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LA CULTURA IN ITALIA DAL FASCISMO ALLA RESISTENZA

Una volta assunte responsabilità di governo, il fascismo coinvolse vari
intellettuali nelle strutture del regime al fine di costruirsi una propria
rispettabilità culturale, ed istituì organismi atti a promuovere i principi fascisti,
limitando intellettuali ed artisti, al conformismo imposto dal regime. Così gli
intellettuali del tempo, non poterono fare altro, che un atto di sottomissione al
regime, in un atteggiamento di servilismo. Su questa strada, nel 1923, la Scala
di Milano e l’Accademia di Santa Cecilia di Roma, passarono sotto la diretta
giurisdizione dello Stato.

Nel 1923, avvenne la riforma fascista della scuola, firmata Gentile, basata
sulla preminenza delle materie umanistiche su quelle tecnico-professionali,
portando all’assenza nelle scuole italiana, di un’istruzione musicale, proprio
perché ritenuta materia tecnico-professionale; mentre nei conservatori veniva
tolto l’insegnamento storico-umanistico. Negli anni ’30, l’unica autentica
passione culturale del regime fu quello per la “romanità”.

Il panorama della vita musicale durante il ventennio fascista, no subì alcun
mutamento di rilievo e paragonabile a quelli provocati dai massicci interventi,
nel campo della musica e delle arti, operati in Germania dal nazismo.

L’assenza di una reale politica musicale, all’interno di una più generale assenza
di una politica culturale (se non legata ad una grossolana celebrazione del
fascismo), permise a ciascun musicista di continuare a coltivare i propri
orientamenti in cambio di una formale adesione al regime.

Importanti correnti di pensiero affermatisi nella cultura europea, degli anni
Trenta, come la psicoanalisi, la sociologia, storiografia, la dodecafonia ecc,
restarono praticamente ignorati nel nostro Paese e solo tardivamente recepiti
dopo il 1945.

Morto Puccini nel 1924, e parti Toscanini nel 1931, il ruolo del musicista più
rappresentativo del regime fu assunto da Pietro Mascagni, che fu un accanito
sostenitore della campagna contro le avanguardie musicali e il jazz americano.

DI fronte al grigiore della cultura ufficiale, mantenne una sua dignità artistica e
intellettuale la produzione della “generazione dell’80”.