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LEZIONE 5: DERIVATE DI ORDINE SUPERIORE

SORIN DRAGOMIR

Abstract. Si discute la simmetria delle derivate parziali del se-


condo ordine (il teorema di Schwartz). Si stabilisce unanalogo (per
funzioni di pi`u variabili reali) della formula di Taylor con resto. Si
dimostra che le funzioni differenziabili a derivate parziali del primo
ordine nulle su un dominio sono costanti. Si discute la teoria della
a delle funzioni a valori in Rm con m 2.
differenziabilit`

1. Teorema di Schwartz
Sia f : A Rn R una funzione che ammette derivate parziali in
ogni punto di A. Allora ha senso considerare le funzioni
f
gi = : A R, 1 i n.
xi
Se al loro turno le funzioni gi ammettono derivate parziali in ogni punto
di A allora potremo considerare anche le loro derivate parziali
gi
: A R, 1 i, j, n.
xj
Queste si dicono derivate parziali del secondo ordine della funzione f e
si denotano comunemente con
2f
, 1 i, j n,
xi xj
oppure con
f xi xj , 1 i, j n.
La matrice n n costruita con le derivate parziali del secondo ordine
 2 
f
Hessf (x0 ) = (x0 ) , x0 A,
xi xj 1i,jn

`e la matrice Hessiana di f nel punto x0 . Per n = 2


 
fxx (x0 , y0 ) fxy (x0 , y0 )
Hessf (x0 , y0 ) = , (x0 , y0 ) A R2 .
fyx (x0 , y0 ) fyy (x0 , y0 )
1
2 SORIN DRAGOMIR

Definizione 1. Sia f : A Rn R una funzione. Si dice che f sia


di classe C 2 in A se f ammette derivate parziali del secondo ordine in
ciscun punto di A e le funzioni 2 f /xi xj : A R sono continue in
A (1 i, j n). 
Linsieme delle funzioni f : A Rn R che sono di classe C 2 in A si
denota con C 2 (A). Si pu`o mostrare facilmente che C 2 (A) si organizza
come spazio vettoriale reale (con le usuali operazioni di addizione e di
moltiplicazione con scalari reali delle funzioni a valori reali). Susiste il
seguente
Teorema 1. Sia f C 2 (A). Allora
2f 2f
(x) = (x) , 1 i, j n,
xi xj xj xi
per ogni x A.
Il Teorema 1 si chiama il teorema di Schwartz. Esso asserisce che
le funzioni di classe C 2 possiedono derivate parziali del secondo ordine
simmetriche. Per n = 2 laffermazione `e che per ogni funzione f : A
R2 R di classe C 2 in A si ha
2f 2f
= .
xy yx
La dimostrazione del Teorema 1 si ommette. Si ricorda che una matrice
quadrata A = [aij ]1i,jn `e simmetrica se
aij = aji , 1 i, j n.
Dunque la matrice Hessiana Hessf (x0 ) di una funzione f C 2 (A) `e
simmetrica per ogni x0 A. Questa `e una propriet`a importante giacche
ogni matrice simmetrica con elementi reali ha soltanto autovalori reali e
gli autovettori corispondenti ad autovalori distinti sono perpendicolari.
Derivate parziali di ordine superiore al due si possono chiaramente
definire per ricorrenza. Perci`o si adopera il linguaggio dei multi-indici.
Un multi-indice `e un elemento = (1 , , n ) Zn tale che i 0
per ogni 1 i n. Linsieme dei multi-indici si denota con Zn+ . La
lunghezza di un multi-indice Zn+ `e il numero intero non negativo
|| = 1 + + n .
Lunico multi-indice di lunghezza || = 0 `e = (0, , 0). Tutti e soli
i multi-indici di lunghezza || = 1 sono {e1 , , en } (gli elementi della
base canonica di Rn ). Tutti e soli i multi-indici di lunghezza || = 2
sono
{ Zn+ : || = 2} = {ei + ej : 1 i, j n}.
LEZIONE 5: DERIVATE DI ORDINE SUPERIORE 3

Inoltre si pone
! = 1 ! n ! , x = x1 1 xnn ,
per ogni Zn+ e ogni x = (x1 , , xn ) Rn . Infine se Zn+ allora
si denota con
|| f
D f =
x1 1 xnn
la derivata parziale di ordine || (si intende che f `e stata derivata 1
volte rispetto alla variabile x1 , 2 volte rispetto alla variabile x2 , ecc.).

2. Formula di Taylor con resto


Sia k Z tale che k 0 e sia f : A R una funzione di classe
C k su A i.e. le derivate parziali D f : A R sono bene definite e
continue per ogni Zn+ con || k. Sia x0 A e sia R > 0 tale che
B(x0 , R) A. Considerato un punto x B(x0 , R), x 6= x0 , si definisce
la funzione
F : (R, R) R,
 
t
F (t) = f x0 + (x x0 ) , |t| < R.
kx x0 k
Chiaramente F `e di classe C k sullintervallo (R, R). Infatti se k = 0
non v`e nulla da provare (F risulta continua come composizione di
funzioni continue). Se k 1 alora
1
lim [F (t + ) F (t)] =
0
    
1 t+ t
= lim f x0 + (x x0 ) f x0 + (x x0 )
0 kx x0 k kx x0 k
ossia se si pone
t 1
p t = x0 + (x x0 ), v = (x x0 ) S n1 ,
kx x0 k kx x0 k
allora
1
lim [F (t + ) F (t)] =
0
1 f
= lim [f (pt + v) f (pt )] = (pt )
0 v
sicche la funzione F `e derivabile in ciascun punto t (R, R) e la sua
derivata F 0 (t) `e data dalla formula
 
0 f t
F (t) = x0 + (x x0 ) =
v kx x0 k
4 SORIN DRAGOMIR

n  
X f t
= x0 + (x x0 ) vi
i=1
x i kx x 0 k
ossia
n  
0 1 X
i i f t
(1) F (t) = (x x0 ) x0 + (x x0 ) .
kx x0 k i=1 xi kx x0 k
Si osservi che, nel ragionamento precedente, abbiamo utilizzato anche il
teorema del differenziale totale. Infatti poiche f sia almeno di clase C 1
segue che f sia differenziabile in ciascun punto di A. In particolare f `e
derivabile in ciascun punto di A in una qualiasi direzione e le derivate
direzionali in una direzione qualsiasi (qui v = (1/kx x0 k)(x x0 ))
sono esprimibili in termini delle derivate parziali di f .
Possiamo chiaramente iterare questo ragionamento. Precisamente se
k 2 allora possiamo applicare nuovamente la formula (1) rimpiaz-
zando dappertutto (nelle considerazioni precedenti) la funzione f con
la funzione f /xi . Precisamente se si pone
 
f t
Fi (t) = x0 + (x x0 ) , |t| < R,
xi kx x0 k
allora Fi `e derivabile e (per la formula (1) con F e f rimpiazzate dalle
funzioni Fi e f /xi rispettivamente)
n   
0 1 X
j j f t
Fi (t) = (x x0 ) x0 + (x x0 ) .
kx x0 k j=1 xj xi kx x0 k
Quindi possiamo derivare nuovamente nellidentit`a (1) i.e. nellidentit`a
n
0 1 X
F (t) = (xi xi0 )Fi (t)
kx x0 k i=1
e otttenere
n
1 X j 2f
(2) F 00 (t) = (x i
x i
0 )(x j
x 0 ) (pt ).
kx x0 k2 i,j=1 xj xi
Si deduce (per induzione incompleta)
(3) F (j) (t) =
1 X i j f
= (xi1 xi01 ) (xij x0j ) (pt ).
kx x0 kj 1i1 ,ij n
xi1 xij
per ogni numero intero 0 j k.
Esercizio 1. Si dimostri lidentit`a (3) per induzione matematica sul numero
naturale j.
LEZIONE 5: DERIVATE DI ORDINE SUPERIORE 5

In particolare per t = 0
(4) F (j) (0) =
1 X i j f
= (xi1 xi01 ) (xij x0j ) (x0 )
kx x0 kj 1i1 ,ij n
xi1 xij
per ogni 0 j k. Poiche nella somma (4) alcuni degli indici i1 , , ij
possono assumere lo stesso valore, dato un multi-indice Zn+ di
lunghezza || = j, nella somma (4) vi saranno pi` u termini contenenti
la derivata j-esima
j f
(x0 ).
(x1 )1 (xn )n
Esatamente quanti `e una questione alquanto difficile di pura combina-
toria alla quale verr`a fornita soltanto la risposta (la dimostrazione `e
difficile e poco illuminante). Sia Mj, linsieme degli (i1 , , ij )
{1, , n}j tali che (i1 , , ij ) abbia s componenti pari a s per ogni
1 s n. Si pu`o dimostrare, e ci`o costituisce la risposta al quesito
precedentemente sollevato, che la cardinalit`a di Mj, `e
j!
|Mj, | = , Zn+ , || = j.
!
Daltro canto se (i1 , , ik ) M allora
i
(xi1 xi01 ) (xij x0j ) = (x x0 ) ,
j f
(x0 ) = (D f )(x0 ),
xi1 xij
sicche la (4) diventa
1 X j!
(5) F (j) (0) = (x x0 ) (D f )(x0 )
kx x0 kj !
||=j
n
P
per ogni 0 j k. Nella somma ||=j il multi-indice Z+
varia nellinsieme dei multi-indici di lunghezza j. Poiche conosciamo le
derivate di F in origine fino allordine k possiamo scrivere la formula
di Taylo con resto k-esimo
k
X F (j) (0)
F (t) = tj + rk (t; 0).
j=0
j!
Qui rk (t; 0) denota il resto di Taylor k-esimo (con punto base t = 0)
per cui `e noto che rk (t; 0) = O(tk+1 ) per t 0 ossia
rk (t; 0)
(6) lim = 0.
t0 tk
6 SORIN DRAGOMIR

Sostituendo dalla (13) si ottiene


k
X 1 1 X j!
F (t) = j
(x x0 ) (D f )(x0 ) tj + rk (t; 0) =
j=0
j! kx x 0 k !
||=j

X (D f )(x0 )  ||
t
= (x x0 ) + rk (t; 0).
! kx x0 k
||k

In particolare per t = kxx0 k (caso in cui pt = x e quindi F (t) = f (x))


X (D f )(x0 )
(7) f (x) = (x x0 ) + Rk (x; x0 )
!
||k

dove abbiamo posto


Rk (x; x0 ) = rk (kx x0 k; 0).
Definizione 2. La formula (7) si chiama la formula di Taylor con resto
k-esimo (e punto base x0 ). 
Chiaramente (7) `e un analogo (per funzioni di n variabili reali)
dellusuale formula di Taylor con resto k-esimo (nota al lettore dalle
lezioni sulle funzioni di una variabile reale) e del resto tale formula `e
stata adoperata nella dimostrazione della (7). Si osservi infine che, per
com`e stata dimostrata, la (7) vale per ogni x B(x0 , R) A.
Immediatamente dalla (6) risulta che Rk (x; x0 ) = O(kx x0 kk+1 )
per x x0 ossia
Rk (x; x0 )
lim = 0.
xx0 kx x0 kk

Importante `e anche la seguente formula di rappresentazione del resto,


che risulta dalla formula di Lagrange per il resto k-esimo rk (t; 0). In-
fatti, com`e noto dalle lezioni di Analisi Matematica I, per ogni t
(R, R) esiste un punto [0, 1] tale che
F (k+1) ( t) k+1
rk (t; 0) = t .
(k + 1)!
La formula di rappresentazione di Lagrange vale se F `e di classe C k+1
sullintervallo (R, R). Non `e difficile convincersi che ci`o accade se si
suppone che f C k+1 (A). In particolare per t = kx x0 k (e per la
formula (3)) dopo alcune semplificazioni
F (k+1) ( kx x0 k)
Rk (x; x0 ) = kx x0 kk+1 =
(k + 1)!
LEZIONE 5: DERIVATE DI ORDINE SUPERIORE 7

X 1
= (D f )() (x x0 )
!
||=k+1
dove abbiamo posto
= x0 + (x x0 ).
Giacche [0, 1] il punto giace sul segmento (in Rn ) di estremit`a
x0 e x. Abbiamo dimostrato che esiste un punto sul segmento di
estremit`a x0 e x tale che
X (D f )()
(8) Rk (x; x0 ) = (x x0 ) .
!
||=k+1

La formula di Taylor con resto (7) assieme alla formula (8) di rapp-
resentazione del resto k-esimo sono gli ingredienti essenziali nella di-
mostrazione del seguente teorema, gi`a ennunciato nella Lezione 4.
Teorema 2. Sia Rn un dominio i.e. un insieme aperto e con-
nesso. Sia f : R una funzione le cui derivate parziali esistono in
ogni punto di e sono identicamente nulle in . Allora f `e costante
su A.
Dimostrazione. Sia L f () un valore assunto da f i.e. esiste
x1 tale che f (x1 ) = L. Si considerino gli insiemi
0 = {x : f (x) = L}, 1 = \ 0 .
Certamente 0 6= poiche x1 0 . Sia x0 0 un punto arbitrario.
Poiche 0 e `e un insieme aperto esiste R > 0 tale che B(x0 , R)
. Poiche le derivate parziali di f esistono e sono nulle in segue che
f C (). Si consideri la formula di Taylor per la funzione f con
resto di ordine k = 0 e punto base x0 i.e.
f (x) = f (x0 ) + R0 (x; x0 ), x B(x0 , R).
Per la formula di rapresentazione (8)
X (D f )(x0 )
R0 (x; x0 ) = (x x0 ) =
!
||=1
n n
X 1 X f
= (Dei f )(x0 ) (x x0 )ei = i
(x0 )(xi xi0 ) = 0
e!
i=1 i i=1
x
e quindi (poiche x0 0 )
f (x) = f (x0 ) = L, x B(x0 , R).
Dunque x 0 per ogni x B(x0 , R) i.e. B(x0 , R) 0 . Giacche x0
`e un punto arbitrario di 0 risulta che 0 sia un insieme aperto.
8 SORIN DRAGOMIR

Sia x0 1 un punto arbitrario. Allora x0 6 0 e quindi f (x0 ) 6= L


ossia f (x0 ) L 6= 0. Per il teorema della permanenza del segno delle
funzioni continue la funzione f L non si annulla su un intero intorno
di x0 i.e. esiste R > 0 tale che f (x) L 6= 0 per ogni x B(x0 , R)
ossia B(x0 , R) 1 . Poiche x0 `e un punto arbitrario di 1 segue che
1 `e un insieme aperto. Infine si ha
= 0 1 , 0 1 = , 0 6= ,
e entrambi gli insiemi 0 e 1 sono aperti. Poiche `e connesso, deve
essere 1 = e quindi 0 = ossia f assume il valore L dapperttutto.
Q.e.d.

3. La matrice di Jacobi
Sia f : A Rn Rm una funzione definita sullinsieme aperto
A Rn . Le funzioni f j : A R definite da f j = pj f (dove
pj : Rm R, 1 j m, sono le proiezioni canoniche) sono le
componenti di f e risulta che
f (x) = (f 1 (x), , f m (x)), x A.
Definizione 3. Si dice che f : A Rm `e differenziabile in x0 A se
esiste unapplicazione lineare L : Rn Rm tale che
1
lim {f (x0 + h) f (x0 ) L(h)} = 0.
h0 khk


Come nel caso m = 1 si mostra facilmente che tale L se esiste al-
` dunque lecito adottare la notazione L = dx0 f .
lora essa `e unica. E
Lapplicazione lineare dx0 f : Rn Rm si chiama il differenziale di f
in x0 . Anche nel caso m 2 il differenziale dx0 f `e legato alle derivate
parziali delle componenti di f . Si ha
Teorema 3. Sia f : A Rn Rm una funzione diferenziabile nel
punto x0 A. Allora le componenti di f ammettono derivate parziali
nel punto x0 e vale
m
X f j
(9) (dx0 f )(ei ) = (x0 ) e0j , 1 j m.
j=1
xi

Qui {e1 , , en } Rn e {e01 , , e0m } Rm sono le basi canoniche di


Rn e Rm rispettivamente. La dimostrazione del Teorema 3 si ommette.
LEZIONE 5: DERIVATE DI ORDINE SUPERIORE 9

Facciamo invece una discussione delle n formule (9). La matrice


 j 
f
Jf (x0 ) = (x0 ) =
xi 1jm, 1in

f 1 f 1 f 1

x1 (x0 ) x2 (x0 ) xn (x0 )


f 2 f 2 f 2
(x0 ) (x0 ) (x0 )

x 1 x 2 x n

=


.. .. ..


. . .


f m f m f m
(x0 ) (x0 ) (x0 )
x1 x2 xn
si chiama la matrice di Jacobi di f calcolata nel punto x0 . Per la formula
(9) la matrice di Jacobi Jf (x0 ) `e la matrice asssociata allapplicazione
lineare dx0 f : Rn Rm e alle basi {ei : 1 i n} e {e0j : 1 j m}.

4. Differenziali di funzioni composte


Si considerino le applicazioni f : A Rn Rm e g : Rm Rp .
Ha senso comporre le applicazioni f e g e produrre una terza appli-
cazione h = g f : A Rp data da h(x) = g(f (x)) per ogni x A.
Discuteremo ora come la differenziabilit`a di h si lega a quella delle
applicazioni f e g. Anche per n = m = p = 1 largomento `e fonda-
mentale. Si ricorda che date due funzioni f : (a, b) R e g : R R
se f `e derivabile nel punto x0 (a, b) e g `e derivabile nel punto f (x0 )
allora anche la loro composizione g f : (a, b) R `e derivabile nel
punto x0 e inoltre (g f )0 (x0 ) = g 0 (f (x0 ))f 0 (x0 ). La discussione della
differenziabilit`a delle funzioni composte di pi` u variabili reali `e analoga
(rimpiazzando le derivate usuale con le matrici di Jacobi delle funzioni
f e g e il prodotto di numeri reali col prodotto matriciale). Infatti
susiste il seguente
Teorema 4. Siano le funzioni
f g
Rn A Rm Rp
tale che f sia differenziabile nel punto x0 A mentre g `e differenzia-
bile nel punto f (x0 ) Rm . Allora la funzione composta h = g f `e
differenziabile in x0 e
(10) dx0 h = (df (x0 ) g) (dx0 f ).
10 SORIN DRAGOMIR

In particolare le matrici di Jacobi di f, g e h = g f soddisfano


(11) Jh (x0 ) = Jg (f (x0 ))Jf (x0 ).

` comune riassumere la parte quantitativa del Teorema 4 (ossia la


E
formula (10)) con lausilio dei diagrammi commutativi
f dx f
A Rm Rn
0
Rm
k g k df (x0 ) g
gf dx h
A Rp Rn
0
Rp
La dimostrazione della formula (10) `e ommessa. Mostriamo invece
come (11) si deduce dalla (10). Siano {e1 , , en } Rn , {e01 , , e0m }
Rm e {e001 , , e00p } Rp le basi canoniche di Rn , Rm e Rp rispettiva-
mente. Inoltre siano (x1 , , xn ) e (y 1 , , y m ) le coordinate Carte-
siane su Rn e Rm rispettivamente. Dalla formula (9) applicata anche
alle funzioni g e h risulta che
n
X f j
(12) (dx0 f )ei = (x0 )e0j , 1 i n,
j=1
xi

p
X g k
(13) (df (x0 ) g)e0j = (f (x0 ))e00k , 1 k p,
k=1
y j

p
X hk
(14) (dx0 h)ei = (x0 )e00k , 1 i n.
k=1
xi
Dalla formula (10) risulta che (per la (12) e per la linearit`a dellapplicazione
df (x0 ) g : Rm Rp )
m
X f j
(dx0 h)ei = (df (x0 ) g) [(dx0 f )ei ] = (x0 )(df (x0 ) g)e0j .
j=1
xi

Si sostituisca ora dalla (13). Si ottiene


p
m X
X f j g k
(dx0 h)ei = i
(x0 ) (f (x0 ))e00k .
j=1 k=1
x y j

Paragonando con (14) si ha


p p
m X
X hk X f j g k
(x0 )e00k = (x0 ) (f (x0 ))e00k
k=1
xi j=1 k=1
x i y j
LEZIONE 5: DERIVATE DI ORDINE SUPERIORE 11

ossia
p
" m
#
X hk X f j g k
(15) i
(x0 ) i
(x0 ) j (f (x0 )) e00k = 0, 1 i n.
k=1
x j=1
x y
Si considerino gli scalari
m
hk X f j g k
ki = (x 0 ) (x 0 ) (f (x0 )),
xi j=1
x i y j

ik R, 1 i n, 1 k p.
Allora lidentit`a (15) diventa
p
X
ki e00k = 0, 1 i n.
k=1

Questa `e una combinazione lineare nulla dei vettori della base canonica
di Rp . Daltro canto {e00k : 1 k p} `e un sistema libero sicche lunica
combinazione lineare nulla dei vettori {e00k : 1 k p} `e quella coi
coefficienti tutti nulli. Dunque
ki = 0, 1 i n, 1 k p,
ossia
m
hk X f j g k
(16) (x 0 ) = (x 0 ) (f (x0 )),
xi j=1
xi y j

1 i n, 1 k p.
Richiamiamo ora la nozione di prodotto matriciale. Se
A = [aji ]1jm, 1in , B = [bkj ]1kp, 1jm ,
sono due matrici rettangolari di tipo m n e p m (ossia A ha m righe
e n colonne mentre B ha p righe e m colonne) allora `e bene definita la
matrice prodotto C = BA i cui elementi
C = [cki ]1kp, 1in
sono dati dalle formule
m
X
(17) k
ci = bkj aji , 1 k p, 1 i n.
j=1

Paragonando le identit`a (16) e (17) si deduce che


Jh (x0 ) = Jg (f (x0 ))Jf (x0 ).
Q.e.d.
12 SORIN DRAGOMIR

Un caso particolare importante, che desideriamo presentare in det-


taglio qui di seguito, `e quello delle curve in Rn composte con appli-
cazioni scalari di n variabili reali.
Definizione 4. Unapplicazione continua : (a, b) Rn si dice curva
in Rn . Se n = 2 si dice che `e una curva piana mentre se n = 3 si dice
che `e una curva sghemba. Linsieme = {(t) Rn : a < t < b} `e il
sostegno della curva . 
Siano i = pi : (a, b) R le componenti della curva sicche
= ( 1 , , n ). Sia f : A Rn R una funzione differenziabile
in ciascun punto dellaperto A. Si supponga inoltre che i) : (a, b)
Rn sia unapplicazione differenziabile in ciascuon punto dellintervallo
(a, b) R e che ii) (t) A per ogni t (a, b) i.e. il sostegno della
curva `e contenuto nel dominio di definizione della funzione f . Alla
composizione f : (a, b) R si applica dunque la formula (11) (dove
n, m e p si rimpiazzano rispettivamente con 1, n e 1). Si osservi che
f `e una funzione reale di una variabile reale. Tuttavia la formula
interessante (19) non si pu`o dedurre senza lausilio della teoria della
differenziabilit`a per le funzioni di pi`
u variabili reali. Ecco i dettagli. Sia
t0 (a, b). Siccome : (a, b) Rn `e diferenziabile in t0 e f : A R `e
differenziabile in f ((t0 )) si pu`o applicare il Teorema 4 e quindi
(18) Jf (t0 ) = Jf ((t0 ))J (t0 ).
Daltra parte
d 1

dt (t0 )


d 2
(t0 )
 
dt
f f
J (t0 ) = , Jf ((t0 )) = ((t0 )), , n ((t0 )) ,

x1 x
..


.


d n
(t0 )
dt
Jf (t0 ) = [(f )0 (t0 )] .
Lultima `e una matrice con una riga e una colonna. Dalla (18) segue
che
n
0
X f d j
(19) (f ) (t0 ) = ((t 0 )) (t0 ).
j=1
xj dt
LEZIONE 5: DERIVATE DI ORDINE SUPERIORE 13

Se = (1 , 2 , 3 ) : (a, b) R3 `e una curva sghemba e f : A R3 R


una funzione scalare di tre variabili reali allora (19) diventa la seguente
formula (famigliare nella meccanica razionale)
f f f
(20) (f )0 (t) = ((t))10 (t) + ((t))20 (t) + ((t))30 (t)
x y z
per ogni t (a, b).
Esempio 1. Sia : R R3 la curva sghemba data da
(t) = (et , sin t, cos t), t R.
3
Sia inoltre f : R R la funzione data da
f (x, y, z) = xz y sin x, (x, y, z) R3 .
Possiamo adoperare la formula (20) per il calcolo della derivata (f
)0 (t). Infatti
f f f
= z y cos x, = sin x, = x,
x y z
10 (t) = et , 20 (t) = cos t, 30 (t) = sin t.
Dunque
f
((t)) = cos t sin t cos et ,
x
f f
((t)) = sin et , ((t)) = et ,
y z
e concludiamo che
(f )0 (t) = cos t sin t cos et et sin et cos t et sin t.
 

Possiamo verificare il risultato ottenuto calcolando per prima la com-


posizione
(f )(t) = f (et , sin t, cos t) = et cos t sin t sin et
e poi la derivata usuale rispetto a t. 
Definizione 5. Sia : (a, b) Rn una curva in Rn tale che ogni
componente i : (a, b) R sia una funzione derivabile in ciascun
punto t (a, b). Il vettore (t)
= (10 (t), , n0 (t)) Rn si dice
vettore tangente in (t) alla curva . 
Si osservi che la formula (19) si pu`o scrivere
(f )0 (t0 ) = (Df )((t0 )) (t
0)
ossia (f )0 (t0 ) `e il prodotto scalare fra il gradiente Df = (fx1 , , fxn )
calcolato nel punto (t0 ) e il vettore tangente a nel punto (t0 ).