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Mettersi in gioco

Lo Sport pu divenire uno spazio dove avvicinarsi a s stessi ed ai bambini,


imparando da loro a vivere SENSAZIONI IMMEDIATE, facendo in modo che
assorbano da noi il piacere di mettersi in gioco e sfidare i propri limiti non
per appagare la smania del successo, ma per arricchirsi della tenacia di
non demordere.
Supportare un bambino che fa sport, permette di sentirsi appagati e generosi al
tempo stesso: un DARE e AVERE che permette a chiunque di arricchirsi.
Non si pu adattare la stessa tecnica con adulti e con i bambini:
- Con i bambini una pura dimensione di gioco e di spontaneit.
- Con gli adulti subentra un desiderio di emergere sul risultato
sorprendente (principali motivazioni dellagonismo).

Il gioco uno spazio di crescita dove si impara a stare insieme a SE STESSI e


agli altri.

Nello sport domina la condivisione, il confronto con laltro e soprattutto il


rapportarsi con adulti che non sono i GENITORI. Si vive, cos, senza concepirsi
un piccolo principe.

Vivere le prime frustrazioni attraverso le esperienze che si compiono in un


contesto sportivo serve a spingersi a ricercare le proprie strategie personali per
affrontare le sconfitte, le delusioni ed i momenti esaltanti:
- sentirsi responsabile degli eventi negativi senza dare colpa a terzi-

Il nostro cervello ci suggerisce come comportarci di fronte alle varie situazioni


perch un contenitore dove sono archiviati una serie di innumerevoli SCHEMI
MENTALI adatti per fronteggiare gli eventi, ci fa comprendere come ci
adattiamo alla realt in cui siamo inseriti.

Schemi mentali:
- Schemi adeguati in sintonia con lambiente
- Schemi patologizzanti responsabili dei nostri malesseri
Il bambino che in campo elude di mettersi in gioco, si imbatte nella gara non
sulla motivazione a vincere ma sul tentativo di non perdere come se in lui
prevalesse la paura di fallire.
Protagonista: ma non si vive il piacere della sfida. Limportante non rendere
felice gli altri, ma aver tirato la palla ed aver sfogato in questo modo la propria
adrenalina.
Il suo cervello si sar arricchito di un nuovo schema, togliendo potere ad un
altro, meno funzionale che con il tempo sarebbe diventato pi stabile.

importante anche il supporto di altri adulti di riferimento perch prendere


spunto dallallenatore pu rappresentare unoccasione significativa da cui
assorbire strategie che in famiglia potrebbero non essere utilizzate.

I bambini, alle volte, fuori dalla loro famiglia riescono ad essere meglio s stessi
perch non sono condizionati dai vincoli affettivi e dalle abitudini tipiche dello
stile familiare di appartenenza.

Da un lato i genitori devono affidarsi allaltro e dallaltro lato i bambini


devono potersi sentire liberi di muoversi nei propri spazi.

E necessario che genitori e allenatori siano ben informati riguardo ai bisogni


dei piccoli atleti in modo che prevalga chiarezza e non un tipo di
comunicazione indiretta e confusa.

Lattivit sportiva uno strumento educativo. Permette di promuovere:


- Regole;
- Rispetto;
- Disciplina;
- Fair-play;
- Saper vincere e perdere;
- Lavoro di gruppo.

Genitori, tecnici e dirigenti che organizzano e gestiscono lo sport giovanile


contribuiscono a renderlo o meno fattore educativo. Le SOCIET SPORTIVE
GIOVANILI possono essere considerate la nuova AGENZIA EDUCATIVA, al
pari della FAMIGLIA e della SCUOLA.

Lo sport mira allo sviluppo di tutte le dimensioni della personalit:


- MOTORIA: saper fare;
- COGNITIVA: sapere;
- EMOTIVO/AFFETTIVA: saper essere;
- SOCIO-RELAZIONALE: saper essere in rapporto agli altri.

Gli allenatori dei bambini/ragazzi dovrebbero sempre ricordare che hanno di


fronte non calciatori adulti, ma preadolescenti ed adolescenti che si trovano in
fasi importanti dello sviluppo motorio e psicologico (cognitivo, affettivo,
sociale), e che questo richiede un approccio positivo nella relazione.
Ci significa imparare ad incoraggiare ed elogiare con sincerit, mantenere
aspettative realistiche, riconoscere e valorizzare lo sforzo e limpegno,
intervenire in modo adeguato nella correzione degli errori.

1. PRIMA SI IMPARA A GIOCARE


2. POI SI IMPARA A FARE SPORT E .
3. POI SI GAREGGIA

Lavviamento di un bambino/a ad unattivit sportiva sempre un momento


delicato.
Linsegnante deve sempre avere presente i principi didattici e metodologici
che tengono conto della evoluzione morfologica, psicologica affettiva e sociale
del giovane allievo.
Il tecnico ha la responsabilit di curare la fase di avvicinamento alla
disciplina, mediante strategie didattiche che consentano al bambino oltre
che apprendere elementi tecnici, anche di divertirsi, socializzare, respirare
un clima adeguato alla sua et.

IL GIOCO uno dei primi meccanismi che permettono il dominio della


dinamica della sicurezza.
Attivit ludiche fisiche consentono di organizzare e migliorare gli schemi
motori di base ed il bambino pu sentirsi padrone del proprio corpo e dei suoi
segmenti.
Il campo di esperienza della corporeit e della motricit contribuisce alla
crescita e maturazione complessiva del bambino, promuovendo la coscienza
del valore del proprio corpo.

FASCIA DETA 6-8 anni

Percepisce solo la globalit delle situazioni

Attenzione limitata

Inizialmente non in grado di cogliere relazioni (causali, temporali,


spaziali)

Le cose hanno ancora solo un riferimento concreto

Graduale passaggio dallegocentrismo al sociocentrismo

Usare il metodo della scoperta guidata e della risoluzione dei problemi.


Il bambino non ancora in grado di padroneggiare gli schemi motori di
base. Importante che i modi per impararli siano sempre adeguati e mai
uguali. Per questo motivo, le proposte del tecnico devono essere creative
e varie.

FASCIA DETA 9-10 anni


Vero periodo doro per lapprendimento motorio.

Laccesso ragionato allo spazio permette lapprendimento


interdisciplinare dellarea geometrica e delle operazioni logico-concrete.

Inizio della ricerca del gruppo come strumento sociale.

Il bambino comincia a sentirsi durante lazione e creare una propria


immagine di s. Egli fa appello al suo schema corporeo e alle sue
capacit dorganizzazione spazio temporale, cercando, di dare al
movimento un valore comunicativo.

FASCIA DETA 11-14 anni

-Il ragazzo sa fare ipotesi

-Instabilit emotiva e stati conflittuali (crescita fisica e maturazione


sessuale).

-Problemi relazionali con adulti.

-Ricerca di un leader nel gruppo dei pari.

FASCIA DETA 15-16 anni

- Ricerca dellautonomia dagli adulti

- Pu calare la motivazione verso la pratica sportiva

- Interessi legati ad ambiti extrasportivi

- Capacit critica

- Ricerca gruppo

Sono gli atteggiamenti ed i comportamenti delle figure adulte (genitori,


dirigenti ed in particolare allenatori) che rendono lo sport giovanile
unesperienza educativa. Un approccio positivo alla pratica sportiva
considera importante anche il divertimento.
Definire la vittoria come successo, non solo come sconfitta degli avversari,
offre lopportunit di vivere esperienze sportive gratificanti ad un numero
maggiore di ragazzi. Successo anche capacit di esprimere il massimo
impegno, migliorare la prestazione personale, riuscire ad applicare in gara le
nuove abilit apprese in allenamento.
in et giovanile che si costruisce la mentalit da sportivo, che sa porsi
obiettivi non solo di prestazione, ma anche di sviluppo motorio per la tutela
della salute e la prevenzione di infortuni.
Nello sport giovanile importante contribuire a creare legami di amicizia fra i
ragazzi: le relazioni con i coetanei sono un fattore motivante fondamentale nel
periodo adolescenziale.

La motivazione una dimensione soggettiva. Gli atleti, anche praticanti lo


stesso sport, possono essere motivati da ragioni differenti e personali.
Nel corso del tempo, liniziale eccitazione per la novit ed il desiderio di
partecipazione possono ridursi o venire meno, con la comparsa della noia
soprattutto in quelle discipline sportive che non hanno nella loro struttura
elementi ludici evidenti.
In et giovanile la motivazione fondamentale, poich PREVIENE
LABBANDONO, per un corretto atteggiamento verso la pratica sportiva, ma
anche per lo sviluppo tecnicocoordinativo.
I processi motivazionali sono influenzati dal desiderio di realizzazione personale
e di approvazione da parte di persone significative, e dalle capacit individuali
di affrontare le situazioni competitive e gestire lo stress.

SCALA DEI BISOGNI DI MASLOV

CLIMA MOTIVAZIONALE: linsieme degli atteggiamenti e dei comportamenti


degli adulti significativi.

Clima orientato sul compito: quando lallenatore riconosce limpegno,


sottolinea i progressi, valorizza il contributo di ciascun atleta e la
collaborazione con i compagni.
Porre delle mete quanto pi possibile sotto il controllo dellatleta
(incentrate sul compito) cercando di farle raggiungere in allenamento
come in gara.
Insegnare a basare la fiducia in s non sulla vittoria (la vittoria non
dipende solo da te) ma sul raggiungimento di mete di prestazione

Clima orientato sulla prestazione: accento posto sulla competizione;


lallenatore rimprovera per gli errori e per una prestazione scadente,
dedica maggiore attenzione agli atleti migliori e stimola, spesso, la
competizione.

Istruttore nel settore giovanile:


- Animatore
- Educatore
- Psicologo
- Tecnico
- Organizzatore
- Insegnante
Genitori troppo PRESENTI
presente a partite e allenamenti;
pronto a interferire o criticare loperato di allenatore, societ o
compagni di squadra;
portato ad anteporre linteresse del proprio figlio a quelli dellintera
squadra

Genitori troppo ASSENTI


che non riconoscono all esperienza sportiva dei propri figli il giusto
valore;
che vivono con difficolt crescente il proprio ruolo educativo e che
sempre pi delegano tale responsabilit alle altre Agenzie Educative;
che spesso puniscono i brutti voti a scuola negando ai figli la
possibilit di allenarsi o giocare.

Il dialogo tra Societ sportiva e famiglie diviene problematico quando:


I rapporti tra staff e famiglie sono informali e amichevoli, non c'
chiarezza tra i diversi ruoli
I genitori vengono visti come il nemico e non ci sono spazi
appositamente dedicati all'ascolto delle loro esigenze e delle loro
eventuali critiche
I genitori non vengono coinvolti attivamente, laddove sia possibile,
nel progetto educativo della Societ, n informati correttamente
sulle finalit dellofferta formativa proposta
Come Formare i Genitori
Organizzare a inizio stagione un momento di incontro in cui:
Presentare la Societ Sportiva e le sue finalit sportivo-educative,
definendo con chiarezza ci che si intende offrire in termini di
competenza, educazione, servizi alle famiglie e ai loro figli
Definire con chiarezza il ruolo e i compiti di tutti gli attori che ne fanno
parte
Negoziare e stipulare con le famiglie un vero e proprio contratto
formativo - sportivo che contenga un insieme di regole concordate che
Societ Sportive e famiglie si impegnano a rispettare
Programmare, periodicamente, dei momenti di verifica che permettano
un continuo confronto con le famiglie, la condivisione delle esperienze da
loro vissute, la subitanea presa in carico di eventuali disagi

Avvalendosi di figure qualificare (Psicopedagogista, Psicologo dello


Sport), promuovere spazi di discussione, ascolto e confronto su tematiche
che suscitino una maggior presa di consapevolezza da parte dei familiari
del proprio ruolo nello sviluppo psico-fisico dei figli;

Promuovere spazi di discussione e confronto su tematiche importanti,


ad esempio: la corretta alimentazione, i valori educativi e formativi dello
sport, la motivazione alla pratica sportiva, come conciliare scuola e sport