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APPUNTI DI MATEMATICA

Corso di Laurea: Scienza e Tecnologia per la Diagnostica e la


Conservazione dei Beni Culturali

A.A. 2008/2009

Prof.: L. Palese
2

I PARTE

VETTORI NELLO SPAZIO FISICO


Consideriamo un sistema di riferimento cartesiano {O, x, y, z} nello spazio
fisico, caratterizzato da unorigine O e da tre assi mutuamente ortogonali: x,
y, z, uscenti da O.

Ogni punto P dello spazio sar univocamente individuato da una terna di


coordinate cartesiane (x, y, z), costituita da una terna ordinata di numeri reali,
detti rispettivamente ascissa, ordinata e quota.

Se A (xA, yA, zA) e B (xB, yB, zB) sono due punti dello spazio, chiamiamo
vettore di estremi A e B il segmento orientato che va da A verso B, e
scriveremo AB, oppure B-A.

A rappresenta lorigine e B lestremo del vettore.

Talvolta denotiamo un vettore di estremi A e B con una lettera minuscola in


grassetto, o sottolineata, ponendo v B-A v

Questa rappresentazione di un vettore come differenza di due punti si


definisce notazione di Grassmann.

Il modulo di un vettore v, che indicheremo con |v|, oppure |AB|, oppure con la
lettera minuscola v non sottolineata o non in grassetto, dato dalla distanza
fra i punti A e B.

Quindi risulta

|AB| = xB xA 2 + yB yA 2 + zB zA 2

Le componenti (vx, vy, vz) di un vettore v in un sistema di riferimento


cartesiano sono date dalle differenze fra le coordinate omonime dei punti A e
B che rappresentano lorigine e lestremo del vettore.

vx = xB - xA vy = yB - yA vz = zB - zA
3

B
vz

vy

vx
x

Due vettori sono uguali se hanno le stesse componenti.

La direzione del vettore v B A quella della retta contenente i punti A e B,


il verso quello che va da A verso B.

Osserviamo quindi che un vettore univocamente individuato, in un sistema


di riferimento cartesiano, se sono note le sue tre componenti, o,
equivalentemente, se ne conosco modulo, direzione e verso.
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Somma di due vettori

Se v e w sono due vettori, di componenti rispettivamente (vx, vy, vz) e (wx, wy,
wz), si definisce somma di v e w, e si indica con v + w, il vettore le cui
componenti sono date dalla somma delle componenti omonime dei due
vettori.

C
v-w
w

B
A v

Osserviamo che dalla definizione di somma di due vettori segue che se


v = B A, w = C B,

v + w = A C (A B) + (B A)

come possibile verificare immediatamente considerando le componenti;


quindi, scrivendo un vettore come differenza di due punti possibile
aggiungere e sottrarre un altro punto arbitrario, senza modificare il vettore.

Prodotto di un vettore per un numero reale

Il prodotto di un vettore v per un numero reale a, il vettore w che ha come


componenti il prodotto delle componenti del vettore di partenza per il numero
a.

Quindi, se: v (vx, vy, vz) allora w (avx, avy, avz).


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Rappresentazione cartesiana di un vettore

Consideriamo in un fissato sistema di riferimento cartesiano, tre punti

P1 (1, 0, 0) P2 (0, 1, 0) P3 (0, 0, 1)

e i tre vettori aventi origine in O ed estremi coincidenti con i punti P1, P2, P3.

Poniamo: i = P1 O j = P2 O k = P3 O

Vediamo come esprimere un qualunque vettore dello spazio fisico mediante i


vettori i, j, k.

Infatti consideriamo, per esempio un vettore v (vx, vy, vz), con:

vx = 3 vy = 5 vz = 7

La seguente combinazione lineare dei vettori i, j, k (dove per combinazione


lineare di tre o pi vettori si intende la somma dei prodotti dei vettori
moltiplicati per numeri reali, detti coefficienti)

3i + 5j + 7k

un vettore le cui componenti (wx, wy, wz) saranno date dalle somme delle
componenti omonime dei singoli vettori:

wx = 31 + 50 + 70 = 3

wy = 30 + 51 + 70 = 5

wz = 30 + 50 + 71 = 7

quindi wx=3, wy=5, wz=7, cio il vettore ottenuto identico al vettore v, poich
ha le stesse componenti.
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Questo ragionamento, che potrebbe essere ripetuto prescindendo


dallesempio particolare considerato, mostra che ogni vettore dello spazio
fisico pu essere rappresentato come combinazione lineare dei tre vettori i, j,
k e tale rappresentazione unica, in quanto i coefficienti della combinazione
lineare sono proprio le componenti del vettore.

Questa propriet fondamentale dei tre vettori {i, j, k} si esprime dicendo che
tali vettori costituiscono una base dello spazio fisico.

Definiamo quindi base dello spazio fisico un insieme di tre vettori che godono
della seguente propriet:

ogni vettore dello spazio fisico pu essere espresso in uno ed un sol modo
come loro combinazione lineare.

Osservazione:

Se consideriamo il vettore nullo 0, le cui componenti sono tutte nulle, avremo

0 = 0i + 0j + 0k

Viceversa, se un vettore v coincide con il vettore nullo, allora tutte le sue


componenti saranno nulle, quindi esso sar del tipo

0i + 0j + 0k

Questo evidenzia che una combinazione lineare dei tre vettori i, j, k, nulla
se e soltanto se tutti i coefficienti della combinazione lineare sono uguali a
zero.

Un insieme di vettori che gode di tale propriet si definisce sistema di vettori


linearmente indipendenti, secondo la seguente

Definizione:

Un insieme di vettori costituisce un sistema di vettori linearmente indipendenti


quando una loro combinazione lineare nulla se e soltanto se tutti i
coefficienti sono nulli.
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Dalla precedente definizione si comprende facilmente che i vettori {i, j, k}


costituiscono un esempio di sistema di vettori linearmente indipendenti.

Osservazione:

Nello spazio fisico possiamo trovare un numero di vettori linearmente


indipendenti maggiore di tre?

Consideriamo a tal fine 4 vettori i, j, k, v e verifichiamo se possono essere


vettori linearmente indipendenti.

Se i quattro vettori considerati fossero linearmente indipendenti, allora ogni


loro combinazione lineare potrebbe essere nulla se e solo se i coefficienti
fossero tutti nulli, ma vediamo che non cos, perch se poniamo

ai + bj + ck + dv = 0

allora se

d0

possiamo dividere per d e ottenere:

a b c
v=- i- j- k
d d d
e verificare immediatamente che i vettori considerati non sono linearmente
indipendenti.

Quindi il numero massimo di vettori linearmente indipendenti nello spazio


fisico tre.

La base {i, j, k} costituita quindi da tre (numero massimo) vettori


linearmente indipendenti.
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ESERCIZI

ESERCIZIO 1

Verificare che i vettori di una base nello spazio fisico non possono essere
complanari.

ESERCIZIO 2

Verificare che i vettori di componenti (1, 0, 0), (1, 1, 0), (0, 1, 0) non possono
costituire una base.

ESERCIZIO 3

Se v (1, -1, 4), w (2, 3, 5), determinare le componenti di v + w rispetto alla


base {i, j, k}.

ESERCIZIO 4

I vettori i + j, j + k, i + k costituiscono una base dello spazio fisico?


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ESERCIZIO

Consideriamo i vettori:

v (2, 5, 7) i (1, 0, 0) j (0, 1, 0) k (0, 0, 1)

verifichiamo che una loro combinazione lineare pu essere nulla cio


possiamo avere, ai + bj + ck + dv = 0, pur non essendo i coefficienti tutti nulli.

Dimostriamo cio che i quattro vettori considerati non possono essere


linearmente indipendenti.

SVOLGIMENTO

Calcoliamo le componenti del vettore al primo membro:

a (1, 0, 0) ai = (a, 0, 0)

b (0, 1, 0) bj = (0, b, 0)

c (0, 0, 1) ck = (0, 0, c)

d (2, 5, 7) dv = (2d, 5d, 7d)

La somma delle componenti dei singoli vettori sar la componente del vettore
somma che nullo se e solo se tutte le componenti sono nulle;

a + 0 + 0 + 2d = 0 a + 2b = 0 a+2b=0 a=2b
0 + b + 0 + 5d = 0 b + 5d = 0 b=5d 5d=b
0 + 0 + c + 7d = 0 c + 7d = 0 c= 7d 7d=c
Tali uguaglianze sono soddisfatte qualunque siano i numeri reali b e c,
verificanti luguaglianza 7b=5c (devono essere verificate le ultime due
uguaglianze).

Non vero quindi che

ai + bj + ck + dv = 0 a=b=c=d=0

Abbiamo cos verificato che i quattro vettori non sono linearmente


indipendenti.
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MATRICI QUADRATE E RETTANGOLARI

Una matrice A a tre righe e quattro colonne la figura formata da 3 X 4


numeri (detti elementi di matrice), disposti su 3 righe e 4 colonne.

a11 a12 a13 a14 I riga


A= a21 a22 a23 a24
a31 a32 a33 a34

I colonna

Per esprimere la circostanza che la matrice A caratterizzata da 3 righe e 4


colonne, scriviamo:
A (3, 4)

Ogni elemento della matrice caratterizzato da due indici, il primo lindice


di riga, il secondo lindice di colonna.

Per esempio: a12 Indice colonna



Indice riga

lelemento della prima riga e della seconda colonna.

Definizione:

Una matrice rettangolare se il numero delle righe diverso dal numero di


colonne.

Una matrice quadrata se il numero delle righe uguale al numero di


colonne.

Due matrici si dicono simili se hanno lo stesso numero di righe e di colonne.

Una matrice A ad n righe e m colonne si denota con il simbolo A (n, m).


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Operazioni con matrici

Se due matrici A e B sono simili, possibile definire la matrice somma


(A+B), come la matrice il cui elemento generico di posto i, j ottenuto
sommando gli elementi di ugual posto delle due matrici A e B.

Esempio:

Somma di due matrici

A (3, 4) B (3, 4)

a11 a12 a13 a14 b11 b12 b13 b14


A= a21 a22 a23 a24 B= b21 b22 b23 b24
a31 a32 a33 a34 b31 b32 b33 b34

a11+b11 a12+b12 a13+b13 a14+b14


A+B= a21+b21 a22+b22 a23+b23 a24+b24
a31+b31 a32+b32 a33+b33 a34+b34

Prodotto di una matrice A per un numero reale a

Per effettuare il prodotto di una matrice A per un numero reale a basta


moltiplicare ogni elemento della matrice A per il numero a, ottenendo la
matrice
aa11 aa12 aa13 aa14
a A = aa21 aa22 aa23 aa24
aa31 aa32 aa33 aa34
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Determinante

Ad ogni matrice quadrata (solo quadrata) possibile associare uno scalare,


detto determinante della matrice, nel modo seguente.

Cominciamo con il considerare una matrice A (2, 2)

a11 a12
A= a21 a22

Si definisce determinante di A, e si denota con det A, il numero

det A = a11a22 a12a21

Per una matrice quadrata A di ordine 3 il determinante della matrice

a11 a12 a13 a11 a12


A= a21 a22 a23 a21 a22
a31 a32 a33 a31 a32

dato dalla somma dei prodotti degli elementi che si trovano sulla stessa
freccia con il loro segno per le frecce volte verso il basso, e con il segno
opposto per le frecce volte verso lalto.

Avremo quindi

(a11 a22 a33) + (a12 a23 a31) + (a13 a21 a32)

-(a13 a22 a31) + (a11 a23 a32) + (a12 a21 a33)

Vediamo come possibile generalizzare la definizione di determinante di una


matrice quadrata in maniera tale da poter definire tale numero in maniera
univoca qualunque sia lordine della matrice.

Osserviamo che possiamo scrivere anche:

det A = a11 (a22 a33 a23 a32) -a12 (a21 a33 a23 a31) + a13 (a21 a32 a22 a31)
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Abbiamo quindi scritto il determinante di A come la somma dei prodotti degli


elementi a11, a12, a13 della prima riga per C11, C12, C13, dati da
C11 = a22a33 a23a32, C12 = a21a33 a23a31, C13 = a21a32 a22a31, con C11 e
C13 determinanti delle matrici ottenute da A eliminando la riga e la colonna
che contengono a11 e a13 rispettivamente, C12 lopposto del determinante
della matrice ottenuta eliminando la prima riga e la seconda colonna, ovvero
la riga e la colonna contenenti a12.
Possiamo a questo punto calcolare il determinante di una matrice quadrata di
qualunque ordine.

Premettiamo alcune definizioni:

Definizione:

Si definisce minore complementare dellelemento (i, j) di una matrice il


determinante ottenuto eliminando dalla stessa matrice quadrata la riga e la
colonna a cui appartiene lelemento di posto i, j.

Per esempio il minore complementare dellelemento di posto (1, 1) dato da


a22 a23
Mij =
a32 a33

Definizione:

Il complemento algebrico Cij dellelemento di matrice di posto (i, j) il


minore complementare preso con il suo segno se lelemento di posto pari
(cio i + j un numero pari) o con il segno opposto se lelemento di matrice
di posto dispari (i + j un numero dispari).
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a22 a23 a21 a23


C11 = a32 a33 (=M11) C12 = a31 a33 (= -M12)

1 + 1 = 2 (pari) 1 + 2 = 3 (dispari)

Il complemento algebrico coincide Il complemento algebrico


con il minore complementare lopposto del minore
complementare

Abbiamo cos verificato, nel caso di una matrice quadrata 3 X 3, la


seguente

Regola di Laplace per il calcolo del determinante di una matrice


quadrata:

Il determinante di una matrice quadrata di qualsiasi ordine la somma dei


prodotti degli elementi di una qualsiasi riga e colonna per i rispettivi
complementi algebrici.

Esempio:

Calcolare il determinante della seguente matrice quadrata.

1 3 5
A= 2 7 4
6 8 3

Calcolo del minore complementare Mij e del complemento algebrico Cij


dellelemento di posto ij.

Considero a11 poich 1 + 1 = 2 (pari) lelemento a11 di posto pari e si ha:

M11 = C11
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Analogamente, poich 1 + 2 = 3 (dispari) lelemento a12 di posto dispari e si


ha: M12 = - C12. Alla stessa maniera abbiamo:

M13 = C13, M21 = - C21, M22 = C22, M23 = - C23, M31 = C31, M32 = - C32M33 = C33
1 3 5 7 4
A= 2 7 4 M11 = C11= = (7 3) (8 4) = -11
6 8 3 8 3

1 3 5 2 4
A= 2 7 4
M12 = -C12= = (2 3) (4 6) = -18
6 8 3 6 3

1 3 5 2 7
A= 2 7 4 M13 = C13= = (2 8) (7 6) = -26
6 8 3 6 8

1 3 5 3 5
A= 2 7 4 M21 = -C21= = (3 3) (5 8) = -31
8 3
6 8 3

1 3 5 1 5
A= 2 7 4 M22 = C22= = (1 3) (5 6) = -27
6 3
6 8 3

1 3 5 1 3
A= 2 7 4 M23 = -C23= = (1 8) (3 6) = -10
6 8
6 8 3

1 3 5 3 5
A= 2 7 4 M31 = C31 = 7 4 = (3 4) (5 7) = -23
6 8 3

1 3 5
1 5
A= 2 7 4 M32= -C32 = = (1 4) (5 2) = -6
2 4
6 8 3

1 3 5 1 3
A= 2 7 4 M33 = C33 = 2 7 = (1 7) (3 2) = 1
6 8 3
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Osserviamo che se una matrice quadrata ha due righe o due colonne uguali,
il suo determinante sar uguale a zero.

Esempio:

Consideriamo la matrice

1 2 0
A= 3 -1 4
3 -1 4

det A = 1 (- 4 + 4) 2 (- 3 + 3) = 0

Quindi se in una matrice A ad una riga aggiungiamo una combinazione


lineare delle rimanenti, il determinante non cambia.

Infatti, considerando la matrice

0 1 3
B= 1 2 1 det B = 1 (-1 -2) + 3 (-4) = 3 12 = -9
2 0 -1

o la matrice C ottenuta da B sostituendo allultima riga la somma delle sue


righe

0 1 3
C= 1 2 1 det C = -1 (3 - 3) + 3 (3 - 6) = -9
3 3 3

si verifica facilmente che, moltiplicando tutti gli elementi di una riga o di una
colonna di una matrice quadrata per un numero a, anche il determinante
risulta moltiplicato per a.
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Definizioni:

Matrice trasposta

Si definisce matrice trasposta AT di una matrice A, la matrice ottenuta da A


scambiando righe con colonne.

Matrice complementare

Si definisce matrice complementare AC di una matrice A, la matrice ottenuta


da A sostituendo ad ogni elemento di A il suo complemento algebrico.

Matrice non singolare

Si definisce non singolare una matrice A il cui determinante sia diverso da


zero.

Matrice inversa di una matrice non singolare A

Si definisce matrice inversa di una matrice A non singolare la matrice

-1 (AC)T
A =
det A

Esempio:

Determiniamo la matrice inversa di A.

1 2 3
A= 0 -1 4
1 2 0

det A = 1 (- 8) 2 (- 4) + 3 (1) = - 8 + 8 + 3 = 3 0
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Costruiamo la matrice inversa di A.

Detto Cij il complemento algebrico dellelemento di posto ij, abbiamo:

C11 = - 8 C12 = 4 C13 = 1

C21 = 6 C22 = - 3 C23 = 0

C31 = 11 C32 = - 4 C33 = - 1

Scriviamo la matrice inversa ottenuta

8 6 11
3 3 3

A-1 =
4 3 4
3 3 3

1 1
0
3 3
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Prodotto righe per colonne fra due matrici A e B

Si definisce matrice prodotto righe per colonne di due matrici A e B dello


stesso ordine, la matrice AB il cui generico elemento di posto i, j, dato dalla
somma dei prodotti degli elementi della riga i-esima per la colonna j-esima.

Esempio:

Effettuiamo il prodotto righe per colonne della matrice A dellesercizio


precedente per A-1, denotiamo con Pij il generico elemento della matrice AA-1

8 4 1 8 8
P11 = 1 ( ) + 2 + 3 = + +1=1
3 3 3 3 3
6 3 6 6
P12 = 1 +2( )+30= - =0
3 3 3 3
11 4 1 11 8 3
P13 = 1 +2( )+3( )= - - =0
3 3 3 3 3 3
8 4 1 4 4
P21 = 0 ( ) 1 ( ) + 4 = - + = 0
3 3 3 3 3
6 3
P22 = 0 -1( )+40=1
3 3
11 4 1 4 4
P23 = 0 -1( )+4( )= - =0
3 3 3 3 3
8 4 1 8 8
P31 = 1 ( ) + 2 ( ) + 0 ( ) = - + = 0
3 3 3 3 3
6 6
P32 = 1 ( ) + 2 (-1) + 0 0 = - 2 = 0
3 3
11 4
P33 = 1 +2( )=1
3 3
20

Osserviamo che il prodotto righe per colonne

1 0 0
-1
AA =
0 1 0

0 0 1

Se si effettua quindi il prodotto righe per colonne di una matrice A per la sua
inversa A-1 otteniamo

(A A-1) = I

dove I la matrice identit, che ha tutti gli elementi nulli, ad eccezione di


quelli della diagonale principale che sono uguali ad 1.

Inoltre si dimostra che, qualunque sia la matrice non singolare A, risulta:

det A det A-1 = 1

Dalla relazione A A-1 = I, segue che:

det (A A-1) = I

quindi abbiamo:

det (AA-1) = det A det A-1

il determinante del prodotto coincide con il prodotto dei determinanti.


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Matrice rettangolare: Concetto di rango

Diamo ora la definizione di rango di una matrice rettangolare A (n, m).

Si dice che la matrice A (n, m) ha rango k (dove k un numero intero minore


o al pi uguale al pi piccolo fra n ed m) se esiste un minore di ordine k
estratto dalla matrice A, il cui determinante diverso da zero, ed ogni minore
di ogni k + 1 estraibile da A caratterizzato dallavere determinante nullo.

Esempio:

Determinare il rango della matrice rettangolare A (3, 5)

1 2 0 -1 4
A= 3 1 2 0 1

-2 1 -2 -1 3

Prendiamo tutte le matrici quadrate 3X3 che si possono estrapolare


eliminando due colonne in tutti i modi possibili:

(I, II, III), (I, II, IV), (I, II, V), (I, III, IV), (I, III, V), (I, IV, V), (II, III, IV), (II, III,
V), (II, IV, V), (III, IV, V).

Ce n una con determinante diverso da zero?

Osserviamo che tutte le matrici 3X3 che estrapoleremo avranno determinante


nullo perch lultima riga ottenuta dalla differenza delle altre due. Il rango
quindi non pu essere tre.

Consideriamo allora tutte le matrici quadrate 2X2.

Se ce n una con determinante diverso da zero, allora la matrice ha rango 2.

Se invece sono tutte con determinante uguale a zero, estrapoliamo le matrici


quadrate di ordine 1 e la matrice avr rango 1, poich il rango di una matrice
rettangolare lordine massimo delle matrici quadrate non singolari che si
possono estrarre dalla matrice.
22

1 2
In questo esempio, poich il minore
3 1 = 1 6 = -5 0
la matrice A ha rango 2.

Teorema di Kronecher
Per snellire i calcoli necessari alla determinazione del rango di una matrice
rettangolare possiamo utilizzare il teorema di Kronecher. A tal fine dobbiamo
premettere la definizione di orlato.

Consideriamo la matrice A (3,5):

1 2 3 -1 0
A= 2 1 -1 4 1

1 -1 -4 5 1

Per vedere se il rango 3, invece di considerare tutti i minori di ordine 3


estraibili da A, e verificare che almeno uno di essi sia diverso da zero,
prendiamo un minore di ordine inferiore di ununit, ossia 2, che sia diverso
da zero, per esempio:

1 2
2 1 = 1 4 = -3 0

e lo orliamo, formando un minore di ordine 3, con ciascuna delle rimanenti


righe e colonne, ottenendo cos gli orlati.

1 2 3 1 2 -1 1 2 0
2 1 -1 ; 2 1 4 ; 2 1 1 ;
1 -1 -4 1 -1 5 1 -1 1

Se tutti gli orlati sono nulli, possiamo affermare che il rango non 3, sar
quindi 2.
23

Quindi il teorema di Kronecher afferma che:

considerata una matrice rettangolare A (n, m), se esiste un minore di ordine k


estratto da A e non nullo e se tutti gli orlati ottenuti orlando tale minore con
ciascuna delle rimanenti righe e colonne sono nulli, allora possiamo
affermare che la matrice A (n, m) ha rango k.

Sistemi lineari
Studieremo ora i sistemi di n equazioni lineari in m incognite, dove n ed m
sono numeri arbitrari. Tali sistemi si dicono lineari poich le incognite
compaiono solo linearmente, ossia non moltiplicate tra loro e con esponente
massimo 1.

Consideriamo a titolo di esempio il seguente sistema lineare di: 3 equazioni in


3 incognite

3x + 2y + z = 1

x y + 3z = 1

2x + y = 3

Ci poniamo il seguente problema: il sistema ammette soluzioni? Esiste cio


una terna di numeri reali (x, y, z), che sostituita nelle precedenti equazioni mi
fornisca delle identit?

E in generale, assegnato un sistema di n equazioni in m incognite, esistono


m numeri che sostituiti nelle n equazioni mi forniscano delle identit?

Cominceremo con il determinare se esiste una soluzione del sistema


precedente esponendo contemporaneamente la teoria generale.

A tale scopo denotiamo con As la matrice dei coefficienti, cio la matrice i


cui elementi sono dati dai coefficienti delle incognite, e con Ac la matrice
completa, ottenuta aggiungendo alla matrice dei coefficienti la colonna dei
termini noti.
24

Nel caso dellesempio risulta:

3 2 1 1 2 3 1
As = 1 -1 3 Ac = 0 -1 4 1
2 1 0 1 2 0 3

In generale, per un sistema arbitrario, si prova il seguente teorema di


Rouch-Capelli, che rappresenta una condizione necessaria e sufficiente
affinch il sistema ammetta soluzioni (ossia sia compatibile).

Teorema di Rouch Capelli

Un sistema di n equazioni in m incognite compatibile se e solo se le due


matrici As e Ac hanno lo stesso rango.

Sistema compatibile r (As) = r (Ac)

Scelto allora un minore non nullo di ordine k = r (As) = r (Ac), detto minore
fondamentale, riscriviamo il sistema nelle k equazioni a k-incognite che
compaiono nel minore fondamentale, portando al secondo membro le
rimanenti m-k incognite. Tale sistema si risolve con la seguente regola di
Cramer.

Una soluzione di un sistema (detto di Cramer) di k equazioni in k incognite a


determinante della matrice dei coefficienti diverso da zero data da una k-pla
di numeri reali (x1*, , xk*), dove ciascuna xi* data da una frazione che ha
al denominatore il determinante della matrice dei coefficienti e al numeratore
il determinante della matrice ottenuta dalla matrice dei coefficienti sostituendo
alla colonna dei coefficienti di xi* la colonna dei termini noti.

Illustreremo con degli esempi il teorema di Rouch-Capelli.

Torniamo ora allesempio precedentemente considerato, per verificare la


compatibilit troviamo i ranghi.

Essendo det As = 2 (6 + 1) 1 (9 1)

=2718
25

=60

risulta

r (As) = 3

inutile a questo punto verificare la compatibilit del sistema, in quanto la


matrice completa Ac non pu che avere rango 3 come As, essendo una
matrice (3, 4).

r (As) = r (Ac)

Quindi possiamo immediatamente affermare che il sistema compatibile. Un


tale sistema (con un numero di equazioni uguale al numero delle incognite ed
a determinante della matrice As non nullo) dicesi Sistema di Cramer.

La soluzione di tale sistema data dalla terna (x*, y*, z*), dove:

1 2 1
1 -1 3
3 1 0 19
x* = =
6
6

3 1 1
1 1 3
2 3 0 10
y* = =-
3
6

3 2 1
1 -1 1
2 1 3 11
z* = =-
6
6

sono date dal rapporto di due determinanti, al denominatore compare il


determinante di As, e al numeratore il determinante della matrice ottenuta da
26

As sostituendo alla colonna dei coefficienti dellincognita cercata la colonna


dei termini noti.

Infatti per determinare x*, abbiamo sostituito nel determinante al numeratore


la colonna dei coefficienti di x* con quella dei termini noti, analogamente per
le altre incognite.

Consideriamo ora un sistema a tre equazioni e quattro incognite

2x + y z t = 1

xy+z=2

x + 2y 2z t = -1

Consideriamo le matrici As e Ac e determiniamone i ranghi per verificare la


compatibilit del sistema.

2 1 -1 -1 2 1 -1 -1 1
As = 1 -1 1 0 Ac = 1 -1 1 0 2
1 2 -2 -1 1 2 -2 -1 -1

Si vede facilmente che lultima riga di As la differenza delle altre due, quindi
il r(As)3. Vediamo se r(As)=2.

Poich il minore
-1 -1
1 0 =1

diverso da 0, il r(As)=2.

La matrice Ac ha analogamente rango 2 (anche per essa lultima riga la


differenza delle altre due), e il minore estratto da As anche un minore di Ac,
quindi il sistema compatibile.
27

Osserviamo esplicitamente che risulta inutile in questo esempio trovare gli


orlati per la determinazione del rango, essendo lultima riga di entrambe le
matrici ottenibile come differenza delle altre due.

Riscriviamo, seguendo il teorema di Rouch-Capelli, il sistema nelle


equazioni e nelle incognite che compaiono nel minore fondamentale

-z t = 1 2x y
z=2x+y

considerando parametri tutte le rimanenti incognite, e risolvendolo poi con la


regola di Cramer. Tale sistema avr evidentemente 2 soluzioni, dove 2
dato dalla differenza fra il numero delle incognite e il rango.

La soluzione di tale sistema data da:

1 - 2x - y -1

2x+y 0
z= = 2x+y
1

-1 1 - 2x - y

1 2x+y
t= = (-2 + x y 1 + 2x + y) = 3x - 3
1

La soluzione del sistema di partenza di 3 equazioni in 4 incognite quindi


data da:

(x, y, 2 x + y, 3x 3)

qualunque siano i numeri reali x ed y.

Ad esempio, per x = 1, y = 1, si ha la soluzione (1, 1, 2, 0)

per x = 0, y = 0, si ha la soluzione (0, 0, 2, -3), ecc.

Verifichiamo, a titolo di esempio, che sostituendo nella prima equazione di


tale sistema la soluzione trovata otteniamo unidentit.
2x + y (2 x + y) (3x 3) = 1
28

2x + y 2 + x y 3x + 3 = 1

0x+0y+1=1

Analogamente, sostituendo la soluzione nelle altre due equazioni, si


ottengono ulteriori identit.

Esempio:

Risolvere il sistema:
2x y + 5z = 1
x + y 3z = 3
3x 3y + 13z = 1

Essendo

2 -1 5
As = 1 1 -3 =0
3 -3 13

dobbiamo verificare la compatibilit del sistema applicando il Teorema di


Rouch-Capelli.
Determiniamo: r(AS) e r(AC).
Essendo

2 -1 5 1
Ac = 1 1 -3 3
3 -3 13 -1

21
Scelto il minore estratto da AC, diverso da zero, calcoliamo tutti i suoi
1 1
orlati.

Essendo

2 -1 5 2 -1 1
1 1 -3 =0 1 1 3 =0
3 -3 13 3 -3 -1
29

Possiamo affermare che r(AC) = 2. (Se non avessimo calcolato gli orlati
avremmo dovuto considerare i determinanti dei quattro minori del terzo ordine
estraibili da AC).

Quindi il sistema compatibile e lo risolviamo riscrivendolo nelle equazioni e


nelle incognite che compaiono nel minore fondamentale.

2x y = 1 5z
x + y = 3 + 3z

Risolvendo tale sistema con la regola di Cramer, troviamo le 32 soluzioni

42z 5+11z
x= , y= , z=z
3 3

qualunque sia il valore di z.


30

Sistemi omogenei
Si dice omogeneo un sistema (lineare) i cui termini noti sono tutti nulli.

Esempio:

2x + y z = 0

xy+z=0

x + 2y 3z = 0

Osserviamo che dal teorema di Rouch-Capelli segue immediatamente che il


sistema certamente compatibile perch la colonna dei termini noti formata
da tutti zero.

Un sistema omogeneo quindi certamente compatibile, nel senso che


ammette sempre almeno la soluzione banale (tutte le incognite nulle).

Consideriamo la matrice:

2 1 1
As = 1 -1 1
1 2 -3

2 1 -1
detAs = 3 0 0 = 3 (-3 +2) = 3 (-1) = -3 0
1 2 -3

quindi il sistema, risolvibile con la regola di Cramer, ammette solo la


soluzione nulla, infatti

0 1 -1
0 -1 -1
0 2 -3
x= =0
-3
31

Analogamente y e z sono nulli.

Quindi un sistema omogeneo, la cui matrice dei coefficienti abbia rango


massimo, ammette sempre almeno la soluzione banale, in cui tutte le
incognite sono uguali a zero.

Si pone a questo punto il seguente problema:

un sistema omogeneo pu ammettere soluzioni non banali?

Si verifica che un sistema omogeneo ammette in generale nm soluzioni,


dove n il numero delle incognite e m il rango della matrice dei coefficienti.

Vediamolo con un esempio.

Consideriamo a titolo di esempio il seguente sistema:

2x + y z = 0

xy+z=0

x + 2y 2z = 0

In questo caso il determinante di AS nullo,


2 1 -1
detAs = 1 -1 1 =0 r(As) = 2
1 2 -2

2 1 un minore estraibile da As e diverso da zero.


infatti
1 -1

Riscriviamo secondo il teorema di Rouch-Capelli il sistema nelle equazioni e


nelle incognite che compaiono in tale minore

2x + y = z

xy=z
32

e le risolviamo con la regola di Cramer

z 1

-z -1
-z + z
x= = =0
-3 -3

2 z

1 -z
-2 + z
y= = =z
-3 -3

Le soluzioni del sistema assegnato sono date da (0, 0, z), sono quindi
32 = 1 , tra cui evidentemente, per z = 0, ritroviamo la soluzione
banale.
33

Equazioni di secondo grado

Consideriamo unequazione di secondo grado completa:

ax2 + bx + c = 0

con a, b, c numeri reali, nellincognita x.

Vediamo come determinare le radici, ossia quei valori dellincognita che


sostituiti nellequazione mi diano unidentit.

Consideriamo il polinomio di secondo grado completo

P(x) = ax2 + bx + c

Nellipotesi che il discriminante = b2 4ac sia positivo, tale polinomio pu


essere scritto nella forma seguente

P (x) = a (x x1)(x x2)

dove

b+ b
x1 = e x2 =
2a 2a

Dunque evidente che in tal caso lequazione ammetta due radici distinte

x = x1 e x = x2 che sono le radici cercate dellequazione P(x) = 0, ossia

P(x) = 0 x = x1 oppure x = x2

Esercizio: Determinare le radici dellequazione

x2 + 3x + 2 = 0.

Dalla formula precedente si ricava che:

3 98 31
x12 = =
2 2

x1 = -1 x2 = -2
34

sono due radici distinte, se le sostituisco nellequazione ottengo unidentit,


ossia unuguaglianza sempre soddisfatta.

46+2=0

0=0 un identit.

Il polinomio pu essere posto nella forma:

x2 + 3x + 2 = 1 (x (-1)) (x (-2)) = (x + 1) (x + 2)

Nel caso in cui = 0, dalla scomposizione precedentemente scritta per


P(x), si vede facilmente che risulta

P(x) = a x x1 2

in quanto in tal caso le due radici sono uguali.

Dunque lequazione ammette due radici coincidenti x1 = x2, ossia

P(x) = 0 x = x1 = x2

Esercizio:

x2 + 2x + 1 = 0

2 44 2
x12 = =- = -1,
2 2

sono due radici reali coincidenti. Infatti

x2 + 2x + 1 = 1 (x (-1)) (x (-1)) = 1 (x + 1) (x + 1) = (x + 1)2

Nel caso in cui il discriminante un numero minore di zero,


dallespressione di x1 e x2 si vede facilmente che non esistono radici
dellequazione P(x) = 0 (almeno nellinsieme dei numeri reali non esiste la
radice quadrata di un numero negativo), dunque il polinomio non si pu
scomporre.
35

Esercizio:

x2 + x + 1 = 0

1 14 1 3
x12 = =
2 2

La radice di un numero negativo nellinsieme dei numeri reali non esiste. Non
si possono trovare soluzioni, o meglio non esistono soluzioni reali ma soltanto
nellinsieme dei numeri complessi.
36

Disequazioni razionali, intere, fratte

Ci proponiamo di risolvere lequazione razionale del tipo

P (x) 0

dove P x = ax 2 + bx + c un polinomio completo di grado due,


nellincognita x .

Risolvere una disequazione del tipo precedente significa determinare i valori


della variabile x per cui il polinomio al primo membro risulta maggiore o
uguale a zero.

Osserviamo esplicitamente che le soluzioni di unequazione di secondo grado


sono, come abbiamo gi visto, dei numeri reali, le soluzioni di una
disequazione sono invece, come vedremo, degli intervalli.

A tale scopo premettiamo le

Definizioni di intervallo aperto, chiuso, limitato, illimitato superiormente


o inferiormente

Siano a, b , definiamo:

1. Intervallo aperto illimitato superiormente di estremo inferiore a, linsieme


x |x >
che denotiamo con il simbolo , oppure , + .

2. Intervallo chiuso illimitato superiormente di estremo inferiore a, linsieme


x |x a
che denotiamo con il simbolo , .

3. Intervallo aperto di estremo inferiore a ed estremo superiore b, linsieme


x |a < <
che denotiamo con il simbolo , .
4. Intervallo (chiuso a sinistra e aperto a destra) di estremo inferiore a ed
estremo superiore b, linsieme
37

x |a x <
che denotiamo con il simbolo , .

5. Intervallo (chiuso a destra e aperto a sinistra) di estremo inferiore a ed


estremo superiore b, linsieme
x |a <
che denotiamo con il simbolo , .

6. Intervallo chiuso di estremo inferiore a ed estremo superiore b, linsieme


x |a x b
che denotiamo con il simbolo , .

Se denotiamo con un insieme il cui unico elemento il numero a, con


, analogamente linsieme i cui unici elementi sono a e b, dalle precedenti
definizioni si verifica immediatamente che

, = ,
, = ,
, = ,
, = , ,

dove in generale, come vedremo in seguito, linsieme unione di due insiemi A


e B linsieme A B i cui elementi appartengono ad A o a B.

Possiamo a questo punto risolvere il problema della determinazione dei valori


della variabile x per cui soddisfatta la disequazione:
P (x) 0.

A questo scopo consideriamo dapprima lequazione associata:


P (x) = 0

e ne determiniamo, se esistono, le radici.


38

I Caso: > 0

Ci poniamo nel caso in cui il discriminante di tale equazione sia positivo, per
cui esistono due radici reali e distinte che denotiamo con x1 e x2.
In tal caso abbiamo
P x = a x x1 x x2
quindi:
P x 0 a x x1 x x2 0

Se a > 0 , la disequazione precedente equivalente alla seguente:


x x1 x x2 0
poich il prodotto di due binomi non negativo se essi sono concordi, deve
risultare
x x1 0 x x1 0
oppure
x x2 0 x x2 0

Dobbiamo quindi determinare le soluzioni di questi due sistemi di


disequazioni e poi considerarne lunione.
Il primo sistema soddisfatto se
x x1
x x2

Supposto x1 < x2 , rappresentiamo tali insiemi sulla retta reale, tracciando


una linea continua per denotare gli intervalli in cui le disequazioni sono
soddisfatte, ed una linea tratteggiata in caso contrario.

x1 x2

Si vede immediatamente che entrambe le disequazioni sono soddisfatte solo


se x > x2 , quindi la soluzione del primo sistema, che data dallintersezione
degli insiemi che rappresentano le soluzioni delle due disequazioni,
lintervallo
x2 ,
39

Analogamente si verifica che la soluzione del secondo sistema


rappresentata dallintervallo
, x1

La soluzione della disequazione di partenza, P x > 0, nel caso a > 0,


quindi lunione dei due intervalli precedentemente determinati, cio
, x1 x2 , .

Abbiamo quindi concluso che:


nel caso in cui il discriminante del polinomio positivo, il polinomio ed il
coefficiente di x2 sono entrambi positivi se e solo se la variabile x esterna
allintervallo delle radici.
Poich, come vedremo con qualche esempio, il ragionamento
perfettamente analogo nel caso in cui a e il polinomio sono entrambi negativi,
possiamo affermare che:

se il discriminante del polinomio positivo, il polinomio e il coefficiente di x2


sono concordi per valori della variabile esterni allintervallo delle radici (di
conseguenza saranno discordi per valori della variabile x interni allintervallo
delle radici).

Esempio: Studiare il segno del polinomio

2x 2 + 3x 5
Poich = 9 + 40 = 49 > 0

Lequazione
2x 2 + 3x 5 = 0

ammetter quindi due radici reali e distinte


5
2
3 49 3 7
21 = = =
4 4
1

Possiamo scomporre il polinomio nella maniera seguente


5
P x =2 x+ x1
2
40

5
Avremo quindi 2x 2 + 3x 5 > 0 x > x <1
2
5
di conseguenza 2x 2 + 3x 5 < 0 1 < <
2

I Caso: =

In tal caso il polinomio ammette due radici reali coincidenti, x1 = x, quindi


possiamo scrivere
P x = a x x1 2

evidente quindi che il polinomio ha sempre lo stesso segno del coefficiente


di x2 e sar nullo solo per i valori della variabile x coincidenti con la radice
doppia.

Esempio: studiare il segno del polinomio


4x 2 + 12x + 9

3
Poich = 144 144 = 0 x1 = x2 = ,
2

il polinomio si scompone nella maniera seguente:


2
3 2
4x + 12x + 9 = 4 x +
2
3
Esso sar positivo, per tutti i valori di x diversi da (per cui vale zero), in
2
2
simboli scriviamo: 4x + 12x + 9 < 0
4x 2 + 12x + 9 0 x
3
4x 2 + 12x + 9 > 0 x
2

Esempio: studiare il segno del polinomio


9x 2 + 24x + 16 0

4
Poich = 576 4 16 9 = 0 x1 = x2 =
3

quindi il polinomio si scompone nel modo seguente:


2
4
9x 2 + 24x + 16 = 9 x +
3
41

4
Quindi risulta: 9x 2 + 24x + 16 > 0 x
3
2
9x + 24x + 16 < 0 x
4
9x 2 + 24x + 16 = 0 x =
3

III Caso: <

In tal caso il polinomio non ammette radici reali, in quanto nellinsieme dei
numeri non esiste la radice quadrata di un numero negativo.
Si pu dimostrare che il polinomio ammette due radici nellinsieme dei numeri
complessi (ma non ci occuperemo di tale argomento), e che esso ha sempre
lo stesso segno del coefficiente di x2.

Esempio: studiare il segno del polinomio


x2 + x + 1

Poich = 1 4 < 0
tale polinomio non ammette radici reali, dunque esso avr sempre lo stesso
segno del coefficiente di x2, quindi:

x2 + x + 1 > 0
x2 + x + 1 0 x
42

ESERCIZI

Risolvere le seguenti disequazioni:

1. x 2 x 1 0
2. 2x 2 9x 7 0
3. 9x 2 + 6x + 1 < 0
4. 2x 2 + 5x + 2 0
5. x 2 2x + 1 0
6. x2 1 0
7. x 2 + 7x + 12 > 0
8. x2 4 0
43

Passiamo ora a considerare le disequazioni razionali fratte, cio del tipo:

P x P x
0 0
Q x Q x

dove P (x) e Q (x) sono polinomi completi di grado 2 nella variabile x.

Per risolvere tali disequazioni dobbiamo procedere nella maniera seguente:

1. Determinare le soluzioni delle disequazioni P x 0


Q x >0

(non possiamo considerare luguaglianza a zero per il polinomio Q (x) in


quanto si trova al denominatore della frazione, e sappiamo che un
denominatore non pu mai essere uguale a zero).

2. Consideriamo, sulla retta reale, gli intervalli delle soluzioni di ciascuna


di esse, esempio supponiamo: P x 0 x x x > x
Q x > 0 x > x

(segnando con una linea continua gli intervalli in cui sono verificate le
disequazioni precedenti)

Con x < x < x :


x x x
P (x) 0

Q (x) > 0

evidente dal grafico che

1. se x < x i due polinomi hanno segno diverso, quindi:


P (x)
<0 P x 0, Q x < 0
Q (x)

2. se x < x < x i due polinomi sono entrambi negativi, quindi il loro


P (x)
rapporto risulta positivo: >0
Q (x)
44

3. se x < x < x i due polinomi hanno segno opposto


P (x)
P x < 0, Q x > 0 quindi il loro rapporto negativo: <0
Q (x)
4. se x > x i due polinomi sono entrambi positivi, quindi il loro rapporto
P (x)
positivo: >0
Q (x)

Esempio: studiare il segno del seguente rapporto di polinomi:

2x 2 x 1
x 2 + 2x 3

SVOLGIMENTO

Consideriamo, separatamente, le due disequazioni


2x 2 x 1 0
x 2 + 2x 3 > 0

Poich risulta: 1
1 1+8 1 3
2x 2 x 1 = 0 x21 = = =
4 4
1

2

1
2 4+12 2 4
x 2 + 2x 3 = 0 x21 = = =
2 2
-3
Avremo

1
2x 2 x 1 0 x 1 x
2
2
x + 2x 3 > 0 x > 1 < 3

Rappresentando tali intervalli sulla retta reale abbiamo:


1
-3 1
2
2x 2 x 1 0

x 2 + 2x 3
45

dunque evidente che:

x < 3 : 2x 2 x 1 0 2x 2 x 1
>0
x 2 + 2x 3 > 0 x 2 + 2x 3

1
3 < < : 2x 2 x 1 > 0 2x 2 x 1
2
<0
x 2 + 2x 3 < 0 x 2 + 2x 3

1
< < 1: 2x 2 x 1 < 0 2x 2 x 1
2
>0
x 2 + 2x 3 < 0 x 2 + 2x 3

x > 1 : 2x 2 x 1 > 0 2x 2 x 1
>0
x 2 + 2x 3 > 0 x 2 + 2x 3

Vediamo ora degli esempi di risoluzione di sistemi di disequazioni:

2x 2 x 1 < 0
x 2 + 2x + 3 > 0

Dai calcoli gi fatti per lesempio precedente abbiamo che:

1
2x 2 x 1 > 0 x < x >1
2
x 2 + 2x + 3 > 0 x > 1 < 3

Rappresentando tali intervalli sulla retta reale:

1
-3 1
2
46

Quindi le disuguaglianze richieste non sono soddisfatte mai.

Il sistema:
2x 2 x 1 > 0
x 2 + 2x + 3 < 0

1
ammette soluzioni nellintervallo: 3, .
2

Il sistema:
2x 2 x 1 > 0
x 2 + 2x + 3 > 0

ammette soluzioni nellinsieme: , 3 1, .

Il sistema:
2x 2 x 1 < 0
x 2 + 2x + 3 < 0

1
ammette soluzioni nellintervallo: , 1 . .
2
47

Elementi di geometria analitica

Equazione della retta: consideriamo in un piano un sistema di assi cartesiani


ortogonali e tracciamo la retta r congiungente due punti A (xA; yA) e B (xB; yB),
che denoteremo con r [A, B].

B (xB, yB)
P (x, y)
A (xA, yA)

O
x

Supponiamo dapprima che tale retta non sia parallela a nessuno degli assi
coordinati. Considerato un qualsiasi altro punto P del piano, dette (x, y) le sue
coordinate, ci poniamo il seguente problema:

Quale equazione deve essere soddisfatta da (x, y), affinch il punto P (x, y)
sia un punto della retta r [A, B]?

Si verifica facilmente, usando il teorema di Talete, che risulta:

x xA y yA
P (x; y) [A, B] =
xB xA 6 yB yA
48

Abbiamo cos ottenuto l equazione di una retta sotto forma di rapporti uguali.

Cio tutte e soltanto le coordinate dei punti della retta [A, B] soddisfano tale
equazione.

La retta infatti un primo esempio di luogo geometrico, cio di un insieme


cui appartengono tutti e soltanto i punti che godono di una assegnata
propriet; in questo caso la propriet espressa dalla circostanza che essi
soddisfano lequazione sotto forma di rapporti uguali.

Dallequazione precedente, moltiplicando ambo i membri per (yB yA),


otteniamo

yB yA
y yA = (x xA) , dove
xB xA

yB yA
m= , detto coefficiente angolare della retta r [A, B].
xB xA

Possiamo quindi ottenere tale retta nella forma y yA = m (x xA), dove m il


coefficiente angolare.

Questa equazione, che si definisce equazione della retta in forma esplicita e


fornisce, al variare del coefficiente angolare, tutte le rette passanti per A.

Dallequazione della retta sotto forma di rapporti uguali, eliminando i


denominatori, otteniamo:

y (xB xA) yA (xB xA) = x (yB yA) xA (yB yA)

da cui:

x (yB yA) + y (xB xA) yA (xB xA) + xA (yB yA) = 0

Se poniamo a = yB yA, b = xB xA, c = yA (xB xA) + xA (yB yA) lequazione


si scrive nella forma

ax + bx + c = 0
49

che rappresenta lequazione cartesiana della retta dove, a e b non possono


essere entrambi nulli.

Esempio:

Considerati tre punti

R (1, 2) S (0, 3) T (0, 4)

Verificare se siano allineati.

SVOLGIMENTO

Determiniamo lequazione della retta s [R, S], e verifichiamo se le coordinate


di T soddisfano tale equazione.

Lequazione della retta s sotto forma di rapporti uguali data da:

x xR y yR
=
xS xR yS yR

Cio, nel nostro caso

x1 y2 x1 y2
= , da cui =
0-1 3-2 -1 6 1

y 2 = -x + 1

y = -x + 3 Equazione della retta [R, S]

x
T

S
R
O
y
50

Le coordinate del punto T soddisfano tale equazione?

y = -x + 3

sostituendo otteniamo

4 = -0 + 3

4 = +3, quindi il punto T non appartiene alla retta [R, S].

Avremmo potuto determinare lequazione della retta s considerando


dapprima lequazione della retta generica passante per R:

y 2 = m (x 1)

che fornisce, al variare di m, tutte le rette passanti per R, e poi determinare la


32
retta [R, S] calcolando il coefficiente angolare m = = -1, ottenendo cos
01

y 2 = - (x - 1) che coincide con la retta gi determinata.

Osserviamo che, poich al variare di m lequazione y 2 = m (x 1) fornisce


tutte le rette che passano per il punto R, si dice anche che essa rappresenta
lequazione del fascio di rette di centro R.

Esercizio:

Determinare lequazione di una retta passante per A (1, 3) e B (2, 3).

Primo metodo: scriviamo lequazione della retta sotto forma di rapporti


uguali.

x xA y yA
=
xB xA yB yA

Nel caso considerato si ha:

x1 y-3 x1 y-3
= =
2-1 3- 3 1 0
51

Abbiamo ottenuto una frazione il cui denominatore zero. Come vedremo in


seguito tale scrittura non ha senso, quindi lequazione della retta sotto forma
di rapporti uguali va bene in tutti i casi in cui la retta cercata non parallela a
nessuno degli assi coordinati.

Possiamo anche utilizzare tale metodo nel caso generale, in cui un


denominatore di una delle due frazioni sia nullo, convenendo che, se un
denominatore nullo, lequazione della retta cercata quella che si ottiene
uguagliando a zero il numeratore della frazione il cui denominatore zero.

Nel caso dellesempio considerato lequazione della retta cercata quella


ottenuta uguagliando a zero y 3, cio y 3 = 0.

y3=0

y=3

A B

Secondo metodo: scriviamo lequazione del fascio proprio di rette avente


centro in A (1, 3)

y 3 = m (x 1)

e, tra le infinite rette del fascio determiniamo quella congiungente [A, B]


calcolandone il coefficiente angolare
33
m= =0
21
quindi la retta richiesta ha equazione:

y=3
52

Terzo metodo: consideriamo lequazione cartesiana della retta

ax + bx + c = 0

dove a, b, c sono numeri reali da determinare imponendo che le coordinate


dei punti assegnati soddisfano lequazione della retta.

Cos facendo otteniamo:

a1 + b3 + c = 0

a2 + b3 + c = 0

da cui

a + 3b + c = 0

2a + 3b + c = 0

Il sistema ottenuto formato da 2 equazioni nelle tre incognite (a, b, c).

Risolviamolo con il metodo studiato.

1 3 1 1 3 1 0
As = 2 3 1 Ac = 2 3 1 0

det (AS) = 3 6 = -3, quindi r (AS) = 2, inutile verificare la compatibilit,


poich il r(AC) non pu che essere 2, riscriviamo quindi il sistema nella forma:

a + 3b = -c

2a + 3b = -c

E determiniamo la soluzione con il metodo di Cramer.


53

Otteniamo:

-c 3b

-c 3b
-3c + 3c
a= = =0
-3 -3

1a -c

2a -c
-c + 2c 1
b= = =- c
-3 -3 3

c
Soluzioni: (0, - , c), qualunque sia il numero c.
3
Sostituendo nellequazione ax + by + c = 0 otteniamo
c
0 x + (- )y + c = 0, cio
3
c
- y+c=0
3

Questa equazione pu essere riscritta nella forma:


1
c (- y + 1) = 0
3

dove c non pu essere nullo, perch, se cos fosse, avremmo

a = 0, b = 0, c = 0

e ci non possibile. Possiamo quindi dividere per c 0 e ottenere


lequazione richiesta che data da:

1
3y + 1 = 0 y=3
54

Osserviamo che dallequazione cartesiana della retta

ax + by + c = 0

se b 0, otteniamo

a c
y= x
b b

Confrontando questultima equazione con quella della retta in forma esplicita


si vede immediatamente che il coefficiente angolare

a
m=
b
55

Rette parallele

Due rette r ed s in un piano O x y si dicono parallele se esse sono coincidenti


oppure non hanno alcun punto in comune.
Utilizzando la teoria dei sistemi di equazioni lineari determiniamo la relazione
che deve intercorrere fra i coefficienti angolari di due rette parallele.
Siano r ed r' due rette, di equazioni rispettivamente:
r: ax + by + c = 0
r ' : a' x + b ' y + c ' = 0

Per determinare le loro eventuali intersezioni dobbiamo considerare le


soluzioni del sistema
ax + by + c = 0
a x + b y + c = 0
se compatibile, lo riscriviamo nella forma:
ax + by = c
a x + b y = c

Essendo

a b
As = a , possono presentarsi i seguenti casi: I. r(AS) = r(AC) = 2

b II. r(AS) = 1 r(AC) = 2
III. r(AS) = r(AC) = 1
Li studieremo separatamente.

I Caso:
Il sistema di Cramer (il determinante della matrice AS diverso da zero e il
numero delle equazioni uguale al numero delle incognite).
Esso ammette quindi una ed una sola soluzione data da
-c b a -c

-c b a -c
x= y=

(ab ba ) (ab ba )
56

Osserviamo esplicitamente che

a a a a

ab ba 0 - 0 m m
b b b b

Quindi il sistema di Cramer se e soltanto se i coefficienti angolari delle due


rette sono distinti.
Le due rette si intersecano in un solo punto le cui coordinate sono date
dallunica soluzione del sistema di Cramer.

Nel II e nel III caso evidentemente il sistema non di Cramer, poich il


determinante della matrice dei coefficienti uguale a zero

det AS = 0 m = m

ax + by + c = 0
a x + b y + c = 0

Dobbiamo quindi considerare

a b a b -c
As = a b AC = a b -c

ed essendo r(AS) = 1
distinguiamo i casi r(AC) = 1 e r(AC) = 2.

Se r(AC) = 2 il sistema non compatibile


Se r(AC) = 1 il sistema compatibile
57

Sistema non compatibile:


a -c
se r(AC) = 2 0
a -c

perch non verificata la condizione di compatibilit del teorema di Rouch-


Capelli. Quindi le due rette non hanno alcun punto in comune e sono delle
rette distinte.
Si tratta di rette parallele non coincidenti.

a -c
Se r(AC) = 1 a -c = 0,

si tratta di rette coincidenti, infatti la matrice AC avr in tal caso la seconda


riga del tipo: a = ka
b = kb
c = kc ,

questo vuol dire che le due righe sono uguali o proporzionali quindi si tratta di
rette coincidenti e abbiamo soluzioni infinite.

Volendo ricavare ci dal teorema di RouchCapelli, riscriviamo il sistema


nellincognita e nellequazione che compaiono nel minore fondamentale, per
esempio:
ax = -by c

by c
Tale equazione ammette le soluzioni ,y che sono le coordinate di
a
tutti i punti di una retta, che coincidono con i punti dellaltra retta.
58

Esercizio:

Primo modo di risoluzione:

2x + 4y 3 = 0
2x 4y + 1 = 0

4y = 2x + 3
4y = 2x 1

Scriviamo le equazioni delle due rette in forma esplicita:

1 3
y= x+
2 4
1 1
y= x+
2 4

Poich esse hanno lo stesso coefficiente angolare


1 1
m=- m = -
2 2

e i termini noti diversi, sono rette parallele e distinte, quindi non avranno
alcun punto in comune.

Secondo modo di risoluzione:

2 4 det (AS) = 0 r (AS) = 1


AS = -2 -4

2 4 -3
AC = -2 -4 1 r (AC) = 2

r(AS) r(AC), quindi

le rette sono parallele e distinte.


59

Rette perpendicolari

Due rette r,s contenute in un piano si dicono perpendicolari se intersecandosi


formano 4 angoli uguali.

Si verifica facilmente che se una retta r ha equazione

r: ax + by + c = 0,

la retta s perpendicolare ad r avr equazione

s r : bx ay + k = 0,

cio i coefficienti di x e y sono cambiati di posto e uno cambiato di segno.

Esercizio:
Determinare lequazione della retta s perpendicolare alla retta r, con:
r : x + 2y + 5 = 0
Lequazione della retta generica s perpendicolare alla retta r del tipo:
s : 2x y + k = 0,
dove k un valore arbitrario perch di rette perpendicolari ad r ce ne sono
infinite. Se imponiamo alla retta s di passare per il punto A (1, 0):

As 210+k=0 k = -2

otteniamo

2x y 2 = 0

In termini di coefficiente angolare, la relazione che deve intercorrere fra i


coefficienti angolari m ed m di due rette perpendicolari data da

1
m =
m
1
- lantireciproco di m.
m
60

Quindi se r: y = mx + q
1
s: y = x+q
m

Esercizio:

r: y = 4x + 1
1
s r: y = - x + k
4

k arbitrario ma pu essere trovato assegnando un punto.

Se lorigine O (0, 0) appartiene alla retta S:


1
0=- 0+k
4

k=0
1
y=- x
4

x
61

Circonferenza

Si definisce circonferenza di centro un punto C e raggio R, linsieme dei punti


del piano la cui distanza da C uguale a R.

Un punto P (x, y) apparterr dunque alla circonferenza di centro C (xC, yC) e


raggio R se e solo se d(P, C) = R.

C (xC, yC)

P (x, y)

O x

Dove con il simbolo d(P, C) si denota la distanza di P da C. Poich risulta

d (P, C) = x xC 2 + y yC 2

i punti della circonferenza avranno coordinate (x, y) soddisfacenti lequazione

d (P, C) = x xC 2 + y yC 2 =R

da cui

R2 = (x xC) 2 + (y yC)2
R2 = x2 2xxC + xC2 + y2 2yyC + yC2
R2 = x2 + y2 + (-2xC) x + (-2yC) y + (xC2 + yC2 R2)
62

Se poniamo: -2xC = a e -2yC = b e xC2 + yC2 R2 = c

l equazione della circonferenza diventa: x2 + y2 + ax + by + c = 0

Un punto appartiene ad una circonferenza di centro C e raggio R se e solo se


le sue coordinate soddisfano questa equazione.

evidente che le coordinate del centro sono date da

a b
C (xC, yC) con xC = - , yC = -
2 2

quindi deve essere

a 2 b 2
2 + 2 R2 = c
da cui

a 2 + b 2 4ac 2 a 2 + b 2 4c
=R R=
4 4

quindi unequazione del tipo x2 + y2 + ax + by + c = 0 rappresenta lequazione


di una circonferenza, se risulta a2 + b2 4c > 0, altrimenti il raggio non pu
essere un numero reale.
63

Esercizio:

Verificare se la seguente equazione lequazione di una circonferenza:


x2 + y2 + 2x + y + 7 = 0.

Troviamo il centro della circonferenza:

a 2 b 1
C = (xc ; yc), xc = - =- =1 yc = - =-
2 2 2 2

Verifichiamo che il raggio non un numero reale, poich risulta

a 2 + b 2 4c 2+128 23
R=
4
=
4
= 4

Quindi non si tratta dellequazione di una circonferenza.

Possiamo concludere che un polinomio di secondo grado P(x, y) in due


variabili x ed y, pu rappresentare lequazione di una circonferenza se sono
soddisfatte le seguenti tre condizioni:

1. I coefficienti x2 e y2 sono uguali tra loro


2. Manca il termine rettangolare (cio il termine contenente il prodotto xy)
3. a2 + b2 4c > 0
64

Posizioni reciproche retta-circonferenza nel piano

Considerato un riferimento cartesiano O x y vediamo, nel piano xy, le


posizioni reciproche retta circonferenza.

evidente che una retta pu essere esterna, tangente o secante ad una


circonferenza, a seconda che essa non abbia punti in comune (r), due punti
in comune coincidenti (t), o due punti in comune distinti (s).

Tutto ci si traduce nel fatto che il sistema:

x 2 + y 2 + ax + by + c = 0
y = mx + q
incompatibile, ammette due soluzioni coincidenti, ammette due soluzioni
distinte.

Osserviamo che si tratta di un sistema di secondo grado (il grado di un


sistema dato dal prodotto dei gradi delle equazioni che lo costituiscono);
essendo di secondo grado lequazione della circonferenza e di primo grado
quella della retta, il grado del sistema sar 2 1 = 2, quindi esso ammetter o
due soluzioni reali coincidenti (retta tangente), o due soluzioni reali distinte
(retta secante) o nessuna soluzione reale (dovremmo dire nessuna soluzione
reale ma due soluzioni complesse) (retta esterna).

Vediamo i vari casi possibili con degli esempi.


65

Esercizio:

Determinare lequazione delle rette r, s, t tangenti alla circonferenza di


equazione:

x2 + y2 + 3x + y + 2 = 0
3
passanti per i punti A (1, 2), B (-1, 0), D ( , 0), rispettivamente.
2

SVOLGIMENTO

Cominciamo con lindividuare il centro e il raggio della circonferenza

3 1 2
C ( , ) r=
2 2 2

e le sue intersezioni con gli assi cartesiani

x 2 + y 2 + 3x + y + 2 = 0
y=0
y=0
x 2 + 3x + 2 = 0
Le soluzioni di tale sistema sono date dai punti (-1, 0), (-2, 0).

y A (1, 2)

-2 -1
0 x
tg 2 -1

tg: y = -x - 1
tg 1
66

Osserviamo che, in generale

I: da un punto esterno ad una circonferenza possibile condurre due


tangenti.

II: Da un punto P appartenente ad una circonferenza possibile condurre


una sola tangente che sar la retta per P perpendicolare al raggio.

t P

III: Da un punto interno ad una circonferenza non possibile condurre alcuna


tangente.

X
X X
P
X
67

Svolgiamo la prima parte dellesercizio, ossia:

I) Determinare lequazione della retta r, tangente alla circonferenza e


passante per A (1, 2).

Prima di iniziare a risolvere lesercizio verifichiamo se A interno, esterno o


appartenente alla circonferenza, sapremo cos quante tangenti possibile
condurre dal punto A alla circonferenza.

A (1, 2) appartiene alla circonferenza?

Sostituiamo le sue coordinate nellequazione della circonferenza

12 + 22 + 3 1 + 2 + 2 = 0

otteniamo

12 = 0

A quindi un punto interno o esterno alla circonferenza.

Se AC < r A sar un punto interno

Se AC > r A sar un punto esterno

Troviamo la distanza di A dal centro.

3 2 1 2 25 25 50
AC = 1+ + 2+ = + = =
2 2 4 4 4

25 5
= (> )
2 2

quindi A un punto esterno, in quanto la sua distanza dal centro maggiore


del raggio.

Dal punto A potremo condurre quindi due tangenti alla circonferenza.


68

Vediamo come.

Consideriamo la retta generica passante per A (1, 2).

y 2 = m (x - 1)

se tale retta deve essere tangente alla circonferenza, il sistema


y2=m x1
x 2 + y 2 + 3x + y + 2 = 0

dovr ammettere due soluzioni coincidenti, che saranno le coordinate del


solo punto di intersezione.

Otteniamo cos:
y = mx m + 2
x 2 + mx m + 2 2
+ 3x + mx m + 2 + 2 = 0
y = mx m + 2
x 2 + m2 x 2 + m2 + 4 2m2 x + 4 mx 4m + 3x + mx m + 2 + 2 = 0
y = mx m + 2
x 2 1 + m2 + x 2m2 + 4m + 3 + m + m2 + 4 4m m + 4 = 0
y = mx m + 2
x 2 1 + m2 + x 2m2 + 5m + 3 + m2 5m + 8 = 0

Imponiamo che il discriminante dellequazione di secondo grado in x sia


uguale a zero

=0 2m2 + 5m + 3 2
- 4 (1 + m2) (m2 + 5m + 8) = 0

4m4 + 25m2 + 9 20m3 12m2 + 30m 4 m2 5m + 8 + m4 5m3 + 8m2 = 0

(25 12 36) m2 + (30 + 20) m + 9 32 = 0

-23m2 + 50m 23 = 0

50 50 2 23 2 4 50 384
m12 = =
2 23 46

50 384 50 + 384
m1 = m2 =
46 46
69

Sostituendo i valori di m1 e m2 allequazione della retta generica passante per


A, otteniamo le due tangenti alla circonferenza.

y 2 = m (x 1)

25+ 96 25+ 96
tg1 : y 2 = (x 1) tg2 : y 2 = (x 1)
23 23

II) Determinare lequazione della retta s tangente alla circonferenza e


passante per B (-1, 0).

Vediamo se B appartiene alla circonferenza. Sostituendo le sue coordinate


nellequazione della circonferenza otteniamo:

-12 + 0 + 3 (-1) + 0 + 2 = 0

13+2=0

0=0 Si tratta di unidentit, quindi B un punto della circonferenza,


da esso potremo condurre una sola tangente.

Svolgiamo lesercizio in due maniere distinte.

Primo metodo di risoluzione:

Consideriamo la retta generica per B (-1, 0), e, come fatto nel caso
precedente, imponiamo che essa sia tangente alla circonferenza. Il sistema
y = m x+1
x 2 + y 2 + 3x + y + 2 = 0

dovr ammettere due soluzioni coincidenti, ossia il discriminante


dellequazione

x 2 1 + m2 + x 2m2 + m + 3 + m2 + m + 2 = 0 deve essere nullo.

=0 2m2 + m + 3 2
4 1 + m2 m2 + m + 2 = 0

4m4 + m2 + 9 + 4m3 + 12m2 + 6m 4m2 4m 8 4m4 4m3 8m2 = 0

m2 + 2m + 1 = 0
2
m+1 =0 m = -1
70

Abbiamo solo un valore, quindi una sola tangente.

Secondo metodo di risoluzione:

Il coefficiente della tangente deve essere lantireciproco del coefficiente della


retta congiungente BC, poich la tangente la retta per B perpendicolare al
raggio.
3 1
Se B (-1, 0) e C (- , - )
2 2

allora il coefficiente angolare della retta congiungente BC dato da


1
2 1
m= 3 = 2=1
1+ 2
2

1
Quindi lantireciproco m =
m
m = -1
la tangente avr quindi equazione

y 0 = -1 (x + 1)

dovendo coincidere con la retta per B di coefficiente angolare -1.


71

III) Determinare lequazione della retta t tangente alla circonferenza e


3
passante per D ( , 0).
2

Come nei casi precedenti, verifichiamo se D appartiene o meno alla


circonferenza.

3 2 3
+ 02 + 3 +0+2=0
2 2
9 9
+ 2=0
4 2
1
= 0, quindi D non un punto della circonferenza poich
4

3 3 2 1 2 1
DC = + + 0+ =
2 2 2 2

2
minore del raggio r =
2

Il punto D un punto interno e quindi non possibile condurre alcuna


tangente.

Se proviamo a risolvere il sistema come nei casi precedenti, possiamo


verificare che non esiste alcuna soluzione.
72

Esercizio:

Condurre le tangenti alla circonferenza passanti per il punto (2, 0).

C: x2 + y2 2x 3 = 0

Equazione della retta generica passante per il punto (2, 0): y = m (x 2).

y = m x2
x 2 + y 2 2x 3 = 0

x 2 + m2 x 2 2
2x 3 = 0

x 2 1 + m2 4m2 x + 4m2 2x 3 = 0

x 2 1 + m2 2x 1 + 2m2 + 4m2 3 = 0

Tale polinomio deve avere due radici coincidenti, deve essere dunque nullo il
suo discriminante.

= 0 4 1 + 2m2 2
4 4m2 3 1 + m2 = 0

1 + 4m4 + 4m2 4m2 4m4 + 3 + 3m2 = 0

3m2 + 4 = 0
4
m2 = -
3

Non esiste alcuna tangente, infatti si verifica che il punto interno alla
circonferenza poich la sua distanza dal centro minore del raggio.

Verifica:

C (1, 0) A (2, 0)

4+12 4
r= = =2
4 2

AC = 21 2 =1 AC < r

Quindi AC un punto interno.


73

Ellisse

un luogo geometrico costituito dallinsieme dei punti P(x, y) che godono


della seguente propriet: la somma delle distanze da due punti fissi detti
fuochi costante.

Detti F1 ed F2 i due fuochi, e denotato con 2a il valore della costante,


abbiamo:

P un punto dellellisse PF1 + PF2 = 2a

T P (x, y)
b a

R O c S x
F2 (-c, 0) F1 (c, 0)

Poich anche R ed S sono punti dellellisse, si comprende facilmente che il


valore della costante 2a proprio la lunghezza del segmento RS, dove:

RS sar un asse dellellisse (asse maggiore)


TQ sar un altro asse dellellisse (asse minore)
TO sar un semiasse (= OQ )
RO sar un semiasse (= OS )

Ricaviamo ora lequazione dellellisse in un sistema di riferimento in cui i


fuochi siano simmetrici rispetto allasse y.

Poich gli assi di tale sistema di riferimento saranno, come vedremo, assi di
simmetria dellellisse, lequazione ricavata detta equazione canonica
dellellisse.
74

P (x, y) apparterr allellisse quando la somma (PF1 + PF2) = 2a.

Poich PF1 = xc 2 + y2 PF2 = x+c 2 + y2

abbiamo:

PF1 + PF2 = 2a xc 2 + y2 + x+c 2 + y 2 = 2a

Da cui:

xc 2 + y2 = - x+c 2 + y 2 + 2

elevando ambo i membri al quadrato otterremo


2 2
xc 2 + y2 = x+c 2 + y 2 + 2a
2
xc + y2 = x + c 2
+ y 2 + 4a2 4a x+c 2 + y2

x 2 + c 2 2xc = x 2 + c 2 + 2xc + 4a2 4a x+c 2 + y2

4xc + 4a2 = 4a x+c 2 + y2

Elevando nuovamente al quadrato:


2
xc + a2 2
= a x+c 2 + y2

x 2 c 2 + a4 + 2xca2 = a x + c 2
+ y2

x 2 c 2 + 2xca2 + a4 = a2 x 2 + a2 c 2 + 2a2 xc + y 2 a2

x 2 a2 c 2 + y 2 a2 = a2 a2 c 2

Se poniamo

a2 c 2 = b2 > 0 lequazione precedente diventa:

x2 a2 c2 + y2a2 a2 a2c2
=
b2 b2

2 y2a2
x + = a2 dividendo per a2
b2


Otteniamo l equazione canonica dellellisse:
+
=
75

Si vede facilmente che gli assi cartesiani sono assi di simmetria dellellisse
(ogni punto dellellisse avr il simmetrico rispetto agli assi x e y appartenente
ancora allellisse).

Osservazione:

Se a e b sono uguali otterremo una circonferenza di centro O e raggio a e i


punti F1 ed F2 diventeranno il centro della circonferenza.

x 2 + y 2 = a2

a
O
F1 F2 x

Esercizio:
x2 y2
Trovare le tangenti allellisse + = 1 passanti per i punti
4 9

I) A (2, 0) II) B (0, 3) III) E (1, 1)

SVOLGIMENTO

I) Determinare lequazione della tangente per A (2, 0).

y 0 = m (x 2)

y = m (x 2)
x2 y2
+ =1
4 9

x2 m 2 x2 2
+ =1
4 9
76

9x 2 + 4m2 x 2 2
= 36

x 2 9 + 4m2 16m2 x + 16m2 36 = 0

Imponiamo che il discriminante sia uguale a zero

162 m4 4 9 + 4m2 16m2 36 = 0

16m4 36m2 + 81 16m4 + 36m2 = 0 81 = 0, assurdo. Perch?

y
B
y=3

A
x

x=2

Il risultato ottenuto ci dice che non lecito procedere in questo modo, perch
abbiamo utilizzato lequazione in forma esplicita della rette generica passante
per A, ma questo non sempre possibile, (lequazione in forma esplicita si
ottiene da quella cartesiana per b 0, se b = 0 non si pu proprio scrivere)
vuol dire che la retta richiesta lunica che non potremo mai avere
dallequazione y = m (x 2), (per nessun valore di m), e cio x 2 = 0.

Osserviamo che A (2, 0) appartiene allellisse, esso coincide con il punto


dintersezione dellellisse con il semiasse positivo delle x e la tangente la
retta x = 2.
77

II) Determinare lequazione della tangente per B (0, 3).

Come nel caso precedente, essendo (0, 3) il punto dintersezione dellellisse


con il semiasse positivo delle y, la tangente in tale punto data dalla retta

y=3

infatti le soluzioni del sistema

y 3 = mx
x2 y2
+ =1
4 9

sono le radici di
x2 mx +3 2 2 1 m2 2
+ =1 x + + xm = 0
4 9 4 9 3

Per cui =0 m=0

Quindi la tangente richiesta la retta y 3 = 0.

II) Determinare lequazione della tangente per E (1, 1).


78

Parabola

Si definisce parabola il luogo dei punti del piano equidistanti da un punto fisso
detto fuoco e da una retta fissa detta direttrice.

Determiniamo, in un fissato sistema di riferimento cartesiano, lequazione di


una parabola avente come fuoco il punto F (xF, yF) e direttrice la retta d di
equazione y = d.

Un punto P (x, y) apparterr alla suddetta parabola se e solo se

PF = d(P, d)

dove con il simbolo d(P, d) abbiamo denotato la distanza di P dalla direttrice.

y P (x, y)

F (xF, yF)

O x
R Q (x, d) y=d
asse

Risulta:

PF = x xF 2 + y yF 2

e d(P, d) = PQ

dove Q il punto dintersezione della direttrice con la perpendicolare


condotta per P, e PQ = x x 2 + y d 2 = y d , dove con il
simbolo y d indichiamo il valore assoluto del numero y d, che
coincider con y d, se questultimo positivo, con (y d) se y d
negativo, cio:
yd se y d 0
yd =
-(y - d) se y d < 0
79

Quindi P (x, y) appartiene alla parabola di fuoco F e direttrice d e se solo se

x xF 2 + y yF 2 = yd

elevando al quadrato ambo i membri otteniamo:

2 2 2
x xF + y yF = yd

da cui:

2
x2 + x2F 2xxF + y2 + y2F 2yyF = y2 + d 2yd

x 2 + x 2xF + xF2 + yF2 d2 = 2y yF d

Posto

1 xF x 2F + y 2F d 2
a= b= c=
2 yF d yF d 2 yF d

lequazione della parabola diventa:

y = ax2 + bx + c

Osserviamo che, se lequazione della parabola scritta nella forma


b
precedente, lascissa del fuoco xF = , lordinata del fuoco si ottiene dalle
2a
relazioni precedenti, essendo

1 1
2a = yF d =
yF d 2a
b 2
2a + y 2F d 2
2c =
yF d

Risulta

b2 2 2 b2 yF + d
2c = 2 + yF d 2a 2c = + 2a
4a 4a 2 2a

4ac = b2 + 2yFa + 2da


80

1
4ac = b2 + 2yFa + 2a yF
2a
2
4ayF = 4ac b + 1

1
yF = 4a 4a

b 1
Quindi il fuoco F ( , + ) e la direttrice la retta di equazione
2a 4a 4a

1
y=
4a 4a

Dicesi asse della parabola la perpendicolare alla direttrice condotta per il


fuoco. Lintersezione della parabola con il suo asse si definisce vertice.

Dalla stessa definizione consegue che il vertice della parabola il punto


medio del segmento avente come estremi il fuoco e il punto dintersezione
della direttrice con lasse.

Nel caso particolare in cui il fuoco sia un punto dellasse y e il vertice della
parabola coincida con lorigine degli assi cartesiani, lequazione diventa

y = ax2

che rappresenta quindi lequazione di una parabola avente come asse lasse
y e vertice lorigine.

Scambiando il ruolo delle coordinate, sostituendo cio allascissa lordinata e


viceversa si ottiene lequazione di una parabola della tangente
x = ay 2 + by + c , con asse parallelo allasse x e direttrice parallela allasse y.
81

Iperbole

Si definisce iperbole il luogo dei punti del piano per cui la differenza delle
distanze da due punti fissi detti fuochi costante (denoteremo con 2a tale
costante).

Ricaviamo lequazione delliperbole in un sistema di riferimento cartesiano in


cui i fuochi siano due punti appartenenti allasse delle ascisse, simmetrici
rispetto allasse y.
b b
y=- x y y= x
a a

b
F2 (-c, 0) F1 (c, 0)
-a -b a x

Un punto P (x, y) apparterr allellisse PF1 PF2 = 2a.

Poich PF1 = xc 2 + y 2 ; PF2 = x+c 2 + y2 ,

PF1 PF2 = 2a xc 2 + y2 - x+c 2 + y 2 = 2a

xc 2 + y 2 = 2a + x+c 2 + y2

Elevando al quadrato ambo i membri otteniamo:


2
xc + y 2 = 4a2 + x + c 2
+ y 2 + 4a x+c 2 + y2

x 2 + c 2 2xc = 4a2 + x 2 + c 2 + 2xc + 4a x+c 2 + y2

4xc + 4a2 = 4a x+c 2 + y2

x 2 c 2 + a4 + 2a2 xc = a2 x + c 2
+ y2
82

x 2 c 2 + a4 + 2a2 xc = a2 x 2 + a2 c 2 + 2a2 xc + a2 y 2

x 2 c 2 a2 a2 y 2 = a2 c 2 a2

Dividendo per c 2 a2 a2 :

x2 y2
=1
a2 c 2 a2

Osserviamo che, poich 2a = PF1 PF2 , la differenza di due lati del triangolo
PF1F2 minore del lato F1F2, quindi 2a < 2c, da cui a<c.

Consegue che c 2 a2 > 0, posto c 2 a2 = b2 . Lequazione delliperbole


diventa:

x2 y2
=1
a2 b 2

b
Consideriamo le rette di equazione: y = x, se le intersechiamo con
a
liperbole:
b
y= x
a
2 2
x y
=1
a2 b 2
otteniamo:

x2 x2
=10=1
a2 a2
assurdo, quindi tali rette non intersecano liperbole, esse rappresentano,
come vedremo in seguito, gli asintoti delliperbole.

Osserviamo che dallequazione ottenuta si ricava che liperbole passa per i


punti (a, 0) (-a, 0).

Nel caso in cui a = b gli asintoti delliperbole diventano le bisettrici del primo e
terzo quadrante.