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Le origini.

Grembiule e cazzuola

Nel Medio Evo operai e artigiani erano organizzati in associazioni professionali religiose: le gilde, i
paratici, le fraternit o confraternite. Tra le associazioni una delle pi importanti era quella dei muratori. Si
definiva dei "liberi" muratori perch questi lavoratori erano esentati da determinati doveri; ci costituiva
un privilegio esclusivo, dovuto al fatto che i muratori costruivano le chiese. Da "muratore" (in francese
"maon", in inglese "mason") deriva il nome di "massoneria". I simboli della massoneria (grembiule da
scalpellino, cazzuola, filo a piombo, compasso) sono tutti riconducibili al lavoro del muratore. Il segreto
massonico nasce anch'esso nel Medio Evo: tutte le corporazioni, non solo quelle dei muratori, imponevano
infatti agli adepti, per motivi di concorrenza, di non rivelare i segreti delle rispettive botteghe.

E i segreti erano ben nascosti, non si trovavano neppure nei forzieri delle sedi delle corporazioni. Lo
si pu vedere in un documento francese, del XVII secolo, che pubblichiamo qui di seguito.

Digione, 1667. Perquisizione e apertura del forziere dei Compagni falegnami (Dal processo verbale
della perquisizione).

E una camera alta con vista sulla strada; c' un piccolo armadio a muro profondo un piede (Unit di
misura, equivalente a 52 cm. Il piede si divide in dodici pollici, ndr), accanto al caminetto della stanza;
nell'armadio a muro si trova un piccolo forziere di fresca fattura, in legno di quercia, alto un piede e mezzo e
largo dieci pollici, chiuso a chiave e fornito di due cardini. Il sopra citato Teinturier mi ha detto che il forziere
apparteneva ai Compagni falegnami della citta e che ignorava chi, tra loro, potesse averne la chiave. Ho
fatto rimuovere il forziere e l'ho fatto trasportare al segretariato del Municipio.

... E oggi, 31 luglio, alle ore tre, alla presenza di Monsieur Baudot, amministratore municipale, di
Teinturier e di Louis Modon, detto Da uphin, compagno falegname, che ha esibito le chiavi del forziere, lo
stesso stato aperto e questo quanto ci si trovato:

- Una lista di due grandi fogli e mezzo di carta semplice, contenente i nomi ei rispettivi regolamenti
dei Compagni falegnami, con diversi articoli che devono essere tutti rispettati, pena una multa; tra questi ce
n'e uno che dice che ogni nuovo adepto deve versare quaranta sols (Soldi.

Un soldo era pari a dodici deniers, ndr), dieci per la cassa dei Compagni e trenta per pagare i capi
principali di questi Compagni, chiamati Capitano e Depositario delle liste;

- un altro foglio volante sul quale sono scritti i nomi di alcuni compagni che sono stati multati;

- e un mezzo foglio contenente i nomi di quelli che hanno reso visita al Capitano mentre era
all'ospedale;

- si inoltre trovato nel forziere uno scudo da sei livres (Unit monetaria, non di peso: arrivava al
valore di venti sols, ndr), una moneta da dodici sols, dodici monete da due sols ciascuna e quattro liards
(Monetine da un quarto di sol, ndr), il tutto assommando a sette livres e diciassette sols. Il forziere e stato
richiuso alla presenza di Teinturier e di Modon. Teinturier ha firmato ma Modon, non avendo voluto firmare
il presente processo verbale, ha dichiarato che il denaro proveniva dalle multe e che i dieci sols destinati ai
Compagni, dei quaranta pagati dai nuovi aderenti, sono destinati a portare aiuto ai Compagni ammalati o
impediti, a rispondere ai bisogni di Compagni di passaggio in citta (I Compagni dovevano, a un certo punto
della loro carriera nella confraternita, compiere un giro di visite alle sedi sociali di tutta la Francia, ndr) e ad
assistere quelli che fossero costretti a lasciare le botteghe dei loro padroni e dovessero trasferirsi da questa
citt.

Come si riconoscevano i membri delle corporazioni?

Grazie a segni convenzionali e a parole d'ordine che, naturalmente, non dovevano essere rivelate a
chi non faceva parte del gruppo professionale. Ecco una seconda matrice del segreto massonico.

Con la Riforma protestante, che fustigava gli sfarzi ecclesiastici e predicava l'austerit, non si fecero
pi tanti grandi edifici di culto. La corporazione dei muratori and in crisi come associazione professionale;
conobbe invece una grande fortuna per i suoi ideali di fratellanza e di carit. Molti nobili illuminati e ancor
pi i borghesi rampanti (il nucleo forte della Riforma) aderirono alla massoneria. Vi portarono ricchi
finanziamenti ma, non essendo per nulla interessati al carattere pre-sindacale della confraternita (furono
infatti accolti come membri accettati), determinarono rapidamente la sua trasformazione. Lo stesso
accadde in vari paesi europei (e nelle colonie inglesi e nel Nordamerica) ; a parte il fascino delle idee, essere
massone signific trovare facili appoggi all'estero, per viaggi e commerci.

Poi, nell'era napoleonica, signific avere una pi facile carriera. I molti fedeli dell'imperatore
scoprirono presto che nel loro zaino era pi utile avere il grembiulino massonico che il bastone da
maresciallo.

I trentatr gradini
Una forte simbologia mutuata dalla Bibbia e dagli attrezzi dell'architettura (per cui il simbolo pi
elevato il tempio di Salomone) una delle caratteristiche principali della massoneria. Base di tutto,
costruire il tempio della fraternit umana. Ma, proprio in quanto associazione segreta, la massoneria non si
limita alla Bibbia e accoglie elementi eterogenei che derivano proprio dalla storia delle societ segrete e
misteriche; cosi vi si incontra un miscuglio di filosofia neoplatonica, di pratiche rituali e di mistica dei
cavalieri templari e di altri ordini religiosi militari, di alchimia, di kabala. Non c da stupirsi dunque se, oltre
alla cerimonia di iniziazione, anche la "carriera" massonica fortemente segnata dai simboli.

La massoneria originaria aveva tre gradi (o gradini dell'ideale scala per raggiungere il pi alto
livello): apprendista libero muratore, compagno, maestro.

Poi si aggiunsero i Riti, sedi di una specie di perfezionamento massonico che si svolge anch'esso
per gradini. Sono altri trenta livelli, per un totale di trentatr, nel Rito scozzese antico e accettato, da noi il
pi diffuso (sede a Roma, in palazzo Giustiniani). L'aggettivo "scozzese" non si richiama, naturalmente, alla
dinastia scozzese degli Stuart che era cattolica e contro la quale i massoni furono impegnati. Si rif invece
ad Andr Michel Ramsay, scozzese, massone dal marzo 1730, che fece risalire la fratellanza non ai liberi
muratori ma ai Cavalieri templari e che con la fondazione, nel 1754, del Rito della Stretta osservanza
templare, iniett nella massoneria una forte dose di esoterismo. Laggettivo "accettato" ricorda invece
lorigine mista della massoneria moderna, di membri muratori e di membri aggregatisi dall'esterno.

Si sale la scala, via via, per cooptazione (mentre i tre primi gradini sono un normale sviluppo di
partecipazione massonica) e si viene scelti sulla base dell'aderenza ai fondamenti-cardine della massoneria.
Oggi molti dei gradini intermedi vengono saltati e quelli che seguono sono i pi significativi.

Il quarto gradino sede dei Maestri segreti e si dedica a opere di beneficenza; il nono, dei Cavalieri
eletti, la base della vera e propria entrata nei misteri e ha una simbologia fatta di pugnali, teschi, bande
nere; il diciottesimo, dei Principi di Rosa+Croce, richiama nel nome il movimento che nel XVIII secolo
reclamava il ritorno al cristianesimo primitivo, si dedica alla speculazione teorico-filosofica e alla pratica
della bont; il trentesimo, dei Cavalieri Kadosh o dell'Aquila nera, si interessa degli affari pubblici; c' poi, al
trentunesimo grado, il Tribunale, che giudica sull'aderenza delle logge ai fondamenti; il trentaduesimo e il
trentatreesimo grado, rispettivamente Sublime principe del segreto (l'Arte reale la tecnica medievale
delle costruzioni: ecco tornare la simbologia originaria dei muratori) e Sovrano grande ispettore generale,
costituiscono il vertice della piramide.

Gli incarichi direttivi. Venerabili e Elemosinieri


Una volta ogni tre anni la Loggia (l'unit di base della massoneria; in Italia oggi ce ne sarebbero
oltre cinque cento) elegge il Maestro venerabile, ogni anno elegge il Primo sorvegliante, il Secondo
sorvegliante, l'Oratore, il Segretario e il Tesoriere.

Questi sono i dignitari, che vengono affiancati da ufficiali minori: il Maestro di cerimonie,
l'Elemosiniere e l'Ospitaliere.

Il governo del Rito il Consiglio supremo che, ogni tre anni, elegge un Sovrano gran
commendatore.

Massoneria e Chiesa. Da Cagliostro al Concilio.


Data la natura originaria di corporazione religiosa della massoneria, un ateo non pu essere accolto
come aderente.

Una svolta decisiva avvenne nel 1717: sulla base del processo di aggregazione di esterni, di cui si
detto sopra, a Londra nacque la massoneria moderna, quella che esiste ancora oggi. Ne furono fondatori
intellettuali, aristocratici e borghesi, di religione protestante ma non si esclusero n cattolici n ebrei:
punto di riferimento comune era sempre la Bibbia.

In Inghilterra e in Francia, dove soffiava il vento travolgente dell'Illuminismo, i massoni si


schierarono presto contro il clero; coerenti con le Costituzioni di Giacomo Anderson (1732, loro testo
fondamentale), continuavano si a riconoscere l'esistenza di un Grande architetto dell'universo, ma
respingevano qualsiasi forma di autorit ecclesiastica.

In Italia le prime avanguardie della massoneria inglese giunsero attorno al 1755. La minaccia
arrivava troppo vicina a Roma. Cosi, il 28 aprile 1758, papa Clemente XII nell'enciclica "In eminenti"
condann il razionalismo adottato come filosofia dalle logge e prese le distanze dalla pratica del segreto
che poteva trasformare la massoneria in centro di potere. Scomunic i massoni.

Lo fece anche - come recita l'enciclica - per altri giusti ragionevoli motivi a Noi noti. Quali motivi?
Probabilmente questi: la maggioranza dei massoni inglesi, nel secondo decennio del secolo, aveva deciso di
sostenere i protestanti e costituzionalisti Hannover contro i cattolici e assolutisti Stuart. Le logge
protestanti divennero allora sedi del partito Whigt che sosteneva Giorgio di Hannover. E i massoni di
questo orientamento avevano cominciato a irrompere nelle logge di orientamento cattolico che vennero
saccheggiate e date alle fiamme. La scomunica naturalmente accomunava tutti i massoni, anche quelli
cattolici; per questo fu una scelta difficile ed arriv cos tardi, oltre vent'anni dopo la crisi inglese. Ma arriv.

Il 14 gennaio del 1759 un editto della Segreteria di Stato proib ai sudditi pontifici di assistere a
cerimonie massoniche sotto pena di morte e confisca dei beni. Il primo a subire la condanna fu
Cagliostro, cinquant'anni dopo. Il sedicente conte, massone mago e avventuriero, ottenne poi la
commutazione della pena nell'ergastolo. Ma vi fu tenuto in tali condizioni che divenne pazzo e mor sei anni
dopo.

Intanto per negli Stati protestanti i massoni raggiungevano spesso, grazie alla loro stretta
collaborazione e al segreto, importanti posizioni politiche. I non massoni, nei governi e nella finanza, li
temevano. E fecero loro la guerra fino a che non riuscirono a ottenere diverse misure restrittive contro le
logge, dall'Olanda alla Svizzera alla Svezia.

Decisamente anticattolica era la linea del Grande oriente francese che elimin dalla sua
costituzione due Landmark, o leggi fondamentali, riguardanti la credenza in Dio e nell'immortalit
dell'anima. Nel 1877 tolse dalla sua carta intestata il motto Alla gloria del Grande architetto dell'universo.

Il Grande oriente di Inghilterra ha rifiutato sempre di riconoscere la massoneria francese ma


l'impatto generale della cultura parigina sull'Europa latina ha caricato ovunque i toni anticlericali e spesso li
ha portati ad essere decisamente antireligiosi, il che nei Paesi anglosassoni e germanici non accaduto. Ma
Roma si accorgeva pi delle minacce latine che dell'equilibrio inglese e tedesco e il 20 aprile 1884 papa
Leone XIII promulgo l'enciclica "Humana genus" che denunciava la massoneria quale portatrice di idee
filosofiche e concezioni morali opposte alla dottrina cattolica.

Nel 1892, nell'epistola "Custodi" rivolta al popolo italiano, lo stesso papa affermava: Ricordiamoci
che il cristianesimo e la massoneria sono essenzialmente inconciliabili, cos che iscriversi all'una significa
separarsi dall'altro.

Solo un secolo dopo il Concilio Vaticano II rilass i rapporti, tanto che nel 1969 il magistrato
cattolico francese Alec Mellor ricevette l'autorizzazione dalla gerarchia ecclesiastica a iscriversi alla
massoneria. Venne assicurato del fatto che non gli sarebbero stati negati i sacramenti. Ma anche l'aria
aperturista di papa Giovanni XXIII venne presto dimenticata: il 2 marzo 1981 la Congregazione per la
Dottrina della fede del Vaticano pubblic un documento (datato 17 febbraio dello stesso anno e presentato
dal cardinale Ratzinger) che confermava la validit dell'articolo 2355 del Codice di Diritto canonico,
l'articolo appunto che prevedeva la scomunica per i massoni ma delegava alla Santa Sede la facolt di
adottare tale misura, sottraendola alle autorit ecclesiastiche locali. Il 26 novembre del 1983 la stessa
Congregazione pubblic la "Declaratio de associationibus massonicis" che, rinunciando alla scomunica,
ribadiva per l'inconciliabilit tra fede cristiana e massoneria.

Il nuovo Codice di Diritto canonico non parla pi espressamente di massoneria ma, all'articolo 1574,
che sostituisce il 2535, cos recita: Chi si iscrive ad una associazione che cospira contro la Chiesa deve
essere punito con una pena giusta; chi promuove o dirige quella associazione deve essere punito con
interdetto.

Tuttavia il 23 febbraio del 1985 l"'Osservatore Romano" pubblicava un articolo in cui si affermava
che la massoneria italiana aveva compiuto una svolta in direzione ghibellina e laicista. Si ribadiva quindi con
molta forza lincompatibilit tra cristiani e massoni. Poche settimane dopo, il 10 marzo, il gesuita spagnolo
Jos Ferrer Benimeli, grande studioso e autore di saggi fondamentali sulla massoneria, contestava l'articolo
dell'organo vaticano con vari argomenti: prima di tutto sarebbe stato pi corretto parlare di fede
cattolica, dato che non esiste incompatibilit tra fede "cristiana" e massoneria, dal momento che sono
molti i vescovi anglicani, ortodossi e luterani che oggigiorno sono massoni; l'autorevole gesuita affermava
poi che la massoneria dell'Ottocento era antivaticana perch c'era in ballo la questione romana, cio il
potere temporale del papa sulla capitale d'Italia; un problema completamente annullato dalla storia,
almeno sulla carta; la presa di posizione voluta da Ratzinger, affermava Benimeli, un passo indietro
rispetto alle scelte compiute dalla Chiesa negli ultimi anni e soprattutto rispetto al Concilio Vaticano II.

Il dibattito sulla massoneria, nella Chiesa cattolica, dunque quanto mai aperto.

Nel Risorgimento. Una sera a Torino


Il vento massonico giunse nel quarto decennio del Settecento in un'Italia divisa in vari stati. Ebbe
un aggancio con quel che restava delle corporazioni medievali e questo favor la penetrazione della
massoneria inglese il cui carattere originario, professionale, era ben marcato.

Presa maggiore ebbe invece la massoneria anticlericale francese negli ambienti che cominciavano a
sognare l'unit d'Italia e che vedevano lo Stato pontificio quale principale ostacolo su questa strada.

A Venezia, grazie alla commedia goldoniana "Le donne curiose", addirittura Pantalon de' Bisognosi
diventava il prototipo del fratello massone. E Giacomo Casanova viaggiava per l'Europa non tanto per far
strage di cuori (attivit che peraltro non disdegnava) ma soprattutto per intrecciare rapporti tra la
Serenissima e le pi importanti logge del continente.
Altri importanti centri massonici erano Firenze, Napoli e Roma. Ci fu dunque uno sviluppo rapido e
intenso delle logge almeno fino a quando, a cavallo tra i due secoli, cominciarono a nascere i partiti politici
veri e propri. Le logge continuarono a vivere ma non ebbero pi un ruolo di primo piano se non negli anni
napoleonici. Ma con la restaurazione del 1815 le logge vennero messe fuorilegge da tutti gli Stati italiani.

Molti patrioti erano massoni, altri massoni erano invece legittimisti. Per un lungo periodo, la
passione politica cancello la fratellanza di loggia. La Carboneria non fu massonica, anche se aveva molti riti
simili, e fu anzi programmaticamente critica su un punto centrale delle costituzioni massoniche: il
disimpegno dalla politica attiva. Soprattutto, ebbe un programma nazionalista mentre l'ideale massonico
cosmopolita. La Chiesa di Roma, ad ogni buon conto, fece di ogni erba un fascio e il 13 settembre 1821 Pio
VII condann i carbonari nell'enciclica "Ecclesiam a Jesu Christo". C'era la scomunica, per quei patrioti. E
molti fedeli cattolici lasciarono l'associazione segreta.

Fu allora che molti ex carbonari riscoprirono la massoneria. Il Grande oriente d'1talia nacque a
Torino l'8 ottobre del 1859 proprio per iniziativa di uno di loro, il conte aveva anche combattuto con i
"libertadores" in America Latina. La richiesta di affiliazione al Grande oriente di Londra del 1862,
l'affiliazione effettiva giunge soltanto nel 1972, centodieci anni dopo. Era infatti una massoneria troppo
politica, quella di Torino; era troppo frammentata in gruppi contrapposti, quella italiana; e spesso atea. La
casa madre inglese diffidava.

Dal canto suo, che atteggiamento ebbe lo Stato piemontese? Probabilmente Camillo Cavour, che
pure non fu mai massone, favor l'impianto della Loggia Ausonia di Zambeccari per contrastare la rinascente
influenza delle logge che si richiamavano al mito di Napoleone e per togliere spazio al nascente Partito
d'Azione. Ma i documenti in proposito non consentono un giudizio definitivo.

Dopo l'unit d'Italia. Garibaldi e Bakunin


La nomina di Costantino Nigra, statista piemontese di primissimo piano, a Gran maestro, accentu il
carattere politico della massoneria italiana. E la lotta contro lo Stato pontificio, combinata con la questione
romana, rilancio l'anticlericalismo. Giuseppe Mazzini, che massone non era, spingeva per una decisa scelta
repubblicana di tutti i massoni. Primo massone d'Italia venne proclamato Giuseppe Garibaldi. Il capo delle
camicie rosse fece attribuire il trentesimo grado della scala massonica al rivoluzionario anarchico russo
Michail Bakunin. E fu un garibaldino, Ludovico Frapolli, a conquistare alla massone- ria docenti universitari,
politici, personalit della finanza.

Il carattere antivaticano della massoneria italiana divenne sempre pi marcato. L'8 dicembre del
1869 Pio IX apriva il Concilio Vaticano I, il 9 un gruppo di massoni inaugurava un contro-Concilio al San
Ferdinando di Napoli. Il 10, il raduno massonico veniva vietato dalla polizia a causa di un intervento
antimonarchico. Il conte Giuseppe Napoleone Ricciardi, organizzatore dell'assemblea, riottenne il 16 il
permesso per l'uso del teatro. Quel consesso non riusc a far togliere dallo Statuto albertino l'articolo che
definiva il cattolicesimo religione di Stato. Ma ebbe ugualmente un certo successo: tra gli aderenti, per
esempio, c'erano Victor Hugo e Giosu Carducci. E, naturalmente, Giuseppe Garibaldi.

Poi si giunse a scontri ben pi diretti. Con l'avvento della Sinistra al potere, nel 1876, il ministro
dell'Istruzione Michele Coppino, massone, tento di sostituire, nelle scuole, l'ora di religione con
l'educazione civica. La sua legge, del 18 luglio 1877, non parlava direttamente di abolizione
dell'insegnamento religioso previsto dalla legge Casati ma il senso era chiarissimo. Ne nacque una
violentissima polemica interpretativa e fu necessario un regolamento, emesso il 16 febbraio del 1878, per
chiarire le procedure: l'ora di religione ci sarebbe stata solo su richiesta dei genitori e a decidere il come, il
quando e il dove di questo insegnamento sarebbero stati i Consigli provinciali scolastici.

La polemica continu e la misura venne sostanzialmente confermata nel 1908, il 6 febbraio, con il
Regolamento Rava che assegnava ai singoli Consigli comunali la decisione di disporre se impartire o no
l'insegnamento religioso; se si decideva per il no, le famiglie comunque potevano richiederlo per i loro figli.
Nel 1915, infine, il governo stabil che la legge Coppino, nel suo insieme, aveva ormai sostituito la legge
Casati; e la religione usc dalle aule scolastiche.

L'antenato di Gelli
Pochi lo sanno, ma la loggia P2, che sarebbe diventata famosa nel 1981 insieme al suo gran
maestro, Licio Gelli, nacque un secolo fa. Suo fondatore e animatore fu Adriano Lemmi, un banchiere
livornese geniale e spregiudicato, grande regista dell'intrallazzo. Iscritto alla massoneria dal 1875, Lemmi fu
il primo ad intuire l'importanza di avere a propria disposizione una loggia "coperta" per manovrare da
dietro il palcoscenico la finanza pubblica. Il suo programma massonico era semplice: via i poveracci e i
pensatori dalle logge, il nostro obiettivo quello di conquistare il potere: chi al governo degli Stati o
nostro fratello o deve perdere il posto. Esattamente la filosofia che avrebbe ispirato un secolo dopo il
"fratello" Gelli.

Sotto la guida di Lemmi la massoneria visse la sua et dell'oro: i parlamentari iscritti alle logge
giunsero ad essere trecento, tra cui il presidente del Senato Domenico Farini. Massoni divennero anche i
presidenti del Consiglio Agostino De Pretis e Francesco Crispi. Fu di fronte a questo straordinario successo
che Lemmi ebbe l'idea vincente: riun la crema della massoneria nella loggia Propaganda 2 (esisteva gi a
Torino una antichissima loggia "Propaganda") e vi si mise a capo. A quella originaria P2 appartennero, tra gli
altri, Giosu Carducci, Giovanni Bovio, Giuseppe Zanardelli. Anche quella P2 per fin male, e anche quella
volta l'Italia assistette al fuggi fuggi tragicomico di tanti fratelli pentiti. Accadde quando scoppi lo scandalo
della Banca Romana, che coinvolse politici, banchieri, militari iscritti alla P2; tra essi lo stesso Lemmi e
Francesco Crispi. La libera muratoria si convinse allora che una loggia segreta, strumento di affari e
complicit, era troppo rischiosa per il buon nome della massoneria. La P2 non venne cancellata
ufficialmente, ma per cinquant'anni non se ne parl pi. Fino alla comparsa sulla scena di Licio Gelli.

La scissione di piazza del Ges (1908)


Nel vivo di queste polemiche, e a causa di esse, la massoneria italiana conobbe una scissione. Un
gruppo di massoni cristiani, capeggiati dal pastore protestante Saverio Fera, vicepresidente del Supremo
consiglio massonico, per protesta contro il Regolamento Rava apr una nuova sede in piazza del Ges,
contrapponendosi a palazzo Giustiniani. Si allinearono con il nuovo gruppo diverse logge, i massoni filosofi
di Calabria e i rosacrociani di Sicilia.

Saverio Fera venne accusato di essere fuggito con la cassa, il che non del tutto da escludere. Ma le
massonerie d'oltralpe guardarono a piazza del Ges con maggiore simpatia che a palazzo Giustiniani, ormai
pi sede di governo che organismo speculativo e pieno di atei e miscredenti che non accettavano Dio e la
Bibbia.

Massoneria e fascismo. Mussolini e Farinacci


Risulta che dodici membri del Gran consiglio del fascismo siano stati massoni. Tra i gerarchi, quasi
sicuramente Italo Balbo, Roberto Farinacci e Cesarino Rossi, personaggi di primo piano del regime, erano
stati iscritti alle logge.

Benito Mussolini per era stato chiaro fin dai tempi della sua militanza socialista. Aveva usato
l'accusa di "Massoni!" contro Bissolati e i suoi compagni, per eliminarli dalla direzione; aveva ottenuto la
dichiarazione di incompatibilit tra appartenenza alla massoneria e appartenenza al Partito socialista
italiano.

Un momento di tregua vi fu quando Mussolini pass in campo interventista, perch interventisti


erano pure i massoni. Forse per questa convergenza Palazzo Giustiniani tent, in un primo momento, un
approccio positivo con i fascisti, pensando che Mussolini fosse l'uomo giusto contro l'ormai esangue classe
politica. Il 28 ottobre 1922, giorno della marcia su Roma, il Gran Maestro, Domizio Torrigiani, che poi
sarebbe diventato una vittima del fascismo, invi addirittura un fervido e schietto saluto augurale per
l'animosa impresa. Ma non funzion. Il 15 febbraio 1925 il Gran consiglio stabiliva lincompatibilit tra
l'essere fascista e l'essere massone. Il 31 ottobre 1924 venne assaltato palazzo Giustiniani. Nei terribili
giorni tra il 25 settembre e il 5 ottobre del 1925 le squadracce fasciste ricercarono, tirarono fuori dalle
abitazioni, massacrarono di botte esponenti in vista della massoneria. Il Grande oriente d'Italia si
autosciolse e pass in clandestinit.

Vari storici parlano di una connivenza di piazza del Ges con la dittatura. E a piazza del Ges
apparteneva Farinacci. Ma prove sicure non sembrano essercene. Cosi come non accertato il tentativo di
Italo Balbo di costituire una massoneria sui generis, agli ordini del Duce. Di sicuro c' che, dopo la caduta
del fascismo nel luglio del '43, la radio di Sal attribu il "tradimento" del Gran consiglio a una congiura
massonica, affermando che tra i diciannove firmatari dell'ordine del giorno Grandi c'erano ben tredici
massoni.

Le logge femminili. Sposa e madre


Nel Settecento, in Francia, le donne della borghesia illuminata erano riuscite a rompere l'ordine
totalmente maschile della massoneria e a costituire logge femminili. E nella Parigi dei Lumi non poterono
mancare logge miste.

In Italia logge aperte alle donne sono state ammesse solo da piazza del Ges. Palazzo Giustiniani ha
ammesso associazioni femminili fiancheggiatrici ma non ha autorizzato logge femminili ne miste.

Riconosciute dal Grande oriente femminile francese, esistono attualmente in Italia una cinquantina
di logge solo di donne. Lia Bronzi Donati, Gran maestra nel 1981, ha dichiarato che la massoneria al
femminile intende valorizzare il ruolo della donna nella societ moderna, di esaltare la sua immagine e la
sua funzione di sposa e di madre. L'ordine patriarcale della massoneria, insomma, domina anche nelle
logge femminili.

Il dopo-Mussolini
La massoneria usc dal fascismo come si esce da un brutto sogno. Per paura di nuove persecuzioni
qualche massone influente propose di ricostituire le logge sotto la denominazione-paravento di "enti
morali", la proposta venne per bocciata da chi temeva la perdita dell'alone di "riservatezza" che della
massoneria costituiva uno degli elementi distintivi. Sulla via della legittimazione dell'Ordine, tra il 1948 e il
'49, il Grande Oriente approvo invece una nuova Costituzione massonica, che venne depositata dinanzi
all'autorit civile. Veniva in questo modo formalmente aggirato 1'articolo 18 della Costituzione, secondo cui
sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici
mediante organizzazioni di carattere militare. L'effetto di questa mossa fu quasi immediato, e il 2 giugno i
labari delle logge poterono sfilare sull'Aventino insieme al corteo ufficiale in onore di Giuseppe Mazzini, che
in vita era stato nominato 33 ad honorem del Grande Oriente di Palermo pur nutrendo molte perplessit
sulla organizzazione massonica. In quello stesso periodo venne organizzato il primo regolare censimento
degli appartenenti alle logge: ai fratelli venne chiesto lo "stato civile", 1'occupazione, e l'appartenenza
eventuale a un partito politico "od opinione politica. Precauzione utile in una Italia spaccata in due dagli
strascichi della guerra e quasi sull'orlo di una guerra civile.

Nel 1960 operavano in Italia pi di novecento logge massoniche. Gli affiliati, o "figli della Vedova",
secondo un altro dei nomi immaginifici che gratificano la massoneria, erano circa ventimila. Le logge erano
presenti capillarmente sia nella grandi citta che in provincia. Esistevano anche due logge riservate ai soldati
americani di stanza in Italia, a Livorno e a Verona.

Ma il fiorire delle logge non va in quegli anni di pari passo con il fiorire della pura disquisizione
filosofica e accademica all'interno della massoneria. E tornano a farsi spazio dopo la censura fascista coloro
che considerano la massoneria un luogo di incontro per affari di varia natura. Scrive il massone Michele
Terzaghi: Tutte queste massonerie si combattevano fraternamente fra di loro, talvolta mordendosi e
spesso abbaruffando intorno all'osso della regolarit, motivo per costituivano, in questo disaccordo rissoso,
occasioni di discredito, e persino di dileggio, in ogni modo di debolezza. Non vorrei passare per cinico o per
maniaco dell'umorismo forzato, ma spesso mi venuto di domandarmi se la Massoneria sia risorta dalle
ceneri 0 se le ceneri siano risorte dalla Massoneria. E un altro massone perbene descrive cos il suo, stizzito
disappunto per il tradimento della purezza dell'Ordine : Per farla corta, il modo col quale sento che si
conducono le logge non mi va punto a sangue: avere una cassa, adunare e accumulare capitali, cercare
d'impiegarli col massimo profitto, voler comperare case e poderi, farsi accordare privilegi da re e principi, e
adoperare l'autorit e il potere di costoro per opprimere i fratelli, che sono di un ordine diverso... .

Ma anche vero che molte delle polemiche tra le varie logge esplodono su temi squisitamente
speculativi, come la fedelt alla tradizione massonica e i rapporti con il cattolicesimo. La grande spaccatura
proprio su clericalismo e anticlericalismo. Su questo secondo versante si distingue per animosit il
raggruppamento massonico di palazzo Brancaccio, guidato dal senatore Arturo Labriola, un antifascista
stravagante, vissuto a lungo in esilio a Parigi e capace di dichiarare: Io sono un temperamento
antimassonico. I riti e le cerimonie non mi sono mai piaciuti. Ci sto per fare dispetto al Vaticano. Oltre che
anticlericale la massoneria di palazzo Brancaccio era ferocemente anticomunista. Quando Labriola lasci la
massoneria dopo aver fallito il tentativo di ricomporre i litigi tra correnti, e il suo posto fu preso da
Finocchiaro Aprile, capo del separatismo siciliano. Altrettanto schierato su posizioni anticlericali, ma non
precluso alla sinistra era invece il pi potente gruppo massonico dell'epoca, quello di palazzo Giustiniani.
Sovrano gran commendatore ne era in quel dopoguerra Giovanni Moti, segretario particolare di Pietro
Nenni. Una terza importante comunione contraddistinta dall'anticlericalismo era quella romana di via
Cicerone. Le logge che ne facevano parte non erano per aperte agli iscritti al Pci.

Ma non tutte le comunioni massoniche avevano l'anticlericalismo come parola d'ordine. La


massoneria di piazza del Ges, ad esempio, aveva posizioni molto sfumate sulla questione. Ma il caso che
suscitava all'epoca le discussioni pi accese nel mondo massonico era quella della comunione di via Giulio
Cesare 31. Il suo gran maestro, Cesare Terzani, fu addirittura accusato dai fratelli massoni di essere una
sorta di testa di ponte dei Gesuiti nella massoneria, e di aver tentato di creare una vera e propria
massoneria cattolica. Vennero cos a crearsi due grandi schieramenti: quello della massoneria latina,
strettamente anticlericale, e quella inglese, pi tollerante. L'altra grande questione aperta nel dopoguerra
quella del riconoscimento delle ricostituite comunioni italiane da parte della comunit massonica
internazionale, e in particolare della Gran Loggia Madre del Mondo di Londra, universalmente riconosciuta
come la pi autorevole di tutte. Fin dal 1862 il Grande Oriente di palazzo Giustiniani aveva chiesto ai fratelli
londinesi un riconoscimento ufficiale, ma dovettero passare centodieci anni, fino al settembre del 1972,
perch venissero superate le diffidenze verso la massoneria italiana, giudicata a Londra poco matura e
troppo anticlericale.

Il riconoscimento di palazzo Giustiniani da parte della Grande Loggia di Londra ebbe un effetto
fortissimo sulla massoneria italiana e port addirittura alla ricucitura della grande scissione massonica che
nel 1908 aveva separato piazza del Ges da palazzo Giustiniani. La ricucitura fu ratificata il 12 luglio del
1973, quando il Gran Maestro di piazza del Ges, Francesco Bellantonio, consegn il mazzetto del suo
comando a Lino Salvini, suo pari grado di palazzo Giustiniani. Bellantonio fu nominato subito dopo Gran
Maestro aggiunto della nuova famiglia unificata. La riunificazione delle due correnti massoniche fu
considerato un capolavoro di Frank Gigliotti, un italo americano che aveva ricevuto questo specifico
incarico dalle grandi logge americane. Un personaggio romanzesco Gigliotti: feroce anticomunista, amico di
molti latifondisti e mafiosi siciliani, ex pastore anglicano, ex agente dell'OSS, la rete spionistica impiantata
dagli Stati Uniti in Italia durante la guerra, infine agente della Cia a Roma. Di lui, tra gli anni '50 e '60, si dice
che sia tanto potente da poter fare e disfare i governi.

Ma dissidi e divisioni erano ormai troppo radicati nella tradizionalista e certo non accomodante
comunit massonica. Ancora una volta dissensi squisitamente ideali si mescolavano a questioni pi
prosaiche, mentre molti malumori erano suscitate dalla troppo lunga (nove anni, dal 1969 al 1978)
permanenza di Lino Salvini alla guida della massoneria. Ma soprattutto sulle logge cominciava a riflettersi la
cattiva fama di un certo Licio Gelli, le cui trame e i cui traffici iniziarono nei primi anni '70 a finire con una
certa frequenza sulle pagine dei giornali. E non a caso tra i primi accusatori di Gelli ci furono proprio alcuni
fratelli massoni disgustati dal modo di agire del capo della P2. Per questi e per altri motivi l'unificazione
delle due grandi comunioni dur soltanto due anni. Il 30 settembre del 1975 Piazza del Ges torn a
staccarsi da palazzo Giustiniani.

Gli anni della P2


E' Frank Gigliotti, massone e agente dei servizi segreti americani, il padrino di Licio Gelli nella
massoneria. La commissione P2 nella sua relazione finale, ha fatto notare come il ruolo di Gelli nelle
vicende massoniche italiane cresca di pari passo con l'eclissi di Gigliotti, ormai anziano e demotivato. Come
se ci fosse, tra i due, una sorte di passaggio delle consegne. Lo stesso Gelli, d'altra parte, rivendicher
sempre i legami con la destra americana pi reazionaria. I legami tra la Cia e la P2 sono stati
clamorosamente confermati nel 1991 dall'intervista di Richard Brenneke, un ex agente americano, al TG1.
Proprio quella intervista suscit una delle primissime esternazioni dell'allora capo dello Stato Francesco
Cossiga, che chiese il licenziamento del direttore del TG1 Nuccio Fava.

Certo che la carriera di Gelli nella massoneria folgorante: nel 1966 si iscrive, un anno dopo gi
capo della loggia Hod, meglio nota come Propaganda 2, la pi importante e misteriosa del Grande
Oriente. Alla faccia dei fratelli di fede antifascista, che protestano e che vengono gradatamente emarginati
dai centri di potere della massoneria. In dote Gelli porta una lista di cinquanta nuovi iscritti
qualificatissimi, e i legami con molti ufficiali dei servizi segreti, tra cui il generale Giovanni De Lorenzo e il
colonnello Giovanni Allavena, entrambi reduci dallo scandalo del Sifar, il servizio segreto che inaugur
l'epoca della deviazioni di Stato. Le 157mila schede su personalit del mondo politico, militare, industriale
che il Sifar aveva illegalmente raccolto, passarono molto probabilmente nelle mani di Gelli, che ne fece uno
degli strumenti del suo enorme potere.

La storia del ruolo della P2 nella storia dell'Italia e dei suoi scandali stata ormai scritta in buona
parte. Basti pensare che fin a Castiglion Fibocchi, nella villa-archivio di Gelli, i giudici milanesi Turone e
Colombo arrivarono indagando su uno dei grandi misteri italiani, il finto rapimento e il soggiorno in Sicilia
del bancarottiere siciliano Michele Sindona. E fin dall'inizio i giudici (come accaduto pi di recente ai
giudici di Palmi che indagano sulle nuove logge coperte), scoprirono che attraverso la P2 passavano molti
degli scandali e dei misteri italiani di quegli anni, al punto da costringerli a suddividere in capitoli il
materiale raccolto: la P2 e lo scandalo Eni; la P2 e il Banco Ambrosiano; la P2 e lo scandalo dei petroli; la P2
e la magistratura; la P2 e la Rizzoli; la P2 e i segreti di Stato; la P2 e i finanziamenti all'eversione nera; la P2 e
le stragi; la P2 e il sequestro Moro; la P2 e il caso Pecorelli, dal nome del giornalista ucciso nella primavera
del 1979. Un altro gigantesco capitolo fu aperto dal1'inchiesta del giudice Carlo Palermo sul traffico di armi,
che coinvolgeva molti piduisti e da cui trasparivano forti legami con la criminalit organizzata e col traffico
di droga. Negli elenchi di Gelli furono trovati 950 nominativi, fra cui 52 alti ufficiali dei carabinieri, 50
dell'esercito, 57 della guardia di finanza, 29 della marina, 11 questori, 5 prefetti, 70 imprenditori, 10
presidenti di banca, finanzieri come Calvi e Sindona, tre ministri in carica, due ex ministri, il segretario di un
partito di governo, 38 deputati, 14 magistrati, sindaci, primari ospedalieri, uno stuolo di professionisti. Ma
in realt l'elenco molto pi lungo, dal momento che moltissimi altri nominativi di piduisti, pi di 1600,
rimasero sconosciuti. Cos come ancora inesplorata la questione delle coperture assicurate a Gelli dai
politici. A cominciare dal suo grande amico Giulio Andreotti ma passando anche per Cossiga, Fanfani, Craxi,
Forlani e moltissimi altri. Sul piano giudiziario la vicenda P2 ancora aperta; il processo agli aderenti alla
loggia si aperto nell'ottobre del 1992. Fino ad oggi nel casellario giudiziario di Licio Gelli compare una sola
condanna per i finanziamenti a un terrorista nero, Augusto Cauchi, per una serie di attentati a treni in
Toscana. Il materassaio di Arezzo accusato, tra l'altro, di essere la mente della strage alla stazione di
Bologna, che il 2 agosto nel 1980 uccise 80 persone.

Dopo la P2. Nuova Costituzione


La vicenda P2 fu un trauma per i fratelli massoni, strappati da un giorno all'altro all'abituale
riservatezza e catapultati sulle prime pagine dei giornali. Dopo la scoperta delle liste della P2 la Corte
Centrale del Grande Oriente d'Italia, in pratica il tribunale massonico, presieduta da Armando Corona,
decret l'espulsione di Gelli dalla massoneria (ma anche del suo grande accusatore, il massone
"democratico" Francesco Siniscalchi) nonostante il parere contrario del Grande Oratore Augusto De Megni.
Fuori dalle Logge la Dc e il Pci vietarono espressamente ai loro iscritti l'appartenenza alla massoneria,
mentre alcuni consigli regionali, come quello della Toscana, impose l'obbligo di dichiarare l'eventuale
appartenenza alla massoneria tanto ai propri consiglieri quanto ai partecipanti alle gare d'appalto indette
dalla regione. In questo clima, nel 1982, si svolsero le elezioni per il rinnovo delle cariche di governo del
Grande Oriente di palazzo Giustiniani. Il Gran Maestro uscente, Ennio Battelli, punto alla rielezione
presentando una lista che non rinnegava l'esperienza piduista. Ne facevano parte infatti Ernesto d'Ippolito,
difensore di Gelli davanti alla Corte massonica, e Augusto De Megni, che si era opposto alla espulsione di
Gelli dalla massoneria. I fratelli chiamati al voto bocciarono questa impostazione, ed elessero
simbolicamente proprio Armando Corona, esponente del Pri, l'uomo che aveva "firmato" la cacciata di Gelli
dalla comunione. Nonostante questo il Grande Oriente si trov presto in rotta di collisione con la
commissione d'inchiesta sulla P2, che reclamava gli elenchi di tutti gli aderenti al Grande Oriente d'Italia
posti in sonno a partire dal 1 gennaio del 1981. E fu ritenuta una gravissima violazione dei diritti massonici
la pubblicazione, tra gli atti della P2, dei due volumi su "Altre forme massoniche coperte", che molti anni
dopo il procuratore di Palmi Agostino Cordova avrebbe inserito tra gli atti della sua inchiesta sulle nuove
logge massoniche segrete.

Dopo un lungo lavoro preparatorio il 18 novembre del 1984 Armando Corona promulg la nuova
Costituzione dell'Ordine. Venne abolita l'iniziazione "sulla spada (che assicurava la riservatezza di alcuni
iscritti) e la rieleggibilit del Gran Maestro. Inoltre veniva cancellata la possibilit di riammettere nell'Ordine
i fratelli espulsi. Si stabil infine che alle iniziazioni dei nuovi fratelli i massoni avrebbero presenziato senza il
tradizionale cappuccio.
Massoni e "picciotti
Prima che i giudici di Palmi riaprissero il capitolo oscuro dei rapporti tra massoneria, traffici di armi,
affari sporchi e criminalit, altre logge coperte erano finite in inchieste della magistratura: a Bologna un
aspro conflitto si apr tra gli stessi magistrati sul caso della Loggia Zambonis de Rolandis, che riuniva alcuni
nomi eccellenti della vita pubblica cittadina e che era stato il crocevia, secondo l'accusa, di alcuni affari
poco chiari. A Palermo il giudice Falcone, prima di essere costretto a trasferirsi a Roma, si era a lungo
occupato di massoneria: aveva scoperto la loggia di via Roma 391, dove uomini politici locali e funzionari
pubblici venivano iniziati insieme a mafiosi del calibro di Michele Greco e Giovanni Cascio (del quale, molti
anni dopo, verr intercettata una telefonata in cui si parla in termini amichevoli di Licio Gelli). Gran maestro
della loggia di via Roma era Pietro Calacione, direttore sanitario dell'ospedale Civico di Palermo, il pi
grande a sud di Napoli. E il Civico, forse non per una semplice coincidenza, era uno dei feudi elettorali
dell'onorevole Salvo Lima, che aveva piazzato suo fratello Beppe alla scrivania di Presidente. Ma poco
prima di lasciare Palermo Falcone si era occupato di un'altra inchiesta che riguardava l'intreccio tra
massoneria e mafia: si trattava dell'inchiesta svolta dal capitano dei carabinieri di Corleone Paolo Iannone
su una serie di logge che facevano capo a Pino Mandalari, poi condannato a due anni di carcere per
riciclaggio di denaro sporco. Le indagini dei carabinieri si erano svolte lungo tre direttrici: Logge
massoniche, rilevamento di societ sull'orlo del fallimento, contatti con i politici. Le indagini, di passo in
passo, erano arrivate fino a Roma e a Milano. In una telefonata intercettata Mandalari si vantava di poter
arrivare fino alla segretaria di Bettino Craxi; in altre telefonate si parlava del generale Cappuzzo (siciliano,
gi iscritto alla P2), di Salvo Lima, di alcuni sottosegretari di governo. Falcone, dopo aver visto quelle carte,
aveva messo in guardia il capitano Iannone dicendo: Chi tocca questi fili muore. Il primo rapporto era
arrivato sul tavolo del procuratore capo di Palermo Giammanco (poi dimessosi) il 13 dicembre del 1990, e
di esso non si sono pi avute notizie. Dopo aver letto quelle pagine un altro magistrato, il sostituto
procuratore di Marsala Massimo Russo, aveva detto: Fin quando non sar sciolto il trinomio massoneria -
politica - mafia non potr esservi giustizia in Italia e soprattutto in Sicila. Una ulteriore conferma a questo
quadro venuta dalla scoperta a Trapani del circolo Scontrino, dietro la cui sigla si nascondevano ben sei
logge massoniche, l'Iside, l'Iside 2, l'Hiram, la Ciullo d'Alcamo, la Cafiero e la Osiride (femminile) pi una
superloggia segretissima, la loggia C (dove C stava per coperta). In essa vi sono deputati regionali, alti
funzionari e mafiosi. Tra essi il deputato regionale Francesco Canino, il vicequestore Saverio Bonura, il
viceprefetto Giuseppe Chitarro e molti altri notabili e insieme a loro i mafiosi Mariano Agate, Calogero
Atria, Gioacchino Calabr, Gianfranco Alliata, il principe "nero" del golpe Borghese, iscritto anche alla P2.
Si dice che Gelli in persona abbia tenuto a battesimo il circolo e si parla di un ministro siciliano, leader della
giovane Dc siciliana, che sarebbe negli elenchi, ma il cui nome sarebbe stato fatto sparire dalla indagini da
una manina provvidenziale. Di certo c' che il poliziotto che ha scoperto la loggia, Saverio Montalbano, fu
frettolosamente trasferito a Palermo. La loggia C salta fuori anche nelle indagini del giudice Augusto Lama
di Massa Carrara sui traffici d'armi di Aldo Anghessa, un collaboratore dei servizi segreti italiani. Una storia
intricata che vede coinvolti anche dei neofascisti che, secondo una sentenza della magistratura, avrebbero
ricevuto, tra l'altro, finanziamenti da Licio Gelli. La vicenda giudiziaria della loggia C non si ancora
conclusa, ma nel frattempo una amnistia ha messo fuori pericolo molti degli iscritti.

Un intreccio solido quello che traspare dalle inchieste giudiziarie su mafia e massoneria; un
intreccio che conferma le intuizioni del professore catanese Giuseppe D'Urso, che all'indomani del delitto
Dalla Chiesa coni il termine "massomafia per sintetizzare una nuova forma di criminalit politica che in
Sicilia passava attraverso le logge coperte. D'altra parte uno studio attento della struttura massonica pi
conosciuta, la P2, fa rilevare che la regione pi rappresentata tra gli iscritti alla loggia di Gelli proprio la
Sicilia; che non , storicamente, una terra di grandi tradizioni massoniche. E non un caso che a Castiglion
Fibocchi, la villa di Gelli, i giudici milanesi arrivino indagando sul misterioso soggiorno in Sicilia di Michele
Sindona, il bancarottiere di Patti iscritto alla P2 e legato a filo doppio a Giulio Andreotti. Nel corso del suo
finto sequestro Sindona si era avvalso del1'appoggio tanto della massoneria - in particolare della loggia
Camea - quanto della mafia. E proprio durante il suo soggiorno in Sicilia, nell'estate del 1980, si apri, con
gli omicidi del commissario Boris Giuliano e del giudice Cesare Terranova, la stagione dei cosiddetti delitti
"eccellenti".
DOCUMENTI

Dalla requisitoria del P.M. Libero Mancuso al


processo per la strage di Bologna (agli atti della
Commissione P2)

Gli elenchi delineano il nucleo forte del


potere di Gelli, una ben circoscritta e qualificata
area di persone gi coinvolte dal Maestro
Venerabile in operazioni specifiche e comunque
pronte e disponibili ad essere utilizzate ed inserite
nei programmi operativi della P2.

Per avere un'idea, sia pure sommaria, della


vastit delle infiltrazioni della Loggia, sufficiente
dire che nelle liste figuravano oltre agli alti gradi
militari (52 ufficiali dell'Arma dei CC, 50
dell'Esercito, 57 della Guardia di Finanza e 29 della
Marina) numerosi vertici del mondo
imprenditoriale ed industriale (una settantina di
nomi tra cui i noti Berlusconi, Genghini, Rizzoli, etc), della finanza (particolarmente curato il settore
bancario che rappresentato con dieci presidenti di istituti di credito, dieci direttori generali ed altri
numerosi funzionari: i nomi pi significativi sono ovviamente quelli di Roberto Calvi e di Michele Sindona)
nonch, significativamente, nel mondo della editoria, del giornalismo e della Rai-Tv (e quando vi sar il
sequestro di Castiglion Fibocchi sar interessante rilevare il tasso di inquinamento raggiunto da questi
settori, da cui si alzeranno numerose e diversificate barriere difensive in favore di Gelli e della sua Loggia,
rivolte a seminare dubbi, discredito ed ironia sull'operato della magistratura).

Ma qui interessa seguire l'infiltrazione piduista cosi come si ramificata nel mondo politico e dei
partiti. Risultano nelle liste ministri ed ex ministri (Stammati, Manca, Foschi, Sarti, Pedini ecc.), l'ex
presidente del Senato Bucciarelli Ducci, il presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere della
Camera Bandiera, funzionari dei ministeri della Pubblica Istruzione, dei Trasporti, delle Finanze,
dell'Agricoltura e Foreste, di Grazia e Giustizia e della Sanit, dell'Industria e degli Affari Esteri, del
Commercio Estero, del Tesoro, della Difesa e delle Partecipazioni Statali, nonch il segretario del Psdi Pietro
Longo. Nutrita comunque la schiera di Deputati e Senatori, appartenenti soprattutto alla Dc (tra questi
oltre ai succitati Bucciarelli Ducci, Foschi, Pedini, e Stammati, spiccano i nomi di De Carolis, De Iorio, Mario
Einaudi, Carinini, Arnaud e Danesi), ma anche al Msi (rappresentati da Birindelli, Miceli, Caradonna e
Tedeschi), al Psi (Labriola, Manca e Cicchitto), al Psdi (Belluscio), al Pri (il suindicato Bandiera), al Pli
(Baslini).

Degna di rilievo pure l'inclusione nelle liste di una serie di segretari particolari di ministri e
deputati, preziosi e incolori canali di comunicazione, tra cui vale la pena di ricordare Massimiliano Cencelli
(sen. Sarti e on. Mazzola).

(...)

Erogazione continua di danaro, controllo sui punti nevralgici del sistema, condizionamento delle
scelte di Governo attraverso 1'affiliazione diretta o il coinvolgimento attivo di alcune delle sue componenti:
questi alcuni passaggi che hanno scandito la crescita del potere politico di Gelli.

Si pu a questo punto convenire con la relazione Anselmi allorch definisce la Loggia P2 una
associazione politica, il cui fine peraltro non quello di pervenire al Governo del sistema, bens quello di
esercitarne il controllo.

***

Dalla relazione finale di Tina Anselmi, approvata dalla Commissione d'inchiesta


sulla Loggia P2
L'esame degli avvenimenti ed i collegamenti che tra essi possibile instaurare sulla scorta delle
conoscenze in nostro possesso portano infatti a due conclusioni che la Commissione ritiene di potere
sottoporre all'esame del Parlamento;

La prima e in ordine all'ampiezza ed alla gravita del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di
responsabilit, gli aspetti pi qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la Loggia P2
entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno
interessato il mondo economico italiano in modo determinante. Non si trattato in tali casi soltanto del
tracollo di due istituti di credito privati di interesse nazionale, ma di due situazioni finanziariamente
rilevanti in un contesto internazionale, che hanno sollevato, con particolare riferimento al gruppo
Ambrosiano, serie difficolt di ordine politico non meno che economico allo Stato italiano. In entrambe
queste vicende la Loggia P2 si posta come luogo privilegiato d'incontro e centro d'intersecazione di una
serie di relazioni, di protezioni e di omert che ne hanno consentito lo sviluppo secondo gli aspetti
patologici che alla fine non stato pi possibile contenere. In questo contesto finanziario la Loggia P2 ha
altres acquisito il controllo del maggiore gruppo editoriale italiano, mettendo in atto, nel settore di
primaria importanza della stampa quotidiana, una operazione di concentrazione di testate non
confrontabile ad altre analoghe situazioni pur riconducibili a preminenti centri di potere economico. Queste
operazioni infine, come abbiamo visto, si sono accompagnate ad una ragionata e massiccia infiltrazione nei
centri decisionali di maggior rilievo, sia civili che militari, e ad una costante pressione sulle forze politiche.
Da ultimo, non certo per importanza, va infine ricordato che la Loggia P2 entrata in contatto con ambienti
protagonisti di vicende che hanno segnato in modo tragico momenti determinanti della storia del Paese.

La seconda conclusione alla quale siamo pervenuti e che in questa vasta e complessa operazione
pu essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cio che non solo ha
in se stesso intrinsecamente valore politico, ed altrimenti non potrebbe essere per il livello al quale si pone,
ma risponde nella sua genesi come nelle sue finalit ultime a criteri obbiettivamente politici. (...)

In questa dimensione la Loggia P2 consegna alla nostra meditazione una operazione politica ispirata
ad una concezione pre-ideologica del potere, ambito nella sua pi diretta e brutale effettivit; un cinismo di
progetti e di opere che riporta alla mente la massima gattopardesca secondo la quale bisogna che tutto
cambi perch tutto resti com'era : cos per Gelli, per gli uomini che lo ispirano da vicino e da lontano, per
coloro che si muovono con lui in sintonia di intenti e di azioni, sembra che tutto debba muoversi perch
tutto rimanga immobile.

***

Quale comportamento deve tenere il massone nella vita civile rispetto ai "profani" e ai suoi stessi fratelli.
Come si ottempera al dovere della riservatezza. Agli atti della commissione P2 (vol. I, tomo HI)
contenuta una "Sintesi delle norme" che spiega come deve comportarsi il buon massone in situazioni
delicate. Eccone alcuni stralci significativi

Sintesi delle norme


Mentre assai di rado - per non dire mai - l'uomo si venuto a trovare in situzioni tali che lo abbiano
indotto a pentirsi per non aver espresso i suoi pensieri, molto spesso stato costretto a condannare se
stesso per essersi lasciato sfuggire frasi o parole che, ad un esame retrospettivo, non avrebbe mai voluto
aver pronunciato.

Un'esperienza pi che secolare dimostra e conferma la validit e l'esattezza della massima "il
silenzio d'oro; massima che assurge a particolare valore se riferita ad un organismo - a cui sotto
l'osservanza di regole essenziali ben definite, si accede liberamente e spontaneamente - caratterizzato dalla
pi assoluta riservatezza.
...Pu anche accadergli (al massone n.d.r.) di sentirsi dire che corrono voci sulla sua appartenenza
all'istituzione (la massoneria n.d.r.) : in questo caso dovr replicare - con la massima disinvoltura e con tutta
indifferenza -, che effettivamente egli stesso era a conoscenza di queste dicerie, ma che, proprio perch le
apprezzava al loro giusto valore, non si era mai preso il disturbo di smentirle, non soltanto per la loro palese
infondatezza, ma, soprattutto, perch erano da considerarsi dei puri e semplici pettegolezzi impregnati
dalla pi crassa assurdit.

...Per una maggiore e pi assoluta sicurezza non sar mai indicato il numero degli iscritti che
prestino servizio nello stesso ente, organismo o amministrazione, e questo per ragioni cos evidenti che non
hanno necessit di commento: tutt'al pi l'elemento preposto a quel determinato ente potr venire a
conoscere i nominativi di circa un cinque per cento degli iscritti a lui sottoposti; al contrario, gli inferiori non
dovranno mai conoscere l'identit del loro superiore, a meno che questi - infrangendo le regole di sicurezza
a suo rischio e pericolo e rendendosi in tal modo passibile di ogni eventuale conseguenza - non si manifesti
spontaneamente.

...Nella sfera delle rispettive attivit professionali, tutti questi elementi che rivestano cariche e
funzioni con facolt decisionali sono tenuti a prestare aiuto ed appoggio ai loro subordinati, - meritevoli di
assistenza - per la loro soddisfazione, in quanto possibile e nell'ambito del diritto comune, delle loro
aspirazioni.

...Al fine di poter conservare la continuit della copertura dei punti di interesse previsti
dall'organigramma per i vari settori delle attivit pubbliche e private, necessario che ogni iscritto, - prima
di un suo eventuale avvicendamento da qualsiasi causa determinato, nella sfera delle sue competenze -,
segnali la "persona" che ritenga pi idonea e capace a sostituirlo.