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LE RISORSE DEL PATRIMONIO AMBIENTALE. L’ estimo territoriale si occupa di tutti quei beni che non

LE RISORSE DEL PATRIMONIO AMBIENTALE.

L’ estimo territoriale si occupa

di tutti quei beni che non

sono oggetto di proprietà

privata trasferibile, ma che in ogni caso mantengono un significato economico. È economico un bene disponibile in quantità inferiore hai fabbisogni, in altri termini gli uomini sono costretti ad un sacrificio per procurarselo. Questa definizione si presta meglio per i beni più strettamente legati con l’attività dell’uomo, ma oggi anche i beni normalmente considerati liberi stanno assumendo connotati di natura economica. Il concetto di bene è legato a quello di bisogno, nelle società moderne ed evolute sta prendendo piede la coscienza che il benessere non può essere raggiunto con il soddisfacimento dei meri bisogni materiali. La qualità della vita non è legata solo a quest’aspetto, ma anche al soddisfacimento dei bisogni spirituali, culturali e sociali. Tutti quei beni che concorrono a determinare la qualità della vita, fanno parte delle risorse di un sistema socioeconomico. Tra queste troviamo i beni pubblici che non sono oggetto di proprietà privata, ma appartengono all’intera collettività. La collettività può usufruire dei beni pubblici in modo diretto o interno (ad esempio, la percorrenza di una strada statale), in modo indiretto o esterno (ad esempio, la contemplazione di una bellezza naturale). I beni pubblici possono essere anche ad uso privato, da parte di chi n’abbia ottenuto particolare concessione. Per quanto concerne i beni privati, anch’essi interessano la collettività per l’attività che il

proprietario vi può svolgere, infatti, con la sua attività il privato può ledere la qualità della vita della collettività. Tra le risorse più importanti c’è il paesaggio, esso è dato dalla combinazione di elementi naturali e dalle opere dell’uomo. Questa è la risorsa che tocca da più vicino i tecnici progettisti, che sono chiamati a modificarla, per questa ragione sarà analizzata più approfonditamente. La cultura, le tradizioni, gli usi e i costumi di una popolazione vanno a costituire le risorse immateriali, esse costituiscono l’identità di una popolazione. Tutte le risorse nel loro insieme vanno a costituire il patrimonio territoriale ed ambientale. Questo patrimonio è di fondamentale importanza per la qualità della vita, quindi va tutelato e gestito con particolare attenzione. Tutte queste risorse sono scarse e vanno gestite secondo il criterio di economicità, in altri termini scegliendo il modo migliore per impiegarle. Questa scelta molto spesso trova il contrasto tra gli interessi privati e pubblici, infatti, si pone la questione di come impiegare le risorse. Si costituisce il problema della loro allocazione, per risolvere la controversia si cerca di contemplare l’interesse pubblico con quello privato. Nel caso in cui questo non sia possibile, l’interesse pubblico deve prevalere su quello privato. Fermo restando che la scelta di allocazione delle risorse, non deve ostacolare lo sviluppo economico e di conseguenza il benessere. Come si è già appurato lo sviluppo economico dipende prevalentemente dall’azione privata;

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l’azione pubblica deve essere indirizzata a fornire fattori produttivi esterni alle aziende, regolando lo sviluppo economico

l’azione pubblica deve essere indirizzata a fornire fattori produttivi esterni alle aziende, regolando lo sviluppo economico in modo che esso avvenga armonicamente. L’azione di regolazione deve essere applicata anche nei riguardi delle risorse che costituiscono il patrimonio territoriale ed ambientale. Questo non vuole affermare che l’azione pubblica deve andare in contrasto con l’azione compiuta dai privati, ma deve cercare di indirizzare quest’ultima nella giusta direzione, con un’attività di sensibilizzazione. In altri termini deve essere garantito uno sviluppo compatibile con le risorse appena esposte. L’economia territoriale si fonda su questo principio, nella realtà essa è applicata attraverso la pianificazione territoriale. Essa può essere definita come un ampio progetto esteso nello spazio e nel tempo, che, attraverso il razionale utilizzo delle risorse, mira ad assicurare alla collettività, nel presente e nel futuro, il benessere massimo possibile. Per benessere s’intende sia quello materiale determinato dallo sviluppo economico, ma anche quello portato dalle risorse naturali nel loro insieme. L’economia territoriale cerca di conciliare lo sviluppo economico con la salvaguardia della natura, creando delle linee guida che permettono di renderlo compatibile. In altri termini lo sviluppo economico deve garantire il benessere materiale, ma questo non deve nuocere in modo irrimediabile l’ambiente con i suoi delicati equilibri. Tenendo presente che anche l’uomo fa parte della natura e n’è legato a “doppio filo”, quindi l’ambiente non è una cornice neutrale all’attività dell’uomo. Esso può essere paragonato al pilastro portante dell’intero tessuto economico-sociale, l’azione pubblica deve vigilare sull’ideale integrità di questo pilastro, operando interventi

diretti sull’attività privata. Questo non toglie che l’obiettivo principale della politica economica è pur sempre lo sviluppo, il suo incremento è visualizzato dall’aumento del prodotto interno lordo (PIL), determinato dalla produttività dell’azienda nazionale. Lo sviluppo e determinato dagli investimenti privati e pubblici, i primi devono essere mirati all’ottenimento di effetti economici e sociali positivi, i secondi devono essere sottoposti a controllo per evitare il verificarsi di effetti sociali controproducenti. Il termine “investimento” presenta varie configurazioni a seconda che sia a scopo pubblico, privato e riferito all’azienda nazionale. L’investimento per un privato significa l’impiego di un risparmio per l’acquisto di beni produttivi. Lo scopo di tale investimento s’identifica con l’interesse personale dell’investitore, che si configura con l’aumento del valore patrimoniale al netto delle spese affrontate e da un aumento di reddito. Per l’ente pubblico, l’investimento rappresenta l’impiego di denaro pubblico (prelevato attraverso la pressione fiscale), per la realizzazione di opere utili alla collettività. Queste opere comunque portano dei vantaggi anche alle imprese private, oppure, aumentano la funzionalità dei servizi. Gli investimenti per l’azienda nazionale rappresentano la realizzazione di opere non ancora esistenti, per esempio la costruzione di un nuovo fabbricato. In altri termini gli investimenti destinano il risparmio disponibile in capitale immobilizzato per determinate destinazioni. Il risparmio è solo una parte della ricchezza disponibile dallo stato, l’altra parte è costituita dal patrimonio delle risorse territoriali e ambientali. Da questo si evince che gli investimenti pubblici riguardano l’intero corpo sociale perché le risorse fanno parte

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della collettività. Gli investimenti comportano dei costi e dei benefici, questi si valutano in modo diverso

della collettività. Gli investimenti comportano dei costi e dei benefici, questi si valutano in modo diverso se gli investimenti sono con finalità pubblica o privata. Per quanto riguarda un privato abbiamo costi e benefici interni, che interessano il suo patrimonio; costi e benefici che si riversano all’esterno denominati esternalità, ad esempio la possibilità di utilizzare aria pura per una combustine e di immettere sostanze di scarico (costo per la collettività); la creazione di nuovi posti di lavoro (beneficio per la collettività). Le esternalità sono considerate se l’ambiente circostante è sottoposto a tutela, in caso contrario l’uso dell’ambiente avviene in modo indiscriminato. Se il sistema economico fosse destinato esclusivamente alle scelte imprenditoriali, le esternalità non potrebbero essere considerate, infatti, l’imprenditore analizza la convenienza di un investimento solo in termini si costi e benefici interni all’azienda. La convenienza di un investimento in quest’ottica deriva dal confronto costi-

benefici: i benefici devono essere superiori o al limite uguali ai costi. Per salvaguardare l’ambiente e quindi la sfera sociale della collettività, deve intervenire lo Stato con l’imposizione di determinati vincoli. Da qui nasce il principio di fiscalizzare le esternalità, in altri termini s’impone ai privati il pagamento dei costi sociali dovuti dalla loro attività, ma anche delle remunerazioni dovute alla realizzazione di opere utili alla collettività. Al pari dei privati, anche lo Stato può investire i suoi risparmi (che derivano dall’imposizione fiscale) in opere pubbliche, anche queste presentano dei costi e dei benefici. Questi due fattori principali possono presentare diverse componenti, le quali possono essere dirette, che sono i costi e i benefici che riguardano l’ente pubblico esecutore delle opere; componenti indirette che sono i costi e i benefici riferiti a soggetti diversi che sono particolarmente interessati all’opera pubblica; componenti sociali che sono i costi e i benefici che interessano l’intera collettività. In conclusione si può affermare che

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ANALISI DELLA SITUAZIONE TERRITORIALE ITALIANA. U na t e r r i t o r i

ANALISI DELLA SITUAZIONE TERRITORIALE ITALIANA.

U na t e r r i t o r i a l e

buona

pianificazione r i c h i e d e

u n a conoscenza della realtà. Tale realtà frutto di vari processi del passato, va studiata per capire come potrebbe trasformarsi se opportunamente indirizzata adoperando le tecnologie e i metodi che oggi disponiamo. Tale conoscenza spazia dall’attività economica, ai settori operativi, agli effetti che il loro sviluppo ha determinato, allo studio dei luoghi e alla propensione in funzione alla qualità di risorse. L’attività produttiva intesa come capacità di trasformazione dei beni per aumentarne l ’ u t i l i t à , è comunemente suddivisa nei settori:

n e c e s s a r i a m e n t e

primario, secondario e terziario. Il settore primario è il primo al quale l’uomo si è interessato ed è quel settore che si occupa dei beni essenziali all’esistenza, quale il cibo e le materie prime. Il secondario è quello che procura beni non assolutamente necessari alla sopravvivenza dell’uomo. In esso si possono annoverare le attività dei manufatti ed industrie in genere. Il settore terziario è quello che si manifesta con l’attività del trasporto dei beni con la loro conservazione nel tempo, suddivisione, distribuzione o fornendo un servizio d’assistenza, istruzione, informazione ecc .. L’importanza ch e questi settori vengono man mano ad assumere nel tempo dipende dal grado di sviluppo economico che si ha nei vari Paesi. Nei Paesi poveri l’attività principale è generalmente quella del settore primario e quindi con l’aumentare della ricchezza si sviluppa quello secondario o industriale ed infine quando la ricc hezza diventa consistente si sviluppa il settore dei

servizi con l’introduzione nelle varie attività di tecniche sempre più avanzate entrando così nella cosiddetta fase postindustriale. Se consideriamo l’evoluzione avvenuta in Italia dal tempo dell’unificazione a quello attuale fornito dall’ISTAT, il settore primario si riduce dal 70% al 6%. Quello secondario dal 18% al 30%, mentre il settore terziario passa dal 12% al 65%. Tale cambiamento avvenuto in Italia ha rappresentato l’abbandono delle campagne, immigrazione interna, la c r e s c i t a u r b a n a , s q u i l i b r i nell’occupazione con l’inevitabile perdita di valori culturali dovuta alle veloci variazioni di comportamento con inevitabile degrado di risorse ambientali. Il territorio italiano, prevalentemente montuoso o collinare ha circa il 23% della superficie riservata alla pianura, che trova nella Pianura Padano-Veneta la sua estensione maggiore con un valore di superficie del 15% del territorio nazionale. Il restante 77% è occupata da colline o montagne. La Pianura Padana è certamente quella in cui si è arrivati al punto di sfruttamento massimo delle risorse ambientali, grazie anche alle sue favorevoli condizioni che si sono formate fin dai tempi più lontani, con grandi centri abitati, forte densità di popolazione, fitta rete viaria e notevole attività industriale e commerciale. Una buona pianificazione territoriale quindi, anche se richiede grossi costi, è più che mai necessaria per la competizione dell’uso del suolo o per l’attenzione e la regolazione dello sviluppo demografico. Palese è la gran questione di conciliare l’esigenza d’effettivo sviluppo con opere infrastrutturali e ampliamento dei centri abitati con l’inevitabile grave

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perdita di terre feconde. E s t r e m a m e n t e

perdita di terre feconde. E s t r e m a m e n t e i m p o r t a n t e è l’attenzione che si deve avere sulle risorse vitali quali: acqua, aria pulita, spazi verdi. L’esaurimento dell’acqua oppure il suo inquinamento richiedono interventi decisi per disciplinare i comportamenti degli abitanti nelle varie attività su una risorsa così essenziale. Non meno importante è la valutazione dei rischi idrogeologici per evitare alluvioni o abbassamenti del suolo con l’estrazione di fluidi dal sottosuolo che provocherebbe l’avanzamento del mare verso la terra. Stessa attenzione meritano l’aria e gli spazi verdi. Nella pianificazione si deve ricercare ancora la soluzione migliore per conciliare le infrastrutture necessarie ovunque ed anche negli impianti turistici con la conservazione delle bellezze naturali che il nostro Paese dispone e che sono fonti di ricchezza col richiamo turistico. Altre opere d’importanza economica come: strade, ferrovie, trafori, porti,

dighe ecc

..

meritano ristrutturazione e

, valorizzazione, risorse che vanno indirizzate ai fini della valorizzazione e non certamente mantenute o realizzate in zone a rischio o che provocano degrado ambientale, inquinamento, pericolo per la salvaguardia dell’uomo. Se i primi insediamenti industriali sorsero là dove esistevano le fonti d’energia, con la possibilità del trasporto dell’energia si è creata una situazione di localizzazione delle fabbriche in posizione di essere allo stesso tempo vicine alle fonti di materie prime e ai principali mercati di collocamento dei prodotti finiti in altre parole vicine ai centri abitati. Si è così passati da una distribuzione sparsa delle aziende sul territorio ad una loro concentrazione in “poli

d’attrazione” creando inevitabilmente agglomerazioni urbane per la creazione dei prodotti e nello stesso tempo per la loro distribuzione. Un’industrializzazione di tale tipo ha comportato:

  • a) abbandono delle campagne;

  • b) invecchiamento della popolazione rurale;

  • c) pendolarismo;

  • d) migrazione interna con conseguente

disagio nella popolazione migrante, diffidenza e ostilità nelle popolazioni locali. Tutto questo ha creato non pochi

problemi nella società con persone dal reddito molto differente, aumentando

anche la stratificazione sociale assai diversa. Sarebbe necessario tendere all’eliminazione di tali squilibri settoriali e regionali se non si vuole rischiare ad un inurbamento selvaggio. Il problema dello squilibrio sociale è sempre stato difficile da gestire, oggi, con i mezzi d’informazione che ci sono, è percepito e sofferto ancor più che in passato e quindi nasce una “realtà economica” che richiede molta attenzione e forte impegno per ovviare a quelle forti tensioni che possono portare ai conflitti ed ad un degrado sempre più devastante. Sarà perciò importante riqualificare le città, ridurre gli squilibri settoriali e r e g i o n a l i , l o t t a r e c o n t r o l a disoccupazione. Riqualificare la città vuol dire favorire ai cittadini un’abitazione dignitosa, promuovere piani regolatori per:

  • a) la viabilità e trasporto;

  • b) le costruzioni civili, industriali e commerciali;

  • c) gli spazi liberi ed aree verdi, giochi e attività sportive ecc ...

La riduzione degli squilibri regionali inoltre permetterà di mantenere sul posto la popolazione evitando così l’esodo fonte di disagio per tutti. La disoccupazione infine va

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combattuta con ogni mezzo. La creazione di nuovi posti di lavoro si attuerà attraverso il rilancio

combattuta con ogni mezzo. La creazione di nuovi posti di lavoro si attuerà attraverso il rilancio della produzione e l’aumento della domanda dei prodotti sia con domanda interna e

sia con domanda estera con l’afferta di prodotti validi ed ad un buon prezzo. Altro impegno in merito dovrà essere quello di combattere il lavoro irregolare e trovare l’equilibrio di

RICERCA DEI DATI NECESSARI ALLA PIANIFICAZIONE.

  • L a Pianificazione ambientale richiede la conoscenza di dati fisici, economici e sociali.

Per l’emanazione di piani territoriali è necessario che:

1) le rilevazioni dei dati siano compiute con criteri ben definiti e con

procedimenti rigorosi; 2) i risultati delle indagini siano resi disponibili con rappresentazioni chiare (tabelle di dati, grafici, carte telematiche, ecc ); .. 3) si diano le indicazioni chiare per la loro interpretazione; 4) i dati delle singole rilevazioni (morfologia del territorio, caratteristiche del sottosuolo e suolo,

idrografia, ecc

)

devono essere messi

.. in relazione tra loro; Il suolo principalmente richiede un

suo corretto uso per i seguenti motivi:

  • a) il suolo è insufficiente rispetto al fabbisogno;

  • b) il suo uso irragionevole rappresenta un grave spreco con possibili disastri ambientali e causa

di grossi rischi per l’uomo e i suoi beni; Sull’uso del suolo esiste un documento denominato “Carta del suolo” emanato dal Consiglio d’Europa che dice essenzialmente:

  • a) il suolo è un bene dell’umanità e consente la vita a tutti gli esseri viventi;

  • b) il suolo è una risorsa limitata;

  • c) qualsiasi politica di pianificazione deve essere concepita in funzione delle proprietà dei suoli e dei bisogni della società;

  • d) la qualità dei suoli va preservata;

  • e) il suolo va protetto dall’erosione e dall’inquinamento;

  • f) ogni utilizzo dello stesso va fatto in modo da ridurre al minimo le ripercussioni sfavorevoli sulle zone circostanti;

  • g) per l’utilizzazione e conservazione dei suoli sono necessari la ricerca scientifica e la collaborazione fra le diverse discipline;

  • h) le autorità devono pianificare e

gestire le risorse del suolo nel modo migliore. Su ogni estensione omogenea di territorio s’instaura un ecosistema che

può essere naturale o artificiale. Quello naturale segue i suoi ritmi spontaneamente. L’artificiale

rappresentato essenzialmente dai centri urbani è affidato all’uomo che lo deve continuamente curare.

Nell’agrosistema con caratteristiche in parte naturali e in parte create

dall’uomo, quanto più l’attività agricola è intensiva, al suo equilibrio deve concorrere maggiormente l’uomo. Gli ecosistemi naturali più ricchi di vita, scientificamente interessanti e che danno la maggiore stabilità ambientale, hanno in buona parte lasciato il posto a quelli creati dall’uomo sempre più esigente di

bisogni materiali. Questo in ogni modo non toglie dalla necessità di essere sottoposti e realizzati in base ad analisi

dirette ad accertare:

  • a) l’uso per le diverse destinazioni;

  • b) le caratteristiche legate alla fertilità;

  • c) la capacità dell’uso in agricoltura;

  • d) le caratteristiche geologiche che ne

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condizionano l’uso. Si devono ad esempio accertare per l’uso abitativo: testi, tabelle, grafici e carte tematiche.

condizionano l’uso. Si devono ad esempio accertare per l’uso abitativo:

 

testi, tabelle, grafici e carte tematiche. Le carte tematiche sono mappe che, adoperando diversi colori possono

  • a) entità di tutti i fenomeni demografici ed economici in atto e potenziali;

illustrare, con apposita leggenda, la distribuzione e l’intensità di determinate caratteristiche o fenomeni.

  • b) dati relativi alla popolazione residente e temporaneamente presente;

Queste carte offrono un’immagine d’insieme del tema trattato e tra loro combinate possono dare quegli

  • c) l’entità del pendolarismo;

elementi utili che un piano d’intervento

  • d) tendenze di sviluppo delle diverse

deve tenere conto.

 

attività produttive per creare strutture d’ospitalità, servizi,

Tra le più in uso si possono citare le carte:

 

consumi. Per l’uso agricolo si deve conoscere:

geologiche (riguardanti la natura geologica del suolo);

tipo di fertilità del suolo;

delle pendenze (analizza la

clima;

pendenza media dei versanti);

topografia dei luoghi;

idrografiche;

 

natura geologica;

dei dissesti idrogeologici;

natura idrografica.

sismiche;

 

climatiche;

Il tutto va studiato per destinare nel

forestali ecc…

modo migliore il suolo sia per soddisfare i bisogni dell’uomo salvaguardando la sua incolumità, qualità di vita sia secondo il criterio, di capitale importanza in economia, secondo il quale un’attività produttiva per potersi reggere deve avere un bilancio positivo fra ricavi e costi.

Per prevedere l’andamento futuro di certi fenomeni si ricorre alla statistica. La statistica per studiare i fenomeni collettivi richiede un gran numero d’osservazioni, rilevazioni di dati ed una certa elaborazione degli stessi. La statistica economica ad esempio analizza ed elabora i dati relativi alle grandezze economiche quali:

L’Organo ufficiale capace di fornire i dati necessari e le informazioni per

produzione, distribuzione, consumo, costi di produzione e mercato, costo

una pianificazione è l’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) che coordina ed indirizza tutti gli uffici pubblici o periferici (Regioni,

della vita, redditi e loro ripartizione fra consumo e risparmio, investimenti nei vari settori, andamento della domanda e dell’offerta dei beni di consumo,

Provincie, Comuni ecc.) individuati

esportazioni ed importazioni ecc

...

Tali

come fonte d’informazioni. Altre fonti statistiche d’interesse internazionale sono: l’ONU, la FAO, l'U.E. e il FIM.

grandezze studiate singolarmente e nei loro rapporti reciproci, forniscono molte leggi economiche utili per prevedere la tendenza futura degli

dati relativi alle caratteristiche del territorio si fanno con:

I

avvenimenti. Tale studio con l’aiuto della matematica ha portato alla

telerilevamento da satellite;

nascita nella di una nuova disciplina

rilievo aerofotogrammetrico;

nell’economia: l’econometria.

analizzando il territorio al suolo.

Una buona previsione ad esempio

dati ottenuti sono archiviati per informazioni fornite sotto forma di:

I

consente di scegliere vantaggiosamente i viaggi che si vogliono compiere,

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oppure ottenere dei risultati migliori “ delle produzioni. Gli indici economici per avere nel campo in

oppure ottenere dei risultati migliori

 

delle produzioni.

Gli indici economici per avere

nel campo in cui si agisce. La pianificazione territoriale volendo

fornire esigenze economiche assieme a necessità sociali, si avvale della statistica per fornire la misura attuale e tendenziale d’indicazioni quali ad esempio:

significato devono essere paragonati a valori monetari omogenei e supponendo il potere d’acquisto inalterato rispetto al momento di riferimento.

Alla pianificazione ancora serve molto la conoscenza dei dati relativi ai diversi

popolazione residente; movimenti demografici;

settori d’attività produttiva (settore

composizione delle famiglie;

primario, secondario e terziario).

numero degli occupati o

I rispettivi dati statistici riguardano:

disoccupati;

numero degli addetti della

il fabbisogno d’abitazioni e di servizi ecc…

popolazione attiva sul territorio nazionale o regionale;

Con l’obbiettivo di dare con una

reddito medio addetti;

buona approssimazione le possibili

contributo del settore per formare

conseguenze di un intervento pianificatore.

il PIL; il numero delle aziende operanti

  • I dati statistici sono forniti con un

nella globalità o comparti distinti.

beni di consumo e dei fattori di

“numero d'indice semplice” che rappresenta il rapporto fra la misura di una variabile in un dato momento

Tali rilevazioni fatte a scadenza permettono di conoscere i cambiamenti nel tempo e permettono di formulare

e la stessa variabile in un altro momento che è presa come base di riferimento ed è pari a 100. Tali numeri rappresentano la variazione avvenuta o che potrebbe avvenire se è stata fatta una previsione. Il “numero indice composto” invece, è quel numero che esprime unitamente le variazioni degli “indici semplici” con più fenomeni che si vogliono collegare e che si ricava

previsioni future. Un campo che si avvale della metodologia statistica è quello delle “ricerche di mercato (o marketing) “. Tale campo permette di studiare e prevedere l’andamento futuro della domanda e dell’offerta sul mercato dei

produzione. Queste ricerche vogliono dare conoscenze in merito a:

eseguendo un tipo di media.

gusto dei consumatori e loro

  • I numeri indici misurano

tendenza al cambiamento;

sinteticamente la dinamica dei

migliore risultato possibile.

andamento domanda nel tempo;

fenomeni e possono così aiutare ad

entità dell’offerta e le sue

indirizzare un’azione per ottenere il

caratteristiche qualitative; strumenti produttivi impiegati nelle

Tra i vari indici che si conoscono e sono spesso menzionati ci sono:

aziende; disponibilità di risorse produttive;

indice del costo della vita

dei prezzi al minuto;

la domanda dei prodotti di

dei prezzi

un’impresa, il loro gradimento, il diverso gradimento che essi

all’ingrosso;

avrebbero con eventuali modifiche;

del costo del lavoro;

l’evoluzione che potrebbe avere il

delle retribuzioni;

prodotto con nuove invenzioni o

dei consumi;

salti di qualità.

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La ricerca studia anche i particolari quali: le circostanze esterne che permettono più o meno a)

La ricerca studia anche i particolari quali:

 

le circostanze esterne che permettono più o meno

  • a) il nome;

l’incremento dell’attività.

  • b) tipo confezione;

Sarà inoltre necessario conoscere:

  • c) modo di presentazione;

la disponibilità di reddito dei

  • d) forma di pubblicità;

consumatori e loro disponibilità a

Parte di queste ultime caratteristiche

spendere;

più necessarie alle imprese private,

la concorrenza esercitata da altre

che si preoccupano della domanda del prodotto, sono importanti perché

imprese; le caratteristiche dei beni essenziali;

così potrà essere maggiore la vendita,

la situazione economica generale.

condizione indispensabile alla sopravvivenza e all’espansione di un’impresa. Altre componenti inoltre incidono sul

Queste ed altre ricerche possono essere fatte da grosse imprese, mentre le altre si avvalgono di ditte specializzate in merito.

risultato complessivo del prodotto quali:

I dati ricavati in ogni caso consentono alle imprese di elaborare le loro strategie aziendali e nel loro insieme

possibilità di spesa dei consumatori la conoscenza

completare quelle conoscenze indispensabili per definire le linee

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PIANIFICAZIONE TERRITORIALE C ome abbiamo già visto l’attuazio ne di un controllo pubblico è di fondamentale

PIANIFICAZIONE TERRITORIALE

  • C ome abbiamo già visto l’attuazione di un controllo pubblico è di fondamentale importanza per la salvaguardia delle risorse, in quanto rare e preziose. Il principale compito dei poteri pubblici è quello di razionalizzare

l’uso delle risorse, cercando di creare un compromesso tra interessi di natura privata e della collettività. Compito dell’azione pubblica è anche quello di prevedere con largo anticipo le dinamiche economico-sociali, adattandosi alle varie esigenze che si presentano per la collettività. Il controllo pubblico delle risorse territoriali costituisce il fondamento della politica territoriale. Tale politica richiede una soddisfacente programmazione, cioè una linea guida per conseguire determinati obbiettivi. Per rendere la programmazione operativa, essa ha la necessità di disporre di particolari strumenti che vanno a costituire i piani di intervento. Questi piani possono essere

PIANI TECNICI.

Essi si limitano ad individuare le opere da eseguire.

 

PIANI TECNICO- ECONOMICI.

Oltre ad individuare le opere da eseguire, contengono anche un giudizio di convenienza dell’opera.

 
 

PIANI

Questi piani riguardano diversi comparti (agricoltura, industria,

 

SETTORIALI.

trasporti…), se riguardano tutti i comparti nel loro insieme vengono denominati globali.

PIANI DI

Hanno l’obbiettivo di promuovere lo sviluppo la dove questo sia

 

SVILUPPO.

difficoltoso, per mancanza di risorse o di impulsi.

PIANI DI

La finalità di questi piani è di distribuire nel modo migliore le risorse

COORDIANAMEN TO.

 

disponibili, per le quali c’è competizione tra le attività economiche avviate.

         
 

In base all’ampiezza di applicazione territoriale, i pini si suddividono in:

     

si avrebbe un uso selvaggio e indiscriminato del suolo. Dal punto di

 

nazionali, di bacino, regionali, comprensoriali, comunali. I piani nazionali hanno un carattere generale che si identifica con lo sviluppo economico del paese, in tutti i suoi aspetti. A livello locale i piani vengono applicati con finalità particolari, da adottare all’interno di un territorio avente una sua unità: il bacino idrografico. L’insieme di tutti questi piani costituisce la pianificazione. La pianificazione può essere intesa come territoriale o urbanistica, ma oggi questo tipo di distinzione non esiste più, infatti, il territorio e l’urbanizzazione sono strettamente legati e l’uno dipende dall’altro. Se esistesse solo una pianificazione di natura urbanistica,

vista leggislativo la pianificazione viene regolata dalla legge n°183 del 18/5/1989, essa indica i principali obbiettivi da perseguire dagli enti pubblici per una corretta gestione del territorio. In primo luogo abbiamo la difesa del suolo, con la costruzione di opere idrauliche atte a proteggerlo e con il controllo delle attività private che potrebbero recargli danno. Abbattere l’inquinamento delle acque, con l’installazione di opportuni depuratori e cercando di sensibilizzare i privati a tale problema. Si sottolinea anche la necessità di risparmiare o meglio di usare le risorse idriche con efficienza, senza sprechi. Oltre alla costruzione di nuove opere, per la difesa del suolo si sottolinea anche l’esigenza di

     

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conservare le opere già esistenti, magari modernizzandole. I soggetti chiamati a raggiungere tali obbiettivi sono: lo

conservare le opere già esistenti, magari modernizzandole. I soggetti chiamati a raggiungere tali obbiettivi sono: lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane… La pianificazione trova la sua realizzazione all’interno dei bacini idrografici. Per bacino idrografico si intende quella porzione di territorio, dove le acque defluiscono in un unico corso d’acqua principale, attraverso anche degli affluenti. La pianificazione prevista dalla legge deve essere attuata con periodicità triennale, questa si identifica con i piani di bacino. Ci possono essere anche dei piani particolari che influiscono su un territorio minore, questi ovviamente devono rispettare le direttive del piano di bacino. I bacini possono essere di importanza nazionale, interregionale e regionale. Per quanto concerne gli organi ai quali compete l’opera di pianificazione, sono l’autorità di bacino (per i bacini nazionali e regionali), o un apposito comitato (per i bacini interregionali). Tra tutte le leggi urbanistiche, forse quella che riguarda da più vicino i proprietari è la “legge Bucalossi” del 1.977. Con questa legge si opera una vera e propria rivoluzione in campo urbanistico, con la separazione del diritto di proprietà da quello di edificazione. Ogni intervento edilizio (tranne l’ordinaria amministrazione) deve essere subordinato alla concessione da parte del sindaco, questa comporta un onere per le spese di urbanizzazione (primaria e secondaria). Le leggi urbanistiche riguardano più la parte edilizia, ma nel codice civile sono contenute delle leggi denominate territoriali e di tutela per l’ambiente. Per ambiente non si intende solo il suolo, ma anche le altre componenti, cioè l’acqua e

l’aria, che devono essere salvaguardate soprattutto dal pericolo di inquinamento. È anche vero che l’inquinamento di queste ultime deriva dalle attività antropiche, che si insediano ovviamente sul suolo, quindi è su quest’ultimo che la pianificazione deve intervenire con maggior vigore. Comunque per la difesa delle acque “interviene” la legge Merli del ’79, che impone la regolamentazione degli scarichi, fissando i limiti massimi di accettabilità delle sostanze inquinanti. Anche le fonti d’acqua per uso umano vengono tutelate dal possibile inquinamento derivate da attività produttive, con il divieto per un certo raggio attorno alla sorgente a tutte le attività che comportino degli inquinamenti. Lo stesso metodo viene impiegato per la protezione del mare. Per la tutela dell’aria, la pianificazione territoriale può intervenire definendo una diversa dislocazione delle attività produttive che comportino degli inquinamenti. Per quanto concerne lo smaltimento dei rifiuti esiste il D.P.R. n°915 del 10/9/1982, che classifica i rifiuti per tipo e regola tutte le fasi del loro smaltimento. La pianificazione territoriale può essere interessata da questo problema con l’individuazione delle aree di discarica o di trattamento. Per quanto riguarda la tutela del paesaggio c’è la “legge Galasso” che garantisce la protezione dell’ambiente con vincoli posti per la limitazione dell’utilizzazione di particolari aree ambientali. Altri vincoli riguardano la tutela dei parchi nazionali e regionali e delle aree protette. A questo punto possiamo passare in rassegna i piani urbanistici già definiti all’inizio. Il primo per importanza e portata è il piano nazionale che fissa le linee generali per uno sviluppo economico che coinvolga tutte le parti del paese, e tale che rispetti l’ambiente. Poi come si è già visto c’è il piano di bacino, esso

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pianifica la situazione territoriale in un contesto più complesso e dettagliato, costituisce una guida per le
pianifica la situazione territoriale in
un contesto più complesso e
dettagliato, costituisce una guida per
le varie strategie si sviluppo, infatti,
abbiamo un quadro conoscitivo della
situazione idrogeologica e la
regolamentazione delle acque. I piani
territoriali di coordinamento
coinvolgono il territorio regionale, ci
possono essere anche dei piani di
portata minore sempre compresi nel
territorio regionale, tra questi ci sono
i piani territoriali comprensoriali
(zone comprensive il territorio di più
comuni); i piani territoriali di
coordinamento hanno la funzione di
coordinare l’attività pianificativa dei
comuni nei vari settori. Il piano di
pianificazione che riguarda da più
vicino i cittadini è il piano regolatore
generale comunale, esso riguarda
l’intero territorio comunale. Dopo
l’approvazione ha una validità
decennale, comunque è possibile
operare delle varianti che devono
essere approvate dalla regione.
Questo pino era già previsto dalla
legge fondamentale, ma solo con gli
anni ha raggiunto un livello di
pianificazione ottimale, considerando
non solo le zone residenziali, ma
anche tutte quelle zone agricole che
costituiscono una risorsa limitata e
irriproducibile. Il piano
particolareggiato è uno strumento
urbanistico che completa il piano
regolatore con le sue normative, lo si
può considerare un piano più tecnico
che riporta tutti gli interventi da
farsi. Il piano regolatore generale
intercomunale esiste quando c’è la
stessa situazione territoriale tra più
comuni, oppure ci sono più comuni
riuniti in un unico Consorzio o in
una Comunità montana. Il
programma pluriennale di
attuazione è un documento che
stabilisce i tempi e coordina i lavori
previsti dai piani precedenti, esso è
stato introdotto dalla legge Bucalossi e
ha la finalità di accelerare l’azione
pianificatoria dei Comuni. Oltre a
questi strumenti urbanistici principali
troviamo:
1)
2)
programma di fabbricazione, esso
sostituisce i piani regolatori
precedenti in quei Comuni che ne
sono sprovvisti;
regolamento edilizio comunale,
riguarda la pura attività
costruttiva.
Ci sono altri piani urbanistici in questo
caso sono facoltativi:
1)
2)
3)
4)
5)
piano per l’edilizia economica
popolare;
piano di recupero;
piano esecutivo convenzionato;
piano per gli insediamenti
produttivi;
piano di lottizzazione
convenzionato.
L’obbiettivo di questi piani regolatori è
quello di creare uno sviluppo
economico compatibile cioè che rispetti
l’ambiente in quanto è una risorsa
limitata. Sviluppo economico e
ambiente non sono due realtà
distaccate ma dipendono una
dall’altra. Per capire che tipi di danni
si provocherebbe all’ambiente con la
costruzione di una qualche opera
antropica, si ricorre alla valutazione
d’impatto ambientale. Tale valutazione
permette di capire le strategie da
seguire per proteggere l’ambiente dagli
effetti negativi. Il compito di
intervenire tecnicamente sulle
iniziative legislative e di pianificazione
è riservato al Ministero dell'Ambiente.
Esso ha i seguenti compiti:
1)
2)
deve occuparsi del risanamento del
territorio facendo particolare
attenzione all’aspetto ecologico;
deve occuparsi del problema
dell’inquinamento cercando di
studiare diverse strategie
d’intervento;

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3) 4) controllare i parchi naturali e le riserve dello Stato; occuparsi della difesa del mare
3)
4)
controllare i parchi naturali e le
riserve dello Stato;
occuparsi della difesa del mare e
dell’integrità delle coste;
tutelare le bellezze naturali;
deve fornire periodicamente al
parlamento la relazione
sull’ambiente;
fornire attraverso una propria
commissione sull’impatto
ambientale delle opere.
2)
3)
4)
5)
5)
6)
6)
7)
Ministero dei Lavori Pubblici;
Ministero dei Beni Culturali e
Ambientali;
Ministero della Sanità;
Ministero del Lavoro;
Ministero per l’Industria e il
Commercio;
Ministero per la Ricerca
7)
Scientifica.
Competenze analoghe a quelle degli
organi del potere, sul piano locale, le
Sono presenti anche altri ministeri:
Regioni, le Province e i Comuni.
1)
Ministero delle Risorse agricole,
alimentari e forestali;

AUTORE ORRIONE

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