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Davide Panzeri, 17-12542 – AU7M5

SAE INSTITUTE
Milan

CMN4200: Information, Communication and Professional Media
Practice

CMN4200.1 - Comparative Discussion Paper

Submitted in partial fulfilment of the BA/BSc (Hons.) in Audio Production

Student Details

Nome: Davide
Cognome: Panzeri
Matricola: 17-12542
Corso: AU7M5
Data di consegna: 7 maggio 2017
Word Count: 2509

Module Leader: Emiliano Alborghetti

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Indice

Introduzione……………………………………………………... 5

La musica modifica l’ambiente…………………………………. 5

L’ambiente ai giorni nostri……………………………………… 7

L’ambiente nel cinema…………………………………………... 8

Differenze significative………………………………………….. 9

Il fattore psicologico……………………………………………... 11

Una fruttuosa collaborazione…………………………………… 12

Conclusioni……………………………………………………….. 13

Bibliografia……………………………………………………….. 14

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L’importanza dell’ambiente di fruizione di un
prodotto audio o audiovisivo di oggi rispetto al
passato

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Introduzione

L’ambiente ha da sempre modificato la musica, probabilmente molto più spesso di quanto non
sia successo il viceversa. In passato questi ambienti erano ben definiti e distinti per ogni genere
musicale, mentre da qualche decennio, grazie all’ampia diffusione e portabilità di qualsiasi
brano, hanno iniziato ad essere poco rilevanti e soprattutto hanno smesso in molti casi di
diventare parte integrante dell’esperienza d’ascolto. Internet, la principale causa di questo
cambiamento, in quanto ad accessibilità (legale o meno) ai contenuti non ha risparmiato né la
musica né il cinema, ma su quest’ultimo ha avuto un impatto relativamente molto meno
sconvolgente e molto diverso. Verranno analizzati i motivi di questa diversità, osservando i
possibili vantaggi di un ambito rispetto all’altro.

Il termine “ambiente” verrà inteso in un senso abbastanza ampio, comprendendo cioè anche il
termine “atmosfera” più generico; non si limiterà quindi a fenomeni di acustica.

La musica modifica l’ambiente

Per chiarire meglio il concetto che si andrà ad affrontare si possono analizzare due esempi ben
contrastanti: la musica liturgica e la musica tradizionale africana. La prima è caratterizzata da
note molto lunghe e rari cambiamenti nel ritmo o nella tonalità, mentre la seconda è fondata su
una ritmica molto complessa eseguita con varie tipologie di percussioni. Entrambe sono
strettamente legate alla cultura e alla religione, quindi l’idea che uno stile come quello africano
non sia adatto al culto e alla preghiera è semplicemente una conseguenza dell’abitudine
all’ascolto. Cosa ha fatto sì che questi due generi si sviluppassero in modo così diverso? Non si
può trascurare il fatto che si tratta di religioni molto differenti, ma è comunque opportuno tenere
in debita considerazione il ruolo che ha avuto l’ambiente. Senza scendere troppo nel dettaglio
del caso specifico, una chiesa ha in media un tempo di riverberazione superiore ai quattro
secondi, senza contare che le pareti sono quasi sempre tutto tranne che fonoassorbenti, mentre

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la musica africana viene praticata all’aperto. È difficile pensare che le chiese fossero realizzate
appositamente per risuonare in quel modo, come è improbabile che la decisione di suonare
all’aperto la musica etnica derivi da una consapevolezza acustica. Un gruppo di percussionisti
africani non avrebbe mai azzardato ritmi complessi in una cattedrale gotica per il semplice fatto
che, nel migliore dei casi, qualsiasi virtuosismo non si sarebbe udito facilmente; molto
probabilmente si sarebbe creato un groviglio sonoro confuso e poco distinguibile. Un canto
liturgico all’aperto invece suonerebbe vuoto anziché coinvolgente.

Pur avendo fino ad ora analizzato solo questi due casi specifici, si può ampliare il discorso in
molti altri ambiti e in molti altri aspetti culturali, acustici e tecnologici. L’ampia dinamica della
musica classica, per esempio, è nata a causa del fatto che i compositori sapevano che il pubblico
presente durante il concerto sarebbe stato attento: dal 1900 circa iniziò infatti a diventare
prettamente elitaria, non permettendo in nessun modo agli spettatori di mangiare, gridare o
parlare durante un concerto come succedeva in precedenza, allontanando così (anche grazie al
prezzo del biglietto) il volgo dai teatri. Se si prende in considerazione la composizione “Rêverie”
di Debussy (1890), si nota appunto come siano presenti i pianissimo e pianississimo.

Debussy, Rêverie (spartito)

Al contrario, il jazz ha una dinamica meno pronunciata e una melodia spesso ben riconoscibile
e orecchiabile. È un genere pensato per dei locali abbastanza piccoli, dove le persone ballano,
bevono, mangiano e parlano, ed è anche per questo motivo che si tratta di un genere così diverso
dalla classica: non ha bisogno che l’ascoltatore sia attento per poter essere gradevole, ed era
quindi adatta all’ascolto anche nel caso in cui il pubblico fosse indaffarato con altro.

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“Jelly Roll Morton […] aveva iniziato nei bordelli, a New Orleans. Lì aveva imparato ad
accarezzare la tastiera. Quelli che facevano l’amore, al piano di sopra, non volevano
baccano, volevano una musica che scivolasse dietro le tende, sotto i letti, senza disturbare.”

(La leggenda del pianista sull’oceano, 1998)

L’ambiente ai giorni nostri

Negli ultimi decenni l’ambiente di fruizione della musica è cambiato radicalmente per la grande
maggioranza della popolazione, fino a diventare quasi irrilevante. Senza entrare nel dettaglio di
come si siano evoluti i mezzi di riproduzione, è chiaro che la tendenza è quella di avere la musica
sempre più a portata di mano: il pubblico vuole avere a disposizione tutta la musica che desidera
ovunque spendendo poco o niente. Una prospettiva molto esigente irrealizzabile in passato.

Il fatto che si preferisca la musica gratuita non stupisce, così come sembra ovvio che avere a
disposizione una vasta possibilità di scelta sia un fattore positivo. Ciò che forse crea meno
scalpore è che l’ascoltatore medio vuole poter ascoltare la musica dovunque, e oltre a volerlo
spesso ne è anche costretto. Che sia alla fermata della metropolitana, al supermercato o in un
fast food, la musica viene intesa come un puro accompagnamento di un’attività: nessuno si
aspetta che i clienti ci facciano particolarmente caso. Può sembrare qualcosa di banale, ma non
serve guardare a troppe decine di anni fa per rendersi conto che la musica veniva quasi sempre
scelta (e acquistata) dall’ascoltatore, ad esclusione dell’ascolto in radio. Negli ultimi anni capita
molto più spesso che sia la musica a cercare l’uomo piuttosto che il viceversa, il che è possibile
grazie alla sua grande versatilità che la rende adatta ad accompagnare uno spot televisivo, un
trailer o anche solo a rendere più gradevole la visita in un negozio. Ma se l’ambiente di ascolto
ha sempre modificato la musica, come può continuare a farlo se è diverso per ognuno di noi?
Ne consegue che i brani debbano suonare bene un po' dappertutto. Prima di tutto devono avere
una dinamica non troppo ampia perché altrimenti non sarebbero adatti in un supermercato o
anche solo con delle cuffie durante un viaggio in metropolitana, e questo esclude già gran parte
della musica classica. Inoltre, come accade anche per il jazz, devono essere orecchiabili e avere

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una melodia chiara, che si possa ricordare anche se la si è ascoltata distrattamente in cuffia
mentre si era impegnati a fare altro con lo smartphone. Queste e altre limitazioni si riferiscono
soprattutto a quella che viene spesso definita “musica commerciale” che occupa una buona parte
dell’insieme della musica ascoltata globalmente.

“La musica leggera e tutta la musica destinata al consumo [...] sembra che sia direttamente
complementare all'ammutolirsi dell'uomo, all'estinguersi del linguaggio inteso come
espressione, all'incapacità di comunicazione. Essa alberga nelle brecce del silenzio che si
aprono tra gli uomini deformati dall'ansia, dalla routine e dalla cieca obbedienza [...]
Questa musica viene percepita solo come uno sfondo sonoro”

(Adorno, 1962)

L’ambiente nel cinema

Per quanto riguarda il cinema il discorso sembra molto più semplice. Esattamente come per la
musica, la sua fruibilità è aumentata di molto negli ultimi anni ma nonostante ciò ha mantenuto
la caratteristica di essere un evento, anche grazie al fatto che un in un film, come nella musica
classica, è richiesto un certo grado di attenzione. Anche se l’ambiente è cambiato, l’attenzione è
sempre rimasta, anche per il semplice fatto che è difficile seguire qualsiasi trama non banale se
nel frattempo ci si sta occupando di altro. In questo senso la melodia di un brano può essere
paragonata alla trama di una pellicola: nel primo caso si è verificato in media un generale calo
nella durata e nella complessità delle singole opere, per quanto riguarda il cinema invece il
cambiamento è meno drastico ma altrettanto evidente. I film più datati sono quasi sempre più
lenti e con meno cambiamenti rispetto a un generico film contemporaneo. Basti osservare il
celebre western Mezzogiorno di fuoco (1952) che, rispettando le unità di tempo e di luogo
aristoteliche, fa coincidere il tempo del racconto con il tempo della storia e svolge tutta la trama
nello stesso luogo; un altro esempio, La finestra sul cortile (1954) si sviluppa rispettando il punto
di vista del protagonista, per di più obbligato su una sedia a rotelle. Tralasciando le affascinanti

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peculiarità dei due film, si nota che lo svolgimento è lento e senza troppi avvenimenti scioccanti.
Un utente medio, se non spinto dalla curiosità, probabilmente troverebbe noiose entrambe le
pellicole (soprattutto se non le guardasse al cinema) seppur entrambe siano tra i cinquanta
migliori film statunitensi della storia secondo l’American Film Institute.
Uno dei fattori determinanti in questo cambiamento può essere individuato nella transizione
dell’ambiente medio di fruizione dalla sala cinematografica a casa propria. In un multisala se il
film in riproduzione non si rivela particolarmente interessante di solito si guarda comunque fino
alla fine; generalmente è raro che qualcuno interrompa la visione uscendo dalla sala. Se invece
per esempio un utente osserva un film in streaming e non si appassiona dai primi minuti si trova
davanti molte altre alternative raggiungibili comodamente: basta interrompere la visione e
cercare qualcosa di più appassionante, potendo scegliere tra un ampio catalogo. Oltretutto, può
ripetere più volte questo procedimento, senza dover ovviamente pagare un biglietto. Se l’utente
medio sfoglia un catalogo online con l’intenzione di trovare una pellicola che sia fin da subito
appassionante è chiaro che i film che più facilmente si fanno spazio non sono quelli sopracitati.

Differenze significative

Pur essendo simili in molti aspetti, questi processi nel cinema e nella discografia hanno avuto
effetti molto diversi. Un fatto emblematico che sottolinea queste differenze risiede nel calcolo
degli incassi: per quanto riguarda il cinema il dato principale è il box office, mentre per la musica
il discorso si fa più complesso. Calcolare, come si faceva in passato, in base ai CD (o vinili)
venduti è oramai impensabile. L’idea di dover pagare per poter ascoltare della musica si sta
sempre più allontanando dall’immaginario comune, e questo costringe già da molti anni a
cercare di ricavare un profitto da svariati canali che spesso fanno sì che i dati di vendita delle
copie fisiche diventino meno significativi. La differenza fondamentale è che la musica è stata
obbligata a cercare altrove per ricavare profitti, mentre il cinema, pur avendo conosciuto
fenomeni importanti di pirateria come è successo per la discografia, è rimasto sempre basato
sugli incassi al botteghino. Una delle cause probabilmente è la maggior difficoltà nel download

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illegale: un processo ormai banale e scontato per un file audio, ma un procedimento che richiede
qualche attenzione e qualche competenza (seppur non approfondita) per un film; dunque per la
musica è molto più facile spostare l’ambiente di fruizione a proprio piacimento. Gli spettatori
sono invogliati ad andare al cinema anche per il semplice fatto che le alternative sono o rischiose
(possibilità non trascurabile che un download illegale di un film contenga dei virus), o comunque
laboriose per i più, anche se non si può ignorare una parte di pubblico che sceglie, più o meno
passivamente, di accontentarsi delle trasmissioni televisive senza troppo interesse per le pellicole
appena rilasciate. Anche se si sta parlando di utenti medi, senza spiccate o particolari
competenze in ambito cinematografico, una distinzione è d’obbligo: molte persone guardano
molti contenuti online o in televisione per poi però recarsi in un multisala in occasione dell’uscita
di un film che interessa particolarmente, e questo può capitare più o meno spesso in base
all’individuo. Il motivo, generalmente, trascende la mera qualità del video o la grandezza dello
schermo. Per chiarire meglio a cosa ci si stia riferendo, prendiamo in considerazione l’esempio
di una partita di calcio. Ipotizziamo che vedere l’incontro andando allo stadio corrisponda ad
andare al cinema, mentre guardarlo per esempio in streaming corrisponda a guardare la partita
in diretta televisiva. È noto come spesso il costo dei biglietti superi i 50 euro, quindi ben oltre il
prezzo medio di qualsiasi multisala. Pur essendo una minoranza rispetto agli spettatori televisivi,
generalmente gli stadi sono sempre pieni nelle partite importanti, anche negli anelli più esterni.
Non è banale chiedersi cosa spinga delle persone recarsi in un ambiente, lo stadio, pensato
appositamente per quel genere di attività: la “qualità video” non è ottimale, spesso la lontananza
non permette di distinguere facilmente i giocatori dagli anelli più esterni, il punto di vista è
sempre lo stesso, non si ha né moviola né telecronaca e molto altro. Il vero e consistente
vantaggio, invece, risiede proprio nell’ambiente e nell’atmosfera. Il fatto di essere in un luogo
appositamente adibito a una certa attività contribuisce ad accrescere l’interesse e il piacere
derivanti dall’attività stessa. Non c’è un confine tra l’essere allo stadio e il guardare coi propri
occhi la partita, entrambi i fattori contribuiscono a creare un evento, che infine è ciò che spinge
i tifosi a spendere tanti soldi per i biglietti. Lo stesso discorso, chiaramente, si può ampliare
anche al cinema.

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Il fattore psicologico

Seppur non esplicitamente, il ragionamento si è spinto nell’ambito psicologico e culturale.
Spesso l’importanza dell’ambiente passa in secondo piano perché il suo contributo è formato da
un insieme di molti piccoli fattori, molti dei quali appunto ricadono nell’ambito psicologico. Si
è detto, in precedenza, che la musica ha iniziato ad andare dall’uomo e non più il viceversa. Un
multisala, uno stadio o un teatro d’opera hanno una peculiarità tanto banale quanto importante:
bisogna andarci. Questo condiziona lo spettatore ancora prima che lo spettacolo cominci, senza
contare i casi in cui l’ambiente può rivelarsi addirittura l’aspetto più importante: visitare per la
prima volta il Teatro alla Scala renderebbe affascinante anche un concerto di pianoforte in
sordina.

http://arte.sky.it/2015/06/musica-lirica-il-belcanto-italiano-expo-milano/

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Inoltre un ambiente ha il vantaggio di riunire persone accomunate dalla stessa passione o
interesse, un fatto spesso molto piacevole che si può concretizzare in piacevoli conversazioni
riguardo a un genere musicale a un concerto o riguardo alle peculiarità di un regista durante la
visione di un film. È un fattore importante, che fa sentire a proprio agio il pubblico.

Una fruttuosa collaborazione

Appare chiaro come per i motivi sopra citati la musica, per quanto riguarda l’essere un evento,
abbia subito un declino molto più importante rispetto al cinema. Grazie alla sua versatilità,
invece, si sta mostrando da molti anni come un ottimo supporto al video, come per esempio
nella colonna sonora di un film. Non sono molto meno rari in casi in cui si verifica l’opposto,
cioè un video che supporta una produzione musicale: in questo modo si fondono i fattori positivi
del video e dell’audio, creando così un prodotto musicale che sa attirare l’attenzione e
mantenerla su di sé. Un esempio ormai molto popolare è il music video, mentre uno ancora non
troppo molto comune è il visual album. In questi casi la fruizione diventa meno superficiale: si
riesce in questo modo a sopperire in parte alla carenza di attenzione dovuta dal fatto di non
essere in un ambiente adatto. Quindi il supporto di un video a un brano tende a riportare nella
musica il concetto di fruizione come evento, anche se in modo diverso rispetto a come potrebbe
fare un ambiente adatto.

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Conclusioni

L’ambiente viene pensato come qualcosa di distaccato dall’opera, ma non è sempre stato così.
Prima dell’arrivo dei sistemi di riproduzione ha sempre modellato, colorato e modificato la
musica, creando spesso costrizioni ma anche vantaggi. Il fatto che gli ambienti fossero spesso
diversi (in base a molti fattori come la località geografica, la disponibilità economica del pubblico
o lo stile architettonico di una cultura) rendeva possibile la nascita di generi musicali molto legati
al loro ambiente, come può accadere per esempio per il connubio tra un concerto per organo e
una chiesa. Questo non accade più oggi, se non per dei particolari generi che ancora
sopravvivono con difficoltà. Per i motivi sopra citati l’utilizzo di riverberi (anche a convoluzione)
non sopperisce al problema. Il cinema, essendo nato molto più tardi, non ha subito pesantemente
questo cambiamento ma negli ultimi anni si sta verificando, come è stato per la musica, una
transizione dell’ambiente di fruizione. Questo causa principalmente una maggior facilità di
accesso a molti più contenuti, rischiando così di diminuire l’interesse verso ognuno di essi.

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Bibliografia

Adorno, T. (1959) Filosofia della musica moderna. Torino: Einaudi
Adorno, T. (1962) Introduzione alla sociologia della musica. Torino: Einaudi
Byrne, D. (2014) Come funziona la musica. Terza edizione Tascabili Bompiani. Milano: Bompiani
La leggenda del pianista sull’oceano (1998) diretto da Giuseppe Tornatore [Film]. Italia: Medusa Film
La finestra sul cortile (1954) diretto da Alfred Hitchcock [Film]. USA: Paramount
Mezzogiorno di fuoco (1952) diretto da Fred Zinnermann [Film]. USA: United Artists
Fialdini, L. (2014) Perché non si ascolta più la musica classica? Available at:
https://www.uninfonews.it/perche-non-si-ascolta-piu-la-musica-classica/ (Accessed: 4 May 2017)
Sky (2015) Sky arte. Available at http://arte.sky.it/2015/06/musica-lirica-il-belcanto-italiano-expo-
milano/ (Accessed May 2017)

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