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Le Folk songs di Luciano Berio

Breve biografia dell'autore

Luciano Berio nato ad Oneglia, in Liguria, il 24 ottobre del 1925 da una famiglia di solida
tradizione musicale. I primi approcci con la musica sono dunque quelli inculcati dal nonno Adolfo e
dal padre Ernesto, entrambi compositori, seppur la loro attivit non usci dai limiti della provincia.
Nel 1945 si trasferisce a Milano, dove studia presso il Conservatorio Giuseppe Verdi
composizione con Giulio Cesare Paribeni e Giorgio Federico Ghedini, e direzione dorchestra con
Carlo Maria Giulini e Antonino Votto. Nel 1952 segue i corsi di Luigi Dallapiccola a Tanglewood,
negli Stati Uniti. Fin dai primi anni Cinquanta Berio si afferma come una voce autorevole tra i
giovani dellavanguardia musicale. Nel 1954 frequenta per la prima volta i Ferienkurse fr Neue
Musik di Darmstadt. Nel dicembre dello stesso anno, insieme a Bruno Maderna, costituisce inoltre
presso la RAI di Milano il primo studio di musica elettronica italiana, inaugurato lanno successivo
con il nome di Studio di Fonologia Musicale. in questa sede che ha modo di sperimentare nuove
interazioni tra strumenti acustici e suoni prodotti elettronicamente.
La ricerca musicale di Berio si caratterizza per lequilibrio raggiunto tra una forte consapevolezza
della tradizione ed una propensione alla sperimentazione di nuove forme della comunicazione
musicale. Nelle sue varie fasi creative il compositore ha sempre cercato di mettere in relazione la
musica con vari campi del sapere umanistico: la poesia, il teatro, la linguistica, lantropologia,
larchitettura; da qui l'appellativo di artista onnivoro che spesso lo ha accompagnato. Ci
dimostrato anche dal vasto numero di collaborazioni e amicizie con personaggi non direttamente
legati al mondo musicale, quali l'etnomusicologo Roberto Leydi, Umberto Eco, con il quale
condivise l'interesse per la semiologia, il poeta Edoardo Sanguineti con cui collabora per alcuni
brani come Passaggio (1963), Laborintus II (1965), A-Ronne (1975).

Linteresse per le diverse espressioni della musicalit umana ha condotto a una rivisitazione
costante di diversi repertori di tradizione orale, attraverso la rielaborazione speculativa di materiali
preesistenti, senza far differenza sulla loro provenienza, ma con una forte attenzione alle loro
potenzialit implicite di sviluppo. Berio era venuto a contatto con la musica popolare attraverso
Roberto Leydi; poi linteresse per il folklore aveva messo radici: ho cercato di capire in maniera
pi specifica, i processi che governano certi stili popolari dai quali mi sento attratto, perch, detto
semplicemente, ed egoisticamente, ci trovo qualcosa da imparare e di utile per me. Penso
soprattutto al folklore siciliano, a quello serbo-croato, e alle eterofonie dellAfrica centrale.
Laltro elemento di interesse per Berio era la voce, come sistema di comunicazione ibrido e impuro:
Sono sempre stato molto sensibile, forse troppo, alleccesso di connotazioni che la voce, qualsiasi
cosa faccia, porta con s. La voce, dal rumore pi insolente, al canto pi squisito, significa sempre
qualcosa, rimanda sempre ad altro da s, e crea una gamma molto vasta di associazioni: culturali,
musicali, quotidiane, emotive, fisiologiche, ecc. La musica vocale classica il cui modello implicito
era lo strumento, trascendeva, ovvio, musicalmente, il bitume dellesperienza vocale quotidiana.
La musica popolare, invece, conserva molto di quel bitume e della ricchezza dellesistenza
quotidiana: all'interno di questa esperienza si pongono le famose Folk Songs.

Folk Songs

Le Folk Songs furono scritti per la cantante Cathy Berberian nel 1964. Sono una raccolta di undici
canti per mezzosoprano e sette strumenti (flauto/ottavino, clarinetto, due percussioni, arpa, viola,
violoncello) appartenenti a diverse aree geografiche e tradizioni. Nel 1973 furono riarrangiate per
voce ed orchestra da camera.
Berio nella nota alla partitura scrisse:
Ho sempre provato un senso di profondo disagio ascoltando canzoni popolari (cio espressioni
popolari spontanee) accompagnate dal pianoforte. per questo e, soprattutto, per rendere omaggio
allintelligenza vocale di Cathy Berberian che nel 1964 ho scritto Folk Songs per voce e sette
esecutori []. Si tratta, in sostanza, di unantologia di undici canti popolari (o assunti come tali) di
varia origine (Stati Uniti, Armenia, Provenza, Sicilia, Sardegna, ecc.), trovati su vecchi dischi, su
antologie stampate o raccolti dalla viva voce di amici. Li ho naturalmente interpretati ritmicamente
e armonicamente: in un certo senso, quindi, li ho ricomposti. Il discorso strumentale ha una
funzione precisa: suggerire e commentare quelle che mi sono parse le radici espressive, cio
culturali, di ogni canzone. Queste radici non hanno a che fare solo con le origini delle canzoni, ma
anche con la storia degli usi che ne sono stati fatti, quando non si voluto distruggerne o
manipolarne il senso. Due di queste canzoni (La donna ideale e Ballo) non sono popolari nella
sostanza, ma solo nelle intenzioni: le ho composte io stesso nel 1947. La prima sulle parole
scherzose di un anonimo genovese, la seconda sul testo di un anonimo siciliano.

Come detto sopra, la provenienza dei canti utilizzati nelle Folk songs assai varia: i primi due,
Black is the colour e I wonder as I wander sono canzoni americane, composte da John Jacob Niles,
cantante esperto di canzoni popolari ma di formazione classica; Malurous quo uno fenno e Lo
fiolar sono canti popolari tratti dai Chants dAuvergne di Maire-Joseph Canteloube (1879-1957),
compositore e musicologo francese; gli altri sono pi francamente popolari: in Rossignolet du bois,
corre il motivo dellusignolo che espone il modo di conquistare una ragazza; Loosin yelav, un
canto armeno che evoca il sorgere della luna; Love song dellArzebaijan un canto che la Berberian
aveva trovato in un disco russo a 78 giri e che cantava pur ignorandone il significato. I canti che
attingono al patrimonio folklorico italiano sono due: A la femminisca e il Motettu de tristura. Il
primo un canto siciliano della donna di un pescatore, mentre il Motettu un canto amoroso della
tradizione sarda.
Nel suo lavoro di rielaborazione Berio non intervenuto sulle linee vocali, ma sulla strumentazione,
dosando il tessuto sonoro in modo da accentuare un effetto di distorsione e di straniamento quando
le linee vocali tendono a un disegno pi tradizionale, e muovendosi con pi discrezione quando gi
di per s la voce produce disegni pi distanti dalla tradizione classica. Cos ad esempio, nel primo
canto, Black is the colour, la voce sembra galleggiare su un accompagnamento che dichiaratamente
sciolto ed indipendente dal canto, addirittura ad un'altra pulsazione; nel Motettu de tristura,
invece, viola, violoncello, arpa, ottavino e percussioni, si limitano a interventi appena accennati,
brevi figure costituite da scivolamenti semitonali, che paiono restituire il baluginio dellaria
rarefatta e arsa dal sole di un basso pomeriggio mediterraneo.

1. Black is the color... (Stati Uniti)


2. I wonder as I wander (Stati Uniti)
3. Loosin yelav (Armenia)
4. Rossignolet du bois (Francia)
5. A la femminisca (Sicilia)
6. La donna ideale (Italia)
7. Ballo (Italia)
8. Motettu de tristura (Sardegna)
9. Malurous quo uno fenno (Auvergne)
10. Lo fiolaire (Auvergne)
11. Azerbaijan love song (Azerbaijan)