Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte

Direttiva Europea e situazione nazionale

Luisa Franchina, Marco Carbonelli, Laura Gratta, Maria Crisci
PCM - Segreteria di Coordinamento Interministeriale per le Infrastrutture Critiche

5 maggio 2010 Convegno ICSA Roma

Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte – L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, M. Crisci

Infrastrutture Critiche: lo stato dell’arte
Direttiva Europea e situazione nazionale

Luisa Franchina, Marco Carbonelli, Laura Gratta, Maria Crisci
PCM - Segreteria di Coordinamento Interministeriale per le Infrastrutture Critiche

PCM- SCIIC

INDICE 1233.1 44.1 4.2 4.3 4.4 4.5 5678Prefazione.......................................................................................................3 Introduzione ...................................................................................................4 L’Europa e la protezione delle Infrastrutture Critiche ........................................... 12 Gli adempimenti imposti dalla Direttiva ............................................................19 Le iniziative estere sulla protezione delle IC ....................................................... 23 Iniziative in alcuni Paesi Europei......................................................................23 La strategia USA ...........................................................................................29 La strategia Canadese ...................................................................................33 Le best practice del G8 per la protezione delle Infrastrutture Critiche....................34 Approcci a confronto......................................................................................35 L’attuale situazione italiana ............................................................................. 37 Quale strategia per il nostro Paese? .................................................................. 41 Riferimenti .................................................................................................... 47 Lista degli acronimi ........................................................................................ 49

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Prefazione

Siamo abituati a una qualità della vita che diamo per “scontata”, abituati a mangiare, bere, muoverci, parlare, curarci, spendere… e diamo sempre per scontato che, in caso di necessità o di incidente, arrivino i soccorsi. Riteniamo che la nostra “routine” sia garantita e che la nostra concentrazione possa interamente focalizzarsi sul come goderne al meglio. Ma cosa succederebbe se la corrente elettrica non ci fosse più? Cosa succederebbe se avessimo un incidente e nessuno venisse a soccorrerci? O se non ci fosse più benzina in alcun distributore della città in cui viviamo?... è “impossibile”?... è la trama di un film?...

Cosa sono le Infrastrutture Critiche? Cosa è l’effetto domino? Perché parliamo oggi di Infrastrutture Critiche in Italia? Cosa dice la Direttiva 114/08 CE? Cosa si sta facendo all’estero? Cosa si è fatto in Italia? Cosa si potrebbe fare in Italia?

vedi par.2 vedi par.2 vedi par.2 vedi par.3 vedi par.4 vedi par.5 vedi par 6

Questo lavoro si pone lo scopo di analizzare in dettaglio il problema della protezione delle Infrastrutture Critiche, approfondendo in particolare la situazione nazionale Italiana e illustrando come essa si collochi nel panorama normativo Europeo e internazionale. In particolare, dopo aver introdotto il problema della protezione delle Infrastrutture Critiche (par.2) si analizzano le azioni intraprese a livello di Unione Europea su questo tema (par.3), con particolare riferimento alla Direttiva 114/08 CE pubblicata a dicembre 2008. Nel par.4 si affronta l’analisi comparativa di come il tema della protezione delle Infrastrutture Critiche sia stato diversamente impostato a livello internazionale, fornendo specifici richiami agli approcci di alcuni Stati Europei (Gran Bretagna, Paesi Bassi, Germania, Spagna e Francia) e nordamericani (USA e Canada) e del G8. Nel par.5 viene descritta l’attuale situazione normativa italiana relativamente a questo tema. Infine, alla luce dei contenuti della Direttiva e del quadro di riferimento italiano, nel par.6 viene descritto in dettaglio qual è il problema che si pone a livello nazionale e quali importanti compiti le Istituzioni debbono assumere in carico per affrontare con una strategia organica il tema della protezione delle Infrastrutture Critiche. Convegno ICSA
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Introduzione

I moderni Paesi occidentali hanno realizzato nel corso degli anni un modello di società che è caratterizzato da una elevata “qualità della vita”, intendendo con questa locuzione la possibilità di accedere ad un insieme di servizi e di opportunità “di base” che vengono messe a disposizione di ogni singolo cittadino affinché egli possa esprimere al meglio le proprie attitudini e soddisfare i propri bisogni. In questa ottica fanno parte della “qualità della vita” i servizi di fornitura dell’energia, la tutela della salute, il sistema dei trasporti, il sistema bancario. La fruibilità di questi “servizi” di base è ormai data per scontata, tanto è vero che, nel caso non fossero più disponibili, non sapremmo più come comportarci. Per meglio comprendere quest’ultima affermazione, valga per tutti l’esempio dell’erogazione dell’energia che, se venisse a mancare, metterebbe in seria difficoltà ognuno di noi in quanto non sapremmo più come riscaldare le nostre case, come alimentare le nostre autovetture, come far funzionare le nostre fabbriche… Questa situazione è profondamente diversa da quella presente nel nostro Paese, per esempio, all’inizio del ‘900, quando ogni famiglia riscaldava la propria casa con la legna raccolta dai componenti della famiglia stessa e aveva mezzi di locomozione “autonomi” (cavalli, muli, etc.), e quando una delle preoccupazioni di un imprenditore era quella di dotare la propria azienda di un generatore di energia “autonomo”, come, ad esempio, le turbine alimentate dall’energia dei corsi d’acqua locali. Anche in base a questo tipo di considerazioni, negli ultimi anni si è venuta ad affermare l’esigenza di meglio comprendere la reale dipendenza della nostra società da quelle infrastrutture che consentono l’erogazione dei servizi che, se venissero a mancare, comprometterebbero a livelli inaccettabili la nostra qualità della vita ([LEW1], [HYS1]). Queste infrastrutture sono state chiamate “critiche”, e la necessità di proteggere la loro esistenza e corretta funzionalità è sinonimo di necessità di salvaguardare la nostra qualità della vita. Non appena si affrontano questi temi in modo “scientifico” ed organico, ci si accorge dell’estrema complessità e variabilità anche nel breve termine dell’organizzazione della nostra società e, quindi, della criticità delle varie infrastrutture. A titolo d’esempio analizziamo due eventi, uno internazionale e uno nazionale, in cui, in modo concreto, si è potuto toccare con mano la complessità e l’importanza vitale della tema affrontato in questo lavoro. La nube di polveri generata a partire dal 14 aprile 2010 dal risveglio del vulcano Eyjafjallajokull in Islanda ha provocato quella che molti hanno definito la più grande crisi Convegno ICSA

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del sistema dei trasporti aerei in tutta Europa. Il vulcano si è risvegliato dopo un sonno durato circa 190 anni.

Immagini satellitari nel visibile (sinistra) e a infrarosso (destra) dell’eruzione del vulcano

Immagine satellitare: al centro in basso la striscia grigia di polveri emesse dal vulcano Già dal 15 aprile 2010 le polveri si sono diffuse rapidamente nei cieli prima della Scozia, poi della Norvegia e, successivamente, in tutta l’Europa del nord, provocando la Convegno ICSA
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cancellazione della maggior parte dei voli aerei a causa del rischio elevato di possibili incidenti dovuti al danneggiamento dei motori e delle parti meccaniche venute in contatto con le polveri e i detriti prodotti dall’eruzione del vulcano.

Vulcano Eyjafjallajokull 15 aprile

Immagine della crisi del 15 aprile 2010 negli aeroporti dell’Europa del nord Il 16 aprile si contavano 34.600 voli cancellati in soli due giorni, decine di aeroporti praticamente chiusi, treni presi d'assalto in tutta Europa. Anche l’Italia chiudeva lo spazio aereo e la Protezione Civile convocava il Comitato Operativo per gestire l’emergenza che nel frattempo aveva messo in ginocchio anche il trasporto ferroviario e quello su strada (mezzi a noleggio e taxi) per eccesso di domanda.

16 aprile 2010

34.600 voli cancellati in soli due giorni, decine di aeroporti praticamente chiusi, treni presi d'assalto in Europa

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Il 17 aprile venivano raccolti i primi dati aggregati della crisi indotta dal vulcano islandese. Risultavano coinvolti gravemente 20 paesi europei (vedi immagine sotto) coi seguenti dati di impatto:
• • • • •

200 milioni di euro al giorno di perdita totale per le compagnie aeree; 7 milioni di passeggeri bloccati in tutta Europa; treni e trasporti su strada in crisi per picco di carico; assenza di manpower per importanti attività; assenza di beni in trasporto Cargo con gravi perdite nel settore delle derrate alimentari che sono andate in deperimento (pesce, carne, formaggi, ecc); servizi sanitari in grande difficoltà; servizi di emergenza attivati per il ricovero notturno in aeroporto e nelle stazioni ferroviarie.

• •

L’impatto il 17 aprile 2010
Austria Rep. Ceca Irlanda Gran Bretagna Belgio Olanda Italia Islanda Danimarca Svezia Norvegia Finlandia Estonia Lituania Lettonia Francia Germania Polonia Slovacchia Svizzera

• 200 milioni di euro al giorno di perdita totale per le compagnie aeree • 7 milioni di passeggeri bloccati • Treni e trasporti su strada in crisi per picco di carico • Assenza di manpower • Assenza di beni in trasporto Cargo • Servizi sanitari

La crisi perdurava ancora per alcuni giorni, portando anche a tensioni in ambito UE tra le istituzione politiche, le compagnie aeree (che premevano per riavviare i servizi per limitare i danni economici) e gli utenti dei mezzi aerei. Come secondo esempio a livello nazionale, analizziamo quanto avvenuto in Italia in occasione dello sciopero degli autotrasportatori del dicembre 2007. Sono bastati tre giorni di sciopero per mettere in crisi vari sistemi quali la distribuzione dei carburanti, l’approvvigionamento di cibo, il servizio sanitario d’emergenza, i sistemi produttivi che si basano sul movimento delle persone, il sistema di approvvigionamento dei farmaci nelle grandi città. In particolare, proprio concentrando l’analisi sull’assenza di carburante nelle pompe di benzina tutti ricordiamo le code interminabili ai pochi distributori ancora

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provvisti di carburante nel disperato tentativo di accaparrarsi un pieno di benzina per assicurarsi la possibilità del movimento in caso di prolungamento della crisi. Tutto questo non faceva altro che accelerare e ampliare ulteriormente l’effetto a catena su altri settori che, a loro volta, entravano in crisi o ampliavano ulteriormente la crisi già in atto (vedi rappresentazione sottostante).

11 dicembre 2007 Sciopero dei trasportatori e blocco degli accessi autostradali

Tra gli effetti primari: assenza dei carburanti nei distributori in 36 ore

Gestione assegni e contante

Servizio sanitario

Servizio Postale

Pubblica Amministrazione

Servizi Emergenza

Trasporto su gomma

Cibo

Beni di consumo

Sempre per approfondire questo secondo esempio, nel caso delle farmacie, l’aspetto più sorprendente è stato il poco tempo sufficiente per “metterle in ginocchio”. Questo effetto è dovuto al particolare sistema di approvvigionamento dei farmaci che si è realizzato nel corso degli ultimi anni in base ad esigenze di tipo economico: tutte le farmacie di una città si approvvigionano da un insieme molto limitato di cooperative che, quindi, diventano il vero collo di bottiglia per l’approvvigionamento dei farmaci di un intero territorio. La logistica di tali cooperative è caratterizzata da un numero molto limitato di magazzini di stoccaggio, normalmente posizionati lontano dalle città e in vicinanza delle grandi arterie di comunicazione. E’ evidente che questa organizzazione logistica è molto più vulnerabile nei confronti di uno sciopero degli autotrasportatori rispetto alla “vecchia” organizzazione, in cui ogni farmacia era una realtà isolata e provvedeva in proprio a “fare magazzino” di farmaci, acquistando farmaci sufficienti a soddisfare la propria clientela abituale per un periodo di tempo relativamente lungo. In quest’ultimo scenario, a fronte di uno sciopero degli autotrasportatori, la crisi si sarebbe manifestata in tempi più lunghi, contando anche sul fatto che ogni farmacia avrebbe svolto anche il ruolo di “riserva”

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rispetto alle farmacie limitrofe che avessero terminato la propria scorta di un particolare farmaco. Ragionamenti analoghi si potrebbero fare anche in altri ambiti entrati in crisi a causa dello sciopero, dalla produzione industriale alla Pubblica Amministrazione, dal commercio al servizio sanitario nazionale e alla catena alimentare. Infine, occorre considerare che la sempre più incombente minaccia terroristica rende ipotizzabili scenari ben più complessi e drammatici, in cui il collasso a catena descritto in questo esempio, normalmente indicato come effetto domino, potrebbe interessare, in conseguenza ad una mirata strategia terroristica, un numero ancora più cospicuo di infrastrutture. Tutto ciò premesso, è lecito porsi alcune domande legate agli avvenimenti descritti. Se l’eruzione vulcanica fosse stata più intensa o più prolungata, oppure se lo sciopero degli autotrasportatori fosse durato più tempo, cosa sarebbe successo all’organizzazione e allo stile di vita del nostro Paese e dell’intera Europa? Avremmo “scoperto” altre dipendenze inattese? Esiste un’analisi sistematica, aggiornata nel tempo, delle dipendenze tra le Infrastrutture Critiche? Allargando la visuale, gli esperti saprebbero elencare le dipendenze delle infrastrutture nazionali, per esempio, le dipendenze dall’Information and Communication Technology, oramai pervasiva in ogni settore? Esiste in Italia una attività sistematica di verifica e controllo sulle interdipendenze tra le varie Infrastrutture Critiche? E’ necessaria? Queste domande “provocatorie” ottenute con un ragionamento di tipo “pragmatico” e di ampiezza apparentemente limitata, sono di validità generale e sono alla base di una crescente attività in ambito mondiale ed europeo, tanto che la Commissione Europea ha già dal dicembre 2008 approvato una Direttiva [EU4], la 114/08 CE, che impone agli Stati Membri una serie di adempimenti per garantire la corretta funzionalità delle Infrastrutture Critiche europee, cioè di quelle infrastrutture il cui eventuale malfunzionamento potrebbe avere impatto su più Stati dell’Unione Europea. Nel seguito, approfondiremo con maggiore rigore e dettaglio il problema della protezione delle Infrastrutture Critiche, della loro classificazione in “settori”, dello studio delle loro interdipendenze, delle soluzioni percorribili e del ruolo strategico che potrebbe e, per molti aspetti dovrebbe, essere svolto dallo Stato. Concludendo, risulta evidente da

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quanto descritto in questi esempi l’importanza di sviluppare dei sistemi di previsione dell’evoluzione dell’effetto domino a seguito di una crisi avviata da una determinata infrastruttura critica. Un esempio di valutazione ex-ante di effetto domino (generato a partire da un modello matematico proposto a livello internazionale dagli autori [FRA1, FRA3, FRA4] e utilizzato nel progetto europeo denominato DOMINO) è mostrato nel grafico che segue in cui, a partire da una crisi provocata dall’assenza di carburante, si prevede ex-ante e al variare del tempo l’evoluzione dell’albero delle dipendenze.

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Esempio di valutazione ex-ante di effetto domino per una crisi avviata dall’assenza del carburante Convegno ICSA
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L’Europa e la protezione delle Infrastrutture Critiche

Il Consiglio Europeo del giugno 2004 ha chiesto la preparazione di una strategia globale per la protezione delle Infrastrutture Critiche. Il 20 ottobre 2004 la Commissione ha adottato una comunicazione relativa alla protezione delle Infrastrutture Critiche nella lotta contro il terrorismo [EU1], che presenta una serie di proposte per incrementare la prevenzione, la preparazione e la risposta a livello europeo in caso di attentati terroristici che coinvolgono le Infrastrutture Critiche. Nel dicembre 2004 il Consiglio ha approvato, nelle sue conclusioni sulla prevenzione, la preparazione e la risposta in caso di attentati terroristici, la proposta della Commissione di istituire un programma europeo per la protezione delle Infrastrutture Critiche (European Programme for Critical Infrastructure Protection, EPCIP), che comprende varie iniziative, evidenziate nella figura che segue, finalizzate a migliorare la protezione delle Infrastrutture Critiche.

.

EPCIP Action Plan Critical Infrastructure Warning Information Network (CIWIN) CIP expert groups CIP information sharing identification and analysis of interdependencies

EU programme "Prevention, Preparedness and Consequence Management of Terrorism and other Security Related Risks" for the period 2007-2013 2007-

A procedure for the identification and designation of ECI A common approach to the assessment of the needs to improve the protection of such infrastructures

In particolare, tra gli aspetti caratterizzanti il programma EPCIP vanno ricordati:
1.

la realizzazione di una rete informativa per la protezione delle Infrastrutture Critiche (Critical Infrastructure Warning Information Network, CIWIN); l’erogazione di finanziamenti per la realizzazione di progetti sulle IC; il varo di una Direttiva riguardante le Infrastrutture Critiche europee.

2. 3.

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In particolare, per quanto riguarda i finanziamenti, si osservi che i progetti capitanati da organizzazioni italiane hanno ottenuto, su un totale finanziato nel triennio 2007-2009 di 28 milioni, ben 13 milioni di euro, pari al 46% dei finanziamenti complessivi.

Ripartizione dei finanziamenti per progetti nel programma EPCIP 2007/09
BE CY EE FR Nessun progetto finanziato AT BG DK SF IE LV LT LU MT PT SK SI

SE

HU

DE GR

ES

RO CZ UK PL NL IT

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Ritornando alle attività in UE, nel novembre 2005 la Commissione ha adottato un Libro Verde [EU2] che raccoglie indicazioni sulle diverse alternative strategiche possibili in materia di EPCIP. Nelle conclusioni relative alla protezione delle Infrastrutture Critiche, il Consiglio "Giustizia e affari interni" (GAI) del dicembre 2005 ha invitato la Commissione a presentare una proposta di programma europeo per la protezione delle Infrastrutture Critiche. La Comunicazione della Commissione st16932 [EU3] presenta i principi, le procedure e gli strumenti proposti per attuare l'EPCIP. Tale attuazione sarà completata, se del caso, da specifiche comunicazioni settoriali relative all'approccio della Commissione in particolari settori di Infrastrutture Critiche. La Direttiva [EU4], approvata nel dicembre 2008, espone le misure previste dalla Commissione ai fini dell'individuazione e della designazione delle Infrastrutture Critiche Europee e della valutazione della necessità di migliorarne la protezione. Partendo dalla considerazione che nell'Unione Europea vi sono varie infrastrutture il cui malfunzionamento o distruzione può avere un impatto su vari Stati Membri, la Direttiva fornisce le seguenti definizioni:

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1.

“Infrastruttura Critica” (IC): quei beni, sistemi o parti di essi collocati negli Stati Membri della UE, che sono essenziali per il mantenimento delle funzioni sociali vitali, della salute, della sicurezza (security e safety), del benessere economico e sociale della popolazione, e la cui distruzione o il cui malfunzionamento avrebbe come diretta conseguenza un impatto significativo su uno Stato Membro, come risultato del mancato svolgimento di queste funzioni (loss of service).

2.

“Infrastruttura Critica Europea” (ICE): infrastruttura critica collocata negli Stati Membri della EU e la cui distruzione o il cui malfunzionamento avrebbe come diretta conseguenza un impatto significativo su almeno due Stati Membri dell’EU. La significatività dell’impatto deve essere stabilita in termini di criteri trasversali (cross-cutting). Questo comprende gli effetti derivanti da dipendenze intersettoriali su altri tipi di infrastrutture.

Si osservi che la definizione di Infrastruttura Critica data nella Direttiva si concentra unicamente sui due aspetti di mancato servizio (loss of service) e di impatto che il mancato servizio induce. La Direttiva 114/08 CE delinea un approccio all hazard, prendendo in considerazione l’aspetto della valutazione dell’impatto in modo indipendente dalla minaccia che ha indotto il disservizio: in questo senso, quindi, tutti i tipi di minacce, da quelle naturali, a quelle legate alle attività antropiche, dagli incidenti occasionali agli attacchi terroristici deliberati, sono potenzialmente considerabili come causa del disservizio di avvio della crisi dell’Infrastruttura Critica sotto osservazione. Uno dei temi fondamentali affrontati dalla Direttiva è quello della definizione di un approccio comune per l’individuazione delle Infrastrutture Critiche Europee e per la loro protezione. Poiché vari settori dispongono di un'esperienza, di una competenza e di requisiti particolari in materia di protezione delle Infrastrutture Critiche, la Direttiva è concepita su base settoriale e è attuata secondo un elenco stabilito di settori di IC. Allo stato attuale, i due settori individuati dalla Direttiva, a cui si stanno applicando le procedure per l’individuazione delle Infrastrutture Critiche Europee, sono quelli dell’Energia e dei Trasporti (nella tab.3.1 sono riportati i sottosettori individuati nell’annex 1 della Direttiva).

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Tab.3.1 – Settori e sottosettori di IC individuati dall’UE nella Direttiva

Settori per le ICE: Settore 1, Energia
Sottosettori 1. Elettricità
– Infrastrutture e impianti per la generazione e la trasmissione di energia elettrica per la fornitura del servizio elettrico

2. Petrolio
– Produzione, raffinazione, trattamento, stoccaggio e trasmissione attraverso condotte

3. Gas
– Produzione, raffinazione, trattamento, stoccaggio, trasmissione e distribuzione attraverso condotte – Terminali di rigassificazione (LGN)

Settori per le ICE: Settore 2, Trasporti
Sottosettori 4. Trasporti su strada 5. Trasporti ferroviari 6. Trasporti aerei 7. Trasporti in acque interne 8. Trasporti su mare/oceano

La Direttiva riconosce la necessità di estendere in futuro la lista dei settori critici, ed assegna la priorità al settore della Information and Communication Technology (ICT) già dal prossimo anno. Infatti, l’ICT costituisce oramai un servizio trasversale rispetto ai vari settori, capace, se in crisi, di avviare un effetto domino immediato e dagli impatti devastanti: nel grafico che segue si riporta come gli attacchi informatici ai sistemi di

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controllo SCADA (Supervisory Control And Data Acquisition) siano stati ripartiti tra diversi settori nel triennio 2002-2004.

Attacchi a sistemi SCADA

who is getting attacked 2002-2004

other 23%

transports 16%

chemical 14% oil 28%

power & utilities 19%

Vale inoltre la pena di ricordare che, durante la fase di negoziazione della Direttiva, sono stati preliminarmente considerati vari ulteriori settori (tab.3.2), che non sono stati tuttavia inseriti nella versione attuale della Direttiva stessa al fine di giungere in tempi brevi ad una versione di compromesso condivisa tra tutti gli Stati Membri. Tab.3.2 – Elenco esteso dei settori nella Direttiva UE
UE esteso Energia Trasporti Tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) Acqua Alimenti Salute Finanze Industria chimica Industria nucleare Spazio Ricerca Grassetto: settori critici attualmente presenti nella Direttiva UE Corsivo: settori critici discussi in sede UE e presenti nella proposta originale di Direttiva diffusa nel dicembre 2006

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L’inclusione di tali ulteriori settori nella Direttiva sarà oggetto di discussione futura; è previsto infatti che la Direttiva sia sottoposta ad un processo di revisione ed aggiornamento che si avvierà in ambito europeo a partire da gennaio 2012. La Direttiva prevede l’applicazione di una procedura in quattro passi affinché un’infrastruttura sia designata ICE (o l’equivalente acronimo anglosassone ECI: European Critical Infrastructure); tale procedura è illustrata nella fig.3.1.

Procedura di identificazione delle Infrastrutture Critiche Europee
Una infrastruttura è candidata come potenziale ICE
Step 1

Soddisfa i criteri settoriali?

Step 2

E’ critica (in base alla definizione della Direttiva)?

Step 3 Step 4

Comporta un impatto trans-frontaliero? Soddisfa i Criteri “Cross-Cutting”?
Se lo SM nel cui territorio ricade la infrastruttura è d’accordo, DPC Nucleo Operativo 3275 la IC è designata ICE

Fig.3.1 – Procedura per la designazione delle ICE Step 1: facendo riferimento ai settori definiti nella tab.3.1, il primo passo richiede agli Stati Membri di verificare se le infrastrutture potenzialmente critiche soddisfino i criteri settoriali relativi. La Direttiva stabilisce che i criteri settoriali vengano definiti con il contributo e il consenso delle parti coinvolte, compresi gli operatori, prendendo atto del fatto che spesso nell’ambito dei settori individuati come critici esistono già criteri consolidati per l’analisi dei rischi e l’individuazione delle criticità. L’applicazione del primo passo consente di effettuare una prima cernita all’interno di ogni settore.

Step 1: Criteri settoriali
“Condutture per il trasporto di gas che assicurano una capacità di almeno X milioni di m3/h in un punto di frontiera”
an c C h ia l em W a ic a l ind ter us Fo try od He a lt h Sp ac e

En e rg y Tr an sp or IC t T

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Step 2: ogni Stato Membro dovrà verificare se le infrastrutture selezionate nel primo passo soddisfino la definizione di infrastruttura critica riportata ai punti 1.a o 1.b precedentemente illustrati in questo paragrafo. Step 3: ogni Stato Membro dovrà verificare se le infrastrutture selezionate nel secondo passo soddisfino la definizione di trans-nazionalità riportata al punto 2.a precedentemente illustrato, vale a dire, se un potenziale malfunzionamento o distruzione dell’infrastruttura può avere un impatto su almeno uno Stato Membro diverso da quello in cui è situata. Step 4: occorre quindi effettuare un “livellamento” delle infrastrutture individuate, per garantire che vengano designate come ICE tutte e sole quelle infrastrutture che soddisfano un criterio comune e omogeneo di criticità. A tal fine, devono essere applicati criteri intersettoriali (cross-cutting) che tengono in considerazione i seguenti aspetti: conseguenze sulla salute dei cittadini, conseguenze economiche, conseguenze sull’opinione pubblica

Step 4: I criteri Cross-Cutting (CCC)
• Criterio delle Vittime (stimato in termini del numero potenziale di morti e feriti gravi); • Criterio degli Effetti Economici (stimato in termini di ampiezza delle perdite economiche dovute alla degradazioni della qualità di prodotti o servizi o alla loro assenza, inclusi i potenziali danni all’ambiente) • Criterio delle Conseguenze per i Cittadini- Effetti Pubblici (stimato in termini di – impatto sulla fiducia pubblica, – sofferenza fisica – perturbazione della vita quotidiana, compresa la perdita dei servizi essenziali.

Come illustrato nella fig.3.1, nel caso in cui un’infrastruttura superi i quattro passi della procedura, segue una fase di natura politica, in cui spetta comunque allo Stato Membro nel cui territorio risiede l’infrastruttura la decisione finale di designare tale infrastruttura come ICE. Allo stato attuale, i criteri intersettoriali che sono stati adottati si focalizzano unicamente degli aspetti di loss of service. Da un punto di vista concettuale, i criteri intersettoriali per la valutazione dell’impatto potrebbero avere una declinazione più ampia e dettagliata

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rispetto a quella indicata attraverso la Direttiva dall’Europa, un esempio di allargamento del potenziale numero dei criteri è riportato nella tabella che segue.

Criteri di valutazione dell’impatto
Vittime Impatti economici Sicurezza economica Sofferenza fisica Perturbazione della vita quotidiana Fiducia nelle istituzioni Salute pubblica Sicurezza pubblica Impatti psicologici Sicurezza dello Stato Difesa della Nazione Impatto sulle Istituzioni Violazione del territorio Oltraggio pubblico e panico Perturbazione della democrazia Impatto sull’ordine sociale Impatto geopolitico Morale nazionale Impatto ambientale Impatto sociopolitico Effetti negativi su marchi e aziende nazionali …

La procedura descritta per l’individuazione delle ICE si basa su due capisaldi: il primo caposaldo è costituito dai settori di tab.3.1. Il secondo è costituito dai criteri crosscutting: si osservi che questi ultimi comprendono sia dei riferimenti numerici assoluti (come nel caso degli effetti sulla salute o di quelli economici), che sono quindi difficilmente scalabili alle diversificate realtà nazionali nella UE, sia dei parametri di carattere socio-politico e psicologico, che sono fortemente dipendenti dalla singole realtà nazionali.

3.1

Gli adempimenti imposti dalla Direttiva

Come si è detto, la Direttiva stabilisce una serie di procedure e azioni per l’individuazione e la protezione delle Infrastrutture Critiche Europee, individuando le parti coinvolte e attribuendo specifiche responsabilità. In particolare, l’attuazione della proposta di Direttiva comporta una serie di adempimenti per i Paesi Membri, riassunti nel seguito. Individuazione delle ICE La proposta di Direttiva prevede l’applicazione di una procedura in vari passi affinché un’infrastruttura sia riconosciuta come ICE. In particolare, nel quadro della Direttiva sono indicati i criteri relativi ai singoli settori e criteri inter-settoriali per selezionare quelle infrastrutture la cui rilevanza a livello comunitario è tale da ritenerle di interesse europeo.

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Spetta infine ad ogni Stato Membro la designazione finale dell’infrastruttura come ICE, mediante una comunicazione alla Commissione. Come già detto, allo stato attuale la Direttiva indica come settori prioritari, a cui deve essere applicata da subito la procedura per l’individuazione delle Infrastrutture Critiche Europee, quelli dell’Energia e dei Trasporti. Punto di Contatto Ogni Stato Membro interagirà con gli altri Stati Membri e con la Commissione mediante un organismo nazionale competente per la protezione delle Infrastrutture Critiche. Inoltre, per garantire il coordinamento delle attività, ciascuno Stato Membro ha nominato un Punto di Contatto unico. Valutazione delle minacce e dei rischi Agli Stati Membri è richiesto di svolgere una valutazione dei rischi, delle minacce e delle vulnerabilità regolare; devono in essere con cadenza particolare, analizzati i

Valutazione delle minacce e dei rischi
Entro 12 mesi dalla designazione di una ICE ogni Stato Membro deve condurre una valutazione delle minacce in relazione al sottosettore di appartenenza della ICE. Inoltre, ogni SM deve condurre con cadenza biennale una analisi dei rischi, delle minacce e delle vulnerabilità per ogni settore in cui è stata individuata una ICE

sottosettori entro i quali sono state designate ICE.

Piani di Sicurezza dell’Operatore Ogni proprietario/operatore di Infrastruttura designata come ICE dovrà disporre di un Piano di Sicurezza dell’Operatore (PSO). La Direttiva fornisce un’indicazione dei contenuti minimi che dovranno essere trattati nel Piano; in particolare, il PSO deve identificare i beni dell’infrastruttura critica e le soluzioni in atto o in corso di implementazione per la loro protezione. Le procedure dovranno coprire almeno: • • • l’identificazione dei beni critici; un’analisi dei rischi che comprenda le minacce, le vulnerabilità e l’impatto potenziale per ogni bene; l’identificazione, la selezione e la prioritarizzazione delle contromisure,suddivise tra quelle permanenti e quelle attuabili gradualmente;

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Azioni successive alla designazione: il Piano di Sicurezza dell’Operatore
Entro 12 mesi dalla designazione di una ICE deve essere operativo un Piano di Sicurezza dell’Operatore o una “azione equivalente” che comprenda l’identificazione dei beni importanti, un’analisi del rischio e l’identificazione, selezione e prioritizzazione delle contromisure e delle procedure di sicurezza

Funzionario di collegamento Ogni proprietario/operatore di Infrastruttura designata come ICE dovrà nominare un funzionario di collegamento in materia di sicurezza che agisca come punto di contatto per le questioni di sicurezza fra l'ICE e l’organismo nazionale competente per la protezione delle Infrastrutture Critiche.

Funzionario di collegamento della Sicurezza
Entro 12 mesi dalla designazione di una ICE • Deve essere identificato un Funzionario di collegamento della sicurezza al fine di facilitare la cooperazione con le rispettive Autorità nazionali di protezione delle Infrastrutture Critiche • Nel caso in cui questo Funzionario non esista, lo Stato Membro deve intraprendere le azioni necessarie per assicurarsi che la nomina del funzionario avvenga

Cronoprogramma per l’applicazione della Direttiva Per l’applicazione della Direttiva è stato predisposto un cronoprogramma (vedi grafico) molto serrato che impegna tutti gli Stati Membri nel triennio 2009-2011.

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Cronoprogramma
Entrata in vigore, gen. 2009 Identificazione & Designazione OSP & SLO & Valutazione delle minacce Implementazione della Direttiva

Report sul no. di CI discusse Report generale alla Commissione Avvio Revisione

0

En Tr erg as ia po rti

12

24 mesi

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nz In d a us tri ac him ic a

IC

T

Fin a

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4-

Le iniziative estere sulla protezione delle IC

Negli ultimi anni varie Nazioni e Organizzazioni si sono poste l’obiettivo di affrontare in modo organico ed efficace il problema della protezione delle Infrastrutture Critiche; una interessante e completa raccolta delle iniziative di varie Nazioni e organizzazioni, con particolare enfasi sulla Infrastrutture Critiche Informatizzate, si può trovare in [HB1, HB2]. In particolare, in questo capitolo descriveremo gli approcci definiti da: • • • • alcuni dei principali Paesi europei (Regno Unito, Paesi Bassi, Germania, Francia, Spagna) (par.4.1); USA (par.4.2); Canada (par.4.3); G8 (par.4.4).

Gli approcci descritti rappresentano utili esempi per poter comprendere quali possibili strategie si possano intraprendere facendo tesoro dall’esperienza maturata in questo campo da altre nazioni e organizzazioni in cui l’azione a livello istituzionale nella protezione delle infrastrutture critiche si è avviata oramai da diversi anni. Infine, il par.4.5 viene dedicato ad una breve comparazione dei settori individuati dall’UE, dagli USA e dal G8.

4.1

Iniziative in alcuni Paesi Europei

In questo paragrafo vengono riportate le iniziative per la protezione delle Infrastrutture Critiche intraprese in alcune Nazioni Europee. Per ogni nazione vengono presentate la definizione di Infrastruttura Critica, gli eventuali settori critici individuati e le strutture governative deputate alla gestione delle iniziative nazionali in materia di Infrastrutture Critiche. A questo riguardo, come si potrà verificare dall’analisi dei paragrafi che seguono, va notato che una caratteristica comune alle Nazioni europee considerate è quella di aver predisposto per la protezione delle infrastrutture critiche un organo centralizzato (anche se con differenti collocazioni istituzionali) per il coordinamento delle attività e degli scambi informativi.

4.1.1 Regno Unito
Nel Regno Unito le Infrastrutture Critiche Nazionali sono definite come: “quelle infrastrutture per le quali la continuità è così importante per la vita nazionale che una perdita, interruzione significativa o degradazione del servizio comporterebbe gravi

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conseguenze sulla salute pubblica, sull’economia o su altri aspetti sociali del Paese, oppure richiederebbe un’immediata reazione del Governo.” [HB1] Le Infrastrutture Critiche Nazionali sono suddivise in 10 settori e 39 sottosettori, riportati in tab.4.1. Tab.4.1 – Settori e sottosettori di IC individuati nel Regno Unito
Settore (sottosettori) 1 Communications (Data Communications, Fixed Voice Communications, Mail, Public Information, Wireless Communications) 2 3 4 5 6 Emergency Services (Ambulance, Fire and Rescue, Marine, Police) Energy (Electricity, Natural Gas, Petroleum) Finance (Asset Management, Financial Facilities, Investment Banking, Markets, Retail Banking) Food (Produce, Import, Process, Distribute, Retail) Government and Public Services (Central Government, Regional Government Local Government, Parliaments and Legislatures, Justice, National Security) 7 Public Safety (Chemical, Biological, Radiological, and Nuclear (CBRN) Terrorism; Crowds and Mass Events) 8 9 10 Health (Health Care, Public Health) Transport (Air, Maritime, Rail, Road) Water (Mains Water, Sewage)

Nel Regno Unito esistono vari organismi aventi un ruolo nella protezione delle ICN afferenti ai vari settori; essi operano sotto il coordinamento di un centro interministeriale denominato CPNI (Centre for the Protection of National Infrastructure) che riferisce al National Infrastructure Security Coordination Centre (NISCC). Il CPNI coordina e sviluppa le attività all’interno dei ministeri e delle agenzie e si interfaccia con gli operatori privati di ICN. Il Direttore del CPNI riferisce ad un consiglio direttivo in cui sono rappresentati l’Ufficio del Primo Ministro, il Communications Electronics Security Group (CESG — l’autorità tecnica del Governo sulla sicurezza dell’informazione; ha il compito di proteggere le comunicazioni e le informazioni del governo centrale, delle agenzie e di altre parti dell’infrastruttura nazionale informativa, sviluppando politiche e misure di protezione dalle minacce), il Ministero degli Interni, e l’Intelligence.

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La protezione delle IC all’estero United Kingdom
Centre for the Protection of Critical Infrastructures
NISCC National Infrastructure Security Co-ordination Centre NSAC National Security Advice Centre Part of MI5 UK’s Security Service

CPNI

Il CPNI è un’organizzazione interdipartimentale, che comprende risorse appartenenti a vari dipartimenti ed agenzie. Tra questi, MI5, il CESG (Communications Electronics Security Group) – l’Autorità Tecnica nazionale dell’UK per la Sicurezza delle Informazioni) – e altri dipartimenti governativi responsabili di settori di infrastrutture critiche nazionali.

4.1.2 Paesi Bassi
Il Governo dei Paesi Bassi, mediante una campagna di consultazioni che ha coinvolto industrie private e agenzie governative, ha individuato l’insieme di settori e sottosettori ritenuti critici, secondo la seguente definizione: “Le infrastrutture sono ritenute critiche se costituiscono una risorsa essenziale indispensabile per la società, e se la loro distruzione porterebbe rapidamente ad uno stato di emergenza o potrebbe avere effetti avversi sulla società nel lungo termine.” [HB1] Sono stati individuati 12 settori e 33 prodotti e servizi critici, riportati in tab.4.2. Nei Paesi Bassi esistono vari organismi aventi un ruolo nella protezione delle ICN afferenti ai vari settori; la responsabilità della protezione delle Infrastrutture afferenti ai vari settori è in linea di massima riconducibile ai corrispondenti Ministeri. Il Ministero degli Interni e delle Relazioni del Regno, oltre ad avere la responsabilità della protezione delle infrastrutture informatizzate governative, ha il compito di coordinare le politiche di protezione delle Infrastrutture Critiche tra i vari settori, e di rappresentare la Nazione in ambito internazionale.

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Tab.4.2 – Settori e sottosettori di IC individuati nei Paesi Bassi
Settore (sottosettori) 1 2 3 4 5 6 7 8 Drinking Water (Drinking Water Supply) Energy (Electricity, Natural Gas, and Oil) Financial (Financial Services and the Financial Infrastructure, both Public and Private) Food (Food Supply and Food Safety) Health (Urgent Health Care/Hospitals, Sera and Vaccines, Nuclear Medicine), Legal Order (Administration of Justice and Detention, Law Enforcement) Public Order and Safety (Maintaining Public Order, Maintaining Public Safety) Retaining and Managing Surface Water (Management of Water Quality, Retaining and Managing Water Quantity) 9 Telecommunications (Fixed Telecommunication Network Services, Mobile Telecommunication Services, Radio Communication and Navigation, Satellite Communication, Broadcast Services, Internet Access, Postal and Courier Services) 10 Public Administration (Diplomatic Communication, Information Provision by the Government, Armed Forces and Defense, Decision-making by Public Administration) 11 Transport (Mainport Schiphol, Mainport Rotterdam, Main Road and Waterway Infrastructure, Rail Transport) 12 Chemical and Nuclear Industry (Transport, Storage, and Production/Processing)

4.1.3 Germania
La costituzione tedesca riconosce come una responsabilità dello Stato quello di garantire la sicurezza pubblica e di assicurare che alla popolazione siano forniti i beni essenziali; è quindi responsabilità dello Stato proteggere le Infrastrutture Critiche, definite come: “L’insieme di quegli elementi la cui indisponibilità o malfunzionamento comporterebbe una carenza di approvvigionamenti o altre conseguenze drammatiche per larga parte della popolazione” [HB1] Sono stati individuati 8 settori, riportati in tab.4.3. La responsabilità e il coordinamento delle attività legate alla protezione delle Infrastrutture Critiche ricadono sul Ministero degli Interni (BMI), mediante le sue agenzie quali il Federal Office for Information Security (BSI), la Federal Agency of Civil Protection and Disaster Response (BBK), la Federal Law Enforcement Agency (BKA), e la Federal Police (BPOL). Il BMI opera in cooperazione con altri ministeri per gli aspetti specifici, con i Lander (Stati Federati), che attuano le politiche di protezione, e con gli operatori privati di IC.

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Tab.4.3 – Settori e sottosettori di IC individuati in Germania
Settore (sottosettori) 1 Transportation and Traffic (Aviation, Sea Traffic, Rail Traffic, Local Traffic, Inland Water

Transportation, Road System, Postal System) 2 3 Energy (Electricity, Natural Gas, and Oil) Hazardous Materials (Chemical and Biological Substances, Hazardous Material Transportation, Defense Industry) 4 5 6 Telecommunications and Information Technology Finance and Insurance (Banking, Finance, Financial Service Provider, Stock Markets) Services (Emergency Services, Health Care Services, Civil Protection, Food and Water Supply, Waste Management) 7 Public Administration and Justice System (Government, Government Agencies, Public Administration, Police, Customs, and Federal Armed Forces) 8 Other (Media, Major Research Establishments, Outstanding or Symbolic Buildings, Cultural Assets)

4.1.4 Francia
In Francia sono ritenute Infrastrutture Critiche: “Quelle Infrastrutture che sono vitali per il mantenimento dei processi primari sociali e economici” [HB1] Sono stati individuati 9 settori, riportati in tab.4.4. Tab.4.4 – Settori di Infrastrutture Critiche individuati in Francia
Settore 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Banking and Finance Chemical and Biotechnological Industries Energy and Electricity Nuclear Power Stations Public Health Public Safety and Order Telecommunication Transport Systems Water Supply

In

Francia

la

responsabilità

della

protezione

delle

Infrastrutture

Critiche

ricade

completamente sul Segretariato Generale per la Difesa e per la Sicurezza Nazionale (SGDSN), che riferisce direttamente al Primo Ministro. Inoltre, all’interno del Ministero della Difesa una struttura chiave per la protezione delle Infrastrutture Critiche è la Divisione Centrale per la Sicurezza dei Sistemi Informatici (DCSSI) che gestisce una commissione interministeriale.

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La protezione delle IC all’estero - Francia
Primo Ministro riferisce a

coordina Ministeri Operatori di IC

4.1.5 Spagna
Anche la Spagna si è dotata dalla fine del 2007 di un Centro Nazionale per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNPIC) che dipende dal Segretario di Stato per la Sicurezza, che opera nel Ministero dell’Interno, con lo scopo di indirizzare, coordinare e supervisionare la protezione delle Infrastrutture Critiche nazionali.

I settori critici individuati in Spagna sono riportati nella tabella che segue

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Settori di Infrastrutture Critiche individuati in Spagna
Settore 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Nuclear industry Chemical industry Space Drinking and water Sewage Information and Communications Technology Transport Food supply chain Health system Research laboratories Financial and Tax system Administration

4.2

La strategia USA

A seguito degli eventi dell’11 settembre 2001, gli USA hanno messo a punto una strategia nazionale dettagliata e organica per la protezione della patria che ha portato alla creazione del Department of Homeland Security (DHS).

Organigramma del Department of Homeland Security (DHS) USA

Nel luglio 2002 il DHS ha emesso una prima versione della “National Strategy for Homeland Security” [DHS1], poi aggiornata varie volte fino alla versione del luglio 2007. Una delle sei “critical mission areas” identificate nella strategia mira a proteggere le Infrastrutture Critiche e i beni chiave.

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La strategia nazionale specifica in materia di Infrastrutture Critiche deriva dalla Homeland Security Presidential Directive/Hspd-7 del Dicembre 2003 [DHS2], che recepisce la definizione di infrastruttura critica data al punto 1016 del USA Patriot Act del 2001: Infrastrutture Critiche: sistemi e beni, sia fisici sia virtuali, così vitali per gli USA che una indisponibilità o distruzione di tali sistemi o beni avrebbe un impatto debilitante sulla sicurezza, sull’economia nazionale, sulla salute pubblica o su una combinazione di questi aspetti. La Direttiva Hspd-7 introduce il National Infrastructure Protection Plan (NIPP) [DHS3] che fornisce una struttura unificante per l’integrazione della protezione delle Infrastrutture Critiche e delle risorse chiave in un unico programma nazionale. Il NIPP fornisce una cornice globale per i programmi e le attività in corso nei vari settori, come anche per i progetti di protezione futuri o in fase di sviluppo. L’obiettivo di questo sforzo collaborativo tra: • • • • il settore privato, i governi statali, territoriali, locali e tribali, le organizzazioni non-governative, il governo federale,

è la prioritarizzazione delle iniziative di protezione e degli investimenti nel settore. Inoltre, viene assicurato che le risorse siano destinate ai contesti in cui esse forniscono il maggior beneficio per la mitigazione del rischio e la riduzione delle vulnerabilità, scoraggiando le minacce e minimizzando le conseguenze degli attacchi terroristici o di altri incidenti.

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In base al NIPP, il Department of Homeland Security (DHS) ha la responsabilità di guidare, integrare e coordinare lo sforzo complessivo nazionale per migliorare la protezione delle Infrastrutture Critiche, di sviluppare e implementare programmi e metodologie di analisi del rischio, di sviluppare linee guida inter-settoriali e transgiurisdizionali per la protezione delle Infrastrutture Critiche, e di fornire metriche e criteri settoriali e cross-settoriali per il risk management. Il NIPP individua 18 settori di Infrastrutture Critiche, elencati nella seconda colonna di tab.4.5. Per ogni settore, il NIPP designa una Sector Specific Agency (SSA), ovvero un’agenzia governativa responsabile di collaborare con il DHS per implementare il modello di partnership e gestione del rischio del NIPP, di sviluppare programmi di protezione settoriali, e di fornire linee guida sotto il coordinamento del DHS. Tab.4.5 – Settori di IC individuati dal DHS USA e relative SSA

Uno degli aspetti caratterizzanti del NIPP è il modello di cooperazione tra organismi governativi e partner privati, che prevede un intenso scambio e condivisione di informazioni. Il modello di information-sharing alla base del NIPP è di tipo magliato, e Convegno ICSA

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permette

la

distribuzione

e

l’accesso

alle

informazioni

sia

verticalmente

sia

orizzontalmente. La fig. 4.1 illustra come i soggetti coinvolti nella protezione delle Infrastrutture Critiche sono coinvolti negli scambi di informazione e nei processi decisionali.

Fig.4.1 – Schema delle interazioni tra i partner del NIPP Per rendere efficace l’azione del NIPP, i partner devono impegnarsi a condividere e proteggere le informazioni necessarie a raggiungere gli obiettivi del NIPP stesso. Il DHS, in collaborazione con le SSA, è responsabile del coordinamento della rete di informationsharing. La fig.4.2 illustra la struttura attraverso la quale organismi pubblici e privati collaborano e condividono informazioni; tale struttura è costituita da un insieme di ISAC (Information Sharing and Analysis Center, [ISA1]): ogni settore prevede un ISAC per l’ambito privato e uno per quello governativo, coordinati tra loro; inoltre, tutti i settori nell’ambito privato così come in quello governativo sono coordinati in un ISAC cross-settoriale. I due ISAC cross–settoriali (in ambito privato e governativo) hanno a loro volta una struttura di coordinamento.

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Una delle attività di maggior rilievo condotta nell’ambito del NIPP, e resa possibile dall’articolata struttura finora descritta, è quella dello studio delle interdipendenze tra i vari settori.

Fig.4.2 – Schema del sistema di information-sharing del NIPP Dalla breve descrizione dell’approccio utilizzato negli USA si può immediatamente evincere: • • l’enorme impegno che il governo americano ha destinato alla gestione della protezione delle Infrastrutture Critiche; la collocazione delle responsabilità in materia di protezione delle Infrastrutture Critiche in un organo centrale che costituisce di fatto l’Autorità Nazionale per la Sicurezza; • la forte enfasi sulla necessità di una collaborazione continua tra pubblico e privato e di uno scambio di informazioni.

4.3

La strategia Canadese

In Canada sono ritenute Infrastrutture Critiche: “Quegli apparati, reti e beni fisici o informatici che, se distrutti o resi indisponibili, comporterebbero un serio impatto sulla salute, sulla sicurezza (safety e security) o sul benessere economico dei Canadesi o sul funzionamento efficace delle istituzioni ” [HB1] Sono stati individuati 10 settori, riportati in tab.4.6.

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Tab.4.6 – Settori e sottosettori di IC individuati in Canada
Settore (sottosettore) 1 Communications and Information Technology (Telecommunications, Software, Hardware, Networks (Internet)) 2 3 4 5 Energy and Utilities (Electrical Power, Natural Gas, Oil Production and Transmission Systems) Finance (Banking, Securities, Investment) Food (Food Safety, Agriculture and Food Industry, Food Distribution) Government (Government Facilities, Government Services (e.g., Meteorological Services), Information Networks, Assets, Key National Symbols (Cultural Institutions and National Sites and Monuments)) 6 7 8 Health Care (Hospitals, Health Care and Blood Supply Facilities, Laboratories, Pharmaceuticals) Manufacturing (Chemical Industry and Defense Production, Defense Industrial Base) Safety (Chemical, Biological, Radiological, and Nuclear Safety, Hazardous Materials, Emergency Services (Police, Fire, Ambulance), Search and Rescue, Dams) 9 10 Transportation (Air, Rail, Marine, Surface) Water (Drinking Water, Wastewater Management)

In Canada la protezione delle Infrastrutture Critiche è demandata al ministero per la Public Safety and Emergency Preparedness (PSEPC) che comprende al suo interno la Royal Canadian Mounted Police, il Canadian Security Intelligence Service, il Correctional Service of Canada, il National Parole Board, il Canada Firearms Centre, il Canada Border Services Agency, e tre organi di revisione. Il governo canadese collabora anche con il settore privato e i governi territoriali, mediante una relazione di partnership.

4.4

Le best practice del G8 per la protezione delle Infrastrutture Critiche

Il G8 ha da tempo avviato attività di indirizzo per la protezione delle Infrastrutture Critiche. Partendo dalla considerazione che, nei Paesi industrializzati, gran parte delle infrastrutture sono governate da sistemi informatici, l’enfasi delle attività in ambito G8 è sulla protezione delle cosidette Critical Information Infrastructures (CII). In [G8_1] un’infrastruttura critica è definita come: • • entità o organizzazione (inclusa la pubblica amministrazione) con le proprie entità di maggiore importanza per la vita economica, politica e sociale della strutture fisiche e informatiche, i sistemi, le reti, i servizi e i beni; comunità di un Paese. Per “maggiore importanza” si intende il fatto che una distruzione, sospensione, riduzione o non disponibilità delle funzionalità dell’infrastruttura • avrebbe un serio impatto sulla vita sociale dei cittadini, cioè per esempio sulla salute, la sicurezza fisica e logica o il benessere economico dei cittadini, o sull’effettivo funzionamento dello Stato; oppure

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potrebbe portare gravi conseguenze sociali o altre drammatiche conseguenze per

la comunità. In tab.4.7 riportiamo i settori individuati in [G8_1]. Tab.4.7 - Settori di IC individuati dal G8
1 2 3 4 5 6 7 Energy (electricity, gas, oil, ...) Information and communications technology Finance Public health care (including food and water supply) Transport and logistics (civil aviation, railways, ...) Government and administration Emergency response organisations (protection and rescue; fire service)

In [G8_1] sono fornite inoltre una serie di best practice e di politiche per la protezione delle CII.

4.5

Approcci a confronto

La Tab.4.8 riporta la classificazione dei settori critici individuati dall’UE, dal G8 e dagli USA a confronto. Nel caso della UE, per completezza, viene riportato l’intero elenco di settori individuati come potenzialmente critici nel corso della negoziazione della Direttiva. Infatti, il mancato inserimento di alcuni settori nella versione attuale della Direttiva non è dovuto a considerazioni di carattere tecnico, ma piuttosto alla necessità di trovare una rapida convergenza tra tutti gli Stati Membri su un insieme minimo di settori a cui applicare immediatamente la Direttiva stessa. Come si può notare (vedi anche [FRA2]), esiste una corrispondenza di massima tra i settori individuati nei contesti analizzati; nel caso europeo, alcuni settori non sono considerati in quanto l’UE riporta solo i settori che possono avere una criticità “europea” cioè transnazionale (su almeno uno Stato Membro diverso da quello di appartenenza della infrastruttura ritenuta critica). Inoltre, le definizioni di settori riportate nei casi UE esteso e USA contengono settori critici per l’evenienza di loss of service (interruzione o riduzione di servizio/prodotto) e settori critici per gli effetti di sostanze e apparati/impianti potenzialmente pericolosi (hazard), come ad esempio per ciò che riguarda l’industria chimica e nucleare.

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Tab.4.8 - Corrispondenza tra i settori di IC dell’UE, del G8 e del DHS
UE esteso Energia Trasporti G8 Energia Trasporti e logistica technology USA Energia Sistema dei trasporti + Information Comunicazioni Acqua + Dighe Nucleare Agricoltura e alimenti Salute pubblica Finanza Salute e Sanità pubblica Sistema bancario e finanziario Chimica technology +

Tecnologie dell'informazione e della Information comunicazione (ICT) Comunicazioni Acqua Industria nucleare Alimenti Salute Finanze Industria chimica Spazio Ricerca

Monumenti e icone nazionali Strutture governative Trasporti e logistica Strutture governative Servizio postale e logistica Sistema industriale per la difesa Infrastrutture commerciali Servizi di emergenza Servizi di emergenza Industria manifatturiera critica

Grassetto: settori critici attualmente presenti nella Direttiva UE Corsivo: settori critici discussi in sede UE e presenti nella proposta originale di Direttiva diffusa nel dicembre 2006

Ciò che accomuna i tre approcci riportati è il fatto che, nel processo di individuazione dei settori critici, si è proceduto in modo assiomatico riconoscendo delle realtà consolidate e, quindi, catalogando come settori gli ambiti della vita sociale che sono considerati critici in base ad un approccio legato al “buon senso”. Inoltre, nel caso dell’UE, si è mirato a risolvere un problema essenzialmente “politico” rappresentato dall’esigenza di conciliare, ad un livello decisionale elevato e non tecnico, gli interessi specifici di ogni singolo Paese. Di conseguenza, i settori individuati in molti casi non sono direttamente riconducibili a esigenze concrete, e tanto meno sono adatti ad effettuare un’analisi dettagliata delle vere interdipendenze tra i vari settori e sottosettori. Tale analisi, delegata nel caso dell’UE ai singoli Paesi Membri, deve essere condotta su un piano più marcatamente tecnico, adottando metodologie analitiche e, ove possibile, strumenti di verifica più legati alla conoscenza dettagliata dell’effettivo “funzionamento” delle varie Infrastrutture Critiche che, tra l’altro, potrebbe variare profondamente da Paese a Paese.

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5-

L’attuale situazione italiana

Un’analisi della situazione Italiana in materia di protezione delle Infrastrutture Critiche evidenzia una incompletezza normativa in materia protezione delle Infrastrutture Critiche Nazionali, intendendo con questo che non esiste una disciplina specifica per la individuazione e designazione delle Infrastrutture Critiche Nazionali (ICN) così come, allo stato attuale, non esiste una norma per il recepimento della Direttiva 114/08 CE. Per quanto riguarda gli aspetti di pianificazione e coordinamento, l’Ufficio del Consigliere Militare del Presidente del Consiglio dei Ministri ha avviato dal 2006 il “Tavolo per la Protezione delle Infrastrutture Critiche – Tavolo PIC” al quale partecipano i Dicasteri e le Istituzioni interessati alla protezione delle Infrastrutture Critiche. Attraverso questo Tavolo sono state concordate a livello nazionale le posizioni e le proposte che hanno portato prima alla negoziazione e poi all’approvazione della Direttiva 114/08 CE. I compiti del Tavolo PIC, concordati a livello interministeriale, sono riportati sul lato destro nella tabella che segue.
Tavolo PIC (Protezione delle Infrastrutture Critiche)
Il “Tavolo interministeriale di coordinamento ed indirizzo nel settore della protezione delle infrastrutture critiche (Tavolo PIC)” è presieduto dal Consigliere Militare del Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Tavolo PIC coordina le attività nazionali e definisce la posizione nazionale nei consessi internazionali in modo da rendere coerenti e sinergiche le iniziative dei vari enti e Ministeri sul tema della PIC.

Tavolo PIC (Protezione delle Infrastrutture Critiche)
Il Tavolo PIC: • definisce i criteri per l’identificazione delle Infrastrutture Critiche, tenendo conto di quanto stabilito dall’UE, dalla NATO e da altri consessi internazionali • sviluppa una lista unica delle infrastrutture critiche individuate (con la loro priorità) da ciascun Ministero/Autorità competente, sulla base dei criteri • coordina le attività per gli adempimenti della Direttiva 114/08 CE e per la identificazione delle IC Europee • studia eventuali misure di protezione delle Infrastrutture Critiche ulteriori rispetto a quelle in atto

Nel dicembre 2009 l’Ordinanza 3836 del Presidente del Consiglio dei Ministri ha istituito la Segreteria di Coordinamento Interministeriale per le Infrastrutture Critiche (SCIIC) al fine di assicurare la più proficua coerenza e sinergia tra le iniziative ed attività delle amministrazioni interessate alla protezione delle Infrastrutture Critiche. In particolare, le funzioni della SCIIC sono attribuite al Nucleo Operativo istituito ai sensi dell'art. 4, comma 1, dall’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3275 del 28 marzo 2003. Tale Nucleo, quindi, oltre alle attribuzioni derivanti dall’OPCM 3275/03 (riguardante aspetti di protezione civile connessi con il rischio NBCR), “costituisce anche segreteria per il coordinamento interministeriale delle attività nazionali, anche in consessi internazionali,

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riguardanti le infrastrutture critiche, alle dipendenze funzionali del Consigliere militare del Presidente del Consiglio dei Ministri”. Alla luce degli accordi interministeriali che hanno garantito la nascita del Tavolo PIC e dei riferimenti normativi dell’Ordinanza 3836 del 2009, l’attuale assetto istituzionale per la protezione delle Infrastrutture Critiche è rappresentato nello schema seguente.

L’assetto italiano attuale in materia di PIC
Presidente del Consiglio dei Ministri
Ministeri PCM -UCM Intelligence

Tavolo PIC
Organo decisionale

Agenzie governative

Dipartimenti PCM

SCIIC
Organo attuativo
Commissione Europea

Operatori privati di IC Stati Membri UE Stati Extra-UE

In aggiunta a queste considerazioni si osservi che, all’interno della Legge 155/2005 di conversione con modifiche del D.L. 144/2005, l’articolo 7bis dispone che “…l'organo del Ministero dell'Interno per la sicurezza e per la regolarità dei servizi di telecomunicazione assicura i servizi di protezione informatica delle Infrastrutture Critiche informatizzate di interesse nazionale individuate con decreto del Ministro dell'interno…”. La norma ha dato modo al Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni del Ministero dell’Interno di costituire il CNAIPIC, Centro Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche, in un contesto generale in cui la materia non è ancora stata disciplinata in modo organico. Sempre il Ministro dell’Interno ha emanato nel gennaio 2008 un Decreto Ministeriale [DMI1] su “Individuazione delle infrastrutture critiche informatiche di interesse nazionale” che nell’art. 1 recita: “Sono da considerare infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale i sistemi ed i servizi informatici di supporto alle funzioni istituzionali di: a) Ministeri, agenzie ed enti da essi vigilati, operanti nei settori dei rapporti internazionali, della sicurezza, della giustizia, della difesa, della finanza, delle comunicazioni, dei trasporti, dell'energia, dell'ambiente, della salute;

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b) Banca d'Italia ed autorita' indipendenti; c) societa' partecipate dallo Stato, dalle regioni e dai comuni interessanti aree metropolitane non inferiori a 500.000 abitanti, operanti nei settori delle comunicazioni, dei trasporti, dell'energia, della salute e delle acque; d) ogni altra istituzione, amministrazione, ente, persona giuridica pubblica o privata la cui attivita', per ragioni di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, sia riconosciuta di interesse nazionale dal Ministro dell'interno, anche su proposta dei prefetti - autorita' provinciali di pubblica sicurezza”. Inoltre, presso il Dipartimento di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri è costituita la Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi, che opera “…quale organo consultivo tecnico-scientifico e propositivo del Dipartimento stesso in materia di previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio…”. Detta Commissione è stata istituita in base al decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401 ed al conseguente DPCM 12 aprile 2002. All’interno della Commissione operano anche esperti di Infrastrutture Critiche. Sul fronte della cooperazione tra istituzione pubblica e privati in casi di gestione dell’emergenza nazionale, comprese le Infrastrutture Critiche, un esempio che ha dimostrato di essere efficace è quello del Comitato Operativo previsto dalla legge 225/1992 che disciplina il servizio di Protezione Civile. Il Comitato Operativo (istituito in base al decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401 ed al conseguente DPCM 12 aprile 2002) vede presenti al suo interno le Istituzioni che hanno competenze nella gestione di una crisi affiancate dai responsabili di Infrastrutture Critiche nazionali caratterizzate da una rete dorsale e di distribuzione o che forniscono servizi essenziali: tale Comitato è presieduto dal capo Dipartimento della Protezione Civile e rappresenta l’organo di Comando e Controllo per la gestione delle emergenze nazionali di Protezione Civile. Interessante osservare che in questo Comitato i rappresentanti dell’Istituzione e i responsabili di servizi privati riconosciuti come critici interagiscono intorno allo stesso tavolo per la gestione ottimale dell’emergenza. Passando all’organizzazione di reazione dello Stato in caso di crisi internazionale o attacco terroristico (anche di tipo NBCR, cioè nucleare, biologico, chimico, radiologico) che può coinvolgere tipicamente una o più infrastrutture critiche, questa prevede una catena di comando e controllo il cui vertice coincide con la Presidenza del Consiglio dei

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Ministri (PCM). Le strutture che vengono attivate in questi casi sono il Comitato Politico Strategico (CoPS) e il Nucleo Politico Militare (NPM) che in una revisione in atto delle strutture prenderà il nome di Nucleo Interministeriale di Situazione e Pianificazione (NISP). Quest’ultimo si avvale della consulenza tecnica della Commissione Interministeriale Tecnica Difesa Civile (CITDC) che raccoglie tutte le competenze tecniche dei diversi ministeri necessarie per la gestione dell’emergenza di Difesa Civile. Per concludere il quadro normativo va ricordato che nell’aprile 2008, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sui Criteri per l’individuazione delle notizie, delle informazioni, dei luoghi suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato [PCM1], ha sancito che tra le materie e gli ambiti che possono essere soggetti al segreto di stato rientrano “… gli stabilimenti civili di produzione bellica e gli impianti per produzione di energia ed altre infrastrutture critiche…”. Dall’analisi svolta si osserva come il tema della protezione delle infrastrutture critiche necessiti a livello istituzionale di un più dettagliato quadro normativo. L’occasione per una definizione più organica delle varie competenze e responsabilità istituzionali sulla protezione delle infrastrutture Critiche è data dal prossimo Decreto Legislativo per il recepimento della Direttiva 114/08 CE che dovrebbe essere approvato entro il 2010: questo Decreto può consentire di chiarire anche in ambito nazionale la disciplina dell’intero settore.

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6La discussione

Quale strategia per il nostro Paese?
della Direttiva Europea sulle Infrastrutture Critiche induce

necessariamente ad un momento di riflessione istituzionale su questo tema. Il procedere spedito dei lavori a livello Europeo ha condotto all’approvazione della Direttiva: questo rende ineludibile l’avvio del processo di recepimento a livello nazionale, con la conseguente necessità di individuare i soggetti titolari delle diverse azioni stabilite dalla norma. Da questo punto di vista, alla luce della situazione attuale del nostro Paese relativamente alla protezione delle Infrastrutture Critiche analizzata nel paragrafo precedente, si possono immaginare diverse scelte, che si differenziano per l’effort che la nazione intende dedicare al problema, e per i conseguenti vantaggi in termini di protezione. In questo lavoro si vuol proporre una risposta efficace e organica al complesso problema della protezione delle Infrastrutture Critiche Nazionali. Si ritiene infatti che un’interpretazione pedissequa dei concetti della Direttiva [EU4] non sarebbe adeguata all’urgenza del problema; ciò porterebbe alla definizione dei soli aspetti di natura burocratica, senza un coinvolgimento consapevole delle Istituzioni nelle complesse dinamiche che regolano le Infrastrutture Critiche. Inoltre, sarebbero limitate al minimo le relazioni tra istituzioni e Infrastrutture Critiche nazionali e quelle istituzionali a livello Europeo; anche in ambito comunitario, la presenza della Nazione sarebbe essenzialmente di carattere burocratico. Una risposta di questo tenore al problema delle Infrastrutture Critiche consentirebbe comunque di ottemperare con il minimo sforzo agli obblighi imposti dalla Direttiva, comportando bassi costi e brevi tempi di messa a punto; tuttavia, occorre chiedersi se una scelta di questo genere sarebbe effettivamente in grado di apportare dei benefici sostanziali in termini di protezione delle Infrastrutture Critiche e, quindi, di sicurezza del Paese. In particolare, alcune domande meritano una riflessione attenta se si vuole affrontare in modo efficace la questione delle Infrastrutture Critiche: • • Come si tutelano i cittadini dagli eventi sempre più ricorrenti di effetti domino tra Infrastrutture Critiche interdipendenti (a livello sia nazionale sia transnazionale)? Come si tutelano le Infrastrutture Critiche e gli operatori nazionali nei contesti di individuazione trans-nazionale delle infrastrutture Critiche Europee? Convegno ICSA

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In caso di disastri causati da un effetto domino o dalle dipendenze tra Infrastrutture Critiche, a chi si riconducono le responsabilità nei vari ambiti? Quali sono le norme nazionali da applicare?

La risposta a queste domande implica un impegno diretto delle Istituzioni su questo fronte.

PUSH
ICE in Italia

Quale fase discendente per l’Italia?

ICE fuori Italia

PULL
TANTE analisi dei rischi Validate CENTRALMENTE Rappresentate vs STATI MEMBRI

ICN

Infrastrutture critiche nazionali Analisi dei rischi nazionale
Fig.6.1 – Impegni derivanti dalla Direttiva e azioni possibili per una risposta al problema delle Infrastrutture Critiche La Fig.6.1 evidenzia tre campi d’azione che derivano rispettivamente: • dalla analisi delle eventuali infrastrutture critiche presenti in Italia che potrebbero avere effetti transnazionali (analisi che può essere effettuata solo a livello centrale governativo con una visione di insieme del Paese) e dalle richieste provenienti da altri stati relativamente a supposte ICE italiane; ciò comporta che gli operatori italiani potrebbero essere soggetti a richieste e pressioni da parte di altri Stati Membri (circostanza indicata in figura con il termine push); la struttura designata sarà demandata alla analisi delle possibili ICE e alla gestione dei rapporti con i Governi degli eventuali Stati Membri che avanzeranno richieste in merito alle ICE (dovrà in particolare gestire la fase politica della fig. 3.1); • dalla necessità di una azione nazionale verso altri Paesi Membri dell’Unione Europea quando ci sia da tutelare il nostro Stato rispetto a possibili malfunzionamenti di Infrastrutture Critiche estere da cui dipendiamo; in questo

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caso, occorrerà condurre un’azione autorevole di pressione verso gli Stati in cui sono situate tali Infrastrutture (circostanza indicata in figura con il termine pull); • dall’esigenza di avere chiaro il panorama nazionale delle Infrastrutture Critiche e dei rischi a cui il nostro Paese è soggetto, cioè di realizzare una analisi dei rischi nazionale senza la quale non sarà possibile individuare le dipendenze del “Sistema Italia” dalle infrastrutture estere. In un’analisi più dettagliata possiamo elencare gli ambiti minimi nei quali la struttura designata sarà chiamata a fornire risposte e a supportare azioni di rappresentanza formale, volendo affrontare in modo sistemico il problema della governance delle IC. • Identificazione delle IC nazionali: la struttura designata dovrà possedere le informazioni necessarie per poter compiere un censimento delle infrastrutture esistenti nel Paese, e individuare quelle che, in base ai valori sociali fondanti della Nazione, assumono caratteristiche di criticità. Questo potrà comportare l’identificazione di settori critici ulteriori rispetto a quelli individuati in ambito UE, la messa a punto di criteri settoriali nazionali e la valutazione degli effetti domino tra infrastrutture. • Identificazione delle ICE: la struttura designata dovrà essere in grado di identificare secondo il metodo stabilito nella Direttiva (fig. 3.1) le possibili ICE italiane e le possibili ICE straniere con impatto sull’Italia. • Rappresentatività verso l’estero o Azioni di tutela degli operatori nazionali: nell’azione di push da parte di altri Stati Membri verso l’Italia è necessario comprendere la dipendenza che le ICE nazionali inducono sullo Stato estero e mediare soluzioni che rispondano ai dettami della Direttiva senza penalizzare i nostri operatori nazionali; o Azioni di claim: lo studio degli effetti domino comporterà come esito finale anche l’individuazione delle dipendenze da infrastrutture situate oltre confine, consentendo di poter attuare una azione di pull da parte dell’Italia verso altri Stati dell’Unione (e in linea di principio anche fuori dall’Unione). A questo specifico riguardo è necessario che la struttura designata si ponga come autorevole interlocutore rispetto ai Governi degli altri Stati Membri nel presentare le richieste di garanzie di grado di servizio (fase politica della fig. 3.1), a tutela dei cittadini e degli operatori nazionali. • Censimento dei Piani di Sicurezza degli operatori: la struttura designata dovrà possedere le competenze e le informazioni per poter compiere un censimento

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critico sulla completezza e congruenza dei PSO, non solo al loro interno, ma anche rispetto al contenuto di altri PSO presentati a livello nazionale. • Gestione dei rapporti con l’UE: come si è detto, l’interdipendenza delle infrastrutture nazionali rispetto a quelle collocate all’estero richiede una continua e autorevole rappresentatività verso l’estero. Questa rappresentatività deve essere esplicata non solo verso altri Stati Membri, ma anche verso l’UE, al fine di contribuire a indirizzare le scelte comunitarie verso obiettivi di utilità nazionale, tutela degli operatori nazionali e tutela dei cittadini italiani. • Scambio di informazioni al fine di incrementare la protezione: uno strumento fondamentale per raggiungere un miglior assetto di sicurezza a livello nazionale è quello dello scambio di informazione tra gli operatori di infrastrutture (sulla scorta delle esperienze anglosassoni degli ISAC – Information Sharing and Analysis Centre). Ovviamente questo scambio deve avvenire in un contesto in cui il singolo operatore si senta tutelato nel condividere con altri operatori informazioni spesso di carattere riservato. Un ruolo fondamentale della struttura, in questo caso, dovrebbe essere proprio quello di agire come “facilitatore” e garante dello scambio di informazioni a livello di settore, e, soprattutto, come fulcro di un centro di condivisione di informazioni trasversale, che consenta quindi di concentrare e condividere tutte le informazioni rilevanti per lo studio di dipendenze e effetti domino. • Gruppi di esperti settoriali, ricerca e progettualità: attraverso il coinvolgimento di esperti settoriali in problemi specifici si potrebbe costituire un know-how nazionale su questo tema. Questo faciliterebbe lo sviluppo di filoni di ricerca, anche finanziabili dall’Europa, sulla tematica delle Infrastrutture Critiche, con ricadute positive sia in termini di qualità della vita sia in termini economici per il Paese.

Quale fase discendente per l’Italia?

1. Identificazione delle possibili ICE, nazionali e non 2. Claim per ICE fuori Italia 3. Censimento dei PSO 4. Gestione dei rapporti con l’UE 5. Scambio di informazioni al fine di incrementare la protezione 6. Gruppi di esperti settoriali

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Le analisi che dovranno essere svolte non potranno far a meno di tenere in conto quelli che sono i bisogni elementari fondamentali dei cittadini alla luce della cultura e del “patto sociale” caratteristici della nostra nazione, al fine di individuare cose sia effettivamente considerato critico su una base condivisa.

Quale approccio per l’analisi?

Approccio che parte dai bisogni elementari (Piramide di Maslow) da trasporre nel concetto di Stato Patto sociale peculiare della Nazione

Resta fondamentale ricordare che uno degli interessi dello Stato è quello di garantire la continuità del “sistema Paese” anche di fronte a eventi che di per sé metterebbero in crisi l’erogazione dei servizi o la disponibilità dei prodotti fondamentali per la vita dei cittadini, il funzionamento degli insediamenti industriali e la continuità delle attività economiche. Per questo è fondamentale sviluppare dei modelli di valutazione che partendo dai bisogni dei cittadini consentano di individuare le “risorse” (servizi e prodotti) necessarie per tale soddisfacimento, individuando delle azioni che possano garantire il mantenimento di una qualità della vita accettabile per i cittadini.

L’obiettivo è…

Mappa delle dipendenze, mappa degli effetti domino, analisi dei flussi, SPF, colli di bottiglia…

Analisi delle dipendenze con metodi riproducibili ed esaustivi

Risorse

!
Criteri di criticità, metriche e misure riproducibili

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Sebbene l’azione istituzionale di recepimento della Direttiva 114/08 CE è volta a tutelare la continuità dei servizi vitali per i cittadini e il Paese e, quindi, a garantire un livello adeguato di qualità del servizio, sarà tuttavia necessario considerare anche il punto di vista degli operatori nazionali che potrebbero vedere la propria infrastrutture designata come ICE.

Qualità del Servizio - aree

• Supporto: inteso come l’abilità di una organizzazione di assistere i propri clienti nell’uso dei servizi offerti. • Disponibilità: intesa come la capacità di fornire il servizio quando viene richiesto e per la durata richiesta. • Operatività: intesa come la capacità di fornire servizi, dispositivi e interfacce d’utente di uso facile e intuitivo • Security: intesa come l’insieme dei problemi connessi con l’autenticazione, l’affidabilità e la confidenzialità delle informazioni trasmesse

Infatti, il punto di vista dell’Operatore è di norma profondamente diverso da quello dell’istituzione, essendo principalmente orientato al mantenimento del business e della produttività aziendale. Gli aspetti che più possono interessare gli operatori nella loro azione di protezione sono rappresentati sinteticamente nel grafico che segue e, come si può osservare, la continuità del servizio rappresenta solo uno dei molti aspetti potenzialmente di interesse. L’operatore, quindi sarà interessato e collaborativo nel migliorare la protezione della sua infrastruttura critica solo se si saprà trasformare lo status di infrastruttura critica in un vantaggio per il suo business piuttosto che un mero svantaggio competitivo verso gli altri operatori non designati.

Il punto di vista dell’operatore

Operatore 1 Operatore 2 Operatore 3

Service resiliency •Resilienza del servizio Asset/people/info robustness •Robustezza di asset/persone/dati Residual risk assurance •Assicurazione sul rischio residuo

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7[DHS1] [DHS2] [DHS3] [DMI1] [EU1]

Riferimenti

National Strategy for Homeland Security, Homeland Security Council, October 2007, http://www.dhs.gov/xlibrary/assets/nat_strat_homelandsecurity_2007.pdf Homeland Security Presidential Directive/Hspd-7, 17 dicembre 2003; http://www.whitehouse.gov/news/releases/2003/12/20031217-5.html National Infrastructures Protection Plan, Department of Homeland Security, 2009, http://www.dhs.gov/xlibrary/assets/NIPP_Plan.pdf Decreto del Ministro dell’Interno 9 gennaio 2008 (GURI n. 101 del 30 aprile 2008) sull’individuazione delle Infrastrutture Critiche Informatizzate. Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo – La protezione delle Infrastrutture Critiche nella lotta contro il terrorismo, COM(2004) 702, Bruxelles, 20-10-2004; http://europa.eu/scadplus/leg/en/lvb/l33220.htm

[EU2]

Libro verde relativo a un programma europeo per la protezione delle Infrastrutture Critiche, COM(2005) 576, Bruxelles, 17-11-2005; http://europa.eu/scadplus/leg/en/lvb/l33259.htm

[EU3]

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo relativa a un programma europeo per la protezione delle Infrastrutture Critiche, Bruxelles, 16932/06, 18 dicembre 2006.

[EU4]

Direttiva del Consiglio relativa all'individuazione e alla designazione delle Infrastrutture Critiche europee e alla valutazione della necessità di migliorarne la protezione, n. 114/08 CE, Bruxelles, dicembre 2008.

[FRA1]

La protezione delle Infrastrutture Critiche: un approccio in funzione del tempo per l’analisi delle interdipendenze; L. Franchina, L. Gratta, M. Carbonelli, D. Perucchini, aprile 2008, ICT Security, pp.22-25.

[FRA2] [FRA3] [FRA4]

Infrastrutture critiche: approccio europeo e USA a confronto; L. Franchina, L. Gratta, M. Carbonelli, D. Perucchini, marzo 2008, ICT Security, pp.18-21. Un modello innovativo per l’analisi dell’effetto domino; L. Franchina, L. Gratta, M. Carbonelli, D. Perucchini, gennaio-febbraio 2009, Safety&Security, pp10-22. An effective approach for cascading effects prevision in Critical Infrastruction, L. Franchina, M. Carbonelli, L. Gratta, C. Petricca, D. Perucchini, 3rd International Workshop on Critical Information Infrastructures Security (Critis), Rome 13-15 ottobre 2008.

[G8_1] [HB1] [HB2]

Best Practices for Improving CIIP in Collaboration of Governmental Bodies with Operators of Critical Information Infrastructures International CIIP Handbook 2006, an inventory of 20 national and 6 international critical Infrastructure Protection Policies, ETH, Zurich, marzo 2006. International CIIP Handbook 2008-2009, an inventory of 25 national and 7 international critical Infrastructure Protection Policies, ETH, Zurich, settembre 2008.

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[HYS1] [ISA1]

Critical Information Infrastructures Resilience and Protection, Maitland Hyslop, 2007 Springer Science+Business Media A Functional Model for Critical Infrastructure Information Sharing and Analysis, ISAC Council White Paper, January 31 2004; http://www.isaccouncil.org/pub/Information_Sharing_and_Analysis_013104.pdf

[LEW1] [PCM1]

Critical Infrastructure Protection in Homeland Security Defending a Networked Networked, Ted G. Lewis, 2006 John Wiley & Sons Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 aprile 2008 recante Criteri per l’individuazione delle notizie, delle informazioni, dei luoghi suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato (GURI n. 90 del 16 aprile 2008).

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8BBK BKA BPOL BSI CESG CII CIP CITDC CIWIN CNAIPIC CoPS DCSSI DHS EPCIP IC ICE ICN ISAC GAI NBCR NIPP NISP NISCC NPM PSEPC PSO SSA SGDSN UE

Lista degli acronimi

Federal Agency of Civil Protection and Disaster Response Federal Law Enforcement Agency Federal Police Federal Office for Information Security Communications Electronics Security Group Critical Information Infrastructure Critical Infrastructure Protection Commissione Interministeriale Tecnica Difesa Civile Critical Infrastructure Warning Information NetworK Centro Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche Comitato Politico Strategico Divisione Centrale per la Sicurezza dei Sistemi Informatici Department of Homeland Security European Programme for Critical Infrastructure Protection Infrastruttura Critica Infrastruttura Critica Europea Infrastruttura Critica Nazionale Information Sharing and Analysis Center Giustizia e Affari Interni Nucleare, Batteriologico, Chimico, Radiologico National Infrastructure Protection Plan Nucleo Interministeriale di Situazione e Pianificazione National Infrastructure Security Coordination Centre Nucleo Politico Militare Public Safety and Emergency Preparedness Piano di Sicurezza dell’Operatore Sector Specific Agency Segretariato Generale per la Difesa e per la Sicurezza Nazionale Unione Europea

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