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S.

FOCARDI
l. MASSA
A. UGUZZONI

Dipartimento di Fisica
dell'Università di Bologna

.YNIVERSITA' DI BOlOGNA
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CASA EDITRICE AMBROSIANA

PREFAZIONE

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La recente riforma degli studi universitari ha generalmente comportato una
nuova collocazione temporale e una diversa strutturazione dei contenuti di
gran parte delle discipline, determinando inoltre la distribuzione su più moduli
di quello che era il contenuto dei tradizionali corsi annuali.
Sotto questo aspetto, la situazione degli insegnamenti di Fisica tenuti in
Atenei e in corsi di laurea differenti non è del tutto assestata e occorrerà
ancora del tempo per un'ampia convergenza su strutture e programmi dei
vari moduli. L' impostazione e il contenuto di questo volume, che viene
pubblicato in una fase ancora di transizione, cercano tuttavia di rispondere
alle prevedibili esigenze di base di un corso di Elettromagnetismo per le
facoltà scientifiche.
Abbiamo adottato una struttura a più livelli: in ciascun capitolo a una parte
con un contenuto più generale, e anche più elementare, fanno seguito due
sezioni, una dedicata ai complementi, l'altra agli approfondimenti. Una tale
struttura lascia al docente una notevole autonomia di scelta, permettendogli
anche di privilegiare alcuni aspetti più specialistici, se consoni alle finalità
del suo insegnamento, eventualmente a scapito di argomenti di carattere più
generale.
Dal punto di vista dello studente, i livelli sono in realtà molto spesso
quattro: in diverse occasioni, infatti, al fine di alleggerire la trattazione e
accrescere il numero degli esempi di facile soluzione, ci siamo limitati ad
anticipare i risultati nel .corpo centrale . del testo, rinviando alla soluzione
degli esempi per la dimostrazione formale. Affrontare gli esempi costi-
tuisce un banco di prova insostituibile per lo studente,· perché gli o'ffre la
possibilità di autovalutarsi: purché naturalÌnbnt~ 'egli si impegni davvero
a risolverli, ricorréndo alla soluzione solo se si rende necessario l' aiuto
del libro.

~ ' ,' ..
·

Prefazione ISBN 88-408-0963-5

Tutto ciò richiede impegno personale, che va dedicato anche a sviluppare la
precisione del linguaggio, un indice non trascurabile della chiarezza delle
proprie idee: nessun professore, per quanto brillante, e nessun libro, per
quanto ben fatto, potranno mai sollevare gli studenti dal compito, che loro
resta, di assimilare le idee portanti della disciplina.
La ricerca delle leggi fondamentali della Fisica, che per la loro generalità
possiedono anche un profondo significato filosofico, si è sviluppata attraverso
un affascinante processo che ha coinvolto un grande numero di sperimentatori
e molte fra le menti più geniali della storia dell'umanità, e che ha portato
all'affermazione definitiva del metodo di indagine scientifica della realtà.
Uno degli aspetti più importanti della Fisica, che s.econdo noi deve riflettersi
in forma adeguata anche nel suo insegnamento, è proprio la capacità di fare
acquisire tale modo di ragionare, che sta alla base di tutte le scienze, siano esse
pure, sperimentali o tecnologiche. L'esigenza di un'efficace trasmissione di
questi strumenti intellettuali alle giovani generazioni è ancor più sentita in
questo particolare momento storico, in cui sembrano voler prevalere tendenze
irrazionali e antiscientifiche.
Nello scrivere in quest'ottica un libro di Fisica per l'Università, da un lato
si deve far fronte alla necessità di un sufficiente rigore, dato che, specie in
ambito scientifico, l'eccessiva semplificazione è spesso fuorviante e dà solo
l'illusione della comprensione; d'altro canto, non si può trascurare la sempre
maggiore interazione fra sistema formativo e mondo della produzione, che
sta imponendo profonde trasformazioni a strutture e metodi della didattica
universitaria. In questo contesto, non risulta facile conciliare tutte le esigenze,
individuando inoltre gli strumenti appropriati per rendere accattivanti le
materie di studio e per aiutare gli studenti ad acquisire solide conoscenze
di base in un tempo ragionevole.
Nello sviluppare gli argomenti trattati si è cercato di dare particolare
risalto ad alcuni aspetti peculiari della disciplina:

• la Fisica si basa sempre sull'esperienza;
• la Fisica descrive il mondo reale mediante modelli e schematizzazioni;
• i modelli non possono essere in contrasto con l'esperienza, e valgono
solo in quanto permettono di comprendere i fatti reali;
• le teorie fisiche continuano a subire un'evoluzione, che ha portato nel
tempo a estenderne o a !imitarne la validità;
• l'applicazione delle leggi della Fisicg nella soluzione dei problemi richiede
un'appropriata impostazione e una ben precisa metodologia.

Naturalmente, al di là delle buone intenzioni, non sempre è stato possibile
rendere esplicite, nel corso del volume, tutte queste linee guida. Lo studente
attento potrà tuttavia cogliere il tentativo di sviluppare ciascun argomento
l~ngo una di esse, generalmente la più adatta. .
Gli argomenti sono presentati a un livello che richiede una buona cono-
scenza della Matematica: generalmente, ogni corso di Elettromagnetismo
è preceduto da un corso di Meccanica e da corsi di Analisi matematica.
D' altro canto, una trattazione di livelfo generale e che poggi su rigorose
basi formali, pur dando inizialmente la sensazione di ·maggiore difficoltà,
si traduce invece in una notevole economia intellettuale, perché permette di
non affrontare in modo indipendente tutti i casi particolari e le varie appli -
cazioni. L'esperienza derivante da molti anni di insegnamento ci suggerisce
di consigliare allo studente di curare, fin dalle prime battute, l'acquisizione

~ .... . ' lf. ,_ . .

SBN 88-408-0963 -5 Prefazione VII

dei concetti, anche di quelli che possono sembrargli elementari, verificando
di essere riuscito a farli propri.
Ci è gradito esprimere un caloroso ringraziamento al dr. Romano Serra,
cui dobbiamo le fotografie pubblicate nel volume e alla dr. Natalia Nanni,
per il prezioso lavoro di redazione.
Siamo consapevoli dell'impossibilità di eliminare totalmente ogni errore
e di superare indenni il vaglio di tutte le esigenze alle quali ogni docente
(noi inclusi) è particolarmente sensibile, soprattutto nel momento in cui,
con un pizzico di accademica perfidia, apre un nuovo libro. Ringraziamo
quindi in anticipo coloro che ci segnaleranno imprecisioni e refusi, o che
vorranno contribuire a migliorare quest'opera soprattutto attraverso le loro
critiche. Chi ha accesso alla posta elettronica può rivolgersi a chiunque di
noi all'indirizzo @bo.infn.it preceduto dal cognome.

Gli Autori

INDICE

CAPITOLO 1 FENOMENI ELETTRICI

Compendio l
1-1 Introduzione 2
1-2 Forze elettrostatiche 3
1-3 Induzione elettrostatica 6
1-4 La cari,ca elettrica 9
1-5 La Legge di Coulomb 11
1-6 Campo elettrostatico nel vuoto 12
1-7 La Legge di Gauss 21
1-7-1 Flusso di un campo vettoriale 21
l-7-2 Angolo solido 22
1-7-3 Flusso del campo elettrostatico 23
1-7-4 Linee di forza del campo 26
1-7-5 Applicazioni della Legge di Gauss 27
1-7-6 Forma locale della· Legge di Gauss 30
1-8 Moto di particelle in campi elettrostatici - l
32
COMPLEMENTI 1-9 Esperimento di .wt:ii~*an 36
1-10 Dipendenza dalla distanza della Legge di Coulomb 38

x Indice ISBN 88-408-0963-5

1-11 La struttura della materia 39
1-12 Sistemi di unità di misura 42
Riepilogo di alcune relazioni significative 44

CAPITOL02 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO

Compendio 45
2-1 Carattere conservativo del campo elettrostatico 45
2-1-1 Campi conservativi e potenziale 45
2-1 -2 Potenziale del campo coulombiano 46
2-1-3 Potenziale del campo prodotto da una distribuzione di cariche 47
2-1-4 Definizione operativa del potenziale elettrostatico 48
2-2 Calcolo del potenziale in alcuni casi notevoli 49
2-2-1 Potenziale del campo prodotto da un dipolo 49
2-2-2 Potenziale del campo di un disco uniformemente carico 51
2-2-3 Potenziale di un filo uniformemente carico 51
2-2-4 Calcolo di differenze di potenziale mediante l'integrale di
linea del campo 53
2-3 Calcolo del campo dal potenziale 56
2-4 Energia potenziale e moto di particelle cariche 60
2-4-1 Energia potenziale ed equilibrio nei campi elettrostatici 63

2-5 La seconda equazione di Maxwell per il campo elettrostatico 65
2-6 Equazioni di Poisson e di Laplace 67
COMPLEMENTI 2-7 Campo elettrostatico del dipolo 69
2-8 Potenziale di una distribuzione di carica a simmetria sferica 70
APPROFONDIMENTI 2-9 Sviluppo del potenziale in serie di multipoli 73
2-10 I problemi di Dirichlet e di Neumann 78
Riepilogo di alcune relazioni significative 79

CAPITOLO 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI

Compendio 81
3-1 Campo elettrostatico nei conduttori 82
3-1-1 Campi e cariche nei conduttori 82
3-1-2 Conduttore cavo e schermo elettrostatico 84
3-1-3 Campo nelle vicinanze di un conduttore metallico 85
3-1-4 Pressione elettrostatica 88
3-2 Potenziale e capacità dei conduttori 89
3-3 Un sistema di più conduttori 94

3-12 Campi nei dielettrici Riepilogo di alcune relazioni significative 126 131 CAPITOLO 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE Compendio 133 4-1 Intensità di corrente 134 4-2 Conservazione della carica elettrica 137 4-3 La legge di Ohm 140 4-4 Modello classico della conduzione 141 4-5 Resistenze elettriche 144 4-6 Generatori di forza elettromotrice 147 4-7 Le leggi di Kirchhoff 153 4-8 Misure di corrente. .:. . APPROFONDIMENTI Schermo_?l-éttrostatico 123 3-11 Stabilità dei.e>nduttori carichi 124 . -~ ISBN 88-408-0963-5 Indice XI -~---1 '--1--1- 3-4 Condensatori 95 3-4-1 Il condensatore sferico 96 3-4-2 Condensatori piano e cilindrico 98 3-4-3 Sistemi di condensatori 100 3-5 Energia elettrostatica di un condensatore carico 103 3-5-1 Forze fra le armature di un condensatore 106 3-6 Condensatori con dielettrico 109 3-7 Elementi di elettrostatica nei dielettrici 111 3-7-1 Polarizzazione nei dielettrici 111 3-7-2 Introduzione ai campi elettrici nella materia 114 COMPLEMENTI 3-8 Condizioni al contorno 116 3-9 Energia elettrostatica 117 3-9-1 Sistemi di cariche 117 3-9-2 Densità di energia del campo 119 ~10 3-9-3 Energia elettrostatica nei dielettrici 121 ._<. tensione e resistenza 155 4-9 Trasporto a distanza dell'energia elettrica 158 4-10 Fenomeni non stazionari 159 COMPLEMENTI 4-11 Conduzione nei liquidi 162 4-12 l Conduzione nei gas 163 4-13 Effetti termoelettrici 164 APPROFONDIMENTI 4-14 Celle fotovoltaiche 166 4-15 Celle a combustibile 167 4-16 Superconduttività 169 .

XII Indice ISBN 88-408-0963-5 Riepilogo di alcune relazioni significative 170 CAPITOLO 5 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI Compendio 171 5-1 Il magnetismo 172 5-2 Gli esperimenti di Oersted e Ampère 174 5-3 Forza di Lorentz e campo magnetico 175 5-4 Campo magnetico prodotto da correnti stazionarie 176 5-5 Forze magnetiche su circuiti percorsi da corrente 179 5-6 Le sorgenti di B 181 5-7 La Legge di Ampère e il rotore di B 181 5-8 Campo magnetico prodotto da una carica in moto 188 5-9 Moto di particelle cariche in campi magnetici 189 5-10 Effetto Hall 193 5-11 Equivalenza fra spire e aghi magnetici 195 COMPLEMENTI 5-12 Proprietà magnetiche della materia 199 5-13 Amperometri e galvanometri · 207 5-14 Elettrostatica e magnetostatica 208 APPROFONDIMENTI 5-15 Risonanza magnetica nucleare 209 5-16 Il potenziale vettore 210 Riepilogo di alcune relazioni significative 213 CAPITOL06 CAMPI ELETTROMAGNETICI Compendio 215 6-1 La legge di Faraday dell'induzione 216 6-2 Induzione dovuta al moto relativo 219 6-3 Induzione di trasformazione . 224 6-4 Il rotore di E 225 6-5 Mutua induzione e autoinduzione 226 6-5-1 Correnti di Foucault 231 6-6 Induttanze in serie e in parallelo 232 6-7 Densità di energia del campo magnetico 233 - 6-8 Circuiti oscillanti 235 6-9 Fenomeni transitori 236 6-1 O Le equazioni di Maxwell 238 6-10-1 La Legge di Ampère-Maxwell 239 6-10-2 Leggi fondamentali dell'elettromagnetismo 24~ .

r ISBN 88-408-0963-5 ' indice •' XIII ~ì COMPLEMENTI 6-11 Il betatrone 242 6-12 Correnti alternate 245 6-12-1 Potenza in circuiti a corrente alternata 249 6-13 Filtri 250 6-14 Trasformatori 253 6-15 Misure in corrente alternata 254 APPROFONDIMENTI 6-16 Coefficiente di mutua induzione 256 6-17 Energia nei campi magnetici 257 6-18 Onde elettromagnetiche nel vuoto 258 6-19 Potenziali elettromagnetici e potenziali ritardati 259 / Riepilogo di alcune relazioni significative 261 CAPITOL07 ONDE ELETTROMAGNETICHE Compendio 263 7-1 Introduzione 264 7-1 -1 La scoperta delle onde elettromagnetiche 264 7-2 Equazione delle onde elettromagnetiche nel vuoto 265 7-3 Onde piane 267 7-3-1 Onde sferiche 268 7-3-2 Onde piane monocromatiche. 269 7-4 Campi elettrici e magnetici nelle onde piane 271 7-5 Energia e impulso nei campi elettromagnetici 276 7-5-1 Teorema di Poynting e densità di energia 276 7-5-2 Densità di impulso del campo elettromagnetico. 279 7-5-3 Energia trasportata dalle onde elettromagnetiche 280 7-5-4 Impulso trasportato dalle onde elettromagnetiche 281 COMPLEMENTI 7-6 Emissione di radiazione elettromagnetica da cariche accelerate 285 7-7 Irraggiamento di una carica oscillante e radiazione di dipolo 291 7-8 Lo spettro elettromagnetico 296 5 Riepilogo di alcune relazioni significative 298 5 l 2 3 5 .

espressa dalla Legge di Coulomb. Vengono riportate informazioni elementari sulla struttura della materia. Si estende il Sistema di misura Internazionale alle grandezze elettriche. Mediante la forza esercitata su una carica di prova. discreta o continua. viene introdotta una delle equazioni fondamentali dell'Elettromagnetismo. cariche di segno contrario si attraggono. viene definito il campo elettrostatico prodotto da una singola carica e quello di una distribuzione di cariche. Viene discussa l'importanza della dipendenza della Legge di Coulomb dall'inverso del quadrato. mediante l'equazione della Dinamica. dipende dai valori delle due cariche. La Legge di Gauss permette di determinare agevolmente il campo elettrostatico per le configurazioni di cariche che presentano particolari situazioni di simmetria. sia in forma integrale sia differenziale. relativo alla determinazione del valore della carica elemen- tare. vengono illustrati i fenomeni di elettrizzazione per strofinio.della distanza fra le cariche. in particolare alla carica elettrica. si introducono anche i sistemi di unità di mi- sura CGS elettrostatico e CGS elettromagnetico. Data la definizione di flusso di un campo vettoriale. Si mostra come può essere studiato il moto di particelle cariche in campi elettrostatici noti. chiamate con- venzionalmente positive e negative: cariche dello stesso segno si respingono.CAPITOLO 1 FENOMENI ELETTRICI Compendio Dopo una breve introduzione relativa all'elettricità. La forza fra cariche elettriche. per contatto e per induzione. la Le[Jge di Gauss. Si descrive l'esperimento di Millikan. . Esistono cariche di due segni. dal mezzo fra esse interposto e dall'inverso del quadrato della loro distanza. al magnetismo e alla loro unifiéazione.

Muovendoci nell'ambito della comune esperienza.e elettriche e l'altro di quelle magnetiche.a energia o problemi di frontiera della Fisica. Essendo stati ricondotti gli effetti magnetici all'azione di correnti elettriche. dal cui nome greco f]Àt:XTQOV (élektron) ebbe origine verso il 1600 d. sulla strada tracciata da Galileo.CAP 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5 1-1 Introduzione Il contenuto del libro riguarda l'Elettromagnetismo. ma an- che le reazioni chimiche e i processi biologici sono essenzialmente guidati dalle leggi dell'Elettromagnetismo: la vita è dunque possibile in conse- guenza dell'azione delle forze che tratteremo in questo libro. nel tentativo di interpretare gli effetti osservati con forze di tipo meccanico e dalla difficoltà ad accettare l'esistenza di interazioni a distanza. In un testo di Fisica generale non potremo naturalmente trattare questo aspetto. erano noti gli effetti di attrazione ottenuti strofinando l'ambra. che interessa solo particolari fenomeni legati a interazioni di particelle ad altissim. la parola «elettricità». venne strettamente connessa all'Elettromagnetismo. ci preme invece sot- tolineare l'importanza dei fenomeni elettromagnetici per la vita degli esseri viventi e per la possibilità (almeno per l'umanità) di renderla confortevole. La scoperta di Carlo Rubbia dei bosoni vettoriali Z0 . dedicati allo studio l'uno delle for:z. come strumento importante per la navigazioné. Tuttavia. unificando la forza nucleare debole e l'Elettromagnetismo. a quella nucleare forte e alla nucleare debole) è una delle quattro interazioni fondamentali della Fisica. troppo spesso nel passato invocati per mascherare la mancata comprensione dei processi. ed essendo queste ultime determinate dal moto delle cariche. quale l'unificazione delle diverse forze. Per questo motivo si parla oggi di forza elettro- debole e non più di quattro. grande e importante capitolo della Fisica. a tale proposito. le forze di attrito e quelle elastiche. come documentato dal libro De Magnete pubblicato nel 1600 da William Gilbert. Fin dal 600 a. ma di tre interazioni fondamentali. w+ e w. Occorreva anche lasciare alle proprie spalle i tentativi di spiegare effetti dinamici mediante moti vorticosi di fluidi non meglio identificati. anche l'ottica. Numerosi fenomeni che normalmente vengono presentati e discussi in altre parti di un corso di Fisica sono riconducibili ad azioni di tipo elettrico: a solo titolo di esempio ricordiamo. fin dal XII secolo.C. Le ricerche scientifiche furono rese difficili dalla tendenza di allora a ricorrere al mec- canicismo. Le ricerche della seconda metà dell'Ottocento e la mirabile sintesi di Maxwell condussero all'unificazione di fenomeni apparentemente diversi fra loro in un solo. fino ad allora un capitolo a sé stante della Fisica. la formalizzazione delle osservazioni e il conseguente sviluppo delle conoscenze richiedevano il ri- corso al metodo sperimentale.ha consentito di verificare le previsioni di importanti modelli teorici.C. Si conoscevano anche azioni dinamiche di natura magnetica: la bussola era nota e utilizzata. Atomi e molecole esistono in virtù dell'interazione elettromagnetica. Le conoscenze di magnetismo progredirono più rapidamente di quelle relative all'elettricità. una parte della Fisica suddivisa in passato in due capitoli diversi. . Poiché la luce si propaga per onde elettromagnetiche. tutto l'Elettromagnetismo diventò interpretabile mediante la mutua azione fra cariche ferme o in moto relativo. alle quali sono riconducibili tutti i tipi di forze note. La forza elettrica (assieme alla forza gravitazionalè.

correnti elettriche..ima utilizzando un pendolo di torsione. il forno elettrico in cui si cucinano.Gli effetti non sono sempre della :i di stessa intensità. sistema sperimentale (fig. 1-1) consiste di un pendolo di torsione.ola dai luoghi in cui viene trasformata (da altre forme in elettrica) a quelli di r la utilizzazione (case.. ·erse sot- ~·· ssen m le. per esempio. il laser. 1 an- idati 'nse- ~rosl Per facilitare la comprensione del fenomeno è conveniente operare con ti di bacchette di due tiwi: vetro e plastica. Per questo occorre predisporre un sistema che Goto permetta di passare dalle osservazioni elementari al modello. fetti 1-2 Forze elettrostatiche ppo dei Forze elettrostatiche si manifestano. ma dipendono dalla scelta dei materiali. quando due materiali diversi vengono strofinati l'uno contro l'altro. ferrovie.).. che gli chiedeva lumi sulle possibili applicazioni dei l ri- risultati delle sue ricerche: "Non so. effettuata una taratura. le . Gli effetti dovuti allo strofinio. l'esistenza di forze anche di debole intensità. ~n te Un giorno Michael Faraday. che permettono anche un facile trasporto dell'energia . fabbriche. rispose al ministro delle elle · finanze del suo paese. il telefono. da questo. cioè di 1 essa un filo cui viène appesa una bacchetta A di un determinato materiale: a questa si può avvicinare una seconda bacchetta B sostenuta dalla mano dello eare sperimentatore. Un buon tic a. Tutto eco ciò (e altro ancora) è reso possibile da un'importante caratteristica delle tà». sono GOti solo alcuni esempi delle applicazioni pratiche dell'Elettromagnetismo. . anche stati se questa può rappresentare un ottimo punto di partenza per giungere a :n do conclusioni quantitative oppure alla formulazione di un'ipotesi capace di smo giustificare i fatti osservati. Ovviamente la i fra Fisica non può limitarsi alla semplice osservazione del fenomeno. Avendo avuto cura di evitare lo solo strofinio con altri materiali. la forza con cui B agisce iella su A fa ruotare la ba~chetta A di un certo angolo. ecc. vengono esaltati se si fa uso di un panno di seta con le bacchette di vetro e . Il grande vantaggio di ~a di re le questo dispositivo è la sua notevole sensibilità che consente di mettere in evidenza. uno degli scienziati che ha dato contributi 1ete fondamentali allo sviluppo dell'Elettromagnetismo. il calcolatore.)63-5 ISBN 88-408-0963-5 1-2 . Aveva visto lontano! l ec- tipo oza. invece. qualora ve ne siano. la prima importante osservazione sperimentale 1elle è l'assenza di forze fra tali bacchette. il televisore che ci informa di ciò elle che ·avviene attorno a noi.FORZE ELETTROSTATICHE 3 L'ascensore che ci solleva dalla fatica di salire a piedi le scale.ica lampade che rendono confortevole la sera. ------- . ma certo un giorno i suoi successori ·che vi imporranno delle tasse". Se c'è ~nterazione fra le bacchette. si può ottenere l'intensità della forza. il frigorifero in cui si conservano gli alimenti. la radio. bole ttro- FIGURA 1-1 :esto Azioni dovute alle forze elettrosta- che tiche possono essere osservate A .

L'esistenza di forze sia attrattive sia repulsive può essere spiegata sola- mente ipotizzando che lo strofinio produca effetti diversi. dopo aver strofinato gli estremi delle bacchette fra loro vicini. e la posizione dei due Strofinando fra loro· due di que. piombo Il comportamento della plastica (non riportata in tabella) è del tutto simile a seta quello dell'ebanite. alluminio e rame. i materiali pelle umana metallici (piombo. il secondo di segno negativo. Dalla convenzione iniziale discendono. diciamo che si libera una carica po- sitiva sul vetro e negativa sulla plastica.sui poli delle pile: la convenzione opposta avrebbe portato a sti materiali. e introducendo l'ulteriore proprietà secondo cui elettrizzazioni diverse danno luogo a forze attrattive. i segni della TABELLA 1-1 carica dell'elettrone (negativa) e dei nuclei (positiva). come si può dimostrare . scambiare fra loro i due simboli sui poli delle pile. per ogni coppia di materiali fra loro diversi. celluloide Lo strofinio provoca il trasferimento di carica da un corpo all'altro: entrambi caucciù i corpi si elettrizzano. b) le bacchette si respingono se entrambe sono di vetro oppure di plastica. Si faccia attenzione al fatto che questa convenzione è puramente simbolica. tradizionalmente chiamati elettrizzazione vetrosa (per il vetro) e resinosa (per la plastica). ~ P. mentre elettrizzazioni uguali si traducono in effetti repulsivi. vamente. ma è più generale: esso si verifica. 1-2). non manifestano fenomeni ambra di elettrizzazione. lana tali materiali che vengano strofinati fra di loro: quello che si trova più in quarzo alto nella tabella si carica di segno positìvo. nel senso che si sarebbe potuta effettuare la scelta opposta (chiamare negativa la carica che si libera sul vetro e positiva quella che si libera sulla plastica) senza che nulla di sostanziale mutasse. segni + e . positive e negative. I fenomeni così verificabili (fig. per esempio. Oggi. con Serie triboelettrica maggiore o minore intensità. con cariche di segno opposto. quello che occupa la posizione più in alta in tabella si chiamare positiva la carica degli elettroni e negativa quella dei nuclei. rame Le osservazioni sperimentali sono quindi coerenti con l'ipotesi che esistano ebanite due tipi di cariche elettriche. Per motivi che saranno chiariti nel seguito. è particolarmente utile una tabella pelliccia di coniglio come la 1-1. in tabella) devono essere sostenuti alluminio cotone mediante un supporto di plastica (o di altri materiali detti isolanti) e non legno tenuti direttamente in mano. La successione con cui vi compaiono le varie sostanze consente vetro di prevedere i segni delle cariche che si manifestano su coppie di oggetti di . più semplicemente. vetro plastica vetro di una pelle di coniglio con quelle di plastica. 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5 A GURA 1-2 ::Offerti attrattivi e repu lsivi fra bacchette di vetro e di plastica. Il fenomeno dell'elettrizzazione per strofinio (triboelettricità) non è li- mitato alle coppie sopra descritte. amianto Per riassumere questa fenomenologia. l'altro negati. e a carica positivamente. che normalmente nei corpi si zolfo compensano (prova ne sia l'assenza di forze fra due bacchette non strofinate). In caso contrario. sono i seguenti: a) le bacchette si attraggono se una delle due è di plastica e l'altra di vetro.

Perché questo avvenga. occorre utilizzare due o più corpi metallici. allontanando stenuti quelle dello stesso segno. 1-3). 163-5 ISBN 88-408-0963-5 1-2 FORZE ELETTROSTATICHE 5 osservando l'attrazione fra una bacchetta sospesa al filo e il materiale con cui è stata strofinata. . In questo caso. è legato a una maggiore o minore relativa affinità dei vari composti verso le cariche negative. FIGURA 1-4 un trasferimento di carica dalla bacchetta alla sferetta. se si dispone di tre lente corpi uguali. si può . Se le si iversi. Il fatto che le varie sostanze possano essere ordinate in una scala. appesa a un filo sottile. per simmetria). che quindi viene ad lnterazioni attrattive a) o repulsive t tram bi b) di una pallina di sambuco con avere una carica dello stesso segno di quella della bacchetta: questo provoca ostrare un corpo carico. cariche di segno contrario si attraggono. Infine. Pur rimanendo il sambuco elettricamente neutro e non (vi è stato solamente uno spostamento interno di cariche). la carica viene suddivisa in tre parti uguali. etro. 1-4). iniziale (come ci si potrebbe attendere. ffetti apo- ) che FIGURA 1-3 ~-può frazionare una carica uti- 'o tuta m ando il contatto fra più corpi vetro etallici. cini. In realtà. poiché richiama verso di sé quelle di segno contrario. Nel caso si tratti di due corpi uguali. cariche dello stesso segno si respingono. e L' importanza del metodo sta proprio nel suo impiego per frazionare una anno carica iniziale in parti uguali. Nel caso in cui sambuco asente e bacchetta vengano a contatto. 1-5). l'effetto repulsivo. e così via (fig. per la cui spiegazione più rigorosa riman- più in diamo il lettore alla discussione sui materiali isolanti. La bacchetta carica produce nella sferetta di mile a sambuco una polarizzazione. il primo dei quali viene inizialmente caricato e in seguito utilizzato per trasferire agli altri parte della carica ricevuta. come mostrato nella tabella 1-1 . non elettrizzata. avvicina una bacchetta (indifferentemente di plastica o di vetro) già elettrizzata abella per strofinio. In questo caso. :a). cioè un piccolo spostamento (locale) di ca- 1teriali riche. con molto leggera di sambuco. nei solidi le cariche mobili sono quelle degli elettroni (negative): il loro trasferimento da uno dei due corpi al secondo fa sì che il primo risulti carico positivamente. è sufficiente mettere fra loro a contatto i metalli e in seguito allontanarli: la . si stano . lasciando positivo il secondo corpo. a) . anche in modo elementare. come sarà chiarito nei Complementi di questo capitolo.orpi si Se successivamente si portano i due corpi a contatto (fig.tica.etti di Ciò che avviene in questo caso. verificare che dopo la separazione ciascuno dei due porta metà della carica sola. 1ziale della ~i due tato a :i. avviene finate). può essere interpretato sativo. la sferetta ne viene attratta (fig. Un secondo metodo per caricare un corpo consiste nell'elettrizzazione abili per contatto. in quanto privato di una parte delle sue cariche negative. carica si suddivide fra di essi. a causa della diversa distanza. maggiore affinità significa portar via elettroni all'altro corpo e caricarsi di segno negativo. e a l è li. Un altro interessante esperimento può essere eseguito utilizzando una sferetta 1. successivamente si respingono. l'effetto attrattivo t o meni (fra le cariche della bacchetta e quelle di segno opposto della sferetta di sambuco) prevale su quello repulsivo (fra le cariche della bacchetta e quelle b) dello stesso segno della sferetta di sambuco).

6. CAP 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5

FIGURA 1-5
lnterazione fra una bacchetta ca-
rica e un pendolo di sambuco.

Ciò che interessa qui sottolineare è che il pendolo di sambuco può essere
impiegato per verificare, sia pure in maniera qualitativa e senza una grande
sensibilità, la presenza o meno nelle sue vicinanze di corpi elettrizzati.
Se non vi è mai capitato di vedere fenomeni di questo tipo, vale la
pena che lo verifichiate con un esperimento casalingo di rapida esecuzione:
spezzate un foglio in coriandoli, strofinate un pettine o una penna con un
panno e avvicinatelo alla carta (fig. 1-6). Oppure, avvicinate il pettine a
un sottile filo d'acqua che scende da un rubinetto e ... buon divertimento!

FIGURA 1-6 1-3 Induzione elettrostatica
Un pettine, dopo essere stato stro-
finato, solleva piccoli pezzetti di Il comportamento dei materiali in relazione alla mobilità delle loro cariche
carta. elettriche, su scala macroscopica, permette di ricondurli a due importanti
(© Fundamental photographs, per
gentile concessione di John Wiley categorie: conduttori e isolanti. I primi, se caricati, non consentono che la
& Sons, lnc.) carica resti localizzata in una particolare regione: essa è libera di migrare
da una zona all ' altra del corpo. A questa categoria appartengono i metalli,
ma anche, per esempio, il corpo umano e la Terra. Gli isolanti manifestano
la proprietà opposta: plastica, vetro e bachelite appartengono alla categoria
degli isolanti. Una tale classificazione può apparire un po' drastica: in realtà,
ogni sostanza ha la proprietà di consentire, più o meno, al suo interno la
mobilità di cariche elettriche. Questa proprietà varia con una certa continuità,
passando da un materiale a un altro: è nota, per esempio, l' esistenza di
un' importante classe di materiali che vengono chiamati «semiconduttori»
(vedi i Complementi di questo capitolo).
La citata proprietà dei conduttori è dovuta al fatto che in essi alcuni
elettroni (detti di conduzione) sono particolarmente mobili. In virtù di tale
caratteristica, nei metalli si evidenzia un importante fenomeno, quello della
induzione elettrostatica, che permette anche di caricare i corpi con una tecnica,
diversa da quelle precedentemente descritte dello strofinio e del contatto.
Occon-e disporre di un conduttore, per esempio una sfera metallica, sostenuto .
da un supporto di materiale isolante (per interrompere il suo collegamento
con la Terra); l'accorgimento è reso necessario dal fatto che anche la Terra
è conduttrice e occorre impedire che scambi cariche con la sfera metallica.
La sfera è inizialmente scarica, come si può verificare con un pendolino
di sambuco. In seguito, avvicinando ad essa una bacchetta caricata per
strofinio, le cariche sul conduttore si distribuiscono in modo diverso (fig.
1-7), in dipendenza del segno della carica portata dalla bacchetta: se tale
segno è, per esempio, positivo, si ha un eccesso di cariche negative nella
parte del conduttore più vicina alla bacchetta (e positive nella parte più
lontana).
Naturalmente, anche questa volta non vi è stata alcuna creazione di carica,
ma esclusivamente una separazione: la carica netta sulla sfera è sempre
nulla!

S3N 88-408-0963-5 1-3 INDUZIONE ELETTROSTATICA 7

·o~e
:=1GURA 1-7
sfera metallica caricata per
- uzione da una carica positiva
~ '=
+ ++ --
B) e da una carica negativa (b). +

o

(a) (b)

e conduttore neutro conduttore neutro conduttore neutro
e

a Se in seguito si collega a Terra con un conduttore una delle parti cariche
della sfera (oppure toccandola con una mano), le cariche ivi localizzate
vengono neutralizzate (fig. 1-8, nella quale ~ è il simbolo utilizzato per
rappresentare il collegamento a Terra). Infine, scollegando prima la sfera da
Terra e allontanando poi la bacchetta, si può verificare che la sfera resta carica:
il segno della carica rimasta dipende da quale carica è stata neutralizzata
mediante il collegamento con la Terra.
La verifica che la sfera si è caricata può essere fatta avvicinandole il
pendolo di sambuco.
1e
Lti - GURA 1-8
2 sfera conduttrice caricata per
la
uzione (a), dopo il collega-
re -ente a Terra (b) resta caricata
li, - segno negativo (c).
10
ia
:à, (a) (b) (c)
la conduttore neutro conduttore carico conduttore carico
tà,
di Mediante induzione è possibile caricare due conduttori isolati da Terra,
- GURA 1-9 avvicinando ad essi (fig. 1-9a) una bacchetta carica mentre si trovano a
i» von l'induzione elettrostatica
= possibile separare una certa contatto. Le cariche separate mediante induzione sui due conduttori (fig.
mi _ antità di cariche positive da una 1-9b) restano ivi localizzate quando questi e la bacchetta vengono allontanati
uale quantità di cariche (fig. 1-9c):
1le --,gative.
lla conduttore neutro conduttori carichi conduttori carichi
:;a,
to. l\ 1\
ItO
1t0
rra
ca.
,no
per (a) (b) (c)
lì. g.
ale È importante sottolineare che, nei conduttori, è molto grande il numero
!lla di cariche che subiscono spostamenti, i quali avvengono attraverso l'intero
più volume del conduttore stesso; al contrario, negli isolanti, gli spostamenti
dovuti alla polarizzazione sono microscopici, equivalenti, su scala macro-
.ca, scopica, allo spostament0 di un numero molto più limitato di cariche. Se
pre si ripetesse la sequenza di operazioni di figura 1-9, utilizzando però due
sfere isolanti, alla fine queste risulterebbero ancora neutre (fig. 1-10).

CAP 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5

isolante neutro isolanti neutri isolanti neutri

1\ l\

(a) (b) (c)

FIGURA 1-10 Per verificare se un corpo è carico, un sistema più raffinato del pendolo
Non si può utilizzare la polarizza: di sambuco è l'elettroscopio a foglie, che permette anche l'effettuazione di
zione per separare le cariche fra vere e proprie misurazioni. Esso (fig. 1-11) è costituito da un contenitore
due sfere di materiale isolante.
(che protegge l'interno dai movimenti dell'aria) entro il quale si trovano due
sottili strisce metalliche (dette «foglie», generalmente in oro o in alluminio),
+ collegate in alto sia fra loro sia con una sferetta metallica posta all'esterno del
contenitore; il conduttore, costituito dall'insieme della sferetta più le foglie,
è isolato dall ' involucro esterno a mezzo di un apposito tappo. La presenza
di una carica sulle due strisce ne provoca la deflessione, spostandole dalla
posizione verticale: previa taratura del sistema, l'angolo che esse formano
(che è tanto maggiore quanto più grande è la carica) permette di misurare
la carica elettrica. •
+ + L'elettroscopio può essere utilizzato anche per mettere in evidenza il
+ + fenomeno dell'induzione elettrostatica. Avvicinando alla sferetta esterna
+ + una bacchetta carica, le foglie divergono per effetto di una carica dello
stesso segno di quella portata dalla bacchetta. Collegando a terra la sfe-
retta e, in seguito, allontanando la bacchetta, l'elettroscopio resta carico
(fig. 1-12).
L'elettroscopio non è uno strumento di grande sensibilità; utilizzato per
misurare la carica totale di un conduttore col quale venga portato in contatto, in
realtà misura solo la parte di carica che gli viene trasferita e che dipende dalle
FIGURA 1-11 caratteristiche geometriche del conduttore medesimo (il raggio, se questo
Elettroscopio a foglie. ha forma sferica).

FIGURA 1-12
Elettroscopio caricato per indu-
zione.

Una volta caricato e poi abbandonato a se stesso, l'elettroscopio si scarica
lentamente, come mostra il ritorno alla posizione di equilibrio delle due
lamine. Ciò avviene per la presenza in aria di cariche liberate dalla radioattività
ambientale: quelle attratte dalla carica esistente sull'elettroscopio migrano
verso di essa, neutralizzandola.

88-408-0963-5 88-408-0963-5 1·4 LA CARICA ELETTRICA 9

1-4 La carica elettrica
Così come la massa gravitazionale costituisce la sorgente delle forze gravi-
tazionali, l'origine delle forze elettriche è la carica elettrica . Questa è una
grandezza fisica per la quale deve essere definita una unità di misura e deve
essere data una definizione operativa per misure dirette. Ne consegue la
. necessità di introdurre una quinta grandezza fondamenta le di natura elettrica,
.che si aggiunga a quelle di lunghezza, massa, tempo e temperatura, suffi-
cienti per descrivere i fenomeni meccanici e termici. Per motivi legati alla
precisione di misura, dato che le misure di intensità di corrente sono assai
più precise di quelle di carica, già nel 190 l Giorgi suggerì di considerare
come fondamentale l'intensità di corrente elettrica, la cui unità di misura
prende il nome di ampere (abbreviata A) , dalla quale si può derivare la
carica elettrica come grandezza e la sua unità di misura, il coulomb (ab-
breviato C; l C = l A · s). Dovendo di necessità rinviare il lettore alla
:rovano due successiva definizione dell'ampere e al paragrafo 1-12 dei Complementi
uminio), per l'illustrazione di altri sistemi di unità di misura utilizzati nell'Elettro-
· temo del magnetismo, ci limitiamo all'osservazione che l C rappresenta una carica
_:- le foglie, enorme, che provocherebbe effetti devastanti se fosse possibile localizzarla
su un conduttore. In pratica, si ha sempre a che fare con cariche il cui
. valore viene espresso con sottomultipli del coulomb: que,lla che si libera
su una bacchetta strofinata è di alcuni nC (l nC = 10- 9.C).

8
FAC
q Una definizione operativa della grandezza carica elettrica può essere
ricondotta alla misura di forze (analogamente a quel che si fa quando si
eYidenza il misura la massa attraverso la forza di attrazione gravitazionale, utilizzando la
FBC
bilancia).- Per decidere che due cariche..qA e B , che supporremo puntiformi,
q q sono fra llrro ugllili"i,basta disporre di una terza carica puntiforme qc e
verifìcare cne le forze che q A e,, qB separatamente esercitano su qc, quando
GURA 1-13 ~oste-atr-a-stessa ai~ sono fra loro uguali (fig. 1-13): FAc = FBc·
__.guaglianza fra le due cariche
= 1icondotta a quella delle azioni
Se le cariche sono diverse, il rapporto dei loro moduli è uguale a quello
• miche su una terza ca rica. fra le intensità delle forze esercitate su qc : !"..Ac.F = qA . Il richiamo a cariche
BC qB
puntiforrni dipende dalla necessità di evitare il fenomeno dell'induzione
elettrostatica, che modificherebbe la distribuzione di carica su ciascuno dei
corpi interagenti. Infatti, per cariche non puntiformi è impossibile definire la
distanza in maniera non univoca e, in generale, la forza risultante dipende dalla
forma geometrica dei corpi càrichi (in pratica però, a livello macroscopico,
piccole sferette isolanti uniformemente cariche si comportano come cariche
puntiforrni concentrate nel loro centro).
Nel seguito, considereremo spesso la carica elettrica come 'una grandezza
continua. Ciò non sarebbe rigorosamente corretto perché essa è sempre un
multiplo intero di un quanto elementare, la carica e portata da un elettrone
con segno negativo (- e) e da un protone con segno positivo (+e) (vedi
il paragrafo 1-9). In realtà, i modelli teorici correnti prevedono l'esistenza
di particelle con carica frazionaria, i quark, che però non sono mai stati
(e forse non possono essere) osservati sperimentalmente come particelle
libere.
Poiché la carica elementare ha un valore assai piccolo (e~ l , 6-10- 19 C),
normalmente la presenza di alcuni elettroni in più o in meno non può essere
rivelata; nell'ambito dei fenomeni macroscopici, tale fatto rende ragionevole,
e conveniente dal punto di vista matematico, l'approssimazione consistente
nel trattare la carica elettrica come variabile continua. Si può fare una
semplice valutazione: in l j.LC vi sono circa 10 13 elettroni!

r
CAP. t FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5 E

L'ipotesi che i quanti elementari di carica, q+ e q-, abbiano lo stesso modulo
è suffragata da esperimenti che stabiliscono un limite superiore alla loro
differenza relativa. Tale limite è attualmente:

(1 - 1)

Un'altra importante proprietà della carica elettrica è la sua caratteristica di
conservarsi, qualunque sia il processo in cui essa è coinvolta, sia a livello
macroscopico, sia microscopico. Ciò significa che la carica elettrica totale
(somma algebrica delle cariche positive e di quelle negative) è costante
in ogni sistema isolato, cioè in ogni sistema che non scambi materia con
l'ambiente circostante. L'affermazione che la carica elettrica si conserva è
un principio della Fisica che nasce dalla generalizzazione di innumerevoli
osservazieni sperimentali e trae la propria validità dal fatto di non essere mai
stato smeptito. Nelle interazioni tra particelle elementari, tale principio è una
guida importante per stabilire i possibili stati finali delle reazioni fra ioni o fra
nuclei: sono possibili solo quelli in cui la carica elettrica totale è uguale a quella
iniziale, _come ad esempio nel decadimento del neutrone (in protone, elettrone e
neutrino) e nell'annichilazione fra elettrone e positrone (in due fotoni "{):
reazione cariche
n-----+ p+ e-+ Ve o-----+ l + (-l) +o
e- +e+-----+ "{ +"{ (-l) + l -----+o+ o
In tali reazioni, come si vede, fra stato iniziale e stato finale può cambiare
l'Identità delle particelle cariche ma non la somma totale delle cariche.
~aturalmente, ~-_!g~ione si ha conservazione della carica elettrica
nelle wfzionT"éhimiche, nelleguah l:Qrarticetl~l.m:(:e:latroiii e protoni)
ìionspariscono, ma semplicemeBt@ si riorg~processi
macroscopici.
La carica elettrica gode inoltre della fondamentale proprietà di essere
jnvariante, di non dipendere cioè dal sistema di riferimento. Ciò è dimo-
strato da numerosi esperimenti, dai quali si evince che la carica elettrica
4e11e particelle elementari è una loro proprietà intrinseca, indipendente dalla
velocità.

Esempio 1-1 Due sferette conduttrici identiche, sostenute da un manico isolante, portano rispettiva-
mente le cariche q1 e q2. Esse vengono messe a contatto e successivamente separate.
Quali sono le cariche finali presenti sulle due sferette? Esaminare in particolare i cas,i
in cui
a) le due cariche q1 e q2 sono uguali, ma di segno contrario,
b) una delle due cariche è nulla.

Le due sfere, una volta messe a contatto, costituiscono un unico conduttore sul quale
è distribuita la carica totale q1 + q2. Al momento della separazione essa non può che
suddividersi in parti uguali fra le due sfere, data la loro simmetria. Su ciascuna sfera
resta la carica q = q!!qz. Se le cariche iniziali sono uguali ma di segno contrario,
le due sfere alla fine risultano elettricamente neutre. Se solo una sfera è inizialmente
carica, su ciascun conduttore resta la carica q / 2. Questo metodo può essere utilizzato
per dimezzare una carica. Utilizzando più sfere identiche, una data carica può essere
frazionata a piacere. Ciò permette di confrontare l'azione di una carica con quella di
un suo sottomultiplo.

-;
r
- 88-408-0963-5 1-5 LA LEGGE DI çOULOMB 11

1-5 La Legge di Coulomb
La legge che descrive la forza con cui interagiscono due cariche puntiformi
fu studiata da Coulomb (alla fine del XVIII secolo), con un dispòsitivo
simile a quello utilizzato da Cavendish per la misura della costante G della
)
legge di gravitazione: sostanzialmente un pendolo di torsione formato da
un'asticella appesa a un filo.
li L' asticella (fig. 1-14) porta a un'estremità una sferetta conduttrice A di
o piccole dimensioni e all'altra estremità un contrappeso B, che la mantiene
e orizzontale. Una seconda sferetta conduttrice C, fissa, è posta di fronte alla
:e prima. Quando le due sfere A e C sono cariche, la forza elettrostatica fa
n
o
ruotare il pendolo finché il momento meccanico di torsione del filo non fa
è equilibrio a quello generato dalla forza elettrica. La misurazione dell'angolo
t li di rotazione, unita alla conoscenza della costante elastica del filo, permette
al
di determinare l'intensità della forza. Coulomb poté così verificare che (in
1a ·
GURA 1-14 analogia al caso gravitazionale) tale intensità è proporzionale al prodotto
ra ia di torsione di Coulomb. delle due cariche e inversamente prop()rzionale al quadrato della distanza
lla fra i centri delle sferette:
~e
~
y): -~
~ ELLA 1-2
: :stante dielettrica relativa di al- L'esperimento di Coulomb aveva un ' accuratezza assai, limitata, dell'ordine
- materiali del 10%. Oggi la legge è nota con ben altra accuratezza: si veda a tale
l Costante dielettrica relativa e,
proposito il paragrafo 1-10 dei Complementi.
L'espressione della Legge di Coulomb nei sistema SI, detto anche MKSA
are gas (l atm) razionalizzato (di cui faremo uso nel testo), per due cariche puntiformi ferme
be. 1,00059 nel vuoto (in un riferimento inerzia!e) è:
i ca 1,00098
o 1,00007
mi) F= _l_ 'lqtllqzi
ò:SSl
x nzolo
liquidi
3,1 ~-- 4rrc0 r2
(1-2)
_glicerolo 43
;ere :!eqUa 80
lllO- solidi La costante c0 , storicamente denominata CO{itante dielettrica (o permettività)
rica =fion 2,1 <:lel- vuoto- ha-±1-valore-c·o-- 8-;-8-5·4 · -o-.. 1-Lc-l.f-€-N---mZ}:-Ba- ess<:>- dériva c e
.alla
:;x>listirolo 2,6 ~8,9881"ovN·m 2 te2 . Se fm le clue-caricfie èj)fèsente, anziché il vuoto,
4n eo
::arta 3,6
arzo 3,8 un fluido omogeneo, la (1-2) va modificata, sostituendo co al denominatore
hakelite 4,3 con c0 c,; la grandezza c, prende il nome di costante dielettrica relativa
5
·a- ;reoprene 6,8 del mezzo interposto fra le cariche; è detta «relativa» perché valutata in
te. sido di alluminio 10,3 rapporto al vuoto, motivo per cui è adimensionale.
06sido di tantalio 26
1Si
titanato di stronzio ~ 250
Nella tabella 1-2 sono riportati i valori della costante die{ettrica relativa
·tanato di stronzio di alcuni mezzi. L'esistenza fra le cariche di un mezzo diverso dal vuoto
~ 10
4
e bario (c, > l) ha l'effetto di ridurre l'intensità della forza rispetto a quella che
si avrebbe nel vuoto.
La forza espressa dalla Legge di Coulomb si esercita lungo la congiungente
le due cariche: se si tiene conto anche del segno delle cariche, si può scrivere
ale u
...:c,
q, (fig. 1-15) la forza F 12 che la carica q 1 esercita, nel vuoto, su q 2 come
;he
~2
·era
=
rio,
:nte
~ato
;ere
.
;( rz
l F
12
= q1qz (rz- r1~
4rrco lrz 1 r1l
q1q2 u,
4rr co r 2
(1-3)

in cui r 1 e r 2 rappresentano i vettori posizione delle due cariche, u, e r sono
a di versore e modulo di r 2 -.r 1 . · Entro i limiti sperimentali, anche l' interazione
FIGURA 1-15 elettrostatica soddisfa il Principio di azione e reazione, per cui F 21 si può
~rzadi Coulomb esercitata da q 1
qz. ottenere dalla (1-3) semplicemente scambiando fra loro i simboli l e 2.

che produce una neutralizzazione degli effetti.e di quella gravitazionale F = G me. la forza gravitazionale è trascurabile rispetto a quella elettrica. collocati alla distanza di l m? .6 · 105 C. numero di Avogadro NA = 6. Se q1 e q2 hanno lo stesso segno. l' atomo neutro di ossigeno ha 8 elettroni. nonché la dipendenza del verso della forza dai segni delle cariche. cioè una carica sia positiva sia negativa pari a 10 volte quella dell'elettrone.23 · 1039 .19 C. Due cariche del genere alla distanza di l m si attrarrebbero con una forza. costante gravitazionale G = 6._ . di 8. la carica totale portata da tutti gli elettroni vale q = lO eN A = 9.1. calcolabile dalla Legge di Coulomb. Con quale forza si attrarrebbero due oggetti puntiformi che possiedano tali cariche. 1-6. Indicata con e.2 ). Ne segue che. calcolarne il valore.67 ·w-Il N·m2 ·kg. Per il momento ci limiteremo al caso particolare del campo elettrico. Si ha quindi Sostituendo i valori numerici. quest' ultima. w. del quale si è già discusso nell'ambito della Meccanica studiando l' interazione gravitazionale. In 18 g di acqua è quindi contenuto un numero di molecole pari al numero di Avogadro NA.u. Calcoliamo IFI2 I = lq1q2l l .r1 l2 rappresenta il quadrato della distanza fra le cariche.31 kg. Il peso molecolare dell'acqua (H20) è~ 18. otteniamo lo stesso risultato della (1-2). in valore assoluto.u.02·10 23 mol.29 · 1021 N! La ragione per cui nella materia non si manifestano forze di tale intensità sta nell'intimo mescolamento delle cariche positive con quelle negative. Esempio 1-3 Mostrare che dalla relazione (1-3) si deduce l'espressione (1-2) del modulo della forza. 4n so lr2 . Se q1 e q2 hanno segno opposto la forza è diretta da q2 verso q1 (forza attrattiva). con particelle . Il loro rapporto risulta pertanto indipendente da essa. nelle interazioni g fra particelle elementari cariche.m. Ciascuna molecola contiene 10 protoni e 10 elettroni.12 CAP 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5 Esempio 1-2 Trovare il rapporto fra le intensità della forza elettrica e di quella gravitazionale fra un elettrone e un protone (m e = 9.r1 l 2 Poiché lr2 . Campo elettrostatico nel vuoto Per la comprensione e la formalizzazione d~lle leggi dell 'Elettromagnetismo risulta di estrema importanza il concetto di campo.6 · 10. lq Il = lq2l = e = 1. per cui 18 g di acqua corrispondono a una mole. l . m p = l.m.27 kg. m H= l a.(mo ~ 16 a. la forza è diretta da q1 verso q2 (forza repulsiva). 7 . w. 2 I moduli della forza elettrica Fe = -4rreo 1 !'. Esempio 1-4 Nell'ipotesi (non realistica) che si potessero separare completamente le cariche elettri- che negative da quelle positive contenute in 18 g di acqua. p r2 8 r hanno la stessa dipendenza dalla distanza. risulta ~e = 2. quello di idrogeno l elettrone).

consideriamo che in un certo punto (nel vuoto) un si trovi una carica puntiforme fissa Q e che l'azione di altre eventuali forze elettriche possa essere trascurata. come vedremo più avanti. ::cla carica positiva Q. detto anche coulombiano. 4n.so lr.r. il campo elettrostatico ha le dimensioni di una forza diviso una carica.r.) . che di fatto non si verifica mai.s 0 r GUAA 1· 16 =-. In effetti. è la stessaforza che in P verrebbe esercitata su q dalla sola carica cusso q. dovuta all'insieme delle altre_cafiche. la carica q assume il ruolo di carica esploratrice ed è naturale esprimere F come il prodotto di q per Jni un vettore E che caratterizzi (in P) le proprietà del campo elettrostatico :Ha generato da Q: F=qE.R) E=-. rispetto alla situazione in cui essa è assente: che sia cioè causa dell'instaurarsi nello spazio circostante di una r situazione fisica particolare -il campo appunto. collocata nel punto P(r). Da questo punto di vista. in un punto P del campo. quello opposto se Q è negativa (fig. . lo 1 il modulo E = -4neo ~.4n. Un modo di verificare ciò consiste nel porre. sia data ancora dalla (1-3) F _ q q. Possiamo pensare che la presenza della carica Q alteri le proprietà dello spazio. risulta . In q2 termini dei vettori R e r che identificano rispettivamente le posizioni della sorgente e del punto P rispetto a un' origine arbitraria O (fig. il verso di E è da da Q verso P. (1-4) Naturalmente. ha (in P) la direzione Ur della =-. (1-5) 4n. che supporremo puntiformi.z~az ioni fra il verso del campo Questo campo. una seconda carica puntiforme q. non appartenente n si tive al suddetto sistema. 1-17): Q (r. (r.1 3 ' tismo ove F.1 ). Per semplicità.di cui essa è la sorgente. e o:::a sorgente.)963-5 88-408-0963-5 1-6 CAMPO ELETTROSTATICO NEL VUOTO 13 cariche ferme. e la sua unità di misura è quindi il newton/coulomb (NC.rostatico e il segno della ca. Questo è ciò che si verifica sperimentalmente Per il (almeno nell'ambito che per ora ci interessa) e viene espresso affermando i celle che. 1-16).so lr. La descrizione si semplifica molto se si è autorizzati a pensare che la forza esercitata da q. . onendoci il roble a-di. 3 ' (1-6) :tri. forza di Coulomb (1-3) .1 ) . anche per le forze elettriche (oltre che per quelle gravitazionali). -2Ur. Consideriamo una carica q . (r. r ove r è la distanza di P da Q. GUAA 1-17 orno :anpo elettrostatico prodotto in P anche se in realtà essa viene usualmente espressa come volt/metro (Vm. se Q è positiva. in assenza delle altre.Rl ::on :::ati Nel sistema SI.) (1-7) ' . L' importanza dell'introduzione di questo nuovo punto di vista e del con- cetto di campo si apprezza maggiormente quando si studiano le interazioni una elettriche in un sistema più complesso. dobbiamo aspettarci che un sistema sia schematizzabile come un 105 insieme di cariche elettriche fisse q. constatando la presenza su di essa di una forza F. Più in one generale. poiché l'interazione fra cariche puntiformi è espressa dalla za. il caso di un sistema isolato ) di costituito soltanto da due cariche elettriche fra loro interagenti rappresenta tiva una situazione assai particolare. ciascuna bile localizzata nel punto P.de- terminare la forza a ente su di ess .. si ricava facilmente che in ogni punto P dello spazio il campo elettrostatico generato da una carica puntiforme Q è dato da Q Q l Q E= . retta che congiunge la posizione della carica sorgente Q con il punto P.

-ovrapposizione~i .r. F -~ r E:::.rdpJQ-ats __ . nel caso in esame. Esso è dato dalla somma dei campi E. il campo elettrostatico prodotto da una carica . con la precisione di una parte per mille.v. possono essere trascurati. (1-8) _ " ' __!l!_ (r.1 . che le singole cariche determinerebbéro da sole in P. A livello macroscopico.l ~ )~' Ovviamente. Si pensi..n In sostanza. allo scopo di limitare questi effetti. O q (1 -11) { ·r ~ '. Se si fa uso di un modello in cui la carica viene descritta attraverso una distribuzione continua.n i= l . nel vuoto.~ . Dal punto di vista fisico.r .•.:_ conseguenza. in particolare.r.: q~ lim -.CAP. anche peLil campo elettrico vale il Principio _:-di sovrapposizione. occorre operare con corpi di prova aventi cariche sufficientemente piccole. i inteso in senso strettamente matematico. - (1 -10) i =l . nel mondo degli atomi e dei nuclei. il campo E così determinato è diverso da quello esistente in assenza della carica esploratrice q. e dalla loro distribuzione spaziale rispetto a P. al variare di tale carica.) E -L 3 · (1 -9) i =I . Per tale motivo. In tali casi il vettore E = ~q non risulta in generale indipendente da q in quanto. tale principio risulta verificato ~sperimentalmente. a parte situazioni eccezionali.l Mettendo in evidenza il fattore comune q nell'espressione di F. in quanto va considerato l'effetto che l'introduzione della carica esploratrice q può avere sulla distribuzione delle sorgenti. . che finora abbiamo considerato ferme. perché il valore di qualsiasi cauica non può scendere al di sotto di quello del quanto elementare (la carica dell' elettrone e del protone). La definizione operativa generale del campo elettrico prodotto da una distribuzione di cariche (E = ~) richiede tuttavia una particolare attenzione. -.r . e rappresenta quindi il campo elettrostatico generato in tale punto dalla distribuzione di cariche. = L qq. poiché il quanto di carica è assai piccolo rispetto alle cariche normalmente in gioco. cambia anche la distribuzione di equilibrio raggiunta dalle cariche sui conduttori: in altri termini. Il campo elettrico viene qu_inqi definito come . (r.n 4n so lr. 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5 valido ~i1=Erir. la forza F agente sulla carica q a opera dell' insieme delle altre cariche risulta uguale a F= L F. .n 4nso lr. al caso in cui siano presenti corpi conduttori. esso è stato verificato confrontando le previsioni teoriche e le misure sperimentali. . nei quali esistono portatori di carica dotati di elevata mobilità. i =I. le cui posizioni non possono essere mantenute fisse. tale limite non . il vettore E dipende solo dalle cariche sorgenti q. si ottiene immediatamente F=qE. A livello microscopico. l Ancora una volta. ciò significa che i fenomeni di induzione prodotti dalla carica di un elettrone. fino a campi di intensità pari a 10 19 Nc. Ciò non crea difficoltà.

per distribuzioni di carica schematizzabili come superfi- ~ po elettrostatico dE prodotto ciali. ma da un punto di vista fisico: esse devono contenere un numero di cariche elementari ene sufficientemente grande da impedire che p cambi sensibilmente entro il volume d V. l'integrale risulta :rice rato E= _1_ j (r. conviene calcolare separatamente le componenti cartesiane del 1che vettore E. il vettore r' è diverso per ogni elemento di carica dq. Se due diverse (e fissate) distribuzioni di cariche producono in un punto dello spazio lo stesso campo E. attribuiamo a ogni volume infinitesimo d V la carica dq = p d V. mentre r è costante per un de- terminato punto P. -8) . À rappresentano rispettivamente la densità superficiale e quella lineare di carica. "' j . e Indicato con r' il vettore posizione (del centro) della carica dq e con 'lp O r il vettore posizione del punto P (fig.r' l3 · l -10) A partire da tale relazione.- l j (x. scriveremo la carica elementare dq = adS. mentre per distribuzioni -el punto P dalla carica elemen./ 'J 163-5 =:aN 88-408-0963-5 1-6 CAMPO ELETTROSTATICO NEL VUOTO 15 n te infinitesima dq può essere espresso dalla (1-6). indipendentemente da quale sia la distribuzione di nica carica esistente.A ::ato N el valutare l'integrale della ( 1-13) occorre tenere in conto sia la natura mp1 ' '. sia per distribuzioni continue. 1-18). opportunamente adattata. possiamo dire. tipicamente monodimensionali la carica verrà espressa da dq = Àdl (a e -9) ::are dq .x')p(r')dV' ente 4Jl'So lr-r' l3 Analoghe relazioni valgono per le componenti Ey e Ez. nali. pur molto piccolo su scala macroscopica.-) 4rrs 0 lr. il campo totale prodotto dall'intera carica può essere calcolato integrando su tutta la distribuzione di carica: ipio ::ato E _ - j _d_q_ _(r_-_r'--. ·erso quel punto :è la stessa.GURA 1-18 Analogamente.Esempi di calcolo di campi elettrostatici sono riportati negli esempi ché chiudono il paragrafo. nidi b) il campo produce una forza F = qE su una carica ivi collocata. Per una carica distribuita entro un volume. scritto l'elemento Qne. la componente lungo l'asse x della precedente altri espressione è data da ~nza 1esti _ Ex . 7.r')p(r')dV' tori. in p dE generale. 4rr s0 lr-r' l3 :ioni tain In pratica. dq = p (r')d V ' . Riassumendo quanto esposto in questo paragrafo. dalla posizione. la forza agente su una carica posta in. in pratica. in cui la densità di carica p = p (r) dipende. il campo in P risulta :o ~ 1 >da dE=~ (r-r') (1 -12) 4rr s 0 lr. l'introduiiG>rre del campo come intermediario permette di separare l'azione I ello dinamica ·ira ~cariche in due parti: crea i che a) un insieme df cariche dà origine a un campo E(r) nello spazio circostante.. Tali quantità infinitesime Ìì0i1'Vai:iii0~ ·~ in senso strer amen te matematico come grandezze tendenti a zero. Per esempio. una Ad esempio.-l \ vettoriale dell'integrando. che ti co.r'l 3 · (1-13) - . sia il fatto che. possiamo studiare il comportamento della ca~ \ . dS e dl gli elementi infinitesirni di superficie e di linea). se la carica è distribuita entro un volume. -11) sia ' p~r disti-ibuzioni di cariche puntiforrni.

E = ""' __!!!__ (r . w. t).1Q2 luce del sole . come verificato sperimentalmente.:YJ che puntiformi positive e uguali. Ciò sarà illustrato da alcuni esempi nel paragrafo 1-8.t 47!'. w. sono collocate alla distanza d. 104 atomo di idrogeno 6. 1014 nucleo di oro (superficie) 2. in tal caso. 1Q21 Esempio 1-5 'Due cariche puntiformi q uguali. .r. E = E(r. Calcolare il campo E in un punto P dell'asse del segmento che congiunge le cariche. 10 13 pulsar (superficie) . E = ""' .r. si può immediatamente concludere che il campo E deve essere parallelo all'asse x.__!!!__ Yi =O i Y .. È importante sottolineare che.:::..:::. 13 ' "~ nei punti dell'asse del segmento 1=1 . il concetto di campo costituisce un notevole ausilio formale per lo studio dell'Elettrostatica. x Ex= . FIGURA 1-19 t l l Campo el ettrostatico di due ca ri .2 che unisce le ca riche. Trovare la dipendenza di E dalla posizione di P. In ogni caso le componenti di E possono essere calcolate proiettando sugli assi la ( 1-9) l . il significato fi- sico del campo apparirà più evidente nell'Elettrodinamica.:::.SQ lr. tuttavia. entrambe positive.L. quando la distanza di P dalle due cariche è molto grande rispetto a d.1 3 1=1. 1-19). CAP.:::.) .6 impianto elettrico domestico w-2 onde radio .3 vicino a impianto stereofonico . lQll cristallo di germanio . 103 atmosfera (con temporale) .r. ..SQ lr . 102 atmosfera (con tempo bello) . si ha: ""' q.. - l.:::.:::. Come vedremo in seguito. 13 . La definizione operativa di campo elettrico prodotto da una distribuzione di cariche (E = ![) può essere generalizzata ai casi in cui le sorgenti siano in moto rispetto all~osservatore (inerziale). 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5 rica conoscendo E(r) e ignorando del tutto come sono fatte le cariche sorgenti.:::.t 47!'.L. anche una carica in moto in un campo elettrostatico è soggetta alla forza F = q E.:::.J.2 Tenendo conto che la distanza di P da entrambe le cariche è la stessa e vale ( x 2 + \-2) 1/2.r.L.·-. in quanto se ne potrà dedurre una descrizione fisica della propagazione dell'interazione e la spiegazione della velocità finita (quella della luce) che la caratterizza. radiazione fossile (big bang) 3 .2 .so lr... TABELLA 1-3 Valori di alcuni campi elettrostatici Sorgente del campo Campo elettrico (N/C) caratteristici. Osservando la simmetria del sistema (fig.t 47!'. 1=1.l ambiente di casa . in ciascun punto dello spazio il campo elettrico dipenderà anche dal tempo.

4rrso ( 2 d2)3/2 . :anpo elettrostatico prodotto da :he. .r.l 3 E -q ove abbiamo posto r = y1:7 + .to che congiunge le cariche. - :-0963-5 SBN 88-408-0963-5 1-6 CAMPO ELETTROSTATICO NEL VUOTO 17 riche poiché Yl = -y2.-. in forma vettoriale x~ 4 E= ~ -l_ qdj .-3 . questa volta è la componente lungo l'asse x ad annullarsi.=±--- 4rr so ( 2 d2) / 4rrso lx 3 1 4rrso x 2 ' ~v ole x +4 to fi. il campo E x può essere approssimato come mche =q E. izza. q '. Trovare la dipendenza di E dalla distanza da O. lx3 l In queste condizioni. si può scrivere per il campo sull'asse di simmetria: l p E . In termini di p. ' p si ottiene immediatamente: E _ ~ _ ___!l_!_ Yi q d/2 . Calcolare il campo E in un punto P su una retta perpendicolare al piano su cui giacciono le cariche. Ex ha lo stesso segno (+o-) dell'ascissa me e di P. x +4 Per lx l » d. definito come p = q dj (il verso è sempre quello dalla carica negativa verso quella positiva). cambiando il verso di uno dei due campi elettrici.. 1-20). tutte positive. Calcolare il campo E in un punto P dell'asse del segmento che congiunge le cariche. Trovare la dipendenza di E dalla posizione di P quando la distanza dalle due cariche è molto grande rispetto a d.erè JUO A grande distanza dalle cariche (sempre sull'asse di simmetria). Esempio 1-6 Due cariche puntiformi q e -q sono collocate alla distanza d (fig. la struttura interna se ne del sistema di cariche non è più apprezzabile. sono collocate ai vertici di un triangolo equilatero inscritto in una circonferenza di raggio R. mentre tutti gli altri termini all'interno della sommatoria sono costanti per le due cariche. per cui il campo totale tende a zero più rapidamente. passante per il centro O della circonferenza. 2q x 2qx 12q Ex=-. l d« lxi =} r ~ lxi =} E ex . 3 2 ~---. 4rrso r · . Dunque. GUAA 1-20 . Modificando nei segni la relazione trovata per l'altra componente. Verrà mostrata nel seguito l'utilità di introdurre. ma che. Chi abbia già risolto l'esempio 1-5 si accorgerà che la geometria è la stessa. quando essa è molto grande rispetto a R. per questo sistema. il vettore momento jue -. Si conferma così quanto affermato sulla base della simmetria.ione che risulta no in E-l x i dello . .~ 4rrso -2rrso ~' Y - 2 lr. r 1/ 2 Esempio 1-7 Tre cariche puntiformi q uguali. di dipolo elettrico. lo stesso prodotto da una carica puntiforme 2q: a grande distanza. dato . formando un sistema chiamato dipolo elettrico.. . 4rrso r 3 l d. "· di polo su un asse del seg. dunque. i campi delle due cariche (entrambi proporzionali a ~)tendono a elidersi.

discorde se è negativa.. il verso è concorde con quello dell'asse x se la carica del filo è positiva.-Àdz-2 cos(} = .r. equilatero che giace nel piano yz .. = O. Tenendo conto che 0 la distanza di P dalle tre cariche è la stessa e vale ( x 2 + R 2 ) 112 . Dato che il punto O è il centro di simmetria delle cariche. . Esempio 1-8 Una certa quantità di carica è distribuita in modo omogeneo. le componenti di E possono essere calcolate proiettando sugli assi la (1-9) E= L:i= l.4rreo (x2 + R2) 312 L. 1-22).::-. quadrato!).. . a eguale distanza da essa) il cui contributo. con densità lineare À. Per semplicità. re z: x= rcos(} _ d(} { z = xtanB => dz = x -. Yi = yo L: q.:::. per poi ottenere E (P) sommando i contributi di tutte le sorgenti densitàl di carica lineare uniforme.. dq: E(x) =Ex = +oo -l. Data la simmetria. . 4rr eox -rr. 3 4. dall'inverso della distanza (non dall'inverso del suo .!80 ~n. nel quale r è la distanza fra dz e P. ve ne è un altro (al di là dell'origine. 1-21) si può immediatamente concludere che il campo E deve essere parallelo all'asse x. si vede dalla figura che.z 4nsox -rr/2 Si trova infine À l E(x) = ... J_ 00 4n so r 4rr eo _ 00 2r Per calcolare l'integrale. per cui il Campo elettrostatico prodotto da campo stesso risulta diretto lungo l'asse x. per ogni elemento infinitesimo.3 . ISBN 88-408-0963-5 Dalla simmetria del sistema (fig. CAP t FENOMENI ELETTRICI . caricato con 1 d Ex = -4JrEQ À~z r cos (}. è esattamente opposto al precedente.- À J +rr/2 cos(}d(} = - À - [ sin(} ] +rr/2 . Comunque.1 3 =.i . l'asse z lungo il filo e l'asse x passante per il punto P nel quale si vuole calcolare il campo (fig. Yi l l ""' FIGURA 1-21 Ey = . lungo un filo rettilineo. Campo elettrostatico E prodotto da tre cariche uguali e puntiformi. In modo del tutto analogo si dimostra che anche Ez è nullo. in analogia con quanto trovato nelle stesse condizioni nell'esempio 1-5.r.~3 4rreo lr.- À J +oo dz cos(}. q... il modulo del campo E dipende solo dalla distanza dal filo: in particolare. Si conferma così quanto affermato sulla base della simmetria. Calcolarne il campo elettrostatico. 2rreo x Come atteso dalla simmetria del sistema. sottile e lunghissimo. =±--- 4rreo (x2 + R2) 312 4rreo lx 31 4rreo x2 ' lo stesso di una carica puntiforme 3q.-.4rreo lr.. - cos2 (} => E(x) = . si ha L: q. Scegliamo un sistema di riferimento con l'origine sul filo. un filo molto lungo.4rr eo (x2 + R2)3/2 ""' q. lungo l'asse z. Conviene dunque proiettare dE su tale asse. si ha: E p~ Ex = ""' _!l!_ x .y. il campo Ex può essere approssimato come 3q x 3q x l 3q Ex = . _2i_ x . La carica dq che si trova in ogni elemento infinitesimo dz (puntiforme) del filo contribuisce al campo elettrico in P con un termine coulombiano dE= 4 . possiamo impostare il calcolo del campo elettrostatico supponendo che il filo sia di lunghezza infinita. Per lxi » R..l 3 . .:~ ~~~~il~. esprimiamo in funzione di(} le variabili x.L. Possiamo FIGURA 1-22 quindi dedurne che tutte le componenti del campo parallele al filo si elidono. · 1=1 . La direzione è quella della perpendicolare da P al filo (radiale). poste nei vertici di un triangolo e quindi Ey risulta nullo.

~~l ei. Tuttavia. essendo la carica positiva. 1-23) il centro O dell' anello e come asse x il suo asse.. Il campo prodotto dal disco può essere calcolato integrando la precedente espressione.x> elettrostatico prodotto da l filo.4Treo x 2 · :1mpo e) del A grande distanza. dal disco verso l'esterno. b) quando la distanza di P dal disco è molto piccola rispetto a R . J dalla con r variabile da O a R : !el suo 1erso è ~ativa. • (• . t proiettata sull'asse x.. Trovare il comportamento di E quando la distanza di P dal centro dell'anello è molto grande rispetto a R.= ~._ ·' a) quando la distanza di P dal disco è molto grande rispetto a R. positiva.:: lA. non può essere che utilizzato per calcolare il campo nei punti del filo: in tal caso. 1-24) come un insieme di anelli di raggio r e spessore infinitesimo dr.: meglio quanto più vicino al filo. 1 . si trovi il punto P.Possiamo considerare il disco (fig. . IliO. ---l Co) ~ Scelto come origine del sistema di riferimento (fig. trovare il campo elettrostatico E nei punti P dell'asse. si ha RA 1-23 oche q x l q -a:. E= J 4Treo lr.::essore infin itesimo.- .r'l3 .r ') :esse "/" . ~~ ELETTROSTATICO NEL VUOTO 19 ~'l _. infatti. è distribuita in modo uniforme sulla superficie di un disco di : asse..ello carico sui punti del suo x 4Tr eo lx31 . otteniamo lo stesso campo della carica puntiforme posta in 0: ~Dr.. Q_</ L~ 'L"' ~ t- risultato ottenuto approssima bene il caso reale di un filo di lunghezza fi l ta·.za da . raggio R. Nella realtà non esistono fili di spessore nullo! =:sempio 1-9 ·" tM. dall' anello verso l'esterno (essendo positiva la carica). . E"='-. tanto . ~.estremi.iamo cui il =sempio 1-1 O Una carica q.. Poiché la distanza di P da tutti i punti dell' anello è la stessa e vale (x 2 + R 2 ) 112. r l'effetto della struttura (anulare) del sistema tende a scomparire. / .::asco carico descritto come a ·di anelli (c. Trovare il campo elettrostatico E nei punti P dell'asse del disco. la (1-13) dq (r.. nel quale le cariche sono distribuite su una retta.~~Jrr tende all'infinito. re À. per . La simmetria del sistema permette di concludere immediatamente che il campo E è direttq_hingo l' asse. L~ La simmetria del sistema consente di concludere immediatamente che il campo E è diretto lungo l'asse. p~ E i Ex l = 4Tr é'Q (x2 + R2)3/2 x J= dq q 4JT é'Q (x2 x + R2)3/2 .-.± -. dà o( J dq x Ex = 4Tr eQ lr . i 'C(.orone circolari) d Ex = 4Tr eo (x 2 + r2)3f2 = 4Tr eo (x2 + r2)3 f2 · . =0.. positiva. Su ciascun anello è distribuita la carica dq = a-dS = 2mrrdr.dlCarica eG. il campo elettrico \n. Una carica q. Esaminare rgenti il comportamento di E ..~ CAMPO . l ~ . La componente dE x del campo prodotto da tale carica può essere ottenuta dal precedente esempio 1-9: RA 1-24 dq x 2JTardr x _. ~'Y\ vJtl L 1__ 1p0 .r' l3 . ~)'~ ( . La densità superficiale. . e lontano dagli. ~ -+-..ere ].il modello descritto. Nel caso in cui lxi » R... -0963-5 S8N 88-408-0963-5 t~!.. è distribuita in modo uniforme su un anello di rag ie matizzato l'anello come una circonferenza.

In particolare. 0 Il campo che ci interessa può essere ottenuto facendo tendere a JT 12 l'angolo 11. Quando viceversa R » lx i. si può scrivere q lVx 2 +R 2 . approssimando -vix 2 + R 2 -lxi -Jx2+R2 si ha l q Ex . Si ottiene : ()" ()" FIGURA 1-25 Ex =± lim . 4n. 2n.(1.Ixl Ex= ±2nso R2 Vx2 + R2 .so Oppure. il campo è uniforme. Esempio 1-11 Calcolare il campo elettrostatico prodotto da una carica distribuita in modo omogeneo. 1-25).so 2. nel caso in oggetto. con densità superficiale O".. il risultato ottenuto rispecchia la stretta dipendenza del campo dalle cariche vicine...-2 . Dal punto di vista fisico.(1 . verso di esso se le cariche sul piano sono negative. differen- ziando la quale risulta 2rdr = 2ydy. l'approssimazione sarà migliore nei punti più vicini al piano e più lontani dai bordi . il campo è praticamente indipendente dalla distanza lx l e dipende solo dalla densità superficiale di carica O". come era prevedibile. Si ottiene allora O"X Ex = 2.so [ l ~. possiamo· risolvere il problema utilizzando il risultato dell' esempio 1-10. Nel caso dell ' esempio 1-10.so Campo elettrostatico prodotto da una superficie carica di grande È interessante osservare che. Se per semplicità ci riferiamo a una superficie piana infinitamente grande. dove 11 (fig. al contrario se esse sono positive. pur se la superficie su cui è distribuita la carica .20 CAP 1 FENOMENI ELETTRICI Per il calcolo dell'integrale conviene effettuare la sostituzione x 2 + r 2 = y 2 .-2 = ± . dato che i contributi di quelle lontane tendono ad annullarsi vicendevolmente. risulta ()" Ex= ± . Quando lx l » R. Anche nel presente caso la simmetria del sistema ci suggerisce che il campo in un punto P deve essere diretto lungo la perpendicolare da p-al piano . al campo della carica puntiforrne. calcolato sull'asse di simmetria risultava dipendere solamente dall' angolo 11 sotto cui il disco è visto dal punto P: Ex = ± 2~ (l .±. in un punto P la cui distanza dal piano è piccola rispetto alle dimensioni lineari della superficie (fig. su una superficie piana di grande estensione.cosl1) = ± .cos 11).so x che corrisponde..so 1~ lxi l y2dy = O"X 2. Ovviamente.cosl1) .so In questa situazione. e quindi q l ()" Ex=±. Jxz l + R2 l Essendo cos 11 = lx 1/ Vx 2 + R2 . il campo. &-+ :rr: 12 2. pende neanche dalla distanza dal piano. 1-24) è l'angolo sotto cui il disco è visto dal punto P. 2.=::. le cariche erano distribuite uniformemente su un disco di raggio R . nel caso reale di una distribu- zione di dimensioni finite. cioè non di- estensione.so R 2.

JN'v' 1-7 La Legge di Gauss Al fine di introdurre e discutere una delle leggi fondamentali dell'Elettro- magnetismo. Analogamente a quanto evidenziato nell'esempio 1-8. v·nS_ sente ossere o... il campo non è definito nei punti della superficie. la Leggè di Gauss.. -t:!.._____. in forma equivalente..:oerso la sezione S. un punto sufficientemente vicino alla superficie la vedrebbe piana e con densità di carica unifonne: ivi i] modu]o deJ campo eJettrico varrebbe comunque E = lul/2t:o.... una distribuzione di cariche su una superficie geometrica rappresenta una notevole semplificazione della realtà. t a ttraversano'-!{ sezione. Essa può essere scritta anche come ... \'_ m di- tribu. tale massa ~neo. che per semplicità ando consideriamo uniforme entro una sezione piana S .>8-0963-5 38-408-0963-5 1-7 LA LEGGE DI GAUSS 21 .re n- non fosse piana. :o dal Questa relazione esprime l'uguaglianza del flusso 4> della velocità di un i.F\u~o di un campo vettoria\e . JJi ~- -\M_ •ende della velocità di un fluido :S_ :nuto . dopo aver definito il vettore S = Sn sono riche 'asse ~m= p ~tv· S. uti di Se indichiamo con n un versare della normale a S (fig. In verità.~p 'del fluido per il volume occupato dalle particelle che in. ti sto . piano ari ca '' . come attestato dalla discontinuità ivi esistente.. 1-7-1 . Si fluido (v· S) e della sua portata (~m / p~t). d<l> =A ·n dS = A · dS.. mnto l è data da rficie a essendo l'angolo formato dal vettore velocità v col versare normale n. detta denominazione di flusso viene poi estesa al caso di un generico campo vettoriale A e di un elemento di superficie dS mediante la relazione 1' . 1-26). sia la definizione di angolo solido.iamo ~m=p~t. In un intervallo di tempo ~t la sezione S è attraversata da una massa di fluido il cui valore ~m può essere ottenuto moltiplicando la densità . è didatticamente opportuno premettere sia la definizione di flusso di un campo vettoriale attraverso una superficie. percorso da un fluido in moto le cui particelle si muovono con velocità v../ Storicamente la definizione di flusso è stata introdotta in Fisica nello studio della dinamica dei fluidi: consideriamo quindi un condotto.

è una grandezza adimensionale . Si vede facilmente che l'angolo solido. Come è noto. ha: dlcosa uR·(ndl) d8= = ---- R R Consideriamo ora. FIGURA 1-29 FIGURA 1-30 Angolo solido elementare dQ definito Relazione fra dS e dSsrera· dal rapporto fra l'area dS. . J \ ~ /• Integrando tale espressione su t~o spazio (S'2 101 = -jz . come l'angolo piano.r (fig.---. Il cono intercetta sulla Angolo solido. ~ ~ >-_. un cono generato da due semirette uscenti da un punto O. Tale grandezza rappresenta. é ) ( dQ = d~~ra . l'estensione al caso tridimensionale della definizione di angolo piano. 1-27). in un certo senso. 1-27) dL d8=-. . nello spazio. si Misura di un angolo in radianti. sfera una calotta avente superficie dSsfera. quest'ultimo definisce la porzione di piano compresa fra due semirette aventi l'origine O in comune e può essere calcolato attraverso il rapporto fra un qualunque arco di circonferenza (di centro O) e il corrispondente raggio R. 1-29). in dL =dl cosa via preliminare.ftot dSsfera = 4~ ) . rispettivamente perpendicolari a dL e dl . nella quale a è l'angolo fra i due FIGURA 1-27 versori uR e n. 1-28). Così facendo.rera e R 2 . il cui rapporto con il quadrato del raggio definisce l'angolo solido ~Q. mentre l'altra ruota attorno alla precedente. la definizione di angolo solido.22 CAP. 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5 1-7-2 Angolo solido La dimostrazione della Legge di Gauss richiede altresì che si introduca. formanti fra loro un angolo infinitesimo d8: una semiretta viene tenuta ferma. l'dà 'il valore 2. integrata su tutto il piano._ che.r dell'angolo giro. 2 si ottiene l'angolo solido totale 4n. Per un angolo infinitesimo (fig. Se si utilizza un diverso elemento di linea dl (fig. la cui misura può essere effettuata utilizzando FIGURA 1-28 una sfera avente centro in O e raggio arbitrario R. o Tale cono di semiapertura de individua una porzione di spazio. descrivendo un angolo pari a 2. l'arco di circonferenza o può essere espresso come dL = dl cosa. detta angolo solido (fig.

ento di superficie infinitesimo calotta sferica.t . . L' angolo solido risulta di conseguenza Q = S j r 2 = 2n (l . nel calcolo del flusso attraverso una superficie chiusa.. ' d <l> = E · n dS =E · S.~ ~ .-. 1ta. la cui area può essere calcolata moltiplicando il perimetro della circonferenza mlla di raggio r sin e. in due versori uR e n.(d8) 2 /2. (1 . Così facendo. 1-31) dai due angoli ee m do e + de . . Utilizzando un sistema di coordinate polari avente l'asse di simmetria come asse polare: a) scrivere l'elemento infinitesimo di superficie della calotta. . per lo spessore rde . si ha: : di 1DO dSsfera dS cosa UR . approssimando la superficie della calotta con quella del cerchio sul quale essa si appoggia. ...cos 8) .cos 8) ..~.= = . Si ottiene dS = 2n r 2 sin e de. () !'J . Sviluppando cos(dG) in se- rie di Taylor otteniamo cos(dG) ~ l . riferendoci in os a particolare a un campo elettrostatico. :ndo ietta a) Consideriamo la superficie elementare individuata (fig.--ema utilizzato per il calcolo sso elementare del campo <I>(E)= /E·ndS. :enti b) calcolare la superficie dell'intera calotta e l'angolo solido sotto cui essa è vista dal retta centro della sfera. anche nel caso particolare in cui e = n . la calotta sferica può essere espressa come dSsfera = dS cos a . (1-15) statico. (n dS) UR . 2 2 R2 R2 Una dimostrazione formale di questo risultato è data nell'esempio 1-12 che :nza segue. . 1-7-3 Flusso del campo elettrostatico Possiamo ora utilizzare i risultati precedentemente ottenuti.. L' angolo solido risulta quindi dQ ~ n(d8) 2 IZ. ') ~VI» ~ ">. dove a è l' angolo fra ---- .. si :=sempio 1-12 Una calotta sferica è definita come intersezione fra una superficie sferica di raggio r e un cono col vertice nel centro della sfera e angolo di semiapertura e. per e = 7T si ottiene Q = 4n. c) Calcoliamo ora l'angolo solido per un angolo dG. 1-30). ! r- \. Infatti. dS dQ= . Si ha RA 1-31 .163-5 88-408-0963-5 1-7 LA LEGGE DI GAUSS 23 In termini di un diverso elemento di superficie dS (fig. si sceglie il versore normale n orientato verso l'esterno. si ha dQ = dSsfera ~ n R (d8) = n(dB) 2 . di raggio Rde. si definisce flusso elementare • d<l> del campo E attraverso dS (fig. due ).. irato b) Per ottenere la superficie dell' intera calotta occorre integrare fra gli estremi O e e. rispettivamente perpendicolari a dSsfera e dS. S= J =le dS 2nr 2 sin e de = 2nr 2 (l. Per convenzione. Considerata una superficie infinitesima dS e indicato con n un versore normale a dS.-- lato R2 R2 R2 R2 O) il cui valore è indipendente da R. cioè 2n r sin e .. c) calcolare l'angolo solido quando l' angolo di semiapertura del cono è infinitesimo. il flusso· attraverso questa si calcola mediante l' integrale URA 1-32 di quello elementare: .1 4)~ Se la superficie è finla. 1-32): ~ ~N. In particolare.

inoltre. Ne segue che il flusso del campo di una carica esterna alla superficie è nullo. un insieme di coni di apertura infinitesima. lo sviluppo del prodotto scalare porta a '. 1-33) un cono avente vertice in O·e angolo solido infinitesimo d Q.. ( . Consideriamo inoltre la superficie infinitesima dSsrera perpendicolare all'asse del cono e indichiamo con a l'angolo formato fra le due normali a dS e dSsrera· Calcoliamo ora il flusso d<l> valutato mediante la (1-14) FIGURA 1-33 d <l> = E · n dS. nel calcolo dell'integrale. 0). co i FIGURA 1-34 Schema utilizzato per il calcolo del flusso totale del campo elet. Esso intercetta S con una ·superficie infinitesima dS. per ciascuno dei quali vale la relazione trovata d<l> = 4_!i_ rr so dQ. 1-34). dS d<l> = --!L. Il flusso del campo elettrico ·gode di un ' importante proprietà nota come Legge di Gauss: il flusso del campo elettrico attraverso una qualunque superficie chiusa è uguale alla somma ddte--ear-i-che-inteme-a:Z. . 1-35). valutiamo il flusso del campo di una carica trostatico di una carica puntiforme puntiforme attraverso la superficie chiusa. Elemento di superticie infinitesimo e angolo solido.~ q..24 CAP 1 ISBN 88·408-0963·5 Dimostriamo anzitutto un'importante proprietà relativa al flusso del campo elettrostatico prodotto da una carica puntiforme.o r l ~ -.Ze intercettati da ciascun cono danno origine Schema utilizzato per il calcolo del flusso totale del campo elet. dalla posizione che essa occupa. nei due casi in cui la carica sia interna alla superticie chiusa.. nel secondo caso forma un angolo ottuso (cos e < l'interno di ogni angolo solido dQ. il versare normale n._. Se la carica è esterna alla superficie considerata. scegliamo come origine del siste~a di riferimento il punto O occupato dalla carica q e tracciamo (fig.----------l int <f>sc(E) = . i due flussi si cancellano. \.. tracciamo.. so Il cerchietto attorno al simbolo di integrale serve a indicare che la superficie su cui si calcola il flusso è chiusa. Si noti che d<l> dipende solo da dQ e non dall'orientazione di dS: questo importante risultato è strettamente legato alla direzione radiale del campo e alla sua dipendenza dall'inverso del quadrato della distanza. Poiché il campo elettrico è diretto lungo l' ass_e del cono. / 4rr co r 2 4rr co ' . si è fatto uso della proprietà che l'angolo solido totale vale 4rr . Al.-divlsa per co -------. in modo da intercettare l'intera superficie FIGURA 1-35 Gli elementi di superfi. trostatico di una carica puntiforme dato che il campo E in un caso forma un angolo acuto (cose > O) con esterna alla superticie chiusa. integrando la quale si ottiene: <f>sc(E) = jd<t> =_q_ 4rrso jdn =!L. Indicata con S una superficie finita. Nel primo caso. a partire dalla posizione occupata dalla carica possiamo tracciare innumerevoli coni con angolo solido infinitesimo (fig.Zu-superfrcte. ad almeno due contributi che si cancellano vicendevolmente (fig. 4rr co r 2 " . interna o esterna a tale superficie.. Per dimostrare tale relazione...tcosadS}= _q_~= _q_ dQ.

(1.. la Legge di Gauss assume la forma <P scCE) = 2_ jint dq (1-17) so 1uesto in cui l'integrale è esteso a tutta la carica interna alla superficie.mp o La figura 1-36 mostra che i risultati ottenuti sOno validi anche per superfici rfìcie di forma più complessa. assumendo valida la Legge di i che contribuiscono.. tuttavia.izione elettrostatico prodotto da una carica puntiforme q posta nel certtro della sfera.l ( ·erficie c. in cui la sommatoria è estesa alle sole cariche interne alla superficie. il flusso di E è uguale alla somma dei flussi 1golo dei campi E. In realtà la Legge di Gauss è ben più importante di quella di Coulomb. 4rr so r . Viceversa. Quindi ~sima sussiste la. calcolare il flusso . costruito in modo che la carica q occupi il suo centro.. per cui è opportuno ricorrere 1do la alla Legge di Gauss. si è ~:=se mpio 1-14 Data la calotta sferica definita nell' esempio 1-12 e scelto il versare normale n diretto verso l' esterno.siamo / ' ~). ~~s j '. Quincli O) con l q ose < <1>=---S 2 . <l ) [ • e..ruoorr.. proprietà :olare l n int rmali <PscCE) = -L q.. attraverso la superficie della calotta.. poiché il prodotto 1-35). il numero discende dalla Legge di Coulomb. )do da )rigine J Il flusso del campo è dato dalla ( l-15) <I> = E · ndS = E · n J dS. Il flusso totale. per la proprietà upato di linearità degli integrali. "'"drnta ':f •VJ t é .. 1-7 LA LEGGE DI GAUSS 25 1. i flussi attraverso le sei facce del cubo sono fra loro uguali. la conoscenza di tale carica interna è sufficiente per calcolare il flusso: essa non consente.. a distanza a/2 (fig. E · n è lo stesso su tutta la superficie. attraverso la superficie del cubo. passante per il suo centro. attraverso una superficie quadrata di lato a..o. di spigolo a... è S = 21r 2 (l . ampo Dunque. . .. per la Legge di Gauss vale q/ &o.{i A . usa so superficie chiusa. . carica =sempio 1-13 Calcolare il flusso. le famose equazioni di Maxwell per il campo elettromagnetièo.16) so i=l 1-14) cono. 1-37) . . cari ca puntiforme attraverso -.cos El). è immediato dedurre da essa nel caso statico la Legge di Coulomb. del campo elettrostatico di N~~egue che il flusso attraverso la super:cie in questione è q j6s 0 .. 1-36 Gauss è strettamente legata all'espressione del campo elettrostatico (1-5) che · angolo solido. pari come mostrato nell'esempio 1-17. calcolata nell' ese~pio 1-1~. Gauss. per li calcolo cliretto del flusso non è particolarmente agevole. che sono diversi da zero solo per cariche interne. Per la simmetria del sistema.erficie dove l'area S della calotta sferica. Essendo il campo totale E = 2.::: E . che dipende come anche dalle cariche esterne alla superficie.. al è dispari se la carica è in... del campo . Essa risulta infatti valida anche per campi elettrici non statici e costituisce una delle leggi fondamentali dell'Elettroma- gnetismo. . del campo elettrostatico ca sia generato da una carica puntiforme q che si trova sulla retta normale al quadrato. Nel caso la distribuzione di carica sia schematizzabile come continua. la Legge di l ··--. di valutare il campo E. Come appare chiaro dalla derivazione che ne è stata data. una delle cui facce è la superficie quadrata in oggetto. Consideriamo un cubo..

1-38b). cioè quando e =n e cose = -l. Il flusso di E attraverso tale superficie è nullo perché la carica q è al suo esterno. Si osservi che questa conclusione dipende dal verso scelto per n. · Il calcolo diretto del flusso non è particolarmente agevole. Considerare i casi particolari r = a/2 e r = a-/2/2. Esempio 1-1 5 Calcolare il flusso._ (l - cos 8) ._(l . Mostrare che i risultati ottenuti sono coerenti con quello relativo al flusso attraverso una superficie quadrata di lato a.l/v'3) . Se non si adottasse questo criterio limitativo. Nella figura 1-39 sono tracciate le linee del campo elettrostatico relative ad alcune semplici distribuzioni di carica. Nel caso in cui la calotta sia una sfera. sarebbe necessario disegnare un numero infinito di linee. = -/2j 2. cose) . Tale proprietà permette di rappresentare le caratteristiche del campo attraverso le «linee di forza». cui corrispondono il cerchio inscritto e quello circoscritto a un quadrato di lato a . Nei due casi FI GURA 1-38 particolari richiesti si ha cos e. in ogni suo punto. attraverso un cerchio di raggio r . 2so essendo e l'angolo di semlapertura del cono che individua la calotta. negativo se q < O.!!. l l . Ne segue che i flussi attraverso le due superfici (cerchio e calotta) sono uguali se i due versori normali hanno lo stesso verso.l-38a). il valore del flusso elementare è proporzionale all'intensità del campo elettrostatico (supposto uniforme nei punti dell'elemento di superficie dS). Il flusso attraverso una calotta è stato calcolato nell'esempio 1-14: esso vale <t> = . per cui conviene ricorrere alla Legge di Gauss. è lo stesso del campo. dal precedente risultato si ottiene la Legge di Gauss: <t>(E) = 1rJ. il flusso attraverso una superficie quadrata di lato a si appoggia sulla circonferenza di vale <t> q =q f6so. ha la direzione del campo (in ~uel punto). ragg io r (b). disegnate in base ai seguenti criteri: a) la tangente alla linea. a distanza a/2 (fig. c. dato che per ogni punto in cui il campo è diverso da zero passa una linea di forza. CAP. del campo elettrostatico generato da una carica puntiforme q che si trova sulla retta normale al cerchio. b) il verso della linea. calcolato nell'esempio 1-13. Lasciamo allo studente la prova che <l>1 < <t> q < <l>2 . Ne segue nflusso del campo prodotto dalla carica puntiforme q attravelSO il cerchio di raggio r (a) è uguale · <1>2 =. Consideriamo una superficie chiusa formata dal cerchio e dalla calotta sferica avente centro in O (fig. 2so Il flusso è positivo se q :0: O..!!.!!. _Il disegno permette di distinguere immediatamente le regioni in cui il campo è più intenso da quelle in cui e . Indichiamo con O il punto in cui si trova la carica q. peraltro valida per qualunque supeficie chiusa che contenga la carica. cos e2 = l/ v'J. ~) il numero delle linee tracciate attraverso una prefissata superficie è pro- porzionale al flusso (secondo un fattore di scala prefissato). reso evidente mediante una freccia. 2so al fl usso attraverso la calotta sfe- rica con centro nella carica che Come mostrato nell'esempio 1-13._ o . passante per il suo centro. 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5 ~-09€ Perciò si ha <t> = . tJ ' s 1-7-4 Linee di forza del campo Come appare chiaro dalla sua definizione.

Si osservi che l'intensità del campo non dipende dalla ._*~unifo. di solito si considera l'unione di superfici a s su ciascuna delle quali E sia uniforme in modulo e abbia orientazione fissa rispetto alla normale.. Inoltre si può osservare un'altra interessante caratteristica: le linee di E cominciano e terminano sulle cariche (sorgenti del campo). La carica all' interno del cilindro è q= aS..iJ.eampo è diretto 1tare perpendicolarmente alla superficie.::. a) e o ----- ----- '.su- re è ~ale a_. . di spessore trascu- rabile tanto da poterla assimilare a una superficie geometrica. 1-40) per il calcolo del flusso di E. o . L'espressione più generale. La rappresentazione del campo attraverso le linee permette di visualizzare la Legge di Gauss... la sua intensità Jase è-lH-stessa datle. verso l'esterno. è quindi: ui il la l . campo. La Legge di Gauss. inoltre.. la carica interna alla superficie è nulla. L'unica iniziativa che è lasciata al risolutore è la scelta della superficie 0 chiusa (detta anche superficie gaussiana) sulla quale valutare l'integrale. ma deve essere effettuatà in modo da sfruttare le proprietà di simmetria. (1-18) · 2s 0 Tale valore coincide con quello ottenuto nelle vicinanze di un disco carico e ad del campo elettrostatico o da una lamina carica (esempio 1-11).ui è ta rispetto alle dimensioni lineari della lamina). negativa (b). )..:-. di arrivare al risultato finale E = a j2s 0 . permette eo pro.segno positivo (d). Su ciascuna delle due basi di area S i vettori E e nh sono 'del paralleli e concordi.-. che m si tiene conto anche delle situazioni con a < O. peTia simmetria. Ciò suggerisce la scelta di una superficie cilindrica (fig.due parti della. Se tale differenza è nulla. La Legge di Gauss permette di ottenere il campo elettnrst'atico ogniqualvolta per una carica puntiforme il sistema si presenti con caratteristiche di simmetria tali da rendere agevole si (a). { __ . Supponiamo che su questa superficie sia distribuita una carica positiva.carica. una lamina piana estesa. con e@à.. s-i.. 1 (in Sulla superficie laterale del cilindro E e ne sono ortogonali e il flusso risulta nullo.uere attraverso una superficie distanza dalla distribuzione di carica (purché la distanza possa essere trascura- . Questa scelta non può essere casuale..33·5 88-408-0963-5 .. Consideriamo. ad esempio. i A b ~ tl:-:- 1\_". secondo cui il flusso uscente del campo elettrostatico è legato alla somma delle cariche racchiuse dalla superficie· su cui viene calcolato il flusso .ario E=-. nelle vicinanze qella lamina.distribuzit:me. 1-39 forza del campo elettro.e·s dTillono eregioni in prossimità dei nei bordi. W\--. e (c) ."RA.:::.rm@.) +at[~ 'f:_.. Infatti il flusso totale è proporzionale al numero delle linee uscenti cui va sottratto quello delle linee entranti. una lamina piana cari. e il flusso è dato da <P = ES + ES = 2E S. 2ES = rrs. il calcolo del flusso attraverso opportune superfici e la sua correlazione con il . ----- ~~ o b' 1-7-5 Applicazion i della Legge di Gauss. 1-7 LA LEGGE DI GAUSS 27 ~t' dj)f\JA Lo meno intenso. un dipolo (c).di.

FIGURA 1-41 Indicato con n il versore normale a tale superficie diretto verso il semispazio Discontinuità della componente normale del campo. nell'attraver. tutto ciò non sarebbe possibile utilizzan una sola superficie carica. e al di fuo delle quali il campo sia nullo.. Te- nendo conto dei versi (fig. altezza infinitesima. sistemi del genere vengono assai spesso utilizzati per creare zon: dello spazio in cui siano presenti campi elettrostatici uniformi.s0 .. la componente tangenziale "O dello stesso campo non cambia nell'attraversamento della superficie carica.Al contrario. Per tale legge.E 1 n~S = !!. Una situazione di particolare interesse si verifica nel caso di due superfici piane. E-. In questo caso la soluzione è immediata. rispettivamente. il flusso <Pr01 del campo elettrico attraverso una qualunque superficie chiusa tracciata nella zona ove il campo è uniforme. (1 -19 . EO _ Tale relazione mostra che nell'attraversamento di una superficie caricata con densità superficiale a la componente normale del campo elettrostatico subisce una discontinuità [E n] = !!.. Con considerazioni analoghe possiamo trarre un'altra importante infor- mazione che riguarda il comportamento del campo elettrostatico nell'at- l traversamento di una superficie carica (con densità a). dove "O E I n e E 2n rappresentano le componenti normali alla superficie carica. 1-43). Esempio 1-16 Calcolare il flusso <Ps di un campo elettrico uniforme E attraverso la superficie laterale S di un vaso (fig. Consideriamo allora la superficie chiusa S U C. il Principio di so- vrapposizione. aventi dimensioni lineari molto grandi rispetto alla loro distanza.l~ L'importanza di questo risultato sta nella possibilità di utilizzarlo ogniqual- ~-+-. è nullo in quanto nel volume da essa racchiusa non sono presenti cariche. Si ha flusso di E attraverso la superficie laterale di un vaso. anche nei punti molto n vicini a una superficie di forma qualsiasi. che presenta una imboccatura circolare di raggio 'R e ha l'asse di simmetria che forma un angolo a con la direzione del campo. tenendo conto della (1-18) e della possibilità di utilizzare. Il calcolo di <Ps mediante la sua definizione (1-15) è complicato.---------. . costituita dall' unione di S e FIGURA 1-43 del cerchio C di raggio R con cui si può pensare di «chiudere» il vaso. in quanto richiede la conoscenza della forma della superficie S e la determinazione dell'angolo fra la direzione del campo e la normale a ciascun elemento di superficie dS. FIGURA 1-42 mentre fra i due piani si sommano. la Legge di Gauss. su cui si trovano cariche di segno opposto con la stessa densità superficiale uniforme a . CAP 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5 . di E 1 e E2 . 2 (fig.---:-"7 volta la distribuzione di carica possa essere schematizzata come quella di una superficie piana nf n conduttrice: ad esempio.~S. applicata a una superficie cilindrica di samento di una superficie carica.. 1-42)..E 1n = !!. da qui segue E 2 n. permette di scrivere E 2n~S. nel calcolo dei campi elettrostatici.. Consideriamo il caso più generale in cui le linee di forza del campo non siano normali alla superficie carica. come si vedrà nel seguito. Ciascuna delle due distribuzioni di carica genera (da ambedue i lati di ciascun piano) campi elettrici uniformi di intensità E = la 1/ 2. 1-41). dando luogo a una intensità totale Campo elettrostatico di un doppio (j strato. nelle due zone esterne i campi si annullano. O= <P rot = <Ps +<Pc ==> <Ps = -<Pc- . e indichiamo Schema utilizzato per il calcolo del con <Pc il flusso attraverso quest'ultima superficie. Si può invece arrivare facilmente al risultato sfruttando la Legge di Gauss.so In pratica.

Determinare la densità Eli-carica e mpo in tutte le regioni dello spazio. utilizzando la Legge di Gauss.3-408-0963-5 1-7 LA LEGGE DI GAUSS 29 qual. Ne segue <P (E) = 4:rrr 2E ·n = 4:rrr 2E. Il campo. cresce linearmente con la distanza fino a raggiungere il valore massimo .E= -:rrr. Per la simme- tria del sistema. arie a. Jerfici z:a. 1-46). 1-4_4). 4:rrt:o r'j: fuori (lo stesso che si avrebbe con tutta la carica posta nel centro della sfera). Per la Legge di Gauss ca di (1-16).enti L Se 1 :=sempio 1-19 Un guscio sferico.. l-45). è uniformemente carico in tutto il amo suo volume. Calcolare il campo elettrico nella cavità interna. di raggi R1 e R2 (fig.p ~rale ' 3so ' asse da cui si ottiene l . ottenendo E = 4 ::. . <P(E) ='#i· Quindi dove l q] E. D ' altra parte. :=sempio 1-17 Derivare la Legge di Coulomb da quella di Gauss. .po elettrostatico~i una sfera della sfera. <I>tot i OVe . Dalla Legge di Gauss segue 2 4 3 4:rrr.)3 . con densità di carica p. emente carica in funzione sulla superficie della sfera. 4:rrt:o • r 2 o. dopo decresce. il campo E è diretto radialmente e ha la stessa intensità in tutti i punti pazio della superficie sferica. :ale La Legge di Gauss <P(E) = 4:rrr. per la simmetria del sistema. < R. molto infor. proporzionalmente a r. vece distanza dal su centro. E = !!_ :I -19) t: o _ .ziale Il risultato ottenuto è la Legge di Coulomb. dello spazio. Se invece si zando considera come superficie gaussiana una sfera di raggio r.3-0963-5 ::. ~della di so.- di E1 -4:rrt:or2· 1ostra Se a distanza r da q1 si trova una seconda carica positiva qz. ~11' at- mo il li alla Consideriamo una carica puntiforme q1 positiva e scegliamo come superficie gaussiana una sfera di raggio r avente centro nella posizione occupata dalla carica... su Esempio 1-18 Una sfera di raggio R~ n tutto il suo volume.=sempio 1-18. ha direzione radiale in ogni punto )· Te.E:rr R 2 cosa. in ogni punto di C l'angolo fra il campo E e la normale esterna n è uguale Ila di ad a. sia all'interno sia all'esterno della sfera. Il suo valore all'esterno della sfera può essere calcolato utilizzando come superficie gaussiana una sfera di raggio nano. E= . r 3t:o Sostituendo a p il suo valore si può esprimere E in funzione della distanza dal centro iede URA 1-45 della sfera. questa subisce l'azione di 1ciale · una forza il cui modulo è 1 inuità F = qzE = . la carica interna a tale superficie non è quella totale bensì ~:rrr{ p. con una carica q 1ciale positiva.uniformememnte carica e permette di ottenere i ci gaussiane considerate l q ~zone E=--- = . re > R avente centro coincidente con quello della distribuzione di carica (fig. La densità di carica è data dal rapporto fra la carica e il volume della sfera p = q j V= bedue 3q j4:rr R 3 . L'intensità del campo (fig.pri. quindi <Pc = E:rr R 2 cosa e di conseguenza risulta <I>s = . nulla al centro 0 ra la .q 1q2 ..2 .

fv p d V e ~ fv(divE-e'. All' esterno del guscio (r > R2) il campo elettrico è lo stesso che si avrebbe concen- FIGURA 1-46 trando tutta la carica q. lontano dai bordi estremi della distri- buzione. Esempio 1-20 Una carica positiva q è distribuita uniformemente lungo un filo di lunghezza l schema- tizzabile come un segmento molto lungo. tnt A~ 3. detta teorema della divergenza. in tali situazioni di simmetria. coassiale con il filo. La relazione lÌ ricavata. ~ che descrive le proprietà del campo in ogni punto in cui esso è continuo. <l> se (E) = . 1-7-6 Forma locale della Legge di Gauss t\\ll. mediante l'integrale. nel centro O. non contribuisce al campo nel volume sferico rico di raggio R 1 .. guscio compreso fra R1 e R2. so Jr.___._1_q. che fornisce il valore del campo interno.!. 1-47). CAP. lontano dagli estremi del seg- mento. Da questa relazione segue E = _g__ 2n lE -r . ay Applicando il teorema della divergenza alla (1-17) otteniamo ~ jint dq = <l> se (E) = j E · n dS = { div E d V. Lo stesso risultato si otterrebbe anche con una distribuzione di carica non uniforme..- . 'O dq . Il campo.. espressa in forma differenziale.. esteso al volume V racchiuso da tale superficie. Ciò significa che. tale teorema esprime il flusso di un vettore generico A attraverso una superficie chiusa ì:. pur carico. esprime le proprietà del campo elettrostatico in una forma integrale. si ha: ..o::m=e:. Jv Scrivendo . Poiché l'integrale è nullo qualunque sia il volume . la carica elementare dq = p d V.!. Il passaggio dalla forma integrale a quella locale si basa su una relazione matematica.!:!____. Poiché la carica FIGURA 1-47 racchiusa dalla superficie gaussiana è data dal prodotto del!' altezza h del cilindro per Superficie gaussiana cilindrica la densità di carica... valutiamo il flusso di E. Scelta come superficie gaussiana una superficie cilindrica di raggio r e altezza h. ' . laddove E e n sono ortogonali. ~ tnt d q = .4rr so r 2 ' nella quale q. per la simmetria del sistema ha struttura radiale. purché a simmetria sferica. Di essa si può dare una formulazione locale.3so . 0 /À . il Guscio sferico uniformemente ca. Dunque all'interno della cavità il campo elettrico è nullo. rappresenta la carica che si trova entro la sfera di raggio r.__. nella zona centrale della distribuzione. Trovare la densità lineare di carica e calcolare il campo elettrico. v La formulazione della Legge di Gauss data dalla (1-17). coassiale col filo (fig. Inoltre. si ottiene 2nrhE = id!~ ._-------. Esso risulta nullo sulle due basi. mentre sulla superficie laterale (E //n) risulta pari al modulo di E per la superficie laterale. può essere scritta anche: E .. aAx aA y aAz / d1vA =V ·A=~+ +-.. t FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5 Possiamo utilizzare un risultato ottenuto nell'esempio 1-18. nelle regioni in cui il campo è continuo. La densità lineare di carica è À = q/ l. perché nulla è la densità di carica p. della divergenza di A i A· ndS =l div Ad V.!. L'operatore div A è defin=i~to::_:::c_::. la sua intensità può dipendere solo dalla distanza dal filo.J) dV= O.

Poiché. Avremo d <t> = (Ex)dx dy dz. Calcolare il flusso di E attraverso la superficie del cubetto. l E · dS = ~div E d V. come appare dalla dimostrazione.x. da cui escono o in cui convergono le linee di forza. si ha 1le. Successivamente. Scegliamo come origine O del sistema di riferimento un vertice del cubo e gli assi orientati da O verso gli altri vertici (fig. :J ' rappresenta la Legge di Gauss in forma differenziale.somma (integrale) dei flussi attraverso le superfici di tutti i cubetti. con uno sviluppo di Taylor si può approssimare · aEx jq.+az . sono le cariche. i1 flusso totale attraverso la superficie esterna :E (dell' intero volume) è uguale alla.(Ex)o dy dz. Eseguiamo il calcolo per le due facce perpendicolari ali' asse x.dxdydz =divE dV. dxdydz . questo risultato vale per qualunque campo vettoriale. come utilizzando l'operatore nabla \7 = (. Quindi.y. Poiché per ogni coppia di cubetti contigui i flussi attraverso le superfici a contatto si cancellano l'un l'altro (essendo opposti i versi delle corrispondenti normali esterne). utilizzando il risultato precedente. Giustificare infine il teorema della divergenza. ricavarne la forma differenziale. Poiché la carica contenuta all'interno del cubo è dq = p _d V. Di del campo elettrico altra. urne . dz . p Il flusso di E deve essere valutato sulle sei facce laterali del cubo. y utilizzando la Legge di Gauss in forma integrale. 1-48). ax Sommando al risultato precedente il contributo al flusso delle altre quattro facce del Jne cubo. ·ve Naturalmente. dalla Legge di Gauss si ha d <t>= _e_ d V_ Ne segue so divE=:~ La giustificazione del teorema della divefi(enza può essere data riempiendo l'intero · \ volume con cubetti infinitesimi. (Ex )dx ~ (Ex)o + ~dx . si ottiene oè orso aEx aEy aEz) uso d<t> = ( . Essa esprime in modo formale che le sorgenti del campo. JS-0963-5 1-7 LA LEGGE DI GAUSS 31 (1 -20) L'equazione così ottenuta. l =sempio 1-21 Si consideri il campo elettrico generato da una distribuzione continua di carica di densità p.ax +ay.. se il campo è differenziabile (e x quindi continuo). L'esempio che segue suggerisce come dimostrare direttamente la (1-20) per altra via e permette di giustificare lo stesso teorema della divergenza. ~ x. e un elemento di volume infinitesimo avente la forma di un cubetto di spigoli dx. uo. due facce perpendicolari aEx d<t> = . . dy.

Ciò avviene.. + -+-=0. penetra una regione dello spazio in cui è presente un campo E uniforme (come esempio quello prodotto da un doppio strato). sono separatamente nulle le derivate parziali delle componenti del campo: ne risulta éJEx oEy oEz divE = . nel limite non relativistico. 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN Esempio 1-22 Dimostrare che in una regione in cui è presente un campo elettrico uniforme E non possono esistere cariche.eE (-e è la carica dell'elettrone) (fig.. successivame si muoverà di moto rettilineo uniforme. per le applicazioni che ne derivano.. Data l' uniformità. Scelti gli assi x e y paralleli vettori v0 e F = . CAP... non possono esistere cariche in tale regione.. Ovviamente il problema sarà risolvibile purché siano n il campo E (nei . una particella dotata di carica che si trova in un punto dello spazio in cui esiste un campo elettrostatico diverso da zero. Essendo ay = eEi m. muovendosi inizialmente a velocità costante v0 . ax ay az Essendo. per la forma locale della Legge di Gauss. che risulta anche interessa~. 1-49). perpendicolare E # O. Nella regione di campo uniforme le linee di forza sono parallele: esse non «divergono» (non nascono) da alcun punto. visualizzando il fatto che le sorgenti del campo devono trovarsi esternamente.. in ogni punto della regione considerata risulta p = O. La situazione più semplice da esaminare.lilllia::::. 1-8 Moto di particelle in campi elettrostatici Come è stato discusso nel paragrafo 1-6. ottenibile dalla (l-8) F = q indipendentemente dalla distribuzione di carica che ha prodotto il carn. che. FIGURA 1-49 L'elettrone impiega un tempo r = l l v 0 ad attraversare la regione in Traiettoria di un elettrone in un campo E uniforme. subisce l'azione di una forza. le sorgenti del campo devono essere dove esso non è uniforme. gravitazionale della Terra. Dove si trovano le sorgenti di un campo uniforme? Poiché in tale regione il campo è continuo e differenziabile. _ studio del moto si riconduce quindi all'applicazione del secondo Princi della Dinamica che. può essere utilizzato ne forma F =ma. spostato nella direzione della forza di l 2 l eE 12 y = -ayr 2 2m v6 r. si può immediatamente concludere che l' descrive una traiettoria parabolica nella regione in cui E # O. per esempio. div E =fa . è quella di una particella. il m dell'elettrone può essere considerato la sovrapposizione di un moto uniforr (con velocità di modulo v0 ) lungo l'asse x e di un moto uniformeme accelerato (con accelerazione scalare F l m) lungo l'asse y . mentre se la carica è negativa i versi sono opposti. e dalla velocità della carica. attraverso le quali il campo subisce una discontinuità (e ove la divergenza non è definita). se ne può considerare la divergenza. Come conseguenza. . tipicam un elettrone. all' uscita da tale regione l'elettrone alla velocità iniziale v0 . sulle superfici che delimitano la regione di campo uniforme (come nel caso del doppio strato).punti della regione in cui avviene il moto) e le condizi iniziali. Forza e campo hanno lo stesso verso se carica q è positiva. l' analogia con il moto di un corpo lanciato orizzontalmente nel cal. perpendicolare a v0 .

. v0 m v0 Dai risultati testé ottenuti si deriva la relazione y = ~ tane.ca q. perpendicolare alla direzione iniziale della velocità. gli elettroni possono essere inviati in qualunque ssante punto dello schermo. 1-50) ico E che forniscono l'immagine sullo schermo dei televisori e dei calcolatori. a seconda del tment :.ella carica. Lo longitudinale.. il numero degli elettroni e quindi la luminosità che etra in essi producono per fluorescenza. per cui il moto dell'elettrone dopo la deflessione è lo stesso che si avrebbe se l'intera deflessione e avvenisse nel punto di ascissa l j 2.izioni elettroni lungo due direzioni fra loro ortogonali. Il sistema descritto trova applicazione nei tubi a raggi catodici (fig. . ne per ttand :. gli elettroni ampo vengono emessi (per effetto termoionico) da un filamento riscaldato per se la mezzo di una corrente elettrica. 1-50 è disegnata una sola coppia) per generare altri due o noti campi (trasversali) e praticamente uniformi. in modo da giungere sullo schermo fluorescente con velocità 1cipio tale da produrre una immagine luminosa. e ha acquistato una componente della velocità parallela alla direzione del :lla campo pari a :he :::iò eE l Vy = a y T = . = qE. dopo opportuna collimazione penetrano in una regione (fig.2 . Le immagini si ottengono facendo variare. . 1-51) che si estende per una lunghezza l1 = 200 cm in cui è presente un campo elettrostatico uniforme. Variando opportunamente l'intensità dei due campi. "<>ggi catodici. in modo da deflettere il fascio di . Essi vengono accelerati da un campo elettrico :i. me m v0 lità rza Il risultato è una deflessione della particella di un angolo e tale che o il vy eE l tane= . Lleli ai l mot iforme ~mente in c 1e s1 e ~pio 1-23 Degli atomi di cesio (numero atomico 55) ottenuti scaldando il cesio a temperatura T = 500 K. nel quale è stato praticato un vuoto spinto. Vengono utilizzate due coppie di nella placchette (in fig.1 .= .amp uaiettorie in un campo <> perpendicolare alla ~ · iale. All'interno del tubo. di modulo E = 107 Nc.1963-5 :&0963-5 1-8 MOTO DI PARTICELLE IN CAMPI ELETTROSTATICI 33 1-50 =. in funzione mente della posizione colpita. Gli elettroni àal catodo e accelerati vengono deflessi da ia di placchette.

9E w.11 m. ma = 6. l'elettrone (m e = 9.35 C.6 · w.27 kg e carica 2e = 3. ciascun atomo neutro di cesio possiede una carica q = 55 oq. Nell' ipotesi che la traiettoria sia circolare. Segue lql = 551/iql < 2. Il moto dell' elettrone •lliiiJ:J può essere determinato utilizzando il secondo Principio della Dinamica.1) e tenuto c-. Poiché lo spostamento trasversale osservato è nullo entro la risoluzione sperimentale (cioè minore di d = 5 ~-tm). L'elettrone si trova nel campo coulombiano prodotto dal nucleo.}2kT fm.._ _ .31 kg) gira attorno a un nucleo immobile (un protone).. nel corso di questo paragrafo.l.16 . F = ma. Le cariche elettriche del- l' elettrone e del nucleo hanno segno opposto. w. ."f il moto sia uniforme (v =costante). Si è visto. si può scrivere l tan()l = qltE/(2kT). avente A= 4.1 ..34 CAP 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5 Usciti dalla regione in cui il campo è diverso da zero.6 ..15 m.6 · 10. si ha loql/e < 2. Trovare il modulo della velocità dell'elettrone rispetto al nucleo.6 2kT /(/ tE) . Ciò premesso si calcoli l'accelerazione massima che subirebbe una particella 41•• (nucleo di elio. La distanza minima fra i centri dei due (cui corrisponde la massima intensità della forza e quindi dell'accelerazione) è R = Rt + R2 = 8..mto che in un esperimento eseguito nel 1963 (in cui si potevano osservare spostamenti trasversali del fascio di 5 ~-tm) non fu osservata alcuna deflessione. ottenibile nell'esperimento.2 · w.-m- 4neor2. Indicata con oq la differenza di carica fra protone ed elettrone.26.33 C. risulta Rt = 6.8-10. Proiettando l'equazione vettoriale in direzione radiale si ottiene l e2 v2 .0005 l tan()l < -1. 1 · w.17 C).9 · 10. 18 · 106 ms. stabilire il limite superiore.19 C.r · Risolvendo rispetto a v tale equazione. ltan()l < ~ = 3. e quindi lq l < 3. il carattere centrale della forza fa sì che ---.9 · 10..9 · 10. 2..2 · 10-·'l••lillf m.-. gli atomi vengono rivelati dopo una distanza l2 = 30 cm. in cui A è il nmm . 6 · w. ma la stessa intensità e = l. della differenza relativa di carica fra protone ed elettrone. Esempio 1-24 In un modello assai semplificato dell'atomo di idrogeno. Esempio 1-25 Il raggio dei nuclei è calcolabile mediante la relazione R = RoA 113.!i . 7 · 10.. Indicati con R1 e R2 i raggi del nucleo di oro e di quello di elio. Tenuto conto che la carica dell'elettrone è e= 1. Assumendo che gli atomi si muovano tutti con la velocità più probabile v= j"ifi (costante di Boltzmann k = 1. risulta v = ef2Jmneor.23 JK.r a m "o metà della regione in cui il campo è diverso da zero.. -:::o: campo prodotto da un nucleo di oro (A = 197 e carica 79e = 1.19 C.8 · w. risulta d 0.15 m e R2 = l ..15 m. Sostituendo nel- l'ultima relazione i valori numerici delle diverse grandezze che vi compaiono. si v = 2.. _. Il raggio dell'atomo di idrogeno è r = 5. che gli atomi si muovono come se fossero stati deflessi di un angolo () tale che tan () = '1.3 · w.65 · 10. di massa (numero totale di protoni e di neutroni presenti nel nucleo) eRo = l .11 + [2 Tenuto conto della relazione v = . La differenza lo q l risulta inferiore a 4.38 · w.19 C) Idll.

4n&o r L'equazione può essere integrata assumendo che la velocità abbia il valore vo = l . velocità v d(mv) =m v dv = -l. 107 ms -l. 3 C. atomo. fa sì che :lirezione dalla quale si può ricavare la velÒcità in funzione della distanza dal centro del nucleo. per il teorema dell'impulso. si ottiene l q)q2 d(mv) = ----2-dt. determinare se essa può essere arre- stata dal campo elettrostatico e deflessa a 180° rispetto alla velocità iniziale del moto (fig.10 m)(fig. La ~lettrone La forza agente sulla particella incidente è data dalla Legge di Coulomb e agisce in -52 direzione radiale. l'atomo veniva rappresentato dal modello di 1 è quindi Thomson: una carica positiva con lo stesso raggio de li' atomo. 1-53).5 · 107 ms. dall' equazione precedente si ricava: iche del. n to-19 c. . Ponendo nella precedente equazione v = O. In questo caso il campo rticella o: .1.tamenti F l q1q2 il limite a=-=-----2. indicate con q1 e q2 le cariche delle due particelle.65 · 10. che è circa 1028 volte l'acce- lerazione di gravità. In particolare.1 a distanza infinita dal centro del nucleo di oro.. Si ottiene elettrone l 2 l 2 l q1q2 =ma. sversale q0 ro = 1. 4n &o r = 9. 5 . risultar = 4 . La velocità con cui le particelle o: sono emesse dal radio è . qa = mv5 3.2 4n&o mav0 no.Thomson di un atomo.19 C) furono utilizzate come proiettili contro nuclei di oro (Raro = 7 · 10.17 C). Scelta l'origine O del sistema di riferimento nel centro del nucleo di oro. che gli =-~ 1 -26 Nell ' esperimento di Rutherford.4n&o -r-.8 · 1028 ms.·8-408-0963-5 1-8 MOTO DI PARTICELLE IN CAMPI ELETTROSTATICI 35 Indicata con q1 la carica del nucleq di oro e con q2 quella del nucleo di elio. entro la quale si trovano gli elettroni (fig. /(2kT). ). 11e nuclei =sampio 1-27 Prima dell'esperimento di Rutherford. particelle o: emesse da una sorgente di radio (m a = 6. = 6.2 . si ottiene la distanza dal centro del nucleo alla quale avviene l' arresto del proiettile.27 kg.. 1-54).4n &o R 2 ' :o cgnto e l'accelerazione ..14 m. La particella' incidente si arresta prima di arrivare a toccare il nucleo del bersaglio e viene riflessa indietro. elettrico non avrebbe avuto intensità sufficiente pe~ produrre deflessioni a grandi angoli 19 C) nel oositiva occupa tutto il delle particelle o:.a tomo. Studiare il moto di una particella o: la cui velocità è diretta verso il centro del nucleo di oro. un valore enorme! teutro di . la forza tti dopo ha modulo tcitàpiù F _ _ l_q1q2 . d(mv) = Fdt .8 · 10.26 · 10. risulta v = l. Si trova 2q1q2 :ndo nel. 1-52). si ha Sostituendo i valori numerici. Tenuto conto che dr = v dt . r= .15 m.98.2mavo =..-- qlq2 2 -dr. Fu l'osservazione sperimentale di questo effetto la prima prova dell' esistenza negli atomi di un nucleo centrale di carica positiva e di raggio molto piccolo rispetto alle dimensioni atomiche(~ 10. 1-54).l numero che la parte positivamente carica dell'atomo fosse distribuita su tutto il volume atomico 2-10-15 e che all'interno di esso si trovassero gli elettroni (fig.2 -10. al cui interno si i elettroni. ma 4nEo ma R >tone ed Sostituendo i valori numerici si ha 4 = 6. All'epoca dell'esperimento (1909) si riteneva invece . che fu cruciale per determinare la struttura dell'a- qE _L . 2mav .

q2 r mr=--. 5 · 10.3 1 kg) contenuto al suo interno. proiettata su un asse radiale (con origine nel centro dell'atomo). 1 FENOMENI ELEITRICI ISBN 88-408-0963~ Nel caso particolare dell'atomo di idrogeno (carica positiva pari a e = 1. a seguito di evaporazione..6 · 10.. sono presenti numerose righe spettrali anche nel visibile e nell' ultravioletto. accorgendosi ben presto che. 1-9 Esperimento di Millikan Nel periodo che va dal 1898 al 1911 vi furono diversi tentativi di verificare l'ipotesi che la carica dell'elettrone non fosse divisibile..-3. Alcune di esse. 4n t:o mR Lungo questa direzione l'elettrone oscilla con una frequenza wo q2 li= 2n = 2n 4n t:o mR 3 · Sostituendo i valori numerici si ha v = 6. diventa .3 ) ed è diretto dal centro dell'atomo verso l' esterno. 1 · 10. L'equazione della Dinamica. La lunghezza d'onda corri- spondente a emissioni con questa frequenza (À = cj v..-. durante la misura. ll campo elettrico all'interno di una distribuzione sferica di carica è stato calcolato nell'esempio 1-18 (E = ifeo . basato sulla ' legge dell' elettrolisi. 4nt:o R Da questa si ottiene l' equazione differenziale del moto armonico q2 l r+-.n. CAP.. Minuscole gocce d' olio (con un diametro dell'ordine di 4 j.::. le dimensioni e il peso delle impiegate andavano riducendosi. Al contrario. pass . L' apparato da Millikan nell'esperimento conclusivo è rappresentato in fig . il moto dell' elettrone (qe =-e. secondo cui la massa depositata elettrodi del voltametro è proporzionale alla carica totale trasportata.. L' elettrone subisce dunque una forza di modulo q2 r F ---- . dove c è la velocità della luce ) nel vuoto) è À . nell'ambito di tale modello.--r=O 3 .. particelle emesse dal Inizialmente Millikan aveva utilizzato acqua e alcool.5 · 10 12 Hz. I impiegati per la verifica si basarono sullo studio del comportamento di cariche nel campo gravitazionale della Terra e in un campo Quello usato da Millikan non si differenzia dai metodi dei suoi f-'' ~'U'-''-''-'O">uu se non per il fatto di avere impiegato piccole gocce di olio caricate strofinio o mediante agenti ionizzanti (raggi X. Esisteva un convincimento generale di questa importante nr.Lm) emesse un nebulizzatore cadono per effetto della gravità. le misure sperimentali mostrano che lo spettro di emissione dell'idrogeno è molto più complesso: oltre che nell'infrarosso. che si trova nella regione infrarossa..4nt:o R 3 ' diretta verso il centro dell'atomo. 3 · w..19 C. raggio R = 5. 1-55. me = 9.5 m.9 m) studiare.

Durante la caduta.mg = 6:n:l')rVE- _e ntali Dalle due equazioni precedenti. si può scrivere la Il relazione q E.6 cm l'una dall'altra. ~sson . . In questo caso.19 C). le particelle. Misurando la massa delle singole 5. mediante la Legge di Stokes applicata alla fase di caduta. ottenne :sse da anche il valore di tale carica elementare (1 . determinata dall'equilibrio fra la forza peso e la resistenza del mezzo. essendo 1'J la viscosità del mezzo. nebulizzatore ne tto IO. distanti 1.64.J963-5 -5 1-9 ESPERIMENTO DI MILLIKAN 37 C. raggiungono rapidamente una velocità di regime (costante). penetrano in una regione limitata da due piastre metalliche orizzontali. dividendo termine a termine. uce si può quindi scrivere •. mg (VE ) te per q= E Vg +l - ~adio). Indicando con vg il valore della velocità di caduta a regime nel campo gravitazionale. le gocce pos- sono essere rallentate e fatte risalire. gocce. indicata con q la carica esistente sulla goccia e con VE il valore (a regime) della velocità.ro. che si sono caricate per strofinio uscendo dal nebulizzatore. nel l Con un campo elettrostatico di opportuna intensità (i valori usati da Mil- likan furono dell' ordine di 500 kN/C) e di opportuno verso. Millikan gocce potè determinare che le cariche presenti erano sempre un multiplo intero 'usato di quella elementare dell' elettrone (e) . n moto delle gocce venne studiato illuminando con un fascio di luce la regione centrale fra le piastre.60217733. tenuto conto che la forza elettrostatica è diretta verso l'alto. SI deduce mente immediatamente -prietà mg sugli =---- qE-mg ae todi masse da cui si ottiene tatico.01 cm (individuata da due crocefili).10. le più mg = 6TCl')TVg . tale forza è data dalla Legge di Stokes: F = 6:n:wv.19 C) che deve essere .sando confrontato con quello oggi noto (1. !!!!~~-~{ cannocchiale attraverso una piccola apertura. osservando le gocce con un cannocchiale e determinando il tempo da esse impiegato a percorrere la distanza h di 1. i però Misurando per ogni goccia i tempi impiegati in salita e in discesa. per corpi sferici e per piccole velocità.

e che quindi la legge non sia del tipo F __ l_lqlqzl \ . densità relativa dell'olio p = 0. 1-1 O Dipendenza dalla distanza della Legge di Coulomb Nel paragrafo 1-5 è stata presentata la legge di interazione fra due carie elettriche nella forma in cui essa viene normalmente attribuita a Coulorlli: La parte più importante di tale legge è la dipendenza dalla distanza.28 s. determinare il diametro e la massa della goccia d' olio. Si può infatti dimostrare c~--&. periodo durante il quale fu riportata numerose volte in alto con il campo elettrostatico.. 56). una carica distribuita su un conduttore non deve permettere all'interno si liberino altre cariche. Dall'espressione del diametro precedentemente trovata. come vedremo nel seguito. il tempo di caduta risultò aumentato da 22. Al termine dell' osservazione. una dozzina di anni prima (1773)._ implicherebbe una massa non nulla del fotone. Perché? Inserendo l'espressione della massa nella relazione mg = 6rrryrv 8 e trascurando la spinta di Archimede. Semplificando si ottiene 2 9 1) h r = --- 2 pg t nella quale la distanza fra i croèefili è h= 1. Sostituendo i valori numerici risulta d = 4 .46 s. da cui si ottiene m= 3.1 . .1s. L'esperimento di Coulomb. cioè con una dipendenza da r esattamente tipo l/ r 2 .4 cm e m = 1rr r 3 p .2.. per limitazioni legate al pendolo di torsione permetteva di stabilire un uw~. In realtà. viscosità dell'aria 17 = O. pubblicato nel 1911. La goccia fu osservata per quattro ore e mezzo. una legge in cui a sia zero.02) con una tecnica comp11er:arrlel>i•ll"" diversa e di gran lunga superiore rispetto a una misura diretta di L' idea di Cavendish si basa sul fatto che. Ci si potrebbe chiedere cosa ci garantisca c ~ entro gli errori sperimentali. 0001836 g-cm. si ha 3 pg = 6rrryrh j t . dato che la densità dell'aria è dell'ordine dell' uno per mille 1rrr rispetto a quella dell'olio.04. si deduce che un aumento del tempo di caduta riflette una diminuzione del diametro.896. dovuta a una lenta evaporazione della goccia.28 sa 23 . l'esponente di r non possa essere leggerme - diverso da -2. Utilizzando anche i dati forniti nel corso della precedente descrizione dell'esperimento.4rr co rZ+a con a =/:-O? L'importanza della domanda sta nel fatto che un valore di a r ___.li g. limiti sperimentali sul valore di a diventano automaticamente limiti massa del fotone.01 cm. Millikan riporta per una goccia i seguenti dati sperimentali: tempo di caduta t = 22.. Cavendish utilizzò un sistema da una sfera metallica posta all'interno di due semisfere metalliche (fig.­ lal < 0. Cavendish ottenuto un risultato migliore (lal < 0. segue d= 2r = 2v~ 2 pg t 1) ~. Caricato il sistema dall'esterno e aperte le due semisfere. reso noto nel 1785. w . CAP 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5 Esempio 1-28 Nel suo articolo. ci il valore della potenza di r . l · w.

Egli possedeva un elettroscopio assai rudimentale. raffinando le tecniche sperimentali e la sensibilità dell'appçu-ato di misura (vedi la Tabella 1-4). Maxwell sviluppò anche la parte teorica. 1936 2-10. e i loro 1e comportamenti caratteristici. Occorre anche sottolineare che . per cui Coulomb non ha responsabilità alcuna se la legge oggi porta il suo nome. utilizzano il metodo di Cavendish. non avesse ripetuto l'esperimento originale di Cavendish (con migliore precisione. rendendo anche pubblici i documenti originali.C. forse ignoreremmo l'intero episodio. Misure geomagnetiche permettono di stabilire un he limite ancora più restrittivo: m 1 < 8 · 10. Va precisato che la denominazione di 1. 1968 9-10-12 Bartlett et al. :a Coulomb 1785 ~ 0.) che la materia fosse costituita da el elementi indivisibili (gli atomi) e che le differenti forme osservabili. riportata nel suo trattato sull'Elettricità. 1te o inizialmente scarica a).04 Cavendish 1773 ~ 0. atomi è rimasta associata a particelle che oggi sappiamo non essere indivisi bili._ o caricati dall'esterno li).scarica c).~sa dai due emisferi che . non dissimile da quello a foglie descritto nel paragrafo l. he ·:.5 il Plimpton et al. cento anni dopo. w.1963-5 . 1971 3 . dipendessero dai diversi modi di aggregazione. :ò ma in possesso di una propria struttura interna.. er L' ipotesi di Democrito (V secolo a. oè 1e. 1970 10 -1 3 a Williams et al. Tutte le misure che si sono succedute nel tempo. stabilisce per la massa del fotone il limite m 1 < 2 · 10.16 e assenza di carica sul conduttore interno. se Maxwell. L'esperimento di Williams et al. l b. che consente di ottenere il corrispondente limite superiore al valore di la l. la . -3ffi .02 :a Maxwell 1873 5-10 .9 Cochran et al. 38-408-0963-5 1-11 LA STRUTTURA DELLA MATERIA 39 ELLA 1-4 . to si è dimostrata essenzialmente corretta. che fornisce la misura più raffinata di questo tipo.47 g.ti Autori Amw la l < · sperimentali su lal 5. partendo dalla sensibilità degli strumenti e dalla geometria dell'apparato. Ciò non gli permise di ridurre più di tanto il limite superiore al valore di la l- Inoltre Cavendish non pubblicò il risultato ottenuto.3.48 g. le te va te 1-11 La struttura della materia a. grazie agli strumenti allora disponibili).

CAP. 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5
IS B~

una corretta descrizione del mondo degli atomi e della loro costituzi~ne interna
richiederebbe l'uso della Meccanica quantistica. Dovremo perciò !imitarci a
un'illustrazione basata su semplici modelli macroscopici. Le dimensioni degli
atomi non aumentano sensibilmente, passando dagli elementi più semplici ai
più complessi, per cui il loro raggio (approssimandoli a sfere) è r ~ w- 10m.
Negli atomi vi è un nucleo centrale (sferico, in prima approssimazione),
.con un raggio calcolabile mediante la relazione R = R 0 A 113 , in cui A è il
numero di massa (numero totale di protoni e di neutroni presenti nel nucleo) e
R 0 = l , 2 ·l o- rs m. Neanche i raggi dei nuclei differiscono fra loro in maniera
considerevole, aumentando solo di un fattore~ 6 passando dall'elemento più
leggero Odrogeno, A = l) ai più pesanti. Il nucleo a sua volta è costituito
da protoni e da neutroni, i primi dotati di una carica positiva il cui valore
è quello,. del quanto elementare, i secondi elettricamente neutri. Protoni e
neutroni sono tenuti assieme nel nucleo dalla for,za nucleare forte, che agisce
a distanze dell'ordine del raggio· nuCleare ed è capace di controbilanciare
l'effetto repulsivo delle forze elettriche fra protoni. Complessivamente, il
nucleo ha una carica positiva il cui valore, indicato con Z il numero dei
protoni, è q = Ze.
La massa del nucleo, indicato con N il numero di neutroni, assumendo
uguali le masse del protone e del neutrone (m p ~ m n) e trascurando l'energia
di legame nucleare, è m ~ (Z +N) mP ~ Amp. Negli atomi neutri il nucleo
è circondato da una nuvola di Z elettroni, che hanno massa assai minore
di quella dei protoni e dei neutroni (m p = 1836,2 me) e piccola energia
di legame, per cui la massa dell'atomo è approssimabile con quella del
suo nucleo. Elettroni e nucleo sono tenuti insieme dalla forza di Coulomb
agente fra cariche elettriche.
Le più importanti proprietà dell'atomo possono essere così sintetizzate:

a) la massa è quasi tutta contenuta nel nucleo;
b) le dimensioni del nucleo sono molto minori di quelle dell'atomo;
c) nella materia, la maggior parte dello spazio è vuota.

Negli atomi, gli elettroni possono trovarsi solo in stati ai quali corrispon-
dono ben determinati valori dell'energia e del momento angolare, e par-
ticolari valori di un certo insieme di «numeri quantici». Per il Principio
di esclusione di Pauli, in ogni stato può trovar posto un solo elettrone:
inoltre, nello stato di minore energia per l'atomo, gli elettroni occupano
gli stati liberi iniziando il riempimento da quelli cui corrispondono i valori
- più bassi dell' energia (ove essi sono più legati al nucleo). Questo modelle
è in grado di spiegare gli spettri della radiazione emessa da gas eccita
(per esempio mediameuna scarica elettrica), consistenti in un insieme dJ
righe, ciascuna con una determinata frequenza, originate nella transizione
di un elettrone da uno stato di energia più elevata a uno di energia piì:
bassa.
I solidi possono essere schematizzati come un reticolo cristallino di atorm
ordinati, o come un insieme di piccoli cristalli orientati casualmente. lr;
un cristallo, i livelli dei singoli atomi vengono modificati per l'interazione
degli elettroni con gli altri atomi del reticolo. Ciò provoca piccole variazio
dell'energia dei livelli di ciascun atomo: il risultato è che a ogni livello iL
un atomo isolato corrisponde per il reticolo cristallino un insieme di livelli
tanto ravvicinati e numerosi da costituire delle bande, che possono essere
parzialmente sovrapposte o separate.

-0963-5
38-408-0963-5 1-11 LA STRUTTURA DELLA MATERIA 41

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;pon- Protone, Neutrone
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Leptoni v < w-18 m
.p ano


ralori
dello 1-57 Quark
-=,....,~,..,ntazioneschematica di
??
~
citati
::ostituenti della materia, a
ne di elli di dimensioni.
z;ione
l più

Se gli elettroni di valenza riempiono completamente una o più bande, lasciando
t tomi vuote quelle cui corrisponde un'energia maggiore, il solido si comporta come
~- In un isolante, perché un campo esterno non riesce a provocare un movimento di
z;ione cariche. Ciò è dovuto alla separazione fra la banda occupata e la successiva e
zioni all'impossibilità di uno scambio di quantità di moto fra gli elettroni, causata
Ilo in dall'occupazione di tutti i possibili stati nelle bande. Nel caso opposto, in cui
ivelli l'ultima banda non è completamente occupata, gli elettroni, sotto l'azione
ossere di un campo elettrico, possono passare da uno stato all'altro all'interno di
tale banda e il materiale si comporta come un conduttore.

42 CAP 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5 88-·

Esistono inoltre altri materiali, particolarmente importanti per le applica-
zioni, che hanno un ·comportamento in un certo senso intermedio fra i
conduttori e gli isolanti. Si tratta dei semiconduttori, che sono caratterizzati
dal fatto che la separazione in energia fra l'ultima banda completamente
occupata e la successiva (normalmente vuota) è sufficientemente piccola
da consentire il passaggio di elettroni da una banda all'altra per effetto
termico_
La conseguente disponibilità di stati non occupati in entrambe le bande
permette la conduzione elettrica, con caratteristiche fortemente dipendenti
dalla temperatura.

1-12 Sistemi di unità di misura
La costruzione di un sistema di unità di misura per l'Elettromagnetismo
viene fatta, nel sistema SI, mediante l'introduzione di una ulteriore gran-
dezza fondamentale, che si aggiunge a quelle di lunghezza, massa, tempo
e temperatura (sufficienti per tutte le unità derivate utilizzate in Meccanica
e Termodinamica)_ Le scelte della quinta grandezza fondamentale e della
relativa unità di misura determinano il sistema di unità di misura_ Si è
deciso di utilizzare nel testo il sistema internazionale (SI), talvolta chiamato
anche MKSA razionalizzato. Esso è caratterizzato dal modo in cui viene
espressa la Legge di Coulomb, cioè nella forma (1-2)

F = _ l_lq1q2i.
4rr co r 2
In questo sistema l'unità di misura della carica è il coulomb (abbreviato
C), che viene definito attraverso l'unità di misura dell'intensità di corrente_
Si utilizza la relazione
dq = idt

fra la carica dq che attraversa in un tempo dt la sezione di un conduttore e l
corrisponde~. intensità di corrente i: il coulomb è la carica che attravers~
nell'unità di tempo (l s) la sezione di un conduttore in cui circola un
corrente di intensità unitaria (l A)_ La definizione dell' unità di corrente
detta ampere (abbreviato A) verrà data nel seguito_
Nel sistema MKS non razionalizzato, la Legge di Coulomb si scriv
~la forma

°
in cui la costante dielettrica ha il valore co = l, 113 · 10- 1 C2 / (N - m-
(che si ottiene moltiplicando per 4rr quello dell'equazione razionalizzata
L'unità di misura della carica elettrica è la stessa (coulomb) del sistem:
razionalizzato.
Introducendo il fattore 4rr nel denominatore della Legge di Coulomb,
sistema razionalizzato porta l'unico vantaggio di evitare la presenza di t;L;
fattore in equazioni di cui si fa largo uso, come per esempio la Legge di Gaus
l'espressione della capacità dei condensatori piani. Occorre pertanto prestar
attenzione al fatto che alcune equazioni dell'Elettromagnetismo assumo
forma diversa nel passaggio da un sistema di unità razionalizzato a u
non razionalizzato,

-0963-5 SSN 88-408-0963-5 1-12 SISTEMI DI UNITÀ DJ MISURA 43

,lica- Il sistema CGS, il cui acronimo deriva dalle unità di misura (centimetro,
fra i grammo, secondo) delle grandezze fondamentali (lunghezza, massa, tempo),
zzati nella sua estensione all'Elettromagnetismo dà origine a due differenti sistemi
1ente di unità di misura, denominati CGS elettrostatico e CGS elettromagnetico.
x ola Nel sistema CGS elettrostatico, la Legge di Coulomb nel vuoto si scrive
Ietto nella forma
F
= lqlq21
2 .
ande r
jenti Si definisce carica unitaria (detta statcoulomb e abbreviata statC) quella che,
posta alla distanza di un centimetro da una carica uguale, la respinge con la
forza di l dina. I nomi delle unità di misura nel sistema CGS elettrostatico
sono ottenuti da quelli delle corrispondenti unità SI facendoli precedere
dal prefisso «stat». Per esempio, dall'unità ampere deriva statampere, da
volt deriva stàtvolt, e così via. Come appare dalla precedente equazione, il
smo sistema CGS elettrostatico (ma lo stesso vale per il CGS elettromagnetico)
ran- è un sistema non razionalizzato.
npo Si può osservare che, scrivendo la Legge di Coulomb con la costante
1ica di proporzionalità uguale a l, non risulta più necessario definire la carica
ella come grandezza fondamentale: la si può ottenere come grandezza derivata,
)i è in termini di forza e di lunghezza. Nell'esempio 1-29 che segue, viene
1ato derivata la relazione l state= 3,336 · 10- 10 C fra le cariche unitarie dei
ene sistemi SI e CGS elettrostatico.

Esempio 1-29 Trovare la relazione esistente fra statcoulomb e coulomb e quella fra statampere e
ampere.
iato
nte.
Per definizione, due cariche puntiforrni uguali, entrambe pari a l statC, distanti l cm, si
respingono con la forza di una dina. Dalla Legge di Coulomb otteniamo q 2 = 4n eoFr 2
da cui segue q = r ,J4n co F . Sostituendo nella relazione ottenuta i valori r = 10- 2 m

e la
e F = w-s N, si ha q = 3,336 · l0- 10 c. Quindi l statC = 3,336-10- 1 C. Da °
questa relazione si ottiene quella inversa, l C=2,998-10 9 statC. Poiché nei due sistemi
~rsa di riferimento l'unità di misura del tempo è la stessa (il secondo), fra A e statA sussiste
llna la stessa relazione, cioè l statA= 3,336 · w- 10 A.
1te,

1.ve Il sistema CGS elettromagnetico si definisce scrivendo la legge di interazione
fra due poli magnetici come
~-
F = IJLIJL21
r2 '

in cui JL 1 e JL 2 sono denominate masse magnetiche. In pratica questo sistema
di unità di misura pone uguale ad l la permeabilità magnetica del vuoto e
definisce come massa magnetica unitaria quella che, posta alla distanza di
l cm da una massa magnetica uguale, la respinge con la forza di l dina.
' il Le unità di misura del CGS elettromagnetico utilizzano i nomi delle
al e corrispondenti unità SI precedute dal prefisso «ab». Per esempio, le unità
:so di carica e di intensità di corrente sono denominate abcoulomb e abampere;
are allo stesso modo si procede per tutte le altre unità.
mo Un sistema di unità di misura il cui uso è limitato al campo scientifico è
mo quello di Gauss, che utilizza le unità del sistema CGS elettrostatico per le
misure di grandezze elettriche e quelle del sistema CGS elettromagnetico

44 CAP. 1 FENOMENI ELETTRICI ISBN 88-408-0963-5

per le misure dì grandezze magnetiche. Nel sistema di Gauss, che è non
razionalizzato, le equazioni in cui compaiono simultaneamente grandezze
elettriche e magnetiche si scrivono in una forma diversa da come sono
scritte nel sistema SI: loro caratteristica è la presenza della velocità della
luce nel vuoto c. Un vantaggio di tale sistema è la completa simmetria
delle equazioni di Maxwell per i campi elettrici e magnetici nel vuoto (in
assenza di cariche e correnti).

RIEPILOGO DI ALCUNE RELAZIONI SIGNIFICATIVE

F = _l_!qtq2! modulo della forza fra due cariche elettriche puntiforrni nel
4rrs0 r 2 vuoto

E_ ___!!!__ (r- r;)
campo prodotto da un insieme di cariche puntiforrni
-Ll
4rrs0 !r- r;! 3

cr
E=- campo di un doppio strato
co

l (int)
Legge di Gauss (q; sono le cariche interne alla superficie
<l>sc(E) =-L
co
q;
i
chiusa)

1-5

:e
_o
_a
_a
n

l
CAPITOL02 IL POTENZIALE
ELETTROSTATICO
l

l Compendio
Si dimostra che il campo elettrostatico è conservativo e si discutono le
relazioni integrali e locali che caratterizzano tale proprietà. Si definisce
la differenza di potenziale tra due punti dello spazio e vengono date le
espressioni per il calcolo del potenziale di distribuzioni discrete e continue,
con numerosi esempi di applicazione. Si discute il ·significato di energia
potenziale per una carica in un campo elettrostatico e si illustra l'utilizzazione
di questa grandezza nello studio del moto di particelle cariche attraverso il
principio di conservazione dell'energia. Si stabiliscono le relazioni esistenti
fra potenziale e campo e fra le loro rappresentazioni mediante superfici
equipotenziali e linee di forza. Si deriva l'equazione di Poisson per il
potenziale e si discute l'equazione di Laplace. Si approfondisce lo studio
del dipol~ttrico , calcolandone il potenziale e mostrando come da questo
si possa ottenere il campo. Si presenta inoltre l'espressione del potenziale
mediante sviluppo in serie di multipoli.

2-1 Carattere conservativo del campo elettrostatico
2-1-1 Campi conservativi e potenziale
Nel capitolo precedente si è visto che la forza che si esercita su una carica q
in un campo elettrostatico E è data da F =q E; quindi il lavoro elementare di
F, relativo a uno spostamento infinitesimo dr della carica q, è 8L = qE-dr.
Il lavoro complessivo corrispondente allo spostamento da un punto A a un
punto B lungo una linea y è dato quindi dall'integrale di linea

LAB =
y
r
}A
q E . dr= q
y
rE .
}A
dr - (2- 1)

Infatti. detta potenziale del campo (e definita a =-=--. Stante l'importanza di tale pr. Poiché le '' spostamento dr si può scQmporre nella somma di un componente radiai drur e di uno trasverso rdur (fig.E i prodotto da una singola carica puntiforme. discende la relazione locale fra cam l'operazione di gradiente: (2-4. Fissando tale costante in modo cm . come sarà mostrato nel paragrafo 2-3 . che sfrutta il carattere centrale e a simmetria sferica del campo. { .-2 Ur · (dr Ur +r dur) = '' 4:rr cor 4:rr cor '' '' = _Q_dr = -d(_g___) =-dV.oprietà. per la quale p uni E-dr=-dV..i t) nei punti in cui il campò-è differenziabile. una di tipo integrale e una di tipo differenziale: a) la circuitazione del campo lungo una qualunque linea chiusa è nulla (2-2) b) la quantità elementare E· dr è un differenziale esatto. 2-1).. La validità di tale proprietà è del tutto equivalente a quella delle seguenti due relazioni. a quest'ultima corrisponde anche J la proprietà rot E = V x E = O (2-5 . Ciò determina anche. ne ripetiamo la semplice dimostrazione (data nel volume di Meccanica). dato che j E· dr= j ~ Ei) ·dr=~ j Ei ·dr= O. il potenziai: sverso. 2-1-2 Potenziale del campo coulombiano Il campò coulombiano è formalmente analogo al già noto campo gravitazionale e come questo è conservativo. dati due generici J: punti A e B. a meno di un'arbitraria costante additiva. Qui vogliamo~dimostrare che il campo elettrostatico generato da una arbitraria distribuzione di cariche fisse è conservativo: a tal fine è sufficiente dimostrare che lo è il campo elettrostatioa. di conseguenza. l'integrale di linea Y E· dr è indipendente dalla linea y. per il Principio di sovrapposizione dei campi ( 1-1 0). Si estende tale definizione ai campi: un campo vettoriale qualsiasi (e in particolare il campo E) viene detto conservativo se. 46 CAP 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 E8-408-( Come è noto dalla Meccanica.--2 Ur · dr = . (2-3 ) Dall' ultima relazione.:ziale meno di una cestante).. dr nei componenti radiale e tra. se tale lavoro non dipende dalla linea si dice che la forza è conservativa. per la (1-5) si ha '' Q Q '' ' E · dr = . che sarà discussa nel paragrafo 2-5 . V del campo in ogni punto dello spazio. RA: esiste una funzione scalare V(r). se f E i · dr= O. QG 4:rr cor 2 . 4:rr cor FIGURA 2-1 Scòmposizione dello spostamento come richiesto dalla (2-3). risulta anche f E· dr= O.

ed estendendo (con le stesse notazioni) al caso continuo le considerazioni sopra esposte.GURA 2-2 tenziale coulombiano di una V(A)-V(B)= 1 A B E . Ciò giustifica l'opportunità di scelte anche diverse per la posizione in cui porre a zero il potenziale: in pratica.s i q. )~ - Y- nti La (2-6) è rappresentata nella figura 2-2. Seguendo lo stesso procedimento con cui nel paragrafo 1-6 si è introdotto il campo di una distribuzione continua di carica. la (2-6) diventa q..dr = nto P del campo prodotto dalla -=arica q. invece. l l nella quale 1 V(r) = L::-- 4n . :. lr . . e l'integrale deve essere esteso all'intera superficie (linea) carica. \ l. essa si ottiene integrando E -dr lungo una linea qualsivoglia: -2) ~a. Va sottolineato che la grandezza fisica misurabile è la differenza di potenziale (e non il potenziale).d rQ =-[ - l .so lr-r' l ' dove l'integrale va esteso a tutto il volume in cui è distribuita la carica.V(B).r. cioè potenziale nullo a grandissi'm a distanza da ciascuna delle cariche delia distribuzione. J - ~L f'-'1 [~. posta in r.s 0 r . l è la distanza di P dalla carica (fig..so rA rB (2-7) ::ruica puntiforme positiva. la e: 2-1-3 Potenziale del campo prodotto da una distribuzione di cariche i) Nel caso di una carica puntiforme q.r.a: a ).33-5 . a .l .-l _ ] 4n . essendo O' (À) la densità di carica superficiale (lineare).QvraQP. si trova l V(r)=- j dq =- l j p(r')dV' (2-9) 4n. La differenza di potenziale tra due punti A e B. nel caso del campo elettrostatico di -un'assegnata distribuzione e di ·cariche. 0 ----- te lr-~T 5) r ove r è il vettore posizione del punto P in cui si calcola il potenziale. il potenziale V(r) coulombiano in un punto a distanza r dalla sorgente assume la forma t3 (e 1 ici V=-. d·r (2-6) 4n.GURA 2-3 urandezze che intervengono nel- espressione del potenziale nel 1B A E . per il Principio di s.V.(B)] =V(A).dr = 1B L A i E.. è indipendente Ila dalla scelta della costante additiva. l a Quindi. Q ::-.· dr= L [V. per Q > O.so lr-r'l 4n. nella (2-9) la carica «infinitesima» deve essere scritta come dq = O"ds - (dq = Àdl). e l lr .Q.iQne siJ). spesso risulta comodo assumere nullo il potenziale della Terra.(A). . N el caso si possa schematizzare la distribuzione di carica come superficiale (lineare). (2-8) 0 avendo assunto V00 = O. 2-3).Siz. N 88-408-0963-5 2-1 CARATTERE CONSERVATIVO DEL CAMPO ELETTROSTATICO 47 ice il potenziale sia nullo a distanza infinita dalla carica [V00 = 0].- =L 1B E.

alla sua unità di misura è stato assegnato un nome: volt (abbreviato V). Ne consegue la relazione l V= l J/C. come mostrato nell'esempio 2-3. applicandogli opportune forze (non dovute al campo elettrostatico che vogliamo studiare). Tenuto conto delle (2-1) e (2-10). possono essere utilizzate solo se le distribuzioni di carica occupano una regione finita nello spazio.V(B) =[BE· dr. se si assume il potenziale nullo in A. In tabella 2-1 sono riportati i valori di alcune tipiche differenze di po- tenziale. ove viene definitivamente fermato. da L~ +L~= O si ha q (VA. In tale processo. spostiamo il corpo fino a fargli occupare un' altra posizione B.VB)= -L~. in termini del lavoro eseguito contro le forze del campo (diviso la carica spostata). per tali distanze potrà risultare conveniente usare simboli più compatti anziché lr. non essendo cambiata la sua energia cinetica. In particolare.r'I- Le relazioni (2-8) e (2-9). Ciò può essere evitato assumendo nullo il potenziale in un punto opportuno (non all'infinito) e applicando direttamente la relazione V(A). Per questo è molto importante mostrare come tale grandezza possa essere definita. tale lavoro è la somma di quello (L~~) delle forze elettriche e di quello (L~~) eseguito dalle altre forze «esterne» («contro» le forze del campo elettrico. 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 È opportuno sottolineare che nelle espressioni del potenziale in un dato punto compaiono sempre le distanze di tale punto dalle singole sorgenti del campo. almeno in linea di principio. La differenza di potenziale si misura quindi in J/C. il lavoro complessivamente fatto dalle forze agenti sul corpo di prova è evidentemente nullo. essa determina il valore del potenziale in un altro generico punto. .48 CAP. inizialmente ferma in A. per collocare in tale punto la carica esploratrice q. si incontrano problemi di sommabilità degli integrali coinvolti nel calcolo. Nelle applicazioni.VA=-. sia nella descrizione teorica sia nelle applicazioni dell'elettrostatica. 2-1-4 Definizione operativa del potenziale elettrostatico La conoscenza della funzione scalare potenziale risulta di particolare utilità.. avente una carica q sufficientemente piccola da essere considerata come «esploratrice» nel senso discusso nel precedente capitolo. successivamente. in caso contrario. tramite un procedimento operativo che prescinda dalla conoscenza dettagliata della distribuzione delle sorgenti e/o dalla conoscenza diretta del vettore E in ogni punto. A tale scopo. corrispondenti a V00 = O. da cui segue L(al) AB VB. consideriamo un oggetto puntiforme inizialmente mante- nuto fermo in un punto A. Dato l'uso assai frequente di questa grandezza. (2-10) - che vale in ogni caso. (2-11 ) q relazione che può essere considerata la definizione operativa della differenza di potenziale fra due punti. come si suole dire). D'altra parte.

d 1) V= 4n c 0 d 1 +(. sia lunghezza finita. po- v : : : . ove si sono indicate con d 1 e d 2 le distanze di un generico punto P forze dalle due cariche.2. ricordiamo.. è rappresentato nella figura 2-4.dz . l'analoga trattazione del caso di una distribuzione a simmetria sferica è presentata nel paragrafo 2-7 dei Complementi..1 pila elettrica 1-10 sere batteria di un'autovettura 12 elettrone nell'idrogeno 27 r nello presa di corrente 220 [Jirano televisore a colori 6000 sere linee dell'alta tensione (1. Altri esempi di calcolo di potenziale saranno presentati nel paragrafo 2-3. collocate a una o di certa distanza d) costituisce un esempio particolarmente semplice e istruttivo.8)-105 finito) protone (superficie) 106 acceleratore di ioni pesanti 107 nucleo di oro (superficie) 107 fulmine 108-10 9 _-10) protoni accelerati da LHC 7·10 12 2-2 Calcolo del potenziale in alcuni casi notevoli In questo paragrafo si illustra l'applicazione della (2-8) al caso del dipolo e della (2-9) ai casi di un disco uniformemente carico e di un filo carico di b . 1. 2.d. calcolato utilizzando la (2-8).1--- p cose 2 -= 1 pr cose .11) Se la distanza di P da O è sufficientemente grande rispetto a quella fra le cariche (r »d). q d cose ::arica v~-. e con r la distanza dal punto medio O.-"-. membrana cellulare 0. 4nco r2 • nente Introducendo il vettore momento di dipolo p (che. ove se ne discuterà llante.32.' -. Tale sistema. l'utilizzazione per la determinazione del campo.--- .dz) = 4nco d. si possono fare le seguenti approssimazioni: dz.01-0. Il potenziale nel FI GURA 2-4 punto P. è diretto come assm la congiungente le due cariche.- 4n E'o r 4n E'o r3 ..1. già considerato nell'esempio 1-6. è B) = ::>ipolo costituito dalle cariche q e . Il potenziale elettrostatico risulta allora nullo unto. per campi generati da distribuzioni infinitamente estese o da una carica distribuita uniformemente nel volume di una sfera.:&0963-5 ISBN 88-408-0963-5 2-2 CALCOLO DEL POTENZIALE IN ALCUNI CASI NOTEVOLI 49 1 dato TABELLA 2-1 Sistema Potenziale (V) n-genti Valori di alcune differenze di po- niente tenziale caratteristiche. Dla da :dente p 2-2-1 Potenziale del campo prodotto da un dipolo te al fargli Il calcolo del potenziale del campo prodotto da un dipolo (cioè da un sistema n tale di due cariche della stessa intensità q e di segno opposto. l [q q ] l q(dz. col verso dalla carica negativa a quella positiva gnato e intensità pari al prodotto qd) si ha C.q. 3. Si riportano poi alcuni esempi di calcolo di differenze di potenziale tramite le relazioni (2-3) e (2-10). ::::::d cose e renza d 1d2 :::::: r 2 .

= = (r + ~ + 2r . ma grandi rispetto alle dimensioni delle molecole (per le quali d ~ 10.= r . ~) . nei due semispazi definiti da tale piano il potenziale assume valori di segno opposto.10 m). in termini del momento di dipolo. ~) = 2 2 = 2r-d. Definito il vettore d = ~ . nei quali gli elettroni oscillano periodicamente. (2-12) . moltiplicando numeratore e 2 denominatore per (dJ + d2) . per effetto di una compensazione dei due termini dovuti a cariche di segno opposto. nel caso delle molecole. un 'espressione non approssimata del potenziale del dipolo. 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 Se r è il vettore posizione di P rispetto a O '(e U r il suo versore). Si vedrà in varie occasioni che il dipolo elettrico è un sistema molto importante: le molecole di alcune sostanze hanno un momento di dipolo permanente e intrinseco (ad esempio l'acqua ha p ~ 6 · 10-3 C· m). l'espressione esatta del potenziale del dipolo viene ricavata nell'esempio che segue.2r . per il calcolo del potenziale a distanze piccole su scala macroscopica. . p 4n so d1d2 (d1 + d2) 4nso d1d2 (d1 + d2) Da questa espressione esatta si può ritrovare la (2-12) per grandi distanze. anche il potenziale del dipolo va a zero più rapida- mente del potenziale coulombiano di una singola carica.leoq(~~ .df) può essere valutato mediante le relazioni fra i vettori d. essendo d. si può riscrivere il numeratore come il prodotto scalare fra p e r. Sostituendo nel numeratore di V. d2 e r della figura 2-4. cioè in tutti i punti del piano equatoriale.. si ottiene: V= _1_ q (2r ·d) 2r. come le antenne di radio e televisione. generando dipoli elettrici anch'essi oscillanti. Analogamente a quanto già visto per il campo. valida a grande distanza dal dipolo. Per completezza.. essendo in · tal caso d1d2::::: r 2 e (d t+ d2)::::: 2r. La relazione (2-12). Esempio 2-1 Determinare. si trova Il fattore Cdi: .4nt: 0 r 3 . risulta utile in molte situazioni concrete: è certamente sufficiente. ~ { d2 = r+ d ' 2 si ha = ( r + ~) ~) 2 2 di: .t d 1). a partire dalla (2-8). Quindi. ( r . 4nt: 0 r2 · Si osservi che il potenziale è nullo quando r è perpendicolare a p.50 CAP. Vi sono poi sistemi.df . ottenendo l p· r l p· Ur v~--=--. Nel testo si è già visto che V = 4. Altre ° molecole lo possono acquistare: esso può essere indotto da un campo elettrico esterno.(r + ~ .

Poiché la densità superficiale di carica è una Jlto ciascuna corona circolare porta una carica olo ltre l CO GUAA 2-5 tali Essa si trova alla distanza .. il potenziale Vo nel centro del disco si ricava dalla precedente espressione GU AA 2·6 per x = O e risulta ~en ziale nei punti dell'asse di l 2q CJ R Vo=---= .-.Jx2 + r2 · . . Fissato un riferimento con l'origine nel punto medio del filo e l' asse z diretto lungo il filo (fig.. etria. 88-408-0963-5 2-2 CALCOLO DEL POTENZIALE IN ALCUNI CASI NOTEVOLI 51 può 2-2-2 Potenziale del campo di un disco uniformemente carico -12) Esempio 2-2 Una carica q positiva è distribuita in modo uniforme sulla superficie di un disco di raggio R.Je. In particolare. (con y non negativa').Jx 2 + r 2 da un punto P situato sull'asse del disco nella Sche ma di un disco uniforme- ssi nte carico e utilizzato per il cal. 1ta l 2q (R rdr V= 4nt:o R 2 } 0 . in un punto P a distanza r dal filo. raggio r e spessore infinitesimo dr. simmetrici rispetto a P. posizione individuata dalla coordinata x . 2q - .q2 4nt:o R (Jx 2 + R2 . con densità lineare À .Jx2 + r2 · V(x) 2q /4nE 0 R L'integrale può essere calcolato con il cambio di variabile y 2 = x 2 + r 2 . 2-7). e è distribuita la carica q.4nt:o R2 lxi 1 . da cui segue l ydy = rdr. 2-2-3 Potenziale di un filo uniformemente carico Esempio 2-3 Determinare mediante la (2-9) il potenziale del campo prodotto da un filo di lunghezza 2! uniformemente carico. Per la (2-9) il suo contributo al potenziale è dei potenziale sul suo asse di quindi etria.ixi) . cioè na con r variabile da O a R: n). 4rrt:o R 2t:o =nza da un disco di raggio R sul La funzione V (x) è rappresentata in figura 2-6. Trovare il potenziale V nei punti P dell'asse del disco. Valutare infine la differenza di potenziale fra due punti molto vicini al filo . Il potenziale complessivo si ottiene integrando tale espressione su tutto il disco. Discutere la possibilità di estendere il risultato al caso di un filo di lunghezza infinita. dq 2q rdr m 4nt:o .Jx2+R2 dy e infine 1 2 -6R -4R -2R O 2R 4R 6R x V = . equidistante dai suoi estremi. ciascuno di lunghezza dz .Jx2 + r2 4nt:o R 2 . Si ottiene perciò l V . ~in ano già p Il disco (figura 2-5) può essere considerato come un insieme di corone circolari di ida. in funzione della di. calcoliamo il contributo al potenziale di due tratti elementari di filo.

.- 2n so r FIGURA 2-7 Schema di un filo uniformemente Per estendere il calcolo al filo di lunghezza infinita. e valutiamo il potenziale in P eseguendo l'integrale (2-1 O) lungo la suddetta punti P e Po. Indicato con up il versare di tale direzione. semiretta da P a Po. consideriamo due punti P1 e P2 molto vicini al filo e valutiamo la loro differenza di potenziale.. uniformemente carico con densità lineare À. In tali casi conviene scegliere lo zero del potenziale «al finito» e applicare la (2-1 0). che in altri campi della fisita consentono di eliminare le divergenze. tale contributo vale À dz z dV=-.-- -z Se integriamo dV su z fra O e l . . ro-:Po ·-. 2nso -Jr2 + 22 dz / . possiamo approssimare l'espressione del potenziale con À 21 V::::::--ln- 2n so r e quindi trovare Nell' esempio precedente è stato mostrato che le espressioni del potenziale corrispondenti a V00 = O possono risultare non applicabili quando la distri- buzione di carica avente densità finita si estende fino all'infinito. Ritornando al caso di filo di lunghezza stante dai suoi estremi. Procedure simili.-. per ogni r.. si ha À l E= . ove si è trovato che in un generico punto esso ha la direzione della semiretta perpendi- colare al filo e passante per tale punto.--- ~---r---- Il campo prodotto da questa distribuzione di carica è stato calcolato nell'esempio 1-8. Data la simmetria cilindrica del campo. . dobbiamo considerare il limite della carico utilizzato per il calcolo del precedente espressione per l ---+ oo: è facile verificare che essa diverge..-.. vengono dette di rinormalizzazione. Per r « l . finita.. dimostrando anche che il potenziale in un punto a distanza r dal filo può essere scritto nella forma À r V(r) = ---ln. otteniamo il potenziale complessivo -l l À l + (r 2 + 12 ) 2 V = .ln . La potenziale in un punto equidi.--. p ------.P o ------. per r costante. .Up. Esempio 2-4 Determinare il potenziale del campo di un filo indefinito.52 CAP 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 l k Essendo (r 2 + z2) 2 la loro distanza da P e dq = Àdz ciascuna delle loro cariche.-. 2n so p ove p è la distanza dal filo . in un punto P a distanza r dal filo.. 2n s 0 ro avendo scelto lo zero del potenziale in un punto a 9istanza r0 dal filo.----------. r -. Assumiamo quindi FIGURA 2-8 che il potenziale sia nullo a una distanza finita ro dal filo (in particolare nel punto Po di Schema utilizzato per il calcolo della differenza di potenziale fra i figura 2-8). utilizzando la (2-10) e scegliendo opportunamente il punto di zero. Dall'Analisi matematica si sa che. illustriamo ciò nell'e- sempio 2-4 per il già citato caso del filo indefinito uniformemente carico (con densità lineare À). (2-9) non è perciò applicabile in tale situazione. [V(ro) =O] ..-. la differenza di potenziale fra due punti dipenderà solo dalle loro distanze dal filo.

il segno. dz = ± 2~ dz.VB= . sempre uscente dal piano (o entrante in esso) con segno positivo (o negativo) della densità di carica a. il campo ha versi opposti. Calcoliamo innanzi tutto la differenza di potenziale fra un generico punto P(z) e un punto Po del piano uniformemente carico: tenuto conto che nei due semispazi si ha -dV = E · dr = E.lro -dp 1 À À ro À r Vp = Vp 0 + = . Se k è il versore dell' asse z perpendicolare al piano definito in figura 2-9..z = . Possiamo utilizzare lo stesso procedimento nel caso di una distribuzione uniforme di cariche su una superficie piana infinitamente estesa. (2-13) 2t: 0 indipendentemente dal sernispazio in cui essi si trovano.. 2-2-4 Calcolo di differènze di potenziale mediante l'integrale di linea del campo L'ultimo esempio discusso rappresenta una situazione nella quale si è calcolata una differenza di potenziale mediante l 'integrale di linea del campo. . p 2nt:o r p 2nt:o r 2nt:o ro La differenza di potenziale fra due punti generici è quindi À rz v. e quindi del punto in cui considerare nullo il potenziale. .- Cf lz l = .ln . su piani equidistanti dal piano carico il potenziale risulta avere lo stesso valore. Vz = . direzione perpendicolare al piano e versi opposti da parti opposte del piano. ll modello di filo infinitamente lungo si applica infatti alla situazione reale in cui la distanza dal filo è molto minore della sua lunghezza. :=sempio 2-5 Dimostrare la relazione (2-13). Cf c==-28o V(z). Nel capitolo l è stato mostrato che il campo elettrico da essa generato ha la stessa intensità in ogni punto dello spazio. 2nt:o r1 come già trovato nel caso del filo finito per punti molto vicini al filo.ln .all'altro semispazio).. la differenza di potenziale fra due punti generici è F1GURA 2-9 ei due semispazi individuati da n piano carico.3-5 !'JEHJ963-5 2-2 CALCOLO DEL POTENZIALE IN ALCUNI CASi NOTEVOLI 53 Si ha Po E · dr = O+-.ln .-Cfd .= . Il risultato mostra che il potenziale V è una funzione solo di lzl: V(z)=.~~~~ +c. integrando si deduce 0 ' 1° . z 2t:o 2t:o 2t:o 2t:o k nella quale d = lzl è la distanza di P dal piano.. Nella valutazione della differenza di potenziale va prestata attenzione al verso del campo.. in un punto di quota z il campo può essere espresso come E = ± 2~ k (ove il segrio + si riferisce al 0 semispazio positivo dell'asse z. Qualunque sia la scelta di c. .Vo = Cf (±-)dz = +Cf. ove c è una costante additiva arbitraria. Come ci si può aspettare sulla base di considerazioni di simmetria. (dB.dA). Nell'esempio 2-5 si dimostra che la differenza di potenziale fra due generici punti A e B dipende solo dalle loro distanze dal piano carico: (J VA.

Inoltre. Per r < R ·il potenziale dipende invece dalla . eo perpendicolare ai piani e con verso orientato dal piano positivo a quello negativo.~ ~~z +c.c1. Fissato arbitrariamenteuno dei due valori V_ o V+ . assunto lo zero del potenziale all'infinito (V00 = 0) . risulta V=-1 Q r > R 4rr s0 r (2-lSb) { V = _l g_ (3 - 4rrs 0 2R R r~) r:::=:R In entrambi i casi. è uguale a V+ mentre in quelli a destra del piano negativo vale V_. per una sféra di raggio R e uniformemente carica. rispettivamente. Per uno spostamento elementare arbitrario nella zona interna al doppio strato (fig.strato. di cui sia già nota l'espressione.iano piano d V(z)=c=V+ perz<O { ID" Id V (z) = . per r > R il potenziale è uguale a quello del campo coulombiano di una carica Q posta nel centro dì simmetria. in tutti i punti a sinistra del piano positivo (fig. 2-1 O) il potenziale =c . in z =O e z =d: z V (z) = _ID" l z +c per O :S z :S d eo :.. mentre all'esterno risulta E-dr = O. il potenziale risulta univocamente determinato in tutto lo spazio. Concludiamo questo paragrafo mostrando l'uso diretto della (2-10) per de- terminare le differenze di potenziale nei campi centrali a simmetria sferica. Di conseguenza.v_= -d. costituito di due piani paralleli su cui sono distribuite uniformemente cariche di segno opposto. per una distribuzione uniforme di una carica Q su uno strato sferico di raggio R si ha l Q 4~eo ~ r > R {:: (2-lSa) r:::=:R 4rr s 0 R invece. Esempio 2-6 Calcolare il potenziale del campo prodotto da un doppio strato. la corrispondente differenza di potenziale è la l v+ . con carica totale Q. per la (2-3). per O::: z :::d si ha V(z) = . (2-14) so GU RA 2-10 Inoltre. 2-10). per z < O e per z > d il potenziale risulterà costante. uguali per continuità a quelli assunti. CAP 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 ISBI All'interno di un doppio strato (fig. In particolare. con densità rispettivamente +a e -a. Esso è rappresentato in figura 2-11.. all'esterno invece il campo è nullo. come mostrato nell'esempio seguente. se d è la loro distanza.+ c = V_ per z > d GURA 2-11 eo ~i a l e di un doppio strato.. è presente un campo uniforme di modulo J. È facile verificare (esempio 2-6) che il piano positivo si trova a un potenziale maggiore di quello negativo e che. \'_ j V(z) indicata con c una costante arbitraria. ma con diversi valori nelle due zone. 2-1 0) si ha E-dr = ':a' dz.

-2) . Esempio 2-8 Determinare il potenziale elettrostatico del campo generato da una carica Q distri- e. assumendo nullo il valore del potenziale ali' infinito.! si è trovato che esso è radiale e ha modulo E = 4 80 ~ . io Nell' esempio 1-18 si è dimostrato che il campo è radiale e a simmetrià sferica. Si ha Q l Q l C>O l V(P ) = . integrando le sulla linea radiale che passa per P.f ~ .26 . Avendo già calcolato.llw<> r:. ' 1 -~ 4n eo 2R R 'l-W. Si ha quindi V(r). eseguendo per comodità l'integrazione lungo una linea radiale.V(R) = lR r E. nell'esempio precedente. al e ato Il campo elettrostatico all'esterno della sfera è stato calcolato nell' esempio 1-18. Per calcolare il potenziale in P si può usare la (2-10): V (P) = leo E · dr . si può sfruttare la 80 (2-1 O) per calcolare la differenza di potenziale fra il punto P e tale superficie.-dr=--- ' 4rr eo r 2 4rr eo r ' come per una carica puntiforme Q concentrata nel centro della sfera. Trovare :IVO il potenziale in un punto P esterno alla sfera.""" "'"" - il Nella figura 2-12 viene riportato il grafico della funzione V (r) . il pote~ superficie della sfera V(R) = 4.17 C è 14) assunta uniformemente distribuita nell'intero volume del nucleo. kl eo' ~Ilo pio Esempio 2-7 Una carica Q è distribuita uniformemente nel volume di una sfera di raggio R . dr=_!!__ 3Eo lRr rdr = _!!__(_{K 6Eo~- 2 -~ = _l_Q (~-_C_) 8 4neo R2 2 2R l) 2 ~:. Dimostrare che il e è risultato non cambia se la stessa carica Q è distribuita uniformemente su uno strato sferico di raggio R.963-5 38-408-0963-5 2-2 CALCOLO DEL POTENZIALE IN ALCUNI CASI NOTEVOLI 55 lleli particolare distribuzione: l'uniformità del potenziale all'interno dello strato sità è naturalmente dovuta al fatto che il campo è ivi nullo (esempio 1-19). E(r) = f:a . si ottiene V(R) = 1. 10. ck_ +--- ==} V(r) = -l . in un punto P interno alla :a. dalla precedente espressione valida per i punti esterni.. per continuità. ove r > R è la distanza dal centro della sfera. buita uniformemente nel volume di una sfera di raggio R. Si applichi la (2-1 O) usando l'espressione del campo già determinata nell'esempio 1-18 e il risultato dell'esempio er precedente. assumendo V00 = O. in cui il potenziale è valutabile. Calcolare il valore del potenziale sulla superficie di un nucleo di oro. e che nei punti interni alla sfera il suo modulo varia linearmente con la distanza dal centro: :i) r. sia per punti interni che a per punti esterni alla sfera. Anche il potenziale è quindi a simmetria sferica: tutti i punti (esterni) che si trovano alla stessa distanza r dal centro sono allo stesso potenziale. in cui n te .98 · w- 15 m e la cui carica positiva Q = 1. sfera.- Q r (3. a ) . Un analogo risultato è stato anche ottenuto nell'esempio 1-19 nel caso della distribuzione uniforme su uno strato sferico. Sostituendo i valori relativi al nucleo di oro.6 · 107 V. ove -:-:~~?e la densità di carica. il cui raggio è R = 6. Ciò avviene anche per i punti della superficie della sfera. indipendentemente dal fatto che essa sia distribuita nell'intera sfera o nello strato. Risulta quindi V (R)= 4 j 80 ~ .

per la (2-19) la componente de.· E --- av · av ay. dato che non cambia per un qualsiasi spostamento infinitesimo lungo una direzione arbitraria su una superficie equipotenziale. Data l'arbitrarietà della scelta degli assi coordinati..-r2) 4Jr eo 2R R2 O R r l Q V(r) = . ( 3. Ez = . y - az Tale legame fra E e V può essere espresso in modo compatto mediante il gradiente (le cui componenti cartesiane sono. come noto.. si ottiene E av .-ax. (2.x + · Eydy + Ezdz e quella del differenziale esatto dV = ~~ d. .grad V =-'V V... (2-19 az Queste relazioni danno la possibilità di descrivere le caratteristiche di un campo rappresentandone le superfici equipotenziali (definite come luogo geometrico dei punti in cui V ha lo stesso valore).- 4Jr eQ r 2-3 Calcolo del campo dal potenziale Dalla relazione (2-3) fra potenziale e campo . Infatti.x + ~~ dy + ~~ dz. campo lungo ciascuna di queste direzioni risulta nulla in ogni punto dell2 superfici~ . ortogonali. (2-16) utilizzando l'espressione cartesiana del prodotto scalare E· dr= Exrl. dV= -E· dr. (2-18 Le relazioni precedenti permettono di calcolare le componenti del campo tramite operazioni dì derivazione.17) x . se è noto il valore del potenziale in un intorno della posizione che interessa.. Ne segue che il campo E è perpendicolare alle sue superficr FIGURA 2-13 equipotenziali (fig 2-13): le linee di forza e le superfici equipotenziali sono Il campo E è perpendicolare alle superfici equipotenziali. la componente del campo lungo tale direzione è legata alla corrispondente derivata «direzionale» di V: av El=--. Ciò è illustrato nella figura 2-14 in alcuni dei casi fin qui discussi.. le derivate parziali dello scalare) E = . l 3Q 4Jreo 2R ~ V(r) Q = -l .56 CAP 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 V (r ) FIGURA 2-12 Potenziale di una sfera di raggio R uniformemente carica. in funzione della distanza dal suo centro. per uno spostamento infinitesimo dl (nella generica direzione l).

consente di individuare con un semplice sguardo le regioni in cui il campo è più intenso: quelle (2-1 7) in cui è minore la distanza fra tali superfici (fig. dato che il potenziale è una grandezza scalare._na carica puntiforme (super- della sua derivata direzionale lungo la normale n alla superficie equipotenziale . La rappresentazione del campo tramite famiglie di superfici equipotenziali. presenta in generale minori difficoltà rispetto al calcolo diretto del campo.1 . neli' approssimazione di grande distanza. . ruunento :o~e le superfici equipotenziali La determinazione dell'espressione del potenziale V(x. in generale o più vicine fra loro (e quindi è necessaria per calcolare tutte le componenti del campo. Il calcolo più generale del campo del dipolo è trattato GURA 2-15 campo elettrico è più intenso nel paragrafo 2-7. "eriche). :ussi. per ottenere le restanti componenti. y. può risultare sufficiente determinare l'espressione del potenziale in zone più 1e di un «ristrette» dello spazio. può essere talvolta non )() lungo ggiore il gradiente di V) . come illustrato e discusso nell'esempio 2-9. z). se si è interessati a conoscere il campo solo in punti in cui le simmetrie della distribuzione delle sorger. Il procedimento consistente nel calcolare il potenziale. e da questo il (2-18) campo.tti permettono di valutare direttamente alcune delle sue componenti e in particolare di (2-19) prevederne la direzione. Le (2-17) suggeriscono l'introduzione di un'altra unità di misura per il !diante il campo elettrico. di un filo indefinito che passa per tale punto: emente carico (superfici ·che) e di un doppio strato ito (piani). Anche e luogo negli esempi 2-10 e 2-12 si sfruttano particolari condizioni di simmetria per determinare il campo da una conoscenza più limitata del potenziale. di V: richiesta nella sua completezza. 88-408-0963-5 38-408-0963-5 2-3 CALCOLO DEL CAMPO DAL POTENZIALE 57 E Il modulo del campo in un generico punto è perciò dato dal valore assoluto etici equipotenziali nei campi . In tali casi. Ovviamente l vm. Nell'esempio 2-9 campo tale metodo viene applicato al caso del dipolo. 2-15).1 =l NC. • che V irezione ente del io della Esempio 2-9 Utilizzando ·l a relazione fra il campo e il potenziale. in funzione della distanza ali sono dal suo centro. (2-20) (2-16) Tenendo conto del segno negativo che compare nella (2-19). i cui valori di V differiscono di una quantità costante. già anticipata nel capitolo l: nel sistema SI il campo può ! parziali essere misurato --in volt/metro. nella parte dedicata ai Complementi. calcolare il campo di un dipolo uperfici elettrico di momento p in un punto sull'asse del dipolo stesso. è immediato dedurre che il verso del campo è quello in cui diminuisce il potenziale. limitatamente a particolari lle in un posizioni nello spazio.

la cui distanza da entrambe le x cariche è r = V + ~: x2 per la (2-8) si ha l 2q V(x. sia per z > O che per z < O.= . poiché i contributi delle due cariche del dipolo tendono a compensarsi vicendevolmente. z) ~ - 4 --. Si noti che il presente procedimento..-3 = ± . = -------=-co ax 4n::::o ( 2 J2)3/2..58 CAP 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 A grande distanza dal centro del dipolo si può utilizzare la (2-12). z) in un punto generico. O. per ottenere le suddette componenti tramite le (2-17) sarebbe stato necessario il calcolo della funzione V (x . sono mantenute fisse a distanza d l'una dall'altra. come ci si poteva aspettare dato che entrambi i campi prodotti dalle due cariche in punti dell'asse sol}o diretti lungo l'asse. z) lungo l'asse z. p d/2 y Calcoliamo il potenziale in un punto Po di ascissa x. x +4 che. z q . Nel caso specifico tuttavia. y. valutandola poi per x = y = O. non permette di calcolare le altre componenti del campo. Scelto un sistema di riferimento con origine O nel punto di mezzo fra le due cariche e l'asse x perpendicolare al segmento che le congiunge (fig. Esempio 2-1 O Due particelle identiche. 2-16). In questo modo si ottiene l pz l p av l 2p l 2p \ V(z) ~ . La sua intensità decresce all'aumentare della distanza più rapidamente di quella della singola carica puntiforme. 4n::::o z J2 q x +4 Da questa espressione si può ottenere la componente FIGURA 2-16 av 2q x Schema utilizzato per il calcolo del Ex=. effettuando la derivata rispetto a z di tale funzione «ristretta» V (z) .. nell'eseguire le derivate parziali · mediante le regole di derivazione delle funzioni composte si deve tenere conto che r = (x 2 + y 2 + z2 ) 112 . In assenza di tale simmetria. y. come discusso nell'esempio 1-5. si ha l p· r l pz V(x.3. cioè per y = z =O. calcolare il potenziale su tale asse.- \ 4'n::::o lzi 4n::::o z az 4n::::o lzi 4n::::o z3 dove i segni + e . aventi entrambe cariche positive q. .-3 = ± . rispettivamente. la determinazione delle corrispondenti espressioni per le derivate parziali e la loro valutazione sui punti dell'asse x.. Il campo è sempre diretto nel verso dell'asse z..O.3 = - 4 . Discutere la possibilità di ricavarne l'espressione del campo nei punti di tale asse e confrontare il risultato con quello ottenuto nell'esempio 1-5 ... Dato che ar x ar y e ax r ay r l'espressione risultante per Ex(Ey) conterrà un fattore proporzionale a x(y).. in un punto (Po) dell'asse del segmento che le congiunge e in Lo stesso risultato è stato ricavato nell'esempio 1-5 con il calcolo diretto del campo. se limitato all'uso dell'espressione di V valida per i (soli) punti dell'asse x. Scelto l'asse z con stessi direzione e verso del vettore p. potenziale di . un generico punto P. Per determinare la componente Ez si potrebbe procedere a un analogo calcolo della ~~. n: t:: o r n: E: Q r Per ottenere le componenti cartesiane del campo.corrispondono alle due situazioni z > O e z < O. in alternativa ci si può limitare a considerare l'andamento della funzione V(O. Tali componenti sono quindi nulle se il punto si trova sull'asse z del dipolo (x = y = 0). per la simmetria del si- stema di cariche le altre componenti sono entrambe nulle (sull'asse x!).due cariche identi. cioè del momento di dipolo p.O)=--~ .-2 ==* Ez = .

essendo l'asse x arbitrario.O) = . Per punti molto vicini ad O. z) -qd 2z E 2 (0.- ax 4neo ( 2 dz)3/2. La fig. z) = 4neo (~ _ z2)2 · ' Per la simmetria del sistema di riferimento scelto. Dall'espressione di V(x. È importante sottolineare che. y.. :o x +4 :e te In modo analogo si trova o 2q y Ey(O. il campo sull'asse x e sull'asse y ha sempre il verso da O a P. è aV(x. per lzl < ~. z) si ricavano quelle valide sugli assi: 1 2q l 2q V(x.con uno sviluppo di Taylor al primo ordine. a v co. x+4 Y+4 ia iù q ( l l ) Je n e-o ·-~-d~+-~ V(O.O) 2q x a Ex(x. in particolare per punti degli assi molto vicini a O. O.. calcolare il potenziale in un punto generico P (fig.O. avco..y. si trova .O.O. in V(x. y. La componente Ex del campo nei punti dell'asse x.O) = .z) Sqz ax . si ottengono le relative componenti non nulle del campo. z) sono V+ y 2 + (z =t= ~ ) 2 . In P il potenziale. O) ~ -4qx. aV(x. Ricavare le espressioni del potenziale valide per i punti de- gli assi coordinati e determinare le corrispondenti componenti del campo.-0963-5 3:-4l8-0963-5 2-3 CALCOLO DEL CAMPO DAL POTENZIALE 59 :o n =sempio 2-11 Considerato il sistema definito nell'esempio precedente. ~~ 2 ~ ~~ 2 ~ :e. in tali condizioni. Ovviamente essa può essere utilizzata anche per il piano yz. 2-17 mostra una rappresentazione tridimensionale di V per punti del piano si xz. 2-16). O.O) = .-2. y. IYI « ~. con un cambio di segno.z)= 4 z. su ciascuno degli assi la componente appena calcolata è l'unica ad essere diversa da zero.2 z -d~ +2 .neod 3 .O. che consente una valutazione qualitativa della rapidità (e qel senso) di variazione di V nelle varie direzioni. O. z) =_ q_ ( 1 + -r===l===) be 4neo Jx2+y2+(z-~)2 Jx2+y2+(z+~)2 va Z. z) = .O) == 4neo ( 2 dz)3 /2. sostituendo x con y. cioè per lxi«~. In tale caso si ha l qd V(O.y. Queste caratteristiche sono ben illustrate dalla figura 2-17. somma x2 dei due termini coulombiani dovuti alle singole cariche. az :::::: n eod 3 ' dalle quali. e le loro distanze da un punto P di coordinate (x . .. y +4 e Valutiamo ora la componente E 2 del campo nei punti dell'asse z.neod 3 .. è perciò ali )).- 4n eo L _ 2 2 4 aV(O. ali he Le due cariche si trovano nei punti dell'asse z di quota z = ± ~. O) ~ -4qy. già calcolata nell'esempio prece- dente. da P a O. y. V(O.O. mentre sull'asse z ha il verso opposto.. O.~. Naturalmente in O il campo risulta nullo. lz l «~. ay .~.

O)= -4rr1so. che. Si ottiene comunque così: 12q( E= 4rrso R 2 1 . è l'unica non nulla.2R.( l+ x ) 1. d-d Esempio 2-12 Dato un disco di raggio R. per la simmetria della distribuzione di carica. Nell' esempio citato per i punti dell' asse x del disco.O. Si tratta di individuare nel lavoro fatto dall'esterno sulla carica q l'origine fisica della variazione subita dall'energia potenziale (elettrica) U =qV (2-21 di tale carica. nel grafico non e reso l'andamento divergente del potenziale in prossimità delle cari- che.B.60 CAP 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 v FIGURA 2-17 Potenziale v di un sistema di due cariche positive.VA ) UB. si è trovato V(x .v'x2 x)· + R2 1 perx > O E= --1. perx < O. L(el) AB = L (el ) ) BA · . uniformemente carico. (Jx 2 + R2 .Jx2 + R2 2-4 Energia potenziale e moto di particelle cariche Riprendendo in considerazione il processo esaminato nel paragrafo 2-1- con cui abbiamo cambiato la posizione di una carica esploratrice spostando!· da un punto ad un altro.UA = = L (al ) AB ( =. determinare il campo elettrostatico sui punti del suo asse utilizzando l'espressione del potenziale ottenuta nell'esempio 2-2. possiamo riconsiderare la (2-11) in termini di energia. lxi) Anche in questo caso si può quindi calcolare solo la componente Ex del campo. 4rr s 0 R2 . a seguito del suo cambiamento di posizione nel campo elettrico _ q (V.2q .

V.VB)= -qb.K = 2mvB.408-0963-5 -. questi vengono accelerati dalle forze del campo elettrico e raggiungono B con un'energia cinetica l 2 2mvB = -e(VA .19 J.. 2 Se A e B sono due punti della traiettoria della particella. definita come somma dell'energia cinetica e dell'energia potenziale (elettrica. sotto l'azione delle sole forze del campo si muovono (se non vincolate) verso posizioni in cui il potenziale è minore. l'energia.6 · 10.VB) = e(VB . tale (differenza di) energia può essere resa disponibile per una successiva trasformazione in energia cinetica (con conseguente possibilità di utilizzazione). ad esempio tramite la circolazione di una carica lungo un percorso chiuso: infatti. si ha q(VA. se sono cariche negativamente. Infatti. se fra due punti A e B esiste una differenza di potenziale b. in assenza di altre forze conservative): l mv 2 +qV . (2-22) 2 tpio Particelle cariche. gia_ accelerata dalla differenza di potenziale di l volt. Come mostrato nell'e- ~me sempio 2-13. denominata elettronvolt (abbreviata eV): essa misura l'energia ci- lola netica acquistata da una particella avente carica pari a quella dell' elettrone. per esempio riscaldando un filamento (come in un tubo a raggi catodici). la variazione subita dall'energia cinetica fra A e B è quindi uguale (e opposta) a quella dell'energia potenziale: l 2 l 2 tic o b.VB) = ~mv~ ::::O e ciò implica appunto che CVB. D'altra parte. in cui molte delle energie in gioco sono di tale ordine di grandezza. V . lasciando eventualmente la carica libera di muoversi sotto la sola azione delle forze del campo: il moto avviene verso posizioni caratte- rizzate da minore energia potenziale. mvA = q(VA.. prodotta e conservata con opportuno dispositivo. con VB > VA . è possibile risolvere molti problemi in modo più semplice facendo ricorso alla conservazione dell'energia meccanica.VA) e q abbiano segni opposti. In particolare. rispettivamente uguali a l 06 eV e 109 eV. se B è una posizione accessibile in tale moto. Nella fisica nucleare e delle particelle elementari sono in- co: vece comunemente usati il Me V e il GeV. Il moto di particelle cariche in un campo elettrostatico è stato trattato nel paragrafo 1-8 utilizzando le leggi della Dinamica. ma è correntemente usata nella fisica atomica 21) e dello stato solido. poiché il campo elettrostatico è conservativo.e. oppure verso posizioni in cui il potenziale è maggiore. risulta l eV = 1. . se la loro carica è positiva. L'energia cinetica delle particelle accelerate (da ferme) si può quindi calcolare moltiplicando il valore assoluto della carica elettrica per quello della differenza di potenziale attraversata. inizialmente ferme in un punto A. e nel 1ue punto A vengono immessi elettroni con velocità iniziale trascurabile. il lavoro fatto lungo una linea chiusa dalle corrispondenti forze è nullo. Da tale relazione prende spunto la definizione di un' unità di misura per 1-4. b. VA) . L'elettronvolt non è un' unità del Sistema Internazionale. Va tuttavia osservato che è impossibile estrarre energia in modo continuativo e ciclico da un campo elettrostatico. essendo il campo elettrostatico conservativo. 88-408-0963-5 2-4 ENERGIA POTENZIALE E MOTO DI PARTICELLE CARICHE 61 Come noto.

raggiungono energie dell'ordine dei dieci milioni di e (10 Me V). si ha: _ l e_ 9 1. calcolare la velocità con cui essi investono lo schermo fluorescente. V. varia la propria energia cinetica di .6.9. 9 10 circa un settimo della velocità della luce nel vuoto. 10 O.6 · 10.31 kg. Queste particelle.19 C.62 CAP 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 -N 88-408-0963 Esempio 2-13 Trovare la relazione esistente fra elettronvolt e joule. V= l V.59 · 10 ms.6. il potenziale a tale distanza e l'energia potenziale dell'elettrone. L'energia potenziale dell'elettrone si ottiene immediatamente. ma di maggio~ interesse per le ricerche di fisica. Gli elettroni subiscono una variazione di energia cinetica pari al prodotto della loro carica per la differenza di potenziale: trascurando l'energia cinetica iniziale si ha quindi ~m v 2 = e . calcolare. con le quali si raggiungono attualmente energie dell' di alcuni TeV (l Tev = 10 12 eV). Il prodotto e.6. che si trovano a una distanza media d ~ 0. { .4nso d. V.Vjm. V = 6 keV risulta pari a 6 · 10 3 eV = 9. Sostituendo nella relazione precedente e = 1.19 J.18 J = -27 eV. attraversando una differenza di potenziale .53 · w.3 · 10. hanno rappresentato il punto di partenza per 1 sviluppo di macchine ben più avanzate. accelera~ dal campo elettrostatico corrispondente a un'elevata differenza di potenziai. l . Esempio 2-14 L'atomo di idrogeno è costituito di un protone e di un elettrone. Trascurando l'energia cinetica iniziale degli elettroni. sufficienti per innescare reazioni nucleari.6 · 10.6 · 10. moltiplicando la sua carica per tale valore: U =-e V= -1 .16 7 1 v= .6.10 m.6 · w. Con riferimento al campo generato dal protone. Un apparato concettualmente simile al tubo a raggi catodici. 19 · 27 = . Tali acceleratori. ve il paragrafo 3-2-3). Ricordando che il protone ha una carica positiva di valore e= 1.27V.4. . Da questa relazione si ottiene v= vhe. 53.6 · w.: (ottenuta ad esempio con macchine acceleratrici del tipo Van de Graaff. w. _ 31 = 4. 9 6.6. circa sessanta anni or sono. V. w.6. basate su metodi di accelerazio più sofisticati. na::. . emessi da opportune sorgenti. lQ-10 . si ha l eV= 1.6·10- 19 ~ V. Un elettrone (carica -e).6. utilizza protoni (nuclei di idrogeno ionizzato o altri ioni positivi.K = e .19 C e . Poiché la massa dell'elettrone è 9.16 J. la velocità risulta 2. Esempio 2-15 Nei televisori a colori vengono accelerati elettroni mediante una differenza di potenziale dell'ordine di 6 kV.

ia tanto che per stimare (in prima approssimazione) la loro energia cinetica media si pos- ) .0963-5 88-408-0963-5 2-4 ENERGIA POTENZIALE E MOTO DI PARTICELLE CARICHE 63 ::sempio 2-16 L' emissione di elettroni per effetto terrnoionico da parte di un metallo si ottiene scal- dando il metallo a temperature dell'ordine delle migliaia di gradi.te tle :di Gli ioni prodotti hanno una carica totale positiva q = (13 . essa è quindi trascurabile quando le differenze di potenziale usate per accelerarli sono dell'ordine del kV (o superiori) .1 ). Qual è la variazione di energia cinetica subita da )re atomi ionizzati di Al. dotati di energia maggiore del val or medio. V . Indicata con q la carica positiva delle particelle alfa. L'energia cinetica media degli atomi di un gas monoatomico è ~kT.5 e V K. una carica tende «naturalmente» a muoversi verso posizioni caratterizzate da minore energia potenziale. A temperature elevate. 1. nonostante la forza repulsiva che si esercita fra le loro cariche. nella fase di accelerazione. Ciò premesso. ricordando il risultato ottenuto nell'esempio 2-7. che abbiano mantenuto solo 3 dei loro elettroni e siano accelerati :o) mediante una differenza di potenziale di 10 MV? Si ricordi che il numero atomico dell ' alluminio è 13. Essa risulta ~ 0 . Si utilizzino i risultati dell ' esempio 2-7 per il poten- ziale elettrostatico (Vs ) del campo prodotto dalle cariche del nucleo atomico sulla sua superficie. Mostrare quindi che l'energia cinetica degli elettroni emessi può essere trascurata nei normali processi in cui essi vengono accelerati da differenze di potenziale dell'ordine del kV (Costante di Boltzmann k = 8. alcuni di essi. esprimendola in e V. Se esse. ESempio 2-17 Negli acceleratori di ioni pesanti usati per esperimenti di fisica nucleare. V = l Oe t. ne discende ovviamente che. Nelle :V condizioni indicate.3)e = lOe. possono abbandonare il metallo. se si trascura la loro energia cinetica iniziale. il potenziale . lo 1e 1e l =sempio 2-18 Determinare la minima differenza di potenziale che consente a particelle alfa inizial- mente ferme di colpire un nucleo atomico di oro. Quindi. attraversano una differenza di potenziale t. V è di 1.6 · 107 V. si dovrà avere q t. V = 100 Me V. il valore minimo richiesto per t. come le molecole di un gas. affinché esse arrivino a colpire il nucleo di oro devono avere un ' energia meccanica non inferiore all ' energia potenziale: q Vs. da cui t. Il fatto che l'emissione termoionica di fatto non avvenga a temperatura ambiente indica che gli elettroni non hanno energia sufficiente per superare la barriera di potenziale che li tiene confinati. affinché un punto sia di equilibrio stabile per una particella carica positiva (negativa). Gli elettroni di conduzione nei metalli si comportano. valutare l'energia cinetica media degli elettroni a 300 K e a 104 K. V ~ Vs. sono utilizzare le relazioni valide per un gas perfetto monoatomico.04 eVa 300 K e~ 1. 2-4-1 Energia potenziale ed equilibrio nei campi elettrostatici All ' inizio di questo paragrafo è stato mostrato che in un campo elettrostatico. essi raggiungono l ti l'energia cinetica q t. Tuttavia l'ordine di grandezza dell'energia di cui risultano dotati non può superare quello dell ' elettronvolt. si impiegano dispositivi per la produzione dei fasci in cui gli atomi di una data sorgente vengono privati di alcuni dei loro elettroni. Si osservi che la differenza di potenziale richiesta non dipende dal valore della carica. V ~ q Vs.62 · w.3 eVa 10000 K. per molti aspetti.

L'assenza di posizioni di equilibrio stabile nello spazio non occupato dalle deve esistere una forza di ri- chiamo. . nell'esempio 2-10: che identiche. comunque piccolo fosse Se P è un punto di equilibrio sta.. Infatti. ovunque. (2. mantenute fisse a distanza d una dall'altra (fig. e quindi in P dovrebbe trovarsi una delle sorgenti del campo ~ bile.. a sinistra del sistema di cariche. Per calcolare il modulo v della velocità in O. F = . La validità di questa importante proprietà può essere dimostrata basandosi sulla Legge di Gauss. Se esso è inizialmente fermo nel punto A. il suo raggio. 4n so d si ha l -m v 2 = -e(VA . in un suo intorno. l 2q V(x .Vo) = e(Vo. che verrà discussa nel paragrafo 2-6 (usando appunto la Legge di Gauss e il carattere conservativo del campo). Formalmente ciò corrisponde alla validità in tali zone dell'equazione di Laplace. Di conseguenza. 0)=-~ - 4nso 2 dz x +4 Essendo 2q 2 e Vo = . 2-19) . Nell'esempio seguente.- ~ l ) . sorgenti ha come conseguenza che ivi il potenziale elettrostatico non potrà avere né minimi né massimi forti. cioè valido per piccoli spostamenti in ogni direzione. Si può verificare sperimentalmente che in un campo elettrostatico. il flusso di E attraverso la FIGURA 2·18 superficie di tale sferetta sarebbe diverso da zero. in O (e solo in O) la forza agente sull'elettrone è nulla: O è quindi una posizione di equilibrio peri' elettrone. Deter- minare la velocità con cui l'elettrone transita per il centro O del sistema se a è la sua distanza iniziale da O. q Il campo elettrostatico di due cariche uguali è stato studiato negli esempi 2-10 e 2-11: A un elettrone posto su un asse di simmetria (x) delle cariche è soggetto alla forza ·---e--------. Per studiame la stabilità possiamo analizzare le forze agenti sulla carica quando questa viene allontanata da O lungo gli assi x e z con spostamenti piccoli rispetto a dj2. come indicato in figura 2-18 .· 2 4nco d ya-+4 da cui si può ottenere il valore di v.64 CAP 2 . in un qualunque punto di un intorno (sferico) di P il campo elettrico avrebbe una componente non nulla nella direzione radiale (per generare una forza di richiamo verso P). IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 elettrostatico vi dovrà avere un rmmmo (massimo) forte. di ascissa xo = -a. 0 . relativo al semplice caso del campo elettrostatic prodotto da due cariche uguali. Per la simmetria del sistema. sfruttiamo la conservazione Elettrone in transito sull'asse del dell'energia meccanica e l'espressione del potenziale nei punti dell'asse x ottenuta segmento congiungente due cari. studiando in particolare la stabilità della posizione di equilibrio nel punte medio tra le due cariche. si illustrano alcuni aspetti di questa questione. se P fosse una posizione di equilibrio stabile. non esistono posizioni di equilibrio stabile in zone non occupate dalle sorgenti del campo. . Si utilizzi il sistema di riferimento introdotto nel! ' esempio 2-11 e la k discussione ivi fatta per il potenziale e il campo nelle vicinanze di O.eExl = -e 4nco ( 2 dz)3/2I' x +4 q sempre diretta verso O. per una particella carica. Esempio 2-19 Un elettrone è inizialmente fermo sull'asse del sistema costituito da due cariche uguali positive puntiforrni q .VA)= -2qe.. viene accelerato verso O e il suo moto avviene lungo FIGURA 2-19 l'asse x . 2q x .o-------- -e . Verificare se O può essere posizione di equilibrio stabile per l'elettrone.

trà mentre la U (x. la relazione locale scalare divE= ~ .aru:e delle cariche. oppure informazioni sull'entità delle eventuali discontinuità. la figura non riporta := damento divergente nelle vici- . O. presentata nella figura 2-20. d-d ' 2-5 La seconda equazione di Maxwell per il campo elettro- statico Nel paragrafo 1-7 è stato mostrato che la Legge di Gauss (espressa in forma integrale) consente di dedurre. O) ha un minimo in O (per x = 0) . o altrimenti in informazioni sull'entità delle discontinuità. D'altra parte. Analoghe conclusioni si possono raggiungere osservando la mappa dell'energia potenziale dell'elettrone U = l le (-e) V in funzione delle coordinate x e z.~63-5 :s!lN 88-408-0963-5 2-5 LA SECONDA EQUAZIONE DI MAXWELL PER IL CAMPO ELETTROSTATICO 65 per Tenendo conto dei risultati ottenuti negli esempi citati.m massimo.campo prodotto da due cari- . che pertanto risulta instabile.-2 k da n:sod d ~se la forza agisce nello stesso verso dello spostamento e tende ad allontanare l'elettrone JO! dalla posizione di equilibrio. la = . dato un campo vettoriale A differen- ziabile.:he lungo l'asse x si ha idi . nelle regioni in cui il campo è differenziabile. co ae. 110 u GURA 2-20 :=nergia potenziale di un elettrone . o). come sarebbe ~-6 invece richiesto per avere la stabilità dell'equilibrio. per piccoli spostamenti da O :. eo Vogliamo ora provare che anche il carattere conservativo del campo elettrostatico (espresso in forma integrale da §E· dr= O) si traduce in una relazione (vettoriale) locale. nei punti in cui il campo è differenziabile. il vettore rotA V x A. si definisce rotore (o rotazionale) di A. si ha invece tlte rso F = -eEzk ~ -8qe z . F = -eExl ~----l lità n:sod 2 d una forza elastica che richiama l'elettrone verso O. come la relazione [En] = !!. O.. Si noti che. se tue l'elettrone è spostato di poco lungo l'asse z. Il punto O non è un punto di minimo «forte» per la U. Tale punto appare come una posi- ~di zione di equilibrio stabile per spostamenti nella direzione dell'asse x. 4qe x. la U(O.e positive. z) ha nello stesso punto ità 1..... Ricordiamo preliminarmente che.

. in contrasto con la condizione espressa dalla (2-2). se ne esistesse una con queste caratteristiche. per ogni funzione f classe C 2 (cioè derivabile due volte con derivate continue). è mostrata nell'esempio 2-21. I campi con rotore nullo vengono anche detti campi irrotazionali: i campi conservativi sono dunque inotazionali nelle zone in cui sono differenziabili. sussiste l'identitr giustificata nell'esempio 2-20 V x (V f) = rot (grad f) = O. essendo . Infatti.66 CAP 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-096:X cui espressione cartesiana si ottiene esplicitando il determinante simbolico: j k rotA= V x A= a a a ax ay az Ax Ay Az È facile dimostrare che se A è conservativo (e quindi esprimibile in o punto come gradiente di una funzione scalare f) il suo rotore è nullo · ogni punto in cui è definito: rotA = O. Una verifica diretta della validità di tale relazione nel caso del campo coulombiano. L'estensione al caso generale è assicurata dal Principio di sovrapposizione. In particolare ciò vale per il campo elettrostatico: la relazione (2-25 rappresenta la forma locale assunta nel caso stazionario dalla seconda equa- zione di Maxwell. Applicando la (2-23) al vettore si ha per il teorema di Schwartz sull'invertibilità dell'ordine delle derivazioni parziali . Le linee di forza di campi di questo tipo non possono essere chiuse. la circuitazione lungo tale linea sarebbe diversa da zero.~·Nel caso attuale. In modo analogo si trova che anche le altre componenti sono nulle. La componente x del rotore di un generico vettore A è (\1 x A)x = ~ . Esempio 2-20 Dimostrare l'identità vettoriale \1 x (\1 f) = rot(grad f) =O. in ogni punto diverso da quello in cui è posizionata la carica sorgente. Esempio 2-21 Dimostrare che rot( ~) = O (per r =!= 0).

Se V1 (V2 ) soddisfa la (2-28) per la distribuzione P1 (P2). risulta quindi (V x A) x = O. -ox 2 + -oy 2 + -oz 2 . ogni lo in In varie occasioni è stato mostrato che il campo elettrostatico presenta discon- f di tinuità in corrispondenza alle superfici cariche. Tuttavia. se 02 02 02 ne a div grad =V . bili_ effettua la somma delle derivate parziali seconde della funzione stessa. otteniamo allora (Ett . tangente alla superficie carica considerata. Nelle regioni dello spazio in cui non sono presenti cariche. (2-27) -2)_ si ottiene l'equazione differenziale o2V o2V o2V p -+-+-=-~ ox 2 oy 2 oz2 . si dimostra che il suo componente E 1 . qua. è in ogni punto continuo. in modo che i primi diano contributi trascurabili alla circuitazione.E 21 )dl =O. e quindi . tipicamente nel vuoto. . Allo stesso modo si dimostra che sono nulle anche le altre componenti del rotore. poiché tale campo è conservativo e ha quindi circui- tazione nulla. (2-26) mpo lfica 2-6 Equazioni di Poisson e di Laplace le è Combinandole due relazioni (1-20) e (2-4). La loro caratteristica di linearità traduce formalmente il Principio di sovrapposizione: il potenziale dovuto all'unione di due distribuzioni di cariche è la SO!fillla dei potenziali corrispondenti a ciascuna di esse. Indicate con Ett e E 21 le :-25) componenti tangenti di E. V = V1 + V2 soddisfa la medesima equazione per p = PI + P2· . si ottiene facilmente -V. co spesso scritta nella più concisa forma equìvalente (2-28) Questa relazione va sotto il nome di equazione di Poisson. essa si riduce all'equazione di Laplace (2-29) L'operatore \/ 2 è per tale motivo denominato (operatore) laplaciano.V = \1 2 =.azione del campo elettrosta- ngo un circuito infinitesimo.\lV = _!!__ _ Poiché l'operatore che calcola la divergenza del gradiente di una funzione mpi <o . A tale scopo valutiamo la ~-24) circuitazione del campo elettrico lungo un particolare circuito infinitesimo (fig. ove non è quindi definibile :ntità il suo rotore.18-0963-5 ~-408-0963-5 2-6 EQUAZIONI DI POISSON E DI LAPLACE 67 olico: si ha 3 2yz 3 2zy e 2-23) -2 (x2 + y2 + z2)5f2 -2 (x2 + y2 + z2)5f2. Le equazioni di Poisson e di Laplace sono fra le più note èquazioni differenziali alle derivate parziali della Fisica matematica e il loro studio ha portato allo sviluppo di uno dei più fecondi capitoli dell'Analisi. 2-21) nel quale i lati perpendicolari alla superficie sono infinitesimi di or- dine superiore rispetto a quelli di lunghezza dl ad essa paralleli.

La prima è una soluzione dell'equazione di Poisson per il potenziale di una assegnata distribuzione l di carica (su una regione finita dello spazio): più precisamente. O) -4qy 8V(O. Come già visto nel paragrafo 2-2. az ~ lf &od 3 - Poiché O appartiene a tutti gli assi. ad esempio per il caso coulombiano (V ex ~ ). il campo elettrostatico può essere ottenuto calcolandone il gradiente. ma sono note le posizioni nello spazio di alcuni conduttori e i potenziali sulle loro superfici (o i valori del campo nelle vicinanze della loro superficie): in tali condizioni. Per comodità. verificare direttamente che in O sono nulli sia il gradiente che illaplaciano del potenziale. O. ci limitiamo quindi a segnalare che le condizioni affinché le funzioni di una sola variabile abbiano in un punto un minimo o un massimo forte (derivata prima nulla e derivata seconda diversa da zero). Tale traccia è appunto la somma $ + ~:i cioè il laplaciano di V. Naturalmente in O si annulla anche il gradiente di V. lf&Qd3 . Una caratteristica generale delle soluzioni dell 'equazione di Laplace è di essere funzioni armoniche. Possiamo così verificare che in O si ha rr so ~ + ~:i + ~ = O.dq 3 . in tale punto valgono tutte le precedenti relazioni. 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 È importante stabilire la relazione fra l'espressione integrale (2-9) e l'e- quazione differenziale (2-28). 2-11 ).' 68 CAP. sia sfruttando la semplicità della loro espressione sia esaminando la loro rappresentazione grafica. Una volta noto il potenziale. che è invece nullo in ogni punto in cui vale l'equazione di Laplace. Come già discusso. La dimostrazione completa di tale proprietà esula dagli scopi di questo testo. 2 i per Gui aa z = ~d rre 0 x 2 = aa . riscriviamo le espressioni ottenute nell'esempio 2-11 per le derivate parziali prime in punti molto vicini a O. quello del filo indefinito (V = ln fii) o quello del doppio strato (fig. z) 8qz ax ~ lf&od 3 . ove se ne dimostrerà l'unicità della soluzione. Utilizzando i risultati ottenuti negli esempi 2-19 e 2-11. Questo problema verrà ripreso nel paragrafo 2-10. nell'annullamento del gradiente e nel requisito che sia diversa da zero la traccia della matrice ~:i + . e il sistema di riferimento ivi introdotto. y . si generalizzano. già discusso nel paragrafo 2-4-1 . in cui non si conosce la distribuzione di carica. . NeU' esempio seguente riprendiamo brevemente in considerazione. il che implica che esse siano prive di massimi e minimi forti. è la soluzione che si annulla all'infinito. Ciò può essere verificato abbastanza facilmente nelle situazioni studiate in questo capitolo. che verranno discusse nel prossimo capitolo. O è una posizione di equilibrio instabile! . ay . il potenziale può essere calcolato risolvendo direttamente l'equazione di Poisson. nel caso di funzioni di tre variabili. essa non può essere applicata in situazioni in cui la distribuzione è illimitata: in tali casi. aa i y 2 i 4 = . Esempio 2-22 Calcolare le derivate seconde del potenziale del campo elettrostatico generato da due cariche uguali. costituita dalla derivate seconde. nella sezione dedicata agli approfondimenti. da questo punto di vista. il problema deve essere risolto integrando l'equazione di Laplace con le condizioni al contorno note. hessiana. posti sugli assi coordinati: 8V(x . il problema della stabilità dell'equilibrio nel campo elettrostatico di due cariche uguali. Esistono situazioni reali. O) -4qx 8V(O . nel punto medio O fra le due cariche. O.

un punto P dall'origine O di un sistema di riferimento cartesiano ortogonale t volta e se ne calcoli il gradiente.J + (ajar) . si ha ndone ar x ar y ar z )lo. esula ar ax ar ay ar az zioni per cui mo o :ero). (2-30) imi e V r è quindi il versare perpendicolare alla superficie di equazione r = costante.- r r 2 r3 . più in generale. Dato che r = J x 2 + y 2 + z 2 . :OMPLEMENTI one di m una 2-7 Campo elettrostatico del dipolo 1nnulla È conveniente anticipare alcune proprietà dell'operatore gradiente. Ur = . che dà il potenziale del dipolo a distanze grandi te rispetto a quella fra le due cariche: V~ _l_p·r = _l_pz . da e.li relazione diventa te l 3r V(-)=--. Si consideri la distanza r di le può . l'ultima .\08-0963-5 :&ee63-5 2-7 CAMPO ELETTROSTATICO-DEL DIPOLO 69 e l'e. z r blema Vr = -1 + -J + -k =-.1 + (ajar)· .)= . mpo (2-32) ue Nel caso n = 3.k. mediante plicata le quali si semplificherà la trattazione successiva. loro V j(r) = ajar)· (. (2-31) dr dr :>del ttrice Importanti applicazioni di questa regola si hanno nel calcolo del gradiente mma di ~ o di sue potenze.. il gradiente di ex !) r ' una qualsiasi funzione j (r) è espresso da ~ -11 ). oni al r r r r nella Poiché il rapporto fra il vettore posizione e il suo modulo è il versore radiale della u" si ottiene l'importante relazione e è di Vr = Ur . in ax r ay r az r i nello risulta quindi >ri del x. .. Calcoliamone il gradiente utilizzando la (2-32): a e .4JT co r 3 4JT co r 3 ' avendo scelto l'asse z del sistema di riferimento con la stessa direzione e lo i. tzioni Per la proprietà di derivazione delle funzioni composte. stesso verso del vettore p.. Vj(r) = -dj Vr = dj . che si incontra operando sul potenziale del dipolo. y. Si trova così unto l l r V( . r3 rs Riprendiamo ora la (2-12). Ur.

Il risultato ottenuto può essere messo anche nella forma FI GUR p x E "' -p..(3. =>otenzi< " erica c nella quale e è l'angolo fra p e r. Le componenti cartesiane del campo si ottengono campo di un dipolo elettrico. nei punti dell' asse z il campo è parallelo all'asse e ha lo stesso verso di k. mentre per .----- Ey =0 E= . naturalmente tramite funzioni dipendenti dalla specifica forma della densità di distribuzione delle cariche.70 CAP 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 ISBN 88-4 z __!!_ ( .-- 3 - 4rr co r Le relazioni trovate illustrano le caratteristiche del campo del dipolo: anzitutto la dipendenza da r . 2-22) un componente radiale e un componente parallelo all'asse del dipolo. 4rr co r p 3 cos 2 e. quindi facilmente per proiezione sugli assi: p 3 cose sin e Ex = . R_) (2-33) .cose .eu. il campo è perpendicolare alla direzione radiale (ma pur sempre parallelo al dipolo). Si ottiene 1 così l'espressione sm~ .l Ez = . FIGURA 2-23 Scomposizione del versare k lungo le direzioni dei versori ra- diale e trasverso. nell'espressione del campo già ottenuta è sufficiente esprimere il versore z k mediante i versori Ur e ue (fig. 2-23): k = cos eur +sin eue. 3 Poiché V z = k. Esistono vari modi per dimostrare tale proprietà e per determinare URA . Scelto l'asse x in modo che il punto P in cui si calcola il campo sia nel piano xz. Pos- siamo quindi aspettarci che anche il potenziale sia a simmetria sferica e dipenda solo dalla distanza r dal centro di simmetria. Sul piano equatoriale xy (e = rr / 2). 4rrc 0 r5 r3 ' evidenziando (fig. --. l'espressione finale del campo E del dipolo diventa: p E"' _1_ (3p·rr.2 .)~/ Appare chiaramente che per i due valori e = O e e = rr (cioè sull'asse del dipolo) il campo è puramente radiale (parallelo al dipolo). x e = ~ e per e = 3.. si ottiene V V :::::: 4rre r5 r3 0 pz =p· r e pk =p.- r3 r r3 k) .. come nel caso della singola carica puntiforme). u" k e di conseguenza anche E FIGURA 2-22 Componenti radiale e parallelo del giacciono in tale piano.. il campo è parallelo all'asse z ed ha il verso di -k.----:::--- 4rr co r3 p l . Se si sceglie di scomporre il vettore E nei componenti radiale e trasverso. Inoltre.3 -J3cos2 e +l.3 (anziché da r. e kco. a parità di distanza dal centro del dipolo.4rr co --u . 2-8 Potenziale di una distribuzione di carica a simmetria sferica Negli esempi 1-18 e 1-19 si è mostrato che i campi prodotti da cariche distribuite con simmetria sferica sono centrali e a simmetria sferica.zr + ~) .. Essendo E = -V V. nei punti dell'asse z il campo ha intensità doppia di quella nei punti del piano equatoriale.

Esempio 2-23 Dimostrare le relazioni (2-34). invece. per la (2-9). :lo Questo risultato.r il teorema di Carnot si hai= lr. ===} . Diffe~enziando tale espressione.2r R cose) 2 . l'espressione di V (r) _Il più semplice consiste ovviamente nello sfruttare la simmetria del campo e la sua espressione esplicita. scegliendo p una linea radiale per il calcolo dell'integrale che compare nella (2-1 O) (vedi E gli esempi 2-7 e 2-8). dimostriamo un importante risultato preliminare: Il potenziale del campo prodotto da una carica Q uniformemente distribuita su uno strato sferico di raggio R è V= 4: 80 . se già nota. D'altra parte. valido anche per il campo gravitazionale. ISBN 88-408-0963-5 2-8 POTENZIALE DI UNA DISTRIBUZIONE DI CARICA A SIMMETRIA SFERICA 71 V. A tale scopo.l_Q 4:rr co R (2-34) (scegliendo V00 = 0).. :ei sia per lo sviluppo della Fisica che della Matematica.e ~r Consideriamo un punto P. Il calcolo integrale ha avuto origine anche dal tentativo di Newton di dimostrare che la forza o. . = -. 2-24).. Esso ha la stessa espressione del potenziale coulom- :to biano in punti esterni allo strato sferico. l punti lr'l = R. con r e R costanti.r'l = (r 2 + R 2 . e scegliamo come asse polare la semiretta congiungente il centro O della sfera con P (fig. V(r) E(r) ta: Q l Q K~~ 3) 4rr co R :lo na FIGURA 2-24 o R 2R 3R 4R r o R 2R 3R 4R r Potenziale e campo di uno strato sferico di raggio R.. Quindi. . 21 21 2rR 4nt:o l 4n &o 2rR FIGURA 2-25 . 1e concentrata nel centro di simmetria. si trovano le relazioni 2rRsin()d() sin& d() di ldq Qdl di=---. 4 Tutti i punti r' della porzione di strato definita dagli angoli e e e + d() si trovano alla medesima distanza l da P. posto a distanza r dal centro della sfera di raggio R. nell'esempio che segue. vogliamo calcolare V(r) 10 applicando direttamente la (2-9). Indichiamo con a = nQR 2 la densità superficiale di carica dello strato. essendo per tali . è stato ottenuto per la prima volta nei TO suoi aspetti essenziali da Newton e ha avuto notevole importanza storica. In questo caso. ----- 4JT co l 4n t:o l 4JTEO 2[ zest mm ove si è usato il risultato dell' esempio 1-12 per valutare dS. pe.- . ed è invece uniforme all'interno ca dello strato (fig. e talvolta :lo chiamato teorema dello strato sferico. 2-25). esercitata su altri corpi da una distribuzione di massa a simmetria sferica re è uguale a quella esercitata da una massa puntiforme. . dello stesso valore. il contributo al potenziale in P dovuto l alla carica dq distribuita sull' area dS di tale regione è p est dq (2naR 2 sin()d()) Q sin& d() . r>R {V= .

di modo che risulta V (r) = __g_ Clmax . in corrispondenza con la variazione della distanza l fra i suoi valori estremi lmin e lmax . indicata con Q la carica totale. lmin = r . risulta --~ Jdq 1 1 V(r) = = . da confrontare con i risultati degli esempi 2-7 e 2-8. 4rrt:o r o p(r')4rrr' 2 dr' + -l- 4rrt:o lR r p(r')4rrr ' r' dr' 2 (r ::::: R) . 4neo 2rR Distinguendo i casi di P esterno alla sfera (r > R) e di P interno (r < R).. di modo che. Q (r > R) . P è un punto interno. Per r ::::: R consideriamo separatamente il contributo (VI) degli strati sferici con r' < r e quello (V2 ) degli strati con r' > r. È conveniente considerare separatamente i casi r > R e r::::: R. si ottiene v2 = _1_1 4rr co est dq = r' _1_1 4rr co est p(r' )4rrr '2dr' .ove 4rr co r Per gli strati con r' > r. 4neor mentre nel secondo caso si ha lmax = r + R. .- 4rr co r l 11int dq = -l.-Qint . Si lascia al lettore come esercizio la valutazione di questa espressione nel caso di densità uniforme. Per r > R il punto P in cui si calcola il potenziale è esterno a tutti i suddetti strati sferici. R) .72 CAP 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 Il potenziale complessivo si può ottenere sommando tutti i contributi elementari di cui sopra. lmin) . sommando i due contributi calcolati. 4neoR Se in un dato volume sferico di raggio R si ha una distribuzione di cariche a simmetria sferica con densità p (r').lmin) = 2R ===} ===} V(r) = _g__ (r 2: R). Per i primi. risulta V(r) = . lmin =R. quindi.. P è un punto esterno e quindi si ha VI=-.lmin) = 2r ===} ===} V(r) =_Q_ (r::... 4rr co r 4rr co r come se tutta la carica fosse concentrata nel centro di simmetria. si può calcolare il potenziale V (r) valutando il contributo fornito dal generico strato sferico di raggio r' e spessore dr' (contenente una carica dq = p(r' )4rrr 12 dr' ) e integrando su r' da zero a R. si deduce facilmente dalla figura che nel primo caso si ha lmax = r +R. per la seconda delle (2-34). per ciascuno di essi vale la prima delle (2-34). r ===} (/max .R ===} Clmax .· l 11. r' In definitiva.

sx nello stesso ordine di approssimazione si ha le r . V(r) =_l_ (Ko + K2t + K: + .!. Dalla (2-8) otteniamo.s-s . prima di passare alla schematizzazione continua. Dopo aver riscritto il risultato precedente nella forma di l l qi V=~ 4rrs0 . Si ottiene quindi 2 v = L. che sarà effettuata sul risultato ~al e. Posta l'origine del sistema di riferimento in un punto O collocato nel centro di massa delle cariche (o nelle sue vicinanze. il secondo di dipolo. ).2 ri 3 r'2. i cui termini sono via via decrescenti.. l L'espressione così trovata può essere scritta in forma più concisa. sviluppando in serie di Taylor la radice quadrata.) . Tenendo l ti presente che è l x 3 2 . cosei + -4 _!_2 cos 2 ei . con V00 =O. (2-35) 4rr&o r r r Il primo termine viene detto di monopolo.. ( r r 2r 2 r 8 r 2 avendo trascurato potenze di ordine superiore rispetto a (. 334)8-0963-5 2-9 SVILUPPO DEL POTENZIALE IN SERIE DI MULTIPOLI 73 l ~P ROFONDIMENTI 2-9 Sviluppo del potenziale in serie di multipoli Il calcolo del potenziale dovuto a una distribuzione statica di carica situata in una zona limitata dello spazio può essere effettuato. indichiamo he con ~il vettore posizione del punto P in cui calcoliamo il potenziale e con r) ri quello della carica qi._- 2 2- ri cosei )-'1:::::l--'-+- 2 r..) . a grande distanza rispetto alle dimensioni lineari del volume occupato.2 + + .. --- l qi ( 4rr co r 1 + -ri cosei + 2rf 3 cos ei - r r 2 l + .. perché dipendono dalla distanza r secondo potenze crescenti di ~ . o è scelta nelle vicinanze del -=r o di massa della distribuzione tti . se si el introduce la definizione del momento di dipolo di un sistema di cariche: e (2-36) .._- 2 2.Jf+x::::: 1. le costanti Ki sono legate ai corrispondenti momenti della distribuzione di carica. vedi fig. . 2-26).==r=2~=r=i=== l+_.. ..2 l+_. utilizzando il Teorema di e Camo t su e -= . approssimando il valore esatto con una somma.cariche.. Tratteremo il problema per una distribuzione di cariche puntiformi..!.ine O del sistema di riferi- . Si dimostra infatti che. il terzo di quadrupolo.:--. come sarà mostrato nel seguito..cosei r r procediamo a un'approssimazione valida per P molto distante dalle cariche (cioè per r » ri)..

2-28). Il potenziale di una distribuzione continua di carica si calcola inte- Se la distribuzione di carica è continua (fig. O.. Con ovvio significato dei simboli. ove d (fig. l ) + . di carica. In caso contrario.. =. d::l r·~q· Per il sistema in oggetto. 2 3 CO S B. 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 ISBN 88·41 Infatti. In casi di elevate simmetrie fra le distribuzioni delle cariche positive e negative. posta in 0 : esso è prevalente. anche il termine dipolare può risultare nullo (esempio 2-25)... Il vettore d è la differenza fra i vet- tori posizione r + e r_ delle due cariche. q.rcose.ri 2 .. diretto lungo la congiungente le due cariche... prevale il termine successivo (di dipolo): si comprende quindi il rilievo dato nei paragrafi precedenti al campo del dipolo. il corrispondente termine Vk del potenziale decresce più rapidamente all'aumentare della distanza..- + um qm m + Q. · r=p · ur. con verso da quella negativa a quella positiva.. si è definito come momento di dipolo il vettore p = q d. e sarà necessario considerare i termini successivi nello sviluppo multipolare. r_) = qd . q.r.r. cos B. r r per il potenziale si ha __ V- l_ (I:. . nella forma l l . si ha: i m n d ' Ciò consente anche di introdurre i due vettori che individuano le posizioni dei centri di carica: "' +r+ "' . l'espressione del grando il contributo delle cariche potenziale si ottiene sostituendo le sommatorie con integrali sulla distribuzione elementari dq' . . 2-27) è la differenza fra i vettori posizione r +e r _ delle due cariche. Può essere utile separare i contributi delle cariche positive e di quelle nega- tive al momento di dipolo di un sistema di cariche puntiformi. i due vettori R cdc rappresentano le medie pesate FIGURA 2-28 (con le cariche) delle posizioni delle cariche positive e di quelle negative. Al crescere dell' ordine k del multipolo.. potendo riscrivère il termine I: q.. (2-37) 4n s 0 r r r i 2 Il primo termine (di monopolo) è equivalente a quello di una carica puntiforrne Q 10 1 = I:.m qn (2-38) Come appare evidente.74 CAP. Applicando o la (2-36). poste a distanza d.r.Lq.u n qn rn Q+ R+ + Q-tot R-cdc =.Lq..:vvk· È semplice verificare (esempio 2-24) che la (2-36) è la generalizzazione dell' espressione utilizzata per il momento di dipolo elettrico nel paragrafo 2-2-1.· P = Q tot '\"' + tot '\"' _ = tot cdc P u m qm L. purché sia Q 101 =f. Lo stesso comportamento viene manifestato dal corrispondente termine di interazione .tq. Esempio 2-24 Verificare che la definizione di momento di dipolo di un sistema di due cariche pun- tiformi +q e -q . a cominciare da quello di quadrupolo. si può scrivere anche: FIGURA 2-27 p= qr+ + (-q) r_ =q (r+. + p · 2Ur + ~3 '"""' L. cioè con un sistema elettricamente neutro. + + P. a grandi distanze. equivale alla (2-36) .

affinché sia presente un momento di dipolo elettrico non nullo occorre che i due centri di carica non coincidano. ad esempio.. se però la carica complessiva Q 101 è nulla.+ 3l . (2-39) 17) avendo definito il momento di dipolo p come ne p= l r ' p(r')dV' _ sia tle La (2-39). nei sistemi neutri. È quello che si verifica. come peraltro la (2-37).dipendono dalla scelta di O. sulla base dei risultati della meccanica quantistica.. positive e negative (b).. la (2-38) può essere scritta nella forma: - (2-40) Ciò significa che. Ur r · r l r 12 3 cos 2 2 e' . Kr =p. nella molecola dell'acqua. la (2-37) diventa - V-~- l 4rr t: 0 . ha proprio la struttura anticipata nella 1ei (2-35).. come mostrato nell'esempio 2-27. si possono considerare come costituiti di un insieme discreto di cariche positive praticamente puntiformi (i nuclei) e di distribuzioni continue di cariche negative (corrispondenti alla probabilità di presenza dei vari elettroni attorno ai nuclei)_ In tali casi.+p - (Qtot r 2 . Tale molecola. il momento di dipolo p è indipendente da tale scelta. ha una struttura simile a quella rappresentata nella figura 2-29a: da essa appare evidente che le posizioni medie delle cariche positive e di quelle negative non coincidono.. mi + 8) 1te re_ GURA 2-29 1appresentazioni schematiche ----1> lel ::ella molecola di acqua (a) e delle p ne . ) . e assume il ruolo di una caratteristica intrinseca del sistema (analogamente al caso di due cariche uguali ed opposte)_ Questa situazione si incontra nei sisterili elettricamente neutri come gli atomi e le molecole che.Ur. essendo Q 101 =O====} Q~ 1 = l Q.:.l T l p(r)dV+ . K2 = l r 12 3 cos 2 l T p(r) d V' - Una migliore approssimazione nel calcolo del potenziale richiede la valu- le l tazione di ulteriori termini nello sviluppo in serie di multipoli. . infatti. con fra 2 e' - tre ini lo_ Ko = Qtot. ~-------------~ -------------=---= i3-5 ISBN 88-408-0963-5 2-9 SVILUPPO DEL POTENZIALE IN SERIE DI MULTIPOLI 75 Indicata con p (r')d V' la carica dq ' contenuta nell'elemento di volume d V' attorno al punto P' . K 2 . Espressioni so più generali relative allo sviluppo del potenziale possono essere ottenute ne in coordinate polari. --.onispondenti distribuzioni di cari- a) b). il cui momento di dipolo (permanente) gioca un notevole ruolo in diversi fenomeni.1 1. facendo uso di particolari funzioni dette armoniche sferiche_ Tale trattazione richiede tuttavia un formalismo matematico di ne livello superiore a quello impiegato in questo testo_ lfO In generale i termini K 1 .

Scelto un sistema di riferimento avente l'origine O coincidente con la carica 2q e l'asse z diretto lungo la congiungente le cariche. l z y y distribuzione sferica. In tal caso.qe quello di quadrupolo: . atomi e molecole hanno momento di dipolo permanente nullo. Di conseguenza. La distanza fra le cariche negative e quella positiva è a. 2-31) . Utilizziamo l'espressione relativa a un sistema discreto di cariche. se vengono collocati in un campo elettrico esterno. temporaneo. N2 ) non hanno momento di dipolo permanente. z Il sistema che stiamo considerando prende il nome di quadrupolo e può essere interpre- tato come l'insieme di due dipoli uguali e opposti. Il primo termine non nullo nello sviluppo multipolare del potenziale è quindi . nel caso di distribuzioni di carica a simmetria sferica. K 2 . Tuttavia questi e altri sistemi non polari possono acquistare un momento di dipolo. le forze di verso opposto agenti sulle cariche positive e su quelle negative provocano una separazione dei due centri di carica: si parla così di momento di dipolo elettrico indotto. il legame fra gli atomi di idrogeno e quello di ossigeno è parzialmente ionico. Notiamo anzitutto che per questo sistema si ha Qtot = O e p = O. si è trovato che molti nuclei hanno momenti di quadrupolo non nulli. ecc. corrispondenti ai momenti rispetto al centro di simmetria O (vedi l'esempio 2-28). In molti casi. con la carica 2q al centro (fig.=sampio 2-25 Tre cariche puntiformi -q. il che sta ad indicare una deformazione più o meno accentuata rispetto alla forma sferica (fig. infatti. In particolare. avendo un'affinità elettronica maggiore di quella dell ' idrogeno. CAP 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 ISSI L' ossigeno. 2q e -q sono allineate lungo una retta. . con centro di simmetria coincidente con quello delle cariche positive presenti nel nucleo. si può dimostrare in generale che sono nulli tutti i termini K 1 . Anche le molecole costituite da due atomi uguali (per esempio 0 2 . essendo circondato da un numero di elettroni più grande del suo numero atomico Z (mentre gli atomi di idrogeno si comportano come ioni positivi). attira verso di sé gli elettroni con maggior «forza>> di quanto non faccia l'idrogeno: in pratica si comporta come ione negativo. Esso permane solo fino a che è presente l'azione del campo elettrico esterno. Nello studio della fisica nucleare si deve ovviamente superare la schema- tizzazione dei nuclei come oggetti puntiformi e diventa di interesse studiare in dettaglio la distribuzione delle cariche elettriche (dei protoni) alloro interno. 2-30). calcolare il potenziale in un punto del piano xy e in un punto dell' asse z. ciò avviene in particolare nei casi in cui la «nuvola elettronica» ha simmetria sferica. In effetti.

. Esso va esteso a tutta la superficie della lamina. e con p (p') il momento di dipolo corrispondente. in quanto per 'accia quelle positive. I= --CJ _ (x +i) dxdy = --CJa 4 = . Alla somma contribuiscono solo le due cariche negative. cos 13. Indicato con r.21~1 3 ! r dq+ . essendo r. . si ha in quanto Q 101 = O. 1ente lica» delle ni di nulli ·o di ~ono =sempio 2-26 Una carica positiva q è distribuita uniformemente sulla superficie di una lamina quadrata di lato a. quindi (1~1. ) ein 2 no. il nico. si ottiene Esempio 2-27 Dimostrare che il momento di dipolo di una distribuzione di carica non dipende dalla scelta dell'origine se Q 10t =O. (r. 2-32). Consideriamo per semplicità una distribuzione discreta e due punti arbitrari O e O' . =O e quindi ndato re gli za. cna. . Lo stesso risultato è già espresso dalla (2-40). rispetto a O (0'). -a. con a quello di O' rispetto a O. poste nell'origine. ·= l e quindi. 2 -a/ 2 -a/ 2 12 12 In conclusione.) il vettore posizione della carica q. con r. =O.. Ponendo r2 = x2 + y2. si ha invece cos 2 e. r. Per i punti sul piano xy. = r. = a.qa 2 . . che dipende solo dalla posizione relativa dei due centri di carica e non dall'origine. inoltre i vettori posizione di un generico punto della lamina e di un generico punto dell'asse z sono ortogonali (cose = 0). trovare il potenziale nei punti dell' asse z.·8-0963-5 ~5 2-9 SVILUPPO DEL POTENZIALE IN SERIE DJ MULTIPOLI 77 geno. V= 4:so · olo L'integrale da calcolare è I = -1 J r 2 dq = -! J r 2 CJdxdy. limitandosi ai primi tre termini dello sviluppo multipolare. una z >o lo npo p Per simmetria il momento di dipolo è nullo. Per i punti sull'asse z. Scelta l'origine O di un sistema di riferimento nel centro della lamina e assi erso x e y paralleli ai lati del quadrato (fig.GURA 2-32 _amina quadrata uniformemente l 1a f21a f2 2 l l ::arica. ove si è indicata con CJ la ata densità superfièiale di carie~.

essa deve esistere! Ci limitiamo quindi a illustrare come si possa dimostrare l'unicità di tale soluzione.V2 . sono nulli sia il momento di dipolo che il momento di quadrupolo rispetto ad O. si trova W O). resta.je Q:ot. al di fuori della distribuzione. assicurando che. contenente la stessa carica p(r') d V': i relativi contributi al momento di dipolo rispetto ad O si elidono a vicenda e quindi p = O. esprimiamo l'elemento di volume in coordinate polari d V' = r' 2 sin()' dr' d()' dq7 1 ed eseguiamo dapprima l'integrazione su()' (da O a n} Si ha così J 3 cos2 e' . Il problema non è in generale facilmente risolubile. Se è noto il potenziale sulle superfici L. esistono ·situazioni in cui non si conoscono le distribuzioni delle sorgenti del campo. ad ogni elemento di volume d V'attorno al punto r ' . Per valutare il termine di quadrupolo 2 K2 = Jr 12 3 cos () ' - 2 l 1 p(r) d V' . In entrambi i casi ci si riconduce all'integrazione dell'equazione di Laplace \7 2 V = O.. Si può ragionare per assurdo.3 cos 2 e' 2 l d(cose' )= [cos8-cos 3 e] 0 =0. Sulle superfici L. nel caso del problema di Dirichlet. si parla di problema di Neumann. le condizioni di continuità su L. Per la simmetria della distribuzione. posto cioè attorno a -r'. = . e ~! = O nel caso del problema di Neumann: se si dimostra che W è costante in Q .l 2 sin8 1d8' = Jl . se si escludono alcuni casi in cui può venire in soccorso l'esistenza di particolari condi- zioni di simmetria. Il problema da risolvere è quello di determinare campo e potenziale in ogni punto dello spazio. che delimitano un certo dominio Q. Consideriamo la funzione differenza w = V1 . che soddisfa ovviamente l'equazione di Laplace Y' 2 W =O in Q. di modo che a determinare V. risulta W = O nel caso del problema di Dirichlet. 0 2-10 l problemi di Dirichlet e di Neumann Come è stato anticipato nella parte conclusiva del paragrafo 2-6. ma sono fissate le posizioni di corpi le cui superfici si trovano ad assegnati potenziali o.78 CAP 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 Esempio 2-28 Dimostrare che per una distribuzione di carica a simmetria sferica rispetto ad O. imponendo alla soluzione che siano soddisfatte le condizioni al contorno su L. supponendo che esistano due campi scalari V1 e V2 che risolvono il problema e soddisfano le stesse condizioni = al contorno sulla frontiera di Q. se è noto il campo nelle vicinanze di tali superfici. nei casi in questione. come illustrato nel paragrafo 2-8. Dal punto di vista matematico è in generale molto difficile dimostrare l'esistenza di una soluzione del problema. si può fare corrispondere un uguale elemento di volume ad esso simmetrico. si parla di problema di Dirichlet. sono noti i valori del campo nelle vicinanze di tali superfici. ma la Fi- sica viene in soccorso. permetteranno di raggiungere il · risultato (in particolare. In questo caso anche tutti gli altri termini multi polari sono nulli. rispetto ad O. solo il termine di monopolo: V = 4 . in alternativa. 2 1C Di conseguenza risulta anche K2 = O.

f lr~. il primo integrale può essere trasformato in integrale di superficie (su :E): fr~. 2 dV+ rIVJI lr~. 2 2 Essendo. essendo V \l' · n = ~!. si ha r\lfV \lfdV+ Jr~.f~ (f V f) ·n dS per cui i (f V f) · n dS = lf V 2 f d V+ li f V 2 1 dV Per f = \l' . conoscendo il campo in prossimità di un conduttore. si ottiene fr~. Per il teorema della divergenza. 2 Integrando ambo i membri sul volume n.:-5 88-408-0963-5 2-10 l PROBLEMI DI DIRICHLET E DI NEUMANN 79 Il fatto che \lf sia costante si può dedurre dimostrando che il suo gradiente V\lf è nullo in ogni punto di n. lV \l' 12 d V= O. Nel caso del problema di Dirichlet \l' = O su :E quindi. per carica q uniformemente distribuita . si può determinare la densità superficiale di carica su :E e arrivare alla risoluzione completa del problema.rIV\l'l dV= J~1 \{fa\lfòn ds Jr~. J RIEPILOGO DI ALCUNE RELAZIONI SIGNIFICATIVE rot E =O rotore del campo elettrostatico Potenziali corrispondenti a V00 = O dipolo elettrico -s-u una superficie sferica di raggio R. come visto. i due potenziali differiscono per una costante. si ha rv . per continuità = \l' 0: V1 e V2 coincidono dappertutto e la soluzione è pertanto unica. V·(fv) = (2-41) che per v =V f dà V·(f V f) = f V· V f +(V f)· (V f) = f V f +IV /1 2 . V · (f V f) d V= . 2 dV . da cui segue V \l' = O dappertutto in n e quindi \lf = costante. uvndv= lr~.rJV. Ciò non è significativo per il campo che è lo stesso nei due casi. di frontiera :E. Come sarà mostrato nel prossimo capitolo. V2 \lf = O (in Q) e \lf = O oppure ~! =O (su :E). Nel caso del problema di Neumann. Per la dimostrazione ci serviamo della seguente identità vettoriale (che discende dalle proprietà di derivazione) f V· v+ (V f)· v .

80 CAP 2 IL POTENZIALE ELETTROSTATICO ISBN 88-408-0963-5 À r V(r) = . filo uniformemente carico [V(r0 ) =O] 2n&o ro ~v= -1 8 E. dr calcolo della differenza di potenziale a partire dal campo calcolo del campo a partire dal potenziale equazione di Poisson equ-azione di Laplace ..l n .

Si discute la relazione fra potenziale e carica di un conduttore isolato. . Sulla base di queste proprietà. l' espressione della densità di energia del campo elettrostatico. a facce piane e parallele) e sistemi di condensatori ottenuti con collegamenti in serie e in parallelo. Si descrivono le proprietà dei dielettrici utilizzando i vettori induzione elettrica e densità di polarizzazione. Successivamente. si giustifica il fenomeno dell'induzione elettrostatica dovuta all'azione di un campo esterno. Viene stabilita la relazione fra il campo elettrostatico nelle immediate vicinanze della superficie esterna e la densità superficiale di carica. in maniera del tutto generale. si analizzano le relazioni di ·tali vettori con le cariche libere sui conduttori e con quelle di polarizzazione. definendone la capacità. Si calcola il potenziale di una sfera conduttrice carica.i3-5 CAPITOL03 CONDUTTORI E CONDENSATORI Compendio La prima parte del capitolo è dedicata allo studio delle caratteristiche dei conduttori: in particolare si dimostra che alloro interno il campo elettrostatico è nullo e che tutti i punti del volume occupato da un conduttore si trovano allo stesso potenziale. Viene calcolata l'energia potenziale di un sistema di cariche per distri- buzioni discrete e continue. cilindrico. si affronta il caso di due conduttori su cui si trovino cariche uguali e di segno contrario (condensatore) e si definisce la capacità di questo sistema. se ne deduce. Si affronta il problema della dipendenza della capacità dall'inserimento di un dielettrico fra le armature del condensatore e si analizza il meccanismo di polarizzazione dei dielettrici. la capacità e il lavoro necessario per caricare la sfera. Viene calcolata l'energia potenziale di un condensatore carico e da questa la densità di energia del campo elettrostatico. Si studiano strutture diverse di condensatori (sferico.

quelli detti di conduzione . per molti aspetti. che si verifica in presenza di cariche esterne. Una certa frazione degli elettroni. esso possiede al s interno numetosissime cariche positive e negative (dell'ordine di 1022 - 1024 per cm3 ). e che le cariche si devono distribuire sulle: superficie esterna in modo tale da produrre l'annullamento del campo.CAP. 3-1-1 Campi e cariche nei conduttori I conduttori. privo di cavità. sono reciprocamente schermati dallo strato di conduttore che li separa. infine_ · il problema della stabilità dei conduttori carichi. come le molecole - un gas perfetto confinato nel volume occupato dal conduttore (si parla è.oréSl.-perpendicolare alla superficie e ha intensità proporzionale alla densità super- ficiale di carica locale. sia elettroc sia ioni. prevalentemente positivi. tanto intimamente mescolate da non produrre effetti elettri _ macroscopici. quanto la superficie si comporta come una sorta di parete. costituiscono un'impor- tante classe di materiali: essi hanno la caratteristica di lasciarsi liberamente percorrere dall'eccesso di carica elettrica. a temperatura unifor- me. hel senso che spostamenti di cariche in uno di essi non modificano il campo nell'altro. gli elettroni non sono in grado di lasciare il corpo in cui si trovano. L'estrema mobilità delle cariche . nei gas. Se entro il conduttore esistono una o più cavità vuote. il campo deve essere nullo in tutti i punti dei volume occupato dal conduttore. Infatti.trovano allo stesso potenziale: il campo esterno risulta quinch _. separatamente da quello in cui siano presenti una o più cavità. Consideriamo dapprima un conduttore omogeneo. Anche se elettricamente neutro. ii. Ciò hc: come conseguenza il fenomeno dell'induzione elettrostatica. tipicamente i metalli (ma non solo). Nel caso di un conduttore liquide invece. 3-1 Campo elettrostatico nei conduttori In questo paragrafo verranno trattati gli aspetti che caratterizzano il com- -portamento dei conduttori in elettrostatica. gas di elettroni liberi. la sola presenza di cariche esterne non produce alcun campo nelle cavità. mentre quella eli cariche interne dà luogo a un campo sia all'interno sia all'esterno della cavità. per realizzare una situazione di equilibrio. da cui segue che superficie e volume occupato da UL co~t. quello esterno e quello interno. 3 CONDUITORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 Si studiano le proprietà schermanti dei conduttori cavi e si affronta. . Le cariche localizzate sulla superficie sono soggette all'azione di una forza che tende a espellerle e che dà origine a una pressione proporzionale al quadrato della densità superficiale di carica. le particelle mobili sono ioni positivi e negativi. in condizioni normali. superabile sol se viene fornita energia dall'esterno. Mostriamo anzitutto che da que- sta caratteristica seguono l'importante proprietà del campo elettrostatico <E · essere nullo nella regione di spazio occupata dal conduttore e la prerogatÌ\ delle cariche in eccesso di localizzarsi sulla sua superficie. è libera di muoversi e si comporta. elettriche produce due effetti importanti: si dimostrerà che. L'annullamento del campo nel volume di un conduttore porta all'unifor- mità del potenziale. Tratteremo caso di un corpo metallico senza cavità al proprio interno. Tuttavia i due mondi. la cui energia di legame è più di mille volte inferio~ a quella degli altri elettroni legati agli atomi).

sia arbitrariamente vicina alla superficie fisica che limita il conduttore. La carica trasferita deve distribuirsi in modo tale che in qualsiasi punto interno al metallo il campo risulti nullo. si può concludere che la carica s~ distribuisce sulla superficie del conduttore: parleremo. va Caricato il primo conduttore (fig. in ~n te modo da minimizzare l'energia di interazione. Dato che la superficie gaussiana può essere scelta. qualsiasi superficie chiusa interna al metallo (fig. di conseguenza. si liberano cariche di segno opposto su differenti regioni b) n superficiali del conduttore (le cariche positive sono determinate da carenza di o FIGURA 3-3 elettroni). GURA 3-2 un carica si trasferisce dal condut- . interna al me. Se introduciamo un conduttore metallico scarico in una regione di spazio ci in cui esiste un campo elettrostatico. Dopo aver separato le tre parti. )er. in particolare cambiandone la direzione in modo che le linee di . in contrasto con l'ipotesi di condizioni elettrostatiche. in modo che la sua carica complessiva risulti negativa o positiva. ji saranno gli elettroni di conduzione a ridistribuirsi nel conduttore in modo da ji produrre un campo che. lo si racchiude tra gli altri due facendo il in modo che si stabilisca il contatto. cioè sulla superficie esterna.E:. 3-3a) localizzata in una fissata posizione spaziale.. Caricare un metallo consiste nel cedergli o sottrargli elettroni. ifica Poiché d'altra parte il sistema è stato caricato. Occorre disporre di un conduttore sferico sostenuto da un di supporto isolante e di due emisferi metallici dotati di manici anch'essi isolanti. )8-0963-5 ~963-5 3-1 CAMPO ELETTROSTATICO NE/ CONDUTTORI 83 nfine. 3-2). si t te può verificare con un elettroscopio che il conduttore centrale si è scaricato. enti far. è già stato descritto dal .:introduzione di un conduttore punto di vista fenomenologico nel paragrafo 1-3. dovendo restare nulla la l. 3-3b). sulla è nullo. sommato a quello della carica. detto induzione elettrostatica. (fig. se così non fosse. dia un risultato nullo ·e in tutto il volume occupato dal conduttore. In pratica. questo segue.. che la carica interna a ~zare tale superficie è zero. !. Da. ne òha consegue che la carica totale è nulla in ogni regione interna al conduttore. per esempio quello prodotto da una e. di E attraverso qualsiasi i del cie chiusa :E. •r. ssterni. n di interno alla superficie di quelli . carica puntiforme (fig. carica complessiva. ~tte )ne or- Jte Tale caratteristica può essere mostrata sperimentalmente con un sistema le. Il fenomeno. il più lontano possibile le une dalle altre. si è trasferito sulla superficie 10 esterna del sistema. le cariche libere di muoversi si sposterebbero per azione della forza elettrica. sia in modo da racchiudere un volume di dimensioni piccole a piacere. La ridistribuiione degli nel campo prodotto da una carica :i puntiforme (a) modifica la struttura elettroni nel conduttore modifica anche ali' esterno il campo preesistente delle linee di forza (b). di ~nza una distribuzione superficiale di carica. Il flusso di E attraverso una :::om. per la Legge di Gauss. L'origine fisica di questo fenomeno a di sta nei reciproci effetti repulsivi che portano le cariche in eccesso a distribuirsi vità. 3-1) risulta di conseguenza riche nullo. Infatti. a) mentre i due emisferi sono carichi: è accaduto che l'eccesso di carica. assai semplice. inizialmente presente sul conduttore interno. cioè di equilibrio..

Gli apparecchi elettrici più delicati devono essere schermati FIGURA 3-7 dall'influenza di campi elettrici esterni: ciò viene realizzato con gabbie di La carica indotta sulla superficie esterna della cavità è uguale. In pratica. 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 forza. per esempio avvicinando cariche al conduttore o.. FIGURA 3~6 Linea lungoJa quale la circuita- Diversa è la situazione se all'interno di un contenitore metallico apribile. soggette a un campo perpendicolare alla superficie stessa. all'equilibrio. ma Faraday costituite di sottili reti metalliche. .--------.__. potete mo- strarvi spavaldi e coraggiosi coi vostri compagni di viaggio: non correte alcun rischio. Infatti. FIGURA 3-4 3-1-2 Conduttore cavo e schermo elettrostatico Superficie gaussiana ~ scelta in Se all'interno del conduttore è presente una cavità. Ciò continuerà ad essere vero anche alterando le condizioni esterne. quest'ultimo non viene stente sul corpo carico... Ciò non permetterebbe di escludere la presenza di cariche superficiali di segno opposto in regioni diverse della superficie interna: ma è facile dimostrare che una situazione del genere non può verificarsi. non vi sono cariche neanche sulla superficie interna.-.. a quella esi. essere diversa: si potrebbero avere cariche ferme sulla superficie della cavità. la carica sulla superficie esterna dell' involucro deve essere uguale a Q.. 3-5). La precedente discussione consente di sintetizzare il caratteristico com- portamento di un involucro metallico.- 84 CAP. cavità.. Se l 'interno non è collegato con l'ambiente esterno.. applicata alla cavità.. In pratica. viene introdotto é mantenuto fisso un corpo di carica Q. il campo nella cavità e le cariche sulla sua superficie risultino nulli. in prèsenza di campi elettrici esterni sia pure molto intensi: le cariche sulla superficie esterna del conduttore si riaggiusteranno in modo che.. dallo spostamento.. poiché la carica libera totale sul contenitore è nulla. comunque. oltre che nel volume occupato dal conduttore.. zione del campo risulterebbe non scarico. 3-7). In conclusione. la circuitazione FIGURA 3-5 del campo lungo una linea che entro la cavità coincide con una linea di Ipotetica distribuzione di una ca- rica (globalmente nulla) sulla su- forza e che si chiude nel conduttore (fig. se state viaggiando in automobile o in treno mentre all'esterno infuria un violento temporale con lampi e saette. di segno contrario. richiede che la carica indotta -sulla superficie interna sia -Q. si ha però che tale eventuale carica dovrebbe essere globalmente nulla. influenzato da ciò che avviene nella cavità (per esempio. . . ---------·-·-·---·----. il conduttore scherma l'interno della cavità da tutto ciò che avviene all'esterno. Infatti. Applicando la Legge di Gauss a una superficie molto vicina alla superficie interna (fig.. e il campo è nullo anche nella cavità.-. uno diverso da zero all'interno della conduttore.. l'altro nullo nel conduttore). superficie chiusa ~ (fig....- . Per induzione nulla se si ammettesse l'esistenza elettrostatica.. la Legge di Gauss. il campo nella cavità sarebbe diverso da zero (fig. la situazione potrebbe prossimità della cavità di un con- duttore cavo. 3-4). con linee di forza che dovrebbero nascere dalle cariche positive e terminare su quelle negative (dato che nel con~e-i-l-eampo è nullo). Di conseguenza.. inoltre. 3-6) risulterebbe diversa da zero perficie della cavità interna di un (essendo somma di due contributi.. si liberano cariche sia sulla superficie interna sia su quella di una carica sulla superficie della esterna del contenitore metallico. si dispongano perpendicolarmente alla superficie del conduttore. Esso trasferisce sulla propria superficie esterna una carica uguale al valore complessivo delle cariche contenute al + suo interno e scherma da ogni influenza elettrostatica gli oggetti posti al suo interno. essendo protetti dallo schermo metallico (gabbia di Faraday) + che vi avvolge. come giustificheremo nel seguito. in tale caso.~. in contrasto con la proprietà del campo elettrostatico di avere circuitazione nulla. Lo stesso fenomeno di ridistribuzione delle cariche si verifica naturalmente anche se il conduttore possiede una carica non nulla: la distribuzione superficiale cambia (rispetto alla situazione di conduttore isolato) per il meccanismo di induzione.

Ma. ji indotta sulla superficie della cavità. e -Q. il suo componente tangente alla superficie metterebbe in movimento li le cariche libere (in contrasto con l'ipotesi che stiamo trattando una situazione J elettrostatica). normale alla super- ficie dello stesso. conviene scegliere come superficie gaussiana un cilindro di altezza infinitesima normale alla superficie (fig.. di Q entro la cavità). Come mostrato nell'esempio 3-2. Poiché il campo E è nullo all 'interno del conduttore e. In conclusione. comprese quelle sulla superficie esterna: l'esterno ne viene influenzato. si può affermare che un involucro metallico chiuso . nel verso opposto se a è negativa. a Ricordando che il campo è nullo internamente al conduttore e tenendo ) presenti le proprietà di E nell'attraversamento di una superficie su cui esiste una densità superficiale di carica a (la discontinuità della sua componente normale. [E 1 ] = 0). essendo . Indicate con S l'area della sezione del cilindro e con e5 la densità superficiale di carica. infatti. in caso e contrafiO.. ò evidentemente. E= . in questo caso i due mondi non sono isolati! o ·e il 3-1-3 Campo nelle vicinanze di un conduttore metallico a Sulla superficie esterna dei conduttori. è nullo in ogni punto dello spazio esterno alla cavità: niente cambia fuori dalla cavità se Q viene spostata. (3-1 ) so Il campo è diretto dal conduttore verso l'esterno se a è positiva. l'espressione vettoriale del campo è perciò data per la dimostrazione del Teorema da (Teorema di Coulomb) di Coulomb. 1. utilizzando la Legge di Gauss. 3-8). il campo è normale alla superficie e vale in modulo la l E=-. a (3-2) éJn So Il campo in un punto esterno molto vicino al conduttore può essere considerato il risultato di due diversi contributi: quello delle cariche poste n'elle immediate vicinanze e quello delle cariche lontane. È il caso di osservare che. mentre i loro contributi si cancellano mutuamente all'interno del conduttore. all' esterno. variano anche le cariche indotte. Esempio 3-1 Dimostrare il Teorema di Coulomb. Indicato con n il versare della normale esterna FIGURA 3-8 alla superficie (fig. [En] = !!.- av n= -n. ricordando che cambiamenti della configurazione di ca- riche esterne non alterano le differenze di potenziale fra qualsiasi coppia di punti della cavità. si trova che so all'esterno. se si varia la carica dei corpi contenuti la nella cavità (scambiandola con l'esterno).e scherma sia l'interno dall'esterno che l'esterno dall'interno. nelle immediate vicinanze del conduttore. Qui ci limitiamo a riportare ~a che il campo complessivo dovuto alle cariche Q. e il camp~o perpendicolarmente alla superficie. il flusso totale è et> = EnS.3-5 88-408-0963-5 3-1 CAMPO ELETTROSTATICO NE/ CONDUTTORI 85 te quasi statico. e la continuità di quella tangente. in presenza di una carica superficiale. ). 3-8) e tenuto conto della relazione (2-19) fra campo e Superficie gaussiana considerata gradiente del potenziale. La giustificazione di questa affermazione le è data nel paragrafo 3-1 O degli Approfondimenti. le due distribuzioni di carica contribuiscono in ugual misura a formare il valore del campo all'esternO. interna alla cavità.

è più intenso e dove essi possono produrre per urto un'ulteriore ionizzazion~ e annullare parte delle cariche superficiali. Per la legge di Gauss. Ciò ha notevole importanza pratica se il conduttore. Qui sono presenti sia ioni positivi sia Campi esterno e interno prodotti da una porzione di superficie vi- ioni negativi.. da cui segue immediatamente En =a /co. per la quale (per simmetria) la densità di carica è la stessa in tutti i punti della superficie. occorre che questo contributo sia diretto verso l'esterno e valga in modulo 2~ • In conclusione. La (3-1) mostra che il campo elettrico raggiunge la massima intensità vicino alle zone della superficie in cui è massima la densità superficiale di carica. si può di conseguenza verificare una diminuzionE della densità di carica superficiale. Trovare i valori dei due contributi. Ovviamente. Si eviterà così che il veicolo si porti a potenziali dell'ordine centinaio di volt. il primo alle cariche nelle immediate vicinanze. invece. ed ecco il motivo pe- cui rifùgiarsi sotto un albero durante un temporale accompagnato da fìL. di certi valori del campo. s · dotato di sei punte tanto aguzze da disperdere la carica che si accumu1 sul veicolo per l'effetto triboelettrico dovuto allo sfregamento delle ru sul suolo. Nel seguito esamineremo in maggior dettaglio questo fenomeno. Tali ioni sono attratti verso le regioni cariche del conduttore. si tro 2.assimilabile ad una superficie piana._ l'esclusione della sfera. mentre la carica interna al cilindro è q = a S. È in tali regioni che. dimostreremo più avanti che CJ è maggiore ne -- regioni in cui minore è il valore del raggio di curvatura: ne deriva che citati fenomeni di fuga delle cariche dai conduttori si verificano nelle pun~ Ecco perché i parafulmini terminano çon una punta. dovuti rispettivamente alle cariche vicine e a quelle lontane. 3-9) consideriamo una piccola porzione della superficie del conduttore . Affinché il campo interno risulti complessivamente nullo. dove il camJX! e dalle cariche lontane (b). 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 nulli quelli relativi alla superficie laterale e alla base interna al conduttore. come succede normalmente. Inoltre. che potrebbero anche non trovarsi tutte sul conduttore considerato. carica positivamente (a). Esempio 3-2 Il campo elettrostatico nelle vicinanze della superficie dei conduttori può essere consi- derato la somma di due contributi. Da questa si ottiene E =fo-n. c . FIGURA 3-9 nell'aria. il risultato è indipendente dai segni delle cariche lontane. le c caratteristiche dipendono anche dal segno della carica presente sul condutto = e dall'umidità dell'aria. al di sopr!. cina a P. che darebbero origine a scariche elettriche (con consegu . invece di essere nel b) vuoto (situazione cui si riferisce a rigore la precedente discussione). In particolare. destinato a muoversi su Marte. come se il conduttore «soffiasse» alcune delle sue cariche in eccesso (effluvio elettrico). (J E=- pf 2so Nelle vicinanze del punto P esterno (fig. generalmente CJ è diversa da zo a zona. il secondo alle cariche lontane. il campo esterno è la somma di due contributi 0 uguali dovuti. mini può risultare pericoloso: conviene allontanarsi dagli alberi e stende a terra. comunque di modulo -20"so • Per continuità. <t> = EnS = ~. Per adesso ci limitiamo a sottolineare l' impossi- bilità di accrescere a piacere la carica totale sul conduttore. prodotti dalla radioattività naturale e dalla radiazione cosmica. Inoltre. 6 CAP. il campo prodotto dalle cariche lontane non cambia passando dall'interno all'esterno del conduttore. Un robot attualmente in costruzione. e supponiamo che la densità di carica sia ivi positiva: essa produce un campo (1-18) diretto dalla superficie verso l'esterno (fuori del conduttore) e verso l 'interno (dentro al conduttore). la stessa conclusione si ottiene se la densità superficiale di carica è negativa. .

mentre una carica dello stesso segno va ad aumentare la carica ·a + superficiale esterna. Il processo di carica o dell'elettrodo non può proseguire illimitatamente perché. in situazioni di curvature diverse (fig. Un modo intuitivo per mostrare il legame fra la densità superficiale di carica e il raggio di curvatura locale. Successivamente. il campo globale si annulli per compensazione dei contributi delle cariche remote e di quelle superficiali vicine a P. internamente cava al cui interno si muove una cinghia trasportatrice (fig. 3-11 ) . 3-12): quando allo spettacolo assistono dei visitatori. mantenute cariche. Esso è costituito da una sfera ~o interno di un conduttore iso- . . Per induzione. provocano un trasferimento di carica alla cinghia. le punte si caricano di segno opposto a quello della ~l cinghia. consiste nel confrontare il campo prodotto. La cinghia. questi vengono tenuti a debita distanza per evidenti motivi di sicurezza. FIGURA 3-12 Una scarica elettrica tra l'elettrodo del Van de Graaff e un conduttore collegato a terra. Un sistema del genere viene utilizzato per caricare superficiali lontane. 3-10). l'intenso campo elettrico prodotto a + dalle punte cariche provoca una corrente di ioni che neutralizza le cariche -f. da coppie di cariche poste a fissate distanze da P. r 163-5 33-408-0963-5 3-1 CAMPO ELETTROSTATICO NE/ CONDUTTORI 87 disturbo delle trasmissioni radio) nella rarefatta atmosfera marziana. le cariche portate dalla cinghia scorrono iO davanti alle punte di un secondo pettine metallico. in un l'elettrodo sferico del generatore Van de Graaff. collegato all'interno della :l. FI GURA 3-11 Generatore Van de Graaff. Affinché. almeno nel caso di un conduttore isolato. che in aria secca a vale 3 · 106 V/m). sfera. A parità di densità superficiale di carica. la cui J pressione è circa un centesimo di quella terrestre. L di segno opposto presenti sulla cinghia e sul pettine. di una cavità interna. la sfera caricata diventa :l una specie di generatore di fulmini con violente scariche elettriche verso terra o verso le pareti (fig. trascinata da un motore elettrico. per due diverse curvature. All'interno della cavità. ma sfruttando l'esistenza prodotto da coppie di ca. passa davanti a un pettine metallico le cui punte. b) Il completo trasferimento di carica non può essere ottenuto per contatto. la densità di carica in P in tale caso deve essere +q +q maggiore di quella esistente su superfici meno curve (caso a)). al di sopra di una e ·~r certa intensità del campo elettrico (rigidità dielettrica. dato che la carica si suddividerebbe fra i due conduttori. 3-lOb). le cariche superficiali vengono neutralizzate dalle correnti e elettriche provocate nell'aria circostante. all'interno del conduttore. L' analisi fin qui condotta permette di trarre un'importante conclusione sulla tecnica da utilizzare per trasferire cariche da un conduttore a un altro. in un punto P interno al conduttore. In pratica. nel caso di superficie con maggiore curvatura l'intensità di tale campo è maggiore (fig.

Nelle immediate vicinanze della superficie sferica.2 e E = 8994..4 V/m. Verificare che il campo ha la massima intensità proprio in tale zona dello spazio. la cari elementare dq distribuita su tale superficie risulta dq = adS. q= 10 nC. si ottiene a = 7. possiamo trattare il problema supponendo che in UL sottile strato superficiale esista un eccesso di cariche positive (anziché un2. Da questa segue q = 4n:soR 2 Emax· In aria secca.96 · w.35 ~C._l_!!_. Segue allora q = 13 . per l'azione delle mutue forze repulsive. Come mostrato nell'esempio precedente.. il campo massimo al di sopra del quale avvengono scariche elettriche è Emax = 3 · 106 V /m. per cui il campo ha pro- prio l'intensità massima immediatamente al di fuori della sfera. carenza di elettroni). e considerata una superficie di area infinitesima dS. quindi per r > R si ha E.-2 . trovare la densità superficiale di carica e il campo nelle immediate vicinanze del conduttore. E = O all'interno della sfera conduttrice. 3-1-4 Pressione elettrostatica Nel corso dei precedenti paragrafi è stato asserito che le cariche in eccess sui conduttori si localizzano sulla superficie esterna._= _ l _ !!_ so 4n:so R 2 ' lo stesso di una carica puntiforme q collocata al centro della sfera. viene trasferita una carica positiva q .-S- .-4n:R . Supponendo che la sfera _sia molto lontana da ogni altro corpo carico. Come mostrato in generale nei precedenti capitoli (in particolare nell'esempio 1-18). la densità di carica è la stessa in ogni punto della superficie.R 4 Tré'Q 2 . sostenuta da un supporto isolante. Siamo ora in grado di valutare l'entità di tali forze che tendono a espellere le cariche dal conduttore. in aria secca. il campo ha modulo E=!!. Indicato con n il versore normale alla superficie orienta verso l'esterno. il campo massimo prodotto da una sfera conduttrice carica si ha sulla superficie e vale l q Emax =. il campo è uguale a quello generato da una carica puntiforme q posta nel centro di simmetria. Essa si trm- . Se la carica totale del conduttore è di segno positivo. in tutta la regione esterna a una distribuzione di carica q a simmetria sferica. Utilizzando i va- lori numerici forniti nel testo dell'esempio. Per la simmetria del sistema. Esempio 3-4 Trovare la massima carica che può essere trasferita a una sfera conduttrice di raggio R = 20 cm.4n:sor 2 ' d'altra parte. Calcolare i valori numerici di tali grandezze nel caso R = 10 cm.8 C· m. . .88 CAP 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 Esempio 3-3 A una sfera metallica di raggio R. Essa vale q q a.

. . S = w.9 c.QR 2 .8 N. interni o superficiali. 854 · 10. da cui si ottiene e infine l Q2 F = -. 3-2 Potenziale e capacità dei conduttori Due punti qualsiasi di un conduttore. risulta F = 3.~ -0 963-5 3-2 POTENZIALE E CAPACITÀ DEl CONDUTTORI 89 nel campo prodotto dalle cariche lontane. il campo è perpendicolare alla superficie esterna in ogni suo punto. indipendentemente dal segno delle cariche in eccesso.dSn. Per questo motivo si parla comunemente di potenziale di un conduttore. espressi nelle unità SI ( Q = w.. si trovano allo stesso potenziale. (3-3) . la pressione risulta p= f = !u E .. Il campo in prossimità della superficie vale E = 4 .eo#z ed è diretto perpendicolar- mente..l-5 .2 m. R = 10. come già messo in evidenza in un precedente paragrafo.2E0 · Dato che le cariche superficiali subiscono una pressione che tende a espel- lerle dal conduttore. il cui valore è a Elon = . verso l'esterno.6 m2 ). Lo stesso accadreb~e se il valore del quanto di carica fosse notevolmente differente da quello esistente (carica dell'elettrone).. t:o = 8. 2Eo sempre diretta verso l 'esterno. che risulta (}2 p-. Si può quindi calcolare la pressione p = 1 ~ 1 . La forza che agisce sulla carica dq è (}2 dF = dqElon = . Poiché la densità di carica è u = 4 . Trovare la forza che si esercita sulla carica che occupa l mm2 della superficie sferica..:.12 N· m2 jC2 . Esempio 3-5 Su una sfera conduttrice avente raggio R = l cm viene depositata una carica positiva Q = l nC. 58 · 10.2 -S4 32n t:o R · Sostituendo nella espressione della forza i valori numerici dei diversi paqtmetri. una proprietà questa che discende dalla (2-1 O) e dal fatto che il campo E è nullo lungo qualunque linea tutta interna al cond_uttore che colleghi i due punti.n 2E0 (esempio 3-2). cosa impedisce loro di andarsene? La risposta a questo interrogativo richiede un approfondimento della trattazione che verrà svi- luppato nel paragrafo 3-11. Di conseguenza.. Qui ci limitiamo ad anticipare che se la carica non fosse quantizzata sarebbe impossibile caricare i conduttori e il mondo sarebbe molto diverso da quello che conosciamo. La forza è repulsiva perché il campo E è diretto verso l'esterno e la densità di carica è positiva.

Nelle condizioni in cui la situazione reale è approssimabile con quella ideale. z) = Vo cp(x. cui corrisponde un ben determinato valore di Q. y. il cui valore (3-4) non dipende da quelli di Q e V. mediante la relazione E = -V V. a . che si annulla al!' infinito e vale Vo sulla superficie 'E del conduttore.. . tale relazione è facilmente giustificabile sulla base di quanto dimostrato nel paragrafo 2-10: fissato il potenziale del conduttore. misure sperimentali dimostrano l'esistenza di una proporzionalità tra la carica Q e il potenziale V. Ir. dipendente solo dalle caratteristiche geometriche del conduttore. y. ma soltanto dalle dimensioni geometriche e dalla forma della superficie esterna del conduttore. il valore di E nelle immediate vicinanze di 'E. Il rapporto C fra carica e potenziale del conduttore è quindi uguale in entrambi i casi e indipendente dai particolari valori di tali grandezze: D'altra parte.eoa. z) che rappresenta l'unica soluzione dell'equazione di Laplace V 2cp =O corrispondente alle condizioni al contorno cp = l su 'E e cp =O all'infinito. esiste una soluzione unica per la funzione potenziale V (r).eo Vo J'L.-y. in particolare. in pratica unico in tutto lo spazio. il cui potenziale V è ovviamente funzione della carica totale Q su di esso. Per tale motivo si può definire una nuova grandezza elettrica. si può ottenere il campo E e. è la sola funzione ad avere tali caratteristiche. an Supponiamo che il potenziale del conduttore venga portato al valore Vt = À Vo.eo -dS . Come illustrato nell'esempio seguente. 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 Al fine di evitare fenomeni di induzione con altri conduttori. per il teorema di unicità. z). si ha ovviamente V(x . y. è uguale a Vt su 'E e si annulla all'infinito. la capacità C del conduttore. La funzione À V (x. Se ne deduce che tutte le grandezze precedentemente calcolate (E. Esempio 3-6 Dimostrare che il rapporto fra la carica e il potenziale di un conduttore isolato è una costante. I: che mostra come tale grandezza dipenda unicamente dalle dimensioni e dalla forma del conduttore. z) l'espressione del potenziale in ogni punto della regione di spazio esterna al conduttore. Da essa. . ove À è un fattore moltiplicativo arbitrario. Q) variano anch'esse dello stesso fattore À = -%. Sia V (x. ~~ dS e ricavare per C l'espressione 1an acp C= . Dalla (3-2) si può ricavare la densità superficiale di carica av a= . z) soddisfa l'equazione di Laplace. y . integrando la quale si determina la carica totale del conduttore Qo = -eo { aV dS . di modo che si può scrivere Qo = . se consideriamo la funzione cp(x.90 CAP.: in particolare risulta Q 1 = -%-Q o. consideriamo il caso ideale di un conduttore isolato.

s 0 R dove Q è la carica totale sulla superficie della sfera.· tnicità. Emax = 3 · 106 V/m. Data l'importanza che essa riveste. cioè 712 ~F. conviene capacità calcolare il potenziale nel centro della sfera. nel caso della Terra si ha C = 7. normalmente. (3 -6) esterna Esempio 3-7 Calcolare la capacità della Terra (raggio della Terra R = 6. è un'unità particolarmente grande: valori comuni della capacità la carica elettrica sono espressi in fJ. (3 -5) 4n.. poiché avvengono scariche elettriche che impediscono di raggiungere il valore massimo consentito in aria. essere coulomb/volt. 1zione rp = l Esempio 3-8 Il campo massimo in aria secca è Emax = 3 · 106 V/m. Siamo ora in grado dì stabilire un'intèressante relazione tra il campo massimo Emax generato da una sfera carica e il potenziale della sfera medesima.so R2 1dezze Dal confronto di questa relazione con le (2-15) si ricava % :in ttore è V= REmax dezze: poiché il campo massimo è determinato dalla conducibilità dell'aria.2 m .F (10. Nel caso di conduttore isolato. ove e vale azione l q Emax = . Se il conduttore ha la forma di >re di Q. non si hanno valori così elevati. Da colare. il poten- ziale massimo cui può essere portato un conduttore sferico cresce linearmente con il suo raggio.. il campo massimo si ha sulla superficie 'o. Come è stato mostrato nell' esempio 3-3. . un nome specifico: farad (abbreviato F). Il farad. Determinare il potenziale che si massimo cui può essere portata una sferetta del raggio di l cm (tipica dimensione delle sferette fra cui scoccano scintille nelle macchine elettrostatiche). al coulomb. 4n.s 0 R . Nelle macchine elet- trostatiche.12 F). Utilizziamo la relazione precedentemente ottenuta V = REmax: sostituendo i valori forma R = w. Da questa otteniamo ~ è una la capacità di un conduttore sferico di raggio R. utilizzando (3-4) l' espressione l dq metriche si ha v-. che risulta o spazio. otteniamo V = 3 · 104 volt.- J -- 4n.s 0 r ' l Q V=---.6 F) o pF (10. >re. essendo la carica distribuita sulla superficie. che risulta · C= 4n.88-408-0963-5 S3l 88-408-0963-5 3-2 POTENZIALE E CAPACITÀ DE/ CONDUTTORI 91 :ideriamo Dalla (3-4) si deriva l'unità di misura di questa nuova grandezza. relazione Il calcolo del potenziale (e quindi della capacità) di un conduttore su cui >aragrafo esiste una carica Q è facilmente eseguibile solo in particolarissime situazioni. densità Poiché la capacità di un conduttore sferico è C = 4neoR.12 · 10.4 · 106 m). le è stato attribuito 1 di esso. che è equidistante da tutti i punti della superficie. essendo direttamente legato la ideale. e quindi in assenza di altre cariche esterne (libere o localizzate su altri conduttori). una sfera di raggio R . ca per la nelle quali sono presenti semplici simmetrie.4 F.

854 · w. L' equilibrio si raggiunge quando i due potenziali si uguagliano: se così non fosse.2 . il campo elettrico nelle vicinanze della superficie terrestre ha un'intensità di E "'=' WO V/m ed è diretto verso il suolo.Rt = '12. Trovare la densità superficiale di carica. 4 · W 8 volt. e quindi R2' a 1R 1 = a 2 R2 • L'ultima relazione ha un'interessante interpretazione fisica: dato che i d ~ conduttori collegati assieme costituiscono un unico conduttore. Poiché il campo è diretto verso la superficie della Terra. la carica è di segno negativo. 8S Esempio 3-9 In condizioni atmosferiche normali. il campc elettrico ha maggiore intensità in corrispondenza del raggio di curvatura p- piccolo. isolati da tutto. Le cariche sulle due sfere sono proporzionali ai rispettivi raggi: nel ca particolare in cui i due raggi sono uguali. Valutare il potenziale V sulla superficie terrestre. due sfere cariche potenziale di ciascuna delle sfere si può approssimare con quello di una collegate assumono gli stessi potenziali: sfera isolata: si ha quindi da cui segue q 1 = q 2 ~. 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 . 3-13).8 · w-IO C-m. Il numero di elettroni per metro quadrato si ottiene dividendo la densità di carica per la carica dell'elettrone (]' w. determinandone il segno.12 N-m 2 /C 2 ) O' = 8. la carica q si ripartisce fra di esse in modo che sia q = q 1 + q2 . 2 n = -e = w. ma non c' è di che preoccuparsi: come sarà mostrato nel seguito. Estendendo questo risultato a un conduttore generico. la carica q si suddivide a met: fra le due sfere. vengono collegate con un filo conduttore (fig. Quando le sfere.4 · W 6 m) . ritroviam . Il valore del potenziale si può calcolare con la relazione V = REmax · Risulta quindi V = 6.92 CAP. si trova facilmente Rt q2 =q Rt +R2 . 1. si avrebbe un campo che metterebbe in moto le cariche fino a stabilire l'equilibrio. 9 . gli effetti reciproci di induzione si possono trascurare e il All'equilibrio. A causa della FIGURA 3-13 grande distanza. Dalle espressioni ottenute segue immediatamente 21. sono le differenze di potenziale che possono costituire un pericolo! Possediamo ora gli elementi necessari per calcolare come si distribuisce la carica fra due conduttori sferici.5 · 10 elettrom/ m . Indichiamo con R 1 e R: i raggi delle due sfere e con q la carica totale da esse posseduta.5 · W 5 C.8. discuten_do la sua eventuale pericolosità (approssimare la Terra con una sfera di raggio 6. Essendo q= q 1 + q2 . La carica totale è q = 4n R 2 0'.w 8. cioè 4. mantenute lontane per evitare effetti · di induzione elettrostatica. e la carica totale sulla superficie terrestre. È un valore molto alto.6.19 = 5. Calcolare il numero di elettroni per metro quadrato. Dalla relazione (3-1) otteniamo O' = eoE e quindi (essendo eo = 8.

sono inizialmente caricate con cariche rispettivamente pari a Q1 e Qz. la sfera viene scaricata. che supporremo di forma sferica. la den- il potenziale della sfera vale sità superficiale di carica diminui- uindi sce al ridursi del raggio di curva- :ome l q ra. questa energia potrà essere trasformata in altre forme. .. e utilizzando la conservazione dell'energia. Esempio 3-1 O Due sfere di raggi R1 e Rz ... il modulo della densità di carica erficie diminuisce (anzichè aumentare) al diminuire del raggio di curvatura (fig... FIGURA 3-14 Se la superficie è concava. Se la superficie è concava (anziché convessa). la carica totale Q del sistema sarà pari alla somma delle cariche iniziali: Q = Q!+ Qz. 3- ·are la erficie 14). determinare i valori che assumono n età all'equilibrio le due cariche Q1 e Qz . Dato che (per ipotesi) le due due sfere non interagiscono. Durante uno stadio elementare del processo di carica. se q (O < q < Q) è la carica presente sul conduttore.dq. isolate da Terra e sufficientemente lontane da non influen- zarsi elettrostaticamente.. trtisce Q 1Q l q 1ando o che L= J 1 oL= o Vdq= . Esse vengono collegate mediante un filo conduttore. L'operazione consiste nel trasferire ripetutamente sulla superficie della sfera una piccola carica dq. fino al trasferimento completo della carica Q. 88-408-0963-5 3-2 POTENZIALE E CAPACITÀ DEl CONDUTTORI 93 che il campo ha intensità maggiore vicino alle zone più appuntite. successivamente. ' :-408-0963-5 . ·e un chiude. (3-7) .are la un conduttore. si annulla quando la cavità si V(q) = . nziale Consideriamo ora dal punto di vista energetico il processo di carica di .. questa forza esegue Jer la un lavoro il cui valore è dato dal prodotto del potenziale (in quel certo istante) per la carica che si sta trasferendo. n sono ferme sia all'inizio che alla fine del processo. 4n so R In tale situazione. Se. Via via che il processo procede. occorre esercitare una forza sulla carica in avvicinamento per contrastare la ativo. Trascurando effetti caso conseguenti all'operazione di connessione delle sfere e alla presenza del filo condut- tore. fino ad annullarsi se si forma una cavità. o 4nso R della Risulta quindi ~- e e il i una L= . Se tali cariche c. 8nso R L l La (3-7) rappresenta l'energia fornita al sistema carico e può essere considerata come la variazione di energia potenziale del sistema. all' inizio l'energia elettrostatica totale del sistema è la somma di quelle dei due conduttori: npo più 1mo . di Per il principio di conservazione della carica elettrica. ' o-12 repulsione esercitata dalla carica q già presente sulla sfera. e R2 Il lavoro complessivo corrispondente al trasferimento sulla superficie della uando sfera dell'intera carica Q si otterrà sommando tutti i contributi infinitesimi: tatica. il lavoro richiesto per trasferire da grandissima distanza sce la alla superficie della sfera la carica infinitesima dq è dato da oL = V(q)dq.

la funzione da minimizzare è la derivata di U E rispetto alla variabile Q 1 è che si annulla per R. In pratica. restino invariate (fig. Si ottengono così le relazioni inverse Un sistema formato da due con- duttori. Lo scambio degli indici l e 2 permette di ottenere immediatamente Infine possiamo ricavare il rapporto dei valori delle cariche all'equilibrio: Esso coincide con quello ottenuto nel testo imponendo l'uguaglianza dei potenziali elettrostatici delle due sfere. Nella dimostrazione utilizzeremo considerazioni analoghe a quelle fatte nell'esempio 3-6. Si può dimostrare (si veda l'esempio 3-11) che sussiste una relazione lineare fra le cariche e i potenziali dei conduttori e ove i coefficienti cxij dipendono solo dalla forma geometrica delle superfi ~ e dalla posizione relativa fra i due conduttori. 3-15). Q. del tutto arbitrarie. e dalla posizione relativa dei conduttori. le cariche totali presenti su di essi dipendono linearmente dai loro potenziali.94 CAP. e ove i coefficienti {3. l'energia totale sarà minima: si tratta quindi di trovare il minimo della funzione U E. + R2 Q. le cui forme e posizioni. Esempio 3-11 Dimostrare che in un sistema isolato costituito da due conduttori.j sono anch'essi dipendenti solo dalla forma delle superfi . con la condizione relativa alla costanza della somma delle cariche. in particolare per derivare la funzione potenziale dal valore assunto sui conduttori J e da questa ottenere le cariche mediante la relazione Qo = -so E ~~ dS. 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 All'equilibrio. . Il sistema formato dalle due precedenti equazioni può essere risolto iL modo da esprimere i potenziali dei due conduttori attraverso le carich~ FIGURA 3-15 presenti sulle loro superfici.= R. 3-3 Un sistema di più conduttori Consideriamo dapprima un sistema formato da due conduttori nel vuoto.

y . da cui segue che anche i singoli potenziali possono essere espressi come combinazione lineare delle cariche totali dei conduttori. z) = vl (/Jl (x .QvÙ che costltmsce la definizione di capacità elettrica (una grandezza sempre (3-9) positiva) relativa alla coppia di conduttori considerati.to in e la differenza di potenziale riche (3-8) erfici Se poniamo f3II. e con rp2 (x. z). y. le i). si dimostra agevolmente che la carica totale su ciascuno ~i ali di essi dipende linearmente dai potenziali di tutti i conduttori. Si trova allora Q1 = -t:o 1 ~l arp1 (V1- an arp2 + V2 -)dS = all V1 + a1 2 V2 an Q2 = -t:o 1 ~2 arp1 (VI - an arp2 + V2-)dS = a21 V1 + a22 V2. nel caso particolare in cui uno dei conduttori è a potenziale nullo. y. y. nel vuoto. i singoli conduttori vengono pio ""èhiamati a rmature del condensa toie.fJ12. In Siano V1 e Vz i potenziali dei due conduttmi. ~l e ~2 le loro superfici. z) la soluzione dell 'equazione di Laplace che assume il valore l su ~ 1 e che si annulla all'infinito e su ~2. che per la loro struttura dipendono solo dalle forme e posizioni reciproche dei conduttori. La precedente trattazione può essere facilmente estesa al caso di un sistema isolato costituito da n conduttori. y. i potenziali risultano erfici . in cui si abbiano due conduttori di carica uguale e di segno contrario. Si osservi che. z) + V2(/J2(X . Segue dalle precedenti tali considerazioni che. Si 3-4 Condensatori neare Una situazione di particolare interesse dalpunto di vista fisico si verifica nel caso.fJ21 + fJ22 t: = ~' possiamo scrivere lt. Posto Q 1 = Q e Q2 = -Q. prende il nome di condensatore. In assenza di induzione completa.-a- :ori rigore la (3-9) non è applicabile perché la presenza di altri conduttori (per esempio la terra) altera la differenza di potenziale. il valore della carica presente sulla sua superficie è determinato dal potenziale dell'altro conduttore. Indicata con rpJ (x . Con lo stesso procedimento adottato nell'e- sempio precedente. . )8-0963-5 33-408-0963-5 3-4 CONDENSATORI 95 jella ~. Inoltre si può dimostrare che la matrice dei coefficienti [aij J è simmetrica: aij = aji per ogni coppia di indici i e j . la capacità elettrica dipende esclusivamente dalle forme geometriche delle superfici dei conduttori e dalla loro posizione reciproca: il sistema dei due conduttori. detto di induzione completa. to. aventi cariche ug~_gli e di segno contrario. an Le cariche sui conduttori risultano combinazioni lineari dei potenziali mediante i coeffi- cienti «capacitivi» aij. z) quella che assume il valore l su ~2 e che si annulla all'infinito e su ~ 1. la funzione potenziale (per il teorema di unicità) è data da v (x.

mediante la Legge di Gauss trovare il campo elettrico nella regione com- presa fra i due conduttori e. 3-16). all'equilibrio si ha un fenomeno di + induzione completa. Come già ampiamente discusso.--. ]. Questa carica..{_ n~v.. si distribuirà uniformemente su sl e indurrà una carica _:_q sulla superficie interna S2 della seconda armatura (fig.li\ '. l \ rz. Sulla superficie S 1 di raggio r 1 viene trasferita dall'esterno. basati su procedimenti di convergenza verso la soluzione mediante iterazioni successive. di dimensioni trascurabili (tanto da non avere apprezzabile influenza sulle caratteristiche del campo elettrico) una carica positiva q. Il potenziale V1 si può calcolare nel centro O. U v :/1 Esempio 3-12 Considerato un condensatore sferico (fig. La simmetria del sistema suggerisce di utilizzare come superficie gaussiana S quella di una sfera di raggio r compreso fra TJ e rz (fig. grazie alla simmetria sferica del sistema. "l. .'/'" r 1r2 = 4n co . Poiché il campo E in ogni punto di S è normale a essa. mediante un foro G FIGURA 3-16 Condensatore sferico. caricato internamente con una carica positiva q . Un conduttore di forma sferica e raggio r 1 è situato all ' interno di una sfera conduttrice cava limitata da due superfici sferiche di raggi r2 e r 3 (fig.q su 82 e q su 8 3 . in alternativa si possono usare metodi numerici. Le tre superfici hanno lo stesso centro O. Per ragioni di simmetria. possiamo valutarne i valori. per la simmetria del sistema."{. su S3 verrà quindi a trovarsi una carica q in modo da mantenere nulla la carica totale del conduttore esterno. il suo fluss o attraverso S risulta et:> (E) = 4rr r 2 E.rt..96 CAP 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 3-4-1 Il condensatore sferico Il calcolo della capacità di un condensatore è possibile solo per particolari configurazioni dei conduttori. S2 e S3 : FIGURA 3-17 la carica q su 8 1 induce la carica . 3-16).10 ' '. uno dei casi più semplici è quello del condensatore sferico. ha modulo uniforme ed è diretto verso l'esterno. Si può allora calcolare la differenza di potenziale fra i due conduttori: e quindi ). Il potenziale V2 dell' armatura esterna è quello di una sfera di raggio r 3 sulla cui superficie è distribuita la carica q: come riportato nelle (2-15).çv. successivamente.v. determinare il valore della differenza di potenziale fra di essi. 3-17). V (3. rl l.l '1 l c 4--. tenuto conto dei + tre contributi di cariche presenti sulle superfici S 1 . 3-18). Indicati con V 1 e V2 i potenziali dei conduttori interno ed esterno.--.

diversa da quella finora utilizzata.-. q q+ q' ) + ----. nel vuoto. ). -q . + .-. la sua capacità non cambia. Calcolare inoltre la differenza di potenziale e la capacità del condensatore quando l'armatura esterna è collegata a terra. E= _l_!!_ 4rr t:o r 2 · z:ioni ) del La differenza di potenziale tra i due conduttori si può calcolare come :uato rz q lrz dr q ( 1 1) :iche . dimostrandosi indipendente dai potenziali delle armature. dal prodotto della costante dielettrica co per la superficie delle armature. .812. d1viso per la distanza fra le armature. F/m..V2= l rt Edr=-- 4rr t:o r 1 -=-- r2 4rr t: o ~ r1 -- r2 foro GURA 3-18 sulle perficie gaussiana S utilizzata ::er calcolare il valore del campo . si ha ii o e o l q l q' v2= --. alla carica q liberata dal meccanismo di induzione viene aggiunta una carica q'.r1 emo .· Il potenziale V2 è quello di una sfera di raggio r3 che porta sulla propria superficie una :a carica q +q': 1. La relazione ottenuta è una tipica espressione della capacità di un condensatore: essa è data. del essendo S l'area della superficie di raggio r e d la distanza fra le due dei superfici affacciate S 1 e S 2 . su 1rica Se r 1 ~ r 2 .Bll. Le cariche che si trovano sulle superfici S 1. L'espressiOne e Ia capac1ta permet e 1 esprimere i valore della costante dielettrica del vuoto anche in termini di un'unità di misura. posto r 2 = r 1r2 e d = r b-=--f_. 88-408-0963-5 3-4 CONDENSATORI 97 Uguagliando tale flusso a !L.. e deter- minare i valori dei 4 coefficienti . so si ottiene o lari :rici.-. 3-17) risultano rispettivamente -10) q. Trovare le espressioni di V1 e V2.luò scnvere o di C= 4nco~ ~coSd I r2.1 -&J. :i al e Esempio 3-13 Sull' armatura esterna di un condensatore sferico... Il potenziale V t si può calcolare facilmente nel centro O ed è dato dalla somma dei contributi delle tre cariche: ' l V t = 4rr t:o (q . per ~esente tra le armature di un È interessante valutare la capacità del condensatore sferico nella situazione una :x>ndensatore sferico.. l q+ q' ji V2= . Una prova diretta di tale proprietà viene data nell'esempio 3-13..Bn.) . come ci si aspetta sulla base delle considerazioni fatte sui coefficienti f3 da cui essa dipende. q + q'. in cui la distanza fra le due armature è molto piccola. 4n t:o r 3 4rr t:o r3 .ulla Collegando a terra l'armatura esterna del condensatore.-0963-5 .una flV=Vt . S2 e S3 (fig.821 e .. . . 4rr t:o r3 Riscrivendo i due potenziali in modo da separare i contributi legati a q da quelli legati a q'.

t~ti di cu_i_~sult~_ agevole _la_ deter~ mmazwne della capaçita elettnca.~) = ~ . . queste si disporrann sulle due superfici che si fronteggiano (fig. \ T l!!pst~amo alg i_ dl!_~C~~i . grazie alle Qarticolan carattenstlche <E si'lnmet:ri-a_ -. fJ21 + f3n = -- l 4n co (l - r1 l . Porre questa a terra equivale a considerare q 1 = -q.. come caso particolare del condensatore sferico.-l + - r3 r3 r3 l) r3 = = 4:eo (~. Se il raggio r2 del conduttore esterno cresce tendendo all'infinito. f322 = . al crescere di r2 la capacità diminuisce.) TJ r2 r3 l l f312 = . Si può verificare facilmente che il valore del rapporto ~che abbiamo definito come capacità del condensatore è dato dall' espressione in termini dei coefficienti f3 riportata nel testo _ Infatti si ha proprio f3u .. La differenza di potenziale tra le armatu:- .:< <-fv5 3-4-2 Cpndensatori Riano e cilindrico v /. il sistema si riduce a un solo conduttore.2_ + 2..: garantisce che la densità di carica sia uniforme su tutta la superficie e che campo elettrico sia diverso da zero fra le due armature e diretto normalmen""" alle superfici.. Viceversa..'P 3 CONOUTTORfE CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 ISBN Dal confronto con le (3-8). ma nulla cambia per quanto riguarda la differenza di potenziale fra i due conduttori.. le cui dimensioni lineari siano grandi rispetto alla reci- proca distanza d _ Se ai due conduttori vengono trasferite le cariche q e . spostando q da un'armatura all'altra). 4neo r3 l l l l f321 = .GUF :. a quella carica negativamente. fissato r 1. Nelle applicazioni. Il sistema è schematizzabile con un doppio strato (paragrafr 2-2-4): il campo elettrico è diverso da zero fra le due armature e dire FIGURA 3-19 normalmente alle superfici. La simmetria del sistem. 4neo r3 4neo r3 La differenza di potenziale è la stessa già calcolata nel testo e non dipende quindi dalla carica q' aggiunta all'ar- matura esterna. in cui si è interessati a disporre di condensatori di capacità elevata.- r2 + -l . la differenza fra i raggi dovrebbe essere resa più piccola possibile. 3-19).1 ..eonsidenamo anzitutto auesu~fici metalliche separate da_ vuoto.{312 - . l'espressione (3-6) già ottenuta per la capacità di un conduttore isolato. c. di q~_ndenst..OOde1 ~- Come mostrato dalla (3-1 0).._ (ad esempio. la cui capacità tende al valore Ritroviamo così. la capacità di un condensatore sferico dipende dai raggi delle due superfici su cui si trova la carica.. con verso che va da quella carica positivamelli! Condensatore piano.9 . parallele. si ottiene f3u = _l_ 4n co (2.-l .

in grande rispetto alla distanza d = r2 ...:d ' i1' ~:~ :iruno ca~~i~ armatura mobile · ID quesm r e l a z i o B già sottolineati per la del condensatore sferico: la presenza della costante dielettrica del vuoto. Ovviamente la relazione trovata cambia rappresenta solo un'approssimazione della capacità dei condensatori reali. come mostrato nell'esempio 3-14. perpendicolare alle superfici ma ai bordi delle armature... tiche di l rate dal ~l ) \ l . internamente cavo. La (3-11) suggerisce un modo molto semplice per costruire condensatori a capacità variabile (fig._- lla reci. V = <Jd _ Essendo la capacità eo _ q _ crS C . tipicamente usati nei ricevitori radio per accordare la frequenza armatura del circuito d'antenna c~n quella della stazione trasmittente_ La capacità può fissa essere variata muovendo l'insieme delle armature mobili rispetto a quelle FI GURA 3-20 fisse. v :. in modo da cambiare la superficie totale S del condensatore (che è Condensatore di capacità varia. Al centro del sistema. I cilindri hanno un'altezza h molto zioni. Il calcolo di E si riconduce a quello già mostrato nell'esempio Ì-20: esso risulta quindi orranno radiale e (indicata con h l'altezza dei cilindri) di modulo sistema b e che il l q l alme nte .- Condensatore cilindrico. il primo limitato da una superficie S 1 di raggio r 1 e il secondo. una carica q sulla superficie S3 .:. limitato da una superficie interna S2 di raggio r2 e da dipende una superficie esterna S 3 di raggio r 3 .. o comunque abbastanza tìnito. la proporzionalità diretta all'area S della superficie coinvolta e inversa alla a all' ar.{ r E = -·.. Al cilindro fferenza interno viene ceduta una carica positiva q che si localizza sulla superficie ssato r 1. calcolare come t. S 1 _ Questa induce sulla superficie S2 una carica -q e. solo quella affacciata).. ~rificare cità del perché trascura gli effetti di bordo delle superfici. 2:rr so h r ressi one j Esempio 3-14 Determinare l'espressione del campo elettrico nella regione r1 < r < rz del sistema di due cilindri coassiali di raggi r1 e rz (fig. La carica indotta sulla superficie di raggio rz non ha alcuna influenza sul valore e sulla q e -q direzione del campo per r < rz (e analogamente quella sulla superficie di raggio r3).38-408-0963-5 88-408-0963-5 3-4 CONDENSATORI 99 è data dalla (2-14). V= V(r 1) . 2JT !':Q h r rragrafo diretto ramente La differenza di potenziale fra il cilindro di raggio r2 e quello di raggio r 1 rmature si può . se sulla superficie di raggio r1 è a deter. dove il campo non è ~l testo. 3-21). 3-20)..r 1 fra le superfici affacciate. il lontano dai bordi..~ t.. integrando lungo ~ .. uniformemente distribuita una carica positiva q. ile.V(r2 ) = J. Consideriamo ora un sistema di due conduttori cilindrici coassiali (fig. di conseguenza. t. distanza d fra le àrmature dei conduttori. 3-21).'Z E · dr. risulta radiale e di modulo FIGURA 3-21 l q l E= . possiamo determinare il campo elettrico nella regione al ore r 1 < r < r 2 che..

il tipico aspetto C "'=' co~. q. . un'armatura del primo condensatore è collegata con c una del secondo (fig. Nel collegamento in serie. ciascuna armatura del primo è collegata a un'armatura del secondo (fig. la relazione 2rrh 2rrh C= E:Q~ = E:O ---=kJ ln. -""V= lr2 Edr = _ 1_9:_1r2 dr = _ 1_ 9:_ln r2. essi equivalente. GOOdensatori elettrolitici. l' insieme appare anche in questo caso come un unico condensatore. ln~ rt 'I può essere scritta nella forma 2rrh C= co . si fa l'ipotesi che le capacità dei singoli ensatore. Posto d = T2 . Il collegamento fra due (o più) con- densatori può avvenire in due differenti modi. (c) due con- condensatori non cambino anche se ne sono presenti altri. < < l. ottenendo Poiché 2rr TJ h è l'area S della superficie del cilindro interno. 3-22. valutiamo nei due casi quella del condensatore a a Rappresentazione di un con. vero. quando la distanza fra le due armature di un condensatore cilindrico è molto piccola rispetto ai raggi. anche la capacità del condensatore cilindrico assume.T t è piccola rispetto a TJ. si può utilizzare lo sviluppo in serie del logaritmo troncato al primo rl termine. detti in parallelo e in serie. per esempio. (b) due condensatori egati in parallelo. FIGURA 3-22 ln (l + ~) ni condensatori. 3-23(c)): visto dall ' esterno. 3-23(b)): l'insieme si collega all'esterno a mezzo di due soli terminali. nel caso di induziòne completa. Mostrare che. come se fosse un unico condensatore. CAP 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 88-< un segmento diretto radialmente. La capacità C = rl -lv 2nso h rl r risulta allora 2nso h rl _l 2nh C= so ln2. le due espressioni assumono la stessa forma. Poiché E e dr sono paralleli e hanno lo stesso verso. Nel collegamento in parallelo. ciò è rigorosamente atori collegati in serie. che nella realtà si presentano come quelli mostrati in fig. 3-23(a)). è possibile riportarsi a un'espressione del tipo della (3-11). 3-4-3 Sistemi di condensatori I condensatori. Se !!. In( l+ x) "'='x. Indicate con C 1 e C2 le capacità FIGURA 3-23 dei singoli condensatori.12) rl L'esempio 3-15 mostra che. se la differenza T2 . a sinistra. vengono rappresentati negli schemi dei circuiti elettrici con chiara allusione al condensatore piano (fig. (3. Esempio 3-15 L' espressione (3-12) ha una struttura apparentemente diversa da quella relativa al con- densatore piano. in queste condizioni.. Naturalmente.

L-. con oli i=l . · Le precedenti relazioni sono state ottenute trascurando gli effetti capacitivi (verso terra) delle connessioni elettriche. la differenza di potenziale . (3 -15) c i= l.. sulle cui armature si trovano le cariche ±Q. Trovare i valori delle capacità dei :o n due sistemi di condensatori. V = ~.n Si osservi che la capacità complessiva è. -=-24)-.ìe"cmrélensato ·. si dovrà tener conto anche di questi effetti. le differenze di potenziale (~ V1 e . approssimazione accettabile in con- dizioni statiche o per segnali a bassa frequenza.6.sono. ::erallelo.6. Se la frequenza dei segnali 22. = 5C = 5-105 pF. maggiore di quella GURA 3-24 . V1 + .6. lo si può collegare a un secondo condensatore. v---------' i=l .6.·. V+ C2 .e canclie c e s1 trovano sulle ar- ~sultano Q1 = C1 hle Q2 = C2 .M~J!sio: un c2 arsi C=LC. più in generale. Collegando in serie i due conde_ns_atnri.:. In_questa configurazione.·fìg. la capacità complessiva è minore di ciascuna di 9!!_elle individuali.)963-5 s=.differ i: valgono lé relazwni 1 = ~ e !S. )n- nel calcolo della capacità. La carica complessiva è Q= Q 1 + Q2 = C 1 . (3 -14) '---. quindi (3-13) 12) È immediato ricavare. in questo caso. Analogamente. ------- I risultati ottenuti mostrano chiaramente che nel caso occorra modificare la capacità di un condensatore.oppia di condensatori collegati in dei singoli componenti .·.-. La differenza di potenziale totale Q .6. V = . D ~=2:_!_. V= (C 1 + C2 )..: . in parallelo se si deve aumentare il valore della capacità complessiva.6. 3-25). l'accoppiamento capacit'ivo verso altre me linee di connessione o verso terra può divenire non trascurabile: in tal caso. Indicata con C la ca- pacità del condensatore equivalente al sistema dei due precedenti. Il confronto di questa con la precedente espressione permette di ottenere l l l GURA 3-25 ppia di condensatori collegati in C= Ct + Cz' serie. V . risulta -. vale la relazione . per estensione al caso di n condensatori. Detta C la capacità del condensatore equivalente. che si propagano nel sistema è elevata. Vz = ~ + ~ = Q 1 + u fra i terminali del sistema ottenuto con il collegamento in serie è quindi dz). in serie nel caso opposto. V2 ) ~istentt-fr<rl~armature del primo e deTsecondu. mentre altrettanti sono collegati in serie. m :ità ~ a Utilizzando la (3-14) abbiamo C101 = 2: C. i=l.6.6. :ie. 1 a > a Esempio 3-16 .6. e anche. Cinque condensatori uguali aventi capacità C = 100 000 pF sono collegati fra loro in ~el parallelo.6. V è --Stessa per i ì:. . n C.n · r1te la (3-15) otteniamo c:ot = 2: z!t = t =? Ct ot == ~ = 2 · 104 pF. V2 = ~ . 88-408-0963-5 3-4 CONDENSATORI 101 ~ lo e il collegamento è in parallelo._e caricando le arma twi--ciascuno l- e con le cariche ±Q (fig.n . V. la capacità di n condensatori in J?.

3-26). . e la sua capacità e0 S c2 = . l l l /1 z. la cui distanza b ( < a) si mantiene costante (fig. (In figura è rap- presentata solo una porzione della superficie delle armature. Esempio 3-18 Tre condensatori sono collegati in modo che C1 e C2 siano fra loro in serie e il loro insieme sia posto in parallelo a C3 (fig. Determinare inoltre le differenze di potenziale che si instaurano ai ·capi di ciascun condensatore. c. < :. si ha l l l x a-b-x a-b .-1 c Da questa risulta \ FIGURA 3-27 C1 e C2 . +-----::-- c C1 C2 eo S eoS eo S In conclusione.b. Trovare la capacità totale del sistema e la carica sulle armature di ciascun condensatore. la capacità C = ~ risulta indipendente dalla posizione della parte centrale del sistema. CAP.. sono collegati in parallelo a C3 . sono posizionate altre due armature della stessa area. Calcoliamo dapprima la capacità C12 del sistema formato da C1 e C2 posti in serie.= . 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 88-408-0! FIG URA 3-26 Un sistema di due condensatori collegati in serie.=- c12 c1 +c2 -.V. Il tutto costituisce un sistema di due condensatori collegati in serie. . Il primo condensatore ha una capacità eo S Cl=.= -+ .x. 3-27).. tutto va come se si trattasse di un unico condensatore in cui la distanza fra le armature è la somma delle distanze fra le armature dei singoli condensatori cl e c2. Indichiamo con x la distanza fra la prima armatura fissa e la seconda mobile.. Dimostrare che la capacità dell 'intero sistema è indipendente dalla posizione delle due armature centrali. se ad esso si applica la differenza H di potenziale /:::. x La distanza fra le armature del secondo condensatore risulta a .--=--- a-b-x Indicata con C la capacità dell'intero sistema.. fra loro in serie.. Ai fini della distanza efficace. per la (3-15) si ha A .) x b a Esempio 3-17 Nello spazio compreso fra due armature costituite da superfici piane e parallele di area S.. collocate nel vuoto a distanza a -l'una dall'altra.

~ ( j che rappréSenta anche l'energia potenziale elettrostatica U E immagazzinata nel sistema con l'operazione di carica. Possiamo trattare il processo di carica come una successione di operazioni consistenti nel trasferimento di una carica elementare dq da un ' armatura all'altra.V. passando dal valore iniziale b.V si localizza sulle armature di C1 e di Cz.. l '! Le' ~ ·7' ~ ·\. V = ~. V = O.. Il lavoro 8L si può quindi scrivere nella forma 8L = dq.. V : essa risulta Una parte di Q. come è prevedibile per la simmetria del sistema dei due condensatori posti in serie._ . Il calcolo dell' integrale porta al risultato Ptv'{ (__~ [.. 1~ (3-16) l .-ry.Cz li Per calcolare /'. o 3-5 Energia elettrostatica di un condensatore carico Consideriamo un condensatore avente una qualsiasi forma geometrica.-0963-5 88-408-0963-5 3-5 ENERGIA ELETTROSTATICA DI UN CONDENSATORE CARICO 103 Il sistema può essere visto come l'insieme di due condensatori aventi capaCità pari a o_.VI= /'.. La differenza di potenziale /'.. pari a C3/'. C1 -=I-. o anche scambiare fra loro gli e indici l e 2 nella relazione precedente: il risultato è [l a i....'-- i-$. ... si localizza sulle armature di C3 . possiamo valutare la capacità totale La carica complessiva su tutto il sistema si ottiene moltiplicando C per/'.. ciascuna delle quali richiede un lavoro pari a 8L = dq b.17) Poiché la stessa energia può essere mutata in altre forme. V 7_ è possibile esprimere tale energia anche mediante le coppie di variabili C e b. la (3-16) e le altre espressioni a essa equivalenti rappresentano una vera e propria forma di energia potenziale. In realtà.Q. ~ U.v. Via via che il processo di carica procede. Se le capacità C1 e Cz sono uguali ....-.... ini- zialmente scarico.. e calcoliamo il lavoro necessario per portare sulle sue armature due cariche uguali e contrarie Q e -Q . cl2 e c3posti in parallelo. mentre la parte residua J c~ ~62 /'. V1 l ai capi del condensatore di capacità C1 si può calcolare come rapporto fra carica e capacità: si ottiene Cz /'. Vz si può procedere alla stessa maniera. V. utilizzando la (3-13).f: ··~:c.. scaricando il condensatore. Facendo uso della relazione Q = C b. . V1 = /'. V. S) ? cJ <. essendo q < Q il valore assoluto della carica presente in quell'istante sulle armature. ' v-OÌ/) vvfd _. V.. ~ ~ (3. V oppure Q e b. · L= uE = 2 c. a quello finale b. e il 2 lavoro complessivo si ottiene integrando l'espressione del lavoro elementare: L = foQ zdq.. .:C<~ .. si ha/'. è lecito domandarsi dove questa energia sia fisicamente localizzata: dato che al proçesso di carica / w 5 c '-. Vz = ""2v. la differenza di potenziale cambia.t..._ ?V-v-( Q2 .. V = 2. Risulta r ~r.. In una fase intermedia avremo b..

V l'espressione b.. espresso dalla (3-7). appare naturale attribuire questa energia al campo. quella apparentemente scomparsa. Calco- lare l'energia totale del campo elettrostatico prodotto dalla carica. mentre il secondo è scarico. (3.18) e Sd 2 o:. Introducendo nella prima equazione delle (3-17) i valori della capacità C c= ~ e per b. nella regione fra le armature. s1 Questa conclusione è in realtà del tutto generale. sono collegati come mostrato in fig.. Esempio 3-19 Due condensatori uguali. Il campo elettrostatico è diverso da zero solo esternamente alla sfera conduttrice. 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 ISBN 88- è associata. . Q -Q -.-_ Poiché Sd rappresenta il volume in cui il campo è diverso da zero. Supponiamo che fra le armature vi sia il vuoto e che siano trascurabili gli effetti di bordo. Sulle armature di uno dei due si trova la carica ±Q. che presenta rispetto agli altri condensatori il notevole vantaggio di possedere un campo elettrostatico uniforme. elettromagnetica. L'altra metà.Q -Q - 2C c c Esempio 3-20 Sulla superficie di una sfera conduttrice di raggio R si trova una carica Q. 3"28. = si ottiene ~ ~ (l/ le S z -:2 l Ue = -+'2 -d0 . aventi la stessa capacità C. FIGURA 3-28 c c La chiusura del contatto collega in parallelo i due condensatori dando Q -Q origine a un sistema equivalente a un unico condensatore di capa- cità 2C. Consideriamo quindi un condensatore piano. carica ±Q.___. confrontando poi il risultato con il lavoro necessario per caricare la sfera. V E d. Calcolare la variazione di energia del sistema che si verifica chiudendo l'interruttore e commentare il risultato ottenuto. si ottiene un sistema 2 equivalente a un unico condensatore di capacità 2C. 2 L. luminosa.. acustica. dove 1 vale -4 neo Q2 . la densità di energia del campo elettrostatico risulta Ue l GUF ue = . ! L'energia iniziale del sistema è ~ • Chiudendo il contatto. L' energia di questo sistema è di conseguenza f~ la metà di quella iniziale. come viene suggerito negli esempi che seguono e dimostrato nel paragrafo 3-9-2 dei Complementi. r . la generazione di un campo elettrico.----------. sulle cui armature si trova la ! ./ d.~ ---- 104 CAP. = 2 -eoE Sd. ha cambiato forma mutandosi in energia termica.= -eoE 2 . essendo r la distanza dal centro della sfera.

soE = . il risultato ottenuto si può an- 1m le sfere di raggi r e r + dr. La densità di energia del campo è a l 2 Q2 .. si trova una carica ±Q.-2 4 .:zdr = 8rrso R ' 18) /olume infinitesimo d v compreso come riportato nella (3-7).. Calcolare l'energia totale del campo elettrostatico prodotto e confrontare il risultato ottenuto con il lavoro necessario per caricare il condensatore. dove· vale l Ql E = --.963-5 S8N 88-408-0963-5 3-5 ENERGIA ELETTROSTATICA DI UN CONDENSATORE CARICO l 05 i co. che è una delle forme in cui si può esprimere l'energia di un condensatore.)' . il risultato ottenuto si può scrivere ancora un11 volta U E = ~. 3-29). 3-29): d V= 4rrr 2dr. dV La densità di energia del campo è l 2 Q2 agli UE = .:4. contributo elementare all'energia risulta l Q2 dUE =uEdV= .. dove vale a a . Procedendo come nell'esempio precedente..:zdr = Q2 ( 1 1) 8rr so . Tenuto conto della (3-6)..- 2rrso h r . 8rr so r sità per cui l'energia totale si ottiene integrando quest'ultima dal valore R del raggio fino all'in fini to: {00 l Q2 l Q2 FIGURA 3-29 E=} R 8rrso -. ti.i uE = 2soE 32sorr2 --. ~gli che scrivere E = ~. Il corrispondente Ed. Tenuto conto della (3-1 0).. utilizziamo il volume infinitesimo d V= 4rrr 2dr compreso fra due sfere di raggio r e r + dr (fig. Come volume infinitesimo conviene scegliere quello compreso fra due sfere di raggio re r +dr (fig. Il campo elettrostatico è diverso da zero solo nella regione q < r < r2 . Il corrispondente contributo elementare all' energia risulta e l'energia totale -Q UE = l r rz 1 1 Q2 8rr so -. 2 32corr r tic o ano Per ottenere l'energia del campo dobbiamo moltiplicare u E per un volume infinitesimo elle e successivamente integrare.2 dr . Il campo elettrostatico è diverso da zero solo nella regione r1 < r < r2. Calcolare l'energia totale del campo elettrostatico prodotto e confrontare o il risultato ottenuto con il lavoro necessario per caricare il condensatore. o Esempio 3-21 Sulle superfici di raggi r1 e r2 delle armature di un condensatore sferico si trova una o carica ±Q. che costituiscono un condensatore cilindrico di altezza h. 4 80 -s(essendo r la distanza dal centro delle superfici sferiche) . Esempio 3-22 Sulle superfici di raggi r1 e r2 di due conduttori.

totale fra due cilindri aventi raggi r e r + rz l Q2 Q2 l rz dr e altezza h. possiamo uguagliare la variazione di energia totale del sistema al lavoro della forza esterna: dUE = 8 L est. UE = l YJ 4nt:o -.19 2coS Dividendo per S ambo i membri... Si può invece utilizzare il principio di conservazione dell'energia. contraria a quella attrattiva F (fig. . 3-30).3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 (essendo r la distanza dall'asse delle superfici cilindriche). (3. la cui valutazione non può essere effettuata trattando le cariche come puntiformi e utilizzando la legge di Coulomb.. Per uno spostamento infinitesimo dx il lavoro è 8Lest = pestdx. poste a distanza x. applichiamo all'altra una forza Fest uguale e rato nel paragrafo 3-5-1. mentre la variazione di energia risulta Dalla relazione pestdx = Q2dx 2t:0 S otteniamo che il modulo della forza agente fra le armature è Q2 F= . -= Consideriamo un condensatore piano con il vuoto fra le armature. Tenuto conto della (3-12). 3-31). tenendo fissa un'armatura. L'energia elementare risulta l Q2 dUE= uEdV =----dr . con Q la carica. 3-5-1 Forze fra le armature di un condensatore fissa mobile Sulle due armature di un condensatore si trovano cariche di segno opposto: di conseguenza fra di esse si esercita una forza attrattiva. il risultato ottenuto si può di nuovo scrivere U E = f~. scegliamo il volume infinitesimo d V 2nrhdr compreso fra due cilindri di raggio r e r + dr e di altezza h (fig. Essendo C = sos. in modo che il lavoro totale delle forze applicate risulti nullo e non vi sia variazione di energia cinetica del sistema. Indichiamo con S l'area delle superfici.106 CAP. FIGURA 3-30 4n t:o hr Volume infinitesimo d v compreso e l'energia . questo risultato equivale alla relazione F a2 p= S= 2co' in cui p (rapporto fra la forza agente e l'area della superficie su cui essa esercita) rappresenta una pressione e a è la densità superficiale di carica..dr= 4nt:o h ln ~. x l'energia del sistema risulta FIGURA 3-31 Forze agenti sull'armatura mobile del condensatore piano conside- Se. La densità di energia del campo è Procedendo come negli esempi precedenti.

163-5 88-408-0963-5 3-5 ENERGIA ELETTROSTATICA DI UN CONDENSATORE CARICO 107

Poiché il campo elettrostatico fra le armature del condensatore vale E = ~,
<o
la pressione può essere riscritta nella forma
F l
p = - = -laiE. (3-20)
s 2
Il risultato, ottenuto nel caso particolare del campo esistente tra le armature
di un condensatore, ha validità del tutto generale. Tale pressione è la stessa
che agisce sulle cariche superficiali di un conduttore carico (relazione (3-3)).
Tenuto conto della relazione Q = C 1'3. V e dell'espressione C = ~
valida per un condensatore piano, la (3-19) può essere scritta nella forma
t:oS
F = -(6.V)z.
2d 2
Si può così esprimere il valore della differenza di potenziale fra le armature
del condensatore in funzione della forza con cui queste si attraggono:

to:
6.V=dff!s.
me Ciò permette di ricondurre la misurazione di una differenza di potenziale
do a quella di una forza, misurazione che può essere effettuata per mezzo di
me GURA 3-32 una bilancia mediante la deformazione di una molla. In passato sono stati
esentazione schematica di un costruiti diversi tipi di elettrometri basati sulla precedente relazione, di uno
- ettrometro assoluto.
ste dei quali ci limitiamo a dare una breve descri~ione (fig. 3-32). L'armatura
::a. fissa A 1 e quella mobile Az hanno raggi diversi: il raggio della prima è
maggiore di quello della seconda, che è circondata da una corona circolare
A3 il cui raggio esterno è uguale a quello di A 1 ~ 'Le armature A 2 e A 3 sono
fra loro connesse elettricamente, in modo da formare un conduttore unico e
trovarsi allo stesso potenziale: in questo modo le linee del campo elettrico
~ e risultano perpendicolari alla superficie di Az e si elimina ogni effetto di bordo.
lle Uno strumento di questo tipo presenta limitazioni di impiègo, legate al fatto
lel che, òltre alla misura della forza, occorre ogni volta misurare d o ricondurre
la distanza a un valore prefissato: ciò rende impossibile la realizzazione di
al
no un apparecchio con una scala graduata sulla quale effettuare direttamente
la lettura delle differenze di potenziale misurate. Nell'esempio 3-24 viene
illustrato il principio di funzionamento di un diverso elettrometro per il quale,
viceversa, è possibile la realizzazione di una scala di lettura. Un'importante
caratteristica di questo tipo di strumenti è che, a causa dell'isolamento fra
le due armature, essi presentano una resistenza infinita e non perturbano
il valore della differenza di potenziale da misurare.
Oggi sono disponibili strumenti elettronici di uso assai più semplice,
anche se meno accurati, che si possono acquistare con pochi euro. Con essi
FIGURA 3-33 si possono misurare, oltre che differenze di potenziale, anche intensità di
isura della differenza di poten-
ziale ai capi di una pila effettuata corrente e resistenze elettriche. Quello mostrato in figura 3-33 sta misurando
9) con uno strumento universale. la differenza di potenziale ai capi di una pila.

e
Esempio 3-23 Valutare la forza che si esercita nel vuoto fra le armature di un condensatore a facce
piane e parallele, quando fra di esse viene mantenuta una differenza di potenziale
costante /':;,V.
si
a.

108 CAP. 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5

Indichiamo con S l'area delle armature e con x la loro distanza. Per esprimere l'energia
potenziale utilizziamo la prima delle (3-17)

C(t. V) 2
UE=-- -
2
Introducendo in questa espressione quella della capacità del condensatore piano, C =
x, s1· ottiene
soS ·

t:oS(t. V) 2
UE=----
2x
Tenendo fissa un'armatura, applichiamo (fig. 3-31) all'altra una forza Fest (uguale ed
opposta alla forza F che si esercita fra le armature) che allontani le due armature, in
modo che il lavoro complessivo sia nullo e non venga incrementata l'energia cinetica.
La variazione di energia corrispondente ad uno spostamento infinitesimo dx, che risulta
2
t:oS(t. V) dx
dUE=---,-~-
2x2
è uguale alla somma dei lavori eseguiti dalla forza Fest e dall'apparato (generatore) che
deve essere tenuto collegato al condensatore per mantenere costante t. V:

dUE = pestdx + 8Lgen.
Il lavoro del generatore -è 8Lgen = t. V dq e poiché dq = t. V dC = -t. V <of dx , si ha
x

Si può quindi scrivere

Da questa si ottiene
pest = t:oS(t. V)2
2x 2
che dà il modulo della forza esterna applicata all'armatura mobile, il quale coincide
con quello della forza di attrazione F fra le armature. Si osservi che, essendo E =
!!__ = !::. v , a parità di distanza fra le armature, i valori di F e di p coincidono con
so x
quelli corrispondenti alla situazione a carica costante. In effetti, in una trattazione più
generale, si dimostra che la componente Fx della forza agente fra le armature può essere
calcolata mediante le relazioni seguenti:

F x-
- --
x
( auE)
a
Q=cost
., Fx ( auE)
=+ - -
ax !::. V=cost

Esempio 3-24 Due armature uguali a forma di semicerchio, aventi lo stesso raggio R, sono vincolate
a distanza d l'una dall' altra mediante un asse a esse perpendicolare e passante per i
loro centri. Un'armatura è fissa mentre la seconda (che può ruotare attorno all'asse) è
connessa alla parte statica dello strumento con una molla elicoidale di costante elastica
k. Se le due armature vengono portate alla differenza di potenziale t. V, quella mobile
ruota di un angolo (), che può essere misurato utilizzando un indice che scorre su una
scala graduata (fig. 3-34). Trovare la relazione che intercorre fra() e t.V.

Le armature, connesse con i terminali del generatore fra cui si deve misurare la diffe-
renza di potenziale, si portano quasi istantaneamente alla differenza di potenziale t. V .
Successivamente, la rotazione della piastra mobile comporta una variazione dell'ener-
'gia potenziale del condensatore e della molla elicoidale.

>3-5 3.3-408-0963-5 3-6 CONDENSATORI CON DIELETTRICO l 09

La prima è legata alla variazione della capacità e può essere scritta come é:.Uc =
! t:. C (t:. V) 2 , mentre la seconda, dovuta alla rotazione della molla di un angolo e,
risulta
l 2
t:.Um =
2ke
Nel contempo il generatore compie un lavoro L= Q t:. V che, essendo Q= t:. C t:. V,
risulta L = 6.C (6. V) 2 _ Uguagliando il lavoro alla variazione dell'energia potenziale,
otteniamo
~ 6.C(t:. V ) 2 + ~ke 2 = 6.C(6. V) 2 ,
2 2
da cui segue immediatamente

l 2 l 2
- ke - -6.C(6.V) =0 .
2 2
ce collegato all'armatura mo-
- scorre davanti a una scala Essendo t:.C determinato dalla variazione 6.S = e
!R 2 dell'area delle superfici affac-
;sduata. ciate, risulta

Si ottiene infine
l é R 2
e= -_o_ (t:. V)2
2 kd
che permette di ottenere 6. V dalla misura di e_ In pratica, la scala dello strumento
viene tarata mediante tensioni note. L' equazione ottenuta, se R2 ex c,\ , si trasforma in
un legame lineare del tipo e ex 6. V, di gran lunga preferibile rispetto a uno quadratico
per la realizzazione di uno strumento. Nella realtà, quindi, l' armatura mobile non è
costituita da un semicerchio, ma da una superficie opportunamente sagomata, con un
raggio di curvatura che dipende dall'angolo e.

.__vl

/?"- "' ~ 3-6 Condensatori con dielettrico
~ :: .v f/fj;' Come mostrato dalla relazione (3-11), il modo più semplice per aumentare la
V 1 W ---fapacità di un condensatore consiste nel diminuire la distanza fra le armature:_
-questa operazione non è facilmente eseguibile se fra le superfici affacciate
dei condensatori è presente il vuoto o l'aria. In altri termini, per garantire
che non si stabilisca il contatto fra i conduttori, è essenziale che essi vengano
separati da un materiale isolante.
Dal punto di vista sperimentale, introducendo un dielettrico fra le armature
di un condensatore caricato con una carica Q, i cambiamenti che si osservano
sono l'aumento della capacità e la diminuzione della differenza di potenziale _
Indicate con Ce CQle capacità con e senza dielettrico (quando fra le armature
vi è il vuoto) e con tJ. V e tJ. V0 le corrispondenti differenze di potenziale,
valgono le relazioni C = 8,I;.o_e tJ. V = ~. nelle quali 8, è la costante
- er
dielettrica relativa (al vuoto) del materiale inserito fra le armature.
N e consegue in particolare che l'espressione generale della capacità di
un condensatore piano, quando fra le armature è inserito un dielettrico di
costante dielettrica relativa 8" è data da 0 -o l <ço s_ , C4./w -&--

(3-21 )

Questa si riduce alla (3-11) nel caso particolare in cui e, = L
La (3-21) mostra che si può aumentare il valore della capacità di un
condensatore non solo aumentando la superficie o diminuendo la distanza
d fra le armature, ma anche utilizzando un dielettrico con elevato valore

110 CAP. 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5

FIGURA 3-35
Condensatore a carta, costruito
con due striscie metalliche sepa-
rate da unà striscia di carta, arro- ~ fogli metallici
tolate a formare un ci lindro.
f

di 8,. Dal punto di vista della minimizzazione del volume finale è evidente
l'importanza di ridurre d. Su queste osservazioni si basa una tecnica di
costruzione dei condensatori che consiste nell' utilizzare due rettangoli di un
sottile strato metallico, separati da un dielettrico di piccolo spessore la cui
funzione è anche quella di evitare il contatto elettrico fra le armature. Il tutto
(fig. 3-35) viene successivamente arrotolato a forma di cilindro, dalle cui
estremità emergono due conduttori filiformi che permettono il collegamento
delle due armature con l'esterno.
Nella realizzazione di circuiti spesso occorre disporre di condensatori
di capacità sufficientemente elevata. In casi del genere si utilizzano i con-
densatori elettrolitici, che permettono di ottenere capacità delf' ordine delle
centinaia di J.LF, con cilindri di 2-3 cm di diametro e qualche centimetro
di lunghezza. Questi condensatori sono costruiti a partire da una soluzione
di borato di alluminio fra elettrodi di alluminio. Nella fase di costruzione
def condensatore, il passaggio di una corrente elettrica forma sull'anodo
uno strato di ossido, che si comporta come dielettrico. È il sottile spes-
sore di tale strato, che può essere inferiore a 10- 7 m, che (insieme alla
8, = 10,3 dell'ossido di alluminio) permette di ottenere valori elevati della
capacità.

Esempio 3-25 Un condensatore ha la forma di un cilindro di altezza h = 2 cm e diametro 2r = l cm.
Esso è costruito con due sottili fogli metallici di altezza h = 2 cm e spessore s = 0,02
mm, separati da una striscia di carta della stessa altezza h, spessore s = 0,06 mm e
costante dielettrica relativa Er = 3,6. Trovare la capacità del condensatore.

Indichiamo con l la lunghezza delle strisce che formano il condensatore. Lo spessore
del sistema è w- 4 m, per cui il volume che esso occupa è w- 4 hl . Uguagliando al
volume del cilindro (V = nr 2 h), si ottiene l = 104 nr 2 . Sostituendo nell'ultima
relazione il valore r = 5 · w- 3 m, si ha l = O,785 m. La superficie delle armature è
S = lh = 0,0157 m2 , e quindi la capacità è C= "0 js = 5 nF.

Per spiegare le osservazioni sperimentali relative alle variazioni di capacità
e di differenza di potenziale che avvengono introducendo un dielettrico fra
le armature di un condensatore, occorre analizzare il comportamento dei
dielettrici posti nel campo elettrostatico prodotto dalle cariche esistenti sulle
armature.

·0963-5 JSSN 88-408-0963-5 3-7 ELEMENTI DI ELETTROSTATICA NEI DIELETTRICI 111

E 3-7 Elementi di elettrostatica nei dielettrici
+ 3-7-1 Polarizzazione nei dielettrici
ici Nei dielettrici, diversamente che nei conduttori, le cariche non sono «libere»,
ma sostanzialmente «legate» all'interno delle strutture atomiche o molecolari.
In presenza di un campo elettrico esterno avviene un fenomeno, detto po-
larizzazione del dielettrico, determinato da una ridistribuzione delle cariche
elettriche «legate», prodotta a sua volta da due difterenti meccanismi: la
polarizzazione per deformazione e la polarizzazione per orientamento. La
----!> polarizzazione per deformazione si verifica in tutti i dielettrici, mentre quella
p
per orientamento avviene soltanto se le molecole del dielettrico posseggono
FIGURA 3-36 già, intrinsecamente, un momento di dipolo . Nel caso della deformazione,
lente _o spostamento relativo delle cari- le cariche elettriche positive presenti (e legate) nelle molecole si spostano
che positive e negative dà origine
:a di a un momento di dipolo. (di poco) nel verso del campo E, mentre quelle negative si spostano in
li un verso opposto, fino a raggiungere una nuova situazione di equilibrio, defor-
l cui mata rispetto a quella originaria (fig. 3-36). Agli spostamenti, che sono
tutto molto più piccoli delle dimensioni atomiche, corrisponde la comparsa di
~ cui un momento di dipolo indotto in ciascuna struttura atomica o molecolare
ento (fig.3-37). Salvo casi molto particolari, la deformazione e il momento di
dipolo indotto vengono a mancare se si elimina il campo elettrico esterno.
atori
FIGURA 3-37
con-
ielle
?olarizzazione per deformazione
di un dielettrico posto tra le arma- ·
+
tetro lure di un condensatore piano. +
ione +
ione +
lOdO
pes-
alla
iella

m.
02 Per i singoli atomi, è relativamente semplice giustificare (vedi esempio 3-26)
Le che il momento di dipolo indotto dalla deformazione ha la direzione del campo
elettrico localmente agente su di esso, e . un modulo che per intensità non
troppo elevate del campo elettrico locale è approssimativamente proporzionale
a esso. Si ha cioè
•re
al
p=aE ,
na in cui la costante a, denominatata polarizzabilità elettronica, dipende dalla
:è struttura dell'atomo.

Esempio 3-26 In una descrizione notevolmente semplificata, un atomo può essere schematizzzato
come l'insieme di un nucleo puntiforme O di carica q e di una carica -q uniformemente
tcità distribuita in una sfera avente il centro nel nucleo e raggio R. Calcolare il valore della
>fra polarizzabilità per l'idrogeno, il cui raggio atomico può essere assunto pari al raggio di
dei Bohr (a = 0,53 ·w- 10 m) e, successivamente, il rapporto fra entità della defÒrmazione
e raggio atomico, in un campo di intensità 106 V/m.
:ulle

CAP. 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5

E Sul nucleo positivo O agiscono la forza ft dovuta al campo «esterno» E che tende
ad allontanare q dal centro O' della distribuzione delle cariche negative e la forza
fz esercitata dalle cariche negative diretta verso O' (fig. 3-38). Assumiamo che la
distribuzione di tali cariche continui a essere caratterizzata da simmetria sferica, e
indichiamo con x la distanza fra O ed O'. Nell'esempio 1-18 è stato mostrato che il
campo elettrico di una sfera di raggio R uniformemente carica ha, in un punto interno,
intensità
E = _ l _ qx
4rr.oo R 3
proporzionale alla distanza dal centro della sfera. Il valore d di tale distanza per cui si
ha equilibrio fra f1 e fz è quindi determinato dalla relazione

FIGURA 3-38
Forze agenti sul nucleo dell 'atomo
considerato nell'esempio 3-26. Il corrispondente momento di dipolo indotto, avente direzione e verso di E, è perciò
dato da
E
p= qdE = (4rr.ooR )E.
3

La polarizzabilità a ha quindi l'espressione:

a= 4rrcoR 3 .

Per un atomo di idrogeno, schematizzato come una sferettadi raggio a = 0,53 -I0- 10 m,
risulta 4::60 = O, 15 -10- 30 m 3 , circa 4 volte minore del valore sperimentale. Malgrado
l' estrema semplicità del modello utilizzato, per diversi atomi semplici si ottengono va-
TABELLA 3-1
lori di a accurati entro un fattore 5. Il modello può essere reso più realistico, conside-
Polarizzabilità per deformazione di
alcuni atomi e molecole. rando una distribuzione di cariche negative con densità p(r) dipendente dalla distanza
(secondo leggi ottenute dalla meccanica quantistica). Così facendo, per l'idrogeno si
Atomo o ot trova aH = ~4rr coa 3 = 7,4 · w- 41 F · m 2 Si può verificare che le deformazioni subite
molecola °
(lo- 4 F . m2)
dagli atomi nel processo di polarizzazione sono estremamente piccole; per esempio,
nelle condizioni indicate nel testo si trova facilmente

H 0,74
He 0,22
Na 26,8
K 48,3 Nel caso delle molecole la situazione è più complicata (ad esempio, quelle di
Cs 66,3 alcune sostanze, tra cui C02 , si polarizzano più facilmente in.certe direzioni
Hz O 1,61 che in altre); nella tabella 3~1 sono riportati, per alcuni atomi e molecole.
Oz 1,76
co 2,17 i valori medi di a i cui ordini di grandezza risultano compresi fra 10-3-
c~ 2,88 e 10- 41 F · m2 .
COz 3,24 Per strutture macroscopicamente anisotrope, come alcuni cristalli, risulta
in generale necessario introdurre un tensore di polarizzabilità.
Per comprendere meglio il meccanismo della polarizzazione per orien-
tamento, consideriamo un dipolo elettrico posto in un campo elettrostatic ·
(fig. 3-39). Sulle cariche del dipolo agisce la coppia di forze q E e -q E_
che tende ad allineare il momento di dipolo con il campo elettrostatico; se G
è l'angolo compreso fra i vettori E e p, il modulo del momento meccanic
risulta M = q E d sin e = p E sin e. Tenendo conto del verso, si può scrivere
M= p x E. (3-22
E
Al variare dell'orientamento del dipolo rispetto al campo, cioè al variare
dell'angolo e fra E e p, cambia il valore dell'energia potenziale del dipolo
Posto uguale a zero il potenziale al centro del dipolo, si ha V = - ~E cos
e V = ~E cose nelle posizioni occupate dalle cariche q e -q (fig. 3-39
L'energia potenziale totale è quindi
FIGURA 3-39 d d
=-
Azione del campo elettrico che
provoca l'orientamento del dipolo.
UE
2 Eqcose-
2 Eqcose = -qdEcose ,

CH30 5. Per campi di intensità elevata. e con maggiore generalità negli Approfondimenti. 88-408-0963-5 3-7 ELEMENTI DI ELETTROSTATICA NE/ DIEL ETTRICI 113 ~n de orza campo esterno i dipoli len- a orientarsi con p parallelo .m) rallelo a E. uco Come mostrato in un caso particolarmente semplice nel prossimo para- 'ere grafo. una ventina di volte maggiore del coefficiente di polariz- J -39 zabilità per deformazione. gli effetti di quest'ultimo meccanismo sono quindi trascurabili rispetto a quelli prodotti dall'orien- ulta tamento. je. di modo che in generale non è facile derivare la relazione fra P ed i9).78 in cui k è la costante di Boltzmann e T la temperatura termodinamica as- 1za so2 5. a determinare il campo elettrico E nella ma- .44 soluta. la prevalenza del meccanismo di orientamento su ien.e la a. il valore medio del momento di dipolo è legato al campo dalla relazione p2 (p) = 3kTE' 2 le di cui corrisponde una polarizzabilità per orientamento a 0 r = fii.ioni ° Con p = 6. definito come momento di dipolo elettrico per are unità di volume. la polarizzazione di 22) un dielettrico è macroscopicamente descritta dal campo vettoriale P. in termini del momento di dipolo p.91 io. in modo di assumere una configurazione cui corrisponda una 'm. come nel caso della propagazione delle ìe e onde elettromagnetiche nei dielettrici.36 l'energia potenziale /'>. si dimostra che la massima polarizzazione possibile si raggiunge quando 2 p E » ~ kT.67 In molte situazioni di interesse. E. la variazione massima del- va. attraverso coefficienti collegati alle polarizzabilità a precedentemente discusse.18 · 10.18 contrastato dall'agitazione termica del sistema. ' si N aCl 30 ite NH3 4.3 C · m (caso dell'acqua) e T = 300 K si ottiene :ole. quello di deformazione aumenta ulteriormente. omogenei e isotropi (vedi paragrafo 3-12) nei quali si può scrivere una relazione di proporzionalità diretta fra P ed E. insieme alle sorgenti esterne. 3-40). A temperatura ambiente. .JS-0963-5 . in cui si ha invece 2pE « ~kT. diminuzione dell'energia potenziale (fig. co 0. (3-23) folecola Momento di dipolo Quindi. a 0 r = 3 · 10. per molte molecole dotate di momento di dipolo intrinseco.30 c . può essere espressa come -ABELLA 3-2 mento di dipolo elettrico di al- c::une molecole. i dipoli tendono ad orientarsi con p pa- (10 . Ji si ·ciò che. Questa conclusione.se . i cosidetti dielettrici nor:mali. Gli stessi effetti di polarizzazione concorrono ovviamente. Tuttavia esistono diversi materiali. rapidamente variabili nel tempo. )l O. 03 1. non risulta più valida in presenza di campi q E.UE = 2pE va confrontata con l'energia termica ~kT. UE =. L'allineamento è tuttavia tdo H20 6.p·E.39 F · m 2 . detto densità di polarizzazione. stret- tico tamente legata ai campi statici. in un campo E esterno.. teria. Con una trattazione basata sulla meccanica statistica. cioè lineari. . e 1e il m o.

la presenza del dielettrico ha come effetto la riduzione + della differenza di potenziale da !). (3-26) Cr Per quanto riguarda il segno. compresa quella di polarizzazione. che anche le cariche di polarizzazione contribuiscono al presente sull'armatura affacciata. il campo elettrico resta uniforme per la simmetria esistente. calcolatb attraverso la t: legge di Gauss applicata alla superficie gaussiana di figura 3-42. risulta ~=lal-la ' l co ~ ' anziché Eleo (valore che assume se fra le armature c'è il vuoto).J. 3-41). -polarizzazione. + ~ dielettrico una carica q' . l'effetto globale consiste nel liberare sulle superfici del +' . Dalla relazione condensatore. Se indichiamo con a la densità superficiale di carica sulla superficie del a ~-----. .. :'E#O ~'---o:J::-:tt-----'~ Nel paragrafo 3-o si è richiamato il fatto sperimentale che. 3-41).114 CAP 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 3-7-2 Introduzione ai campi elettrici nella materia c-c.. definita "r come x = c. le relazioni che esprimono la carica di polarizzazione e la sua densità assumono le forme ia'i = ~lal. a parità di cariche sulle armature. Introducendo la suscettività del dielettrico.. che contribuiscono al campo con un termine di verso opposto trico posto tra le armature di un a quello prodotto dalle cariche libere sulle armature. Infatti. non esiste alcuna differenza fra i tipi di cariche: la Legge di Gauss vale anche in presenza di cariche di polarizzazione.l. E= lal-la'l = ~ (3 _25 ). il modulo di p è p = lq'l d = la' l Ad. campo elettrostatico sia all'interno sia all'esterno del dielettrico. il modulo del campo E all'interno del dielettrico. sia la densità sia la carica di polarizzazione hanno segno opposto a quello delle cariche presenti sulla superficie metallica (fig. qualunque sia il + + meccanismo di polarizzazione (la sola deformazione oppure la deformazione +~ + . La riduzione della sua cr "O"r FIGURA 3-42 intensità. da un punto di vista fisico. per semplicità. + ~ --. ~ Facendo riferimento.) la 1. è perciò fisicamente dovuta alle cariche di Superficie gaussiana utilizzata per determinare il campo E nel dielet. V0 nel vuoto a ~ er . di cui si può facilmente calcolare il momento p.. di segno opposto a quello + + della carica q che si trova sull'armatura affacciata (fig. detta di polarizzazione. · conduttore (dovuta alle cariche libere) e con a ' quella della carica di polarizza- + a' zione. La (1-17) conserva la forma <l>scCE) = 2_ co f dq (3-24) in cui l'integrale è esteso a tutta la carica.. con semplici considerazioni . FIGURA 3-41 Pur !imitandoci a una descrizione semplificata e rinviando al paragrafo 3-12 La carica di polarizzazione ha se. Indicato con d lo spessore del dielettrico e con A l'area delle sue superfici._ ~ di simmetria. le cariche di polarizzazione danno origine a un dipolo.-e l'orientamento). gno opposto a quello della carica valido in generale. co cocr segue la'l = (1. rispetto al caso del vuoto. per una trattazione più approfondita. Da un punto di vista macroscopico. a un condensatore ad armature piane + + 1+. contenuta all'interno della superficie gaussiana. Se il dielettrico è + normale. che si liberino cariche di polarizzazione all'interno del volume. . e passa quindi dal valore E 0 al valore Eo = M. e parallele. Le proprietà di + +c un tale dielettrico consentono infatti di escludere. vogliamo sottolineare anche qui il fatto. fra le quali sia inserito un dielettrico normale.

in cui non vale ~ 5) la (3-29). -12 8r 1tt0. nei quali il solo meccanismo di ca polarizzazione è quello per deformazione. polarizzate allo stato fuso. (3-27) . si ottiene facilmente za- ) la D= lal = cocrE'. Ciò suggerisce di introdurre un campo ausiliario. ta Il campo D viene chiamato campo di induzione elettrica o di spostamento elettrico e per la proprietà generale sopra menzionata riveste una notevole importanza nella trattazione macroscopica del campo elettrico nella materia. P risulta parallelo al campo E: tale ma proporzionalità viene espressa nella forma :di sto P= X (r. Questi si possono costruire con particolari cere che. pur restando valida la (3-28). costituita dagli elettreti. In generale. segnaliamo qui solo il fatto che nei più semplici di .1963-5 JE4)8-0963-5 3-7 ELEMENTI DI ELETTROSTATICA NE/ DIELETTRICI 115 Il vettore intensità di polarizzazione P = ~ (che rappresenta il momento di dipolo elettrico per unità di volume) è orientato dalle cariche di polarizzazione lane negative a quelle positive. Esiste un'interessante situazione. la suscettività x e la costante dielettrica fr sono collegate alla polarizzabilità elettronica a dalla relazione no Na Lt O fr = l +X = l +. Se ci si li- ' e mita a considerare i materiali isotropi. la relazione fra il vettore po- di larizzazione P e il campo elettrico totale E va valutata sperimentalmente: me essa infatti può dipendere dalla posizione r nel dielettrico. ~ 6) Rimandando agli Approfondimenti anche per una più ampia discussione dei dielettrici lineari. (3-29) nella quale x è la suscettività elettrica. anche nei casi più generali di dielettrici non normali. P= la'l =!:_la l= XcoE. dal modulo di ) è E e perfino dalla temperatura (ma solo nei dielettrici polari). E) coE. RicÒrdando IOlll inoltre la (3-26). 24) D= coE+P.ia'l = lrr i-P e la densità superficiale di carica come <o <o lal=coE+P. nome che deriva da un comportamento simile a quello dei materiali ferromagnetici. come illustrato negli Approfondimenti. . si ha anche me. Materiali :e del genere sono detti ferroelettrici. Essendo Ad il volume del dielettrico. conservano dopo la solidificazione un momento di dipolo ita elettrico diverso da zero anche in assenza di campo elettrico. utilizzando la (3-25) e la (3-27). da :he: Le relazioni trovate consentono di esprimere il modulo del campo elettrostatico La nella forma E = lal. come i gas non polari. Per del i dielettrici normali. (3-30) tlo co ove N è il numero di molecole per unità di volume. il modulo [a il di P vale one del p= la'IAd Ad = a l 'l · ello à di Questa relazione mostra che l'unità di misura di ·P è il C/m2 . (3-28) ne. e quindi ) al p= XcoE . ne questi materiali. che si vedrà essere collegato solo alle cariche libere e non a quelle di polarizzazione.

otteniamo -Dn1 A + Dn2 A =O (si veda la successiva (3-47)). con due lati di lunghezza l paralleli alla superficie di separazione tra i due mezzi e gli altri due ortogonali e di lunghezza infinitesima (fig.l angoli che le linee di forza di questi vettori formano con la normale alla En 1 ~ 8 superficie.}2 gli angoli che le linee di forza di E formano 1! En con la normale alla superficie (fig. 3-43). 3-46). Se le linee di forza di D ed E non sono perpendicolari alla superficie di separazione fra i dielettrici. e Dividendo membro a membro le due precedenti equazioni e tenuto conto delle (3-31) e (3-32) si ottiene che è la relazione cercata (detta anche legge di rifrazione delle linee di campo).E 12 l =O da cui E 11 = E 12 . 3-44). al suo interno. (3-32 mettono in evidenza le proprietà di continuità dei vettori D ed E. FIGURA 3-46 Le (3-31) e (3-32) danno anche indicazioni essenziali su come debba Tipo di fenditure da praticare in un dielettrico per misurazioni di D e essere orientata una fenditura da praticare in un dielettrico per effettuare. per applicare la Legge di Gauss al vettore D. otteniamo E 11l. . misurazioni di D ed E (fig. sulla quale sono presenti cariche di polarizzazione. Da questa segue Dn 1 = Dn2 . (3 -31. valgono le seguenti relazioni: FIGURA 3-45 Rifrazione delle linee di forza del campo E. utilizzando la proprietà per cui la circuitazione di E è nulla. cioè la continuità della componente di D perpendicolare alla superficie di separazione fra i dielettrici. Il cilindro FIGURA 3-43 è collocato in modo che le basi si trovino in dielettrici diversi (fig. di E. di altezza infinitesima e basi dì area A. 1 e sr 2 .116 CAP 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 COMPLEMENTI 3-8 Condizioni al contorno Vogliamo ora mostrare che se i vettori D ed E non sono perpendicolari alla superficie che limita il dielettrico. Consideriamo una superficie che separa due dielettrici aventi costanti dielettriche relative s. Si può concludere quindi che la componente del campo elettrostatico tangente alla superficie di separazione non cambia nel passaggio da un mezzo all'altro. FIGURA 3-44 Le due relazioni testé dimostrate Circuito chiuso considerato per il calcolo della circuitazione di E. Superficie gaussiana considerata per il calcolo del flusso di D. nel passaggio da un mezzo all'altro. 3-45). tali proprietà determinano la relazione fra gli ' ' E 1 /(J e. utilizziamo un cilindro con generatrici perpendicolari alla superficie. Indicati con 81 e (. Indicando con Dn la componente normale a ciascuna base. Se consideriamo invece un circuito chiuso a forma di rettangolo. le loro linee di forza subiscono un effetto di rifrazione nell' attraversamento della superficie stessa.

si arriva in definitiva all'espressione (3-33) o in cui vengono esclusi i termini con i = j. il lavoro della forza esterna risulterà u st = q 2 V(P2 ) : essendo V(P2 ) il potenziale in P 2 dovuto alla carica q 1 :o posizionata in P1. il l) lavoro si calcola allo stesso modo. risulta L est = uEo Supponiamo dunque di portare la prima carica q 1 a occupare la sua . qz.ti posizione definitiva: il lavoro sarà nullo in quanto tale è il campo in assenza di ri altre cariche a distanza finita. quando si deve spostare una carica.•3-5 88-408-0963-5 3-9 ENERGIA ELETTROSTATICA 117 l 3-9 Energia elettrostatica 3-9-1 Sistemi di cariche la Il modo più semplice per calcolare l'energia potenziale di un sistema di to cariche consiste nel seguire passo dopo passo un procedimento che porti alia 1a costruzione del sistema stesso. che annullerebbero il denomi- natore e che dal punto di vista fisico rappresenterebbero l'energia dovuta all'interazione di ogni carica con se stessa. separando i due indici cioè a . Cominceremo col considerare un insieme di rl cariche puntiformi dando per scontato che. Il fattore ~ è necessario per evitare che ciascuno dei termini compaia due volte nell'espressione finale li del lavoro. il lavoro eseguito dalla forza esterna si converte totalmente in LO energia potenziale della configurazione costruita.r 7l Per il trasporto della terza carica q 3 nella sua posizione definitiva P 3 . avremo :o est _ l ql L2 . energia cinetica. tenendo conto che il potenziale è dovuto alle due cariche q 1 e q 2 • Si ha quindi ~) ii li Il lavoro complessivo è dunque . essendo nullo il lavoro ~o complessivo delle due forze agenti sulla carica e non essendovi variazione di ). Nel portare la carica successiva q2 dall'infinito tà alla sua posizione finale (il punto P2 ).a o Iterando il procedimento. Se riscriviamo la sommatoria.- 4nt:o lr1. Così. m si agisce su di essa con una forza esterna uguale e contraria a quella dovuta al 1a campo elettrostatico prodotto dalle altre cariche. Avendo assegnato energia nulla alla configurazione in cui tutte le cariche sono molto lontane fra di ie loro.

/3 2R .~ (3 -34) -. 13 V. il potenziale del protone nella posizione occupata dall' elettrone è V1 = 27. Si ricordi che V (r. cioè con l'energia da somministrare per separare l'elettrone dal protone. Esempio 3-27 Valutare il lavoro che una forza esterna deve compiere per portare un protone e un elettrone (che hanno cariche positiva e negativa di modulo e) dall'infinito a una distanza uguale ahaggio di Bohr dell'atomo di idrogeno: a = 0. Esempio 3-28 Sei cariche uguali q sono collocate nei vertici di un esagono regolare inscritto in una circonferenza di raggio R . dalla quale differisce invece per un fattore 2.so R R. Calcoliamolo nella posizione A: le distanze AB e AF sono uguali a R.f è la metà di quella potenziale. dato che il segno del risultato finale dipende da quello delle cariche del sistema. 2 l ) +--+- 2 4rr. v (r. Per la simmetria del sistema. possiamo scrivere il lavoro della forza esterna anche come[ ust = uE = ~2 L q.! UE.56 eV. secondo la fisica classica. 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 dato che la seconda somma rappresenta il potenziale nella posiZIOne P. Trovare l'energia potenziale elettrostatica del sistema (fig.) è dovuto a tutte le cariche. 13 V. Poiché e = 1. Segue che l'energia totale E = K + UE = !l. K = . mentre quello deli' elettrone nella posizione occupata dal protone è Vz = -27 .53 · 10./3. l'equazione della dinamica proiettata lungo il raggio della circonferenza permette di scrivere m ev2 e2 a 4n . ( 2 . Il risultato ottenuto dovrebbe coincidere con l'energia di legame del sistema. Discutere la relazione fra il risultato ottenuto e l'energia di legame dell'atomo di idrogeno. Utilizziamo la relazione V = -4rr1Eo a~ per calcolare il potenziale elettrostatico. le distanze ACe AE sono R. fuorché alla i -esima. il valore del potenziale in tutte le posizioni occupate dalle cariche (dovuto alla presenza delle altre cariche) è lo stesso. i= l . Il lavoro fatto dall' esterno per costruire un atomo di idrogeno è quindi UE = ! (-e V1 + e Vz) = -27. 19 C.10 m. Trattando l'elettrone.so a 2 ' dalla quale si deduce l'energia cinetica dell'elettrone.6 · w. Il disaccordo dipende dal fatto che in un atomo di idrogeno l'elettrone possiede anche energia cinetica. UH = -13. 13 e V. come una particella in moto su una traiettoria circolare.. Il potenziale risulta quindi Utilizzando la (3-34) l'energia potenziale risulta 2 l q UE=6-qV=3-. caratterizzata dal vettore posizione r. 8 CAP. la distanza AD è 2R. 3-47).n _ Il lavoro può essere positivo o negativo. . negativo perché la forza esterna deve agire in verso opposto allo spostamento relativo delle due cariche (che si attraggono).

R 8n~>o come già calcolato in un precedente paragrafo e riportato nella (3-7). 4n~>o R L'energia risulta quindi l Q2 UE = .te .3-5 SBN 88-408-0963-5 3-9 ENERGIA ELETTROSTATICA 119 3-9-2 Densità di energia del campo Consideriamo ora una situazione in cui la distribuzione di carica è schematiz- zabile come un continuo. ma qui Qi rappresenta la carica totale ia presente sul conduttore i -esimo. nell'espressione dell'energia se ne possono separare i due contributi: UE =~ 2 j p(r)V(r) dV+~2 Ja(r)V(r) - dS _ (3-36) j Nel caso in cui il sistema sia costituito soltanto da un insieme di conduttori. possiamo calcolare l'energia potenziale sostituendo 4) a queste le cariche elementari dq (che occupano un volume infinitesimo d V= dxdydz) e alle sommatorie gli integrali. n l'energia si riduce a una somma di integrali superficiali o a UE = ~ L Ja(r)V(r) dS _ :r 2 i=l . Esempio 3-29 Calcolare il lavoro necessario per portare (da grande distanza) una carica Q su una sfera conduttrice di raggio R _ in 1a Per un sistema di conduttori carichi..r'l nella quale il secondo integrale rappresenta V (r): la relazione può quindi essere scritta anche nella forma più concisa u st = UE = ~ J p(r) V(r)d v_ (3-35) Se le cariche del sistema sono in parte distribuite entro un volume e in parte localizzate sulle superfici di conduttori.n e e Essendo equipotenziale la superficie di ogni conduttore. .. 2 4nco lr. si ha a l'espressione è analoga alla (3-34). è (3-5) di un conduttore l Q V=---. Così la (3-33) si trasforma 1le in 1to L est= UE = ~ j p(r) dV/ _l_ p(r') dV'. A partire dal risultato ottenuto per una distribuzione di cariche puntiformi. abbiamo E =i~ziale sferico di raggio R.la UE l =2L ViQi j1 la se il conduttore è unico..a_~ . sulla cui superficie si trova la carica Q. l'energia potenziale che uguaglia il 'lavoro neces- sario per costruire la distribuEi · Garic..

l'integrale di superficie tende a zero e resta eoEz UE = J .E. mentre nella (3-34) V (r. l'integrale di partenza (3-35) può essere esteso a una regione arbitrariamente grande senza modificame il risultato. in quanto permette di ignorare le corrispondenti «autoenergie infinite». Di conseguenza. nella (3-36) V (r) è il potenziale totale. per questo tale equazione non tiene conto del lavoro che sarebbe necessario per «costruirle» (e che sarebbe infinito per cariche puntiforrni!). Tenuto conto della Legge di Gauss (V.(V(r)E) = V(r) (V. l'energia del sistema si può scrivere UE = ~ j p(r)V(r)dV= ~ j V(r) V· E(r)dV. La (3-38) è invece più completa.120 CAP. mentre nel secondo si può sostituire E(r) a -VV(r) : UE = ~>o j V(r)E(r) · ndS + j 2 -eoE -dV. Essendo V.2-dV.) è dovuto a tutte le cariche. 2 2 Mediante il teorema della divergenza. il primo integrale può essere trasformato in un integrale di superficie.E)+ VV(r). (3-37) 2 2 Se là carica è distribuita in una regione limitata. r mentre la superficie cresce come r 2 . Nel derivare la (3-33) si è partiti infatti dalle cariche (già formate): m . La ragione formale della differenza fra le due equazioni sta nel fatto che. fuorché la i-esima. = -eoE .E= !Q). (3-38) L'energia elettrostatica viene così espressa da un integrale esteso a tutto lo spazio. è possibile dedurre quella della densità di energia di un campo elettrostatico. in quanto la carica che si trova proprio in r è «infinitamente piccola» e il suo contributo al . che possono produrre anche un risultato negativo. 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 lSE A partire dall'espressione dell'energia di un sistema di cariche. Per una distribuzione continua di cariche. che non hanno alcun ruolo nel calcolo delle variazioni di energia elettrostatica. In queste condizioni. dato che fornisce l'energia totale associata alla configurazione di cariche considerata. ciò non ha alcuna influenza sul risultato finale. la superficie che contorna tale regione e sulla quale va eseguito il primo degli integrali della (3-37) può essere una sfera di raggio tendente all'infinito.~>o j E(r)-VV(r) dV. _in quanto nelle zone in cui non vi sono cariche. come per esempio nel caso di due cariche uguali e· opposte. il secondo integrale va esteso a tutto lo spazio. (3-39) dV 2 Si osservi che U E e u E sono grandezze non negative: ciò è in contrasto con la (3-33) e con le relazioni da essa derivate. il contributo all'integrale è nullo. di modo che si può definire una densità di energia per il campo data da dU l 2 uE = . La (3-33) è quindi appropriata nel caso di cariche puntiforrni. già ottenuta in un caso particolare (3-18). poiché il prodotto di V(r) per E va a zero almeno come --\r. risulta UE = ~>o j V· [V(r)E(r)] dV. corrispondentemente.

La dimostrazione della (3-40) è data nell'esempio 3-30. Concludiamo questo paragrafo con alcuni commenti sulle equazioni (3- 36) e (3-38) che. siano poste a distanza d l'una dall'altra e siano separate da un materiale di costante dielettrica Br. - Utilizzando la relazione C = sodS . (3-40) '. che tende a facilitare o contrastare tale spostamento. possono corrispondere a due visioni diverse della localizzazione fisica dell'energia elettrostatica: nel primo caso si può pensare a energia associata alle cariche. nel corso di un'operazione del genere agisce una forza di origine elettrica. invece. Il lavoro necessario per portare sulle armature una carica Q è Q2 L. Il verso della forza dipende da come si sta operando: cioè. 88-408-0963-5 3-9 ENERGIA ELETTROSTATICA 121 potenziale è del tutto trascurabile. se si sta mantenendo costante la carica libera sulle armature oppure la differenza di potenziale. 3-9-3 Energia elettrostatica nei dielettrici Nei dielettrici normali la densità di energia assume la forma più generale l ue = ED. si ottiene . In elettrostatica non vi sono mo- tivi sostanziali per preferire un'interpretazione all'altra. la differenza fra le due espressioni ha conseguenze significative. invece. la nozione di energia associata al campo risulta non solo utile. rappresentando due modi diversi di esprimere la stessa grandezza. si conserva E.-2C. di conseguenza anche l'energia totale si riduce inserendo un dielettrico fra le armature: la forza agente tende ad attrarre il dielettrico. si conserva il valore di D. A carica costante. Seguendo lo stesso procedimento descritto nel paragrafo 3-5-1. nel caso di campi elettromagnetici variabili nel tempo. Poiché l'energia di un condensatore cambia quando tra le armature viene introdotto o estratto un dielettrico. Se invece è costante la differenza di potenziale. Esempio 3-30 Dimostrare che la densità di energia in un dielettrico normale è ~E D. 2 che nel caso particolare in cui al posto del dielettrico ci sia il vuoto si riduce all'espressione ue = 1e0 E 2 . mentre E diminuisce nel dielettrico. nel secondo a energia associata al campo (e distribuita in tutto lo spazio con la densità (3-39). ma necessaria. in modo da favorire una configurazione corrispondente a una minore energia. mentre cresce D con l'inserimento del dielettrico: la forza agisce opponendosi all'introduzione del dielettrico. per una carica puntiforme. consideriamo un con- densatore piano le cui armature abbiano superficie S.

122 CAP.x) (fig.. la capacità complessiva è l'energia del sistema è quindi La componente della forza agente nella direzione x è + cioè Q2d l fx = . si ha l (52 L=--V. di superfici S1 = bx e Sz = b(a. :alla e :ei c _. e . 8 GI 2eob (x+ e. poste a distanza d . sosr si ottiene L = 1E D V. (a -x)) 2 ellé La forza ha verso opposto rispetto a quello dell'asse x e favorisce l'introduzione del :an e dielettrico. 2 soer Essendo. Consideriamo una situazione generica. FIC La ore Esempio 3-31 In un condensatore piano le cui armature. a FIGURA 3-48 Inserimento di un dielettrico fra le armature di un condensatore piano. hanno forma rettangolare ner di lati a e b. durante l'operazione di inserimento del dielet- trico. (1. 3-48).e.. 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 IS Indicato con V= Sd il volume fra le armature e con CY la densità superficiale di carica l libera. viene introdotto un materiale la cui costante dielettrica è s. all'interno del condensatore (5 CY =D e --=E . nella quale il sistema può essere visto come l'insieme di due condensatori. Essendo tali condensatori collegati in parallelo.) . Da questa si deriva la densità di energia l ue =zED . Determinare la forza che agisce sul dielettrico se si opera a carica costante.

tale che il campo E 2 da essa prodotto compensi esattamente E 1 et. fissata forma e collocazione della cavità. che è univocamente determinata dal valore di Q . Anche tale problema ha una soluzione unica (come lo studente potrà verificare direttamente sulla base di quanto din. dipende dall'intensità e dal segno della carica Q interna alla cavità. a) La dimostrazione si basa sulla proprietà di unicità della soluzione del problema dell'elettrostatica (dimostrata nel paragrafo 2-1 O nel caso di po- tenziali noti dei conduttori. esse ne costituiscono l'unica soluzione + alla quale corrispondono un campo nullo nel conduttore (fra :Eint e :Eest) e uguale al campo E 3 prodotto da a est all'esterno. Q pur essendo soggt1tto a effetti elettrici provocati da tale carica: in questo senso il conduttore cavo scherma l'esterno da ogni eventuale cambiamento (quasistatico) di configurazione delle cariche contenute nella cavità. sulla superficie esterna. il mondo esterno non ha alcun modo per accorgersi della localizzazione particolare di Q nella cavità. di cui è più facile trovare le soluzioni. In particolare (fig. in ogni punto fra L::int e L::est· Fissata la carica Q e la sua posizione. la carica +Q sulla superficie esterna ha :tre effetti trascurabili sul campo in ogni punto interno a L::est. globalmente scarico. cambierà aint Ìna non la distribuzione a est della carica Q1 e Q2. proprietà valida in generale anche se si conoscono solo le cariche totali presenti sui conduttori e la distribuzione di eventuali cariche libere. Il campo E 3 da essa prodotto è nullo in ogni punto interno a :Eest· Fissato il valore di Q. volume occupato dal conduttore sono nulli separatamente i campi Et. · All'interno del conduttore il campo E è la somma di tre contributi: E 1 generato dalla carica Q. E 2 dovuto alla carica indotta -Q (distribuita sullà superficie interna L::im). a est dipende solo dalla forma esterna del conduttore. il problema iniziale è risolto dalle distribuzioni di cariche aim e aest.18-0963-5 ISBN 88-408-0963-5 3-10 SCHERMO ELETTROSTATICO 123 APPROFONDIMENTI trica 3-1 O Schermo elettrostatico Il campo elettrostatico all'esterno di un conduttore cavo. aint di dipende solo dalla forma geometrica della cavità. la cui densità indichiamo con ainr. che renda nullo il Q campo all'interno del conduttore. Consideriamo ora il caso in cui la carica +Q sia distribuita sulla superficie esterna di un conduttore isolato avente la stessa forma di quello considerato. è possibile scomporre il problema in due problemi separati. noto il campo nelle vicinanze dei conduttori). ma non +Q dalla distribuzione (statica) di questa. dilatata mantenendo la forma. ne segue che deve esistere una particolare distribuzione della carica -Q su L::inr. la superficie esterna del conduttore venga La superficie esterna del condut.Tuttavia. Per il principio di sovrapposizione. In altri termini. ::!alla carica Q3 . E 3 prodotto dalla carica indotta +Q (distribuita sulla superficie esterna L::esr).wstrato nel paragrafo 2-10 e dell'esempio 3-6).s0 ~~ su :Eesr. e posizione della FIGURA 3·49 carica al suo interno (fig. sia la somma Se cambia la posizione occupata dalla carica dentro la cavità e/o cambia dei campi prodotti dalle cariche la forma della cavità. presente sulla superficie esterna. mante- are nendo la forma.+ E 2 el ìamente sia il campo E 3 prodotto e E3. 3-49 :ore (a) viene dilatata (b). Ne discende che esiste un solo modo di distribuire quantità note di cariche sulle superfici esterne e interne di un conduttore cavo. 3-49 a) . Immaginiamo b) dapprima che. e quindi anche in ogni punto dello spazio esterno a L::inr. determinata dal valore locale della derivata normale del potenziale. fino a coprire regioni molto ampie (fig. 3-50) nel FIGURA 3·50 ella regione Il sono nulli separa. b). tale soluzione corrisponde a una ben precisa densità di carica aest = . Per tale conduttore «esteso». ma privo di cavità.

3-11 Stabilità dei conduttori carichi Nel paragrafo 3-1 abbiamo messo in evidenza che le cariche in eccesso sui conduttori vengono sospinte dai mutui effetti repulsivi verso la superficie. in via preliminare. simmetricamente rispetto alla superficie (fig. Nel semispazio della carica originaria. Qui Cariche indotte da una carica pun- tiforme su una superficie ·condut. Serve.z conduttore con una seconda carica virtuale. la forza fra la carica indotta e quella FIGURA 3-51 puntiforme possono essere calcolate come mostrato nell'esempio 3-32. valutare la forza che si esercita fra una carica puntiforme q e una superficie con- duttrice. Naturalmente il campo all'interno della cavità. E1 +E2 =0 =0 =0 =0 =0 E3 =0 =0 . collocata nello spazio del conduttore. . la densit à della carica superficiale indotta. Si può quindi studiare il sistema di figura 3- 51 utilizzando il metodo detto delle immagini che consiste nel sostituire il . che può essere immediatamente valutata calcolando quella trice. distribuite in modo da annullate il campo E all'interno del conduttore.4:rr so (2d) · delle . 3-51). =0 E1 +E2 =0 =0 =0 #O E3 =0 =0 #O E1 +E2 #O =0 =0 #O E3 =0 =0 #O e dalla forma di ~est. la carica indotta Q2 = -Q 1 su ~int e una carica Q 3 "l Q 1 su ~est· Nella tabella 3-3 sono riportati i valori dei campi E 1 + E 2 e E 3 nelle tre regioni di spazio individuate dal conduttore e dalla sua cavità. uguale alla precedente e di segno opposto. per cui sono presenti una carica Q 1 interna alla cavità. 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 TABELLA 3-3 Q1 Q3 E l Il III Campi elettrici nelle regioni l... tore. le linee di forza hanno la stessa struttura di quelle di un dipolo (con cariche . Tali cariche modificano anche il campo esterno. che dipende sia da Q che da aint• subirà invece delle variazioni. 3-50 . fra le due cariche costituenti il dipolo (virtuale). Il caso più generale che si può presentare è quello in cui il conduttore cavo non è globalmente scarico.-2 del< . Il e 111 mostrate in fig. q e -q poste a distanza 2d). interessa la forza. Se la distanza fra le due cariche è 2d. 3-52). così pure non cambierà il campo all'esterno del conduttore. che è equipotenziale. che dipende solo da tale distribuzione. l'intensità del campo. le cui linee di forza terminano perpendicolarmente alla superficie. la forza attrattiva ha intensità FIG l q2 Cale F . Per semplificare la trattazione. • 124 CAP. Nella regione di spazio a sinistra della superficie conduttrice (fig. consideriamo una superficie piana e illimitata su cui la presenza della carica puntiforme posta a distanza d induce cariche superficiali.. per le diverse possibili combinazioni dei valori di Q1 e Q3 . a dispetto della pressione subita. Qui vogliamo analizzare il motivo per cui esse non abbandonano il condut- .

La relazione (J l q2 q . . calcoliamo il campo in un generico punto P della superficie.q che sostituisce il piano il conduttore: conduttore forma con q un dipolo. se q potesse assumere qualsiasi valore comunque piccolo. avvicinandosi alla superficie.. situazione in cui la superficie del cÒnduttore non appare più come un continuo. Infatti. Al di sotto di una certa distanza..9 m. -----= cnt . Nel caso invece di un conduttore carico.. Utilizzando il metodo delle immagini.e la carica q .. Tale energia varia da elemento a elemento ed è compresa fra i 2._ . N 88-408-0963-5 3-11 STABILITÀ DE/ CONDUTTORI CARICHI 125 Essa rappresenta anche la forza di richiamo che agirebbe su una carica che abbandonasse la superficie di un conduttore e che ha origine dall'effetto attrattivo esistente fra q e le cariche di segno opposto liberate per induzione. . . anche O"crit tenderebbe a zero e sarebbe impossibile caricare i conduttori. esiste anche una forza repùlsiva._: . 3-53). Indicata con r la distanza di P da O. otteniamo l q E 2 = .-2 2co 4.. la forza diminuisce di intensità (anziché aumentare) fino ad annullarsi per d = O. prodotta dalle cariche remote. la carica abbandona effettivamente il conduttore. Scelto come origine di un sistema p di riferimento cartesiano il punto O in cui la congiungente le due cariche interseca la superficie e l'asse z con lo stesso verso del momento di dipolo (fig. La relazione trovata mette in evidenza un'importante conseguenza della quantizzazione della carica elettrica. +q '() / -q /\\r Consideriamo il dipolo formato da q e da una seconda carica virtuale -q posta all'in- ~ r2 + d2 temo del conduttore a distanza d dalla superficie.> . · 4rrso r +d Essendo cos () = ~ . il campo risulta yr2+d2 FIGURA 3-53 Calcolo del campo sulla superficie del conduttore attraverso il metodo delle immagini. Il valore della forza attrattiva precedentemente calcolato non vale quando d tende a zero. per cui d~ 10.-2 cos (). che può essere calcolata moltiplicando il valore della carica q per il campo -2" sulla superficie: se essa è più intensa di quella 'O attrattiva.rr co (2d) FlGURA 3-52 .+IJ--.. etodo delle immagini: la carica determina il valore critico di O" al di sopra del quale le cariche abbandonano "rtuale .2 .14 eV del cesio e i 5. indotta.-2. Per estrarre elettroni da un conduttore scarico occorre fare superare ad essi la barriera di potenziale che li confina nel metallo. a a trovare il campo elettrico nei punti della superficie.. Esempio 3-32 Una carica puntiforme positiva q si trova a distanza d da una superficie conduttrice piana che può essere schematizzata come illimitata.---~0.rr ( 2 2d)2 · Il valore di d che rappresenta la dimensione della regione fisica di transizione fra conduttore e vuoto può essere stimato in alcuni passi reticolari. la carica totale indotta e la forza che si esercita fra la superficie. a tale scopo è necessario compiere un lavoro pari almeno alla corrispondente energia di legame.9 eV del selenio. q (J . la densità superficiale della carica _z_ _ . .

. si ha 2 y d y = 2rdr..dy y2 -q. La carica totale indotta sulla superficie è uguale. Se il dielettrico è normale. La componente z del campo generato dalla carica adS è Tenendo conto dei valori di a e di dS. che rappresenta il momento di dipolo elettrico per unità di volume ed è generato dal meccanismo della deformazione. 3-54). 3-55) avente generatrici parallele a P.2:rr (r2 + d2)3 f2 . basi di area A perpendicolari alle generatrici. r>O qd q = . .Jo (r2 + d2) 3f2 rdr. Si ottiene quindi Corona circolare considerata per il calcolo della carica presente sulla = 00 = 100 l = superticie conduttrice. consideriamo dapprima quella contenuta in una corona circolare di raggi r e r +dr (fig.~ 4 .4:rrt:o(2d) ' identica a quella che sarebbe esercitata su q dalla carica immagine -q.. Calcoliamo ora l'intensità del campo elettrico prodotto dalle cariche superficiali. 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 La densità di carica superficiale si ottiene moltiplicando per t:o il campo: l qd a= . differenziando tale relazione. al vettore intensità di polarizzazione P. cioè lineare. z . 3-12 Campi nei dielettrici Nel paragrafo 3-7-2 è stato mostrato che la presenza di un campo che indicheremo qui con E 0 (per distinguerlo dal campo complessivo E) dà origine. La carica totale si ottiene integrando dq D su tutta la superficie: ra .126 CAP. Essa è negativa perché il campo è diretto verso la superficie. da cui segue che la carica sulle due superfici è ±PA e la densità superficiale di carica cr' = ±P.. in un dielettrico. nella posizione occupata da q . si trova 4 La forza che agisce sulla carica q è quindi l q2 F -qE .5 è. cui si aggiunge eventualmente quello dell ' orientamento. altezza d .2 z. ricordando che la primitiva di y . q' -qd 1d Z_dy y3 -qd d . rdr. il momento di dipolo eh e a esso compete risulta P Ad. P è indipendente dalla posizione: considerato un cilindretto (fig. la cui superficie è dS = · 2:rrrdr: si F 312 ottiene dq = adS = -q d (r 2 + d 2 ) . introducendo la variabile FIGURA 3-54 y 2 = r 2 + d 2 . integrando su tutta la superficie si ottiene Posto y 2 = r 2 + d 2 . ma di segno contrario alla carica puntiforme. Per il calcolo dell'integrale operiamo un cambio di variabili.. Per calcolare la carica totale indotta. iso tropo e omogeneo.

ma l'area della ~ superficie aumenta e la densità superficiale di carica si riduce di un fattore ~ =. P · n dS = f>. (3-47) cioè uguale alla carica totale libera interna alla superficie. atomici o m6lecolari'dà luogo a una configurazione in cui si liberano cariche di segno contrario sulle basi che limitano il cilindretto.. d Tenuto conto del verso di P (dalle cariche di polarizzazione negative a quelle n positive). -·-- 3-12 CAMPI NE/DIELETTRICI 127 Se una base non è ortogonale a P. calcolata su tutta la superficie I: del cilindretto è di conseguenza nulla. entrambe sorgenti del campo E. va dalle cariche negative a quelle positive). FIGURA 3-55 Due cilindretti con generatrici pa. per l'arbitrarietà del volume V. p = -p' . in cui p' e V rappresentano rispettivamente la densità di carica di volume e il volume del cilindretto. come già mostrato. Le ultime due relazioni suggeriscono l'introduzione del vettore D. (3-44) E: o in cui q e q' . la (3-42) può essere espressa nella forma <P se (P) = -q' (3-45) del tutto analoga alla Legge di Gauss: qui q' rappresenta la carica totale di polarizzazione interna alla superficie gaussiana (la presenz"a del segno negativo dipende dal verso di P che. porta alla conclusione v. Usando la stessa notazione. cose (essendo e l'angolo fra l'asse del cilindro e la normale alla superficie).. se ne deduce la relazione a ' =P·n. dove P è uniforme la densità (di volume) di carica di polarizzazione è nulla. la carica resta la stessa. (3-46) il cui flusso attraverso una qualsiasi superficie chiusa risulta <f> sc (D) =q . rappresentano rispettivamente la carica libera totale e la carica di polarizzazione totale racchiuse dalla superficie gaussiana. Riprendiamo ora la Legge di Gauss (3-24). poiché f>. mentre all'interno le cariche di segno opposto si cancellano (e la densità di carica di volume risulta nulla). In questa situazione (P indipendente dalla posizione) l'insieme dei dipoli :allele a P. . L'effetto netto della polarizzazione consiste quindi nello spostamento di carica «legata». con densità data dalla (3-41). P· dS = Jv V· Pd V.. La carica totale superficiale. detto spostamento elettrico (o induzione elettrica) e definito come D= t:oE +P. Infatti. che riscriviamo nella forma l l <f>sc(E) = -(q+ q). che è espressa da f>. contrariamente a quello di E. può essere facilmente trasformata nella equivalente forma locale mediante il teorema della divergenza. (3-43) In particolare.'!'!!!!!!1!!!1!_. P · dS. (3-41) in cui n rappresenta il versare della normale esterna alle basi del cilindretto. Diversa è la situazione se P non è uniforme: il principio di conservazione della carica elettrica ci permette di scrivere che la carica totale legata che si presenta sulla superficie deve uguagliare la diminuzione di carica all'interno del volume: (3-42) L'ultima relazione. si ottiene immediatamente Jv< V· P+ p' )d V= O che.

vale nel dielettrico P= .. Nella regione non occupata dal dielettrico c'è il vuoto. Indicati con R1 e Rz i raggi della cavità e della sfera.D. nel dielettrico D è uguagliato dalla somma coE + P. il vettore D. n ~ ~~ vettore P. Applicando la Legge di Gauss a una generica superficie sferica di centro O e raggio r. D.4n r 2 · Di conseguenza. le sorgenti di Fl< D sono le sole cariche libere. mentre nel dielettrico E = . il campo elettrico risulta E= _ q_ur nel vuoto 4n so r2 e E = __ q_ur nel dielettrico 4n éQér r 2 . si trova che in ogni punto dello spazio D _ _!!___ Ur .!. Confrontare i risultati ottenuti con quelli che si avrebbero se la sfera fosse conduttrice. Esempio 3-33 Una carica puntiforme q è posta nel centro O di una cavità sferica (vuota) praticata in una sfera concentrica di un dielettrico normale. che non riempie tutto lo spazio a disposizione (fig. che non è nota.. nullo nel vuoto.128 CAP. Se la densità di carica superficiale sulle armature è cr. è uniforme in tutto il volume compreso fra le armature (sia nel vuoto sia nel dielettrico). le sorgenti di P sono le cariche di polarizzazione. determinare il campo elettrico in ogni punto dello spazio e la distribuzione delle cariche di polarizzazione. Nel vuoto il campo elettrostatico è E = . Una situazione semplice. essendo D = soE nel vuoto. che ha come sorgenti le sole cariche libere. il cui modulo vale lcr l.K. + + Le relazioni (3-44). 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 IS FIGURA 3-56 Condensatore con dielettrico che non riempie tutto lo spazio fra le armature. cioè la carica puntiforme q. e con Sr la costante dielettrica relativa del mezzo. è quella di un condensatore piano fra le cui armature si trova un dielettrico normale.<r Mentre nel vuoto D e coE sono uguali. diretto dalle cariche positive verso quelle negative. posta nel vuoto. che consideriamo al fine di chiarire con un esempio il ruolo dei tre vettori. 3-56). con superfici parallele a quelle delle armature. Per questo utilizziamo il campo D.1-D. (3-45) e (3-47) mostrano che le sorgenti di E sono tutte le cariche. eD = sosrE nel dielettrico. Il calcolo diretto di E richiederebbe la conoscenza della distribuzione delle cariche di polarizzazione.

le cariche GURA 3-57 . può essere valutato utilizzando la (2-12). e q2' = q!:- vr (in modulo minori del modulo di q). Il vettore P. sorta di «induzione incompleta». a sua volta.. E' può essere calcolato a partire dal corrispondente potenziale V che. Qui.J963-5 88-408-0963-5 3-12 CAMPI NE/ DIELETTRICI 129 le discontinuità sulle due superfici del dielettrico sono dovute alla presenza delle cariche di polarizzazione. come si può facilmente verificare e come prevedibile per le ipotesi fatte. risulta V · P = 0: nel volume non esistono cariche (nette) di polarizzazione. si ha l q x at=---2. 3-57).(2 1 .-2 U r 4rrr Br 4nr Br nel dielettrico. per la quale n= -Ur. ri. -56). In conclusione. è nullo nel vuoto e vale q l q x P= .le cariche di polarizzazione. e non un annullamento. +P. opportunamente adattata ad un dipolo di momento infinitesimo Pd V'. determina il contributo elementare al potenziale ata Le l Pd V' · (r .r') lO. sommandosi a quello dovuto uoto alle sorgenti «esterne». una polarizzazione descrivibile macroscopicamente mediante uoto il vettore P. (r. ove n = Ur a2 l x = -4rr-qR2 Br -. contribuisce al campo complessivo E. Sulle superfici invece esse si presentano con densità a' = P · n. con i meccanismi descritti nel l nel paragrafo 3-7 -l. si distribuirebbero izzazione: il campo E' .n lr-r'l dS+- 1 -v' . libere di muoversi.-)Ur = . Tenuto conto delle (3-43) e (3-41). in tal caso.r'l Si può dimostrare (vedi Esempio 3-34) che tale integrale è ésprimibile come tpO V(r) = - 1 4nt:o iL:' P . Il potenziale com- plessivo si calcola integrando la precedente espressione su tutto il volume in cui è distribuita la carica di polarizzazione. Lo stesso tipo di fenomeno ti di si produrrebbe anche nel caso di una sfera conduttrice.r') dV' . dovuto in modo da annullare il campo nel conduttore. la (3-49) mostra che il potenziale del campo E' è la somma di due contributi. però. dato che le cariche. Questa. campo dentro il dielettrico (fig. :he 4nt:o lr-r'l 3 ~ra ove r e r' sono i vettori posizione rispettivamente del punto in cui si calcola il potenziale e (del centro) dell'elemento di volume d V'.BoE. 2 Su tali superfici si evidenziano quindi cariche uguali ma di segno opposto: = q. superficiali sarebbero ±q. Le cariche elettriche «legate» così redistribuite nella materia ). del 1elle E =Eo + E' . dovuta al fatto che le cariche si possono muovere ~a le ce ma non annulla il campo solo localmente: tale fenomeno genera solo una riduzione.. Sulla superficie interna. ove n è il versare della normale esterna alla superficie considerata. :à di TI. valutabile mediante la relazione P = D . dovuti alle cariche di volume aventi densità p' = -V · P e a quelle superficiali aventi densità 0' 1 = P · n. tutte -q Ls. 4rrR 1 Br mentre su quella esterna. è Si è visto che in un dielettrico si origina.Jduzione parziale dovuta alla po. (3 -48) ma 3 zio Jv' 4nt:o lr. P dV' 4nt:o v' lr-r'l j (3-49) in cui b 1 è la superficie che limita il volume V' occupato dal dielettrico (e la divergenza va calcolata rispetto alle coordinate accentate). . nei dielettrici si ha una 1 un . n polarizzata generano un campo elettrico E' che.. Risulta perc'iò di n ti V(r) = ( _l_ P.

in base alle seguenti proprietà: a) se il modulo di P è proporzionale a quello di E.T). gioca un ruolo notevole il fatto che i suddetti campi sono operativamente definiti come medie spazio-temporali su volumetti e intervalli di tempo piccoli su scala macroscopica ma molto grandi rispetto alle dimensioni e ai tempi caratteristici delle strutture atomiche e molecolari. si ha V(r)= -l - 4:rr. Infatti. c) se il rapporto P/ E fra i moduli dei due vettori non dipende dalle coordinate spaziali. per il quale la (3-50) si riduce alla (3-27): P = x s 0 E con x costante.so (!t ' ( V' V'. . utilizzando la Legge di Gauss. Si può facilmente verificare che. (3-50) (con la dipendenza dalla temperatura T solo se il dielettrico è polare). cioè lineare. si può calcolare E' allo stesso modo in cui si opera nel vuoto con le cariche libere: ad esempio. se le operazioni di derivazione sono eseguite rispetto alle 1 1 componenti di r.-. Da un punto di vista fenomenologico.y.) dV' . operando le derivazioni rispetto alle componenti di r'. si può riassumere la situazione classificando i dielettrici. come V' (. b) se i vettori P ed E hanno la stessa direzione. il dielettrico è detto isotropo. isotropo e omogeneo. mediante la (3-50). lr. È evidente che la situazione più semplice da affrontare è quella illustrata nel testo di un dielettrico normale. Lo studio del legame fra la polarizzazione P e il campo elettrico com- plessivo E.z. se consentito dalle simmetrie. il dielettrico è detto lineare.r'l che si presta al metodo di integrazione «per parti». per la (2-41 ).viene normalmente affrontato mediante modelli diversi a seconda dei vari tipi di dielettrici.( l ) lr -r'1 3 =V' lr -r' l · L' integrale (3-48) assume quindi la forma V(r) = -l - 4:rr. è molto complicato e . p dV') . V' lr-r' l Per il teorema della divergenza. tenendo presenti le relazioni (2-32) e (2-41 ).so !t '( V' P-V' -l. si ha (r.r') .r'l esteso alla superficie :E' che racchiude il volume di integrazione.130 CAP 3 CONDUTTORI E CONDENSATORI ISBN 88-408-0963-5 Così (in virtù dell'unicità della soluzione del problema dell'elettrostatica).-r-r . -- p d) V' - lr-r'l !t - V'' - . una volta determinate le densità di carica di polarizzazione. ) . Il vettore (r-r') 3 che compare nell'espressione (3-48) può essere espresso. Esempio 3-34 Dimostrare la relazione (3-49). il dielettrico è detto omogeneo. in virtù della lr-r'l 1 (2-32). il primo integrale è uguale all'integrale di superficie i P-n --dS I:' lr .E. in tali studi. in generale rappresentato da una funzione del tipo P=f(x. In ogni caso.

Capacità di due condensatori collegati in serie lalle c C1 Cz C(L1VY QZ\V -o o trata 2C 2 2 per Energia per unità di volume del campo elettrostatico nel vuoto Ene_{"~a per uwt~ di vo~~1ne del dieldhlco nofillàle '.con~ensatore __. Capacità di un condensatore piano con un dielettrico letto Capacità di due condensatori collegati in p arallelo c --~~----~----------- letto l l l -=-+ . E=-n Campo elettrostatico in prossimità di un conduttore carico so -50) ~) . vista :rici.- Momento meccanico agente su un dipolo in un campo elet- lla M=p x E trostatico lle lle U =::.: -p·E D= soE+P Relazione fra i vettori D.~<g. )l are : ad RIEPILOGO DI ALCUNE RELAZIONI SIGNIFICATIVE s. E e P in un dielettrico p + p' RelaZioni fra t campi .0963-5 lSBN 88-408-0963-5 3-12 CAMPI NE/ DIELETTRICI 131 i ca).è versi 1 un Definizione della capacità dei condensatori finiti Li su ~mp1 Capa~ità di UI]c 0..---. (J :om.

dall'area della sezione e dalla resistività. mettendo in evidenza che le linee di forza della somma di J con la densità della corrente di spostamento sono chiuse. densità. nel caso di fenomeni non stazionari. Viene dimostrata l'espressione generale della potenza elettrica relativa a un elemento di circuito. si analizzano le caratteristiche di J.CAPITOL04 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE Compendio Viene definita l'intensità di corrente e si introduce il vettore densità di cor- rente J in funzione delle caratteristiche dei portatori di carica (carica. dando esempi di loro applicazioni a semplici circuiti elettrici. Si analizzano i conduttori metallici per i quali vale la Legge di Ohm. lunghezza. dalla quale si deriva la legge di Joule. Vengono analizzati i generatori di tensione. . velocità). che esprime la potenza dissipata per effetto termico. Si intro- duce la resistenza elettrica dei conduttori. di cui viene data sia la forma integrale sia quella differenziale. Nel caso di fenomeni stazionari. si analizzano i possibili collegamenti tra resistori. si introduce la corrente di spostamento. che dipende dalla natura del conduttore. definendo la forza elettromo- trice e sottolineando la necessità di un campo elettromotore per far circolare una corrente: si dimostrano le leggi di Kirchhoff. Viene studiato il moto degli elettroni nei metalli sotto l'azione di un campo elettrico E. calcolando il valore della resistenza complessiva per i collegamenti in serie e in parallelo. di$cutendo la loro interazione con gli atomi del reticolo. sia in forma integrale sia in forma differenziale. illustrandone la dipendenza dalla . di quest'ultima. viene data la dipendenza dalla tem- peratura. Si dimostra che l'intensità di corrente può essere rappresentata come il flusso di J e si deriva l'equazione che esprime la conservazione della carica elettrica.

nelle soluzioni elettrolitiche. di differenze di potenziale e di resistenze. gli elettroni liberi (di muoversi). in tutti gli altri casi le cariche . dopo ogni urto. in un intervallo di tempo assai piccolo (dell'ordine . Se ci riferiamo in particolare a un conduttore metallico. non restano immobili. nel caso di particelle cariche emesse da una sorgente e successivamente accelerate. il numero di cariche che in un certo intervallo di tempo la attraversano da sinistra verso destra è uguale al numero di quelle che l'attraversano da destra verso sinistra. considerata all'interno del mezzo una qualsiasi superficie. 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 Si illustrano le più importanti caratteristiche relative all' impiego di strumenti e metodi per le misurazioni di intensità di corrente. Si presenta infine il fenomeno della superconduttività. Vengono presentati due tipi di generatori. descrivendone alcune possibili applicazioni. nei conduttori metallici. con intensità diverse. Un processo del genere avviene tipicamente trasferendo per contatto un eccesso di carica a un particolare punto di un conduttore. in modo da conservare la situazione che provoca il moto delle cariche. ma vagano nel mezzo con valori della velocità la cui distribuzione dipende dalla temperatura. nonché gli effetti termoelettrici. Si discute un esempio di corrente non stazionaria nei processi di carica e scarica di un condensatore. la velocità di ciascun portatore di carica sia casuale. con caratteristiche che possono essere anche diverse da punto a punto. Può avvenire anche nel vuoto... verso e intensità delle velocità delle singole cariche variano continuamente: nell'ipotesi che. si ha l'annullamento del valor medio del vettore velocità. Seebeck. Peltier e Thomson. detti anche ohrnici (perché soddisfano la legge di Ohm).134 · CAP. a causa delle interazioni con il mezzo. ma che sono invarianti nel tempo in ciascun punto. si comportano. cioè riguardano situazioni in cui le cariche sono in movimento. direzione.sui quali si concentrano grandi speranze per il futuro energetico dell'umanità. 19 s) la carica si distribuisce sulla superficie del conduttore e il sistema -'ensità c si assesta in una nuova configurazione di equilibrio. disponendole in modo che il loro contributo compensi il campo applicato. un campo elettrostatico diverso da zero ne provoca la ridistribuzione spaziale. Si descrivono in maniera sintetica i fenomeni relativi alla conduzione nei liquidi e nei gas. Escludendo il moto di particelle nel vuoto. esso può verificarsi.. In altri termini. occorre intervenire costantemente sul sistema. 4-1 Intensità di corrente Nel precedente capitolo è stato più volte sottolineato che. di 10. per certi aspetti. libere. Il trasporto di cariche può avvenire nei mezzi in cui una certa frazione delle stesse è libera di muoversi: in pratica. nei sernicon- duttori.A BELL. detti di conduzione. (v) = O. . se in un mezzg _esistono cariche elettriche libere di muoversi.le celle fotovoltaiche e le celle a combustibile ... nei gas ionizzati. tenendo conto che le cariche vengono frenate nel loro moto dalle interazioni con il reticolo del conduttore. in modo che complessivamente non vi sia trasferimento di carica netto attraverso la superficie. in assenza di campo. Perché ciò avvenga. come . nei dielettrici imperfetti. Inoltre.ni siste I fenomeni che affronteremo in questo capitolo sono di tipo diverso: non sono statici ma stazionari.

ai fini degli effetti elettrici (e magnetici). stiche delle cariche mobili. n linea ad alta tensione 3. :à dQ rappresenta la carica netta che la attraversa (nel verso prefissato)_ È un . n quindi. In tabella 4-1 sono mostrati i valori di alcune correnti tipiche.Nei il conduttori omogenei. ~e te t a TABELLA 4-1 Fenomeno Corrente (A) Intensità di corrente di alcuni co- muni sistemi elettrici. la carica dQ che l'attraversa nell'intervallo temporale dt è diversa da zero. con velocità. che prende il nome di ampere il te (abbreviata A). tutte di valore q: fissiamo come verso positivo della n corrente quello della velocità di deriva.3-5 SBN 88-408-0963-5 4-1 INTENSITÀ DI CORRENTE 135 tti gli atomi di un gas perfetto (senza interazioni reciproche). corrisponde a un flusso di carica pari a l coulomb al secondo. nell'intorno di un punto P. possiamo o supporre che. Le cariche mobili si muovono. w-9 :e singolo canale di membrana 10-13 _ 10 -t2 _e te Se la superficie S è attraversata sia da cariche positive sia da cariche negative. Si definisce intensità di corrente (di conduzione) i la granclezza che esprime la quantità di carica che attraversa la superficie orientata S nell'unità di ~mpo: . con vd parallelo a E (vedi più avanti)_ Considerata una superficie disposta normalmente alla velocità di deriva. dell'ordine di 106 m/s. caratterizzato da una velocità di deriva vd (normalmente 1e dell'ordine del millimetro al secondo) che si somma vettorialmente alla e velocità di agitazione termica. Per convenzione si assume come verso positivo delle correnti quello in cui si muovono i portatori di carica positiva.103 o scaldabagno 10 lampada 0. Di conseguenza.a fatto sperimentale che. però. per i portatori di carica dello stesso segno. con velocità fra loro diverse: per semplicità. nel caso dei conduttori metallici. w. dQ :o l-. una ri parte di essi riusciranno ad attraversare una sezione orientata dS (contenente e P) del conduttore: si tratta di quelli che si trovano a distanza non maggiore di . il valor medio della velo- 1e cità risulta diverso da zero e uguale alla velocità di deriva: (v) = vd. a le temperatura ambiente. di una carica positiva sia equivalente a quello di una negativa che procede o nel verso opposto.2 pericolo di folgorazione ò moto di un elettrone in un atomo w-3 le membrana cellulare w-w. per semplicità. La presenza di un campo elettrico non nullo all'interno del conduttore determina. anche e localmente. i portatori di carica si stiano muo- a vendo tutti con velocità di deriva vd (P) (nell'esempio 4-1 si mostrerà come tenere conto delle differenti velocità)_ In un intervallo temporale dt.5 :o 5. un movimento collettivo aggiuntivo in una de- finita direzione. (4-1) . siano mobili :a le sole cariche positive. detto movimento avviene nella direzione del campo elettrico. . :à Per stabilire la relazione esistente fra l'intensità di corrente e le caratteri- ).o percorso da una corrente elettrica nella quale. in cui i portatori di carica sono gli elettroni. il verso positivo della a corrente è opposto alla velocità di deriva vd degli elettroni. il moto l. dt - :o !-'unità di misura dell'intensità di corrente. consideriamo un conduttore di forma cilindrica.

Si ha infatti: dQ = ( Nqvd·ndS= ( J-dS dt Js Js in cui dS = n dS.=p+vd++P-Vd. Neppure si possono verificare aumenti o riduzioni di carica in particolari regioni del sistema: infatti. FIGURA 4-1 La carica contenuta nel volume Definito il vettore densità di corrente elettrica compreso tra le superfici dS' e dS attraversa la sezione dS nel J =N q vd. per cui la relazione (4-2) può essere scritta anche in forma analoga a quella che si utilizza per le particelle di un fluido in movimento: J = Pp vd. Di conseguenza. (4-2) tempo dt.. Indicato con N il numero di portqtori per unità di volume. indicando con N il numero totale di portatori di carica per unità di volume. L. 4. cioè di quelli contenuti nel volume del cilindro obliquo compreso fra dS e dS' (fig. 4-1). possiamo immaginare di suddividere i portatori di carica in gruppi. la carica che attraversa dS (nel tempo dt) è data da dQ=NqdV=Nq [(vd ·n)dt]dS.verso opposto a vd+· Durante il passaggio della corrente stazionaria. la densità di corrente sarà espressa (con ovvio significato dei simboli) dalla relazione: J=J++L =N+ q+vd+ +N_ q_vd. si vede facilmente che l'intensità di corrente che attraversa una superficie orientata S è data dal flusso di J attraverso la stessa superficie. Si osservi che la grandezza p P = N q non è altro che la densità di carica dei soli portatori. (4-3) Si osservi che i due vettori J+ e J_ hanno lo stesso verso.Jk N . in quanto p_ ha segno opposto a P+ e vd. Si può quindi dedurre che il modulo di J misura il rapporto fra l'intensità della corrente che percorre un conduttore e l'area della sua sezione normale alla velocità di deriva dei portatori di carica e che esso si misura in A/m2 . Indicato con nk il numero di 'portatori per unità di volume che hanno velocità Vb il loro contributo alla densità di corrente elettrica è dato da Jk = nk q Vk. il numero di cariche che in un certo intervallo di tempo entrano nel conduttore deve essere uguale a quello delle cariche che ne escono: la carica totale deve restare nulla. perché la corrente sia stazionaria. per semplicità. in ogni punto da essa interessato devono essere indipendenti dal tempo sia la densità di carica p sia la densità di corrente ]. la densità di corrente elettrica può essere scritta come J=~ nk qVk=Nq L k nkVk = Nq(v) =Nqvd =PpVd. In questo caso.136 CAP. in ciascuno dei quali la velocità sia la stessa. CORRENTJ ELETTRICHE STAZIONARIE ' ISBN 88-408-0963-5 vd dt da P. Si assuma. Nel caso in cui vi siano portatori di carica di segni diversi. Esempio 4-1 Dimostrare la relazione (4-2) tenendo conto delle diverse velocità dei portatori di carica. senza che si verifichi alcun fenomeno di accumulo. che tutti i portatori abbiano la stessa carica q..

Il modulo della densità di corrente è J = 7. equivalente a Jf~~ maL Il numero di atomi si ottiene (4-3) 8 . ha on è densità 8 = 8. quella che potremmo chiamare. generando uno spostamento collettivo degli elettroni ivi localiz- per zati.4 m/s. Quindi.23 J K . 38 . In realtà.1028 m. in lampadina. tà di Valutiamo anzitutto il numero di atomi per m3 .6-10.0963-5 :SSN 88-408-0963·5 4-2 CONSERVAZIONE DELLA CARICA ELETTRICA 137 •reso tà di Esempio 4-2 Trovare il valore della velocità con cui si muovono in un metallo gli elettroni di con- duzione a temperatura ambiente (300 K). 17.10.= . Tenuto conto che in un conduttore cilindrico avente raggio r = O.5-10. come si può mostrare impostando il problema con la meccanica quantistica. Questo .5. Da questa otteniamo M = -./3kT j m. à di 4-2 Conservazione della carica elettrica Abbiamo già enunciato nel paragrafo 1-4 un 'importante proprietà della carica elettrica che viene espressa mediante un principio di conservazione. :nsità Il risultato dell'esempio 4-3 non deve far pensare che. e non la velocità di deriva: in pratica. l'illuminazione delle strade avvenga dopo 50 000 ore! Gli elettroni che transitano nel filamento di ogni lampadina accesa nÒn sono quelli che par- tono dalla centrale: in realtà.105 mjs. costante di Boltz- mann k =l . la velocità della luce. 11 . ivi i ca. per semplicità. Dalla (4-2) otteniamo .sono J V. Determinare la densità degli elettroni di condu- (4-2) zione.31 kg.1 ). cioè la velocità di propagazione dei segnali. 995. La massa di rame che occupa il ione: volume di l m 3 è 10 6 /5 grammi. risulta M = l .19 C la carica dell'elettrone. che si propaga fino al filamento della . è la velocità con cui si propagano nel filo i cambiamenti del campo elettrico. 96 g j cm3 e peso atomico pari a 63. materiale di cui sono fatte le linee per il trasporto della corrente elettrica.3 .106 mlla. la «velocità rica della corrente». moltiplicando quello delle moli per il numero NA di Avogadro : ~~~ Z( Il prodotto del numero di atomi per n dà il numero degli elettroni di conduzione per metro cubo: o P- :!che 5uale Risulta N _ = 8.45 . attivando l'alimen- tazione di una centrale elettrica che si trovi a 100 km da una città. AJm2 . 8 mm può er le fluire una corrente di intensità 15 A. Il numero medio di elettroni di conduzione per atomo è n = O. grosso modo. In conclusione si ha v_ =5 . schematizzandoli come gli atomi di un gas perfetto monoatomico (massa dell ' elettrone m e = 9. ogni perturbazione di questi ultimi genera una perturbazione del loro campo elettrico.54.10.. ra il ' area ica e Esempio 4-3 Il rame. :ema: N_e ssato essendo e= l . L'energia cinetica media delle particelle di un gas è legata alla temperatura dalla re- Jìcie lazione àm (v 2 ) = ~kT. la velocità effettiva è ~ lO volte maggiore del valore trovato. . trovare la velocità di deriva degli elettroni nel rame. Sostituendo fatti: nell'equazione ottenuta i valori numerici.

relazione che può essere messa anche nella forma fs J · dS + ttf = O.t (che può essere scritta come i t:. sul volume racchiuso da S. L'analoga relazione integrale esprime il fatto che il flusso di J attraverso una qualsiasi superficie chiusa è sempre nullo: <Psc(J) =O. della densità di carica p: il cale sponc { divJdV+ ~ {p dV= O. Passando al limite per 6.. il Principio di conservazione della carica elettrica. Se consideriamo una seconda superficie chiusa (fig.t:. in forma integrale. dt che esprime. t) = Q (t) . in generale.138 CAP. Il suo flusso attraverso una superficie chiusa di forma cilindrica che contenga al proprio interno una porzione della superficie laterale del conduttore (fig. dalla nullità sia del FIGURA 4-3 FIGL flusso complessivo sia di quello relativo alla superficie laterale segue che i Superficie chiusa... utilizzando il teorema della divergenza e scrivendo la carica Super come l'integrale. 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 . risulta i J . Nel caso delle correnti stazionarie. lv dt lv Essendo costante il volume d'integrazione. 4-3) avente superficie laterale coincidente con quella del conduttore e due basi A e B ad essa ortogonali. la densità di carica non dipende dal tempo: l'equazione precedente assume quindi la forma semplificata divJ=O. t fs J · dS. i due versori normali alle basi A e B orientati con lo stesso verso. il vettore J è solenoidale. Scegliendo un cc conduttore. t = 6. deve essere nullo l'integrando: . d1vJ +-=O .. per cui le sue linee di campo sono chiuse. è possibile scambiare l'ordine dell'operazione di derivazione con quella dell'integrazione. J è diverso da zero laterale del conduttore. (4-6) In questo caso. t è uguale alla carica all'istante t cui occorre sottrarre quella uscita. ottenendo lv ( divJ + ~) d V= O. otteniamo · terr' . FIGURA 4-2 Superficie utilizzata per calcolare il Analizziamo le caratteristiche del vettore J nel caso di un conduttore di flusso di J attraverso la superficie forma cilindrica percorso da una corrente stazionaria. oltre che dal tempo. 4-2) è nullo.t fs J · dS). Da questo segue che il componente di J perpendicolare alla superficie è nullo e che J è parallelo all'asse del conduttore.dS + d Q = O.SBN 88 può essere foqializzato considerando una superficie chiusa S all'interno di un materiale conduttore e scrivendo che la carica totale contenuta nel volume racchiuso da S all'istante t+ t:. attraverso la superficie S. ap (4-5) at Tale relazione rappresenta l'equazione di continuità della corrente elettrica. Si ottiene quindi Q(t + t:. anche dalla posizione. Tale relazione può esserè trasformata nell'equivalente espressione FIGU differenziale. solo all'interno del conduttore ed è nullo all' esterno.t ----+ O. nell'intervallo temporale 6. (4-4) fs . in cui si è fatto uso del simbolo di derivata parziale perché p dipende. parzialmente Durar coincidente con la superficie del flussi attraverso le basi A e B sono uguali e di segno contrario. Dato che la relazione ottenuta è valida per qualsiasi volume.

in pratica nei punti in cui sono fra loro connessi conduttori diversi. che ha ovviamente le dimensioni fisiche di una densità di corrente. essendo E il campo uniforme fra le armature del condensatore. prende il nome di densità di corrente di spostamento. le cui linee di campo sono chiuse o.. ~ permette di ottenere la relazione ~re div ( J + co~) = O (4-7) -5) Si ottiene così che. FIGURA 4-5 Otteniamo quindi Durante il processo di carica di . che . In altri termini. è utile introdurre anche in queste condizioni un vettore solenoidale. mostrare che fra le due armature è presente una corrente di spostamento la cui densità è data da &o~~ . vengono meno le proprietà solenoidali di J. lll ' La validità della (4-6) è limitata alle situazioni in cui J è derivabile. le regioni di discontinuità. Queste sono localizzabili in llta corrispondenza di brusche variazioni delle proprietà del mezzo in cui circola la corrente. le linee di forza di J si interrom- J pono fra le due armature (fig. è solenoidale il vettore ~a. in modo del tutto equivalente. In altre parole. scelta una superficie chiusa (fig. 88-408-0963-5 4-2 CONSERVAZIONE DELLA CARICA ELETTRICA 139 ··. Nelle situazioni stazionarie sintetizzate dalla (4-6). l'equazione di continuità (4-4) permette di scrivere >a lo dq -lA+. 4-4) avente superficie laterale coincidente con i ca quella del conduttore di sezione minore e le due basi A e B ortogonali molto one vicine alla regione di discontinuità. un condensatore le linee di J si dt o interrompono sull'armatura. A' l'area delle armature =I e q = a A' = &o E. le linee di campo di questo nuovo vettore sono l al chiuse e le discontinuità di J sono compensate da discontinuità del vettore co~~.dE o JA = t:oA . Nelle situazioni non stazionarie. in condizioni non stazionarie. dall'assenza di sorgenti. 6) po Esempio 4-4 Durante l'operazione di carica di un condensatore. dalla nullità sia del flusso complessivo di ~ GURA4-4 rica perficie chiusa considerata per J sia di quello relativo alla superficie laterale segue la proprietà di continuità calcolo del flusso di J in corri. Ciò può essere fatto lll utilizzando la Legge di Gauss. della componente normale di J: spondenza di una discontinuità.=0 la dt la (dove A è l'area della sezione che S intercetta sul conduttore. per cui nel caso di lllll~ correnti stazionarie l'intensità della corrente può essere misurata in qualunque Om:' posizione del circuito. Se la corrente è diretta verso lO l'armatura considerata. quindi. nel caso di due conduttori cilindrici). o i A = i s: le due intensità di corrente risultano uguali. 4-6). J + co ~~. valendo la (4-5). Per motivi che diverranno chiari nel seguito. ~ -4 In casi del genere (per semplicità. di ro Scegliamo come superficie chiusa S quella di un parallelepipedo avente due superfici laterali parallele alle armature del condensatore (fig. 1che escludendo. espressa nella forma locale div E = _E_. . 4-5). le proprietà di J possono me essere espresse dalle caratteristiche dei campi solenoidali. il conduttore rappresenta un tubo di 'ral:o flusso per il campo di J. Questo. Applicando la conservazione della carica elettrica contenuta nel volume di una superficie chiusa che comprenda al proprio interno un'ar- matura del condensatore.

dell'ordine del volt Sotto l'azione di questa differenza di potenziale e i del campo elettrico conseguente. b.!.T = T . lunghezza e sezione). La resistenza elettrica di un conduttore omogeneo.. oltre che dalla Rappresentazione schematica di temperatura. dal metallo impiegato come conduttore e dalle sue caratteristiche un resistore . (4-10) nella quale b. 4-8. filiforme. i termini «resi- stenza» e «resistere». TAE Vale Ciò dimostra che.140 CAP. Dalla (4-8) segue che la resistenza elettrica si misura in volt/ampere. Il filo viene detto resistore e viene ~ rappresentato. come in fig . dove A e B sono gli estremi del filo rispettivamente a monte e a valle rispetto al verso della corrente. Nel linguaggio tecnico si usano spesso. Le linee di flusso di J sono mat sostituite fra le armature del condensatore da quelle di so~~ e il vettore J+so ~~ è solenoidale. / (4-8) . i cui estremi vengono collegati ai poli di una pila.4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 ISBN . per la sua importanza. Fra i due poli esiste una vazione della carica nell'esempio differenza di potenziale (mantenuta dalla pila) il cui valore è tipicamente -- 4-4. Da questi appare ovvio il motivo per cui le . geometriche (per un filo . V e l'intensità di corrente i FIGURA 4-8 prende il nome di resistenza elettrica. per esempio un filo metallico di piccola sezione. ~P (con Po = PR(To)) PO ut prende il nome di coefficiente di temperatura: come è evidente dalla sua espressione. in un piccolo intervallo termico. a questa unità di misura è stato attribuito un nome: ohm (abbreviato Q). fra le armature. può essere approssimata con la relazione lineare: PR (T) = PR (To) (l+ ab. La quantità p R dipende inoltre dalla temperatura secondo una legge che. di lunghezza l e sezione di area S. Parallelepipedo che individua il volume cui applicare la conser. Se si cambia la differenza di potenziale agli estremi del filo (per esempio sostituendo la pila con un'altra di diverso voltaggio). V = VA. per indicare l'oggetto che ha una certa resistenza. il cui valore dipende. Il rapporto A B positivo R fra la differenza di potenziale b. varia di conseguenza _anche l'intensità della corrente. esso misura la variazione relativa della resistività al variare della temperatura.T0 • Il coefficiente a = .Vs. 4-7). V ' è la differenza di potenziale fra il punto a potenziale più elevato e quello a potenziale minore: in pratica b. può essere scritta separando i contributi della geometria e del tipo di materiale: R = PR S. In tabella 4-2 sono riportati valori di PR e di a per alcuni conduttori e per altri materiali. ) (4-9) in cui la resistività elettrica PR d1pen ~a natura del materiale. indifferentemente.--"' - FIGURA 4-7 nota come (prima) Legge di Ohm . gli elettroni di conduzione acquistano una velocità di deriva e nel filo prende a circolare una corrente (fig. il flusso di J è sostituito da quello di so~~: il vettore fie ie so~~ ha quindi la caratteristica di una densità di corrente. 4-3 La Legge di Ohm FIGURA 4-6 Consideriamo un conduttore.T). Questa relazione a volte viene anche mdicata come S! Conda Legge di Ohm. Si dimostra sperimentalmente che (a tem- peratura costante) differenza di potenziale e intensità di corrente sono legate dalla legge lineare ( l ~v= Ri l.. negli scherni dei circuiti elettrici.

di . dl d v = R di = pR .6.8 3 4. quale essa è.3 rame 1. w. Consideriamo allora. argento 1. . l (4-11) a { o in quella equivalente ) l J = .3 alluminio 2.3 nichel 6. (4-12) PR a in cui il reciproco a c della resistività prende il nome di conduttività (o . w. w. Più in generale..8 3. è assai meno costoso dell ' argento. 58N 88-408-0963-5 4-4 MODELLO CLASSICO DELLA CONDUZIONE 141 ABELLA 4·2 Materiale PR (Qm) a (K.80. vedi anche il prossimo paragrafo).e. w.01 acqua di mare 0.3 platino 10.·ente di temperatura per alcun i ateriali a 20 ac. scriviamo per esso la Legge di O hm: -.1) /alari della resistività e del coef- . w.46 ~ germanio drogato 0.8 3:9 . w. w. pur non essendo il miglior conduttore in assoluto. un cilindretto infinitesimo di altezza dl (parallela a la resistenza del cilindretto risulta R = p R *.o. e stesso verso (quelli di vd. Le relazioni (4-11) e (4-12) fissano le proprietà dei conduttori ohmici.lOll vetro 1010_1014 te e 1a linee elettriche utilizzano il rame che.E= ac E . La (4-8) può essere trasformata da relazione integrale. per la (4-9) Indicata con d V > O la differenza di potenziale fra le due basi del cilindretto (a monte e a valle rispetto al verso in cui circola la corrente).8 3 8. cioè con una sensibilità dell'ordine del centesimo te di grado. ma poiché E e J hanno localmente stessa direzione 1. per cui viene utilizzato per la realizzazione di ]- termometri di precisione. w. Il platino ha l'interessante LO caratteristica di avere lo stesso coefficiente di temperatura su un ampio ~a intervallo di temperature. J nel punto considerato) e sezione dS (perpendicolare a ]).8 3:9. la relazione trovata può essere scritta nella forma vettoriale l E= PR J .59·10. a una forma locale.3 oro 2.3 germanio 0.44. utilizzabile anche con conduttori di forma qualsiasi. sostituendo si ottiene la relazione E = p R J fra i moduli dei due vettori. per ogni tipo di conduttore si può ricavare sperimentalmente la corrispondente relazione J = f (E): essa viene detta relazione costitutiva. 105 la legno 108.0 . w.82. "( acqua 2.2 .8 6. w. 4-4 Modello classico della conduzione Per comprendere la relazione lineare fra densità di corrente J e campo elettrico nei conduttori ohmici. esaminiamo il comportamento dei portatori di carica . conducibilità) .70 . e non solo filiformi. all'interno di un conduttore qualsivoglia percorsq da corrente.60. dS Poiché d V = E dl e di = J dS . w.

E . cerca di valutare l'effetto che la presenza di un campo elettrico. Si ha quindi qE vd= -i m e. da v 1 a v2 = v 1 + ~t. direzione e verso distribuiti a caso. le cariche mobili acquistano mediamente una velocità vd proporzionale a E. il campo sarebbe proporzionale all'accelerazione. in assenza di campo elettrico. si può osservare che. Il valor medio delle velocità v2 acquisite nella fase di accelerazione è quindi dato da qE qE (vz) = (v. la variazione nel modulo della velocità dei singoli elettroni fra una collisione e un'altra risulta suf- ficientemente piccola da consentire di considerare il tempo medio i come una costante indipendente dall'intensità del campo.. di conseguenza. con valore medio (v 1 ) =O. il processo di accelerazione continua con tale legge fino alla successiva collisione con il reticolo. In un tempo t. in assenza di interazioni con il reticolo. 142 CAP 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 ISBN 88 nel mezzo conduttore limitandoci per semplicità quasi esclusivamente ai conduttori metallici. invece. m e quindi parallelo a E ..... la presenza del campo cambia la velocità del generico portatore. spostamento che si manifesta come passaggio di corrente. per azione di E .. (4-13) m È interessante osservare che nel modello proposto trovano una semplice spiegazione fisica gli effetti termici del passaggio di corrente (effetto Joule): . Potendo quindi ripetere le considerazioni precedenti per ogni fase di accelerazione. in accordo con la forma locale della Legge di Ohm. D'altra parte. le velocità v 1 dei portatori abbiano. ove i portatori liberi di muoversi sono gli elettroni di valenza: assumiamo quindi m =me e q = -e.. inoltre. ) + . correlando la condu- cibilità ac definita dalla (4-12) con i parametri del modello. Tale relazione mostra che. e le interazioni («collisioni») con gli ioni del reticolo cristallino (vibranti attorno alle loro posizioni di equilibrio). m m ove si è indicato con i il valor medio (t) dell'intervallo temporale inter- corrente fra una collisione e la successiva. Nell'ambito di tale modello è ragionevole assumere che.(t)= . Ciò permette di derivare dalla (4-12) l'espressione della conducibilità Nq 2 i ac= . anche a causa delle suddette collisioni. che provo- cano una ridistribuzione casuale delle loro direzioni. a un qualsiasi istante. gli elettroni di conduzione si comportino in prima approssimazione come le particelle di un gas racchiuso in un contenitore. Il modello classico della conduzione nei conduttori ohmici (modello di Drude-Lorentz) parte dalla schematizzazione più volte ricordata in cui si assume che in tali materiali. nelle collisioni le velocità dei singoli elettroni subiscono variazioni imprevedibili.. almeno nel caso di campi non troppo intensi. Per rendere ragione della propozionalità fra J ed E. hanno sulle caratteristiche del moto collettivo dei portatori di carica. possiamo iden- tificare (v 2 ) con la velocità di deriva vd con cui avviene lo spostamento macroscopico collettivo dei portatori di carica nella direzione del campo.i . il vettore densità di corrente risulta Nq 2 i J= Nqvd = .

. appare molto grande rispetto alla distanza prevedibile.14 s) e nell'esempio 4-2 (v 1 = l. riportati nell'esempio 4-3. si trova T = 2. Il disaccordo è un'indicazione delle (tante!) difficoltà del modello classico nella spiegazione della Legge di Ohm.14 s.-----=- .5. . che è dell'ordine di quella compresa fra due piani reticolari successivi.1028 m-:. ritorniamo al caso dei conduttori metallici e valutiamo la lunghezza media del percorso fra un urto e il successivo. Esempio 4-5 Tenendo conto del valore sperimentale della resistività PR del rame. moltiplicando il tempo r per la velocità / termica media v1 con cui gli elettroni si -muovono nel metallo: l ~ v1 r. Con i valori di tali parametri calcolati. Per valutare la consistenza interna del modello classico per la conduzione. Ovviamente la trattazione classica non è neanche in grado di spiegare il fenomeno (non-ohmico!) della superconduttività (si veda il paragrafo 4-16). che si manifesta in alcuni particolari elementi e leghe a basse temperature. che non consente di considerarli effettivamente alla stessa stregua di un gas classico (imponendo di usare la statistica di Ferrni-Dirac anziché quella di Boltzmann). e degli altri dati relativi a tale elemento. tenuto conto che nei solidi gli atomi sono disposti a stretto contatto gli uni con gli altri. pur essendo relativo a una delle più «semplici» leggi sperimen- tali.Nq 2 . 5. sia alle modifiche che si devono introdurrè nella descrizione statistica del «gas di elettroni» a causa del Principio di Pauli. Non rientra negli scopi di questo testo approfondire ulteriormente tale argomento che. richiede in effetti una trattazione teorica molto complessa. provocando il riscaldamento del mezzo in cui circola la corrente e la trasformazione di energia da elettrostatica a termica. e tenendo conto dei noti valori della carica e della massa dell'elettrone. . -. Dalla (4-13) si ricava m C5c me T . nell'esempio precedente (r = 2. riportato in Ta- bella 4-1. si può analizzare anche il caso di altri conduttori ohmici in cui siano presenti portatori di carica di entrambi i segni. Questo percorso. nel caso del rame a temperatura ambiente. w. ottenendo per la conducibilità l'espressione (jc N+q~-r+ = . Con opportune estensioni e modificazioni del precedente modello.PRN(-e) 2 .--'-- + N_q'"!_ r_ m+ m_ con ovvio significato dei simboli. sotto il centinaio di kelvin. w. 45 .3 ottenuto nell' esempio 4-3 e il valore di PR-.9 m che corrisponde a una decina di strati atomici. 17 · 105 rnls). si ottiene una lunghezza media l~ 3 · w. Segnaliamo quindi solamente che l'inadeguatezza della fisica classica in questo contesto è connessa sia alla necessità di tenere conto delle proprietà quantistiche degli elettroni nello studio della loro dinamica nei cristalli.BN 88-408-0963-5 4-5 RESISTENZE ELETTRICHE 143 gli elettroni -trasferiscono al reticolo l'energia cinetica complessivamente acquistata per effetto del campo. valutare il valore del parametro T che compare nell'espressione (4-13) della conducibilità. · Utilizzando il valore N = 8.

calcolabile mediante la (4-9). tolleranza e - talvolta coefficiente di temperatura sono indicati sul corpo del componente. - ----f:. Resistenza. contatto mobile RI '•· ). la tolleranza. 44 CA P. è sufficiente GURA 4-9 utilizzare un conduttore omogeneo e filiforme (anche molto lungo. Schema di reostato utilizzato per fornire una differenza di potenziale variabi le. V( l ) Colle lunghezza le lo efficace FIGURA 4-10 FIGURA 4-11 Schema di un reostato. C01 Due resistori collegati in serie. se av- ~istori di potenza massima di- a sinistra da 2 a 8 W. utilizzando perentrambilaLeggediOhmsiottiene VA. FIGI mediante un codice a colori.. de ci ii .Ve fra gli estremi A e C può essere scritta come la somma (VA. -{>-l- <J---o . Due La proporzionalità fra resistenza e lunghezza consente di realizzare in modo semplice una resistenza variabile (reostato ). 4-12) di due componenti le cui resistenze valgono R 1 e Rz.Ve = R 1i + R 2 i = (R 1 +R 2 )i: il circuito si comporta quindi come un solo resistore la cui resistenza è la somma delle singole resistenze dei suoi componenti. Il risultato può essere facilmente esteso al caso di più resistori. conduttore stesso ne fa variare la parte utilizzata. tutti connessi in serie.: voltolato attorno a un sostegno isolante)... il coefficiente di temperatura e la potenza massima sopportata. 4-10). 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 ISBN E 4-5 Resistenze elettriche I resistori (fig. ottenendo per la resistenza complessiva il val~ ( (4-14) L'insieme dei resistori può essere sostituito da uno solo. rate Poiché nei due resistori circola la stessa corrente di intensità i . la cui resistenza è Fil la somma di quelle di tutti i componenti. 4-9) che vengono utilizzati per la realizzazione dei circuiti elettronici sono carattS!rizzati da alcuni importanti parametri: il valore della -l>- resistenza espresso in ohm. cioè la massima deviazione tra il valore reale e quello nominale. la differenza di potenziale VA . a o'ef'88.Ve) delle differenze di potenziale FIC FIGURA 4-12 ai capi di R 1 e R 2 . e quindi la resistenza (fig. R var FIG 6.25 a 1 W.VB)+ CVB . Nel colle- C gamento in serie (fig. senza che altrove cambino correnti Vo e potenziali. Nella costruzione dei circuiti. 4-11). Allo scopo. un contatto scorrevole lungo il _estra da 0. i resistori possono essere collegati in serie o in parallelo per ottenere valori prefissati di resistenza elettrica. Lo stesso apparato può essere utilizzato anche per ottenere una differenza di potenziale variabile (fig.

Indicata con PR la resistività del materiale. i = i 1 + i 2 . . tutti di altezza h. .) ~ 1. se la differenza 8 = r2 . cilindrico forato. di quelle che circolano separatamente attraverso R 1 e R 2 .. in cui S è l'area della superficie interna del cilindro. circola una corrente di intensità i /2. ciascuno avente come base una corona circolare di raggi interno ed esterno re r +dr (fig.. aventi resistenza elettrica R = 20 kQ.caso. 4-16).· rato. si può calcolare la resistenza comples- siva sommandone le resistenze. Anche in questo . ISBN 88-408-0963-5 4-5 RESISTENZE ELETTRICHE 145 Nel caso in cui il collegamento fra due resistori sia in parallelo (fig.rt « r1. l'intensità della corrente i che circola fra A e B è la somma. 4-13).. La potenza lelo di quattro resistori uguali.resistori collegati in parallelo. ottenendo l l R =L Rk. Calcolare la resistenza totale del sistema così ottenuto. 4-15). Che vantaggi si hanno rispetto all'uso di uno solo di essi? Ciascuno dei due sistemi ottenuti collegando in serie i resistori ha una resistenza stenza Rp si calcola come iP = 2 is = *· Rs = 2R. cioè integrando fra r1 e r2 l'espressione di dR: rl z lr 7 1 dr ~ 2 dr PR dr PR r2 ) R = fJ PR 2rrhr = 2rrh rl = 2rrh ln-. La resistenza dR ~ di ogni cilindro si può valutare utilizzando la (4-9) e vale ~ FIGURA 4-15 Conduttore a forma di cilindro fo. Segue per la resistenza il valore ) rl rl rl 8 8 R ~ pR--=pR . il risultato ottenuto può essere esteso al caso di più componenti.V8 ) ( } + }): il sistema si comporta quindi come un 1 unico componente. sòmma dei reciproci delle resistenze di cui è costituito. rJ Consideriamo un insieme di cilindri forati. di altezza h e raggi interno ed esterno rispettivamente r1 e r2 (fig. dr dR=pR-. Esempio 4-7 Un conduttore omogeneo ha la forma di un cilindro forato.15) Esempio 4~6 Quattro resistori uguali. vengono collegati in serie a due a due e successivamente in parallelo (fig. si ottiene i= i 1 + iz = (VA . con l'ulteriore vantaggio di poterla distribuire su quattro elementi. resistori. termica complessiva dissipata nell'insieme delle resistenze può essere doppia rispetto al caso di un unico resistore. se 8 « r1 il logaritmo può essere approssimato con ln !:2. in quanto.) · h Essendo rz = r1 + 8 . in ogni ramo. perché il sistema FIGURA 4-14 così costruito può portare una corrente di intensità i doppia rispetto a quella dei singoli Collegamento in serie e in paral. Utilizzando per i due resistori la Legge di Ohm.. tutti collegati fra loro in parallelo. v FIGURA 4-16 2rrr1h S :I Volume infinitesimo per il calcolo della resistenza di un conduttore dove S = 2rr r1 h è l'area della superficie interna del cilindro. trovare la resistenza elettrica fra le due superfici. 4-14). la cui resistenza è tale che il suo reciproco sia pari alla URA 4-13 . apparentemente senza alcun vantaggio! Il vantaggio in realtà esiste. Il collegamento in parallelo permette di ottenere un sistema la cui resi- Si ottiene quindi Rp = R = 20 kQ. Mostrare che. i 1 = vA~vB e i2 = vA~vB. 2rrhr ) Poiché i cilindri sono in serie l'uno dopo l'altro. (4. = ln(1 + 1. il risultato ottenuto può essere approssimato con un 'espressione del tipo (4-9). interna ed esterna..

V = Ri e la potenza risulta data da W= Ri 2 . ovviamente. Se si desidera espri- mereilrisultatoincalorieoccorretenercontodellarelazione l cal = 4. (4-16) che risulta positiva o negativa a seconda che VA sia maggiore o minore di // (_ VB.186 J. L'illuminazione elettrica è forse la più importante applicazione degli effetti termici della corrente. di raggio interno ed esterno pari rispettivamente ara e lò.146 CAP 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 SBN 88-40E Esempio 4-8 Fra due armature sferiche concentriche. sia quello di R. Da un punto di vista macroscopico. per cui il lavoro eseguito dal campo risulta oL =(VA. Se l'elemento di circuito è una pura resistenza. con filamenti prima di carbone e in seguito di metallo FIGURA 4-19 (generalmente tungsteno che.. vale la Legge di Ohm b. ~ a).. nel sistema SI risulta espressa in joule. 4-19)). un motore. si ottiene R = .. l'energia irradiata sotto forma di luce (fig. 4-18). Ne segue che la potenza erogata dal campo è \}/ 1. Se il fenomeno dura per un tempo t durante il quale si mantengono costanti sia FIGURA il valore di i. si trova un fluido omogeneo avente resistività PR (fig.oo.VB) dq =i (VA. Consideriamo la porzione di fluido compresa fra due sfere aventi raggi r e r +dr. Nel tempo dt l'elemento di circuito è attraversato da una carica dq = i dt . resistività p R . l'energia e la potenza termica sono espresse da una relazione (che traduce in forma analitica l'effetto ]oule) che costituisce in realtà un caso particolare di una relazione più generale. l'energia termica sviluppata nella resistenza è \odello < del Dipar Wt = Ri 2 t.17) che si sviluppa nel resistore a seguito del passaggio di corrente. Consideriamo infatti una situazione in cui il campo elettrostatico dà origine a una corrente di intensità i che attraversa un qualsiasi elemento di circuito (per esempio un resistore.VB) dt. più alta è la temperatura del filamento. il passaggio di una corrente attraverso ·un conduttore ohmico comporta una trasformazione di energia dalla forma elettrostatica a quella termica (calore).oo (che corrisponde alla situazione di una sfera immersa in un fluido. maggiore è di tungsteno.ElL 4nra .V. Naturalmente... vi sono . Calcolarne la resistenza elettrica. che. V = VA. \( " W=ib. la cui resistenza è dR = PR dr 2 • Come nell' esempio precedente. Come è stato discusso in precedenza. caratterizzato da dimensioni lineari molto maggiori del raggio della sfera). raggiunge temperature In una lampadina si ha passaggio di corrente elettrica in un filamento più elevate: infatti. Tale potenza elettrica si trasforma nella potenza termica (calore per unità di tempo) (4. a parità di condizioni.:. la resistenza complessiva 4:rrr si ottiene integrando l'espressione di dR fra ra e rb: FIGURA 4-17 Coppia di armature sferiche con- centriche separate da un fluido di R = l 'D ra PR dr PR ( 4rrr2 = 4rr l l ) G . Già alla fine del XIX secolo furono realizzate le prime lampadine. Nel caso in cui ID -->. Trovare il valore della resistenza quando rb -->. 4-17).VB (fig. FIGURA 4-18 Corrente di intensità i attraverso una cella elettrolitica) alle estremità del quale è presente una differenza di una differenza di potenziale l'> V. potenziale b.

Altri esempi di generatori sono la batteria dell'automobile. · i fusibili (che vengono utilizzati per proteggere apparecchi elettrici di vario genere). le pile no. si trarrebbe l'assurda conseguenza ~he lungo una linea di flusso di J f J · dr = acf E · dr = ac f Es · dr = O. L'analogo . Le forze che spostano cariche all'interno del generatore non sono di natura elettrostatica: agiscono in verso opposto alle forze elettrostatiche che cer- cherebbero di ristabilire l'equilibrio. sia le pile sia le battetie sfruttano processi chimici (nella cui descrizione dettagliata non entreremo). con la conseguente creazione di una differenza di potenziale fra i due. annullando la differenza di potenziale. che av- FIGURA 4-20 vengono fra ciascuno dei poli e il materiale con essi a contatto: il risultato è Modello della pila di Volta (Museo del Dipartimento di Fisica di Bolo- la sottrazione di cariche negative a uno dei poli e il loro trasferimento all'al- gna). 3-11). per esempio le stufette per il riscaldamento. delle forze esercitate sulle cariche dalla cinghia che le trasporta. che è stata descritta nel paragrafo 3-1-3.r_e. si trova sperimentalmente che il passaggio di ~orr. che fornisce ai suoi estremi 12 volt. tro. 4-20) mettendo insieme. e la batteria che alimenta il telefono cellulare. spinta dal motore. P~r quanto riguarda il funzionamento. L'inconsistenza della presenza del solo campo elettrostatico con la circola- zione della corrente è formalmente illustrata anche dal fatto che. Dunque. Dal punto di vista dell'utente. una ventina di coppie di metalli diversi (in particolare zinco e argento). per avere il passaggio di una corrente stazionaria.ente stazionaria lungo un circuito chiuso è in genere accompagnato da yiluppe-tli--ealo. se in ogni punto del circuito fosse E= Es.forza elettromotrice Come già discusso in precedenza. c w ne ·ede la presenza di forze in grado di compiere sui portatori di carica un lavoro non nullo.differénza di J:)Otenzi le · fra i suoi estremi (poli). anche quando questa viene--utilizzata per spostare cariche nella parte esterna del circuito. Come ulteriore esempio di generatore elettrico considèriamo la macchina di Van de Graaff (fig. La prima pila fu costruita da Alessandro Volta (fig. per ogni loro attraversamento del circuito lungo le linee di flusso chiuse della corrente. 4-6 Generatori di. Un generatore a tutti ben noto è la pila. intervallate da dischi di cartone imbevuti di una soluzione salina.. i fornelli elettrici. Tale differenza di potenziale viene conservata per effetto. la differenza di maggior rilievo è che le batterie sono ricaricabili. che stabilisce la relazione fra (la densità di corrente J e il campo E. La differenza di potenziale fra l'elettrodo caricato e la Terra viene utilizzata per accelerare particelle cariche. ha circuitazione nulla ' ~ngo ogni linea chiusa: f Es· dr= O. una sull' altra. dalla (4-12). Per la conservazione dell'energia. Tali forze non possono quindi essere unicamente dovute a ""' un campo elettrostatico che. essendo conservativo. 'L ~v\ \l~ 88-408-0963-5 4-6 GENERATORI DI FORZA ELETTROMOTRICE 147 oramai un gran numero di altre applicazioni degli effetti termici della corrente.. il cui moto dà origine a una corrente. i_!! cui si originano forze non conservative in grado di mantenere--una. occorre che nel - circuito sia inserito un dispositivo detto(eneratore. che (finché funziona) fornisce fra i poli una differenza di potenziale dell'ordine di qualche volt.

Anche per le forze non elettrostatiche. Fil Ca colo della differenza di potenziale. agendo sulle cariche. anzi opposta al peso dell'acqua. Lungo il circuito esterno.vvz~. 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 FIGURA 4-21 Un sistema per sollevare l'acqua deve compiere lavoro contro la forza di gravità.. mediante un ++ ++ ++ ++ tE. ---' fatta ricadere verso il basso. le separano producendo e conservando fra i due poli FIGURA 4-22 una differenza di potenziale. il secondo esterno al generatore. ad esempio un filo metallico. meccanica. all 'interno sia all ' esterno del generatore (ove segue la linea AB del circuito). non è conservativo. il campo elettrostatico nel circuito è diretto da A verso B.V8 > O. mentre quello elettrostatico Es è non nullo sia internamente sia esternamente (fig.Jt )• ' ~ . 4-23). interno ed esterno al generatore. un t' 1. L. C. che agiscono solo entro il generatore. necessaria a mantenere in esercizio il generatore meccanico. di poli A e B.. Il campo Em è diverso da zero solo all'interno Es !Es del generatore.148 CAP. sistema di vaschette. introduciamo il concetto di campo come rapporto fra la forza e la carica che ne subisce l'azione: esso è detto caiftpo elettromotore Em. per la sua A funzione di spostare le cariche.. la circuitazione di Es risulta nulla: FIGURA 4-24 Due diversi percorsi. È caratteristica comune a tutti i genératori elettrici l'esistenza al loro interno di forze di origine non elettrostatica (chimica.{' /. 4-21) che. a) ~ . Questo esempio può servire come modello meccanico per ogni generatore e chiarisce bene la neces- sità del campo elettromotore (non conservativo) per avere una circolazione continua di corrente. per il cal- f Es· dr= O. sia figura. al polo di origine. si tratta di un campo che ha proprietà completamente diverse da quelle di un campo elettrostatico: per esempio. Quando i due poli vengono collegati mediante Linee del campo elettromotore (a) e del campo elettrostatico (b) nel un circuito esterno. che mantiene fra i poli A e B una differenza di potenziale ratore elettrico.. il primo interno. è il meccanismo di sollevamento che esercita b) la forza non gravitazionale.--t (t. /) /(J)J~ f ~ Il! tJ ' . Es ha i versi indicati in VA. per essere poi riportate. Em (fig.) che. Il campo totale risulta allora E = Em + E. Se calco. mentre il passaggio di una corrente richiede che sia § E· dr i=. Come già detto. 4-24) due percorsi. può essere utilizzata per l'irrigazione. dalle forze interne. le cariche passano da uno caso di un generatore di tensione all'altro. 4-22).. Così l'acqua guadagna energia potenziale gravitazionale e. meccanico del generatore di Van de Graaff è un elevatore azionato da una ruota a pale mossa dall'acqua di un torrente (fig.. risulta iut es int est B Per questo motivo. solleva l'acqua fino a un serbatoio collocato a una certa altezza. indicando con int e est A (fig.._ A n_ ..V8 è indipendente dal percorso utilizzato per calcolarla. Campi elettromotore Em e elet. Ovviamente. ecc. Il serba- B toio continua a svolgere la propria funzione di alimentatore d' acqua finché l'elevatore funziona: infatti. essendo Es conservativo...A {).... Schematizzando il generatore come una scatola entro cui agisce il campo trostatico Es nel caso di un gene. (la somma dei due) il primo B potendo essere anche nullo. la differenza di potenziale VA. come effettivamente avviene all ' esterno del FIGURA 4-23 generatore.O.

3-5 SBN 88-408-0963-5 4-6 GENERATORI DI FORZA ELETTROMOTRICE 149 A1 rr··-------. pur tuttavia. 1). generano il campo Es dentro al generatore. v~O) . 1a In tali condizioni. da cui si ottiene lO int int te E= hA Em. dr = . 4-25) e nel circuito esterno. campo che ostacola il trasfe- ~a .rimento di ulteriori cariche. il campo E 111 accumula cariche elettriche di segno opposto sui due poli: sono queste cariche che e. re s.VB sia la corrente i. FIGURA 4-26 Caratteristica tensione-corrente di che mostra come la forza elettromotrice E sia la somma delle cadute di ). Operando con valori diversi diR. 4-26). dr = v1°) . :o Per comprendere il significato fisico di quest'ultima grandezza. In tale situazione. FIGURA 4-25 ' La circuitazione d~l campo E . nel caso considerato. lO int el Se ne conclude che la forza elettromotrice di un generatore ha lo stesso )0 valore della differenza di potenziale ai capi del generatore. Infatti. liamo la circuitazione di E su un percorso che passa attraverso il generatore (fig. per correnti non troppo elevate. In condizioni stazionarie te risulta allora nullo il campo totale al suo interno. int (4-18) . La relazione 4-18 mostra che. E= hA Em ·dr . la relazione fra le due è ancora lineare (fig. integrando da B ad A lungo un percorso interno al er generatore. conside- e. riamo la situazione in cui i due poli A e B non sono esternamè~te connessi da 1li alcun conduttore e il generatore non eroga corrente. se -r è il coefficiente angolare della retta rappresentata ---- Ri in figura. lO nella fase (transitoria) di «carica» del generatore. esterna (R) e interna al generatore . il processo ha termine quando i due campi si Ia fanno equilibrio. un generatore reale di tensione.hA Es. ~ circuitazione del campo E ngo il percorso indicato uguaglia e. dato che il campo elettromotore è diverso da zero solo all'interno del ge- B l~ ~ -. potenziale ai capi delle due resistenze . si ha J:E ·dr = J:(Em +Es) ·dr= O. si osserva e. otteniamo di conseguenza o To o f E · dr = f (Em + Es) · dr = hAE m · dr = E . Consideriamo ora la situazione in cui il generatore eroga una corrente è di intensità i che attraversa una resistenza esterna R. quando questo le non eroga corrente (si è introdotto il simbolo v<0l proprio per evidenziare la tale condizione). E= fE-dr. i cui estremi sono st collegati ai poli del generatore.-------1 neratore. sperimentalmente che cambiano sia la differenza di potenziale VA. essa risulta a uguale a una fondamentale caratteristica del generatore. E = Em +Es = O. (4-19) a- lé viene chiamata forza elettromotrice (relativa al percorso chiuso di integra- ta zione). la differenza di potenziale può essere espressa nella forma ===? Ri = E-ri ===? (4-21) E = iR+ir. a forza elettromotrice. (4-20) le int che prende il nome di forza elettromotrice del generatore.

Esempio 4-9 Determinare l'intensità di corrente i che attraversa un circuito in cui sia inserito un generatore di forza elettromotrice E.· dr . l' intero circuito è attraversato da una carica dq = i dt. lA B in t J -. nell'esempio 4-10 viene mostrato come la resistenza interna. Come discusso più avanti. Si indichi con R La resistenza del circuito esterno. Ricordando la (4-17). per correnti non troppo elevate. In tale situazione. sia nel circuito esterno sia ali' interno del generatore. e può . si ha quindi (4-22) B dalla quale si ottiene l'espressione dell'intensità di corrente: E B i=--. dipenda dalle proprietà locali del mezzo. e non si ha quindi la presenza di un ulteriore campo elettrostatico.· 1B J A a~n t i nt dr - A in t E m · dr =E . La connessione esterna fra i due poli consente alle cariche ivi accumulatesi di muoversi lungo il filo: di conseguenza. assumendo che anche all'interno del generatore si abbia dissipazione di energia per effetto Joule. In pratica.qùindi essere momentaneamente trascurato. che è una grandezza caratteristica del generatore. / nella quale a~nt è la conduttività del gene~afore. È il caso di osservare che. ciò corrisponde a estendere la Legge di Ohm all'interno del generatore.. nella situazione in cui circoli una corrente stazionaria in un conduttore. assumendo che l' energia dissipata nel generatore per effetto Joule in un tempo dt sia uguale a ri 2 dt...150 CAP 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 ISBN! (r).Va = 1B. FIG Gen sten Nell'i~tervallo di tempo dt . a~nt .. come mostrato nell'esempio 4-9. Il generatore immette quindi nel circuito una potenza Ei che.generatore stesso: int _/ J = ac (Em -t~s). in modo equivalente. ~ è invece un campo magnetico. (4-24) . la densità di carica si mantiene nulla lungo tutto il filo. è completamente disaccoppiato da quelli elettrici.. che però. si traduce in potenza termica dissipata per effetto J oule. consentendo di estendere la Legge di Ohm <}1-. nulle sulla quale il campo elettromotore compie il lavoro dq j E m -dr = Ei dt . Si è visto che. con le ipotesi fatte. in regime stazionario. le precedenti relazioni possono essere ottenute con considerazioni energetiche. all'interno del generatore diminuisce l'intensità del campo elettrostatico e Em prevale su Es. (4-23) R +r FIG Due nere Esempio 4-1 O Esprimere la resistenza interna di un generatore di tensione in termini delle proprietà locali del mezzo... ii mezzo conduttore entro il generatore è lineare. la densità di corrente J dentro al generatore ha lo stesso verso di Em- Per calcolare la differenza di potenziale fra i punti A e B utilizziamo una linea interna al generatore: int in t ==?VA .

Coèrentemente con l'estensione dellla Legge di Ohm all'interno del generatore. S in t in t in t che ha la stessa struttura della relazione (4-9) . . la uguaglia nel solo FIGURA 4-27 caso in cui il generatore · non eroghi corrente. si ottiene . dall'esterno (si veda l'esempio 4-15). in t utto ico. essendo J ·dr= ~dl. 4-27). non esisterebbe alcun rischio di ustioni alla mano.n ·e In generale. Trovare la forza elettromotrice e la resistenza interna del generatore com- plessivo così ottenuto. ~4) Utilizzando la (4-23) e ponendo R = O. sono collegati in serie. - Generatore ideale. Se la resistenza del circuito esterno R fosse o effettivamente nulla. detta resistenza interna (del generatore). ~rno ma. è utile definire un'altra grandezza caratteristica. dunque. l'intensità della corrente circolante risulta elevata con conseguente danneggiamento della pila. l'ultimo integrale è una quantità positiva e quindi la ndo differenza di potenziale fra i due morsetti è minore della forza elettromotrice del genera- etto tore. oppure con la resi- r stenza interna disegnata fra i poli del generatore (fig. -e \ disposti perpendicolarmente al conduttore (fig. senza poter accedere all'interno della scatola: 23) in fisica è abbastanza comune affrontare l'analisi dei fenomeni ricorrendo FIGURA 4-28 Due schemi equivalenti di un ge. siderata nulla) vengono rappresentati con due tratti di lunghezza diversa t. Calcolare l'intensità della corrente che percorre il circuito. quello più lungo rap- :a presenta il polo a potenziale maggiore. Per fare ciò. Nel caso in cui l sia uniforme. la cui resi- stenza interna r è considerata Negl{ schemi elettrici i generatori ideali (la cui resistenza interna è con- nulla.à Esempio 4-11 I due poli di una pila avente forza elettromotrice [ e resistenza interna r vengono collegati tra loro mediante un conduttore avente resistenza (quasi) nulla (operazione da non fare: si danneggia la pila e si rischiano ustioni alla mano che esegue l'operazione).CJ~ nt r-. . .dt =i r CJ~nt S Js PG dl. 22) i quali vengono rappresentati con un rettangolo. indipen- dentemente dalla corrente che circola. Un dispositivo di questo genere mantiene sempre la stessa differenza di potenziale fra i morsetti. Esempio 4-12 Sei generatori uguali. in può r _!__·dr= i }B . tnt fnr · dr viene scritto come ac i età !nte JBr_l_·dr=ri CJ~nt . si ottiene i = [/r. 4-29). la differenza di potenziale misurata ai capi di un ge- ~l neratore è minore o uguale alla forza elettromotrice.·963-5 ISBN 88-408-0963-5 4-6 GENERATORI DI FORZA ELETTROMOTRICE 151 enti Per quanto detto sul verso di]. all'introduzione di una scatola il cui contenuto viene studiato con misure neratore reale . aventi forza elettromotrice [ e resistenza internar . con il polo negativo di ciascuno connesso a quello positivo di un altro elemento (fig. In realtà R non Ll è mai esattamente nulla e la potenza i 2 R in essa dissipata per effetto Joule può portare il conduttore esterno a temperature elevate (con rischio di ustioni) per l'elevato valore a di i . Poiché la resistenza interna dei generatori è piccola. L'utente può B~A collegarsi ai due poli A e B. Ciò non è vero nei generatori reali. 4-28). al cui interno ·è disegnato un generatore ideale con la resistenza interna in serie.- }B 1 . il termine J: .

J:R. schiacciarono il pulsante . Molti. F La derivata si annulla per R = r. la differenza di potenziale fra questi due punti misura la forza elettromotrice E' dell' intero complesso. La scatola. Risulta (__:!_ dW = E2 ( l _ 2 R ) = E2 r .__!L 'i\-+-1' ~ potenza trasferita alla resistenza è data dalla legge di Joule (4-17) W = Ri 2 : risulta quindi VI: R( c W . B A circuito aperto. inserendo la spina nella presa di corrente. '?\-l. accadde ai fisici teorici di una università americana di trovare al mattino nel loro studio una scatola sigillata dalla quale usciva un filo elettrico con spina.. non schiacciate il pulsante altrimenti salta il fusibile».) ..Vvo ~ Per trovare il massimo della potenza trasferita. si accende la lampadina. A )l ~ ":: É. avendo resistenza interna minore di quella del singolo generatore.. aventi forza elettromotrice E e resistenza internar sono collegati Se tutti in parallelo. Il vantaggio maggiore.. Risulta VA -VB = E' = E. V.. Le resistenze interne dei generatori sono fra loro in parallelo: risulta quindi r' = r/6. rimanendo temporaneamente al buio. Quali vantaggi presenta il sistema rispetto a un singolo generatore? A circuito aperto.. ..R dR (R+r) 2 (R+r)3 (R+r)3.~' -v.. Il complesso dei generatori... Trovare per quale valore di R si verifica il massimo trasferimento di potenza dal generatore alla resistenza esterna. Si ha quindi un massimo per r = R : se la resistenza R è uguale a quella interna r del generatore..152 CAP.~ -t<A. Risulta VA . inoltre essa risulta positiva per R < re negativa per 11 5 R > r. quando fra gli estremi A e B non esiste alcun collegamento esterno. per un certo periodo di tempo (prima che la burla passasse di moda) .-0.. su cui si trovavano una lampadina e un pulsante..E2 - R (R + r) 2 · \l~ì"- ('~ . Esempio 4-15 Molti anni or sono. ~ a R. La w é=(Q+\. . Trovare la e pi< forza elettromotrice e la resistenza interna del generatore complessivo così ottenuto. la differenza di potenziale fra A e B misura la forza elettromotrice E' B A dell'intero complesso. Fl Esempio 4-13 Sei generatori uguali. D FIGURA 4-30 Collegamento in parallelo di sei generatori reali. essendo l' energia \ disponibile 6 volte quella del singolo generatore. 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 FIGURA 4-29 Collegamento in serie di sei gene- ratori reali. coi poli dello stesso segno connessi insieme (fig. ritenendo che la minaccia fosse inconsistente. 4-30). occorre calcolare la derivata di W rispetto o "-v. Le resistenze interne dei generatori sono fra loro in serie: risulta quindi r' = 6r. la potenza trasferita è massima. v« élJ. è la proprietà di questo sistema di sostenere il passaggio della corrente nel circuito esterno per una durata che è quasi 6 volte quella ottenibile con un singolo generatore. è in grado di erogare un' in- tensità di corrente leggermente più elevata. era accompagnata da un cartello su cui era scritto: «Se..::~~ ~:o-. L._ L'intensità della corrente che circola nel circuito è data dalla (4-23): i = R~r.Vs = E' = 6E. F D o Esempio 4-14 I due poli di una pila avente forza elettromotrice E e resistenza interna r vengono R: collegati mediante un conduttore di resistenza R.

altro non sono se non la riformulazione di proprietà fisiche più generali. si ottiene Ve. che il verso effettivo in cui essa circola è l'opposto di quello che era stato ipotizzato. .ISBN 88-408-0963-5 4-7 LE LEGGI DI KIRCHHOFF 153 Cosa conteneva la scatola? I più smaliziati cercarono di verificare se si trattasse o meno di una burla. 2) se un generatore di forza elettromotrice viene attraversato (seguendo il verso scelto nella maglia) nel verso che va dal polo negativo (positivo) a quello positivo (negativo). comandata da un elettromagnete. funzionante con tensioni dell'ordine del volt. La differenza di potenziale fra i due estremi C e D del tore. risolta rispetto a i dà i~_ E -. Evidentemente la lampadina elettrica. fa circolare la corrente coeren- temente (incoerentemente) con il verso scelto nella maglia. La resistenza non cambiava schiacciando il tasto e questo fatto appariva del tutto tranquilliz- zante. 4-7 Le leggi di Kirchhoff Lo studio dei circuiti elettrici può essere condotto utilizzando due equazioni dovute a Kirchhoff. provocando un corto circuito e il conseguente della scatola descritta nell'esem. la forza elettromotrice ha segno positivo (negativo).. alla forza elettromotrice si assegna un segno positivo (negativo) se. era alimentata da una pila e la sua accensione era determinata dalla chiusura di un contatto.Vo = -iR 1 . rimanendo senza corrente. si ricordi che: l) se in un ramo di resistenza R la corrente è concorde (discorde) con il verso scelto nella maglia. 4-31). note come Legge delle maglie e Legge dei nodi che. Riassumendo le regole utilizzate per i segni. il tratto di circuito considerato si trasforma in una maglia (fig.iR 2 • Se i punti C e D coincidono. Consideriamo un sistema formato da due resistori connessi in serie a un generatore reale (fig. . Per definizione. In altri termini. misurando con un multimetro la resistenza esistente fra i due connettori metallici della spina. Così ignoravano l'avvertimento. una maglia è un insieme di rami di un circuito_ che formano un circuito chiuso. 4-32). Questo provocava anche la chiusura di un altro contatto collegato FIGURA 4-31 con un interruttore comandato dal pulsante: schiacciando il pulsante venivano collegate Schema elettrico all'interno le due linee di alimentazione (fig. agendo da sola. attraversato da una corrente di intensità i della quale stabiliamo arbitrariamente il verso (indicato con FIGURA 4-32 Due resistori in serie a un genera.~ FIGURA 4-33 Una maglia costituita da un gene- R1 + R2 +r ratore e due resisto ri collegati in Il segno negativo trovato per l'intensità della corrente significa semplicemente serie.ir-E.. una freccia in figura). come si vedrà. semplicemente aggiungendo e togliendo termini uguali: Utilizzando la Legge di Ohm e avendo l'accortezza di osservare che il prefissato verso della corrente rende negative tutte le differenze di potenziale parziali. il prodotto Ri ha segno positivo (negativo). sistema può essere espressa come somma delle differenze di potenziale ai capi ·di ogni elemento. 4-33) e l'equazione che si ottiene uguagliando Ve a V0 . distacco dell'alimentazione. un nodo è un punto di confluenza di più di due rami di un circuito. pio 4-15.

Indicate con i1 e iz le intensità delle correnti misurate nei due casi. La legge dei nodi permette di scrivere la relazione i = i 1 + iz. Essendo iz. come nel caso (fig. La seconda legge si applica nel caso di nodi alla cui formazione concorrono Fi FIGURA 4-34 più rami appartenenti a maglie diverse. Imponendo la condizione i 1 = y i. utilizzando una delle prime due relazioni. 4-36) collegando fra i poli del generatore a turno le resistenze R1 e Rz in serie con l'amperometro. dà iz = i 1 ~~. Se R1 è la resistenza interna dell'amperometro. detta "shunt".154 CAP. . 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 lSE Siamo ora in grado di formulare la Legge delle maglie: circolando in una maglia in uno qualsiasi dei due versi.R1i1 =O. sizione. .1 .1).i1) + +Rziz. si ottiene r(iz. =y . ma sempli- cemente la proprietà conservativa del campo elettrostatico. diviso per y. R1 risulta pari a 99Rz. Rz • Rl -1 Nel particolare caso numerico proposto. i 1 = i2 + i 3 . Esempio 4-16 Si vuole suddividere una corrente di intensità i che circola in un conduttore in due correnti aventi intensità i1 e iz .i1) + rA(iz. può determinare quello di E. la somma delle cadute di potenziale relative agli elementi del circuito è nulla. nelle due correnti intensità delle correnti. la prima delle quali sia pari a yi (y < 1). dà quello della corrente che percorre il circuito in cui è stato inserito l'amperometro con "shunt" in parallelo. Come si può procedere? R Possiamo realizzare un semplice circuito (fig. Esempio 4-17 Si vogliono determinare i valori della forza elettromotrice E e della resistenza interna r di un generatore elettrico. risolta rispetto a iz. sura di E e di r . Tale legge non esprime affatto una nuova proprietà fisica. Successivamente. L'ultima equazione. mentre quella delle maglie si traduce nella relazione -il R1 + i2R2 =O. si trova FIGURA 4-35 ~n. si Schema di un circuito per la mi. avendo a disposizione due resistori R1 e R 2 (R 1 =!= R 2 ) e un amperometro (per misurare l'intensità di corrente) di cui è nota la resistenza interna rA. valutando numericamente il caso y = w. dato che le resistenze R1 e R2 hanno valori FIGURA 4-36 diversi. Nell'utilizzarla océorre prestare la massima attenzione ai versi arbitrariamente prefissati della corrente o delle correnti che circolano nei diversi rami della maglia. nel quale è evidente la separazione della corrente di intensità i nelle due di intensità i 1 e i2 e la loro successiva ricompo- ~ . nel nodo. i2 e i 3 le divide. L'enunciato generale della Legge dei nodi asserisce che in ogni nodo la somma delle correnti entranti è uguale alla somma di quelle uscenti. ~ ~ Consideriamo lo schema del circuito di figura 4-35.1. si può ottenere r = R 1itz-q 1-Rziz .oo•~ ~~~ Suddivisione della corrente di in- tensità i nelle due correnti i 1 e i2 .i1 =!=O. Determinare la relazione che deve sussistere fra le resistenze R1 e R2 dei due tratti di circuito percorsi dalle correnti i 1 e iz . Indicate con i 1 .2. tre conduttori convergono nello stesso punto.rA. Questa legge altro non è se non una nuova formulazione del principio di conservazione della carica elettrica. si ottiene un nuovo strumento: il valore della corrente da esso misurata. la legge dei nodi permette di scrivere la relazione di intensità iz e i3. collegando in parallelo una resistenza R2 = R 1(y .1 . 4-34) in cui c La corrente di intensità i 1 si sud. la legge di Kirchhoff delle maglie permette di scrivereledueseguentiequazioni: E-R1i1-rAi1-ri1 = OeE-Rziz-rAiz-riz =O. Sottraendo l'una dall'altra le precedenti relazioni. Il risultato ottenuto suggerisce come adattare uno strumento di misura della corrente (amperometro) la cui portata non sia sufficiente per la misura da effettuare. utilizzando la quale è immediato ottenere i = i 1 (l + ~~ ). noto il valore dir.

iz e i3.sati ~li a. siano noti i valori delle resistenze R1. Le correnti incognite sono tre. b) nella maglia BCDE. si ha: e a Utilizziamo poi la legge delle maglie nel caso delle maglie ABEF e BCDE(si osservi a che. se più comodo. è naturalmente possibile utilizzare la maglia ABCDEF): E1 . per semplicità. grazie alla Legge di Ohm. Calcolare i valori delle tpli. i due versi sono invece opposti. intensità di corrente presenti nei vari rami det circuito. .i1R1 . iz e i3 uscenti). la forza elettromotrice Ez (agendo da sola) farebbe circolare la corrente nel verso opposto a quello stabilito a priori. corrispondenti ai tre rami convergenti nel nodo B: dobbiamo dunque scrivere tre relazioni indipendenti che le riguardino. in casi di questo genere. R3 e delle forze elettromotrici E1. 3 le one )gni F E D 'nti. solo il valore della prima (le altre essendo analoghe): 4-8 Misure di corrente. TENSIONE E RESISTENZA 155 una :iale Esempio 4-18 Si consideri il circuito a due maglie rappresentato in figura 4-37. a) nella maglia ABEF. A questo punto il problema è solo di calcolo: si tratta di risolvere il sistema delle tre equazioni. Ne segue che spesso per la misurazione di una di queste si fa ricorso a misurazioni delle altre due. tenendo conto dei versi in figura Cii entrante. il che giustifica il corrispon- dente segno negativo. tensione e resistenza sono fra loro connesse. arla . tensione e resistenza Nei conduttori ohmici. c) nella stessa maglia. le misure di corrente. e quindi la caduta di potenziale in R3 viene addizionata.i3R3 =O -Ez + i3R3. Riportiamo qui. Applichiamo anzitutto la legge dei nodi al punto B. il verso scelto per la corrente in R3 è coerente con quello scelto per la circolazione nella maglia: quindi. Rz. Ez. per la relazione esistente fra le tre grandezze. inoltre. tutta la difficoltà sta nello scrivere correttamente i segni dei vari termini. Si faccia attenzione al fatto che. ) di In ciascuna maglia del circuito è necessario fissare arbitrariamente un verso positivo per la corrente (vedi figura).izRz- per le quali è utile mettere in evidenza alcuni punti. ono A GURA 4-37 cui Circuito a due maglie.)963-5 88-408-0963-5 4-8 MISURE DI CORRENTE. lo stesso va fatto. nel nostro caso). nelle incognite i1. la caduta di potenziale su R3 viene normalmente sottratta. nei rami comuni a più maglie nei quali detti versi risultino discordi (il ramo della resistenza R3.

4-41) . In figura 3-33 è riportata la fotografia di uno strumento del genere che sta misurando la forza elettromotrice di una pila. i secondi nel campo L di intensità di correnti più elevate. devono essere effettuate in condizioni in cui il generatore non eroga corrente. sia di resistenza. Collegamento di un amperometro c) se la portata dello strumento è inferiore all'intensità della corrente da per misurare l'intensità di corrente misurare. Le misure di forza elettromotrice. resistenza. chiamata shunt (esempio 4-16). P! tale motivo la descrizione del principio di funzionamento è rinviata a uno dei capitoli successivi.. la le FIGURA 4-39 fetti prodotti da un campo magnetico sulla corrente che li attraversa: per Un galvanometro.A).156 CAP. Le misure di intensità di corrente si effettuano utilizzando stru- menti denominati galvanometri o amperometri: i primi operano nel campo F delle correnti di debole intensità (dell'ordine del .. Gli strumenti per la misura di differenze di potenziale (voltmetri) si possono costruire a partire da amperometri. dopo avere scelto il tipo di misura che si desidera effettuare ruotando un commutatore. l'esigenza è dettata dalla necessità di ridurre le perturbazioni prodotte dal- l'inserimento di questo strumento nel circuito attraversato dalla corrente FIGURA 4-40 che si intende misurare. ziale ai capi della resistenza R2 . Questi strumenti sono oggi digitali e visualizzano direttamente il valore della grandezza misurata su uno schermo a cristalli liquidi. Il loro funzionamento si basa sugli ef. generalmente trascurabile in prima approssimazione. 4-40). collegando semplicemente i terminali dello strumento a due punti del circuito da esplo- rare. i risultati delle singole misurazioni. Qui ci preme sottolineare alcune caratteristiche importanti dal punto di vista del loro impiego: a) amperometri e galvanometri devono essere utilizzati interrompendo in un punto il circuito e inserendo in serie lo strumento in modo che in R esso circoli la stessa corrente che attraversa il circuito (fig. Poiché molti strumenti del genere sono ormai interfacciabili con calcolatori. con cui si possono effettuare diret- tamente misure sia di corrente. oppure (per misure di elevata precisione) misurando la deflessione di un fascio luminoso indirizzato su uno specchietto mobile (fig. Ciò richiede . 4-39). Dal punto di vista delle proprietà fisiche su cui si basa il loro funziona- mento. 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 ISBt Esistono strumenti denominati multimetri. nel circuito. Il loro funzionamento si basa sull' utilizzo di circuiti elettronici specializzati. b) la resistenza interna ra dei galvanometri e degli amperometri deve es- sere quindi piccola.. sia di tensione. che mostrano il risultato della misurazione mediante un indice mobile davanti a una scala graduata (fig. lo strumento può essere adattato collegandogli in parallelo una nel circuito. sono più interessanti gli strumenti cosiddetti analogici. come è stato precedentemente messo in evidenza. eliminando del tutto ogni intervento "do dell'operatore. Essi a) devono essere collegati in parallelo all'elemento tra i cui estremi si desidera misurare la differenza di potenziale (fig. la cui descrizione esula dalle finalità di questo testo.. è prevedibile per il futuro FIGURA 4-38 una continua espansione del loro mercato. dopo le necessarie introduzioni sulle interazioni fra campi magnetici e correnti. 4-38). collegando in serie una resistenza elettrica di valore elevato (esempio 4-20). grazie alla possibilità di registrare Un amperometro. FIGURA 4-41 b) devono avere elevata resistenza elettrica in modo da rendere minima la Collegamento di un voltmetro per variazione della differenza di potenziale prodotta dal loro inserimento misurare la differenza di poten.

e B (fig. e misurando gli spostamenti del cursore permettono di variare la differenza di potenziale 'etto mobile ai capi di R1 • Quando nell'amperometro non circola corrente. si può confrontare il resistore con cassette di resistenze tarate (fig. V a cavallo della resistenza. . letta sul voltmetro misura la forza elettromotrice Ex. generatore di forza elettromotrice E. iz e . R3 e R4 si ha invece »eratore non (R1 + Rz + R3 + R4)i1 .4-40). a) un generatore la cui forza elettromotrice E0 sia maggiore di quella Ex allegando da misurare.a una scala Eseguito il collegamento dei vari componenti come illustrato in figura 4-42. che viene posizionato in modo che attraverso imazione. Infine per la terza maglia si ha -(R1 + R4)i1 + R1i2 + (R1 + R4 + ra)ia =O. sono alimentati dal =. .(R1 + R4)ia =O. 88-408-0963-5 SBN 88-408-0963-5 4-8 MISURE DI CORRENTE. m erimento PerlamagliaconilgeneratoresihaE + (R1+ Rz)il. la determinazione di R.nel campo La misurazione di L'l V permette tronici che impiegano una corrente di intensità nota immessa fra i terminali A a sugli ef. Rz. utiliizando un sistema · Jmpendo in a ponte (fig.nel campo FIGURA 4-43 Le misure di resistenza possono essere eseguite utilizzando metodi elet- -. 4-44 ). Il valore complessivo è determinato dalla quindi determinato dalla relazione R 4 = R 3 ~~. Liz:zati. 4-43) mentre simultaneamente viene misurata la differenza di po- lore i dell'intensità di corrente che versa: per percorre il circuito.. la tensione liz:zando stru. Se occorre raggiungere un buon livello di precisione. R 1 e R 2 sono due resistenze variabili .i desidera ia le intensità di corrente nelle 3 maglie. con gli ovvi vantaggi derivanti da un'elevata frequenza di acquisizione :!nltteristiche dei dati senza alcun intervento di operatori. 4-45): i rami del ponte (di Wheatstone). :ridi.Il valore di R4 può essere Resistenze calibrate. può essere trasferito a un calcola- -~razioni fra tore. mento del funziona- . indipendentemente a corrente FIGURA 4-44 dai valori di E e delle due resistenze rE e ra.R1ia =O. determinato mediante i ata a uno la legge di Ohm come rapporto fra . tenziale t:. mostrando che tale corrente si annulla se -minima la R4R2 = R1R3. --~ messo in Per la maglia formata dalle quattro resistenze R1. Determinare successivamente il valore di ia. noto il va. in cui R 3 è una resistenza corrente da posizione dei connettori mobili allelo una (Museo del Dipartimento di Fisica calibrata.deve es- facenti parte di un reostato.(R1 + R2)i2.6 V e i . b) un reostato. Indicate con i 1. Il valore di R.intervento dorf). 1 possono ~az a elettrica Esempio 4-19 Il ponte di Wheatstone (fig. Si dimostra (esempio 4-19) che ::rodotte dal- in questa situazione sussiste la relazione R 4 R 2 = R 1 R 3 . 4-45) permette di misurare la resistenza R4 esprimendo il suo valore attraverso quello delle altre resistenze del ponte. il galvanometro G non circoli corrente.(R1+ Rz + rt:)iz.e mostrano . -o da esplo. costituiti il primo dalle do che in resistenze R 1 e R 2 . la cui SJUmenti del FIGURA 4-42 ~ ~r il fu turo Schema di circuito per la misura ella forza elettromotrice Ex di un registrare eneratore (metodo di Poggen- . TENSIONE E RESISTENZA 157 _nuare diret. con i versi indicati in figura 4-46. mentre il rapporto ~ viene determinato dalle caratteristiche del dell'Università di Bologna). il secondo dalle resistenze R 3 e R 4 . reo stato. scrivere le relative equazioni derivanti dall'applicazione della legge delle maglie di Kirchhoff. Il loro c) un voltmetro e un amperometro. cioè una resistenza R lungo la quale scorre un cursore che ruotando un permette di suddividerla con continuità in due parti R 1 e R 2 tali che ettamente R1 + R2 = R.

'lz ' ' + FIGURA 4-45 FIGURA 4-46 Ponte di Wheatstone: schema-del collega. si trovano lontani. Si pone quindi il problema del trasporto. + R4 + ro)io =O Indicato con D il determinante dei coefficienti delle correnti.(RI (R. Si osservi che il risultato è indipendente dai valori di E e di io. Ponte di Wheatstone: versi prefissati per le mento dei componenti. + R4)io =O -(R. circoli fra i Un voltmetro ottenuto collegando due estremi una corrente avente intensità l mA.RzR4) che si annulla per R 1 R3 = R2R4 . il valore di io è dato da io = t:(RI Ry. della potenza che viene trasferita. per essere distribuita agli utenti che. Utilizzando la legge di Ohm (4-8) e un resistere di opportuno valore in trascurando la resistenza interna dell' amperometro. la potenza è espressa come prodotto della differenza di FIGURA 4-48 Schema di una rete di distribu. Essa viene ottenuta nelle centrali per trasformazione da altre forme (idroelettrica. potenziale per l' intensità della corrente: W = i~ V. 4-47) una differenza di potenziale di lO V. di cui trascuriamo la resistenza interna.(R.). 4-48) con un generatore. Quindi. Come mostrato dalla (4-16). serie a un amperometro. che eroga corrente su due resistenze collegate in serie: r1. che può misurare una corrente massima di l mA e la cui resistenza interna può essere considerata trascurabile. correnti nelle tre maglie. è la facilità di trasportarla A a distanza. Che cosa occorre fare? Occorre collegare in serie allo strumento una resistenza elettrica calcolata in modo che. che ne ha determinato la penetrazione nel mercato energetico. in generale. si ottiene R = 104 r2 . resistenza dell'insieme di utenti. fissato il valore zione dell'energia elettrica. si può trasportare l'energia operando in . CAP 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 ISBN 88-408-0963-5 l l .di2 + R1io =E . termica. 4-9 Trasporto a distanza dell'energia elettrica Una delle più importanti caratteristiche dell'energia elettrica. + R4)i1 + R1i2 + (R. resistenza della linea elettrica. e ru. che può essere schematizzato (fig. ecc. + R2)i2. in un voltmetro che possa misurare una tensione massima di 10 V. FIGURA 4-47 se si applica fra P 1e P2 (fig. Le tre equazioni ottenute costituiscono il sistema lineare + R2)i1 + (RI + R2 + r. + R2 + R3 + R4)i1 . Esempio 4-20 Si vuole trasformare un amperometro.(R.

come dimostra anche il fatto che in Italia si registra mediamente una morte al giorno per folgorazione. Il fatto che la tensione elettrica utilizzata nelle utenze domestiche abbia un valore relativamente basso (220 volt alternati) non deve far dimenticare la sua pericolosità.sa. per le quali si può considerare che le variazioni nel tempo delle correnti si facciano sentire quasi immediatamente . V oppure con elevati valori di i... ~ .' l'ottimizzazione del processo di trasporto. presso l' utente. La necessità di trasformare la tensione da valori elevati a bassi valori e viceversa è il motivo per cui si utilizzano nelle reti elettriche tensioni / variabili (alternate) e non continue.trascuriamo la (fig. In condizioni non stazionarie il campo elettrico non gode di tale proprietà e quindi a rigore non si potrebbe applicare tale relazione. in Consideriamo dapprima il processo di carica . avendo indicato con !3.__ il risultato è bambini. V in funzione della carica presente sulle armature e della capacità del operando in scaricare un condensatore..-. come i .~t:. invece. utenti. Malgrado -... ISBN 88-408-0963-5 iSBN 88-408-0963-5 4-10 FENOMENI NON STAZIONARI 159 due modi estremi.W'-. :il ·sato il valore Schema di circuito per caricare e !3. condensatore (!3. avendo premura che tutti gli elettrodomestici siano collegati a terra e che le prese di corrente siano di sicurezza. capacità C collegati in serie. con elevati valori di !3. che riducono la resistenza del corpo umano. Tuttavia. che ne ha in ogni punto del circuito.. V = O. in modo che. circoli fra i Si è detto che la legge di Kirchhoff delle maglie traduce in altra forma la ~ :!i Ohm (4-8) e ~2 .. in modo che si possa assegnare all'intensità di ' di trasportarla corrente nei vari punti del circuito un valore comune i (anche se variabile .!3.l'equazione .prefissati per le i fautori delle opposte scelte.zione da altre con t). le linee elettriche che trasportano energia sono ad alta tensione. V = ~). è opportuno trasferire l' energia elettrica con tensioni elevate e bassa intensità di corrente. infatti.. come ad esempio nei processi di carica e scarica lenta dei condensatori. V 1 a differenza di la differenza di potenziale fra le armature del condensatore. Esprimendo FIGURA 4-49 .:3. Ma occorre -e di i a è dato da anche preoccuparsi dei rischi che può correre chi niente sa di correnti.. Come F alla maglia permette di scrivere E-Ri.T trasporto. in molti casi. a un sistema formato da una resistenza R e un condensatore di ~ te in serie: rt.utenti che. in cui un generatore di forza . 4-49). Per tale motivo. portando il commutatore nella posizione A . si ha a che fare con situazioni quasi stazionarie. Infine occorre evitare il «fai .e. questa deve essere convertita in bassa tensione per motivi di sicurezza. Chiuso il contatto.e l'intensità della corrente come i = %.. La decisione di scegliere la tensione alternata non fu presa in tempi rapidi: ancora nel 1892 era in corso il dibattito fra . più del 10% della potenza viene dissipato sulla rete elettrica. L' impianto dell'abitazione deve essere dotato di «differenziale» («salvavita» ). un apparato che interviene staccando la tensione in caso di anomalia. \ . 4-10 Fenomeni non stazionari V. Una corrente di intensità superiore a 17 mA che attraversi una persona può essere mortale: prudenza impone di non avvicinarsi mai a parti di un impianto insicuro con mani o piedi bagnati. Poiché conviene rendere massimo il rapporto fra la potenza distribuita agli utenti e quella inviata dalla centrale.ima di l mA da te»: le modifiche all'impianto di casa sono vietate dalla legge se non ~tro che possa effettuate da personale tecnico qualificato professionalmente. la legge di Kirchhoff applicata . occorre rendere minima la parte che viene trasformata in energia termica per effetto Joule sulla linea: dato che questa dipende dal quadrato dell'intensità di corrente. proprietà del campo elettrostatico di essere conservativo.. la trasformazione di una tensione . che elettromotrice E viene collegato.--- continua da un valore all ' altro comporta perdite non trascurabili. In tali casi si può applicare la legge di Kirchhoff delle maglie.

: Per scaricare il condensatore attraverso la resistenza R (escludendo il di un circu ito - O r 2r 3r generatore).--- ' CE -.Rc)... tende asintoticamente a zero con la costante di tempo R C FIGURA ~ del circuito (fig. integrata fra O e · t per il tempo. 4- scarica del condensatore. RC . si ha: FIGURA 4-50 Valore assoluto della carica q {q dq t dt sulle armature del condensatore in funzione del tempo. (4-26) dt R L'intensità della corrente. durante l'o- perazione di scarica. 49) per un tempo T » RC. e fra O e q per la carica O r 2r 3r presente sulle armature. in funzione del tempo.-:--. Impulso di t di ampiezza . 4-50). nel processo lo CE-q= lo RC ===} di carica.160 CAP 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-. Il risultato ottenuto mostra che all'istante iniziale la carica è nulla. serie.q= CEe Re . che all'istante iniziale (quello di chiusura del circuito) vale ~. CE-q t _ _L ===} ln CE = . dt c La separazione delle variabili porta a ~ = ..-:----.-:---.-. si può spostare il commutatore nella posizione B (fig.= -e. 4-49). 4-51). dq q E-R---=0. del tempo.~ che. nel processo di carica.q RC Effettuando l'integrazione fra O e t per il tempo.-!.!l_= O. Intensità della corrente in funzione del tempo durante il processo di Facendo restare il commutatore in ciascuna posizione A o B (fig. mentre asintoticamente essa tende al valore CE (fig. prima di farlo passare nell'altra. derivando rispetto al tempo: dq E r i(t) = dt =-R e.RC ===}CE. La rapidità con cui la r funzione tende al valore asintotico dipende dal prodotto r = R C. 4-52): L'intensità della corrente può essere ottenuta dall'ultima equazione. -E/R in cui il segno negativo sta a indicare che il verso della corrente di scarica FIGURA 4-53 è opposto a quello assunto come positivo fin dall' inizio (fig..Re . EIR Risolvendo infine rispetto alla variabile q si ottiene la dipendenza temporale della carica sulle armature: l q(t) = CE(l-e .-. IJenJ:!ette di arrivare rapidamente alla soluzione (fig. si misura in secondi ed è denominato costante Intensità della corrente in funzione di tempo del circuito... L'intensità della corrente con cui il condensatore viene caricato si può ll VR: q ottenere derivando rispetto al tempo la funzione q (t) E----. 4-53). che ha FIGURA 4-51 le dimensioni di un tempo. e seg l'equazione differenziale corrispondente si può ottenere dalla (4-25) ponendo da esso gene: FIGURA 4-52 Valore assoluto della carica q E =0: sulle armature del condensatore -Rdq. (4-25) dt c L'equazione può essere integrata previa separazione delle variabili: dq dt CE.-~---.­ dq E 1 ' i (t)= . e fra C E e q per la cari ci'. si applica .~--.:: S3' 88-408-0963-é q precedente diventa ' ' ' CE -.~ .

Nel processo di scarica del condensatore. VR è ottenuto dalle espressioni di a i (t) relative alla carica e alla scarica del condensatore mediante la relazione b.Vp ai capi della resistenza e del condensatore. t e Esempio 4-22 Mostrare che i processi di carica e scarica di un condensatore possono essere trattati come stazionari. VR = Vn . e segnali t. In tale intervallo tem- porale la variazione del campo elettrico. verificando che l'energia immagazzinata nel condensatore carico si trasforma in calore nella resistenza.Re dt : FIGURA 4-54 Impulso di tensione rettangolare oo E2 _. e a Il lavoro eseguito dal generatore in un tempo dt è 8L = Edq = Eidt che. Se ne può dedurre che altrettanta energia è stata dissipata in calore nella resistenza. Ve e b. V101 = Vn . VR = Ri (t).Vc(t) e t. b. assume istante per istante lo stesso valore. J 10 R 2 0 RC 2 di un circuito formato da R e C in l' ' serie. utilizzando 2 l a l'espressione (4-26). calcolare l'energia spesa dal generatore per caricare -il condensatore con una differenza di potenziale pari alla forza elettromotrice E del e generatore. Ve e b. .Re dt. =.-. ( 2t ) CE2 di ampiezza E appl icato ai capi L = -e RC dt = .. Ve è ottenuto dalle espressioni di q (t) relative alla carica e alla scarica del condensatore mediante la relazione b. analogamente b. i tre segnali. Considerare successivamente il processo di scarica del condensatore sulla resistenza R. ha raggiunto una distanza di 30 000 cm dal circuito.·5 S3N 88-408-0963-5 4-10 FENOMENI NON STAZIONARI 161 un impulso rettangolare di altezza [ e durata T al circuito formato da R e C.VR(t) da esso generati . Si osservi dai grafici temporali dei tre segnali che b. Calcolare l'energia effettivamente spesa per caricare il condensatore e quella trasformata in calore nella resistenza. b.Vp. VR. la cui somma dà il segnale complessivo b. Assumere che il circuito abbia le dimensioni di l cm nonché i valori R = 1000 Q e C = 1000 pF per il resistore e la capacità del condensatore. l'energia in esso immagazzinata 2 ) si càCE trasforma in energia termica nel resistore. In figura 4-54 sono riportati.VE e ) b. dall'alto verso il basso. come si può anche verificare direttamente integrando 2 21 :l il lavoro elementare del campo elettrostatico 8L = Ri 2 dt = I'R e . Ad esso corrispondono due segnali di tensione b. si può scrivere 8L = ~e. Il lavoro complessivo si calcola e integrando sul tempo da O a oo: Esso è il doppio dell ' energia càCE 2 ) necessaria per caricare il condensatore con una differenza di potenziale pari a E .6 s. Tutto il cir- cuito viene quindi interessato in un tempo dell ' ordine di 1/30000 della costante di a tempo. 4-49. La costante di tempo del circuito risulta T = RC = w. VR rappresentano rispettivamente l'integrale e la derivata del segnale applicato al sistema. Esempio 4-21 Considerato il circuito di fig . poiché l'intensità della· corrente di scarica coincide con quella di carica (a parte il segno). Ve = q g). pur variando nel tempo. che si propaga con la velocità della luce (c~ 3 · l 0 10 cmjs) .lé. CE21oo _. e RC d . b. Ve = VE. l'energia dissipata sulla resistenza per effetto J oule è la stessa nei due processi. In tutte le posizioni del circuito. l'intensità di corrente. V101 . Infatti.lé.

Nel primo caso. 4-55). nel1833. reazione con l'elettrodo. Infatti. dipendendo dalla specie chimica: deposizione sull'elettrodo. se il solvente è acqua) (fig. FIGURA 4-55 Ioni del soluto. gli ioni negativi (cedendo elettroni al metallo) e quelli positivi (ricevendo elettroni) si neutralizzano. sotto l'azione di un campo elettrico esterno. La prima Legge di Faraday asserisce che: FIGURA 4-56 l Le masse accumulate agli elettrodi sono proporzionali alla carica che ' ha attraversato il voltametro. essendosi dissolto il reticolo cristallino. trasformandosi in atomi o molecole neutre. Le cariche mobili sono quindi ioni circondati dalle molecole del solvente: sotto l'azione di un campo gli ioni positivi si muovono nel verso del campo. ~~-~----~ 162 CAP 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 ISBN l COMPLEMENTI o 4-11 Conduzione nei liquidi I primi studi sistematici sul passaggio delle correnti nei liquidi risalgono a Michael Faraday che. eseguendo una serie di esperimenti con voltametri (recipienti con- + tenenti una soluzione e due elettrodi metallici in essa immersi: fig. + FIGURA 4-57 Tre voltametri collegati in serie. 4-56 connessi in serie (fig. liberazione come gas. Un volt~etfo: il campo E pro- dotto dalla differenza di potenziale fra gli elettrodi provoca la migra- zione degli ioni. di tali composti. Il caso più semplice da analizzare è quello in cui si accumula un deposito sull'elettrodo. un'elevata costante dielettrica riduce l'attrazione coulombiana fra gli ioni rendendo possibile il processo di ionizzazione. quelli negativi in verso opposto. 4-57). altri solventi che godono della stessa proprietà sono il metanolo (cr ~ 33) e l'ammoniaca. gli ioni sono liberi di muoversi all'interno della massa fusa. gettò le basi per la successiva comprensione dei processi che si verificano nel caso di composti ionici fusi o soluzioni . circondati dalle molecole polari del solvente. dando origine a un processo detto solvatazione (idratazione. Raggiunti i rispettivi elettrodi. è necessario che il solvente sia un liquido con una costante dielettrica relativa piuttosto elevata. Faraday. Nel caso delle soluzioni. cioè di rottura della molecola. I processi successivi possono essere diversi. come l'acqua (cr ~ 80). reazione con i componenti della soluzione. Gli ioni cqsì liberati vengono circondati dalle molecole del solvente i cui dipoli si orientano attorno ad essi.F . . arrivò alla formulazione delle leggi che regolano i fenomeni di elettrolisi.

54). Se si applica una differenza di potenziale fra una coppia di elettrodi posti nel gas contenuto in un ' ampolla. Esempio 4-23 In un voltametro il cui elettrolita è una soluzione di solfato di rame in acqua. il campo elettrostatico prodotto pro- l voca un moto di insieme sia degli elettroni sia degli ioni positivi ini- zialmente presenti. Poiché gli ioni eu++ in soluzione sono bivalenti (dopEiamente carichi). oltre che di elettroni. del peso equivalente di qualsiasi specie chimica richiede sempre il passaggio attraverso il voltametro della stessa carica complessiva. ioni positivi e ioni negativi. Negli esperimenti con i gas si può accrescere la frazione di ioni inizialmente presenti utilizzando raggi X o isotopi radioattivi.54/2 = f = 31. Calcolare la massa che si deposita sull'elettrodo di rame se nel voltametro circola una corrente costante di 2 A per un'ora (peso atomico del rame 63 .2 dà la frazione di pesi equivalenti che o f si libera sull' elettrodo. 4-12 Conduzione nei gas Anche nei gas. Di conseguenza. il peso equivalente è p = 63 . nei gas esistono tre tipi di portatori di carica: elettroni. La massa di Cu risulta quindi p= 2. 88-408-0963-5 4-12 CONDUZIONE NE/ GAS 163 Definito ·il peso equivalente di un elemento chimico come rapporto fra il suo peso atomico e la valenza. culminati con quello di Robert Millikan. Ciò è dovuto al fatto che tali fenomeni dipendono da numerosi effetti fisici che ci limitiamo ad elencare: a) Atomi neutri del gas possono catturare elettroni trasformandosi in ioni negativi. gli ioni avendo massa migliaia di volte maggiore di quella degli elettroni. la dis- sociazione ionica dà luogo alla formazione di ioni eu++ .77 Il rapporto = 9~24~5 = 7.37 g. Tale carica prende il nome di faraday ed è pari a e N A = 96 485 coulomb (prodotto della carica dell' elettrone per il numero di Avogadro). stimolando una serie di esperimenti successivi. La presenza di tali ) portatori di carica è. con efficienza di cattura che dipende dalla natura del gas (per esempio. la seconda Legge di Faraday asserisce che Il deposito sul!' elettrodo. L'interpretazione dei risultati sperimentali di Faraday portò a supporre che le cariche scambiate siano multiple di una carica elementare (quella del- l'elettrone). i fenomeni di conduzione sono dovuti al moto di ioni positivi e negativi. l' ossigeno ha una notevole tendenza a formare ioni negativi). o il passaggio dal!' elettrodo alla soluzione. I fenomeni che si verificano non sono riconducibili a un numero limitato di comportamenti e non si prestano a descrizioni che siano nel contempo semplici e di validità generale. dovuta alla radioattività ambientale e ai raggi cosmici ) (particelle cariche provenienti dalla galassia). . La carica che attraversa il voltametro è q = it = 7200 C. 46 ' w. come nei liquidi.

il campo elettrostatico prodotto pro- voca un moto di insieme sia degli elettroni sia degli ioni positivi ini- zialmente presenti. 37 g.54/2 = = 31.77. Calcolare la massa che si deposita sull'elettrodo di rame se nel voltametro circola una corrente costante di 2 A per un'ora (peso atomico del rame 63. la seconda Legge di Faraday asserisce che Il deposito sull'elettrodo. La presenza di tali portatori di carica è dovuta alla radioattività ambientale e ai raggi cosmici (particelle cariche provenienti dalla galassia)_ Negli esperimenti con i gas si può accrescere la frazione di ioni inizialmente presenti utilizzando raggi X o isotopi radioattivi. con efficienza di cattura che dipende dalla natura del gas (per esempio. I fenomeni che si verificano non sono riconducibili a un numero limitato di comportamenti e non si prestano a descrizioni chè siano nel contempo semplici e di validità generale_ Ciò è dovuto al fatto che tali fenomeni dipendono da numerosi effetti fisici che ci limitiamo ad elencare: a) Atomi neutri del gas possono catturare elettroni trasformandosi in ioni negativi.ISBN 88-408-0963-5 4-12 CONDUZIONE NE/ GAS 163 Definito il peso equivalente di un elemento chimico come rapporto fra il suo peso atomico e la valenza. ioni positivi e ioni negativi. stimolando una serie di esperimenti successivi. . i fenomeni di conduzione sono dovuti al moto di ioni positivi e negativi.54). 46 · 10. il peso equivalente è p = 63. Di conseguenza. del peso equivalente di qualsiasi specie chimica richiede sempre il passaggio attraverso il voltametro della stessa carica complessiva. gli ioni avendo massa migliaia di volte maggiore di quella degli elettroni. o il passaggio dall'elettrodo alla soluzione. Poiché gli ioni eu++ in soluzione sono bivalenti (do~piamente carichi). 4-12 Conduzione nei gas Anche nei gas. come nei liquidi. Esempio 4-23 In un voltametro il cui elettrolita è una soluzione di solfato di rame in acqua. L'interpretazione dei risultati sperimentali di Faraday portò a supporre che le cariche scambiate siano multiple di una carica elementare (quella del- l'elettrone). l'ossigeno ha una notevole tendenza a formare ioni negativi). oltre che di elettroni. La carica che attraversa il voltametro è q = i t = 7200 C. la dis- sociazione ionica dà luogo alla formazione di ioni eu++ . Il rapporto !J. culminati con qùello di Robert Millikan. La massa di Cu risulta quindi p = 2.2 dà la frazione di pesi equivalenti che !f si libera sull' elettrodo. nei gas esistono tre tipi di portatori di carica: elettroni. = 9 l2~s = 7. Tale carica prende il nome di faraday ed è pari a e N A = 96 485 coulomb (prodotto deUa carica dell'elettrone per il numero di Avogadro). Se si applica una differenza di potenziale fra una coppia di elettrodi posti nel gas contenuto in un'ampolla.

la differenza di potenziale fra il primo e l'ultimo è la stessa che si avrebbe se i due fossero direttamente collegati. gli elettroni fra due urti succes- sivi possono acquistare energia sufficiente a ionizzare gli atomi del gas. con una scarica a bagliore che si estende partendo dall'anodo fin quasi verso il catodo. possono estrarre da esso elettroni. In tale situazione il coefficiente di moltiplicazione per urto degli elettroni ha un valore talmente elevato che il loro numero cresce con legge esponenziale via via che essi avanzano nel gas. può produrre l' emissione di ulteriori elettroni. e) Gli ioni positivi. f) Tutti questi meccanismi dipendono dal gas e dalla sua pressione. un fenomeno importante si veri- fica a bassa pressione (dell'ordine del millesimo di atmosfera). noti come effetto Seebeck.5 MV/m. Quando questo rapporto supera una certa soglia. Un processo analogo . Dal punto di vista delle applicazioni. il cui valore dipende dal gas. Per semplificare la discussione. migrando verso il catodo. Se si costruisce una catena di metalli diversi. per elettrodi sufficientemente distanti. ritorniamo al caso di due fili costituiti da metalli diversi: collegando insieme gli estremi liberi dei due fili non circola .164 CAP 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 S BI b) La percentuale degli ioni presenti non resta costante perché una certa frazione di essi. fino a produrre una colonna ionizzata lungo la quale si propaga la scintilla. nel gas scocca una scintilla. nelle interazioni fra ioni di segno opposto. urtando contro il catodo. trattenuti da una barriera di potenziale o potenziale di estrazione.porta alla formazione di atomi o molecole neutre. Per l' aria a pressione atmosferica. d) La radiazione emessa nella diseccitazione degli atomi eccitati per urto dagli elettroni. Tubi di questo tipo vengono usati per l'illuminazione di ambienti: il rapporto fra l'energia luminosa emessa e quella elettrica utilizzata è molto maggiore di quello delle lampade a incande- scenza. ef- fetto Peltier ed effetto Thomson. 4-13 Effetti termoelettrici Tratteremo in questo paragrafo tre effetti. c) Se il campo è sufficientemente elevato. dà luogo alla formazione di molecole. Ciò malgrado. il cui valore varia da un metallo all'altro. che riguardano potenziali di contatto e forze elettromotrici di origine termica. Come è stato discusso in un pre- cedente paragrafo.la cattura di elettroni da parte di ioni positivi . possono dar luogo a una carica spaziale positiva che altera le caratteristiche del campo e con- temporaneamente. estraendo da essi altri elettroni. con l'esclusione di tutti quelli intermedi. nelle quali una parte significativa dell ' energia elettrica è trasformata in calore. gli elettroni restano confinati nei metalli. questo valore di ·soglia corrisponde a un campo di 1. esiste una legge (Legge di Paschen) secondo cui il parametro importante dal quale dipendono le caratteristiche del fenomeno di conduzione è il rapporto E/p fra l ' intensità del campo e la pressione del gas . investendo il catodo (elettrodo negativo). Collegando insieme due metalli differenti. si ha un trasferimento di elettroni dal metallo il cui potenziale di estrazione è minore all'altro: il processo continua finché nasce una differenza di potenziale che si oppone al travaso di elettroni.

essendo il suo ordine di grandezza un centesimo dell' effetto Seebeck. L'effetto Peltier viene utilizzato nel raffreddamento di sensori luminosi. Una delle due giunzioni deve essere mantenuta a una temperatura costante di riferimento. L'effetto Thomson consiste nel fatto che un gradiente termico lungo un conduttore dà origine a un gradiente di potenziale. nell 'altro è negativo e la giunzione si riscalda. L'effetto' Thomson si aggiunge all'effetto Seebeck nel caso di una termocoppia: tuttavia. L'effetto Seebeck viene utilizzato per la costruzione di termocoppie che. 4-58). produce il riscaldamento di una giunzione e il raffreddamento dell'altra. permettono di misurare la temperatura su intervalli di alcune centinaia di gradi. Nel 1821. perché le differenze di potenziale nelle due giunzioni sono uguali e opposte. dovuta all'effetto Joule. il quale analizzò un fenomeno in qualche modo inverso: un generatore di tensione inserito in un circuito chiuso formato da due metalli diversi connessi con due giunzioni dà origine a una corrente che. Il diverso comportamento termico delle due giunzioni dipende dal fatto che esse sono attraversate dalle cariche in senso opposto l'una rispetto all'altra (fig. il frigorifero Peltier non è di fatto utilizzabile: la potenza termica. Thomas Seebeck osservò che. Quando l'energia termica che dovrebbe essere sottratta al volume da raffreddare raggiunge valori elevati. il cui valore (a parità di gradiente termico) varia da un metallo all'altro. Nelle misure di precisione si può procedere a una taratura della termocoppia mediante termometri di precisione. può essere generalmente trascurato.ISBN 88-408·0963-5 4-13 EFFETTI TERMOELETTRIC/ 165 corrente. per esempio immergendola in una miscela di acqua e ghiaccio. è dell'ordine di w-6 V/K. Tale differenza di potenziale. FIGURA 4-58 Effetto Peltier: la giunzione A fra i due metalli si raffredda e la giun- zione B si riscalda se la corrente circola nel verso indicato. oltre a scaldare per effetto Joule i due conduttori. In un caso il lavoro fatto sulle cariche in corrispondenza alla differenza di potenziale di contatto è positiva e la giunzione si raffredda. immessa nel circuito dal generatore raggiungerebbe valori così elevati da riscaldare anziché raffreddare il volume di interesse. che dipende anche dalla coppia di metalli. Gli studi di Seebeck furono ampliati da Jean Peltier. in modo da tener conto di entrambi gli effetti. . il circuito è percorso da una corrente: ciò è dovuto al fatto che la differenza di potenziale tra i metalli nella giunzione dipende dalla temperatura. se le due giunzioni sono mantenute a temperature differenti. come avverrebbe ad esempio in un impianto di condizionamento per autovetture. nei casi in cui risulta importante ridurre al minimo l'emissione termoio- nica. previa opportuna taratura.

del metano. Si è passati così alla loro utilizzazione nell'industria petrolifera. la limitazione delle fonti non rinnovabili che vanno verso l'esaurimento. avendo 5 elettroni nel guscio esterno. così detto per la presenza di cariche libere . Già alla fine del XIX secolo si osservò che alcuni materiali solidi (il selenio. un semiconduttore. Inizialmente queste celle hanno trovato applicazioni solo in casi par- ticolari. e trasforma il silicio puro in silicio drogato di tipo N. in grado di alimentare dispositivi elettrici di uso quotidiano. le celle fotovoltaiche sono diventate anche un importante elemento architettonico (Figure 4-59). fu realizzata la prima cella al silicio. Il silicio puro. Il legame del quinto elettrone con il nucleo può essere facilmente rotto. come ad esempio i pannelli impiegati per scaldare l'acqua. FIGURA 4-59 Esempi di applicazioni di celle fo- tovoltaiche nei tetti e nelle facciate - (opportunamente orientate) di abi- tazioni. come a bordo dei satelliti artificiali o in località isolate. del carbone) hanno ampliato considerevolmente lo sviluppo dei sistemi ~i conversione dell'energia solare in elettrica. però. 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 APPROFONDIMENTI 4-14 Celle fotovoltaiche Le celle fotovoltaiche hanno l'interessante caratteristica di convertire diretta- mente l'energia solare in energia elettrica. si comporta come un isolante. mentre il terzo è parzialmente occupato da 4 elettroni (a fronte della· sua capienza di 8). Rispetto ad altri tipi di convertitori di energia solare. nel sostituire gli atomi di silicio presenti nel reticolo mettono 4 dei loro elettroni in comune con i vicini. a sua volta. I problemi energetici mondiali. gli atomi di silicio si legano reciprocamente. L'elemento di base per la costruzione di celle fotovoltaiche è il silicio. ampiamente nelle telecomunicazioni e negli usi domestici (so- prattutto nei Paesi in via di sviluppo). Gradatamente. cìascuno scambiando i propri elettroni con 4 degli atomi vicini. in modo che l' elettrone possa muoversi liberamente lasciando nella po~izione che prima occupava una lacuna (che può. L' aggiunta di fosforo rende quindi liberi un certo numero di elettroni. la necessità di ridurre l'inquinamento ambientale prodotto dai processi di combustione (del petro- lio. per esempio cedendo energia al sistema. Solo a metà del '900. Se il silicio viene drogato aggiungendo fosforo. in quella navale e in quella ferroviaria. presentano quindi l'importante vantaggio. che l'energia elettrica può essere facilmente trasportata e convertita in ogni altra forma energetica. essere riempita da un altro elettrone vagante nel cristallo). cioè in situazioni nelle quali il costo di produzione del kWh di origine solare è facilmente giustificabile. In un cristallo. le sue caratteristiche cambiano: gli atomi di fosforo. L'atomo di silicio ha 14 elettroni che riempiono i due gusci più interni.166 CAP. non avendo elettroni liberi che possano trasportare carica. in quel caso) si prestano a questo particolare uso.

l eV non possono In una cella fotovoltaica. Se esiste un collegamento esterno alla cella. riducendo però in tal sando la resistenza R. Il processo equivale allo spostamento della lacuna nella posizione prima occupata dall'elettrone: in pratica. 4-15 Celle a combustibile Il principio di funzionamento delle celle a combustibile ifuel cells. elettrone e lacuna si muovono nel campo elettromotore. L'efficienza delle celle fotovoltaiche. Il fenomeno è spiegato mediante due reazioni di ossido-riduzione che si verificano al catodo e all'anodo: al catodo la reazione è con liberazione dell' idrogeno. che provoca un trasferimento parziale di elettroni dalla regione N a quella P. il processo . L'esistenza del campo elettromotore all' interfaccia fra le regioni P e N è essenziale per il funzionamento della FIGURA 4-60 cella. finché il campo elettrostatico che ne risulta non arresta il processo (fig. Infatti la mancanza di un elettrone nel guscio esterno equivale alla presenza di una buca o lacuna. che ha 3 elettroni nel guscio esterno. modo la frazione dei fotoni assorbiti. egli ottenne idrogeno e ossigeno. · La costruzione della cella richiede la realizzazione di un sistema in cui due regioni di silicio di tipo N e di silicio di tipo P si trovino a contatto: la presenza delle cariche libere dà origine a un campo elettromotore Em diretto dalla regione P alla regione N. . piccolo per minimizzare le perdite per effetto J oule. FIGURA 4-61 !imitandoci a sottolineare che i fotoni di energia inferiore a l. interagendo col Campo elettromotore alla giun- zione fra un silicio di tipo P e un cristallo nella zona della giunzione P-N. attraver. la seconda verso la regione N. per esempio per mezzo di una resistenza elettrica (fig. gli elettroni liberati dai fotoni si porteranno nella regione di tipo N attraverso questo percorso. il primo dirigendosi verso la regione P. un elettrone nella banda di conduzione e creando la corrispondente lacuna. raccogliendoli in due apposite campane capovolte sugli elettrodi. si comporta come un sistema avente cariche libere di segno positivo. 4-60). con liberazione dell' ossigeno. 4-61). dando origine a una corrente: il prodotto dell'intensità di corrente per la differenza di potenziale ai capi della cella è la potenza erogata. Infatti.ISBN 88-408-0963-5 4-15 CELLE A COMBUSTIBILE 167 negative. La carica totale resta comunque nulla perché per ogni elettrone libero esiste un protone del nucleo di fosforo cui esso apparteneva. le lacune possono essere trattate come cariche positive mobili. Non staremo qui a discutere nei dettagli i motivi di questa bassa efficienza. Se si usa come drogante il boro. cede la propria energia trasferendo silicio di tipo N. In pratica. il silicio drogato (detto di tipo P). che può essere riempita da un elettrone liberatosi precedentemente. all'anodo si ha 2Hz0---+ 0 2 + 4H+ + 4e. gli elettroni. quando un fotone della radiazione solare. che quelli di energia più elevata possono convertirne solo della radiazione solare tornano una parte. gli elet- troni liberati dall'assorbimento liberare elettroni. come si può immediatamente veri- ficare sommando termine a termine le due precedenti equazioni. immersi in una soluzione acquosa di acido solforico. pur essendo complessivamente neutro. cioè il rapporto fra l'energia d'uscita e quella solare incidente è purtroppo non molto elevato: inferiore al 15%. in inglese) fu descritto originalmente nel 1839 da Groove: utilizzando ' un voltametro con elettrodi di platino. e che lo spessore di cella utile (fra le regioni P e N) deve essere nella regione di tipo N.

metano e ossido di carbonio.. che si lascia attraversare da protoni ma non dagli elettroni. per la mancanza di una rete di distribuzione dell'idrogeno. il cui acronimo. occorre evitare di incorrere nell'errore di ritenere che il combustibile sia gratuito. tutte basate sull'utilizzazione SII di un elettrolita solido. Altri tipi di celle a combustibile.7 volt. in modo da ottenere acqua partendo da idrogeno e ossigeno. richiedendo energia. coperto da polvere di platino (per aumentarne la superficie). come metanolo. PEMFC (Proton Exchange Membrane Fuel Cell). Un sistema del genere prende il nome di FIGURA 4-62 cella a combustibile. costituito da idrogeno e ossigeno. che nel caso della cella PEMFC è una membrana spessa dai 12 ai 20 [Lm. non produce gas di scarico inquinanti. causa la mancanza di sistemi sicuri per il trasporto dell 'idrogeno a bordo di autoveicoli. perché la cella voltaica è alimentata dal combustibile Cella di Groove. Groove si rese conto che il processo poteva essere invertito. insieme PEMFC a ioni H + che hanno traversato la membrana. e contestualmente una corrente nel circuito esterno. Nella cella entrano idrogeno e ossigeno (o aria) da due differenti condotti: R T.sulla superficie TE dell'elettrodo. contribuisce comunque all' inquinamento dell'ambiente.168 CAP 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 lSE che si verifica è Il processo richiede un generatore di forza elettromotrice (fig. quali anidride carbonica e ossidi di azoto e di zolfo. ricevendo i necessari elettroni dal circuito esterno. possono ottenere collegando in serie fra loro più elementi di questo tipo. te Come in tutte le celle a combustibile (questo è il fatto essenziale). trasportano ioni diversi da H + (OH. attualmente tale _ sistema appare il più promettente per l'impiego su veicoli. che funzionano con elettroliti differenti dalla membrana della cella PEMFC. perché la produzione dell' idrogeno. E~ Esistono oggi diverse soluzioni possibili.--' o--) e utilizzano anche combustibili diversi. sia di tipo logistico. Tuttavia. anche partendo da composti diversi. tensioni maggiori si GU RA 4-63 Ge3a a combustibile. lo ione passa attraverso l'elettrolita. successivamente. deriva dall'e- lettrolita impiegato (una membrana che scambia protoni). 4-63): l'elettrone passa nel circuito esterno. sono anche di tipo tecnologico. la reazione che è alla base del loro funzionamento è sempre quella di formazione dell'acqua. La cella PEMFC appare assai promettente per essere impiegata nell'auto- trasporto: infatti. ione ed elettrone seguono da ora in poi percorsi diversi (fig. Questa cella produce una differenza di potenziale di circa 0. ne dL Ci limiteremo a descrivere brevemente uno solo di questi sistemi. emettendo solo acqua. 4-62) per far circolare corrente nel circuito e sfrutta le proprietà catalitiche del platino di cui sono costituiti gli elettrodi. in virtù del catalizzatore al palladio. perché funziona a temperature inferiori a 100 °C. L'ossigeno che entra sull'altro canale si scinde dalla forma molecolare a quella atomica. . l'idrogeno subisce il processo di ionizzazione H -----+ H+ +e. In ogni caso. L'ovvio vantaggio di questo tipo di cella è dovuto al fatto che l'energia che si libera nel processo di formazione dell'acqua è convertibile con efficienza assai elevata (dell' ordine dell' 80%) Fl in energia elettrica. costituita da un polimero acido contenente fluoro e zolfo. per i costi dei catalizzatori. forma acqua. capace di trasportare ioni da un elettrodo all'altro. co. I motivi per cui questi sistemi non sono ancora utilizzati sono sia di tipo economico.

di elettroni. lavorando con il mercurio. Per visualizzare questa situazione con Ùn esempio che non ha nulla a che fare con la fisica. circuito. che fu data nel1957 da Barden. rame. possiede energia minima e quindi non può la trasferire la propria energia ad altri stati. Cooper e Schrieffer (premi Nobel nel o. di composti ceramici. debolmente legato. cioè l'esistenza di una temperatura critica Te al di sotto le 2 della quale presentano una resistenza elettrica praticamente nulla (fig.18 HgBa CuO 94 . 8 I due. e e- gli altri composti successivamente identificati. l'aspetto singolare di tali materiali è che si tratta Esempio di dipendenza della resi. una volta lanciata. pur appartenendo allo stesso stato quantistico.xSrxCuz06+ 123-125 alluminio 1. circondandosi di una carica positiva che attrae un secondo il elettrone. al quale la si cedono energia riscaldandolo per effetto Joule.2BazCazCu30s.98 lll ni In pratica. la temperatura di ebollizione dell'idrogeno liquido a b) FIGURA 4-64 pressione atmosferica. sitive ioniche. o. 4-64). il valore più alto di Te fin qui 1a ottenuto è di 138 K (tabella 4-3). questo. si possono pensare i due elettroni come una coppia che . La giustificazione del feno- meno. nel caso di un materiale supercon. che 1e prevede l'interazione degli elettroni con il reticolo del conduttore. È per questa stabilità che le coppie 1e di elettroni (note come coppie di Cooper) possono spostarsi lungo il reticolo o. i due elettroni pos- sono trovarsi anche molto distanti. ti: TABELLA 4-3 Materiale Te (K) · Materiale Te (K) ie Temperature critiche di alcuni ma- ~). che usualmente sono assolutamente isolanti. la corrente.l-5 ISBN 88-408-0963-5 4-16 SUPERCONDUTT/VITÀ 169 4-16 Superconduttività Il fenomeno della superconduttività fu scoperto nel1911 da Heike Kamerlingh ar Onnes (premio Nobel nel 1913). trovarono che sotto la temperatura di 4 K io la resistività diminuiva bruscamente a valori pressoché nulli. sivamente. Il fenomeno non è interpretabile con un modello classico. equivale a una corrente.2 HgBazCazCu30s 133-135 sa mercurio 4. teriali superconduttori. duttore (YBa2Cu307+) .33 138 ~d piombo 7.72 HgBazCal . continua la a circolare indefinitamente senza che occorra alcun generatore inserito nel o. senza il trasferimento di energia tipico dell'effetto Joule. si formano coppie di elettroni carat- terizzati dall'avere quantità di moto e momenti angolari uguali e opposti: lO il sistema. la I materiali studiati fino al 1986 hanno tutti temperature critiche Te al 1e O 40 80 120 160 T (K) di sotto dei 30 K. venne scoperto un nuovo composto a base di ossigeno. senza dissipazione di energia 1é in calore. vengono le definiti superconduttori ad alta temperatura. 1972). in un superconduttore. la cui temperatura critica è attorno a 90 K (maggiore di quella U1 di ebollizione dell'azoto liquido a pressione atmosferica. Poiché il moto ti. 1a 6 In seguito furono identificati altri composti o leghe che presentarto lo di 4 stesso comportamento. fino a 1000 volte la distanza reticolare. si ottengono nei re superconduttori elevate intensità di corrente.15 HgBazCa3Cu40lo+ 125-126 la stagno 3. 77 K). A bassa temperatura l ti e in virtù dell'interazione col reticolo. Je Il contributo del reticolo alla formazione delle coppie è spiegabile classi- lO camente con un semplice modello: un elettrone provoca una deformazione ia del reticolo e con un meccanismo simile all'induzione attrae le cariche po- o. con Te > 77 K. carbonio 15 Hgo. bario e ittrio. sia pure in coppia. richiede il ricorso alla meccanica quantistica. grazie anche a un suo laureando cui egli R(mQ) lO aveva affidato il compito di misurare la resistività elettrica a bassa temperatura.sTlo. Succes- 1e stenza dal la temperatura assoluta.

con perdite di potenza lungo la linea dell'ordine dell'l%. nuove tecnologie per calcolatori più veloci di quelli ora in uso. magneti per diagnostica con risonanza magnetica nucleare. Tali progetti riguardano linee elettriche per il trasporto del- l' energia. che sembravano a portata di mano. In tutti questi casi riveste notevole importanza. Il meccanismo della superconduttività a temperature elevate non è stato ancora spiegato in modo soddisfacente e anche i progetti di applicazione del fenomeno. intensità di corrente elettrica di conduzione dt vettore densità di -corrente ap divJ +-=O conservazione della carica elettrica · at ~v= Ri Legge di Ohm resistenza elettrica di un conduttore filiforme W =i~V potenza elettrica erogata .170 CAP 4 CORRENTI ELETTRICHE STAZIONARIE ISBN 88-408-0963-5 si esibisce in un ballo moderno: i due si avvicinano e si allontanano ben staccati. RIEPILOGO DI ALCUNE RELAZIONI SIGNIFICATIVE . treni a levitazione magnetica. che può portare fino a 100 A alternati a tensione elevata. avvolto attorno a un condotto nel quale circola azoto liquido. non hanno finora trovato realizzazione. per i minori costi che comporta. poter utilizzare come fluido criogenico l'azoto liquido (sopra i 77 K) anziché l'elio liquido (a ~ 4 kelvin). ma vincolati dal rimanere coppia. dQ t=. Le prime applicazioni relative al trasporto dell'energia si sono avute all'inizio del 2002: esse consistono nella realizzazione di un superconduttore. sistemi per immagazzinare energia facendo circolare correnti di grande intensità.

Si riportano la Legge di Biot e Savart. in particolare per campi magnetici uniformi. Si dà l'espressione generale della forza che si esercita su una carica in moto in presenza di campi elettrici e magnetici.Si introduce la definizione operativa del campo magnetico B mediante la forza di Lorentz che agisce su cariche in movimento. mettendo in rilievo con esempi le sue potenzialità per il calcolo di B in presenza di parti- colari simmetrie. . Si ricavano le espressioni della divergenza e del rotore di B. vengono illustrati i fenomeni dell'allineamento di un ago magnetico nel campo magnetico terrestre e dell' interazione fra aghi diversi. illustrando diversi esempi e applicazioni. per semplici geometrie. .CAPITOL05 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI Compendio Dopo una breve introduzione di tipo storico. Si illustra la Legge di Ampère sulla circuitazione. Si deduce l'espressione della forza esercitata da un campo magnetico sui fili conduttori percorsi da corrente. il secondo alle forze che si esercitano fra fili paralleli percorsi da correnti . il primo relativo alle azioni sugli aghi magnetici dovute a correnti elettriche. per il campo prodotto da una corrente stazionaria che percorre un filo rettilineo. Si presentano diverse applicazioni relative al calcolo del campo magnetico per particolari distribuzioni di correnti e al calcolo delle forze fra conduttori. Si discute l'effetto Hall. l'espressione del campo magnetico elementare generato da un elemento infinitesimo di conduttore percorso da corrente. Sono successivamente descritti i risultati degli esperimenti di Oersted e di Ampère. e quella che dà la forza elementare •prodotta da un campo magnetico su un elemento infinitesimo di corrente portata da un filo. riassunte dalle relative equazioni di Maxwell per il campo magnetico stazionario.

Si introduce il potenziale vettore. a distanza si riteneva esistess€ un fluido magnetico specifico (diverso dal fluido elettrico). de Coulomb.) e Plinio il Vecchio (I secolo d. previa opportuna definizione dei relativi momenti magnetici. tanto che per spiegare Tinterazione mag~ca_. nel 1600.iVessero n ienfe in comune coi fenomeni elettrici: il magnetismo era cqnsideratQ. e si deduce l'equivalenza fra spire e dipoli magnetici.. nel caso di M solo dalle correnti amperiane. sull'ago della bussola. Lucrezio (I secolo a. utilizzato fin dall' XI secolo. per cui poli uguali si respingono. alcuni metalli (in particolare il ferro) da parte della magneti te.. poli rate c . comportamento delle cariche elettriche. 5-2)..C. Si analizza il comportamento magnetico della materia. In seguito Charles Augustin . ì In Socrate (V secolo a.___una parte_della fisiça Ji se _stante. il FIGURA 5-2 polo nord è localizzato dalla parte del Nord geografico. De Re rum Natura tenta di spiegare i fenomeni magnetici. ne confermò le conclusioni. sono noti da lungo tempo (fig.Le prime misure sulle azioni dinamiche fra magneti furono eseguite nel 17 50 da J ohn Michell che. Si mostra che le circuitazioni di questi campi dipendono. Fino all'esperimento di Hans Christian Oersted del 1813 si riteneva che le interazioni fra magneti. Fu William Gilbert.172 CAP 5 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI ISBN 88-408-0963-5 ISBN Si confrontano i campi prodotti da dipoli magnetici e da spire percorse da corrente. Valgono per i poli magnetici le stesse proprietà che caratterizzano il che\ graduata. FIG Viene presentato il principio di funzionamento degli strumenti a bobina Un s mobile. e quelle fra i magneti e la 'Ierra.). mostrando la sua relazione con la densità delle correnti che danno origine al campo magnetico e si accenna al suo sviluppo in multipoli. nel caso di B da entrambi i tipi di corrente. utilizzando per la prima volta un pendolo di torsione per un esperimento di fisica e due aghi magnetici lunghi e sottili. capace dl trasportare l'interazione. importante per la navigazione e per l'orientamento. nel caso di H solo dalle correnti che circolano nei conduttori.. il polo sud dalla parte FIGl Un ago magnetico. utilizzando il suo poli r modello atomico. ripetendo còn una precisione migliore le misure di Michell. nonché le azioni meccaniche che tali sistemi subiscono in un campo magnetico. la cui posi.) si trova FIGI già citata la caratteristica della magneti te (costituita di ossidi di ferro) di Pur c FIGURA 5-1 magr La magnetite attira la limatura di trasferire al ferro le sue proprietà di attrazione. 5-1 Il magnetismo I fenomeni magnetici elementari. . Un'importante caratteristica dei magneti è che essi sono sempre formati da due distinti poli. ad avanzare l'ipotesi che la Terra si comporti come un gigantesco ago magnetico.IiOrli. discutendo in particolare il termine di dipolo. nel più p ferro.C. fica l Si descrivono sinteticamente il fenomeno della risonanza magnetica nu- cleare e le sue applicazioni alla spettroscopia NMR e alla diagnostica in medicina. indica il Nord magnetico. dipende dall'azione del magnetismo terrestre sulla bussola. 5-1). Quest' effetto. Limai zione può essere ·letta sulla scala . denominati polo nord e polo sud.C. misurò le forze esercitate fra le estremità dei due aghi e dimostrò che esse dipendono dalla distanza come il reciproco del suo quadrato. introducendo (a fianco del campo magnetico B) due nuovi vettori: il campo H e l'intensità di magnetizzazione M. nel suo libro De magnete. opposta. nel 1785. che è alla base della costruzione di amperometri e galvanometri. consistenti negli effetti di attrazione di l . Da tempo si sfrutta la capacità della bussola (nient' altro che un ago magnetizzato artificialmente) di orientarsi nella direzione Nord (fig.

la separazione dei due poli risulta impossibile. Un secondo ago magnetico modi. La struttura del campo può essere sperimentalmente studiata solo con l'ausilio di un ago magnetico (avente. come sarà discusso nel seguito del capitolo. Assumendo tale direzione come direzione di B (con il verso orientato dal polo sud al polo nord del magnete esploratore). Nella situazione in esame. Tale caratteristica. che esprime l'interazione fra cariche elettriche puntiformi: in realtà. Pur tenendo conto delle evidenti difficoltà di una verifica sperimentale fica la direzione del primo. Il carattere solenoidale aer campo risu1ta- quindi direttamente connesso all' impossibilità di separare i due tipi di poli. due poli). chiamato B. essa viene assai raramente utilizzata nella fisica odierna. va completata con le informazioni su direzione FIGURA 5-4 e verso: la forza è diretta lungo la congiungente i due poli ed è attrat- l Pur continuando a spezzare un tiva se i poli sono diversi (sud e nord) . senza che si possa mai ottenere la separazione dei due poli (fig. lazione con la Legge di Coulomb. di sponendosi in modo che il polo nord dell' uno si trovi di fronte al polo sud dell'altro (fig 5-3). che traduce il risultato di Michell per quanto ri- ~tit:it:i i guarda la dipendenza da r. che visualizza le linee di B gene. si constata che le linee di campo di B sono chiuse e. nel caso dei magneti. si può dire che un polo produce un campo magnetico B che.-Lo . che si comporta da intermediario. repulsiva se i poli sono uguali magnete in due porzioni sempre (nord-nord e sud-sud). come si è detto. come /i (5 -1) • N in cui p 1 e p 2 rappresentano «l' intensità~> dei poli e si può scrivere la co- i L JrF=t=. La (5-l). non essendo possibile disporre né di poli magnetici isolati né di poli magnetici puntiforrni. l Come nel caso dei fe~rg_eni elettrici. (il cui valore nelle unità del sistema SI è.10. perché la descrizione delle interazioni fra magneti viene gene- ralmente ricondotta a correnti atomiche. sufficientemente accurata. La (5-2) rate da un magnete. (5 -2) FIGURA 5-5 Limatura di ferro su un cartoncino. due aghi magnetici ravvicinati si allineano. Naturalmente.iiìli -""----"- stante di proporzionalità k in termini della cosidetta permeabilità magnetica del vuoto f. Come fu osservato per la prima volta da Coulomb. In questo caso.. . i poli magnetici appaiono come le sorgenti di B. è interessante ricordare che nello sviluppo storico della magnetostatica si è comunque ipotizzato di poter esprimere il modulo della forza esercitata nel vuoto fra due poli magnetici ì. come vedremo. i magneti hanno una importante proprietà: spezzandoli in due nel tentativo di separare l'uno dall'altro i due poli nord e sud. è _conyeniente descrivere l' ipterazione magnetica mediante un campo. espressa dalla relazione divB =O. è nota come Legge di Gauss per il magnetismo. FIGURA 5-3 Il motivo di questo comportamento verrà chiarito nel seguito. sfruttando il fatto che le forze l del campo agenti sui due poli tendono a far orientare l'ago in upa ben definita direzione. esercita una forza su di esso.7 ). 4rr . 5-4). verrà illustrata e discussa in termini più precisi e generali nel seguito. si ottengono invece altri due magneti completi: il processo può continuare fino al livello dei costituenti elementari della materia. nascono sempre dal polo l •nord e terminano sul polo sud (fig 5-5). ISBN 88-408-0963-5 5-2 GLI ESPERIMENTI DI OERSTED E AMPÈRE 173 diversi si attraggono: in pratica. agendo su un secondo polo. risulta evidente l'analogia di tale re- l più piccole.

/ FIG Li ne ti co Di conseguenza le linee di campo del vettore B.all'esperienza· di Oersted. scor §Ono circolari attorno al filo (fig 5-7). con un celebre esperimento. 5-6). che scorre in un filo corrente che circola in un filo rettilineo.Potete dedurne che questi due mazzi di chiavi si attirano? . FIGURA 5·8 Regola empirica per trovare il verso del FIGURA 5-7 campo magnetico generato da una cor- Linee del campo magnetico dovuto a una rente di verso dato.Questa calamita e queste chiavi si attraggono. 5-8). . a seconda dei versi delle correnti. si respingeyano se le correnti circolavano in versi opposti (fig 5-9): poté così escludere che il fenomeno osservato fosse di natura elettrostatica. Due fili percorsi da corrente si at.r 174 CAP 5 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI ISBN 88-408-0963-5 ISBN é 5-2 Gli e.sperimenti di Oersted e Ampère Nel 1813 Oersted. situata su un piano perpendicolare al filo avente centro sul filo (fig. Sorpreso dall'obiezione. Egli osservò che i fili si attraevano se i versi erano gli stessi. che certamente non si aspettava. invertendo / ·- . in cui era possibile cambiare il verso della corrente di uno dei fili in modo da analizzare due · distinte situazioni: correnti circolanti nello stesso verso e in verso opposto. Quando Ampère comunicò il suo risultato a un convegno. riuscì a dimostrare l'esi- s~enza di un legame profondo fra fenomeni elettrici e fenomeni magnetici. . L'anno successivo. l'ago magnetico ruotava di 180°. si accorse che un ago magnetico posto nelle vicinanze si disponeva tangenzialmente a una circonferenza. e disse: FIGURA 5-9 . fu salvato dallo scienziato francese François Arago che. rettilineo. rompendo l'isolamento fra queste due classi di effetti. Il passaggio di una corrente nel filo provoca una deflessione del- l'ago magnetico. La relazione fra il verso della corrente e quello di B può essere facilmente ricordata mediante la regola della mano destra: disponendo la ~o -dest(a con il pollice perpendicolare alle altre dita tenute incurvate (fig. estrasse dalle tasche una calamita e un mazzo di chiavi. posto il pollice nel verso della corrente. Ampère eseguì un es peri- mento utilizzando due fili paralleli percorsi da corrente.Ripose la calamita. chiesta la parola e alzatosi in piedi. gli fu obiettato da uno dei presenti che esso era prevedibile sulla base di quanto osservato da Oersted. Facendo èircolare una corrente in un filo rettilineo. le altre dita indicano il verso del campo B. estrasse un secondo mazzo di chiavi e aggiunse: tirano o si respingono. FIGURA 5·6 il verso della corrente. tangenti all'ago magnetico.

nel sistema SI. secondo la legge "' Bcc~. sono Circonferenze Linee di forza del campo magne. e determinarono la dipendenza del . tale unità ha un nome dedicato. _si osserva che la forza F è nulla quando la velocità v è parallela al campo B.. fino a divenire massima quando B e-v sono ortogonali. (5-5) in cui F è nota come forza di~ Segue da questa equazione che l'intensità del campo B. si esercita una forza (magnetica) F. tenendo conto delle caratteristiche sopra elencate. per- . Si osserva infatti che su una carica q che si muove con velocità v in una zona in cui è presente un campo magnetico. inoltre la forza è perpendicolare al piano individuato dai vettori B _e v. tutti i dati S. utilizzando un lungo filo percorso da una corrente di intensità i. si misura in N/(A ·m)./ La definizione operativa completa del campo è attualmente basata su un fatto sperimentale di cui si hanno innumerevoli conferme. come Arago aveva immediatamente compreso. \. è un'ulteriore conferma della tico dovuto a una corrente che scorre in un filo rettilineo.s. l'ordine di grandezza del campo magnetico terrestre è di circa 0. mentre la sua intensità F cresce al variare dell'angolo formato da v con B. l'esistenza di un campo magnetico B può essere messa in evidenza con un ago magnetico che. corne può essere visualizzato spargendo FIGURA 5-10 òclla limatura di ferro su un piano perpendicolare al filo. X. che appartiene al sistema CGS elettrostatico e che è legato al tesla dalla relazione l T= 104 G.J2erimentali risultano consistenti con la relazione vettoriale l(. 5-10). mentre Ampère metteva in evidenza un secondo aspetto. come si deduce dal fatto che la forza. il cui modulo è proporzionale all'intensità della carica e al modulo della velocità e dipende dall'orientazione di ques!a rispetto al campo. Più precisamente. In effetti. \ proprietà solenoidale di B. l'esperimento di Ampère completava il risultato di Oersted: q~esti aveva dimostrato che una corrente dà origine a un campo. Indicato qùindi con Fmax tale valore massimo. J (5-3) r ' La struttura delle linee del campo che. in fisica. È piuttosto comune. Caratteristica rilevante della forza di Lorentz è la proprietà che il lavoro da essa compiuto è sempre nullo. confermarono il risultato di Oersted relativo alle linee del campo. si può definire il modulo di B nel punto considerato come il rapporto Fmax B=. (5-4) lql v Assunta tale definizione. ~! = q v x ~VI . chiuse centrate sul filo stesso (fig.ampo magnetico da i e dalla distanza r dal filo. cioè che un tale campo agisce con una forza su un'altra corrente.5 G. tesla (abbreviato T). Un importante contributo conoscitivo fu dato da Jean Baptiste Biot e Felix Savart che.ISBN 88-408-0963-5 5-3 FORZA DI LORENTZ E CAMPO MAGNETICO 175 In effetti. permette di definire la direzione e il verso del campo. impiegare come unità di misura anche il gauss (abbreviato G). con la sua tendenza ' 'a orientarsi in una direzione dipendente dalla sua collocazione rispetto alle \/ () sorgenti del campo. .. anche nel caso in cui esso sia prodotto da correnti. 5-3 Forza di Lorentz e campo magneticò Come descritto nei precedenti paragrafi.

moti le cui caratteristiche dipendono dalla struttura della forza di Lorentz.ente di intensità-i_ contribuisca al campo magnetico in un runto P con - un campo elementare espresse-dal-. del tutto simile. Nel paragrafo 5-9 saranno descritti alcuni moti di particelle in campi magnetici..elazione ~ . non è suscettibile Campo infinitesimo dB prodotto da di verifica sperimentale diretta. In effetti (si veda l'esempio 5-1). risulta perpendicolare sia a df sia a r . eseguiti sui diversi circuiti. quindi. In questo paragrafo esaminiamo il primo di tali problemi. essendo impossibile la circolazione di corrente un elemento di filo df percorso da una corrente di intensità i. 5-11) va dall'elemento d. separare due aspetti del problema: la determinazione del campo prodotto dalla corrente che circola in un conduttore e quella della forza che il campo produce agendo su un secondo conduttore in cui circola corrente. è opportuno i \---. coerentemente con il principio di sovrapposizione. la Legge di-Biot e FIGI Savart (per il campo magnetico prodotto da una corrente stazion_l!ria i che Il car scorre in un filo rettilineo molto lungo a distanza r dal filo) assume la forma ch e 1 lato 1 ~-toi ' ~) fs =2nr (5-6) 1 /J ave il coefficiente di propozionalità f-to. Tenendo conto della definizione di B introdotta nel paragrafo precedente.a. (5 -7) 4n r3 e sommando tutti i contributi. 5-4 Campo magnetico prodotto da correnti stazionarie Per valutare le interazioni fra conduttori percorsi da corrente. la sua direzi~ne. il vettore df ha il verso concorde a quello della corrente. '. invece. il vettore r (fig. l'integrale nella precedente equazione deve essere sostituito da una somma di integrali. la (5-6) può essere ritrovàta assumendo che ogni singolo elemento infinitesimo df di un conduttore percorso da una con:.r.(Legge di Ampère-Laplace) . in quanto permette di valutare. FIGURA 5-11 La (5-7). 10. essa ha tuttavia una notevole importanza. Nella relazione precedente.. mediante la relazione B= j dB = 1-to i 4n j ·df~r . stazionaria in un circuito che non sia chiuso (l'elemento di corrente idf è quindi solo un costrutto mentale).. se il campo è dovuto al contributo di più correnti.7 N/A 2 . df x r dB= . f-to . . r . (5-8) in cui si integra lungo tutto il circuito percorso dalla corrente. detta anche prima Legge elementare di Laplace. il campo magnetico prodotto da una corrente stazionaria che percorre un circuito (filiforme) di forma arbitraria.. in modo consistente con i risultati sperimentali..... z-. prendendo le mosse dall'analisi dell'esperimento di Biot e Savart.. Inoltre.e alla posizione P in cui si calcola il campo. a quella del campo elettrostatico. La dipendenza del campo dB dalla distanza è del tipo -h-. in quanto dB è il risultato del prodotto vettoriale fra questi vettori.t 176 CAP 5 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI ISBN 88-408-0963-5 ISBN! / pendicolare alla velocità. vale 4n. detto permeabilità magnetica del vuoto. risulta costantemente ortogonale allo spostamento elementare../ .

negli altri casi devono :lile. 1.(sin (/)2 . )ttO o (f2 dB = . Questo può essere immediatamente ottenuto utilizzando il risultato del precedente esempio 5-1 e assegnando il valore d = ~ alla distanza di O dal tratto di ello filo: te P B f. 5-7) ' Per la simmetria del sistema (fig.Lo idz .LO i ( .Loi. Calcolare il campo B in un punto P situato sull'asse del segmento AB a distanza d dal filo. diretto verso la pagina. Il contributo dB al campo nel punto P è un vettore normale al piano della figura. Il modulo di B si ottiene integrando fra i valori estremi dell ' angolo rp: lato nella posizione P. B = 2-v'zf. 5-12). il cui uno p modulo vale d f. 4nd che Il campo B prodotto dalla corrente rma che percorre il filo AB viene calco. f. z = dtanrp(chedifferenziatadàdz = +drp). . rispettivamente. cos 'P ) le A e r = co~ 'P . trattando la spira come se fosse integri!. senza interruzioni. cos rpdrp = -f. il verso (regola della mano ! un destra) è _orientato dalla pagina verso l'alto. Trovare il campo B al centro del quadrato. ) = na sm (/)2 . la direzione di B è perpendicolare al piano del quadrato. percorsa da una corrente di intensità i.)63-5 ISBN 88-408-0963-5 5-4 CAMPO MAGNETICO PRODOTTO DA CORRENTI STAZIONARIE 177 :nto ~ m Esempio 5-1 Un filo rettilineo AB di lunghezza l è percorso da una corrente di intensità i.~. 5-13). possiamo scrivere ella >t e FIGURA 5-12 dB = -Mai cos rpdrp . utilizzando l'espressione asintotica ottenuta per l ----+ oo. nei quali la corrente può circolare in una uiti. Il campo complessivo avrà quindi come modulo ente FIGURA 5-13 if è Spira quadrata percorsa da cor. spira chiusa restando costante nel tempo senza alimentazione. 2 Poiché i due angoli (/)2 e (/Jl valgono rispettivamente n/4 e -n/4. na tali. sin (/JJ) . Il risultato ottenuto è certamente una valida approssimazione se l »d. esistere due conduttori (fig. tutti i lati contribuiscono in egual misura al ' campo B: è quindi sufficiente valutare il contributo di uno di essi e moltiplicare per 4 il risultato. .LO i . otto essendo percorsi da correnti della stessa intensità e di verso opposto. 5-14) che portino la corrente dal generatore alla spira e :ulta dalla spira al generatore. 5-8) Esempio 5-3 Calcolare il campo B al centro di una spira circolare di raggio R. JO è lj ione Se si escludono fenomeni di superconduttività. Valutare ella il caso in cui l» d. il contributo di un bile a lato del quadrato è B = ~ ( Vl). 4nd 'PI 4nd del Facendo tendere l a oo. quindi B ----+ ~. npo e 4n r dz Utilizzandolerelazionisine = cosrp. (/)2 ----+ ~ e 'Pl ----+ . per cui possiamo trascurame l'esistenza.sm (/Jl . in rente.2 sme . k Introduciamo un sistema di coordinate scegliendo l'origine O a metà del filo e un asse z B parallelo al filo con lo stesso verso della corrente (fig. Questi danno contributi uguali e contrari. ndo una con Esempio 5-2 Un circuito quadrato di lato a è percorso da una corrente di intensità i.Loi 1 'P2 B = -..

178 CAP 5 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI ISBN 88-408-0963-5 l~ B FIGURA 5-14 FIGURA 5-15 l due fili conduttori che collegano la spira Regola mnemonica per trovare il verso al generatore di corrente hanno effetto del campo B prodotto da una corrente trascurabile nel calcolo del campo. L' unico suo componente che contribuisca al valore complessivo di B è quello pa- rallelo all'asse z. si ottiene F 2 !-LO iR E~--· z 2 d3 . per la re- gola della mano destra.-J R 2 + d 2 . Se invece d» R . Il campo dB prodotto dall'elemento df è perpendicolare al piano della figura. SI a z . dE = i~ Vale anche in questo caso la regola mnemonica della mano destra: collocate le dita nel verso della corrente. si ottiene E = f . purché si definisca il momento di dipolo ma- gnetico come m = i A k. che circola in una spira. scegliendone il verso in modo che la circola- zione della corrente sia antioraria rispetto az (fig. Il contributo dB di un elemento df della spira è un vettore perpendicolare alla congiungente il centro di df con P. il verso del pollice indica quello del campo (fig. ha anche il verso dell'asse z. h' .-2 Calcolo del campo B sull'asse di 4n R2 + d ' una spira percorsa da corrente. diretto dalla pagina verso l'alto. Si osservi che l'ultima espressione ha la stessa struttura di quella trovata nel caso del dipolo elettrico (paragrafo 1-6). Per la simmetria cilindrica del sistema. e vale in modulo dE = J.4rr (R2+d2)3/2 · Integrando infine su tutta la circonferenza. essendo FIGURA 5-16 ~-Lo i de dE= . k Introduciamo un sistema di riferimento con l'origine nel centro O della spira e l'asse z perpendicolare al piano della spira.. 2rr d3 . ott'1ene E z ~ ~ !!:Q iA spira. Calcolare il campo B in un punto P situato sull'asse della spira a distanza d dal suo centro O. perché il componente parallelo al piano xy è annullato da quello relativo all'elemento df diametralmente opposto a quello che stiamo considerando. risulta Nel caso particolare d = O (P= 0 ). si ritrova il risultato dell ' esempio 5-3. Approssimare il risultato finaìe nel caso d » R. e indicando con A = n R 2 l'area della c . Così.. h dE . .t# iRrl.J:. R . 5-15). s1. 5-16). . Esempio 5-4 Una spira circolare di raggio R è percorsa da una corrente di intensità i. 2 2 Slll e .!!:Q tR dC e pmc e sm . risulta ~-Lo i de. e . c moltiplicando numeratore e denominatore per n. Integrando sull' intero circuito. il campo B nei punti dell'asse z ha la direzione di tale asse. grandezza che verrà discussa in modo più dettagliato nel seguito. dEz = . 4n R +d .

si ottiene dF = idt x B. produce su cariche in moto passanti per quel punto un'azione dinamica dovuta alla forza di Lorentz F = qv x B. dal punto di vista macroscopico. quindi. r }A FIGURA 5-17 La forza agente su un tratto di Per calcolare la forza complessiva che un circuito percorso da una corrente conduttore è dovuta alla somma di intensità i 1 esercita su un secondo circuito percorso da una corrente di delle forze di Lorentz. La somma delle velocità può essere espressa come il prodotto della velocità di deriva Vd per il numero totale delle cariche: I:. 5-17) da F= (idi x B. l'insieme delle forze agenti sulle singole cariche dà origine a una forza complessiva la cui espressione. Ciò permette di scrivere la forza totale come dF = Nqvd x BdSdf = J x BdSdf. q v.) ISBN 88-408-0963-5 5-5 FORZE MAGNETICHE SU CIRCUITI PERCORSI DA CORRENTE 179 5-5 Forze magnetiche su circuiti percorsi da corrente L'esistenza di un campo B in un punto dello spazio. v. ì / . risulta espressa (fig. Tenuto conto della relazione J dS df = idi. la forza complessiva che essi subiscono è data da dF = I:. si possono combinare le (5-7) e (5-9): Come già discusso. Esempio 5-5 Dimostrare la (5-9) utilizzando l'espressione della forza di Lorentz agente sui portatori di carica. la forza totale che agisce su un filq indeformabile.e del conduttore.. le cui velocità hanno direzioni dirette casualmente. è data dalla seconda Legge elementare di Laplace . c Come caso particolare.) x B. fanno sì che. x B = q(I:. posto in un campo B. / (5-9) come dimostrato nell'esempio seguente. per un tratto di lunghezza infinitesima d. la cui lunghezza è molto più grande della distanza . giustificando così la (5-9) . intensità i 2 . il campo prodotto da un filo rettilineo percorso da una corrente di intensità i. non subisca l'azione i alcuna forza (se non è percorso da corrent) dipende dall'annullamento complessivo di tutte le forze agenti sui singoli portatori di carica. v. se N è il numero di cariche mobili per unità di volume. Un elemento di conduttore di lunghezza df e di sezione dS ha un volume d V= dS df. . una forza uguale a quella precedentemente calcolata agisca sul tratto di conduttore considerato. Le interazioni dei portatori di carica con il reticolo cristallino entro cui sono in definitiva "intrappolati". in esso si trovano N dS df portatori di carica. di lunghezza finita (da A a C). Il fatto che un conduttore. = vdN dS df . Supponendo che le loro cariche siano tutte dello stesso segno. Se invece nel conduttore circola corrente.

k Scegliamo l'asse z coincidente con uno dei fili. facendo fluire nei due fili la stessa corrente. Il verso del campo si può trovare con la regola della mano destra (fig. circolando in due lunghi fili paralleli posti a distanza di l m l 'uno dali' altro. 10. che ha la direzione dell' asse x . repulsiva in caso contrario. (5-10) esso è diretto tangenzialmente alla circonferenza passante per il punto consi- derato e giacente nel piano perpendicolare al filo.. sono percorsi da correnti aventi intensità pari a i 1 e i2. d Come osservato sperimentalmente da Ampère. J. e l'asse x perpendicolare ai fili (fig. la forza è attrattiva se le due correnti hanno lo stesso verso. 5-8). (5-11) 2n d "&a forza. situati a distanza d l'uno dall'altro. con lo stesso verso della corrente di intensità h che circola in esso.. utilizziamo la (5-9): dF = i2df2 x B : FIGURA 5-18 Due fili paralleli percorsi entrambi la forza. si può calcolare la forza che il campo prodotto dalla corrente Il i 1 esercita su un tratto di lunghezza l del secondo filo. Studiare la dipendenza del verso della forza dal verso relativo delle due correnti. produce su ciascuno dei due una forza per unità di lunghezza di 2. parallelo. per effetto della corrente che circola nell' altro. - () 2 Esempio 5-6 Due fili rettilinei e paralleli. ha l'intensità J.--+. per cui invertendo il verso della corrente si inverte anche quello del campo.. Trovare la forza che si esercita su un tratto di lunghezza l di uno di essi. L' ultima relazione viene utilizzata per definire l'unità di misura dell'intensità di corrente elettrica. L'ampere è l'intensità di quella corrente che. come trovato sperimentalmente da Ampère. Jl. Per il calcolo della forza. facendo uso del valore di B. . 5 CAMPI MAGNETICI STAZIONARI ISBN 88-408-0963-5 ~l d dal filo del punto in cui viene calcolato il campo. Si trova (si veda dé gl l'esempio 5-6) .7 N/m. Il modulo del campo B è stato calcolato nell'esempio 5-1 e vale i~ ~~ (se la distanza d è pic- Q l'-.Lo = 4n · 10-7 N/A2 . Tenuto conto della regola della mano destra.O . Il valore 2 · 10-7 deriva dal fatto che J. è attrattiva se le due correnti hanno lo stesso verso. su un tratto di lunghezza l. Integrando da corrente.Loi B = 2nd. rispettivamente. Se il filo è percorso da una corrente di intensità i 1 e a distanza d da esso si trova un secondo filo rettilineo.Lo . otteniamo F i2 B l. risulta in modulo dF = i2B dl2. in corrispondenza del secondo filo B ha l'espressione ~d - B _JJ.. .2rr:d J. con centro sul filo stesso. 5-18).+ cola rispetto alla lunghezza dei fili).oit. altrimenti è repulsiva.180 CAP. l