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Michele Cosentino - Giuseppe Gagliano - Giorgio Giorgerini

Sicurezza internazionale e potere marittimo negli scenari multipolari

EDIZIONI NEW PRESS - COMO

# Copyright 2004 by Edizioni New Press Como (Italy) I Edizione 2004 Stampa New Press - Como

SOMMARIO

Ringraziamenti Introduzione Parte Prima Aspetti del momento navale di Giorgio Giorgerini Capitolo I Capitolo II Capitolo III Capitolo IV Capitolo V Lo scenario internazionale NATO/UE: la crisi dei rapporti transatlantici. La dimensione militare europea La dimensione navale europea Evoluzione dei ruoli delle marine. La funzione antiterrorismo Il processo di rinnovamento delle flotte

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Il ruolo del Mediterraneo nella strategia navale di Giuseppe Gagliano Parte Seconda Il percorso dottrinario della Royal Navy di Michele Cosentino Capitolo I La ‘‘Strategic Defence Review’’ e le implicazioni per la Royal Navy Capitolo II La Royal Navy e l’applicazione del potere marittimo Capitolo III Il potere marittimo sul mare Capitolo IV L’applicazione del potere marittimo dal mare Capitolo V La ‘‘defence diplomacy’’ e le operazioni marittime Capitolo VI Le operazioni di polizia marittima Capitolo VII L’applicazione benevola del potere marittimo Capitolo VIII Il ‘‘Naval Strategic Plan’’ e la Royal Navy del 2015

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RINGRAZIAMENTI

Il curatore esprime la propria gratitudine alla direzione della Rivista Marittima per avere concesso la riproduzione dei saggi del Prof. Giorgerini e del Cap. Vasc. Cosentino.

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INTRODUZIONE

L’auspicio di un nuovo ordine internazionale che si costituisce alla fine della cold war e stato ampiamente smentito da uno scenario internazionale multipolare ` e inevitabilmente instabile. Risulta necessario fornire adeguate interpretazioni, anche alla luce del ruolo del sea power nel XXI secolo, che risultino in grado di chiarire gli aspetti essenziali. Proprio allo scopo di conseguire in modo efficace tale finalita, i saggi scelti pongono l’enfasi sul ruolo centrale della strategia na` vale e della storia militare navale contemporanea nell’architettura di sicurezza della NATO, dell’UEO, degli USA e in particolare della Royal Navy, sottolineando la cruciale importanza del Mediterraneo.

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Parte Prima ASPETTI DEL MOMENTO NAVALE
di Giorgio Giorgerini

La nota introduttiva ai contenuti della nuova edizione 2004 dell’Almanacco Navale non puo evitare di ricollegarsi alle analoghe note che comparvero nella ` scorsa edizione 2000-2001. Il mondo di tre anni e piu or sono era percorso da ` tempo da instabilita e da conflittualita che ne turbavano lo sviluppo pacifico e ` ` quello di buoni e sereni rapporti internazionali. Interventi militari, anche cruenti, si erano resi necessari in diverse regioni: bastera ricordare le turbolenti crisi nei ` ` Balcani che richiesero l’impegno di forze multinazionali cosı come oggi ne impongono ancora la presenza. In proposito c’e da osservare subito che in tutte ` le aree di crisi si e manifestata sempre l’importante partecipazione operativa del` le marine militari, anche quando l’intervento, per la configurazione stessa del terreno richiedeva quasi un’esclusiva delle forze aeree e, in seconda battuta, di quelle terrestri. Le marine hanno cooperato all’intervento con le loro aviazioni imbarcate, col pattugliamento delle acque coinvolte ai fini di far rispettare embargo e blocco di materiali militari e strategici, misure decretate dalle organizzazioni internazionali, di assicurare il sostegno e i flussi logistici ai reparti operanti sul terreno, di prestare assistenza con i propri mezzi alle funzioni di comando, controllo e comunicazione.

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CAPITOLO I LO SCENARIO INTERNAZIONALE

Alla vigilia del quarto anno del nuovo secolo, il XXI, il panorama internazionale, da un punto di vista della sicurezza e dell’assicurazione della pace, all’interno e all’esterno di non pochi paesi, lascia molto a desiderare: anzi, si puo anche ` sottoscrivere l’affermazione che la situazione e ulteriormente peggiorata di fronte ` a quella che illustrammo nell’Almanacco Navale 2000-01. Anzitutto ci sono state due vere guerre. Quella in Afghanistan e quella in Iraq: guerre liquidate rapidamente sul campo, ma che in realta continuano sotto le diverse forme di guerri` glia, sabotaggio, terrorismo, forme di conflittualita che impediscono i tentativi di ` pacificazione e di stabilita. In Afghanistan si combatte nelle zone montagnose ` lungo il confine afgano-pakistano e altrove, senza venire a capo, per il momento, delle formazioni guerrigliere che si rifanno al regime dei talebani o alla rete terroristica di Al Qaeda, formate anche da elementi che provengono da altri paesi islamici lontani. Al di la della ristretta area di Kabul, che e sotto il controllo delle ` ` forze di sicurezza multinazionali e di quelle, scarse, del governo centrale, nel resto del paese vigono contrasti e conflitti fra tribu e province di varie etnie e di ` molteplici interessi locali contrastanti. Tornando al periodo della guerra guerreggiata e interessante sottolineare che ` le Marine operanti hanno avuto un grande ruolo nella condotta della campagna aerea: le navi portaerei ne hanno rappresentato il fulcro e senza di esse l’offensiva dal cielo sarebbe stata, non impossibile, ma certo problematica, molto costosa e ` non cosı efficace, specie nei termini della cooperazione cielo-terra con le truppe operanti. D’altra parte l’aviazione di base a terra risultava di impiego difficile essendole stato vietato l’uso delle basi situate nei paesi della regione: sarebbe potuta intervenire partendo da basi lontanissime, dagli Stati Uniti e dall’Europa, ma efficacia, tempestivita e presenza sarebbero stati minimi. Questo fattore limi` tativo in termini di libera disponibilita di basi e un fatto che potra ripetersi an` ` ` cora nel futuro e quindi sara conveniente studiarne e allerstirne le alternative. Lo ` stesso si puo dire per l’offesa missilistica contro obiettivi afgani lanciata da bordo ` di unita navali che incrociavano nel Mare Arabico. Nell’operazione ‘‘Enduring ` Freedom’’, pur trattandosi di una guerra che si svolgeva in un paese interno e lontano dal mare, le Marine hanno avuto un grande ruolo specie per il loro apporto aereo-missilistico, senza nulla togliere all’intensa attivita di pattugliamento ` 15

e di vigilanza marittima antiterrorismo e antievasione svolta nelle acque limitrofe alla zona d’operazioni. Tanto per precisare si tratta di missioni, seppure in scala ridotta, che ancora oggi proseguono coll’impegno di varie Marine. A circa un anno e mezzo dai drammatici fatti di New York e di Washington e della successiva guerra contro il regime talebano in Afghanistan, e venuta a ma` turazione la crisi coll’Iraq di Saddam Hussein e il successivo intervento militare della coalizione anglo-americana. L’Iraq, uno degli ‘‘stati canaglia’’ indicati dal Presidente degli Stati Uniti, e stato incolpato di disporre di armi di distruzione ` di massa (WMD) e comunque di avere in corso programmi di sviluppo e di acquisizione di tali armamenti, e quindi di rappresentare una minaccia per la sicurezza mondiale, specie nella delicata e critica regione del Medio Oriente. Il risultato negativo delle ispezioni effettuate dagli esperti dell’ONU non convinsero Washington ne, di conseguenza, Londra. Fu deciso quindi di passare, senza ´ piu negoziati e controlli, all’azione militare, con la prospettiva, un avolta abbat` tuto il regime di Saddam Hussein, di cominciare a ridisegnare la mappa geopolitica del Medio Oriente e di influenzare in senso risolutivo il difficile e critico cammino verso la pace dell’annoso conflitto israelo-palestinese, senza trascurare eventuali mosse nei confronti di altri due rogue states quali la Siria e l’Iran. L’iniziativa militare anglo-americana, sostenuta da Spagna e Italia e da qualche altra nazione minore, ha suscitato, come e noto, una specie di terremoto nel` le relazioni internazionali. Le Nazioni Unite, gran parte dell’Unione Europea, la Russia, la Cina e molti altri paesi non hanno mai avallato tale operazione, rifiutando ogni sua legittimazione e, ancor piu, ogni loro sostegno all’impresa. Le ` operazioni di guerra in Iraq si sono concluse come era gia nei calcoli: in poche ` settimane le forze armate irachene sono svanite nel nulla, inclusi i reparti della famosa e temuta Guardia Repubblicana, non estranea a cio, una fertile attivita ` ` di intelligence diretta a intese sottobanco con le autorita militari e i comandi delle ` grandi unita del’Esercito di Bagdad. ` L’esito rapido del conflitto sembro confermare le previsioni piu ottimistiche ` ` del Pentagono, mentre ora risulta fallita la previsione per una rapida pacificazione del paese, per la sua democratizzazione e per una altrettanto veloce ricostruzione e ammodernamento. Questi supposti non si sono verificati: siamo infatti davanti a una guerriglia sempre piu organizzata, col concorso di combattenti ` non solo provenienti dalle file delle ex organizzazioni militari e di partito di Saddam Hussein, ma anche da elementi appartenenti a movimenti estremisti islamici filtrati da altri paesi: Arabia Saudita, Giordania, Egitto, Cecenia, Siria, Afghanistan, ecc. A cio si aggiunge il contrasto interno o a questioni religiose, ma anche a ` ben precisi interessi, specie nell’area nord-orientale dove e concentrato il meglio ` ` della produzione petrolifere. E credibile che la valutazione della situazione postbellica abbia peccato di troppo ottimismo, poco tenendo conto della complessa 16

realta interna dell’Iraq, invenzione di un’entita statuale artificiale creata nell’im` ` mediato primo dopoguerra, nel 1920, e che al primo importante sommovimento avrebbe potuto precipitare nell’instabilita piu radicale, come pare stia accaden` ` do. La stessa risoluzione 1511 dell’ottobre 2003 da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che alfine promuove un qualche coinvolgimento diretto dell’ONU nel riordino e nell’opera di pacificazione dell’Iraq, pero con alcune ` importanti rinunce di partecipazione da parte di paesi importanti quali Francia, Russia e Germania, non suscita ferme speranze di una rapida soluzione della questione irachena, almeno nei suoi aspetti piu deteriori: ostilita verso gli eserciti ` ` occupanti o presenti, acrimonia interna fra le confessioni praticate dalla popolazione, problema curdo, dispute e contrasti politici per il potere interno appena avviato verso un processo di democratizzazione, mai conosciuto prima. Permane dunque una difficile condizione verso cui le organizzazioni internazionali, le alleanze e le nazioni, specie le piu importanti, quali gli Stati Uniti e l’Unione Eu` ropea, dovranno guardare con grande attenzione. Sul piano politico, o sulla credibilita delle motivazioni che hanno portato all’iniziativa militare contro l’Iraq, ` grava il fatto che tutte le ispezioni prebelliche e, soprattutto, quelle condotte con grande intensita e impegno dopo la cessazione delle ostilita per il ritrova` ` mento di armi di distruzione di massa, non hanno portato ad alcun risultato: ` a oggi l’Iraq non sembra aver mai costituito alcun arsenale di WMD. E stato comunque eliminato un regime dittatoriale ritenuto fonte di minaccia nel Medio Oriente. La condotta della guerra in Iraq, diversa da quella in Afghanistan, ha visto anch’essa un importante contributo delle forze navali della coalizione. Anche in questo caso l’apporto di efficacia e stato quello dell’aviazione e della missili` stica imbarcata che ha colpito obiettivi tattici e strategici del teatro d’operazioni. Basti rilevare che la Marina degli Stati Uniti, a un certo punto dell’operazione, aveva schierate in zona sei portaerei. Si aggiunga poi l’afflusso dei rifornimenti via mare che potevano raggiungere solo gli approdi del vicino Kuwait e, una volta conquistati, quelli iracheni di Um Qasr e di Bassora. Da sottolineare ancora una volta la rapidita di dispiegamento e di intervento in area delle forze navali ` al primo cenno di apertura della crisi, nonche l’efficacia del sistema strategico ´ di preposizionamento del complesso marittimo di forze, materiali e approviggionamenti. La guerra totale al terrorismo, dichiarata dopo l’11 sttembre 2001 dagli Stati Uniti ai quali si sono affiancati molti altri paesi, continua a imporre missioni in alto mare di pattugliamento, vigilanza, monitoraggio, ecc. a gran parte delle forze navali nei confronti di migliaia di navi mercantili che ogni giorno sono in navigazione in ogni mare. Dal canto suo, il naviglio dei servizi di guardia costiera e ` mobilitato nella sorveglianza delle acque costiere e litoranee e di quelle portuali, 17

impegnato in attivita di prevenzione di attentati e sabotaggi con vettori prove` nienti dal mare, inclusa l’ispezione di carichi mercantili diretti verso destinazioni sensibili a un qualsiasi attacco terroristico. Si puo dire che tutto il mondo marit` timo stia attraversando un periodo di tensione generato dall’ampliamento progressivo delle aree di instabilita e di crisi con le naturali conseguenze di impegno ` in aumento per le marine e i servizi guardacoste attivi anche in altri ruoli: dal soccorso in mare, all’attivita di polizia marittima e di anticontrabbando, alla re` pressione delle attivita criminali in mare, al contrasto ai flussi migratori clande` stini. Alla realta dei conflitti e all’esigenza della garanzia di sicurezza che sembrano ` geograficamente ben localizzati, si aggiungono altre condizioni di crisi, che di frequente richiedono l’intervento di forze navali. Fra questi i non pochi conflitti locali e interni di paesi africani. La Sierra Leone ne e stata un esempio, ma ancor ` piu di recente il conflitto interno della Liberia, quello in Costa d’Avorio e in ` Congo hanno obbligato a fare ricorso all’intervento di forze multinazionali e gli interventi navali non sono stati pochi, specie quelli effettuati dalle Marine francese e americana. L’apparizione delle navi ha avuto sempre l’effetto di diminuire la tensione, ancor piu se accompagnata dalla messa a terra di reparti da ` ` ` sbarco trasportati dai gruppi navali. E stato cosı, ad esempio, in Liberia dove la fase acuta dello scontro si e subito attenuata non appena sono apparse nelle ` acque costiere le navi americane fra cui una componente anfibia che ha messo ` a terra il suo contingente di marines. Sono stati cosı avviati negoziati di pace fra le fazioni opposte giungendo a un accordo, ma non appena i reparti da sbarco si sono reimbarcati e le navi hanno lasciato le acque liberiane, la controversia e ripresa a dispetto della presenza di un contingente multinazionale di peacekee` ` ping. E solo un esempio di quanto oggi le Marine siano impegnate a correre per il mondo dove una crisi succede ad un’altra. Si e accennato all’Africa, continente dove le emergenze non sembrano finire ` mai, mentre altri continenti non sono da meno. Un esempio ancor minore di cio, ` ma significativo, il cui conflitto interno all’arcipelago delle isole Salomone — teatro di estreme battaglie combattute nella seconda guerra mondiale attorno all’isola di Guadalcanal tra americani e giapponesi — che ha provocato migliaia di morti senza alcuna possibilita di addivenire ad un cessate il fuoco, ha obbligato ` l’Australia e la Nuova Zelanda a intervenire militarmente: la Marina e stata mo` bilitata, ha raggiunto le Salomone, ha mostrato i muscoli e ha messo a terra reparti dell’Esercito con un compito di interposizione e quindi di peacekeeping. Ristabilito l’ordine, le forze australiane e neozelandesi hanno cominciato a ritirarsi dallo scorso mese di ottobre. Nell’interno dei continenti non si contano quasi i paesi sconvolti da sommovimenti, terrorismo, guerre e guerriglie intestine: dal Nepal alla Cecenia, dalla 18

Colombia al Ruanda, dal Sudan all’Indonesia, dalla Nigeria alle Filippine, dall’A` rabia Saudita allo Sri Lanka e cosı via. Alcune non coinvolgono attivita navali, ` ` altre sı, almeno intese come entita preliminari di forza per eventuali interventi. ` Nell’area del Mediterraneo ‘‘allargato’’, al di la della polveriera rappresentata ` dall’intero Medio Oriente, della guerriglia e del terrorismo interno in Algeria e di giustificati dubbi su una vera normalizzazione di alcuni territori balcanici, vi e ` l’ultra cinquantennale conflitto fra israeliani e palestinesi che ha, nella sua drammaticita, del miracoloso pensando che sino a ora ha tenuto quasi sempre fuori ` dalla contea movimenti terroristici e rivoluzionari islamici estranei alla causa della Palestina. Conflitto di cui, sino a ora, non si riesce a vedere una via d’uscita, sebbene si siano moltiplicate le iniziative internazionali di pace che regolarmente si scontrano contro gli opposti estremismi palestinesi e israeliani e contro posizioni e richieste radicali che si dimostrano inaccettabili. Il rischio e, ma forse e ` ` gia un fatto in atto, come potrebbero dimostrare recenti attentati (quello di Gaza ` contro funzionari civili americani addetti all’assistenza scolastica e universitaria), che l’estremismo palestinese accetti l’intervento del terrorismo islamico internazionale: a questo punto potrebbe presentarsi uno scenario, se non orribile, certo tragico. Il principio che bisogna aver fede e lavorare affinche questa triste guerra ´ — perche di guerra si tratta — giunga alla fine e a una pace sicura e consolidata ´ e un obbligo per ognuno, ma non bisogna rimanere ciechi davanti alla possibilita ` ` di un allargamento conflittuale ancor piu drammatico e crudele che investa tutto ` il Levante mediterraneo e oltre. A quel punto non ci si potra tirare indietro e ` tocchera in primo luogo agli Stati Uniti, all’Europa, forse alla Russia il compito, ` non facile, di brushfire. Si trattera di proiettare probabilmente nel Mediterraneo ` orientale navi, aerei, mezzi, soldati per spegnere il conflitto e instaurare finalmente una situazione di distensione. Ma in fatto di tensioni lo scenario non e avaro. Se ci spostiamo piu a est in` ` contriamo le preoccupazioni che procurano i programmi nucleari dell’Iran che non presentano connotazioni proprie di un progetto di sviluppo di energia civile, in quanto alcuni processi sembrano diretti a fornire materia prima per la produzione di armi nucleari. L’Iran smentisce, ma il sospetto rimane. Si spera possa essere fugato dopo l’intervento dell’ottobre scorso compiuto dai rappresentanti di Gran Bretagna, Francia e Germania a nome dell’Unione Europea affinche l’I´ ran accetti le ispezioni dell’ente delle Nazioni Unite per il controllo delle produzioni nucleari e rispetti le condizioni del trattato di non proliferazione nucleare. L’Iran si e mostrato disponibile, ma se cio non avvenisse si creerebbe un nuovo ` ` stato di tensione nella gia tormentata area del Golfo dove si potrebbe innescare ` un contenzioso che potrebbe chiamare in causa la dottrina della guerra preven` tiva (o di azioni circoscritte e limitate nel tempo e nello spazio) cosı come enunciata a suo tempo dal governo degli Stati Uniti. Scenario dunque da tenere d’oc19

chio e con forze predisposte, anche se dopo l’ottobre 2003, come accennato, Teheran si e dichiarata pronta a rivedere la sua politica nucleare e a sottomettersi ` alle ispezioni, anche non programmate, dell’IAEA, decisione che dovrebbe rallentare la tensione in zona. Fra l’Oceano Indiano, il Mare Arabico e il Golfo del Bengala si protende il subcontinente indiano, certo non scevro da sommovimenti di vario genere e da pericolosi rischi bellici. L’India, potenza nucleare e militare, si presenta oggi anche come la piu grande potenza navale fra l’Europa e il Sud-Est asiatico. Il suo ` contenzioso e col Pakistan, altra potenza nucleare sebbene militarmente inferiore ` all’India. La materia del contendere e la regione del Kashmir, contesa da sempre ` fra i due paesi, con acutizzazioni del contrasto che hanno portato piu di una vol` ta alla soglia di una guerra che da convenzionale potrebbe presto volgersi in nucleare, per poi tornare a situazioni di trattative e negoziati che a poco portano mentre non sono estranei nel territorio conteso azioni di guerriglia e di sabotaggio. Si aggiunga inoltre che fra questi due paesi nuclearizzati non vi e solo la crisi ` del Kashmir, ma esistono vecchie dispute e antichi risentimenti di natura religio` sa e di interessi strategici specie nelle fasce di confine. E trascorso poco piu di un ` anno da quando si ando vicini alla guerra: vi furono tiri di artiglieria, combatti` menti fra piccoli reparti, furono schierati — da una parte e dall’altra del confine — circa due milioni di soldati fra tutti e due i contendenti, un consistente gruppo navale della Marina indiana prese il mare con rotta nord-ovest in direzione del Pakistan e anche le navi della Marina pachistana — di molto inferiore a quella antagonista — uscirono comunque dalle basi; New Delhi e Islamabad non esitarono a fare cenno di essere pronti a usare l’arma nucleare. L’impegno diplomatico internazionale fece in modo che l’incendio fosse estinto. Tuttavia lo scenario di crisi permane e in questo la considerevole flotta indiana potrebbe avere un ruolo da non sottovalutare, non solo nei confronti della Marina pachistana, ma anche verso quelli di qualsiasi coalizione internazionale che volesse intervenire per ristabilire ordine e pace e che l’India non ritenesse cio opportuno o ` di suo gradimento. Da tenere presente in questo contesto la comparsa di prime forme di collaborazione militare fra India, Israele e Stati Uniti. Il Sud-Est asiatico e un’altra regione che ha i suoi problemi di instabilita in` ` terna con manifestazioni di terrorismo e di guerriglia, arginati in qualche modo dalle forze armate e di sicurezza locali, talvolta assistite da esperti e consulenti militari di altre nazionalita. L’attivita navale e frequente per compiti connessi ` ` ` con le condizioni conflittuali in corso, quali il pattugliamento, il controllo dei movimenti marittimi e il trasporto e la messa a terra di reparti di truppa impegnati nella ricerca e nell’ingaggio delle formazioni guerrigliere. Questo avviene soprattutto in Indonesia e nelle Filipine. Lo stato di allerta e al massimo in Estremo Oriente dove la crisi e provocata ` ` 20

dall’atteggiamento della Corea del Nord in fatto di programmi di armamenti nucleari e missilistici. Il sensibile sviluppo impresso nella ricerca e nella produzione di queste due componenti strategiche dell’arsenale nordcoreano, solleva ormai da tempo l’apprensione dei paesi limitrofi: Corea del Sud e Giappone in primo luogo. Gli Stati Uniti hanno rafforzato il loro dispositivo militare in Estremo Oriente, contemporaneamente al loro impegno nella guerra in Iraq, e hanno richiesto, con vari toni, che la Corea del Nord interrompa il suo programma nucleare e distrugga il suo arsenale atomico. Pyongyang replica in modo negativo richiedendo un trattato di non aggressione e consistenti aiuti economici, altrimenti continuera nel programma ritenendosi minacciata d’invasione. La situazio` ne si sta trascinando in questi termini sebbene non manchino continue iniziative di negoziato attraverso la Russia, la Cina, il Giappone e la Corea del Sud. Non mancano i presupposti per il ricorso a una guerra preventiva, essendo la Corea del Nord considerata uno dei rogue states, ma gli Stati Uniti, almeno per ora e in questo caso, continuano a cercare la possibilita di una trattavia giusta attraverso ` e assieme agli altri paesi piu sopra citati. D’altra parte una presa di posizione mi` litare presenterebbe qualche problema visto l’impegno che gli Stati Uniti devono ancora mantenere in Afghanistan e in Iraq. Permane dunque uno stato di tensione in attesa di nuovi sviluppi, ma il dispositivo, specie quello aeronavale, degli Stati Uniti nella regione rimane operativamente pronto, mentre il governo della Corea del Nord continua a respingere ogni proposta che non soddisfi le sue intere richieste.

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CAPITOLO II NATO/UE: LA CRISI DEI RAPPORTI TRANSATLANTICI. LA DIMENSIONE MILITARE EUROPEA

Se lo scenario internazionale e quello che e, contrassegnato da condizioni di ` ` instabilita e di conflittualita estese, sul piano politico ed economico la situazione ` ` presenta aspetti che non possono non preoccupare per l’avvenire. In primo piano si pongono i turbamenti che travagliano i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico, fra gli Stati Uniti e i paesi dell’Unione Europea. Sembra purtroppo finita l’epoca del solidarismo e della compattezza euroatlantica, forse un legame che piu che sentito era avvertito, dagli europei, come una polizza d’assicurazione ` contro eventuali mosse offensive ed espansionistiche dell’Unione Sovietica. Passare, con la fine della Guerra Fredda, dal mondo bipolare a una realta unipolare, ` non piace a tutti e, specie in Europa, non mancano spinte di presa di liberta d’a` zione che genera contrasti con gli Stati Uniti. Non e questa la sede per analizzare i complessi aspetti critici delle relazioni ` transatlantiche: bisogna infatti osservare che la crisi di tali rapporti non va addebitata solo al momento della guerra all’Iraq, decisione americana non condivisa e avversata da importanti paesi dell’Unione Europea, quali la Francia e la Germania, perche di motivi ve n’erano e di preesistenti a cominciare dal problema delle ´ tariffe doganali sui prodotti dell’acciaio e di altri comparti merceologici a quello della concorrenza euro-dollaro, dalle regole del commercio in seno al WTO alle differenze di comportamento nei confronti dell’efficacia del ruolo delle Nazioni Unite, alla ruggine creatasi in seguito agli interventi militari in territori dei Balcani. Occasioni, queste ultime, in cui gli americani hanno avuto modo di lamentarsi delle difficolta frapposte da alcuni governi europei alla condotta delle ope` razioni di guerra e di aumentare il loro grado di scetticismo verso le capacita e le ` volonta militari degli alleati europei. Paesi che mirano a resuscitare un ruolo di ` potenze guida in Europa, nell’ambito dell’Unione, quali la Germania e la Francia, hanno opposto il loro dissenso verso ogni aspetto della politica internazionale degli Stati Uniti, dalla dottrina della guerra preventiva a quella dei rouge states, a quella del ruolo e del nuovo carattere che dovrebbe assumere l’Alleanza Atlantica, la NATO, che, almeno in una visione di Parigi dovrebbe scomparire in qualche modo sostituita da una capacita militare europea, resa autonoma e indi` pendente da quella americana. Forse e solo velleitarismo di maniera, forse sono ` manifestazioni di insofferenza verso una situazione creata indubbiamente da una 22

condotta unilaterale della politica e della strategia americana che pesa sulla richiesta avanzata dall’Europa di un multilateralismo partecipato. Giusta posizione in linea di principio, ma un conto sono le responsabilita, le vedute e le esigen` ze planetarie di una super-potenza, altre quelle di un’Unione di paesi ancora sovrani sotto l’aspetto politico-militare e dove ognuno rappresenta ancora un insieme di interessi nazionali cui non sembra voler venire meno, specie quando il loro numero, nell’ambito dell’Unione, sta diventando, se non pletorico, certo affollato. Non e inoltre da credere che queste lesioni o demolizioni dei rapporti ` euroamericani dipendano da un tipo di amministrazione americana anziche da ´ un’altra, perche, non scordiamolo, frizioni e insofferenze erano gia manifeste an´ ` che con la precedente amministrazione americana, cioe quella del presidente ` Clinton e del Partito Democratico. La crisi dei rapporti fra gli Stati Uniti e l’Unione Europea si e manifestata in ` tutta la sua ampiezza e nel suo aggravamento in occasione della guerra all’Iraq, condannata in gran parte dal Vecchio Continente — coll’eccezione di Regno Unito, Italia, Spagna, Paesi Bassi — perche ritenuta priva di legittimazione da parte ´ delle Nazioni Unite e considerata un atto unilaterale dell’America. Non estranea nella scelta di questa posizione il tentativo della difesa di interessi economici e politici che importanti nazioni europee avevano in Iraq e che vedevano messi in pericolo e in discussione a causa della guerra. La stessa costruzione dell’Unione Europea ha sofferto di un sisma strutturale essendosi spaccata al suo interno fra paesi dissociati e avversi alle decisioni degli Stati Uniti e paesi invece favorevoli e in ` appoggio a Washington. E stato certamente il momento di piu basso livello per le ` relazioni transatlantiche. La rapida conclusione delle ostilita e il guerreggiato do` poguerra non hanno dissolto il differente schieramento europeo fatta salva una serie di dichiarazioni di ritorno alla piena concordia del passato sul piano di ben studiate espressioni diplomatiche formalmente ineccepibili, ma non altrettanto nella sostanza. Lo stesso e peggio dicasi nei rapporti ora correnti fra i due versanti dell’Atlantico: l’umanimita raccolta al Consiglio di Sicurezza dell’O` NU nell’ottobre 2003 dalla risoluzione 1511 avanzata dagli Stati Uniti, apertasi a un qualche cenno di multilateralita, non ha illuso alcuno: anche in questo atto si ` dovrebbe trattare piu di forma che di sostanza, tanto piu che importanti paesi del` ` l’Unione Europea — in prima linea sempre Francia e Germania — si sono affrettati a precisare che non si sentono impegnati a inviare in Iraq forze militari ne con´ ` vero che le posizioni in politica internazionale possono camtributi economici. E biare da un giorno all’altro, ma allo stato dei fatti non sembra ci siano aperture. La guerra irachena e stata il detonatore di una carica gia innescata che minac` ` ciava le relazioni America-Europa, ma i suoi effetti si sono ripercossi su un piano politico-strategico molto delicato, anzi difficile: la sorte della NATO, la costruzione di un’entita autonoma militare europea, i rapporti fra le due organizzazio` 23

` ni. E noto che in Europa, specie da parte della Francia e di qualche altra nazione dell’Unione vi sia da tempo il progetto, l’obiettivo di superare la NATO come ` alleanza militare cosı da tagliare ogni vincolo di subalternita e, forse, di coope` razione con gli Stati Uniti, sostituendo il tutto con un’identita militare europea ` che provveda per suo conto alla difesa e alla sicurezza sia dell’Europa sia della pace nel mondo. Soluzione che significherebbe mettersi in competizione col vecchio alleato americano, arrivando sino a insistere sull’ambizione di competere anche tecnologicamente con questi. Progetto lodevole sotto alcuni aspetti, ma, riteniamo, piuttosto velleitario e comunque lontano nel tempo considerando anche solo i problemi economici che affliggono i paesi europei e che li pongono in seria difficolta ai fini di un aumento significativo dei loro bilanci militari che si ` renderebbe necessario se volessero realizzare l’obiettivo. Piu ragionevolmente ` si puo credere al modesto incremento di qualche decimale nella percentuale ` di bilancio sul PIL che poco cambierebbe delle condizioni attuali delle forze armate europee. Forse il miraggio della forza armata europea lo si potra raggiun` gere il giorno che si avra una vera e propria unione politica e che le forze armate ` potranno unificarsi in un tutt’uno con numeri inferiori agli attuali, risparmi di bilancio, guadagni in efficacia ed efficienza: ma quando sara realizzabile una cosa ` del genere? Per il momento e per il futuro prevedibile non si puo andare al di la ` ` di reparti, unita, mezzi, personale assegnati a richiesta o a turno a comandi qua` dro istituiti su base europea: insomma una ripetizione o un doppione di quello che e stato ed e fatto con la NATO. In fondo e quello che e stato previsto per il ` ` ` ` primo esperimento di costituzione di una grande unita europea di reazione rapi` da (60.000 soldati), a livello di corpo d’armata, per compiti preminenti di preacekeeping, con relativi supporti aerei e navali. Gia non sono mancati e non man` cano problemi in questa direzione dove giocano ancora troppi interessi e vedute nazionali nonche residue gelosie di sovranita. Si vedra poi, una volta creato lo ´ ` ` strumento, il grado che avra di efficacia operativa, considerato anche il fatto ` gia scontato e concesso, dell’accesso a determinate strutture NATO di pianifica` zione, trasporto aereo strategico, sistemi di sorveglianza e ricognizione, di comunicazioni e comando e controllo, di cui la creazione europea ne e carente e lo ` rimarra ancora per anni. ` La proposta avanzata da Francia, Germania e Belgio per l’istituzione di un comando supremo europeo, istituito quasi come contraltare del comando supremo della NATO — addirittura a pochi chilometri l’uno dall’altro — e visto con ` ostilita da altri paesi europei cominciando dalla Gran Bretagna che pur essendo ` molto interessata alla creazione dell’entita militare europea, intende che questa si ` mantenga collegata alla NATO e quindi con gli Stati Uniti. Uno dei commenti piu frequenti in proposito e stato quello che ‘‘l’Europa ha bisogno di forze ope` ` rative pronte e non di eserciti fatti di carte e poltrone’’. 24

` E scontato che oltre Atlantico queste inquietudini europee, questi aneliti di revanchismo politico e strategico provochino reazioni che portano anche a insistere su un nuovo ruolo della NATO per la difesa e la sicurezza degli interessi comuni. Misura significativa e stata quella della costituzione per il 2006 di una ` unita NATO di risposta rapida, con 20.000 militari, pronta e articolata per in` tervenire in tempi estremamente brevi in qualsiasi area di crisi. Non e un’istanza nuova la richiesta della NATO affinche gli alleati europei ` ´ investano di piu nei loro bilanci militari e rafforzino il ruolo delle loro forze ar` mate: soluzione compatibile con la costituzione dell’entita militare europea, ma a ` patto di preservare il rapporto che lega gli alleati. Le forze dell’Unione Europea potranno essere complementari ma non alternative a quelle della NATO. Potranno intervenire, se lo vorranno, dove e come la NATO non intenda farlo. Ma questo non vuol dire liquidare l’Alleanza Atlantica, ne creare doppioni o ri´ dondanze, ne dare luogo ad ambizioni di sapore antico che poco hanno a che ´ fare con gli aspetti del mondo d’oggi. Sappiamo che non esistono risorse per consentire che ogni paese possa singolarmente provvedere per via autarchica alla propria difesa e sicurezza totale. Le esigenze di questo tipo vanno ricercate e risolte nella realta di unioni e comu` nita di nazioni, di cui l’Europa ne e un esempio. Sul piano industriale molto si e ` ` ` fatto in termini di ricerca, sviluppo e industrializzazione di mezzi e sistemi adottati da piu nazioni dell’Unione; pero si e ancora lontani da un’omogeneizzazione ` ` ` o unificazione degli armamenti. Gli arsenali europei continuano a essere nazionalmente troppo differenti anche se esistono programmi plurinazionali che pero ` non sono mai globalmente adottati: tre paesi si mettono d’accordo per costruire un tipo di nave, ma ve ne sono altri due che ne costruiscono un tipo diverso sebbene della stessa categoria e altri due che preferiscono progetti nazionali, pur sistemandoci a bordo, meno male, alcuni, ma non tutti, sistemi omologhi. Non esiste un tipo unificato di carro armato o di pezzo d’artiglieria e anche nel settore ` aeronautico siamo ancora lontani da un’unificazione tipologica europea. E chiaro che cio deriva da scelte politiche dove non sono estranee le tutele a industrie ` che rimangono ancora nazionali, mentre nel settore aerospaziale ed in quello dei sistemi si e certamente piu avanti nel processo di integrazione continentale, e ` ` non solo; in altri si e ancora vincolati ad una visione ristretta agli orizzonti di in` ` teressi locali. E un po’ il caso dell’industria cantieristica che se si muovesse nella stessa direzione in cui si e mossa quella aerospaziale, ci si potrebbe attendere la ` proposta di tipi unificati di piattaforme navali e di apparati motori marini con una serie di vantaggi di vario genere, inclusi quelli economici a beneficio delle non troppe doviziose risorse di bilancio. Qualcosa si sta muovendo nel settore, dapprima con gli americani che hanno voluto acquisire la Howaldtswerke Deutsche Werft specializzata nella costruzione di sottomarini diesel-elettrici, ma che 25

hanno rimesso rapidamente sul mercato viste le difficolta di produzione di quei ` mezzi navali destinati anche a paesi ‘‘critici’’ quale Taiwan (ne andrebbero di mezzo i rapporti con la Cina); ora con manovre che vedono grandi gruppi francesi e tedeschi del settore alla ricerca di fusioni e integrazioni con altri cantieri europei. In complesso un’entita europea di difesa e in cammino, un percorso lento e ` ` difficile, ma necessario da percorrere sia sotto il profilo politico, sia sotto quello economico-tecnologico, sia sotto quello militare. Il punto e continuare a salva` guardare e a rinnovare quanto c’e di esistente, nell’ottica politica che i rapporti ` transatlantici o euroamericani non possono venire meno riconoscendo a ognuna delle due parti la realta del proprio ruolo, della propria funzione e delle proprie ` reali capacita senza ricorrere a vane pretese competitive. `

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CAPITOLO III LA DIMENSIONE NAVALE EUROPEA

Se parliamo di una dimensione militare europea, al di la di cio che potra es` ` ` sere, e naturale che ci si domandi quale potra essere la dimensione navale euro` ` pea. Oggi abbiamo un dato certo, l’Unione Europea dispone del piu grande ` complesso navale dopo quello degli Stati Uniti, almeno per quello che riguarda le forze navali convenzionali, in quanto la componente strategica deterrente e ` composta di soli nove sottomarini SSBN in possesso delle Marine francese e britannica, mentre la Russia ne conta di piu, 17 almeno sulla carta, collocandosi al ` secondo posto. Sono forze navali che hanno pero bisogno di un rinnovamento e ` di linee di naviglio in parte differenti da quelle del periodo della Guerra Fredda. Questo processo e in corso, non senza qualche difficolta, ma e prevedibile che ` ` ` intorno al 2010 le Marine europee potranno dirsi quasi completamente rinnovate. La dimensione militare marittima dell’Unione Europea non e un qualcosa da ` inventare godendo di una piu che cinquantennale esperienza di stretta coopera` zione in ambito NATO, specie con le forze navali standing e on call che si sono succedute nel tempo. Inoltre, da qualche anno, vi sono strutture operative di netta marca europea che collegano insieme diverse Marine attraverso accordi bi/multilaterali. Prendendo ad esempio quelle cui aderisce la Marina italiana, si hanno gia l’EUROMARFOR (con Francia, Spagna e Portogallo), la SIAF ` (Spanish-Italian Amphibious Force) e la SILF (Spanish-Italian Landing Force), cui si aggiungono nuove iniziative di sviluppo e impiego europeo quali l’EAI (European Amphibious Initiative) con Italia, Francia, Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi; l’EMI (European Maritime Initiative) cui partecipano tutti i paesi dell’Unione Europea con lo scopo di assistenza nel processo di formulazione di una policy marittima europea. Il problema e definire come si puo articolare una concreta dimensione marit` ` tima europea, come si dovranno conformare in proposito le varie Marine per concorrere alla creazione di uno strumento navale integrato, equilibrato, bilanciato, uniforme il piu possibile, efficiente ed efficace. Il problema non e nuovo ` ` e da anni si pensa alla miglior soluzione che eviti spreco di risorse, dispersioni di capacita, sovrapposizioni e ridondanze. ` Proprio nella ricerca di tutto questo sono esaminate alcune alternative che 27

potrebbero essere assunte dall’Europa navale. Una soluzione apparentemente attraente e quella della divisione dei compiti, con la conseguente esigenza di una ` specializzazione per settori di attivita. Pero la specializzazione per compiti richie` ` de un livello di integrazione politica e una chiarezza di situazione strategica che al momento e per il futuro, non e chiaramente ipotizzabile. La specializzazione ` ha bisogno di riferimenti precisi, e essenzialmente statica, riduce o annulla la ` flessibilita richiesta dalla politica e produce effetti quasi irreversibili. La perdita ` di alcune capacita operative a vantaggio di altre inaridisce e restringe la visione ` stessa dei problemi e delle situazioni operative, oltre ad annullare certe potenzialita tecnologiche. Inoltre la specializzazione potrebbe favorire lo scarico di re` sponsabilita fra partner e la difficolta di stabilire chi dovrebbe decidere la ripar` ` tizione di specialita e di ruoli e a chi affidarli. La specializzazione appare quindi ` una via da non seguire. Anche il concetto, il secondo, basato sulla posizione geografica delle varie Marine, porterebbe alla creazione di sottogruppi regionali con limiti di una certa rigidita ai teatri operativi, a danno della flessibilita, mobilita, efficacia, integrazio` ` ` ne dell’insieme delle forze navali, pur apportandovi occasionalmente correzioni che consentirebbero di uscire dai limiti geografici fissati. Comunque anche questa soluzione non sarebbe la migliore. Il terzo concetto appare sotto una luce migliore: e quello della complementa` rieta, in quanto puo consentire di ovviare a rispettive debolezze attraverso la ` ` ` somma di capacita operative complementari. E evidente che tra le Marine euro` pee ci possono essere differenze di capacita dipendenti dalla tipologia o da un ` diverso bilanciamento delle forze: e il caso in cui la somma di esistenti capacita ` ` complementari potrebbe fornire una risposta valida a fronte di specifiche esigenze. Ma, in cauda venenum, c’e il rischio che il criterio della complementarieta sci` ` voli progressivamente verso la specializzazione, soluzione che, come si e visto, ` non appare adottabile. L’ultimo e quarto criterio ci appare il piu valido e adatto: quello della omo` geneita delle forze. Infatti l’omogeneita richiede strumenti bilanciati, per quanto ` ` possibile simili, in grado di fornire livelli di risposte adeguate attraverso il contributo omogeneo dei singoli partner. La similitudine degli strumenti comporta vantaggi evidenti. In primo luogo consente ai singoli paesi di conservare una propria flessibilita operativa. Viene poi garantito il mantenimento di quelle cono` scenze ad ampio spettro che facilitano il confronto e la collaborazione nel campo delle dottrine tattiche, delle procedure, dei metodi, delle soluzioni tecniche, ecc. ` E anche evidente che questo tipo di soluzione richiede un piu alto grado di in` teroperabilita e questo tende a promuovere l’unificazione tipologica dei mezzi ` nonche a facilitare la piena integrazione delle forze e l’evoluzione verso una lo´ gistica comune, con evidenti vantaggi anche di ordine economico. Inoltre c’e da ` 28

tenere realisticamente conto, che gli interessi nazionali rimarranno ancora nel tempo un fattore determinante delle politiche di sicurezza dei molti paesi europei raccolti nell’Unione, procurando eccezioni o dissensi all’unicita della decisio` ` come e stato per la crisi dell’Iraq e per altri aspetti. La ne politica di questa, cosı ` soluzione dell’omogeneita appare quella da adottare, fermo restando che forme ` specifiche di cooperazione potranno anche concretizzarsi sia su base regionale sia in forme complementari.

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CAPITOLO IV EVOLUZIONE DEI RUOLI DELLE MARINE. LA FUNZIONE ANTITERRORISMO

I ruoli delle Marine, e dimostrato, non sono cambiati molto nell’arco dello ` scorso triennio, salvo il maggior peso di un ruolo passato a un altro di fronte ` a esigenze stratetiche e operative del tempo. E evidente che il ruolo connesso con l’esercizio della funzione di proiezione di forza o di potenza, e quello che ` ha assunto un maggior rilievo direttamente collegato all’esigenza di interventi in situazioni di crisi oltremare che si manifestano o possono manifestarsi in ogni parte del mondo. Cio puo avvenire senza che ci sia piu bisogno di conquistare ` ` ` quel controllo del mare che una volta era condizione preliminare e fondamentale per condurre operazioni di proiezione. Oggi, salvo situazioni molto circoscritte e improbabili, non esiste piu una sfida al sea control ne la possibilita di guerre na´ ` ` vali per la sua conquista. Rimane il fatto che controllo del mare e proiezione di potenza, esercitati entrambi in e attraverso l’alto mare, richiedono in parte strumenti analoghi con bivalenza operativa per le due condizioni. La stessa negazione delle acque, il sea denial, e un principio che si accompagna a quello di proie` zione, intendendolo come una capacita di negazione del mare in aree ristrette ` davanti o attorno alle coste che siano obiettivo di una missione di proiezione, estendendolo al concetto operativo di littoral warfare. La difesa dei confini marittimi e la sicurezza delle acque territoriali e di interesse economico, pur rimanendo fra i compiti istituzionali delle marine militari come constabulari role, rappresenano sempre piu di frequente area d’interventi di polizia marittima e di sor` veglianza guardacoste. Se la power projection e il ruolo che appare in auge e se consideriamo che, in ` parte, il sea control e un criterio considerato ormai acquisito e non piu conteso, ` ` nonche superato nell’accezione d’un tipo del conseguimento imperiale del com´ mand of sea, cioe del dominio del mare, occorre riconoscere che certi suoi aspet` ti, apparenemente secondari, hanno e mantengono un’importanza di rilievo come ruolo qualificante delle forze navali. Questo riconoscimento si rivolge al ruolo di pattugliamento e di vigilanza in alto mare che le marine militari stanno svolgendo agli effetti della condotta della guerra al terrorismo e della sorveglianza nei confronti di traffici marittimi illeciti attraverso le ‘‘acque blu’’. 30

Tanto per dare un esempio di cio, il compito che le forze navali della NATO ` stanno svolgendo in Mediterraneo, sotto il controllo del COMNAVSOUTH con sede a Napoli e diretto da un ammiraglio italiano, per assicurare a questa vitale area strategica ed economica la sicurezza e la normalita del traffico marittimo, ` compito assunto dal 26 ottobre 2001, ha comportato il monitoraggio di 35.285 navi in transito nel Mediterraneo occidentale e orientale e la scorta di 340 navi suscettibili di possibili attacchi terroristici attraverso lo stretto di Gibilterra. Tale genere di pattugliamento e sorveglianza ha provocato una consistente riduzione delle attivita illecita in mare 1. ` Si dovrebbe concludere che gli odierni ruoli delle Marine hanno una loro scala d’importanza che passa attraverso le capacita di power projection ashore, di sea ` control di stabilita e sicurezza, di sea denial ashore. L’operativita d’intervento ol` ` tremare e un’esigenza corrente in considerazione del ventaglio di crisi che richie` dono l’intervento di forze multinazionali nella formula del joint & combined, ma agli effetti dell’operativita tesa alla sicurezza marittima in funzione antiterrorismo ` le Marine stanno modificando in parte l’esercizio delle loro capacita. ` A tale proposito e illuminante la tesi Influenza del terrorismo sulle opzioni ` strategiche navali elaborata all’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia dal comandante Luca Licciardi, da cui si traggono alcuni passi per meglio illustrare questo nuovo aspetto delle operazioni sul mare e sull’impiego in proposito delle forze navali. Premesso che gli atti riconducibili a moventi terroristici in mare sono stati sino a ora piuttosto scarsi, anche se non lo sono affatto quelli connessi alla criminalita comune e alla pirateria, vediamo come si conformano le ca` pacita di ruolo espresse dalle Marine. `

Il Sea Control e la lotta al terrorismo Nella lotta al terrorismo, l’efficace controllo del mare non dipende piu solo ` dalla capacita bellica dei singoli mezzi impegnati in tale tipo di missione, ma an` che dalla sostenibilita di uno sforzo capillare prolungato nel tempo, per monito` rare ogni singolo natante nell’area di responsabilita. In questo caso infatti il ‘‘ne` mico’’ non e evidente, si muove nella clandestinita, e ha l’iniziativa sulla scelta dei ` ` mezzi, dei tempi e degli obiettivi. Inoltre le forze navali impegnate nella lotta al terrorismo devono avere un adeguato livello tecnologico, che ne assicuri un buon livello di autodifesa e di sopravvivenza in caso di attacco terroristico.
Dichiarazione del Segretario Generale della NATO, Lord George Robertson, fatta al Financial Times del 23 ottobre 2003.
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Il Sea Denial, un’opzione per il terrorismo Indubbiamente l’interdizione del mare e quella che piu si avvicina alla logica ` ` asimmetrica del terrorismo, perche puo dare la capacita di tenere testa a chi e ´ ` ` ` piu grande o piu forte. L’attrazione esercitata dalla possibilita di interdire una ` ` ` zona di mare o un punto focale (choke point) e forte, specialmente perche esiste ` ´ la prospettiva di influenzare gli scenari internazionali. La guerra di mine puo es` sere una forma di sea denial facilmente attuabile dagli attori del terrorismo. L’uso delle mine, armi a basso costo che non richiedono particolari capacita nel loro ` utilizzo e altrettanto agevole con l’impiego di navi mercantili o di imbarcazioni ` da pesca, senza destare evidenti sospetti. Una variante del sea denial e il sea tripwire la cui premessa e che la creazione ` ` di condizioni rischio non e un compito a se stante, ma una variante di altri com` piti. Anche nelle azioni militari a piu alto livello di violenza, lo stato piu grande ` ` non puo essere sicuro della vittoria: e possibile che usando l’inganno, la sorpresa, ` ` la conoscenza della situazione geografica e l’abilita tattica, una forza minore, per ` un breve periodo, possa infliggere perdite inaccettabili all’avversario. L’obiettivo e quello di creare una barriera tale da fare correre un certo livello di rischio a chi ` vuole superarla. Nella guerra convenzionale, una forza destinata a fare correre rischi deve avere un qualche grado di sopravvivenza per offrire un’immagine di credibilita nei confronti del potenziale avversario. Ma quando si spezzano ` le regole ‘‘classiche’’ (e questo e il caso del terrorismo), quando gli uomini sono ` sacrificabili per la causa, e soprattutto quando i metodi di lotta tendono all’impiego di barchini esplosivi (Vds. il caso del caccia Cole della Marina americana) o altre soluzioni a ‘‘basso costo’’, la soglia di rischio e facilmente elevabile con un ` ottimo rapporto costo-efficacia.

Proiezione di potenza dal mare ` E evidente che le caratteristiche della capacita di power projection ashore ne ` precludono l’uso da parte delle organizzazioni terroristiche che, operando nella clandestinita e in condizioni di inferiorita rispetto agli avversari internazionali, ` ` in termini di equipaggiamento e mezzi, non possono adottare una simile strategia per il conseguimento dei propri obiettivi, mentre e vero il contrario, cioe le ` ` variegate possibilita che si offrono a chi dispone di tale capacita di colpire, oc` ` cupare, distruggere insediamenti e rifugi di queste organizzazioni. Ma anche questo aspetto puo incontrare delle nuove e dimostrate difficolta in quanto la ` ` proiezione di potenza non puo piu essere intesa come una semplice capacita ` ` ` 32

di influenza dal mare sulle obiettivi terrestri. Questo lato meramente militare ` deve affiancarsi a una gestione poliedrica della campagna antiterrorismo, cosı come sta avvenendo nella guerra globale al terrorismo condotta sotto la guida degli Stati Uniti. Infatti, l’impiego del potenziale militare di uno Stato o di una coalizione internazionale contro un’organizzazione terroristica, rischierebbe di essere ininfluente senza il sostegno di provvedimenti diplomatici, politici, economici e, non ultimo, di operazioni in favore delle popolazioni vittime del terrorismo. Il terrorismo si puo quindi considerare un metodo di lotta che si distingue ` dalle strategie militari perche basato sulla psicologia della violenza. Esso mira ´ con l’uso di questa o con la minaccia della stessa a creare stati di paura nei confronti di governi, autorita e popolazioni, specie verso queste ultime intese come ` obiettivo emozionale dell’atto terroristico. Le vie e i mezzi di comunicazione marittima, possono rappresentare per i terroristi un ‘‘facile’’ veicolo di questo messaggio. Gli attacchi alle navi (militari e non: pensiamo all’impatto psicologico che potrebbe rappresentare un attacco terroristico contro una affollata grande nave da crociera) e alle infrastrutture marittime, colpiscono un lato debole degli stati, hanno il potenziale per indebolirne la stabilita politica ed economica, e in alcuni ` casi potrebbero causare veri e propri disastri ecologici con l’affondamento o la distruzione del bersaglio. Normalmente questi attentati avvengono con ordigni esplosivi o col minamento, riconosciuto come la forma piu pericolosa, data la fa` cilita d’impiego e la totale assenza di discrezionalita nella scelta del bersaglio. Al` ` tre forme di terrorismo marittimo possono essere il bersagliamento del natante con armi da fuoco, razzi o missili, quale attacco intimidatorio o dimostrativo nei confronti della nazione/istituzione rappresentata dal natante; l’intrusione violenta a bordo di una nave (l’episodio dell’Achille Lauro ne fu un esempio soft), il sequestro di un mercantile per fini di violenza dimostrativa o politica. Sono tutti atti facilmente realizzabili. Dall’analisi del fenomeno ‘‘terrorismo’’ e dei suoi risvolti sul mare e sulle operazioni marittime, emerge una moderna tendenza a forme di sea control che sempre piu si avvicinano alla attivita di polizia marittima in acque d’altura. ` ` Questo tipo di operazioni richiede, nella lotta al terrorismo, una crescente capacita tecnologica dei mezzi impiegati accompagnata da altri elementi chiave ` quali l’intelligence, l’addestramento, la protezione delle forze, la capacita di rea` gire con prontezza attraverso adeguate forze specialistiche (CMM e reparti speciali). Scontata la considerazione che le moderne missioni di sea control saranno pressoche sempre inquadrate in coalizioni internazionali — per cui si rende ne´ cessario lo sviluppo di tattiche e procedure comuni da impiegare anche fuori del contesto NATO — bisogna inoltre considerare che per un’efficace power projec33

tion bisogna inserire la campagna militare, senza abbandonare i criteri della strategia classica, in un contesto globale che risponda alla logica asimmetrica del terrorismo su molteplici fronti, e alla stessa velocita con cui i terroristi hanno dimo` 2 strato di potersi muovere .

Quanto tratto in proposito dalla citata tesi del Com.te Licciardi, trova pubblicazione integrale nel periodico Osservatorio dell’Istituto di Studi Militari Marittimi, n. 122, primavera 2002.

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CAPITOLO V IL PROCESSO DI RINNOVAMENTO DELLE FLOTTE

Le situazioni in cui si stanno muovendo le singole forze navali sono sintetizzate all’interno dell’Almanacco Navale, nelle note poste in apertura per tutte le Marine principali e per alcune delle minori: funzioni, ruoli, impiego, stato del naviglio, linee di tendenza, programmi, sviluppi futuri. Quello che qui invece interessa e vedere nell’insieme come si presenta oggi il rinnovamento delle flotte. ` Il processo di ammodernamento degli strumenti navali e indubbiamente in ` corso, un corso lento e quantitativamente circoscritto, tanto da non soddisfare in tempi piu brevi aspettative ed esigenze delle Marine. Vi congiurano situazioni ` economiche e finanziarie generali e nazionali — si pensi al travaglio di non pochi importanti paesi europei che trovano difficolta a rispettare il patto di stabilita ` ` previsto e sottoscritto per l’UME (Unione Monetaria Europea) e, tra altre misure di bilancio, il taglio o l’ibernazione delle spese militari. L’ammodernamento delle forze navali si rivela come un gioco a incastro dove, partendo dalle disponibilita ` delle risorse finanziarie (non sempre comunque garantite), bisogna cercare un equilibrio fra numero delle unita necessarie, caratteristiche e prestazioni qualita` tive di queste, contenimento di costi, esigenze d’impiego, possibilita di gestione. ` Il tutto sempre suscettibile di taglio di risorse, di prolungamenti dei tempi di realizzazione dei programmi, di riduzione dei numeri programmatici. In questo scenario di oggettiva problematicita bisogna inserire la tendenza ti` pologica dello sviluppo che si puo distinguere in tre segmenti. Infatti da quelli ` che sono i programmi si trae l’indicazione di un primo segmento in cui un avanzato sviluppo originale, incluso quello a titolo partecipativo e cooperativo nella combinazione tecnologico-innovativa del naviglio, riguarda una quindicina di Marine. Il secondo segmento e quello che si limita alla sola acquisizione o ripro` duzione di unita navali di nuova costruzione e interessa solo una ventina di Ma` rine. Tutte le altre rientrano in un terzo segmento dove prevale il mantenimento di vecchio naviglio, l’acquisizione di navi di seconda mano, ed eventuali costruzioni di piccole unita che non portano valore aggiunto al significato della forza ` navale. Altri segnali ci dicono che gli indirizzi costruttivi sono in gran parte diretti verso la creazione di piu consistenti componenti di naviglio destinate a missioni ` di power projection ashore. Si nota un incremento quantitativo e qualitativo di 35

naviglio d’assalto e trasporto anfibio sempre piu caratterizzato da una compo` nente aeromobile imbarcata per le esigenze di elisbarco e di attacco controsuolo, accompagnata dalla tradizionale capacita di rilascio e recupero di mezzi minori ` da sbarco dei tipi piu vari. Stati Uniti e paesi dell’Unione Europea (Francia, Bel` gio, Olanda, Spagna, Regno Unito, in parte Germania, probabilmente l’Italia) sono abbastanza impegnati in questa direzione. Indirizzo completato, non per tutti, da una componente da trasporto strategico formata da tipi di appropriate navi mercantili inserite nella struttura navale seppure con evidente ruolo interforze. Ideale per questa componente l’impiego strategico di pre-posizionamento, che, al momento, sembra realizzato, ormai da anni, dai soli Stati Uniti. Naturalmente la missione di power projection ashore richiede, sempre a seconda delle situazioni, ben altri strumenti: navi a capacita aerea, unita navali ` ` per la difesa antiaerea e antimissile, per l’offesa ASuW e in profondita, per il so` stegno logistico prolungato, senza dimenticare l’inserimento di qualche unita ` ASW qualora il teatro operativo di destinazione presentasse il rischio di una qualche minaccia subacquea. Insomma richiede uno strumento navale dalle capacita blue water. ` Navi a capacita aerea, cioe portaerei, sono articoli riservati a pochissime Ma` ` rine. Tolta l’India e, forse la Cina — la prima con un’unita in costruzione, la se` conda intenzionata ad averla — il problema portaerei e circoscritto agli Stati ` Uniti e a poche Marine europee con una grande differenza di scala fra le due sponde dell’Atlantico. La Marina degli Stati Uniti prosegue, lento pende, nello sviluppo progettuale delle sue future e costosissime grandi portarei; in Europa la cosa e piuttosto limitata e riguarda navi di categoria minore: una unita in Fran` ` cia che si affianchera all’ancora nuova Charles De Gaulle; due previste in Gran ` Bretagna da 40 Ä 50.000 tonnellata, ma che stanno gia soffrendo di costi in in` cremento e di risorse in ribasso tanto da far prospettare la possibilita di restrin` gere il programma a una sola unita oppure a due ma di minore dislocamento. Vi ` e poi l’Italia con la sua nuova Andrea Doria. In Spagna, la sostituzione dell’attua` ` le Principe de Asturias non e prevista con un’unita portaerei, bensı con una nave ` ` da proiezione del tipo LHA-LHD da cui possano operare anche velivoli ad ala fissa: probabilmente la soluzione migliore per Marine importanti ma di dimensioni regionale e di ordine subalterno. In giro per il mondo non vi e altro in fatto ` di portaerei, salvo la Sao Paulo brasiliana, ex Foch francese con quaranta anni di ˜ servizio sulle spalle. Si puo supporre che il Giappone, nell’arco di 5-10 anni, ` punti a dotare la sua gia importante Marina di unita a capacita aerea: cenni in ` ` ` questa direzione se ne riscontrano. Attorno alla portaerei e al nucleo del naviglio da trasporto e sbarco, si e visto ` che la missione di power projection ashore richiede altri tipi di anvi inclusi, nell’Almanacco Navale, nelle categorie di ‘‘Navi tipo ‘D’’’ e di ‘‘Navi tipo ‘F’’’: per 36

semplificare, navi maggiori d’altura, piattaforme ideate per imbarcare i sistemi piu avanzati possibili. Requisito primario per le navi che concorrono a costituire ` uno strumento di proiezione e la disponibilita a bordo di sistemi di comando e ` ` controllo, da C2 a C2ISR, abilitanti nella condotta di operazioni joint & combined. Allo stato attuale dei fatti non sembra ancora consolidata l’idea di unita na` vali integrate, o meno, in un sistema di difesa antimissili balistici: al di la delle ` questioni di costo, la sola U.S. Navy sembra al momento interessata alla cosa, mentre l’imbarco di missili superficie-superficie per colpire bersagli in profondita riscuote piu interesse. ` ` Si deve comunque registrare che nell’andamento delle costruzioni e dei programmi navali le unita che normalmente assegniamo alla categorie dei ‘‘caccia’’ e ` delle ‘‘fregate’’ sono quelle che riscuotono piu attenzione costruttiva, anche se in ` numeri limitati e tempi non brevi di realizzazione. Piu o meno la situazione si ripete per il naviglio destinato alle missioni di sea ` denial ashore e di littoral warfare, osservando che per quest’ultima esigenza sono soprattutto gli Stati Uniti che hanno avviato un processo di sviluppo che include sistemi di bordo e linee costruttive del tutto innovativi. Non diversa e la situa` zione per le missioni di presenza e di sorveglianza, un ruolo che potremmo chiamare ‘‘sea control di secondo grado’’ dove corvette, pattugliatori, unita leggere ve` loci e anche fregate trovano il loro impiego. Lo sconfinamento di questo nel ruolo constabulary, cioe dall’alto mare alle acque territoriali, d’interesse economico, ` costiere e litoranee, chiama in causa le forze navali dei servizi guardacoste che, come gia verificato negli ultimi anni, sono avviati a un forte potenziamento ` dei loro mezzi. Dal punto di vista dell’evoluzione tecnologica, questa e incessante e in ogni ` comparto dei mezzi navali. Non ci si limita, anche se l’aspetto piu evidente, al` l’imbarco di sistemi sempre piu progrediti di guerra elettronica, d’arma, di co` mando e controllo, di comunicazioni, d’automazione, ecc., ma anche le piattaforme stanno subendo modifiche di rilievo con nuovi materiali, linee di stealthizzazione, forme di scafo con un occhio attento a soluzioni pluriscafo, apparati motori e propulsivi di nuova concezione e quant’altro. Si puo ragionevolmente ` supporre che entro il 2030 le linee del naviglio e i loro contenuti saranno o potranno essere irriconoscibili rispetto alle navi moderne d’oggi. Tutto quello che si e tentato di tracciare in sintesi nelle pagine di questo Mo` mento Navale 2004, e in gran parte rilevabile nei contenuti dell’Almanacco Na` vale che consentono un corretto approfondimento dei temi indicati, non esclusa la prova concreta delle scelte strategiche che sempre presiedono allo sviluppo di una Marina come alla scelta di un tipo di nave. Cio che e illustrato oggi in queste ` ` pagine lo verificheremo fra un biennio, alla data della prossima edizione dell’Almanacco Navale. 37

IL RUOLO DEL MEDITERRANEO NELLA STRATEGIA NAVALE
di Giuseppe Gagliano

1. Sotto il profilo politico-militare era pienamente legittimo — almeno fino all’inizio della II Guerra Mondiale da parte delle nazioni di maggiore prestigio — individuare nel ‘‘Sea Power’’ uno strumento adeguato sia per affermare che per consolidare il loro ruolo di grande potenza. Tuttavia gli esiti della II Guerra Mondiale determinarono un profondo mutamento di scenario: il ‘‘Sea Power’’ doveva essere esercitato in termini di cooperazione militare. A tale riguardo, l’istituzione della NATO consentira la formalizzazione delle ` nuove coordinate politico-militari in termini di uniformita strategica e tecnologi` ca. Per darne concreta attuazione, gli Stati Maggiori delle Marine alleate, posero l’enfasi sulla qualita anziche sulla quantia di unita da impiegare e sull’innovazio` ´ ` ` ne tecnologica (si pensi al ruolo dei sommergibili e delle portaerei). Analogamente, di fronte ai conflitti nel Sud-est asiatico, si rese necessaria la elaborazione di una articolata strategia aeronavale. D’altra parte, dal punto di vista propriamente strategico, due sono le fondamentali costanti dell’ambito della dottrina militare odierna: i mutamenti di scenari e il ruolo decisivo della innovazione tecnologica. Infatti, la conclusione della cold war, non solo ha determinato il sorgere del brown water, della power projection ma soprattutto del peace-Keeping, del peaceenforcing e del peace making; in particolare ha imposto agli analisti la fondazione di una dottrina atta ad integrare — sotto il profilo teorico e operativo — il potere aereo, marittimo e terrestre allo scopo di rispondere — in modo adeguato — alle nuove esigenze di un contesto internazionale multipolare. 2. Proprio per soddisfare le nuove esigenze geopolitiche, la nascita di EUROMAFOR, e stata di estrema rilevanza, poiche consentira di consolidare e svilup` ´ ` pare l’identita di difesa europea affiancando AFsouth. ` ` E oramai acquisito — sotto il profilo storico — che EMF e sorta nell’ambito ` 41

del Concilio Ministeriale del 19 Giugno ’92 di Petersberg, in vista del quale il 7 settembre del ’92 i ministri della difesa italiani, spagnoli e francesi e portoghesi posero le basi per una forza navale europea. L’atto decisivo si compira il 15 maggio del ’95 con la firma del Documento ` costitutivo di EMF. Per quanto concerne la catena di comando, il vertice di EMF e costituito dal CIMIN composto dai comandanti delle F.A. e dai direttori ` della Divisione Affari Politici dei Ministeri degli Affari Esteri dei paesi membri. Subordinato al CIMIN vi e il COMEUROMARFOR o CEMF, le cui responsa` bilita spaziano dalla pianificazione operativa ed addestrativa alla gestione dei ` ` rapporti con le gerarchie militari dei paesi membri. E doveroso precisare che — data l’ampia gamma di funzioni svolta dal CEMF — la prontezza operativa puo essere garantita contrariamente alla gestione in tempi brevi di unita opera` ` tive di maggiori dimensioni che variano al variare delle missioni assegnate. Complessivamente, le scelte politico-militari degli Stati Maggiori sono state finalizzate a rispondere efficacemente alle richieste dell’UEO, dell’OSCE e della NATO. A tale proposito, la interoperabilita con la NATO consente di evitare inutili ` duplicazioni e permettera la necessaria complementarita per contribuire al man` ` tenimento della stabilita, della sicurezza e della cooperazione sul Mediterraneo ` che deve essere reinterpretato alla luce di una geopolitca il piu possibile unitaria ` evidenziandone l’assoluto rilievo come snodo cruciale per il commercio e per le risorse energetiche. 3. In questo contesto, la cooperazione con le marine del Mar Nero — nell’ambito di una strategia navale subregionale — e di decisiva importanza. Ed e pro` ` prio in questa direzione di pianificazione strategica che si sono mossi — dal ’93 al ’96 — l’Amm. Bayazit della marina turca e l’Amm. Anghelescu della marina bulgara, allo scopo di realizzare un controllo congiunto nel Mar Nero attraverso l’uniformizzazione dei sistemi di osservazione e attraverso un’intensa collaborazione scientifica-miltiare. Proprio in tale contesto, la cooperazine in EUROMAFKOR si avvale della elevata professionalita dell’IHB (il corrispettivo europeo della NIMA statuniten` se) anche per la salvaguardia della navigazione e per il tracciamento delle rotte. Professionalita che ha indotto la Turchia e il Marocco ad aderire al protocollo ` dell’IHB. Per quanto concerne l’aspetto piu strettamente addestrativo, EMF si ` avvale della competenza trentennale del Quartier Generale di Plymouth della Royal Navy attraverso il programma FOST e, sul versante della cooperazione mi42

litare nel suo complesso, della competenza del Centro P.F.p di Ankara offre che del Centro di Addestramento di Instabul. 3.1. ` E — tuttavia — opportuno sottolineare come la formazione di una flessibile, ed unitaria insieme, marina europea imponga la costituzione (in tempi accettabili ed adeguati) di una componente CSGS e di unita anfibie rotte alla proiezione ` offensiva (secondo la terminologia dell’US Navy ‘unita ESGs’). Superfluo osser` vare la non realizzabilita (allo stato attuale) di unita navali finalizzate ad una di` ` mensione operativa di tipo offensivo, cagionata — come e noto — anche dall’as` senza di un sistema di antimissili balistici. D’altronde, sul piano strettamente strategico, l’assenza di una dottrina basata sul Sea Strike, Sea Shield e sul Sea Basing (dottrina elaborata nel documento programmatico ‘‘Sea Power 2001’’ e coordinato dall’Amm. dell’US Navy Vernon Clark) ostacola — in modo consistente — la possibilita di una architettura ` strategico-operativa al passo con uno scenario multipolare quale quello attuale e finisce per margilarizzare EMF rispetto all’US NAVY, la quale persegue una complessiva riorganizzazione destinata ad una copertura globale in virtu delle ` gia menzionate unita CSGs, ESGs e soprattutto della componente SAGs e ` ` SSGM. Non desta, dunque, alcuna sorpresa l’esito ultimo delle innovative pianificazioni strategiche: costituire una Expeditionary Strike Force (ESF) o task force aeronavale a copertura globale sul modello della MEB e della MEF dei Marines.

4. Che l’Italia possieda un ben definito profilo geopolitico e un dato storicamen` te acquisito. La sua rilevanza e determinata — infatti — dall’essre centro nevral` gico fra l’Europa e il Mediterraneo, centralita che le consente di farsi portatrice ` di integrazioni o/e interdipendenza in qualita di potenza regionale, europea e ` mediterranea. Proprio per questo, ottimizzare i legami con l’area atlantica, con l’Europa centro-orientale e con l’area del Mar Nero, non puo che consentire ri` levanti vantaggi. D’altra parte, il Mediterraneo ha giocato un ruolo determinante durante la cold war. Si pensi — a tale proposito alle scelte politico-militari della Sovredron. Dal punto di vista della strategia marittina, la presenza sovietica nel Mediterraneo si articolar su una complessa serie di infrastrutture aeronavali (Annabei, Tunisi, Hammamet, Tripoli etc.), su ben definiti ancoraggi come gli stretti di kithira e Kasos e — infine — sulla presenza di navi-spia nello stretto di Gi43

bilterra e nel Canale di Sicilia. La suddetta scelta presentava una precisa finalita: ` ostacolare le linee di comunicazioni marittime tra la VI Flotta USA, la Grecia e la Turchia. Altrettanto cruciale fu il sostegno dell’URSS alla Libia (con il sistema di contratto integrato Senech). 5. In conclusione, a livello di politica estera, l’Italia non solo dovra continuare a ` privilegiare la partnership con gli USA (sia per la stabilita del Mediterraneo che ` per quella del Centro Europa), ma dovra farsi promotrice di una progressiva cre` scita dell’Identita di Difesa europea in ambito NATO contribuendo a consolida` re le proprie relazioni con i paesi mediterranei (promuovendo nel contempo l’allargamento ad est) nel contesto di una sicurezza cooperativa che eviti la scelta dell’esclusione e che, invece, si faccia promotrice della stabilita e dello sviluppo ` economico del Mediterraneo. L’architettura all’interno della quale dovra muo` versi, non potra che essere quella della coalizione multilaterale ispirandosi ad ` un flessibile pragmastismo ed attuando un raccordo fecondo tra diplomazia, intelligence e pianificazione politica.

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BIBLIOGRAFIA

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Parte Seconda IL PERCORSO DOTTRINARIO DELLA ROYAL NAVY
di Michele Cosentino

L’ultimo scorcio del XX secolo ha rappresentato un importante momento di riflessione concettuale necessario per trasformare gli assetti militari e metterli in grado di affrontare le sfide, prevedibili e meno prevedibili, del futuro. In una Nazione sempre attenta alle problematiche della sicurezza e della difesa come il Regno Unito, questa riflessione si e tradotta nella definizione di una serie di ` documenti governativi di primaria importanza attraverso i quali e stato possibile ` tracciare e concretizzare l’evoluzione concettuale e materiale della Royal Navy almeno fino al 2015, la cui analisi rigorosa deve quindi prendere le mosse dal riferimento capostipite — la ‘‘Strategic Defence Review, SDR’’ — e dalle sue implicazioni per le forze marittime.

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CAPITOLO I LA ‘‘STRATEGIC DEFENCE REVIEW’’ E LE IMPLICAZIONI PER LA ROYAL NAVY

L’attuale politica di difesa e sicurezza del Regno Unito e stata definita nel lu` glio del 1998 con la pubblicazione della SDR, riconosciuto da molti osservatori come il piu lungimirante documento programmatico di ristrutturazione militare ` concepito fra le Nazioni aderenti all’Alleanza Atlantica. Dopo i drammatici eventi dell’11 settembre 2001, ‘la ‘‘SDR 98’’ e stata integrata con un ‘‘New Chapter’’ ` in cui vengono evidenziati gli aspetti salienti — sicurezza interna, asimmetricita ` della minaccia, lotta al terrorismo — che si sono manifestati in epoca recente e che hanno profondamente influenzato l’attitudine delle forze militari, principalmente nelle Nazioni occidentali. Nella ‘‘SDR 98’’ sono state definite le missioni delle forze armate britanniche e messe in risalto tematiche chiave — quali interoperabilita e jointness, capacita ` ` globali, proiettabilita, sostenibilita e costo/efficacia — per poterne governare ` ` con continuita lo sviluppo dottrinario e materiale: questo insieme di principi ` e stato successivamente arricchito nel ‘‘Defence Strategic Plan 2000’’, contenen` te alcuni aspetti precipui d’interesse per le forze marittime. Innanzitutto, l’ambiente strategico del futuro sara complesso e imprevedibile, caratterizzato da un ` maggior numero di rischi, sfide e opportunita. Fermo restando che gli interessi ` di Londra rimangono su scala planetaria, sara percio difficile prevedere con pre` ` cisione dove, quando, con chi, a che livello e in quale settore della gamma conflittuale vi sara un coinvolgimento delle forze militari britanniche; rifacendosi ` alla storia piu recente e assumendo che soltanto il territorio insulare britannico ` potra godere di un clima di relativa sicurezza, si puo azzardare l’ipotesi che le ` ` forze militari britanniche saranno chiamate a operare prevalentemente al di fuori di tale territorio e che, fra esse, la Royal Navy sara prevedibilmente l’unica ` chiamata a operare con maggior frequenza in teatri operativi distanti dall’Europa. In secondo luogo, le elevate esigenze operative e di prontezza che hanno caratterizzato gli ultimi anni continueranno verosimilmente a manifestarsi; oltre ai compiti di prevenzione conflittuale e sostegno generalizzato alle iniziative per l’imposizione e il mantenimento della pace, ci sara una crescente ri` chiesta per le operazioni di assistenza umanitaria e di intervento in caso di calamita naturali. Cio implica che una frazione ancora piu significativa delle ` ` ` 51

forze armate britanniche verra utilizzata in operazioni non belliche o a soste` gno delle tradizionali ‘‘defence missions’’, a scapito del tempo necessario da dedicare alle attivita addestrative e di preparazione in caso di crisi o conflitto ` tradizionale. L’ambiente marittimo include notoriamente il mare, la zona definita ‘‘littoral’’ (che si trova a cavallo del confine fisico fra mare e terra, ma che su quest’ultimo versante tende a espandersi verso l’entroterra, soprattutto in corrispondenza di centri abitati e di produzione industriale) e lo spazio aereo sovrastante entrambi. ` E ferma convinzione del pensiero navale britannico che, adesso e nel futuro, le attivita militari — nel senso lato del termine — vengano condotte in un contesto ` intrinsecamente interforze e frequentemente multinazionale. A corollario del dovuto riconoscimento di questi imperativi, e altrettanto ferma la convinzione che ` gli assetti marittimi debbano giocare un ruolo centrale e insostituibile nelle operazioni militari, fondato su una serie di principi dottrinari formulati, validati e progressivamente aggiornati in funzione dell’esperienza acquisita nella storia recente e meno recente della Marina britannica. Una panoramica del coinvolgimento della Royal Navy nell’ambito delle otto ‘‘defence missions’’ identificate nella ‘‘SDR 98’’ e confermate sia nel ‘‘Defence Strategic Plan’’ sia nel ‘‘New Chapter’’ fornisce una visione piu concreta e so` stanziale dei possibili compiti negli scenari marittimi: — Sicurezza in tempo di pace. L’esigenza di pattugliare e difendere le acque territoriali britanniche, la zona di pesca (d’interesse primario, soprattutto per lo sfruttamento delle risorse ittiche e di quelle energetiche) 1 e le riserve di petrolio e gas naturale presenti nel sottosuolo marino e diventato un compito molto importante e duraturo. Come ` testimoniato dal coinvolgimento della Royal Navy in Sierra Leone, le operazioni di evacuazione di personale non combattente (le famose ‘‘NEOs, Non-combatant Evacuation Operations’’) rimangono inoltre una contingenza sempre verosimile, soprattutto in Africa. In un’era caratterizzata da pericolose forme di terrorismo marittimo su scala planetaria, le minacce al naviglio mercantile che batte bandiera britannica rimangono infine una responsabilita nazionale di cui la Royal Navy dovra ` ` tener debito conto.
1 Il Regno Unito non ha istituito la tradizionale Zona Economica Esclusiva estesa fino a 200 mg dalla costa (secondo quanto previsto dalla Convenzione UNCLOS del 1982), ma ha dichiarato una Zona esclusiva di pesca attorno alle coste scozzesi, avente sempre un’estensione di 200 miglia e che interessa quindi ampie porzioni del Mare del Nord e dell’Atlantico Mediterraneo nord-orientale.

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— Esercizio della sovranita sui Territori Oltremare. Sebbene l’impero bri` tannico sia da tempo tramontato, il Regno Unito possiede diversi Territori Oltremare in cui risiedono circa 10 milioni di sudditi di Sua Maesta. Gli ‘‘overseas territories’’ sono concentrati principalmente ` nel Mar dei Caraibi (Turks & Caicos, le isole Vergini britanniche, Anguilla, gli arcipelaghi delle Bermuda e delle Cayman), ma comprendono anche gli arcipelaghi delle Falklands, della Georgia meridionale, delle Sandwich (Atlantico meridionale) e di Diego Garcia (Oceano Indiano centro-meridionale), Gibilterra, l’isola di Pitcairn (nel Pacifico centrale), le isole di Sant’Elena e Tristan de Cunha (nell’Atlantico meridionale) e i territori antartici. Contribuire a forme di presenza militare in questi territori attraverso il dispiegamento periodico di unita ` navali continua percio a essere una funzione molto importante per ` la Royal Navy; in tale contesto, le unita navali dislocate nei Caraibi ` hanno colto notevoli e significativi successi nelle operazioni per la repressione del traffico di droga. ` — Esercizio della diplomazia militare. E tradizione duratura e plurisecolare che le forze navali vengano coinvolte nell’intera gamma del complesso delle funzioni note come diplomazia militare, e in particolare nella diplomazia marittima. Restringendo il campo d’azione della Royal Navy al teatro mediterraneo, un esempio di tale missione riguarda la partecipazione di unita navali britanniche aggregate alla ‘‘Standing Naval Force Mediter` ranean’’, quando impegnata nelle attivita del Dialogo Mediterraneo della ` NATO; un altro importante aspetto di questa missione va ricercato anche nelle crescenti richieste che numerose Marine avanzano alla Royal Navy per frequentare gli stages addestrativi presso i centri specialistici del Regno Unito. — Salvaguardia di interessi a piu ampio raggio. Nel XXI secolo, gli interes` si nazionali di un Paese evoluto come il Regno Unito sono in crescente espansione e la loro salvaguardia rappresenta una funzione primaria dell’apparato statale. In tal senso, le unita navali della Royal Navy per` seguono ques’obiettivo attraverso le visite nei porti e la presenza a mostre e manifestazioni internazionali (fornendo quindi un indiscusso sostegno al Foreign Office e alle industrie britanniche operanti nel settore della difesa) e la partecipazione in eventi comunque attinenti le tematiche della difesa e sicurezza. Inoltre, le unita da ricerca idro-oceanogra` fica svolgono diverse campagne mirate ad accrescere le conoscenze scientifiche sui mari e sugli oceani e sugli aspetti ambientali marittimi in genere. 53

— Operazioni umanitarie e a sostegno della pace. Il coinvolgimento nelle operazioni a sostegno della pace e accresciuto in maniera considerevole. ` Unita navali di superficie e subacquee, velivoli e forze speciali hanno con` tribuito a vario titolo a operazioni di questo tipo, in un contesto sia interforze sia internazionale. La Royal Navy ha infatti partecipato — e partecipa tuttora — alle coalizioni internazionali e ai contingenti ONU impegnate nei Balcani, in Asia e in numerose aree conflittuali dell’Africa occidentale, oltre che alle operazioni aeronavali derivanti dall’imposizione delle sanzioni del Consiglio di Sicurezza. Nel quadro dell’assistenza umanitaria, vanno inoltre ricordate le operazioni di soccorso in conseguenza delle calamita naturali nei Caraibi e in altre zone dove e stato possibile ` ` accedere dal mare alle aree d’intervento. — Conflitti regionali al di fuori della NATO. Le operazioni condotte nei Balcani, in Afghanistan e in Iraq, con la gia sperimentata partecipazione di ` assetti aeronavali, hanno evidenziato la necessita di mantenere una capa` cita d’intervento in scenari ad alta intensita conflittuale a sostegno della ` ` stabilita internazionale e degli interessi politici ed economici, soprattutto ` nel Golfo Persico e nell’area mediterranea. — Conflitti regionali all’interno dell’Alleanza Atlantica. Sebbene la prospettiva di un conflitto regionale nell’area di responsabilita della NATO sia ` verosimilmente remota, questa missione rimane un aspetto essenziale della politica di sicurezza britannica. Le unita e i reparti della Royal Navy ` hanno quindi proseguito ad addestrarsi e ad esercitarsi per questa eventualita, in scenari interforze e internazionali, sia per dissuadere potenziali ` aggressioni, sia quale elemento di fiducia e credibilita della loro capacita ` ` nel rispondere a questo tipo di contingenza. — Attacco su scala strategica contro la NATO. Un attacco su larga scala — anche con l’impiego di armi nucleari — contro l’Alleanza Atlantica rimane una prospettiva ancora piu remota del conflitto regionale, ma i sotto` marini nucleari lanciamissili balistici della Royal Navy, e i relativi assetti di sostegno operativo e logistico, rappresentano la piu credibile fra le polizze ` di assicurazione. Il possesso di una vasta gamma di capacita in tal senso ` costituisce una solida base su cui costruire un complesso di forze piu am` pio per affrontare questa evenienza. L’importanza del contributo della Royal Navy nelle ‘‘defence missions’’ affidate allo strumento militare britannico viene inoltre evidenziata anche in termini piu pratici, secondo il principio del contributo marittimo alle operazioni inter` forze (‘‘maritime contributions to joints operations’’). Negli ultimi tempi, il Re54

gno Unito ha visto infatti un consolidamento del concetto di ‘‘jointness’’, sperimentato con indubbio successo in occasione del coinvolgimento di Londra in teatri importanti quali il Golfo Persico e l’Afghanistan; in prospettiva, tutto cio ha inoltre contribuito a enfatizzare vigorosamente l’evanescenza della tradi` zionale distinzione fra i teatri operativi marittimo, terrestre e aereo e l’efficacia dell’azione combinata fra forze marittime, terrestri e aeree, in grado di produrre una maggior spinta offensiva, ottimizzando l’efficacia operativa e accrescendo le possibilita di successo. ` Quale contributo apporta la Marina britannica in un contesto operativo strettamente ‘‘joint’’? I campi d’applicazione sono molteplici: in primo luogo, la manovra, perche la Royal Navy e una forza intrinsecamente mobile, capace di agire ´ ` e reagire rapidamente, in maniera imprevedibile per l’avversione, apertamente, discretamente e anche in modo occulto. Essa puo fornire un eccellente sostegno ` di fuoco attraverso l’impiego di un’ampia gamma di assetti disparati quali i velivoli imbarcati, gli elicotteri d’attacco, i missili da crociera lanciabili da unita su` bacquee (e in futuro anche dal naviglio di superficie) e la piu tradizionale arti` glieria navale. In termini di difesa e protezione, la Royal Navy e in grado di ga` rantire la sicurezza delle forze operanti in mare e sul terreno attraverso i propri velivoli imbarcati e, in caso di minaccia, assicurando capacita di evacuazione dal ` territorio; in termini di comando e controllo, le unita portaerei rappresentano ` eccellenti basi mobili da cui un quartier generale interforze puo esercitare piena` mente e per lunghissimo tempo le proprie funzioni. La Royal Navy puo sfruttare ` i moderni satelliti per comunicare e quindi accedere in sicurezza alle reti informatiche e alle banche dati situate sul territorio, ottimizzando quindi le capacita ` complessive di ‘‘information warfare’’ in ambito interforze e multinazionale. Infine, la Royal Navy ha le risorse per costruire un gruppo navale avente una consistenza tale da rischierare in profondita, velocemente ed efficacemente, un ro` busto contingente di uomini, mezzi e rifornimenti e di sostegno logisticamente a terra durante tutte le fasi di una campagna, rimanendo a sua volta autosufficiente per un lungo periodo di tempo. Nell’ambito delle forze militari britanniche, la Royal Navy e principalmente ` coinvolta in tre reparti interforze, di cui il piu importante e la ‘‘Joint Rapid Reac` ` tion Forse, JRRF’’. Si tratta di un’entita non permanente (ma con uno staff per` manente con sede a Northwood) in cui vengono all’occorrenza assegnate le forze prontamente disponibili da tutte e tre le forze armate; la costituzione della JRRF e avvenuta in seguito alle direttive contenute nella ‘‘SDR 98’’ — in sostituzione ` della preesistente ‘‘Joint Rapid Deployment Force’’ — e se ne prevede la realizzazione della piena operativita nel 2005. Secondo il concetto di ‘‘pool’’ di risorse, ` e possibile costituire in tempi rapidi un contingente quantitativamente e qualita` tivamente commisurato a una gamma di esigenze che spaziano dal soccorso in 55

caso di calamita naturali alle operazioni a elevata intensita conflittuale e che pos` ` sono essere gestite su base sia nazionale sia in ambito NATO, europeo, ONU o di coalizione internazionale. Normalmente, il rischieramento della JRRF avviene in fasi e scaglioni, con il sostegno di un certo numero di capacita abilitanti quali il ` comando e controllo (attraverso un quartier generale rischierabile), i sistemi per le comunicazioni e lo scambio delle informazioni, l’intelligence, la logistica, il trasporto strategico (mediante assetti controllati direttamente dalla Difesa britannica per il primo scaglione e anche di tipo commerciale per i reparti successivi) e l’amministrazione. I reparti assegnati al primo scaglione sono quelli con il massimo grado di prontezza, di cui quelli immediatamente disponibili sono a loro volta designati come ‘‘spearhead forces’’ 2 e che nel caso della Royal Navy sono le forze speciali, un sottomarino nucleare d’attacco, due unita combattenti di su` perficie, un’unita da sostegno logistico, elementi della ‘‘3ª Commando Brigade’’ ` dei Royal Marines e un insieme di assetti aerei per operazioni offensive e difensive, ricognizione e sostegno aerotattico. Il primo scaglione viene completato da ulteriori forze speciali, gli assetti marittimi necessari per costituire un ‘‘task group’’ incentrato su una portaerei e un’unita portaelicotteri e comprendente, ` se necessario, naviglio anfibio, specialistico e di sostegno logistico, oltre che ulteriori assetti aerei ed elicotteristici. Il secondo scaglione serve per garantire un maggior potenziale offensivo, qualora si debba rinforzare il primo o se bisogna ampliare l’operazione nel tempo e nello spazio; il trasporto e il rischieramento delle forze assegnate al secondo scaglione avverrebbe attraverso l’impiego di una combinazione fra assetti appartenenti alla Difesa e assetti commerciali noleggiati all’occorrenza. In questo caso, il contributo della Royal Navy si estrinseca attraverso la costituzione di un secondo o piu grande e piu capace ‘‘task group’’, ` ` avente anche capacita anfibie e la partecipazione di ulteriori elementi della ‘‘3ª ` Commando Brigade’’, fra cui quelli specialistici per le operazioni anfibie, in montagna e in climi freddi. In generale e anche se il pool di risorse marittime per la JRRF non e precostituito, la sua consistenza e configurazione approssima` ta riguarda circa 20 unita maggiori (portaerei, sottomarino d’attacco, cacciotor` pediniere e fregate e unita anfibie), circa 22 unita specialistiche d’altro tipo (na` ` viglio contromisure mine e unita da sostegno logistico), la ‘‘3ª Commando Bri` gade’’ e circa 50 velivoli ad ala fissa e rotante 3. Il secondo reparto interforze e la ‘‘Joint Force Harrier, JFH’’. Il successo ` delle operazioni congiunte fra i ‘‘Sea Harrier FA.2’’ della Royal Navy (concepiti per la difesa aerea) e gli ‘‘Harrier GR.7’’ della RAF (utilizzati a sostegno
Cioe la punta di lancia. ` I contributi di RAF e Royal Army alla JRRF si possono sintetizzare in tre brigate di forze terrestri e circa 200 velivoli da combattimento e da sostegno ad ala fissa e ala rotante.
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dei reparti terrestri) — eseguite sin dai tempi dalla guerra del Golfo, impiegando il concetto diun reparto unificato imbarcato al punto che ormai il contingente aereo presente a bordo delle portaerei comprende sempre entrambi i tipi di velivoli STO/VL ad ala fissa. Fra qualche anno, la JFH sara progressi` vamente composta soltanto da velivoli tipo ‘‘Harrier GR.9’’, idoneo a svolgere le funzioni di difesa aerea e sostegno a favore dei reparti terrestri, mentre la sede di tutti i reparti destinati all’imbarco e stata concentrata — a partire dal ` 2003 — presso la base aerea di Cottesmore; questa situazione si potrarra fino ` a circa il 2012, quando e previsto l’ingresso in linea di un nuovo velivolo da ` combattimento. Il terzo reparto interforze e il ‘‘Joint Helicopter Command, JHC’’. In questo ` caso, l’assetto joint e stato creato unificando una parte consistente delle risorse ` elicotteristiche esistenti in ciascuna delle tre forze armate britanniche. Per la Royal Navy, cio ha significato la confluenza nel JHC (ottobre 1999) degli elicot` teri destinati al trasporto, attacco e sostegno logistico (i tipi ‘‘Sea King HC.4’’ e ‘‘Gazelle AH.1’’) e del relativo personale, mentre in organico alla Marina sono rimaste le macchine imbarcate destinate alle funzioni di contrasto antisommergibile e scoperta aerea lontana. L’obiettivo globale dell’unificazione e quello di ot` timizzare le capacita British Army — nell’ambito delle operazioni marittime in ` un contesto sempre piu marcatamente interforze. ` La Royal Navy continua dunque a contribuire in maniera significativa alle otto missioni previste nella politica di sicurezza britannica e a impiegare al meglio, nel contesto delle operazioni interforze, le proprie capacita: per mantenere que` ste capacita anche in un futuro privo di certezze, e necessario focalizzare lo svi` ` luppo dello strumento marittimo in modo che esso sia ottimizzato — non attra` verso un suo adattamento, bensı concepito in tal senso sin dall’origine — per operazioni a elevata intensita conflittuale, e allo stesso tempo idoneo a interve` nire anche nell’intero gamma di operazioni prevedibili e impervedibili. Nella propria visione futura, la Royal Navy viene quindi intesa come uno strumento aeromarittimo intrinsecamente versatile, dotato di capacita — e percio di siste` ` mi, equipaggiamenti e addestramento — che: — e ottimizzato per la proiezione di potenza in ambito interforze, assicura ` l’accesso al teatro operativo a un contingente interforze, raggiunge e mantiene la superiorita nel campo delle informazioni, e gioca comunque il ` proprio ruolo in qualsiasi tipo di conflitto; — possiede le caratteristiche di proiettabilita a grande raggio, autonomia e ` sostenibilita richieste per operare nelle aree geostrategiche identificate ` nella politica di difesa britannica, cioe praticamente in quasi tutto il glo` bo; 57

— e in grado di esprimere capacita marittime opportunamente configurate ` ` per contribuire alle differenti tipologie di interventi identificate nella pianificazione redatta a livello miniseriale; — e pienamente interoperabile con le future forze aeree e terrestri, e con al` tri partners civili e militari nazionali e internazionali con cui si prevede una verosimile interazione, nell’ambito di tutte le operazioni identificate nella politica di sicurezza britannica; — puo modificare le sue condizioni operative in maniera efficiente ed effi` cace, nell’ambito dei diversi livelli di prontezza imposti dalle operazioni reali. I capisaldi di uno strumento aeromarittimo versatile vanno quindi ricercati nella leardership di elevata qualita, nel lavoro di squadra, nella professionalita, ` ` nella flessibilita e nella volonta e determinazione di raggiungere l’obiettivo. ` ` Per concretizzare questa visione e rimanere quindi una Marina di classe mondiale, pronta a combattere e vincere, la Royal Navy deve trarre vantaggio da due aree principali: il potenziale innovativo che risiede nelle attuali e future tecnologie e la gamma di capacita professionali del personale, come dimostrato dalla sua ` adattabilita tecnologica, destrezza operativa, morale e spirito combattivo. Il con` cetto abilitante che mette la Royal Navy in grado di soddisfare i propri obiettivi e ` denominato ‘‘swing’’ 4, cioe la capacita di configurare un assetto — di qualsiasi ` ` natura e dimensione — per permettergli di operare con successo, e con un favorevole rapporto costo/efficacia, in tutta una gamma di ruoli e missioni. Non si ` tratta di un concetto nuovo, ma ne viene enfatizzata l’importanza per far sı che le direttive globali di ricerca e sviluppo della Royal Navy lo riconoscano sin dall’inizio come un requisito chiave nella concretizzazione delle idee. Va inoltre sottolineato che il concetto non si riferisca unicamente allo sviluppo materiale, ma a tutto lo strumento nella sua globalita, e percio anche alla dottrina, all’e` ` quipaggiamento, al personale, all’addestramento collettivo, alla sostenibilita logi` stica e alla struttura delle forze. Il concetto ‘‘swing’’ si articola in alcune componenti fondamentali, fra loro collegate dalla superiorita informativa, non solo a livello tattico e operativo, ` ma anche strategico, manageriale e logistico: — adattabilita. Nel lessico militare, con questo termine s’intende la capacita ` ` di intraprendere un’ampia gamma di missioni; nel caso di un’unita navale, ` tale capacita va acquisita attraverso sistemi d’arma e sensori multifunzio` nali, come per esempio sistemi sonar impiegabili sia nelle operazioni anti4

Traducibile in questo caso come cambiamento.

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som sia in quelle di contromisure mine, e/o cannoni a medio calibro con capacita di contrasto antiaereo, interdizione antinave e attacco contro ` obiettivi terrestri; — configurabilita, cioe capacita di configurare un assetto per soddisfare esi` ` ` genze strategiche, operative e tattiche; a bordo di un’unita navale, questo ` si traduce in sistemi modulari intercambiabili, lanciatori verticali multiruolo, o spazio per mezzi aerei e truppe imbarcate. In ciascun caso, l’equilibrio fra impianti, munizionamento e reparti imbarcati puo essere rego` lato per soddisfare l’esigenza, evitando un impiego non proporzionato delle risorse 5. — standardizzazione. Per mantenere un favorevole rapporto costo/efficacia nell’economia gestionale di un’organizzazione complessa come una Marina, e necessario che la flessibilita e la standardizzazione marcino di pari ` ` passo. In termini di assetti militari, cio significa razionalizzare quelli di` sponibili, vale a dire un minor numero di classi di naviglio, ma con piattaforme, armi e sensori piu flessibili; ` — semplificita operativa. Affinche il personale possa operare efficacemente ` ´ in tutta la gamma delle missioni affidategli, e necessario che venga sempli` ficato l’impiego di sistemi, tattiche e procedure e migliorate le prestazioni degli ausili decisionali. La concretizzazione del concetto ‘‘swing’’ implica due rischi. In primo luogo, nel passaggio verso sistemi adattabili potrebbe essere necessario rinunciare alle prestazioni ottimali in un settore specialistico, a favore di una piu ampia versa` tilita; e quindi indispensabile procedere con la massima attenzione, valutando ` ` caso per caso le singole iniziative e ricordando anche che sistemi altamente specializzati possono diventare obsoleti a causa di modifiche introdotte nell’attuazione delle direttive strategiche o di cambiamenti di natura tecnologica. Secondo, nella gestione di un versatile strumento marittimo, il personale potrebbe perdere le proprie capacita in alcuni importanti settori specialistici e diventare ` una sorta di tuttofare, una condizione peraltro gia manifesta; non va tuttavia di` menticato che, attualmente, la maggior parte delle capacita belliche viene gene` rata mediante il controllo di interfacce e procedure tecnologicamente complesse. Ecco perche la semplificazione e importante; relegando la complessita all’in´ ` ` terno della macchina — evitando cioe di inserirla nell’interfaccia uomo` macchina — si facilita il lavoro dell’operatore-utente e si semplificheranno dot` trine, tattiche e procedure. L’attuazione della visione strategica avviene lungo le
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Un esempio classico di questo equilibrio e la portaerei. `

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sei direttrici di sviluppo citate in precedenza (concetti e dottrine, equipaggiamento, personale, addestramento collettivo, sostenibilita logistica, struttura del` le forze), identificando altrettanti settori di attivita di medio/lungo termine che ` vengono inserite nel ‘‘naval Strategic Plan’’, e di cui si parlera in dettaglio piu ` ` avanti.

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CAPITOLO II LA ROYAL NAVY E L’APPLICAZIONE DEL POTERE MARITTIMO

L’enunciazione dei principi dottrinari che regolano l’esercizio del potere marittimo britannico rappresenta lo stadio piu recente di un’evoluzione che ha le ` sue origini nella formulazione dei concetti espressi dapprima dal Mahan e successivamente affinati dal Corbett, ritenuto nel Regno Unito — e altrove, con le dovute giustificazioni — il padre della strategia marittima e dei principi che governano l’esercizio del potere marittimo. L’applicazione di questi principi nel corso del XX secolo ai differenti scenari geopolitici che si sono via via riproposti e il progresso tecnologico maturato nel medesimo arco di tempo hanno portato a una revisione graduale dei concetti di base, secondo un approccio logico e temporale che ha tenuto soprattutto conto dell’evoluzione in senso interforze dell’impiego dello strumento militare e che ha il suo attuale punto d’arrivo nella ‘‘British Maritime Doctrine’’: si tratta di un documento della massima importanza ai fini della comprensione sull’essenza e sull’operato della Royal Navy e che, opportunamente aggiornato e calibrato con le esigenze di integrazione interforze, ne mette in risalto gli aspetti dottrinari peculiari nell’attuazione della strategia militare britannica, oltre che nell’applicazione stessa del potere marittimo. La gamma completa delle operazioni in cui le forze marittime britanniche potrebbero trovarsi coinvolte e estremamente ampia, estendendosi dalla partecipa` zione in conflitti a elevata intensita all’assistenza umanitaria a favore delle popo` lazioni civili. Questa gamma di operazioni puo essere sostanzialmente suddivisa fra tre dif` ferenti categorie generali, ciascuna delle quali richiede uno specifico approccio per la condotta della missione; esistono inoltre importanti distinzioni di natura legali su cui e basata la legittimita dell’intervento marittimo, e di cui i responsa` ` bili dell’operazioni devono essere pienamente consapevoli. La categorizzazione delle operazioni non dev’essere interpretata come un semplice esercizio accademico, ma ha una sua valenza operativa e dottrinaria ben precisa che va riconosciuta. Per la Royal Navy, esistono quindi tre categorie generali sotto cui raggruppare le operazioni marittime (militari, di polizza e quelle cosiddette ‘‘benevole’’), mentre e importante considerare anche due contesti generali nei quali esse pos` 61

sono ricadere, cioe il sostegno alle iniziative di pace e l’assistenza militare alle ` autorita civili. In sintesi, tutte le operazioni marittime saranno percio comprese ` ` in una delle tre suddette categorie generali, e potranno ricadere nel contesto PSO o nel contesto MACA. Le applicazioni militari del potere marittimo sono governate dai concetti di ‘‘sea control’’ e ‘‘power projection’’; tuttavia, non esiste una netta differenziazione in tal senso, perche una certa dose di ‘‘sea control’’ puo rappresentarne un ´ ` requisito abilitante per l’esecuzione di numerose funzioni in un ambito conflittuale, comprese quelle che richiedono la proiezione di potenza.

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CAPITOLO III IL POTERE MARITTIMO SUL MARE

Il potere marittimo viene applicato sul mare sia attraverso operazioni offensive condotte contro forze nemiche, sia attraverso operazioni per proteggere forze amiche e i traffici marittimi secondo il concetto di ‘‘force protection’’, che nei moderni scenari assume un significato piu ampio perche riferito alla incolumita ´ ` ` vera e propria degli assetti e del personale a essi assegnato. In entrambi i casi si tratta di operazioni di ‘‘sea control’’, che possono quindi essere offensive o difensive, e possono comprendere elementi di ciascuna di esse, o aspetti peculiari che, per loro natura, possono riferirsi al ‘‘sea denial’’. L’esercizio del ‘‘sea control’’ puo essere svolto da qualsiasi tipo di assetto marittimo (gruppo navale o unita ` ` isolata), ciascuno dei quali cerchera di conseguire un adeguato livello di control` lo all’interno della propria area d’operazioni, in generale, le operazioni di ‘‘sea control’’ di area sono di natura essenzialmente geografica e implicano l’utilizzazione di sistemi d’arma e di sorveglianza a lungo raggio nell’ambito di ampie porzioni di bacini marittimi. A livello operativo, l’interdizione delle forze marittime nemiche impedisce all’avversario di muovere i propri assetti operativi e logistici e, piu in generale, di ` manovrare dal mare, oltre che frustrarne le operazioni di ‘‘sea control’’ e ‘‘sea denial’’; l’interdizione puo essere condotta contro unita navali e vettori aerei ` ` in mare, in porto, sul territorio, attraverso la minaccia e/o operazioni non convenzionali. Il blocco e un tipo di operazione marittima per prevenire l’accesso a, o la par` tenza da, un’area ben definita della costa avversaria e puo essere usato a livello ` operativo come un metodo di contenimento per acquisire il ‘‘sea control’’ o il ‘‘sea denial’’; da un punto di vista strategico, il blocco puo essere utilizzato come ` una forma estrema per imporre sanzioni o come un’operazione per piegare la volonta di una Nazione o di un regime. Il contenimento si esercita invece per mez` zo di una minaccia generica contro interessi critici per un determinato avversario, anche come forza di sfida diretta agli assetti con cui l’avversario esercita il ‘‘sea control’’ o la ‘‘power projection’’. La costituzione di zone di esclusione — la cui legittimita puo essere garantita ` ` da un’apposita risoluzione ONU — rappresenta un valido strumento con implicazioni di natura sia militare sia diplomatica. Nel primo caso, una zona di esclu63

sione e un metodo per semplificare l’esercizio del ‘‘sea control’’ tramite la mani` festazione legale dell’intenzione nel mantenere il ‘‘sea denial’’ in una specifica area marittima; nel secondo caso, la zona di esclusione e un modo di rafforzare ` le misure coercitive, affermando e manifestando la risolutezza nell’eventuale ricorso all’azione bellica. Le operazioni di sbarramento navale possono essere condotte in aree marittime dove peculiarita geografiche o oceanografiche o vincoli operativi obbligano ` il nemico a canalizzate o a concentrare i propri assetti; grazie alle moderne tecniche di sorveglianza a lungo raggio, le forze marittime possono essere utilizzate per garantire il ‘‘sea control’’ e un tipo di difesa stratificata in tali aree, una funzione assegnata per lungo tempo alle forze NATO operanti nell’Atlantico settentrionale e nel Pacifico occidentale. In tempo di pace, le forze navali assicurano la liberta dei traffici marittimi attraverso forme di presenza avanzata e, se necessa` rio, conducendo specifiche operazioni intese a garantire la liberta di navigazione, ` il tutto in aggiunta alla specifica esigenza di mantenere aperte le linee di comunicazione nell’ambito di una campagna marittima o interforze.

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CAPITOLO IV L’APPLICAZIONE DEL POTERE MARITTIMO DAL MARE

La diplomazia navale e intesa come l’impiego di forze marittime quale stru` mento diplomatico, a sostegno di obiettivi politici e, in generale, della politica estera, e si estrinseca nella disponibiita di assetti marittimi per appoggiare inizia` tive diplomatiche di varia natura, condotte in tempo di pace o in situazioni di crisi o conflitto. L’estrema applicazione di questo concetto va ricercato nel mantenimento di una sicura e credibile deterrenza strategica nucleare che, essendo nel Regno Unito una totale responsabilita della Royal Navy (e in particolare della ` sua componente subacquae), puo essere intesa come uno strumento di diploma` zia navale permanente con ricadute strategiche su vasta scala. La flessibiita della ` dotazione missilistica degli SSBN britannici garantisce inoltre capacita sub-stra` tegiche — cioe operazioni condotte con l’impiego di armi nucleari, ma su scala ` limitata rispetto alla risposta massiccia — intermedie fra la deterrenza convenzionale e quella strategica tradizionale. Da un punto di vista dottrinario, esistono diversi modi in cui la diplomazia navale si interfaccia con la politica estera e di sicurezza e in cui una nave da guerra gioca un ruolo centrale; si parla quindi di presenza, quando essa viene esercitata in termini generali, attraverso rischieramenti, visite nei porti, esercitazioni e operazioni di routine in aree d’interesse. Gli assetti marittimi vengono quindi impiegati come simboli che dimostrano la volonta di una Nazione, o di una coalizione, nell’inviare un messaggio ben pre` ciso nei confronti di un’altra entita statuale, di una popolazione, e/o di un’orga` nizzazione transnazionale, un segnale che puo precludere un coinvolgimento piu ` ` efficace, in una gamma che spazia dall’assistenza umanitaria alla partecipazione in azioni conflittuali vere e proprie. In caso di fallimento della diplomazia navale, gli asetti marittimi possono essere utilizzati per sfruttare le loro potenzialita nella ` risoluzione di situazioni di crisi o per proteggere interessi nazionali; la protezione di connazionali o di soggetti civili rientra nelle ormai famose ‘‘non-combatant evacuation operations, NEOs’’, mentre il limite ultimo di utilizzazione e rappre` sentato dalle molteplici forme di coinvolgimento in azioni belliche verso il territorio, normalmente nell’ambito di operazioni interforze e a cura di una varieta di ` assetti comprendenti unita di superficie e subacquee, forze anfibie, aviazione im` barcata e basata a terra, forze speciali, ciascuno con le proprie peculiarita e pre` stazioni. Questa e l’espressione massima della proiezione di potenza, dove gli as` 65

setti coinvolti possono essere utilizzati nell’ambito di una campagna di ‘‘sea control’’ mirata a distruggere forze e infrastrutture nemiche sul loro territorio (sulla costa e/o in profondita sul territorio) e i relativi sistemi logistici e di comando e ` controllo, o, in alternativa, per conquistare e dominare un’area di manovra (in mare e/o a terra) da utilizzare per la fase successiva di una campagna militare; in tal caso la proiezione di potenza e riferita a un complesso interforze, di cui ` fanno parte anche assetti terrestri e aerei e per i quali e necessario garantire an` che forme di difesa aerea e antimissile.

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CAPITOLO V LA ‘‘DEFENCE DIPLOMACY’’ E LE OPERAZIONI MARITTIME

In armonia con il concetto di diplomazia marittima definito in precedenza, la ‘‘defence diplomacy’’ e una delle iniziative/missioni codificate nella ‘‘SDR 98/ ` New Chapter’’ britannica e da essa derivano tre famiglie di funzioni militari: — controllo degli armamenti, controproliferazione e misure di fiducia e sicurezza reciproca; — attivita di lungo termine mirate a contribuire alla sicurezza e alla stabilita ` ` nell’Europa centro-orientale e in Russia, attraverso assistenza bilaterale e cooperazione con le Nazioni d’interesse; — altre attivita di assistenza militare a entita statuali differenti da quelle pre` ` cedenti. L’insieme di queste funzioni puo ragionevolmente implicare l’utilizzazione di ` forze e assetti marittimi britannici e comprende le tradizionali forme di presenza e sostegno a iniziative diplomatiche in tempo di pace. Tuttavia, con la dissoluzione dell’ex Unione Sovietica e nonostante il proseguimento di specifiche attivita marittime rivolte specificatamente verso la Russia, vi e stata una concentra` ` zione degli sforzi verso le Nazioni dell’Europa orientale, che si e tramutata in vi` site e forme di assistenza a Lettonia, Lituania, Estonia, Ucraina e Georgia. L’obiettivo di tutto cio e garantire un’armonica transizione degli apparati militari ` ` locali — e in particolare quelli navali, creando una sorta di ‘‘comunita maritti` ma’’ fra le forze armate dell’area — verso modelli di evoluzione di tipo occidentale, anche in modo da poter sviluppare le professionalita necessarie a operare ` efficacemente a livello nazionale e multinazionale, prioritariamente nelle operazioni a sostegno della pace.

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CAPITOLO VI LE OPERAZIONI DI POLIZIA MARITTIMA

Si tratta del noto concetto secondo cui gli assetti marittimi vengono utilizzati per far rispettare e/o imporre leggi e regolamenti nazionali e/o per attuare un regime di norme stabilite da un mandato internazionale; l’impiego tradizionale della forza e quindi consentito soltanto in caso di autodifesa o come ultima risor` sa disponibile per l’esercuzione di una particolare missione, e regolamentato da ` norme specifiche, e non e quindi lo strumento principale per raggiungere un da` to scopo. Le operazioni di embargo e imposizione di sanzioni economiche sul mare e dal mare vengono normalmente condotte sotto un mandato internazionale, generalmente di matrice ONU; un caso ormai classico ha riguardato le operazioni svoltesi in Adriatico dal 1992 al 2000, che ha visto protagonisti assetti marittimi di tutte le Nazioni NATO. Le forze aeronavali coinvolte in questa tipologia di operazioni potrebbero percio essere soggette a ritorsioni ed e quindi necessario ` ` garantire un certo livello di ‘‘sea control’’ a scopo protettivo; va ricordato che queste operazioni sono diverse dal blocco navale, un’attivita di tipo completa` mente militare differenti da quelle prescritte per l’embargo e l’imposizione di sanzioni economiche. L’antipirateria rientra fra le operazioni di polizia marittima che coinvolgono l’esercizio della giurisdizione universale sull’alto mare, mentre nelle acque territoriali, essa rimane una responsabilita dello stato costiero. Quando il fenomeno e ` ` esteso e i pirati sono dotati di mezzi e armamenti di tipo moderno, il suo contrasto diventa una missione con gli stessi requisiti e caratteristiche richieste per la protezione del naviglio mercantile e puo quindi richiedere misure piu o ` ` meno robuste di ‘‘sea control’’. L’altra principale missione di imposizione legale che vede sempre piu coinvolti gli assetti marittimi riguarda l’interdizione dei traf` fici illeciti, e in particolare della droga; si tratta di un’attivita che, proprio nel ca` so della Royal Navy, richiede un notevole impegno nelle aree marittime dei territori britannici delle Indie occidentali, anche quale contributo a un’azione internazionale a cui partecipano assetti marittimi olandesi e statunitensi. Mentre le operazioni antipirateria e d’interdizione dei traffici illeciti possono considerarsi attivita a basso livello conflittuale, quelle che riguardano l’inercettazione di mi` 68

granti clandestini, l’anticontrabbando di materiali illeciti (quali armi ed esplosivi) e la contro-insurrezione potrebbero richiedere un uso, ancorche misurato, della ´ forza.

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CAPITOLO VII L’APPLICAZIONE BENEVOLA DEL POTERE MARITTIMO

In questa categoria rientrano attivita quali l’assistenza umanitaria, il soccorso ` in caso di calamita, la ricerca e soccorso e la rimozione/neutralizzazione di ordi` gni esplosivi in cui le forze militari possono essere coinvolte in virtu delle loro ` capacita intrinseche e delle loro conoscenze specialistiche; esse sono classificate ` ‘‘benevole’’ (traducendo liberamente ‘‘benign’’) perche non presentano aspetti ` violenti e non richiedono l’uso della forza. La flessibilita delle forze marittime e la loro indipendenza logistica ne fanno ` degli assetti particolarmente efficaci nell’assicurare assistenza e soccorso in caso di calamita in scenari marittimi quali uragani e cicloni tropicali, in particolare nei ` territori britannici d’oltremare situati nella regione caraibica. In questi casi, le forze marittime possono quindi essere impiegate come basi mobili logistiche e operative, sfruttando in particolare gli assetti elicotteristici quale mezzo di trasporto dalle aree sinistrate e risultando molto spesso le uniche forme di soccorso immediato dove altre organizzazioni, fra cui quelle non governative, necessitano ` di tempi piu lunghi per prestare, con la stessa efficacia, la medesima assistenza. E ` tuttavia importante ricordare che le forze militari non sono idonee a operare in tali scenari per tempi lunghi, perche non sono attrezzate in tal senso e perche un ´ ´ siffatto impiego e antieconomico. ` La legislazione internazionale impone inoltre a tutte le navi in alto mare di partecipare alle operazioni di ricerca e soccorso, prevedibilmente seguite da quelle di salvataggio; in alcune circostanze, potra inoltre essere necessario assicu` rare forme di controllo dell’antinquinamento marino, anche questa un’attivita in ` cui le forze marittime possono svolgere un’efficace opera di gestione dell’emergenza nella sua fase iniziale, oltre che di primo soccorso quando entrano in ballo assetti specialistici dotati delle apparecchiature necessarie. La maggior parte delle operazioni marittime ‘‘benevole’’ richiede un intervento massiccio di manodopera e personale specializzato; le attivita di soccorso in caso di calamita e di sal` ` vataggio possono in particolare coinvolgere l’intero equipaggio di una fregata o di un cacciatorpediniere e richiedono la presenza di sistemi specialistici. Le unita ` della Royal Navy periodicamente assegnate alle Indie occidentali ricevono quindi particolari forme di addestramento per queste esigenze ed e quindi importante ` ribadire che, in tutti questi scenari, gli assetti marittimi devono essere considera70

te forze di primo intervento, destinate in seguito a lasciare il campo alle agenzie, governative e non, specializzate nella materia. Due tipologie di operazioni assegnate alla Royal Navy che rappresentano importanti contributi al benessere della comunita marittime riguardano la neutra` lizzazione di ordigni esplosivi e le campagne idrografiche. Nel primo caso, l’area delle operazioni per le unita britanniche e generalmente compresa nei bacini ma` ` rittimi dell’Europa settentrionale, in cui si trovano ancora diversi ordigni inesplosi addirittura risalenti alla prima guerra mondiale, e per la cui neutralizzazione vengono impiegate, normalmente su segnalazione dei pescherecci operanti in quelle acque, le unita di contromisure mine e i nuclei organici di personale su` bacqueo. Le campagne idro-oceanografiche vengono invece svolte su base periodica dalle unita specializzate della Royal Navy, in base ad accordi stipulati fra ` varie agenzie governative britanniche. L’insieme delle operazioni svolte nelle acque sotto la giurisdizione britannica, siano esse di natura ‘‘benevola’’ o relative alla polizia marittima, cadono sotto l’egida della gia accennata MACA, cioe l’assistenza militare alle autorita civili. Nel` ` ` l’ambito marittimo, va ricordato che sin dal 1964, sulle acque adiacenti il Regno Unito sono state gradualmente esercitate forme di giurisdizione, iniziando con le acque estese fino alla piattaforma continentale e creando zone di sicurezza attorno alle infrastrutture per l’estrazione del petrolio e del gas naturale, in larghissima prevalenza nel Mare del Nord. Nello stesso anno, la zona di giurisdizione litoranea per la pesca venne estesa fino a 12 mg, ampliata nel 1977 fino a 200 mg e ` denominata ‘‘Extended Fishery Zone, EFZ’’, a cui seguı, dieci anni dopo, l’estensione delle acque territoriali da 6 a 12 mg; queste iniziative hanno dunque generato un dominio marittimo britannico in cui applicare leggi e regolamenti giurisdizione derivanti dalla normativa nazionale e da accordi intergovernativi con altre Nazioni rivierasche europee ed extra-europee e in cui si applicano gli stessi principi che governano l’impiego delle forze armate nel fornire assistenza alle autorita civili nazioanli. Dal punto di vista legale le attivita MACA sono ` ` suddivise in tre distinte categorie: — l’assistenza militare al potere civile (‘‘military aid to civil power, MACP’’), legata all’imposizione delle leggi e alla sicurezza interna, per il cui espletamento il personale militare e autorizzato, per raggiungere il proprio sco` po, al possesso e all’impiego delle armi. Nell’ambito marittimo, le funzioni MACP sono esclusivamente di polizia marittima e comprendono il pattugliamento lungo le coste dell’Irlanda del Nord a sostegno delle autorita ` locali, l’intervento in caso di attacchi terroristici contro il naviglio mercantile e le installazioni petrolifere all’interno delle acque territoriali o sulla piattaforma continentale britannica, le operazioni antidroga condotte su 71

richiesta del servizio dogane britannico e la sorveglianza delle attivita pe` scherecce per garantire l’applicazione della relativa legislazione all’interno della EFZ; — l’assistenza militare ai ministeri civili (‘‘military assistance to civil ministries, MACM’’), che governa l’uso delle forze militari per assicurare i servizi pubblici essenziali in caso di dispute sindacali e di cui normalmente non vi sono applicazioni nel settore marittimo; — l’assistenza militare alla comunita civile (‘‘military assistance to civil com` munity, MACC’’), che comprende generiche forme di assistenza alla popolazione civile, direttamente o su richiesta di altri dicasteri ed enti governativi. Negli scenari marittimi, le attivita MACC riguardano la ricerca e ` soccorso, il salvataggio, la lotta contro l’inquinamento ambientale, le campagne idro-oceanografiche e alcuni servizi portuali.

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CAPITOLO VIII IL ‘‘NAVAL STRATEGIC PLAN’’ E LA ROYAL NAVY DEL 2015

Nel 2000, il Primo Lord del Mare (l’equivalente nella Royal Navy del Capo di Stato Maggiore) decise la formulazione di una pianificazione strategica — il ‘‘Naval Strategic Plan’’, appunto — quale riferimento primario per gestire i rapidi cambiamenti occorsi nell’ambito della Difesa britannica e per attuare la visione della Royal Navy nel 2015. Nel tracciare le direttrici di sviluppo secondo cui viene attuata la visione strategica, sono state formulate quattro ipotesi: — il contributo alle operazioni interforze da parte degli assetti marittimi influenzera in maniera sempre crescente la dottrina e la pianificazione ope` rativa. I conflitti saranno caratterizzati da continue evoluzioni, con una maggior enfasi sulla gestione delle informazioni, l’ingaggio di precisione, il rischieramento rapido, la capacita di schieramento e stazionamento in ` posizione avanzata e di risposta alle minacce asimmetriche. La Royal Navy sara dunque chiamata a operare come forza di spedizione, in scenari litto` ral, nell’ambito di operazioni interforze e multinazionali, e in concerto con i principali alleati, gli Stati Uniti in primo luogo, e le altre Nazioni NATO; — ci si aspetta una maggior stabilita e disponibilita finanziaria, ma vi sara ` ` ` una pressione crescente nel ricercare e dimostrare, a parita di investimen` ti, un’efficienza e un’efficacia sempre maggiori, soprattutto in una forza armata come la Royal Navy in cui sono presenti sistemi tecnologicamente complessi e avanzati; — si prevede per la Royal Navy una minor disponibilita nell’arruolamento e ` nel mantenimento in servizio di personale di qualita, con le principali esi` genze indirizzate verso professionalita maggiormente specializzate, men` tre dai profili caratteristici del personale risulta una tendenza verso sviluppi di carriera piu flessibili e piu autonomi; ` ` — il ritmo veloce dei cambiamenti tecnologici implichera per la Royal Navy ` una maggiore efficacia ed efficienza nella gestione delle proprie attivita ` quotidiane e delle proprie strutture, nella condotta delle operazioni e nell’ammodernamento delle capacita belliche, e a essa verra dunque richiesto ` ` di adattarsi rapidamente a questo scenario in costante evoluzione. 73

In termini di mezzi e materiali, lo sviluppo di uno strumento marittimo versatile e incentrato per la Royal Navy su un programma globale strutturato attor` no a un nucleo di capacita abilitanti di cui faranno parte due portaerei (con cui ` proiettare potenza su scala globale), una componente subacquea a propulsione nuclerare (per la deterrenza strategica e anch’essa per la proiezione di potenza su scala globale) e i reparti del Royal Marines (con la componente anfibia e aeromobile associata). La valenza di questo nucleo di capacita verra ottimizzata ` ` attraverso la disponibilita di capacita accessorie che comprendono, ma che ` ` non sono limitate a, naviglio combattente di superficie, unita idro-oceanografi` che, unita per il sostegno logistico, unita per le contromisure mine e forze spe` ` ciali. A meno di significativi rivolgimenti nella situazione mondiale e di altrettanto significativi cambiamenti nella politica di sicurezza nazionale britannica, la Royal Navy del 2015 dovrebbe essere strutturata secondo i seguenti assetti aeromarittimi: — quattro SSBN classe ‘‘Vanguard’’ e una componente subacquea d’attacco formata da dieci battelli a propulsione nucleare (indicativamente suddivisa in maniera equa fra unita classe ‘‘Astute’’ e ‘‘Trafalgar’’); ` — due portaerei di nuova costruzione, la portaelicotteri Ocean e le due unita ` d’assalto anfibio classe ‘‘Albion’’; — un complesso di unita combattenti formato da 32 fra cacciotorpediniere e ` fregate, comprendenti le unita di nuova costruzione classe ‘‘Daring’’, le ` fregate ‘‘Type 23’’ e alcune ‘‘Future Surface Combatants’’; — cinque unita idro-oceanografiche e da ricerca scientifica (fra cui la Scott e ` l’Endurance), una ventina di unita contromisure mine (per lo piu appar` ` tenenti alla classe ‘‘Sandowon’’) e il naviglio destianto prioritariamente alla protezione delle risorse ittiche; — una ‘‘Commando Brigade’’ di Royal Marines, oltre che reparti destinati alle operazioni speciali e alla sicurezza delle installazioni nucleari; — la componente logistica comprendera cinque unita per il sostegno alle ` ` operazioni anfibie, sei unita da trasporto e schieramento rapido, una nave ` ospedale di primo soccorso e circa 15 piattaforme per il sostegno logistico d’altura; — la componente aerea sara strutturata su velivoli ad ala fissa e rotante di ` nuovo tipo, alcuni dei quali destinati a compiti specialistici quali la sorveglianza radar avanzata, l’assalto anfibio verticale e il sostegno di fuoco.

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GLI AUTORI

Michele Cosentino:

Capitano di Vascello, consulente dello Stato Maggiore della Marina, collaboratore della ‘‘Rivista Marittima’’ e di ‘‘Tecnologia e Difesa’’ e fra i piu noti studiosi di stra` ` tegia navale. ` E autore — fra l’altro — dei seguenti volumi: — Marina Militare italiana (1993) — In volo sul mare e dal mare (1995) — Dal Trattato di pace alla Legge Navale (1996) — La politica delle armi di distruzione di massa (1998) — La NATO fra passato, presente e futuro (1999) — Sotto gli oceani (2001). Studioso di politica internazionale e analisi strategica, ex codirettore drlla FIS. ` E autore dei seguenti saggi: — Cinquant’anni di liberta (1999) ` — Saggi sulla politica militare e di sicurezza in Italia (2000) — Elogio di Trasimaco (2004) — e in collaborazione con Maurizio Boni Sicurezza internazionale e controllo degli armamenti (2002). Docente di Teoria del potere marittimo, consulente dello Stato Maggiore della Marina e della Difesa, e uno dei ` piu accreditati studiosi di storia e dottrina navale. ` ` E autore — fra l’altro — dei seguenti saggi: — Le navi da battaglia della seconda guerra mondiale (1972-78) — Gli incrociatori della seconda guerra mondiale (1974) — The Role of Malta in Italian Naval Operations 194043 (1985) 75

Giuseppe Gagliano:

Giorgio Giorgerini:

— La Marina italiana dal Fascismo alla Repubblica (1989) — Storia del sommergibilismo italiano dalle origini ad oggi (1994).

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Finito di stampare nel mese di maggio 2004 dalla New Press s.a.s. 22100 Como - via Carso, 18/20 Tel. 031 30.12.68/69 - fax 031 30.12.67