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Relazione del secondo anno di dottorato di Stefano Acerbo

Ogni ricerca che si incentri sulla Biblioteca attribuita allo ps. Apollodoro si deve confrontare con
alcune difficolt. In primo luogo non conoscere l'autore ci priva della possibilit di poter
determinare con assoluta certezza dove e quando l'opera fu composta. Solo per approssimazione si
pu tentare una datazione che comunque oscilla tra la fine del I secolo e l'inizio del III secolo della
nostra era. In secondo luogo in molti casi difficile, se non impossibile, risalire a quali siano le
fonti da cui la Biblioteca traeva i suoi racconti. Le opinioni variano molto: da quella tradizionale
che vede nello ps. Apollodoro un compilatore che riassumeva compendi a uso di chi voleva una
rapida informazione sui principali miti a chi invece, negli ultimi decenni, ha riconosciuto una
capacit compositiva e ha cercato di inserire quest'opera nella corrente culturale della seconda
sofisitica. Troppi passaggi della letteratura mitografica sono andati perduti e noi non possiamo
conoscere quelle che erano le fonti pi dirette e vicine alla Biblioteca. Inoltre quest'opera, nel suo
presentarsi come un racconto continuo che copre tutto lo spazio del mito a partire dalla genesi delle
prime divinit, fino alla fine dell'et eroica, risulta un unicum.
Questo compendio ci trasmette racconti o varianti, non sono conosciuti altrimenti, che rimandano in
molti casi ad autentiche tradizioni arcaiche. L'importanza di tali varianti stata riconosciuta dagli
studiosi, in quanto sono risultate utili nello studio del rapporto tra mito, religione e culto. Sarebbe
pertanto importante poter sapere a quali fonti attingesse di volta in volta l'autore della Biblioteca per
poter cercare di risalire pi vicino al tempo e al luogo in cui tali tradizioni si sono originate.
Purtroppo la Biblioteca cita solamente raramente le fonti, e spesso solo per le varianti e non per il
racconto principale. apparso inoltre evidente1 come la Biblioteca non segua lo stesso autore lungo
tutta una sezione, al contrario sono spesso interposti racconti provenienti da diverse fonti.
La mia ricerca ha preso le mosse dal tentativo di fare chiarezza riguardo le fonti della Biblioteca
nella sezione dedicata alla guerra troiana, attivit che ha occupato il primo anno della mia attivit di
dottorato. In questa porzione di testo la Biblioteca attinge a tradizioni che derivano dai poemi epici
che hanno formato il Ciclo Epico, e pertanto risulta, dopo i riassunti di Proclo, la testimonianza
pi importante per ricostruire il contenuto di questi poemi. In molti casi il testo della Biblioteca
offre alcuni dettagli assenti dal riassunto di Proclo e sarebbe assai interessante riuscire a
determinare se essi appartengono alla tradizione ciclica. Purtroppo non facile poter discernere la
provenienza di questi elementi, anche perch il riassunto della Biblioteca e le epitomi di Proclo,
sebbene presentino a grandi linee gli stessi eventi, non concordano su vari particolari e in alcuni
casi sono in aperta contraddizione. La Biblioteca aveva a disposizione altre tradizioni come le
tragedie o i mitografi e pertanto alcune di queste divergenze potrebbero dipendere dal riferimento a
questo tipo di testi.
Nella mia analisi sono partito da una comparazione tra la Tabula Capitolina e il breve riassunto
della Biblioteca. L'analisi delle iscrizioni della Tabula ha mostrato l'evidente somiglianza che mi ha
portato a pensare che la Biblioteca offra un riassunto della guerra troiana che appartiene alla
medesima tradizione a cui attingevano le Tabulae Iliacae e differente da quella di Proclo. Purtroppo
l'applicazione di questo metodo alle altre porzioni di testo non ha potuto ottenere simili risultati. In
particolare mi sono concentrato sulla breve porzione di testo che corrisponde alle vicende che
dovevano essere narrate nell'Etiopide. Questa porzione di testo si presta particolarmente bene a una
comparazione tra il testo della Biblioteca e quanto sappiamo dei poemi del ciclo in quanto questa
materia non era stata trattata spesso da altre tradizioni come quella tragica. La mia analisi riuscita
a cogliere come alle spalle delle varianti della Biblioteca non si celino errori o omissioni ma in
molti casi l'influenza di autentiche tradizioni. Ma l'indagine dell'origine di tali tradizioni con il
semplice confronto con altri testi che noi possediamo si rivelata infruttuosa, troppi passaggi del
sapere mitografico sono andati perduti perch sia possibile risalire con certezza a qualche testo da
1
C. ROBERT 1873, 51-55.
1
noi posseduto o almeno conosciuto.
La sola comparazione delle fonti gi a lungo praticata dagli studiosi difficilmente mi avrebbe
permesso di compiere notevoli passi in avanti nello studio delle tradizioni confluite nella Biblioteca.
Era necessario ricollegare per altre vie i racconti della Biblioteca a determinati fatti di societ che
permettessero di metterli in rapporto a un determinato contesto. Con la guida del professore Andrea
Taddei ho quindi cercato di isolare alcune immagini mitiche rilevanti che comparivano con una
certa frequenza all'interno della Biblioteca. Da ci non si voleva desumere un unico significato per
la medesima immagine mitica ogni volta che compare all'interno dell'opera. La Biblioteca
comprende in s tradizioni che si sono plasmate in luoghi e tempi differenti. Proprio la differenza di
senso che la stessa immagine assume nei vari contesti pu permettere di risalire alle varie tradizioni.
Mi sono concentrato, in primo luogo, sull'immagine mitica del carro. Questa immagine si
caratterizza per una pluralit di valenze e significati. Il primo esempio, da cui partita la mia
analisi, il caso della corsa di Pelope e Enomao, dove l'immagine del giovane con accanto la sposa
sul carro sicuramente un'immagine di trionfo, ma anche nuziale. Il modo in cui la Biblioteca
raccontava le vicende di Pelope e della sua discendenza mostrava una serie di peculiarit, rispetto
alle altre fonti, che ho iniziato a indagare. apparso chiaro fin da subito come questi elementi si
prestassero a un proficuo confronto con le culture vcino orientale. La stessa origine lidia di Pelope,
cos come altre spie individuate dagli studiosi2, autorizzavano un parallelo con tali culture.
La scelta di questo nuovo indirizzo di ricerca ha ricevuto nuovi impulsi e stimoli dalla
partecipazione al primo convegno avente come tema la Biblioteca dello ps. Apollodoro tenutosi a
Barcellona il 25 e il 26 Aprile 20013. Come ha sottolineato il professor Cuartero, ultimo editore
della Biblioteca, negli studi contemporanei prevale una necessit di allontanarsi dalla tradizionale
Quellenforschung, per invece indagare i rapporti del mito con il rito, la religione tenendo presente
anche le tradizioni epicoriche. In questo senso molti degli studiosi presenti hanno saputo
rintracciare a partire dai racconti presenti nella Biblioteca tradizioni spesso di et arcaica situabili in
un contesto storico e geografico abbastanza preciso. In questo senso possono essere utilizzati anche
gli elementi vicino orientali, che possono essere la spia di influenze, contatti localizzabili in certe
aree geografiche in cui parlanti greci e popolazioni orientali vivevano a contatto.
La mia ricerca si quindi sviluppata in due direzioni complementari. Da una parte stato
necessario approfondire le mie conoscenze delle tradizioni culturali vicino orientali, indagarne il
patrimonio di racconti mitici per poter evidenziare alcuni paralleli rilevanti. Ma stato necessario
anche tracciare le possibili vie di contatto tra parlanti greco e culture orientali, per porre una base
storica a questi paralleli e giustificarli in base a reali contatti di civilt. Infatti un semplice parallelo
non pu avere valore esplicativo, al contrario necessit lui stesso di essere contestualizzato.
Il lavoro svolto sulla discendenza dei Tantalidi ha quindi dato i primi frutti: sono stati individuate
alcune sequenze narrative, alcuni singoli elementi che faticano a inquadrarsi nel contesto delle
societ greche e che invece si prestano a paralleli vicino orientali. In particolare, alcuni elementi del
racconto dell'ascensione al trono di Micene da parte di Atreo, sembrano inserirsi in un contesto
istituzionale proprio dell'Anatolia e, pi precisamente, nella Lidia arcaica, come mostra la
comparazione con alcune tradizioni lidie preservateci da Xanto di Lidia e Nicolao di Damasco. La
Lidia , quindi probabilmente, l'area attraverso la quale tali elementi orientali possono essere
penetrati nei racconti relativi ai Pelopidi. Ci corrisponde a ci che sappiamo degli assidui contatti e
scontri tra Greci d'Asia e lidi, e il fascino che le ricchezze di questi ultimi esercitarono sui primi.
stato pertanto possibile circoscrivere a un'area geografica piuttosto ristretta e un periodo storico in
cui sembra essersi plasmato il racconto presente nella Biblioteca. Lo studio delle relazioni dei Greci
d'Asia con i Lidi e delle loro tradizioni poetiche mi ha spinto a ipotizzare che la tradizione

2
Il nome dell'auriga di Enomao Mirtilo, nome non greco ma di origine Anatolica.Si veda M. West, The East Face
of the Helicon. West Asiatic Elements in Greek Poetry and Myth, Oxford, 1997, p. 473 e nota 103 con ulteriore
bibliografia.
2
preservata dalla Biblioteca sia una tradizione arcaica degli Eoli di Lesbo. Questa tradizione pu
essere giunta alla Biblioteca a partire dall'opera di Ellanico di Lesbo autore che spesso riflette le
tradizioni e le costruzioni genealogiche lesbie e che, direttamente o indirettamente, era conosciuto
allo ps. Apollodoro. Quindi in questo caso lo studio dei rapporti tra vicino oriente e Grecia, e delle
tradizioni dei Greci d'Asia stato cos proficuo da portare a un'ipotetica individuazione della fonte
della Biblioteca.
Alcuni dei primi risultati ottenuti da questa ricerca sono stati esposti durante la conferenza Terra,
territori i poblaci a l'antiga Grcia tenutasi nei giorni 23, 24 e 25 Ottobre 2013 presso l'Universit
autonoma di Barcellona. I partecipanti al convegno hanno accolto con notevole interesse il mio
intervento e mi hanno suggerito nuovi indirizzi di ricerca per approfondire e rinsaldare questi primi
risultati.
Nuovi argomenti che emergono dal confronto tra tradizioni vicino orientali e il mito dei Pelopidi
nella Biblioteca, e sui quali sto al momento lavorando, verranno da me discussi durante l'incontro
tra dottorandi pisani e parigini che si terr nei giorni 12 e 13 Dicembre.
La mia ricerca sta quindi ora volgendo verso l'analisi di altri miti, che presentano elementi orientali,
nella speranza di raggiungere risultati comparabili a quelli ottenuti nell'analisi del mito dei Pelopidi.