) 1 64
2
emozioni. Come quelli
raccolti in viaggio
1
(1) 5 57
Franco Berrino
Valter Longo
e conservati nel suo libro.
Luigi Fontana
La dieta
@al_rastelli
della longevità
La grande via
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mondadori, € 20
Vallardi, € 15,90
La classifica
1
Catherine Ryan Hyde
Ragazzi
In viaggio con August
Amazon Crossing, e 4,99
Formato Kindle
2
Eric J. Hobsbawm
(1) S 51
2
(2) S 32
Il secolo breve
Bur, e 7,99
Formato Kindle
1
J. K. Rowling
Jeff Kinney
Diario di una
Animali fantastici
Schiappa. Non
e dove trovarli
3
Maria Luisa Minarelli
ce la posso fare!
Sipario veneziano
Salani, € 16,90
il Castoro, € 13
Amazon Publishing, e 4,99
Formato Kindle
4
John Steinbeck
Furore
Stati Uniti
Bompiani, e 7,99
Formato Kindle
5
Andrea Caschetto
Dove nasce l’arcobaleno
1
2
3
Giunti, e 8,99
Formato Kindle
George Saunders
Neil Gaiman
J. D. Robb
Lincoln in the Bardo
Norse Mythology
Echoes in Death
(20-26 febbraio 2017)
Random House, $ 28
Norton, W.W. & Company, $ 25.95
St. Martin’s Press, $ 27.99

DOMENICA 5 MARZO 2017

CORRIERE DELLA SERA LA LETTURA 25

Gaetano Castro (Palermo, 1962) è ricercatore del Consi-

glio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia

agraria (Crea) alla sede di Casale Monferrato (Alessan-

dria). Si occupa di tecnologia del legno e di normazione

per il settore legno; è membro del consiglio editoriale

della rivista «Sherwood-Foreste ed alberi oggi».

1 Gerd Gigerenzer Quando i numeri ingannano Raffaello Cortina, € 27,50
1
Gerd Gigerenzer
Quando i numeri
ingannano
Raffaello Cortina, € 27,50

2

Michael Guillen

Le cinque

equazioni ...

 

Tea, € 10

18

(14) 5 17

Donato Carrisi

Il maestro

delle ombre

Longanesi, € 18,80

19

(20) 1 17

Primo Levi

Se questo

è un uomo

Einaudi, € 12

18

(-) R 18

J. K. Rowling

Il seggio vacante

Tea, € 5

19

(19) S 18

Noah Hawley

Prima di cadere

Einaudi, € 20

18

(-) N 7

Giovanni Maria Bellu

I fantasmi

di Portopalo.

Natale 1996

Mondadori, € 17,50

19

(-) N 7

Vittorino Andreoli

La gioia di pensare.

Elogio di un’arte

dimenticata

Rizzoli, € 20

10