Premio Attila Alessandria 2016

Ad imperitura memoria dei nostri figli peggiori

Alla personalità che si è particolarmente distinta a danno dell’ambiente e della
salute, una giuria sul serio popolare, composta da 429 votanti in
9 assemblee in provincia,
ha attribuito a

Maria Rita Rossa
la più alta onorificenza ambientalista della provincia di Alessandria.

Rita Rossa, nella duplice veste di sindaco di Alessandria e presidente della Provincia,
vince con 213 voti. Al secondo posto con 96 preferenze: Ettore Pagani direttore
generale Consorzio COCIV TavTerzo Valico. Al terzo, con 69,
Stephan Schmidheiny amministratore delegato Eternit. Quarto con 36 voti: Angelo
Riccoboni amministratore delegato Riccoboni. Seguono a pari merito (3 preferenze):
Luca Amoroso direttore raffineria Eni Sannazzaro de’ Burgondi che scoppia con
frequenza allucinante, Gianluca Bordone sindaco di Tortona, Rocchino Muliere
sindaco di Novi Ligure, e altri con 1 voto.
Nel corso (2004-2016) della straordinaria competizione del Premio Attila, Rossa non
era mai andata oltre il secondo posto: nel 2014 dietro a Bruno Binasco, che lei quale
presidente della Provincia aveva scelto al vertice della moribonda Slala (logistica)
benchè risultasse braccio destro e ufficiale pagatore e parafulmine dei Gavio,
plurinquisito e condannato. In effetti c’è un filo conduttore -dei poteri forti- fra
questi personaggi che hanno vinto i Premi Attila. Rita Rossa è legata (subentrando
nella carica di presidente Provincia… abolita) a Paolo Filippi, a sua volta clone
successore di Fabrizio Palenzona (Premio Attila 2005), a sua volta cresciuto
potentissimo e inquisito banchiere a collezionare cariche sotto la benigna
protezione dei fratelli Marcellino e Pietro Gavio. Marcellino è l’indiscutibile Premio
Attila 2004: uno degli uomini più potenti nel panorama italiano, padrone di un vasto
impero economico e finanziario che ha come capitale Rivalta Scrivia, un sobborgo di
Tortona, ma che non conosce confini: edilizia, lavori pubblici, logistica, autostrade,
petrolio, infrastrutture stradali, meccanica, calcio, trasporti eccetera. Il gruppo
Gavio, è sempre stato dentro il business della “grande opera” Tav Terzo Valico
tramite Impregilo, poi Impregilo Salini, il cui AD è indagato nell’inchiesta tangenti (14
arresti tra cui Ettore Pagani, colui che, intercettato dalla Finanza, liquidava i dubbi
sull’uso dell’amianto del cantiere dicendo: “Tanto il mesotelioma arriva fra
trent’anni”). Rita Rossa, con il PD, è strenua sostenitrice del Tav Terzo Valico, che
riversa su Alessandria smarino amiantifero in quattro cave. Il Gruppo Gavio è altresì
realizzatore del Ponte sul Tanaro (progettista Meier): un’opera faraonica e inutile,
uno spreco miliardario che Rossa ha voluto portare a compimento malgrado avesse
dichiarato il Comune in dissesto finanziario.
Il feeling di Rita Rossa con i Premi Attila non si ferma alla potente corte dell’impero
Gavio. Infatti ha favorito -tramite una omertosa latitanza processuale- l’assoluzione
del Premio Attila 2012 Carlo Cogliati: il principale imputato Solvay per
avvelenamento doloso e dolosa omessa bonifica nella catastrofe ambientale e
sanitaria che a Spinetta Marengo ha annientato la più grande falda acquifera
provinciale tramite cromo esavalente e altri 20 veleni tossici e cancerogeni, oltre ad
aver inquinato col teratogeno e cancerogeno PFOA fino alla foce del Po. Sulla scia
dei suoi predecessori, che Solvay stessa definisce tangentari, Rossa ha ostacolato al
tremebondo assessore Claudio Lombardi la realizzazione dell’Osservatorio
ambientale della Fraschetta e dell’Indagine epidemiologica della Fraschetta,
neppure preoccupandosi della presenza del PFOA nel sangue dei lavoratori e dei
cittadini da Medicina democratica ripetutamente denunciata. A sua scusante, si fa
per dire, è stato insignito del Premio Attila 2015 il Tribunale di
Alessandria innanzitutto per la sentenza Solvay della Corte di Assise che ha
scandalizzato l’Italia, ma anche per i processi Michelin, Amag, Fabbricazioni Nucleari,
Lazzaro, Italsider Ilva, Smog urbano.
Infine l’accusa di connivenza con il Premio Attila 2013, Angelo Riccoboni. Il suo
progetto di discarica rifiuti (compreso oltre un milione di metri cubi di smarino del
Tav Terzo Valico con amianto) a Sezzadio, insieme all’impianto di recupero a
Predosa rischia di inquinare la falda idrica che alimenta gli acquedotti della Valle
Bormida: 50mila persone. Il progetto è stato autorizzato da Rita Rossa, malgrado i
ricorsi anche di 25 Comuni.
Ripetendosi un anno dopo, la manifestazione del prossimo 27 maggio indetta dai
Comitati ad Alessandria per difendere l’acqua e la salute pubblica chiede
esplicitamente a migliaia di persone di partecipare con una parola d’ordine ben
precisa: Rita Rossa non deve essere rieletta sindaco del capoluogo. Sembrerebbe
impossibile la sua riconferma: la classifica del Sole24Ore la colloca come gradimento
all’ultimo posto fra i sindaci italiani, le assemblee hanno acclamato “delenda Rossa”,
le schede di voto sono piene di insulti (i più lievi: opportunista, complice, ipocrita,
sfrontata, protettrice, ostinata, verme di destra), un plebiscito, però… Però le
assemblee si sono svolte in tutta la provincia (nessuna a Casale Monferrato
altrimenti avrebbe vinto Schmidheiny) e solo una ad Alessandria, neppure molto
partecipata. Attorno alla lista del PD si sono appostate “liste civetta” che faranno
massa al ballottaggio, soprattutto le liste “antagoniste”, antagoniste da Forza Nuova
a Rifondazione passando per l’Anpi, inventate da un vecchio marpione, Felice
Borgoglio, PSI come la figlia d’arte dell’amico nemico Angelino.

N.B. Sul libro edito dalla Sezione provinciale di Medicina democratica Movimento di
lotta per la salute, “Ambiente Delitto Perfetto” (la sottoscrizione delle mille copie
alla terza edizione è interamente devoluta dalla Rete ambientalista ai Movimenti No
Tav e alla Ricerca per la cura del mesotelioma), sono in Appendice pubblicate le
ampie motivazioni con biografia dei citati Premi Attila Ad imperitura memoria dei
nostri figli peggiori : Marcellino Gavio “più onnipotente di Dio, quasi come
Berlusconi”, Fabrizio Palenzona “il millepiedi della politica-finanza che dava del lei a
Gavio”, Bruno Binasco “da parafulmine a San Vittore a super manager del
centrosinistra alessandrino”, Carlo Cogliati “sono sempre stato il primo della classe:
infatti è il primo imputato del processo Solvay”, Angelo Riccoboni “ non solo
rispetto ma addirittura proteggo l’ambiente: comprereste da lui una macchina
usata?”, Tribunale di Alessandria “si rivelerà meno grigio della città e della
popolazione di Alessandria? ovvero: chi aveva ragione fra Umberto Eco e il papa
Alessandro III?”. A questo… angosciante quesito risponderà anche l’esito delle
prossime elezioni amministrative.

P.S. E’ stata chiesta alla sindaco Rita Rossa la disponibilità, per il 19 maggio, della sala consiliare per la cerimonia di
consegna della lussuosa pergamena del Premio Attila 2016, ma ci è stata rifiutata. Ci accontentiamo di riprodurla
sul Blog della Rete Ambientalista e di inviarla ai 17.112 utenti della mailinglist.

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