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DEMOCRAZIA e PARTECIPAZIONE

Votare per farsi rappresentare da qualche amministratore per diversi anni si è rivelata un’opzione
sbagliata. Occorre ripensare la sovranità delle persone e nuovi strumenti per affermarla.

Si può fare. Nella storia dell’uomo non c’è stata sempre la democrazia ‘rappresentativa’, anzi la prima
forma di democrazia del mondo si ebbe ad Atene nel V sec. a.C. e si trattò di democrazia diretta da parte
del popolo. Fu esercitata attraverso pubbliche assemblee, in cui ciascun partecipante aveva la possibilità
di tenersi informato sulle vicende della polis e di prendersi la responsabilità di decidere collettivamente il
destino della propria comunità. Si trattava di una città di 300.000 abitanti, una delle più popolose ed
importanti del mondo classico, sebbene non tutti avessero ancora diritto di voto.

Poi si ebbero le monarchie ed infine si arrivò all’attuale forma democratica, quella rappresentativa, la più
diffusa fra gli Stati moderni. Che però presenta grandi e gravi limiti, per primo quello che chi dovrebbe
rappresentare il popolo, chiuso com’è nelle stanze del potere, finisce per rappresentare interessi propri, o
comunque particolari.

Come fare allora per incidere di più e meglio nella vita dei nostri territori? In Italia, in Europa e nel mondo
ci sono realtà che stanno provando a sperimentare nuove forme di sovranità popolare. L’argomento è
sempre più all’attenzione di studiosi che stanno fornendo ottimi contributi e pubblicazioni a riguardo.

Noi vogliamo che anche Taranto diventi laboratorio di approfondimento e confronto sul tema, fino alla
possibilità di provare a creare collegamenti diretti fra la gente e le istituzioni.

Nel ruolo degli amministratori vediamo quello di facilitatori di processi decisionali di un’agorà aperta,
partecipata ed inclusiva: quella che si sta provando a costruire, nel modo più allargato possibile ed in rete
con altre realtà del territorio, d’Italia e d’Europa, con questo percorso.

PROPOSTE

CONSULTE degli ABITANTI

Il Comune di Taranto prevede all’art. 48 del proprio Statuto, il riconoscimento del diritto dei cittadini alla
partecipazione nella costruzione delle politiche pubbliche. Fra gli strumenti regolamentati a tale scopo sono
previste le Consulte, mai però realmente istituite e razionalizzate al fine di farne strumento di autentica
democrazia diretta. Esse sono un organismo. Esse sono un organismo consultivo e propositivo attraverso il
quale il Comune raccoglie democraticamente esigenze e spunti della società civile per favorire lo sviluppo
sociale e culturale del territorio. Le consulte sono suddivise in aree tematiche e vi possono aderire cittadine
e cittadini, nonché associazioni e movimenti informali fra quelli iscritti nell’Albo comunale delle Libere
Forme Associative che l’Ente civico dovrà premurarsi di redigere e gestire. Le Consulte vanno istituite in
ottemperanza alla nuova governance europea sulla partecipazione democratica dei cittadini alla vita
politica dei propri territori, recepita dalle leggi nazionali (La Governance Europea Libro Bianco). Esse
devono trovare nella figura istituzionale di riferimento (gli assessori competenti per materia) i facilitatori
del processo di elaborazione delle proposte, mentre in quella dei dirigenti amministrativi dell’ente locale, le
figure tecniche in grado di supportare l’analisi delle esigenze e soluzioni percorribili. Le decisioni prese dalle
Consulte devono poi essere obbligatoriamente discusse nel Consiglio comunale (o provinciale)
motivandone accoglimento o respingimento.

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ALBO delle LIBERE FORME ASSOCIATIVE

La Città di Taranto deve dotarsi del Registro delle Libere forme Associative - così come previsto dall’art. 47
dello Statuto comunale - al fine di disciplinare i rapporti di comunicazione e di collaborazione tra le libere
forme associative che operano sul territorio e l’Amministrazione. L'iscrizione all'Albo sancisce il
riconoscimento da parte del Comune di Taranto delle caratteristiche di interesse sociale delle forme
associative e il valore delle stesse ai fini della promozione della partecipazione alla vita sociale e culturale
della città. L’iscrizione all’Albo è condizione necessaria per concludere con il Comune accordi, convenzioni,
collaborazioni occasionali o continuative, ivi compresi l’ottenimento di patrocini e l’accesso a contributi e
sovvenzioni pubblici. Ciò al fine di migliorare e coordinare la gestione dei servizi presenti sul territorio, di
realizzare il miglior impiego delle risorse pubbliche e di assicurare equità, imparzialità e trasparenza
all’azione amministrativa. Il Comune assicura la più diffusa conoscenza del presente Regolamento e
dell’Albo mediante pubblicazione sul sito web istituzionale dell’Ente civico.

GESTIONE COLLETTIVA PUBBLICA dei BENI COMUNI

La gestione collettiva, pubblica, dei beni da parte di cittadini organizzati che deve essere riconosciuta. È
possibile allora immaginare una gestione dei beni comuni da parte di reti di cittadini organizzati – che vada
oltre la custodia autogestita di parchi e giardini cittadini – con un uso a fini produttivi, di sviluppo locale,
culturale e appunto di inclusione sociale.

ACCESSIBILITA’ FISICA e CONCETTUALE

Si veda per questo punto il documento di indirizzo sulla Cultura.

PUBBLICIZZAZIONE e CONDIVISIONE ATTIVITA’

Le attività, le decisioni e gli atti della Pubblica Amministrazione devono essere resi fruibili sul portale
dell’ente civico in modo il più possibile semplice, comprensibile ed accessibile (fisicamente e
concettualmente). A ciò si dovrà aggiungere una costante interazione su blog o social network, oltre che
con periodici incontri a tema con i cittadini. Una strada percorribile in questa direzione è quella degli open
data: attraverso sistemi di comunicazione e diffusione di informazioni aperte possono essere rendicontati i
progressi fatti, in un’ottica che vede i cittadini e l’Amministrazione comunale interagire costantemente.

SPORTELLI PER L’ACCESSO AI FONDI EUROPEI

Il Comune, di concerto con la Regione, deve istituire uno sportello per l'intercettazione di fondi comunitari.
Taranto è uno dei territori che meno riesce ad intercettare le opportunità offerte dai fondi comunitari
gestiti a livello nazionale, che regionale e sia per quanto attiene alle Pubbliche amministrazione, che ai
cittadini (privati e terzo settore). L'istituzione di sportelli divulgativi, informativi e di tutoraggio, favorirebbe
pertanto il coordinamento pubblico dei progetti e l’accesso ai fondi comunitari. La pubblicizzazione di bandi
e opportunità formative europei e nazionali deve trovare altresì spazio sul portale del Comune di Taranto. A
tal fine si potrebbero cogliere le opportunità offerte dalla redigenda "Legge regionale per Taranto".

Per una carrellata sulle opportunità offerte dai fondi europei si legga QUI l'approfondimento in merito.

OPEN DATA e INFORMATIZZAZIONE dei SERVIZI

«Un contenuto o un dato si definisce aperto se chiunque è in grado di utilizzarlo, ri-utilizzarlo e
ridistribuirlo, soggetto, al massimo, alla richiesta di attribuzione e condivisione allo stesso modo». Questa
definizione dell’Open Knowledge Foundation riferisce della possibilità di riutilizzare la più vasta tipologia di
informazioni digitali al fine di produrre e condividere la conoscenza, stimolare l’innovazione, ricercare
nuove modalità di costruzione delle politiche di sviluppo territoriale. Open data, infatti, non è solo la

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trasformazione di un’informazione digitale in un formato aperto, ma un processo di riformulazione della
governance che innesca nuove dinamiche e trasformazioni: coinvolge la filiera delle strutture
dell’amministrazione, richiede la ridefinizione di schemi organizzativi e modelli decisionali consolidati,
mobilita una varietà di competenze interne ed esterne alle amministrazioni, apre percorsi di condivisione e
coproduzione della conoscenza abilitando il protagonismo di imprese, cittadini, organizzazioni. Un esempio
in tal senso è il processo avviato con l’apertura dei dati sulla mobilità del Comune di Napoli. Nel settembre
2015, l’Assessore alla Mobilità pubblica su un social network la notizia che una nota applicazione per
cellulari privata (che informa sul trasporto locale) e il Comune di Napoli, in particolare l’Agenzia Napoletana
Mobilità, hanno siglato un accordo per fornire agli utenti della app le informazioni in tempo reale sul
trasporto pubblico. Qualche mese dopo i dati vengono resi disponibili anche sul portale
dell’amministrazione. Così all’idea di smart city, caratterizzata da una forte declinazione tecnologica
(tecnologia detenuta da pochi e concessa ai molti), si sostituisce una Human Centered Smart City, in cui la
città è piattaforma digitale di comunicazione urbana: spazio in cui l’espressione, l’interazione,
l’informazione digitale non solo è a disposizione di persone e organizzazioni, ma è da questi collettivamente
e continuamente prodotta.

RIUSO dei BENI TECNOLOGICI IMMATERIALI

Il riuso è la possibilità per una Pubblica Amministrazione di riutilizzare gratuitamente programmi
informatici, o parti di essi, sviluppati per conto e a spese di un’altra Amministrazione, adattandoli alle
proprie esigenze. L’importanza del riuso delle soluzioni tecnologiche è peraltro sancita nel Capo VI del
Codice dell’amministrazione digitale. Inoltre, al fine di diffondere il riuso e favorire lo scambio di pratiche
fra Amministrazioni è stato creato un Catalogo nazionale programmi riutilizzabili dove è raccolta una vasta
gamma di prodotti software già sviluppati e pronti al riuso. Se un’Amministrazione locale vuole realizzare
progetti innovativi che utilizzino le tecnologie digitali, il riuso può diventare quindi una soluzione strategica
per impiegare in modo efficiente le risorse per l’acquisto di prodotti e servizi in ambito Ict. Con il riuso si
promuovono i prodotti migliori, si agevolano gli scambi di dati e si rafforza la cooperazione applicativa fra
gli Enti, consentendo alla Pubblica Amministrazione di offrire ai cittadini servizi migliori e standardizzati.
Incentivare la pratica del riuso significa allora favorire la riduzione dei costi e la disponibilità di software di
qualità. È quindi necessario che le Amministrazioni comunali valutino se nel Catalogo nazionale dei
programmi riutilizzabili ne esistano già di riusabili: in caso positivo esse devono attivarsi per acquisirli e se
possibile per migliorarli, mettendoli poi a disposizione di altre Amministrazioni.

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