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Amplificatore Operazionale

L'amplificatore operazionale ideale


vincenzov.net
Amplificatore operazionale reale
edutecnica.it
Applicazioni degli amplificatori operazionali
it.wikibooks.org
Gli amplificatori operazionali
digilander.libero.it
Principali Parametri degli Amplificatori Operazionali
peduto.it
Amplificatori Operazionali: Esercitazione - Alcune applicazioni -
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Amplificatore operazionale: applicazioni lineari
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Amplificatore operazionale: applicazioni non lineari generatori di onda quadra
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L'amplificatore operazionale ideale

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Un amplificatore operazionale ideale un particolare tipo di amplificatore differenziale che gode delle
seguenti caratteristiche:
1. Guadagno differenziale di tensione infinito. Tale guadagno relativo al solo amplificatore
operazionale, senza alcun collegamento ad altri componenti esterni (in termini tecnici: ad
anello aperto oppure Open-Loop Gain). Questo implica che la tensione di ingresso V deve
essere nulla, altrimenti l'uscita assume valori infiniti, positivi o negativi.
2. Impedenza di ingresso infinita. Questo implica che le due correnti in ingresso devono essere
nulle
3. Impedenza di uscita nulla. Questo significa che la tensione di uscita (e quindi il guadagno) non
dipende dalla corrente di uscita (e quindi da eventuali resistenze collegate tra uscita e massa).
Significa anche che la corrente di uscita pu assumere qualunque valore, con verso in uscita
(source) oppure in ingresso (sink)
4. Banda infinita. Questo significa che le caratteristiche (guadagno, correnti, tensioni...) non
dipendono dalla frequenza del segnale di ingresso
Il simbolo dell'amplificatore operazionale lo stesso utilizzato per il comparatore analogico (ed anche
per l'amplificatore differenziale generico).

L'ingresso indicato nel simbolo con - detto invertente (I); l'ingresso indicato con + detto non
invertente (NI). Nel simbolo non sono in genere indicate le alimentazioni (che devono essere
evidentemente presenti nel circuito reale!)
Spesso indicato come OP.AMP. oppure AO.
Un amplificatore operazionale non pu essere utilizzato direttamente in quanto qualunque tensione
applicata agli ingressi produce idealmente un'uscita infinita, cosa evidentemente impossibile. Per
questo ogni circuito che utilizza questo componente prevede un meccanismo di retroazione negativa
che sottrae all'ingresso una parte dell'uscita, impedendo alla tensione di uscita di raggiungere valori
troppo elevati. Di seguito non verr illustrato questo concetto; basti sapere che nei circuiti che la
utilizzano sempre presente un componente (in genere una resistenza o un condensatore) tra l'uscita e
l'ingresso invertente.
Alcune osservazioni:
L'uscita in grado di erogare una corrente, entrante oppure uscente. Tale corrente deve
evidentemente essere fornita dalle alimentazioni, in genere non indicate nei circuiti ideali.
Se l'amplificatore ideale la corrente di uscita pu assumere qualunque valore (positivo o
negativo), ma in uno reale esistono evidentemente dei limiti
La tensione in uscita di un amplificatore ideale pu assumere qualunque valore (positivo o
negativo), ma in uno reale sempre compresa tra le tensioni di alimentazione
Un amplificatore operazione ideale senza componenti esterni tra uscita e ingresso invertente si
comporta come un comparatore analogico (anche se nei circuiti reali di cattive caratteristiche).
Per questo motivo il simbolo identico
Un amplificatore operazionale, insieme ad alcuni componenti esterni, viene utilizzato secondo
determinate configurazioni. Spesso qualunque circuito riconducibile ad una di queste configurazioni,
semplificando di molto l'analisi e la progettazione. Le principali configurazioni sono:
Amplificatore invertente

Amplificatore non invertente

Inseguitore di tensione

Amplificatore differenziale

Per studiare il funzionamento di tutte queste configurazioni sufficiente scrivere le equazioni di


kirchhoff (alle maglie e ai nodi) e applicare le quattro caratteristiche degli amplificatori operazionali
sopra enunciate.
Prima di procedere allo studio bene eliminare quei componenti che, nel caso ideale, sono ininfluenti,
al fine di rendere pi semplice da esaminare il circuito :
Le resistenze in cui non passa corrente possono essere sostituite con un cortocircuito. L'esempio
tipico una resistenza collegata ad un ingresso di un operazionale senza nodi intermedi.
Le resistenze collegate direttamente tra uscita dell'operazionale e massa possono essere
sostituite con un circuito aperto in quando il loro valore non modifica la tensione di uscita
(perch?)
Se sono presenti pi generatori in ingresso, possibile utilizzare la sovrapposizione degli effetti

Se un circuito coincide con una configurazione gi nota sufficiente usare direttamente la


formula dimostrata nelle pagine corrispondenti
Se il circuito costituito da pi blocchi in cascata (uscita di un blocco collegata all'ingresso del
blocco successivo) l'analisi pu essere svolta indipendentemente per ciascun blocco e il
guadagno complessivo dato dal prodotto dei singoli guadagni a condizione che:
o l'impedenza di ingresso del blocco di destra sia infinita

o (oppure) l'impedenza di uscita del blocco di sinistra sia nulla


Amplificatore operazionale reale

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L'amplificatore operazionale un componente elettronico analogico la cui denominazione deriva dal


fatto che questo dispositivo stato ampiamente usato per effettuare operazioni matematiche su segnali
elettrici.

Nella figura seguente illustrato il simbolo circuitale dell'A.O. Si nota subito la presenza di due
ingressi v+ e v- detti rispettivamente, ingresso non invertente ed ingresso invertente. Il dispositivo
dotato di un'unica uscita vo. lalimentazione in genere duale con le due tensioni di alimentazione V cc=
12 15V.

Il legame fra ingresso e uscita espresso dalla seguente relazione:

Dove AOL il guadagno ad anello aperto dell'operazionale, cio il guadagno di tensione del
dispositivo senza che vi sia un collegamento circuitale fra uscita ed ingressi del dispositivo (anello di
reazione). Viene illustrata anche la costituzione interna dell'A.O. dove si evidenzia la resistenza di
ingressi Ri e il generatore equivalente di uscita AOL vi; dove vi=v+-v-.

I parametri principali di un A.O. reale paragonati ad un A.O. ideale sono schematizzati nella tabella
seguente:
Parametro Simbolo Ideale Reale
Guadagno AOL 106 circa

Resistenza di uscita Ro 0 75
Resistenza di ingresso Ri 2M
Larghezza di banda BW 1MHz
La caratteristica grafica che lega fra di loro l'ingresso e l'uscita di un A.O. reale ad anello aperto
(transcaratteristica) la seguente.

da cui si deduce che se v+>v- l'A.O. risponde con una tensione di saturazione superiore +V SAT +VCC;
altrimenti se v+- l'A.O. presenta in uscita un valore -V SAT -VCC. Esiste solo una ristretta gamma di
valori della tensione di ingresso vi dell'ordine di pochi V detta zona di funzionamento lineare o zona
attiva dove viene rispettata la relazione:

per l'A.O. reale la caratteristica in zona lineare molto ripida, tuttavia non esattamente verticale; tale
condizione si pu ottenere solo per tg = cio solo attraverso un A.O. ideale.
L'A.O. in queste condizioni pu essere usato solo per applicazioni non lineari come ad esempio
comparatore di tensione. Un'applicazione gi da subito realizzabile il rivelatore di passaggio per lo
zero il cui funzionamento illustrato in figura.

Amplificatore operazionale ideale

Considerando la tabella precedente l'A.O. ideale si differenzia da quello reale per avere R i=
(resistenza di ingresso infinita) questo fatto ha una importante implicazione: l'A.O. non assorbe
corrente in ingresso; cio le due correnti di offset i+=i-=0.

L'A.O. ideale si caratterizza anche per un'altra importante peculiarit: il principio della massa
virtuale; esso si concretizza nella relazione:
v+= v-
Questa equazione dovuta al fatto che nel caso ideale:
Con locuzione matematica molto sportiva si potrebbe dire che per avere un valore di tensione finito
uscita deve necessariamente essere v+=v-.
Questo significa che se uno dei due morsetti (invertente o non invertente) viene messo a massa, anche
l'altro risulta essere a potenziale zero pur non essendo fisicamente collegato a massa.
Amplificatore operazionale ad anello chiuso

L'introduzione di una rete di reazione negativa ci consente di far funzionare il dispositivo come
amplificatore. In tal caso il punto di funzionamento del dispositivo dato dal punto P: intersezione fra
la transcaratteristica dell'A.O. e la retta di carico attribuibile alla rete di reazione.

In questa circostanza la risposta del circuito pu essere resa lineare per escursioni relativamente ampie
del segnale di ingresso definibili dal progettista ed indipendenti da AOL. La retrozione negativa ha degli
effetti stabilizzatori anche sulla risposta in frequenza del dispositivo. La funzione di trasferimento di un
sistema reazionato negativamente facilmente ottenbile tramite le seguenti osservazioni.

Sia A la funzione di trasferimento del dispositivo ad anello aperto,


mentre chiamiamo B la funzione di trasferimento della rete di
reazione

segnale differenza in ingresso al blocco di andata A


segnale di retroazione (feedback)
segnale di uscita

avremo:
quindi:

guadagno ad anello chiuso di un sistema a reazione negativa

la risposta in frequenza ad anello aperto di un A.O. reale come un comunissimo A741, pu essere
assimilata ad una funzione di trasferimento ad un singolo polo:
A0= guadagno a centro banda (e in continua) del blocco di andata A;
s= +j pulsazione complessa (in regime puramente sinusoidale s=j )

in ragione delle precedenti considerazioni, avremo:

dividendo numeratore e denominatore per (1+BA0):

cio: il guadagno a centro banda diminuisce di (1+BA0) rispetto ad un sistema non reazionato A.

Il polo (frequenza di taglio superiore) che prima valeva adesso diventa


aumenta, dunque, del fattore (1+BA0).

In figura sono paragonate le risposte in frequenza di un sistema non reazionato e di un sistema


reazionato negativamente rappresentati tramite diagrammi di Bode in scale logaritmica.
Attenzione! il prodotto (GBPW) guadagno per larghezza di banda rimane costante. Oltre ad un

allargamento della banda passante, si ha anche un miglioramento della stabilit: in termini

infinitesimali: essendo:

per cui..
di conseguenza.

essendo Sf < S, la stabilit viene migliorata.


Applicazioni degli amplificatori operazionali
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Questo wikilibro illustra alcune applicazioni degli amplificatori operazionali a circuiti integrati allo
stato solido. Una notazione schematica semplificata usata, ed al lettore viene ricordato che molti
dettagli quali la scelta dei dispositivi e le connessioni delle alimentazioni non sono mostrate. I resistori
impiegati in queste configurazioni sono tipicamente dell'ordine dei k. Resistori minori di 1 k
causano un flusso di corrente eccessivo e possibile danneggiamento dei dispositivi. Resistori maggiori
di 1M causano del rumore termico eccessivo ed una eccessiva corrente di polarizzazione.

importante rendersi conto che le equazioni mostrate di sotto, che hanno attinenza con ciascun tipo di
circuito, hanno come presupposto che gli amplificatori siano ideali. Coloro che sono interessati alla
costruzione di questi circuiti per uso pratico dovrebbero consultare dei riferimenti molto pi dettagliati.
Si vedano le sezioni dei Link esterni e dei Riferimenti.

Applicazioni a circuiti lineari

Amplificatori differenziali/sottrattore
Il circuito mostrato usato per trovare la differenza di due tensioni ciascuna moltiplicata per una
qualche costante (determinata dai resistori).
Il nome "amplificatore differenziale" non deve essere confuso col "differenziatore", pure mostrato
in questa pagina.

Differenza Zin (tra i due terminali d'entrata)=R1+R2

Differenza amplificata

Quando R1 = R2 e Rf = Rg
Amplificatore di differenza

Quando R1 = Rf e R2 = Rg (includendo quando R1 = R2 = Rf = Rg)

Amplificatore invertente
Inverte ed amplifica una tensione (moltiplica per una costante negativa).

Zin = Rin (poich V punto di massa virtuale)

Amplificatore non invertente

Zin = infinito (praticamente, l'amplificatore operazionale presenta una resistenza d'ingresso che
varia da 1 M a 1012 )
Amplificatore inseguitore
usato quale amplificatore separatore, per eliminare gli effetti di carico o come impedenza di
interfaccia (collegare un dispositivo ad elevata impedenza d'uscita ad un dispositivo a bassa impedenza
d'ingresso).

Vout = Vin
Zin = infinito (praticamente, l'impedenza d'entrata differenziale dell'amplificatore operativo va
da 1 M a 1012 ).

Amplificatore sommatore
Addiziona varie tensioni pesate.

quando R1 = R2 = = Rn, e Rf indipendente.

quando R1 = R2 = = Rn = = Rf
Amplificatore integratore

dove Vin e Vout sono funzioni del tempo e V0 la tensione in uscita al tempo t=0.
Questo circuito pu pure venire considerato come un tipo di filtro.

Amplificatore derivatore
Esegue la derivata rispetto al tempo del segnale in ingresso.

dove Vin e Vout sono funzioni derivabili del tempo.


Questa applicazione pu pure essere vista come un tipo di filtro.

Amplificatore comparatore
Compara due tensioni ed esplicita uno di due stati, VH e VL a seconda del risultato del confronto.
Vout = VH per V1 > V2

Vout = VL per V1 < V2

Amplificatore strumentale
Combina una impedenza d'entrata elevata ed altre peculiari caratteristiche che riducono il rumore di
fondo ed assicurano una accuratezza elevata nelle misurazioni

costituito aggiungendo a ciascun ingresso di un amplificatore differenziale un amplificatore


separatore non invertente per aumentare l'impedenza d'ingresso.
In questo schema, se poniamo R2 = R3 il guadagno totale dato da G = (2*R1 + Rgain)/Rgain

Trigger di Schmitt
Il trigger (grilletto) di Schmitt un circuito comparatore particolare. Ha una tensione d'ingresso ed una
tensione d'uscita. L'uscita pu essere o alta o bassa. Quando la tensione applicata si trova al disotto di
una data soglia, l'uscita alta, mentre diventa bassa quando essa si trova al disopra di una soglia a
livello pi elevato. Quando l'ingresso si trova a transitare tra le due soglie l'uscita mantiene il suo
valore per una virtuale isteresi.
Giratore o simulatore di induttanza
Simula un induttore

Vedasi l'articolo

Zero voltage detector


Riferimento di tensione a diodi Zener a partitore.

Convertitore di impedenza negativa


Configurazione per la realizzazione di un carico negativo per qualsiasi generatore di segnali
Analizziamo il circuito. Con un amplificatore ideale i terminali + e - sono allo stesso potenziale,
cosicch la corrente I2 data semplicemente da

Ora, considerando la rete "R3, R2, R1" possibile scrivere

Sostituendo la relazione precedente e riordinando si ottiene

da cui si ottiene la resistenza d'ingresso

Configurazioni non lineari

Raddrizzatore di precisione
Si comporta, nei confronti del carico, come un diodo ideale. Il carico, nel diagramma, rappresentato
dal resistore RL.

Questa la configurazione di base con delle limitazioni.

Per maggiori informazioni e conoscere la effettiva configurazione vedasi: Raddrizzatore di


precisione.

Logaritmi
La relazione tra la tensione in ingresso Vin e quella in uscita Vout la seguente
in cui IS la corrente di saturazione del diodo.

Dato per idealizzato l'amplificatore, il suo terminale positivo a massa, cosicche la corrente attraverso
il resistore R ed il diodo

in cui Id la corrente che attraversa anche il diodo.


La relazione tra la corrente in un diodo e la tensione Vd ad esso applicata nota essere

che diventa, per valori di Vd superiori allo 0, approssimativamente

Posto Vd = Vout, uguagliate le equazioni (1) e (2), l'inversa della equazione ottenuta

fornisce il valore di Vout.

Esponenziali
La relazione tra la tensione in ingresso e quella in uscita data da
dove IS la corrente di saturazione del diodo.

Prendendo in considerazione un amplificatore operazionale ideale l'attacco positivo si trova


virtualmente a massa, cosicch la corrente di diodo viene data da

Quando la tensione Vd maggiore di zero il valore della corrente dato approssimativamente da

La tensione d'uscita
Gli Amplificatori operazionali

digilander.libero.it

L'amplificatore operazionale come circuito integrato uno dei circuiti lineari maggiormente usati.
Grazie alla produzione in larghissima scala, il suo prezzo sceso a livelli talmente bassi da renderne
conveniente l'uso in quasi tutte le possibili aree applicative.
L'amplificatore operazionale un amplificatore in continua: ci significa che esiste una continuit
elettrica fra ingresso e uscita; il nome di "operazionale" dovuto all'uso per cui era nato tale
amplificatore, e cio il funzionamento all'interno di elaboratori analogici per l'esecuzione di operazioni
matematiche.
Nella sua forma pi semplice (figura 1), un amplificatore operazionale composto essenzialmente da
uno stadio d'ingresso, da un secondo stadio amplificatore differenziale e da uno stadio di uscita in
classe AB, del tipo "emitter follower".

figura 1 - schema di base di un amplificatore operazionale

Un amplificatore operazionale ideale dovrebbe avere, in particolare, amplificazione e resistenza


d'ingresso elevatissime (praticamente infinite) e resistenza di uscita bassissima (uguale a zero); gli
amplificatori operazionali reali si avvicinano in parte a tali caratteristiche, per cui hanno una resistenza
d'ingresso molto grande, una resistenza di uscita molto piccola ed una amplificazione, ovvero un
guadagno in tensione, moto alto ma pur sempre limitato. A titolo di esempio, uno dei pi usati, il
A741, ha un guadagno di 200000, una resistenza d'ingresso di 2 Mohm ed una resistenza di uscita di
75 ohm. La corrente che un amplificatore operazionale pu fornire in uscita in genere non supera i 25
mA.
Senza approfondirne ulteriormente il funzionamento, passiamo adesso a considerare l'aspetto esterno di
un amplificatore operazionale, vale a dire la forma in cui esso si presenta pronto all'uso. Uno degli
amplificatori operazionali pi conosciuti, come gi detto, il 741, disponibile abitualmente in
contenitore metallico tondo oppure in contenitore plastico DIL; la sua sigla cambia a seconda dei
costruttori, diventando LM741, oppure A741, o altro ancora.

figura 2 - l'amplificatore LM741 nelle vesioni in contenitore metallico tondo ed in contenitore plastico
Dual In Line

Per l'identificazione dei vari piedini si fa riferimento agli schemi della figura 2, dove i piedini sono
raffigurati visti da sopra; nel caso del tipo tondo, il numero 8 corrisponde alla tacca presente
sull'involucro metallico.
Per tener fede all'indirizzo soprattutto pratico di questo corso, non ci dilungheremo sulle equazioni
caratteristiche e sulle problematiche progettuali degli amplificatori operazionali, ma li tratteremo come
un'unit funzionale, dotata di ingressi e uscite, con determinate caratteristiche.

In figura 3 vediamo il nostro amplificatore


operazionale, per esempio un LM741, inserito in un
circuito che consente di sperimentarne il
funzionamento. Osserviamo che l'operazionale ha due
ingressi, contrassegnati con un "-" (piedino 2) e con
un "+" (piedino 3); ci sono poi un'uscita, indicata con
OUT (piedino 6), e due terminali per l'alimentazione
dell'integrato (piedini 7 e 4). Perch gli ingressi sono
due? Perch l'amplificatore operazionale prima di
tutto un amplificatore "differenziale"; ci vuol dire
che il segnale presente in uscita non dipende solo da
uno o dall'altro degli ingressi, ma da tutti e due, ed
esattamente dalla differenza che esiste fra il segnale
applicato su un ingresso ed il segnale applicato
sull'altro. E' proprio qui che si evidenzia la principale
caratteristica di un simile circuito: sufficiente che fra
i due ingressi vi sia una differenza di tensione anche
di pochi V, perch l'uscita cambi completamente il
suo stato, passando per esempio da zero al massimo
valore della tensione di alimentazione.
Supponiamo di alimentare il circuito con 10 V, e che
le due resistenze R1 ed R2 abbiano lo stesso valore: la
tensione di alimentazione sar allora presente per
met ai capi di R1 e per met ai capi di R2; in altre
parole, al centro, e quindi sul piedino 3 dell'integrato,
ci saranno esattamente 5 V. Il piedino 2 collegato
invece ad RV1, che una resistenza variabile:
figura 3 - circuito test possiamo quindi far variare a piacere la tensione che
risulta applicata sul piedino 2 dell'amplificatore
operazionale.

Spostiamo il cursore di RV1 in modo da portarlo


verso il positivo (figura 4), applicando cos al piedino
2 una tensione senz'altro superiore a 5V, e quindi
leggiamo, con un tester, la tensione presente in uscita:
troveremo un valore molto vicino allo zero.
Spostiamo adesso il cursore di RV1 in modo da
portarlo in basso (figura 5), verso la tensione zero,
applicando cos al piedino 2 una tensione senz'altro
inferiore a 5V, e quindi leggiamo la tensione in
uscita: troveremo un valore molto vicino alla tensione
di alimentazione (che 10 V).
Quello che abbiamo appena constatato ci permette di
formulare la regola basilare del funzionamento del
nostro amplificatore operazionale: quando la tensione
sul piedino "-" maggiore della tensione sul piedino
figura 4 "+" l'uscita a livello basso (cio prossimo a zero);
quando la tensione sul piedino "-" minore della
tensione sul piedino "+" l'uscita a livello alto (cio
prossimo alla tensione di alimentazione)
Ma, come gi si detto, non occorre che la tensione sul piedino 2 vari di alcuni volt: sono sufficienti
pochi milionesimi di volt per provocare la "commutazione" dell'uscita. Se vi divertite ad osservare la
tensione indicata dal tester mentre ruotate RV1, vedrete che ad un certo istante, di colpo, la tensione in
uscita passa da zero al massimo, o viceversa; potete tornare indietro, spostare il cursore di RV1 quanto
volete, ma non riuscirete mai a trovare una posizione tale che permetta di avere in uscita un valore
intermedio, vicino alla met della tensione di alimentazione.
Poich, come si visto, quando l'ingresso "-" a tensione pi alta, l'uscita a livello basso, si dice che
tale ingresso "invertente".
Se invece avessimo collegato a tensione fissa il piedino 2, variando la tensione del piedino 3, avremmo
riscontrato le stesse variazioni della tensione di uscita, ma con verso corrispondente alla tensione
applicata sull'ingresso "+"; per tale motivo, l'ingresso "+" viene chiamato "ingresso non invertente".

Usato come amplificatore, l'operazionale presenta la caratteristica di amplificare qualsiasi segnale


applicato in ingresso: sia un normale segnale variabile, caratterizzato da determinate frequenze, sia una
tensione con fluttuazioni lentissime o, addirittura, di valore costante. Parlando in termini di frequenza,
si dice quindi che l'amplificatore operazionale lavora con frequenze da zero (corrente continua) fino ad
un valore massimo, determinato dalle caratteristiche specifiche dell'amplificatore stesso. A questo
proposito, opportuno accennare brevemente ad un parametro caratteristico degli amplificatori
operazionali: si tratta del prodotto guadagno x larghezza di banda, che per ogni amplificatore
operazionale ha un preciso valore, fisso ed immutabile. Tale parametro ci dice, in pratica, che se noi
utilizziamo l'amplificatore in modo da ottenere una maggior amplificazione, perdiamo
proporzionalmente in larghezza di banda, e cio possiamo amplificare segnali in un campo di frequenze
pi limitato. Il A741, per esempio, ha una larghezza di banda di 1Mhz quando il guadagno uguale a
1; se viene usato in modo da amplificare 100 volte, la larghezza di banda si riduce di 100 volte, e passa
quindi a 10Khz. Il guadagno pi alto utilizzabile quando l'amplificatore lavora con frequenze
bassissime o con tensioni continue: in tali casi il guadagno pu essere uguale o superiore a 100.000.
Ma come si determina l'amplificazione di un operazionale? L'amplificatore operazionale, come
amplificatore in continua, pu essere utilizzato in diverse configurazioni, di cui adesso vedremo le pi
comuni.

Amplificatore invertente: lo schema quello di figura 6. La


tensione Vi viene applicata all'ingresso invertente attraverso la
resistenza R1; Vu la tensione amplificata che si ritrova in
uscita. La resistenza R2 riporta all'entrata parte del segnale in
uscita, realizzando in tal modo quella che viene detta
"controreazione"; senza R2, l'operazionale non potrebbe
funzionare come amplificatore lineare, poich la sua uscita
commuterebbe con estrema rapidit fra un valore minimo
(prossimo a zero) ed un valore massimo (prossimo alla
tensione di alimentazione). L'amplificazione del circuito di
figura 6 dipende dalle due resistenze R1 ed R2, secondo la
figura 6 - amplificatore invertente formula
Av = R2 / R1 (ci significa che se R2 di valore pi basso, si
ha pi controreazione e quindi il guadagno minore).
Vediamo un esempio pratico:
R1 = 100 Kohm (cio 100.000 ohm)
R2 = 1 Mohm (cio 1.000.000 di ohm)
Vi= 1mV
L'amplificazione Vu/Vi sar: Av=1.000.000:100.000=10
Poich l'amplificazione 10, con 1 mV in entrata avremo in
uscita 10 mV
Osserviamo che il segnale in uscita invertito, ovvero di
segno opposto a quello in entrata; se Vi aumenta, Vu
diminuisce, e viceversa.

Amplificatore non invertente: nello schema di figura 7


vediamo che il segnale d'ingresso viene applicato all'ingresso
contrassegnato col "+", ovvero a quello non invertente. In
questo caso, infatti, il segnale in uscita ha lo stesso segno di
quello in entrata.
In questo caso, l'amplificazione data dalla formula:
Av = (R1 + R2) / R1
Anche per l'amplificatore non invertente, come si vede dallo
schema, la resistenza R2 determina una certa quantit di
reazione negativa (o controreazione), che diminuisce il
figura 7 - amplificatore non guadagno dell'amplificatore ma gli consente di lavorare
invertente linearmente.

Buffer a guadagno unitario: il circuito di figura 8 mostra


l'utilizzo dell'operazionale come "buffer". Col termine "buffer"
si intende un circuito che svolge una funzione di separazione o
di adattamento; nel caso specifico, il circuito presenta la pi
alta impedenza d'ingresso ottenibile con gli amplificatori
operazionali. Per ottenere tale risultato, si applica il massimo
valore possibile di controreazione, collegando direttamente
l'uscita con l'ingresso invertente. Per tale motivo, il guadagno
di questo circuito uguale a 1, il che vuol dire che il circuito
figura 8 - buffer a guadagno non amplifica (essendo il segnale di uscita uguale a quello di
unitario entrata); in altre parole, non si ottiene un guadagno di tensione,
ma un guadagno di impedenza.
Principali Parametri degli Amplificatori Operazionali

peduto.it

Per capire le numerose caratteristiche di un Amp. Op., opportuno prendere in esame il Data Sheet
(foglio dati), dello stesso, come riportato nei manuali tecnici forniti dal costruttore.
Il foglio dati contiene di solito le seguenti informazioni:
1) Una descrizione generale dell'Ampl.Op.
2) Uno schema del circuito interno
3) La configurazione dei piedini del dispositivo
4) I valori massimi assoluti
5) Le caratteristiche elettriche
6) Le curve tipiche di comportamento

Considereremo, adesso, i parametri principali, prendendo come esempio un Ampl.Op. classico, il


A741:

VALORI MASSIMI

1) TENSIONE DI ALIMENTAZIONE (+/- VS)


E' la massima tensione (positiva o negativa) che pu essere impiegata per alimentare l'Ampl. Op..
2) DISSIPAZIONE INTERNA DI POTENZA (PD)
E' la massima potenza che l'Ampl.Op. pu dissipare ad una precisa temperatura ambientale e,
dipende anche dal tipo di contenitore.
3) DIFFERENZA DI TENSIONE TRA GLI INGRESSI (Vid)
E' la massima tensione che pu essere applicata tra gli ingressi + e - .
4) TENSIONE DI INGRESSO (Vicm)
E' la massima tensione di ingresso che pu essere applicata contemporaneamente tra ognuno dei due
ingressi e la massa; chiamata anche tensione di modo comune. Generalmente essa uguale alla Vs.
5) DURATA DI CORTOCIRCUITO SULL'USCITA
E' il periodo di tempo durante il quale l'uscita dell'Ampl.Op. pu rimanere in corto circuito con la
massa o con le tensioni di alimentazione.
CARATTERISTICHE ELETTRICHE
Ciascuno dei parametri seguenti avr un valore minimo, un valore tipico e/o un valore massimo:

PARAMETRI DI INGRESSO
1) Tensione di offset in ingresso (VOS)
E' la tensione che deve essere applicata ad uno dei terminali di ingresso per produrre una tensione di
uscita
uguale a zero. Un Ampl.Op. ideale ha una tensione d'uscita nulla.
La tensione di sbilanciamento (offset) principalmente dovuta allo stadio di ingresso dell'Ampl.Op..
Esso di solito costituito da un amplificatore differenziale, e poich esistono sempre delle piccole
differenze realizzative tra due transistor che costituiscono la coppia differenziale questo fatto determina
delle diversit tra le tensioni continue di soglia B-E Vbe dei due transistor e quindi un offset di
tensione.
L'offset di tensione, che risulta di solito compresa tra 0,5 e 5 mV negli Ampl.Op. in commercio (per
il 741 tra 2 e 6 mV), pu essere compensato principalmente in due modi:
inserendo tra i due ingressi, invertente e non invertente, un'apposita rete di compensazione e
ricercando il punto di offset nullo mediante un potenziometro;
collegando tra due terminali appositamente previsti per la compensazione della tensione di
offset una resistenza variabile di valore compreso, a secondo dei casi, tra 10 e 100 K e
regolando tale resistenza, con l'Ampl.Op. a riposo, fino ad annullare la sua tensione di uscita.

2) Corrente di offset di ingresso (IOS)


E' la differenza rilevabile, con Ampl.Op. a riposo, tra le due correnti di ingresso quando la tensione
d'uscita nulla: dopo cio che stata compensata la tensione di offset.
La corrente di offset dovuta principalmente alla differenza tra i guadagni di corrente dei due
transistor e anch'essa pu essere compensata.

3) Resistenza di ingresso (RIN)


In un Ampl.Op. si possono distinguere due tipi di resistenza di ingresso:
- resistenza di ingresso di modo comune
- resistenza di ingresso di modo differenziale
Si definisce resistenza di ingresso di modo comune quella rilevabile tra i due morsetti di ingresso,
collegati in corto circuito, e la massa. Essa corrisponde alla met della resistenza rilevabile tra un
singolo ingresso dell'Ampl.Op. e la massa. Essa dell'ordine dei G.
La resistenza di ingresso di modo differenziale quella rilevabile tra i due ingressi invertente e non
invertente.
Spesso i costruttori forniscono solo la resistenza di ingresso di modo differenziale in quanto, essendo
la resistenza di modo comune elevata, per le applicazioni circuitali importante soprattutto la
conoscenza di quella differenziale.
Per il 741 essa compresa tra 0.3 e 2 M
PARAMETRI DI USCITA
1) Resistenza di uscita (ROUT)
E' la resistenza che l'Ampl.Op. (considerato come generatore) presenta verso il carico.
E' misurata quindi tra l'uscita e la massa. Per il 741 essa di 75

2) Corrente di uscita di corto circuito (ISC)


E' la massima corrente di uscita che l'Ampl.Op. pu fornire ad un carico. Per il 741 di 25 mA.
3) Massima escursione della tensione di uscita (VOUT)
E', in funzione della resistenza di carico, la massima tensione di picco di uscita che l'Ampl.Op. pu
fornire senza entrare in saturazione o tagliare il segnale. Per il 741 +/- 14V tipico con RL=10K

ALTRI PARAMETRI

1) Guadagno di tensione ad anello aperto (A)


E' il rapporto fra tensione di uscita e tensione di ingresso di un Ampl.Op. senza reazione esterna.
2) Slew rate (velocit di salita di VU - rapidit di risposta)
E' il rapporto tra un incremento VU del segnale di uscita e l'intervallo di tempo t in cui tale
incremento
avviene
SR= VU / t
ed espresso in V/ sec.

3) Rapporto di reiezione di modo comune (CMRR)


E' la misura della capacit dell'Ampl.Op. di non amplificare segnali presenti contemporaneamente ai
due ingressi. Corrisponde al rapporto tra il guadagno di modo differenziale e quello di modo
comune.
CMRR=ADM/ACM
4) Guadagno di tensione ad anello chiuso (Ar)
E' il rapporto fra tensione di uscita e tensione di ingresso di un Ampl.Op. con reazione esterna.
L'elevato guadagno ad anello aperto fa si che raramente l'Ampl. Op. venga utilizzato in questo
modo, preferendo invece, reazionarlo negativamente, nel senso che, mediante componenti esterni, una
parte del segnale d'uscita viene riportato al morsetto invertente, realizzando cos un guadagno ad anello
chiuso molto inferiore a quello ad anello aperto.
Si ha l'amplificatore invertente quando il segnale d'ingresso viene portato all'ingresso invertente (-) e
il segnale d'uscita sfasato di 180.
Si ha l'amplificatore non invertente quando il segnale d'ingresso viene portato all'ingresso non
invertente (+) e il segnale d'uscita in fase con l'ingresso.
Amplificatori Operazionali: Esercitazione - Alcune applicazioni -
peduto.it

ESERCITAZIONE
ALCUNE APPLICAZIONI
Lo scopo di questa esercitazione quello di vedere il comportamento degli Ampl.Op. in alcune sue
tipiche applicazioni e, nello stesso tempo mettere in evidenza come semplice il passaggio
dall'elettronica con
componenti discreti, all'elettronica con componenti integrati.
In particolare si vedranno i seguenti circuiti:
1. Inseguitore di tensione
2. Comparatore analogico
3. Trigger di Schmitt
4. Multivibratore astabile

1. Inseguitore di tensione
L'inseguitore di tensione realizzato con Ampl.Op. rappresenta un caso limite di un amplificatore non
invertente, ossia il caso in cui la resistenza di retroazione R2 vale zero, quando, cio, c' un
collegamento diretto tra uscita e ingresso invertente.
In questo caso il rapporto R2/R1 avr sempre valore zero, qualunque sia il valore di R1, per cui, tanto
vale non metterla e considerare quindi il suo valore infinito.
La formula del guadagno sar quindi:

cio:

e in queste condizioni ci sar in uscita una perfetta riproduzione del segnale d'ingresso.
Lo schema elettrico il seguente:
La caratteristica di questo circuito di non avere collegate resistenze n in ingresso, n in retroazione,
per cui, essendo (per l'Ampl.Op.) l'impedenza di ingresso elevatissima e quella d'uscita bassissima,
esso trova applicazione laddove necessario disaccoppiare (BUFFERare) un segnale dal suo carico.
Per verificarne il funzionamento, una volta realizzato il circuito sulla bradboard, si applica all'ingresso
non invertente un segnale qualsiasi (ad esempio 2Vpp a 500Hz) e si andr a visualizzare su un
oscilloscopio a doppia traccia sia il segnale d'ingresso che quello di uscita e si leggeranno i valori:
Vi = ....V Vu = ....V
Si cambieranno poi i valori del segnale d'ingresso (sia la tensione che la frequenza) per verificare se il
guadagno cambia.
Quando si fa uso di questo circuito bisogna tener conto non tanto della risposta in frequenza, quanto
soprattutto dello slew-rate preferendo se necessario operazionali pi veloci.

2. Comparatore analogico
Lo studio del circuito comparatore ci permetter di comprendere meglio il funzionamento del trigger di
Schmitt e del multivibratore astabile.
Il comparatore un circuito in grado di confrontare la tensione di ingresso con una tensione di
riferimento ed realizzato con un Ampl.Op. con ingresso differenziale e ad anello aperto.
Lo schema di principio il seguente:
Schema di principio del comparatore analogico
Se ipotizziamo di collegare all'ingresso non invertente una tensione fissa di riferimento Vi2 = VRIF,
avremo che quando
Vi1 > VRIF
la tensione differenziale VD avr valore positivo rispetto a VRIF e per il comportamento
dell'amplificatore invertente avremo:
Vu = -AVD
ma essendo il guadagno ad anello aperto elevatissimo, basta un piccolo valore di V D per portare in
saturazione l'operazionale e quindi avere:
Vu = -VS
essendo VOUTMAX generalmente coincidente con VS (tensione di alimentazione).
Sar il contrario di quanto detto per:
Vi1 < VRIF
e quindi in uscita avremo:
Vu = +VS
Il ragionamento e il risultato saranno analoghi se invece colleghiamo all'ingresso invertente la tensione
fissa di riferimento e facciamo variare Vi2.
In questo caso per avremo che Vu sar in fase con VD e quindi anche con Vi2.
A proposito di questo circuito c' da aggiungere che la saturazione positiva (+V S) e la saturazione
negativa (-VS) non saranno sempre immediate, come pure non detto che si raggiungano sempre i
valori +VS e -VS, ci a causa del comportamento reale dell'Ampl.Op..
Per verificare il comportamento del comparatore analogico vedremo come esso converte un'onda
sinusoidale (ad esempio di 200 Hz, 3Vpp) all'ingresso invertente e visualizzeremo con un oscilloscopio
a doppia traccia sia l'ingresso che l'uscita.
Si visualizzer in uscita un segnale ad onda quadra sfasato di 180 rispetto al segnale sinusoidale
d'ingresso.

Dopo aver fatto ci, invertiremo i collegamenti di ingresso, collegando l'ingresso invertente a massa e il
segnale sinusoidale all'ingresso non invertente.
Con l'oscilloscopio si visualizzer in uscita un segnale ad onda quadra in fase con il segnale
sinusoidale d'ingressso.
Si raccomanda di tenere in considerazione il valore della tensione di uscita in rapporto alla tensione di
ingresso.
Si pu cambiare la tensione di ingresso per vedere se varia la tensione di uscita.
Si pu anche cambiare la frequenza per vedere come influisce sullo SLEW-RATE.
Il segnale ad onda quadra che si ha in uscita pu essere utilizzato anche per comandare integrati digitali
TTL.
Basta usare una interfaccia costituita da una resistenza ed un diodo zener da 5,1V:

3. Trigger di Schmitt
Il TRIGGER di SCHMITT un commutatore elettronico che trasforma segnali analogici in segnali
rettangolari.
Il circuito realizzato con gli Ampl.Op. un tipo di comparatore, pi precisamente un comparatore
con isteresi la cui uscita pu assumere solo due valori ben distinti e commuta da un valore all'altro solo
in corrispondenza di 2 tensioni di soglia, la tensione di soglia inferiore V Si per segnale d'ingresso
decrescente e, la tensione di soglia superiore VSs per segnale d'ingresso crescente; la differenza tra
queste due tensioni rappresenta la tensione di isteresi o zona morta.
Il trigger di Schmitt, in modo analogo al comparatore, pu essere realizzato sia in configurazione
invertente (quella pi usata) portando il segnale all'ingresso invertente, sia in configurazione non
invertente, portando il segnale all'ingresso non invertente; ovvio che l'uscita sar in fase o meno
(rispetto alla Vi) a secondo della configurazione scelta.
Noi analizzeremo solo la configurazione invertente.
Lo schema il seguente:

Schema elettrico del trigger di Schmitt invertente

In esso si nota subito che la reazione viene effettuata sull'ingresso non invertente, in questo modo si
sfrutta l'amplificazione, che il circuito con reazione positiva, pu dare.
La tensione di uscita sar:
Vu = A ( Vi+ - Vi- )
Ma siccome il guadagno A elevatissimo, quando la tensione all'ingresso invertente supera il valore di
tensione (positivo) dell'ingresso non invertente, l'uscita assume il valore massimo negativo che viene
mantenuto fino a quando la tensione all'ingresso invertente non scende al di sotto del valore di tensione
(negativo) presente all'ingresso non invertente e a quel punto si ha la commutazione al valore massimo
positivo.
La tensione presente all'ingresso non invertente, rappresenta quindi la tensione di soglia, che, a secondo
del segno della tensione di uscita, sar tensione di soglia superiore o inferiore.
Se chiamiamo P il punto di giunzione tra R2 ed R1 con l'ingresso non invertente, avremo che:

cio la tensione di soglia dipende dai valori delle resistenza del partitore R 1 ed R2, assumendo la Vu,
sempre il valore massimo (positivo o negativo) della tensione di alimentazione.
Possiamo quindi dire che per:

avremo Vu = + VOUT
e per:
avremo Vu = - VOUT
Per verificare il funzionamento del trigger si realizzer il circuito come in figura utilizzando, ad
esempio, i seguenti valori di resistenza:

R1 = 47K

R2 = 470K

R3 = 10K

Si applicher poi, all'ingresso un generatore di segnali sinusoidali che dia, ad esempio, un segnale con f
= 200Hz e ampiezza 3 Vpp e si visualizzer all'oscilloscopio sia il segnale d'ingresso che il segnale
d'uscita (accoppiamento DC).
Si legger il valore della tensione di uscita e si calcoler la tensione di soglia:

La tensione di isteresi, come gi detto, rappresenta la differenza fra le due tensioni di soglia (inferiore e
superiore) ed in sostanza uguale a:
VISTERESI = 2VSOGLIA
Per verificare all'oscilloscopio se i valori si ritrovano, si sovrappongono le due forme d'onda e su quella
corrispondente al segnale d'ingresso si leggeranno i valori delle tensioni di soglia:
VSi = .....V ; VSs = ....V ;

Tensione di uscita del trigger con tensione di ingresso sinusoidale


Si potr poi cambiare la frequenza del segnale d'ingresso e verificare l'influenza dello slew-rate.
Si potr anche cambiare la forma del segnale d'ingresso inviando dei segnali triangolari (a 200Hz) o dei
segnali a dente di sega o dei segnali con generica forma d'onda non periodica, si vedr il trigger di
Schmitt convertire in onda quadra qualunque forma d'onda del segnale d'ingresso.
E' ovvio che la tensione di soglia potr essere variata collegando al posto della resistenza R1, un
potenziometro con variazione lineare, variando in tal modo i valori del partitore di tensione.
Il ciclo di isteresi potr essere visualizzato direttamente sull'oscilloscopio, se si predispone lo stesso su
Ext X (cio disinserendo il dente di sega interno) e, si porta il segnale d'ingresso all'asse X e, il segnale
d'uscita all'asse Y; si visualizzer una forma d'onda di questo tipo:

Anche in questo caso si varier la frequenza del segnale d'ingresso per vedere l'influenza dello slew-
rate.

4. Multivibratore astabile
Il multivibratore astabile un circuito che fornisce in uscita un segnale rettangolare periodico la cui
frequenza di commutazione dallo stato alto allo stato basso, dipende dai valori dei componenti del
circuito.
Esso pu essere realizzato sia con componenti discreti, che con porte logiche e sia anche con gli
Ampl.Op.; il principio sempre quello di retroazionare all'ingresso, con una rete RC, il segnale
d'uscita.
Lo schema con gli Ampl.Op. il seguente:
Come si vede, il circuito simile al trigger di Schmitt in confine invertente, al quale oltre alla reazione
positiva ottenuta tramite il partitore R2-R1, si aggiunge una retroazione negativa tramite la rete RC che
porta la tensione al morsetto invertente.
Se riteniamo valide le argomentazioni fatte prima, a proposito del trigger di Schmitt, possiamo dire che
per:

avremo Vu = +VOUT
e per:

avremo Vu = -VOUT
dove

rappresenta il valore della tensione di soglia al morsetto non invertente.


Ora se supponiamo che, inizialmente, il condensatore C sia scarico e la tensione di uscita sia uguale a
+VOUT, avremo che il condensatore tramite la resistenza Rr, tender a caricarsi al valore +V OUT, che non
sar raggiunto, perch non appena la Vc supera il valore della tensione di soglia V SS (anche di valori
bassissimi), la tensione di uscita commuta al valore -V OUT, per cui, a questo punto, il condensatore,
sempre tramite la resistenza Rr, tender a caricarsi al valore -VOUT e, quindi, il suo potenziale scender
partendo dal valore della tensione di soglia superiore, ma non appena raggiunger il valore della
tensione di soglia (VSI) inferiore, avverr una nuova commutazione che porter la tensione di uscita al
valore +VOUT.
Il ciclo ora descritto, si ripeter con una frequenza:

(ln= logaritmo naturale)


formula che tiene conto della legge che ci d il valore di tensione istantanea ai capi del condensatore
quando gli applicato un segnale a onda quadra.
Per verificare il comportamento del multivibratore astabile si realizzer il circuito come nello schema,
utilizzando componenti con i seguenti valori:

Rr = 10 K

R1 = 4,7 K

R2 = 10 K

C = 0,1 F

come amplificatore operazionale si utilizzer il solito A 741, all'uscita si collegher un canale


dell'oscilloscopio (in accoppiamento DC) per visualizzare il segnale ad onda quadra.
L'altro canale lo si andr a collegare ai capi del condensatore, visualizzando cos la carica e la scarica.

Sulla forma d'onda del segnale di uscita si potr misurare il valore del periodo T e quindi ricavare la
frequenza, confrontando il risultato con quello calcolato:
Si potranno poi, misurare i valori +VOUT e -VOUT per verificare se l'operazionale satura in modo
simmetrico.
Se sovrapponiamo le due forme d'onda, possiamo misurare, su quella della Vc, la tensione di soglia
superiore e inferiore e confrontarla con il valore calcolato.

Per avere in uscita valori perfettamente simmetrici e diversi da V OUT, basta collegare 2 diodi zener di
valore uguale come nello schema che segue:

La resistenza Rz deve consentire il passaggio della corrente Iz di funzionamento degli zener.


Se gli zener hanno valori diversi saranno diversi i valori di +Vu e -Vu.
Nell'ipotesi finora considerata il periodo T dell'onda quadra :
T = T1 + T2
con:
T1 = T2
se invece vogliamo ottenere in uscita un'onda quadra asimmetrica, bisogna avere

T1 T2

cio bisogna avere i tempi di carica e scarica diversi.


Si pu ottenere ci, variando la costante di tempo, cio variando il valore della Rr sostituendola con
una rete di retroazione di questo tipo:

collegata tra l'uscita dell'operazionale e l'ingresso invertente al posto della Rr, e con Ra Rb.

In queste condizioni, quando l'uscita alta il diodo D1 interdetto, mentre D2 conduce e la costante di
tempo sar:

1 = Rb * C

quando l'uscita commuta ad un valore basso, D2 sar interdetto e D1 conduce, quindi la costante di
tempo sar:

2 = Ra * C

la forma d'onda d'uscita potr avere questa forma:


Amplificatore operazionale: applicazioni lineari
edutecnica.it

Amplificatore operazionale invertente

La configurazione facilmente riconoscibile; previsto un anello di


reazione fra l'uscita vo e l'ingresso vi in questo caso costituito dalla
resistenza R2.
L'ingresso non invertente a massa, il segnale di ingresso applicato
sul lato del morsetto invertente.

Noi consideriamo l'operazionale ideale, per cui esso non assorbe corrente ai morsetti di ingresso v + e v-;
inoltre risulta essere v+=v-.

Pu circolare un'unica corrente i che passando sopra le resistenze R 1


ed R2 provoca le cadute di tensione V1 e V2.

Osservando la resistenza in ingresso R1 percorsa dalla corrente i che abbiamo scelto


(arbitrariamente) di far fluire dall'uscita verso l'ingresso, sar caratterizzata da una
tensione V1:
cio (per la legge di Ohm)

Osservando la resistenza di reazione R2 notiamo che ad essa applicata da un lato la


tensione di uscita v0, e dall'altro la tensione v- che coincide con v+=0.
Quindi come se sul lato v- la resistenza R2 come se fosse collegata a massa.

sostituendo tale valore nell'eq. precedente:

oppure :
Amplificatore operazionale non invertente

In questo caso, per il principio della massa virtuale, avremo: v i=v+=v-.


Come nel caso precedente i morsetti invertente e non invertente non
faranno entrare corrente all'interno dell'operazionale, ci a causa della
resistenza di ingresso dell'operazionale che infinita Ri= .

Ipotizziamo che l'unica corrente circolante si diriga dall'uscita verso la


massa, in tal caso:

d'altra parte, per il solo tratto che va dal morsetto non invertente a
massa avremo:
sostituendo i

oppure:
Amplificatore differenziale

In questo caso siamo in presenza di due segnali di ingresso, uno


collocato sul lato invertente e l'altro su quello non invertente.
La relazione fra gli ingressi e le uscite pu essere ottenuta
facilmente, applicando il principio di sovrapposizione degli
effetti.

Nel primo caso avremo una configurazione non invertente con:

sapendo che:

cio

Nel secondo caso, cortocircuitando E1, Le resistenze R3 ed R4 non sono percorse da corrente, il circuito
viene, cos a semplificarsi come illustrato e diventa una configurazione invertente.

sapendo che per il pse

se le quattro resistenze sono uguali fra loro:

l'amplificatore esegue la differenza fra i due segnali


Inseguitore di tensione (buffer non invertente)

Un inconveniente piuttosto frequente in elettronica e costituito dall' attenuazione


che nasce fra due circuiti uno con elevata resistenza d'uscita l'altro, il carico con
ridotta resistenza di ingresso: occorre generalmente introdurre un circuito "buffer"
che funzioni come adattatore di impendenza eliminando il problema suddetto.

Il circuito rappresentato risponde a questa esigenza: esso infatti presenta un guadagno unitario,
elevatissima resistenza di ingresso e bassissima resistenza di uscita. Si pu determinare facilmente il
guadagno Av considerando che, grazie al corto circuito virtuale la tensione v 0 coincide con v+ ed
uguale a v- ;
dal momento che v- collegato direttamente all' uscita si a evidentemente v0=vi ; cio AV=1.
Sommatore invertente

Il circuito prevede pi di un ingresso, noi per semplicit,


consideriamo solo due ingressi, anche se potrebbero essere molti
di pi.
Il modo pi semplice per analizzare il circuito di applicare il
principio di sovrapposizione degli effetti.

Nel primo caso si valuta il valore dell'uscita V0', facendo


funzionare solo il generatore E1 e cortocircuitando il
generatore E2.
Notiamo, in tal caso, che la resistenza R2, percorsa da una
corrente i2=0, dato che la resistenza si trova collocata fra la
massa e il

morsetto v- che per il principio della massa virtuale si trova a 0V (v -=v+=0). Tale resistenza pu essere
dunque ignorata e tolta dal circuito. In questo caso, avremo una configurazione puramente invertente
che risponde:

Lo stesso discorso possiamo fare nel secondo caso, quando,


valutiamo la risposta in uscita Vo'' ottenuta facendo funzionare
E2, cortocircuitando E1.
se R1=R2=R avremo:

se poi Rf=R sar:


Sommatore non invertente

La sua topologia indicata in figura, noi consideriamo due


ingressi, in realt potrebbero essere n qualsiasi.
Anche in questo caso dobbiamo procedere col principio di
sovrapposizione degli effetti, ottenendo le due tensioni parziali
Vo' facendo funzionare E1 ed annullando E2 e Vo'' facendo
funzionare E2 ed annullando E1.

Nel primo caso, il circuito collegato, al morsetto non invertente, si


riduce ad un partitore:

se per la configurazione non invertente vale la relazione avremo:

se tutte le resistenze sono uguali: V'o=E1.

Nel secondo caso, la situazione si capovolge, come indicato in


figura: con le posizioni di R1 ed R2 scambiate e con attivo solo il
generatore E2.

avremo:
se tutte le resistenze sono uguali: V''o=E2.
quindi la tensione che otterremo in uscita sar:

ma come gi detto se usassimo resistenze tutte uguali avremo:


Vo=E1+E2
Amplificatore operazionale: applicazioni non lineari
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Un'applicazione lineare ha la prerogativa di soddisfare il principio di sovrapposizione degli effetti; cio


l'uscita risulta essere la somma di tutte le uscite che si avrebbero facendo funzionare gli ingressi uno
alla volta.
L'amplificatore operazionale, come il transistor e altri dispositivi pu funzionare anche con modalit di
tipo non lineare.
Fra le applicazioni non lineari pi importanti, risaltano i cosi detti circuiti a scatto, in cui rientrano le
famiglie dei dispositivi astabili, monostabili e bistabili.
Questi circuiti hanno come caratteristica la propriet di avere solo due possibili stati in uscita. Questi
stati possono essere raggiunti in modo spontaneo o tramite una opportuna sollecitazione esterna.
Al solito, questi circuiti sono classificati in tre categorie.

1] Dispositivi bistabili: sono caratterizzati dal fatto di presentare due


stati stabili in cui possono permanere per un tempo indefinito; il
passaggio da uno stato all'altro pu avvenire tramite un'opportuna
sollecitazione esterna.
Rientrano in questa categoria i flip-flop.

2] Dispositivi monostabili: presentano un solo stato stabile; tramite una


sollecitazione esterna possono commutare verso lo stato instabile, ma
dopo un tempo definito tornano allo stato stabile. Sono usati per
produrre impulsi singoli di durata prestabilita come temporizzatori;
basti pensare ai dispositivi che regolano il funzionamento della
lavatrice oppure il circuito che regola la durata dell'accensione della
luce interna dell'automobile quando viene aperta la portiera.

3] Dispositivi astabili: commutano automaticamente da uno stato


all'altro in modo ripetitivo, con tempi ben definiti. Hanno la
prerogativa di non avere un ingresso; basta alimentarli. Sono usati
come generatori di segnali a due livelli.

Comparatore con isteresi (trigger di Schmitt)


E' un circuito a scatto che funziona come comparatore, il cambiamento di stato in uscita avviene in
corrispondenza di due valori di soglia prefissati in ingresso, pu essere annoverato tra i dispositivi
bistabili. L'uscita pu, comunque, assumere solo i due valori di saturazione: V OH e VOL= -VOH, tali
tensioni sono assimilabili alle tensioni di alimentazione VCC. Quindi per un'alimentazione duale VCC=
15V, avremo VOH=15V e VOL= - 15V. Per un'alimentazione singola VCC=0/15V avremo: VOH=15V e
VOL= 0V.
Trigger invertente (a ciclo inverso)

Si caratterizza per la presenza di una reazione positiva fra ingresso e


uscita. Notiamo come la maglia di uscita possa essere ridisegnata nel
modo seguente: Per il principio di sovrapposizione degli effetti avremo:

con

Si individuano le due tensioni di riferimento

Supponiamo che inizialmente Vi>V+ quindi


Vo=VOH. Avremo in questo caso VTH>VTL e
chiameremo D=VTH-VTL. Ipotizzando
Vi<VTH con Vi crescente nel tempo. Il
comportamento del dispositivo potr essere
rappresentato dal diagramma riportato a
fianco.
Se Vi aumenta, si ha Vo=VOH e V+=VTH finch
Vi>VTH (Vi supera VTH); quando ci accade
Vo si porta a VOL e V+=VTL.
A questo punto risulta:

Solo una Vi in discesa con Vi<VTL pu far


commutare l'uscita verso VOH. Come detto la
differenza fra le due tensioni di soglia detta
isteresi. Dato che VOH= - VOL nel caso in cui
sia E=0 nelle equazioni precedenti si annulla
il primo termine e si ha un ciclo di isteresi
simmetrico.

Il principale criterio di progettazione di un trigger invertente dato dalla seguente equazione ottenuta
sottraendo membro a membro le due precedenti.

che come dire che il rapporto fra le due resistenze determinato dall'ampiezza del ciclo e dalle
tensioni di saturazione.
Qui sotto riportiamo il comportamento del dispositivo in relazione ad un segnale di ingresso periodico
e non periodico.
Trigger non invertente (a ciclo diretto)
La sua configurazione pi semplice la seguente:

Applicando il principio di sovrapposizione degli effetti sulla maglia di uscita avremo:

da cui otteniamo:
Pu essere studiato come nel caso precedente
del circuito invertente.

Si considera che ora la commutazione avviene


per V+=E, e che se Vo=VOH la commutazione si
verifica per Vi=VTL, mentre se l'uscita a livello
VOL la commutazione si verifica per Vi=VTH.

Vengono cos ottenute le due tensioni di soglia:


Sottraendo membro a membro le due equazioni precedenti avremo:

cio:

cos si scelgono le resistenze e si progetta il dispositivo.


Generatore di onde quadre
In figura mostrato un generatore di onde quadre (multivibratore astabile) realizzato tramite trigger di
Schmitt

Supponiamo che inizialmente l'operazionale, in uscita si trovi a livello logico alto, con il condensatore
scarico, quest'ultimo inizier a caricarsi cercando di raggiungere il valore di tensione VOH; ma quando
raggiunger il livello di tensione

l'uscita dell'operazionale commuta a livello basso VOL e di conseguenza il condensatore C inizier a


scaricarsi con andamento esponenziale tendendo a raggiungere VOL ; appena, per, il condensatore
raggiunge il valore di tensione
l'operazionale ricommuta a livello alto iniziando un nuovo ciclo di carica del condensatore.
L'equazione che regola i fenomeni di carica e scarica di un condensatore la seguente:

dove Vi la tensione a cui carico inizialmente il condensatore, Vf la tensione a cui il condensatore


tende (e tenta) a caricarsi.
Se consideriamo il transitorio di carica:

Vi=VTL Vf=VOH avremo:

per T=TH avremo:

otteniamo:

moltiplicando e dividendo per -1 l'argomento del logaritmo:

in modo del tutto analogo studiando la fase di scarica:


Vi=VTH Vf=VOL avremo:

per T=TL avremo


Notiamo che VOH= - VOL di conseguenza VTH= - VTL per cui avremo TH=TL . Otteniamo dunque:

per cui:

Per regolare il ciclo utile, si pu usare il circuito in figura; durante la fase di


carica sar in conduzione solo il diodo D2 per cui ..

durante la fase di scarica sar in conduzione solo il diodo D1

Circuito monostabile con amplificatore operazionale


A riposo con l'ingresso invertente a massa (cortocircuitato dal diodo D) l'uscita si mantiene allo stato di
saturazione positiva: Vo=VOH. Normalmente si dimensiona R3>>R2 in modo che RP=R2//R3=R2; cos al
terminale non invertente si presenta la tensione:

Nell'ipotesi di applicare in ingresso un impulso negativo si ha istantaneamente V +<V- e l'operazionale


commuta a livello di saturazione inferiore VOL. Contestualmente al morsetto non invertente si ha:
il condensatore C non pi bypassato dal diodo e la
cella RfC tende a caricare il condensatore con
andamento esponenziale decrescente fino a VOL.

Quando la tensione ai capi del condensatore


raggiunge e supera in discesa il valore VTL si verifica
V+>V- e l'operazionale ricommuta al livello di
saturazione superiore VOH il condensatore C tender
a caricarsi alla tensione VOH alta, ma raggiunta la
tensione di soglia del diodo D ( V= 0,5V circa ) il
fenomeno di carica si blocca dato che il diodo manda
in cortocircuito il condensatore rimanendo in tale
stato finch in ingresso non viene mandato un nuovo
impulso negativo.

Quando sul condensatore si verifica la tensione VTL:

Durata dell'impulso

Tramite la stessa equazione possibile determinare il tempo di ripristino TR.