[…] Del cosiddetto “Movimento 77” non vi è traccia nella pubblicistica operaia di quegli anni che

abbiamo fin qui esaminato, né in bene né in male. A 40 anni dalla cacciata del segretario generale
della CGIL Luciano Lama dall’università Sapienza di Roma si cercano similitudini sociali e politiche,
che sono poi costanti nei decenni: elevata disoccupazione, crisi economica, precarietà giovanile,
crisi della sinistra ecc. Di certo al Movimento operaio fu estraneo, sconosciuto incomprensibile
quando non ostile, quel Movimento 77 che a sua volta affermava che il suo “soggetto di
riferimento non era più l’operaio massa delle fabbriche ma quell’operaio sociale che attraversava
le università, le scuole ,le borgate e l'intero territorio metropolitano: le lotte per la casa, le
autoriduzioni delle bollette, dell'affitto e dei trasporti, le spese proletarie, il rifiuto dell'energia
padrona in primis quella nucleare, il contrasto ai covi del lavoro nero, le esperienze dei comitati
autonomi operai, i collettivi, comitati di quartiere…” . Al Movimento operaio non giungeva,
neppure gli era indirizzato, il messaggio di chi si definiva “proletariato giovanile metropolitano” ma
che tutto sommato aveva i mezzi per frequentare le università, e che, nella rappresentazione
mediatica degli scontri di piazza appariva simile alle BR sempre viste dalla maggioranza dei
lavoratori come propri nemici e alleati magari neanche tanto sciocchi dei padroni. […]

Si tratta di un parallelo che oggi possiamo definire antistorico ma che tale era vissuto in quel
particolare momento della storia del Movimento operaio. Chi discute oggi del Movimento ’77 una
riflessione autocritica dovrebbe farla. Su “Unità operaia”, giornale PCI alla Montedison di Spinetta
Marengo (all’epoca una specie di università sindacale), furono pubblicati i risultati dei questionari:

[…] “25 domande sul terrorismo”, sotto forma di quiz con almeno 140 possibilità di risposte,
volutamente mescolate per non pilotare le opinioni all’intervistato. 300 moduli distribuiti, restituiti
195 (72% operai, 24% con scuola media superiore, 64% con meno di 40 anni). “Il terrorismo è uno
dei problemi più gravi: 70%. I terroristi hanno le loro ragioni: 6%, 12 lavoratori. Causa principale: la
crisi e la disgregazione sociale (41%), il fanatismo di estremisti (17%). Il terrorismo serve ai
reazionari per dividere i lavoratori e sconfiggerli (30%), non soltanto ma anche per indebolire il PCI
(34%), serve ai lavoratori per una società più giusta (1%). Le BR possono far presa fra i lavoratori
(8%), non possono assolutamente (59%), è un pericolo possibile (27%). Le lotte sindacali possono
alimentare il terrorismo (10%). Scioperi e manifestazioni contro le BR sono necessari (62%).
Partecipa sempre a questi scioperi il 30%. I collegamenti internazionali sono equamente distribuiti
in tutte le direzioni. Neri o rossi pari sono, si intrecciano anche con la delinquenza comune, pure i
sedicenti rossi (per il 38%, 70 operai) sono fascisti. E’ prudente non denunciare i terroristi perché lo
Stato non ti protegge (13%). 5 lavoratori sono venuti a conoscenza diretta di fatti eversivi: 4 li
hanno denunciati ma due non sanno se si ripeterebbero. Non si deve mai trattare con i terroristi
(61%), nessuno crede che lo Stato abbia mai trattato. Nessuno sconto ai pentiti: 40%. L’azione dello
Stato contro le BR è stata positiva: 7%. Sempre rispettando le regole democratiche: 12%. Vanno
inasprite le pene: 33%. Insomma in questi 12 anni di terrorismo la vita democratica ha resistito
(40%), o ha subito limitazioni (30%) anche a causa della repressione indiscriminata dello Stato
(27%). La democrazia non potrà essere a lungo difesa senza un profondo rinnovamento della
società e dello Stato (50%), serve una soluzione autoritaria che assicuri l’ordine (8%) con qualche
simpatia per la pena di morte. Quali suggerimenti date al PCI? Andare al Governo”.

Tratto dal libro “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”.

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